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20DANGELO06

Agostino Arrivabene
lino inarcarsi di un sopracciglio, nell’esuberan- vita, non intendendo confrontarla più tardi
Storia di copertina za corvina di una capigliatura, seducente tra- con quella deturpata dalle rovine del tempo.
slato di più segrete, rigogliose intimità. Non saranno certo queste le preoccupazio-
I neri dell’Africa più arretrata erano riluttanti ni della giovane Anna Laura Cantone, carat-
In copertina un ritratto austero, di tonalità ad essere fotografati, convinti che il magico tere spumeggiante, occhioni scuri eloquenti,
serotine di Anna Laura Cantone eseguito occhio buio e vitreo della macchina fotografi- disegnatrice affermata di originali personaggi
dalla talentuosa mano di Agostino Arriva- ca oltre alle fattezze risucchiasse loro anche per la letteratura giovanile e autrice di brio-
bene, avvezzo a navigare “tra la luce degli l’anima, secondo i non del tutto infondati si cartoni animati televisivi, amati da un pub-
Dei e le tenebre dell’uomo” (V. Sgarbi), rab- ammonimenti dello stregone. blico di piccoli e di adulti, longilinea creatura
domante in grado di captare l’irradiamento Altri individui non amano farsi ritrarre per transitata dagli occhi e dalla mente di
interiore dell’Io, di scandagliarne i suoi o- non esporre se stessi al carnale occhio inda- Agostino Arrivabene e restituitaci così mi-
scuri anfratti stanando arcani da rivelare nel gatore del pittore, talvolta per una forma di steriosa e vitale dalla sua mano di veggente,
magnetico enigma di uno sguardo, in una recondito pudore, talaltra per un lungimiran- incantatore di lucciole.
piega sensuale delle labbra, nel bluastro te rifiuto di far narcisisticamente cristallizzare
accenno di peccaminose occhiaie, nel sibil- la propria immagine in un’epoca serena della Giovanni Serafini

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Redattori: PRENDETE NOTA
numero Barbara Frigerio di Giovanni Serafini
Giorgio Lodetti
Giovanni Serafini
GUIDO CADINI esporrà in una personale al LICIO PASSON, autore friulano noto e par-
anno VIII Collaboratori: Circolo Filologico Milanese in Via Clerici, 10 a ticolarmente affermato in America, sarà pre-
Aldo Benedetti Milano dal 16 al 22 gennaio 2010 alcuni suoi sente con una serie di opere raffiguranti
Donatella Bertoletti recenti oli raffiguranti nature morte - genere incantate istantanee, streganti momenti di
Andrea Bondanini nel quale ha ottenuto i maggiori consensi - luce, rapinose visioni di una Venezia nascosta
Maurizio Bottoni connotate da una vena di pacata malinconia, e confidenziale, rubandone quel torbido
Gabriella Brembati insieme a paesaggi che raccontano di languo- fascino di aristocratica decadenza che si riac-
Grazia Chiesa ri di fiumi veneti in liquefatti riflessi accarezza- cende nel miracolo di insinuanti riflessi di
Franco Colnaghi ti dal pianto dei salici o di scorci e di vedute acque, di cielo e di consunte facciate in una
Gianluca Corona dell’aspra terra calabrese che frequenta con silenziosa magia di disfatto splendore.
Sara Fontana assiduità appassionata, ritraendoli sempre en Licio Passon espone alla Libreria Bocca fino
Angela Govi plen air come i veri pittori capaci di immer- al 15 gennaio 2010. (www.liciopasson.it)
Emanuele Lazzati gersi fisicamente nella natura per trarne le
Alberto Mari complesse ricchezze cromatiche e fissarne i
Cristina Muccioli fuggevoli momenti di poesia.
Mariacristina Pianta Inaugurazione sabato 16 gennaio 2010 alle
Roberto Plevano ore 18.00 nella “Sala delle colonne”.
Stefano Soddu (info 02/86.46.26.89)

Testata di:
Sergio Dangelo
Progetto grafico
Massimo Petrini
Nicoletta Pellegatta
In copertina:
Opera di Agostino Arrivabene

Editoriale Vino bianco e alici, olio su masonite, 2009 Mia diletta, olio su tavola, 2009

Nasce dalla volontà sempre maggio-


re di promuovere la giovane Arte CARLO PREVITALI, scultore che sa conciliare dell’anteprima al Teatro Filodrammatici di
una solida tradizione figurativa con i paradig- Milano.
Contemporanea Italiana, l’esigenza mi di una sconcertante quanto dissacrata La lussuria qui rappresentata, scultura poli-
da parte della storica libreria Bocca attualità, ricavando croma eseguita con
di Milano di diffondere sempre più suggestioni dal mi- la complessa e
capillarmente il proprio notiziario to e travasandole rischiosa tecnica
informativo: Le Segrete di Bocca. negli allarmanti della ceramica raku,
La Rivista punta su collaborazioni stereotipi dell’oggi, fa parte del novero
mirate a migliorare i propri contenu- ha di recente pre- dei lavori esposti.
ti, attraverso l’avallo e il contributo sentato presso la La ricca e singolare
delle Gallerie d’Arte, oltre che a Biblioteca Galleria galleria di personag-
stringere rapporti di collaborazione Angelica di Roma gi nati dall’estro
con strutture organizzative di prima la sua originale ingegnoso e inesau-
linea presenti sul territorio nazionale. interpretazione de ribile di questo inci-
Unisciti a questa nuova iniziativa edi- I vizi capitali, cui si sivo scultore è mira-
toriale e collabora con Le Segrete aggiunge la signifi- bilmente compen-
di Bocca, Artisti in Rivista. cativa epitome di diata nel corposo
una vanitas, corre- catalogo Skira che,
lati ad alcuni sen- con l’abituale ele-
sazionali e contur- ganza editoriale, ha
siamo online
banti disegni a car- messo in bella evi-
www.libreriabocca.com

Articoli
boncino di fisiono- denza la forza del
mie mefistofeliche modellato e la lumi-
Rubriche
e fantasiose che nosa vitalità che le
già avevano riscos- opere di Previtali
Scritti d’artista so caloroso con- potentemente
senso in occasione esprimono.

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Lussuria, ceramica raku, 2009
Federico
Severino
realizzazione di un altare, e relativo ambone, L’avvenimento, divulgato con comunicato
rivolti verso i fedeli. L’impegnativo e lungo stampa da Babele Comunicazione
lavoro del modellato in terracotta, in altori- (www.babelecomunicazione.it) e già illustra-
lievo, è stato eseguito sotto il costante con- to su catalogo edito dal gallerista e coordina-

un altare per il Pantheon


trollo di consulenti artistici della gerarchia tore Franco Senesi, il 15 ottobre viene inter-
ecclesiale nel rispetto rigoroso delle simbo- cettato e bloccato da un improvviso inter-
logie, delle citazioni, degli inserti, partendo vento della Soprintendenza per i beni archi-
dalla scelta del materiale – il bronzo immor- tettonici e paesaggistici per il Comune di
Nemo propheta acceptus est in patria sua tale – fino ai contenuti e all’espressione stili- Roma che, sottolineando minacciosamente
così recitano i Vangeli. È storia millenaria e la stica, senza trascurare i più minuti particolari per iscritto che “l’esecuzione di opere e lavo-
storia ama ripetere i suoi errori. e ogni riferimento sacro in considerazione ri di qualunque genere su beni culturali è
Non dobbiamo quindi stupire se le fanta- dell’importanza del luogo di destinazione, subordinata all’autorizzazione della Soprin-
smagoriche sculture di tendenza”, si oppone a tale
Federico Severino, incan- progetto. Determinando, o
tevoli terrecotte immorta- più probabilmente riattizzan-
late nel bronzo, vengono do, una zuffa di competenze
più acquistate ed apprez- tra Stato e Chiesa per con-
zate all’estero che nel trasti di predominio giurisdi-
nostro curioso Paese. Non zionale sul Pantheon e non
sappiamo se per nostra solo, tentando di affermare
incultura o in ossequio a con prevaricante albagia
quello snobismo imposto canoni estetici di parte, non
da élites pseudo-intellet- condivisi dai religiosi prepo-
tuali che credono – o fin- sti perchè non consoni a
gono di credere – alla un’ambientazione religiosa.
moda dell’arte come a Corre voce infatti che la
quella del prêt-à-porter. Ma sensibilità estetica della
il clamoroso caso verifica- Soprintendenza, dopo aver
tosi di recente, relativo alla interrotto l’iniziativa sia
creazione da parte di orientata a suggerire per il
Severino di un solenne Pantheon un altare costituito
altare e di un elegante da un… cubo di plexiglas (!),
ambone destinati alla elemento architettonico si-
Basilica di S. Maria ad curamente in armonia con i
Martyres di Roma - alias dettami settecenteschi di
Pantheon - merita di esse- Altare Papa Clemente XI, ai quali il
re esposto al giudizio degli Capitolo dei Canonici si è
appassionati d’arte e non solo. Il Capitolo dei come magistralmente spiegato nell’analitica e voluto riferire, e trasparente (in senso figura-
Canonici della Basilica citata, preposti al cele- ben motivata descrizione di Don Angelo to) quanto evocativo simbolo delle vicende
bre luogo di culto, “desiderando adeguare lo Pavesi. L’opera, sponsorizzata dalla Fonderia bibliche cui i fedeli si potranno ispirare
svolgimento della celebrazione Eucaristica Cubro di Gino Bosco & C. che ne ha curato durante le liturgie! Sono previsti incontri
alle norme del Concilio Vaticano II°”, ha con- anche la complessa fusione, non richiede chiarificatori tra emissari del Capitolo e la
cordato con Federico Severino - autore da adattamenti né ancoraggi di sorta e, con il Soprintendenza per cercare di risolvere la
tempo di numerosi monumenti ecclesiali gradimento e la piena approvazione del contesa. Senza scomodare il buon gusto,
eseguiti coniugando un’inconfondibile origi- Capitolo e dell’Arciprete Rettore Mons. basterebbe, per una volta, un po’ di buon
nalità di stile con la coerenza ai temi a lungo Micheletti, avrebbe dovuto essere installata al senso.
approfonditi della tradizione cristiana - la Pantheon e consacrata il 25 ottobre 2009. Giovanni Serafini

