Sindarin - Il nobile linguaggio

a cura di Alberto Ladavas
FONOLOGIA
In Sindarin i suoni ch (fortemente aspirato come nel tedesco Buch, e non come nell’inglese church, né
nell’italiano chiesa), th (come nell’inglese think, that) e dh (come nell’inglese this, then) sono frequenti. La c è
sempre pronunciata k (ance prima della e e della i), e la f si pronuncia normalmente eccetto ce in fine di
parola, dove è pronunciata v (come nell’inglese of). La g si pronuncia sempre gutturalmente come la g
dell’italiano guardare. La h da sola, ossia sen!a altre consonanti è aspirata. La l rappresenta pi" o meno il suono
della l ini!iale italiana, come in lungo. Se per# e situata tra una e o una i e una consonante, oppure in fine di
parola dopo e o i, si pronuncia con il palato. ($n %lfo trascriverebbe l’italiano bello come beolo) Il suono lh
rappresenta una l muta. Ng viene pronunciato n’g come nell’italiano angolo, salvo in fine di parola dove la g
finale quasi non si pronuncia. Ph suona come f, e viene adoperato se il suono f è in fine di parola (alph =
“cigno”), se il suono f deriva da una p, nelle poce parole dove sta per ff (derivato da pp, come in ephel =
“recinto esterno”) La r si pronuncia sempre come in italiano, sia davanti a vocali ce davanti a consonanti& rh
sta per la r afona. La s rapresenta sempre il suono della s italiana, come in so, si& il suono z non esiste in
Sindarin. La v è uguale alla v italiana ma non si adopera in fine di parola. La w si pronuncia come in inglese,
ossia we, wa, wo, wi ' ue, ua, uo, ui. Le consonanti p, t, c non si anno mai dopo una vocale, ma cambiano in b,
d, g.
Il Sindarin a sei vocali( a, e, i, o, u, (pronunciate come in italiano) e y, ce corrisponde al tedesco ü o alla u
francese di une. Le vocali lunge sono segnate con un accento (á, é, í, ecc.), ma nel caso di monosillabi le
vocali diventano particolarmente lunge e assumono l’accento circonflesso (â, ê, î, ecc.). La e finale non è mai
muta e i gruppi er, ir, ur si pronunciano come in italiano.
I dittongi Sindarin includono ae, ai, ei, oe, ui e au tutti pronunciati come in italiano, ma alla
fine di una parola, au è pronunciato aw. Le altre combina!ioni non sono dittongi. )utti questi
dittongi sono *muti+, cioè l’accento sottolinea il primo elemento e la combina!ione delle due
vocali è un semplice *addi!ione+ dei due suoni, per questo vanno pronunciati come in
italiano.
GLI ARTICOLI
Il Sindarin non a un articolo indefinito come “uno, una, un”& l’assen!a di un articolo definito indica ce il
nome è indefinito( Edhel = “!lfo, un !lfo”"
L’articolo definito singolare è i = “il, lo, la”( aran = “re”, i aran = “il re”& l’articolo definito prende la forma
ir prima di una parola ce ini!ia per i-. La forma plurale dell’articolo definito è in =“i, gli, le”( erain = “re”, in
erain = “i re”.
Sia al singolare ce al plurale, l’articolo pu# apparire come suffisso di una preposi!ione& questo suffisso a la
forma –n o –in. ,os-, la preposi!ione(
be = “secondo, in” diventa ben = “secondo, nel”&
na = “a, verso” diventa nan = “al, verso il”&
nu (o no) = “sotto” diventa nuin = “sotto il”&
o = “da, di” diventa uin = “dal, del” .
or = “sopra, su” diventa erin = “ sopra il, sul” percé la vocale i trasforma la o in e (tramite il
processo ciamato *umlaut+ o in italiano metafonia& in realt. sarebbe o / ö = e )&
In alcuni casi, l’articolo definito indipendente è usato dopo un preposi!ione indipendente. 0orse qualce
preposi!ione non pu# ricevere l’articolo come suffisso, o forse si pu# scegliere tra dire nan o na i(n), erin o or
i(n), uin o o i(n).
’articolo genitivo( il Sindarin spesso esprime le rela!ioni tra le parole solamente in base al loro ordine, come
Ennyn Durin = “Porte #di$ %urin” e Aran Moria = “&e #di$ 'oria” nell’iscri!ione sui ,ancelli di 1oria.
,omunque, se la seconda parola della costru!ione è un sostantivo comune e non un nome proprio come negli
esempi precedenti, l’articolo genitivo en = “del” viene usato se il sostantivo è definito( Cabed-en-Ara =
“(alto del )ervo” o ance Conin en Ann!n = “principi dell’*vest” come vengono ciamati 0rodo e Sam sul
,ampo di ,ormallen.
2uesto articolo genitivo qualce volte prende la forma pi" corta e, come in "arn e Din#$iel = “&acconto
dell’+signolo”. 1a al plurale, il normale articolo plurale in è normalmente usato ance in una costru!ione
genitiva, come Annon-in-%elydh = “)ancello dei Noldor”& esistono comunque esempi dell’articolo genitivo en
usato in forma plurale, come &audh-en-"ibin-"oe' = “)asa dei Nanerottoli”.
In molti casi, gli articoli causano il cambiamento della consonante ini!iale delle parole ce li seguono. L’articolo
i provoca una elisione nel sostantivo ce lo segue& la n finale dell’articolo in viene spesso fatta scomparire e la
consonante del sostantivo ce lo segue viene cambiata.
%’ bene notare ce )ol3ien qualce volta, ma non sempre, collega gli articoli alle parole successive tramite un
trattino o un punto. 2uesto non sembra essere obbligatorio, ma op!ionale.
I SOSTANTIVI
4riginariamente in Sindarin i sostantivi avevano tre numeri( singolare, plurale e duale, ma la forma duale
divenne presto obsoleta, tranne ce negli scritti. Si svilupp# invece una seconda categoria di plurale, coesistente
con il *normale+ plurale.
,ome in molti linguaggi, il singolare è la forma base del sostantivo& la forma plurale viene spesso derivata con
cambi di vocali, ad esempio( a(on = “collina” diventa e(yn = “colline”& le consonanti rimangono le stesse,
mentre le vocali cambiano. Le regole per questi cambi di vocali sono le stesse sia per i sostantivi ce per gli
aggettivi.
Infine, ance i cambi di vocali sono soggetti al fenomeno dell’umlaut. L’umlaut è una caratteristica importante
della fonologia del Sindarin& il termine Sindarin per questo fenomeno è prestanneth, ce significa
“perturbazione” o “affezione”. 2uesto è dovuto al fatto ce una vocale *influisce+ su un’altra vocale della
stessa parola, rendendola pi" simile ad essa, in termini linguistici assimilandola.
(trutture del plurale in (indarin ( quando sono *affetti+, vocali e dittongi subiscono diversi cambiamenti. 5i
seguito sono elencate le vocali nella loro forma *normale+ o *non affetta+.
• a vocale ,- una a presente nella sillaba finale di una parola, solitamente diventa ai al plurale. 2uesto si
applica ance quando la sillaba finale è l’unica sillaba, cioè quando la parola è monosillabica. Ad
esempio(
adab = “costruzione, edificio”, plurale edaib
adar = “padre”, plurale edair
aran = “re”, plurale erain
)alan = “.ala”, plurale )elain
barad = “torre”, plurale beraid
*an+ = “figura, for/a”, plurale *ain+
D#nadan = “uo/o dell’*vest”, plurale D#nedain
,ala = “costa”, plurale ,elai
habad = “spiaggia”, plurale hebaid
la$an = “ani/ale”, plurale le$ain
(âl = “polline”, plurale (ail
"awa' = “Nano”, plurale 6ewai'
-ân = “asse, tavola”, plurale -ain
ra*h = “carro”, plurale rai*h
ran* = “braccio”, plurale rain*
ro$al = “grande ala”, plurale ro$ail
alab= “erba”, plurale elaib
+âl = “piede”, plurale +ail
+ala, = “suolo, pavi/ento”, plurale +elai,
7are comunque ce in arcaico Sindarin, o come viene ciamato *6oldorin+, la vocale a in una sillaba
finale, si mutasse in ei al posto di ai. ,ome si è visto, il normale plurale di aran è erain, ma in forma
arcaica era erein come si pu# vedere nel nome Ereinion = “%iscendente di &e” (un nome di 8il9
8alad). %videntemente la forma plurale era erein in antico Sindarin, ce poi divenne erain, ma in un
composto come Ereinion il dittongo ei non è in una sillaba finale, e quindi rimase inalterato.
In parole di forma particolare, la a nella sillaba finale diventa e al posto di ai, specie quando la vocale a
precede le consonanti n'. Ad esempio(
,an' = “barba”, plurale ,en' (An,an', plurale En,en' = “Barbelunghe”, una delle trib" dei
6ani)
lan' = “coltellaccio, spada”, plurale len'
narn = “racconto”, plurale nern
+an' = “corda d’arco”, plurale +en'
+han' = “oppressione, tirannia”, plurale +hen'
,omunque almeno in una parola, l’arcaico ei rimase inalterato e non si mut# in ai ance se la a faceva
parte di una sillaba finale& infatti la forma plurale di al-h = “cigno” è eil-h. Analogamente, la forma
plurale di lal, = “ol/o” dovrebbe essere leil,. Sembra quindi ce ei non cambi prima di un gruppo di
consonanti ce ini!ia con l.
In una sillaba non terminale, la forma plurale di a è e, come si è visto in molti degli esempi sopra
riportati. 2uesto vale per tutte le a ce non stiano in una sillaba finale. Ancora ad esempio(
a-hadon = “discepolo”, plurale e-hedyn
+awaren = “di legno”, plurale +ewerin (è un aggettivo, non un sostantivo, ma come si è gi.
detto, seguono le stesse regole)
Adanadar, plurale Edenedair = “Padri degli +o/ini”
6ell’ultimo esempio, si pu# vedere come la a nella sillaba finale diventi ai, mentre le altre tre a in
sillabe non terminali diventino e. ,ertamente, il plurale di adan dovrebbe essere edain, percé la
seconda a sarebbe in una sillaba finale, ma nel composto Adanadar non lo è, e cos- si trova Eden9 nel
plurale.
• a vocale !- il comportamento di questa vocale è molto semplice& nella sillaba finale di una parola, e
diventa i. Ad esempio(
*er+h = “runa”, plurale *ir+h
Edhel = “!lfo”, plurale Edhil
ere' = “agrifoglio”, plurale eri'
.ae'el = “!lfo .erde”, plurale .ae'il
lal$en = “ol/o”, plurale lel$in
(alen = “giallo”, plurale (elin
+el*h = “stelo, ga/bo”, plurale +il*h
6el caso ci sia un e lunga ( ê ), ance la i diventa lunga(
*ê, = “suolo, terreno”, plurale *î,
hên = “ba/bino, figlio”, plurale hîn
+êw = “lettera”, plurale +îw
Se nella sillaba finale, immediatamente prima della e, si trova una i, il gruppo ie al plurale diventa
semplicemente i, come in Miniel = “'in0a” (%lfo del 7rimo ,lan) ce diventa Mínil.
In sillabe non terminali, la e non varia nella sua forma plurale, come si pu# vedere negli esempi
precedenti.
• a vocale 1- c’è un’unica cosa da dire su questa vocale& nella forma plurale non cambia del tutto,
ovunque essa sia, in una sillaba finale o no. Ad esempio(
dî = “/oglie, sposa”, plurale dî
e+hir = “spia”, plurale e+hir
i+hron = “/ago, stregone”, plurale i+hryn
i'il = “pugnale”, plurale i'il
/ile$ril = “(il/aril”, plurale /ile$ril
In questi casi, solo il contesto pu# determinare se la parola è singolare o plurale. ,omunque il Sindarin
possiede gli articoli definiti singolari e plurali distinti, in modo ce si possa dire “la spia” = i e+hir o
“le spie” = in e+hir. Inoltre si pu# sempre aggiungere ad ogni sostantivo il suffisso per il plurale
collettivo –a+h, ce viene usato frequentemente per parole ce non anno forma plurale in altri modi.
• a vocale *- nella sillaba finale di una parola (ance monosillabica), o diventa y al plurale, e lunge 0
diventano lunge 1. Ad esempio(
a(on = “collina”, plurale e(yn
annon = “grande porta, cancello”, plurale ennyn
b2r = “uo/o fidato”, plurale b3r
%olodh = “Noldo”, plurale %elydh
'wador = “fratello di gira/ento”, plurale 'wedyr
"o'o+h = “Nano”, plurale "e'y+h
4nod = “!nt”, plurale Enyd
4r*h = “*rco”, plurale 5r*h
orod = “/ontagna”, plurale eryd
+h2n = “pino”, plurale +h3n
+horon = “a2uila”, plurale +heryn
+oll = “isola”, plurale +yll
In una sillaba non terminale, la o diventa e al plurale, come si pu# notare dagli esempi precedenti.
,ome plurale di montagna, viene ance usato ered, specialmente quando questa parola è il primo
elemento in un nome composto da pi" parti.
Se nella sillaba finale c’è una i prima della o, quello ce sarebbe iy al plurale, si semplifica in y& si a
cos- +halion = “forte, intrepido”, plurale +helyn.
,i sono solo poce parole nelle quali o od 0 in una sillaba non terminale non diventano e al plurale.
2uesto è il caso di parole dove la o rappresenta una precedente a. Ad esempio( 6odon = “.ala”, plurale
6odyn (sembra ce 6odyn sia un’alternativa a )elain come vocabolo Sindarin per :ala), oppure ro$al
= “grande ala”, plurale ro$ail.
