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PER UNA CITTÀ CIVILE

Analisi e proposte dei comitati cittadini
Ma noi quando si dorme
Oltrarno futuro
Piazza Brunelleschi

Firenze, 4 novembre 2014

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PREMESSA
I comitati affrontano in questa sede due aspetti di degrado di Firenze, che presentano carattere di particolare
drammaticità e urgenza: l’inquinamento acustico che impedisce il riposo notturno e la prospettata costruzione di
parcheggi sotterranei attrattori di traffico e conseguente inquinamento ambientale.
Tuttavia essi rappresentano solo una parte, per quanto cospicua, di un processo di un diffuso e progressivo
imbarbarimento della vita relazionale di questa città, del senso del rispetto del prossimo e della solidarietà con le
categorie più deboli. Nella perdita di tali valori sociali si dissolve anche la nostra identità.
I comitati intendono quindi fermamente opporsi a questo processo che, usando come pretesto la crisi economica,
spinge l’interesse personale a ignorare i diritti fondamentali della collettività sanciti dalla Costituzione, primo fra tutti il
diritto alla salute.
Nei documenti che i comitati presentano in questa sede sono analizzati molti aspetti che risultano dall'esperienza
diretta dei tanti cittadini che si sono appellati alle autorità pubbliche in innumerevoli occasioni invocandone
l'intervento per contrastare un degrado che é - purtroppo - generalmente riconosciuto. L'azione dei comitati é
finalizzata non solo alla tutela dell'interesse collettivo della qualità della vita dei cittadini che esprimono giustamente
e democraticamente il loro disagio, ma all'impegno civile di individuare le migliori soluzioni possibili che realisticamente - possono e debbono essere adottate per risolvere i problemi nell'interesse di tutti e nella piena
consapevolezza del valore della realtà di Firenze oggi e della sua storia. L'essere patrimonio dell'umanità (UNESCO
1982) non è solo un riconoscimento formale, ma un impegno dei cittadini e soprattutto delle istituzioni che hanno le
responsabilità, le competenze e gli strumenti operativi per farlo, per garantire a tutti (residenti italiani e non e ospiti)
la qualità della vita e i valori che - da secoli - la rendono la nostra città un unico, insieme ad altre che sono pietre
miliari della storia e della civiltà. Noi viviamo e vogliamo continuare a vivere in questo contesto e non possiamo
accettare che si deteriori.
Di qui il nostro impegno ad esercitare quel controllo che - ovviamente - chi vive sul posto ed è orgoglioso di viverci
assicura giorno per giorno, ma nello stesso tempo ad avanzare proposte utili alle amministrazioni pubbliche per la
necessaria azione comune che assicuri a tutti il diritto alla città e il suo pieno esercizio.
In conclusione, sappiamo che le leggi e le normative ci sono o che comunque possono essere integrate e/o corrette.
Ciò che è mancato fino ad ora è stata principalmente la volontà di farle rispettare, assumendo in maniera
inequivocabile la difesa di categorie più deboli come i residenti (soprattutto se indigenti, anziani, malati e bambini),
nella consapevolezza che una società eccessivamente competitiva e avida di facili guadagni non potrà mai indurre sul
lungo termine un reale e prospero sviluppo, ma finirà coll’esaurirsi lasciando la città svuotata e impoverita.
La domanda di fondo che rivolgiamo alle Istituzioni che ci governano é quella di collaborare con i cittadini residenti
(che nel centro storico sono in costante calo) e con tutte le forze cittadine che abbiano i nostri medesimi interessi,
nell’identificare le criticità emergenti e le possibili strade per risolverle. Per queste ragioni e con questi intenti
sosteniamo, condivisi da numerose altre città storiche italiane, la causa di "Firenze città civile"1.

1 Il 29 ottobre di quest'anno si e' costituita a Roma l'associazione "Città civili" (Onlus) con la partecipazione dei
comitati dei maggiori centri sotrici italiani: da Roma a Milano, Torino, Bologna, Firenze ecc.

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I DANNI ALLA SALUTE PROVOCATI DAL RUMORE
Sui danni da rumore ci sono studi recenti che hanno messo in relazione le attività rumorose con alcune
patologie sia di tipo specifico connesse all'apparato uditivo sia non specifico che vanno ad includere effetti
di tipo neuroendocrino e psicosociale.
Il rumore è infatti responsabile anche delle conseguenze comportamentali, dal momento che, dal disturbo
del sonno, si giunge alla diminuzione dell'efficienza e del rendimento in ambito lavorativo e, per quanto
riguarda il bambino, l'esposizione prolungata al rumore produce disturbi dell'attenzione e
dell'apprendimento che si rendono evidenti in ambito scolastico.
In proposito è interessante uno studio dell'ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione dell'AmbienteDipartimento Stato dell’Ambiente, controllo e sistemi informativi) che identifica nel rumore il responsabile
di numerosi effetti sull'organismo dell'adulto e del bambino.
Rumori prolungati possono condurre alla degenerazione/distruzione delle cellule sensoriali dell'organo del
Corti, producendo ipoacusia e nei casi più gravi sordità, condizioni che si possono catalogare tra i disturbi
specifici provocati dall'esposizione al rumore.
Per quanto riguarda i disturbi non specifici il rumore agisce come elemento di stress attivando sistemi
fisiologici che producono aumento della pressione arteriosa e del battito cardiaco.
Il rumore può indurre anche a condizioni mentali di depressione e di ansia, accelerando e intensificando lo
sviluppo di nevrosi latenti.
Il rumore produce, infatti, difficoltà nell'addormentamento, risvegli e modificazioni degli stadi del sonno
con conseguenti alterazioni dell'umore, disturbi del comportamento, difficoltà di relazione ed importante
riduzione delle prestazioni nel lavoro e nello studio.
L'ANPA ritiene fondamentale procedere alla identificazione, all'interno della popolazione, dei "gruppi
vulnerabili", ovvero i bambini, i malati e gli anziani, al fine di stabilire dei valori soglia che, tutelando la
salute di questi, possano divenire garanzia per la salute dell'intera popolazione.
Giuseppe Ruocco, direttore generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, nell'ambito
della campagna " spengi il rumore accendi il divertimento" auspica il " rispetto della normativa vigente"
accompagnata da corretta informazione affinché "i cittadini adottino comportamenti corretti per ridurre le
fonti di inquinamento evitabili, derivanti da cattive abitudini".

