You are on page 1of 37

Approfondimenti sul Calcolo Integrale

Fabio Privileggi
26 novembre 2013
Indice
Indice iii
1 Integrali indeniti, deniti e impropri o generalizzati 1
1.1 Richiami sugli integrali indeniti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
1.1.1 Denizione di integrale indenito e calcolo di primitive semplici . . . . . . . 1
1.1.2 La costante di integrazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
1.1.3 Esempi di applicazione del procedimento di integrazione per scomposizione . 3
1.1.4 Integrazione e regola della catena . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.1.5 Integrazione per sostituzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.1.6 Integrazione per parti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
1.2 Richiami sugli integrali deniti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
1.2.1 Lintegrale di Riemann . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
1.2.2 Propriet` a dellintegrale denito . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
1.2.3 Il Teorema fondamentale del calcolo integrale . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
1.3 Integrali impropri o generalizzati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
1.3.1 Integrali di funzioni illimitate su intervalli limitati . . . . . . . . . . . . . . . 21
1.3.2 Integrali di funzioni limitate su intervalli illimitati . . . . . . . . . . . . . . . 26
Soluzioni degli esercizi 31
Bibliograa 33
Capitolo 1
Integrali indeniti, deniti e impropri o
generalizzati
Queste poche pagine costituiscono unestensione al capitolo 5 del testo [2] a cui vengono ag-
giunti gli integrali deniti per 1) funzioni non limitate su uno dei due estremi di integrazione e 2)
intervalli di integrazione con uno dei due estremi (o entrambi) pari a +o/e .
1.1 Richiami sugli integrali indeniti
1.1.1 Denizione di integrale indenito e calcolo di primitive semplici
NOTAZIONE 1.1 Data una funzione f : X R, X R, e dato un intervallo aperto (a, b) X,
ciascuna funzione F : (a, b) R tale che F

(x) = f (x) per ogni x (a, b) si chiama primitiva di f


(a ricordare lorigine da cui scaturisce la derivata f).
DEFINIZIONE 1.1 Lintegrale indenito di una funzione f (x), che indichiamo con
_
f (x) dx, ` e la
collezione di tutte le primitive di f : X R, X R; possiamo, cio` e, scrivere:
_
f (x) dx = F (x) + c, c R. (1.1)
La funzione f si dice funzione integranda, e la costante c si dice costante di integrazione.
La (1.1) sostanzialmente denisce loperatore inverso delloperatore derivata, ad essa corrispon-
de infatti, per denizione, lequazione f (x) = F

(x), valida per qualsiasi primitiva F (x) della


famiglia
_
f (x) dx.
Un aspetto intrigante della denizione 1.1 ` e che, introducendo lintegrale come relazione inversa
della derivata, le regole per il calcolo degli integrali indeniti sono gi` a pronte e confezionate: non
` e necessario costruire nessuna regola nuova, ` e (pressoch e) sufciente, infatti, leggere le tabelle con
lelenco delle derivate e delle regole di derivazione allincontrario. Schematizziamo la cosa nella
tabella 1.1 nella quale in ciascuna riga riportiamo a sinistra la regola di integrazione e a destra la
corrispondente regola di derivazione.
Le prime due propriet` a in tabella 1.1 si chiamano rispettivamente omogeneit` a e additivit` a rispetto
alla funzione integranda. Insieme stabiliscono la propriet` a di linearit` a
1
delloperatore integrale
1
Una funzione f (x) si dice lineare se, per ogni coppia , R, vale f (x + y) = f (x) + f (y). Per analogia
con questa denizione, si usa chiamare propriet` a di linearit` a lanaloga propriet` a per gli operatori derivata e integrale.
2 Capitolo 1
indenito come diretta conseguenza della propriet` a di linearit` a della derivata. La quarta riga segue
dalla prima e dalla terza riga, mentre lottava riga esprime come primitiva della funzione reciproca
f (x) = 1/x direttamente la funzione F (x) = ln |x|, che si chiama logaritmo generalizzato, dal
momento che non c` e nessun motivo a priori per limitare la funzione reciproca ai soli valori x > 0
(cio` e, al dominio di ln x).
Regola di integrazione Regola di derivazione corrispondente
_
kf (x) dx = k
_
f (x) dx D[kf (x)] = kf

(x)
_
[f (x) + g (x)] dx =
_
f (x) dx +
_
g (x) dx D[f (x) + g (x)] = f

(x) + g

(x)
_
dx =
_
1 dx = x + c D(x) = 1
_
mdx = m
_
dx = mx + c D(mx + q) = m
_
x

dx =
x
+1
+ 1
+ c, = 1 D(x

) = x
1
_
a
x
dx =
a
x
ln a
+ c, a > 0, a = 1 D(a
x
) = a
x
ln a
_
e
x
dx = e
x
+ c D(e
x
) = e
x
_
1
x
dx = ln |x| + c, x = 0 D(ln |x|) =
1
x
_
cos xdx = sin x + c D(sin x) = cos x
_
sin xdx = cos x + c D(cos x) = sin x
_
1
cos
2
x
dx = tan x + c D(tan x) =
1
cos
2
x
_
1
sin
2
x
dx = cot x + c D(cot x) =
1
sin
2
x
TABELLA 1.1: confronto fra regole di integrazione e regole di derivazione.
1.1.2 La costante di integrazione
Negli esempi appena visti ci siamo limitati a calcolare lintegrale indenito, cio` e linsieme di
tutte le primitive di una data funzione integranda a meno di una costante c. Avendo a disposizione un
pezzetto dinformazione in pi ` u, ` e possibile individuare una particolare primitiva F (x) appartenente
alla famiglia
_
f (x) dx; ` e possibile, cio` e, attribuire un valore specico alla costante di integrazione
c. Ad esempio, dato lintegrale indenito
_
2xdx = x
2
+ c, sapendo che F (0) = 0 ricaviamo il
valore c = 0 semplicemente risolvendo lequazione F (0) = 0
2
+ c = 0. Questo signica che,
conoscendo il valore assunto da F in un punto x
0
, riusciamo a determinare esattamente una delle
funzioni primitive che costituiscono lintegrale indenito
_
f (x) dx; nellesempio appena visto,
Integrali indeniti, deniti e impropri o generalizzati 3
sapere che F (0) = 0 ci permette di selezionare tra la famiglia di primitive F (x) = x
2
+ c la
funzione F (x) = x
2
.
In generale, consideriamo la generica primitiva della funzione f (x):
F (x) + c. (1.2)
Imponendo che essa passi per il punto P = (x
0
, y
0
), cio` e imponendo la condizione
F (x
0
) + c = y
0
,
si ottiene
c = y
0
F (x
0
) ,
e sostituendo questo valore in (1.2) si ottiene la primitiva cercata:
F (x) + c = F (x) + y
0
F (x
0
) .
ESEMPIO 1.1 Sia q () una funzione di produzione che dipende unicamente dal fattore produttivo
lavoro, . Sapendo che il prodotto marginale ` e costante, q

() = a, allora deduciamo che il prodotto


totale q () ` e una funzione lineare: q () =
_
ad = a
_
d = a + c (quarta riga in tabella 1.1). Una
brillante intuizione economica suggerisce che se = 0, allora q = 0 (chi non lavora non produce...),
ovvero q (0) = 0. Questinformazione, risolvendo q (0) = a (0) + c = 0, permette di determinare
univocamente la funzione di produzione q () = a.
1.1.3 Esempi di applicazione del procedimento di integrazione per scomposizione
Le prime due propriet` a della tabella 1.1 omogeneit` a e additivit` a rispetto alla funzione integran-
da indicano che le costanti moltiplicative possono essere portate fuori dal segno di integrale e
che lintegrale di una somma di funzioni ` e uguale alla somma degli integrali delle singole funzioni.
La loro generalizzazione pu` o essere riassunta nellespressione:
_
[k
1
f
1
(x) + k
2
f
2
(x) + + k
n
f
n
(x)] dx = k
1
_
f
1
(x) dx +k
2
_
f
2
(x) dx +
+ k
n
_
f
n
(x) dx,
cio` e,
_
_
n

i=1
k
i
f
i
(x)
_
dx =
n

i=1
k
i
_
f
i
(x) dx,
in base alla quale lintegrale di una combinazione lineare di funzioni
2
` e uguale alla combinazione
lineare degli integrali delle singole funzioni, e che esprime il cosiddetto procedimento di integrazione
per scomposizione.
Per calcolare gli integrali di funzioni pi ` u complesse si sfrutta questultima propriet` a dellintegrale
indenito (ovvero le prime due propriet` a in tabella 1.1) e due metodi di integrazione metodo per
sostituzione e metodo per parti che vedremo nel seguito, allo scopo di ricondurre gli integrali di
partenza ad uno o pi` u integrali immediati che compaiono nella tabella 1.1.
2
Si dice combinazione lineare di funzioni una somma di funzioni in cui ciascuna funzione viene moltipicata (pesata)
per una costante.
4 Capitolo 1
ESEMPIO 1.2 Determiniamo la generica primitiva della funzione
f (x) = x
2
+ 3x + 2,
e successivamente la primitiva passante per il punto P = (2, 3). Utilizzando il procedimento di
integrazione per scomposizione otteniamo:
_
_
x
2
+ 3x + 2
_
dx =
_
x
2
dx +
_
3xdx +
_
2 dx =
_
x
2
dx +3
_
xdx +2
_
dx .
Ognuno degli integrali nellultima somma ` e facilmente calcolabile con la tabella 1.1:
_
x
2
dx +3
_
xdx +2
_
dx =
1
3
x
3
+
3
2
x
2
+ 2x + c,
che rappresenta la generica primitiva della funzione f (x). Verichiamo lesattezza del risultato
ottenuto derivando il risultato:
D
_
1
3
x
3
+
3
2
x
2
+ 2x + c
_
=
1
3
3x
2
+
3
2
2x + 2 = x
2
+ 3x + 2
che ` e appunto la funzione di partenza.
Per determinare la primitiva che passa per il punto P = (2, 3) consideriamo lintegrale indenito
appena trovato,
F (x) =
1
3
x
3
+
3
2
x
2
+ 2x + c,
e imponiamo che questa funzione passi per il punto P = (2, 3), cio` e,
F (2) = 3
1
3
2
3
+
3
2
2
2
+ 2 2 + c = 3,
da cui
38
3
+ c = 3 c =
29
3
.
Sostituendo questo valore di c nella generica primitiva F (x) otteniamo
F (x) =
1
3
x
3
+
3
2
x
2
+ 2x
29
3
,
che rappresenta lunica primitiva della funzione f (x) passante per il punto P = (2, 3).
ESEMPIO 1.3 Determiniamo la generica primitiva della funzione
f (x) =
3x
3

x 2
x
,
e successivamente la primitiva passante per il punto P = (1, 0). Utilizzando il procedimento di
integrazione per scomposizione otteniamo:
_
3x
3

x 2
x
dx =
_
3x
3
x
dx
_
x
x
dx
_
2
x
dx = 3
_
x
2
dx
_
x
1/2
dx 2
_
1
x
dx .
Ognuno degli integrali nellultima somma ` e facilmente calcolabile con la tabella 1.1:
3
_
x
2
dx
_
x
1/2
dx 2
_
1
x
dx = 3
x
3
3

x
1/2
1/2
2 ln |x| + c = x
3
2

x 2 ln |x| + c,
Integrali indeniti, deniti e impropri o generalizzati 5
che rappresenta la generica primitiva della funzione f (x). Imponendo poi che questa primitiva passi
per il punto P = (1, 0) otteniamo
1
3
2

