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P.

M A N F R I N
o

__

LA

CAVALLERIA DEI PARTHI


NELLE

GUERRE CONTRO I ROMNI


CON

ANNOTAZIONI

DI

UN

EX-UFFICIALE

INTOBNO

LA C A VA L L E R I A ITALI ANA

S O

ROMA
CASA-EDITRICE ITALIANA
Via Venti Settembre, 122

PROPRIET LETTERARIA DELL AUTORE.

Art. 5. 11 Re il Capo
Sapremo dello Stato comanda
tutte le forze di terra e di
mare.....................................

Sta tu to :

G $ le ,

LAugusta fam iglia della M. Y. che da


circa un millennio regge popoli Italici, riu
sc nel nobile compit' col promuovere utili
istituzioni e col correggere erronei indi
rizzi, i quali sempre conducono alla rovina
dei popoli e degli Stati.
Lo spirito democratico dellet presente,
certo il pi sano, ed il pi utile, perch ha le
su e radici nelle dottrine di un' etica univer
sale, potrebbe produrre perniciose conse
guenze, se uscisse dai procedimenti evolu
tiv i che governano il mondo.
I Romani, i cui esempi dobbiamo cu
rare, perch siamo i soli dopo di loro, che
ottenemmo V unit d'Italia, furono pi volte
in pericolo di perdere il tutto per scompo
s ti obbiettivi, e finirono soggetti ai gi
vin ti Greci.
I Romani soprafatti da veemente desi
derio di tutto eguagliare, perfino negli e

serciti, trascurarono le loro cavallerie, e fu


gran ventura se il genio di Scipione seppe
giovarsi di cavallerie mercenarie per vin
cere Annibaie, le cui vittorie al pari di
quelle di Alessandro sono dovute allopera
principale della cavalleria.
Essendomi incontrato nel corso dei miei
studi in un antico popolo, i cui eserciti com
posti di sola cavalleria, difesero vittoriosa
mente il loro paese contro le legioni romane,
sorse in me lardito pensiero di offrire un
breve racconto delle vicende di questo po
polo, allAugusto Capo degli eserciti na
zionali.
Let presente per il ritorno delle umane
cose, ripristina i metodi che fecero i Par
tili vincitori dei Romani; stimo pertanto,
che gli ammaestramenti del passato, dal
lalta saviezza della M. V. uniti con le mo
derne esigenze, abbiano virt di creare un
tutto omogeneo, atto ad aggiungere od a
raffermare un potente elemento di difesa
per il nostro paese.
LAutore.

L A C A V A L L E R IA D E I P A R T H I
NELLE GUERRE CONTRO I ROMANI

C a p ito lo

11 pa^se dei Parthi.

Il regno dei Parthi, secondo le migliori indicazioni


dei molti che intorno questa memorabile gente ragio
narono, dur circa 476 anni, vale a dire dal 250 del
l era antica al 226 dellera nostra.
Gli scrittori greci e Romani trattarono dei Parthi
a loro modo e non vanno daccordo. Let presente
con laiuto di documenti orientali, specialmente per
siani, ed il soccorso di monete ed iscrizioni, penosa
mente riempie lacune, raddrizza dati erronei e ri
costituisce un periodo oltremodo interessante anche
p er la storia romana.
Tutti, antichi o moderni, orientali od occidentali,
combinano nellaffermazione che i Parthi arresta
rono le conquiste romane e nonostante vicendevoli
scorrerie e temporanee occupazioni al di qua e al di
l dell Eufrate, il gra n fiume, secondo lespressione
biblica, rimase il confine dei due Stati.

ift
La Parthia, da cui il regno prese il nome, era un
piccolo tratto dell* Asia occidentale, confinato dai
monti della Perside, dell Ircania, della Media e si estendeva in pianure, (ora sterili) della Chorasmia e del
la Margiana. Secondo autori moderni la Parthia pro
priamente detta, corrisponderebbe presso a poco allattuale provincia persiana del Khorosan o 1 esten
sione del paese, non per la configurazione sua, sa
rebbe pari a quella dell Irlanda, della Baviera e di
S. Domingo.
Paese aspro, ma ubertoso, costituito principalmente
da tre vallate con direzione da est ad ovest, dove
scorrono tre fiumi o torrenti il Tejend, il Nishapur
e il Myanabad. L esistenza di queste acque alimen
tate dalle nevi dei monti che attorniano le valli, da
vano agio a colture anche nella parte ora occupata
dal deserto e di tal fatto sono vi oggid traccie sicure.
Gli abitanti di questo paese vissero senza che la
storia nelle remote et facesse di loro grandi men
zioni. Conquistati da Ciro, uniti alla Persia in una
Satrapa, assieme all Hircania, vinti da Alessandro,
formarono alla sua morte una parte di regno del
poco amato Seleuco Nicatore, e cosi li troviamo al
cominciare della stirpe Arsacida.
La civilt parthica fu una civilt greca, come
quella dei Romani, ma per i diversi elementi posti
in gestazione, antinomici fra luna e laltra civilt
riuscirono i prodotti.
La conquista greca della Parthia propriamente
detta non dur oltre 80 anni. Parmi cio debbasi
computare dallanno dopo la battaglia di Arbela, nel

ti

330 dell era ant. quando Alessandro inseguendo


Besso satrapo della Batriana uccisore di Dario, si
ferm circa 15 giorni in Zadracarta capitale della
Parthia sulla catena del Lubatus il pi alto monte
della regione, al periodo della istituzione del regno
parthico fatta da Arsace che reputasi avvenuta nel
250 dellera ant.
Ma gi anche prima di Alessandro, la civilt greca
e ra penetrata fra i dominatori della Parthia come
ne fa prova lesistenza di truppe greche nellesercito
di Dario. Molto pi dur la dominazione greca con i
generali di Alessandro nelle provincie vicine alla Par
thia propriamente detta, le quali nel seguito costi
tuirono le regioni pi importanti del regno. Ed in
latti le grandi conquiste parthiche fino allEufrate,
secondo Giustino ed altri autori, furono compiute da
Mitridate I morto nel 137 dellera ant. corrispondente
allanno 4 della 160* Olimpiade ed al 617 di Roma:
quindi la maggior parte del regno parthico fu sog
getta al dominio greco per circa due secoli, e pi
esattamente secondo si congettura, per 193 anni. A
questo si devono aggiungere i continui rapporti con
i Seleucidi, antichi dominatori del paese, le frequenti
guerre e le paci concluse fra i due stati, contribuendo
il tutto allo estendersi della civilt greca.
Un dato il quale dimostra linfluenza greca potente
fino dal primo Arsacide che la sua capitale nella
Parthia fu la greca Hecatompylos LExatjuroXov Baoaiov di Tolomeo e Stefano B. I moderni studi non
sono ancora daccordo sulla ubicazione di questa citt,
che gli antichi scrittori affermano una colonia fon
data da Alessandro.

43

La civilt greca ed il conseguente uso di questa lin


gua la ragione delle pochissime nozioni che ci ri
mangono della lingua parthica perch usata forse
soltanto dalla gente minore. Ed a conferma, leggesi
presso gli antichi autori, che quando i messi porta
rono ai re di Parthia e di Armenia, la testa di Crasso,
essi (certamente uniti a numeroso pubblico) stavano
ascoltando una tragdia di Euripide. Cos tutte le
monete parthiche hanno tipo greco e greche sono le
scritte.
Inoltre i rapporti dei Romani a cominciare da
Siila con i Parthi, dimostrano assenza di interpreti
e grande facilit di eloquio, il che dinota l'uso di una
lingua comune, n altra, dalla greca in fuori, potea
essere.
Lignoranza in cui trovasi let presente intorno la
lingua dei Parthi reca per conseguenza molte dub
biezze sulle loro origini. Sottili ed acute disquisizioni
di moderni studi non aggiunsero maggior luce sul
quesito, ed ancora pi di ogni altra sopravanza la
vaga affermazione di Giustino, che le genti venute
con Arsace il capo stipite dei re Parthici, fossero dei
Sciti, denominazione generica di scrittori greci e ro
mani per indicare popoli pressoch ignoti, abitanti
vaste regioni alla lor volta dai suddetti scrittori assai
poco conosciute.
Il regno dei Parthi era una sezione dellesteso im
pero dei Seleucidi, il quale abbracciava l immenso
paese che ha per confine il Mediterraneo alloccidente;
la valle dellindo ricordata da Hecateo di Miieto e da
Erodoto, ad oriente : il m ar Caspio e il fiume Jaxar-

43

tes, lAraxes di Erodoto e Syr Daria (Syr-Giallo, Da


ria fiume) dei tempi presenti, verso il nord; il Golfo
Persico e il mare Eritreo al sud.
Il primo che scompose questo grande impero fu un
Greco, Diodoto, satrapo della Batriana il paese dalle
mille citt, n i Seleucidi occupati in dissidi dinastici po
terono ricondurlo allobbedienza. Quantunque alcuniau*
tori indichino che la conquista della Parthia per opera
dell avventuriere Arsace sia avvenuta nello stesso
tempo (eodem tempore, scrive Giustino) argomentasi
che fra la rivolta di Diodoto e la conquista di Ar
sace sieno corsi sei anni, vale a dire dal 250 al 256
(era ant.); ed avvalorerebbe tale opinione il carattere
distinto anzi opposto dei due rivolgimenti. Quello di
Diodoto fu una insurrezione fra Greci, mentre il se
condo apparisce una reazione dellelemento locale
contro la dominazione greca. Ben vero che la ci
vilt greca fin ad impossessarsi anche del movimento
contro essa diretto, come i vinti Elleni grecizza
rono Roma, ma questo non toglie che la conqui
sta Arsacida traesse la sua ragione e la sua forza
dallelemento autoctono diretto contro i dominatori.
L conquista della Parthia fatta dal primo Arsace
non fu n completa, n tranquilla; egli mori in bat
taglia, secondo Q. Curtio, colpito di lancia al fianco.
Il fratello Tiridate che gli successe assunse il nome
di Arsace II; e cos di seguito i 31 re, che secondo
le storie occuparono il trono partico ebbero e un
nome proprio, ed il numero progressivo della stirpe.
Il vero organizzatore del nuovo regno fu appunto
Tiridate il quale consolid la conquista con laiuto del

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Re della Batriana successo a Diodoto e vinse in bat


taglia Antioco II detto Callinico che volea ricondurre
il paese alla obbedienza.
Seguirono altri tre re parthici, Artabano I, Priapatio
e Phraate I, i quali tutti non solo riuscirono a man
tenersi sul trono, ma guerreggiarono con diversa for
tuna e i Seleucidi ed i re viciniori.
Il regno pi importante fu quello di Mitridate I,
denominato da Orosio, Arsace YI. Questi fu il fon
datore della grandezza dei Parthi. Il suo predecessore
in luogo di lasciare il regno ai propri figli, chiam
a succedergli il fratello Mitridate, il quale avendo
assunto un piccolo regno fra la citt di Charax Spasinu (Steph. B. Tolom., Dione, Plin.) presso al Golfo
Persico e il fiume Arius (lattuale Heri-rud), nello
spazio di quasi 38 anni ne estese i confini da farne
un grande impero capace di resistere ai Romani.
Senza lopera di Mitridate la Parthia sarebbe rimasta
un piccolo Stato od una Satrapia pressoch ignota al
mondo occidentale. Fu Mitridate che vinse Eucratide
il rinomato re della Batriana e gli tolse gran parte
delle sue provincie riducendo quel paese tributario.
Lo stesso Mitridate guerreggi Demetrio II Nicatore
un pronipote del Seleuco Callinico, contro al quale
si era ribellato Arsace I, e lo fece prigioniero (anno
138 dellera ant.): ma lo tratt con ogni riguardo dan
dogli per sposa una sua figlia.
Sembra sia stato Mitridate, sesto Arsacide, che as
sunse il titolo di re dei re, portato in addietro dai
sovrani di Persia. Ben vero che nelle collezioni
numismatiche viene attribuita una moneta, in cui

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apparisce questo titolo, a Phraate I, quinto Arsace,


predecessore di Mitridate; cos infatti leggesi nel
Rawlinson e nel catalogo del Museo Britannico, ma
bene osservando apparisce pi probabile il parere
dellEckhel, secondo il quale questa stessa moneta
apparterrebbe a Mitridate, il sesto Arsacide. Nellesergo
di essa si vede una persona seduta che offre un arco
con liscrizione: BA2IAEQ2 basiaeqn MErAAor APZAKor Eni4>ANor2.
Come bene si scorge la generalit di questa iscri
zione pu dar luogo a varie interpretazioni.
Larco, nellesergo di molte monete parthiche, spe
cialmente dei tempi gloriosi, dimostra come fosse presso
cotesta gente larma per eccellenza.
Mitridate I fu non solo un conquistatore, ma altres
un legislatore. Gli storici e particolarmente Diodoro di
cono che introdusse buone leggi ed estese a tutto il
l'egno i migliori costumi usati dalle genti a lui sog
gette. In questa scelta, da quanto si pu argomentare
ebbero la prevalenza gli ordinamenti greci. E bens
vero che la rivoluzione parthica, come si disse, fu una
reazione contro i dominatori greci, ma al tempo di
Mitridate la vittoria degli Arsacidi era gi un avve
nimento antico.
Il vasto paese tolto ai Seleucidi, la conquista della
Batriana retta da una stirpe greca, la sottomissione
delle grandi citt sparse in tutto il paese divenuto
dominio dei Parthi e per di pi la prigionia di De
metrio Nicatore, toglieva agli Arsacidi ogni pi re
moto timore di ritornare mancipi dellelemento greco;
laonde avveniva nella Parthia lo stesso fatto oc

16

corso ai Romani ; vale a dire, cessata la resistenza


suggerita da motivi politici, il popolo pi civile grado
grado e pacificamente vinceva quello che lo era
meno.
Con pochi mutamenti le istituzioni di Mitridate I
si mantennero costanti fra i Parthi e m entre quelle
dei Romani per opera di tribuni ed avvocati dege
nerarono, nel pi assoluto despotismo, le istituzioni
dei Parthi conservarono fino allultimo Arsacide una
impronta di governo rappresentativo.
Vi erano due elementi distinti nellimpero dei Parthi
i quali convissero per lunga et. Il primo lordina
mento municipale con estese autonomie, talvolta una
quasi indipendenza dei grandi centri, pressoch tu t
ti costituiti da colonie greche, le cui istituzioni i
Parthi mantennero : ed una specie di governo feudale
importato con le loro conquiste. Il Rawlinson nel
suo bel lavoro sulla monarchia parthica, chiama la
coesistenza di un regime aristocratico feudale con le
autonomie municipali una strana anomalia (one anom aly o f a very curious character).
Non vedo, per contrario, si possa cos definire un
fatto che esistette per secoli in tutti i paesi europei
durante let di mezzo, nel qual tempo notorio che
convissero repubbliche e municipi autonomi del si
stema greco-latino, ed istituzioni feudali provenienti
precipuamente dalle popolazioni nordiche che inva
sero lEuropa. Lo stesso re ed imperatore che con
cedeva i feudi, impartiva le franchigie municipali. N
per il sovrano il fatto era anomalo, poich ad ambe
le parti concedeva o riconosceva dei privilegi di

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eguale n atura, con la sola diversit che a seconda


dei casi concernevano o una sola persona od enti
collettivi. Le franchigie municipali, da cui ne ven
nero repubbliche e corporazioni dellra nostra, eb
bero la stessa base dei feudi dai quali, Stati e regni
si formarono. N lInghilterra, il paese del Rawlinson,
and esente da un tale stato di cose; gli esempi an
che oggid non sono pochi, m a baster citare quello
della City di Londra, le cui principali franchigie
furono concesse dai Plantageneti e dai Tudors nel
tem po in cui la razza vincitrice dei Norm anni go
deva o di diritto o di fatto grandi privilegi feudali.
Indicai gi che limpero parthico avea un im pronta
di governo rappresentativo, ed in effetto vi erano due
Assemblee, nessuna delle quali di nom ina regia.
Luna, un Consiglio di famiglia composto di tu tti
i principi maschi di et maggiore della casa reale ;
ed essendo i P arth i poligami, il num ero dei principi
reali era grande. La ltra un Senato dei nobili del
paese, degli alti dignitari dello Stato e del corpo sa
cerdotale dei Magi, indicato da Strabone, il quale cita
Posidonio; corpo potente, con una gerarchia costi
tu ita e di rem ota origine. I poteri di tale Assemblea
erano molto estesi, poich ad essa spettava nom inare
il re, ufficio elettivo, m a dovea essere scelto fra i
m em bri della casa reale. Di solito, quando il re la
sciava dei figli adulti, il maggiore succedeva al pa
dre, e se erano minori veniva assunto uno dei fra
telli del defunto; se m ancavano pure i fratelli, eleggevasi uno dei prossimi parenti. La nom ina di un
principe di una linea laterale facea cessare i diritti
della principale.

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Talvolta il sovrano volendo evitare ad un suo pre


ferito l alea di una elezione, designavate successore
e vegliava che la scelta fosse approvata dalle due
assemblee.
Era pure uno dei diritti del Senato di deporre il
re e sebbene non sempre abbia avuto la forza di far
eseguire le deliberazioni, la storia nota parecchie di
tali deposizioni.
Dallassieme di simili istituzioni facile compren
dere come un nemico accorto e potente potesse trarne
partito per promuovere dissidi, dei quali ribocca la
storia parthica, le cui cause non furono manife
state dagli scrittori antichi o moderni, ma riescono
evidenti dal contesto storico, e su questo punto
mestieri che il lettore fissi la sua attenzione.
Quando la nomina del re era approvata dalle due
assemblee, il diritto di incoronarlo spettava ad un
alto ufficiale dello Stato, il Surena, diritto che se
condo Tacito, era ereditario in una famiglia.
Le provincie reggeansi per satrapie, comediceano
i Greci, e re tributari, perci il titolo assunto dai re
Parthi, da Mitridate in poi, di Ba6tXsug Ba6tt.ea>v, cor
rispondeva ad una realt. Alcuni moderni scrittori
sulla fede di Ammiano Marcellino notano che si diceano anche fratelli del sole e della luna, se non che
apparisce una denominazione assunta dai Sassanidi,
che cominciarono a regnare dopo gli Arsacidi nel 226
dellera nostra.
Rispetto agli Arsacidi, il titolo che si sdegnavano
se non veniva loro dato dai Romani, era quello di re
dei Re, senz altre aggiunte.

19

Nelle costituzioni parthiche, come gi indicai, erano


importanti le citt libere di orgine greca la mag
gior parte, talune delle quali come Seleucia aveano
un Senato eletto dal popolo o si governavano a loro
modo; la sudditanza si limitava ad un tributo an
nuo ; nella maggior parte di queste citt non vi erano
truppe parthiche, le quali si limitavano ad entrarvi
solo nei ctsi di lotte intestine per sedare tumulti.
Di codeste citt, mettendo assieme quanto ne dicono
gli autori fra cui principali Appiano ed Isidoro di
Carace, se ne contavano oltre una cinquantina nell impero parthico. Ve n erano poi anche di non
greche, le quali godeano pure grandi franchigie.
Sostengono alcuni moderni scrittori che lesistenza
di queste citt autonome fu una causa di debolezza
per limpero parthico, la quale opinione non saprei di
videre tenendo per base la stessa storia dei Parthi. Ch
se talune mostraronsi talvolta propense ai Siro-Macedoni, sangue del loro sangue, ed ai Romani poi,
sono in generale maggiori i casi di resistenza contro
agli uni ed agli altri, resistenza che esercitavano con
i loro mezzi, quindi altrettanti capi saldi senza spese
0 dispersioni delle forze dei Parthi. Molti gli esempi,
e valga sopratutti quello di Hatra che respinse vit
toriosamente a pi riprese le armi di due imperatori
1 maggiori capitani del loro tempo, Trajano e Severo
occasionando trattati di pace per i re Parthici. Si
ignorano le origini di Hatra ; trovasi scritto che gli
abitanti erano Arabi, ma le rovine studiate dal Ross
hanno un carattere greco, la qual cosa dimostrerebbe
che la civilt greca fu, per lo meno, un elemento im
portante fra gli abitanti di quella citt.

20

Nessuno al mondo ignora come il male si amal


gami con qualsiasi buona istituzione, laonde pu
essere pure apparso fra le citt libere dellimpero
parthico, ma ovvio d altronde che le autonomie
bene condotte centuplicano le forze di uno Stato;
cos laiuto pprto ai Romani dalla libera Sagunto im
ped Annibaie di farsi un regno nelle Gallie; cos
Cesare dur pi fatica a vincere la libera Massaglia
che a conquistare tu tta lItalia.
Una delle singolarit dei Parthi fu che non ave
vano una capitale fissa, ma tramutavano la sede
del governo durante lanno in diversi fra i principa
li centri dellimpero, al pari degli Achemenidi, i lon
tani predecessori dei Parthi. Tale istituzione che a
primo aspetto apparisce strana con lesame fa sorgere
parecchie considerazioni che la presentano sotto un
punto di vista sufficientemente serio. Gli imperatri
romani con le lunghe assenze da Roma, cominciando
da Tiberio, obbedivano ai concetti che indussero i Par
thi alla indicata consuetudine. N essa nuocerebbe
ai moderni Stati.
Molti dolori e molte miserie sarebbero state rispar
miate alla Francia, se da antichi tempi il governo
avesse risieduto ora in una ora in altra regione di
quel paese, n i mali oggid sono finiti. Ed a tale si
stema sarebbe pure chiamata lItalia per la copia dei
suoi grandi centri.
Non sarebbe solo questione di una giustizia distri
butiva, ma implicherebbe ladozione di sistemi sem
plici e spediti, in luogo degli odierni complicati ed
oscuri, con nevrosiaca sollecitudine diluviati sulla
massa dei cittadini.

Si

Lo spettacolo dellp odierne capitali fsse non molto


confortante. Vediamo in esse addensarsi ambiziosi di
ogni risma che si arrovellano per Impadronirsi della
impugnatura della spada rivolta contro il paese, rap
presentata dalle gerarchie fsse che hanno stanza im
mutabile nelle capitali permanenti. Questi funzionari
aumentano ogni d per accrescere l'ordine cui sog
giace il paese, e collaumentare ascendono alla padro
nanza.
Cos ad esempio la Roma moderna non imiterebbe
la Roma antica prendendo i suoi Cincinnati dairaratro,
m a stimerebbe discernerli in qualche sotto-segretario
od applicato rapidamente asceso per compiere la
alta missione; lesempio di un popolo viciniore dimo
stra come simili addensamenti non sieno punto gio
vevoli a raffermare le dinastie. Let moderna nel
l orgoglio della stimata sua civilt, ride delle istitu
zioni dellimpero Chinese, dove sonovi solo due cate
gorie di cittadini, i funzionari che imperano e det
tano la loro volont al capo dello Stato, e gli altri
che pagano, per procedendo collirruenza dei mo
derni indirizzi se non noi, certo i nostri figli o nepoti
si troveranno a Peckino.
Ma torniamo ai Parthi.
Non si pu con sicurezza determinare quali fossero
le citt che a turno divenivano la sede del Governo,
pure alcune si conoscono, per esplicite dichiarazioni
degli autori greci e latini. La prima apparisce Ctesiphonte sulle rive del Tigri, di faccia a Seleucia
che Plinio ed Ammiano dicono costrutta dai Parthi,
ma da Polibio risulterebbe precedente al regno par-

ss
thico. Tacito, negli Annali la chiama sedes imperii
e secondo Strabono sarebbe stata la capitale nella
stagione invernale. Fu o costrutta od ampliata per
contrapporla a Seleucia, ed era certamente un centro
di primo ordine, poich Erodiano racconta che Se
vero ne tolse 100 mila abitanti e rimase tuttavia
una citt importante; lo era pure al tempo dellin
vasione dellimperatore Giuliano (a. 363) come ne
fanno fede le storie di Ammiano e Gregorio Nazianzeno nella sua orazione intorno a Giuliano. Quando
Odenathus il saraceno marito di Zenobia, creato Au
gusto da Galieno (a. 264), vinse i Persiani a Ctesiphonte, secondo Zosimo questa citt fu tanto forte da
porgere un sicuro asilo alle popolazioni fuggiasche.
Da moderni studi il luogo dove sorgea Ctesiphonte
pare accertato nel punto detto dagli Arabi E1 Madain, dove sonovi rovine giudicate del periodo dei
Sassanidi, la qual cosa indicherebbe che Ctesiphonte
fu pure residenza della stirpe succeduta agli Ar
sacidi.
Sembra che anche Vologesia medesimamente sul
Tigri e molto vicina a Seleucia, da Plinio detta Vologesocerta, vale a dire la citt di Vologese, sia stata
durante il regno di qualche re parthico la tempora
nea residenza del Governo.
Seguendo Strabono, una delle citt che durante
lanno diveniva sede del governo, era Ecbatana, la ca
pitale della Media, secondo Diodoro, fondata da Semi
ramide, che il Rawlinson afferma essere la moderna
Hamadan, ma che altri vogliono fosse posta in diversa
localit, sollevando controversie che stimo superfluo
ricordare.

33

Lo stesso Strabone indica pure residenza reale Tap


nellIrcania che alcuni vogliono sia la Tagae nomi
nata da Polibio forse lattuale Dameghan.
Atheneo sostiene essere stata sede del governo
parthico, terminato il verno, Rhagae, che Isidoro Characeno, uno dei geografi minori greci, chiama Payeia
affermandola la pi grande citt della Media magna,
0 bassa. Questa citt ebbe diversi nomi secondo fu
riedificata o restaurata da questo o quel sovrano, ma
lantica denominazione sussistette sempre e ne l
prova il fatto che i suoi resti chiamansi oggid le ro
vine di Rhey.
Nellantica Partia, la culla degli Arsacidi, non pare
fessevi citt sede di governo; Zedracarta visitata da
Alessandro ed Hecatompylos la sede dei primi Arsa
cidi paiono abbandonate. Dione Cassio nota in Parthia
Arbela la necropoli dei re, che Q. Curzio dice un villag
gio. Fu in Arbela, narra Dione, che Caracalla profan
1 sepolcri dei re Parthi disperdendone le ossa ed il
Senato gli diede il titolo di Parthico come afferma
Spartiano con queste parole: Datis ad Senatum,
quasi post victoriam literis, Parthicus appellatus
est (1).
(1) La storia dei P arthi pone in evidenza le profonde ra
dici che possono m ettere in una nazione le istituzioni militari,
quando chi la dirige tenda costantemente a m antenerle; di
mostra ancora come tali istituzioni si perfezionino nei concetti
tattici e negli indirizzi, se riescono consone alle speciali incli
nazioni di un umano consorzio, poich in tal caso lo spirito
nazionale m ilitare sviluppato da chi governa, concorre alla sua
volta a confortare e soccorrere il governo stesso. Ed in effetto

34
i metodi usati dalla cavalleria parthica ricompaiono quale ul
tima parola delle moderne cavallerie nel nostro tempo in cui
fra lo avanzare di ogni scibile, la scienza m ilitare spicca per
segnalati progressi.
Che se le istituzioni m ilitari giovano in ogni paese, p arti
colarmente vantaggiose riescono in Italia per il duplice com
pito che spetta al suo esercito. L'uno eguale a quello di ogni
altro Stato, ha per obbiettivo la difesa e la tranquillit, lal
tro speciale al paese nostro mira a distruggere l'opera esi
ziale di precedenti governi e compie una missione educatrice
ed unitaria.
Laonde per chi bene osserva, lEsercito in Italia riesce una
istituzione non solo m ilitare ma anche eminentemente civile,
poich costituisce lelemento coesivo nazionale, rafferma e con
ferm a lindipendenza a fatto intangibile non per forza d'arm i,
ma per volont di cittadini, nell'esercito e dall esercito edu
cati; sviluppa nella popolazione i sensi di disciplina nella li
bert e di dovere nel coraggio. Sopratutto giovevole perch
si affretta di restituire alla societ il giovine cos educato, la
qual cosa non compiono g li a ltri utfcii civili, i quali se
questrano allo Stato l'individuo fino a che valido e lo ab
bandonano quando per et, per abitudini, per indirizzi inca
pace di produrre nei diversi compiti in cui i moderni consorzi
sviluppano la feconda loro azione.
Molti vero sono i danni che potrebbero derivare ad una
nazione dallesercito permanente fra cui precipuo il m ili
tarism o, contro il quale efficacissimo rimedio sar ripor
tare, per quanto possibile, alla p arte dirigente dell'esercito i
medesimi cri tarli che fanno restituire alla societ i soldati;
sistem a gi dai Romani con buona prova per secoli adope
rato.
Ad ogni modo mestieri che coloro i quali dirigono gli
svolgimenti delle istituzioni m ilitari in Italia pongano mente
affinch nulla turbi gli elevati obbiettivi a cui deve tendere
lesercito nazionale, i quali stanno agli antipodi degli scopi
cui miravano i vecchi eserciti. G se questi poteano essere rac
colti con gli ingaggi fra la zavorra nazionale e mondiale, i

25
moderni contingenti devono per quanto possibile essere segre
g ali da tale zavorra, quindi sm ettere debbonsi passate istitu
zioni che la raccoglieano, per quanto con vecchia fraseologia
ed anche pi vecchio pensiero, necessarie si vadano procla
mando. Gli intenditori in argomento sanno come difficilmente
g li intermediari fra il soldato e l'ufficiale facciano buona prova,
se non sono una giusta selezione dell' elemento di leva. Che
troppo spesso invece, quando riescono il portato di speciali
ordinam enti, per cagioni a tu tti note e che torna superfluo lo
specificare, troppo spesso, ripeto, il soldato riceve perniciosi
insegnamenti morali e sociali, i quali poi riportati al cessare
d ella ferma nelle famiglie, costituiscono un lievito anche peg
giore, perch non frenato dalla disciplina. A questo modo l'e
sercito invece di innalzare la potenzialit morale di un popolo,
diverrebbe lorgano per il quale strane aberrazioni e poco corretti
indirizzi, si propagano e si diffondono nel corpo della na
zione.

C a p ito lo

II.

P rim i rapporti dei P a rth i con i Romani.


(Anni 9*2-03 era ant.)

Successero a Mitridate I, Phraate II e Artabano II,


occupati in guerre contro i Siri-Macedoni e contro
gli Sciti; poscia sal al trono lottavo Arsacido, Mitri
date II, per le sue gesta denominato il grande. Con
questo re ebbe luogo il primo contatto fra i Romani
ed i Parthi.
Tanto gli uni come gli altri avevano esteso i ri
spettivi domini. I Romani istruiti alla scuola di An
nibaie, dopo averlo vinto, erano, come indica Polibio
una forza immanente per i diversi Stati Asiatici; ed
i Parthi agguerriti dallo lunghe lotte con gli Sciti,
avevano acquistati particolari modi di combattere i
quali davano loro una superiorit incontestata sui po
poli viciniori.
Il re del Ponto Mitridate V verso lanno 93 prima
della nostra era avea costituito un esteso Stato ed
erasi alleato con Tigrane re dArmenia; questi com-

28

batteva i Parthi e quello voleva estendere la sua in


fluenza nella Capadocia. Per impedirlo, Roma mand
C. Siila lanno 92 e ristabil, come narra Strabone,
lazione romana, rimettendo sul trono della Capado
cia il re cliente Ariobarzane. Continuando larmeno
Tigrane a guerreggiare la Parthia, pare che per op
porre alleanza ad alleanza i Parthi offrissero ai Ro
mani amicizia e paralizzassero cos quella stabilita fra
Mitridate del Ponto e Tigrane dArmenia. Venne in
fatti, scrive Plutarco al campo di Siila lungo lEufrate un ambasciatore parthico per nome Orobazo a
chiedere amicizia bench mai per lo addietro le
due genti avessero avuti rapporti ... Raccontasi,
soggiunge lo stesso autore, che Siila fece porre tre
sedie, una per Ariobarzane (il re di Capadocia ri messo dai Romani) una per Orobazo (lambasciatore
parthico) ed egli sedette nel mezzo (vale a dire nel
posto donore) e cos diede loro udienza . Oltre
alla designazione del posto il generale romano fu
arrogante nei modi onde poscia il re dei Parthi
uccider fece Orobazo perch ci comportato avesse.
In quanto a Siila (conclude Plutarco) alcuni lo lo davano per il suo sprezzante contegno verso i bar bari ed altri lo biasimavano come intempestivamente
superbo .
Nonostante tali premesse, parrebbe che una intel
ligenza amichevole fra i due imperi si stabilisse. Non,
si possono fare che congetture perch le maggiori
fonti, Plutarco e Giustino non giovano. Il primo dopo
essersi diffuso nella freddura di una predizione a Siila
fatta da un Calcidese della comitiva di Orobazo, di-

29

mentica totalmente di narrare i risultati dell'amba


sceria ; il secondo, Giustino, fa peggio ancora, perch
confonde Mitridate II con Mitridate III quantunque vi
sieno frammezzo tre altri re, un Arsace X (Mnascires?) un Sanatroces, come appare dalle monete, ed un
Arsace XII, o Phraate III, e quindi il Mitridate III
deposto dal Senato parthico per le sue crudelt.
Durante i regni di Sanatrocese e di Phraate III, il
padre del Mitridate deposto, furonvi nuovi rapporti
fra i Parthi ed i Romani. Dall'ambasciata di Orobazo
erano corsi circa 24 anni e Lucullo combatteva Mi
tridate del Ponto e Tigrane dArmenia. Ambedue
questi re stretti dalle armi romane chiesero aiuto ai
Parthi. I frammenti storici di Sallustio contengono
una lettera attribuita a Mitridate re del Ponto con
la quale chiede per lui e per Tigrane lalleanza
del re parthico. Questa lettera sarebbe un sunto dei
modi e delle arti dai Romani usate in Asia e quan
tunque non possa essere di Mitridate, vi si leggono
molte asserzioni le quali certamente sono lespres
sione di un remoto antiromanismo.
Namque Romanis, dice la lettera, cum nationi bus, populis, regibus cunctis, una et ea vetus causa
bellandi est, cupido profonda imperii et divitiarum .
Non vi che uno scampo, soggiunge pi oltre lo scritto,
per te, o Arsace, quello di unirti a noi per guerreg
giare i Romani e pensa che noi non possiamo n vin
cere, n esser vinti senza tuo pericolo. Quando Lu
cullo conobbe le pressure fatte al re dei Parthi per
trascinarlo nellalleanza dellArmenia e del Ponto,
mand alla sua volta una ambasciata a riannodare

30

i buoni rapporti iniziati dagli Arsacidi con Siila. Que


sta almeno sembra la versione pi verosimile, secondo
si esprme Dione, in luogo di quanto scrive Plutarco
in Lucullo, che il re dei Parthi, cio, mandasse per
primo unambasciata al generale romano. Argomen
tasi che lArsace allora regnante stringesse segreti ac
cordi con ambedue le parti belligeranti, ma si astenne
di dare aiuto ad alcuno, giudicando, come scrive
Dione, meglio giovargli rimanere intatto, mentre li
altri indebolivansi guerreggiando. A questo punto
per, soggiunge Plutarco, avvisato Lucullo di tale
maneggio deliber di lasciare addietro Mitridate e
Tigrane come avversari gi spossati e poco temibili
e muover guerra ai Parthi . Laonde ordin ai suoi
legati di raccogliere le milizie e di condurle a lui.
In tale disegno egli fu impedito dallammutinamento
dei soldati i quali arricchiti dal molto bottino rac
colto con facili guerre, non voleano uscire da un
territorio che procacciava loro grandi vantaggi e po
chi pericoli, per andare a combattere un nemico sco
nosciuto e forse gi temuto, in paese ignoto. Ed in ef
fetto la sommossa sed quando Lucullo, deposto il
pensiero di guerreggiare i Parthi, si mosse nuova
mente contro Tigrane.
Nelle insubordinazioni delle truppe di Lucullo,
fiere e frequenti, doveano entrarvi speciali motivi.
Questo generale possedea doti eminenti come stratega
e come amministratore ed era molto superiore a
Pompeo. Lucullo avrebbe avuta una parte impor
tante nelle cose di Roma, se non si fosse ritirato
dagli affari. La data della sua morte incerta, ma pare

31

avvenuta verso lanno 57 avanti lera nostra quando


Cicerone ritorn dallesiglio.Lasua equit verso i vinti,
segnatamente in favore delle citt di origine greca,
l obblig, pi volte a frenare le estorsioni delle com
pagnie degli appaltatori romani appartenenti, come
noto, alla classe dei cavalieri; e questo gli rese ne
miche coteste potenti corporazioni, le quali contri
buirono certo allinsubordinazine del suo esercito e
gli suscitarono molti avversari a Roma, che tenta
rono perfino vietargli il trionfo. Se Lucullo avesse
intrapresa la guerra contro i Parthi, avrebbe avuto
probabilmente un esito felice, perch combattendo il
re del Ponto e quello di Armenia era gi edotto dei
modi di combattere e delle armi partiche, come si
potr vedere in appresso.
Gli avversari di Lucullo promossero un decreto del
Senato col quale fu data a M. Acilio Glabrio console
in quellanno (an. 67) la Bithinia e il comando della
guerra contro Mitridate. Glabrio per, incapace di
esercitare tale ufficio, non usc dalla Bithimia, ma
eman proclami e decreti dichiarando Lucullo deca
duto dal comando e sciogliendo i suoi soldati dallob
bedienza. Questo diede agio ai nemici di rioccupare
il Ponto e la Capadocia gi conquistate da Lucullo.
Nellanno seguente, (66) per effetto della legge Manilia,come leggesi in Plutarco, Appiano e Dione, fu
rono rimossi tanto Glabrio che Lucullo ed ebbe il
comando Pompeo.
Giunto questi in Asia, trov Tigrane dArmenia e
Mitridate del Ponto che faceano attive pratiche per
attirare Phraate III, re dei Parthi ad una lega. Pre-

3S

venneli Pompeo, e Phraate fece alleanza con lui. L e


parti furono cos divise, che mentre Pompeo combat
teva Mitridate, i Parthi avrebbero guerreggiato in
Armenia e le provincie da costoro conquistate sareb
bero ad essi rimaste. Il re parthico tenne fede ed ini
zi le ostilit contro Tigrane. Le circostanze erano
favorevoli, poich il figlio maggiore di Tigrane, che
avealo stesso nome, si era ribellato, secondo raccontano
Appiano e Dione, ed essendo stato vinto rifugiossi
presso Phraate suo suocero, la qual cosa fa supporre
che alla ribellione non fossero estranei i Parthi. Que
sti invasero lArmenia e giunsero fino ad Artaxata
la capitale, mentre Tigrane il vecchio erasi rifugiato
nei monti. Poco atti i Parthi ad assediare citt e
stimando Phraate di avere fatto il pi e che il resto
lo avrebbe compiuto il ribelle Tigrane juniore, lasci
a costui una parte della sua gente e si ritir, occu
pando solo alcune provincie, quelle cio che intendeva
far sue in conformit degli accordi con i Romani.
Se non che, scrive Dione, il quale racconta per
esteso questi avvenimenti, subito dopo la ritirata di
Phraate, il vecchio Tigrane marci contro il figliolo,
e lo vinse. Questi allora, forse adirato con Phraate,
cerc dapprima rifugio presso Mitridate del Ponto,
ma questo re, gi vinto, non era in caso di proteg
gere neppure s stesso. Allora Tigrane il giovine
and presso i Romani e serv di guida a Pompeo per
invadere lArmenia. Spaventato di ci, il vecchio re
Tigrane, sped araldi e ambasciatori ai Romani, pre
gando pace; ma non riusc a nulla, poich le sue
sollecitazioni erano combattute dal figlio, il quale,

33

come si disse, vivea nel campo Romano. Finalmente,


essendo Pompeo gi presso alla capitale dellArmnia,
il vecchio re gli diede la citt, e in sembianze dimesse
si avvi ad incontrare il vincitore. Prim a di giungere
incontr un littore il quale gli ingiunse di scendere
da cavallo, e il vecchio ubbid, e, quando fu dappresso
a Pompeo, gett la tiara e gli si prostr dinanzi,
adorandolo, scrive Dione. Allora Pompeo, mosso a com
passione, lo sollev e lo fece sedere accanto a lui. Il
generale romano dalluna parte avea il padre, dallal
tra il figlio, nemici fierissimi fra loro, che in ogni ma
niera studiavano di nuocersi. Non and guari per che
laccortezza del vecchio Tigrane ebbe il disopra, e si
guadagn lanimo di Pompeo per modo, che questi
gli restitu il regno, ritenendo per Roma solo al
cune provincie, con laggiunta di un annuo tributo.
Al giovane Tigrane, secondo Dione e Plutarco, diede
la provincia di Sophene, in Armenia, posta per la
geografia di Strabone fra il monte Masio e lAntitauro, che la separa dalla Mesopotamia. Costui per,
non soddisfatto della parte assegnatagli, si rese sem
pre pi contrario a Pompeo, il quale fin collimprigionarlo e spedirlo a Roma per farne mostra nel
Trionfo.
I Parthi intanto si mantenevano nelle provincie
di Adiabene e di Gordiene, gi conquistate da Lu
cullo. Pompeo non fece nulla per scacciarli dalla pri
ma, ma non toller si mantenessero nella seconda.
Secondo Appiano, nella guerra Mitridatica, questa
provincia era destinata al giovane Tigrane, ma dopo
le costui offese fu assegnata ad Ariobarzane re cliente
3

34

della Capadocia. Questi per non avendone preso


possesso, perch occupata da armi partiche ed ar
mene che se la contrastavano, Pompeo senzaltro,
(raccontano Plutarco e Dione), vi mand il suo legato
Afranio, il quale, scacciati i Parthi, diede la provincia
al vecchio Tigrane e occup altre regioni che per il
trattato di alleanza dovevano rimanere ai Parthi. Ne
segui una situazione molto tesa fra i Romani ed i
Parthi, i quali, partito che fu Afranio, si accinsero a
combattere il re di Armenia per ricuperare la pro
vincia di Gordyene, ed il re Tigrane ricorse ai Ro
mani. Phraate avendo ci inteso mand egli pure
unambasciata a Pompeo, e seguirono dambe le parti
dei messaggi. Pompeo scrivendo a Phraate gli neg,
come affermano Plutarco e Dione, il titolo di re dei
re, con grande indignazione dei Parthi. Essi chiedevano
la restituzione delle provincie tolte allArmenia, le
quali in conformit ai patti consideravano loro, e il
generale romano rispondeva essere una questione non
con Roma, ma con lArmenia. Phraate gli ingiungeva
di tenere lEufrate quale confine dei due Stati e Pom
peo rispose che avrebbe presi i confini dove li trovava
non dove gli fossero imposti; intanto i Parthi procedeano nelle ostilit contro Tigrane.
In realt ambedue, e Romani e Parthi temeano di
venire alle rotte. Le conquiste di Lucullo e quelle di
Pompeo (sebbene inferiori) e la rapidit con la quale
i Romani si erano Spossessati di parte dellAsia senza
dubbio impressionavano i Parthi. Alla sua volta Pompeo
aveva due timori personali. In primo luogo temeva le
accuse degli avversari a Roma se portava le armi

3i

in paesi contro ai quali non avea avuto incarico dal


Senato di far guerra, per cui se vincea avrebbe avuto
sulle braccia tutti i sospettosi e quelli ancora che gli
portavano invidia, soliti a scatenarsi contro i generali
fortunati. In secondo luogo se lesercito si fosse am
mutinato come con Lucullo, o peggio, fosse stato vin
to, lalta posizione sua a Roma era rovinata; ed
essendo l intrapresa illegale, non potea nemmeno
fare affidamento sulla consueta tolleranza di Roma
verso i generali vinti.
Evidentemente Pompeo volea creare il casus ideili
e ricevere lordine da Roma di procedere contro i
Parthi.
Egli pertanto non diede ascolto ai molti che lo ec
citavano a rompere le ostilit, ma ricorse ad un accorto
partito, mand cio tre arbitri per comporre le dif
ferenze fra gli Armeni ed i Parthi. LArmenia era
gi tributaria e da quella parte non vi erano timori.
Rimaneano i Parthi i quali od accettavano larbitrag
gio o lo respingeano. Nella prima ipotesi la modera
zione di Pompeo era lampante; ed i suoi avversari
a Roma non poteano accusarlo di ambiziose mire, se
invece la respingeano ne risultava un caso di lesa
maest romana che gli amici di Pompeo avrebbero
opportunamente fatto valere, quindi il Senato dive
nuto il responsabile, non avrebbe esitato a dichiarare
i Parthi nemici del popolo romano e ad ingiungere
che fosse loro dichiarata la guerra.
La condotta dei Parthi non fu meno avveduta.
Scrissero alcuni moderni autori che la moderazione
di Pompeo fu contagiosa e perci i Parthi accetta-

36

rono larbitraggio. Ma non ci permesso fare simili


supposizioni, poich Dione con profondit di concetto
espose gi motivi dello agire dei Parthi. Se essi
avessero promossa una guerra, aveano da combattere
Roma unita con lArmenia, gi da molti anni in
guerra, quindi le truppe armene unite ai Romani
potevano avere lefficacia che non ebbero contro di
Roma. Se invece attendeano la partenza di Pompeo,
Tigrane dArmenia, dai Romani vinto e ridotto vas
sallo non potea avere con essi buon sangue e facil
mente col tempo avrebbe accettato il potente aiuto
dei Parthi per ricuperare la sua indipendenza. An
che i Parthi quindi erano dalla situazione consigliati
ad attendere miglior momento ; cos fecero infatti ed
accettarono l'arbitraggio di Pompeo. Decisa come era
luna e laltra parte di non venire alle mani, gli ar
bitri riuscirono nel ristabilire i buoni accordi fra
Roma e la Parthia. Persuasi, scrive Dione, da
questi motivi, ritornarono amici.
Dopo di ci Pompeo and ad inseguire il vinto
Mitridate, comp la facile campagna della Siria e della
Palestina, quindi ritorn a Roma dove per le sue
vittorie ottenne gli onori del trionfo.
Ai Parthi, per allora, nessuno a Roma pens, ma
rimase l impressione nel popolo romano che doveano
essere combattuti come i soli capaci di fare resistenza
in quelle regioni. Non havvi scrittore il quale con
tenga verbo circa agli intendimenti dei Parthi, ma gli
avvenimenti posteriori dimostrano che essi pure consi
deravano inevitabile una lotta contro Roma e per
ci studiavano e il modo di combattere dei Romani
e il punto debole dei loro eserciti.

Capitolo III.

L a prim a guerra dei Romani contro i P arth i


e la spedizione di Crasso
(anni 5$-54 e ra an t.).

Il contegno di Pompeo verso i Parthi dimostra al


levidenza come egli conoscesse la forza degli Arsa
cidi e siasi studiato di evitarla anche a costo di sem
brarne timoroso. Ora, quando lanno 56 avanti la
nostra era ebbe luogo il convegno di Lucca fra Ce
sare, Pompeo, e Crasso, il solo che conoscesse i Parthi
dei tre, era Pompeo.
I
motivi del convegno sono a tutti noti. Pompeo
e Crasso fino dal tempo nel quale militavano sotto
Siila, si odiavano cordialmente e le antinomie creb
bero durante la guerra sociale e specialmente quando
lanno 70 furono colleghi nel consolato, quantunque
i comuni amici avessero ottenuto una specie di mo
dus vivandi fra loro. Quando Cesare cominci la terza

38

campagna nelle Gallie, linimicizia fra loro era gi


profonda, ma latente. Fu larte finita di Cesare che
gli sugger di assumere la parte di conciliatore
fra Pompeo e Crasso. Per quel convegno, il pi de
bole dei tre dovea perire, e cos nel seguito, il meno
forte dei due rimasti. Come tutti conoscono, negli
ultimi tempi della repubblica, il consolato non era
pi un fine, ma un mezzo per avere poi delle provincie. Cesare, le provincie le avea gi, quindi ba
stava il prolungamento del suo proconsolato. Pom
peo e Crasso erano allora privati cittadini e doveano
ritornare consoli per essere poi nella condizione di
Cesare, cio avere alla lor volta delle provincie. Mentre
si accordavano fra loro per dividersi le spoglie del po
polo romano, il desiderio di sopprimeisi lun laltro
dovea essere intenso. Cesare, per il momento era
intangibile; inoltre fra lui e Pompeo esisteva an
cora il legame di famiglia della moglie di Pompeo
figlia di Cesare. Erano quindi due contro uno e questi
ebbe nella stipulazione la parte pi difficile.
Cesare ottenne il prolungamento per altri cinque
anni del Governo delle Gallie, Pompeo le due Spagne,
che egli resse per legati, Crasso la Siria, con la
prospettiva della guerra contro i Parthi. Lesca alla
quale fu preso Crasso furono le ricchezze asiatiche
e specialmente le vantate dei Parthi, essendo egli
notoriamente cupido di danaro. Dei tre, era quello
che ignorava completamente il paese al quale inten
deva far guerra. Pompeo come gi si disse avea avuti
frequenti rapporti con i Parthi. Cesare col mezzo
dei Giudei di Roma e di Asia poteva annodare intei-

39

ligenze con quelli della Mesopotamia, ricchi e potenti.


Crasso fidava solo nella sua fortuna, ma era di molti
anni il pi vecchio dei tre.
Autori posteriori vorrebbero far compiendere che
Crasso non avea le qualit dun generale, ma in vero
difficile poterlo ammettere, specialmente per due
precedenti di grande entit. Nella battaglia della
Collina che decise le sorti di Roma e nella quale
disse Appiano che 50 mila uomini caddero da ciascuna
parte, fu Crasso che diede la vittoria a Siila. Plutarco
cos, scrive: Ma nellultima battaglia pi grande do gni altra, Siila fu vinto e per contrario Crasso che
comandava lala destra, rest vittorioso ed inseguiti
avendo fino a notte i nemici, mand ad annunziare
a Siila il felice evento ed a chiedergli la cena per
i suoi soldati . Laonde se Siila fu il terribile dit
tatore di Roma, lo fu per la fortuna ed i talenti mi
litari di Crasso.
Quando scoppi la guerra sociale lanno 73, Roma
mand contro Spartaco eserciti, Consoli e Legati in
copia. Il primo ad essere vinto fu Claudio Pulcro
alla testa di 3 mila uomini, poi Cosinio legato del
pretore Glabro il quale fu alla sua volta ripetutamente disfatto. Quindi venne il turno dei due eser
citi consolari, comandato luno da Gn. Cornelio Lentulo e l'altro da Gellio Publicola, separatamente vinti
da Spartaco; poi-questi stessi consoli subirono unal
tra disfatta nel Piceno. Le cose erano ridotte al punto
che quando nellanno 71 si doveano eleggere in Roma
i pretori, nessun candidato si present, perch ad un
esercito pretoriano era stata assegnata la guerra ser

40

vile. Crasso solo si fece innanzi e fu eletto ad una


nimit. Egli ebbe il comando di otto legioni. Spar
taco intanto continuava le sue vittorie e disfece presso
Modena il proconsole Cassio Longino ed il pr pretore
Gn. Manlio e sconfisse pure Mummio, un Legato di
Crasso, con due legioni. Crasso decim le due le
gioni e non fu mai vinto, anzi in tre diversi com
battimenti sconfisse il suo avversario. Pompeo non
fece che distruggere 5 mila fuggiaschi dopo la batta
glia vinta da Crasso che mise fine alla gloriosa vita
di Spartaco. Questi due precedenti dimostrano da
soli che il proconsolo M. Licinius Crassus Dives era
un generale che potea per le sue capacit militari
guerreggiare e vincere i Parthi, se altri elementi non
avessero congiurato ai suoi danni.
Gli accordi presi a Lucca avendo avuto compi
mento, Crasso dopo il consolato divenne proconso
le dellOriente. Egli non facea mistero del suo in
tendimento di invadere la Parthia e sognava conqui
ste da ecclissare quelle di Lucullo contro Tigrane e
di Pompeo contro Mitridate. Pure, scrive Plutarco,
nella Legge stabilita intorno a queste cose non vi
* era parola che gli desse commissione di guerreg* giare i Parthi, ma tutti sapeano che a questo aspi rava Crasso ; e Cesare dalla Gallia lodava il suo
ardot'e e stimolar alo quanto pi potea alla guet'ra>
Vi era anzi a Roma un partito a quella guerra
contrarissimo, di cui uno dei principali era Attejo
tribuno della Plebe, il quale usando delle potest della
sua magistratura, tent perfino di impedire a Crasso
luscita di Roma. F u Pompeo, scrive Plutarco, che

4!

