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PREZZO POLITICO

Mensile Anno III N. 2 OTTOBRE NOVEMBRE 2014

LOTTA
CONTINUA

In questi primi anni del nuovo secolo il capitalismo ha abbandonato ogni apparenza di sistema umano, ogni forma di mediazione e compromesso, per mostrare il suo volto pi autentico: quello totalitario e predatorio. Mai come oggi la natura pi profonda
di questo sistema quella richiamata dallimmagine del vampiro (di cui, a ragion veduta ci parla gi il Marx del Capitale di
150 anni fa) che per continuare ad esistere deve succhiare lenergia del lavoro vivo, riprendere le guerre imperialiste, imporre il
dominio e lo sfruttamento della natura e dei beni comuni. Lessere criminale di questo sistema ci pone, ancor di pi, di fronte a
unalternativa secca: o la sua esistenza o il nostro diritto a vivere non da schiavi; o la nostra liberazione o la barbarie capitalista!

LA CRIMINALIT IN AUMENTO,
MA I CRIMINALI
SONO SEMPRE GLI STESSI:
IL GOVERNO E I PADRONI!
CE LO CHIEDE IL CAPITALE
Questo governo altra cosa da quelli
che l hanno preceduto, in particolare
se confrontato con i governi targati
Berlusconi. Da questi ultimi raccoglie
alcuni aspetti, le tendenze, ma li inserisce in una strategia pi definita, con la
capacit di individuare precisi obiettivi
programmatici e strumenti di potere
per realizzarli.
Cos che muove lazione del governo
Renzi? Le premesse da cui prende le
mosse lattuale governo vanno ricercate nella presa datto della necessit
di creare le condizioni per una trasformazione strutturale delleconomia italiana. Il fine quello di realizzare per
il nostro paese una nuova collocazione
nella divisione internazionale del lavoro, essendo quella vecchia oramai
logorata dai mutamenti degli ultimi
decenni. Il programma costituente di
Renzi, portato avanti con la determinazione che conosciamo, finalizzato
a trovare una nuova posizione del sistema produttivo italiano nello spazio
della competizione globale e ancor pi

in quello europeo ad egemonia tedesca. Una posizione che non potr che
essere di arretramento rispetto a quella dei 30 anni che seguono il secondo
conflitto mondiale: una collocazione
di internazionalizzazione subalterna della nostra economia. in questo
quadro che va valutato il percorso attuale e futuro del governo Renzi, sono
queste necessit che lo orientano a costruire nuovi equilibri sociali e istituzionali, a completare in modo deciso
la contro-rivoluzione conservatrice i
cui primi passi sono stati mossi dai governi che lo hanno preceduto. Quando
il presidente del consiglio dice: non
lo dobbiamo fare perch ce lo chiede
lEuropa, fa una affermazione che coglie un aspetto di verit in quanto anche il nostro capitalismo straccione
a richiedere le trasformazioni sociali
e istituzionali messe in calendario dal
governo. Poi certamente c lazione
della Troika, c il neoimperialismo
tedesco che impongono precisi interessi con gli strumenti e i vincoli del

In questo numero:







Il nero delle camicie verdi


Il mercato del lavoro secondo Renzi
Lavventura a ritroso di una sindacalista in Brianza
Imprenditori di noi stessi = (in)felici e contenti
Il sindacato nel vicolo cieco
Il proletariato non ha nazione
Non per un padrone ma per me stesso
Diren! Kazova

potere economico dei centri decisionali


dellUnione Europea.
Per poter entrare in una dimensione
di internazionalizzazione subalterna,
il governo Renzi deve operare per realizzare un ambiente favorevole, a
livello di mercato del lavoro, di tempi
delle decisioni politiche e della giustizia, di snellimento della burocrazia, di
tassazione del lavoro, per attrarre investimenti stranieri. Tutte le riforme
programmate da questo governo sono
unicamente finalizzate allo sviluppo

economico; una terminologia che


nasconde una sola cosa: valorizzare
il Capitale, conseguire il tanto ambito
profitto. La retorica di Renzi e dei suoi
ministri, di Confindustria, della Troika,
dei mezzi della comunicazione dominante da mesi parlano lo stesso linguaggio suonando la marcia dellattacco finale a quel poco che resta (anche
di simbolico) delle conquiste del movimento operaio del Novecento. Nei loro
Segue a pagina 2

LOTTA CONTINUA - 2

Mensile Anno III N. 2 OTTOBRE NOVEMBRE 2014

segue da pagina 2

CE LO CHIEDE IL CAPITALE
discorsi, avvolti nel fumo della necessit delle riforme modernizzatrici, ci
vogliono dire, in sostanza, che questa
volta non faranno prigionieri, che siamo alla resa finale dei conti.
La strategia del governo si sviluppa a
360. Si traduce in una precarizzazione
strutturale, per legge, del mercato del
lavoro tale da consegnare la forza lavoro, perennemente sotto il ricatto della
perdita del lavoro e del salario, nelle
mani dei padroni senza pi alcuna possibilit di difesa. La diffusione della
contrattazione individuale non potr
che depotenziare ancor di pi il proletariato nella sua guerra asimmetrica
contro il capitale, sottraendogli la sua
arma pi potente: lessere collettivit,
avere una potenziale forza dei numeri.
In una cornice di rapidi cambiamenti
dei mercati, di instabilit internazionale, la classe dominante ha una pressante necessit di avere a disposizione
strumenti di dominio politico rapidi e
utili che consentano di intervenire a
livello legislativo ed esecutivo con la
necessaria efficacia. Da qui limportanza delle riforme degli assetti istituzionali (con labolizione del bicameralismo perfetto), laccento posto su
una riforma elettorale che garantisca
la governabilit, laccentramento del
potere nelle mani del presidente del
consiglio e dellesecutivo con lo svuotamento delle funzioni del parlamento.
La carta costituzionale, gi depotenziata e mai applicata realmente, va rottamata non perch vecchia, ma perch

non corrisponde pi alla costituzione


materiale, quella che si affermata,
di fatto, nei rapporti sociali e politici,
nella grande trasformazione del capitalismo.
Laltro nodo da sciogliere, per poter
attirare capitali dallestero, non certamente larchiviazione dellarticolo
18, quanto quello (decisivo per molti
aspetti) della riduzione della tassazione sul lavoro. Ora, visti i vincoli europei sul debito pubblico e sul deficit di
bilancio, vista la chiara non volont di
colpire le ricchezze accumulate in questi anni di politiche neoliberiste, le uniche strade che il governo sar disposto
a percorrere saranno quelle delle privatizzazioni e degli ulteriori rimaneggiamenti di quanto rimane dello stato
sociale. Avendo gi largamente amputato i finanziamenti della scuola pubblica e allungato let lavorativa con la
riforma Fornero delle pensioni, non
resta che aggredire il sistema sanitario
pubblico ed erodere ancor di pi quel
che resta dei servizi sociali.
Laltro capitolo del programma delle
riforme del governo Renzi quello
della scuola e della formazione in generale. Qui buona parte del lavoro sporco
lhanno gi fatto Tremonti e Gelmini,
ma non basta, bisogna portarlo a termine. In Italia si studia troppo. A che
serve mantenere un livello di scolarizzazione troppo elevato per una struttura economica e per un sistema produttivo che sar costretto a riposizionarsi
pi in basso? Quindi riduzione della

durata delle scuole superiori, aumento


della formazione professionale, porte
aperte delle scuole ai privati, selezione
di classe sulla base di criteri meritocratici: bravo chi sa adattarsi ai valori e ai bisogni delle classi dominanti. Insomma la piena realizzazione del
programma di Confindustria del 2007;
la buona scuola buona solo per il
Capitale.
Oggi Renzi lavanguardia nellaggressione a quel poco che rimane delle
posizioni conquistate dal movimento
di classe del secolo passato. Il progetto del suo governo quello di azzerare
in modo preventivo ogni pur minima
possibilit che i subalterni possano rialzare la testa, riprendere la parola e
rimettersi in cammino per ritornare ad
essere un soggetto sociale autonomo

dalle regole di questo sistema. Renzi rappresenta una tendenza di lungo


periodo, difficilmente la sua parabola
sar di breve durata, sicuramente il suo
programma sar quello con cui dovremo confrontarci nei prossimi anni. Non
sar facile perch per modificare i rapporti di forza bisogner tornare su un
terreno per troppo tempo abbandonato,
sui luoghi dove il sistema produce il
suo alimento indispensabile: il profitto.
Sar dura perch dovremo attrezzarci
con strumenti adeguati e abbandonare
le facili certezze del passato. Nulla
scontato: il futuro ancora da scrivere.

Attualit

IL MERCATO DEL LAVORO SECONDO RENZI.


Lattuale governo di centrosinistra
chiude la parabola della deregolamentazione del mercato del lavoro avviata
con il pacchetto Treu promulgato da
un altro governo di centrosinistra; lorologio della storia ritorna cos indietro
di 44 anni, a prima del giugno 1970
quando entr in vigore lo Statuto dei
lavoratori. Non un caso, i governi di
centrosinistra sono stati, in questi ultimi due decenni, i pi lucidi interpreti
dei bisogni della ristrutturazione del
capitalismo italiano. Hanno rappresentato laltra destra, quella modernizzatrice, quella tecnocratica, capace di
offrire la sponda istituzionale alle esigenze di flessibilit del nuovo sistema
produttivo.
Smantellare quel sistema di regole e
di garanzie su cui si sono basati i rapporti sociali e di lavoro per buona parte della seconda met del Novecento e
che era condizionato dalla presenza di
una classe operaia capace di spostare a
proprio favore i rapporti di forza. Assumere la centralit dellimpresa (che
ha il dovere di fare profitti come ci
ha recentemente ricordato un ministro dellattuale governo) nella societ; unimpresa resasi indipendente dai
vincoli nelluso della propria forzalavoro, dal territorio di insediamento,
dallo stesso potere politico. Privatizzare, deregolamentare il mercato del lavoro, flessibilizzare luso delle risorse
umane ed ecologiche. Questo programma stata fatto proprio dagli eredi della sinistra storica riformista che
si dimostrata, se possibile, ancora pi
feroce della destra berlusconiana sul
piano delle politiche del lavoro.
Da Treu a Sacconi, in 15 anni si concretizzata una profonda trasformazione

che ha eroso, attraverso attacchi successivi e sempre pi profondi, quel


sistema del mercato del lavoro emerso
dalle vicende degli anni Settanta, quel
compromesso fra capitale e lavoratori.
Questa legge delega sul mercato e sui
rapporti di lavoro certo lultima tappa che segna il possesso pieno della
forza-lavoro da parte di chi lacquista.
Si tratta di una sconfitta che avr conseguenze non irrilevanti nel mantenere nella passivit i lavoratori perch
trasmetter loro, ancor pi di oggi, la
percezione della propria debolezza e di
vivere nellinsicurezza e nel rischio.
A questo appuntamento il sindacato,
cio il soggetto istituzionale che dovrebbe essere direttamente interessato
dalla riforma del mercato del lavoro,
arriva del tutto disarmato. Privo di una
presenza reale nei luoghi di lavoro,
screditato di fronte ai lavoratori e ai
propri iscritti, firmatario di cedimenti in successione, privo di una rete di
delegati preparati e capaci di iniziativa,
il sindacato pu limitarsi, nel migliore
dei casi, a fare la voce grossa. Non spaventa nessuno. Il governo sa bene che,
anche qualora volesse, non in grado
di nuocere, di far male. I lavoratori
sanno anchessi che i toni forti e le minacce di scioperi generali, per non dire
delle occupazioni delle fabbriche, non
sono credibili. Le controparti conoscono non solo la propria forza, colgono
bene anche la debolezza di un sindacato compromesso nella gestione della
forza-lavoro, trasformato in unagenzia
di servizi, a cui sufficiente togliere gli
incassi dei CAF per farlo franare.
Logico quindi che padroni e governo
non abbiano lasciato cadere questa occasione e, favoriti anche dagli effetti

di questa lunga crisi, hanno portato un


deciso attacco al mondo del lavoro, un
assalto destinato a spostare, nei prossimi anni, gli equilibri ancor pi a loro
favore.
Il Jobs Act si compone di soli sei articoli e, essendo una legge delega, lascia ulteriori margini di manovra, non
certo migliorativi, per la messa a punto
definitiva da parte del governo del testo
che non dovr nemmeno passare per
lapprovazione del parlamento. Infatti
alcuni passaggi degli attuali articoli approvati sono stati scritti volutamente in
modo vago e generali.
I contenuti del Jobs Act sono in gran
parte conosciuti, ma vale la pena sottolinearne alcuni aspetti meno dibattuti e
forse meno noti. Il senso generale del
provvedimento quello dellassoggettamento quasi completo dei soggetti produttivi alle logiche e ai bisogni
dellimpresa che emerge in tutti i suoi
passaggi. Tutto si tiene, a partire dalla
flessibilit in uscita che lascia mano libera ai padroni nei licenziamenti, per
cui non avr pi nemmeno senso parlare ancora di contratti a tempo indeterminato. Dovr essere il lavoratore a
dimostrare il carattere discriminatorio
del licenziamento. In che modo? Come
riuscir a portare prove da un ambiente
di lavoro in cui nessuno disposto ad
esporsi alla rappresaglia del padrone?
Gi oggi i giudici del lavoro rigettano
gran parte dei ricorsi dei lavoratori licenziati per punizione e discriminazione, ma motivati con altre formule e
giustificazioni.
Il Jobs Act cancella il divieto del controllo a distanza del dipendente, legittimando luso degli odierni strumenti
telematici e informatici e lutilizzo

delle banche dati per un continuativo


controllo della produttivit individuale. E evidente che locchio del padrone fisso sul lavoratore ne condiziona
comunque i comportamenti, anche al
di l delluso che verr fatto di quanto
viene ripreso. Il solo sapere di essere
osservato ne condiziona le azioni e ne
limita la libert. Ovviamente il fine primario quello di spingere il dipendente a lavorare di pi, a non avere tempi
morti, a migliorare i risultati, ma questo
significa azzerarne la soggettivit e aggredire la dimensione della libert. Siamo cos giunti alla realizzazione della
moderna schiavit, raggiunta attraverso le moderne tecnologie del controllo,
meno visibili e meno violente, ma
pi sottili, capaci di penetrare dentro
i meccanismi psicologi del soggetto
produttore. Viene meno anche la tutela
della professionalit garantita dallo
Statuto dei lavoratori; il lavoratore potr essere demansionato nel caso delle riorganizzazioni aziendali, che oggi
sono la norma. Ancora, la possibilit
di utilizzare i voucher (i buoni lavoro) viene estesa a qualunque attivit e
cancellato ogni ostacolo al suo utilizzo da parte del datore di lavoro. Qui la
modernizzazione renziana ci riporta
nellOttocento, agli inizi della manifattura, quando i proletari, nelle piazze e
sempre a disposizione, aspettavano di
essere chiamati a lavorare.
Per chi ritiene che il mercato del lavoro
e i rapporti sociali di produzione siano
lingranaggio decisivo del funzionamento e della riproduzione di questo
sistema si apre da subito la necessit di
affrontare gli effetti di questa sconfitta.
Non ci arrenderemo.