Fidatevidi
LORO
Nasce con questo numero una rubrica dedicata a giovani artisti. Curata da chi scrive, si pone
come obbiettivo di individuare autori ancora poco conosciuti e di cui ancora non si parla;
ma, come è stato per l’arte di tutti i tempi, saranno le opere loro testimoni. Iniziamo con
un’opera di Simone Gilardi, esaminiamola e comprendiamola scevri da ogni commento criti-
co, attendendo fiduciosi i futuri lavori!
Giorgio Lodetti

L’altro 05, olio su tela, 2009 L’altro 09, olio su tela, 2009

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L’incendio è partito dal cuore,
acrilico su tela, 2009
di una fanciulla in fuga o tra le
I Palazzini... ali di un demone che ci acco-
glie rivali di una sfida già persa.
del potere Cinello è il disegnatore di fiabe
arabescate, l’affabulatore di un
sogno popolato di madonne
delicate che trasfigurano la vita
in una lucente processione
No, non sono i palazzi del potere politico o laica di dolce compostezza
economico, sono le opere frutto del pote- entro cui traspare l’ostinato
re della fantasia e dello sprigionarsi giocoso desiderio di trovare rifugio in
di aliti di vita, sono le oniriche creazioni di una fantasiosa evasione, nel
Angelo Palazzini. miraggio di un paradiso straor-
Palazzini sembra aver assorbito il monu- dinariamente vicino, che
mentalismo metafisico di De Chirico, varca- richiede soltanto una meta-
to quegli spazi silenziosi e immobili che ne morfosi creativa. Armodio
fanno il palcoscenico di un sogno indecifra- incarna la vena più distaccata e
bile, per formulare la denuncia di una vita surreale, la vita sezionata in
rassegnata a una consapevole mancanza di spazi geometrici dove tazze e
regia, riscatto gioioso dall’urgenza di legger- caffettiere, scarpe e germogli di
vi un disegno, di rivelarne necessariamente fiori cartacei sfilano in una
una trama ideologica. sequenza di pret a tomber che
Palazzini è l’erede fortunato della “Scuola di simulano la precarietà umana,
Piacenza”, cenacolo artistico di personaggi evidenziando, con la millimetrica freddezza avvertono i segni di un surrealismo realizza-
come Spazzali, Foppiani, Cinello, Armodio e di una densitometria ossea, una osteoporo- to non attraverso accostamenti impossibili o
Bertè, accesi dalla scintilla di una follia sotti- si di estrema fragilità, una realtà pronta a collocazioni stranianti, ma frutto di una visio-
le e avvolgente come la nebbia padana, sgretolarsi gioiosamente in frammenti delle ne edulcorata della realtà, della capacità di
capace di sfumare i contorni della realtà per nostre inquietudini, nel silenzio di una ironia renderla una favola giocosa, un quotidiano
renderla una fiaba avvincente e gioiosa, da che diventa consapevole arma di difesa, vac- incantesimo: è questo l’autentico spirito della
narrare con incessante meraviglia. cinazione concettuale e non istintiva e psi- “follia padana”, avanguardia aggregante di
Se Osvaldo Bot fu l’apocalisse futurista di cologica come quella di Foppiani. rivincita su una nebbia avvolgente che è anti-
una assonnata borghesia piacentina, capace Quello di Bertè è invece un approccio quasi cipo di smarrimento, incosciente assuefazio-
di ritagliarsi un mondo immaginario e visio- topografico, prende le distanze dal dettaglio ne.
nario, sopra le righe di una omologata personale o ironico per concentrarsi su una Da qui nasce un “mistero buffo” congenito, la
commedia sociale anestetizzata a qualsiasi spazialità dove la figura umana si avverte sperimentazione fantastica che fa di ciascuna
rivitalizzante frustata di trascinante energia, come un alito sottile, sospesa in uno studia- vita, anche la più anonima, un vangelo apo-
Spazzali incarnò il missionario di una spiri- to equilibrio di luci e raffinati accostamenti crifo di episodi narrati con quello spirito irri-
tualità che sa estrarre da ogni soggetto, sia cromatici che ne confessano la microscopi- verente e gioioso perfettamente stigmatizza-
da una natura “apparentemente morta”, tri- ca dispersione, la cosciente vulnerabilità di to dal geniale e aristocratico critico Roberto
dimensionalmente ricostruita, sia dai ritratti un navigatore destinato a vagare in uno sce- Longhi come fertile dono degli “eccentrici
che, come aquiloni di chagalliana leggerezza, nario surreale, trafitto però da ogni piccolo padani”, risalendo alla tradizione pittorica di
sembrano ribellarsi alle umane pretese di raggio di sole che ne illumini la presenza, che Dosso Dossi e Cosmè Tura, alla magnifica
tracciare un preciso confine della realtà, di accenda un inno alla vita prima che sia “subi- stagione di quella ”Officina ferrarese” che si
codificarne gli impulsi. to sera”: il pessimismo cosmico di rivelerà prodigioso avvio di un percorso che
Foppiani più di ogni altro seppe raccogliere Quasimodo è illuminato da un lampo di fol- giungerà sino ai nostri giorni, attraversando i
questa intuizione di vita sotterranea, di lia padana, testoriana intuizione di un rapido fantasiosi capricci architettonici del Panini.
mondo da scoprire solo manifestando la assaggio d’infinito. Palazzini possiede la mae- Palazzini stesso non è solo pittore, è l’eroe
propria umanità ed esaltando la fantasia, stria di fondere la componente psicologica e ariostesco di una crociata cavalleresca che
artefice di un trasformismo visivo e antro- quella scenografica dei suoi illustri sodali, sa incarna l’ansia della ricerca e del nuovo, il
pomorfo che enfatizza ed esalta il ruolo fornire una cornice architettonica al sogno coraggio di abbandonare una visione con-
caricaturale cui sembriamo condannati: individuale, progetta città e ambienti specifi- venzionale e di fare della vita un magico
Gustavo rappresenta un individualismo psi- ci su cui innesta la propria vena trasfigurati- impianto scenico, quasi ad esorcizzarne la
cologico colmato di un erotismo funambo- va, come posseduto da un istintivo canone mediocre banalità con lo stesso raffinato
lesco ed esoterico, celebrato come sistema genetico, un suo magico alfabeto strutturale. intellettualismo grafico del primo Bontem-
immunitario, sogno di oblio contro un L’opera di Palazzini è dominata dalla presen- pelli: è il recupero degli oggetti auspicato in
ingannevole vuoto che svanisce tra le vesti za di edifici e impianti scenici che suggerisco- letteratura da Luciano Anceschi e da tutta la
no manifestamente una folle neoavanguardia degli anni Sessanta, l’avven-
instabilità progettuale, sembra- tura innovativa del Gruppo ’63 e dei
no astronavi pronte a decollare, Novissimi di Alfredo Giuliani, vero rabdoman-
ad aprire gli sportelli di una te di una gioiosa ricerca linguistica, geniale
umanità contenuta al loro inter- trasformista della parola in uno strumento di
no, che ha assunto una confor- divertito stupore, amnesia del vuoto che ci
mazione fisica adeguata alla fun- avvolge e cosciente anestesia della realtà.
zione istituzionale della costru- Anche il Nostro utilizza un’iconografia che
zione o alla propria funzione ricorda il sistema semiotico dei tarocchi
sociale: così “Il funzionario Istat” delle Città invisibili di Calvino, le sue donne
diventa un paludato Pinocchio, sembrano crisalidi imprigionate nel silenzio
“La moglie del pilota”, commes- del ruolo sociale in cui sono forzatamente
sa in una boutique, sembra costrette, lettere eloquenti di un nuovo alfa-
custodire la propria umanità beto, stesura di una personale orchestrazio-
negli scomparti di una enorme ne narrativa: è così che Palazzini ci fa parte-
cassettiera da cui lascia però cipi di una ironia dissacrante e ci insinua il
pendere un cuore da regalare a dubbio che siamo di fronte a una follia sof-
chi voglia consolare una ingom- ferta e non giocosa, all’unica forma di comu-
brante solitudine, smascherare nicazione possibile.
un’eleganza artificialmente co- Ed è proprio l’assunto di Calvino, l’urgente
struita; “L’Ufficio postale” diven- necessità di rifugiarsi nell’immaginario per
ta il deposito di un desiderio neutralizzare la realtà, per deformarne la
incontenibile di comunicazione, scontata visibilità: la pittura di Palazzini divie-
edificio traboccante di un mare ne allo stesso modo arma immaginifica,
increspato di lettere che paiono riconquista di una coscienza di apparente e
vele spiegate in una collettiva ingannevole protagonismo.
regata di salvezza.
In tutto il mondo di Palazzini si Aldo Benedetti
Nuovo giovane santo cerca parrocchia anche per piccoli
miracoli. Massima serietà, olio su tela, 2009
Nathalie Djurberg sono affiancate 104 TV di cui 66 straniere.
Potrei aggiungere che 90 furono gli artisti
capolavori fatta da una setta di addetti, ma
è una selezione di artisti che operano signi-
Biennale di Venezia
invitati, 77 le partecipazioni nazionali e 44 ficativamente nel mondo dell’arte.
gli eventi collaterali alla Biennale. Dunque Sono accreditati, attori e produttori di opere
2009 una manifestazione vitalissima a livello
internazionale altissimo raccoglie e svilup-
che hanno un pubblico, sia pure di élite. Ma
il progresso nasce dalle élite.
pa i successi delle precedenti edizioni e li La svedese Nathalie Djurberg ha creato
amplia, forse anche premiata dalla atten- Experiment una immaginaria foresta fiorita
Dopo l’inaugurazione di giugno sono tor- zione al visitatore che avevo già segnalata di improbabili piante dove tre video in luo-
nato all’ultimo giovedì di apertura della nel precedente articolo di Arte Incontro in ghi diversi della foresta raccontano strane
Biennale di Venezia 2009 che si è storie di fantocci in un coacervo di
chiusa domenica 22 novembre. Alla erotismo e violenza. Il visitatore si
folla variopinta della inaugurazione, sperde in essa con un senso di meravi-
spettacolo in uno spettacolo di un glia e di stupore misto a incertezza e
assolato giugno, si sono sostituiti più inquietudine da una parte, e dall’altra
tranquilli visitatori, forse più interes- di felicità. Il gioco si fa tra le nostre
sati e meditativi, e scolaresche miste paure per il nuovo che non compren-
di pochi attenti e tanti turbolenti, diamo e la complessità delle emozioni
educatamente silenziosi. Al sereno e suscitate dai video e dalla “foresta”.
estivo giugno ora è seguito un E qui mi devo fermare. Ho scelto la
novembrino chiaro, malinconico, Djurberg tra 90 artisti, e sarò critica-
nunzio di una qualche imminente to perché ci sono tante altre opere
fine. Appare una Biennale diversa, e “forti”. Ma se si possono paragonare
affascinante pure essa. Si notano più i piccoli ai grandi ho dovuto fare come
le opere che respirano meno oppres- il direttore Birnbaum di questa
se dal cicaleccio della folla che Biennale che ha dovuto scegliere solo
prima ne faceva quasi parte. Ma non 90 artisti in una miriade, con implica-
perché i visitatori sono quattro gatti. zioni etiche assai più impegnative:
Ecco qualche cifra da stadio: 376 perché lui e non l’altro? Allora perché
mila i visitatori nei mesi di apertura Nathalie? Ma anche perché nel catalo-
(nella precedente Biennale del 2007 erano go non si indicano dove si trovano fisica-
Experiment

