You are on page 1of 4

Corriere della Sera, mercoledì 7 febbraio

M
ilano. Il capo dei Commandos,
qualche anno prima, non poteva
entrare allo stadio. Però alla festa del
Milan campione d’Italia, nel 2004, ave-
va un tavolo accanto a quello del pre-
sidente Berlusconi. «Noi siamo soliti
festeggiare con la nostra famiglia al-
largata», dice la società. Una definizio-
ne che comprende sia il presidente
della Regione Formigoni e l’allora sin-
daco di Milano Albertini, sia una quin-
dicina di ultrà esponenti dei
Commandos, delle Brigate Rossonere,
e della (oggi sciolta) Fossa dei leoni.
Un frammento dei rapporti pericolosi
che Inter e Milan intrattengono con i
“cattivi” delle curve. Rapporti leciti,
ma alla base di un giro d’affari da mi-
lioni di euro, della gestione di un pote-
re su migliaia di ultrà, e di un mecca-
nismo di ricatto più o meno latente
verso i club. Che negli ultimi mesi è
sfociato in una tentata estorsione ai
danni dei rossoneri. Con colpi di pisto-
la e un pestaggio.
Equilibrio sottile
Rapporti a rischio. I capi ultrà viag-
giano spesso sugli stessi charter che
portano i giocatori e i dirigenti. «Ma
volano a loro spese», fanno sapere da
Milan e Inter. Entrano negli spogliatoi
di San Siro e nelle aree vip. Perché i
leader della curva possiedono pass no-
minali, con tanto di foto per «muoversi
liberamente in ogni settore dello sta-
dio, compresi gli spogliatoi dei gioca-
tori» (deposizione di un dirigente del
Milan). Lo stesso succede per l’Inter. A
volte, i legami diventano lavorativi.
Come per un esponente di Alternativa
rossonera, impiegato in un ufficialissi-
mo Milan point. Infine, sul sito delle
Brigate rossonere Gilardino, Inzaghi,
Kakà e Gattuso mettono gratuitamente
a disposizione la loro (costosa) imma-
gine per pubblicizzare magliette, cap-
pellini e felpe del gruppo. Fin qui,
niente di illecito. Solo la prova di una
certa contiguità tra le società e i grup-
pi di tifosi più estremi. Di contatti che
vengono considerati inevitabili. E da
coltivare: servono a “responsabilizza-
re” i capi dei tifosi, con il risultato «di
essere una delle squadre meno sanzio-
nate in Europa e in Italia», come chia-
risce un responsabile del Milan in un
verbale della Digos. Il fatto è che l’e-
quilibrio è fragile. E il confine tra rap-
porto corretto e complicità sottile.
Il patto nerazzurro
Quindici maggio 2005, a San Siro si
gioca la partita Inter-Livorno. In curva
Nord, quella nerazzurra, compare una
croce celtica. Sventola per pochi mi-
nuti, poi viene ritirata. Cosa è accadu-
to? Un responsabile della polizia ha
avvertito un referente della curva, che
ha girato immediatamente l’ordine:
«Fate levare quella roba». Il magistra-
to che ha indagato sugli ultrà interisti
parla di collaborazione “efficace”. È il
sistema nerazzurro, per come è stato
ricostruito dagli investigatori.
Funziona così: concessione di benefici
“limitati” ai capi-curva in cambio di
rivare anche a un migliaio di biglietti».
In questo caso gli introiti per gli ultrà-
affaristi si moltiplicano. «I capitifoseria
hanno un potere enorme - aggiunge il
procuratore capo di Monza, Antonio
Pizzi, che ha condotto l’inchiesta oggi
passata a Milano -. Ricattano le società
che forniscono loro biglietti sottocosto o
in omaggio. Il giro d’affari per una cur-
va è nell’ordine di milioni di euro». A
questo fiume di soldi bisogna aggiunge-
re gli aiuti per le coreografie (negati
dalle società) e la vendita dei gadget:
cappelli, felpe, magliette. Questa è la
montagna di soldi da spartire. Che non
arriva a tutta la curva, ma nelle tasche
dei pochi che comandano.
Conseguenza: i capi degli ultrà milane-
si pensano più agli affari che alla vio-
lenza. Ma appena gli equilibri si spo-
stano, c’è qualcuno che per entrare nel
business è pronto sparare. È quel che
sta succedendo intorno a San Siro.
La tentata estorsione
Nell’autunno 2005 si scioglie, dopo
37 anni, la Fossa dei Leoni. È un grup-
po storico del tifo rossonero, ma ha
due macchie: è l’unico rimasto di sini-
stra e non risparmia le critiche alla so-
cietà. La ragione dello scioglimento
sembra tutta da cercarsi dentro il co-
dice d’onore ultrà: i Viking juventini
hanno rubato lo striscione alla Fossa,
che per la restituzione ha chiesto la
collaborazione con la Digos. Questa
storia è anche un pretesto. In realtà,
c’è già un nuovo gruppo, di destra, che
sgomita per la leadership: i Guerrieri
ultras. I Guerrieri si sarebbero alleati
con le Brigate Rossonere. I
Commandos vanno in minoranza. E pa-
gano. «I nuovi cominciano a sgomitare.
In due direzione: per guadagnare spa-
zio nella curva e per ottenere il rico-
noscimento dalla società. Che consen-
te di partecipare al giro d’affari» spie-
ga un investigatore. Così, l’ottobre scor-
so, due uomini in moto sparano alle
gambe di A. L., 32 anni, esponente dei
Commandos, davanti a un supermer-
cato di Sesto San Giovanni. Il 25 gen-
naio, un altro leader dello stesso grup-
po viene picchiato fuori da San Siro da
sette persone (due sono state arrestate
e stanno per andare a processo). È con-
ciato così male che ancora oggi non si
sa se ce la farà. Intanto, i Guerrieri
chiedono biglietti alla società. Forse
anche abbonamenti. Ma il Milan, per
due volte, rifiuta. E, combinazione, su-
bito dopo per due volte dalla curva
piovono fumogeni: Milan-Lilla, 6 di-
cembre, e Milan-Torino, 10 dicembre
2006. Il Milan annuncia una linea più
dura: taglia i pass. Galliani va in pro-
cura a Monza, che nel frattempo ha in-
dagato dieci ultrà: «Ma non sono io che
mi occupo di queste cose». Non c’è sta-
ta nessuna denuncia. La procura è ar-
rivata alla tentata estorsione indagan-
do sulla sparatoria. «Nei nuovi gruppi
di ultrà - rivela un investigatore - ci so-
no molti delinquenti comuni, con pre-
cedenti per spaccio e rapine». Sicuri
che valga la pena tenerli in famiglia?
Arianna Ravelli
Gianni Santucci
una sorta di “servizio d’ordine”. Il tut-
to sotto la supervisione della polizia,
che però non compare mai sugli spalti.
L’Inter assicura cinquanta biglietti
omaggio «consegnati a Franco
Caravita (leader della curva Nord, ndr)
e da questi gestiti con successiva di-
stribuzione» ad altri esponenti degli
ultrà. La contropartita, per l’immagine
e per le casse di una società di calcio,
è enorme: una curva calma, niente
guerriglia urbana (rarissima fuori da
San Siro negli ultimi anni), poche mul-
te per incidenti e lancio di fumogeni.
Ma come: si tratta con i cattivi? Ci si
affida a loro per il servizio d’ordine,
anche se alcuni hanno precedenti pe-
nali? E qual è il limite di questi accor-
di? La risposta l’ha data il pm Fabio
Roia chiedendo l’archiviazione del-
l’indagine sul lancio di fumogeni che
portò all’interruzione del derby di
Champions del 12 aprile 2005: «È evi-
dente come questa intesa possa susci-
tare qualche perplessità sotto il profi-
lo etico e della eventuale prospettiva
investigativa, ma la gestione dell’ordi-
ne pubblico in situazioni di particola-
re complessità comporta una visione
ampia e flessibile del problema».
Un pragmatismo efficace da un lato,
ma che dall’altro rappresenta una sor-
ta di resa del sistema calcio: le società
sono i soggetti deboli per il principio
della responsabilità oggettiva (le in-
temperanze dei tifosi si pagano con
multe e squalifiche del campo); polizia
e carabinieri non entrano mai nelle
curve di San Siro per evitare «possibili
provocazioni», e un anello chiave della
sicurezza sono gli ultrà stessi. Viene da
pensare: ma cosa succede negli stadi
italiani se questo modello, come accer-
tato dopo mesi di indagine, è il risulta-
to della “bonifica culturale” del presi-
dente Moratti? Se il calcio è una mac-
china da soldi, 3 per cento del Pil, le
curve tentano di ritagliarsi la propria
fetta. Il tifo che diventa mestiere.
Il giro d’affari
Primo: i biglietti per le trasferte. Di
solito le società li vendono ai rappre-
sentanti della curva. Niente di illecito.
Ma questo cosa comporta? Uno dei ca-
pi ultrà del Milan ha ammesso di ri-
venderli a 2-3 euro in più. Ed è il primo
ricarico. Sui biglietti si fonda poi l’or-
ganizzazione dei viaggi: pullman e tre-
ni per le trasferte più vicine, aereo per
quelle distanti. I curvaioli comprano il
pacchetto completo. Che comprende,
ovviamente, altri ricarichi.
Moltiplicando per le 18 trasferte di
campionato, più quelle di coppa Italia
e di Champions, alle quali partecipano
in media, per le squadre milanesi, tra
le mille e le 4 mila persone, si scopre
che una stagione calcistica può frutta-
re 5-600 mila euro.
Sottobanco poi, è un’altra storia: bi-
glietti regalati, venduti sottocosto o pa-
gati in modo dilazionato. Per l’Inter la
magistratura ha escluso questa prassi,
sul Milan (come parte lesa in un tenta-
tivo di estorsione da parte di gruppi ul-
trà) c’è un’indagine in corso. «Ma per so-
cietà molto importanti - spiega Maurizio
Marinelli, direttore del Centro studi sul-
la sicurezza pubblica - l’omaggio può ar-
IL FOGLIO
quotidiano
Alla fine gli ultrà vincono sempre
Riccardo Bettini, di anni 61 e la moglie
Anna Cangiulli, di 46. Fiorentino lui, origi-
naria di Taranto lei, abitavano col figlio
Lapo di sedici anni in piccolo appartamen-
to ricavato da un’antica torre a due passi
dal Ponte Vecchio. Bettini, dopo aver la-
sciato il lavoro di fotografo di moda, aveva
aperto un ristorante etnico che ben presto
era fallito. I debiti si accumulavano, lui
dopo un’intervento chirurgico non era più
tornato in forma e la moglie di quindici an-
ni più giovane, per sostenere la famiglia,
s’era trovata un impiego da colf. I coniugi
in realtà vivevano separati in casa, il ma-
trimonio era naufragato da tempo ma era-
no rimasti insieme per la battaglia contro
la leucemia della figlioletta Nuri che dopo
due anni di sofferenze se ne andò lo scorso
aprile a dodici anni. Bettini, che già diceva
a tutti di voler morire, qualche settimana
fa perse pure il cugino, con moglie e figli,
in un terribile incidente sull’A11. un paio
di settimane fa verso l’alba, in pugno una
Browning calibro 7.65 della prima guerra
mondiale, raggiunse la moglie che dormiva
in salotto e premette il grilletto che però
s’inceppò: la donna prese a urlare, lui la
zittì a colpi di mannaia. Il figlio si precipitò
in aiuto della mamma, Bettini di nuovo
premette il grilletto, stavolta quattro volte
di fila, e quattro proiettili raggiunsero il ra-
gazzo all’addome e al braccio. Convinto a
torto che anche Lapo fosse morto, il foto-
grafo aprì la bocca e si sparò l’ultimo col-
po. Martedì 29 gennaio in Borgo San
Jacopo a Firenze, in un piccolo apparta-
mento a due passi dal Ponte Vecchio.
Tamara Monti, di anni 37. Originaria di
Cantù nella Brianza, bionda, sensibile e
graziosa, all’età di cinque anni vide per la
prima volta i delfini e se ne innamorò a tal
punto che sette anni fa si trasferì a
Riccione per curarli e addestrarli nel
“Parco Oltremare”. Amante degli animali
in generale, in casa teneva un bassotto e un
bastardino che le creavano parecchi pro-
blemi coi vicini, innervositi dal loro latra-
re. In particolare un Alessandro Doto di
anni 35, disoccupato, piuttosto strano, ac-
casato al piano di sopra coi vecchi genitori
e capace di starsene rintanato nell’appar-
tamento per mesi, di continuo le urlava: «I
tuoi cagnacci mi rompono i timpani, anda-
tevene via». La Monti spaventata s’era tro-
vata una villetta col giardino e lì avrebbe
traslocato la mattina di sabato 3 febbraio.
Invece la sera prima, tornando in casa con
le buste della spesa in mano, trovò Doto
che l’aspettava nell’androne. Lei gridò, lui
le saltò addosso e le infilò trenta centime-
tri di lama venti volte nella gola e sul viso,
fino a cancellarle i connotati. I vicini sen-
tendo le urla chiamarono i carabinieri che
trovarono la Monti in un lago di sangue e
l’assassino imbambolato accanto al corpo,
la lama ancora stretta in pugno. Verso le 19
di venerdì 2 febbraio nell’androne di un
palazzo a Riccione.
Grigorj Lapkin di anni 31. Russo, viveva
a Rimini e da lì gestiva un giro di conna-
zionali costretti a vender gingilli nelle stra-
de delle Marche e della Romagna per poi
consegnargli il grosso del ricavato. Tra que-
sti un disabile di nome Kostantin
Kartashov, 22 anni, che abitava nello stesso
residence del Lapkin e da cinque anni sop-
portava le sue angherie. L’altra sera dopo
cena i due litigarono per la spartizione dei
soldi, quindi ognuno si ritirò in camera
sua. Dopo qualche minuto Kartashov entrò
in punta di piedi nella stanza dell’altro che
dormiva e gli tagliò senz’altro la gola con
un coltello da cucina. Serata di mercoledì
7 febbraio in un residence di Rimini.