VaivX ad andarsene. Dicevano Attejo ed 1 suoi


che non doveasi guerreggiare gente la quale non
avea fatta ingiuria, ma anzi era alleata dei Romani.
In realt voleasi impedire Crasso ed i suoi alleati
di dar sfogo alle loro ambizioni, perch, se perde
vano, il prestigio delle armi romane rimanea scosso,
se vincevano, la libert di Roma correa rischio di
soccombere, come infatti avvenne con Cesare.
Plutarco ci fa conoscere litinerario di Crasso per
giungere in Siria, per senza nessuna indicazione di
tempo. Ed intorno a ci havvi disaccordo fra Raw
linson e Mommsen ; questi, dice essere giunto Crasso
in Siria al principiare dellanno 54 avanti la nostra
ra, ed il Rawlinson d il seguente itinerario : Crasso
lasci Roma nella seconda met di novembre nel
lanno del suo consolato, si imbarc a Brindisi prima
che le burrasche invernali fossero cessate (il mare
essendo ancora mal sicuro per il verno, perdette
molte delle sue navi, scrive Plutarco) giunse nellAsia
Minore, travers rapidamente la Galatia ed arriv in
Siria In aprile o in maggio.
Lopinione del Rawlinson parmi la pi fondata per
ch si appoggia ad una lettera di Cicerone scritta da
Tusculum ad Attico nel novembre dellanno 55 dalla
quale chiaramente apparisce che Crasso in quel mese
era gi partito ed infatti si legge : Crassum quidem
nostrum m inore dignitate aiunt profeclum, etc.
Fra le relazioni di Pompeo con i Parthi e linva
sione di Crasso nella Mesopotamia erano trascorsi
circa 7 anni.
Phraate III, di nome e 12 Arsacide, era morto uc

42

ciso dai suoi figlioli, Mitridate ed Orode i quali re


gnarono ambedue.
Il maggiore succedette al padre^ e fu Mitridate III,
se non ch, dopo pochi anni, come gi si disse, fu
deposto dal Senato Parthico. Il fratello suo Orode trovavasi in esiglio, se volontario o forzato ignorasi, ed
il Senato stesso mand il Surena a richiamarlo. Pare
che dapprima al deposto Mitridate venisse concesso
il governo della Media, ma ben tosto ne fu privato.
Mitridate allora fugg in Siria presso i Romani dove
era proconsole Gabinio, il quale secondo le tradizioni
della politica romana si impegn di sostenerlo. Il
proconsole nello intento di attivare il suo disegno
avea passato lEufrate con le legioni, quando, dicono
gli storici greco-latini, venne al suo campo Tolomeo
Aulete con lettere commendatizie di Pompeo nelle
quali invitava Gabinio ad assistere Tolomeo scacciato
dal regno da una insurrezione di Alessandrini. Alle
preghiere accertasi che Tolomeo aggiungesse la pro
messa di diecimila talenti. Se Gabinio sia stato indotto
dalle lettere di Pompeo o dalle promesse di Tolomeo,
ovvero trovasse la guerra contro i Parthi ardua e
scabrosa non si conosce ; forse tutte e tre le cose vi
contribuirono, laonde Gabinio interrotta improvvisa
mente la marcia nella Parthia, and ad assistere
Tolomeo in Egitto.
Mitridate inizi, con mezzi, probabilmente datigli
dallo stesso Gabinio, una guerra contro al fratello 0rode; Seleucia e Babilonia, le pi grandi citt del re
gno parteggiarono per lui che sostenne in Babilonia
stessa un lungo assedio, e si arrese per fame. Egli

43

potea fuggire, ma prefer d^rsi in mano al fratello ;


Orode dichiar non poter perdonare a chi avea cer
cati aiuti Romani e lo uccise.
Plutarco, Dione, Floro ed altri scrissero che Crasso
cominci la spedizione contro i Parthi, senza che mo
tivo alcuno giustificasse lopera sua.
Per la storia narra di guerre iniziate dai Romani
per anche minori fatti di quelli occorsi fra Gabinio,
Mitridate ed Orode, ma le imprese furono giustifi
cate dal successo. In realt per luccisione del fra
tello di Orode, un protetto del popolo romano, e per
la invasione del territorio Parthico cominciata da
Gabinio, il casus belli esisteva e Crasso non fece che
continuarlo.
Quali forze abbia condotte Crasso contro i Parthi
difficile lo accertare per le diverse cifre da Plu
tarco, Floro ed Appiano indicate. Esiste, vero, un al
tro lavoro attribuito ad Appiano, intitolato le guerre
contro i Parthi, ma trattasi dun libro apocrifo, una spe
cie di estratto di ci che raccolsero sullargomento Plu
tarco e Dione. Plutarco e dopo lui lapocrifo, scrissero
che Crasso conduceva 7 Legioni, poco meno di 4000
cavalli ed un egual numero di arm ati alla leggiera.
Floro' parla invece di undici legioni e Appiano nelle
guerre civili ragiona di 100,000 uomini. Tale cifra po
trebbe combinarsi con le sette legioni di Plutarco,
poich Appiano evidentemente parla di tutto lesercito,
gli ausiliari compresi, spesso dagli scrittori ommessi.
Il pi difficile combinare le sette legioni di Plutarco
con le undici di Floro. Per Plutarco contiene de
gli altri dati i quali verrebbero su per gi a giusti
ficare il suo asserto.

44

Ragionando dellordine di battaglia ordinato da


Crasso, lautore dice che dapprima estese, come
voleva Cassio, linfanteria, ma poscia form un qua
drato profondo con dodici coorti per ogni lato.
generalmente noto che le costituzioni degli eser
citi romani fino ad Augusto contano quattro princi
pali periodi. Il 1 da Romolo a Servio Tullio; il 2* da
Servio a Camillo; il 3 da Camillo a Mario; il 4
da Mario ad Augusto; poi viene lepoca imperiale. Il
tempo della spedizione di Crasso apparteneva appunto
al 4 periodo nel quale la legione avea raggiunto il
numero di circa 6000 combattenti, sebbene talvolta
fosse ben lungi dall avere questo numero normale.
Cos spesso le legioni di Cesare non superavano i
3500 uomini; la legione che condusse ad Ariminum
non avea da quanto si pu dedurre pi di 5000 uomini,
e lo stesso Cesare nella guerra civile fa ascendere la
forza di due legioni con poca cavalleria a 7 mila. Per,
qualunque fosse la forza di una legione si divideva
sempre in dieci coorti.
Ora, le dodici coorti per lato, di Plutarco, ascendono
ad un complessivo di 48 coorti il che vuol dire quasi
cinque legioni. Se poniamo mente agli otto mila uo
mini, sette mila pedoni e mille cavalli lasciati da
Crasso lanno innanzi per guarnire le citt greche
della Mesopotamia, e allimpossibilit che tutte le le
gioni fossero di 6 mila uomini o che tutti si trovas
sero sotto le armi, si viene approssimativamente ai
35 mila legionari di Plutarco.
Lo stesso autore in un altro punto ragionando delle
perdite di Crasso scrive : Dicesi che 20 mila furono

45

gli uccisi e 10 mila i presi vivi . Aggiungendo a que


sti i fuggitivi raccolti da Cassio in Siria ed una me
dia di dispersi come sempre avviene negli eserciti
vinti, torniamo anche per questa via al numero ap
prossimativo delle sette legioni.
Nella enumerazione di queste forze, il latto che col
pisce maggiormente la sproporzione fra la caval
leria e la fanteria. Lesercito di Crasso non costituiva
un'eccezione, ma era su per gi la media costante
di tutti gli eserciti della repubblica di quel periodo,
Cesare anzi and in Gallia senza cavalleria. Per il
suo genio gli fece tosto comprendere quanto gli fosse
necessaria ed organizz un corpo di cavalleria il quale
raggiungea, rispetto alla fanteria proporzioni mag
giori di quelle fino allora dai Romani usate, vale a
dire un migliaio circa per legione in luogo di 300, e
tale proporzione fu poscia mantenuta negli eserciti
romani. Notisi inoltre che allora i Romani aveano
due specie di cavalleria, una organizzata alla romana
nella proporzione di mille per ogni legione, l altra com
posta di ausiliari del cui numero gli scrittori greci e
latini non tennero mai conto. (1)
(1)
Alcuni fra gli scrittori di cose m ilitari dissero inutile
ogni discussione intorno alla proporzione della cavalleria ri
spetto alla fanteria. Io non sono di tale avviso. Racconta
lautore di questo studio che i Romani ebbero dapprim a la
parte eletta dell'esercito composto di cavalleria, quindi ven
nero alla proporzione di 300 cavalieri per ogni legione (4200)
vale a dire un cavaliere per ogni 14 legionari e poi passarono
con l'aum ento numerico delle legioni e della cavallera ad
avere un cavaliere ogni sei legionari. Ora, tali m utamenti

46

Le fasi subite dalla cavalleria romana meritano una


speciale menzione perch diedero origine ad una classe
di cittadini che ebbe, come noto, un posto tra il pa
triziato e la plebe.
hanno la loro radice in fatti il cui studio non- inutile, n
ozioso.
Non stimo superfluo osservare che la proporzione esistente fra
la nostra cavalleria e la fanteria nellesercito attivo, di circa
15 fanti per ogni cavaliere, quindi minore di quella della
Roma antica del secondo e terzo periodo m ilitare, prima cio
che la cavalleria Annibalica desse le terribili lezioni che eb
bero i Romani.
Se osserviamo la proporzione numerica fra cavalleria e fan
teria di a ltri odierni Stati con i quali abbiamo possibilit di
g uerra, troviamo che la Francia ha un cavaliere per ogni sette
soldati di fanteria circa, e lA ustria un cavaliere per ogni nove
soldati di fanteria circa.
11 De Luigi nella R ivista d i Cavalleria che si pubbli
cava in Italia, fa una giudiziosa osservazione fra il vecchio
esercito piemontese e l italiano. Egli cos si esprim e: Se
l antico esercito piemontese del 1859 contando soli 20 reg gimenti di fanteria possedeva 9 reggimenti di cavalleria, l'at tuale esercito italiano che annovera quasi 100 reggimenti di
fantera ne dovrebbe avere 43 di cavalleria, cio quasi il
< doppio di quelli che oggi lItalia possiede .
Ora, la cavalleria, per la moderna tattica destinata, tosto
dichiarata la guerra, a portarsi ai confini, invadere il ter
ritorio nemico e con arditi raids impedirgli la mobilizza
zione dell esercito. Ci che far l'Italia lo far la Francia
o lA ustria se fossimo in guerra. Quale sar la sorte della no
stra cavalleria con s grande inferiorit numerica ? Si risponde
che gli sbarram enti Alpini impediranno la cavalleria francese
di scendere in Italia; speriamo sia vero. Ma dalla parte del
lA ustria dalla quale ci divide unimmensa pianura che sem
iira fatta espressamente per le evoluzioni della cavalleria? I

47

Seguendo gli autori antichi e gli accurati studi fatti


dal Lipsius, dal Niebuhr, dal Marquardt, dal Mommsen,
dal W . Smith, dal W. Wayte e da altri, la cavalleria
fino a Servio Tullio formava la parte eletta e pi im
portante dellesercito romano. I cavalieri romani dei
primi tempi, uscivano dalle file per combattere in sin
golare certame i cavalieri nemici. Ciascuno avea due
cavalli, luno dei quali condotto da un attendente
per averlo riposato dopo un primo combattimento
e cominciarne un altro. Livio, Dionisio, Plinio e VaRomani aveano l ostacolo di Aquileia; la piccola repubblica
veneta, Palmanuova, che secondo i piani del primo Napoleone
dovea divenire una seconda A quileia: noi non abbiamo pi
Palmanova le cui fortificazioni furono tolte. Non credo che
la politica vaticana di unire Francia ed A ustria in una
alleanza per schiacciare l'Italia, avr mai nessun risultato, ma
o con una o con altra potenza presto o tardi una guerra
inevitabile. Voglia il cielo che in allora a ltri criteri per la
nostra cavalleria abbiano trionfato. Intanto giova notare il
fatto che avviene sotto i nostri occhi, che cio ogni potenza,
grande, mediana o piccola in Europa e fuori, si affretta di ac
crescere la sua cavalleria. La Spagna addossata ai Pirenei
molto pi dellItalia alle Alpi, e circondata dal mare, con una
popolazione meno della m et dellitaliana avr sul piedo di
guerra 21.452 uomini di cavalleria con 17.205 cavalli, n cotesto paese ha detta ancora l'ultim a parola su tale argomento.
La T urchia h a in tempo di pace 39 reggimenti di cavalleria
di 4 squadroni con 125 uomini per squadrone, e sta organiz
zando Curdi e Circassi per opporli alla innumerevole cavalle
ria russa. LInghilterra, un'isola, ha m olta pi cavalleria di
noi. Il neutrale Belgio e l'Olanda, i diversi S tati delle due
Americhe, le colonie inglesi oceaniche ed atlantiche continen
tali, seguono l'universale indirizzo di aumentare le cavallerie...
e l'Italia?

48

lerio Massimo contengono degli importanti particolari


su questi metodi i quali continuarono anche quando
lordinamento costitutivo della prima cavalleria ro
mana fu mutato. Nellepoca dei re e nei primi tempi
della repubblica i cavalieri iniziavano i combattimenti;
con gli scontri di cavalleria si sgominava il nemico.
La fanteria li seguiva solo per compiere lopera
della cavalleria (1). Nei momenti di grande lotta,
in cui per la ristrettezza dello spazio non era pi
possibile manovrare cavalli, i cavalieri metteano piede
a terra e formavano un corpo scelto fermissimo, ani
mato dai pi elevati ideali di patria e di onore (2).
(1) Vale a dire tu tto allopposto delle odierne teorie.
(2) In tu tti i tempi nei quali la cavalleria costituiva la forza
principale degli eserciti, il suo appiedamento fu di grande effi
cacia. Storici e poeti medioevali ragionano indistintamente di
grandi successi ottenuti da cavalieri a piedi, o montati sulle
navi. La grande battaglia che decise dei destini dell'Inghilterra,
la battaglia d'Hasting, fu com battuta e vinta da cavalieri appie
dati, poich i Normanni non aveano potuto trasportare nellisola
i loro cavalli; Roberto W acc che scrisse intorno questa bat
taglia 90 anni dopo, regnando Enrico II, parla vero di ca
valieri, ma evidentemente erano pochi, forse appena un mi
gliaio. Il genere della battaglia del resto lo dimostra, n la
tappezzeria di Bayeux pu considerarsi un documento storico.
I Normanni vinsero perch erano cavalieri appiedati, bardati di
ferro contro i quali i Sassoni vestiti di cuoio, erano senza
schermo.
E procedendo, troviamo nelle crociate lo stesso fatto. Il Tasso
che descrive Goffredo di Buglione comparso fra i suoi, arm ato
alla leggera, per essere fra i primi ad assalire Gerusalemme,
dimostra come fosse facile ed ovvio ai cavalieri il combatti
mento a piedi, n stimavano derogare scendendo da cavallo per
combattere. Lungo ed ozioso sarebbe ripetere esempi in et

49

Sonovi di tale sistema esempi anche durante la se


conda guerra punica. Devo solo notare un anacro
nismo nel quale caddero antichi e moderni, e che
particolari miei studi dimostrerebbero tale. Tutti
pi a noi prossime; ricorder i cavalieri appiedati di Cromwell
contro i quali le bande guerreggienti nelle Fiandre rifiutavano di
com battere; o quelli di Pappenheim nella guerra dei 30 anni ecc.
Esempi parim enti splendidi si trovano nelle lotte del primo im
pero francese, come pure nella ultim a guerra degli S tati Uniti
d'Am erica.
L efficacia di questi esempi porta oggid gli eserciti europei
a porre le loro cavallerie in condizione di combattere a piedi.
P i innanzi di tu tti in questa via, la R ussia la quale ha
trasform ata tu tta la sua cavalleria e la dot di unarm a offen
siva a distanza di primo ordine (il fucile Berdan). L'A ustria
la segue collo stesso indirizzo, cos pure la Germania.
11 regolamento italiano accetta l'appiedameDto della caval
leria, ma si direbbe a malincuore, perch raccomanda di non
abusarne per usarlo solo in casi eccezionali.
Vi sono vero anche in Italia .degli scrtti pregevoli ori
ginali o tradotti, intorno tale proposito, come p. es. se ne pos
sono trovare nei fascicoli della Biblioteca ridotta per gli
ufficiali a cavallo, nella R ivista di Cavalleria ed in a ltri pe
riodici m ilitari, ma pare non vi si ponga mente.
Sopratutto non meritano, per mio conto, approvazione gli
insegnamenti nelle scuole m ilitari dirette a formare g li uffi
ciali di cavalleria, come non atti ad ispirare fiducia nell'arm a
alla quale il giovane intende dedicare la sua vita, n occorre
ricordare essere la fiducia il primo elemento di successo. Leggesi infatti a p. 83 nel trattato di tattica applicata, trattato
del resto fatto con molta scienza e retto criterio, questo passo.
D apprim a riporta un brano delle lettere dell'Hohenlohe, poi
soggiunge. Si dice infatti; una divisione di cavalleria di 24
< squadroni non pu appiedare pi di i 8 squadroni per tenerne
< una parte come riserva. Di ogni squadrone, di 130 uomini, un
4

50

gli autori attribuiscono i primi celeres a Romolo;


ora, se il mitico Romolo fond Roma nel 753 prima
della nostra era, lumanit in quel tempo non avea
ancora cavalleria, come lo provano lAssiriologia, 1:E quarto deve rimanere presso i cavalli ; cos una divisione non
potrebbe appiedare pi di i 440 uomini. Considerando che il
cavaliere ha poche cartuccie, u n a rm a in ferio re a quella
della fanteria e che meno di questa addestrato nel com battim ento a piedi, si deve concludere che basta un batta glione di fanteria (700 od 800 fucili) per tener testa ad una
divisione di cavalleria appiedata, e che solo nel caso di
combattere truppe irregolari e poco disciplinate la caval leria potr agire offensivamente .
Quindi il testo prosegue: < Noi aggiungeremo, dato anche
il terreno non perm etta l'azione della cavalleria e che si
possa fare a meno della riserva (ossia si abbiano disponibili
2160 cavalieri), che si aum entili munizioramento, si migliori
l'armamento, si addestri il cavaliere a com battere a piedi;
una divisione di cavalleria sar sempre inferiore per forza
materiale e specialmente m orale ad un reggimento di fan teria. (!)
E nel trattato di arte m ilitare e di tattica formale dato pure
in mano ai giovani che studiano per divenire ufficiali di ca
valleria, leggesi a p. 153: I l lim itato numero di moschetti
in azione, la debole forza disponibile per alim entare la ca tena, il bisogno di un terreno atto per la carica del soste gno e la preoccupazione dei cavalieri appiedati di non fare
a tempo di rim ontare in sella nei momenti di crisi, ci la sciano intravedere che non si potr svolgere dallappieda mento un'azione intensamente decisiva come avviene nella
* fanteria; nondimeno sotto la condotta di comandanti energici
e risoluti son sempre possibili buoni risu ltati .
La chiusa medica un po' la strana dottrina. Dico strana
perch contraria anche alle massime esposte da Napoleone I
e perch l'enumerazione dei difetti costituenti laffermata infe-

51

gittologia e i poemi di Omero. Stando ad Erodoto,


la prima cavalleria nel mondo sarebbe appartenuta
a Ciassare il Medo, morto nel 585 prima della no
stra ra.
riorit, provengono ta tti o quasi dall'ordmamento e dal modo
nel quale arm ata la cavalleria presso di noi. M ettere uno
in condizione inferiore per poi proclamarlo tale, sembrami non
solo poco giusto, ma sopratutto poco utile. Dare il cavallo
ad un soldato per accrescere le sue potenzialit e poi ar
m arlo e costituirlo in modo da essere inferiore di un sol
dato a piedi, parm i un alto illogico, e volendo in esso con
tinuare sarebbe meglio sollevare i contribuenti dalla grave
spesa dei cavalli. Senza dubbio vedendo marciare i nostri
cavalieri appiedati, non sorge grande fiducia nella loro effi
cacia; o si lascia ad essi la lunga sciabola, e non possono cam
minare, o si appende alla sella la sciabola e rimangono con
un'arm a inferiore in mano, quindi pressoch disarmati.
Che dire dei lunghi sproni causa di tante cadute ai cava
lieri che marciano in fila? Ma di chi la colpa? I migliori ca
valieri del mondo dalla pi remota antichit furono e sono
g li orientali i quali non hanno sproni. L'adozione per il sol
dato, se non per gli ufficiali, della staffa all'orientale sembrerebbem i un provvedimento indispensabile per la moderna ca
valleria. E ci anche se si dovesse' venire alla modificazione
della sella di ordinanza adottata, come si esprime il generale
Boselli nel suo bel libro sull'avvenire della nostra cavalleria,
per effetto di un destino poco propizio all'arm a di cavalleria .
Se tali mutazioni avessero per risultato di far abbandonare
la posizione verticale, detta alla prussiana, delle gambe del
cavaliere, tanto meglio, poich la pi infelice per rendere
spigliato ed agile il cavaliere in sella. E un sistema erroneo
porre il cavaliere in una posizione rigida, che male si acconcia
con i compiti delle nuove tattich e; e se la posizione in luogo
di essere l'ancella sar la padrona, metteremo il mondo alla
rovescia. Circa all'arm amento parler in appresso.

53

La prima cavalleria di Roma (celeres) era capita


nata dallo stesso re, e formava la sua guardia spe
ciale; ad essa appartiene lonore delle prime vit
torie romane; dopo il re, colui che ne avea il co
mando era il (ribunus celerum. Servio Tullio, com
noto, costitu lo Stato sulla base degli averi dei cit
tadini, il qual criterio, se manchevole per molti mo
tivi, era giustificato dal fatto che ogni cittadino do
vea armarsi e vivere a sue spese nelle spedizioni mi
litari. Delle 193 centurie stabilite da Tullio, 18 fu
rono di equiteSy composte dei pi ricchi cittadini
plebei e patrizi; con questo re pertanto cessarono di
essere cavalieri i soli patrizi come per lo addietro,
ed inoltre la cavalleria cominci a perdere del primo
prestigio, poich venne posta non pi nella fronte
dellesercito, ma ai fianchi : laonde non fu pi arma
principale. Mantenne per linterno suo ordinamento
diviso in turmae, ognuna con tre decurioni, il primo
dei quali comandava l'intera turma. La turm a de
scritta da Yegezio avea 32 cavalieri e un decurione.
Il comandante della cavalleria, finiti i re, fu il magister equlium, che divenne poi il magistrato prin
cipale dopo il dittatore.
Nei comizi centuriati i cavalieri formarono 18 cen
turie distinte, chiamate le prime a dare il voto.
Il servizio della cavalleria era considerato pi ono
rifico di quello della fanteria.
Lanello doro, secondo la formula conservataci da
Cicerone nella sua orazione c. Verre (III) veniva con
cessa ai cavalieri dal pretore o dal capo provincia a
coloro che si erano distinti in azioni militari; un p

53

per volta divenne un distintivo di tutti i cavalieri.


Essi con lordinamento Serviano non ebbero pi due
cavalli, ma conservarono lattendente. Quando fu sta
bilito il soldo alle truppe, i cavalieri ebbero tripla
paga; nei trionfi ricevevano tripla parte di bottino,
nelle colonizzazioni aveano diritto ad una pi estesa
concessione di terre. La durata della ferma per i ca
valieri era minore di quella dei fanti; servivano fino
allet di 46 anni, ed il cavallo fornito dallo Stato
rimaneva al cavaliere (1), Cicerone e Livio combina
no nello affermare che lo Stato dava il cavallo al
cavaliere o il danaro per acquistarlo ed una somma
annuale per mantenerlo aes hordearium e questo
aggravio veniva sostenuto dalle vedove e dai pupilli
(1) 1 nostri ordinamenti sono agli antipodi di quelli del
lantica cavalleria romana, poich uno spirito di eguaglianza
o di equiparamento come bene si esprime il generale Boselli, conduce a disconoscere pi arduo, e pi faticoso il ser
vizio della cavalleria. Il soldato di cavalleria e quindi l'ufflciale logora pi presto le proprie forze, del soldato di fanteria
quando si addestri e adempia come deve ai suoi compiti.
Lo Stato ronvino terminato il servizio, donava al cavaliere
il cavallo che gli forniva. Lo Stato italiano obbliga invece gli
ufficiali a comperarsi i cavalli del proprio, la qual cosa re
puto nociva pur gli efficaci addestramenti della nostra caval
leria. Se ad un ufnciale subalterno muore un cavallo, tal
volta per lui si grande sventura che gli vieta di continuare
In carriera; n i lenimenti regolamentari sono efficienti. Ta
lune fra le Riviste estere accusa la nostra cavalleria di ac
cudire pi alla forma che alla sostanza ; i coefficienti di questo
indirizzo (se vero) sono molti, e giudico non ultimo il de
siderio negli ufficiali di risparm iare, come naturale, il pi
possibile i loro cavalli.

54

come quelli che avendo bisogno di maggiore prote


zione, doveano in pi estesa misura contribuire alla
difesa dello Stato.
Vi erano le riviste annuali dei cavalli e dei cava
lieri fatte dai Censori che infliggeano multe se il ca
vallo non era ben tenuto, ed anche cassavano il ca
valiere se trovavano in lui alcun che da biasimare.
Il numero dei cavalieri con cavallo pubblico era molto
ristretto perch sommava a 1800 (trecento per legione).
Talvolta fu fatta mozione di aumentare laes equestrie come la chiama Gaio, ma non pare abbia
avuto mai luogo, forse per non gravare la classe da
cui veniva tratto il fondo.
I cavalieri non erano in origine un ordine civile,
ma puramente militare; ve nerano come si disse di ple
bei e di patrizi. Alcuni apparteneano al Senato, e
consideravansi i due uffici distinti e non aventi punto
relazione luno con laltro. Quando avvenivano delle
vacanze fra i cavalieri succedeano gli eredi naturali,
purch conservassero il censo stabilito per le centurie
equestri; cos un ordine militare divenne un p per
volta ereditario.
Col procedere del tempo aumentando la popola
zione e le ricchezze di Roma, si annoverarono molte
persone che aveano il censo equestre, ma non il ca
vallo pubblico, n erano comprese nelle 18 centurie
Serviane.
Questa classe viene per la prima volta ricordata
da Livio quando narra dellassedio di Vejo nel 403,
durante il quale avendo i Romani sofferte grandi
perdite, molti cittadini che aveano il censo equestre,

55

ma non il cavallo pubblico, si offersero di servire lo


Stato con un cavallo loro proprio. Essi riceveano la
tripla paga al pari dei cavalieri, un indennizzo per
il cavallo e servivano 10 anni.
Se questi cavalieri col cavallo proprio (equis suis)
abbiano costituito nel seguito un corpo permanente
di cavalieri appodiati agli altri, ovvero si presentas
sero solo nei casi straordinari, un punto contro
verso fra i dotti, per mancano fonti sufficienti a
determinarlo.
opinione ormai invalsa che nel caso di vacanze
fra i 1800 cavalieri senza che vi fossero discendenti
atti alle armi, il posto veniva surrogato da coloro che
avevano il censo equestre e servivano lo Stato con
cavallo proprio.
Il
numero ormai grande di cittadini i quali aveano
il censo equestre senza appartenere alle 18 centurie
e votavano nella prima classe nei comizi, condusse
un po per volta a considerarli appartenenti allor
dine equestre, e cos una istituzione meramente mi
litare, una semplice divisione dellesercito, divenne una
classe di cittadini che ottenne con i Gracchi man
sioni e privilegi speciali, i quali furono poi tolti in
gran parte da Siila, ma la classe rimase separata e
distinta dai patrizi e dalla plebe.
Come si scorge la cavalleria rappresentava una
esigua cifra negli eserciti romani della repubblica e
trovasi che per ovviare a tale inconveniente si tent
per cos dire di raddoppiare i cavalieri mantenendo
il piccolo numero dei cavalli. Livio infatti -racconta
che nel 211 furono dai Romani istituiti i Veliti, cio

56

dei giovani scelti fra le legioni, armati di un piccolo


scudo rotondo (pa rm a) e sette lanciotti di 4 piedi luno;
questi militi sedeano sulla groppa dietro al cavaliere
pronti a combattere od a discendere per lottare a
piedi secondo occorreva. A mio modo di vedere questa
istituzione dei veliti di cui ragiona Livio, creata per
resistere alla cavalleria della Campania, non si pu
dire un sistema di far combattere i soldati a piedi
assieme ai cavalieri, come fu affermato poi, ma piut
tosto un modo di raddoppiare il cavaliere o il mezzo
di avere sul luogo del combattimento delle fanterie
trasportate con la velocit del cavallo, la qual cosa
ben diversa dai metodi affermati da Cesare di me
scolare nelle file un fante e un cavaliere e farli com
battere di fronte ciascuno per suo conto. E deve es
sere appunto cos, perch Cesare ragiona del suo si
stema come di cosa da lui inventata, affermazione im
possibile se fosse stata in vigore presso i Romani
quasi due secoli prima.
Su questo proposito i moderni autori citano Ta
cito nei Germani che combatteano cavalieri e pedoni
assieme. Se non che questo autore porge la spiega
zione nelle costituzioni guerresche dei Germani che
descrive cosi: n o n casus, nec fortuita conglobano
turmam aut cuneum facit, sed familiae et propinquitates .

I
Germani pertanto non costituivano una truppa
regolare, ma si presentavano a gruppi nei quali na
turalmente vi erano cavalieri e fanti. Il frutto della
prima disciplina, che appresero, probabilmente nelle
guerre contro i Romani, fu separare i fanti dai ca
valli.

57

Cesare tuttavia parla, in due punti nella guerra


civile della mescolanza di cavalli e fanti in modo da
non poter esservi alcun dubbio sul significato del suo
concetto. Devonsi per fare tre osservazioni.
La prima, che lo stesso Cesare non indica di avere
adottato un simile metodo, n prima della campagna
di Grecia, n dopo, e non si vide dai suoi successori
seguito tale sistema.
La seconda, che ammessa la verit della asserzione,
questa proverebbe solo che i Romani non sapeano
adoperare la cavalleria, almeno nella parte sua pi
efficace, nel rapido giungere e nello sparire, come fe
cero i Parthi, nelle veloci conversioni e nell impeto
di una carica a fondo.
La terza, si lega con lapoteosi delle fanterie, pre
cipuo indirizzo dei Romani. Per essi la fanteria dovea
bastare a tutto; lasserirlo era un modo di lodare ed
adulare il popolo romano.
Cesare che combatte a Pharsaglia con fanterie in
mezzo ai mille cavalli e sono appunto le fanterie che
vincono, attribuisce in tal modo un atto eroico di
pi al popolo romano, che in quel tempo non avea
pi cavalieri suoi propri e quindi i vincitori di Phar
saglia non furono i cavalieri Galli, ma lo stesso po
polo romano. Laonde Roma potea accettare senza
rivolte una vittoria dai suoi stessi figli compiuta.
A noi, ancora poco addestrati nelladulare le mol
titudini, sembreranno sottigliezze impossibili, ma, nel
lindirizzo in cui trovasi la moderna Europa, lavve
nire ne apparecchia per lo meno di eguali. Ed ar
gomento che in questa via sia Vegezio vissuto alla

68
fine del IV secolo sotto Valentiniano II e quindi uno
fra gli ultimi scrittori romani. Egli, forse per adulare
il principe che occupava il trono fondato da Cesare,
asserisce che fanterie mescolate a cavallerie batte
ranno sempre le cavallerie avversarie anche se su
periori di numero.
Se h a w i maraviglia in questa esplicita afferma
zione che i generali istruiti da Vegezio non ab
biano seguito il suo suggerimento e cos vinto sempre
mentre troppo spesso avvenne invece il contrario.
Vegezio dichiara di aver desunti i suoi trattati mi
litari, da Catone il Censore, da Cornelio Celso, da
Frontino, da Paterno e dalle costituzioni di Augusto
e di Trajano, ma il sistema proclamato infallibile da
Vegezio non essendo stato usato che in via eccezio
nale da Cesare, pu dirsi certo che gli ispiratori di
Vegezio non lo affermarono (1).
La cavalleria romana battuta in pi occasioni nella
Campania, nelle Spagne e specialmente da Annibaie,
fin col restringere la sua azine ad alcune proces
sioni in citt, la pi solenne delle quali pare fosse
la Equilum Transvectio che avea luogo ai primi di
luglio, n intorno al tempo in cui fu istituita vanno
daccordo Livio e Dionisio.
( I ) Errori di simil genere ne furono proclamati in ogni et.
Noter come nel secolo scorso sia stato scritto che Gustavo
Adolfo mescolavo, come g li antichi, fanterie nella cavalleria, ma
meglio approfondili studi dimostrarono che questo grand'uomo
di guerra non facea che giudiziose combinazioni di corpi di
cavalleria e di corpi di fanteria e 'cos rimase appurato il
fatto, nonostante le contrarie affermazioni dello Schiller.

A l tempo di Mario non esisteva pi cavalleria ro


mana. Essa era costituita dalla cavalleria italiana,
ma anche questa scomparve affatto nel periodo della
guerra sociale.
I Romani ebbero per sempre nei loro eserciti un
corpo di cavalleria composto di Galli, Spagnoli, Traci
ed Africani assieme ai contingenti di popoli e re tri
butari o clienti. I cavalieri Romani sono gli ufficiali
delle cavallerie straniere, ed i volontari che com
pongono una scorta donore al generale.
Cos avvenne che il popolo il quale costitu al sol
dato a cavallo un titolo di nobilt ereditaria ed ebbe
una intiera classe di cavalieri civili, venne a mancare
di cavalleria militare.
Parmi che la ragione di questa antinomia derivi
dallo spirito democratico del popolo romano, il quale
rifuggiva dalla superiorit che tende ad avere in
ogni esercito antico o moderno il cavaliere sul fante.
Notasi presso i Romani della Repubblica una specie
di contrariet verso la cavalleria, la quale risulta
dal fatto stesso che il cavaliere era male armato
per loffesa e per la difesa, e male condotto.
Questo nocque assai alla repubblica e mentre dovea
esser vivo nella memoria e nelle tradizioni che le
vittorie di Alessandro furono guadagnate con leccel
lente cavalleria greca, i Romani si fecero battere da
gente di ogni paese, da Italiani, da Spagnoli, dai
Galli e specialmente da Annibaie, essendo notorio che
tutte le principali vittorie di questo generale furono
guadagnate per virt della cavalleria. Di ci porge
maggior prova il fatto che Scipione se volle vincere

60

a Zama dovette ricorrere ad una cavallera stra


niera e chi gli guadagn la battaglia fu la cavalleria
di Massinissa, come racconta T. Livio.
Non curanti i Romani di questi e molti altri pre
cedenti, continuarono nei sistemi per cagione dei quali
furono ripetutamente sconftti dalla cavalleria parthica.
I Parthi, minacciati di guerra da Siila, da Lucullo,
da Pompeo, da Gabinio e da Crasso, scorgendo il
conflitto per quanto procrastinato, inevitabile, devono
avere esaminata la condizione loro e quella degli
eserciti Romani.
Essi pertanto studiaronsi di prevalere l dove gli
avversari difettavano. Gli arcieri, al pari della ca
valleria, erano dai Romani della repubblica tenuti in
poco conto, atti soltanto ad iniziare e finire la zuffa
che ai legionari spettava decidere. Laonde i Parthi
rinforzando indirizzi locali da lungo tempo invalsi, in
ambedue queste armi primeggiarono.
Taluni scrittori antichi, rincarati da moderni au
tori, rappresentano che Crasso siasi trovato dinanzi
a cose nuove dai Romani totalmente ignorate; nuove
le cavallerie di arcieri, nuovi i cataphrati o cavalli
e cavalieri difesi da maglie di ferro; nuovo l'accor
rere ed il fuggire con i veloci ritorni ; nuova la qua
lit delle armi e specialmente delle freccie, e da ci
concludono essere stata la novit che sorprese e so
prafece i Romani.
Colui il quale per esamini un po accuratamente
i fatti, trova che nessuna di queste cose era real
mente nuova per i Romani.

Leggonsi nelle storie di Dione quando narra le


guerre di Lucullo contro gli Armeni, queste notizie:
Cominciarono i nemici con la cavalleria ad incal zare fortemente quella dei Romani, ricusando di
<c combattere colla fanteria e volgeano le spalle, to sto Lucullo coi suoi armati di scudo si movea in
. soccorso della cavalleria ; per i barbari non erano
sconfitti, ma anzi scagliavano freccio all indietro
* uccidendo molti degli inseguitori *. Appiano rac
conta che Mitridate, il vinto da Lucullo e da Pom

peo, anche nella vecchiaia fu maestro nello sca


gliare freccie correndo a cavallo, cosi altri asiatici
di quell epoca, i quali esempi chiaramente indi
cano comune fra gli eserciti orientali luso delle
armi da gitto, cavalcando.
In Plutarco leggesi pure come Lucullo abbia vinto
il corpo dei cataphrati, cavalleria tenuta in grande
considerazione, scrive lautore, e riusc mediante un
attacco combinato di cavalleria e di fanteria. Questi
cataphrati stavano ammassati a piedi di un colle il
cui pendio era dolce; Lucullo li fece dapprima attac
care dalla sua cavalleria, composta di Traci e di fta
lati, ed intanto condusse per vie brevi le legioni sulla
sommit del colle e di l irruppe per il pendio con
tro i cataphrati con ordine ai legionari di non ser
virsi dei pili, ma di ferire le gambe e le coscie, le
sole parti non difese dei cataphrati. N questa caval
leria era ignota neppure al popolo di Roma, poich
Plutarco stesso racconta che dei cataphrati furono
condotti a Roma da Lucullo e figurarono nel suo
trionfo.

63

Dione narra ancora delle speciali freccio che avea


no gli Armeni, le di cui ferite erano gravi e diffl cili a sanarsi perch i barbari servivansi di dardi
a due punte, e di pi le adattavano in guisa che
rimanessero infisse nei corpi e se voleansi estrarre
produceano sollecitamente la morte.

Da un assieme di dati e di indizi che trovansi in


autori greci e latini si comprende la cura speciale
fra questi barbari di esercitarsi nello scagliare frec
cio; nonostante per la incontestata maestria, quando
gli asiatici erano raggiunti dalle legioni, la loro infe
riorit risultava evidente, e questo fatto, del quale i
Romani erano convinti, veniva pure ammesso dagli
avversari.
Fino a che gli eserciti dAsia aveano fanterie, co
me ne ebbero tutti, esse o presto o tardi si trova
vano di fronte alle legioni e la vittoria per queste
era sicura. I Parthi edotti senza dubbio dai molti
precedenti nelle battaglie avvenute ai loro confini,
pensarono di combattere i Romani senza fanterie,
quindi d un tratto soppressero la loro inferiorit. Ed
a mio avviso fu questa realmente una novit da essi
introdotta, la quale (assieme ad un altra di cui ra
gioner in appresso) squilibr i piani strategici ed i
concetti tattici dei Romani (1).
(1 ) Esimi scrittori di cose militari
assioma indiscutibile che la cavalleria

proclamano come un
non pu essere

indi-

pendente Coloro stessi i quali si mostrano assai favorevoli a


quest arma (come p. es. il generale Hohenlohe nelle sue let
tere; X IX ) scrivono che la cavalleria non pu essere total
mente indipendente. Per quanto il fatto descritto dall'autore

63

Gli scrittori antichi raccontano senza commenti


che lesercito partico era di sola cavalleria, laonde
taluni fra i moderni sarebbero inclinati di attribuire
al caso, siffatta formazione; altri, come pure la
di questo libro sia antico, porge ad ogni modo un irrefraga
bile esempio di una cavalleria totalmente autonoma, perch
fu soppressa ogni fanteria. N le truppe che dovea combat
tere erano piccoli reparti distaccati di fanteria o bande ar
mate o popolazioni ostili > come si esprime il generale ger
manico. La cavalleria

indipendente dei Parthi avea dinanzi

le terribili legioni romane, la

migliore fanteria del mondo,

pure fu la cavalleria che vinse non in una singola od ecce


zionale circostanza, ma per anni, anzi per secoli ; cominci
con una vittoria e fini con un'altra. Se si dir che con

metodi adottati nelle moderne cavallerie e specialmente nella


Italiana non possibile ottenere l'indipendenza di quest'arma,
mi trover pienamente d'accordo, ma non pi in l. Lo Stato
che specialmente nei suoi possedimenti asiatici si trova ad
essere un successore dei Parthi e per razza e per suolo, la
Russia. Si direbbe che questo Stato vuole imitare le gesta
della cavalleria parthica per le trasformazioni che va sempre
pi subendo la sua cavalleria. Ma questa non una cavalle
ria soggiungerebbero forse e l'Hohenlohe e il Boselli e i critici
degli Elem enti di guerra del colonnello Maillard ed altri an

cora; i Russi, si va dicendo, vogliono fare una fanteria montata,


e con questa specie di giuoco di parole, i seguaci dellttrfo quale
unico mezzo offensivo della cavalleria, continueranno a farla
massacrare inutilmente come fecero i Francesi a Sedan. Ed a
proposito di questo doloroso ricordo, se in luogo dei Francesi
avessero i Tedeschi avuto dinanzi un esercito Parthico, que
sto non si sarebbe lasciato rinchiudere in quella valle

e se

rinchiuso, con la rapidit delle mosse ne sarebbe facilmente


uscito, mettendo forse a mal partito gli avversari.
Il maggiore v. Drygalski in un periodico militare
mette in guardia i tecnici contro l indicato

tedesco

pregiudizio cho

64

mia opinione, l ascrivono ad un felice ideamente del


generale dei Parthi.
Non si conosce il'numero dei combattenti nell eser
cito parthico, mentre noto che 50 m. guerreggia
rono Antonio.
Da alcuni indizi si pu tuttavia argomentare che
di poco inferiori a questa cifra furono gli avversari
di Crasso. Laonde lesercito di costui essendo di circa
43 m. uomini ed oltre a questi gli alleati, le forze
dambe le parti non aveano grandi sproporzioni. (1)
La cavalleria Parthica era divisa in leggiera e pe
sante ; la prima costituiva la maggioranza dell eser
cito, ed era armata di arco e freccie di cui sapeano
faine uso in tutti i modi alla corsa o fermi, nello
inseguire e nella fuga. Per le lotte corpo a corpo aveano solo una piccola daga, non meraviglia per
tanto se cercavano di evitarla.
la cavalleria russa sia della fanteria

montata.

Lo

prova il

regolamento russo del 1884 il quale dice : in primo luogo


la missione della cavalleria di combattere a cavallo.
Forse non siamo lontani dalla costituzione degli

eserciti

alla Parthica e per mio conto non troverei meno efficace un


esercito composto di sola cavalleria ed

artiglieria,

segnata-

mente per le guerre difensive.


(1 ) Allorch i dotti ed i tecnici si impuntano in una via fa
cile che la pratica rompa dallaltra. Cosi pu avvenire per
lapoteosi delle fanterie. Ricordo aver letti dei trattati di tat
tica, pubblicati alla vigilia della prima rivoluzione francese.
Questi trattati raccomandavano e prescriveano di assottigliare
le file per allungarle il pi possibile, e tale massima era posta
in uso quando gi gli eserciti francesi aveano iniziati g li
assalti in massa e g li attacchi per colonna ; a convincere Au
striaci, Russi e Tedeschi della erronea dottrina, ci volle nien-

65

La seconda cavalleria componevasi dei cataphrati


o protetti come suona la parola greca (xaxatppctxtous)
te meno d>e la prima campagna d Italia di Napoleone I. A l
lora tutti adottarono la formazione in massa e continuarono
fino al 1870. Un generale tedesco scrive: (lett. X .) A l
pricipio della guerra (1870) la nostra fanteria impiegava
le

form azioni

in

* nemico, ed impar

massa

nella zona battuta dal

a conoscere

fuoco

ed a mutare a proprie

spese.
Quando dissi che forse non siamo molto lontani da eserciti
composti di sola cavalleria ed artiglieria, traeva il mio pen
siero dagli scritti di uno dei pi autorevoli generali tedeschi
gi pi volte qui citato. Ragionando e gli dei compiti delle
cavallerie nelle guerre future (Lett. V ili) si legge il seguente
periodo:
Ecco ci che succeder. Dai due eserciti saranno spinte
avanti le grandi masse di cavalleria e da queste si stac cheranno le rispettive pattuglie, che in certo modo ne rap presentano le antenne. Queste si spingeranno a larghi raggi
per aver notizie circa la forza, le posizioni e le intenzioni
c del nemico. Dopo di ci le due masse di cavalleria cozze ranno e dovranno combattere per decidere chi

rester pa-

drone del terreno. Appena una delle due masse avr il so pravvento, getter la cavalleria avversaria sulla sua fanteria
e da quel momento procurer al suo comando superiore
una vera preponderanza strategica... precisamente come fece
nell ultima guerra la cavalleria Tedesca. *
Se come indubitato per le moderne tattiche le cavallerie
accompagnate dalle rispettive artiglierie, dovranno darsi bat
taglia prima di ogni fanteria ; se, come pure certo, la ca
valleria vincitrice acquister una vera preponderanza stra
tegica cio porter la vittoria dalla sua parte, giover assai

m eglio per risparmio di sangue e di calamit, nelle guerre


future concludere la pace tosto che uno Stato avr avuta la
sua cavalleria soccombente. Tale sarebbe la

illazione

logica

delle premesse fatte dal citato autore.

66
Questa specie di corazzieri degli antichi tempi aveano
difeso tanto il cavallo che il cavaliere da maglie di
ferro.
Inoltre portavano una lancia pi lunga e pi ro
busta dei cavalieri romani. I cavalli erano di razze
speciali scelti ed allevati espressamente ed aveano
qualit superiori a quelli dei Romani.
I
Parthi traevano i loro poderosi destrieri dalle
pianure di Nisaei, localit indicata da Herodoto,
da Eustachio nei suoi commentari di Dionisio, da
Ammiano ed altri autori, sempre per con incerta
designazione. I moderni studi riscontrarono esatte le
informazioni di Strabone, ed il colonnello Rawlinson
riconobbe le pianure Niseane, gi visitate da Ales
sandro, nei piani dellAlishtar e Khvah; egli stima
che i cavalli Niseani fossero originari di Nisaea di
Khorasan, attualmente ancora famosa per la produ
zione dei cavalli turcomanni. Queste pianure, dicesi
che conteneano 50jm cavalle per la riproduzione ;
erano di mantello bianco ed i migliori prodotti ser
vivano alla casa reale, per il culto del sole, il cui
carro veniva tirato da 4 cavalli bianchi, e per le
sercito (1).
(1) Non sar certo cosa nuova il dire che senza cavalli non
vi pu essere cavalleria e che un paese il quale voglia otte
nere una efficace cavalleria, bisogna che curi la produzione
equina. Non credo l'Italia sulla buona via, poich sarebbe in
dispensabile per ottenere buori prodotti 1 uso di stalloni di
razza pura e di determinati tipi, e mai stalloni di razze in
crociate come ora si fa. I progressi compiuti su questo pro
posito dagli Austro-Ungarici sono notevoli; con savia selezione

67

Anche larmatura era argomento di speciale cura,


ed i progressi fatti dai Parthi si possono conoscere
nella effigie di due cavalieri rappresentati in una mo
neta doro di Eucratida re della Batriana vinto, come
ottengono ora dei prodotti .che eguagliano le vigorie dei ca-.
valli inglesi.
Rispetto all' allevamento, vi era in molti punti del nostro
paese una miriade di piccoli allevatori, e come molti
fanno gli assai, cos la

pochi

produzione equina aumentava. Con

tribuiva ad accrescerla una disposizione del Ministero per la


Guerra in forza della quale erano assegnate lire SO all' anno
per ogni cavallo che il proprietario, (senza essere impedito
di alienarlo', tenesse a disposizione del Ministero stesso ad un
prezzo di stima da stabilirsi al momento della richiesta. Ne
avvenivano cos comprile e vendite di cavalli che aveano una
dote, ed erano molto ricercati, e con lesca delle 50 lire, au
mentavano e il commercio e la produzione equina.

Le com

missioni per la scelta, erano le ben venute e gli allevatori


andavano a gara nel presentare loro i migliori puledri, ascol
tavano i consigli seguivano i suggerimenti e cos per sopra
mercato alle lire 50 vi era una specie di insegnamento pra
tico, di un valore inestimabile.
M a pur troppo la scena cambi, vale a dire furono sop
presse le 50 lire e si aumentarono le molestie fino al punto
di intimare ai proprietari di cavalli un precetto personale col
mezzo dei carabinieri, mutati per autorit non si sa di chi, in
altrettanti Cursori od Uscieri.
Ma, si disse; il sistema da voi lodato costava troppo. Sta
bene, costava troppo da una parte, per lo Stato raccoglieva
ad usura vantaggi e rendite, dall'altra.... E poi, fu smesso
forse il continuo aumento di impiegati civili molto pi costosi?
Fu forse smesso lo spreco dei milioni a centinaia che l'Italia
tutta profonde a Roma ed altrove ecc.? Ora, le molte opere
pubbliche superflue sfibrano i bilanci; e i molti funzionari ci
vili sono costretti di dimostrare la necessit del loro ufficio

68

si disse da Mitridate primo (sesto Arsace), che il


Duruy acquist per il Gabinetto numismatico del
Louvre, ed afferma unica nel mondo. L esergo di
questa moneta raffigura due cavalieri alla corsa,
armati della lunghissima lancia dei cataphrati ; hanno
in capo un elmetto macedonico, e vestono una co
razza alla greca, ma non vi traccia di nessuna delle
armature di cui ragionano gli storici antichi quando
i Parthi si incontrarono con i Romani condotti da
Crasso. Per tali progressi, giudicando da quanto scrive
Plutarco in Lucullo, non erano esclusivi ai Parthi ma
comuni agli eserciti asiatici. Fra l Armenia e la Parthia infatti erano s stretti i vincoli e s continui i rap
porti per guerre, alleanze, commerci e parentele che
non guari supponibile potessero esservi delle mi
gliore in un esercito senza trovarle pure nellaltro.
Giunto Crasso nella Siria si apparecchi ad inva
dere la Parthia varcando l Euphrate. L insuccesso e
la morte del proconsole con la distruzione delleser
cito, ebbe per conseguenza che tutti gli scrittori bia
simano in Crasso ogni sua azione e mentre in realt
la causa della sua rovina fu una sola, quella di non
avere cavalleria sufficiente, trovano che egli fece tutto
male. In tali giudizi sono unisoni anche scrittori moraccogliendo larga messe di minuzie per lo pi inutili e mo
leste.
Rischiamo quindi in luogo di buoni cavalli e una buona
cavalleria di avere molti impiegati civili, che tenteranno di
farsi portare sulle spalle dei contribuenti, ma sebbene rag
giungano lo scopo, non garantisco l'utilit loro per la difesa
del paese.