stati 320 mila), 2200 la media giornaliera Libreria di giugno. Le polemiche negative mente le opere? La Biennale non è una cac-
dei visitatori con una punta di 5430 sabato sembrano dimensionate a livelli ragionevo- cia al tesoro.
17 ottobre. I giornalisti accreditati sono li e finalmente si comincia a capire che la
stati 5868 di cui 3986 stranieri. Ad essi si Biennale non è una selezione capricciosa di Andrea Bondanini

Riccardo può essere solo molto generico, senza anda-


re a fondo nella riflessione sulle implicazioni
la pittura, nella sua accezione gestuale di
segno non composto, di superficie senza
Dametti materiali dell’oggetto-quadro. Non si tratta centro e votata a una perlustrazione palma-
nemmeno, infatti, di aver semplicemente tra- re della pelle del quadro. Questo, però, var-
Appunti di lettura sportato un linguaggio nato per la
strada sulla tela (che sarebbe, altri-
menti, una operazione di “archeolo-
Riccardo, di solito, non è contento quando i gia urbana”). Mi fa notare Riccardo
suoi lavori vengono etichettati come “street stesso, infatti, che, rispetto a quel
art”; meno ancora quando gli si fa notare modello, quando lui si accosta alla
che fanno venire in mente il graffito urbano. tela cura molto il lavoro sullo sfon-
Indubbiamente non mancano prelievi da do del quadro, su quella trama di
quel repertorio visivo, anzi si può dire tran- segni selvaggi, larghi e nervosi, di cui
quillamente che la “cultura dell’occhio” da riempie tutta la superficie e da cui fa
cui prendono vita questi volti affogati in una affiorare le sue teste scarnite, ossute
miriade di segni rabbiosi e convulsi, è la stes- a volte, o dei singoli dettagli. Nei
sa,“delocalizzata”, di quelle forme espressive. lavori recenti, un cospicuo numero
Tuttavia, rispetto a quel modello, Riccardo ha di occhi dagli sguardi sbarrati, per-
fatto molti passi ulteriori, consapevolmente, plessi o attoniti si rivolgono verso
in una direzione precisa: al muro ha preferi- l’esterno: guardano il riguardante, a
to la tela e la carta, il pennello alla bombo- volte, ma spesso guardano altrove
letta e, soprattutto, la galleria alla strada. Non con un velato spavento. Di certo
è differenza da poco, perché indica una non vengono da un immaginario
distinzione di fondo nell’approccio al lavoro, sereno e pacificato, quanto piutto-
nell’idea di chi possa fruirne in un secondo sto da una situazione di caos, sia visi-
momento e, soprattutto, significa anche pen- vo sia emotivo: ne danno una tradu-
sare alla “durata” che quell’opera può avere. zione ottica, appunto, quei lunghi
Non solo infatti il lavoro, con queste caratte- tratti di acrilico rosso e nero, o
ristiche, si presta ad essere accolto nel chiu- magenta, contrappuntati dal bianco;
so delle case private, ma è anche un’immagi- su questa base, poi, Riccardo inter-
ne fatta per essere contemplata, ferma sulla viene con altri segni nervosi, con
parete, diversamente dalle scritte che inva- insiemi di linee spezzate che hanno
Occhio, tecnica mista su tela, 2008

dono i muri e, soprattutto, i mezzi di traspor- la sola funzione di muovere il fondo, di atti- rebbe se il lavoro di Dametti fosse un per-
to pubblici. rare l’attenzione su di esso e sulle sue quali- corso di riflessione autoreferenziale sulle
In quest’ultimo caso, infatti, bisogna pensare tà astratte e gestuali. Non mancano infatti funzioni del linguaggio pittorico e dei suoi
che quell’immagine che si è appropriata clan- occasioni in cui Riccardo ha una forte tenta- elementi di base, cosa che invece non è.
destinamente del fianco di una metropolita- zione di lasciarsi andare all’astrazione pura, Se si vedono in sequenza progressiva questi
na è fatta per una fruizione veloce, su di un gestuale. Se le teste affiorano da un magma lavori, mettendo in fila prima le tele figurati-
mezzo in movimento: non ci si può soffer- di rumori tradotti in colore, già con i soli ve e di seguito quelle più astratte, si vede
mare sul dettaglio (che non c’è), ma si può occhi protagonisti il volto è stato inghiottito che il vettore di sviluppo del suo lavoro è
solo avere una impressione d’insieme fugace dalla massa: un passo ancora e la figura soltanto verso l’eliminazione del soggetto, di
di una scritta o di una forma che si sta muo- umana sparirà del tutto. Allora, quel fondo quell’appiglio riconoscibile che era costituito
vendo, di cui non si fa in tempo a cogliere il che prima supportava ancora una presenza dal volto, o dalla testa: è come se questo
senso globale che è già sparita. Per questa antropomorfa diventerà il soggetto esclusivo fosse sparito sotto l’impeto gestuale della
serie di motivi, il paragone fra il lavoro di del quadro. In un certo senso, si potrebbe sprezzatura.
questo artista e quello degli Street-artists dire che tornerebbe ad essere protagonista Luca Pietro Nicoletti