Suicidi
Franco Spisani di anni 72 e la moglie
Giovanna di anni 62. Bolognesi, tre figli, as-
sai riservati, sempre in disparte rispetto al-
la vita del quartiere e tuttavia noti a tutti
per la bella casa e l’elegante targa sulla
porta: “Centro superiore Prof. F. Spisani”.
Lui, ex professore universitario di pedago-
gia, esperto di logica e matematica, segui-
va ancora le tesi degli degli studenti che si
dovevano laureare. La consorte, altrettan-
to appassionata di scienze e di libri, gli da-
va una mano. La scorsa settimana le figlie,
preoccupate perché da giorni non riusci-
vano a contattarli, vollero andare a casa lo-
ro. Siccome la luce era accesa ma nessuno
rispondeva e la porta era chiusa dall’inter-
no, chiamarono i pompieri che s’arrampi-
carono sul terrazzino del primo piano.
Nella camera coniugale, un poco putrefat-
ti, entrambi gli sposi: il marito, indosso
boxer e maglietta, sdraiato sul lettone, ave-
va un sacchetto di plastica a cingergli la te-
sta. La moglie, per terra sullo stesso lato,
anche lei aveva il sacchetto di plastica ma
un poco lacerato, come avesse tentato di
strapparlo via. In casa nessuna traccia di
sconosciuti e antidepressivi in quantità. Di
qui l’ipotesi di un doppio suicidio che tut-
tavia lascia sbalorditi i figli, convinti che i
genitori, seppur solitari, fossero sereni. I
corpi, vecchi di almeno tre giorni, furono
trovati dopo le undici di sera di lunedì 29
gennaio in una villetta di via civico 66 di
via San Mamolo, Bologna.
ANNO XII NUMERO 36 DIRETTORE GIULIANO FERRARA LUNEDÌ 12 FEBBRAIO 2007 - € 1
Redazione e Amministrazione: L.go Corsia Dei Servi 3 - 20122 Milano. Tel 02/771295.1 Poste Italiane Sped. in Abbonamento Postale - DL 353/2003 Conv. L.46/2004 Art. 1, c. 1, DBC MILANO
Delitti
L’addestratrice di delfini uccisa dal vicino
che non sopportava i suoi cani. L’uomo che
spara alla moglie, al figlio e poi si suicida
PROFEZIASiccome da venticinque anni
non si hanno notizie di sue storie d’amore,
molti sospettano che Franco Battiato sia
omosessuale: «Possono dire quello che vo-
gliono. Il rapporto più lungo che ho avuto è
stato con una donna sposata, quindi era
molto comodo per me mantenere la segre-
tezza. Omosessuale? Io sono al di là di que-
sti schemi, di queste categorie. Ho superato
certe definizioni». Quando ha delle pulsio-
ni erotichelesegue(«nonmi censuro»), una
«filiazione reale» non gli interessa e co-
munque ormai ha poche speranze «perché
sta scadendo la profezia»: «Una volta ero a
Katmandu con Syusy Blady e Patrizio
Roversi e siamo andati, così per divertirci,
da un astrologo nepalese. Un uomo formi-
dabile che non mi conosceva e solo attra-
versolamiadatadi nascita, consultandoun
libro, mi ha detto quando era morto mio pa-
dre e quando era morta mia madre. Poi mi
ha chiesto: lei è un attore? Siccome sono un
artista e quindi è un po’ la stessa cosa, ho
detto di sì. Comunque: mi ha predetto che
avrei cambiato mestiere, e infatti ho speri-
mentato con il cinema. Poi mi ha detto: lei
ogni tanto pensa a fare figli, ma ha solo cin-
que, sei anni di tempo. La scadenza è im-
minente, mi resta solo quest’anno» (Silvia
Bombino, Vanity Fair 15/2).
FEMMINILITÀ Eva Herzigova, 33 anni,
fidanzata con l’imprenditore torinese
Gregorio Marsiaj, incinta di sei mesi, dice
che la gravidanza l’ha del tutto cambiata:
«Sentireunavitachemi crescedentrohati-
rato fuori la mia femminilità. Ho sempre
portato i pantaloni, anche con gli uomini,
invece adesso ho solo voglia di essere coc-
colata. Mi è venuto un appetito che non ho
mai avuto: io, che detestavo i dolci, non re-
sisto al profumo delle pasticcerie». Il pen-
siero della pancia prima la angosciava:
«Adesso che ce l’ho, non mi spaventa più.
Mangio tutto quello di cui ho voglia, tanto
non posso farci nulla: ho già preso otto chi-
li e l’ago della bilancia si sposta ogni setti-
mana». Non si chiede se tornerà come pri-
ma («ho già alle spalle una carriera di qua-
si vent’anni») e di figli ne vuole almeno tre:
«Sono pronta a fare subito il bis. Non voglio
essere una di quelle che, appena partorito,
corrono in palestra». Lei e Marsjai si fre-
quentano da cinque anni: «Ci siamo cono-
sciuti in a Varigotti, in Liguria, l’11 settem-
bre. Ero in spiaggia a prendere il sole,
quando lui si è avvicinato e mi ha salutata.
Il giorno dopo, sempre in spiaggia, l’ho rivi-
sto. Stava andando a passeggiare con un
amico, mi ha chiesto se volevo unirmi a lo-
ro. Mi sentivo come Alice nel paese delle
Meraviglie. Un colpo di fulmine». La prima
sera si sono soltanto baciati: «Io ero cotta
ma Greg, che all’epoca studiava alla
Bocconi, faceva il difficile. Mi chiedeva che
mestiere facessi, sosteneva di non avermi
mai vista. Ovviamente fingeva». Adesso lui
vorrebbe sposarla in chiesa ma lei giudica
il matrimonio «la tomba dell’amore, la fine
della conquista dell’altro»: «E io non voglio
sedermi in un rapporto» (Antonella
Amapane, La Stampa 7/2).
SEPOLTURASono stati trovati due sche-
letri di eraneolitica, risalenti a6000 anni fa,
nello scavo di un’area industriale di
Valdaro, Mantova. Abbracciati l’uno all’al-
tra, gambe intrecciate tra loro, sono ricon-
ducibili a unuomo e a una donna inetà gio-
vane. Tra le vertebre cervicali di lui è con-
ficcata una punta di freccia in selce, tra la
coscia e il fianco di lei una lama di selce
piuttosto lunga, in ipotesi usate per uccide-
relacoppia, ocomecorredofunerario. Non
si esclude che alla morte di lui, lei sia stata
sacrificata per accompagnarlo nel suo ulti-
mo viaggio. Meno probabile (ma spieghe-
rebbe l’insolita posizione, per un sacrificio
umano, della selce nel corpo della donna)
che sia morta prima lei in un incidente di
caccia, e che lui abbia chiesto di essere uc-
ciso per raggiungerla. Escluse le inumazio-
ni familiari (sempre separate e parallele), è
il primo caso di doppia sepoltura del Nord
Italia. Finora, erano state trovate abbrac-
ciate coi loro figli solo alcune madri
(Giuseppe Culicchia, La Stampa 9/2).
SADOMASOIrene Pivetti s’è fatta foto-
grafare da Gente con un completo in simil-
pelle nero attillato stile sadomaso: stivali
col tacco, pantaloni coi buchi sulle cosce,
micro giubbino con zip che lascia scoperta
la pancia e la schiena, guanti lunghi fino ai
gomiti eunfrustinoinmano: «Mi sentosexy
masoprattuttomi sentobeneconmestessa,
in forma». Quando le hanno chiesto di fare
Catwoman per una presentazione di Radio
Montecarlohadettosubitodi sì: «Delladon-
na-gatto mi piace il lato animalesco: è forte,
scattante, tesa». Dal marito Alberto ha avu-
to Ludovica e Federico, 9 e 7 anni: «Con lo-
ro ho imparato a giocare. Gioco molto più
adesso di quando ero bambina. Da piccola
ero molto seria, scrivevo tanto, costruivo co-
se, andavo a caccia di lombrichi. Ora voglio
divertirmi. Quandoqualchesettimanafaso-
no andata a Scherzi a parte e mi sono ritro-
vata legata a una fune a testa in giù, mi so-
no divertita. Sì, per favore, fatemi continua-
re a giocare» (Stefano Nazzi, Gente 15/2).
VENTURA Simona Ventura vorrebbe
«un uomo accanto e un altro figlio» (Gente
15/2).
Amori
Franco Battiato non censura
le sue pulsioni erotiche. Alla Pivetti
piace essere legata a testa in giù
Se tutti si limitano ad ascoltare, è un bene che qualcuno parli
A
forza di ascoltare finisci per non avere
più niente da dire. L’ascolto è il nuovo
idolo. Insieme con l’accoglienza e il rispet-
to per il vissuto delle persone, l’ascolto uni-
versale è la postura tipica dei moderniz-
zanti, di coloro che detestano dal più
profondo del loro cuore la predica, la dot-
trina, ma anche il discorso laico, la norma
razionale, la pretesa di verità. Tutti ascol-
tano tutti e si fa silenzio, il contenuto della
vita diventa il vissuto, l’esistenza una tau-
tologia. Non fare del male agli altri, amali
e ascoltali, e per il resto sei libero di fron-
te alla tenaglia tra il male e il bene, puoi
infliggerti il minor danno e lo stato, la co-
munità auscultante, ti aiuterà a fronteggia-
re le conseguenze di qualsiasi tuo compor-
tamento. Non devi fare secondo quel che
sei, perché nessuno è autorizzato a sapere
che cosa si debba essere, e dunque tu sei
secondo quel che fai o secondo quel che
credi nel tuo foro interiore, nella tua libe-
rale e solitaria libertà di coscienza, nella
tua fede cristiana che non implica più una
sequela, un seguire e lasciarsi amare e gui-
dare dalla fede, ma un guidarla secondo i
tuoi desideri, la tua umanità nuda.
Il ministro cattolico per la famiglia, così
diverso in Italia dal suo omologo spagnolo,
laicista e anticlericale, dice di soffrire, e
credo sia in buona fede. In effetti soffre.
Soffre perché i vescovi non l’ascoltano, non
rispettano il suo vissuto di laica cattolica,
alle prese con la dissoluzione progressiva
della famiglia e del matrimonio, beni pri-
mari per la dottrina sociale della chiesa
moderna ma anche per il vangelo e per la
predicazione cristiana in tutte le epoche. È
che c’è un tempo per ascoltare e un tempo
per parlare. E la chiesa italiana, con il
Papa che ne è parte nonostante o in fun-
zione della sua stessa universalità cattoli-
ca, non smette di parlare invece di presta-
re orecchio. I vescovi e il loro capo sanno
che la legge Bindi è blanda, molto modesta
in relazione a quel che già si può, si desi-
dera e si fa nel resto dell’Europa e del
mondo. Moduleranno infine la loro “preoc-
cupazione” anche su questo dato di fatto,
che in Italia non ci si sposa fuori del matri-
monio, omosessuali o no, e non si avranno,
almeno non con l’autorizzazione della leg-
ge italiana, figli adottivi o fabbricati in vi-
tro per famiglie omoparentali o monopa-
rentali, particolare molto significativo, che
rinvia di per sé a una logica di diritti am-
ministrativi lontana dalla legislazione fa-
miliare rivoluzionaria, antimatrimoniale,
che c’è fuori d’Italia.
Ma la chiesa di Wojtyla e di Ratzinger e
di Ruini è comunque in battaglia contro
l’idolo dell’ascolto, dell’umanizzazione ra-
dicale del vissuto che contraddice ogni
premessa del suo speciale umanesimo al-
la luce del divino, del rivelato, della paro-
la. La chiesa non può partire, come fa il
ministro, dalla famiglia che c’è, cioè dalla
famiglia affettuosa e indifferente, mul-
tiforme e generica, formazione sociale
amorfa dissolta concettualmente e prati-
camente dal divorzio, evidente e logica ne-
gazione del matrimonio, della promessa e
della scelta definitiva, della procreazione
e dell’educazione come tensione verso un
qualche futuro, una dissoluzione che deve
riconoscere, a parte i giudizi di valore, il sì
o il no, chiunque abbia una mentalità lai-
ca. Per noi laici che consideriamo la mo-
dernità e la secolarizzazione come un pro-
blema, non la soluzione di tutti i problemi,
la chiesa custodisce la lingua e la logica
della migliore cultura d’occidente, in uno
sforzo di lunga durata, di lunga lena cultu-
rale, di non perdere la bussola della ra-
gione e della realtà.
Tutto rientrerà prima o poi nella norma-
lità, e avremo la nostra cronaca di emen-
damenti, di scontri e polemiche capaci di
incidere anche nel tessuto della chiesa, ol-
tre che in quello della società, avremo i ve-
scovi alla Bettazzi e i pastori teologi alla
Caffarra, avremo ondeggiamenti parla-
mentari, peggioramenti e miglioramenti
nel testo surreale del cosiddetto Dico; quel
che speriamo laicamente di non avere è un
ripiegamento della chiesa nella logica del-
l’ascolto idolatrico e del vissuto come ga-
ranzia del vivere, del come vivere e perché.
L’esclusione del peccato dal mondo, la sua
scomparsa dal lessico e la sua comparsa
nella registrazione anagrafica per racco-
mandata con ricevuta di ritorno, è un bel
problema per chi crede e anche per chi
non crede, onorevole Bindi, e i vescovi non
possono limitarsi ad ascoltarla mentre
ascolta la società che ascolta se stessa.
Qualcuno deve dire qualcosa, in
tutto questo silenzio.