• a vocale +( corte u, in qualunque sillaba (finale o no), diventano y al plurale& invece lunge ! in una
sillaba finale (o in una monosillaba) anno la forma plurale ui. Ad esempio(
*! = “arco”, plurale *ui
d!r = “oscuro”, plurale duir
+ulu = “pioppo”, plurale +yly
• a vocale 3( questa vocale (lunga o corta) non cambia al plurale, semplicemente percé l’umlaut non
pu# produrre ulteriori cambiamenti, come per la vocale i.
• 1l dittongo ,+( la forma plurale di au è oe, come in(
'waun = “oca”, plurale 'oen
naw = “idea”, plurale noe
raw = “leone”, plurale roe
aw = “succo”, plurale oe
Il dittongo au, quando si trova in sillabe non accentate nel secondo elemento di un composto, viene
spesso ridotto ad o, diventando probabilmente oe al plurale. %’ questo il caso della parola balro' =
“de/one di potenza” dove la seconda parte –ro', rappresenta rau' = “de/one”& la forma plurale
dovrebbe essere belroe', ance se sembra accettabile belry'.
• ,ltri dittonghi( malgrado mancino dei buoni esempi, seguendo la linea generale della nostra
comprensione del Sindarin, siamo portati a dire ce i dittongi ae, ai, ei, ui non cambiano nella loro
forma plurale (eccetto ai in una speciale categoria di parole dove normalmente diventa î al plurale).
,ome nel caso di i e y, l’umlaut non pu# fare niente su questi dittongi. ,os-, la parola aew =
“uccello” probabilmente rimane immutata al plurale. 7er il dittongo ui, invece ci sono degli esempi,
come gli aggettivi luin = “azzurro” e annui = “occidentale” ce rimangono inalterati.
• Plurali speciali di ai( come si è visto, normalmente il dittongo ai rimane inalterato al plurale.
,omunque, in un ristretto gruppo di parole, ai al plurale diventa i (solitamente lunga î) o pi" raramente
3. Ad esempio, ,air = “uo/o /ortale” a il plurale ,îr.
La forma plurale in î si a quando la forma singolare ai deriva dalle vocali i o e essendo influen!ate
dalla y ce le segue. 5obbiamo assumere ce altre parole con una storia fonologica di questo tipo,
formino la loro forma plurale in modo simile, ance se in molti casi questi plurali non sono
esplicitamente men!ionati nel materiale pubblicato di )ol3ien. I sostantivi e gli aggettivi in questione
sono(
*ai = “recinto, palizzata”, plurale *î
*air = “nave”, plurale *îr
,air = “uo/o /ortale”, plurale ,îr
'wain = “nuovo”, plurale 'wîn
lhain = “/agro, sottile”, plurale lhîn
(ail = “caro”, plurale (îl
-ai*h = “succo, sciroppo”, plurale -i*h
La parola *air fornisce un esempio di un’altra peculiare propriet. di questo gruppo di parole( quando
esse costituiscono il primo elemento di un composto, ai viene ridotto ad í-, come in Círdan =
“carpentiere navale”& ai rimane comunque inalterato quando la parola è l’elemento finale del
composto, come per 'wain, ce compare come –wain nel nome Sindarin del mese di gennaio, "arwain
(ce significa “Nuovo (ole” o “Nuovo 4uoco”)
6elle parole dove ai deriva da ei (ce a sua volta deriva da un pi" antico oi), la forma plurale dovrebbe
mostrare la vocale y o 3, ance se non abbiamo una conferma esplicita dal materiale pubblicato di
)ol3ien. Le parole ce ricadono in questa categoria sono(
,air = “destro”, plurale ,3r (aggettivo)
,air = “/ano destra”, plurale ,3r (sostantivo)
rain = “fessura, traccia, i/pronta”, plurale r3n
+ellain = “pianta del piede”, plurale +ellyn
;isogna notare, ce mentre “/ano destra” e “uo/o /ortale” siano espressi dalla stessa parola, i loro
plurali sono diversi( ,3r e ,îr.
• 'onosillabi divenuti successiva/ente polisillabi( questa parte non è direttamente compresa nelle opere
pubblicate di )ol3ien, ma la nostra comprensione dell’evolu!ione del Sindarin sembra suggerirci ce un
certo gruppo di parole si comporti in un modo inaspettato nella sua forma plurale. %’ questo il caso delle
parole(
da'or (< da'r) = “battaglia”, plurale dei'or (ci si aspettava de'yr)
(e'il (< (a'ol < (a'l) = “spada”, plurale (ei'ol (ci si aspettava (e'yl)
;isogna notare ce il vocabolo originale Sindarin per *spada+ sarebbe (a'ol, ma evidentemente è stato
influen!ato dal 2uen=a (a*il, divenendo di uso comune (e'il.
Analogo comportamento anno(
badhor = “giudice”, plurale beidhor
bra'ol = “i/provviso, violento”, plurale brei'ol (questo aggettivo appare ance come bre'ol,
plurale bri'ol)
'ollor = “/ago, stregone”, plurale 'yllor (o forse 'ellyr)
hador = “lanciatore”, plurale heidor
ha+hol = “ascia”, plurale hei+hol
idhor = “pensosit5, pensierosit5”, plurale invariato
la'or = “rapido, veloce”, plurale lei'or
(ae+hor = “guerriero”, plurale invariato
(a'or = “spadaccino”, plurale (ei'or
nadhor = “pascolo”, plurale neidhor
na'ol = “dente”, plurale nei'ol
"au'ol = “Nano”, plurale "oe'ol
+adol = “doppio”, plurale +eidol
+a+hor = “salice”, plurale +ei+hor
+a$or = “batacchio, picchio”, plurale +ei$or
+e'ol = “penna”, plurale +i'ol
;isogna notare ce nei composti la o nella sillaba finale non appare, mentre appare una vocale finale.
,os- (a'ol pu# apparire come (a'la- nei composti, mentre +a$or diventa +a$r-7
Ance nei plurale collettivi con il suffisso –a+h non compare la o nella sillaba finale. Si a cos- na'la+h,
mentre invece si trova come ecce!ione da'ora+h e non da'ra+h, ma probabilmente è una questione di
diversi dialetti, o di stile pi" gergale o formale.
$n altro caso di monosillabi diventati polisillabi coinvolge non una vocale ce si inserisce prima di una
consonante come da'r / da'or, ma una consonante ce diventa una vocale. 1olte di queste parole
coinvolgono una precedente –w ce diventa –u. L’antica parola Sindarin per “abilit5, destrezza” era
*urw, divenuta poi *uru& la sua forma plurale, non è *yry come ci si pu# aspettare, ma segue la parola
pi" antica diventando *yrw / *yru. Analogamente si anno(
anu = “un /aschio”, plurale einu
*elu = “fontana, sorgente”, plurale *ilu
*oru = “astuto, furbo”, plurale *yru (aggettivo)
'alu = “buona sorte”, plurale 'eilu
'wanu = “/orte, l’atto di /orire” plurale 'weinu
haru = “ferita”, plurale heiru
he+hu = “nebbioso, vago”, plurale hi+hu
hi+hu = “nebbia”, plurale invariato
inu = “una fe//ina”, plurale invariato
(alu = “pallido, tenue”, plurale (eilu
naru = “rosso”, plurale neiru
nedhu = “capezzale, cuscino”, plurale nidhu
+alu = “piatto”, plurale +eilu
+inu = “scintilla, piccola stella”, plurale invariato
Si è scelta ei come forma plurale di a al posto di ai, percé ancora si è assunto ce queste parole siano
divenute bisillabice prima ce ei divenisse ai nelle sillabe finali, cioè quando questo cambiamento si
verific#, la sillaba in cui si trovava ei, non era pi" finale, percé –w era gi. diventata –u, costituendo
una nuova sillaba finale. ;isogna notare, ce la pi" recente forma in –u non è direttamente attestata
nelle pubblica!ioni di )ol3ien, appare solo sporadicamente, ma non bisogna esitare ad introdurla, se lo
scopo è il tipo di Sindarin riportato ne Il Signore degli Anelli e nel Silmarillion.
,i sono ance casi di finali –'h ce diventano una vocale. $n esempio è la parola ,ela = “caverna,
grotta” ce deriva dall’antico Sindarin felgh < phelg < phelga& la forma plurale è ,ili derivante da filgh.
Altre parole con comportamento simile sono(
+ara = “resistente, tenace”, plurale +eiri (o +eri)
+hala = “robusto, stabile”, plurale +heili
+hela = “punta #di lancia$”, plurale +hili
• Plurali espansi( questa è una categoria di parole nella quale la forma plurale è pi" lunga di quella
singolare, poicé non la si ottiene dall’applica!ione delle regole precedenti, ma deriva da un processo
storico delle varie parole 6oldorin con influen!e di 2uen=a. 6e fanno parte(
ael = “stagno, laghetto”, plurale aelin
âr = “re”, plurale erain (ma il singolare completo aran sembra essere pi" usato)
b2r = “uo/o fidato”, plurale beryn (ma il plurale regolare b1r sembra essere pi" usato)
êl = “stella”, plurale elin
,êr = “faggio”, plurale ,erin
nêl = “dente”, plurale neli'
2l = “sogno”, plurale ely
2r = “/ontagna”, plurale eryd o l’irregolare ered (ma il singolare completo orod sembra
essere pi" usato)
-êl = “ca/po cintato”, plurale -eli
+hêl = “sorella”, plurale +heli (ma sembra essere pi" usato (uin+hel, plurale (uin+hil, o
quando *sorella+ è usato nel senso pi" ampio di “sorella di giura/ento, associata” si a
'wa+hel, plurale 'we+hil)
+h2r = “a2uila”, plurale +heryn (ma è ance usato il singolare completo +horon)
+2r = “fratello”, plurale +eryn (ma sembra essere pi" usato (uindor, plurale (uindyr, o
quando *fratello+ è usato nel senso pi" ampio di “fratello di giura/ento, associato” si a
'wador, plurale 'wedyr)
• (ingolari derivati dai plurali( nella maggior parte dei casi, il singolare deve essere considerato come la
forma base di un sostantivo, ma esistono poci casi in cui la forma base è il plurale, e il singolare è
derivato da essa. Si anno(
,ile' = “piccolo uccello”, plurale ,ili' (ma il singolare potrebbe essere ,ili'od, dove il suffisso
–od è in effetti un *suffisso singolare+)
'wanuni' = “ge/ello”, derivato da 'wan!n = “paio di ge/elli” (ancora con *suffisso
singolare+ –i')
lhewi' = “orecchia”, plurale lhaw (con *suffisso singolare+ –i')
;isogna notare ce sostantivi terminanti in >i' sembrano denotare specificatamente un soggetto estratto
da una coppia.
• 1l pri/o ele/ento dei co/posti( la forma normale (cioè sen!a umlaut) del primo elemento di un
composto è spesso mantenuta quando la natura del composto rimane evidente. Si anno cos-(
orodben = “/ontanaro”, plurale orodbin (piuttosto ce eredbin)
ro*hben = “cavaliere”, plurale ro*hbin (piuttosto ce re*hbin)
Si a per# l’ecce!ione Edenedair = “Padri degli +o/ini”, plurale di Adanadar.
a )lasse plurale( oltre al normale plurale, il Sindarin a ance una ,lasse plurale, o plurale collettivo. Il
suffisso –a+h è usato come plurale di gruppo, comprendendo tutte le cose con lo stesso nome, o quelle associate
in qualce speciale organi!!a!ione. Si anno(
Ar'ona+h = “la coppia di pietre reali”
elenna+h = “la schiera delle stelle”
ionna+h dîn = “i suoi figli”
8erianna+h = “gli 6obbit” (come ra!!a), plurale collettivo di -erian = “/ezzo uo/o”, plurale -eriain
ella+h dîn = “le sue figlie”
In alcuni casi il suffisso –a+h sembra avere una forma allungata –ia+h(
9iria+h = “i 'ortali”, plurale collettivo di ,air = “uo/o /ortale”, plurale ,îr
'ilia+h = “le stelle”
In altri casi vengono usati altri suffissi, come –ri( = “gente” e –ho+h = “popolo, schiera, orda”. Ad esempio(
%la(ho+h = “la schiera dell’odio”, una metafora elfica degli 4rci
.oo+h = “+o/ini delle nevi”, gli abitanti di 0orocel
"o'o+hri( = “i Nani” (come ra!!a)
4r*ho+h = “gli *rchi” (come ra!!a)
5a un punto di vista grammaticale, le forme ce impiegano questi suffissi vanno considerate veramente come
plurali, e non come composti.
1 casi non flessi( i sostantivi Sindarin sono non flessi in un gran numero di casi, come in 2uen=a& il linguaggio
degli %lfi 8rigi si affida alle preposi!ioni piuttosto ce alle desinen!e finali. I sostantivi Sindarin possono essere
usati come genitivi sen!a cambiare la loro forma, come nell’iscri!ione sui ,ancelli di 1oria( Ennyn Durin Aran
Moria = “Porte di %urin, &e di 'oria”& per dire *? di @+ basta semplicemente porre in sequen!a le parole( ?
@.
Altri esempi sono(
Aran %ondor = “&e #di$ 7ondor”
&îr i Mbair Annui = “(ignore #de$ le 8erre *ccidentali”
Condir i Drann = “(indaco #de$ la )ontea”
2ualce volta, uno o entrambi i sostantivi di una frase genitiva sono in qualce modo accorciati( le doppie
consonanti possono essere semplificate, come +oll = “isola” / +ol& vocali lunge possono essere accorciate,
come d2r = “terra” / dor, ma questi accorciamenti non sono necessari per produrre un corretto Sindarin.
