Foscolo

Niccolò Ugo Foscolo (Zante, 6 febbraio 1778 Turnham Green, 10 settembre 1827) è stat
o un poeta e scrittore italiano, uno dei principali letterati del neoclassicismo
e del preromanticismo.
FirmaFoscolo.JPG
Foscolo fu uno dei più notevoli esponenti letterari italiani del periodo a cavallo
fra Settecento e Ottocento, nel quale si manifestano o cominciano ad apparire i
n Italia le correnti neoclassiche e romantiche, durante l'età napoleonica e la pri
ma Restaurazione. Costretto fin da giovane ad allontanarsi dalla sua patria (l'i
sola greca di Zakynthos, oggi nota in italiano come Zante), allora territorio de
lla Repubblica di Venezia, si sentì esule per tutta la vita, strappato da quel mon
do di ideali classici in cui era nato. La sua vita fu caratterizzata da viaggi e
fughe, a causa di motivi politici (militò nelle forze armate degli stati napoleon
ici, ma in maniera molto critica, e fu un oppositore degli austriaci), ed egli,
privo di fede religiosa in quanto intellettualmente formatosi alla scuola degli
Illuministi più materialisti, ed incapace di trovare felicità nell'amore di una donn
a, avvertì sempre dentro di sé un infuriare di passioni.[1] Come molti intellettuali
della sua epoca, si sentì però attratto dalle splendide immagini dell'Ellade, simbo
lo di armonia e di virtù.[2]
Morì povero e in volontario esilio a Londra, nel sobborgo di Turnham Green. Dopo l
'Unità, nel 1871, le sue ceneri furono riportate in patria e inumate nella Basilic
a di Santa Croce a Firenze, da lui cantata nei Sepolcri.
Indice
1 Biografia
1.1 Origini familiari
1.2 Anni di formazione a Zante (1778-1792)
1.3 Il trasferimento a Venezia: i primi versi e il contatto con la socie
tà poetica (1792-1795)
1.4 La politica rivoluzionaria (1795-1797)
1.4.1 Il primo esilio sui colli Euganei e il ritorno (1796-1797)
1.5 La delusione e la partenza per il secondo esilio (1797-1798)
1.6 Il trasferimento a Bologna (1798-1799)
1.7 L'arruolamento nella Guardia Nazionale (1799-1801)
1.8 L'intensa attività letteraria (1801-1804)
1.9 Gli anni in Francia (1804-1806)
1.10 La permanenza a Brescia, il ritorno a Venezia e l'incarico all'Univ
ersità di Pavia (1806-1808)
1.11 Il ritorno a Milano e le difficoltà (1808-1812)
1.12 Il soggiorno sereno e produttivo a Bellosguardo (1812-1813)
1.13 L'esilio definitivo dall'Italia (1813-1827)
1.13.1 Partenza da Milano e l'esilio in Svizzera (1813-1816)
1.13.2 Gli ultimi anni di vita a Londra (1816-1827)
2 Pensiero e poetica
3 Opere
3.1 Componimenti poetici
3.2 Opere di attribuzione incerta
3.3 Romanzi e scritti in prosa
3.4 Opere teatrali
3.5 Altri scritti
4 Note
5 Bibliografia
6 Voci correlate
7 Altri progetti
8 Collegamenti esterni
Biografia
Lapide con epitaffio di Ugo Foscolo a Zante (Grecia).
Origini familiari
« Salve Zacinto! all'antenoree prode, / de' santi Lari Idei ultimo albergo / e de'
miei padri, darò i carmi e l'ossa, / e a te il pensier: ché piamente a queste / Dee
non favella chi la patria oblia. »
(Ugo Foscolo, Le Grazie, Inno I, vv. 108-111)
Foscolo nacque sull'isola greca di Zante (nota anche come Zacinto, cui dedicherà u
no dei suoi 12 sonetti), all'epoca sotto il dominio della Repubblica di Venezia,
il 6 febbraio del 1778, figlio di Andrea Foscolo (Corfù, 1754 - Spalato, 13 ottob
re 1788), medico di vascello di origini veneziane, e della greca Diamantina Spat
his (o Spathys; settembre 1747 - 28 aprile 1817), che si erano sposati a Zante i
l 5 maggio 1777 secondo il rito cattolico. Primogentio di quattro fratelli, lo s
eguivano la sorella Rubina (dal nome della nonna materna) (21 dicembre 1779-1867
), e i due fratelli morti suicidi Gian Dionisio (detto Giovanni Dionigi o Giovan
ni; Zante, 10 marzo 1781 - Venezia, 8 dicembre 1801) e Costantino Angelo (detto
Giulio; Spalato, 7 dicembre 1787 - Ungheria 1838).[3][4]
Venne chiamato Niccolò come il nonno paterno - anch'egli medico -, ma preferì lui st
esso soprannominarsi Ugo sin dalla giovinezza. Pare che questo fosse il nome del
leggendario capostipite della sua famiglia, membro della gens Aurelia, trasferi
tosi da Roma nella Laguna Veneta al tempo delle invasioni barbariche, per fondar
e Rialto.[3] Altri affermano che il nome fu un omaggio a Ugo di Basseville.[5] I
n realtà non è certo se i Foscolo discendessero, come dichiaravano, da un ramo decad
uto dell'omonima casata di sangue patrizio.[3][6]
Certamente la famiglia era tutt'altro che benestante: il padre era un modesto me
dico (peraltro portato alla prodigalità), mentre la madre, pur essendo vedova in p
rime nozze del nobiluomo Giovanni Aquila Serra, era figlia di un sarto zantioto.
