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Salvami Regina

Numero 28
Aprile 2006
Spedizione in abbonamento Postale/Comma 20/C art.2 legge 662/96 Filiale Padova
Periodico dellAssociazione Madonna di Fatima - Maria, Stella della Nuova Evangelizzazione
O
beatissima e santissima Vergine, che sie-
te stata la prima fra tutte le donne a consa-
crare, con voto perpetuo, la vostra verginit
a Dio, e per questo avete ricevuto la grazia di esse-
re la Madre di suo Figlio unigenito, chiedo alla vo-
stra ineffabile piet che, non tenendo conto dei miei
peccati e difetti, Vi degniate di concedermi la grazia
cos grande e mi diate come Sposo Colui che desi-
dero con tutta la mia anima: il santissimo Figlio uni-
genito di Dio e vostro, mio Signor Ges Cristo.
Sposalizio mistico di
Santa Caterina da Siena
(Opera della Scuola
del Pinturicchio, Musei
Vaticani)
Preghiera di Santa Caterina da Siena
IL TESORO DELLA PREGHIERA
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Numero 28 Aprile 2006
Spedizione in abbonamento Postale/Comma 20/C art.2 legge 662/96 Filiale Padova
Periodico dellAssociazione Madonna di Fatima - Maria, Stella della Nuova Evangelizzazione
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ommari
O
Anno VIII, numero 28, aprile 2006
Direttore responsabile:
Zuccato Alberto
Redazione e Amministrazione:
Via San Marco, 2A
30034 Mira (VE)
CCP 13805353
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ARALDI DEL VANGELO
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de Oliveira
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degli Araldi del Vangelo
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Gli articoli di questa rivista potranno essere
riprodotti, basta che si indichi la fonte e si invii
copia alla Redazione. Il contenuto degli articoli
firmati di responsabilit dei rispettivi autori.
Salvami
Regina
Periodico dellAssociazione
Madonna di Fatima - Maria, Stella
della Nuova Evangelizzazione
Scrivono i lettori ............................................................................................................ 4
Il futuro della Chiesa (Editoriale) ................................................................................ 5
La voce del Papa ............................................................................................................. 6
Commento del Vangelo La fede e la vera pace ........................................................ 10
San Benedetto Giuseppe Labre Il vagabondo di Cristo .................................... 17
Processioni di penitenza ............................................................................................. 20
Intervista: Linsicurezza frutto della mancanza di fede ........................................ 23
Ratificata lapprovazione papale ............................................................................... 26
Il paterno stimolo di Mons. Lucio Renna ................................................................. 28
Celebrazioni nella Basilica di Santa Maria Maggiore ............................................ 30
Araldi in Italia ............................................................................................................. 32
La Parola dei Pastori ................................................................................................... 33
Una nuova primavera nella Chiesa ........................................................................... 34
La cattedrale medievale, opera di tutto il popolo cristiano .................................... 38
accaduto nella Chiesa e nel mondo ......................................................................... 42
Storia per bambini... Il monaco cieco ad un occhio ............................................... 46
I santi di ogni giorno ................................................................................................... 48
Laurora ......................................................................................................................... 50
Messa commemorativa della ratifica dellapprovazione pontificia
presieduta dal Cardinale Bernard Francis Law, nella
Basilica di Santa Maria Maggiore (pagg.26-31)
Messa nella
Basilica di
Santa Maria
Maggiore
corteo
duscita
(Foto: Victor
Toniolo)
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SCRIVONO I LETTORI
4 Salvami Regina Aprile 2006
UN POSTO NELLA FAMIGLIA
DEGLI ARALDI
Sono molto contento della Rivista,
veramente meravigliosa. Mi piace
tanto sfogliarla e leggerla e ne con-
servo con la massima cura tutte le co-
pie. Ringrazio di vero cuore per aver-
mi dato un posto nella Famiglia dei
Vostri Associati. Vi auguro buon la-
voro e tanto successo.
Luigi C.
Siano (SA)
VENTATA DAMORE E TRANQUILLIT
Sono qui a esprimervi per iscritto
la mia gratitudine, perch la foto del-
la Madonna ha portato nella mia vi-
ta una ventata damore e tranquillit.
Chi nella vita non ha problemi? Chi
non vorrebbe sfogarsi con qualcuno di
veramente fidato? Chiedere un consi-
glio? Credo tutti Ho fatto come mi
avete suggerito nella vostra prima let-
tera, le ho fatto fare una cornice e lho
collocata nella mia camera.
La Madonna ascolta i miei rac-
conti, le mie preghiere, sa tutto di me
e il suo sguardo riempie il mio cuo-
re di tanto amore e fede. Mi sono ri-
promessa che, non appena potr, an-
dr a Fatima perch sento che lo devo
fare. Sono io a dover ringraziare voi,
per avermi regalato un immagine tal-
mente bella della mia Madonna.
Concludo nel dirvi che rimango a
vostra disposizione per qualsiasi co-
sa e mi farebbe veramente piacere di
poter portare anche nella mia citt la
Vostra Associazione.
Jessica C.F.
Pomezia (RM)
GRANDE CONFORTO E BENEDIZIONE
Sono felicissimo di far parte del-
lAssociazione Madonna di Fatima e
di ricevere le vostre riviste. Far parte
della vostra associazione come una
benedizione ed un grande conforto
per la mia famiglia, che ne ha gran-
de bisogno.
Vito Lo P.
Marsala (TP)
IL SUO VISO MI FA
SENTIRE PI SERENA
Vi scrivo per ringraziarvi della me-
ravigliosa rivista Araldi del Vangelo
che fortunatamente ricevo ogni me-
se e per lincantevole immagine della
Madonna che un giorno ho visto en-
trare a casa mia. Il suo viso mi fa sen-
tire pi serena, mi d la forza nella
quotidianit e nella sofferenza, spero
di tutto cuore che un numero ancora
maggiore di persone possa ricevere
questa rivista. Vi auguro tutto il be-
ne possibile, anche perch voi ne sta-
te facendo tanto, portando la parola
di Dio a tutti noi. Grazie per questa
grandiosa missione che sta colman-
do damore e sapienza tante persone.
Grazie!
Maddalena A.
Parete (CE)
VIA CRUCIS E DELLE BELLE INIZIATIVE
Mi congratulo con la vostra asso-
ciazione perch ha delle belle inizia-
tive. Ho ricevuto la Via Crucis e mi
impegno a dirla tutti i venerdi . Vi
ringrazio perch ci donate la speran-
za di continuare a lottare.
Davina
Per e-mail
MI PARE CHE LA MADONNA
CAMBI DESPRESSIONE
Vorrei farvi i complimenti per
lopera cos gradita che state svolgen-
do in modo tanto capillare, invian-
do nelle case immagini della Vergine
Santa e altro prezioso materiale reli-
gioso. Spesso, anzi, quando passo da-
vanti allimmagine della Madonna di
Fatima, le parlo e la prego di esau-
dire le mie richieste: a volte mi pare
che cambi espressione e mi rassicu-
ra molto avere il suo bellissimo volto
non solo in camera da letto ma anche
in cucina nel calendario.
E di grande conforto la sua pre-
senza nella mia casa.
Antonella
Per e-mail.
VIA CRUCIS CONSEGNATA AGLI ANZIANI
Le faccio presente che gli opuscoli
della Via Crucis del Papa Benedetto
XVI sono stati consegnati principal-
mente agli anziani ed ai malati, ma
non sono stati sufficienti. La prego
gentilmente se possibile di inviarmi
ancora almeno 50 copie.
Littorio T.
Saline Joniche (RC).
UNENERGIA NELLAFFRONTARE
OGNI INIZIATIVA DI CARIT
Un grazie immenso per tutte le in-
numerevoli preghiere che recitate e
le opere di carit che eseguite ogni
giorno per lumanit intera. Che il si-
gnore Vi inondi di benedizioni e gra-
zie continue. Dimostrate una grande
energia nellaffrontare ogni iniziativa
di carit. Ringrazio anticipatamente
per tutte le opere che continuamen-
te effettuate e pregher sempre per
Voi.
Cosimo L.
Bernarda (MT)
UN OTTIMO MEZZO PER RIFLETTERE
Con la presente volevo cortese-
mente riechedere di ricevere la vo-
stra rivista mensile Salvami Regi-
na Araldi del Vangelo. Premetto
che ho avuto la possibilit di legge-
re la copia di Febbraio che ho trova-
to da mia nonna e devo complimen-
tarmi con voi perch molto bella ed
interessante. Ritengo inoltre che sia
un ottimo mezzo per riflettere!
Stefano M.
Sedrina (BG)
E
ditoriale
IL FUTURO
DELLA
CHIESA

I
Aprile 2006 Salvami Regina 5
o non posso da solo portare il peso di tutto questo popolo perch un
peso troppo grave per me si lament Mos col Signore. E concluse
afflitto: Se mi devi trattare cos, fammi morire piuttosto, fammi mo-
rire se ho trovato grazia ai tuoi occhi, io non veda pi la mia sventu-
ra! Avendo compassione di lui, Il Signore gli rispose: Raduna set-
tanta uomini tra gli anziani di Israele, conosciuti da te come essi anziani del po-
polo e come loro scribi; conducili alla tenda del convegno; vi si presentino con te.
Io scender e parler in quel luogo con te; prender dello spirito che su di te per
metterlo su di loro, perch portino con te il carico del popolo e tu non lo porti pi
da solo. (Nm 11, 14-17).
Questi anziani aiutanti di Mos furono citati per vari secoli nei documen-
ti ecclesiastici per illustrare la funzione dei Cardinali intorno al Papa: aiutarlo
nella conduzione della Chiesa.
Listituzione cardinalizia il risultato di un lungo processo, le cui radici si
trovano gi nel II secolo dellEra Cristiana. Roma era divisa in parrocchie o
titoli. Il primo presbitero di ogni titolo era conosciuto come il principale,
o cardinale. Lo stesso avveniva con i diaconi che amministravano le regio-
ni incaricate di prendersi cura dei poveri. Un documento del 499 porta la fir-
ma di 28 cardinali, presenti nel Concilio di Roma. Con laumento del numero
degli incarichi papali, i Pontefici chiamarono i vescovi delle citt vicine ad aiu-
tarlo. Qui sta lorigine dei cardinali-vescovi. La prima diocesi cardinalizia fu
quella di Albano, nel 680.
I cardinali via via ricevettero incarichi sempre pi importanti e cominciaro-
no a riunirsi settimanalmente col Papa nei concistori per prendere decisio-
ni, tra le altre, a proposito di amministrazione e finanze, creazione e soppres-
sione di diocesi, problemi dogmatici e questioni di disciplina. La loro importan-
za crebbe ancor pi dopo il decreto In nomine Domini, di Nicola II, nel 1059,
il quale regolamentava le elezioni papali, designandoli come unici elettori.
Riflettendo luniversalit della Chiesa, lentamente avvenne uninternazio-
nalizzazione del Collegio cardinalizio, tendenza che acquist forza con San
Gregorio VII (1073-1085).
Di pari passo con lo sviluppo del cardinalato, la Chiesa cominci ad istitui-
re gli organismi che oggi compongono il bel tessuto ecclesiale. Tutto nacque
come in famiglia, e cominci a guadagnare santit, solidit giuridica e dottri-
naria, dandogli il vigore, non di unistituzione che non muore, che non giunge
neppure allagonia, ma che ringiovanisce sempre.
* * *
Il 24 marzo, il Papa Benedetto XVI ha realizzato il primo concistoro del
suo pontificato, creando quindici nuovi Cardinali. Poco prima, nellannuncia-
re questevento, aveva ricordato la tradizione dei Papi di chiamare il Collegio
cardinalizio come pars corporis nostri (parte del nostro corpo), tale deve
essere la sua unione col Pontefice.
Come fin dai primi secoli, il Papa ha avuto totale libert nella scelta, e no-
nostante non sia coinvolta qui linfallibilit pontificia, certo che lo Spirito
Santo lo ha illuminato.
Coscienti dellimportanza di queste nomine per il futuro della Chiesa, gli
Araldi del Vangelo hanno gli occhi puntati su di esse e offrono le loro pre-
ghiere secondo le intenzioni del Santo Padre a loro riguardo.
LA VOCE DEL PAPA
Tra il Figlio di
Dio fatto carne e
la sua Chiesa vi
una profonda,
inseparabile
e misteriosa
continuit
6 Salvami Regina Aprile 2006
BRANI DELLUDIENZA 15 MARZO
La luce del Volto di Cristo si
riflette nel volto della Chiesa Cattolica
Il Santo Padre ha cominciato ad occuparsi, nelle udienze del mercoled,
di un fondamentale tema di catechesi: non possibile incontrare
veramente Cristo a prescindere dalla Chiesa da Lui istituita.
Gli Apostoli ci trasmettono la
verit di Cristo
La Chiesa stata costituita sul
fondamento degli Apostoli come co-
munit di fede, di speranza e di cari-
t. Attraverso gli Apostoli, risaliamo
a Ges stesso. La Chiesa cominci a
costituirsi quando alcuni pescatori di
Galilea incontrarono Ges, si lascia-
rono conquistare dal suo sguardo,
dalla sua voce, dal suo invito caldo e
forte: Seguitemi, vi far pescatori di
uomini! (Mc 1, 17; Mt 4, 19).
Il mio amato Predecessore, Gio-
vanni Paolo II, ha proposto alla Chie-
sa, allinizio del terzo millennio, di
contemplare il volto di Cristo (cfr
Novo millennio ineunte, 16 ss). Muo-
vendomi nella stessa direzione, nel-
le catechesi che oggi comincio vorrei
mostrare come proprio la luce di quel
Volto si rifletta sul volto della Chiesa
(cfr Lumen gentium, 1), nonostante i
limiti e le ombre della nostra umani-
t fragile e peccatrice. Dopo Maria,
riflesso puro della luce di Cristo, so-
no gli Apostoli, con la loro parola e
la loro testimonianza, a consegnar-
ci la verit di Cristo. La loro missio-
ne non tuttavia isolata, ma si collo-
ca dentro un mistero di comunione,
che coinvolge lintero Popolo di Dio
e si realizza a tappe, dallantica alla
nuova Alleanza.
Uninterpretazione unilaterale
e senza fondamento
Va detto in proposito che si frain-
tende del tutto il messaggio di Ges se
lo si separa dal contesto della fede e
della speranza del popolo eletto: come
il Battista, suo immediato precurso-
re, Ges si rivolge anzitutto ad Israe-
le (cfr Mt 15, 24), per farne la raccol-
ta nel tempo escatologico giunto con
di Dio che venuto a radunare, a pu-
rificare ed a salvare.
Risulta perci unilaterale e priva
di fondamento linterpretazione indi-
vidualistica, proposta dalla teologia li-
berale, dellannuncio che Cristo fa del
Regno. Essa cos riassunta nellanno
1900 dal grande teologo liberale Adolf
von Harnack nelle sue lezioni su Les-
senza del cristianesimo: Il regno di
Dio viene, in quanto viene in singoli
uomini, trova accesso alla loro anima
ed essi lo accolgono. Il regno di Dio
la signoria di Dio, certo, ma la si-
gnoria del Dio santo nei singoli cuori
(Lezione Terza, 100s).
In realt, questo individualismo
della teologia liberale unaccen-
tuazione tipicamente moderna: nel-
la prospettiva della tradizione bibli-
ca e nellorizzonte dellebraismo, in
cui lopera di Ges si colloca pur con
tutta la sua novit, risulta chiaro che
tutta la missione del Figlio fatto car-
ne ha una finalit comunitaria: Egli
venuto proprio per unire lumanit
dispersa, venuto proprio per racco-
gliere, per unire il popolo di Dio.
I Dodici: segno evidente
della volont di Ges
Un segno evidente dellintenzione
del Nazareno di radunare la comuni-
t dellalleanza, per manifestare in essa
lui. E come quella di Giovanni, cos la
predicazione di Ges al tempo stesso
chiamata di grazia e segno di contrad-
dizione e di giudizio per lintero popo-
lo di Dio. Pertanto, sin dal primo mo-
mento della sua attivit salvifica Ges
di Nazaret tende a radunare il Popo-
lo di Dio. Anche se la sua predicazio-
ne sempre un appello alla conversio-
ne personale, egli in realt mira conti-
nuamente alla costituzione del Popolo
Aprile 2006 Salvami Regina 7
il compimento delle promesse fatte ai
Padri, che parlano sempre di convoca-
zione, di unificazione, di unit, listi-
tuzione dei Dodici. Abbiamo sentito il
Vangelo su questa istituzione dei Dodi-
ci. Ne leggo ancora una volta la parte
centrale: Sal poi sul monte, chiam a
s quelli che egli volle ed essi andaro-
no da lui. Ne costitu Dodici che stesse-
ro con lui e anche per mandarli a predi-
care e perch avessero il potere di scac-
ciare i demni. Costitu dunque i Dodi-
ci... (Mc 3, 13-16; cfr Mt 10, 1-4; Lc 6,
12-16). Nel luogo della rivelazione, il
monte, Ges, con iniziativa che mani-
festa assoluta consapevolezza e deter-
minazione, costituisce i Dodici perch
siano con lui testimoni e annunciatori
dellavvento del Regno di Dio.(...)
Il fatto che Ges abbia affidato ad
essi nella Cena, prima della sua Pas-
sione, il compito di celebrare il suo
memoriale, mostra come Ges voles-
se trasferire allintera comunit nel-
la persona dei suoi capi il mandato di
essere, nella storia, segno e strumen-
to del raduno escatologico, in lui ini-
ziato. In un certo senso possiamo di-
re che proprio lUltima Cena latto
della fondazione della Chiesa, perch
Egli d se stesso e crea cos una nuo-
va comunit, una comunit unita nel-
la comunione con Lui stesso. In que-
sta luce, si comprende come il Risor-
to conferisca loro - con leffusione del-
lo Spirito - il potere di rimettere i pec-
cati (cfr Gv 20, 23).
I dodici Apostoli sono cos il segno
pi evidente della volont di Ges ri-
guardo allesistenza e alla missione del-
la sua Chiesa, la garanzia che fra Cri-
sto e la Chiesa non c alcuna contrap-
posizione: sono inseparabili, nonostan-
te i peccati degli uomini che compongo-
no la Chiesa. pertanto del tutto incon-
ciliabile con lintenzione di Cristo uno
slogan di moda alcuni anni fa: Ges
s, Chiesa no. Questo Ges individua-
listico scelto un Ges di fantasia. Non
possiamo avere Ges senza la realt che
Egli ha creato e nella quale si comuni-
ca. Tra il Figlio di Dio fatto carne e la
sua Chiesa v una profonda, inscindibi-
le e misteriosa continuit, in forza della
quale Cristo presente oggi nel suo po-
polo. sempre contemporaneo a noi,
sempre contemporaneo nella Chiesa
costruita sul fondamento degli Aposto-
li, vivo nella successione degli Aposto-
li. E questa sua presenza nella comuni-
t, nella quale Egli stesso si d sempre a
noi, motivo della nostra gioia. S, Cri-
sto con noi, il Regno di Dio viene.
PAROLE AL CLERO DI ROMA, IL 2 MARZO
Un colloquio con la Diocesi di Roma
Lopzione per Cristo la pi
completa opzione per la vita
Questa la nostra vocazione sa-
cerdotale: scegliere noi stessi la vita
e aiutare gli altri a scegliere la vita. Si
tratta di rinnovare nella Quaresima
la nostra, per cos dire, opzione fon-
damentale, lopzione per la vita.
Ma, nasce subito la questione: come
si sceglie la vita? Riflettendo, mi ve-
nuto in mente che la grande defezione
dal Cristianesimo realizzatasi nellOc-
Rispondendo senza preavviso alle domante dei suoi sacerdoti, il
Santo Padre ha parlato con chiarezza sulla posizione della Chiesa
rispetto ai gravi problemi dellattualit. Evidenziamo qui alcuni brani.
Parlando senza preavviso, Benedetto XVI si rivolge ai sacerdoti e diaconi
della diocesi di Roma; alla sua destra, il Cardinale Camillo Ruini
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Una societ che si
dimentica di Dio,
che esclude Dio
proprio per avere
la vita, cade in una
cultura di morte
8 Salvami Regina Aprile 2006
cidente negli ultimi cento anni, sta-
ta attuata proprio in nome dellopzio-
ne per la vita. stato detto - penso a
Nietzsche ma anche a tanti altri - che il
Cristianesimo una opzione contro la
vita. Con la Croce, con tutti i Coman-
damenti, con tutti i No che ci propo-
ne, ci chiude la porta della vita. Ma noi,
vogliamo avere la vita, e scegliamo, op-
tiamo, finalmente, per la vita liberan-
doci dalla Croce, liberandoci da tutti
questi Comandamenti e da tutti questi
No. Vogliamo avere la vita in abbon-
danza, nientaltro che la vita.
Qui subito viene in mente la parola
del Vangelo di oggi: Chi vorr salvare
la propria vita, la perder, ma chi per-
der la propria vita per me, la salver
(Lc 9, 24). Questo il paradosso che
dobbiamo innanzitutto tener presente
nellopzione per la vita. Non arrogan-
doci la vita per noi ma solo dando la
vita, non avendola e prendendola, ma
dandola, possiamo trovarla. Questo
il senso ultimo della Croce: non pren-
dere per s ma dare la vita.(...)
La vita umana una relazione. Solo
in relazione, non chiusi in noi stessi, pos-
siamo avere la vita. E la relazione fon-
damentale la relazione col Creatore,
altrimenti le altre relazioni sono fragili.
Scegliere Dio, quindi: questo es-
senziale. Un mondo vuoto di Dio, un
mondo che ha dimenticato Dio, perde
la vita e cade in una cultura di morte.
Scegliere la vita, fare lopzione per la
vita, quindi, , innanzitutto, scegliere
lopzione-relazione con Dio.(...)
Il Papa Giovanni Paolo II ci ha do-
nato la grande Enciclica Evangelium
vitae. In essa - quasi un ritratto dei
problemi della cultura odierna, delle
speranze e dei pericoli - diviene visibi-
le che una societ che dimentica Dio,
che esclude Dio e, proprio per avere
la vita, cade in una cultura di morte.