3 - LOTTA CONTINUA

Mensile Anno III N. 2 OTTOBRE NOVEMBRE 2014

Laltra storia

IL PROLETARIATO NON HA NAZIONE.


150 anni fa nasceva a Londra la Prima Internazionale.
Il 28 settembre del 1864 per noi una
data di enorme significato politico. In
quel giorno, in unassemblea affollata
dalla presenza di 2000 lavoratori e lavoratrici, nasceva la Prima Internazionale, lAssociazione Internazionale dei
Lavoratori.
Come spesso accade, quei pionieri della storia del movimento operaio non
avevano la consapevolezza di costituire linizio di un lungo percorso che
avrebbe cambiato la storia dei decenni e del secolo successivo. Molto pi
semplicemente il loro progetto era di
creare un ambito di confronto e di dibattito sui pi importanti problemi dei
lavoratori di quegli anni. In quellinizio
il collante non era ancora la lotta di
classe in senso stretto. Quelle donne
e quegli uomini erano accomunati dagli ideali della fratellanza fra i popoli,
dalla solidariet fra gli oppressi, dalla
necessit di difendersi da condizioni di
sfruttamento estremo.
Al momento della fondazione, la composizione della prima organizzazione
internazionale dei lavoratori era molto eterogenea. Tra le sue fila troviamo
i sindacalisti inglesi che operavano
nellambito delle condizioni materiali
del lavoro, i mutualisti francesi seguaci
di Proudhon, i comunisti di Karl Marx
che rivendicavano la necessit di rovesciare il capitalismo. Accanto a queste
tendenze erano presenti componenti
interclassiste estranee alla tradizione
socialista, come i seguaci di Mazzini.
Aderivano ancora nuclei di lavoratori
vagamente ispirati a ideali democratici
e piccoli raggruppamenti che portavano nellInternazionale le pi diverse e
nebulose teorie, anche ispirate allutopismo.
Nello sviluppo dellInternazionale,
Marx seppe svolgere un indiscutibile
ruolo propulsivo, adoperandosi per tenere insieme le diverse anime dellAssociazione. La sua capacit politica ha
dato un contributo decisivo nellelaborazione di un programma chiaramente
di classe, ma nello stesso tempo inclusivo; lontano da logiche settarie e con
unimpostazione idonea a raggiungere
e rappresentare interessi di larghe masse.
La Prima internazionale dei lavoratori,
pur essendo stata teatro dintense battaglie politiche fra le sue diverse anime,
si dimostr uno strumento fondamentale per sostenere un processo di maturazione politica dei proletari in lotta.
Linternazionale seppe diffondere la
necessit della solidariet di classe,

del collegamento e della cooperazione


internazionale fra i lavoratori. Promosse la generalizzazione degli obiettivi
parziali delle singole lotte, dimostr
limpossibilit di separare i problemi
economico-sociali da quelli politici.
Il rafforzamento della Prima Internazionale, la sua rapida espansione, lo
stesso esito degli scontri politici fra
le diverse componenti, si decisero essenzialmente sul terreno delladerenza
e della capacit di dialettizzarsi con lo
sviluppo delle lotte operaie della seconda met dellOttocento. Lazione
dellAssociazione Internazionale dei
Lavoratori si orient per affermare la
necessit di creare forme di associazione politica stabili e organizzate, riusc
a motivare la coscienza dei protagonisti del primo movimento operaio sviluppando lideale della solidariet di
classe.
Le classi dominanti vissero la fondazione dellInternazionale come la materializzazione di quello spettro della
lotta di classe gi evocato dal Barbone
di Treviri nel Manifesto del 1848. La
reazione della borghesia fu lutilizzo
di tutti gli strumenti repressivi a sua
disposizione nel tentativo di soffocare
linsorgenza proletaria organizzata.
Questanniversario dalla forte valenza
politica passato nel silenzio delle realt rivoluzionarie e di classe; questoblio non casuale, rappresenta un altro
segno della nostra debolezza odierna.
Eppure le condizioni del moderno proletariato, i livelli della sua sottomissione, le condizioni di brutale sfruttamento in cui vive, la condizione di estrema
frammentazione, la barbarie del vigente ordine mondiale rimandano,
per molti aspetti, alla condizione del
proletariato dellOttocento. La storia
dellAssociazione Internazionale dei
Lavoratori si offre a noi come una miniera di esperienze collettive da riscoprire, a partire dalla capacit di unire le
diversit, dalla radicalit degli obiettivi
da perseguire, dalla sperimentazione di
nuove forme di associazione del movimento reale. Questo patrimonio va
ripreso per far germogliare il seme di
una nuova Internazionale.
Dagli Statuti dellAssociazione internazionale dei lavoratori (F. Engels, K.
Marx)
Art. 1 Lassociazione viene costituita
per creare un punto centrale di comunicazione e di cooperazione tra le societ
operaie dei diversi paesi aspiranti allo
stesso fine, ossia: il mutuo soccorso,
il progresso e la completa liberazione

della classe operaia.


Da La novit dellInternazionale (K.
Marx, Conferenza di Londra del 1871)
Ci che era nuovo nellInternazionale
era che essa era costituita dagli operai
stessi per se stessi. Prima della fondazione dellInternazionale tutte le diverse organizzazioni erano state societ
fondate da alcuni radicali delle classi
dirigenti per gli operai, mentre lInternazionale era costituita dagli operai per
se stessi.
Da Sullimportanza dellesistenza
dellInternazionale (K. Marx, estratto
dal Rapporto del Consiglio generale
al quinto congresso annuale dellAssociazione internazionale dei lavoratori
tenuto allAia 1872.)
La differenza tra una classe operaia senza Internazionale e una classe
operaia con unAssociazione internazionale si manifesta nei termini pi
significativi se noi guardiamo indietro
al 1848. Erano stati necessari lunghi
anni perch la classe operaia stessa riconoscesse la sua propria avanguardia
nellinsurrezione del giugno 1848. La

Riconoscendo che, attualmente, impossibile organizzare un sistema razionale dinsegnamento, il congresso


invita le diverse sezioni a dar vita a
corsi di pubbliche letture su argomenti
scientifici o economici, per rimediare,
per quanto possibile, alle insufficienze dellistruzione ricevuta oggi dalla
classe operaia consapevoli che la riduzione delle ore di lavoro costituisce
la condizione preliminare indispensabile di ogni effettivo sistema di educazione. ()
Per ci che riguarda le foreste.
Considerando che labbandono delle
foreste a individui privati causerebbe
la distruzione dei boschi necessari alla
conservazione delle fonti e, di conseguenza, della buona qualit del terreno
e cos anche della salute e della vita
delle popolazioni, il congresso ritiene
che le foreste debbano restare propriet
della societ.
Guerra ed eserciti permanenti.
Considerando che le nostre istituzioni
sociali, cos come la centralizzazione del potere politico, sono la causa

Comune di Parigi stata subito accolta


con saluti dalle acclamazioni del proletariato di tutti i paesi.
Voi, delegati della classe operaia, vi
riunite per rinforzare lorganizzazione
di battaglia di una lega, il cui scopo
lemancipazione del lavoro e lestirpazione delle lotte nazionali. Allincirca
in questo stesso momento si riuniscono
a Berlino i dignitari incoronati del vecchio mondo, per forgiare nuove catene
e per covare nuove guerre.
Viva lAssociazione internazionale
dei lavoratori!
Da Risoluzioni del Congresso di Bruxelles (1868) (K. Marx)
Sindacati
e
scioperi.
Lo sciopero non un mezzo per il completo affrancamento della classe operaia, ma spesso una necessit nellattuale situazione di lotta tra il lavoro e il
capitale. ()
Conseguenze delluso delle macchine
nelle mani della classe capitalistica.
Considerando che luso delle macchine
non render dei reali servizi ai lavoratori se non quando unorganizzazione
pi giusta le avr poste nelle loro mani,
il congresso dichiara:
1) che soltanto attraverso le associazioni cooperative e tramite unorganizzazione del mutuo credito il produttore
potr prendere possesso delle stesse
macchine.
2) che, tuttavia, nellattuale situazione,
per i lavoratori organizzati in societ di
resistenza, possibile far valere per s
talune garanzie o compensi nel caso di
unimprovvisa introduzione i macchine. ()
La questione dellistruzione.

permanente di guerra, che pu essere


eliminata solo attraverso un totale sovvertimento sociale; che i popoli, gi
adesso, possono diminuire il numero
delle guerre opponendosi a coloro che
le dichiarano e le fanno; che ci riguarda principalmente le classi lavoratrici, che sono praticamente le uniche a
dover versare il proprio sangue; ()
che sarebbe sufficiente che i lavoratori scioperassero per rendere qualsiasi
guerra impossibile;
Il Congresso internazionale dei lavoratori raccomanda a tutte le sezioni,
ai membri delle associazioni dei lavoratori in particolare a tutte le classi
lavoratrici in generale, di sospendere
il lavoro in caso che il paese dichiari
guerra. Il Congresso fa affidamento
sullo spirito di solidariet che anima i
lavoratori di tutti i paesi()
Riduzione delle ore di lavoro.
In base a una risoluzione votata allunanimit al Congresso di Ginevra nel
1866, la limitazione legale della giornata lavorativa una condizione preliminare per ogni ulteriore progresso
sociale delle classi lavoratrici. ()

LOTTA CONTINUA - 4

Mensile Anno III N. 2 OTTOBRE NOVEMBRE 2014

Intervista

IMPRENDITORI DI SE STESSI = (IN)FELICI E SFRUTTATI


Arriva il giorno che ti senti sprecato, su quella sedia in ufficio. Costretto a fare cose che il pi delle volte non ti interessano. l'inizio di
un percorso senza possibilit di ritorno, il percorso verso la liberazione [da L'imprenditore di se stesso un opuscolo reperibile in rete].
veramente cos, oppure la situazione dei lavoratori autonomi diversa? N parliamo con un compagno, da poco lavoratore autonomo.

D: Come nasce questa tua idea di metterti in proprio, trasformandoti da lavoratore dipendente a lavoratore autonomo?
R: Il trasformarmi da lavoratore dipendente a lavoratore autonomo di 3 generazione, mi si resa necessaria, non tanto per una sorta di autorealizzazione
o per essere limprenditore di me stesso, quanto dal
fatto che lazienda per la quale lavoravo, Agile/exEutelia, stata portata al fallimento. Storia comune a
quella di tante altre aziende, ma con notevoli differenze, viste le condanne in primo grado di parecchi
amministratori.
Ma, anche per let, perch a 57 anni nessuno ti assume pi. I media danno molto risalto alla disoccupazione giovanile, ma non ci son dati sulla disoccupazione adulta. Questo spingere sulla disoccupazione
giovanile, che non si pu certo negare, tende per a
creare un frame di lotta generazionale per il lavoro, spingendo nella direzione della cancellazione dei
diritti dei lavoratori.

D: Da un sondaggio del 2012 delle Union Camere


sulle nuove imprese, risultava che lautorealizzazione era la motivazione adottata dal 54,3% dai
neo imprenditori. Come pensi che nasca questa
motivazione, che possiamo riassumere nel concetto
dellimprenditore di se stesso?

che permettono a punti molto distanti tra loro (quelli


che sono chiamati nodi della rete), di comunicare in
modo istantaneo, riducendo il concetto di tempo. In
altre parole, lo spazio diventa discontinuo, perch la
fabbrica si diffonde sul territorio, e il tempo si trasforma, da lineare e scandito dai tempi delle macchine, diventando simultaneo.
Questo tipo di organizzazione genera un impulso

D: Potresti precisare meglio cosa intendi per frame?


R: Qui entriamo un attimo nel campo dellinformazione e della comunicazione. Nella comunicazione, e
specialmente in quella politica, non c parola o frase
che non inquadri un dato problema secondo la prospettiva ideologica di chi la usa. Il framing non
altro che unoperazione per mezzo della quale si d
un senso ad uninformazione, dando enfasi ad alcuni
elementi a scapito di altri. Questo di solito viene sintetizzato nei titoli e nei primi paragrafi dellinformazione stessa. In pratica il frame, o quadro, quello
che ci rimane dopo aver dimenticato i dati concreti
delle notizie (ammesso che ci siamo stati trasmessi).
I media realizzano in continuazione operazioni di
framing esplicito, nei confronti di avvenimenti che
succedono nel mondo, e la continua ripetizione di
queste operazioni (in pratica, modo di dare la notizia), fa si che si formino dei frame impliciti.
Pensiamo al notevole uso fatto in questi ultimi anni
di parole, nella stessa frase, come NoTav e scontri, fatti da media e da politici: questo non fa altro
che equiparare la lotta NoTav a una lotta violenta,
ribaltando completamente la realt, descrivendo una
realt che, per il potere, lunica vera, perch quella che i media fanno vedere. Oppure a crisi e riforme, che equivale a dire che si esce dalla crisi solo se
si fanno le riforme (lavoro, welfare, ecc.), arrivando,
implicitamente, a colpevolizzare chi si oppone alla
distruzione dei diritti.
D: Ti sei definito lavoratore autonomo di 3 generazione. Come mai questa definizione? Quali le differenze con le altre generazioni di lavoratori autonomi?
R: Finora si erano individuati due tipi di lavoratori
autonomi, quelli della 1 generazione, che possiamo
individuare con gli artigiani, i commercianti e gli
agricoltori, ovvero i soggetti pesantemente colpiti
dalla crisi, e la 2 generazione, il cosiddetto popolo
della partita IVA, individuabile nel campo del lavoro cognitivo e immateriale, che presenta un dato in
controtendenza rispetto alla 1 generazione, molto
probabilmente dovuto al fatto che molti laureati lo
considerino come lultima spiaggia contro la disoccupazione.
La 3 generazione stata definita dal Centro Studi
della Cgia di Mestre, unassociazione di medie e piccole imprese, ed una tendenza dovuta allesodo forzato da parte di lavoratori dipendenti, come nel mio
caso, o di chi perennemente precario, verso il lavoro indipendente. In patica si diventa artigiani o liberi
professionisti a causa della cancellazione di posti di
lavoro da parte delle aziende.

