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Scale di auto-valutazione.
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Indice.
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Scala per la valutazione globale. Pag. 115
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Test di auto-valutazione. Pag. 120
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Scala per la valutazione del funzionamento sociale e lavorativo. Pag. 128
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Scala per la valutazione del funzionamento delle relazioni. Pag. 131
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Lista dei problemi. Pag. 136
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Scala per la valutazione delle tendenze difensive. Pag. 141
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Un piccolo aiuto finale al lettore. Pag. 151
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Scala per la valutazione globale.

Ora compila con cura le Scale di Auto-valutazione che il sito ti presenta, per vedere il tuo problema
da diverse angolature, prima di iniziare il tuo percorso di auto-aiuto.
Inizieremo con una scala che permette una valutazione complessiva del comportamento
e dell’inserimento nella realtà, la SCALA PER LA VALUTAZIONE GLOBALE,
creata da Jean Endicott, Robert L. Spitzer, Joseph L. Fleiss e Jacob Cohen.

Endicott, Jean - Spitzer, Robert L. - Fleiss, Joseph L. - Cohen, Jacob:
“The global assessment scale: a procedure for measuring overall severity of psychiatric disturbance”,
pagg. 766-771.

Questa Scala permette di dare un giudizio clinico sul livello di funzionamento globale.
È un'informazione estremamente utile per pianificare il trattamento, misurare la sua influenza
e predire l’esito. Permette di seguire le trasformazioni cliniche (sintomi, comportamento, visione di sé)
in termini globali, utilizzando una misura singola. La Scala deve essere usata solo per il funzionamento
psicologico, sociale o lavorativo personale, escludendo limitazioni fisiche o ambientali.
Dovrebbe essere usata per stabilire il livello di funzionamento nel momento attuale
(il momento del test di verifica), perché tale momento attuale indica la necessità di trattamento
oppure il livello di risultato raggiunto dal lavoro terapeutico.

Può essere utilizzata in ripetute occasioni, riferite a periodi di tempo diversi (con ragionevole
intervallo di tempo tra una verifica e l’altra). Può essere quindi adoperata come uno strumento
di controllo prezioso per valutare il miglioramento indotto dall’auto-aiuto psicologico, rendendo
obiettiva la differenza tra la situazione interiore di un periodo di vita e quella di un altro.




Sir John Tenniel, Alice’s Adventures in Wonderland.
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Per spiegare meglio le ragioni che possono far utilizzare un simile strumento e descriverne aspetti
e caratteristiche di utilizzo, riporteremo ora le considerazioni che gli autori espongono all’inizio
dell’articolo originale di presentazione della Scala e la descrizione della medesima. Queste spiegazioni
sono utili anche per comprendere le ragioni per cui sono presentate altre scale simili ed il loro utilizzo.

“Due strategie alternative sono utilizzabili per descrivere i disturbi psichiatrici. Si possono descrivere
le caratteristiche particolari del disturbo in termini di sintomi o raggruppamenti di sintomi, come si fa
nelle Scale di valutazione multidimensionale psichiatrica comunemente usate.
Oppure si può valutare direttamente la gravità globale del disturbo come una dimensione singola.
L’approccio multidimensionale fornisce informazioni dettagliate che vanno perse in una singola
misurazione globale. D’altro canto, la misura della gravità globale ha il vantaggio di essere una sintesi
che permette all’operatore di combinare i diversi elementi della psicopatologia in un singolo indice
clinicamente significativo della gravità della malattia. In aggiunta, i numerosi studi sull’efficacia
di un trattamento, le valutazioni globali dello stato mostrano di essere più sensibili agli effetti
differenziali del trattamento rispetto ai metodi di misura di aspetti singoli della psicopatologia.


DESCRIZIONE DELLA SCALA PER LA VALUTAZIONE GLOBALE.

È una Scala singola di misura che serve a valutare il funzionamento globale di un soggetto,
nel corso di uno specifico periodo, su un continuum che va dal disturbo psicologico o psichiatrico
fino alla condizione di buona salute. Il periodo di tempo che viene valutato è generalmente
quello della settimana che precede la valutazione (sebbene, per studi particolari, possa essere
più appropriato un periodo di tempo più lungo). La Scala valuta una gamma da:

1 (che rappresenta l’individuo ipoteticamente più malato),
a 100 (che rappresenta l’individuo ipoteticamente più sano).

La Scala è divisa in 10 intervalli eguali: da 1 a 10, da 11 a 20, e così via fino a 81-90 e a 91-100.
Le caratteristiche di definizione di ogni intervallo di 10 punti costituiscono la Scala.

I due intervalli più alti da 81 a 90 e da 91 a 100 sono per quegli individui eccezionalmente fortunati
che non solo sono privi di una particolare patologia psichica, ma hanno inoltre molte caratteristiche
spesso definite come “sanità mentale positiva”, come una capacità di funzionare di grado molto
elevato, un’ampia gamma di interessi, efficace capacità sociale, calda cordialità ed integrità.

L’intervallo successivo, da 71 a 80, è per soggetti senza o con minima psicopatologia,
ma che non possiedono i tratti su citati di sanità mentale positiva.

Sebbene taluni soggetti classificati sopra i 70 possano ricercare alcune forme di assistenza
per problemi psicologici, la grande maggioranza dei soggetti in terapia verrà valutata tra 1 e 70.
La maggior parte dei pazienti esterni avrà una valutazione da 31 a 70,
la maggior parte dei pazienti ricoverati una valutazione tra 1 e 40.

Nel fare una valutazione, prima si deve selezionare l’intervallo più basso che descrive
il funzionamento del soggetto durante la settimana precedente.

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Per esempio: “il cui comportamento è considerevolmente influenzato da delusioni”
(fascia da 21 a 30) potrebbe avere una valutazione in questa fascia anche se ha
“una marcata minorazione in parecchie aree” (fascia da 31 a 40).
Al fine di determinare l’esatto punto della Scala all’interno dell’intervallo di 10 punti,
si esaminano le caratteristiche di definizione dei due intervalli adiacenti
(superiore e inferiore) per definire se il soggetto è più vicino all’uno o all’altro.
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Per esempio: un soggetto nella fascia da 21 a 30 che è molto più vicino alla fascia 11-20
che alla fascia 31-40 dovrebbe ricevere una valutazione intermedia, di 21, 22 o 23.
Un soggetto che sembra essere equidistante dalle due fasce adiacenti riceve
una valutazione di 24, 25, 26 o 27.
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Siccome le valutazioni sono per modi di funzionare globali durante uno specifico periodo
di tempo, è importante che la valutazione sia basata sul grado di funzionamento e sui sintomi
durante tale periodo di tempo e non sia influenzata da considerazioni sulla prognosi,
sulla diagnosi preventiva o sulla presunta natura del disturbo sottostante.
In questo modo la valutazione non dovrebbe essere influenzata dal fatto che il soggetto stia ricevendo
o no dei farmaci o qualche altra forma di aiuto. L’informazione necessaria per fare la valutazione
può venire da qualsiasi fonte, come un diretto colloquio con il soggetto od un suo diretto intervento,
un informatore attendibile o una raccolta di casi. Informazioni limitate possono essere necessarie
per fare una valutazione al livello inferiore finale della Scala.

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Per esempio: la conoscenza del fatto che un soggetto ha fatto ripetuti tentativi di suicidio
e perciò richiede un costante controllo, è sufficiente - di per sé - a giustificare
la valutazione di un paziente nella fascia da 1 a 10.
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D’altro canto prima che un soggetto possa ricevere una valutazione veramente alta è necessario
non solo determinare l’assenza di patologia psichica e di qualsiasi seria minorazione nella capacità
di funzionare ma anche accertare la presenza di segni di salute mentale positiva”.



SCALA per la valutazione globale
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Usare codici intermedi, quando fossero più adeguati, per esempio 45, 68, 72.

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100
!
"
91
! Nessun sintomo. Funzionamento superiore alla norma in un ampio spettro di attività,
i problemi della vita non sembrano mai sfuggire di mano, è ricercato dagli altri
per il suo calore e la sua integrità.
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90
!
"
81
! Possono manifestarsi sintomi transitori. Buon funzionamento in tutte le aree, interessato
e coinvolto in un ampio spettro di attività, socialmente efficiente, in genere soddisfatto
della vita, nessun problema o preoccupazione oltre a quelli della vita quotidiana
che solo occasionalmente sfuggono di mano.
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80
!
"
71
! Possono comparire sintomi lievi, ma niente di più che una leggera inadeguatezza
nel funzionamento sociale. Vari gradi di preoccupazioni della vita quotidiana e di problemi,
che talora sfuggono di mano.
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70
!
"
61
! Sintomi lievi (per es.: umore depresso e insonnia lieve), oppure alcune difficoltà in molte aree
nel funzionamento sociale, lavorativo o scolastico. In genere funziona abbastanza bene e ha
relazioni interpersonali significative. I “non addetti ai lavori” non lo considererebbero malato.
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60
!
"
51
! Sintomi moderati, oppure funzionamento sociale generalmente con qualche difficoltà
(per es.: pochi amici e affettività appiattita, umore depresso ed anormale, sfiducia in se stesso,
umore euforico e difficoltà di parola, comportamento antisociale di moderata gravità).
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50
!
"
41
! Alcuni sintomi gravi oppure serie inadeguatezze nel funzionamento sociale, di cui la maggior
parte dei medici penserebbe naturalmente che richiedano terapia o almeno attenzione
(idee o gesti suicidi, gravi rituali ossessivi, frequenti attacchi di ansia, grave comportamento
antisociale, tendenza compulsiva a bere alcolici).
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40
!
"
31
! Gravi inadeguatezze in varie aree: lavoro, rapporti familiari, capacità di giudizio, pensiero
o umore (per es.: la donna depressa evita gli amici, trascura la famiglia, non riesce a fare
i lavori di casa) oppure qualche inadeguatezza nei test di realtà o nella comunicazione (per es.:
linguaggio talora oscuro, illogico o irrilevante), oppure un singolo serio tentativo di suicidio.
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30
!
"
21
! Incapace di funzionare in quasi tutte le aree (per es.: sta a letto tutto il giorno)
oppure il comportamento è considerevolmente influenzato da deliri o allucinazioni,
oppure vi è una seria inadeguatezza nella comunicazione (talora incoerente o non responsiva)
o nella capacità di giudizio (per es.: atti grossolanamente inappropriati).
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–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
20
!
"
11
! Richiede alcune forme di controllo per evitare che faccia del male a sé o ad altri, oppure
per mantenere una minima igiene personale (per es.: ripetuti tentativi di suicidio spesso
violento; eccitamento maniacale; si sporca con le feci), oppure vi è una grave inadeguatezza
nella comunicazione (per es.: largamente incoerente o muto).
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10
!
"
1
! Richiede costante controllo per diversi giorni di seguito per prevenire che faccia
del male a se stesso o agli altri, oppure non fa nessuno sforzo per mantenere
una minima igiene personale.
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CODICE DI PUNTEGGIO SCELTO = ! (scrivere il codice intermedio più adeguato)



































120
Test di auto-valutazione.

Per ogni lettore del sito che voglia fare auto-aiuto psicologico, sapere:

• da quale livello di problemi emozionali parte (diagnosi preliminare),
• verificare, anche parecchie volte, come sta procedendo la terapia (monitoraggio lungo il percorso),
• ed infine valutare i risultati dopo che si è terminato il lavoro di auto-aiuto (follow-up catamnestico),
al momento o a distanza di tempo,

sono tre tipi di verifica che servono a chiarire se l’auto-aiuto ha prodotto un miglioramento dei sintomi
iniziali e di quale entità. Proporremo ora ai lettori del sito tre test per ottenere questi risultati.
Tutti e tre possono essere auto somministrati ed auto valutati. E possono essere ripetuti a qualsiasi
distanza di tempo per verificare l’avvenuto mutamento interiore, in modo che il lettore possa essere
non solo soddisfatto (“Perbacco, quanto sono cambiato!”), ma anche sicuro (“Da qualche tempo
mi sentivo meglio. Ora so che è dovuto al fatto che sono oggettivamente cambiato!”).

