INTRODUZIONE AL FAIR TRADE

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DEFINIZIONE DI FAIR TRADE (FINE!)
• Il commercio equo e solidale è una partnership economica
basata sul dialogo, trasparenza e rispetto che mira ad una
maggiore equità nel commercio internazionale
• Il commercio equo e solidale contribuisce ad uno sviluppo
sostenibile complessivo attraverso l’offerta di migliori
condizioni economiche ed assicurando i diritti dei
produttori marginalizzati dal mercato, specialmente nel
Sud del mondo
• Le organizzazioni di commercio equo e solidale,
supportate dai consumatori, sono coinvolte attivamente
nell’assistenza tecnica ai produttori, nell’azione di
sensibilizzazione, dell’opinione pubblica e delle istituzioni
e nello sviluppo di campagne volte al cambiamento delle
regole e delle pratiche del commercio internazionale

Il Fair Trade, o commercio equo e solidale, è nato e cresciuto come movimento di
base decentrato e dinamico sicché la complessità e la diversità dei tanti soggetti
coinvolti, che pur concordano sui principi fondamentali alla base del concetto di
commercio equo, rendono difficile una sua categorizzazione rigorosa e le
definizioni sono numerose
Nella definizione italiana di FT, la doppia aggettivazione, che non esiste nella
dizione inglese, ha origine dalla volontà di evidenziare i concetti di giustizia
sociale o equità e di solidarietà che affondano le loro radici nella cultura della
mutualità propria dei movimenti popolari di fine Ottocento e della prima parte del
Novecento e che ha fortemente caratterizzato la storia del movimento dei
lavoratori italiani.
“La solidarietà senza equità – che implica una relazione sociale – finisce con il
trasformarsi in carità. E la carità non produce trasformazione, non cambia lo stato
delle cose. D’altra parte l’equità senza la solidarietà ovvero senza la fratellanza
diventa un senso astratto di giustizia, una giustizia vuota perché non calata in una
dimensione sociale” (Ctm altromercato “Utopie concrete: 15 anni di commercio
equo e solidale; 2004:6)

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CARTA ITALIANA CRITERI DEL FT
• Il commercio equo e solidale è un approccio alternativo al
commercio convenzionale; esso promuove giustizia sociale
ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone
e per l'ambiente, attraverso il commercio, la crescita della
consapevolezza
dei
consumatori,
l'educazione,
l'informazione e l'azione politica
• Il commercio equo e solidale è una relazione paritaria fra
tutti
i
soggetti
coinvolti
nella
catena
di
commercializzazione: dai produttori ai consumatori

Il Fair Trade può essere definito nel contempo come un insieme di pratiche
socioeconomiche ed un movimento (Jones e Bayley, 2000: 3) alternativi al
commercio internazionale convenzionale
Il Fair Trade promuove relazioni commerciali basate non sulla competizione
quanto sulla cooperazione e può definirsi, quindi, un partenariato fondato sulla
parità e l’uguaglianza fra i produttori del Sud e le controparti del Nord (Johnson,
2003: 9-16) (modello win-win)
Il Fair Trade, quindi costituisce:
a) un modello di cooperazione economica a favore dei piccoli produttori
(contadini ed artigiani) del Sud del mondo;
b) un sistema economico di organizzazioni non profit che assicura la filiera di
produzione e di commercializzazione “equa e solidale”, dal produttore al
consumatore
c) un movimento per l’economia responsabile (o solidale) che promuove
strumenti quali il “consumo critico”, la “finanza etica”, la “responsabilità sociale
delle imprese” e lo sviluppo di sistemi di economia dal basso (Laville, 1998)

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COMPONENTI (VISIONI) DEL FT
• TRADING PARTNERSHIP
– un modello di sviluppo sostenibile e di commercio
internazionale concretamente alternativo per i
produttori e i consumatori che ne sono coinvolti
• ECONOMIA ETICA
– Fair Trade come operazionalizzazione del concetto
ideale di commercio (ideal-tipo di commercio)