R: Non una domanda di facile risposta, anche perch va definita la figura dellimprenditore, capire
quando nasce e si sviluppa il concetto di imprenditore di se stesso e di conseguenza il lavoro autonomo e la precariet.
Banalmente si potrebbe rispondere che il sogno
americano esportato nella piccola provincia italiana,
anche se questa risposta non cos banale come sembra.
In effetti c da chiedersi, se noi lavoratori autonomi,
siamo degli imprenditori o siamo qualcosaltro. Senza tirare in ballo le ultime ricerche socio psicologiche
sulla nuova imprenditorialit, possiamo per rifarci a
un classico come Marx che definisce limprenditore
come un funzionario del capitale che ha la capacit
di dirigere un processo produttivo (pensiamo ad un
Marchionne).
Noi autonomi abbiamo di fronte un percorso che non
un puro percorso di agire economico, ma piuttosto un percorso di valutazione del valore duso della
nostra forza lavoro, un valore duso direttamente misurabile attraverso i criteri che il mercato ci impone.
Il concetto di imprenditore di se stesso ha bisogno
di persone che devono lavorare su se stessi, sul proprio capitale umano per essere sempre pi efficienti
e adattabili a un mercato dove il concetto di essere
attivo, trasformato in un concetto di competizione,
e il concetto di condivisione si riduce alla condivisione del rischio, perch le imprese individuali sono
sottoposte prima di tutto a un mercato dellesistenza.
D: Secondo te, come avviene lo sviluppo del lavoro autonomo e che relazioni ci sono con quella che
viene definita precariet?
R: Penso che possiamo farlo risalire verso la met
degli anni 70, dove le unit produttive fordiste, sempre pi grandi, e basate su un concetto newtoniano
di spazio-tempo, ovvero uno spazio continuo nella
successione delle operazioni, e un tempo scandito
dalle macchine (pensiamo alla catene di montaggio),
danno vita a forme reticolari di imprese. Forme estremamente flessibili, nelle quali possibile trovare tutti
i tipi di impresa, da quelle medio-grandi fino al lavoratore indipendente.
In questa riorganizzazione della produzione (in pratica una riorganizzazione dello spazio), acquistano
molta importanza le tecnologie dellinformazione,

notevole di quelli che vengono definiti mercati neri


e grigi, e quindi uno scontro tra leconomia non
sommersa e quella sommersa (quanti di noi, allora
studenti andavano a lavorare, in nero, nelle piccole
boite durante la chiusura delle scuole). Proprio alla
fine degli anni 70 il 5 governo Andreotti stila un
piano triennale, dove viene denunciata la capacit di
questa economia sommersa di sottrarsi alle regole
fiscali e contributive, caratteristica che permette di
esercitare una concorrenza sleale, ma che pone anche
il problema di legalizzare questa economia sommersa. E come? La risposta del piano quella di estendere le condizioni tipiche del lavoro nero a tutto il
mondo del lavoro, in altre parole far emergere il lavoro nero regolarizzandone i lavoratori ma, estendendo
per quelle regole tipiche di questo lavoro sommerso, a tutti i lavoratori protetti.
E proprio allora vengono legalizzati strumenti tipici
del lavoro nero, quali il part time e i contratti tempo
determinato, anche se in realt questi ultimi esistevano gi da qualche tempo, e pertanto non si fa altro che
accrescere la loro applicazione in modo da soddisfare
le esigenze di flessibilit dimensionali delle imprese.
Treu, Biagi, Sacconi, Fornero e ora il Job Act di Renzi non hanno fanno altro che proseguire su quella
strada iniziata alla fine degli anni 70. Aggiungiamoci anche la complicit dei sindacati per tutti gli
accordi sulla flessibilit che hanno sottoscritto.
Ora lo scontro si spostato da economia sommersa
e non sommersa, allevasione fiscale, concetto che
apre frame molto pi efficaci nelle persone che
levasione non possono farla perch tassati gi alla
fonte.
D: Nella tua risposta indichi come fondamentale lo
sviluppo delle tecnologie dellinformazione per il
cambiamento del paradigma della produzione. Potresti approfondire questo aspetto?
R: S, le tecnologie dellinformazione offrono la
possibilit che ha permesso sia il decentramento di
alcune funzioni lavorative, ma anche il loro coordinamento in tempo reale. Queste tecnologie si sono
sviluppate in USA, dopo la crisi degli anni 70, grazie al massiccio intervento dello stato: basti pensare
Segue a pagina 5

5 - LOTTA CONTINUA

Mensile Anno III N. 2 OTTOBRE NOVEMBRE 2014

Intervista
segue da pagina 4

IMPRENDITORI DI SE STESSI = (IN)FELICI E SFRUTTATI

al singolare connubio tra militari e centri ricerca universitari per lo sviluppo di Internet. Quindi questa
rapidit nella comunicazione e nel coordinamento
rende obsoleta la struttura verticale e centralizzata
della fabbrica tradizionale. Questa possibilit di trasmettere le informazioni in tempo reale, rende possibile lesternalizzazione (outsourcing) di servizi ad
alto valore, come la gestione del personale.
Per la natura stessa delle tecnologie dellinformazione, che possiamo definire come un insieme di tecnologie capaci di modificare, sia modelli di produzione,
che modelli di business di diversi settori industriali, le aziende di IT (Information Technology) e ICT
(Information e Communication Technology) diventano luogo in cui sperimentare soluzioni sempre pi
avanzate di modelli organizzativi. Basti pensare alla
flessibilit contro lanticipazione: non ha senso anticipare il mercato, ma ci si deve adeguare alle sue
regole ed esigenze. E proprio le trasformazioni del
lavoro che caratterizzano il comparto IT/ICT, portano nel medio e lungo periodo a trasformazioni in tutti
gli altri settori industriali.
D: In pratica sostieni che le trasformazioni allinterno delle aziende IT e ICT anticipano i cambiamenti in altri settori industriali. Come si sono trasformate queste aziende in base alle tecnologie che
esse stesse producono?
R: La trasformazione avvenuta in due fasi. Assimilando la produzione di aziende IT e ICT a una
produzione tipicamente fordista, e ritornando al concetto spazio tempo tipico di questa produzione, la
prima trasformazione si attua con una riduzione del
fattore tempo. Questo avviene attraverso un nuovo
paradigma dellingegneria del software, che smantella i nuclei di produzione in tanti piccoli gruppi di
programmazione diffusi, in cui nessuno di essi
a conoscenza dellobiettivo finale del progetto. Questo paradigma dalla programmazione fa intravvedere
parecchie similitudini con la fabbrica diffusa, ma
anche con una tecnologia nuova dellIT, il Cloud
Computing.
La seconda fase determinata dalla trasformazione
di queste aziende, in aziende di servizi. Nella risposta
precedente accennavo alla flessibilit contro lanticipazione, e proprio questo concetto, ovvero adattarsi
alle richieste del mercato piuttosto che cercare di anticiparlo e cercare di imporre le proprie regole, oltre
alla forte concorrenza di pochi produttori di hardware
e software, che di fatto impongono un monopolio, e
alle esternalizzazioni di servizi ad alto valore da parte
di altri settori industriali, fa si che le aziende IT/ICT
mettano in moto una massa di lavoratori itineranti,
che diventano a tutti gli effetti dei precari garantiti.
Garantiti, perch pur dipendendo da contratti che la
propria azienda stipula con dei clienti, alla scadenza
degli stessi, hanno pur sempre la certezza di un contratto a tempo indeterminato che li vincola allazienda di appartenenza.
Precari, perch la sicurezza di un contratto a tempo
indeterminato, si traduce in uninsicurezza sul prossimo lavoro, perch si pu essere mandati anche a
centinaia di chilometri da casa.
In pratica nasce una nuova forma di flessibilit, in
cui i lavoratori devono adattare la loro esistenza alle
esigenze produttive, e che impone alle persone un
notevole costo umano, poich modifica e trasforma
o addirittura sconvolge, oltre alla prestazione lavorativa anche il complesso della propria esistenza da un
punto di vista personale e famigliare.
Io ho lavorato parecchio come consulente nel settore
bancario. In quel caso si poteva intervenire sul software delle filiali o agenzie solo dopo la loro chiusura, dove per chiusura sintende la quadratura dei
conti delle casse, che poteva protrarsi anche delle ore
oltre al normale orario di chiusura: per non parlare
dei sabati o domeniche lavorative.
D: Questa flessibilit anticipa proprio lorganizzazione del lavoro che viviamo oggi, caratterizzata
dallenorme frantumazione di quella che era stata

la grande fabbrica fordista epicentro delle grandi


lotte operaie.
R: Infatti proprio questa flessibilit porta a una segmentazione e ad una individualizzazione del lavoro.
La mia stessa esperienza nel settore bancario, iniziata
oltre ventanni fa, mi ha portato a vivere ci che attualmente si presenta nel processo produttivo, dove
troviamo lavoratori di aziende diverse con contratti
differenti, ma con una condizione che li accumuna
e che andrebbe discussa e definita, ma le controparti
sono diverse e quindi non riesci a organizzarti. Anche
perch questorganizzazione porta a una dispersione
di quella soggettivit che era stata la forza trainante
delle lotte.
Per di pi sinstaura una concorrenza stessa tra i lavoratori allinterno dello stesso processo produttivo;
concorrenza che porta allaccentuarsi delle condizioni di sfruttamento perch questo il risultato principe
della competitivit.
D: Attualmente vedi qualche trasformazioni in atto
basate su nuove tecnologie IT/ICT?
R: S, principalmente il Cloud Computing. Con questo termine si definisce un insieme di tecnologie che
consentono un utilizzo di risorse hardware e/o software non localizzate presso lazienda, ma distribuite
in remoto presso altre strutture. In pratica si sfruttano
i vantaggi delle reti distribuite, fornendo infrastrutture informatiche che determinano lo spostamento e la
localizzazione di queste ultime nella rete, con lobiettivo di ridurre i costi per la gestione di queste risorse.
Le aziende, cercando soluzioni sempre pi flessibili e disegnate sulle loro esigenze, trovano nel cloud
una nuova alternativa, e proprio questa tecnologia sta
modificando il processo di outsourcing dei modelli di
business (BPO), in pratica lesternalizzazione di un
processo aziendale affidandolo a un fornitore che ne
diviene il responsabile della gestione.
Questa tecnologia dovrebbe portare a unesternalizzazione, o almeno a un ridimensionamento, della
struttura IT di unazienda, perch manutenzione e assistenza verranno delegate al fornitore del servizio.
Ovviamente ci sono critiche a questo sistema. Richard Stallman, il fondatore della Free Software
Foundation, lo definisce Una stupidaggine. Anzi,
peggio di una stupidaggine: una campagna marketing, poich si acquistano servizi in sistemi proprietari chiusi e distribuiti per il mondo, con i dati che
fluiscono liberamente da qualsiasi postazione ai data
center, posti chiss dove, a scapito della capacit del
legittimo proprietario di disporre dei suoi dati a suo
piacimento.
Inoltre, acquistando servizi da provider come Amazon o Google si va ad accrescere sempre pi il loro
monopolio, accelerando quel processo, gi in atto, di
balcanizzazione di Internet; processo che vede governi, con la complicit delle grandi aziende hi tech,
acquisire sempre maggiore capacit di controllo della
rete ma questa unaltra storia.

imprese nelle relazioni di produzione.


Il nostro modo di lavorare, e mi riferisco al settore in
cui opero, lIT, molto flessibile, e questo comporta
rilevanti costi personali e sociali, il cui costo umano
riassumibile al concetto stesso di precariet; dove
con questo termine, intendo la condizione sociale e
umana che deriva da questo modo di lavorare. Linsicurezza del lavoro diventa uninsicurezza del reddito,
dovuta al fatto che non detto che si riesca a trovare
subito un altro cliente appena hai finito un progetto.
Quindi anche una difficolt a fare previsioni a breve e
lungo termine, non solo nel campo professionale, ma
anche in quello esistenziale.
Non si pu certo negare che questa condizione possa
influire anche sulla mente, e che venga interiorizzata
dalle persone in modo diverso uno dallaltro, il che
alla lunga pu anche portare a cambiamenti di carattere o personalit.
Questa insicurezza e incertezza, legata ad una ricerca di costruzione di una propria identit, intesa come
fusione tra personalit e orientamento professionale,
alzano il livello di autosfruttamento, che come conseguenza provoca una sostanziale indistinzione tra
lavoro e vita.
Questa indistinzione tra tempo di lavoro e tempo di
vita, non va intesa come difficolt a distinguere lutilizzo delle nuove tecnologie per il tempo di lavoro
e per il tempo libero (come viene definito da alcuni
intellettuali), ma proprio come una vera invasione e
del lavoro in tutti i momenti della tua vita. Durante il
tempo libero, invece di leggerti un romanzo, di ascoltare musica, di guardare la TV, ti leggi un manuale
tecnico, perch il mercato ti impone di essere aggiornato e di lavorare sul tuo capitale umano, perch il
mercato vuole persone performanti, capaci di reagire
in fretta, in grado di prendere decisioni velocemente, di lavorare sotto stress. Dobbiamo essere in grado
di gestire il nostro capitale umano per tutta la nostra
vita, continuando ad investire in esso.
In realt si pu affermare che il lavoro autonomo
generi una massa di lavoratori precari, che tende a
mascherare livelli ben pi alti di disoccupazione e
sottoccupazione.
Pi che imprenditori di se stessi conierei lo slogan
precari di se stessi, e riguardo alla liberazione dal
lavoro dipendente, beh lascerei parlare Marx
la cosa maledettamente pi seria di questo
mondo.

