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DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA CHIMICA, GESTIONALE, INFORMATICA,
MECCANICA
Scuola Politecnica
Corso di Laurea in Ingegneria Gestionale
L’analisi del caso della Italcementi di Isola delle Femmine.

L’inquinamento e la salute dei cittadini

TESI DI LAUREA DI
Ilenia Coniglio
RELATORE
Prof. Alberto Lombardo
ANNO ACCADEMICO 2013/2014
2

Indice.
Introduzione.
Capitolo I. La storia.
1. Le origini.
1.1. L’ammodernamento.
1.2. Le date importanti.
1.3.Dove si trova.
1.4. La planimetria della cementeria.
1.5.Numeri principali.
Capitolo II. Come si produce il cemento?
2 . Il ciclo produttivo.
2.1. La macinazione e l’essicazione.
2.2. La cottura.
2.3. La macinazione del clinker e il cemento.
2.4. I prodotti finiti e le opere.
Capitolo III. La cementeria e l’impatto ambientale.
3. I rischi di inquinamento.
3.1. Gli interventi che dovrebbe attuare la Italcementi
3.2. Ma quali sono gli agenti inquinanti prodotti dalla cementeria.
3.3. La riduzione delle emissioni.
Capitolo IV. La verità sulla Italcementi : le bugie sull’inquinamento e le proteste dei cittadini.
4. Come stanno realmente i fatti.
4.1. La Petcoke e le altre sostanze nocive.
4.2. La tutela della salute dei cittadini e le denunce.
4.3. I risultati delle analisi degli agenti inquinanti.
4.4. Le problematiche sottostanti alla richiesta di ampliamento della Italcementi.
Capitolo V. Considerazioni finali.
Sitografia.
Bibliografia.

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Introduzione.
L’Argomento principale della tesi è l’Italcementi e il suo impatto ambientale sul territorio di Isola
delle Femmine.
L’Italcementi è uno stabilimento che produce cemento,che si trova,contro ogni norma, nei pressi del
centro abitato dell’Isola con rischio di provocare gravi danni per inquinamento alle salute dei
cittadini.
Con il passare del tempo ,infatti , sono sorte numerose proteste e denunce da parte degli stessi
abitanti preoccupati per le numerose emissioni di sostanze pericolose e cancerogene.
Nel primo capitolo sono esposte le notizie principali sulla storia ,sull’ammordenamento della
cementeria e sulla sua planimetria
Nel secondo capitolo,invece, viene illustrato il ciclo produttivo del cemento con tutte le sue varie
fasi, dalla macinazione alla cottura, prima di arrivare ai prodotti finiti e ai vari tipi di cemento.
Vengono anche elencate alcune delle opere realizzate in Sicilia e in altre regioni dell’Italia con i
cementi prodotti dall’Italcementi.
Nel terzo capitolo sono indicati gli agenti prodotti dalla produzione del cemento e che sono causa
dell’inquinamento e dai danni provocati alla salute dei cittadini di Isola delle Femmine e sono
indicate le varie azioni che l’Italcementi dovrebbe attuare per migliorare l’impatto ambientale e per
ridurre le emissioni per migliorare la qualità dell’aria.
Nel quarto capitolo viene spiegato che tipo di combustibile tossico è la Petcoke e come si ottiene
dalla raffinazione del petrolio.Vengono in seguito mostrati i risultati di diverse analisi sugli agenti
inquinanti effettuate su acqua di scarico, petcoke e olio combustibile e altri materiali da lavorazione
che sono causa dei danni alla salute dei cittadini.
Dalle analisi risulta che queste sostanze sono presenti in quantità elevate e proprio per questo motivo
sia i cittadini e che il Comitato Cittadino Isola Pulita ,che opera per la salvaguardia della salute e
dell’ambiente , hanno esposto diverse denunce sull’uso illecito della Petcoke e hanno richiesto alla
Italcementiquali interventi intendono prendere per migliorare la situazione. Sempre nel quarto
capitolo viene esposta la problematica che riguarda anche la richiesta di ampliamento dello
stabilimento , che sembra non essere mai stata approvata dagli organi di competenza.
L’ultimo capitolo riguarda le considerazioni finali sul problema della salute come diritto dei cittadini
e sulle possibili azioni o tecnologie alternative che la cementeria potrebbe attuare per ridurre
l’inquinamento e migliorare la qualità dell’aria e la vita degli abitanti di Isola delle Femmine.

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Capitolo I. La storia.
1.Le origini
Lo stabilimento viene realizzato nella seconda
metà degli anni ’50 per coprire i mercati
occidentali dell’isola a completamento delle
cementerie già esistenti nel settore orientale
(Villafranca Tirrena dal 1924 e Catania dal
1954). Alla fine del 1957 viene avviato il molino
del cotto e viene completato il capannone di
deposito dotato di carroponte e di due
insaccatrici. Si iniziano a esportare le prime La cementeria di Isola delle Femmine
spedizioni di prodotti finiti grazie all’utilizzo del
clinker proveniente da Villafranca e da
Monopoli
Il 21 aprile 1958 entra in funzione il primo forno, di tipo lungo a via secca, alimentato da
farina prodotta con un molino. Nello stesso anno, viene avviato anche il molino del
carbone ma dopo pochi mesi si decide di passare alla marcia a nafta. Nel 1962 vengono
raddoppiati gli impianti, con messa in esercizio di un secondo molino del crudo, di un
secondo carroponte in capannone, di un secondo molino del cotto e del forno n°2.
Sempre in quegli anni, viene potenziato lo scarico sfuso e viene avviata la sala
centralizzata per la gestione e il controllo dell’intero ciclo produttivo; la sala verrà rinnovata
e ammodernata dagli anni ’80 con introduzione di nuovi e moderni sistemi di gestione e di
controllo.
1.1.L’ammodernamento
Nel corso degli anni Ottanta è stata riammodernata con la realizzazione di nuovi impianti di
macinazione crudo, nuovi sili per l’omogeneizzazione della farina, nuovi impianti di macinazione e
dosaggio del carbone al forno e al fornello del molino del crudo.
Nel 1962 è stata realizzata la sala centralizzata (la prima in Italcementi) per la gestione e il controllo
dell’intero processo produttivo, poi rinnovata negli anni Ottanta, introducendo nuovi e più moderni
sistemi di controllo. [1]
Nel 1986 viene avviato il forno n°3 che a regime assicura una produzione di 1800 t/giorno. Il
potenziamento riguarda anche il molino n°3 del crudo e il nuovo impianto per l’omogeneizzazione
della farina. Nel 1987 viene fermato il forno n°1 e diventa limitata l’attività del forno n°2 che cessa
5

definitivamente l’attività nel 1993 a seguito della grave crisi di mercato. Nel 1996 viene avviato
l’impianto di frantumazione che consente alla cava di Pian dell’Aia di lavorare in parallelo con cava
Raffo Rosso fino all’inizio del 1998 e di diventare poi l’unica fonte di rifornimento di calcare. Due
grandi traguardi vengono raggiunti nel 1998 con il conseguimento della certificazione di qualità ISO
9002 e nel 2003 con l’ottenimento della certificazione ambientale ISO 14001.
Nel 1999 è stata la prima cementeria di Italcementi a installare un sistema ufficiale di monitoraggio
in continuo delle emissioni in atmosfera del forno e dei principali impianti produttivi, i cui dati sono
trasmessi mensilmente alle autorità.
L’ammodernamento della cementeria di Isola delle Femmine prevede la realizzazione di una nuova
linea di cottura del cemento in sostituzione delle tre attualmente esistenti, adottando tutte le migliori
tecnologie disponibili per l’efficienza produttiva e la riduzione degli impatti ambientali.
L’ammodernamento consente di ottenere:
 minori emissioni in atmosfera;
 massima efficienza energetica;
 minor consumo di materie prime da cava;
 minor consumo di acqua ;
 minore impatto acustico;
 contenimento delle vibrazioni;
 armonizzazione dell’inserimento architettonico e paesaggistico;
 minore impatto sugli ecosistemi locali;
 piena compatibilità con la vocazione turistica del territorio.
E il progetto di conversione tecnologica della cementeria prevede i seguenti interventi :
 nuova macinazione della miscela cruda;
 eliminazione della fase di granulazione della miscela cruda;
 modifica sostanziale della fase di cottura del clinker.

1.2.Le date importanti.
 1957: iniziano le prime spedizioni di cemento
 1958: viene avviato il forno n°1
 1962: viene avviato il forno n°2 e viene realizzata la sala centralizzata di controllo
dell’intero ciclo produttivo, la prima per Italcementi
 1986: entra in funzione il forno n°3
6

 1987: viene fermato il forno n°1
 1993: viene fermato il forno n°2
 1996: entra in esercizio l’impianto di frantumazione della cava calcare di Pian
dell’Aia
 1998: la cementeria consegue la certificazione di qualità ISO 9002
 2003: a gennaio la cementeria ottiene la certificazione ambientale ISO 14001
 2005: il 19 febbraio la cementeria raggiunge due anni senza infortuni.

1.3.Dove si trova.
La cementeria di Isola delle Femmine si trova a circa 12 Km da Palermo lungo l’autostrada
Palermo-Mazara del Vallo. E vi sono altre cementerie in tutta Italia. [2]






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1.4.La planimetria della cementeria
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1.5. Numeri principali
 176.000 m
2
di estensione
della cementeria

 630.000 tonnellate di
capacità produttiva di
clinker in un anno

 900.000 tonnellate di
capacità produttiva di
cemento in un anno

 oltre 3.800 voci nel
magazzino materiali di
ricambio

 125 dipendenti tra tecnici, impiegati
ed operai

 oltre 250 persone dell’indotto
coinvolte nelle attività della
cementeria 6 prodotti della cementeria

 3 le linee di cottura (1 in produzione)

 7 i molini

 79 filtri + 3 elettrofiltri

 22 silos e serbatoi



 600 i principali motori elettrici

 29 gli elevatori

 1 capannone deposito materie prime e
clinke


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Capitolo II. Come si produce il cemento ?

Il cemento nasce da materie prime di origine naturale scavate in giacimenti in prossimità
della cementeria che, dopo essere frantumate, formano una farina composta dall’80% di
calcare e dal 20% di argilla che viene macinata per ottenere il crudo. Il crudo, sottoposto ad
una temperatura vicina ai 1.500°C in forni rotativi, subisce alcune reazioni chimiche che lo
trasformano in clinker. Dal clinker, macinato finemente e con aggiunte di gesso ed eventuali
costituenti secondari che determinano le qualità del prodotto finale, si ottiene il cemento. Le
proprietà dei cementi prodotti rispondono alle caratteristiche tecniche dei regolamenti
nazionali.

 Calcare : in passato proveniva dalla cava “Raffo Rosso”
(Isola delle Femmine) oggi, invece, viene estratto dalla
cava “Pian dell’Aia”(Torretta). La
 coltivazione è effettuata da Italcementi, con appalto a terzi delle
operazioni di carico e di trasporto.
 Argilla : proviene dalla cava “Manostalla”(Carini). La gestione è
affidata a terzi.
 Sabbia, Gesso, Perlite : acquistati da terzi.

2. Il ciclo produttivo
2.1. La macinazione e l’essiccazione
La prima fase di lavorazione è la macinazione e la successiva essiccazione. Le materie
prime, opportunamente dosate ed eventualmente addizionate con correttivi, vengono
trasformate in polvere finissima e avviate a deposito sotto forma di farina
omogeneizzata.
Le materie prime sono macinate da un molino Tosi diametro 5,4x 12 m a circuito
chiuso, con potenza installata di 5600 kW, dotato di un separatore Raymond-Tosi e di
un filtro a maniche.
La composizione media della farina è 76% calcare , 21% argilla e 3% sabbia . La farina
viene stoccata in due sili di omogeneizzazione la cui capacità complessiva è di 14300
m
3
.
10

2.2. La cottura
La farina viene alimentata ai forni dove raggiunge la temperature di 1450° ottenendo il
clinker i cui component conferiscono al cement l’attività idraulica. Il clinker all’uscita
dai forni viene poi sottoposto a un processo di raffreddamento.
Per la produzione del clinker la cementeria può utilizzare tre forni a via semi secca :
uno Smidth con raffredo Fuller ed elettrofiltro; uno Italcementi con raffredo Fuller ed
elettrofiltro ; uno Lepol con raffredo Fuller ed elettrofiltro. Dal 1992 in relazione alle
richieste di mercato viene utilizzato solo il terzo forno.
Per la combustione viene utilizzato petcoke (macinato in un molino Tosi 10’ x 26’)
con limitato ricorso all’olio. Il clinker viene poi depositato nel capannone materie prime che può
contenere fino a 65.000 t di clinker.