69

derni e trovano di che ridire intorno a mosse giusti


ficate da splendidi successi di altri generali che in pe
riodi posteriori invasero la Parthia.
Laonde affermano che la via seguita da Crasso fu
pessima, anzi una delle cagioni delle sue sventure,
ma non pongono mente che Avidio Cassio,
di Marco Aurelio, percorse la stessa strada
torie di costui sono le pi chiare e gloriose
tino i fasti romani nelle guerre dinvasione
Parthi. Fu la via battuta da Traiano nella

generale
e le vit
che van
contro i
sua riti

rata e probabilmente la stessa percorsa da Settimio


Severo quando si trov nelle medesime condizioni di
Traiano.
Crasso, al pari di Avidio pass lEuphrate a Zeugma,
una citt della Siria fondata da Seleuco Nicatore
nella provincia di Cyrrhestica, situata di fronte ad
Apamea. Zeugma, come indica appunto il suo nome
greco, avea un ponte stabile di barche, lunico a quel
tempo in quei paraggi. Ben vero che a 2000 stadi
verso sud eravi il ponte di Thapsacus, ma secondo
raccontano Plinio, Strabone e Stefano Bizantino, era
ridotto poco praticabile ed infestato dalle orde arabe
che lo rendeano pericoloso. Evidentemente il primo
atto di Crasso fu di crearsi una base di operazione al
di l dellEuphrate ed assicurarsi una via di ritirata,
ed io stimo che nessun generale di qualunque et po
trebbe biasimarlo.
A l di l dellEufrate vi erano molte citt importanti
ed altre minori di origine greca, come p. e. Apameja,
Carr, Ichne, Nicephorio, etc.; di esse, prese, facil
mente possesso Crasso e non ebbe ostilit che da Ze-

70

nodotio, la quale secondo Plutarco e Dione, fu dal


generale romano distrutta. In questa prima invasione
lesercito romano incontr un satrapo parthico che
Dione chiama Talimeno Ilace, col quale venne alle
mani presso Ichne a 16 miglia da Nicephorio; il
Partilo fu vinto e ferito.
Crasso confortato da questi primi successi, guarn
di truppe le citt occupate, con esse, ed il ponte a
Zeugma, ottenne la indispensabile base alle future ope
razioni e la via per la ritirata, con sicure comunica
zioni nella Siria, sede del suo governo, donde potea
ricevere ogni cosa di cui abbisognasse.
Dione e Plutarco biasimano severamente Crasso,
perch dopo l occupazione delle suddette citt e
avervi lasciati a guardia settemila fanti e mille ca
valli siasi ritirato col Aglio nella Siria. Publio Crasso
era, come noto, un legato di Cesare, il quale, quando
fu stabilita la guerra partica, lo invi al padre con
un presente di mille cavalli, e dal dono si scorge
non essere stata ignota a Cesare la forza dei Parthi.
Se realmente M. Crasso abbia commesso un grave
errore ritirandosi nella Siria, non credo possibile oggi
discernere, solo si pu osservare che ad una azione
immediata contro i Parthi opponeansi necessit di
accordi per avere alleati il re di Armenia ed altri
capi e principi di quei luoghi. Infatti egli guadagn
l Abgaro principe dell Osrhoene nella parte nordica
della Mesopotamia, la cui capitale era Edessa, altra
citt greca costruita secondo Appiano da Seleuco.
Essendo Edessa a sole 40 miglia da Zeugma, ed un
giorno di viaggio da Batna, pure colonia greca, lal

71
leanza dell Abgaro costituiva per Crasso un aiuto
importante.
Una circostanza la quale ha forse un particolare
significato, che Crasso fu tradito principalmente
da due, dall Abgaro di Edessa e da un capo Arabo
che Plutarco chiama Ariamne. Lo stesso Plutarco no
mina anche un certo Andromaco, ma il fatto che egli
racconta su costui, viene escluso da Dione. Ora, tanto
l Abgaro di Edessa che l Andromaco, vengono detti
dagli antichi autori amici e clienti di Pompeo.
Mentre Crasso svernava nella Siria, occupato, se
condo narrano gli antichi, pi ad estorcere danari
che a munirsi per la prossima guerra, Orode, il re
dei Parthi gli mand una ambasciera, il quale invio,
nonostante i nascosti fini che potesse avere, non in
dicherebbe menomamente che il Partho per la lenta
azione di Crasso, cominciasse a disprezzarlo, come
opina qualche moderno autore.
L ambasciata non ebbe nessun esito e alle domande
dell inviato, Crasso soggiunse, che avrebbe risposto
a Seleucia, il pi grande centro greco del regno, po
sto nel cuore dello Stato, di faccia a Ctesifonte la
capitale d inverno dei Parthi, come gi fu indicato.
In tale occasione il pi anziano degli inviati che Plu
tarco chiama Yagise, avrebbe fatta la risposta da
tutti ricordata, che cio sarebbe cresciuta la barba
sul palmo della sua mano prima che Crasso vedesse
Seleucia.
I
Parthi iniziarono sbito le ostilit contro le guar
nigioni poste da Crasso nelle citt della Mesopotamia
occidentale. Poco atti come erano ad espugnare mura,

7*

non pare siano giunti a prenderne alcuna, ma riu


scirono perfettamente nellufficio proprio di ogni ca
valleria ben condotta, quello cio di impedire le

go -

municazioni fra l esercito di Crasso e le guarnigioni,


la qual cosa con laggiunta di esagerati rapporti di
fuggiaschi, cominci a dare un aspetto poco rassicu
rante alla campagna che i Romani stavano per co
minciare.
Crasso, che si era procacciata una base di opera
zione lanno innanzi, non volle lasciarla per unirsi
ad Artavasde re di Armenia che gli offriva il suo
esercito in aiuto e vistosi approvigionameuti se avesse
voluto cominciare la guerra dallArmenia. In realt
il proconsole romano sperava egualmente in un forte
contingente armeno, ma i Parthi per togliergli que
sto importantissimo aiuto, mossero guerra ad Arta
vasde per cui questi non pot o non volle distrarre
forza alcuna in aiuto dei Romani. Cos Crasso rimase
col solo aiuto dell Abgaro di Edessa le cui intelli
genze con i Parthi paiono accertate, non tanto dalle
affermazioni degli antichi autori, quanto dal fatto
concludente che poco prima della battaglia scomparve
e lasci soli nel cimento i Romani.
Crasso nella sua seconda campagna ritorn nelle
medesime localit che avea percorse lanno innanzi.
Egli per invadere la Parthia avea la scelta di pi vie.
Come noto, la Mesopotamia, un tratto dellAsia
occidentale di forma oblunga rinchiusa fra lEufrate ed il Tigri.
*
Questo paese, da taluni detto la culla dallumanit,
prese la denominazione greca di Mesopotamia, da

73

quanto pare, dopo le conquiste di Alessandro, e fu


il campo di battaglia di molti popoli anteriori ai
Parthi ed ai Romani.
La geografia fisica di cotesta regione sugger ai
conduttori di eserciti, le diverse vie che percorsero.
Essendo un paese dapprima ristretto che poi si al
larga, perch i due fiumi si allontanano, e quindi si
rinserra nuovamente per lo avvicinarsi degli stessi
fiumi, ne avvenne che alcuni condottieri ai Romani
precedenti, percorsero la via superiore, cio per Edessa,
le falde del monte Masio e per Amida sul Tigri.
A ltri profittando della direzione obbliqua dellEufrate, ne discesero il corso traversando poi il breve
tratto di paese che allaltezza di Seleucia e Ctesi
phonte separa l Eufrate dal Tigri.
Crasso, per istigazione, pare, di gente dei luoghi che
l accompagnavano, nonostante il parere contrario dei
suoi legati e segnatamente del questore Cassio Lon
gino, non volle seguire n la via di destra n quella
di sinistra, ma ne intraprese una di mezzo fra le
due, perch pi diretta. Se egli non fosse stato arre
stato fra Carr ed Iene dalle armi parthiche, si sa
rebbe trovato sulla via di Hatra dove naufragarono
le fortune di Trajano e di Settimio Severo.
Gli scrittori greci e latini narrano che Crasso venne
condotto in un deserto a lui ignoto e per questo fu
vinto; altri autori moderni seguono questo indirizzo.
Se non che qui mestieri dar ragione al Rawlinson
ed al Niebuhr, i quali in primo luogo fanno cono
scere che lalta Mesopotamia dove si inoltr Crasso
non ha neppure oggi il carattere di un paese de

74

serto (1); molto meno allora, perch popolato da flo


ride citt. Ed infatti il geografo minore Isidoro Cha(1 ) In ogni et riscontransi simili erronee asserzioni. E! per
non ricordare che il nostro periodo citer la disastrosa riti
rata dalla Russia di Napoleone I. Anche odierni scrittori ri
petono che ne fu causa il freddo di quelle regioni. Numerose
memorie scritte da testimoni oculari e segnatamente le recenti
del generale di Marbot, pubblicate dai. suoi discendenti, dimo
strano invece che in quell'anno il freddo in Russia tard pi
deU'ordinario. Infatti quando avvenne il passaggio della Beresina, punto culminante delle calamit patite dall'esercito na
poleonico, il fiume non era ghiacciato e nemmeno i terreni
circostanti.
L a campagna di Prussia fu felicemente compiuta dai Fran
cesi con un freddo molto pi intenso.
Risulta ora evidente che la disorganizzazine deU'sercito
napoleonico ebbe altri precipui fattori. Il primo riscontrasi in
gravi difetti logistici ai quali non potea esser rimediato pro
fittando di vettovaglie ed accantonamenti locali, perch i Russi
aveano bruciato ed esportato ogni cosa. 11 vettovagliam ento
degli eserciti napoleonici fu sempre difettoso; in quello che
invase la Russia pu dirsi disastroso addirittura per la lon
tananza ed il maggior numero di truppe cui era mestieri prov
vedere. Fu specialmente dimenticato il foraggio per i cavalli
i quali morirono in grande quantit non per il freddo, ma
per mancanza di nutrimento, apparecchiando cos la fine del
l'epopea imperiale cagionata principalmente, come gi noto,
non da difetto di generali o di truppe, ma dalla mancanza di
cavalleria che imped a Napoleone di compiere le vittorie no
nostante i maravigliosi ideamenti strategici della sua campagna
di Francia. 11 secondo fattore fu la rivolta, ancora latente

ma

pur troppo efficace, del contingente straniero nellesercito, e


sopra tutto il malcontento nell'alto personale che circondava
l'imperatore. Naturalmente, nell'apoteosi fatta al grande sol
dato si trov migliore farlo vincere dagli elementi; cosi errori
e fellonie scomparvero.

75

raceno, vissuto probabilmente sotto Tiberio, nei fram


menti che di lui ci rimangono, menziona nella strada
da Zeugma a Niceforio, percorsa da Crasso, tre citt,
un villaggio e quattro posti fortificati. Vi sono molte
sorgenti e parecchi corsi dacqua fra i quali il Belias, il Chaboras (Kabur), il Shaccoras (forse lo stesso
che Senofonte chiama Mascas), il Migdonio, etc. Crasso
quando incontr i Parti aveva da poco tempo attra
versato il Belias sulle cui rive, circa al mezzogiorno,
fece riposare le truppe. Ora il deserto della Mesopo
tamia non comincia dal Belias come farebbero credere
gli antichi, da taluni fra i moderni seguiti, ma dal
Chaboras o Khabur dal quale Crasso era ancora molto
distante. Che sul campo di battaglia vi fossero dei
colli boschivi, ne fa testimonianza lo stesso Dione;
egli dice: I Parthi nascosero la maggior parte delle
truppe dove il paese era montuoso e pieno dalberi e
cos si avanzarono contro i Romani. Inoltre il cam
po di battaglia dove fu sconftto Crasso non potea es
sere un deserto, perch troppo vicino a citt impor
tanti. A Publio, il figlio del proconsolo, essendo fe
rito ed in pericolo di cadere nelle mani del nemico
venne offerto da due greci di condurlo ad Ichne e sal
varlo. Se di fronte ad un nemico vincitore era possibile
trasportarvi un ferito, la distanza dovea esser piccola.
Laonde le frasi di Plutarco, che lesercito romano si
trovasse in luoghi dove non vi era, n pianta, n
ruscello n sporto di monile, n erba alcuna, ma
certi cumuli di aride sabbie che parean flutti di
mare sono descrizioni gratuite di luoghi allautore
completamente ignoti. Pure come indicai, parecchi
autori moderni lo seguirono.

La battaglia ebbe luogo il 9 di giugno quando le


giornate sono pi lunghe ed i Parthi continuarono a
battere i Romani fino a notte, poi si ritirarono; dopo
di ch i Romani fatta una sosta nel campo, partirono
alla volta di Carr ed i primi vi giunsero avanti la mez
zanotte. Se pertanto truppe stanche e sconfitte, pote
rono in meno di tre ore raggiungere una citt, non sar
mai possibile credere che il combattimento abbia
avuto luogo in un deserto sconosciuto. Il fatto stesso
che { Romani nell'abbandonare il campo di battaglia
non esitarono sulla scelta del luogo da ritirarsi, di
mostra la perfetta cognizione che aveano di quella
parte di paese.
Ogni maggiore e minore circostanza concorre per
nellaffermare che i Romani fino a pochi momenti
prima della battaglia ignoravano completamente dove
fosse il nemico e di quali truppe si componesse. Gli
esploratori mandati dai Romani aveano urtato con
tro cavalleria sparsa che li dardeggi, uccidendone
molti ed i pochi fuggiti non poterono dare al gene
rale romano contezza alcuna sul nemico.
Riposate le truppe sulle rivo del Belias, Crasso
ascoltando lardore del figliuolo che volea combat
tere, non consent come alcuni dei suoi legati lo con
sigliavano di drizzare il campo in quella localit, ma
mosse lesercito in ordine di battaglia nella speranza
di incontrare il nemico. Supponendo che il riposo
dato alle truppe sia stato di circa un'ora ed appros
simativamente unora venisse impiegata nella marcia
in avanti, la battaglia deve avere cominciato circa
alle due dopo mezzogiorno.

77

Se i Romani furono impediti di mettersi al con


tatto col nemico non cos i nemici comandati da un
giovane che secondo Plutarco non avea ancora rag
giunti i 30 anni, ma evidentemente uomo di non co
mune intelligenza e di grande valore. Egli avanzavasi con numeroso seguito, accompagnato perfino dal
suo harem. Gli storici antichi lo chiamano Surena
come se fosse il suo nome; i moderni aiutati dagli
autori orientali giustamente correggono, osservando
che Surena non era un nome, ma una carica, un uf
ficio, vale a dire il primo ufficiale dello Stato dopo
il re, essendo nella sua famiglia ereditario il diritto
di incoronare gli Arsacidi. Egli inoltre era partico
larmente legato al re Orode, perch nelle lotte con
Mitridate, avea prese le parti del primo e dallesiglio
lo avea condotto al trono.
La deposizione di Mitridate III voluta dal Senato
parthico, e lavere il Surena condotto dallesiglio al
trono il nuovo eletto, farebbe supporre il Surena pre
side del Senato stesso, quindi non solo un grandis
simo dignitario, ma ancora, che l'ufficio suo non dipendea direttamente dal re.
Il
piano di battaglia, la composizione di un esercito
di sola cavalleria e il modo di combattere devono
essere stati concetti ideati e messi in opera da que
sto Surena.
I
primi a mostrarsi ai Romani furono, come indica
Plutarco, alcuni cavalleggieri Parthici. Contro di essi
lanciaronsi le truppe armate alla leggiera, con le quali
usavano i Romani cominciare i combattimenti, ma
presto sopraffatti forse dal numero, certo dalla gi-

78

stezza dei tiri, ripararono tra le fila dei legionari.


Allora usc dai colli boschivi dove stava celato lin
tiero esercito parthico il quale cominci la battaglia
assalendo i Romani con straordinaria copia di freccie.
Mi duole di trovarmi in contraddizione anche con
autorit militari di primo ordine, ma devo sostenere
non essere punto vero che le freccie dei Parthi tra
passassero le armi difensive dei Romani. Antichi au
tori lo affermano e con essi non pochi moderni, fra i
quali, quasi tutta la scuola Francese con a capo Na
poleone citato dal Duruy. La sola arma parthica che
trapassasse gli scudi e le corazze romane era la pe
sante lancia dei cataphrati, quando colpiva con i ca
valli spinti a tutta corsa.
Gli stessi autori greci e latini forniscono le prove
del mio assunto.
Dione nel raccontare la battaglia scrive: Non
per questo, la fanteria romana si diede alla fuga,
ma combatt valorosamente contro i Parthi... per
se essa formava una testuggine onde mettersi al
* coperto dei dardi nemici, la cavalleria grave la sba ragliava, e se per paralizzarne la furia la prima
fila si alzava per combatterla, restava esposta alle
<c saette dei Parthi .
Questo passo di Dione della massima importanza,
perch svela larte usata dal Surena; per ora mi
limito ad osservare che riesce evidente come la for
mazione della testuggine riparasse i Romani dalle
freccie dei Parthi.
Plutarco quando descrive difensori di Crasso nella
ritirata, dice, che respinti dal colle i nemici, si pre

79
sero in mezzo Crasso e ripararotlo intorno con gli
scudi, dandosi vanto che nessuna freccia sarebbe mai
caduta sulla persona del loro comandante. Se lo
scudo fosse stato insufficiente a riparare, l autore
avrebbe detto che i soldati gli fecero usbergo con la
persona.
Circa 17 anni dopo la morte di Crasso, Antonio
guerreggi i Parthi e lo stesso Plutarco racconta che
in quella guerra i Romani si difesero con successo
dalle freccie parthiche componendo la testuggine e
combatterono la cavalleria grave la quale si avan
zava per scompigliarli adoperando il pilo come una
lancia.
In questo caso si scorge che si difesero dalle freccie
parthiche correndo addosso ai cataphrati che si avan
zavano e mescolandosi coraggiosamente fra loro ; cosi
la cavalleria leggiera dei Parthi non potea offenderli
perch avrebbe pure feriti dei compagni.
L erronea credenza che le freccie nemiche trapas
sassero gli scudi e le corazze dei Romani provenne
da un arte dai Parthi usata che apparisce nuova nel
tempo di cui si ragiona. Dissi gi pi sopra che due,
da quanto si pu argomentare, furono le cose nuove
che i Romani incontrarono combattendo i Parthi.
Indicai per prima la totale soppressione delle fanterie
nellesercito parthico; ora giunto il momento di
ragionare della seconda.
Come narrano tutti gli autori che di questa bat
taglia ragionarono, il Surena dopo il primo scontro
fra gli arcieri romani e i cavalleggieri armati darco,
e forse quando Crasso cambi ordine di battaglia,

80

fece avanzare i cataphrati dietro ai quali i saettatori


lanciavano quantit enormi di dardi. Per l impor
tante da osservare che non li scoccavano direttaniente, impediti come erano dai cataphrati posti di
nanzi a loro, ma li lanciavano con tiro parabolico,
ed avendo un bersaglio grande e compatto, perch i
romani si erano formati in quadrato, ed inoltre aiutati
i cavalleggieri Parthi dalla somma maestria loro, ne
avveniva che le freccie lanciate a tutta forza in alto
piombavano quasi perpendicolari sui romani; quindi
penetravano al di l degli scudi, cadeano sui piedi
inchiodando in terra per cos dire il legionario ro
mano, si infilavano fra le corazze e i petti, giungeano
infine dove il soldato meno le attendea ed era senza
schermo. Il porre le truppe su di un piano inclinato
con le fanterie gravi ai basso ed i lanciateri in alto
era cosa g> usata dai Romani ed a questo modo,
come descrissi nei V eneti

salvator i di

R oma, le le

gioni vinsero una delle prime battaglie sopra i Galli,


ma calcolare un tiro parabolico dietro un riparo in
modo da far piombare loffesa dallalto, stimo sia il
primo od uno dei primi esempi di tiro indiretto nei
combattimenti antichi.
Con questo concetto le descrizioni della battaglia
fatte dagli antichi autori riescono chiare. Senza
lazione del tiro indiretto non si comprenderebbero
le parole di Plutarco quando scrive che i soldati di
Publio Crasso mostravangli le mani confitte negli
scudi ed i piedi traforati ed inchiodati al suolo onde
non poteano n fuggire n difendersi.
N intelligibile riuscirebbe laltro passo dello stesso

81

autore dove dice che i, Parthi non miravano per es


sere esatti nel dirigere i colpi; sopratutto, senza il
tiro indiretto non si giungerebbe mai a comprendere
in qual modo i cavalleggieri Parthi lanciassero nuvoli
di freccie contro i Romani, mentre aveano, come ri
sulta indiscutibile, i cataphrati dinanzi a loro.
L unico modo per difendersi dal tiro indiretto era
la testuggine, vale a dire un tetto di scudi, ma per
la sua formazione il legionario rimaneva senza difesa
contro le impetuose cariche della cavalleria pesante
dei Parthi e per questo motivo Dione scrive, come
gi riferii citando il testo, che se il legionario per
difender dalle freccie facea la testuggine, era colpito
dai cataphrati, se da essi si difendea, era offeso
dalle freccie. Dimostrazione pi chiara di questo passo
di Dione non vi pu essere per determinare luso del
tiro indiretto praticato dai Parthi. Laonde le freccie
dei Parthi penetravano bens al di l degli scudi e
delle corazze dei Romani, non perch le forassero
come antichi e moderni autori affermarono, ma per
ch sorpassavano le difese e giungeano addosso i Ro
mani da una parte che essi poteano solo difendere
formando la testuggine.
La battaglia che dur circa sei ore, ebbe tre fasi
distinte, laonde ne riesce ovvia la divisione in tre
parti.
P a r t e L Crasso marciava contro il nemico, che
non avea ancora veduto e del quale tutto ignorava,

perch la cavalleria parthica gli avea impedita ogni


notizia (1). Egli fece occupare alle legioni il maggior
(1 ) Sono trascorsi oltre 19 secoli dalle vittorie della caval
leria parthica contro di Crasso ma la vediamo, vincere con le

81
spazio possibile, scrive Plutarco, secondo il consiglio
datogli dal suo Questore Cassio Longino. A l primo
apparire dei Parthi, l Abgaro di Edessa, il falso al
leato, amico di Pompeo, finse di correre incontro a
norme dei moderni regolamenti e dei trattati di

tattica for

male ed applicata, espressi pure da tutti g li scrittori di cose


militari. L'ufficio della cavalleria moderna, dicono il Boselli
(L'avven. della n. cavali.), l'Hohenlohe (Lett. sulla cavali.), il
Maillard (Elementi di guerra), il Bonie (Studi sui comb. a
piedi della cavali .\ il G ali (M odera cavali.), la Rivista M i
litare Italiana,

il

M ilita r W ochenblatt, ecc., e

quant' altri

mai ragionarono della moderna cavalleria, il suo ufficio, dicono,


di coprire e di scoprire. I Parthi infatti coprono le loro
mosse al punto che Crasso ignora dove sieno, e scoprono,
spiano e calcolano quelle dei Romani che attorniano ed ai
quali appariscono improvvisi. Non si pu asserire per che
le tradizioni della cavalleria sieno giunte intatte dal 54 anno
avanti la nostra ra fino a noi. L a cavalleria medio-evale
condusse quest'arma per altre vie, seguite da quelle di meno
remoti tempi. Cosi le cavallere della guerra dei 30 anni teneano piti delle medio-evali che delle moderne e medesima
mente le condotte dallo Seydiitz sotto Federico II nella guerra
dei sette anni. La tattica attuale ha pi moderne origini ed
una ripresa dei metodi orientali derivati dai Parthi. 11 bel
lavoro del colonnello V . KShler sullo sviluppo della cavalle
ria prussiana, non fa spiccare, a mio avviso, la genesi della
ripresa dei metodi orientali di cui ragiono. Chi port in Eu
ropa per primo g li attuali sistemi di maneggiare ]& cavalleria
fu Napoleone al suo ritorno d all'B gitto e dalla Siria ; e gli
senza abbandonare i vecchi, aggiunse dei metodi nuovi. Le
larghe e lontane e s p lo ra v o datano da lu i; le pattuglie
di ufficiali, la raccolta d notizie sparse per costituirle in un
concetto sulle mosse e sulle intenzioni del nemico, furono di
aua iniziativa, eco. ; con lui infine la cavalleria cominci ad
essere l'occhio dell'eseroito. Questi sistemi rimasero in Europa

83

loro per combatterli, ma non al fece pi vedere e


pare siasi unito ai Parthi. Dione scrive che allora i
nemici scopersero tutte le loro forze nascoste fra
colline boschive, e Plutarco aggiunge che Crasso mut
l'ordine di battaglia e form un quadrato profondo
li vediamo qua e l raccolti ed ampliali da diversi Stati. Chi
li adott per la Prussia fu il Blcher il quale in gran parte li
mise in pratica contro lo stesso Napoleone sprovvisto di cavalle
ria per il disastro di Russia. La opportuna comparsa dei Prus
siani a 'Waterloo sembra dovuta ad informazioni assunte su
larghi raggi di cavalleria spedita per informazioni. Oggi pare
che la cavalleria germanica abbia una specie di privativa per
i nuovi metodi di usarla, quantunque al principiar della guerra
-del 1870 adoperasse pi il metodo vecchio del nuovo, come
confessano g li stessi autori tedeschi. Tutti citano a iosa i casi
avvenuti di pochi cavalieri spinti a grandi

distanze che o si

impadronirono di piccole citt o fecero retrocedere dei treni fer


roviari. Pochi rammentano precedenti di altre cavallerie; esempi
tratti dalla nostra, per opera di stranieri, non ne lessi mai al
cuno. Pure voglio ricordarne uno del quale fui testimonio ocu
lare. Il generale Cialdini senza attingere alla scuola germa
nica, allora tuttavia ignota, avea appreso nelle guerre di Spa
gna il maneggio delle cavallerie imparato da Napoleone in Egitto e nella Siria. N el 1866 l'esercito Italiano comandato da
Cialdini era appena giunto a Vicenza ; g li Austriaci che oc
cupavano ancora Padova distante 30 chilometri, erano intenti
alla spedizione in Austria di grossi treni ferroviari, carichi di
ogni provvigione, specialmente di tabacchi. Improvvisamente
comparisce una pattuglia Italiana di pochi cavalieri i quali
irrompono nella stazione ferroviaria, arrestano i treni, li fanno
retrocedere su Vicenza, si presentano arditamente alla bar
riera della citt e la passano, poi con i

convogli catturati

scompaiono. Poche ore dopo g li Austriaci impauriti abbando


nano Padova, la quale aUindomani occupata dalle truppe
Italiane.

84

di 12 coorti per ogni lato, tenendo la poca cavalleria


(4 mila uomini) alle due ali. I Parthi, veduto il pic
colo spazio nel quale si erano ristretti i Romani, fe
cero impeto contro i saettatori ed i frombolieri avan
zatisi per combattere, ne uccisero molti e costrinsero
i superstiti a rifugiarsi fra le legioni ; quindi svilup
parono le grandi masse della loro cavalleria tentando
di circondare i Romani. Non avendo questi, n la mo
bilit dei Parthi tutti a cavallo, n la maestria nel
lanciare le freccie, attendeano pazientemente di venire
al combattimento corpo a corpo, sperando che ben
presto il nemico avrebbe esaurite le munizioni. Ma
come videro i nemici andarsi a rifornire di freccie
presso un gruppo di camelli carichi di queste armi,
disperarono che la lotta corpo a corpo fosse immi
nente, ed avendo i Romani gi molti feriti, e per di
pi minacciati essendo di venire completamente avvi
luppati senza modo di schermirsi dalle freccie, fu
mestieri tentare un altro movimento.
P ar te II. Stando a quanto scrive Dione, il figlio

del proconsole P. Crasso la di cui venuta nell'esercito


del padre indicai pi sopra, avrebbe di sua iniziativa
mossa la cavalleria contro il nemico, ma non essendo
procedimento conforme n alle istituzioni, n alle di
scipline militari romane, mestieri attenersi in tutto
alla dizione di Plutarco il quale cos si esprime: Al lora Crasso mand un suo ufficiale al figliolo con
ordine di assalire ad ogni modo i nemici prima che
giungessero a circondare lesercito, perch gi una
grossa schiera di Parthi studiavasi di coglierli alle
spalle. Allora il giovane tolti seco 1300 cavalli (fra

85

cui i mille di Cesare) 500 arcieri ed 8 coorti di scu< dati di quei che pi gli erano dappresso, si con<c dusse a caricare di fianco i Parthi. L assalto fu
risoluto e veemente, laonde i Parthi, sia per evitarlo
sia per usare la consueta tattica, volsero a precipi
tosa fuga. Credettero allora i Romani di aver vinto ed
inseguironli a tutta oltranza dilungandosi cos dal for
te deHesercito. Quando stimarono giunto il momento
opportuno, i Parthi, latto unimprovviso volta faccia
alla lor volta assalirono i Romani. Questi, sebbene
fossero spossati, uomini e cavalli, perch aveano
minor forza di resistenza dei loro avversari, non vol
lero fuggire ritenendo vigliacca la fuga anche per
astuzia, cos cominci un combattimento fiero ed
accanito, ma ineguale.
I

Romani non aveano possibilit di soccorsi, mentre

i Parthi cresceano sempre. Essi, scrive Plutarco, bar


dati di ferro, i Romani leggieri ed ignudi. Le piccole
lancie della cavalleria romana non raggiungeano il
nemico, ma le lunghe e poderose dei cataphrati col
pivano senza trovare impedimenti, intanto che la ca
valleria leggiera flagellava i Romani con nembi di
freccie. Nonostante tutto, Galli e Romani fecero pro
digi di valore, alcuni afferravano le aste nemiche e
tiravan gi da cavallo i cataphrati, i quali per le pe
santi armature duravano fatica a rilevarsi ed erano
prima uccisi ; altri scesi da cavallo ferivano il ventre
ai cavalli nemici, rimanendo spesso sotto la massa
che cadea loro addosso. Per i maravigliosi ardimenti,
non valsero, ed i Romani sopraffatti dal numero, in
buon ordine si ritirarono su dunaltura continuando

86
a difendersi. Ma qui l'arma offensiva della cavalleria
parthica ebbe buon gioco, poich se i Romani voleano
assalire, i Parthi fuggiano lanciando freccie, se si ri
tiravano, venivano caricati dai cataphrati e dietro que
sti la cavalleria leggiera tirando in alto facea piom
bare perpendicolarmente innumerevoli dardi. Ben
presto la situazione divenne disperata. Publio stesso
era gravemente ferito al braccio destro da una freccia,
pure eccitava i suoi a fare un ultimo sforzo per to
gliersi agli assalti dei Parthi, ma i soldati, scrive Plu
tarco, mostrarongli le mani confitte agli scudi (per
ch le offese giungeano loro alle spalle) ed i piedi
traforati ed inchiodati al suolo (a cagione del tiro in
diretto) onde non poteano n fuggire, n difendersi.
Lo stesso Plutarco nomina due greci (Geronimo e
Nicomaco) cittadini di Carr che parteggiava per i
Romani, i quali offrirono a Publio di trasportarlo ad
Iene, citt non molto discosta, ma il generoso gio
vane rifiut, ed abbracciatili diede loro commiato;
quindi non potendo usare del braccio perch ferito si
fece uccidere dallo scudiere. I principali suoi ufficiali,
ancora in grado di farlo, imitarono il suo esempio.
Le offese cessarono perch non vi erano pi ne
mici da uccidere. Dione non dice che alcuno dei Ro
mani siasi reso prigioniero. Plutarco scrive che non
pi di 500 furono presi vivi, ed argomentasi, per con
ciliare i due autori, che la frase usata da Plutarco
significhi uomini ancor vivi, ma feriti. Questa fu la
fine dei seimila circa pieni di ardimento che accom
pagnarono Publio Crasso.
P ar te III. Il proconsole ed i suoi aveano ve-

87

dato con giubilo la fuga dei Parthi dinanzi a Publio,


e rimasero per qualche tempo in attesa del ritorno
della schiera cos lanciata nellinseguire; n i nemici
che stavano loro dinanzi movevano nuovi assalti,
anzi permisero ai Romani di raccogliersi presso ta
lune alture. Crasso spediva spessi esploratori per
avere notizie, ma i pi vennero uccisi dai nemici ed
i pochi riusciti a scampare non poteano riportare
nulla di preciso; per dallassieme giudicavano Pu
blio e la sua truppa spacciati se non gli giungeva
un pronto soccorso. Toltosi allora Crasso dalla dan
nosa inerzia, si avanz con tutto l esercito in aiuto
del figliolo, ma fatto poco cammino incontr la schiera
dei vincitori di Publio, che portavano su dunasta
la di lui testa, e gridavano per lesultanza del trionfo
e per incutere maggior spavento ai Romani.
Crasso, scrive Plutarco, si mostr ammirevole,
poich, mettendo da parte il suo dolore, eccitava i
soldati ad essere valorosi ed a tenere alto il gran
nome romano. Qui si rinnov lo stesso genere di
combattimento che fu il tipo permanente in tutta
la battaglia, vale a dire che la cavalleria pesante,
mediante continui assalti e fughe non lasciava posa,
e dietro ad essa la cavalleria leggera spargeva la
morte nelle file romane con le terribili freccie.
In questa terza parte della battaglia, descritta da
Plutarco, lopera del tiro indiretto anche pi chiara
ed esplicita, n so comprendere come autori moderni
descrivano i Romani serrati dalla cavali eria pesante
e fra questa e quelli i cavalleggieri che galoppavano
lungo la fronte dei Romani tirando freccie; come

88
avrebbero potuto farlo? Dei Romani, alcuni stavano
fermi al loro posto, altri si spingeano innanzi per
allontanare il nemico che sempre pi li stringeva,
ma prima di portare offesa alcuna erano colpiti o
dalle freccie o dalle lunghe lancie dei cataphrati. Il
combattimento continu cosi fino a notte.
Nessun autore ha una parola di encomio verso i
soldati romani, pure la loro condotta fu ammirabile
e splendida pi che in una vittoria. Ristretti in pic
colo spazio, era quasi per loro preclusa ogni via del
l offesa, mentre venivano nel pi crudele modo de
cimati dalle armi nemiche, pure non fuggirono, non
si sbandarono, non si ritirarono neppure, ma stettero
saldi alla sventura per modo che stancarono i Parthi.
Questi, affaticati dal ferire ed uccidere aveano le Jancie spuntate, le corde degli archi rotte, ma il nemico
sebbene mutilato e grondante sangue, era sempre di
nanzi a loro. Intanto sopraggiunse la notte ed i Par
thi che non usavano costruire campi, seguirono il
loro costume di ritirarsi a grande distanza per to
gliere agli uomini ed ai cavalli le gravi armature e
dare a tutti riposo. Furono essi infatti i primi a de
sistere dicendo, che concedeano a Crasso lina notte
per piangere il figliolo.
Forse un uomo di energia con soldati come erano
i Romani potea nonostante tutto avere una rivincita
nella notte, assalendo i Parthi disarmati e senza r i
pari; cos infatti fece Yentidio pi tardi e vinse, ma
Crasso per la sconfitta era caduto in uno stato di
prostrazione dal quale non usc che con la morte.
Dapprima i Romani si attendarono in prossimit

89

al campo di battaglia e chiedeano del generale, ma


questi giaceva col capo coperto in luogo appartato
sotto il peso della sventura. Furono i suoi legati e
specialmente Cassio che convocati i capi deliberarono
di ritirarsi a Carr dove comandava Coponio; forse
quello stesso poi Pretore e proscritto dai triumviri,
ma salvato dalla moglie, per essersi data ad Antonio.
Furono abbandonati i feriti sul campo di battaglia
n vennero seppelliti i morti, cosa inaudita fra i Ro
mani, circostanze le quali dimostrano come la poca
saldezza di Crasso nella sventura avesse disorganiz
zato lesercito;, ciascuno se ne andava per conto suo.
Cos non pochi si sbandarono e perirono vittime della
cavalleria che da lungi spiava le mosse dei Romani.
Cassio con 500 cavalli fugg in Siria, un altra parte
con Ottavio, circa 5000 uomini, ripar in luoghi mon
tuosi detti Sinnaci, cos affermano Plutarco e Dione;
n si sa argomentare su quali dati, moderni scrit
tori li mutarono in una citt di Sinnaca. Crasso pure
si allontan da Carr; i motivi di questa sua par
tenza si possono dedurre, ma non sono noti. Egli
volea rifugiarsi in Armenia, per la sua marcia sor
vegliata dai Parthi deve essergli stata impedita. Plu
tarco attribuisce i giri e rigiri fatti da Crasso, agli
inganni di un Andromaco, del quale Dione punto
non ragiona. Egli certo che una cavalleria vinci
trice non si lascia sfuggire un avversario composto
di truppe a piedi in completa disorganizzazione che
tenta di ritirarsi. I Parthi infetti raggiunsero Crasso
poco lungi da Carr ed egli corse a riparo in unal
tura dove fu raggiunto da Ottavio. La posizione dei

90

Romani poco adatta per la cavalleria e sopratutto la


risoluzione dei legionari, i quali si aveano preso in
mezzo il loro imperatore, decisi a tutto piuttosto di
lasciarlo toccare, impose al nemico, il quale ricorse
allo stratagemma di trattare la pace. Crasso, secondo
Plutarco, non volea dare ascolto a tali proposte, si
curo che coprivano un inganno, ma vi fu costretto
dai soldati, i quali meno esperti del loro generale
stimavano uscire cos dalla tristissima posizione in
cui si trovavano.
Il

Surena si fece innanzi, diede un cavallo a Crasso

condotto da due palafrenieri e gli propose di andare


in luogo pi adatto a scrivere gli accordi, perch i
Romani, disse egli, non teneano che ai patti scritti.
Gi Crasso dai palafrenieri era stato spinto sul ca
vallo presentatogli, e cominciava la marcia sempre
pi rapida con lo scopo evidente di far prigioniero
il generale romano. Ma coloro che laccompagnavano
adattisi di ci, vollero impedirlo, e segu una zuffa,
nella quale Crasso mor, non si sa se ucciso dai suoi
per evitargli la vergogna della prigiona ovvero dai
nemici. I Romani si sbandarono, ma pochi sfuggirono
la cavalleria parthica e furono uccisi o fatti prigioni.
Trenta mila uomini secondo Plutarco rimasero nella
Parthia, dei quali venti mila uccisi e 10 mila prigio
nieri. Questi, scrive Plinio, furono tradotti nella Margiana rinomata per lubertosit ed i vigneti, e quando
altri invasori romani ne chiesero la restituzione, essi
gi uniti con donne del paese, erano divenuti sud
diti Parthici.
Mentre il Surena vinceva i Romani, le armi par-

91

thiche condotte dal re aveano eguali successi in Ar


menia, ma forse per tema dei Romani e procacciarsi
un alleato, Orode in luogo di sopraffare il suo av
versario, si affrett di concludere la pace e consoli
darla mediante il matrimonio di suo figlio Pacoro con
una sorella di Artavasde di Armenia.
Stavano appunto i due re celebrando le feste de
gli sponsali quando giunsero i messi del Surena che
portavano l'annunzio della vittoria e la testa di Crasso.
Introdotti i messaggeri fra una numerosa adunanza
che banchettava e degli istrioni recitavano le Bac
canti di Euripide, fuvvi uno scoppio di grida e di ap
plausi, e gli istrioni portando il sanguinoso trofeo, in
trionfo adattarono alla circostanza alcuni versi della
tragedia (4>po|isv s opso{ IXixa v$to|xov rct |xXa9px
iiaxapiav tojpav). Floro racconta che per maggior dileg
gio i Parthi fusero delloro nella bocca di Crasso, af
finch avesse ci che era venuto cercando presso di
loro.
Cos i tre belligeranti si trovarono riuniti, ma il
generale romano era solo presente con la parte che
gli avea servito meno nella lotta da lui promossa e
il corpo giaceva insepolto sul campo di battaglia. In
Seleucia i Parthi finsero di averlo preso vivo e me
narono in trionfo un prigioniero romano che lo so
migliava, per maggiormente schernire, racconta Plu
tarco, la sua minaccia di entrare in quella citt.
Il
completo successo dei Parthi dovuto esclusi
vamente alla cavalleria, la cui potenzialit in ogni
tempo per chi sappia trarne profitto grandissima
nelle guerre difensive. I Romani quando non trova
rono dinanzi a loro fanterie da combattere furono

92

perduti. Non vi era mezzo per essi di contrastare con


una truppa dotata di una grande mobilit, in modo
da non poter essere mai colta, e di pi fornita duna
arma offensiva di primo ordine, come la freccia sca
gliata dal cavali jre, a qualunque velocit corresse.
Questa prima guerra costituir il tipo delle suc
cessive; i Romani si studieranno di contraporre ai
tile cavallerie, ma e per difetto di numero e per mi
nore maestria nelloffesa ed infine per inferiorit nella
conoscenza dei luoghi, se riusciranno a respingere i
Parthi, questi, mai totalmente disfatti, ricompariranno
sempre.
Come gi fu dimostrato il merito del Surena par
thico fu di contraporre cavallerie a fanterie e di
usare il tiro indiretto; se egli avesse continuato a
guerreggiare i Romani, altri trovati probabilmente
gli avrebbero dati nuovi successi. Ma lo stesso trionfo
fu causa della sua rovina ; poich la sospettosa e cru
dele politica degli Arsacidi non permise che questo
alto 'funzionario godesse delle sue vittorie; egli fu su
bito sagrificato ai timori dinastici della casa reale,
come racconta Plutarco. Infatti non compare pi
quando i Parthi passano lEufrate e penetrano nella
Siria. E colui il quale arrest le conquiste romane
in Asia; che insegn ai suoi il modo di sconfiggere
le terribili legioni conquistatrici del mondo, non ha
neppure il nome registrato nella storia, uno dei nu
merosi esempi che dimostrano come lumana ingiu
stizia valichi anche le tombe (1).
(1 ) Questo successo di un esercito composto di sola ca
valleria contro le pi potenti fanterie del mondo di allora,

93
porge una lampsnte confutazione contro coloro i quali vo
gliono dare alla cavalleria solo una potenzialit di arma ausiliaria. L'azione della cavalleria parthica offre eziandio una
dimostrazione, non essere vero quanto si insegna nelle scuole
militari italiane, che la cavalleria possiede soltanto l azione
vicina (Tratt. di tattica form ., pag. 53) poich le vittorie
della cavalleria parthica sono dovute principalmente all'azione
lontana ; lontananza relativa all'epoca, ma non per questo il
concetto scade di valore. N il dire che sono altri tempi pu
avere efficacia, poich cambiamenti ne avvennero in tutte le
armi togliendo pertanto le mutazioni comuni, per la nota
proposizione di algebra elementare, rimane presso a poco il
quesito nelle medesime condizioni dei tempi antichi. Havvi
chi dice : abbiamo dinanzi il cavallo, che sempre rimasto
< il medesimo ed il fucile che

ha quadruplicata la sua a-

zione, quindi la vittoria rimane al fucile . Ma non se


rio, tanto vero che il di nel quale si desse al cavaliere un
arma se non eguale di forma, eguale in potenza a quella
della fanteria, la proposizione sopra esposta non reggerebbe
pi. Si possono paragonare arma ad arma, uomo ad uomo ec.
ma non porre il quesito fra fucile e cavallo. Si dice ancora
nel tempo nostro una cavalleria come arma autonoma non
sta, perch dovendo essa cominciare la sua azione dal punto
in cui il moderno fucile ha un tiro efficace, vale a dire ad
oltre due kilometri, la grande rapidit dei tiri porter la di
struzione della cavalleria prima che giunga all'offesa. Anche
questa obbiezione fallace, poich la base di tale ragiona
mento lo stimare che per la cavalleria non siavi altra azione offensiva all'infuori dell'urto. Ragionando a gente del
mestiere non occorrer numerare i molti altri modi di offesa
che rimangono alla cavalleria ; a coloro che no '1 fossero, ba
ster indicare come la cavalleria leggera dei Parthi abbia
vinti i Romani sfuggendo quasi sempre con ogni cura l'urto.
Ma la cavalleria parthica era provveduta di un arma a lunga
gittata come dicono oggid i tecnici nostri e qui sta a mio

avviso il nodo della questione.


Nei trattati di tattica formale per le scuole si legge (p. 134):

94
Rimane ancora da esaminare l'opportunit di provvedere
< la cavalleria di un arma da fuoco a lunga gittata. Certo
essa (intendi la cavalleria) la meno atta ad usarla finch
i cavalieri rimangono in sella.... e procede svolgendo un
concetto che parmi spieghi anche meglio pi oltre (p. 137).
< Discutendo del suo armamento (quello della cavalleria) le
< trovammo necessaria un arma da fuoco di lunga gittata,
quale mezzo di poterai trasformare in speciali circostanze
temporariamente in fanteria; negli appiedamenti adunque
la cavalleria acquista

le

propriet tattiche della fanteria,

ma in grado assai minore ecc....