LOTTA CONTINUA
ANNO II N. 3 GIU--SET. 2013
Autorizzazione del Tribunale di Torino
n. 13 del 10/3/2012
Direttore Responsabile: Michela Zucca
Stampa: La Grafica Nuova - via Somalia,
108/32, 10127 Torino
Sede di Torino
Redazione: c.so G. Cesare, 14/F, 10142 Torino
email: elleci-red@libero.it
tel: 011 19700210
cel.: 334-6158305
cel.: 347-5765220 (Milano)
Sito web: www.lotta-continua.it
Chiuso il 12-10-2014 alle ore 23:59:59

D: Nella valutazione delle nuove forme del lavoro


autonomo alcuni mettono in evidenza gli aspetti del
conseguimento dell'autonomia, "della liberazione
dal lavoro dipendente", altri sottolineano le condizioni negative dello stress, dell' autosfruttamento.
Qual la tua posizione a questo proposito? Dipende
dal tipo di lavoro autonomo?
R: Non so dire se qualche tipo di lavoro autonomo
possa essere realmente considerato una liberazione
dal lavoro dipendente. Senzaltro in tutti i tipi, esiste
un alto livello di autosfruttamento, perch il lavoratore autonomo ha il peggior padrone che si possa avere:
se stesso; nel senso che ciascuno di noi il peggior
padrone di se stesso. Questo colpisce tutti i lavoratori
autonomi, anche gli artigiani e i commercianti, basti
pensare alla sempre maggiore richiesta di prolungamento dellorario di apertura dei negozi.
Noi, siamo autonomi solo nella parte fiscale e contributiva, mentre siamo subalterni alle esigenze delle

LOTTA CONTINUA - 6

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Critica al sindacato

IL SINDACATO NEL VICOLO CIECO


Con questa intervista prosegue la nostra inchiesta sulla crisi del sindacato. Unindagine che vuol dare la parola a quei soggetti pi coscienti che sono allinterno delle realt lavorative e che si confrontano quotidianamente con la fragilit di un sindacato a volte complice, a
volte colpevolmente impreparato, quasi sempre affaccendato nellobiettivo di ritagliarsi uno spazio per la sopravvivenza del proprio apparato. Quella che segue unintervista a un lavoratore dellex Gruppo Fiat che ha vissuto in modo partecipe le vicende degli ultimi anni e
ha subito, come i propri compagni, loffensiva politico-sindacale di Marchionne. Settembre 2014.
Collettivo dInchiesta e Conricerca
Collettivo dInchiesta e Conricerca (CIC): nei
nostri incontri con lavoratori che si interrogano
criticamente sulla loro condizione nellambito lavorativo, stiamo verificando una caduta di credibilit,
in alcuni casi molto accentuata, nei confronti del
sindacato. Ora, partendo dalla situazione della (ex)
Fiat Mirafiori ora FCA, quale spiegazione possiamo dare a questa sfiducia e distacco nei confronti
dellazione sindacale e della sua struttura?
OM. : la questione complessa, posso dire come lho
letta io e come gli ho dato un senso. Faccio un passo
indietro. Ho percepito un segnale di indebolimento
generale gi in seguito alla morte di Gianni Agnelli,
un senso di grossa preoccupazione, un po come se
fra gli operai e nel sindacato ci fosse la sensazione
di essere rimasti orfani, come se ci si chiedesse: e
ora cosa succede? In questo cera tutta la differenza
con gli anni 70 quando il padrone lo odiavi, lo odiavi per il suo potere sulla tua vita, allora potevi dire
Agnelli lIndocina ce lhai in officina. Per la mia
generazione non pi cos, un po perch la storia
ha smesso di insegnarci, un po perch i compagni
hanno smesso e sul lavoro non trovi pi compagni,
o perlomeno sono rari e sfiduciati, con una coscienza
della necessit di lottare contro il padrone.
Quando arriva Marchionne, si presenta come luomo nuovo, determinato, con le idee chiare su come
risollevare la Fiat. Lo stesso sindacato, la stessa Fiom
hanno puntato molto su Marchionne, in quel periodo sentiamo funzionari Fiom che prendono posizioni
allucinanti. Ora, nel momento che tu, sindacato, dai
fiducia a questo uomo nuovo che arriva dallestero, vuol dire che non hai fiducia nella tua forza, che
conosci la tua debolezza e allora speri di trovarti di
fronte un padrone buono. Questo un dato, un
segnale che fa capire molte cose sullo stato del sindacato. Voglio precisare che quando parlo di sindacato
mi riferisco alla Fiom, per la sua storia, perch un po
si differenzia dagli altri sindacati, per come si pone,
almeno a parole, rispetto alla controparte e per com
vissuta da quella che possiamo definire la sinistra
dei lavoratori.
CIC. : quindi il sindacato percepisce la sua debolezza nei rapporti di forza col padrone e si affida ad un
Amministratore Delegato che si presenta come una
figura nuova, nella speranza che possa consentirgli
di mantenere quegli spazi che non potrebbe avere
contando solo sulle proprie forze. Da quale momento e perch la Fiom cambia posizione?
OM. : la trasformazione della Fiom, il ritiro della fiducia a Marchionne, si ha nel momento in cui viene,

in un certo senso, scavalcata presso gli operai. Cio


quando Marchionne inizia ad avere, nella fabbrica,
pi consensi del sindacato, che dovrebbe essere il
rappresentante degli operai, perch la sua voce, il suo
pensiero quello che circola di pi e riesce a fare presa. Agli altri sindacati la situazione che si era creata
andava bene, quello del contrasto non il loro terreno, a loro interessava indebolire la Fiom. Qualsiasi
azione la Fiat metta in campo loro la assecondano,

andato allo scontro. Ma anche i lavoratori, a modo


loro, senza grandi analisi, hanno realizzato la forza
reale del sindacato, solo che il lavoratore non ti d
addosso perch pensa: il sindacato pu sempre servirmi. Fossi stato in Marchionne, lavrei attaccata
nella stessa maniera, perch la debolezza della Fiom
palese e non una questione di tessere. Basti pensare alla ex-Bertone dove le tessere Fiom sono sempre
state la stragrande maggioranza, veniva considerata

sicuri di essere intoccabili nel loro ruolo di fiancheggiatori. Prima ancora del referendum, quando la Fiom
si trova ad essere messa da parte allora ha iniziato a
tirare fuori le unghie, ma solo con le parole, non con
le iniziative concrete. Andando in televisione, facendo interviste, agendo a livello mediatico ben sapendo
che in fabbrica aveva perso forza.

una fabbrica rossa , per al momento del conflitto


non cera , lo sciopero non sapevano pi cosa fosse.
Marchionne ha tirato fuori lessenza e il peso reale del sindacato e lha mostrato agli operai. Magari
fino al referendum agli occhi dei lavoratori la Fiom
ha tenuto, insomma potevano ancora crederci, ma ora
chiunque sia dentro una fabbrica si rende conto della
situazione effettiva. Dopo il referendum, la situazione in fabbrica diventa cos debole per cui lunica battaglia che la Fiom riesce a fare quella delle cause
legali nei tribunali. Nelle fabbriche la sua presenza
diventa irrilevante; i suoi quadri, le Rsu, che avrebbe
dovuto formare e non lha fatto, oltre a non riuscire a
gestire la situazione in fabbrica non sono nemmeno
in grado di dare un quadro attendibile di quello che
percepiscono gli operai. Questo avvenuto perch
ha puntato su un personale sindacale che gli d garanzie di obbedienza, di silenzio sulle porcherie che
vengono fatte nellorganizzazione. Il risultato che
se tu non mi formi i quadri, se mi abbandoni le avanguardie e i compagni bravi e combattivi, se non li
hai epurati li hai isolati, finisce che oggi hai dei bravi
soldatini che certo ti ubbidiscono, per non sono in
grado di prendere uniniziativa in proprio sul posto di
lavoro, non riescono a fare una O con un bicchiere.
Questo in linea di massima lhanno capito tutti.
Quando un lavoratore ti dice: il sindacato non conta
una minchia dietro a questa affermazione fa anche
un ragionamento che magari non riesce ad esprimere
con unanalisi, per ha coscienza di questo, ti prende
le misure. Ha capito che il sindacato non gli serve pi
perch a Mirafiori non si lavora, alla Maserati lavori
con la testa bassa e se la alzi non c nessuna sigla
che ti pu difendere e finisci nuovamente in cassaintegrazione. Quindi io, lavoratore, so benissimo che
tu, sindacato, non sei in grado di difendermi. Loperaio che ha messo da parte la politica, non si fa troppe
domande, per lui o bianco o nero, o ci sei o
non ci sei. Ci sono compagni validi che ti dicono
la tessera Fiom la tengo non perch ci credo, non
per la Fiom, ma per dare un segnale a Marchionne,
insomma te lo dicono chiaramente che il sindacato

CIC. : si rende conto che Marchionne ha conquistato legemonia in fabbrica.


OM. : si rende conto che Marchionne sta andando
avanti e che vuole lasciarli fuori. Lamministratore
delegato non lo voleva nemmeno il referendum, non
lha mai considerato, per lui vale solo il o prendere o lasciare. Poi per a conti fatti chi ci ha rimesso di pi dal referendum stata la Fiom. Il padrone
lha osservata bene, ha pesato la sua debolezza ed

Segue a pagina 7

7 - LOTTA CONTINUA

Mensile Anno III N. 2 OTTOBRE NOVEMBRE 2014

Critica al sindacato
(Segue da pagina 6)

IL SINDACATO NEL VICOLO CIECO


non vale nulla ma che rinnovano la tessera per dare
una risposta a Marchionne e qui stiamo parlando di
compagni.
CIC. : C un evidente problema di impoverimento
della cultura politico-sindacale, sia del personale
della struttura del sindacato, dei quadri, dei funzionari, sia della base, prima di tutto dei delegati.
OM. : se chiedi al delegato della campagna acquisti
della Juve te lo sa dire, se un operaio gli chiede informazioni sul contratto o sul perch non si fanno le
assemblee, non sa rispondere. Di sua iniziativa non
si forma e il sindacato non lo forma. Voglio dire che
non puoi dargli un malloppo da leggere, devi stabilire
dei momenti, delle riunioni dove spieghi le cose, le
discuti faccia a faccia, verifichi che certi contenuti
siano stati compresi. Un dato allucinante l ho potuto verificare di persona in occasione di un Convegno
provinciale della Fiom al Politecnico. In unaula piena di quadri fa un intervento la Fornero ( allora non
era ancora stata al Ministero), una cosa allucinante,
ultraliberista, ci parla di quanto bello il lavoro, del
fatto che da noi si va in pensione troppo presto, del
lavoro che nobilita Chiude lintervento e nellaula
scatta un applauso allucinante. Ecco, quando hai di
fronte una cosa del genere, ti rendi conto di cosa sono
i quadri del sindacato.
CIC. : nella situazione attuale di grande debolezza oggettiva dei lavoratori, di pesante attacco della
direzione Fiat, in presenza di una lunga cassaintegrazione, cosa poteva concretamente fare la Fiom?
OM. : poteva proporre iniziative calibrate sulla situazione, non lasciare i cassaintegrati nella loro solitudine, dare vita ad un Comitato cassaintegrati, come
pure era stato proposto; era possibile attirare anche
altri settori sociali e lavorativi in crisi. Non c da
nascondersi le difficolt del fare delle cose in queste
condizioni, per non si pu restare immobili e tirare
sempre fuori la scusante della passivit e della rassegnazione dei lavoratori, con la solita giustificazione:
ma, se non ci sono i lavoratori . Abbiamo spinto
per fare assemblee fuori dalla fabbrica che per un po
si sono poi fatte, inizialmente con buoni numeri, alcune centinaia di lavoratori, una buona partecipazione, considerando la situazione particolare e generale.
Il fatto che in questi momenti devi fare proposte,
lanciare iniziative. Quando si sono accorti che gli
operai proponevano iniziative, la Fiom fa abortire
queste assemblee; perch? Secondo me perch non
vogliono che in piazza diventi visibile la sua fragilit,
non vogliono mostrare la propria debolezza.
CIC. : alla Maserati la Fiom ha distribuito 2.000
questionari ricevendo un consistente numero di risposte, quasi 500. C da chiedersi cosa ne sia stato
di questa iniziativa perch non risulta che sia stata
fatta unanalisi dei risultati e sia stata resa pubblica agli operai. Non pensano che chi ha risposto si
aspetti qualcosa? hanno dato informazioni e non
gli viene restituito nulla. Risulta ad esempio che la
maggioranza vorrebbe lelezione diretta dei delegati, la possibilit di sceglierli. Forse preferibile per
il sindacato la nomina dallalto del delegato (RSA)
piuttosto che la scelta diretta dei lavoratori (RSU)?
In effetti, non eleggere i propri delegati e vederseli
imposti dallalto un altro passaggio che segna una
separazione fra operai e sindacato.
Bene o male a livello mediatico e di opinione alla
Fiom attribuito un peso che nella realt non ha,
una supposta forza che qualora fosse messa in campo rivelerebbe tutta la sua debole capacit di mobilitazione effettiva, per cui meglio tenersi questa
efficacia mediatica piuttosto che mostrarsi in tutta
la propria fragilit. Pur conservando un seguito di
tessere e attrazione nelle elezioni, dove ancora si
fanno, non ci sono la capacit e la volont di riprendere liniziativa sindacale nei luoghi di lavoro.
Da questa situazione come si po pensare d uscirne,
da dove si pu pensare di partire?
OM. : dagli altri lavoratori non mi sono mai sentito
dire bisognerebbe riformare il sindacato, magari ti
dicono c bisogno di un partito che ci rappresenti
veramente, nel loro immaginario c questo, c un
partito a cui dare il voto in cambio di tutele. Se c
un partito, allora di conseguenza pu venire fuori un