Proprio volendo avere la vita si di-
ce No al bambino, perch mi toglie
qualche parte della mia vita; si di-
ce No al futuro, per avere tutto il
presente; si dice No sia alla vita che
nasce sia alla vita sofferente, che va
verso la morte.
Questa apparente cultura della vi-
ta diventa lanti-cultura della mor-
te, dove Dio assente, dove assen-
te quel Dio che non ordina lodio ma
vince lodio. Qui facciamo la vera op-
zione per la vita. Tutto, allora, con-
nesso: la pi profonda opzione per
Cristo Crocifisso con la pi comple-
ta opzione per la vita, dal primo mo-
mento fino allultimo momento. Que-
sto, mi sembra, in qualche modo, an-
che il nucleo della nostra pastorale:
aiutare a fare una vera opzione per
la vita, rinnovare la relazione con Dio
come la relazione che ci d vita e ci
mostra la strada per la vita.
Tutti i diritti sui documenti pontifici sono riservati alla Libreria Editrice Vaticana. La versione integrale
di questi documenti pu essere trovata in www.salvamiregina.it/lavocedelpapa
ca, rinata la gioia di questa adora-
zione dappertutto nella Chiesa, come
abbiamo visto e sentito nel Sinodo
sullEucaristia. Certo, con la Costitu-
zione conciliare sulla Liturgia, sta-
ta riscoperta soprattutto tutta la ric-
chezza dellEucaristia celebrata, do-
ve si realizza il testamento del Signo-
re: Egli si d a noi e noi rispondiamo
dandoci a Lui. (...)
Senza religione la famiglia
non pu sopravvivere
Domanda: La Diocesi di Roma sta
cercando il metodo migliore di dare
risposta alle esigenze delle famiglie
di oggi. necessario rivitalizzare la
famiglia, facendo s che essa sia pro-
tagonista, e non soltanto oggetto del-
la pastorale. Attualmente, la famiglia
minacciata dal relativismo e dallin-
differenza. (...)
Qui posso soltanto essere total-
mente daccordo.(...)
Il matrimonio minacciato an-
che in America Latina, per altri moti-
vi, ed minacciato fortemente, come
sappiamo, in Occidente. Tanto pi
dobbiamo, noi come Chiesa, aiuta-
re le famiglie che sono la cellula fon-
damentale di ogni societ sana. So-
lo cos nella famiglia pu crearsi una
comunione delle generazioni, nel-
la quale la memoria del passato vive
nel presente e si apre al futuro. Co-
s, realmente, continua e si sviluppa
la vita e va avanti.
Un vero progresso non possibi-
le senza questa continuit di vita e, di
nuovo, non possibile senza lelemen-
to religioso. Senza la fiducia in Dio,
senza la fiducia in Cristo che ci dona
anche la capacit della fede e della vi-
ta, la famiglia non pu sopravvivere.
Lo vediamo oggi. Solo la fede in Cri-
sto e solo la compartecipazione della
fede della Chiesa salva la famiglia e,
daltra parte, solo se viene salvata la
famiglia anche la Chiesa pu vivere.
Adorazione Perpetua, punto
centrale della vita di fede in Roma
Proposta del Rettore della chiesa
di santAnastasia: Nella mia parroc-
chia il Santissimo Sacramento rima-
ne esposto 24 ore al giorno. I fede-
li fanno adorazione perpetua dando-
si il turno. Propongo che in ognuno
dei cinque settori di Roma si realizzi
ladorazione eucaristica perpetua.
(...) Questa proposta la pongo fi-
duciosamente nelle mani del Car-
dinale Vicario. Vorrei soltanto dire:
grazie a Dio, perch dopo il Concilio,
dopo un periodo in cui mancava un
po il senso delladorazione eucaristi-
C
Aprile 2006 Salvami Regina 9
Benedetto XVI annuncia il Concistoro
a festa della Cattedra di San Pietro gior-
no particolarmente appropriato per an-
nunciare che il prossimo 24 marzo terr
un Concistoro, nel quale nominer i nuovi Membri
del Collegio cardinalizio. Questo annuncio si collo-
ca opportunamente nella festa della Cattedra, per-
ch i Cardinali hanno il compito di sostenere ed
aiutare il Successore di Pietro nelladempimento
dellufficio apostolico che gli stato affidato a ser-
vizio della Chiesa. Non a caso, negli antichi docu-
menti ecclesiastici, i Papi qualificavano il Collegio
cardinalizio come pars corporis nostri (cfr F.X.
Wernz, Ius Decretalium, II, n.459). I Cardinali in-
fatti costituiscono intorno al Papa una sorta di Se-
nato, di cui egli si avvale nel disimpegno dei compi-
ti connessi col suo ministero di principio e fonda-
mento perpetuo e visibile dellunit della fede e del-
la comunione (cfr Lumen gentium, 18).
(...)Nella schiera dei nuovi Porporati ben si
rispecchia luniversalit della Chiesa: provengo-
no infatti da varie parti del mondo e rivestono
mansioni diverse nel servizio al Popolo di Dio.
Per essi vi invito ad elevare a Dio una particola-
re preghiera, affinch conceda loro le grazie ne-
cessarie per svolgere con generosit la loro mis-
sione.(...)
(Parole del Santo Padre alla fine
dellUdienza Generale del 22 febbraio)
Povert materiale, spirituale e culturale
ari diaconi, accogliete con
gioia e gratitudine lamo-
re che il Signore nutre per
voi e che riversa nella vostra vita, e
con generosit donate agli uomini
quello che gratuitamente avete ri-
cevuto. La Chiesa di Roma ha una
lunga tradizione nel servizio ai po-
veri della citt. In questi anni so-
no emerse nuove forme di pover-
t: molte persone, infatti, hanno
smarrito il senso della vita e non
posseggono una verit su cui co-
struire la propria esistenza; tan-
ti giovani chiedono di incontra-
re uomini che li sappiano ascolta-
re e consigliare nelle difficolt del-
la vita. A fianco della povert ma-
teriale, troviamo anche una pover-
t spirituale e culturale. La nostra
Diocesi, consapevole che lincon-
tro con Cristo d alla vita un nuo-
vo orizzonte e con ci la direzione
decisiva ( Deus caritas est, 1), sta
dedicando particolare attenzione
al tema della trasmissione della fe-
de.(...)
Non sufficiente per annun-
ciare la fede solo con le parole
perch, come ricorda lAposto-
lo Giacomo, la fede se non ha le
opere, morta in se stessa (Gc
2,17).
dunque necessario affianca-
re allannuncio del Vangelo la te-
stimonianza concreta della carit,
che non per la Chiesa una spe-
cie di attivit di assistenza socia-
le () ma appartiene alla sua na-
tura, espressione irrinunciabi-
le della sua stessa essenza (Ib., n.
25).(...)
(Brani tratti dal discorso ai
diaconi permanenti della
Diocesi di Roma, 18/2/2006)
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Il Collegio Cardinalizio durante la Messa Pro eligendo
pontifice, nellaprile 2005
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10 Salvami Regina Aprile 2006
19
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sa-
bato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si
trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne
Ges, si ferm in mezzo a loro e disse: Pace a voi!.
20
Detto questo, mostr loro le mani e il costato. E i
discepoli gioirono al vedere il Signore.
21
Ges disse
loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha manda-
to me, anchio mando voi.
22
Dopo aver detto questo,
alit su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo;
23
a
chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li
rimetterete, resteranno non rimessi.
24
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Ddimo, non
era con loro quando venne Ges.
25
Gli dissero allo-
ra gli altri discepoli: Abbiamo visto il Signore!. Ma
egli disse loro: Se non vedo nelle sue mani il segno
dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi
e non metto la mia mano nel suo costato, non cre-
der.
26
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuo-
vo in casa e cera con loro anche Tommaso
27
Poi dis-
se a Tommaso: Metti qua il tuo dito e guarda le mie
mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato;
e non essere pi incredulo ma credente!.
28
Rispose
Tommaso: Mio Signore e mio Dio!.
29
Ges gli dis-
se: Perch mi hai veduto, hai creduto: beati quelli
che pur non avendo visto crederanno!.
30
Molti altri segni fece Ges in presenza dei suoi
discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro.
31
Questi sono stati scritti, perch crediate che Ges
il Cristo, il Figlio di Dio e perch, credendo, abbia-
te la vita nel suo nome. (Gv 20, 19-31).
a VANGELO: GES APPARE AGLI APOSTOLI NEL CENACOLO A
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Padre Joo Scognamiglio Cl Dias
Presidente Generale
La paura
penetrata nel cuore
degli Apostoli,
mescolandosi
con l angoscia di
tante sofferenze
accumulate
Aprile 2006 Salvami Regina 11
COMMENTO AL VANGELO 2 DOMENICA DI PASQUA
La Fede e la pace vera
per il nostro beneficio che gli Apostoli hanno visto
Ges risorto, hanno creduto nella Risurrezione e
di essa hanno dato testimonianza: affinch noi,
credendo, otteniamo la vita eterna.
I MENTRE ERANO
CHIUSE LE PORTE
19
La sera di quello stesso gior-
no, il primo dopo il sabato, men-
tre erano chiuse le porte del luo-
go dove si trovavano i discepoli
per timore dei Giudei, venne Ge-
s, si ferm in mezzo a loro e dis-
se: Pace a voi!.
Per vari motivi, la redazione dei
Vangeli, malgrado sia di una preci-
sione insuperabile, sintetica. Per
un sapiente soffio dello Spirito San-
to, i suoi autori scelgono non soltanto
i termini ideali, ma anche gli aspetti
essenziali e pi importanti degli epi-
sodi narrati per trasmettere ai fede-
li il messaggio ispirato. Vediamo, per
esempio, com ricca di significato
questa succinta affermazione: Men-
tre erano chiuse le porte.
Paura e insicurezza degli Apostoli
Molti sono i commentatori che met-
tono in risalto questo particolare. Beda
mostra che il motivo della dispersione
degli Apostoli, in occasione della Pas-
sione il timore dei giudei -, lo stes-
so che li mantiene poi riuniti e con le
porte chiuse. Secondo Crisostomo, la
loro paura sar aumentata dintensit,
al calar della sera. Realmente, pro-
babile che linsicurezza abbia pervaso
le anime di tutti a partire dal momen-
to in cui fu comunicato da Maddalena
e constatato da Pietro e Giovanni, che
il Corpo del Divino Maestro era scom-
da un senso di disorientamento totale
e soltanto riunendosi avrebbero po-
tuto ottenere un sicuro sostegno mo-
rale. Listinto di socialit esigeva que-
sto ricongiungimento di fronte alla
grande perplessit causata dai tragi-
ci avvenimenti di quei giorni.
Questi sono gli aspetti di ordine na-
turale e psicologico che spiegano quel-
la situazione. Comunque, di maggiore
rilevanza sono i disegni di Dio.
Dimostrazione irrefutabile
della Risurrezione
La paura che, per unefficace azio-
ne della grazia, non aveva colpito il
cuore di Maria Maddalena n quel-
lo dei Discepoli di Emmaus, penetra
invece nel cuore degli Apostoli, me-
scolandosi con le angosce causate da
tanta sofferenza accumulata. Qual
la ragione di tutto questo? Se agli uni
la Provvidenza aveva riservato pro-
ve di gran consolazione e affetto, agli
altri era destinata la dimostrazione di
una irrefutabile e autentica risurrezio-
ne. Porte sprangate e invalicabili ren-
devano evidenti le qualit del glorioso
stato del corpo del Salvatore. Questa
opinione condivisa da autori di gran
parso dal sepolcro. Sicuramente il Si-
nedrio avr preso misure di rappresa-
glia una volta informato dalle guardie
di quanto successo.
Spesso, la paura un fattore di ag-
gregazione, e a volte di dispersione.
Questultima gi si era verificata. In
quel momento, gli Apostoli, tormen-
tati nelle loro coscienze dal dolore e
Porte sprangate
e invalicabili
rendevano evidenti
le qualit del
glorioso stato del
corpo del Salvatore
12 Salvami Regina Aprile 2006
prestigio come, per esempio, da Teofi-
lo, che fa notare come Ges sia pene-
trato in quel luogo fermamente spran-
gato usando la stessa capacit grazie
alla quale era uscito dal sepolcro. San-
tAgostino fa un accostamento tra la
nascita del Divino Bambino, che ha la-
sciato il ventre materno di Maria San-
tissima senza ledere la sua Verginit,
e questa penetrazione nellambiente
degli Apostoli, affermando che niente
potrebbe impedire il passaggio di un
corpo abitato dalla Divinit.
Caratteristiche del corpo glorioso
In effetti, la Teologia cinsegna che
la gloria del corpo trova la sua cau-
sa nella gloria dellanima, dunque,
essendo luomo una creatura mista,
indispensabile che tanto il corpo
quanto lanima siano oggetto della
glorificazione celeste; pertanto es-
senziale che quando lanima glori-
ficata, anche il corpo lo sia. Questa
la dottrina chiaramente sostenuta da
San Tommaso dAquino:
Vediamo che quattro cose proven-
gono al corpo dallanima, e tanto pi
perfettamente quanto pi vigorosa
lanima. Per prima cosa gli d lesse-
re; pertanto, quando lanima raggiun-
ge il sommo della perfezione, gli dar
un essere spirituale. In secondo luogo,
lo preserva dalla corruzione (...); quin-
di, quando essa sar perfettissima, con-
server il corpo interamente impassibile.
In terzo luogo, gli dar bellezza e splen-
dore (...);e quando arriver alla somma
perfezione, render il corpo luminoso e
splendente. In quarto luogo, gli d mo-
vimento, e tanto pi leggero sar il cor-
po quanto pi potente sar il vigore del-
lanima su lui. Per questo, quando lani-
ma ormai sar allestremo della sua per-
fezione, dar al corpo agilit (
1
).
Ecco dunque il risultato di questa
profonda unione, nella quale lanima
la forma del corpo. In questo stato
di prova in cui ci troviamo, di solito il
corpo una zavorra e un ostacolo per
i voli dellanima, proprio come ci dice
il Vangelo: Lo spirito pronto, ma la
carne debole (Mt 26, 41). Ma, nel-
la beatitudine eterna, il corpo spiri-
tualizzato sar pienamente armoniz-
zato con lanima, che avr un domi-
nio assoluto su tutti i movimenti cor-
porei ed in questo consister la sua
agilit. Gli stessi sensi fisici, nellam-
bito della loro stessa natura, potran-
no essere usati dallanima a suo piaci-
mento. Per questo, dopo la nostra ri-
surrezione, potremo passeggiare per
gli astri e per le stelle senza lausilio
minare il giorno senza mostrarSi, an-
cora una volta, ad essi. In precedenza
si era fatto vedere dalle sante donne,
da Pietro e dai discepoli di Emmaus.
Questa volta, di notte, si presenta agli
Apostoli riuniti, mentre erano chiu-
se le porte, e cos rende manifesta la
sua miracolosa risurrezione.
Ges ha approfittato del soprag-
giungere della notte, poich era il
momento in cui tutti sarebbero sta-
ti insieme e Si collocato in mezzo
a loro, per poter cos essere meglio
contemplato da tutti.
Secondo un bel commento di San
Gregorio Nazianzeno, Ges li saluta
augurando loro la pace il che, del
resto, era comune tra i giudei non
solo perch sarebbe stato riconosciu-
to da loro immediatamente, ma an-
che per servire a noi da esempio. Sol-
tanto a coloro che chiudono le por-
te dellanima alle deleterie influenze
del mondo, Cristo appare offrendo la
consolazione della vera pace.
II GES INVIA GLI APOSTOLI
20
Detto questo, mostr loro le
mani e il costato. E i discepoli
gioirono al vedere il Signore.
Tutto porta a credere che vi fossero
dieci Apostoli nel Cenacolo, e, come
in precedenza abbiamo osservato, una
forte paura dominava ognuno. Sebbe-
ne Giovanni ometta laffermazione di
Luca: Credevano di vedere in quel
momento uno spirito, la domanda
che Ges rivolge loro mostra lo stato
danimo in cui si trovavano: Perch
vi turbate? (24, 37-38). Si comprende
il timore di tutti, nel vedere il Signo-
re entrare quando erano ben chiuse
porte e finestre, poich non conosce-
vano ancora linsegnamento teologico
riguardo alle caratteristiche dei corpi
gloriosi e neppure passava loro per la
mente una considerazione che sareb-
be stata formulata da SantAgostino
nei seguenti termini: Le porte chiu-
se non potevano impedire il passaggio
a un corpo nel quale abitava la Divini-
t; cos potuto penetrare attraverso
di nessuna nave spaziale; e, allestre-
mo opposto, ci sar facilissimo con-
templare le molecole o gli atomi co-
stitutivi di una bella pietra preziosa.
Lasciando da parte le altre caratteri-
stiche dei corpi gloriosi del resto, an-
chesse straordinariamente meravigliose
-, per incantarci basterebbe che noi con-
siderassimo solo questa: la sottigliezza,
utilizzata dal Salvatore, per entrare nel
luogo del Cenacolo attraverso le por-
te chiuse. San Tommaso ci spiega che i
corpi gloriosi avranno ogni volta e sem-
pre che lo vogliano, la facolt di passa-
re, o no, attraverso altri corpi (
2
) Cita a
questo proposito precisamente luscita
di Ges risorto dal Santo Sepolcro, co-
me pure il suo ingresso nel Cenacolo a
porte chiuse, oggetto ora della nostra
analisi, oltre che la sua Nascita (
3
).
Ges li saluta augurando
loro la pace
Gli Apostoli erano sprofondati in
uno stato estremamente doloroso per
lincommensurabile perdita, cos Ge-
s provando compassione per la gran
sofferenza che quella circostanza ave-
va determinato in loro, non lasci ter-
Ges richiama
lattenzione sulle
sue piaghe, al fine
di rendere palese
che si tratta di Colui
che fu crocifisso,
mor e risuscit
Aprile 2006 Salvami Regina 13
le porte Colui che, nel nascere, lasci
immacolata sua Madre (
4
).
Mostr loro le mani e il costato
Questa la ragione per cui Egli
richiama lattenzione degli Aposto-
li sulle sue piaghe, per rendere cio
manifesto che si trattava di Colui che
era stato crocifisso, che era morto e
che era risuscitato. Gli autori so-
no unanimi a proposito di questa
osservazione, come, per esempio,
SantAgostino: I chiodi avevano
trapassato le mani, la lancia aveva
aperto il costato, e le ferite erano sta-
te conservate per guarire il cuore di
coloro che dubitavano (
5
).
Tre questioni emergono da questo
versetto:
1) Come fu possibile agli Apostoli
contemplare la gloria di Ges risor-
to, quando sul Tabor tre di loro non
avevano sopportato di vederLo nella
sua trasfigurazione?
A questo risponde SantAgostino:
Si deve credere che il chiarore attraver-
so cui, come il sole, risplenderanno i giu-
sti nella loro resurrezione, fu velata nel
corpo di Cristo risorto agli occhi dei
discepoli, perch la debolezza dello
sguardo umano non lavrebbe potuta
sopportare, ed era necessario che essi
Lo riconoscessero e lo udissero (
6
).
2) Essendo le cicatrici unimper-
fezione prodotta da ferimenti, come
si sono potute conservare nel Sacro
Corpo del Signore?
Gli autori si sono espressi nei mo-
di pi svariati a questo proposito,
ma sono tutti concordi nellosserva-
re che si tratta di cicatrici di trionfo
e, pertanto, gloriose e non difettive.
Nel Cielo, tutti i martiri faranno mo-
stra delle loro cicatrici come simbolo
trionfante della loro testimonianza,
proprio come fanno sulla terra i sol-
dati vincitori nelle loro battaglie.
3)Gli Apostoli videro soltanto le
piaghe, o anche le toccarono? Tom-
maso sar stato lunico a toccare le
cicatrici del Signore?
LEvangelista Giovanni afferma
soltanto che Ges mostr le sue pia-
ghe. Luca va pi in l: Toccatemi e
guardate; un fantasma non ha carne e
ossa come vedete che io ho (24. 39).
Intanto, quanto detto da San Gio-
vanni nella sua prima Epistola: Ci
che noi abbiamo veduto con i nostri
occhi, ci che noi abbiamo contem-
plato e ci che le nostre mani hanno
toccato, ossia il Verbo della vita (1,
1) e la condizione posta da San
Tommaso per dare la sua ade-
sione di fede: Se non vedr nelle
sue mani...se non metter la mia
mano (v.25), portano gli auto-
ri alla conclusione che, di fatto, non
solo Tommaso, ma anche gli altri, toc-
carono le Sante Piaghe di Ges.
Quale non deve essere stata la con-
solazione degli Apostoli nel toccare il
Sacro Corpo del Salvatore? Noi oggi
abbiamo la grazia, non di toccarLo,
ma, molto di pi, di riceverLo in co-
munione.
O sacrosante piaghe, fonte di ogni
santit, quanti doni hanno ricevuto
gli Apostoli toccandole!
Senza dubbio, il fatto che Ges le
abbia mostrate in questoccasione
non significa che Egli debba sempre
ostentare i segni della sua Passione.
apparso come un pellegrino ai di-
scepoli di Emmaus e, alla fede sal-
da di Maddalena, non solo Si pre-
sentato senza le piaghe, ma anche
non le ha permesso di toccarLo, per
non diminuire i suoi meriti. Quanto
agli Apostoli, li invita a toccarle per
ragioni didattiche. Il modo in cui si
presenta dipende dalla Sua volont
e convenienza.
La gioia che essi provano in que-
stoccasione, il compimento della
promessa fatta dallo stesso Salvatore:
Vi vedr di nuovo e il vostro cuore si
rallegrer (Gv 16, 22).
Ges d loro lo Spirito Santo
21
Ges disse loro di nuovo: Pace
a voi! Come il Padre ha mandato
me, anchio mando voi.
Ges augura loro nuovamente la
pace. Egli li vuole sereni e fiduciosi al
Quando lanima giunger alla
somma perfezione, render il
corpo luminoso e splendente
(Ascensione, altare maggiore
della Cattedrale di La Seo,
Saragozza, Spagna)
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Nellaugurare
nuovamente la pace,
Ges li vuole sereni e
fiduciosi nel ricevere
la grande missione
che affider loro
14 Salvami Regina Aprile 2006
momento di ricevere la grande missio-
ne che affider loro. Con la stessa au-
torit con la quale il Padre ha inviato
il Figlio, questi invia i suoi discepoli.
