Michele Caccamo

CHI MI SPAZIERÀ IL MARE

ZONA
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Chi mi spazierà il mare di Michele Caccamo ISBN 978-88-95514-12-3 © 2007 Editrice ZONA, via dei Boschi 244/4 loc. Pieve al Toppo 52040 Civitella in Val di Chiana - Arezzo tel/fax 0575.411049 www.editricezona.it - info@editricezona.it Stampa: Digital Point - Ponte Felcino (Pg) Finito di stampare nel mese di ottobre 2007
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PREFAZIONE
Amore fisico, amore metafisico, liriche pregne di vorace desiderio di corpi in movimento ma altresì dischiuse ad una idealità rara e rarefatta. Michele Caccamo conosce bene l’irregolarità dell’ode ma seduce la conclusione di ogni verso, con ciò denunciando ampia confidenza con il messaggio poetico. Spaziando dall’erotismo alla furia degli elementi, dal bisogno di colloquiare alla morte, il nostro poeta irrompe nei sentimenti della gente quasi secondandoli e scoprendoli poco a poco. E lo fa anticipando con una rara introspezione i contenuti del vivere quotidiano e quasi anelando per il lettore, l’uomo, un irrefrenabile bisogno di aria, respiro, una sopravvivenza mai rinunciata. C’è pure uno sfogo inedito per quello che il poeta scrive appartenendosi degnamente all’era dei poeti moderni e sensibili. Alda Merini

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a mio padre, andato

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chi mi spazierà il mare a norma di Dio quale esule reale tutta la materia irrigidita io vengo da cento luoghi cento apparenze da milioni di desideri vengo dall’universale dalla memoria santa e ho una particella che ripete l’anima il grembo eterno per semplice sorte io sono un viaggiatore un calcolo perpetuo

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dentro a questo lavatoio sembro pietra carica la gravità come potessi ritornare con un solo movimento delle viscere oh Santo Dio lascia i tuoi ferri ancora in attesa disperdi la tua lingua e lasciami nella carne ancora nei sensi

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in tutte quelle stelle elettriche quelle pergole volanti in quelle curve inverse che bruciano e poi risplendono io sfiderò il tempo di tutto il creato il deserto gigante e sarò luce di cannoni spezzerò la storia con un carico di pietre sarò forza incessante mani barbare sarò l’opera del paradiso la massa celeste scoprirò i secoli e sarò l’eterno il giaciglio

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e ancora madonna benedici e annunzi leghe vive in ogni massa ma chi ti sente se hai germi caldi dentro al seno e nessun estro se sei fumo occidentale carne proibita una tarantola velata

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ho la soglia di questo mare nelle ossa e vorrei alzarmi e spezzarlo con le braccia ma gli rimango dietro arenato piantato come una torre

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è di vapore la notte è muta tutto si sottrae e mi lascia esistente come fossi una luna metafisica risorta non so da quale parte è l’aria in quale bocca in che modo respiriamo io qui mi piego e piango come l’unica vittima interamente chiuso in questo vuoto ravvolto in quel cielo che invano guardo così senza altezza stretto al suolo agonizzante fino ai piedi come una traccia a terra

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…e noi qui matricole generate nel nome di Dio mutati tutti in pali forse antenne siamo simboli ognuno un filo sceso un legaccio aereo siamo frutti universali conserviamo i confini le orbite siamo fili forti eterni come massi per quella morte limpida dove si difende un’aria aromatica una voce indivisa una veglia dove si produce l’anima o il triplice spirito la purissima preghiera dove la polvere nell’aria diventa fiamma e i morti appaiono e si vedono le colonne i semi delle stelle e per tutte le anime unite si spalanca la luna

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questo è il ventesimo cielo che sollevo e moltiplico e non ha nessuna origine elettrica o d’incanto perché nulla scintilla io volo mischiato alla luce con le ossa vuote e poso le mie labbra nel cielo come un’impronta una rosa piena e sono profezia di vita

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ancora nella furia e di nuovo l’abbondanza di una luna scritta lì e sempre illesa e tanto distante dalla fisica della morte