Il Fair Trade può essere considerato come una strategia che opera
simultaneamente “nel mercato” e “contro il mercato”, "dentro” e fuori”
In altre parole, il commercio equo e solidale si pone come un modello teorico e
un insieme di pratiche, come una forma nuova ed alternativa di economia “etica”
che sfida le logiche competitive del mercato capitalistico proponendo una
maggiore giustizia sociale ed ecologica e una cultura del consumo critico e
responsabile
Nel contempo, operando nel sistema degli scambi internazionali e tentando di
uscire dalla sua posizione di nicchia, “si sporca le mani” e appare, in un certo
senso, ancor più sovversivo in quanto cerca di cambiare “da dentro” le regole del
commercio mondiale, aspirando al difficile compromesso tra principi etici e
logiche di mercato
Considerando le attività e le pratiche consolidate nel movimento del Fair Trade,
si può evidenziare la polarizzazione tra due componenti basilari che co-esistono
ma risultano in tensione tra loro: da un lato, la componente “economica” e “di
mercato” che identifica le organizzazioni Fair Trade come agenti di
partecipazione al mercato e di redistribuzione delle risorse, dall’altro la
componente “solidale” che identifica le organizzazioni Fair Trade come agenti di
educazione, di lobbing e di rafforzamento della rete (Poncelet, Defourny e
Pelsmaker, 2004: 8-9)

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TRADING PARTNERSHIP
• Il FT costituisce nel contempo un “trading business”,
ossia un’attività con fini commerciali, ed uno strumento di
sviluppo (Hopkins, 2000)
– in quanto attività, commerciale promuove relazioni
paritarie e legami di solidarietà fra i diversi soggetti che
lo animano, al Sud e al Nord
– in quanto strumento di sviluppo, supera la logica
dell’aiuto su cui si fonda la cooperazione pubblica e
privata

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ECONOMIA ETICA
• il FT travalica logiche strettamente commerciali ed
economiche, lanciando la sfida di creare nuove relazioni
sociali fra produttori del Sud e compratori del Nord
• il FT è uno strumento politico di pressione che lancia una
sfida al sistema capitalistico ortodosso, prospettando un
cambio di direzione nelle regole e nelle pratiche del
commercio
internazionale,
attraverso
l’appoggio
partecipato dei consumatori

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DIMENSIONE ECONOMICA EUROPA
1999
97

2004
200


106%

Punti di vendita (P.O.S.)
Tot P.O.S.
63.840
Gdo
43.100
Supermarket
18.000
BdM
2.740

78.854
56.700
19.300
2.854

24%
32%
7%
4%

Fatturato al dettaglio (milioni Euro)
260
660
BdM
92
120
Pdt marchio FT
168
540

154%
30%
221%

No. FTOs import

Attraverso questa rete distributiva, il ft sta accrescendo il proprio fatturato;
le stime di EFTA (2005) integrate dai dati sull’Italia (Indagine Uni Cattolica
2005), evidenziano un fatturato complessivo al dettaglio all’interno della
UE pari a circa 635 milioni di Euro nel 2004, determinato in massima parte
da prodotti a marchio “Fairtrade” (circa 480 milioni di Euro) e per la quota
rimanente da prodotti (anche privi di marchio, come per l’artigianato)
commercializzati attraverso la rete delle botteghe del mondo. Per queste
ultime, nel loro insieme, viene stimato un fatturato complessivo pari a circa
155 milioni di Euro.

7

P.O.S. > BOTTEGHE DEL MONDO

(10_2005)

8

P.O.S. > GDO E SUPERMERCATI

10_2005

9

FATTURATO FTOs IMPORT/ DISTRIB

(10_2005)

La rete distributiva dei prodotti provenienti dal circuito del FT viene
alimentata – oltre che dalle importazioni effettuate direttamente da alcune
catene della grande distribuzione - dalla rete di importatori specializzati
(FTOs) composta da oltre 200 soggetti attivi in 25 paesi (EFTA 2005).
Queste organizzazioni hanno realizzato, nel loro insieme, un fatturato
stimato pari a circa 243 milioni di Euro. Gran parte delle attività è svolta da
un numero relativamente ridotto di grandi organizzazioni; basti pensare
che le 11 FTOs aderenti a EFTA hanno realizzato un giro d’affari
approssimativo di circa di circa 170 milioni di Euro, pari a circa il 70% del
fatturato totale degli importatori

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FATTURATO DETTAGLIO
GDO/ SUPER vs. BDM

Per quello che riguarda i diversi paesi europei (includendo anche la
Svizzera che non è membro della UE), è il Regno Unito il paese dove i
prodotti del FT raggiungono il fatturato più elevato, seguito proprio da
Svizzera, Italia, Francia, Germania e Olanda

