IL DISCEPOLO

un porto sicuro per tutti coloro che cercano
la via, la verità e la vita
Copyright 2007 Provvedimento del Presidente del Tribunale
di Modena Iscritto al n.1866 del 19/02/2008
del Registro Stampe e Periodici.
anno 3 - n. 9
trimestrale - gennaio/marzo 2010
copia gratuita
questa rivista è emanazione della Draco Edizioni
fondata nel 2006, per diffondere in termini moderni l’antica conoscenza esoterica.
in collaborazione con l’associazione Atman, fondata nel 1994
per la diffusione del raja yoga e dell’esoterismo,
e di Energheia, fondata nel 1996, prima scuola italiana per terapeuti esoterici.
Nel tempo tutto cambia e niente cambia. Le realtà essenziali della vita, le sue strutture fondamentali, l’ana-
tomia e la fsiologia della coscienza rimangono fedeli all’emanazione primordiale di quel verbo che tutto
pervade. Nel tempo, quello che cambia sono i modi della manifestazione, sempre più aderenti alle forme
cangianti che lo spirito può usare, di era in era, nel suo lungo pellegrinaggio tra le pieghe della materia.
Nello spirito che discende nella carne si compie la parabola del fgliuol prodigo che prima o poi ritornerà
nella casa del padre. Questa rivista, in fn dei conti, vuole solo prendere atto dei modi diversi oggi necessari
ad esprimere adeguatamente le immutabili verità dell’antica saggezza esoterica. Questo spazio vuole essere
utile a tutti i pellegrini che nel loro viaggiare sono arrivati a rivolgere gli occhi verso la casa in cui sono nati.
Che il potere del padre, l’amore del fglio e la sapienza dello spirito santo ci uniscano in un’unica vita.
Massimo Rodolf
La tensione è tale che il Mondo freme. Gli eventi sono in pressione. A tutti i livelli le energie del-
la Luce sono impegnate a fondo per salvarlo dalla distruzione, mentre le tenebre si insinuano, con ma-
schere luminose, decise ad annientare ciò che la Luce crea e, dove possibile, a demolire le basi stesse
dell’opera creativa. Nell’epoca grave dell’Armageddon è specialmente necessario sapere quali sono
le forze che causano le azioni di ogni singolo giorno, di ogni singolo evento, di ogni fenomeno; poiché è
l’ora della decisione, e non ci sono mezze misure sulla via del Mondo del Fuoco.
Maestro Morya
Immagine di copertina:
cascate di Kravice, foto di Manuela Baccin
All’inizio era così...
Collaborazione progetto grafco Simona Murabito
Stampato presso la tipo-litografa AG snc di Rustichelli & C.
Sommario
Editoriale Curatore: Massimo Rodolf
SCIE CHIMICHE, VACCINAZIONI E PSICOFARMACI AI BAMBINI pag. 2
Conoscere la conoscenza Curatore: Andrea Innocenti
NON SEMPRE L’OBBEDIENZA È UNA VIRTÙ pag. 4
Educare per la consapevolezza Curatore: Anna Grazia Fiorani
APPUNTI DI VIAGGIO DEL MONDO CELESTE DELL’INFANZIA pag. 6

Letteratura e spiritualità Curatore: Anna Todisco
IL VIAGGIO DEL PELLEGRINO pag. 8

Fitoterapia energetica Curatore: Donatella Donati
COSA RAPPRESENTA ENERGETICAMENTE L’ALLERGIA? pag.
11
Nuovo insegnamento esoterico Curatore: Fabio Ricchetti
MEDITAZIONE E TRASFORMAZIONE DI SÉ pag. 13
Antica saggezza e scienza moderna Curatore: Gianluca Fontana
IL CLIMATIZZATORE… DEGLI DEI pag. 16
La coppia sul sentiero Curatore: Giorgio Ricci Garotti e Monica Giovannini
IL TRADIMENTO OVVERO… TRADIRE SE STESSI (parte II) pag. 18
Mitologia e Sentiero Iniziatico Curatore: Graziano Fornaciari
CEDERE È UN PO’ COME MORIRE pag. 20
il Raja Yoga e l’esoterismo Curatore: Luca Tomberli
L’UOMO COME MICROCOSMO pag. 24

Astrologia esoterica Curatore: Maria Grazia Barbieri
VIRGO, LA MADRE DEL MONDO pag. 27

Il Sentiero Iniziatico Curatore: Massimo Rodolf
CORPO FISICO E SOMATIZZAZIONE pag. 30
Psicologia esoterica Curatore: Paola Spada
ARMONIA TRAMITE CONFLITTO pag. 33

Psicologia sociale e del lavoro Curatore: Diana Ferrazin
IL BISOGNO DI RICONOSCIMENTO pag. 35

Le fabe della Manu Curatore: Manuela Baccin
UNA PICCOLA MAGIA pag. 37
2
E dire che ‘sto mondo sarebbe anche bello,
se non ci fossimo noi umani a comportarci
come delle cavallette o dei virus. Riusciamo
veramente a combinare dei bei casini e mi
sa che stavolta la stiamo facendo proprio
grossa. Fra le tante grandi sciocchezze che
l’umanità sta mettendo insieme per rovinare
il pianeta, ce ne sono tre che sono proprio
una chicca e che, visti gli interessi dei grandi
criminali che ci sono dietro, conniventi con i
vari governi mondiali, trovano ampie e fanta-
siose giustificazioni a tutti i livelli.
La prima di questa fila di perle è quella or-
mai mondialmente nota come il fenomeno
delle scie chimiche. Che ci siano aerei che in
ogni parte del mondo irrorano l’atmosfera ri-
lasciando sostanze chimiche ed organiche di
varia natura è ormai un fatto riscontrabile da
chiunque sia in buona fede. Basta alzare gli
occhi al cielo e respirare l’aria col naso inve-
ce che con altri organi, come sembrano fare
certi meteorologi, showman e politici che evi-
dentemente subiscono una inversione di par-
ti anatomiche, ritrovandosi altro al posto della
faccia, per capire che quello che respiriamo,
grazie a queste operazioni non è bello.
Perché, questi bei figuretti, invece di accanir-
si a dire con tanta arroganza che il fenomeno
non esiste, screditando i ricercatori indipen-
denti che tentano di dimostrare la verità, ge-
neralmente senza mezzi, non ci forniscono la
strumentazione per fare analisi certe dell’aria,
dell’acqua e della terra, magari dicendoci an-
che da dove decollano e col permesso di chi
quella enorme quantità di aerei che svolazza-
no quotidianamente in ogni parte del cielo?
Ovviamente le migliaia di persone che in tut-
te le parti del mondo denunciano il fenome-
no, iniziando anche a documentare l’enorme
incremento di malattie di ogni genere, cor-
relate alle irrorazioni chimiche, sono tutti dei
pazzi visionari, che si mettono d’accordo la
notte per inventare queste belle storie.
Non ci vorrebbe molto a dimostrare che il fe-
nomeno non esiste, basterebbe avere libero
accesso a un minimo di informazioni sui voli e
sulle sostanze emesse dagli aerei in volo per
far capire che tutto si risolve in ‘normale’ in-
quinamento atmosferico, cosa già abbastan-
za idiota di per sé, ma comunque comprensi-
bile, viste le condizioni dei cervelli umani. E
invece, quando si tocca questo argomento,
come avrebbe detto mia nonna che aveva
studiato ad Oxford, sui media si vedono ‘i
cani cagare dei violini’, ossia si sentono le
cose più strampalate, pur di giustificare un
pesante e complice silenzio su una cosa che
è evidente ad ‘occhio nudo’.
Qualche ammissione da parte di qualche
stambecco delle vette cerebrali comincia ad
esserci e non si fa mistero sul fatto che, al-
meno, determinate irrorazioni possono modi-
Editoriale
Curatore: Massimo Rodolf
SCIE CHIMICHE,
VACCINAZIONI
E PSICOFARMACI AI BAMBINI
3
ficare il clima. Ovviamente la cosa viene pre-
sentata come altamente positiva e fatta per
il nostro bene, visto che l’obiettivo dovrebbe
essere rallentare l’effetto serra, o cose del
genere. Ma ragazzi, ci prendete proprio per
coglioni? Di grazia, non è che ci sarebbe qual-
cuno, in parlamento o negli alti gradi militari,
che abbia voglia di dirci come stano veramen-
te le cose? Ehilà, non è che ci spieghereste
perché state avvelenando la popolazione
mondiale?
L’altra bella perla di questa entusiasmante sta-
gione è quella dell’influenza del porco. Siamo
arrivati a dei livelli veramente interessanti e
avanti di questo passo, pare proprio che ci do-
vremo vaccinare tutti, obbligatoriamente, con-
tro questa terribile pandemia che, di per sé,
farà meno morti di quanti ne farà probabilmen-
te il vaccino. Se volete sapere in sintesi il mio
pensiero (tanto ve lo dico anche se non volete)
qualche bel fringuello, ben prezzolato, dentro
a qualche bel laboratorio militare o di qualche
casa farmaceutica, si è divertito e continua a
divertirsi, a giocare coi virus per poi mollarli in
giro per vedere che effetto che fa.
Casualmente poi i governi di gran parte del
mondo, sostengono massicce campagne di
informazione, ovviamente senza spargere il
panico fra la popolazione, per giustificare la
vaccinazione di massa. Le multinazionali del
farmaco poi, con la loro rinomata dedizione fi-
lantropica, approntano in tempi brevissimi de-
cine di milioni di dosi di vaccino, che verranno
ovviamente regalate per il bene dell’umanità.
Scusate, può venirmi un dubbio? Non è che
si erano messi d’accordo prima per spartir-
si la porchetta, o se preferite i proventi de-
rivanti dall’influenza suina? Ma vaccinatevi
voi, casomai, che mi sembrate averne un po’
più bisogno, vista la vostra vicinanza ideale
all’animale in questione, che di sicuro non è
meno avido di voi.
Infine, dovete sapere che di questi tempi ab-
biamo i bambini agitati. Gli viene la AHDH,
o qualcosa di simile, e allora bisogna trattarli
con psicofarmaci, perché se si agitano trop-
po... non si sa mai. Già solo a pensare di dare
degli psicofarmaci a un bambino, secondo
me, bisogna essere cerebrolesi, per cui si
torna al punto precedente: prendeteveli voi,
che male non vi faranno, visto che avrete il
sistema nervoso di un polipo sugli scogli. A
me, quando ero piccolo ed ero agitato, e vi
garantisco che lo ero, casomai davano due
sberle e, per un po’, contavano. Se proprio
non stavo capito, me ne davano altre due,
cioè calibravano il dosaggio...
Non starò a tediarvi con le statistiche relati-
ve alla vendita degli psicofarmaci al mondo,
sono cose banali e scontate e che dietro a
queste manovre criminali vi siano imponenti
interessi lo capisce anche un bambino e for-
se è proprio per quello che ci vogliono stor-
dire a partire dalla culla, visto mai che a qual-
cuno un po’ troppo agitato gli venisse voglia
di mandare a ranocchi ‘sta massa di carenti
di umanità che oramai governa il mondo. Ma
mettetevi una mano sul cuore, ammesso che
non sia quello di un bacherozzo, vi sembra
il caso di trattare chimicamente dei cervelli
appena nati? Signori, non è che vi verrebbe
di lasciarci un po’ in pace, che riusciamo a
farci male anche da soli? A me, come capa-
cità distruttiva, bastava la normale umanità,
ma mi sa che siamo andati oltre... per favore,
ridateci il pianeta, fermatevi, finché siamo in
tempo.
Massimo Rodolf
4
Il senso di questo articolo prende spunto da
una lettera che don Lorenzo Milani scrisse
come risposta ad una presa di posizione dei
cappellani militari della Toscana nel corso
di una loro assemblea, tenuta l’11 febbraio
1965, nella quale definivano l’obiezione di co-
scienza ‘espressione di viltà’.
Don Lorenzo Milani, lo scomodo priore di
Barbiana, dà con la sua vita e il suo insegna-
mento un fulgido esempio di grande spiri-
tualità: possiamo veramente dire che è una
grande mente profetica del suo tempo e,
come accade sempre con tali personalità, ha
ricevuto grande opposizione dalle autorità ci-
vili e religiose quando era in vita. Poi, quando
la voce si è spenta perché la morte l’ha fatta
tacere, le stesse autorità si sono ampiamen-
te affrettate a rivalutarla, facendosi così gran-
de merito di avere una tale forza spirituale al
suo seguito. Non è nostro intento entrare nel
merito, più di tanto, sull’opera e sul pensiero
di don Lorenzo Milani; vogliamo solo riferire
alcune note significative riguardo alla sua di-
fesa degli obiettori di coscienza condannati
dalla legge ed in modo maramaldesco ag-
grediti dalla gerarchia religiosa nella veste di
alcuni cappellani militari. Così esordisce il
sacerdote:
“Se voi avete il diritto di dividere il mondo in
italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro
senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di
dividere il mondo in diseredati e oppressi da
un lato, privilegiati ed oppressori dall’altro. Gli
uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri
…”.
L’obbedienza cieca, pronta e assoluta qua-
le viene richiesta dai regolamenti militari e
spesso anche religiosi, ha prodotto in passa-
to migliaia e migliaia di morti e un’indicibile
sofferenza a tutta l’umanità.
Nasce così la domanda, la cui risposta appare
quasi banale, ma poi non così tanto: “Chi of-
fende più la Patria, colui la cui obbedienza, ad
ogni costo, genera bombardamenti dei civili,
rappresaglie crudeli, torture ecc. oppure chi
obiettando risponde alla voce della sua co-
scienza e si oppone a tutto ciò?”. Purtroppo
gli esempi nei quali la libera coscienza insorge
sono abbastanza rari e soprattutto inesorabil-
mente puniti dal potere costituito, che non
tollera trasgressioni alla sua volontà di affer-
mare e riprodurre se stesso. Gesù, con il suo
sacrificio, ha ampiamente rappresentato un
illuminante esempio di ciò, ma la storia offre
anche molti altri esempi di uomini che si sono
immolati in nome della propria coscienza:
non soltanto personaggi ampiamente famosi
quali Giordano Bruno, Che Guevara ecc., ma
anche tante altre persone non conosciute
che, solo per difendere un compagno o non
rivelare un’informazione, si sono fatti impri-
gionare o uccidere. In un certo senso possia-
Conoscere la conoscenza
Curatore: Andrea Innocenti
NON SEMPRE
L’OBBEDIENZA È UNA VIRTÙ
5
mo considerare fra questi anche quei giovani
che i cappellani militari in nome di un distorto
amore di patria si permettevano di offendere
e in difesa dei quali è insorto lo sdegno della
libera coscienza di don Milani. Naturalmente
le istituzioni religiose e civili non potevano ri-
manere indifferenti a tutto questo, la scure
del potere è calata inesorabilmente sul sacer-
dote stesso.
Il cardinale Ermenegildo Florit ha minacciato
di sospenderlo, mentre è partita subito la de-
nuncia da un sedicente gruppo di ex combat-
tenti alla procura di Firenze. La prima senten-
za del tribunale di Roma lo assolve, perché il
fatto non costituisce reato, ma in appello è
condannato il suo coimputato a cinque mesi
e dieci giorni di carcere, il vicedirettore della
rivista “Rinascita” Luca Pavolini, che si era
permesso di pubblicare la lettera, mentre il
sacerdote non è stato condannato solo per-
ché è sopraggiunta la sua morte. Questa è
stata la sentenza: ”il reato è estinto per mor-
te del reo”.
Tutta la vita di don Milani, e non soltanto in
questo episodio, ci mostra che il sentire di
coscienza deve essere libero, non può venire
ingabbiato dalle strutture esterne, anche se
queste appartengono a organizzazioni che si
dicono spirituali, perché non c’è nella storia
dell’umanità, nessun esempio di gruppo ma-
terialmente organizzato che abbia mantenuto
l’originaria ispirazione spirituale del fondato-
re. Accade questo perché le coscienze de-
gli adepti non sono in grado di sostenere la
Luce del Maestro, perciò si chiede la ‘regola’
nell’illusione di supplire alla sostanza con la
forma. Inevitabilmente o la gabbia del precet-
to finisce per essere violata dalla spinta del-
la coscienza, che se non elevata ha fame di
esperire la sua ignoranza, se invece ampia va
ben oltre il limite imposto, oppure la coscien-
za inaridisce in una personalità che ipocrita-
mente maschera la rabbia di non poter segui-
re l’impulso dell’evoluzione. Forse sul piano
dell’anima può sussistere un gruppo di anime
che per affinità di sentire di coscienza svolga
un lavoro unitario che vada verso la fusione
dei sentire di coscienza stessi, ma questa è
un’ipotesi ancora da dimostrare.