PROPOSTA OPERATIVA PER IL CONTROLLO DELL’INQUINAMENTO ACUSTICO
Premessa
Per il controllo dell’inquinamento acustico provocato da attività produttive e commerciali, lo stato italiano
ha promulgato tre leggi: la L. 447/95 che è “La legge quadro sull’inquinamento acustico”, il DPCM
14/11/1997 relativo alla “Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore” ed il DM 16/3/1998 che
stabilisce “Le tecniche di rilevamento e di misurazione dell’inquinamento acustico.
La L. 447 all’art. 2 Definizioni comma 1 lettera a) definisce l’inquinamento acustico:” ) inquinamento
acustico: l'introduzione di rumore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno tale da provocare fastidio
o disturbo al riposo ed alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi,
dei beni materiali, dei monumenti, dell'ambiente abitativo o dell'ambiente esterno o tale da interferire con
le legittime fruizioni degli ambienti stessi”
La suddetta definizione ci fa capire l’attenzione del legislatore ai problemi di inquinamento acustico in
quanto la stessa riflette esattamente tutte le problematiche espresse dai cittadini riuniti in comitati od altro
a fronte di attività produttive che, per la loro specifica gestione producono rumori che vanno a procurare
agli abitanti circostanti quegli inconvenienti esattamente descritti nella definizione della legge quadro.
La legge continua descrivendo altre fattispecie relative alle questioni legate al rumore e dà i compiti alle
regioni, alle provincie ed ai comuni in tema di inquinamento acustico.
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I comuni in particolare debbono zonizzare i propri rioni e quartieri in modo da stabilire l’emissione concessa
in periodo diurno (dalle 6 la mattina alle 22 della sera) e in periodo notturno (al contrario dalle 22 della sera
fino alle 6 del mattino).
Il comune di Firenze a questo ha provveduto e in rete si può trovare la pianta della città con tutta la
zonizzazione acustica.
Questa serve per stabilire se le emissioni di un’attività produttiva o commerciale superano quelle previste
dal comune.
A questo si aggiunge il criterio differenziale che prevede, in certe condizioni, che non si superi un
differenziale di rumore nel sito del ricevente, di 3 dB(A) nel periodo notturno e di 5 dB(A) nel periodo
diurno.
Pertanto, i criteri possibili per attenuare il rumore emesso dalle attività produttive e commerciali è
assolutamente chiaro.
Le successive leggi danno i criteri di misura e quindi il comune può benissimo provvedere alla misurazione
delle emissioni e sanzionare chi le supera, sia in assoluto sia con il criterio differenziale.
Problematiche rilevate
Fino ad oggi succedeva che il cittadino disturbato faceva un esposto al comune ed il comune provvedeva ad
inviare i propri tecnici (vigili urbani preparati alla misura del rumore con strumentazione in classe 1 come
prevedono le leggi sopra citate) che andavano spesso di notte a misurare le emissioni delle attività
disturbanti.
Purtroppo negli ultimi anni, interventi di tal fatta sono andati progressivamente scomparendo, per giunta,
anche là dove sono stati fatti, non sono seguite le sanzioni proporzionate al disagio creato al cittadino.
Eppure, i residenti non hanno mancato di percorrere tutte le strade legalmente consentite per far valere la
propria voce, quali telefonate a vigili urbani e forze dell’ordine, nonché presentazione di decine di esposti,
filmati e foto a testimonianza della situazione presente nelle strade.
Proposta
L’associazione propone, che si sviluppi quest’attività di controllo con specifici rilievi fonometrici, da parte
del comune, che nonostante esista già, è assolutamente sottodimensionata a fronte della miriade di locali
che emettono rumore fuori legge (la stessa legge che il comune ha regolamentato con la zonizzazione).
Con l’intensificarsi di questi controlli si diminuirebbero progressivamente, con l’applicazione delle sanzioni
previste, i locali inadempienti e si otterrebbe un’inversione di tendenza, ossia che l’eventuale concorrenza
fra gli stessi non sarebbe fatta a suon di dB(A) ma con la qualità e la varietà delle proposte di
intrattenimento.
In effetti, il comune per altre problematiche, si comporta già in questo modo: constatiamo che a volte si
trovano pattuglie di vigili urbani dotati di autovelox per controllare la velocità di crociera degli
automobilisti.
Quest’attività ha carattere inibitorio in quanto i conducenti di autovetture e ciclomotori sono abituati agli
autovelox fissi ma non sanno dove vengono piazzati gli autovelox mobili.
Tutto ciò crea una certa prudenza anche negli automobilisti più indisciplinati per il timore di incrociare un
autovelox in luoghi dove non è segnalato.
Proponiamo che analogo criterio venga utilizzato nei confronti del rumore, che come la velocità è
facilmente misurabile con le apposite attrezzature di cui il comune ha dotazione oltre ad essere in tal modo
incontestabile.
Inoltre, questa proposta consideriamo che non avrebbe nessun costo per il comune, in quanto l’impegno
sarebbe ripagato dalle innumerevoli sanzioni che verrebbero emesse.
Teniamo a sottolineare che la proposta ha carattere di urgenza, come già indicato nelle problematiche
rilevate, in quanto a fronte dei numerosi esposti presentati all’ufficio Ambiente del comune negli ultimi
anni, non sono state date risposte.