Perché proponiamo questi tre test?
Semplicemente perché i problemi emozionali che essi consentono di valutare sono molto frequenti.
Molti esseri umani sono timidi. Tanti individui, nei vari momenti della loro vita, attraversano periodi
di ansia o di sconforto depressivo. I test possono quindi essere utili a molte persone.
Abbiamo scelto questi tre test perché sono di applicazione semplice e, riteniamo, completamente
comprensibili ed accessibili a tutti, nonostante la loro provenienza molto diversa.
La valutazione del livello di ansia o di depressione è affidata a due Scale di auto-valutazione di livello
professionale specialistico ma estremamente chiare, non pubblicate in Italia sul piano della diffusione
commerciale (per quanto ci risulta). Le abbiamo ricavate dal volume “Rating scales” curato
da Enzo Codignola e Giovanna Mantovani e pubblicato dalla industria farmaceutica ESSEX ITALIA
nel 1976 e le proponiamo grazie alla cortese autorizzazione della ESSEX ITALIA di Milano.

Sono le scale:
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SAS* = SCALA DI AUTOVALUTAZIONE DELL’ANSIA DI W. W. K. ZUNG
*(Self-rating Anxiety Scale)

(Il lavoro originario è W. W. K. ZUNG, ”The measurement of anxiety”, 1970).
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SDS* = SCALA DI AUTOVALUTAZIONE DELLA DEPRESSIONE DI W. W. K. ZUNG
*(Self-rating Depression Scale)

(Il lavoro originario è W. W. K. ZUNG, ”The measurement of depression”, 1966).
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L’idea della valutazione del grado di timidezza è nata invece da una tipica “lettura di attesa”
nell’anticamera di un dentista: l’articolo della giornalista Amelia Beltramini
“I Quattro livelli di timidezza” pubblicato sul mensile FOCUS n° 75, del 1999, pagg. 40-46.
La tabella per la valutazione della timidezza è adattata da J. R. T., Davidson et Al.:
“Journal of clinical psychiatry”, 1991.





NOTA DEI CURATORI DEL SITO.
Abbiamo scelto intenzionalmente questi tre test per dare forma concreta ad un concetto.
L’osservazione di partenza nasce dall’esperienza comune. Gli articoli su pubblicazioni rivolte
al pubblico generico medio (in genere, si noti, mensili molto validi come professionalità giornalistica
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di informazione) hanno grande diffusione. Tuttavia forse non ricevono il credito di serietà tecnica
contenutistica che meriterebbero. Risultato: molto letti, arrivano capillarmente ma sono poco ascoltati
perché sono “soltanto” articoli di un mensile di informazione, ecc. Gli articoli o libri scritti da specialisti
psicologi per altri specialisti psicologi arrivano allo stesso risultato di fallimento percorrendo
la strada opposta. Sono sicuramente molto “seri”, documentati e verificati; ma restano confinati
negli scaffali delle biblioteche tecniche di università o studi specialistici.
Il pubblico comune (il grande gruppo delle persone che hanno spesso problemi psicologici
più o meno gravi, e che quindi avrebbero proprio bisogno di essere aiutate) non sa che questi testi
esistono e quindi non li cerca e non li legge. Se potesse leggerli probabilmente non li comprenderebbe
a causa del linguaggio oscuro con il quale sono scritti. Diretti solo agli specialisti, se non vengono
mediati e presentati ai pazienti da questi interpreti (il che presuppone sempre che un qualsiasi
paziente decida o possa rivolgersi ad uno specialista, evento invece non così frequente!) risultano
in definitiva sterili perché non producono alcuno dei risultati positivi per cui essi erano stati
pensati e scritti. La condanna peggiore per una scienza che voglia portare sollievo a uomini sofferenti.
Abbiamo quindi voluto fare giungere ai lettori del sito questi esempi dei due filoni di studio
sui problemi emotivi, ponendoli sullo stesso piano, a parità di mezzi (linguaggio e canale
di comunicazione). Si noterà anche che l’impostazione dei test è identica:
• una serie di domande,
• una Scala di punti di valutazione,
• un punteggio finale inquadrabile in una ampia fascia dalla normalità alla patologia grave.

Nel test sulla timidezza desunto dal mensile manca probabilmente solo uno studio di convalida
statistica su un campione di qualche centinaia di soggetti. Questo elemento è sicuramente presente
nella documentazione dei due test sull’ansia e sulla depressione perché così richiede la procedura
specialistica.

Ma il risultato non muta:
• Il prodotto finale che l’utente si trova sotto gli occhi, è impostato secondo lo stesso schema.
• La modalità di utilizzo dei tre test per l’utente è identica.
• L’informazione finale che egli ne ricaverà su di sé ha lo stesso impianto, è espressa
negli stessi termini ed ha per lui lo stesso valore.

Nello spirito dell’offerta del servizio, mettiamo quindi a disposizione dei lettori del sito questi test
perché possano ricavarne un beneficio personale nelle loro sofferenze.


TEST DELLA TIMIDEZZA: I 4 LIVELLI DI TIMIDEZZA IN PAROLE.
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1. Timidezza normale.
All’inizio di un discorso in pubblico sei teso; poi sei contento di averlo fatto.
Al primo appuntamento con un estraneo ti sembra di non avere nulla da dire; poi ti rilassi
e trovi argomenti di conversazione. Al primo colloquio di assunzione hai i palmi delle mani sudate,
ma le tue domande e risposte sono sensate.

2. Forte timidezza.
Quando sai che gli altri ti stanno osservando diventi taciturno e il cuore accelera i battiti.
Tremi se devi prendere la parola davanti a un’assemblea anche per dire come ti chiami.
Eviti di iniziare una conversazione per paura di dire cose inadeguate.

3. Ansia sociale specifica.
Faresti qualsiasi cosa, anche non andare a lavorare, per evitare di essere presentato a persone
nuove. Fai fatica a deglutire in pubblico e questo ti rende difficile sia cenare fuori sia andare
ad una festa. Hai la sensazione di non fare mai buona impressione e di essere un fallimento sociale.

4. Ansia sociale diffusa.
In presenza di altri sei sempre inquieto ed esiti a uscire di casa. Ti preoccupi costantemente
di essere messo in imbarazzo o di essere umiliato. Hai attacchi di panico e spesso abbandoni
la stanza per non fare conversazione.
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SCALA di autovalutazione dell’ansia di W. W. K. Zung*
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*(Self-rating Anxiety Scale)
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Per ognuno dei 20 sintomi descritti scegli il settore della frequenza più adatta al tuo caso
e fai una croce sul punteggio indicato. (Attenzione: 5 sintomi hanno, come è logico, il punteggio
al contrario). Al termine somma le 20 cifre e scrivi nella casella al fondo il tuo punteggio totale.

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SINTOMI Raramente Qualche volta Spesso Quasi sempre
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1. Sono più ansioso del solito. 1 2 3 4
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2. Ho paura senza motivo. 1 2 3 4
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3. Mi sento turbato facilmente ed ho paura. 1 2 3 4
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4. Sento che va tutto bene e che non succederà niente di male. 4 3 2 1
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––– ––––––––– ––––––––– –––––––––
5. Mi sento a pezzi. 1 2 3 4
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6. Mi tremano le gambe e le braccia. 1 2 3 4
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7. Soffro di emicranie, mal di collo e mal di schiena. 1 2 3 4
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––– ––––––––– ––––––––– –––––––––
8. Mi sento debole e mi stanco con facilità. 1 2 3 4
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––– ––––––––– ––––––––– –––––––––
9. Mi sento calmo e riesco a stare seduto facilmente. 4 3 2 1
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10. Sento il cuore battere forte. 1 2 3 4
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11. Soffro di capogiri. 1 2 3 4
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12. Mi sento svenire. 1 2 3 4
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13. Respiro con facilità. 4 3 2 1
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––– ––––––––– ––––––––– –––––––––
14. Sento intorpidimento e formicolio nelle dita. 1 2 3 4
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––– ––––––––– ––––––––– –––––––––
15. Soffro di mal di stomaco e di cattiva digestione. 1 2 3 4
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16. Devo spesso urinare. 1 2 3 4
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17. Ho le mani di solito calde e asciutte. 4 3 2 1
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18. Arrossisco facilmente. 1 2 3 4
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19. Mi addormento facilmente e riposo bene. 4 3 2 1
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20. Ho degli incubi. 1 2 3 4
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PUNTEGGIO TOTALE = !








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SCALA di autovalutazione della depressione di W. W. K. Zung*
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*(Self-rating Depression Scale)
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Per ognuno dei 20 sintomi indicati scegli il settore di frequenza più adatta a te e fai una croce
sul punteggio indicato. (Attenzione: 10 sintomi hanno, come è logico, il punteggio al contrario).
Al termine somma le 20 cifre e scrivi nella casella al fondo il tuo punteggio totale.
Puoi usare la Scala di auto-valutazione della Depressione in diverse occasioni.
Per esempio all’inizio: quando ti chiedi se sei depresso o no.
Poi puoi (certo solo orientativamente) avere un’idea dell’andamento del tuo umore
(”Mi sembra di sentirmi più giù di prima...”) dopo un certo tempo.
Scegli intervalli di tempo ragionevolmente ampi, tanto da dare un’indicazione significativa:
non certo 6-7 giorni, ma per esempio 30, 45 o 60 giorni.
Puoi così valutare l’andamento del tuo umore.
Nello stesso modo puoi fare il test all’inizio del lavoro di auto-aiuto psicologico e poi rifarlo
dopo 3 mesi e poi ancora dopo 6 mesi. Somma i punti ottenuti e verifica il risultato.

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Punteggio compreso tra: 20 e 31 = ottimo 32 e 43 = buono 44 e 55 = discreto
56 e 67 = scarso 68 e 80 = grave

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DOPO gg ....................... DOPO gg ....................... DOPO gg .......................