Ance il dativo pu# essere espresso in Sindarin con i sostantivi sen!a cambiare la loro forma. Ad esempio, si
osservi 4nen i-E+el Edain = “6o dato speranza ai 9%:n;edain”. L’oggetto indiretto, o dativo, è Edain, ce
non mostra desinen!e, e non c’e niente nell’espressione Sindarin ce corrisponda alla preposi!ione “ai”" Il
dativo è quindi apparentemente espresso solo dall’ordine delle parole( l’oggetto indiretto segue l’oggetto diretto.
;isogna notare infine, ce i sostantivi Sindarin, come altre parole, sono spesso soggetti a cambiamenti regolari
delle consonanti ini!iali. A questo è dedicato il punto successivo.
IL MTAM!NTO "!LL! CONSONANTI
In Sindarin, la consonante ini!iale delle parole spesso subisce dei cambiamenti, cos- ce la stessa parola pu#
apparire in differenti forme (le parole ce ini!iano per vocale non sono affette). 2uesti cambiamenti sono
ciamati /uta/enti, con tutta una serie di sottocategorie.
Si considerino due parole distinte come aew = “veleno” e haew = “abito”. $na regola di mutamento indica
ce certe in certi contesti grammaticali diventano h. L’articolo i = “il, lo, la” è una delle cause di questo
mutamento, perci#, se diciamo “il veleno” il risultato è i haew e non i aew. 6ella stessa posi!ione in cui
diventa h, le regole di mutamento dicono ce h diventa *h. ,os- per dire “l’abito” abbiamo i *haew e non i
haew. ,’è quindi molta possibilit. di confusione, poicé incontrando in un testo i haew sen!a conoscere le
muta!ioni, si tradurrebbe “l’abito” al posto de “il veleno”.
Appare quindi evidente come sia pressocé impossibile usare propriamente un vocabolario di Sindarin sen!a
comprendere il sistema delle muta!ioni.
1l /uta/ento /orbido( il mutamento pi" frequente è ance conosciuto come *ammorbidimento+. 2uesto nome
deriva dal fatto ce con questo mutamento, i suoni *duri+ o sordi come - o + vengono *ammorbiditi+ in suoni
sonori come b e d, mentre le originali b e d sono *ammorbidite+ ulteriormente in $, dh.
Il mutamento morbido accade tipicamente dopo particelle terminanti in una vocale quando queste particelle
precedono immediatamente una parola e sono strettamente associate ad essa, come l’articolo definito i = “il, lo,
la”.
• Il mutamento morbido cambia le consonanti -, +, *, in b, d, '& le originali b, d diventano $, dh, mentre '
scompare. (;isogna notare ce il mutamento descritto per b, d, ', si applica solo quando questi suoni
derivano da primitivi b, d, ', poicé in Sindarin b, d, ', possono ance derivare da (b, nd, n', ed in
questi casi il mutamento è diverso. Si veda il successivo *Sviluppo delle consonanti esplosive nasali+)
,ome esempi si anno(
be = “donna” < i $e = “la donna”
*aw = “ci/a” < i 'aw = “la ci/a”
daw = “oscurit5, notte” < i dhaw = “l’oscurit5”
'aladh = “albero” < i :aladh = “l’albero”
'aw = “vuoto” < i :aw = “il vuoto”
-ân = “asse” < i bân = “l’asse”
+âl = “piede” < i dâl = “il piede”
7er indicare la scomparsa della ', si pu# usare un apostrofo, ma non è necessario.
2ueste consonanti subiscono lo stesso mutamento se sono parte di un gruppo di consonanti& ad esempio(
blabed = “sbatti/ento d’ali” < i $labed = “lo sbatti/ento d’ali”
br2' = “orso” < i $r2' = “l’orso”
*laur = “splendore” < i 'laur = “lo splendore”
*ri+ = “spada” < i 'ri+ = “la spada”
drin' = “/artello” < i dhrin' = “il /artello”
'lo = “neve” < i :lo = “la neve”
'rond = “/azza” < i :rond = “la /azza”
'wa+h = “o/bra” < i :wa+h = “l’o/bra”
-re+anne+h = “affezione” < i bre+anne+h = “l’affezione”
+renarn = “racconto” < i drenarn = “il racconto”
• Le consonanti h, e ( vengono mutate in *h, h e $, come in(
ha((ad = “abbiglia/ento” < i *ha((ad = “l’abbiglia/ento”
(ellon = “a/ico” < i $ellon = “l’a/ico” (o ance i (hellon)
al-h = “zuppa” < i hal-h = “la zuppa”
Si pu# notare ce sia b ce ( diventano $ quando vengono mutate. In qualce caso possono nascere
delle ambiguit.. Si considerino due aggettivi come bell = “forte” e (ell = “caro”& solo il contesto pu#
dire se i $e $ell significa “la forte donna” o “la cara donna” (In Sindarin, normalmente un aggettivo
segue il sostantivo ce descrive, e in questa posi!ione l’aggettivo viene mutato).
• Il suono hw probabilmente diventa *hw, come in hwe+ = “brezza” < i *hwe+ = “la brezza”.
• Le consonanti sorde ,, +h, la nasale n e le liquide r, l non sono modificate dal mutamento morbido(
,end = “soglia” < i ,end = “la soglia”
la( = “lingua” < i la( = “la lingua”
na+h = “ragnatela” < i na+h = “la ragnatela”
re( = “rete, /aglia” < i re( = “la rete”
+hond = “ radice < i +hond = “la radice”
• Il comportamento delle consonanti liquide rh e lh è incerto, poicé non si a un consistente numero di
esempi. ,omunque dovrebbero mutarsi in +hr e +hl, come in(
lh!' = “drago, ver/e, serpente” < i +hl!' = “il drago”
rhaw = “carne” < i +hraw = “la carne”
• L’uso del mutamento morbido( viene usato dopo particelle, preposi!ioni e prefissi, di cui il l’articolo i è
solo un esempio. )ipicamente si tratta di particelle ce terminano con una vocale o ce terminavano con
una vocale in uno stadio primitivo.
Il mutamento morbido avviene dopo i seguenti prefissi e particelle(
- il prefisso e la preposi!ione ab = “dopo, seguente, successivo”
- la preposi!ione adel = “dietro, sul retro di”
- la preposi!ione e il prefisso a( = “su, sopra”& il mutamento è attestato in composti come
a(benn = “in salita, ascendente” (a( A la forma mutata di -end #-enn$ = “declivio,
pendio”)
- il prefisso a+h- = “da entra/be le parti, attraverso”
- il prefisso a+hra- = “attraverso, da parte a parte”, come in a+hrabe+h = “discussione”
(formata da a+hra- A la forma mutata -e+h = “parola”)
- la preposi!ione be = “secondo, in”
- l’avverbio e prefisso dad = “gi=”, come in dadbenn = “in discesa, discendente”
- la preposi!ione di = “sotto”
- il prefisso 'o- #'wa>$ = “insie/e”
- la preposi!ione na = “a, verso, con, vicino a”
- la preposi!ione nu #no$ = “sotto”
- la preposi!ione +rî = “in, attraverso”, e il corrispondente prefisso +re-
- l’elemento negativo #-, u- = “no, senza” usato come prefisso, come in #-*hebin = “io non
tengo”, e ubed = “negazione, rifiuto”.
In Sindarin solitamente gli aggettivi seguono il sostantivo ce descrivono, e sono solitamente mutati. Si
a ad esempio(
Dor Dhínen = “8erra (ilenziosa”, dove dhinen è la forma mutata di dínen = “silenzioso”
Eryn ;orn = “4oresta (cura”, dove $orn è la forma mutata di (orn = “scuro”
8inna+h %elin = “)reste .erdi”, dove 'elin è la forma mutata di *elin, la forma plurale di
*alen = “verde”.
<ala+h Dirnen = “Piana .igilata”, dove dirnen è la forma mutata del participio passato +irnen
= “sorvegliato, vigilato”
<ol %alen = “1sola .erde”, dove 'alen è la forma mutata di *alen = “verde”
,i sono comunque poci casi attestati dove non si a mutamento in situa!ioni analoge alle precedenti,
come in C# )ele' = “7rande ,rco” al posto di C# ;ele', o "an <a+hren = “.alle dei (alici” al posto
di "an Da+hren. 5obbiamo assumere ce queste discrepan!e siano dovute all’esisten!a di molte
varianti o dialetti di Sindarin. ,omunque il mutamento dell’aggettivo sembra essere la regola generale.
2uando una parola è usata come secondo elemento in un composto, spesso subisce cambiamenti simili
al mutamento morbido. Ad esempio(
Calenhad = “(pazio .erde”, formato da *alen = “verde” A ad = “luogo, posto”
El$ellyn = “,/ici degli !lfi”, formato da El = !lfo (forma ridotta) A (ellyn = “a/ici”
%il-'alad = “uce di (telle”, dove 'alad è la forma mutata di *alad = “luce”
L’avverbio negativo a$o, usato come imperativo per esprimere un comando negativo, causa il
mutamento morbido del verbo seguente& si a cos-( *aro= = “fallo?” e a$o 'aro= = “non farlo?”. A$o
pu# ance essere ridotto in un prefisso a$-, ancora seguito dal mutamento( a$'aro è uguale ad a$o 'aro.
$n sostantivo è mutato ance quando compare come oggetto di un verbo, ance se non c’è l’articolo a
precederlo.
Si considerino ance la frase( i Cherdir 8erhael> Condir = “1l 'astro (a/vise, (indaco”. La parola
*herdir è la forma mutata di herdir = “padrone, /astro”, mentre le parole successive invece non sono
mutate( il mutamento non si riporta in tutta la frase se le parti successive stanno semplicemente in
apposi!ione alla prima. 2uindi, quando pi" parole sono in apposi!ione, solo la prima di esse subisce il
mutamento morbido.
1l /uta/ento nasale( cos- come l’articolo singolare i è una delle cause del mutamento morbido, l’articolo plurale
in è una causa del mutamento nasale& altre cause sono il prefisso an = “per” e la preposi!ione dan = “contro”
ance usata come prefisso. Si considerino le frasi( i +hiw hin = “2ueste lettere” e a'lar an i 8herianna+h =
“gloria ai /ezziuo/ini”& percé c’è l’articolo i (singolare) quando i sostantivi a cui si riferisce (lettere e
/ezziuo/ini) sono pluraliB 7ercé i +hiw è il mutamento nasale di in +îw, e i 8herianna+h è il mutamento di in
8erianna+h. Analogamente per dire “2ueste rune” si a i *hir+h e non in *ir+h.
• I mutamenti nasali delle consonanti -, +, * sono -h, +h, *h. I gruppi ini!iali *l, *r, +r, -r probabilmente si
comportano allo stesso modo, ad esempio(
an @ *laur = “splendore” < an *hlaur
an @ *r!( = “/ano sinistra” < an *hr!(
an @ -re+anne+h = “affezione” < an -hre+anne+h
an @ +renarn = “racconto” < an +hrenarn
• Le consonanti b, d, ' si comportano in maniera diversa( n A b ' (, n A d ' n, n A ' ' n'. Ad esempio(
an @ barad = “torre” < an (arad
an @ D#redhel = “!lfo (curo” < an "#rendhel
an @ 'aladh = “albero” < an n'aladh
in @ beraid = “torri” < i (eraid
in @ D#redhil = “!lfi (curi” < i "#rendhil
in @ 'elaidh = “alberi” < i n'elaidh
%’ consigliabile mantenere la preposi!ione an ciaramente separata dalla congiun!ione a = “e”, per
evitare confusione.
• I gruppi ini!iali dr, 'l, 'r, 'w sembra ce non subiscano mutamenti, cos- si a(
dan @ drau' = “lupo” < dan drau'
dan @ 'lân = “confine” < dan 'lân
dan @ 'rond = “/azza” < dan 'rond
dan @ 'wêdh = “vincolo, lega/e” < dan 'wêdh
in @ droe' = “lupi” < in droe'
in @ 'lain = “confini” < in 'lain
in @ 'rynd = “/azze” < in 'rynd
in @ 'wîdh = “vincoli, lega/i” < in 'wîdh
• I gruppi bl, br possono diventare (l, (r( an A br2' = “orso” < a (r2' o a( (r2' e in @ br3' = “gli
orsi” < i (r3'. 7urtroppo non si anno altri esempi, ma i principi generali ci suggeriscono questo
comportamento.
• 7rima della (, le preposi!ioni an, dan appaiono come a(, da(, mentre l’articolo in diventa i.
7rima della n, l’articolo in appare come i, mentre le preposi!ioni an, dan sono invariate.
7rima della , l’articolo in è ancora ridotto a i, mentre an, dan possono apparire come a, da.
7rima della l, l’articolo in è ancora ridotto a i, mentre an, dan possono apparire come al, dal.
• 6on ci sono esempi sul mutamento nasale della r, ma n A r produce dhr, come in Caradhra =
“)ornorosso”, formato da *aran = “rosso” @ ra() = “corno”. Si avrebbero perci# dan @ ra <
dadh ra e in @ rai = “corna” < idh rai, ma non è accertato.
• Il mutamento nasale trasforma h in *h, come in "arn i Chîn &#rin = “&acconto dei 4igli di 6:rin”,
dove i Chîn è il mutamento di in &în (hên = “figlio”, plurale hîn). 5avanti ad h / *h, le preposi!ioni
an, dan, possono essere semplicemente scritte come a, da( a *hên = “per un figlio”, da *hên =
“contro un figlio”.
• Il comportamento di lh e rh pu# solo essere ipoti!!ato. Si presume ce diventino :l e :r(
an @ lh!' = “drago, ver/e, serpente” < al :l!'
an @ rha$an = “uo/o selvaggio” < adh :ra$an
in @ lh3' = “draghi” < il :l3' < i :l3'
in @ rhe$ain = “+o/ini selvaggi” < idh :re$ain
• Il mutamento nasale di hw potrebbe seguire lo stesso comportamento di lh e rh& ad esempio an @ hwe+
= “brezza” < a :we+.