1 2 ln |1| + c = 0 1 2 + c = 0 c = 1.
Sostituendo questo valore di c nella generica primitiva F (x) otteniamo
F (x) = x
3
2

x 2 ln |x| + 1
che rappresenta lunica primitiva della funzione f (x) passante per il punto P = (1, 0).
1.1.4 Integrazione e regola della catena
Partendo dalla regola della derivata di funzioni composte costruiamo una formula per il calcolo
di integrali che si presentano in una certa forma. Ricordiamo che la derivata di una funzione com-
posta ` e il prodotto tra la derivata della funzione esterna e la derivata della funzione interna. Poich e
lintegrale ` e loperatore inverso della derivata, se riusciamo ad interpretare
3
la funzione integranda
come prodotto fra la derivata di una funzione e la derivata della funzione che compare come argo-
mento della prima, possiamo dedurre che lintegrale cercato non ` e altro che la funzione composta che
ha come funzione esterna f la primitiva della prima derivata e come funzione interna g la primitiva
della seconda derivata.
ESEMPIO 1.4 I seguenti casi illustrano lidea in modo eclatante.
1. La derivata di una funzione che si presenta come [f (x)]

` e D[f (x)]

= [f (x)]
1
f

(x);
pertanto, se ci troviamo di fronte una funzione integranda espressa da un prodotto come
[f (x)]

(x), sfruttando la quinta riga della tabella 1.1, ricaviamo la famiglia di primitive
F (x) = [f (x)]
+1
/ ( + 1)+c. Ad esempio, la funzione integranda di
_
4x
_
2x
2
+ 1
_
5/7
dx ` e
un prodotto di funzioni in cui il primo fattore ` e proprio la derivata dellargomento della poten-
za del secondo fattore, vale infatti, D
_
2x
2
+ 1
_
= 4x; deduciamo che
_
4x
_
2x
2
+ 1
_
5/7
dx =
(7/12)
_
2x
2
+ 1
_
12/7
+c. Per gli scettici, proviamo a derivare: D
_
(7/12)
_
2x
2
+ 1
_
12/7
+ c
_
=
(7/12) (12/7)
_
2x
2
+ 1
_
5/7
(4x) = 4x
_
2x
2
+ 1
_
5/7
; funziona!
2. Analogamente, vale De
f(x)
= e
f(x)
f

(x), da cui segue che


_
e
f(x)
f

(x) dx = e
f(x)
+ c.
Ad esempio,
_
3x
2
e
x
3
dx = e
x
3
+ c; poich e D
_
e
x
3
_
= 3x
2
e
x
3
, anche qui il meccanismo
funziona.
3. Dalla formula Dln |f (x)| = f

(x) /f (x) (la derivata logaritmica), ricaviamo


_
[f

(x) /f (x)] dx =
ln |f (x)| + c. Ad esempio,
_
3x
1/2
+ x
1/2
2
_
x
3/2
+ x
1/2
_ dx = ln

2
_
x
3/2
+ x
1/2
_

+ c,
dal momento che la derivata del denominatore della funzione integranda coincide con il
numeratore: D
_
2
_
x
3/2
+ x
1/2
_
= 2 (1/2)
_
3x
1/2
+ x
1/2
_
= 3x
1/2
+ x
1/2
. La verica che
D
_
ln

x
3/2
+ x
1/2

_
corrisponde alla funzione integranda ` e lasciata al lettore.
La tabella 1.2 riassume le tre formule appena sperimentate, ponendole, come al solito, a con-
fronto con la formula di derivazione che le origina.
3
Linterpretazione, in questo contesto, potrebbe consistere in qualche modica algebrica da apportare alla funzione
integranda al ne di poterla scrivere proprio come prodotto di derivate, come vedremo nei prossimi esempi.
6 Capitolo 1
Regola di integrazione Regola di derivazione corrispondente
_
[f (x)]

(x) dx =
[f (x)]
+1
+ 1
+ c D[f (x)]

= [f (x)]
1
f

(x)
_
e
f(x)
f

(x) dx = e
f(x)
+ c De
f(x)
= e
f(x)
f

(x)
_
f

(x)
f (x)
dx = ln |f (x)| + c Dln |f (x)| =
f

(x)
f (x)
TABELLA 1.2: regole di integrazione con relative regole di derivazione associate.
In verit` a, la tabella 1.2 amplia di poco i nostri orizzonti; bisogna essere piuttosto fortunati per
incontrare una funzione integranda che assuma una delle tre forme previste. Ad esempio, ` e suf-
ciente invertire gli esponenti nel caso 2 dellesempio 1.4, volendo, cio` e, calcolare
_
3x
3
e
x
2
dx, per
rendersi immediatamente conto che la seconda riga della tabella 1.2 ` e inapplicabile. Cionondimeno,
esistono funzioni integrande che, pur non presentandosi (immediatamente) nelle forme eleganti della
tabella 1.2, ` e possibile trasformare opportunamente con qualche modica algebrica, come mostra il
prossimo esempio.
ESEMPIO 1.5 La funzione integranda di
_ _
x
3
+ 3x
2
+ 1
_
3
_
x
2
+ 2x
_
dx ` e formata da un prodot-
to il cui secondo fattore assomiglia alla derivata dellargomento della potenza a primo fattore:
D
_
x
3
+ 3x
2
+ 1
_
= 3x
2
+6x = 3
_
x
2
+ 2x
_
; si tratta di
_
x
2
+ 2x
_
moltiplicato per 3. Per ottenere una
funzione integranda secondo i crismi della prima riga della tabella 1.2 bisognerebbe far comparire in
qualche modo la costante moltiplicativa 3. Il colpo di genio ` e moltiplicare e dividere tutto per 3; per ` o
questo signica introdurre anche la costante moltiplicativa indesiderata 1/3, cosa che, almeno a
prima vista, ci pare discutibile. Effettivamente questa ` e la strategia giusta; la prima riga della tabel-
la 1.1 ci viene in soccorso insegnandoci che ` e sempre possibile sbarazzarsi di qualsiasi costante
indesiderata semplicemente portandola fuori dal segno di integrale. Concludendo:
_
_
x
3
+ 3x
2
+ 1
_
3
_
x
2
+ 2x
_
dx =
1
3
_
_
x
3
+ 3x
2
+ 1
_
3
_
3
_
x
2
+ 2x
_
dx =
1
12
_
x
3
+ 3x
2
+ 1
_
4
+ c.
Come sempre, si invita il lettore a vericare derivando il risultato.
Con un po di pratica, quindi, non ` e impossibile imparare a riconoscere in una funzione inte-
granda gli elementi principali che costituiscono una delle tre forme della tabella 1.2 anche se non
coincidono esattamente con una di esse. In questi casi, con semplici manipolazioni algebriche (di
solito moltiplicando e dividendo per opportune costanti), non ` e difcile trasformare lintegrale di
partenza in uno equivalente che sappiamo risolvere.
1.1.5 Integrazione per sostituzione
REGOLA 1.1 (INTEGRAZIONE PER SOSTITUZIONE) Se f (x) ` e una funzione continua e x = (t) ` e
una funzione dotata di derivata continua, tale che sia denita la funzione composta f [(t)], allora
_
f (x) dx =
_
f [(t)]

(t) dt .
In pratica, questo metodo viene utilizzato effettuando, nellintegrale di partenza, la sostituzione
x = (t) ,
Integrali indeniti, deniti e impropri o generalizzati 7
e tenendo presente che da essa, differenziando entrambi i termini, si ha
1 dx =

(t) dt, (1.3)


in modo da poter sostituire il termine dx nellintegrale di partenza con il termine

(t) dt. Nella


(1.3) i simboli dx e dt vengono interpretati come simboli differenziali.
ESEMPIO 1.6 Per calcolare lintegrale indenito
_
sin (2x + 3) dx
possiamo utilizzare il metodo di integrazione per sostituzione. Poniamo
2x + 3 = t,
da cui
x =
t 3
2
=
1
2
t
3
2
;
differenziando entrambi i membri otteniamo
dx =
1
2
dt .
Sostituendo le espressioni ottenute per 2x+3 e per dx nellintegrale di partenza abbiamo lintegrale
_
sin (2x + 3) dx =
_
sin t
1
2
dt,
che ` e facilmente risolvibile con la tabella 1.1:
_
sin t
1
2
dt =
1
2
_
sin t dt =
1
2
cos t + c.
Inne, sostituendo a t la sua espressione originaria si ottiene
_
sin (2x + 3) dx =
1
2
cos (2x + 3) + c,
che rappresenta lintegrale cercato. Infatti, vale
D
_

1
2
cos (2x + 3) + c
_
=
1
2
sin (2x + 3) 2 + 0 = sin (2x + 3) .
1.1.6 Integrazione per parti
REGOLA 1.2 (INTEGRAZIONE PER PARTI) Se f (x) e g (x) sono funzioni continue dotate di derivata
continua, allora vale
_
f (x) g

(x) dx = f (x) g (x)


_
f

(x) g (x) dx, (1.4)


dove, nellintegrale di partenza, f (x) prende il nome di fattore nito mentre g

(x) dx prende il nome


di fattore differenziale.
8 Capitolo 1
Questo metodo viene utilizzato per calcolare lintegrale indenito di una funzione che pu` o esse-
re espressa come prodotto di due funzioni f (x) e g

(x), la seconda delle quali ` e la derivata di una


funzione nota ossia la sua primitiva ` e conosciuta. Conviene interpretare come g

(x) la pi` u com-


plicata delle due funzioni iniziali, purch e si sappia calcolare una sua primitiva in modo elementare
mediante, cio` e, le tabelle 1.1 e 1.2. Il compito della formula (1.4) ` e di trasformare lintegrale a
sinistra nellintegrale pi ` u semplice che compare come secondo addendo a destra; essa pu` o venire
applicata pi` u volte, iterativamente, agli integrali che compaiono nel termine a destra della (1.4), no
ad ottenere un integrale pi ` u semplice che si riesce a risolvere in modo elementare.
ESEMPIO 1.7 Risolviamo lintegrale indenito
_
ln xdx
con il metodo di integrazione per parti. A questo scopo lintegrale pu` o essere scritto come integrale
del prodotto 1 ln x:
_
1 ln xdx .
Al ne di individuare tra i due fattori presenti sotto il segno di integrale il fattore nito ed il fattore
differenziale cio` e, le funzioni f (x) e g

(x) che compaiono, insieme a f

(x) e g (x), nella formula


(1.4) dobbiamo chiederci di quale delle due conosciamo una primitiva: certamente non di ln x, che
` e la funzione integranda dellintegrale di partenza. Dunque, necessariamente dobbiamo porre
f (x) = ln x e g

(x) = 1,
per cui le funzioni da utilizzare nella formula (1.4) sono
f (x) = ln x = f

(x) =
1
x
,
g

(x) = 1 = g (x) = x.
Applicando tale formula otteniamo
_
1 ln xdx = xln x
_
1
x
xdx = xln x
_
dx = xln x x + c = x(ln x 1) + c,
che rappresenta lintegrale cercato. Infatti, derivando:
D[x(ln x 1) + c] = x
1
x
+ ln x 1 + 0 = ln x.
ESEMPIO 1.8 Risolviamo lintegrale indenito
_
xe
x
dx (1.5)
con il metodo di integrazione per parti. Poniamo
f (x) = x e g