SINTOMI
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1. Mi sento depresso e triste. 1 2 3 4 1 2 3 4 1 2 3 4
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2. E’ al mattino che mi sento meglio. 4 3 2 1 4 3 2 1 4 3 2 1
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3. Mi viene da piangere o come se ne avessi voglia. 1 2 3 4 1 2 3 4 1 2 3 4
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
4. Ho difficoltà ad addormentarmi. 1 2 3 4 1 2 3 4 1 2 3 4
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5. Mangio come prima. 4 3 2 1 4 3 2 1 4 3 2 1
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
6. Sento sempre gli stimoli sessuali. 4 3 2 1 4 3 2 1 4 3 2 1
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
7. Sento che sto perdendo peso. 1 2 3 4 1 2 3 4 1 2 3 4
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
8. Ho problemi di stipsi. 1 2 3 4 1 2 3 4 1 2 3 4
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
9. Soffro di tachicardia. 1 2 3 4 1 2 3 4 1 2 3 4
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
10. Mi stanco senza ragione. 1 2 3 4 1 2 3 4 1 2 3 4
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
11. Ho la stessa chiarezza di mente di prima. 4 3 2 1 4 3 2 1 4 3 2 1
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
12. Mi riesce facile fare le cose che facevo prima. 4 3 2 1 4 3 2 1 4 3 2 1
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
13. Sono agitato e non riesco a calmarmi. 1 2 3 4 1 2 3 4 1 2 3 4
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
14. Sono ottimista. 4 3 2 1 4 3 2 1 4 3 2 1
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––

124
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
15. Sono più irritabile del solito. 1 2 3 4 1 2 3 4 1 2 3 4
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
16. Mi riesce facile prendere delle decisioni. 4 3 2 1 4 3 2 1 4 3 2 1
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
17. Mi sento utile e necessario. 4 3 2 1 4 3 2 1 4 3 2 1
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
18. La mia vita è abbastanza piena. 4 3 2 1 4 3 2 1 4 3 2 1
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
19. Sento che se fossi morto gli altri starebbero meglio. 1 2 3 4 1 2 3 4 1 2 3 4
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––
20. Mi va sempre di fare le cose che facevo prima. 4 3 2 1 4 3 2 1 4 3 2 1
–––––––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––– ––––––––––––––––– –––––––––––––––––

PUNTEGGIO TOTALE = !



































125
TAVOLA di conversione dei punteggi in un indice basato su 100
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

Poiché l’individuo normale non dovrebbe avere nessun sintomo (punteggio scala totale vicino a 0),
il soggetto ansiosissimo risponderà quasi sempre (= 4) a tutte le 20 domande.
Essendo ansioso al 100% raggiungerà quindi un punteggio scala totale di 80 punti.
Con l’aiuto della tabella seguente calcola (partendo dal tuo punteggio scala totale) il tuo indice
percentuale di ansia e scrivine il valore nella casella al fondo.

Punteggio Indice percentuale Punteggio Indice percentuale Punteggio Indice percentuale
scala di ansia scala di ansia scala di ansia
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
20 25 40 50 60 75
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
21 26 41 51 61 76
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
22 28 42 53 62 78
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
23 29 43 54 63 79
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
24 30 44 55 64 80
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
25 31 45 56 65 81
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
26 33 46 58 66 83
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
27 34 47 59 67 84
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
28 35 48 60 68 85
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
29 36 49 61 69 86
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
30 38 50 63 70 88
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
31 39 51 64 71 89
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
32 40 52 65 72 90
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
33 41 53 66 73 91
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
34 43 54 68 74 92
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
35 44 55 69 75 94
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
36 45 56 70 76 95
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
37 46 57 71 77 96
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
38 48 58 73 78 98
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
39 49 59 74 79 99
––––––––– ––––––––––––– ––––––––– ––––––––––––– ––––––––– –––––––––––––
80 100
––––––––– –––––––––––––

PUNTEGGIO TOTALE = !






126
TEST per la valutazione della timidezza
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
PARTE PRIMA: PAURA ED EVITAMENTO.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

Sono presentate 7 situazioni di difficoltà emotiva. Valuta il tuo disagio da 0 a 4, con due valutazioni:

1. Quanta paura provi (per esempio) a parlare in pubblico?
2. Quanto eviti di esporti a questa situazione?

–––––––––––––––––––––––––––– –––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––––––––––––––
PUNTEGGIO PAURA EVITAMENTO
–––––––––––––––––––––––––––– –––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––––––––––––––
0 • Nessuna • Mai
1 • Leggera • Raramente
2 • Moderata • Talvolta
3 • Molta • Spesso
4 • Estrema • Sempre
–––––––––––––––––––––––––––– –––––––––––––––––––––––––––– ––––––––––––––––––––––––––––

Le situazioni.
Per ognuna delle seguenti 7 situazioni segna due volte, separatamente,
le caselle PAURA (“Lo temo”) ed EVITAMENTO (“Lo evito”) scegliendo il punteggio adeguato.

0 1 2 3 4
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
# Lo temo ! ! ! ! !
1. Parlare in pubblico davanti agli altri. ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
# Lo evito ! ! ! ! !
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
# Lo temo ! ! ! ! !
2. Parlare con persone che hanno autorità. ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
# Lo evito ! ! ! ! !
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
# Lo temo ! ! ! ! !
3. Parlare con estranei. ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
# Lo evito ! ! ! ! !
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
# Lo temo ! ! ! ! !
4. Trovarsi in situazioni imbarazzanti o umilianti. ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
# Lo evito ! ! ! ! !
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
# Lo temo ! ! ! ! !
5. Essere criticati. ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
# Lo evito ! ! ! ! !
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
# Lo temo ! ! ! ! !
6. Trovarsi in riunioni sociali. ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
# Lo evito ! ! ! ! !
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
# Lo temo ! ! ! ! !
7. Fare qualcosa sotto lo sguardo degli altri. ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
# Lo evito ! ! ! ! !
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– ––––– –––––

Somma i 7 valori parziali separatamente per PAURA ed EVITAMENTO e scrivili nel riepilogo totale.

RIEPILOGO TOTALE = ! PAURA ! EVITAMENTO
127
TEST per la valutazione della timidezza
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
PARTE SECONDA: SINTOMI FISICI.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

Quando ti trovi in una situazione che comporta un contatto con altre persone provi qualcuno
dei seguenti sintomi? Valuta il disagio con il punteggio:

0 = assente
1 = leggero
2 = moderato
3 = forte
4 = estremo

Per ognuna delle 4 voci scegli e segna il punteggio adeguato.

0 1 2 3 4
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Rossore al volto. # ! ! ! ! !
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Palpitazioni. # ! ! ! ! !
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Tremori. # ! ! ! ! !
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Sudorazioni. # ! ! ! ! !
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– ––––– –––––

Ora somma i 4 valori per SINTOMI FISICI e scrivili nel riepilogo totale.

RIEPILOGO TOTALE = !

–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

Somma i 3 punteggi preliminari e scrivi il tuo punteggio totale.

––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– –––––––––––
PAURA !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– –––––––––––
EVITAMENTO !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– –––––––––––
SINTOMI FISICI !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– –––––––––––

PUNTEGGIO TOTALE = !


–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

Punteggio compreso tra:

0 e 20 = ottimo 20 e 30 = buono 30 e 40 = discreto
40 e 50 = scarso 50 e 60 = grave 60 e 72 = gravissimo


128
Scala per la valutazione
del funzionamento sociale e lavorativo.

Può essere interessante, per il lettore del sito, valutare il proprio stato interiore anche in rapporto
al modo con cui è integrato nel mondo sociale e nell’ambiente lavorativo.
Proponiamo un’altra scala globale, a punteggio unico ed auto valutabile, la Scala di valutazione
del funzionamento sociale e lavorativo.

La scala è stata presentata da:
Goldmann, H. H. - Skodol, A. E. - Lave, T. R.:
“Revising Axis V for DSM-IV: a review of measures of social functioning”,
The American Journal of Psychiatry, 149, (per l’esattezza la scala è riportata a pagg. 1155-1156).

È una Scala in 100 punti che valuta insieme il grado di funzionamento sociale e lavorativo, andando
da un livello superiore ad un livello di grossolana inadeguatezza: il punteggio più alto indica
il funzionamento più adattato. Viene utilizzata solitamente per valutare il funzionamento attuale (cioè
al momento della valutazione), ma è interessante tenere presente che può essere utile per valutare il
funzionamento in altri periodi di tempo precedenti, per formulare ipotesi di spiegazione di disturbi.
Per esempio il soggetto può adoperarla (magari dopo 1-2 anni di auto-aiuto) per valutare
il funzionamento medio nell’anno o nei due anni precedenti, quando stava male. La Scala non viene
direttamente influenzata dalla gravità globale dei sintomi psichici del soggetto. Invece tiene conto
di situazioni di compromesso funzionamento sociale e lavorativo dovuto ad una eventuale condizione
medica generale. Ciò è importante da tenere presente in alcuni casi, in quanto una persona
può restare disoccupata e senza contatti con altri esseri umani anche per lungo tempo, non perché
non abbia voglia di lavorare o perché sia un asociale, ma a causa di una grave malattia fisica.


SCALA per la valutazione del funzionamento sociale e lavorativo
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

Considerare il funzionamento sociale e lavorativo su un ipotetico continuum che va da un livello
eccellente ad un livello grossolanamente deficitario di funzionamento. Includere le alterazioni
del funzionamento dovute a limitazioni fisiche, allo stesso modo di quelle dovute a limitazioni mentali.
Per essere considerato, il deficit deve essere una conseguenza diretta di un problema di salute mentale
o fisica; non vanno presi in considerazione gli effetti di una mancanza di opportunità
(per es.: disoccupazione da fallimento del datore di lavoro) o di altre limitazioni ambientali
(per es.: isolamento sociale per lavoro di notte o abitazione in posti isolati).
Utilizzare il livello di funzionamento più alto nel corso dell’anno precedente (per almeno diversi mesi
durante l’anno trascorso). Usare il più possibile codici intermedi unitari (per es.: 45, 68, 72, ecc).

–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
100
!
"
91
! Funzionamento superiore in una vasta gamma di attività.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
90
!
"
81
! Funzionamento buono in tutte le aree, efficace nel lavoro e nei rapporti sociali,
interessato e coinvolto in un’ampia gamma di attività.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
129
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
80
!
"
71
! Niente di più che una lieve inadeguatezza nel funzionamento sociale e lavorativo
(per es.: di rado si trova in grossi guai o perde l’impiego) o scolastico
(per es.: insuccesso temporaneo nel risultato scolastico).
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
70
!
"
61
! Alcune difficoltà nel funzionamento sociale e lavorativo (per es.: frequenti assenze dal lavoro,
lavoro occasionalmente incompleto o valutato “non secondo gli standard”) o scolastico
(per es.: occasionali assenze o furti domestici), ma in generale funziona abbastanza bene.
Ha diverse relazioni interpersonali significative.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
60
!
"
51
! Difficoltà moderate nel funzionamento sociale, lavorativo o scolastico
(per es.: pochi amici, conflitti con i compagni o con i colleghi di lavoro.
Non riesce a completare i lavori assegnati, esecuzione del lavoro insoddisfacente).
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
50
!
"
41
! Seria inadeguatezza del funzionamento sociale, lavorativo o scolastico
(per es.: nessun amico, incapacità di lavoro ai livelli richiesti o che aveva prima).
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
40
!
"
31
! Grave inadeguatezza in numerose aree, come lavoro o scuola, rapporti familiari o capacità
di giudizio (per es.: un adulto depresso evita gli amici, trascura la famiglia e non riesce
a lavorare; un bambino picchia frequentemente i bambini più piccoli, ha comportamenti
di sfida in famiglia e va male a scuola).
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
30
!
"
21
! Incapacità di funzionare in quasi tutte le aree (per es.: il soggetto sta tutto il giorno a letto;
non ha lavoro, casa o amicizie).
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

130
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
20
!
"
11
! Occasionalmente mostra incapacità di mantenere l’igiene personale minima;
non è in grado di funzionare autonomamente.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
10
!
"
1
! Persistente incapacità di mantenere l’igiene personale minima. Non è in grado di funzionare
senza far danni a sé stesso o agli altri, oppure senza un consistente supporto esterno
(per es.: cure infermieristiche e sorveglianza).
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

CODICE DI PUNTEGGIO SCELTO = ! (scrivere il codice intermedio più adeguato)























131
Scala per la valutazione
del funzionamento delle relazioni.

È un’altra finestra attraverso la quale il lettore può guardare giù nelle profondità della sua vita
interiore, sia nella prima forma di traccia lasciata dalla famiglia di origine
(“A casa dei miei c’era questa situazione...”)
sia nella maniera con la quale il soggetto è capace di stabilire delle relazioni
(“Che rapporti riesco ad avere con le persone che mi sono vicine?”).