• I suoni +h ed , sembrano essere immuni ad ogni sorta di mutamento. ?n @ +hynd = “radici” potrebbe
apparire semplicemente come i +hynd& nel caso di an e dan, potremmo ottenere a+h +hond = “per una
radice”, da+h +hond = “contro una radice” o pi" semplicemente a +hond e da +hond.
Allo stesso modo, prima della ,, l’articolo in si trasforma in i e an, dan, potrebbero diventare a,, da,.
1l /uta/ento /isto( il mutamento misto non è espressamente men!ionato nel materiale pubblicato di )ol3ien, ma
si possono osservare i suoi effetti in molti testi& esso è a alcune volte simile al mutamento morbido, alcune al
mutamento nasale, mentre altre è diverso da entrambi. Le cause di questo mutamento sono in generale tutte le
preposi!ioni ce includono l’articolo in forma di suffisso –n o –in, e in particolare(
- la preposi!ione erin = “sul”
- la preposi!ione ben = “secondo il, nel”
- la preposi!ione nan = “al, verso il, con il, vicino al”
- la preposi!ione uin = “dal, del”
- l’articolo singolare genitivo en = “del”
;isogna notare ce a parte la preposi!ione en, ce in alcuni casi viene accorciata in e, per tutte le altre
preposi!ioni non si a la perdita della n finale.
• Le consonanti -, +, *, sono mutate in b, d, '& ad esempio(
en @ *aw = “ci/a” < e-'aw
en @ -ân = “asse” < e-bân
en @ +âl = “piede” < e-dâl
erin @ *aw = “ci/a” < erin 'aw
erin @ -ân = “asse” < erin bân
erin @ +âl = “piede” < erin dâl
• Le consonanti b, d, ' rimangono inalterate(
en @ benn = “uo/o” < e-benn
en @ daw = “oscurit5” < e-daw
en @ 'a = “buco” < e-'a
%’ ovvio ce in questo caso si pu# creare un po’ di confusione, percé solo il contesto pu# spiegare se e-
'o+ significa “della lite #= *o+$” oppure “della paura eccessiva #= 'o+$”.
• 7rima del gruppo ini!iale +r- probabilmente si trova la forma intera dell’articolo genitivo en-, e il
gruppo +r viene mutato in dr.
Il gruppo originale dr si comporta allo stesso modo, ma ovviamente non sono visibili muta!ioni(
en @ drau' = “lupo” < en-drau'
en @ +renarn = “racconto” < en-drenarn
• I gruppi -r e br prendono entrambi la forma (r, e l’articolo si accorcia in e-(
en @ br2' = “orso” < e-(ro'
en @ -re+anne+h = “affezione” < e-(re+anne+h
• Il gruppo bl potrebbe diventare (l, con l’articolo corto e-( en @ blabed = “sbattere #d’ali$” < e-
(labed.
• I gruppi *l e *r, diventano 'l e 'r, e l’articolo diventa corto e-(
en @ *laur = “splendore” < e-'laur
en @ *ri+ = “spada” < e-'ri+
• I gruppi 'l, 'r, 'w non subiscono mutamenti, e l’articolo mantiene la forma normale en-(
en @ 'lo = “neve” < en-'lo
en @ 'rond = “/azza” < en-'rond
en @ 'wa+h = “o/bra” < en-'wa+h
• Le consonanti ,, h, l, ( e il gruppo +h non subiscono mutamenti, mentre l’articolo prende la forma corta
e-. Ance la r rimane invariata, ma l’articolo genitivo pu# prendere ance la forma edh-(
en @ ,end = “soglia” < e-,end
en @ hên = “figlio” < e-hên
en @ la( = “lingua” < e-la(
en @ (ellon = “a/ico” < e-(ellon
en @ re( = “rete” < edh-re(, ma ance en-re(
en @ +hond = “radice” < e-+hond
• La diventa probabilmente h, e l’articolo si accorcia ad e-( en @ al-h = “zuppa” < e-hal-h.
• La n rimane inalterata, e l’articolo mantiene la forma lunga( &audh-en-"irnae+h = “8u/ulo delle
acri/e”.
• I gruppi lh, rh, hw diventano :l, :r, :w, e l’articolo si accorcia i e-(
en @ hwe+ = “brezza” < e-:we+
en @ lh!' = “drago” < e-:l!'
1l /uta/ento esplosivo( ance questo mutamento non è espressamente indicato nel materiale pubblicato di
)ol3ien, ma lo si pu# riscontrare in molti casi. Le cause di questo mutamento sono le preposi!ioni o = “da, di”,
ed = “fuori #da$” e ned = “in”. 7rima di una vocale, ed mantiene la sua forma base, ma prima di una
consonante si accorcia in e, e la consonante ce segue viene in genere mutata. La preposi!ione ned dovrebbe
comportarsi allo stesso modo, mentre la preposi!ione o non cambia la sua forma& pu# per# assumere la forma od
davanti a parole ce ini!iano per o.
• Le consonanti -, +, *, diventano +h, -h, *h, mentre i gruppi +r, -r, *l, *r, diventano +hr, -hr, *hl, *hr. Si
anno cos-(
ed @ *aw = “ci/a” < e *haw
ed @ *laur = “splendore” < e *hlaur
ed @ *ri = “fenditura” < e *hri
ed @ -ân = “asse” < e -hân
ed @ -re+anne+h = “affezione” < e -hre+anne+h
ed @ +aur = “foresta” < e +haur
ed @ +renarn = “racconto” < e +hrenarn
• Le consonanti b, d, ', (da sole o nei gruppi bl, br, dr, 'l, 'r, 'w) non subiscono cambiamenti(
ed @ barad = “torre” < e barad
ed @ blabed = “sbatti/ento #d’ali$” < e blabed
ed @ bronwe = “resistenza” < e bronwe
ed @ daw = “oscurit5” < e daw
ed @ drin' = “/artello” < e drin'
ed @ 'a = “buco” < e 'a
ed @ 'lo = “neve” < e 'lo
ed @ 'ro+h = “grotta” < e 'ro+h
ed @ 'wa+h = “o/bra” < e 'wa+h
;isogna notare ce i suoni b, d, ', possono ance derivare da primitivi (b, nd, n'( in questi casi, il loro
comportamento è differente. Si veda il seguente *$n caso speciale( lo sviluppo delle esplosive nasali+
• Le consonanti ( ed n non cambiano(
ed @ (2r = “tenebra” < e (2r
ed @ na+h = “ragnatela” < e na+h
• La consonante h e il gruppo hw diventano *h e w(
ed @ hau+ = “letto” < e *hau+
ed @ hwe+ = “brezza” < e we+
• Le consonanti ed ,, e il gruppo +h non cambiano, ma la preposi!ione ed pu# assumere la forma e, e,,
e+h(
ed @ ,al*h = “burrone” < e, ,al*h (o ance e ,al*h)
ed @ ar*h = “to/ba” < e ar*h (o ance e ar*h)
ed @ +h2l = “el/o” < e+h +h2l (o ance e +h2l)
• I gruppi lh ed rh dovrebbero diventare +hl e +hr(
ed @ lhewi' = “orecchio” < e +hlewi'
ed @ 6h!n = “!st” < e <hr!n
• Le consonanti l ed r rimangono inalterate, ed ance la preposi!ione ed dovrebbe rimanere nella sua
forma completa(
ed @ la*h = “fia//a” < ed la*h (o ance e la*h)
ed @ rond = “grotta” < ed rond (o ance e rond)
1l /uta/ento li2uido( ance in questo caso, non ci sono riferimenti espliciti nel materiale pubblicato, ma
esistono comunque degli esempi in cui viene usato. La causa di questo mutamento è la preposi!ione or =
“sopra, su, oltre”.
• Le consonanti -, *, +, b, d, diventano -h, *h, +h, $, dh(
or @ -ân = “asse” < or -hân
or @ *aw = “ci/a” < or *haw
or @ +âl = “piede” < or +hâl
or @ benn = “uo/o” < or $enn
or @ doron = “2uercia” < or dhoron
• La ' scompare e i gruppi 'l, 'r, 'w diventano :l, :r, :w( or @ 'aladh = “albero” < or :aladh.
• I gruppi +r, -r, *l, *r, dr, bl, br diventano +hr, -hr, *hl, *hr, dhr, $l, $r.
• La (, come la b, diventa probabilmente $( or @ (îr = “gioiello” < or $îr.
• La h e hw sono probabilmente raffor!ate in *h e *hw(
or @ habad = “spiaggia” < or *habad
or @ hwand = “fungo” < or *hwand
• I gruppi lh, rh possono diventare :l, :r, come nel caso del mutamento nasale e misto(
or @ lh!' = “drago” < or :l!'
or @ 6h!n = “!st” < or :6!n
• Le consonanti r, l, ,, n e il gruppo +h non sono affetti dal mutamento(
or @ ,end = “soglia” < or ,end
or @ la( = “lingua” < or la(
or @ na+h = “ragnatela” < or na+h
or @ re( = “rete” < or re(
or @ iri+h = “corso d’ac2ua” < or iri+h
or @ +hond = “radice” < or +hond
+n caso speciale- lo sviluppo delle esplosive nasali( esiste una categoria di parole ce ini!iano con b, d, ', ce
vanno memori!!ate separatamente. 6elle parole in questione, le consonanti b, d, ', derivano dai primitivi gruppi
(b, nd, n'.
• 1utamento morbido( In questo caso b, d, ' diventano (, n, n'(
bâr = “casa” < i (âr
d2l = “testa” < i n2l
%olodh = “Noldo” < i "'olodh
• 1utamento nasale( quando in = “i, gli, le” capita prima di b, d, ' rappresentanti primitivi (b, nd, n' la
n finale dell’articolo è eliminata, ma la consonante esplosiva nasale originale riappare( in @ bair =
“case” < i (bair. 6el caso delle altre particelle ce producono il mutamento nasale (an e dan) pu#
essere conveniente lasciare la consonante finale della particella, eventualmente cambiata(
an @ bâr = “casa” < a( (bâr = “per la casa”
dan @ bâr = “casa” < da( (bâr = “contro la casa”
an @ d2l = “testa” < an nd2l = “per la testa”
dan @ d2l = “testa” < dan nd2l = ”contro la testa”
an @ %olodh = “Noldo” < an "'olodh= “per il Noldo”
an @ 'aladh = “albero” < an n'aladh = “per l’albero”
Le ultime due parole per#, possono creare dei problemi, percé la forma nasale mutata di ' è anc’essa
n'. 7er questo, si preferisce scrivere an %olodh e an 'aladh, ricordando ce quando in, dan e an
precedono una parola ce ini!ia con ', la n finale è pronunciata n' come nell’italiano “angolo”"
• 1utamento misto( ance in questo caso b, d, ', ritornano agli originali (b, nd, n'(
en @ bâr = “casa” < e-(bâr = “della casa”
en @ d2l = “testa” < e-nd2l = “della testa” ma ance en-nd2l è permesso
en @ %olodh = “Noldo” < en-%olodh (tenendo conto dell’avvertimento precedente)
2uando l’articolo appare come suffisso –n o –in alla preposi!ione come nan = “al”, la n finale non
sembra subire nessun tipo di mutamenti(
nan @ bâr = “casa” < nan (bâr = “alla casa”
nan @ d2l = “testa” < nan nd2l = “alla testa”
nan @ %olodh = “Noldo” < nan %olodh = “al Noldo” (sempre con l’avverten!a precedente)
• 1utamento esplosivo( le preposi!ioni o = “da, di”, ed = “fuori #da$” e ned = “in” producono gli stessi
cambiamenti del mutamento misto di cui sopra. Le preposi!ioni ed, ned appaiono nella loro forma
accorciata e, ne (ma davanti alla ' prendono la forma en '-, nen '-)(
ed @ bâr = “casa” < e (bâr
ed @ d2r = “terra” < e nd2r
ed @ 'oro+h = “orrore” < en 'oro+h (da non confondere con en-'oro+h = “dell’orrore”)
• 1utamento liquido( causato probabilmente dalla preposi!ione or = “su, sopra”, sembra non avere
effetti sulle consonanti b, d, ', derivanti dai primitivi gruppi (b, nd, n'(
or @ bâr = “casa” < or bâr
or @ d2r = “terra” < or d2r
or @ %olodh = “Noldo” < or %olodh
• Le parole coinvolte( le seguenti parole vanno memori!!ate. ,ome esempio di mutamento, è usato il
mutamento morbido& 2uando la parola in questione è un verbo e non un sostantivo, viene riportata la
forma ce il verbo a seguendo la particella i usata come pronome relativo (ci, il quale, colui ce)
invece ce come articolo. Siccome questo è un uso secondario dell’articolo i, i mutamenti prodotti sono
gli stessi. Ad esempio, da bar+ho = “giudicare” si a i (ar+ha = “chi giudica” o “colui che giudica”.