(x) = e
x
,
da cui
f (x) = x = f

(x) = 1
g

(x) = e
x
= g (x) = e
x
.
Applicando la formula (1.4) otteniamo
_
xe
x
dx = xe
x

_
e
x
dx = xe
x
e
x
+ c = e
x
(x 1) + c.
Integrali indeniti, deniti e impropri o generalizzati 9
Nellultimo esempio osserviamo che se avessimo effettuato la scelta f (x) = e
x
e g

(x) = x,
applicando la formula (1.4) ci saremmo ritrovati con un un integrale pi ` u complicato di quello di
partenza, per lesattezza
_
x
2
e
x
dx, per cui non avremmo risolto il problema. Resta quindi valida la
regola sopra enunciata in base alla quale ` e opportuno scegliere come funzione g

(x) quella pi ` u com-


plicata, ma che, nello stesso tempo, sia integrabile immediatamente la pi ` u complicata delle due
funzioni che compaiono in (1.5) ` e chiaramente e
x
, che ha il vantaggio di essere integrabile immedia-
tamente, per cui si pone g

(x) = e
x
. Diversamente, nellesempio 1.7 siamo stati costretti a scegliere
come funzione g

(x) la pi` u semplice delle due, g

(x) = 1, soltanto perch e non conoscevamo una


primitiva dellaltra, ln x.
ESEMPIO 1.9 Lintegrale indenito
_
x
2
e
x
dx
` e una leggera evoluzione di quello in (1.4). Utilizziamo ancora il metodo di integrazione per parti
ponendo
f (x) = x
2
= f

(x) = 2x
g

(x) = e
x
= g (x) = e
x
.
Applicando la formula (1.4) otteniamo
_
x
2
e
x
dx = x
2
e
x
2
_
xe
x
dx,
che non ` e ancora immediatamente risolvibile. Possiamo dunque applicare di nuovo la formula (1.4)
allintegrale di destra,
_
xe
x
dx, che ` e lintegrale calcolato nellesempio 1.8, per cui alla ne si ottiene:
_
x
2
e
x
dx = x
2
e
x
2
_
xe
x
dx = x
2
e
x
2 [e
x
(x 1) + c] = x
2
e
x
2xe
x
+2e
x
+c = e
x
_
x
2
2x + 2
_
+c,
che ` e la soluzione dellintegrale cercato (si noti che il prodotto 2c che compare svolgendo i calcoli
continua ad essere indicato con c in quanto questultima ` e una costante arbitraria, che quindi pu` o
assumere qualsiasi valore, esattamente come 2c).
ESEMPIO 1.10 Calcoliamo lintegrale indenito
_
e
x
sin xdx .
Utilizziamo il metodo di integrazione per parti ponendo
f (x) = sin x = f

(x) = cos x
g

(x) = e
x
= g (x) = e
x
,
cosicch e, applicando la formula (1.4),
_
e
x
sin xdx = e
x
sin x
_
e
x
cos xdx .
Risolviamo il nuovo integrale,
_
e
x
cos xdx, di nuovo per parti ponendo
f (x) = cos x = f

(x) = sin x
g

(x) = e
x
= g (x) = e
x
,
10 Capitolo 1
per cui si ottiene
_
e
x
sin xdx = e
x
sin x
_
e
x
cos xdx = e
x
sin x
_
e
x
cos x +
_
e
x
sin xdx
_
= e
x
sin x e
x
cos x
_
e
x
sin xdx .
Osservando che a primo e a secondo membro compare lo stesso integrale,
_
e
x
sin xdx, possiamo
scrivere
2
_
e
x
sin xdx = e
x
sin x e
x
cos x + c,
da cui
_
e
x
sin xdx =
1
2
e
x
(sin x cos x) + c.
Notiamo che a secondo membro la costante c compare nel momento in cui non vi ` e pi ` u il simbolo
di integrale, in quanto no a quel punto essa ` e di fatto incorporata nel simbolo di integrale stesso.
Nellultimo esempio lintegrale avrebbe anche potuto essere risolto, sempre per parti, scegliendo
allinizio f (x) = e
x
e g

(x) = sin x e, al momento della seconda integrazione per parti, f (x) = e


x
e g

(x) = cos x. In altre parole, in questi casi occorre mantenere la stessa scelta per la funzione
esponenziale e per la funzione trigonometrica in entrambe le integrazioni per parti perch e altrimenti
si tornerebbe al punto di partenza. Infatti, se nella seconda integrazione dellesempio 1.10 avessimo
risolto lintegrale
_
e
x
cos xdx di nuovo per parti ponendo
f (x) = e
x
= f

(x) = e
x
g

(x) = cos x = g (x) = sin x,


avremmo ottenuto
_
e
x
sin xdx = e
x
sin x
_
e
x
cos xdx = e
x
sin x
_
e
x
sin x
_
e
x
sin xdx
_
=
_
e
x
sin xdx,
ossia non avremmo fatto molta strada...
ESERCIZIO 1.1 Si calcolino i seguenti integrali indeniti:
1.
_
x + 5

x
dx; 2.
_
e
cos x
sin xdx; 3.
_
sin (

x) dx; 4.
_
ln x
x
dx; 5.
_
(ln x)
2
x
dx;
6.
_
x
2
e
2x
dx; 7.
_

1 xdx; 8.
_
_
1 + e
2x
_
dx; 9.
_
(x + 1) e
x
dx; 10.
_
e

x
dx;
11.
_
_
x + x
2
_
dx; 12.
_
(x + sin x) dx; 13.
_
2x
2
e
2x
dx; 14.
_

1 + xdx;
15.
_
3x
2
x
3
+ 1
dx; 16.
_
e
1x
dx.
ESERCIZIO 1.2 Determinare la primitiva di ciascuna delle seguenti funzioni f (x) passante per il
punto P = (x
0
, y
0
) dato:
1. f (x) = 3x
2
+ 2x + 5 con P = (1, 1); 2. f (x) = cos x + x + 3x
2
con P = (0, 1);
3. f (x) =

x +
1
x
con P = (1, 1); 4. f (x) = (2x + 3)
2
con P = (0, 1); 5. f (x) =
e

x
+ 2

x
con P = (1, 1); 6. f (x) =
2x 1
x
2
x 1
con P = (1, 1); 7. f (x) = e
sin x
cos x con P = (0, 2);
8. f (x) = e
2x3
con P = (1, 0); 9. f (x) = e

x
con P = (0, 1); 10. f (x) =

x x
2
con
P = (1, 0).
Integrali indeniti, deniti e impropri o generalizzati 11
1.2 Richiami sugli integrali deniti
In questo paragrafo ci poniamo il problema del calcolo dellarea della supercie compresa tra il
graco di una funzione f : X R, X R e lasse delle ascisse in un certo intervallo [a, b] X.
1.2.1 Lintegrale di Riemann
Seguiremo un procedimento analogo a quello sviluppato per la denizione astratta della derivata:
approssimare larea cercata mediante aree che sappiamo calcolare, quelle dei rettangoli. Prendendo
rettangoli sempre pi ` u sottili e numerosi vedremo che saremo in grado di migliorare lapprossi-
mazione a piacimento, no al punto di ottenere il valore esatto dellarea cercata come limite della
somma delle superci di questi rettangoli per la loro ampiezza che tende a zero, ossia per il loro
numero che tende a innito. Lidea ` e dunque costruire una famiglia di rettangoli che, allaumentare
del numero di rettangoli, si adatti sempre meglio allarea da misurare; immaginiamo di ritagliare
sempre pi` u rettangoli, ciascuno con base sempre pi ` u sottile (e altezza opportuna), e di ricoprire larea
irregolare con questi rettangoli: al limite, con inniti rettangoli, siamo in grado di far combaciare
la nostra famiglia di rettangoli con larea in modo esatto.
Data una funzione f, consideriamo un intervallo
4
[a, b] del suo dominio e suddividiamo tale
intervallo in n sottointervalli uguali, ciascuno di ampiezza (costante) = (b a) /n. La collezione
di intervalli (chiusi) cos` ottenuta, la cui unione coincide con [a, b] e la cui intersezione a due a due ` e
lestremo in comune a ciascuna coppia, si chiama partizione dellintervallo [a, b]. Indichiamo con x
0
(= a), x
1
, x
2
, . . . , x
n
(= b) gli estremi di (tutti) questi sottointervalli e consideriamo i valori assunti
da f su ciascun estremo superiore, f (x
1
), f (x
2
), . . . , f (x
n
). Se associamo a ciascun sottointervallo
[x
i1
, x
i
] il valore f (x
i
), ci` o che otteniamo ` e una famiglia (nita) di rettangoli ciascuno con base
[x
i1
, x
i
] e altezza f (x
i
); poich e ogni sottointervallo ha la medesima ampiezza, x
i
x
i1
= =
(b a) /n, larea di ciascun rettangolo ` e pari a (base altezza) f (x
i
) (x
i
x
i1
) = f (x
i
) , per
ogni i = 1, . . . , n. Siamo interessati alla somma di queste aree, che si chiama somma di Riemann:
f (x
1
) (x
1
x
0
) + f (x
2
) (x
2
x
1
) + + f (x
n
) (x
n
x
n1
) =
= [f (x
1
) + f (x
2
) + + f (x
n
)] =
=
n

i=1
f (x
i
) , (1.6)
dove, nellultima uguaglianza, il simbolo di sommatoria,

n
i=1
f (x
i
) = f (x
1
) + f (x
2
) +
+f (x
n
), sintetizza una somma che si presuppone coinvolga un numero elevato di addendi.
La gura 1.1 illustra lapprossimazione dellarea sottesa al graco di una funzione f nellinter-
vallo [a, b] come somma delle aree di 8 rettangoli [la somma di Riemann (1.6) con n = 8]. Si osserva
che, poich e abbiamo deciso di attribuire al rettangolo laltezza denita da f calcolata sullestremo
superiore di ciascun sottointervallo, la somma delle aree dei primi tre rettangoli (dove la funzione
` e crescente) ` e maggiore dellarea sottesa al graco di f, mentre accade lopposto per i rimanenti
cinque rettangoli (dove la funzione ` e decrescente); chiaramente si tratta di unapprossimazione, cer-
tamente diversa dal valore esatto dellarea cercata. Ci ` o che ` e importante sottolineare, come la gura
4
Per comodit` a scegliamo un intervallo chiuso, cos` come saranno intervalli chiusi le basi dei rettangoli che costruiremo.
In verit` a, nulla cambierebbe se prendessimo intervalli aperti: includere o escludere i lati di un rettangolo ` e ininuente per
il calcolo della sua area, poich e i lati hanno area nulla (` e la pancia del rettangolo che conta).
12 Capitolo 1
1.1 lascia chiaramente intendere, ` e che riducendo lampiezza di ciascun sottointervallo, e contem-
poraneamente aumentando il numero di sottointervalli (e quindi dei rettangoli),
5
lapprossimazione
necessariamente migliora. In altre parole, il parametro di controllo per la bont` a dellapprossimazio-
ne ` e lampiezza : al ridursi di le somme di Riemann costituiscono unapprossimazione via via
migliore dellarea cercata. E possiamo immaginare il gran nale: al limite, per 0, la successione
delle somme di Riemann coincide con larea sottesa al graco di f su [a, b].
x
y
f
a = x
0
x
1
x
2
x
3
x
4
x
5
x
6
x
7 x
8
= b
f (x
1
)
f (x
3
)
FIGURA 1.1: somma di Riemann come approssimazione
dellarea sotto il graco di f.
Osserviamo che la stessa costruzio-
ne vale anche se prendiamo sottointer-
valli di ampiezza variabile, limportan-
te ` e che lampiezza massima tenda a
zero; inoltre, per determinare laltezza
di ciascun rettangolo non ` e necessario
valutare f sullestremo superiore x
i
di
ogni sottointervallo [x
i1
, x
i
], ` e eviden-
te che, al limite, non fa differenza valu-
tare f sullestremo inferiore x
i1
, ov-
vero su qualsiasi punto x
i
del sottoin-
tervallo, x
i1
x
i
x
i
. Laspetto
cruciale, come nel caso della derivata,
` e che il limite cercato esista nito.
DEFINIZIONE 1.2 Data una funzione
f : [a, b] R, si consideri la partizione dellintervallo [a, b] in n sottointervalli ciascuno di ampiezza
= (b a) /n. Preso un qualsiasi punto x
i
[x
i1
, x
i
], per ogni i = 1, . . . , n, diremo che f ` e in-
tegrabile secondo Riemann sullintervallo [a, b] se esiste nito il limite delle somme di Riemann
(1.6) per che tende a zero:
f integrabile su [a, b] lim
0

