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Dolorosa storia della Farmacia dell’Ospedale
“S. Maria degli Ungheresi” di Polistena

L’Ospedale di Polistena fu fondato: a) con la donazione di un fondo
da parte del Sig. Giuseppe Valensise; b) con la donazione di L.
103.966,50 da parte del Principe di Ardore e consorte; c) con la
donazione di L. 60.000 da parte del Comitato Ungherese pel
terremoto del 1908; quest’ultima per interessamento dell’illustre
maestro Francesco Jerace
1
. In seguito, il benemerito Sig. Valensise
donò altro fondo ed altro ne lasciò Monsignor Valensise.
Nessun concorso governativo.
In base allo Statuto ed in ottemperanza alle condizioni apposte
alle donazioni, l’Amministrazione dell’Ente si compone di 15
Governatori: due perpetui e cioè l’erede del Principe di Ardore (oggi
il Duca Riario Sforza) ed uno dei successori maschi del Sig. Michele
Valensise; poi l’arciprete, l’assessore anziano
2
ed il Presidente della

Note dell’archivio:

1
FRANCESCO JERACE (POLISTENA 1853/ NAPOLI 1937)-Scultore: è senza alcun dubbio uno dei più
illustri nostri concittadini degli ultimi due secoli così come attestato da uno stuolo di famosi
critici ed insigni studiosi di belle arti, tra cui annoveriamo il Prof. Alfonso Frangipane e la
figlia di questi, prof.ssa Raffaella, il Prof. Domenico Teti, il Prof. Cesare Mulè, Prof.ssa Erminia
Corace, il Prof. Carlo Stefano Salerno, la Prof.ssa Isabella Valente ecc.. . Tanto per avere una
idea citiamo soltanto il numero delle sculture monumentali: 372 da dividere tra quelle singole e
quelle facenti parte di complessi monumentali: circa 90 disegni in bianco e nero ed in sanguigna e
circa 54 dipinti: tutte opere che gli valsero l'universale fama di ritrattista, psicologista.
E’ appena il caso rammentare che le opere del sommo Maestro sono sparse in tutto il mondo
tra Napoli e Londra, Madrid e Bonbay, Monaco di Baviera, Berlino e Varsavia,La Haye, e l'Irlanda,
Odessa e Atene, la Calabria, Cuba, l'Argentina, ecc...
Tra gli innumerevoli riconoscimenti ne citiamo soltanto uno che forse è il più
significativo: l'elezione all'unanimità da parte di tutti gli istituti di belle arti d'Italia a
membro effettivo del Consiglio Superiore delle Belle Arti in Roma, organo del Ministero della
Pubblica Istruzione avvenuta in data 20 maggio 1894.
Una delibera di plauso, per lambito riconoscimento, fu adottata all'unanimità dal Consiglio
Comunale di Polistena in data 14 luglio 1894.-
Ci riserviamo di dedicare più ampio spazio all'insigne polistenese in un prossimo scritto,
quale doverosa riconoscenza non soltanto per la fama riscossa ma per il grande affetto che nutrì e
manifestò sempre, concretamente per la nostra terra, che amava definire “parrera di ingegni”.

2
incarico espletato da mio padre, Vincenzo Tornatora,(Scido 23.01.1888 Polistena 23.12.1955)
dal 1947/1952, che, dopo la seconda guerra mondiale promosse una sottoscrizione, anche in derrate,
per rendere possibile la riapertura dell'ospedale, coinvolgendo tutta la popolazione e
principalmente i contadini che costituivano, all'epoca la parte più cospicua della società
polistenese; sottoscrizione che riscosse notevole successo.