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quando spunta nell’aria come la materia quando si oscura e perde la rotta ed è un biliardo un animale e caccia l’acqua il mare aspetta gli omicidi

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e tu antica avrai le mie mani come radice e forza e il vento tutto il vento ai piedi perché io stesso voli con una cima d’aria tra le mani così noi saremo una coda un lancio di luce e per quanto ne so anche il cielo

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…e mi darai un’altra lirica il siero le parole mi farai sorgere così che io sacro d’amore da quest’aria bianca potrò portarti via e dal tempo intero

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sei ricca come il mare smisurata ma l’acqua è una conca e ti recludi uguale agli uccelli spogli e dondoli con le braccia legate e le ginocchia piegate duellanti e tremi

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un sacramento mormorato in pochissima morte ancora non mi uccide e allora perfezioniamo questa messa e la verga di dio sulle mie spalle fatemi gravitare con la croce con la bandiera di lino fatemi sostare nei cieli come fossi un santo di valore

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ho l’angelo alla schiena come un monumento un anello e dalla mia carne sfoglia veli fino a traversarmi liberamente e io comincio a trovarmi fra tanti morti e già raggelo la fragranza i globuli pieni di freddo convertiti e le mie parole perdono tutta l’aria e sono secche e sono dense più delle terre così è la morte che occorre in una coppa di terra poi le vene rigide e quanto silenzio e tutta la carne ghiacciata per quel ciglio terribile ho già una costola nel cielo che è un raggio una scintilla e quel sapore di fiele si attacca e divento sordo ma se indovino il lampo uscirò dall’aria

(segue)
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dal mio turno sepolto dove è tutto vapore le ossa le mani il sudore le carni e le mete dove è tutto ancora aperto come un tempo vacante e lì nel vuoto che tutto gira e si è l’apocalisse sopra l’anatomia senza peso trasparenti come d’assenzio e si è un soffio sarà da lì per l’intero cono del cielo che scivolerò come un tronco e potrò delimitare lo spazio essere un ago nel pianeta lo spartivento e potrò salire al sole con il fuoco tra i denti e un faro d’oro tra le dita e stare eterno per tutta l’aria come un nastro un campo santo

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in quella cenere molle il fumo sopravvive sembra una cava aperta e tutto è assorbito come dentro a un sonno a una sosta nell’aria come fosse ormai seccata e abolita l’esistenza ma ci sono sempre delle dita in mezzo alla terra dritte come aghi che salgono come piombi a filiera senza mani sotterrate e stanno presenti come in un altare ed è tra il fumo nelle ferite che vedo l’arca ad ogni confine Gesù questo non è un dono ma un bombardamento è il giorno della fuga è il volume della guerra strappami da qui da questo sudore da queste croci immobili da questo zinco

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farò il silenzio senza aria come una fornace così che penserai di morire di essere senza testa di cuocere di passare

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lo spazio nel buio non può muoversi non sente l’aria e si incurva in tutto l’universo come un presagio di morte non ha vento né l’ossigeno che vola è una massa unita lo guardo quello spazio muto come fiata come alza le ali come soffoca la luna e penso all’attimo al limite a me che ancora più muto starò con le suppliche con le punte dei fiori in un solo incessante sonno in una bolla in orbita completamente solo per un deciso evento una migrazione poi del cielo sarò la preda la congiunzione il filamento e farò più larga questa aria e vorrò i venti nel passo a conca e dopo nella patria dell’esultanza o da nessuna parte mi spezzerò nel gas e non ne saprete più nulla
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guardami le mani sono le dita lo smeriglio e le ho come sapessi la mappa fra le tue

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cerco il mio fiato stanotte come lo udissi nell’aria come se il resto mi fosse acido è normale che mi muti il respiro se sto fermo soffocante e legato alla tua pietà

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ho sfondato ogni guerra quando uscivano gli angeli continui e similmente umani dai miei versi e le forme delle ali e tutte a luce come nel vento mi sostenevano