Le società costrette a trattare con i nemici diventano i soggetti deboli del calcio. Il tifo, invece, diventa un mestiere
I rappresentanti delle curve ottengono biglietti gratis per le trasferte e li vendono con ricarichi. Una stagione può fruttare 6.000 euro
La Stampa,
giovedì 8 febbraio
M
a se il poliziotto
Raciti, accortosi in
tempo che un emerito
delinquente stava per
scagliargli sul parabrez-
za dell’auto di servizio
un pesante sasso e che un altrettanto eme-
rito collega del primo delinquente aveva il
braccio alzato per lanciare una bomba car-
ta nel foro così procurato, avesse estratto
tempestivamente la pistola d’ordinanza e
fatto fuoco per difendersi dai due aggres-
sori, colpendoli, quelli sarebbero divenuti
eroi nazionali al pari del Giuliani che sta-
va gettando un estintore contro un carabi-
niere e i rispettivi padri (o le rispettive ma-
dri o anche eventuali fratelli o sorelle) sa-
rebbero stati immediatamente assoldati
dai partiti politici fiancheggiatori quali
candidati per le future elezioni con la cer-
tezza della loro vittoria grazie alla pubbli-
cità gratuita dei compiacenti mass media?
Capisco benissimo che la storia non si fa
con i se e con i ma; tuttavia l’esperienza in-
segna, e molto, moltissimo. Come insegna
molto, moltissimo anche la ritrosia confor-
mista dei giornali a pubblicare certi pen-
sieri controcorrente.
Luciano Savoino
N
on abbiamo paura di pensieri contro-
corrente, anche perché il suo non lo è
affatto. Devo naturalmente sottolineare la
differenza fra gli scontri in occasione del
G8 e quelli di Catania, i primi avvenuti al-
l’insegna della politica, i secondi all’inse-
gna del teppismo: per questo le reazioni al
primo sono state diver-
se, e non potrebbe che
essere così. La differen-
za delle cause, non è ir-
rilevante. Ma lei pone
un problema più di fon-
do, che ha a che fare, di
fronte alla morte, con
l’equanimità di giudizio che dovrebbe es-
sere ben più alta dell’opinione politica. In
questo senso lei ha ragione. Nel caso fosse
stato il poliziotto a sparare a Catania oggi i
discorsi sarebbero totalmente diversi:
avremmo un processo alle forze dell’ordi-
ne, un ministro dell’Interno sotto accusa,
manifestazioni contro la polizia, e magari
anche varie autorità che volano a Catania
a parteciparvi. A voler essere davvero sin-
ceri, come lei ci propone, è evidente che in
possibili diversi scenari di accadimenti
violenti emerge tutta l’ambiguità culturale
che una buona parte del paese ha verso le
forze dell’ordine. Senza andare molto lon-
tano nelle questioni di lotta alle delin-
quenze, mi limiterei a indicare - tanto per
rimanere in questo secolo di storia - al ruo-
lo avuto dalle forze dell’ordine in difesa di
uno Stato a volte puramente repressivo e
vessatorio, a scontri di piazza, aperture for-
zate di cancelli di fabbriche occupate e di
università in sciopero. È solo da pochi de-
cenni che questo scenario è finito, e una
serie di metodi sono stati consegnati (an-
che se non del tutto) al passato. La politica
oggi si spera si faccia diversamente, e alla
polizia ci si affida: ma non c’è dubbio che
qualcosa al fondo di non chiarito, non fi-
duciario è rimasto.
Lucia Annunziata
Corsivi e Lettere
ANNO XII NUMERO 36 - PAG 2 IL FOGLIO QUOTIDIANO LUNEDÌ 12 FEBBRAIO 2007
Corriere della Sera, domenica 4 febbraio
C
hiarano(Treviso). Afarelerondenonc’è
verso di pagare un caffè. Tutto gratis, e
corretto grappa. Ci sono due bar aperti la
notte, e sono le uniche certezze in questo
lentopellegrinaggionotturnofattodi strade
vuoteecasesperdutenei campi, dovenonsi
incontra mai nessuno, tantomeno un delin-
quente. Ogni mezz’ora passata a pattugliare
inautoadandaturalenta, i trevolontari del-
la Protezione civile si fermano per il neces-
sario rifornimento di caffeina. Iniziano a gi-
rare intorno a Chiarano alle 21.30, alle due
si vaananna, ingeneresenzaaver vistonul-
l’altro che nebbia.
È cominciato tutto qui, a Chiarano. In
questo paese di agricoltori incastrato tra il
Piave e il Livenza, 3.500 abitanti ai bordi
del Friuli. Dalla prima casa all’ultima sono
sette chilometri di distanza. Il ratto della
pecorella di polistirolo che faceva parte del
presepe costruito sulla rotonda della stra-
da per Cessalto è stato il punto di non ri-
torno. L’avevano costruita i bambini della
scuola. «Se si fregano anche quella - rac-
conta il sindaco Gianpaolo Vallardi, Lega
Nord - significa che nessuno è al sicuro».
Era sabato due dicembre, e al mattino do-
po il sindaco si presentò in caserma. Il ma-
resciallo allargò le braccia. C’erano stati
cinque furti, tre auto e due case “visitate”,
come dicono qui. La domenica pomeriggio
alla Gelateria del Molinetto venne siglato il
patto delle ronde. Ci avrebbero pensato i
volontari della Protezione civile. La gente
è con loro. I commercianti offrono libagio-
ni, una azienda sponsorizza con un primo
contributo di mille euro.
Dallapecorellainpolistirolodi Chiarano,
le ronde si sono moltiplicate, a cerchi con-
centrici. Primai paesi limitrofi, comeGorgo
al Monticiano, poi Conegliano, ma solo una
volta alla settimana con orari da definirsi,
poi i friulani di Oderzo, finoaquandosi èri-
svegliata anche Treviso e si è arrivati a Pa-
dova. Nel giro di un mese, ronde per tutti,
ventuno comuni amministrati dalla Lega e
sparpagliati in due province, che ieri si so-
no uniti sotto la bandiera della neonata as-
sociazione“Venetosicuro”. Comesefossero
in attesa di un segnale per partire. Il via lo
ha dato Chiarano, e il suo sindaco presie-
derà la confederazione delle ronde. «Non è
vero che la Lega ha messo il cappello su
questa iniziativa - sostiene Vallardi -. Dicia-
mo che la Lega è l’unica ad interpretare il
disagio di questa gente. Noi siamo quel che
sono i nostri cittadini. Che non ne possono
più di chiudersi in casa per paura. Di notte,
in giro si vede ogni razza, tranne la nostra».
Alla prima uscita, la questura li ha rispedi-
ti a casa. C’era da capire se era possibile gi-
rareconautoeuniformi dellaProtezioneci-
vile. Hanno usato macchine private, e sono
stati scambiati per ladri. Il bilancio di due
mesi di ronde a Chiarano, al netto dei litri
di caffè con grappa, non è esaltante. Due se-
gnalazioni ai carabinieri, che hanno preso
nota, una telefonata da una coppia di anzia-
ni: «Sa come sono i vecchi, chiamano chi co-
noscono». Non era niente, solo un falso al-
larme. A Treviso è andata peggio, le ronde
sono finite in un vicolo cieco ostacolando
una ambulanza che trasportava un malato.
Il questore li marca a uomo («Non si azzar-
dino a chiedere i documenti a qualcuno»),
l’odiataRomali critica, i pochi dell’estrema
sinistra organizzano ronde contro le ronde,
e per loro queste sortite sono linfa vitale.
«Mettiamola così - dice Luca Zaia, vicepre-
sidente regionale e boss leghista -; qui i cit-
tadini lavorano come bestie, e quindi pre-
tendono la perfezione. È un loro diritto».
Bolla come “fantasie romane” la tesi secon-
do la quale queste pattuglie sono il filo che
ricucirà una Lega veneta che sembra la ex
Jugoslavia in quanto a conflitti interni. «So-
no un modo per dimostrare che siamo gli
unici sui quali i cittadini possono contare».
I pattuglianti di questa notte sono tre, e
nessuno ha il profilo dello sceriffo fanatico.
Tutti padri di famiglia - sette figli in totale -
gran lavoratori. Danilo Catto, il presidente
della Protezione civile di Chiarano, è il più
anziano con i suoi 49 anni, fa il camionista,
ha solide idee leghiste e non si fa sfiorare
dal dubbio che le ronde anti-criminalità
esulino dai ruoli dell’istituzione alla quale
appartiene. «Lo dice la parola stessa: pro-
teggiamo i cittadini». Ivano Biasotto è un
piccoloimprenditore, gestisceunafonderia,
ed è l’unico della pattuglia con tessera del
partitodi Bossi intasca. «Nonfacciamonul-
la di male, siamo armati solo di auto e te-
lefonino». Il terzo si chiama Alessandro Ba-
rattin e fa l’agricoltore. Capelli bianchi e
volto mite, presenta una curiosa caratteri-
stica. È l’unico di sinistra tra i 45 volontari
che a seconda della disponibilità si alterna-
no nelle ronde notturne. «Di questa storia -
dice - viene data una lettura politica. Io cre-
do che ci sia dell’altro».
Davanti ad una villetta bianca al termine
di una strada sterrata: «Ecco, quella è la ca-
sa degli sposini rapinati due volte». Quando
si entra nella piccola zona industriale di
Chiarano, ad ogni edificio corrisponde il
racconto di un furto. Due auto a notte su un
territorio piuttosto esteso sono una goccia
nel mare, maguai adirlo. «Daquandoci sia-
monoi - tuonaCatto- i crimini sonoscesi, al-
trocheballe». Qui tutti conosconoqualcuno
chehasubìtounfurto. Al bar Centralei pat-
tuglianti chiedono al gestore di raccontare
la sua saga familiare, le due rapine in un
mese toccate in sorte alla figlia. Quello ese-
gue, egli astanti aggiungonoaltri episodi. Al
proprietario dell’enoteca Peccati di gola so-
no andati dentro casa; d’estate gli anziani
sonocostretti avivereconl’ariacondiziona-
ta e le tapparelle abbassate; quasi tutti, in
ogni stagione, vanno a dormire inserendo
l’antifurto, e quando si alzano per i bisogni
notturni succede spesso che si sveglia tutto
il paese. C’è un clima di assedio, dietro que-
ste ronde, la percezione dell’insicurezza è
altissima, unasfiduciaversoloStato(i cara-
binieri che «non ci sono mai») unita ad una
paura ancestrale alimentata da questi epi-
sodi magari vecchi di anni ma sempre nuo-
vi nel racconto che se ne fa.
«Questa non è una provincia qualsiasi -
spiega il colonnello Paolo Nardone -. Tutti
vorrebberoi carabinieri sottocasa, equesto
non è possibile. Ma è l’unica differenza con
il resto d’Italia». I numeri dei carabinieri di
Treviso parlano di crimini in netto calo. Se
nel 2004 c’erano stati 28.432 «eventi delit-
tuosi di variogenere», nel 2006 lacifraèsce-
sa a 24.220; e il numero delle rapine, il rea-
topiùsentitodaquesteparti, ècrollato, pas-
sando in due anni da 285 a 170, settanta-
quattro delle quali finite con l’arresto degli
autori. Tagliacortoil camionistaCatto: «Dei
numeri non mi importa nulla. Io qui ci vivo,
e so come stanno le cose».
Larondaèunritomonotonoesonnolento,
140 chilometri a notte sempre in seconda.
Qualcosachesicuramentedàsicurezzaachi
la fa. «Ci sentiamo utili» dice Biasotto. Sono
le due, tra poche ore sarà di nuovo in piedi,
direttoallasuafonderia. Ultimasostaal Cen-
trale, e arrivano i carabinieri. «Ecco la con-
correnza», rideCatto. «Quanti cattivi avetear-
restato?» chiede il maresciallo. L’ultimo giro
looffrelui, elanottefinisceconStatoeAnti-
statochechiacchieranoal banconedel bar.
Marco Imarisio
La Stampa, lunedì 5 febbraio
N
on era un segreto di Stato, ma quasi. E
ora il ministero della Difesa, per la pri-
mavolta, confermal’esistenzadi untitanico
oleodottomilitare, costruitoinpienaguerra
fredda dalla Nato, che attraversa sei regio-
ni italiane e collega diversi aeroporti mili-
tari del Nord-Est. Una eredità della guerra
freddadegnadi unfilm. Si chiamaNato-Pol
(acronimo che sta per Petroleum Oil Lubri-
cant) ed è un sistema completo di stoccaggi
e oleodotti che va dal mare fino al cuore
dell’Europa. Peraltro l’oleodotto Nato-Pol
nonèsoltantoitaliano. L’oledottoattraversa
i confini. Un braccio arriva fino in Germa-
nia, passando per l’Austria. Ma un capo si
trovaaLisbona, nel portodellacapitalepor-
toghese, dove c’è un molo dedicato al siste-
ma Nato-Pol. Altri depositi sono in Gran
Bretagna. Ma anche nei porti militari italia-
ni: Augusta, Taranto e La Spezia. C’è da so-
spettare insomma che l’oleodotto militare
costruito dagli ingegneri della Nato sia una
sorta di ragnatela che attraversa tutta l’Eu-
ropa occidentale.
Dell’esistenza del Nato-Pol ha comincia-
toaparlarequalchegiornofail primocitta-
dino di Susegana, un piccolo Comune in
provincia di Treviso. «L’ho scoperto casual-
mente - ha detto il sindaco Gianni Montesel
- seguendoi lavori di sminamentodi unvec-
chio ordigno bellico lungo il Piave». Monte-
sel, che di mestiere fa l’architetto, ipotizza-
va che si trattasse di una condotta sotterra-
nea e segreta degli americani per congiun-
gereletrebasi aereedi Aviano, IstranaeVi-
cenza. L’hanno trovato otto metri sotto il li-
vello del suolo. E subito è partito il tam-tam
che gli americani, zitti zitti, lo stavano allar-
gando perché gli serviva per la nuova base
di Vicenza.