Questa autorit risiede in Lui poich
Uomo. Mi stato dato ogni potere in
cielo e in terra (Mt 28, 18), e in quan-
to Dio, Egli la possiede per natura. Gli
Apostoli sono inviati, pertanto, pos-
siedono un potere per delega.
22
alit su di loro e disse: Riceve-
te lo Spirito Santo
Lesegesi incline ad interpretare
questo passaggio nel senso che Cristo
non soffi su ognuno degli Apostoli,
ma lo fece solamente in modo generi-
co, il che era sufficiente per tutti, in-
cluso lo stesso Tommaso, assente in
quel momento.
Come intendere la precedente af-
fermazione di Ges: bene per voi
che io me ne vada, perch, se non me
ne vado, non verr a voi il Consolato-
re; ma quando me ne sar andato, ve
lo mander (Gv 16, 7)?
necessario distinguere tra in-
viare e dare. Nel presente verset-
to, Ges d agli Apostoli lo Spiri-
to Santo con lunico obiettivo come
vedremo in seguito di conferire loro
il potere di perdonare i peccati, uno
dei vari doni dello stesso Spirito. A
Pentecoste, s, fu inviato su Maria e
le altre persone riunite nel Cenacolo,
lo Spirito Santo, con i suoi doni.
A questo proposito SantAgosti-
no afferma: Il soffio corporale pro-
veniente dalla bocca [di Cristo] non
stato la sostanza dello Spirito Santo,
ma una conveniente dimostrazione che
lo Spirito Santo non procede soltanto
dal Padre, ma anche dal Figlio (
7
).
E San Gregorio Magno aggiunge:
Per qual ragione Egli Lo d ai suoi di-
scepoli, una prima volta quando anco-
ra sulla terra, per poi inviarlo dal Cie-
lo? Perch sono due i precetti della cari-
t: quello dellamore a Dio e quello del-
lamore al prossimo. Sulla terra stato
dato lo Spirito damore al prossimo, e dal
Cielo lo Spirito di amore a Dio; (...) per-
ch lamore al prossimo ci insegna come
possiamo giungere allamore a Dio (
8
).
Il Sacramento della
Riconciliazione
23
A chi rimetterete i peccati sa-
ranno rimessi e a chi non li rimet-
terete, resteranno non rimessi.
Quando si realizza unordinazione
sacerdotale, il vescovo ordinante profe-
risce le parole di questi due versetti (22
e 23), per le quali i sacerdoti sono costi-
tuiti ministri del Sacramento della Peni-
tenza e giudici dei peccati, con la facolt
di rimetterli o non rimetterli. Ministe-
ro dindicibile elevazione, ma che esige
lumi, prudenza, purezza di cuore e, so-
prattutto, zelo per le anime. Nobles-
se oblige!, dicono i francesi. E questo
a tal punto che San Giovanni Crisosto-
mo arriva a dare questa opinione: Un
to straordinario che la nostra limitata
intelligenza non riesce ad abbracciar-
lo nella sua interezza.
III LAPOSTOLO INCREDULO
24
Tommaso, uno dei Dodici,
chiamato Ddimo, non era con
loro quando venne Ges.
25
Gli
dissero allora gli altri discepo-
li: Abbiamo visto il Signore!. Ma
egli disse loro: Se non vedo nelle
sue mani il segno dei chiodi e non
metto il dito nel posto dei chiodi
e non metto la mia mano nel suo
costato, non creder.
Sebbene non ci sia unespressa in-
dicazione nei Vangeli, si deduce dai
fatti narrati che gli Apostoli si disper-
sero durante la Passione. Oltretutto,
pare che non vivessero insieme a Ge-
rusalemme fino allordine dato dal
Signore in occasione dellAscensio-
ne (
10
). La terribile accusa di violatori
del Santo Sepolcro una delle azio-
ni pi criminose, punita con pene pe-
santi -, lanciata dal Sinedrio contro di
loro, li port a cercare forme di sicu-
sacerdote che conducesse una vita ben
ordinata, ma non si prendesse diligente-
mente cura di quella degli altri, sarebbe
condannato insieme ai reprobi (
9
).
Daltra parte, questo ministe-
ro pervade di consolazione il cuore
dei fedeli, poich, oltre a rendere lo-
ro possibile la confessione, gli confe-
risce la certezza del perdono. E an-
che se dovesse non rimettere qualche
peccato, il sacerdote proceder co-
s per il miglior profitto del peniten-
te, quando, nel futuro, questultimo
verr perdonato. Noi oggi consideria-
mo come del tutto naturale questin-
commensurabile dono di avere a no-
stra disposizione il Sacramento della
Riconciliazione, ma esso cos tan-
Tommaso non aveva
alcun motivo valido
per non credere
in cos numerose
e attendibili
testimonianze
Aprile 2006 Salvami Regina 15
rezza personale, estremamente pru-
denti. Per queste ragioni, si riunivano
soltanto in occasioni sporadiche. In
concreto, con San Tommaso, accad-
de che non cerc gli altri e neanche
venne a sapere le notizie sulle diver-
se apparizioni, per puro timore delle
persecuzioni. A questo si deve la sua
assenza durante la prima apparizione
di Ges agli Apostoli.
San Tommaso non aveva nessun
motivo valido per non credere in cos
numerose e attendibili testimonian-
ze. Si intuisce in lui unimmaginazio-
ne fertile, accompagnata da una forte
ostinazione, che gli creava difficolt
per qualsiasi conclusione, per quan-
to ovvia essa fosse. Oltre a questo bi-
sogna notare la sua presunzione, poi-
ch colloca come condizione per la
sua fede se non vedr...se non met-
ter il mio dito ... e non metter la
mia mano. una vera temerariet.
Tommaso determina quali devono es-
sere i percorsi di Dio e, se non saran-
no osservate le condizioni da lui im-
poste, non creder. Il Signore dovr
sottomettersi alla sua volont.
Nel modo di trattare Tommaso,
risplende lestrema bont di Ges
26
Otto giorni dopo i discepo-
li erano di nuovo in casa e cera
con loro anche Tommaso. Venne
Ges, a porte chiuse, si ferm in
mezzo a loro e disse: Pace a voi!.
In mancanza di resoconti, possiamo
immaginare il proliferare di commen-
ti e lo scambio delle pi svariate im-
festazioni dincontenibile euforia dei
suoi fratelli di vocazione. Il fondo del-
la sua anima era buono, non cera al-
cuna malizia nel suo dubbio, ma sem-
plice debolezza. Questi otto giorni di
ansiosa attesa furono, per divina di-
dattica, certamente benefici per tutti.
Era necessario che essi si trovas-
sero riuniti in consesso plenario e la
prima occasione si ebbe soltanto nel-
la settimana successiva. Alcuni auto-
ri sollevano lipotesi che Ges volesse
cominciare la sostituzione del saba-
to giudaico con la domenica cattoli-
ca. Altri applicano a Tommaso la sen-
tenza di Paolo: Quelli poi che risul-
tino colpevoli riprendili alla presenza
di tutti (1 Tm 5, 20). Dinanzi a que-
staffermazione era bene che, chiun-
que davanti a tutti aveva peccato per
mancanza di fede, fosse corretto da-
vanti ai testimoni del suo peccato.
Abbiano o no ragione, certo che
Ges, ripresentandosi esattamente
come nella sua prima apparizione, us
estrema bont nei confronti di Tom-
maso. Cos manifest allApostolo in-
credulo il suo completo perdono.
Non c difficile immaginare la
sorpresa di San Tommaso nellincon-
trare di nuovo il Signore. Questa sa-
r la situazione per la quale passere-
mo tutti noi quando lasceremo le so-
glie del tempo e penetreremo nellil-
limitatezza delleternit...Quale sar
il grado di fede che ci accompagner
in questa occasione?
27
Poi disse a Tommaso: Met-
ti qua il tuo dito e guarda le mie
mani; stendi la tua mano, e met-
tila nel mio costato; e non essere
pi incredulo ma credente!
Ges non aspetta liniziativa di Tom-
maso, a lui si rivolge, ripetendo le stes-
se parole condizionali del discepolo in-
Era bene che chi davanti a tutti
aveva peccato per mancanza
di fede, fosse corretto davanti
ai testimoni del suo peccato
(Incredulit di San Tommaso,
Museo del Louvre, Parigi)
pressioni e ipotesi, durante la settima-
na che intercorse tra le due apparizio-
ni. Tommaso, trovandosi sommerso di
questi, avr udito in silenzio le mani-
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Colui che prima
si era mostrato
infedele, si convert
nel miglior teologo,
dopo aver toccato il
costato del Signore
16 Salvami Regina Aprile 2006
credulo. Da qui vediamo quanto me-
glio essere amato che amare: da que-
stamore che scende dal Sacro Cuore,
le nostre colpe sono consumate e noi
veniamo affettuosamente corretti. In
questo versetto si pu notare unulte-
riore dimostrazione della divinit di
Ges, il quale, senza aver presenziato
alle affermazioni dincredulit di Tom-
maso, le conosceva perfettamente.
Gli esegeti discutono se Tommaso
abbia toccato le sante piaghe o se gli
sia stato sufficiente rivedere il Salvato-
re. Come anche, se gli era possibile, o
no, toccare un corpo glorioso. Prevale
lopinione della maggioranza, secondo
la quale Ges, nella sua infinita bont,
abbia fatto in modo che le sue adorabili
cicatrici fossero toccate da quellApo-
stolo colpevole di mancanza di fede.
Se lorlo del suo manto, e persino la
sua ombra, guarivano le pi terribili in-
fermit, che cosa dire del suo Corpo?
E quale fu la reazione di Tommaso?
28
Rispose Tommaso: Mio Si-
gnore e mio Dio!.
Tra i Padri della Chiesa, Teofilo
uno di quelli che meglio commenta-
no questo passaggio: Colui che prima
si era mostrato infedele si convertito
nel miglior teologo, dopo aver toccato
il costato del Signore, poich ha disser-
tato sulle due nature di Cristo in una
sola Persona; perch dicendo Signore
mio, ha confessato la natura umana, e
dicendo mio Dio, ha confessato quel-
la divina, e un solo Dio e Signore (
11
).
Altri autori mettono in risalto il
potere della grazia su certe anime, ca-
pace di portarle da una situazione di
male estremo ad una opposta di virt
estrema, e fanno un accostamento tra
la conversione di Paolo e la buona at-
titudine finale di Tommaso.
Testimoni preparati per
beneficiarci in futuro
29
Ges gli disse: Perch mi hai
veduto, hai creduto: beati quel-
li che pur non avendo visto cre-
deranno!.
Con molta chiarezza, obiettivit e
discernimento, Fra Manuel de Tuya
OP (di cui conservo un grato ricordo)
ci spiega questo versetto. Egli eviden-
zia che lintenzione di Ges non era
quella di recriminare i motivi razio-
nali della fede, n le persone a cui
Si era mostrato. Era, invece, di bene-
dire i fedeli futuri che avessero ac-
cettato, per tradizione continua, la
fede di coloro che Dio aveva scel-
to per essere testimoni ufficiali del-
la sua risurrezione e per trasmetterla
agli altri. quello che Cristo ha chie-
sto nella Preghiera Sacerdotale: Non
prego solo per questi [gli Aposto-
li], ma anche per quelli che per la lo-
ro parola crederanno in me (Gv 17,
20) (
12
).
dere il Messia nel suo Sacro Corpo
glorificato. La loro incredulit, col-
pevole o no, deve essere considerata
estremamente vantaggiosa per noi:
affinch crediate. Nella sua sag-
gezza eterna e infinita, la Provviden-
za Divina ha concepito questi insu-
perabili testimoni, questi primissimi
araldi del Vangelo. Per noi essi sono
venuti, per noi essi sono stati mes-
si alla prova, per noi essi hanno cre-
duto, per noi essi hanno scritto. Ed
ora arrivato il nostro turno di da-
re la nostra testimonianza e, se non
crediamo, non avremo scusanti. Sia-
mo destinati alla beatitudine di cre-
dere senza aver visto, per entrare co-
s, nella vita eterna.
* * *
In questo mondo ateo, relativista e
pervaso di egoismo, rivolgiamo il no-
stro sguardo a Colei che non ha mai
vacillato nella fede o in qualsiasi al-
tra virt, e imploriamo la sua poten-
te intercessione per ottenere da suo
Figlio risorto grazie efficaci e sovrab-
bondanti per poter praticare anche
noi ad un grado eroico le virt teolo-
gali e cardinali. In altre parole, affin-
ch possiamo raggiungere una piena
santit di profilo mariano.
1
) San Tommaso dAquino, Super Epi-
stolas S. Pauli lectura, t. 1: Super pri-
mam Epistolam ad Corinthios lectu-
ra, cap. 15, 1. 6.
2
) San Tommaso dAquino, Summa
Teologica, Suppl, q. 83, a. 2, ad. 4.
3
)Idem, ad. 1.
4
) Apud San Tommaso dAquino, Cate-
na Aurea.
5
) Ibidem.
6
) Ibidem.
7
) Ibidem.
8
) Ibidem.
9
) Apud San Tommaso dAquino, Cate-
na Aurea.
10
) Cf. Lc 24, 49 e At 1, 4.
11
Apud San Tommaso dAquino, Cate-
na Aurea.
12
) Biblia Comentada, BAC Madrid,
1964, vol.II, par. 1316
30
Molti altri segni fece Ges in
presenza dei suoi discepoli, ma
non sono stati scritti in questo li-
bro.
31
Questi sono stati scritti,
perch crediate che Ges il Cri-
sto, il Figlio di Dio e perch, cre-
dendo, abbiate la vita nel suo no-
me.
Di fronte allo scandalo della Cro-
cifissione, gli Apostoli avevano biso-
gno di questo aiuto. Dopo aver com-
provato i maggiori miracoli operati
dal Divino Maestro, Lo hanno visto
catturato, flagellato, abbandonato
per un Barabba, sollevato sulla Cro-
ce tra due criminali e ucciso nella ri-
pulsa generale. Costoro, eletti dal
Padre per essere gli araldi non solo
della Passione, ma anche della Ri-
surrezione, avevano bisogno di ve-
Victor Hugo Toniolo
da Roma
L
Il vagabondo di Cristo
Aprile 2006 Salvami Regina 17
SAN BENEDETTO GIUSEPPE LABRE
In pieno XVIII secolo, quando la societ occidentale
raggiungeva unauge di raffinatezza nelle maniere, nella
culinaria, nella cultura e nei costumi, un mendicante
veniva a ricordare agli uomini le verit eterne.
e innumerevoli chie-
se di Roma esercitano
unirresistibile attrazio-
ne su chi passa davan-
ti alle loro porte. Anche
quando tutto preso dalle faccende
quotidiane, il passante finisce per in-
terrompere brevemente il suo percorso
per entrare in una o nellaltra di queste
per un istante di preghiera, riflessione
o contemplazione.
A questo movimento di devozio-
ne si aggiunge, alle volte, la curiosi-
t, anche per chi vive gi da parec-
chio tempo nella Citt Eterna. In ef-
fetti, camminando per le strade o vi-
coli dellintricato centro romano, ci si
pu imbattere su una chiesa mai vista
o visitata prima, e il cui aspetto este-
riore persino difficile da distingue-
re da un edificio profano.
quello che recentemente capi-
tato a me, nellallontanarmi dal Foro
Romano e nel percorrere una piccola
via nella quale ho scorto una grande
facciata con liscrizione Santa Maria
dei Monti. Senza dubbio, si trattava
di una chiesa. Cedendo al desiderio
di vederla, ho varcato la sua soglia.
Un bellissimo affresco domina lal-
tare maggiore. Si tratta della Madon-
na dei Monti, alla quale sono attribuiti
numerosi miracoli. Molti grandi san-
ti avevano una speciale devozione per
questimmagine ed erano soliti pre-
gare davanti ad essa, come San Pao-
lo della Croce, San Giuseppe di Cala-
zans e SantAfonso Maria de Liguori.
Un altare laterale, tuttavia, lulti-
mo a sinistra, richiam in modo spe-
ciale la mia attenzione.
L, ho potuto leggere in un piccolo
cartello: Qui riposa San Benedetto
Giuseppe Labre, pellegrino francese
vissuto per molti anni davanti a que-
sta chiesa chiedendo lelemosina, co-
me vagabondo di Cristo.
Vagabondo di Cristo? Come sa-
rebbe a dire?
Dio lo chiamava, ma non lo
voleva in nessun monastero
Benedetto Giuseppe Labre nacque
a Amettes, regione di Artois (Francia),
il 23 marzo del 1748. Fin dalla sua in-
fanzia diede segni di tenera devozione,
di altruismo e generosit. Attirato dal-
la grazia fin durante gli studi prepara-
tori per la Prima Comunione, comin-
ci a condurre una vita di preghiera e
dausterit superiori alla sua et.
Allet di sedici anni decise di di-
ventare trappista, ma la famiglia si
impegn a dissuaderlo. Di fronte a
questo atteggiamento, una crisi dolo-
rosa gli tolse la pace dellanima, che
ritrov solo quando cominci a segui-
re la regola della Trappa nella sua ca-
sa. Dopo un certo periodo, su con-
siglio di suo zio materno, che era sa-
cerdote, i genitori gli diedero il per-
messo di entrare nellordine dei Cer-
tosini, considerato meno austero.
Per Benedetto inizi allora una fa-
se di grandi umiliazioni. La Certosa
di Val-Sainte si rifiut di accoglier-
lo. Ammesso in quella di Neuville,
una violenta crisi dangoscia e di vo-
miti gli imped di continuare a resta-
re l. Alla ricerca di un altro monaste-
ro, intraprese a piedi il cammino fino
in Normandia e buss le porte del-
la Grande Trappa di Mortagne, dove
labate gli neg lammissione, poich
egli aveva soltanto ventanni.
Alla fine, riusc ad essere ammes-
so nuovamente nella certosa di Neu-
ville, ma fu preso dalle medesime cri-
si di un tempo. Con molta saggezza,
nellaccomiatarsi da lui, il Priore gli
diede questindicazione: La Provvi-
denza non vi chiama al nostro genere
di vita. Seguite le ispirazioni divine.
Benedetto fece allora un viaggio
di quattro settimane, a piedi e viven-
do di elemosine, fino alla Trappa di
Sept-Fontg, dove fu ammesso come
novizio. Dopo alcuni mesi, tuttavia,
gli scrupoli cominciarono a turbarlo e
18 Salvami Regina Aprile 2006
ricominciarono gli episodi di vomito,
il che indusse labate a dirgli:
Non siete fatto per il nostro mo-
nastero: Dio vi vuole altrove.
Sia fatta la volont del Signo-
re! rispose rassegnato Benedetto,
pieno di tristezza.
Come mendicante, peregrinava
da santuario a santuario
S, fare la volont di Dio, Benedet-
to non voleva altro. Ma , come farla?
Da un lato, si sentiva chiamato alla vita
raccolta e austera del chiostro, ma, dal-
laltro, pareva che Dio stesso gli inter-
dicesse questa vita. Senza sapere anco-
ra bene quale fosse la volont del Si-
gnore a questo proposito, cominci a
peregrinare da un santuario allaltro
della Francia. Dopo un certo periodo,
and in Spagna, poi in Germania, sem-
pre da un santuario allaltro. Viveva
mendicando la sua vita, portando con
s soltanto un crocifsso sul petto, una
corona del rosario al collo, il Breviario
ed alcuni libri religiosi in un sacco.
Nel 1770 decise di prendere la via
di Roma, perch aveva sentito dire
che in Italia vi erano parecchi mona-
steri dove la vita era molto regolare
e austera. Sperava di essere ammesso
in qualcuno di questi.
Dopo un lungo viaggio, fece il suo
ingresso nella Citt Eterna. Scelse co-
me luogo per vivere il Colosseo. Mol-
ti passanti, nel vedere quello strano
personaggio, gli domandavano che
cosa facesse l, al che lui rispondeva:
Faccio la volont di Dio!
Se questuomo fosse
stato sacerdote!...
Il povero del Colosseo - come
prese a chiamarlo la gente - anda-
va a pregare in varie chiese. Con fre-
quenza, nel vedere il suo aspetto re-
pellente, gli veniva negata la Comu-
nione. Eppure, quando il celebran-
te, mosso da compassione, gli con-
cedeva il Sacramento, vedeva spesso
cadere sul piattello due lacrime dai
suoi occhi.
Era un grande devoto dellEucari-
stia e partecipava a tutte le devozioni
delle Quarantore che si organizzava-
no in citt.
Prima dellalba egli era gi in
chiesa davanti al Santissimo Sa-
cramento, con le mani incrocia-
te sul petto e le labbra in movi-
mento continuo. In queste oc-
casioni, molti vedevano irradia-
re da lui una luce dorata.
Un parroco, Don Gaetano
Rogger, avendo con meraviglia
constatato che, per oltre sei ore,
era rimasto inginocchiato da-
vanti al Santissimo Sacramento,
volle lasciare la sua testimonian-
za per il processo di canonizza-
zione: Se questuomo fosse sta-
to prete, sarebbe bastato da solo
a tutte le ore dadorazione! Che
vergogna per noi sacerdoti che
abbiamo tanta pena di passare unora
davanti al Santissimo! E pregando ab-
biamo bisogno del cuscino per stare
pi comodi. Ecco qui un povero che ci
insegna a pregare!
Frequentemente chiedeva al sacre-
stano il privilegio di passare la notte in
chiesa. Molte volte questo non gli era
concesso, tuttavia, la mattina seguente
veniva trovato allinterno del tempio,
senza che nessuno sapesse spiegare
come gli era stato possibile entrare.
Seguendo lispirazione divina,
scopr la sua via di santit
La sua chiesa preferita era Santa
Maria dei Monti. Era solito andar-
ci presto e talvolta vi arrivava che era
ancora chiusa. Si inginocchiava allo-
ra sugli scalini, col cappello in mano
e gli occhi sollevati al cielo.
Un giorno, un passante gli doman-
d per quale motivo viveva in tal mo-
do e se non sarebbe stato meglio en-
trare in un Ordine mendicante. Bene-
detto gli rispose sospirando: Se Dio
avesse voluto, Egli avrebbe disposto
le cose in un altro modo.