Trascorse l'infanzia in una casetta che sorgeva di fronte alla chiesa della Bea
ta Vergine Odigitria.[3] Foscolo ricorderà sempre la città dove era nato e più volte c
anterà la sua isola natale.[7] Egli scriveva il 29 settembre del 1808 al cugino[8]
prussiano Jakob Salomon Bartholdy:
« Quantunque italiano d'educazione e d'origine, e deliberato di lasciare in qualun
que evento le mie ceneri sotto le rovine d'Italia anziché all'ombra delle palme d'
ogni altra terra più gloriosa e più lieta, io, finché sarò memore di me stesso, non obli
erò mai che nacqui da madre greca, che fui allattato da greca nutrice e che vidi i
l primo raggio di sole nella chiara e selvosa Zacinto, risuonante ancora de' ver
si con che Omero e Teocrito la celebravano. »
(Ugo Foscolo, Epistolario, lettera del 29 settembre 1808)
Anni di formazione a Zante (1778-1792)
La casa veneziana di Foscolo
Trascorse parte della sua fanciullezza nella Dalmazia e nel 1785 si trasferì con l
a famiglia a Spalato, dove il padre esercitava la sua professione di medico con
un salario modesto, e presso il Seminario arcivescovile di quella città compì come e
sterno i suoi primi studi, seguito da monsignor Francesco Gianuizzi fino a quand
o la morte improvvisa del padre, avvenuta nel 1788, lo costrinse a ritornare a Z
ante dove continuò la scuola e apprese i primi elementi del greco antico dimostran
dosi però allievo ribelle alla disciplina e non troppo propenso allo studio.[9] Il
carattere passionale e avverso alle ingiustizie di Foscolo si ravvisava già in un
episodio degli anni di Zante: la popolazione voleva un giorno dare lassalto al g
hetto ebraico della piccola città, ricercando negli ebrei un capro espiatorio, com
e spesso accadeva. Foscolo riuscì però ad impedire l'assalto; mentre le porte stavan
o per cedere, il giovanissimo Ugo balzò sul muro di cinta e gridò alla folla: "Vigli
acchi, indietro, vigliacchi!". La folla ne rimase impressionata e si disperse, r
inunciando al proposito.[10]
Il trasferimento a Venezia: i primi versi e il contatto con la società poetica (17
92-1795)
Nei primi mesi del 1789 la madre si trasferì a Venezia, mentre Ugo e Giovanni rima
sero a Zante, Giovanni presso la nonna materna Rubina e Ugo presso una zia mater
na, mentre Costantino e Rubina soggiornarono assieme ad altre due zie paterne a
Corfù. Nel 1792, accompagnato dal Provveditore dell'isola, Paolo Paruta, poté raggiu
ngere la madre e i fratelli a Venezia e stabilirsi con loro nella piccola casa i
n campo de le gate, nel sestiere Castello. Tra il 1793 e il 1797 frequentò le Scuo
le di San Cipriano a Murano dove Gasparo Gozzi era stato provveditore ed ebbe mo
do di seguire le lezioni del latinista Ubaldo Bregolini, del grecista Giambattis
ta Galliccioli e dell'abate Angelo Dalmistro che assecondarono le velleità lettera
rie del giovane.[11] In seguito, proseguì gli studi presso le pubbliche scuole deg
li ex-Gesuiti.
La linea dei suoi studi fu all'inizio tradizionale, con la lettura dei classici,
gli esercizi di traduzione soprattutto da Saffo, Anacreonte, Alceo e Orazio; pa
ssò poi a più ampie letture, tra le quali quelle degli autori del Settecento e numer
ose altre, aiutato nella scelta e nella guida dal bibliotecario Jacopo Morelli c
he lavorava alla Marciana, frequentata assiduamente dal Foscolo, che pare vi stu
diasse dieci ore al giorno.[12]
La passione per la letteratura fu convinta e precoce. Il 29 ottobre del 1794 inv
iava una lettera all'amico bresciano Gaetano Fornasini, allegandogli « due odi ed
un sonettuccio » ora perduti, e ringraziando per le correzioni suggerite in merito
ad alcune « canzonette » che il Foscolo gli aveva fatto leggere in precedenza. Soll
ecitava inoltre di non esitare « a criticar le mie cose, mentre io accetto come al
trettanti regali le giudiziose correzioni che mi si fanno ».[13]
Nel 1794 trascrisse una quarantina dei suoi componimenti poetici, in parte origi
nali e in parte frutto di traduzioni, che risentivano degli influssi arcadici so
prattutto nel metro e nel linguaggio e che inviò all'amico Costantino Naranzi.[14]
Nel frattempo venne ospitato, come autore di versi, nell'«Anno poetico» dal classic
ista gozziano, il già ricordato abate Angelo Dalmistro, che era un appassionato de
lla letteratura inglese.[15]
Introdotto dal bibliotecario Morelli nei salotti delle nobildonne veneziane, que
llo della dotta Giustina Renier Michiel e della sua rivale, la bella Isabella Te
otochi Albrizzi (prima grande passione amorosa del poeta, di cui parla nel Sesto
tomo dell'io), conobbe Ippolito Pindemonte e altri poeti di successo come Berto
la. Immerso nella temperie culturale veneziana dell'epoca, fervente e cosmopolit
a, Foscolo ebbe modo di frequentare anche altri salotti e ritrovi letterari dell
a città, dove si dibatteva intorno alla Rivoluzione francese, che oltralpe conosce
va proprio allora alcune delle sue fasi culminanti.[16]
La politica rivoluzionaria (1795-1797)
Vittorio Alfieri
Importanti furono anche i contatti con il gruppo degli amici bresciani, aperti a
