IL DISCEPOLO

un porto sicuro per tutti coloro che cercano
la via, la verità e la vita
Copyright 2007 Provvedimento del Presidente del Tribunale
di Modena Iscritto al n.1866 del 19/02/2008
del Registro Stampe e Periodici.
anno 2 - n. 8
trimestrale - ottobre/dicembre 2009
copia gratuita
questa rivista è emanazione della Draco Edizioni
fondata nel 2006, per diffondere in termini moderni l’antica conoscenza esoterica.
in collaborazione con l’associazione Atman, fondata nel 1994
per la diffusione del raja yoga e dell’esoterismo,
e di Energheia, fondata nel 1996, prima scuola italiana per terapeuti esoterici.
Nel tempo tutto cambia e niente cambia. Le realtà essenziali della vita, le sue strutture fondamentali, l’ana-
tomia e la fsiologia della coscienza rimangono fedeli all’emanazione primordiale di quel verbo che tutto
pervade. Nel tempo, quello che cambia sono i modi della manifestazione, sempre più aderenti alle forme
cangianti che lo spirito può usare, di era in era, nel suo lungo pellegrinaggio tra le pieghe della materia.
Nello spirito che discende nella carne si compie la parabola del fgliuol prodigo che prima o poi ritornerà
nella casa del padre. Questa rivista, in fn dei conti, vuole solo prendere atto dei modi diversi oggi necessari
ad esprimere adeguatamente le immutabili verità dell’antica saggezza esoterica. Questo spazio vuole essere
utile a tutti i pellegrini che nel loro viaggiare sono arrivati a rivolgere gli occhi verso la casa in cui sono nati.
Che il potere del padre, l’amore del fglio e la sapienza dello spirito santo ci uniscano in un’unica vita.
Massimo Rodolf
La tensione è tale che il Mondo freme. Gli eventi sono in pressione. A tutti i livelli le energie del-
la Luce sono impegnate a fondo per salvarlo dalla distruzione, mentre le tenebre si insinuano, con ma-
schere luminose, decise ad annientare ciò che la Luce crea e, dove possibile, a demolire le basi stesse
dell’opera creativa. Nell’epoca grave dell’Armageddon è specialmente necessario sapere quali sono
le forze che causano le azioni di ogni singolo giorno, di ogni singolo evento, di ogni fenomeno; poiché è
l’ora della decisione, e non ci sono mezze misure sulla via del Mondo del Fuoco.
Maestro Morya
Immagine di copertina:
Vajrasattva, tanka di Massimo Rodolf
Ed infne compimmo ogni cosa...
Collaborazione progetto grafco Simona Murabito
Stampato presso la tipo-litografa AG snc di Rustichelli & C.
Sommario
Editoriale Curatore: Massimo Rodolf
LO SPORT PREFERITO DAGLI ESSERI UMANI pag. 2
Conoscere la conoscenza Curatore: Andrea Innocenti
ERASMO DA ROTTERDAM OVVERO L’ELOGIO DELLA PAZZIA pag. 4
Educare per la consapevolezza Curatore: Anna Grazia Fiorani
LE PICCOLE INIZIAZIONI DELLA VITA QUOTIDIANA pag. 6

Letteratura e spiritualità Curatore: Anna Todisco
LA COMPRENSIONE DEL DOLORE pag. 9

Fitoterapia energetica Curatore: Donatella Donati
GLI ANTIOSSIDANTI FUNZIONANO? pag. 11
Nuovo insegnamento esoterico Curatore: Fabio Ricchetti
VERSO LA COSCIENZA DELL’ANIMA - (parte III):
LA SCIENZA DELLA CONOSCENZA DI SÉ pag. 13
Antica saggezza e scienza moderna Curatore: Gianluca Fontana
ET VOILÀ: COMPARSO COME DAL NULLA... pag. 16
La coppia sul sentiero Curatore: Giorgio Ricci Garotti in collaborazione con Monica Giovannini
IL TRADIMENTO OVVERO… TRADIRE SE STESSI (parte I) pag. 18
Mitologia e Sentiero Iniziatico Curatore: Graziano Fornaciari
IL FUOCO DI PROMETEO È PRESENTE IN OGNUNO DI NOI pag. 21
il Raja Yoga e l’esoterismo Curatore: Luca Tomberli
I REGNI DI NATURA pag. 24

Astrologia esoterica Curatore: Maria Grazia Barbieri
LA CROCE CARDINALE, CROCE DEL CRISTO RISORTO pag. 27

Il Sentiero Iniziatico Curatore: Massimo Rodolf
L’INTEGRAZIONE DELLA PERSONALITÀ pag. 30
Psicologia esoterica Curatore: Paola Spada
INTELLIGENZA ATTIVA pag. 33

Psicologia sociale e del lavoro Curatore: Diana Ferrazin
LA FORZA DELLA MINORANZA pag. 35

Le fabe della Manu Curatore: Manuela Baccin
I DUE REGNI (parte II) pag. 37
2
Lo sport preferito dagli esseri umani non ha
bisogno di stadi particolari né di piste speciali
per essere praticato. Esso è ampiamente dif-
fuso e viene praticato a ogni età negli ambien-
ti più disparati. Direi che ogni essere umano
è molto ben allenato, visto che praticamente
tutti si esercitano quotidianamente in questo
sport, ottenendo ottimi risultati. Sicuramente
avrete già capito di che cosa sto parlando, in-
fatti mi riferisco al criticare e al giudicare gli
altri, attività indiscutibilmente prioritaria per la
vita di questo pianeta.
Sembra proprio che non se ne possa fare a
meno, come l’aria che respiriamo: il giudizio
viene continuamente esalato attraverso le
nostre labbra e, certo, sì, possiamo resistere,
almeno fino al prossimo respiro. Ovviamen-
te, oltre a me che sto scrivendo, questa cosa
non riguarda nemmeno voi che state leggen-
do, però è innegabile che il resto dell’umanità
difficilmente riesce ad astenersi da questa
ancestrale e godereccia pulsione. E pensa-
re che c’è anche stato qualcuno che ci ha
esortato a non giudicare nessuno, mai. Per
fortuna che sono passati duemila anni e, an-
che se questo personaggio non è stato molto
ascoltato, veramente, nemmeno ai suoi tem-
pi, oggi ce lo siamo quasi completamente di-
menticato. Speriamo che non torni a ricordar-
celo... visto mai.
Il bello del giudicare è che lo puoi fare anche
da solo, e di solito lo facciamo, però sicura-
mente la cosa che dà più soddisfazione è
praticarlo in compagnia, perché è in questa
circostanza che produce i risultati maggiori.
Ovviamente la conversazione del crocchio
giudicante è sempre preceduta da ampie
dichiarazioni dei diritti dell’uomo, da rassicu-
razioni circa il fatto che “non è assolutamen-
te per criticare, io non ce l’ho con questo e
con quell’altro, io non sono mica razzista, a
me non piace parlare dietro alle persone, etc
etc”, poi impercettibilmente e sottovoce il di-
scorso continua con “si ma... però... io non
avrei mai fatto una cosa del genere... ogget-
tivamente...” e di seguito si aprono le cate-
ratte del Nilo. Visto che nella nostra introdu-
zione abbiamo preso le distanze da ciò di cui
intendiamo parlare, siamo al riparo e ben dif-
ferenziati, quindi, con la massima educazione
possibile, possiamo veramente massacrare il
malcapitato di turno.
Ovviamente noi non ci siamo mai comportati
in quel modo e, di sicuro, non lo faremo mai,
quindi siamo ampiamente legittimati, dall’alto
della nostra immacolata purezza, a stigmatiz-
zare un simile comportamento.
Sempre quel Signore di prima, mi sembra che
una volta ebbe a dire “chi è senza peccato
scagli la prima pietra”, cosa che poi nessuno
effettivamente fece. Ovviamente erano altri
tempi, non c’era la televisione e la gente era
Editoriale
Curatore: Massimo Rodolf

LO SPORT PREFERITO
DAGLI ESSERI UMANI
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più facilmente impressionabile, oggi probabil-
mente la stessa frase potrebbe produrre lo
svuotamento delle cave del circondario, con
conseguente e reciproca lapidazione a cate-
na di innumerevoli quantità di esseri umani.
Cosa che, in una certa misura, accade anche
letteralmente in certi avanzati paesi del Me-
dio Oriente. Ah, il progresso.
Ci sono alcune pulsioni che per la coscien-
za umana sembrano veramente irrefrenabili,
e quelle fondamentali hanno a che fare con
le energie del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo, che tradotte liberamente dall’esoteri-
chese e ricondotte alla dimensione materiale
nella quale viviamo, riguardano il potere/suc-
cesso, l’amore/sesso e la realizzazione mate-
riale/soldi. La persona particolarmente evolu-
ta ha a che fare con questa trinità in modo
armonico ed equilibrato, per cui userà il suo
oggettivo potere per realizzare con amore
qualcosa di beneficio per tutti. I soggetti un
po’ meno evoluti, ed ancora se ne trovano
in remoti territori desertici al di là delle step-
pe transcaucasiche, essendo ancora partico-
larmente egoisti, come da contratto per co-
scienza umana, ambiscono al successo per
potere comandare gli altri, per fare un sacco
di soldi e per potersi così accoppiare con un
numero elevatissimo di mammiferi dell’altro
o dello stesso sesso.
L’attività del giudicare si incastra benissimo
in questo modo di vedere la vita, perché di
fatto ci riconduce continuamente al bisogno
di riaffermare la nostra superiorità sul resto
del mondo. Noi abbiamo la chiara visione
e siamo depositari della Verità, che anzi in-
carniamo, per cui possiamo tranquillamente
esprimere il nostro giudizio su cose, avveni-
menti e persone, certi della necessità per la
vita stessa di questo nostro giudizio.
Homo homini lupus, diceva il filosofo, la don-
na pure, aggiungo io. In realtà la forte pulsio-
ne giudicante che attanaglia il genere uma-
no non può prescindere dal fatto che, finché
permane una limitata condizione di coscienza
esprimentesi attraverso l’egoismo, non si
può essere esentati dal continuo stato di bel-
ligeranza che, in modo più o meno cortese
e civile, ognuno esprime contro tutti. Quin-
di non è un peccato in sé l’egoismo, quanto
piuttosto l’espressione di una limitazione con-
naturata alla nostra condizione necessaria per
esistere. Per tante incarnazioni nemmeno ci
accorgiamo che quanto stiamo criticando lo
facciamo assolutamente nello stesso modo,
solo che non vediamo la pagliuzza nel nostro
occhio. Oppure, se non lo stiamo facendo, è
perché l’abbiamo fatto nel nostro passato o
in un’altra vita, o, magari, lo faremo nel no-
stro futuro, però una cosa è certa, l’evoluzio-
ne pone tutti gli esseri, prima o poi, dinnanzi
alle stesse necessità di esperienza.
Quindi, volendo, perché giudicare? Finché
siamo sufficientemente ignoranti ed egoisti
viene abbastanza bene, però, quando in ma-
niera assolutamente non fashion cerchiamo
di seguire il comandamento unico che quel
tipo di prima ci ha insegnato, la cosa diventa
un po’ più difficile. “Le meraviglie si attac-
cano” diceva mia nonna, intendendo che si
tende a fare ciò che si è appena criticato. Cer-
chiamo di non meravigliarci troppo di quello
che fanno gli altri, quanto piuttosto di com-
prenderlo, che, per inciso, non significa giu-
stificarlo ad ogni costo, quanto piuttosto ac-
cettare il fatto che tutti al mondo sbagliamo,
l’importante è cercare di migliorare.
Massimo Rodolf
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L’elogio della pazzia è un brevissimo libro
che il filosofo Erasmo da Rotterdam ideò nel
1509, mentre stava attraversando le Alpi nel
viaggio dall’Italia all’Inghilterra, e che poi scris-
se in casa di Sir Tommaso Moro, al quale poi
lo dedicò. È una forte satira dissacrante della
cultura del suo tempo, dominata ancora dalla
Scolastica sostenuta dalla Chiesa Cattolica,
che per conservare il suo potere ancorava le
sue basi ideologiche più sulla teologia di Tom-
maso d’Aquino che sul Vangelo di Cristo.
Erasmo di Rotterdam (1466-1536), grande
umanista del Quattro-Cinquecento, può es-
sere visto come un precursore dello spirito
laico che pervaderà la cultura europea del
secolo successivo. Rimasto orfano all’età
di quattordici anni, quasi costretto dai tuto-
ri a entrare nell’ordine dei Canonici regolari
di Sant’Agostino, pronunziò i voti forse nel
1488, e nel 1492 fu ordinato sacerdote, ma
conservò sempre un’avversione per le limi-
tazioni impostegli dallo stato religioso, finché
una dispensa papale nel 1527 lo sciolse da
ogni obbligo. Il suo libro che oggi lo rende par-
ticolarmente attuale è L’elogio della Pazzia. In
esso la Pazzia parla in prima persona, e tesse
con soddisfazione le proprie lodi, perché pro-
prio a lei si debbono molti lati della vita umana
sia di tutte le classi sia di tutte le professioni.
Essa, quale antidoto alla saggezza, consiglia
in maniera paradossale di sposarsi, “perché,
sebbene la donna sia un animale inetto e stol-
to, non lascia però di essere gaio e soave e,
vivendo ella in dimestichezza coll’uomo, sa-
prà temperare colla sua pazzia l’umor aspro
e triste di lui”. La felicità non è lontana dalla
follia, e l’illusione è assai più a buon mercato
della cosiddetta realtà: quanta minor fatica
costa immaginarsi di essere re che diventarlo
sul serio! Anche l’orgoglio nazionale e l’amor
proprio professionale sono oggetto di sati-
ra da parte della pazzia, ma Erasmo diviene
decisamente serio e determinato nello stig-
matizzare la distorsione che la Chiesa del suo
tempo faceva della religione. Mercimonio
delle assoluzioni e delle indulgenze, vacue ed
inutili dispute teologiche sulla Trinità, l’incar-
nazione e la dottrina della transustanziazione
sono oggetto di attacchi pungenti assai più
che semplicemente satirici. Sui monaci in
particolare si abbattono gli strali della Follia:
essi sono definiti “pazzi malati al cervello for-
temente innamorati di se stessi, e commossi
ammiratori della propria felicità”. Anche i papi
non sono risparmiati. Essi, invece di imitare
Gesù Cristo, sono fortemente ancorati ai beni
terreni, per mantenere i quali usano, nella
maniera più sfacciata, il grande potere che si
trovano ad avere.
Nonostante questa decisa e ferma critica,
Erasmo non volle mai aderire alla Riforma,
perché rimase sempre fortemente ancorato
Conoscere la conoscenza
Curatore: Andrea Innocenti
ERASMO DA ROTTERDAM
OVVERO
L’ELOGIO DELLA PAZZIA
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ai valori evangelici della pace e della non vio-
lenta contrapposizione, che la ragione uma-
na, nonostante i suoi limiti, ma con l’ottimi-
smo dell’uomo del Rinascimento, secondo
lui avrebbe potuto realizzare.
Infine, due sono le forme di pazzia che il fi-
losofo ci indica: la prima viene seriamente
lodata, sia pure con una sottile ironia, ed è
quella che si esprime nella semplicità che il
Cristo ci prospetta: la mente non è più quel-
la sofisticata del teologo o maliziosa dell’alto
prelato, ma quella ingenua del puro di cuore,
che il Vangelo racconta. Soltanto da questa
alta forma di pazzia può nascere quel furo-
re mistico che conduce all’estasi, all’unione
con il divino, senza gli ostacoli che la ragione
interpone all’intuizione. L’altra è quella della
filosofia scolastica, della dottrina che chiude
alla religione del cuore ed ingabbia l’aspirazio-
ne alla Luce in una vana rete di sillogismi ed
argomentazioni di astruse astrazioni filosofi-
che. La conclusione di Erasmo è che in fondo
la vera religione non è altro che una forma di
pazzia:
“Quelli dunque a cui è toccato il privilegio di
gustar coi sensi un tale gaudio (e son pochi
davvero), cadono in uno stato che è simile
alla pazzia: dicon parole non ben connesse e
con un tono al di fuor dell’umano, pronuncia-
no nomi senza averne coscienza, e ad ogni
momento mutano interamente l’espressione
del volto. Ora son lieti, ora afflitti, ora pian-
gono, ora ridono, ora sospirano, e insomma
sono veramente e completamente straniati
da sé. Appena poi ritornano in sé, affermano
di non sapere dove fossero, se nel corpo o
fuori di esso, se fossero svegli o dormissero,
e neppure san dire che cosa abbiano udito, vi-
sto, detto o fatto. Il loro ricordo affiora come
attraverso una nebbia o un sogno. Solo di un
fatto sono convinti: che hanno toccato il cul-
mine della felicità tutto il tempo che durò la
loro pazzia. Perciò piangono d’essere rinsaviti
e non vorrebbero altro ch’essere pazzi a co-
desto modo per l’eternità. Eppure questo è
solo un piccolo assaggio della futura beatitu-
dine”. Con queste parole Erasmo descrive lo
stato di beatitudine che gli orientali chiamano
Ananda, connesso direttamente allo stato di
estasi, meta dei mistici di tutte le latitudini.
Credo però che l’interesse che suscita la
sostanza del messaggio di questo filosofo
sia centrato soprattutto nell’indicare un ap-
proccio alla vita che sia gioioso, sorridente e
tale da andare oltre la seriosità del classico
ragionamento del teologo o del filosofo pro-
fessionista. Questo atteggiamento non può
che scivolare in una visione della vita dove
l’idea di universalità, di pace e di innocuità di-
vengono cardine e fondamento. Per questo
mi viene da sottolineare come questo breve
testo, scritto quasi per burla, sia stato partico-
larmente in auge alla fine degli anni Sessan-
ta, quando tra i giovani s’era diffusa l’illusoria,
ma suggestiva, credenza di essere “figli dei
fiori”, e che bastasse cantare di “mettere i
fiori nei cannoni” per trasformare l’odio e il
bisogno di guerra dell’umanità in pace e gio-
ia. È vero che la Luce dell’amore è l’essenza
della vita, ma questa consapevolezza va con-
quistata attraverso la faticosa acquisizione di
una nuova coscienza.
Andrea Innocenti
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Quando osservo i bambini, percepisco di es-
sere attirata all’interno di dinamiche pratiche,
che rappresentano lo scheletro della cono-
scenza della vita, la quale continuamente ci
insegna qualcosa; bisogna guardare la vita
per poterla conoscere, ed ogni volta che mi
focalizzo nella sua direzione, posso dire di ri-
scontrare sempre miriadi di combinazioni, di
colori, di qualità che ci determinano e ci diffe-
renziano. I bambini imparano la vita attraverso
il gioco e, mentre li guardo, non ho mai scorto
in ogni loro movimento, anche se ripetuto ed
apparentemente uguale, lo stesso intento o
la stessa qualità energetica.
In loro si può osservare una evoluzione che
si esprime attraverso la diversità dei loro
movimenti che si perfezionano con la prati-
ca dell’esperienza: niente è lasciato al caso e
tutto è perfettamente necessario al proces-
so conoscitivo. Tutto è perfettamente divino,
ma bisogna scrutare con occhi più sottili per
rendersene conto, e riconoscere che tutto
coesiste con la vita, perché la vita è educazio-
ne, è lo sbocciare dell’inconscia divinità, che
si espande fino a perfezionarsi e completarsi
nell’espressione autocosciente.
Succede spesso che, con un bambino, en-
triamo in una lotta di potere non sentendoci
rispettati: in questo caso viviamo semplice-
mente una relazione disarmonica, cioè il frut-
to di un non ascolto e di una osservazione
certamente non quieta. Attraverso questa
disarmonia percepiamo un attrito, non siamo
per niente soddisfatti, e, non riuscendo a so-
stenere questo disagio, ci scagliamo contro
il bambino incolpandolo di non ascoltarci e di
non capirci. Si incolpa sempre l’altro delle no-
stre lacune: occorre imparare a sentire que-
sta scomodità, che ci fa percepire che stiamo
esprimendo un atto meccanico, e, come si
sa, in tutto ciò che è meccanico non scorre il
fiume della vita.
Noi sappiamo che il mondo è venuto in esi-
stenza, e che l’umanità si è evoluta attraver-
so la discesa nella materia; la nostra scintilla
divina è ritornata volta dopo volta a rivestirsi
di materia più densa, fino al momento in cui
ci ritroviamo, come ora, con un corpo fisico
che rappresenta il meglio possibile, frutto di
tutte le esperienze precedenti. L’anima (pia-
no delle cause), durante la sua discesa si
identifica con i vari piani della vita, venendone
apparentemente imprigionata; essa si riveste
di un corpo mentale (sede del pensiero), di
un corpo astrale (sede delle emozioni), di un
corpo eterico (ove scorre il prana o energia
vitale) e di un corpo fisico
Quando ci relazioniamo con i bambini, davan-
ti a noi vediamo degli ego individualizzati, ego
che non esprimono ancora la loro vera natu-
ra, essendo ancora permeati dalla personali-
tà, ego che si chiama Martina, Giulia, Mattia
Educare per la consapevolezzaCuratore: Anna Grazia
Fiorani

