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RIASSUNTO AUDIOLEZIONI

MODULO A - CONCETTI PRELIMINARI


Politica economica Con il termine di politica economica, si definisce una disciplina che studia lintervento
delle autorit pubbliche nel governo dei sistemi economici in vista del conseguimento di obbiettivi di interesse
generale.
Il caso della BCE Per autorit di politica economica non si intendono solo i governi nazionali, per esempio ci
possono essere delle autorit economiche sovranazionali. Un aspetto fondamentale della politica economica
moderna, la gestione della moneta, la politica monetaria che prima era affidato alla Banca DItalia, oggi, a
seguito del trattato di Maastricht del 1992, attribuita alla gestione della BCE. Questo ha avuto delle
conseguenze sulla vita quotidiana delle famiglie italiane: finch la gestione della moneta era affidata alla
banca dItalia, il rischio di inflazione e con essa il rischio di forti riduzioni del potere dacquisto e della ricchezza
delle famiglie stato sempre presente. Nella letteratura economica prevalente lopinione secondo la quale,
linflazione tanto pi moderata quanto pi indipendente dal potere politico la banca centrale.
LA BUNDESBANK Fino al 1981 la banca dItalia sottoscriveva qualunque volume di titoli emessi a copertura
del disavanzo dai ministri del tesoro di volta in volta in carica, linflazione galoppava distruggendo i risparmi
della gente. Il concetto che il governatore della banca centrale sia un servitore del potere politico non sarebbe
mai uscito dalla bocca di un governatore della mitica Bundesbank tedesca, ed infatti in Germania si assiste al
durissimo scontro tra la banca centrale ed il governo del cancelliere Helmut Col, in occasione della
riunificazione tedesca. Col, un grande uomo di stato, aveva capito nel 1989 che doveva cogliere al volo
loccasione di riunificare immediatamente la Germania occidentale e quella orientale, approfittando delle
difficolt, che potevano anche essere solo temporanee dellUnione Sovietica, allora potenza egemone nella
Germania Orientale. Si trattava di utilizzare una finestra che forse si sarebbe chiusa in tempi assai rapidi, e a
tal fine il cancelliere Col aveva deciso di convertire i marchi della Germania orientale alla pari con quelli della
Germania occidentale, quando questi ultimi avevano sul mercato un valore dieci volte superiore. Linatteso
regalo aveva placato il malcontento che cominciava a serpeggiare in Germania orientale, di fronte alle
esigenze di riconvertire lapparato produttivo che era caratterizzato dalla drammatica inefficienza ereditata da
decenni di regime comunista e che doveva misurarsi con lavanzatissimo sistema della Germania occidentale.
Il cambio alla pari tra marchi orientali ed occidentali, non piacque alla Bundesbank che reag, temendo
conseguenze inflazionistiche, con una drastica politica di restrizione monetaria. Il rialzo dei saggi di interesse
che ne segu, fece saltare nel settembre 1992 larchitettura del sistema monetario europeo, in altre parole la
Bundesbank aveva contestato in maniera drastica una decisione del governo tedesco, ispirata da obbiettivi di
evidente interesse nazionale, compromettendo addirittura il processo di integrazione economica europeo. In
Italia viceversa, i governatori della Banca dItalia venivano convocati presso il ministero del tesoro, in
occasione delle tornate di nomina dei presidenti delle banche pubbliche e delle casse di risparmio, e mentre i
ministri, detentori del potere politico trattavano, o per meglio dire si accapigliavano sui nomi da scegliere per
gestire le banche pubbliche, il governatore della banca centrale aspettava in unanticamera fino a tarda notte,
che i ministri si mettessero daccordo e ricevessero il suo scontato assenso tecnico. Questo spiega perch in
Italia fosse cos facile la sottoscrizione di titoli del tesoro da parte della Banca dItalia e perch ci contribuisse
a generare inflazione a differenza della Germania. Quando si volle con il trattato di Maastricht creare una
banca centrale per governare la moneta europea, i tedeschi in cambio della loro adesione imposero il modello
della Bundesbank e non avrebbero tollerato un comportamento nello stile dalla banca centrale italiana.
Obbiettivo della BCE una istituzione sovrannazionale non governativa e non unautorit pubblica
nazionale. Nel trattato di Maastricht con il quale stata istituita, le viene attribuito il compito di garantire la
stabilit monetaria, cio di non consentire il manifestarsi di fenomeni inflazionistici, questo un altro
fondamentale obbiettivo della politica economica. Lo stesso trattato, bandisce radicalmente ogni rapporto tra
la BCE, gli organi politici dellUE ed i governi nazionali. Ci che appare particolarmente interessante che la
BCE tenuta a rendere pubblico il suo obbiettivo di inflazione. La pubblicit degli obbiettivi della politica
economica e quindi il successivo controllo della loro realizzazione una caratteristica importante della
democrazia, la BCE pertanto ha stabilito che lobbiettivo ottimale sia un inflazione del 2%, ovvero una crescita
media del livello generale dei prezzi del 2% allanno. Non bisogna meravigliarsi e chiedersi perch non venga
posto lobbiettivo dellinflazione, 0%, non sarebbe un obbiettivo auspicabile perch linflazione un fenomeno
complesso, il risultato di una media di andamenti molto differenziati, e come spesso avviene in economia un
obbiettivo che sembra ovvio ed indiscutibile pu essere inopportuno.
La natura dellinflazione Linflazione un concetto che stato creato dagli economisti. Nella realt esistono
decine di milioni di prezzi che possono salire, scendere o restare invariati, per rappresentare realisticamente il
fenomeno, occorre procedere elaborando dei modelli scientifici che abbiano la caratteristica della sinteticit. Il
compito dellelaborazione scientifica di modelli talmente complessi da non essere conoscibili nella loro totalit,
come la variazione dei prezzi sul mercato, consiste nella combinazione di due esigenze apparentemente
inconciliabili: una esigenza di rappresentazione la pi fedele possibile, ma anche un esigenza di semplicit di
maneggevolezza della stessa rappresentazione.

Il metodo delle indagini campione Per misurare sinteticamente il fenomeno della variazione complessiva dei
prezzi, si pu procedere in vari modi, ma per ora faremo riferimento alla costruzione di una misura, nota come
indice dei prezzi al consumo CONSUMER PRICE INDEX (IPC). Si procede scegliendo un campione di beni
acquistati sul mercato per fini di consumo delle famiglie, questi beni sono anche chiamati consumi privati, per
distinguerli da altre categorie di beni, come i beni di consumo pubblico che vengono acquistati dallo stato da
altre pubbliche amministrazioni. Si segue landamento dei prezzi di questi prodotti nel corso dellanno
osservandone le variazioni, e si calcola la media delle variazioni, si tratta di una media ponderata, che tenga
conto del valore dei beni sul mercato che la misura dellinflazione. Occorre precisare che i beni dei quali si
effettua la rilevazione dei prezzi, devono essere sempre gli stessi, altrimenti se il paniere dei beni e servizi
cambia la rilevazione risulta falsata. Linflazione dunque un modello costruito sulla base di una particolare
metodologia statistica che per non pu restituirci la realt effettiva dellinflazione. Si opera su un campione
ridotto, perch ci viene in aiuto la teoria dei campioni, che ci permette di arrivare alla ragionevole conclusione
che i risultati relativi al campione prescelto hanno unelevata probabilit di coincidere con quelli relativi alla
realt totale dalla quale il campione viene estratto.
Inflazione reale ed inflazione percepita La BCE pone in materia di dinamica dei prezzi, lobbiettivo di un
incremento medio del 2% allanno, ci potremmo domandare invece se linflazione ideale non si lassenza di
inflazione e quindi zero, in realt non cos perch linflazione la media di un numero elevatissimo di diversi
prezzi. Ci sono prezzi che salgono e prezzi che scendono e prezzi che restano invariati. Vi differenza tra
linflazione rivelata dallISTAT che linflazione vera e linflazione percepita. Linflazione percepita di norma
molto pi alta di quella registrata ufficialmente, e ci per molti motivi. Linflazione un fenomeno
estremamente vario e complesso, ecco perch occorre diffidare dellinflazione percepita ed affidarsi alle cifre
ufficiali che si basano su circa 400 mila rilevazioni dei prezzi ogni mese. Perseguire lobbiettivo dellinflazione
zero comporta necessariamente che si ritenga opportuno che alcuni prezzi salgano e atri scendano, ma ci
sono dei prezzi che non opportuno che scendano come i salari. Si deve precisare che i salari possono
essere misurati in due modi: in termini nominale, ed in termini reali. I lavoratori sono interessati al salario
reale, ma in ragione di un fenomeno chiamato illusione monetaria, molto spesso la gente non si accorge
subito della dinamica delle grandezze reali ma solo di quelle nominali, per cui pu succedere che i salari
nominali restino fermi, e i salari reali diminuiscano. In materia di redditi da lavoro bene che ci siano degli
aumenti moderati, perch non ci si accorge generalmente in presenza di tali aumenti, che i salari sono in tutto
o in parte intaccati dagli aumenti dei prezzi. Se si stabilisce invece lobbiettivo dellinflazione zero, ci si
potrebbe trovare nella necessit in caso ad esempio di un aumento a livello mondiale del prezzo del petrolio,
di abbassare altri prezzi e magari anche i salari e stipendi. Per questo la BCE ha deciso che lobbiettivo ideale
un inflazione moderata di regola corrispondente al 2%.
Politiche monetarie e politiche fiscali: Le politiche economiche pi importanti sono: la politica monetaria e
la politica fiscale.La nostra politica fiscale gestita dal governo italiano anche se avviene che alcune rilevanti
decisioni siano prese a livello europeo, ci significa che il responsabile della politica fiscale il governo
nazionale nella persona del ministro delle economia e delle finanze. La politica economica pu essere decisa
ed attuata anche a livelli subnazionali, ma in genere da alcune autorit sovranazionali come la UE con i suoi
diversi organismi, tra i quali il pi importante la BCE.
Le scuole di pensiero Gli interventi di politica economica sono interventi correttivi dellandamento spontaneo
delleconomia, se tale andamento fosse il migliore possibile, non ci sarebbe bisogno di interventi correttivi. La
politica economica dunque esiste in quanto si ritiene che leconomia non si governi al meglio da sola. Vi sono
diverse scuole di pensiero: ve ne sono di impostazione liberale che ritengono che leconomia si governi da
sola, tali posizioni vengono sostenute in modo deciso: si va da teorie che condannano quasi ogni forma di
intervento pubblico a posizioni pi possibiliste. Vi sono poi scuole di pensiero che ritengono che leconomia
vada corretta e governata, un tempo la principale di queste era quella marxista, la quale sosteneva che il
sistema di governo ottimale delleconomia fosse quello comunista, cio la propriet pubblica dei mezzi di
produzione e la pianificazione centralizzata. Posizioni di tipo interventista pi moderato, derivanti dallopera e
del pensiero di Keynes e le posizioni di tipo liberista, in base alle quali leconomia si governa da sola e fare
troppi interventi e controproducente. In base alle posizioni liberiste esiste un tasso naturale di disoccupazione
che pu considerarsi normale e che conviene tollerare. Secondo queste scuole non si pu avere la
disoccupazione zero, perch ci produrrebbe spinte salariali inflazionistiche. In presenza del tasso normale,
sarebbe garantita una sostanziale stabilit del tasso di inflazione che ad un livello moderato, ad esempio il
2%, se si scendesse sotto il livello naturale di disoccupazione potrebbe apparire in un primo momento un fatto
positivo, ma ci produrrebbe fenomeni inflazionistici in presenza dei quali la stessa economia si auto
correggerebbe. Ci sono invece altre scuole di pensiero, di origine keynesiana che predicano la necessit di
interventi continuino, anche abbastanza radicali di politica economica. Lopera fondamentale di Keynes, la
Teoria Generale, giunge alla conclusione che leconomia se lasciata a se stessa presenta tendenze strutturali
al ristagno, verso fenomeni di disoccupazione e recessione, per cui leconomia va continuamente governata
per essere mantenuta su un percorso di crescita moderata, con sostanziale stabilit monetaria. Un eccesso di
stimolo delleconomia pu generare fasi di espansione eccessiva e di tensioni inflazionistiche.

MODULO B - PRODUZIONE ECONOMICA


IL PIL misura quanto un sistema economico riesce a produrre, ma occorre contemperare tale obbiettivo con
altri, tutela ambientale, stabilit monetaria, giustizia sociale. Per cui la politica economica larte di rendere
compatibili una serie di obiettivi tutti meritevoli di conseguimento, e poich il conseguirne uno potrebbe oltre
certi limiti compromettere il conseguimento di un altro, necessario caso per caso analizzare fino a che punto
conviene insistere sulla realizzazione di un obbiettivo per evitare di comprometterne altri in maniera non
tollerabile. Per parlare dellobbiettivo della crescita della produzione, dobbiamo per chiarire come si misura il
tasso di crescita del prodotto, e quindi dobbiamo dire come si misura il prodotto, cio dobbiamo introdurre e
definire il concetto di PIL, accettato a livello internazionale come la pi appropriata misura del valore della
produzione.
PIL globale e PIL procapite PIL Globale misura la dimensione complessiva della produzione di beni e servizi
e che spesso viene indicato come Prodotto Globale, oppure il prodotto interno lordo per abitante che viene
indicato come PIL Procapite, che si usa quando si vuole misurare il livello di evoluzione di un sistema
economico. Il PIL pu essere calcolato seguendo tre metodi diversi che per conducono a cifre identiche in
linea teorica, perch in pratica si verificano errori di calcolo che impediscono che si possa verificare la
coincidenza dei tre metodi di calcolo.
La moneta e la scienza economica: grandezze fondo e grandezze flusso In base ad una provvisoria
definizione, il PIL il valore complessivo della produzione di un sistema economico, per avere un idea di
quella che la dimensione di un economia, possiamo far riferimento allinsieme dei beni fisici e dei servizi che
essa produce in un dato intervallo di tempo, un anno. Tale somma non pu che essere espressa che in
termini monetari. La moneta riesce a ricondurre ad unit insiemi caotici, composti da quantit enormi di beni
tra loro fisicamente assai diversi. La somma dei valori monetari di tutto ci che un sistema economico produce
nel corso di un anno potrebbe essere una misura della produzione, ma il PIL non il solo indicatore utile della
performance di un sistema economico, potremmo ad esempio impiegare una misura non di ci che il sistema
produce, ma dellammontare complessivo di ricchezza esistente nel sistema, e quindi sommeremmo il valore
di tutti i beni che in un dato istante si trovino entro i confini territoriali che delimitano lambito del sistema
economico. Si parla di in un dato istante, perch mentre il prodotto una grandezza flusso, cio ne
misuriamo la dimensione con riferimento ad un intervallo di tempo, di regola lanno, la ricchezza una
grandezza fondo che deve essere misurata in riferimento ad un determinato istante, perch con il trascorrere
del tempo le grandezze fondo variano.
Valore aggiunto Per calcolare correttamente il prodotto ci si deve avvalere di un metodo ad hoc, chiamato
metodo del valore aggiunto. Il Valore aggiunto definito come il valore globale realizzato nel processo
produttivo da una qualunque impresa, meno il valore degli acquisti effettuati presso altre imprese. Il valore
aggiunto complessivo di un sistema economico una prima misura del risultato utile del PIL, e viene calcolato
dal lato della produzione, in quanto, la somma dei valori realizzati nel processo produttivo.
Produzione venduta e produzione vendibile; - PIL interno come prodotto e reddito Due punti meritano
di essere sottolineati. Quando parliamo di valore globale realizzato, esso in massima parte costituito
dallammontare delle vendite, o pi in generale dai pagamenti ricevuti da un impresa produttrice in
corrispettivo delle merci o dei servizi forniti ai clienti, ma parte del valore realizzato pu non essere stato
venduto nellunit di tempo cui si fa riferimento per il calcolo del valore aggiunto. Il valore globale realizzato in
un determinato periodo di tempo da un sistema economico non coincide con il valore delle vendite di tutte le
imprese del sistema nel periodo, ma con il valore della produzione vendibile realizzato in quel lasso di tempo.
Un altro punto da chiarire riguarda ci che fa parte e ci che non fa parte del valore aggiunto. Per calcolare il
valore aggiunto non devo sottrarre gli eventuali redditi pagati ai lavoratori dipendenti che operano nellimpresa
stessa, perch i lavoratori assunti dallimpresa non sono imprese a loro volta e ne deriva altres che tali redditi
sono parte integrante del valore aggiunto. Il valore aggiunto ha quindi natura ben diversa dagli altri indicatori
aziendali. Ci permette di preparare la seconda definizione del PIL. Il valore aggiunto pu essere inteso in
base a quanto abbiamo fin ora visto come il valore che viene creato, ovvero aggiunto agli acquisti in sede
aziendale. Se vogliamo sapere di cosa si compongono i valori aggiunti, calcolati come differenze tra i valori
complessivi vendibili realizzati dalle diverse imprese che costituiscono il sistema economico, ed i valori dei
beni acquistati allesterno dellimpresa, ci accorgiamo che si tratta di differenze che almeno in un primo
momento restano allinterno dellimpresa. Se sottraiamo dal valore delle vendite il valore degli acquisti presso
altre imprese, le somme che restano entrano nelle casse aziendali o nelle tasche dellimprenditore, ma poi
serviranno per il pagamento delle imposte e per effettuare i pagamenti che compensino i servizi produttivi resi
allimpresa. In primo luogo se limpresa si serve di dipendenti dovr corrispondere ad essi le somme dovute
per il lavoro svolto, ovvero i salari o compensi per il lavoro inteso come erogazione di energia umana
intellettuale o fisica. Il PIL quindi compare come reddito, cio come una grandezza calcolata dal lato
dellacquisizione di somme guadagnate come corrispettivo dei processi produttivi, o da parte del fisco con le
imposte dirette e indirette o da parte dei soggetti che hanno preso parte ai processi produttivi stessi.