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ORARI DI CHIUSURA
Premesse
Le liberalizzazioni degli orari si inseriscono all’interno di un pacchetto normativo teso a rilanciare, almeno
nelle iniziali intenzioni del legislatore, il settore imprenditoriale italiano, piegato dalla crisi. La totale assenza
di limiti di orario è dunque coincisa con la convinzione che ciò stimolasse un recupero dei consumi ed un
incremento dell’occupazione.
Così non è stato, evidentemente, atteso che da tale de-regolazione sono stati favoriti i colossi commerciali,
a scapito dei piccoli artigiani.
A prescindere dall’utilità economica dell’intervento normativo, sono tuttavia da sottolineare gli enormi
“effetti collaterali” che la liberalizzazione suddetta, ha portato con sé:
stiamo parlando degli ingenti danni a beni di assoluta inviolabilità quali la salute, il decoro, l’ordine
pubblico, il patrimonio artistico.
L’unico limite imposto dalla legge, allo stato dell’arte, riguardante non già la chiusura definitiva, ma
limitazioni nella tipologia di servizio da prestare, risiede nell’art. 6 del decreto legge 117/2007, così come
modificato dall’art. 54 della l. 112/2010, in cui è chiaramente disposto che la somministrazione di alcool e
bevande non può protrarsi fin dopo le 3,00 di notte. Una simile limitazione, se può essere condivisibile in
riferimento a luoghi isolati e disabitati, risulta incredibilmente incompatibile con i quartieri cittadini
densamente popolati che, per conformazione urbanistica, si trovano tremendamente esposti
all’inquinamento acustico generato dagli avventori in strada. E’ fin troppo scontato affermare come non sia
possibile che un residente che si svegli tutte le mattine per lavorare o per studiare, stia tutte le notti sveglio
fino alle 3,00-3,30, in attesa che l’assembramento sotto la propria finestra “sciami” via. Tale situazione,
ormai cronica nella nostra città, ha arrecato agli abitanti disturbi psico-fisici rilevanti, come insonnia,
nevrosi, problemi cardiaci.
Stato dell’arte e problematiche
Eppure, il nostro ordinamento fornisce tutti gli strumenti necessari ad affrontare il difficile tema di cui
stiamo dibattendo. Anche se è comodamente sostenibile che la legge non lasci via d’uscita, ciò è falso.
1) In primo luogo, qualunque legge, o regolamento, che ponga a repentaglio, in modo irragionevole, beni di
costituzionale rilevanza, quali salute ed ordine pubblico, è di per sé incostituzionale. Pertanto, anche ad
ipotizzare, in linea astratta, una mancanza di strumenti in capo agli amministratori per intervenire
sull’anticipazione dell’orario di chiusura, ciò si tradurrebbe, semplicemente, nella illegittimità della norma
in questione.
2) Non è però questo il caso, come pur ci vorrebbero far credere i nostri amministratori. La liberalizzazione
degli orari è stata oggetto di una circolare esplicativa ad opera del Ministero dello Sviluppo Economico,
(3644C/2011), la quale ha specificato come "eventuali specifici atti provvedimentali, adeguatamente
motivati e finalizzati a limitare le aperture notturne ed a stabilire orari di chiusura correlati alla tipologia e
alle modalità di esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande per motivi di pubblica
sicurezza o per specifiche esigenze di tutela (in particolare, in connessione alle problematiche connesse alla
somministrazione di alcolici) possano continuare ad essere applicati ed in futuro adottati potendosi
legittimamente sostenere che trattasi di vincoli necessari ad evitare “danno alla sicurezza (…) e
indispensabili per a protezione della salute umana, (…) dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio
culturale”, espressamente richiamati.come limiti all’iniziativa e all’attività economica privata ammissibili,
dall’art. 3, comma 1, del decreto legge 13 agosto 2011 n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14
settembre 2011 n. 148".
Pertanto, come lo stesso dicastero argomenta sulla scorta del dettato legislativo, è DOVEROSO per
l’Amministrazione, sia essa comunale, regionale o statale, intervenire a contenimento di attività
imprenditoriale dannose per i beni sopracitati. Il riferimento all’art. 3, comma1 del d.l. 138/2011 è la chiave

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di lettura per comprendere come la liberalizzazione va letta: una propulsione all’attività d’impresa che non
incida in modo significativo sul benessere altrui.
Pare inutile osservare come la lettura data dal Ministero, se riguarda la chiusura tout court degli esercizi
commerciali, è a fortiori estendibile anche ad una mera limitazione dell’orario di vendita e
somministrazione di alcolici.
3) Lo strumento per intervenire in tal senso è inquadrabile nell’art. 54 del testo unico degli enti locali, il
quale dispone che il sindaco può, in via eccezionale, adottare delle ordinanze contingibili ed urgenti volte a
fronteggiare emergenze, calamità o situazioni di pressante pericolo sociale, anche, e se si vuole,
SOPRATTUTTO derogando a leggi che, nel caso specifico, sono inadeguate o addirittura controproducenti.
4) Un esempio di questo tipo di provvedimento amministrativo è possibile trovarlo proprio nel comune di
Firenze. Difatti, lo stesso Comune ha operato una variazione di orari con riferimento alla vendita di alcolici,
estesa a qualsiasi esercizio commerciale. In particolare, è fatto divieto, in tutto il territorio comunale:
• il divieto di vendita e somministrazione di alcolici e di ogni altra bevanda in contenitori di vetro, ad
eccezione del servizio al tavolo, dalle 22 alle 06;
• il divieto, nella sola zona del Parco delle Cascine, dalle 22 alle 6, di detenzione di confezioni di
bevande alcoliche che, in relazione alla quantità, risultino evidentemente non destinate al mero
uso/consumo personale;
• il divieto di promuovere oppure organizzare gruppi itineranti di persone al fine di far loro
consumare ad un prezzo particolarmente vantaggioso e in più locali bevande alcoliche (cosiddetto
‘alcool-tour’).
Ora, ai sensi della normativa vigente, la vendita di alcolici può protrarsi fino alle 24: la scelta quindi
dell’’ordinanza contingibile ed urgente testè citata è quella di anticipare un orario fissato dalla legge.
Sebbene in astratto la ratio dell’ordinanza sia riconducibile alla lotta avverso la “mala-movida”, il
provvedimento urgente si è rivelato, alla prova dei fatti, inutile, se non discriminatorio. E’ infatti innegabile
come lo sforzo apportato dalle forze dell’ordine per far rispettare il testo dell’ordinanza abbia indotto i
minimarket, le paninoteche ed in generale tutti i venditori di alcolici a rispettare il volere del Comune.
Ma ciò non ha impedito alle imprese di semplice somministrazione di continuare a fornire alcool fino alle
due di notte.
La scelta del comune di intervenire solo parzialmente sulle problematiche legate alla distribuzione di alcool
ha dato origine ad una serie di abusi sforniti di una logica spiegazione:
a) Perché l’Amministrazione ha sempre lamentato l’impossibilità di intervenire sugli orari, se poi di
fatto ha anticipato alle 22 il limite oltre il quale è vietato vendere alcolici?
b) perché si è intervenuti sulla vendita, e non anche sulla somministrazione? E’ una vera e propria
contraddizione in termini: che senso ha vietare la vendita di una bottiglia, se la stessa può
comunque essere servita in un bicchiere?
Inoltre, dalle centinaia di esposti presentati ad opera dei residenti e comitati, balza subito agli occhi
che il vero pericolo per la quiete pubblica sia rappresentato dai LOCALI, e dagli enormi gruppi di
persone che si soffermano nello spazio antistante. Ebbene, i locali SOMMINISTRANO, per cui, al
limite, se una scelta andava fatta, la stessa doveva interessare la somministrazione, non la vendita.
L’impianto motivatorio, dunque, utilizzato dal Sindaco, si attaglia PERFETTAMENTE ed anzi
MAGGIORMENTE alla somministrazione!
c) Perché l’Amministrazione non ha pensato che vietando la vendita dell’alcool, avrebbe lasciato il
monopolio ai locali, e i gruppi vocianti davanti agli stessi sarebbero se mai aumentati? E’ risaputo
che intervenire solo parzialmente per risolvere un problema, ha quasi sempre come effetto quello
di esaltarlo ed acutizzarlo.
5) Il punto superiore riguarda la delicata tematica della vendita di alcolici. La stessa, come risaputo, è quella
che maggiormente incide sull’equilibrio notturno cittadino, dato che la massa di persone che si accalca per
le strade segue sostanzialmente gli orari di somministrazione di bevande. Purtroppo, però, si sta
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affermando nella realtà fiorentina un fenomeno non meno insidioso di quello sopra descritto. Ci riferiamo
agli esercizi commerciali dediti alla vendita di generi alimentari (panini, piadine, paste) che, stando aperti
24 ore su 24, attirano clienti a notte fonda, dopo che questi ultimi hanno concluso la serata. Tale
fenomeno, particolarmente odioso per chi ha la sventura di abitare nei pressi di un forno o di una
focacceria, comporta che PER TUTTA la notte vi siano schiamazzi ed urla, senza alcun tipo di limite di orario.
A tale fenomeno, dunque, è necessario porre un limite che prescinde dall’orario di vendita o di
somministrazione di alcolici, e che attiene la stessa possibilità per l’esercente di tenere aperto il negozio.
Pare infatti perfettamente integrata la situazione di pericolo alla salute ed all’ordine pubblico che la legge
cita per individuare le situazioni in cui è lecito anticipare l’oraio di chiusura.
Proposte
1) chiediamo che, sia posto un orario CERTO di chiusura per TUTTI gli esercizi commerciali, (inclusi ed in
particolare: forni, paninoteche e comunque qualsiasi venditore di generi alimentari);
2) chiediamo che l’orario di somministrazione da asporto sia anticipato alle ore 22.00, alla stessa stregua di
quanto già effettuato per la sola vendita;
3) chiediamo che in violazione di quanto sopra (riduzione di orari di apertura e di somministrazione) siano
previste sanzioni amministrative UGUALI O ANCHE MAGGIORI di quelle già apportate mediante l’ultima
ordinanza amministrativa emessa da parte del comune;
4) chiediamo che il controllo del rispetto delle ordinanze sia capillare ed ESTESO, pertanto ANCHE AI
SOMMINISTRATORI DI ALCOLICI, NONCHE’ A TUTTI QUEGLI ESERCIZI CHE ARRECANO DISTURBO, CON LA
LORO ATTIVITA’ NOTTURNA, AL SONNO DEI RESIDENTI;