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dammi una stampa delle fiamme un diagramma voglio essere immune un ago che ti gira nella pelle voglio che ci sia il vento e dopo vapore solo e nulla

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un amore senza destino non ha ventre gira nello stampo come trottola affilata in trappola nella morsa

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non nasce più da nessun ventre di sanità né per l’onore della Vergine e non è l’anatomia eterna ma ha la salma lassù e la facoltà sulle nostre croci grida in perpetuo un lunghissimo dolore con le spine nel sangue dipinto nemmeno morto e l’anima si ripiega tagliata richiusa in quelle ossa in un atto di dolore dal collo sulla croce caduto e poi raccolto in uno scrigno una fossa. È una grave follia farlo tornare dentro alle nostre dita lui sta ammassato nel cielo nelle sue mura incoronato come una rosa con quel palo divino ficcato in mezzo alle natiche sta come una ciminiera un rimbombo

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alla prima preghiera ti vuoterò l’osso e la mal’aria e quel colpo di dolore non aver paura che ti vuoterò con tutte le preghiere

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la Madonna dei lini ha mosso Cristo liberandolo nel vangelo in un ricordo innaturale e ha lavato le sue ossa e la pelle secca la sua carcassa con batticuore come ci fosse e ha baciato come una pazza quel filtro di lino quello stampo coricato che non si è mai dissolto

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non ti bacio in questo oceano in queste mani sei forse goccia pallina di polvere dovrei piombarti legarti alle dita muoverti leggera come un ordigno

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oh stella di Dio punta di pugnale che scuci il cielo lascia passare gli angeli e le anime armate lascia che sciolgano la terra come una matassa e che siano trebbiatrici tritolo acqua chimica che siano un gran vento o un risucchio lasciali piantare un altare o una botola escludi la misericordia per mille eternità e affossa la genesi così andremo via da questo elenco da questo avvenire è nel cielo di fronte la stanza cristiana l’opera finita mentre qui e in tutto il gas c’è un filamento una miccia infiammata e le dita infilate a terra come granchi come serpenti sono un traino un acido un tiro verso quel cielo di Lucifero che spruzza dalle vene dal petto rotondo

(segue)
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a chiocciola e io in tutti i fuochi i metalli i furori in tutte le ebbrezze dei gas come unguento io scivolo per l’estremo nell’artificio e così mortale e lì vedo Dio piegato nelle sue leggi inferiori mentre questa terra santa cede nello strapiombo spugna fradicia da un polo all’altro perché è così la metamorfosi si ribaltano le onde e terra è sulla terra inondati di detriti ovunque sopra la linea delle cime nella pressione dell’aria siamo un unico corpo nella lebbra e allora tu Cristo abbassati leggero come il sughero o un aviatore o un uccello apri le mani e prendi forza poi schiantati senza errore come una calamita schiaccia questi anelli questi gironi nella terra
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(segue)

così atrocemente oscilleremo come una scoria una materia irriconoscibile come rimasugli nel cielo.

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sono in moto tutti i venti e aspirano volumi di atmosfera gruppi di angeli asciugano i ghiacci le midolla della luce gli interi mari e io grido contro il sacramento i buchi diritti nel cielo contro questa ora che vuole tutto con una sola massa di vento come venissero le anime da qualunque origine per accorciare le distanze e sbaragliare questo stampo questa carne umana così è l’aria rumorosa nel cielo si rianima e orienta la forza in una gara di bocche e congiunge i venti come fossero bestie liberate bombe celesti o un unico lupo

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io vorrei amare ma da questo fondale che mi confina non posso sentirti e peno

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dimmi dove respiri dove appari mia compagna d’amore io mi scavo la bocca per ridarti i baci da vicino che quasi ci arrivo