La Scala permette infatti di formulare un giudizio globale sul funzionamento di una famiglia in quanto
entità o struttura, o comunque si voglia definirla, che stabilisce relazioni di un qualche tipo
con altri esseri umani, oltre che tra i suoi stessi membri.
La Scala permette, ovviamente, di studiare anche il tipo di relazione che una coppia ha,
al proprio interno o con l’ambiente esterno.
Infatti una coppia è senz’altro un'entità, una struttura che stabilisce relazioni, anche se è -
ancora più ovviamente - una struttura più semplice.
Poiché la famiglia è un’entità relazionale molto complessa (nei fattori e nei valori che sono in gioco)
e con numero di membri non solo variabile da caso a caso, ma anche elevato, si comprende
come la Scala che ne valuta le relazioni abbia una gamma di misura un po’ meglio dettagliata di altre.
Per esempio la Scala di valutazione globale del funzionamento, essendo riferita al singolo individuo,
considerato di per se stesso, può presentare fasce di misura sottilmente differenziata per la possibilità
di una descrizione fortemente analitica nelle sue diverse sfumature.

Così si comprende come, per andare
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
dalla situazione # possono comparire sintomi lievi, ma niente di più che una leggera
inadeguatezza nel funzionamento sociale,
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
alla situazione # in genere funziona abbastanza bene ed ha relazioni interpersonali
significative. La maggior parte della gente “non addetta ai lavori”
non lo considererebbe malato,
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

la Scala individuale utilizza ben 20 punti suddivisi in due sole fasce per discriminare
differenze di rapporti abbastanza lievi.

La Scala che valuta il funzionamento delle relazioni di una famiglia non può avere misurazioni
così precise, per le ragioni già accennate.
Ogni fascia ha quindi una gamma di 20 punti, perché il soggetto abbia un’ampia libertà
di scegliere il livello di appartenenza ed il punteggio più adatto alla sua situazione.
È bene cercare di definire tale punteggio nel modo più preciso possibile come valore numerico
(per es. 43, 67, 75, ecc.). Se proprio non si riesce a dare un valore preciso, adoperare
i valori di mezzo delle cinque fasce, cioè 90, 70, 50, 30, 10.
La Scala, come già le altre simili, serve per quantificare il livello di funzionamento della relazione
al momento della valutazione, ma può essere usata anche per altri periodi di tempo
(valutando periodi di almeno qualche mese in anni precedenti).
Come si comprenderà facilmente appena si leggeranno le diverse fasce della Scala,
essa mira a valutare in una famiglia tre aree di elementi:

–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
1. Capacità della famiglia di risolvere i problemi dei membri.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
2. Organizzazione strutturale interna.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
3. Atmosfera emotiva in famiglia.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––


132
Ogni area prende in considerazione diversi sottoelementi:

–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
A. Capacità di risolvere i problemi: la famiglia:

• riesce a contrattare scopi, regole e attività usuali,
• ha un buon adattamento agli stress,
• possiede una buona comunicazione,
• riesce a risolvere i conflitti.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
B. Organizzazione strutturale interna: la famiglia:

• ha ruoli e confini precisi tra i membri e riesce a mantenerli,
• sa utilizzare i benefici dell’ordine gerarchico,
• sa distribuire in buona armonia il potere, il controllo e le responsabilità.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
C. Atmosfera emotiva: la famiglia:

• riesce ad esprimere una ricca gamma di sentimenti vivi e vitali,
• ha buone capacità di prendersi cura dei membri bisognosi, c’è partecipazione e calda empatia.

I membri hanno tra loro attaccamento e sanno di potersi affidare ad un altro,

• sa condividere i valori dei singoli membri,
• ha calore affettivo tra i vari membri, ma ognuno sa conservare rispetto e riguardo verso gli altri.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
D. Laddove sia il caso (per es. tra genitori) c’è una buona qualità di relazione sessuale.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––



Presentiamo ora la Scala nei suoi cinque livelli. Per ogni livello abbiamo scelto una frase tipo,
per definire sinteticamente i diversi stili di adeguamento della famiglia ai bisogni dei suoi vari membri.

–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

100 $% 81 LIVELLO 1: “La famiglia che vorrei avere”.

–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

80 $% 61 LIVELLO 2: “In casa si respira tensione, si cammina sempre sulle uova”.

–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

60 $% 41 LIVELLO 3: “Una famiglia rigida e soffocante”.

–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

40 $% 21 LIVELLO 4: “Tirannia durissima. E abbandono”.

–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

20 $% 1 LIVELLO 5: “Allo sfascio completo”.

–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––


133
SCALA per la valutazione del funzionamento delle relazioni
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

Fai una croce nelle caselle la cui descrizione si adatta alla tua situazione.
Al termine dei 5 livelli della Scala scrivi il codice di punteggio scelto.



LIVELLO 1: “La famiglia che vorrei avere”.
100 $–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––% 81

A.
! 1. In famiglia ci sono abitudini nate con l’assenso di tutti i membri che rispondono
ai bisogni di tutti. Insieme si fanno programmi che vanno mediamente bene per tutti.
E poi tutti rispettano i loro impegni verso gli altri.
! 2. Se succede un fatto imprevisto o anche solo diverso dal solito, la famiglia
è in grado di dare una risposta nuova ed efficace.
! 3. Se ogni tanto in casa c’è un conflitto, o qualcuno attraversa una fase difficile,
si riesce tuttavia a parlarsi ed insieme si trova una soluzione al problema.

B.
! 1. I ruoli tra le diverse persone, ed i compiti relativi, sono stabiliti
con comprensione e di comune accordo.
! 2. Per i diversi settori e problemi della vita, si decide insieme
che cosa fare concretamente.
! 3. Tutti i livelli individuali (anche i bambini) hanno le loro caratteristiche
ed i loro diritti, ben riconosciuti e rispettati.

C.
! 1. In famiglia c’è un’atmosfera serena e ottimista (anche se c’è serietà quando è il caso).
! 2. Tutti si sentono liberi di vivere ed esprimere un’ampia gamma di sentimenti.
! 3. In casa c’è calore, c’è attenzione reciproca ed i valori di ciascuno
sono condivisi dagli altri.

D.
! 1. Tra gli adulti ci sono relazioni sessuali ed affettive soddisfacenti.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––



LIVELLO 2: “In casa si respira tensione, si cammina sempre sulle uova”.
80 $–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––% 61

A.
! 1. In famiglia ci sono alcune abitudini, ma non tutti sono d’accordo su di esse
né le trovano utili per sé. Non si fanno frequentemente programmi comuni.
! 2. Dinanzi ad una difficoltà o ad un problema imprevisti, non sempre la famiglia
è all’altezza, né trova subito la soluzione.
! 3. Ci sono tensioni conflittuali non dichiarate, anche se non ci si scontra apertamente.

B.
! 1. I vari membri della famiglia sono spesso tesi per lo sforzo di esercitare
un controllo l’uno sull’altro.
! 2. Tuttavia le decisioni della famiglia per lo più risultano ancora adeguate.
! 3. I rapporti tra i diversi membri sono fissati piuttosto rigidamente,
e così i ruoli e le caratteristiche che definiscono ogni individuo.
Ciononostante alcuni membri sono sottovalutati o sono sceltI come capro espiatorio.

134

C.
! 1. In casa c’è una netta atmosfera di blocco emotivo ed anche di tensione.
! 2. Nessuno è libero di esprimere apertamente i sentimenti che prova.
! 3. In famiglia non si può dire che non ci siano calore e attenzioni.
Ma l’effetto è fortemente disturbato da irritabilità di qualche membro
e dalle sue reazioni alla frustrazione.

D.
! 1. Per quel che risulta la vita sessuale tra i partner adulti può essere scarsa
o avere dei problemi.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––



LIVELLO 3: “Una famiglia rigida e soffocante”.
60 $–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––% 41

A.
! 1. Non ci sono abitudini familiari che sostengano i vari membri.
La routine di ogni giorno è spesso disturbata gravemente da conflitti irrisolti.
! 2. La famiglia ha grosse difficoltà ad adattarsi ad imprevisti e novità,
ed assorbire le fasi di cambiamento normale dei suoi membri.
! 3. In famiglia si comunica poco, a causa dei conflitti irrisolti.

B.
! 1. Nella famiglia i rapporti tra i membri sono eccessivamente rigidi.
Tuttavia la famiglia manca fortemente di una valida strutturazione.
! 2. Spesso le decisioni della famiglia non risultano né adeguate né efficaci.
! 3. I bisogni emotivi di alcuni membri sono spesso soffocati o da un singolo
altro membro o da una coalizione tra diversi membri ai danni della vittima.

C.
! 1. L’atmosfera emotiva in famiglia è tristemente e pesantemente negativa
per la rigidità terrorizzante e il clima soffocante che si respirano.
! 2. Molti membri della famiglia vivono spesso in una condizione di sofferenza
o di rabbia impotente, o di spegnimento emotivo.
! 3. Anche se c’è (raramente ma - quel che è peggio - casualmente, in maniera
imprevedibile) un certo calore e qualche forma di supporto per i vari membri
della famiglia, tuttavia calore e supporto non sono distribuiti con giustizia,
ma privilegiando alcuni membri e privando altri di loro diritti naturali.

D.
! 1. Spesso tra gli adulti esistono difficoltà sessuali.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––



LIVELLO 4: “Tirannia durissima. E abbandono”.
40 $–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––% 21

A.
! 1. La famiglia funziona proprio male, e lo si vede chiaramente.
Le abitudini che ci sono in casa non rispondono ai bisogni emotivi dei membri,
specie quelli più giovani. Le richieste dei figli sono soddisfatte controvoglia,
oppure vengono apertamente ignorate.
! 2. La famiglia non è in grado di assorbire avvenimenti nuovi (se qualche membro
della famiglia va per la sua strada oppure se nasce qualche bambino) esplodono
conflitti dolorosi. La famiglia fallisce nello sforzo di cercare una soluzione ai problemi.
135
! 3. In casa nessuno riesce a comunicare con gli altri (o non si forza di farlo).

B.
! 1. Le decisioni sono traumatiche, prese soltanto dagli adulti ed imposte brutalmente.
! 2. Inoltre spesso sono del tutto inefficaci.
! 3. L’individualità dei vari membri (con i bisogni relativi) è trascurata. Oppure addirittura
ignorata ad opera di coalizioni tra alcuni altri familiari. Queste coalizioni patologiche
possono essere rigide oppure, all’opposto, confuse ed in continuo mutamento.