Il salario del lavoro e le rendite della terra; - linteresse sul capitale Il salario in termini teorici il
compenso del lavoro umano, ma sempre pi spesso definito come il reddito del lavoro dipendente, cio di
colui che viene assunto da un imprenditore in base ad un contratto di prestazione dopera, alle dipendenze
dellimprenditore stesso. Se consideriamo un caso di prestazione lavorativa come il lavoro di un contadino in
un suo fondo, le somme che costui guadagner vendendo i frutti del suo terreno conterranno sicuramente una
componente che il compenso del lavoro, cio un salario. La differenza tra ci che vende e ci che paga il
suo valore aggiunto che comprende un compenso per il lavoro erogato, cio il salario. Ma se il valore aggiunto
superiore al valore corrente del salario agricolo che viene corrisposto per analoghe prestazioni lavorative
nella zona in cui opera il coltivatore diretto, ovvio che il valore aggiunto comprende dellaltro, una rendita,
che se c costituisce parte del valore aggiunto aziendale perch paga il valore produttivo del fattore terra,
cos come il salario fa parte del valore aggiunto in quanto paga il valore produttivo del fattore lavoro. La
rendita dunque il valore specifico del fattore terra o per meglio dire del fattore risorse naturali. Nel fattore
terra vanno fatta rientrare la fertilit naturale del suolo, se il suolo viene lavorato, conterr una quota di
capitale. Il capitale nel significato reale del termine costituito in generale da beni prodotti che servono a
produrre altri beni. Lo stesso tipo fisico di bene pu appartenere a categorie diverse di beni economici, ad
esempio si pu distinguere tra capitale finanziario cio denaro utilizzato per essere messo a frutto e capitale
reale, prodotto direttamente o acquistato utilizzando capitale finanziario. Ogni capitale deve comunque
ricevere un compenso se contribuisce alla realizzazione di un valore aggiunto, tale compenso assume il nome
di interesse. Linteresse quindi il reddito che compete a coloro che hanno messo del capitale a disposizione
di unimpresa, e a questo reddito, essendo il pagamento di un fattore produttivo utilizzato da un impresa fa
parte del valore aggiunto delimpresa stessa. Linteresse pu seguire vari percorsi, nel caso di unimpresa
individuale non viene versato a nessuno, ma viene intascato dal proprietario. Nel caso di una SPA rientra nel
versamento dei dividenti agli azionisti, ma tali dividenti possono comprendere anche redditi diversi dagli
interessi, quali eventuali profitti. Il capitale pu anche essere fornito da creditori, in questo caso linteresse
assume la forma di versamenti di denaro, come il pagamento di cedole ai sottoscrittori delle obbligazioni, ed
ovviamente il capitale fornito allimpresa va restituito alla scadenza del prestito.
Il profitto dellimprenditore e il PIL inteso come valore dei beni finali disponibili In termini teorici
profitto ci che resta allimprenditore dopo che egli ha venduto il prodotto, dopo che ha pagato i fornitori di
beni intermedi, e dopo che ha pagato traendoli dal valore aggiunto, salari ai fornitori di lavoro, interessi ai
fornitori di capitale, rendite ai fornitori di risorse naturali. Potrebbe non esserci un profitto, anzi, in condizioni di
concorrenza perfetta il profitto assente perch la concorrenza perfetta tra coloro che offrono il prodotto sul
mercato annulla il profitto, in questo caso limprenditore si deve accontentare del solo salario, cio il
compenso che gli spetta per il suo lavoro di gestione dellimpresa. Quindi che il profitto un reddito
differenziale che nasce solo quando limpresa riesce pi o meno a lungo a godere un vantaggio sulle
concorrenti, ovvero quando si realizza a suo vantaggio una situazione non concorrenziale, per meglio dire, il
profitto il reddito guadagnato combinando i fattori produttivi terra, capitale e lavoro in modo innovativo, cos
da ottenere un guadagno differenziale. Il profitto quindi un reddito che premia un attivit creativa e per
lappunto innovativa, per questo che possiamo definire il profitto come un reddito sui generis per sua natura
variabile, perch derivante dallallontanamento da condizioni concorrenziali. Infine, il terzo metodo di calcolo
consiste nel concepire il PIL come il valore dei beni e dei servizi venduti sui mercati diversi da quelli in cui si
scambiano beni e servizi intermedi tra le imprese. La somma del valore dei beni e dei servizi finali ancora
una volta il PIL. Mentre con il primo metodo di calcolo, quello del valore aggiunto si ottiene il PIL dal lato della
produzione, e con il secondo metodo si ottiene il PIL dal lato del reddito distribuito ai fattori produttivi, da
questo terzo metodo si determina il PIL dal lato del mercato sul quale si vendono i beni finali prodotti che sono
pagati con i redditi guadagnati. Con il primo metodo stimo il valore di ci che stato prodotto e venduto o di
ci che avrebbe potuto essere venduto; con il secondo metodo valuto a chi vanno le somme realizzate con la
produzione, cio identifico i redditi guadagnati nel corso del processo produttivo; con il terzo metodo individuo
che cosa stato comprato con i redditi guadagnati sui mercati finali.
MODULO C I MERCATI DEI BENI FINALI - I mercati finali sono 4:
1) I beni di consumo privato Il primo e pi importante dei mercati finali quello dei consumi privati che sono
chiamati anche consumi delle famiglie, esso infatti in itali ricopre circa il 60% del PIL. Nei modelli
macroeconomici laggregato dei consumi privati viene indicato con la lettera C. Tutto ci che le famiglie
spendono per vivere viene acquistato su questo mercato ed i beni che vi si acquistano hanno natura di beni
finali, che si distinguono dai beni intermedi, che sono quelli che si scambiano tra le imprese. Buona parte dei
consumi privati italiani sono prodotti allestero, e quindi dallestero vengono importati per entrare nel nostro
mercato dei beni di consumo privato. Allo stesso tempo buona parte della nostra produzione di beni ci
consumo privato viene esportata sui mercati esteri, e quindi non entra nel mercato dei beni di consumo
privato, ma si dirige verso unaltrasezione dei mercati finali, cio il mercato estero.
2) I beni di consumo pubblici La seconda grande categoria di beni finali costituita dai consumi pubblici.
Nella modellistica macroeconomica lacquisto di beni di consumo pubblici viene indicato con la lettera G. Beni
pubblici possono essere comperati dallo Stato, ma vi sono anche altri soggetti pubblici come le istituzioni
sovranazionali, le regioni, le provincie, i comuni. Va ricordato a questo punto un concetto importante: non tutte
le spese pubbliche sono acquisti di beni di consumo pubblico, lo Stato e le PPAA hanno anche altri tipi di
spesa, quali le spese di trasferimento, la cui voce pi importante rappresentato dalle pensioni a carico del
sistema pubblico di previdenza, cio in primo luogo dallINPS. Ci sono numerose categorie di entrate
pubbliche ma il grosso degli importi lo forniscono le entrate fiscali, cio le imposte, le tasse e gli altri tributi

erariali, pi i contributi sociali. A tale proposito si parla di pressione tributaria e di pressione contributiva, le
quali insieme costituiscono la pressione fiscale. I pensionati spendono in buona parte le somme ricevute per
acquistare beni di consumo privato, da un punto di vista macroeconomico si tratta quindi di una gigantesca
partita di giro: lo Stato sottrae reddito alla generalit dei cittadini, attraverso limposizione fiscale e gira parte di
queste somme ai pensionati che se ne possono servire, per acquistare beni di consumo privato. Quindi viene
sottratto potere di acquisto ai contribuenti, che lo avrebbero speso per consumi privati, per essere ridistribuito
ad altri cittadini, i pensionati, che in larga misura lo spendono per consumi privati. Le entrate dello Stato che
sono in gran maggioranza entrate fiscali e non solo, vengono indicate con la lettera T, iniziale della parola
inglese tax, ma si tratta delle entrate al netto dei trasferimenti, cio al netto di: pensioni, pagamenti
assistenziali, gli interessi sul debito pubblico. Queste ultime voci di spesa sono trasferimenti, cio somme di
denaro che verranno spese sul mercato dei beni di consumo privato dai beneficiari. Occorre precisare un altro
concetto: delle spese per consumi pubblici fanno parte gli stipendi dei pubblici dipendenti.
3) Il mercato dei beni capitali, ovvero degli investimenti. linvestimento la produzione di beni capitali
Consideriamo adesso la terza grande categoria dei beni finali, ossia gli investimenti. Si intende per
investimento la produ-zione di beni capitali. In realt tra limpiego del risparmio e linvestimento in senso
stretto, c un nesso importante. Linve-stimento finanziario si trasforma in un investimento in senso teorico
rigoroso,quando viene creato un nuovo bene capitale. I beni capitali hanno 1 natura diversa dai beni di
consumo,questultimi terminano la loro esistenza economica nel momen-to in cui sono acquistati, mentre i
beni capitali sono beni che servono a produrre altri beni, sono per questa ragione beni a fecondit ripetuta. Un
caso particolare sono le case da abitazione, perch molte case di abitazione sono realizzate ai fini di
sfruttamento economico, cio per vendere ad esempio un servizio di tipo abitativo a coloro che pagheranno un
affitto, e non c dubbio che in questo caso siamo in presenza di un bene che non viene acquistato ai fini di
consumo, ma ai fini di guadagno e quindi assume la natura di investimento capitale. Il PIL di qualunque paese
viene calcolato comprendendovi gli affitti che virtualmente i proprietari pagano a se stessi e affitti che vengono
calcolati ovviamente mediante stime.
4) Il mercato estero e la coincidenza dei tre metodi di calcolo del PIL Lultimo mercato dei beni finali
quello delle esportazioni, per quando si sommano i valori delle esportazioni a quello dei beni di consumo
privato, di consumo pubblico e degli investimenti, si devono sottrarre i valori degli acquisti sui mercati di
importazione. Infatti le importazioni non sono vendite che provengono da produzioni interne, esse
costituiscono un mercato finale per la produzione estera e quindi non fanno parte del PIL. In altri termini il Pil
sar uguale alla somma dei beni di consumo e di investimento pi il saldo della parte reale della bilancia dei
pagamenti se positivo, ovvero meno tale saldo se negativo. Luguaglianza tra i tre metodi di calcolo del PIL,
cio dal lato della produzione, dal lato del reddito e dal lato della vendita un uguaglianza necessaria.
Definiamo il risparmio come reddito non speso, quindi indichiamo Y = Reddito; T = aggregato delle entrate
pubbliche al netto dei trasferimenti; Y T = Reddito disponibile, che pu essere utilizzato dalla collettivit per
acquistare beni di consumo privato, indicato con la lettera C, ma se la collettivit non destina tutto il reddito
disponibile al consumo privato, possiamo definire: Y -T - C = S, dove S il risparmio privato. Dal lato della
produzione possiamo definire Y = C + G + I in assenza di scambi con lestero. Il prodotto la somma dei valori
dei beni di consumo privato, dei beni di consumo pubblico e dei beni di investimento. C indica i beni di
consumo prodotti e venduti sul mercato, come tale identico alla grandezza C dellequazione del reddito
guadagnato Y -T - C = S. C indica la spesa dei beni di consumo, e questo per la buona ragione che i beni di
consumo che sono prodotti ma non venduti, diventano scorte invendute e fanno quindi parte della grandezza
I, investimento. Quindi, sottraendo da ambo i membri la grandezza T, abbiamo cos: Y -T = C + I + (G T) e
spostando a primo membro C possiamo giungere alla seguente espressione Y -T - C = I + (G T) cio S = I +
(G T). Il risparmio privato finanzia linvestimento ossia la formazione di nuovi capitali reali, ma anche il saldo
tra spese ed entrate pubbliche. Lultima equazione potrebbe anche essere scritta S + (T G) = I e
significherebbe che il risparmio privato pi il risparmio pubblico, cio la differenza tra entrate T e spese
pubbliche G, pu finanziare gli investimenti, ma di regola il risparmio pubblico negativo quindi preferibile la
prima formula dellequazione S = I + (G T). Essa ci dice che il risparmio privato si indirizza spese a parte al
finanziamento degli investimenti che costituiscono la base di ogni futura crescita. A tal fine occorre la
presenza di un mercato del risparmio, dove da un lato operano i fornitori di fondi, ossia i risparmiatori e
dallaltro imprenditori di fondi, coloro cio che chiedono risparmio da utilizzare. Sul mercato vi sono poi varie
categorie di intermediari, ad esempio le banche, che raccolgono fondi presso i risparmiatori e li affidano agli
imprenditori che ne facciano richiesta per sviluppare le loro attivit. Sul mercato poi operano anche altre
categorie di intermediari, come ad esempio i fondi comuni di investimento, che ricevono denaro dai
risparmiatori ed acquistano tra gli strumenti finanziari, i cos detti Corporate Bonds e con tali acquisti
forniscono fondi alle societ, per lo sviluppo delle loro attivit. Prenditori di fondi importantissimi sono per gli
stati, quando le loro entrate non riescono a pareggiare le spese, in questo caso il risparmio esplica
lessenziale funzione di finanziare le attivit degli stati.
MODULO D LOBBIETTIVO DELLA PRODUZIONE
Prodotto interno e prodotto nazionale. Aumento della produzione pro capite e benessere Con il termine prodotto
interno si vuole indicare il prodotto realizzato allinterno di un confine geografico, invece con il termine prodotto
nazionale si vuole intendere la produzione realizzata e goduta da individui residenti in Italia. Per passare dal PIL al PNL la
regola semplice, nel caso dellItalia si aggiunge al PIL realizzato allinterno dei nostri confini tutto ci che i cittadini italiani
hanno guadagnato operando allestero e hanno poi trasferito in Italia, e si aggiunge non solo il provento delle loro
prestazioni lavorative, ma anche la remunerazione di capitali impiegati sui mercati esteri e laffitto di case e terreni
posseduti allestero. Si sottrae poi al PIL dellItalia tutto ci che i cittadini stranieri hanno guadagnato in Italia e trasferito

allestero, si ottiene in questo modo il PNL che anche il reddito nazionale lordo. Se la produzione cresce in termini reali
pi della popolazione, vuol dire che ci sono pi beni a disposizione per tutti. Se ci riferiamo al concetto di definizione di
benessere economico introdotto da Pareto, il benessere aumentasse anche un solo individuo vede migliorare la sua
condizione, a patto che nessun altro veda peggiorare la propria. In questo caso, mancherebbe un criterio logico per
comparare le due situazioni, perch il peggioramento di A non potrebbe essere compensato da un miglioramento di B,
dato che i confronti interpersonali di utilit secondo Pareto sono improponibili. Allo stesso modo se la produzione
complessiva aumenta pi della popolazione, ma nel frattempo interviene una diversa distribuzione dei beni disponibili che
comporti un danno per qualcuno, non possiamo dire che il benessere della popolazione sia cresciuto.
Investimenti fissi; Investimenti in scorte; Ammortamento Gli investimenti fissi sono costituiti dalla produzione di beni
strumentali in senso stretto, macchinari, mezzi di trasporto, fabbricati, opere pubbliche ecc.. In termini quantitativi si tratta
della componente in mi-sura maggioritaria dellaggregato degli investimenti. Linvestimento costituito dalla variazione
delle scorte Prima di parlare di investi-mento, dobbiamo definire cosa siano le scorte. Sono costituite dallammontare dei
beni o delle merci che dir si voglia, che sono state gi prodotte e attendono di essere vendute. Si tratta in questo caso di
scorte di materie prime o di scorte di prodotti semilavorati o semi finiti e sono capitale a pieno titolo, infatti servono a
produrre beni finiti. Se invece sono costituite da beni finiti, attendono solo di essere vendute e trasformarsi quindi in una
componente del PIL, inteso come valore dei beni finali. Lammontare delle scorte una grandezza fondo, mentre la loro
variazione una grandezza flusso. La variazione delle scorte quindi un investimento, dato che per investimento si
intende la variazione del capitale disponibile per una collettivit. La dimensione delle scorte ha una componente di base
che la dimensione del sistema economico, ma una seconda componente della variazione delle scorte costituita dalle
variabili condizioni del ciclo economico. Quando la domanda tende al ristagno o alla recessione, i processi produttivi
possono, almeno per un certo periodo, mantenere le dinamiche preesistenti, ma in questo caso la domanda eccedente
conduce inevitabilmente ad un accumulo indesiderato di scorte. Viceversa, quando la domanda globale manifesta
tendenze allaccelerazione, linerzia mantiene invariato il ritmo di produzione, che quindi non riesce a soddisfare la
domanda crescente. In questo caso quindi le scorte tendono a ridursi, perch vengono utilizzate in sostituzione di una
produzione, che pro tempore non riesce a far fronte alla domanda. Ora dobbiamo chiarire il concetto di ammortamento. I
beni capitali vengono prodotti, venduti ed acquistati dalle imprese e ci costituisce il processo di realizzazione degli
investimenti, per due ragioni. La prima la ricostruzione dei capitali che si logorano e diventano inservibili nel corso
dellanno al quale si riferisce il calcolo del PIL, la seconda la creazione di nuovi beni capitali, l ammortamento. La
creazione di nuovi capitali si chiama investimento netto. Il totale linvestimento lordo. Se sottraiamo dal PIL
lammortamento il PIL diventa prodotto interno netto (PIN) e come vedremo il PIN una misura preferibile al PIL, ma il PIL
viene calcolato ed adoperato in tutto il mondo a preferenza del PIN, perch questultimo di incerta valutazione.
Lammortamento ha natura di bene intermedio, investimento netto invece, determinando lincremento della capacit
produttiva per i periodi di produzione futuri, ha natura di bene finale.
Perch calcoliamo il PIL e non il PIN; Accumulazione del capitale, innovazione tecnologica e crescita Di tutti i beni
fisici di investimento realizzati ed acquistati in un qualunque anno dallo Stato, dalle imprese e dai privati, una parte
servirebbe a ricostituire i capitali disponibili allinizio dellanno, ma dismessi nel corso dellanno stesso e si tratterebbe degli
ammortamenti. Beni di investimento che invece permettessero di aumentare la dotazione di capitali sarebbero investimenti
netti. I beni capitali prodotti potrebbero essere fisicamente gli stessi, ma si tratterebbe di un altro caso di beni eguali ma
ben distinti dal punto di vista della logica economica, perch la loro funzione sarebbe profondamente diversa. Possiamo
distinguere con riguardo allintera spesa per investimenti la parte che consente di ricostituire la stessa capacit produttiva
di prima e questa parte appunto lammortamento. Mentre quella parte di investimento di capitale che fa aumentare la
capacit produttiva dellintero sistema economico, pu essere considerata investimento netto. impossibile con
riferimento alla spesa complessiva, riuscire a calcolare quanta parte della somma spesa servita a ristabilire le condizioni
iniziali e quanta parte a migliorarle. In generale per i beni capitali, sorge una problematica, essi vengono sostituiti non
quando diventano in assoluto inservibili ma quando si manifesta il fenomeno della obsolescenza, cio quando appare
evidente la convenienza della loro sostituzione. La sostituzione dei beni capitali che vengono dismessi con nuovi beni pi
efficienti, pu aver luogo a prezzi pi elevati, ma anche meno elevati rispetto ai vecchi prezzi. Non facile valutare quanta
parte della spesa ricostituisce esattamente la capacit produttiva preesistente e quanta parte invece ne rappresenta un
potenziamento. Tali difficolt si accrescono considerando i motivi per i quali i dati relativi al PIL vengo oggi cos largamente
adoperati. I motivi sono sostanzialmente due: i confronti del PIL nel tempo e i confronti nello spazio. Nel tempo
particolarmente importante valutare in quale misura il PIL di un determinato paese si sia accresciuto, ma se cos difficile
separare lammortamento dallinvestimento netto, per cui correremmo ad esempio il rischi di modificare nel tempo i criteri
di valutazione dellammortamento, in contropartita non si correrebbe il rischio di modificare i criteri di stima
dellammortamento stesso, con il risultato di rendere incerto il confronto nel tempo dei dati di produzione. Lo stesso
ragionamento pu essere ripetuto nel confronto nello spazio. Se vogliamo stimare il rapporto tra la produzione americana
e quella italiana meglio farla utilizzando i dati del PIL che sono ambedue sopravvalutati in ragione dellammontare degli
ammortamenti, ma si riferiscono a valori ricavati direttamente dallosservazione dei mercati piuttosto che i dati del PIN la
cui determinazione potrebbe facilmente essere influenzata da criteri di valutazione adottati in America e in Italia, per
separare lammortamento dallinvestimento netto. In questo caso infatti gli inconvenienti connessi con i confronti del tempo
si aggiungerebbero agli inconvenienti connessi con i confronti nello spazio. Laccumulazione di capitale, cio la
destinazione regolare o normale di una parte della produzione a scopi diversi dal consumo, consente di accrescere la
capacit produttiva dei sistemi economici. Se anzich limitarsi a produrre gli stessi beni di consumo del passato, si
sacrifica una parte della produzione di beni di consumo e si destina una parte delle risorse produttive disponibili a creare
nuovi strumenti di lavoro, in conseguenza di ci prima o poi potr aumentare anche in notevole misura la disponibilit
complessiva di beni e servizi e ancora una volta potr aumentare in misura superiore ad un eventuale incremento della
popolazione generando lincremento del PIL per abitante. Ma laccumulazione di materiale deve accompagnarsi per
generare una crescita della produzione sensibilmente superiore a quella della popolazione al progresso tecnologico, che
ci permette di trasformare i capitali impiegati in strumenti pi elaborati ed efficienti. Una variante pu essere
laccumulazione materiale del capitale che incorpori nei nuovi capitali i frutti del progresso scientifico e tecnologico la
base fondamentale dellincremento della produzione per abitante, ma deve accompagnarsi ad una evoluzione culturale e
professionale delle forze di lavoro ad una migliore organizzazione aziendale e ad altri ulteriori progressi nei pi svariati
campi dellattivit umana. Il PIL calcolato inserendo nella produzione dellinvestimento sia i capitali di ammortamento sia
gli investimenti netti, ci si fa non perch sia logicamente impossibile distinguere lammortamento dallinvestimento netto,
ma perch tale distinzione praticamente molto difficile. Da un punto di vista estremamente logico bisognerebbe calcolare
soltanto linvestimento netto e quindi il PIN piuttosto che il PIL. In pratica questo calcolo non lo si fa.