LE PICCOLE INIZIAZIONI
DELLA VITA QUOTIDIANA
7
ecc. Ma con uno sguardo attento possiamo
iniziare a vedere qualcosa di più, possiamo
vedere le radici potenziali del futuro, che si
manifesterà gradualmente, nel momento in
cui saranno attivati i semi latenti del karma.
Solo quando il bambino si riconosce come
individuo, comprendendo la sua individualità,
inizierà a conoscersi per quello che è. Spes-
so vedo adulti, mamme in modo particolare,
che, senza saperlo, ostacolano la scoperta e
quindi la crescita dell’individualità del bam-
bino, sostituendosi a lui: queste madri infat-
ti fanno ciò che deve sperimentare il figlio,
creando confusione e inutile attaccamento, che
conduce ad una difficoltosa determinazione,
che non fa che ritardare la crescita evolutiva.
Sicuramente un bambino a cui è favorito
questo processo avrà meno ostacoli, quindi
sarà più veloce nella realizzazione verso la
sua unione, realizzando una maggiore libertà
nella sua ricerca, si riconoscerà come indivi-
duo, inizierà a conoscere se stesso, operante
nella famiglia, nella scuola, con gli amici, e nel
mondo. Voglio portare attenzione al sistema
di insegnamento educativo dal punto di vista
esoterico, il quale riconosce che, in ogni mo-
mento della vita, ha luogo un ampliamento
della coscienza.
Vi sono tre grandi espansioni di coscienza: il
primo avviene quando un animale, a causa di
una forte aspirazione e desiderio di individua-
lizzazione, trascende il terzo regno di natura,
entra nel quarto e diviene umano. Il cerchio
della coscienza animale diventa ad un tratto,
come per un movimento di molla, un cerchio:
diventando individuo, si è individualizzato.
Si è guadagnato un passo nei campi di vita
dell’uomo, e da allora ha l’obbligo di colma-
re quel circolo più ampio attraverso il terreno
del regno umano e con le esperienze di cui
egli farà uso per la costruzione del proprio
carattere. Tutti noi siamo passati per questa
grande espansione di coscienza, e siamo nel-
la condizione di colmare il circolo più ampio
del nostro essere.
Siamo diventati proprietari nei campi dell’uo-
mo, dobbiamo lavorare il nostro terreno, se-
minandovi le nostre esperienze, da cui miete-
remo il nostro carattere, e faremo ricchezza
del nostro raccolto. Questo lo definisco un
punto importante che ogni insegnante deve
capire nel momento in cui si trova dinanzi un
bambino, davanti al quale dovremmo arrivare
a chiederci: “Da dove giunge questa creatu-
ra? Cosa fa? Come cresce? Cosa dovrebbe
fare concretamente per lavorare il campo del-
la coscienza umana, per ararlo, seminarlo con
l’esperienza e per utilizzare al meglio quan-
to il mondo gli offrirà?”. Egli deve iniziare a
costruire un carattere su tutti i piani, fisico,
astrale e mentale, iniziando a conoscere at-
traverso un cammino che lo porterà a diveni-
re un viandante, che presto prenderà il nome
di Pellegrino, colui che cerca nuovi mondi da
sostituire al vecchio.
Attraverso il peregrinare impareremo a dire
“il mio mondo” poi il “il loro mondo”, consa-
pevoli del servizio evolutivo, e in una espan-
sione maggiore di consapevolezza si dirà “il
nostro mondo”, espansione di coscienza
che permette il passaggio dal regno uma-
no al regno super umano. La comprensione
dell’unità, che è attirare in noi ogni cosa, la
possiamo trovare nei piccoli gesti quotidiani:
questo processo evolutivo è molto potente
ed evidente nel bambino.
Noi adulti possiamo essere testimoni di pic-
cole iniziazioni, che si possono definire stadi
intermedi delle grandi iniziazioni nella vita del
bambino; queste avvengono ogni qualvolta
8
egli acquisisce una capacità: sia il Maestro sia
i genitori devono condurre il bambino a sta-
di superiori affinché avvengano le iniziazioni;
facendo ciò con consapevolezza si rendereb-
be un servizio inestimabile. Non dobbiamo
idealizzare la realizzazione con chissà quali
conseguimenti, ma valorizzare quei ‘piccoli’
momenti che possono essere incoronati con
esplosioni di gioia, radicando la gioia del se-
minare. L’adulto che è Maestro, se è accanto
in questi momenti al bambino, sicuramente
può fare la differenza, e può essere testimo-
ne di queste piccole, ma non meno importan-
ti iniziazioni.
Sono molti anni che osservo i bambini con
uno sguardo accurato, e sono tanti i momen-
ti nei quali ho constatato di persona le loro
piccole, grandi scoperte; uno in particolare
emerge alla mia memoria. Si svolgeva presso
un centro estivo, in una bellissima mattinata
di primavera. Un piccolo gruppo di bambini
stava giocando ed io mi accingevo a prepara-
re una attività che avrei proposto più tardi. Un
bambino di circa cinque anni mi si avvicinò e,
avendo io in mano dei gessetti colorati, ne
prese uno. Io lo invitai a disegnare un albero;
lui non se lo fece dire due volte e, con passio-
ne e determinazione, iniziò a delineare quello
che poteva essere un albero.
Naturalmente, terminato il disegno, lodai
ciò che aveva realizzato; il bimbo mi guardò,
sorrise, dai suoi occhi uscivano scintille che
equivalevano ad una gioia delle più elevate; io
intuivo da quegli occhi cosa sarebbe succes-
so e cosa avrebbe detto, infatti, con una forte
emozione disse: “Ma so scrivere!”, e ancora
continuò: “Ce la faccio, ce la faccio!”. Le sue
grida attirarono altri bambini che, incuriositi,
arrivarono lì da noi, presero anche loro dei
gessetti e iniziarono a scrivere insieme delle
parole; era la prima volta che alcuni scrive-
vano qualcosa, lo scrivevano, come fanno i
bimbi piccoli, pronunciando e tracciando una
parola intera. Quel bambino in quel momento
aveva imparato che poteva scrivere e trac-
ciare un suo segno. Con quell’esplosione di
gioia è avvenuto il riconoscimento della ca-
pacità di esistere, mentre fino ad allora quel
bambino esisteva solo a livello inconscio;
diventava ora per lui una felicità esprimere
il suo nuovo potere in una infinita varietà di
forme, perfezionabili.
In ogni adulto si nasconde un Maestro per il
bambino. Questo Maestro deve essere atten-
to a queste costanti espansioni di coscienza:
le piccole per bambini piccini, le grandi per
bambini più grandi, e via così per le diverse
età. Compito di noi adulti è riconoscere il loro
valore e, se possibile, portarsi oltre, poten-
ziando la capacità di potere per poi collegare
alla vita pratica ciò che si acquista.
Vorrei che si portasse attenzione all’importan-
za della lode, specialmente in questi momen-
ti, in quanto sostengono la forza entrostante
che si sta schiudendo: specialmente nei primi
stadi di sviluppo è importantissima, perché la
nostra lode assume un valore di riconosci-
mento da parte del mondo esterno che noi
rappresentiamo per il bambino, del mondo at-
torno a lui. Per cui sta a noi associarci all’ego
e cooperare con esso: l’ego ha bisogno di un
Ambasciatore quaggiù, e l’Ambasciatore è, e
deve essere, il Maestro.
Anna Grazia Fiorani
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C’è un poeta
nel cuore dell’universo!
Descrive sempre
la bellezza dei fiori,
cancella spesso
le insoddisfazioni dell’animo;
ma non riesce a far tacere mai
il grido del dolore.
1
L’esistenza del dolore nell’esperienza umana
è un dato indiscutibile. La condizione umana
è naturalmente ed intimamente associata alla
sofferenza: nasciamo attraverso le doglie del
parto, in cui madre e figlio condividono il do-
lore fisico; moriamo in questa vita gettando i
nostri cari nello sconforto della separazione e
nello sgomento del mistero che questo even-
to impone. La vita sulla terra è passeggera,
quindi impermanente e fugace: tutti attributi
che incutono disagio e inquietudine. Malattia,
miseria, degenerazione e morte esistono in
ogni aspetto della vita planetaria; inoltre cata-
clismi e guerre acuiscono il senso di smarri-
mento e precarietà che accomuna il genere
umano.
Il Buddha intraprese il sentiero ascendente,
che lo condusse all’illuminazione, proprio
quando comprese che la vita è sofferenza.
Dalle narrazioni dei Vangeli risulta che Gesù
si occupasse in modo prioritario di liberare gli
uomini dal male e dal dolore. Scopo delle filo-
sofie realizzative tradizionali è raggiungere la
felicità trascendendo, appunto, il dolore.
Tutto ciò ci induce a pensare che la soffe-
renza possa essere propria della condizione
umana e contemporaneamente efficace stru-
mento che abbiamo per generare in noi una
comprensione maggiore della vita e una co-
scienza più ampia.
L’incapacità di comprendere il senso e la fun-
zione della sofferenza e la frustrazione che ne
deriva può spingere a chiedersi, con Epicuro:
“Se Dio vuol togliere il male e non può, al-
lora è impotente. Se può e non vuole, allora
è ostile nei nostri confronti. Se vuole e può,
perché allora esiste il male e non viene elimi-
nato da lui?”.
Tuttavia possiamo trovare una risposta illumi-
nante nelle seguenti parole:
Come l’involucro del frutto deve rompersi,
affinché il suo cuore possa godere del sole,
così voi dovete conoscere il dolore. […]
Gran parte del vostro dolore l’avete scelto voi
stessi.
È la medicina amara con la quale il medico
che è in voi cura il vostro essere ammalato.
Quindi abbiate fiducia nel medico e seguite
la sua cura in silenzio e tranquillità: infatti la
sua mano, sebbene pesante e rude, è guida-
ta dalla tenera mano dell’Invisibile.
2

Da questo punto di vista la sofferenza smette
di essere una maledizione e diventa un princi-
pio di vita, proprio come le doglie del parto.
Letteratura e spiritualità
Curatore: Anna Todisco