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ti consegno la luna e una fila di rose e l’alfabeto così tutta sapiente mi bacerai così mia come un simbolo sovrano un nido in alto nelle leghe intermedie nei lumi lunari e io provvederò nell’aria con le fornaci delle estasi con un cosmografo a eliminare il nulla le pareti parallele e a farmi amante così ti penso vergine adolescente e consacrata nuda e così intatta come in posa l’anima acceso mio amore mia saetta ferro di fuoco mia ultima brace stringiti nei miei occhi questa distanza è stanchissima avrai innumerabili baci come fossi del cosmo o covi del fuoco e in breve le nostre mani tanto schiave e legate poi ci capovolgeremo
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tutti gli spiriti posseduti sono una colonia di vandali che mi fanno cambiare spazio mi fanno trapassare e mi nascondono in un fodero santificato come fossi un disertore mi chiudono gli occhi mi umiliano e già punito visiono il cielo il vuoto aereo e scoppio come pietra luminescente carbonizzato ancora niente a cono dalla terra sparato a carne spirito filante

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almeno una sporgenza da questo Dio o una fuga dalle fasce per uscirgli dal seno noi siamo ghiande acqua termica o solo piume ma anche corrosi o spinti o spruzzati come i fili da una pala di ventola in una rete a terra ripudiati come le feci noi siamo pur sempre spiriti di spazi santi anche se stiamo laggiù espettorati estratti posati nel carnaio in un cataclisma un polipaio noi passiamo per gli spettri in questo fosso di tempo come geometrie o schiere fisiche come particelle di carne e ossa

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dal ponte di una nave rovescerò l’universo dentro i tubi dei motori del mare nelle sue armerie dentro a un boccio caldo una giara e io sarò il magnete il verme del sepolcro il granaio dell’inferno l’artiglio la mano dei delitti

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a Ilaria Seclì, poeta

è un invincibile ricovero tutto è in una garza una noce è già fissato ma noi siamo vigilati come volanti come avessimo le valvole le braci noi Ilaria siamo accecanti tentati nel sangue siamo mannari una lacca

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non dovevano le reni legarmi come una seppia secca asfissiarmi sotto una croce anche se i nerbi mi hanno spezzato ogni vena anche se tutti i peccati preparati dalle streghe dagli eredi di Dio mi hanno battuto e io continuo a cadere come il tempio delle mie parole e al pari della misericordia e così ora questo sacrario pesante queste spine plasmate sono la mia professione di risorgente. Io che avevo spalle ferrate e vita metafisica e una scorta di luce. Mi ragionano gli uccelli sopravvissuti che ora il cielo è una cisterna ora che le mie ginocchia sono una vanga e che sono fermo orribile pallido senza paradiso con le bolle dalle narici molle come un uomo Mamma tu reggimi il lino la mia ultima patria

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è un paesaggio tutto il mare una norma definita rinchiuso nelle porte e dai punti degli uccelli eppure contiene il suono come un vulcano o un’onda elettrica urta le rive con le misure del vento se avesse le molle lo slancio di un’unghia avrebbe mestiere un motore

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non vogliamo conoscerti mandriano del sottocielo di questo crocevia che non ci porta perché siamo il peccato fermo un cestello di folla noi siamo le tue palle le tue ordinanze siamo afferrabili per l’ira come una zolla un fango come la merda

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più grande del creato di ogni cielo sovrano e mille volte il fuoco è una schiava sacra la tua bocca carne dilaniata corona che spinge la sua forma e io sembro una creatura finale un’onda che si culla tra le pelli del mare o in una fossa per gli alieni

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sigillato dall’acciaio e da un manicotto di colla ora sono un fermaglio una stecca stesa e da ora mi muovo quasi fermento putrido senza freni umani e scosto il buio intermedio le pietre nere questo cielo combustibile e ora leggo le figurazioni del tempo miliardario come un sembiante un filatore di immagini

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e a viceversa legati nelle mani come canapa come pergole siamo due lingue coniugate in alfabeto o due angoli cardinali due fuochi simultanei siamo in una pigna noi due amanti impazziti

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uno spazio insaccato con tutte le biglie ferme che ha moschetti che si spuntano come crocette di latta e poi miliardi di pupille divise e anche enormi cinture che si solcano come i veri mari e quante uova spaccano le celle come finissero in una coppa in un’ubriachezza in un cielo incandescente come fossero terminali ma questo è il suo saggio che sia il salto dei roveti il torciglione di vento o le fiondate