Commento [AT1]:
Commento [AT2]:


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Congrega di Carità; inoltre due rappresentanti il Comitato
Ungherese; ed infine altri otto di nomina del Duca Riario-Sforza.
Tutto ciò si premette per chiarire la natura dell’Ente per coloro
che credono poterne disporre a loro beneplacito.
Il Comune cedette il vecchio fabbricato del Convento, dove
successivamente furono costruiti ex novo due padiglioni.
L’Ospedale cominciò subito a funzionare in proporzioni modeste
sì, ma bene, prestando l’opera loro tutti i medici locali
gratuitamente.
Nel 1920, per l’opera efficace degli amministratori del tempo,
ottenne la concessione dell’apertura di una Farmacia con vendita
anche al pubblico.
Per l’acquisto dei medicinali fu impiegata la somma ricavata dalla
vendita di un fondo. Essa cominciò a funzionare subito
regolarmente, sotto la direzione di un farmacista nominato in base a
concorso, come per legge e regolamento interno. E così fu gestita
fino al 1931, quando fu concessa in affitto al farmacista Rovere
Giuseppe, con violazione della legge; giacché non potendo la
Farmacia essere parificata alle botteghe di patate, la legge, per
impedire che divenisse oggetto di bassa speculazione, con danno
pubblico, ne vietò l’affitto e l’appalto.
Si ignora perché si addivenne all’affitto. Si dice dagli interessati
che la gestione diretta era passiva; ma ciò è contraddetto dai bilanci.
Ammesso che fosse vero per qualche anno, dimostrerebbe solo che
fu mal gestita: giacché è impossibile che questa farmacia, posta nel
più popoloso rione di Polistena e la più vicina a Melicucco, che non
ebbe mai farmacia, fosse passiva, mentre le altre due non lo erano.


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Più di 15 mila abitanti con tre sole farmacie. Del resto la tenacia
con cui il Rovere si è attaccato a la farmacia e non vuole mollarla,
basta a dimostrare se sia passiva.
Se non risulta dagli atti, forse lo si può arguire il perché fu data in
fitto; giacché risulta che fu affittata senza asta, a trattative private,
senza superiore autorizzazione. E fu affittata pel canone annuo di L.
6.000 lorde di Ricchezza Mobile e di metà importo assicurazione
incendio L. 809 lorde. Le restanti L. 5.191 erano il prezzo non solo
del diritto di gestire per proprio conto la farmacia, ma dei locali,
dell’arredamento e della ricca fornitura di medicinali (valutati alla
buona in oltre L. 27.000, ai prezzi di quel tempo; medicinali che gli
furono consegnati con l’obbligo di restituirli nella stessa qualità e
quantità, alla fine della locazione. Tale canone nel 1935 fu ridotto a
L. 5.400 e nel 1936 a L. 4.800, meno di quanto avrebbe reso solo il
fondo venduto per l’acquisto dei medicinali.
Alla scadenza dei quattro anni la Farmacia rimase al Rovere. Nel
’36 gli fu data disdetta ed il primo gennaio ’37 il dott. Cordopatri ed il
Sig. Giffone si presentarono per prendere possesso della Farmacia
per conto dell’Ospedale. Ma il Rovere si rifiutò di rilasciarla e come
sempre gli andò bene; perché, il 30 novembre del 1937, si stipulò un
nuovo affitto per tre anni (1938-41) pel canone di L. 6.000.
E’ da rilevare che prima di questa stipula, il 23 e 26 ottobre,
rispettivamente, la dottoressa Lavinia Camera ed il dott. Staropoli
aveano offerto un prezzo maggiore (L. 7.200) e la Camera avea
pregato di essere informata se c’erano offerte maggiori.
Anche dopo la scadenza dei tre anni la Farmacia continuò nelle
mani del Rovere ed anche dopo una nota della Prefettura del tenore
seguente: <<N. 1103 Sanità li 29 1 1942- Da una ispezione eseguita
alla Farmacia di codesto Comune dal Medico Provinciale è stato