Secondo il concetto pertanto degli insegnanti nelle scuole
militari e di m olti tecnici < l'arm a a lunga gittata fu
concessa alla

cavalleria

per

farne una

fanteria e niente

altro.
Laonde si insegna nelle scuole che l azione offensiva della
cavalleria od unazione vicina mediante l'urto, od un'azione
semi lontana, semi efficace, improvvisando con la cavalleria delle
fanterie. Intorno al sistema che diede immense vittorie e per
secoli alla cavalleria dei Parthi, nelle nostre scuole, nelle no
stre tattiche, nella nostra pratica, non solo non se ne ragiona,
ma il giovine ufficiale di cavalleria non lo sospetta neppure
(vedi Istruzioni sulle a rm i e sul tiro p er la cavalleria
Roma, 1886). La risposta pronta : altri tempi 1 In procedenti
annotazioni dissi gi che il grande iniziatore delle moderne
cavallerie fu Napoleone 1 il quale port in Europa ci che
apprese nelle guerre di Egitto e di Siria ; il tiro con arma
da fuoco stando a cavallo, comune in Oriente, si pu dire una
continuazione dei sistemi Parthici. La cavalleria di Napoleone
10 apprese, lo port sul continente Europeo e vi erano uffi
ciali peritissimi in tale esercizio, quantunque le armi non fos
sero molto atte a llintento. Fra g li esercizi prescritti per una
parte della cavalleria francese durante il primo impero, eravi
11 tiro a segno al passo, al trotto ed alla carniera. I disastri
della campagna di Russia interruppero tali esercizi, ed ignoro
se sieno mai stali ripresi. Fra i moderni Stati quello che pi
tiene in onore simili metodi il Russo. Fra le esercitazioni

95
della cavallera russa, havvene una che riprstina assoluta
mente i sistemi parthici, lo sparo nella fuga, facendo forcella,
come dicono i ginnasti, facendo cio quel

movimento di vol

teggio per il quale il cavaliere si pone a cavalcione a rovescio


e cos continua a far fuoco gull'avversario. Questa manovra
suppone un cavallo che non abbia bisogno di redini per so
stenersi, cio sia perfettamente equilibrato, ed appunto questo
equilibrio nel cavallo, s giustamente raccomandanto dal ge
nerale Boselli, nel suo A vvenire della nostra cavalleria , che
si dovrebbe dai nostri soldati in ogni modo ottenere. Rispetto
alla efficacia ed alla giustezza di smili tiri, dipende molto
dall' arma. N ei remoti tempi il colpire con le freccie era dif
ficilissimo, molto pi che con i nostri fucili, pure g li

storici

greci e latini raccontano prodezze maravigliose di questo ge


nere, fra g li altri noter il gi

ricordato Mitridate

re del

Ponto che nelle caccie colpiva le fiere, mentre con vertiginosa


velocit le inseguiva; parlasi di altri che non fallivano quasi
mai il colpo con il cavallo lanciato alla carriera.
G li orientali s esperti nell'usare il fucile a cavallo, non
hanno grande riputazione di tiratori, ma in generale hanno pure
delle armi inferiori ; con le moderne di precisione, si possono
raggiungere dei buoni effetti purch v i sieno sangue freddo e
risoluzione. Non ander certo ripescando esempi' di precisione
ottenuti col tiro a cavallo ; mi limiter

a ricordare come il

nostro re V ittorio Emanuele sapesse a cavallo cogliere un ca


moscio in fuga ; chi del resto sia ogni

poco esperto delle

grandi caccie, sa benissimo che la pratica rende relativamente


agevole l'uso dell'arma da fuoco cavalcando. N ei secoli scorsi
non v i era esercito senza corpi di tiratori a cavallo ; g li A rguleti creati da L u igi X ll di Francia, la cavalleria detta A l
banese, g li Stradiotti; gli archibugieri a cavallo; i dragoni, ecc.
ne fanno prova.
L a precisione nel tiro delle fanterie nelle odierne guerre
ha piuttosto diminuito in ragione appunto della pi grande di
stanza che pu raggiungere il fucile, n vi sono maggiori
effetti per la migliorata costruzione. Ecco alcuni dati che r i
porto quali li trovai in trattati di cose militari : Sscondo il

96
Pldnnier, nella campagna del 1866 alla battaglia di Sadowa,
le perdite prodotte dal fuoco di fucilera dei Tedeschi nelle
file austriache furono eccezionalmente di 1 : 5 p. OjO ; nella
campagna del 1870-71 alla battagli^ di W rth secondo il
Fonio, i Tedeschi ottennero dalla

loro fucileria circa il

0 : 7 p. 0]0 ed i francesi circa il 0 : 4 p. 0[0.


st ullima cifra apparisce che le fantere

Da que-

francesi munite di

un'eccellente arma, per ferire od uccidere un uomo, dovettero


sparare circa 250 colpi ; che se poniamo mente alla propor
zione nelle battaglie fra morti e feriti, risulta come per ucci
dere un uomo col fucile, occorra una quantit maravigliosa
di piombo. Questi tenui risultati suggerirono ad alcuni co
mandanti una tattica tutta orientale quella dei fuochi non
mirati, vale a dire il tiro con

1' arma orizzontale, senza ap

poggiarla alla spalla. Questo sistema fu usato dai francesi


nella loro ultima guerra e specialmente dai turchi nell difesa
di Plewna ; con tiri successivi e frequentissimi i turchi crea
rono per cos dire una linea di morte, la quale riusc m olto
dannosa alle colonne russe che si

avanzavano all'assalto. Se

le fanterie hanno gi iniziati con successo i fuochi non m i


rati, non si chieder pi molta precisione alle cavallerie ar

mate di un efficace fucile. Anzi il vantaggio sar tutto per la


cavalleria poich al suo comparire sul campo di battaglia le
fantere, se non hanno ripari, si affrettano a formare i qua
drati, quindi il bersaglio ingigantisce ed aumenta la facilit
di colpire.
A lla cavallera italiana, il sistema di cui ragiono, lette*
ralmente impossibile per l'arma inferiore che ancora tiene. Tutti
conoscono lo schioppetto al quale si volle dare il titolo pom
poso di moschetto, la cui lunghezza di 32 centimetri in
feriore ad un metro, e tuttavia pesa K . 3,170, cio pi di qua
lunque fucile da caccia a due canne. Di un po' serio non v i
sarebbe che la baionetta^ ma anche questa

trovasi innestata

con s povero congegno che dopo qualche colpo cade per terra;
11 moschetto un arma, che se i soldati la sparassero caval
cando, contro il nemico, brucerebbero le orecchie ai loro cavalli, se non farebbero peggio ; un arma che per la sua cor-

97
tezza rischiano i soldati di fe rin i 1' un 1' altro ; che ha una
portata molto inferiore a quella delle fanterie; che nello sparo
produce una scossa potente da rendere impossibile un combat*
timento continuato: ben a ragione disse un generale tedesco
che per morire di queU'arma, bisogna prima essere colpiti da
una eccezionale predestinazione. Si afferma che ora stiasi mu
tando con un modello pi efficace, ma temo si incorra in
molti dei medesimi errori. Come si pu

dar torto a coloro

che sentono una grande avversione di far appiedare i loro


soldati, vedendoli armati di quello schioppetto che li mette
alla mercede della prima pattuglia di fanteria che incontrano?
Hanno una relativa ragione i tattici quando proclamano che
un battaglione di fanteria vincerebbe una divisione di caval
leria, a mio avviso basta anche meno, perch un corpo di fan
teria posto suppongasi a 1800 metri colpirebbe g li

armati

dello schioppetto e non sarebbe colpito, ma la deficienza non


della cavalleria, bens dell'arme che tuttora tiene.
Anche scrittori nostrani deplorano l'inferiorit dello schiop
petto dato alla cavalleria. L a

questione, scrive A . Carini

(R ie . di cao. luglio 1886) merita di essere seriamente esa< minata, ma con ferma intenzione di risolverla in definitiva,
con aumento di efficacia dellarma da fuoco della cavalleria.
L e mezze misure non sono mai buone ed il moschetto at tuale pu considerarsi una mezza misura. Ed altrove sog
giunge Le armi da fuoco impiegate razionalmente in modo
< da non menomare la mobilit, avrebbero (per la cavalleria)
una influenza decisiva nel conservare anche sul campo di
< battaglia la importanza che ingiustamente le si vorrebbe
< contestare. A ltr i apprezzati scrittori nostrani come il M ar
ziale Bianchi d'Adda, il D el Frate, 1*Angeli, l Ottavi nei suoi
precetti tattici ecc. ecc. tutti sono convinti doversi munire di
arma da fuoco efficace la nostra cavalleria.
Quale sarebbe arma preferibile per la nostra cavalleria? Rasa
dovrebbe avere una lancia-fucile. I russi l'ottengono ponendo
la sciabola come baionetta, ma non parmi buon sistema. Quando
si veggono le cavallerie orientali armate di un lungo, troppo
lungo fucile, ma leggerissimo e non usano che i vecchi me

98
todi per fabbricarli, sorge la convinzione che meglio assai si
potrebbe fare con i moderni trovali. Con i nikel, le composi
zioni, i nuovi m etalli ecc. si ottengono oggi perfino dei can
noni assai leggieri e di una resistenza superiore all'acciaio;
laonde non sar difficile venire alla composizione di un fucile
lungo e di lunga portata, munito di sottile baionetta del peso
dai tre ai quattro chilog. che il peso dello schioppetto at
tuale e della lunghezza, compresa la baionetta, di un po' meno
dei tre metri, che la lunghezza delle

lancie della nostra

cavalleria (m. 3,950). I calci dei fucili orientali, si lunghi e


snelli, di facile appoggio alla staffa e alla coscia, suggeriscono
un tipo di lanciafucile. Ma inutile mi dilunghi nello spiegare
forme, poich mi si assicura che tempo addietro fu gi pre
sentato al nostro ministero della guerra un modello di fucilelancia che piacque, ma non fu adottato per ragioni di econo
mia. Si fanno economie nell'esercito, ma non se ne fanno ne
g li impiegati civili, i quali ogni anno crescono a dismisura e
dal 1876 in poi caricano i bilanci di oltre 24 milioni in pi,
ogni anno. Quante opere con 24 milioni all'anno, senza con
tare che un numero correspettivo di impiegati civili di meno,
procaccierebbero minori molestie ai cittadini e maggiori sim
patie al governo !
Se non si vorr fare alcunch di simile oggi, saremo co
stretti domani di copiare in fretta e in furia, perch il prov
vedere la cavalleria di un'arma a lunga portata ed esercitarla
a farne uso a cavallo si manifesta sempre pi necessario. L e
artiglierie a cavallo, della quale purtroppo non abbiamo che
un solo reggimento, suppliscono per cos dire, all'azione lon
tana della cavallera moderna. Il provvedere che si fa oggi le
cavallerie di materie esplodenti, un altro segno della neces
sit di cui ragiono. O li inglesi nella guerra

del Sudan dota

rono la cavalleria di mitragliatrici Nordenfelt con eccellenti


risultati. N ella guerra del 1870, specialmente dagli scritti del
capo dello Stato Maggiore germanico, apparisce come sovente
per occupare rapidamente punti strategici, vi si inviassero a
tutta velocit cavalleria ed artiglieria, e non una, ma parecchie
volte tardando la fanteria a giungere, le due armi prima ve

99
nute si trovarono in grave pericolo di essere sopraffatte da
forze nemiche; laonde se la cavalleria avesse avuto un fu
cile con baionetta (una lancia-fucile come dico io) la resi*
stenza sarebbe stata indefinita. Fu in

seguito allo studio di

tali contingenze e g li esempi delle brillanti spedizioni dello


Stuart, generale sudista, con la cavalleria armata di fucile
negli Stati Uniti d'America, che la Russia, come gi dissi,
modific in questo senso quasi tutte

le sue cavallerie. Pu

darsi che io commetta errore, ma, a mio avviso, questa po


tenza nella solitudine dei lontani continenti, apparecchia dalle
sorprese alla vecchia Europa.

Ca p i t o l o

IV .

Continuazione della Guerra Parthica


fino alla spedizione di Antonio.
(Anni 53-36 era ant.)

Non si pu attribuire che alla mancanza del Su


rena vincitore di Crasso la successiva inazione dei
Parthi contro i Romani. Sillace comandante in se
condo le forze parthiche, si present al di l dellEufrate con poca gente facilmente respinta da Cassio
Longino come gi raccontai nel 2 volume degli E brei
SOTTO L A DOMINAZIONE ROMANA.

Cassio Longino, il Questore di Crasso giunse a ri


paro in Siria con 500 cavalli ed essendo il solo alto
ufficiale scampato dalla catastrofe fece le parti di
proconsolo fino al giungere del nuovo titolare, Bi
bulo, il quale tard assai ad andare al suo posto.
La lentezza dei Parthi diede agio a Cassio di rac
cogliere e riordinare alquante truppe, con le quali
gli fii possibile di contrastare linvasione della Siria,

; 103

quando lanno 51 prima della nostra era, i Parthi


passarono lEufrate con un forte esercito condotto,
come argomentasi, da Orsace e da Pacoro, figlio di
Orode.
Le notizie intorno questa fase della guerra parthica
vanno accolte con qualche riserbo, perch la fonte
principale sono le lettere di Cicerone, governatore
della Cilicia, che avea una grande paura dei Parthi.
La notizia della disfatta e della morte di Crasso,
addolor senza dubbio Roma, ma non eravi indizio
alcuno del paiyco che suscit Cicerone nella metro
poli lanno 51, quando fu governatore della Cilicia, alla
quale dal Senato era stata aggiunta la Pisidia, l
Panphylia, qualche distretto della Capadocia verso il
nord del monte Tauro e lisola di Cipro.
La presenza di Cicerone nella Cilicia era dovuta
alla legge emanata sotto il 3 consolato di Pompeo,
la quale mirava a diminuire la ressa dei candidati
che per la via del consolato otteneano poi ricche re
gioni da governare e da smungere. Ordinava questa
legge che n consoli, n pretori potessero avere pro
vincia alcuna, se non erano trascorsi cinque anni
dalla loro magistratura. Cicerone trovandosi in tali
condizioni ebbe la Cilicia, ma lo stato dell Oriente
non era tale da lasciargli godere l alto ufficio.
Vi rimase un anno, pieno di angoscio e di spaventi
per lui, come risulta dalle sue lettere, spaventi che
egli per giustificarsi cercava di comunicare a Roma
con frequenti rapporti. Il pensiero di mandare Cesare
contro i Parthi, che trovasi in una lettera di Celio
a Cicerone, una conseguenza degli allarmi sparsi da
Cicerone stesso.

103

E risultano pure una sua invenzione ed effetto


della paura, il piano attribuito ai Parthi di forzare
i passi del monte Amano e di traversare la Cilicia,
perch in tal caso i Parthi avrebbero cominciato a
prendere la via dell Armenia, giovandosi della nuova
alleanza e della supremazia che aveano acquistata
sul re di quella contrada.
Fino a che ebbe paura dei Parthi, Cicerone nelle
sue lettere esalta Cassio, e lo chiama un eroe, le cui
vittorie aveano salvato il mondo; ma quando nel
grande avvocato cess lo spavento, Cassio, per le
stesse lettere di Cicerone non avea ottenuta nessuna
vittoria, anzi non vi erano mai stati Parthi, ma sol
tanto degli Arabi vestiti da Parthi.
Anche questa invasione parthica ha pi i caratteri
di una scorreria che di un tentativo di conquista come
realmente avvenne dopo con Labieno; cos almeno
risulterebbe dalle lettere di Cicerone.
Cassio all avvicinarsi del nemico si rinchiuse in
Antiochia citt munita in ogni miglior modo ed ap
parecchiata per lunghe difese. I Parthi non la pre
sero, come era da prevedere e forse non tentarono
neppure di impossessarsene, quando videro di non
poterla avere per sorpresa. Cassio profitt della loro
ritirata e tese un agguato che si assicura riuscito
con l uccisione di Orsace mentore ed istruttore del
giovine Pacoro.
La sconftta per non deve essere stata grave per
ch Pacoro si ritir a svernare in paesi limitrofi alla
Siria, la qual cosa gli sarebbe stata impossibile se
Cassio 1 avesse disfatto.

104

Intanto era giunto Bibulo, il nuovo proconsole


della Siria, e Cassio ritorn a Roma.
L. Calpurnio Bibulo non era uomo n di grandi
abilit, n di spiccata attitudine per le cose di guerra;
ma ad ogni modo fu liniziatore della politica se
guita poi dai Romani contro dei Parthi, per la quale
il loro impero spari dal mondo. Bibulo non invent
nulla, non fece che applicare ai Parthi i metodi ro
mani adottati da suoi predecessori nelle magistra
ture, verso altre genti. Pacoro, il figlio di Orode,
dopo avere sgomberata la Siria, stava minaccioso con
un esercito ai confini ; Bibulo non fece nemmeno ap
parecchi per combatterlo, ma intavol pratiche con
alcuni principali fra i Parthi, fra cui Dione nomina
un Satrapo chiamato Ornodapante, per creare dis
sidi dinastici. I malcontenti non faceano difetto, e
venne abozzato un ordimento, per il quale Pacoro
dovea scacciare il padre dal trono ed assumere la
corona in sua vece. Istruito Orode in buon punto
dei tentativi romani di creare divisioni nella sua fa
miglia, si affrett di richiamare il figliolo, e cos Bi
bulo non ebbe pi a temere di lui.
Intanto nello Stato romano cominciava la guerra
civile, iniziata da Cesare e desiderata dai suoi avver
sari, i quali per essere pi numerosi faceano affida
mento su di una certa vittoria.
La disfatta di Crasso, intorno alla quale Pompeo
e Cesare forse ne sapeano pi di quello che gli sto
rici ricordarono, avea elevato il concetto dei Romani
verso i Parthi, ed era ovvio pertanto che in occa
sione della guerra civile i belligeranti ricercassero

405

il loro aiuto. I Parthi chiesero in compenso la Siria,


ma Pompeo, che ne sollecitava lalleanza, rifiut,
quindi Orode non pose ad effetto il pensiero di in
viare un contingente di truppe al capo del partito
oligarchico romano, quantunque sembri accertato
che nellesercito di Pompeo militassero dei Parthi.
Ne sarebbe anche indizio, che durante la lotta fra
Cesare e Pompeo, Orode si mostr benevolo a questi,
a quello contrario, cos indicano Dione e Giustino.
Morto Pompeo e rimasto Cesare padrone di Roma,
egli fu ucciso il giorno stesso che intendeva partire
per guerreggiare i Parthi. Riaccesasi la guerra ci
vile, Bruto e Cassio inviarono ad Orode, Labieno, il
figlio di colui che fu il vice-Cesare nelle Gallie, la
ausa del quale disert alla vigilia della guerra ci
vile. Orode promise, ma non fece nulla. Intanto con
la battaglia di Filippi scomparvero Bruto e Cassio,
e Labieno rimase nella Parthia, d onde spingeva
Orode ad invadere la Siria. Il re sperando prevalere
sui Romani, occupati nelle intestine discordie, rac
colse un grande esercito e ne diede il comando al
figlio Pacoro ed a Labieno.
In quel tempo era avvenuta la divisione del mondo
romano fra Augusto ed Antonio, il quale ebbe lOriente,
quindi la Siria, ma invaghito di Cleopatra, rima
neva in Alessandria presso di lei. I Parthi nellanno
quarantesimo, prima della nostra ra passarono l Eufrate e disfecero Decidio Saxa, da Antonio posto al
governo della Siria. L esercito parthico si divise al
lora in due; luno, con Pacoro, continu i successi
nella Siria, sottomettendo la Fenicia e la Palestina;

406

laltro, con Labieno, si avanz nell Asia Minore, dove


prese Saxa, abbandonato dalle sue truppe ; alcuni
vogliono sia stato messo a morte dallo stesso La
bieno, altri che siasi suicidato.
Le vittorie dei Parthi fecero finalmente aprire gli
occhi ad Antonio, ed essendo egli per il momento
occupato in Italia, mand contro di loro P. Ventidio
Basso, il pi abile dei suoi legati, intorno al quale
ebbi gi a ragionare in un altro lavoro.
Sebbene nessun antico autore lo dica chiaramente,
si scorge dai contesti una strana tendenza fra i due
eserciti belligeranti. I Parthi, che ammiravano la
fermezza delle fanterie romane, profittarono di Lab ieno per organizzare alla romana alcune loro fan
terie; ed i Romani, avendo sperimentata la potenza
della cavalleria parthica, si studiavano di unirne
quanta pi era possibile dai principi viciniori alla
Parthia. N gli uni, n gli altri per riusc irono duiv
tratto negli intenti, e quantunque gli eserciti romani
avessero schiere di cataphrati e di saettieri a ca
vallo, non giunsero ad eguagliare i loro avversari,
n i Parthi a costituire delle vere legioni. Le isti
tuzioni militari abbisognano di radici profonde, che
solo i lunghi periodi possono dare.
Ventilio Basso, il mulattiere di Cesare divenuto
console, fu uno dei pi abili capitani del suo tempo.
Le disposizioni da lui prese per non subire la sorte
di Crasso, sono degne di nota.
Per primo non scese in pianure, ma si mantenne
in luoghi elevati. I Parthi non aveano pi il vantag
gio di una guerra difensiva; doveano attaccare Yen-

107

tidio se non voleano lasciare alle spalle un esercito


romano intatto.
Il
legato di Antonio rincar inoltre sullinalterabile
costume romano di trincerarsi; laonde la cavallera
parthica oltre la difficolt del terreno, avea di fronte
trincee le quali doveano essere attaccate da cava
lieri a piedi o da fanterie, ed in questi casi la supe
riorit del legionario era incontestabile.
Finalmente per contrapporre unarma oifensiva
alla freccia parthica ed al tiro indiretto, usato dal
Surena contro Crasso, ricorse Yentidio alla fionda e
alle macchine da guerra con le quali giunse a pa
ralizzare le offese dei nemici.
Anche di frombolieri lesercito romano propria
mente detto ai tempi di Ventidio mancava, e servivasi di truppe alleate.
La fionda deve essere stata una delle primitive
armi dell'uomo, n la quindi meraviglia se le sue
origini si perdono fra le pi remote et; Plinio la
dice unarma fenicia, la qual cosa verrebbe indiret
tamente confermata dai libri sacri degli Ebrei.
Per i Greci di Omero non aveano fionde e la voce
oegvSovfjtai nel senso di frombolieri non mai usata
dal poeta. Nelle guerre greco-persiane invece dalluna
e dallaltra parte vi era copia di frombolieri.
Nei primi tempi di Roma, quando Servio costitu
le centurie, i frombolieri, secondo Dionigi, formavano
parte della quinta classe e non entravano nella fa
lange con la quale costituivasi allora lesercito ro
mano; erano armati della fionda e giavelotti (ceruta,
oavia) ma Livio accerta che aveano la sola fionda.

108

Nel periodo delle grandi guerre puniche e mace


doniche, i Romani non aveano pi frombolieri propri
ed opponeano ai famosi frombolieri delle isole baleari
di Annibaie, degli ausiliari greci, siriaci, africani.
Per i Romani settantaquattro anni dopo la fine
della seconda guerra punica, sotto pretesto di repri
mere la pirateria, si impadronirono delle isole Ba
leari col mezzo del console (an. 123) Q. Cecilio Me
tello, che perci ebbe titolo di balearico, e quelle isole
vennero colonizzate dai Romani. Gli abitanti autoc
toni si affermavano fenici e dicesi che da essi pren
dessero nome le isole; n la cosa sembra improbabile
quando si considera la radice del nome che appa
risce proveniente da Baal, la divinit s di frequente
ricordata dalla Bibbia e la principale fra i Fenici.
Questi balearici, asseriscono gli antichi autori, erano
peritissimi nel colpire con la fionda, perch le madri
poneano il vitto ai figlioli in luogo dove solo con la
fionda potea esser colto e fatto cadere.
Gli esperti frombolieri aveano una relativa sicu
rezza di dare nel segno, ne fa fede il caso di Da
vide e Golia, un avvenimento non giudaico, ma ha
tutti i caratteri di un fatto realmente accaduto fra
la gente fenicia per esaltare larma nel maneggio
della quale era maestra. Furono trovati nei piani di
Marathona ed in altri punti della Grecia delle specie
di ghiande in piombo le quali aveano un nome ac
compagnato dalla voce aebai, cio pigliati questa;
senza una quasi certezza di cogliere non vi sareb
bero tante ripetizioni di analoghe scritte.
La fionda, da quanto apparisce ebbe dei perfezio

109

namenti fra i quali le sopra indicate ghiande di piombo


di diverse forme, tuttavia il fromboliere della colonna
Trajana illustrata dal Bartoli, tiene nel Pallio e nella
fionda dei sassi e non delle palle di piombo. Pare
che queste palle siano state specialmente usate dai
rivoltosi nella guerra sociale e che alla grande mae
stria dei frombolieri e al loro numero, Spartaco
debba molte delle sue vittorie. Era larma lanciata a
mano che avea maggior portata di tutte, poich una
palla di fionda potea raggiungere con giusta para
bola la distanza di quasi un kilometro.
Le freccie dei Parthi aveano certo una portata
inferiore, quindi i Romani condotti da Yentidio poteano offendere prima di essere colti dalle loro frec
cie. Se sar stato difficile con la fionda ferire un
uomo a grandi distanze, un colpo lanciato contro
ima massa, avea grandi probabilit di non fallire e
la palla che avea percorse parecchie centinaia di
metri, se trovava una parte indifesa od uccidea o
mettea almeno fuori di combattimento il colpito.
Quando avvenne il primo combattimento fra i Par
thi e Ventidio, le cose erano a questo modo :
Il generale di Antonio sbarcato improvvisamente
sulle coste dell' Asia Minore, mise in paura Labieno
il quale trovandosi con truppe raccogliticcie senza
cavalleria parthica, si ritir verso la Cilicia, inviando
messi per avere da Pacoro, suo collega nel comando,
aiuti in cavalleria, sulla quale facea maggiore asse
gnamento. Pacoro mand un grosso stuolo di cava
lieri in suo soccorso, ma non vollero questi porsi sotto
gli ordini di Labieno, ed essendo a poca distanza le

110

sercito di Ventidio trincerato, come si disse, tenta


rono di sorprenderlo con improvviso assalto, ma le
indicate precauzioni di Ventidio resero vano il ten
tativo, ed allora i Parthi respinti e malconci si riti
rarono in Cilicia abbandonando Labieno. Costui veggendo i suoi sfiduciati, di notte fugg dal campo, ma
ricercato poi, fu preso e messo a morte, cos raccon
tano Plutarco e Dione.
Incoraggiato Ventidio da questa prima vittoria, che
avea assai rialzato il morale dei suoi soldati, tent lim
presa di forzare i passi del Monte Amano che conduceano dalla Siria alla Cilicia. A tale effetto sped con
un corpo di cavalleria Pompedio Silo suo prolegato,
ed egli stesso poi lo segu a distanza. Quando Ventidio giunse sul luogo, trov Pompedio stretto dalle
forze dei Parthi comandate da Pharnapate, e sul punto
di essere sopraffatto. Larrivo improvviso di tutto le
sercito, mut le sorti della battaglia, Pharnapate fu
ucciso e le sue truppe sbaragliate. Pare da alcuni
indizi, che ottenesse questo successo, perch Ventidio
essendo giunto in sulla sera, quando i Parthi si erano
ritirati nei quartieri notturni, ripromettendosi al do
mani una totale distruzione di Pompedio, come era
avvenuto con Crasso, assal i nemici impreparati e
disarmati, ottenendo cos una completa vittoria.
Quando Pacoro ud laccaduto, non volle per quell anno tentare le sorti di altre battaglie e si ritir
al di l dellEufrate, n Ventidio commise lerrore di
inseguirlo, ma limitossi di ridurre all obbedienza i
paesi occupati prima dai Parthi e ricuper tutta la
Siria.

IH

Pacoro, la cui influenza fra i Parthi era gran


dissima per i successi ottenuti l anno innanzi e per
laffetto che portavagli il padre, impieg linverno nel
raccogliere nuove truppe e riordinare il suo esercito
e fece tanta diligenza che si present sulle rivo dellEufrate quando i Romani ancora nei quartieri din
verno lo stimavano tranquillo in Parthia. Ventidio
preso cos alla sprovvista, ricorse ad uno strattagemma,
che gi raccontai in un altro lavoro.
Il generale romano avea nel suo campo taluni di
quei piccoli re semi-autonomi delle regioni viciniori
i quali di consueto parteggiavano apertamente per
uno dei guerreggianti ed in segreto negoziavano con
laltro, fornendogli informazioni e notizie ; in tal ma
niera qualunque delle parti vincesse, era un loro amico
che otteneva la vittoria. I Parthi per ne aveano in
maggior copia di questi segreti amici perch il do
minio romano era avversato in tutto lOriente.
Ventidio adunque, prese seco in segreto colloquio
uno di questi capi e gli confid sotto suggello del pi
assoluto silenzio come egli sperasse che i Parthi var
cassero lEufrate dove gi si accingevano a passarlo,
perch egli sicuro del luogo montuoso, avea modo di
sconfiggere i nemici ; che se per contrario decidessero
di passarlo pi in l, dove le pianure fossero ampie,
egli si vedea perduto. Non and guari che Pacoro fu
istruito del colloquio e rinunciando al suo primo di
segno port l esercito verso le indicate pianure. Ma
nel viaggio e nellapparecchiare i ponti, impieg circa
40 giorni, durante i quali Ventidio concentr il suo
esercito. Quando i Parthi si accinsero a passare lEu

112

frate, il legato romano stava gi accampato con forti


trincee su duna altura, e per indurli maggiormente
in errore intorno la debolezza sua, non contrast ai
nemici il passaggio, come attesta Dione, ma attese di
essere attaccato. I Parthi pi che mai rassicuratasi
avanzarono baldanzosi, ma i frombolieri fecero cadere
loro addosso una pioggia di proiettili e quando i Ro
mani li videro un po sgominati, fatta una improvvisa
sortita aiutati dal pendo, posero in disordine ed in
fuga gli avversari.
In quel mentre il generale Parthico Pacoro cadde
morto, colpito forse da una fionda. Il maggior nu
mero dei Parthi smarriti danimo per la morte del
loro capitano diedesi alla fuga. Solo una parte
eletta si strinse attorno il cadavere di Pacoro per
impedire che cadesse in mano dei nemici. Ma si
trattava di contrastare un punto fsso, perci i le
gionari ebbero agio di venire alle prese col nemico
ed i difensori dei resti di Pacoro furono tagliati a
pezzi, come scrive Dione.
Quindici anni dopo che la testa di Crasso era portata
in trionfo per lArmenia e la Parthia, la testa di Pa
coro fu allo stesso modo trionfalmente condotta at
traverso la Siria. Una sconftta eguagliava l altra ;
anzi Dione, Plutarco, Eutropio e qualche altro au
tore scrissero che Ventidio ottenne la vittoria il 9
di Giugno, lo stesso giorno cio, della sconftta di
Crasso, ma nessuno pu prendere sul serio laffer
mazione di tale coincidenza, la quale in vero sarebbe
straordinaria.
Pacoro era un personaggio ben pi insigne e sti-

113

mato fra i Parthi, di quello che fosse Crasso fra i


Romani : godea laffetto inoltre dei Siriaci che loda
vano in lui il mite carattere, il disinteresse e l im
parzialit dei giudizi. Evidentemente Pacoro designa
va fare della Siria una Satrapia e fu sua opera se
la dominazione parthica ispir grandi simpatie al di
qua dell Eufrate e nna conseguente avversione alla
dominazione romana, che si compendi poi nella guer
ra giudaica.
Orode, il quale, come si vide, per opera di Bbulo
sospett dapprima del figlio Pacoro, avea finito col
rassicurarsi ed a diligerlo sopra ogni altro ; la
sua influenza presso il vecchio divenne grandis
sima e nelle cose di Siria pi che suddito, era un
compartecipante al trono. Quando la trista novella
della morte di Pacoro giunse ad Orode, questi ri
mase per alcuni d colpito dal dolore, stette lunga^i^n te senza cibo, o bevanda, e chiamava il figliolo
come se fosse ancor vivo. Disgustato del trono abdi
c, volle riprenderlo, ma fin miseramente strozzate
dal figlio Phraate suo successore, il quale stim assi
curarsi il regno uccidendo pure tutti i fratelli e non
risparmi neppure, scrive Giustino, i pi adulti dei
suoi figlioli.
Le vittorie di Ventidio ricacciarono i Parthi al di
l dell Eufrate e fiaccarono per sempre la potenzia
lit loro nello espandersi sui domini romani. Come
il Surena vincitore di Crasso, cos Ventidio vincitore
di Pacoro dest l invidia del suo principale. Antonio
non perdon al legato le vittorie e lo dimise, n la
storia fa pi menzione di lui. Gli onori del trionfo
8

114

appartenevano ad Antonio, tanto per furono popo


lari e gradite a Roma le vittorie di Ventidio, che
gli fu in via eccezionale e forse in odio ad Antonio
stesso, concesso di trionfare. Non improbabile che
se Antonio avesse avuto un Ventidio ad Azio, la sto
ria del mondo sarebbe riuscita diversa da quella
che fu.

C a p it o l o V .

li* spedizione di Antonio contro i Parthi.


(Anno 36 ara nt.).

Erano trascorsi circa due anni dallo vittorie di


Ventidio Basso che gi nuove cagioni di guerre fer
mentavano fra Parthi e Romani. Da un lato Phraate
dopo ucciso il padre ed i fratelli inveiva con nuove
crudelt ed allontanava molti fra i maggiorenti, dalla
sua causa. Dallaltro Antonio mal comportando le vit
torie del suo legato anelava ad eguali trionfi. Lim
pressione delle sventure di Crasso era svanita, dicevasi che il modo di combattere dei Parthi era ormai
noto, che il segreto delle loro precedenti vittorie, es
sendo svelato, la supremazia dei Romani rimaneva
incontestata e che la Parthia al pari di ogni altro
popolo asiatico avrebbe subito il giogo di Roma.
Mentre Antonio andava mugginando disegni, trat
tenuti solo dai suoi amori con Cleopatra, avvenne
che alcuni cospicui personaggi parthici mal compor

* '6

tando le crudelt di Phraate e di esse temendo, fug


girono dal regno ed uno, certo Monese, si rifugi
presso Antonio promettendogli di ricevere la corona
da lui se lo vendicava di Phraate. Il triumviro ac
colse benevolmente il fuggiasco, gli diede alcune citt
per appannaggio, come afferma Plutarco, e si apparec
chi alla guerra.
Antonio in quel periodo era stimato il migliore
capitano che avesse Roma e forse pi per questo che
per fabbricate genealogie si diceva discendente di
Ercole. Egli erasi distinto sotto Gabinio quale capo
della cavalleria, milit con onore nelle Gallie e fu
con Cesare dittatore, il Magister equitum.
I
mezzi di cui poteva disporre erano grandissimi
e lo prov nel raccogliere lesercito destinato a guer
reggiare i Parthi.
Plutarco descrive a questo modo le forze di An
tonio :
Quindi avendo egli mandata Cleopatra in Egitto,
c sincammin per lArabia e per lArmenia, dove es sendosi ad esso unite tutte le truppe ed i re con federati (che molti erano, ed il pi forte Artavasde
re dellArmenia con sette mille fanti e sei mille
cavalli) fece la rassegna dell esercito. L infanteria
romana era di 60/m uomini e la cavalleria di Celti
e di Iberi facente parte dellesercito romano con tava 10/m uomini; la quantit poi delle altre genti
< compresa la cavalleria e gli armati alla leggiera
c era di 30/m uomini....
Quindi 100/m uomini in tutto e non 113/m come
vorrebbe il Rawlinson, poich dalla dizione di Pi-

H7

tarco apparisce che i 13/m Armeni devono essere


compresi nei 30/m delle altre genti, e non computati
a parte.
Il re dei Parthi Phraate cominci a temere e mo
strandosi i suoi poco volenterosi in causa della fuga
di Monese, fece ogni possibile per indurlo al ritorno
e vi riusc. Se ne dolse Antonio, ma dovette fare buon
viso a cattivo gioco, e colse occasione di inviare as
sieme al fuoruscito un ambasciera per chiedere a
Phraate le aquile e i prigionieri romani caduti in
mano dei Parthi per la disfetta di Crasso.
La questione di Monese per era un incidente,. il
motivo reale essendo la voglia di Antonio di fare la
guerra, cos tale circostanza non ritard punto i pre
parativi.
Antonio si avanz per passare lEufrate, e qui ap
parisce uno dei soliti vantaggi ottenuti dalla caval
leria parthica, poich il triumviro stimava indifesi i
confini del regno e per contrario li trov oltremodo
fortificati e muniti; il che vuol dire che la cavalle
ria parthica non lasci penetrare nemico alcuno e
fece si buona guardia che i Romani ignoravano le
posizioni dei loro nemici.
Questo primo scacco decise forse dellesito di tutta
la guerra, poich Antonio si lasci persuadere di mu
tare totalmente il suo piano. Laonde egli abbandon
lEufrate e girando verso nord, penetr in Armenia
col disegno di impadronirsi dei territori dei re alleati
dei Parthi. Egli invase pertanto la Media Atropatene
confinante con lArmenia verso sud-est.
Questo paese ricordato dai geografi antichi ('Atpo-

118

TtaTrjv^ Strabone e Plinio: 'Axporcaxia' Stef. Biz. : Tponaxijv^, Tolomeo) costituiva una sezione della Media,
laltra era formata dalla Media magna (M*rXrj). Le
piteto di Atropatene derivava da un Atropo od Atropate governatore del paese sotto lultimo Dario, che
mediante un accorta politica verso i Macedoni, seppe
mantenere la sua posizione e fondare una dinastia.
Paese montuoso, ma fertile ed abitato, poteva armare
40/m. fanti e 10/m. cavalli; i Parthi ne aveano fatto
un regno cliente e quando Antonio lo invase, il re
era col suo contingente di guerra presso Phraate.
Gli scrittori greco-latini quando ragionano di Crasso,
lo biasimano perch perdette una stagione in piccole
imprese e nella ricognizione dei luoghi. I medesimi
scrittori biasimano Antonio perch giunto in Arme
nia non fece riposare e distribuire lesercito nei quar
tieri dinverno, ma continu le operazioni di guerra.
Se il successo avesse coronata l opera di ambedue,
sarebbero oggi celebrati come genj e gli studiosi ne
mediterebbero le mosse con ammirazione.
Il Fato lo dicono alcuni, il caso, la sorte, molti
soggiungono, la Grazia altri la denominano, la For
tuna la chiamarono e la chiamano popoli antichi e
moderni, infine sempre la stessa dea che in una
data cerchia di capacit intellettuali, crea i grandi
uomini e combina i grandi successi.
Antonio non era destinato ad averne uno, contro i
Parthi. Egli dopo scorso e saccheggiato il paese as
sal la citt di Phraat. Alcuni autori moderni la
dicono capitale della Media, ma Strabone, Plinio, To
lomeo, Stefano B. ed Ammiano, scrivono che la ca

Hd

pitale era Gaza o Gazaca. Plutarco la chiama, grande


citt di Phraata e Dione la reggia dei re di Media.
Da queste osservazioni si dedurrebbe essere stata
cosa comune a pi regni asiatici non avere capitali
fisse e parrebbe che Phraata o Phraaspa, fosse la
capitale dinverno ed una fortezza di primo ordine
dove i re teneano i tesori. Gli studi archeologici non
giunsero ancora a determinare dove sorgeva.
Antonio sperando di sorprendere la citt, lasci
addietro la parte dellesercito che era malagevole far
marciare sollecitamente e ne diede il comando ad
Oppio Staziano uno dei suoi legati, con due legioni,
come raccontano Plutarco e Dione. Egli con laltra,
tent di prendere dassalto la fortezza, ma non riusci,
e ne intraprese lassedio elevando dei terrapieni.
Alla notizia che Antonio aveva mutato disegn e
con una lunga marcia era entrato nellArmenia ed
invadea la Media Antropatene, Phraate ed il re di
Media si affrettarono di accorrere con un esercito
composto di sola cavalleria il cui numero si fa ascen
dere a 50 mila uomini, quindi lesercito parthico
era la met di quello di Antonio. I Parthi scorgendo
il generale romano intento allassedio di Phraata, si
curi che questa avrebbe almeno per qualche tempo
tenuto fermo, lasciarono in disparte gli assedianti e
con straordinaria velocit si precipitarono contro di
Staziano. Costui con due legioni ed altra truppa ausiliaria avrebbe potuto benissimo, se fosse stato un
Ventidio, sostenere limpeto della cavalleria parthica,
ma si lasci sorprendere e le due legioni di Antonio
furono annientate ed il comandante ucciso.

ISO

Anche per tale avvenimento si scorge meravigliosa


lazione della cavallera parthica. Antonio non giunge
a sapere in quali condizioni si trovi la citt che vuol
sorprendere e Statiano, vive perfettamente alloscuro
intorno allappressarsi della bufera che lo deve di
struggere. I Parthi invece a grande distanza dalle
sercito di Antonio, conoscono perfettamente come e
quanto egli sia occupato nellassedio, ed improvvisi
con la velocit propria della cavalleria, piombano
su Staziano.

Antonio non seppe che a cose compiute la morte


del suo legato, la distruzione delle due legioni e la
perdita dellimmenso materiale da guerra che doveano custodire; si mosse tuttavia sperando salvare
qualche cosa, ma uomini e materiale tutto era scom
parso. Questa la versione che apparisce la pi ve
ritiera in conformit a Plutarco, il quale si allontana
in questo punto da Dione, parendo secondo questi che
il re di Armenia fosse con Staziano e non tocco dai
nemici si ritirasse senza pi vedere Antonio, la qual
cosa accennerebbe ad unintesa fra Armeni e Parthi
o peggio ad un tradimento da nessun autore indi
ziato. Il re di Armenia pare non fosse ancora con
giunto con Antonio, ma accampasse discosto da
Staziano ed alla notizia della morte di costui siasi
ritirato nel suo paese.
Lesercito del generale romano era tuttavia potente
perch contava circa 80 mila uomini. Antonio per
avea perdute le macchine da guerra, n era guari
possibile riaverne altre o ricostruirle, perch i luoghi
non aveano legnami di alto fusto ; la massima parte

121

ancora delle vettovaglie era caduta in mano del ne


mico; le localit viciniori al suo campo esauste, ed
i distaccamenti che si avventuravano al di ] della
linea protetta dallesercito venivano combattuti e rotti
dalla cavalleria parthica. Lesercito romano avea din
torno come un cerchio di ferro che non potea var
care; le pattuglie della cavalleria nemica si inoltra
vano baldanzose fino a tiro di freccia dagli accam
pamenti, pronte bens a fuggire se attaccate, ma al
trettanto veloci nel ritornare ed a ripetere minaccie,
insulti e danni.
Antonio temendo lo scoraggiamento nel suo esercito
prese seco alcune legioni e tutta la cavalleria per fare
una escursione e provvedersi di foraggio, sperando
cos di indurre i Parthi a battaglia. Il secondo giorno
di questa sua spedizione, racconta Plutarco, i Parthi
avanzarono, accennando ad investire i Romani. An
tonio deciso di combatterli, fece levare le tende e
procedette con tutte le milizie che avea, contro di
loro, dando istruzione alla sua cavalleria di non at
taccare il nemico se non quando fosse possibile alla
fanteria di combattere. I Parthi, scrive Plutarco, or
dinati a mezza luna ammiravano la bella ordinanza
dei Romani e parevano in procinto di scagliarsi con
tro di loro.
I
metodi difensivi ed offensivi da ambe le parti
aveano acquistata una certa omogeneit. I barbari
che cos li chiamano Plutarco e Dione, proteggeano
la cavalleria leggiera, che scagliava freccie, con la
cavalleria pesante bardata di ferro, ed i Romani te
nendo gli scudi in diverse posizioni formavano, da

quanto si pu comprendere, con le legioni non una te


stuggine che avrebbe impedito il camminare, ma uria
specie di usbergo continuo ed inclinato al di l del
quale cio nel centro delle loro linee, una massa di
frombolieri teneva in rispetto i nemici, poich le palle
di piombo offendevano anche i bardati di ferro ed im
pedivano si avvicinassero al punto da rendere facil
ai Parthi di recare gravi danni col tiro diretto ed
indiretto delle loro freccie.
Era una lotta fra fanterie e cavallerie, se le prime
venivano alle mani la superiorit dei legionari era
manifesta, se le seconde offendeano mantenendo tutta
la loro mobilit, il vantaggio era per loro.
Si argomenta da Plutarco, che i Parthi abbiano
fatto un tentativo per rompere le fanterie romane,
ma queste con i pili sostennero lattacco, ed in quel
punto come ne avea avuto ordine la cavalleria di An
tonio si scagli sui nemici. Ne avvenne una breve
zuffa, dopo la quale i Parthi usarono la consueta tat
tica, la fuga. Inseguironli i Romani e pare lo faces
sero con qualche vantaggio poich notano gli autori
aver essi avuta fiducia di sconfiggerli I Soldati di
Antonio non commisero limprudenza di P. Crasso, e
percorso un breve tratto, ritornarono addietro, spe
rando trovare il terreno coperto di nemici, ma non
videro, scrive Plutarco, che 30 morti ed 80 feriti, per
cui grandemente sconfortati ritornarono agli accam
pamenti.
Plutarco esalta il fatto darme come una vittoria
dei Romani; ma quasi sicuro che i Parthi aveaiio
il solo intendimento di tenere a bada Antonio, poich

1*3

in quello stesso tempo i Medi sforzavano le trincee


romane dinanzi a Phraata, mettendo in fuga le truppe
che doveano custodirle e cosi poterono distruggere
le opere dassedio gi iniziate.
Il giorno appresso, quando Antonio si incammin
alla volta dei suoi accampamenti dinanzi la citt, fu
assalito da numerosi nemici, baldanzosi e forti, come
se il combattimento del d innanzi non avesse avuto
luogo. Il sistema difensivo di proteggere con la fan
teria grave i frombolieri e gli arcieri, la di cui in
venzione da quanto apparisce spetta a Yentidio, fu
la salvezza di Antonio. Ma come giunse donde era
partito, trov i suoi fuggiti e le opere di assedio ro
vinate. Egli pun i soldati che erano fuggiti con la
decimazione, ma lo stato delle cose non mut punto.
Se egli fosse giunto ad impadronirsi della citt am
piamente provveduta come era di ogni cosa, la sua
situazione migliorava anzi diveniva quasi sicura; se
non che tormentato dai Parthi di fuori, assalito da
frequenti sortite della guarnigione bene provveduta
di cavalleria, la condizione sua era intenibile.
Non maraviglia pertanto se, come scrive Dione,
Antonio facesse ogni tentativo di impadronirsi di
Phraata, ma tutto fu inutile.
Intanto si avvicinava linverno in quelle regioni
non benigno e neppure ai Parthi sorrideva il pen
siero di svernare allaria aperta, sprovveduti se
condo il loro costume di tende; laonde dalluna e
dallaltra parte si iniziarono colloqui per venire ad
accordi. Antonio chiedeva sempre la restituzione delle
aquile e dei prigionieri dellesercito di Crasso, ma i

Ili

Parthi risero di tale domanda la quale solo un vin


citore avrebbe potuto fare.
Sembra che ogni trattativa venisse interrotta ed
i Parthi assalissero i Romani in cerca di viveri
e che questi abbiano sofferte gravi perdite. La posi
zione di Antonio diveniva ogni giorno pi insosteni
bile, quindi con nuovi accordi o senza, che intorno a
ci non vanno d'accordo gli antichi autori, stabili di
ritornare in Armenia. Lannuncio della partenza venne
dato allesercito da Domizio Enobardo, scrive Plu
tarco, poich Antonio dolente e vergognoso per lesito
della guerra, non si sentiva in grado di concionare
le truppe.
Poco manc che pure questa spedizione finisse in
una catastrofe pari a quella di Crasso. Due vie poteano battere i Romani, una relativamente facile e
piana, forse la stessa che aveano percorsa entrando
nella Media; laltra un po pi breve, ma difficile,
montuosa, aspra per la stagione invernale e poco
provvista di mezzi di sussistenza e di acqua, quan
tunque in taluni punti, attraversata da fiumi e tor
renti profondi e pericolosi. Antonio propendeva per
la via di pianura ed ogni cosa era per tale intento
disposta ; fortunatamente, venne da un fedele alleato
avvertito di attenersi alla via pi difficile dei monti,
poich per laltra, pi facile sarebbe stato ai Parthi
tagliargli la ritirata. Senza questo avviso l esercito
di Antonio era perduto.
La via dei monti per, oltre alle accennate diffi
colt, era totalmente ignota ai Romani e colui stes
so che li consigliava a seguirla, si offer di condurli
dando s stesso in garantia.

Fu una sorpresa per i Parthi vedere lesercito ro


mano abbandonare la via iniziata, volgere a destra ed
intraprendere un cammino gi coperto da ghiacci e da
nevi e quasi senza risorse, non per questo desistettero
dall inseguirlo. In questo inseguimento che dur 19
giorni la cavalleria parthica diede a conoscere quale
grado di potenzialit potea sviluppare. Il terreno era
montuoso e spesso roccioso, il ghiaccio e la neve co
stituivano dei potenti ostacoli, il nemico si difendeva
valorosamente, ma nulla valse ad arrestarla, sempre
vigile, sempre pronta a piombare sui fuggiaschi, sui
lontani o gli stanchi, oper con la medesima effica
cia come se fosse stata in pianura, cagionando enor
mi perdite, pericoli continui e tensione danimo senza
posa allesercito di Antonio.
N il numero dei Parthi era preponderante come
quando Publio Crasso si scontr con loro. Calcolasi,
come indicai che 50 m. cavalli siano andati contro
Antonio quando era intento ad assediare Phraata e
meno di 40 m. lo inseguissero nella sua ritirata. An
tonio ebbe per una seconda circostanza in suo fa
vore, la prima essendo stata lavvertimento di mutare
via, n la seconda Ai meno importante della prece
dente e prova la verit del noto adagio che tutto il
male non viene per nuocere.
Il
fallito disegno, la ritirata, la via totalmnte igno
ta, i grandi disagi, la scarsit dei viveri aveano pro
fondamente scoraggiato lesercito romano. Era so
pravvenuto il periodo dissolvente, quello nel quale
ognuno pensa alla propria salvezza, n valgono freni
morali o materiali. Laonde si iniziava nell esercito

di Antonio la diserzione su di uiija larga scala; volle


per fortuna, che i Parthi in luogo di accogliere i
fuggiaschi, non dessero quartiere a nessuno ed ucci
dessero quanti sbandati capitavano loro fra mano; que
sto rattenne gli altri per modo che tutti ricercaro
no scampo nello stare uniti, anzich nello sciogliersi.
Losservazione di Dione Cassio, il quale con la con
sueta finezza scrive:... Si cominciava ormai a cer care rifugio presso il nemico, e se i Parthi sotto
gli occhi dei rimasti nelle file non avessero con i
dardi bersagliati ed uccisi i disertori, tutto leser cito, da quanto pare sarebbe passato dalla parte
dei barbari. Ognuno pertanto si rattenne e per ven tura trovarono il seguente scampo. *
In verit, lo studioso pensa nel leggere questo passo,
se pon fu la fortuna, la sola fortuna che favori An
tonio ed oppresse Crasso.
Per qual motivo i Parthi abbiano cos agito non
si pu spiegare che con la convinzione in cui doveano essere di giungere alla totale distruzione dello
esercito di Antonio, e quindi ogni accorgimento su
perfluo, la qual cosa dimostra una volta di pi le
disperate condizioni dei Romani.
Il
modo col quale essi trovarono scampo viene pa
rimenti da Dione descritto.
I Romani con grandi difficolt procedeano per luo
ghi aspri ed ignoti con la guida di colui che avea loro
consigliata la via dei monti ; la cavalleria parthica
li precedeva, li seguiva, li attorniava. Laonde Dione
cos narra la marcia dei Romani. Ed infatti giun gendo essi in luoghi sconosciuti, venivano rotti e

m
disfatti ; ed i barbari precedendoli occupavano .i
passi pi angusti e li chiudeano con fossi ed impe dimenti ; malagevole riusciva ai Romani provve dersi di acqua, inoltre i Parthi guastavano i pascoli
e se talvolta i loro avversari doveano traversare
luoghi facili, ne li distoglieano facendoli credere gi
muniti e con li stessi artifici li inducemmo a passare
dove aveano posti agguati...............................................
Una volta, continua Dione, i Romani caddero in
una imboscata ed erano flagellati da nembi di dardi,
essi non sapendo come salvarsi, pensarono di for mafre una testuggine coll unire gli scudi avendo le
prin^e file il ginocchio sinistro a terra. Una parte
di quei barbari, che non avea mai veduta tal cosa,
stim che i nemici fossero caduti per ferite e li po tessero impunemente uccidere, quindi gettati gli
archi, scesero da cavallo con la spada in mano per
farne macello. Allora i Romani alzatisi improwisa mente come era stato loro prima ordinato, ognuno
attacc lavversario che che avea pi vicino... e
cos inflissero ai Parthi (sorpresi dall improvviso
attacco) una tal rotta, che non diedero pi ad essi
la caccia.
Si comprende che i Romani aveano di fronte ca
valleria leggera armata di archi e di una corta spa
da ; i cataphrati con le lunghe lancie non sarebbero
scesi da cavallo per opprimere i Romani.
Si scorge ad ogni modo che questo successo con
ferm ai soldati di Antonio la necessit di stare uniti
e di combattere per salvarsi ; infatti cos fecero.
Quando un individuo si convince che la disciplina e

428

la risoluzione costituiscono il solo suo scampo, molto


probabile che diventi un eroe.
La formazione della testuggine alla quale gi ac
cennai ragionando della penetrazione delle freccie
parthiche, una dimostrazione delle pi concludenti
per stabilire come queste non trapassassero gli scudi
romani, e quindi senza tema di errore si pu riaf
fermare che i soldati di Crasso furono vittime, non di
armi che penetrassero al di l degli scudi e delle
. corazze, ma di dardi lanciati con tiro indiretto o pa
rabolico.
Ammaestrato Antonio dal successo ottenuto, coor
din la marcia dell esercito, scrivono Dione e Plu
tarco, in forma quadrilunga, tenendo i soldati di grave
armatura nelle prime file ed i frombolieri nel mezzo.
La cavalleria romana stava ai lati con ordine di
combattere e respingere i nemici, ma per di non
allontanarsi e rimanere sotto la protezione dei from
bolieri e cos non rinnovare il triste caso di Publio
Crasso.
Per alcuni d i Parthi non si fecero vedere, ma
non tardarono quindi a ricomparire alla coda del
lesercito. Combattevali nella retroguardia fra gli al
tri Flavio Gallo tribuno, il quale con troppa arditezza
si allontan dal rimanente dell esercito, n valsero
esortazioni a frenarlo. Trovatosi in grave pericolo
perch circondato dai nemici, chiese soccorso ; i ca
pitani della infanteria grave fra i quali pare fosse
principale, secondo Plutarco, Canidio Crasso, lo stesso
che mor per ordine di Augusto dopo Azio, commise
lerrore di mandare in aiuto poche truppe per volta,

189

le quali facilmente, tosto si presentavano, venivano


superate. Avvedutosi Antonio dellerrore, si mosse
celeremente con tutta la fanteria grave e giunse a
liberare Flavio Gallo, ma limprudenza di costui co
st allesercito otto mila uomini fuori di combatti
mento dei quali tre mila morti.
Da questo importante fatto darmi si pu con sicu
rezza argomentare, come la cavalleria parthica non
inseguisse i Romani solo per molestarne la ritirata
ed in poco numero, ma in quantit da compromet
tere continuamente 1 esistenza dellesercito romano.
Come giungesse una cavalleria per luoghi mon
tuosi ed aspri, coperti di ghiaccio, passando fiumi e
torrnti precipitosi a sviluppare tanta efficacia, un
problema che solo il continuo esercizio ed una straor
dinaria maestria possono porgere i dati per scio
glierlo.
L esercito romano avea intanto consumate le poche
vettovaglie di cui era provveduto, n potea procu
rarsene perch stretto in ogni lato dal nemico, inol
tre il paese era povero ed il verno completo; molti
fra i soldati erano costretti a cibarsi di radici per
non avere altro e non conoscendole ne ingoiavano
pure di nocive le quali arrecarono grandi mortalit.
Antonio per ovviare a tanti mali volea di nuovo per
correre una strada pi piana e meglio fornita di mezzi
di sussistenza, ma per sua ventura fu avvisato che
egli ed i suoi vi incontrerebbero una sicura morte;
laonde anche in questa circostanza mutato consiglio
di notte tempo moss il campo e si tenne come i
giorni addietro ai monti. I Parthi avvisati dalle scolte
9

130

le quali non lasciavano inavvertito nessun movimento


dei Romani, li seguirono quantunque di notte non
usassero muoversi, ed in sul fare del giorno li attac
carono sperando di trovarli stanchi dalla marcia
notturna. La lotta fu lunga e racconta Plutarco che
vedendo Antonio perire molti dei suoi smaniava gri
dando: Oh i diecimila! Alludendo alla fortunata ri
tirata di Senofonte. forse la sua mente pi di una
volta ricord Ventidio Basso, il fortunato vincitore
degli stessi nemici che lopprimevano.
Non giunsero per i Parthi a penetrare nell ordi
nanza dei Romani, convinti come essi erano ormai
che lunica loro salvezza era di combattere e stare
uniti; quindi dopo lunga lotta i nemici si ritirarono
a poca distanza, e con subite apparizioni e repentine
scomparse, molestando l esercito, faceano sempre
nuove vittime.
La fame e lalto prezzo delle poche cose rimaste
fece una notte sollevare i soldati, ed i pi affamati
assalirono coloro fra i compagni stimati i pi ricchi.
Svegliato Antonio all improvviso dalle grida e dal
rumore dellarmi, stim essere assalito dai Parthi e
temendo cadere in loro mano chiam un suo fidato
liberto detto Ramno cui fece giurare che al suo co
mando lo avrebbe ucciso e ne esporterebbe il capo
per evitare il ludibrio cui furono soggette le spoglie
di Crasso.
Ogni giorno anzi ogni momento del giorno, potea
apportare una catastrofe; un po meno di fermezza
e di risoluzione delle prime file che faceano argine
alle cariche della cavalleria parthica; un po meno

131

di vigora o meno fortunati i colpi dei balestrieri e


degli arcieri raccolti dopo le prime file ovvero una
minore disciplina negli spessi combattimenti, avreb
bero cagionata una completa -ovina. N senza soc
corsi potea Antonio continuare oltre, tanto erano
accaniti i nemici, sperando alla lor volta ogni d
completare la distruzione dell esercito romano. La
fortuna di Antonio parea giunta all occaso, egli era
vinto e cercava lenire langoscia, ritornando alla vita
operosa delle sue prime campagne.
Plutarco, che pure si compiace in molti particolari,
omette di farci conoscere in qual modo Antonio ab
bia potuto uscire da una s disperata situazione.
Non cos Dione Cassio, il quale svela come lorgo
glioso romano dimenticando labbandono del re di
Armenia, abbia dovuto farsi supplice e chiedergli da
naro e vettovaglie, le quali gli furono date. Dovette
ancora pregare per ottenere la permissione di sver
nare in Armenia, ed usando blandizie infinite e col fare
molte promesse, anche questo lottenne. Cleopatra gli
mand del danaro, ed Antonio ne fece venire di suo;
nebbe pure dagli amici, ed il tutto fu distribuito ai
soldati.
La fortuna, volle salvo Antonio il quale dopo aver
seminata la via di morti e di feriti, pot finalmente
giungere al fiume che divide la Media dallArmenia,
fiume, n da Dione, n da Plutarco nominato, ma
che i moderni indicano essere l'Araxes.
Quando i Romani furono in Armenia, i Parthi ces
sarono da ogni ulteriore persecuzione. Non erano
per terminate le sventure dei soldati di Antonio,

431

perch passati essendo dall'estrema penuria allabbon


danza, molti ancora per averne abusato morirono.
Quivi latta da Antonio, scrive Plutarco, la ras segna dei suoi, trov che morirono 20 mila fanti e
4 mila cavalli, non gi tutti in battaglia, ma pi
della met per malattie e sicuramente Plutarco
non comprende in questo numero i 10 mila di Sta
ziano. Fu una campagna di circa sei mesi, durante
i quali vi furono ben 18 battaglie, scrive Jo stesso
autore, e se ai morti si aggiungono i feriti e gli al
leati che imitarono gli Armeni, si trova che Antonio
non giunse in Armenia neppure colla met delle
truppe pochi mesi prima da lui condottevi. Anzi
Floro afferma che appena un terzo dei legionari pot
ritornare (tertia parte, de sedecim legionibus reliqua).
Yellejo Patercolo divide i combattenti dalla turba
che seguiva lesercito romano e dice perduti un quarto
dei primi ed un terzo dei secondi, senza far cenno
degli alleati.
A Roma sapeano i maggiorenti ogni cosa, ma Ot
tavio non avendo neppur egli sul principio avuti dei
vantaggi contro Sesto Pompeo, luna parte non men
scalpore contro laltra, anzi furono decretati preci e
ringraziamenti agli Dei per le vittorie ottenute da
Ottavio e da Antonio.
Tutti gli scrittori antichi e moderni presentano la
guerra contro Crasso come pi gloriosa per i Parthi
in confronto di quella contro Antonio. A mio avviso se
questultima riusc meno tragica per il generale ro
mano, fa per spiccare nel modo pi chiaro la po
tenza della cavalleria.