Tutto questo si coniuga con il grande proble-
ma della libertà: quanto si è liberi e, se sì, fino
a che punto lo si può essere?
A me pare evidente che la coscienza non
può fiorire senza libertà, ma questo non vuo-
le dire assolutamente delirio di onnipotenza:
nel mito Lucifero sfida Dio, ma la sua co-
scienza non esce dal limite dell’individualità
per sciogliersi nell’universale, quindi rimane lì
insabbiato nell’illusione di un potere che non
ha. Socrate dice: “È saggio colui che sa di
non sapere”. È questa forse la vera umiltà!
Riconoscere l’incolmabile ignoranza umana,
ma mantenendo sempre teso l’arco verso la
conoscenza, come se questa fosse possibile
in assoluto. È per questa tensione che il sen-
tire di coscienza rompe i suoi limiti attraver-
so i quali tracima la corrente del divino che è
in noi, nel continuo tentativo di trasformare
l’individuale in universale ed il relativo in as-
soluto.
Andrea Innocenti
6
Mi sento veramente una viaggiatrice che vie-
ne da un punto remoto ed è proiettata lonta-
no, tra stelle e galassie del nostro cielo che
ci sta sopra e che proietta la strada che dob-
biamo percorrere. La conoscenza del mondo
celeste, esistente nella coscienza di ognuno,
dovrebbe determinare la natura della discipli-
na dei primi anni dell’infanzia.
Questa percezione della facoltà creativa che
ci portiamo dal mondo celeste non deve mai
sparire, perché creare nel mondo fisico, an-
che se è assai arduo, è un compito che deve
essere eseguito. Ogni insegnante, in verità,
si deve sforzare di rendere meno stridente la
transizione fra mondo celeste e mondo della
lotta quaggiù, in modo che, quando la matu-
rità giunge, il ragazzo possa sentire la forza
adeguata per fronteggiare ogni tipo di prova
che la vita gli metterà davanti. In altre parole,
alla base della vita è necessario avere qualche
conoscenza delle eterne verità delle cose.
L’essere umano possiede un senso di ap-
partenenza. Per esempio, all’interno di una
scuola, ogni ragazzo che ne faccia parte può
anche pensare di avere diritto e dovere di
andare orgoglioso della propria classe, e di
essere fiero della scuola nel suo complesso,
percependo dei doveri tanto verso la scuola
quanto verso la propria classe. Questo è un
modo di sentirsi appartenente a qualcosa,
ed ogni insegnante dovrebbe stimolare que-
sto processo, in modo particolare durante le
prime esperienze del bambino, il quale deve
essere incoraggiato ad una percezione più
ampia, tale da incentivare il senso di apparte-
nenza al mondo e alla vita stessa.
Spesso si esortano i bambini a non essere
impulsivi, a non seguire la spinta del momen-
to. Teniamo presente che non siamo mai do-
minati da una spinta di una sola vita, e che
una sola esistenza individuale non è che un
momento nell’infinita serie delle realtà che
stanno dietro alle nostre spalle e che si sten-
dono davanti a noi.
Il cielo è un indizio sia della nostra mortalità
sia del nostro sicuro trionfo. Il nostro futuro
ci aleggia intorno continuamente, perché cia-
scuno di noi ha il proprio cielo, ed è da questo
nostro cielo che proviene tutto quell’aspetto
del futuro che ci può entusiasmare, che ci
può sostenere, assicurandoci la divinità, inco-
raggiandoci nelle difficoltà del cammino. Si sa
che durante la sperimentazione della nostra
vita la conoscenza cresce maggiormente: più
cresce la nostra conoscenza e più i nostri cie-
li si allargano e la scintilla diventa la fiamma
sempre più cosciente della divinità.
Ogni bambino nel corpo fisico ha lo spirito an-
cora “fluente dalle acque del battesimo” in
un cielo di sua creazione, dove ancora tutto si
può plasmare con la creta delle sue divine po-
tenzialità. Nella misura della nostra credenza,
Educare per la consapevolezza
Curatore: Anna Grazia Fiorani
APPUNTI DI VIAGGIO
DEL MONDO CELESTE
DELL’INFANZIA
7
della nostra fiducia, delle nostre aspirazioni e
della continua ricerca della verità, sboccerà in
cielo la realizzazione dei nostri sogni. Quello
che noi abbiamo pensato, lo diveniamo per
un istante nel cielo. “Vedere è credere”, dice
la terra, “Credere è vedere”, dice il Cielo. Sia
l’uno sia l’altro sono necessari per la vittoria
sull’illusione e sull’ignoranza. La stessa Mon-
tessori, scriveva che è la fede che guida la
vista, non la vista che procura la fede.
Le nostre anime sono le nostre madrine fata-
te, che ci dimostrano con insistenza che dalle
piccole cose deriva quel tutto che è neces-
sario per proiettarci lontano. È vero che colui
che vede “un mondo in un granello di sabbia
ed un cielo in un fiore di campo” è innanzi al
sentiero della vita.
Colui che crede che il cielo sia nel granello
di sabbia e nel fiore selvatico è alle porte
del mondo della verità. Nel mondo celeste
l’immaginazione è creazione, nel mondo dei
bambini l’immaginazione conserva la sua po-
tenzialità.
Quando vediamo nei bambini l’immaginazio-
ne agire in modo strano, dobbiamo imparare
a tenere l’occhio alla vita piuttosto che alla
forma. La forma può essere bambina, incom-
pleta, ma mai sciocca, in quanto trae forza
dal mondo celeste. La memoria in molti di
noi svanisce presto, la mente inferiore soffo-
ca presto la mente superiore, così il bambino
cresce fra coloro che hanno dimenticato.
Voglio citare alcune parole di Froebel, noto
pedagogista, che asseriva: “Non infrangere
d’un colpo il sogno, il sogno benedetto dell’in-
fanzia, in cui l’anima si unisce con il tutto, in
terra, in cielo, nel mare e nel firmamento”.
Ogni bambino è un creatore, e noi non sia-
mo in grado di giudicare quale sia il proposito
per cui egli crea, e non è nemmeno nei limiti
della nostra comprensione il motivo per cui
la sua gioia gli venga da vie che ci sembrano
strane.
Molti pensano che l’immaginazione del bam-
bino e i poteri divini che possiede rappresen-
tino un segno di immaturità. Ci sono sicu-
ramente vari generi di immaginazione, ma la
ragione costruttiva non è per nessuna ragio-
ne basata sulla realtà che l’adulto riconosce.
Essa si può basare sia sulle verità sia sulle
realtà che si porta dal mondo celeste.
Tutti riconoscono la magia che ogni bambino
si porta dietro nel momento della sua nascita,
tutti ne sono toccati nel profondo: si guarda e
si sente questa nuova vita con una potenza e
allo stesso tempo con una leggerezza che va
al di là della pesantezza con cui ogni adulto è
abituato a vivere: questa è la magia dei mon-
di celesti, e non possiamo non percepire un
mondo di vitale significato di cui il bambino
esprime ancora le qualità radianti.
Ci si ritrova davanti corpi bambini che ragio-
nano in maniera razionale e spietata, alla stre-
gua di un adulto. La deficienza di non pote-
re comprendere è spesso inevitabile per lo
stridente contrasto che esiste attualmente
tra il cielo e la terra, in parte perché stiamo
attraversando lo stadio più materiale della
nostra evoluzione e in parte perché la menta-
lità critica domina ancora potentemente. Solo
la fanciullezza si erge ancora libera e festeg-
gia i suoi misteri, che si fondano sulla verità,
coltivando grandi piaceri che si trovano nelle
incognite che essa nasconde allo scetticismo
degli adulti, fondando le radici in mitologie di
sua creazione.
Anna Grazia Fiorani
8
CHI SONO, DA DOVE VENGO, DOVE
VADO?
In queste domande si cela tutto il dilemma
della condizione umana. La paura più grande
che perturba il nostro animo è quella dell’igno-
to. Tutti sentiamo forte il bisogno di compren-
dere il senso del perché siamo di passaggio
come nuvole nel cielo, come recita una can-
zone. Urge in noi l’esigenza di comprendere
qual è la nostra ragion d’essere all’interno
della realtà universale e quale lo scopo di tan-
te nostre esperienze più o meno dolorose, o
semplicemente di tutto quello che realizzia-
mo nelle nostre esistenze.
Quando avevo circa quindici anni morì un
ragazzo della mia scuola, di poco più grande
di me, un ragazzo vitale, molto conosciuto
nell’istituto. Era appena cominciato il nuovo
anno scolastico e lui aveva dovuto sostene-
re, non senza sforzo, l’esame per essere pro-
mosso, perché era stato rimandato, come si
diceva allora. Io fui molto turbata: mi sfuggiva
il senso del darsi da fare, arrabattarsi per ri-
solvere i problemi contingenti e poi… senza
preavviso alcuno… toh scompari, ritorni da
qualche parte o cosa? Assurdo. Dura da ac-
cettare, se non hai elementi che ti possano
aiutare a comprendere.
Quando morì mio padre avevo più o meno la
stessa età. Mi ricordo che un pensiero domi-
nava sugli altri: quasi invidiavo il fatto che lui
almeno ora sapesse, gli era ormai stato sve-
lato il mistero dell’aldilà.
Quando, invece, nacque mia figlia, nel guar-
dare quell’esserino, perfetto in ogni sua più
piccola parte, insieme all’incredulità per sen-
tirmi in un certo senso l’artefice immeritevole
di tale miracolo, ero animata da pensieri del
tipo: chi è questa creatura, da dove viene,
perché è capitata proprio qui da me, come di-
venterà? Avevo la netta sensazione che oltre
quegli occhi e oltre a quel corpicino si aprisse
un altro universo a me sconosciuto.
Ora mi sembra chiaro che le chiavi per com-
prendere la complessità della nostra esi-
stenza ce le fornisca il riconoscimento che
l’Uomo nella sua totalità è qualcosa di più
della condizione uomo
1
. C’è una Realtà che
insuffla Vita e significato alla nostra esisten-
za empirica spazio-temporale. Finché non ci
sintonizziamo su questa lunghezza d’onda,
non possiamo trovare quella compiutezza
che ricerchiamo; ecco la fonte delle nostre
continue frustrazioni, angosce e incertezze.
Il problema, e limite nostro, è che circoscri-
viamo la nostra vita esclusivamente alla sua
dimensione fisica, ma l’essere, nella sua to-
talità è qualcosa di più di un corpo fisico, con
le sue secrezioni ghiandolari
2
. Questi sono i
limiti entro i quali normalmente ci costringia-
mo e che ci strangolano e annientano.
Letteratura e spiritualità
Curatore: Anna Todisco

IL VIAGGIO DEL PELLEGRINO
9
Francamente, le cose cui si attribuisce il più
alto grado di esistenza, proprio queste sono
al più alto grado inesistenti. E la grandezza
fisica ha un minimo di esistenza. […] Badia-
mo bene, però, all’organo con cui, a volta a
volta, le cose devono essere percepite: con
gli occhi, alcune; con gli orecchi certe altre e,
corrispondentemente, il resto; è da credere,
inoltre, che c’è da vedere ben altro con lo Spi-
rito e non ridurre il pensare a un udire o a un
vedere, come se si ordinasse alle orecchie di
vedere e si dicesse poi che i suoni non esi-
stono poiché non si vedono
3
.
L’individuo va ansiosamente alla ricerca
dell’Essere, di ciò che è, del Reale in quanto
universalmente – e non generalmente – tale,
della Verità nella sua Unità totale, non nella
sua frammentarietà e contraddittorietà. Ogni
vero filosofo, scienziato, religioso, ogni au-
tentico ricercatore non tende ad altro se non
a trovare la Costante, la Realtà assoluta
4
.
Se vogliamo rimuovere il velo dell’ignoranza
che ci separa dalla comprensione del Reale,
non ci resta che diventare ricercatori e intra-
prendere il viaggio che attraverso un acciden-
tato cammino evolutivo ci condurrà al centro
di noi stessi, a riconoscerci in quello che sia-
mo già in potenza: anima, riflesso dello spirito
nella materia.
I propri sforzi dovrebbero essere incanalati a
conoscere se stessi andando al di là di ciò
che appare
5
.
Si dice che Ramana Maharishi chiedesse
ai suoi seguaci: “Perché vuoi sapere cosa
sarai dopo la morte se prima non sai cosa
sei in questo momento? Prima cerca chi sei
adesso”. D’altronde già l’Oracolo di Delfi
nell’antica Grecia esortava: conosci te stesso
e conoscerai l’universo e gli Dei. E poi tutte
le religioni non sostengono concordemente
che siamo fatti ad immagine e somiglianza di
Dio?
Cioè, in potenza siamo Spirito che incarna e
informa la materia. Spirito e materia coesi-
stono in quanto polarità costituenti l’unità
dell’Essere, e la meta della vita è la manifesta-
zione dello Spirito che è nascosto sotto gli in-
volucri della materia con cui si è identificato
6
,
per diventare, come sosteneva San Paolo,
quello che già siamo in essenza.
La materia è in verità molto importante, ma
solo se unita allo spirito tocca il suo senso
più sacro
7
.
In sintesi, durante tutto il percorso evolutivo
l’uomo deve risalire verso l’Uno, integrando
tutte le energie che lo compongono, dalla
materia allo Spirito. Questo comporta lo svi-
luppo di una coscienza sempre più inclusiva,
fino all’identificazione col Sé autentico. Egli
deve percorrere un arduo cammino che porta
il viandante da un’angusta valle, alla sommità
di una montagna maestosa: via via che sale
lungo il Sentiero, il suo sguardo gradualmen-
te si apre su un panorama sempre più vasto
ed ogni cosa gli appare in una prospettiva
nuova, fino a quando, arrivando alla sommità,
lo sguardo spazia nell’infinito
8
.
Divino è lo Spirito ed eterno.
Incontro gli andiamo, strumento di Esso
ed immagine; a questo aspiriamo nell’intimo:
diventare com’Esso, brillare della sua luce.
Ma terreni noi siamo immortali,
10
pigra ci preme le spalle la gravità.
Dolce bensì e materna e calda ci abbraccia
la Natura,
ci allatta la terra ci accolgono culla e sepolcro;
ma la Natura non dona la pace,
e la scintilla
dello Spirito immortale e paterno trapassa
il suo incanto di madre, fa uomo l’infante,
rompe il candore a lotta e coscienza ci chiama.
Così tra la madre ed il padre,
tra il corpo e lo Spirito
esita la creatura più fragile al mondo,
l’anima tremula umana, capace d’affanni
come nessuno, e capace del bene supremo:
fede, speranza ed amore.
Dura è la via, peccato e morte il suo cibo,
spesso si perde nel buio, e meglio sovente
sarebbe non fosse mai nata,
ma eterna la irraggia la sua nostalgia,
la sua meta: la Luce, lo Spirito
9
.
Percorrendo l’impervio sentiero verso la casa
del Padre il pellegrino finalmente giunge a
comprendere:
Io sono Atman, la scintilla di luce emessa
dalle profondità della Creazione, generata dal-
la stessa sostanza del Padre, e vago nell’eter-
nità per compiere il proposito divino che so-
stiene l’universo. Io porto la bellezza del mio
suono, del mio colore e della mia forma come
contributo raro e prezioso alla vita.
Io vengo dal cuore stesso di Dio per per-
correre tutti i suoi sentieri. Nelle mie vite già
tanti ne ho attraversati e ancora attendo con
stupore il sentiero del domani, per vedere
una volta di più la bellezza del creato del qua-
le faccio parte.
Io vado verso la casa del Padre, da dove
sono venuto, per condividere nell’Uno tutti i
frutti dei campi che ho arato. Essi non mi ap-
partengono, perché una è la Vita ed in quella
tutti siamo
10
.
Anna Todisco
1
Raphael, Tat tvam asi, Ashrdam Vidya,
Roma 1977.
2
Ibidem.
3
Plotino, Enneadi, Laterza, Bari 1949.
4
Raphael, Tat tvam asi, op. cit.
5
J. Nageswran, “Bhagavan Ramana e lo
zen”, Vidya, febbraio 2001.
6
A.M. La Sala Batà, Dal sé inferiore al sé
superiore, La nuova Era, Roma 1965.