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rilevato cha la Farmacia di codesto Ospedale autorizzata con decreto
prefettizio n. 24585, del 23 marzo 1921, venne concessa in locazione
al dott. Giuseppe Rovere. Poiché per le vigenti disposizioni l’affitto e
l’appalto della Farmacia, qualunque sia la loro condizione giuridica
ed a chiunque appartengano non può essere consentito, fatta
eccezione per le farmacie tanto di persone fisiche che di enti
contemplati dagli articoli 374, 375, 376 T. U. Leggi Sanitarie (si tratta
delle farmacie di antico diritto e dei territori annessi a Fiume) nei
limiti del trentennio o ventennio ivi preveduti. Vi prego di
provvedere con cortese sollecitudine a che la locazione predetta venga
disdetta, dandomi cortese assicurazione. Il Prefetto (firma
illeggibile)>>.
La nota della Prefettura rimase lettera morta fino a quando, nel
1944, fu nominato Commissario dell’Ospedale il sacerdote Vincenzo
Rovere
3
. Scandalizzato nel vedere che nel 1944, anno V° della guerra
mondiale, il Farmacista corrispondeva come canone di affitto L.
6.000 lorde, come nel 1931, e tenendo presente la prefettizia ora
riportata, egli con deliberazione 15 3 44 n. 2 e 5 7 44 n. 12,
approvate dalla Prefettura, decise di sciogliere il contratto di affitto e
gestire direttamente la Farmacia. In conseguenza di tale decisione, il
24 Aprile ’44 notificò al Farmacista pel 31 dicembre ’44. Era nel suo
pieno diritto; il contratto non era… vitalizio, andava di anno in anno

3
Don Rovere Vincenzo(Polistena 1890/1962) Figlio di un modesto imprenditore edile, sacerdote,
studioso, Arciprete prima di Melicucco e poi di Tritanti – Maropati - ; fu pure per molto tempo
presidente del S. Maria degli Ungheresi, coerente antifascista; apparteneva alla stretta cerchia
dei seguaci di Don Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare, esule, prima in Francia e poi negli
USA e tenace oppositore al fascismo.
- Don Rovere possedeva una discreta biblioteca (di circa 3.000 volumi) che lasciò al comune di
Polistena rendendo così possibile, negli anni 70 del 900, l'istituzione della Biblioteca Comunale,
dotata subito, per mia iniziativa (anche su consiglio del Prof. Angelo Daniele), di un nutrito
corredo di libri tra cui l'ultima edizione dell'enciclopedia “Treccani”. La sorella di Don V.zo,
Marina (1906/1968) tenuta a battesimo dalla mia amata compianta genitrice, Silipo Marina,
(Polistena 1889/1971) caldeggiò me personalmente, sia per la consegna dei libri che per
l'istituzione della biblioteca; detto per inciso, negli anni 30 del 900 Rovere Marina era stata la
prima calabrese a laurearsi in giurisprudenza: esercitò con successo, la professione di avvocato
dapprima nel Foro di Palmi e quindi in quello di Bologna.



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per tacita riconduzione, oltre che era contro legge, come si è detto;
nessuna eccezione, neppure cavillosa si poteva fare. Eppure quandi il
31 dicembre ’44 Don Rovere, col dott. Amendolea, il dott. Mittiga ed
il Rag. Carbone si presentò nella Farmacia per averne la riconsegna,
il farmacista Rovere si rifiutò di darla. Perciò Don Rovere, con
deliberazione del 3-1-45, decise di adire il Magistrato per la
convalida della licenza data al Farmacista. E quando il 12-1-45 si
recò in Prefettura per portare tale deliberazione per l’approvazione,
gli fu assicurato che il Prefetto voleva che si andasse in fondo.
Viceversa (oh l’abilità delle umane decisioni!) la deliberazione
non fu approvata ed il 21 gennaio venne a Polistena un alto
funzionario della Prefettura che concesse al Farmacista Rovere la
proroga dell’affitto pel 1945, elevando il canone di affitto da lire
seimila a trentamila. E così nella stessa Prefettura che con la nota su
riportata dichiarava illegale l’affitto ed ordinava di scioglierlo,
cadeva ella stessa nella identica illegalità, concedendo la proroga.
L’Italia, diceva Monsignor Bonomelli l’illustre vescovo di
Cremona, si restringe, si restringe fino a diventare una stretta lingua
di terra, lontana dai grandi centri, ed ove imperversano tutti i venti.
E che venti! Quelli del nord che inaridiscono i verdi agrumi: lo
scirocco che inaridisce i frutti degli ulivi e di tutte le altre piante.
Povero ospedale in mezzo a questi brutti venti!
Don Rovere, che aveva reso grandi servigi all’Ospedale, fu
congedato per insediare l’amministrazione secondo lo statuto.
Il Presidente di questa, cioè lo scrivente, in tempo utile diede
licenza al Farmacista pel 31 dicembre 1945. Si tenga presente che
con nota 18 8 45 n. 1663 la Prefettura ribadì che doveva essere
risolto il contratto di locazione (vento di dove?).