sindacato. Io la vedo come il bisogno di unorganizzazione politica che agisce a tutto campo su tutti i
livelli.
CIC. : questo sindacato non sembra possa essere
riformabile, non pare che da l possa venir fuori
qualcosa, quindi dallesterno che pu nascere una
spinta per riprendere una iniziativa sugli interessi
immediati e di lungo periodo. Perch se il personale
del sindacato quello che tu dici, il suo unico obiettivo non pu che essere quello di conservarsi, di
riprodursi come struttura. Dentro il sindacato non
esiste nemmeno una minoranza in grado di condurre una battaglia con lobiettivo di produrre delle
trasformazioni. Se i quadri sindacali sono questi da
l non pu venire nulla, come non possono venire
spinte da una base sindacale con una coscienza colonizzata dai dettami dominanti, plasmata secondo
il principio delladattarsi a questa realt percepita
come immodificabile, del consumare pi che si pu,
anche indebitandosi. E evidente che oggi liniziativa non pu che essere demandata allesterno, in
questa situazione a collettivi, a reti di compagni che
sperimentano tipi d intervento, che si formano e
formano soggettivit capaci di stare dentro le nuove
forme della cooperazione produttiva. Ci sembra che
questo sia un punto fermo su cui ragionare e provare a ripartire come piccole minoranze che si avventurano su un terreno difficile ma che si muovono in
questa direzione.
OM. : certo. Posso fornire un dato concreto. In occasione del referendum la venuta degli studenti davanti alle porte di Mirafiori aveva provocato stupore
fra gli operai ed erano stati accolti bene (non cos
dal sindacato). Avevo percepito che questo soggetto,
estraneo ma di appartenenza perch potevano essere
i propri figli che studiano, era stato ben accolto ma
non solo dal punto di vista della solidariet perch
aveva fatto pensare. Si son fatti domande sul perch
gli studenti fossero fuori: ma come vengono gli studenti a protestare mentre noi non abbiamo la forza di
lottare per i nostri interessi? Questo un dato su cui
riflettere. Anche se fossero venuti in massa i forconi avrebbero fatto breccia, perch sono un soggetto
in cui si riconoscono, in cui vedono una somiglianza, lasciando perdere chi li dirigeva. Non avrebbero
portato da nessuna parte, ma avrebbero fatto presa.
In questa realt di abbandono, quello che manca
un soggetto, unorganizzazione politica che faccia un
intervento politico vero e proprio. Daltra parte anche
la Fiom ha cercato di affacciarsi a sociale, si legata
alla scuola, scegliendo per la componente pi moderata che pi gli assomiglia.
CIC. : loperaio comune capisce la forza reale del
sindacato, una condizione che si era prodotta in un
processo che andava avanti da tempo, una situazione palesata dallo stesso Marchionne con la sua iniziativa. Lo stesso procedere della crisi ha reso evidente agli occhi dei lavoratori che il sindacato non
ha strumenti per difenderti nei passaggi pi difficili.
Non riuscito o non ha voluto creare delle aggregazioni delle situazioni di crisi, nemmeno per aziende
della stessa filiera presenti nella stessa metropoli.
Gli esempi che possono chiarire lincapacit o la

non volont di mettere in campo al meglio le forze


che si hanno, che certo oggi non sono molte, sono
molteplici. Prendiamo le crisi della Indesit e della
De Tomaso, due bastioni della storia industriale del
nostro territorio. Qui di fronte alla minaccia reale
di chiusura dei due stabilimenti dove cera una notevole presenza della Fiom, la strategia di affrontamento di queste situazioni si risolve unicamente
in contrattazioni e tavoli con la Regione o con le
Istituzioni centrali senza mettere in campo contemporaneamente e al meglio possibile mobilitazioni
dei lavoratori. Si diffonde la speranza di improbabili compratori, si accettano ipotesi dilatorie avanzate dalla controparte che smorzano ancor pi la
capacit di mobilitazione. Pensiamo al caso della
De Tomaso con la prospettiva di una chiusura certa, con un gruppo di operai che per mesi presidia i
cancelli, sta li a fare la guardia, in una viuzza sfigata, a uno stabilimento dove dentro non c pi
nessuno, con lo stesso padrone che sparito. Qui
non ci sono nemmeno le indicazioni del sindacato
per crearsi una qualche visibilit della propria crisi.
La De Tomaso la triste immagine della debolezza,
dellimpotenza e della sconfitta come destino ineluttabile. La dimostrazione che non sei un problema
per il potere politico, nemmeno a livello regionale e
quindi puoi anche startene nella tua viuzza per anni
a logorarti le poche forze che hai.
Il meccanismo che si ripete sempre allincirca lo
stesso: si resiste in forme pi o meno (meno che
pi) conflittuali, lasciando spesso alla creativit
(della disperazione) del nucleo dei lavoratori pi
combattivo e cosciente la scelta delle forme di resistenza (che ricerca inevitabilmente visibilit mediatica). Quindi si firmano accordi con qualche mese
di cassaintegrazione, un po di soldi di buonuscita,
insomma un po di ossigeno. Via via il caso si sgonfia, rientra sempre pi nel pietismo della narrazione
della crisi, gli spazi che i media ti dedicano si restringono con effetti non tanto su un generico pubblico indifferente, quanto sui lavoratori tutti (con
effetti smobilitanti depressivi), che sono a casa
Diventi un altro caso che conferma lineluttabilit
della crisi e dei suoi effetti, come fosse una catastrofe naturale.
Conosciamo bene la debolezza della condizione lavorativa odierna, a maggior ragione dentro la crisi
quando i tuoi gi pochi strumenti sono ancor pi
inefficaci. Quello che si vuol discutere il fatto che
non si sia raccolta la disponibilit a resistere, che
almeno nel momento dellesplosione della crisi una
parte dei lavoratori esprime, per tradurla e orientarla in forme di lotta pi efficaci. E anche da qui,
da questa incapacit e non volont che il lavoratore
trova conferma dellinutilit del sindacato nel difendere la sua condizione.
OM. : mi sembra che in Fiom ci si renda conto che
stanno franando, sono i pi esposti alla situazione pi
critica perch quando la fabbrica chiude tu, sindacato, sparisci da quella realt. I tuoi lavoratori perdono il lavoro e non li trovi pi, non li recuperi pi in
nessun modo. Si rendono conto della situazione in
cui si trovano, ma non sanno pi da dove partire, si
trovano in una strada chiusa, dentro una trappola che
loro stessi in fondo hanno costruito.

LOTTA CONTINUA - 8

Mensile Anno III N. 2 OTTOBRE NOVEMBRE 2014

Inchiesta

LAVVENTURA A RITROSO DI UN SINDACALISTA COMUNISTA IN BRIANZA


Chi scrive questa breve introduzione ha avuto la fortuna di ascoltare, comprendere e fare suo il percorso umano, politico e sindacale di
Fiorenzo. La sua la storia di un ex operaio-sindacalista che ha coerentemente cercato di portare avanti, nellarco della sua vita lavorativa e di militante di sinistra, la difesa degli interessi del proletariato nellunico modo che era in grado di fare e che gli dettava listinto: da
comunista.
Un compagno, che nella lotta, ha sempre saputo da che parte della barricata collocarsi: dalla parte giusta, dalla nostra parte; per questo
un compagno, uno dei nostri.
La discussione avuta con lui stata molto ampia e ha toccato diversi temi: dalla militanza politica nei Proletari in Divisa di Lotta Continua, passando per Avanguardia Operaia, Democrazia Proletaria, fino ad approdare al Partito Comunista dei Lavoratori. Fiorenzo ci ha
raccontato del suo impegno in quel sindacato (la Cisl) da lui stesso riconosciuto filo-padronale, ma utilizzato come un mezzo di lotta e non
come lo strumento per intraprendere la carriera del burocrate che tradisce la propria classe. La difesa degli interessi della classe operaia
e la lotta per la sua unit sono state i punti di riferimento che gli hanno permesso, di non essere fagocitato nelle logiche opportunistiche
dellapparato.
Gli insegnamenti che si possono trarre dalla sua importante esperienza (e che qui, come diremo pi sotto, non siamo riusciti a mettere pienamente in rilievo ma solo accennare) sono principalmente due.
Primo: il lavoro politico per unire la classe. Ci significa che Fiorenzo ha posto come valore fondamentale della sua linea di condotta
limpegno per la difesa dellunit del proletariato, perch soltanto nellunita che il proletariato in grado di affermare politicamente se
stesso contro il Capitale. Daltronde non un caso se il Manifesto di Marx e di Engels si chiude con un appello alla classe lavoratrice
mondiale, con quella chiamata alla lotta la cui mancanza inchioda necessariamente la classe alla subalternit al Capitale.
Secondo: noi comunisti troppo spesso abbiamo cercato di salvaguardare la purezza dellideologia marxista-leninista coinvolgendo i
proletari in lotte ideologiche che hanno contribuito a confonderli anzich unirli e concorrere allo sviluppo di un processo di autocoscienza
politica. Lesperienza di questo compagno dimostra che, lasciando perdere le varie chiese dellortodossia marxista, se ci simpegna e si
crede davvero in ci che si vuole portare avanti, si pu lavorare da comunista. Talvolta anche stando allinterno di organizzazioni non
schierate dalla parte giusta della barricata perch, da comunista, si arriva per forza di cose al punto della rottura, al dover scegliere
se sacrificare i propri ideali per adeguarsi allapparato, oppure scontrarsi contro di questultimo per difendere fino in fondo le proprie
convinzioni, sapendo che il giudizio dei proletari lunica cosa che conta per poter continuare a camminare a testa alta. La militanza nella
Cisl, la fuoriuscita da questa e lapprodo al sindacalismo di base, dimostrano appunto questo processo.
Quella che segue unestrema sintesi della sua avventura umana, politica e sindacale durata 40 anni; una sintesi che avremmo voluto
arricchire con esempi pratici al fine di valorizzare la coerenza dideali, limpegno e lintelligenza di questo compagno comunista. La causa
legale contro il suo licenziamento avvenuto a luglio di questanno gli ha, di fatto, impedito di procedere nel lavoro come avremmo voluto
fare. Per questo dunque ci riserviamo di pubblicare in seguito tutto ci che pensavamo di mettere in questa biografia politica.
EmmeElle
Nei numeri 01 e 08 del Settembre 1992 e 1993 di
Nuova Unit, un certo Giorgio Bergonzoni pubblicava 3 articoli e rispettivamente:
- Le pretese post-moderne del capitalismo brianzolo. Un caso lombardo (nr. 01 settembre 92)
- Tanto tuon che piovve (nr. 08 Settembre 93)
- Sindacato unico - Sindacato di Classe (nr. 08
Settembre 93)

Giorgio Bergonzoni lo pseudonimo del
sottoscritto (mi scuso seppur tardivamente con leventuale possessore del nome) per celare la mia vera
identit alle due realt nelle quali allora operavo:
1- la MOLTENI S.p.A. di Giussano
2- il sindacato CISL di Como

Dunque mi presento: sono Fiorenzo Maghini
e oggi a 60 anni e con quasi 40 di lavoro (e di lotte
sindacali) grazie a Lady Fornero come tanti altri lavoratori non posso andare in pensione.
Nel maggio del 1992 fui chiamato alla CISL di Como
in qualit di distaccato a tempo pieno ex l.300/70
(Statuto dei Lavoratori).
Da allora e per 15 anni fino al ritorno in fabbrica nel
maggio 2007 sono stato completamente immerso
nellattivit e nel lavoro sindacale.
Per dirla alla Giacomo Leopardi, sono stati 15 anni di
lavoro matto e disperatissimo, ma appassionante e
totalizzante, con la Stella Polare dellinteresse e della
difesa dei lavoratori che mi ha guidato, trascurando
invece le logiche burocratiche, di bottega o verticistiche: DA COMUNISTA!
Ci si domander (me lo sono chiesto tante volte
anchio): cosa ci fa un comunista in unorganizzazione sindacale filo-padronale e filo-governativa come
la Cisl? Ma Cgil e Uil non sono da meno). La risposta
contenuta nel capoverso precedente: nellimpegno
quotidiano, linteresse della classe operaia.
Non mi sono mai fatto coinvolgere in beghe, in personalismi, in lotte intestine o per una poltrona. Le
logiche allinterno degli apparati sindacali per sono
spietate, chi non si adegua viene eliminato o marginalizzato.
E successo cos che dopo otto anni di lavoro in categoria nella FILCA CISL (Edili-Legno), allennesimo
dissidio con i vertici regionali e nazionali sono stato
dimissionato dalla Segreteria Provinciale e dirottato allUfficio Vertenze alla fine del 1999.
Con un altro dissidente invece gli stessi vertici
sono stati pi sbrigativi: hanno chiuso il distacco sindacale e lo hanno rispedito in fabbrica.
Questi sono i metodi, per non parlare poi dello sfruttamento al quale sono sottoposti i lavoratori dipendenti delle varie strutture sindacali (Caf - Uffici Vertenze - Patronati ecc.) veri avamposti del sindacato.