7
Foglie del Giardino di Morya, II, Nuova Era,
Roma 1973.
8
A. Besant, Il Tempio interiore, ADYAR, Trie-
ste 1990.
9
H. Hesse, Poesie, Mondadori, Milano 1985.
10
M. Rodolfi, Lettera ai soci Atman, 22 di-
cembre 2007.
11
In questo periodo dell’anno il termine allergia
risuona potente nell’etere. Molti esseri umani
soffrono di disturbi primaverili, e questo crea
spesso fastidi anche di forte intensità. Nel pe-
riodo dell’anno più bello e più importante per
tutto ciò che concerne il RISVEGLIO della na-
tura molti di noi vivono terrorizzati. Perché?
La natura, nel suo espandersi, travolge tut-
ti gli esseri in un cambiamento repentino, e
chi è più restio al cambiamento si allergizza
e risponde con un’infiammazione o un sinto-
mo specifico. Spesso nella nostra vita ci sono
cose che non accettiamo, che facciamo finta
che ci piacciano tanto… Poi all’improvviso
qualcosa ci toglie il respiro o ci fa gocciolare il
naso (quando va bene) e noi, esseri altamen-
te evoluti, malediciamo la primavera e il fatto
che non ci siano più le mezze stagioni... ma
cosa c’entra? Passiamo la vita a giustificare a
noi stessi delle situazioni in via di decompo-
sizione, a cercare di fermare e controllare il
tempo, questo demone senza pietà, che ine-
sorabile fa tornare la primavera e la necessità
del cambiamento.
L’impollinazione è, per la pianta, un distacco
da sé, un donare qualcosa di sé ad un altro
essere, una sorta di abbandono a fondersi
con l’altro. Esprime la consapevolezza di una
responsabilità nel piano.
Quanta elasticità in così poca differenziazio-
ne: niente cervello, nessuna parola, gli spazi
temporali occupati dall’essere sono ciò che
il proprio campo percettivo percepisce come
necessario e basta.
Mentre noi in primavera ci ammaliamo: chi si
deprime, chi è metereopatico, chi ha le aller-
gie; qualche sintomo di ribellione da qualche
parte deve uscire, anche attraverso problemi
di pelle. Basta continuare a starsene lontani...
Il senso profondo è un po’ questo: non sto
bene, non posso uscire, svestirmi, incontra-
re e fondermi in una sorta di impollinazione
umana. Ma purtroppo, o per fortuna, anche
noi rientriamo inevitabilmente nei ritmi della
natura.
Allora di media cosa facciamo: c’è chi pren-
de l’antidepressivo o l’ansiolitico, perché
la primavera col sole e i primi caldi ci depri-
mono… Ma allora perché non usare delle
piante? Esistono estratti che ci danno tono,
togliendo quella stanchezza profonda che il
cambiamento produce: ci sono l’Angelica ci-
nese (Angelica sinensis), pianta prettamente
femminile, che raccoglie in sé la possibilità
di essere tonica, immunomodulante e depu-
rativa allo stesso tempo (da usare, però, con
attenzione in soggetti che usano anticoagu-
lanti). Un altro energetico, indicato per donne
e uomini, l’Eleuterococco o ginseng siberiano
(Eleutherococcus senticosus): è un immuno-
stimolante e un addattogeno, cioè è in grado
di agire sui meccanismi fisiologici che de-
Fitoterapia energetica
Curatore: Donatella Donati
COSA RAPPRESENTA
ENERGETICAMENTE
L’ALLERGIA?
12
terminano un innalzamento della resistenza
fisica allo stress. La Schisandra (Schisandra
chinensis) è una pianta anche questa dalle
origini orientali e nello specifico cinesi: ha
come attività principale la funzione di tonico,
ma è anche una pianta antinfiammatoria a li-
vello bronchiale e alcuni studi la reputano un
ottimo antidepressivo e depurativo epatico.
Un’altra pianta utile specificamente per quel
che riguarda le allergie è l’Elicriso (Helicrisum
italicum), pianta dall’origine mediterranea che
è funzionale in caso di allergie di varia natura
e problematiche della pelle (psoriasi, derma-
titi, etc.) e che, come altre piante che hanno
queste attività sull’organismo umano, contie-
ne dei flavonoidi, nello specifico la quercitina,
che inibisce sia la liberazione sia la produzio-
ne di istamina, molecola che provoca bronco-
costrizione. Infine, utile è sempre il mitico Ri-
bes nigrum, da prendere anche insieme alle
piante sopraccitate, stimolando, in maniera
naturale, la corteccia surrenalica.
Ma se l’istamina o una simil-istamina si ge-
nerasse anche all’interno della cellula vege-
tale? Se in un momento di stress, di paura,
di necessità di fuga la pianta avesse davvero
un rimedio chimico al suo allarme? Se si auto-
guarisse dalla paura di incontrarsi e fondersi?
Se anche per la pianta l’altro può essere un
potenziale pericolo proprio come per noi? Se
alcune piante si adattassero alla situazione
nuova con la produzione di determinati prin-
cipi attivi? È chiaro che questo non vale per
tutte le piante...
E noi? Quale molecola possiamo tirare fuori
dall’alabastro? Credo che il miglior antidoto ai
disagi che la primavera ci mette davanti sia il
sentire cosa ci muove veramente verso l’al-
tro e sentire se la sua paura è anche la nostra;
nell’infiammazione io rifiuto ciò che ho davan-
ti, così come nella depressione.
Se la primavera è la stagione della depura-
zione in senso lato, cominciamo dall’allegge-
rire il nostro fegato, accettando, attraverso
l’introspezione, quanto siamo arrabbiati con
noi stessi per non essere perfetti. In questo
modo le paure si dissolvono, non ci si depri-
me, perché non abbiamo più bisogno di nu-
trirci di solitudine, e ci si muove nella propria
imperfezione proprio come l’altro nel quale
alla fine ci si riconosce.
Tutto, sempre, ci rimanda ad uno sguardo
centripeto e ad una semplicità quasi irreale.
Donatella Donati
13
“Va e non peccare più”: con questa ingiun-
zione si chiude il rito della confessione, e il
sacerdote invita il fedele a non indulgere in
azioni peccaminose. Ora, a parte il fatto che
si potrebbe disquisire a lungo su quello che la
Chiesa ritiene peccaminoso, rimane comun-
que la questione di come poter operativa-
mente sradicare da sé le cause del male.
Innanzitutto ribadiamo che alla base di ogni
tradizione esoterica vi è il riconoscimento
della divinità insita in ogni uomo: il male non
è che uno stato di temporaneo oblio da sé,
destinato a risolversi un giorno nella essenza
principiale.
Rimane quindi il problema di come fare a tra-
sformare queste qualità che oggi riconoscia-
mo come causa di dolore per noi e spesso
per chi ci circonda. Rimane il fatto che in noi
esiste un diffuso caos interiore col quale non
sappiamo come rapportarci e che sperimen-
tiamo una intensa sofferenza senza poter
comprendere il perché del nostro dolore esi-
stenziale.
Dopo aver a lungo cercato delle risposte, la
mia esperienza mi ha portato a trovare nel
Raja Yoga e nella pratica della Meditazione la
risposta a queste domande. Ho riconosciuto
questo come il mezzo per mettere ordine
all’interno e per comprendere le dimensioni
più profonde dell’Essere.
Visti i tanti luoghi comuni che circondano il
soggetto, vediamo di chiarire cosa si intende
quando si parla di Meditazione.
1. Scopi
In primo luogo ne chiariamo l’obiettivo citan-
do i versi degli Yogasutra di Patanjali:
• Lo scopo [dello Yoga] è produrre la visione
dell’Anima ed eliminare gli ostacoli
1

• Lo Yoga è l’ estinzione dei vortici della so-
stanza mentale
2
• Occorre estinguere la loro attività [degli
ostacoli] attraverso la meditazione
3

In realtà la meditazione non è una ‘attività’
come normalmente si intende, ma è una atti-
tudine della mente ad essere concentrata. È
necessario un lungo addestramento ed anni
di pratica perché questo stato di concentra-
zione si realizzi. La cosa che risulta difficol-
tosa è quella di placare i chitta-vritti, i vorti-
ci della sostanza mentale, che mantengono
continuamente perturbata la nostra coscien-
za impedendo così l’emergere della vera vo-
lontà spirituale.
2. La versatile natura psichica
Cosa impedisce quindi l’acquietarsi della
mente? Nel quarto articolo abbiamo para-
gonato la nostra coscienza ad un Regno nel
quale esistono diverse ‘voci’ non integrate,
ognuna delle quali reclama per sé il dovuto.
L’esistenza di queste diverse parti dell’es-
sere, esistenti nella forma di vere e proprie
strutture nella materia emotiva e mentale,
Nuovo insegnamento esoterico
Curatore: Fabio Ricchetti
MEDITAZIONE
E TRASFORMAZIONE DI SÉ
14
si manifesta alla superficie della coscienza
come volontà e bisogni discordanti. Ci po-
tremmo così trovare contemporaneamente a
volere e rifiutare una stessa cosa come ef-
fetto delle diverse realtà coesistenti al nostro
interno. L’effetto sarà il nostro “non so chi
sono”, “non so cosa voglio” o “non so cosa
fare”, in altre parole confusione e conflitto.
Ma non solo; quello che occorre riconoscere
è come in realtà tutto ciò al quale aspiriamo e
che, nonostante i nostri sforzi, non riusciamo
ad ottenere, è proprio frutto di queste voci in-
teriori che ci fanno poi incolpare fattori ester-
ni dei nostri presunti fallimenti.
Quello che non riconosciamo è che in realtà
siamo noi a dire “no”, siamo noi che, impri-
gionati nei nostri circoli viziosi, manchiamo
di cogliere occasioni e realizzare ciò che in
parte vogliamo ma che allo stesso tempo
inconsciamente rifiutiamo. Possiamo espri-
mere quanto sopra in termini esoterici con il
principio secondo il quale:
Come un uomo Pensa, tale egli è
ovvero, tutto ciò che ci accade non è che il
frutto del nostro pensiero, ovvero di ciò che
le nostre voci attirano magneticamente. Ciò è
vero nel bene e nel male.
Vediamo ora come agisce la Meditazione su
questo stato di cose.
3. Percezione
L’addestramento meditativo permette innan-
zitutto di portare l’attenzione sui nostri pro-
blemi. Le voci della personalità, avendo una
coscienza propria, non hanno alcun interesse
ad essere identificate, e tendono a mantene-
re il nostro sguardo lontano da esse. Tendono
così a distrarci e mantenerci focalizzati sulla
superficie. Questo è il motivo per cui non
siamo generalmente consapevoli della nostra
responsabilità degli eventi. In fondo il male
trionfa nelle tenebre, quando non è visto,
mentre quando è scoperto perde la propria
potenza distorcente. Il primo passo è quindi
quello di volgere lo sguardo verso l’interno. È
la prima grossa resistenza da vincere.
La pratica della meditazione consente di
educare la nostra mente affinando la nostra
capacità discriminante. Ci permette di per-
cepire i contenuti psichici scoprendone pro-
gressivamente l’esistenza e, soprattutto, ci
permette di scoprire il legame di questi con
ciò che ci accade nella vita quotidiana. Di fat-
to è proprio attraverso l’aderenza alla realtà
quotidiana, attraverso la discrepanza tra ciò
che a parole propugniamo e ciò che nei fatti
concretizziamo, che si evidenziano le frattu-
re della coscienza e si possono così rendere
consci i contenuti inconsci.
4. Trasformazione
Contemporaneamente all’opera di riconosci-
mento inizia l’opera di trasformazione, che
avviene sfruttando un altro principio fonda-
mentale della disciplina esoterica: l’’Energia
segue il Pensiero.
Questo principio esprime il riconoscimento
che ogni contenuto psichico ha una natura
energetica, ed esprime poi il fatto occulto
che questo stato energetico può essere mo-
dificato dirigendo opportunamente il nostro
pensiero. In termini yogici Patanjali afferma
la stessa cosa quando dice: “Quando sorge
un pensiero contrario allo Yoga, sviluppare il
pensiero opposto
4
”.
L’enunciato, all’apparenza semplice, è in real-
tà denso di significato. Siamo abituati ad in-
tendere l’effetto della nostra attività sottile
come privo di effetti, mentre ciò non corri-
sponde al vero. Quello che nella fase iniziale
è immaginazione, diviene poi vera e propria
capacità di visione e possibilità di potente
15
modificazione dei contenuti sottili presenti
nel subconscio. In particolare questi si modi-
ficano sfruttando le due possibilità di operare
della mente:
• Aspetto Distruttivo: consiste nella capacità
della mente di focalizzarsi ed imprimere im-
pulsi tesi a disgregare contenuti psichici ne-
gativi e distruttivi.
• Aspetto Creativo: consiste nella capacità
della mente di imprimere nuovi ritmi, richia-
mando opportune energie che vanno a co-
struire nuove forme più armoniche ed in sin-
tonia con i nostri veri bisogni.
In questo modo, attraverso lo sforzo reitera-
to, si vengono a destrutturare i circoli viziosi e
si imprimono qualità diverse che favoriscono
l’emergere delle nostre vere potenzialità.
Sempre di più migliora la percezione e sem-
pre più siamo in grado di modificare i conte-
nuti del nostro subconscio. In questo modo
si attua l’alchimia della trasformazione, si
acquieta la “versatile natura psichica” e può
emergere ciò che giace sepolto sotto la so-
vrastruttura: la nostra Anima.
5. Conseguimento
La meditazione è il mezzo per entrare in con-
tatto con noi stessi. Essa crea uno spazio in-
teriore dove riconoscere e smantellare i nostri
giochi nevrotici. Ci permette di riconoscere le
strutture che avvolgono il nucleo profondo
e ci fornisce l’energia per poter affrontare la
loro trasformazione uscendo dal bozzolo del-
la nostra routine. Nell’affermarsi delle qualità
dell’Anima, nella identificazione con questa
parte del nostro Essere, sta il vero rilassa-
mento e la vera felicità che diviene gioia e
beatitudine. Attraverso questa opera di svela-
mento accediamo ai domini superiori dell’esi-
stenza e radichiamo progressivamente quella
pace che diviene con il tempo stabile ed in-
crollabile.
Questo non è però frutto esente da sforzo,
ma, come abbiamo appena intravisto, è con-
seguente ad un arduo lavoro di trasformazio-
ne che agisce dall’interno, ma impone poi di
osservare la propria vita esteriore fin nelle
sue pieghe più recondite ed apparentemente
insignificanti.
L’immagine del santone ritirato dal mondo,
spesso associato con le pratiche dello yoga,
è quindi un anacronismo; non coincide con le
necessità attuali dell’umanità che non deve
rifuggire dal grigiore della quotidianità, ma
riscoprire proprio nella vita di tutti i giorni la
bellezza e la perfezione della Vita stessa.
Certo, il prezzo da pagare è alto, e richiede
anni di sforzi reiterati e di contatto con la sof-
ferenza che giace sotto le maschere. Affer-
mare il contrario sarebbe illusorio ed ingan-
nevole. Ma tale sofferenza non è più cieca e
senza speranza, ma anzi, è risolutiva e libe-
ratoria.
I “tesori del Cielo” man mano che vengono
conquistati hanno valore eterno. Sono conse-
guimenti dei quali nessuno potrà mai privarci.
Saremo sempre più fondati sulla roccia del Sé
e sperimenteremo progressivamente spazi
sempre maggiori di Sat-Chit-Ananda: Essen-
za, Consapevolezza e Beatitudine assoluta.
Da questo punto ci muoveremo nella vita irra-
diando questa luce sui nostri simili. Perché in
questo sacrificio, in questo “rendere sacro”
tutto trova poi il suo compimento profondo.
Fabio Ricchetti
1
PATANJALI, Yogasutra, libro II, v. 2.
2
PATANJALI, Yogasutra, libro I, v. 2.
3
PATANJALI, Yogasutra, libro II, v. 11.
4
PATANJALI, Yogasutra, libro II, v. 33.
16
A tutti noi, un mattino di primavera, sarà ca-
pitato, svegliandoci, di vedere un bel raggio
di sole che filtrava attraverso le imposte e
sentire il canto degli uccellini arrivare dagli
alberi vicini. E alzandoci, poi, ci sarà capita-
to di vedere il cielo tinto d’azzurro, con solo
qualche soffice nuvoletta bianca sparsa qua
e là, e sentire il dolce profumo di un prato
in fiore. Ricordiamo lo stato d’animo di quel
momento? Quasi certamente eravamo feli-
ci, come è normale che sia. A tutti noi, però,
un mattino d’autunno, sarà anche successo,
svegliandoci, di vedere la stanza ancora buia
e sentire il rumore della pioggia insistente.