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Parigi ad insegnare ora come Polena ora
Walter all'American Center come racconto della
for students and ar- fatica del lavoro
tist, ritorna a Savo- umano. Tutto il lavo-
Morando na.
Morando acquisisce
ro è il risultato di una
ricerca di libertà
così le prime nozioni creativa legata alla
sulle tecniche calco- voglia di conoscere
Walter Morando è il maggior artista vivente grafiche, dal bulino, sempre di più quello
in Italia che raffigura, da oltre quarant'anni, la all'acquaforte, all'ac- che questa magica
tematica del Porto, strappando con le sue quatinta fino ad arri- forma d'arte può
ceramiche le forme a ganci, bitte, catene, vare al mezzotinto dare in quanto, se
rottami, maniglioni e lamiere. La sua prima nella quale Pietro pur costretta da
mostra risale al 1967, da allora ha esposto in Gatti era "Maestro". regole rigorose, è
personali e collettive in Italia e all'estero. Morando realizza, in un'arte libera e
Al suo lavoro si sono interessati i maggiori questo periodo, 35 spontanea. Liber tà
critici come: Giorgio Segato, Marcello lastre pubblicando gestuale e tecnica si
Venturoli, Giorgio di Genova, Milena Milani, due cartelle: nel mescolano così co-
Giorgio Seborga, Angelo Dragone, Paolo 1982 la cartella Per me le tecniche diret-
Levi ed Emilio Sidotti. Nel 1988 realizza, la Sardegna, una te (bulino, punta-
come sceneggiatore, un programma sul poesia di Milena Mi- secca, mezzotinto) si
Porto di Savona (sua città Natale), regia di lani e quattro incisio- mescolano alle tecni-
Portuali al carico di riso a bordo, acquaforte, acquatinta,
cera molle, puntasecca, 2009
Mimmo Lombezzi per RAI3 e nel 2006, la ni di Walter Morando, edizione Brixia che indirette (acquaforte, acquatinta, verni-
regista Stefania Ferraro, per la trasmissione Milano, premio Sa Ferula Cagliari e, nel ce molle). Formale e informale si mescolano
di RAI2 Galatea e Mimmo Lombezzi, per 2004, Enzo di Martino ha recensito la cartel- sulle lastre, che diventano, in alcuni casi, loro
il programma Cosmo di Rete4 hanno dedi- la Oggetti del Porto Centro Internazionale stesse oggetti-scultura come la serie di
cato due servizi televisivi al mondo delle della Grafica di Venezia. Dopo questa espe- lastre dedicate alle Lamiere, sagomate sul
Polene di Walter Morando. rienza Morando riprende la sua attività di rame e poi scalfite da scalpelli, bulini e punte
Nel Maggio 2009 inaugura il monumento in scultore ritornando, nuovamente, all'incisio- tanto da ottenere sia la matrice per la stam-
ceramica Grés commissionatogli dal Co- ne nel 2006 e pubblicando due cartelle nel pa che l'oggetto fine a se stesso. Con la rea-
mune di Albisola Marina sponsorizzata dalla 2007 L'Unione e Il Maniglione stampate pres- lizzazione di queste incisioni è sorto il desi-
Fondazione De Mari e collocato lungo la so Il Corno da Nebbia di Savona, laborato- derio di raccogliere in una pubblicazione
Passeggiata degli Artisti. rio di conservazione e restauro di Manufatti tutto il lavoro sulla parte grafica di questo
Da questo momento, Morando decide di Cartacei dove sono custodite le attrezzatu- significativo artista, testimonianza dell'amore
cambiare mezzo di espressione ritornando re e i torchi da stampa appartenuti al per questa forma d'arte e per un territorio
all'incisione calcografica, che già aveva avuto Maestro Pietro Gatti. portuale savonese spesso poco conosciuto,
modo di conoscere e sperimentare in pas- Negli ultimi mesi Walter Morando dedica la affinchè tale patrimonio non si perda, ma sia
sato grazie all'amicizia con l'incisore Pietro sua attività giornaliera all'incisione. Il tema è diffuso e reso noto non solo agli "addetti",
Gatti, artista appartato del panorama ligure, quello del Porto, lasciando impressi sul ma ad un pubblico più vasto.
che, negli anni '80, dopo un lungo periodo metallo, oltre agli umili oggetti di lavoro e le
trascorso a navi in demolizione, anche la figura umana, Silvia Pesce

Un'altra strategia è quella della metafora. strategia, probabilmente più didascalica, è la


Claudio Monnini Ognuno di noi, se eliminiamo la pelle, con- rappresentazione di questa pianta in relazio-
tiene una pianta, un albero; questa pianta è ne alla figura. In fondo i rami e le radici pian-
hortus animae modellata dall'esperienza e dalla genetica, tati nel volto e nel corpo sono quella che
come il tempo e le intemperie plasmano gli nella cultura orientale si chiama aura. È ciò
algoritmi frattali con cui dovrebbe sviluppar- che vediamo ma non riusciamo a descrivere
Non sono credente. Anima però, come ter- si ogni vegetale. Questo albero è la stessa chiaramente; però c'è, e se mettiamo a
mine, riassume efficacemente ciò che inten- materia acquosa che intuivamo fuoriuscire fuoco lo sguardo, se lo concentriamo oltre
diamo per inconscio, essenza, personalità, dal contenitore della pelle, è struttura plasti- la semplice operazione del vedere, possia-
campo emotivo. Dunque, apocrifamente, ca ed espressiva, è antropomorfa e nello mo percepirne le linee dinamiche, i flussi di
userò anima per parlare di tutte queste stesso tempo è capace di una mimica ed energia. Ognuno di noi procede nella pro-
cose. L'anima è il luogo del nostro disordi- una qualità materica che parla del nostro pria esperienza approssimando la direzione
ne, di ciò che emerge, nostro malgrado, dal spessore, delle nostre stratificazioni interiori. delle proprie scelte, per tentativi non rettili-
nostro modo di relazionarci con l'esistenza. Una pianta piange, si contrae, si espande, nei che tendono a una qualche finalità. Il
L'anima è il nostro sostrato interiore, con- mostra le sue cicatrici; è un attore comple- disordine è lo specchio dell'anima, perché
tiene le nostre radici, ramifica dal nostro to ed un interprete intenso. Infine una terza restituisce le sfaccettature e le contraddizio-
sguardo, struttura la nostra gestualità. ni che costruiscono ciascuno di noi. Quando
Ritrarre l'anima può essere un'impresa una mia opera risulta in grado di interferire
complessa, sicuramente un esercizio stimo- con il campo emozionale di chi la osserva, e
lante, corrisponde allo spessore di ogni pro- magari di generare un fall out che riporta a
dotto artistico, quale che sia il linguaggio galla stati mentali che si avvertono a pelle, o
espressivo. Personalmente ho messo in atto di pancia, prima ancora che razionalmente,
delle strategie per mettere l'anima allo sco- allora quest'opera è riuscita. Ha svolto il suo
perto, come un cacciatore di pelli sistema le compito, riesce a parlare al cuore, prima che
sue tagliole. Una di queste consiste nel met- la ragione se ne renda conto. In fondo è
tere in posa una persona nuda, interprete questa la missione dell'arte: utilizzare le
teatrale di una posa prestabilita e innaturale, scorciatoie sinaptiche dell'intuito per guar-
priva di protezione o sovrastrutture, instau- dare un po' più avanti delle cose che riuscia-
rando con essa una conversazione intima e mo a giustificare, gettarci nel vuoto prima di
disincantata. Da questo misto di agio e disa- aver avuto il tempo di allacciare il paracadu-
gio emergono, come acqua dalle crepe di un te, per avere una visione intensa, l'adrenalina
vaso, sottili, macroscopiche incongruenze tra che trasforma la lingua in un puntaspilli. Ho
il linguaggio del corpo, quello del volto, l'au- chiamato questo percorso hortus animae,
tocontrollo e le espressioni collaterali che corpus animae il giardino e il corpo dell'ani-
inconsapevolmente la persona in posa sibila ma, perché questi sono i luoghi di cui parlo,
con tutti i linguaggi che non riesce a con- i nostri alberi interni, il paesaggio della
trollare. Ritagliando le pelle e isolandola nostra pelle, intrappolati nei recinti che ho
astrattamente dal contesto, circondata dai teso per catturarli. Recinti che odorano di
colori della ragione e dell'emozione, scaturi- trementina e olio di lino, sporcano le dita, i
sce un'icona che proietta il caso personale pennelli e imbrattano la mia anima di emo-
in una prospettiva universale, archetipa. zioni contrastanti.