Ahi, Vicenza. Al solo parlare di basi mili-
tari americane, da quelle parti, si accendo-
no nuove tensioni. S’è incuriosito immedia-
tamente Severino Galante, senatore dei Co-
munisti Italiani, che ha immaginato subito
il peggio e denunciato «lavori per l’amplia-
mento di questo oleodotto, che sembrano
sottoposti al segreto militare», ovviamente
«autorizzati alla Nato» e realizzati «per tra-
sportare il cherosene additivato finora usa-
toper far decollaregli aerei dall’avamposto
friulano, Aviano, a Vicenza». È partita l’in-
terrogazioneparlamentare. Mail mondopa-
cifistahadrizzatoleorecchiesoprattuttoal-
le ultime righe dell’interrogazione del se-
natore Galante: «Sarebbe un’inequivocabi-
le conferma dell’intenzione statunitense di
utilizzare l’aeroporto “Dal Molin” come
avamposto logistico da cui far decollare ae-
rei militari verso obiettivi strategici per
l’amministrazione Bush in Medio Oriente».
D’altraparteGalante, chesi stabattendoco-
me un leone contro la base americana, è ar-
ciconvintocheai marines di Vicenzaservirà
molto cherosene prossimamente. «Non ci si
racconti - sostiene - la favola della “non in-
vasività” dei voli dalla nuova base militare:
cosa crede che se ne faccia l’amministrazio-
ne statunitense di una base dalla quale non
far partireononguidarecacciabombardie-
ri verso obiettivi strategici per gli interessi
degli Stati Uniti?».
E infatti il ministero della Difesa s’è af-
frettato a precisare: «No, Vicenza non c’en-
tra». Conil che, però, il ministroParisi èsta-
to costretto a scoprire le carte. E ha rivelato
che la pipe-line serve molti altri aeroporti
militari concentrati nel Nord-Est. L’oleodot-
to della Nato attraversa infatti sei regioni,
tagliai territori di 17 province, lambisce136
Comuni. Serve ad alimentare di carburante
le basi di Ghedi (Brescia), Villafranca (Ve-
rona), Istrana(Treviso), Aviano(Pordenone),
Rivolto (Udine) e Cervia (Ravenna), più di-
verse altre basi minori. Evidente la logica
dell’oleodotto sotto i prati: aerei e carri ar-
mati, incasodi guerracontroi sovietici, non
potevano mica essere alimentati con le au-
tobotti su strada. Sarebbero state troppe e
troppoesposte. Si rischiavadi farelafinedi
Rommel che dovette fermarsi nel deserto
perché non aveva più benzina. Di qui l’idea
di un sistema nascosto. Al sicuro dai bom-
bardamenti. Ma è da ritenere che ci siano
nelle profondità della terra anche enormi
depositi di carburante. Con tante bocche
per l’alimentazionenei porti italiani. Un’in-
frastrutturasegreta, maall’italiana. Per evi-
tare domande indiscrete, ma allo stesso
tempo non potendo negare l’evidenza, e per
rispetto delle normative che impongono di
segnalare l’esistenza di una condotta sotter-
ranea, l’intera rete della pipe-line militare
era stata punteggiata ogni 200 metri con un
palettoeuncartello. «Amministrazionedel-
lo Stato», la dicitura. Abbastanza anodina
per dire tutto e niente. E comunque il mini-
stero conferma che dal punto di vista legale
l’opera Nato-Pol «non riveste carattere di
segretezza».
Per manutenzione e «responsabilità di
gestione della rete» la Nato e la Difesa da
sempre si affidano a ditte civili specializza-
te. Le quali ditte «provvedono anche a pre-
sidiare il sistema con le proprie maestran-
ze». Una specie di “Gladio” dei carburanti.
Civili affidabili al punto giusto, se in tanti
anni non se n’è mai saputo nulla.
Uno strumento della guerra fredda, dun-
que. Che come quasi tutti i segreti di quella
stagione non era passato indenne all’atten-
zione dell’avversario. Manco a dirlo, infatti,
i sovietici sapevano tutto di Nato-Pol. Quan-
to conoscessero bene l’infrastruttura che in
teoriaeranataper metterli inginocchio, s’è
scoperto grazie al famoso colonnello Mi-
trokhin. Tra i suoi mille foglietti, con cui ha
divulgato i segreti del Kgb, c’era anche l’o-
perazionespeciale“Zveno” per sabotarel’o-
leodotto dell’Alleanza atlantica. A leggere
le schede preparate dal Kgb è evidente che
aMoscasapevanogiàtutto. LineaItalia-Ger-
mania, lunghezza 650 chilometri. Portata,
dieci milioni di tonnellate di carburanti al-
l’anno. Puntodebole, il passaggioattraverso
il canale Nuovo Reno, nell’Austria setten-
trionale. Nel 1968, «per distrarre l’opinione
pubblica da ciò che accadeva in Cecoslo-
vacchia», i vertici del Kgbdeciserocheil sa-
botaggio previsto in caso di guerra (e già
erano stati predisposti due depositi con gli
esplosivi lungolalinea) si sarebbeanticipa-
to. «L’operazione avrebbe causato inquina-
mento da petrolio nel Bodensee (il lago di
Costanza, ndr), e questa era la sola fonte di
acqua potabile sulla frontiera austro-tede-
sca». Una catastrofe ecologica da addebita-
re a presunti estremisti italiani di destra,
ma in ultima analisi addebitabile agli ame-
ricani, per distrarrel’opinionepubblicadal-
l’invasionedi Praga: il pianoeramachiavel-
lico. Per fortuna non se ne fece niente.
Francesco Grignetti
BARBAGALLO Angelo Produttore cine-
matografico • Noto soprattutto come l’alte-
rego di Nanni Moretti, di cui è stato socio
nella Sacher dall’86 e col quale ha rotto uf-
ficialmente la settimana scorsa. Fulvia Ca-
prara: «Erano diventati una coppia prover-
biale, talmente cementata che Fiorello,
nell’infinito tormentone radiofonico dedi-
cato al regista, citava sempre anche lui».
Barbagallo faceva già da tempo cose solo
sue (con Bibifilm, ad esempio La meglio
gioventù di Giordana): «Lavorare con Nan-
ni è faticoso e stressante ma le scelte sono
state sempre condivise e comunque le sue
scelte sono state sempre indovinate. E gli
sarò sempre riconoscente».
BAUDO Pippo Presentatore tv • Ha de-
stato molte polemiche una sua dichiarazio-
ne dopo l’uccisione dell’ispettore di poli-
zia Filippo Raciti. «Ho solo fatto presente
che il Papa ci è mancato, che avevamo bi-
sogno di sentire una Sua parola e che que-
sta parola, in quel momento, non è venuta»
(a Giorgio Dell’Arti).
BIONDI Mario Catania 28 gennaio 1971.
Cantante. Musicista. Noto soprattutto per
This Is what You Are, brano strasuonato da
network radio e tv • «Da venti anni lavoro
nella musica. Come turnista sono stato nei
dischi di Gianni Bella o Mingardi; ho fatto
anche molto piano bar. Nel frattempo scri-
vevo, accorgendomi che stavo andando
verso il soul Usa anni Ottanta, quello di
Luther Vandross, James Ingram o anche
Bill Withers. Il fatto è che tutti continuava-
no a dirmi, “Con quella voce dovresti fare
subito un disco”» (a Francesco Adinolfi).
CERETTI Adolfo Milano 2 novembre
1955. Criminologo. Docente alla facoltà di
Giurisprudenza dell’università Milano-Bi-
cocca, si è occupato di alcuni delitti di “or-
dinaria follia”, cioè maturati non in am-
bienti della criminalità organizzata, che
tanto hanno sconvolto l’opinione pubblica
(massacro di Novi Ligure ecc.) • Ha fatto
incontrare la mamma di un bambino di sei
anni e il pedofilo che l’aveva violentato:
«Aveva bisogno di capire da dove era ve-
nuta quella terribile violenza. Voleva sape-
re: ed è questa la domanda che ci viene
fatta dopo ogni crimine».
CONTUCCI Lorenzo Roma 16 maggio
1966. Avvocato. Definito «il difensore degli
ultrà» (titolo della tesi di laurea: L’atte-
nuante dell’aver agito con la folla in tumulto)
• «Ho cominciato nel 1999 e ne ho difeso
circa un migliaio, di ogni colore politico.
Da Roma, Lazio, Livorno, Palermo, Trento
fino al Carchitta, vicino Tivoli, Seconda ca-
tegoria. E al 50% ho ottenuto assoluzioni o
sensibili riduzioni di accuse e pene» • Sua
definizione di “ultrà”: «Un tifoso molto
passionale che non si fa pestare i piedi».
GIAQUINTA Mariano Caltagirone (Cata-
nia) 14 marzo 1947. Matematico. Professore
di Analisi Matematica alla Scuola Norma-
le Superiore di Pisa e direttore del “Cen-
tro di ricerca matematica Ennio De Gior-
ni” • «In Italia non sapere la matematica è
considerato un merito ed è un atteggia-
mento allucinante [...]. L’idea che sia fatta
da un pugno di geni e che tutti gli altri sia-
no da buttare via è del tutto sbagliata. [...]
Nascono sempre nuovi problemi da affron-
tare e risolvere e un aspetto ogni volta
strabiliante è come questioni teoriche, che
appaiono slegate da qualunque contesto,
diventino di colpo rilevantissime e fonda-
mentali per la vita di milioni e milioni di
persone» (a Gabriele Beccaria).
MASSANO Cesare Torino 6 aprile 1914.
Progettista Fiat in pensione. Adesso astro-
nauta. «A me piacerebbe fare un giro at-
torno alla Terra. Ma non so se questi me lo
fanno fare» • Ad aprile andrà in orbita
dalla pista dello Space Shuttle della Nasa,
in Florida: «Avevo visto l’annuncio su un
giornale: questa associazione dello Space-
land cercava gente anziana disponibile a
fare un viaggetto in caduta libera, per de-
gli studi. Io ho detto: ho 93 anni, la mia vita
è fatta, mi interesserebbe vedere anche
questo». Gli hanno chiesto dei soldi per
partecipare al progetto, un concorso spese.
Ha detto di no • «Durante i voli, indosserà
una maglietta biomedicale che trasmette
alla base i suoi dati e i cambiamenti, “uno
speciale tessuto munito di sensori che ade-
rendo al corpo è in grado di comunicare a
distanza i parametri fisiologici, dal battito
cardiaco alla frequenza respiratoria, alla
pressione”, come spiegano i tecnici dello
Spaceland» (Pierangelo Sapegno).
PINNA Giovanni Battista Sassari 10 ago-
sto 1969. Imprenditore. Titolare di un’azien-
da nelle campagne di Bonorva, è stato se-
questrato il 19 settembre mentre rientrava
a casa •«Doveva essere un sequestro lam-
po, ma l’immediato blocco dei beni della
famiglia ha complicato le cose perché dopo
una richiesta di riscatto, i rapitori sono
scomparsi nel nulla. [...] Uno zio di Pinna,
che aveva il suo stesso nome, negli anni Ot-
tanta era stato sequestrato e non è più tor-
nato a casa. Nel settembre del 1977 anche
il padre era stato bloccato dai banditi: si
trovava in campagna in compagnia di un al-
tro fratello che era riuscito a fuggire e a da-
re l’allarme. La banda, braccata aveva ab-
bandonato l’ostaggio» (La Stampa).
RAGNETTI Andrea Roma 8 agosto 1960.
Manager. “Chief marketing officer” di Phili-
ps, amministratore delegato di una delle
quattro divisioni del gruppo. Laurea in
scienze politiche, ha iniziato con
Procter&Gamble (Italia e Portogallo), poi
Benckiser, Telecom•«Si dice che agli esor-
di convocasse riunioni alle sei di mattina
per spazzare via i pregiudizi. Èvero? “Lo fa-
cevo inAmerica aiutato dal fuso, i colleghi
erano scioccati...» (Federico Fubini).
STAUDACHER Patrick Vipiteno (Bolza-
no) 29 aprile 1980. Sciatore (alpino). La set-
timana scorsa ha vinto il SuperG ai cam-
pionati del mondo di Aare (Svezia), primo
successo in carriera: «Nemmeno io mi
aspettavo tutto questo. Che so, un bronzo
era un sogno, un posto tra i primi dieci una
soddisfazione» • «È uno furbo. Quando in
allenamento si doveva provare per la pri-
ma volta un passaggio difficile, lasciava
che fossero gli altri a partire, ad aprire la
strada, a rischiare» (Kristian Ghedina).
VALANZANO Benedetta Napoli 5 mag-
gio 1985. Attrice. Vista in Elisa di Rivombro-
sa, Don Matteo ecc. Agli onori della crona-
ca per i complimenti di Silvio Berlusconi
alla cena dei Telegatti. «Mi ha solo fatto i
complimenti per il vestito: era corto, ama-
ranto, pieno di veli. Mi ha detto che mi sta-
va benissimo» (a Elvira Serra).
Il novantatreenne lanciato nello spazio, il divorzio tra Moretti e Barbagallo
CATALOGO DEI VIVENTI
Il Sole-24 Ore, sabato 3 febbraio
A
d Atene la discarica più grande. Nella Costituzione degli Ateniesi, Aristotele fissa-
va i doveri di dieci sorveglianti della città, incaricati di verificare il lavoro degli
spazzini, per impedire loro di accumulare le immondizie nei dintorni di Atene. Pare
che Aristotele sia una lettura un po’ fuori moda nella Grecia moderna. A Nord di Ate-
ne, infatti, c’è la più grande discarica a cielo aperto d’Europa. Si chiama Ano Liosia ed
è una montagna di rifiuti di 100 ettari e 160 metri d’altezza. I suoi sedimenti hanno in-
filtrato il terreno in profondità, avvelenando le falde acquifere. Alcuni ricercatori han-
no definito il problema «una bomba tossica a orologeria che minaccerà Atene per i
prossimi 60 anni». I greci - i secondi produttori di rifiuti procapite d’Europa dopo i mal-
tesi - continuano a collezionare multe dall’Unione europea. È il prezzo per non aver
letto i classici.
A. G.
Ad Atene 100 ettari d’immondizia
Di seguito pubblichiamo gli ultimi aggiornamenti al
Catalogo dei viventi. 5062 italiani notevoli di
Giorgio Dell’Arti e Massimo Parrini, edito da Marsi-
lio. Le biografie in cui non è indicata la data di na-
scita si trovano per esteso nel Catalogo.