Mendicava i pasti in alcuni dei nu-
merosi conventi della citt pontificia.
Molte volte donava le elemosine che
riceveva a coloro che considerava pi
poveri di lui.
Da Roma, fece molti pellegrinaggi
a Loreto, a S. Nicola di Bari, a Camal-
In un piccolo altare la-
terale della Chiesa di
Santa Maria dei Mon-
ti riposano le spoglie
di San Benedetto Giu-
seppe Labre, il vaga-
bondo di Cristo
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doli, persino a Einsiedein nella Sviz-
zera, e sempre a piedi. Molte volte
passava e ripassava per le medesime
strade e in alcuni conventi nei quali si
rifugiava gli chiedevano di portare la
corrispondenza da un luogo allaltro.
Non cercava mai alloggio nelle locan-
de per non udire le bestemmie che vi
si pronunciavano e per evitare di fre-
quentare ambienti non religiosi.
Una volta, un sacerdote di Lore-
to si mostr disponibile a trovargli un
posto.
tra i camaldolesi di Monte Cna-
ro. Dopo aver meditato a lungo, Be-
nedetto gli rispose: Dio non mi vuo-
le per la via che mi proponete. Que-
sta risposta dimostra chiaramente co-
me, seguendo lispirazione divina,
egli avesse finito per scoprire quale
era il suo cammino di santificazione.
Un altro sacerdote gli fece uniden-
tica proposta e sugger che per lo meno
egli cercasse un qualche lavoro, consi-
derato il fatto che molti erano convin-
ti che lui fosse un mendicante per pu-
ro vagabondaggio. Benedetto rispose:
Padre mio, volere di Dio che io viva
mendicando. Alzate la cortina del con-
fessionale e vedrete. Il sacerdote cos
fece e in quellistante una luce sopran-
naturale usc dal volto del mendicante
e rischiar tutta la cappella.
Illustre per il disprezzo di se
stesso e per la povert volontaria
In questo modo, Benedetto visse de-
dito alla preghiera e alla vita interiore,
completamente disinteressato nei con-
fronti dei beni materiali; non perch
non avrebbe potuto se li avesse volu-
ti, ma perch aveva rinunciato a posse-
derli. Questo distacco lo fece progredi-
re nella via della santit, tanto che Dio
volle chiamarlo presto a S.
Il mercoled della Settimana San-
ta del 1783, si sent mancare uscendo
dalla Chiesa di Santa Maria dei Mon-
ti. Portato in una casa vicina, rese la
sua anima a Dio. I suoi funerali fece-
ro venire alla mente quelli di S. Filip-
po Neri: uninnumerevole moltitudi-
ne affoll le strade della Citt Eterna
e si considerava fortunato chi riusciva
a toccare il suo feretro.
Dio stesso sembrava impegnato
nel rendere palese agli occhi di tutti
quanto Egli aveva gradito la santa vi-
ta di questo suo servo: nel breve pe-
riodo di 70 giorni dalla sua morte, si
erano gi verificate 36 guarigioni mi-
racolose. In questa maniera, in meno
di quattro mesi ebbe inizio il proces-
so canonico che port il vagabondo
di Cristo ad essere beatificato da Pio
IX nel 1859 e canonizzato nel 1881
da Leone XIII, che lo proclam illu-
stre per il disprezzo di se stesso e per
il valore di una estrema povert vo-
lontaria.
Una via speciale di santit
La santit la vocazione di ognu-
no, ci insegna il Compendio del Cate-
chismo della Chiesa Cattolica (n165).
Ma le vie per attingerla sono diverse
ed alcuni santi sono chiamati da Dio a
battere sentieri molto speciali. il ca-
so, per esempio, di San Simeone Sti-
lita, che visse per anni in una piccola
piattaforma sostenuta da una colonna
di oltre 15 metri daltezza, digiunando
continuamente e passando la maggior
parte del tempo in piedi.
Frequentemente, un santo riceve
la vocazione speciale di combattere
una qualche deviazione della sua epo-
ca. Nel secolo XVIII, lalta raffina-
tezza della civilt occidentale, di per
s eccellente, era sviata da influenze
mondane e relativiste che portavano
tantissime persone a perdere la fede.
In queste circostanze, San Benedet-
to Giuseppe Labre, dando lesempio
dellestremo distacco dai beni terre-
ni, serviva a mostrare a quella societ
brillante, ma frivola, il vuoto di una
vita che non ha come obiettivo la glo-
ria di Dio, il bene del prossimo e il
servizio della Chiesa.
Carlos Werner Benjumea
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Processioni di penitenzia
20 Salvami Regina Aprile 2006
SETTIMANA SANTA IN ANDALUSIA
Impossibile non sentirsi pieno di meraviglia, nel
vedere queste splendide manifestazioni della
religiosit popolare che attirano moltitudini di fedeli
nelle strade e nelle piazze delle citt andaluse.
e un giorno, o lettore,
penser di recarsi in An-
dalusia, ci vada nella Set-
timana Santa e assister
ad una delle manifesta-
zioni pi vistose, affollate e incantevo-
li che si possa immaginare.
L vedr Ges e Maria, rappre-
sentati da splendide statue in stile ba-
rocco, portate in pellegrinaggio per
le vie principali di Siviglia, Granada,
Malaga... insomma, di ogni citt e vil-
laggio dellAndalusia.
Dalla Domenica delle Palme fino
a quella della Resurrezione, le citt
saranno come preziose tele ognuna
con i propri incanti dove confratelli,
nazareni, penitenti, caricatori, capo-
squadra e musicisti dipingeranno una
meravigliosa opera darte nata dalla
pi sincera devozione popolare.
Chi assiste, meravigliato, chiede:
dove va Ges con la sua croce, sopra
un monumentale altare mobile, cal-
pestando un tappeto di fiori, avvol-
to in unatmosfera sacra di profumo
dincenso e di candela bruciata? Do-
ve va la Madre Dolorosa, con le lacri-
me agli occhi e una spada che le tra-
figge il cuore, tra mille ceri accesi e
sotto un baldacchino bello come il
manto stellato del cielo? Sembra che
le statue camminino realmente, che
abbiano vita propria!
Una forza irresistibile trascina, per
le strade andaluse, migliaia di persone
che si stringono, si emozionano, pre-
gano, seguono i monumentali fercoli
denominati Stazioni in alcune citt
e Troni in altre molte di loro scal-
ze e reggendo una candela in mano.
Come sono nate queste
processioni?
Com nato questo spettacolo sa-
cro che ha come centro la fede nella
Redenzione del genere umano, nel-
lenorme olocausto e nella gloriosa
Resurrezione di Cristo?
Le processioni della Settima-
na Santa in Andalusia hanno la loro
origine nelle stazioni della Via Cru-
cis che il Sommo Pontefice realizza a
Roma il Venerd Santo.
Seguendo questaugusto esempio,
le confraternite alcune delle quali
sono state fondate nel secolo XIV e
sono, pertanto, pi antiche della stes-
sa nazione spagnola andarono for-
mando, attorno al culto di alcune de-
vote immagini, gruppi di fedeli la cui
finalit era fare opere di misericor-
dia come per esempio sostenere i co-
sti del funerale dei confratelli, procu-
rare la dote per il matrimonio di ra-
gazze povere, seppellire i carcerati.
Oltre a questo, organizzare le proces-
sioni sacre, con un tono penitenziale
proprio del tempo della Passione.
In queste occasioni, i confratelli o
fratelli, vestiti da penitenti e col vol-
to coperto, seguivano in processione
le loro venerate statue. Molti di loro
si flagellavano, altri sostenevano una
croce, usanza che sussiste ancor oggi.
Erano chiamati penitenti o nazare-
ni. Il termine nazareno nacque a Si-
viglia, da dove si sparse per tutta la Spa-
gna. La confraternita del Silenzio
fondata nel 1340 e considerata madre
e maestra di tutte le corporazioni pe-
nitenziali andaluse esce in strada por-
tando la statua di Ges Nazareno. Ecco
spiegato il nome dato ai suoi penitenti.
Una sfilata imponente, con
bandiere, trombe e tamburi
Ancor oggi, migliaia di giovani se-
guono le proprie statue di Cristo e del-
la Vergine Maria per molte ore, a vol-
te scalzi, vestiti con abiti da penitente,
coperti da un alto cappuccio e tenen-
do in mano un grande cero. Il colore
degli abiti varia a seconda della con-
fraternita; predominano il bianco, il
verde, il rosso e il viola. Sfilano prece-
Processioni di penitenzia
Aprile 2006 Salvami Regina 21
duti dalle proprie insegne; alcune con-
fraternite reggono la bandiera del Pa-
pa, in quanto rientrano nella categoria
di confraternita pontificia.
Il corteo avanza, nella seguen-
te forma ordinata e solenne. Dietro
la Croce di Guida troviamo il Se-
natus, stendardo con la sigla latina
SPQR (Senatus Populusque Roma-
nus il Senato e il Popolo Romano),
che i soldati romani portarono certa-
mente nel corteo infame che condus-
se il Divino Redentore fino al Calva-
rio. Seguono le Bandiere delle Sta-
zioni e la confraternita col suo scudo
caratteristico. Ognuna regge anche
uno stendardo mariano, il Senza Pec-
cato, in genere con unimmagine del-
la Immacolata Concezione.
La sfilata, tuttavia, perderebbe
dimponenza se mancasse lincenso
portato da giovani accoliti adorna-
ti da dalmatiche di velluto o di seta,
bordate in oro e argento.
Dietro ancora viene la Stazione o
Trono, ondeggiando con una cadenza
cos delicata e naturale che, nel vederlo
tra la moltitudine, si ha la forte impres-
sione che Ges cammini sopra le teste
come in altri tempi sopra le acque...
Sotto il magnifico fercolo stanno i
costaleros, caricatori che, come di-
cono gli andalusi, sono i piedi di Ge-
s e Maria. Sorreggono un peso no-
tevole, con la gioia di condividere con
Cristo Ges una piccola parte del ca-
rico che Egli ha sopportato per noi
nella Via Crucis.
I costaleros sono diretti da un
caposquadra. Col suo martelletto,
egli fa suonare una campana, che d
il segnale di preavviso. Tutti si prepa-
rano e, ad un secondo segnale, solle-
vano il fercolo e si mettono in movi-
mento.
La banda di trombe e tambu-
ri chiude questo magnifico insieme.
La sua penetrante musica taglia laria
con acuti lamenti di metallo, accom-
pagnando il ritmo cadenzato e serio
delle grancasse e dei tamburi.
In alcune citt, come Malaga, dei
corpi dellesercito seguono la proces-
sione, ornando con pompa militare la
cerimonia religiosa.
Persino il fiume Guadalquivir
si ferma e prega
Questa cos evidente manifesta-
zione del dolore, congiunta ad una
bellezza e ad uno splendore stupefa-
centi, continua ai nostri giorni ad ele-
vare nelle anime delle persone di fe-
de e carit.
Vi sono statue famosissime, nelle
quali la devozione popolare crede di
trovare lespressione stessa della sof-
ferenza di Nostro Signore e della Ma-
dre Dolorosa.
Per esempio, il Cristo del Gran
Potere, a Siviglia, suscita fremiti di
entusiasmo anche nei cuori pi duri.
I poeti affermano che persino il fiu-
me Guadalquivir si ferma e prega,
contemplando sul suo limpido rifles-
so la fisionomia del dolore misto a te-
nerezza del Cristo del Gran Potere,
quando il suo magnifico fercolo at-
traversa il ponte.
Le saetas (brevi componimen-
ti poetici), canti tipici di queste pro-
cessioni, risuonano nei balconi men-
tre passano i fercoli. Sono profon-
di gemiti di compassione, o esclama-
zioni di meraviglia, per tanta miseri-
cordia, bont e incantevole bellezza.
Alla fine, il popolo prorompe in es-
clamazioni, applaude, prega.
Ogni confraternita fa il suo percor-
so in direzione della cattedrale della
Di primo mattino durante la Settimana Santa, statue di Nostro Signore e della Madonna percorrono nei loro
troni o passi le strade delle principali citt andaluse (a sinistra, Santo Cristo de Vieros, Malaga; a destra,
Madonna del Rosario, Siviglia)
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22 Salvami Regina Aprile 2006
citt. A Siviglia un privilegio trovar-
si con le Stazioni dentro questedificio
gotico, il pi grande di questo genere
in Europa, guardando le confraterni-
te passare in un silenzio assoluto, poi-
ch la Cattedrale, simbolo della Casa
del Padre, considerata la stazione
di penitenza di maggior rigore. Anche
le bande musicali si astengono dallen-
trare nel recinto sacro.
Autentica religiosit popolare
Questa tradizione della Settimana
Santa stata vittima delle persecu-
zione anticristiana in occasione del-
la Guerra Civile e a molte confrater-
nite sono state incendiate o mutilate
le statue. Dalle ceneri, tuttavia, ri-
fiorita con pi forza e vigore la tradi-
zione: non soltanto sono rinate le an-
tiche confraternite, ma ne sono state
create altre di nuove.
Si pu affermare che le confraterni-
te, come assi articolatori della religio-
sit popolare, possono convertirsi in
Spagna in mezzi importanti per il pro-
cesso di rievangelizzazione che la Chie-
sa intraprende in tutta lEuropa in que-
sto terzo millennio della nascita di Cri-
sto. Cosciente dellautentico e sponta-
neo carattere religioso delle confrater-
nite, ben come del suo potere dattra-
zione, la Gerarchia ecclesiastica cerca
di rivalorizzare il loro ruolo pastorale.
Speriamo che questo lavoro pro-
duca sempre pi frutti e che la de-
vozione autentica, il pentimento, la
contrizione e la vera devozione alla
Passione di Ges, siano sempre pi
intensamente lanima madre della
Settimana Santa andalusa.
In questo modo, la splendida tradi-
zione vivificata dal vero spirito cristia-
no durer e prosperer, facendo un
bene enorme alle anime e proclaman-
do a gran voce e senza timore, che Ge-
s e Maria regnano su tutti i cuori.
Amico lettore, quando vorr visi-
tare lAndalusia, ci vada durante la
Settimana Santa: unesperienza che
non dimenticher mai!
A sinistra: I costaleros caricano un trono. In alto:
dettaglio del trono della Santa Cena
A Malaga, tradizionalmente
tocca ai Legionari dellEsercito
Spagnolo portare in processione
il famoso Cristo di Mena
Aprile 2006 Salvami Regina 23
INTERVISTA A MONS. RAFAEL LLANO CIFUENTES
Linsicurezza frutto della
mancanza di fede
Qual la principale causa delle crisi coniugali che finiscono con
la dissoluzione di tanti matrimoni? Per quale motivo i giovani si
abbandonano alla droga o allalcolismo? Su questi e altri temi dattualit,
il Vescovo di Nuova Friburgo (RJ - Brasile) parla con la duplice autorit di
grande specialista in materia e di Successore degli Apostoli.
Araldi del Vangelo: Nei suoi libri
e nelle sue conferenze, Vostra
Eccellenza dedica ampio spazio
ai problemi familiari. Perch?
Mons. Rafael Llano Cifuentes: Vi
sono due grandi motivazioni. Innan-
zitutto, la famiglia la cellula basilare
della societ. Giovanni Paolo II ci ri-
badisce che il futuro dellumanit pas-
sa per la famiglia. Se noi ci prendia-
mo cura di questa cellula basilare, lo
facciamo dellintera societ. La fami-
glia , per cos dire, la fonte dalla qua-
le emergono tutti i valori sociali. Allo-
ra, questo mi ha portato a pensare al
suo carattere fondamentale. La secon-
da motivazione di carattere molto
personale. Io sono nato in una famiglia
cristiana e devo la mia vocazione, in
gran parte, ai miei genitori. In grembo
ad essa ho imparato il senso cristiano
della vita, cos come il quello della soli-
dariet, tanto necessario per la societ
in cui viviamo. Allora, se io ho assimi-
lato nella mia famiglia il senso cristia-
no della solidariet, sar attraverso es-
sa che noi porteremo questo spirito di
giustizia e di pace allumanit intera.
AV. Questo ci porta ad unaltra
questione: qual limportanza
della religione nella famiglia,
nelleducazione dei figli?
Mons. Rafael: Vede, la famiglia la
sede della prima catechesi. Io direi ad-
dirittura che la parrocchia ha un carat-
tere sussidiario. Anticamente le cate-
chesi erano molto pi brevi perch qua-
si tutto si apprendeva nella famiglia.
Ci significa che, quando essa non c il
senso religioso, i bambini crescono sen-
za una base. Un uomo senza religione
una creatura per il quale la vita non
ha senso. Questangoscia che regna nel
mondo moderno, provocata dalla co-
Hlcia Chaia
Per Mons. Rafael, il motivo principale delle crisi coniugali
la mancanza del senso cristiano della vita
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Un uomo
senza religione
un uomo per
il quale la vita
non ha senso
24 Salvami Regina Aprile 2006
scienza larvata per cui una persona na-
sce per morire, ci che provoca mol-
te volte le crisi esistenziali che sono il
grande male del nostro secolo. Cos co-
me le grandi epidemie hanno decima-
to lEuropa nellEt Media, oggi le crisi
esistenziali decimano il mondo.
AV: Specialmente la giovent?
Mons. Rafael: Alle volte ci chiedia-
mo: Perch questi giovani si danno
allalcool o alla droga? perch sono
cattivi? No. perch sono semplice-
mente carenti. Sono persone che non
hanno un senso da dare alla vita, che
non hanno un senso n per la morte,
n per il dolore; allora fuggono, cer-
cando una soluzione nei mondi imma-
ginari, fittizi, dellalcool o della droga.
Per, quando rientrano nuovamente
in questo mondo reale, sentono molto
pi forte langoscia. Per questo devo-
no ripetere la dose di droga e alle vol-
te muoiono di overdose. Noi appren-
diamo nel cristianesimo, il senso del
vivere, del morire e del soffrire. Que-
sto si pu trovare soltanto nella fami-
glia che , come dicevo prima, la fonte
da cui scaturiscono tutti i valori.
AV: Qual la principale causa
di tante crisi coniugali?
Mons. Rafael: Ritengo che il prin-
cipale motivo delle crisi coniugali sia,
senza dubbio, la mancanza di questo
senso cristiano della vita di cui ho ap-
pena parlato. Perch senza di esso
non si apprende realmente lo spiri-
to di donazione. Ecco che le persone
si sposano, in modo mascherato, per
egoismo, con il desiderio di trovare
nel coniuge un complemento della
propria personalit.
perch mi do. Sono cose completa-
mente differenti.
AV: E limportanza per
ogni coniuge di cercare la
santificazione dellaltro?
Mons. Rafael: Beh, qui siamo gi
di fronte ad un altro problema. Do-
ve non c senso cristiano del matri-
monio, non ci pu essere impegno nel
santificarsi. Il matrimonio una con-
dizione propria per santificarsi. Pa-
pa Giovanni Paolo II nella Familiaris
Consortio dice che i coniugi devono
trovare santit nel matrimonio e attra-
verso le realt proprie dellesistenza
coniugale e familiare. Allora, come si
pu trovare santit nel matrimonio se
questo considerato, come un veico-
lo per autorealizzarsi, per, per cos di-
re, aggiungere un cerchio in pi allau-
reola del proprio narcisismo? Il matri-
monio una vocazione di santit!
AV: Che ruolo gioca, nel
matrimonio, la pazienza?
Mons. Rafael: Colui che non sa
amare veramente, non ha pazienza;
inoltre se considera laltro niente pi
che un oggetto per la propria realizza-
zione, quando laltro inquieta, o tur-
ba, o non entra allinterno della sua or-
bita, allora diventa impaziente, diven-
ta irrequieta. Il vero amore pazien-
te. San Paolo dice nella Prima Lettera
ai Corinzi: Lamore paziente. Tutti
noi sappiamo che abbiamo difetti, che
abbiamo limiti. E la pazienza ci porta
precisamente ad amare gli altri con le
loro difetti e i loro limitazioni.
AV: Nel suo libro Insicurezza,
Paura e Coraggio, lei afferma che
linsicurezza, nella maggior parte
dei casi, frutto della mancanza
di fede. Come sarebbe a dire?
Mons. Rafael: Lo spiego in una
maniera molto semplice. Come pos-
siamo essere sicuri se crediamo che
la nostra vita sia nelle mani di un de-
stino cieco? Luomo senza fede pen-
sa: Non so quanti anni vivr, non so
quali malattie avr, e ne se i miei ca-
Io sono nato in una famiglia
cristiana e devo la mia vocazione,
in gran parte, ai miei genitori
AV: Nella Citt di Dio,
SantAgostino dice che nel
mondo c soltanto lamore a
Dio o lamore a se stessi, non
ce n un terzo. questo ci
che accade a queste persone?
Mons. Rafael: Esattamente. Del
resto, lho scritto questo in un libro in-
titolato Egoismo e Amore. Molti si
sposano per trovare nel loro coniuge
un complemento alla loro stessa per-
sonalit. In realt, ognuno ama laltro
in funzione di se stesso. Sotto la ban-
diera dellamore, navigano molte fre-
gate di egoismo, ha affermato Von
Gebsatel, uno dei pi grandi pensa-
tori tedeschi del nostro tempo. Dietro
al travestimento dellamore, scrive an-
che Papa Giovanni Paolo II, nella Let-
tera alle Famiglie, cresce anche legoi-
smo. Cos, succede che quando un co-
niuge non trova nellaltro un com-
plemento per la propria personalit
e pensa che con unaltra persona egli
potr essere pi felice, egli abbandona
il coniuge legittimo, e si unisce con al-
laltro. Non esiste il senso del compro-
messo. Lamore immaturo dice: Io ti
amo perch mi rendi felice. Lamo-
re maturo dice: Io sono felice perch
ti amo, perch mi consegno tutto a te,
Come si trover
santit nel
matrimonio se
questo considerato
come un veicolo per
autorealizzarsi?