i=1
f ( x
i
) = lim
n

i=1
f ( x
i
) = , (1.7)
indipendentemente dalla scelta di x
i
[x
i1
, x
i
] .
NOTAZIONE 1.2 Il limite in (1.7) si chiama integrale denito di f su [a, b] e si indica con:
_
b
a
f (x) dx . (1.8)
Gli estremi a e b si dicono estremi di integrazione e f si dice funzione integranda.
Dal punto di vista geometrico, dunque, lintegrale denito misura larea (con segno) della super-
cie compresa tra il graco di f e lasse delle ascisse relativamente allintervallo [a, b]. Nel caso di
una funzione non negativa, f (x) 0 per ogni x [a, b] (cio` e di una funzione il cui graco non si
trova mai al di sotto dellasse delle ascisse), risulta
_
b
a
f (x) dx 0,
5
Poich e = (b a) /n e b a rimane costante, una riduzione di implica necessariamente un aumento di n.
Integrali indeniti, deniti e impropri o generalizzati 13
mentre nel caso di una funzione non positiva, f (x) 0 per ogni x [a, b] (cio` e di una funzione il
cui graco non si trova mai al di sopra dellasse delle ascisse), risulta
_
b
a
f (x) dx 0.
Nel caso di una funzione f (x) che cambia segno sullintervallo [a, b], invece, il valore dellinte-
grale rappresenta la differenza tra larea (positiva) della supercie compresa tra la parte di graco
che si trova al di sopra dellasse delle ascisse e lasse delle ascisse stesso, e larea (negativa) del-
la supercie compresa tra la parte di graco che si trova al di sotto dellasse delle ascisse e lasse
delle ascisse stesso. In altre parole, in questo caso il valore dellintegrale esprime il risultato della
compensazione tra aree positive e negative:
_
b
a
f (x) dx = somma algebrica delle aree.
Il seguente risultato individua due classi di funzioni per le quali ` e garantita lesistenza dellinte-
grale denito.
TEOREMA 1.1
1. Se f ` e monotona (crescente o decrescente) su [a, b], allora ` e integrabile secondo Riemann
su [a, b].
2. Se f ` e continua su [a, b], oppure ammette un numero nito o innito numerabile di punti di
discontinuit ` a, allora f ` e integrabile secondo Riemann su [a, b].
Sostanzialmente, il Teorema 1.1 stabilisce che quasi tutte le funzioni considerate usualmente
risultano integrabili ossia esiste nito il limite (1.7). La classe di funzioni che utilizzeremo ` e
un sottoinsieme della classe considerata nel punto 2 del Teorema 1.1: la famiglia delle funzioni
continue su [a, b]; tale famiglia copre ampiamente tutte le applicazioni economiche dellintegrale.
Ricordiamo comunque che esistono funzioni non integrabili; rinviamo il lettore incuriosito da tali
esempi (patologici) a letture pi ` u sosticate.
6
1.2.2 Propriet` a dellintegrale denito
Elenchiamo le propriet` a degli integrali deniti che dipendono dagli estremi di integrazione a e b
e dal segno della funzione integranda f.
PROPRIET ` A 1.1 Siano f : [a, b] R e g : [a, b] R integrabili su [a, b].
1. Se a = b, ovvero se lintervallo di integrazione [a, b] si riduce ad un punto, lintegrale ` e nullo:
_
a
a
f (x) dx = 0.
Lintuizione ` e ovvia: in questo caso larea sottesa al graco di f si riduce ad un segmento
che ha supercie nulla.
2. Per convenzione si pone
_
a
b
f (x) dx =
_
b
a
f (x) dx,
ovvero, invertendo lordine degli estremi di integrazione, lintegrale cambia segno.
6
Lesempio 8.7 a p.170 in [3], vol. 1, ` e istruttivo.
14 Capitolo 1
3. Omogeneit ` a:
_
b
a
kf (x) dx = k
_
b
a
f (x) dx , dove k R ` e una costante.
4. Additivit ` a rispetto alla funzione integranda:
_
b
a
[f (x) + g (x)] dx =
_
b
a
f (x) dx +
_
b
a
g (x) dx .
5. Linearit ` a: unendo le propriet ` a 3 e 4 si ottiene
_
b
a
_
n

i=1
k
i
f
i
(x)
_
dx =
n

i=1
k
i
_
b
a
f
i
(x) dx .
6. Positivit ` a: se f (x) 0, anche
_
b
a
f (x) dx 0. In altre parole, per convenzione si ` e stabilito
che la parte di graco di f che sta sopra lasse delle ascisse (detta parte positiva) genera
unarea sottesa positiva, mentre la parte di graco di f che sta sotto lasse delle ascisse
(detta parte negativa) genera unarea negativa (si tratta dellarea che si trova sotto lasse
delle ascisse e sopra, anzich e sotto, il graco stesso); la gura 1.2(a) illustra la situazione.
7. Monotonia: se f (x) g (x), allora
_
b
a
f (x) dx
_
b
a
g (x) dx. Lintuizione ` e semplice: se il
graco di f si trova sopra quello di g, larea generata dal primo ` e maggiore di quella generata
dal secondo.
8. Additivit ` a rispetto allintervallo di integrazione: vale
_
b
a
f (x) dx =
_
c
a
f (x) dx +
_
b
c
f (x) dx per ogni c [a, b] .
La gura 1.2(b) illustra questa propriet ` a: larea sottesa al graco di f su [a, b] pu` o essere
scomposta nella somma delle due aree sottese al graco di f nei due intervalli [a, c] e [c, b].
9. Inne, vale

_
b
a
f (x) dx

_
b
a
|f (x)| dx .
Questa propriet ` a ` e una conseguenza della 6: poich e il segno dellintegrale denito dipen-
de dal segno della funzione integranda f, lintegrale
_
b
a
f (x) dx potrebbe essere in valore
assoluto inferiore allintegrale del valore assoluto di f, |f (x)|, che per denizione ha segno
positivo.
Terminiamo questo paragrafo con un teorema che ci torner` a utile nel seguito.
TEOREMA 1.2 (DELLA MEDIA INTEGRALE) Sia f una funzione continua (e quindi integrabile) sullin-
tervallo [a, b]. Allora esiste un punto [a, b] tale che
_
b
a
f (x) dx = f () (b a) .
Il valore f () ` e detto valore medio di f su [a, b].
La gura 1.2(c) illustra il Teorema 1.2: il valore medio f () corrisponde allaltezza del rettan-
golo che ha area corrispondente allarea sottesa al graco di f su [a, b], cio` e, lunione della supercie
in grigio con le due superci in grigio pi ` u chiaro contenute nel rettangolo. Il valore (costante) f ()
individua una funzione costante che in media genera lo stesso integrale di f su [a, b].
Integrali indeniti, deniti e impropri o generalizzati 15
0
x
y
a
b
f
parte
parte
negativa
positiva
(a)
x
y
a
b
c
f
_
c
a
f (x) dx
_
b
c
f (x) dx
(b)
x
y
a
b
f

f ()
(c)
FIGURA 1.2: (a) parte positiva e parte negativa del graco di f; (b) additivit` a rispetto allintervallo di
integrazione; (c) teorema della media integrale.
1.2.3 Il Teorema fondamentale del calcolo integrale
Due sono i punti rimasti in sospeso: 1) la denizione 1.2 ` e astratta, certamente non possiamo
pensare di calcolare aree valutando il limite delle somme di Riemann, rimane dunque da capire come
si calcola un integrale denito; 2) dobbiamo indagare sulleventuale esistenza di un legame fra inte-
grale denito e integrale indenito. Risolvendo il secondo enigma, automaticamente risponderemo
anche al primo quesito; poich e nel paragrafo 1.1 abbiamo appreso alcune tecniche di calcolo dellin-
tegrale indenito, ` e chiaro che se riuscissimo a esprimere lintegrale denito in termini di primitiva
della funzione integranda avremmo buone speranze di riuscire a calcolarlo.
Giusto per aumentare un po la confusione, introduciamo una nuova funzione che, in un certo
senso, mescola i due tipi di integrali.
DEFINIZIONE 1.3 Data una funzione continua f : [a, b] R, scegliamo un qualsiasi punto x
0
[a, b]
e deniamo la funzione integrale F : [a, b] R come
F (x) =
_
x
x
0
f (t) dt . (1.9)
La variabile t [a, b], accessoria per denire lintegrale denito di estremi x
0
e x nel termine a
destra, si chiama variabile muta, per sottolineare che essa non ha nulla a che vedere con la variabile
dinteresse, la x, che ` e contemporaneamente largomento di F e lestremo superiore di integrazione
di f. La scelta di utilizzare la stessa lettera maiuscola F sia per individuare la funzione integrale
che per indicare una primitiva di f (notazione 1.1), naturalmente, ` e tuttaltro che casuale.
Per la denizione 1.2, la funzione integrale F (x) fornisce la misura dellarea sottesa al graco
di f tra i punti x
0
e x, entrambi appartenenti allintervallo [a, b]. Una volta ssato il punto di
riferimento x
0
[a, b], che, come vedremo, ha un ruolo del tutto trascurabile, F (x) restituisce
larea sotto il graco di f tra x
0
e x, e questo per ogni x [a, b]. Poich e x
0
` e arbitrario, nessuno ci
vieta di scegliere x
0
= a; in questo caso F (x) fornisce la misura di tutte le aree sotto il graco di f
sullintervallo [a, x], per ogni x [a, b], e quindi, in particolare, per x = b proprio larea sottesa al
graco di f fra a e b, ovvero lobiettivo nale della nostra indagine.
`
E giunto il momento di imparare
a valutare F (x).
TEOREMA 1.3 (FONDAMENTALE DEL CALCOLO INTEGRALE) Sia f : [a, b] R una funzione conti-
nua (e quindi integrabile). Allora, per ogni x
0
[a, b], la funzione integrale F (x) =
_
x
x
0
f (t) dt, con
x
0
, x [a, b] ` e derivabile su [a, b] e vale F