Al plurale, l’articolo in è usato come pronome relativo, causando il mutamento nasale, cos- si a i
(bar+har = “coloro che giudicano”.
o 1utamento di b derivante dal primitivo (b(
i @ ba*h = “articolo #da sca/biare$” < i (a*h
i @ ba*hor = “venditore a/bulante” < i (a*hor
i @ band = “costrizione, prigione” < i (and
i @ bâr = “casa” < i (âr
i @ barad = “giudicato” < i (arad = “colui che A giudicato”
i @ bar+ho = “giudicare” < i (ar+ha = “colui che giudica”
i @ ba'orn = “pagnotta” < i (a'orn
i @ ba+ = “pane” < i (a+
i @ bau' = “ tirannico, crudele, oppressivo” < i (au'
i @ bau'lir = “tiranno, oppressore” < i (au'lir
i @ bau'lo = “oppri/ere” < i (au'la = “colui che oppri/e”
i @ baur = “bisogno” < i (aur
i @ bo+h = “pozza, piccolo stagno” < i (o+h
i @ bund = “/uso, naso” < i (und
o 1utamento di d derivante dal primitivo nd(
i @ daen = “cadavere, sal/a” < i naen
i @ da'or = “battaglia” < i na'or
i @ da( = “/artello” < i na(
i @ da((a> = “/artellare”, come verbo < i na((a
i @ dan'en = “a//azzato, ucciso” < i nan'en = “colui che A a//azzato”
i @ de = “giovane donna” < i ne
i @ d2l = “testa” < i n2l
i @ doll = “scuro” < i noll
i @ dol+ = “borchia” < i nol+
i @ d2r = “terra” < i n2r
i @ dor+ho = “restare” < i nor+ha = “colui che resta”
i @ dua' = “guerriero #*rco$” < i nau'
i @ d!n = “ovest” < i n!n
o 1utamento di ' dal primitivo n'(
i @ 'annel = “arpa” < i n'annel
i @ 'anno = “suonare l’arpa” < i n'anna = “colui che suona l’arpa”
i @ 'ara, = “lupo” < i n'ara,
i @ 'aur = “lupo /annaro” < i n'aur
i @ 'awad = “enor/e” < i n'awad
i @ 'oll = “saggio” < i n'oll
i @ %olodh = “Noldo” < i "'olodh
i @ 'olu = “tradizione orale” < i n'olu
i @ 'olwen = “saggio” < i n'olwen
i @ 'oro+h = “orrore” < i n'oro+h
i @ '!l = “/agia, incantesi/o” < i n'!l
i @ '!r = “/orte” < i n'!r (o ance i @ 'uru+h < i n'uru+h)
• (o//ario( nella seguente tabella, sono elencati tutti i mutamenti precedentemente esposti. 6ella prima
colonna ci sono le consonanti e i gruppi Sindarin nella loro forma base, cioè non mutata. Il /uta/ento
/orbido viene riportato con l’articolo i = “il, lo, la”, mentre ci sono due colonne per il /uta/ento
nasale& nella prima si usa l’articolo plurale in, spesso ridotto ad i, mentre nella seconda si usa an =
“per” (analogamente per dan = “contro”) ce viene quasi sempre riportato nelle sue numerose
varianti, piuttosto ce essere ridotto semplicemente ad a. Il /uta/ento /isto è riportato con l’articolo
genitivo en- = “del”, il /uta/ento esplosivo con la preposi!ione ed = “fuori da”, e il /uta/ento
li2uido con la preposi!ione or = “su, sopra”. ,omunque, prima di una parola ce ini!ia con una
vocale, tutte queste particelle appaiono nella loro forma completa.
For#a base Morbido Nasale I Nasale II Misto !splosi$o Li%uido
bC i vC i mC am mC e9bC e bC or vC
blC i vlC i mlC a mlC e9mlC e blC or vlC
brC i vrC i mrC a mrC e9mr e brC or vrC
cC i gC i cC a cC e9gC e cC or cC
clC i glC i clC a clC e9glC e clC or clC
crC i grC i crC a crC e9grC e crC or crC
dC i dC i nC an nC e9dC e dC or dC
drC i drC in drC an drC en9drC e drC or drC
fC i fC i fC af fC e9fC ef fC or fC
gC i DC i ngC an ngC e9gC e gC or DC
glC i DlC in glC an glC en9glC e gl.. or DlC
grC i DrC in grC an grC en9grC e grC or DrC
gEC i DEC in gEC an gEC en9gEC e gEC or DEC
C i cC i cC a cC e9C e cC or cC
EC i cEC i DEC a DEC e9DEC e DEC or cEC
lC i lC i lC al lC e9lC ed lC or lC
lC i tlC i DlC al DlC e9DlC e tlC or DlC
mC i vC i mC am mC e9mC e mC or vC
nC i nC i nC an nC en9nC e nC or nC
pC i bC i pC a pC e9bC e pC or pC
prC i brC i prC a prC e9br.. e pr.. or prC
rC i rC id rC ad rC ed9rC ed rC or rC
rC i trC id DrC ad DrC e9DrC e tr or DrC
sC i C i sC as sC e9C es sC or sC
tC i dC i tC a tC e9dC e tC or tC
tC i tC i tC at tC e9tC et tC or tC
trC i drC i trC a trC en9drC e trC or trC
,asi speciali( b, d, ', derivanti dai primitivi (b, nd, n'(
For#a base Morbido Nasale I Nasale II Misto !splosi$o Li%uido
bC i mC i mbC am mbC e9mbC e mbC or bC
dC i nC i ndC an ndC e9ndC e ndC or dC
gC i ngC in gC an gC en9gC en gC or gC
Il sistema dei mutamenti appare quindi complesso, ma pu# essere semplificato(
o non sarebbe sbagliato lasciare immutati gli aggettivi ce ini!iano per lh e rh, quando sono in
apposi!ione a un sostantivo. 6on è un grave errore lasciare immutati i sostantivi ce ini!iano
con lh e rh quando sono oggetti di un verbo. 2uando una parola ce ini!ia con lh e rh è usata
come secondo elemento di un composto, i due gruppi sembrano diventare l ed r. Le forme
mutate +hr e +hl appaiono tipicamente dopo particelle ce terminano con una vocale, come
l’articolo i o la preposi!ione na&
o le consonanti b, d, ', derivanti dai primitivi (b, nd, n', nel mutamento morbido, si
comportano in alcuni casi secondo le regole dei normali b, d, '. In Sindarin ad un sostantivo in
posi!ione genitiva non viene mutata la consonante ini!iale, ma il mutamento si a invece
quando un aggettivo in apposi!ione ad un sostantivo subisce il mutamento morbido
o Il mutamento ( / $ è qualce volta ignorato.
GLI AGG!TTIVI
)ipice desinen!e degli aggettivi sono –eb, -en e –ui( a'lareb = “glorioso”, (alen = “giallo”, uanui =
“/ostruoso”& comunque molti aggettivi non anno una desinen!a particolare, e molte parole possono essere sia
sostantivi ce aggettivi, come (orn = “scuro”.
8li aggettivi seguono i sostantivi a cui si riferiscono in numero( formano il loro plurale seguendo le regole dei
sostantivi plurali( (alen = “giallo”, plurale (elin. Si noti ce la consonante ini!iale di un aggettivo ce segue il
sostantivo ce descrive viene mutata.
Si consideri la frase( Aran Einior = “1l &e ,nziano”. Einior è l’unico esempio ce si a di forma comparativa
degli aggettivi. La forma non mutata è iaur = “vecchio, anziano”, e il prefisso ein- sembra essere collegato al
prefisso superlativo del 2uen=a an>. Il prefisso comunque pu# non essere uguale per tutti gli aggettivi.
5urante il ,onsiglio di %lrond, il nome Sindarin di )om ;ombadil è espresso come ?arwain = “1l pi= anziano+,
percui il suffisso –wain sembrerebbe il suffisso per il superlativo.
I V!R&I
7urtroppo esistono poci esempi e testi di Sindarin in cui appaiano dei verbi nelle loro forme coniugate, mentre
conosciamo moltissimi verbi nella loro forma base.
Sembra ce in Sindarin esistano due principali categorie di verbi( i verbi base e i verbi derivati. La prima
categoria è la pi" piccola e contiene verbi ce derivano direttamente dal tema primitivo sen!a suffissi& la
seconda, la pi" grande, contiene verbi ce originariamente erano formati combinando il tema primitivo con delle
desinen!e, come -na, -ia, -da, -+ha, -+a, -ra, -a.
I verbi Sindarin prendono le desinen!e a seconda del numero e della persona. Le desinen!e pronominali
includono –n = “io”, -( = “noi”, e apparentemente –*h o –' per “tu, voi”& la desinen!a –r pu# rappresentare
sia “essi” ce una semplice pluralit..
,os- il verbo *uina- = “vivere” a le forme( *uinon = “io vivo”, *uina( = “noi vivia/o”, *uina*h o *uina' =
“tu vivi, voi vivete”, *uinar = “essi vivono”.
La ter!a persona singolare non sembra avere alcuna desinen!a( *uina = “egli vive”& in alcuni casi pu# essere
considerata la forma base a cui aggiungere le varie desinen!e per produrre le forme per le altre persone e per gli
altri numeri.
.erbi derivati( la coniuga!ione di questi verbi avviene per la maggio parte semplicemente con un suffisso.
• L’infinito è formato dal suffisso –o, sostituendo la desinen!a –a(
bronia> = “resistere a” < bronio
da'ra> = “fare la guerra” < da'ro
er+ha> = “unire” < er+ho
e+a> = “chia/are, no/inare” < e+o
harna> = “ferire” < harno
la*ha> = “ardere, fia//eggiare” < la*ho
linna> = “cantare” < linno
• La ter!a persona singolare presente è identica alla forma base(
bronia> = “resistere a” < bronia = “egli resiste”
da'ra> = “fare la guerra” < da'ra = “egli fa la guerra”
er+ha> = “unire” < er+ha = “egli unisce”
e+a> = “chia/are, no/inare” < e+a = “egli chia/a”
harna> = “ferire” < harna = “egli ferisce”
la*ha> = “ardere, fia//eggiare” < la*ha = “egli arde”
linna> = “cantare” < linna = “egli canta”
Le desinen!e plurali o pronominali descritte sopra, si aggiungono a questa forma( broniar = “essi
resistono”, bronia( = “noi resistia/o”, e via dicendo. Si noti ce la desinen!a in –n per “io” fa
diventare –o la –a finale( quindi bronion = “io resisto”, dra'on = “io faccio la guerra”, e via cos-.
• La ter!a persona singolare al passato, in questa categoria di verbi, è spesso formata con il suffisso –n+(
bronia> = “resistere a” < bronian+ = “egli resistette”
da'ra> = “fare la guerra” < da'ran+ = “egli fece la guerra”
er+ha> = “unire” < er+han+ = “egli unB”
e+a> = “chia/are, no/inare” < e+an+ = “egli chia/C”
harna> = “ferire” < harnan+ = “egli ferB”
la*ha> = “ardere, fia//eggiare” < la*han+ = “egli arse”
linna> = “cantare” < linnan+ = “egli cantC”
Ancora le desinen!e plurali o pronominali possono essere aggiunte. In questo caso, il suffisso –n+
diventa –nne- prima della desinen!a( bronianner = “essi resistettero”, broniannen = “io resistetti”,
bronianne( = “noi resiste//o”, ecc.
7er “essi cantarono” ci aspetteremmo quindi linnanner, ma quando capitano doppie nn, il verbo è
probabilmente contratto( si a cos- semplicemente linner.
• Il futuro è formato aggiungendo il suffisso >+ha al tema(
bronia> = “resistere a” < bronia+ha = “egli resister5”
da'ra> = “fare la guerra” < da'ra+ha = “egli far5 la guerra”
er+ha> = “unire” < er+ha+ha = “egli unir5”
e+a> = “chia/are, no/inare” < e+a+ha = “egli chia/er5”
harna> = “ferire” < harna+ha = “egli ferir5”
la*ha> = “ardere, fia//eggiare” < la*ha+ha = “egli arder5”
linna> = “cantare” < linna+ha = “egli canter5”
Ancora, le desinen!e plurali e pronominali possono essere aggiunte, seguendo le stesse regole del
presente. Ancora la desinen!a –n = “io” causa il cambiamento in >o della >a finale( bronia+hon = “io
resisterC”, linna+hon = “io canterC”, ecc. 6egli altri casi la >a finale è immutata( bronia+ha( = “noi
resistere/o”, linna+har = “essi canteranno”, ecc.
• L’i/perativo si forma sostituendo la >a finale con una >o. 2uindi in questa classe di verbi, l’imperativo
è identico all’infinito, e copre tutte le persone.
• Il participio presente è un aggettivo derivato da un verbo& si forma sostituendo la desinen!a –a con –ol(
bronia> = “resistere a” < broniol = “resistente”
er+ha> = “unire” < er+hol = “che unisce”
'la$ra- = “balbettare” < 'la$rol = “balbettante”
harna> = “ferire” < harnol = “che ferisce”
la*ha> = “ardere, fia//eggiare” < la*hol = “ardente”
linna> = “cantare” < linnol = “cantante”
Sembra ce participi aggettivali cos- derivati non abbiano una forma plurale esplicita, cos- come molti
aggettivi.