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FATTURATO PER ABITANTE

Euro pro capite
Svizzera
Olanda
Regno Unito
Austria
Belgio
Italia
Francia
Germania
UE 15 (meno Grecia)

18,74
3,99
3,63
2,86
2,66
1,70
1,31
0,94
1,66

Se si considera il fatturato per abitante, i valori più elevati sono raggiunti in
Svizzera, seguita dall’Olanda, dal Regno Unito, dall’Austria, dal Belgio e
dall’Italia.
Nonostante questi risultati piuttosto lusinghieri, le quote di mercato dei
principali prodotti del FT sono ancora piuttosto limitate e – nei casi del
caffè e delle banane, i prodotti probabilmente di maggiore successo – non
superano il 5% del mercato in praticamente nessuno dei 14 paesi
analizzati (con l’unica eccezione della Svizzera e del Regno Unito,
dove le banane FT rappresentano rispettivamente il 47% e il
5,5% del totale delle banane commercializzate nel paese, e il
caffè FT rappresenta rispettivamente il 6% ed il 20% del totale)

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DIMENSIONE SOCIALE EUROPA

Lavoratori salariati tempo pieno (o equivalente)
1999
2004

Tot. Lavoratori
849
1.071
26%
FTOs import
746
851
14%
BdM
32
107
234%
Enti garanzia/ cert
71
113
59%
Investimento in attività primaria non-produttiva (mil E)
Tot Euro
10.100
18.200
80%
FTOs import
5.600
11.400
104%
BdM
1.000
1.700
70%
Enti garanzia/ cert
3.500
5.100
46%

Questo vasto insieme di organizzazioni di importazione e distribuzione,
crea anche una certa quota di lavoro retribuito, che l’indagine europea
stima in oltre 1.500 equivalenti tempi pieno, distribuiti tra circa 1.100
dipendenti per le FTOs, le associazioni delle botteghe e le organizzazioni
di marchio, ed in circa 450 equivalenti tempi pieno per le botteghe del
mondo.
Quest’ultima stima è tuttavia estremamente conservatrice se si tiene conto
che, per le sole botteghe del mondo italiane, l’indagine UniCatolica ha
stimato la presenza di quasi 600 lavoratori equivalenti tempo pieno
retribuiti. Si ritiene quindi che i lavoratori europei impegnati nel FT
possano raggiungere almeno le 2.000 unità

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IL FT IN ITALIA

Nel complesso il FT generava in Italia, tra il 2003 ed il 2004, un fatturato
stimato di oltre 97 milioni di Euro. Tale fatturato deriva dalla somma di tre
diverse componenti:
a) il fatturato al dettaglio (oltre 54 milioni di Euro) realizzato dalla rete dei
circa 485 punti vendita gestiti dalle 347 botteghe censite dall’indagine
UniCattolica;
b) il fatturato all’ingrosso (oltre 18 milioni di Euro) realizzato dalle 8
principali FTOs italiane attraverso la vendita di prodotti a operatori della
distribuzione tradizionale, della GDO e della ristorazione collettiva;
c) il fatturato al dettaglio (oltre 24 milioni di Euro), stimato da Fairtrade
Transfair Italia) derivante dalla vendita di prodotti a marchio Fairtrade
presso la distribuzione tradizionale e la GDO.
A realizzare questo fatturato contribuivano oltre 730 lavoratori retribuiti
(equivalenti tempo pieno) - occupati in larga maggioranza (78%) dalle
botteghe del mondo e, in misura minore, dalle FTOs - oltre a circa 4.500
volontari (per un valore stimato di circa 850 equivalenti tempo pieno)

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ANDAMENTO DEL MERCATO FT IN ITALIA