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Sennonché per le insistenze dell’interessato Farmacista,
l’amministrazione dell’Ospedale con deliberazione 12 10-45 n. 45,
considerate le condizioni di emergenza ed il fatto che la Prefettura,
mentre diceva illegale l’affitto, aveva essa stessa data la proroga pel
1945, concesse una nuova proroga pel 1946, elevando il canone di
affitto a L. 35.000
Tale deliberazione non fu approvata dalla Prefettura, ma
restituita con la nota seguente: << Si restituisce senza
provvedimento la delibera n. 45 del 12 10 45, significando che le
disposizioni vigenti vietano l’affitto della Farmacia. Pertanto codesta
Amministrazione dovrà senz’altro, come del resto è stato disposto
con la prefettizia n. 1663 del 18 8 45,disdire il contratto di affitto
della Farmacia e provvedere per la sua gestione alla nomina di un
direttore responsabile. Contravvenendo a quanto sopra, codesto
Ospedale incorrerà nel provvedimento di revoca dell’autorizzazione
dell’esercizio della Farmacia. Si attende sollecito cortese riscontro. Il
Prefetto(firma illeggibile).
In seguito a ciò l’amministrazione, preoccupata della minaccia
di chiusura della Farmacia, non volendo assumersi alcuna grave
responsabilità al riguardo, e poiché il Farmacista si rifiutò di
restituire la Farmacia stessa, il 27 1 46 deliberò di agire
giudiziariamente per la convalida della licenza data al farmacista, e
come ordinava la Prefettura.
E tale deliberazione completò con l’altra del 21 marzo 1946
(alla quale partecipò anche il Duca Riario Sforza), con la quale si
autorizzo lo svolgimento del giudizio nel senso più ampio, dando al
Presidente Calcaterra le più ampie facoltà al riguardo.
In base a tale deliberazione, approvata dalla Prefettura, fu
chiesto ed ottenuto dal presidente del Tribunale il sequestro della


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Farmacia, nominandosi custode il Farmacista Amendolea di S.
Giorgio.
Di ciò fu notiziato immediatamente e clandestinamente il
farmacista Rovere, che mise in subbuglio gli amministratori
dell’Ospedale : ed essendosi ventilato che il sequestro poteva essere
interpretato come una manovra politica nell’imminenza delle
elezioni amministrative fissate per la domenica successiva, per
eccesso di obbiettività e serenità, si rinviò l’esecuzione del sequestro
a dopo le elezioni.
Fu errore che si sconta.
Difatti le manovre del Farmacista, in seguito a trattative,
l’amministrazione dell’Ospedale il 10 4 1946 deliberò di nominare
direttore provvisorio della Farmacia lo stesso Rovere, il quale si
obbligava di corrispondere all’Ospedale un incasso netto di L. 7.000
mensili.
Ma neppure tale deliberazione fu approvata dalla Prefettura; fu
restituita con la nota seguente: <<Si restituisce senza provvedimento
la deliberazione 10 4 46 n. 56 significando che la Farmacia dev’essere
gestita direttamente dall’Ospedale e che il Dott Rovere G. non può
essere nominato che semplice direttore della Farmacia, in quanto
che questa altrimenti verrebbe, a tenere del deliberato dato in
appalto, il che non è consentito.
Premesso ciò, questa Prefettura si riserva si esaminare in
Prosieguo la pratica concernente la nomina a Direttore della
Farmacia Del dott. Rovere>>. (Il Prefetto firma illeggibile).
In seguito a ciò l’Amministrazione dell’Ospedale Invitò Il Rovere
a dichiarare se intendesse rilasciare la Farmacia, per evitare il
giudizio. Invece di rispondere con argomenti seri, egli si dette a