lle influenze francesi e rivoluzionarie, e con Melchiorre Cesarotti, traduttore
dei Canti di Ossian, del quale seguiva a Padova le lezioni universitarie e al qu
ale, il 30 ottobre del 1795, scrisse allegandogli, per avere un giudizio, la sua
prima tragedia, intitolata Tieste, di carattere alfieriano e viva di fervori gi
acobini (fu poi rappresentata con grande successo al Teatro Sant'Angelo di Venez
ia, il 4 gennaio 1797).[17]
Foscolo vide subito in Vittorio Alfieri un modello da seguire[18]; egli trasse i
l suo stile giovanile proprio da lui, e lo decantò in molte opere[19][20]. Foscolo
inviò il testo del Tieste, con la dedica[21], alla residenza fiorentina del poeta
astigiano. Foscolo preferì non visitare personalmente l'Alfieri, rispettando la s
ua estrema riservatezza degli ultimi anni, a quanto afferma nell'epistolario e n
ell'Ortis[22]; pare però che quest'ultimo, anche se non rispose alla lettera del F
oscolo, avesse elogiato con alcuni conoscenti lo stile della tragedia, prevedend
o il grande avvenire letterario dell'allora giovane ufficiale napoleonico (nonos
tante l'iniziale disparità di vedute su Napoleone, anche Foscolo poi converrà con Al
fieri in un giudizio negativo del generale francese, chiamandolo "tiranno"[23])
e futuro primo vero poeta-vate dell'Italia risorgimentale. In particolare, avreb
be affermato che quel giovane l'avrebbe superato in quanto a gloria letteraria.[
24]
Risale al 1796 un documento della prima formazione letteraria di Foscolo, un amb
izioso Piano di Studi comprendente "Morale, Politica, Metafisica, Teologia, Stor
ia, Poesia, Romanzi, Critica, Arti" dove il giovane registrava le letture, i pri
mi scritti, gli abbozzi delle opere da scrivere. Gli autori che vi compaiono son
o, tra i tanti, Cicerone, Montesquieu, Rousseau, Locke, Tucidide, Senofonte, Sal
lustio e i grandi storici romani. Completa il quadro il riferimento alle Sacre S
critture. Tra gli Epici figura Omero, cui tengono dietro Virgilio, Dante, Tasso
e Milton. Sono menzionati anche autori contemporanei al Foscolo, tra cui gli ing
lesi Gray e Young, espressione di una poesia sepolcrale che influenzò sin dall'ini
zio il poeta, Shakespeare, lo svizzero Gessner e gli italiani Alfieri e Parini.[
25] Nel Piano di Studi si trova l'accenno ad un romanzo, Laura, lettere, che ver
rà poi assorbito dall'Ortis.
Il Piano indica inoltre l'intenzione di raccogliere « in un solo libretto col mott
o Vitam impendere vero [...] dodici Odi del conio dell'autore ».[26] Il motto lati
no, da tradursi « sacrificare la vita per la libertà », era un chiaro omaggio agli ide
ali rivoluzionari, dato che riprendeva le parole usate in esergo da Marat nel ce
lebre giornale L'ami du peuple. L'ammissione del poeta, secondo cui i testi nece
ssitavano ancora di un lungo labor limae[27], e la severità della censura venezian
a ne impedirono la pubblicazione, ma alcune odi ci sono state tramandate, rivela
ndo il carattere di un'opera in cui si attinge largamente alle Sacre Scritture p
er comporre una denuncia etico-politica condizionata dagli eventi francesi e inf
luenzata dal modello pariniano.[28]
Il primo esilio sui colli Euganei e il ritorno (1796-1797)
Durante l'anno Foscolo scrisse alcuni articoli sul «Mercurio d'Italia» che destarono
i sospetti del governo veneto e il giovane per prudenza si rifugiò sui colli Euga
nei.[29] Benedetto Croce racconta un curioso aneddoto sull'adolescenza del Fosco
lo. Il poeta, nominato Segretario della Municipalità, fu invitato a parlare al sen
ato della Repubblica Veneta, e la sua orazione fu "tutta ripiena dei più caldi sen
si di libertà; alla fine sguainò un pugnale e, non trovando un petto di tiranno in c
ui immergerlo, lo piantò nel davanzale della finestra".[30]
Esaltato inizialmente dalle vittorie napoleoniche, che vide come una rinascita d
ell'Italia, aderì al nuovo regime portato dai francesi, distaccandosene più tardi, e
compose le odi giovanili Ai novelli repubblicani e A Bonaparte liberatore.[31]
La delusione e la partenza per il secondo esilio (1797-1798)
Dopo il successo del Tieste, Foscolo passò un breve periodo a Bologna, prestando s
ervizio come volontario tra i Cacciatori a cavallo della Repubblica Cisalpina, m
a tornò in laguna quando seppe che a Venezia l'oligarchia dogale aveva ceduto alle
pretese napoleoniche di costituire un « Provvisorio Rappresentativo Governo ».[32]
Il poeta ricoprì il ruolo di « segretario verbalizzatore delle sedute della Società d'
istruzione pubblica »,[33] posizione che mantenne dal 22 luglio al 29 novembre.[34
]
Tuttavia, il 17 ottobre di quel 1797 così esaltante per i patrioti democratici, te
rminò con il Trattato di Campoformio con il quale Bonaparte cedeva Venezia (fino a
quel momento libera repubblica, anche se ormai controllata de facto dai frances
i), all'Austria asburgica e il giovane Ugo, pieno di sdegno, dimessosi dagli inc
arichi pubblici, partì in volontario esilio e si recò prima a Firenze, poi a Milano.