2.3. La macinazione del clinker e il cemento .
La fase conclusiva del processo produttivo consiste nella macinazione del clinker con gesso ed
eventuali costituenti secondari. Si ottengono così cementi adeguati ai più svariati tipi di impiego.
La cementeria di Isola delle Femmine utilizza per la macinazione dei cementi tre molini
orizzontali a circuito chiuso:
 Cotto 1: molino Smidth 2,9 x 10 m, potenza installata di 1.200 kw e
dotato di separatore Sturtevant.
 Cotto 2 e 3: molini Allis-Chalmers 4 x 8 m, potenza installata di
2.000 kw e dotati di separatori Sturtevant.

I tre impianti sono dotati di filtri a maniche. I diversi tipi di cemento vengono stoccati in 8 sili
ed 1 intersilo di deposito con capacità complessiva di 13.500 m
3
.
Tutto il ciclo produttivo viene controllato e comandato da un’unica sala. Sui quadri appaiono
tutti i dati relative alla produzione ,alla gestione e ai controlli di tutti gli impianti. I tecnici
specializzati preposti sono pertanto in grado di evidenziare eventuali anomalie , mettendo in
atto le azioni preventive e correttive eventualmente necessarie a riportare sotto controllo il
sistema.

2.4. I prodotti finiti e le opere.
Le prestazioni finali di un calcestruzzo risultano determinate dai rapporti fra la quantità
d’acqua, di cemento e degli altri costituenti. Una minor quantità di cemento non significa a
prioristicamente un calcestruzzo “depotenziato”. Esiste naturalmente un dosaggio minimo di
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cemento, in accordo con la norma UNI EN 206-1, dettato dalla necessità di disporre di una
quantità sufficiente di legante tra i componenti in grado di contrastare l'azione aggressiva
dell'ambiente (in relazione alla classe di esposizione indicata nella EN 206-1 stessa). In alcuni
casi un dosaggio eccessivo di cemento può risultare paradossalmente critico per le prestazioni
richieste all'opera, potendo condurre a fenomeni fessurativi per eccesso di ritiro del materiale
ed elevato calore di idratazione. Si ricorda che l'indurimento del calcestruzzo è l'effetto della
reazione chimica tra cemento e acqua (idratazione) che libera calore. La resistenza finale in
opera del calcestruzzo non dipende solo dalla quantità, qualità e miscela dei costituenti, ma
anche dalle modalità di posa in opera, dalla costipazione del getto e dalla sua maturazione,
tenendo anche conto delle diverse condizioni ambientali (variazioni termiche, umidità relativa,
ecc).
La filiera che conduce all’opera finita in calcestruzzo, risulta complessa in quanto durante il
percorso intervengono numerosi fattori:composizione della miscela; miscelazione; trasporto;
posa in opera; maturazione e attori: progettista; confezionatore di calcestruzzo; costruttore;
direttore dei lavori.[3]
Il cemento sfuso o in sacchi raggiunge il cliente ed è pronto per ogni tipo di impiego.
Nella cementeria di Isola delle Femmine , per il cemento sfuso, i clienti possono accedere
direttamente a quattro corsie di carico , tre delle quail sono munite di pesa carrale e controllo
automatic del carico.
Per il cemento in sacchi sono installati impianti completamente automatizzati con insaccatrice
dotata di infilasacchi e palletizzatori.
Vengono consegnati sacchi da 25 Kg su pallets. La fasciatura con politene dei pallets
consente di realizzare bancali completamente sigillati e di garantire di conseguenza : una
migliore protezione da agenti atmosferici, una maggiore stabilità durante il trasporto e una più
facile movimentazione in cantiere .
La cementeria di Isola delle Femmine produce nel suo stabilimento quattro tipologie di prodotti:
il Tecnocem, il Plastocem, il Muracem e il Duracem. La cementeria è, inoltre, in grado di
consegnare tutti i cementi grigi, bianchi e le malte, prodotti da Italcementi.
L’intera gamma annovera un totale di oltre 40 prodotti tra cementi e leganti che possono essere
classificati in quattro categorie:
 Cementi grigi standard (Ultracem, Tecnocem, Termocem, Durocem e Novocem )
 Cementi grigi per applicazioni specialistiche (Pavicem, Fibrocem ,Citycem, 225
Pozzolanico, Portland ferrico A.A.R.S., Geocem G HRS -Geopozz -Geoterm )
 Cementi e leganti per applicazioni specifiche (Bianco Italcementi , Italbianco,
12

Roccabianca , Aquila bianca. )
 Leganti speciali per edilizia (Plastocem , Muracem , Calix, Scatto , Emme T 14,
Emme T 7)

Tra le opera realizzate con i prodotti della cementeria di Isola delle Femmine
A PALERMO IN SICILIA
Palazzetto dello Sport in località fondo Patti Diga Rosa Marina a Caccamo (Pa)
Velodromo in località Zen Palazzetto dello Sport a Trapani
Chiesa S. Francesco di Sales e Chiesa S.
Eugenio Papa
Svincolo autostrade per Alcamo , loc.
Fegotto.
Cittadella universitaria, Viale delle
Scienze
Diga foranea del porto di Termini Imerese
(Pa)
Casa Circondariale, Pagliarelli Diga foranea del porto di Pantelleria
Gradinate dello Stadio della Favorita e
opera di ristrutturazione
Depuratore di Trapani
Nuova sede Enel Dissalatore di Trapani
Ministero delle Comunicazioni e
Ministero delle Finanze-Centro dei
Servizi
Autostrada PA-ME , galleria di Cefalù
Hotel S. Paolo Palace e Astoria Palace
Hotel.

Depuratore , località Acqua dei Corsari.

La qualità prestazionale di un’opera realizzata con calcestruzzo strutturale dipende quindi
da molte variabili; quelle legate alle fasi di getto ed alla successiva maturazione possono
giocare un ruolo chiave nella definizione delle prestazioni finali del calcestruzzo. Non è
raro, per esempio osservare:
 “nidi di ghiaia”, ossia zone in cui è evidente la presenza di ghiaia segregata
caratterizzata da una ridotta resistenza meccanica;
 presenza di disomogeneità nel getto (es. macropori, bolle d’aria), dovute ad una
non corretta costipazione, che causano la riduzione delle proprietà meccaniche;
 maturazione inadeguata, insufficiente o rimozione anticipata della casseratura che
possono condurre a perdite di resistenza ed infragilimento del materiale in opera.
13

Alla luce di quanto sopra evidenziato per garantire la sicurezza, la funzionalità e la
durabilità delle opere strutturali in calcestruzzo sono sempre previsti i controlli di
qualità con procedure tutte rigorosamente definite dalle
normative nazionali ed europee vigenti. Più in particolare i
controlli si articolano nelle seguenti fasi:
 valutazione preliminare della resistenza serve a
determinare, prima dell’inizio della costruzione delle
opere, la miscela per produrre il calcestruzzo con la
resistenza di progetto adeguata alla specifica
applicazione strutturale;
 controllo di produzione da eseguire sul calcestruzzo durante il processo produttivo
del calcestruzzo stesso;
 controllo di accettazione, da eseguire sul calcestruzzo prodotto durante
l’esecuzione dell’opera, con prelievo effettuato contestualmente al getto dei relativi
elementi strutturali;
 prove complementari, che vengono eseguite da laboratori certificati, ove
necessario, a complemento delle prove di accettazione, a opera terminata.[4]















14

Capitolo III. La cementeria e l’impatto ambientale
3. I rischi di inquinamento.
Nel gennaio 2003 la cementeria di Isola delle Femmine ha ottenuto la certificazione ambientale ISO
14001, basata sulla prevenzione dell’inquinamento, sulla formazione e comunicazione del
personale, sulla disponibilità delle informazioni al pubblico, sul miglioramento continuo e sul
rispetto della normativa vigente.
La certificazione ISO 14001 contribuisce alla creazione del valore delle attività produttive della
cementeria, non solo riducendo il rischio ambientale e ottimizzando i costi di gestione attraverso il
miglioramento delle performance ambientali, ma anche migliorando l’immagine e la competitività
aziendale sul mercato.

3.1 Gli interventi che dovrebbe attuare la Italcementi
La cementeria dovrebbe operare secondo un’ottica di miglioramento continuo delle attività di
protezione e gestione ambientale. Le attività dovrebbero essere svolte concentrando gli sforzi sulla
minimizzazione degli impatti sull’ecosistema, sulla riduzione delle emissione sull’ottimizzazione
d’uso delle risorse.
Ecco quello che si dovrebbe fare nella cementeria di Isola delle Femmine:
 Realizzare impianti per ridurre l’impatto delle emissioni del forno di cottura;
 Realizzare interventi impiantistici per controllare e ridurre l’impatto generato dalle emissioni
dei filtri degli impianti industriali e attuare interventi finalizzati al contenimento delle
eventuali emissioni diffuse di polveri;
 Ottimizzare l’utilizzo delle risorse idriche;
 Migliorare la gestione tecnica ed amministrativa dei rifiuti in ingresso e in uscita dalla
cementeria e dalle cave;
 Ridurre il rischio di contaminazione del suolo mediante la realizzazione di interventi su aree
a rischio potenziale;
 Risparmiare risorse naturali ed energetiche mediante la ricerca e l’utilizzo di materie prime e
combustibili di sostituzione nel rispetto dell’ambiente e dell’igiene del lavoro;
 Ottimizzare la capacità di intervento della cementeria durante le emergenze;
 Contenere le emissioni di rumore verso l’abitato di Isola delle Femmine;
 Proseguire nell’opera di bonifica dai manufatti contenenti amianto nell’ambito di piani
15

pluriennali.
Nella cava “Raffo Rosso” sono stati effettuati lavori di recupero ambientale, tra cui la
sperimentazione di tecniche di invecchiamento artificialmente accelerato dei fronti rocciosi, volti ad
inserire i fronti di cava nel paesaggio caratterizzato da superfici nude, quasi verticali e coperte da
scarsa vegetazione. Nelle aree pianeggianti sono stati eseguiti riporti di terreno vegetale e realizzate
nuove piantagioni.
Nella cava “Pian dell’Aia” sono in corso lavori di recupero ambientale delle prime zone esaurite,
con il riporto di terreno vegetale, la semina e la piantagione di pini domestici e d’Aleppo. Anche qui
si è utilizzato un trattamento di invecchiamento artificiale della roccia su superfici verticali, lungo la
strada principale di servizi.
In cava “Manostalla” il recupero delle zone esaurite è stato effettuato con riporto di terreno
vegetale e la piantumazione di eucalipti e ulivi.








3.2. Ma quali sono gli agenti inquinanti prodotti dalla cementeria ?
I principali componenti delle emissioni atmosferiche di una cementeria sono:
 Polveri derivanti dall’inevitabile effetto di trasporto e trattamento dei materiali.
 Biossido di zolfo (SO
2
), derivante dalla combustione dello zolfo
contenuto in combustibili e materie prime.
 Ossidi di azoto (NO
x
), derivanti dal processo di combustione all’interno dei forni.
I rifiuti prodotti in cementeria derivano anche dalle attività di manutenzione e servizio. Dopo
idoneo deposito temporaneo, vengono avviati a smaltimento o preferenzialmente a recupero in
funzione della tipologia e della disponibilità territoriale.

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Rifiuti non pericolosi prodotti CER t/anno
toner per stampa esauriti, diversi da quelli di cui alla voce
080317

080318

0.01
imballaggi in carta e cartone 150101 38.86
imballaggi in plastica 150102 10.73
imballaggi in legno 150103 31.64
imballaggi metallici 150104 0.89
imballaggi in vetro 150107 0.42
assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti
protettivi, diversi da quelli di cui alla voce 150202

150203

13.95
componenti non specificati altrimenti 160122 14.05
apparecchiature fuori uso, diverse da quelle di cui alle
voci da 160209 a 160213

160214

15.93
ferro e acciaio 170405 196.46
materiali isolanti diversi da quelli di cui alle voci
170601 e 170603

170604

0.30
rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione,
diversi da quelli di cui alle voci 170901, 170902 e 170903

170904

577.07


Rifiuti pericolosi prodotti

CER
t/ann
o
scarti di olio minerale per motori,
ingranaggi e lubrificazione, non
clorurati


130205


4.84
altri oli per motori, ingranaggi e
lubrificazione

130208

11.62
assorbenti, materiali filtranti (inclusi filtri
dell'olio non specificati altrimenti), stracci
e indumenti protettivi, contaminati da
sostanze pericolose


150202


4.97
batterie al piombo 160601 0.32
tubi fluorescenti ed altri rifiuti
contenenti mercurio

200121

0.23














La seguente tabella invece mostra quali sono i rifiuti pericolosi che vengoni emessi









Un’ altro prodotto utilizzato dalla cementeria ,anche se in quantità relativamente modeste, è
l’acqua .Usata per il raffreddamento di alcuni macchinari e per la granulazione della farina,
l’acqua scaricata viene poi preliminarmente trattata in una fossa di desoleazione e
sedimentazione che consente di allontanare eventuali tracce d’olio e solidi sospesi nei reflui.