193

L'esercito dei Romani era circa il doppio delleser


cito dei Parthi esclusivamente composto di cavallerie.
I Romani furono inseguiti per luoghi montuosi fa
vorevoli alle fanterie.
I ghiacci e le nevi, rendeano per lo meno arduo
condurre dei cavalli al combattimento, n i Parthi
aveano lalternativa di far avanzare fanterie.
Essi per ridussero ad una umiliante ritirata, quasi
ad una totale rovina uno dei primi eserciti ed uno
dei primi capitani del mondo (1).
(1) La campagna difensiva dei Parthi contro di Antonio com
piuta in un paese freddo, montuoso ed estremamente difficile
inerita di essere studiata da quegli uomini di guerra i quali
opinano che la cavalleria non ha sufficiente ragione di es
sere in Italia. Costoro non avvertono l'evoluzione delle mo
derne cavallerie e come, condottevi dalla potenza delle armi
attuali, compiano fatti non richiesti in addietro o reputati im
possibili. Le moderne cavallerie si avvicinano cio ai sistemi
usati dai Parthi per vincere i Romani, e procedendo con la
iniziata progressione, vi saranno cavallerie nel mondo civile
delTavvenire, che li sorpasseranno. L'Hohenlohe con il criterio
proprio della razza cui appartiene in una sua lettera (X I)
scorge non solo questo processo evolutivo ma nota i gradi da
esso raggiunto. Nei tempi passati, scrive questo autore, una
marcia di 4 miglia tedesche (30 kilom.) fatta dalla cavalleria
in un sol giorno era gi m olto; oggi pretendiamo che possa
fare fino a 50 kilom. per due o tre giorni consecutivi; fu ronvi casi di cavallerie che ne fecero di pi ; i dragoni della
guardia il 15 ed il 30 giugno 1866 e 150 ulani del 6 reg gimento di Turingia, fecero da 93 a 94 kilom. Anche la cavai lena di Stu art percorse fino ad 80 kilom. in un d. Le pat tuglie di cavalleria perlustravano in addietro 2 miglia al
massimo oltre la linea delle gran guardie, oggi vediamo
pattuglie di ufficiali percorrere in un giorno 140 kilom etri.

134
Tempo fh era norma che il fuoco del piccolo moschetto di
cavalleria nou si adoperasse che come segnale (la qual cosa
purtroppo si continua a fare in Italia)
Al giorno d'oggi
invece noi esigiamo dalla cavalleria il combattimento rego lare a piedi, e nell'ultima guerra abbiamo parecchi esempi
di cavalleria appiedata, che non solo ha difeso dei villaggi,
< ma ne ha anche presi colle armi da fuoco. La differenza
< enorme. Avendo io chiesto ad uno dei nostri pi esperti
ufficiali di cavalleria, dopo la revista passata ad uno squa drone, di cui egli ne fu contentissimo, cosa si sarebbe detto,
se quando egli era tenente, un superiore avesse preteso dalle
sue truppe ci che avea eseguito in quel giorno, mi rispose
ridendo: * lo si avrebbe chiuso in un manicomio .
Coloro i quali infatuali della potenza unica delle fanterie
mantenessero la nostra cavalleria con i sistemi vecchi di cui
ragiona il generale Hohenlohe, non avrebbero torto di dire che
la cavalleria inutile. Nonostante tutto, per i buoni elementi
che abbiamo nella nostra cavalleria, non siamo senza esempi
di fatti che tengono dei moderni sistemi. 11 bravo generale
B oselli traduttore delle lettere dell'Hohenlohe ne cita uno in
una sua nta: 11 reggimento cavalleria Monferrato esegui
nel 1881 una marcia da Voghera a Bobbio e ritorn in 20 ore.
P ercorse 114 kilom. di cui 100 di montagna. Ecco un
marcia alla Parthica, ma purtroppo gli esempi sono rari, e il
sistema generale fu fino a je ri di non oltrepassare i pochi
kilom. su una strada maestra.
Sono le reviste Francesi (V . Nouoelle Revue, 1892) che bia
simano la cavalleria Italiana per le sue andature. La nostra
cavalleria grave che si compiace di un galoppo lento, caden
zato, sincrono, compir un buon esercizio da sportman, ma
sforza a modi troppo artificiali i cavalli e rischia di rovinarne
l equilibrio.
Badisi al materiale, guai a chi lo deteriora, si va ripetendo,
e sta benissimo, ma non esageriamo; meglio cavalli magri e
bene esercitati, di cavalli pingui e lucidi, ma buoni a nulla o
quasi. Intanto un soverchio timore ed una troppo grave respon'sabilit, paralizzano molte aspirazioni, le quali bene condotte

135
verrebbero in ultima analisi a costituire una superiorit della
nostra cavallera.
Coloro i quali ripetono che l'Italia non un terreno adatto
alla cavalleria, ricordino le parole di Federico II; egli diceva
che dove passa un fante deve passare un cavaliere. V i sar
della esagerazione in queste parole, ma dimostrano chiaramente
l'obbiettivo cui deve tendere la cavalleria.
I
maggiori successi delle cavallere furono generalmente ot
tenuti nelle localit pi ardue e difficili perch meno la si
attendea. 11 corpo di cavallera polacca che sotto Gustavo
Adolfo si impossessa di una batteria nemica posta sopra un
monte elevato, uno dei tanti esempi i quali dimostrano che
anche in addietro la cavalleria andava dove volea. Sopratutto
nelle guerre del primo impero francese che si verificano
fatti simili, e dobbiamo porvi mente perch come gi dissi,
Napoleone I l'iniziatore della moderna tattica della caval
leria. 11 terreno della battaglia di Austerlitz oggi eguale
alle descrizioni di quasi un secolo addietro. Chi lo visit, se
ne convinse; la localit dove i corazzieri di Hautpoul e di Nasony fecero le splendide cariche che iniziarono la grande vit
toria, era tutto frastagliato da filari di vigne legate l'una al
l'altra, da fossi larghi con sponde verticali, pericolosi pendii
resi pi difficili J a l ghiaccio e dal pantano, tutto ci infine
che pu offrire di meno facile un terreno, pure la cavalleria
non si arrest e vinse. Il terreno fra 'Weimar e Jena dei
pi accidentati e riusciva pi scabroso dal ghiaccio, ma que
sto non imped alla cavalleria condotta da Murat di disper
dere i nemici; cos fecero ad Eylan gli 80 squadroni condotti
dallo stesso Murat. La battaglia della Mosckowa fu decisa da
un assalto della cavalleria francese che prese un forte su di
un'altura; le memorie del generale di Marbot fanno di questo
eroico fatto una delle pi interessanti descrizioni. Ma, in Ita
lia, si dice, e specialmente nel probabile campo delle future
battaglie, vi sono molti e grandi fiumi. A questo rispondono
gli scritti militari Russi, i quali ci fanno conoscere le conti
nue esercitazioni delle loro cavallere per il passaggio dei fiu
mi. Esse giungono a passare a nupto il Syr Daria, uno dei

136
pi grandi fiumi del mondo. Ma, soggiungono gli oppositori,
se passa la cavalleria a nuoto non passa l'artiglieria che l'ac
compagna ed in allora l'azione della cavalleria non pu es
sere che sterile. A questa obbiezione rispondono pure i paesi i
quali esercitano le truppe alla rapida formazione di zattere
ed a bene condurle nonostante le correnti. Siamo circondati da
Stati nei quali le pi ardue ginnastiche si compiono con l'obbiettivo di sopraffare futuri avversari.
I
nostri ufficiali di cavalleria sanno tutti nuotare? M i per
metto di dubitarne.
Avvi in ognuno dei nostri reggimenti almeno un nucleo di
nuotatori di primo ordine, capaci di condursi a lato un ca
vallo nuotando? Mi permetto di dubitarne.
Niente di pi facile sarebbe in Italia nella stagione estiva
di imitare altri eserciti in simili manovre; i cavalli se non ab
bisognano del maestro di nuoto, occorre esercitarli.
L a cavalleria austriaca, quando possibile, conduce i cavalli
a bere ad un fiume, ad un corso d'acqua con gli uomini mon
tati e vestiti col kittei; poi dopo bevuto esercitano il cavallo
al nuoto e questo esercizio fatto senza pompa di regolamenti,
riesce di straordinaria utilit agli uomini ed ai cavalli.
Nel Militar Vochenblatt di Berlino si lessero norme con
cernenti il nuoto dei cavalli, ma in realt non si adattano al
paese nostro, per la natura dei fiumi e per il clima. I guadi
nei nostri fiumi sono frequentissimi ed in punti in cui la ne
cessit di nuotare si riduce ad una ventina circa di metri.
Presso il colonnello di ogni reggimento vi dovrebbero essere
carte speciali che indicassero i punti meno difficili per il pas
saggio dei fiumi, indicati con segni convenzionali da renderli
inintelligibili al nemico, se cadessero in loro mano.
Ma... si -isjhia di deteriorare il materiale, di far morire
qualche cavallo ecc. ; un male senza dubbio, ma un male assai
pi grande sar quello di non avere truppe esercitate. E no
tisi; le guerre passate erano molto lunghe, le truppe ine
sperte entrate in campagna, divenivano capaci durante la cam
pagna stessa; Oggid le campagne sono brevi ed in ragione
diretta delle grandi masse poste rapidamente in lin ea; non vi

137
tempo di imparare come in addietro, e chi non sii, peggio
per lui. Questo per ogni arma e principalmente per la caval
leria, destinata con la nuova tattica ad incontrare subito il
nemico.
Mi si risponde che il parlare bello e buono, ma per tutto
ci occorrono danari. Ripeter quanto dissi ragionando del
l armamento del soldato di cavalleria. In luogo di accrescere
come fate ogni giorno g li impiegati civili, mandateli a casa,
affinch divengano produttori, ed impiegate quelle somme nel
l'avere un esercito che al numero corrisponda la capacit e
lesperienza. Aggiunger, semplificate le burocrazie nell'eser
cito stesso, poich pur troppo in luogo di riuscire nellarrestare la burocrazia, essa invade fin l, dove attendiamo dei
combattenti.

Ca pito lo V I.

Guerre politiche dei Romani contro i Parthi


e lotte aperte in Armenia.
(Anni 35 Era ant., 114 E ra mod.)

Come noto, i Romani alla forza degli eserciti uni


vano una grande potenzialit politica e luno elemento
aiut laltro per modo, che se a primo aspetto si in
clina nel dare la supremazia alle armi, approfondendo
lo studio si indotti al giudizio che larte politica
fu superiore alle legioni.
Certo questo avvenne contro i Parthi, segnatamente nei 150 anni circa che passarono fra la spe
dizione di Antonio e quella di Trajano. La politica
su ampia scala sviluppata dagli imperatori di casa
Giulia e seguita dai Flavi ed a riprese continuata
dagli altri imperatori fino ad Alessandro Severo, fece
scomparire il regno dei Parthi meglio delle armi,
anzi nel periodo stesso che le armi romane nella
grande battaglia di Nisibi furono vinte e limperatore
Macrino costretto ad una ignominiosa fuga.

140

La potenza di Antonio era troppo grande in Oriente


perch le sue perdite nella Media non lasciassero degli
strascichi.
I
Romani, con grandi rivolgimenti mutarono ra
dicalmente la forma del loro governo, ma non toc
carono mai i sistemi concernenti la politica esterna;
Antonio quindi non invent nulla quando partito
dalla Media, col mezzo di suoi agenti od interessati,
vi lasci o promosse un lievito cagione di successivi
avvenimenti.
I
moderni studi costituirono una accurata esege
tica intorno la storia romana, e con i materiali da
noi posseduti, difficilmente pu andare pi in l; ma
i metodi segreti dai Romani usati per venire a capo
dei loro obbiettivi politici, rimarranno sempre unin
cognita, perch gli stessi autori antichi, mostrano
sovente di ignorarli. Leggendo, Livio, Dione, Plutarco
e lo stesso Polibio, il pi fine fra tutti, si sente che su
questo punto fanno completamente difetto le nozioni,
n lo studio pu completare la lacuna, quantunque
le risultanze e gli avvenimenti indichino in modo
evidente questo ignoto fattore.
Antonio si trovava ancora in Armenia quando sor
sero dei dissidi fra il re dei Parthi Phraate e il suo
vassallo re della Media Atropatene. Yi ebbe parte
Antonio nel promuoverli o vi fu estraneo? Lo s
ignora; per il re di Media si rivolse subito ad An
tonio gi tornato in Alessandria, e divenne suo al
leato. Il triumviro torn in Armenia, contro il cui re
conservava intenso rancore per labbandono sofferto
nella sua spedizione; con infingimenti e blandizie lo

141

attir nel suo campo e se ne impadroni, cos linfluenza


parthiea renne meno in Armenia ed i Romani la pa
droneggiarono. Ma gi Antonio si apparecchiava alla
guerra contro Augusto e ritir le truppe dalla Media
dove stavano per proteggere il suo nuovo alleato;
laonde esso fu subito sopraffatto dai Parthi, i quali
cos giunsero a ricuperare lusata influenza nellArme
nia. Questi lieti avvenimenti imbaldanzirono Phraate
e non pi frenando lanimo crudele commise atti im
mani per i quali il Senato parthico lo scacci dal
regno ponendo in sua vece un Tiridate, il capitano
dei rivoltosi.
Phraate si rifugi presso gli Sciti, con i quali dopo
alquanto tempo ricuper il regno, e Tiridate fuggi.
Mentre questi avvenimenti aveano luogo, Antonio
era vinto ad Azio ed Ottario avea gi visitato l'Egitto,
dove morirono i suoi antagonisti.
Tiridate l'anno 30 avanti la nostra era, si rifugi
presso di lui dandogli prigioniero il pi giovane figlio
di Phraate che avea trascinato seco ; li tenne Ottavio
ambedue, e quando alcuni anni dopo, Phraate, rassi
curato sul trono, chiese il fuoruscito ed il figlio allo
imperatore romano divenuto Augusto, questi gli neg
Tiridate, ma gli rimand il figlio, chiedendogli che
alla sua volta restituisse i trofei presi a Crasso e ad
Antonio ed i superstiti prigionieri romani. Phraate
accett il figlio, ma non rispose circa al corrispettivo
domandatogli.
Augusto non era uomo da lasciarsi sopraffare nep
pure dai Parthi; la sua politica aveva mille vie e
con questa riusc a domare Phraate.

141

Dopo alcuni anni, circa il 20 prima della nostra


ra, Phraate improvvisamente restituisce ad Augusto
i trofei ed i prigionieri di Crasso e di Antonio. Poeti e
storici innalzano a gara inni di lode. Et signa nostro
restituii Jovi, esclama Orazio derepta Parthorum superbis postibus. (Carm. IV, 15, 6, 7). Alla sua
volta Ovidio canta nel II libro delle elegie : (2) Nunc
petit Armenius- pacem ; nunc porrigit arcus
Parthus eques, timida captaque signa m anu.
Di Livio non si hanno che le epitome, se pur sono
sue, e in esse indicato lavvenimento che ben si
pu immaginare tema di lodi. Eutropio cita il fatto
quale saggio dellinfluenza acquistata dai Romani col
mezzo di Augusto. Floro scrive : Parthi quoque

* quasi victoriae paeniteret, rapta clade Crassiana


ultro signa retulere. * Giustino attribuisce la re
stituzione avvenuta alla paura che incuteva Augusto
ai Parthi. Metum Phraati incussit, Lo stesso
Svetonio, bench alle lodi poco inclinato, attribuisce
allautorit acquistata da Augusto l umile condotta
dei Parthi : Parthi quoque et Armeniam vini canti facile cesserunt et signa militaria qwae M.

* Crasso et M. Antonio ademerant, reposcenti red diderunt. Cos Orosio ed altri autori contribuirono
a completare il coro generale. Avvertasi che linviato
da Augusto a ricevere solennemente la restituzione
delle insegne, fu Tiberio, quindi agli adulatori di Au
gusto si unirono quelli posteriori di Tiberio.
Non and guari che unaltra strana notizia colp di
meraviglia il popolo romano, raccontata da Strabo
ne, Tacito, Vellejo Patercolo ed altri, e questa era,

143

che il re dei Parthi inviava quattro suoi figliuoli ostaggi a Roma, cio Vonone, Seraspadenes, Rodaspes
e Phraate, due dei quali erano ammogliati con figli.
Se gli stessi vincitori si diceva a Roma, mandano
ostaggi, che faranno i vinti ? Tacito per negli annali
accenna che linvio fu cagionato non dal timore delle
armi romane, ma perch il re diffidava dei suoi sud
diti : haud perinde nostri metu, quam fidei popu-

* larium di/flstts. *
Ben vero che Augusto profittando delle discordie
parthiche da lui certo infocate, se non accese, man
teneva sul capo del re parthico un pericolo continuo,
il quale lo obbligava ad essere riguardoso il pi pos
sibile coi Romani, ma ci non potea essere ancora
sufficiente per giungere ad atti di una quasi sommisr
sione.
Porge la chiave dellenigma Giuseppe Flavio nelle
sue antichit giudaiche. Augusto sapea far ftaoco con
ogni legna, e gi Svetonio nota come egli talvolta
per arra di sommissione e di fedelt, esigesse dai tri
butari e clienti, delle donne per ostaggi. In ogni et
furono le donne una potente leva politica, ma spe
cialmente nel secolo detto di Augusto; gli autori
greco-latini sfuggono largomento, ma anchessi ne
contengono dei barlumi. Pi esplicito su questo pro
posito , come indicai, lo storico Giuseppe. J^ li rac
conta che Augusto fece dei doni a Phraate e fra gli
altri presenti, fwi una schiava di rara bellezza, per
nome Tesmusa, che, le monete come osserva il Rawlinson denominano Musa (Mor2A).
Costei fu scelta con acuta diligenza dallavveduto

444

imperatore, n egli falli, poich questa donna dalla


storia risulta in ogni malizia maestra. Phraate se ne
innamor, nebbe un figlio, Phraatace; poscia la elev
al grado di moglie e divenne la preferita. Fu costei
che indusse Phraate alla restituzione delle insegne di
Crasso e di Antonio; quindi volendo sbarazzare la via
del trno al proprio figlio, indusse il vecchio re ad
inviare a Roma i suoi quattro figliuoli, che gli esaltatori di Augusto non esitarono a dirli ostaggi.
Fra i Romani ed i Parthi vi era pace, ma rima
neva il lievito dellArmenia che gli uni e gli altri si
contendeano per averne la supremazia, fino dal tempo
di Lucnllo.
Essendo morto lanno 20 prima della nostra era
Artasia re di Armenia, Augusto che trovavasi in 0riente vi mand Tiberio, il quale, secondo Svetonio e
Dione invest del regno Tigrane. Costui, come afferma
Tacito, si associ al trono un suo figlio, forse perch
sfuggisse cosi la investitura romana. Morto Tigrane,
il figlio, per consenso degli Armeni gli succedette,
ma Augusto mand a deporre il figlio di Tigrane e
pose sul trono un Artayarde. Sdegnati gli Armeni, si
ribellarono, cacciarono il re nominato da Augusto,
posero sul trono un altro Tigrane e chiesero ed
ottennero laiuto dei Parthi.
La situazione era difficile e si scorge che nonostante
larrendevolezza di Phraate, gli Arsacidi e la nazione
intera non poteano rinunziare al capo saldo della
loro politica, di intervenire negli affari di Armenia.
Augusto non potea cedere, ma era gi vecchio, n
avea persona adatta da opporre ai Parthi, vivendo

145

Tiberio ritirato a Rodi. Egli ad ogni modo design


allimpresa il giovine Caio il maggiore dei suoi nipoti,
ma Thermusa tolse Augusto dallimbarazzo e prima
che avvenissero conflitti, assieme col figlio, uccise
Phraate. Il parricida Phraatace che gi coadiuvava
il padre negli affari del regno, occup il trono asso*
ciandosi la madre. Questa donna, secondo Giuseppe,
e taluno fra gli scrittori orientali, avea incestuosi rap
porti col figlio e cos spiegansi i grandi onori dei quali
fu fatta segno dal nuovo re, ed i titoli impartitigli
fra cui quello di celeste divinit, cose inusitate anzi
estranee ai costumi parthici.
Nonostante la sua provenienza semi-occidentale,
Phraatace mostr di seguire la politica parthica e
volle intervenire negli affari di Armenia, Augusto
neg il titolo di re a Phraatace, mand Cajo in Oriente
e si venne da ambe le parti ad accordi, poich la
condizione del nuovo re era troppo precaria per az
zardare una guerra contro i Romani.
Egli per collevitare l aperta rottura, mantenen
dosi neutrale negli afiari di Armenia, cadde in com
pleta disgrazia dell oligarchia parthica, ne segu una
sedizione, nella quale il figlio di Musa o Thermusa,
rimase ucciso.
Succedono altri avvenimenti che dal pi al meno
si rassomigliano; il tipo della politica se non iniziata,
certo ampliata da Augusto, viene seguita fino a Ve
spasiano, e con i Flavi non fu interrotta, ma assunse
soltanto un altra forma. Essa consisteva in tre punti
principali: 1 lotta aperta od accordi, pur di avere la
supremazia in Armenia; 2 dimostrazioni guerresche
io

146

all Buirate, evitando il pi possibile che prendessero


aperto carattere di invasione; 3 suscitare imbarazzi
ai Parchi, sia eccitando popoli finittimi contro di loro,
sia promuovendo lotte dinastiche, cosa agevole per
le costituzioni di quel regno, ovvero, eccitando rivol
gimenti e sedizioni nelle grandi citt di origine greca.
Cosi Seleucia di faccia a Ctesifonte, la capitale della
Parthia, si dichiar indipendente, e per lunghi anni
sostenne lotte ed assedi.
Per questa politica il regno dei Parthi vittorioso
in guerra, rimanea soccombente in pace; si scorge
come talvolta quei re, pur di stornare i terribili ef
fetti di una s Esiziale politica, facessero delle conces
sioni ai Romani, le qual' senza la scorta di tale no
zione rimarrebbero enigmatiche.
A Phraatace morto, come dissi, in una sedizione,
successe al trono dei Parthi, Orode II con breve re
gno, quindi fu fatto re Vonone uno dei quattro figli
di Phraate, per istigazione di Thermusa inviati a
Roma. Scacciato questi dal regno da Artabano re
di Media, pure un Arsacide, Vonone ripar in Siria
presso eretico Silano governatore; due anni dopo
per non irritare Artabano, fu condotto a Pompejopoli nella Paflagonia, donde tent inutilmente fuggi
re ed infine venne ucciso in Antiochia da Tiberio
per impadronirsi delle sue ricchezze, come afferma
Svetonio.
Artabano il 3 di questo nome eX IX m0 Arsacide,
che avea occupato il trono scacciandone Vonone, eb
be rapporti sufficientemente conciliativi con Germa
nico inviato da Tiberio in Oriente, ma questi morto,

U7

il Partho pose un suo figlio sul trono di Armenia e


mand ambasciatori in Siria per esigere i tesori tolti
da Tiberio a Vonone. I Romani lo contraccambia
rono inviando quale pretendente al trono, Phraate
uno dei figli di Phraate IV che assieme ai fratelli di
morava a Roma, come gi fu detto. Questi mor per
via, e Tiberio gli sostitu Thiridate e indusse Pha/rasmane re d Iberia (Georgia) fra lEuxino e il Ca
spio, ad invadere lArmenia; quindi furono promosse
delle sedizioni per le quali Artabano dovette fuggire in
Hircania, e Vitellio per ordine di Tiberio pose sul trono
parthico Tiridate. Ben presto per la nazione par
thica prese il disopra, Artabano fu richiamato, egli ;
venne con un corpo di Sciti e costrinse Tiridate a fug
gire in Siria.
Pare sia questo il periodo al quale si debba attri
buire la lettera che Svetonio afferma inviata da Ar
tabano a Tiberio. In essa il re parthico rimprovera al
secondo Augusto i suoi vizi e le colpe, consigliandolo
a liberare il mondo dalla sua presenza. Moderni scrit
tori mettono in dubbio la realt di un simile scritto,
se non che apparisce in concordanza e con gli insulti
anonimi che Tiberio riceveva dai Romani e con le
imprecazioni della gente che egli mandava al suppli
zio, dallo stesso Svetonio affermate. Artabano inoltre
dopo le molte peripezie sofferte, il cui primo autore era
Tiberio, dovea essere profondamente irritato contro
di lui.
Giuseppe Flavio scrive che poco prima della morte
di Tiberio vi fu pace tra questi ed Artabano, ma
nuovi torbidi srsero in Parhia, non si sa se spon-

148
tanei o promossi da Roma, in seguito ai quali Arta
bano fu un'altra volta scacciato dal regno, ma riusc
a ritornarvi e poco dopo mor.
Gotarze e Baardane figlioli di Artabano regnarono
e si guerreggiarono a vicenda. Un pretendente nipote
di Phraate IV di nome Meherdate inviato da Roma
non ebbe fortuna e fu ucciso da Gotarze, il quale
pure non sopravisse molto e mori circa lanno 50*
della nostra era.
Havvi molta incertezza sul periodo della storia
parthica, durante limpero dei Cesari successori di
Tiberio, e nulla si conosce del breve regno di Vo
none II satrapo di Media, come indica Tacito, suc
cesso a Gotarze.
Il
regno di Vologese I figlio di Vonone e di una
concubina greca, secondo Tacito, o figlio di Arta
bano III come vorrebbe Giuseppe Ebreo, fu memora
bile per nuove lotte fra Parthi e Romani in Armenia.
Appena asceso al trono, Vologese invase lArmenia
e la diede ad un suo fratello per nome Tiridate.
Nerone era appena asceso allimpero ed i suoi con
siglieri lo persuasero a valersi dellopera di un uomo
eminente il quale con valore e prudenza seppe bi
lanciare la fortuna delle armi. Gneo Domizio Corbulo
era fratello di Cesonia moglie di Caligola, Pretore
con Tiberio, e console suffecto sotto Caligola. Con
Claudio nellanno 47 ottenne il comando degli eserciti
in Germania e riport grandi successi, ma a Roma
sorsero sospetti e lo si obblig di ritornare al Reno,
dove costru il canale fra la Mosa e il Reno della
lunghezza di 23 mila passi. Fu a Nerne fedelissimo ;

U9

se l'avesse voluto, per la stima che godea e l'affetto


delle truppe, avrebbe potuto proclamarsi imperatore.
Condannato da Nerone, si uccise esclamando, scrive
Dione: ben mi st riconobbe cio l errore di es
sersi dato in mano al tiranno.
Corbulone era considerato il migliore capitano del
suo tempo e quando giunse a Roma la notizia che
il re dei Parthi avea invasa lArmenia, vi fu sgo
mento pensando alla giovinezza di Nerone che con
tava appena 17 anni, e la scelta di Corbulone fu una
specie di plebiscito.
Venne perci richiamato dalla Germania ed as
sunse il comando degli eserciti dOriente, con ordini
ai governatori di coadiuvarlo, specialmente ad Umidio Quadrato governatore della Siria.
Con meraviglia di tutti, per, il re Parthico si mo
str inchinevole alla pace. Era avvenuto uno dei fatti
improvvisi, ma frequenti in quel paese, diretti a pa
ralizzare lazione dei Parthi. Vardane figliolo di Vo
logese ribellossi contro il padre e questi dur tre anni
a debellarlo, quindi furonvi circa tre anni di pace
durante i quali Tiridate il fratello di Vologese rimase
nel regno di Armenia, n i Romani tentarono di oc
cuparlo. Rimasto libero, Vologese non ragion pi
di pace ed ebbe un contegno provocante verso i
Romani, laonde Corbulone reput indispensabile una
azione efficace.
In tutti i confini romani eranvi grandi apparecchi
e le forze dei Parthi si concentravano in Armenia e
lungo l Eufrate. Quando, inopinatamente un nuovo
fatto venne a distrarre le forze di Vologese. LHircania

480

e le popolazioni vicine si sollevarono contro i Parthi,


i quali furono costretti di ritirare le loro forze dal
l'Armenia per far fronte al nuovo nemico.
Alcuni moderni scrittori mettono in dubbio che tali
sollevamenti fossero opera dei Romani, perch non
lo trovano scritto negli antichi autori, come se i fatti
e le circostanze che li accompagnano, non equivales
sero anzi non superassero in efficacia le affermazioni
scritte. Perci stimo sia perfettamente nel vero il
Merival nella sua storia del romano impero, quando
asserisce che la sollevazione dell Ircania e di altri
popoli soggetti ai Parthi fu opera dei Romani. Sono
tali e tanti gli indizi, combinano per modo i dati, ab
bondano siffattamente le allusioni negli antichi scrit
tori, che lasserzione supera di assai i limiti di una
congettura ed anche di una probabilit. Deesi inoltre
por mente che tutti gli scrittori antichi rimastici,
anche se contrari allimpero, ovvero agli imperatori
avversi, son senza distinzione apologetici per i Ro
mani, n si pu attendere da loro una confessione
che non tornava certo ad onore delle armi romane
ed alla rettitudine ufficiale di cui i grandi magistrati
e lo Stato romano faceano pompa.
Corindone, avendo trovato in Armenia le sole forze
indigene, non incontr grandi difficolt ad impadro
nirsi del paese, il quale fu diviso fra diversi principi
tributari.
Domata anche linsurrez'one dellHircania, Vologese
con grandi forze si apprest ad invadere lArmenia
ed a minacciare la Siria. Corbi^lone parimenti era
pronto alle ostilit, ma i belligeranti combinarono

<51

una tregua fino allesito di una ambasceria mandata


dai Parthi a Roma, con la condizione che Romani e
Parthi sgombrerebbero lArmenia e cos fu fatto.
Lambasciata ritorn senza aver ottenuto nulla di
soddisfacente e le ostilit si riattivarono. Ma avvenne
un cambiamento il quale decise dellesito della guerra.
La corte imperiale temendo forse cheCorbulone troppo
si innalzasse, limit la sua azione al governo della
Siria e sotto pretesto di dargli un coadiutore da lui
chiesto, secondo Tacito, fu incaricato della guerra di
Armenia L. Cesenio Peto un favorito di Nerone. Co
stui dimostr una volta di pi l impotenza delle le
gioni romane contro la cavalleria parthica. La sua
campagna in Armenia contro i Parthi tenne e della
spedizione di Crasso e di quella di Antonio. Peto fu
felice il primo anno al pari di Crasso, e nel secondo
divise il suo esercito al pari di Antonio. Mancano
particolari di queste vittorie dei Parthi contro i Ro
mani. Si pu accertare per, che la parte delleser
cito lasciata indietro da Cesenio Peto, fu sopraffatta
e distrutta dalla cavalleria parthica e che il generale
romano fu dai nemici si rigorosamente chiuso nel suo
campo da essere costretto ad una ignominiosa capi
tolazione nel momento di venire assalito ed alla sua
volta distrutto. Cos lesercito romano di Peto fin
anche peggio di quello di Crasso e lArmenia fu nuo
vamente abbandonata dai Romani (1).
(1) La grande vittoria dei Parthi per la quale l'intero eser
cito di L. Cesenio Peto venne costretto a capitolare fu otte
nuta principalmente p er uno dei principali compiti delle ca
vallerie, quello di non lasciare pace n tregua al nemico. Che

15i

Corbulone si mantenne quasi sempre sulla difen


siva, pass l'Eufrate e si trincer in una forte posi
zione.
Un modo da lui introdotto per allontanare i Parthi
se questo apparisce un adempimento semplice ed ovvio, occor
rono molti fattori per riuscirvi. Non toccher che i princi
pali, lasciando pi^e da parte altri gi altrove indicati.
Il
primo fattore , i molti ufficiali, le molte persone cio
che per la educazione, lo indirizzo e gli ideali che coltivano,
costituiscono un capo saldo di onore, di valore e di abnega
zione. L'esempio dimostra che le battaglie presenti come le
passate si vincono con gli ufficiali. L'enorme mortalit di uf
ficiali austriaci caduti a Sadowa, una rivelazione degli sforzi
da essi fatti per mantenere i soldati contro il nemico e cos
dicasi dei Russi, dei Tedeschi ecc. Tirate agli ufficiali, la pa
rola d'ordine in ogni combattimento. Una truppa senza uf
ficiale, dice una costante esperienza, una truppa perduta.
Vi saranno degli esempi contrari, ma sempre in via di ec
cezione.
Ora a mio avviso nella nostra cavalleria vi sono troppo
pochi ufficiali e ben a ragione il generale Boselli ne pro
pugna l'aumento. Sopratutto indispensabili troverei i capitani
in prima ed i capitani in seconda, come abitualmente si dice,
ed usasi in altri eserciti. Vogliasi o n, l'unit di battaglia
per le moderne cavallerie lo squadrone, e questo senza ag
giunger altro spiega a chi conosce, una quantit di compiti
e di eventualit per le quali bene che in guerra, caduto
un capitano in uno squadrone, ve ne sia un altro da sosti
tuirgli; pure bene in pace che i compiti del capitano di
staccato, sieno divisi, qualora lo squadrone ottenesse la in
vocata e la dovuta autonomia.
Il
nuovo compito delle moderne cavallerie, o meglio il ri
torno agli antichi indirizzi, come lo dimostra l'autore di questo
studio ragionando dei Parthi, di affidare cio ad ufficiali di
cavalleria divisi in pattuglie le ricognizioni e le informazioni,

153

che gli contendeano il passaggio del fiume, ebbe nel se


guito grandi successi. Egli costru una flottiglia sullEufrate, larm di grosse macchine da guerra ed
ancoratala nel mezzo del fiume pot in questo modo,
dimostra una volta di pi la necessit di aumentare il nu*
mero dei nostri ufficiali di cavalleria. Ben vero che un si
stema di mal compresa parit, che si appiglia ad eguagliare
le forme, vi dice gi in scritti tattici e didattici che per le
pattuglie di ufficiali, si possono mandare ufficiali di fanteria
montati, ufficiali di artiglieria, dello stato maggiore ecc. Non
seria, questa affermazione o lo diverr soltanto il giorno
nel quale gli ufficiali di tutte queste armi avranno acquistata
la scienza e la esperienza che ha o deve avere un ufficiale
di cavalleria.
Un ufficiale dell'esercito prussiano un filosofo di primissi
mo ordine nel suo Das Umbewusten o lincosciente, come dire
mo noi, spiega l importanza e le maggiori capacit che svi
luppano in una data cosa gli specialisti per la facolt di
perfezionamento negli esseri. Un ufficiale di cavalleria che
sappia il suo mestiere perfeziona i suoi sensi nell'arguire ed
indovinare; vede pi di un altro, quando sul suo cavallo:
dei segni impercettibili, le ondulazioni del paese che percorre
le linee della geografia fisica sono per lui rivelazioni. < Dobbinino essere vicini ad un fiume , dicevami un d mentre era
vamo a cavallo un vecchio ufficiale superiore; per quanto
guardassi non m'accorsi di nulla, ma il fiume v'era ed a poca
distanza. Un movimento lontano in una siepe, un rumore ap
pena sensibile, un barlume, costituiscono per l'esperto ufficiale
di cavalleria altrettante indicazioni che ad ogni altro sfuggi
rebbero. Talvolta il cavallo che lo avverte; sono comuni e
notori su questo proposito gli esempi intorno le manifestazioni
dei cavalli. Perci reputo utilissimi gli esercizi di informazioni
e scoperte, poich creano per cos dire dei sensi nuovi, meglio
dei finti combattimenti, i quali trppo spesso procureranno
delle terribili sorprese nei combattimenti veri, come Inglesi e

J5 4

ma con questo soltanto, tenere lontana la terribile


cavalleria parthica. Sebbene Corbulone non abbia
avute segnalate vittorie contro i Parthi, lo si pu
considerare il Ventidio del suo tempo, perch non fu
mai vinto.
Tedeschi giudicano avverr, per l'indole delle grandi manovre,
in Francia. Senza che mi dilunghi intorno alla capacit che
pu acquistare un cavaliere mediante Teserei tazioni nelle in
dagini e nelle scoperte, rimando il lettore che ne volesse sa
pere di pi al libro del colonnello v. W eibern pubblicato a
Berlino, Die E n ieh u n g des Kavakristen sum patruillen
dienst. Nella guerra austro-francese del 1870 il generale che
seppe di gran lunga condurre meglio degli altri la sua cavalleria
fu il principe Federico Carlo, perch era un generale di ca
valleria.
Un altro fattore importante per la riuscita dei compiti delle
cavallerie, l'autonomia. Russi ed Austriaci vanno facendo dei
grandi progressi nei loro ordinamenti, e minori paionmi quelli
dei Tedeschi e Francesi ; dellItalia non ragiono perch finora
sono nulli. Quando si considera l'ordinamento amministrativo
dello squadrone in Austria e lo si confronta col nostro, le di
versit sono troppo chiare e visibili per spendervi sopra molte
parole. Come lo dimostrano le guerre dei Parthi contro i R o
mani, la forza principale della cavalleria la m obilit; ora
l'autonomia giova assai a mantenere lordine e le condizioni
normali nella mobilit, quindi la regola non solo, ma anche
l'accresce. Lo sviluppo di forze e di capacit umane ed i grandi
successi, si ottengono sempre, non con la servile obbedienza,
ma con l'unione di molte responsabilit saviamente dirette ad
un obbiettivo comune.
L'ultim a guerra fra Francesi e Tedeschi dimostra la supe
riorit dei generali germanici sui francesi, non tanto per ca
pacit individuali maggiori, quanto per lo indirizzo autonomo
lasciato e voluto da M oltke ai suoi principali coadiutori. Ecco un
esempio di un ordine del generale capo di Stato Maggiore ger-

455

Finalmente Romani e Parthi vennero a trattative,


le basi delle quali fu che Tiridate fratello di Vologese
sarebbe il re dArmenia, ma ne avrebbe avuta lin
vestitura da Roma.
Tale accordo ebbe luogo nel 63 della nostra era,
e nella primavera del 66, lanno appunto in cui ebbe
principio la rivoluzione giudaica, Tiridate con grande
pompa accompagnato da 3 mila cavalieri parthici e
numeroso seguito giunse in Napoli, dove risiedeva Ne
rone e questi il condusse a Roma, nella qual citt si
comp solennemente la investitura al regno di Ar
menia; funzione pomposa, di grave dispendio e di
pura parvenza, della quale per si contentarono i
Romani, mentre lutile rimaneva gli Arsacidi.
Il regno di Vologese I continu durante gli awemanico: < Le notizie pervenute fanno supporre che il nemico
siasi ritirato dietro la Mosella o la Seille. Tutti e tre gli
eserciti seguiranno tale movimento. Per assicurare la marcia
si dovr mandare avanti ed a gradi di distanza la cavalle ria . Il tema dato, l'esecuzione cui spetta. Quale diffe
renza con la nostra spedizione di Rom a! L'opera del generale
di Alvensleben parmi tipica su questo proposito. Per essere
giunto di sua iniziativa sul campo di battaglia di Spicheren
cambi in una vittoria la battaglia perduta. Per altra sua
iniziativa avendo successivamente tirato in azione lesercito del
Reno, ne risult la vittoria di Sedan ed egualmente col suo
intervento decise le battaglie di Vionville, Beatine e le Mans.
Dal grande, venendo al piccolo si osservano i medesimi risul
tati ; e senza tema di errore si pu affermare che a condizioni
pari, vincer sempre quella cavalleria i cui ordinamenti, per
pi estese autonomie, le concederanno maggiore spigliatezza di
movimento e maggiore equilibrio dinamico nella rapidit delle
sue mosse.

156

nimenti che fecero scomparire Nerone dalla scena


del mondo, diedero degli effimeri imperi a Galba, Ot
tone, Yitellio e permise a Vespasiano di fondare la
breve dinastia dei Flavi.
Da Nerone a Trajano vi fu un lungo periodo di re
lativa pace fra Parthi e Romani, poich non leggesi
vi sieno state spedizioni o guerre, quanto agli ordi
menti politici, pare dalluna e dallaltra parte conti
nuassero senza posa. I Romani, pi o meno aveano
parte nelle rivolte di provincie ai Parthi soggette o
nei continui dissidi dinastici della famiglia reale; n
da quanto riesce a scorgere stavano indietro i Par
thi, sia favorendo rivolte, sia offerendo aiuti ai pre
tendenti allimpero, sia apertamente aiutando taluni
dei falsi Neroni che tentarono ingannare la buona
fede dei popoli. Su questo terreno per la superiorit
rimase evidentemente a Roma.
Quando Vespasiano si apprestava a torre limpero
a Vitelio, Vologese gli offr un esercito di 40.000 Par
thi, ma il futuro imperatore era troppo accorto per
vincere collaiuto dei temuti nemici dei Romani.
Quando Vologese fu assalito da molte genti confi
nanti, chiese aiuti a Vespasiano, ma questi si guard
bene dal darli. Ad ogni modo rapporti in apparenza
cordiali regnarono fra i Flavi e gli Arsacidi, segnatamente con Tito fatto segno alle pi pompose e cortesi
dimostrazioni dal re parthico. In realt per non vi
era rivolgimento presso i Parthi, il quale non fosse
aiutato dai Romani, e viceversa, fin dove lazione par
thica potea giungere.
Per tali condizioni, esternamente pacifiche, poco

157

nota risulta anche questa parte della storia dei Parthi,


si ignora quando propriamente morisse Vologese I, se
il suo successore immediato sia stato Pacoro II e quanto
costui regnasse. Si conosce che questo re si dolse con
Trajano, probabilmente dei torbidi suscitatigli dai
Romani, cos il Suida; e quando Cosro sal sul trono
degli Arsacidi le condizioni della Parthia doveano es
sere desolanti per divisioni dinastiche, guerre civili ed
impuniti rivolgimenti di citt e provincie.

Capitolo VII.

La spedizione di Trajano contro i Parthi.


(Anni 114-117 era mod.).