Fonte:
Menegatti, L’evoluzione del commercio equo e solidale in Italia

In primo luogo si osserva che il FT italiano ha dimensioni complessive
ancora assai modeste; basti pensare che i circa 90 milioni di Euro di
fatturato (86 secondo la ricerca Unipr, 97, secondo quella UniCattolica) si
confrontano con fatturati dell’ordine di 11 miliardi di Euro per Coop Italia,
la principale catena della gdo italiana, 7 miliardi per Conad, 4 per
Esselunga ed 2,5 per Pam.
Parallelamente i 700 dipendenti del FT si confrontano con i 52.000 di
Coop Italia, i 15.000 di Esselunga, i 5.000 di Pam. Anche il dato
dell’acquisto medio pro-capite, ancorché in linea con il dato medio
europeo, risulta però inferiore a quello dei paesi con maggiore presenza
del fenomeno.
Ciò nondimeno, il FT è oggetto di una crescita che, sia pure non basata su
dati univoci, appare piuttosto evidente. Facendo riferimento all'andamento
del fatturato si rileva come il valore complessivo al consumatore dei
prodotti commercializzati secondo la modalità del fair trade abbia mostrato
una crescita che ne ha portato il livello a più che decuplicarsi nel periodo
esaminato.

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VENDITA DI PRODOTTI FT IN ITALIA

Fonte:
Menegatti, L’evoluzione del commercio equo e solidale in Italia

All'aumento della dimensione del commercio equo evidenziato dall'espansione del fatturato
da esso prodotto, si affianca un parallelo incremento del numero di esercizi commerciali in
cui i prodotti fair vengono distribuiti. All'incremento del numero di esercizi specializzati si è
affiancato, inoltre, un progressivo sviluppo di linee specifiche di prodotti del commercio equo
all'interno della grande distribuzione.
Nei primi anni dell'introduzione del fair trade in Italia, infatti, l'offerta di beni era abbastanza
limitata e si concentrava sul paniere più tipico di prodotti originari dei paesi in via di sviluppo,
costituito da caffè, té, cacao, zucchero, miele ed alcuni prodotti dell'artigianato. Nel corso
degli anni la varietà dei prodotti offerti è andata gradualmente ampliandosi fino a
comprendere sia altri prodotti non lavorati originari dei paesi in via di sviluppo (come ad
esempio le banane) sia prodotti soggetti a processo di lavorazione complesso (come ad
esempio i succhi di frutta, gli snack o, più recentemente, alcuni prodotti di cosmesi).
I dati presentati forniscono anche alcune informazioni preliminari sul peso dei diversi prodotti
del fair trade italiano. Si rileva, innanzitutto, come, grazie anche al fortissimo sviluppo
registrato negli ultimi anni, il commercio delle banane rappresenti oggi quasi un quarto
dell’intero fair trade italiano. Una quota rilevante del fatturato totale riguarda anche i prodotti
dell’artigianato, che, grazie anche al loro valore unitario mediamente elevato, raggiungono il
22% del totale. Quote significative sono, inoltre, attribuite ad alcuni prodotti tradizionali come
il cioccolato, che (insieme ad alcuni prodotti di introduzione più recente come le creme
spalmabili) raggiunge il 13,5% ed al caffè che, pur evidenziando una parziale riduzione nel
tempo, mantiene un peso pari all’11,5%.
Degni di menzione appaiono, infine, il peso delle vendite di caramelle, snack e biscotti e
quello delle vendite di zucchero che si attestano al di sopra del 4%.

16

INDICE DI PENETRAZIONE DEI PRODOTTI FT CAFFÈ

L’esame dei dati relativi al commercio di caffè equo evidenziano come il
fatturato prodotto dalla vendita al consumo di tale bene si attesti nell’ultimo
quadriennio su un valore medio intorno agli 8,8 milioni di Euro. La
dinamica registrata evidenzia un incremento delle vendite, che, fatto salvo
per il dato relativo al 2004, permane in tutto il periodo esaminato.
Particolarmente significativo appare il progresso rilevato nell’ultimo anno,
che spinge il fatturato vicino ai 10 milioni di Euro.
Le vendite di caffè equo nell’economia italiana evidenziano l’attestarsi
della quota di mercato del prodotto nel 2005 su un valore intorno all’1,4%.
Il dato registrato, pur più significativo rispetto a quello di altre tipologie di
prodotti di tipo fair, appare ancora inferiore rispetto a quelli registrati in
molti altri paesi europei. L’esame dell’andamento della quota nel tempo
mostra, inoltre, un incremento nel corso del periodo 2002-2005 di circa
quattro decimi di punto percentuale.
Infine, le vendite di caffè rappresentano una quota pari a circa l’11,5% del
totale del fatturato del commercio equo in Italia. Tale quota, pur risultando
ancora significativa, appare in diminuzione di circa due punti percentuali
rispetto al valore registrato nel 2002. Tale andamento, che si verifica
congiuntamente ad un incremento del fatturato generato dal prodotto,
appare determinato dall’ampliamento della varietà dei prodotti del
commercio equo offerti nel nostro paese.