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06/06/06 a mio padre, andato

duro per sempre colato nella pietra come fossi un Santo incantato in un altare e fiorito di bianco sei ancora apparente come un calco in questo trono che è un vagone cosmico e che ti tiene come una pancia un nuovo nato che evapora ma senza morte

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ma quale cielo è una tenda intera sulle architetture del buio una voliera per l’anticristo noi stiamo ancora appesi al seno di una Madonna ma da qui sotto sarà la morte solo la morte l’ausilio per l’orientamento

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sei immobile come l’assenza un doppio piombo forgiato a catena buttato nel mare nelle orbite in qualunque cosa con quel nome intestinale gridato mentre scappi evanescente come l’oppio

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sarà la carne sotto i mille piedi sotto cento pance di cento insetti e sapremo dell’alchimia dei sorsi di Satana o di Dio che siamo stati ossa di sambuco corni da caccia gessi cavi e che staremo in una guaina di cenere composta dopo questa incarnazione senza misericordie

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se la terra fosse un calabrone o un atomo inghiottito ti raggiungeremmo nell’ aerospazio nel tuo frutteto come miliardi di spilli o uomini sputati e sarebbe un sequestro una semina libera gli zampilli delle feste e saremmo nei cieli noi quasi santi e tutti attesi ma la terra è una carovana di pietre un’ampolla seminale è allacciata come un gomitolo a un cerchio di legno è pesante per le pance di tutti i volanti

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un golfo è questa luna la sede di uno spago è un’imperatrice d’ovatta una catenina d’uccello un’esca che brilla e ci allatta come una serpe e sibila il ritorno a terra come un pugno un locomotore

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millenaria è l’acqua con le bolle dei pesci le cozze ossidate e i cuori morti tutto è seppellito nei fondi del mare tutto è sparso là sotto in quell’altro confine in quel campo colmo di balene imperiali

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le mie ossa bucate come miniere passate per le scavatrici così che la morte tutta ci piomba come nei sacchi

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un apparato di ferri per ancorarmi le mani e così pronto a morire falciato nell’ultimo imbuto mi incrocerò come un servo e poi andrò su nelle atmosfere dal Signore altissimo

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come le stazioni di mare con quell’ossigeno di metalli sembriamo anime dolorose pesci fermi due solitudini isolate e facciamo adagio finché prigionieri

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così brucerò diventando luce senza peso uguale al lampo se sarai amore natura lenta se sarò rigenerato dalla tua voce sul mio nome

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solo nuvole intermedie senza uscita sopramarine solo un coro tossico non un punto nucleare se mi disfano il cielo

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Oriana

ti scaldo il collo la canne della gola e ti tengo le vertebre tutte dritte distinte e di nuovo nascenti perché tu vai via da quest’orgia dai ceppi per gli inferni e ti terrai alta con uno strappo come un allarme

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addio amore mia indistinta morte replica crudele transito lento abitudinale inaccentato noi senza patine sintesi di carne e ossi noi siamo finiti e poi indifferenti

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mi innalzerò come un muscolo del mare come un appiglio e ti spoglierò nudo amore

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senza anatomia né una bussola o una pinna precipiterò nel mare nella clausura e affonderò come una sonda una tonnellata di sangue

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le valvole aperte e voliamo come nauti forando spazi dalla prima all’ultima sfera come scintille dai roghi voliamo con tutta l’arte con la testa degli uccelli come esorcisti anime chimiche sperimentati addii

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è la sottomarina la cavalla dell’onda che fischia mi trovo le mani nel mare come tracce fossili massi spartiacque come sepolte e mi lego all’acqua alla mia razza come una giuntura

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ho rimesso tutte le lame nella carne e sto come la rosa maggiore come un fusto alto una stecca e non mi muovo mi uccido

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bocca reale e tutta muta stampo dell’onore vibrassero le tue braccia ala per ala come milionesime onde senza guscio senza gabbia come belve

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misericordia amore gettami nel mare io sono conchiglia d’osso pietra morta e tu stai neutra di là dalla mia vita