LA COMPRENSIONE
DEL DOLORE
10
Il dolore è la lotta per salire attraverso la ma-
teria, che porta l’uomo ai piedi del Logos; il
dolore è il seguire la via di maggior resistenza
per giungere sulla vetta della montagna; il do-
lore è il frantumare la forma e giungere al fuo-
co interiore; il dolore è il gelo dell’isolamento
che conduce al calore del Sole centrale; il
dolore è l’ardere della fornace per conoscere
infine il refrigerio dell’acqua di vita; il dolore
è peregrinare in lontane contrade, che sfocia
nell’essere benvenuti alla Casa del Padre. […]
il dolore è la croce della perdita totale, che
restituisce le ricchezze della dovizia eterna;
il dolore è la sferza che sprona il costruttore
a lottare per portare a perfezione assoluta la
struttura del Tempio.
L’utilità del dolore è molteplice; esso condu-
ce l’anima umana dalle tenebre alla luce, dal-
la schiavitù alla liberazione, dall’angoscia alla
pace. Quella pace, quella luce e quella liberazio-
ne, unite all’armonia ordinata del cosmo, sono
retaggio di tutti i figli degli uomini.
3
L’umanità sembra aver scelto la via del dolore
per scoprire la Realtà suprema. Nel suo proprio
conflitto e nella sua stremante sofferenza, len-
tamente saprà trovare il suo Fuoco di Vita. […]
Se il dolore si precipita paurosamente verso di
te, contemplalo, osservalo, interrogalo: esso
può portarti un messaggio liberatore. […]
Chi ha vinto il dolore, ha vinto ogni limitazione,
e ciò svela il Bello. […]
Quanta sofferenza negli uomini! Eppure po-
trebbe essere eliminata in poco tempo: baste-
rebbe porsi in una giusta visuale e ogni valore
verrebbe ridimensionato. […]
Il Realizzato non soffre e non gioisce di fronte
all’esperienza altrui, ma neanche a quella pro-
pria. Il Saggio non si addolora per la morte degli
altri, ma neanche per la sua. Il Liberato non rea-
gisce, ma comprende il fluire degli eventi. […]
Lentamente l’individuo dovrà comprendere
che il suo interno universo è regolato da al-
trettante leggi come l’universo esterno og-
gettivo. La comprensione di queste leggi lo
libera dalla schiavitù dell’ansia, del dolore,
della sofferenza e del conflitto.
4
Dobbiamo imparare a trasformare il dolore in
gioia. Ecco il lavoro alchemico che ci attende;
solo la Visione può darci la comprensione del
perché soffriamo e la spinta per sublimare la
sofferenza.
Prima di salire dobbiamo però sprofondare
nei nostri abissi fino a giungere alla radice
stessa del dolore. Perché soffriamo? Soffria-
mo perché abbiamo creato identificazione
con un qualcosa, un qualcosa che non c’è
più. […] Perché ci siamo attaccati a qualcuno
o qualcosa? Cosa è mancato in noi per portar-
ci a cercare al di fuori una completezza?
5
E quanto più comprendiamo del dolore, tanto
più ci liberiamo dal dolore stesso.
Il dolore è scomparso assieme all’ignoranza
che lo provocava.
6
E allora:
Il più importante insegnamento che si può
ricavare dalla vita consiste non già nel ricono-
scere l’esistenza del dolore in questo mondo,
ma nel comprendere che dipende da noi tra-
sformarlo in beneficio e gioia.
7
Anna Todisco
1
R. TAGORE, Il Canto della Vita, a cura di B.
Neroni, Guanda, Parma 1989.
1
K. GIBRAN, Il Profeta, Bompiani, Milano
1990.
3
A.A. BAILEY, Trattato di magia bianca o la
via del discepolo, Nuova Era, Roma 1951.
4
RAPHAEL, La triplice via del Fuoco, Edizioni
Ashram Vidya, Roma 1986.
5/6
RAPHAEL, Comprendere il dolore, «Vidya»,
ottobre 2005.
7
R. TAGORE , Massime per una vita armonio-
sa, Guanda, Parma 1992.
11
È tanto l’interesse che gira intorno alla parola
antiossidante. Ne abbiamo già accennato in
un articolo precedente, in particolare parlan-
do della vitamina E e della sua potente attività
antiossidante. La natura ci regala tante piante
con una percentuale alta di antiossidanti, ma
se non fosse tutto lì? Mi spiego meglio: se
posso introdurre pillole su pillole di integra-
tori, mangiare sano o almeno crederci e fare
sport, sono sicura che rimango giovane e bel-
la? Le piante ci danno un bel supporto, ma
siamo belli fuori solo se siamo belli dentro, e
non è retorica! Alla TV si vedono donne sen-
za rughe, magre e sempre sorridenti, e noi
spesso tendiamo superficialmente a questo
ideale di bellezza. Personalmente vedo que-
ste donne diventare qualcosa di artificiale,
di non conforme all’equilibrio preciso che si
identifica nelle loro simmetrie. Per essere più
chiara, certi visi mi danno l’idea un puzzle mal
incastrato... e poi questi innovativi trattamen-
ti al botulino, dove uno dei batteri più tossici
che c’è viene iniettato sotto la pelle... No,
grazie! E poi anni di costrizioni alimentari e
ore di ginnastica per non far cedere l’impalca-
tura... Per esperienza personale, lo sport può
diventare una schiavitù, una dipendenza sot-
tile e una sfida con se stessi dove il vincitore
non sei mai tu, ma sempre quella qualità che
ti lega ad una specifica e soggettiva energia.
Fatto quando se ne ha voglia e con leggerez-
za lo sport è una fantastica valvola di sfogo e
un ottimo aiuto per il corpo fisico ed il corpo
eterico. Il corpo eterico si nutre di prana che
ritroviamo nell’ambiente, e fare sport all’aria
aperta è un ottimo modo per sostenere i no-
stri corpi sottili. Ma quando si arriva a star
male se non si va un giorno a correre o a nuo-
tare e siamo irritati da ciò, tanto da dare alla
nostra giornata una piega distruttiva, e quan-
do il nostro corpo lo accettiamo solo in fun-
zione della massa magra e della quantità della
fatica che facciamo... allora qualcosa tocca!
Tocca la nostra rigidità che esprime precisa-
mente una struttura energetica di odio, che
crea proprio quell’espressione di irritazione
nel non fare e che viene nutrita e zittita dalla
fatica. Questo vale solo per i veri dipendenti
da sport, e io ero una di questi. E poi fare
tanto sport ci fa produrre un quantità enorme
di radicali liberi ed invecchiare, spesso, pre-
cocemente.
Ci sono piante che aiutano la nostra pelle
a mantenersi e NON a rimanere giovane e
sono: l’enothera (Oenothera binensis) e la
borragine (Borrago officinalis) che contengo-
no, entrambe, degli acidi grassi insaturi che
sostengono la rete epidermica e migliorano
l’aspetto della pelle. Un’altra pianta, che si
usa spesso in fitoterapia, per motivi diversi,
ma che è comunque un’ottima risorsa di acidi
grassi insaturi, ed ha quindi attività antiossi-
Fitoterapia energetica
Curatore: Donatella Donati
GLI ANTIOSSIDANTI
FUNZIONANO?
12
dante, è il Ribes nigrum. Personalmente amo
consigliare questo fitoterapico, lo trovo effi-
cace e delicato, anche se ritengo che funzio-
ni bene soprattutto nei bambini, laddove, per
analogia, abbiamo una struttura in crescita,
proprio come nei i giovani getti del ribes che
vengono utilizzati sotto forma di gemmode-
rivati. Il Ribes contiene carotenoidi, tannini
e acido salicilico (più correttamente un suo
sale) tale da essere un ottimo antinfiammato-
rio e antiallergico; stimola la corteccia surre-
nalica come il comune e invasivo cortisone.
Il Ribes si lega ai siti dei recettori di ormoni
antinfiammatori stimolandone la produzione
in maniera endogena e non tossica. Magari
anche all’interno della pianta questi fitocom-
plessi servono ad alleggerire un fastidio che
deriva dall’ambiente esterno o una sorta di
stato emotivo irritato. Chissà... se le piante
potessero parlare! Energeticamente queste
piante alleviano infatti uno stato irritativo, un
rifiuto nei confronti degli altri ed una rabbia
inespressa; ma se non ascolto la causa di
questa infiammazione o della patologia del-
la pelle attraverso cui si esprime, posso star
sicura che mi si ripresenterà il problema,
magari con una sintomatologia diversa: se
sono arrabbiata col mondo difficilmente pos-
so sorridere e sentirmi bella senza avere un
ghigno distorto sul viso. Prima di ogni altra
cosa dobbiamo impegnarci nella trasforma-
zione alchemica delle nostre energie, ascol-
tandoci e dando sempre più spazio all’energia
dell’anima, con gioia e voglia di sperimentare,
e questo ci renderà davvero più belli, di una
bellezza senza tempo, che magari non scio-
glie le nostre rughe, ma rende i nostri occhi
luminosi, di una brillantezza che batte qual-
siasi trattamento al botulino! Liberandoci, nel
tempo, da determinate energie che attana-
gliano i nostri corpi e nello specifico il corpo
fisico, le nostre cellule saranno sempre più
radianti ed attrarremo gli altri per la luce che
esprimiamo e non per un sorriso durbans! La
nostra bellezza sarà espressione della quanti-
tà della luce dell’anima che fluisce nei nostri
corpi e manifesterà i frutti dell’alchimia inte-
riore, e tutto per un fine unico: servire alla vita
nel suo significato più profondo.
Donatella Donati
13
Attraverso lo sviluppo della scienza, una parte
dell’umanità, sperimenta oggi un benessere
ritenuto prima impensabile. Ma come abbia-
mo visto, l’eccessiva attenzione posta sulla
materia, costringe ora l’uomo a fare i conti
con uno sviluppo avvenuto in modo disarmo-
nico che si sta di fatto ritorcendo sull’intera
vita planetaria. La gravità della situazione
costringe oggi a porre attenzione ai principi
fondamentali dell’esistenza richiedendo un
radicale cambiamento di prospettiva ed un
ripensamento dei principi che la guidano.
Il problema da risolvere è quello del giusto
rapporto dell’uomo con se stesso, con i suoi
simili, con la materia e di fatto con la vita in
genere. È la risoluzione del problema psicolo-
gico e spirituale che urge e richiede di instau-
rare un rapporto più armonico tra la dimen-
sione interiore spirituale e quella materiale da
sempre in apparente opposizione.
A questo proposito è da osservare come
l’Occidente si sia concentrato prevalente-
mente sull’aspetto esteriore ed oggettivo
dell’esistenza. Se cerchiamo invece istruzio-
ne sull’interiorità umana dobbiamo volgerci
ad Oriente, dove da sempre l’oggetto di stu-
dio è l’aspetto soggettivo della vita e dove si
è raggiunta una conoscenza profonda di tutto
ciò che riguarda l’esplorazione della Coscien-
za. Se per l’Occidente, infatti, la coscienza
è una scatola nera, oggetto di osservazione
puramente esteriore e razionale, per l’Orien-
te questa è invece una realtà fatta di precise
strutture, che sono state descritte dettaglia-
tamente e sono state frutto di millenni di stu-
dio e sperimentazione.
Forse il maggiore conseguimento dell’espe-
rienza orientale sta nella rivelazione dei mezzi
attraverso cui OGNI ESSERE UMANO può
giungere alla realizzazione delle proprie inna-
te qualità spirituali, esperienza che l’Occiden-
te ha ritenuto essere riservata a pochi eletti e
frutto misterioso di grazia divina. È da notare
come questa idea errata sia frutto di distor-
sione più o meno consapevole dello stesso
messaggio dato all’Occidente attraverso il
Cristo (“Io ho detto: Voi siete Dei”, Gv 10.34),
ed è altrettanto opportuno sottolineare come
in essenza i principi della spiritualità orienta-
le ed occidentale siano i medesimi (e prove-
nienti in realtà dalle medesime fonti).
Ma ritorniamo un attimo alla scienza occiden-
tale. Tra i più importanti riconoscimenti del
nostro tempo sono quelli avvenuti nell’ambi-
to della fisica. Albert Einstein all’inizio del se-
colo scorso ha rivoluzionato, con la sua teoria
della relatività, l’idea di spazio e tempo, dimo-
strando che tutto ciò che esiste è energia, e
anche ciò che definiamo “fisico” non è altro
che energia condensata. La fisica moderna
sta trasformando la nostra visione del mondo
dalla concezione di un universo composto di
Nuovo insegnamento esoterico
Curatore: Fabio Ricchetti
VERSO LA COSCIENZA
DELL’ANIMA - (parte III):
LA SCIENZA
DELLA CONOSCENZA DI SÉ
14
oggetti separati a quella di un universo costi-
tuito da una complicata rete di relazioni tra
le parti di un tutto unificato. Chi ha occhi per
vedere può finalmente osservare come, pro-
prio dalla scienza, stia lentamente emergen-
do una visione che è coerente con i principi
che l’antico Oriente ha da sempre affermato
in modo simbolico, e l’affermazione esoterica
che esiste un’unica Realtà è, se vogliamo, un
fatto che si sta dimostrando scientificamente
vero.
Se quindi si inizia a comprendere come ciò
che è celato dietro ai simboli della sapienza
orientale possa trovare spiegazione scienti-
fica, allora forse questa può essere ritenuta
degna di studio per la risoluzione del proble-
ma psicologico e spirituale umano. Si tratta
di applicare in modo opportuno il metodo
scientifico alla disciplina interiore e verificare
se quanto ipotizzato trova riscontro nella vita
quotidiana.
Vediamo quali sono le basi della psicologia
orientale cercando di esprimerle in termini a
noi più familiari:
1) Tutto ciò che esiste è Spirito, Anima e
Corpo che nella loro totalità costituiscono
la Coscienza. Al contempo questa triplicità
si manifesta come Energia onnipervadente.
Secondo l’Oriente Spirito ed Energia sono
termini sinonimi, e il corpo fisico non è altro
che una “condensazione” di un’energia spiri-
tuale. Ciò è in accordo con i moderni conse-
guimenti della fisica.
2) La situazione di disarmonia presente
nell’essere umano è causata da un allontana-
mento dalla sua origine spirituale, dall’inter-
ruzione o dalla distorsione del contatto con la
sua sorgente di vita che contiene il Proposito
stesso della forma. Secondo un’antica legge
di guarigione, infatti: “La malattia [sia fisica
sia psicologica] è effetto di inibizione della
Vita dell’Anima”. Ciò che noi chiamiamo ne-
vrosi non è altro che la distorsione di poten-
zialità e qualità spirituali latenti e inespresse.
3) La guarigione consiste dunque nel ripri-
stinare il giusto rapporto con la dimensione
spirituale rimuovendo le distorsioni che impe-
discono il contatto interiore con l’Anima. In
questo “essere Se stessi” consiste la vera
creatività, che è appunto l’espressione spon-
tanea delle proprie potenzialità.
Questi primi tre punti dovrebbero chiarire lo
scopo della nuova scienza psicologica. Come
si realizza questa “unione”? Occorre com-
prendere che:
4) La Coscienza non è una scatola nera, ma
è organizzata in strutture che vanno dal tangi-
bile al sottile, dal corporeo allo spirituale. Per
esprimerci in termini scientifici, queste strut-
ture possono essere considerate come un in-
sieme di campi di forza coesistenti composti
di frequenze, vibrazioni via via più elevate.
Ora, il problema che si pone è quello di spe-
rimentare la veridicità di questa ipotesi, dal
momento che non esistono ancora strumenti
in grado di misurare la vibrazione di un’emo-
zione, di un pensiero o altro ancora. La rispo-
sta sta nel fatto che:
5) Tutte le frequenze dello spettro di coscien-
za possono essere percepite, sperimentate e
modificate attraverso la “mente”. Secondo le
discipline orientali, la mente, quando oppor-
tunamente educata, ha la possibilità di sinto-
nizzarsi su tutte le frequenze dell’essere.
Come si può ottenere questo risultato? Qual
è il mezzo per educare la mente?
La risposta è:
6) Tale capacità si ottiene attraverso la pratica
della MEDITAZIONE.
La meditazione è quindi il mezzo insostitui-
15
bile attraverso cui l’uomo può riconoscere e
trasformare le proprie nevrosi, le quali sono
costituite di determinate quantità e qualità
energetiche ed hanno precise localizzazioni
corporee. L’efficacia della meditazione, se-
condo una corretta interpretazione dell’espe-
rienza orientale, non è basata quindi su una
mera devozione, ma sulla natura vibratoria
del Reale e sulle proprietà percepenti della
mente. Elementi questi che possono essere
sperimentati nella pratica quotidiana.
Nei prossimi articoli approfondiremo quan-
to qui appena accennato per ovvi motivi di
spazio. Tratteremo quindi della meditazione
come strumento di conoscenza e delle strut-
ture che compongo il Reale. L’intento di que-
sti articoli è stato quello di fornire una visione
d’insieme del processo che sta portando alla
nascita della nuova scienza sintetica ed anche
quello di definire una struttura di principi che
ne costituisca una possibile base fondante.
I principi, come esposti sopra, una volta as-
sunti ad ipotesi di lavoro, confermeranno
inevitabilmente la loro capacità di integrarsi e
completare quanto oggi noto e permetteran-
no alla psicologia importanti e fondamentali
cambiamenti di prospettiva:
• Il primo punto sta nel riconoscimento e
nella definizione del vero obiettivo della psi-
cologia, che è quello di aiutare l’uomo a vive-
re come Anima. Nella mancata espressione
dell’Anima risiede la chiave di tutta l’opera
psicologica che, in definitiva, non dovrebbe
fare altro che occuparsi di togliere gli ostacoli
che si frappongono tra l’uomo e il proposito
che esso incarna.