[35]
A Milano conobbe Parini e Monti, che difese dalle accuse che gli si rivolgevano
per la sua attività di poeta alla corte romana; si innamorò della moglie di lui, Ter
esa Pikler; collaborò con Melchiorre Gioia per qualche mese al «Monitore Italiano», un
periodico battagliero che venne sospeso dal Direttorio nel 1798 e compose alcun
i sonetti; uno di questi, Te nutrice alle muse, ospite e Dea, gli era stato ispi
rato dalla proposta fatta al Gran Consiglio dal cittadino Giuseppe Lattanzi perc
hé sostituissero nelle scuole l'insegnamento del Latino con quello del Francese.[3
6]
Il trasferimento a Bologna (1798-1799)
Senza lavoro e infelice per il travagliato amore per Teresa Pikler Monti, nell'e
state del 1798 il poeta si trasferì a Bologna dove iniziò la sua collaborazione a Il
Genio Democratico, fondato dal fratello Giovanni e poi riassorbito dal Monitore
bolognese. Fu per un breve periodo aiutante del cancelliere per le lettere del
Tribunale. Alla fine si arruola nei Cacciatori a cavallo della Repubblica Cispad
ana.[37]
Iniziò le stampe, fino alla lettera XLV, del romanzo epistolare Ultime lettere di
Jacopo Ortis che dovette interrompere per l'occupazione di Bologna da parte degl
i austro-russi nell'aprile del 1799; il romanzo vide comunque la luce, a sua ins
aputa, completato e tagliato in varie parti da Angelo Sassoli, mediocre letterat
o bolognese, per conto dell'editore Jacopo Marsigli. Si scatenò l'ira di Foscolo,
che impose all'editore di far comparire una nota sul Monitore Bolognese e sulla
Gazzetta di Firenze in cui si diceva che alle lettere foscoliane erano stati agg
iunti i vigliacchi interventi di un altro autore.[38] Come il protagonista Jacop
o Ortis (il nome deriva dalla fusione di Jean-Jacques Rousseau e di Girolamo Ort
is, un giovane studente padovano suicida), che si toglie la vita con un colpo di
pugnale (come farà Giovanni Foscolo), anche Ugo tenta il suicidio in questo perio
do - ingerendo dell'oppio - a causa della passione infelice per la Pikler, secon
do quanto narrato da lei stessa.[39]
L'arruolamento nella Guardia Nazionale (1799-1801)
Foscolo nel frattempo si arruolò nella Guardia Nazionale della Repubblica Cisalpin
a e combatté con le truppe francesi (quelle che si sarebbero poi chiamate Grande A
rmata) fino alla battaglia di Marengo. Ferito nella battaglia di Cento a una gam
ba, venne arrestato dagli austriaci durante la fuga e liberato a Modena dalle tr
uppe di MacDonald partecipando in seguito alla battaglia della Trebbia e ad altr
i scontri.[40]
Partecipò alla difesa di Genova assediata (pur non vedendo di buon occhio la guerr
a), e in questo periodo ripubblicò l'ode A Bonaparte liberatore aggiungendovi una
premessa nella quale esortava Napoleone a non diventare un tiranno, e modificand
o l'ottava strofa, per affermare con chiara coscienza l'idea dell'unità d'Italia e
rede di Roma antica; tra l'estate e l'autunno del 1800 compose l'ode A Luigia Pa
llavicini caduta da cavallo, dedicata ad una nobildonna genovese rimasta ferita
al volto dopo una caduta da cavallo sulla scogliera di Sestri Ponente. Dopo la v
ittoria napoleonica gli vennero dati numerosi incarichi militari, che lo conduss
ero in varie città italiane, tra le quali Firenze dove s'innamorò di Isabella Roncio
ni, già promessa sposa, che contribuirà ad ispirargli, con Teresa Pikler, il persona
ggio di Teresa nell'Ortis.[36] Nel 1801 il Foscolo si recò nuovamente a Milano dov
e accolse, nel mese di giugno, il fratello più giovane, Giulio, che gli era stato
affidato dalla madre e lo avviò alla carriera militare (Giulio finirà suicida in Ung
heria nel 1838). Il 23 luglio, dopo essersi più volte lamentato perché non riceveva
regolarmente la paga militare, inviò al Ministro una lettera nella quale presentav
a le dimissioni, che però non furono accolte. In compenso ottenne la paga di capit
ano aggiunto, e passerà in tal modo nel 1802 al servizio della Repubblica Italiana
, e dal 1805, dopo la proclamazione di Napoleone a imperatore nel 1804, del Regn
o d'Italia, e fu incaricato di compilare una parte del Codice militare.[41]
L'intensa attività letteraria (1801-1804)
Gli anni tra il 1801 e il 1804 furono anni di intensa attività letteraria ma anche
di grande dolore per la morte del fratello Giovanni, che si era ucciso a Venezi
a l'8 dicembre del 1801 con un colpo di pugnale, sotto gli occhi della madre, pe
r sottrarsi al disonore di non poter pagare una grossa somma persa al gioco e ch
e aveva preso in prestito dalla cassa di guerra.[42]
Nel 1802 pubblicò lOrazione a Bonaparte in occasione dei Comizi di Lione[43] e la r
accolta di liriche che comprendevano otto sonetti e un'ode[44], rielaborò e portò a
termine lOrtis, compose l'ode All'amica risanata per Antonietta Fagnani Arese, su
o nuovo ardente amore; nel 1803 diede alle stampe nella loro versione definitiva
i sonetti con l'aggiunta dei quattro più famosi (Alla sera, A Zacinto, In morte d
el fratello Giovanni, Alla Musa, i quali tuttavia ricevettero il titolo, al pari
degli altri otto sonetti, solo nel 1848, in un'edizione curata da Francesco Sil
vio Orlandini per Le Monnier) e l'ode All'amica risanata e A Luigia Pallavicini
caduta da cavallo.[45] L'edizione dell'aprile 1803, apparsa a Milano presso Dest
efanis con il titolo Poesie di Ugo Foscolo - e dedicata dall'autore al poeta e f
uturo tragediografo Giovanni Battista Niccolini - non comprendeva ancora il sone
tto per la morte del fratello, pubblicato nel mese di agosto per i tipi dell'edi
tore milanese Agnello Nobile insieme agli altri tredici testi.[46]
Risale allo stesso anno la traduzione - in endecasillabi sciolti - e la pubblica
zione della Chioma di Berenice di Catullo (a sua volta traduzione latina da Call
imaco) con l'aggiunta di un inno alle Grazie, prima nucleo del poemetto futuro,
che attribuisce al poeta alessandrino Fanocle, accompagnata da quattordici Consi
derazioni e quattro Discorsi che racchiudono i lineamenti principali della sua p
oetica neoclassica, ispirata alle idee del Winckelmann.[47] L'opera uscì nel mese
di novembre, uscita a Milano con l'editore Genio Tipografico, e fu dedicata al N
iccolini.