Chi allinterno contesta questo stato di cose emarginato come del resto avviene nelle aziende private.
Durante o a fine carriera invece il sindacalista perfetto va a rimpolpare qualche struttura di partito o
diventa sottosegretario o va a dirigere qualche cimitero degli elefanti Enti, Fondi Previdenziali e
quantaltro- come premio fedelt.
Un sindacato cos burocratizzato che rimasto immobile anche di fronte alla barbarie del governo
Monti-Fornero che ha prodotto solo devastazione sociale e povert.
Alla faccia dellautonomia del sindacato dalla politica. Ma torniamo a noi.
Con rinnovato impegno e spirito di abnegazione
mimmergo nel nuovo e ancor pi appassionante lavoro di vertenziere per altri sette anni.
In un Ufficio Vertenze la mole di lavoro enorme
perch ci sono da gestire tutte le disperazioni del
territorio - fallimenti, licenziamenti, mobbing, lavoratori senza permesso di soggiorno non pagati, campanari, perpetue o commesse di sexy shop in nero tutti lavoratori da tutelare senza nessuna distinzione.
Ebbene in 15 anni, nel mio ufficio, mai nessuno di
quei tali che dissertano di umanizzare il capitalismo,
si fatto vedere, ma se ne sono guardati bene anche
quasi tutti i dirigenti sindacali.
Eppure nonostante questa mole di lavoro la struttura
che vi opera sempre in forza minima e sottopagata (il lavoro straordinario non retribuito) in quanto la Nomenklatura considera lUfficio Vertenze
una sorta di ramo secco in quanto per sua natura non
rende economicamente, non fa come si suol dire business, cosicch il lavoro va avanti comunque al meglio grazie alla volont e al massimo impegno di chi
vi opera, fino ad esaurimento.
Allinterno del sindacato tuttavia vi sono categorie
con molte risorse economiche sia in capitali che patrimoniali (la Cisl e lFNP-Pensionati possiedono
considerevoli propriet immobiliari su tutto il Territorio Nazionale), ma la solidariet tra categorie impensabile cos le categorie povere tali rimangono
operando sempre con lacqua alla gola e in condizioni estreme.
Dopo circa sette anni di lavoro a esaurimento e
dopo gli ultimi scazzi con i dirigenti decido io, a
53 anni, di chiudere il distacco e tornare in fabbrica.
E qui viene il bello: il giusto coronamento del percorso umano e politico del sottoscritto.
Trovo una realt sindacalmente devastata dove qualche anno fa stata inventata una ristrutturazione
aziendale che ha prodotto lespulsione di 12 lavoratori attraverso una procedura di mobilit fasulla
con la complicit di Fillea-Filca-Feneal (sindacati di

categoria di Cgil-Cisl-Uil).
La crisi aziendale non mai esistita in quanto la Societ una se non la pi solida del settore e non cera
bisogno di nessuna ristrutturazione, tant che i lavoratori licenziati sono stati sostituiti da altri lavoratori assunti con contratti pi moderni- interinali- a
termine-ecc. - quindi pi ricattabili.
In questa realt pertanto i lavoratori iscritti al sindacato Fillea-Filca-Feneal che detiene anche il monopolio RSU sono una minima parte.
In questo contesto anche il sottoscritto in questi ultimi 7 anni rimasto sostanzialmente un non- iscritto.
Solo ultimamente ho aderito unico in una realt di
circa 300 dipendenti- alla Confederazione Unitaria di
Base (CUB).
In questi ultimi 7 anni di fabbrica infine pur senza
un impegno diretto nella RSU i lavoratori mi hanno
conosciuto e riconosciuto per limpegno a favore dei
pi deboli ed esposti alle offese, alle minacce e al
mobbing subendoli a mia volta come conseguenza e
ritorsione.
Lapoteosi, infatti, stata un ridicolo licenziamento
disciplinare intimatomi il 9 luglio di questanno e che
ho gi impugnato.
Ma questa unaltra storia, che riprender quando si
sar concluso liter giudiziario. Posso solo dire che
licenziamenti cos se ne fanno solo in Brianza o dove
manca un controllo operaio e il Verbo e la prepotenza del Padrone dilagano. Eppure la Brianza
geograficamente contigua alla Stalingrado dItalia,
leroica roccaforte operaia che tanto ha dato durante
e dopo la seconda guerra mondiale. Ma non ne ha
recepito neanche lontanamente i bagliori, attraversando la Storia nella sua campana di vetro. Ora che
anche qui il capitalismo ha prodotto macerie forse
potrebbe risvegliarsi dal torpore ma rimane in attesa
dellarrivo messianico di EXPO 2015, illudendosi di rivivere una nuova stagione aurea di dane e
laur.
Conclusione: nonostante il percorso a ritroso che mi
ha e ci ha portato complessivamente pi indietro rispetto a quando siamo partiti, la considerazione finale che se ne pu trarre che non ci si trova poi cos
male a stare 40 annidalla stessa parte!
.e la Lotta Continua!

(prima parte)

9 - LOTTA CONTINUA

Mensile Anno III N. 2 OTTOBRE NOVEMBRE 2014

Attualit

IL NERO DELLE CAMICIE VERDI


Matteo Salvini ha impresso una rapida metamorfosi alla Lega Nord che candida il Carroccio a diventare il partito unico dellestrema
destra italiana. La crisi del berlusconismo, la scarsa consistenza dei Fratelli dItalia, hanno lasciato uno spazio politico che la Lega di
Salvini punta a occupare con la prospettiva di diventare il Front National italiano.

Qui di seguito le analisi di Saverio Ferrari tratte dall Osservatorio Democratico sulle nuove destre
L'estrema destra ora parla padano
Lega nord. La torsione radicale di Matteo Salvini ha attratto nellorbita del
Carroccio sia Casa Pound che Forza
Nuova (Saverio Ferrari)
L'estrema destra in Italia si sta ridisegnando. Un processo in realt in atto da
tempo. Lesito delle ultime europee ha
per impresso unaccelerazione decisa
e cambiato il corso delle cose.
Lelemento di forte novit consiste
nellultima mutazione della Lega Nord
che nei fatti sta sostituendo le altre
destre (da Forza Italia a Fratelli dItalia) nello storico ruolo di garanti per
la galassia neofascista nei termini di
coperture istituzionali, sdoganamenti
e alleanze elettorali. Sotto la guida di
Matteo Salvini la Lega ha ripreso vigore invertendo un trend pesantemente
negativo ()
La svolta consistita, in primo luogo,
nel recupero pieno di tutti i temi di impianto razzista che avevano caratterizzato il partito al tempo del congresso
di Assago.
In quelloccasione, era il 2002, si assunsero ufficialmente da parte di Umberto Bossi tutti i tratti tipici di una
formazione di estrema destra, dal rifiuto della societ multirazziale alla
difesa della cristianit minacciata
dallinvasione extracomunitaria.
La Padania, in quel contesto, quasi diveniva una cittadella assediata
entro cui arroccarsi. In compenso ai
migranti si addebitava la responsabilit di ogni male, dalla crescita della
criminalit al dilagare delle droghe e
della prostituzione, fino al diffondersi
di malattie vecchie e nuove.
La lettura di tipo apocalittico, si vedano le conclusioni di quel congresso, si
sostanziava in un atto di accusa finale
nei confronti dei poteri forti e delle
lobby finanziarie intente a manovrare, secondo una visione complottista,
i flussi migratori per sradicare le tradizioni culturali e religiose di interi
territori, in primis delle regioni nordiche. Nel rideclinare da parte di Salvini queste ossessioni razziste si per
provveduto a cambiare i destinatari del
messaggio, non pi circoscritti ai padani ma comprendenti linsieme degli
italiani. ()
Anche il taglio degli slogan mutato
per indicare il nuovo corso: Basta tasse, basta immigrati, no Euro, prima gli
italiani!.
La traduzione in pratica delle posizioni
del Front national francese con il quale
il partito di Salvini ha stretto unalleanza in occasione del voto. Da qui il
superamento del secessionismo (vedremo fino a che punto) che ha fortemente
impattato nel mondo dellestrema destra, che incapace di presentare proprie
liste rifluito in larga parte in quelle della Lega. stato il caso di Casa
Pound, che ha sostenuto apertamente
nel centro Italia la candidatura di Mario Borghezio, poi eletto con poco pi
di 5mila preferenze.

Lazione della Lega nei prossimi mesi


si incentrer sul rilancio dei forconi
da porre, questa volta, sotto le sue ali.
Diversi sono stati gli annunci in questa
direzione.
Lidea quella di una rivolta fiscale, da
Nord a Sud, anche come leva per la costituzione di nuovi soggetti associativi
e politici locali da federare alla Lega
stessa, magari, come preannunciato,
con nel simbolo lAlberto da Giussano.
Gi si parla di leghisti siciliani, calabresi o della Tuscia.
In questo quadro il deposito in Cassazione a fine giugno di 3 milioni di firme
in calce alla richiesta di 5 referendum
accompagnerebbe su scala nazionale
questa campagna. A far da traino nella raccolta delle sottoscrizioni stata
indubbiamente la cancellazione della
legge Fornero, anche per richiedere
lo stop ai concorsi aperti agli immigrati e la soppressione di due leggi invise
ai fascisti, la legge Merlin e soprattutto
la legge Man-cino con il reato di istigazione allodio razziale, etnico e religioso.
A finire nellorbita della Lega anche
Forza nuova, attraverso un percorso diverso. Il partito di Roberto Fiore
in forte difficolt. Tutti gli obiettivi
prefissati sono stati mancati, anche in
modo clamoroso, dalle politiche del
febbraio 2013 (0,26%) alla non presentazione alle europee di maggio
data lincapacit di raccogliere le firme. Lidea di contendere da destra, in
particolare sui temi dellimmigrazione
e delluscita dalleuro, consensi alla
Lega, si risolta in una dbacle. Da qui
unemorragia, ancora in corso, specie
al nord, di quadri e militanti proprio
verso Salvini, con la chiusura spesso di
sezioni storiche.
Non indifferenti, in questo scenario,
anche laccumularsi di debiti e le accuse a Fiore di gestione verticistica.
Per tutti lapprodo si sta sostanziando
nelladesione allassociazione Patriae,
costituita da un ex esponente de La Destra, Alberto Arrighi, finanziata dalla
stessa Lega, la cui funzione, al momento, sembrerebbe proprio quella di ospitare singoli militanti e realt collettive
provenienti dal neofascismo in crisi.
Il sostanziale fallimento di chi pensava di poter trapiantare in Italia esperienze come Alba dorata o Jobbik si
sta nei fatti risolvendo guardando alla
nuova Lega. Anche alcuni vecchi
arnesi sembrerebero interessati. Non
a caso due tra i principali protagonisti
della strategia della tensione, Stefano
Delle Chiaie, lex capo di Avanguardia nazionale, e Mario Merlino, noto
provocatore, nonch esperto in infiltrazioni, nel tentare di rieditare, pur solo
in forma associativa, la vecchia sigla
di An, hanno provveduto a omaggiare
ostentatamente il vecchio camerata
Borghezio. ()
La Lega nord alla prova dautunno
Tra derive razziste, velleit separatiste, proteste fiscali e sociali (Saverio

Ferrari)
La Lega Nord si appresta a promuovere un suo autunno caldo. Molti gli
annunci. Nellultimo consiglio federale di settembre Matteo Salvini stato
chiaro: Sar un autunno verde. Due
gli appuntamenti principali, il 18 ottobre a Milano per dire Stop allinvasione, una manifestazione contro gli
immigrati, in piazza Duomo, con lintenzione di mobilitare almeno centomila persone, e il 14 novembre, con
lorganizzazione di una giornata di
resistenza fiscale per mettere in crisi i cassieri dello Stato. Una sorta di
rivolta a base di gesti eclatanti, dallo
sciopero degli scontrini fiscali al sabotaggio dei pedaggi autostradali. Sar
dunque la Lega, in prima persona, a
rilanciare il cosiddetto movimento dei
forconi.
Lesperienza ribellistica di dicembregennaio
Nel dicembre-gennaio scorso lesperienza che fu definita dei forconi si
connot per un ribellismo tanto eterogeneo quanto confuso e primitivo, dal
Piemonte alla Sicilia. Inizialmente vi
confluirono realt diverse che si resero
protagoniste di blocchi stradali come
delloccupazione di piazze in diverse e
importanti citt.
Lepicentro fu a Torino, non a caso, una
metropoli che con il suo rapido processo di deindustrializzazione aveva per
molti versi anticipato la crisi economica e sociale che aveva successivamente
investito il paese. Ci che suscit allarme fu, via via, linfiltrazione operata
dalle principali organizzazioni dellestrema destra, da Casa Pound a Roma a
Forza nuova a Milano.
Limprovvisato gruppo dirigente del
movimento ne fu sopraffatto.
Il tutto, senza un vero programma, si
esaur presto lasciando dietro di s pi
di un episodio violento e piccoli leader
populisti in cerca di visibilit. Coagul comunque un disagio reale. Tra le
inquietudini suscitate anche una certa
benevolenza e comprensione esplicitata dalle forze dellordine che in pi

occasioni (Torino e Milano) solidarizzarono con i manifestanti attuando gesti simbolici come il togliere il casco
nei fronteggiamenti di strada. Atti mai
riscontrati in precedenza in Italia nella
pur lunga storia della conflittualit sociale e sindacale.
La nuova Lega
() Ci che si sta prospettando una
nuova configurazione delle destre italiane, con lassunzione da parte del
partito di Salvini di un ruolo di riferimento per lo stesso neofascismo. ().
Un momento non secondario di verifica sar rappresentato dalla manifestazione milanese del 18 ottobre, dove
accanto alle camicie verdi sfileranno i
rappresentanti di alcune delle sigle pi
note a cavallo tra neofascismo e neonazismo, da Lealt azione a Destra per
Milano, da gruppi fuoriusciti da Forza
nuova a Progetto nazionale, una delle sigle di copertura del Veneto fronte
skinheads.
Lidea della spallata
Per la nuova Lega, a tutti gli effetti
ormai il vero partito della destra radicale italiana (tra le sue proposte anche
labrogazione della legge Mancino che
punisce listigazione allodio razziale,
etnico e religioso), decisivi saranno i
prossimi mesi, quelli autunnali. Punter a ritagliarsi, autonomamente dal
centro-destra, un proprio spazio (posponendo i tempi per eventuali accordi
elettorali con Forza Italia) e cercher di
crescere nei consensi attraverso un mix
di contenuti razzisti, velleit separatiste (sosterr sia il referendum indipendentista veneto sia quello lombardo in
favore dello statuto speciale), proteste
fiscali e sociali a tutto campo (ha gi
depositato le firme per un referendum
abrogativo della legge Fornero), anche
nel centro e nel sud dItalia, favorendo
la costituzione in quelle regioni di nuovi soggetti politici con cui federarsi.
Quasi un tentativo di spallata da destra,
da non sottovalutare.