E alzandoci, poi, ci sarà successo di vedere
il cielo tinto di grigio, con qualche nuvolone
nero all’orizzonte, e sentire magari… l’odori-
no della spazzatura che il camion della net-
tezza urbana, per uno sciopero del personale,
non aveva ritirato. Ricordiamo lo stato d’ani-
mo di quel momento? Quasi certamente era-
vamo tristi, come è normale che sia. La cosa
sorprendente, invece, è che, almeno una vol-
ta nella vita, ci sarà capitato di svegliarci in
una grigia e maleodorante mattina d’autunno,
come quella descritta, sentendoci felici. Non
che i nostri occhi non vedessero quel grigio
e il nostro naso non percepisse quel… profu-
mino, ma, stranamente, qualcosa di gioioso
dentro di noi riusciva a neutralizzarli. Vedeva-
mo quella pioggia con occhi diversi, pensan-
do che avrebbe magari dissetato un terreno
arso da tempo. Sentivamo quell’odorino con
un naso… diverso, pensando che lo sciope-
ro di quel giorno avrebbe magari migliorato
le condizioni di quei lavoratori. E magari, non
dico a tutti noi, ma probabilmente a qualcu-
no sarà anche successo che in quella magica
mattina la gioia interiore fosse così intensa
da fargli fare una pazzia: uscire di casa e…
interpretare per strada il celebre musical Sin-
ging in the rain!, Cantando sotto la pioggia!
Ma sicuramente a tutti noi sarà, poi, capitato
che la magia di quella mattina se ne andasse,
così come era venuta, la gioia svanisse, la-
sciando il posto a uno stato d’animo così così
o, peggio, a…
Di fronte a queste esperienze quotidiane, è
impossibile non chiedersi: da cosa dipendo-
no, veramente, la nostra felicità e la nostra
tristezza? Riusciremo mai a essere felici sta-
bilmente?
La scienza esoterica riesce a rispon-
dere in modo esaustivo a queste domande,
che da sempre l’uomo si pone. In parole sem-
plici. La gioia e il dolore che conosciamo, per
quanto possa sembrare strano, fondamen-
talmente non dipendono dalle circostanze
esterne. Questi stati d’animo opposti hanno
la loro vera origine dentro di noi. Gli eventi,
semplicemente, agiscono da attivatori nei
loro confronti, facendo emergere felicità o
Antica saggezza e scienza moderna
Curatore: Gianluca Fontana
IL CLIMATIZZATORE…
DEGLI DEI
17
tristezza, a seconda dei casi, dal profondo di
ognuno. Tale condizione, caratteristica della
stragrande maggioranza dell’umanità, è uno
stato di mancanza di libertà, perché, stando
così le cose, gli uomini non possono sceglie-
re di essere gioiosi in una circostanza avver-
sa. Per fortuna, però, questa condizione non
dura per l’eternità. L’antica saggezza eterna
afferma che ogni uomo è destinato, alla fine
del suo lunghissimo ciclo di incarnazioni, a
divenire un Arhat, un Liberato, ovvero un es-
sere il cui stato interiore, di gioia, è diventato
indipendente dalle circostanze esterne e co-
stituisce la costante del suo modo di perce-
pire la vita. Questo stadio evolutivo è estre-
mamente avanzato e ad oggi solo pochissimi
esseri incarnati possono sperimentarlo e,
quindi, testimoniarlo. Naturalmente, come
sempre, esistono tutti i gradi intermedi, con
la conseguenza che, più l’uomo si avvicina
allo stadio culmine dell’evoluzione umana so-
pra descritto, più aumenta l’indipendenza del
suo stato d’animo dagli eventi esterni.
Un’analogia, tratta dal mondo della
tecnologia quotidiana, ci può aiutare a capire
meglio questo importante concetto. Pensia-
mo a un uomo primitivo che abiti in una rudi-
mentale capanna. Nei periodi miti dell’anno,
cioè in primavera e in autunno, vivrà in modo
confortevole, assaporando il tepore e il fre-
sco di quelle stagioni. Ma cosa succederà nel
cuore dell’inverno e nel pieno dell’estate? Il
clima all’interno della capanna sarà all’incirca
quello all’esterno della stessa e, pertanto, ar-
riverà a fare molto freddo e parecchio caldo.
Certo quell’uomo potrà vestirsi con abiti più
pesanti nei mesi più rigidi e con indumenti
più leggeri in quelli più torridi, ma sicuramen-
te patirà. E sarà costretto a convivere con
quel clima, fino a quando le stagioni miti ritor-
neranno, per poi di nuovo lasciare il posto alle
altre. Pensiamo ora, invece, a un uomo mo-
derno che abiti in una confortevole abitazio-
ne, dotata di un efficace sistema di climatiz-
zazione. In che cosa la sua vita sarà diversa da
quella del suo fratello primitivo? Il clima della
sua casa potrà essere reso indipendente da
quello della stagione. Pertanto, anche quan-
do fuori si faranno sentire il freddo più rigido
dell’inverno e il caldo più torrido dell’estate,
lui potrà sentire a piacere il tepore e il fresco
delle stagioni più miti. Il tutto, semplicemen-
te, agendo sulla manopola del suo sistema di
climatizzazione. E naturalmente, tanto mag-
giore sarà la potenza del suo climatizzatore,
tanto più rigidi e più torridi saranno gli inverni
e le estati che potrà affrontare serenamente.
In questa analogia, l’uomo ordinario, in quan-
to a stato d’animo, dipende dalle circostanze
esterne come l’uomo primitivo, in quanto a
comfort, dipende dal clima della stagione. Il
Liberato, invece, è, per l’appunto, libero dagli
eventi esterni, come l’uomo moderno, nella
sua confortevole abitazione climatizzata, è in-
dipendente dal clima di stagione. E ciò signifi-
ca una cosa importante. La gioia con la quale
riusciamo a vivere la vita, con i suoi alti e i
suoi bassi, dipende dalla potenza del nostro
sistema di climatizzazione interiore: l’Anima,
che da sempre i Saggi insegnano a sviluppa-
re. Un sistema così prezioso che, a ragione,
possiamo chiamare il climatizzatore… degli
Dei.
Gianluca Fontana
18
Abbiamo già considerato come, nella relazio-
ne, vi siano punti di accordo e/o intesa armo-
nici, sui vari piani di coscienza, e al contempo
parti dissonanti, originate dalle distorsioni di
ognuno. A partire dalla vitalità, c’è sempre
una sorta di sottofondo negativo nella relazio-
ne nel momento in cui questa si stabilizza,
ovvero dopo la fase dell’innamoramento, che
riguarda tutto ciò che è creativo, piacevole,
fra cui, certo, anche la sessualità. La donna
tende a controllare spegnendo il fuoco ses-
suale, l’uomo a imporre gli istinti, ma tutte
le dinamiche di potere di ognuno entrano in
gioco. I fattori inibenti reciproci congelano, al-
lontanano. E i blocchi karmici sui piani astra-
le e mentale influiscono sulla sessualità sul
piano fisico: essa viene pervertita e il piacere
viene provato attraverso le distorsioni. Si crea
una frattura tra il cuore e la mente. L’aspetto
repulsivo porta a disgiungere i vari piani. La
vitalità sessuale viene vissuta come minaccia
in quanto armonia ed equilibrio cozzano con
le parti ripugnanti e distruttive della coscien-
za. Castrandosi reciprocamente si crea poi un
clima nel quale è difficile avvicinarsi dal punto
di vista erotico. Escludendo la fisicità, viene a
mancare un pezzo, con le relative distonie.
Ma siamo uomini e donne che si attraggono,
si desiderano e che necessitano di unirsi fisi-
camente, emotivamente, mentalmente, oltre
che spiritualmente!
Eppure vivere tutte le dimensioni con una
sola persona ed essere felici e appagati è la
cosa più difficile, pare... E quanta sofferen-
za nel non riuscire a capirsi, a comprender-
si, a desiderarsi… Disagi in ambito emotivo,
mentale, ma soprattutto nel sesso, che viene
relegato in coda al rapporto. Cosa produce
questo? Ristagno dell’energia vitale che ge-
nera depressione e alimenta la distruttività
per compensazione. Il ristagno si espande
sui vari piani e la necessità della sessualità
viene ovattata progressivamente: meno si fa
e meno si farebbe… Intanto la coscienza di-
viene greve, pesante, ed è una violenza signi-
ficativa perpetrata ai danni dell’energia vitale
orientata al piacere e alla creatività: stiamo
pur sempre considerando una equilibrata e
armonica attività sessuale e non uno srego-
lato libertinaggio. Occorre sempre partire da
ciò che si è, riconoscendo consapevolmente
la nostra perfetta imperfezione.
In virtù di questi processi inibitori, si vive una
sofferenza più o meno consapevole, spesso
alquanto velata, ma comunque presente e
attiva. E diviene poi normale, per non dire fi-
siologico, cercare soddisfazione al di fuori del
rapporto, in quanto le energie comunque si
muovono e da qualche parte vanno. Possono
implodere attraverso la malattia o esplodere
attraverso l’adulterio o perversioni varie, tan-
to più distorte quanto più sussiste cristalliz-
La Coppia sul Sentiero
Curatore: Giorgio Ricci Garotti e Monica Giovannini
IL TRADIMENTO OVVERO…
TRADIRE SE STESSI (parte II)
19
zazione inibitoria, coerentemente alla qualità
e quantità di energia bloccata. Diviene quin-
di importante focalizzarsi consapevolmente
sulle condizioni che viviamo per provare ad
affrontarle in modo un po’ diverso, per spez-
zare automatismi e compulsioni. Cercare di
vivere, condividere, crescere insieme a par-
tire dalla sessualità. Scoprire il piacere di una
presenza vera, reale dell’altro e di noi stessi,
con la disponibilità, elemento fondante, ad
affrontare ciò che ci spetta, nella chiarezza di
una incidenza armonica costruttiva e creati-
va, anche perché occorre scendere ai nostri
inferi per risalire veramente la china. Il per-
manere in un contesto monogamico stimola
reciprocamente l’affioramento di energie che
non vorrebbero essere toccate e producono
poi somatizzazioni di ordine fisico ed emoti-
vo. Ma è un processo molto salutare: la vo-
lontà di affermare un piacere pulito e armoni-
co, per quello che è possibile nel presente,
stimola la reazione, nonché l’emersione delle
parti inibite ed inibenti. Cercare di esserci an-
ziché sfuggire rende più evidente l’implicazio-
ne ampia del tradimento che a partire da se
stessi coinvolge l’altro, certo, ma in realtà la
vita una, in quanto moto di ribellione al nutri-
mento che è Amore e che tende sempre e
comunque all’unione e non alla separazione.
Divenire responsabili significa anche rendersi
conto che non esistono i fatti (solo) miei, o
meglio esistono, ma che le mie scelte non
influiscono solo su di me, anzi… “Dio esiste,
ma non sei tu” si leggeva in un cartello affis-
so in una trattoria...
In coppia, l’affrontare i problemi non è tanto
il discutere “per capire”, come si suol dire,
disperdendosi in mille rivoli mentali, ognuno
nella propria torre d’avorio, ma esserci con
benevolenza e disponibilità; tacere o dire quel
che c’è da dire al momento giusto, senza na-
scondersi dietro le maschere e al contem-
po senza imporre, senza crudeltà, ma con
l’intento di costruire, esprimendo dolcezza,
chiarezza, verità. Avvicinarsi veramente, per-
mette di lasciare andare il controllo; cadono
le maschere, cominciano a fuoriuscire rabbia,
odio, aggressività, ma non dobbiamo scorag-
giarci, perché è così che ci rendiamo conto di
come siamo fatti. Quindi l’uscire allo scoper-
to è cosa buona e giusta, non come punto di
arrivo, ma come transizione utile e consape-
vole in un processo di integrazione (visibilità
o non visibilità; venire alla luce, portare alla
luce; il male prolifera non visto, nell’oscurità
appunto…).
Essere fermi, determinati, saldi, nel propo-
sito di unirsi, di accettarsi; ecco che la dif-
ferenza di potenziale (amore anziché odio)
impone la sua vibrazione, generando la vera
trasformazione. E ancora il problema non è
capire (nell’uomo di media evoluzione ciò che
divide è proprio il volere chiarire sotto l’egida
del proprio ego), ma abbandonare le pretese,
spostare l’attenzione da ciò che l’altro mi fa
al movente che mi anima. Volersi bene sul
serio, quindi, lasciar perdere ciò che repelle
e distrugge. Occorre affrancarsi da un modo
automatico di vivere incentrato su di sé. Non
è scontato lo stare al mondo presenti nel pre-
sente a partire dal rapporto di coppia, imper-
fetti e non perfetti come le nostre maschere
imporrebbero, sorretti al contempo da una
forte aspirazione al cambiamento.
Giorgio Ricci Garotti
e Monica Giovannini

20
Questo articolo vuole essere un approfondi-
mento della terza fatica del nostro Eroe, che
si è svolta nel segno dei Gemelli, segno di
aria legato all’intelletto, e quindi alla capacità
di discriminare, di scegliere la via di minore
resistenza. Abbiamo letto della prova di Er-
cole e della figura di Prometeo, salvato dallo
stesso, che ha donato il fuoco agli uomini;
desidero, quindi, affrontare il tema riguardan-
te il naturale eclissarsi della personalità, per
cedere il posto all’anima.
Nella costellazione dei Gemelli vi sono due
stelle, chiamate dai Greci Castore e Polluce,
che rappresentano i due aspetti della natura
dell’uomo, l’anima e la personalità. Castore
era considerato mortale e Polluce immortale,
ed è interessante notare come nel cielo Ca-
store stia gradatamente impallidendo, men-
tre Polluce stia aumentando la propria lumi-
nosità. Tutto ciò ci riporta alla comprensione
di ciò che deve necessariamente morire per
far nascere altro. In questo segno Ercole co-
mincia a comprendere tale aspetto, la sua ca-
pacità di servire aumenta, come aumenta la
sua capacità di distaccarsi dai propri bisogni:
egli comincia a cogliere ciò che deve morire
in sé per far posto alla propria anima, la quale
deve divenire un sole radioso, capace di illu-
minare il suo cammino.
Castore e Polluce avevano la stessa madre,
la regina Leda di Sparta, ma padri diversi.
Nella stessa notte, narra la leggenda, la re-
gina di Sparta giacque sia con Zeus, il qua-
le prese appositamente le sembianze di un
cigno, sia con il re Tindaro: il risultato fu la
nascita di due gemelli che, malgrado avesse-
ro padri diversi, erano perfettamente uguali.
Ritroviamo in questo ambito lo Spirito, Zeus,
che si immerge nella materia velandosi, non
per ingannare, ma per adeguarsi a piani di co-
scienza più densi; egli rimane tale malgrado
l’immersione dello spirito nel piano fisico. I
gemelli hanno fattezze uguali, ma ciò che li
contraddistingue sono sempre le energie in
essi contenute, che l’esposizione alla luce
farà emergere.
Possiamo ritrovare questa dualità in molte
narrazioni, per esempio la storia di Caino e
Abele, oppure Romolo e Remo, tanto per
fare un esempio: essa rappresenta la neces-
sità della personalità, o materia, di eclissarsi
in luogo dell’anima, la quale desidera sedere
sul suo trono. La storia ci rimanda alla morte
come aspetto negativo, ma di due cose sia-
mo certi, che nasciamo e moriamo: ci preoc-
cupiamo tutta la vita di qualcosa che è ine-
luttabile. L’arte del morire è sempre sotto gli
occhi di ognuno: il fatto che non possa essere
compresa dipende dal grado di focalizzazione
e dalla incapacità di sostenere lo sciogliersi
delle proprie illusioni. È strano il fatto che
la nostra paura più grande sia riferita ad un
Mitologia e Sentiero Iniziatico
Curatore: Graziano Fornaciari
CEDERE È UN PO’
COME MORIRE
21
evento sicuramente per molti aspetti ancora
misterioso, ma che sappiamo inevitabile. La
morte, e ciò vale per ogni aspetto della vita,
deve essere preparata con cura, non deve
divenire qualcosa che ci ghermisce sempre
in un momento che riteniamo inappropriato:
bisogna invece riconoscerla come funzionale
alla nascita di uno strumento migliore, capa-
ce di esprimere più correttamente la proget-
tualità della nostra anima.