Aprile 2006 Salvami Regina 25
ri vivranno tanto... Allora, sto viven-
do immerso in un mondo di incogni-
te! Incognite che inoculano in me
linsicurezza: che sar di me doma-
ni? Che cosa succeder dopo la mia
morte?... Al contrario chi ha fede
dice: Dio mio Padre. Egli mi ama,
mi protegge! Che pace e sicurezza d
sentire che sono figlio di un Padre il
quale tutto sa e tutto pu! Sono nel-
le mani di Dio, e Lui infinitamente
saggio, e potente. Stando cos le cose,
non posso perdere la tranquillit, la
pace e la sicurezza. Per questo riten-
go che la mancanza di sicurezza pro-
venga dalla mancanza di fede e che la
pace e lottimismo siano frutti succosi
di una fede profonda.
AV: Mons. Rafael, come nel
mondo di oggi si pu portare agli
universitari la Buona Novella di
Nostro Signore Ges Cristo?
Mons. Rafael: Io direi che, nella
quotidianit della vita, gli universita-
ri in generale sono molto estranei al
pensiero di Dio. Allora, il modo pi
facile per portare gli uomini, spe-
cialmente gli universitari, a Dio vi-
vere personalmente con una fede vi-
va e operante. necessario essere te-
stimone esemplare, soprattutto delle
virt che essi possono capire. E qua-
li sono queste virt? In primo luogo,
vi la gioia. Una persona gioiosa at-
trae! Attrae il buddista, attrae il mao-
mettano, attrae il protestante, attrae
lateo. Perch tutto il mondo vuo-
le essere felice. La gioia e la felicit
sono un polo dattrazione. Quando
qualcuno vede la gioia stampata sul
volto di un giovane collega, dice: A
me piacerebbe essere come lui! Poi,
indagando su quello che c dietro
questa gioia, scoprir che egli gioio-
so perch ha unautentica fede.
AV: Lei stato segretario di San
Josemaria Escriv. Potrebbe
raccontarci qualche episodio che lo
ha colpito nel suo contatto con lui?
Mons. Rafael: molto facile, per-
ch sono molti i fatti. San Josemaria
Escriv era un uomo di fede straordi-
naria. Quando aveva 26 anni ed era
gi sacerdote, senza nulla, senza espe-
rienza di vita, lui mentre era in riti-
ro, allimprovviso vide lOpus Dei.
Egli non ha mai detto di aver fondato
lOpus Dei. Egli lha vista e lha accet-
tata. Nella prima sessione di studi uni-
Chi ha fede dice: Dio mio Padre. Che pace e sicurezza d sentire che
sono figlio di un Padre il quale tutto sa e tutto pu!
Quando San Josemaria Escriv mi ha
visto per la prima volta, mi ha detto: Io
ti conosco gi Il che vuol dire che era
un uomo differente, che aveva grazie
molto speciali. Io penso che lui debba
aver scorto questo giovane indiano in
mezzo a quei tremila, trecentomila...
la grazia del Fondatore!
versitari, ha invitato molti studenti, ma
se ne sono presentati soltanto tre. Nel
dare la benedizione col Santissimo Sa-
cramento, egli racconta: Ho visto non
solo tre, ho visto trecento, trecentomi-
la, tre milioni, di tutte le razze, di tutti
i colori. E non ha detto questo in for-
ma metaforica. stato proprio quel-
lo che lui ha visto! Mi ha raccontato il
primo membro indiano dellOpus Dei:
Ordinato sacerdote nel 1959,
Mons. Rafael Llano Cifuentes
ha ricevuto lordinazione episco-
pale nel 1990, essendo stato no-
minato Vescovo Ausiliare di Rio
de Janeiro. Nel 2004 stato no-
minato Vescovo Diocesano di
Nuova Friburgo (RJ - BRASI-
LE). Attualmente anche Pre-
sidente della Regionale Est 1 e
della Commissione Episcopa-
le per la Vita e la Famiglia, della
CNBB. Laureato in Diritto Ci-
vile allUniversit di Salaman-
ca (SPAGNA) e Dottore in Di-
ritto Canonico presso la Ponti-
ficia Universit San Tommaso
di Roma, Mons. Rafael autore
di numerosi libri, vari dei quali
dedicati ai temi della famiglia e
della giovent.
I
26 Salvami Regina Aprile 2006
ARALDI NEL MONDO ARALDI NEL MONDO
Ratificata lapprovazione pontificia
l giorno 22 febbraio, Festa della Cattedra di San Pietro, il
Presidente del Pontifcio Consiglio per i Laici, Mons. Sta-
nislaw Rylko, ha ricevuto in Vaticano Padre Joo Scogna-
miglio Cl Dias, al fine di procedere alla consegna del Decreto che
conferma il riconoscimento pontificio degli Araldi del Vangelo e
approva definitivamente i loro Statuti.
Ratifica e nuovo incentivo
Mons. Rylko ha spiegato in forma chiara il significato pi
profondo di questo Decreto: Cinque anni dopo il riconosci-
mento pontificio di questa Associazione, la Santa Sede desi-
dera approvare in modo definitivo gli Statuti degli Araldi del
Vangelo. Non si tratta di una semplice formalit giuridica, ma
di una conferma del cammino percorso in questi anni, e di un
nuovo incentivo per continuare sempre avanti, con dedizione e
impegno apostolico ancora maggiori. Considero molto impor-
tante questo nuovo incentivo, perch unoccasione per analiz-
zare tutto quanto stato fatto, ringraziare il Signore e rinnova-
re i nostri buoni propositi per continuare levangelizzazione.
In alto, Mons. Rylko spiega il significato pi
profondo della ratifica dellapprovazione
pontificia; a lato, da sinistra a destra: Don Miguel
Delgado, Mons. Stanislaw Rylko, Don Joo Cl
Dias, Don Giovanni dErcole e due Araldi
ARALDI NEL MONDO
Aprile 2006 Salvami Regina 27
ARALDI NEL MONDO
CONGRATULAZIONI DEL SANTO PADRE
In nome di Benedetto XVI, Mons. Leonardo
Sandri, sostituto della Segreteria di Stato, ha scrit-
to al Presidente Generale degli Araldi queste signi-
ficative parole di encomio:
Con una amabile lettera del 23 gennaio scorso,
in unione con i Sacerdoti e a nome di tutti i mem-
bri della Sua Associazione, dopo aver ricevuto la
gioiosa notizia dellapprovazione definitiva degli
Statuti da parte del Pontificio Consiglio per i Laici,
che avr luogo il prossimo 22 febbraio, Festa del-
la Cattedra di San Pietro, Lei ha voluto rinnovare
a Sua Santit Benedetto XVI fervide parole di ve-
nerazione e gratitudine, rafforzate da speciali pre-
ghiere.
Il Sommo Pontefice desidera ora manifestar-
le una cordiale riconoscenza per questo attestato
di prossimit spirituale e, invocando al tempo stes-
so abbondanza di celesti favori sul servizio che gli
Araldi del Vangelo prestano alla Nuova Evangeliz-
zazione, affida ognuno dei componenti del bene-
merito Sodalizio alla celeste protezione della Ma-
donna di Fatima, e concede di cuore, a Lei e a tutti
coloro che si sono uniti a questo gesto di devozio-
ne, una speciale benedizione Apostolica, propizia-
toria di ogni auspicata prosperit e gioia.
Approfitto delloccasione per ribadire senti-
menti di religiosa stima.
Suo devotissimo nel Signore
Mons. Leonardo Sandri, Sostituto
Ratificata lapprovazione pontificia
Araldi Sacerdoti, segnale inequivocabile di progresso
Mons. Rylko ha voluto anche mettere in risalto le nuove real-
t allinterno dellAssociazione: Riceviamo con grande gioia le
notizie relative alle prime ordinazioni sacerdotali di Araldi del
Vangelo. Per il nostro Dicastero, questo stato un segnale ine-
quivocabile dellelevata temperatura della vita interiore e dello
sviluppo del carisma dellAssociazione. Il nostro grande impe-
gno che questa realt trovi la sua figura giuridica ideale.
* * *
Allatto di consegna del Decreto hanno presenziato il Capo
Ufficio del Pontificio Consiglio per i Laici, Don Miguel Delga-
do, e del primo Assistente Spirituale degli Araldi, Don Giovan-
ni dErcole.
Nella stessa occasione, Don Joo Cl Dias ha consegnato il
resoconto delle attivit di questa Associazione per lanno 2005.
Mons. Stanislaw Rylko
mentre consegna il
Decreto col quale la
Santa Sede ratifica
lapprovazione pontificia
allAssociazione Araldi
del Vangelo

28 Salvami Regina Aprile 2006


Il paterno stimolo di
Mons. Lucio Renna
realmente emozionante ce-
lebrare in questa chiesa co-
s cara al popolo cristiano,
che trasuda storia di san-
tit, di spiritualit, di pre-
ghiera, di liturgia. Qui avvertiamo la
presenza di San Benedetto.
Ma lemozione diventa ancora pi
grande perch insieme con i mem-
bri della Societ Virgo Flos Carmeli
e le giovani dellAssociazione Regi-
na Virginum, degli Araldi del Vange-
lo, alla presenza del Padre Generale,
Don Joo Scognamiglio Cl cele-
briamo i cinque anni dellapprovazio-
ne pontificia e la sua ratifica nel gior-
no odierno, anche alla presenza, per
me veramente commovente, di alcuni
sacerdoti ordinati da me, tra i quali il
nostro Padre Generale, insieme a voi
tutti, Araldi del Vangelo.
Stretto legame tra la Cattedra di
Pietro e gli Araldi del Vangelo
Questa commemorazione capita
in una data molto importante, quella
della festa liturgica della Cattedra di
Pietro. Vedo un legame molto stretto
tra la Cattedra di Pietro e gli Araldi
del Vangelo, e le associazioni di dirit-
to diocesano, finora riconosciute dal
Vescovo dAvezzano.
Ancor oggi il Santo Padre, da que-
sta Cattedra la cui voce giunge in tut-
te le parti della terra,, annuncia questa
verit, annuncia Cristo, egli parla co-
me padre, come pastore, come mae-
stro, come guida dellumanit intera.
esattamente sotto questa lu-
ce che vedo il ruolo degli Araldi del
Vangelo. Li vedo precisamente come
collaboratori del Santo Padre, dei ve-
scovi, dei sacerdoti, nellannuncio di
questa verit. E infatti mi entusiasma
vedere il Vangelo annunciato da gio-
vani, da persone laiche che percorro-
no il mondo per proclamare che Ge-
s il Signore. Sono Araldi del Van-
gelo, Araldi di Cristo. Araldi del Van-
gelo, pertanto. In questa via che
Ges, sulla quale si pone il Santo Pa-
dre, con gli Araldi del Vangelo, nel
compito di collaborare per annuncia-
re il Vangelo del Signore in tutte le
parti della terra.
E proprio un fatto provvidenziale
che il quinto anniversario dellappro-
vazione, oggi confermata dalla San-
ta Sede, sia coinciso con questa festa
che, ricordandoci la figura di Pietro,
ci porta a capire la grande responsa-
bilit che noi abbiamo, che gli Araldi
hanno, di annunciare il Vangelo, che
liberamente si sono proposti di an-
nunciare.
Gli Araldi del Vangelo
hanno generato sacerdoti
Annunciarlo come? Per mezzo
della vita, una vita di comunit. Que-
sto annuncio non fatto solo attra-
verso la vita di comunit, ma anche
attraverso varie forme dapostolato
nelle quali gli Araldi sono impegnati.
Ma ci che, in un certo senso, ci
riempie realmente il cuore demo-
zione, di gratitudine verso il Signore
che in questi cinque anni sono ac-
cadute alcune cose: il sacerdote il
padre che genera per la vita secon-
do Cristo Ges, ma, invece di questo,
accaduto che gli Araldi del Vange-
lo hanno generato sacerdoti. Per cui
vediamo che oggi veramente c un
grande motivo per rendere grazie
al Signore, che ha illuminato il San-
to Padre, ha illuminato i nostrio con-
NellOmelia della Messa Commemorativa della
ratifica dellapprovazione pontificia degli Araldi del
Vangelo, celebrata nella Chiesa di San Benedetto in
Piscinula, il Vescovo dAvezzano ha incentivato gli
Araldi ad annunciare il Vangelo in tutte le parti del
mondo, soprattutto come testimonianza di vita.
Aprile 2006 Salvami Regina 29
fratelli nelle Congregazioni romane,
per propiziare lordinazione di que-
sto primo gruppo di sacerdoti.
A chi dobbiamo rendere grazie?
A chi dobbiamo rendere grazie?
In maniera assoluta al Signore per-
ch lo Spirito Santo asperge carismi
nella Chiesa, e, in questepoca di son-
nolenza spirituale, fa sorgere que-
sti gruppi, questi movimenti, queste
comunit che sono segnali di un rin-
novato fervore. Dobbiamo rendere
grazie anche al Santo Padre, il qua-
le, guidato dallo Spirito di Dio disse:
Bene do loro lapprovazione pontifi-
cia. Dobbiamo rendere grazie anco-
ra a tutte le persone buone che ci aiu-
tano a intendere, a discernere, qual
la volont di Dio.
In questo ringraziamento com-
prendiamo tutte le persone che han-
no aiutato la figura tanto paterna di
Mons. Angelo di Pasquale, tutti co-
loro che hanno dato appoggio nelle
Congregazioni romane, rappresenta-
ti qui da Don Guimares, tutti coloro
che, in vari modi, hanno collaborato
nella formazione spirituale, rappre-
sentati qui dal nostro carissimo Don
Romolo; gli Araldi, laici e sacerdoti,
uomini e donne, in modo speciale co-
loro che con la loro assistenza litur-
gica hanno dato alle nostre celebra-
zioni un significato di fraternit unita
nel nome del Signore.
Grazie, dunque, Signore per il
dono concesso alla Chiesa e al mon-
do con gli Araldi, perch siano sem-
pre veri Araldi, perch siano sempre
capaci di annunciare il Vangelo, pi
con le opere che con le parole, pi
soprattutto, con la testimonianza di
vita.
Vi auguriamo Araldi, altri cinque
anni di storia, moltiplicati per cinque,
per il bene del popolo di Dio. Siamo
sicuri che certamente seguirete sem-
pre tutto quanto il Santo Padre, dal-
la Cattedra di Pietro, annuncer al
mondo. Manterrete questo legame
tanto stretto con il Papa, con la Chie-
sa e con le persone che vi vogliono
bene. Sicuramente voi sarete, come
gi siete, splendidi Araldi del Vange-
lo.
Questo il mio augurio e questo
il ringraziamento che faccio al Signo-
re a nome di tutti.
Nella Chiesa di San Benedetto in
Piscinula, Mons. Lucio Renna affiancato
da Padre Romolo Mariani (a sinistra) e
Padre Joo Sconamiglio Cl Dias
L
30 Salvami Regina Aprile 2006
Celebrazioni nella Basilica di
Santa Maria Maggiore
e commemorazioni a Ro-
ma hanno avuto il loro
momento sommo in due
Messe solenni celebrate
nella famosa Basilica di
Santa Maria Maggiore, una il 23 feb-
braio, laltra il 27, entrambe presiedute
dal Cardinale Bernard Francis Law.
La Chiesa sidentifica in modo
sostanziale con questo movimento
Nellomelia della prima, uno dei
concelebranti, lArcivescovo Karl Jo-
seph Romer, Segretario del Pontifi-
cio Consiglio per la Famiglia, ha mes-
so laccento sul significato profondo
di questa confermazione dellappro-
vazione pontificia.
Ecco le sue parole iniziali:
Gioia per il quinto anniversario del-
lapprovazione di questo grande movi-
mento degli Araldi del Vangelo. Dando
questapprovazione, la Chiesa, che il
Corpo Mistico di Cristo, non solo este-
riormente approva una realt, dicendo
che questo movimento in niente con-
trario alla dottrina della Chiesa, n al-
lideale di santit, ma anche vuole signi-
ficare che la stessa Chiesa sidentifica in
modo sostanziale con questo movimen-
to. La Chiesa vede negli Araldi una for-
ma non lunica e neanche lessenzia-
le o necessaria ma una forma reale,
veramente raccomandabile, di vivere la
fedelt e la santit della Chiesa.
Di fronte alla profonda gioia di
questo quinto anniversario dellap-
provazione pontificia, la Chiesa rap-
presentata in voi, Araldi, la Chiesa si
identifica in voi, la Chiesa vede in voi
una presenza autentica della spiritua-
lit del Vangelo, una forza apostolica
nel mondo, una luce di Cristo soffe-
rente e risuscitato per i credenti e per
tutti coloro che Lo glorificano.
Qui a Roma, la sua casa
la Basilica di Santa
Maria Maggiore
Nella seconda Eucarestia, il Car-
dinale Law ha invitato Don Joo Sco-
gnamiglio Cl Dias e gli altri sacerdo-
ti Araldi presenti a Roma, a concele-
brare con lui allAltare Papale.
Allinizio dellomelia, il Cardinale
cos si riferito agli Araldi:
Sono uno dei conosciuti di questAs-
sociazione. Sono qui a Roma con il loro
fondatore, Don Joo Scognamigli, per
commemorare la confermazione del ri-
conoscimento pontificio e anche il 5
anniversario del momento molto spe-
ciale in cui il Papa Giovanni Paolo II ha
dato lapprovazione al suo Istituto.
Gli Araldi fanno un apostolato im-
menso e sono unespressione nuo-
va nella Chiesa. Essi hanno origine
in Brasile e sono presenti oggi in 57
paesi differenti, con oltre cinquemi-
la membri. QuestIstituzione una
semente dello Spirito Santo piantata
nella Chiesa.
Essi hanno assunto un forte impe-
gno di promuovere la devozione ma-
riana, e per questa ragione hanno co-
me loro casa, qui a Roma, questa Ba-
silica di Santa Maria Maggiore. Pro-
muovono anche la devozione allEu-
caristia e alla Cattedra di Pietro. So-
no tre elementi essenziali della fede
cattolica.
Grazie per la sua presenza, Padre
Joo Scognamiglio, e grazie agli Aral-
di che ci aiutano nella Liturgia.
Aprile 2006 Salvami Regina 31
Messa commemorativa celebrata allaltare della Madonna Salus Populi Romani; a sinistra il
corteo dentrata; a destra, Mons. Karl Romer, durante lomelia
Il Cardinale Law mentre celebra allAltare
Papale e durante la sua brillante omelia
Il coro degli Araldi (a destra) canta durante la celebrazione allAltare Papale
32 Salvami Regina Aprile 2006
LImmacolato Cuore di Maria percorre i locali della
TELECOM a Lecce.
Con fuochi dartificio, molte preghiere e fervore, la
Parrocchia di San Giacomo Maggiore di Casalnuo-
vo di Napoli ha accolto per tre giorni la statua dellIm-
macolato Cuore di Maria.
Su richiesta di Don Rocco Scicchitano
loratorio dellImmacolato Cuore di Maria
andato in pellegrinaggio presso le famiglie
della Parrocchia di SantAnna a Catanzaro.
Gli Araldi del Vangelo hanno vissuto un momento di intensa
spiritualit alla Fondazione Breda di Padova (PD) un luogo dove, pur
in presenza di tanta sofferenza, si percepisce un clima di evidente
serenit. Unanime stato il gradimento del libretto della Via Crucis
con le meditazione del Cardinale Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI
che gli Araldi hanno consegnato ad ognuno.
Preparazione
di Pasqua con
i bambini della
Scuola Suor
Giustianiana Lia
a Taverna (CZ)
e della scuola
dellInfanzia di
Gimigliano (CZ).
LA PAROLA DEI PASTORI
LE LEGGI
POSITIVE NON
POSSONO
ANNULLARE
LA LEGGE
NATURALE
Dio ha inciso nel
cuore delluomo una legge, che egli
deve conoscere e discernere attraver-
so la sua coscienza. San Paolo, nella
Lettera ai Romani, chiaro a questo
riguardo: Quando i pagani, che non
hanno la legge, per natura agiscono
secondo la legge, essi, pur non aven-
do legge, sono legge a se stessi; essi
dimostrano che quanto la legge esi-
ge scritto nei loro cuori come risul-
ta dalla testimonianza della loro co-
scienza e dai loro stessi ragionamen-
ti, che ora li accusano ora li difendo-
no. Cos avverr nel giorno in cui Dio
giudicher i segreti degli uomini per
mezzo di Ges Cristo, secondo il mio
vangelo (Rm2, 14-16).
Questa ispirazione del senso della
vita, del discernimento di quello che
bene o male, continua a chiamarsi
Legge naturale, sebbene lespres-
sione non appaia, esplicitamente,
nelle Sacre Scritture. Essa consiste,
globalmente, nel senso del bene e del
male. I suoi contenuti sono religiosi,
antropologici e morali.
Sono religiosi, perch essa include
il riconoscimento di Dio, lobbedienza
alla sua volont e ladorazione che Gli
dovuta. Latteggiamento religioso
la dimensione pi universale delluma-
nit, che si esprime nelle religioni e se-
gna profondamente le culture. Ha di-
mensione antropologica, perch an-
nuncia il mistero delluomo e la sua di-
gnit. (...) La Legge naturale racchiu-
de, infine, una chiara esigenza morale.
Il poter discernere tra il bene e il ma-
le affermato nella narrazione della
Creazione, nellalbero della scienza
del bene e del male (Cfr. Gn 2, 9-10;
3, 3). Soltanto Dio Signore della vita
umana e nessun uomo ha potere sulla
vita dellaltro essere umano (Gn 4, 9-
12); al contrario, ha il dovere di colti-
varla e moltiplicarla (Gn 1, 28).
Questa Legge naturale non pu
essere annullata da nessuna legge po-
sitiva. Quando nella costituzione del
Popolo di Israele compare la Legge d
Mos, essa lesplicitazione chiara di
questa legge impressa nel cuore del-
luomo. Il nucleo centrale della Leg-
ge mosaica costituito dai dettami
della Legge naturale: amerai il Signo-
re Dio tuo, onorerai il padre e la ma-
dre e non desidererai la donna dal-
tri, non ucciderai, tratterai con giusti-
zia tutti ugualmente, anche il pove-
ro e lo straniero. Dio non si pu con-
traddire o mutare inaspettatamente
la sua volont circa luomo.