Il Sole-24 Ore, sabato 3 febbraio
L
a battaglia decisiva è vinta, ma le scara-
muccecontinuerannoancoraper unpo’.
È l’effetto sul mercato dei mutui delle libe-
ralizzazioni contenute dal Decreto legge va-
rato dal Governo il 25 gennaio [...]. Norme a
favore dei risparmiatori, tra le quali quella
sull’eliminazione delle penali di estinzione
anticipata [...] che consentiranno risparmi
medi variabili tra 1.250 e 3.750 euro.
Le nuove norme vietano le penali di
estinzione anticipata nei contratti di mutuo
stipulati da ieri. Per i mutui preesistenti
che le prevedono, il decreto prevede che
l’Associazione bancaria italiana (Abi) e le
organizzazioni dei consumatori entro tre
mesi dovranno raggiungere degli accordi
sulla “riconduzione a equità” dei contratti
concordando «la misura massima dell’im-
porto della penale dovuta» in caso di estin-
zione anticipata o parziale. Se queste inte-
se non saranno raggiunte, la penale sarà
stabilita per tutti dalla Banca d’Italia e i
clienti potranno chiedere che venga loro
applicata. Le norme prevedono anche la
«portabilità del mutuo» attraverso la sur-
rogazione, cioè il subentro nell’ipoteca già
iscritta sulla casa dalla vecchia banca da
parte della nuova banca con cui si firma un
nuovo contratto di mutuo che subentra a
quello preesistente. Infine, sono introdotte
semplificazioni nel procedimenti di can-
cellazione delle ipoteche. Va detto che le
regole sono imprecise nella parte in cui si
riferiscono all’applicazione limitata solo al-
l’acquisto della prima casa [...]
I risparmi sulle penali. Le penali di estin-
zione anticipata variano a seconda della
banca, dellatipologiadi tassoapplicato(fis-
so, variabile o misto) e della durata del con-
tratto, spessocalandoconlavitaresiduadel
mutuo. Il loro valore medio, secondo i dati
dell’Osservatorio MutuiOnline, per i con-
tratti firmati nel secondo semestre 2006 era
pari all’1-2%dell’importo erogato per i tassi
variabili e al 2,5-3% per i tassi fissi. Poiché
nellasecondametàdel 2006 l’importomedio
erogatoper mutuoeradi 123.800 euro, lape-
nale media varia tra 1.250 e 2.500 euro per i
mutui atassovariabileetra3.125 e3.750 eu-
ro per quelli a tasso fisso. Ma non mancano
segnalazioni di penali fino al 6%per l’estin-
zione entro i primi cinque anni su mutui a
tasso fisso, accesi a dicembre, su un impor-
toerogatodi 94 milaeuro: unsalassodi 5.640
euro. Secondo le stime di Federconsumato-
ri, invece, le liberalizzazioni di servizi ban-
cari [...] dovrebbero consentire a ogni fami-
glia un risparmio di 310 euro l’anno. [...]
Mercato bloccato. Finora l’Italia era in ri-
tardo sugli altri Paesi europei [...]. Un ritar-
do rilevato da Standard & Poor’s: secondo
una ricerca dell’agenzia di rating, in Italia
il tasso delle estinzioni anticipate è sempre
rimasto basso rispetto ad altri Paesi euro-
pei, sebbene negli ultimi anni sia andato
aumentando. Secondo le ultime rilevazioni
di S&P, relative al primo semestre 2006, so-
lo il 6% dei contratti stipulati in Italia ve-
niva estinto anticipatamente.
Effetti solo nel medio periodo. Ora il Go-
verno ha sparigliato le carte ma la situazio-
ne noncambierà dall’oggi al domani, anche
perché le norme dovranno essere recepite
datutti gli operatori dellafiliera, [...] chedo-
vranno adeguarvisi e implementarle con
pareri, circolari, accordi. Va poi considera-
ta la scarsa cultura finanziaria (e talvolta la
pigrizia) di molti clienti, che talvolta non
sanno reperire e comparare le proposte al-
ternative delle banche. «Il mercato di sosti-
tuzione dei mutui finora in Italia non esi-
steva e l’intervento del Governo avrà un im-
patto sia per i clienti, che troveranno più
semplice avvicinarsi ai mutui, che per le
banche, che dovranno modificare l’offerta»,
afferma Renato Landoni, responsabile del-
l’ufficio Studi di Kìron [...]. «Le proposte at-
tuali di contratto non sono ancora allineate
alle nuove norme [...]. La vera sfida per le
banche sarà sui mutui a tasso fisso, che si-
no a oggi avevano penali più elevate. È dif-
ficile prevedere quale sarà l’effetto sui vo-
lumi delle erogazioni: la crescita delle ope-
razioni di switch, cioè di passaggio da un
mutuoaunaltro, potràessereanalizzataso-
lo nei prossimi mesi», conclude Landoni.
Nicola Borzi
Trasferire il mutuo
Con le liberalizzazioni volute da Bersani
una nuova banca potrà subentrare
nell’accordo firmato con un’altra
Tuttoscienze, giovedì 8 febbraio
È
unanotiziadi qualchetempofal’impre-
sa di unconsulente psichiatrico giappo-
nese, il signor Haraguchi, che ha recitato a
memoria senza sbagliarsi le prime 100 mila
cifre decimali di pi greco. Pi greco è il rap-
portotralalunghezzadi unacirconferenzae
quella del suo diametro ed è un numero ir-
razionale, ovvero non esprimibile mediante
il rapportodi duenumeri interi. Losviluppo
decimale di pi greco è infinito e ancora oggi
molti matematici si interroganosevi sianoo
meno regolarità nella successione delle sue
cifre decimali. Per esempio non è noto se
ognuna delle cifre 0, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 ap-
paia infinite volte nello sviluppo di pi. L’im-
presa del signor Haraguchi ha richiesto 16
ore e 30 minuti e ridicolizza la formuletta
mnemonica che mi insegnò molti anni fa un
amicofisico, MarcelloCeccarelli, padredel-
la radioastronomia italiana: «Tre, imperfet-
tibile, è degno archetipo di quella serie che
svela volgendo circolare mirabil relazio-
ne...», ovvero, contandoleletterecomponen-
ti ciascuna parola, 3,14159265358979...
Più degna di nota è l’impresa di un ma-
tematico americano, Michael Keith, esper-
to di codifica di immagini e di video per
lungo tempo impiegato all’Intel. Keith è au-
tore di un testo, la Cadaeic Cadenza, la lun-
ghezza delle cui parole restituisce le prime
3835 cifre decimali di pi greco. I ragazzini
appassionati di videogiochi utilizzano quo-
tidianamente un programmino chiamato
“SuperPi” per misurare la performance
dei loro personal computer [...]. Con il com-
puter portatile su cui ho scritto questo ar-
ticolo l’impresa del signor Haraguchi può
essere ripetuta in quattro secondi, su quel-
lo che uso in ufficio occorre meno di un se-
condo. E a differenza del signor Haraguchi,
il computer non ha imparato a memoria le
cifre di pi greco, le ha calcolate!
Lalentezzadel cervelloumanonel calco-
lo è compensata dall’alto livello di paralle-
lismo nell’esecuzione delle operazioni che
svolge. Così possiamo recitare le cifre di pi
greco, passeggiando oppure mentre sfoglia-
mo un libro di fotografia. Ma persino la me-
moriaeccezionaledel nostroeroeèmisera-
mente sconfitta dalla tecnologia: io ho inta-
sca una chiave di memoria USB da un gi-
gabyte, del peso di appena 20 grammi e lun-
ga cinque centimetri, eppure sufficiente a
contenere oltre due miliardi di cifre deci-
mali di pi greco. Il sololeggerleadaltavoce
richiederebbe oltre 36 anni, senza mai fer-
marsi per dormire. Malgrado queste evi-
denti limitazioni, la grandezza della mente
umana è indiscutibile. Ed è sorprendente
come il suo prodotto più astratto e gratuito,
il pensiero matematico, sia il fondamento
proprio della rivoluzione tecnologica che
così impietosamentemetteallaberlinai no-
stri limiti. Senza la matematica i computer,
i telefoni cellulari, lemacchinefotografiche
digitali, i bancomat, i metodi noninvasivi di
diagnosticainmedicinasemplicementenon
esisterebbero. Laricostruzionedi un’imma-
gine tridimensionale del corpo mediante
una tomografia assiale computerizzata è il
risultato dell’applicazione di quasi due se-
coli di sviluppodell’analisi armonica, unra-
mo dell’analisi matematica inventato da
Jean Baptiste Joseph Fourier nel corso dei
suoi studi sulla propagazione del calore. La
quasi totalitàdelletransazioni finanziarieè
oggi resapossibiledall’usodi algoritmi crit-
tografici sicuri (almeno per ora...) che utiliz-
zano teoremi di teoria dei numeri e geome-
tria algebrica aritmetica sviluppati senza
immaginare che un giorno avrebbero avuto
delleapplicazioni concrete. Secondoil gran-
de matematico del XIX secolo Carl Jacobi,
«il solo scopo della scienza è l’onore dello
spirito umano». Oggi sarebbe molto stupito
di vedere quali applicazioni abbiano trova-
tolesuecurveefunzioni ellittiche. Scriveva
Boris Vian: «Gli oggetti più utili sono quelli
privi di uno scopo preciso, perché possono
essereutilizzati inogni occasione». Inbilico
trascopertaeinvenzione, traesperimentoe
dimostrazione, le innumerevoli applicazio-
ni della matematica mostrano quali ricche
ricompense prometta la difesa della libertà
della ricerca. Ed è una testimonianza pre-
ziosa in tempi così difficili.
Stefano Marmi
Matematica
Il cervello è lento, il computer veloce.
L’uomo giapponese che sa a memoria
le prime 100 mila cifre decimali del π
Ronda di notte a Treviso. Non è Rembrandt, è la Lega
Finora i volontari hanno fatto solo due segnalazioni e ricevuto la telefonata di una coppia di anziani
Un oleodotto segreto attraversa l’Italia. Grande Vecchio?
ANNO XII NUMERO 36 - PAG 3 IL FOGLIO QUOTIDIANO LUNEDÌ 12 FEBBRAIO 2007
Bon ton. Eva Maria Ibarguren Duarte, “la
donna che il popolo chiamava con amore
Evita”, da molti definita “madonna de l’Ar-
gentina” e “Dama de la esperanza”. Subito
dopo il matrimonio con il presidente Peròn
si affrettò a cambiar nome invertendone
l’ordine registrato alla nascita: «Preferisco
Maria Eva Duarte de Peròn, perfettamente
in linea con i nomi delle famiglie perbene»
(Antonella Giuli, La magia del fare, Media-
com 2006).
Rospi. Appena quindicenne, un metro e
mezzo d’altezza e l’incarnato color avorio,
cercando fortuna in radio Evita si trasferì
tutta sola a Buenos Aires (i più maliziosi la
danno invece in compagnia del cantante di
tango Augustìn Magaldi). Giudicata medio-
cre, fu spesso ingaggiata da dubbie compa-
gnie teatrali. Tra le peggiori quella di Sue-
ro detto “il rospo”, regista paffuto e dagli
occhi sporgenti solito ospitare nel suo letto
le attrici appena assunte (Antonella Giuli,
La magia del fare, Mediacom 2006).
Struzzi. Durante i preparativi del suo
viaggio in Europa (giugno 1947) convocò «la
stilista più rinomata dello Stato» pregan-
dola di cucire per lei «un abito splendido,
proprio come quello delle regine». Risulta-
to: una settimana dopo Evita si ritrovò a in-
dossare un indumento in seta azzurra con
strass, perline, strascico e mantello in tinta
lungo due metri. Peròn, giunto in quel mo-
mento a sorpresa, non esitò un istante a
esclamare: «Bello! Ora sembri proprio uno
struzzo» (il vestito venne rapidamente si-
stemato sul fondo di una valigia) (Antonel-
la Giuli, La magia del fare, Mediacom 2006).
Ricette. La Callas amava la buona tavola,
collezionava libri di cucina, trascriveva le
ricette delle amiche e ritagliava quelle
pubblicate dai giornali. Pare che la fissa-
zione delle diete le sia venuta vedendo Au-
drey Hepburn in Sabrina, quando disse:
«Voglio assomigliare a lei». La cognata Pia
Meneghini racconta che per perdere peso
si sottopose a un trattamento a base di or-
moni e estratto secco tiroideo, che le rovinò
il sistema nervoso. Di solito mangiava fetti-
ne ai ferri e verdure scondite ma prima dei
concerti si concedeva carne quasi cruda.
Racconta Meneghini: «Si attaccava all’osso
strappando i pezzetti di carne con i denti».
Diventata ormai star internazionale, ado-
rava il risotto alle erbe fini che le prepara-
va lo chef Mario Zorzetto, in servizio sul Ch-
ristina, lo yacht dell’armatore Onassis (il
piatto preferito di Jacqueline Kennedy era
invece lo stoccafisso con la polenta) (Al-
berto Mattioli, La Stampa 4/2).
Polpette. Serena Autieri, 30 anni, napole-
tana, adora cucinare e invita sempre tanta
genteacena. Piatti forti: «Pastaepatatecon
la provola, polpette al formaggio fritte e poi
immerse nel sugo, paccheri al forno conric-
cotta. E il classico: melanzane alla parmi-
giana» (Sara Faillaci, Vanity Fair 15/2).