MODULO E IL PRODOTTO REALE


Il Prodotto reale e la misurazione della crescita reale. La costruzione della serie a prezzi costanti
Nellultimo mezzo secolo abbiamo assistito ad una quasi incredibile accelerazione dello sviluppo economico.
Linizio del terzo millennio ha fatto intravedere un ulteriore salto di velocit. Questi ritmi di crescita non sono un
fatto meramente quantitativo, essi significano che ne giro di pochi decenni si arrivati a disporre di beni
sconosciuti in passato e non sappiamo cosa verr messo a disposizione dellumanit nei prossimi 50 anni. Per
avere unidea di quello straordinario fenomeno che la crescita economica, abbiamo bisogno di una misura
adeguata. La scienza economica ci viene in aiuto con il suo metro di misura, il metro monetario, utilizzando il
quale siamo in grado di dare una misurazione sintetica del fenomeno. Il problema che questa misura non
la migliore possibile, infatti in base ad essa possiamo sapere qual stata la crescita economica del sistema
Italia ma a prezzi correnti. Ci equivale a dire che laumento del valore della produzione allinterno dei confini
geografici dellItalia, dipeso da due diverse dinamiche: quella della crescita fisica dei beni e servizi e quella
dei prezzi. Limpiego si serie a prezzi costanti trova ormai larghissimo impiego, possiamo dire che si tratta
di una delle metodologie pi importanti in campo economico, tuttavia essa comporta una serie di problemi. Se
laumento del valore deriva da una crescita fisica dei beni fisici, c una crescita importante in termini di
benessere della popolazione, mentre un aumento che deriva dalla variazione del prezzo dei beni un
aumento meramente inflazionistico. Allora essenziale riuscire a distinguere nella crescita dei valori dei beni
prodotti, la componente della crescita fisica dalla componente prezzi. Per isolare la componente reale del
movimento globale del PIL, il metodo semplice. Si moltiplicano le quantit dellanno 1 per i prezzi dellanno 1
e si moltiplicano le quantit dellanno n per i prezzi dellanno 1. In questo modo mettiamo a confronto due
valori globali, uno corrispondente al valore di un aggregato storico, laltro ad un aggregato teorico,
moltiplicando le quantit dellanno n per il prezzo dellanno 1. Di aggregati di questo tipo se ne possono
costruire in numero indefinito, tanti quanti sono gli anni per i quali voglio conoscere il PIL reale, semplicemente
moltiplicando le quantit fisiche dei diversi anni, anno 1, anno 2, anno 3, anno n, per i prezzi dellanno 1, la
serie degli anni cos costituita chiamata una serie di dati a prezzi costanti.
Il deflatore del PIL e lindice dei prezzi al consumo. Il problema delle serie a prezzi costanti e le
possibili soluzioni Se divido laggregato teorico per laggregato storico, ottengo una misura della variazione
che misura di quanto sarebbe variato il PIL del paese se fossero variate solo le quantit fisiche e fossero
rimasti fermi i prezzi. Dopodich, se divido la variazione globale effettiva del PIL tra le due date anno 1 e anno
n, per le sole quantit appena calcolata, ottengo un quoziente che misura la sola variazione dei prezzi, questa
variazione il famoso deflatore del PIL, che un indice dei prezzi, alternativo allindice dei prezzi al
consumo. ovvio che se ho calcolato non solo il PIL teorico di un anno, ma una serie a prezzi costanti,
posso calcolare una serie di deflatori del PIL, uno per ciascuno degli anni della serie. Il deflatore del PIL pu
essere definito come il quoziente o il rapporto tra la variazione del PIL globale o nominale e la variazione del
PIL reale, e misura per definizione la variazione dei prezzi di tutti i beni compresi nel PIL, cio di tutti i beni
prodotti allinterno dei confini geografici del paese in esame. Rispetto allindice dei prezzi dei beni di consumo
delle famiglie, lindice dei prezzi al consumo, il pi classico ed il pi usato misuratore dellinflazione, il deflatore
del PIL presenta alcune caratteristiche differenti. Mentre lindice dei prezzi al consumo comprende la
variazione dei prezzi dei beni di consumo importati, il deflatore del PIL non la comprende, perch riguarda
solo i beni prodotti allinterno dei confini del paese di cui vogliamo misurare linflazione. Tornando allesempio
della serie, possiamo vedere che per isolare la componente quantitativa, si pu procedere anche in un altro
modo, cio moltiplicando le quantit fisiche dei due anni 1 e n, non per i prezzi dellanno 1 ma per prezzi
dellanno n, limportante moltiplicare le variabili quantit fisiche dei due anni in questione per lo stesso
insieme di prezzi. Il problema che sul piano teorico la variazione che effettivamente c stata, la variazione
che poi rappresenta il deflatore del PIL, queste misure sono state ottenute con un procedimento rigoroso,
tenendo fermi i prezzi nel caso ci si riferisse allanno 1, e nel secondo caso in cui ci si riferisse allanno n,
facendo variare come si deve fare, solo la quantit. Tecnicamente nel primo caso le variazioni delle quantit
sono state ponderate con i prezzi dellanno iniziale e nel secondo caso con i prezzi dellanno finale, poich le
due serie di prezzi sono molto diverse, chiaro che le ponderazioni conducono a risultati assai diversi. Vi
sono delle metodologie, come quella del concatenamento anno per anno delle serie a prezzi costanti, che
attenuano molto, anche se non eliminano del tutto gli inconvenienti. Infatti qualunque metodo si adotti, non
possibile eliminare quegli aspetti di arbitrariet che sono connessi con il calcolo di grandezze a prezzi
costanti, in effetti nella realt esistono solo i valori a prezzi correnti. Voler calcolare valori a prezzi costanti,
significa costruire a tavolino aggregati che nella realt non esistono. Unulteriore complicazione
rappresentata dal fatto che il calcolo della serie a prezzi costanti, consiste nel moltiplicare per prezzi invariati
pi beni prodotti in tempi diversi. Essendo i beni prodotti in numero sterminato, non possibile inserirli tutti nel
calcolo, per questo si soliti lavorare su panieri di beni, esso anche se non rappresenta con assoluta
precisione la realt, la migliore approssimazione possibile alla misurazione della componente reale della
variazione complessiva degli aggregati macroeconomici.
MODULO F GLI STRUMENTI DELLANALISI ECONOMICA - LA MONETA
Ricerca sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni Leconomia si serve di una grandissima
variet di strumenti di indagine essenziali per spiegare la performance economica delle diverse societ: la
storia dei paesi in esame, lausilio di metodologie statistiche, le dimensioni, levoluzione passata e lattuale
struttura delle popolazioni per chiarirne le problematiche economiche, lausilio della scienza demografica,
lassetto istituzionale, unanalisi approfondita degli ordinamenti giuridici, lausilio dellantropologia, della
sociologia, dellanalisi politologica.

Scienza economica, politica economica e scienza della politica economica. Tutte le ricerche economiche
hanno sia una finalit conoscitiva pura, sia la finalit di consentire ai responsabili del potere politico gli
interventi opportuni per modificare eventualmente la realt indagata. Questultima la finalit specifica della
politica economica. A tale proposito necessario distinguere la politica economica intesa come azione dei
responsabili del poter politico, dalla politica economica intesa come disciplina scientifica, che assume due
distinti significati. In un primo significato la scienza della politica economica cerca di formulare criteri di
azioni e principi, anche astratti, perch ispirati ad obbiettivi quali, il bene comune, linteresse generale. Ma in
un secondo senso la politica economica pu essere intesa come la scienza che studia lazione economica dei
detentori del potere concretamente attuato. Questultima deve essere intesa come studio di ci che avviene
nella realt e deve ispirarsi ad un sano spirito critico di osservazione della realt sociale. In conclusione nello
studio della politica economica si deve tener presente, da un lato lelaborazione di modelli ottimali di
intervento, dallaltro lato la politica economica quale disciplina scientifica, deve altres tener presente la
necessit di studiare il concreto comportamento dei responsabili politici delleconomia.
La moneta: legale e bancaria La moneta e il suo impiego sono ci che pi specificamente caratterizza la
realt economica, per la stessa ragione la scienza economica utilizza la moneta come metro di misura, e
limpiego di questo metro di misura costituisce il carattere tipico della scienza economica. Nei sistemi
economici contemporanei, registriamo lesistenza di due specie di moneta: la moneta legale e la moneta
bancaria.
La moneta legale e la Banca Centrale Europea Si intende per moneta legale, detta anche contante o
circolante, linsieme delle monete metalliche e delle banconote la ci emissione decisa dalla banca centrale,
la coniazione delle monete per affidata ai singoli stati. Leuro ha visto la luce a partire dal 1 gennaio 1999,
contestualmente stata istituita per governare ed emettere la nuova moneta la BCE , in precedenza ognuno
degli stati che oggi fanno parte dellunione monetaria europea. La Banca dItalia tuttora comunque esiste con
compiti ridimensionati, che ne fanno comunque organi periferici su scala nazionale del cosiddetto sistema
europeo di banche centrali il cui acronimo SEBC.
Sistema Europeo di Banche Centrali (SEBC) Il SEBC costituito dalla BCE e delle banche centrali dei
singoli paesi membri dellUE, con una particolarit interessante. Vi sono infatti paesi dellUE, oggi 11 su 27
che non hanno aderito alla moneta unica , questi 11 paesi per fanno anchessi parte del SEBC e i
governatori delle loro banche centrali fanno parte di un organo del sistema, cio del consiglio generale che ha
compiti di coordinamento e collaborazione tra i diversi paesi dellUE in campo monetario, ma non ha poteri di
governo della moneta unica. Mentre i 16 paesi che hanno aderito alla moneta unica sono indicati con il
termine di Euro Sistema, ed esprimono gli altri due organi dellintero sistema, cio il consiglio direttivo,
massimo organo decisionale, formato dai governatori delle banche centrali della zona euro e dai 6 componenti
del comitato esecutivo, che a sua volta comprende presidente e vice presidente della BCE e 4 altri
componenti scelti tra esperti di provata fama, questi due organi hanno invece poteri di governo della moneta
unica. Di particolare interesse sono le norme del trattato di Maastricht volte a garantire lassoluta indipendenza
della BCE e anche delle singole banche nazionali dellintero sistema, e quindi anche delle banche esterne alla
zona euro dagli altri organi dellunione europea, ma soprattutto dei governi dei paesi membri] Nel bilancio
delle banche centrali la quantit di moneta emessa figura al passivo, ma essa in realt non rappresenta un
debito della banca centrale, la postazione al passivo si spiega con la circostanza che, se la banca centrale
acquista ad esempio titoli di stato sul mercato, i titoli acquistati vengono registrati allattivo della banca, e
quindi poich i bilanci devono essere in pareggio, ecco che come corrispettivo dellacquisizione di un attivo
patrimoniale come i titoli di stato, si registra al passivo la moneta legale uscita dalle casse della banca.
La moneta legale un mezzo di pagamento La moneta legale oggi un mezzo di pagamento accettato da
tutti, ed in molti casi anzi vi lobbligo legale di accettarlo per il saldo di debiti o per vendere merci. Questa
generale accettazione non ovunque scontata, ma la moneta legale costituisce un metodo universale di
pagamento e contestualmente un debito a vista del sistema economico nellambito del quale essa stata
emessa. Infatti chiunque disponga di moneta legale nazionale, pu in ogni istante convertire tali monete in
beni e servizi ed attivit patrimoniali sia reali che finanziarie.
La moneta bancaria costituita dai depositi a vista presso le banche utilizzabili per pagamenti in
conto corrente. Non ne fanno dunque parte i libretti di risparmio bancari e postali che possono essere
liberamente convertiti in moneta ma non sono utilizzabili per fare pagamenti, oppure i depositi a termine. I
libretti e i depositi a termine a stretto rigore non sono moneta, ma possono avere taluni caratteri seppure
attenuati della moneta e possono svolgere funzioni monetarie. I depositi a vista sono moneta a pieno titolo
nella misura in cui sono utilizzabili immediatamente per pagamenti. Gli strumenti di tale utilizzo immediato,
sono: lassegno bancario, il bonifico bancario, le carte di debito o bancomat. Gli assegni sono ordini scritti alla
banca che li ha emessi, di pagare una somma al portatore, la moneta quindi il deposito e non lassegno. A
differenza della moneta legale che non ha praticamente valore intrinseco se non trascurabile, ma esiste
fisicamente come moneta metallica o cartacea, la moneta bancaria non ha esistenza fisica, cio
immateriale, essa costituita da debiti a vista che la banca ha assunto nei confronti dei clienti depositanti. La
moneta bancaria quindi un debito che mi impegno a pagare, non qualcosa che si vede o che si tocca.

Mercato monetario e Mercato finanziario Per mercato monetario si intende quella parte del pi ampio
mercato finanziario che caratterizzata dalla negoziazione di strumenti finanziari di durata pari o inferiore ai
18 mesi. Quando si parla di mercato finanziario, si possono intendere due cose diverse: o linsieme globale
dei mercati delle attivit, delle negoziazioni o degli strumenti che comportano limpiego del possesso di
moneta o titoli, e che quindi comprende sia la parte monetaria sia quella pi strettamente finanziaria, oppure
quando il termine finanziario usato in senso stretto, ci si riferisce ad operazioni che superano i 18 mesi, ma
in questo caso sarebbe forse meglio adottare termini come mercato dei capitali, o attivit e passivit a medio e
lungo termine.
Il moltiplicatore dei depositi bancari Si parla di moltiplicatore dei depositi bancari, per indicare il processo
attraverso il quale la moneta bancaria diviene un multiplo della moneta legale emessa dalla banca centrale, e
questultima sostanzialmente coincide con la cosiddetta base monetaria, detta anche moneta ad alto
potenziale. Quando la banca riceve un deposito, nellimmediato, la quantit di moneta del sistema economico
non varia, infatti la moneta legale ricevuta entrando nelle casse della banca come se fosse scomparsa, ma
contemporaneamente si creato un debito ella banca per la stessa somma, che moneta bancaria
immateriale ma utilizzabile a scopi monetari, mediante ad esempio limpiego di assegni. Quando poi la banca
impiega a scopo di lucro la somma di moneta legale che ha ricevuto, la moneta nel sistema aumenta, perch
alla somma di moneta bancaria si somma la somma di moneta legale tornata in circolazione meno la
percentuale di riserva. Il processo di creazione di moneta procede ulteriormente. essenziale chiarire che
sulla base di una qualunque operazione di deposito in banca, non pu svilupparsi una quantit infinita di
moneta bancaria. Infatti, una parte del denaro che le banche ricevono viene trattenuta sotto forma di riserva e
non tutto il denaro che le banche utilizzano per finanziare imprenditori o acquistare titoli, torna
necessariamente al sistema bancario, perch coloro che ricevono denaro dalle banche ne trattengono una
parte sotto forma di circolante. Se supponiamo che il denaro che le banche rimpiegano al netto delle riserve e
di ci che il pubblico trattiene sia ad esempio l80% di ci che esse hanno ricevuto, un semplice calcolo ci dice
che 10 mila euro depositati originariamente presso il sistema bancario, si forma una massa di moneta
bancaria pari a 50 mila euro. La formula del calcolo la seguente: 10.000 + (0,8 * 10.000) + (0,82 * 10.000) +
(0,83 * 10.000) e via cos, che pu essere trasformata come segue, in forma di un teorema sul limite delle
serie geometriche con ragioni inferiori allunit: 10.000 * (1/1-0,8) = 10.000 * 1/0,2 = 50.000. In ogni caso nei
sistemi economici contemporanei la quantit di moneta bancaria superiore alla quantit di moneta legale, ne
un multiplo.
Gli strumenti di pagamento La moneta bancaria pu essere movimentata attraverso vari strumenti: Il
bonifico bancario un ordine impartito personalmente da un cliente presso uno sportello bancario di
accreditare una determinata somma ad un altro soggetto, si tratta di una scrittura analoga alla scrittura di un
assegno e alla sua consegna ad un beneficiario indicato nellassegno stesso. Le carte di debito, accreditano
allesercizio la somma concordata tra lesercente e il cliente ed addebitano in tempo reale il deposito detenuto,
in banca dal cliente. Hanno il vantaggio per lesercizio di verificare istantaneamente se la somma che il cliente
deve pagare effettivamente disponibile. La carta di debito viene usata anche per compiere prelievo di
contante presso appositi sportelli. Le carte di credito, possono essere utilizzate con procedure non molto
diverse da quelle del bancomat, richiedono la firma di una memoria di spesa da parte del cliente invece della
digitazione di un codice. La memoria di spesa consente allesercizio di ricevere a distanza di tempo il
pagamento da parte della societ che ha emesso la carta, successivamente la societ si rivale sul cliente. La
societ ottiene un pagamento anche dallesercizio commerciale, nella forma di uno sconto sul prezzo praticato
al cliente. Carte di credito e carte di debito sono anche chiamate moneta elettronica, e hanno ormai
larghissima diffusione, anche se di fatto non sono moneta.
Le funzioni della moneta sono tre: mezzo di pagamento o intermediario degli scambi, riserva di valore e
unit di conto. Sono funzioni logicamente distinte anche se ovviamente collegate tra di loro.
1)La moneta come mezzo di pagamento: la moneta merce o intermediario degli scambi, la funzione
fondamentale. Senza moneta gli scambi sono possibili solo nella forma di baratto, ed chiaro che lo scambio
di prodotti diversi in assenza di moneta sono assai difficoltosi e presumibilmente limitatissimi. Tra le prime
forme di moneta pare vi siano state le conchiglie. Di moneta merce, come si usano chiamare queste forme di
moneta la storia monetaria ne annovera tantissime: vino, tabacco, pepe, capi di bestiame, sale, ma soprattutto
metalli, oro e argento in primis. Largento, ma ancor pi loro, sono materiali particolarmente adatti a fungere
da moneta, sono bene accette dalla stragrande maggioranza delle persone, e una volta che assumono il ruolo
di moneta, da tutti. Sono poco deteriorabili, hanno un alto valore specifico e quindi anche in piccole quantit
possono consentire acquisti rilevanti, e per questa ragione le monete di rame, di bronzo o di altri metalli o
leghe, sono state usate per scambi di modesto valore, cio come moneta spicciola. Oro e argento possono
poi essere abbastanza facilmente lavorati in questo modo da poter essere impiegati, sia in forma di piccole
dimensione sia in forma di grande dimensione. Il problema rilevante fu quello di garantire la qualit ed il peso
dei metalli preziosi che sempre pi venivano impiegati come moneta. Si pass quindi alla fase della
coniazione delle monete, sulle quali venivano compiute incisioni che ne rendevano pi facile il riconoscimento,
come oggetto di valore certificato. La coniazione rappresenta ad ogni modo un indubbio progresso,
consentendo un notevole incremento del ruolo della moneta e degli scambi, e con gli scambi quindi un
incremento anche della specializzazione produttiva e della produttivit del lavoro umano.

Banche di emissione e Banche ordinarie Un successivo progresso al quale dobbiamo accennare, consiste
nella invenzione e diffusione della carta moneta convertibile. Sembra che questa fondamentale innovazione
sia stata opera del genio italico ed in particolare degli orefici banchieri toscani e lombardi intorno al 300.
Coloro che possedevano argento spesso per maggiore sicurezza, li affidavano agli orefici banchieri perch li
custodissero. I banchieri rilasciavano una ricevuta che allora prendeva il nome di fede di deposito, che dava il
diritto di riavere loro depositato. Nasce cos la moneta cartacea convertibile, la fede di deposito poteva
essere girata e servire a pi scambi e conobbe perci uno sviluppo formidabile. Per finanziare gli scambi si
riduceva di molto il bisogno di utilizzare monete di metallo prezioso, soprattutto quando si trattava di
commerciare grandi quantit di beni di pregio a grande distanza. Il punto di arrivo quasi definitivo di questo
processo, consistette nellaffermazione delle banche di emissione, che ricevevano metallo prezioso dal
pubblico e davano in cambio banconote che rappresentavano la ricevuta del deposito di oro o di argento.
Poich come moneta metallica dominante nell800 era infatti subentrato loro, il regime monetario del tempo fu
definito regime aureo. Le monete venivano definite in base al loro peso in oro e su tale base venivano fissati i
cambi esteri tra le monete. In quel regime, chiunque poteva versare oro presso gli istituti di emissione e
ricevere carta moneta, e viceversa chiunque possedesse carta moneta poteva ottenere su semplice
presentazione delle banconote loro corrispondente. Di fatto avvenne che la circolazione monetaria fosse
soprattutto cartacea ed inoltre si venne diffondendo prepotentemente anche la moneta bancaria. A tale
proposito va tenuta presente la distinzione tra le banche di emissione e le banche ordinarie, o aziende
ordinarie di credito. Le banche di emissione erano molto limitate di numero, e spesso godevano in alcuni stati
di un regime di monopolio nellemissione di biglietti convertibili. Non era necessario che la riserva pareggiasse
in valore la moneta cartacea emessa, cos come oggi in regime di moneta cartacea inconvertibile, le banche
ordinarie non devono tenere in riserva il controvalore totale in moneta di tutti i depositi ricevuti. In regime
aureo per la riserva delle banche di emissione era una percentuale molto maggiore di quella che oggi
detengono le banche ordinarie. In termine banca di emissione o istituto di emissione, si parla oggi di banca
centrale. In effetti si tratta di due cose diverse: la banca centrale, ad esempio la BCE ha tra i suoi compiti
quello dellemissione della moneta legale ed con questo compito che sono nate le banche centrali, ma banca
centrale un concetto pi ampio di quello di istituto di emissione, perch lemissione di moneta solo uno dei
suoi compiti, anche se resta sempre il pi importante. La banca centrale ad esempio la banca delle banche,
perch ha il compito del governo della moneta e dl mercato monetario, e pu decidere di accrescere la
circolazione monetaria ma anche di ridurla. Un punto di arrivo definitivo si verific dopo la prima guerra
mondiale con laffermazione universale della moneta cartacea inconvertibile La prima guerra mondiale port
ovunque alla sospensione del regime aureo, che si volle ristabilire dopo la fine della guerra, ma si vide ben
presto che il tentativo era destinato a fallire. Allinconvertibilit aurea della moneta non necessariamente
consegue limpossibilit della moneta di fungere da mezzo di pagamento stabile e solido. La moneta cartacea
inconvertibile ha valore in quanto comunemente accettata, e questa accettazione dipende dal fatto che la
moneta emessa da istituzioni che hanno lautorit di imporla, ma lautorit non basta se non ne segue la
consuetudine delluso della moneta come mezzo di pagamento da parte del pubblico in generale.
Lesperienza storica ha dimostrato che la moneta pu fungere da mezzo di pagamento e costituire quindi una
condizione essenziale per favorire gli scambi, e con gli scambi la specializzazione produttiva, e con la
specializzazione il costante progresso del lavoro umano, a due condizioni necessarie e sufficienti: la prima
condizione riguarda la sua accettazione da parte del pubblico, e la seconda condizione riguarda il
mantenimento di un ragionevole equilibrio nel tempo tra la quantit di moneta e la quantit dei beni con essa
acquistabili.
2)La funzione della moneta: la riserva di valore ha il fine di garantire al detentore di tale riserva, la futura
disponibilit di potere dacquisto. Pu avvenire infatti che un qualunque risparmiatore si proponga di compiere
in futuro un acquisto importante, non disponendo immediatamente della somma necessaria egli potr
gradatamente accumularla e nel frattempo come ovvio la moneta necessaria verr tenuta da parte.
Lobbiettivo di costituire una riserva di valore non richiede di avere in previsione un futuro acquisto, si pu
desiderare di avere una riserva di valore semplicemente per comprare tranquillit. Ovviamente luso di moneta
come riserva tende ad accrescersi con laumento della ricchezza degli individui come della societ. I tipi di
riserva di valore che i soggetti economici scelgono, dipende da circostanze diverse: La moneta ha il pregio
supremo della liquidit, ovverosia essa viene immediatamente accettata da tutti in pagamento e quindi essa
una riserva di valore immediatamente pronta alluso, viceversa i gioielli possono essere utilizzati come riserve
di valore, ma se me ne voglio servire per un acquisto devo preventivamente trasformarli in moneta e tale
trasformazione potrebbe richiedere tempo e incontrare ostacoli. Al pregio della liquidit la moneta associa un
notevole difetto, cio il rischio di perdita del potere di acquisto causato dallinflazione.
Concetto di moneta reale (M/P) esprimibile con la semplice formula M/P dove M sta ad indicare la quantit
complessiva di moneta disponibile allinterno di un sistema economico e prende il nome di moneta nominale,
mentre dividendo la moneta per il livello dei prezzi, si ottiene appunto la moneta reale che esprime una
capacit di acquisto di beni e si misura in effetti in termine di beni. La variazione della moneta reale il
quoziente tra la variazione della moneta nominale e la variazione media complessiva dei prezzi. Se la
variazione della massa monetaria globale indicata con M, viene posta a confronto con lindice dei prezzi nello
stesso periodo, la variazione di M/P ci permette di calcolare la dinamica del potere di acquisto complessivo
dellintera collettivit.
3)La moneta quale metro di misura dei valori non comporta luso fisico della moneta, limpiego della
moneta puramente concettuale. La scienza economica richiede necessariamente come sua caratteristica
specifica, luso di moneta come metro di misura di qualunque grandezza e di qualunque fenomeno