C.
! 1. Raramente in casa ci si gode qualcosa insieme.
! 2. Alcuni membri spesso sono lontani da casa, oppure tengono posizioni apertamente
ostili. Le due cose indicano che in famiglia ci sono conflitti gravi e dolorosi
che restano irrisolti.
! 3. Nessuno è capace di aprirsi alla minima comunicazione autentica con gli altri.

D.
! 1. Tra gli adulti ci sono spesso problemi sessuali.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––



LIVELLO 5: “Allo sfascio completo”.
20 $–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––% 1

A.
! 1. La famiglia è talmente problematica da essere completamente sbandata.
Non riesce a far vivere nei suoi membri sentimenti di contatto e di attaccamento
continui. Non ci sono programmi comuni; non ci sono orari comuni di pasti,
di sveglia o dell’andare a dormire. Spesso i membri della famiglia non sanno
dove sono gli altri, o quando torneranno a casa o quando usciranno.
! 2. Non si parla neanche di possibilità che la famiglia affronti unita
ed efficacemente fatti nuovi ed imprevisti.
! 3. Nessuno comunica agli altri la minima cosa per lui importante.

B.
! 1. Non c’è definizione alcuna delle responsabilità tra genitori e figli
né per i singoli membri.
! 2. Addirittura non ci sono linee precise di definizione delle caratteristiche dei singoli
individui: è tutto confuso, non si sa chi è genitore e chi è figlio.
I bisogni dei figli non sono quasi neanche presi in considerazione.
! 3. Alcuni membri della famiglia (più spesso i giovani) sono talmente trascurati
ed allo sbando che corrono pericoli fisici o subiscono aggressioni o sono vittime
di violenza sessuale.
C.
! 1. In famiglia c’è un’atmosfera di disperazione e di cinismo.
! 2. Nessuno si interessa emotivamente agli altri.
! 3. Non vi è nessun senso di attaccamento affettivo agli altri, nessuno sente
di potersi affidare ad un altro, e nessuno fa nulla per il benessere comune.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––


CODICE DI PUNTEGGIO SCELTO = ! (scrivere il codice intermedio più adeguato)




136
Lista dei problemi.*

* Vedi la nota più avanti, alla fine della sezione (“Un piccolo aiuto finale al lettore”).
Data la sua lunghezza, la nota (che in realtà è una aperta dichiarazione di ammirazione
per il grande psicoterapeuta statunitense Sheldon B. Kopp) viene riportata alla fine della sezione.

Sarà ora presentata una proposta di valutazione dei possibili problemi psico sociali/ambientali.
Non è una Scala come le altre rating scales, e non consente quindi una valutazione diagnostica
a numero fisso. È una semplice lista di controllo, un elenco di voci da controllare.
Fornisce però preziosi suggerimenti per inquadrare elementi di sofferenza e di problematica
nella propria situazione psico sociale ed ambientale.
Certamente l’inquadramento è generico, nel senso che il soggetto ha semplicemente
un quadro globale più preciso di quanto è stata difficile la situazione ambientale nella sua infanzia
(per problemi abitativi, economici, sanitari, di istruzione, di difficoltà con la legge, ecc.).
Tuttavia questi elementi si aggiungono al panorama dell’atmosfera emozionale in famiglia
descritta dalla Scala di valutazione delle relazioni (questa descrive sostanzialmente,
come si è detto, l’atmosfera emotiva presente in famiglia lasciando un po’ in ombra la presenza
di difficoltà con l’ambiente che possono anche essere drammatiche).
In tal modo il lettore potrà sapere - per così dire obiettivamente, numericamente - quante
e quali difficoltà ha avuto nella sua infanzia a causa di fattori ambientali.
E la differenza tra una condizione e l’altra può essere rilevante.

Infatti una cosa è poter dire:
“Ho avuto 9 o 10 lievi problemi ambientali nella mia infanzia”;

un’altra cosa è dover riconoscere:
“Ho avuto quasi una trentina di difficoltà di gravità media e 7-8 problemi di elevata gravità.
Posso obiettivamente dire che la mia infanzia è trascorsa in un inferno”.

Ma per quanto possa essere doloroso vedere chiaramente l’orrore del proprio passato, noi riteniamo
che un auto-aiuto psicologico - per essere efficace - debba partire da una conoscenza più chiara,
precisa ed obiettiva possibile della propria situazione nell’infanzia.

Presentiamo perciò ora la lista dei problemi, che è stata scritta in forma di tabella e per semplicità
di utilizzo da parte del lettore abbiamo esemplificato quattro gruppi di risposte:

Livello di gravità 0 = assenza del problema nell’infanzia del soggetto.
Livello di gravità 1 = gravità lieve.
Livello di gravità 2 = gravità media.
Livello di gravità 3 = gravità estrema.

Ripetiamo però che questa non è una vera e propria Scala convalidata da una sperimentazione
statistica. Il lettore ne ricaverà quindi semplicemente tre dati numerici dei quali potrà fare senz’altro
buon uso, ma empiricamente limitato al suo caso, senza deduzioni diagnostiche generali.


Le istruzioni per il lettore del sito sono le seguenti:
• Gruppo per gruppo, ad ogni singola voce spunta la casella del livello di gravità
che ti sembra adeguato al tuo caso.
• Scorri tutto l’elenco delle 8 categorie, degli 8 gruppi generali, voce per voce.
• Al termine somma i punteggi riportati per ogni livello di gravità e scrivi i totali
di ognuno nelle apposite caselle.

Ci auguriamo che (nell’ambito di una visione di speranza e di precisi supporti tecnici
come la metodica di auto-aiuto che presentiamo) il conoscere quante e quali difficoltà hai avuto
nella tua infanzia non ti sia fonte di scoramento, bensì costituisca un forte sprone ad affrontare
lo sforzo del tuo lavoro psicologico.

137
LISTA dei problemi
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
# LA FAMIGLIA Livello di gravità # 0 1 2 3
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
È morto un familiare. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Familiari malati. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Genitori separati/divorziati. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Un genitore se ne è andato via di casa. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Un genitore ha rinunciato alla propria paternità/maternità non riconoscendo il figlio. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Un genitore si è risposato. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Percosse ricevute in famiglia. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Abuso sessuale subito dal soggetto. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Genitori soffocanti per iperprotezione. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Genitori trascuranti i figli. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Nessuna guida educativa. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Liti con fratelli/sorelle. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Gelosia/sofferenza per la nascita di un fratellino. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Il soggetto è stato allontanato da casa sua. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Sentirsi ospite nella casa dei propri genitori. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––


–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
# GLI ALTRI Livello di gravità # 0 1 2 3
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Si è perso o è morto un amico (o parecchi). ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Isolamento sociale. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Il soggetto deve vivere da solo. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Difficoltà di inserimento culturale tra gli altri. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Discriminazione sociale subita. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Difficoltà di adattamento ai mutamenti di vita. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––


–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
# LA SCUOLA Livello di gravità # 0 1 2 3
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Non sa leggere né scrivere (il soggetto o un genitore). ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
A scuola non rende nello studio. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
138
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Contrasti con gli insegnanti. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Liti o tensioni con compagni di classe. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
L’ambiente della scuola è inadeguato. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––



–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
# IL LAVORO Livello di gravità # 0 1 2 3
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Senza lavoro. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
In cassa integrazione. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Orario e ritmo di lavoro molto pesanti. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Ambiente e tipo di lavoro disagevole, duro, tossico. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Lavoro insoddisfacente. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Cambiamento frustrante di lavoro. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Disaccordi o tensioni con capi o colleghi. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––



–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
# LA CASA Livello di gravità # 0 1 2 3
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Senza abitazione. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Alloggio in vari modi disagevole. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Quartiere pericoloso. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Liti o difficoltà con vicini o padrone di casa. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Sentirsi ospite nella casa del coniuge. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––



–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
# I SOLDI Livello di gravità # 0 1 2 3
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Miseria vera e propria in famiglia. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Sempre problemi con il denaro. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Assistenza pubblica inadeguata. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––





139
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
# LA SALUTE Livello di gravità # 0 1 2 3
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Servizi sanitari insufficienti o non validi. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Mancano i mezzi pubblici di trasporto verso medico o ospedale. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Copertura sanitaria insufficiente per i gravi bisogni singoli. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––



–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
# LA LEGGE Livello di gravità # 0 1 2 3
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Arresto del soggetto o di un familiare. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Incarcerazione prolungata. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Beghe legali. ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––
Trauma da crimine subito (rapina, violenza). ! ! ! !
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––– ––––– ––––– ––––– –––––



–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

CODICE DI PUNTEGGIO SCELTO = ! LIEVE ! MEDIA ! ELEVATA

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NOTA A PROPOSITO DEL TITOLO “LA LISTA DEI PROBLEMI”.
Chiunque abbia un po’ di familiarità con libri scritti da psicoterapeuti, avrà sentito nel nostro titolo
l’eco delle toccanti pagine dello psicoterapeuta statunitense Sheldon B. Kopp.
Ci riferiamo al drammatico epilogo (Kopp lo scrisse quando era già stato operato una volta
per tumore cerebrale ed era cosciente di dover ripercorrere ancora lo stesso calvario) del libro:

Kopp, Sheldon B.:
“Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo. Il pellegrinaggio del paziente nella psicoterapia”,

Nel libro è citata (pagg. 197-199 dell’edizione italiana) la “Lista della biancheria” sotto il lungo titolo:
“Un elenco escatologico della biancheria: un elenco parziale delle 927 (o sono 928?) verità eterne”.
(“The laundry list” - “L’elenco della biancheria” - comparve originariamente in:
“Voices 6”, n° 2, del 1970, pag. 29).

