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07/08/13 Printing Musica medioevale veneta

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LA MUSICA all’epoca degli Scaligeri
In Italia il Trecento fu un secolo di straordinaria attività artistica. Studiosi,
poeti, pittori, scultori e musicisti furono tutti stimolati dalle idee e gli ideali dell'umanesimo. I modelli classici ispirarono
scrittori come Petrarca e Boccaccio e artisti come Simone Martini e Giotto ad aprire le porte verso dimensioni nuove
nell'arte e nella letteratura. I compositori non ebbero modelli simili ma trovarono invece l'ispirazione nelle nuove forme
poetiche e nella nuova vitalità che aveva acquistato la lingua italiana grazie all'opera di Dante.
Gli Scaligeri di Verona, a cominciare da Cangrande (1311-1329), pur se uomini d'arme e di commercio, diedero grande
impulso all'attività e alla vita culturale della città. Sotto la loro Signoria, Verona, già fiorente economicamente, divenne una
città-stato tenuta in gran considerazione sia dal Papa che dall'lmperatore. Grazie ad Alberto Della Scala (1329-52),
Verona e la sua corte brillarono per le grandi feste, i balli e ogni sfarzo di ricchezza. Lì passarono Dante Alighieri,
Petrarca, Fazio degli Uberti, i musicisti Piero, Giovanni da Cascia, Jacopo da Bologna, impegnati in gare poetico-musicali
note per grandi ricompense e doni. Da ricordare la presenza della vicina Università di Padova (e quella di Verona dal
1339), fertile terreno di illustre produzione intellettuale, da cui uscirono quei teorici-trattatisti trecenteschi come Marchetto
da Padova, Antonio da Tempo, e non ultimo il veronese Gidino da Sommacampagna funzionario della corte scaligera e
autore del Tractato de li rithmi volgari sulla poesia per musica.
---- Musica scaligera. Appunti sull’Ars Nova in Veneto (di Fabio Carlo Sansoni) vedi articolo ----
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MUSICA MEDIEVALE
tra mito e realtà
di Nicola Patria
Come ricostruire la musica medievale?
Parlare di musica medioevale è una cosa più complessa di quanto sembri.
Da un lato, oggigiorno, la musica di quell'epoca è interpretata da movimenti moderni quali il “celtismo” ed il “fantasy” che
popolano di grida, schiamazzi e violini le cosiddette rievocazioni storiche.
Dall'altra parte il mondo musicale accademico, vittima del dogmatismo della sua impostazione canonica, interpreta la
musica medievale come se fosse musica classica (a volte addirittura lirica) il che, ovviamente, può essere più piacevole
a sentirsi, ma altrettanto irrealistico.
Il fatto è che, ad eccezione del canto gregoriano, non sapremo mai come veniva suonata la musica nel medioevo; tuttavia,
studiandone la funzione, la dizione, il tipo di strumenti e le poche tracce sopravvissute fedelmente nella musica popolare,
possiamo avanzare delle ipotesi plausibili.
07/08/13 Printing Musica medioevale veneta
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Testimonianze sull'alto medioevo: la scuola bizantina
Del basso medioevo ben poco sappiamo: non già per il luogo comune, falso e semplicistico, che gli vuole attribuire la
nomea di “periodo buio”, ma perchè poche e frammentarie sono le testimonianze giunteci dalla mitteleuropa di quel
tempo.
Basta, infatti, spostarsi nell'impero bizantino per trovare una consolidata cultura musicale, piena di intensità e
melodiosità, dalla quale gli artisti del “periodo dei lumi” avrebbero avuto molto da copiare, ed infatti lo hanno fatto, specie
nel rinascimento.
Il basso medioevo e la poesia.
Più tardi, sappiamo di per certo che i componimenti poetici, le canzoni dei pellegrini e quant’altro venivano musicati con
melodie prese in prestito dalla musica sacra, ossia dai canti gregoriani e dalla scuola bizantina: entrambe figlie della
tradizione salmodiaca ebraica e nipoti di quella egizia.
I testi della lirica cortese trobadorica, trattavano di temi quali l’amore e le gesta cavalleresche ed erano composti da una
“volta” cui seguiva un numero indefinito di strofe, in seguito nacquero le prime “colonne sonore” per le rappresentazioni
teatrali. Le liriche raccolte nei canzonieri, come i Carmina Burana ed il livre Vermell, si potevano dividere in trobar rich e
trobar clus (il cui senso era criptato), il minnesang (amoroso), il jeu parti (dialogo), il sirventes (satirico).
Tutta questa musica era fatta per accompagnare dei racconti, quindi è logico supporre che non dovesse essere per nulla
invasiva ma, allo stesso tempo, flessibile, libera e facilmente adattabile.
Dalla necessità di musicare dei dialoghi è nato il kan ah diskan (canto e discanto), un meraviglioso e suggestivo genere
ancora oggi vivo in Bretagna che consiste nell'alternarsi di due voci che si ripetono ed alternano le frasi.
Non solo monaci e popolani si dilettavano a comporre musica: spesso anche i sovrani, che immaginiamo valorosi e
leggendari nei loro fiabeschi castelli pieni di arazzi, labari ed armature, davano sfogo alla loro creatività, ne sono
esempio il planctus karoli, la canzone di re riccardo e le cantigas.
Le danze
Le esttampie, i villancicos ed i saltarelli erano brani composti da un numero di frasi che variava da due a quattro, ed ogni
frase consisteva in una domanda ed in una risposta. Possiamo ancora intravvedere nei tratti delle danze popolari
francesi e bretoni questo antico schema.
La teoria musicale

Nel XII secolo, dalla scuola di Notre Dame si cominciò a sviluppare la polifonìa, che, però, rimase confinata alle
esecuzioni vocali religiose. Guidone d'Arezzo, Jacopo da Liegi, Gallo ed i componenti della scuola fiamminga
cominceranno a mettere su carta la teoria musicale ed a formularne le regole e le notazioni sui primi tetragrammi.
Le sonorità
Come detto, si trattava di musica di accompagnamento ed i principali tipi di scrittura musicale adiasematici ci
suggeriscono che la ritmica poteva essere abbastanza libera, ma mai casuale.
La linea melodica era piuttosto lineare: gli strumenti non avevano molte possibilità di modulazione espressiva, come del
resto le voci dovendo più “parlare” che “gorgheggiare”.
Le tonalità dei pezzi erano, però, colorite da variazioni misolidie o doriche che, con l'aggiunta di semitoni, spezzavano la
monotonia del modo maggiore. Forse queste teniche erano state ravvivate dal fascino “orientale” importato dai crociati e
dai mercanti.
Gli strumenti più diffusi erano fiati (come flauti, auli, panflauti, cromorni, cornamuse, bombarde e gemshorni) e cordofoni
(liuti, vielle, salterii, arpe e symphonie), ma non era raro l'impiego di organetti portativi e cembali.
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