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lanciare ingiurie, per cui fu allontanato. Volle imitare Orlando
Furioso. (Vedi L’immortale Poema di Ariosto).
Ed allora il Consiglio di Amministrazione, che funzionava
faticosamente anche perché vi era epidemia… d’assenteismo e
perché i Governatori non erano concordi sulla linea da seguire per la
Farmacia, l’8 luglio ’46 deliberò di interessare la Prefettura per la
nomina di un Commissario Prefettizio che definisse tale vertenza.
La prefettura sciolse l’Amministrazione, ma a commissario,
invece della persona suggerita e con fervore da me (di accordo
coll’Ecc.mo Duca Riario Sforza, Governatore permanente
dell’Ospedale),nominò me stesso che non volevo accettare ma lo feci
per evitare che si cadesse in peggiori mani e quando mi fu
ufficiosamente assicurato che la prefettura faceva sul serio (come già
fu assicurato a Don Rovere) e riteneva fossi io la persona più
indicata a risolvere le pratiche pendenti.
Accettando chiesi di poter nominare sub Commissario il sacerdote
Rovere per valersi dell’esperienza in materia e dell’attività di esso e
perché fosse riparato il torto fattogli nel 1945. La pratica si svolgeva
favorevolmente, e perciò mi posi all’opera: a) confermando la
deliberazione di agire giudiziariamente contro il farmacista Rovere,
che citai davanti il Pretore di Cinquefrondi; b) facendo procedere ai
lavori di adattamento della <<camera operatoria>> secondo le
richieste dei medici, compreso il prof. Guerrisi
4
; c) interessando
l’UNRRA e perfino l’On. Fiorello La Guardia
5
per assegnazione

4
Prof. Antonino Guerrisi nato a Polistena il 25/11/1900 ivi deceduto il 27/11/1968 ・già ・
ordinario di chirurgia medica presso l’Università di Bari. Primo chirurgo nella storia dell’ospedale
Santa Maria degli Ungheresi di Polistena ( 1947-1960). che ha reso possibile l'apertura di un vero e
proprio ospedale in luogo di una vecchia infermeria per i poveri.

5
Fiorello La Guardia, uomo politico italo-americano: New York City nato l'11/12/1982 ivi deceduto il
20.09.1947
Il padre, Achille, era nato a Cerignola (Foggia);la madre ungherese di origine ebraica,
Comandante pilota durante la prima guerra mondiale (1915-1919). Laureatosi in giurisprudenza alla


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straordinarie di materiali (che sono già copiosamente pervenuti); d)
Eccitando con la stampa la beneficenza cittadina in favore
dell’Ospedale; e) inviando una lettere circolare a tutti i Polistenesi
6

del Mondo perché aiutassero l’Ente; f) stipulando l’atto notarile col
quale l’Ospedale, rientrò in possesso di una parte di un fondo
lasciatogli dalla benemerita signora Pasqualina Pronostino Siciliano,
morta il 1920.
Ma il farmacista non dormiva e con lui vegliavano gli amici. E
se ne cominciarono a vedere gli effetti quando mi scrisse di bandire
il concorso per Direttore di Farmacia; ciò desiderava il Farmacista,
che mira a passare di affittuario a direttore della Farmacia senza
riconsegnare i costosi medicinali.
Non risposi, ma non bandii il concorso; giacché non si può bandire
il concorso fino a quando non si rientra in possesso della Farmacia.
Alla detta nota seguì un’altra di fin d’anno, con la quale mi si
partecipò che non potendosi consentire la nomina del sub
Commissario (e non dice il perché, come se si scrivesse a novellini) si
pensò di nominare Commissario il signor Dott. Mileto, Sindaco di
Polistena, (è compatibile?) e mi si ringraziò per l’opera, che non mi
fu permesso di prestare.