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Portata m
3
/anno


Prelievo
da pozzo 11
da terzi 229.861
acquedotto 6.965
Scarico pubblica fognatura 6.965



Consumi
acqua di processo 138.096
raffreddamento,irrigazione
e perdite per distribuzione

34.007
servizi generali e perdite 57.769

Bilancio idrico della cementeria riferito ai consume dell’anno 2006








Dallo studio dei valori medi sulle acque di scarico nel 2006 vengono rilevati i dati riportati di
seguito. L’analisi chimica degli scarichi idrici è effettuata con cadenza semestrale.
Parametri
determinati
U.d.m Valore Limiti
pH Unità pH 7.61 5.5-9.5
Materiali Sedimentabili mg/l < 0.1 -
Solidi sospesi mg/l di O
2
13 200
COD mg/l 53 500
Oli minerali mg/l < 0.5 40
Fosforo totale mg/l di P < 1 10
Azoto ammoniacale mg/l di NH
4
+
< 1 30
Azoto nitroso mg/l di N 0.09 0.6
Azoto nitrico mg/l di N 4.0 30
Cloruri mg/l 120 1200

Un'altra fonte di inquinamento causato da una cementeria è il rumore prodotto dai vari
macchinari e mezzi utilizzati. Per mitigare i danni potrebbero essere effettuati alcuni criteri
secondo i seguenti criteri [5]:
 Approvvigionamento delle macchine a minore impatto acustico
 Installazione delle macchine più rumorose (ad esempio i molini) all’interno di
fabbricati chiusi ed insonorizzati
 Localizzazione dei macchinari più critici a quote tali da non influenzare l’abitato
esterno;
 Accesso ai reparti attraverso portoni fonoisolanti
18

 Ventilazione dei reparti chiusi grazie a sistemi di ventilazione forzata insonorizzati
 Insonorizzazione delle casse dei ventilatori di maggiore portata e rumorosità
 Installazione di silenziatori.

3.3. La riduzione delle emissioni
Per contenere le emissioni atmosferiche si potrebbe puntare sull’utilizzo e sul potenziamento dei
sistemi di abbattimento , all’ottimizzazione dei processi mediante la scelta di appropriate tecniche di
combustione e mix di combustibili.
E inoltre attivare un sistema di misurazione continua di polveri , SO
2
, NO
X
, CO, e di alter sostanze
in corrispondenza dei forni.
Nell’ottica di un continuo miglioramento delle proprie prestazioni ambientali
Italcementi ha eseguito negli ultimi anni diversi interventi:
 Trasformazione degli elettrofiltri dei molini in filtri a tessuto con notevole riduzione delle
emissioni di polvere.
 Applicazione ai principali filtri di lavaggio di sistemi di lavaggio a jet in sostituzione
dello scuotimento meccanico. Tali interventi si inseriscono in un programma di
miglioramento che porterà alla sostituzione su tutti i filtri di lavaggio del sistema di
scuotimento.
 Realizzazione di un dispositivo di convogliamento dei gas di combustione dal forno ai
filtri elettrostatici in fase di accensione. Con tale dispositivo si eliminano anche le
emissioni che si verificherebbero nei pur limitati transitori di accensione del forno.

Gli agenti inquinanti vengono poi controllati con un sistema di monitoraggio in continuo che
copre il 90 % delle emissioni di processo di polvere attive ed il 100 % delle emissioni di ossidi
di azoto e ossidi di zolfo delle emissioni di processo attive. Dall’aprile 2003 è attivo il nuovo
sistema di misura installato al molino del crudo ed al forno.




Inquinanti misurati
E35 forno 3 polveri SO
2
NO
x
CO CO
2
NH
3
HCl
19


La tabella riporta i valori medi registrati nel corso del 2006 dagli analizzatori in continuo al
punto di emissione del forno di cottura.
Tutte le emissioni sono monitorate semestralmente dalla Italcementi sotto la supervisione
dell’Autorità Competente, nell’ambito dell’autorizzazione alle emissioni ai sensi del DPR
203/88.

E14 molino crudo 3 polveri SO
2
NO
x
CO

E38 raffreddo forno 3

polveri

E50 molino cotto 3 polveri

Concentrazioni Limiti
mg/Nm
3

Forno di cottura
Polveri 19 50
NO
x

655 1800
SO
2

277 600
CO 338 1000
HCl 5 30
NH
3

60 250
20

Capitolo IV. La verità sulla Italcementi : le bugie sull’inquinamento e
le proteste dei cittadini.
4. Come stanno realmente i fatti .
Da tempo la società Italcementi di Isola delle Femmine è al centro di numerose ed accese
polemiche vertenti sulla pericolisità sanitaria ed ambientale che i processi produttivi
degli impianti rappresentano per il territorio.
I maggiori rischi per la salute umana e per l’integrità ambientale dell’area in cui sorgono
gli impianti della società,derivano principalmente dall’incontrollato utilizzo e
smaltimento dei residui di produzione, quali il petcoke,sostanza altamente cancerogena,
per la quale la società avrebbe il permesso per il deposito ,ma non di utilizzare.
Però denunce effettuate dalle autorità ambientali competenti dimostrerebbero che la
società utilizzi come combustibili ma senza autorizzazione il petcoke detenuto,
producendo emissioni diffuse di tale composto.
Risulterebbe certo che la società non solo faccia uso energetico del petcoke senza averne
i permessi previsti dalle relative norme ambientali, in particolare del decreto legislative
n.152/2006, ma anche che essa non ottemperi alle condizioni di sicurezza dell’impianto,
ne ai necessari aggiornamenti del sistema di filtraggio e depurazione delle emissioni di
produzione .
Già in passato anche un Comitato Cittadino, denominato “Isola Pulita” aveva
esplicitamente evidenziato il fattore di rischio per la salute cittadina, rappresentato dagli
impianti della Italcementi e aveva ammonito le autorità pubbliche competenti a vigilare
sulla situazione di pericolo sanitario ed ambientale, chiedendo anche che fossero
effettuati accertamenti volti a conoscere i possibili danni ambientali che la Italcementi
nell’esercizio della sua attività produttiva abbia eventualmente potuto arrecare al
territorio alle acque e alle persone di Isola.[6]
Inoltre ,secondo quanto osservato dall’ARPA , di particolare rilievo sono le emissioni
diffuse derivanti dalle operazioni di stoccaggio e movimentazione del materiali
polverulenti che avvengono all’interno di un capannone a mezzo di gru con ponte e
presso la cava Pian dell’Aia. Tali operazioni non sono descritte nella documentazione
tecnica allegata alla richiesta di autorizzazione (rilasciata il 17/3/1994). Le emissioni
diffuse risultano consistenti anche all’esterno poichè la parte superior del lato ovest del
capannone che risulta privo di chiusura. I dati evidenziano che le concentrazioni delle
polveri diffuse sono circa 10 volte maggiori rispetto ai valori rilevati sul lato chiuso .
L’ARPA informa che le analisi condotte dal DAP ai punti di emissione dello
21

stabilimento connessi all’utilizzo di petcoke,hanno evidenziato la presenza di sostanze
inquinanti (IPA, Vanadio, Nichel ) in quantità tali da richiedere l’applicazione delle
prescrizioni più severe per l’emissione di polveri. A seguito di questi accertamenti, il 25
luglio 2006 l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana ha diffidato la
Italcementi dal continuare ad apportare modifiche all’impianto ed al ciclo produttivo in
assenza della preventive comunicazione alle Autorità competent e dell’eventuale
autorizzazione dal continuare ad utilizzare petcoke come combustibile e dal continuare
ogni attività che dia luogo alla produzione di emission diffuse di tale composti in assenza
della necessaria autorizzazione .
L’Assessorato ha infatti precisato che la Italcementi ha comunicato alla Regione, solo
successivamente ai sopralluoghi e alla riunione effettuata nel mese di luglio 2006, i
cambiamenti apportati all’impianto mentre l’uso di petcoke non è mai stato comunicato.
E inoltre ,sebbene comunicati, i cambiamenti apportati all’impianto non hanno mai
ottenuto la necessaria preventiva autorizzazione da parte dell’Autorità competente.
Successivamente ,in data 18 settembre 2006, l’Assessorato Territorio ed Ambiente della
Regione Siciliana ha comunicato alla Ditta l’intenzione di aggiornare le autorizzazioni
alle emissioni in atmosfera già concesse,con l’esclusione dell’uso di petcoke come
combustibile .[ 7]

4.1. La Petcoke e le altre sostanze nocive.
La petcoke è il residuo della raffinazione del petrolio, anzi di un particolare tipo di
raffinazione. Dal greggio infatti si ricavano molti altri prodotti attraverso quello che, con
buona approssimazione, può essere definito una sorta di processo di distillazione dal
quale grado per grado si ottiene dalla nafta al cherosene, passando per tutte le altre
benzine e materie plastiche che vengono abitualmente utilizzate. Il processo di
raffinazione è progressivo, la parte più nobile del petrolio, la benzina, è quella che viene
prodotta per prima, mentre piano piano, dopo vengono prodotte tutte le altre sostanze.
Durante il processo di raffinazione il petrolio diventa sempre più denso, fino a quando
non raggiunge uno stato solido. A questo punto la raffinazione è finita e ciò che rimane è
lo scarto di tutto il processo di lavorazione. Uno scarto che però è costituito da quelle che
sono le parti meno utilizzabili del petrolio e le più inquinanti: benzopirene, benzene, e in
ragione di una concentrazione superiore del 5 per cento rispetto all'inizio, di zolfo.
Insomma un bel cocktail di sostanze che sono considerate direttamente responsabili di
cancro, leucemia e altre malattie.
22

Non tutte le raffinerie producono però come scarto di lavorazione il pet coke. Questa
sostanza, infatti, si ha solo nel caso in cui si debba lavorare con dei petroli di scarsa
qualità e ad elevato contenuto di zolfo. [8]
Quindi un combustibile notoriamente tossico-nocivo, non considerato rifiuto dalla stessa
Stazione Sperimentale dei Combustibili (tra l’altro finanziata da alcuni cementifici) che
ha dichiarato chiaramente in un dossier
1
che:
«… bisogna inoltre rilevare che proprio la natura stessa del coke di petrolio deve
indurre a molta cautela nella sua manipolazione, così come altrettanta attenzione deve
essere posta nel bruciarlo. Ferma restando la necessità di rispettare i vigenti limiti di
legge sulle emissioni ,l’impiego del coke di petrolio come fonte di energia richiede come
condizione necessarie il ricorso alle più modern ed efficient tecnologie di contenimento
delle emissioni inquinanti e rende indispensabile un continuo e rigoroso monitoraggio
degli effluenti gassosi nella post-combustione. » [ 9]
Ad oggi nessun controllo rigoroso o impianto specifico di abbattimento è richiesto se si
utilizza petcoke.
Con riferimento all’utilizzo di petcoke infatti, trattandosi di un’attività nè autorizzata nè
comunicata, la Regione ritiene che l’impiego di tale combustibile potrà avvenire solo a
seguito dell’eventuale autorizzazione prevista dall’art. 269 del decreto legislative n.
152/06 , le cui procedure tecnico –amministrative potranno essere attivate solo a seguito
di specifica istanza da parte della Italcementi .E in seguito al provvedimento di diffida
all’uso di petcoke emesso dalla Regione Siciliana, la società stessa ha presentatato
ricorso al TAR e il 19 aprile 2007 la sezione I del TAR Sicilia si pronunciata con
sentenza n. 1156 ritenendo il ricorso infondato ed immeritevole di accoglimento.
Nei periodi gennaio-maggio 2006, agosto-ottobre 2006 e ottobre 2006-gennaio 2007, la
stessa Provincia Regionale di Palermo ha condotto alcune campagne di rivelamento
della qualità dell’aria in prossimità dell’impianto . Nella suddetta postazione sono stati
usati due differenti laboratori mobile attrezzati per misurare sia parametric chimici (SO
2
,
CO,NO, NO
2
,NO
X
, O
3,
NMHC, CH
4
, PM1O, IPA, Benzene,Toluene e o-Xylene) che
meteorologici.
Con riferimento al PM1O , l’analisi dei dati registrati ed elaborate durante tali
champagne di rilevamento ha evidenziato 5 superamenti del valore limite giornaliero per
la protezione della salute umana nel periodo gennaio-maggio 2006 ( 71 giorni di

1
G.Pinelli, Il coke di petrolio come fonte di energia: valutazione critica, «La Rivista dei Combustibili», Vol. 57, fasc. 1,
2003
23

rivelamento) e 12 superamenti nel periodo ottobre 2006-gennaio 2007 ( 75 giorni di
rilevamento). Nel periodo agosto-ottobre 2006 ,invece, non sono stati effettuati
rilevazioni di tale inquinante.
Anche per gli IPA, nel periodo ottobre 2006-gennaio 2007, si osservano valori medi
orari più elavati rispetto a quelli della campagna precedente; in particolare si rileva un
incrementi delle concentrazioni di benzo(a)pirene.
Per quanto concerne gli altri inquinanti rilevati, in tutti i periodi di monitoraggio sono
stati registrati valori entro i limiti stabiliti dalla normativa vigente sia con riferimento al
valore limite di protezione della salute umana, sia ai livelli di attenzione e di allarme
nonce agli obiettivi di qualità.
E ai fini della valutazione e gestione della qualità dell’aria si ritiene necessaria una
riorganizzazione della rete di monitoraggio per renderla conforme alle disposizioni delle
norme nazionali e comunitarie .Tale aggiornamento ,infatti, è indespensabile per
conoscere la reale situazione dello stato della qualità del’aria nell’area.[10]