(x) = f (x) per ogni x [a, b] (F ` e, cio` e, una primitiva di


f), ossia F

corrisponde alla funzione integranda f valutata sullestremo superiore di integrazione,


x.
16 Capitolo 1
Dimostrazione. Dobbiamo dimostrare che F

(x) = f (x), dove largomento di f ` e x, non t


come nella (1.9). Per denizione, F

(x) ` e il limite del rapporto incrementale [F (x + h) F (x)] /h


per h 0; studiamo in dettaglio questo rapporto incrementale:
F (x + h) F (x)
h
=
_
x+h
x
0
f (t) dt
_
x
x
0
f (t) dt
h
=
_
x
0
x
f (t) dt +
_
x+h
x
0
f (t) dt
h
=
_
x+h
x
f (t) dt
h
=
f () h
h
= f () , con [x, x + h] .
Nella prima uguaglianza abbiamo usato la denizione 1.3 per esprimere F nei punti x e x + h,
nella seconda abbiamo applicato la 2 delle propriet` a 1.1 e abbiamo invertito lordine degli addendi
a numeratore, nella terza
7
ladditivit` a dellintegrale denito rispetto allintervallo di integrazione
[x, x + h] (la 8 delle propriet` a 1.1), e nella penultima il Teorema 1.2 della media integrale. Se
h 0, (x + h) x, e pertanto, per il Teorema del confronto fra limiti, necessariamente anche
x; ma allora, poich e per ipotesi f ` e continua, lim
x
f () = f (x), e dunque
F

(x) = lim
h0
F (x + h) F (x)
h
= lim
x
f () = f (x) ,
che ` e la tesi.
Il prossimo corollario ` e una diretta conseguenza del Teorema 1.3 e fornisce una regola che per-
mette nalmente il calcolo dellintegrale denito
_
b
a
f (x) dx [oggetto ben diverso dalla funzione
integrale F (x) =
_
x
x
0
f (t) dt, come si vede dagli estremi di integrazione e dalla variabile muta],
ovvero dellarea sottesa al graco di f fra a e b.
COROLLARIO 1.1 Siano f : [a, b] R una funzione continua (e quindi integrabile) e : [a, b] R
una qualsiasi primitiva di f. Allora
_
b
a
f (x) dx = (b) (a) = [(x)]
b
a
. (1.10)
La scrittura [(x)]
b
a
` e un modo sintetico per indicare la differenza fra i due valori assunti dalla
generica primitiva negli estremi a e b, (b) (a), che torna comodo negli esercizi.
Dimostrazione. Poich e f ` e continua su [a, b] il Teorema 1.3 afferma che
F (x) =
_
x
x
0
f (t) dt
` e una primitiva di f, cio` e F

(x) = f (x). Poich e ` e una qualsiasi altra primitiva di f, F e sono


uguali a meno di una costante additiva, cio` e
(x) = F (x) + c per qualche c R.
Sostituendo a F la corrispondente espressione in (1.9) valutata per x
0
= a otteniamo
(x) =
_
x
a
f (t) dt +c, (1.11)
7
In questo passaggio facciamo sparire dalla scena il punto arbitrario x
0
introdotto con la denizione 1.3; da ci ` o
deduciamo la sua irrilevanza dal punto di vista sostanziale.
Integrali indeniti, deniti e impropri o generalizzati 17
che in x = a vale
(a) =
_
a
a
f (t) dt +c,
che, poich e per la 1 delle propriet` a 1.1
_
a
a
f (t) dt = 0, restituisce il valore di c dato da
c = (a) .
Possiamo dunque riscrivere la (1.11) come
(x) =
_
x
a
f (t) dt +(a) ,
da cui otteniamo
_
x
a
f (t) dt = (x) (a) ,
che in x = b diventa
_
b
a
f (t) dt = (b) (a) ,
che ` e la (1.10).
OSSERVAZIONE 1.1 Il simbolo indica una qualsiasi primitiva di f, ossia vale (x) = F (x) + c
per qualche c, dove F (x) ` e unaltra primitiva di f. Lo scopo di introdurre il nuovo simbolo (x)
per indicare una qualsiasi primitiva di f, anzich e usare la scrittura pi ` u familiare F (x) + c, serve a
sottolineare il fatto che nel calcolo di
_
b
a
f (x) dx non ` e necessario conoscere il valore di c; infatti,
qualsiasi costante di integrazione c verrebbe automaticamente eliminata nella differenza (b)(a)
in (1.10). In pratica, nella valutazione della primitiva (x) in (1.10) conviene sempre usare c = 0.
0
x
y
b
2b
f (x) = 2x
area =
=
1
2
(b) (2b)
= b
2
(a)
0
x
c

10
20
100 400
area = 4667
(b)
FIGURA 1.3: (a)
_
b
0
2xdx; (b) la variazione di costo da 100
a 400 unit` a se c

(x) = x
1/2
` e 4667.
Dalla formula (1.10) impariamo che
lintegrale denito di una funzione conti-
nua su di un intervallo ` e dato dalla dif-
ferenza tra i valori che una qualsiasi pri-
mitiva della funzione stessa assume nel-
lestremo superiore e nellestremo inferio-
re di integrazione. Pertanto,per calcola-
re
_
b
a
f (x) dx, bisogna prima cercare una
(qualsiasi) primitiva di f, e poi calcolare
la differenza (b) (a). Abbiamo cos`
stabilito una relazione fondamentale tra le
due nozioni di integrale denito e integrale
indenito.
ESEMPIO 1.11 Consideriamo lesempio pi ` u semplice (dopo la funzione costante): calcoliamo larea
sottesa al graco di f (x) = 2x sullintervallo [0, 1]. Sappiamo che una primitiva di f ` e F (x) = x
2
(poich e la costante c ` e ininuente, tanto vale metterci comodi scegliendo c = 0) e possiamo quindi
applicare la formula (1.10):
_
1
0
2xdx =
_
x
2

1
0
= 1
2
0
2
= 1.
Sul generico intervallo [0, b] otteniamo
_
b
0
2xdx =
_
x
2

b
0
= b
2
0
2
= b
2
, che, chiaramente, ` e la misura
dellarea del triangolo in gura 1.3(a): (1/2) (b) (2b) = b
2
.
18 Capitolo 1
ESEMPIO 1.12 Il costo marginale del capitale impiegato in un processo produttivo ` e c

(x) = x
1/2
.
Valutiamo la variazione del costo totale richiesta se vogliamo aumentare limpiego del capitale da
x = 100 unit ` a a x = 400 unit ` a. Ci chiediamo, cio` e, qual ` e la misura dellarea sottesa al graco
di c

(x) = x
1/2
fra i punti a = 100 e b = 400. Dobbiamo, quindi, calcolare lintegrale denito
_
400
100
x
1/2
dx. Sappiamo che una primitiva di c

(x) = x
1/2
` e F (x) = (2/3) x
3/2
(corrispondente a
c = 0). Pertanto, applicando la formula (1.10), otteniamo:
_
400
100
x
1/2
dx =
__
2
3
_
x
3/2
_
400
100
=
2
3
_
(400)
3/2
(100)
3/2
_
=
2
3
(8000 1000) 4667.
Laumento di costo totale ` e dunque pari a 4667, come illustra la gura 1.3(b).
ESEMPIO 1.13 Risolviamo lintegrale denito
_
2
0
_
x
2
+ 3x + 2
_
dx
con la formula (1.10). Vale:
_
2
0
_
x
2
+ 3x + 2
_
dx =
_
x
3
3
+ 3
x
2
2
+ 2x
_
2
0
=
_
1
3
x
3
+
3
2
x
2
+ 2x
_
2
0
=
_
8
3
+ 6 + 4
_
(0 + 0 + 0)
=
8
3
+ 10 =
38
3
.
ESEMPIO 1.14 Applichiamo la formula (1.10) al seguente integrale denito:
_
3
1
3x
3

x 2
x
dx =
_
3
1
_
3x
3
x

x
x

2
x
_
dx =
_
3
1
_
3x
2
x

1
2

2
x
_
dx
=
_
3
x
3
3

x
1
2
1/2
2 ln |x|
_
3
1
=
_
x
3
2

x 2 ln |x|

3
1
=
_
27 2

3 2 ln 3
_
(1 2 0) = 28 2

3 2 ln 3.
ESEMPIO 1.15 Lintegrale denito:
_
1
0
2x
x
2
+ 1
dx
pu` o essere calcolato effettuando la sostituzione
x
2
+ 1 = t x
2
= t 1, (1.12)
da cui, differenziando entrambi i termini,
2xdx = dt .
Pertanto lintegrale diventa
_
1
0
2x
x
2
+ 1
dx =
_
2
1
1
t
dt,
dove, passando dallintegrale nella variabile x a quello nella nuova variabile t, anche gli estremi
di integrazione vanno cambiati. Pi ` u precisamente, i nuovi estremi di integrazione si ottengono so-
stituendo quelli relativi allintegrale in x (cio` e 0 e 1) nellespressione che denisce la variabile t in
(1.12): 0 + 1 = 1 e 1
2
+ 1 = 2. Il nuovo integrale pu` o essere facilmente calcolato ottenendo
_
2
1
1
t
dt = [ln |t|]
2
1
= ln 2 ln 1 = ln 2.
Integrali indeniti, deniti e impropri o generalizzati 19
Lo stesso risultato pu` o essere ottenuto calcolando prima lintegrale indenito corrispondente a
quello di partenza, cio` e (effettuando la stessa sostituzione sopra indicata):
_
2x
x
2
+ 1
dx =
_
1
t
dt = ln |t| + c,
quindi sostituendo a t la sua espressione originaria,
_
2x
x
2
+ 1
dx = ln
_
x
2
+ 1
_
+ c,
e inne passando allintegrale denito (mantenendo gli estremi di integrazione originari in quanto la
primitiva trovata ` e funzione della variabile originaria x), ottenendo nuovamente
_
1
0
2x
x
2
+ 1
dx =
_
ln
_
x
2
+ 1
_
1
0
= ln 2 ln 1 = ln 2.
Si noti che lo stesso risultato pu` o essere ottenuto anche sfruttando la terza riga della tabella
1.2:
_
f

(x)
f (x)
dx = ln |f (x)| + c,
poich e il numeratore della frazione che compare sotto il segno di integrale ` e la derivata del denomi-
natore. Dunque, ancora una volta ricaviamo
_
1
0
2x
x
2
+ 1
dx =
_
ln

x
2
+ 1

1
0
= ln 2 ln 1 = ln 2.
ESEMPIO 1.16 Per lintegrale denito
_
1
3
e

x+3
dx (1.13)
operiamo la sostituzione

x + 3 = t x = t
2
3,
che, differenziando, fornisce
dx = 2t dt .
Poich e per x = 3 vale t =

0 = 0 e per x = 1 vale t =

1 + 3 =

4 = 2, lintegrale di partenza
diventa
_
1
3
e

x+3
dx =
_
2
0
e
t
2t dt = 2
_
2
0
te
t
dt .
Lultimo integrale pu` o essere calcolato per parti ponendo
f (t) = t = f