LOTTA CONTINUA - 10

Mensile Anno III N. 2 OTTOBRE NOVEMBRE 2014

Inchiesta

NON PER UN PADRONE MA PER ME STESSO. AUTOPRODUZIONE E


AUTOGESTIONE: POSSIBILITA DI RESISTENZA ALLA CRISI .
Dai dati ISTAT sulla disoccupazione emerge, in un panorama di terrorismo psicologico che vorrebbe spingere la gente ad accettare qualunque condizione di lavoro,
un unico segno positivo: quello legato all'agricoltura. L'aumento dell'occupazione nel primario evidenzia la scelta di migliaia di persone che, piuttosto che adattarsi
ad un sistema che divora anime e corpi attesa di una "ripresa" che non verr, hanno deciso di autogestirsi la vita e il territorio. Un progetto pilota gi finanziato in
Toscana che rischia di fallire ha bisogno di gente che ci crede.

Michela Zucca
Ogni tre mesi siamo bersagliati dai dati
di un bollettino di guerra: i numeri Istat
sulla disoccupazione.
"Nel secondo trimestre 2014 rallenta
la riduzione tendenziale del numero di
occupati (-0,1%, pari a -14.000 unit in
un anno), .... Al persistente calo degli
occupati di 15-34 anni e dei 35-49enni

miraggio del "modello tedesco": sussidio di 300 euro al mese, "contributo"


all'affitto, obbligo di residenza e di accettare "lavori socialmente utili" pagati
anche 1 euro l'ora.
Gi mi immagino padroni e padroncini,
soci di "cooperative sociali" che corrono per spartirsi i neo schiavi costretti a
lavorare ad un euro l'ora, allargando "il
ventaglio delle offerte dei servizi".....

(-4,0% e -1,6%, rispettivamente) continua a contrapporsi la crescita di quelli con almeno 50 anni (+5,5%)" .....
ovvero i giovani non trovano lavoro
mentre i vecchi sono costretti a lavorare quando prima potevano andare in
pensione, e devono continuare a mantenere figli e nipoti che non trovano un
impiego...... "La riduzione tendenziale dell'occupazione italiana (-105.000
unit) si accompagna alla crescita di
quella straniera (+91.000 unit). In
confronto al secondo trimestre 2013,
il tasso di occupazione degli stranieri (58,7%) segnala un aumento di 0,6
punti percentuali a fronte della stabilit di quello degli italiani (55,4%)"
..... cio malgrado i nostri tentativi di
resistere e di non cedere sui diritti, nelle piccole aziende che compongono il
93% della struttura economica italiana, e che non sono sottoposte ad alcun
controllo n regola sindacale, la sostituzione con una manodopera disposta a
tutto sta gi avvenendo e le lotte non si
tentano neppure.....
"Non si arresta la flessione degli occupati a tempo pieno (-0,5%, pari a
-89.000 unit rispetto al secondo trimestre 2013), che in quasi due terzi
dei casi riguarda i dipendenti a tempo
indeterminato (-0,5%, pari a -57.000
unit).
Gli occupati a tempo parziale continuano ad aumentare (+1,9%, pari a
75.000 unit), ma la crescita riguarda
esclusivamente il part time involontario che riguarda il 64,7% dei lavoratori
a tempo parziale " ..... in altre parole,
scordiamoci la possibilit di un'inversione di tendenza perch le assunzioni
non riprenderanno pi, se vorremo uno
straccio di contratto dovremo adattarci
a qualunque cosa e perfino ringraziare
i padroni.....
A questo punto, si impone una scelta:
continuare a chiedere "lavoro" ed essere trattati come dei miserabili, destinatari di politiche di "assistenza", col

Sperando di continuare di una lotta di


resistenza che riguarda solo le grandi
aziende, ogni giorno pi propense a
chiudere e a trasferirsi all'estero, tanto i guadagni realizzati in questi anni
sono stati stratosferici e adesso i soldi
li investono in borsa, trascurando totalmente la gran maggioranza dei lavoratori, che sono impiegati in ditte sotto
i 15 dipendenti, o peggio: sono precari
e partite IVA.
Tutta gente per cui i sindacati non hanno nessuna voglia di spendersi, perch
frammentati, non coagulabili in una
massa di manovra dotata di "potere
contrattuale" che dia al loro apparato
gli strumenti per a gestire una fetta di
potere facendo continuamente concessioni ai padroni.
Di fronte a tanto squallore, agli istinti
suicidi (che non riescono a trasformarsi in pulsione omicide nei confronti di
chi ci sfrutta), alla depressione sicura,
forse si pu anche pensare a nuovi settori, a sistemi diversi di gestione del
lavoro; a rivalorizzare contesti che
sono stati marginalizzati dall'industrializzazione e dall'inurbamento.
Lagricoltura si conferma, e da anni
ormai, l'unico comparto economico
dinamico e in grado di creare occupazione anche nel II trimestre 2014 con
un positivo +1,8%. Cresce anche, in
maniera incoraggiante, il numero dei
dipendenti con un +5,6. In controtendenza rispetto allandamento generale
aumenta dello 0,4 per cento il valore
aggiunto dellagricoltura rispetto allo
scorso anno.
E quanto emerge da una analisi della
Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al secondo trimestre, dalla quale si
evidenzia che il valore aggiunto dellagricoltura continua a salire nel 2014
dopo laumento dello 0,3 per cento
messo a segno nel 2013 in controtendenza alla crisi. NellItalia in recessione lagricoltura lunico settore che ha
fatto segnare fondamentali economici

positivi sul piano economico ed occupazionale dove si registra un aumento.


Non solo: l'ultimo rapporto CIA (Confederazione Italiana Agricoltori, l'associazione di categoria di sinistra rispetto
alla Coldiretti) rivela che il 50% circa
degli italiani coltiva il proprio orto.
Nelle citt, una delle richieste forti da
parte forti componenti della popolazione riguarda l'organizzazione di orti
comunitari. Quindi l'agricoltura in
crescita nelle strutture della "grande
economia" ma anche e soprattutto nei
sistemi informali, fuori del mercato. Al
di l di certi numeri, potrebbe diventare oltre e anche contro il mercato. Perch il mercato si regge su chi compra:
se viene eroso il potenziale numero dei
clienti, lorsignori strillano alla deflazione.....
Come ogni volta che emerge un fenomeno nuovo, i cambiamenti sociali
sono pi veloci della loro percezione
individuale o collettiva.
Lo sviluppo del primario in termini di
economia del capitale solo un segnale
delle migliaia scelte personali di uomini e di donne che, piuttosto che sottoporsi all'umiliazione di "chiedere" un
lavoro, si sono decisi a fare ci che l'umanit ha fatto per centinaia di migliaia
di anni: cavar fuori (letteralmente..... )
dal suolo ci che gli serve per vivere. E
trasformarsi finalmente, da residenti ad
abitanti. In realt, lumanit ha sempre
utilizzato al meglio ci che il territorio
era capace di offrire, facendo fruttare
le risorse che lambiente esterno poteva fornire, anche in ecosistemi estremi.
E la differenza fra residenti ed abitanti:
oggi non si abita pi in un luogo, ci si
risiede soltanto, perch non si pi in
grado di guardarsi intorno e di cogliere
le opportunit che offre il contesto, ricavando da l il necessario per vivere.
Intendiamoci bene: il lavoro da sempre
costituisce la maledizione delluomo.
Lavorare stanca.
Lavorare consuma.

Lavorare uccide.
Ma non si pu evitare di lavorare.
Per questo motivo il genere umano ha
cercato, in mille modi, di alleviare il
peso della fatica.
Una cosa si scoperta: che se si lavora
assieme, se ci si divide il carico, ogni
cosa diventa pi leggero.
Ragion per cui, specie nelle societ
egualitarie, lessere considerati parassiti equivaleva allesclusione dalla comunit e, talvolta, alla pena di morte
di fatto.
In questo tipo di contesti, il "rifiuto del
lavoro" semplicemente impossibile.
Per cercare di ridurre la fatica, per, i
compiti pi faticosi venivano condivisi, spesso assumevano forma di gara
rituale in cui i giovani maschi (o le
coetanee femmine) mostravano le proprie qualit in vista del matrimonio. La
musica era sempre presente sui luoghi
di lavoro.
Non si pu nascondere che il lavoro
agricolo sia uno dei pi gravosi: e che
non lo si pu trattare come un impiego normale (a meno che, forse, non si
parli di agricoltura industriale salariata
non zootecnica).
Le esigenze della natura impongono
di soddisfare i bisogni di corpi vivi: le
vacche si mungono tutti i giorni, Pasqua Natale Capodanno inclusi.
L'estate il periodo di maggior lavoro.
La fatica individuale non sufficiente:
per mandare avanti un'azienda agricola, ci vuole un progetto di famiglia,
comunque si consideri la famiglia, in
esista un obbligo imprescindibile alla
collaborazione, che non sia soltanto
professionale ma anche etico e morale.
I coniugi che gestiscono una fattoria
non possono divorziare: devono trovare un modus vivendi che non pregiudichi la persistenza dei mezzi di produzione.
Eppure, nonostante le difficolt e i
sacrifici - anche umani - che modelli di vita come questi impongono, la

Segue a pagina 11

11 - LOTTA CONTINUA

Mensile Anno III N. 2 OTTOBRE NOVEMBRE 2014

Inchiesta

(Segue da pagina 10)

NON PER UN PADRONE MA PER ME STESSO. AUTOPRODUZIONE E


AUTOGESTIONE: POSSIBILITA DI RESISTENZA ALLA CRISI .
sopravvivenza delle "comuni agricole"
degli anni '70, quanto meno delle pi
strutturate, come quella di Urupia in
Puglia o quella degli Elfi in Toscana, e
lo sviluppo di nuovi ecovillaggi, di forme di occupazione delle terre, di tentativi di dialogo con le istituzioni, fanno
intravedere una pluralit di prospettive
future.
Perch si tratta di sistemi efficienti, poco competitivi, tendenzialmente
egualitari, garantisti coi soggetti deboli, inclusivi. In futuro opzioni di questo
tipo sono destinate ad aumentare, e chi
decide di "andare in campagna" non
sar pi guardati come un povero fricchettone nostalgico, ma come uno che
ha scelto di non adattarsi.
Nel frattempo, dobbiamo ancora scontare vecchi pregiudizi e difficolt burocratiche: la legislazione stenta a riconoscere diritti di fatto. Se non si riesce
ad utilizzare le norme sull'usucapione
abbreviata, che prevedono il diritto alla
propriet di un fondo o di un immobile dopo 10 anni di occupazione ininterrotta "in buona fede", rimangono
sostanzialmente due strade: l'occupazione "violenta", che per deve essere
mantenuta, ma che alla lunga d i suoi
frutti, o il rapporto con le istituzioni.
Un esempio fra molti: quello di

Campanara, una frazione che sta in una


valle piuttosto appartata, in una sorta di
terra di mezzo tra Toscana ed Emilia,
vicino a Palazzuolo sul Senio, in provincia di Firenze.
uno di quei posti che vennero progressivamente abbandonati allindomani della seconda guerra mondiale o
a seguito dellincremento del PIL nazionale sullonda del miracolo economico.
Lultima famiglia di mezzadri se la lascia alle spalle negli anni 60 ed i bei
casolari in pietra grigia non possono
eludere la rapida usura del tempo.
Nel 1984 un gruppo di 8 persone, di ritorno da un viaggio in India, ottiene il
permesso per insediarsi nella canonica
annessa alla chiesa.
In poco tempo, la valle attrae altre
persone (qualcuno le definisce presto
squatters rurali), desiderose di un
posto tranquillo dove riuscire a vivere,
in semplicit, coltivando la terra ed allevando qualche animale.
Col tempo, la presenza italiana e
mitteleuropea cresce e dopo una
quindicina danni si sviluppa un insediamento di circa quaranta persone.
Nascono diverse piccole comuni indipendenti, in rapporto di mutuo appoggio; si utilizzano pannelli solari per

produrre un minimo di energia elettrica.


Si riescono faticosamente ad ottenere
periodici contratti daffitto, concessioni annuali e si ricorre alle occupazioni.
A difesa della gente di Campanara si
costituisce lassociazione Nascere Liberi che sceglie di perseguire la via
istituzionale.
Dopo pi di dieci anni di lotte, in cui
gran parte degli antichi abitanti sono
costretti ad andarsene, perch la Regione non fornisce i servizi essenziali,
o per forza, con sgomberi successivi, e
a cercarsi una sistemazione stabile, Nascere Liberi riesce a farsi assegnare lo
spazio, pi diverse centinaia di migliaia di euro per le ristrutturazioni.

Nel frattempo quasi tutti gli antichi


abitanti sono spariti, e adesso il progetto rischia di fallire per mancanza
di.... residenti che abbiamo i requisiti
richiesti (che sono poi le caratteristiche
necessarie per l'assegnazione di un alloggio nelle case popolari) e la volont
di trasferirsi, cercando, sul territorio,
nuove possibilit di vita e di lavoro.
Dopo tanti anni di lotta, si potrebbe delineare la possibilit che, per una volta,
soldi, case e terra vegano assegnati a
chi ne ha veramente bisogno.
Oppure che ritornino indietro, ai padroni di sempre.
Oltre al danno la beffa.
L'associazione Nascere Liberi lancia
una sfida e una richiesta di aiuto.