New York University, esercitò l’attività forense per qualche tempo; parlava correttamente sette
lingue (inglese, italiano, francese, tedesco, ungherese, ebraico ed yddish); membro della Camera dei
Rappresentanti (1923-1933) – uno dei capi del blocco progressista. Fu eletto sindaco di New York per
tre mandati consecutivi (1933-1945); amministrò la Metropoli con positivi risultati contro la
corruzione e nell’opera di ammodernamento e di sviluppo sociale, tra l’altro costruì l’aeroporto di
New York, a lui dedicato, superando non poche resistenze frapposte dalle compagnie aeree.
Nel 1939 istituisce una commissione medica sull’uso della marijuana che, in contrasto con
le leggi USA, dimostra come l’uso di tale sostanza non provochi alcun danno fisico o mentale. Tale
studio, condotto dalla New York Academy of Medicine, rimane tutt’ora una delle poche ricerche
mediche ufficiali a favore di tale sostanza. Attacca duramente il fascismo ed il nazismo americani;
e quando i nazisti gli appioppano l’etichetta di Sindaco ebreo di New York, risponde spiritosamente:
“Non avevo mai creduto di avere abbastanza sangue ebraico nelle vene da giustificare il fatto di
potermene vantare”.

6
Sulla sensibilità dei Polistenesi d’America vi è stata una tangibile prova nel 1973, allorché per
iniziativa del nostro benemerito concittadino Raffaele Lagamba, è stata donata un’autoambulanza al
Comune di Polistena, passata al Santa Maria degli Ungheresi per la gestione – acquistata con i
proventi di una sottoscrizione tra i soci del Circolo dei Calabresi di New York.



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Il dottor Mileto si agitò per entrare subito per la carica di
Commissario. Ed il suo primo atto come tale fu una lettera all’Avv.
Mario Argirò, difensore dell’Ospedale nella causa contro il
Farmacista, con la quale gli intimò di sospendere la causa stessa. Ed
il giorno in cui questa venne chiamata, 13 gennaio (che brutto
numero)si presentò, esso dott. Mileto, all’udienza per revocare il
mandato all’Avv. Argirò e dichiarare l’abbandono della causa
iniziata dall’Ospedale contro il Farmacista Rovere, e che il
Pretore dichiarò estinta.
Con tali due atti il dott. Mileto volle confermare che ben si era
apposto quel cementatore, che udendo la sua nomina di
Commissario dell’Ospedale, aveva esclamato che era come se si fosse
nominato lo stesso Farmacista Rovere (come riferisco nella mia
lettera al Prefetto pubblicata dal Giornale).
Non si vollero neppure salvare le apparenze, lasciando
pendente la causa almeno fino a che fosse stata definita la posizione
della Farmacia, come consigliava la più elementare prudenza.
Di ciò ve è un motivo che sveleremo a suo tempo.