• Il secondo punto sta nel riconoscimento
della natura energetica e vibratoria di ciò che
oggi viene definito genericamente nevrosi.
Deve essere chiaro che queste sono com-
poste di determinate qualità e quantità ener-
getiche che devono essere identificate con
precisione.
• Il terzo punto sta nella verifca dell’effcacia
della meditazione come mezzo operativo di
trasformazione. Attraverso la meditazione si
educa la mente alla percezione e alla trasfor-
mazione della psiche. Il tutto è teso a favorire
l’instaurarsi di rapporti più armonici.
La psicologia troverà finalmente nella medi-
tazione quello strumento, ad oggi mancante,
che le consentirà di avventurarsi all’interno
dell’Essere con coscienza di causa; ciò apri-
rà orizzonti inaspettati di sviluppo e campi
di esplorazione sconosciuti. Ma, soprattut-
to, la cosa sommamente importante sarà la
possibilità di soccorrere un numero sempre
crescente di esseri umani che necessitano
di risposte al proprio dolore esistenziale e la
possibilità di manifestare gradi sempre cre-
scenti di Innocuità e Creatività. Questa è an-
che la garanzia di migliori condizioni planeta-
rie perché, non va dimenticato, le condizioni
del tutto maggiore non sono che la risultante
delle condizioni dei singoli esseri umani.
Fabio Ricchetti
16
Supponiamo di entrare in un laboratorio della
facoltà di Chimica e osservare quale esperi-
mento è in corso. C’è un bancone sul quale si
trovano cinque recipienti uguali che conten-
gono un litro di uno stesso liquido incolore.
A una osservazione attenta non riusciamo a
rilevare tra i recipienti alcuna differenza.
Cambiamo, ora, completamente scena. Sup-
poniamo di entrare nel salotto di una fami-
glia italiana che abbia cinque gemelli di circa
trent’anni, e ascoltare la loro conversazione.
L’argomento è “come i giovani possono tro-
vare casa oggi”. Papà e mamma raccontano
la loro esperienza al riguardo. I gemelli espri-
mono, tutti praticamente allo stesso modo,
la loro aspirazione all’indipendenza dalla fa-
miglia. A un ascolto attento non riusciamo a
rilevare tra i figli alcuna differenza.
Eppure, c’è un fatto che rende questi gemelli
diversi l’uno dall’altro; così come c’è un para-
metro che contraddistingue i cinque recipien-
ti del laboratorio. Non solo: c’è un fattore che
accomuna le due situazioni esaminate. Come
risolvere questo… rompicapo?
Per rispondere, torniamo, anzitutto, alla facol-
tà di Chimica e chiediamo a uno degli studen-
ti di aiutarci. Per farlo, ci darà un cucchiaino
e ci dirà di assaggiare, senza paura, il conte-
nuto dei recipienti. Così facendo, scopriremo
che il loro contenuto è costituito da acqua e
zucchero in soluzione. Chiedendo, poi, spie-
gazioni, lo studente ci dirà quanto segue. In
una soluzione si distinguono il soluto, che è
la sostanza presente in minore quantità (nel
nostro caso lo zucchero), e il solvente, quella
presente in quantità maggiore (per noi l’ac-
qua). Quando si parla di una soluzione, vie-
ne sempre citato un parametro: la sua con-
centrazione, ovvero il rapporto tra la quantità
di soluto e il volume di solvente (nel nostro
caso i grammi di zucchero presenti in un litro
di acqua). È, però, interessante notare che,
considerata una certa quantità di solvente,
non si può sciogliere in esso una qualunque
quantità di soluto, ma esiste un limite. Si par-
la, infatti, di solubilità, intendendo la concen-
trazione massima che il soluto può avere nel
solvente (nel nostro caso la massima quantità
di zucchero che può essere disciolta nel litro
di acqua di ciascun recipiente). Una soluzione
nella quale il soluto è presente alla massima
concentrazione è detta satura. Considerata,
ora, una soluzione satura, aggiungendovi
ulteriore soluto, questo non si scioglie più
come in precedenza, bensì, come si dice,
precipita. Chiarito ciò, lo studente ci dirà che,
nel nostro caso, il primo recipiente alla no-
stra sinistra non contiene zucchero disciolto,
mentre l’ultimo alla nostra destra lo contiene
alla massima concentrazione possibile, e che
i recipienti intermedi hanno concentrazioni
zuccherine che sono delle vie di mezzo. Do-
Antica saggezza e scienza moderna
Curatore: Gianluca Fontana
ET VOILÀ: COMPARSO
COME DAL NULLA...
17
podiché, per dimostrare quanto detto, lo stu-
dente verserà con la punta del cucchiaino una
piccola quantità di zucchero uguale nei cin-
que recipienti, mescolando poi le soluzioni. Il
risultato sarà che quella quantità si scioglierà
perfettamente nei primi quattro, risultando
così invisibile, mentre non si scioglierà affatto
nell’ultimo, depositandosi sul fondo. In que-
sto, dunque, differiscono i cinque recipienti,
anche se a occhio nudo sembrano uguali: la
soluzione di uno di essi è satura e lo zucchero
ivi contenuto sta per precipitare, ovvero per
materializzarsi.
Ritorniamo, ora, al salotto di quella famiglia
italiana. Anche questa volta chiederemo aiuto
a uno studente, che però frequenti la facoltà…
di Scienze Esoteriche. Lui ci dirà prima alcune
cose e poi ci racconterà quello che vede. Dirà
che, oltre alla materia fisica, esistono tipi di
materia più rarefatti, i quali, insieme alla pri-
ma, costituiscono la Vita nella sua completez-
za. Nel caso dell’uomo, oltre a quello fisico,
esistono altri corpi che interpenetrano il pri-
mo e ne debordano per un certo spessore,
formando un alone noto come aura. In parti-
colare, l’essere umano è provvisto del corpo
mentale, la cui aura ha uno spessore medio
di circa 40-50 cm. L’aura mentale può rivelare
diverse cose, tra le quali l’oggetto cui il sog-
getto sta pensando in un dato momento. Og-
getto che letteralmente viene prima costruito
con la materia mentale nella zona in prossimi-
tà degli occhi e poi espulso dall’aura a costi-
tuire una cosiddetta forma pensiero. Nel caso
l’oggetto pensato riguardi esclusivamente il
soggetto pensante, e non altri soggetti, la for-
ma pensiero staziona in prossimità della sua
aura. Una forma pensiero è contraddistinta
da diversi fattori, tra i quali le dimensioni e
la precisione dei contorni. Le sue dimensio-
ni sono tanto più grandi quanto più intenso e
prolungato è stato il primo pensiero che l’ha
generata e quanto maggiore è stato il nume-
ro di volte in cui quel pensiero è stato ripetu-
to. La precisione dei contorni è tanto più alta
quanto più elevata è la chiarezza mentale con
cui il pensiero iniziale e quelli successivi sono
stati emessi. Chiarito questo, lo studente rac-
conterà ciò che vede, guardando i cinque ge-
melli. Nel primo, la forma pensiero della casa
è di dimensioni davvero piccole e di contorni
alquanto incerti, come se non ci avesse mai
pensato prima di quella conversazione; nel
gemello seduto dalla parte opposta del diva-
no, invece, la forma pensiero è di dimensioni
veramente grandi e di contorni assai scolpiti,
come se quel pensiero fosse stato coltivato
per mesi e mesi ogni giorno; negli altri fratelli,
le relative forme pensiero hanno caratteristi-
che intermedie. In questo, dunque, differisco-
no i cinque gemelli, sebbene a sentirli parlare
sembrino animati dalla stessa aspirazione: in
uno di essi la forma pensiero della casa è, per
così dire, satura, e sta per precipitare, ovvero
per materializzarsi tramite, per esempio, l’ac-
quisto della stessa.
Quel laboratorio e quel salotto, quindi, solo
in apparenza sono scene del tutto diverse. In
realtà, ospitano entrambi la sequenza del sa-
cro passaggio dal non essere all’essere, vuoi
che a manifestarsi sia un po’ di zucchero in
fondo a un recipiente, vuoi che sia la casa dei
propri sogni.
Ecco risolto… il rompicapo.
Gianluca Fontana
18
L’uomo cacciatore, la donna preda; logoro
luogo comune che ormai fatica ad attecchi-
re anche negli strati più convenzionali della
società. Le armi di una seduzione femmini-
le sempre più sfacciata (basti guardare alla
moda) farebbero pensare al contrario. Ma in
fondo, cosa cambia rispetto all’oggetto della
nostra trattazione? Ciò che si delinea è una
forte propensione in entrambi i sessi a rappor-
ti facili, di immediata soddisfazione. Bisogno
di provocazione, necessità di trasgredire, ri-
cerca di un piacere sfrenato che sfocia in per-
versioni di ogni genere in virtù di una cultura
dell’eccesso che affonda le radici in un’insod-
disfazione spesso latente e inconsapevole.
Tutto sembra così testimoniare a sfavore di
quella che si potrebbe chiamare assuefatta,
obsoleta, ordinaria vita di relazione: non a
caso aumentano i single… I valori cosiddetti
della famiglia sembrano non cedere in quella
fascia sociale dove tiene ancora duro la mo-
rale. Ma la morale non è altro che un’inven-
zione dell’uomo per tenere a bada i suoi istin-
ti… E allora, come affrontiamo il problema di
un’evidente crisi della coppia? Quante sono
le coppie che continuano nel tempo a vivere
felicemente l’unione sul piano fisico? Il piano
fisico è, in un certo senso, il collante: se si
ricerca il piacere sessuale fuori dalla relazione
non ci può essere armonia completa all’inter-
no del rapporto. Si ricorre a vari stratagemmi,
non ultimo la negazione stessa del bisogno
fisico, una sorta di autocastrazione, per arri-
vare ad un tacito consenso delle scappatelle
altrui pur di mantenere l’integrità formale del-
la coppia, o ancora, nei casi più ‘stravaganti’
ad una partecipazione consensuale a giochi
erotici allargati. E gli esempi potrebbero con-
tinuare...
Cos’è che impedisce dunque di vivere felici e
appagati ‘per sempre’?
Anche il tradimento è frutto di un automati-
smo, una istintualità che poggia su distonie
individuali che vengono poi amplificate da di-
namiche sociali, da modelli indotti dai media.
Si perde il contatto con se stessi… o meglio,
identificandosi esclusivamente nelle proprie
pulsioni, si resta focalizzati solo su di sé, sulle
proprie aspettative, per cui ognuno manifesta
a modo suo un ‘non darsi’, che poi è lo spazio
da cui si generano i problemi della coppia.
“Siamo tutti frustrati sessualmente” affer-
mava Freud. Ma non è certo un disimpegna-
to libertinaggio a rappresentare la risposta
al problema della insoddisfazione sessuale,
che, anzi, contribuisce, nel tempo, ad amplifi-
carne i disagi, semplicemente perché questo
aspetto non basta. Ancora una volta dobbia-
mo partire da noi stessi e considerare che
siamo chakra, nadi, corpi, universi di coscien-
za ove albergano strutture da cui il passato
causale si esprime attraverso il presente. E
La Coppia sul Sentiero
Curatore: Giorgio Ricci Garotti in collaborazione con Monica Giovannini
IL TRADIMENTO OVVERO…
TRADIRE SE STESSI (parte I)
19
quei vortici karmici, manifestando ancora i
loro effetti, si traducono sul piano realizzati-
vo in energie contrarie ai propositi, ai desideri
coscientemente espressi; il sì conscio viene
pervertito (è il caso di dirlo) dal no inconscio.
Ecco perché l’oggetto iniziale del desiderio
tanto agognato diviene poi l’oggetto della re-
pulsione; si attrae per poi respingere.
L’istinto da una parte, le emozioni dall’altra, la
mente altrove, e… l’Anima dov’è?
Mettere in comunicazione fisico, astrale,
mentale e causale non è semplice né auto-
matico e richiede tutta la nostra attenzione e
dedizione, ma è da qui che, volendo, si può
partire per migliorare la nostra vita e imparare
a stare al mondo sviluppando la capacità di
rapportarsi… o avete forse impegni più ur-
genti?
Generalmente seguiamo invece la linea di
minore resistenza, quella che identifichiamo
come spontaneità, essendo noi prodighi elar-
gitori di aspettative e maestri della pretesa.
Infatti non siamo disposti a fare la benché
minima fatica per comprendere, includere,
accogliere (l’altro, cioè noi stessi). Alla faccia
del libero arbitrio, che è espressione di intel-
ligenza attiva…
La distruttività, la repellenza nascono proprio
da questi nuclei connessi alla vitalità, alla
sessualità e quindi al piacere. Tutto questo
ha comunque un senso: l’uomo deve speri-
mentare in lungo e in largo l’illusorietà delle
proprie maschere per andare oltre, e la stra-
da per tornare alla casa del Padre è lunga e
insidiosa. E invece che ‘esportare’ su altri lidi
sarebbe molto più costruttivo e oltremodo
utile (per entrambi) (ri)cercare soddisfazione
(in) relazione. Un rapporto fra due persone,
con tutte le difficoltà del caso, può muover-
si avanti, semplicemente perché è possibile
vivere il proprio rapporto relazionale in modo
soddisfacente e ricco da ogni punto di vista.
Essere fedeli, allora, diviene una conquista
dell’essere, non tanto per aderire a una ste-
rile morale, ma per esprimere qualcosa di
diverso: quando sorge un pensiero (parola-
azione) contrario allo yoga, che è essenza,
consapevolezza, beatitudine nell’unione, svi-
luppare un pensiero (parola-azione) opposto,
dice Patanjali. È per questo che l’aspirazione
alla monogamia rappresenta una reale possi-
bilità evolutiva in quanto significa comincia-
re ad agire in modo pratico ed efficace sulla
ruota del karma per rallentarne la corsa fino
a fermarla; dall’automatismo (ossessione,
compulsione) al libero arbitrio perché le pul-
sioni, o meglio le compulsioni condizionano
fortemente i comportamenti che quindi sono
tutt’altro che liberi e, per forza di cose, spes-
so tutt’altro che innocui o scevri da moventi
egoistici, se preferite.
Nel tradimento prevale il godere senza es-
serci, senza darsi, ci si divide e si porge ad
ognuno una parte; nulla a che vedere con la
passione, quindi, ma con la ‘non’ presenza,
che poi è non presenza nella vita.
Nella coppia ci si rapporta fisicamente, emo-
tivamente, mentalmente e spiritualmente;
qualcosa funziona, qualcosa funziona un po’,
qualcosa non va, qualcosa non c’è proprio…
Il problema è come riuscire ad integrare e svi-
luppare tutti questi aspetti. È lo starci dentro,
nel contesto di coppia, considerando tutti i
piani coinvolti, che diviene terreno utile ed ac-
crescitivo. L’avidità erotica, la lussuria (biso-
gno di possedere, di dominare) come volontà
di appagamento sfrenato dei sensi, legate al
soddisfacimento genitale, ma anche emotivo
e mentale (kama-manas), rimanda all’esacer-
bazione dell’esistenza saltellando da un desi-
20
derio all’altro attraverso un processo ciclico.
In realtà il desiderio non cessa mai, ma è la
qualità del desiderio stesso nonché del piace-
re che evolvono affinandosi progressivamen-
te verso Ananda (beatitudine suprema). Il
fare, l’agire consapevole, consente alle ener-
gie in campo di manifestarsi per poi muover-
si in modo diverso; parliamo, non a caso, di
creatività. Laddove vi sono punti di fissità,
dove la consapevolezza latita, vi sono zone
di iper o ipo stimolazione, ma il processo non
cambia. Se si esporta la ricerca di soddisfa-
zione che non implica certo solo la fisicità, le
fratture all’interno del singolo e poi in relazio-
ne restano, anzi si accentuano. Solo accettan-
do il contesto e quindi la presenza dell’altro in
toto, condividendo la volontà di uno sviluppo
risanante, risolutivo, evolutivo è possibile
procedere costruendo, creando, vivendo un
piacere sempre più armonico, pieno ed equi-
librato. Fuggire, in qualsiasi modo e su qual-
siasi piano, a ragione o a torto non cambia,
genera irritazione, separazione, distanza, con
le dovute conseguenze. Occorre l’intenzio-
ne condivisa di procedere costruttivamente
(il senso intimo del matrimonio, ahimè, così
poco compreso…). Questo, e solo questo,
conduce alla consapevolezza delle proprie di-
storsioni, riconoscendo ciò che c’è dietro per
sciogliere, disarmare, disattivare.
La capacità di sfruttare la monogamia come
opportunità evolutiva, in quanto confronto
speculare proficuo per trasformare le disar-
monie di ognuno, genera un innalzamento
della qualità del piacere, della gioia. Stare den-
tro al rapporto, dinamicamente, con la consa-
pevolezza del know-how (sai com’è e come
funziona), per procedere, sviluppando l’armo-
nia che comporta l’unione di due individui che
desiderano amarsi veramente. Non sottova-
lutiamo, non idealizziamo, semplicemente
sperimentiamo. Del resto non dimentichia-
moci che ogni essere umano deve arrivare ad
affrontare tutta la solitudine e la sofferenza
che ha in sé per liberarsene, e giungere inizia-
ticamente alla Croce e il rapporto con l’altro
è sicuramente un ottimo trampolino di lancio.
La relazione come processo di svelamento
reciproco non diventa allora un’affascinante
avventura tutta da vivere?
“…prima di non essere sincero, pensa che
ti tradisci solo tu…” risuona il testo di una
nota canzone, che poi aggiunge: “…prima di
pretendere qualcosa, pensa a quello che dai
tu… non è facile, però, è tutto qui…”. Effetti-
vamente… e si parla di musica leggera…
Giorgio Ricci Garotti
in collaborazione
con Monica Giovannini