Anoressia. Allarmeanoressialanciatoan-
che negli Stati Uniti, che finora si sono
preoccupati solo dell’obesità. L’accusa alle
case di moda è sollevata dalla modella Na-
talia Vodianova, 24 anni, russa, che ha subi-
to molte critiche dagli stilisti per aver pre-
so 4-5 chili nella recente gravidanza: «Sono
fortunata perché per me è un gran momen-
to, ricevo unsacco di offerte e ho potuto fre-
garmenedellecritiche. Mavedounsaccodi
ragazze all'inizio della carriera che vengo-
no da famiglie povere e sono disposte a tut-
to pur di tenere vivo il sogno di fare la mo-
della il più a lungo possibile: loro sì corro-
no gravi rischi». Ma agli inizi anche lei ha
subito le pressioni dell’ambiente: «Ho co-
minciato a sfilare quattro anni fa e ci ho
messo poco a capirlo… Sapevo soltanto che
dovevo dimagrire, senza discussione. Piano
piano sono diventata più nervosa, ho co-
minciato a perdere i capelli, a sentirmi
stanca. Credo di essere stata vicina al bara-
tro. Mi ha salvato un amico medico apren-
domi gli occhi e spiegandomi che mi stavo
distruggendo. Ora è tutto ok». Per ora l’A-
merica non ha previsto limiti minimi di
massa corporea (come Spagna e Italia), ma
solo di età (sedici anni), salvo respingere al-
cune modelle dell’Est in quanto denutrite.
Ammette qualche responsabilità Ivan Bart,
direttore creativo della Img Models («Nel
1986 eravamo tra la misura 6 e la 4. Poi si è
passati alla 4 secca. Quindi dalla 4 alla 2 e
orasiamoalla0»), eDianevonFurstenberg,
presidente della Camera americana della
moda («La taglia 12 negli anni ’70 equivale
a una 6 oggi»). Altri, come Nian Fish, deca-
no del fashion newyorkese, nega il proble-
ma: «Obbligaregli stilisti alavorareconmo-
delle in carne sarebbe stato come dare mo-
delle scheletriche al grande Rubens» (Gian
Luigi Paracchini, Corriere della Sera 7/2).
Asparagi. Da quando Briatore, abbrac-
ciandola durante la sua festa di Natale, le
ha detto «Mara mi sembri Iva Zanicchi», la
Venier s'è messa a dieta e mangia solo
asparagi (Chi 14/2).
Utilità. I serpenti possono essere utili a
prevedere i terremoti. Lo dicono gli scien-
ziati del centro sismologico di Nanning,
provincia del Gangxi, Cina. I rettili avver-
tono le scosse a distanza di 75 chilometri
con diversi giorni d'anticipo e lo dimostra-
no con comportamenti inusuali: cercano di
fuggire dalle gabbie e si muovono senza so-
sta (Vanity Fair 15/2).
Biondi. Particolarità di Liqian, città nel
Nord-Ovest della Cina, quasi al confine col
deserto del Gobi: molti abitanti sono alti,
hanno i capelli biondi e gli occhi azzuri.
Spiegazione di Homer Dubs, studioso di
storia cinese a Oxford: si tratta di discen-
denti degli antichi Romani, più precisa-
mente dei legionari di Crasso, perduti nel-
le regioni d’Oriente nel 53 avanti Cristo. In
quell’anno Crasso, triumviro con Cesare e
Pompeo, affronta i Parti. Quarantamila sol-
dati al seguito, perde la battaglia e muore,
insieme ad altri ventimila. Diecimila si sal-
vano, altrettanti sono catturati. Nessuno ne
sa più niente per 17 anni. Fino a quando,
nel 36 avanti Cristo, a ZhiZhi (oggi l’uzbeka
Dushanbe), l’esercito degli Unni si scontra
con quello della dinastia cinese Han. Nel-
le schiere unne compaiono 150 uomini: se-
condo Dubs si tratta dei legionari perduti
di Crasso, che combattono “a squama di pe-
sce” e fondano la città Liqian. La tesi, for-
mulata fin dalla metà degli anni Cinquan-
ta, è in attesa di una conferma genetica: 93
abitanti di Liqian hanno accettato di far
esaminare il loro Dna, per scoprire chi sia-
no davvero i loro antenati. Un Gu Jianming,
abitante di Liqian (che sarebbe la versione
cinese dell’antica Alessandria), padre di
una bimba di nome Gu Meina, bionda, so-
prannominata a scuola “capelli gialli”. A
un mese dalla nascita le rasò i capelli a ze-
ro nella speranza che crescessero neri. Cai
Junnian, occhi verdi e pelle rosea, sopran-
nominato “Cai Luoma”, “il Romano”, ha
raccontato di essere andato al consolato
italiano a Shanghai, per incontrare i pa-
renti lontani dei suoi remotissimi antenati.
Alle porte Yongchang, capoluogo di pro-
vincia, il corrispondente ha segnalato la
statua di un legionario romano (accanto a
quella di una donna musulmana e di un al-
lievo di Confucio), e a Liqian, nella via del-
la città imperiale, il “Bar karaoke di Cesa-
re” (Eleonora Barbieri, Il Giornale 7/2).
Cocaina. Nell’ultimo anno sono aumentati
del 7 per cento i ragazzi sotto i 18 anni che
consumanoabitualmentecocaina. Ciòdipen-
de anche dal fatto che il suo prezzo continua
a dimezzarsi di anno in anno: un grammo di
cocaina costa circa 40 euro, rispetto ai 100 di
tre anni fa. Tra i giovani inoltre è diffusa l’a-
bitudine a fumarla, anche perché per avere
effetti ne serve di meno rispetto a quando si
sniffa. Secondo un rapporto consegnato al
Parlamento nel 2006, il 12 per cento dei mili-
tari ammettedi aver fattousodi cocainaetra
loro il 50 per cento racconta di sniffare “an-
chepiùvolteasettimana”. Lestimesull’inte-
ra popolazione dicono che «300.000 persone
ne fanno uso una o più volte in un mese,
32.000 l'assumono quotidianamente». Tra le
personechehannodai 15 ai 34 anni, «circail
52per centoriferiscedi poter trovareagevol-
mente sia cocaina che stimolanti», e questa
percentuale sale fino al 67 per cento tra gli
studenti delle scuole superiori. Come se non
bastasse, è devastante la tendenza sempre
più comune a mescolare le sostanze: per
esempioc’èchi associalacocainaagli alcoli-
ci, oppure sniffa la polvere bianca e subito
dopo fuma l'eroina nel tentativo di bilancia-
regli effetti, oancheprendepsicofarmaci per
limitare la sovreccitazione (Fiorenza Sarza-
nini, CorrieredellaSera3/2).
La Callas spolpava le bistecche
ABS T RACT S
Genuina. «Eragenuina, divertente, bellissi-
maedi classe» (il conduttoredellaCnnLarry
King appena saputo della morte di Anna Ni-
cole Smith). [1]
Vicky. AnnaNicoleSmith, nomeveroVicky
Hogan, nacqueil 28novembre1967, sottoil se-
gno del Sagittario, nel paesino texano di
Mexia, auncentinaiodi chilometri daDallas.
Il padre Donald Eugene se ne andò di casa
quando lei era ancora in fasce. Fu allevata
dalla madre Virgie Mae Tabers e dalla zia
Elaine. [2]
Come Marilyn. Giovanissima, di continuo
ripeteva agli amici: «Voglio essere la nuova
MarilynMonroe». [3]
Aragoste e spogliarelli. Per mantenersi fa-
ceva la cameriera nel fast food Jim’s Krispy
Fried Chicken di Mexia: lì conobbe il cuoco
BillyWayneSmithelosposò. Lei aveva17an-
ni, lui 16. L’annodoponacqueunbimbodi no-
me Daniel, un anno ancora e i due si separa-
rano. Lei andò a Houston: di giorno faceva la
camerierainunristorantedi aragoste, di not-
te ballava mezza nuda al Gigi’s Cabaret, loca-
le dai velluti consunti frequentato da orde di
cow-boys. Tra i clienti c’era pure il petroliere
texano J. Howard Marshall, ultraottenne, co-
stretto alla sedia rotelle. Costui, sposato con
l’exsegretariaTiger, un’amanteufficialeenu-
meroseavventurequaelà, subitopreseacor-
teggiarla. [2]
Playmate. Biondissima, un metro e 84 d’al-
tezza, nel 1992 si fadareunaritoccatadal chi-
rurgoplasticochelevalelepaginedi Playboy
col nome d’arte di Anna Nicole Smith. Nel
1993 è eletta Playmate dell’anno e soffia a
Claudia Schiffer la pubblicità dei jeans
“Guess”. [3]
Ventesimadi reggiseno. Daragazzaerapiat-
ta, a29 anni sfoggiavaunaventesimadi reggi-
seno. A sistemarle in petto il primo doppio
impiantodi siliconedellastoria, fuunchirur-
go plastico che possiede una piscina a forma
di mammella. All’epoca (18 aprile 1996) The
Sunday Mirror scrisse della Smith: «Dopo l’o-
perazione, il suo seno si è venuto a trovare in
una zona con il codice postale diverso dal re-
sto del corpo». [4]
Nozze. Nel 1994 Howard rimase vedovo sia
della moglie, uccisa dall’Alzheimer, sia del-
l’amanteJewell Diane“Lady”Walker (unghie
dipinte inoro puro), vittima di una maldestra
plastica facciale. E subito chiese la mano di
Anna. Lei ebbemomentodi esitazionemaun
anellocondiamanteda22carati eunranchla
convinsero a dir di sì. Si sposarono a Huston
il 27 giugno del 1994: lui, 90 anni, in smoking
bianco e sedia a rotelle. Lei, 26 anni, in abito
biancoescollaturamozzafiato. Allenozzepar-
teciparono solo undici invitati, si pasteggiò a
cioccolato e champagne. Poche ore dopo la
cerimonialei partì per unserviziofotografico
osé. [5]
Pierce. Il figlio di Howard Pierce, 61 anni,
preoccupato che la mogliettina nuova gli fa-
cesse perdere l’eredità («Ma di che amore va
cianciando? A quella interessano solo i sol-
di»), riuscì ad escluderla da qualsiasi gestio-
ne dei soldi di famiglia. [6]
Zampetta. La Smith chiamava affettuosa-
mente il marito “zampetta”. [6]
Ceneri divise. Howardmorì 14 mesi dopo il
matrimonio. L’ex coniglietta e Pierce si scan-
narono pure su chi dovesse tenere le ceneri:
alla fine se le divisero e fecero due funerali
separati. [6]
Amorevero. «Nessunomi hamai rispettata,
nessunohafattoqualcosaper me, nessunomi
ha mai amata. E così, quando è arrivato
Howard, èstataunabenedizione. L’unicaper-
sona, nella mia vita, che non abbia fatto caso
a quello che si diceva sul mio conto. Mi ha
amata davvero, e io l’ho amato per questo»
(Anna Nicole Smith). [7]
Eredità. Alla morte di Howard doveva ere-
ditare un patrimonio da 1 miliardo e 600 mi-
lioni di dollari. Ma al figlio del magnate, E.
PierceMarshall (mortoloscorsoannoa67an-
ni, di setticemia), nonvagiù. Edenuncialave-
dova. Unavicendagiudiziariachedurapiùdi
dieci anni. Una corte federale del Texas rico-
nobbeaSmith474milioni di dollari nellapri-
ma delle sentenze sul caso. La battaglia lega-
le andò avanti e le rese un verdetto finale di
88milioni di dollari, confermatodi appelloin
appello fino alla Corte Suprema, che aveva
accettato di ascoltare il suo caso. George Bu-
sh le aveva messo a disposizione i suoi avvo-
cati. [3]
Vestiti. Capace di spendere inuncolpo 312
mila dollari in vestiti, la Smith dichiarò ban-
carotta nel 1999. [8]
La governante. Maria Cerrato, di professio-
ne cameriera, raccontò che la Smith - allora
ventiseienne- lapicchiavaeviolentava, laco-
stringeva ad andare a letto con altre donne
mentre lei stava a guardare, ogni eccesso sa-
rebbestatosuperatonel corsodi unviaggioa
Las Vegas, qui, imbottite di cocaina, sarebbe
successo di tutto, botte eccetera, fino alla rot-
turadefinitiva, condenunceallapoliziaecce-
tera. Anni dopo le fece causa e la vines, otte-
nendo 500 mila dollari. [9]
Reality. L’explaymateperdelatesta, si but-
ta nel soft porno, ingrassa di trenta chili e si
imbottisce di tranquillanti. La tv americana
“E! Enterteinment” e le offre uno show: un
reality basato sulla sua vita, con la telecame-
ra che l’accompagna dal risveglio alla buona-
notte. Intitolata The Anna Nicole Smith Show,
la trasmissione incollò alla tv oltre 80 milioni
americani. Accanto a lei, il figlio sedicenne
Daniel e un’assistente coi capelli viola (se-
condo qualcuno la sua amante). [10]
Prozac, diete e balene. Nel frattempo, inton-
tita dal Prozac, Anna Nicole trova uno spon-
sor: le pillole per dimagrire della TrimSpa.
Perdeventicinquechili, tornaaposaremezza
nuda, diventaambientalistaesi metteintesta
di fermare lo sterminio delle balene. [7]
Daniel. Lo scorso settembre partorì alle
Bahamas unabimbadi nomeDanielynn. Il fi-
glioventenneDaniel l’andòatrovareinclini-
ca e durante la visita morì stecchito sul letto
accanto al suo. Il patologo Cyril Wecht svelò
che Daniel aveva assunto un mix di metado-
ne, Zoloft e Lexapro. Da allora Anna nons’e-
ramai ripresaeandavaavanti adroghe, alcol
e tranquillanti. [3]
Foto sexy per il funerale. All’indomani del-
la morte del figlio si fece fotografare mezza
nuda nell’acqua dei Caraibi e vendette le im-
magini per 600 miladollari al tabloidscanda-
listicoIntouch. «Per pagareil funeraledi Da-
niel», spiegò. In effetti era ridotta a bolletta
per via delle innumerevoli controversie lega-
li, ultimadellequali lacausadellacompagnia
di pilloledimagranti TrimSpadi cui eratesti-
monial: ghiotta delle schifezze dei fast food,
stava ingrassando dismisura mettendo la dit-
ta inserio imbarazzo. [11].