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CONCLUSIONE


Da quanto esposto e documentato risulta :
1.- che la Farmacia fu affittata illegalmente ed irregolarmente,
nella forma e nella sostanza; giacché non solo non si poteva affittare,
ma non si doveva a “trattative private”.
2.- che il canone di affitto, esiguo dall’inizio, diventò ridicolo
quando fu ridotto e quando si verificarono le svalutazione della
moneta e l’aumento dei prezzi; e ridicolo in un modo sbalorditivo
divenne durante la guerra mondiale. Ciò riconobbe lo stesso
Farmacista quando, nel gennaio ’45, consentì all’elevazione del
canone di colpo da Lire seimila a trentamila ed in seguito ad aumenti
maggiori.
3.- dette circostanze ed il fatto che furono trascurate le offerte
superiori fatte da altri Farmacisti, provano che l’affitto fu fatto a
tutto vantaggio del Rovere e quindi a danno dell’Ospedale, danno
che calcoleranno i lettori competenti se ascenda a solo diecine o
centinaia di migliaia di lire.
4.- che l’azione per rimuovere questo scandaloso stato di cose
fu iniziata dalla Prefettura con la nota 29 1 42 sopra riportata,
quando fu informata in seguito all’ispirazione del medico provinciale
e fu poi ribadita con le note ’45 e ’46 sopra riportate; naturalmente
per tutelare, a parole, gli interessi dell’Ospedale.
E quando la Prefettura iniziò tale azione (29.01.1941) Don
Rovere ed io (che vivevo a Bergamo) non ci sognavamo neppure di
dover diventare Commissari dell’ Ospedale; per cui solo agli
imbecilli ed ai settari, pure imbecilli, si può dar da bere che fossimo


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due feroci lupi che , per fini occulti (quali?), volessimo mangiare il
tenero agnello, farmacista Rovere.








Se mai, il lupo fu la Prefettura, ma lupo addomesticato di quelli che
ululano, ma poi non mordono e tanto meno sbranano.
Il reverendo Don Rovere ed io abbiamo cercato con sacrificio
di tutelare gli interessi dell’Ospedale, come era nostro dovere, non il
contrario.
Lasciamo ad altri la responsabilità di comportarsi
diversamente, ammonendo che se errori si commetteranno, non li
sconterà solo l’Ospedale, come è dimostrato da casi verificatisi anche
di recente; giacché il patrimonio dell’Ospedale è cosa sacra, che deve
servire per i poveri, non per gli altri.

Polistena, 15 gennaio 1947.


FRANCESCO CALCATERRA
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7
Calcaterra Dr. Francesco – nato a Polistena l’11/12/1877, ed ivi deceduto il 18/04/1962, Magistrato
in pensione, all’epoca Consigliere Comunale di minoranza DC (1946-1952), un suo zio paterno, Avv.
Calcaterra Pasquale fu Francesco (Polistena 21/11/1838 – 10/01/1934) sacerdote, fu uno dei primi
Presidenti del S. Maria degli Ungheresi, nel 1909; autore di una interessante monografia su
Polistena (1930), in cui, tra l'altro, si ravvisa l'esigenza e si raccomanda ai posteri
l'istituzione di una biblioteca Comunale; raccomandazione rimasta lettera morta per circa mezzo
secolo, non avendo avuto fortuna due lodevoli tentativi di cui uno dell'amministrazione del sindaco
Prof. F.sco Ierace e l'altro, del sindaco Ing. Giovan F.sco Amendolea con due delibere del Consiglio
Comunale, rispettivamente n.32 A)del 6.07.1955 e n.15 del 26.06.1957, bocciate entrambe dal
prefetto con speciosi pretesti.



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Alla Sezione Socialista

Cinquefrondi




(Copia originale archivio PasqualinoTornatora)












EPILOGO

Dalla lucida pubblica denuncia effettuata dal dottor Francesco
Calcaterra, dopo una lunga esperienza di valoroso Magistrato
Inquirente (“Procuratore del Re”) si deduce in maniera molto chiara,
riteniamo, il ruolo della prefettura in questa “dolorosa storia della
farmacia dell’Ospedale Santa Maria degli Ungheresi”. Ma, ove ciò non
bastasse, ci accingiamo a raccontarne l’epilogo che riteniamo sia
ancora molto più illuminante.