21
In questo articolo, che vuole essere un appro-
fondimento di quello precedente, desidero
portare l’attenzione sulla figura mitologica di
Prometeo, il quale, a causa di pareri discor-
danti con Zeus, fu legato ed imprigionato
ad una roccia, ed era inoltre continuamente
beccato dagli avvoltoi nel fegato, il quale rap-
presenta una esteriorizzazione della natura
del desiderio. La sofferenza era indicibile, in
quanto il fegato ricresceva durante la notte,
mantenendo costanti gli spasmi di dolore. Gli
avvoltoi rappresentano il passato, il passa-
to che Ercole deve abbandonare per aprirsi
ad un ambito di servizio più ampio, che può
avvenire solamente quando la consapevo-
lezza di sé diviene uno strumento affidabile
nell’aiutare il prossimo. Aiutando Prometeo a
liberarsi, Ercole rinunciò ad essere egoista e
a soddisfare se stesso.
Simbolicamente, possiamo riconoscere nel-
la continua ricrescita del fegato il fatto che,
se non viene compresa la natura del proprio
agire, il fegato non potrà che rigenerarsi, al
fine di ricreare la necessaria sofferenza. La
sofferenza, come ben sappiamo, è una mol-
la importante: si può disquisire su ciò che è
giusto e su ciò che non lo è ma, se vogliamo
acquisire una maggiore armonia, dobbiamo
riconoscere che, nella realtà oggettiva in cui
viviamo, abbiamo trovato la forza di modifica-
re i nostri gesti quotidiani solamente quando
abbiamo vissuto il travaglio di essere contesi
fra gli opposti.
Prometeo era un Titano, i Titani erano figli di
Urano (il cielo) e Gea (la terra); i greci li de-
scrivevano come creature gigantesche, go-
vernatori del mondo in un’epoca primitiva. La
leggenda narra che Crono, re dei Titani, spo-
destò Zeus in quanto stanco del suo tiranneg-
giare. A sua volta Zeus spodestò Crono, in
una dura battaglia fra Dei e Titani.
Prometeo significa ‘Colui che è capace di pre-
vedere’; egli era sicuramente provvido, sacri-
ficò se stesso per il bene dell’umanità, do-
nandole il fuoco. Egli giunse a questo gesto
dopo che sorsero dei contrasti con Zeus, a
causa del futuro del genere umano. Zeus non
possedeva una grande considerazione degli
umani, ed era pronto ad appallottolarli ed a
reimpastarli. Prometeo, invece, riconosceva
agli umani una grande capacità di adattamen-
to, qualità che li avrebbe sicuramente con-
dotti ad identificarsi con la loro natura divina,
ergendosi in equilibrio tra terra e cielo.
Certo che Zeus non aveva tutti i torti! Anche
ai giorni nostri accade che, guardandoci at-
torno, la voglia di arrotolare il tutto, chiudere
baracca e burattini non sembra campata in
aria. Il male è maggiormente manifesto e ci
viene servito in tutta la sua crudezza, con il
chiaro intento di renderlo normale. Questo è
il rischio che corriamo, percepire tutto come
Mitologia e Sentiero Iniziatico
Curatore: Graziano Fornaciari
IL FUOCO DI PROMETEO
È PRESENTE
IN OGNUNO DI NOI
22
automatico, anestetizzati in modo tale da es-
sere inibiti nella nostra capacità di discrimina-
re, incapaci di affermare la nostra vera natura,
il nostro vero sé. La vita nella quale ci muo-
viamo è intrisa di tutto questo, ma, proprio
perché è in queste condizioni, deve emerge-
re uno sdegno che renda intollerabile tutto
ciò, rimanendo sempre focalizzati sul fatto
che è l’amore a produrre questo movimento:
il male deve essere bollato, deve emergere
ed essere esposto alla luce, è un processo
inevitabile. Bisogna purificare i propri inten-
ti, radicando maggiore innocuità: se agiremo
sempre di più in questa direzione, immetten-
do sempre più luce lungo i canali della nostra
coscienza, all’inizio ciò che ne scaturirà sarà
ancora qualcosa di scuro, ma se sapremo es-
sere tenaci nell’affermare la nostra vera natu-
ra, la luce prenderà il sopravvento, rendendo
tersi quei canali, in modo tale che possano
esprimere al meglio la progettualità del Padre
che è nei Cieli.
Bisogna alimentare il fuoco che è in noi, lo
stesso fuoco che Prometeo, incurante dell’ira
di Zeus, donò agli esseri umani. Il mito rac-
conta che egli compì il nobile gesto rubando
dall’Olimpo una brace ardente che nascose
nel cavo di una pianta di finocchio. Inoltre la
leggenda narra che egli insegnò agli uomini
la lavorazione dei metalli, e che tolse loro la
conoscenza del futuro, in modo tale che non
avessero da soffrire inutilmente osservando
ciò che li attendeva senza l’esperienza neces-
saria, la quale permette di colmare le distan-
ze.
Prometeo aveva un fratello: la dualità è sem-
pre presente, qualunque sia il racconto e a
qualsiasi latitudine si svolga. Abbiamo visto
nell’articolo precedente la fatica svolta da Er-
cole nel segno dei Gemelli, un segno di aria
legato al potere della mente, una mente che
illumini in modo animico e che non rappre-
senti un elemento di perversione. Il fratello
di Prometeo si chiamava Epimeteo, che si-
gnifica ‘Colui che comprende in ritardo’: al
contrario del fratello egli non era così avvedu-
to. Anche in questo caso ritroviamo l’anima
in opposizione alla personalità, l’aspetto che
vuole unire e l’aspetto che manifesta egoi-
smo e trattiene per sé.
Sono aspetti difficili da digerire, la personali-
tà è avida ed il trattenere elevato. Avremmo
sicuramente meno problemi se non agissimo
in modo tale da ritenere una cosa in un certo
modo: penso in particolare al nostro modo di
esprimerci dal punto di vista verbale, molto
spesso automatico, attraverso il quale affer-
miamo e non riconosciamo ciò che produ-
ciamo. Quante volte, per esempio, diciamo
“Ritengo che”: certo non stiamo a criminaliz-
zare un modo di dire, ma non potrebbe esse-
re che attraverso questo riteniamo di avere
ragione? E se la ragione non sta da nessuna
parte forse alimentiamo una separazione che
impedisce il nutrimento, così da attuare una
ritenzione per paura di perdere ciò che per
noi rappresenta la vitalità.
Il fegato è la ghiandola più grande dell’orga-
nismo e produce bile. Al fegato giungono an-
che le sostanze nutritive assorbite dall’inte-
stino, per essere ulteriormente trasformate.
La bile è un liquido di colore giallo-verde che
viene prodotto in modo continuativo dalle cel-
lule del fegato e poi, per farla breve, termina
nella cistifellea o colicisti. La bile contribuisce
a prevenire il danneggiamento della mucosa
dell’intestino ed evita che la flora intestinale
possa dare origine a processi di putrefazione,
così da contribuire al formarsi di itterizia, epa-
tite o cirrosi.
23
Quante volte abbiamo detto: “Mi fai venire
un fegato così”, oppure: “Ho un travaso di
bile”, frasi che, come detto in precedenza,
sono automatiche, ma che lasciano trasparire
un disagio profondo. Il fegato è associato alla
rabbia, la quale insorge sempre nel momen-
to in cui le cose non vanno secondo i nostri
desideri. Allora ci arrabbiamo per tenere lon-
tano gli altri. Non importa se la rabbia è più
o meno manifesta: chiudendoci nello spazio
della nostra presunta ragione, l’importante
è raggiungere il nostro scopo, inibire. Così
facendo produciamo la somatizzazione della
nostra staticità, come calcoli biliari, che sono
accumuli di colesterolo o di sali biliari. Quan-
ti problemi in meno se solo accettassimo la
diversità dell’altro e ci vedessimo con mag-
giore tolleranza! Per questo motivo si cerca
di ovviare alla difficoltà nel fluire attraverso il
bere alcool o assumere farmaci, in entrambi
i casi ottenendo solamente una dipendenza
anestetizzante. L’umanità ha notevoli proble-
mi a digerire la propria vita, figurarsi quella
degli altri! Certo bisogna avere fegato, ma in
buone condizioni però, evitando di creare ne-
mici immaginari.
Non è un caso che oggigiorno si beva e si
assumano sostanze stupefacenti per essere
fluidi, per radicare maggiore coraggio e fare
ciò che altrimenti non sarebbe possibile. Si
ha la percezione di dover ammorbidire il pro-
prio atteggiamento attraverso dei surrogati, e
non si riconosce il vero coraggio, che è rap-
presentato dal fare con ciò che sia ha, rico-
noscendo nell’errore inevitabile l’esperienza
che ci occorre per unire e non per dividere.
Quanti problemi insorgono con la soppres-
sione delle proprie emozioni! Così facendo il
plesso solare diventa un grande serbatoio di
energia drasticamente trattenuta. Le emozio-
ni non vengono trasmutate in amore e aspi-
razione, quindi quell’accumulo di potenza,
invece di produrre movimento attraverso il
fuoco della digestione, viene ritenuto, come
nel caso di una potente utilitaria spinta alla
massima potenza ma con il cambio in folle.
Inutile aggiungere che probabilmente il moto-
re non gradirà tutto ciò e probabilmente fon-
derà: lo stesso accadrà al nostro intestino, il
quale sarà sicuramente esposto ad un grande
stress, che non potrà che produrre malattia.
Ricordo che all’inizio della mia esperienza
meditativa ebbi l’occasione di ascoltare una
parte della rabbia che mi componeva: non
fu un’esperienza piacevole, sentire montare
quella rabbia era destabilizzante, ma nello
stesso tempo emergeva una gioia nel poter
finalmente sentire nelle carni ciò che si era
sempre manifestato in modo sordido e sub-
dolo. La mia cistifellea sembrava una corda
di violino pizzicata dalla mia anima: ringrazio
ancora quel momento e la tenacia, seppur
spesse volte scomposta, che ho avuto negli
anni a seguire. Il male fa male, ma se lo guar-
diamo in faccia fa più male a lui.
Prometeo significa anche ‘il Dio incarnato,
colui che porta il fuoco’, come diceva Gesù
che incarnava il Cristo: “Sono venuto a por-
tarvi il fuoco, come vorrei che bruciasse fin
da ora”. A sentire queste parole l’impresa ap-
pare perlomeno ardua, ma se stiamo aderenti
a quello che siamo qualche piccola fiammella
qua e la può essere accesa, sicuri che sarà
tenuta nella giusta considerazione da chi sa.
Graziano Fornaciari
24
Il diavolo lo trasportò di nuovo sopra un mon-
te altissimo, gli mostrò tutti i regni del mondo
e la loro magnificenza, poi gli disse: “Tutto
questo io ti darò, se ti prostri e mi adori”.
Allora Gesù gli rispose: “Vattene, Satana, poi-
ché sta scritto: Adorerai il Signore Dio tuo e
servirai a lui solo”. (Matteo 3,6-4,15)
L’uomo unifica in sé i risultati del processo
evolutivo che nel tempo ha prodotto il con-
seguimento dell’autocoscienza. La consape-
volezza di sé permette di allargare la visione
e di porre le basi della comprensione futura:
l’esistenza di un unico Sé. Tutto ciò comporta
dei tempi evolutivi molto lunghi usando dei
parametri umani come metro di paragone,
anche se rispetto al tempo di vita dell’uni-
verso si tratta di alcuni attimi. Il lungo viaggio
che affronta lo spirito proiettandosi nelle pie-
ghe della materia attraversa tutti i piani del-
la creazione sviluppando la vita secondo dei
modelli che, se sperimentati e quindi integra-
ti nella coscienza, riconducono al proposito
divino che contiene tutte le infinite possibilità
dell’essere. La creazione può essere distinta
in due fasi antitetiche e complementari: una
definita discendente e un’altra ascendente.
In quanto esseri umani siamo interessati
all’arco ascendente, e quindi porteremo l’at-
tenzione su questa fase della vita. La diffe-
renziazione della Vita Una trova compimento
nelle miriadi di forme che sono presenti nel-
la manifestazione, perciò l’Antica Saggezza
descrive la natura come un insieme di regni
che sono costituiti da gruppi di forme che
hanno caratteristiche similari. Ogni regno è
costituito da un principio coerente che dirige
e tiene unito l’insieme delle forme che ne
fanno parte, e inoltre è caratterizzato da una
qualità principale. La monade, oltre ad attra-
versare i piani, passa quindi di regno in regno
integrandone le qualità sperimentate lungo le
linee evolutive. Tutti i regni sono fondamen-
tali per la manifestazione della vita, e studian-
doli osserviamo come esista un filo invisibile
che li unisce: ciò che produce un regno può
rappresentare il nutrimento del regno supe-
riore. Quanto prodotto da un regno deve es-
sere metabolizzato alchemicamente affinché
divenga nutrimento per un altro regno, e ciò
consente di denaturare gli aspetti che sono
stati pervertiti durante il viaggio nella materia,
contribuendo così a riflettere sempre più la
luce intrinseca presente in ogni cosa.
Nel Vangelo si legge che l’ultima tentazione
di Satana consiste nel far nascere nel Mae-
stro Gesù il desiderio di comandare sui regni
del mondo, cioè alimentando la dualità a di-
scapito dell’unità sintetica. Il Cristo ha affer-
mato con la verità dell’amore che al termine
del cammino ci aspetta il Regno di Dio, e che
i regni del mondo sono destinati a fondersi
Il Raja Yoga e l’esoterismo
Curatore: Luca Tomberli
I REGNI DI NATURA
25
in una sintesi spirituale mossa dal proposito
divino. Nessun essere umano è immune dal-
la tentazione del conflitto e della separatività,
ma, rinunciando alla lotta per l’affermazione
di se stesso, rivelerà l’appartenza al regno
delle Anime. I regni ascendenti come descrit-
ti nel Trattato dei Sette Raggi (vol. I) sono: mi-
nerale, vegetale, animale, umano, delle Ani-
me, delle Vite planetarie, delle Vite solari. Il
regno minerale esprime la qualità dell’attività,
la sua natura inerte e tamasica raggiunge la
sua massima espressione nella radioattività.
Le innumerevoli forme che contraddistinguo-
no questo regno ci indicano come sia capace
di plasmarsi rispetto al principio entrostante.
Lo stato radioattivo permette di superare gli
aspetti limitanti circostanziali, e quindi il re-
gno minerale ci insegna che l’organizzazione,
se ben fatta, non rende statici, anzi può con-
durre a uno stato di libertà. Il regno vegetale
ha la qualità dell’attraenza espressa dal colo-
re, e porta a compimento la sua natura nel
profumo emanante dalle forme di vita più ele-
vate che lo compongono. Alcuni esperimenti
scientifici hanno dimostrato come le piante
possiedono un certo grado di sensibilità che
permette loro di entrare in empatia con chi
le cura. Inoltre molte piante cercano i raggi
solari, dimostrando una rudimentale possibi-
lità di movimento che i minerali non hanno. Il
profumo è connesso alla vita sessuale ed è
in funzione del bene di gruppo, nelle forme
più evolute viene sprigionato come una sorta
di radianza, che, grazie alla collaborazione del
vento e degli insetti, perpetua la vita del re-
gno vegetale. La liberazione in questo regno
passa attraverso le linee evolutive angeliche
o deviche che fungono da indirizzo e princi-
pio cosciente per le forme meno evolute.
Il regno animale è caratterizzato dall’istinto
che nelle forme più evolute si trasforma in
domesticità e devozione verso l’uomo, infatti
non è difficile ad esempio scorgere nei cani
abituati a vivere in famiglia comportamenti
umani. La forma evoluta del regno animale
sembra che consideri istintivamente l’uomo
come un punto di riferimento a cui assogget-
tarsi. Infatti, secondo la tradizione esoterica,
l’uomo dotato di comprensione può divenire
l’iniziatore del regno animale e condurlo alle
porte del regno umano. Ma per farlo dovrà
aver purificato la propria natura animale. Al
momento l’umanità utilizza ancora il mondo
animale per alimentarsi, mentre in futuro non
penso che ciò sarà perpetuato. Infatti la terra
coltivata rende di più di quando viene utiliz-
zata come pascolo, in tal modo si potrebbe
depotenziare il problema dell’alimentazione
mondiale. Inoltre immettere nell’organismo
umano energie di morte presenti nella carne
e in misura minore nel pesce, ne riduce la vi-
talità con conseguenze spiacevoli. Non dob-
biamo trascurare neanche la questione che
la mattanza perpetuata dal genere umano
nei confronti del mondo animale alimenta nel
regno umano e nel singolo individuo aspetti
negativi che dovranno prima o poi essere tra-
smutati, e ciò non sarà indolore. Non sarà un
caso che alcuni lama buddisti per purificare le
azioni del passato consigliano ai loro allievi di
comprare delle bestie al mercato per liberar-
le. Il quarto regno, quello umano, è destinato
ad esprimere sempre più aspetti dell’amore
o della comprensione sintetica. Il discerni-
mento è la qualità che palesa il regno umano
e che deriva dalla sostanza mentale o chitta.
Il fuoco che deve essere appiccato nella vita
dell’aspirante attraverso l’attività consape-
vole completa quella purificazione degli ele-
menti che nei vari regni in progressione dal
26
primo al terzo ha interessato la terra, l’aria e
l’acqua. Dal suo apparire sulla terra ben pre-
sto l’uomo ha associato la magia della vita al
sangue, esotericamente acqua colorata, che
scorreva al suo interno. I sacrifici di sangue
officiati attraverso riti religiosi o agiti nella
battaglia erano il tentativo di un’umanità bam-
bina di ingraziarsi il divino offrendogli quello
che di più importante conosceva, cioè la vita
stessa. Era un’umanità ancora troppo legata
al regno animale e ai suoi modelli evolutivi.
Per capire meglio certe attività al momento
non condivisibili, possiamo rifarci alla fisiolo-
gia e anatomia occulte. La scienza esoterica
ci insegna che nell’essere umano degli albori
non essendosi ancora formate le nadi (con-
dotti energetici) l’energia eterica si riversava
direttamente nel sangue. Ciò faceva del san-
gue la parte più vitale del corpo fisico e quindi
quella più preziosa. Adesso non è più così,
con l’ultimazione del corpo eterico (sono pas-
sati migliaia di anni da quando ciò è avvenu-
to), l’energia eterica ha preso la propria stra-
da, e nel sangue vengono riversati gli ormoni
delle ghiandole endocrine che costituiscono
sul piano fisico la precipitazione dell’energia
emanata dai chakra.
Il Maestro Gesù ha aperto un’altra epoca evo-
lutiva quando ha dato alla legge del sacrificio
un nuovo impulso. Con il suo insegnamen-
to affiora lentamente alla mente umana che
non è necessario sacrificare il proprio o l’al-
trui corpo fisico per fare la volontà dell’Altis-
simo. Invece per accedere al Regno dei Cieli
è richiesto il sacrificio della vita personale, in
un’attività che operi per il bene dei molti sen-
za dimenticare la nostra vera natura. Infatti
la personalità deve cedere al proposito della
volontà dinamica dell’anima, e così l’essere
umano attraverso il discernimento è in grado
di sintetizzare nella singola vita le aspirazioni
degli altri tre regni: l’attività, il magnetismo e
la docilità. L’uomo si presenta alle soglie del
Quinto Regno di Natura sospinto dall’attività
che non conosce l’ostacolo della forma, non-
curante della personalità e principalmente
sperimentando l’intuizione come compren-
sione sintetica della verità.
Luca Tomberli
27
Finalmente, dopo tanto peregrinare e dopo
avere affrontato prove e sacrifici, continuan-
do a calcare la Via, l’uomo approda sulla Cro-
ce cardinale, la Croce dell’iniziato. Questa
croce descrive il Sentiero dell’iniziazione,
dove l’uomo entra in contatto con l’energia
del Padre, energia di 1° raggio. Qui la Mona-
de si manifesta attraverso l’anima e la per-
sonalità, e le energie trasmesse all’Umanità
da Aries, Cancer, Libra e Capricornus sono di
ordine cosmico.
L’uomo sulla Croce mobile ha lottato per inte-
grare i tre aspetti della personalità in un tutto
armonico, poi sulla Croce fissa ha conquistato
l’unità di personalità e anima, ed ora in questa
terza e ultima croce ottiene il massimo con-
seguimento possibile in incarnazione, ovvero
la fusione della triplicità divina, Padre, Figlio
e Spirito Santo. L’uomo qui posizionato è
espressione consapevole di questa triplicità.
La comprensione è sia orizzontale sia verti-
cale, l’uomo si porta tutto con sé, trattiene la
conoscenza del particolare all’interno di una
coscienza universale, è impersonale ma co-
sciente di sé, e unito alla vita si riconosce in
essa. Nella vita dell’Iniziato le tre croci sono
contemporaneamente attive, cioè tutte e 12
le costellazioni si esprimono al massimo della
perfezione.
In conseguenza a ciò, diviene difficile descri-
vere questa croce parlando solo dei quattro
segni che la compongono, cioè Aries, Can-
cer, Libra e Capricornus, poiché questa croce
rappresenta una sintesi complessiva di tutte
e tre le croci. Ad esempio Capricornus, segno
di iniziazione, è tale ed importante perché per-
mette all’uomo, dopo avere conseguito l’ini-
ziazione, di esprimere nella sua vita il signifi-
cato di Aquarius, del portatore d’acqua che
serve l’umanità, anche se Aquarius appartie-
ne alla Croce fissa, per poi riuscire ad espri-
mere l’essenza di Pisces, cioè di divenire il
Salvatore del mondo, anche se Pisces è uno
dei quattro segni che abbiamo trovato sulla
Croce mobile all’inizio del cammino, ma che
nella sua espressione più perfetta ed elevata
esprime il compimento finale dell’uomo.
Anche il simbolo della croce cardinale rappre-
senta in modo figurativo questo concetto di
fusione, infatti è composto da un triangolo
che ha tre cerchietti a ogni vertice e una linea
che discende. Il triangolo è la Monade ma-
nifesta, che raduna in sé la triplicità divina. I
cerchietti sono quattro energie fuse insieme,
ovvero le tre croci. Infine la linea, che scen-
de nella materia, ci ricorda che la Monade si
manifesta discendendo nella materia per poi
elevarla al Cielo.
La difficoltà a cui vado incontro nel cercare
di parlarvi di questa croce è la difficoltà di
riuscire a descrivervi con grande chiarezza
e con grande sintesi i quattro segni che la
Astrologia esoterica
Curatore: Maria Grazia Barbieri