• Il gerundio passato si forma sostituendo la –a finale con –iel(
e+a> = “chia/are, no/inare” < e+iel = “avendo chia/ato”
hwinia9 = “girare, roteare” < hwíniel = “avendo girato”
linna- = “cantare” < linniel = “avendo cantato”
6el caso dei molti verbi terminanti in –ia, sembra ce la vocale del tema debba essere allungata(
iria> = “scorrere” < íriel = “avendo scorso”
+hilia> = “brillare” < +híliel = “avendo brillato”
+iria> = “guardare” < +íriel = “avendo guardato”
2uando la radice primitiva del tema a la vocale a, il gerundio passato avr. una 0(
beria> = “proteggere” < b0riel = “avendo protetto” (tema B,&)
e'leria> = “glorificare” < a'l0riel = “avendo glorificato”
'weria> = “tradire, i/brogliare” < 'w0riel = “avendo tradito” (tema D,&)
henia> = “capire” < h0niel = “avendo capito” (tema E6,N)
-elia> = “spargere” < -0liel = “avendo sparso” (tema P,)
-enia> = “fissare, stabilire” < -0niel = “avendo fissato” (tema P,N)
renia> = “allontanrsi, deviare” < r0niel = “avendo deviato” (tema &,N)
re$ia> = “volare, navigare” < r0$iel = “avendo volato” (tema &,')
+elia> = “giocare” < +0liel = “avendo giocato” (tema 83,)
2uando il tema originale a le vocali o od u, il gerundio passato mostra una #(
bronia> = “resistere” < br#niel = “avendo resistito” (tema B*&*N9)
delia> = “nascondere, celare” < d#liel = “avendo nascosto” (tema %*)
elia> = “piovere” < #liel = “avendo piovuto” (tema +)
eria> = “innalzare” < #riel = “avendo innalzato” (tema *&)
heria> = “iniziare i/provvisa/ente” < h#riel = “avendo iniziato all’i/provviso” (tema
E6*&)
8li altri verbi derivati possono mostrare un semplice umlaut quando si aggiunge il suffisso –iel& in
questo caso le vocali a ed o diventano e(
awar+ha> = “abbandonare” < ewer+hiel = “avendo abbandonato”
ban'a> = “co//erciare” < ben'iel = “avendo co//erciato”
dor+ha> = “restare” < der+hiel = “essendo restato”
edonna> = “generare, procreare” < edenniel = “avendo generato”
I verbi con i temi contenenti le vocali e, i e i dittongi (ei, ui, ae, au, ecc.) non subiscono cambiamenti(
bau'la> = “oppri/ere” < bau'liel = “avendo oppresso”
*ri+ha> = “/ietere, raccogliere” < *ri+hiel = “avendo raccolto”
ei+ha> = “insultare” < ei+hiel = “avendo insultato”
er+ha> = “unire” < er+hiel = “avendo unito”
'rui+ha> = “terrorizzare” < 'rui+hiel = “avendo terrorizzato”
(ae+ha> = “co/battere” < (ae+hiel = “avendo co/battuto”
• Il participio passato è formato aggiungendo la desinen!a aggettivale –en alla ter!a persona singolare al
passato. Siccome i verbi derivati formano il loro passato con il suffisso –n+, il participio passato
corrispondente a la desinen!a –nnen(
bau'la> = “oppri/ere” < bau'lannen = “oppresso”
e'leria> = “glorificare, pregare” < e'leriannen = “glorificato”
ei+ha> = “insultare” < ei+hannen = “insultato”
er+ha> = “unire” < er+hannen = “unito”
e+a> = “chia/are, no/inare” < e+annen = “chia/ato”
'o+a> = “avere paura eccessiva” < 'o+annen = “avuto paura eccessiva”
'rui+ha> = “terrorizzare” < 'rui+hannen = “terrorizzato”
harna> = “ferire” < harnannen = “ferito”
(ae+ha> = “co/battere” < (ae+hannen = “co/battuto”
,ome participio passato di linna> = “cantare”, ci aspetteremmo linnannen = “cantato”, ma ance in
questo caso, la forma viene probabilmente contratta in linnen.
,ome si pu# vedere, il participio passato coincide con la prima persona singolare al passato.
Il participio passato a per# un forma distinta per il plurale, ce viene formata alterando il suffisso
9nnen in >nnin, e introducendo l’umlaut nella parola. ,ome sempre l’effetto dell’umlaut è cambiare le
vocali a ed o in e(
harnannen = “ferito” < plurale hernennin
'o+annen = “avuto paura eccessiva” < plurale 'e+ennin
Le vocali e, i e i dittongi (ei, ui, ae, au, ecc.) non sono affetti dall’umlaut(
bau'lannen = “oppresso” < plurale bau'lennin
ei+hannen = “insultato” < plurale ei+hennin
er+hannen = “unito” < plurale er+hennin
'rui+hannen = “terrorizzato” < plurale 'rui+hennin
linnen = “cantato” < plurale linnin
(ae+hannen = “co/battuto” < plurale (ae+hennin
Il participio passato di boda> = “vietare, proibire” dovrebbe essere bodennin, poicé la o rappresenta il
primitivo dittongo au.
• Il gerundio è ottenuto semplicemente aggiungendo il suffisso –d al tema(
bronia> = “resistere” < broniad = “resistendo”
er+ha> = “unire” < er+had = “unendo”
nara9 = “raccontare” < narad = “raccontando”
Sembra ce in Sindarin i gerundi siano spesso usati dove l’italiano usa gli infiniti.
.erbi base( la coniuga!ione di questi verbi è in qualce modo pi" complicata di quella dei verbi derivati.
• L’infinito si ottiene con il suffisso –i(
,ir> = “sco/parire, /orire” < ,iri
'ir> = “fre/ere, rabbrividire” < 'iri
-ed> = “parlare” < -edi
-el> = “circondare, accerchiare” < -eli
redh> = “se/inare” < redhi
2uesto suffisso causa l’umlaut di a ed o in e(
blab> = “sbattere” < blebi
da'> = “a//azzare, trucidare” < de'i
dar> = “fer/are” < deri
nor> = “correre” < neri
+o'> = “condurre, acco/pagnare” < +e'i
+ol> = “venire” < +eli
Inevitabilmente alcuni verbi coincidono all’infinito& ad esempio, *an> = “richia/are, gridare” e *en> =
“vedere” anno entrambi l’infinito *eni. 1a come gi. detto, il Sindarin usa spesso il gerundio al posto
dell’infinito, ed in questo caso non si anno problemi( *aned = “gridando” e *ened = “vedendo”.
• Il presente è formato in due diversi modi. La ter!a persona singolare non riciede alcun suffisso, ed è
uguale al tema verbale, ma nel caso di te/i /onosillabici, le vocali diventano lunge(
blab> = “sbattere” < blâb = “egli sbatte”
dar> = “fer/are” < dâr = “egli fer/a”
,ir> = “sco/parire, /orire” < ,îr = “egli sco/pare”
-ed> = “parlare” < -êd = “egli parla”
+ol> = “venire” < +2l = “egli viene”
2uando è finale, la $ è pronunciata ,. ,os-, la ter!a persona singolare presente di la$> = “leccare” è lâ,.
6egli altri casi in cui $ non è finale, e pronunciata normalmente $.
In caso di temi polisillabici, non c’è l’allungamento della vocale e la ter!a persona singolare presente è
identica al tema verbale( o'ar> = “tagliare, a/putare” < o'ar = “egli a/puta”.
In tutte le altre persone al di fuori della ter!a, sono riciesti dei suffissi. 2uesti suffissi sono aggiunti ad
una forma del verbo ottenuta dall’infinito con l’aggiunta della desinen!a 'i e dell’umlaut per le a e le o
(mentre le i e le e non cambiano)(
dar> = “fer/are” < derin = “io fer/o”, derir = “essi fer/ano”, deri'Aderi*h = “tu fer/i, voi
fer/ate”, deri( = “noi fer/ia/o”
,ir> = “sco/parire, /orire” < ,irin = “io sco/paio” ecc"
o'ar> = “tagliare, a/putare” < e'erin = “io a/puto”
-ed> = “parlare” < -edin = “io parlo” ecc"
+ol> = “venire” < +elin = “io vengo” ecc"
• Il passato coinvolge un suffisso nasale. 6el caso di verbi ce finiscono in >r , è semplicemente aggiunto
al tema il suffisso >n(
dar> = “fer/are” < darn = “egli fer/C”
'ir> = “fre/ere, rabbrividire” < 'irn = “egli fre/ette”
nor> = “correre, rotolare” < norn = “egli corse”
I temi in >n probabilmente si comportano nello stesso modo (*en> = “vedere” < *enn = “egli vide”).
I temi in >l probabilmente assimilano la >n trasformandola in >l (-el> = “sfiorire” < -ell = “egli
sfiorB”)
I temi in >b, 9d, 9', 9$, 9dh si trasformano in >(-, 9n+, 9n*, 9nb, 9nd, ritornando alla loro forma
primitiva(
*ab> = “saltare” < *a(- = “egli saltC”
da'> = “a//azzare, trucidare” < dan* = “egli a//azzC”
had> = “lanciare, scagliare” < han+ = “egli scagliC”
redh> = “se/inare” < rend = “egli se/inC” (forse redhan+)
I verbi con pi" di una sillaba anno il passato con >nn al posto di >nd( neledh> = “entrare” < nelenn =
“egli entrC”.
I verbi con la >$ finale anno il passato in >(( la$> = “leccare” < la( = “egli leccC”.
Le forme derivate in preceden!a sono per la ter!a persona, le altre possono essere ottenute facilmente da
queste con l’aggiunta di una –i- e dei suffissi visti in preceden!a( >n = “io”, >( = “noi”, >r = “essi”, –
'A*h = “tu, voi”(
*en9 = “vedere” < *enn = “egli vide” < *ennin = “io vidi” ecc.
'ir> = “fre/ere, rabbrividire” < 'irn = “egli fre/ette” < 'irnin = “io fre/etti”, 'irni( =
“noi fre/e//o”, 'irni'F'irni*h = “tu fre/esti, voi fre/este”, 'irnir = “essi fre/ettero”
La vocale di connessione i causa l’umlaut nelle sillabe ce la precedono(
dar> = “fer/are” < darn = “egli fer/C” < dernin = “io fer/ai” ecc.
nor> = “correre” < norn = “egli corse” < nernin = “io corsi” ecc.
Inoltre i gruppi finali >n+, 9n*, 9(-, 9nd diventano >nn9, 9n'9, 9((9, 9nn9(
*ab> = “saltare” < *a(- = “egli saltC” < *e((in = “io saltai” ecc.
da'> = “a//azzare, trucidare” < dan* = “egli a//azzC” < dan'in = “io a//azzai” ecc.
'wedh- = “legare” < 'wend = “egli legC” < 'wennin = “io legai” ecc.
-ed> = “parlare” < -en+ = “egli parlC” < -ennin = “io parlai” ecc"
$na >( finale diventa un gruppo >((9( la$> = “leccare” < la( = “egli leccC” < le((in = “io
leccai” ecc.
• Il futuro si forma a partire dall’infinito aggiungendo il suffisso >+ha(
dar> = “fer/are” < deri < deri+ha = “egli fer/er5”
'ir> = “fre/ere, rabbrividire” < 'iri B 'iri+ha = “egli rabbrividir5”
-ed> = “parlare” < -edi < -edi+ha = “egli parler5”
+ol> = “venire” < +eli < +eli+ha = “egli verr5”
2uesti verbi al futuro per la ter!a persona singolare possono poi essere modificati con le normali
desinen!e( +eli+hon = “io verrC”, +eli+ha( = “noi verre/o”, +eli+har = “essi verranno” ecc. (,ome al
solito >a diventa >o prima del suffisso Gn = “io”).
• L’i/perativo si a con il suffisso >o, e vale per tutte le persone(
dar> = “fer/are” < daro = “fer/a?”
-ed> = “parlare” < -edo = “parla?”
+ir- = “vigilare, sorvegliare” < +iro = “vigila?”
+ol> = “venire” < +olo = “vieni?”
• Il participio presente a probabilmente il suffisso >el(
dar> = “fer/are” < darel = “che fer/a”
-ed> = “parlare” < -edel = “parlante”
+ol> = “venire” < +olel = “che viene”
2uando la vocale del tema è la i, il suffisso è allungato in >iel(
,ir> = “sco/parire, /orire” < ,iriel = “che sco/pare”
'ir> = “fre/ere, rabbrividire” < 'iriel = “fre/ente”
'lir9 = “cantare #recitare un poe/a$” < 'liriel = cantante
+ir- = “vigilare, sorvegliare” < +iriel = “che vigila”
• Il gerundio passato sembra avere il suffisso –iel insieme all’allungamento della vocale del tema(
,ir> = “sco/parire, /orire” < ,íriel = “essendo sco/parsi”
'lir9 = “cantare, recitare un poe/a” < 'líriel = “avendo cantato”
+ir- = “vigilare, sorvegliare” < +íriel = “avendo vigilato”
Le vocali e, a, o, diventano í, 0, #(
(ad> = “/angiare” < (0diel = “avendo /angiato”
nor> = “correre” < n#riel = “avendo corso”
-ed> = “parlare” < -ídiel = “avendo parlato”
Sembra ce non ci siano forme plurali.