Recensione

Eva Forest, Operazione Ogro, Come e perch abbiamo ucciso Carrero Blanco
a cura di Marco Laurenzano
(Roma, Red star press, 2013, I ed. italiana 1975, pp. 225, 16,00).

di Silvio Antonini
La romana Red star press, ad un paio di
anni appena dalla nascita, si va attestando
come una delle esperienze editoriali di cultura antagonista pi interessanti nel panorama analogico italiano.
Oltre alla pubblicazione di giovani scrittori, ricercatori e storici, si dedica ad un
fecondo lavoro di copia, di riedizione
di testi classici del movimento operaio,
comunista e antifascista - in cui non pu
mancare il Libretto rosso di Mao - curata
da quanti alle prime edizioni delle opere
riproposte non erano magari neanche nati.
Un refreshing che rilancia pulsioni, esperienze ed atmosfere del passato facendole
cos colloquiare con il presente.
In questo caso, proprio quando in Spagna
si rinvigoriscono ipotesi di superamento

dellistituto monarchico e aspirazioni indipendentiste interne, tocca a Marco Laurenzano (Roma, 1973), agitatore e fautore
della cultura basca in Italia, occuparsi della riedizione di Operazione Ogro. Trattasi
dellintervista che la giornalista, cospiratrice e politica Eva Forest (1928 - 2007),
effettu a caldo al commando Eta (Euskadi
ta askatasuna) che, il 20 dicembre 1973,
aveva posto fine allesistenza dellammiraglio Luis Carrero Blanco, detto lOrco
(Ogro), da poco Primo ministro spagnolo,
destinato a raccogliere il testimone di Franco.
La prima edizione usciva in Francia, sotto
pseudonimo, esatti quarantanni fa (autunno 1974); lanno dopo arrivava in Italia,
mentre, per ledizione da reputarsi definitiva, occorrer aspettare il ventennale dellazione.

In merito ai fatti ricostruiti, luccisione di


Blanco fu indubbiamente un episodio di
portata storica.
Innanzitutto, si tratt della prima azione
eclatante targata Eta, a dimostrazione di
come quel nazionalismo basco, partito su
basi cristiano - sociali e maturato in senso
marxista o, comunque, progressista, rappresentasse una concreta avanguardia per
tutti i popoli dello stato spagnolo al fine di
abbattere il franchismo.
Limmagine della voragine di calle
Claudio Coello e la macchina di Ogro saltata in aria, nel pieno centro di Madrid, dimostrer infatti a tutto il mondo la vulnerabilit di quel sistema.
Si apr naturalmente una disputa in seno
allantifranchismo, sullopportunit o
meno dellazione.
Per noi viene sin troppo facile il collegamento con la questione via Rasella - fosse
Ardeatine, per quanto si riferisca a tuttaltro contesto storico e politico.
Se il movimento anarchico spagnolo salutava positivamente laccaduto, il Partito
comunista, Pce, lo condannava in quanto
tatticamente avventato e irresponsabile.
I documenti in merito a questo dibattito
sono riportati in appendice, ove trascritta
anche la registrazione delle conversazioni
di polizia sin qui inedite per lItalia.
Volendo giocare con i se, probabilmente, quel regime di stampo clerico - fascista, sopravvissuto grazie ai servigi offerti
agli Alleati sul finire della Seconda guerra
mondiale, sarebbe comunque tramontato
in tempi brevi, per formale anacronismo
dinanzi al riassetto del sistema capitalista
nel Vecchio continente.
Purtuttavia, lesecuzione dellerede designato e continuatore del franchismo, in un
attentato imprevedibile, riuscito, spettacolare e quasi chirurgico, sebbene frutto dun
ripiego rispetto allidea iniziale del rapimento, favorir certo unaccelerazione dei
tempi.
Da questa intervista Gillo Pontecorvo trarr la sceneggiatura per il suo ultimo film

da regista, Ogro appunto, presentato alla


Mostra del cinema di Venezia, nel 1979,
quando passato poco pi dun anno dal
sequestro e dalluccisione di Aldo Moro
che ne avevano accompagnato le ultime
fasi di lavorazione.
La Forest contester la trasposizione cinematografica che, forse, aveva moderato
ed edulcorato i toni del suo lavoro, anche
perch in Spagna la transizione alla democrazia aveva tuttaltro che posto fine alle
problematiche legate alle nazionalit interne, con una scia di sangue che si protrarr
nei decenni a venire.
Tuttavia, a patto che esistano adattamenti
di testi scritti in grado di soddisfarne del
tutto gli autori e i protagonisti, nel leggere queste testimonianze a ritmo sostenuto,
con la ricostruzione di trascorsi, preparativi e azione finale, non si pu non avere fissa in mente limmagine e linterpretazione
di Gian Maria Volont. Se si visto il film,
chiaro.

Mensile Anno III N. 2 OTTOBRE NOVEMBRE 2014

LOTTA CONTINUA - 12

Lotte

DIREN! KAZOVA, STORIA DI UNA


FABBRICA TURCA OCCUPATA E AUTOGESTITA
La vicenda della Kazova simile a quella di molte altre fabbriche e aziende su cui si abbattuta la crisi del capitalismo selvaggio dei nostri
tempi. Un sistema che tornato ad assumere le forme brutali delle sue prime tappe ottocentesche, un capitalismo che scarica i costi della
sua sopravvivenza sulla maggioranza dellumanit. Ma anche un sistema sociale che pu trasformare dei semplici operai in rivoluzionari.
Questo successo alla Kazova di Istanbul, una manifattura tessile che non ha retto alla concorrenza selvaggia della globalizzazione del
Capitale, in questo caso delle produzioni asiatiche. Alla chiusura della fabbrica e alla fuga del padrone, con le macchine nuove e i prodotti,
una parte degli operai non ha abbassato la testa, non tornata nelle baraccopoli di Istanbul. Ha bloccato i cancelli dello stabilimento, ha
resistito alla brutale repressione della polizia turca, ha occupato e avviato lautogestione della produzione. Ora la Kazova si trasformata in Diren! (Resisti!) Kazova, non ha pi un padrone, diventata un laboratorio in cui sintrecciano attivit produttive e socio-culturali,
autoproduzione e consapevolezza politica. Tuttaltra cosa rispetto alle esperienze di fabbriche e aziende italiane fallite che sono nate con
lapporto della Lega delle cooperative, delle banche e delle istituzioni locali che riproducono pienamente le forme dello sfruttamento capitalistico. Qui di seguito lintervento che il compagno Nihat, operaio Kazova, ha tenuto in apertura dellassemblea che si svolta a Torino
il 15 settembre presso i locali di Radio Blackout.
Buonasera, ringraziamo i compagni che hanno organizzato questassemblea e tutti voi che siete qui questa sera.
Noi operai della Kazova di Istanbul per anni abbiamo prodotto maglioni di qualit lavorando dalle 8 del mattino fino alle 10 di sera. Abbiamo prodotto maglioni che
non potevamo comprare per il loro alto costo rispetto al nostro salario, ma eravamo contenti perch ogni mese avevamo uno stipendio. Nella nostra fabbrica lavoravano 300 operai, tre anni fa il padrone ha comprato nuove macchine e ha licenziato molti operai. Ci diceva sempre che non guadagnava, che non poteva vendere
i maglioni, cos siamo rimasti in 90, alcuni di noi lavoravano alla Kazova da pi di 20 anni. Poi il padrone ha iniziato a non pagarci il salario intero e negli ultimi 4
mesi non abbiamo ricevuto pi nulla. Il padrone ci ha detto: Prendetevi una vacanza di una settimana e quando tornate avrete salari e indennit. Ma quando siamo
tornati, non cera pi nessuno; il direttore della fabbrica ci ha detto: Siamo falliti e non abbiamo i soldi per pagarvi. Molti di noi hanno cercato un altro lavoro, ma
noi, per molti giorni siamo andati davanti ai cancelli della fabbrica. Abbiamo cercato soluzioni; ci siamo chiesti se dovevamo cercare un altro lavoro o lottare contro
questa ingiustizia.
Abitiamo nelle baraccopoli, dove fanno attivit politica i compagni del Movimento rivoluzionario per gli operai (D. I. H.); li abbiamo contattati e abbiamo discusso
con loro il nostro problema. Questi compagni ci hanno chiesto: Siete determinati a resistere e lottare? Noi non avevamo nulla da perdere, abbiamo iniziato a discutere con D.I.H. e loro ci hanno detto: potete resistere, potete vincere. In assemblea abbiamo deciso di mettere una tenda davanti ai cancelli perch in altre fabbriche,
vicine alla nostra, i padroni, di notte, hanno portato via le macchine e i prodotti e noi per impedire questo abbiamo fatto la guardia. La nostra tenda di resistenza ha
disturbato molto il padrone che ha chiamato i poliziotti contro di noi; ci hanno attaccato, ma abbiamo resistito. Non siamo solo rimasti davanti alla fabbrica ma abbiamo anche manifestato per le strade di Istanbul per denunciare lingiustizia contro di noi. Abbiamo manifestato davanti allabitazione del padrone che ha cambiato
tre volte la casa per poi trasferirsi in unaltra citt. La resistenza ci ha dato fiducia sulla possibilit di vincere, in questo periodo gli amici, i rivoluzionari, i socialisti
ci hanno fatto visita e portato la loro solidariet. Quindi, sempre dopo discussioni in assemblea, abbiamo deciso di occupare la fabbrica.
Siamo entrati in fabbrica, abbiamo messo la catena al cancello e iniziato uno sciopero della fame. Sono arrivati i poliziotti che hanno gettato i lacrimogeni, ma noi
abbiamo resistito, lattacco durato giorni, ma noi abbiamo resistito dentro la fabbrica. La nostra occupazione diventata unesperienza per tutti gli operai; abbiamo
fatto la prima esperienza di occupazione operaia in Turchia. Non siamo stati soli perch con noi cerano i compagni del Movimento rivoluzionario per gli operai.
Quando siamo entrati in fabbrica, abbiamo visto che il padrone aveva portato via le macchine nuove e i maglioni finiti. Abbiamo trovato solo le macchine vecchie
senza la carta elettronica che le fa funzionare. Con i compagni del D.I.H. abbiamo discusso come continuare la lotta e la decisione stata di iniziare la produzione
da soli. Gli attacchi, la condizione di disoccupazione, la mancanza di soldi hanno creato stanchezza e abbandono da parte di alcuni operai, noi abbiamo riparato le
macchine e cominciato a finire i maglioni incompleti. In questo periodo, con lappoggio di compagni esterni, si faceva la guardia dentro e fuori dalla fabbrica perch
poliziotti e fascisti ci attaccavano. Abbiamo finito i maglioni incompleti e aperto un negozio per la vendita. Con laiuto di artisti abbiamo anche organizzato una sfilata, con i nostri prodotti, davanti alla fabbrica. Nella nostra lotta c stata la solidariet di molti compagni socialisti e comunisti, dentro e fuori dalla Turchia.
Quando lavoravamo per il padrone, i maglioni venivano venduti a 300 euro e noi non potevamo comprarli, ora li vendiamo a 20 euro al popolo. Produciamo cose
di alta qualit ma non le possiamo acquistare e questa uningiustizia. I padroni, i ricchi, mettono vestiti igienici ma noi, il popolo, non possiamo, indossiamo abiti
contro ligiene umana e prendiamo il cancro. Il capitalismo un sistema di sfruttamento contro lumanit.
Ora aspettiamo la sentenza del tribunale sulla decisione di vendere i macchinari. Quando il padrone ha venduto la costruzione della fabbrica, abbiamo portato via
i macchinari e li abbiamo sistemati in un locale che abbiamo affittato; qui ripresa la produzione. Abbiamo poi preso un locale a due piani vicino alla fabbrica per
vendere i nostri prodotti. E un negozio classico; al piano terra vendiamo le maglie mentre nel sotto piano abbiamo fatto un centro culturale. Il maglione e la cultura,
potrete chiederci: che legame c fra le due cose? Sono gli operai che producono tutto e fanno bello questo mondo- Noi abbiamo bisogno dellarte, della poesia, della
letteratura, della musica e di tutti i tipi di arte. Abbiamo il diritto di fare arte, abbiamo iniziato a organizzare i giorni della poesia, i giorni del cinema per gli operai
delle fabbriche vicine, vendendo i prodotti sopra e sotto sviluppando attivit artistiche. Molti artisti ci hanno sostenuto.
Ci chiederete cosa abbiamo intenzione di fare, come intendiamo continuare. Nel sistema capitalista si pu produrre, vendere i prodotti e diventare ricchi ma noi non
vogliamo fare cos. In assemblea abbiamo deciso che non vogliamo diventare dei padroni, abbiamo costituito una cooperativa. Nel nostro statuto c scritto che noi
siamo solo i membri di questa cooperativa e se, alla fine dellanno, ci sar un valore aggiunto, non toccheremo questi soldi, non li prenderemo. Il nostro obiettivo non
ottenere un profitto. Prima lavoravamo 10-12-15 ore al giorno, ora abbiamo deciso di lavorare 6 ore per 6 giorni la settimana. Le statistiche ci dicono che il salario
medio di una famiglia in Turchia mediamente di 3.800 lire turche, al di sotto di questa cifra una famiglia considerata povera. Noi abbiamo determinato il nostro
salario in 3.500 lire, siamo poveri ma non abbiamo fame.
Molti ci hanno chiesto: voi siete una cooperativa che lavora in un sistema capitalista, cosa farete del valore aggiunto? Noi resisteremo a questo sistema, con
il valore aggiunto creeremo lavoro e, ancora pi importante, useremo
questo fondo per gli operai che hanno subito uningiustizia come noi
e che resistono e occupano come facciamo noi. Sosterremo gli operai,
saremo con loro.
La crisi dellimperialismo aumenta ogni giorno, noi lotteremo e vinceremo. Prima di questa lotta eravamo operai ordinari e dicendo questo voglio dire che lavoravamo dalle 8 del mattino alle 10 di sera. La
resistenza ci ha fatto crescere molto; eravamo e siamo gli studenti, gli
allievi della resistenza e ora tutti dicono che Kazova vuol dire resistenza e resistere vuol dire lottare. Ora diciamo pure prima di Kazova e
dopo Kazova. Kazova diventata unesperienza per tutti gli operai.
Vogliamo aumentare questo tipo di resistenza e di lotta, se riusciremo
ad unire queste esperienze noi vinceremo. I giorni belli sono vicini!
Kazova il prodotto della resistenza e deve vivere, perci continuiamo
a resistere per vivere e per questo abbiamo messo il nuovo nome Diren!
Kazova Diren vuol dire resiste, Resiste Kazova! Ringraziamo
questa assemblea; ci conosceremo e insieme costruiremo
la lotta internazionale!