Ogni essere umano cerca la via che gli per-
metta di fare meno fatica, allora escogita
percorsi strani che, visti dall’esterno, risulta-
no incomprensibili. Esiste sempre un limite
oggettivo della coscienza che ci preserva e
che ci incita ad andare oltre le nostre barriere,
le quali, non possono essere abbattute sola-
mente con il ragionamento; anzi, l’uso impro-
prio della mente può risultare pericoloso, in
quanto rischiamo di essere condotti nei me-
andri della nostra emotività, in una continua
ricerca di una giustificazione al nostro agire.
Nella prova successiva, la cattura della cerva,
Ercole si misurerà maggiormente con questo
aspetto, cominciando a cogliere il significato
dell’arciere del Sagittario, segno complemen-
tare dei Gemelli, il quale potrà scagliare la sua
freccia sul bersaglio con estrema precisione.
Il segno dei Gemelli è preparatorio in questo
senso, la dualità deve cedere il passo ad una
maggiore unità che permetta una visione in-
tegrata. Cedere è sempre difficile: e se poi
quello che cediamo non lo possiamo più ri-
prendere, a noi cosa succede? C’è una gran-
de avidità in questo aspetto, che manifesta
un bisogno di sazietà che va oltre le nostre
reali necessità. La personalità, in questo caso,
prende del posto, perché si deve premunire
per ogni evenienza (non sia mai che possa
rimanere scoperta); invece l’anima, amba-
sciatrice di verità nel regno delle torri d’avorio
che costruiamo, tende a scoprire, a mettere
a nudo, a bollare ciò che è separato e che per
questa eresia vuole tutto per sé. Ma perché
l’uomo vuole tutto per sé? Nel suo creare
fossati, che percepisce sempre più ampi, egli
pensa che siano sempre gli altri a doversene
assumere la responsabilità, di cui non si ri-
tiene partecipe. Vive gli altri come prevarica-
tori, e, per far fronte a questa masnada, egli
si sente giustificato nel proprio agire, prevari-
cando a sua volta, sentendosi vittima nel giu-
sto diritto di avere tutto ciò che gli serve.
L’uomo che non cede, o come diceva una
vecchia pubblicità “L’uomo che non deve
chiedere mai”, rappresenta, ancora oggi,
purtroppo, un valore che ha un certo segui-
to. Accennavo in precedenza alla presenza di
una realtà oggettiva: l’uomo che non chiede
e non cede non può fare altro, non perché
abbia trovato la panacea di tutti i suoi mali ali-
mentando una rigidità che ritiene un viatico
per la felicità, ma semplicemente perché è
focalizzato in uno spazio-tempo certamente
non prossimo alla propria anima. Egli non
possiede la capacità di sintesi e coglie so-
lamente un aspetto dell’eterna diatriba che
vive l’essere umano. Egli non riconosce che
è cedendo che si riceve, ma a questo punto
che dire, tutti vogliono ricevere, non esiste
voce che non reclami per sé, per poi inneg-
giare all’eventuale uso ispirato di quanto otte-
nuto. Il problema è la coerenza, il riconosce-
re che quanto affermiamo spesse volte non
coincide con ciò che facciamo; siamo vittime
delle nostre illusioni di separatezza, perché ri-
teniamo che non esisterebbe, se gli altri, solo
un poco, accogliessero con estrema serenità
il fatto che li stiamo prevaricando.
Ah se potessi avere questa o quella cosa, al-
22
lora sì che la mia vita cambierebbe, forse…
Forse vi è la remota possibilità che a qualcuno
di noi potrebbe essere balenata nella mente
una affermazione di questo genere, attraver-
so la quale ci decentriamo dalle nostre reali
necessità, che sono esattamente quelle che
stiamo vivendo. Il problema è che non voglia-
mo cedere, non vogliamo far sfiorire nulla,
tutto deve rimanere turgido agli occhi della
nostra personalità. La morte è necessaria in
ogni ambito della vita, essa fa parte della vita
stessa, una vita che si rigenera traendo espe-
rienza dal proprio vissuto. Ricevere è un po’
come morire, sembra strano ma può essere
un’esperienza devastante e possono insor-
gere diversi problemi, che, se non “digeriti”,
produrranno certamente somatizzazioni. Nel
momento in cui accettiamo ci sentiamo di-
sarmati, indifesi, è finito il gioco, quel gioco
che ci conduceva alla ricerca vana del nostro
benessere attraverso il richiamo delle sirene,
le quali ci allontanavano dalla nostra meta. Ci
sentiamo spogliati dalla possibilità di negare
continuamente ciò che la vita ci offre, e nello
stesso tempo assumerci la responsabilità del
nostro agire.
Ora desidero portare alla nostra attenzio-
ne alcuni aspetti: per esempio il bisogno di
ricambiare immediatamente qualcosa che
riceviamo: non possiamo restare in balìa di
un presunto debito, non possiamo continua-
re a vivere con questo senso di oppressione
incalcolabile, e se poi ci chiederanno di resti-
tuirlo? O ancora peggio, e se poi ci chiede-
ranno qualcosa in cambio? Cosa potrà suc-
cedere? Ma, soprattutto, non sapremo mai
quando questo potrà avvenire, e questo è
lancinante, meglio essere trafitti e uccisi per
mezzo di una lancia, piuttosto che vivere que-
sto tormento.
Ricevere corrisponde a cedere: che bello
sarebbe abbandonarsi agli eventi! Ma la ten-
denza ad osservare le cose attraverso i no-
stri specchi, certamente non tersi, alimenta
le congetture, e così percepiamo nell’altro le
nostre stesse motivazioni. Ma non è verso gli
altri che dobbiamo rivolgere la nostra atten-
zione: il pericolo alberga in noi, il nemico ce
l’abbiamo in casa, e dobbiamo decidere chi
comanda a casa nostra. In questo caso mi
sento di far parte di una setta, voglio essere
settario, e non identificarmi in parti della mia
coscienza che professano la divisione.
Nel momento in cui cediamo si aprono sce-
nari interessanti, nei quali potremmo coglie-
re un maggiore senso di unione, che sarà
sempre meno percepito come perdita, ma,
al contrario, come acquisizione. Imparando
a cedere possiamo comprendere che non
siamo mai stati abbandonati, e il senso di
abbandono che spesse volte viviamo altro
non è che la nostra incapacità di accogliere
l’altro. Ci sentiamo abbandonati dagli altri,
semplicemente per il fatto che non sempre
avvallano supinamente le nostre imposizio-
ni più o meno velate. Il cedimento, vissuto
anch’esso in modo negativo, ci riporta alla
sensazione di non essere più come prima,
e mi permetto di aggiungere “meno male”,
perché continuando a volgerci indietro non
possiamo che urtare spigoli. Meglio guardare
avanti, riportando in auge ciò che da piccoli
ci viene detto: guarda avanti e non ti voltare,
copriti il giusto se fa freddo, spogliati il ne-
cessario se fa caldo, metti un piede davanti
all’altro, attento dove metti i piedi e non fare
mai il passo più lungo della gamba, etc. Cosa
voglio dire con ciò? Semplicemente il fatto di
poter essere aderenti al momento che stia-
mo vivendo, coltivando la semplicità, che non
23
si acquisisce attraverso tecniche roboanti,
ma agendo; è l’azione che apre i chakra, ed è
sempre l’azione che forgia i canali necessari
alla manifestazione dello Spirito. Possiamo
leggere tutto lo scibile umano sull’amore, ma
se non abbracciamo l’altro, consci anche del-
le nostre imperfezioni, difficilmente sapremo
colmare le distanze e radicare quel benesse-
re necessario. Tutti vogliono stare bene, tutti
vogliono ricevere, ma quanto siamo disposti
a cedere per far sì che ciò avvenga?
Dopo alcuni anni di Sentiero sento affiorare
sempre più una piacevole serenità, dovuta ad
una diversa interpretazione degli eventi pas-
sati. Ne riconosco un po’ di più la loro perfe-
zione e soprattutto osservo il continuo emer-
gere di piccole frasi, alcune delle quali ho
scherzosamente citato pocanzi, che, nel mo-
mento in cui mi sono state dette, ho vissute
come imposizione, dato che nel momento in
cui sono state seminate nella mia coscienza
non potevano essere comprese appieno: ora
invece che l’esperienza ha un po’ colmato le
distanze, ne riconosco la loro funzionalità. Ri-
conosco in quelle frasi la migliore possibilità
che avevano i miei genitori di insegnarmi la
Legge del Ritmo, sicuramente in modo im-
perfetto e a volte maldestro, ma amorevole.
Ora che possiedo una maggiore capacità di
andare oltre l’apparenza, colgo una sintesi
e la necessità di essere meno dogmatico,
aspetti che stanno producendo una diminu-
zione dello sterile fantasticare su quali siano
le mie vere necessità.
Nel precedente articolo abbiamo visto Pro-
meteo che aiutò gli uomini donando loro il
fuoco, cosa che a Zeus non piacque e per
vendicare la quale affidò ad Hermes Pandora,
la prima donna, affinché giungesse sulla Ter-
ra. Essa ricevette in dono da Zeus un vaso,
con il divieto di aprirlo, contenente tutti i mali
che l’umanità non conosceva. Pandora, che
significa “tutto dono”, dal greco pan doron,
doveva essere portata in dono ad Epimeteo,
fratello di Prometeo, che rappresenta la per-
sonalità, la quale si identifica nella materia e
quindi nell’aspetto femminile. Epimeteo non
ci mise molto ad innamorarsi di Pandora e a
sposarla, malgrado gli avvertimenti del fratel-
lo, il quale gli consigliava di non accettare nes-
sun dono da lei. Inutile dire che il vaso venne
aperto da una curiosa Pandora, e prima che
ella lo richiudesse tutti i mali fuoriuscirono;
tuttavia sotto il coperchio rimase incastrata
Elpìs o Elpìdos, la speranza.
Possiamo essere speranzosi: cedere è possi-
bile e il Sentiero ci soccorre, non ammetten-
do occultamenti. Tutto deve essere svelato e
posto a contatto con l’anima, lasciando che
essa, in modo dolce e paziente, gradatamen-
te ci plasmi, oliando le nostre giunture, in
modo tale da poterci chinare e cogliere que-
sta intima necessità.
Graziano Fornaciari
24
In principio vi era oscurità nascosta da oscuri-
tà; indistinguibile, tutto questo era acqua.
Ciò che era nascosto dal vuoto, l’Uno,
venendo in essere, sorse attraverso il potere
dell’ardore.
In principio il desiderio venne prima di tutto,
che fu il primo seme della mente.
I saggi che cercavano nei loro cuori con sag-
gezza scoprirono il legame dell’esistente con
il non-esistente. (Rig-Veda, 10, 129)
Nel linguaggio comune le parole “caos” e
“cosmo”, derivate dal greco antico, non han-
no mantenuto il significato che avevano in
origine. Esiodo nella Cosmogonia ci informa
che il cosmo procede dal caos e di fronte a
questa affermazione possiamo comportarci
come il mitico ragionier Filini, in uno dei tanti
film sulla vita di Fantozzi, riguardo al topo che
aveva appena pescato, infatti per non am-
mettere la propria incapacità di pescare si
ostinava a chiamarlo pesce-ratto e di fronte
allo sgomento dei suoi affamati amici aggiun-
geva che poteva piacere o non piacere e che
a lui piaceva. Per cercare di muoverci con una
maggior cognizione di causa rispetto al sim-
patico Filini in un terreno leggermente scivo-
loso e appena oscuro come quello della crea-
zione, dovremmo almeno definire bene il
significato delle parole incontrate. Sembra
che in origine il caos si riferisse all’indistinzio-
ne originaria di tutti gli elementi e la parola più
adatta per definirlo è “fessura”. Mentre
nell’accezione comune il caos viene associa-
to al disordine. Intanto possiamo osservare
come la visione mitologica greca non si di-
scosti per niente dalla rivelazione vedica,
dove la manifestazione viene descritta come
il passaggio dal non essere all’essere. Inoltre
il significato di caos è molto vicino al concetto
buddista di vuoto (Sunya), infatti per il Signo-
re Buddha la realtà essenziale delle cose è il
vuoto. Sunya non è da associarsi al Nulla del
nichilismo, ma ha molto in comune con il fuo-
co eracliteo che alimenta il continuo divenire
o con Atman, da dove tutto procede e dove
tutto torna. Come poi non ricordare la visione
aristotelica della vita come passaggio dalla
potenza all’atto, che in menti intuitive rende
ancora più evidente come vi sia un sottofon-
do comune negli insegnamenti di molte tradi-
zioni. Spesso quando vogliamo descrivere
l’insieme degli astri e la materia che compo-
ne il creato utilizziamo indifferentemente le
parole ‘universo’ e ‘cosmo’. Adesso mi con-
centrerò sull’altro significato di cosmo, che è
ordine. Osservando un tessuto possiamo ve-
dere chiaramente l’ordine esistente tra i fili
della trama, mentre non è così facile osser-
varlo nella nostra vita. Gli impulsi, le emozioni
contrastanti e i pensieri più vari mal si conci-
liano tra loro in una risposta unica e ben dire-
Il Raja Yoga e l’esoterismo
Curatore: Luca Tomberli
L’UOMO COME MICROCOSMO
25
zionata, e la nostra percezione di quello che ci
capita perciò è frazionata e quindi difficilmen-
te siamo presenti in quello che facciamo. Co-
munque, nonostante la condizione schizofre-
nica che caratterizza l’uomo, possiamo
considerarci un microcosmo, infatti siamo
soggetti alle stessi leggi che vigono nel co-
smo. Secondo la scienza esoterica la legge
dell’analogia è valida in ogni ambito della vita:
ancora non è possibile dimostrarla scientifica-
mente anche se intuitivamente vi sono molti
indizi a suo favore. Costituiamo un microco-
smo perché l’essere umano è espressione di
uno Spirito, la volontà di essere, che ha richia-
mato la materia necessaria al suo progetto, la
potenzialità di essere, e di un’anima indivi-
dualizzata espressione di una consapevolez-
za raggiunta. Quindi nell’essere umano sono
riprodotte continuamente le dinamiche es-
senziali della creazione stessa, ed è per que-
sto che l’Antica Saggezza afferma che cono-
scendo se stessi si conosce l’universo.
L’ingiunzione conosci te stesso presente
all’ingresso del Tempio di Delfi doveva guida-
re chi voleva prepararsi a conoscere gli anti-
chi Misteri. Per molti racchiude anche l’inse-
gnamento socratico sull’arte della maieutica,
infatti Socrate aiutava i suoi allievi attraverso
l’ironia a tirar fuori quello che tenevano na-
scosto. Possiamo considerarlo l’insegnamen-
to esoterico fondamentale per iniziare a intra-
prendere un sentiero di verità. L’ignoranza
della Vera Realtà ci porta a cercare nell’ester-
no le motivazioni di quanto ci capita, invece di
volgere lo sguardo dove invece sarebbe utile,
al proprio interno. Troppo spesso partiamo
con slanci ideali, ma appena la vita ci aiuta a
svelarne il carattere illusorio attraverso espe-
rienze non piacevoli, scatta come una molla il
nostro indice accusatore. Ma sì, dai, confes-
siamolo, ogni volta che le cose ci vanno male,
sono sempre gli altri e non noi la causa di
quello che ci sembra di aver subito. La suoce-
ra, i genitori, il capoufficio sono solo alcuni,
ma tra i più significativi, dei bersagli verso cui
riversiamo le colpe. E anche chi si accolla la
colpa, in genere non lo fa perché è motivato
da un sano moto di contrizione, ma normal-
mente è alimentato dal senso di colpa che
poi ha l’effetto magico di nascondere ciò che
non si vuole far vedere di sé, quindi di non
fare niente per cambiare, continuando così a
fare quello che si vuole. Siamo molto attenti
affinchè non ci venga fatta nessuna ingiusti-
zia, ma siamo veramente così sicuri di non
alimentare l’ingiustizia nel mondo di relazione
attraverso il pensiero, la parola e l’azione? Si-
curamente ci conosciamo poco, abbiamo
un’idea superficiale di noi stessi, infatti non è
la prassi viaggiare all’interno della coscienza.