• Il participio passato si costruisce aggiungendo >en alla ter!a persona singolare passata(
dar> = “fer/are” < darn = “egli fer/C” < darnen = “fer/ato”
hol> = “chiudere” < holl = “egli chiuse” < hollen = “chiuso”
+ir- = “vigilare, sorvegliare” < +irn = “egli vigilC” < +irnen = “vigilato”
Le finali >n+, 9n*, 9(-, 9nd, 9( diventano >nn9, 9n'9, 9((9, 9nn9, 9((9(
da'> = “a//azzare, trucidare” < dan* = “egli a//azzC” < dan'en = “a//azzato”
hab9 = “vestire” < ha(- = “egli vestB” < ha((en = “vestito”
la$> = “leccare” < la( = “egli leccC” < la((en = “leccato”
-ed> = “parlare” < -en+ = “egli parlC” < -ennen = “parlato”
redh> = “se/inare” < rend = “egli se/inC” < rennen = “se/inato”
Il participio passato a la forma plurale in >in causando il normale umlaut( a ed o diventano e mentre e
ed i rimangono inalterate(
dan'en = “a//azzato” < plurale den'in
hollen = “chiuso” < plurale hellin
-ennen = “parlato” < plurale -ennin
+irnen = “vigilato” < plurale +irnin
• Il gerundio è formato semplicemente con l’aggiunta del suffisso >ed(
*ab> = “saltare” < *abed = “saltando”
*en> = “vedere” < *ened = “vedendo”
'lir> = “cantare” < 'lired = “cantando”
+ol> = “venire” < +oled = “venendo”
a coniugazione /ista( alcuni verbi derivati formano il loro passato come se la loro vocale finale non esistesse&
• Il passato si forma seguendo le regole dei verbi base. 2uesto gruppo di verbi include molti verbi con
una singola consonante prima della >a finale, se questa consonante non è +h o *h. Si anno cos-(
a$a> = “non volere” < a( = “egli non volle”
brona> = “sopravvivere” < bronn = “egli sopravvisse”
dra$a> = “spaccare, fendere” < dra( = “egli spaccC”
,ara> = “cacciare” < ,arn = “egli cacciC”
'ala> = “crescere” < 'all = “egli crebbe”
'ro'a> = “avere terrore” < 'run* = “egli ebbe terrore”
laba> = “balzare” < la(- = “egli balzC”
loda> = “galleggiare” < lun+ = “egli galleggiC”
nara> = “raccontare” < narn = “egli raccontC”
-ada> = “ca//inare” < -an+ = “egli ca//inC”
rada> = “trovare una strada” < ran+ = “egli trovC una strada”
o'a> = “bere” < un* = “egli bevve”
+oba> = “coprire” < +u(- = “egli coprB”
A questa categoria appartengono numerosi verbi con il tema in >da(
a-hada> = “seguire” < a-han+ = “egli seguB”
a+hrada> = “attraversare” < a+hran+ = “egli attraversC”
'annada> = “suonare l’arpa” < 'annan+ = “egli suonC”
la+hrada> = “origliare” < la+hran+ = “egli origliC”
li((ida> = “inu/idire” < li((in+ = “egli inu/idB”
ni((ida> = “sbiancare, i/biancare” < ni((in+ = “egli sbiancC”
+an'ada> = “consolidare, rassodare” < +an'an+ = “egli rassodC”
Al passato le vocali lunge sono probabilmente accorciate prima del gruppo di consonanti(
aníra> = “desiderare, volere” < anirn = “egli desiderC”
íla> = “brillare” < ill = “egli brillC”
+íra> = “guardare” < +irn = “egli guardC”
2uando i suffissi per le altre persone vengono aggiunti, la vocale di connessione è la e& si a cos-
dra((en = “io spaccai”.
,ome al solito, i gruppi finali >(, 9n*, 9n+, 9(-, diventano >((9, 9n'9, 9nn9, 9((9, tra vocali(
dra$a> = “spaccare, fendere” < dra( = “egli spaccC” < dra((en = “io spaccai”,
dra((e( = “noi spacca//o”, dra((e'Fdra((e*h = “tu spaccasti, voi spaccaste”,
dra((er = “essi spaccarono”
laba> = “balzare” < la(- = “egli balzC” < la((en = “io balzai”, ecc.
loda> = “galleggiare” < lun+ = “egli galleggiC”< lunnen = “io galleggiai”, ecc.
o'a> = “bere” < un* = “egli bevve” < un'en = “io bevvi”, ecc.
• Il participio passato si ottiene con la desinen!a >en aggiunta alla ter!a persona singolare passata, come
nel caso dei verbi base. ,os- si a ce il participio passato è uguale alla prima persona singolare
passata( dra((en = “spaccato”, un'en = “bevuto”. La forma plurale a la desinen!a in >in (ce
causa l’umlaut), come nei verbi base (Si noti ce il prodotto dell’umlaut di u è y& si a cos- yn'in =
“bevuti”).
• Il participio presente a il suffisso >ol come i verbi derivati (dra$a> = “spaccare, fendere” < dra$ol =
spaccante, fendente”).
• Il gerundio passato dovrebbe avere il suffisso >iel combinato con l’allungamento della vocale del tema(
i, a, o diventano í, 0, # (dra$a> = “spaccare, fendere” < dr0$iel = “avendo spaccato”, o'a> = “bere”
< #'iel = “avendo bevuto”). Se la vocale è gi. lunga, si assume ce resti tale( íla> = “brillare” <
íliel = “avendo brillato”.
.erbi irregolari e speciali( dopo la scemati!!a!ione precedente, rimangono fortunatamente poci casi speciali.
• Pri/itiva u che sopravvive davanti ad una consonante nasale( se il tema verbale contiene una o
derivante da una primitiva u, nella su forma passata si restaura la u prima della consonante(
'ro'a> = “avere terrore” < 'run* = “egli ebbe terrore”
nod9 = “legare” < nun+ = “egli legC”
o'a> = “bere” < un* = “egli bevve” (ma ance la forma regolare o'an+ è valida)
+oba> = “coprire” < +u(- = “egli coprB”
+o'9 = “condurre, portare” < +un* = “egli condusse”
7rima delle desinen!e per le varie persone, i verbi precedenti diventano( 'run'e9, un'e9, +u((e9& si
anno cos-( 'run'en = “io ebbi paura”, 'run'er = “essi ebbero paura”, ecc.
6el caso di nun+ e +un*, la vocale di connessione è la i, ce casa l’umlaut di u in y, dando cos-( nynnin
= “io legai+, +yn'in = “io coprii”, ecc.
Si noti ce si anno sempre i normali cambi dei gruppi intervocali >n+, 9n* in >nn9, 9n'9.
Il participio passato di questi verbi si pu# formare con l’aggiunta del suffisso >en alla ter!a persona
singolare passata(
'ro'a> = “avere terrore” < 'run* = “egli ebbe paura” < 'run'en = “avuto paura”
loda> = “galleggiare” < lun+ = “egli galleggiC”< lunnen = “galleggiato”
nod9 = “legare” < nun+ = “egli legC” < nunnen = “legato”
o'a> = “bere” < un* = “egli bevve” < un'en = “bevuto”
+oba> = “coprire” < +u(- = “egli coprB” < +u((en = “coperto”
+o'9 = “condurre, portare” < +un* = “egli condusse” < +un'en = “condotto”
1a nel caso di 'ro'a9, loda9, o'a9 e +oba9 si pu# intraprendere una strada pi" semplice e coniugarli
come i verbi derivati(
'ro'a> = “avere terrore” < 'ro'an+ = “egli ebbe paura” < 'ro'annen = “avuto paura”
loda> = “galleggiare” < lodan+ = “egli galleggiC”< lodannen = “galleggiato”
o'a> = “bere” < o'an+ = “egli bevve” < o'annen = “bevuto”
+oba> = “coprire” < +oban+ = “egli coprB” < +obannen = “coperto”
I plurali si formano con il suffisso >in ce causa l’umlaut( e'ennin = “bevuti”, +ebennin = “coperti”,
ecc.
• .erbi i/personali( un verbo impersonale è boe = “A necessario, si deve, si A obbligati”& forse non a
altre forme.
$n altro verbo impersonale è elia> = “piovere”& le possibili coniuga!ioni sono( infinito elio =
“piovere”, presente ail = “piove”, passato elian+ o aul = “piovve”, futuro elia+ha = “piover5+,
imperativo elio = “piovi?”, participio presente eliol = “piovente”, gerundio passato #liel = “avendo
piovuto”, gerundio eliad = “piovendo”, participio passato eliannen = “piovuto”.
• .ari verbi irregolari
$n verbo irregolare è anna> = “dare”& le sue possibili coniuga!ioni sono( infinito anno = “dare”,
presente anna = “egli da”, passato irregolare( ter!a persona singolare aun = “egli dette” ce diventa
one9 con le desinen!e delle altre persone (onen = “io detti”, one( = “noi de//o”, ecc.), futuro
anna+a = “egli dar5”, imperativo anno = “dai?”, participio presente annol = “che d5”, gerundio
passato 0niel = “avendo dato”, participio passato onen (plurale onin) = “dato”, gerundio annad =
“dando”.
Il passato regolare del verbo 'wedh> = “legare” è 'wend, ma esiste ance un passato irregolare
'wedhan+, entrato in uso successivamente. Il passato regolare v. visto quindi come arcaico o poetico.
7er la forma irregolare si dovrebbe avere( infinito 'wedhi = “legare”, presente 'wêdh = “egli lega”
('wedhi9 per le altre persone), futuro 'wedhi+ha = “egli legher5”, imperativo 'wedho = “lega?”,
participio presente 'wedhel = “legante”, gerundio passato 'wídhiel = “avendo legato”, participio
passato 'wedhannen = “legato”.
Il verbo o'a> = “bere” a la ter!a persona regolare presente o'a = “egli beve”, ma è pi" usata la
forma 2'. 7er formare le altre persone si pu# usare il presente regolare o'a (o'on = “io bevo”,
o'a( = “noi bevia/o”, ecc.). Il passato pu# essere regolare un* = “egli bevve” (con le desinen!e
personali un'e9) o irregolare o'an+ (con le desinen!e personali o'anne9), entrambi sono validi. Il
participio passato è sia o'annen = “bevuto” (plurale e'ennin) ce un'en (plurale yn'in). L’infinito
è o'o = “bere”, il futuro o'a+ha = “egli berr5”, l’imperativo o'o = “bevi?”, il participio presente
o'ol = “bevente”, il gerundio passato #'iel = “avendo bevuto” e il gerundio è o'ad = “bevendo”.
Il verbo dra$a> = “spaccare, fendere”, a il passato regolare dra( = “egli spaccC”, ma esiste una
forma poetica dra(-.
Il verbo +hora> = “recingere, cintare” potrebbe avere le seguenti coniuga!ioni( infinito +horo =
“recingere, cintare”, presente +hora = “egli cinta”, passato irregolare (ter!a persona) +haur = “egli
cintC” (con le desinen!e +hore9), futuro +hora+ha = “egli cinter5”, imperativo +horo = “cinta?”,
participio presente +horol = “che cinta”, gerundio passato +h0riel = “avendo cintato”, participio
passato +horen = “cintato” (plurale +horin), gerundio +horad = “cintando”.
Il verbo +renar> = “narrare” potrebbe avere le seguenti coniuga!ioni( infinito +eneri = “narrare”,
presente +renar = “egli narra” (con le desinen!e +eneri9), passato irregolare +renor o +rener = “egli
narrC” (con le desinen!e +renori9 o +reneri9), futuro +reneri+ha = “egli narrer5”, imperativo +renaro =
“narra?”, participio presente +renarel = “narrante”, gerundio passato +ren0riel = “avendo narrato”,
participio passato +renoren = “narrato” (plurale +renorin), gerundio +renared = “narrando”.
• 1l proble/a dell’u/laut nei prefissi( molti verbi Sindarin anno un prefisso (tipicamente una
preposi!ione). Il problema è( le vocali in questi prefissi devono subire l’umlaut quando la coniuga!ione
del verbo lo riciedeB 8li esempi a disposi!ione sono contrastanti.
Si consideri il verbo aníra = “desiderare di, volere di”& esso è composto da due elementi( il verbo íra>
= “desiderare” e il prefisso an> = “di”. Il participio passato dovrebbe essere anirnen, ma il suo plurale
è anirnin o enirninB
Il verbo o'ar> = “tagliare attorno, a/putare” include il prefisso o> = “attorno” e il suo infinito
e'eri a l’umlaut in tutta la parola. Il verbo or+hor> = “con2uistare, padroneggiare” (letteralmente
*sopra9potere+, con or> = “sopra”) a invece l’infinito sen!a umlaut or+heri.
0orse l’umlaut nel prefisso non è obbligatorio, o forse divenne poco usuale come nella prima parte dei
sostantivi composti.
Si riportano di seguito alcuni verbi ce includono dei prefissi e le presunte coniuga!ioni.
,on il prefisso 'o> = “insie/e”(
'o$ad> = “icontrare”, infinito 'e$edi, presente 'e$edi9 (con le appropriate desinen!e, tranne la ter!a
persona singolare ce è 'o$ad), passato 'e$enni9 (ter!a persona singolare 'o$an+), futuro 'e$edi+ha,
imperativo 'o$ado, participio presente 'o$adel, gerundio passato 'o$0diel, participio passato
'o$annen, gerundio 'o$aded&
'ona+hra> = “i/pigliare, ingarbugliare”, infinito 'ona+hro, presente 'ona+hra, passato 'ona+hranne9
(ter!a persona singolare 'ona+hran+), futuro 'ona+hra+ha, imperativo 'ona+hro, participio presente
'ona+hrol, gerundio passato 'ene+hriel, participio passato 'ona+hrannen (plurale 'ene+hrennin),
gerundio 'ona+hrad&
'onod> = “so//are, calcolare”, infinito 'enedio, presente 'enedi9 (ter!a persona singolare 'onod),
passato 'enenni9 (ter!a persona singolare 'onon+), futuro 'enedi+ha, participio presente 'onodel,
gerundio passato 'on#diel, participio passato 'ononnen, gerundio 'onoded&
'enedia> = “calcolare, co/putare”, infinito 'enedio, presente 'enedia, passato 'enedianne9 (ter!a
persona singolare 'enedian+), futuro 'enedia+ha, imperativo 'enedio, participio presente 'enediol,
gerundio passato 'on#diel, participio passato 'enediannen (plurale 'enediennin), gerundio 'enediad.
I prefissi ad> = “ri>” e an> = “di, a, per” probabilmente non cambiano con l’umlaut(
ader+a> = “riunire”, infinito ader+o, presente ader+a, passato ader+hanne9 (ter!a persona singolare
ader+han+), futuro ader+ha+ha, imperativo ader+o, participio presente ader+hol, gerundio passato
ader+hiel, participio passato ader+hannen (plurale ader+hennin), gerundio ader+had&
an'lenna> = “avvicinarsi”, infinito an'lenno, presente an'lenna, passato an'lenne9 (ter!a persona
singolare an'lennan+), futuro an'lenna+ha, imperativo an'lenno, participio presente an'lennol,
gerundio passato an'lenniel, participio passato an'lennen (plurale an'lennin), gerundio an'lennad&
aníra> = “desiderare”, infinito aníro, presente aníra, passato anirne9 (ter!a persona singolare anirn),
futuro aníra+ha, imperativo aníro, participio presente anírol, gerundio passato aníriel, participio
passato anirnen (plurale airnin), gerundio anírad.