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About life, olio su tela, 2009
mente milanese spiega Fo nel suo magistra- zioni che vorremmo tutti vedere migliorate,
Storie le e godibilissimo studio su Sant’Ambrogio, gli artisti di domani, i classici del futuro. La
poiché i fiumi, otto più tre canali maggiori, musealizzazione e il gigantismo espositivo
della nostra Storia che scorrevano sul suolo meneghino spesso previsto per il quartiere Brera toglierebbero
a rischio d’estinzione tracimavano, e si andavano a mescolare quella linfa di attività che lo denota come un
liquami fognari con l’acqua potabile. laboratorio attivo e vivo, così come la Scala
Tornando all’Accademia e al suo sradica- caratterizza il suo. Anche il Teatro più famo-
mento, Fo ha raccontato delle sue origini so del mondo è piccolo, piccolissimo. Così
C’è un filo rosso minaccioso e semaforico accalorandosi: non, come è stato scritto, con Botta l’ha ripensato, non l’ha spostato. In più
che si annoda intorno al destino dei locali pause teatrali, visto che ha ben altri palco- è nato quello degli Arcimboldi. A chi mi
storici della nostra città, non proprio bella, scenici da cui dare lezioni di stile recitativo. obiettasse che molte volte edifici antichi
come possono dirsi Firenze o Venezia, ma Ben prima di Maria Teresa d’Austria, di sono stati riutilizzati e addirittura distrutti per
ugualmente antica e fitta di storia. Una sto- Napoleone e dell’Appiani, dei Gesuiti che meglio servire a scopi più utili, rispondo subi-
ria che ci riguarda, consapevoli o no. Oggi coltivavano erbe mediche nell’Orto botani- to che lo so; che avrei, giocando a fare l’avvo-
spesso locali nati centinaia di anni fa, depo- co di Brera, quella sede venne edificata dagli cato del diavolo, interessanti esempi tratti dal
sitari quindi di molta della nostra identità, Umiliati. Correva il 1050. Invece che pregare De bello gallico. Allora però scarseggiava il
rischiano di essere spazzati via e venduti al e lavorare, questa confraternita aveva adot- materiale per costruire i ponti e le torri, da
migliore offerente con la logica del perfetto tato il motto di lavorare, e lavorare ancora cui venivano inviati segnali luminosi che fun-
cinico: colui che conosce il prezzo di tutto e per non vivere di elemosina, e solo se fosse zionavano meglio di un sistema elettrico d’al-
il valore di niente, come dardeggiava Oscar rimasto del tempo di pregare. È da loro che larme. Qui invece si tratterebbe di far posto
Wilde. Lo scorso 26 ottobre un intellettua- derivano anche le regole che dettò San a un ennesimo ristorante nella Milano da
le ha preso posizione su questo, che è ben Francesco al suo Ordine. A Brera converge- bere o a qualcos’altro con la desinenza in
più e oltre che prendere partito. Il direttore va, da Brera si dipartiva tutta la vita della città “shop” e il gerundio in ing.
dell’Accademia di Brera, Gastone Mariani, di Milano. Si emanavano leggi e strabilivano Chiudo con la raccomandazione di Fo agli
era visibilmente commosso
all’arrivo dell’ex compagno di
banco Dario Fo, sorridente e
autorevole al contempo, alto e
ben dritto a reggere il peso
degli anni e del ruolo: “Avete
fra di voi uno studente
dell’Accademia”, ha iniziato
Mariani con voce quasi incre-
dula, scaldata dal tuono frago-
roso degli applausi degli stu-
denti. È ben vero che Dario Fo
è partito da Brera, sostando al
Politecnico, per incamminarsi a
Stoccolma in nome dell’Italia
nel mondo: della sua letteratu-
ra, della sua arte, dei fatti -e dei
misfatti- che la nostra vita svita-
ta e inconsapevole mira a can-
cellare con l’oblio. Così come
molti degli autori più impor-
tanti del ‘900, da Piero Manzoni
a Vanessa Beercroft, da Cascella
a Francesco Messina. Senza
memoria, un uomo non è nien-
te. Figurarsi un luogo. Non c’è
esperienza senza memoria. E
allora, se si parla di trasloco da
un luogo ad un altro, magari da
uno malandato per incuria a
uno fresco di intonaco, non si
capisce il perché delle reazioni
stizzite di chi lo “anima”, lo
abita e lo anima: gli studenti
innanzitutto, come ha dichiara-
to Mariani: evidentemente non è così ovvio. tasse, si eleggevano i capi militari, il Podestà e
Dario Fò, Figure, tecnica mista su cartone
studenti dell’Accademia di ricordarsi molto
E ricordi chi, dal pulpito di docente dà loro persino: il Vescovo. Proprio così. L’elezione bene del rapporto vitale tra il dentro e il
con spregio arrogante dei “semianalfabeti” del Vescovo di Milano avveniva a Brera, non fuori di un luogo: l’architettura è fatta di que-
buoni a nulla e ignoranti, che lo studente da in Duomo né in altre sedi religiose, ha rac- sta dialettica basilare, e l’Accademia in questo
solo potrebbe anche essere autodidatta, contato Fo. Insomma quel luogo era il cuore momento non sta dialogando con l’esterno,
mentre il professore da solo si svuoterebbe pulsante della città, era la nostra acropoli e la con la cittadinanza. I media la mostrano solo
di senso (e di stipendio). Gli “analfabeti” nostra agorà principale insieme, luogo di nelle sue parti cariate, dirute e fatiscenti.
erano tutti là, nell’aula 10 per la cronaca, non incontri, scambi progetti e decisioni, di com- Ce ne sono altre, come l’aula di scenografia
nella maestosa Sala napoleonica dove si merci e nomine. Gli Umiliati poi verranno per esempio (la 35), con i suoi manichini
accolgono personalità importanti ed estra- repressi, cancellati da Carlo Borromeo, rivestiti di costumi teatrali disegnati e imma-
nee. Erano stretti gli uni agli altri in silenzio, come tutto ciò che minaccia di funzionare in ginati, realizzati e rifiniti da mani giovani quan-
Italiani e stranieri, ad ascoltare le parole di autonomia con un ingranaggio molto ben to esperte e appassionate. Molti attori tea-
un premio Nobel che ha parlato per ultimo: oliato dalla volontà di cooperare, e che dà trali, anche della Scala, li hanno indossati, e si
prima i rappresentanti degli studenti, poi lui. un fastidio intollerabile alle dittature. Ne sono mossi in un palcoscenico sopravvissuto
Ecco cosa fanno i grandi; dichiarano con un abbiamo avute molte, certo. Me lo ricorda il nei plastici conservati lì: una miniaturizzazio-
gesto semplicissimo di essere nani sulle spal- toro in Galleria Vittorio Emanuele, quello cui ne del sublime. Non si confonda un proble-
le dei giganti. È il pubblico e il suo entusiasti- si calpestano i testicoli di mosaico per accat- ma di restauro con quello di un’altra (tutt’al-
co favore che hanno decretato il successo di tivarsi la buona sorte. I Milanesi invece ripro- tra) Milanona, come la chiamava lo scrittore
quell’uomo geniale, attore drammatico dussero con il Toro il simbolo dei Savoia, che De Marchi, che però insieme con i Futuristi
quanto comico, capace di mescolare con vessavano la città con tasse da strozzini. Lo salutava la rivincita di una città che risorgeva
l’ironia i destini più beffardi, le ingiustizie più resero calpestabile, con il muso voltato in dalla guerra in un’ebbrezza di energia elettri-
gravi, con la generosità e il coraggio, con la direzione di Torino. La memoria conferisce ca, meccanica e industriale: l’arte colse e tra-
grinta morale del civis indignato, a testa alta, senso e significato alle mura che contengono dusse in rappresentazione di vita nuova, per
che insegna a non arrendersi nemmeno con botteghe antiquarie oppure aule, quelle in tutti.
“la merda fino al collo”, espressione tipica- cui si formano, tra mille difficoltà e in condi- Cristina Muccioli