Anzi siamo molto dediti a proteggerci da pos-
sibili attacchi esterni e per fare questo impie-
ghiamo molte energie. Quando non siamo
soddisfatti di quello che viviamo o della vita
che conduciamo, allora l’unica cosa utile che
possiamo fare è di cercare di risalire alle cau-
se che producono queste situazioni non pia-
cevoli. Una ricerca delle cause fatta con tutti
i crismi scientifici della verificabilità e della ri-
producibilità vi porterà a scendere sempre
più al vostro interno, trovando una concate-
nazione di cause secondarie generate da una
causa primaria. Possiamo descrivere energe-
ticamente l’uomo come una cipolla. Il nucleo
originario luminoso è ricoperto da tanti veli
che nascondono quello che sta sotto e che
alimentano ciò che sta sopra. In particolare,
parlando di aspiranti spirituali, il velo esterno
è caratterizzato dalla qualità del bravo ragaz-
zo, il velo sottostante contiene la frequenza
26
del senso di colpa e ancora sotto troviamo la
vibrazione della rabbia. Anche se non ho fini-
to di descrivere i veli umani mi fermo lo stes-
so, infatti al momento ritengo funzionale
spiegare meglio la tesi appena proposta. Ogni
velo inconsciamente viene considerato una
protezione dalla sofferenza, ma in realtà con-
tribuisce ad alimentarla, in quanto impedisce
di esprimere ciò che siamo veramente, e vi-
vendo nella falsità siamo impossibilitati di ac-
cettarci. Se un velo viene squarciato, subito
quello sottostante diviene la nuova difesa di
se stessi. Ad esempio quando ci rendiamo
conto che non riusciamo a comportarci da
bravi ragazzi, siamo assaliti dal senso di colpa
che ci immobilizza, e tutto questo serve per
non fare i conti con quella rabbia sottosante
che non vogliamo vedere perché tentiamo di
mantenere un’altra idea di noi stessi. L’esse-
re umano non è perfetto, infatti ne abbiamo
tutti i giorni la riprova, ma le leggi che ci go-
vernano esprimono una perfezione sicura-
mente non umana. Nei Rig-Veda viene usata
la parola Rta per indicare l’ordine dell’univer-
so che si basa sulle leggi naturali. Una delle
leggi basilari del cosmo è il Karma, la legge di
causa ed effetto, conosciuta anche da San
Paolo, che infatti la spiegava attraverso
l’esempio del seminare e del raccogliere.
Quello che agiamo ci ritorna dello stesso se-
gno di come è stato emesso, quindi le espe-
rienze dolorose ci spingono a cercare nuovi
modi di espressione sempre più aderenti ad
una possibile innocuità. L’aspirante spirituale
deve conoscere il proprio microcosmo purifi-
candolo il più possibile, fino a che non riuscirà
a plasmarlo completamente accordandosi
alle leggi di Natura. Il cammino spirituale pas-
sa dall’orientare le forze presenti nella co-
scienza, che invece stiamo distorcendo per
evitare la sofferenza e così facendo ci tenia-
mo lontani dalla possibilità di esprimere il bel-
lo, il vero e il buono; ed è questo che la vita ci
insegna attraverso tutte le situazioni limite in
cui ci sentiamo invischiati e che ci costringo-
no per superarle ad esprimere qualcosa di
diverso. L’armonizzazione delle forze che
sono presenti nella coscienza comporta tem-
po e fatica, e in questa opera alchemica alcu-
ne delle qualità da affinare sono l’aspirazione,
la dedizione e la volontà. La grande battaglia
che investe la vita dell’aspirante si scatena
tra l’energie dell’anima e della personalità,
fino a che la luce dell’anima risplenderà senza
impedimenti nella coscienza di colui che nel
frattempo sarà divenuto un iniziato alla vita
reale. Nella Bhagavad Gita, poema epico in-
diano, viene raccontata la guerra tra i cugini
della stirpe dei Pandava e dei Kaurava per la
successione al trono regale. La battaglia si
svolge nella pianura di Kurukshetra che rap-
presenta il campo emotivo dell’aspirante che
dovrà riequilibrare il suo corpo emotivo affin-
ché l’anima sieda sul trono che le compete.
Luca Tomberli
27
Tanto ho riflettuto e meditato sul significato
della costellazione di Virgo, prima di iniziare a
scrivere questo articolo, che ha la pretesa di
raccontarvi i misteri e i significati più profondi
di questo segno zodiacale, di cui si dice es-
sere, fra tutti, il più antico. Restavo in ascolto
delle emozioni che questo segno suscitava in
me e man mano salivano alla mente portando
barlumi di intuizione.
Umiltà, semplicità, ricezione, accoglienza,
discriminazione, amore materno che tutto
avvolge, ma anche grande forza e grande po-
tenza era ciò che pian piano mi pervadeva,
e in quel momento credo di avere compreso
perché la frase “il Cristo in Voi, speranza di
Gloria” è la frase che meglio esprime in tutta
la sua pienezza il significato più profondo del-
la costellazione di Virgo.
Ogni segno zodiacale ha in sé un compito,
una lezione da apprendere, una missione da
compiere, e Virgo ha proprio come compito
quello di proteggere, nutrire, accudire, per
poi svelare la realtà spirituale che tiene na-
scosta, il Cristo cosmico.
Il significato di Virgo riguarda tutto il cammino
evolutivo, poiché ne è la realizzazione, che è
quella di portare in sé il germe della coscien-
za cristica, affinché dopo la gestazione possa
venire alla luce in tutto il suo splendore. La
materia, come matrice, accoglie in sé l’impul-
so ad essere per dare origine alla vita, unione
di spirito e materia, per creare il figlio.
Quindi in Virgo la dualità è presente, ma
espressa in sintesi, nel senso che gli opposti
sono ognuno importante per l’altro in eguale
misura; la Madre, la materia che protegge la
vita cristica, e il Cristo che illumina la forma.
Quindi la materia come custode dell’anima
che ancora è nascosta, che ancora non è
pronta per venire alla luce, ma anche la luce
dell’anima che inizia a glorificare la materia
innalzandola al Cielo.
All’inizio del tempo, quando ancora regnava
l’oscurità, un oceano di materia priva di con-
sapevolezza fu increspato dallo Spirito Santo
che pazientemente lo preparò a divenire ma-
trice ricettiva per Colui che tanto potentemen-
te, spinto dal desiderio, voleva essere. Tutto
questo accadde durante il primo sistema so-
lare, che per milioni di anni così si preparò per
dare inizio alla dualità, attraverso l’incontro di
Padre-Spirito e di Madre-Materia per fare sì
che dalla loro unione potesse poi originare,
nel secondo sistema solare, il nostro, l’aspet-
to coscienza, portato in essere dal Figlio.
In quel primo sistema solare, infatti, Cancer
ebbe predominanza nella prima fase, dove
la materia informe e ricettiva si preparava ad
accogliere lo spirito, ma nella seconda fase
predominò Virgo, creando consapevolezza
della dualità e facendo intravedere nelle pie-
ghe della materia la luce dell’anima.
Astrologia esoterica
Curatore: Maria Grazia Barbieri

VIRGO, LA MADRE DEL MONDO
28
Questo significato di Virgo lo ritroviamo
espresso anche dalla figura di Maria che da
umile serva diviene la Vergine Madre di Cri-
sto e sale al cielo, dopo essersi liberata della
forma. Allora, ecco perché nella tradizione
cristiana vediamo Maria avvolta nella luce del
Sole, con una corona di 12 stelle luminose
e con la Luna, che rappresenta la forma, e
il serpente posti sotto ai suoi piedi, a signi-
ficare la vittoria dell’anima sulla materia. La
Vergine domina la Luna, e uccide il serpente
simbolo di Scorpio, segno di Ercole che ap-
pena nato uccise il serpente come fece an-
che Gesù bambino nella culla. Questo spiega
anche perché la Luna è associata al Drago,
suo eterno nemico: la Vergine domina Satana
schiacciando il serpente, che altro non è che
la testa e la coda del Drago che ai giorni no-
stri rappresentano in astronomia i nodi lunari
ascendenti e discendenti ma che erano un
tempo simboleggiati da due serpenti.
Per millenni antichi sapienti e maestri, e poi
filosofi, pensatori e santi guardarono il cielo
e si interrogarono sull’origine della vita, e da
chi fosse stata generata. Originariamente la
Luna era maschile, poiché il Sole generava
la vita nell’universo ma la Luna generava la
vita sulla terra, poi il figlio generò se stesso e
divenne marito della madre, così che la Luna
assunse i volti di mille dee pagane fino al vol-
to cristiano di Maria, Regina del Cielo.
Infatti la Vergine Madre compare in tutte le
grandi religioni, e tre in particolare sono le
figure che hanno segnato passaggi impor-
tanti per l’evoluzione di questo segno: Eva,
Iside e Maria. Eva è stata attratta dal fascino
della conoscenza sul piano mentale, cioè la
mente che per svilupparsi è scesa nella carne
per fare esperienza. Il peccato originale, che
ha originato l’inversione evolutiva del gene-
re umano rispetto al sistema solare, nasce
proprio da questo desiderio della mente di
fare conoscenza attraverso l’esperienza nel-
la carne. Iside è la stessa cosa ma sul piano
emotivo, e come dea era l’emblema della fe-
condità, della maternità, dell’aspetto femmi-
nile, ricettivo e negativo, infatti veniva spesso
raffigurata nei templi egizi mentre allattava
Horus bambino. Poi con l’avvento della reli-
gione cristiana abbiamo Maria, che raffigura
sul piano fisico, colei che dà la sostanza allo
spirito per potersi manifestare, infatti dà fisi-
camente alla luce il Cristo. Queste tre figure
rappresentano la formazione e la fusione dei
tre aspetti della personalità e Virgo, come co-
stellazione, è la sintesi di questi tre aspetti
femminili: Eva, Iside e Maria.
Queste figure erano tutte vergini madri dello
stesso figlio, il Sole, nato in modo immaco-
lato. L’unica distinzione è che per gli antichi
pagani il Sole e la Luna, principi maschile e
femminile generano il proprio figlio, l’univer-
so, fecondando la terra la quale poi a sua vol-
ta concepisce e genera la vita, mentre per i
cristiani il primogenito è generato (genitus,
non factus) e partorito (virgo pariet, cioè una
vergine partorirà), quindi c’è un abbassamen-
to a livello materiale dell’ideale della Vergine
Maria che, divenendo terrena, porta il cielo in
terra, porta lo spirito dentro alla materia.
La Vergine Cosmica, quindi, dà quanto occor-
re alla vita per manifestare sul piano fisico,
emotivo e mentale la divinità che tiene in sé,
è colei che dà la materia e la sostanza, cioè il
terzo aspetto, affinché lo spirito possa essere
manifestato.
Alla luce di ciò risulta facile comprendere
come, attraverso i suoi pianeti reggenti, Vir-
go accompagni l’uomo durante la sua evolu-
zione fino alla nascita nella caverna, affinché
29
esso possa nascere una seconda volta; lo fa
con Mercurio, figlio della Mente, che funge
da mediatore fra Padre e Madre, fra spirito e
materia, ma che nello stesso tempo è anche
il frutto della loro unione; e lo fa con la Luna,
che vela Vulcano, la quale emette energia di
4° raggio, di armonia tramite conflitto, come
Mercurio, ma dove questa continua con-
flittualità fra spirito e materia è però intesa
come espressione del volere. In altre parole
la Luna presiede alla forma, ma dalla quale
emerge la Volontà divina che desidera mani-
festarsi attraverso di essa.
Infine nello Zodiaco Virgo è definito segno
di ricezione proprio perché mediante i suoi
reggitori è connesso in modo particolare ad
altri otto segni che, uniti a Virgo, formano i
nove mesi della gestazione e costituiscono
una sintesi che riguarda in modo particolare il
genere umano; infatti è in Virgo che abbiamo
la nascita del Cristo cosmico, con la fusione e
l’aiuto delle energie degli altri otto segni, ma
è poi in Capricornus che abbiamo la nascita
del Cristo individuale attraverso l’iniziazione.
Inoltre se seguiamo il giro ordinario nella ruo-
ta dello Zodiaco, Capricornus è proprio il nono
segno dopo Virgo, e questa è un’ulteriore
prova che “così in cielo come in terra” è una
grande verità.
Da qui consegue che se otto sono i segni col-
legati a Virgo, allora ne rimangono tre che non
sono collegati. Questi tre segni, definiti segni
di crisi sono Leo, Libra e Capricornus: Leo,
crisi di individuazione, Libra, crisi di equilibrio
e Capricornus crisi di iniziazione. Quindi nove
sono i segni, con a capo Virgo, attraverso cui
piovono sull’uomo energie che producono
esperienza e mutamenti dentro la forma, col
fine di evocare un contatto con l’anima, poi
questi mutamenti provocano una crisi, la qua-
le una volta affrontata e vinta porta al trion-
fo e al raggiungimento della meta: questa è
l’evoluzione, così è stato, così è, e così sarà
sempre: movimento, crisi e conseguimento.
Concludo cercando di fare mia la sintesi, che
è una qualità principale di Virgo, dicendo che
con Virgo, l’uomo interiore inizia a manifestar-
si e l’istinto tipico dell’uomo involuto inizia a
trasformarsi in intelletto. Poi avanzando sul
sentiero la mente, prima razionale e critica,
assume i colori dell’intuizione e della rivela-
zione e il Cristo, anche se ancora nel grembo
della Madre, si rivela trasformando gli egoi-
smi dell’uomo in disinteresse di sé, in con-
divisione con gli altri, in senso di fratellanza
universale e in servizio verso il prossimo, che
sono tutti aspetti dell’uomo che, divenuto di-
scepolo, vive come anima.
Maria Grazia Barbieri
30
È un dato di fatto che gli esseri umani sono
prevalentemente consapevoli del loro corpo
fisico.
Ciò è sinonimo di uno stato di identificazione
dal quale difficilmente si sfugge, tant’è che,
anche da un punto di vista scientifico, si attri-
buisce la spiegazione di ogni fenomeno che
riguarda il nostro essere a meccanismi di tipo
biologico. Da queste colonne ci stiamo ‘sgo-
lando’ per spiegare che forse è meglio con-
cedersi la possibilità di verificare, all’interno
della propria coscienza, il fatto che la vita si
estende al di là della materia normalmente
conosciuta. Questo non perché lo dico io, che
non sono di sicuro il depositario delle verità
universali, ma perché nella storia del mondo
sono state migliaia, se non milioni, le perso-
ne che hanno testimoniato l’esistenza di altre
dimensioni. Saranno state tutte deficienti?
Vuoi che Buddha o Gesù Cristo fossero dei
millantatori? O Dio, c’è anche chi lo sostiene,
per cui alzo le mani e mi arrendo, ma anche
solo per un dubbio di tipo scientifico, voglia-
mo ammettere che, magari, è possibile che
esistano altre dimensioni della vita, causali ri-
spetto al piano fisico? Poi fate come vi pare,
ma vi perdete una grande possibilità, quella
di uscire dall’ignoranza e dalla sofferenza.
Concepire la vita meccanicamente, ed estesa
orizzontalmente, solo sul piano fisico, è og-
gettivamente limitante e di sicuro non con-
sente di comprendere le cause della vita nei
suoi vari aspetti. Non riusciamo nemmeno a
comprendere che cosa davvero determina la
percezione che noi abbiamo della realtà, che
è senz’altro l’aspetto più significativo della
nostra esistenza. Infatti tutta la nostra visione
del mondo, compreso quello nostro interiore,
passa attraverso la ‘sensazione’ che noi pos-
siamo avere di tutto ciò. Per non parlare poi
della possibilità di comprendere che cosa sta
all’origine degli eventi della nostra vita, della
sofferenza e della malattia.
Bisogna dedicarsi a studi di ‘mecca-
nica celeste’ per cominciare a comprendere
un po’ meglio perché e ‘percome’ siamo nel
mondo. La nostra visione quindi va estesa in
senso diciamo verticale, per capirci, in modo
da comprendere anche gli altri piani dell’esi-
stenza, attraverso i quali la nostra coscienza
si esprime. Ponendo il caso che quello che
sto dicendo sia vero, avremmo allora una
realtà composta, per ciò che ci riguarda, da
una dimensione pertinente all’anima, o corpo
causale, attraverso il quale può esprimersi il
livello più elevato della nostra coscienza. Di-
scendendo di livello, proprio nel senso della
frequenza vibratoria della materia, avremmo
poi la dimensione mentale, nella quale il re-
lativo corpo è lo strumento di manifestazio-
ne del nostro pensiero. Un piano più sotto si
troverebbe poi la dimensione astrale, nella
Il Sentiero Iniziatico
Curatore: Massimo Rodolf
CORPO FISICO
E SOMATIZZAZIONE
31
quale sono metabolizzate le nostre emozioni.