economico. Si pu osservare a questo proposito che, la moneta metro di misura dei valori pu essere anche
una moneta fisicamente inesistente.
Moneta, quasi moneta e attivit monetarie La moneta in senso stretto costituita da banconote e monete a
corso legale, nonch dei depositi a vista delle banche utilizzabili in conto corrente e da pochi altri strumenti.
Quando la moneta viene presa in considerazione come attivit patrimoniale con un grado elevato di liquidit,
cio come una riserva di valore, la definizione di moneta pu essere ampia. Per esempio i BOT possono
essere considerati quasi moneta, locuzione questa largamente diffusa per indicare attivit patrimoniali simili
alla moneta, perch trasformabili in moneta in brevi periodi di tempo. Altra locuzione frequente quella di
attivit monetarie, oppure di strumenti finanziari o monetari.
Attivit e passivit patrimoniali Il temine attivit in questo caso, fa riferimento alla caratteristica di un bene di
essere appunto una forza attiva nello stato patrimoniale di un soggetto. Le attivit possono essere di vario
tipo: le azioni sono titoli che rappresentano quote di propriet di un patrimonio societario e che danno ai loro
possessori alcuni diritti, partecipare alle assemblee dei soci e ai dividendi. Le azioni sono attivit patrimoniali
di tipo finanziario, che hanno contropartita in attivit patrimoniali di carattere reale: fabbricati, impianti,
macchinari, scorte di materie prime, di prodotti finiti ecc.. Sono attivit patrimoniale di carattere finanziario
anche i crediti, ed in particolare tutti i crediti cartolarizzati che prendono il nome di obbligazioni. Con il termine
di cartolarizzazione, si intende infatti che un credito viene ad essere rappresentato da un documento di
carattere standardizzato, un obbligazione, che pu essere oggetto di negoziazione sul mercato. Le
obbligazioni possono essere di emittenti societ private, chiamate corporate bond, ma gran parte delle
obbligazioni sui mercati sono titoli pubblici emessi ad esempio dal tesoro dei diversi stati. In Italia i principali
titoli pubblici sono i BOT, che sono titoli a sconto, la cui sottoscrizione cio non da diritto a cedole ma vengono
acquistati ad un valore scontato cio inferiore al valore di rimborso e la differenza costituisce il pagamento
dellinteresse al sottoscrittore; i CCT che sono titoli a tasso variabile, perch la cedola varia in relazione
allinteresse che il tesoro paga sui BOT semestrali ed maggiorata da un cosiddetto spread; i BTP alcuni dei
quali hanno addirittura durata trentennale e che sono titoli a tasso fisso. Le differenze tra i diversi tipi di titoli,
rispondono alle diverse esigenze delle diverse categorie di risparmiatori. La durata dei titoli solo formale, in
quanto il mercato dei titoli pubblici italiani caratterizzato da elevatissima liquidit, cio i titoli possono essere
negoziati e quindi rivenduti con estrema facilit. Vi sono numerosissime categorie di attivit patrimoniali,
finanziarie e reali. Le attivit finanziarie si distinguono in attivit monetarie con scadenza fino ai 18 mesi ed
attivit finanziarie in senso stretto oltre i 18 mesi. Vi sono poi a fronte delle attivit, le passivit patrimoniali,
ovviamente attivit e passivit sono definite in relazione al soggetto titolare: un BOT una passivit del
Tesoro italiano, ma unattivit del risparmiatore che lo ha acquistato. Tutto il debito pubblico italiano una
gigantesca attivit patrimoniale, con questa particolarit: il debito pubblico collocato in Italia un enorme
partita di giro tra italiani, perch a fronte del credito che lo hanno sottoscritto, c il debito del Tesoro, cio di
tutti noi, mentre il debito collocato allestero un debito nostro a fronte del credito dei risparmiatori stranieri.
Il significato del termine: Strumenti finanziari Le categorie di attivit e passivit finanziarie, prendono
spesso il nome di strumenti finanziari, quando piuttosto che al carattere patrimoniale, si fa riferimento alle
finalit delle operazioni che li pongono in essere. Un titolo azionario perci uno strumento finanziario se lo
guardiamo dal punto di vista delle sue funzioni, che sono duplici: vi la funzione di procurare capitale alla
SPA emittente, se guardiamo lo strumento dal lato dellemittente, e la funzione di fornire al risparmiatore, che
acquista lo strumento per mettere a frutto i propri risparmi, un reddito da capitale, se guardiamo dal lato del
sottoscrittore. Analogamente un titolo del debito pubblico uno strumento del finanziamento del Tesoro dello
Stato da un alato, e uno strumento dellimpiego del risparmio dallaltro. Anche in questi casi si opera la
distinzione tra strumenti monetari, non solo moneta in senso stretto contante e depositi bancari a vista, ma
anche operazioni e titoli che esauriscono la loro durata entro 18 mesi e strumenti finanziari in senso stretto,
quando la loro durata supera tale limite temporale.
MODULO G MONETA CREDITO E BANCHE
Sintesi delle vicende del credito in Italia LItalia agli albori del suo sviluppo industriale e finanziario allinizio
del 900 si era largamente uniformata al modello tedesco, anzi erano stati proprio dei banchieri tedeschi a
creare da noi il primo grande istituto moderno di credito cio la Banca Commerciale Italiana. Allora le banche
tedesche si chiamavano banche miste, per sottolineare la differenza on le banche anglosassoni rigidamente
specializzate. Il modello della banca mista si trovo per in gravissime difficolt con la grande depressione
degli anni 30. Le banche miste infatti, usavano finanziare largamente le industrie con operazioni sia a breve
che a lunga scadenza, in questultimo caso fornivano loro i mezzi per realizzare fabbriche e impianti, ma
servendosi anche di denaro raccolto a vista o a breve termine, mentre le banche inglesi o americane se
raccoglievano fondi a breve li utilizzavano solo per finanziare capitale circolante, cio per anticipare alle
imprese quanto loro serviva per pagare materie prime, salari ecc, e farsi rimborsare ciclicamente, o comunque
a breve scadenza, al momento dellincasso delle vendite. Con il crollo dellattivit economica che segu allo
scoppio della grande crisi, molte imprese non riuscirono a rimborsare i crediti ricevuti dalle banche, a questo
punto le banche anglosassoni che avevano concesso credito con maggior prudenza, trovarono delle
possibilit di recupero, le banche miste invece andarono incontro a problemi maggiori. In Italia molte grandi
imprese industriali e le tre maggiori banche, il Credito Italiano oggi Unicredit, il Banco di Roma poi confluito
con la Cassa di Risparmio di Roma e con il Banco di Santo Spirito nella Banca di Roma e la Banca
Commerciale Italiana confluita poi nella Banca Intesa, per evitare di scomparire furono poste sotto il controllo

di un ente pubblico, lIstituto per la Ricostruzione Industriale IRI creato nel 1936 che ne divenne lazionista di
controllo scongiurandone cos la rovina, subito dopo prese le mosse una profonda riforma della legislazione
bancaria che introdusse anche in Italia il criterio di specializzazione creditizia allinglese. Solo a partire
dallemanazione delle direttive comunitarie in materia creditizia nel 1977, ritornarono in vigore sul mercato
italiano del credito i sistemi tipici del sistema bancario tedesco. La rivoluzione del credito, insieme al profondo
mutamento del clima economico e politico che ebbe luogo anche in Italia, in seguito allascesa del nuovo
primo ministro britannico Margaret Thatcher nel 1979 e pi ancora in seguito allelezione del presidente
americano Ronald Reagan nel 1980, al crollo del muro di Berlino nel 1989 e alla scomparsa dellUnione
Sovietica nel 1991, port infine alla privatizzazione delle banche pubbliche a suo tempo confluite nellIRI e
successivamente alla sostanziale attenuazione della presenza pubblica nei campi rispettivamente della Banca
e della Finanza.
I confronti internazionali dei dati sullo sviluppo economico I sistemi economici contemporanei presentano
una tendenza verso la crescita di carattere sistematico. Ci basiamo sul fondamentale lavoro del grande
statistico storico inglese Madison che ha stimato i dati relativi alla crescita di tutti i paesi del mondo negli ultimi
anni 2000. Ovviamente le stime sono via via meno attendibili e pi approssimative quanto pi lontana
lepoca cui esse si riferiscono, ma almeno per quel che riguarda i paesi pi avanzati e le epoche pi recenti, i
dati appaiono molto affidabili. I dati di Madison sono espressi in quelli che egli chiama dollari internazionali, a
potere di acquisto costante del 1990, pu essere indispensabile disporre di una misura della produzione nei
diversi paesi del mondo e nei diversi periodi esaminati che siano espressi in termini della stessa unit
monetaria a potere di acquisto costante. Lesame di questo tema permette di approfondire significativamente
largomento della crescita economica e delle sue importanti determinanti. Il tema in questione ha visto
contributi estremamente significativi, soprattutto nellultimo mezzo secolo, per venire a tempi a noi pi vicini,
lidentificazione del PIL dei diversi paesi in unit di misura comparabili nel tempo e nello spazio, stato il
risultato dellInternational Comparison Programme (ICP) Comparison Programme o ICP, condotto
congiuntamente dallUfficio Statistico delle Nazioni Unite, dallEurostat e dallOCSE. Questo programma
nato dal lavoro di tre studiosi delluniversit di Pennsylvania, Irving Kravis, Alan Heston e Robert Summers. Al
fine di confrontare il PIL dei diversi Paesi, che come ovvi calcolato nelle diverse unit monetarie nazionali, si
devono prima di tutto trasformare i valori espressi nelle singole monete in una sola unit monetaria, di norma il
dollaro degli USA. Ci posto in primo luogo si deve evitare di trasformare in dollari i valori originariamente
calcolati nelle diverse unit monetarie nazionali, utilizzando i tassi di cambio di mercato, una simile procedura
infatti porterebbe inevitabilmente a risultati abnormi. Per questa ragione ormai si preferisce in tutte le sedi di
confronto internazionale, le cosiddette Purchasing Power Parities (PPP), per esprimere in dollari, che
vengono per definiti dollari internazionali, per sottolineare la differenza rispetto ai confronti che risultano
utilizzando i tassi di cambio di mercato i valori calcolati allorigine nelle diverse monete. Si tratta
sostanzialmente di questo: si definisce un paniere di beni identico per tutti i paesi del mondo che sia
rappresentativo di una sorta di standard normale del tenore di vita di un individuo o meglio ancora di una
famiglia media per un dato periodo di tempo, ad esempio un anno. Gli istituti statistici invece che curano
lelaborazione di tale paniere si servono di studi accuratissimi, anche frutto di inchieste, consultazione di
esperti, indagini sul campo ed analisi di vario genere. Ovviamente il paniere standard deve essere tale da non
essere troppo caratterizzato dagli usi e dai costumi che caratterizzano una nazione rispetto allaltra. Una volta
definito il paniere tipo, se ne calcola il costo nei diversi paesi utilizzando la moneta nazionale di ciascun
paese. evidente che quanto meglio viene definito e calcolato il paniere, che deve essere sufficientemente
ampio e diversificato tanto pi il confronto tra la PPP, si avvicina a quello che possiamo pensare sia il rapporto
vero tra le capacit di acquisto delle diverse monete. I coefficienti di trasformazione o parit dei poteri di
acquisto, come vengono chiamati tecnicamente sono denominati nelle sedi internazionali come abbiamo visto
Purchasing Power Parities. La definizione che si trova in una pubblicazione ufficiale della banca mondiale dice
che, il fattore di conversione della parit dei poteri di acquisto cosiddetta Purchasing Power Parities, il
numero delle unit della moneta di un paese, necessario per comprare sul mercato interno di tale paese lo
stesso ammontare di beni e servizi che 1$ comprerebbe negli USA.
La teoria di Gustave Cassel del 1922 I tassi di cambio dovrebbero con il tempo coincidere con le Purchasing
Power Pa-rities:a lungo andare i tassi di cambio in condizione di equilibrio dovrebbero corrispondere ai
rapporti tra le parit dei pote-ri di acquisto delle singole monete sui rispettivi mercati nazionali.Se ci non
avvenisse,prima o poi interverrebbero corren-ti commerciali riequilibratrici.La teoria di Cassel,come molte leggi
economiche per a differenza di leggi fisiche,si caratte-rizza per la circostanza spiacevole che gli eventi
previsti spesso non si verificano.Dunque le previsioni della teoria di Cas-sel non sono infondate, ma sono
insufficienti a spiegare la complessit dei rapporti economici e finanziari internazionali.
Breve, medio, lungo e lunghissimo periodo Per quanto concerne le politiche economiche di breve, medio,
lungo e lun-ghissimo periodo, occorre una breve digressione sui termini di breve, medio e lungo periodo. Si
pu intendere per breve periodo,quello spazio temporale durante il quale non si modificano significativamente
i caratteri e le potenzialit dellappa-rato produttivo di un sistema economico, per cui i livelli della produzione
sono determinati essenzialmente dalla domanda. La domanda pu portare il livello della produzione verso
laumento, se si tratta di una domanda in estensione o verso la diminuzione se la domanda si impiantisce o se
sono in atto misure restrittive, o mantenerlo immutato se la domanda stes-sa non varia,in ogni caso vi sono
evidenti limiti agli effetti della domanda.Si pensa in genere che per breve periodo si pos-sa intendere un
intervallo di tempo fino ad un paio di anni,oltre a questo termine le misure di intervento rischiano di non a-vere
+ effetti o di avere effetti negativi.E da ricordare che nel mercato finanziario si intendono per convenzione con
il ter-mine di strumenti a breve quelle operazioni che si concludono entro 18 mesi.Politiche di medio,lungo e

lunghissimo perio-do,sono quindi quegli interventi che intendono incidere sulla capacit produttiva esistente,in
questo caso per la distinzio-ne tra medio e lungo periodo ancora pi indeterminata ed elastica di quella
relativa allindividuazione del breve periodo.
I limiti degli interventi di breve periodo sul ciclo economico La politica economica applicata nei diversi
sistemi econo-mici nazionali, soprattutto quella di breve periodo volta a regolarizzare landamento
delleconomia mediante luso di stru-menti di politica monetarie e di politica fiscale,che permettono di
governare la domanda in un ottica di breve periodo,e che anzi la regolarizzano e permettono di garantire nel
lungo periodo un saggio medio di aumento del PIL e delloccupazione, pi elevato di quello che si avrebbe in
assenza di strumenti di politica economica a breve. Si pone allora il problema dei limiti di questi interventi di
politica economica. Anzitutto individuare i saggi medi di crescita. Una prima osservazione riguarda
landamento ciclico dei sistemi economici, i saggi di variazione del PIL nei diversi Paesi variano di anno in
anno. In effetti landamento economico di paesi che hanno notevoli strutture economiche abbastanza simili,
presenta similarit notevoli non solo nella media dei saggi di variazione ma anche nei ritmi di alternanza dei
saggi stessi, il che si spiega con la circostanza che tutte queste economie nel mondo globalizzato di oggi sono
sottoposte ad analoghe influenze del mercato mondiale, pur con tutte le diversit che tra di loro si
manifestano. Dal punto di vista della politica economica, la contemporaneit degli andamenti fa pensare che
sia difficile modificare radicalmente la dinamica di un qualsiasi sistema economico, considerando gli evidenti
condizionamenti internazionali. In realt lazione di politica economica di breve periodo ha influenzato e
continua ad influenzare le dinamiche esaminate, tentando di accelerare la crescita, quando essa pi debole
ed in qualche modo frenandola o controllandola quando leconomia si surriscalda. Probabilmente questa
azione si svolge in modo analogo nei diversi paesi che sono caratterizzati da forti analogie istituzionali e
politiche.
Lambiguo concetto del trend di sviluppo Il tipico andamento dei sistemi economici un tipico andamento
ciclico, per cui a fasi di crescita e di spinta si alternano fasi di recessione o almeno di rallentamento. Sembra
che i sistemi economici siano caratterizzati da una linea di trend, una tendenza pi o meno regolare della
crescita, la quale per presenta andamenti irregolari. Dal World Economics Outlook Update del Fondo
Monetario Internazionale o FMI, un aggiornamento del classico rapporto del fondo il World Economics Outlook
che compare due volte allanno, in Aprile e in Ottobre. Si pu osservare che da circa 20 anni, assistiamo ad un
nuovo tornante storico, le economie dei Paesi emergenti che nel quarto di segolo seguito alla seconda guerra
mondiale erano riuscite ad agganciare il forte ritmo di sviluppo dei Paesi avanzati, interrompendo la tendenza
storica al declino delle loro posizioni, hanno preso da 20 anni allincirca, a crescere molto pi rapidamente.
Non v dubbio che ha preso le mosse un processo di riequilibrio delleconomia mondiale, oggi ancora
profondamente squilibrata a favore di quel 15% dellumanit che vive nei Paesi economicamente avanzati. Ci
fa pensare che esista un fenomeno regolare di accelerazione della crescita delle economie emergenti e che
contemporaneamente si stia verificando una decelerazione della crescita delle economie avanzate, ad un
tasso analogo a quello delle economie emergenti allinizio degli anni 90. La linea di trend appare cio come
una rappresentazione della realt profonda, intrinseca del fenomeno osservato, quale si verificherebbe in
assenza di attriti e di scarti casuali, attriti e scarti che invece determinerebbero lapparenza del fenomeno, cio
il suo disordinato procedere che cela e maschera la vera natura della tendenza di fondo. Nella realt
economica la crescita procede irregolarmente e vi sono precise ragioni per cui in un anno essa
particolarmente forte, ed altrettante precise ragioni per cui nellanno successivo la crescita rallenta. Spesso la
ragione sta proprio nel fatto che la forza della crescita del primo anno pu determinare una reazione, una
pausa, prima che la crescita possa riprendere. Il trend nella realt non esiste, la linea di trend
essenzialmente un esercizio concettuale, per meglio evidenziare in forma semplice ed elegante quali siano i
risultati cui ha potuto condurre un processo di sviluppo che nella sua realt e nella sua essenza comunque
un fenomeno caratterizzato da andamenti di tipo altalenante, per lappunto ciclico, che connaturato allo
svolgersi delle vicende economiche. Ci non toglie ovviamente, che la nostra epoca sia caratterizzata
soprattutto dal fatto che, da una ventina danni si verificato un fatto assolutamente nuovo e di straordinaria
portata storica. La spinta verso la crescita, pur tra gli ineliminabili alti e bassi dei paesi emergenti ormai
stabilmente molto pi forte di quella delle vecchie economie capitalistiche, anche se a queste ultime che
costituiscono il 15% della popolazione del pianeta, tuttora fa capo oltre la met di tutto il PIL mondiale.
Moneta e crescita Se i sistemi economici presentano un andamento normale alla crescita sia pure tra alti e
bassi, ne consegue la necessit che ad essi sia somministrata la moneta che aumenti anchessa a ritmi
analoghi. Due sono le specie di moneta, la moneta legale o circolante o contante, creata e governata
sostanzialmente a loro discrezione dalle banche centrali, e la moneta bancaria, cio lammontare dei depositi
bancari a vista in conto corrente che sono creati dalle banche in conseguenza dei versamenti ricevuti dal
pubblico e che, diventano con il tempo un multiplo della moneta legale versata dal pubblico stesso verso le
banche, se detta moltiplicazione determina un ammontare complessivo di moneta legale e bancaria che non
corrisponde alle strategie e agli obbiettivi delle autorit, queste ultime sono sempre in grado non solo di
modificare i processi moltiplicativi, ma anche di emettere nuova moneta legale o di eliminarla dalla
circolazione, in modo da riportare la quantit complessiva di moneta esistente, nei limiti che esse stesse
vogliono fissare. Nasce da ci il concetto recepito da tutti i modelli esplicativi del mercato monetario, che
lofferta complessiva della moneta sia una variabile esogena, una variabile la cui dimensione non dipende da
fenomeni di mercato, ma che invece dipende da cause estranee ai sistemi stessi, in genere da decisioni di
carattere politico. Se lofferta complessiva, ossia la quantit di moneta esogena, essa nei modelli esplicativi
delleconomia considerato un dato, ed quindi fissa, almeno fino a quando lautorit che la governa, nel