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Roberto menti di riscatto alla fatica di vivere - pro- Ritroviamo qui ancora quella “oltranza reali-
vando gratitudine per questa sorta di laica stica” di cui parla Testori – vendicando la tar-
devozione, di gioioso inno all’inesauribile diva scoperta della poderosa pittura di
Giavarini meraviglia di un pur controverso creato che
Giavarini va tracciando sulle sue tavole chia-
Giancarlo Vitali – negata e vilipesa durante
lunghi anni di mode devianti e fraudolente,
re, fissandola nell’espressività animata di un che riafferma la sua immortale centralità per
la bellezza, da sola, basta a persuadere volto, nella regale esuberanza di una donna chi ancora possegga sana autonomia di giudi-
gravida, nel fremito di una foglia vizza, nello zio, incontaminabile da parassiti cerebrali e
William Shakespeare stillare vivido di una melagrana, nell’allarma- respinta dalle precoci muffe di buona parte
gli occhi degli uomini, senza bisogno di oratori
to scomporsi di una Leda in imminen- della cosiddetta arte moderna.
te assalto d’amore.
Nudi femminei con fascino di un’antica
e moderna classicità, immuni da com-
Giovanni Serafini
piacimenti erotici, essenziali, quasi asce-
tici nella loro ideale eleganza formale.
Un lavoro lento, puntiglioso, monacale, Daniela Rancati
maniacale, da amanuense certosino
che ignora il tempo, costituito da miria-
di di segni esilissimi che non è possibi- ai Filodrammatici
le cancellare né rimediare, tracciati con
punte d’argento e acuminate grafiti su
tavole accuratamente preparate, la
mano fermissima sotto il controllo Al teatro Filodrammatici di Milano si è chiu-
incessante della mente che deve fron- sa a dicembre 2009 la mostra di 8 sculture di
teggiare trasalimenti d’entusiasmo, Daniela Rancati intitolate “Ragione Emo-
diluendoli segmento dopo segmento zione”. Dal concetto, con tutte le sue sfuma-
nell’estenuante e al tempo stesso esal- ture, che l’emozione e la ragione sono i vei-
tante processo di crescita dell’immagi- coli da cui nasce la nostra capacità di comu-
ne. Immagine reale e fantasmatica nicare, Daniela Rancati elabora una idea che
insieme che affiora con lentezza, emer- trasforma la materia in scultura, che a sua
gendo da un’ispirata interiorità tumul- volta riversa al fruitore l’idea, che può essere
tuante controllata dalle immagini fissa- diversa, ma sostanzialmente confluisce in una
te dall’occhio, ordinandosi in coerenza emozione analoga, sempre inquadrata dalla
di tracce infinitesimali amorevolmente ragione. Al di là della giustificazione concet-
composte, talvolta diradando in un tuale, le otto sculture hanno una forte valen-
“non finito” con vaghezza di rarefatte za simbolica, che però non rimane solo sim-
memorie - “il difficile è sapersi ferma- bolo – saremmo a livello della filosofia o del
re” riconosce di fatto Roberto - che design – ma conduce la fantasia dell’osserva-
riescono ad accrescere un compiuto tore in un andirivieni creativo, lungo lo sten-
fascino d’insieme. dersi della materia e della luce nell’opera.
Tra le opere che ci fanno riflettere vi è L’idea fondante della scultrice ne genera nel
I progenitori, intensa immagine allusiva fruitore una nuova, anche diversa, ma emoti-
che ci investe col vitalismo di una sog- vamente affine: è il miracolo dell’arte.
giogante pregnanza femminea in cui si Un critico di Daniela, Giuliano Boaretto, ha
magnificamente espresso ciò scrivendo: ”Le
Gea, punta d’argento su tavola, 2008
Quando capitano sotto il nostro insaziabile va (peccaminosamente?) reiterando l’oscu-
sguardo opere di rilievo come quelle di ro miracolo della maternità a scapito di una emozioni escono dal caos dell’inconscio per
Roberto Giavarini, valente allievo cha ha segaligna figura maschile, appena accennata, divenire realtà a tre dimensioni, e la tensione
attinto dal Maestro Mario Donizetti tecni- incidentale presenza in un processo di emozione – ragione ci introduce nella quar-
che preziose e fondanti approfondimenti dominio matriarcale, inconsistente meteora ta dimensione: quella dello spazio – tempo”.
filosofici, non possiamo non provare un destinata a gravitare intorno al nucleo di La scultura in metacrilato e legno, alta 24 cm,
moto di costernazione per quella ultracen- ctonia potenza della donna vera generatrice “Il castello…illuminato” si propone come
tenaria accozzaglia di insensatezze e di detri- e garante della specie umana. Ancor più ci progetto di comunicazione dove i differenti
ti posti ad avvilire piazze e musei, spacciata colpisce l’evidente stato di gestazione nella piani sono le emozioni, sostenuti dal ponte-
per attendibile avanguardia da tracotanti figurazione, apparentemente dissacrante, di ragione.
mercanti e da una cerchia di asserviti un’inconsueta Annunciazione - nel cui sfon- Ciò è legato dalla luce, “materia” fondamen-
opportunisti (critici, direttori di musei, ope- do si intuiscono ieratici lineamenti di un tale per Daniela, nella quale il tutto si unisce
ratori culturali… incolti), chiedendoci se e enigmatico Dio Padre - chiedendoci come per costituire la via della fantasia. Il castello è
quando il mondo saprà rinsavire. Un piace- possa conciliarsi il tardivo Sacro Annuncio bello e misterioso con le trasparenze lumi-
vole sussulto di ironia – ché tali balordaggini con il clamoroso stato di gravidanza, prelu- nose dell’acrilico che si innalza su una foresta
contemporanee non resisteranno alla giusti- dio alla nascita del Figlio di Dio fattosi carne. di “legni” neri che nascondono il farfuglio del
zia del tempo se non come oscena cicatrice La vulgata iconografica ci racconta di alati nostro inconscio, mentre il tutto sta in mira-
del malessere di un’epoca – ci è proposto angeli poliglotti che si presentano a intimo- bile bilico sul ponte, ignoto fondamento del
dal talento a volte caustico di Maurizio rite fanciulle annunciando loro un’astrusa nostro essere. Ecco l’oscillare dei nostri pen-
Bottoni, uno dei cruciali riferimenti artistici predestinazione e una ancor più inverosimi- sieri, dei nostri sentimenti che affermano l’ar-
della nostra epoca, con il suo olio unknown le maternità. In realtà l’incredibile ambasce- te dell’opera. Ma bisogna vederle queste
esposto alla Forni in cui sopra un teschio, ria di una Paternità Divina a una vergine opere.
catalogato appunto “sconosciuto”, spicca lo indifesa, riferita da così poco rassicurante
scimmiesco parrucchino incanutito dell’inef- emissario volante, sarebbe potuta risultare Andrea Bondanini
fabile Andy Warhol, unico patetico residuo incomprensibile all’onesta Maria. Perché
di una sconsolante mistificazione. allora non figurare l’originale ipotesi che,
Contemplando i lavori accurati di Giavarini rimasta innocentemente incinta, la giovane
non possiamo accettare che il fare arte sia prescelta potesse essere illuminata circa la
privo di qualsiasi necessità, ancor meno che superiore volontà divina proprio nel bel
sia divenuto inutile il saper ben disegnare, mezzo del suo sacrale quanto palese stato
dipingere, scolpire. Fare arte per gli autori d’attesa? Giavarini ha il dono di natura di
veramente dotati significa entusiasmo nel conciliare naturalezza e riflessione, istinto e
riscontrare armonie di archetipo nella realtà meditazione, delicatezza e intrusiva energia
corrente, nutrimento ideale per l’artista psicologica che esprime nei ritratti, alla cui
prima ancora che per l’osservatore il quale, impressionante fedeltà somatica sa fissare
sorpreso dalla suggestione raffinata del sog- l’interiorità di uno stato d’animo. Le sue
getto, dello stile, degli intelligenti rimandi, si coscienziose opere fanno arrestare lo sguar-
sente attratto da un’istintiva condivisione di do, trasmettendo un afflato di assoluto cava-
bellezza - intuendovi uno dei pochi argo- to dall’apparente materialità delle cose.

8 Il Castello...illuminato, 2009
La Libreria Bocca

Artisti in cielo go, il 2006, in libreria è accaduto di tutto,


mentre l’attività per la passione dei protago-
e in terra nisti, non perdeva lo smalto dei tempi glo-
riosi. Gabriele, imbattibile nel ritrovare libri
esauriti, fuori catalogo o rarissimi, rilevava
una panetteria in via Piero della Francesca,
Siamo giunti, per forza di volontà e determi- riducendo le sue presenze a soli due pome-
nazione, al dicembre del 2009, anno della riggi la settimana. Veniva acquisita la efficace
grande crisi, peggiore per dimensione plane- collaborazione della giovane Drina che con
taria a quella del ’29. Anno che ha visto, fino Monica, la storica efficientissima direttrice di
ad oggi, la chiusura, di oltre 70.000 negozi tutti i rapporti della libreria con l’estero, ha
(fonte Unione del Commercio). dato vita alla diabolica coppia capace di sod-
Nella sola Galleria Vittorio Emanuele II sono disfare tutti i servizi che la Bocca offre ai
sparite per sempre tre librerie su sei, la propri associati. Giorgio, l’anima culturale
Garzanti, il Duomo e l’Accademia, mentre dell’azienda, divenuto nel frattempo il vip
per la Rizzoli corre voce che si trasferirà a dello staff per una intensa campagna di
causa di una richiesta di canone di locazione stampa e televisione messa in moto dall’in-
da parte del Comune di Milano di oltre 1,2 tervento del FAI a tutela della storica libre-
milioni di euro l’anno. La storica Bocca che, ria, ha incrementato la clientela artistica e
nella sua plurisecolare esistenza, ha visto e non, dando vita ad un intenso programma di
vissuto gli anni della Rivoluzione Americana, incontri, presentazioni e mostre, in collabo-
di quella Francese, delle guerre di indipen- razione con Barbara Frigerio, dal titolo
denza, della prima e seconda guerra mon- “Pensieri e Parole”. la propria presenza quel filo robusto che
diale, è stata momentaneamente graziata Ha trasformato il Premio Movimento nelle lega passato e futuro della libreria, sostenen-
perchè votata dagli italiani “luogo del cuore” Segrete di Bocca, alla quarta edizione, in una do l’impegno delle nuove generazioni.
degno di essere tutelata (fonte FAI, Fondo valanga di partecipanti, attratti da una giuria Come un nocchiero di dantesca memoria,
per l’Ambiente Italiano). di livello internazionale. Donatella, assieme al bianco per antico pelo, traghetta questa
La famiglia Lodetti, in un frangente tanto cri- sottoscritto, ha assunto il ruolo di kuntakin- nave, la Libreria Bocca, in un oceano in tem-
tico, mantiene per la terza volta l’impegno te, proseguendo nella sua attività di editore, pesta, in una notte dello spirito senza punti
sottoscritto moralmente coi propri amici avvalendosi della preziosa collaborazione di di riferimento, né rispetto dei valori che è
artisti sostenitori, di editare il catalogo della Antonio D’Amico, ormai volato per meriti, diventata la nostra società, alla sponda della
mostra “Artisti in Cielo e in Terra III”, benché come in precedenza previsto, a livelli di atti- salvezza.
le disponibilità finanziarie siano sostanzial- vità culturale, nazionali.
mente a zero. Dall’anno del secondo catalo- Chi scrive, non più operativo, mantiene con Giacomo Lodetti

v to il suo Studio DS-Art mente dedicate “a tutti i


Diana Byckova (www.ds-art.net) che si poveri di spirito” in cui
occupa di progetti edito- mette a nudo le miserie, il
riali, di incisione, di impagi- vuoto e la monotonia di
nuove luci da oriente nazione e pubblicazione di una vita piena di affanni,
illustrazioni e di testi, di mescolando pessimismo
rilegature pregiate, di libri e sarcasmo cui sa sovente
Diana Byckova ha spalancato i suoi attoniti d’arte, di stampe tirate a unire note di tenerezza.
v

occhi verdi sul mondo in terra ucraina nel mano, di grafica pubblicita- Diana ha in animo di edi-
1979. Ha frequentato il corso unico di ria e di altro ancora. tare quest’opera – con
dodici anni alla Scuola Artistica e si è laurea- L’inaugurazione ufficiale traduzione in italiano, per
ta all’Accademia Nazionale di Belle Arti di avvenuta a novembre la quale invita a collabora-
Kiev. Si è dedicata con volonteroso ecletti- 2009 in Via Garian, 18 a re un nostro volonteroso
smo a disparate attività tra cui insegnante di Milano. Tra i lavori più riu- poeta - corredandola di
disegno, calligrafa, rilegatrice di libri rari, gra- sciti di questa poliedrica una serie di illustrazioni
Nieva, china e collage, 2009

fica, illustratrice presso case editrici ucraine, artista la preziosa edizione in numero limita- da essa stessa realizzate. Tra i vari componi-
russe, arabe e italiane, non da ultimo colla- to di copie di un libro con la lunga fiaba per menti ci piace citarne uno che Diana ha così
borando con la rinomata Stamperia Upiglio adulti Il silenzio di Oleg Prihod’ko, da lei ele- tradotto:
specializzata in tirature di incisioni dei più gantemente composto in cirillico pagina
importanti artisti. dopo pagina e illustrato con sue incisioni di
Lamentazione
Nel 2007 ha concluso il biennio all’Ac- strabiliante fantasia e di nutrita complessità
cademia di Brera e l’anno seguente ha aper- compositiva, sontuosamente rilegato e cor-
È bello leggere libri piacevoli

redato di tradu-
Al chiaro di una lampadina,

zione in italiano.
Sfogliare stampe

Tra i suoi artisti


E premere i tasti suonando il pianoforte -

preferiti Diana
v
Eccitare con delicatezza cervello e sensi
annovera il poeta Con l’incanto della bellezza,
e prosatore rus- Versare il miele fragrante dell’arte
so Sasa Cerniy,
v v
Nell’abisso del vuoto russo.
pseudonimo di
Aleksandr Gli-
Riso, lotta, cambiamenti,
kberg, nato a
Ogni volta lacerando brandelli di carne!
Odessa nel 1880
E a noi restano solo... gli angoli e i muri
e vissuto a San
Sui quali si chiude il soffitto.
Pietroburgo e a
Parigi, ove morì
Dove sono gli accadimenti della nostra vita,
nel 1932.
Oltre al raffreddore e alle pulci?
Collaboratore di
Da tanto tempo strisciamo come lumache,
riviste satiriche
Nella miseria di briciole casuali.
(dopo l’abolizio-
ne della censura
Dormiamo e frigniamo.