PROBLEMATICHE RELATIVE ALLE CONCESSIONI DI SUOLO PUBBLICO
Premesse
Passeggiando per Firenze salta agli occhi la grandissima estensione di suolo pubblico concesso a locali per
ristorazione. In particolare viene da pensare alla disparità fra l'utilizzazione per "fare affari" e quella a
servizio di chi vi abita, chi vi transita e di chi affronta spese e viaggio per conoscere il paesaggio-naturale
della Culla dell'Arte. Per rendere meglio l’idea della situazione si allega una ricognizione dello stato del
suolo pubblico nella zona-est del centro, effettuata nell’estate scorsa (vedi allegato).
Firenze sta diventando una città non-per-viverci, non-per-turisti con un minimo di interessi culturali, ma
solo per "gitanti" alla ricerca di panini ed alcol.
Irriconoscibile a se stessa, la città si affolla di gente che non la vuol conoscere e stimare, ma solo
consumare, sopraffare per "passatempo".
Fino ad oggi ha prevalso nell’opinione pubblica la convinzione che il Comune guadagni “forte” dal suolo
pubblico per ristorazione, perché si tende a credere che in questo settore siano praticati prezzi diversi: in
realtà ciò è completamente falso, perché il costo del suolo pubblico è uguale per tutti nella stessa zona. Le
categorie di prezzi sono legati esclusivamente alle zone.
Problematiche rilevate e proposte
Le principali problematiche rilevate in relazione alle concessioni di suolo pubblico sono le seguenti:
1. La concessione di suolo pubblico ha una certa trasparenza per i passi-carrabili, per i ponteggi edili,
per i banchi ambulanti che devono esporre al pubblico la licenza d'ingombro. Si rileva che per i
locali, al contrario, la licenza deve essere semplicemente conservata dal titolare ed esibita solo ad
un eventuale controllo alle forze di polizia, dal che consegue che i contenuti delle concessioni non
sono in alcun modo controllabili da chiunque lo desideri. Troviamo in questa prassi una totale
mancanza di trasparenza.
2. ccorre quindi che l’Amministrazione Comunale imponga l’esposizione al pubblico della concessione
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con validità in corso, completa di tutte le informazioni sulla delimitazione dell’area, oltreché sulla
qualità e conformazione degli arredi e con gli orari della occupazione. Tale regola, che risponde ai
più elementari criteri di trasparenza, deve essere imposta anche alle apparecchiature all'esterno
senza dehor.
3. La vita delle persone portatrici di handicap è diventata molto difficile per l'occupazione di
marciapiedi e carreggiata con arredi di vario genere, talora anche non autorizzati (come tavolini e
sedie aggiuntivi e totem o pannelli non fissi) . Si può quindi dire che Firenze non è una città virtuosa
per l'abbattimento delle barriere architettoniche ma che anzi è una città con licenza a tutti i locali di
somministrazione di crearne a piacimento. Una città che non considera le esigenze di tutti è una
città incivile.
In relazione a questa problematica si richiede che il suolo pubblico sia concesso realmente per una finalità
di interesse pubblico e non come diritto dei frontisti. Ciò significa che il suolo pubblico va concesso nei
luoghi opportuni e non senza accurata verifica delle condizioni che la Delibera sopracitata impone
all’Art.20, fra cui è prioritario considerare lo spazio che resta per il passaggio degli automezzi autorizzati e di
soccorso, dei pedoni, delle mamme con carrozzine e di tutte le utenze più deboli, in primo luogo dei
portatori di handicap. Deve inoltre essere impedito con rigore il posizionamento di oggetti ingombranti e
attrezzature non autorizzate, come anche l’ampliamento non autorizzato degli spazi regolarmente concessi.
A questo fine è assolutamente necessario stabilire, e all’occorrenza applicare in maniera costante e
determinata, delle sanzioni pecuniarie significative e non totalmente irrilevanti come sono quelle previste
allo stato attuale:
1. Nell’Art. 19 della Delibera per concessione suolo pubblico (delib.CC 1/2010; delib.CC 6/2011;
delib.CC66/2011) notiamo che, essendo lo spazio concesso pari per lunghezza e larghezza al locale
interno, in pratica si viene a raddoppiare la superficie utile, ma non i servizi igienici, che diventano
non sufficienti a rispondere sia alla normativa sia alle reali esigenze degli avventori, a cui spesso
non resta che provvedere lungo le strade… fatto che affossa l'immagine di una città Patrimonio
dell’UNESCO e fa lievitare i costi per il mantenimento della pulizia, costi che ricadono poi su tutti i
cittadini.
2. Si rende necessario per ovviare a questo gravoso problema che lo spazio esterno sia considerato a
tutti gli effetti come spazio utile, quale in realtà esso è, e quindi sia richiesto un numero di servizi
igienici adeguato
3. Risulta evidente una marcata sperequazione fra suolo pubblico occupato dai locali e suolo pubblico
lasciato libero per le normali esigenze dei cittadini, fra cui la sosta dei propri mezzi di locomozione,
per cui i residenti non si sentono tutelati difronte alla sempre crescente espropriazione dei propri
spazi vitali
4. In relazione alla problematica di cui a questo punto si rende necessario stabilire una quota massima
di spazio pubblico da concedere ad uso commerciale in ciascuna strada o piazza, quota da definire
in adeguata proporzione allo spazio complessivo, facendo ricorso anche al criterio della rotazione,
qualora sia necessario per rispetto dell’ equità
5. I dehors costituiscono una fonte di rumore difficilmente controllabile e che si diffonde senza
possibilità di attenuazione direttamente nell’ambiente, aggravando l’inquinamento acustico, anche
perché favoriscono gli assembramenti di persone nello spazio antistante i locali e rendono in
pratica impossibile tenere chiuse le porte, come la legge impone. In tale situazione anche la musica
legittimamente prodotta all’interno si diffonde ad alto volume per le strade.
In relazione alla problematica di cui a questo punto 5 si chiede che sia concesso l’utilizzo dei dehors oltre le
ore 22 solo in casi di assoluta eccezione, cioè in zone dove non siano presenti nelle vicinanze altre fonti di
rumore notturno e che siano fatti controlli assidui e regolari per garantire il rispetto degli orari stabiliti e il
non superamento dei limiti delle emissioni sonore. Si chiede inoltre che in presenza di dehors non sia
autorizzato l’uso di amplificatori per la musica che viene prodotta all’interno del locale.