Ovviamente “The laundry list” non è per nulla un elenco di biancheria da portare
alla lavanderia a gettoni, ma una serie di pensieri nei quali Sheldon Kopp distilla parte
della sua esperienza di rapporto con esseri umani sofferenti ma in pellegrinaggio psicoterapico
alla ricerca del proprio Sé. Occorre qualche esempio per confermare questa affermazione
(e spiegare perché abbiamo chiamato LA LISTA DEI PROBLEMI il test che abbiamo appena proposto
ai lettori del sito? Eccoli (op. citata pagg. 197,198,199, passim):

140
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
7. Non puoi avere nulla a meno che non lasci la presa.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
8. Puoi conservare soltanto ciò che dai via.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
10. Il mondo non è necessariamente giusto.
L’essere buoni spesso non viene ricompensato e non c’è alcuna ricompensa per la sventura.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
11. Nondimeno hai la responsabilità di fare il tuo meglio.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
12. È un universo casuale a cui noi apportiamo significato.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
21. Ogni parte di te ha il suo valore, se solo l’accetti.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
22. Il progresso è un’illusione.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
23. Il male può essere spostato ma mai cancellato,
dal momento che tutte le soluzioni generano nuovi problemi.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
24. Tuttavia è necessario continuare a lottare verso una soluzione.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
25. L’infanzia è un incubo.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
26. Ma è così difficile essere un adulto indipendente, autosufficiente, consapevole di dover badare
a se stesso poiché non c’è nessun altro a farlo.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
27. Ciascuno di noi è in definitiva solo.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
28. Le cose più importanti, ciascun uomo deve farle da sé.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
29. L’amore non basta, ma certamente aiuta.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
30. Abbiamo soltanto noi stessi, e la fratellanza che ci unisce gli uni agli altri.
Forse non è molto, ma non c’è altro.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
31. Che strano che tanto spesso, tutto sembri valer la pena.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
32. Dobbiamo vivere nell’ambiguità di una libertà parziale, di un potere parziale
e di una conoscenza parziale.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
33. Tutte le decisioni importanti devono essere prese sulla base di dati insufficienti.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
34. Tuttavia siamo tutti responsabili di tutti i nostri atti.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
35. Nessuna scusa sarà accettata.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
36. Puoi fuggire, ma non puoi nasconderti.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
37. È importantissimo trovarsi senza più capri espiatori.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
38. Dobbiamo imparare la forza di vivere con la nostra impotenza.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
43. Impara a perdonare te stesso, più e più e più e più e più volte...
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––





141
Scala per la valutazione
delle tendenze difensive.

Se un essere umano è in ansia, o si trova dinanzi un pericolo, oppure ha un conflitto sia in sé stesso
sia con l’ambiente, il suo animo certamente sarebbe stretto dalla sofferenza, probabilmente
valuterebbe male la situazione, forse resterebbe bloccato e non riuscirebbe a reagire ad essa.
La natura della mente lo protegge facendo scattare automaticamente in azione certi processi
psicologici (i meccanismi di difesa).
Il soggetto non si accorge quasi mai del momento in cui sono entrati in azione i meccanismi
di difesa e, spessissimo, nemmeno del fatto stesso che essi sono appunto entrati in azione.
Ma questi meccanismi protettivi cambiano il suo modo di sentire, di vedere le cose, di rispondere
alle situazioni. L’uomo quindi, senza neanche rendersene conto, affronta meglio i conflitti emozionali,
supera più facilmente l’ansia che nasce dall’ambiente o dal suo stesso animo.
E se rimane un certo grado di problematica, non solo non risolvibile ma soprattutto troppo dolorosa
da sopportare, l’uomo riesce a dimenticarsene, a nasconderla alla sua consapevolezza costante
(la rimuove). Facciamo qualche esempio?




Dueinuno, Identità fragile. 2004
Illustrazione fatta a mano, elaborata al computer. Cm 12 x 15.




142
• Chi non ha usato la RAZIONALIZZAZIONE
(“Ma sì! Meglio così, mi godo dieci minuti di aria fresca...”)
per superare il disappunto di avere mancato per un soffio l’autobus su cui volevamo salire?

• A tutti è capitato di usare intenzionalmente la SOPPRESSIONE
quando non volevamo pensare ad un problema disturbante.
È bastato dare corpo ad un semplicissimo “Adesso non voglio pensarci...”.

• E se abbiamo sentito qualcuno dire
“Ai funerali di entrambi i miei genitori non ho versato nemmeno una lacrima...”,
ci è stato chiaro che questa persona istintivamente aveva usato la NEGAZIONE
per resistere ad un dolore altrimenti insopportabile.

• Infine tutti conosciamo persone che sotto la spinta del meccanismo
della SUBLIMAZIONE COMPENSATORIA portano il loro altruismo al sacrificio di sé, pur di risolvere
i problemi ed i bisogni degli altri, ed in questa attività (certamente di per sé molto meritoria)
trovano però anche un equilibrio interiore con pacificazione di conflitti di per sé insolubili.


Abbiamo detto che i meccanismi di difesa sono procedimenti psicologici automatici che proteggono
l’individuo dall’ansia e dall’insopportabile presa di coscienza di conflitti insolubili.
Questi non si accorge né del momento in cui questi procedimenti sono entrati in azione, né - spesso -
del puro e semplice fatto che essi sono entrati in azione.
È quindi difficile per una persona rendersi conto di questo funzionamento istintivo, spontaneo,
inconscio, della sua mente. Tuttavia, proprio perché nascono dall’inconscio
(e quindi possono rivelare dati preziosi sulla struttura e sul funzionamento del mondo emozionale
profondo di una persona) ogni soggetto dovrebbe, nella sua ricerca interiore su di sé,
sforzarsi anche di diventare cosciente dei meccanismi di difesa che scattano istintivamente in lui.
Poi, con un successivo passo di maggiore ampiezza, dovrebbe cercare di intuire lo stile generale
di relazione emotiva agli stress ed ai conflitti.
Questo stile difensivo globale prevalente può essere definito come livello di difesa dinanzi
a conflitti ed a situazioni stressanti. Descriveremo ora una serie di stili di difesa, raggruppandoli
in sette livelli di difesa. Partiremo dal livello che indica la minore necessità di ricorso a meccanismi
di difesa (il livello più “normale”, più adattato, più serenamente inserito nell’ambiente).
Scendendo sempre più in basso come capacità di tranquillo, soddisfatto e positivo adeguamento
della personalità alle difficoltà e conflitti, arriveremo al livello di difesa più intenso, profondo,
patologico e sofferente. All’interno di ogni singola fascia (livello o stile di difesa) sono elencati
in ordine progressivamente crescente di difficoltà e di inadeguatezza, vari meccanismi
di difesa, dal più adeguato e lieve al più grave e disadattato.
Alla fine della descrizione viene presentato un elenco schematico dei singoli meccanismi di difesa
che costituiscono le modalità del livello esaminato.
Il lettore deve contrassegnare la casella relativa ogni volta che riconosce in sé la presenza
di un singolo meccanismo di difesa. Se, oltre a riconoscersi dipinto prevalentemente
da un livello di difesa con la presenza di tutti i singoli meccanismi tipici di questo livello,
riconosce in sé anche la presenza di un singolo meccanismo proprio del successivo
e più grave livello, ne contrassegni la casella relativa.
Questo è importante per conoscere l’ampiezza di escursione dei propri meccanismi di difesa.
Come nel termometro a minima e massima: la posizione del segnale inferiore
indica in assoluto la temperatura minima raggiunta, anche se al momento attuale essa è risalita.










143
! LIVELLO 1: ALTA ADATTABILITA’.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
! 1. Anticipazione.
! 2. Auto-osservazione.
! 3. Auto-affermazione.
! 4. Ironia.
! 5. Affiliazione.
! 6. Altruismo.
! 7. Sublimazione.
! 8. Soppressione.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

Il soggetto ha una struttura di personalità valida. Riesce quindi ad avere un adattamento ottimale
delle situazioni difficili o stressanti, grazie all’intervento di meccanismi di difesa lievi, socialmente
accettabili, ed efficaci senza alto costo emotivo, anzi con la massima gratificazione.
Questi meccanismi di difesa (per così dire “normali”) consentono al soggetto da un lato di prendere
coscienza dei suoi pensieri, emozioni, intenzioni ed azioni (nonché delle relative conseguenze),
dall’altro gli permettono di non avere conflitti né verso di sé né verso l’ambiente.
Per esempio, dinanzi ad un conflitto emotivo o una situazione stressante, il soggetto (conoscendosi)
è in grado di sapere quali reazioni emozionali avrà dinanzi ad avvenimenti futuri.
Oppure è in grado di prevedere le conseguenze di questi avvenimenti e prende in esame risposte
o soluzioni realistiche (utilizza cioè il meccanismo difensivo della anticipazione).
Questo perché è in grado di riflettere sui propri pensieri, sentimenti, motivazioni e comportamenti
ed è capace di reagire adeguatamente (buon uso del meccanismo di auto-osservazione).
Inoltre non tende a drammatizzare i conflitti o le situazioni stressanti, ma ne sottolinea gli aspetti
divertenti o ridicoli (usa il meccanismo dell’ironia).
In caso di conflitti o situazioni stressanti riesce comunque ad esprimere i propri sentimenti
e pensieri in modo diretto, senza essere verso gli altri impositivo o manipolatore
(normale capacità di auto-affermazione).
Non solo non si impone e non manipola, ma non resta nemmeno isolato in se stesso.
Se la ragionevolezza lo consente, egli affronta i conflitti anche chiedendo aiuto e sostegno agli altri,
ma non scaricando su di loro la responsabilità dei problemi, bensì condividendoli limpidamente
con gli altri (usa il meccanismo della affiliazione).
Frequente è comunque la situazione nella quale, in caso di conflitti o situazioni stressanti interne
o esterne, il soggetto va incontro ai bisogni degli altri.
Tuttavia non arriva mai al sacrificio di sé (come avviene nel meccanismo della formazione reattiva,
proprio del 2° livello) perché “incassa” gratificazioni o in modo sostitutivo, o grazie alla risposta
degli altri (utilizza quindi il meccanismo sano dell’altruismo).
Questo anche perché dispone, nei conflitti, di una buona capacità di incanalare sentimenti
o impulsi negativi/distruttivi, verso forme di comportamento socialmente accettate o apprezzate
(utilizza il meccanismo di una sana sublimazione).
E, in definitiva, non essendo un santo e nemmeno un eroe ma semplicemente un essere umano,
quando si trova in difficoltà insuperabili, problemi irrisolvibili, esperienze paralizzanti
e grovigli insolubili di emozioni, evita di pensarci intenzionalmente quando non serve a nulla
o non è strettamente necessario (si protegge con l’uso del meccanismo della soppressione).















144
! LIVELLO 2: INIBIZIONI PSICHICHE.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
! 1. Intellettualizzazione.
! 2. Rimozione.
! 3. Annullamento.
! 4. Formazione reattiva.
! 5. Spostamento.
! 6. Isolamento dell’affetto.
! 7. Dissociazione.
–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

Il soggetto ha qualche problema nella sua personalità e le ripercussioni sullo stile di vita che conduce
sono percettibili. Ci sono difficoltà di adattamento in alcune situazioni e tipi di relazione.
Queste situazioni e rapporti creano nel soggetto reazioni emotive fonte di un certo grado
di sofferenza, dalla quale egli deve proteggersi.
Paga perciò alcuni prezzi nel mettere istintivamente in azione meccanismi di difesa
che gli consentono di vivere decorosamente ma con certi limiti.
Ma alcuni tratti della sua personalità restano bloccati e se ne sviluppano compensatoriamente altri,
che mirano a raggiungere un compromesso (ecco perché si parla di inibizioni psichiche
e di formazioni di compromesso).
Non è in grado di conoscere se stesso a fondo. La sua visione della realtà è alterata dalla proiezione
sulle cose e sulle situazioni di sue paure e difficoltà. Inoltre - troppo preso da queste difficoltà emotive
di origine interiore - il soggetto non è molto in grado di anticipare i fatti e le reazioni, prevedere
gli sviluppi e prevenirne le conseguenze grazie ad azioni che siano efficaci come autodifesa.
Teso, perché concentrato a resistere contro difficoltà emotive sue interne, non è certo né caldo
né sciolto né allegramente ironico, bensì un po’ serioso, un po’ contratto, tendenzialmente chiuso
in sé stesso, con difficoltà ad esprimere ciò che pensa, sente, desidera, necessita.
Se entra in contatto con gli altri è come risucchiato dalla necessità compensatoria di soddisfare
i loro bisogni, e si spinge al sacrificio di se stesso.
Tendenzialmente è troppo preoccupato per il futuro e le difficoltà che può riservargli.
Globalmente parlando si può dire che non è in buon contatto con il mondo delle sue emozioni
qualora esse siano appena appena un po’ intense.
Tutto il suo funzionamento mentale è centrato sullo scattare automatico di certi meccanismi
di difesa che dovrebbero tenere fuori dalla sua coscienza idee, sentimenti, desideri, paure, ricordi,
che possano turbarlo. In generale cerca di minimizzare o controllare le emozioni disturbanti
utilizzando il pensiero astratto o ricorrendo spesso a generalizzazioni (usa il meccanismo
dell’intellettualizzazione). Spesso ricaccia istintivamente nelle profondità della sua psiche
aspetti emozionali disturbanti (pensieri, desideri, ricordi) in quanto sono fonte di ansia.
Questi contenuti emotivi sono quindi automaticamente eliminati dalla sfera cosciente
(è il meccanismo della rimozione, il meccanismo di difesa per eccellenza).