(t) = 1
g

(t) = e
t
= g (t) = e
t
,
e, applicando la formula (1.4):
_
1
3
e

x+3
dx = 2
_
2
0
te
t
dt = 2
_
_
te
t

2
0

_
2
0
e
t
dt
_
= 2
_
_
te
t

2
0

_
e
t

2
0
_
= 2
__
2e
2
0
_

_
e
2
1
_
= 2
_
e
2
+ 1
_
.
20 Capitolo 1
In alternativa, ` e possibile prima trovare la primitiva di (1.13) applicando le sostituzioni t =

x + 3
e dx = 2t dt,
_
e

x+3
dx =
_
e
t
2t dt = 2
_
te
t
dt = 2
_
te
t

_
e
t
dt
_
= 2
_
te
t
e
t
_
+ c = 2e
t
(t 1) + c
= 2e

x+3
_
x + 3 1
_
+ c,
e poi calcolare lintegrale denito con gli estremi originali a = 3 e b = 1:
_
2e

x+3
_
x + 3 1
_
_
1
3
= 2e
2
(2 1) 2 (1) = 2
_
e
2
+ 1
_
.
ESEMPIO 1.17 Consideriamo una funzione denita a tratti sullintervallo [0, 3] da
f (x) =
_
2x se 0 x 2
x
2
+ 1 se 2 < x 3.
Vogliamo calcolare lintegrale denito
_
3
0
f (x) dx .
Poich e la funzione integranda ` e denita a tratti, occorre applicare la propriet ` a di additivit ` a rispet-
to allintervallo di integrazione (la 8 delle propriet ` a 1.1), spezzando lintegrale di partenza nella
seguente somma di integrali deniti:
_
3
0
f (x) dx =
_
2
0
f (x) dx +
_
3
2
f (x) dx .
A questo punto, utilizzando su ciascun intervallo lespressione di f (x) corrispondente a tale inter-
vallo, possiamo calcolare:
_
3
0
f (x) dx =
_
2
0
2xdx +
_
3
2
_
x
2
+ 1
_
dx =
_
2
x
2
2
_
2
0
+
_
x
3
3
+ x
_
3
2
=
_
x
2

2
0
+
_
1
3
x
3
+ x
_
3
2
= (4 0) +
_
27
3
+ 3
8
3
2
_
= 4 +
22
3
=
34
3
.
ESERCIZIO 1.3 Si calcolino i seguenti integrali deniti:
1.
_
2
1
e
x1
dx; 2.
_
2
1/2

2x 1 dx; 3.
_
0
1

1 + xdx; 4.
_
1
0
cos (

x) dx;
5.
_
3
0
2x
x
2
+ 1
dx ;6.
_
1
0
x
x
2
+ 1
dx; 7.
_
2
0
3x
2
x
3
+ 1
dx; 8.
_
1
0
(x +

x) dx;
9.
_
1
0
_
x + x
2
_
dx; 10.
_
5
0
e
x
sin xdx; 11.
_
1
0
(x + cos x) dx; 12.
_
2
0
x
1/3
dx;
13.
_
2
1
xe
x
dx; 14.
_
2
1
x + 3
2
dx; 15.
_
2
1
xln xdx; 16.
_
1
0
e
1x
dx;
17.
_
2
1
ln (3x) dx; 18.
_
4
3
x 1
x
2
2x
dx.
ESERCIZIO 1.4 Data la funzione
f (x) =
_
3x
2
se 1 x 0
x + 2 se 0 < x 1
calcolare lintegrale denito
_
1
1
f (x) dx.
Integrali indeniti, deniti e impropri o generalizzati 21
ESERCIZIO 1.5 Data la funzione
f (x) =
_
_
_
4x
3
se 0 x 1
1
x
+ 1 se 1 < x 2
calcolare lintegrale denito
_
2
0
f (x) dx.
1.3 Integrali impropri o generalizzati
Finora abbiamo studiato lintegrale denito per funzioni continue su di un intervallo chiuso e
limitato. Per il Teorema di Weietrstrass, questipotesi implica che la funzione integranda sia neces-
sariamente limitata sullintervallo di integrazione. E possibile estendere la nozione di integrale al
caso di funzioni illimitate su di un intervallo limitato che per` o non potr` a pi` u essere chiuso, cos` come
` e possibile considerare integrali di funzioni su intervalli illimitati. Si parla in questi casi di integrali
impropri o generalizzati. Il secondo tipo di integrale improprio trova molte applicazioni in statistica;
in particolare, per denire distribuzioni di probabilit` a rappresentate da densit` a denite su tutta la
retta reale un esempio classico ` e la distribuzione normale.
1.3.1 Integrali di funzioni illimitate su intervalli limitati
Se una funzione f : [a, b) R ` e continua su [a, b) ma ` e illimitata in corrispondenza dellestremo
destro, b, dellintervallo [a, b), cio` e tale che lim
xb
f (x) = , possiamo prendere > 0 e
considerare lintegrale denito
_
b
a
f (x) dx, (1.14)
che certamente esiste perch e f ` e limitata sullintervallo chiuso [a, b ]. Analogamente, se f :
(a, b] R ` e continua su (a, b] ma ` e illimitata in corrispondenza dellestremo sinistro, a, dellinter-
vallo (a, b], ` e cio` e tale che lim
xa
+ f (x) = , possiamo prendere > 0 e considerare lintegrale
denito
_
b
a+
f (x) dx, (1.15)
che certamente esiste perch e f ` e limitata sullintervallo chiuso [a + , b].
DEFINIZIONE 1.4 Si dice che
1. f : [a, b) R ` e integrabile in senso improprio o generalizzato su [a, b] oppure che
lintegrale
_
b
a
f (x) dx ` e convergente se esiste nito il limite dellintegrale (1.14) per
0
+
e si pone
_
b
a
f (x) dx = lim
0
+
_
b
a
f (x) dx = lim
0
+
(b ) (a) .
2. f : (a, b] R ` e integrabile in senso improprio o generalizzato su [a, b] oppure che
lintegrale
_
b
a
f (x) dx ` e convergente se esiste nito il limite dellintegrale (1.15) per
0
+
e si pone
_
b
a
f (x) dx = lim
0
+
_
b
a+
f (x) dx = (b) lim
0
+
(a + ) .
22 Capitolo 1
In caso contrario, se cio` e lim
0
+
_
b
a
f (x) dx = o lim
0
+
_
b
a+
f (x) dx = , oppure
se il limite non esiste, f non ` e integrabile in senso improprio o generalizzato su [a, b]. Nei primi due
casi si dice anche che lintegrale
_
b
a
f (x) dx ` e divergente.
La gura 1.4 illustra i due casi considerati nella denizione 1.4.
x
0
y
a
b b
f (x)
(a)
x
0
y
a
b
f (x)
a +
(b)
FIGURA 1.4: integrale improprio per una funzione f (x) (a) illimitata in b e (b) illimitata in a.
Se f : (a, b) R ` e continua su (a, b) ma ` e illimitata in corrispondenza di entrambi gli estremi,
a e b, dellintervallo (a, b), ` e cio` e tale che lim
xa
+ f (x) = e lim
xb
f (x) = , si sceglie
> 0 e si studia il limite per 0
+
dellintegrale
_
b
a+
f (x) dx,
che certamente esiste perch e f ` e limitata sullintervallo chiuso [a + , b ]; se tale limite esiste
nito diremo che f : (a, b) R ` e integrabile in senso improprio o generalizzato su [a, b] oppure
che lintegrale
_
b
a
f (x) dx ` e convergente e porremo
_
b
a
f (x) dx = lim
0
+
_
b
a+
f (x) dx = lim
0
+
[(b ) (a + )] .
ESEMPIO 1.18 Verichiamo se esiste e, nel caso, calcoliamo lintegrale improprio
_
1
0
1
x
dx .
Studiamo dunque il limite
_
1
0
1
x
dx = lim
0
+
_
1

1
x
dx = lim
0
+
[ln |x|]
1

= lim
0
+
(ln 1 ln ) = +,
da cui deduciamo che f non ` e integrabile in senso improprio sullintervallo [0, 1].
Allo stesso modo si verica immediatamente che non esiste neanche lintegrale improprio
_
0
1
1
x
dx .
Si svolgano i dettagli per esercizio.
Integrali indeniti, deniti e impropri o generalizzati 23
ESEMPIO 1.19 Studiamo lintegrale improprio
_
b
a
1
(b x)

dx,
dipendente dai parametri a, b e , con a < b e > 0.
1. Per = 1 vale
lim
0
+
_
b
a
1
b x
dx = lim
0
+
[ln (b x)]
b
a
= lim
0
+
[ln + ln (b a)] = +,
e dunque per = 1 lintegrale improprio non esiste ( ` e divergente).
2. Per = 1 vale
lim
0
+
_
b
a
1
(b x)

dx = lim
0
+
_
b
a
(b x)

dx = lim
0
+
_

(b x)
1
1
_
b
a
= lim
0
+
_

1
1
_
_

1
(b a)
1
_
=
_
_
_
+ se > 1
(b a)
1
1
se 0 < < 1.
Pertanto, se lesponente ` e compreso fra zero e 1, 0 < < 1, lintegrale improprio esiste.
Riassumendo:
_
b
a
1
(b x)

dx ` e
_
_
_
divergente a + se 1
convergente e uguale a
(b a)
1
1
se 0 < < 1.
(1.16)
ESERCIZIO 1.6 Posto a < b, si verichi che
_
b
a
1
(x a)

dx ` e
_
_
_
divergente a + se 1
convergente e uguale a
(b a)
1
1
se 0 < < 1.
(1.17)
I seguenti criteri del confronto consentono di stabilire se un integrale improprio esiste oppure
no (ossia se converge o diverge) senza doverlo calcolare nellipotesi che si conosca lintegrale di
unaltra funzione.
TEOREMA 1.4 (DEL CONFRONTO I) Se f, g : [a, b) R (oppure f, g : (a, b] R) sono due funzioni
continue tali che 0 f (x) g (x) per ogni x [a, b) (oppure x (a, b]), allora
1. g integrabile =f integrabile e
2. f non integrabile =g non integrabile.
Dimostrazione. Osservando che, per la monotonia dellintegrale denito (la 7 delle propriet` a
1.1), riesce
0
_
b
a
f (x) dx
_
b
a
g (x) dx,
per il Teorema del confronto fra limiti, passando al limite per 0
+
si ottiene la tesi. La
dimostrazione ` e analoga se le funzioni sono entrambe denite su (a, b] anzich e su [a, b).
24 Capitolo 1
TEOREMA 1.5 (DEL CONFRONTO ASINTOTICO I) Se f, g : [a, b) R (oppure f, g : (a, b] R) sono
due funzioni continue e positive, f (x) > 0 e g (x) > 0 per ogni x [a, b) (oppure x (a, b]), tali che
8
f g per x b

(x a
+
), allora
f integrabile g integrabile.
Risultati analoghi valgono se f, g per x b

(x a
+
), salvo sostituire i valori assoluti
di f e g nelle disuguaglianze dei Teoremi 1.4 e 1.5.
ESEMPIO 1.20 Poich e in (0, 1] vale
1

x + 4x
3
<
1

x
ed esiste lintegrale improprio
_
1
0
1

x
dx = lim
0
+
_
1

x
dx = lim
0
+
_
1

x
1/2
dx = lim
0
+
_
2x
1/2
_
1

= lim
0
+
_
2 2
1/2
_
= 2 0
= 2,
deduciamo che esiste anche lintegrale improprio
_
1
0
1

x + 4x
3
dx,
anche se non sappiamo calcolarlo.
ESEMPIO 1.21
1. Lintegrale improprio
_
1
0
1
(1 x
2
)
1/3
dx (1.18)
ha funzione integranda continua e positiva in [0, 1] e tende a +per x 1