preventiva)v e let-
Senza partecipazione, senza amare,

terarie, Cerniy
Andiamo cercando Dio, andiamo cercando

compose Le sati-
il Diavolo,

re, raccolta di
Avendo perso se stessi.

poesie ironica- Giovanni Serafini

A tutti i poveri di spirito, china e collage, 2009


MOVIMENTO NELLE SEGRETE DI BOCCA
La Libreria Bocca indice il 4° Premio Movimento nelle Segrete di Bocca dedicato alla

PREMIO DI PITTURA pittura. L’iniziativa è aperta a tutti gli artisti. Per concorrere è necessario far pervenire
un dipinto originale che parteciperà alla selezione, accompagnato da una foto a colo-
ri dell’opera (su supporto cartaceo o digitale). Inoltre, va allegata la documentazione
personale che attesta l’attività artistica (curriculum, depliant, foto di lavori precedenti
etc). L’opera a tema libero, dovrà essere di formato quadrato cm 70 x 70, (non
saranno accettate opere di formati e dimensioni differenti a quello indicato). Non ci
sono restrizioni né sulla tecnica, né sul supporto da utilizzare. Il Comitato Promotore,
dopo aver selezionato quindici opere, inviterà tutti gli artisti a partecipare alla mostra
che si terrà alla Libreria Bocca di Milano, Galleria Vittorio Emanuele II. L’esposizione
delle opere selezionate durerà venti giorni (dal 12 al 31 maggio 2010).
Il vincitore del Premio verrà selezionato dalla:

G I U R I A D I Q UA L I T À
Adriano Altamira (professore) - Philippe Daverio (critico d’arte)
Sergio Dangelo (artista) - Giacomo Poretti (attore)
Arturo Schwarz (professore)
Tutte le opere partecipanti dovranno essere alienabili

Il vincitore riceverà un premio di 1.500,00 euro


Le quindici opere finaliste, saranno pubblicate in un catalogo la cui copertina riprodur-
rà il quadro del vincitore. Oltre alle opere selezionate dal Comitato Promotore, verrà
data facoltà a ciascun membro della Giuria di Qualità di segnalare un’opera tra tutti i
partecipanti, che verrà pubblicata nel catalogo ed esposta insieme alle opere finaliste. I
partecipanti devono far pervenire l’opera (incorniciata o non, ma tassativamente muni-
ta di ganci, senza vetro, porto franco, con imballo adeguato) a:
Premio Segrete di Bocca - presso:

SEGRETE DI BOCCA
Via Molino delle Armi,5 (cortile interno)
20123, Milano
E n t ro e n o n o l t re i l 2 6 f e b b r a i o 2 0 1 0

Al termine del Concorso, i dipinti selezionati dovranno essere ritirati dall’autore nella
predetta sede, entro e non oltre 40 gg. dal termine dell’esposizione. Le opere non
selezionate, invece entro 40 gg. dalla notifica di non ammissione. Le opere non ritira-
te entro i termini indicati saranno considerate gradito omaggio.Tutti i quadri parteci-
panti al Premio verranno visionati dal Comitato Promotore.

L’invio dell’opera (accompagnata dalla foto) e del materiale richiesto al 4° Premio


Movimento nelle Segrete di Bocca, implicano l’accettazione di tutte le norme conte-
nute nel presente bando di concorso. L’adesione richiede un fondo spese obbligato-
rio di euro 30,00 da includere nella spedizione del materiale. L’omissione di una delle
disposizioni comporterà l’esclusione.

C O M I TATO P RO M OTO R E
Barbara Frigerio (gallerista) - Grazia Chiesa (promotore culturale)
Giorgio Lodetti (libraio) - Cristina Muccioli (critico d’arte)
Giovanni Serafini (collezionista)

Giorgio Lodetti • tel. 0286462321 - 0258302093 • fax 02876572 - 0258435413


cell. 3382966557 • e-mail: giorgio.lodetti@libreriabocca.com
Serata alle Segrete di Bocca

Discaricart esempio l’evento per Como e per l’ex-


po 2015; prossimi appuntamenti sa-
ranno una mostra Discaricart a Ge-

l’uscita del nuovo numero di Soffoco, la


nova, la presentazione dei nuovi libri,
primigenia e nascita
mostra dei paesaggi di Negretti Ester a
Milano presso l’associazione culturale
Discaricart è un movimento composto da Cortina nel mese di gennaio 2010.
vari artisti e vorrei sottolineare nell’introdu-
zione al movimento Discaricart che il nostro www.discaricar t.org
intento è e rimarrà quello di non seguire le
tendenze indotte che caratterizzano gran
parte dei movimenti pseudoculturali che ci
circondano o per meglio dire attanagliano
inesorabilmente ogni forma artistica. al movimento di ogni singolo animale e, in sin-
Pertanto non seguiamo l’onda del riciclo,
Donatella Ribezzo tesi, alla volontà di raffigurare una realtà sere-
anche se la proponiamo e pratichiamo, non na e rasserenate, di trasmettere la lotta di
seguiamo l’onda politica del rifiuto clandesti- un volto, un leopardo due zebre o i giochi di dell'orso nel bosco. In
no e perseguitato, non cavalchiamo l’onda queste «tavole» non vi sono segni di violen-
za, di aggressione, di sofferenza, ma una sinte-
e la natura nella luce
ecologista per farci belli o per farci impicca-
re, non abbiamo, in poche parole, alcuna si espressiva che si sviluppa in grandi formati,
forma di linguaggio che sia assimilabile al in vedute dai risvolti narrativi ed esistenziali
regno della confusione programmata che che mettono in evidenza possenti rinoceron-
«Tu mi ricordi l'infanzia,
...
domina l’attualità. Il nostro vuole essere un
quando la fede nel meraviglioso ti, giraffe, pantere, lupi. Dalle opere in cerami-
percorso che si cela dietro quella patina pla-
mi rifioriva sempre nel cuore ca, realizzate con tecnica pittorica, al fermo
stificata della comunicazione che nasconde
come una fresca corolla... immagine di una leonessa, si snoda la creativi-
la verità globale: cioè il pericolo di una cata-
quando insetti, uccelli e fiere, tà della Ribezzo, la sua sensibile adesione all'-
strofe epocale. Ma non dobbiamo avere un
nuvole, erbe e cespugli esercitavano habitat naturale dove gli animali si profilano in
comportamento intellettuale sprezzante e
tutto il loro fascino...» spazi immersi nel silenzio dell'alba, mentre il
neppure un atteggiamento decadente. Rabindranath Tagore vento piega rami e alza la sabbia del deserto.
Vogliamo semplicemente ascoltare la voce E sono attese di notti stellate, gruppi di scim-
pura della natura in noi stessi e ciò che que- Insetti, uccelli e fiere, rappresentano il mondo mie, di anziani dal viso solcato da rughe che
sta esprime per comunicare una speranza, animale, il fascino di un naturalismo espresso sembrano i sentieri di una vita difficile, di per-
anche se flebile, per l’umanità. con nitido realismo, il clima di un'esperienza corso all'interno dell'umanità con gli occhi
Ester Negretti che rivela l'interesse di Donatella Ribezzo per dolcissimi dei bambini, i vestiti coloratissimi
regali leoni, velocissimi leopardi e imponenti delle ragazze, il copricapo degli hindu. Animali
elefanti. Una ricerca, iniziata a soli tredici anni, selvaggi e popolazioni ai limiti della civiltà più
che delinea il suo amore profondo per avanzata, alberi e dune, oggetti e ritratti, con-
Il poeta genovese Mauro Zo Maraschin, da sem-
l'Africa, per le tigri di un'India magica e miste- corrono a riscrivere le pagine di una storia
pre il punto di riferimento del gruppo, negli anni
‘70 insieme al fotografo Ginko Guarnieri, fre-
quentava la discarica di Genova Prà utilizzando

fantomatico gruppo Wilson e Wilson, con que-


una tessera di “accesso” con lo pseudonimo del

sta avevano la possibilità di entrare in quel luogo,


scattare fotografie, fantasticare su quel mondo,
pseudonimo riutilizzato in seguito nell’Ottobre
2004, in quell’anno l’incontro casuale ad una
mostra con le immagini di quel luogo, fra l’artista
Santino Mongiardino, Ginko e Mauro diede il via