4.2. La tutela della salute dei cittadini e le denunce.
Sul territorio si sono verificati diversi episodi che hanno provocato allarme ed
apprensione generale tra la popolazione in relazione alla salvaguardia ed alla tutela della
salute dei cittadini e della salubrità del nostro territorio, richiamando ed attirando
l’attenzione anche della stampa e delle television nazionali; rivelando che alcuni di
questi episodi si sono succeduti anche ripetutamente, provocando tra i cittadini ed i
bagnanti numerosi episodi di malori , eczema, intossicazioni e disturbi vari, le cui cause
reali ancora non sono state del tutto chiarite ed accertate.
E’ di sicuro uno dei principali motivi di apprensione e di timore, in relazione ai rischi di
inquinamento ambientale che corrono i nostri territori ,è senz’altro legato alla presenza
ed all’attività industriale dello Stabilimento della Italcementi di Isola delle Femmine.
A seguito di queste segnalazioni sui fenomeni di inquinamento rinscontrati nel terriorio,
il Ministero dell’Ambiente ha rilevato che la zona in cui opera la Cementeria è limitrofa
a diversi S.I.C. (Siti di Importanza Comunitaria) e precisamente ITA 020023 “ Rocche di
Raffo “, ITA020005 “Isola delle Femmine”, ITA 020006 “ Capo Gallo” , ITA 020047
“Fondali di Isola delle Femmine” ), indivudiati ai sensi della direttiva CEE “Habitat” ,
mentre la sua attività di estrazione del calcare sarebbe al momento esclusivamente
concentrate nell’area SIC ITA 020023 “Raffo Rosso” , caratterizzata dalla presenza di
habitat prioritari e ha chiesto all’Ass. Regionale Territorio e Ambiente se
24

l’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto sia stata rilasciata antecedentemente o
successivamente all’individuazione dei suddetti siti e , in tal caso, se sia stata effettuata a
suo tempo la procedura di Valutazione d’incidenza, così come disposto dalla normative
comunitaria e nazionale vigente, onde identificare e quantificare i potenziali impatti
dell’intervento sulle aree coinvolte e ribadendo che resta comunque ferma la necissità di
attuare tutte le misure di salvaguardia idonee a garantire la tutela dell’integrità strutturale
e funzionale dei siti in esame.
Dopo i vari rilievi tra gli elementi che suscitano maggiore apprensione nei cittadini si
evidenzia che :

a) la ditta ,su richiesta,non ha indicato i combustibili autorizzati ,nè la data di inizio
dell’impiego del petcoke;
b) la natura del petcoke non compare nei rapport di prova relative alle misure
periodiche delle emission in atmosfera effettuate dalla ditta;
c) le modalità di gestione del petcoke non sono citate nei decreti autorizzativi e non
sono descritte nelle relazioni annuali prodotte dalla ditta sul contenimento delle
emission diffuse;
d) la realizzazione del deposito di petcoke è stata autorizzata dal Comune di Isola
delle Femmine;
e) non è stato mai comunicato nè autorizzato l’uso del petcoke come combustibile;
f) le modalità di stoccaggio e di trasporto del petcoke non sono idonee;
g) nei rapporti analitici periodicalmente tramessi ,la Italcementi dichiara l’uso del
carbone ma non di petcoke;
h) nei rapport analitici periodicalmente trasmessi , la ditta non cita mai il petcoke
utilizzato nel forno 3 e nel mulino crudo 3;
i) il petcoke viene utilizzato dal 1987 come combustibile del forno 3,del mulino
crudo3 e, in miscela e fino al 1992,del forno 2;
j) l’uso del petcoke come combustibile non è mai stato comunicato, pertanto
dovranno essere prese le necessarie misure volte alla tutela dell’ambiente;[11]

Di fronte a questa situazione anche il Comitato Cittadino “ Isola Pulita”, da sempre
impegnato nella salvaguardia della salute dei cittadini e nel rispetto
dell’ambiente,allarmato per la continua diffida operate dall’Assessorato Regionale
Territorio ed Ambiente nei confronti della Italcementi, per i processi inquinanti
25

determinati da essa; processi che possono portare a gravi conseguenze sanitarie nei
lavoratori e nell’intera cittadinanza, vuole sapere:
 Gli accorgimenti adottati da detta azienda per la tutela dell’ambiente ,
considerate che la stessa abbia utilizzato PETCOKE come combustibile sin
dal 1987 senza alcuna autorizzazione e senza produrre la relative scheda dei
combustibili;
 I lavori eseguiti nel capannone di stoccaggio e movimentazione del petcoke;
 La effettiva VERIDITA’ dei rapporti di analisi relative alle misure periodiche
delle emission in atmosfera effectuate dall’azienda e dall’ARPA;
 Il danno ambientale causato dalla Italcementi a seguito dell’innosservanza del
D.A. 871 dove era contenuto la pescrizione all’effettuazione delle analisi
relative alla concentrazione di I.P.A (Idrocarburi Policiclici
Aromatici),Vanadio e Nichel emessi in atmosfera , analisi che sembra non
siano state MAI EFFETTUATE;
 Come mai nel cementificio di Monselice per la situazione sanitaria ci sia stato
l’intervento della Magistratura del Lavoro per valutare i danni alla salute dei
lavoratori e dei cittadini e la stessa cosa non si è verificata ad Isola delle
Femmine.
Quindi il Comitato Cittadino “ Isola Pulita” chiede di conoscere dagli organi
compotenti e responsabili istituzionalmente della salute pubblica dei cittadini:
 La pianificazione e le azioni di controllo attuate nei confronti delle aziende
che per la loro paricolare tipologia di produzione e di attività si premuse
possona determinare una possible azione inquinante;
 Gli atti prodotti volti a verificare il livello di inquinamento,la causa e la
responsabilità dell’eventuale azione inquinante;
 L’istituzione di un comitato medico-scientifico che ,sulla scrota dei casi di
neoplasie,patologie tiroidee,malattie di carattere respiratorio e
cardiovascolari, già verificatesi nel comprensorio, verifichi l’incidenza avuta
su tali patologie dall’attività produttiva della Italcementi;
 Di conoscere tutti i provvedimenti e i lavori eseguiti dalla Italcementi volti ad
eliminare ogni fonte di inquinamento che ha causato e continua a causare
preoccupazione ed allarme sanitario per i lavoratori e la cittadinanza tutta, per
le ripercussioni sull’assetto idrogeologico dell’area,oltre che sul paesaggio e
sulla cura ,preservazione e pubblica fruibilità dei siti S.I.C.;
26

 Gli atti prodotti ai fini della individuazione e classificazione delle
“AZIENDE INSALUBRI” ;
 Gli atti prodotti ai fini della individuazione dell’area da destinare alle
“AZIENDE INSALUBRI”.
Possiamo affermare in conclusion che i cementifici sono impianti di elevato impatto
ambientale ,in quanto impianti IPPC, e sono per la normative italiana “ industrie
insalubri di prima classe”.[12]

4.3.I risultati delle analisi degli agenti inquinanti.
Raggiunto un accordo tra la Italcementi di Isola delle Femmine, l’Arpa ed il Comune di
Isola delle Femmine per l’installazione di centraline per il rilevamento delle emissioni in
atmosfera di inquinanti,provenienti dalla Italcementi.
Le centraline in numero di tre saranno installate una nel territorio del Comune di Capaci,
una al campo sportive di Isola ed un’altra all’altezza del nuovo svincolo (Benson).
Una volta installate bisogna ,però,capire cosa controllare e di quali parametri tener conto
ai fini di una salvaguardia della salute umana. Il Comitato Cittadino Isola Pulita ha
espresso soddisfazione per l’installazione delle centraline, l’auspicio è che il numero
delle centraline sia sufficiente a monitorare l’intera area su cui ricadono le emissioni,
che i dati raccolti siano sufficientemente leggibili e rintracciabili , e che le centraline
riescano a raccogliere i dati di tutti gli inquinanti (monossido di carbonio,anidride
carbonica,ossidi di azoto,ossidi di zolfo,particolato,polveri sottili ecc..), valutanto gli
effetti sinergici e metabolici che l’insieme degli inquinanti produce sulla salute umana.
I cittadini di Isola delle Femmine, da diversi anni, si battono affinchè la Italcementi si
attivi per ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera. E con le campagne di rilevamento
effettuate nell’anno 2007 sono state individuate presenze di inquinanti che costringevano
il DAP Provincia Palermo a sollecitare le autorità preposte ad intervenire (ad esempio. Il
Sindaco Portobello denunciò tale situazione in seno all’Assemblea del’Unione dei
Comuni) .
Nel 2009 dai risultati analitici effettuati dall’Arpa Sicilia su polvere prelevata in
abitazioni di residenti di Isola delle Femmine,avevano messo in evidenza la presenza, in
quantità elevate e non sopportabile per la salute umana, di inquinanti altamente
pericolosi, nocivi e cancerogeni quail:cromo esavalente, nichel mercurio ecc..
L’analisi delle polveri abbontantemente stratificate sui balconi ,infatti,evidenzia un
rilevante contenuto di componenti principali di cemento. E’ molto probabile che
27

l’atmosfera inalata dagli abitanti in prossimità dello stabilimento della Italcementi superi
largamente i limiti previsti per il particolato nell’atmosfera generando a lungo andare
patologie respiratorie ed altre. L’analisi del cemento, come mostrato in tabella
2
, ha
evidenziato un contenuto di Cromo dell’ordine di 6 ppm (cromo esavalente), 7 ppm
(cromo totale) a fronte del valore limite per il cemento di 2 ppm nella normative europea.












In seguito sono stati prelevati un campione di petcoke, presso il Deposito Combustibili
solidi in località “Raffo Rosso” a Isola delle Femmine e un campione di
polvere,prelevato dall’ufficio Tecnico del Comune di Isola delle Femmine , presso
l’abitazione di un cittadino di Isola delle Femmine.
Relativamente al petcoke, si evidenzia un contenuto complessivo di idrocarburi
policiclici aromatici (IPA) pari a 19,719 mg/Kg , un contenuto di Nichel di 285,4 mg/Kg
e una concentrazione di Vanadio di 2445 mg/Kg .La concentrazione di Vanadio non è
confrontabile con le analisi effettuate dallo stesso dipartimento su un campione prelevato
anni prima presso il porto di Palermo dalla stiva della M/N Amber K (1092
mg/Kg),invece è confrontabile con quello trovato nel rapporto di prova N° 2005063311,
che riporta un valore di 2570 mg/Kg.
In ogni caso le concentrazioni di IPA, di Vanadio e di Nichel rientrano con quanto
previsto nella scheda di sicurezzadel petcoke, che riporta una percentuale di IPA
inferiore al 15%, una percentuale di Vanadio e Nichel rispettivamente inferior allo 0.3%.
Il campione di polvere ,invece, presenta un contenuto di IPA e Vanadio sensibilmente

2
Università degli Studi di Palermo, Dipartimento di Chimica Inorganica e Analitica Stanislao Cannizzaro,Analisi
campioni di acqua,cemento e polvere,2009.
Analisi
CEMENTO
QUANTITÀ
[%]
Alluminio
Nichel
6.10 (Al
2
O
3
)
0.0036
Vanadio 0.016
Ferro 4.01 (Fe
2
O
3
)
Cromo(esavalente) 0.0006
Cromo(totale) 0.0007
Zolfo
Calcio
2.8 (SO
3
)
55.5 (CaO )
Magnesio 2.4 (MgO)

Analisi POLVERE QUANTITÀ [%]
Zolfo 0.6 (SO
3
)
Calcio 40.3 (CaO)
Magnesio 3.33 (MgO)

Analisi ACQUA QUANTITÀ [mg/l]
Nichel 0.003
Alluminio 0.04
Vanadio <0.001
Ferro 0.09
Cromo (esavalente) Assente
Cromo (totale) Assente