. Osserviamo
per ` o che
f (x) =
1
(1 x
2
)
1/3
=
1
(1 x)
1/3
(1 + x)
1/3
g (x) =
1
2
1/3
(1 x)
1/3
per x 1

,
e dalla (1.16) sappiamo che
_
1
0
_
1/ (1 x)
1/3
_
dx converge per = 1/3 < 1, ossia esiste
lintegrale improprio
_
1
0
g (x) dx =
1
2
1/3
_
1
0
1
(1 x)
1/3
dx =
1
2/3
2
1/3
(1 1/3)
=
1
2
1/3
(2/3)
=
3
2
4/3
.
Per il Teorema 1.5 esiste dunque anche lintegrale improprio (1.18).
8
Si ricordi che il simbolo di equivalenza asintotica signica:
f g per x x
0
lim
xx
0
f (x)
g (x)
= 1.
Integrali indeniti, deniti e impropri o generalizzati 25
2. Lintegrale improprio
_
3
1
1
x
2
5x + 4
dx (1.19)
ha funzione integranda continua e negativa in [1, 3] e tende a per x 1
+
. Il segno della
funzione integranda f (x) non costituisce un problema poich e basta considerare f (x) che
` e positiva in [1, 3]. Poich e x
2
5x + 4 = 0 ha le due soluzioni x = 1 e x = 4, possiamo
fattorizzare la funzione quadratica come x
2
5x + 4 = (x 1) (x 4). A questo punto
osserviamo che
f (x) =
1
x
2
5x + 4
=
1
(x 1) (x 4)
g (x) =
1
3 (x 1)
per x 1
+
,
ma dalla (1.17) sappiamo che
_
3
1
[1/ (1 x)] dx diverge per = 1, ossia non esiste linte-
grale improprio
_
3
1
g (x) dx =
1
3
_
3
1
1
(x 1)
dx = +.
Per il Teorema 1.5 non esiste dunque lintegrale improprio
_
3
1
[f (x)] dx =
_
3
1
f (x) dx, e
pertanto non esiste neanche lintegrale (1.19).
Terminiamo questo paragrafo con lenunciato di un risultato molto importante.
TEOREMA 1.6
Esiste
_
b
a
|f (x)| dx = esiste
_
b
a
f (x) dx .
A parole, se |f (x)| ` e integrabile si dice che f ` e assolutamente integrabile allora anche f ` e
integrabile. Una dimostrazione si trova a p. 299 in [1].
ESEMPIO 1.22 Lintegrale
_
1
0
1

x
sin
_
1
x
_
dx
esiste perch e

x
sin
_
1
x
_

x
e sappiamo dallesempio 1.20 che
_
1
0
(1/

x) dx = 2.
ESERCIZIO 1.7 Stabilire quali dei seguenti integrali esistono in senso improprio ed eventualmente,
quando ` e possibile, calcolarli:
1.
_
1
0
ln xdx; 2.
_
1
0
xln xdx; 3.
_
2
1
x

x 1
dx; 4.
_
1
0
sin x
x
2
dx; 5.
_
3
0
ln (1 + x)
x

x
dx;
6.
_
7
4
x
2
+ 8
(x 4) (x + 2)
dx; 7.
_
1
0
e
x
x
2
dx.
26 Capitolo 1
1.3.2 Integrali di funzioni limitate su intervalli illimitati
Se vogliamo calcolare lintegrale di una funzione f : [a, +) R continua denita sullinter-
vallo illimitato [a, +) possiamo prendere b > a e considerare lintegrale denito
_
b
a
f (x) dx, (1.20)
che certamente esiste perch e f ` e limitata sullintervallo chiuso [a, b]. Analogamente, se vogliamo
calcolare lintegrale di una funzione f : (, b] R continua denita sullintervallo illimitato
(, b] possiamo prendere a < b e considerare di nuovo lo stesso integrale denito (1.20), che
certamente esiste perch e f ` e limitata sullintervallo chiuso [a, b].
DEFINIZIONE 1.5 Si dice che
1. f : [a, +) R ` e integrabile in senso improprio o generalizzato su [a, +) oppure
che lintegrale
_
+
a
f (x) dx ` e convergente se esiste nito il limite dellintegrale (1.20)
per b +e si pone
_
+
a
f (x) dx = lim
b+
_
b
a
f (x) dx = lim
b+
(b) (a) .
2. f : (, b] R ` e integrabile in senso improprio o generalizzato su (, b] oppure
che lintegrale
_
b

f (x) dx ` e convergente se esiste nito il limite dellintegrale (1.20)


per a e si pone
_
b

f (x) dx = lim
a
_
b
a
f (x) dx = (b) lim
a
(a) .
In caso contrario, se cio` e lim
b+
_
b
a
f (x) dx = o lim
a
_
b
a
f (x) dx = , oppure se
il limite non esiste, f non ` e integrabile in senso improprio o generalizzato su [a, +) o su (, b].
Nei primi due casi si dice anche che lintegrale
_
+
a
f (x) dx, o
_
b

f (x) dx, ` e divergente.


La gura 1.5 illustra i due casi considerati nella denizione 1.5.
x
0
y
a
b
f (x)
(a)
x
0
y
a
b
f (x)
(b)
FIGURA 1.5: integrale improprio per una funzione f (x) continua (a) sullintervallo [a, +) e (b)
sullintervallo (, b].
Se f : (, +) R ` e continua su (, +) si sceglie un punto qualsiasi c R e si pu` o
sfruttare la propriet` a di additivit` a rispetto allintervallo di integrazione (la 8 delle propriet` a 1.1) per
denire lintegrale
_
+

f (x) dx =
_
c

f (x) dx +
_
+
c
f (x) dx;
Integrali indeniti, deniti e impropri o generalizzati 27
se entrambi gli integrali impropri del termine a destra soddisfano la denizione 1.5 diremo che
f : (, +) R ` e integrabile in senso improprio o generalizzato su (, +) oppure che
lintegrale
_
b
a
f (x) dx ` e convergente e porremo
_
+

f (x) dx = lim
a
_
c
a
f (x) dx + lim
b+
_
b
c
f (x) dx = lim
b+
(b) lim
a
(a) .
ESEMPIO 1.23 Verichiamo se esiste e, nel caso, calcoliamo lintegrale improprio
_
+
0
e
x
dx . (1.21)
Studiamo dunque il limite
_
+
0
e
x
dx = lim
b+
_
b

e
x
dx = lim
b+
_
e
x

b
0
= lim
b+
_
e
b
+ e
0
_
= (0 + 1) = 1,
da cui deduciamo che f ` e integrabile in senso improprio sullintervallo [0, +) e lintegrale vale 1.
La gura 1.6(a) rappresenta gracamente lintegrale (1.21).
ESEMPIO 1.24 Diversamente, lintegrale improprio
_
+

e
x
dx =
_
R
e
x
dx
non esiste perch e, ponendo c = 0, si ottiene
_
+

e
x
dx =
_
0

e
x
dx +
_
+
0
e
x
dx = lim
a
_
0
a
e
x
dx + lim
b+
_
b
0
e
x
dx = lim
a
[e
x
]
0
a
+ lim
b+
[e
x
]
b
0
= lim
a
_
e
0
e
a
_
+ lim
b+
_
e
b
e
0
_
= 1 0 +1 = +.
In particolare, osserviamo che e
x
non ` e integrabile sullintervallo (0, +), mentre ` e facile vericare
che lo ` e sullintervallo (, 0); lasciamo i dettagli per esercizio.
ESEMPIO 1.25 Verichiamo se esiste e, nel caso, calcoliamo lintegrale improprio
_
+

2xe
x
2
dx . (1.22)
Poniamo c = 0 e studiamo i limiti
_
+

2xe
x
2
dx =
_
0

2xe
x
2
dx +
_
+
0
2xe
x
2
dx = lim
a
_
0
a
2xe
x
2
dx + lim
b+
_
b
0
2xe
x
2
dx
= lim
a
_
e
x
2
_
0
a
+ lim
b+
_
e
x
2
_
b
0
= lim
a
_
e
0
+ e
a
2
_
+ lim
b+
_
e
b
2
+ e
0
_
= 1 + 0 + 0 + 1 = 0,
da cui deduciamo che f ` e integrabile in senso improprio sullintervallo (, +) con integrale nullo.
La gura 1.6(b) mostra che lintegrale (1.22) vale zero perch e ` e la somma dei due integrali impropri
_
0

2xe
x
2
dx e
_
+
0
2xe
x
2
dx, che hanno lo stesso valore assoluto ma segno opposto, valendo
rispettivamente 1 e 1 come si verica facilmente.
28 Capitolo 1
1
x
0
y
f (x) = e
x
(a)
x
0
f (x) = 2xe
x
2
(b)
FIGURA 1.6: rappresentazione graca (a) dellintegrale in (1.21) e (b) dellintegrale in (1.22).
ESERCIZIO 1.8 Si verichi che
_
+
1
1
x

dx ` e
_
_
_
divergente a + se 0 < 1
convergente e uguale a
1
1
se > 1.
(1.23)
Anche per gli integrali impropri di funzioni su intervalli illimitati possiamo enunciare due criteri
del confronto analoghi ai Teoremi 1.4 e 1.5.
TEOREMA 1.7 (DEL CONFRONTO II) Se f, g : [a, +) R (oppure f, g : (, b] R) sono due
funzioni continue tali che 0 f (x) g (x) per ogni x [a, +) (oppure x (, b]), allora
1. g integrabile =f integrabile e
2. f non integrabile =g non integrabile.
TEOREMA 1.8 (DEL CONFRONTO ASINTOTICO II) Se f, g : [a, +) R (oppure f, g : (, b]
R) sono due funzioni continue e positive, f (x) > 0 e g (x) > 0 per ogni x [a, +) (oppure
x (, b]), tali che f g per x +(x ), allora
f integrabile g integrabile.
Risultati analoghi valgono se f e g sono negative basta applicare i teoremi appena visti sosti-
tuendo i valori assoluti di f e g.
ESEMPIO 1.26 Studiamo lintegrale improprio
_
+
0
e
x
2
dx, (1.24)
che si pu` o scrivere come
_
+
0
e
x
2
dx =
_
1
0
e
x
2
dx +
_
+
1
e
x
2
dx,
dove il primo integrale del termine di destra certamente esiste perch e e
x
2
` e continua e limitata in
[0, 1]. Per quanto riguarda il secondo integrale del termine di destra osserviamo che per x > 1 vale
x
2
> x e dunque e
x
2
< e
x
; daltra parte
_
+
1
e
x
dx = lim
b+
_
b
1
e
x
dx = lim
b+
_
e
x

b
1
= lim
b+
_
e
b
+ e
1
_
= 0 +
1
e
=
1
e
,
e dunque, per il Teorema 1.7, esiste anche
_
+
1
e
x
2
dx. Possiamo pertanto affermare che lintero
integrale (1.24) esiste, anche se non sappiamo calcolarlo.
Integrali indeniti, deniti e impropri o generalizzati 29
Lintegrale (1.24) costituisce la base per la costruzione della funzione di densit` a che rappresenta
la distribuzione normale standardizzata di probabilit` a, pietra miliare nella applicazioni statisti-
che. Tale funzione ` e detta anche funzione degli errori poich e essa descrive bene la probabilit` a che
un pezzo risulti difettoso al ne del processo produttivo che lo ha generato. Karl Friedrich Gauss
descrisse la Normale studiando il moto dei corpi celesti, da cui anche il nome di funzione di Gauss,
ma ` e stata poi usata per descrivere fenomeni molto diversi, come i colpi di sfortuna nel gioco daz-
zardo o la distribuzione dei tiri attorno ai bersagli. La funzione Normale standardizzata ` e denita
da
f (x) =
1