Ci sono sintomi preoccupanti di
leggi gi approvate, altre in elabora-
zione e altre annunciate, che non ri-
spettano quelluniversale umano
contenuto nella Legge naturale. E
quando la Chiesa si pronuncia con-
tro queste leggi, non lo fa contro per-
sone o gruppi, quanto piuttosto nel-
la difesa di valori fondamentali, radi-
cati nella stessa dignit della persona
umana, e non lo fa per imporre pro-
spettive religiose allinsieme dei cit-
tadini. Sappiamo distinguere tra leg-
gi religiose, che solo obbligano in co-
scienza i credenti, e leggi civili giuste
e consentanee con i valori pi pro-
fondi della nostra cultura.
Questo tipo di leggi esige dai cri-
stiani un discernimento chiaro: non
tutto ci che legale morale. E pos-
sono esserci leggi civili, che, se i cri-
stiani le applicano a se stessi, pecca-
no, offendendo gravemente Dio. In
certe circostanze devono addirittu-
ra rifiutarsi, attraverso lo statuto dell
obiezione di coscienza, a parteci-
pare alla loro applicazione. (...)
(Brani dalla Catechesi della 1 Do-
menica di Quaresima, del 5/3/2006.
testo integrale in portoghese www.
patriarcado-lisboa.pt)
S.E. Jos Policarpo
Cardinale Patriarca di Lisbona
DISTRUGGERE
LA FAMIGLIA
DISTRUGGERE LA
STESSA SOCIET
La famiglia la
prima comunit ef-
ficace per risolvere
le nuove sfide sociali presentate dal-
la vita. Coloro che si dedicano ad an-
nullare lidentit familiare, che fan-
no scomparire il significato giuridico
e sociale dell essere padre e dell
essere madre, questi stanno usan-
do i loro precetti ideologici per di-
struggere la societ familiare e, con
essa, la stessa societ.
Quanto ridicolo sostituire il padre
e la madre con progenitore A e pro-
genitore B! La legislazione spagno-
la in materia di matrimonio e famiglia
ogni giorno sempre pi menzogne-
ra, settaria e radicale. In essa si viene
meno alla verit dellessere umano e
alla stessa natura. Questa perversa in-
versione della gerarchia dei valori so-
ciali non promette nulla e nemmeno
porta niente di buono. (...)
urgente che le famiglie crescano
nella coscienza di essere protagoniste
della politica familiare, e che assuma-
no la responsabilit di trasformare la
societ. Non basta che ci lamentia-
mo o ridiamo delle fesserie politiche
contro la famiglia: ora di rompere
assurdi silenzi.
(Testo integrale in spanolo www.ar-
chivalencia.org/arzobispo/cartas/2006)
Mons. Agustn Garca-Gasco
Arcivescovo di Valencia (Spagna)
Don Carlos Tejedor
da Bogot
U
34 Salvami Regina Aprile 2006
I INCONTRO DEI MOVIMENTI ECCLESIALI E NUOVE COMUNIT NELLAMERICA LATINA
Una nuova primavera nella Chiesa
Diverse ragioni giustificano, o per lo meno spiegano,
lidea che lIncontro dei movimenti ecclesiali e nuove
comunit realizzato in Colombia, corrisponda quasi ad
una nuova Pentecoste.
na nuova primavera
nella Chiesa, giusta-
mente questa limma-
gine in grado di sinte-
tizzare la realt mes-
sa in evidenza nel Primo Incontro dei
Movimenti Ecclesiali e Nuove Comu-
nit in America Latina, realizzato a
Bogot nei giorni dal 9 al 12 marzo.
Uno dei partecipanti andato an-
cora oltre a questimmagine: Que-
sta una nuova Pentecoste!
Vari sono stati i motivi di giubilo.
Il primo, lalto livello delle conferen-
ze e dei dibattiti, con temi estrema-
mente attuali, esposti con chiarezza
e profondit. Unaltra ragione, an-
cora pi importante: la disponibilit
dei movimenti laici ad inserirsi nelle
Chiese locali, svolgendo le loro at-
tivit in completa comunione con la
Santa Sede e le autorit diocesane e
parrocchiali.
Alla fine, lambiente di benevolen-
za fraterna: i rappresentanti dei di-
versi movimenti e comunit si sen-
tivano di fatto fratelli, aperti a com-
prendere e apprezzare i diversi cam-
mini aiutandosi vicendevolmente.
Un grande interesse stato suscitato
quando i rappresentanti di ogni mo-
vimento sono stati invitati ad esporre
il loro carisma e sono state una sor-
presa per tutti la diversit e la novit
dei doni dati dallo Spirito Santo alla
Chiesa nel nostro tempo. Finite le re-
lazioni, rimasta lidea di una fioritu-
ra molto ricca e varia di cui non si so-
spettava in precedenza.
Incentivo del Santo Padre e
disponibilit dei partecipanti
Scrivendo a nome del Papa Be-
nedetto XVI, il Segretario di Stato,
Cardinale Angelo Sodano, ha inviato
un messaggio nel quale ha messo in
rilievo limportanza, per i movimenti
laici, di mantenere la comunione col
Papa e con i vescovi. da questa co-
munione, ha affermato, che dipen-
de lautenticit di ogni esperienza di
vita cristiana e lefficacia delle ini-
ziative pastorali. Per questo, il tan-
to ricordato Papa Giovanni Paolo II
insisteva su che tutti si integrassero
con umilt nella vita delle Chiese lo-
cali, nelle strutture diocesane e par-
rocchiali, nelle quali si manifestano
i diversi modi di associarsi ed espri-
mersi.
Alla fine dellIncontro, i parteci-
panti hanno inviato al Papa una lette-
ra di ringraziamento, manifestando la
loro filiale disponibilit a corrisponde-
re alle aspettative del Pontefice.
Veduta generale dellauditorio
N
Aprile 2006 Salvami Regina 35
Laici sotto lorientamento
sicuro dellEpiscopato
LIncontro stato promosso con-
giuntamente dal Pontificio Consiglio
per i Laici e dal Consiglio Episcopa-
le Latino-Americano (CELAM) ed
stato realizzato nella prospettiva del-
la quinta Conferenza Generale del
CELAM, che sar inaugurata da Be-
nedetto XVI ad Aparecida, Brasile,
nel maggio 2007. Degli oltre 180 par-
tecipanti, 130 erano i rappresentan-
ti di 46 movimenti ecclesiali e nuove
comunit. Hanno contribuito con la
loro presenza attiva i Cardinali Pedro
Rubiano Senz, Arciverscovo di Bo-
got, Francisco Javier Errzuriz Os-
sa, Arcivescovo di Santiago del Cile e
Presidente del CELAM e 33 Arcive-
scovi e Vescovi.
Mons. Sydney Fones, Segretario
Generale Aggiunto del CELAM e il
Prof. Guzmn Carriquiry, Segretario
del Pontificio Consiglio per i Laici, si
sono distinti per la grande dedizio-
ne e competenza nella coordinazione
generale dellIncontro e nella condu-
zione dei dibattiti.
Merita anche una speciale menzio-
ne lefficiente collaborazione di nu-
merosi sacerdoti e laici appartenenti
ai quadri del CELAM e del Pontificio
Consiglio per i Laici.
A sinistra, i componenti del tavolo direttivo
dei lavori; in alto, il Cardinale Pedro Rubiano
Senz, Arcivescovo di Bogot, mentre
presiede allEucaristia concelebrata da
Mons. Stanislaw Rylko
Il fermento di nuove culture
ella conferenza introduttiva,
il Cardinale Francisco Ja-
vier Errzuriz Ossa, Arcive-
scovo di Santiago del Cile e Presidente
del CELAM, ha parlato delle sfide per
la nuova evangelizzazione nellAmeri-
ca Latina.
Secondo lui, nella prospettiva del-
lEvangelizzazione, viviamo le ore
pi decisive e drammatiche della Sto-
ria. Mons Errzuriz ha segnalato al-
cuni problemi che reclamano una ri-
sposta: la forte diminuzione del nu-
mero dei cattolici nel Continente;
il sorgere di una nuova aggressivit
contro la Chiesa e la famiglia; la se-
colarizzazione crescente ed aggressi-
va, unita al disinteresse per la verit
e ad un agnosticismo intellettuale, a
volte, ostile al Cristianesimo; la persi-
stenza scandalosa della povert, del-
la miseria e della disoccupazione nel
Continente.
Nonostante tutto ha osservato
il Porporato appaiono simultanea-
mente potenti fenomeni e segnali in
senso contrario a quelli menzionati
sopra. Per esempio, crescono le ma-
nifestazioni di devozione popolare,
soprattutto tra i giovani, le quali sono
espressione palpabile di una sete che
solamente col Vangelo si pu sazia-
re. Aumenta in forma vigorosa il nu-
mero di coloro che si incontrano con
Ges Cristo e si impegnano con Lui e
con la sua Chiesa.
Tra questi promettenti segnali,
lespansione e la fecondit dei movimen-
ti ecclesiali occupano un posto di rilievo.
Dal quadro sovraesposto, il Cardi-
nale Errzuruz tira una conclusione.
Il processo di smottamento genera-
le molto profondo e di lungo respi-
ro. A breve termine, in buona misura,
nessuno riuscir a fermarlo.
Tuttavia, la Storia ci insegna che
sempre sopravvivono (...) coloro che
hanno deciso di non anteporre nien-
te a Dio. Sopravvivono i santi e le co-
munit che assumono il suo spirito e
la sua missione, che realmente hanno
trovato lamore di Cristo, Lo hanno
seguito e Lo seguono, rimanendo nel
suo amore. Questi non solo sopravvi-
vono, ma si trasformano in fermento
di nuove culture e nuovi popoli ha
affermato il Cardinale.
M
L
36 Salvami Regina Aprile 2006
I movimenti nella prospettiva dei Pastori
ons. Miguel Irizar Cam-
pos Vescovo di Callao
(Per) e incaricato dei
movimenti laici e nuove comunit
nel CELAM ha assunto come base
per la sua conferenza il discorso del
Papa Giovanni Paolo II alle migliaia
di membri dei movimenti in Piazza
San Pietro, il 30 maggio del 1998.
Credo che si abbia bisogno co-
me avrebbe detto Sua Santit Gio-
vanni Paolo II di uno sguardo del
cuore per intendere e accogliere i
nuovi movimenti ecclesiali e comu-
nit che sono fioriti nella Chiesa
dopo il Concilio Vaticano II, come
nuove forme di vita associata.
Questa fioritura realmente fe-
conda non stata pianificata dagli
uomini. avvenuta in modo ina-
spettato e, soprattutto, spontaneo.
Lo Spirito Santo ha fatto sboc-
ciare differenti tipi di comunit le
quali hanno cominciato a intra-
prendere la propria strada, accen-
tuando, nellunit della fede del-
la Chiesa, aspetti e prospettive del
Vangelo e della vita come creden-
ti e plasmando i propri obiettivi e
servizi in modo particolare allin-
terno della comunione ecclesiale.
Ci ha generato una ricca ed
interessante diversit despres-
sioni nel popolo di Dio. In que-
sto percorso non sono manca-
te nemmeno le difficolt, alcu-
ne dolorose, per gli stessi membri
dei movimenti e nuove comunit
(,) e per noi, pastori del popolo di
Dio. (...)
Ai movimenti ecclesiali tocca
condividere, nellambito della co-
munione e missione delle Chiese
locali, le loro ricchezze carismati-
che, in modo umile e generoso.
A noi, vescovi e pastori della
Chiesa, Sua Santit Giovanni Pao-
lo II chiedeva questo, come uno
dei nostri principali compiti: Apri
gli occhi del cuore e della mente
per riconoscere le molteplici for-
me della presenza dello Spirito
nella Chiesa, valorizzale e portale
allunit, verit e carit.
Incontro personale con Ges
a tesi di Don Julin Car-
rn, presidente di Comu-
nione e Liberazione, ha
costituito una delle linee centra-
li delle conversazioni, durante lIn-
contro: nei movimenti ecclesiali e
nelle nuove comunit, in maniera
nuova e meno astratta, c un incon-
tro del fedele con Ges. In che mo-
do? Riflesso nelle persone, secondo
i carismi particolari. L, s, ci sono
conversioni. Sono persone in carne
ed ossa le quali, con il loro entusia-
smo per il Signore, stanno generan-
do una primavera nella Chiesa.
Unevangelizzazione basata su
concezioni meramente noziona-
li o etiche del cristianesimo non
riuscir a conquistare luomo mo-
derno.
Il Vangelo continua Don Ju-
lin ci mostra che lesperien-
za del cristianesimo si basa su un
incontro con la persona di Ges.
Dopo lAscensione, questincon-
tro continu a verificarsi nel con-
tatto con coloro che amavano ar-
dentemente Ges e nei quali Egli
traspariva. Ecco allora le conver-
sioni e lespansione della Chiesa.
Un uomo che ponga tutto il suo
cuore in Ges si converte in testi-
mone del suo Signore, dice Don
Julin.
Per questo, quando ci sentiamo
guardati da qualcuno cos, Cristo
che ci raggiunge. Allo stesso tem-
po possiamo dire anche: Non ab-
biamo mai visto niente di simile
(Mc 2, 12). Nessuno mi aveva guar-
dato cos. Per questo Benedetto
XVI non esagera quando ci ricor-
da che il Signore non stato as-
sente neanche nella storia succes-
siva della Chiesa: ci viene sempre
incontro attraverso gli uomini nei
quali Egli si fa trasparente (...). la
potenza dei Sacramenti tale che
quando incontra qualcuno sempli-
ce di cuore, che non si oppone alla
sua efficacia, che si abbandona al-
la sua azione trasformatrice, pro-
duce una creatura nuova, capace
di far trasparire Cristo.
Lincontro con la bellezza di
Cristo che risplende nel volto di
un uomo pu convertirsi nel col-
po di un dardo che colpisce lani-
ma e, in questo modo, gli apre gli
occhi permettendo cos il suo rico-
noscimento.
Cos il Signore prepara i suoi
testimoni.
I
Aprile 2006 Salvami Regina 37
movimenti e le nuove comu-
nit si caratterizzano, in ef-
fetti, per una ricca variet di
metodi e di itinerari educativi straor-
dinariamente efficaci.
Il carisma, fonte della
forza pedagogica
Ma qual il motivo della loro
forza pedagogica? Questo segre-
to, per cos dire, chiuso nei cari-
smi che li generano e che ne costi-
tuiscono lanima. Esso genera que-
sta affinit spirituale tra le perso-
ne che d vita alla comunit e al
movimento. Grazie a questo cari-
sma, laffascinante esperienza ori-
ginale dellevento cristiano, del-
la quale ogni fondatore testimo-
ne particolare, pu riprodursi nella
vita di molte persone e in varie ge-
nerazioni senza perdere nulla della
sua novit e freschezza. Il carisma
la fonte della straordinaria for-
za educativa dei movimenti e delle
nuove comunit. (...)
Pedagogia propria di ognuno
La formazione lambito per
eccellenza in cui si esprime lorigi-
nalit dei carismi dei diversi movi-
menti e comunit, ognuno dei qua-
li fonda il processo educativo del-
la persona in una pedagogia cristo-
centrica (...). Una pedagogia radi-
cale che non diluisce il Vangelo, il
quale esige e propone la meta del-
la santit. Una pedagogia che si svi-
luppa allinterno delle piccole co-
munit cristiane che soprattutto
in una societ atomizzata, dove
regnano la solitudine e la spersona-
lizzazione delle relazioni umane
giungono a costituire un punto fon-
damentale di riferimento e dap-
poggio. Una pedagogia integra-
le che, nellabbracciare e impegna-
re tutte le dimensioni dellesisten-
za di una persona, genera un sen-
timento dappartenenza totale al
movimento. Una appartenenza di-
versa da qualsiasi altra adesione a
gruppi o circoli settoriali di vario ti-
po e che si traduce in un forte sen-
so dappartenenza alla Chiesa e in
un vivo amore verso di lei. (...)
Vere scuole di missione
I movimenti rompono gli schemi
abituali dellapostolato, riesamina-
no forme e metodi, riproponendoli
in un modo nuovo. Si dirigono con
naturalezza e coraggio alle diffici-
li frontiere dei moderni areopaghi
della cultura, dei mezzi di comuni-
cazione di massa, delleconomia e
della politica. Prestano una specia-
le attenzione a quelli che soffrono,
ai poveri e agli emarginati. Quan-
te opere sociali sono nate per loro
iniziativa! Non aspettano che colo-
ro che si sono allontanati dalla fede
ritornino da soli alla Chiesa, vanno
a prenderli. (...)
Non solo. Inserendosi nel tessu-
to delle Chiese locali, si trasforma-
no in simboli eloquenti delluni-
versalit della Chiesa e della sua
missione. Da qui nasce, precisa-
mente, la loro relazione particola-
re col ministero del Successore di
Pietro. sorprendente la facolt
di invenzione missionaria che, me-
diante questi nuovi carismi, lo Spi-
rito Santo suscita nella Chiesa dei
nostri giorni. Per molti laici, i mo-
vimenti e le nuove comunit giun-
gono ad essere vere scuole di mis-
sione. Oggi, nella Chiesa, si parla
molto devangelizzazione: si orga-
nizzano congressi, simposi e semi-
nari di studio, si pubblicano libri,
articoli e documenti ufficiali su
questo tema. (...) Nello stesso tem-
po esiste un pericolo reale, quello
di rimanere immobili a livello teo-
rico e a livello dei progetti che ri-
mangono sulla carta... Ma ecco qui
i nuovi carismi che generano rag-
gruppamenti di persone (...) soli-
damente formate nella fede, pie-
ne di zelo, pronte ad annunciare
il Vangelo. Di conseguenza, non
si tratta di strategie studiate a ta-
volino, ma di progetti vivi, spe-
rimentati in molte storie persona-
li concrete e nella vita di tante co-
munit cristiane. Progetti, per cos
dire, pronti per essere realizzati...
Questa la grande ricchezza
della Chiesa del nostro tempo.
La grande ricchezza della
Chiesa del nostro tempo
Qual la fonte della straordinaria forza educatrice dei
movimenti e delle nuove comunit ecclesiali? Nel suo
intervento Mons. Stanislaw Rylko ha dato una risposta
chiara e precisa a questimportante questione.
Mons. Rylko
Juan Carlos Cast
N
38 Salvami Regina Aprile 2006
La cattedrale medievale, opera
di tutto il popolo cristiano
Erette da molti secoli, esse non invecchiano mai, e
continuano ad esercitare la loro soave attrazione su
tutte le generazioni. Sono esse un saggio dellalto grado
di bellezza che una civilt pu raggiungere quando
ispirata dalla fede cattolica.
otre-Dame di Parigi!
Chi non ha sentito
parlare della pi ce-
lebre cattedrale del-
la Francia, forse del-
lEuropa, o addirittura del mondo?
Per i suoi maestosi portali passano
ogni anno pi di cinque milioni di vi-
sitatori che, avidi di bellezza, riman-
gono incantati da questa meraviglia
di pietra.
Ma non soltanto la famosa chie-
sa parigina che esercita questo miste-
rioso potere di attrazione sulle molti-
tudini. Chi percorre la vecchia Euro-
pa assiste allo stesso fenomeno a Sivi-
glia, Burgos, Avila, Colonia, Rouen,
Chartres, Bourges, Amiens, Milano,
Canterbury e molte altre.
Gli innumerevoli pellegrini e turi-
sti che visitano questi colossali monu-
menti, passeggiando per le loro vaste
navate, rimangono incantati dalle ve-
trate, ammirano linnocenza dei dise-
gni che la luce del sole trasforma in
pietre preziose multicolori che si ri-
flettono capricciosamente sulle pa-
reti di pietra, e rimangono stupefatti
per la bellezza delle statue. Forse so-
no molto pochi, tuttavia, coloro che
si chiedono come sono sorti alla lu-
ce del giorno questi colossi di pietra,
che ergono verso il cielo le loro gu-
glie e ogive in preghiera a Dio.
A Dio, si deve dare quanto vi
di pi bello e splendente
Come furono costruite le cattedrali?
Per meglio rispondere a questa
domanda, si deve tener presente che
il Medio Evo fu caratterizzato dallin-
fluenza della Chiesa su tutti gli strati
sociali e dalla docilit degli stessi me-
dioevali alla grazia di Dio.
Soltanto se si tiene conto del fat-
tore religioso si pu comprendere la
costruzione delle cattedrali medioe-
vali, ognuna delle quali, come vedre-
mo, non stata opera di un gover-
nante, un vescovo, o di unimpresa
costruttrice. No! stata opera di tut-
to il corpo sociale, con caratteristiche
mai pi viste in seguito.
Queste cattedrali avevano propor-
zioni enormi, alle volte senza relazio-
ne alcuna con la dimensione della cit-
t o del villaggio dove si edificava-
no, come quella di Chartres, quella di
Burgos, o quella dEly, ecc.
nellentusiasmo dei fedeli che si
trovano le ragioni per la costruzione
di templi di cos grandi dimensioni.
Per esempio, quando si esponevano
le reliquie di San Dionigi nellantica
chiesa eretta in suo onore nei pressi
di Parigi, tale era laffluenza di devo-
ti che molte volte i chierici riuscivano
ad uscire soltanto dalle finestre. Que-
sti asssembramenti, i quali si verifi-
cavano soprattutto nei santuari ver-
so cui convergevano i grandi pellegri-
naggi, causavano frequenti inciden-
ti, di cui erano vittima soprattutto le
persone anziane.
Rispondendo quindi alla necessit
di trovare una soluzione a tali proble-
mi sorsero alcuni grandi edifici, come
quelli di Tolosa, in Francia e Santiago
di Compostela, in Spagna.
Tuttavia, anche vero che, in mol-
ti casi, ci che port alla costruzio-
ne di queste enormi e meraviglio-
se chiese fu la radicata convinzione
che a Dio, al culto divino, si deve da-
Aprile 2006 Salvami Regina 39
La cattedrale medievale, opera
di tutto il popolo cristiano
re quello che si ha di pi bello, di ve-
ramente splendido. Per esempio,
stato proprio questo il motivo per il
quale il Vescovo di Parigi, Maurizio
de Sully, ha fatto demolire la chieset-
ta, che si trovava del resto in perfette
condizioni, per costruire al suo posto
luniversalmente celebre Cattedra-
le di Notre-Dame. Analogamente fe-
cero i vescovi di Laon, Reims e Bur-
gos, dove furono eretti splendidi tem-
pli gotici.