,on il prefisso o> = “intorno, attorno”(
o'ar> = “tagliare attorno, a/putare”, infinito e'eri, presente e'eri9 (ter!a persona singolare o'ar),
passato e+erni9 (ter!a persona singolare o'arn), futuro e'eri+ha, imperativo o'aro, participio
presente o'arel, gerundio passato o'0riel, particpio passato o'arnen (plurale e'ernin), gerundio
o'ared.
$n prefisso indipendente come -alan> = “lontano e vasto”, non dovrebbe avere l’umlaut(
-alan-dir- = “vedere lontano e a/pio”, infinito -alan-diri, presente -alan-diri- (ter!a persona
singolare -alan-dir), passato -alan-dirni- (ter!a persona singolare -alan-dirn), futuro -alan-dir+ha,
imperativo -alan-diro, participio presente -alan-diriel, gerundio passato -alan-díriel, participio passato
-alan-dirnen (plurale -alan-dirnin), gerundio -alan-dired.
I (RONOMI
I pronomi Sindarini includono(
HI persona singolare( pronome indipendente i( = “io”, ance come suffisso –n& nin = “nei /iei riguardi”,
genitivo nín = “/io”, ance ani( = “per /e stesso”& quando la desinen!a pronominale >n è aggiunta ad una
parola terminante in >a, sembra ce questa diventi >o.
JI persona singolare( il suffisso >*h, e il pronome dativo riveren!iale le = “a te, ti”&
KI persona singolare( E = “egli, lui”, genitivo dîn = “suo”&
HI persona plurale( suffisso G( = “noi”, ance a((en = “per noi, di noi”&
JI persona plurale( nessuno, a meno ce >*h copra ance questa voce&
KI persona plurale( hain = “loro, essi”, probabilmente usato ance come soggetto “essi”.
IL COM(ORTAM!NTO "I nd ! nn (e di al+re *ononan+i)
In 6oldorin e in Sindarin, si suppone ce il gruppo di consonanti nd diventi, in alcune posi!ione, nn, o ance
semplicemente n. 6ell’Appendice % de *Il Signore degli Anelli+ )ol3ien stablisce delle regole sul
comportamento di ndFnn in Sindarin(
*nd divenne per lo pi" nn come !nnor ' )erra di 1e!!o, 2uen=a !ndore& rimase invece nd alla fine dei
monosillabi pienamente accentati come thond ' radice ('orthond ' Gadice 6era), e davanti alla lettera
r, come in ,ndros ' lunga sciuma. 2uesto nd si ritrova altres- in alcuni antici nomi derivati da epoce
arcaice, come ad esempio Nargothrond, 7ondolin, Beleriand. 6el corso della )er!a %ra il gruppo nd in
fondo a parole pi" lunge si trasform# in n, come in 1thilien, &hoan, ,nLrien.+
5i questo estratto, una cosa appare subito ciara( il gruppo nd rimane inalterato *alla fine dei monosillabi
pienamente accentuati+. Abbiamo quindi(
and = “lungo”
band = “prigione, costrizione”
brand = “elevato, nobile”
bund = “/uso, naso”
*and = “audace”
*und = “principe”
,end = “soglia”
'ond = “grande pietra, roccia”
'rond = “/azza”
'wend = “ragazza, fanciulla”
hand = “intelligente”
hwand = “fungo, spugna”
ind = “pensiero interiore, cuore”
iond = “figlio”
land = “a/pio”
lend = “/elodioso, dolce”
lhind = “esile, snello”
lind = “aria, /elodia”
lond = “porto, sentiero stretto, stretto”
nand = “a/pia prateria, ca/po, acro”
nend = “ac2uoso”
nind = “sottile”
-and = “cortile”
-end = “pendio, declivio”
rind = “cerchio, circolare”
rond = “grotta, copertura arcuata”
+hind = “grigio”
+ond = “alto”
+und = “collina, tu/ulo”
,i# nonostante, esistono vocaboli Sindarin monosillabici ce terminano in >nn(
*rann = “rubicondo”
donn = “bruno, scuro”
-ann = “a/pio”
5all’estratto notiamo ancora ce *nd divenne per lo pi" nn come !nnor ' )erra di 1e!!oC+, da cui
concludiamo ce il gruppo nd intervocalico diventa normalmente nn. 4vviamente 8ondolin sembra essere in
disaccordo con quanto appena dedotto, ma )ol3ien riporta ance ce “nd si ritrova altres- in alcuni antici nomi
derivati da epoce arcaice, come ad esempio C 7ondolin+, percui questo nome va ritenuto arcaico e non
Sindarin della )er!a %ra e quindi sembra ovvio ce non segua la nostra dedu!ione.
I vocaboli in cui il gruppo nd intervocalico divenne nn sono(
annabon = “elefante”
,innel = “capelli intrecciati, chio/a”
'annel = “arpa”
+innu = “crepuscolo stellato, inizio della notte”
Le parole monosillabice in cui si conserva il gruppo >nd finale, si modificano anc’esse in >nn9 quando gli
vengono aggiunte dei suffissi, poicé in questo caso, il gruppo nd non è pi" finale. Si anno cos-(
*unna+h = “i principi”
ionna+h = “i figli”
linna+h = “le /elodie”
;isogna per# puntuali!!are ce il gruppo intervocalico nd si trasforma in nn solo quando l’intero gruppo
appartiene ad un unico morfema. Il cambiamento non avviene quando la n e la d si anno nella sequen!a di un
composto dove la prima parte finisce per >n e la seconda ini!ia per d9. ;isogna perci# lasciare inalterati i
vocaboli(
)aranduin < baran = “/arrone, scuro” A duin = “fiu/e”
%ondor < 'on(d) = “pietra” A d2r = “terra”
randir = “viandante, pellegrino” < ran> = “vagabondare, vagare” A dîr = “uo/o”
Sotto questo aspetto, si pu# dare una interpreta!ione di %ondolin. 6ell’Appendice de *Il Silmarillion+
,ristoper )ol3ien afferma ce *Il nome della citt. nascosta di Ge )urgon C fu sempre noto nella leggenda
secondo la forma Sindarin 7ondolin, probabilmente interpretato come gond9dolen DGocca 6ascosta’.+ Secondo
questa interpreta!ione, la n e la d appartengono a morfemi separati, percui non dovrebbero essere cambiati con
nn& inoltre in questo modo, ci si spiega ance percé il nome termini semplicemente in >n e non in >nd, poicé
non è frutto di una elisione, ma è semplicemente dovuto al fatto ce dolen non è mai terminato per >nd.
$n altro gruppo di parole in cui non bisognerebbe sostituire l’intervocalico nd con nn, è costituito da quelle
parole in cui d è la forma mutata di +, come in(
Celebrindal = “PiA d’,rgento” < *elebren #*elebrin>$ “di argento” A +âl = “piede”, ce diventa >dal
(uindor = “fratello”, dove la parte finale deriva dalla radice 8*& = *fratello”
<horondor = “&e delle ,2uile” < +horon = “a2uila” A +ur = “re”, ce qui appare come >dor (< 9+or)
)ol3ien afferma ance ce nd rimase inalterato ance *davanti alla lettera r, come in ,ndros ' lunga sciuma.+
Altri esempi sono(
.andro$al = “,/pia 7rande ,la” < land = “a/pio” A ro$al = “grande ala”
-endra+h = “passaggio su o gi= da un pendio” < -end = “pendio, declivio” A ra+h = “strada”
%cce!ione a questa regola sembra essere anrand = “ciclo, era”, dove il primo elemento an9 è una forma di and
= “lungo”, ma in un’altra nota )ol3ien parla della *perdita della d mediana prima di una d seguente+& in questo
modo ance anrand sembra seguire le regole.
%saminiamo adesso i vocaboli polisillabici. )ol3ien afferma nell’estratto ce *6el corso della )er!a %ra il gruppo
nd in fondo a parole pi" lunge si trasform# in n, come in 1thilien, &hoan, ,nLrien.+ 1a quanto sono lunge
queste paroleB L’esempio 6hoan sembra indicare ce i bisillabi siano lungi a sufficien!a per provocare il
cambiamnet >nd / 9nn / 9n, ma nello stesso paragrafo )ol3ien cita la parola Mor+hond, anc’essa bisillabica ma
sen!a mutamento& inoltre Morh+ond non è nemmeno una parola arcaica, percé ne *Il signore degli anelli+ è
presentato come nome contemporaneo di un fiume.
Abbiamo altri esempi di polisillabi ce terminano in >nd, come(
adland = “inclinato, pendente”
*a(land = “pal/o della /ano”
Elrond = “.olta (tellata”
&adhodrond ' nome Sindarin antico di Ha!ad9dIm
Mere+hrond = “7rande (ala delle 4este”
"ar'o+hrond = “4ortezza del Narog”, anticamente "aro'o+hrond
o+hrond = “fortezza sotterranea”, composto da o+ ( / o+h) = “fortezza” A rond = “grotta”
+ala'and = “suonatore d’arpa”
1a abbiamo ance esempi di bisillabi ce terminano per >nn e >n come(
aerlinn = “inno santo” o “canzone del /are”, con elemento finale lind = “aria, /elodia”
a(benn = “ascendente, in salita”
dadbenn = “in discesa, discendente”
idhrin = “anno”
o+hlon = “via pavi/entata”
+uilin = “rondine”
ulun = “/ostro, creatura defor/e e orrenda”
Inoltre, bisogna notare ce 6hoan non è propriamente un vocabolo Sindarin, ma una deriva!ione in 4vestron di
6o*hann (arcaico 6ho*and), come 6hoirri( è una deriva!ione di 6o*hirri( = “(ignori dei )avalli”"
La situa!ione, appare quindi tutt’altro ce ciara, ma possiamo cercare di mettere un po’ di ordine seguendo
delle semplici regole(
J) conviene lasciare inalterati i nomi propri di persone e cose, qualunque sia la loro desinen!a finale,
9nd o >nn, poicé potrebbero essere delle pronunce arcaice (volute o meno) ce riflettono un >nd
quando questo era presente ini!ialmente, oppure delle pronunce *moderni!!ate+ ce eliminano la >d
finale.
K) lasciare >nd invariato alla fine di monosillabi pienamente accentati
L) cambiare >nd in >nn alla fine di parole bisillabice
M) cambiare >nd in >n alla fine di parole con tre o pi" sillabe
4tteniamo cos-(
adlann = “inclinato, pendente”
aerlinn = “inno santo” o “canzone del /are”
a(benn = “ascendente, in salita”
anrann = “ciclo, era”
*a(lann = “pal/o della /ano”
dadbenn = “in discesa, discendente”
d#linn = “usignolo”
idhrinn = “anno”
o+hlonn = “via pavi/entata”
o+hronn = “fortezza sotterranea”
+ala'an = “suonatore d’arpa”
+uilinn = “rondine”
ulunn = “/ostro, creatura defor/e e orrenda”
5obbiamo stare attenti per#, poicé se si regolari!!a il finale di parole polisillabice >nd o >nn con la semplice
>n, bisogna memori!!are in quale caso la >n rappresenta una precedente >nn o una semplice >n, poicé la nn
originale è conservata prima di eventuali suffissi, come ad esempio il suffisso collettivo >a+h.
,ome nota aggiuntiva a riguardo delle altre consonanti, riportiamo ci# ce )ol3ien afferma sempre
nell’Appendice % de *Il Signore degli Anelli+(
*%’ da osservarsi ce le consonanti scritte due volte, come tt, ll, ss, nn rappresentano consonanti lunge,
o doppie. Alla fine dei vocaboli di pi" di una sillaba venivano di solito troncate. C In Sindarin C /b
divenne ovunque /, pur continuando a contare come una consonante doppia per motivi di
accentua!ione, e si scrive quindi // nei casi in cui altrimenti l’accento potrebbe essere incerto. ng
rimase immutato, tranne ce all’ini!io e in fine di parola dove si trasform# in una semplice n nasale.+
"o+e dellCau+ore
Il presente saggio rappresenta un tentativo di fornire una grammatica base del Sindarin parlato durante la )er!a
%ra. 6on a la pretesa di essere completo, ne di essere del tutto corretto.
7er compilare questa grammatica, o impiegato diverse fonti, soprattutto molto materiale reperito in rete (ce si
basa sulle opere di )ol3ien pubblicate in inglese e ce da noi non sono state ancora tradotte, e forse mai lo
saranno. 7er questo ringra!io Nelge 0aus3anger, autore dell’Ardalambion e 8ianluca ,omastri ce lo a
tradotto in italiano), e le appendici delle opere di )ol3ien ce sono pubblicate in Italia. 6ella presente
grammatica sono inclusi vocaboli 6oldorin (o Antico Sindarin) ce sono giunti invariati nella )er!a %ra, o ce
anno subito degli sviluppi fonologici& in quest’ultimo caso, le opportune modifice sono state inserite. 7er
questo motivo, pu# accadere, ce nei riferimenti bibliografici i vocaboli riportati siano leggermente diversi.
2uesta grammatica non è stato compilata per scopi di lucro, ma solo per diffondere un interessante aspetto del
fantastico mondo ce )ol3ien a creato& ciunque pu# usufruirne e riprodurla (interamente o in parte) purcé non
a fini di lucro e citandone l’autore.
7er commenti, suggerimenti, consigli e critice scrivete a( beoE=fOlibero.it