caso nostro la BCE, non decide di modificarne lammontare. In effetti avviene ovunque che le banche centrali,
in via normale forniscono una quantit pi o meno fortemente crescente di mezzi liquidi, che quindi assumo
quasi una funzione di lubrificante delleconomia reale. compito della banca centrale, che si avvale di un
adeguato servizio studi, valutare in quale misura la moneta debba crescere. In altri termini, se crescita reale
significa che nel sistema economico lattivit produttiva tende a generare una quantit crescente di bei
materiali e di servizi, ovvio che occorrer aumentare la quantit di moneta che serve per acquistarli. Le
banche centrali modulano la quantit di moneta giudicata ottimale attraverso le cosiddette operazioni di
mercato aperto, con le quali le banche centrali vendono titoli e quindi sottraggono moneta alleconomia se
vogliono frenare un espansione che esse giudicano eccessiva, oppure comprano titoli e quindi forniscono
moneta alleconomia in caso contrario. Il compito delle banche centrali quindi difficile e delicato, perch non
sempre si riesce a capire bene quando sia opportuno incoraggiare e quando frenare landamento spontaneo
delleconomia.
Deflazione e Inflazione Se viene fornita al sistema una quantit di moneta crescente in misura proporzionata
allaumento reale del PIL, possiamo attenderci almeno nel breve - medio periodo un livello dei prezzi stabile.
Nel lungo periodo invece i fabbisogni monetari del sistema potrebbero variare a causa delle innovazioni
finanziarie eventualmente introdotte. I fenomeni di deflazione sono fenomeni negativi. Nella realt dei mercati,
anche nel caso di una tendenza generalizzata alla deflazione vi pu essere chi continua a produrre e
guadagnare, ma in media il mercato si caratterizza per una tendenza prevalente ala perdita. ovvio che in
questo caso il mercato presenta elementi di depressione dellattivit economica, cio molte imprese
tenderanno a chiudere e molti lavoratori verranno licenziati. In conseguenza di ci si verificheranno altri
avvenimenti negativi a cascata, perch il lavoratore licenziato perde il suo reddito e non pi in grado di
spendere e unimpresa che chiude non fa pi acquisti di materie prime, non paga pi salari e non distribuisce
pi utili, e questi eventi negativi a cascata sono lessenza stessa delle crisi economiche. Queste crisi sono
chiamate recessioni, quando rimangono abbastanza moderate, ad esempio quando comportano una caduta
del PIL attorno al 2%, per convenzione generalmente accettata. Si definisce recessione una qualunque
riduzione del PIL anche lo 0,1% che si prolunghi per almeno due semestri consecutivi. Con il termine di
depressine si intendono invece fenomeni pi severi, ad esempio la depressione degli anni 30 fece cadere il
PIL del 30% tra il 29 ed il 33.
La deflazione un fenomeno pericoloso Se la quantit di moneta disponibile nel sistema economico non
aumenta almeno come aumentano le dimensioni reali del sistema stesso ne derivano fatalmente tendenze
alla deflazione. La deflazione dunque un fenomeno molto pericoloso. Con riguardo al fenomeno opposto
linflazione, una moderata inflazione sembra giovare alleconomia per due ragioni: in primo luogo perch
essendo linflazione una media di dinamiche anche molto divergenti, un inflazione del 2% permette di evitare
che si manifestino nelleconomia tendenze deflattive parziali, ma non per questo meno dannose ed in secondo
luogo perch al contrario della deflazione, un imprenditore che provveda ad organizzare la produzione,
pagando salari ed acquistando materie prime quando i prezzi sono a livello 100 e proceda poi alla vendita del
prodotto quando i prezzi sono saliti a 102 o 103, ha la sensazione di aver guadagnato e perci riceve uno
stimolo psicologico positivo. In economia gli stati danimo possono avere un certo peso, quelli che Keynes
chiamava animal spirits dellimprenditore. Naturalmente limpressione di aver guadagnato solo per aver
attraversato una fase inflattiva ci che si chiama illusione monetaria, quando ad esempio i salari nominali
aumentano, ci pu avere leffetto di favorire laumento dellofferta di forza lavoro sul mercato, ed solo
quando i lavoratori si accorgono che nel caso specifico, i salari sono aumentati come i prezzi e quindi in
termini reali sono rimasti invariati, lillusione monetaria svanisce e con essa laumento dellofferta di forza
lavoro, ma in ogni caso lillusione monetaria non ha particolari effetti dannosi. Diverso il caso di spinte
inflazionistiche molto forti, in questa ipotesi gli effetti dirompenti sulleconomia sono distruttivi. Linflazione
infatti finch moderata assume anche aspetti positivi, soprattutto perch non determina importanti distorsioni.
La distribuzione del reddito non varia molto, i calcoli economici degli operatori non possono venire turbati in
modo preoccupante, ma gi un inflazione che supera il 10% allanno, determina effetti molto pesanti che si
aggravano al crescere dellinflazione stessa. Se laumento dei prezzi mediamente del 2% allanno, pu
succedere che vi siano categorie sociali che non vedono aumentare i loro redditi nominali e quindi in termini
reali possono vedersi ridurre il loro potere di acquisto del 2%, ed in corrispondenza di ci vi possono essere
categorie che invece si avvantaggiano sia pure in misura limitata. Se linflazione colpisce i diversi input
produttivi, ne deriveranno iniziative degli imprenditori volte ad economizzare ci che rincarato fortemente e
ad utilizzare maggiormente ci che non aumentato di prezzo. Anche nel campo del credito linflazione pu
avere conseguenze tanto pi devastanti tanto pi essa forte. Chi si indebitato viene avvantaggiato, perch
al momento di restituire il debito paga cifre tagliate dallinflazione, mentre al contrario chi ha fatto credito viene
danneggiato. Per tutti questi motivi, una delle pi importanti strategie della politica economica quella addetta
a contrastare linflazione. Strumento fondamentale in questo campo soprattutto la politica monetaria, in
quanto con questo strumento si pu adeguare la quantit di moneta alle variabili dimensioni reali del sistema
economico, ovvio che se la crescita reale del 3%, ma la moneta aumenta del 10% , probabile che si
verifichi un inflazione nellordine del 7%. Ma anche la politica fiscale ha un ruolo fondamentale, quando in
passato le spese pubbliche superavano fortemente le entrate e lo stato doveva ricorrere allemissione di titoli
del debito pubblico, se trovava risparmiatori disposti a sottoscriverli, ci non incideva sui tassi di inflazione,
perch leccesso di spesa pubblica veniva finanziata con risparmio esistente, restava certo il problema di
rimborsare alla scadenza i risparmiatori, ma nellimmediato non si manifestavano fenomeni di inflazione. Ma

se i titoli non venivano sottoscritti dai risparmiatori, in passato interveniva la banca centrale ad assorbire i titoli
rimasti invenduti.
La moneta che esce dalla banca centrale nuova moneta. La moneta che entra nella banca centrale
come se fosse distrutta, a fronte della quale pu non esserci nuova produzione di beni. In questo caso
linflazione la conseguenza inevitabile del dissesto finanziario dello stato. Questa una componente
importante e spesso determinante nella storia dellinflazione italiana, fino allingresso dellItalia nellArea Euro,
da allora vi lassoluto divieto da parte della BCE, di finanziare il tesoro degli stati, linflazione ha subito in
Europa un colpo mortale.
MODULO H - MERCATO DEI TITOLI E SAGGIO DINTERESSE
La moneta della banca centrale Bisogna ricordare la distinzione tra la BCE che immette sul mercato la
moneta legale e le banche ordinarie, la quali non hanno questa facolt, per quando qualcuno deposita
moneta in conto corrente presso una banca ordinaria, questa moneta si trasforma in un deposito a vista, cio
un deposito della banca e questo debito diviene moneta, moneta bancaria, che pu essere usata per i
pagamenti. In questo senso anche le banche creano moneta, ma solo moneta bancaria. Lammontare
complessivo delle banconote e delle monete nellEuro Zona decisione della BCE, ma quanta parte delle
banconote stampate e delle monete coniate si trovi fisicamente in Italia non possiamo saperlo con precisione.
Le operazioni di mercato aperto sono espressioni di acquisto o vendita di titoli che intercorrono tra
banca centrale e banche ordinarie Con queste operazioni che intercorrono tra la banca centrale e le banche
ordinarie, la banca centrale pu vendere o comprare titoli, in cambio dei quali ritira o fornisce base monetaria.
Si intende con il termine di base monetaria la moneta circolante e le riserve detenute dalle banche presso la
banca centrale. La base monetaria detta anche High Power Money, cio moneta ad alto potenziale perch,
essa consente la creazione di un ammontare di moneta bancaria che un multiplo della base stessa.
Lacquisto e la vendita dei titoli nelle operazioni di mercato aperto hanno luogo sul mercato secondario
perch, la banca centrale non pu per espresso divieto del trattato di Maastricht comprare titoli direttamente
sul mercato primario, ossia presso lemittente, cio il tesoro dello stato, e questo perch il trattato fa divieto
alla BCE di far credito agli Stati. Tecnicamente le operazioni di mercato aperto sono per lo pi operazioni di
pronti contro termine. Con questo nome, si definiscono in le operazioni che comunemente intercorrono tra le
banche ordinarie e led i loro clienti con le quali le banche possono rifornirsi di denaro ceduto dai clienti stessi
in cambio della vendita di titoli, con limpegno della banca allacquisto dei medesimi al termine del periodo
prestabilito di breve durata e di solito di 3 mesi. Con le operazioni di pronti contro termine i clienti delle banche
hanno a disposizione una forma di impiego del risparmio rapida e tranquilla, nel senso che si tratta di un
operazione a basso rischio, lunico rischio e quello che lemittente del titolo posto a garanzia delloperazione
fallisca, nel qual caso il cliente temporaneamente in possesso del titolo si vede negata dalla banca, al
momento della scadenza delloperazione la restituzione della somma che ha anticipato alla banca stessa in
quanto il titolo non vale pi nulla, ma il rischio del cliente limitato al caso, molto remoto, che lo stato fallisca.
Per le banche inversamente le operazioni di pronti contro termine sono una forma di reperimento di mezzi
finanziari a basso costo rispetto ad altre forme di raccolta o comunque di funding, con questo termine si
denominano le operazioni che le banche compiono per ottenere denaro da impiegare nelle operazioni attive.
Sono cos denominate le operazioni creditizie di impiego del denaro da parte delle banche perch
comportano il guadagno di un interesse in contrapposizione alla operazioni passive, operazioni cio con le
quali le banche si indebitano per procurarsi i fondi e di conseguenza delle quali devono versare ai prestatori di
tali fondi un interessi passivo. Rispetto alle operazioni di pronti contro termine con la clientela che alle banche
costano poco, fare il funding interbancario cio procurarsi fondi chiedendoli alle altre banche, costa molto di
pi visto che le trattative in questi casi si svolgono in un clima di reciproca cortesia. Riassumendo quindi, le
operazioni di mercato aperto sono la forma prevalente di erogazione di mezzi finanziari alle banche ordinarie
da parte della banca centrale. Sono operazioni di acquisto o vendita di titoli che intercorrono tra banche
centrali e banche ordinarie, possono esser di vario titolo e non necessariamente assumono la forma tecnica
del pronti contro termine. Le operazioni pi importanti sul mercato aperto sono denominate operazioni di
rifinanziamento principale e si svolgono mediante aste, le quali possono essere a tasso fisso o a tasso
variabile
Federal Reserve System (FED) Il corrispondente valore negli USA utilizzato allo stesso fine dalla banca
centrale americana che il Federal Reserve System, denominata correntemente Federal Reserve o FED, il
cosiddetto tasso sui federal funds cio il tasso che si viene a stabilire sul mercato delle riserve bancarie, dove
le banche che hanno eccesso di fondi di riserva presso la FED li vendono alle banche che invece hanno
bisogno. Il governatore della FED svolge il ruolo di governatore della banca centrale, ed quindi il pi alto
esponente della politica monetaria americana.
Categorie di titoli Vi sono titoli di varia durata, anche molto lontana nel tempo fino a 30 anni, ma a
prescindere dalla durata bisogna ancora ricordare che data lestensione la liquidit e della profondit del
mercato italiano dei titoli di stato, di fatto possibile vende re qualunque titolo anche prima della scadenza.
Questa facilit di negoziazione rappresenta un grande vantaggio per le possibilit di collocamento dei titoli da
parte del Tesoro dello stato italiano, ma contestualmente grande vantaggio per i risparmiatori, che sanno di
poter riavere con facilit il denaro versato almeno in buona misura. I titoli del debito pubblico sono di vario tipo
perch, devono rispondere alle diverse esigenze di un pubblico di risparmiatori molto vario e assai complesso.
Possono essere ad esempio in primo luogo BOT che possono essere trimestrali, semestrali o annuali, quindi

titoli a breve o brevissima scadenza e come tali ritenuti molto sicuri, quasi perfetti sostituti della moneta
almeno ai fini della funzione monetaria della riserva di valore. Il Tesoro dello stato emette poi i CCT, questi
sono titoli a pi unga scadenza dei BOT hanno cio una durata pluriennale, pagano un interesse ogni 6 mesi
ed il loro rendimento agganciato a quello dei BOT semestrali, nel senso che i sottoscrittori dei CCT ricevono
il pagamento di un interesse che lo stesso deciso di semestre in semestre per i BOT semestrali, maggiorato
di una percentuale di interesse che prende il nome di spread. Questa maggiorazione finalizzata ad
invogliare i risparmiatori a preferire ai BOT che sono titoli a breve o brevissima scadenza i CCT che per cos
dire sono strumenti di provvista che consentono al Tesoro dello Stato un maggior margine di respiro. Unaltra
categoria di titoli di grande importanza e stradizione quella dei BTP che possono avere una grande variet di
scadenze da pochi anni fino a 30 anni. La differenza sostanziale tra CCT e BTP che il BTP un titolo
obbligazionario a tasso fisso, se si acquista un BTP novennale per 1000 esso potr garantire al risparmiatore
che viene emesso con un rendimento del 5% annuo una cedola annuale fissa di 50 per 9 anni, invece se il
risparmiatore compra sempre un CCT per 1000 egli impiega la stessa cifra impegnata per il BTP per
linteresse, ossia le cedole che ottiene possono variare di anno in anno. Il CCT malgrado unapparenza di
maggiore incertezza, essendo un titolo a tasso variabile, in realt un titolo pi sicuro, infatti il pagamento
dellinteresse o della cedola, varia in linea con i rendimenti dei BOT.
Il saggio di interesse reale Il tasso di interesse reale, il tasso di interesse al netto del tasso di inflazione
vigente in una data economia tasso di interesse nominale.
Significato economico del saggio di interesse Un concetto importante da tener presente che i tassi di
interesse si muovono continuamente sul mercato, ma il tasso di interesse reale oscilla molto meno del tasso
nominale. Il tasso nominale si adegua infatti pi o meno allinflazione e linflazione pu variare fortemente nel
tempo e con essa quindi gli interessi nominali, invece il tasso di interesse reale molto pi stabile, intorno ai
valori del 2 - 3% allanno dai quali non si allontana molto. Per essere pi precisi intanto, sul mercato non c
un solo livello del tasso di interesse esso un prezzo di mercato e come tutti i prezzi di mercato varia a
seconda dei momenti e dei luoghi. In generale sul mercato si pu individuare una vera e propria struttura dei
tassi di interesse, intendendo con tale espressione, la graduatoria dei tassi ordinati per scadenza delle
operazioni creditizie, in linea di massima sulle operazioni a breve scadenza i tassi di interesse saranno pi
bassi che sulle operazioni a lunga scadenza. Si determina cos quella che viene chiamata la curva dei tassi,
che lespressione grafica della struttura dei tassi. La curva di norma ha quindi un andamento crescente con
la durata delloperazione creditizia. Se cio in un grafico si riportano le scadenze dei prestiti sullasse delle
ascisse, ordinandole da sinistra verso destra in senso crescente, per cui le scadenze brevi sono pi vicine
allorigine degli assi mentre le scadenze successive se ne allontanano progressivamente e sullasse delle
ordinate si collocano invece i tassi di interesse, la curva avr un andamento crescente da sinistra verso
destra. Se come pu avvenire, la differenza dei tassi per scadenza si attenua, si dice che la curva di
appiattisce, mentre quando invece le differenze si accrescono si parla di uno step hanging della curva. Come
regola generale quando le prospettive politiche ed economiche sono tranquille e si diffondono serenit ed
ottimismo, i tassi di interesse si abbassano, quando al contrario lorizzonte si oscura linteresse aumenta.
Questo perch il tasso di interesse il prezzo del tempo, cio, il prezzo del futuro, se il futuro incerto e
quindi ho dei dubbi sulle prospettive di restituzione del denaro che ho dato in prestito, chieder un interesse
pi alto, se invece sono tranquillo sulle prospettive di rientro del denaro potr accontentarmi di un interesse
pi basso, e questo anche perch queste aspettative non sono del tutto soggettive ma sentimenti diffusi sul
mercato. Vi per unaltra ragione che differenzia i BTP e i CCT e pi in generale i titoli a tasso fisso da quelli
a tasso variabile. una ragione di grandissimo interesse teorico ed ha a che fare con limportante concetto di
valore dei beni capitali, quei beni strumentali che servono per produrre altri beni. In termini teorici
generalissimi, sono capitali tutti quei beni economici che fruttano un reddito ai loro possessori, sono quindi in
questo senso capitali non solo i beni fisici ma anche gli strumenti finanziari. Il valore dei beni capitali si
determina definiti secondo quanto appena visto come fonti di reddito dipende da due variabili: i redditi futuri e
il saggio di interesse corrente sul mercato. La regola generale la seguente: il valore di un capitale non altro
che il valore attuale di tutti i sui redditi futuri scontato al saggio di interesse corrente sul mercato. Quando il
saggio di interesse sale tutti i valori capitali diminuiscono e quando il saggio di interesse diminuisce, tutti i
valori capitali aumentano, ma non solo, basta la previsione dellaumento del tasso di interesse per far crollare i
valori capitali ed in particolare le quotazioni di borsa. Risulta ora chiaro perch il BTP possono essere titoli pi
rischiosi dei CCT, se il saggio di interesse sale o scende si adegua il rendimenti dei CCT che quindi
mantengono pi o meno invariato il loro valore, mentre se il saggio di interesse sale i BTP, che sono titoli a
cedola fissa perdono valore e invece lo vedono aumentare se il saggio di interesse scende. A seconda degli
andamenti del mercato i BTP possono essere pi o meno vantaggiosi dei CCT perch possono esporre i
risparmiatori a guadagni o perdite, i risparmiatori che sappiano fare bene le loro previsioni potranno
guadagnare acquistando BTP piuttosto che CCT o BOT, ma coloro che preferiscono accontentarsi dei redditi
modesti ma sicuri, preferiranno acquistare CCT o BOT o loro simili. Abbiamo pi volte accennato ai BOT, si
tratta di titoli molto tranquilli a cadenze molto brevi, essi appartengono alla categoria detta dei zero coupon
bonds, cio che non pagano cedole. Quando vengono acquistati il valore nominale in cifra tonda quello che
verr rimborsato alla scadenza. Cos ad esempio un BOT annuale potr essere pari a 10000 tra un anno, il
valore di acquisto invece variabile a seconda del tasso di interesse corrente sul mercato. Il pagamento
futuro dellinteresse implicito nel prezzi di acquisto del BOT. Tutto questo si pu definire con una semplice
formula: se definisco il saggio di interesse con Rn e il prezzo del titolo con Pbot , potr scrivere la formula, cos:
Rn = (10.000 Pbot) / Pbot , e quindi Rn = (10.000/ Pbot) (Pbot/ Pbot) cio Rn = (10.000/ Pbot) 1 che potr anche