2
e
x
2
/2
, (1.25)
x
y
0
FIGURA 1.7: integrale della funzione di
densit` a Normale standardizzata.
che ` e palesemente una variante della funziona integran-
da in (1.24). Le costanti moltiplicative 1/

2 fuori
dallesponenziale e 1/2 per lesponente servono a far
si che lintegrale improprio da e + abbia valo-
re 1, afnch e la (1.25) rappresenti effettivamente una
distribuzione (densit` a) di probabilit` a:
_
+

2
e
x
2
/2
dx = 1. (1.26)
Con gli strumenti a nostra disposizione non siamo in
grado di calcolare lintegrale (1.26), ma dallesempio
1.26 sappiamo almeno che tale integrale esiste. La Fi-
gura 1.7 mostra lintegrale (1.26); si riconosce la caratteristica forma a campana della Normale
standardizzata.
ESEMPIO 1.27
1. Lintegrale improprio
_
+
0
x
2
+ 1
x
4
+ x + 1
dx (1.27)
ha funzione integranda continua e positiva in [0, +). Scomponiamo di nuovo come
_
+
0
x
2
+ 1
x
4
+ x + 1
dx =
_
1
0
x
2
+ 1
x
4
+ x + 1
dx +
_
+
1
x
2
+ 1
x
4
+ x + 1
dx
dove il primo integrale del termine di destra certamente esiste perch e la funzione integranda
` e continua e limitata in [0, 1]. Per quanto riguarda il secondo integrale del termine di destra
osserviamo che (si ricordi il principio di eliminazione dei termini trascurabili )
f (x) =
x
2
+ 1
x
4
+ x + 1

1
x
2
per x +,
e dalla (1.23) sappiamo che
_
+
1
_
1/x
2
_
dx converge (esiste) per = 2 > 1, valendo
_
+
1
_
1/x
2
_
dx = 1. Per il Teorema 1.8 esiste dunque anche lintegrale improprio (1.27).
2. Lintegrale improprio
_
+
0
1

x
2
+ 1
dx (1.28)
ha funzione integranda continua e positiva in [1, +). Scomponendo come
_
+
0
1

x
2
+ 1
dx =
_
1
0
1

x
2
+ 1
dx +
_
+
1
1

x
2
+ 1
dx,
30 Capitolo 1
si vede che il primo integrale del termine di destra certamente esiste perch e la funzione
integranda ` e continua e limitata in [0, 1]. Per quanto riguarda il secondo integrale del termine
di destra chiaramente
f (x) =
1

x
2
+ 1
=
1
x
_
1 +
1
x
2

1
x
per x +,
ma dalla (1.23) sappiamo che
_
+
1
(1/x) dx diverge per = 1, valendo
_
+
1
(1/x) dx =
+, ossia non esiste. Ma allora, per il Teorema 1.8 non esiste neanche lintegrale improprio
(1.28).
Il Teorema sullassoluta integrabilit` a pu` o essere esteso anche in questo caso.
TEOREMA 1.9
Esiste
_
+
a
|f (x)| dx = esiste anche
_
+
a
f (x) dx,
esiste
_
b

|f (x)| dx = esiste anche


_
b

f (x) dx .
ESERCIZIO 1.9 Stabilire quali dei seguenti integrali esistono in senso improprio ed eventualmente,
quando ` e possibile, calcolarli:
1.
_
+
0
1

x
e

x
dx; 2.
_
+
0
e
2x
sin (e
x
) dx; 3.
_
1

x
2
+ 9
dx; 4.
_
+
e
1
xln x
dx;
5.
_
+
e
1
x(ln x)
2
dx; 6.
_
+
1
x
_
_
1
1
x
2
1
_
dx; 7.
_
+
1
x 3
(x
4
+ 1)
1/3
(x 4)
dx.
Soluzioni degli esercizi
Capitolo 1
1.1 1. F (x) = (2/3)x

x+10

x+c; 2. F (x) = e
cos x
+c; 3. F (x) = 2

xcos (

x) +
2 sin (

x) +c; 4. F (x) = (ln x)


2
/2 +c; 5. F (x) = (ln x)
3
/3 +c; 6. F (x) = (1/2) e
2x
_
x
2
x
+1/2) + c; 7. F (x) = (2/3) (1 x)
3/2
+ c; 8. F (x) = x + (1/2) e
2x
+ c; 9. F (x) =
e
x
(2/3) (x + 2) + c; 10. F (x) = 2e

x
(

x 1) + c; 11. F (x) = (2/3) x


3/2
+ x
3
/3 + c; 12.
F (x) = x
2
/2 cos x +c; 13. F (x) = e
2x
_
x
2
x + 1/2
_
+c; 14. F (x) = (2/3) (1 + x)
3/2
+c;
15. F (x) = ln

x
3
+ 1

+ c; 16. F (x) = e
1x
+ c.
1.2 1. F (x) = x
3
+ x
2
+ 5x + 6; 2. F (x) = sin x + (1/2) x
2
+ x
3
+ 1; 3. F (x) =
(2/3) x
3/2
+ln |x| +1/3; 4. F (x) = (4/3) x
3
+6x
2
+9x 1; 5. F (x) = 2e

x
+4

x 3 2e;
6. F (x) = ln

x
2
x 1

1; 7. F (x) = e
sin x
+ 1; 8. F (x) = (1/2) e
2x3
(1/2) e
1
; 9.
F (x) = 2e

x
(

x 1) + 3; 10. F (x) = (2/3) x


3/2
x
3
/3 1/3.
1.3 1. e 1; 2. 1/3; 3. 2/3; 4. 2 (sin 1 + cos 1 1); 5. ln 10; 6. (1/2) ln 2; 7. ln 9; 8. 7/6; 9.
1; 10.
_
e
5
(sin 5 cos 5) + 1

/2; 11. 1/2 +sin 1; 12. (3/2) 2


1/3
; 13. e
2
; 14. 9/4; 15. 2 ln 2 3/4;
16. e 1; 17. ln 12 1; 18. (1/2) ln (8/3).
1.4 7/2.
1.5 2 + ln 2.
1.7 1. Esiste e vale 1; 2. esiste e vale 1/4; 3. esiste e vale 8/3; 4. la funzione integranda pu` o
essere scritta come f (x) = (1/x) [(sin x) /x] e, poich e lim
x0
(sin x) /x = 1 (ovvero sin x x
per x 0), riesce f (x) g (x) = 1/x per x 0
+
, ma, per la (1.17),
_
1
0
(1/x) dx = + e
pertanto lintegrale dato non esiste, ossia ` e divergente; 5. la funzione integranda pu` o essere scritta
come f (x) = (1/

x) [ln (1 + x) /x] e, poich e lim


x0
ln (1 + x) /x = 1 [ovvero ln (1 + x)
x per x 0], riesce f (x) g (x) = 1/

x per x 0
+
, che, per la (1.17), essendo =
1/2 < 1 ` e convergente, valendo
_
3
0
(1/

x) dx = 2

3, deduciamo quindi che lintegrale dato esiste,


anche se non siamo capaci di calcolarlo; 6. osserviamo che f (x) =
_
x
2
+ 8
_
/ [(x 4) (x + 2)]
g (x) = 24/ [6 (x 4)] per x 4
+
, ma, per la (1.17), (24/6)
_
7
4
[1/ (x 4)] dx = +e pertanto
lintegrale dato non esiste, ossia ` e divergente; 7. la funzione integranda f (x) = e
x
/x
2
` e maggiorante
di g (x) = (e
x
1) /x
2
per ogni x [0, 1], vale cio` e f (x) = e
x
/x
2
(e
x
1) /x
2
= g (x) 0
per ogni x [0, 1], ma g (x) = (1/x) [(e
x
1) /x] e poich e lim
x0
(e
x
1) /x = 1 (ovvero
e
x
1 x per x 0), riesce g (x) = (1/x) [(e
x
1) /x] 1/x per x 0
+
, e, per la (1.17),
_
1
0
(1/x) dx = +, pertanto, poich e
_
1
0
g (x) dx non esiste (diverge) e f (x) g (x) 0 in [0, 1]
lintegrale dato non esiste perch e ` e necessariamente anchesso divergente.
1.9 1. Esiste e vale 2; 2. poich e per x 0 vale 0 < e
x
1 e dunque 0 < sin (e
x
) sin 1
1, riesce e
2x
sin (e
x
) e
2x
, e poich e si verica immediatamente che
_
+
0
e
2x
dx = 1/2,
32 Soluzioni degli esercizi
deduciamo che anche lintegrale dato esiste;
9
3. applicando il punto 2 della denizione 1.5 e sosti-
tuendo t = x
2
+ 9 nellintegrale originale si verica che il nuovo integrale espresso nella variabile t
non esiste perch e diverge a ; 4. applicando il punto 2 della denizione 1.5 e sostituendo t = ln x
nellintegrale originale si verica che il nuovo integrale espresso nella variabile t non esiste perch e
diverge a +; 5. sostituendo di nuovo t = ln x nellintegrale originale si verica che il nuovo
integrale espresso nella variabile t questa volta esiste e vale 1; 6. calcolando il limite della funzione
integranda, f (x), per x +con la regola de lH opital si vede che f (x) 1/x, da cui si evin-
ce che siamo nel caso previsto dalla (1.23) con = 1, e dunque lintegrale dato non esiste poich e
diverge a ; 7. calcolando il limite della funzione integranda, f (x), per x +sfruttando il
massimo ordine di innito del numeratore e del denominatore si vede che f (x) 1/
_
x
4/3
_
, da cui
si evince che siamo nel caso previsto dalla (1.23) con = 4/3 > 1, e dunque lintegrale dato esiste
(converge), anche se non sappiamo calcolarlo.
9
In verit` a siamo anche capaci di calcolarlo operando prima la sostituzione t = e
x
e poi procedendo per parti,
ottenendo

+
0
e
2x
sin

e
x

dx = lim
b+

e
x
cos

e
x

sin

e
x

b
0
= sin 1 cos 1 0.3012.
Bibliograa
[1] Bramanti, M., C. D. Pagani e S. Salsa, Analisi Matematica 1, Bologna: Zanichelli, 2008.
[2] Privileggi, F., Compendio di Matematica per lEconomia: un Percorso Esaustivo ma
User-Friendly (seconda edizione), Vol. 44/6, Napoli: EsseLibri Simone, 2012.
[3] Simon, C. P. e L. E. Blume, Matematica per lEconomia e le Scienze Sociali, Voll. 1 e 2, Milano:
EGEA, 2002.