(Mentre la rimozione è considerata un processo automatico di allontanamento dalla coscienza
di contenuti sgradevoli o intollerabili, alcuni definiscono repressione lo sforzo CONSAPEVOLE
di allontanare dalla coscienza contenuti sgradevoli o intollerabili grazie al fatto di richiamare
coscientemente alla mente pensieri piacevoli).

Gli impulsi emotivi rimossi rimangono comunque attivi nell’inconscio.
Talora il meccanismo della rimozione risulta parzialmente inadeguato al suo compito protettivo.
Gli impulsi rimossi possono in tal caso riaffiorare nella sfera dell’Io, il quale - sotto l’effetto dell’ansia,
segnale anticipatore di una minaccia - deve dar vita a sintomi isolati (è il ritorno del rimosso)
per proteggersi con la sia pur fragile impalcatura nevrotica.
Il materiale rimosso conserva la tendenza a rientrare nella coscienza (o durante il sonno,
o per aumento della carica degli impulsi come per es. nella pubertà, o perché le esperienze attuali
sono affini al materiale rimosso).
Se la difesa della rimozione è insufficiente il soggetto può retrocedere ad un livello di nevrosi
più profonda, come la nevrosi ossessiva. In essa può adoperare certe modalità tipiche
di funzionamento mentali le quali consentono per es. di affrontare i conflitti emozionali
mediante l’uso dell’annullamento.
Esso è un meccanismo di difesa che tramite pensieri, parole o azioni cerca di rendere
145
non esistenti pensieri, sentimenti o azioni non accettabili, cerca di cancellarli simbolicamente
con un ritualismo magico o di fare per essi simbolica ammenda (per es. ad idee/azioni “negative”
contrappone idee/azioni “positive”). Oppure (solitamente insieme all’uso della rimozione)
il soggetto sostituisce questi pensieri, sentimenti e comportamenti inaccettabili con altri
e diametralmente opposti pensieri, sentimenti e comportamenti socialmente accettabili:
fa uso cioè della formazione reattiva (per es. altruismo illimitato per negare
un sottostante egoismo; una eccessiva mitezza può nascondere un’aggressività profonda
del tutto rifiutata coscientemente dal soggetto).
Si sviluppa così un tratto di carattere che ne nasconde un altro di tipo opposto.
Se l’animo continua ad essere turbato dalle emozioni profonde legate ad un conflitto,
il soggetto può usare il meccanismo di difesa dello spostamento.
Trasferisce, sposta cioè un’emozione da un oggetto interno e non conscio ad un altro esterno
e conosciuto nonché meno minaccioso (per es. avendo problemi gravi con un genitore terrorizzante,
il soggetto può spostare il timore inconscio dal genitore temuto ad un animale, o sul buio,
o sul fulmine, che sono tutti pericoli noti ed esterni).
Se questo meccanismo di difesa non protegge abbastanza il soggetto da ansie profonde,
egli può ricorrere ad un meccanismo di difesa più costoso in termini di equilibrio nel funzionamento
mentale. Si tratta del meccanismo dell’isolamento dell’affetto: il soggetto istintivamente
separa le idee dai sentimenti che originariamente vi erano associati.
Pur restando consapevole degli aspetti di conoscenza (per es. i dettagli di un fatto) egli perde
i contatti con le emozioni legate ad un certo fatto (per es. le emozioni vissute durante un trauma).
In sostanza l’Io tenta di rinforzare la rimozione vacillante sotto i colpi degli impulsi emergenti,
catalizzando l’energia psichica su un’idea ossessiva parassita.
Se nemmeno ciò bastasse il soggetto ricorre ad un’alterazione ancora più profonda
del funzionamento della sua mente e scatta in lui il meccanismo della dissociazione.
Egli separa cioè dissocia il significato emotivo specifico da un’idea, da una situazione, da un oggetto,
dalla memoria, dalla percezione di sé o dell’ambiente, dal comportamento senso-motorio.
































146
! LIVELLO 3: DISTORSIONE LIEVE DELL’IMMAGINE.
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! 1. Idealizzazione.
! 2. Svalutazione.
! 3. Onnipotenza.
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Il soggetto ha problemi di personalità di una certa gravità, i quali non gli consentono
di raggiungere un buon adattamento alle situazioni difficili e stressanti.
Deve quindi adottare (e molto frequentemente) meccanismi di difesa piuttosto “pesanti”,
nel senso che dovendo proteggerlo in grado elevato dalla realtà, alterano il suo contatto con essa.
Il soggetto non vede quindi le cose come sono, non riesce bene a prevedere gli sviluppi
di una situazione ed anticipare le proprie mosse.
Non sa quali reazioni presumibilmente avrà, non riesce quindi ad avere facilmente
risposte comportamentali adeguate. Non è certo aperto, socialmente adattato ed integrato;
non riesce ad esprimere apertamente e direttamente pensieri e sentimenti.
Il suo centro di stabilità emotiva è assolutamente tenuto rigidamente dentro di sé senza possibilità
di vivere serenamente il momento di contatto con la realtà e di espansione in essa.
Comunque, anche così, ha gravi difficoltà nel mantenere un adeguato livello di autostima
in caso di conflitti interpersonali (con gli altri) ed anche solo intrapersonali (dentro di sé).
In questo secondo caso, per esempio, se il soggetto ha un conflitto interiore tra due impulsi
inconciliabili e non riesce non solo a risolverlo ma nemmeno ad accettare di averlo,
può avere la tendenza a svalutare gravemente se stesso per questo fatto.
I meccanismi di difesa attraverso i quali (in caso di conflitto con l’ambiente o con se stesso)
è più o meno sostenuta l’autostima sono espressione di una tendenza (che in realtà è una necessità)
a distorcere l’immagine del proprio Io, del proprio corpo e degli altri.
Con una siffatta tendenza è facile comprendere che la realtà non sia vista com’è ma in modo falsato;
e che il soggetto abbia con le cose, le situazioni e le altre persone rapporti difficili e sofferenti,
anche perché non vede neppure se stesso com’è in realtà.
Ha infatti bisogno di ricorrere frequentemente a tre meccanismi di difesa (che, come già detto,
gli alterano la visione di sé e degli altri). Questi meccanismi sono:

1. L’idealizzazione:
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partendo da una qualità positiva (fisica o morale) di una persona, di una ideologia o di un oggetto
(persino dell’immagine di sé) il soggetto trasfigura in senso totalmente positivo tale persona,
od oggetto, o ideologia (o se stesso) esagerando tali qualità positive, con un’alterazione
della realtà che non viene più vista com’è.

2. La svalutazione:
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tendenza inconscia a svalutare (attribuendo qualità esageratamente negative) se stessi,
un oggetto di desiderio, una persona amata, una condizione ambientale, o persino un’idea.
Lo scopo è difensivo: si tratta di sfuggire all’ansia conseguente alla impossibilità del soggetto
di ottenere ciò che desidera, ovvero mantenere ciò che al momento possiede.
Come facilmente si comprende esso è spesso un meccanismo di difesa che deve inconsciamente
essere messo in atto quando le pretese della idealizzazione diventano impossibili da soddisfare.

3. L’onnipotenza:
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il soggetto si sente come se avesse poteri speciali e capacità elevatissime ed agisce come mosso
da una sua convinzione intima di essere superiore agli altri, con una forte impronta di pensiero
magico (lui può tutto, ed in particolare il suo pensiero può tutto).
È evidente che questo meccanismo di difesa, distorcendo fortemente la visione
che il soggetto ha di sé e della realtà, mira a proteggerlo da una grave angoscia che lo afferra
quando la realtà gli farebbe toccare con mano quanto sia limitato lui, il suo potere
e il suo bagaglio di qualità.


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! LIVELLO 4: DISCONOSCIMENTO.
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! 1. Negazione.
! 2. Razionalizzazione.
! 3. Proiezione.
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La problematica di personalità del soggetto è abbastanza grave, tanto che la realtà comune gli crea
forti problemi ed intense sofferenze, dalle quali deve difendersi.
Il suo adeguamento alla realtà è scadente, la visione delle cose non riesce ad essere obiettiva,
con tutti gli inconvenienti che ciò comporta. Senza dilungarci troppo oltre (ci auguriamo
che nessuno dei lettori del sito abbia problemi di questo livello) diamone soltanto una definizione
generale della caratteristica globale di funzionamento mentale.
Il nostro scopo è infatti fornire spunti utilizzabili da chiunque per una verifica auto-diagnostica
in una luce di scrupolo tranquillizzante, non scrivere un manuale tecnico di psichiatria psico dinamica.
La caratteristica principale del funzionamento mentale a questo livello è la tendenza generale,
frequentissima, a sforzarsi di tenere fuori dalla sfera della coscienza tutte le realtà psicologiche
che sono stressanti o spiacevoli (impulsi, idee, sentimenti, obblighi).
Questo può avvenire sia attribuendo in modo erroneo questi fattori psichici “negativi”
a cause esterne, sia che questa attribuzione non avvenga. I meccanismi di difesa che scattano
automaticamente nella mente del soggetto per garantirgli questa pur limitata protezione sono:

1. La razionalizzazione:
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ricordiamo prima che l’intellettualizzazione, già descritta come difesa del secondo livello,
è la tendenza istintiva a minimizzare o controllare le emozioni utilizzando il pensiero astratto
o ricorrendo a generalizzazioni. Ma il collegamento causa-effetto, disturbo-spiegazione
resta su un piano di ragionamento corretto, accettato anche dagli altri.

Nella razionalizzazione invece il soggetto nasconde a se stesso le motivazioni reali e profonde
dei propri pensieri, sentimenti ed azioni, e giustifica il suo comportamento (guidato da intenti
non particolarmente nobili o razionali). Tuttavia lo giustifica elaborando spiegazioni che rassicurano
e soddisfano solo lui (e non gli altri, che trovano tali spiegazioni assurde o egoistiche),
ma sono fuori di uno schema consueto di ragionamento che tenga conto del comune modo
di vedere il rapporto causa-effetto.