Gli scrittori antichi non ricordano guerre fra Ro


mani e Parthi dpo la solenne investitura di Tiridate
fratello di Vologese al trono di Armenia, fatta da
Nerone. Per questo motivo gli autori moderni scri
vono che non ve ne furono. Ma pi esatto parrebbemi, dire che lo si ignora. Avvalorano il dubbio
alcuni indizi dai quali apparisce che verso lanno 80
della nostra ra, Trajano sotto il comando di suo pa
dre guerreggiasse i Parthi sullEufrate. Questo impera
tore fu il primo non Italiano assunto allimpero ; era
per nativo ditalica nella Spagna Belica (Alcal del
Rio) colonia fondata da Scipione con i suoi veterani
dItalia. Trajano quindi era un discendente degli Ita
liani vincitori di Annibaie.
La perfetta conoscenza di Trajano delle faccende
parthiche, disegna meglio lindizio che egli in sua

460

giovinezza li guerreggiasse: ed i travagli di quel re


gno dilaniato da guerre di vicini, da sommosse di
vassalli e da lotte dinastiche dimostrerebbero che
Trajano, mentre guerreggiava in Dacia e vinceva Decebalo, avea lo sguardo al paese delle sue prime armi
e lo apparecchiava a sopportare le legioni romane.
Parrebbero ancora accaduti avvenimenti a noi ignoti
per la condotta dei re Parthici i quali in Armenia
non tennero pi i patti con Nerone stabiliti, cio di
nominare essi i re di Armenia, ma di sottoporli alla
cerimonia di una investitura impartita da Roma. Ed
infetti essendo morto Tiridate di Armenia, Pacoro II
figlio di Vologese I regnando in Parthia, nomin al
regno di Armenia Exedares un suo figliolo, ma come
racconta Dione non ne fu data notizia a Roma per
linvestitura.
Essendo negli accordi con Nerone il vantaggio reale
dal lato dei Parthi, non parrebbe, se non esistessero
altri latti, che questi abbiano rinunziato senaltro a
stipulazioni per le quali si trovavano in condizione
migliore dei Romani.
Forse, per lo stato di incipiente disorganizzazione
della Parthia, ebbero luogo nel tempo cui accenno,
parziali tentativi su 11'Eufrate, dalle armi ramane re
pressi.
Quando verso la fine del 1 secolo avvenne la no
mina di Exedares a re di Armenia, Tramano gi adot
tato da Nerva nel 97, trovavasi unico imperatore
da circa due anni e disponeva alla guerra dacica,
quindi non avea agio di guerreggiare in Armenia. La
guerra Dacica infatti cominci l'anno 101 e dur fino

<61

al 106 e Trajano non frappose indugi per iniziare la


lotta in Armenia Parecchi autori moderni indicano
che Trajano abbia incominciata la guerra lanno 114
tanto per la Parthia come per lArmenia, ma stimo
ci inesatto e mi unisco piuttosto allopinione del Tillemont nella sua Histolre des empereurs, il quale
fece accurati e speciali studi sulla vita di Trajano, in
torno la quale pochi e deficienti nozioni ci rimangono.
Secondo questo autore, Trajano avrebbe cominciata
la guerra in Armenia l'anno 859 di Roma che corri
sponde al 106#della nostra ra, ed avrebbe dato mano
alla guerra parthica lanno 867 di Roma, corrispon
dente al 114 della nostra ra.
A Pacoro II nel regno Parthico era succeduto
Cosroe (XXV Arsacide) suo fratello, e questi per non
irritare i Romani avea tolto il regno a Exedares figlio
di Pacoro, e con uh ambasceria, che secondo Dione
raggiunse Trajano in Atene, lo chiese per Parthamasiris fratello di Exedares, dicendolo pronto a ricevere
linvestitura dai Romani, secondo gli accordi con Ne
rone stabiliti. Trajano accolse freddamente gli amba
sciatori, non volle donativi, disse che le amicizie dei
re si misurano dalle azioni, non dalle parole e con
cluse, che vedr il da farsi quando sar in Siria. In
tanto continu la sua marcia e ricevendo omaggi di
re e governatori giunse a Samosata nellArmenia.
Parthamisiri risolse di presentarsi a Trajano e mentre
questi prendea possesso di Satala ed Eiegeja citt ar
mene, comparve nel campo Parthamisiri con piccolo
seguito. Venuto in presenza dell imperatore, depose
la corona, stimando essere invitato a riprenderla, ma
il

161

limperatre non disse verbo e l esercito, probbil


mente istruito di ci che dovea accadere, applaud.
Parthamisiri a parole fu detto libero, in realt pri
gioniero e non and guari che venne ucciso. LAr
menia si sottomise e fu fatta provincia romana.
In quale anno 1 imperatore proseguisse le sue
conquiste o meglio le occupazioni dell alta Mesopotamia, non si possono fare che delle congetture, ma
a mio avviso, con la presa dellArmenia e della Me
sopotamia alta, con qualche viaggio a Roma, sebbene
dai pochi documenti rimastici non ricordato, e con
gli avvenimenti del terremoto di Antiochia che giu
dicherei avvenuto qualche tempo prima del 115 Trajano impieg gli anni dal 106 al 114 della nostra ra.
Neppure nella conquista dellalta Mesopotamia lim
peratore incontr eserciti parthici. Pare che le divisioni
e le lotte intestine in quel paese impedissero la rac
colta di un forte esercito e che le forze comandate
da Cosroe andassero ritirandosi man mano che i
Romani avanzavano, in attesa di migliori opportunit.
Da quanto si pu argomentare lesercito di Trajano
segu due vie ; una parte marci nellAnthemusia fra
lEufrate e il Kabur, e l altra pi all est al di qua
delle montagne del monte Masio. Per 1 una via si
impadron di Edessa e della provincia dellOsrhoene,
per laltra occup Nisibi ed il circostante paese. I re
di Edessa che secondo nota Procopio (de Bell. Pers
II 12) e scrittori orientali come gi indicai,''si deno*minavano Augari o Abgari, nelle epitome di Dione
trovasi come se fosse un nome di persona ; cos Plu
tarco quando ragiona dellAbgaro che svi Crasso; e

163

simile indicazione poco esatta continuata dal Mar-quardt nel suo dotto lavoro intorno l'organizzazione
dellimpero romano (p. 305).
Questo Abgaro di Edessa and incontro a Trajano
con donativi grandi, ma sopratutto piacque allimpe
ratore un figliolo del re, molto avvenente, che dan
zava nei banchetti, col quale visse in grande dimesti
chezza, cos raccontano Dione e Suidas, e per esso,
l Abgaro fu perdonato.
Sebbene loccupazione dellalta Mesopotamia avve
nisse senza gravi contrasti, si scorge che ebbe molta
influenza nella pubblica opinione, poich dalluna parte
re e satrapi che teneano per gli Arsacidi, si affret
tarono di fare atto di sommissione, e dallaltra grandi
onori e titoli vennero impartiti dal Senato allimpe
ratore; fu intitolato Ottimo e Parthico, ma il primo
principalmente piaque a Traiano, come afferma Dione.
Oran parte delle conquiste furono ridotte a provincia
romana, poscia Traiano per la via di Zeugma and
a svernare in Antiochia.
Mentre limperatore dimorava in questa sontuosa
capitale, avvenne il terribile terremoto che rovin
la citt. Traiano stesso rimase ferito e fu costretto
di fuggire da una finestra e siccome il flagello con
tinu molti giorni, scrive Dione, limperatore assieme
ad altri cittadini si accamp nel circo. Fra le vittime
fuvvi il console Pedo Virgiliano il quale mori, ma
non si sa quando, per le riportate lesioni ed altri
illustri personaggi rimasero spenti.
Coloro i quali vogliono che il terremoto di Antiochia
avvenisse nel 115 della nostra era, perch in que 1-

J6i

lanlno i fasti consolari indicano console Pedo Vergiliano ferito nella catastrofe, sono obbligati di far
passar oltre Traiano a tanta sventura, e che, senza,
darsene pensiero, intraprendesse nella seguente prima
vera la sua spedizione contro i Parthi. Dal terrem oto
per non fu colpita la sola Antiochia, ma molti altri
cntri dellimpero ne soffersero.
Csi nelle provincie romane dellAsia quattro citt.
vennero completamente distrutte. Nella Galazia, se
condo Dione, tre citt ebbero la stessa sorte e due in
Grecia; questo fa ritenere altre regioni ne abbianoparimenti avuto danno e solo la deficienza di docu
menti ci tolga modo di conoscere lestensione della
grande calamit.
probabile quindi che Trajano abbia impiegatoranno 115 nel visitare la metropoli e nel sollecitare
ripari ai gravi danni che all impero ne erano deri
vati, e nella primavera del 116 abbia iniziata la
guerra parthica propriamente detta.
Gli anni trascorsi dalle prime imprese romane
contro i Parthi aveano istruiti gli invasori. Dai nuovi
metodi adottati apparisce nel modo pi schietto che
essi riteneano le legioni incapaci di sostenere, non
lurto, ma le offese della cavalleria parthica. Gi
indicai pi sopra un sistema difensivo di cui appari
sce inventore Corbulone, se egli stesso non fece che
applicare modi gi precedentemente usati. Questo
metodo fu di porre, come si disse, delle grosse mac
chine da lanciare projettili su navi tenute nel corso
dellEufrate, e con la navigazione fluviale proteggere
le legioni lungo le rive fino alla portata delle mac

1M

chine, ed in ogni evento creare loro un asilo sicuro


anche sulla sponda nemica. Trajano in luogo di
imitare Crasso ed Antonio, non inizi marcio terre
stri isolate, ma volle essere protetto dalla, naviga
zione fluviale. Gi una flotta esisteva sullEufrate, ed
il pensiero di Trajano fu di averne pure una sul
Tigri. La difficolt era di procurarsi legname adatto,
che le rive del Tigri, da quanto assicura Dione, ne
erano spoglie. Ma i Romani aveano potenza di mezzi
-ai nemici che combatteano ignoti. Gi Cesare nelle
sue guerre insegn il modo non solo di trasportare
delle navi, ma ancora di costruirle in modo da po
ter essere a pezzi trasportate. Trajano pertanto avendo gi fissato il suo piano di invasione, ordin ai
legati la costruzione di navi. Essi, o per suo ordine
per loro iniziativa scelsero il territorio dell'antica
Nisibi, posta sul torrente Mygdonio, secondo Giuliano
e Giustino e distante circa due giorni di cammino dal
Tigri, come nota Procopio. Fu scelta tale localit
per labbondanza dei legnami, e lubertosit del suolo.
Le navi, tosto costrutte, furono trasportate su carri
fino al Tigri nel punto, scrive Dione, dove il fiume
esce dalla catena dei Corduni, chiamati Gordici da
Suida, Stefano B. e Tolomeo, vale a dire la catena
del Monte Masio.
Apparisce che il compito di questa flottiglia era
triplice, una parte dovea stabilire un ponte sul Tigri,
u n altra tenersi in armi pronta a difenderlo ed a
sgombrare le rive, la terza finalmente fu destinata
per seguire lesercito alla conquista del paese, poich
tutti i maggiori centri erano posti lungo il fiume,

166

od i suol confluenti. Per questi motivi Dione nota,


che i Romani aveano grande quantit di navi.
Non vi era cavalleria che potesse contrastare le
navi di Trajano. Mebarsape re dellAdiabene vassallo
dei Parthi, la provincia nella quale l imperatore
oper lo sbarco, fece grande resistenza, ma la novit,
del caso di vedere molte navi dove non eravi il
menomo materiale per costruirle e la sorpresa dell inatteso e potente attacco, paralizzarono le difese.
Non pare che Cosroe re dei Parthi abbia mosso il
suo esercito contro Trajano ed infatti Dione lo dice
occupato nel sedare intrne rivolte ed a combattere
guerre civili. I Romani ajutati dalle navi vinsero ogni
difficolt, ed i nemici sbaragliati non impedirono pi
loccupazione della provincia. Trajano sempre intento
ad emulare le imprese di Alessandro, si trov cos
signore della regione che fu il campo di vittoria del
grande conquistatore; laonde si pu argomentare non
essere stato questo lultimo motivo che fece preferire
allo imperatore romano lattacco lungo il Tigri.
Riesce della massima difficolt seguire la m arcia
e le soste di Traiano, perch mancano documenti ed
inoltre Dione o meglio Sifilino risulta poco chiaro.
Parrebbe accertato che Traiano dopo aver prese
le citt e le fortezze lungo la valle del Tigri ed es
sersi assicurato con la flottiglia e con forti presidi
il libero corso del fiume, siasi poi rivolto allEufrate.
Il piano dellimperatore apparisce veramente gran
dioso. Evidentemente egli volle impadronirsi del
corso del due principali fiumi che rinserrano la Me
sopotamia, il Tigri e lEufrate i quali correndo quasi

*61

paradelli dapprima convergeano ai punti di Selucia e


di Ctesifonte sul Tigri e di Babilonia sullEufrate da
rendere la distanza fra luno e laltro di appena 200
stadi (come indica Strabono) e si confondono poi
presso il Golfo Persico. Si scorge che Traiano me
diante le flottiglie da lui costrutte, parte delle quali,
secondo Dione sarebbe stata trasportata sullEufrate,
volle avere una base di operazione inespugnabile.
Egli cos pot senza pericoli occupare il territorio
fra i due fiumi, ritraendo dalle due arterie fluviali
ogni pi ampio appoggio e modo di sussistenza per
il numeroso suo esercito.
Era un deserto mutato in regione abitata da una
popolazione militare provvista e soccorsa dallEufrate
e dal Tigri le di cui condizioni fluviali, dagli storici
e dai geografi antichi, appariscono migliori di quelle
di oggid.
Con la flottiglia dellEufrate che proteggea leser
cito, limperatore prese quasi senza contrasto Babilo
nia, e poscia con la flottiglia del Tigri occup pure
Seleucia senza trovare impedimenti; questa almeno
sembra la versione pi verosimile, quantunque taluno
fra i moderni scrittori sostenga che il possesso di Selucia venne ai Romani contrastato. Forse tale opinio
ne si fonda sulla posteriore ribellione di Seleucia, ma
in realt non sonovi indizi di valore dai quali si
possa desumere che Traiano abbia espugnata la citt
greca.
L'imperatore essendosi cos impossessato quasi senza
lotta delle principali citt dellimpero parthico, stimava
di trovare grandi resistenze a Ctesifonte la capitale del.

168

limpero, ma non fu cos. La famiglia degli arsacidi


e la sede del governo con i tesori reali, allavvicinarsi dei Romani erano gi state trasportati in re
gioni lontane, non tocche dal nemico.
E qui siami permesso ritornare al concetto delle
capitali mobili di cui nel primo capitolo ragionai quale
una delle costituzioni parthiche. Per assurdo possa
sembrare il sistema, esso fu in occasione della guerra
di Traiano la salvezza dei Parthi. Abituati a mutare
sede di governo durante lanno, non durarono fa
tica alcuna allavvicinarsi dei Romani di trasportare
altrove la capitale. Essi portarono .integralmente la
direzione e i mezzi di offesa e difesa di cui potevano
disporre in luoghi meglio adatti e loccupazione di
una citt non estinse limpero parthico, come in quel
tempo sarebbe certamente avvenuto di Roma se i
Daci od i Parthi, se ne fossero impossessati. Portando
il pensiero allet moderna troviamo che i diversi
Stati sono nella condizione dellantica citt sovrana.
Sempre pi, per gli smodati accentramenti le capi
tali divengono la sede di complicati meccanismi di
governo, turbati i quali non pi possibile mante
nere la compagine dello Stato; perci nelle mo
derne guerre vediamo obbiettivo dei belligeranti l
capitale avversaria ; chi primo la prende ha irremissi
bilmente rovinato il nemico, al quale anche se ri
mangono forze, restano una specie di materia inorga
nica che gli riesce impossibile od estremamente difcile utilizzare, come avvenne in Francia.
I Romani giunsero a prendere il trono doro degli
Arsacidi, ma chi loccupava era lontano in mezzo al

<69

suo esercito intatto, pronto ad approfittare di una


qualche favorevole occasione.
Le notizie delle occupazioni compiute da Traiano,
giunte a Roma, fecero il Senato smanioso di conce
dergli nuovi onori, accordandogli trionfi e monu
menti ; ma ben altri erano i desideri dellimperatore.
Come dissi pi sopra, il suo modello era Alessandro,
e dopo avere acquistati i paesi dal Macedone vinti,
designava di eguagliarlo ed essere a lui superiore,
estendendo le sue conquiste al di l di quelle dello
stesso Alessandro. Per tale motivo scese lungo il
Tigri ed entr nel mare Eritreo. Egli volea accer
tarsi della possibilit di compiere i suoi piani, ed a
questo effetto occup Messene, isola del Tigri; quindi,
inoltratosi nelle ricerche lungo le coste del mare,
corse gravi pericoli per procelle che lo sorpresero,
ma non smise di accarezzare disegni di nuove in
traprese, e tanto era fisso il suo pensiero nelle gesta
di Alessandro che, per averlo quale semidio favore
vole, gli celebr solenni sacrifici nella casa dove assicuravasi fosse morto.
Mentre tutto intento a future conquiste era an
cora sulla nave, scrive Dione, gli giunsero improv
vise notizie di sedizioni e di rivolte delle contrade
parthiche. Traiano, meravigliato che un paese te
st vinto potesse ancora muoversi, affrett il ri
torno, inviando sollecitamente i suoi generali a re
primere le rivolte. Le principali citt si erano ribel
late comprese quelle dellalta Mesopotamia, gi com
posta a provincia romana, come Nisibi ed Edessa, le
quali furono strette d'assedio, da Lucio Quieto; pare

170

che Nisibi non sia stata distrutta, per essersi resa,


ma Edessa venne espugnata, e dopo il saccheggio data
alle fiamme.
Anche Seleucia erasi ribellata, e fu ripresa ed in
cendiata dai legati M. Ericio Claro (forse lo stesso
di cui ragiona Plinio il giovane nella sua nona let
tera del libro secondo) e Giulio Alessandro. Un altro
legato di Traiano chiamato Massimo ebbe una sorte
ben diversa. Non si pu dire se lesercito parthico
siasi avanzato nella regione occupata dai Romani, e
la sua presenza abbia promossi i rivolgimenti, ov
vero se alla notizia di questi, il re Cosroe sia ac
corso in aiuto dei rivoltosi; il latto che le ribel
lioni venivano appoggiate da truppe.
Lesercito di Cosroe assal Massimo; la cavalleria
parthica, con larm a offensiva che la rendea potente,
anzi irresistibile, avvilupp e distrusse le legioni ro
mane una volta di pi. Il legato di Traiano fu non
solo sconfitto ma anche ucciso, ed il suo nome va
aggiunto alla ormai numerosa schiera dei generali
romani vinti dai Parthi.
Non ostante le feroci repressioni, il territorio par
thico era in piena rivolta palese o latente, e lim
peratore, che prima dei suoi viaggi per mare avea
lasciato un paese sotto ogni sembianza vinto e som
messo, trovava al suo ritorno una scena mutata, per
modo che nella sua alta sagacia stim necessario un
radicale e sollecito provvedimento. Avendo egli mu
tata lArmenia e lalta Mesopotamia e lAdiabene in
provincie romane, si ha luogo a credere che la stessa
cosa intendesse fare dellAssiria, ma gli avvenimenti

m
lo costrinsero a mutare consiglio, e quale rimedio
alla rivolta pens con gli ultimi paesi da lui occu
pati di formare un regno cliente, mettendo sul trono
uno della stirpe degli Arsacidi. La persona scelta fu
un Parthamaspate, il quale secondo talune indica
zioni dello scrittore bizantino Giovanni di Maiala,
parteggiava per i Romani; alcuni ritengono fosse
figlio dello stesso Cosroe altri fratello; il nome
talvolta ricordato in modo diverso, come, per esem
pio da Spartiano, ma il fatto sembra indubbio, poi
ch sonvi delle medaglie con lefflgie di Partham a
spate e la leggenda: Rex Parthis datus. N questo
era il primo caso, essendosi gi raccontato pi sopra
di pretendenti arsacidi al trono parthico inviati dal
Romani perch fossero fomite di guerra civile. An
che con Traiano il fatto era identico, poich egli,
mettendo sul trono larsacide Parthamaspate, creava
a Cosroe un pericoloso antagonista. Per rendere uni
versalmente noto lavvenimento, lincoronazione fu
compiuta con la massima pompa in una estesa pia
nura presso Ctesifonte.
Trajano dallalto del suo tribunale, circondato dal
lesercito, in mezzo ad innumerevole quantit di gente
accorsa per linsolito spettacolo, pronunzi un discorso
apologetico delle sue gesta ; quindi fatto venire Par
thamaspate lo incoron re di quella esigua porzione
della Parthia che gli avea composta a regno. Non pare
che questa risoluzione dell imperatore destinata secon
do lui a pacificare la Parthia, abbia soddisfatto nessuno.
Mancano particolari, ma dallassieme della situazione
si pu liberamente congetturare che il paese era egual-

m
mont corso dalla cavalleria di Cosroe, la quale con
la consueta audacia si avanzava fino a gettare delle
freccie nel campo dei Romani. Questa condizione di
cose apparisce essere stata la, causa della sollecita ri
tirata di Trajano, il quale non solamente non frap
pose indugi, ma scelse la via pi breve, percorrendo
dalla parte opposta la stessa linea che da Zeugma avea
iniziata Crasso, avendo per obbiettivo Seleucia e Ctesifonte.
Variano fra i moderni le congetture rispetto ai mo
tivi che indussero Trajano a scegliere questa via. Cer
tamente da Ctesifonte dove si trovava, avea aperte
due strade, luna lungo il Tigri per la quale avrebbbe
traversata lalta Mesopotamia, toccati i confini dellAdiabene e raggiungeva lArmenia, regioni tutte com
poste a provincie romane. La flottiglia sul Tigri gli
avrebbe agevolmente giovato nel ritorno, come gli fu
di capitale aiuto per linvasione. Laltra via era da
Ctesifonte o meglio dall arsa Seleucia, traversava il
breve tratto che conduceva all Eufrate e medesi
mamente con la flottiglia, esistente pure su questo,
risaliva il fiume.
Ben vero che se nella invasione avea avuta mag
giore facilit perch seguiva il corso delle acque, nel
ritorno pi lenta gli riesciva la marcia, dovendo le
navi andare contro corrente. I Romani per maestri
nella navigazione fluviale, dalla quale appariscono
sorti, conosceano tutti i mezzi forniti dallarte per sol
lecitare il cammino. Ad ogni modo io giudico che la
ragione per la quale Trajano scelse la nuova via sia
stata appunto la fretta del ritorno e la diagonale che

173

percorse dal Tigri ad Hatra attraverso il deserto, di


mostra come egli volesse raggiungere lEufrate presso
a poco nelle localit dove Crasso cominci la sua
campagna. Il dire che Trajano abbia scelta la via del
deserto per espugnare la piccola citt di Hatra non
parmi verosimile, e sebbene da Dione (Sifillno) sia
detto che Trajano assali gli Hatreni, sembra piutto
sto che la piccola Hatra gli abbia sbarrata improv
visamente la via, n i Romani vi avessero posto mente
quando cominciarono la marcia verso la Siria.
La citt di Hatra, lattuale ElrHadhr, fu oggetto di
particolri studi per parte degli archeologi, visitata
dal Layard, descritta dal Ross e dal Fergusson, di
essa con particolare cura ragiona il Rawlinson nella
sua storia. La fortuna di questa citt pare abbia co
minciato con la rinomanza della vittoriosa resistenza
contro Trajano, accresciuta poi per laltra compiuta
contro Severo ; nella seconda met del 4 secolo era
gi in rovina. Quando Trajano volle espugnarla la
citt ed il territorio circostante aveano un re tribu
tario dei Parthi, forse di razza araba come la mag
gioranza della popolazione.
Hatra avea una forma perfettamente circolare con
forti mura allintorno, dello spessore di circa tre me
tri, costruite in pietra viva di grossi massi quadri, e
framezzate da torri quadrate. La circonferenza era
di circa tre miglia inglesi pari a quasi cinque chilo
metri, una periferia ben piccola di fronte alla im
mensit delle forze di cui potea disporre limperatore
romano. Dopo le m ura eravi un vallo profondo al di
l del quale ergeasi un terrapieno di grande altezza

174

e spessore. In due punti elevati eranvi due forti co


strutti per proteggere le fortificazioni. I moderni
studi e le ricerche sui luoghi accertarono la loro
ubicazione. Vi erano quattro porte ai punti cardi
nali, quella dOriente, la principale. Questa citt tenevasi in grande venerazione per il rinomato tem
pio al Sole, posto nel centro della terra.
Alla difesa pertanto contribuiva il fanatismo reli
gioso, aizzato senza dubbio dal desiderio di conser
vare le molte e preziose offerte di cui era ricco il
sacrario.
Quando Trajano si avvicin, i cittadini di Hatra
si apparecchiarono alla difesa. Lo strano di questo
memorabile assedio fu che Hatra venne principal
mente difesa dalla cavalleria. Dalle porte della citt
o dai forti prossimi uscivano rapide schiere di cava
lieri le quali scagliavano dardi e si ritiravano per la
sciare ad altre il medesimo compito, e poi ritor
nare.
A queste senza dubbio deve essersi unita la caval
leria di Cosroe, cos i convogli dei viveri erano in
tercettati; l'esercito stesso stava come bloccato nel
campo; i soldati non poteano dilungarsi se non in
grossi stuoli e l assottigliare le forze non era senza
pericolo; si rinnovavano infine le condizioni nelle
quali Antonio fece la sua ritirata in Armenia. Colui
il quale era penetrato dove nessuno dei Romani
giunse, trovandosi superato dalla- resistenza di una
piccola citt, deve aver tentato ogni possibile per
espugnarla ed in effetto, una parte delle mura, scrive
Dione, era caduta sotto lo sforzo dei Romani, ma

175

nulla valse, poich non poterono mai superare la


pertinacia dei difensori, Trajano stesso corse pericolo
di essere ucciso. Dione racconta il fatto a questo
modo : Trajano avea mandato innanzi contro lini mico la sua cavalleria, la quale fu posta in fuga
dai cavalieri nemici con gravi perdite inseguendola
fino al campo ; allora accorse limperatore in per sona con altra cavalleria e sebbene non avesse la
veste reale, a stento scamp dallessere ferito o
morto. Perciocch i barbari dalla canizie, dalla
* dignit e dalla gravit dell'aspetto ravvisando in
lui limperatore, non cessavano dal saettarlo e riu scirono ad uccidere un cavaliere che stava al suo
fianco .
Anche gli sforzi personali di Traiano rimasero
infruttuosi, ed i Romani quasi ridotti ad una guerra
difensiva, soffrivano molti mali provenienti dalla sta
gione, dai luoghi deserti, dalla penuria e dal calore.
Lo stesso Dione cos continua: Qualunque volta i
Romani moveano allassalto sopravvenivano pro celle, grandine e fulmini ; e quando si cibavano,
una quantit grande di mosche e di insetti rico privano i cibi e le bevande in modo da essere ri fiutati per nausea . Le sofferenze iniziarono dis
senterie e febbri nel campo e pare che lo stesso
Trajano ne fosse colpito e questo sia stato uno dei
motivi per cui abbandon lassedio di Hatra. Dione
nel suo apologismo romano attribuisce agli elementi
ed alle condizioni climatologiche la sconfitta da Tra
jano sofferta contro la cavalleria parthica che difen

176

deva Hatra, ma chiaro che tali condizioni erano


eguali per ambedue le parti.
In qual modo Trajano effettuasse la ritirata non
detto, ma certo fu disastrosa e lo si argomenta
dalle ribellioni dei popoli vinti. Perfino i Giudei giu
dicando la fortuna deH'imperatore alloccaso, si solle
varono; laonde se i xivolgimenti penetrarono fino nella
Siria, si pu ritenere ben difficile la condizione in
cui si trovavano i Romani.
Trajano facea spargere la voce che sarebbe ritor
nato nella Mesopotamia, ma lanno 116 si brillantemente da lui cominciato chiuse la sua carriera mi
litare e nellagosto del 117 fini di vivere. Dione rac
conta che Trajano sospett di essere avvelenato e
variano le asserzioni intorno alla malattia per la
quale mor. Alcuni scrissero fosse dissenteria, altri
idropisia. S. Gerolamo afferma che mori di flusso di
ventre e Dione di idropisia ed anche colpito da apoplessia. Egli cess di vivere a Selinonte una citt
sudi un monte sulla riva del mare nella parte occi
dentale della Cilicia la quale in seguito a questo fatto
per un certo numero di anni fu chiamata Trajanopoli.
Cosroe avendo libero il campo rioccup la sua ca
pitale scacciandone il re creato da Traiano; e quan
tunque gli scrittori greci-latini affermino che lAdiabene e lalta Mesopotamia continuarono ad essere
tenute dai Romani, il rifiuto di -Adriano di averle e
la retrocessione che ne fece ai Parthi, prova meglio
di ogni asserzione, la impossibilit in cui era di man
tenere lautorit imperiale in quei luoghi senza im

177

pigliarsi in nuove e pericolose guerre. Le conquiste


di Trajano nella Parthia furono una luminosa me
teora ecclissatasi anche prima della sua morte. Cos
mediante la cavalleria parthica i confini del regno
ritornarono alle rive dellEufrate (1).
(! ) Trajano fa certam ente uno dei migliori capitani non
solo del suo tempo, ma anche della intera epoca antica, pure
contro un esercito composto di sola cavalleria ebbe la parte
delle sue truppe condotta da Massimo vinta e d istru tta ed
egli stesso accompagnato da forze imponenti, fu cos'retto, ma
lato e respinto, a ritirarsi dai paesi occupati. M etto questi ri
sultati di fronte agli insegnamenti delle nostre scuole mili
tari, nelle quali il giovane apprende che la cavalleria pu
essere solo un'arm a ausiliaria, ovvero li pongo a paragone di
quelle sentenze le quali danno come massima apodittica, che
la cavalleria in Italia inutile od un lusso da potersi benis
simo risparm iare. Cos come indirizzata, o meglio come lo
era in addietro, sarei anch'io tentato di proclamarla un lusso,
ma se procederanno sul serio c con vigore le iniziate eserci
tazioni, l'immensa sua utilit in una guerra difensiva diverrit
ogni giorno pi palese. Notisi che la cavalleria parthica m e
glio di quello che fece contro Crasso ed Antonio, evit lurto,
il quale presso di noi fino a ieri si stimava e forse si conti
nua anche oggid a proclamarlo il migliore o l'unico modo
della sua azione. L'esercito romano costretto a non uscire dal
suo campo che in grosse bande, e la cavalleria parthica che
sfida il tem uto imperatore fino a m etterlo in pericolo di vita
ed a scagliargli delle frecce nel suo campo, sono prove, quan
tunque si tra tti di altri tempi, della potenzialit di una ca
valleria, risoluta resistente, pronta e veloce.
Presso di noi una lotta fra l'imperiosa necessit di una
seria esercitazione per ottenere la resistenza, e il timore di
sciupare il materiale. Come gi indicai, non deve una sover
chia riguardosit paralizzare gli obbiettivi di una cavalleria.
Il generale Hohenlohe r.ei suoi scritti parmi dia una giusta
12

178
intonazione intorno alle esigenze che un comandante deve
avere rispetto alle esercitazioni delle cavallerie. < Succeder
dice egli, che essa (cavalleria) dovr percorrere 1 mila' m etri
a tempo accelerato prima di attaccare. Lo potr essa? Lo deve
potere se vuol essere adoperata come cavalleria di battaglia
e lo potr se sapr m antenere i cavalli in buona condizione
di allenamento.
Quando io, quale comandante di divisione ispezionavo i
singoli squadroni, questi mi si doveano presentare colle ar mi e col bagaglio regolam entare di guerra e doveano ese guire le evoluzioni al trotto ed al galoppo durante 10 od
11 m inuti senza interruzione; quindi aveano luogo i solili
attacchi regolam entari, seguiva anche la carica. Poscia fa cevo scendere da cavallo i soldati per verificare le condi zioni dei fianchi dei cavalli. Essi aveano fatto, pi di sette
kilometri al trotto ed al galcppo aveano anche eseguito la
carica, eppure erano sempre in condizioni di potersi bat tre .
Quando avessero luogo delle ispezioni di cavalleria presso
di noi che oltre verificare se i cavalli sono lucidi e pingui,
non seguissero i sopra esposti criteri, stimo che si batterebbe
strada falsa.
L a guerra dei P arthi contro Traiano fu eminentemente di
fensiva, m antenuta fino al punto di evitare un fatto darme
d'importanza, nondimeno l'ultim a parola non rimase alle le
gioni romane, ma alla cavalleria parthica, solo coUimpedire,
molestare, eccitare le rivolte e tenere in perpetua tensione
d'animo il nemico, recandogli dei piccoli danni, ma continui ed
innumerevoli. Nellet nostra ci che meglio pu assomigliare
a cotesta im presa dei P arth i sono le escursioni della cavalleria
sudista nella guerra civile degli Stati Uniti d'America. Lo
S tu art che le condusse, dimostr come anche attualm ente la
cavalleria pu agire da sola come arm a efficiente. Coteste
escursioni, modernamente chiamate con voce anglo-sassone
raids, compirono dei giri enormi alle spalle dei nemici, ter
rorizzandoli. Lo Stupri ora mostrandosi, ora nascondendosi e
molestando sempre, riusc nelle replicate sue imprese: I. per-

179
ch i suoi cavalieri erano arm ali di fucili che adoperavano
appiedati od a cavallo a norma dei casi. (l. perch si fece
accompagnare da una buona artiglieria. III. perch i sol
d ati non aveano seco loro che viveri e munizioni. IV. per
ch cavalli e cavalieri erano ab itu ati a grandi viaggi di resi
sten za. V. perch nelle lunghe peregrinazioni trovava dei
)>artigiani che gli porgeano aiuti ed informazioni. T utto que
sto coronato da un capo accorto e risoluto, produsse dei mi
racoli di ardimento, dei successi mirabili non disgiunti da
grandi vantaggi.
La difesa di H atra compiuta principalmente dalla cavalleria
parthica costituisce un altro insegnamento per i tempi mo
derni. E gi, senza che a questo fosse posto mente, scrittori
germanici si estesero nellipotesi che nel 1870 Parigi fosse
stata difesa dalla cavalleria, nel qual caso molto probabilmente
la capitale della Francia non sarebbe stata costretta ad a r
rendersi. Ecco un brano degli accennati scritti: B en d iv ersa
sarebbe stata la cosa se i francesi a Parigi avessero avuto
della cavalleria disponibile. In tale ipotesi riesce facile lo
immaginare un raid di una divisione di cavalleria francese
d a Digione per Langres, Bar-le Due, S. Menehould, R ethel,
verso le fortezze del nord. Favorita dovunque dagli abitanti,
< ed avvertita di ogni sovrastante pericolo, nascosta durante
le notti nei boschi delle Argonne, poteva molestarci ed at toccarci a seconda delle informazioni che gli abitanti nvreb bero ad essa date. Quella divisione avrebbe potuto recarci
gravi danni, minacciare le nostre comunicazioni, distruggere
ferrovie ed approvvigionamenti, disperdere colonne in mar eia ecc. ecc. mirando cos ad uno scopo che valea davvero
la pena di essere conseguito.
Alcune piccole spedizioni di questo genere, fatte qua e l
< dalla sola fanteria nemica, ebbero un successo sensibilissimo
contro di noi, come p. e. la sorpresa presso Fontenoy il 2'
< gennaio 1871.
Simili fatti compiuti anche in Germania dalla cavalleria
tedesca, potrebbero riescire di esito favorevole, se la sven tura volesse che la guerra fosse portata nel cuore del nostro
paese... esc.

180
Ed in Italia non sarebbe la stessa cosa? Un tema di mano
vre che supponesse Roma assediata e difesa da raids di ca
vallera, non darebbe degli utili am m aestramenti? Non farebbe
vedere ci che ha o ci che manca alla nostra cavalleria? Oc
corre riesca efficace in diversi modi di azione senza sognare
gli urti, i quali allora soltanto possono giovare se la situa
zione li impone.
Teoria antica e teoria moderna si danno la mano attraverso
i secoli. Pensiamoci.

C a p it o l o V i l i .

I P arth i iniziano una guerra contro i Ro


mani Vittorie di L. Vero e di M. Au
relio col mezzo del loro generale Avidio
Cassio.
(Anni 118-190 era mod.).

La ritirata di Trajano dalle regioni oltre lEufrate


e la rinuncia di quei paesi compiuta dal suo successore Adriano, pare abbiano alla meno peggio pacificata
la Parthia, la qual cosa farebbe chiaramente vedere
come i torbidi di quel paese fossero principalmente
opera dei Romani. Qualche moderno autore seguendo
le orme dei greco-latini indicano la rinunzia di Adriano
ai paesi oltre eufratici come un atto di spontanea
arrendevolezza ; gli avvenimenti successivi per dimo
strano che Adriano fece di necessit virt. Sopratutto
lo accerta la condotta di Cosroe il quale ben lungi di
riconoscere nel ritiro dei Romani un provvedimento
remissivo, lo attribu alle vicende cui vanno soggetti

482

i belligeranti e si apparecchiava nonostante lavanzata


et ad una rivincita nel territorio romano.
Sembra che cagione precipua della divisata guerra
fosse perch Adriano diede lArmenia col titolo di re
cliente dei Romani a quel Parthamaspate che Tra
jano in odio a Cosroe avea coronato re della Parthia
ed era rimasto senza trono col ritorno di Cosroe.
Fu la prudente condotta del poco guerriero Adriano
che distolse il Re dei Parthi dall effettuare i suoi
propositi. Un periodo di Elio Spartiano nella vita di
Adriano, ci fa sapere che questo imperatore avendo
saputi gli apparecchi di Cosroe, promosse unintervista
con lui, nella quale offr pace ed amicizia, affermando
lofferta con la restituzione di una figlia dello stesso
Cosroe da Trajano fatta prigioniera nella presa di
Ctesifonte. Promise pure ridargli il tradizionale trono
doro degli Arsacidi, che i Romani quale trofeo di
vittoria aveano trasportato a Roma.
Cosroe dopo di ci non visse molto, poich, lul
tima moneta di questo re ricordata dai numismatici,
porta la data del 128 dellera nostra. Alcuni scris
sero che gli successe un figlio, ma sembra, dallesame
delle monete che il successore di Cosroe fosse un
suo parente, vecchio antagonista, che regnava forse
in una porzione della Parthia contemporaneamente
allo stesso Cosroe. Il nuovo re venne riconosciuto
sotto il nome di Vologese II, ventisettesimo Arsacide.
Il regno di Vologese II, non fu notevole per nessun
grande avvenimento, dalluna parte Adriano studiavasi di evitare motivi di guerra, dallaltra Vologese,
forse per lavanzata et, non mostr mai ambiziose
mire.

18 'J

La Parthia era inoltre indebolita dalle guerre esterne e dalle lotte intestine; ne fa fede meglio delle
asserzioni il fatto che un Pharasmane re degli Iberi
in odio ai Parthi mosse contro di loro gli Alani,
popolazioni scitiche e Vologese in luogo di combatterli
pag una grossa somma perch si ritirassero.
La vecchia politica romana fa tuttavia la sua com
parsa anche in questo periodo, poich lindicato P ha
rasmane re degli Iberi disprezzatore da prima dei
Romani al punto di non unirsi con gli altri re per
iar atto di cortesia o di omaggio ad Adriano, fu poi
da questo stesso imperatore particolarmente favorito
per tenerlo pronto contro i Parthi. Vologese II con
profonda dissimulazione, non diede peso neppure a
questi evidenti disegni e continu a vivere in pace
con i Romani.
Quando nellanno 138 dellera nostra Adriano mor
gli successe Tito Aurelio Fulvo Boionio Arrio Anto
nino, nomi derivanti dai suoi paterni e materni au
tori che gli lasciarono grandi ricchezze. Questo im
peratore la cui famiglia proveniva da Nemausus
(Nismes) nella Gallia transalpina, fu lAntonino Pio
della storia, adottato da Adriano lanno stesso della
sua morte. I contemporanei, dei molti suoi nomi non
ritennero che lultimo, ma gliene aggiunsero un altro
che perpetuamente lonora. Vologese II invi al nuovo
imperatore un ambasceria per rallegrarsi della sua
assunzione e giudicando da una medaglia che porta
la data del primo anno dellimpero di Antonino Pio,
il re dei Parthi gli avrebbe inviata in dono una co
rona. I donativi di corone agli imperatori li faceano

181

generalmente i re clienti dellimpero, che se in questo


caso al donativo del re parthico non si pu dare un
simile significato, acquista ad ogni modo un senso
amichevole e pacifico. Infatti cos fu, poich gli
ambasciatori di Vologese II avendo chiesto la resti
tuzione del trono doro preso da Trajano, promes
sogli da Adriano, Antonino recisamente glielo rifiut,
ma nonostante il poco giusto diniego, la pace fra i due
Stati non fu rotta.
Circa lanno 149 della nostra era, Vologese II mori
e gli successe Vologese III, forse figlio del precedente.
Tale immediata successione pare accertata dalle mo
nete, poich le prime che portano leffigie di Volo
gese IH hanno appunto la data del 149.
Vologese III dimostr subito lintenzione di far
guerra ai Romani, ma da un passo di Giulio Capito
lino si conosce che ne fu con messaggi di Antonino
dissuaso. Questa notizia riesce un po enigmatica, sem
brando diffcile che un intendimento maturato senza
dubbio e promosso quando Vologese era sui gradini
del trono, potesse essere sventato da persuasioni orali
o da lettere.
Invero, questa sarebbe una delle pi serie testimo
nianze della grande influenza che gli storici affer
mano acquistata da Antonino sui re e principi con
temporanei per la sua saggia condotta.
Nel 101 essendo morto Antonino; gli successe Marco
Aurelio un romano del monte Celio, nato ed educato,
come scrive Capitolino nella casa di suo avolo Vero,
presso il 'palazzo dei Laterani. Questo imperatore
offre un esempio della mana del tempo di m utar

i 85

nome sia per continuare quelli di famiglie illustri,


sia per adozioni, o per speciali fini ed interessi;
occorrea un decreto del Senato o del principe, ma
risulta che difficilmente veniva rifiutato. Nella Roma
imperiale era una specie di carriera sociale il farsi
adottare, e viene dai poeti indicato come un mezzo
dei furbi per avvantaggiare le loro condizioni. Questo
per non fu il caso di M. Aurelio, il quale nella sua
fanciullezza si chiam Catilio Severo ; quindi per de
creto di Adriano, Ajtnio Verissimo poscia, Annio Vero,
quindi Marco Antonino e dalla storia conosciuto
sotto quello di M. Aurelio, limperatore filosofo.
Quando Vologese III re dei Parthi seppe del muta
mento avvenuto a Roma, stabili di non protrarre
pi la guerra contro i Romani. Dal 162 della nostra
era in cui cominci questa nuova lotta, alle conquiste
di Trajano erano scorsi 46 anni nei quali la Parthia
godette di una relativa pace, ed avea potuto rim ar
ginare le profonde ferite cagionate principalmente
dai legati di Trajano nel reprimere le ribellioni. Non
erano mai cessate le lotte dinastiche, almeno cos
lecito argomentare da parecchi indizi ; laonde in causa
del parteggiare per uno od altro pretendente al trono,
si erano allentati i vincoli di sudditanza che teneano
riverenti al capo dello Stato i re e principi di quella
potente aristocrazia.
Rapida fu lazione di Vologese; egli assal lAr
menia, il consueto teatro delle guerre fra Parthi e
Romani, scacci Soemo re cliente di Roma ed in sua
vece pose sul trono un Tigrane che secondo Dione e
Suida era un pretendente sostenuto dagli indigeni.

186

I governatori delle provincie viciniori si commos


sero allannuncio di tale invasione e pi ardito degli
altri Severiano, un Gallo prefetto della Capadocia,
si fece incontro ai Parthi con una legione. Luciano
scrive che Severiano si indusse a marciare contro i
nemici per essergli stata predetta la vittoria da un
oracolo, ma esiziale riusc la profezia. I Romani furoiio assaliti dai Parthi, appena entrati in Armenia
e la cavalleria parthica guidata secondo alcuni da
Oltriade o da un Cosroe secondo altri, con la solita
tattica che da Crasso in poi avea sempre avuto ra
gione delle legioni romane, distrusse gli avversari.
Essendo stati i Romani sorpresi in marcia e quindi
non protetti da accampamenti, i Parthi ebbero bala
di assalire e ritirarsi per ritornare rapidi allattacco
con vece assidua, or con una or con altra schiera,
cosi resero nel pi ampio modo micidiale larma of
fensiva di cui erano provveduti. Gli autori greco-latini parlano di una sola legione, perch tengono conto
delle truppe romane soltanto, ma evidentemete il
prefetto della Capadocia dovea aver seco un contin
gente indigeno, altrimenti non avrebbe azzardato di
marciare con una sola legione contro lesercito dei
Parthi. Comunque sia, nessuno si salv. Pare che
dopo uno scontro infelice, Severiano con pochi re
sidui siasi ritirato in Elegia nella grande Armenia
presso le sorgenti dellEufrate, ma stretto anche in
questo luogo dai nemici, dovette secondo alcuni darsi
la morte per sottrarsi alla prigiona ; altri lo vogliono
caduto sotto i dardi della cavalleria parthica, ed in
fine una terza versione lo afferma prigioniero dei

187

Parthi e da loro ucciso, lasciandogli la scelta sul


modo di morire. Tutti per concordano neHafftrmare che fin la vita, ed il suo nome va ad accre
scere la schiera dei generali romani che da Crasso
in poi furono dai Parthi con sola cavalleria sconfitti
ed uccisi. Tale fu la vigilanza della cavalleria parthica
che non solo imped i soccorsi dei Romani a Severiano, ma essi ignorarono laccaduto fino al momento
in cui, da quanto si pu argomentare, era impossi
bile porvi riparo (1).
(1) A coloro i quali insistessero nel dire che trattasi di al
tri tempi da non potersi paragonare con i moderni, pongo
sotto gli occhi an brano della descrizione intorno le opera
zioni della guerra nel 1870 fra gli eserciti germanici ed i
francesi, scritta da un generale tedesco. E' ben vero, egli
dice, che per il 13 agosto i Francesi avrebbero avuto tu tto
il tempo di arrivarvi (ai passi della Mosella) se vi si fos sero decisi fino dal 7, nel qual giorno dovea esser gi noto
al loro comando superiore tu tta l'im portanza delle sconfitte
di W o rth e di Spicberen. Essi forse avrebbero presa una
* tale determinazione se avessero saputo quali masse di truppe
tedesche si dirigeano al disopra di M etz verso i passi della
Mosella. Ma la nostra cavalleria circondava il nemico da
ogni parte e non gli lasci mai pervenire alcuna notizia sui
movimenti delle nostre masse principali. Bazaine e Napo leone hanno ripetutam ente dichiarato che la nostra caval leria tenendoli strettam ente circondati, li lasci nella pi
completa ignoranza sui movimenti delle nostre truppe. Ed
in fa tti gi nella notte d a l l '11 al l agosto le nostre pat triglie di cavalleria aveano distru tte le comunicazioni tra
Metz e Nancy ed erano arrivate alla Mosella . . . .
Se i P arth i avessero lasciata memoria della loro campagna
contro Severiano, poco diversamente, intorno ai modi da loro
usali, avrebbero scritto.

188

Vologese per questi trionfi esaltato, spinse la sua


gente allinvasione della Siria rinnovando le gesta di
Pacoro al tempo di Ventidio Basso, ed appunto un
altro Ventidio trovarono i Parthi in Avidio Cassio
un siriaco nativo di Cyrre, figlio di un rethore pre
letto dell Egitto.
La notizia dellinvasione della Siria avea allarmato
il governo imperiale, il quale decise di agire con grandi
mezzi per reprimere i Parthi.
M. Aurelio, come noto si era associato allimpero
L. Vero, o meglio Cejonius Commodus, suo primitivo
nome, figlio del Commodo gi adottato da Adriano
ed a questi premorto. Vi erano cos a Roma due Au
gusti uno dei quali, L. Vero, fu mandato contro i
Parthi. I talenti militari di costui erano per pi che
contestati e per questo venne circondato dai migliori
generali del suo tempo, i quali furono Marzio Vero,
Stazio Prisco ed Avidio Cassio. Gli onori principali
di questa guerra li ebbe Avidio Cassio cui furono con
fidate le legioni della Siria, gli altri due sostennero
una faticosa guerra in Armenia, il risultato della
quale fu la riconquista di quel paese e il ritorno di
Soemo il re cliente dei Romani, scacciandone il Ti
grane postovi dai Parthi.
Le fatiche del co-imperatore L. Vero non furono
grandi ; egli si ridusse in Antiochia, attese agli
spassi ed ai sollazzi, lasciando ad Avidio Cassio, da
lui creato generalissimo, la cura della guerra, quan
tunque gi lo sospettasse, se prestiamo fede a Vulcazio Gallicano che riporta un brano di lettera di
L. Vero a M. Aurelio. In essa leggesi : Avidim Cassius

avidus est impera. Per M. Aurelio gli avrebbe ri


sposto non essere questi sospetti degni di un impe
ratore e ripetendo il motto di Adriano aggiunse, che
nessun re o principe aveva mai ucciso il suo suc
cessore.
La biografa di Avidio Cassio comparisce assieme
agli scritti della Storia Augusta, ed attribuita a
Vulcazio Gallicano; da alcuni, stimata apocrifa, da
altri, fra cui il Salmasio, creduta di E. Spartiano.
Sebbene codesta biografa non sia gran fatto prege
vole, contiene dei punti caratteristici e peculiari i
quali difllcil mente potrebbero essere inventati da qual
che erudito posteriore. Non d, vero, come scrive
lo Smith, unidea chiara degli avvenimenti di oriente,
ma ad. ogni modo illustra parecchi di quei fatti. Lo
stile inoltre ed il periodo assomiglia a quello di pa
recchi fra gli scrittori della Storia Augusta e princi
palmente ad Elio Spartiano.
Avidio Cassio ebbe gli onori di una biografa as
sieme a quella degli Augusti, perch fu un quasi im
peratore, e se un principe meno saggio di M. Aurelio
avesse occupato il trono, l'effimera proclamazione di
Avidio al trono imperiale avrebbe potuto divenire un
rivolgimento importante e decisivo.
Quando per Avidio Cassio fu nominato da Vero
generalissimo degli eserciti di Siria per combattare
i Parthi di Vologese III, era ancora lontano dallaversi
creata la base sulla quale stimava facilmente appog
giare la sua fortuna.
I costumi dissoluti della Siria promossi dai culti
femminili nei loro primi stadi, non aveano sicuramente

190

giovato a mantenere nelle legioni una severa disciplina.


Vulcatio Gallicano in fra laltre cose racconta, che le
legioni di Siria aveano contratta labitudine di m ar
ciare con la testa, il collo ed il petto coperti di
fiori.
Ben vero che i Romani si studiavano di stan
ziare le legioni in piccoli centri come per esempio a
Cyrre la patria di Avidio, ma di poca preservazione
dovea ci riuscire, poich anche un accampamento
stabile di una sola legione, diveniva un centro im
portante e molte citt del mondo devono appunto la
loro origine a questo fatto.
Avidio Cassio inizi la sua opera col ripristinare la
severa disciplina romana, primo passo di tutti i ge
nerali della R.oma antica che ottennero grandi suc
cessi. Secondo Vulcatio Gallicano, la severit di Avidio
sarebbe stata senza precedenti e per essere meglio
creduto cita un opera, a noi ignota, di Emilio Partheniano che scrisse intorno a coloro che aspirarono
al regno, nella quale si descrivea la rigidezza di Avi
dio. Fra le pene enumera un supplizio nuovo, quello di
innalzare unantenna di ottanta o cento piedi, legandovi
dalla cima al fondo dei soldati condannati a morte.
Alla base dellantenna facea poi accendere un gran
fuoco; cosi i primi erano abbruciati, i secondi veni
vano asfissiati dal fumo, e gli ultimi morivano dallo
spavento (timore etiam alios necaret). Fu il primo
inoltre che fece crocifiggere dei soldati sul luogo
stesso dove aveano commesse delle violenze contro
gli abitanti delle provincie in cui stanziavano.
Dalle stesse fonti sappiamo che egli esercit prin

191

cipalmente i soldati a lanciare freccie e come i con


tingenti locali gli davano una numerosa cavalleria, si
giudica che questa principalmente nel tiro delle frec
cie esercitasse.
La Siria si conserv sempre un paese ostile ai Ro
mani. Oggi che il tempo spense le antiche ire, ragio
niamo della civilt greco-romana come un tutto omo
geneo quasi che Greci e Romani fossero fratelli. Non
possediamo invero grandi documenti che ci illumi
nino su questo proposito, ma quelli che esistono sono
sufficienti per affermare il profondo antagonismo che
fra Greci e Romani esisteva. Presso a poco in questo
tempo esso si iniziava pure nel cristianesimo e se la
Chiesa Siriaca divenne Greca senza gravi lotte, vee
menti furon gli attriti quando da Greca divenne La
tina.
Molti eminenti personaggi considerati oggi reprobi
ed anatemizzati, non ebbero altra colpa che di vo
lere conservata la supremazia della Chiesa Greca
ovvero di averla voluta surrogare con la Latina. Il
trasporto della capitale da Roma a Costantinopoli fu
una delle risultanze della lotta e lo schisma della
Chiesa dOriente si pu considerare un effetto del pro
fondo dissidio, la di cui ultima eco risuona pure
oggid.
Tanto limpero parthico che la Siria aveano per
cos dire una medesima origine, poich furono egual
mente colonizzate da Greci con le conquiste di Ales
sandro e le dinastie, gli ordinamenti e le municipa
lit vi aveano perpetuata la civilt greca. Quando i
Giudei parteggiavano per i Parthi, non era un senti

192

mento ristretto alla loro razza, essi non faceano che


partecipare ai sentimenti comuni di tu tta la Siria.
Per questo i Parthi mirarono replicatamente ad
averla, e cos spiegasi la grande facilit con la quale
pi volte riuscirono ad occuparla.
Se luno dei belligeranti studiavasi sfruttare la pro
pensione delle popolazioni in suo favore, laltro, i
Romani, mestavano a piene mani nei torbidi che di
laniavano la Parthia e quando Avidio Cassio intra
prese la difesa della Siria contro Vologese IH, le arm i
e gli ordimenti da ambe la parti camminavano di
fronte.
Avidio si tenne dapprima sulla difensiva, imitando
i procedimenti di Ventidio Basso, legato di M. Anto
nio il triunviro, e Vologese and ad attaccarlo. Tutti
i vantaggi della guerra difensiva erano cos perduti
per i Parthi, i quali costretti ad espugnare un punto
fisso e riparato non poteano pi usare la consueta
tattica. Le legioni romane in un combattimento ad
arm a bianca erano incontestabilmente superiori ad
ogni altra truppa, ed i Parthi obbligati di lottare
corpo a corpo ebbero il disotto e furono respinti.
Dalle parole di Dione si deve giudicare che Avidio
non prese loffensiva dopo questo primo successo, ma
lasci trascorrere qualche tempo nel quale si mani
fest del malcontento fra i Parthi contro il loro re,
al punto che i principi vassalli, labbandonarono,
laonde ridotto solo o con pochi, dovette ritirarsi.
Allora Avidio Cassio linsegui e senzaltri fatti darmi
la Siria fu liberata dalle armi parthiche. L. Vero,
lieto delle vittorie del suo legato, scrisse a Roma ma

193

gnificando lopera propria ed ottenne onori, attri


buti e titoli, i quali per il Senato indistintamente
diede tanto all uno che all altro imperatore.
Avidio divenuto generale superiore di quella guerra,
stabil di invadere la Parthia. La via da lui tenuta
apparisce pressoch la stessa ideata da Crasso, cio
part medesimamente da Zeugma, poi si tenne pi
dappresso al corso dell Eufrate e raggiunse Niceforio quindi non discostandosi troppo dal fiume arriv
a Babilonia.
In tu tta questa lunga marcia pare vi sia stato un
solo combattimento non lungi da Sura sull Eufrate,
ma si comprende che le interne discordie per le quali
Vologese fu abbandonato, mantenevano l'esercito par
thico in tristi condizioni.
La quasi nessuna menzione che di questa batta
glia vien fatta, proverebbe che debole o nulla fu la
lotta contro gli invasori.
Entrato in Babilonia, Avidio Cassio ripet la mar
cia di Trajano e si present dinanzi Seleucia.
Questa citt, nel mezzo secolo circa di pace che
avea avuta dopo le terribili rappresaglie di Euricio
Claro legato di Trajano, pare fosse ridivenuta un
centro importante. Non meraviglia quindi se rifiut
di accogliere i Romani, i quali s tristi ricordanze
aveano lasciato; Avidio la strinse dassedio, lespugn
ed al pari del legato di Trajano la diede alle fiamme.
Poscia il generale Romano travers il Tigri e prese
possesso di Ctesifonte. Non pare che questa citt ab
bia fatto resistenza, nondimeno i tempj, la reggia,
e forse anche le private abitazioni furono saccheg

194

giate; anzi la dimora degli arsacidi venne smantel


lata fino al suolo; cos Dione G. Capitolino, Eutropio,
Amm. Marcellino, ed Orosio. I Romani raccolsero un
immenso bottino, ma non ancora contenti si spinsero
nella Media; laonde il Senato Romano ebbe occasione
di impartire allimperatore oltre i titoli di Armenico
e di Parthico anche quello di Medicus.
I Parthi pareano scomparsi, i loro nemici non tro
vavano pi resistenza, il paese era libero ed i vinci
tori non ebbero altra briga che di mantenerlo in
loro mano.
Quando un improvviso avvenimento venne a scon
certare i disegni dei Romani. Gli scrittori antichi at
tribuiscono il fatto ad opera sopranaturale e forse
non fu il caso soltanto che venne a turbare le con
quiste romane.
Nonostante le vittorie, le marcie dei Romani nei
deserti della Mesopotamia, le comparse della caval
leria parthica dove il nemico era debole e le faticose
vigilanze per tenerla lontana, e le sofferenze per la
fame, notate da Dione aveano grandemente indeboliti
i soldati di Avidio Cassio. Dal digiuno e dagli stenti
passati allabbondanza ed alla crapula per la presa
ed il saccheggio delle due principali citt della Par
thia, si manifestarono fiere malattie che degenera
rono in una terribile pestilenza.
Questi appariscono i motivi plausibili del fatto, ma
forse la peste scatenatasi in quelle regioni dai sot
terranei del tempio di Apollo in Seleucia, di cui ra
gionano gli antichi scrittori, significa un male espres
samente importato come vendetta dei vinti, n la
storia sarebbe senza esempi di atti simili.

