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Non voterò Pd.

Fatemi cambiare idea


Vorrei spiegare perché non voterò il PD, cercando di trovare qualcuno che riesca a farmi cambiare
idea. Sono un convinto sostenitore del centrosinistra. Non perché mi piaccia la sua zona più
centrale, ma perché la sinistra da sola in Italia non ha mai avuto un seguito tale da poter garantirsi la
possibilità di governare. L’alleanza col centro rappresenta dunque l’opportunità per pensare a
programmi più ampi e comuni, ma soprattutto condivisi e appoggiati da un consenso popolare
abbastanza ampio da poter governare il Paese. Sulle ragioni per le quali la cittadinanza che avrebbe
grossi vantaggi da una politica di sinistra non voti a sinistra non mi soffermo qui; ma, tant’è:
il centro è più rassicurante e rappacificante -col mondo e con Dio- e raccoglie più consensi delle
estremità. D’altronde, rimanere solo ed esclusivamente una forza di opposizione, pur di restare
fedele a tutti i propri principi, inflessibilmente, è quanto meno deprimente: si deve pur auspicare di
poter agire per cambiare qualcosa e non solo favoleggiare il Paese delle Meraviglie, no?
Veltroni ha perso un’ottima occasione per fondare il primo vero e grande partito di centro-sinistra in
Italia, raggruppando le migliori forze di centro e le più gettonate e praticabili proposte di sinistra,
concordando un programma semplice e condiviso, oltre che realizzabile, lasciando fuori le iniziative
troppo moderate e troppo estremiste per garantirsi lunga vita e governabilità.
Ciò che ha fatto Veltroni è invece ben altro: ha dichiarato di voler correre da solo, tagliando i ponti a
ogni possibile intesa con la Sinistra-Sinistra, con i Verdi, con i Socialisti; in pratica, con le forze
politiche che potevano rappresentare un riformismo di sinistra in uno schieramento di centrosinistra.
Ha annesso l’Italia dei Valori come lista collegata, poi ha candidato nove Radicali dentro le sue
liste, dimostrando non già di voler correr da solo, ma soltanto di volersi distinguere dalla Sinistra.
Ha eliminato dal proprio dizionario i termini Sinistra e Centrosinistra, definendosi come partito
“nuovo” e “riformista”, esattamente come fanno tutti gli altri partiti. Ha stilato un programma che, a
detta di tutti, è parecchio simile a quello dei presunti avversari, confondendo i forse pochi elettori
che magari avevano deciso di votare a partire dalla lettura dei punti programmatici. Ha candidato di
tutto, dai teodem ai laici, dagli industriali agli operai, dai garantisti ai giustizialisti, in nome di una
logica del “ma anche” che nega senso ad ogni dialettica di tipo bipolare. Di fatto, escludendo solo
qualunque nome o slogan che richiami la Sinistra o il Socialismo europeo. Assomigliando quindi
più a Sarkozy che a Royal o Zapatero, e più a Clinton che a Obama. Tutto potrebbe dunque far
pensare a una logica da Grande Coalizione alla tedesca, a un accordo col PDL per far insieme
“solo” le riforme condivise, che a guardare i programmi sono tante, forse i tre quarti dei rispettivi
programmi! Se fosse così, io e chi come me si senta di Sinistra, non potremmo che sentirci
opposizione, rappresentati da tutta la Sinistra rimasta fuori dal PD. Quindi, tanto vale farla crescere
il più possibile, questa Sinistra. Ma persino se non fosse così, e Super Walter si rendesse alla fine
conto di aver bisogno della Sinistra per governare o per opporsi alle destre –ma reputo ciò
un’ipotesi ben distante dal reale- allora sarebbe ancora più utile rinforzare al meglio la Sinistra, così
da farla contare di più. In entrambi gli scenari, dunque, il voto a Sinistra appare tutt’altro che
inutile, almeno per chi, come me, ritiene che la Sinistra non abbia affatto esaurito il suo ruolo
storico, come si nota dalle condizioni dei lavoratori e come, per fortuna, sta emergendo dagli
orientamenti europei e non solo.

Roberto Buscetta, Palermo (L’espresso)