Solo al punto più basso di questa catena vita-
le possiamo reperire ciò con cui siamo tanto
identificati, cioè il nostro corpo fisico, che si
esprime nella dimensione materiale a noi cer-
tamente più nota.
La visione esoterica del mondo ci racconta
che questa complessa realtà è interconnessa
ed agisce come quel tutto unico che possia-
mo chiamare la nostra coscienza. Il problema
dell’individuo è che arriva ad essere consa-
pevole della sua reale ed occulta anatomia e
fisiologia solo alla fine del suo lungo tragitto
all’interno del quarto Regno di Natura. Anzi,
è proprio l’esperienza accumulata progressi-
vamente come ‘esseri umani’ che ci porta ad
estendere la nostra percezione al di là della
dimensione fisica. La struttura interna di ogni
corpo di manifestazione dell’essere è poi ca-
ratterizzata dall’esistenza di sette centri ener-
getici fondamentali, in sanscrito chakra, che
possono essere considerati come i veri e pro-
pri motori della coscienza. Senza approfondi-
re troppo il discorso, possiamo affermare che
all’interno dei chakra vengono metabolizzate
tutte le esperienze che ci riguardano, cosa
che li rende anche gli archivi storici della no-
stra evoluzione. I chakra però sono, allo stes-
so tempo, i centri di alimentazione di tutti gli
organi, apparati e sistemi che ci compongono
sul piano fisico, dal che si potrebbe facilmen-
te desumere che vi è una stretta relazione tra
funzionamento della coscienza e funziona-
mento degli organi, anche di quelli del nostro
corpo più denso.
Il nostro karma, la storia delle nostre vite, il
percorso dell’attività della nostra coscien-
za, è quindi registrato all’interno dei centri
energetici e da lì manifesta la sua esistenza.
Tralasciando in questo contesto la ‘fisiologia’
della coscienza, cioè tutta la sua specificità di-
namica, ‘come’ funziona, la qualità che espri-
me, prendiamo rapidamente in esame la sua
‘meccanicità’. Fra l’altro dobbiamo considera-
re che se vi è un luogo di residenza del no-
stro subconscio, di sicuro non è nel cervello,
hardware fisico del sistema, quanto piuttosto
all’interno dei vari piani dei chakra. Ponia-
mo che la modalità con la quale noi viviamo
un’emozione come la rabbia, magari partico-
larmente repressa, abbia avuto origine in una
nostra più o meno remota vita precedente.
La quantità e la qualità di energia associate
a questa antica esperienza sono registrate
sicuramente in qualche sottopiano del mio
Manipura chakra, il centro energetico posto
dietro all’ombelico, allineato lungo la colonna
vertebrale. Questo chakra, come ci dicono i
testi, ha dieci nadi, ossia da esso si dipartono
dieci canali energetici diretti ad alimentare al-
trettante parti significative del nostro organi-
smo. Specifico che in realtà ognuno di questi
canali veicola un aspetto significativo della no-
stra coscienza, contribuendo alla metabolizza-
zione, in particolare, di gran parte del nostro
campo emotivo.
La rabbia, così come la vivo, sulla base di quel-
la mia antica esperienza non ancora risolta, si
manifesta come energia densa, disarmonica
e distruttiva. Ciò rappresenta sicuramente
una tensione, un punto di conflitto, all’interno
del mio essere, che si sfoga seguendo quelle
che risultano essere le linee di minor resisten-
za per la mia coscienza. La vita delle emozio-
ni, così come dei sentimenti e dei pensieri,
dal punto di vista della meccanica dell’essere,
si manifesta particolarmente a partire dai cha-
kra, per passare attraverso i nadi, diffonden-
dosi a tutto il corpo, o meglio a tutti i corpi.
Da questo complesso poi interagiamo con il
32
mondo che ci circonda, ma questa è un’altra
storia. Se metto della sabbia nel serbatoio
della mia auto è molto probabile che i pistoni
si inchiodino. Se in Manipura chakra albergo
dell’energia distruttiva è facile che si amma-
li un organo del mio apparato digerente; se
questa energia fosse rabbia, è garantito che
sarebbe il fegato a farne le spese. Ovviamen-
te sto ampiamente schematizzando, ma spe-
ro che il concetto sia chiaro.
Possiamo concepire il nostro corpo fisi-
co come la manifestazione più densa della
mappa della nostra coscienza. Ogni organo,
apparato o sistema, è in realtà l’espressione
diretta di quella rete che è l’attività del nostro
essere. Ogni parte del nostro corpo è esso
stesso coscienza e, comunque, ne consente
la manifestazione. Bisognerebbe quindi rive-
dere il nostro modo di rapportarci con la ma-
lattia, considerandola come la manifestazio-
ne, lungo la linea di minor resistenza, di una
tensione proveniente dalle profondità di noi
stessi. Questa è la somatizzazione, ma come
vediamo essa ha a che fare con una localizza-
zione precisa, non con un vago subconscio,
una precisa via di manifestazione, determina-
ta proprio da come sono fatti i nostri corpi e
da come essi esprimono la vita. Vivo l’emozio-
ne distorta, questa è metabolizzata di sicuro
in un centro energetico, da lì si esprime lun-
go i canali che alimentano energeticamente
gli organi, la tensione così sfogata provoca la
malattia dell’organo in questione.
Come faccio a guarire il mio corpo fisico?
Devo comprendere e trasformare la tensione
all’origine della somatizzazione. Detto così
può sembrare persino banale, salvo il fatto
che questo processo richiede normalmen-
te diverse incarnazioni. Sperimento tutte le
circostanze connesse con quel tipo di espe-
rienza, prima di poterla veramente compren-
dere e di considerare risolta ogni possibile
tensione dentro di me. Ma questo procede
parallelamente con la crescita della luce della
mia anima, che allora potrà fluire nei ‘circuiti’
dei miei corpi, portando con sé l’armonia ed
il benessere che la parte superiore della mia
coscienza manifesta.
Per questo motivo si dice che l’amore guari-
sce ogni cosa, perché l’anima è il massimo
dell’amore che noi umanamente possiamo
realizzare e riversarlo all’interno dei corpi della
nostra personalità è la massima fonte di guari-
gione che possiamo concepire. È l’anima che
guarisce, non le pastiglie, ma se ancora non
sapete che cos’è l’anima è meglio che pren-
diate le pastiglie.
Massimo Rodolf
33
‘Armonia tramite conflitto’ è il nome con il
quale si designa l’energia di quarto raggio,
che è il primo tra i raggi di attributo.
Il Signore di Armonia, Bellezza e Arte ha la
missione di creare bellezza intesa come
espressione di verità: la sua influenza ripren-
derà dal 2025, ma le prime impressioni sono
già percepibili e porteranno ad una ripresa
dell’arte in tutte le sue manifestazioni.
Inoltre, essendo il raggio dell’intuizione e del-
la sintesi, tutto ciò che si è ottenuto median-
te l’esperienza nella forma verrà poi assorbito
e sintetizzato dall’anima e successivamente
manifestato dalla Monade che opera attraver-
so la forma.
Tutte le opere fondate sul principio di armo-
nia riportano al sacro ed esprimono bellezza.
L’ampiezza stessa della parola armonia come
era considerata dai presocratici, in particola-
re dalla scuola pitagorica, ci riporta alle spe-
culazioni cosmogoniche che dalla scienza
armonica ricavavano un modello di struttura
metafisica dell’universo. Pertanto qualsiasi
creazione, anche architettonica, che rispetti il
principio di armonia può dirsi veramente bella
in quanto favorisce il contatto con il modello
divino: stupende cattedrali gotiche ad esem-
pio fanno risuonare nel tempio dell’uomo le
vibrazioni così abilmente catturate da geome-
trie sacre.
Quello che si può dire per una Vita di raggio
può essere detto anche per una vita umana:
anche l’uomo, quando riesce ad applicare il
principio di armonia alla propria vita, ne può
ricavare bellezza, diventando così costruttore
del suo Tempio, dove poi la luce risplende.
Tutta la storia dell’umanità è caratterizzata da
conflitti che poi conducono all’armonia. Gra-
zie a questo raggio, infatti, si crea tensione
fra gli opposti, come fra spirito e materia. Ma
oggi finalmente l’attenzione si sta spostando
verso il lato spirituale della dualità, e questo
porterà ad un calo di attenzione nei confronti
del materialismo a favore dei principi spiritua-
li. Il quarto raggio influenza sempre potente-
mente l’umanità per il nesso che esiste fra
questo e il quarto regno di natura, cioè quello
umano.
L’uomo che appartiene a questo raggio è la-
cerato dal conflitto tra le energie di attività e
quelle di inerzia che lo compongono, e l’esito
finale del loro conflitto, quando è soddisfa-
cente, porta alla nascita del Cristo. La vita è
una lotta perpetua e senza tregua, ma grazie a
questo attrito e all’esperienza acquisita, l’evo-
luzione viene affrettata. Questo raggio incide
anche sui rapporti umani: se prevale l’attività
l’uomo diventa ardito, incurante dei rischi ed
entusiasta, capace di coinvolgere con ardore
altri esseri umani nei suoi progetti, mentre se
prevale l’inerzia ci sarà indolenza, tendenza
agli agi, ai piaceri e a procrastinare lasciando
Psicologia esoterica
Curatore: Paola Spada

ARMONIA TRAMITE CONFLITTO
34
le cose così come sono. Ma è attraverso la
sintesi degli opposti che l’uomo si eleva e di-
venta capace di percepire la verità.
Il secondo raggio di amore e saggezza regola
i rapporti umani, ma anche grazie al quarto
raggio l’umanità approderà a giusti rapporti e
all’affermazione della buona volontà; la capa-
cità di sintesi farà poi scorgere la verità pre-
sente negli schieramenti opposti e la via di
mezzo. La possibilità di percepire le qualità
opposte come due aspetti di un’unica realtà
spirituale, da un punto di vista più elevato,
pone le basi per rapporti armonici tra gli esse-
ri umani o le nazioni.
Da sempre l’umanità è immersa nei conflit-
ti, ma mai come oggi il desiderio di armonia,
pace ed equilibrio è stato così forte, e questo
non può non suscitare una risposta. La guer-
ra mondiale ha segnato il culmine dell’opera
del principio di conflitto, ma ha anche fatto
emergere un maggior desiderio di armonia e
pace.
Compito principale degli aspiranti di questo
raggio è quello di fungere da ponti armo-
nizzando le vecchie idee con quelle nuove,
cioè adattando il nuovo al vecchio in modo
da mantenere il modello originale: essendo
infatti intuitivi e dotati di sintesi, essi possono
fare collegamenti, e sanno essere precisi nel
presentare, in modo assai fedele, il vero mo-
dello divino. Anche Gesù affermava di essere
venuto non ad abolire la legge ma a perfezio-
narla, come se nel progressivo adeguarsi ad
un modello già perfetto l’uomo conquistasse
ogni volta un frammento di verità in più.
Il quarto raggio spinge all’azione con amore
e bellezza e aiuta a comprendere sia l’estasi
della materia sia le manifestazioni dello spiri-
to, infatti è la giusta valutazione della bellezza
della materia, unita alla prontezza a scanda-
gliare le profondità dello spirito, che creano
unità. Nei petali puri del fiore del loto è conte-
nuta la sostanza tratta dalle radici nel fango:
in essenza fango e fiore sono uno.
Questa energia che produce bellezza nel-
le forme viventi insegnerà l’arte di vivere in
modo da ottenere una sintesi di bellezza, ma
non c’è bellezza senza unità, quindi cercare
con tutto il cuore e con tutta la mente l’unità,
innanzi tutto in se stessi, crea bellezza.
Così come il risultato del conflitto per il disce-
polo produce fusione dell’anima e della per-
sonalità: anche i conflitti mondiali porteranno
all’armonia finale nella misura in cui l’umanità
si evolverà.
Quindi possiamo, scendendo nelle profondità
della materia attratti dal desiderio, riscoprire
la via che collega l’uomo a Dio, elevarci e cre-
scere esprimendo progressivamente la divini-
tà e percepire l’armonia delle sfere che nella
miriade di suoni e colori creano una melodia
unica che è la sintesi della vera bellezza.
Paola Spada
35
Il bisogno di riconoscimento è quanto di più
naturale e innato possiamo scovare nell’uo-
mo; ci porta quindi lontano, fin dove si può
parlare di individualizzazione.
Anticamente forse era meno sentito questo
bisogno, visto che il riconoscimento generale
era connaturato alla propria identità sociale,
identità che, viste le rigide categorie sociali
su cui si fondava la comunità, tutti davano
per scontata; oggi invece il riconoscimento
non è a priori, ed ognuno è chiamato a “con-
quistarselo” attraverso un’interrelazione, un
confronto con gli altri che ahimè… può non
riuscire!
Il bisogno di riconoscimento diviene quindi
domanda di riconoscimento, più o meno evi-
dente e consapevole, più o meno pressante,
sia in una dimensione individuale che comu-
nitaria.
Possiamo parlare di riconoscimento a due
livelli: in primo luogo nella sfera intima, di-
ciamo a casa nostra, in mezzo a quelli che
qualcuno ha definito “altri significativi”, cioè
mamma e papà, ma anche marito, moglie, fi-
gli, fratelli, amici, dove noi stabiliamo regole
e giochi in maniera esclusiva; in secondo luo-
go nella sfera pubblica, quindi in quel mondo
sociale più ampio che noi tutti condividiamo,
e all’interno del quale è necessario trovare il
proprio posto.
In una società democratica del 2010 pen-
so che sarebbe legittimo riflettere su una
politica di uguale riconoscimento per tutti,
ma non volendo entrare in questioni troppo
complicate, mi limito a sottolineare un paio
di concetti: punto primo, il bisogno di rico-
noscimento è il motore alla base del vivere,
di un vivere però oggi ancora personalistico,
che poco guarda alle necessità del gruppo,
della comunità a cui si appartiene. Punto se-
condo, il misconoscimento ovvero il non rico-
noscimento può danneggiare coloro ai quali
esso viene negato, potendo essere una for-
ma di oppressione che imprigiona in un modo
di vivere impoverito, distorto e poco felice,
creando gabbie mentali all’interno delle quali
si diviene incapaci di muoversi anche quando
gli ostacoli oggettivi al cambiamento venga-
no a decadere.
Mi sorge esemplare a questo punto una real-
tà come quella degli immigrati in Italia.
Quanto è pregnante il bisogno di riconosci-
mento in una minoranza sociale come que-
sta?
Lo potremmo definire originariamente come
un tentativo di gratificare il proprio campani-
lismo innato, un bisogno quindi di salvaguar-
dare i propri usi, costumi, tradizioni, la propria
lingua, un bisogno di preservare la propria
razza, ma fin dove ci spinge questo bisogno?
Fino all’estremo, fino al rifiuto, all’osteggiare
tutto ciò che non conferma le nostre piccole
Psicologia sociale e del lavoro
Curatore: Diana Ferrazin
IL BISOGNO
DI RICONOSCIMENTO
36
verità quotidiane, pilastri della nostra coscien-
za.
Questo riguarda la minoranza che cerca di
emergere ma anche la maggioranza che mol-
to abilmente fatica a riconoscerla.
A fomentare questa politica della divisione
come sempre poi troviamo attivi in prima li-
nea i nostri beneamati mass media, grazie ai
quali maturiamo ogni giorno di più anche…
nuovi sinonimi di immigrato… impariamo
così che immigrato vuol dire violento, igno-
rante, ladro, l’immigrato è chi ruba il lavoro
agli italiani, o addirittura… è chi ruba le donne
agli italiani… mai o troppo poco troviamo sot-
tolineato a dovere un qualche bell’esempio di
integrazione, qualche esempio di successo,
che esiste perché, diversamente da come ci
viene propinato, gli immigrati non sono per
definizione delinquenti, anzi!
E allora in mancanza di un adeguato e sano
riconoscimento si cercano mille modi per
creare la propria identità, per affermare la
propria posizione in una società che non
accetta il diverso, e che, diversamente da
come recita quella canzone, non considera il
diverso un’opportunità. Escludo chiaramente
da questa analisi chi delinque consapevol-
mente, chi non cerca l’integrazione, chi vive
ancora nell’ombra.
La visione è sempre quella di individui che
lottano per il riconoscimento, di nazioni che
lottano per il riconoscimento, di comunità re-
ligiose che lottano per il riconoscimento.