Wilson e Wilson Discaricart artisti da discari-


alla creazione del Gruppo/movimento artistico

ca, ora denominato più semplicemente


sibili. Fu sottoscritto il Manifesto degli Artisti da
Discaricart, un gruppo eterogeneo di artisti sen-
Discarica. Il marchio del gruppo fu brevettato e
registrato nello stesso anno. Aderirono altri artisti,
li unisce la voglia di raccontare in maniera inu-
suale, a volte sconveniente ed inopportuna il
degrado, l'uomo, la città, il territorio e quanto ci
circonda, utilizzando e rappresentando nelle loro
opere anche oggetti da discarica e da riciclo.
Coordinati fin dal principio da Claudio Pozzani
direttore del Festival internazionale della poesia
di Genova. A distanza di poco tempo si unirono Fiabe nel vento, olio su tela, 2009

Genovesi. Nasce Soffoco la rivista ufficiale di rosa, per i beduini del deserto accompagnati che le appartiene e che le ha permesso di
Guido De Marchi, Elisa Vignolo, ed altri artisti
dai cammelli, in una sorta di viaggio in un uni- esporre al Politeama di Asti nel 2008. La sua
verso lontano dalla civiltà tecnologica, dall'as- vicenda è legata a una «scrittura» per imma-
Discaricart. Si sono susseguite importanti espe-

sordante concatenarsi di rumori e suoni e gini che ha fatto dire a Gian Giorgio Massara:
rienze, partecipazioni e collaborazioni ed altri
Mercanzia di Genova durante la mostra La musiche, da cellulari e video e computer con «...i Leopardi, che occupano quasi tutta l'inte-
eventi letterari ed artistici. Alla Loggia della

Discarica delle Nuvole, nell’ambito del Festival tutto il loro «carico» di informazioni. La ra superficie della tavola rivelano, specie nei
Internazionale della Poesia 2007 c’è l’interven- Ribezzo ritorna, quindi, a una stagione di particolari, le indiscutibili doti tecniche di
to del grande saggista, poeta e surrealista Arturo impressioni tratte dalla visione del territorio, Donatella Ribezzo: calibrati paesaggi cromati-
Schwarz che nel Marzo 2009 accetta la carica dell'ambiente, dei costumi di quelle popola- ci, velature, luci e ombre opportunamente
di presidente onorario del gruppo durante un zioni che percorrono carovaniere o si soffer- considerate...». Dopo un periodo di lavoro
piacevole incontro nella sua casa-studio. L’ultimo mano in oasi verdeggiati, seguendo piste che appartato gli «animalier» hanno ripreso una
incontro è stato con l’artista comasca Ester portano alla città di Petra o ai templi tibetani, propria dimensione nell'ambito delle arti visi-
Negretti, che già utilizzava una definizione per la alle tribù Masai o alle donne indiane del ve contemporanee, offrono le testimonianze
sua tecnica pittorica. Era suo desiderio unirsi al
deserto de Thar, sino agli sguardi penetranti di un linguaggio che proprio nelle sale del
dei Tuareg: i guerrieri dagli occhi blu. L'artista Museo Regionale di Scienze Naturali ha visto
gruppo perciò organizza a Milano l’ultimo impor-
torinese, formatasi all'Accademia Albertina, è la presenza, fra gli altri, di Nick Edel, Parisini,
tante evento Discaricart, negli spazi espositivi
stato presentato il Nuovo Manifesto degli approdata a un dipingere estremamente Sergio Ramasso, Xavier De Maistre.
delle Segrete di Bocca di Giorgio Lodetti, dove è

Artisti da Discarica, con piccole modifiche misurato nella resa delle forme, nella defini- E ora Donatella Ribezzo rinnova un tema che
zione dell'incedere di un puma o nella piace- ha lasuggestione di un'immagine ritrovata, di
vole descrizione dei cuccioli di una tigre. Il suo un'avventura, di un mondo dai segreti incan-
rispetto al passato e chiarimenti sulle linee
discorso appare permeato da un senso di tamenti.
guida. Un incontro importante che ha fatto cono-
sottile romanticismo, di una limpida adesione Angelo Mistrangelo
scere ed aderire altri interessanti artisti al grup-
po. Molti progetti sono in cantiere come per

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GUIDO
CADINI

guido.cadini@alice.it

"BROCCA DÕARGENTO
CON CILIEGE"
olio su masonite, 4o x 40 cm
La spiritualità
nell’arte
elementi iconografici
Il Cristo morto

Il “Cristo morto” del Mantegna è indub-


biamente una delle opere più famose del
Rinascimento italiano. Lo scorcio del suo
corpo, l’essenzialità ed il realismo della
scena, privata quasi del tutto (l’unica ecce-
zione è un’aureola posta sul capo) di una
chiara connotazione divina, ne hanno fatto
un punto di riferimento o una sfida per
tanti artisti dei secoli successivi, fino ai
nostri giorni. Alcuni ne hanno semplice-
mente ripreso l’arditezza dello scorcio (il
Pordenone nell’affresco del Duomo” di
Cremona) altri l’intero impianto composi-
tivo (Annibale Carracci, Orazio Borgian-
ni) sottolineando sempre di più l’umanità
di quel corpo, ritraendolo in tutta la sua
drammatica veridicità. La rappresentazio-
ne della morte di Cristo diviene la rappre-
sentazione della morte di un uomo, di un
corpo privo di vita, cosparso di ferite.
Addirittura Rembrandt si servirà della
medesima composizione per dipingere una
Cristo morto, olio su tavola incamottata, 2004

lezione d’anatomia e, molti secoli dopo, Non vi sono altri personaggi ed il corpo si verosimiglianza.
Pasolini, nel finale di Mamma Roma, per trova su un lettino da obitorio, dal lenzuo- Con questa rappresentazione Bottoni sem-
la morte del protagonista, legato in un lo bianco. bra veramente aver portato all’estremo
letto di contenzione, si rifarà al medesimo Alle spalle del Cristo da una nicchia del quella progressiva umanizzazione del
taglio scenico. Anche ai nostri giorni l’in- muro, simile ad un loculo cimiteriale, è Corpo di Cristo, iniziata dal Mantegna cin-
fluenza di quel dipinto non è cessata, dalla posta la corona di spine, elemento presen- que secoli prima; quello che viene rappre-
versione fotografica di una giovane arti- te anche nel Compianto di Orazio sentato è un cadavere, senza nessuna con-
sta, Susy Caramazza, che ne dà un’inter- Borgianni e nel Cristo del Carracci, e, cessione a canoni estetici o ideali, dettate
pretazione in chiave sociale, legandola al come per il dipinto di quest’ultimo, è l’uni- da questioni stilisticopittoriche o religiose.
tema della droga, al pittore milanese co indizio per risalire alla sacralità della È una scena di morte che porta dentro di sé
Maurizio Bottoni che ne ridà un nuova let- scena rappresentata. tutto il suo dolore; con il suo voluto reali-
tura, pur partendo sempre dalla sacralità Il corpo disteso, contrariamente alle pre- smo Bottoni porta realmente chi guarda di
del tema. La composizione scenica del cedenti rappresentazione, è completamente fronte al dramma della fine di una vita, che
dipinto di Bottoni rispetta l’essenzialità nudo; la pelle ha un colore livido, bluastro, seppur divina, è estremamente umana.
dell’opera del Mantegna, pur avendo una che sa di morte. Le membra sono cosparse
prospettiva della stanza più ampia. da ferite e lacerazioni descritte con grande Barbara Frigerio

Massimiliano re consonanze palpi-


tanti con i nuovi
segni della comuni-
Robino cazione contempo-
ranea digitale.
e il linguaggio della pittura La chiocciola (in
Amun-ra@msm)
degli indirizzi e-mail
Con la personale Sign and design inaugu- si inscrive in un pre-
rata alla Libreria Bocca lo scorso settem- sente che affonda
bre, Robino ha corso - in salita - tutti i radici nell’era del
rischi possibili di fraintendimento. La sua mito.
pittura è di una tale evidenza figurativa, Un’innovazione che
molto ben gestita tra l’altro, da rendere la sembra tornare per-
bellezza delle immagini un muro percetti- fettamente intatta da
vo: vien da fermarsi lì, a guardarle con migliaia di anni di
ammirazione e basta. Ci sono indizi però, storia, così come i
metafore segniche, invenzioni significanti, volti della più sfol-
che invitano a superarlo quel muro para- gorante delle Nefer-
dossale. In questa raccolta Robino affron- titi, in cui i pieni
ta il tema del linguaggio parlato e scritto, sono pigmentati di
con quello della pittura. Una sfida non da solarità e i vuoti
poco, visto che l’arte è il lasciato dal non sono neri. I linea-
detto, e che non si avvale dell’espediente menti del suo soma
della scritta sulla tela, visto e stravisto, sono sema, sono se-
fiacco e nato vecchio. Del linguaggio mantica del corpo,
scritto l’artista recupera innanzitutto la ci fanno scivolare
genealogia, che ci è familiare anche se immediatamente
non siamo studiosi di sanscrito o di egitto- nella parola, per il
logia. Compie quindi uno scavo archeolo- desiderio di pronun-
gico che ci restituisce quei segni progeni- ciare il suo nome
tori del nostro alfabeto. Li rivisita con un eternamente attuale.
agglutinato inedito di forme neo-pop, di
colori forti, di contorni netti, tali da trova- Cristina Muccioli

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Nefertiti 2, olio su tela, 2009