essere scritta come: 1 + Rn = (10.000/ Pbot) e infine Pbot = 10.000 / (1 + Rn). Da questa formula si evince che il
prezzo dei titoli inversamente proporzionale al saggio di interesse corrente sul mercato.
MODULO I POLITICA MONETARIA E POLITICA FISCALE
Lofferta di moneta dipende dalla banca centrale, ma dipende anche dal comportamento del pubblico e delle
banche ordinari. Il pubblico pu decidere di tenere la moneta in forma di contante o in forma di deposito. A
seconda della propensione del pubblico a detenere circolante piuttosto che moneta bancaria pu variare
lofferta complessiva di moneta, se il pubblico preferisce tenere soprattutto circolante lofferta di moneta
minore, se si immette moneta nel sistema bancario attraverso le attivit di deposito, ci tende a moltiplicare la
moneta bancaria rispetto al contante, quindi la propensione del pubblico a detenere circolante esercita
uninfluenza riduttiva sulla quantit totale di moneta. La banca entrale per pu sempre contrastare questo
fenomeno, se infatti ritiene che il comportamento del pubblico di trattenere molta moneta nella forma del
circolante sia dannoso, non deve fare altro che immettere pi moneta nelleconomia attraverso le operazioni di
mercato aperto. Oltre allinfluenza esercitata del pubblico sulla creazione di moneta, che tuttavia modificabile
dalla banca centrale, c anche quella delle banche, le quali a fronte dei depositi del pubblico sono tenute a
costituire una riserve, in parte obbligatoria, una misura di politica monetaria finalizzata a tenere sotto controllo
la massa complessiva di moneta. In virt di tale riserva le banche non possono rimettere in circolazione tutto il
denaro ricevuto dai clienti e perci il meccanismo di moltiplicatore dei depositi, che si alimenta attraverso i
depositi della clientele e le successive attivit di impiego del denaro delle banche, viene depotenziato. Se la
banca centrale vuole ridurre il volume della moneta bancaria, basta che aumenti la percentuale della riserva
obbligatoria, se vuole aumentare la quantit di moneta in circolazione basta che riduca la percentuale di
riserva. Le banche per possono trattenere anche riserve libere, se pi ampia si forma nel sistema meno
moneta bancaria, ma anche in casi del genere sempre la banca centrale che ha lultima parola, se vede che
le banche ordinarie sono molto prudenti e non alimentano il credito nella misura ritenuta ottimale ancora una
volta, la banca centrale pu intervenire per commisurare la moneta a disposizione del sistema secondo le sue
valutazioni. In conclusione il responsabile ultimo della quantit di moneta in circolazione la banca centrale,
lofferta di moneta di norma indicata con il simbolo Mf una variabile esogena, quindi rigida perch decisa
dalla banca centrale.
La domanda di moneta il desiderio di disporre in forma liquida di una parte maggiore o minore delle proprie
attivit patrimoniali. Quando tra i soggetti economici aumenta il desiderio di trasformare in moneta una parte
del proprio patrimonio, costituito da moneta ma non solo, maggiore di quella gi disponibile in forma liquida, in
questo caso possiamo affermare che siamo in presenza di un aumento della domanda di moneta. La vera
differenza sul mercato della moneta rispetto agli altri mercati sta dunque nellofferta. Lofferta di moneta infatti
una variabile esogena, essa decisa in sede di scelte di politica economica, dalla BCE, unico arbitro della
decisione.
La vischiosit dei prezzi e le diverse scuole di politica economica A proposito delleffetto di variazione dei
prezzi in caso di variazione della domanda osserviamo un interessante differenzazione tra le diverse scuole di
pensiero in economia. A parte il mercato della moneta, a proposito del quale possiamo dire che la domanda
non influenza lofferta, decisa autonomamente in sede di scelte di politica economica, sul mercato di un
qualunque altro bene, lameno della domanda pu invece determinare un aumento dellofferta o di prezzo o la
combinazione dei due casi. Questo uno dei maggiori punti di contrasto tra le diverse scuole di pensiero.
Oggi in economia c soprattutto una differenzazione di pensiero tra le scuole di derivazione del pensiero
keynesiano che hanno un orientamento in politica economica generalmente interventista, e le scuole di
orientamento liberista. Secondo i keynesiani leconomia va governata, cio ne va corretto se il caso
landamento, perch leconomia lasciata a se stessa pu generare fenomeni negativi, soprattutto di
stagnazione o di recessione, secondo i liberisti invece leconomia di norma va lasciata a se stessa, sia perch
in genere si governa in modo soddisfacente da sola sia perch le correzioni del suo andamento possono,
soprattutto a lungo andare, avere effetti peggiori degli inconvenienti che si vogliono correggere. Tra le ipotesi
di fondo dei keynesiani c il concetto che nelleconomia contemporanea i prezzi siano generalmente vischiosi,
cio che si modificano solo lentamente, viceversa le scuole pi tradizionaliste mantengono fede agli
insegnamenti non solo della cosiddetta scuola classica inglese, ma anche allinsegnamento dei neo classici o
marginalisti che hanno in buona parte modificato lapparato teorico della scuola classica. Essi tendono a
riconoscere un notevole peso ai meccanismi di mercato in particolare alla variazione dei prezzi in risposta ai
mutati equilibri tra offerta e domanda. Viceversa alla base dellatteggiamento keynesiano di ritenere che i
prezzi siano vischiosi vi il concetto che i meccanismi di mercato non funzionino perfettamente. Se la risposta
ad un aumento della domanda quella di un aumento dellofferta, si ammette che un intervento pubblico di
sostegno agli imperfetti meccanismi di mercato pu essere assolutamente opportuno. Vi sono coloro che
ritengono landamento spontaneo delleconomia fondamentalmente malsano. Un tempo i pi drastici
sostenitori di questa visione erano i marxisti, meno drastici soni i keynesiani, che vedono il sistema economico
tendenzialmente spinto verso esiti di stagnazione o anche di recessione a meno di robusti interventi pubblici.
Infine vi sono gli economisti liberisti che sul piano teorico tendono a ritenere che i sistemi economici siano
meccanismi che tendenzialmente funzionano, nel senso che favoriscono una locazione delle risorse
produttive, in linea di massima soddisfacente e che in particolare siano atti a reagire positivamente con
adeguate modifiche dellofferta agli spostamenti della domanda.

Domanda di moneta Transazionale, Precauzionale, Speculativa e saggio di interesse Se la banca


centrale tiene ferma la quantit di moneta, lunica conseguenza in caso di aumento della domanda sar
laumento del prezzo della moneta, cio il saggio di interesse. Per domanda di moneta, si intende il desiderio
che una parte delle proprie attivit patrimoniali sia costituito da moneta, ora dobbiamo domandarci che cosa
determini la domanda di moneta. Seguendo una metodologia raccomandata da Olivier Blanchard, La
domanda di moneta dipende da due variabili il livello del reddito che determina la cosiddetta domanda
transattiva (spesa ordinaria) e quella cosiddetta precauzionale (risparmio, imprevisti, ecc..) o domanda
causata dal movente precauzionale ed il saggio di interesse che determina la domanda speculativa o causata
dal movente speculativo. Precisiamo che domanda di moneta e reddito crescono insieme, probabile che la
domanda transattiva di moneta non cresca nella stessa proporzione del reddito ma in proporzione minore,
viceversa la domanda precauzionale crescer presumibilmente in proporzione pi del reddito. Tenendo conto
insieme del livello transattivo e di quello precauzionale possiamo ipotizzare che la domanda di moneta abbia
una dimensione pi o meno proporzionale al reddito. La terza motivazione della domanda di moneta, quella
speculativa, invece funzione del saggio di interesse. Se il saggio di interesse elevato la domanda di
moneta per fini speculativi debole, perch il pubblico desidera trattenere moneta presso di se solo per
ragioni transattive precauzionali, il resto destiner lacquisto a titoli ed altre attivit fruttifere che quando il
saggio dinteresse elevato renderanno molto, viceversa quando il saggio di interesse basso scatter quella
che Keynes chiamava la preferenza per la liquidit, meglio tenere moneta liquida piuttosto che titoli che
rendono poco.
Domanda di moneta, capital gains e capital losses Se il tasso di interesse molto basso, posso aspettarmi
che esso risalga, ma, quando il tasso di interesse aumenta i valori capitali e quindi le quotazioni dei titoli
scendono, perci se acquisto titoli quando il saggio di interesse molto basso posso ragionevolmente
prevedere che il loro valore in futuro possa diminuire. In questo caso andrei in contro allevenienza di perdite
in conto capitale cosiddette capital losses, virtuali se non vendo ma reali se sono costretto a vendere i titoli,
viceversa acquistando titoli quando il saggio di interesse alto il valore di questi titoli avr unalta probabilit di
risalire e quindi di consentirmi la realizzazione di cospicui capital gains, quando il saggio di interesse sar
sceso ed il costo dei titoli sar aumentato. Questi guadagni in conto capitale potranno essere, virtuali se non li
vendo ma potrei anche realizzarli vendendoli. Ecco perch in conclusione, quando il tasso di interesse
basso conviene domandare moneta e quando invece alto conviene domandare titoli.
Lequilibrio tra domanda e offerta di moneta Una rappresentazione analitica del mercato della moneta pu
essere fornita ad esempio le seguenti due equazioni: Md = Ms il che significa domanda di moneta = allofferta
di moneta. Md = Y/rR che pu anche essere formulate come rR = Y/Md . La prima equazione ci dice che la
domanda di moneta non pu essere diversa dallofferta di moneta, se questultima data, abbiamo visto che il
pubblico non in grado di modificarla, per pu succedere che la domanda tende a superare lofferta. Quando
vi una forte domanda potenziale di moneta e lofferta invece non espandibile, vi saranno probabilmente
offerta di titoli sul mercato, ma in questo caso una forte offerta di titoli ne deprime la quotazione sul mercato, e
poich gran parte dei titoli hanno dei rendimenti fissi, a fronte a una caduta delle quotazioni, il rendimento dei
titoli aumenta. Il rendimento dei titoli non altro che il saggio di interesse. Il saggio interesse quindi in questo
caso aumenta, determina una ripresa della domanda dei titoli e deprime la domanda di moneta questa
tendenza si continua a manifestare fino a che sul mercato ritorna lequilibrio tra domanda ed offerta di moneta.
Ecco perch la domanda di moneta non pu che adeguarsi allofferta che fissa. La rappresentazione di
questo fenomeno del ritorno al necessario equilibrio tra offerta data e domanda di moneta pu essere affidata
anche ad un grafico.

Lofferta di moneta rappresentata da una retta


perpendicolare allasse delle ascisse, perch

lofferta fissa. La domanda invece


rappresentata da una retta con andamento
discendente da sinistra verso destra, per
indicare la caratteristica della domanda di
moneta, che quella di crescere via via che il
saggio di interesse diminuisce. Nella parte del
grafico in cui la domanda di moneta inferiore
allofferta data, ed in cui il pubblico desidera
liberarsi della moneta che considera
sovrabbondante, eccesso di offerta di moneta,
si verifica una forte domanda di titoli la cui
quotazione perci aumenta, determinando la
caduta tendenziale di interesse che a sua volta
riduce gradualmente la domanda di titoli e
determina la ripresa della domanda di moneta
la quale quindi tende ad avvicinarsi allofferta.
Viceversa nella parte del grafico in cui la
domanda di moneta si trova a destra della retta
perpendicolare che rappresenta lofferta, la
domanda di moneta superiore allofferta e vi
quindi un eccesso di offerta di titoli. Leccesso

dellofferta di titoli determina il rialzo del saggio


di interesse con conseguente diminuzione della

domanda di moneta che tende ad avvicinarsi


allofferta partendo dalla destra del grafico.

Variazioni del reddito e variazioni dellofferta di moneta rR = Y/M d Lequazione rR = Y/Md pu essere resa
pi comprensibile sostituendo con i numeri una parte dei simboli utilizzati, va precisato a questo proposito che
tre simboli rappresentano variabili, la variabile dipendente cio il saggio di interesse, e lequazione serve per
vedere in che misura esso vari se modifico il valore delle altre due variabili, reddito e moneta che sono quindi
le variabili indipendenti, infine vi il simbolo r che un parametro, un numero fisso e serve anchesso per
determinare il valore della variabile dipendente. Supponiamo intanto per studiare leffetto che laumento del
reddito ha sul saggio di interesse di partire da una situazione dalla quale lofferta di moneta sia data dal livello
di 600 MLD, quindi anche la domanda di moneta sar pari a 600 MLD, se ora supponiamo che r sia 40,
dato un valore di Y pari a 1200 MLD, il saggio di interesse sar il 5%. Infatti lequazione
rR = Y/Md diviene 40 * R = 1.200/600 e quindi R = 2/40 = 0,05. Se ora facciamo variare il reddito Y per
esempio, facendolo raddoppiare, lequazione diventa 40 * R = 2.400/600 e quindi R = 4/40. Il saggio
dellinteresse perci raddoppia dal 5 al 10%. Lequazione cio conferma che al crescere del reddito, ferma
lofferta di moneta, aumenta la domanda di moneta transattiva e quella precauzionale e questo determina
laumento del tasso di interesse. Parallelamente una diminuzione del reddito determinerebbe la riduzione del
tasso di interesse. La stessa equazione ci permette di misurare leffetto di una variazione dellofferta di
moneta, se supponiamo che essa venga modificata ed in particolare che si dimezzi, lequazione si viene a
modificare come segue: 40 * R = 1200/300 e quindi R = 4/40 cio R = 0,10. Il saggio di interesse quindi
raddoppia al 10%. Se viceversa supponiamo che lofferta di moneta venga raddoppiata il saggio di interesse
scender dal 5 al 2,5%. Dunque se la banca centrale vuole operare una politica monetaria restrittiva, modifica
in senso restrittivo lofferta di moneta, non detto ovviamente che debba ridurla in termini assoluti, basta che
la faccia crescere di poco al di sotto del tasso di crescita reale delleconomia.
Passiamo ora allesposizione grafica.

Partendo da un offerta di moneta di 600 MLD,


si determina nel caso di un livello del reddito
pari a Y1 cio pari a 1200 MLD una situazione
di equilibrio sul mercato, tra domanda ed offerta
di moneta che indicata come equilibrio 1 al

quale corrisponde un saggio di interesse del


5%, se ora il reddito aumenta e passa a Y2,
cio ad esempio a 2400 MLD, sul mercato si
determina lequilibrio 2 con saggio di interesse
del 10%. Modificando ora lofferta di moneta, il
passaggio da un offerta di 600 MLD, ad un
offerta di 1200 MLD, fermo rimanendo il
reddito a 1200 MLD, riduce alla met il saggio
di interesse e quindi dal 5 al 2,5%. Si passa
cio dallequilibrio 1 allequilibrio 3. Se infine
modifichiamo lofferta di monete nellipotesi che
il reddito sia Y2 > di Y1 e la facciamo aumentare
da MS1 ossia da 600 MLD a 1200 MLD,
passiamo dallequilibrio 2 interesse 10%
allequilibrio 4 cio interesse del 5%. Se il
reddito aumenta, ci determina un maggior
fabbisogno di moneta per il sistema economico
e se volgiamo mantenere invariato il livello del
saggio di interesse occorre fornire al sistema
una maggiore quantit di moneta, in ragione del
saggio di crescita del reddito Y.

Un modello IS LM del governo delleconomia nel breve periodo Il modello fu introdotto da due
economisti, linglese John High e lamericano Alvin Hansen, che si proponevano di realizzare una sorta di
compromesso scientifico tra le attestazioni di Keynes e quelle pi tradizionali delle scuole neoclassiche che
potesse quindi essere largamente condiviso. Il modello si compone di due equazioni o due linee su un grafico,
cio la linea IS normalmente rappresentata come una curva, ma in questo caso la rappresento con linee rette
che servono allo scopo ugualmente bene, cui corrisponde lomonima equazione IS e che riguarda lequilibrio
sul mercato dei beni e la linea LM con lomonima equazione che riguarda lequilibrio monetario.
Lequazione IS: Y = C0 + c(Y T) + G + I0 + iY rR. Lequazione cos formulata ci dice che il PIL indicato con
Y determinato da un livello di consumi privati di base indicati con C0, che pu anche essere interpretato
come il livello dei consumi privati che si registrerebbero anche in caso di reddito pari a zero. Da un ammontare
ulteriore di consumi privati che dipende dal livello del reddito disponibile, cio Y T, dove T sono le imposte al
netto dei trasferimenti, dalla spesa pubblica al netto dei trasferimenti, cio dalla spesa pubblica in beni e
servizi indicati con G, dagli investimenti I0 che dipendono da decisioni non collegate al livello del reddito,
dettate da decisioni basate sulle prospettive di reddito di nuove iniziative, dagli investimenti che invece
dipendono dal livello del reddito iY, ed infine dagli investimenti che dipendono dal costo del denaro - rR, cio

dal tasso di interesse, variabile preceduta dal segno negativo perch ovvio che, tanto pi alto il saggio di
interesse tanto maggiore sar il taglio degli investimenti. Detto che esiste un livello minimo di consumi che non
dipende dal reddito, che viene soddisfatto anche in assenza di reddito, ne consegue che C = C0 + c(Y T), si
caratterizza per il fatto che il consumo C proporzione decrescente di Y, questo dipende dalla presenza del
valore fisso di C0. Via via che Y aumenta, il rapporto C/Y, definito come propensione media al consumo,
diminuisce, invece il parametro c definito come propensione marginale al consumo, cio come rapporto tra
incremento del consumo ed incremento del reddito, lo supponiamo costante. Facciamo un esempio con valori
numerici. Sia C0 = 80 e c = 0,70, cio si supponga che aumentando il reddito di 100 il consumo aumenti di 70.
Se Y = 1000, C = 780, cio la propensione media al consumo sar del 78%. Se Y raddoppia e passa a 2000,
il consumo C passa a 1480 cio al 74% e cos via. Quindi Y = 80 + 0,7(Y 300) + 300 + 130 + 0,1Y 1.200R.
Come si pu osservare abbiamo posto le entrate pubbliche pari a 300 e la spesa pubblica anchessa pari a
300, cio passiamo da un ipotesi di pareggio dei conti pubblici. La spesa autonoma per investimenti pari a 130
quella in funzione del prodotto pari al 10% di Y ed infine il parametro r che collega il valore del saggio di
interesse ai suoi effetti sulla domanda pari a - 1200. Al livello del saggio di interesse pari al 7% il PIL sulla
linea IS1 ammonta a 1080 al 6% il PIL sale a 1140, perch il pi favorevole costo del denaro fa aumentare la
domanda di investimenti. Al 5% il PIL va a 1200 e al 4% assume un valore di 1260.