Calmanti. Giovedì scorso un’assistente la
trovòsvenutanellasuastanzad’albergoal Se-
minole Hard Rock Hotel and Casino a Hol-
lywood, in Florida. Trasportata al Memorial
Regional Hospital di Miami Beach, fudichia-
ratamortaalle14.45 locali (20.45 inItalia). Ad
ucciderla, un cocktail di alcool e antidepres-
sivi che usava d’abitudine dopo la morte del
figlioDaniel WayneSmith(parechesiasoffo-
cata nel suo vomito). [3]
Paparazzi. Mentre moriva, la Smith è stata
ripresa di nascosto dai paparazzi della Spla-
sh News&Picture Agency. Nel video si vede
Annacopertadaunlenzuoloconlamaschera
per l’ossigeno sul volto I medici che le prati-
cano la rianimazione cardiaca mentre viene
trasportata fuori dall’hotel. Battuto all’asta
poche ore dopo la morte, è stato acquistato
per 500 mila dollari da una tv americana. [12]
Tre padri per un’ereditiera. Con la morte di
Anna Nicole Smith la questione della pater-
nità di Dannielynn Hope, la bimba che l’ex
playmate ha dato alla luce cinque mesi fa, è
diventatascottante. Lapiccolaèl’unicaerede
del patrimonio che l’ex spogliarellista aveva
ottenutodopol’interminabilebattaglialegale
con il figliastro del petroliere texano Mar-
shall. Acontendersi l’onoredellapaternitàin
principio erano in due: il fotografo Larry
Birkhead, ex fidanzato della Smith, e l’attua-
lecompagnoHowardK. Stern. Adessoèspun-
tatopureil principeFrederickvonAnhalt, ot-
tavomaritodell’attriceZsaZsaGabor, checon
lei aveva avuto una relazione. La causa è sta-
ta fissata per il 20 febbraio. [13]
Note: [1] Alice.it 8/2; [2] Alessandra Farkas,
CorrieredellaSera9-10/2; [3] Tutti i giornali 9-
10/2; [4] Gabriele Romagnoli, Vanity Fair
26/10/2006; [5] Sette 25/8/1994; tutti i giornali 7-
8/2; M. Ton., la Repubblica.it, 28/9/2000; R.C., il
Giornale, 29/9/2000; [6] M. Ton., Repubblica.it
28/9/2000; R.C., il Giornale29/9/2000; [7] Riccar-
do Romani, Corriere della Sera 3/9/2005; [8]
Alessandra Farkas, Corriere della Sera
31/5/2002; [9] Sette 25/8/1994; [10] Riccardo Ro-
mani, CorrieredellaSera3/9/2005; Alessandra
Farkas, CorrieredellaSera31/5/2002; [11] Tut-
ti i giornali 30/9/ 2006; [12] Corriere.it 9/2; [13]
Paolo Mastrolilli, La Stampa 10/2.
La tragedia di una maggiorata troppo ricca
ANNA NICOLE SMITH UCCISA DA UN COCKTAIL DI ALCOL E ANTIDEPRESSIVI IN UN HOTEL DELLA FLORIDA
ErikaènataadOviedonell’apriledel 1975.
Figliadell’infermiera(esindacalista) Paloma
Rocasolano e del giornalista Jesús Ortiz (ex
direttore dell’emittente televisiva Antena 3),
haduesorellemaggiori: Telma, natanel ’73, e
Letizia, del ’72. Dall’87 la famiglia vive a Ma-
drid, nel 1999 i genitori si sono separati, nel
2002 il divorzio. [1]
Erika s’è diplomata all’Accademia delle
Belle Arti. Innamoratasi di un Antonio Vigo
scultore sconosciuto e piuttosto squattrinato,
sei anni fa ne ha avuto la figlia Carla. Impie-
gata in una ditta di marketing, vive con la fa-
migliaincasadellamadre, nel popolarissimo
quartiere di Moratalaz, e a malapena sbarca
il lunario. Lesorellehannoavutopiùfortuna:
Telma, economista, è volontaria di una Ong
umanitaria nelle Filippine. [2] Letizia ha se-
guito le orme del padre, è diventata speaker
del tg della tv di Stato TVEe nel 98 ha sposa-
to Alonso Guerrero, insegnante di lettere (e
scrittore fallito) di dieci anni più grande co-
nosciuto sui banchi del liceo. Dopo un anno,
però, gli ha dato il benservito, edil 22 maggio
2004 hasposatoinsecondenozzenientepopo-
dimenoche Filippo di Borbone, Principe del-
le Asturie ederede al trono di Spagna. [1]
Il matrimonio di Letizia ha portato fortuna
anche a Erika, assunta nella sede spagnola
dellacaseeditriceitalianaFrancoMariaRic-
ci per lavorare ad una rivista d’arte. Purtrop-
po è andata male: ungiorno s’è licenziata (uf-
ficialmente “per stress”) e col marito è anda-
ta a cercar fortuna nella Asturie. Donna sem-
plice e triste, timida e introversa, Erika non
s’è abituata al ruolo, non cercato, di protago-
nistadellaprensadel corazón, lastampapette-
gola che fa furore inSpagna. Patisce la curio-
sità dei paparazzi che dal momento in cui è
stato annunciato il fidanzamento di Letizia
conl’erede al trono seguono passo passo tutti
i membri della sua famiglia. Nemica della fa-
ma, dinanzi afotografi etelecameresorridea
fatica. Alla fine s’è stufata anche del marito,
tanto che un anno fa hanno divorziato. Ades-
so lavora come disegnatrice grafica e sceno-
grafanellacompagniadi produzionetelevisi-
va Globomedia (altro impiego trovato dall’il-
lustre sorella). Ha una storia con un camera-
man, Roberto García. [2]
Venerdì 2 febbraio Erika chiede ai supe-
riori un paio di giorni di permesso, per stare
a casa e riposarsi. Quando, il mercoledì suc-
cessivo, nonlavedonoarrivare, si preoccupa-
no. Provano a telefonarle: nessuna risposta.
Dal 2004 Erika vive nell’appartamentino di
Valdebernardolasciatoliberotreanni fadal-
la sorella. Èlì che García va a cercarla, all’o-
ra di pranzo, per vedere cos’è successo, è lì
chelatrovamorta, secondoil Pais accantoad
una scatola di barbiturici vuota. Disperato,
chiamalapolizia, mainvecedegli uomini del
Samur, il servizio di emergenza sanitaria, ve-
de arrivare gli agenti della scientifica che su-
bitofannoportareil cadavereall’IstitutoAna-
tomico Forense per l’autopsia di rito. [3] Ri-
sultato: overdose di tranquillanti. [4]
Letizia ha saputo della morte della sorella
mentrestavacol maritonel palazzoreale. Juan
Carlos, cheerainGermania, èsubitorientrato
inpatria. LostessohafattolareginaSofia, che
si trovava in Indonesia e appena saputo della
tragedia è scoppiata inlacrime singhiozzando
«Che pena! che pena!» («que lastima! que la-
stima!»). Cen’èvolutoperchéi mediaosassero
pronunciarelaparoladasubitosullaboccadi
tutti: suicidio. I primi atrovareil coraggiosono
stati quelli del programmarosaAquí haytoma-
te. [2] Chesoffrissedi depressione, eracosano-
ta. Il giornaleonlineEl Confidencial hascritto
che era in cura da uno psichiatra. [5] Intervi-
statadal programmatvLas mañanas deCuatro,
l’amica Marile Zaera ha detto che non aveva
nessunamalattia, masoffrivaancoramoltoper
laseparazionedaVigo. [3]
Il matrimonio del principe Felipe con Le-
tizia (approvato dall’80 per cento degli spa-
gnoli) doveva rinverdire la popolarità della
monarchia spagnola. L’incorporazione di una
cittadina non aristocratica e divorziata nella
FamigliaReale, si diceva, eral’occasioneper
una spolverata di modernizzazione. I media
avevanosubitopresoaparlaredi “fattoreLe-
tizia”, intendendolocomeunpassoavanti ver-
so l’adeguamento dell’istituzione ai tempi. Il
31 ottobre 2005 era arrivata la prima figlia,
Leonor, una seconda nascerà tra tre mesi. [6]
Letizia, ladisinibita“plebeya”, inpochi an-
ni si è trasformata in un’impeccabile aristo-
cratica. Per liberarsi dai panni di Cenerento-
la, è stata costretta a imparare con dedizione
ossessiva gli inflessibili protocolli della Zar-
zuela: trovarsi sempre alla destra del consor-
te; comunicare alla sicurezza ogni sposta-
mento fuori dai palazzi reali; non indossare
bikini (oaltri indumenti compromettenti); non
fumareinpubblico; nonfarsi fotografaremen-
tremangia(oanchesoltantoconunbicchiere
inmano); svegliarsi sempreallesetteemezza
del mattino ecc. [1]
Ogni mattinaallenovei principi lascianola
loro residenza e raggiungono la Zarzuela (due
minuti a piedi) dove ognuno ha a disposizione
uno studio personale. Lì, Felipe impara il me-
stiere di re, Letizia si dedica alla rassegna
stampadegli articoli cheriguardanolacasata.
Tra i meno graditi, quelli di Jaime Penafiel,
“royal watcher” del Mundo che non perde oc-
casione per attaccarla e non s’impietosisce
neancheadessocheèvittimadi unacosì gran-
detragedia: «Nonèunaquestionedi simpatia
oantipatiamadi princìpi. Improvvisamenteci
èstatodettochenonvalevapiùl’esempiodel-
lareginaSofia, di stirperealeegrandeprofes-
sionista24oreal giorno, simbolodi dignitàedi
distinzione. Una regina nata da famiglia reale
chepossedevalaqualitàindispensabiledi non
avere passato. Improvvisamente è stato detto
agli spagnoli che una nipote di tassista poteva
diventare regina di Spagna. Io non ho niente
contro Letizia, semplicemente dico che il con-
cettodi monarchiacambiaradicalmente». [7]
Note: [1] Gianni Perrelli, L’espresso
28/7/2005; [2] AlessandroOppes, laRepubblica
8/2; Gian Antonio Orighi, La Stampa 8/2; Mino
Vignolo, Corriere della Sera 8/2; [3] Giovanni
Longoni, Libero 8/2; [4] Corriere della sera
10/2; [5] l’Unità 8/2; [6] Mino Vignolo, Corriere
della Sera 13/3/2005; [7] M. Vi., Corriere della
Sera 8/2.
La triste fine di una principessa troppo povera
ERIKA ORTIZ, SORELLA DI LETIZIA, TROVATA MORTA IN UN APPARTAMENTINO PER UN’OVERDOSE DI TRANQUILLANTI
Il Sole-24 Ore, domenica 4 febbraio
I
Simpson sono adorabili, come adorabi-
le è Matt Groening, l’inventore, il genia-
le creatore di questo cartone animato irri-
verente e sgangherato, ma non gli si può
perdonare una debolezza. Non gli si può
perdonare di aver preso in giro ogni cosa,
di aver sempre fatto vedere il lato politi-
camente scorretto di tutto - e questo va be-
nissimo - eccome, e poi di aver ceduto su
un argomento da ministro della salute, le
sigarette.
Insomma, non è possibile che ti diverti
alle spalle di tutto, della religione, della fa-
miglia, della politica, dell’industria cine-
matografica, della scuola, dell’educazione,
che racconti di un uomo, Homer, egoista,
demente, affettuoso, ipercalorico e succes-
sivamente, dopo tutto questo ben di Dio, al-
zi la manina e con il ditino fai no, che le si-
garette e il vizio del fumo no, perché ti
preoccupi di far passare al tuo pubblico
giovane e adulto, come un propagandista
qualsiasi, il messaggio salutista che le siga-
rette, oltre a far male, sono ormai appan-
naggio di stitiche zitelle che non si tagliano
i peli delle gambe e che nessuno si fila. Sì,
parlo di Patty e Selma, le sorelle di Marge,
moglie di Homer, gli unici personaggi fissi
dei Simpson specializzati in due attività: fu-
mo compulsivo e coltivazione di peli su-
perflui (a dire il vero l’altro fumatore è
Krusty il clown: ma è artista, per di più me-
lanconico e decaduto, quindi un’eccezione,
una maschera). Compiono vent’anni i Sim-
pson, il primo episodio è infatti del 1987, e
l’unico difetto che riesco a trovargli è que-
sto qui. Per il resto sono un capo-
lavoro. Dico, soltanto nel
1992, quando i Simpson
avevano cinque anni, il
mondo dei cartoon e dei
pupazzi l’aveva fatta gros-
sa. Mi ricordo: olimpiadi di
Barcellona, stadio Montijuïc,
cerimonia di chiusura, e fa la
sua comparsa Whatizit, la mascotte
delle successive olimpiadi di
Atlanta, la riproduzione gigante
di un feto umano. Il critico d’arte
Robert Hughes parlò subito di fe-
tus-chic e annotò che ciò che Walt Di-
sney aveva fatto al papero, un gruppo di de-
signer americani era riuscito a farlo al feto.
Persisteva, come persiste tuttora, l’inva-
sione del politicamente corretto. Così se la
situazione non è precipitata ineluttabil-
mente nella pruderie generalizzata da car-
toon, lo si deve anche a quei primi cinque
anni, e ai successivi quindici, durante i
quali i Simpson sono diventati la serie te-
levisiva di cartoni animati di maggior suc-
cesso nel mondo. Homer, Bart, Lisa, Marge,
Maggie, Apu, Barney, Flanders, il signor
Burns, il reverendo Lovejoy, telespalla Bob,
Krusty il clown, gengive sanguinanti
Murphy, eccetera, lottano e vivono
ancora insieme a noi. Benissimo.
E allora, visto che nel 2007 com-
piono vent’anni e che a luglio
uscirà al cinema un film con tutte
le loro imprese, vale la pena ri-
cordare che I Simpson non è un
cartone animato qualunque.