Il nostro livello di vita è intonato su questa
battaglia continua dentro e fuori di noi che è
però spesso volta ad esaudire solo i nostri
piccoli bisogni, ben lontani da un sentimento
comunitario senza confini di razza, di religio-
ne, di lingua, di nazionalità, dove… l’unione fa
la forza… più siamo meglio è perché da soli…
non si va da nessuna parte!
“Il valore che deve essere individuato è una
potenzialità umana universale, cioè comune a
tutti gli esseri umani, ed è questa potenziali-
tà, e non ciò che una persona può o non può
avere fatto, ad assicurarci che ognuno merita
rispetto
1
“.
Riconoscere i nostri simili è un dovere oltre
che un bisogno della parte più bella di noi.
Ma quanto siamo in grado di farlo nel nostro
quotidiano?
Io ho cominciato ad osservarmi e sto scovan-
do mille posti diversi dove mi ritrovo a misco-
noscere gli altri: tutte le volte che sottovaluto
le persone, che le giudico attribuendo loro
qualità e quantità dal mio punto di vista non
riconosco il loro giusto valore; tutte le volte
che non le ascolto, concentrandomi piuttosto
su quello che dico o che ho intenzione poi di
dire… io non le riconosco; tutte le volte che le
rifiuto, le allontano… non le riconosco, tutte
le volte che abilmente gli ricordo i loro limiti
magari recriminando… non le riconosco.
Proviamo ad estendere l’analisi anche a tut-
to ciò che esiste? Agli animali per esempio?
O alla generosa Natura da sempre oggetto
di sfruttamento disumano o potremmo dire
anzi terribilmente umano vista la violenza di
cui l’uomo sembra ancora capace?
Tutto ha un posto legittimo e tutto è funzio-
nale alla vita, quindi merita il nostro giusto ri-
conoscimento, che diviene rispetto per la vita
medesima e anche per noi che di quella vita,
non dimentichiamolo mai, siamo parte viva.
Diana Ferrazin
1
J. HABERMAS, C. TAYLOR, Multiculturali-
smo, Feltrinelli, Milano 2006
37
Era una giornata piovosa, faceva freddo, il cielo
era plumbeo, gli alberi erano fermi e spogli, la
vallata era celata dalle nuvole, nell’aria si senti-
va l’odore della terra bagnata e di fumo di legna
bruciata; i colori dell’autunno facevano risaltare
le case disposte qua e là.
Dion guardava tutto ciò, dalla finestra di casa
sua.
Era una donna di bell’aspetto, aveva un fascino
particolare e se avevi la fortuna di conoscerla,
questo, non faceva altro che confermarlo. Era
bella per la sua calma nel parlare, per i suoi mo-
vimenti lenti e per il suo modo docile di ascol-
tare.
I suoi occhi scuri ammorbiditi da ciglia lunghe,
erano accesi e decisi, i capelli corti definivano il
suo viso particolare, piacevole e armonioso, la
forma delle labbra indicavano calma.
Aveva quel particolare gusto creato da piccole
cose che la rendevano unica, anche nell’aspet-
to.
Dion si era trasferita da poco nella sua casa nuo-
va, posta su colline appena ondulate, arredata
con gusto ed essenzialità, ma non per questo
povera, anzi molto accogliente e originale.
Viveva da sola, la sua vita era piena, faceva un
lavoro che le piaceva, aveva amici, pochi ma
amici.
Era da un po’ che guardava dalla finestra, si era
incantata, tanto che ormai il panorama sembra-
va un’immagine ferma senza vita fino a quando,
apparve dinanzi ai suoi occhi una visione di un
altro tempo ma famigliare, come già vissuta.
Si vide in una stanza fredda con spessi muri di
pietra, al centro della parete dominava un enor-
me camino acceso, era seduta su una sedia ri-
vestita da pelli e pellicce morbide e ai suoi piedi,
si trovava una giovane donna, con il capo chino,
muta e terrorizzata.
La donna fissava con rabbia e amarezza questa
giovane, poi di scatto si alzò e scansandola si
allontanò da lei, pose una mano sullo schienale
della sedia e stringendolo con forza e violenza,
dandogli le spalle, dichiarò: “Mi hai ferita, delu-
sa, noo! Mi hai strappato la vita che avevo in
te! Sono furiosa, ma ancor peggio provo dolore,
perché tu mi hai causato questo lento e sofferto
allontanamento da te, dalla vita… da me”.
La giovane rimase in terra, alzò il viso verso di lei
e con voce provata, tremolante si rivolse a lei:
“In me c’è la paura, dormiente è cresciuta lenta-
mente nelle mie carni da sempre, va oltre la mia
memoria, io ho guardato attraverso essa, ho re-
spirato, pensato, parlato l’ho vissuta sia nel gior-
no sia nella notte, anche nei sonni più profondi
e la rivivo in altri piccoli mondi dei miei sogni”. E
guardandola negli occhi proseguì.
“Sento che il mio corpo serve solo per contene-
re il dolore, l’inquietudine che mi accompagna
in ogni piega del mio essere, la paura che im-
mobilizza, che mi toglie il respiro, che non mi fa
andare verso la vita, questo non lo voglio più”.
Le fabe della Manu
Curatore: Manuela Baccin

UNA PICCOLA MAGIA
38
“Il male che ti ho fatto è stato necessario, non
posso più oltre modo andare ancora oltre, era in
gioco la mia vita e, ho fatto la scelta… la scelta
di distruggerti, di liberarmi di te, di non essere
più schiava di questi bisogni mascherati da in-
tenzioni nobili e di buoni sentimenti... ho paura
e sto rischiando perché non conosco cosa mi
aspetta, ma so quello che non voglio.”
La sua voce esprimeva sempre più un tono deci-
so e fermo, rimarcando: “Credimi non mi dispia-
ce perderti, di strapparmi te da me, dal mio cuo-
re, dalla mia mente… tu che mi hai succhiato
l’unicità della mia vita e pian piano, lentamente
hai soffocato la mia luce.”
Poi la giovane si alzò e si mise di fronte a lei… e
fu in quell’istante che alla vista di Dion, vide che
le due donne erano entrambi lei stessa… ebbe
un sobbalzo, ma poi cercò di rasserenarsi e così
facendo continuò a osservare quel piccolo fram-
mento di vita che le apparteneva.
Le due donne si guardarono a lungo negli occhi,
la giovane con forza e potere pronunciò: “Io non
ti appartengo più” e con il braccio teso verso il
petto di lei, con mano aperta e ferma, la spinse
indietro.
In quell’istante, dal petto della giovane, incomin-
ciò ha formarsi una spirale di piccole particelle
scintillanti che prendevano posto nel buio del
suo cuore e man mano si effondevano lungo le
braccia, giù per le gambe inondando il torace e il
suo viso. I suoi occhi brillavano come stelle. Era
un’immensa luce bianca con scintille di color in-
daco che palpitavano. Nel frattempo assisteva al
dissolversi lento del corpo dell’altra donna, che
sbiadiva e aveva sempre meno consistenza fino
a quando svanì del tutto nel vuoto assoluto…
Poi dall’alto del suo capo discese un raggio di
luce che attraversò tutto il suo corpo fino alle
gambe. S’illuminarono poi sette centri posti
lungo la schiena e da ognuno si formarono sfe-
re trasparenti luminescenti che lentamente si
estesero fuori dal suo corpo creando un alone
di luce.
Dion a quel punto tolse lo sguardo da quella vi-
sione, si allontanò dalla finestra e guardandosi
vide che era il suo corpo ad emanare quell’alone
di luce e in sé sentì una dolcezza nuova, scrutò
nella sua mente e non trovò più pensieri oppres-
sivi e cupi e nel suo cuore palpitavano solo sen-
sazioni e sentimenti di gioia e di vita…
Era una giornata piovosa, faceva freddo e il cielo
era plumbeo…
Eppure il sole si fece spazio tra le nuvole e a Est
un arcobaleno abbracciò la vallata. Dion guardò
tutto ciò dalla finestra di casa sua e sorridendo
prese la giacca e uscì, sapendo che l’aspettava
una giornata, anzi una vita, magica.
Manuela Baccin
www.scuolaenergheia.it
ENERGHEIA
Prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici
La scuola intende preparare al discepolato e al cammino iniziatico,
fornendo gli strumenti teorici e pratici per focalizzare stabilmente
la propria coscienza sul piano dell’anima, requisito
fondamentale per poter operare nel campo
della guarigione esoterica. Il programma,
estremamente vasto, spazierà dalla
conoscenza dei chakra, dell’aura, dei corpi
sottili, al karma, alla psicologia esoterica,
alla conoscenza e all’uso dell’energie
di raggio. Un guaritore esoterico deve
poter aiutare i suoi fratelli a far fluire l’energia
dell’anima, fonte di ogni vera guarigione, e deve
sapere come questo può avvenire in pratica.
L’iscrizione alla scuola comporta una decisa scelta
di vita nel senso della trasformazione del proprio
sè inferiore e del servizio agli altri. Chi non avesse questi
precisi intenti sappia che non potrà essere accettato nella
scuola, che sarà fra l’altro a numero chiuso.
I corsi si tengono ogni anno da ottobre a giugno.
PROGRAMMA
1°anno: Introduzione “Il Sentiero degli Angeli” - La pratica della meditazione - L’integrazione della perso-
nalità - Il corpo fisico - Il corpo eterico - Pranoterapia e terapia magnetica - I sette raggi - Kundalini, chakra e
l’aura - Il Karma - Il sentiero iniziatico.
2°anno: I sette tipi psicologici - Il corpo astrale - Il corpo mentale - La formazione delle immagini karmiche
- La chiaroveggenza, i chakra e l’aura - Alchimia spirituale, dal sé inferiore al sé superiore - L’eteroscopia -
La terapia radiante - La telepatia - I sogni.
3°anno: Il corpo causale - Il contatto con l’anima, i maestri, gli angeli e i deva - Alchimia dei chakra e trasmu-
tazione delle immagini karmiche - La guarigione di gruppo - La seduta terapeutica - La tenuta di un gruppo
- L’insegnamento della meditazione - Le dieci leggi, le sei regole e i sette modi della guarigione esoterica -
Elementi di astrologia esoterica - Conclusioni.
PER INFORMAZIONI RIVOLGERSI ALLE SEGUENTI SEDI:
BERGAMO Roberto Rovatti tel. 059 696977 - cell. 347 3930476 e-mail: sede.bergamo@scuolaenergheia.it
MILANO Luca Gazzetti tel. 0536 957382 - cell. 333 8395180 e-mail: sede.milano@scuolaenergheia.it
TORINO Isa Neroni cell. 339 5331650 e-mail: sede.torino@scuolaenergheia.it
PADOVA Fabio Ricchetti cell. 335 6083781 e-mail: sede.padova@scuolaenergheia.it
MODENA Anna Grazia Fiorani tel. 059 900086 - cell. 339 8476284 e-mail: sede.modena@scuolaenergheia.it
FIRENZE Anna Todisco tel. 055 781699 - cell. 328 9636352 e-mail: sede.firenze@scuolaenergheia.it
ROMA Luca Tomberli cell. 328 3122520 e-mail: sede.roma@scuolaenergheia.it
LECCE Giovanna Spinelli tel. 099 9558405 - cell. 328 7734551 e-mail: sede.lecce@scuolaenergheia.it
Dieci week-end all’anno per tre anni di intenso studio e di profonda alchimia spirituale.
Atman in sanscrito designa il vero sé dell’essere umano, lo spirito assoluto, Brahman, individualizzato nell’uomo. Il Raja
yoga è la scienza dell’essere che consente di dissipare il dolore e l’ignoranza, portando alla conoscenza di Atman attra-
verso pratiche di vita e di meditazione sperimentate da millenni.
L’Associazione Atman è nata con lo scopo di diffondere la conoscenza e la pratica del Raja yoga e di tutte quelle tradi-
zioni esoteriche che hanno come finalità il perfezionamento dell’uomo nel suo complesso.
www.associazioneatman.biz
ATMAN
Associazione per lo studio del Raja Yoga
La prima rivista esoterica on-line: www.ildiscepolo.it info@ildiscepolo.it
All’indirizzo www.dracoedizioni.it potete richiedere la rivista “Il Discepolo”al solo costo di spedizione
LE VIE DI LUCE
Dalla stessa scintilla, come spesso accade alla vita, molti raggi sono nati per diventare Le Vie di Luce, tanti modi per
dire la stessa cosa, tante strade per arrivare allo stesso cuore. Aiutare gli altri a ricercare se stessi, nella pratica e di-
cendoglielo con la parola, insegnare loro a prendersi cura degli altri. Insegnare ai bambini e ai loro genitori dei modi belli
di crescere insieme. Essere attenti all’ambiente, al pianeta, per riportare l’uomo al centro di tutto. Studiare la vita nelle
sue forme di luce per migliorare anche il corpo più denso e, perché no, farlo più bello. Questo siamo, perché possa
servire.
Massimo Rodolfi
La Draco Edizioni, l’associazione
Atman e la scuola Energheia
sostengono l’opera di queste
associazioni di solidarietà.
OMEO BON BON
www.omeobonbon.it
Attiva in Madagascar
e HEWO
www.hewo-modena.it
Attiva in Etiopia ed Eritrea
DRACO EDIZIONI
MILANO 30/3/2010, LECCE 7/4/2010, ROMA 21/4/2010, FIRENZE 5/5/2010,
MODENA 12/5/2010, PADOVA 14/5/20110, BERGAMO 18/05/2010, RIMINI 20/5/2010
TORINO 27/5/2010, MODENA 23/9/2010.
per informazioni www.associazioneatman.biz, www.dracoedizioni.it, www.scuolaenergheia.it
SUL SENTIERO DEGLI ANGELI
Presentazione della scuola Enrgheia,
conferenze di Massimo Rodolfi
PROSSIME USCITE
www.dracoedizioni.it
DRACO EDIZIONI
GUIDA PRATICA
ALLA MEDITAZIONE
Massimo Rodolfi
EXALUX
ERBE DI LUCE
Un nuovo modo di concepire la ftoterapia
Donatella Donati Massimo Rodolfi
EXALUX - ERBE DI LUCE - Un nuovo modo di concepire la fitoterapia
Le erbe sono in primo luogo architetture energetiche di luce, esse sono vita che si manifesta
come forma. Exalux, questa rivoluzionaria linea erboristica, realizza la sintesi tra mondo umano e
vegetale, creando forme per la vita. Analizzando le piante con la chiaroveggenza, si vedono le loro
strutture energetiche e le relazioni che queste possono avere con le linee di luce del corpo eterico
dell’uomo. Combinando tra loro vari schemi luminosi delle erbe, abbiamo creato una serie di rime-
di che agiscono nel profondo della struttura energetica umana. Con la luce del mondo vegetale,
i prodotti Exalux riequilibrano e purificano i vari apparati e sistemi del nostro corpo, seguendo un
preciso percorso energetico. La combinazione degli archetipi luminosi delle piante, applicata al
nostro organismo, è la vera scoperta, che apre alla ricerca infinite possibilità.
GUIDA PRATICA ALLA MEDITAZIONE
Come migliorare la propria salute e comprendere meglio se stessi attraverso la meditazione. Un
libro chiaro, semplice, alla portata di tutti, che al tempo stesso non trascura nessuno degli aspetti
rilevanti per una corretta pratica della meditazione. Tanti sono i luoghi comuni legati all’argomento,
ma questo manuale, con la sua essenzialità, li esclude. Nella prima parte impariamo a rilassare
il corpo, a respirare correttamente, a calmare e a concentrare la mente. Nella seconda parte del
libro si approfondisce la consapevolezza del proprio corpo e si acquisiscono nozioni basilari per
migliorare la propria salute. Infine, sono date semplici indicazioni per migliorare, attraverso la me-
ditazione, le aree di insoddisfazione della propria vita. Un libro veramente imperdibile.
SUL SENTIERO DEGLI ANGELI
Questo libro non è un libro sugli angeli, ma è dedicato a tutti coloro che in questo preciso momen-
to della loro evoluzione stanno per imboccare, o hanno appena imboccato, quel sentiero che li
porterà a realizzare la loro vera natura di angeli solari, compiendo così il sacrificio perfetto, quella
sacralizzazione di sé, che ogni illuminato, per il bene del genere umano, ha dimostrato essere
possibile. Buon viaggio a voi Fratelli che siete sulla strada del ritorno, io sono uno di voi e vi indico
semplicemente la strada verso casa, quella che vi farà viaggiare Sul Sentiero degli Angeli.
PROSSIME USCITE