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LOCALIZZAZIONE DELLE ATTIVITÀ RUMOROSE
Premesse
Come annunciato dal Sindaco Nardella fin dal momento della sua campagna elettorale, auspichiamo che
l’Amministrazione Comunale si ponga l’obbiettivo a breve, medio e lungo termine di razionalizzare la
collocazione nell’ambito cittadino di locali destinati per la loro stessa natura a generare rumori dannosi per
la salute pubblica, in maniera tale da ottenere benefici per tutte le parti, ovvero per i residenti, per gli
esercenti e per i fruitori delle attività di svago notturno. Non essendo ad oggi stata intrapresa alcuna
iniziativa che mostri di andare in questa direzione, si elencano qui a seguito le più evidenti problematiche
connesse alla questione e le richieste dei comitati in merito.
Problematiche rilevate

I residenti e le attività tradizionali della città, che ne definivano il carattere e la facevano
riconoscere in tutto il mondo, sono state già abbondantemente costrette ad allontanarsi dal centro
storico dal violento imporsi di attività monoculturali inerenti lo svago notturno, con il risultato della
perdita di quel patrimonio demoantropologico che si affiancava, integrandolo e completandolo, al
patrimonio storico artistico. Questo allarmante fenomeno sta crescendo di giorno in giorno a causa
della intollerabile situazione di stress a cui sono sottoposti i residenti stabili, soprattutto nelle ore
notturne, mentre aumentano gli alloggi per studenti e turisti di passaggio, spesso con affitti di spazi
senza regolare abitabilità e non regolarmente denunciati.
Nelle attuali condizioni si è dimostrato realisticamente assai difficile se non impossibile controllare
e mantenere nei termini di uso civile dello spazio pubblico il territorio del centro storico, a causa
dell’eccessivo numero di locali e di fruitori che in esso la notte si riversano, invadendo e saturando
ampie zone della città.
Il Sindaco non risulta quindi palesemente in grado per oggettive motivazioni pratiche di garantire la
salute pubblica dei suoi cittadini e in particolare il loro diritto al riposo, come per legge è tenuto a
fare.Il centro cittadino è una zona delicata dal punto di vista del patrimonio storico artistico che
rischia di essere usurato e talvolta anche danneggiato dall’impatto della movida incontrollata, tanto
da rischiare di perdere il suo inserimento nei luoghi Patrimonio dell’Unesco. Risulta attualmente in
corso una procedura di indagine sullo stato di conservazione del centro storico di Firenze, in
relazione all’art. 174 del Regolamento UNESCO.
L’affollarsi incontrollato e il moltiplicarsi di attività di svago notturno all’interno del centro storico
comporta l’utilizzo di spazi non sufficientemente ampi, dato l’alto costo a mq. degli affitti, e quindi i
fruitori occupano il suolo pubblico prospiciente, utilizzandolo come se si trovassero all’interno del
locale. In tale spazio, che diventa terra di nessuno (sentenze divergenti e contraddittorie hanno
assegnato la responsabilità del disturbo alla quiete pubblica in tale area ora al gestore del locale ora
agli avventori) si produce un rumore antropico fuori regola, mentre le porte del locale sempre
aperte per l’inevitabile continuo via vai lasciano uscire la musica a tutto volume.