195

Abitanti e soldati morirono a centinaia di migliaia.


Avidio inseguito dai Parthi si ritir in Siria, dove i
resti dellesercito romano portarono linfezione. Non
basta: L. Vero essendo ritornato a Roma, il suo se
guito diffuse la pestilenza in tutte le regioni da lui
traversate e fece indicibili stragi in Italia, donde si
stese per limpero romano, and al Reno, si sparse
fra i Germani e giunse fino alle spiaggie dellAtlan
tico.
Loccupazione della Parthia cos cost ai Romani
un numero indicibile di vittime.
Come ovvio lo imaginare, vi fu un periodo di
esaurimento generale, la guerra nella Parthia cess,
ma parecchie provincie rimasero in possesso dei Ro
mani.
Gli scrittori antichi non hanno particolari su que
sto proposito, quindi ignoriamo quanta porzione della
Parthia passasse ai Romani. I sistemi municipali che
fiorivano in tutte le regioni conquistate dai Greci
non rendeano necessaria per gli umani consorzi la
dominazione dello Stato, la cui azione talvolta si
limitava alla prelevazione di un tributo, quindi gli
scrittori greco-latini non avranno forse neppure sa
puto dove giungessero in quel tempo gli instabili ed
effimeri confini dei Romani. Ad ogni modo una do
minazione romana in tutta od in parte della Meso
potamia giudicasi certa, essendo giunte fino a noi
delle monete di citt mesopotamiche le quali hanno
da una parte limpronta municipale e dallaltra la
effigie di un imperatore romano.
Il centro 'della Mesopotamia non pare fosse mai

195

soggetto ai Romani, in primo luogo perch non ab


biamo monete che lo indichino; poi perch ai tempi
di Severo Hatra era unita alla Parthia con un re
vassallo, n vi il minimo accenno che neppure temprariamente fosse al dominio Romano sottoposta.
Avidio Cassio fu creato prefetto dellAsia, e gonfio
delle vittorie vojle proclamarsi imperatore. Marco
Aurelio, essendo gi morto Vero, si affrett verso la
Siria ed Avidio insieme al figlio pagarono con la vita
le ambiziose mire. Vologese III volea cogliere questa
felice occasione per muovere guerra ai Romani, ma
sia che la prontezza di M. Aurelio nel reprimere la
ribellione di Avidio Cassio lo rendesse riguardoso;
sia che per interni dissidi non potesse raccogliere
forze sufficienti, la pace fra Romani e Parthi non fu
interrotta durante il rimanente regno di questo Ar
sacide che dur fino verso il 190 della nostra era,
quando gi M. Aurelio era morto e da 10 anni circa
imperava sul mondo romano il di lui figlio Aurelio
Commodo.

Capitolo IX.

Le spedizioni di Settimio Severo


contro i Parthi.
(Anni 191-202 era mod.).

A Vologese III successe nel dilaniato regno dei


Parthi Volagese IV, ventinovesimo Arsacide, proba
bilmente figlio dellantecessore.
Quando ascese al trono sembra vivesse ancora lim
peratore Commodo, il quale immerso in ogni vizio
non poneva mente a ci che nella Parthia avveniva.
"Ucciso costui nella notte del 31 dicembre del 192 dai
suoi stessi famigliari con esultanza di tutti, come af
ferma Mario Massimo da Elio Lampridio citato, che
riporta le lunghe imprecazioni del Senato, gli successe
P. Elvio Pertinace. Coloro i quali si occupano di or
dinamenti sociali, dovrebbero fare oggetto di studi la
carriera politico-militare amministrativa percorsa da
Pertinace, come quella che non solo illumina unepoca,
ma dimostra la gerarchia governativa di un tempo
nel quale il dissolvimento della Roma imperiale era
gi innanzi.

198

In un altro mio lavoro intorno la dominazione ro


mana sugli Ebrei, dissi che le costituzioni della citt
sovrana erano cos ordinate che Roma prendea degli
schiavi e restituiva dei cittadini. Nel caso di Perti
nace si pu quasi dire che Roma prese uno schiavo
e lo restitu imperatore. Infatti egli era figlio di uno
schiavo emancipato chiamato Helvio Successo, mer
cante di legname e fabbricante di carbone, di una pi.
che modesta fortuna. Il padrone di suo padre, m utato
in patrono dopo la emancipazione, era Lollio Avito.
Nacque Pertinace, secondo Dione, in Alba Pompeja,
colonia della Liguria : segu nella fanciullezza il me
stiere paterno, poi divenne maestro elementare, quindi
col mezzo del patrono di suo padre entr nell eser
cito e fu nominato centurione, grado che durante
limperio avea subite parecchie modificazioni, larga
mente discusse e controverse da moderni autori, nelle
quali mi guarder d'entrare, limitandomi alla affer
mazione che era una specie di primo passo, della car
riera militare superiore.
Da questo sal per altri 18 gradi gerarchici di carat
tere diverso fino a che ne raggiunse un diciannove
simo, quello di imperatore.
Dalle promozioni di Pertinace, comuni in diversi stadii a molti, perch trattavasi di ordinamenti ormai es
senziali dellimpero, si comprende donde abbia preso
la Chiesa romana le sue costituzioni. E quando oggid
gli Stati Uniti d America vantano i loro presidenti
saliti dalle pi umili condizioni e pretendono di far
cosa nuova nelle vie democratiche, si scorge come
qnel popolo non faccia che imitare i nostri avi.

199

Lassunzione di Pertinace allimpero, vale a dire di


un guerriero i cui primi onori gli pervennero nelle
guerre contro la Parthia, per essersi in esse grande
mente distinto, non avea certo un significato rassi
curante per quel paese. Se non che Pertinace non
imper che dal gennaio al marzo del 192 della no
stra ra, ucciso dai soldati, avendo gi sfuggita poco
tempo prima unaltra congiura.
Uomo giusto e probo, volea riformare lo Stato e
sopratutto frenare la licenza dei soldati. Dopo la sua
morte fuwi gara fra Sulpiciano prefetto di Roma e
M. Didio Salvio Giuliano per ottenere l impero, dai
soldati posto ad asta pubblica ; essi lo diedero al mag
gior offerente che fu Giuliano, ma intanto le legioni
di Pannonia e dellIllirico aveano proclamato impe
ratore Settimio Severo, quelle d'Oriente Niger Pescennio e le altre della Bretagna e della Gallia, Al
bino. Non and guari che Giuliano fu ucciso a Roma
e Severo e Niger si apparecchiarono alla guerra.
C. Pescennio Niger era figlio di un centurione giunto
a pi elevati gradi con lesercizio della milizia. La
tleta Narciso favorito di Commodo, ne avea fatto un
console ed un governatore della Siria, dove si fece
proclamare imperatore sperando, forse nellaiuto della
prossima Parthia.
Non si pu dire che Vologese IV parteggiasse per
nessuno, ma essendo Niger il pi vicino ed il pi de
bole, permise, secondo Erodiano, che i principi ed i
re vassalli lo aiutassero. Si scorge essere stato ob
biettivo principale dei Parthi approfittare delle con
tese dei Romani per riavere la parte della Mesopo
tamia da Avidio Cassio loro tolta.

200

Cotesto paese ben presto fu in piena rivolta, i di


staccamenti romani e le guarnigioni furono uccise, ad
eccezione di quella parte che giunse a riparare in
Nisibi, il quartiere generale delle truppe di occupa
zione. La cavalleria parthica con grande rapidit
avea corso e riconquistato tutto il paese, ma si ar
rest dinanzi alle fortificazioni di Nisibi. I Parthi erano
noti per la loro incapacit di espugnare citt e molto
meno poteano riuscire le truppe che aveano tolta la
Mesopotamia ai Romani, gente raccolta da principi
viciniori sottoposti allautorit degli Arsacidi, poich
Vologese, sebbene da quanto si pu argomentare,
avesse un esercito pronto ad entrare in guerra, non
occup egli stesso la Mesopotamia n tent lespugna
zione di Nisibi. Il riserbo del re sarebbe inesplicabile,
se la presenza di un fratello di Vologese nel campo
romano nella seconda spedizione di Severo contro la
Parthia, non spiegasse lo stato delle cose. Laonde
scorgasi lesistenza di gravi attriti nella famiglia stessa
degli Arsacidi e come una delle parti volesse giovarsi
di Roma. Per la qual cosa Vologese non volea dare
aperto motivo di guerra e si limitava di porgere sotto
mano aiuto ai principi vassalli perch essi e non lui
combattessero i Romani. Era infine il medesimo si
stema adottato per soccorrere C. Pescennio Niger.
Settimio Severo era, secondo Spartiano, nativo di
Leptis presso Tripoli e fu lunico imperatore africano.
Non cominci la sua carriera con le arm i; di fami
glia equestre and a Roma per far fortuna e fu creato
Pretore da M. Aurelio, quindi per diversi gradi giunse
ad essere Legato della Pannonia e dell'illirico, le cui

201

legioni, come i disse, lo proclamarono imperatore


alla morte di Pertinace.
La situazione di Settimio Severo sembrava pi le
gale, poich avendo egli gi occupata Roma, era stato
proclamato capo deHimpero dal Senato. Se per la
fortuna lo avesse abbandonato, il Senato stesso non
avrebbe esitato a dichiarare nemico della patria il
vinto, proclamando Augusto ed Ottimo il vincitore.
La sorte delle armi fu contraria a Niger il quale
sbarbagliato in tre scontri perdette la vita e Severo
rimase il migliore.
Gli avventurieri creati imperatori romani dagli
eserciti, non si sostenevano che con gli eserciti, i
quali doveano di continuo occupare con nuove im
prese, laonde sar anche vero ci che afferma Dione
che Severo guerreggi i Parthi per sete di gloria,
ovvero quanto scrive Spartiano che volle intrapren
dere la guerra parthica senza alcuna necessit, ma
la gloria era una necessit, una condizione di esi
stenza per non essere soprafatti da altri avventu
rieri alla lor volta dai rispettivi eserciti proclamati
imperatori. Era impossibile inoltre che un guerriero
divenuto capo dello Stato romano si lasciasse quieta
mente togliere una regione come lalta Mesopotamia
con grandi fatiche e difficolt di ogni genere conqui
stata dagli imperatori che laveano preceduto.
Severo pertanto prima ancora che fosse del tutto
terminata la guerra contro i seguaci di Pescenio Ni
ger, nella primavera del 195, mosse lesercito per
ricuperare la Mesopotamia dai Romani perduta allinfuori di Nisibi.

203

Si comprende dai contesti storici che egli affrett


le marcie per la via pi diretta traversando parte
dei deserti mesopotamici. Dione narra che lesercito
sofferse assai per la sete e corse gravi pericoli, e
che limperatore dovette dare lesempio di bere un
acqua putrida fortunatamente trovata, ma s ribut
tante che i soldati malgrado la sete, rifiutavano.
Nella Mesopotamia non vi era un esercito parthico
propriamente detto e le forze dei principi ai Parthi
vasalli si ritirarono, perci Severo ricuper il paese
perduto senza resistenza degli avversari. Anzi lim
peratore non and in persona a questa impresa, ma
fece sosta a Nisibi mandandovi i suoi legati Leto Can
dido e Laterno o Literno e non Laterano come tro
vasi in qualche testo. La gens Literia era una fa
miglia romana, di cui per trovasi una sola men
zione nel corpo delle iscrizioni latine (X. 5737).
La resistenza dei Romani a Nisibi fu di una im
portanza capitale e la soddisfazione di Severo si ma
nifest alla stessa citt cui furono impartite dignit
ed onori. Ed in effetto le monete di Nisibi di quel tempo
portano la scritta KOAQNIA MHTPOIIOAI2.
Compiuta la rioccupazione dellalta Mesopotamia e
ritornato lesercito in Nisibi, Severo lo divise nuova
mente in tre parti, come afferma Dione, dandone il
comando a Leto, ad Anulino e Probo un genero di
Severo. Questi tre corpi di esercito entrarono nella
Adiabene come aveano fatto Traiano ed Avidio Cassio,
trovarono molta resistenza, ma riuscirono ad occupare
il paese. Erano per occupazioni precarie e conquiste
effimere, per la grande audacia e la potenzialit della

203

cavalleria parthica. Mentre i Romani si stimavano


sicuri delia dominazione di una di quelle regioni, essa
era continuamente corsa dalla cavalleria nemica e
dove i conquistatori si mostravano deboli o dispersi
piombava su di loro e spesso nessuno potea tornare per
darne la trista novella. Un aneddoto raccontato da
Dione dimostra fino a qual punto giungeano gli ar
dimenti di cotesti cavalieri. Un Claudio, che lo storico
chiama ladrone per avere saccheggiata la Siria e la
Palestina, ed evidentemente comandava un corpo di
cavalieri parthici penetrati al di l dellEufrate, mar
ci un d verso Severo che si avanzava con lesercito,
ed incontratolo si present allimperatore, lo baci
come era luso dei capi che gli conduceano truppe
per unirsi a lui e si mescol col suo seguito, quindi
da quanto si pu comprendere se ne fuggi, poich
scrive Dione non fu preso n allora n dopo. Severo
lo avea creduto un tribuno di milizie alleate, e non
immaginando mai tanto ardire, lo accolse senza so
spetto. (1)
(1) Esaminando attentam ente la tattica dei P arth i, ai pu
stabilire che combatteano su di una sola fila; cos i Romani,
eccettuata forse la cavalleria di Pompeo a Pharsaglia, ma non
quella di Cesare. Nel tempo antico la cavalleria si schierava
su di una gola riga e continu durante il medio evo ; dietro
i cavalieri vi erano gli scudieri e gli attendenti, ma nessun
altro cavaliere. Quando abbia cessato propriamente tale sistema,
si ig n o ra, probabilmente col finire delle truppe feudali.
La Noue, scrive che la cavalleria francese combatt su di
una sola riga fino al tempo di Enrico 11. L'ordinam ento su
due o tre righe o pi, sem bra fatto col medesimo intento cui
era diretta la formazione delta falange greca, i secondi, i terzi.

204

Lesercito dei Parthi comandato da Vologese essen


dosi mantenuto lontano, come gi si indicato, dal
teatro della guerra, ed i Romani avendo rioccupato
g li aitim i infine poneano i primi nella necessit di rimanere
saldi contro il nemico. Cessate le truppe feudali e venute le
mercenarie, pare fosse necessario il sistema delle pi file per
ch le prime non tornassero addietro. Fino a che le cavallerie
percorrono un terreno piano pu stare, ma per poco sianvi
degli ostacoli, solo la prima riga li sorpassa, le seconde e le
terze non vedendo l'ostacolo non vi si possono preparare e
nella massima parte dei casi i cavalli si rifiutano.
Quando l'educazione, lo spirito di corpo, il punto di onore,
il patriottismo, la devozione ed altri ideali diedero nuovi indi
rizzi alla combattivit umana, surrogando la paga dei mer
cenari, come motivo di servizio, la riga unica per la cavalleria
nelle battaglie ricomparve. La cavalleria di Sobieski nel <683
liber Vienna essendo ordinata in una sola riga.
Gi alla fine delle guerre del primo impero francese la ve
diamo propugnata da W ellington; a Lipsia gli alleati contro
Napoleone, vinsero con la cavalleria in una sola rig a; i Co
sacchi da tempi remoti, forse parthici, tengono una sola riga ;
nel 1831 a Grakovo la fanteria polacca fu vinta da un reg
gim ento del quale era rimasta solo la prima riga, perch i ca
valli della seconda si erano rifiutati, al solito, di superare un
grosso ostacolo da loro non visto a tempo in causa della prima
riga che lo copriva; nel 1853 era raccomandata negli Stati
U niti la formazione della cavalleria in una sola riga.
Con la moderna tattica per la quale si ritoi-na ai sistemi
parthici, una sola riga diviene necessaria, specialmente ar
mando le cavallerie di arm i da fuoco per farne uso a cavallo*
come gi hanno americani e russi, ed a ltri popoli vanno imi
tando. Anche la Franc Militaire in una serie di massime
per la cavalleria, proclama l'abolizione della seconda riga; da
ci ne viene una diversa formazione tattica per le offese della
cavalleria, la quale formazione oggetto di odierne discus
sioni e di studi fra i tecnici ed i dotti in arte militare.

SOS.

il paese, Severo giudic prima di procedere oltre nella


guerra parthica di assicurarsi il tranquillo possesso
dellimpero e combattere un antagonista che dap.
prima con dignit ed onori avea blandito. Questi era
un Affricano corregionario quindi di Severo, conosciuto
nella storia per Albino Clodio, il di cui nome com
pleto per era Dcimo Clodio Ceionio Settimio Albino.
Costui fu uno dei tanti generali di quellepoca che
brigarono limpero. Avea gi una rinomanza militare
quando Avidio Cassio si fece proclamare imperatore,
e dobbiamo credere a M. Aurelio, il quale afferm
doversi ad Albino se le legioni di Bithinia non si uni
rono nel rivolgimento a quelle di Siria. Commodo gli
offri il titolo di Cesare, ma lo rifiut e si mantenne
nel comando delle legioni di Bretagna, quantunque lo
stesso imperatore avesse inviato a surrogarlo Junio
Severo; una specie di destituzione per avere Albino
dichiarato ai soldati essere ormai tempo di rimettere
il Senato nellantica dignit e potenza. 11 Senato si
compiacque assai di tale dichiarazione ed in altri pe
riodi avrebbe giovato, ma ormai era un corpo nullo
ridotto a seguire perpetuamente i voleri della camera
imperiale. Si mette in dubbio se Albino fosse uno degli
autori della congiura contro Pertinace quantunque
la biografia di Giulio Capitolino cominci cos : In

eodemque tempore post Pertinacem, qui autore Al


bino, ineremptus est, etc. Egli era un amico di
Settimio Severo e parea si potessero accordare nel
tenere in due limpero, poich questi rinnov ad Al
bino lofferta gi fattagli da Commodo di esser Cesare
e laccett, anzi nellanno 194 furono insieme consoli.

>06

Severo per dopo aver vinto C. Pescennio Niger, male


comportava la divisione del potere e si parti dalla
Mesopotamia per andare nelle Galle a combattere
Albino. Ambedue aveano un potente esercito che si
fa ascendere a 150.000 uomini da ciascuna parte; lo
scontro avvenne presso Lugduno (Lyone). Dapprima
rimase vincitore Albino, poi la vittoria si dichiar per
Severo. Clodio Albino per e la sua famiglia fu di
strutta, come gi era avvenuto di quella di Niger.
In quella battaglia dalla parte di Severo vi era Leto
con un corpo desercito. Leto, da quanto si pu de
sumere, era alla sua volta un segreto aspirante al
limpero e perci tenne inattivi i suoi soldati fino a
che la vittoria fosse decisa e come vide vincitore Se
vero, comp (scrive Dione) la disfatta dei nemici. Per,
tale condotta avendone rivelati i sentimenti, fu ca
gione della sua morte. Le storie di Erodiano dicono
che Leto entr in battaglia quando corse voce della
morte di Severo e perci quale traditore fu ucciso;
senonch in questo autore difetta talvolta lesattezza.
Mentre Severo era cos impegnato in una lotta di
esistenza, i Romani avevano nuovamente perduti i
loro possessi nella Parthia, non solo, ma la cavalleria
varcato lEufrate depredava la Siria. La sola Nisibe
era rimasta romana. Uno dei fatti pi meravigliosi e
pi strani nella storia che un paese invaso molte
volte, conquistato parecchie altre, non fosse mai do
mato 'perch una cavalleria provveduta di unarma
offensiva riusciva tanto forte da vincere gli stessi vin
citori. Le legioni non poteano fare affidamento che
in una grande superiorit numerica, accompagnata

S07

da speciali circostanze per ricominciare le fatiche di


una conquista nuova, come se le antecedenti non fos
sero mai avvenute.
Severo nel 197, lanno stesso che vinse Albino a
Lugduno, si affrett di inviare soccorsi a Nisibe e vi
mand Leto, forse coll intento di allontanarlo, ed im
pedirgli gli ordimenti di cui stimava fosse il capo.
Prima della fine dellanno Severo port lesercito
nella Siria e nel 198 intraprese nuovamente la guerra
parthica. Le truppe che egli comandava erano molte
e lo si giudica dalle divisioni di esse fatte, e dal nu
mero da lui condotto, nelle Gallie contro Albino, che
sommavano come si disse a 150 mila uomini. Secondo
ogni probabilit Severo marci contro i Parthi con
oltre 200 mila uomini ; n basta, poich stava presso
di lui un Artabano fratello dello stesso Vologese re
dei Parthi, quindi oltre alle proprie forze contava su
di un partito nella stessa Parthia di cui questo Arta
bano era il capo.
I Romani nella nuova spedizione tennero in parte
la via di M. Antonio alloggetto di assicurarsi della
Armenia e dellOsrhoenia la cui capitale Edessa era
sede degli Abgari o re di quella regione, come gi si
ebbe a dire pi sopra. Il re di Armenia, che era pure
un Vologese, si apparecchiava a guerreggiare, ma
forse dissuaso dalle ingenti forze di cui disponeva
Severo, chiese pace e lottenne rimanendo ancora re,
nel qual fatto si vedrebbe lazione dellArtabano che
accompagnava Severo, affinch il re di Armenia ap
poggiasse le aspirazioni al trono del pretendente. Pi
completa ed incondizionata fu ladesione delIAbgaro
di Edessa, il quale egualmente rimase nel principato.

308
Severo dopo la spedizione di Armenia,, segu le orme
di Trajano e lo imit pure nella costruzione di una
flottiglia sul Tigri. L esercito dei Parthi condotto da
Vologese si ritirava dinanzi ai Romani evitando bat
taglie, forse per il numero inferiore delle sue truppe
e per la presenza di Artabano nel campo nemico,
per la quale poteva essere dubbia la fedelt dei
grandi vassalli, che avevano gi abbandonato il suo
predecessore quando guerreggiava Avidio Cassio. I
continui rivolgimenti e le lotte dinastiche in gran
parte suscitate dalla politica romana e le frequenti
guerre rendevano molto incerta e precaria la suddi
tanza dei grandi vassalli sottoposti alla Parthia. Essi
da parecchio tempo avevano iniziato una strategia
per loro conto, favorendo questo o quel pretendente
o parteggiando per i Romani o per gli Arsaciti se
condo lutilit che ne potevano ritrarre. Fu in tal
modo e per simili ordimenti che il regno parthico
scomparve.
Severo per il ritirarsi dei Parthi pot invadere le
regioni gi conquistate da Trajano e seguendone i
metodi anche sullEufrate occup Babilonia. Di l si
mosse verso Ctesifonte dove campeggiava Vologese,
ma aHavvicinarsi dei Romani continu la ritirata,
molestando per il nemico, come risulta dalle condi
zioni dellesercito romano descritte da Spartiano.
Ctesifonte fu investita e presa. Sembra che i Ro
mani abbiano dato l assalto alla citt non per la re
sistenza che offriva, ma per passare al saccheggio,
al massacro degli abitanti e condurre in ischiavitii
le donne ed i fanciulli il cui numero Dione fa ascen-

209

dere a centomila. Non attendibile la notizia di


Erodiano che Vologese siasi lasciato sorprendere a
Ctesifonte, fuggendo con difficolt, accompagnato da
pochi cavalieri. Il contesto storico e gli avvnimnti
posteriori negano tale notizia. Se i Parthi fossero Stati
vinti al punto di non lasciare al re che pochi cava
lieri, nulla pi vietava a Severo di rimanere a Cte
sifonte mezza distrutta. La stimata fuga fu la consueta
tattica dei Parthi quando combatteano un nemico
superiore di forze, ritirarsi cio e molestarlo evitando
battaglia. Un esercito intatto di una grande mobilit
come era la cavalleria parthica, che continuamente
minacci ed improvvisamente offenda, costituisce in
ultima analisi una forza straordinaria che pu aver
ragione dei pi grandi e pi potenti eserciti, come
infatti avvenne.
Severo avea imitato Trajano, ma gli anni trascorsi
dall uno allaltro conquistatore, in luogo di rendere
pi facile loccupazione, laveano fatta pi difficile.
Non basta leggere gli autori greco-latini su questo
ed altri punti della lotta fra Romani e Parthi, per
darne un sunto; importa, direi, meditarli ed estrarne
il vero che essi nascondono troppo spesso a vantag
gio dei Romani. Il terreno arduo, lerrare facile,
per havvi una guida che tiene dell infallibile e sono,
al solito, gli avvenimenti posteriQri. Se Trajano, se
Severo dovettero ritirarsi con lesercito da Ctesifonte,
significa che nonostante i grandi mezzi di cui poteano
disporre, le condizioni del paese erano tali da non
potervisi mantenere. Supporre che essi fra i migliori
dei 58 imperatori di Roma di cui si compone la serie,

14

210
avessero in animo o di compiere una parvenza o di
limitarsi a semplici scorrerie per effettuare uccisioni
e stragi, non parmi concetto serio.
Si ritirarono perch il rimanere sotto una continua
minaccia di improvvisi assalti in un paese difficile
ed ostile, era divenuta cosa impossibile. Spartiano
nella biografia di Settimio Severo spiega un po pi
di Dione i motivi che indussero Severo alla ritirata.
I suoi soldati, egli scrive, obbligati a vivere di erbe
e di radici contrassero gravi malattie. Laonde le
malattie, la dissenteria, il difetto dalimenti, e la
resistenza che opponevano i Parthi (quare quum
obsistentibus Parthis) nonostante i successi impedi rono di procedere oltre. Siccome poi Severo non
solo non procedette oltre, ma torn addietro, il qual
fatto incontestabile, cos senza tema di errare si
pu aggiungere che per tali motivi torn addietro.
Che la guerra, nonostante i successi, sia stata di
sastrosa per i Romani, lo prova indirettamente lo
stesso Dione quando narra della morte data da Se
vero a Giulio Crispo tribuno dei Pretoriani. Costui
recit pubblicamente un passo di Virgilio, dove il
poeta fa esclamare ad un soldato di Turno, che com
batteva Enea, parole di grande sconforto. Certamente
Crispo era leco dei sentimenti dellesercito, e si scor
ge pertanto depressi gli animi anche dei migliori.
Come potea mancare del necessario l ingente esercito
di Severo se avea flottiglie sul Tigri e sull Eufrate,
se teneva in sua mano tutti i punti strategici ed i
centri abitati? Il fatto si spiega in modo ovvio con
l indicata resistenza della cavalleria parthica, che

211
impediva lo comunicazioni, intercettava i convogli,
forse offendea anche dalle rive i soldati sulle flotti
glie ed impediva lo sbarco dei viveri. Inseguita fug
giva superando i Romani in velocit, in prontezza e
conoscenza dei luoghi, per ritornare inattesa con
vece incessante, da promuovere l avvilimento e lo
sconforto negli animi pi fermi e pi coraggiosi.
Non lo si ripeter mai abbastanza: i Parthi divisi
da lotte interne, inferiori di numero, con il paese
occupato e vinto, non aveano per difesa che la loro
cavalleria provveduta di un arma offensiva a distan
za e questo fu sufficiente per obbligare la potenza
padrona del mondo con eserciti ingenti comandati
dai pi esperti capitani dellepoca, alla ritirata. Le
prime fanterie del mondo antico furono vinte dalla
cavalleria nelle guerre difensive, ma era una caval
leria in modo speciale armata ed istruita.
N si pu contrapporre che ci avvenne esclusivamente per causa dei luoghi, poich l inseguimento
subito da M. Antonio il triunviro per regioni mon
tuose coperte di neve, impedite da torrenti e da
fiumi provano il contrario.
Se nel procedere alla occupazione delle provincie
parthiche, Severo segu le orme di Trajano, lo imit
pure nella ritirata ed al pari quindi del suo prede
cessore si trov dinanzi alla citt di Hatra. Questo
avveniva nel 199 della nostra era, e si ripeterono gli
stessi fatti avvenuti nel 116. Gli Hatreni si apparec
chiarono a resistere a Severo come i loro padri 83
anni prima aveano resistito a Trajano. Perfino i me
desimi particolari della offesa e della difesa si rin

21

novarono. La sola diversit fu che Severo intraprese


due volte lassedio di Hatra e Trajano una sola.
Tenendo conto del racconto di Dione che pi esatto
apparisce, e mettendo in seconda linea gli scritti di
Erodiano talvolta di poco valore storico, Severo de
sioso di superare la fama di Trajano, fece fermare
lesercito e si accinse allassedio di Hatra. Apparisce
che al pari degli anni precedenti non i soli Hatreni
concorsero alla difesa, ma vi prese parte la caval
leria parthica con improvvise comparse e repentini
assalti, mentre gli assedianti erano intenti ad espu
gnare le mura. Cos furono bruciate le macchine di
guerra di Severo, molti soldati vennero uccisi ed un
numero ben maggiore, feriti.
Per la qual cosa, leggesi in Dione, limperatore
sciolto avendo lassedio, and altrove ad accam parsi .
Fu in questo intervallo che fece uccidere il suo
legato Leto ed il tribuno dei pretoriani Giulio Crispo
e tali condanne avendo grandemente inasprito leser
cito, Severo neg di aver dato ordini di farli morire.
Niuno ardiva per alzare pi la voce per dolersi degli
stenti e dei pericoli, come avea fatto Giulio Crispo, cosi
i lamenti dellesercito rimasero inascoltati.
Severo non avea dimesso il pensiero di impadro
nirsi di Hatra e nei nuovi accampamenti stava rac
cogliendo copia di munizioni di ogni genere e molte
macchine avea fatte costrurre.
Quando tutto fu in ordine, mosse nuovamente le
sercito contro la piccola citt. Gli Hatreni non si sgo
mentarono neppure di questo nuovo assalto. Gi dal

213

"tempo che Severo stava apparecchiandosi per un nuovo


assedio, i Parthi conosceano i suoi disegni; le scorre
rie della loro cavalleria che come al tempo di Traiano
giungeva fino a scagliare freccie nel campo romano,
i prigionieri che giungeano a fare, e forse accordi ed
intelligenze fra gli alleati di Severo, come al tempo
di Crasso, aveano istruito gli Hatreni, i quali si arma
vano allo lor volta eccitati dalle felici prove subite.
Quando i Romani si avanzarono, le mura erano mu
nite di ingegnose macchine che scagliavano sassi e
perfino pi freccie alla volta a grande distanza; gli
Hatreni erano inoltre eccellenti arcieri e dagli spalti
tiravano al sicuro sugli assalitori; di pi usarono la
nafta accesa che i Romani con lacqua non poteano
spegnere e la cavalleria munita di questo combustibile giungeva di gran corsa sulle macchine di espu
gnazione e le incendiava. La novit di questo liquido
acceso, che gli assedia^ lanciavano sulle masse degli
assalitori e gli ardimenti nellusarlo, sconcertarono
grandemente i Romani. Dalluna e dallaltra parte
l'emulazione era giunta allestremo e finalmente la
ben nota fermezza e lostinazione dei Romani giun
sero a far cadere un tratto di muro. Qui stimo che
gli scrittori moderni abbiano obliata una condizione
speciale di quella citt, poich le recenti indagini di
mostrano che Hatra avea due cinte di mura, una
sterna, un terrapieno sostenuto senza dubbio da
muri e laltra interna che come si disse era in pietra
viva tramezzata da torri dello spessore di circa tre
metri. Ora stando al testo di Dione si deve giudicare
che i Romani avessero fetta cadere la cinta esterna,

su
ma linterna fosse ancora intatta. E in effetto Dione
cos dice: Essendo caduto parte del muro esteriore
tutti i soldati con animo coraggioso voleano ten tare un assalto contro il muro che ancora rima neva.
Non sembra pertanto possano cadere dubbi intorno
a questa condizione di cose.
E probabile che la caduta della prima cinta, per
le macerie addossatesi alla seconda, avesse facilitato
il salire e per questo i soldati eccitati dal combat
timento, volessero tentare la scalata, ma Severo fece
invece suonare a raccolta. I motivi di questo ordine
dato dall'imperatore vengono dagli autori indicati,
dall avere egli in animo di appropriarsi le ricchezze
di Hatra, che in caso di espugnazione, per assalto
divenivano bottino dei soldati come in Ctesifonte. Nel
tempio del Sole di Hatra erano appese ricchissime
offerte alla divinit (To hxou avatrjfiata] come usasi
nei santuari dei moderni tempj, e queste, stando agli
autori, volea Severo preservare mediante accordi
con gli Hatreni. Era poi realmente cosa facile impa
dronirsi della citt che conservava ancora una cinta
intatta ? Parrebbe di no e lo si giudica dal fatto che
gli assediati in luogo di venire ad accordi come
avrebbero dovuto fare se il caso era disperato, ap
prontarono invece nella notte nuove difese.
Trascorso un d, n vedendo Severo alcuno che
proponesse la resa della citt, ordina l assalto ai
muro che era gi stato dagli assediati restaurato, ma
i soldati europei rifiutarono di obbedire.
Fu per sdegno di essere stati impediti il giorno in

SIS
nanzi, conosciuti avendo i motivi che aveano mosso
Severo ad ordinare la ritirata? Cosi affermano gli
autori. Ovvero avendo esaminata l impresa a sangue
freddo la riconobbero troppo ardua? Cosi parrebbe
a chi detti autori ponderatamente legge ed esamina.
In vero, ammessi pure per buoni i motivi che spinsero
Severo ad ordinare il giorno innanzi la ritirata, egli,
il giorno appresso col volere l assalto, recedeva dai
suoi propositi e concedeva il bottino alle truppe; quindi
era una specie di vittoria dei soldati sullimperatore,
vittoria che non avrebbero abbandonata se limpresa
fosse stata facile.
Venne allora ordinato alle legioni di Siria dandare
all assalto, ma furono respinte con gravissime per
dite. Dione racconta che mentre questo avveniva,
Severo smanioso si aggirava per il campo, ed uno
dei suoi generali gli si avvicin offerendogli di pren
dere la citt se gli si davano 500 soldati europei, Se
vero avrebbe risposto: dove potrei trovarne tanti?
Se laneddoto sia un trovato per coprire la disfatta
dei Romani, non si pu asserire ; questo solo certo,
che il generale il quale riusci a fare pi stabili con
quiste nella Parthia, fu Avidio Cassio, e vi giunse con
le legioni di Siria, le quali, come notorio, si componeano principalmente di contingenti locali armati
e condotti alla romana.
A Severo non rimaneva che imitare Traiano anche
in questa parte, e ritirarsi da Hatra, e cos fece. In
tal modo la guerra senza accordi e senza trattati,'
ebbe fine.
Moderni autori scrissero che fu una campagna per

316

i Romani molto gloriosa e su di ci non giova fare


questioni. Ma discutibili sono i vantaggi dai Romani
ottenuti. Si disse che Severo fu chiamato Adiabenico
perch guadagn a Roma la estesa e fertile provin
cia dell Adiabene, il cui re, vassallo dei Parthi pag
tributo, ai Romani. Se la conquista fosse stata reale,
i Romani non avrebbero lasciato quel paese con lo
stesso ordinamento e sopratutto con il medesimo reSe cosi fecero, significa che non poterono altri
menti, il che dimostra trattarsi di occupazioni pre
carie come quelle di Babilonia e di Ctesifonte.
Non senza qualche vantaggio riusc per ai Ro
mani lassedio di Hatra, poich essi appresero l uso
del nuovo combustibile, il quale perfezionato con gli
anni fu lo strumento di guerra conosciuto sotto il
nome di fuoco greco, che tante vittorie, specialmente
navali, procur agli eredi della Roma imperiale, gli
imperatori di Costantinopoli. (1)
(1) La difesa della cavalleria parthica contro linvasione
dello sterminato esercito di Settimio Severo pu mettersi a
paro con la campagna da essa sostenuta contro di Antonio;
solamente le forze di Severo superavano quelle del Triunviro
ed i Parthi doveano essere molto inferiori ai contraposli ad
Antonio.
La difesa di Hatra fu compiuta con l'identica tattica riu
scita contro Trajano ed il capo saldo di questa citt obblig
Settimio ad abbandonare le stimate sue conquiste. Dove sa
rebbe un Hatra in Italia entro la quale un esercito territo
riale e dei partiti di cavalleria trovassero sicuro asilo? Pa
recchie localit si potrebbero prestare, ma forse nessuna me
glio di quel tratto di paese che guarda la grande apertura
dItalia a nord-est.
Il generale Mattei, che lamento troppo presto, scomparso dal

jn
l'esercito attivo, avea in animo di promuovere il compimento
di un grande campo trincerato attorno Venezia. Abbracciando
il corso del Po e di altri grandi fiumi, che sono molti in quei
luoghi, otteneva uno spazio immenso perfettamente piano, per
fettamente forte e da poterne con facilit allargarne gli accessi.
Da una parte comanderebbe la posizione di Ferrara, quindi
impossibile ad un neraio penetrare nell'Italia peninsulare, senza
prima avere espugnato il campo trincerato dell'estuario Veneto;
da un'altra parte difenderebbe le vaste pianure che conducono
verso l'Austria e dall'opposto lato gioverebbe al sostegno di
Alessandria, Piacenza, Verona, Mantova, se un nemico dai lati
del Tirolo e della Francia valicasse le Alpi. La sua azione sa
rebbe triplice a guisa di triangolo, con facilit di difendere le
coste dell'Adriatico e ricevere occorrendo rinforzi e vettova
glie per via di mare e di fluitazioni interne, essendo ancora in
buono stato la stupenda rte di fiumi e di canali navigabili della
defunta repubblica Veneta. Questo esteso tratto di paese ricco
di prodotti erbacei, suscettibile di mantenere un esercito di
cavalleria, che se un po'di cultura intensiva vi s'immischiasse
la produzione triplicherebbe. Le nuove generazioni non devono
dimenticare che quel punto difeso soltanto da pochi patrioti,
tenne testa per lungo tempo a tutta la potenza austriaca, la
quale vi avea accumulati eserciti sopra eserciti, e solo la fame
e la pestilenza costrinsero alla resa.
Oggi per le nuove armi, quel recinto cosi come era non giove
rebbe pi, ma la natura dei luoghi porge facilit di difese, n po
tessi creare paese migliore per una potenzialit spiccata sopra
taluni dei pi importanti punti strategici del nostro paese. Si
obbietta il disagio economico e la conseguente difficolt di
compiere concetti estesi. V i ha del vero, ma non tutto vero,
poich parmi che oggi lItalia si possa paragonare ad una
poco accorta famiglia che non si nega mai il superfluo e fa
economie sul necessario, specialmente nel robustare la casa,
senza la quale, dove riparer la famiglia?

Capitolo X.

La battaglia di Nisibi.
(anni 211-226 era mod.)

Vologese IV re dei Parthi sempre in armi ed in>


offese e mai in battaglia, ricuper la sua capitale per
la ritirata di Severo avvenuta nel 199 della nostra
era, e regn altri 9 anni circa. Severo non ebbe pi
in pensiero di rinnovare la guerra contro i Parthi
ed alla sua volta fini di vivere due anni dopo Volo
gese, vale a dire nel febbraio del 211, in York. Gli
successe Bassiano un figlio che ebbe in Lyone dalla
sua seconda moglie Giulia Domna, una divinit delle
terno femminino. I Romani non le furono grati della
procreazione di un figlio, quantunque gran divoto
d Isis, poich fu fra i peggiori imperatori romani
sotto il soprannome di Caracalla. Costui ad otto anni
(196) venne creato Cesare ; a nove pontefice in sopra
numero ed a 10, Augusto con podest Tribunizia; il
primo consolato lebbe nel 14 anno di et, quando

220

gi aveva accompagnato il padre nelle guerre par


thiche. Caracalla tent di uccidere il padre, ed as
sassin il fratello, Cesare ed Augusto egli pure, fra
le braccia della sua stessa madre.
Secondo Spartiano, Aurelio Vittore, Eutropio ed
Orosio, Caracalla avrebbe sposata la propria madre,
se non che cotesti autori in luogo di madre diconla
matrigna, laonde dimostrandosi male istruiti intorno
il grado di parentela, parrebbe poco lo fossero pure
del fatto.
Dione vissuto in quel tempo ed insignito di un uf
ficio nello Stato, non parla di tali nozze. Ad ogni
modo rispetto a Caracalla ed a Giulia Domna, la
stuta siriaca, ogni cosa possibile.
La politica dei Romani contro i Parthi che tanto
noque agli Arsacidi, costituiva una pagina segreta
della camerilla imperiale, ma con Caracalla divenne
palese, menando egli pubblicamente vanto di susci
tare discordie fra i due fratelli, figli e successori di
Vologese IV, e Dione racconta, che ne scrisse al
Senato.
Manchiamo di documenti storici per conoscere
come avvenisse la guerra intestina fra Vologese ed
Artabano e risulterebbe che regnarono ambedue, co
nosciuto il primo col nome di Vologese V (XXX* Ar
sacide) ed Artabano IV (XXXI Arsacide) laltro. Ar
gomentasi regnasse prima Vologese, quindi una grande
guerra abbia avuto luogo, il risultato della quale fu
che Artabano ebbe la supremazia e Vologese ottenne
un posto secondario e subalterno.
Le memorie della giovinezza ed i facili allori al

2 !t

padre impartiti per le sue guerre contro i Parthi,


fecero rivolgere il pensiero di Caracalla alle regioni
che volle di nuovo conquistare, ma con gli spedienti
propri della sua natura.
Un anno dopo che venne assunto al trono, cio nel
114 circa, egli chiam alla sua presenza l Abgaro di
Edessa o re dellOsrhoene e questi venuto senza so
spetto, lo prese ed il suo regno venne confiscato e
ridotto a provincia romana.
Caracalla reso ardito da questo primo successo, segu
la stessa via con il re di Arinnia. Riesce difficile com
prendere che un re di un potente paese, amato dai
sudditi, come lo dimostrano gli avvenimenti, e so
pratutto dopo l accaduto allAbgaro di Edessa, siasi
lasciato prendere al medesimo laccio. Ad ogni modo
cos fu, ed a simiglianza del precedente venne impri
gionato con tutta la famiglia.
Tosto gli Armeni si ribellarono ai legati romani e
si mantennero in armi. Soltanto due anni dopo Ca
racalla mand un suo legato per sottometterli, come
racconta Dione, un figlio di uno schiavo, di nome
Theocrito. I meriti di costui consistevano nell'avere
insegnato il ballo a Caracalla, e di essere stato il
damo di un certo Sasotero caporione delle scostuma
tezze imperiali. Elevato perci Teocrito ai primi onori,
marci contro i ribelli, ma fu battuto nel pi com
pleto modo e gli Armeni continuarono ad essere da
Roma indipendenti.
Sempre determinato di muover guerra ai Parthi,
Caracalla cercava un pretesto e gi fino dal 214
chiese gli venissero restituiti due individui che aveano

212
lasciati i Romani per rifugiarsi presso i Parthi. L uno
era lArsacide Teridate fratello di Vologese IV che
accompagnava Severo nella campagna contro i suoi
connazionali, il quale alla morte del padre di Caracalla era ritornato fra i suoi; laltro era un Siriaco
per nome Antioco compagno di Teridate, che nelle
guerre di Severo giov i Romani ricevendone molti
compensi. .
In quellanno avea tuttavia la supremazia nella
Parthia Vologese V ed a questi si rivolse limpera
tore per riavere i fuggiaschi. Vologese impegnato in
una disastrosa guerra col fratello, studiavasi di evi
tare ogni motivo che spingesse Caracalla a movergli
contro gli eserciti e stim saviezza consegnare i due
fuggiaschi richiestigli. Forse fu questatto di inqua
lificabile debolezza che lo rese inviso ai suoi e diede
il sopravento ad Artabano detto il IV, ed in fatti
lanno appresso, questi era il solo re dei Parthi.
Con tale restituzione, Caracalla non avea pi mo
tivo di venire alle rotte con i Parthi, e nella sua ir
requietezza pass a molestare ed uccidere altre genti;
cosi avvenne la proditoria uccisione della giovent
di Alessandria da lui nel pi ferino modo ordita. Ben
presto per nellanimo dellimperatore, il vecchio pro
posito di conquistare la Parthia ricomparve, ma prese
una via affatto nuova ed in relazione alluomo ed
i suoi precedenti.
Due autori contemporanei Erodiano e Dione ra
gionano del fatto, ma havvi fra loro antinomia. Ca
racalla per giungere pi facilmente ai suoi fini, da
quanto apparisce i medesimi che avea nutriti contro

SS3

lAbgaro di Edessa e contro il re di Armenia, ricorse


ad un mezzo strano per i tempi e la persona. I Greci
insegnarono ai Romani il disprezzo di qualunque al
tro popolo, indistintamente chiamato barbaro. Con
la Roma imperiale per, servita anzi direi quasi pos
seduta da questi barbari, tale sentimento dovea ne
cessariamente scomparire e bastava che un nativo
di qualunque parte del mondo, si acconciasse alle
foggio romane per essere trattato da eguale dai di
scendenti delle pi antiche famiglie di Roma. In que
sto si univa quale coefficiente il sentimento demo
cratico romano che assoggett allimpero la signora
del mondo.
Inoltre eravi sempre un senso di rispetto nei Ro
mani stessi verso la gente che sapea loro resistere,
ed i Parthi fispiravano ancora fra il popolo di Ro
ma un terrore dal quale ne derivava la popolarit
di ogni imperatore che si accingeva a combatteili,
questo spiega come anche i meno guerrieri volessero
acquistarla.
Se Traiano, se M. Aurelio e Settimio Severo ecc.
voleano vincere con le armi, limperatore Caracalla
da par suo ricorse alle frodi.
Egli invi unambasceria ad Artabano IV, con la
quale chiese per moglie una figlia di cotesto re. I
due autori contemporanei Erodiano e Dione vanno
daccordo su di un punto solo, vale a dire che Ca
racalla fece la domanda per ingannare i Parthi.
Dione, pi conciso, scrive che limperatore mosse
guerra ai Parthi sotto pretesto che Artabano ricu
sava di dargli in moglie una figliola; ma Artabano

224

ben conosceva che mentre Antonino Caracalla chiedea le nozze con parole, in realt bramava impadro
nirsi del regno dei Parthi.
Ambendo il cognome di Parthico, scrive Erodiano,
ed acquistar fama di vincitore de barbari, Caracalla
macchin questa trama. Qui lo storico narra una
specie di romanzo, ma che raccoglie tutti i caratteri
della verit, considerati i molti precedenti e gli enormi
delitti da Caracalla commessi. Se Dione in questo ed
altri punti tace o sorvola sulle immanit commesse
dai suoi, avviene probabilmente perch, quantunque
avverso a Caracalla, essendo un grande ufficiale del
limpero, omette i fatti che tornano a disdoro non
del solo imperatore, ma dello Stato. Seguendo Ero
diano, il re dei Parti rifiut l'offertagli alleanza, quan
tunque accompagnata da grandissimi donativi, ma la
figliola, che non capiva in s stessa dalla bramosia
di impalmare un imperatore romano (e monogamo)
tanto si destreggi che indusse il padre ad accon
sentire, e questi, disdetto il primiero rifiuto, diede
la reale sua parola al romano, e lo denominava gi
suo genero.
Laonde i Parthi in luogo di apparecchiarsi alla
guerra, si accinsero a fare onore allo sposo, che
in gran pompa e senza opposizione si avanzava. Ca
racalla infingevasi gratissimo delle liete accoglienze,
e giunse alla reggia di Artabano, che lautore non
nomina, ma pare quella di Ctesifonte. Quivi, in una
vasta pianura prossima alla citt, riboccante di una
moltitudine infinita vestita a festa, Artabano e lim
peratore si incontrarono con dimostrazioni grandi

JiS

di amicizia. Quindi, drizzate le tavole, i Parthi de


posero le armi per banchettare.
Quando i tripudi furono al colmo, Caracalla, inteso
come era con i suoi soldati, diede loro il segnale con
venuto ed essi immantinenti si scagliarono sui Parthi
e cominciarono unorrenda carneficina. Lo smarri
mento fra quella folla disarmata fu indicibile. I Ro
mani miravano ad impossessarsi di Artabano il quale
a stento fu salvato dalle sue guardie, ma la folla in
massa venne massacrata.
L intenzione di Caracalla era, con lordito assas
sinio, di impossessarsi della Parthia, ma i Parthi ri
messi dalla sorpresa del proditorio assalto, nei di suc
cessivi fecero resistenza, per cui leggesi che Caracalla dopo stragi, rapine e catture, si ritir verso
lalta Mesopotamia.
Questi avvenimenti, da Dione taciuti, riceverebbero
indiretta conferma da Spartiano, narrando egli che
Caracalla disfece i Satrapi di Artabano oltre Babi
lonia, il che corrisponderebbe agli asserti di Erodiano.
La ritirata fu da Caracalla effettuata appoggiandosi
al Tigri e giunse ad Arbela (lattuale Arbil) la stessa
da cui prese erroneamente nome l ultima battaglia
fra Dario ed Alessandro, dovendosi piuttosto deno
minare dal villaggio di Gangamela, il pi prossimo
alla localit che si verific essere stato il campo di
quella battaglia. Con i Parthi, Arbela era divenuta
una citt sacra alla morte e racchiudea le tombe
degli Arsacidi. Caracalla, con inaudita profanazione
viol quelle tombe esportando le ricchezze che conteneano. Un grido di indignazione echeggi per tutta
15