LA CROCE CARDINALE,
CROCE DEL CRISTO RISORTO
28
compongono, perché questi sono appunto
quattro segni di sintesi che esprimono la Vita
dello Spirito e come si è voluta manifestare,
quindi, per noi, ancora estremamente lontani
e misteriosi. Qui siamo sul piano della Mona-
de, del Padre, siamo dove antichi aliti e respiri
hanno originato la vita degli universi e dove
si racconta di quando Dio alitò il respiro nelle
narici dell’uomo rendendolo un’anima viven-
te.
Alla luce di questa difficoltà diviene impossi-
bile parlare del significato di Aries, Cancer, Li-
bra e Capricornus senza tenere in considera-
zione la croce cardinale come manifestazione
di tutti e 12 i segni. Da qui il tutto ebbe origine
e qui ritorneremo, qui c’è l’alfa e c’è l’omega,
e comprendere questa croce significa iniziare
a comprendere la grande legge della rinasci-
ta, intesa come impulso ciclico, come inspi-
razione ed espirazione di Colui che scandisce
questa ripetizione: il Logos planetario. Solo
gli Iniziati possono in una qualche maniera
comprendere l’essenza di questo concetto,
noi, invece, con umiltà, ci accontenteremo di
avere almeno un qualche barlume di luce su
questi cicli che scandiscono la manifestazio-
ne e l’evoluzione della vita.
Creazione, manifestazione, legislazione e ini-
ziazione sono le quattro fasi che compongono
il ciclo della vita, e sono espresse e realizzate
dai segni della croce cardinale.
Aries inizia il ciclo di manifestazione, esprime
la volontà di incarnarsi, è quindi un impulso
ad essere che porta a discendere in manife-
stazione nell’oscurità della materia attraverso
la porta di Cancer. Tutte le anime come en-
tità individuali sperimentano l’incarnazione la
prima volta in Cancer, ma tutto ha origine in
Aries, che dal piano mentale esprime l’impul-
so ad essere, che poi, discendendo sul pia-
no astrale, si colora del desiderio di Taurus e
che, continuando a scendere, si veste della
dualità propria di Gemini sul piano eterico,
per giungere, infine, tramite Cancer, in mani-
festazione sul piano fisico.
Attraverso Libra, poi, l’uomo impara le Leggi
della vita, e sottostando ad esse ciclo dopo
ciclo cessa di oscillare fra gli opposti e si
pone in equilibrio fra spirito e materia, per
poi conseguire in Capricornus l’iniziazione, la
quale però porterà l’uomo a sentire la neces-
sità di ritornare a creare, attraverso un nuovo
impulso che lo riporterà nella materia, con
più consapevolezza di prima, per fare un altro
giro sulla ruota, e così via; questa è la stra-
da dell’evoluzione, finché l’uomo, divenuto
un perfetto iniziato, sarà libero di decidere di
entrare in manifestazione per servire l’Uma-
nità.
All’inizio l’uomo si incarna seguendo un im-
pulso istintivo, è l’anima che effettua tutti i
giri necessari per raggiungere un suo com-
pimento, un suo completamento, ma poi
questo movimento circolare crea un effetto
strano, come un gioco dove non c’è più inizio
e non c’è più fine, dove l’inizio è la fine e vi-
ceversa, dove l’alfa e l’omega si congiungono
e svelano lo spirito della creazione, del fluire
della vita, del perché esiste tutto questo e di
noi che ne facciamo parte.
Quando l’uomo si sofferma a riflettere
sull’episodio di Dio che alitò il suo respiro
nelle narici dell’uomo rendendolo un’anima
vivente, probabilmente ne capisce solo le pa-
role, ma non riesce a comprenderlo nella sua
bellezza e perfezione, non può dire di avere
compreso, perché altrimenti non vivrebbe av-
volto dalla sua miseria interiore, ma vivrebbe
con gioia, libero di fluire nella bellezza della
vita. Questa, però, è la condizione dell’inizia-
29
to, che non teme più la morte, perché com-
prende che non c’è morte, che la morte è
solo trasformazione e rinascita a nuova vita.
La parola morte su questa croce non c’è più,
c’è la creazione, la manifestazione, la legisla-
zione e l’iniziazione, c’è solo vita. Qui la mor-
te è solo trasformazione, perché questa è la
croce della vita dello Spirito.
Questo significato della croce cardinale è rap-
presentato anche nella vita di Gesù, che resu-
scitando, trionfa sulla morte. Infatti la resurre-
zione di Gesù segna il mistero più profondo
di Capricornus, di una volontà che vince per
sempre la morte.
Il fluire in modo circolare delle energie dei
quattro segni della croce cardinale è giusti-
ficato anche dal fatto che un tempo Capri-
cornus era il decimo ed ultimo segno dello
zodiaco, e questo perché la coscienza umana
non era ancora in grado di recepire le energie
di Aquarius e di Pisces. Addirittura nel perio-
do lemure i segni zodiacali erano solo otto,
infatti, oltre ai loro opposti polari Aquarius e
Pisces, mancavano anche Leo e Virgo, cioè
mancavano il senso di individuazione e la
consapevolezza del Cristo insito nell’uomo.
Ma destino dell’Umanità è di tornare al die-
ci, infatti Aries e Pisces si fonderanno in un
unico segno e questo proprio perché la fine
non è che l’inizio; e Virgo si unirà con Libra,
e allora il Cielo scenderà sulla Terra, e gli op-
posti maschile e femminile saranno in equi-
librio, permettendo così la venuta del Cristo
cosmico sulla Terra.
Questa croce porta in manifestazione, attra-
verso i pianeti che la formano, tutti e due i
rami spirituali principali: il ramo dispari attra-
verso 3°, 5°, 7° raggio e il ramo pari attraver-
so il 4° e 6° raggio. In questa croce, quindi,
non appaiono direttamente il 1° e il 2° raggio,
i quali sono portati in manifestazione attiva
dai raggi minori, perché questa croce è la cro-
ce della vita che si manifesta su tutti i piani
e a tutti i livelli, quindi il ramo dispari appare
in qualità di costruttore di forme attraverso
l’intelligenza ed è attento alle leggi di natura,
mentre il ramo pari unisce e costruisce, ma
restando attento al movente, all’aspirazione
e al sacrificio, prestando attenzione all’aspet-
to interiore e all’espressione spirituale attra-
verso le forme. Tutti i raggi, quindi, sono in
attività nella Croce cardinale, e questo per un
motivo molto semplice: il segreto custodito
da questa croce è la Vita stessa in tutte le sue
manifestazioni.
Ora siamo arrivati alla fine di questo bellis-
simo viaggio e vediamo l’uomo su questa
croce mettersi in gioco con la creazione, la
manifestazione, la legislazione e l’iniziazione,
ma questo è anche il ciclo vitale che segue
una stella o un universo quando nasce, è lo
stesso viaggio, poi ognuno lo realizza con la
forma che ha a disposizione e con i limiti che
il proprio livello evolutivo impone, e anche se
tutto ciò ci appare così lontano, poiché qui
siamo sul piano della Monade, dello Spirito,
tutto questo ci appartiene, infatti siamo qui
perché c’è stato questo impulso della nostra
Monade che ha voluto essere e che ha voluto
manifestarsi fino nella materia più densa pri-
ma di intraprendere il viaggio di ritorno verso
casa.
Maria Grazia Barbieri
30
Negli articoli precedenti abbiamo gettato uno
sguardo sulla meditazione, che è di sicuro la
prima cosa da fare, per uno che consapevol-
mente voglia iniziare a trasformare la sua co-
scienza. Difatti la pratica della meditazione in-
comincia a ‘muovere’ le energie, purificandole
ed elevandole, ma anche accelerando il con-
tatto con tutto ciò che rimane da trasforma-
re dentro se stessi. Per cui, la seconda cosa
che un aspirante sul Sentiero deve prendere
in considerazione, sono gli strumenti che gli
possono consentire di procedere all’integra-
zione della propria personalità. Secondo la
scienza esoterica, vi è un percorso specifico
che conduce l’uomo dal quarto regno di na-
tura al quinto, o Regno dei Cieli. Questo per-
corso è definito da tappe precise, da sempre
chiamate iniziazioni, che, indipendentemente
dal nome, rappresentano eventi significativi
nell’evoluzione umana. Questi non sono modi
di dire, ma realtà strutturali che ci descrivono
esattamente a che cosa ogni essere umano va
incontro nel corso della sua evoluzione. Come
abbiamo visto, i momenti più eloquenti della
vita di Gesù ci indicano chiaramente queste
svolte, che si realizzano quando l’uomo, dopo
aver sperimentato tutto ciò che appartiene al
suo regno, inizia a vivere come anima, inte-
grando sempre di più la sua personalità, per
consentire all’auriga della sua coscienza, il
suo sé superiore, di prendere controllo dell’in-
tero campo della consapevolezza.
Se vi è un percorso comune all’umanità, allora
vi sono anche modalità comuni per compiere
questo cammino, ed è di questo che si oc-
cupa l’insegnamento sul Sentiero, ossia della
strumentazione, appunto, atta a trasmutare
la personalità e a svelare la potenza, l’amo-
re e l’intelligenza dell’anima. In fin dei conti,
l’insegnamento dei Maestri non è altro che la
narrazione di un’esperienza vissuta. La scien-
za esoterica è la codifica di un empirismo che
coloro che hanno “fatto” il Sentiero hanno
sperimentato sulla loro pelle. Il Mito, la Tra-
gedia, la Parabola ed il Verbo si incarnano nel
discepolo fino alla sua Resurrezione. Il Mae-
stro altri non è se non Virgilio, che indica la via
nella selva oscura, e l’aspirante è Dante, che,
dopo aver compiuto il viaggio, descriverà che
cosa ha visto, affinché anche altri possano co-
noscere la strada.
Se una persona è arrivata a prendere la de-
cisione di dedicare parte del suo tempo alla
meditazione, vuol dire che è già ‘inguaiata’,
ossia è entrata nella disponibilità pratica della
ricerca, che è quasi un punto di non ritorno
rispetto all’accettazione passiva della vita.
Ovviamente mi sto riferendo alla meditazio-
ne nel senso che intende Patanjali, e non alla
visualizzazione delle “paperelle nel laghetto”,
giusto per capirci. Il secondo ed importante
passo, di solito, segue inevitabilmente di lì
Il Sentiero Iniziatico
Curatore: Massimo Rodolf
L’INTEGRAZIONE
DELLA PERSONALITÀ
31
a poco. Le trasformazioni iniziano in modo
impercettibile, ma sempre più rapido, fino a
quando la girandola che diventa la tua vita, ti
pone per forza il problema del capire che cosa
ti sta succedendo e, soprattutto, che cosa ci
puoi fare.
Non si può comprendere da subito che ciò
con cui si ha a che fare, le proprie emozioni,
i propri sentimenti ed i propri pensieri, sono
qualcosa di estremamente tangibile e che
come tali andrebbero trattati. Su questa ‘so-
lidità’ della coscienza si basa la possibilità di
operare in modo scientifico la trasformazione
di sé. L’alchimia spirituale non è proprio una
metafora, ma una strabenedetta verità tangi-
bile: si tratta di trasmutare il piombo del sé
inferiore nell’oro dell’anima. Però, siccome la
percezione dell’aspirante sul Sentiero è anco-
ra inadeguata, egli non riesce a rendersi piena-
mente conto del peso di tutte le componenti
del suo essere. Le emozioni, come i pensieri
del resto e tutto ciò che ci costituisce, sono
formate da atomi di sostanza del piano vitale
sul quale esse sono manifestate, appartengo-
no a quel corpo, chiamato astrale, anch’esso
parte del nostro essere, atto proprio a vivere
le emozioni nella dimensione nella quale esse
esistono. Questo, fra l’altro è il motivo per cui
un’emozione non può essere compresa dal
pensiero, ma può essere sentita, così come
l’anima non può essere esplicata dalla mente,
ma si esprime attraverso l’intuizione.
La spinta all’azione della vita universale, altri-
menti chiamata karma, o legge di causa-effet-
to, nella contingenza che ci interessa, ossia la
personalità umana, agisce sui tre piani dell’es-
sere inferiore, fisico, emotivo e mentale, e
in ogni caso produce trasformazione nella
materia, attraverso la consequenzialità delle
esperienze, nel tempo e nello spazio. L’uomo
generalmente non è per niente consapevo-
le del moto evolutivo della sua esistenza ed
impiega molte incarnazioni prima di realizzare
che sta salendo una spirale di vita che lo por-
ta dalle ataviche densità verso i cieli rarefatti
dell’essere. A questo punto la vita diventa una
sfida interessante, perché, finalmente, siamo
sull’orlo della possibilità di affrancarci dal suo
automatismo. Questo però significa com-
prendere la legge di causa-effetto, per essere
in grado di modificare le radici nascoste di ciò
che, in noi, produce sofferenza.
Per l’esperienza che ho potuto fare nel campo
della coscienza umana, il cominciare a fare i
conti con questa atipica concezione produce
già di per sé notevoli cambiamenti. Compren-
dere che karma non è sinonimo di caso, ma
responsabilità della quantità e della qualità
delle proprie azioni, mette nelle condizioni di
modificare, nei propri corpi, il peso di quegli
atomi di cui parlavamo prima. Nello specifico
ciò consente di modificare i rapporti di forza
tra la parte consapevole e costruttiva e quella
inconsapevole e distruttiva del proprio esse-
re.
Ecco allora che l’aspirante comincia a fare una
mappa di se stesso, di ciò che riesce a per-
cepire e comprendere di sé, ed è incredibile
constatare la quantità di cose che affiorano
da questa attenzione nei propri confronti. Ma
se ti ascolti e ti osservi, inizi a vedere quel-
lo che cova appena sotto la superficie della
coscienza, cominciando a fornire un canale di
“‘affioramento” anche per quel materiale che
è radicato un po’ più in profondità. Vi ricordo
sinteticamente che possiamo modificare solo
ciò che conosciamo. Il problema all’origine
della nostra sofferenza consiste nel fatto che
la coscienza è strutturata in modo da porre
delle maschere dinanzi alle vere e profonde
32
motivazioni del nostro agire, legate ancora
ad aspetti irrisolti del nostro karma e spesso
originate in vite remote, che ovviamente non
ricordiamo.
Osservare ed ascoltare il nostro comporta-
mento, che significa porre attenzione alle
sensazioni che proviamo mentre facciamo
una cosa (spesso in contrasto con quello che
affermiamo razionalmente), ci porta di sicu-
ro a trovare dei motivi ricorrenti nella nostra
vita, moduli che riproponiamo, spesso in un
modo per noi fallimentare e deludente. Que-
sto perché l’attenzione ci porta in un territo-
rio di confine della nostra consapevolezza, in
quella frattura, o se preferite crepaccio, che
sta tra le nostre maschere e l’origine karmi-
ca del nostro comportamento rovinoso. Per
esempio, io affermo di voler costruire una re-
lazione armoniosa con il mio partner, ma va
sempre a finire che o lascio o vengo lasciato,
salvo poi lamentarmi dell’incomprensione nei
miei confronti, o magari dell’ingiustizia della
vita. In realtà ciò che io dichiaro è vero solo
in una certa misura, perché nel mio subcon-
scio intanto agiscono forze, legate a qualche
vita passata, non ancora comprese, che mi
obbligano a comportarmi in modo da ricreare
quelle irrisolte condizioni di abbandono e re-
pulsione appartenenti al mio passato.
Senza che sia necessario vedere o sentire
chi eravamo nella vita precedente, cosa tan-
to di moda di questi tempi, possiamo entrare
in contatto con il nostro passato qui e ades-
so, nel nostro presente, attraverso il nostro
comportamento. Proprio qui sta la frattura di
cui parlavo prima. Le maschere che noi mo-
striamo nella nostra esistenza sono l’espres-
sione del nostro passato non ancora integrato
nella nostra consapevolezza. In questo modo
risultiamo essere schizofrenici, separati da
noi stessi. È per questo motivo che lo yoga si
chiama yoga, ossia “unione”, per il fatto che
le pratiche di trasformazione che esso pro-
pone ci mettono nella condizione di unificare
tutta la nostra coscienza, integrando la per-
sonalità, che viene ‘assorbita’ dall’unificante
principio dell’anima.
Nella misura in cui inizio a conoscere che
cosa non mi piace di me stesso, allora pos-
so fare come mi consiglia Patanjali: “Quando
sorge un pensiero contrario allo yoga, svilup-
pa il pensiero opposto”. Che in pratica signi-
fica che, quando riconosci una tua tendenza
distruttiva, invece di assecondarla, seguendo
meccanicamente l’impulso che provi, resisti
al disagio che questa ti provoca e, consape-
volmente, dai attenzione ed energia a ciò che
invece riconosci come tendenza positiva. È
così che si trasformano gli atomi della propria
coscienza, in questo conflitto, con questo
attrito, vivendo questa contraddizione. Così
cambia il peso specifico del proprio essere,
che viene sempre più polarizzato verso la luce
dell’anima. La trasformazione viene ancor più
accelerata e l’aspirante si trova non di rado
a puntare i piedi contro questo cambiamen-
to, cercando di resistere al forte vento della
novità e della positività, ma una cosa è certa,
prima o poi tutti berremo da quel calice che
Gesù stesso ha esitato a portare alle labbra, e
con Lui avremo parte nel Regno.
Massimo Rodolf
33
Nell’universo è l’energia di terzo raggio, detta
anche intelligenza creativa, che permea ogni
piano e contribuisce alla creazione, interagen-
do con l’energia del primo e del secondo rag-
gio. Ad un proposito del Padre, che contiene
un progetto preciso, risponde la materia che
offre il campo di esperienza e sotto la guida
amorevole del Figlio evolve rispondendo con
intelligenza fino a materializzare il proposito
divino. Occorre distinguere fra materia, cioè
la Madre, e sostanza cioè lo Spirito Santo
che adombra la Madre: qui ci occupiamo di
quest’ultimo, perché i raggi vengono stu-
diati in termini di energia. Il nostro interes-
se è quindi catturato dall’azione intelligente
dell’energia di terzo raggio che trova sua
espressione nell’azione dei costruttori e del
Grande Architetto che organizza il materiale,
inizia il lavoro e lo fa procedere fino a quando
sia materializzato il proposito del Padre.
Tutto lo spazio è soggetto all’azione delle for-
ze che costituiscono la trinità, e incalcolabili
ne sono gli effetti, ma si può affermare che
questa attività intelligente costruisce la forma
in modo che questa sia in grado di rivelare il
proposito divino. Senza questa intelligenza di
fondo non ci sarebbe sapienza nell’universo e
la materia non potrebbe vibrare rispondendo
in modo intelligente alla volontà che emerge
dall’interno: è la sapienza che spinge ogni for-
ma ed ogni essere verso il suo destino, perché
conosce i propri fini ed opera alla loro attua-
zione sperimentando, esaminando e alla fine
liberando. Senza questa forza la rondine non
saprebbe ritrovare lo stesso luogo dell’anno
precedente, senza questa intelligenza un filo
d’erba non troverebbe il pertugio fra le rocce,
né un animale le erbe in grado di guarirlo. An-
che gli esseri umani avrebbero un disperato
bisogno di sapienza, ma lo spirito soffia dove
vuole, come quando discese sugli apostoli e
questi profetizzavano, parlavano lingue sco-
nosciute e operavano guarigioni miracolose.
Beato chi trova questa sapienza.
Nel nostro sistema solare questo raggio ha
Saturno come corpo di espressione perché
è proprio tramite la materia, che ostacola
e ostruisce, che viene fornito al mondo un
vasto campo di esperienza e l’umanità può
evolvere superando questi ostacoli.
Oggi molta di questa energia di terzo raggio
è cristallizzata nel denaro, che infatti è più
adorato rispetto ai valori spirituali: in questo
senso può essere intesa la frase “l’amore del
denaro è la radice di tutti i mali”, perché si
fa di un mezzo un fine, e ciò che dovrebbe
essere una semplice funzione diventa idolo.
L’egoismo è infatti alla base della disastrosa
situazione economica attuale: le risorse non
mancano, ma non sono equamente distribu-
ite. In futuro il denaro sarà abolito e l’interes-
se sarà volto al bene comune piuttosto che
Psicologia esoterica
Curatore: Paola Spada