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e ancora idrogeno e tanti ventagli d’inferno come grondasse lo spazio e pietre di monte e zattere di sabbia e tutti argonauti alla prima morte con l’anima già succhiata

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io ti chiedo una pietra nello spirito un inferno chimico una bestemmia e dentro al petto un rogo ti chiedo di salvare le mie braci e la mia cenere di lana di piegare il collo dei tuoi polsi e le tue dita come una rete come un guscio caldo

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quanti ciechi di mare affogati ovunque e come pendono muti come astri come pastelli come artigli nelle onde quante raffiche d’aria e declini quanti linguaggi e urla non vivrò nudo punto della morte

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è una voce lirica o la morte o un’illuminazione. La vertigine sto male

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lei se ne va e non la bacio perché non basterebbe a soffocarla a sommergere gli indizi la guardo ed è passata.

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non sono le reliquie covate dall’olio come carne di acciughe a farmi pregare ma la storia delle guerre le menzogne

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quante luci agili e così vicine agli uccelli quanti fari atomici ci seguono dal medesimo cielo perché sono la guardia civica che libera le campane e ogni rumore perché avvisano che ci pianteranno un buco una grotta nella schiena

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nessuno

soffocato in orbita come un gas e quel nodo di pelle non ti ripara non hai respirato e sei caduto come un sasso dalla pancia e poi perduto

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Camilleri

tieniAndrea lega le onde tutta l’acqua in quel vuoto è una membrana e lo sai che la Sicilia trema per ogni cicala tu tienila per le felci per le rive

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i miei figli

le mie creature mi hanno cercato stanotte come a volte anche la poesia

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ci siamo fatti colpevoli e infelici Dio in silenzio staccaci

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leggendo La Capria

dove verrò in tutto quel vuoto ad occhi chiusi a doppiare il cielo come ogni uccello liberato io guardo l’aria e sto come un baco

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l’amore è un seme cavo e “ti amo” lo unisce e contiene la sorte la malattia e gli apre il respiro e comincia a tremare certo a morire

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crollo da un altissimo cielo che posso chiamare volo o vuoto vortice vertigine crollo appeso non guardo e mi abbraccio solo un palpito corto poi riposo

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c’è un mare vecchio che misura l’equilibrio degli uccelli e li lascia separati allo stesso modo dei pesci solitari siamo inutili così

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quest’aria ruota ed è uno stormo un’onda è tutta in alto io la prendo e la faccio nulla

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così è un addio come prima del mondo è la conquista dei dolori di due nani perenni dentro ai petti e le bocche, le bocche nel buio i persistenti respiri l’ansia e i secondi sempre continui e le tue mani senza carità

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ho idea delle nuvole se comincia il vento

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ascolta i numeri del tempo e quell’aria motrice ai tuoi piedi perché sono tutti delitti nella vita tutti gorghi d’inferno e ci consideriamo stabili eterni umani

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eravamo visibili un cosmo ora siamo vani una brevità

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mi sembra niente la tua bocca un buco nero e del gas un orlo nel nulla una lingua dura e tutta vuota

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ha la testa veloce e come ventila l’arena per la figura la sfida coniugale che leva tutto carne e sangue collo e coda. Ha il calore di un guerriero quel toro insistente

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fuggono pulito ogni osso e da ogni fumeria e non è più nulla è passato non urlerà più l’aria perché si baciano Cristina e Michela incarnate unite

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sempre molecole a riparare l’aria racchiuse come al nido ci volano dalle carni e sono polline ali ripetute e si rivive

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robusta luce di quest’ultimo mondo soglia di un avvento stringimi con le tue ali tonde in una folata una gioia sarai il futuro o la torsione del cuore

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non puoi nulla ma io ascolto per quest’aria parallela la sostanza animata e ci orientiamo

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le pietre hanno memorie intere radici e sempre nuove stirpi e si formano adunate una ad una e sono i cancelli il peso il passato

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non apro più le labbra è così nudo questo silenzio così isolato stiamo puri così fino al fondo dell’aria e io ti chiederò la bocca il sangue delle braccia di tenermi nel petto come roccia