Passiamo ora alla equazione e alla linea LM. Lequazione rR = Y/Md . Inserendo i valori numerici avremo:
40 * R = Y/600. In questo caso quindi, quando Y sulla linea LM sar pari a 960 MLD e quindi relativamente
basso, la pressione sul saggio di interesse, data la massa di moneta fissa al livello di 600 MLD, sar
relativamente modesta ed il saggio sar pari al 4%. Se invece Y aumenta a 1200 MLD, ci determiner uno
squilibrio sul mercato monetario, la domanda di moneta dovrebbe aumentare, ma essendo lofferta ferma a
600 MLD, per mantenere la domanda allo stesso livello sar necessario che il saggio di interesse aumenti al
5%. Infatti in questo modo la spinta allaumento di domanda di moneta che deriva da un pi alto reddito e
quindi da pi forti moventi transazionale e precauzionale, viene esattamente controbilanciata dal pi debole
movente speculativo che deriva dal rialzo del saggio di interesse, il quale fa aumentare la domanda di titoli e
quindi deprime la domanda dio moneta. Poich lungo la linea LM lofferta di moneta sempre la stessa, ne
deriva che leffetto dellaumento del reddito sempre perfettamente compensato dalleffetto dellaumento del
saggio di interesse. Come si pu agevolmente osservare, se il reddito aumenta a 1440 MLD, il saggio
dellinteresse sale al 6% e al 7% se il reddito va a 1680 MLD. Il livello di equilibrio del reddito sar quindi pari
a 1200 MLD, in conseguenza di una politica fiscale di pareggio tra entrate e spese a livello di 300 MLD e di
una politica monetaria che, fissando la quantit di moneta offerta sul mercato pari a 600 MLD, determina un
livello di equilibrio del saggio di interesse pari al 5%. Immaginiamo ora che il governo responsabile della
politica fiscale voglia portare il PIL ad un livello pi elevato, questo tra laltro far aumentare anche il livello di
occupazione, perch questultima di regola legata con la proporzione del PIL, ma ipotizziamo anche che le
autorit monetarie non siano daccordo e mantengano invariata la quantit di moneta. Per fare aumentare il
PIL il governo pu accrescere la spesa pubblica, supponiamo da 300 a 440 MLD. Lequazione IS si
modifica cosi: Y = 80 + 0,7Y 0,7T + 400 + 130 + 0,1Y 1.200R. Lequazione LM resta invece formalmente
invariata, varier per ovviamente nel nuovo punto di equilibrio IS2 il livello di Y. 40 * R = Y/600. Il nuovo punto
di equilibrio, risolvendo il sistema di equazioni, sar il seguente: La IS diventa IS2 e nel punto di incontro con la
LM sar: 1.600 = 80 + 1120 210 + 400 + 130 + 160 - 1200 * 0,06. La LM diventa: 40 * 0,6 = 1.600/600 = 2,6.
In altre parole una politica di spesa in disavanzo con G portata 400 e T ferma 300, porta il PIL da 1200 a
1600. A tale livello infatti corrisponde il nuovo punto di incontro con la LM, se per la banca centrale ritenendo
una simile politica avventurosa e tale da favorire linflazione tenesse ferma lofferta di monete lasciandola a
livello di 600 il saggio di interesse aumenterebbe fino al 6,6%. Si veda per esempio nella figura che
rappresenta il modello IS LM lo spostamento dalla IS1 a IS2, lo spostamento dovuto ala maggiore spinta
della spesa pubblica determinerebbe un pi alto reddito globale ad ogni livello del saggio di interesse.
Naturalmente questi spostamenti sono solo virtuali, nella realt del mercato lunico spostamento effettivo
quello dal vecchio punto di equilibrio dalle linee IS1 e LM in corrispondenza del reddito 1200, al nuovo
equilibrio tra IS2 e LM in corrispondenza del reddito 1600. In questo caso un aumento del reddito e
delloccupazione nel breve periodo rischierebbe di compromettere le future prospettive di crescita, perch il

maggior costo del denaro potrebbe spiazzare gli investimenti privati e determinare in seguito una caduta
dellaccumulazione di capitale a prescindere dalleventuale spinta inflazionistica che renderebbe il quadro
ancora pi precario. Le conclusioni grafiche fondamentali che si possono rilevare sono le seguenti: una
politica monetaria espansiva pu essere rappresentata con uno spostamento verso destra e verso il basso
della linea LM, e viceversa una politica monetaria restrittiva, pu rappresentarsi graficamente come uno
spostamento verso destra e verso lalto della linea IS, mentre una politica fiscale restrittiva, pi entrate e meno
spese, trova la sua rappresentazione grafica in uno spostamento verso sinistra e quindi verso il basso della
funzione IS.
Il modello IS - LM di netta impronta keynesiana, mostra che allaumentare del reddito, la propensione degli
individui alla spesa decresce. Essa si fonda sul concetto che nelle economia capitalistica insito un fattore di
stagnazione che va corretto ricorrendo ad altre categorie di spesa, cio sia quella per investimenti sia la spesa
pubblica. Da ci deriva la conclusione sul piano della politica economica che sia soprattutto lo stato a
provvedere con la spesa pubblica alle carenze delleconomia privata. Tale conclusione contestata dalle
scuole liberiste.
MODULO L TASSI DI CAMBIO E BILANCIA DEI PAGAMENTI
Il tasso di cambio nominale e i fattori che influenzano i cambi nominali: la domanda di merci e servizi Il
tasso di cambio nominale il prezzo di una moneta nazionale in termini di unaltra moneta e viene espresso
con due numeri. Se 1 unit della moneta nazionale A vale 2 unit della moneta nazionale B, significa che 1
unit della moneta B vale unit della moneta A. Di norma per prevalgono alcune conversioni internazionali,
in base alle quali i cambi sono espressi con un solo numero. Quando una moneta aumenta di valore si
preferisce dire che si apprezza, e quando invece diminuisce di valore meglio dire che si deprezza, speso si
usa dire in casi del genere che una moneta si rivaluta oppure si svaluta, ma i termini rivalutazione o
svalutazione si preferisce adoperarli quando in regime di cambi fissi stabiliti ufficialmente, essi vengono
modificati, cio vengono appunto o svalutati oppure rivalutati.
Operazioni speculative e operazioni di arbitraggio Le operazioni di arbitraggio, volte a ricercare guadagni
derivanti da differenti valori nello spazio e operazioni speculative, volte cio a ricercare guadagni derivanti da
differenze di valori nel tempo. Quando si parla di speculazione si pensa subito ad individui che guadagnano
con attivit losche, alle attivit speculative possiamo associare anche le attivit di arbitraggio delle quali per
in genere non si parla male. La speculazione e larbitraggio sebbene possono dar luogo a fenomeni negativi
anche molto seri, sono per attivit essenziali per il buon funzionamento dei sistemi economici. Sui mercati
finanziari, si pu osservare che solo in virt della continua ricerca di occasioni di guadagno da parte degli
speculatori, i mercati possono esprimere quotazioni dei titoli e delle valute che siano abbastanza stabili e
realistiche. Se ad esempio un determinato titolo azionario vedesse cadere sul mercato il suo valore molto al di
sotto di quello che potrebbe ritenersi un giusto livello desumibile da una previsione professionale delle future
distribuzione dei dividendi da parte della societ emittente, gli speculatori si affretterebbero ad acquistarlo in
vista di un rialzo, riconducendolo ad una quotazione ragionevole. In caso contrario sarebbe molto difficile per
la societ procurarsi fondi presso i risparmiatori, delusi da improvvise cadute del valore dei titoli emessi in
precedenza o comunque resi guardinghi da forti oscillazioni di tale valore. Allo steso modo la presenza
massiccia e costante degli speculatori e degli arbitraggisti sui mercati, consente ai risparmiatori che abbiano
acquistato dei titoli di poterli rivendere in caso di necessit di pronto recupero delle somme sottoscritte,
altrimenti coloro che ricorrono al mercato per far fronte ai propri fabbisogni finanziari, troverebbero molte
difficolt presso i risparmiatori timorosi di dover conservare fino alla scadenza i titoli acquistati. Mentre le
operazioni di arbitraggio consentono guadagni che nascono da differenze di valori nello spazio, che sono di
immediata valutazione, pi complessa lanalisi delle operazioni speculative che si fondano sul differenziale
di valore nel tempo. Le motivazioni speculative muovono ormai somme enormi sui mercati internazionali,
favorite anche dalla straordinaria libert di movimento dei capitali nel mondo. I movimenti speculativi di
capitale che sono anche chiamati investimenti di portafoglio, possono essere spiegati con riferimento a due
fondamentali variabili: la prima costituita dai differenziali dei tassi di interesse. Se ad esempio il tasso di
interesse pi elevato nellArea dellEuro che negli Usa ci determiner a parit di condizioni un flusso di
capitali in uscita dagli USA ed in entrata nellEuro Zona. Ma per condurre in porto tale operazione non ci si pu
basare sula sola variabile costituita dal differenziale dei rendimenti tra i due mercati, sarebbe troppo facile.
Entra in ballo allora una seconda variabile, meno semplice da gestire, le aspettative sui cambi. ovvio infatti
che se nellanno in questione leuro dovesse deprezzarsi del 3% rispetto al dollaro, litera operazione si
concluderebbe con una perdita. In conclusione quindi, i movimenti speculativi di capitale sui mercati
internazionali sono spiegati da due variabili in gioco: il differenziale di rendimento tra i diversi mercati e le
aspettative sui cambi. Se le aspettative sono tali da azzerare i differenziali di rendimento non vi saranno
movimenti di capitali, se viceversa dalla combinazione delle due variabili nascono attese di reddito superiori a
quelle conseguibili sui mercato domestici, i movimenti internazionali di capitali, allora si che avranno luogo.
Il tasso di cambio reale la variabile che permette di spiegare gli scambi internazionali di merci e di servizi.
Il cambio reale, si esprime in termine di beni e quindi non una grandezza monetaria. Quindi la decisione
dellacquisto di un servizio allestero, dipende da due variabili: il cambio nominale e il livello dei prezzi nei due
paesi. La decisione di importare da questo o quel paese non dipende dal cambio nominale bens dal cambio
reale. La parit dei poteri di acquisto il rapporto tra il numero di unit monetario che servono in un paese A
per acquistare quel paniere di beni o servizi che nel paese B viene acquistato con 1 unit della moneta di B,

cio le parit dei poteri di acquisto mi dicono quindi qual il rapporto dei poteri di acquisto di due monete sui
rispettivi mercati.
Per passare dal cambio nominale al cambio reale, basta dividere il cambio nominale per la parit dei
poteri di acquisto PPP. Analogamente al cambio nominale ed alla PPP anche il cambio reale pu essere
espresso con due numeri, di cui uno linverso dellaltro. Una cosa molto importante da tener presente che
il cambio reale non uguale in tutta la Zona Euro, questo perch il livello dei prezzi sono diversi nei vari paesi
che la costituiscono. Pi interessante e maneggevole limpiego del modello del cambio reale in termini
dinamici. Se infatti fermi i cambi nominali variano i prezzi su i due mercati diversi ed in particolare i prezzi nel
paese A crescono pi che nel paese B, il cambio reale si apprezza nel paese A, che quindi compra meglio
allestero ma vende meno bene, ossia il paese A importa di pi ed esporta meno, salvo condizioni particolari di
elasticit delle domande. Dalla misura della variazione congiunta dei cambi e dei livelli dei prezzi nei diversi
paesi, si pu dedurre la misura dellandamento dei cambi reali. Se il cambio nominale delleuro si apprezza,
ma nel frattempo i prezzi italiani crescono meno che allestero, questo attenuer gli effetti del rialzo del cambio
nominale perch il cambio reale aumenter meno del cambio nominale. Se il cambio nominale delleuro si
deprezza e i prezzi italiani variano come allestero, ci faciliter le esportazioni italiane in ragione della
variazione del cambio nominale, ma se i prezzi italiani aumentano pi che allestero, ci attenuer leffetto
favorevole sulle esportazioni.
La bilancia dei pagamenti. Le registrazioni sopra la linea, Le registrazioni sotto la linea La bilancia dei
pagamenti il conto delle transazioni con lestero, si divide in 4 grani sezioni: partite correnti, conto capitale, conto
finanziario errori ed omissioni. Si tratta di un argomento che presenta aspetti tecnici alquanto complessi. Le partite correnti
insieme al conto capitale, sono quella parte fondamentale della bilancia, detta anche parte reale o sopra la linea. La
bilancia dei pagamenti idealmente divisa da una linea orizzontale al di sopra della quale vi sono solo le voci relative
agli scambi di beni e servizi, mentre al di sotto si trovano le voci relative alle operazioni finanziarie di addebitamento
oppure accreditamento. Se la parte reale registra un passivo nel senso che il paese cui si riferisce la bilancia dei
pagamenti ha acquistato beni e servizi reali per un valore superiore ai beni e servizi venduti, la differenza deve essere
pagata come un indebitamento estero netto del paese che deve procurarsi a debito i mezzi finanziari per far fronte al saldo
passivo. Viceversa, se il paese ha venduto allestero per un valore complessivo superiore a quello degli acquisti, ci vuol
dire che la sua posizione finanziaria netta verso lestro presenta per lanno in questione un saldo attivo. La bilancia
altres divisa, in verticale, tra poste attive e poste passive. Nella parte sopra la linea registriamo in primo luogo allattivo le
esportazioni e al passivo le importazioni di merci che sono le voci fondamentali della bilancia dei pagamenti. attivo
quello che comporta un introito di valuta estera, passivo quello che comporta un esborso. Quindi nella sezione merci
sono registrate allattivo, tutte le esportazioni di beni materiale, al passivo prodotti di tutte le industrie ma in larghissima
misura da materie prime scarse nel nostro paese, petrolio, carbone, gas naturale ecc.. Le spese di assicurazione e di
trasporto vengono registrate nella sotto sezione delle importazioni ed esportazioni di servizi e vengono registrate solo se
corrispondono a servizi resi da imprese estere. Altre voci delle partite correnti sono le voci relative al turismo, attivo se si
tratta di stranieri che vengono in Italia, turismo passivo se si tratta di italiani che vanno in vacanza allestero. Ci sono poi le
spese di trasporto, i cosiddetti noli soprattutto marittimi e aerei che danno luogo a introiti se stranieri usano navi e aerei
italiani o ad esborsi di valuta se italiani usano navi o aerei stranieri. Nel conto delle partite correnti ci sono altre due voci
importanti: i redditi dei fattori e i trasferimenti unilaterali. I redditi dei fattori appartengono a due categorie, vi sono i redditi
da lavoro ossia gli esborsi per remunerare i lavoratori stranieri in Italia, o allattivo gli incassi di valuta che registriamo in
caso di remunerazione di una prestazione lavorativa presa da un italiano allestero purch la somma sia trasferita in Italia.
Vi sono poi i redditi da capitale, se uno straniero compra un titolo azionario di un impresa italiana loperazione non entra
nella parte corrente della bilancia dei pagamenti, perch non si tratta dellacquisto di una merce o di un servizio ma di
unattivit finanziaria che va indicata sotto la linea. Quando il titolo azionario rende allo straniero un dividendo, il dividendo
viene registrato nelle partite correnti, perch in questi casi si paga il servizio reso allo straniero da fattori produttivi
nazionali da lui acquistati. Per quel che riguarda i cosiddetti trasferimenti unilaterali, vengono registrati nella parte reale
della bilancia, perch non danno luogo a rapporti di credito o di debito ma si esauriscono allatto del trasferimento
valutario. Nella seconda met della bilancia dei pagamenti, quindi sotto la linea, registriamo invece le transazioni di
carattere finanziario. Ad esempio acquisti o vendite di titoli azionari o obbligazionari pubbliche e privati, investimenti o
disinvestimenti diretti, acquisti o vendite di case e terreni, movimentazioni di somme in banca, variazione delle riserve
valutarie ufficiali, errori ed omissioni. Le operazioni sotto la linea sono in realt scambi tra posizioni creditorie a lungo
termine, acquisti di capitale finanziario o reale e posizioni creditorie a vista, cio valuta. Ad esempio se si acquista un titolo
del tesoro americano, si diventa creditori, cio si entra in possesso di un diritto di disposizione a lungo termine o a termine
indeterminato su attivit in America ma si deve dare in cambio un credito a vista sullAmerica di cui si disponeva in
precedenza. Le operazioni sopra la linea sono invece scambi tra beni reali e valuta. Gli investimenti diretti invece sono la
creazione o lacquisizione di imprese. Possono essere eseguiti in Italia da parte di stranieri, ed in questo caso loperazione
attiva perch comporta per lItalia lacquisizione di valuta, ma istituisce una posizione debitoria a lunga dellItalia verso
lestero, o una posizione creditoria a lunga dellestero sullItalia. Oppure possono essere eseguiti allestero da italiani ed in
questo caso passiva per lanno incorso, ma incrementa stabilmente la posizione creditoria dellItalia sullestero. Il
concetto importante da sottolineare che la posizione creditoria o debitoria netta, che si riscontra sotto la linea deve
necessariamente trovare un riscontro uguale e contrario sopra la linea. Se invece abbiamo un saldo negativo sopra la
linea, necessariamente abbiamo dovuto indebitarci per lammontare corrispondente, ottenendo prestiti internazionali di
privati o di istituzioni ufficiali come il fondo monetario internazionale. Merita un cenno la sezione errori ed omissioni. Poich
la rilevazione delle voci sopra la linea deriva da fonti diverse da quelle che alimentano il rifornimento di dati sotto la linea, e
poich si tratta nel caso dellItalia di centinaia di miliardi di euro la perfetta coincidenza dei saldi sopra e sotto la linea
impossibile e si ricorre quindi ad una voce contabile di aggiustamento, appunto errori ed omissioni.

La bilancia dei pagamenti e contabilit nazionale Q uando la parte corrente della bilancia dei pagamenti
in avanzo, vuol dire che il paese, presenta risparmio in avanzo rispetto agli investimenti, e viceversa quando
la parte corrente della bilancia dei pagamenti in disavanzo, vuol dire che nel paese vi carenza di risparmio

rispetto agli investimenti. Abbiamo visto che vale la seguente definizione del PIL che indichiamo con la lettera
Y che : Y = C + G + I + ( EXP IMP ), cio il PIL = consumo + spesa pubblica + investimenti + (le
esportazioni al netto delle importazioni), dove il saldo EXP IMP non altro che il saldo delle partite correnti e
del conto capitale, cio dei conti sopra la linea ovvero della parte reale della bilancia dei pagamenti. Abbiamo
anche visto che sottraendo le entrate pubbliche al netto dei trasferimento, cio T dal primo e dal secondo
membro, si ottiene portano C al primo membro Y T - C = ( G T ) + I + ( EXP IMP ). Come si ricorder
Y T C = S. S rappresenta il risparmio privato che si forma nel paese in questione. Se il saldo delle partite
correnti, quindi se EXP IMP, una grandezza positiva, questo non altro che il saldo positivo creditorio del
paese sullestero, allora potremmo scrivere: S = ( G T ) + I + ( EXP IMP ), cio il risparmio interno finanzia
il disavanzo dei conti pubblici + gli investimenti + il credito netto concesso allestero. Viceversa se il saldo
reale della bilancia dei pagamenti fosse negativo, e corrispondesse quindi al saldo netto debitorio del paese
nei confronti dellestero, scriveremmo: S + ( IMP EXP ) = ( G T ) + I. Questo vorrebbe dire che il risparmio
nazionale insufficiente per finanziare gli investimenti pi il disavanzo dei conti pubblici e deve essere
integrato da risparmio estero. Se ora per semplicit supponiamo che i conti pubblici siano in equilibrio e quindi
( G T ) = 0, possiamo semplificare le nostre conclusioni nel senso che, quando il risparmio nazionale supera
linvestimento, a tale situazione corrisponder un saldo attivo reale della bilancia dei pagamenti: S = I + ( EXP
IMP ), mentre quando linvestimento supera il risparmio nazionale sar inevitabile indebitarsi con lestero,
quindi:
S + ( IMP EXP ) = I, ovvero se otteniamo credito dallestero sar possibile realizzare un volume degli
investimenti maggiore ottenibile che con le nostre sole forze.
MODULO M - LA COOPERAZIONE ECONOMICA INTERNAZIONALE
La conferenza di Bretton Woods e il disegno di un nuovo ordine economico e monetario dell
Occidente Dopo la fine della seconda guerra mondiale, le esigenze della ricostruzione post bellica e la
volont di non ripetere le esperienze dei conflitti armati delle iper inflazioni successive alla prima guerra
mondiale,della grande depressione degli anni30 e del-le guerre commerciali e valutarie che ne erano
scaturite, costituivano motivo di riflessione e di ricerca di nuove vie, cio la costruzione di istituzioni e di
accordi che permettessero un futuro caratterizzato da migliori e pi armoniche relazioni eco-nomiche e
politiche tra gli stati. In primo luogo la creazione delle Nazioni Unite, che contribuirono a sviluppare una rete di
utili e pacifiche relazioni tra gli stati e a generare una serie di istituzioni internazionali quali la FAO,
lOrganizzazione Mondiale della Sanit, lUNICEF, lAlto Commissariato per i Profughi, il Fondo Monetario
Internazionale, e la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo successivamente trasformatasi nel
gruppo finanziario noto come Banca Mondiale. Il 22 Luglio 1944 ha luogo la conferenza di Bretton Woods, alla
quale viene affidato il compito di ricostruire un ordine monetario internazionale che potesse rinnovare le
funzioni che fino allo scoppio della prima guerra mondiale aveva svolto il sistema del Gold Standard o sistema
aureo, quindi si voleva ricostruire un ordine monetario mondiale che ripetesse la grande performance del
regime aureo. Il termine di riferimento del Gold Standard, era stato preso cos sul serio che si erano voluti
fissare addirittura dei punti delloro artificiali stabiliti. Con il Fondo Monetario Internazionale i cambi rispetto
alloro e al dollaro che a sua volta in quanto perno dellintero sistema era stato dichiarato pari a circa 0,888 gr
di oro, si era deciso che la loro oscillazione sul mercato fosse possibile, ma solo nei limiti di un apprezzamento
o di un deprezzamento fissato al massimo nella misura dell1%, diversamente le autorit monetarie di quel
paese avrebbero dovuto vendere la propria valuta, contro i dollari offerti dagli operatori sul mercato in quantit
illimitata in linea di principio, accumulando quindi dollari nelle loro riserve, in modo da evitare un ulteriore
apprezzamento della propria valuta. Questo comportamento scaturiva dagli obblighi posti dalla firma del
trattato istitutivo del Fondo Monetario Internazionale che conseguiva alla stipula dellaccordo di Bretton
Woods. Solo quando la difesa di una moneta fosse divenuta impossibile, il Fondo Monetario Internazionale
poteva concedere la modifica della parit dichiarata dal paese al momento delladesione al fondo stesso.
Queste modifiche fino alla crisi del sistema avvenuta il 15 agosto 1971 furono rarissime.
La proposta Keynesiana di una moneta mondiale (il Bancor) La creazione del Fondo Monetario
Internazionale fu il cardine del sistema di accordi sul quale si costru leconomia delloccidente, essa per fu il
risultato di un interessante confronto tra limpostazione degli USA risultata poi vincente, sostenuta dal capo
delegazione Harry Dexter White e quella della delegazione britannica il cui elemento di maggio re spicco era
Keynes. Keynes aveva proposto la creazione di una vera e propria banca centrale mondiale, che avrebbe
dovuto emettere e distribuire una moneta internazionale il Bancor, utilizzato dai vari paesi per far fronte alla
necessit di bilancia dei pagamenti. Questa banca avrebbe costituito il punto di riferimento per tutta
leconomia mondiale ed avrebbe fornito la liquidit necessaria per lo sviluppo dei commerci e della
produzione. Chiedeva una regolazione delleconomia mondiale basata su listituzione di unautorit
sovranazionale. Gli americani invece, avevano avanzato la proposta meno innovativa di un fondo che si
limitasse ad essere la sede dove venivano dichiarati i cambi e che provvedesse a prestare i capitali necessari
a far fronte alle ricorrenti difficolt di bilancia di pagamenti, capitali per costituiti da mezzi di pagamento gi
esistenti, oro e valute nazionali, soprattutto dollari. I paesi aderenti, secondo la formula adottata, versavano la
propria quota al fondo costituita in parte da oro, ed in parte da valute nazionali. Nei limiti della quota oro non vi
erano vincoli al prestito da parte del fondo, oltre tali limiti il prestito veniva condizionato in modo tale che il
paese che aveva chiesto lassistenza del fondo per far fronte a difficolt di bilancia dei pagamenti dovesse
attuare politiche virtuose di contenimento della domanda e di controllo dellinflazione.
Il dollaro moneta mondiale; il dilemma di Triffin Il sistema imperniato sugli accordi di Bretton Woods
caratterizzato come un sistema a predominio americano,e in particolare la liquidit necessaria per finanziare