Questi uomini costruivano
pensando a Dio
Senza dubbio, stato il clero la
forza propulsiva di queste immen-
se opere. I monaci, soprattutto, era-
no a capo del movimento che port la
civilt ad unauge fino a quel tempo
mai vista. Larte, la cultura, larchitet-
tura, lingegneria, la medicina, lagri-
cultura e...perfino larte culinaria tro-
varono nei monasteri medievali un
grande impulso verso lo splendore.
Il medievale costruiva pensando
a Dio, riflettendo sulleternit, e per
questo la sua arte era di una bellez-
za senza uguali. I costruttori non ave-
vano come scopo il prestigio che il lo-
ro lavoro gli avrebbe dato la quantit
di denaro che avrebbero guadagnato
con le loro opere.
Ma chi dava inizio alla costruzione
di una cattedrale?
Generalmente, il vescovo. Consi-
derati nel loro insieme, i vescovi del-
lepoca, come autentici pastori del po-
polo di Dio, hanno saputo calare que-
sta aspirazione alla bellezza e alla per-
fezione che si manifestava in modo via
via crescente. Era, dunque, natura-
le che volessero abbellire ed ampliare
quanto possibile la Casa del Signore.
Lavoro volontario, spinto
dalla fede e dal fervore
A Parigi, ad Avila, a Colonia, a
York o in qualsiasi altra citt, tutto
il popolo partecipava a queste prodi-
giose imprese. Moltissimi lavorava-
no allopera con le loro stesse mani,
altri offrivano risorse finanziarie, al-
tri ancora davano il prezioso contri-
buto con la preghiera, tutti collabora-
vano con entusiasmo. Viene sponta-
neo chiedersi come alcune citt rela-
tivamente modeste abitate da alcu-
ne decine di migliaia di persone po-
tessero sopportare lo sforzo necessa-
rio per finanziare i servizi, alimentare
e alloggiare i lavoratori, ecc.
La risposta non difficile. Cera,
chiaro, la necessit di mano dopera
professionale. Ma in gran parte i ser-
vizi erano eseguiti da lavoratori vo-
lontari, spinti dalla fede e dal fervo-
re. In una perfetta concordia univa-
no i loro sforzi i nobili, i magistrati,
i commercianti, i maestri artigiani e
il popolo semplice della citt e delle
campagne circostanti. Nella sua pro-
digiosa Storia della Chiesa, Daniel-
Rops trascrive il significativo brano
di un documento relativo alla costru-
Notre-Dame, Parigi
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40 Salvami Regina Aprile 2006
zione della cattedrale della Madonna
di Chartres:
Si vedevano uomini vigorosi, or-
gogliosi della loro nobile nascita e del-
le loro ricchezze, e abituati ad una vita
di ozio, attaccarsi con corde a un gros-
so carro e trascinare pietre, calce, legno
e tutti i materiali necessari. (...) Alle vol-
te, oltre mille persone, uomini e donne,
spingevano questi carrettoni, tanto pe-
sante era il loro carico. E tutto si svol-
geva in un silenzio tale che non si udiva
una sola voce o mormorio. Quando fa-
cevano sosta lungo il cammino, si udiva
soltanto la confessione dei peccati e una
preghiera pura e supplicante a Dio, che
chiedeva il perdono per le colpe com-
messe. I sacerdoti esortavano alla con-
cordia, si acquietavano gli odi, le inimi-
cizie scomparivano, i debiti erano per-
donati e gli spiriti rientravano nelluni-
t. Se appariva qualcuno tanto ostina-
to al male che non voleva perdonare e
seguire il consiglio dei sacerdoti, la sua
offerta era lanciata fuori dal carro e lui
stesso veniva espulso, coperto di igno-
minia dalla societ del popolo santo.
Nessuno si sottraeva
dal collaborare
Tutti davano un aiuto economi-
co per portare a termine la grande
opera: il vescovo, gli abati, i canonici,
i nobili, i borghesi ricchi, gli artigia-
ni, gli umili lavoratori manuali nes-
suno cercava di sottrarsi, per quanto
povero fosse. Lo stesso Daniel-Rops
cita questa frase del Cardinale Eudes
de Chateauroux, Legato papale:
stato con gli oboli di donne ormai an-
ziane che si costruita, in gran parte,
la cattedrale di Parigi.
Oltre a questo, si chiedeva al re un
contributo, e la sua risposta era sem-
pre generosa. Messaggeri facevano col-
lette nelle regioni vicine, con eccellen-
ti risultati. Questopera era cos gradita
al buon Dio che alle volte Egli stesso in-
terveniva, operando miracoli a favore di
qualche donatore la cui offerta Gli era
stata particolarmente gradita. Daniel-
Rops menziona il caso di uno studente
inglese che don per la costruzione di
Notre-Dame di Parigi la spilla doro che,
Amiens, Francia
Colonia, Germania
Saint-Denis, Francia
Santiago di Compostela, Spagna
Aprile 2006 Salvami Regina 41
di ritorno in patria, aveva intenzione di
donare alla sua fidanzata: la Santissima
Vergine gli apparve lungo il cammino e
gli restitu il prezioso gioiello...
Alle volte un donatore generoso
prendeva a suo carico una parte del-
ledificio; in altre occasioni, una cor-
porazione di mestiere offriva una ve-
trata. A Chartres, diciannove corpo-
razioni offrirono quarantasette vetra-
te; ancora oggi si possono vedere le
vetrate offerte dai fornai, dai mugnai,
dai pescatori e da altri benefattori.
Essi avevano fede e
amavano la bellezza
Tra i costruttori di cattedrali cera-
no, evidentemente, professionisti che
non erano certo un modello di santi-
t. Non si pu negare, tuttavia, che tutti
erano uomini di fede. Daniel-Rops af-
ferma questo con il colore e larguzia
dello spirito francese: Si stava, a quel
tempo, il pi lontano possibile da que-
sti artisti moderni che fanno arte sacra
proclamando che non hanno fede...
A parte questo, i costruttori delle cat-
tedrali avevano la convinzione di star
edificando per Dio, amavano il bello
e il grandioso, ed esercitavano con gu-
sto il loro compito. Non ci si stupisce,
dunque, se ogni dettaglio della catte-
drale era una vera opera darte.
* * *
Chi cammina per le nostre citt
moderne, piene di rumori assordan-
ti; chi vive nellagitazione della vi-
ta odierna, spostandosi in veloci ma
stressanti mezzi di trasporto, soffren-
do le angustie del traffico delle gran-
di metropoli inquinate e rumorose,
nel varcare le sante soglie di qualun-
que fra queste grandiose cattedra-
li gotiche, sente una grande pace, e
qualcosa di ancor pi speciale.
come se quelle pietre e vetra-
te benedette, gli parlassero nel pro-
fondo dellanima, in un linguaggio
muto, ricordandogli le verit eterne,
trasmettendogli la voglia delle cose
celesti e il desiderio di far piacere a
Dio.
Ed per questa ragione che un
tempo esse sono state costruite.
Len, Spagna
Rouen, Francia
Santiago di Compostela, Spagna
Chartres, Francia
42 Salvami Regina Aprile 2006
La Chiesa cresce nel mondo
Contiene interessanti informazio-
ni ledizione del 2006 dellAnnuario
Pontificio, presentata dal Cardina-
le Segretario di Stato, Angelo Soda-
no, al Papa Benedetto XVI il 18 feb-
braio.
Nel 2005 sono state create 15 nuo-
ve diocesi e nominati 170 nuovi ve-
scovi. Nel periodo del 2003-2004 si
registrato un aumento di 12 milio-
ni di cattolici, i quali sono diventati
1,098 miliardi, ossia, 17,2% della po-
polazione mondiale di 6,388 miliardi
di abitanti.
In questo stesso periodo, il numero
di sacerdoti si incrementato di 441,
passando a 405.891. Questa crescita si
verificata in Africa e in Asia, mentre
in America il numero rimasto stazio-
nario ed diminuito in Europa.
Quanto ai diaconi permanenti, il
loro numero continua ad aumentare
dallanno 1978, attingendo 32.324 nel
periodo 2003-2004. La loro presenza
si fa notare in modo speciale in Ame-
rica del Nord e in Europa.
cresciuto anche il numero di
candidati al sacerdozio: da 112.373
nel 2003 a 113.044 nel 2004.
Approvazione pontificia
dellApostolato Mondiale
di Fatima
LApostolato Mondiale di Fatima
(AMF) stato approvato dal Vatica-
no come Associazione Pubblica di Fe-
deli di Diritto Pontificio. In una solen-
ne cerimonia realizzata nellAula Ma-
gna del Consiglio Pontificio per i Lai-
ci, il suo presidente, Mons. Stanislaw
Rylko, ha consegnato al Presidente
Internazionale di questAssociazio-
ne, Prof. Amrico Lpez-Ortiz, il de-
creto che afferma, tra laltro: I mem-
bri dellApostolato Mondiale di Fati-
ma, sparpagliati per il mondo intero,
si impegnano ad essere fedeli testimo-
ni della Fede Cattolica nelle loro fa-
miglie, nel loro lavoro, nelle loro par-
rocchie e comunit, partecipando cos
alla Nuova Evangelizzazione.
Hanno partecipato alla cerimonia
rappresentanti di 14 paesi, tra i qua-
li si evidenziavano Mons. Serafim de
Sousa Ferreira e Silva, Vescovo di Lei-
ria-Fatima, e Mons. Luciano Guerra,
Rettore del Santuario di Fatima.
Nel ricevere il decreto, il Presiden-
te dellAMF ha dichiarato che lap-
provazione pontificia rappresenta
una grande benedizione e allo stes-
so tempo unenorme responsabilit
e ha manifestato il desiderio che tutti
i movimenti apostolici dediti alla dif-
fusione dellautentico Messaggio di
Fatima possano trovare nellAMF
un esempio di fedelt e lealt al San-
to Padre e ai Vescovi.
A sua volta, Mons. Stanislaw Ryl-
ko ha aggiunto: Oggi comincia una
nuova tappa nella storia dell Aposto-
lato Mondiale di Fatima e si stabili-
sce un legame pi forte con la Sede
di Pietro.
Beatificazione di un
grande missionario
La Chiesa di Mianmar, antica Bir-
mania, potr avere tra poco il suo pri-
mo Beato, Don Clemente Vismara,
sacerdote del Pontificio Istituto per
le Missioni Estere PIME. In 65 an-
ni di missione in questo paese, egli ha
fondato parrocchie, ha costruito chie-
se, scuole, ospedali e orfanatrofi.
Deceduto nel 1988, a 91 an-
ni det, Don Vismara ha comincia-
to subito ad essere invocato come il
protettore dei bambini perch visse
sempre tra centinaia di orfani e orfa-
ne che raccoglieva nei villaggi distrut-
ti dalla guerra o dispersi dalla fame e
altre tragedie.
Nel 1996 il Cardinale Martini ha
aperto, in Agrate Brianza (terra na-
tale del futuro Beato), il processo di
beatificazione che ora si approssima
alla conclusione. Tra i sei casi miraco-
losi presentati, uno sembra essere sul
punto di essere approvato.
Si tratta del caso di Giuseppe Ta-
yasoe, bambino di dieci anni che cad-
de da un albero di cinque metri dal-
tezza, fratturandosi il cranio contro
una grossa pietra. Dopo aver perdu-
to sangue dal naso a dalle orecchie,
ha trascorso quattro giorni in stato
di coma. Si sono fatte allora preghie-
re in suo favore a Don Vismara, e il
bambino improvvisamente si sve-
gliato, e totalmente guarito ha chie-
sto di mangiare. Oggi, un ragazzo di
diciassette anni, ed completamente
normale.
In questo paese in cui i cristiani
non oltrepassano lotto per cento del-
la popolazione, il tumulo di Don Vi-
smara visitato ancor oggi da nume-
rosi buddisti, animisti, mussulmani e
protestanti che gli vanno a chiedere
grazie e favori.
75 anniversario della
Radio Vaticana
Commemorando i suoi 75 anni di
servizi prestati alla Santa Chiesa, la
Radio Vaticana ha ricevuto il 3 mar-
zo lonorata visita del Papa Benedet-
to XVI. Il Pontefice ha percorso tut-
te le dipendenze dellemittente ed ha
invitato i suoi responsabili a lavora-
re a favore della verit e della ricon-
ciliazione nel mondo.
In unintervista concessa nella Sa-
la Stampa della Santa Sede, Don Fe-
derico Lombardi SJ, direttore gene-
rale della Radio, ha ricordato la mis-
sione della Radio Vaticana di annun-
ciare con fedelt ed efficacia il mes-
saggio cristiano e di unire il centro
dalla Cattolicit ai diversi paesi del
mondo, diffondendo la voce e gli in-
segnamenti del Pontefice Romano.
La Radio Vaticana trasmette og-
gi in 45 lingue e mantiene una pagina
web che le permette di operare anche
A
Aprile 2006 Salvami Regina 43
come agenzia dinformazione. In essa
lavorano 384 persone di 59 paesi.
Il direttore della programmazio-
ne, Don Andrej Koprowski SJ, ha af-
fermato che uno dei principali obiet-
tivi di questemittente cattolica es-
sere un ponte tra il Papa e il mondo.
(VIS e Agenzia Eclesiales)
Il 24 marzo una Giornata
di digiuno e di preghiera
Il 24 marzo 2006 sar celebrata la
Giornata di preghiera e di digiuno
per i missionari martiri.
Il Movimento giovanile missiona-
rio delle Pontificie opere missiona-
rie ha preparato un sussidio in cui
vengono fornite alcune indicazioni:
predisporre in Chiesa una croce sor-
montata da un drappo rosso e vici-
no a un ramo dulivo con i nomi dei
missionari martiri uccisi nel 2005.
Alle ore 15.00 del pomeriggio sar
suonata una campana per ricordare
lora del martirio di Cristo e della vi-
ta che i missionari martiri hanno do-
nato per Lui. Linvito inoltre quello
di organizzare in parrocchia o in co-
munit una veglia di preghiera, uti-
lizzando quella proposta nel sussi-
dio preparato appositamente per la
Giornata.
Nelle diocesi italiane sono previste
veglie e serate organizzate dai centri
missionari e dai giovani. Linvito prin-
cipale resta quello del digiuno e della
preghiera. Chi lo desidera pu invia-
re alle Pontificie Opere Missionarie
lofferta del digiuno che servir per la
realizzazione di un progetto di solida-
riet per i pi poveri del mondo vie-
ne sottolineato nelle indicazioni per la
celebrazione della Giornata -. In par-
ticolare, questanno, aiuteremo una
comunit cristiana del Pakistan, col-
pita lanno scorso dal terremoto. Una
piccola rinuncia, se condivisa, pu aiu-
tare molte persone (CEI).
Riposa nel Santuario di Fatima
il corpo di Suor Lucia
gitando fazzoletti bianchi, circa 250mila pelle-
grini hanno salutato larrivo dei resti mortali di
Suor Lucia nel Santuario di Fatima, il 19 feb-
braio scorso.
Il vento e il freddo non sono riusciti a smuovere
limmensa moltitudine che si accalcava per partecipare
alla commovente cerimonia presieduta da Mons. Sera-
fim de Sousa Ferreira e Silva, Vescovo di Leiria-Fati-
ma, avendo come concelebranti 18 altri vescovi e cen-
tinaia di sacerdoti.
La preziosa urna contenente il corpo della veggente
che ha avuto la grazia di parlare varie volte con la Ma-
dre di Dio stata deposta nel transetto laterale sinistro
della Basilica della Madonna del Rosario, a lato della
sepoltura della Beata Giacinta.
Si compiuto cos il desiderio manifestato da Suor
Lucia, in una lettera indirizzata al Rettore del Santua-
rio il 3 febbraio del 1994: Ringraziando Dio e la Ma-
donna chiedo questa altra grazia che acconsentano che
io dorma il mio ultimo sonno su questa terra, nel Loro
Santuario ai Loro piedi.
Nella lapide sepolcrale, si legge una semplice iscri-
zione: Suor Maria Lucia di Ges e del Cuore Imma-
colato/ a cui la Madonna apparsa/ 22 marzo 1907
13 Febbrario 2005/ traslata in questa Basilica il 19 feb-
braio 2006.
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44 Salvami Regina Aprile 2006
I Musei Vaticani
compiono 500 anni
uando il famosissimo congiunto di statue del
Laocoonte fu trovato nel 1506 non si pote-
va immaginare che l stava lorigine di uno dei
maggiori complessi artistici che lumanit avrebbe con-
templato. Infatti, a partire da questa scoperta i papi co-
minciarono a patrocinare lorganizzazione di collezioni
di opere darte e oggetti storici.
Il patrimonio della stessa Santa Sede, insieme alle
sue estese relazioni internazionali, rese possibile riuni-
re in poco tempo una considerevole quantit di prezio-
sit che furono distribuite in diversi recinti dei Palaz-
zi Apostolici. Col decorrere degli anni, tuttavia, il lo-
ro elevato numero rese indispensabile destinare spazi
esclusivi per queste collezioni.
Cos nacquero i Musei Vaticani.
I loro oltre sette chilometri di gallerie, come pu-
re la diversit delle opere darte e il loro elevato va-
lore storico, giustificano ampiamente il nome di mu-
sei. Realmente, si tratta di circa 20 collezioni distin-
te, ognuna delle quali costituisce di per s un museo.
Allinterno del ciclo di commemorazioni del quinto
centenario annunciato dal Cardinale Edmund Szo-
ka, Presidente del Governo della Citt del Vaticano
due musei saranno riaperti al pubblico, corroborati
da un profondo restauro, esporranno nuove collezio-
ni archeologiche provenienti dalle catacombe. Saran-
no riaperti anche alcuni ambienti dei Palazzi Aposto-
lici, recentemente rinnovati.
In questo modo, i visitatori potranno confermare
dal vivo la definizione data da Giovanni Paolo II ai
Musei Vaticani: una delle pi significative porte del-
la Santa Sede aperte al mondo.
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nformiamo i nostri membri,
amici e benefattori che lAs-
sociazione Madonna di Fati-
ma ha aggiunto al suo nome la deno-
minazione Maria Stella della Nuova
Evangelizzazione, invocazione tan-
to cara al compianto Papa Giovanni
Paolo II. Abbiamo anche il piacere
in informare che per ampliare mag-
giormente la nostra opera evange-
lizzatrice presso le famiglie e poter
diffondere la Rivista Salvami Regi-
na-Araldi del Vangelo su larga sca-
la, abbiamo trasferito la nostra sede
di Padova a Mira (VE) dove gi ave-
vamo una sede operativa.
Messaggi sul retro dei
bollettini postale
A partire dal prossimo mese di
maggio 2006, non sar pi possibile
scrivere messaggi sul retro dei bollet-
tini di c/c postale usati per le offerte
allAssociazione Madonna di Fatima,
poich, le Poste Italiane, a partire da
maggio 2006, ci invieranno soltanto
le fotocopie del frontespizio dei bol-
lettini postali stessi. Per qualsiasi co-
municazione:
Associazione Madonna di Fatima -
Maria Stella della Nuova
Evangelizzazione
Via San Marco, 2/A 30034 Mira (VE)
Tel. 041 560 0891 Fax 041 560 8828
e-mail: amfatima@tiscali.it -
www.salvamiregina.it
AVVISI
Cambiamento di nome e nuovo indirizzo
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Aprile 2006 Salvami Regina 45
Lembrione umano
un essere umano con vita propria
ual il momento esatto in
cui comincia lesistenza di
un essere umano? Questa
una questione di supremo interesse
poich la vita umana deve essere di-
fesa fin dal suo primissimo istante.
stato questo il tema del Con-
gresso Internazionale Lembrio-
ne umano prima dellimpianto
Aspetti scientifici e considerazioni
bioetiche, dibattuto da 350 specia-
listi e studiosi nellAla Nuova del
Sinodo, nel Palazzo Vaticano, nei
giorni 27 e 28 febbraio.
Quando comincia la vita di
un nuovo essere umano?
Dallunione, o fusione, dello sper-
matozoo con lovulo risulta lo zigote.
Precisamente nel momento di questa
fusione ha inizio il ciclo vitale di un
nuovo individuo biologico umano.
In una lunga intervista allagen-
zia cattolica Zenit, la dott.ssa An-
na Giuli, biologa molecolare e pro-
fessoressa di Bioetica alla Facolt di
Medicina dellUniversit Cattolica
Sacro Cuore di Ges (Roma) e au-
trice di unopera abbondantemen-
te documentata: Inizio della vita
umana individuale Basi biologiche
e implicazioni bioetiche(Edizioni
ARACNE) afferma: Dai dati della
biologia oggi disponibili si evidenzia
che lo zigote o embrione unicellula-
re costituisce una nuova individuali-
t biologica gi nella fusione dei due
gameti, momento di rottura tra lesi-
stenza dei gameti e la formazione
del nuovo individuo umano. A par-
tire dalla formazione dello zigote si
assiste a un costante e graduale svi-
luppo del nuovo organismo umano
che evolver nello spazio e nel tem-
po, seguendo unorientazione preci-
sa sotto il controllo del nuovo geno-
ma gi attivo allo stato pronuclea-
re (fase precocissima dellembrione
unicellulare).
Lembrione un
individuo, un figlio
Ma, argomentano molti al gior-
no doggi: lembrione umano, pri-
ma di essere impiantato nellute-
ro materno per svilupparsi fino al-
la nascita, non potrebbe essere uti-
lizzato per esperimenti scientifici
o per scopi terapeutici, come si fa
con animali e piante, per il bene di
tutta lumanit?
La risposta categoricamente
no, perch, anche nella fase an-
teriore allimpianto, lembrione
un essere con una vita propria se-
parata dalla madre, un essere uma-
no sotto il punto di vista biologi-
co, un individuo, e un essere con
una finalit intrinseca di convertir-
si in una persona umana, afferma
Mons. Willem Jacobus Eijik, Ve-
scovo di Groningen (Paesi Bassi),
teologo moralista, medico e specia-
lista in bioetica.