Proposte

Arginare con ogni strumento normativo esistente, anche in collaborazione con Soprintendenza ai
beni architettonici e paesaggistici per quanto di sua competenza, l’ulteriore aggravio del carico di
locali pubblici destinati allo svago notturno presenti nel centro storico. Ciò è già fatto in aree
particolari del centro storico di varie altre città italiane, come Bologna, Torino e in particolare Pisa,
con la delibera della Giunta Comunale n.104 del25 luglio 2014. Si ricorda che la stessa
l’amministrazione comunale di Firenze ha emesso disposizioni limitative specifiche per via
Tornabuoni all’interno del “Piano di settore del commercio su area privata in sede fissa e
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regolamento Comunale” modificato con deliberazione C.C.n.52del 21/10/2013. Perché ciò che è
stato fatto per via Tornabuoni non viene fatto per altri luoghi altrettanto importanti?
Ampliare nei tempi di attivazione e negli spazi la ZTL e disincentivare l’accesso al centro storico in
macchina anche non permettendo la costruzione di nuovi parcheggi e aprendo a condizioni più
favorevoli ai residenti quelli già realizzati. In particolare si chiede l’estensione della ZTL a tutte 24h
del giorno per tutta la durata dell’anno e lo spostamento della telecamera di accesso posta in via
dell’Agnolo dalla posizione attuale dopo via Santa Verdiana all’inizio della stessa via dell’Agnolo,
non essendo in alcun modo tale posizione funzionale alla logica delle cose e al corretto
funzionamento della ZTL.
Avviare una seria campagna di controllo del rispetto delle leggi basilari che regolano i pubblici
esercizi, a partire dalla legge 626/94 sulla salute sui luoghi di lavoro, alla legge 81/08 sulla sicurezza
nei locali pubblici, nonché le direttive SISP sui locali che somministrano alimenti e bevande.
Individuare specifiche aree e spazi liberi in zone limitrofe a bassa concentrazione abitativa, che
presentino le necessarie caratteristiche di metratura e di isolabilità sotto il profilo acustico, verso
cui orientare la collocazione di nuovi locali e/o il trasferimento di esistenti.
Predisporre incentivi economici per rendere appetibile tale operazione.
Promuovere comunque, anche nel centro storico, tutte quelle attività che garantiscano ai giovani
fruitori dei locali di svago notturno un’offerta di formazione civile e culturale, scoraggiando la
semplice somministrazione di alcolici, che si configura come atto molto remunerativo per gli
esercenti, ma fortemente dannoso per la salute di chi ne cade vittima, come dimostra il reiterato
verificarsi di casi di coma etilico.

PROCEDURA SEMPLIFICAZIONE MUSICA DAL VIVO (LEGGE BRAY)
I comitati fanno presente che molte sono le preoccupazioni per l'attuazione di questa normativa.
La discussione di pari oggetto nelle commissioni consiliari 5 e 2 ,che alcuni cittadini hanno attentamente
seguito, ha molto insistito sulle garanzie da porre in essere alle autocertificazioni, al fine di evitare lo
scadere della legge Bray- la quale ha come obiettivo la rinascita della cultura musicale e la formazione dei
giovani talenti- in squallida produzione di intrattenimento, peggiorando la vivibilità. E’ stato ben
evidenziato che questa legge è importante soprattutto per il rilancio della cultura musicale e per la tutela
artistico/economica dei giovani talenti.
E' nostra opinione che quella indicata dai consiglieri sia la via maestra, che purtroppo a parer nostro non
trova strette garanzie nel modulo scia, che è già scaricabile in rete.
Esperienze pregresse di come sono stati finora gestiti gli eventi collaterali alle notti bianche e all’estate
fiorentina da parte di bar o di sedicenti associazioni culturali, ci stimolano a cercare di entrare in questo
importante dibattito.
In particolare si fa notare che la formulazione attuale della scia crea allarme, sollevando molti dubbi:
1. Per la fattispecie “suolo pubblico non delimitato”, segnaliamo il pericolo di ricalcare la formula
“luoghi per effetto estate confesercenti, nell’estate fiorentina” dove ottenuto il placet della cultura
per un “luogo” ,la direzione suolo pubblico concedeva di riempirlo di tavoli, di appoggi per attività
commerciale e di pubblico spettacolo e la direzione ambiente concedeva molte e molte deroghe ai
parametri di inquinamento acustico. Per spiegarsi meglio: un’autocertificazione per un evento in un
certo luogo nelle 24 ore successive non deve poter attivare altri benefici connessi, né autorizzare di
fatto la colonizzazione di un luogo/pubblico per farne discoteca all’aperto, continuativamente.
Viene anche da chiedersi come si possa verificare il numero dei fruitori.
2. Per la fattispecie “locali con capienza pari o inferiore ai 200 posti” andrà attentamente controllato
che non si facciano contemporaneamente eventi nei tanti i bar e nella miriade di locali incapienti,
che, tutti in fila, fanno di Firenze la Disneyland dello sfruttamento/avvilimento dell’arte.
3. Gli “ allegati obbligatori” alla scia saranno verificati nelle 24 ore? Oppure saranno delle proposte
frettolose e ripetitive, tipo i programmi culturali presentati per le già ricordate notti bianche ed
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effetto estate nei luoghi per l’estate?.
4. Certe assonanze con l’effetto estate e con il patto per la notte, di cui i residenti hanno
sperimentato l’inconsistenza nei controlli, inquietano fortemente .
Si teme che l’autocertificazione diventi liceità di fare gli interessi dei locali a tutto tondo, senza rispetto per
la legge Bray che vuol incoraggiare e sostenere la produzione artistica.
Si teme che la liberalizzazione della musica dal vivo con autocertificazione conduca ,nell’indifferenza degli
uffici sgravati di burocrazia, all’effetto-estate tutto l’anno.
Molte argomentazioni di salvaguardia sono state portate dai consiglieri delle commissioni riuniti per parlare
dell’applicazione della legge Bray a Firenze; da parte nostra sosteniamo con convinzione la loro proposta di
mettere paletti preventivi ai limiti di tali autocertificazioni che, se arrivassero in numero troppo massiccio,
vanificherebbero ogni possibilità di controllo da parte dell’autorità. Sarebbe importantissimo identificare
zone adeguate della città che come capienza e come caratteristiche logistiche, presentino valenze positive
al buon risultato in termine di valorizzazione artisti e prodotti musicali, in termini di fruizione dello
spettacolo ed in termini di rispetto dell’ambiente globalmente inteso.
Consideriamo che quando si allargano troppo le maglie si arriva ad incoraggiare non l’arte ma l’affarismo
prepotente. Nella riunione delle commissioni consiliari è stato accennato anche a paletti da porre nel
regolamento urbanistico e nel piano del commercio: ci associamo a tale proposta di buon senso e buon
governo
Ricordiamo infine il documento UNESCO dell’inizio ottobre in cui si cerca di vincolare i sindaci ad uno
sviluppo culturale sostenibile.
Chiediamo pertanto che la modulistica contenga chiare formule di garanzia minima di qualità della
prestazione artistica e di non lesività' dei diritti alla quiete domestica dei residenti.