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tutti i fiori d’ulivo sono spacciati e cadono come piovesse medicina acida e come bruciano come carte volanti come mente umana sciolti nell’aria nelle gemme del gas frantumati

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lascia quest’aria di frodo e stagnati modellata di metallo o pietra come un blocco di grazia

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tutto il vento è basso c’è una sommossa un ciclone la mia aria è immersa in una gemma e io rivivo

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è un mare così alto una corona nel cielo maggiore e gli angeli e le nasse nelle correnti a strapiombo si toccano come fuochi felici come poli esplosi

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un additivo fluido e non ti spezzerai ti scioglierai come sapone ti raccoglierai come una crosta sarai velo e ti soffierò

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Calabria

qui ognuno ha una tempia negli occhi come una mira e ti ritaglia al volo dal tuo nome dal tuo posto ti stermina e noi stiamo saldi come centri senza attrezzi per la guerra senza resistenza inoffensivi

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SOMMARIO
chi mi spazierà il mare dentro a questo lavatoio in tutte quelle stelle elettriche e ancora madonna benedici ho la soglia di questo mare è di vapore la notte …e noi qui questo è il ventesimo cielo ancora nella furia quando spunta nell’aria e tu antica avrai le mie mani …e mi darai un’altra lirica sei ricca come il mare un sacramento mormorato ho l’angelo alla schiena in quella cenere molle farò il silenzio lo spazio nel buio guardami le mani cerco il mio fiato stanotte ho sfondato ogni guerra dammi una stampa delle fiamme un amore senza destino non nasce più alla prima preghiera la Madonna dei lini non ti bacio oh stella di Dio sono in moto tutti i venti io vorrei amare dimmi dove respiri ti consegno la luna tutti gli spiriti posseduti almeno una sporgenza dal ponte di una nave
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a Ilaria Seclì, poeta non dovevano le reni legarmi è un paesaggio tutto il mare non vogliamo conoscerti più grande del creato sigillato dall’acciaio e a viceversa legati uno spazio insaccato 6/6/06 ma quale cielo sei immobile come l’assenza sarà la carne sotto i mille piedi se la terra fosse un calabrone un golfo è questa luna millenaria è l’acqua le mie ossa un apparato di ferri come le stazioni di mare così brucerò solo nuvole intermedie Oriana addio amore mi innalzerò senza anatomia le valvole aperte è la sottomarina ho rimesso tutte le lame nella carne bocca reale misericordia amore e ancora idrogeno io ti chiedo una pietra nello spirito quanti ciechi di mare è una voce lirica lei se ne va non sono le reliquie quante luci agili nessuno Camilleri
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i miei figli ci siamo fatti colpevoli leggendo La Capria l’amore è un seme cavo crollo c’è un mare vecchio quest’aria ruota così è un addio ho idea delle nuvole ascolta eravamo visibili mi sembra niente la tua bocca ha la testa veloce fuggono sempre molecole a riparare l’aria robusta luce non puoi nulla le pietre hanno memorie non apro più le labbra tutti i fiori d’ulivo sono spacciati lascia quest’aria di frodo tutto il vento è basso è un mare così alto un additivo fluido Calabria