la crescita mondiale reale, alimentata dai disavanzi della bilancia americana dei pagamenti. In altri termini, o
gli USA decidevano di indebitarsi con il resto del mondo, mantenendo una bilancia di pagamenti in passivo, e
ci non poteva che avere dei limiti che tendevano a manifestarsi quando il passivo americano diventava
abnorme con la tendenza al deprezzamento delloro, ed in questo caso leconomia mondiale avrebbe ricevuto
la liquidit necessaria, in caso contrario il dollaro avrebbe conservato tutta la sua forza, ma leconomia
mondiale avrebbe sofferto per la mancanza di liquidit. questo il dilemma di Triffin.
Gli altri istituti della cooperazione economica internazionale A Bretton Woods fu istituita una banca mondiale la Banca
Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, BIRS che in seguito con la creazione di alcune affiliate come le
International Development Association, IDA o lInternational Finance Corporation, IFC, sarebbe divenuta un vero e proprio
gruppo della Banca Mondiale, ma non era una vera banca centrale mondiale, cio non era un istituzione che avesse
potere di emettere moneta, era un istituzione cui fu assegnato il compito di assistere i paesi che ne avessero bisogno nel
finanziamento di opere di ricostruzione post bellica, e quando si vide che nel giro di pochi anni, intorno al 1950, si era
tornati ai livelli di ante guerra la BIRS oper in favore dei paesi emergenti. La banca mondiale dispone di un proprio
capitale sottoscritto dai paesi aderenti, ma opera soprattutto raccogliendo fondi sui mercati finanziari internazionali a saggi
di interesse particolarmente contenuti, dato il suo altissimo rating, i risparmiatori che le sottoscrivono accettano i bassi
tassi di interesse che la banca paga. In questo modo la banca pu finanziare i progetti di sviluppo che le vengono
presentati dai paesi in via di sviluppo, che altrimenti non riuscirebbero a procurarsi i fondi in prestito sui mercati mondiali,
quanto meno a tassi moderati. Una terza importante realizzazione del nuovo quadro della cooperazione economica
internazionale, fu la firma a Ginevra il 30 Ottobre del 1947 da parte di 23 paesi del cosiddetto GATT, General Agreement
on Tariffs and trade, volto a smantellare la soffocante rete dei dazi commerciali, che impedivano lo sviluppo delle relazioni
commerciali internazionali che avrebbero costituito le importanti premesse di una futura pace stabile. Tra il 1947, il 21
novembre ed il 24 marzo del 1948, si tenne allAvana una conferenza internazionale che avrebbe dovuto istituire la ITO,
International Trade Organization, organizzazione parallela al fondo monetario internazionale e alla banca mondiale, ma il
senato americano si rifiut di approvare la carta. Non si voleva che nascesse una organizzazione sovranazionale che
gestisse il commercio mondiale. Nel frattempo per il GATT aveva preso a funzionare, servendosi del segretariato con
sede a Ginevra. I paesi partecipanti alle negoziazioni, non erano quindi membri di un organizzazione ma solo le parti
contraenti di un contratto. Tuttavia il GATT riusc a ridurre notevolmente i dazi, nel 1994 con lAccoro di Marrakech al
termine dellUruguay Round iniziato nel 1986 a Punta dellEste, fu creata la cosiddetta World Trade Organization o WTO,
in italiano OMC cio organizzazione mondiale del commercio, la quale ha fin ora svolto un opera meritoria nel campo degli
scambi di merci e di servizi, cosiddetto GATS, General Agreement on tariffs and Services, nonch i marchi della
denominazione di origine e della propriet intellettuale, cosiddetto TRIPS, Trade related Intellectual Property Right.

Il piano Marshall dal nome del segretario di stato americano, il generale George Catlett Marshall, che lo
present in una storica conferenza tenuta allUniversit di Harvard il 5 giungo 1947. Lidea era quella di
compiere uno sforzo finanziario senza precedenti per aiutare la ricostruzione europea. Molti obbiettivi si
intersecavano in questa iniziativa, ancora un volta preminente era il timore della potenza sovietica che si
temeva nutrisse mire espansionistiche in Europa. In un primo tempo fu invitato a Parigi anche il commissario
del popolo agli esteri sovietico Vyacheslav Molotov, che arriv con una robusta delegazione per prendere
parte alla conferenza che avrebbe dovuto mettere a punto il programma di aiuto, ma laccord salto quasi
subito e anche i paesi dellEuropa Orientali che vennero invitati si ritirarono per non entrare in conflitto con i
sovietici.. Guardano la carta geografica ci si rendeva conto della precaria situazione in cui si era venuta a
trovare lEuropa Occidentale dopo la divisione del mondo nelle sfere di influenza disegnate nellincontro di
Yalta tra sovietici ed occidentali. LEuropa appariva come una piccola testa di ponte sullenorme continente
Euroasiatico, dominato da un territorio sovietico. La testa di ponte europea poteva essere spazzata via in una
settimana dallesercito sovietico, ma lAmerica era decisa a difendere le sue posizioni. Il Piano Marshall
divenne cos uno strumento della guerra fredda, fu uno sforzo quale non si era mai visto, ai paesi europei
furono concessi aiuti per oltre 15 miliardi di dollari in gran parte a titolo gratuito e per il resto sotto forma di
prestiti a lunghissima scadenza ed a tassi di interesse di favore. Si adott la tecnica dei fondi di contro partita,
cio i governi beneficiari vendevano le merci che ricevevano in dono nei rispettivi paesi ed impiegavano i fondi
ottenuti soprattutto per finanziare opere pubbliche. Gli americani chiesero agli europei di avviare forme di
cooperazione per la gestione degli aiuti e nellaprile del 1947 fu quindi creata a Parigi la OCFE
lorganizzazione per cooperazione e lo sviluppo economico, che doveva gestire gli aiuti ed avviare i primi
passi dellintegrazione europea, ma fu necessario per leffettiva attuazione del piano che il presidente Truman
approvasse nel 1948 lERP, the European Recovery Program, e costituisse per realizzarlo lECA Economic
Cooperation Administration.
Il problema tedesco e la nascita della CECA - Gli accordi valutari e LUnione Europea dei pagamenti Il
piano Marshall permise una rapida ricostruzione delleconomia dei paesi europei e tra gli altri della Germania.
La soluzione del problema tedesco costitu uno dei punti di partenza fondamentali per il processo di
integrazione europea. Nel quadro della guerra fredda gli USA ritenevano di primaria importanza il recupero
economico e militare della Germania, per i paesi europei non erano lieti di veder risorgere la Germania, il
rimedio che fu proposto ed accolto fu quello di annegare la rinascita della Germania nel disegno complessivo
della costruzione europea. Fu in questo quadro che nacque la prima importante istituzione del processo di
integrazione economica europea, la cosiddetta CECA comunit europea del carbone e dellacciaio. Tre erano
gli ostacoli allo sviluppo di una cooperazione economica di grande respiro, cui si volva attribuire un ruolo
fondamentale nel rafforzamento della testa di ponte europea delloccidente: i dazi, il cui smantellamento
doveva essere il compito del GATT, i contingenti alla cui eliminazione si provvedeva soprattutto in sede
dellOCFE ed infine lassenza di un vero e proprio mercato dei cambi. Il rimedio poteva trovarsi in un
meccanismo di compensazione multilaterale tra le diverse valute che fu poi realizzato con lUnione Europea
dei Pagamenti, UEP, sorta nellambito dellOECE, organizzazione per la cooperazione economica europea,

che si serv della banca dei regolamenti internazionali di Basilea come agente. Una volta al mese i paesi
aderenti si vedevano accreditare verso lUEP il surplus commerciale netto o addebitare il passivo netto, ai
surplus ed ai passivi erano posti dei limiti che andavano saldati in oro, questo facilit enormemente gli scambi.
LUEP fu soppressa quando nel 1958 i paesi europei furono in grado di garantire la convertibilit delle
rispettive monete in dollari ai cambi fissati con laccordo del Fondo Monetario Internazionale. A questo punto
leconomia occidentale poteva dirsi assestata e tornata in grado di operare normalmente. In conseguenza
della sua partecipazione a questa complessa rete di istituzioni e di accordi in Italia ebbe inizio grosso modo a
met degli anni 50 una fase di crescita accelerata che prese in seguito il nome di miracolo economico. La
Germania conosceva nello stesso tempo un fenomeno analogo e fuori dallEuropa si manifestava
limpressionante sviluppo delleconomia giapponese, la quale in 40 anni di crescita senza paragoni sarebbe
giunta a collocarsi al vertice della scala di valori economici mondiali.
MODULO N LA GLOBALIZZAZIONE
La finanza globale Il fenomeno della globalizzazione nasce da una straordinaria accelerazione del processo
tecnologico nei campi di trasporti, delle comunicazioni e dellinformatica, presenta aspetti molteplici e
complessi, economici politici, culturali e demografici. Il termine globalizzazione si affermato inizialmente con
riferimento alla realt dei mercati finanziari. Il mercato finanziario globale ha origine nella creazione degli euro
dollari, cio nella comparsa di attivit finanziarie denominate in dollari ma detenute dai soggetti e collocate
presso le banche, operante al di fuori degli USA. Lorigine di questo mercato risale intorno agli anni 50,
quando le autorit finanziarie dellUnione Sovietica e dellEuropa Orientale ritirarono le disponibilit in dollari
che detenevano a New York, temendone il blocco, per utilizzarle altrove, in particolare a Londra, si trattava
quindi di dollari ma detenuti presso banche europee. Una valutazione soddisfacente del fenomeno della
globalizzazione che una delle sfide intellettuali pi difficili della nostra epoca, il libero movimento dei
capitali un potente fattore di efficienza e di interconnessione dei sistemi economici. Il sistema dellefficienza
del sistema economico globalizzato consente di trasferire e di ripartire i rischi delle operazioni finanziarie e
consente di rivendere in poche ore i titoli acquistati. La spettacolare crescita e lenorme dimensione odierna
della finanza internazionale sono la manifestazione pi significativa della finanziarizzazione delleconomia, che
si manifesta anche a livelli molto elementari.
Commercio internazionale e globalizzazione La globalizzazione delleconomia, non un fenomeno che
riguardi solo i mercati finanziari, essa investe infatti anche il versante reale delleconomia e pi specificamente
il commercio internazionale ed in misura ancor pi accentuata, gli investimenti esteri che rappresentano il
campo operativo delle cosiddette imprese multinazionali. Il peso degli scambi internazionali rispetto alla
produzione mondiale oggi il pi elevato mai raggiunto. Sicuramente vi ancora molto da percorrere per
giungere ad una mondializzazione delleconomia reale, ma si pu ormai affermare che lo sviluppo degli
scambi favorisce lo sviluppo della produzione, quindi uneconomia in espansione vede aumentare la distanza
geografica media, che separa i luoghi della produzione da quelli dellimpiego dei beni, allesterno come
allinterno dei confini nazionali. Questo vero ovunque, anche per i paesi emergenti, man mano che un
numero crescente di questi paesi abbandonava le strategie dello sviluppo autarchico, corredate da pesanti
interventi e controlli pubblici, si avviava ad una crescita sostenuta, sia dagli sbocchi consentiti dal grande
mercato mondiale per le produzioni e lesportazione, sia sulla potente ventata di competitivit che nasce dal
commercio dimportazione. I casi di economie fortemente proiettate verso lesterno come Singapore la Corea
del Sud Taiwan, che nel giro di pochi decenni sono passate dal rango di paesi sottosviluppati a quello di paesi
industriali tra i pi avanzati, sono assai significativi. Ma anche il cosiddetto miracolo economico italiano, che
ha consentito al nostro paese di diventare una delle grandi realt industriali del pianeta e che ha preso lo
slancio a partire dalla met degli anni 50, stato possibile solo in conseguenza di alcune grandi scelte
strategiche orientate verso la crescente partecipazione alleconomia internazionale. In tutte le sedi
internazionali si riconosce ormai che, una delle misure pi importanti per il progresso dei paesi emergenti sia
lo smantellamento delle barriere al commercio, che permetta una maggiore penetrazione nei mercati dei paesi
pi ricchi. A tale smantellamento, si oppongono gruppi di interesse potentissimi, agricoli, industriali,
commerciali, finanziari e sindacali, tutti accomunati dal terrore che la ventata di concorrenza portata dalla
globalizzazione, ne intacchi i privilegi da sempre goduti a riparo delle difese nazionali.
Incremento demografico e crescita economica Nei paesi emergenti buona parte della crescita economica
deriva da quella della popolazione, si riduce cos il ritmo di aumento del PIL per abitante. Si tratta di una
decelerazione secca, mentre nei paesi avanzati la crescita economica media annua si sta assestando negli
ultimi tempi intorno ad un saggio del 2%, in quelli emergenti si procede verso uno straordinario 7% che quindi
in termine di sviluppo per abitante significherebbe un tasso intorno al 5%, nei paesi avanzati lassai tenue
saggio di crescita demografica fa quasi coincidere aumento globale ed aumento procapite del PIL. Sia nei
paesi oggi avanzati, sia in quelli in via di sviluppo, la fase di esplosione demografica stata accompagnata da
una formidabile espansione economica.
Globalizzazione e divari economici mondiali Sebbene problemi gravissimi caratterizzino il quadro globale
dei paesi in via di sviluppo, oggi il fenomeno storicamente pi rilevante il loro gigantesco decollo economico
e gi si avvertono i primi segnali di boom dei consumi di massa. Le grandi organizzazioni internazionali hanno
messo a punto un sistema di confronto dei redditi basato sulle parit dei poteri di acquisto, cos da calcolare i
dati della distribuzione del prodotto mondiale.

La divisione del mondo tra ricchi e poveri Il reddito mediamente disponibile per abitante nei paesi ricchi,
36100$ annui nel 2007, in base ai dati della Banca Mondiale relativi ai 65 paesi definiti ad alto reddito di
oltre 7 volte superiore di quello dei paesi in via di sviluppo, o paesi a reddito medio e basso, pari a poco meno
di 5000$. Quindi la popolazione mondiale composta da una minoranza di benestanti e da una maggioranza
di poveri. Si tratta del pi drammatico problema delleconomia della politica economica del XXI sec, una
soluzione definitiva non pu essere intravista se non tra parecchi decenni. Per quel che riguarda il
dibattutissimo argomento degli effetti che la globalizzazione pu avere sulle diseguaglianze mondiali si pu
osservare che i concetti di uguaglianza e disuguaglianza sono tra i pi difficili da definire e si potrebbe anche
affermare che la misura delle distanze economiche dipenda dalle definizioni adottate. Gli anti globalisti
adottano il criterio di misurare la distanza tra il pi ricco ed il pi povero e sottolineando il risultato che tali
distanze aumentano continuamente, lindividuo pi ricco sempre pi avanti che nel passato, mentre
purtroppo ci sono sempre popoli che restano nella posizione di partenza, in questo caso le diseguaglianze
mostrano una tendenza continua alla crescita, ma non un modello molto utile per capire la realt che ci
circonda. Se si fa riferimento alle analisi storico statistiche di Madison, esse ci dicono che: considerando la
vicenda in una lunghissima prospettiva storica, il reddito e la ricchezza mondiale, si sono andati concentrando
nei paesi tecnologicamente avanzati, da molti secoli. Se ad esempio consideriamo il complesso dei paesi
dellEuropa Occidentale e lo confrontiamo con il resto del mondo, osserviamo che allinizio dell800 a quel
complesso dei paesi competeva allincirca del PIL mondiale, nel 1870 Madison stima che la proporzione
fosse gi salita ad oltre il 40% e nel 1913 al 55%. Tale proporzione continua ad aumentare fino al 57% alla
met del 900, ed solo a partire da quel momento che la formidabile ascesa del Giappone ed il risveglio del
terzo mondo ricondussero la quota delle economie occidentali al 45% sul finire del secolo. Se consideriamo
ora la questione da un diverso punto di vista, il confronto tra i redditi per abitante, le ricostruzioni di Madison
mostrano che, mentre con ogni probabilit intorno allanno 1000 la popolazione del pianeta si trovava ovunque
in condizioni miserrime, con un reddito medio di 400$ odierni per abitante o poco pi, nel 1550 in Europa e
forse gi da prima aveva avuto inizio un processo di evoluzione economica, tecnologica e culturale e di
distacco progressivo dal resto dellumanit. Allinizio dell800 il reddito per abitante aveva gi raggiunto il
doppio della media mondiale. Da pochissimi anni per si registrata unimportante novit, che se si
consolidasse potrebbe rovesciare radicalmente la situazione attuale e realizzare nel XXI sec unaltra
importante rivoluzione, la crescita del PIL procapite nei paesi emergenti ha assunto stabilmente un passo pi
rapido di quella che caratterizza i paesi economicamente avanzati, il saggio medio annuo di crescita del PIL
per abitante nel decennio 1990/1999 stato del 2% e nel periodo 2000/2007 dell1,9%. Invece nei paesi
emergenti si passati dall1,6% ad uno straordinario 5,1% per gli stessi periodi. Se il PIL per abitante dei
paesi ricchi, cresce del 2%, e quello dei paesi emergenti aumenta del 5%, il rapporto migliora a favore dei
paesi emergenti dal 13,6 al 14%, ma la distanza assoluta aumenta. Se vogliamo misurare le disuguaglianze in
termini di benessere materiale dobbiamo fare riferimento alle distanze assolute. Se il saggio di crescita degli
emergenti pi rapido degli avanzati le distane relative diminuiscono e quelle assolute aumentano ma non
per sempre, dopo qualche tempo infatti diminuiscono anche le distanze assolute. Ma, se i paesi dellAfrica,
dellAsia e dellAmerica Latina riusciranno a mantenere i ritmi di sviluppo acquisiti in questi anni e se i paesi
avanzati conserveranno i ritmi pi blandi che oggi li caratterizzano, il XXI sec potrebbe assistere allo
straordinario traguardo della fine del sottosviluppo.
I processi di integrazione economica regionale Il processo di globalizzazione ha portato con se un
intensificazione dei processi di integrazione economica,cosiddetta regionale.Rientrano in tale categoria, non
solo processi come quello pluri-decennale che ha portato alla formazione dellUE, ma pi in generale la
nascita e lo sviluppo di organizzazioni interna-zionali di estensione geografica pi o meno ampia. Per molto
tempo si ritenuto che i processi di integrazione econo-mica potessero rivelarsi pericolosi per le zone ed i
pesi deboli che volessero giungere ad accordi di integrazione che comprendessero anche aree forti. Queste
teorie sottolineavano lazione delle forze che, nel corso dei processi di sviluppo tendono alla delimitazione e
alla concentrazione geografica degli episodi iniziali di crescita economica e anche il potere di attrazione che le
zone gi sviluppate esercitato a danno di aree periferiche. Oggi avvenuto che le forze di attrazione e
concentrazione delle forze di sviluppo si siano manifestate anche improvvisamente in aree povere oppure
marginali.
La globalizzazione quale fenomeno complesso ed aperto chiaro che i fenomeni della globalizzazione
superano la sola dimensione economica, essi si basano sugli straordinari avanzamenti tecnologici nel campo
dei trasporti, delle telecomunicazioni e dei media, presenta importanti aspetti politici e giuridici, ed probabile
che essa abbia ricevuto una forte spinta dalla fine del bipolarismo che ha diviso il mondo per quasi mezzo
secolo. Un altro fenomeno di grande portata la spinta che hanno ricevuto dal nuovo clima culturale, dalla
diffusione degli strumenti mediatici, dai progressi dei trasporti e delle telecomunicazioni i cosiddetti movimenti
migratori, arricchendo lumanit.