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INDICE DI PENETRAZIONE DEI PRODOTTI FT ZUCCHERO

Il fatturato relativo alle vendite di zucchero di tipo fair si attesta
mediamente nel quadriennio 2002-2005 su un valore pari a circa 2,3
milioni di Euro. La dinamica registrata evidenzia un incremento molto
significativo nel corso del periodo esaminato, con un valore delle vendite
che passa dagli 1,4 milioni del 2002 ai circa 3,5 milioni del 2005.
La quota dello zucchero fair si attesta nel 2005 su un valore che raggiunge
l’1,6% del totale del mercato di riferimento. Il dato dell’ultimo anno
disponibile evidenzia un incremento molto significativo, caratterizzato da
un valore della quota che appare più che raddoppiata rispetto a quella
registrata nel 2002.
Un parziale incremento si registra, infine, con riferimento al peso delle
vendite di zucchero sul totale del fatturato del commercio equo nel nostro
paese. Ad una quota pari al 4,1% nel 2005 si affianca nel 2002 un valore
inferiore di circa un punto percentuale e mezzo.
La crescita nel triennio del fatturato dello zucchero fair appare, quindi,
parzialmente più accentuata rispetto alla media dell’intero settore del
commercio equo.

18

INDICE DI PENETRAZIONE DEI PRODOTTI FT CACAO

Il fatturato relativo alla vendita di cacao di tipo fair si attesta nel corso del
periodo 2002-2005 su un valore medio pari a circa 1,1 milioni di Euro.
Anche in questo caso si registra un incremento delle vendite nel corso
triennio 2000-2004 seguito da una riduzione nell’ultimo anno.
In diminuzione appare la quota del fatturato derivante dalle vendite di
cacao sul totale generato nel settore del commercio equo. Il valore della
quota si attesta, infatti all’1,3% nel corso del 2005 a fronte di un dato nel
2002 che risultava pari all’1,6%.

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INDICE DI PENETRAZIONE DEI PRODOTTI FT BANANE

L’introduzione delle banane fra i beni offerti all’interno dei canali fair trade, che comincia ad
evidenziare una dimensione significativa solo a partire dal 2000, rappresenta una delle principali
innovazioni registrate nell’evoluzione del commercio equo nel nostro paese negli ultimi anni.
Ancora più recente appare la nascita di un commercio equo di altri frutti (in particolare ananas e
frutta esotica).
Come evidenziato dall’esame dei dati relativi al quadriennio 2002-2005, a fronte di una
introduzione abbastanza recente, il commercio delle banane si è rapidamente affermato come
uno dei comparti più rilevanti del fair trade italiano, con un fatturato che si attesta nel 2002 intorno
agli 11,8 milioni di Euro, per portarsi nel triennio successivo su valori che si mantengono sempre
superiori ai 20 milioni.
Abbastanza significativa appare la quota di vendite delle banane di tipo fair nel loro mercato di
riferimento. Tale quota si attesta, infatti nel 2005 su un valore pari a circa il 2,9%, risultando fra le
più elevate dei prodotti del commercio equo. Di notevole importanza nello spiegare tale risultato
appare la scelta di introdurre la vendita di banane di tipo equo all'interno della grande
distribuzione, dove vengono venduti volumi molto elevati di frutta fresca.
La dinamica crescente registrata nei volumi di vendita si riflette parallelamente sull’andamento
della quota di mercato che si attesta nel 2002 al 1,7% fino a raggiungere nel 2005 il 2,9%. La
modesta riduzione registrata nell’ultimo biennio sembra, infine, indicare come la quota raggiunta
possa essersi ormai avvicinata al valore di equilibrio corrispondente alla quota di consumatori con
una preferenza per un prodotto di tipo fair in tale tipologia merceologica.
Come già evidenziato in precedenza, infine, il commercio delle banane costituisce oggi la
componente più importante all’interno del commercio equo e solidale nel nostro paese, di cui esso
rappresenta una quota pari nel 2005 al 23,9%. E’ importante sottolineare come il dato relativo al
2005 sia superiore di circa due punti percentuali mezzo rispetto a quello del 2002 ma inferiore
rispetto a quello del 2003 e del 2004.

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