28

inferiore a quello del petcoke (0.315mg/Kg) ,mentre la concentrazione di Nichel risulta
superiore di un ordine di grandezza (2753 mg/Kg). Inoltre si evidenzia un elevato
contenuto di Cromo totale, Alluminio e Ferro , non riscontrato nel petcoke.
Non sembra ragionevole quindi identificare questa polvere direttamente al petcoke ed in
particolare quindi identificarne la provenienza dalla movimentazione dello stesso
(trasporto dal deposito Raffo Rosso al carbonile).
La presenza di Vanadio e di Nichel potrebbe indicare però il contributo di questo
materiale nella composizione della polvere.E’ improbabile ,infatti, che il Vanadio possa
provenire da altre fonti naturali,visto che in natura è presente in alcuni minerali, quali la
bauxite ed in giacimenti di combustibili fossili quali petrolio,carbone e sabbie catramose.
L’elevato contenuto di Nichel nella polvere,superior a quello riscontrato nel
petcoke,dovrebbe invece risentire di altri contribute. Per verificare se ciò è causato dalla
cementeria sarebbe opportune conoscere la concentrazione di questo metallo nelle
materie prime usate nell’impianto (calcare,argilla,sabbia, gesso , desolfogesso, perlite,
additive NT9 e additive Aercem ) nonce nei prodotti finali.
Inoltre considerando che il cemento è dal punto di vista chimico una miscela di silicate e
alluminati di calico con la seguente composizione:
 64% ossido di calcio
 21% ossido di sicilio
 5.5% ossido di alluminio
 4.5 % ossido di ferro
 2.4% ossido di magnesio
 1.6 % solfati
 1 % altri materiali, tra cui soprattutto acqua
L’elavato contenuto di ferro e alluminio nella polvere potrebbe derivare dal cemento e/o
dalla materie prime utilizzate nell’impianto.
Anche il cromo può essere contenuto nel cemento. Infatti visto che la Direttiva
2003/53/CE ,recepita in Italia con il Decreto del Ministero della Salute 10 maggio 2004,
prevede che il cemento e i preparati contenenti cemento non possono essere
commercializzati o impiegati se contengono , una volta mescolati con acqua , oltre 2
ppm di Cromo VI idrosolubile , che è irritante per contatto con la pelle , sono immessi
nel cemento sfuso degli additive che trasformano il cromo esavalente (cancerogeno-
mutageno) in cromo trivalente ( non dannoso) . La norma prevede una deroga solo nei
casi in cui il cemento sia manipolato unicamente da macchinari , senza alcuna possibilità
29

di contatto con la pelle.
Da ciò si può dedurre che anche l’elevato contenuto di cromo totale può essere attribuito
al cemento. A tale proposito si precisa che a causa dell’esigua quantità del campione non
è stato possibile determinare il contenuto del cromo esivalente.
Per verificare se le ipotesi sopra esposte relativamente all’impianto di Italcementi sono
ragionevoli, sarebbe opportune verificare complessivamente la concentrazione di questi
metalli sia nelle materie prime usate nella cementeria (calcare, argilla,sabbia, gesso,
desolfongesso, perlite, additive NT9 e additive Aercem) che nei prodotti finali. Inoltre
andrebbe previsto a tutti i camini di emissione il monitoraggio oltre che delle poveri
totali anche del contenuto nelle stesse,di cromo totale,cromo esavalente, nichel,
ferro,alluminio e vanadio, in modo da individuare, nel caso in cui effetivamente fosse
sostanziale il contributo della cementeria alla produzione di queste polveri, la fase di
processo più critica per l’emissione di tali sostanze.
Parallelamente sarebbe comunque opportune verificare, nella zona interessata
dall’immissione di queste polveri , la presenza di attività di lavorazione di leghe
metalliche o acciaio o di qualunque altra attività , che possano produrre emissioni dei
metalli riscontrati nella polvere. Tale verifica potrebbe essere indirizzata
nell’individuazione e identificazione delle pressioni ambientali più significative
attraverso un opportuno ed adeguato piano di monitoraggio della quantità dell’aria.
Tabella campione petcoke. [ 13]
PARAMETRO RISULTATO u.d.m.
Bario 12.3 mg/kg
Cadmio 0.4 mg/kg
Cromo totale <1 mg/kg
Rame 4.5 mg/kg
Nichel 285.4 mg/kg
Piombo <2 mg/kg
Zinco 31.2 mg/kg
Cobalto 2.2 mg/kg
Vanadio 2445.0 mg/kg
30





In merito al monitoraggio delle materie prime,intermedi e prodotti finite in essere, presso
lo Stabilimento e già riportati nell’integrazione al Piano di Monitoraggio e
Controllo,oltre ai normali controlli chimici di routine effettuati dal personale per la
caratterizzazione dei materiali in lavorazione, come previsto dal sistema di gestione della
qualità certificate ISO 9002, è attivo un ulteriore piano di monitoraggio, anche al fine di
verificare il contenuto di metalli presenti nei materiali utilizzati e nel clinker prodotto.
Si fa presente che essendo il cemento un prodotto finite costituito principalmente da
clinker con l’aggiunta di modeste quantità di gesso, calcare, o altri correttivi necessari a
definire la tipologia commerciale, la concentrazione di metalli eventualmente presenti
può essere facilmente dedotta dall’analisi dei singoli costituenti la miscela.
La tabella
3
seguente riporta sinteticamente, in relazione ai metalli pesanti i risultati dei
rilievi fatti, indicando per confronto anche l’analisi sul campione di coke di petrolio
analizzato da ARPA. Nella stessa tabella è riportata un’analisi statistica dei dati trovati,
considerando quelli inferiore al limite di rilevabilità strumentale pari al limite stesso.

Sb As Cd Cr Co Hg Mn Ni Pb Cu Sn Ti V Zn
Anno Materia
le
mg/
kg
mg/
kg
mg/
kg
mg/
kg
mg/
kg
mg/
kg
mg/
kg
mg/
kg
mg/
kg
mg/
kg
mg/
kg
mg/
kg
mg/
kg
mg/
kg
2006 argilla <1 8.9 1.0 121.
9
31.9 <1 294.
8
40.1 23.6 19.7 5.5 0.2 117.
3
88.8
2006 calcare <1 1.2 1.5 20.6 <1 <1 42.4 12.1 4.0 6.5 <1 <1 <10 10.5
2006 clinker <1 5.9 2.2 190.
9
<1 <1 151.
3
22.4 6.1 17.9 <1 <1 7.5 11.5
2006 desolfog
esso
<1 0.7 0.8 30.4 <1 <1 33.5 11.0 4.8 6.9 <1 <1 7.5 11.5
2006 perlite <1 2.2 0.6 83.1 <1 <1 378.
4
2.8 38.6 4.6 4.9 0.9 6.5 87.3
2006 perlite <1 0.4 0.7 53.4 <1 1.20
0
364.
1
<5 39.4 6.2 4.2 0.8 14.8 80.5
2006 sabbia 1.10 3.4 0.1 179.
4
2.9 <1 198.
1
13.9 11.5 8.5 2.6 <1 40.8 33.0
2007 argilla <1 7.3 0.7 72.5 12.8 <1 331.
2
35.6 23.8 21.5 3.8 <1 121.
0
98.0
2007 argilla <1 9.0 0.6 102.
8
22.5 <1 345.
8
38.6 23.7 21.6 3.8 <1 133.
9
93.6
2007 argilla <1 9.8 <1 99.5 28.0 <1 419.
3
36.1 25.1 24.7 6.2 <1 124.
2
101.
7
2007 calcare <1 2.4 2.0 <10 <1 <1 30.7 6.4 2.9 7.7 2.9 <1 <10 11.8
2007 calcare <1 1.2 1.6 <10 <1 <1 60.5 12.6 7.2 13.4 2.3 <1 5.3 18.0
2007 calcare <1 1.0 0.7 <10 <1 <1 24.6 4.3 8.4 11.0 9.3 <1 2.0 11.3

3
Arpa,prot. 9973911, Analisi sul campione di coke di petrolio, 9 Ottobre 2008.
Alluminio 117 mg/kg
Ferro 228 mg/kg
Mercurio 0.0005 mg/kg
31

2007 clinker <1 4.4 1.8 65.2 <1 <1 144.
1
18.8 7.2 13.1 <1 <1 19.3 36.9
2007 clinker <1 4.0 0.9 24.3 <1 <1 172.
0
19.5 7.8 14.1 2.8 <1 32.0 38.4
2007 clinker <1 5.1 0.8 134.
7
<1 <1 174.
9
50.7 4.4 11.2 2.8 <1 31.6 30.3
2007 desolfog
esso
<1 <1 0.8 7.8 <1 <1 41.0 9.2 5.9 7.4 <1 <1 6.8 12.4
2007 desolfog
esso
<1 <1 <1 5.0 <1 <1 28.5 6.2 5.5 4.8 <1 <1 6.9 7.8
2007 perlite <1 1.5 <1 39.6 <1 <1 444.
0
2.4 46.5 17.2 4.4 0.9 11.4 98.9
2007 perlite <1 0.6 0.9 16.7 <1 <1 504.
4
3.5 45.1 7.2 3.4 1.2 16.3 92.7
2007 perlite <1 <1 <1 60.7 1.5 <1 421.
3
<5 42.5 10.1 5.0 1.2 16.2 100.
3
2007 sabbia <1 6.1 <1 219.
3
<1 <1 144.
3
13.2 9.8 9.3 <1 <1 34.5 26.0
2007 sabbia <1 6.6 <1 100.
3
<1 <1 225.
3
16.3 9.8 10.1 <1 <1 48.4 29.4
2007 sabbia <1 7.9 <1 124.
0
<1 <1 297.
8
18.0 12.9 15.9 3.2 <1 48.7 38.5
2008 argilla <1 7.9 <1 113.
0
14.0 <1 352.
7
38.3 11.0 26.7 <1 <1 136.
6
91.0
2008 argilla <1 5.0 3.6 87.5 18.0 0.02
0
311.
9
35.0 12.2 16.2 <1 <1 120.
2
78.7
2008 argilla <1 8.8 3.1 16.4 7.4 0.01
2
287.
6
45.9 <3 22.0 <1 <1 139.
6
85.8
2008 calcare <1 <1 <1 <10 7.4 <1 43.1 <5 <3 10.8 <1 <1 <10 10.3
2008 calcare <1 <1 <1 <10 7.4 0.01
6
59.6 <5 <3 <10 <1 <1 <10 <10
2008 calcare <1 3.4 <1 <10 3.9 0.06
9
89.9 <5 <3 <10 <1 <1 <10 10.6
2008 clinker <1 1.4 <1 <10 12.7 2.30
0
182.
7
11.9 7.9 10.9 <1 <1 37.3 43.6
2008 clinker <1 1.1 <1 37.0 17.0 <0.0
1
135.
4
<5 7.5 <10 <1 <1 38.6 35.6

2008 clinker <1 1.9 <1 90.5 21.6 <0.0
1
419.
9
175.
1
<3 24.3 <1 1.0 175.
6
43.1
2008 perlite <1 <1 <1 32.7 10.0 <1 422.
4
<5 31.2 <10 <1 <1 <10 98.6
2008 perlite <1 <1 2.0 42.0 9.0 <0.0
1
430.
0
36.0 35.0 <10 <1 <1 <1 86.0
2008 perlite <1 <1 <1 46.2 8.0 0.01
1
439.
6
32.5 36.0 <10 <1 <1 <10
2008 sabbia <1 5.0 <1 27.6 9.7 <1 281.
3
18.9 7.4 19.3 <1 <1 59.7 47.6
2008 sabbia <1 4.8 1.8 114.
9
5.7 0.01
2
197.
1
8.2 4.1 <10 <1 <1 35.8 25.5
2008 sabbia <1 6.3 <1 94.4 8.0 0.18
2
303.
0
56.7 <3 16.4 <1 <1 41.1 28.7
media 1.0

3.7 1.2 65.9 7.4 0.85
6
236.
6
22.7 15.0 13.3 2.3 1.0 44.2 49.8
massimo 1.1 9.8 3.6 219.
3
31.9 2.30
0
504.
4
175.
1
46.5 26.7 9.3 1.2 175.
6
101.
7
minimo 1.0 0.4 0.1 5.0 1.0 0.01
1
24.6 2.4 2.9 4.6 1.0 0.2 1.0 7.8
deviazione STD 0.0 3.0 0.7 55.0 8.4 0.45
9
148.
6
29.3 14.0 5.9 1.9 0.1 48.8 34.3
coke analizzaro
da ARPA
0.4 <1 2.2 0.00
5
286.
4
<2 4.5 2445 31.2

32

Si precisa ,che in ordine al contenuto di Cromo esavalente nei cementi la Direttiva
2003/53/CE recepita nelle legislazione Italiana con Decreto del Ministero della Salute
10 maggio 2004 ,limita a partire dal 17 gennaio 2005 l’immissione sul mercato e l’uso
del cemento contenente più di 2 mg/kg di Cr
(VI)
idrosolubile,prevedendo per il suo
controllo l’uso di costosi riducenti da miscelare con il cemento prodotto . E’ assoluta ed
evidente necessità dell’azienda contenere il più possibile la concentrazione di Cromo
nelle materie prime al fine di ottenere un prodotto finale che ne abbia la concentrazione
più bassa possibile. In tale modo è possibile garantire con un consumo di agenti riducenti
il più contenuto possibile, la concentrazione nei cementi inferiore al limite previsto.
Le analisi effettuate sul clinker prodotto evidenziano un contenuto medio di Cr
VI
pari a
7.5 mg/kg
In seguito nel rapporto l’ARPA segnala che non sembra ragionevole identificare la
polvere prelevata presso l’abitazione come coke di petrolio.Suggerisce di estendere
l’indagine alle materia prime utilizzate in cementeria e nei prodotti finali e ritiene
opportuno verificare la presenza di attività di lavorazione di leghe metalliche o di acciaio
o di qualunque altra attività che possan produrre emissione dei metalli riscontrati nella
polvere campionata presso l’abitazione.
Il prospetto seguente elenca ,in breve, le concentrazioni in mg/kg di Cromo totale, Nichel
e Vanadio riscontrate nei seguenti materiali:
 Materi prime utilizzate;
 Clinker prodotto
 Coke di petrolio campionato ed analizzato da ARPA;
 Polvere prelevata da tecnici comunali presso l’abitazione ed analizzata da
ARPA.