Gli anni in Francia (1804-1806)
Nel 1804, come capitano di fanteria dell'esercito italiano, venne aggregato all'
esercito francese, e ottenne di seguire l'armata anti-inglese che si radunava a
Valenciennes, in Francia e nella Francia del nord visse fino al 1806; dovette de
dicarsi agli approvvigionamenti, cosa che lo esentò dai combattimenti; fu messo an
che a guardia di un gruppo di profughi inglesi, guardati con sospetto da Napoleo
ne. A Valenciennes conobbe una giovane inglese (da cui andò per apprendere la ling
ua in vista dell'invasione dell'isola, poi mai attuata) Lady Fanny Hamilton Emer
ytt, da lui chiamata anche Sophia, dalla quale ebbe una figlia nel 1805, Mary, c
he egli chiamerà sempre Floriana, e di cui sarà ignaro per molto tempo[48]; la rived
rà dopo molti anni in Inghilterra e sarà il conforto dei suoi ultimi anni. Qualche c
ritico ha messo in dubbio la reale filiazione della giovane, asserendo che fosse
figlia di Lord Emerytt, il marito di Fanny, e affidata a Foscolo come figlia ad
ottiva dalla nonna Mary Walker Hamilton, dopo la morte dei genitori.[49] Malgrad
o i continui spostamenti per motivi di servizio, Foscolo riuscì a continuare la su
a attività letteraria con alcuni saggi di traduzione dall'Iliade, con l'epistola i
n sciolti al Monti, Se fra' pochi mortali a cui negli anni e con la traduzione d
el Sentimental Journey di Sterne che l'avrebbe condotto alla stesura, nel 1812,
dei sedici capitoletti scritti in una prosa ironico-allusiva della Notizia intor
no a Didimo Chierico.[50]
La permanenza a Brescia, il ritorno a Venezia e l'incarico all'Università di Pavia
(1806-1808)
Nel 1806, fallito il progetto di Napoleone dell'invasione inglese, Foscolo decis
e di tornare a Milano dopo essere stato a Parigi, dove conobbe il giovane Manzon
i (che, pur essendo di soli sette anni più giovane, aveva iniziato da poco l'attiv
ità letteraria ispirandosi anche a Foscolo, oltre che ad Alfieri, Parini, Monti e
altri autori, italiani e stranieri), a Venezia dove rivide i familiari dopo il l
ungo esilio e, presso Treviso, la Teotochi Albrizzi. A Padova si incontrò con il C
esarotti e a Verona vide in giugno Ippolito Pindemonte, dai colloqui con il qual
e nacque l'idea iniziale del carme Dei Sepolcri che, scritto tra l'agosto del 18
06 e l'aprile del 1807, fu pubblicato in questo anno a Brescia presso l'editore
Niccolò Bettoni. Nel periodo in cui Foscolo si accingeva a dare alle stampe l'oper
a ad ospitarlo era la contessa Marzia Martinengo, sua amante, presso Palazzo Mar
tinengo Cesaresco Novarino nel centro della città.[51]
Il capitano Ugo Foscolo, per ingraziarsi il generale Augusto Caffarelli, aiutant
e di campo di Napoleone e ministro della Guerra del Regno d'Italia curò una edizio
ne delle opere di Raimondo Montecuccoli, con una ricca premessa sull'arte della
guerra. L'opera si inserisce anche in una polemica con Madame de Staël sull'attitu
dine militare degli italiani.[52]
Andrea Appiani, Ugo Foscolo
Sollevato intanto dagli incarichi militari su interessamento dell'allora ministr
o Caffarelli, Foscolo si candidò alla cattedra di eloquenza dell'Università di Pavia
che si era resa vacante (la cattedra era stata tenuta in precedenza da Vincenzo
Monti e in seguito da Luigi Cerretti) e la ottenne il 18 marzo 1808. Qui pronun
ciò la sua celebre orazione inaugurale, Dell'origine e dell'ufficio della letterat
ura, e tenne poche lezioni, perché la cattedra venne subito dopo soppressa da Napo
leone, ormai divenuto sospettoso di ogni libero pensiero.[53]
Il ritorno a Milano e le difficoltà (1808-1812)
Tornato quindi a Milano per la terza volta, ebbe inizio per Foscolo un periodo d
i difficoltà economiche, reso più amaro dai contrasti con i letterati di regime che
non gli risparmiarono polemiche e malevole insinuazioni. Alla rottura con Monti
(1810) si aggiunse l'insuccesso della tragedia Aiace che, rappresentata alla Sca
la il 9 dicembre 1811, non ebbe successo e venne inoltre vietata dalla censura p
er le allusioni antifrancesi che conteneva.[54]
Il soggiorno sereno e produttivo a Bellosguardo (1812-1813)
« Nella convalle fra gli aerei poggi / Di Bellosguardo, ov'io cinta d'un fonte / L
impido fra le quete ombre di mille / giovinetti cipressi alle tre Dive / l'ara i
nnalzo... »
(Le Grazie, Inno I, vv.11-14)
Abbandonata Milano il 12 agosto del 1812, il poeta si trasferì a Firenze, dopo ave
r fatto tappa a Piacenza, Parma e Bologna, città in cui incontrò l'amica Cornelia Ro
ssi Martinetti. Il 17 arrivò all'albergo delle Quattro Nazioni, dove alloggiò un pai
o di mesi, iniziando la stesura dell'inno Alle Grazie, concretizzatosi dapprima
nella cosiddetta Prima redazione dell'Inno, quindi, attraverso ampliamenti e rie
laborazioni, nella Seconda redazione, e destinato a prendere forma in un carme t
ripartito nell'aprile del 1813.[55]
Lasciato il primo alloggio, Foscolo si stabilì per un breve periodo a Casa Prezzin
er, in Borgo Ognissanti, e si trasferì poi alla villa di Bellosguardo, dove trasco
rse, fino al 1813, un periodo di intensi affetti, di soddisfazioni mondane e di
lavoro creativo.[56] Egli infatti ottenne l'amore della senese Quirina Mocenni M
agiotti, frequentò il salotto della contessa d'Albany, l'amica di Alfieri, lavorò, c
ome detto, al carme di argomento mitologico, scrisse la tragedia Ricciarda che v
enne rappresentata a Bologna nel 1813, riprese la traduzione del Viaggio sentime
ntale che pubblicò nel 1813 corredato della Notizia intorno a Didimo Chierico e tr
adusse altri canti dell'Iliade.[57]
L'esilio definitivo dall'Italia (1813-1827)
