Padre Eligio, 50 anni di Telefono amico

Padre Eligio ha compiuto 83 anni e all’Angelicum, il teatro che ha contribuito a
restaurare, e dove si ricordano i 50 anni dalla nascita di “Telefono amico”, fa gli
onori di casa. Il suo viso è tondo e vispo come quello che ci ricordano le cronache
degli anni Sessanta, che non registrarono, però, la prima chiamata, la sera del 18
gennaio 1964, arrivata in una stanzetta di via Copernico al numero di “Telefono
Amico”: «Sono vecchio e disperato, non lasciatemi morire da solo». La prima di 9
milioni di chiamate allo 026366, il primo servizio di ascolto 24 ore su 24, affidato a
volontari e destinato a chi è in cerca di aiuto e sostegno.
Dal palco lo ricorda per primo l’arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti, ma
l’applauso del teatro scatta appena prende il microfono padre Eligio, ed è lui a
temperarlo e a sollecitarlo nel racconto della sua avventura, nella quale le parole si
accavallano, senza che la sua voce si incrini neanche per un attimo. Parla alla sua
comunità, che non vuole deluderlo come padre Eligio temeva potesse accadere ad
Angelo Scola che proprio all’Angelicum, nell’ottobre 2011, aveva concluso i suoi
incontri pastorali come nuovo arcivescovo. Anzi per lui, quando si presenterà in
Sant’Angelo per presiedervi la messa che celebra il cinquantennale, fa schierare i
“suoi” volontari per accoglierlo con un lungo applauso e per poi chiamarlo ed essere
il «papà» di quei giovani che ogni giorno combattono con l’altrui disperazione.
Nel suo «sermone» immaginifico, lega in un’unica trama le sue molteplici iniziative,
dall’originario Mondo X, nato nel 1961, fino alla fondazione, nel 1966, della prima
comunità per combattere le tossicodipendenze nelle quali, negli anni, sono state
ospitate più di 40mila persone. Un frutto della sua volontà: «In 54 anni non hanno
ricevuto alcun finanziamento pubblico». Ma molta attenzione sì, come testimoniano
le presenze nelle prime file di Gabriele Albertini, Piero Bassetti e Roberto Castelli;
un poco defilato c’è anche l’amico di sempre, Gianni Rivera.
Padre Eligio sembra aver definitivamente dismesso il ruolo dell’esuberante frate
minore che si era fatto notare come confessore e assistente spirituale di vip e
calciatori, che concedeva interviste all’al- lora scandaloso Playboy e si guadagnava la
copertina del Guerin Sportivo. La sua attività profana e le frequentazioni mondane gli
erano allora valsi soprannomi irridenti, «Frate by night», «Fratel dribbling», un uomo
da amare o odiare. Un passato “dimenticato” dal padre Eligio di oggi che, come
allora, si prepara però a cambiare perché «la società che conosciamo sta implodendo»
e lo testimonierebbero la crescita dei diritti interparentali, la confusione sessuale,
l’affermarsi della cultura delle apparenze. E si capisce perché, tanti anni fa, ci fosse
anche chi lo aveva soprannominato “Fratel Rasputin”.
(la Repubblica Milano, 25 ottobre 2014)