Cromo Nichel Vanadio
Calcare 12,4 7,2 8,2
Argilla 93,4 38,5 127,5
Sabbia 122,8 20,7 44,1
Perlite 46,8 11,5 10,8
Desolfogesso 14,4 8,8 7,1
Clinker 78,9 43,3 51,3
Coke di Petrolio (analisi ARPA) < 1 285 2445
Polvere prelevata presso abitazione (analisi ARPA) 6692 2753 50

E’ evidente come il contenuto dei metalli nelle materie prime e nel coke di petrolio
mostri valori completamente diversi rispetto a quelli riscontrati nelle polveri e soprattutto
33

non sono rispettati i rapporti di concentrazione tra i vari elementi.
La concentrazione del Vanadio è decisamente inferiore a quella contenuta nel coke e
confrontabile invece con il tenore presente nell’argilla e nella sabbia che sono materie
prime naturali ubiquitarie presenti su tutto il territorio considerato.
Ferro e Allumino come pure Calcio e Silicio sono componenti principali delle rocce di
argilla, sabbia e materiale selcioso e calcareo presente su tutto il terriotorio e riscontrabili
in qualsiasi polvere che si deposita naturalmente.
Infine bisogna ricordare che Ferro ,Nichel e Cromo sono componenti fondamentali nelle
leghe metalliche.
Alla luce di tutto quanto sopra esposto e di quanto, inoltre, verificabile dalla
documentazione e dagli interventi realizzati in stabilimento, la società ritiene di aver
ottemperato, per quanto non di sua competenza, alle prescrizioni contenute nel DRS 693.
Resta preclusa alla società la possibilità di adempiere alle prescrizioni per le quali è
necessario il coinvolgimento degli Enti. E difatti, solo a valle del protocollo tra la società
ed ARPA, previsto in AIA per l’installazione delle stazioni di rilevamento della qualità
dell’aria,sarà possibile installarle .
In fine a seguito di chiarimenti e precisazione in ordine alle integrazioni ulteriori alla
proposta di piano di monitoraggio trasmessa, da parte della Regione, Provincia ed
ARPA, sarà possibile il definitivo adeguatamento del piano di monitoraggio e controllo
prescritto .[ 14 ]
Sempre nel 2009 sono state effettuate delle analisi relative all’acqua di scarico prelevata
dalla fossa di desoleazione ,di cui di seguito in tabella
4
sono riportati i risultati:

Prova UM Valore Valore
limite
pH Unità
pH
7,80 [5,5:9,5]
Richiesta chimica di
ossigeno (C.O.D)
mgO
2
/L 44 max 500
Idrocarburi totali mg/L < 0,05 max 10
Grassi e oli animali e
vegetali
mg/L 0,12 max 40

4
Consulenze Ambientali S.p.A.,Analisi acqua di scarico prelevata dalla fossa di desolazione, «Rapporto di prova n°
5998» , 2008.
34

Materiali
sedimentabili
mg/L < 0,2
Azoto ammoniacale
(NH
4
)
mg/L < 1 max 30
Azoto nitrico mg/L 1,2 max 30
Azoto nitroso mg/L 0,55 max 0.6
Cloruri mg/L 46 max 1200
Solfati mg/L 32 max 1000
Fosforo totale mg/L < 1,0 max 10
Materiali in
sospensione
mg/L 12 max 200

Si osserva dai risultati che l’acqua di scarico è conforme ai limiti secondo la D.Lgs
152/2006 per scarico in pubblica fognatura.
La tabella
5
seguente ,invece, riporta i risultati delle analisi condotte mensilmente dalla
Cementeria su dei campioni di olio combustibile.

Densità a 15
°C
ISO 3675 976.0 kg/m
3

Acqua ISO 3733 1.30 % peso
Viscosità UNI EN ISO 3104-
00
215.9 mm
2
/s
Viscosità a 50
°C
28.51 °E
“ “ 48.80 mm
2
/s
“ 80
°C
6.490 °E
“ 100
°C
23.77 mm
2
/s
“ “ 3.316 °E
Residuo
Carbonioso
UNI EN ISO
10370-98
9.47 % m/m
Carbonio ASTM D 5291-07 86.1 %
massa

5
Stazione Sperimentale per i Combustibili, Analisi Olio combustibile denso, «Rapporto di prova n°200900547» ,2009.
35

Idrogeno ASTM D 5291-07 10.5 %
massa
Azoto ASTM D 5291-07 0.3 %
massa
Zolfo ASTM D 1552-07 0.97 %
massa
Nichel UNI EN 13131-01 20.5 mg/kg
Vanadio UNI EN 13131-01 20.2 mg/kg
Potere
Calorifico
ASTM D 240-07
Potere
calorifico
superiore
10202 kcal/kg
“ “ 42.715 MJ/kg
Potere
calorifico
inferiore
9665 kcal/kg
“ “ 40.465 MJ/kg
Fattore di
Emissione
PT-030
(DIR.2003/87/CE)
77.96 tCO
2
/TJ

In data 16/3/2009 il personale del Dipartimento dell’Assessorato Regionale Territorio e
Ambiente ,Servizio 2 e Servizio 3, della Provincia Regionale di Palermo con la presenza
del consulente e rappresentante del Sindaco del Comune di Isola delle Femmine , ha
effettuato un sopralluogo presso l’impianto IPPC della ditta Italcementi S.p.A. di Isola
delle Femmine , finalizzato alla verifica delle prescrizioni contenute nel D.R.S. n.693 del
18 luglio 2008 (decreto di autorizzazione integrate ambientale , AIA) .
In merito a quanto riportato nel verbale di sopralluogo si rappresenta quanto segue:
 A tutt’oggi non sono pervenute comunicazioni della Ditta in base a quello
evidenziato nella nota ARPA del 19/3/ 08.
 Il piano di monitoraggio e controllo (PMec) p. MES/ DT-AMB del 19/8/08 è
stato integrato con il document p.MES/12/ DT-AMB del 23/3/09.
Detto documento necessita delle seguenti ulterior integrazioni:
a) Altezze errate dei punti di prelievo, camini E14-E17-E48-E50;
b) Specifica del valore di delta pressione limite per i filtri a maniche onde rilevarne
36

lo stato di efficienza;
c) Dimensioni e capacità dei filtri passive a carbone attivo a letto static installati
sugli sfiati dei serbatoi metallic per l’olio combustibile BTZ e stima delle
quantità di carbone attivo necessarie per garantire l’efficienza dei filtri nell’intero
semester in relazione ai flussi di emission da trattare;
d) Specifica metodi analitici e relative parametric di garanzia della qualità degli
scarici idrici ed istituzione di un registro delle ispezioni dell’impianto con pagine
numerate e vidimato;
e) Tutti i registri utilizzati relative a : ispezioni SME, misure sostitutive emission,
manuntenzione degli analizzatori in continuo, interruzione funzionamento
impianti di abbattimento , anomalie impianti , ispezione impianto di depurazione
devono avere pagine numerate ed essere vidimati dall’Autorità competente. Dett
registri devono essere specificati in apposite elenco allegato al piano di
monitoraggio e controllo ;
f) Modalità operative relative al monitoraggio della qualità dell’aria finalizzato
all’allocazione delle due centraline fisse previste dall’ AIA come già comunicato
con la nota ARPA del 23/3/2009.
In merito al campione di polvere,prelevato in prossimità del condotto di depolverazione
del raffreddatore del clinker del forno 3 vengono mostrati i rapporti di prova delle analisi
eseguite con le seguenti considerazioni.
Il campione di polvere non mostra un contenute di IPA rilevabile.
La tabella seguente riporta le concentrazioni dei metalli determinate nel campione in
oggetto, nel campione di polvere prelevato il 25/8/08 dall’Ufficio Tecnico del Comune
di Isola delle Femmine e nel campione di petcoke prelevato il 19/8/08 da questo DAP
presso il Deposito Combustibili solidi in località “Raffo Rosso” ,oltre i valori medi delle
concentrazioni dei metallic riscontrate nel monitoraggio delle materie prime , intermedie
e prodotti finite , riportati nella nota della Italcementi d.MOT/15DT/AMB del 9/3/09 .
Le considerazioni sui dati relative al monitoraggio delle materie prime,intermedi e
prodotti finite sono contenute nel verbale di sopralluogo del 16/3/09.




37













Dai dati della tabella si evidenzia che le concentrazioni dei metalli della polvere
prelevata all’interno dell’impianto industrial , in prossimità del condotto di
depolverazione del raffreddatori del clinker del forno 3 , non corrispondono con quelle
della polvere prelevata dall’Ufficio Tecnico , presso l’abitazione del cittadino di Isola
delle Femmine ,nominato prima.
In particolare il Cromo totale della polvere prelevata all’interno dell’impianto risulta
essere circa di cento volte inferior al Cromo determinate sulla polvere campionata dal
Comune.
Le concentrazioni di Cobalto, Ferro,Nichel e Rame della polvere prelevata all’interno
dell’impianto risultano da dieci a cento volte inferiori .
Al contrario le concentrazioni di Alluminio,Vanadio e Zinco della plover prelevata
all’interno dell’impianto risultano superiori da tre a cinque volte rispetto alle
concentrazioni degli stessi metalli determinate sull polvere campionata dal Comune.
Pertanto non si può escludere che la polvere prelevata all’interno dell’impianto possa
essere in parte contenuta nella polvere prelevata dal Comune in quanto sono presenti gli
stessi costituenti, ma sicuramente nella polvere prelevata dal Comune devono essere
presenti altri contributi che modificano i rapport di concentrazione tra i vari metalli.
Le concetrazioni di Arsenico, Cadmio ,Cromo ,Cobalto , Nichel e Rame , riscontrate
nella polvere prelevata all’interno dell’impianto indutriale, sono invece compatibili con
le concentrazioni medie delle materie prime , intermedi e prodotti finite.E la
concentrazione di Cromo VI rilevata nella polvere prelevata all’interno dell’impianto
industrial risulta maggiore di quella determinate nel clinker dall’Italcementi.[ 15]
Metalli
(mg/Kg)
Polvere
16/3/09
Polvere
25/8/08
Monitoraggio Italcementi
materie prime,intermedi
e prodotti finiti.
Petcoke
Alluminio /
Arsenico 3.7
Cadmio 0.5 0.2 1.2
Cromo 65.9
Cromo VI 7.5 (solo clinker)
Cobalto 7.4
Ferro 13712 /
Nichel 22.7
Piombo 15.0
Rame 22.1 13.0
Vanadio 44.2
Zinco 30.9 49.8
38

Un ‘altro tipo di inquinamento ,dannosa per i cittadini,è quello acustico dovuti ai rumori
dei vari macchinari usati nelo stabilimento della Italcementi.
E proprio su questi rumori sono stati fatti dei monitoraggi fonometrici in alcuni
abitazioni e tenuto conto della complessità tecnica e normative della problematica si
precisa quanto segue :
 Dall’esame preliminare condotto nel sopralluogo effettuato da tecnici di questo
Dipartimento è stato rilevato, sia nell’abitazione presso la quale è stato effettuato
il monitoraggio che il altre abitazioni vicine,un rumore sordo e persistente
attribuito dagli abitanti ai macchinari in uso all’Italcementi ed in particolare ai
mulini;
 È stata segnalata dagli abitanti l’immissione di vibrazioni anch’esse attribuite ai
macchinari dell’Italcementi ;
 È stata scelta l’abitazione oggetto del monitoraggio, pur non particolarmente
vicina allo stabilimento, in quanto nella stessa era particolarmente percepebile la
presenza del rumore segnalato dai cittadini;
 La zona nella quale è ubicata l’abitazione è classificabile, ai sensi del DM 1444
del 1968 come zona B (urbana non centro storico);
 Nell’abitazione è stato effettuato il monitoraggio fonometrico “non presidiato “ a
finestre chiuse nelle ore notturne tramite un fenomeno integratore analizzatore
posizionato nell’ambiente “cucina-soggiorno” dell’abitazione di cui all’oggetto;
 In sede di sopralluogo è stato inoltre deciso di effettuare successivamente il
rilevamento delle vibrazioni in quanto per le stesse,percepibili, non è disponibile
normative che ne individui i limiti per la popolazione;
 I valori di livello equivalente rilevati sono da considerarsi come “rumore
ambientale” e quindi come la somma di tutte le sorgenti , ivi compresi in
macchinari della Italcementi;
 Dai rilevamenti effettuati non è stato possible valutare il rumore residuo, con i
macchinari dell’Italcementi non attivi , in quanto la stessa Ditta nn ha partecipato
agli accertamenti/monitoraggi.
Ciò premesso è tenuto conto dei valori riscontrati, attribuibili anche ma non
esclusivamente ai macchinari dell’Italcementi, si precisa quanto segue:

 La Regione Sicilia non ha ancora emanato I criteri per l’effettuazione della
zonizzazione acustica ai sensi delle compotenze alla stessa assegnata dalla legge
39

447/95 art.4;
 Il Comune non ha effettuato la zonizzazione acustica né ai sensi del DPCM
01.03.91 né ai sensi della legge 447/95 e del DPCM 14.11.97;
 Per la concorrenza delle suddette carenze ed in base al DPCM 01.03.91, al
rumore ambientale immesso nell’ambiante abitativo è applicabile “
esclusivamente” il limite notturno assoluto di zona (B) di 50 dBA;
 Il valore Massimo del livello equivalente del rumore campionato per tutto il
tempo di riferimento notturno è risultato di 45.7 dBA, inferior quindi all’unico
limite assoluto applicabile ( 50dBA);
 Per la concorrenza delle suddette carenze alla differenza,pur non rilevata , tra il
rumore ambientale ed il rumore residuo, non sarebbe applicabile il limite
differenziale notturno di immissione di rumore nell’ambiente abitativo di cui
all’art.4 del DPCM 14.11.97;
 Alla differenza tra il rumore ambientale ed il rumore residuo potrebbe essere
applicator esclusivamente il limite differenziale di cui all’allegato del DPCM
01.03.91 in quanto il rumore ambientale, campionato in maniera continua in tutto
il tempo di riferimento notturno a finestre chiuse, è risultato , pur leggermente,
superior a 45 dBA;
 Se lo stabilimento dell’Italcementi fosse classificabile come “impianto a ciclo
produttivo continuo”, l’applicazione del criterio differenziale previsto dal DPCM
01.03.91 non sarebbe comunque possible ai sensi del Decreto del Ministero
dell’Ambiente del 11.12.1996 (G.U. n.52 del 04.03.07) in quanto il rumore
ambientale è risultato inferior al limite assoluto di zona;
 La valutazione della tollerabilità del rumore immesso dall’Italcementi
nell’ambiente abitativo oggetto di misura richiede necessariamente la valutazione
della differenza tra il rumore ambientale ed il rumore, per verificare il rispetto del
limite “differenziale” di 3 dB indicato in giurisprudenza come limite di
tollerabilità;
 Il livello equivalente del rumore ambientale nel tempo di riferimento notturno
misurato per tre notti ,è risultato particolarmente basso ma in assenza di un
riscontro oggettivo non è possible attribuire tali valori all’inattività dei
macchinari dell’Italcementi e di conseguenza tali valori non sono considerabili
come una stima del rumore residuo ;
 Al termine del monitoraggio sono stati effettuati dei rilevamenti del rumore
40

ambientale nel tempo di riferimento diurno in cui , il livello equivalente di
rumore ambientale ottenuto in tali rilevamenti , pur di breve durata ma effettuati
durante orari di intense attività umana e traffic veicolare sostenuto , è risultato
inferiore al limite assoluto diurno di zona (B) indicato dal DPCM 01.03.91 art.6
in 60 dBA.
Alla fine di questi rilevamenti il Dipartimento ha dato la disponibilità di supportare il
Comune di Isola delle Femmine sul controllo del rispetto della normative per la tutela
dell’inquinamento acustico, e gli attribuisce la stazione di CC , per la valutazione
dell’eventuale fattispecie penale che si configure per l’immissioni di rumore al di sopra
della normale tollerabilità.
Si precisa,comunque che, per ovvie ragioni tecniche, per l’effettuazione di accertamenti
ulteriori sia fonometrici che di vibrazioni , è necessaria la presenza di personale tecnico
della ditta Italcementi per lo spegnimento dei macchinari della stessa.[16]

4.4. Le problematiche sottostanti alla richiesta di ampliamento della
Italcementi.
Con il seguente parere, non si ha l’obiettivo soltanto di scovare gli elementi negative che
portare a un giudizio di rifiuto assoluto all’ampliamento della cementeria quanto,
piuttosto quello di non far dimenticare, a tutti gli organi preposti alla realizzazione ,
gestione e controllo dell’opera auspicate, che tutte le norme , che disciplinano le attività
in gioco, sono subordinate ad una ratio di natura indefettibile , e cioè : alla salvaguardia
della salute sia del singolo che dell’ambiente in cui egli svolge la sua esistenza.
Ne consegue che la violazione delle norme che presiedono e che regolano la possibilità
di esercitare questo tipo di produzione industriale, pregiudicherebbe interessi di carattere
talmente primari che, qualunque risarcimento future , non restituirebbe in alcun modo il
mal tolto.
Premesso quanto sopra,questi sono i punti che si intende analizzare :
1) Riferimenti normative posti a tutela della salute.
2) Aspetti relative all’impatto ambientale e necessità di un progetto definitive per
una complete valutazione.
3) Connessione con la specifica normative di urbanizzazione del Comune di Isola
delle Femmine.
4) Considerazioni conclusive.

41

PUNTO 1.
L’art. 216 del T.U.LL.SS. (Testo unico delle leggi sanitarie) confermato dal Decreto
Ministerale della Sanità del 05/09/1994 recita che:
“le manifatture o fabbriche che producono vapori,gas o alter esalazioni insalubri o che
possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti sono indicate in un
elenco divise in due classi;
 La prima comprende quelle che debbono essere isolate nelle campagne e tenute
lontano dale abitazioni;
 La seconda quelle che esigono speciali cautele per la incolumità del vicinato.”
Proprio nella prima classe rientrano le industrie che producono cementi.
E questi elenchi non possono essere disattesi dai Comuni e le prescrizioni contenute in
seno ad essi devono trovare applicazione nei confronti delle industrie già esistenti all’atto
dell’emanazione del Decreto Ministeriale.
Da questo, quindi ne discende come logico ed obbligato corollario:
“che la Italcementi, siccome industria che produce cemento, e quindi vapori, gas ed alter
esalazioni, deve essere considerate di tip insalubre, in virtù della normative sopra
richiamata, con la giuridica conseguenza che in nessun caso potrebbe e dovrebbe
allocarsi nelle vicinanze di centri abitati, data la notevole potenzialità della medesima a
causare eventi dannosi e irreparabili per la salute degli abitanti; disattendendo il
suddetto ci si trova, e ciò lo si può affermare con molto schietezza, contra ius: in
particolare contro l’art. 216 del T.U.LL.SS, gli art.101 e segg. Del Regolamento
Sanitario e i Decreti Ministeriali che nel tempo sono entrati in vigore.”
Vi è poi l’impossibilità,nel caso tale obiezione volesse essere avanzata,di potere
ridimensionare le caratteristiche di tali industrie definite “di tipo insalubri” con dei
semplici o complessi che siano adeguamenti finalizzati ad eliminare i pericoli di tali
attività produttive. In altri termini qualunque cautela venga realizzata potrà solo
apparentemente ridurre i rischi, in quanto basterebbe soltanto un danno, un
malfunzionamento temporal della produzione, ed ecco che riaffiorerebbe il pregiudizio
per gli abitanti.
Alla luce delle considerazioni che precedono ci si chiede come mai un’industria di tal
specie si trova a stretto contatto con scuole,alberghi ,abitazioni civili,locali
pubblici,impianti sportive e dulcis in fundo ,guardia media?!
Senza dimenticare che l’ente comunale di Isola continua, come se nulla fosse a rilasciare
concessioni edilizie e piani di lottizzazione per strutture da edificare a meno di 50 metri
42

dalla citata industria.
Ci si chiede perchè, se un singolo individuo decide di costruire deve sottostare a tutta una
serie di vincoli, dato che tutta la zona dove si trova la cementeria è vincolata dal 1964
dalla Soprintendenza dei Beni Ambientali e Paesaggistici della Regione Siciliana ,mentre
la predetta industria potrebbe , in disprezzo dei vincoli suddetti,costruire anche una torre
tranquillamente?
PUNTO 2.
Devono essere analizzati anche gli effetti che un ampliamento di questa portata avrebbe
nei confronti dell’ambiente circostante. E’ noto che la valutazione dell’impatto
ambientale di un’opera altro non ha che il preciso fine di verificare il complessivo
impatto di un progetto sul sistema ambientale; e chiaramente non si pretende di avere in
riferimento al progetto ( che peraltro non esiste in nessun atto) un impatto ambientale
“zero” , ma almeno, delle percentuali minime che in comparazione con le esigenze della
zona soddisfino, senza deturparlo, l’ambiente.
Per questa ragione la normative prevede che lo studio di impatto della Italcementi prenda
in esame tutti gli elementi che concorrono al pieno funzionamento dell’opera sottoposta
a procedura ed,inoltre, tutti gli elementi utili al suo inquadramento all’interno del
territorio che lo circonda (sia in termini di previsioni programmatiche che in termini di
relazioni con le diverse componenti ambientali).
Per ottenere ciò occorre che lo studio sull’impatto ambientale sia, ai sensi dell’art.2 del
DPCM 27/12/1988 corredato dai seguenti quadric di riferimento:
1) Quadro di riferimento programmatico che deve comprendere:
a. La descrizione del progetto in relazione agli stati di attuazione
degli strumenti pianificatori, di settore e territoriali, nell’ambito
quali viene inquadrato il progetto stesso;
b. La descrizione dei rapporti di coerenza del progetto con gli
obiettivi perseguiti dagli strumenti pianificatori con riguardo
all’area interessata;
c. L’indicazione dei tempi di attuazione dell’intervento e delle
eventuali infrastrutture a servizio e complementary
d. La descrizione dell’attualità del progetto e la motivazione
dell’eventuali modifiche apportate dopo la sua originaria
concezione;
e. Le eventuali disarmonie di previsioni contenute in distinti
43

strumenti programmatori quadro di riferimento progettuale che, ex
art.4, della citata disposizione, dovrebbe constare di due distinti
parti trattanti i seguenti aspetti:
Nella prima parte:
 Si precisano le caratteristiche dell’opera progettata ,con particolare
riferimento a :
 L’articolazione delle attività necessarie alla realizzazione
dell’opera in fase di cantiere e di quelle che ne caratterizzano
l’esercizio.
 I criteri che hanno guidato le scelte del progettista in relazione
alle previsioni delle trasformazioni territoriali di breve lungo
periodo conseguenti alla localizzazione dell’intervento, delle
infrastrutture di servizio e dell’eventuale indotto.
 Per le opera pubbliche o a rilevanza pubblica si illustrano il
risultato dell’analisi economica di costi e benefici.
Nella seconda parte si descrivono :
 Le caratteristiche tecniche e fisiche del progetto e le aree occupate
durante la fase di costruzione e di esercizio;
 L’insieme di condizionamenti e vincoli di cui si è dovuto tenere conto
nella redazione del progetto e in particolare:
 Le norme tecniche che regolano la realizzazione dell’opera;
 Le norme e prescrizioni di strumenti urbanistici , piani
paesistici e territoriali e piani di settore;
 I vincoli paesaggistici
,naturalistic,architettonici,archeologici,storico-
culturali,demaniali ed idrogeologici,servitù e alter limitazioni
alla proprietà;
 I condizionamenti indotti dalla natura e vocazione dei luoghi e
da particolari esigenze di tutela anbientale.
 Le motivazioni tecniche della scelta progettuale e delle principali
alternative prese in esame, con particolare riferimento a :
 Le scelte di processo per gli impianti industriali, per la
produzione di energia elettrica e per lo smaltimento di rifiuti;
 Le condizioni di utilizzazione delle risorse naturali o di
44

materie prime direttamente ed indirettamente utilizzate nelle
diverse fasi di realizzazione del progetto e di esercizio
dell’opera;
 Le necissità progettuali di livello esecutivo e le esigenze
gestionali imposte o da ritenersi necessarie a seguito
dell’analisi amnbientale.
 Le eventuali misure non strettamente riferibili al progetto o
provvedimenti di carattere gestionali che si ritiene opportune
adottare x contenere gli impatti sia nel corso della fase di
costruzione che di esercizio.
 Gli interventi di ottimizzazione dell’inserimento nel territorio e
nell’ambiente.
 Gli interventi tesi a riequilibrare eventuali scompensi indotti
sull’ambiente,quadro di riferimento ambientale da dividere in due
sezioni distinte:

Quadro ambientale:finalizzato alla descrizione delle componenti ambientali del sito
interesato dagli impianti.
a) Stima degli impatti: finalizzato alla individuazione e caratterizzazione degli
impatti generati dagli impianti ( secondo quanto indicato nel comma 3 dell’art. 5
del DPCM)
Il quadro di riferimento ambientale deve quindi:
b) Definire l’ambito territorial , inteso come sito ed area vasta,e i sistemi ambientali
interessati dal progetto,sia direttamente che indirettamente, entro cui è da
presumere che possono manifestarsi effetti significativi sulla qualità degli stessi;
c) Descrivere I sistemi ambientali interessati, ponendo in evidenza l’eventuali
criticità degli equilibri esistenti;
d) Individuare le aree,le componenti ed i fattori ambientali e le relazioni tra essi
esistenti, che manifestano un carattere di eventuale criticità,al fine di evidenziare
gli approfondimenti di indagine necessary al caso specific;
e) Documentare gli usi plurimi previsti dale risorse,la priorità negli usi delle stesse e
gli ulterior usi potenziali coinvolti dalla realizzazione del progetto;
f) Documentare i livelli di qualità preesistenti all’intervento per ciascuna
component ambientale interessata e gli eventuali fenomeni di grado delle risorse
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in atto.
Secondo quanto previsto da DPCM 27 dicembre 1988 (art. 5 comma 3), per la stima
degli impatti, in relazione alle peculiarità dell’ambiente interessato così come definite a
seguito delle analisi di cui al comma 2 dell’art 5 del DPCM, si deve:
 Stimare qualitativamente e quantitativamente gli impatti indotti dall’opera sul
sistema ambientale, nonchè le interazioni degli impatti con le diverse componenti
ed i fattori ambientali, anche in relazione ai rapport esistenti tra essi ;
 Descrivere le modificazioni delle condizioni d’uso e della funzione potenziale del
territorio in rapport alla situazione preesistente;
 Descrivere le prevedibile evoluzione, a seguito dell’intervento, delle componenti
e dei fattori ambientali, delle relative interazioni e del sistema ambientale
complessivo;
 Descrivere e stimare la modifica,sia nel breve che nel lungo period,dei livelli di
qualità preesistenti, in relazione agli approfondimenti di cui al presente articolo;
 Definire gli strumenti di gestione e di controllo e , dove necessario,le reti di
monitoraggio ambientale, documentando la localizzazione dei punti di misura e I
parametric ritenuti opportune;
 Illustrare i sistemi di intervento nell’ipotesi di manifestarsi di emergenze
particolari.
La successive valutazione condotta dalle Autorità competenti , in questo caso la Regione
Sicilia, è espresso tenendo conto della :
 Necessità dell’impianto.
 Motivazione , criteri,condizionamenti e vincoli che hanno guidato la scelta
progettuale.
 Motivazione delle scelte localizzative.
Lo studio d’impatto ambientale è un fondamentale supporto finalizzato alla scelta, tra
tutte le possibili alternative dell’ipotesi migliore ma, per poter esprimere un parere sugli
interventi preposti, è assolutamente indispensabile disporre di un progetto definitivo e
conoscere i criteri che hanno condotto il proponent a scegliere l’alternativa progettuale
sottoposta a procedura di Via.
Nel nostro caso specifico non ci risulta che la Italcementi abbia formalizzato,
depositandolo nelle opportune sedi, un progetto definitive dell’opera di ampliamento.
E poichè disporre dell’adeguata documentazione progettuale è requisite indefettibile per
poter valuatare in concreto tutti gli effetti che non possono non essere oggetto di
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considerazioni nell’iter dell’istruttoria del procedimento definitive, se ne può concludere
che, sin quando non si avrà tale documentazione ,né il comitato né alcun organo con
mansion di decisione potrà esprimere una reale valutazione sull’argomento.
Tutto ciò perchè uno studio sull’impatto ambientale di qualsiasi opera, ancor più se
trattasi di un industria di così abnormi caratteristiche, deve fondarsi sull’analisi
dettagliata di progetti definitive,che permettono di considerare le fasi di costruzione,
l’esercizio e la dismissione dell’impianto,deve altresì contenere informazioni esaustive
sul tipo e sulla provenienza delle materie prime e dei combustibili impiegati nel
processo, sulle emission, scarichi e rifiuti nelle diverse fasi di realizzazione e di esercizio
dell’opera ed infine sulle eventuali misure di mitigazione.
Si conclude questo punto affermando che fin quando la Italcementi non dimostrerà
,attraverso la presentazione, di un concreto progetto, che contenga e spieghi tutti I
requisiti fin qui descritti, né il comitato negli organi amministrativi competent saranno in
grado di valutare la effettiva incidenza di tale ampliamento rispetto all’ambiente
circostante.
PUNTO 3.
Occorre premettere, come criterio generale, che il livello di accettabilità di un progetto
dipende sempre dalla sua rispondenza agli obiettivi di tutela e di riequilibrio perseguiti
dagli strumenti di governo del territorio.
E parziali difformità rispetto a tali previsioni , per essere accettabili, devono essere
motivate da esigenze tecniche ed imprescindibili ed adeguatamente compensate da
interventi moderativi studiati ad hoc.
Tali interventi devono essere realizzati contestualmente all’avvio dell’attività di cantiere.
Ci si chiede se l’ipotesi di ampliamento dell’impianto previsto nell’area immediamente
accanto a dove si trova quello attuale sia oppure no in confirmità o in contrasto con le
norme del P.R.G. di Isola delle Femmine e con gli indirizzi della pianificazione
territoriale. [ 17 ]





47

Capitolo V. Considerazioni finali
Il Diritto alla Salute è sancito dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani e
dall’art.32 della Costituzione italiana, che lo pongono tra i diritti fondamentali ed
inalienabili di ogni essere umano. Informazione, partecipazione e condivisione di una
politica responsabile e rispettosa del rapporto tra cittadini ed ambiente sono alla base
della proposta politica di salvaguardia dell’ambiente e di tutela della salute del Comitato
Cittadino Isola Pulita.
Per dire NO all'uso del CDR come combustibile nei cementifici basterebbe considerare
che la legislazione obbliga i cementieri ad indicare sul contenitore se il cemento, in esso
contenuto, deriva o no dallo smaltimento di rifiuti. Il Combustibile Derivato dai Rifiuti
(CDR) è un combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi
urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Il CDR viene
utilizzato per l'incenerimento in appositi impianti inceneritori, che essendo dotati di
sistemi di recupero dell'energia prodotta dalla combustione producono elettricità o,
assieme, elettricità e calore (cogenerazione). Il CDR può essere bruciato anche in forni
industriali di diverso genere non specificamente progettati a questo scopo, come quelli
dei cementifici, per i quali può essere un combustibile economicamente vantaggioso.
Infatti il cemento, ottenuto con il co-incenerimento di CDR e combustibile fossile,
diventa pericoloso per la salute a causa dei rilasci dei manufatti con esso realizzati.
Inoltre i cementifici hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico
in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni
maggiore. Alle Associazioni basta solo quanto sopra per dichiararsi assolutamente
contrari ad ogni forma di co-incenerimento, anche temporaneo. Al posto della
combustione del CDR si propongono i trattamenti a freddo, come TMB o la produzione
di sabbia sintetica tipo Vedelago, realizzando così, senza inquinare e senza effetto serra,
recupero di materia o non di energia. [18]
Anche se la migliore tecnologia disponibile è il non utilizzo di rifiuti o materiali
sostanzialmente equivalenti come il petcoke.
Per migliorare la situazione ,tra alcune delle azioni semplici e concrete che si possono
svolgere, ci sono :
 Aggiornamento degli inquinanti rientranti tra le sostanze cancerogene della classe
III della tab. A1 dek DM 12/07/90 (sostanze ufficialmente cancerogene e/o
teratogene e/o mutogene). Tra queste ,ad esempio, non c’è la formaldeide
ufficilamente dichiarata nel 2004.
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 Piena applicazione della normative in materia di VIA anche per i cementifici che
effettuano recupero di rifiuti e/o che utilizzano petcoke.
 Piena applicazione della normative del coincenerimento anche per i cementifici
che effettuano recupero di rifiuti come material prima o usano petcoke.
 Piena applicazione della normative Severo Bis per i cementifici che utilizzano
petcoke.
 Rivedere i limiti del dm del 90 per gli impianti che effettuano recupero di rifiuti
(recupero di materia) ,introducendo un limite Massimo di monossido di carbonio
anche per i cementifici.
 Prevedere in zone ad alta concentrazione di impianti IPPC l’obbligatorietà
dell’applicazione del metodo Externe per la valutazione dei costi indiretti degli
impianti IPPC
 Sollecitare una indagine delle ricadute anche attraverso matrici alimentari e
forestali.
 Sollecitare un’indagine epidemologica per le aree circostanti i cementifici.

E tramite la procedura di autorizzazione integrata ambientale A.I.A. per l’ impianto IPPC
si possono attuare diverse funzioni, delle quali quelle di maggiore interesse sono:
a) Verifica puntuale delle autorizzazioni ambientali esistenti per ricondurle ad un
unica autorizzazione tenendo conto del principio della applicazione della
prevenzione e riduzione dell’inquinamento, al fine di raggiungere l’obiettivo di
un elevato livello di protezione ambientale e della popolazione.
b) Verifica dell’applicazione delle migliori tecnologie disponibili atte a ridurre gli
impatti ambientali e , tenendo conto delle caratteristiche tecnologiche e la durata
della vita tecnica dell’impianto, la previsione di prescizioni atte a rincondurre
l’impianto a raggiungere prestazioni idonee entro tempi certi.
c) Le fissazioni di limiti emissivi per le diverse matrici ambientali di interesse
(emissioni, scarichi, rumori, ecc,) che tengano conto delle tecnologie disponibili
e applicabili, ma anche delle caratteristiche ambientali dell’area limitrofa
all’impianto. In tal caso possono essere pescritti limiti inferiori a quelli stabiliti
dalle norme nazionali applicabili all’impianto e anche limiti inferiori alle
prestazioni ottenibili dall’applicazione delle migliori tecnologie dove le criticità
locali siano tali da renderle necessarie.
d) L’individuazione di dettaglio di un programma di monitoraggio a cura del
49

gestore e di un programma di controllo da parte degli enti preposti che riguardi
oltre al rispetto dei limiti emissivi disposti anche le specifiche modalità
gestionali prescritte e il rispetto concreto delle migliori tecnologie disponibili
individuate per l’impianto.[19]
Nella determinazione delle soluzioni di alternative al petcoke, la Legambiente ha tenuto
in considerazione oltre ai benifici ambientali e sanitari anche gli aspetti tecnologici ed
economici .Infatti, tali soluzioni,se implementate, migliorerebbero la competitività
tecnologica ed economica degli impianti.[20]




50

Sitografia.
[1] http://lagendarossadiisoladellefemmine.files.wordpress.com/2012/08/progetto-di-
ammodernamento-della-italcementi-di-isola-delle-femmine-presentazione_completa.pdf
[2] www.italcementi.it/IDF-presentazione-completa.pdf
[3] www.italcementi.it/ITA/i+nostri+materiali/dal+calcestruzzo+all+opera+finita/
[4] www.italcementi.it/ITA/i+nostri+materiali/
[5] www.italcementi.it/IDF-presentazione-completa.pdf

Bibliografia.
[6] On.Fundarò e On.Lion, Richiesta al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio ,Aprile 2007.
[7] Comunicato della Direzione per la salvaguardia ambientale del Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
[8] Perugini Emanuele,Petcoke: per la comunità europea è un rifiuto speciale,
«L’Unità», 2002.
[9 ] Pinelli G., Il coke di petrolio come fonte di energia: valutazione critica, «La Rivista
dei Combustibili» Vol. 57, fasc. 1, 2003 (http://www.ssc.it/pdf/2003/COMBI_18-34.pdf)
[10] Comunicato della Direzione per la salvaguardia ambientale del Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
[11] Mozione sulla salubrità ambientale e sulla tutela della salute dei cittadini .
[12] Mozione del Comitato Cittadino Isola Pulita
[13] Dipartimento Arpa, Rapporti di prova relativi a un campione di petcoke,2008,
Palermo.
[14] Cementeria di Isola delle Femmine, Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA)
D.R.S. n. 693 ,18 luglio 2008.Rif.Vs. prot. 14953,24 febbraio 2009.
[15] Dipartimento Arpa, Sopralluogo AIA presso Stabilimento Italcementi S.p.A di Isola
delle Femmine,Palermo, 16/3/09.
[16] Dr. Sansone Santamaria Antonio, Dirigente Fisico ARPA Sicilia,Trasmissione esiti
monitoraggio fonometrico,Prot. 9959512, Palermo, Maggio 2007.
[17] Analisi delle problematiche sottostanti alla richiesta di ampliamento della
“Italcementi s.p.a” di Isola delle Femmine.
[18] Isola delle femmine :Italcementi e ambiente.
(http://isoladellefemmineitalcementieambiente.blogspot.it/2010/08/italcementi-arpa-
comune-isola-delle.html)
51

[19] Comitato Cittadino Isola Pulita, Procedura A.I.A Impianto IPPC ditta Italcementi
S.p.a., Decadenza decreto 693 18 luglio 2008
[20] Analisi e proposte riguardanti i cementifici.