INTELLIGENZA ATTIVA
34
a quello individuale. Ognuno può contribuire
alla costruzione di una società illuminata cer-
cando di riscoprire la sua bontà fondamentale
che è anche buona volontà ed instaurare un
rapporto corretto con il denaro e gli aspetti
materiali. Il denaro per esempio può essere
usato per promuovere il lavoro della Gerar-
chia e a sostegno di tutte quelle attività tese
a produrre una maggior distribuzione delle
risorse.
Per il nostro pianeta il terzo raggio riveste un
ruolo particolarmente importante perché è il
raggio della personalità del Logos planetario,
quindi condiziona notevolmente ogni cellula
del suo corpo, anche il genere umano. L’uma-
nità nel suo complesso evolve per esperienze
successive e grazie a queste impara a discri-
minare. In effetti la capacità di discriminare
si acquisisce grazie a molte esperienze: solo
l’uomo che ha vissuto molto è in grado di
giudicare con avvedutezza e comportarsi in
modo appropriato in ogni circostanza, perché
vivendo nella tensione di agire per il meglio
ha imparato a conoscere con il cuore - quindi
non con arida intelligenza ma con sapienza -
ed è in grado di gustare la vita.
Ma come opera un servitore di terzo raggio?
Si può affermare che lavora con le idee per
renderle più comprensibili alle moltitudini, so-
prattutto per quanto riguarda le nuove idee
che vengono adattate alle esigenze immedia-
te e proposte con forza. Non è un caso che
il tipo psicologico prodotto da questo raggio
sa come usare la parola in modo persuasivo,
intelligente, ma soprattutto appropriato.
Il terzo raggio è in manifestazione dal 1875
ed è all’inizio della fase di declino; questo
provoca anche condizioni mentali statiche
che dovranno essere distrutte per lasciare
spazio al nuovo: non preoccupatevi dunque
del sole che tramonta, ma salutate festosi il
nuovo che sorge.
È attraverso la vita che plasma incessante-
mente la materia che la forma diventa perfet-
ta, ma non aspettatevi che questo risultato
sia statico perché, non appena la forma giun-
ge a perfezione, viene distrutta, affinché la
vita possa, uscendo da quella forma, trovarne
di più adeguate. Questo vale per un essere
umano, una razza, un pianeta o un sistema
solare: si può proprio dire che nulla si crea
e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.
Spesso la ripetizione di schemi già conosciu-
ti significa distruzione: sia quindi benedetto
nell’animo dei pionieri l’anelito a scoprire
nuove vie inesplorate, nuove modalità, per-
ché in ogni inizio c’è una magia che ci aiuta
a vivere.
L’opera compiuta dal terzo raggio genera
sintesi temporanee che conducono prima
all’unione di coscienza e forma, poi di spiri-
to e materia; definisce l’apparenza ma nello
stesso tempo anche la qualità entrostante e
l’aspetto Vita: per questo l’apparenza non è
mai insignificante, perché rivela ciò che al-
berga al suo interno. La volontà creatrice ini-
zia quindi sul piano fisico ciò che esprimerà
il divino ma soprattutto, oltre a generare la
manifestazione, dimostra anche la potenza
di quella Vita eterna che alberga all’interno e
regola l’apparizione nella forma.
Paola Spada
35
La minoranza per definizione è chi non pos-
siede le armi della maggioranza, chi non per
bellezza, non per potere, non per quantità nu-
merica può emergere e lasciare il segno, ma
è chi, se sa resistere, è in grado di innovare
e condurre a cambiamenti importanti, anche
se attraverso effetti che raramente sono im-
mediati ed evidenti.
Da sempre intimamente membro di una mi-
noranza sia per predisposizione masochista
(diciamo in gergo il mio meccanismo) che
all’estremo porta ad isolarsi e a sentirsi diver-
si dagli altri quindi soli ed incompresi, ma an-
che perché semplicemente distante da tanti
usi e abusi odierni che sento di non voler con-
dividere, mi chiedo: abbiamo mai pensato a
quale forza sottostà alla minoranza? Quanto
è importante il contributo che ciascuno di noi
può portare, anche se piccolo, alla sua vita e
alla società di cui noi tutti siamo parte attiva?
Moscovici sostiene che mentre la maggio-
ranza produce compiacenza, quindi adesione
pubblica senza accettazione privata, la mino-
ranza produce… conversione.
Ci tengo a precisare che si tratta sempre di
inferenze che non vanno oggettivizzate, sia
perché non stiamo parlando di matematica,
altrimenti non si spiegherebbe il detto la ma-
tematica non è un’opinione… sia per la natu-
ra stessa dello strumento sperimentale cioè
artificiale, da cui Moscovici ha tratto le sue
conclusioni, che non può riflettere le infinite
variabili della realtà.
Questo significa che può essere vero anche il
contrario, non dimentichiamolo.
Ma perché compiacenza nel caso della mag-
gioranza e conversione (o influenza indiretta)
nel caso della minoranza?
Perché attivano due processi qualitativamen-
te diversi negli individui: la maggioranza pro-
muoverebbe un processo di confronto, per il
quale l’attenzione del soggetto sarebbe foca-
lizzata sulle differenze tra la sua posizione e
quella degli altri e sulle possibili conseguenze
sociali del suo disaccordo (confronto che a
mio avviso possiamo scovare in molti ango-
li del nostro comportamento quotidiano); la
minoranza invece attiverebbe un processo di
convalida, che spinge l’individuo a prestare
attenzione al problema su cui la fonte minori-
taria ha preso posizione, e a riflettere sull’ar-
gomento.
Numerose ricerche inoltre hanno mostrato
come la conversione della minoranza possa
seguire varie modalità di espressione: può
avvenire in tempi ritardati rispetto a quando
il soggetto è stato esposto alla fonte, oppure
si può esprimere su un problema diverso da
quello su cui la minoranza si è espressa.
Le femministe, classico esempio di dissiden-
za minoritaria, hanno generato un desiderio
di liberarsi dai legami tradizionali e di essere
Psicologia sociale e del lavoro
Curatore: Diana Ferrazin
LA FORZA DELLA MINORANZA
36
più autonome anche in coloro che non hanno
aderito direttamente al movimento.
Ma in che cosa risiede la forza della minoran-
za?
La psicologia sociale ha individuato molti
fattori che possono favorire o ostacolare l’in-
fluenza minoritaria, fattori che possono a mio
avviso restare in superficie ma che già parla-
no di coerenza, di stile di comportamento, di
modalità di risolvere il conflitto.
La forza di una minoranza può risiedere nel-
la qualità che veicola; nella forza penetran-
te di ciò che ogni giorno esprime; nella sua
capacità di mostrare in maniera continuativa
un punto di vista diverso dalla maggioranza,
senza scontate e facili esagerazioni momen-
tanee; nella coerenza di fondo di ogni singola
mossa; nell’obiettivo condiviso del gruppo;
nella volontà di andare in quella direzione an-
che se in maniera perfettibile; e ultimo ma
non per importanza nei frutti che un tale agire
è in grado di raccogliere.
Una simile presenza, seppur minoritaria, la-
scia il segno in chi ti sta vicino, anche in chi
ti contraria, in chi non capisce bene che cosa
stai dicendo o facendo, in chi pur non con-
dividendo la tua opinione, continua a volerti
bene.
La società di oggi con tutti i suoi vizi e stra-
vizi rappresenta una fonte maggioritaria che
ha un forte potere su tutti noi, che cerca di
trascinarci nel mucchio con tutti i mezzi che
possiede, andando a stimolare qualità che ci
appartengono ancora ma che forse ora non
vogliamo più condividere.
Allora si può scegliere di non aderirvi! Si può
scegliere di essere diversi, di agire diversa-
mente, di pensare e di emozionarsi in modo
diverso anche se si è da soli; si può scegliere
di essere una minoranza.
La minoranza impedisce una soluzione una-
nime ed obbliga a non dare per scontato il
punto di vista della maggioranza.
Generalmente però… è difficile mostrarsi
in accordo con un punto di vista dissidente
perché l’opinione diffusa è che il diverso, a
priori, sia sbagliato! La natura stessa dell’uo-
mo, profondamente egocentrica, osteggia il
diverso da sé perché diverso dai rigidi sche-
mi attorno ai quali ruota il nostro “equilibrio”
psico-emotivo da sempre; così avviene all’in-
terno di una società fondata su rigidi schemi
culturali, sociali, politici, etici e quant’altro.
Ma è proprio questa paura di essere tagliati
fuori perché devianti che genera una profon-
da ambivalenza emotiva, repulsione nei con-
fronti del diverso ma anche attrazione, spes-
so inconsapevole, che provoca poi i diversi
effetti indiretti di cui parlavo sopra (attenzio-
ne al problema e riflessione che portano a
conversione).
Fascino e diffidenza ruotano attorno ad un
gruppo di minoranza, a mio avviso un’oscil-
lazione importante che ostacola l’automati-
smo emotivo e mentale (da sempre fonte di
sofferenza e lamentela), e veicola strumenti
diversi di scelta.
Diana Ferrazin
A. MUCCHI FAINA, L’influenza sociale,
Il Mulino, Bologna 1996
37
In quell’istante la Regina si fermò al centro della
stanza. Senza guardarsi attorno rimase immobi-
le, con il capo chino, gli occhi chiusi e un lieve
sorriso di pace dipinto sul suo viso, mentre tutto
il suo essere era teso ad ascoltare.
Quella voce disumana era sempre più vicina.
Cupa e serpeggiante arrivò a sibilarle nell’orec-
chio, mentre un gelido respiro sfiorava il suo col-
lo “Tu non avrai paura per te stessa... non hai
paura di morire, ma se ti dicessi che tu vivrai?
La tua vita sarà una landa di solitudine ed il nulla
ti circonderà. Sopravvivrai in una vuota esisten-
za, prigioniera di te stessa ed esiliata dalla divina
scintilla. Questo ti fa paura?”
Il tono di quella voce si faceva sempre più in-
combente: “Tutto quello che hai creato, tutto
quello in cui hai creduto, ciò che hai vissuto,
ciò che hai amato, di tutto questo non rimarrà
neanche l’illusione, ma solo un ricordo vivo che
ti divorerà dentro e che ti farà vagare negli inferi
per l’eternità. E tutto questo ti fa paura?”
Nel frattempo Anisha sentì un tocco gelido sulla
sua spalla, che scivolando viscidamente, arrivò a
stringerle con forza il polso destro. In quell’istan-
te la voce disse: “Apri gli occhi e guardami”.
Anisha alzò la testa, il sorriso sereno era ancora
sulle sue labbra, aprì gli occhi lentamente e din-
nanzi a lei vide un volto. Allargò il campo visivo
ed ecco, era lui, il Principe Damon. Il suo corpo
era trasparente, impalpabile, a intervalli vibrava
come se gli passassero attraverso soffi di ven-
to. Appariva fragile ed i suoi capelli dai riflessi
grigio-azzurri cadevano sciolti lungo le spalle. I
suoi occhi erano piccoli vortici privi di luce.
A quel punto il Principe, con un sorriso sprezzan-
te, disse ad Anisha: “Sei pronta a darmi l’essen-
za della tua vita… pur restando viva?” Il silenzio
nell’aria era pesante, Anisha non fece un fiato,
continuava a guardarlo negli occhi, impetuosa-
mente.
Damon con la testa fece uno scatto indignato,
portandosi indietro i capelli, poi mantenendo
sul suo volto quel sorriso di disprezzo, proferì:
“Bene, bene, bene…eh lo so, è difficile pratica-
re l’amore! Io lo ben so, per questo ho scelto,…
ma non parliamo di me, siamo qui per te cara
Regina. Ma come, non eri tu che affermavi che
il male non avrebbe avuto nessun potere in te?
Tutto quello che i miei occhi stanno vedendo mi
suggerisce il contrario! La tua esitazione, la tua
paura, il dubbio che si fa strada nei luoghi più
intimi del tuo animo, dovrebbe farti capire che…
DEVI ARRENDERTI!”.
Poi la sua voce si fece cinica e impudente
“Ecco! Udite, udite il male trionfa, ed io esulto!
Un’altra vittoria! Com’è facile con voi umani, ba-
sta insinuarvi un granello di dubbio, una goccia
di sconforto, un soffio di odio e le vostre certez-
ze, il vostro credo, la vostra forza, incominciano
a vacillare, perché siete meramente umani”.
A quel punto Anisha indietreggiò lentamente,
muovendosi con grazia, poi si fermò ritta, indo-
Le fabe della Manu
Curatore: Manuela Baccin