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OSSERVAZIONE AL REGOLAMENTO URBANISTICO ADOTTATO DAL CONSIGLIO
COMUNALE DI FIRENZE PER PIAZZA BRUNELLESCHI (DELIBERA N.° 2014/C/00013 DEL 25
MARZO 2014)2
Preso atto della Relazione del R. U. Parte prima, pag. 15 e pagg. 65, 79, ed in particolare la Parte 3
Parcheggi, pag. 85. - Visto l’Allegato 4 delle NTA, in partic. la scheda ATs 12.29 , Utoe 12 ,con
denominazione : Parcheggio Brunelleschi.
Nella Relazione al Regolamento Urbanistico; Parte 3, par. 3, “Mobilità,” pag. 65, si afferma che “la gran
parte degli spostamenti con auto privata viene ricondotta in aree più esterne alla città consolidata e su
nuove infrastrutture dedicate” e più avanti “gli assi portanti del trasporto pubblico su ferro e su gomma
consentiranno anche a coloro che devono utilizzare l’auto per avvicinarsi alla città di completare lo
spostamento mediante il trasporto pubblico.”
1. il Parcheggio Brunelleschi contraddice radicalmente gli obiettivi dichiarati nella Relazione succitata
e dallo stesso P.S. La contraddizione attiene anche a tutti gli altri parcheggi in aree pubbliche
previsti entro la cerchia delle mura/viali o nelle immediate vicinanze (es. il Gasometro con cui il P.
Brunelleschi condivide perfino la necessità di rimuovere un vincolo della SBAA).
Ma diventa stridente quando si tratta di un luogo così interno alla Z.T.L. e così negato al traffico
privato.
2. Occorre sottolineare che il Parcheggio Brunelleschi, con i suoi 190 posti sotterranei di cui almeno
120 a rotazione rapida, sarebbe raggiungibile dopo un lungo e tortuoso percorso nelle vie
medievali, attraverso numerosi stop, semafori e strettoie che precedono e che circondano
l’Ospedale che si dice di voler servire. Prima di tutto con molto gas di scarico e polveri sottili
distribuite a piene mani anche ai cittadini della zona. Non meno difficile l’uscita.
Tutte le strade coinvolte in questa ipotetica, soffocante turnazione automobilistica, sono
densamente e vivacemente abitate e frequentate. Esse ne subirebbero un danno insopportabile;
per non dire del periodo necessario alla costruzione: 3-5 anni di autotreni, di ruspe, di polvere, per
un’opera estranea agli abitanti quindi odiosa, tesa unicamente a soddisfare interessi speculativi, o
come si usa dire, dei “grandi investitori.” Un’ altra pesante contraddizione verso la dichiarata
volontà di riportare, ma fosse solo mantenere, la residenza nel Centro Storico vero antidoto alla
musealizzazione della città, che svela la falsità di certi enunciati da propaganda.
3. Tale previsione e vale per tutti i parcheggi previsti in area storica, trascura il fatto che la più
consapevole cultura urbanistica (a partire dalla Carta di Gubbio del 1960) e le stesse
Amministrazioni Comunali succedutesi nel corso degli ultimi 40 anni hanno cercato di liberare la
parte antica delle città dalla “morsa del traffico” per le note ragioni della ridotta compatibilità del
mezzo privato con il tessuto storico, ovvero per motivi di igiene e di estetica ambientale, di
manutenzione o semplicemente di spazio. Senza che il cuore della città perdesse attrattività e
frequentazione, al contrario incrementandole. Ci sembra obbligatorio ricordare: che Firenze è
scivolata di ben 17 posti nella graduatoria relativa alla presenza di polveri sottili PM 10 e PM 25,
mentre si è piazzata al primo posto per la presenza di biossido di azoto (una maggiore
documentazione è rintracciabile su: https://www.facebook.com/ Comitato Piazza Brunelleschi);
che tra i compiti obbligatori del Sindaco c’è la difesa della salute dei cittadini che amministra.
4. Le condizioni poste nella scheda ATs 12.29 circa le verifiche da fare per la fragilità statica indotta
dallo scavo per lo squilibrio che si arrecherebbe alla falda (in via dei Servi la linea dei pozzi (di cui
alcuni ancora in uso) è prossima alla strada e via del Castellaccio sta sopra al paleo-alveo del
Mugnone) sconsigliano fortemente anche dal punto di vista idraulico la previsione di questo
parcheggio sotterraneo. Esso ci appare il più tenacemente finalizzato a operazioni immobiliari (v.
“Bufalini” scheda ATs 12.01 di Banca Intesa S. Paolo) , non si spiega altrimenti la sfacciata
2 Testo inviato dal Comitato di Piazza Brunelleschi l'11 luglio 2014