Partenza da Milano e l'esilio in Svizzera (1813-1816)
Dopo la sconfitta di Napoleone Bonaparte a Lipsia, nel novembre del 1813, e l'ab
dicazione del 1814, Foscolo ritornò per la quarta volta a vivere a Milano e ripres
e il suo grado nell'esercito per difendere il Regno Italico, ma con l'arrivo in
città degli austriaci nel 1814, dopo un disperato tentativo di raccogliere uomini
disposti a sacrificarsi per difendere la città, egli si rese conto che la sua sper
anza di una futura Italia indipendente era cosa vana.[58] Nonostante la sua fede
ltà al viceré Eugenio di Beauharnais (l'anno successo ci sarà l'ultimo tentativo dei f
ilo-napoleonici col proclama di Rimini del re di Napoli Gioacchino Murat) e dal
cosiddetto "partito francese" ritenuto l'unica speranza concreta, alla fine deci
se di non opporsi con le armi ai vincitori.[59] Ebbe un momento di esitazione qu
ando il governatore austriaco feldmaresciallo Bellegarde gli offrì di collaborare
con il nuovo governo dirigendo una rivista letteraria, la futura "Biblioteca ita
liana". Foscolo accettò e stese il programma della rivista, ma intervenne l'obblig
o di giuramento al nuovo regime e, la notte della vigilia, il 31 marzo del 1815,
mentre Napoleone tentava in Francia l'ultima impresa - i "cento giorni" - Fosco
lo, ormai rassegnato, lasciò l'Italia per un volontario esilio definitivo, e prese
la via dell'espatrio per rifugiarsi a Hottinger, in Svizzera; assunse gli pseud
onimi di Lorenzo Aldighieri[60] (poi Alderani, come l'amico di Jacopo Ortis) e,
a livello letterario, di Didimo Chierico.[61][62][63]
Malgrado le varie peregrinazioni in terra svizzera per sfuggire ai controlli del
la polizia austriaca, egli riuscì a stampare a Zurigo, nel 1816, le Vestigia della
storia del sonetto italiano, il libretto satirico contro i letterati milanesi D
idimi clerici prophetae minimi Hypercalypseos liber singularis (l'Ipercalisse),
la terza edizione dell'Ortis e a scrivere gli appassionati Discorsi sulla servitù
d'Italia che verranno pubblicati postumi.[64]
Gli ultimi anni di vita a Londra (1816-1827)
Monumento funebre di Ugo Foscolo, Chiesa di Santa Croce, Firenze, realizzato nel
1871
« Di vizi ricco e di virtù, do lode / Alla ragion, ma corro ove al cor piace: / Mort
e sol mi darà fama e riposo. »
(Sonetti,[65])
Nel frattempo l'Austria insisteva nel reclamare la sua estradizione e quando l'a
mbasciatore d'Inghilterra a Berna, attraverso i buoni uffici di William Stewart
Rose a cui Foscolo aveva dedicato l'Ipercalisse, ebbe l'ordine di rilasciargli i
l passaporto per la Gran Bretagna (concessagli in quanto nativo di Zante, divenu
ta protettorato britannico dopo il Congresso di Vienna) egli, con il denaro rica
vato dalla vendita dei suoi libri a Milano e con quello che il fratello Giulio -
a quei tempi in Ungheria con l'esercito austriaco a cui lui aveva invece aderit
o - gli aveva fornito, poté partire.[66]
Il 12 settembre 1816 il poeta giunse a Londra dove trascorse l'ultimo periodo de
lla sua vita fra non lievi difficoltà economiche e morali. Durante il periodo lond
inese Foscolo si dedicò prevalentemente all'attività editoriale e giornalistica e si
impegnò nello studio storico-critico di alcuni momenti, testi e personaggi della
letteratura italiana, soprattutto Dante, Petrarca e Boccaccio.[67] Risalgono a q
uesti anni nuovi saggi sulle traduzioni omeriche, la quarta edizione dell'Ortis
(1817), l'elaborazione delle "Grazie" e le incompiute Lettere scritte d'Inghilte
rra ('16-'18) di cui una parte edita postuma con il titolo il Gazzettino del bel
mondo, l'incompleta Lettera apologetica anch'essa pubblicata postuma, i celebri
Essays on Petrarch (1821, II ed. 1823), il Discorso storico sul testo del Decam
erone (1825), il Discorso sul testo della Commedia di Dante (1826), oltre a una
trentina di saggi critici scritti per essere tradotti in inglese e pubblicati su
lle riviste periodiche britanniche[68], tra cui si segnalano la serie delle Epoc
he della lingua italiana[69] e l'articolo noto con il titolo italiano di Antiqua
rj e Critici (1826)[70]. Foscolo venne accolto nei circoli liberali, e all'inizi
o guadagnò bene con le sue attività.[71]
Memoriale di Foscolo a Londra, tomba del poeta dal 1827 al 1871
Ben presto, la vita troppo signorile, il suo carattere difficile che gli alienò mo
lte simpatie, e alcune speculazioni avventate in affari (come la costruzione di
una grande villa dove vivere, che gli sarà sequestrata), ridussero però il poeta al
dissesto economico tanto che, nel 1824, venne per breve tempo incarcerato per de
biti. Liberato, fu costretto a sopravvivere nei quartieri più poveri di Londra, ce
landosi spesso sotto falso nome (Lord Emerytt, dal nome della figlia) per sfuggi
re ai creditori.[72] Aveva intanto ritrovato la figlia Floriana, che lo assistet
te con devozione durante i suoi ultimi anni, venendo nominato tutore legale dell
a ragazza dalla nonna Lady Walker. A Londra, Foscolo fece anche una proposta di
matrimonio alla diciannovenne Caroline Russell, figlia di un importante magistra
to, da questa rifiutata dopo molte insistenze dello scrittore, che anni prima av
eva spesso fuggito il matrimonio, frequentando in genere nobili già sposate.[73] A
causa della vita dispendiosa, che consumò anche l'eredità di 3000 sterline lasciate
in seguito dalla Walker alla nipote, entrambi dovettero trasferirsi in zone pov
ere e malsane, dove il poeta contrasse una malattia respiratoria, probabilmente
la tubercolosi.[71][74] Nel 1825 diventò insegnante di italiano in un istituto fem