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SCRITTURE. LA NUOVA POESIA ITALIANA Collana diretta da Guido Caserza • ZONA. Scritture dal territorio di AA.VV. - pp. 96 - EURO 10 - ISBN 88 87578 88 5 (n. ed.) • Catalogo di Paolo Gentiluomo - pp.96 - EURO 6,20 • Numeri di Silvia Tessitore - pp. 96 - EURO 6,20 • Rame di Gabriele Frasca - pp. 96 - EURO 6,20 - ISBN 88 87578 00 1 • Quattro quaderni di Giuliano Mesa - pp. 96 - EURO 7,23 - ISBN 88 87578 09 5 • Ologrammi di Marcello Frixione - pp. 96 - EURO 7,23 - ISBN 88 87578 23 0 • Inventari di Andrea Inglese - pp. 96 - EURO 7,23 - ISBN 88 87578 35 4 • Fabrica di Biagio Cepollaro - pp. 96 - EURO 8 - ISBN 88 87578 49 4 • Onne ‘e terra di Mariano Bàino - pp. 92 - EURO 8 - ISBN 88 87578 53 2 • Metro poli (s) tana di Andrea Canova - pp. 96 - EURO 10 - ISBN 88 87578 72 9 AZIONE POETICA. LINGUAGGI IN DIVENIRE Collana diretta da Marco Berisso • Miniature di Donald Datti - pp. 32 - EURO 2,58 - ISBN 88 87578 02 8 • Uova di Elisa Biagini - pp. 32 - EURO 2,58 - ISBN 88 87578 01 X • Il trionfo dell’impiegato di Fabrizio Venerandi - pp. 32 - EURO 2,58 - ISBN 88 87578 03 6 • F.A.O. (foramusementonli) di Luca Bonelli - pp. 32 - EURO 2,58 - ISBN 88 87578 04 4 • Il segretario di Vitaniello Bonito - pp. 32 - EURO 3,10 - ISBN 88 87578 10 9 • Animalìe di Andrea Schenone - pp. 32 - EURO 3,10 - ISBN 88 87578 11 7 • Borderline di Gabriele Pipia - pp. 32 - EURO 3,10 - ISBN 88 87578 19 2 • Variazioni D’Annunzio di Lorenzo Durante - pp. 32 - EURO 3,10 - ISBN 88 87578 20 6 • Fax giallo di Mariano Bàino - pp. 36 - EURO 3,10 - ISBN 88 87578 25 7 • Linee di Florinda Fusco - pp. 32 - EURO 3,10 - ISBN 88 87578 33 8 • Due sequenze di Massimo Sannelli - pp. 32 - EURO 3,50 - ISBN 88 87578 42 7 • Pseudobaudelaire di Corrado Costa - pp. 32 - EURO 3,50 - ISBN 88 87578 46 X • La strategia del bianco di Dante Cutilli - pp. 28 - EURO 3,50 - ISBN 88 87578 36 2 • Malebolge di Guido Caserza - pp. 36 - EURO 3,50 - ISBN 88 87578 59 1 VOCI • Violazioni Carducci (stretching & morphing joshua) di Lorenzo Durante. Prefazione di Giuliano Mesa. Introduzione di Federico Scaramuccia. pp. 96 - EURO 10 - ISBN 978 88 89702 87 1 • Le stagioni della vita di Antonietta Graziano - pp. 84 - EURO 10 - ISBN 978 88 89702 84 0 • Lenta incede la vita di Enzo Galastri - pp. 220 - EURO 17 - ISBN 978 88 89702 69 7 • Il non potere di Davide Nota. Con una lettera di Luigi-Alberto Sanchi pp. 62 - EURO 10 - ISBN 978 88 89702 76 5 • Sonderkommando di Daniele Petruccioli. Prefazione di Giacomo Marramao pp. 98 - EURO 10 - ISBN 978 88 89702 74 1 • 19 Sillogiche di Sergio Bottoni - pp. 114 - EURO 10 - ISBN 978 88 89702 78 9 • Corrente di Sara Davidovics - pp. 70 - EURO 10 - ISBN 88 89702 40 0 • Trilorgìa di I PerVersi (Lorenzo Durante. Tommaso Lisa, Federico Scaramuccia) pp. 80 - EURO 10 - ISBN 88 89702 19 2 • Frammenti di me di Federica Mancinelli - pp. 128 - EURO 12 - ISBN 88 89702 54 0 • Nel labirinto del delirio di Marco Milone - pp. 80 - EURO 10 - ISBN 88 89702 48 6 • Una stanza fuori di Barbara Sarri - pp. 120 - EURO 11 - ISBN 88 89702 68 0 I volumi possono essere anche acquistati anche secondo le modalità riportate all’indirizzo www.editricezona.it/acquisti.htm o attraverso i servizi della libreria on line 110 www.internetbookshop.it.