I DUE REGNI (parte II)
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mita e dichiarò: “Non prendo le distanze da te
per sconforto, o per confusione oppure per odio,
dubbio o semplicemente perché sono umana,
no non è per questo! La paura non mi appartie-
ne, il dubbio non esiste in me. Esulti troppo in
fretta, Principe Damon, il male non è intelligen-
te, è questo che i miei occhi vedono.
Vedo il vuoto che è in te, il nulla, l’irreale e l’illu-
sione non possono farmi male perché non esi-
stono in me”.
Il tono di Anisha si fece ancor più deciso, “E
adesso ti faccio io una domanda, hai paura?”
Non ebbe risposta, allora aggiunse: “Io penso
di sì. La paura esiste solo quando il male ti ap-
partiene”.
Damon fissando negli occhi Anisha si portò le
mani giunte sulle labbra e, mentre ci giocherel-
lava, incominciò a mormorare sottovoce una
cantilena. Intanto che il tono della sua voce si
faceva sempre più intenso, dal suo basso ven-
tre uscì un gelido vortice che finì per avvolgere
Anisha.
Ella si trovò in uno spazio senza tempo a flut-
tuare all’interno di innumerevoli anelli posti uno
d’innanzi all’altro. Tutto era statico e privo di
colore, quando ad un tratto Anisha intravide in
lontananza un’apertura oscura dalla quale pro-
veniva la voce suadente. In quell’istante si rese
conto che se fosse stata ingoiata da quell’aper-
tura sarebbe stata la sua fine. Cominciò allora a
contrastare con forza il flusso che sempre più la
trascinava verso l’oscurità.
Il tempo si era fermato e la mente di Anisha
aveva fatto spazio alla luce. I pensieri erano
leggeri e colmi d’amore mentre il suo corpo si
rafforzava sempre più. In quel preciso istante
ella poté emettere con potenza tre parole ma-
giche, che produssero un tripudio di bellezza e
di splendore.
Dinnanzi ai suoi occhi le parole magiche pren-
devano forma, emergendo fiammeggianti dal
vuoto assoluto, conquistando lo spazio in modo
possente.
La mano di Anisha sfiorò una di queste parole
ed ella, per incanto, si trovò in un luogo sospe-
so nel tempo. Attorniata solo da luce, intravide
in lontananza una figura che a poco a poco si
avvicinava. Era Elkan, lei le andò incontro con
il cuore pieno di gioia, ma solo per scoprire,
amareggiata che quello che vedeva non era che
un’immagine di lui.
Le rimase di fronte, interdetta, ed a quel punto
Elkan allungo le braccia facendole cenno di avvi-
cinarsi. Le disse: “Sei arrivata! Ti prego ascolta-
mi! Non ho molto tempo. Ricordati la profezia,
solo con il sacrificio troverai la via. Io ci sarò”.
Tutto si dissolse, ed Anisha si ritrovò di nuovo
nel palazzo. Non c’era più traccia del Principe
Damon ed ella decise di andarsene da lì, ma ac-
cadde una cosa misteriosa che la trattenne….
Vide se stessa dentro ad una sfera, e nella sfe-
ra tante immagini, tra le quali quella di ciò che
stava vivendo. In quel preciso istante comprese
che le sue certezze erano barriere e che solo
attraverso il dono di sé e l’umiltà si raggiunge il
vero Potere, un Potere fatto solo di Amore.
A quella chiarezza i suoi occhi brillarono di una
luce smeraldina, il suo viso perse i segni della
fatica e della sofferenza, la sua pelle lattea di-
venne radiosa. Si sentiva risvegliata da un lungo
sogno…. adesso era nella vita, dove Elkan si tro-
vava, finalmente e per davvero.
Manuela Baccin
www.scuolaenergheia.it
ENERGHEIA
Prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici
La scuola intende preparare al discepolato e al cammino iniziatico,
fornendo gli strumenti teorici e pratici per focalizzare stabilmente
la propria coscienza sul piano dell’anima, requisito
fondamentale per poter operare nel campo
della guarigione esoterica. Il programma,
estremamente vasto, spazierà dalla
conoscenza dei chakra, dell’aura, dei corpi
sottili, al karma, alla psicologia esoterica,
alla conoscenza e all’uso dell’energie
di raggio. Un guaritore esoterico deve
poter aiutare i suoi fratelli a far fluire l’energia
dell’anima, fonte di ogni vera guarigione, e deve
sapere come questo può avvenire in pratica.
L’iscrizione alla scuola comporta una decisa scelta
di vita nel senso della trasformazione del proprio
sè inferiore e del servizio agli altri. Chi non avesse questi
precisi intenti sappia che non potrà essere accettato nella
scuola, che sarà fra l’altro a numero chiuso.
I corsi si tengono ogni anno da ottobre a giugno.
PROGRAMMA
1°anno: Introduzione “Il Sentiero degli Angeli” - La pratica della meditazione - L’integrazione della perso-
nalità - Il corpo fisico - Il corpo eterico - Pranoterapia e terapia magnetica - I sette raggi - Kundalini, chakra e
l’aura - Il Karma - Il sentiero iniziatico.
2°anno: I sette tipi psicologici - Il corpo astrale - Il corpo mentale - La formazione delle immagini karmiche
- La chiaroveggenza, i chakra e l’aura - Alchimia spirituale, dal sé inferiore al sé superiore - L’eteroscopia -
La terapia radiante - La telepatia - I sogni.
3°anno: Il corpo causale - Il contatto con l’anima, i maestri, gli angeli e i deva - Alchimia dei chakra e trasmu-
tazione delle immagini karmiche - La guarigione di gruppo - La seduta terapeutica - La tenuta di un gruppo
- L’insegnamento della meditazione - Le dieci leggi, le sei regole e i sette modi della guarigione esoterica -
Elementi di astrologia esoterica - Conclusioni.
PER INFORMAZIONI RIVOLGERSI ALLE SEGUENTI SEDI:
BERGAMO Graziano Fornaciari tel. 059 900086 - cell. 339 8476285 e-mail: sede.bergamo@scuolaenergheia.it
MILANO Luca Tomberli tel. 055 4215064 - cell. 328 3122520 e-mail: sede.milano@scuolaenergheia.it
TORINO Gianluca Fontana tel. 0123 347070 - cell. 347 1114556 e-mail: sede.torino@scuolaenergheia.it
PADOVA Paola Spada tel. 0542 56071 - cell. 338 6195442 e-mail: sede.padova@scuolaenergheia.it
MODENA Paola Fornaciari tel. 0522 597259 - cell. 349 8646500 e-mail: sede.modena@scuolaenergheia.it
FIRENZE Andrea Innocenti tel. 055 585717 - cell. 368 3486833 e-mail: sede.firenze@scuolaenergheia.it
ROMA Anna Grazia Fiorani tel. 059 900086 - cell. 339 8476284 e-mail: sede.roma@scuolaenergheia.it
TARANTO Giovanna Spinelli tel. 099 9558405 - cell. 328 7734551 e-mail: sede.taranto@scuolaenergheia.it
Dieci week-end all’anno per tre anni di intenso studio e di profonda alchimia spirituale.
Atman in sanscrito designa il vero sé dell’essere umano, lo spirito assoluto, Brahman, individualizzato nell’uomo. Il Raja
yoga è la scienza dell’essere che consente di dissipare il dolore e l’ignoranza, portando alla conoscenza di Atman attra-
verso pratiche di vita e di meditazione sperimentate da millenni.
L’Associazione Atman è nata con lo scopo di diffondere la conoscenza e la pratica del Raja yoga e di tutte quelle tradi-
zioni esoteriche che hanno come finalità il perfezionamento dell’uomo nel suo complesso.
www.associazioneatman.biz
ATMAN
Associazione per lo studio del Raja Yoga
La prima rivista esoterica on-line: www.ildiscepolo.it info@ildiscepolo.it
All’indirizzo www.dracoedizioni.it potete richiedere la rivista “Il Discepolo”al solo costo di spedizione
www.dracoedizioni.it
DRACO EDIZIONI
MASSIMO RODOLFI
Una voce per l’innocuità
Questo sito nasce con alcuni intenti ben precisi. Intanto finché in questo paese ci sarà una parvenza di democrazia,
voglio sfogarmi a dire quello che penso senza tanti peli sulla lingua. Lo voglio fare mettendoci la faccia a differenza di
tanti che, avendo grande potere sulla materia preferiscono esporre i loro lacché, rimanendo nell’ombra a tessere le loro
marce ragnatele. Io invece ho un grande potere sullo spirito, su uno spirito, il mio che non ne può più di condividere
una vita dove la capacità e la libertà di scegliere, che dovrebbero caratterizzare la nostra umanità, sono relegate ad una
timida utopia. Voglio gridare che dobbiamo cercare la pace e l’amore e non l’odio e il profitto, voglio gridare che l’uomo
deve essere al centro, non l’avidità e l’egoismo. Sia la pace nei vostri cuori soprattutto nei cuori di chi odia.
Massimo Rodolfi
www.massimorodolfi.it
La Draco Edizioni, l’associazione
Atman e la scuola Energheia
sostengono l’opera di queste
associazioni di solidarietà.
OMEO BON BON
www.omeobonbon.it
Attiva in Madagascar
e HEWO
www.hewo-modena.it
Attiva in Etiopia ed Eritrea
17-18 ottobre 2009
Auditorium Ente della Cassa di Risparmio via Folco Portinari 5r Firenze
“RIPRENDIAMOCI IL PIANETA”
CONVEGNO NAZIONALE
Per la presentazione di un progetto
di rinascita dell’umanità
In collaborazione con:
Atman, associazione per la diffusione del raja yoga e dell’esoterismo
Le Dodici Stelle, associazione per l’educazione all’innocuità
Draco Edizioni, casa editrice di divulgazione esoterica
Il Discepolo, rivista esoterica on line e stampata
Il programma del convegno è disponibile sul sito www.scuolaenergheia.it
BERGAMO
martedì 13 Ottobre 2009 ore 20,00 - “Presentazione Scuola Energheia”
Centro Culturale “Albero dello Yoga”- Via Fornaci 34 Alzano Lombardo.
mercoledì 21 Ottobre 2009 ore 20,00 - “Presentazione Scuola Energheia”
mercoledì 11 Novembre 2009 ore 20,00 - “Presentazione Scuola Energheia”
Il Dopolavoro Ferroviario (a fianco della stazione ferroviaria) p.le Marconi 12.
info: Graziano Fornaciari cel. 339.8476285 tel. 059.900086 mail: g.fornaciari@scuolaenergheia.it
MILANO
martedì 29 settembre 2009 ore 20,45 - “Perchè Energheia”
Centro Althea - Corso Buenos Aires 10 (MM1 P.ta Venezia).
mercoledì 14 Ottobre 2009 ore 20,45 - “Perchè Energheia”
mercoledì 28 Ottobre 2009 ore 20,45 - “Perchè Energheia”
Centro Shen - via Luosi 15 (zona Piola)
Info: Luca Tomberli cell. 328.3122520 mail: tomberli.luca@gmail.com
MODENA
sabato 10 Ottobre 2009 ore 18,00 - “Presentazione Scuola Energheia”
ad Albinea di Reggio Emilia via Garibaldi 22/23.
info: Paola Fornaciari tel. 0522.597259 cell. 349.8646500
FIRENZE
mercoledì 8 Ottobre 2009 ore 20,30 - “Presentazione Scuola Energheia”
mercoledì 28 Ottobre 2009 ore 20,30 - “Presentazione Scuola Energheia”
Centro Raja Yoga Brahmananda - via G. Pascoli 11
Info: Andrea Innocenti tel. 055.585717 cell. 368.3486833 mail: andrea44.ai@libero.it
PERUGIA
sabato 7 Novembre 2009 ore 17,15 “Raja yoga: la scienza dell’anima ”
sabato 16 Gennaio 2010 ore 17,15 “La meditazione nelle varie tradizioni”
Libreria dell’Anima - strada Trasimeno ovest 165 - Olmo (Perugia) tel. 075.5170036
info: Anna Todisco tel. 055.781699 cell. 328.9636352 mail: anna-todisco@libero.it
sabato 10 Ottobre 2009 ore 17,15 “Yoga e creatività”
sabato 5 Dicembre 2009 ore 17,15 “Il viaggio dell’eroe”
Libreria dell’Anima - strada Trasimeno ovest 165 - Olmo (Perugia) tel. 075.5170036
info: Elvira Angelucci cell. 333.7665117 mail: yogacreativita@tele2.it
Conferenze di Raja Yoga e presentazione della Scuola Energheia