minile e lanno successivo fece domanda per ottenere la cattedra di italiano allUni
versità di Londra, recentemente istituita.[75]
Povero e debole, gli venne diagnosticata una malattia al fegato, esito probabile
di tubercolosi miliare[75], alla fine Foscolo si ritirò nel piccolo sobborgo lond
inese di Turnham Green dove, si ammalò di idropisia polmonare dovuta all'aggravars
i della malattia e venne inutilmente operato due volte dal medico italiano che l
o assisteva.[76] Ugo Foscolo morì il 10 settembre del 1827 a quarantanove anni. La
figlia, che lo assistette sempre, morì anch'essa circa due anni dopo, a soli 22 a
nni.[71] Fu sepolto nel cimitero di Chiswick a spese del banchiere quacchero Gur
ney, suo amico[77]. Nella tomba gli furono messe due monete di rame sugli occhi,
secondo un rituale greco antico.[78] La tomba, recentemente restaurata, porta i
ncisa erroneamente l'età di 50 anni. Le sue ceneri[79], nel 1871, furono traslate
nella Basilica di Santa Croce a Firenze, il tempio delle itale glorie che aveva
celebrato nel carme Dei Sepolcri del 1807: Ma più beata ché in un tempio accolte / S
erbi l'itale glorie, uniche forse / Da che le mal vietate Alpi e l'alterna / Onn
ipotenza delle umane sorti / Armi e sostanze t'invadeano ed are / E patria e, tr
anne la memoria, tutto.[80]. I resti del Foscolo tornarono così alla sua patria, c
ome egli aveva desiderato[81], con una grande celebrazione voluta dal nuovo Regn
o d'Italia.[82][83] Ferma restando la grandezza del poeta, secondo la studiosa i
rlandese Lucy Riall[84], la grande glorificazione di Foscolo ad opera del nuovo
governo italiano era parte della creazione di un pantheon di eroi laici, per la
religione civile della nuova Italia, in contrasto con la Chiesa per la questione
romana. Del Foscolo ci resta anche un ricchissimo Epistolario, documento molto
importante della sua vita tumultuosa.[85]
Pensiero e poetica
« L'armonia / vince di mille secoli il silenzio »
(Ugo Foscolo, Dei Sepolcri, vv. 233-234)
Foscolo aderì con convinzione alle teorie illuministiche di stampo materialistico
e meccanicistico (in particolare il materialismo di Paul Henri Thiry d'Holbach,
Diderot ed Helvétius, e il sensismo di Condillac). Tali teorie, da una parte, cont
enevano elementi rasserenanti in quanto allontanavano le superstizioni, ma dall'
altra determinarono in lui l'angoscia davanti al "nulla eterno"[86], all'oblio c
he avvolge l'uomo dopo la morte.[87] Foscolo, infatti, si può definire ateo e razi
onalista, ma non areligioso. In lui il pessimismo e l'ansia di eternità si agitano
dando un tono drammatico alla sua poesia e alla sua prosa.[88] Altre grandi isp
irazioni, modelli di vita e di letteratura, furono per lui Giuseppe Parini e Vit
torio Alfieri.[89]
Volendo recuperare alcuni valori spirituali non in contrasto totale con la ragio
ne, egli non cerca di riavvicinarsi alla fede, come farà Manzoni, ma dà vita alla pr
opria, personale "religione delle illusioni", ossia i valori insopprimibili nell
'uomo: la patria (l'Italia, ma anche Zante, l'isola della Grecia dove nacque) -
grande famiglia che garantisce "certezza d'are, di campi, di sepoltura"[90] - l'
amore, la poesia, la libertà, la bellezza, l'arte, il piacere della vita e le nobi
li imprese che rendono degni di essere ricordati, tramite il sepolcro, che da le
game di affetto, simbolo di civiltà, esempio per i compatrioti (un concetto caro a
gli uomini del Risorgimento[91]), diventa suscitatore di poesia eternatrice, e i
monumenti diventano inutili ai morti ma giovano ai vivi, sempre che si tratti d
i sepolcri o memoriali di uomini illustri.[92] La morte non è meno vuota - e dolor
oso il pensiero dell'addio alla vita - se essa trascorrerà eternamente "all'ombra
de' cipressi e dentro l'urne / Confortate di pianto"[93], ma le illusioni addolc
iranno il tutto:
« Illusioni! grida il filosofo. - Or non è tutto illusione? tutto! Beati gli antichi
che si credeano degni de' baci delle immortali dive del cielo; che sacrificavan
o alla Bellezza e alle Grazie; che diffondeano lo splendore della divinità su le i
mperfezioni dell'uomo, e che trovavano il BELLO ed il VERO accarezzando gli idol
i della lor fantasia! Illusioni! ma intanto senza di esse io non sentirei la vit
a che nel dolore, o (che mi spaventa ancor più) nella rigida e nojosa indolenza: e
se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani,
e lo caccerò come un servo infedele. »
(Ugo Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis[94])
Antonio Canova, le Tre Grazie
Foscolo, oltre all'inquietudine tipicamente preromantica, è molto legato all'estet
ica neoclassica: fa frequente ricorso alla mitologia - come Giambattista Vico, i
l quale riprendeva la teoria di Evemero, egli crede che gli dèi furono eroi e pers
one illustri, poi resi immortali dai poeti e dagli uomini comuni -, vede nella G
recia classica, non solo la propria origine in quanto nato a Zante, ma il rifugi
o ideale di serenità (il "mito dell'Ellade"), lontano dal mondo dilaniato dalle gu
erre, ma sempre con lo sguardo rivolto alla realtà (Le Grazie), e dal punto di vis
ta formale utilizza spesso gli endecasillabi.[95] Il suo neoclassicismo è però profo
ndamente spiritualizzato, lontano dai vagheggiamenti stilizzati di gusto archeol
ogico e decorativo. Foscolo, per certi versi erede di Alfieri, è considerato, come
il maestro astigiano, uno dei simboli che i Romantici e i patrioti risorgimenta
li adottarono, proprio come auspicato dal poeta veneto nel celebre passo dei Sep
olcri dedicato alla Basilica di Santa Croce a Firenze e alle sue tombe illustri.