Intanto perché è una delle cose più col-
te che la televisione mondiale
abbia mai trasmesso negli ul-
timi anni (se si escludono gli
entusiasmanti programmi not-
turni del palinsesto Rai in cui il
telespettatore può scegliere tra Enrico
Ghezzi che parla fuori sincrono di film
giapponesi e armeni o le lezioni universi-
tarie di economia aziendale, di enologia
musulmana o di sessualità dei metalli del
consorzio Nettuno), poi perché i Simpson
sono delle citazioni viventi, delle enciclo-
pedie animate. Li avevano definiti cartoni
per adulti. In realtà sono cartoni intelli-
genti. Punto.
E soprattutto sono cartoni spassosissimi
che offrono e continuano a offrire unottimo
alibi intellettuale a chi, dovendo fare i con-
ti con una certa idea monumentale del sa-
pere, vuole giustificare il proprio amore
per dei disegni animati da ragazzetti.
Per essere più didascalico: nelle puntate
dei Simpson ci sono stati riferimenti diret-
ti e indiretti a film come 2001 Odissea nello
spazio, Apocalypse Now, Quarto Potere, La fi-
nestra sul cortile, a quasi tutte le opere di
Shakespeare e di Edgar Allan Poe, a libri
come il Signore delle mosche di Golding, La
fonte meravigliosa di Any Rand, Urlo di Al-
len Ginsberg, il Vecchio e il mare di He-
mingway, Un tram chiamato desiderio di Ten-
nessee Williams, eccetera. I Simpson allu-
dono. Ed è divertente che il luogo da cui al-
ludono sia Springfield, la cittadina in cui è
ambientato tutto e che è il concentrato di
ogni stereotipo della provincia americana
(ma non solo).
Homer, il protagonista, ha tre sogni: la
birra, le ciambelle e strozzare suo figlio
Bart. La moglie, Marge, è una casalinga
rompiscatole e fin troppo fedele, Lisa, la fi-
glia, una saputella perbenista. I vicini di ca-
sa, i Flanders, sono cristiani bigotti e scon-
finatamente paraculi, il signor Burns, il ca-
po di Homer, il proprietario di una centra-
le nucleare, è un uomo senza scrupoli ama-
to soltanto dal suo assistente omosessuale.
Ed è straordinario, ripeto, quello che Matt
Groening, da vent’anni a questa parte, rie-
sce a trarre da tutto questo. C’è del piglio
postmoderno, questa mania di mischiare
generi, narrazione e stili diversi; c’è il gusto
goliardico da studenti fuoricorso; e, soprat-
tutto, c’è l’America.
Quella stessa America che si trova an-
che qui in Italia, quando, nella program-
mazione televisiva dei Simpson, il tele-
spettatore medio, con un semplice cam-
bio di canale, poteva passare dalla visio-
ne di Beautiful a quella, appunto, che se-
guiva le avventure coltissime di Homer e
compagnia. Sì, se non ci fosse stata que-
sta caduta sulle sigarette, questo cedi-
mento alla correttezza politica, i Simpson
sarebbero stati perfetti e incontestabil-
mente salutari.
Edoardo Camurri
I Simpson, capolavoro del Novecento con un solo difetto: non fumano
Sono stati definiti cartoni per adulti, solo perché sono intelligenti. E colti: le vicende dei pupazzi gialli sono zeppe di riferimenti ai classici di cinema e letteratura
il Giornale,
domenica 9 luglio 2006
C
OLORE Abbiate uno schema di colore per il vostro apparta-
mento, per il vostro guardaroba, per le vostre emozioni. Voglio
dire che due giovani sposi, mettendo su casa, dovrebbero deci-
dere di aver tutte le pareti bianche e tutte le poltrone, divani, co-
priletti, tendoni, tappeti di feltro, o rossi o blu in modo da poter-
li spostare come e quando credono. E un uomo modestamente ele-
gante dovrebbe basarsi sul grigio della flanella, sul marrone delle scar-
pe, sul bianco delle camicie, con un minimo di fantasia destinato alle cravatte. E una
donna economicamente accurata dovrebbe scegliere il blu (se è bruna e grassa) o il
beige (se è bionda e magra). E tutti quanti imparino ad usare l'accento imprevisto di
un pullover giallo, di una sciarpa viola elettrico, di un panneggio dorato: raramente,
drammaticamente.
ABC
di Irene Brin
ANNO XII NUMERO 36 - PAG 4 IL FOGLIO QUOTIDIANO LUNEDÌ 12 FEBBRAIO 2007
ASTEÈstatovendutoall’astaper ventuno
milioni di euro un quadro del pittore Fran-
cis Bacon che apparteneva alla ricca colle-
zioneprivatadi SofiaLoreneCarloPonti. Il
dipinto, fatto nel 1956, ritrae il papa Inno-
cenzo X e fa parte della serie di opere che
Bacon ha dedicato ai pontefici. A sborsare
la cifra (la più alta per un’opera d’arte con-
temporanea) è stato Andrew Fabricant per
conto della Richard Gray Gallery di New
York. La settimana scorsa è stata ecceziona-
le per l’arte a Londra: in appena quattro
giorni, Christie’s e Sotheby’s hanno venduto
opereper 536 milioni di euro, raggiungendo
per laprimavoltai livelli delleastenewyor-
chesi. In appena tre ore da Christie’s sono
stati venduti quadri per 200 milioni di euro,
trenta dei quali a oltre un milione di euro
l’uno (soprattutto impressionisti, ma anche
Andy Warhol). Christie’s ha fatturato circa
quattro miliardi di euro nel 2006, Sotheby’s
tre miliardi: hanno registrato aumento del
25-30 per centorispettoall’annoprecedente
(Enrico Franceschini, la Repubblica 10/2).
EUROIniziative anti-euro di alcune asso-
ciazioni tedesche, che battono monete al-
ternative a quella europea. A Prien am
Chiemsee, cittadina della Baviera, dal 2003,
in alcuni negozi convenzionati si paga in
“chiemgauer”, voucher a scadenza messi
sul mercato per iniziativa di un insegnante
delle scuole superiori. Un’associazione fa
da“bancacentrale”, vendendopacchetti da
cento chiemgauer (in pezzi da 1, 5, 10 e 20) a
enti benefici che li rivendono a 103 euro. I
tre euro rappresentano la commissione sca-
ricata sui commercianti, e servono a finan-
ziare il sistema e progetti di beneficenza. Il
cambio è alla pari tra euro e chiemgauer, e
i commercianti ci guadagnano perché atti-
rano clienti (inoltre la scadenza trimestrale
dei buoni incentiva a spenderli). Finora
hanno aderito in mille, per una circolazio-
ne di trentamila chiemgauer e un tasso di
transazione doppio rispetto all’euro (2,5
scambi prima che la moneta finisca fuori
dalla regione contro 1,7 scambi dell’euro).
Vistoil successosonostatebattutealtredue
monete: il landmark e l’urstromtaler (la Re-
pubblica 9/2).
FIGURANTI Il sito Internet tedesco
Erento, specializzato nell’affittare prodotti
d’ogni genere, mette a disposizione figuran-
ti per manifestazioni, purché non razziste o
xenofobe. Costo: tra i 10 e i 30 euro l’ora, 145
per l’intera giornata (Il Venerdì di Repub-
blica 2/2).
VIP Per disintossicarsi da sesso, alcol e
droga, i vipsi rinchiudonoinclinichedi lus-
so. Ad esempio Kate Moss e Pete Doherty si
sono fatti ricoverare in coppia nella clinica
Capio Nightingale Hospital di Londra dota-
ta di palestra, piscina, centro per l’aromate-
rapia, sborsando 7.500 euro solo per il de-
posito cauzionale (l’assistenza psichiatrica
costa800 euroal giorno, laterapiadi coppia
300 l’ora). Keith Urban ha scelto il Betty
Ford Center Rancho Mirage della Califor-
nia, che chiede 18 mila euro per un mese di
ricovero. Lindsay Lohan e Mike Tyson sono
invece al Wonderland di Los Angeles: si-
tuato in un parco ospita un massimo di se-
dici pazienti che spendono 30 mila euro al
mese (poi ci sono i programmi specializzati:
la “settimana detox” costa 10.500 euro, il
corso “Vivere sobrio” 11 mila al mese, ec-
cetera) (Vanity Fair 15/2).
Per imparare a vivere sobri i vip spendono 11 mila euro
ANNUNZIATA Lucia. Nata a Salerno l’8
agosto 1950. Ex direttore del Tg3, ex corri-
spondente di guerra del Corriere della Sera
e di Repubblica, dal 2003 presidente Rai (do-
po la rinuncia di Paolo Mieli). Scrive sulla
Stampa.
BORZI Nicola. «Nato41anni fainunpaese
di campagnanotoper i vivai di piantedagiar-
dino, le bambole e uno dei tre migliori risto-
ranti della Penisola», dopo l’Ifg di Milano ha
fondato unquotidiano locale e unsettimana-
le. Da 10 anni lavora nel gruppo del Sole-24
Ore, dovedal luglio2003scriveper Plus24. Vi-
ve con la moglie fuori Milano, ama i libri, i
viaggi e la buona cucina.
BRIN Irene. Pseudonimo di Maria Rossi,
nata nel 1914 e morta nel 1968. Èstata in Ita-
liainiziatricedi ungiornalismoleggeroecol-
to. Hafrequentatoper diversi anni Bordighe-
ra dove è sepolta.
CAMURRI Edoardo. 32anni, di Torino. Scri-
ve per Vanity Fair e il supplemento domeni-
cale de Il Sole-24 Ore. Laureato in filosofia
con una tesi su Leo Strauss e Alexandre
Kojèvecollaboraanche, quandoriesce, conla
casa editrice Adelphi.
GRIGNETTI Francesco. 36 anni, di Napoli,
scrivedi cronacagiudiziariaepoliticaper La
Stampa. Laureato in Lettere ha cominciato
nell’85comecronistanellaredazioneromana
del Corriere della Sera. Appassionato di cd-
rome Internet.
IMARISIOMarco. 39 anni, milanese di ori-
gini monferrine. Èal Corriere della Sera dal
1997. InprecedenzahalavoratoaLaNotte, Pa-
norama, Epoca. Ha un figlio. Nel tempo libe-
ro, oltre alla famiglia, fa «le solite cose»: cioè
legge, ascolta musica, si occupa di basket.
MARMI Stefano. Professoredi Sistemi Di-
namici, alla Scuola Normale Superiore di
Pisa. Ha trascorso periodi di ricerca presso
laFreieUniversität di Berlinoel'Università
di Parigi Sud (Orsay). Si interessa di bio-
scienze.
RAVELLI Arianna. 30 anni, di Cremona.
Lavora alla redazione sportiva del Corsera,
dove è stata assunta a gennaio del 2005.
SANTUCCI Gianni. Romano, 31anni, datre
al Corriere inCronaca di Milano.
Firme
BUS T E PAGA
IL FOGLIO quotidiano
ORGANO DELLA CONVENZIONE PER LA GIUSTIZIA
Direttore Responsabile: Giuliano Ferrara
Vicedirettore Esecutivo: Ubaldo Casotto
Vicedirettore: Daniele Bellasio
Redazione: Annalena Benini, Maurizio Crippa,
Francesco Cundari, Stefano Di Michele,
Marco Ferrante, Alessandro Giuli, Paola Peduzzi,
Marianna Rizzini, Christian Rocca,
Nicoletta Tiliacos, Vincino.
Giuseppe Sottile (responsabile dell’inserto del sabato)
Editore: Il Foglio Quotidiano società cooperativa
Largo Corsia dei Servi 3 - 20122 Milano
Tel. 02.771295.1 - Fax 02.781378
La testata beneficia di contributi diretti di cui alla legge n. 250/90
Presidente: Giuseppe Spinelli
Consigliere Delegato: Denis Verdini
Consigliere: Luca Colasanto
Direttore Generale: Michele Buracchio
Redazione Roma: Lungotevere Raffaello Sanzio 8/c
00153 Roma - Tel. 06.589090.1 - Fax 06.58335499
Registrazione Tribunale di Milano n. 611 del 7/12/1995
Telestampa Centro Italia srl - Loc. Colle Marcangeli - Oricola (Aq)
STEMEditoriale spa - Via Brescia, 22 - Cernusco sul Naviglio (Mi)
S.T.S. spa V Strada 35 - Piano D’Arci (Ct)
Centro Stampa L’Unione Sarda - Via Omodeo - Elmas (Ca)
Distribuzione: Società Europea di Edizioni Spa
Via G. Negri 4, 20123 Milano Tel. 02/85661
Pubblicità: P.R.S. Stampa Srl
Via B. Quaranta 29 Milano, Tel 02.5737171
Pubblicità legale: Il Sole 24 Ore Spa System
Via Monterosa 91 - 20149 Milano, Tel. 02.30223594
e-mail: legale@ilsole24ore.com
Abbonamenti e Arretrati: STAFF srl 02.45702415
Una Copia Euro 1,00 Arretrati Euro 2,00 + Sped. Post.
ISSN 1128 - 6164
www.ilfoglio.it e-mail: lettere@ilfoglio.it
Quadratini
LogicArt, dicembre 2006
Su ogni riga e su ogni colonna si succedono
blocchi di caselle nere. Ciascun blocco è for-
mato da un numero di caselle indicato alla
sinistra di ogni riga e in cima a ogni colon-
na. La successione dei numeri descrive la
successione dei blocchi. Ogni blocco è sepa-
rato da quello successivo da almeno una ca-
sella bianca. A schema completato, appare
una figura. Soluzione sul prossimo numero.
In basso la soluzione del numero preceden-
te: Campana.
3
4
1
4
2
4
5
2
8
2
4
3
1
7
1
8
2
1
8
1
2
8
4
5
4
2
4
1 2 2
1
6 6
7 7
3 3
3 4 3
6
6
6
2 5
2 5
2 5
4 5
5 4
1 2
2
1
1
1
2
1
2
3 10
1
4
4 15
1
4
4 10
2
3 3
1
1
1
3
3
1
1
3
2
2
1
2
5
1 3
1
3 3
1 5
1 1 1 1 2
1 3 1 3
5 3
7
7 1 1
1 1 1 1
1 1 1
1 1 1
5
10
12
14