2. La negazione:
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meccanismo difensivo che mira a diminuire l’ansia derivante da un conflitto o da un senso
di inadeguatezza, negando uno degli elementi costitutivi, un qualche aspetto doloroso della realtà
esterna o dell’esperienza interiore, aspetto di per sé evidente e riconosciuto da tutti. In tal modo
la coscienza disconosce realtà psichiche sgradevoli, per esempio regole contraddittorie o proibizioni,
oppure qualche pensiero, o un desiderio, un bisogno, ecc. Non si dimentichi però che questo
meccanismo di difesa, sicuramente piuttosto primitivo, è comunque nei bambini considerato
normale tanto è frequente allo scopo di aiutarli a disconoscere la loro inadeguatezza o debolezza.

3. La proiezione:
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grazie ad essa il soggetto si difende da un conflitto attribuendo erroneamente ad un altro individuo
le parti della propria personalità che svaluta o rifiuta, i propri impulsi, sentimenti o pensieri
inaccettabili e quindi rifiutati per preservare la propria autostima. (Per esempio in un litigio spesso
ciascuno attribuisce all’altro i propri difetti che rifiuta recisamente di ammettere in se stesso).







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! LIVELLO 5: DISTORSIONE GRAVE DELL’IMMAGINE.
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! 1. Fantasie autistiche.
! 2. Identificazione proiettiva.
! 3. Scissione.
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Le problematiche psicologiche del soggetto sono ancora più gravi, estese e coinvolgenti in profondità
tutta la personalità. L’equilibrio psichico è quindi abbastanza labile, la mente è spesso turbata
da sintomi gravi e disturbanti; la visione della realtà è molte volte alterata da proiezioni che nascono
dall’inconscio del soggetto, il cui adattamento alla realtà esterna è quindi abbastanza mediocre.

Lo stile generale di funzionamento della psiche è caratterizzato da due tratti:
• una grossolana distorsione dell’immagine di sé e degli altri,
• una erronea attribuzione di elementi psicologici (in realtà propri del soggetto) a cause esterne.

Comprensibilmente i meccanismi di difesa impiegati diventano sempre più lontani da quelli
che utilizzano le persone normali. Essi sono:

1. L’uso eccessivo di fantasie autistiche:
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per affrontare conflitti esterni ed interni il soggetto utilizza massicciamente sogni ad occhi aperti,
che sono controllati solo parzialmente dalla mente cosciente.
Tali fantasie sono necessarie per limitare l’effetto negativo delle frustrazioni ambientali
e dei bisogni insoddisfatti. Rappresentano un sostituto di relazioni umane inesistenti
e vengono vissute dal soggetto al posto di comportamenti più efficaci di quelli che riesce
a tenere ed al posto di soluzioni che egli non sa costruire.

2. L’identificazione proiettiva:
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il soggetto cerca di risolvere i conflitti emozionali attribuendo erroneamente agli altri
i propri pensieri, sentimenti, impulsi inaccettabili.
A differenza della proiezione semplice (nella quale il soggetto non sente più come nascenti
da se stesso certi impulsi o sentimenti poiché li ha proiettati sull’altro) nell’identificazione proiettiva
il soggetto continua ad essere consapevole dei propri affetti o impulsi, ma li considera reazioni
giustificabili che ritiene siano prodotte dall'azione dell’altro.

3. La scissione:
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se espellere proiettivamente un’emozione da se stesso scaricandola sugli altri non basta,
il soggetto nel caso di un conflitto emotivo istintivamente scinde, tiene separati gli stati emotivi
ed affettivi opposti. Questo indica la sua impossibilità ad avere un’immagine unica di sé e degli altri,
integrando le qualità positive (di sé o degli altri) alle negative.
La causa è l’impossibilità di sentire simultaneamente ogni stato affettivo doppio
(sia positivo sia negativo). L'effetto è che il soggetto non arriva mai ad avere un punto di vista
equilibrato su di sé e sugli altri. Quindi le visioni di sé, degli altri, delle cose, oscillano
da un estremo di positività assoluta (forza, saggezza, gentilezza, bontà) all’assoluta opposta
negatività (cattiveria, distruttività, rifiuto, assenza di valore).











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! LIVELLO 6: AZIONE SCARICANTE.
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! 1. Messa in atto (acting out).
! 2. Aggressione passiva.
! 3. Lamentele con rifiuto dell’aiuto altrui.
! 4. Ritiro apatico.
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Il livello di problematica del soggetto è profondo: egli non è più in grado di gestire i conflitti emotivi
o le situazioni stressanti grazie ad una forma qualsiasi di natura psichica, quindi astratta, incorporea.
Per fare fronte ai conflitti deve utilizzare sempre delle azioni, sia che le compia sia che si rifiuti di agire.
Utilizza quindi strumenti concreti come il corpo ed il comportamento tenuto verso gli altri.
I meccanismi di difesa tipici di questo stile sono quindi:

1. La messa in atto, l'azione scaricante (acting out):
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il soggetto affronta i conflitti non per mezzo della ragione o delle emozioni, ma attraverso azioni.
Le emozioni (per esempio di attaccamento, di aggressività, ecc.) sono espresse in forma di azione.
L’agire ripete antichi desideri, fantasie, conflitti, che sono stati rimossi e quindi sono rimasti irrisolti.
In sostanza si tratta di un vero e proprio linguaggio del comportamento, il quale esprime attraverso
un agire nevrotico gli elementi di un conflitto profondamente rimosso.
L’Io cosciente del soggetto non prende parte all’appagamento delle emozioni nell’agire.
Quindi l’individuo continua ad ignorare i suoi impulsi inconsci ed il fatto che li ha espressi
nelle sue azioni. Non ne ha coscienza, non ne ricava beneficio, né ricordo,
né stimolo per una evoluzione.

2. L’aggressione passiva:
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é un meccanismo di difesa contro conflitti emotivi grazie al quale il soggetto esprime aggressività
verso gli altri, ma in modo nascosto, sotterraneo, indiretto, che è mascherato da una facciata
compiacente. Esso scatta istintivamente quando al soggetto viene richiesto di essere indipendente
(e lui non vuole o non può esserlo) oppure non è stato soddisfatto un suo desiderio
di essere dipendente. Anche se molti penserebbero ad un grado estremo del normale
atteggiamento di opposizione/resistenza passiva di una persona che non può che esser sottoposta,
l’aggressione passiva non è un “cattivo comportamento” volontario, perché al di sotto c’è sempre
un conflitto emozionale inconscio.

3. Le lamentele con rifiuto dell’aiuto altrui:
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é un meccanismo di difesa costituito dal fatto che il soggetto, per far fronte ai suoi conflitti emotivi,
si lamenta in continuazione con gli altri (a proposito di difficoltà della vita o di disturbi fisici
o psichici) e/o fa agli altri continue richieste di aiuto. L’aspetto conflittuale inconscio profondamente
rimosso si esprime poi (in rapporto a sentimenti profondi e sepolti di aggressività verso gli altri,
di ostilità e di ripulsa verso di essi) con il fatto che rifiuta - sia a parole sia nei fatti - i consigli,
suggerimenti ed aiuti pratici che gli altri gli hanno offerto.

4. Il ritiro apatico:
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l’apatia è la mancanza di reazioni emotive di fronte a situazioni che di norma suscitano interesse
o comunque coinvolgimento. Il ritiro apatico è (all’opposto dell’attività aggressiva) l’estremo
meccanismo di difesa in risposta ad una insostenibile frustrazione da stress.
È caratterizzato da un ritirarsi dell’individuo di fronte allo stimolo/ostacolo.
Se lo si pensa associato (come spesso avviene) ad un disinteresse generale e ad un chiudersi
in se stessa della vita mentale, si comprende come il ritiro apatico costituisca per il soggetto
una difesa estrema proprio perché è un globale isolarsi in se stesso staccandosi dalla realtà.




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LIVELLO 7: DIFESE DISORGANIZZATE.
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La situazione di problematica interiore del soggetto è così grave che le situazioni esterne provocano
in lui reazioni estremamente intense, dolorose, scomposte. Ogni organizzazione psichica,
definibile in qualche modo normale ed utilizzante i meccanismi di difesa precedentemente
descritti nei vari livelli, fallisce. La mente del soggetto è costretta a funzionare nel modo del delirio
(un disturbo del processo ideativo caratterizzato dalla comparsa di false convinzioni
le quali non vengono abbandonate benché siano contraddette dall’esperienza dei fatti)
e delle allucinazioni (percezioni di qualcosa che non esiste e che tuttavia viene considerato reale)
e vi è in lui una serie di grossolane alterazioni nella percezione della realtà.
Non forniremo la descrizione dei relativi meccanismi di difesa perché la loro definizione
è di stretta competenza psichiatrica, ed esce dai limiti e scopi di queste nostre spigolature
psicologiche utili a soggetti con problemi psicologici, ma in una fascia ancora “normalmente”
problematica. Necessitano invece tassativamente di cura e assistenza psichiatrica,
dopo adeguata diagnosi medica, soggetti con difese disorganizzate tipo:

• proiezione delirante,
• negazione psicotica,
• distorsione psicotica.






































151
Un piccolo aiuto finale al lettore.

Per aiutare il lettore ad applicare a se stesso la scala delle tendenze difensive faremo ora riferimento
ad una sintesi estremamente interessante che parla dei diversi stili di difesa.
È il testo di David Shapiro: “Neurotic Styles”.

Il libro presenta una serie di acute osservazioni psicologiche, che riescono a rendere affascinante
l’argomento, apparentemente statico, della caratterologia illustrando il peso dei diversi stili di difesa.
Per stile nevrotico Shapiro (citazione riassuntiva da pag. 9 dell’edizione italiana) intende una forma,
un modo di comportamento identificabile attraverso una gamma di atti specifici.
Questo modo è caratteristico delle varie condizioni nevrotiche e si esprime attraverso particolari modi
di pensare e di percepire, in generale di provare le emozioni, sia come tipo di esperienza soggettiva,
sia come forma di azione collegata. I quattro stili nevrotici più importanti sono:
l’ossessivo compulsivo, il paranoide, l’isterico e l’impulsivo (con le due varianti: il caratttere psicopatico
ed il carattere passivo-debole).

Lasciamo al lettore il piacere di entrare direttamene in contatto approfondito con l’affascinante
descrizione caratterologica psichica di Shapiro. Diciamo soltanto che tale lettura fa meglio
comprendere il pensiero di molti psichiatri che oggi tendono a considerare le nevrosi in base
alla natura dei meccanismi di difesa prevalenti in ognuna. Il lettore può trovare certi tratti di se stesso
(tratti che può esser per lui importante riconoscere) in una serie di osservazioni che collegano forme
cliniche (che tutti conoscono nei loro sintomi) ai meccanismi di difesa più frequenti in esse.

Così:
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# nella nevrosi isterica c’è un impiego massiccio della rimozione,
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# i meccanismi dell’isolamento dagli affetti e quello della formazione reattiva
sono tipici della nevrosi ossessiva,
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# l’incorporazione (o introiezione) è il meccanismo presente in ogni manifestazione depressiva,
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# le reazioni fobiche si basano su un utilizzo combinato dei meccanismi della sostituzione,
dello spostamento e della proiezione.
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Del resto anche per le psicosi si può dire che:
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# la dissociazione è distintiva della schizofrenia,
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# la proiezione sistematizzata si riscontra nel delirio paranoico.
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Bene, hai completato la sezione “Scale di auto-valutazione”.
Se non ti senti stanco, puoi proseguire con il punto 4 del percorso del sito,
relativo a “Non solo psicoterapia ma diritti umani”.