L'arte assume quindi anche una funzione civile, come già in Parini e Alfieri stes
so. Dallo storicismo di Vico riprende anche l'idea che gli uomini primitivi, i q
uali nelle origini vivevano allo stato ferino, attraverso la religione, i matrim
oni e la sepoltura sono gradualmente pervenuti alla civiltà.[96][97] Influenzato d
alle tragiche vicende del suo tempo, Foscolo non nutre più la fiducia nel progress
o e nell'umanità degli illuministi, ma descrive gran parte del mondo come regredit
o ad una "foresta di belve"[98], riprendendo le idee di Machiavelli e Hobbes[99]
; questo gli provoca, dati i suoi ideali umanitari, un conflitto doloroso, perché
il cambiamento presupponeva la rivoluzione e la rivoluzione portava comunque la
guerra e la violenza fratricida.[100][101] Come molti intellettuali dell'epoca,
Foscolo fu anche massone, iniziato nella "Loggia Reale Amalia Augusta" di Bresci
a.[102]
Opere
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Opere di Ugo Foscolo.
Fuggendo in Svizzera nel maggio del 1815, il Foscolo affidò i suoi libri e gran pa
rte dei manoscritti a Silvio Pellico il quale li vendette, qualche anno prima de
l suo arresto, all'amica del poeta Quirina Mocenni Magiotti e inviò il ricavato al
Foscolo, nascondendosi, per delicatezza, nell'anonimato. Dalla Magiotti il fond
o finì per pervenire alla Biblioteca Nazionale di Firenze, dove è tuttora conservato
.[103]
L'altro gruppo di manoscritti, formatosi soprattutto durante l'esilio, passò in er
edità alla figlia Floriana e poi al canonico spagnolo, esule in Inghilterra, Migue
l de Riego, che li vendette a un gruppo di estimatori del Foscolo - tra i quali
Gino Capponi - e da questi alla Biblioteca Labronica di Livorno.[75]
Altri autografi sono conservati alla Biblioteca Braidense di Milano, alla Univer
sitaria di Pavia, alla Biblioteca di Storia moderna e contemporanea di Roma. Var
iamente sparse sono le lettere del Foscolo, mentre gli autografi dei Sepolcri, d
elle Odi, dei Sonetti e dell'Ortis furono a suo tempo distrutti dallo stesso poe
ta. Dei sonetti esistevano già molte copie stampate, spesso con divergenze minime
nei testi, non potendo consultare l'originale.[104]
Componimenti poetici
A Bonaparte liberatore, ode (1797)
A Luigia Pallavicini caduta da cavallo, ode (1800)
All'amica risanata, ode (1802)
Non son chi fui, perì di noi gran parte, sonetto (1802)
Che stai?, sonetto (1802)
Te nutrice alle Muse, sonetto (1802)
E tu ne' carmi avrai perenne vita, sonetto (1802)
Perché taccia il rumor di mia catena, sonetto (1802)
Così gl'interi giorni in luogo incerto, sonetto (1802)
Meritamente, però ch'io potei, sonetto (1802)
Solcata ho fronte, sonetto (1802)
Alla sera, sonetto (1803)
A Zacinto, sonetto (1803)
Alla Musa, sonetto (1803)
In morte del fratello Giovanni, sonetto (1803)
Dei sepolcri, carme (1807)
Le Grazie, poemetto incompiuto (1803-1827)
Opere di attribuzione incerta
In morte di Napoleone, inno, composto forse tra il 1821 e il 1827, inedito,
manoscritto scoperto nel 2010 ritrovato a Catania tra le carte di Ottavio Profet
a[105]
Romanzi e scritti in prosa
Sesto tomo dell'io, romanzo autobiografico (1799-1801)
Ultime lettere di Jacopo Ortis, romanzo epistolare (1802-1803)
Opere teatrali
Tieste, tragedia (1795)
Aiace, tragedia (1810-1811)
Ricciarda, tragedia (1813)
Altri scritti
Epistolario
Orazione a Bonaparte pel Congresso di Lione, (1802)
Chioma di Berenice, traduzione del carme di Callimaco, (1803)
Viaggio sentimentale, traduzione del romanzo di Laurence Sterne, iniziata ne
l (1805), pubblicata nel (1813) dall'editore Molini, assieme alla Notizia intorn
o a Didimo Chierico.
Iliade, traduzione del poema omerico, (1807)
Dell'origine e dell'ufficio della letteratura (1809)
Discorso sul testo della Divina Commedia (1818)
Essays on Petrarch
Discorso storico sul testo del Decamerone
Della nuova scuola drammatica in Italia, incompiuto,
Notizia intorno a Didimo Chierico

Related Interests