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Il commissario prefettizio Giorgio Chiantella in data 31/03/1978
ha posto in essere le deliberazioni N° 165- e 166 nonché un
“contratto di transazione per evitare una lite”, consacrato in una di
queste delibere, in cui, in sinergia con il CO.RE.CO. sezione di Reggio
Calabria, e la complicità di qualche utile idiota, conclude questa
annosa vicenda approvando il rendiconto di gestione della farmacia.
rabberciato dal farmacista Giuseppe Rovere, a datare dal
22/09/1950 al 30/08/1977, con una partita di dare dello stesso
farmacista a favore dell’Ente della irrisoria somma di lire
11.000.000. Si badi bene, per 27 anni di gestione; si ricostruisce
tutta la carriera di dipendente dell’ospedale allo stesso Rovere a
datare dal 22/09/1950 al 31/12/1977, riconoscendogli tutte le
indennità possibili ed immaginabili, come per legge . . . ivi comprese
le aggiunte di famiglia per la moglie e due figli, liquidandogli
l’iperbolica somma di lire 83.620.741 (equivalenti, all’epoca, al
valore, di mercato di due appartamenti) da conguagliare con la
partita attiva per l’Ente di lire 11.000.000, forfettariamente
determinata, con una serie di rinunce, si fa per dire, da parte del
farmacista, per interessi sui capitali anticipati, ecc. . E, come se tutto
ciò non bastasse, lo stesso Commissario Chiantella, con sua
deliberazione del 31/03/1978 nel riconsegnarsi i locali della
farmacia con tutti i medicinali ivi giacenti a quella data, senza colpo


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ferire, accorda al Dr. Rovere un ulteriore ristoro di ben lire
3.840.070, mentre a nostro sommesso avviso non gli spettava
alcunché in quanto all’epoca della consegna della farmacia, come
giustamente rammenta il Giudice Calcaterra a pag.2 della sua
denuncia, ”per l’acquisto dei medicinali fu impiegata la somma
ricavata dalla vendita di un fondo”.
Il compito di tutela dell’interesse dell’Ente, come si vede, da parte
del commissario prefettizio Giorgio Chiantella fu magnificamente
assolto …..
A tal proposito non possiamo fare a meno di rammentare a noi
stessi, quanto affermava il sommo Luigi Einaudi a proposto dei
prefetti.
“Via i prefetti” – aveva tuonato Luigi Einaudi rientrando dalla
Svizzera con l’Italia liberata “via tutti i suoi uffici e le sue
ramificazioni. Nulla deve più essere lasciato in piedi di questa
macchina centralizzata. Il prefetto se ne deve andare, con le radici, il
tronco, i rami e le fronde. Per fortuna, di fatto oggi in Italia
l’amministrazione centralizzata è scomparsa. Non accadrà nessun
male se non ricostruiremo la macchina oramai guasta e marcia.
L’Unità del Paese non è data da prefetti e da provveditori agli studi e
dagli intendenti di finanza e dai segretari comunali e dalle circolari
ed istruzioni romane. L’unità del Paese è fatta dagli italiani”.


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E. dulcis in fundo, la ciliegina sulla torta è venuta fuori col solerte
bando di concorso effettuato dal commissario Chiantella, per la
copertura del posto di direttore della farmacia, concepito ad oc per il
figlio del farmacista licenziato. Deliberazione che il nuovo consiglio
di amministrazione insediatosi in data 15/04/1978, presieduto, dal
compianto senatore Emilio Argiroffi, di cui mi onoro di avere fatto
parte, all’unanimità ha doverosamente revocato, previa audizione
personale al CO.RE.CO., al cui Consesso è stato fatto presente, che il
dott. Rovere, contemporaneamente alla gestione della farmacia
svolgeva l’attività di Appaltatore Edile regolarmente iscritto all’Albo
della Provincia di Reggio Calabria.
Come si vede, per fortuna, avrebbe chiosato il Giudice Calcaterra,
non tutte le ciambelle escono col buco.
E la Corte dei Conti che ne pensa, in tutte altre faccende
affaccendata?
Ogni ulteriore commento è sprecato.
Polistena, lì 28 febbraio 2011
Pasqualino Tornatora