Mons. Elio Sgreccia, Presiden-
te della Pontificia Accademia per
la Vita, va oltre, nellaffermare che
lembrione umano un figlio, an-
che quando manipolato o distrut-
to prima di essere impiantato nel-
lutero materno.
n questa Quaresima 2006, lat-
tenzione dei membri, amici e
simpatizzanti dellAssociazio-
ne Madonna di Fatima Maria, Stel-
la della Nuova Evangelizzazione, si
rivolta verso gli anziani. Se linvec-
chiamento, con i suoi inevitabili con-
dizionamenti, fosse accettato con se-
renit, alla luce della fede, potreb-
be diventare unoccasione per com-
prendere meglio il mistero della Cro-
ce, che d senso pieno alla nostra vi-
ta. Per questo, niente di meglio che
meditare sul mistero damore rap-
presentato nella sofferenza di No-
stro Signor Ges Cristo nelle 14 sta-
zioni della sua Passione. Cos sono
state distribuite 250.000 copie della
Via Crucis scritta nel 2005 dallallora
Cardinale Ratzinger, oggi Papa Be-
nedetto XVI. Grazie a questa inizia-
tiva quaresimale, molti ospizi per an-
ziani e molti ospedali, sono stati visi-
tati e in tutti sono state offerte copie
della Via Crucis e parole di conforto
e coraggio.
Diffusione della Via Crucis tra gli anziani
S
e il chicco di grano non cade in
terra e muore rimane solo, se cade
in terra e muore porta grande frutto.
Ges Cristo ha fatto capire che Egli
stesso il chicco di grano che cade
in terra e muore. Nella crocifissione
tutto sembra fallito, ma proprio cos,
cadendo in terra, morendo, sulla Via
della Croce, porta frutto per ogni
tempo, per tutti i tempi.
Benedetto XVI, Discorso Incontro con il Clero della
Diocesi di Aosta, 25 Luglio 2005
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Via Cru
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Cardinale Joseph Ratzinger
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Brbara Honrio
Il monaco cieco di un occhio
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46 Salvami Regina Aprile 2006
STORIA PER BAMBINIO PER ADULTI PIENI DI FEDE
Tanta era la felicit di Teodoro che quella notte non riusc a dormire.
E soltanto quando le prime luci del mattino entrarono dalla sua
finestra si rese conto che non vedeva pi dallocchio destro.
n unantica abbazia co-
struita sul limitare di una
foresta, una devota comu-
nit di monaci era dedita
alla preghiera, agli studi e
agli umili lavori prescritti dallOrdine.
Tra loro si distingueva Teodoro, noto
per la sua ardente devozione alla San-
tissima Vergine.
Per anni il suo impegno fu quel-
lo di amarLa di pi e conoscerLa
meglio. Per questo, pregava molto
e studiava tutto quanto di Lei ave-
vano scritto i Santi. Quanto pi
pregava, tanto pi cresceva
la sua devozione, e quanto
pi leggeva, tanto pi au-
mentava in lui la sete di
conoscerLa.
Un giorno rimase
profondamente im-
pressionato leggen-
do nel Nuovo Te-
stamento que-
sto passo di San
Paolo: Quel-
le cose che oc-
chio non vi-
de, n orecchio
ud, n mai en-
trarono in cuo-
re di uomo, que-
ste ha preparato Dio
per coloro che lo
amano (1 Cor. 2,
9). Dopo lunghe ri-
flessioni, Teodoro
giunse alla seguente conclusione: S,
niente di quello che si scrive sulla Ver-
gine sufficiente. Oh, se potessi ve-
derLa con i miei propri occhi!
Da allora non riusc pi a togliersi
dalla testa questidea. Egli si svegliava
e si addormentava con lo stesso arden-
te desiderio ed anche durante i lavo-
ri, alle volte un sospiro gli usciva dal-
le labbra: Se almeno potessi veder-
La una volta! Ormai non aveva nes-
sunaltra intenzione nelle sue intermi-
nabili orazioni e tanto buss alle porte
celesti che esse alla fine si aprirono...
Una notte, lumile cella del fervi-
do monaco si riemp di una luce in-
tensa. Svegliato di soprassalto, egli
vide dinanzi a s una figura angelica
che gli disse:
Teodoro, sono il tuo Angelo Cu-
stode! La Regina del Cielo ha udi-
to le tue insistenti orazioni e deside-
ra esaudire il tuo desiderio. Tutta-
via, per ottenere limmeritato dono
di contemplarLa, ancora in vita, fac-
cia a faccia, necessario che tu offra
un duro sacrificio: quello di perdere
la vista del tuo occhio destro. Sei di-
sposto a farlo?
Soltanto questo?! pens il mona-
co. E subito rispose:
Ma certamente! Accetto con
gioia!
Langelo allora sinchin, apr le
braccia e miracolosamente sparirono
le pareti del monastero, la luce raddop-
pi dintensit e un ineffabile profumo
impregn laria mentre si diffondeva
intorno una meravigliosa musica...
Oh! Meraviglia! Preceduta da una
schiera di angeli, comparve la Madre
di Dio. Con materna bont, Lei guard
Teodoro e... sorrise! Il pi bello di tutti
i sorrisi che mai ci sia stato e mai ci sa-
r... Il fortunato monaco era fuori di s
dalla gioia. Dopo neanche un istante,
la folgorante luce cominci a diminui-
re, la visione lentamente svan e Teodo-
ro rimase solo nelloscurit della notte.
Tanta era la sua felicit che quella
notte non riusc a dormire. Mai nessu-
na cosa gli era rimasta cos ben scolpi-
ta nella sua memoria. Soltanto quan-
do le prime luci del mattino entrarono
dalla sua finestra si rese conto che non
vedeva pi dallocchio destro.
Tutti provarono compassione per
quelluomo che era andato a dormi-
re sano e inspiegabilmente si era ri-
svegliato cieco da un occhio, ma ci
di cui si stupivano era di non vederlo
triste, al contrario, pi contento che
mai. Teodoro non rivel a nessuno
ci che era accaduto quella notte.
Trascorsero cos i giorni e i mesi.
Teodoro, sempre felice, viveva nel ri-
cordo di quellindimenticabile mo-
mento in cui, davanti ai suoi occhi,
il cielo era sceso sulla terra. Impar
a sopportare la scomodit di vedere
soltanto da un occhio e quando in-
ciampava su qualcosa o aveva un inci-
dente a causa della sua limitata visio-
ne, subito pensava: S, valsa la pe-
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na! Questo non niente in confronto
a quellineffabile sorriso!
Intanto, col passare degli anni la
sua gioia si and poco a poco mesco-
lando a un certo dolore. Teodoro sen-
tiva la nostalgia di quello sguardo in-
descrivibile. Qualsiasi meraviglia che
incantava gli altri monaci per lui sem-
brava priva di significato. I bei colo-
ri del tramonto, la luce sfumata del-
le vetrate, nulla erano in confronto al
celestiale aspetto della Vergine Ma-
ria. Gli armoniosi accordi dellorga-
no sembravano un povero sussurro
paragonati alla musica che aveva udi-
to. Tutti i fiori che coprivano i monti
in primavera neanche lontanamente
avevano il profumo che aveva invaso
la sua cella in quella notte benedetta.
Nel suo cuore rinacque lantico de-
siderio: Se io potessi vederla di nuo-
vo!.. Cos si mise allora a pregare
con raddoppiata insistenza, chieden-
do che unaltra volta ancora gli fosse
concessa lincomparabile grazia.
Ed ecco che, analogamente a quan-
to era accaduto anni prima, la sua cella
fu invasa dalla luce sovrannaturale che
preannunciava lapparizione dellangelo.
Teodoro, eccomi qui di nuovo! Se
proprio vuoi vedere nuovamente la
Vergine Santissima, sappi che questo
ti coster un altro sacrificio, maggio-
re del primo: sei disposto ad offrire la
vista che ti resta?
In un momento, Teodoro si ricor-
d di tutte le asprezze e difficolt che
gli aveva causato la mancanza di un oc-
chio. E adesso, rimanere completamen-
te cieco! Ma nonostante ci, il suo amo-
re era pi forte e con vigore rispose:
S, accetto! Vedere la Madonna
ancora una volta, anche se per pochi
secondi, vale senzaltro il dolore di ri-
manere cieco per il resto della vita!
Proprio comera accaduto la vol-
ta precedente, egli pot contemplare
per alcuni istanti il celeste volto della
Madre di Dio. Che gioia, che felicit!
Solo nelloscurit della sua cella,
Teodoro pass molto tempo dilettando-
si col ricordo di ci che aveva appena vi-
sto e soltanto allalba ormai fatta si ri-
cord: Adesso devo prepararmi a con-
durre una vita da cieco. Con un misto
di gioia e di rassegnazione, fissando nel-
la memoria il gaudio passato e preve-
dendo il dolore futuro, si addorment.
Echeggiando per il chiostro e per i
corridoi, il tocco della campana che ri-
chiama i monaci ad iniziare il nuovo
giorno lo risvegli. Si alz con rapidit
e quale non fu la sorpresa nel render-
si conto che continuava a vedere! An-
zi, con tutti e due gli occhi addirittura!
Apr la finestra ammirando con soddi-
sfazione i campi verdeggianti, lazzur-
ro del cielo e i fiori del giardino.
La vista che aveva perduto in pre-
cedenza gli era stata restituita!
Piangendo di gioia e gratitudine,
Teodoro corse alla cappella per ren-
dere grazie. Meravigliata nel veder-
lo guarito, tutta la comunit gli si fe-
ce intorno ed egli infine decise di ri-
velare il suo segreto, raccontando nei
dettagli quello che era successo. In-
cantati, i monaci visitarono la sua cel-
la, ancora impregnata del soave pro-
fumo della Celeste Visitatrice.
Vivamente impressionato, il vec-
chio e saggio abate disse ai monaci:
Il demonio, padre della menzogna,
non d mai quello che promette. Dio,
al contrario, d sempre pi di quello
che noi ci aspettiamo. E la Madonna,
come dice un adagio, retribuisce con
un bue chi le d un uovo. Fratelli, non
c da temere nel consegnarsi a Dio!
Poich, come ha detto Lui stesso: il
mio giogo soave, e il mio peso leg-
gero. Questo fatto miracoloso
cinsegna, ancora una volta, ad
amare e ad avere fiducia in Maria
Santissima, nostra Madre e Signora!
Tutti allora uscirono a pregare e a
rendere grazie.
Confortato dal sublime dono che
aveva ricevuto, Teodoro sopport con
pazienza la vita su questa terra, aspet-
tando il giorno in cui Dio lo avreb-
be chiamato, per contemplarLo final-
mente insieme a sua Madre Santissima
per tutta leternit. Il fortunato mona-
co mor in santit in et avanzata
e coloro che lo conobbero, diede-
ro testimonianza che fino agli ultimi
giorni leggeva senza difficolt le let-
tere pi piccole, poich, come dice-
vano, mai esistito un monaco con
una vista tanto buona...
1. San Ugo di Grenoble, vescovo
(+1132). Nominato vescovo di Gre-
noble (Francia) a 27 anni, appoggi
lopera dei monaci di Cluny e si im-
pegn nella riforma del clero intra-
presa da San Gregorio VII.
2. V Domenica di Quaresima.
San Francesco di Paola (+1507).
Uno dei pi giovani fondatori di Or-
dini religiosi.
Beata Maria di San Giuseppe,
vergine (+1967). Fond a Maracay
(Venezuela) la Congregazione del-
le Agostiniane Recollette del Sacro
Cuore, per dare assistenza a bambini
e anziani abbandonati.
3. San Riccardo di Chichester, ve-
scovo (+1235). una delle figure pi ri-
levanti nellInghilterra della sua epoca.
Esiliato dal re Enrico III, assunse in se-
guito nuovamente la sua carica e si dedi-
c con generosit al soccorso dei poveri.
4. SantIsidoro di Siviglia (+636).
Vescovo e dottore della Chiesa.
5.San Vincenzo Ferrer (+ 1419).
Religioso. A lui si deve la fine del do-
loroso scisma che invano, quarantan-
ni prima Caterina da Siena aveva cer-
cato di scongiurare.
Santa Maria Crescentia Hss,
vergine (+1744). DellOrdine Terzia-
rio Francescano nella Baviera (Ger-
mania). Ebbe visioni dellAgonia di
Nostro Signore. Si distinse per unar-
dente devozione allo Spirito Santo.
6. Beato Michele Rua, sacerdote
(+1910). Successore di San Giovan-
ni Bosco, fu illustre propagatore del-
la Congregazione Salesiana.
7. San Giovanni Battista de la Sal-
le (+1719). Memoria facoltativa.
SantErmanno Giuseppe, sacer-
dote (+ nel 1250 circa). Monaco del
monastero premostratense di Stein-
feld (Germania), dove rifulsero il suo
amore alla Santissima Vergine e la sua
devozione al Cuore di Ges. Fu auto-
re di numerosi scritti e inni mistici.
8. Santa Giulia Billiart, vergine
(+1816). Fond in Francia lIstitu-
to di Santa Maria per leducazio-
ne delle bambine e diffuse la de-
vozione al Sacro Cuore di Ge-
s.
9. Domenica delle Palme.
Beato Tommaso di To-
lentino, sacerdote e marti-
re (+1321). Francescano invia-
to a predicare il Vangelo nelle regioni
dellArmenia e della Persia (attuale
Iran). Martirizzato nel nord dellIn-
dia, insieme a tre compagni.
10. Beato Antonio Neyrot, sacer-
dote e martire (+1460). Domenica-
no catturato da pirati saraceni e con-
dotto a Tunisi (Africa), si fece musul-
mano; poi, aiutato dalla grazia divi-
na, si pent, vest il suo abito e si mise
a predicare il Vangelo fino ad essere
lapidato dai nemici della fede.
11. Santo Stanislao di Cracovia
(+1070). Vescovo e martire.
Beata Sancia del Portogallo, ver-
gine (+1229). Figlia del re Sancio I,
fond vicino Coimbra il monastero
cistercense dove lei stessa prese labi-
to.
12. Santa Teresa delle Ande, ver-
gine (+1920). Carmelitana cilena che
offr la sua vita a Dio per la conver-
sione del mondo. Mor a 23 anni.
13. Gioved Santo. Istituzione del-
la Sacra Eucaristia.
SantErmenegildo, martire (+586).
Figlio di Leovigildo, re ariano dei vi-
sigoti di Toledo (Spagna). Converti-
tosi alla fede cattolica, fu ucciso dal
suo stesso padre.
14. Venerd Santo. Passione di Ge-
s.
Beato Pietro Gonzlez, sacerdote
(+1246). Religioso domenicano, de-
dic umilmente la sua vita a predica-
re il Vangelo e ad aiutare i marinai e
pescatori nella citt di Tuy (Spagna).
15. Sabato Santo.
San Paterno, vescovo (+ verso il
565). Monaco gallese, si dedic al-
levangelizzazione dei pagani, fond
molti monasteri e fu eletto Vescovo
di Avranches, quando ormai era set-
tuagenario.
San Giovanni Battista
de la Salle (Chiesa del
Sacro Cuore di Ges,
Montreal, Canada)
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16. Domenica della Pasqua di Re-
surrezione.
San Benedetto Giuseppe Labre
(vedi pagg. 17-19).
17. Luned dellAngelo.
Beata Maria Anna di Ges Navar-
ro di Guevara, vergine (+1624). Nac-
que a Madrid e molto giovane sent
il richiamo della vita religiosa, ma si
scontr con lopposizione dei
genitori. Alla fine, entr nel-
lOrdine dei Mercedari.
18. Beata Maria dellIncar-
nazione Avrillot (+1618). Ma-
dre di famiglia e sposa esempla-
re, fond quindici monasteri e si
fece religiosa, dopo la morte del
marito. Introdusse in Francia
lOrdine dei Carmelitani Scalzi.
19. San Geroldo, eremi-
ta (+ verso il 978). Apparte-
nente alla famiglia dei conti di
Sassonia, rinunci a tutto per
condurre una vita di penitenza
e orazione.
20. Beato Maurizio Mac-
Kenraghty, sacerdote e marti-
re (+1585). Condotto al sup-
plizio dopo aver trascorso due
anni in carcere, per essersi ri-
fiutato di riconoscere il potere
della regina Isabella di Inghil-
terra in questioni spirituali.
21. SantAnselmo dAosta
(+1109). Vescovo e dottore
della Chiesa.
San Corrado di Parzham
(+1891). Religioso cappucci-
no, esercit per quarantanni la
funzione di portinaio in un convento
della Baviera (Germania), mostran-
dosi sempre generoso con i poveri e
gli afflitti che bussavano alla porta.
22. SantAgapito I, papa (+536).
Ebbe un brevissimo pontificato, in un
periodo molto turbolento della storia
di Roma.
Santa Caterina da Siena,
di Rosello di Jacopo Franchi
(Metropolitan Museum of Art, Nuova York)
dicanti, malati, giovani abbandonati,
pellegrini e invalidi.
26. Madonna del Buon Consiglio
di Genazzano.
Beato Stanislao Kubista e Beato
Ladislao Goral, martiri (+1942). Il
primo, sacerdote e il secondo, vesco-
vo. Entrambi morirono nel campo di
sterminio nazista di Sachsenhausen.
27. Santa Zita, vergine
(+1278). Di famiglia umile,
fu domestica per quarantan-
ni, dando prove di dedizione e
pazienza ammirevoli. patro-
na delle domestiche.
28. San Pietro Chanel
(+1841) e San Luigi Maria
Grignion de Monfort (+1716),
memorie facoltative.
Santa Gianna Beretta Mol-
la (+1962). Madre di fami-
glia, medico specialista in pe-
diatria, prefer morire piutto-
sto che abortire il suo quarto
figlio.
29. Festa di Santa Cateri-
na da Siena (+1380). Vergi-
ne, dottore della Chiesa e Pa-
trona di Italia.
SantAcardio di San Vitto-
re, vescovo (+1172). Abate
della famosa abbazia di San
Vittore, a Parigi, fu eletto
Vescovo di Avranches. Scris-
se vari trattati di vita spiri-
tuale.
30. III Domenica di Pa-
squa.
San Pio V (+1572). Papa.
San Giuseppe Benedetto Cottolen-
go (+1842). Sacerdote italiano, fon-
datore delle Piccole Case della Di-
vina Provvidenza, per curare i mala-
ti, invalidi, orfani e giovani in perico-
lo. Apostolo, asceta, penitente, misti-
co, grande devoto della Vergine Ma-
ria, comunic alla sua istituzione una
intensa vita spirituale.
delle Sacre Scritture, attirava alla sua
scuola numerosi studenti.
25. Festa di San Marco Evangeli-
sta.
San Pietro di Betancur (+1667).
Religioso dellOrdine Terziario Fran-
cescano, si dedic in Antigua (Gua-
temala) alla cura degli orfani, men-
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23. II Domenica di Pasqua.
Beato Egidio di Assisi (+1262).
Fu il terzo dei discepoli di San Fran-
cesco. Noto per la sua intrepida fede
e ammirevole semplicit.
24. San Fedele di Sigmaringen
(+1622). Sacerdote e martire.
SantEgberto, sacerdote (+729).
Famoso per la profonda conoscenza
Jos Antonio Dominguez
F
50 Salvami Regina Aprile 2006
Laurora
Lo spettacolo meraviglioso del
nascere del sole il primo dono di
Dio Padre ai suoi figli, per dar loro
il coraggio di affrontare le difficolt
del giorno.
ermarsi e contemplare,
con calma, lo spettaco-
lo del sorgere del sole
unopportunit che og-
gi pochi hanno. Richie-
de disponibilit di tempo, un orizzonte
ampio e un giorno propizio. E, nei no-
stri tempi frenetici, non sempre faci-
le coniugare tutti questi fattori favore-
voli, soprattutto nelle grandi citt nel-
le quali il campo visivo , molte volte,
occultato da edifici e gli orizzonti dello
spirito sono coperti da oscure nuvole di
preoccupazioni che rendono difficile la
considerazione di certe realt.
Ma se la persona ha il privilegio di
abitare in un luogo da cui pu gode-
re di un vasto panorama, vale la pe-
na rubare un po di tempo per con-
templare questo spettacolo grandio-
so che Dio offre tutti i giorni alluma-
nit: laurora.
Nel pensare allaurora, non si sa
dire dove essa sia pi incantevole, se
contemplata in un paesaggio mon-
tano coperto di neve, o sul mare, o
piuttosto sopra alle nuvole, da un
aereo.
Ad ogni modo, un meraviglioso
spettacolo che Dio rinnova sempre,
affinch i suoi figli, affrontino fin dal-
linizio la giornata con gioia.
Si potrebbe affermare che il na-
scere del sole il primo dono che Dio
Padre offre ai suoi eletti quando si
svegliano, proprio come una madre
quando sveglia il suo figlioletto con
una carezza.
Vedendosi trattato con tenerezza
un bambino ha pi coraggio per af-
frontare le difficolt del giorno che
sta per cominciare...
Occupare lo spirito con queste
considerazioni, meravigliarsi per le
bellezze della creazione, per cos
dire una forma di preghiera che pu
essere praticata facilmente da tutti,
in qualsiasi momento.
La natura, curiosamente, ha la
sua liturgia, che accompagna la Li-
turgia della Chiesa, durante il corso
dellanno. Non forse vero che, per
esempio, nel giorno di Natale aleggia
unintensa gioia nellambiente, lat-
mosfera sembra pi diafana e il sole
pi luminoso?
E nella Domenica di Pasqua, la
natura, soprattutto allaurora, sem-
bra rallegrarsi per la vittoria del Fi-
glio di Dio sulla morte e il peccato,
per la sua Resurrezione trionfale. Per
questo, la Liturgia delle Ore pren-
de limmagine splendida del sole na-
scente per simbolizzare Nostro Si-
gnore risuscitato, nel cantare:
O Sole nascente,
Che ti innalzi sopra di noi, mortali,
Illuminando i ciechi dalla nascita
Nella luce del tuo volto:
Vieni, Ges,
Stella del mattino!
Cantiamo il tuo Giorno glorioso.
Ubatuba, Brasile
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Highlands, Scozia
Spiaggia di Santa Monica,
Los Angeles, USA
Paulo Harris / Getty Images
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Crocifisso
processionale
(Basilica dei
Martiri, Lisbona)
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gli stato trafitto per i no-
stri delitti, schiacciato per le
nostre iniquit. Il castigo che ci d
salvezza si abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati
guariti. (Is 53, 5)