216
la Parthia, ed Artabano quantunque per poca fedelt
dei Satrapi e per intestine discordie debole, divenne
generale di un potente esercito, poich tutti indistin
tamente fecero a lui adesione desiosi di vendicare tanti
oltraggi e tanti danni sofferti.
Mentre per Artabano seguiva i Romani bramoso
di azzuffarsi con loro, avvenne un fatto che mut
gli attori, ma non il dramma che stava per succe
dere.
Variano i particolari fra Dione, Spartiano ed Ero
diano, gli autori dai quali desumonsi gli avvenimenti
di quel tempo, ma nellessenza trovansi d'accordo.
Caracalla era giunto nellalta Mesopotamia e si appa
recchiava a combattere. Detestato da tutti, fuori che
dai soldati, le cui passioni adulava e lavidit con
grossi donativi soddisfacea, temeva di essere ucciso e
chiedea oroscopi dovunque, per sapere quale sarebbe
stata la sua fine e quando sarebbe avvenuta. Tale
mana dell imperatore era unarma potente per chi
volea disfarsi di nemici o di competitori e bastava
anche dubbiosamente indicare che qualcuno era dagli
oracoli designato a suo successore, perch immanti
nente lo facesse morire.
Ora avvenne che avendo Caracalla data incombenza
di fare ricerca dindovini a Materniano governatore
di Roma, questi con suo messaggio lo avvert che gli
oracoli indiziavano futuri imperatori Macrino e Diadumene suo figliolo.
Macrino era un Mauritano di bassa estrazione, in
origine forse uno schiavo o figlio di schiavo, che dovea la sua elevazione a Plautiano il favorito di Set

227

timio Severo, e fortunatamente non involto nella di


sgrazia del suo patrono.
Caracalla lo avea fatto prefetto del Pretorio, non
per aver egli fama di capitano, ma perch stimavasi
generalmente dotto in giurisprudenza. Il suo collega
chiamavasi Audenzio, un vecchio militare, ed i due
erano i soli generali comandanti che limperatore te
nesse con lesercito in Edessa.
La lettera di Materniano che indicava Macrino fu
turo imperatore, secondo Dione, giunse in Antiochia
a Giulia madre di Caracalla, la quale era incaricata
di dividere le missive, mandando solo le pi impor
tanti allimperatore. Giulia come yide la lettera di
Materniano avrebbe avvertito Macrino affinch cu
rasse la sua vita.
Secondo Erodiano la lettera sarebbe giunta in Edessa
ed allarrivo del corriere, Caracalla era montato in
cocchio per le corse. Non volendo per gli affari tur
bare i piaceri, avrebbe dato il pacco delle lettere a
Macrino stesso con lingiunzione di riferirgli le cose
importanti.
Macrino, come lesse la lettera di Materniano, si
impaur grandemente ed inoltre nutrendo egli una
segreta ira contro Caracalla che pubblicamente lo in
sultava perch militare incapace, decise di ucciderlo.
La congiura fu tosto ordita e vi entrarono secondo
i tre indicati autori, i primi ufficiali della casa im
periale. Incaricato della esecuzione fu un Giulio Mar
ciale capitano delle guardie imperiali, il cui fratello
era stato ucciso da Caracalla.
Ora avvenne che limperatore trovandosi per viag

228

gio, secondo Dione, partito da Edessa alla volta di Carr,


ed in conformit ad Erodiano, in via per visitare il
tempio della luna in Gaza, accompagnato da piccola
scorta, discese da cavallo per un bisogno corporale;
ed anche ir. tale indicazione sono gli autori discordi,.
Marziale gli si avvicin, trasse un pugnale ed uccise
Caracalla, scrive Erodiano, mentre Dione narra che
venne soltanto ferito. Comunque, l imperatore mori
e la scorta, composta di Germani, secondo gli uni,
di Sciti e di Celti, conformemente ad altri, rincorse
Marziale che alla sua volta fu ucciso.
I soldati tumultuavano dolenti della perdita di Ca
racalla, ma luccisore essendo morto, non vi era modo
per saperne di pi e Macrino fu dei pi espansivi ad
abbracciare piangendo il cadavere di Caracalla e neL
deplorarne la morte. Per alcuni giorni i soldati non
vollero nominare il successore, ma poi Macrino fatte
larghissime promesse, narrate anche da Lampridio
in Diadumene, venne proclamato imperatore e prese
i nomi di M. Opelio Severo Macrino.
In mal punto un leguleio prese la direzione delle
pubbliche faccende, perch Artabano con potente
esercito si avanzava, risoluto di punire Caracalla, ed
incontr i Romani nei pressi di Nisibi.
Le stragi ed i danni patiti aveano almeno per il
momento riuniti i Parthi in un solo concetto, perci
il loro esercito era numeroso, compatto e bene dis
posto. Il numero dei cavalli e dei camelli era gran
dissimo, dicono gli autori. L uso dei dromedari per la
cavalleria, era gi stato dai Parthi iniziato in pre
cedenti guerre. Si argomenta che vedendo essi lim

2*3

portanza della cavalleria leggiera, munita di un'arma


offensiva a distanza, impiegassero il maggior numero
dei loro cavalli nell'aumentare tale cavalleria, come
quella che realmente otteneva i maggiori successi.
Inoltre sembra che i loro cavalli male sopportassero
la grave armatura dei eatafrati divenuta sempre pi
pesante, per renderla invulnerabile contro il pilo delle
legioni e la lancia della cavalleria romana ; da ci il
pensiero di montare dei dromedari sufficientemente
veloci e molto pi resistenti al carico. Questa diversit
di usare cio i camelli per la cavalleria grave ed i
cavalli per la cavalleria leggiera armata di arco e
lreccie, facea maggiormente spiccare la separazione
fra le due armi, e quindi pi facili riuscivano i per
fezionamenti in ambedue.
Vedendosi giungere addosso tanta tempesta, limpe
ratore forte in giurisprudenza e poco nelle armi,
tent di allontanarla inviando una ambasciera ad
Artabano, annunziandogli la morte di Caracalla e pro
ponendogli la restituzione dei prigionieri fatti a tra
dimento da costui, cos Erodiano; ma Dione dice in
vece che con lambasceria rimand i prigionieri.
Artabano non si chet per questo, ma volea rico
strutte le citt e le castella diroccate dai Romani e
(notisi) chiese la restituzione della parte di Mesopotania occupata dai nemici.
Un imperatore non avrebbe evitata una sollevazione
di soldati, se avesse fatte simili concessioni prima di
tentare la sorte delle armi, laonde Romani e Parthi
si apparecchiarono alla battaglia.
Questa avvenne nellanno 217 e fu la pi grande

230

e la pi lunga battaglia che Romani e Parthi ab


biano combattuta. Dur tre giorni ed in ognuno il
combattimento' fu accanito e feroce.
Artabano mosse l esercito ed incontr i Romani
gi in cammino, pronti a combattere. Secondo Dione
i Romani giunsero, a porsi vicino a certe acque, ed il
testo essendo in tal punto manchevole, si ignora quali
acque fossero.
Argomentasi che la mossa dei Romani avesse per
obbiettivo di preservare le spalle od i fianchi dalla
cavalleria nemica, riparando presso localit ricoperte
di acque, e non che la pugna venisse accidentalmente
occasionata da coloro che andavano ad attinger acqua,
come taluni fra i moderni scrissero. I servizi del
campo romano li faceano i non combattenti, specialmente quello di attingere acqua; inoltre in tutti gli
autori ragionasi di battaglia avvenuta per proposito
fermo e stabilito da ambe le parti di venire alle mani,
il che esclude un incontro fortuito.
Seguendo la narrazione di Erodiano, si stima che
la vittoria propendesse fino da principio per i Parthi,
ma i Romani giunsero a paralizzarne lazione con
uno strattagemma. Imitarono cio i Parthi e finsero
alla loro volta di fuggire, ma nel ritirarsi copersero
il suolo di triboli, i quali sono, come noto, una palla
con quattro punte poste in modo che gettandola,
una rimane sempre verticale. I cavalleggeri parthici
ed i catafrati montati sui camelli inseguirono i Ro
mani nella simulata fuga, ma trovati i triboli avvenne
loro un grandissimo danno, specialmente fra i ca
melli, per essere le loro zampe meno protette di

231
quelle dei cavalli. Se i Parthi saettavano le legioni a
distanza, n si lasciavano trascinare ad una lotta
corpo a corpo, il vantaggio era per loro, ma se spinti
dalla bramosia del combattere, attendevano a piede
fermo gli avversari, aveano la peggio per la superio
rit delle legioni in simili combattimenti.
Quando per effetto dei triboli i Parthi venivano
gettati a terra, la loro morte era quasi sicura, non
avendo n armi, ne uso di combattere a piedi e que
sto senza dubbio costituiva un grave difetto di quel
lesercito, poich aumentava dassai la sua vulnera
bilit.
Se i Romani, per difendersi o per scansare le frec
cie perdeano l ordinanza, una carica di catafrati scom
pigliava la legione, e cos fra vantaggi e danni pass
la prima giornata.
Nella seconda, i due eserciti si incontrarono egual
mente di buon mattino e continuarono a combattere
fino a notte. I primi ad allontanarsi dal campo di
battaglia pare sieno stati i Parthi, avendo i loro ca
valli grande bisogno di riposo.
Nel terzo d, la lotta fu pi aspra ed accanita dei
giorni precedenti, ragionando Erodiano di morti e di
feriti a monti che impedivano perfino lo scontrarsi
dei nemici. Sembra che gi nel secondo giorno qualche
maggior vantaggio lo avessero i Parthi, poich leggesi che essi giovandosi non del numero, come scrivono
gli storici greco-romani, che i parthi furono sempre
inferiori di numero ai Romani, ma della grande mo
bilit, tentarono di circuire l esercito imperiale.
Dalla prima battaglia dei Parthi contro i Romani

232

condotti da Crasso erano scorsi 270 anni e la stessa


tattica che giov nella prima, fu causa di vittoria
nellultima. I Romani per non essere circondati este
sero la loro ordinanza e quando questa per lo spazio
abbracciato iu assottigliata, venne scomposta dalla
cavalleria nemica. Secondo un frammento di Dione
ricomposto dal Fabricio e citato pure dal Rawlinson
fTrj to3 M axplvov 4>uytj d9u(irjoin*vot Tjfnij8joav) (1 ) Mcrino
(1) Roma non apprese, come indica qualche moderno scrit
tore, dai suoi nemici l'importanza del guerreggiare a cavallo,
poich la conosceva gi, come dimostr l'autore di questo studio,
ma l'abbandon poi per uno spirito di eguaglianza male indiriz
zato. Cromwel invece fece montare a cavallo quanti pi pot
dei suoi rivoluzionari, ed ebbe dei successi maravigliosi.
I
Romani che abbandonarono le cavallerie, furono costretti
a'riprendere quelle degli altri, vale a dire quelle dei popoli
vinti, la qual cosa inizi la importanza dei vinti stessi che
vediamo nei primi secoli dell'era nostra grandissima, non ul
timo coefficiente della rovina romana.
Tale condizione si ripercosse nelle et posteriori, e se le
cavallerie di Roma furono assoldate dal di fuori, un po' per
volta lo furono anche le fanterie, quindi nel periodo di mag
gior bisogne, quello della irruzione dei barbari, l'Italia era non
solo senz'armi, ma anche senza capacit di averne. Laonde
riesce verissimo il detto .di un moderno scrittore : che causa
efficiente del nostro lungo servaggio fu la mancanza di ahi lit negli Italiani di combattere a cavallo quando le orde
< nordiche sorpresero la nostra penisola. 11 metodo di com
battere dei barbari venuti in Italia, era lo stesso usato dalla
Roma primitiva, cio di avere la maggiore consistenza degli
eserciti nelle cavallerie, ma i Romani l'aveano abbandonato
da qualche secolo; le loro cavallerie erano di barbari, e que
sti abbandonarono gli Italiani per unirsi agli altri barbari.
Nel periodo in cni Roma si incontr con i Parthi, le ca-

>33

fu il primo, stimandosi vinto, a prendere la fuga, e


avendo il capo dato un tale esempio non maravi
glia se gli altri lo seguirono. Il solo Dione per di
chiara la fuga e la sconftta di Macrino; dagli altri
vallerie assoldate non eguagliarono mai la grande perizia di
questo popolo nel combattere a cavallo, perci i Romani quando
assalirono la Parthia, occuparono bens il paese per le ingenti
forze che vi conduceano, ma realmente non vinsero mai.
Il Denison nella sua storia della cavalleria (trad. D. Bossalino) scrive :
Nella Parthia il principio di unire la grande portata dei
< proiettili ad una mobilit superiore, raggiunse il suo pi
* alto sviluppo e realizz risultati meravigliosi per un lungo
periodo di tempo. Il sistema non fu mai nella storia meglio
compreso, e pi efficacemente messo in pratica di quello
che lo fu presso i Parthi dal finire dell'era antica ai primi
secoli dell'era ncstra. L uso della cavalleria per avamposti
pattuglie e partiti di ricognizione era in questo periodo per fattamente compreso e fondavasi sugli stessi principii dei
tempi moderni. Ne si dica che queste sono cose scoperte
dagli studiosi moderni. Le et passate furono s fattamente
impressionale dalle vittorie dei Parthi che tutti i belligeranti
con alla testa la Roma imperiale adottarono cavallerie di ar
cieri e progredendo di secolo . in secolo sempre per l'effetto
prodotto dalle guerre parthiche, le troviamo con gli impera
tori di Costantinopoli, con Belisario, con Narsete, con Carlo
Magno quando nel 800 scese in Italia, con i re di Francia e
di Inghilterra perfino nel tempo in cui erano gi in uso le
armi da fuoco. Luigi X II di Francia avea un corpo di arcieri
cavallo, Carlo V ili che attravers il nostro paese con 140
cannoni, cosa straordinaria per il tempo, avea una parte della
sua guardia composta di arcieri a cavallo; perfino Gustavo
Adolfo nel 1680, quando gi avea migliorate col suo genio le
artiglierie e le armi da fuoco portatili, avea un corpo di ar
cieri a cavallo. Non si dica pertanto che le et successive ai

- *34

si hanno soltanto confessioni indirette, che per av


valorano grandemente laffermazione di Dione. Giulio
Capitolino nelle compendiose sue notizie fa compren
dere che Macrino fu vinto; solo attribuisce la scon Parthi non misero in pratica gli insegnamenti dei Parthi per
ch le loro orme si riscontrano fino nell'ei nostra. Siamo
noi moderni che abbiamo posto in oblo ci che i nostri avi
ed i nostri padri ricordavano molto bene.
N lo dimenticarono gli Americani degli Stati Uniti. Il ge
nerale Morgan limprovvisatore delle cavallerie sudiste, com
pose dei corpi di cavalleria con uomini armati di fucili da
caccia caricati anche a quadrettoni. Questi cavalieri somiglian
ti ai Parthi, furono assai efficaci. Si avanzavano contro il
nemico sparando le armi e molto spesso coglieano per la grande
loro perizia nell'usarle; quindi o si dileguavano, o se il nemico
per le perdite e per l'attesa dellurto, non mostravasi pi fermo
e compatto, ave luogo la carica; e siccome altre armi non
aveano, adoperavano il calcio del fucile e nondi rado bastava.
Gli esperti diceano essere diffcilissimo che un quadrato di fan
teria riuscisse a resistere ad una tensione d'animo accompagnata
da continue perdite, non sapendo mai se la linea di cavalieri
ancora lontana fosse destinata a far fuoco soltanto ovvero ad
effettuare lurto.
La France militaire si domanda in un articolo dello scorso
anno, se la cavalleria moderna potr presentarsi in ordine
sparso e quindi riunirsi in ordine serrato per venire alla ca
rica. 1 Parthi non faceano in altro modo, quindi, per difficile
possa sembrare, non solo possibile, ma per rendere meno
micidiali gli effetti delle moderne armi, deve essere fatto cos.
Senza andare ai Parthi, i padri degli scrittori della France
militaire esperimentarono gli effetti di questa tattica nella
ritirata di Russia. Quando nella penombra del mesto orizzonte
vedeano le note linee che significavano la presenza di un co
sacco, ben presto in diversi punti scorgeansi altri i quali sparsi
dapprima si univano in masse lineari e con la lancia abbas-

235

fitta allabbandono delle legioni rivoltesi al partito di


Vario Eliogabalo, ora, labbandono delle legioni av
venne nel 218 circa un anno dopo cio, della guerra
parthica. Erodiano non ragiona intorno allesito della
sala precipitavano a guisa <U valanga sulle stanche linee fran
cesi. Ed i Cosacchi non aveano allora che la lancia. Oggi
per l'arma di cui furono forniti, possono effettuare a grandi
distanze il tiro a segno su di un quadrato, costretto a rima
nere tale, per respingere l'urto che da un momento all'altro
potrebbe giungere.
Per ottenere tali obbiettivi di offesa e di difesa, occorre che
le istituzioni militari riescano gradite, simpatiche ad una na
zione, perci i soverchi rigori e le pedanterie, possono consi
derarsi residui di parsati governi che distolgono la giovent
dalle armi. I giovani consumavano allora le loro energie nei
riposi delle guarnite alcove, o stemperavansi in veglie dinanzi
ad un tappeto verde, lasciando i pochi fiaccare la mente in ste
rili speculazioni intellettuali. Queste tre categorie di giovent
sono forse finite in Italia?
Dissi da principio che l'esercito nostro ha una missione
educatrice e pi di tutte ha questa missione l'arma della ca
valleria, che rivolge principalmente le sue domande alla gio
vent ricca.Pi di tutte le armi ha questa missione, dico, l'arma
della cavalleria perch esercita il giovine ad una ginnastica
di pericolo quasi al pari del marinaio. Ricordiamoci che vi fu,
un tempo nel quale gl'inglesi erano molto scaduti dalle energie
che li distinguono, e ritemprarono lanimo delle classi educate
col mettere in onore gli esercizi della equitazione e per questo,
sebbene in un isola ebbero i migliori cavalli e furono i pi
forti ed i pi resistenti cavalieri; laonde oggi nei loro domini,
come diceva Filippo II, non tramonta mai il sole.
Che se riesce arduo far amare ad un ufficiale di fanteria
la sua professione, molto pi facile diviene ad un ufficiale di
cavalleria per l'affetto che un po alla volta si insinua nel vero
soldato di cavalleria verso i cavalli. Sono dei nobili animali,
cos ridotti daUuomo vero ma robustano l'animo dell'uomo.

336

battaglia, ma narra i patti eseguiti da Macrino; e


come un vincitore per frutto della vittoria non su
bisce patti, n sgombera paesi, cos forza conclu
dere per lo stesso Erodiano senzaltre testimonianze
che Macrino fu vinto dai Parthi.

Uno scrittore tedesco, il di cui nome ignoro, perch scrisse


un opuscolo anonimo, ebbe a dire (come si legge nella nostra
Rivista di Cavalleria) che il cavallo l'animale pi pauroso
della creazione, che il suo temperamento assni sensibile si com
muove al pi lieve movimento dell'aria; un uccello che voli,
un cane che abbaia, una bottiglia che luccichi al sole, suf
ficiente per spaventarlo; cosi l'uomo (soggiunge l'anonimo;
famigliarizzandosi col cavallo ne subisce l'influenza.
difficile in poche linee raccogliere maggiori errori. Le va
lorose schiere che dalla pi alta antichit ebbero a compagno
nei pericoli il cavallo, generosamente da questo affrontati al pari
dell'uomo, protesterebbero contro simili asserzioni. Innumurevoli sono i casi di soldati salvati dai loro cavalli; il cavallo
arabo avverte il suo padrone del pericolo e lo desta; quante
volte, imbarazzati cavalieri della via da seguire, il cavallo, con
facolt di orizzontarsi migliori che negli uomini, prende riso
lutamente una direzione ed la buona! Qnante volte il cavallo,
dotato di miglior vista, evita all'uomo dei pericoli durante
la notte! B via dicendo; animale generoso, che sente l'amore
e l'odio, che conserva le amicizie, che dimostra le simpatie,
ha molte facolt che avvicinano quelle dell uomo, ed alcune
altre che le superano; ma.... bisogna che lo spirito vivifichi,
poich verissimo che vi sono delle eccezioni anche nei cavalli,
ma se lo spirito assente, le eccezioni diventano regola inal
terabile.
I l governo nostro non incoraggia la produzione equina, c
la molesta con statistiche, con ruoli, con regolamenti, ed a
mio avviso un grave errore, che porta diminuzioni di pro
duzione. In caso di guerra lo Stato non pu prendere quello

7
Le condizioni della pace fra Artabano e Macrino
sono poco conosciute ma si possono lare delle sicure
induzioni.
Risultando dalla storia che Roma, quando regnavano
i primi Sassanidi nella Persia, possedea l'alta Mesopo
tamia, taluni fra i moderni scrittori argomentarono
che la pace di Nisibi non includesse la cessione ai
Parthi di quella regione.
Sembrami per poco approfondita tale asserzione.
Ed infatti se Artabano IV chiose prima della batta
glia la restituzione della Mesopotamia, ragionevole
ed ovvio l abbia egualmente voluta dopo la vittoria,
da un imperatore in fuga, che volea la pace anche
prima della guerra per attendere alla consolidazione
del potere da lui comperato da soldati. Dione non
accenna alle condizioni, scrive solo che la pace fu
conclusa. Giulio Capitolino dopo avere indicata la di
sfatta di Macrino per l abbandono delle legioni, am
mette che fu il primo ad inviare ambasciatori ad Ar
tabano, poscia* part dalla Mesopotamia e si ridusse
in Antiochia. Laonde abbiamo una pace chiesta ed
una ritirata. Questo indizio riesce una conferma alla
esplicita notizia che d il contemporaneo Erodiano il
che vuole? Perch molestare il cittadino in tempo di pace?
Non si deve dar occasione di pensare che la eventualit di
una guerra sia un pretesto per estendere le ingerenze nella
pace.
Auguro infine, che la nazione rivolga la sua mente, la sua
fiducia, la sua vitalit allesercito di terra e di mare, ed in
esso si immedesimi, perch se la generazione la quale sta
per passare costitu l'Italia, quella che oggi nel pieno vigore
ottenga il battesimo della vittori: .

338

quale cos finisce il libro IV delle sue storie: < L im peratore romano avendo ordinato allesercito di
sgomberare la Mesopotamia, part per Antiochia.
S la Mesopotamia fu abbandonata dalle truppe ro
mane evidente che rimase in potere dei Parthi.
Giudicasi che nella lunga guerra fra Artabano ed
Ardishir (l'AfxaEepgris dei Greci e dei Romani), primo
dei Sassanidi, le citt dellalta Mesopotamia come
Carr, Singara Bathne, Nisibi e Rhesana ecc., gi co
lonie romane, abbiano ricorso alla protezione della
metropoli, e cos la regione sia rimasta fino al tempo
dellimperatore Gioviano nel 363 quando venne defini
tivamente ceduta alla Persia. Tale regione retta nel
primo tempo da un Preside, autorit giudiziaria e
non amministrativa, dimostrerebbe essere stati di
versi dalle altre provincie i vincoli che l univano a
Roma.
La battaglia di Nisibi fu lultimo sforzo dei Parthi
minati dalla politica romana, che avea promosse le
discordie famigliari e suscitate le ambizioni e le bra
mosie dei sottoposti, profittando delle tendenze pro
prie di quel popolo aiutate dalle sue costituzioni. I
proditori assalti di Caracalla spinsero i Parthi ad
una unione precaria, fu limpeto estremo di un po
polo che muore, e cessati i vincoli costituiti dalla
generale indignazione e dal comune pericolo, la dis
solvenza continu il suo lavoro.
Gi fino dalle prime pagine notai che la forma
zione dellimpero parthico dovuta ad una reazione
dellelemento locale sulla importazione greca. Col
procedere degli anni e dei secoli i Parthi subirono

S39

leterna legge che sottomette con pacifica conquisti


il popolo meno civile a quello che lo di pi; i
Parthi quindi grecizzarono. Le monete, la lingua delle
classi elevate, gli spettacoli, la letteratura e la reli
gione come gi si disse erano greche o quasi gre
che. Le popolazioni grecizzavano per modo da pre
vederne prossima la fusione con la civilt greca.
Se non che lelemento locale reso forte e compatto
da altri coefficienti, esercit unazione deleteria sul
movimento evolutivo.
Fino a tanto per che i dissidii rimanean circoscritti ai capi, le masse con indifferenza seguivano o
questo o quello, ma larte di un uomo di grande in
gegno riusc a raffermare e rendere solide le masse
con un sentimento a portata di tutti e questo fu il
sentimento religioso.
Le religioni Siriache che fecero la conquista del
lEuropa, aveano gi nelle sue prime forme invasa la
Parthia. Ardishir od Artaserse, uomo di bassa condi
zione, ma di non comune energia, comparisce nella
storia come capo dei malcontenti Persiani il cui
obbiettivo era di rimettere nellantico primato la re
ligione di Zoroastro, il che equivaleva allintento di
scuotere il giogo dei Parthi. Il partito persiano venne
dapprima considerato una setta di poco valore, alla
quale Artabano ebbe il torto di non porre mente,
implicato come era in una guerra intestina con un
ramo della stessa famiglia degli Arsacidi stabiliti
nella Batria.
Artaserse, secondo lo scrittore bizantino Agata, era
un mago o sacerdote della religione autoctona della
Persia, che riusc verso il 220 a dichiarare il suo

aio
paese indipendente dalla Parthia. Allora Artabano
mosse verso di lui le sue forze, ma vinto in tre bat
taglie, nella terza, quella di Hormuz, venne ucciso.
I suoi successori aiutati dal re di Armenia, pure
un Arsacide, continuarono per qualche tempo la lotta,
ma infine Artaserse avendo presa in moglie una prin
cipessa Arsacide, la nuova dinastia non trov pi
gravi contrasti. Cos verso il 226 limpero parthico
scomparve per dar luogo ad una monarchia persiana
governata dai Sassanidi, denominazione derivata da
Sassan, un avolo vero o preteso di Artaserse, che in
questo modo ebbe degli antenati da lui stesso latti
celebri.
Con gli Arsaci scomparve la cavalleria parthica;
i Persiani continuarono ad avere degli arcieri a ca
vallo e dei catafrati, ma erano pari a quelli che as
soldavano i Romani, senza le potenzialit che segna
tamente la cavalleria leggera avea sviluppato.
La cavalleria dei Parthi inizi la sua celebrit con
una vittoria contro i Romani e dopo essere stata
sempre superiore nelle battaglie difensive, fini con
unultima vittoria alla distanza d 270 anni una dal
laltra. Le legioni conquistatrici del mondo furono
impotenti contro la cavalleria dei Parthi ed i Romani
trovarono in essa un ostacolo insormontabile per ul
teriori conquiste in Oriente. L azione della cavalleria
parthica continuata per pi di quattro secoli, vale a
dire tutto il tempo della sua esistenza, conduce alla af
fermazione che una cavalleria valentemente condotta
e bene armata, nelle guerre difensive, pu paralizzare
gli sforzi di ogni e qualunque fanteria.
F in e .

AUTORI CONSULTATI E CITATI


NEL PRESENTE VOLUME.

A ppiano, Le storie romane.


Am miano M a r c e l l i n o , Rerum gestarum etc., lib ri XVIII.
A r r i ano, Le spedizioni di Alessandro.
A th e n e u s , Deipnosophistarum, lib ri X V .
A u r e l i o V i t t o r e , Compendio di St. Romana.
Asse.wann, Biblioteca OrientaUs.
A g a t ia , Storie Bizantine.
A n g e li, Rivista di Cavalleria.
A u ria n o , Le spedizioni di Alessandro.
B e ro s io , Frammenti storici.
H a r t o l i , La colonna Trajana.

Boschi, L'avvenire della nostra cavalleria.


B on ie, Studi sui combattimenti a piedi della cavalleria.
B ianch i d 'A dd a, Rivista di Cavalleria.
B a y e r , Storia di Edessa.

Biblioteca per g li ufficiali a cavallo.


C ic e r o n e , Opere.
C a to n e (il Censore), Citai, di Vegezio.
C u r t io Q. Hist. Alexandri Magni.
C o r n e lio C e ls o , De medicina.
C t e s ia , Storia persiana.
C e sa h e 6 ., Commentari.

Corpus Inscriptio. Rom.


Corpus Inscriptio. Grecar.
C a p ito lin o G., Storia Augusta.

244
Catalogo numismatico del Museo Britannico.
C a rin i A., Rie. di Cavalleria.
D ion e Cassio, Storie romane.
D io n igi d 'A lic a rn a s s o , he antichit romane.
D ionisio P e r i k g e t e , Descriptio orbis lerrarum.
D iodoro S ic u lo , Biblioteca storica.

Duhuy, Histoire des Romains.


D r ig a ls k i, Milit&r Wochenblatt.
D enison, Storia della Cavalleria.
D a l F r a t e , Rivista di Cavalleria.

De L u ig i, Rioista di Cavalleria.
E rodiano, Storie.
E c a te o di M ilk t o , Frammenti storici.
E u stach io, Commentari di Dionisio Perierg.
Euphosio.
E u rip id e, Tragedie.
E ro d o to , L e istorie, ossia le nove muse.
E u trop io , Compendio di Storia Romana.
E usebio. Croniche.

St. ecclesiastica.

E c k h e l, Doctrina Xttm. Veterum.


E sichio, Lexicon.
E m ilio, Citaz. di Vulcatio.
F lo r o , Epitome rerum Romanarum.
F a b r e t t i, De columna Trajani Syntaqma eie.
F r a s e , Viaggio del Korosan.
F ergu sso n , Storia delVarchitettura.
F ab riciu s, Bibliotheca graeca et latina.
G iu stin o, Storie filippiche.
G iu lia n o (im p eratore), Opere.
G iuseppe E b reo , Antichit Giudaiche.
F ro n tin o , Gli stratagemmi.
G aIo, Le Istituzioni.
G a l l , Modem cavahy.
G iova n n i di M a i.a la (Bizant).
G r o t e , Storia della Gi'ecia antica.
G r u t e r , Iscrizioni.

25
G

ir o l a m o

(S.', Opere.

G r e g o r io N a zia n zen o , Oi-azioM.


H artm ann , L'incosciente.
H E lio d o ro , Ethiopica.
H o h e n lo h e , Lettere sulla Cavalleria.
I sidoho C a r ac e n o , geo gra fo minore.

Iscrizioni di Dario a Persepoli.


Iscrizioni Assire pubblicate dalla Societ Reale Geo
grafica di Londra.
K a h l e r , Storia della Cavalleria Prussiana.
L iv io I., St. Rom.
Lu cian o, Opere.
Lam p rid io E lio , Storia Augusta.
L e n o rm a n t, Histoire ancienne de VOrient.
Lipsius, Le istituzioni militari Romane.
L a y a r d , Ninive.
L a N ou e, Discours politiques et militaires.
M a r io M assim o (cit. da E. Lampridio).
M a r t i a l e , Epigrammi M. Aurelio (imp.) frammenti.
Mommsen, Stor. Rom.
M a r q u a r d t, Le istituz. Rom.
M e r i v a l e , Impero Romano.
M io n n e t, Descrizioni di antiche monete.
M a r b o t (generale), Memorie .
M a illa r d , Elementi di guerra.

Militar Vochenblatt.
N ic c o la Damasceno, Frammenti storici.
N ie b u h r, Stor. Rom.
O ra zio , Odi.
O v id io , Opere.
O ro sio, Storie.
P lu t a r c o , Vite.
P o lib io , Storie.
P h o tio , Biblioteca.
P h a r th e n ia n o (cit. da Vulcatio).
P ro co p io, Collana degli scrittori Bizantini.
P lin io , Stor. nat.

246
Posi don io, Frammenti storici.
R u fin o , Storia Eccl.
Rivista di Cavalleria.
R

a w l in s o n ,

La sesta gr. monarchia Orient.

Ross, I l piano di Hatra (Giorn. Geogr.).


R i c h t e r , Ricerche intorno le dinastie Arsacide e Sassonidi.
S e n o k i .n t e , Opere.
S t r a b o n e , Geografia.
S t e f a n o B iz a n t i n o , Geografia.
S a l l u s t i o , Frammenti stor.
S v e t o n io , Le vite dei X I I Cesari.
Sa l m a s io .
SOZOMENO, Stor. Eccl.

(ved. Dione C.).

S if il in o

S p a r t i a n o E , Stor. Augusta.
S u id a s , Lexicon.
S y i r c e l l o , Cronographia.
S m i t h , Dizionario geografico.

Biografico.

Annali St.

a c it o ,

T asso , Gerusalemme lib.


T u c id id e , Delie guerre del Peloponneso.
P o m p e o , Compendiai, da Giustino.

rogo

il l e m o n t ,

ir g il io ,

a l e r io

e o e z io ,

e l l e io

Storia degli Imperatori.


Opere.

M a s s im o , Opere.

D e l, ' arte della guerra.


P a t e f .co lo , Storia romana.

u l c a t io

a il l a n t ,

G a l l ic a n o , St. Augusta.

Arsacidarum imperium sive regum Parthorurn etc.

Z o s im o ,

Colkina degli scrittori Bizantini.

\V e i h e r n , Die Erzihung des Cavaleristen zum Patrouillendienst.

INDICE DEI CAPITOLI.

C a p it o lo

Pag.

Il paese dei Parthi.

Durala del regno dei Parthi, deficienza di documenti.


I Parthi arrestarono le conquiste romane. Confini. Geo
grafia fisica della Parthia. L a civilt Parthica

fu

una

delle forme della civilt greca. Durata della domina


zione greca nella Parthia propriamente detta e nei pxesi
che nel seguito formarono il grande regno. L a lingua
usata dalle classi dirigenti presso i Parthi era la greca.
Ignorasi quale fosse propriamente la lingua dei Parthi.
II regno dei Parthi formato da una sezione dell'esteso
impero dei Seleucidi. Arsace I si dichiara indipendente;
muore in battaglia. Tiridate suo successore il vero
organizzatore del regno; vince in battaglia Seleuco Cal
linico. Artabano I. Priapatio. Phraate I. Segue M itri
date I sesto Arsace, sue conquiste. Assume il titolo di
R e dei re. Dota il paese di buoni ordinamenti. Municipii ed aristocrazia. L a loro coesistenza non anomala.
Le due assemblee parthiche. D iritti del Senato parthico.
Citt libere. Una singolarit del regno dei Parthi. Non
avevano Capitale fissa. Considerazioni. Quali le citt
sedi del governo.
NOTA

Im portanza d elle istituzioni m ilitari. P a rtico la r

mente g io v e v o li

a ll Ita lia . P e rc h ? G li elev a ti ob

b iettivi non devono essere turbati I


Conseguenze

sotto ufficiaci.

.......................................................

250
C a p it o l o

II Primi rapporti dei Romani con i Parthi.

(Anni 92-53 era ant.).

Phraate II ed Artabano II successori di Mitridate I.


1 Parthi, l anno 9 prima della nostra era, inviano una
ambasceria a Siila. Descrizione che ne fa Plutarco.
Rapporti di amicizia fra Parthi e Romani. Errori negli
autori greco-latini. Mitridate II (Arsace IX ) detto
grande, amplia il regno. Mnascires (?) Arsace X. Sanatroces (Arsace XI). Phraate III (Arsace XII). Rapporti
fra Lucullo e questi due re. Lettera attribuita a Mi
tridate re del Ponto contenuta nei frammenti storici di
Sallustio. Lucullo vuole muover guerra ai Parthi. Ne
impedito dai soldati. Glabrio successore di Lucullo.
Pompeo succede a Glabrio. Suoi rapporti con gli Ar
meni e i Parthi. Probabilit di guerra tlte da un giu
dizio di arbitri. Pompeo riduce a provincia la Siria e
ritorna a Roma.
C a p it o l o

III L a prima guerra dei Romani contro


i Parthi L a spedizione di Crasso . . .

3-7

(Anni 5.-J-54 era ant.)

Il
convegno di Lucca e suoi eletti. Capacit mili
tari di Crasso. Battaglia della Collina. Guerra sociale.
A Roma un partito contrario alla guerra vuole impe
dire la partenza di Crasso. Pompeo favorisce luscita da
Roma del proconsole. L itinerario di Crasso. Divergenza
fra Mommsen e Rawlinson. Una lettera di Cicerone de
cide la controversia in favore del Rawlinson. Mitri
date III (Arsace X III) re della Parthia scacciato. Orodet l
(Arsace X IV ) richiamato dall'esilio. Le forze di Crasso.
Motivi che danno ragione a Plutarco. Notizie intorno
la cavalleria romana. La cavalleria nel periodo dei re.
NOTA. Proporzioni fra cavalleria e fanteria negli eserciti moderni. Idem nell esercito Italiano. Quale era
nellesercito Piemontese. Aumento di cavalleria in
tutti gli S ta ti.............................................................. 45

251
I re di Roma Bono i comandanti dei Celeres. L'or
dinamento di Servio Tullio.
N O TA. L appiedamento della cavalleria nel tempo an
tico e nel moderno. Le istruzioni nelle scuole mili
tari Italiane................................................................ 48

L'anello doro dei cavalieri romani. Come erano re


golati i Celeres. I cavalieri volontari nella Roma antica.
Quale era il loro trattamento. Lo Stato dava il cavallo,
lo manteneva e lo lasciava al cavaliere finita la ferma.
N O TA . Diverso ordinamento in Italia. Effetti che
produce........................................................................ 53

Altri particolari sui cavalieri romani. Combattimenti


di cavalieri frammisti a fanti. Negasi la loro efficacia.
Motivi. Le massime di Vegezio.
NOTA. Errori rispetto allunione di fanti e cavalieri
avvenuti anche al tempo di Gustavo-Adolfo . . .

58

Studi fatti dai Parthi sull'esei-cito Romano. Non


esser vero che il modo di combattere dei Parthi fosse
nuovo ai Romani. I Parthi sopprimono le fanterie e
compongono i loro eserciti di sola cavalleria. 1 Parthi
hanno due qualit di cavallerie.
N O TA. Se la cavalleria pu essere indipendente. R i
forme Russe. Il moderno in d ir iz z o ..........................62

Non si conosce il numero dei Parthi che combat


terono Crasso. Argomentasi che l'esercito parthico fosse
di circa 50.000 cavalieri.
N O TA Frequenti divergenze ira la teoria e la pratica.
Le linee assottigliate quando iniziavansi gli attacchi
per colonne. Continuazione del sistema delle forma
zioni in massa quando per le nuove armi da fuoco
occorreva mutare. Le battaglie di sola cavalleria
preconizzate da un trattatista te d e s c o .................... 64

Come erano armate le due specie di cavalleria par


thica. Donde traevano i Parthi i loro cavalli. Le pia
nure Niseane.
NOTA, Intorno la produzione dei cavalli in Italia.
Gli a lle v a to ri.............................................................66

Critiche antiche e moderne intorno alle mosse di


Crasso. Fu per imitato da generali a lui posteriori.
Primi successi di Crasso. Sverna nella Siria. Un'amba
sciata parthica. Crasso inizia la sua seconda campagna,
Non vero che siasi inoltrato nel deserto mesopotamico.
NOTA. Ripetizioni di analoghe asserzioni erronee
nell'et presente. L a campagna di Russia d Napo
leone. 1 ..................................................................

Azione della cavalleria parthica per impedire a Crasso


ogni nozione intorno ai nemici. 11 Surena parthico. Non
vero che le freccie dei Parthi trapassassero gli scudi
e le corazze dei Romani. Prove. 11 tiro indiretto dei Par
thi. La battaglia del 9 giugno fra Romani e Parthi
presso il torrente Belias. Parte I della battaglia. Par
te II. Parte III. Ritirata dei Romani. Loro disorganiz
zazione. Crasso tenta di riparare in Armenia. Impedito
dai Parthi. Il Surena fnge di iniziare trattative di pace.
Crasso ucciso. La testa di Crasso portata ad Orode. Si
ignora il nome del vincitore di Crasso, il quale per in
vidia e sospetto viene ucciso.
NOTA. Considerazioni intorno al successo dei Parthi.
Azione vicina Azione lontana Fucile e cavallo.
1 trattati di tattica nelle nostre scuole militari. Le
armi a lunga gittata. Chi inizi la moderna tattica
per le cavallerie. La Lancia-Fucile. Considerazioni.
L'armamento e gli esercizi Russi. Gli effetti delle
armi da fuoco. Arma inferiore di cui finora dotata
la cavalleria Italiana. Come dovrebbe essere costrutta
. . .
la lancia-fucile. Sua utilit....................
C a p it o l o

IV. Continuazione della Guerra Parthica,


fino alla spedizione di Antonio.
(A nn i 58-36 E ra a n t.).

Cassio Longino questore di Crasso ripara in Siria.


Lentezze dei Parthi. Cicerone governatore della Cilicia.
Sua paura dei Parthi. Comunica il suo spavento a
Roma. Cassio si difende. Bibulo gli succede. Guerra ci-

253

vile a Roma. Augusto ed Antonio. Ventidio Basso. Le


gato di Antonio- Come si apparecchia a scacciare i Parthi
dalla Siria. Sue vittorie. Morte di Pacoro figlio di
Orode. Ventidio privato del comando.
C a p ito lo

V Spedizione di Antonio contro i Parthi.

115

(Anno 36 Era ant.).

Dueannidopo le vittorie di Ventidio Basso, Antonio s'ap


parecchia alla guerra contro i Parthi. Le forze di Antonio.
Le forze dei Parthi. Antonio si avanza all'Eufrate. Muta
piano di guerra. Invade la Media Atropotene. Assedia
Phraata. I Parthi accorrono. Riescono a tenere il ne
mico nell ignoranza della loro venuta. Piombano su
Staziano. Lo uccidono, annientando le Legioni. Fasi della
guerra nella Media. Phraata difesa con la cavalleria.
Antonio obbligato a ritirarsi. Per sua ventura segue
la via dei monti. Inseguimento dei Parthi. Antonio si
trova a mal partito. Continua a stento la sua ritirata.
Maravigliosa condotta della cavalleria parthica. Sue
potenzialit. Antonio implora soccorsi dall'Armenia. Enormi perdite di Antonio.
N O TA. Importanza militare della guerra difensiva dei
Parthi contro Antonio. Moderne esigenze rispetto
alla cavalleria. Necessit di esercitazioni, esempi
tratti da altri Stati......................................................133

Capitoi/) VI Guerre politiche dei Romani contro

i Parthi e lotte aperte in Arm enia .

(Anni 35 Era ant.: I l i Era inod.).

Azione di Antonio in Armenia. Ritira le truppe dalla


Media per apparecchiarsi a combattere Ottavio. Accorta
politica di Augusto contro Phraate re dei Parthi. Col
mezzo di una schiava chiamata Musa divenutala favo
rita di Phraate, giunge a farsi restituire i Trofei di
Crasso e a far venire a Roma quattro figli di Phraate.
Augusto si libera dal pericolo di una guerra contro i
Parthi per la iqorte di Phraate ucciso da Musa e dal

139

254

suo figlio Phraatace, che regnano ambedue sui Parthi.


Phraatace -ucciso in una sedizione. Rapporti fra Tibe
rio ed i re parthici. Sedizioni nella Parthia. Lettera
di Artabano a Tiberio. Incertezza della storia parthica
nel periodo dei Cesari successori di Tiberio. Campagne
di Corbulone. Grandi preparativi di guerra. Il governo
imperiale limita l'azione di Corbulone alla Siria. Nerone
invia contro i Parthi Cesenio Peto suo favorito. E di
sfatto.
NOTA. Considerazioni sulla vittoria dei Parthi contro l'esercito di Cesenio Peto, Fattori per ottenere
buoni risultati nellazione della cavalleria . . . .

151

Corbulone mantiene una azione difensiva sull' Eu


frate. Sua invenzione per tenere lontana la cavalleria
parthica. Trattative di pace fra Vologese 1 (X X III Arsace) e Nerone. I Parthi nominano il re di Armenia
che riceve l investitura dai Romani. Offerte di Volo
gese a Vespasiano, non accettate. Domande di Vologese
a Vespasiano non ascoltate. Relativa pace fra Parthi
e Romani. Segreti ordimenti da ambe le parti.
C a p it o l o

VII L a spedizione di Trajano contro i


Parthi............................................................ i!>
(Anni 111-11 Era mod.).

Forse vi furono guerre e scorrerie fra Romani e


Parthi non registrate dagli antichi scrittori. A Volo
gese nel regno dei Parthi era succeduto suo figli Pacoro
ed a questi Cosroe (Arsace X X V ) suo fratello. Questo
comincia in Armenia la guerra contro i Romani. Prima
spedizione di Trajano nell'alta Mesopotamia ; sommis
sioni di re e satrapi dei luoghi. Mentre Trajano sverna
in Siria, avviene il grande terremoto di Antiochia. Lim
peratore stesso rimane ferito. Sua seconda spedizione
nella Mesopotamia. Suo grandioso piano. Le due flot
tiglie sul Tigri e sull Eufrate. Cosroe si ritira dinanzi
a Trajano. Questi occupa Babilonia, Seleucia e Ctesi-

235

fonte. Si imbarca nel Golfo Persico. Corre pericoli per


le bufere. Suoi disegni. Improvvisi) insurrezione della
Mesopotamia. Trajano manda i suoi Legati a frenarla.
Ricompare la cavalleria parthica. I Parthi distruggono
le legioni romane condotte da Massimo Legato di Tra
jano. L'imperatore nomina un re parthico nella Meso
potamia. Linsurrezione continua. L'imperatore si ritira.
Assedio di Hatza. Inutili sforzi di Trajano per impos
sessarsene. Hatra difesa dalla cavalleria. Trajano si ri
tira. Muore a Selinonte. Cosroe ricupera il regno.
N O TA. Considerazioni sulla campagna di Trajano.
Esigenze moderne intorno la rfesiatenza dei cavalli.
I*a difesa delle citt assediate confidata alle caval
lerie. Ritorno alla tattica dei P a r t h i .......................177

C a p it o l o

V ili. I Parthi iniziano una guerra con


tro i Romani. Vittorie di L. Vero e di
M. Aurelio col mezzo del loro generale
Avidio O a s s i o ........................................... liti
(Anni 118-1!,0 Era inod.).

Adriano non vuole rinnovare la guerra contro Cos


roe. Rinuncia alla Mesopotamia. Guerre intestine in
Parthia. Antonino Pio successore di Adriano. Ambascieria inviatagli da Vologe3e II (X X V II) Arsace. A que
sti succede Vologese III. Rivolgimenti in Parthia. Marco
Aurelio e Lucio Vero imperatori. Vologese I I I invade
l'Armenia. Rapida azione della cavalleria parthica ; di
sfatta di Severiano, prefetto della Capadocia.
N O TA. Paragone fra le azioni della cavalleria antica
e la moderna, con esempi tratti dalla guerra franco*
germanica del 1 K 7 0 ............................................. .

L. Vero va in Siria. Suo principale capitano Avi


dio Cassio. Riordina le legioni di Siria. Sua severit.
Ottiene lo sgombero della Siria dagli eserciti parthici
Prende l'offensiva. Invade la Mesopotamia. Si impos
sessa di Ctesifonte, Seleucia e Babilonia. I Parlhi si

187

956
ritirano. Una grande pestilenza si sviluppa nella Me
sopotamia; di l invade l'Asia, Roma, Italia e tutta
Europa fino all'Atlantico. Esaurimento dei belligeranti.
I Partili riprendono le citt e provincie occupate dai
Romani.
C a p it o l o

IX . L a spedizione di Settimio Severo


contro i Parthi ......................................................... 197
(Anni 191-302 Era inod.).

A Vologese I I I succede Vologese IV (X X IX Arsace . Morte di Commodo imperatore. Ascensione di


Elio Pertinace. Viene ucciso. L'impero offerto dai sol
dati a chi meglio lo paga. Cinque candidati all'impero.
Nisibi resiste ai Parthi. Settimio Severo si libera dei
principali suoi competitori. Vologese IV non fa guerra
contro i Romani. Dissidi dinastici fra gli Arsacidi.
Settimio Severo invade l'alta Mesopotamia. L'esercito
di Vologese si allontana.
N O TA. Quando le cavalleria combatterono au una
o pi righe. Una sola ri^a raccomandata per le nuove
armi da fuoco. Discussioni fra i tecn ici.................. 203

Severo lascia la Mesopotamia per combattere Albino


Clodio suo competitore. Dopo averlo vinto riprende la
guerra contro i Parthi con ingenti forze. Flottiglie sul
Tigri e sull' Eufrate. Severo occupa Seleucia, Babilo
nia, Ctesifonte imitando Trajano. L'azione della caval
leria parthica obbliga Severo a ritirarsi. Sceglie la via
pi breve. Si trova al pari di Trajano dinanzi ad Hatra.
Severo fa grandi sforzi per prenderla. Per la seconda
volta la cavalleria difende Hatra. Severo si ritira. Fa
nuovi apparecchi di assedio e ritorna ad investire la
citt. Cade una cinta. Una parte dell'esercito si rifiuta
di andare all'agsalto, l'altra respinta. Severo si ritira
definitivamente ed il paese rioccupato dalla cavalle
ria parthica. Il fuoco greco.
N O TA Considerazioni sulla campagna di Severo. Dove
sarebbe un'Hatra per litalia t ................................216

257
C a p it o lo X.

L a Battaglia di Nisibi.................... 219


(Anni 203-22(1 Era mod.).

Severo muore in York. A Vologese IV succede.Vologese V suo figlio. Guerre intestine fra Vologese ed il
. fratello Artabano, questi finisce col vincere, occupa il
trono senza competitori sotto il nome di Artabauo IV
(X X X I Arsace). Caracalla figlio di Severo vuole con
ordimenti impadronirsi della Parthia, chiede la mano di
una figlia di Artabano. Questi prima rifiuta, poi indotto
dalla figlia consente. Caracalla con grandi festivit
accolto nella Parthia. Grande banchetto presso Ctesi
fonte. Quando i tripudi sono al colmo, i soldati di Ca
racalla cominciano il massacro dei Parthi. Artabano
salvasi con fatica. Reazione dei Parthi. Caracalla co
stretto di ritirarsi. Passando per Arbela profana e sac
cheggia le tombe degli Arsacidi. Artabano si avanza
contro di lui con un grosso esercito. Caracaila ucciso
per congiura di Macrino. Questi viene proclamato im
peratore. Macrino tenta di rappacificare Artabano. Non
riesce. Ha luogo una grande battaglia nei pressi di Ni
sibi. Dura tre giorni. I Parthi sono vincitori. Macrino
prende la fuga. Ha luogo un trattato di pace. La Me
sopotamia viene sgomberata tutta od in gran parte
dalle armi romane.
N O TA Considerazioni sulla battaglia di Nisibi. L e mo
derne tattiche. L e cavallerie sadiste negli Stati Uniti.
I Cosacchi. Intorno al cavallo. Di nuovo della ripro
duzione equina in Italia. Ci che si augura lautore
delle n o t e ................................................................... 232

Artabano li combatte i rivolgimenti Persiani capitanati


da Artaserse capo stipite dei Sassonidi. Artabano vinto
in due battaglie; viene ucciso in una terza, quella di
Hormuz. Cos finisce la monarchia degli Arsacidi e con
essa la cavalleria parthica.