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incongruità urbanistica della posizione. I parcheggi interrati, veri volumi occulti, sono funzionali a
questo tipo di privatizzazione del sottosuolo e del suolo pubblico (cancellandone i vecchi selciati) e
si pongono come nuova frontiera della speculazione.
5. La scheda succitata - Brunelleschi - fa riferimento e invoca il progetto vincitore del concorso
promosso a suo tempo dall’Università e dall’allora Cassa di Risparmio per la sistemazione della
piazza. Esistono ragioni di forma e di merito per rifiutare il risultato di quel concorso. Gli Enti
promotori non hanno titolo alla pianificazione della città, semmai possono produrre un ventaglio di
proposte (concorso di idee, tale era) da sottoporre alla partecipazione pubblica, regolata in
Toscana dalla legge n° 46/2013 ma attivata già dalla L.R. 69/2007. Nel merito il progetto vincitore
propone la demolizione di un edificio (vincolato) e del selciato, compreso l’abbattimento di tutti gli
alberi che verrebbero sostituiti: da un edificio che non può avere valore ambientale e
documentario come l’attuale, un solaio di cemento armato con rampe, muretti e bocche di
aerazione con pavimentazione tipo lastrico solare in luogo del selciato e -sottolineamol’abbattimento di tutti gli alberi, una ventina ad altofusto! Si è forse domandata l’A. C. chi
potrebbe accettare di buon grado questa desertificazione dello spazio pubblico senza una sola
contropartita per i cittadini e per la città in generale?
6. I presupposti di quel concorso anche quelli più “funzionalistici” sono venuti a mancare se mai ci
sono stati.
6a) La necessità di una sala di lettura e altre attrezzature della biblioteca di Lettere e Filosofia
possono trovare spazio nel “palazzo” dell’Opera Nazionale Combattenti e Reduci oggi dismesso e in
vendita, nel quadro di un riutilizzo intelligente e non speculativo degli edifici vuoti.
6b) Si può ipotizzare che il vasto pianterreno inutilizzato da anni, dell’edificio in cemento armato
prospiciente il lato sud della piazza, possa essere ceduto per Oneri di Urbanizzazione e aperto per
accogliere i posti macchina per i visitatori dell’Ospedale.
6c) Infine dato che“le nuove infrastrutture dedicate” ( i parcheggi a corona del C.S.) sono state
realizzate, esse consentono “l’avvicinamento alla città” dei mezzi privati come auspicato in
Relazione. Si tratta dei parcheggi di piazza Ghiberti, di Piazza Beccaria, di piazza Savonarola, del
Parterre, di Piazza Stazione, della Fortezza, dai quali si può (e meglio si potrebbe se fossero meglio
serviti) raggiungere con il mezzo pubblico ogni settore del Centro Storico di qua d’Arno, che forse
sono sfuggiti agli estensori del P. S. e del R.U.
Si rende pertanto necessario:
• Lo stralcio del denominato Parcheggio Brunelleschi, di cui alla scheda Ats 12.29, Utoe 12 del
Regolamento Urbanistico adottato.
• L’avvio di un procedimento partecipativo per la sistemazione qualificata della Piazza intitolata a
Filippo Brunelleschi che tenga conto della conservazione e manutenzione dei manufatti storici,
delle alberature e del possibile ampliamento del patrimonio vegetale di uso pubblico.
Affinché la piazza sia dei cittadini e non appannaggio di un potente gruppo bancario e immobiliare che
accidentalmente vi si affaccia.
Si auspica che tale procedimento si avvii con un concorso di idee e la più larga e democratica
partecipazione, come previsto dalla L.R. n. 46/2013 e che il destino di questa piazza, come quello di tutta la
Città Antica, sia sottratto all’arbitrio di una Amministrazione che si comporta come se piazze e sottosuolo
fossero di sua proprietà, senza dover dimostrare la pubblica utilità e renderne conto al popolo sovrano che
ne ha la piena titolarità.
Il Comitato di Piazza Brunelleschi fa inoltre presente 3 che
Nel sito della Regione Toscana “Invest in Tuscany real estate” compaiono le schede in lingua inglese di
complessi immobiliari fiorentini sia pubblici sia di grandi privati, da vendere sui mercati internazionali. La
somiglianza e le analogie con le schede del Regolamento Urbanistico evidenziano la vocazione
immobiliarista ovvero i limiti culturali del R.U. già denunciata da noi in fase di formazione del Piano. Limiti
che si dispiegano con evidenza pubblica nelle missioni estere del Sindaco di cui parlano le cronache.
3 Nel novembre 2014

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Il comitato contro il parcheggio sotterraneo di piazza Brunelleschi, insieme ad altri comitati cittadini e
gruppi organizzati, riuniti in assemblea il giorno 30 Ottobre, ha proposto un diverso approccio alla
regolamentazione dell’assetto urbano e dell’ economia che lo sorregge. Quindi mentre contesta la validità
dell’impianto complessivo del R.U., propone un programma alternativo per piazza Brunelleschi coerente
con tale critica.
Il comitato ritiene che l’interesse pubblico debba essere preminente nella pianificazione territoriale e
urbana e che tale interesse si manifesta nella ricerca della qualità dello spazio urbano o nel tramandare la
qualità ereditata, nel suo misurarsi con il livello dei servizi pubblici necessari. Ritiene altresì che un alto
standard di qualità dello spazio e dei servizi, costituisca il primo moltiplicatore di ricchezza nella città a
partire dalla iniziale autogenerazione delle risorse, progettata e governata democraticamente.
Ritiene che la rinuncia alla sovranità della pianificazione della città e la consegna dei suoi luoghi strategici
all’arbitrio dell’investimento finanziario privato sia un errore di prospettiva dell’azione di governo delle
ultime amministrazioni comunali; segno di palese incapacità o di grave infedeltà al mandato ricevuto.
Proponiamo che una volta rimossa la previsione del parcheggio sotterraneo per le ragioni esposte
nell’Osservazione al R.U. si proceda alla stesura di linee per la redazione di un bando di concorso aperto di
cui delineamo alcuni principi.
1. Necessità di uno studio approfondito e documentato sulla origine composita e diacronica della
piazza. Lo studio della natura di questo spazio urbano dovrà costituire il filo conduttore dei
progetti in concorso. Per esemplificare: l’analisi delle carte antiche ci mostra come per circa due
secoli la chiesa di S. Maria degli Angeli sia stata concepita e abbia mantenuto un distacco dal suo
convento e come solo nel XIX secolo sia stata liberata dall’edificio che la separava dagli orti
conventuali. L’interpretazione di questi dati potrà avere esiti che nel rispetto ponderale delle
successioni storiche mettano in risalto la plasticità dell’edificio e il carattere dell’intera piazza.
2. La parte adiacente alla Rotonda, all’Opera Nazionale C. e R. e all’Istituto di Scienza delle
Costruzioni dovrà rimanere libera dalle automobili. L’allineamento sarà il filare esterno delle
magnolie. I posti auto perduti (circa 40) nonché tutti gli altri finalizzati alla pubblica utilità, saranno
ritrovati e aumentati nelle more degli oneri di urbanizzazione nel complesso Bufalini per il quale
sono già previsti incrementi di parcheggi oltre gli standard del R. U.
3. L’edificio di Scienza delle costruzioni non può essere alterato nella sua consistenza
planivolumetrica, sono ammesse modifiche quali nuove o diverse aperture del solo piano terreno in
funzione di una diversa destinazione d’uso di carattere pubblico, quali servizi di informazione,
igienici e ristoro. Il colore dell’edificio deve essere tutelato in quanto ha valore documentario.
4. La parte antistante il marciapiede di questo edificio, attualmente in asfalto da rimuovere,
dovrà essere trasformato in area attrezzata per la sosta, preferibilmente con corredo vegetale.
5. La progettazione dovrà salvaguardare e incrementare l’attuale patrimonio arboreo.

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