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Prof. Dr.

Gerhard Streminger

Una critica dell'etica cristiana


Sommario: In questo articolo ho cercato di discutere i principali pregi e difetti dell'etica cristiana. I
principali pregi sono a mio parere il fatto che un'etica cristiana (ossia di Ges) esista realmente, e che
essa abbia dei contenuti considerevoli, come, ad esempio, l'identificazione di Ges con i poveri. I
principali difetti mi sembra che siano: il tipo di motivazione proposto da Ges; la limitata originalit dei
suoi comandamenti; il comportamento talvolta rozzo del Ges biblico; l'etica, non priva di problemi, del
discorso della montagna; la mancanza di una autentica dottrina sociale; e la mancanza di una esatta
definizione della virt dell'amore, che dovrebbe svolgere un ruolo centrale nelletica cristiana.
((1)) La presente discussione sui pregi e difetti delletica cristiana parte da alcuni dati di fatto, che sia i
suoi sostenitori, sia i detrattori, sono in grado di ammettere senza alcuna difficolt. Indipendentemente da
ogni differenza di valutazione, mi sembra che credenti e non credenti possano condividere un canone di
dati di fatto, tra cui i principali sono:
a. Esiste un'etica cristiana, ossia un sistema di giudizi di merito, in base al quale ogni azione ed ogni
comportamento pu venir giudicato <positivamente>, ossia come <buono>, oppure disapprovato. Vi
inoltre il tentativo di dare un fondamento a questo sistema. In questo modo l'etica cristiana cerca di offrire
una risposta alla mancanza di orientamenti lamentata da pi parti. Dato che questo fondamento poggia
sulla volont di un essere divino, ossia su un progetto divino, nel quale sia l'<al di qua>, sia l'<al di l>,
giocano un ruolo importante, l'etica cristiana riesce a dare anche una risposta a quella tanto scongiurata
crisi spirituale. I critici ed i non credenti non possono quindi domandarsi se esista realmente una etica
cristiana, che possa soddisfare i diversi bisogni fondamentali. Possono solo domandarsi se un simile
sistema sia intrinsecamente coerente, ben fondato e realmente plausibile, e se eventualmente sia
possibile trovare delle filosofie morali migliori.
b. Ogni etica cristiana deve per lo meno indirettamente fare riferimento alla vita ed ai comandamenti
di Ges. Per i teologi ed i fedeli di religione protestante, questo ovvio. Non lo invece per quelli
cattolici, i quali riconoscono oltre all'autorit della <parola> anche l'autorit della <tradizione>. Tuttavia
anche i cattolici, in caso di dubbio dato che la tradizione non sempre chiara e ricca di esempi fanno
riferimento alla <parola di Dio>, ossia alla <Sacra Scrittura>. Solo attraverso questo riferimento ogni loro
eventuale messaggio pu dirsi cristiano. Un sistema etico, per meritare la qualifica di <cristiano>, finir
sempre col (dover) dipendere, in ultima analisi, dall'etica di Ges. Su questo punto non esistono
significative differenze di opinione tra credenti e non credenti.
c. Nel Nuovo Testamento (in seguito <NT>, ed <AT> per Antico Testamento) si incontrano dei passi
indubbiamente di profondo contenuto. Ad esempio, quando ai potenziali lapidatori di una adultera Ges
chiede di fare un esame di coscienza delle proprie colpe, prima di scagliare la pietra, inducendoli cosi a
desistere. In un altro passo Ges chiede di non avere esitazioni nel seguirlo, di lasciare che < i morti
seppelliscano i loro morti>. Oppure quando Ges identifica s stesso con ogni sofferenza delluomo,
dicendo: "quello che avete fatto allultimo degli uomini, lo avete fatto a me ". Una eventuale critica non
pu quindi contestare lesistenza nel NT di affermazioni cos profonde. Pu solo chiedersi in quale
contesto esse rientrino e su cosa si fondino. Pu inoltre domandarsi quali passi si trovino anche al di fuori
del <libro dei libri>, e se esistano dottrine etiche pagane che contengono sentenze analoghe, oppure una
molteplicit di altre sentenze notevoli.
((2)) Ma prima di addentrarci nell'etica di Ges, mi sia concesso di discutere una interessante obiezione,
riguardo alle precedenti considerazioni, che viene a volte mossa da alcuni teologi contemporanei. Essa
suona cos: "Nel NT non esiste alcuna etica. Parlare di etica significa gi parlare di un sistema filosofico.
Ma Ges si imposto, come modello e come personalit carismatica, attraverso le proprie azioni. Parlare
di una <etica di Ges> sintomo di un discorso non religioso, in ogni caso <non di Ges>".
((3)) Questa obiezione a mio parere nel complesso insostenibile. Tuttavia essa contiene un granello
di verit. Ma prima di affrontarla, vorrei discutere brevemente una obiezione analoga, riguardo al modo
filosofico di considerare un altro problema teologico, ossia il famoso e discusso problema della teodicea.
Anche riguardo a questo problema talvolta si sostiene che non <un problema biblico, ma
semplicemente un problema filosofico>, che quindi non tocca il nucleo del messaggio cristiano.

((4)) In effetti, si pu rinfacciare ai filosofi, presenti e passati, di aver tentato di sistematizzare, e di


analizzare logicamente, il problema della compatibilit tra la bont di Dio onnipotente ed il male nel
mondo. "Si Deus unde malum ?" la formulazione classica di questo problema, fatta per la prima volta
da Boezio (ma non esatta, poich il problema della teodicea si pone solo se Dio viene pensato come
buono; essa andrebbe quindi corretta in: "si Deus bonus unde malum ?").
((5)) Tuttavia, mi sembra che non si possa rinfacciare ai filosofi, che si sono occupati della teodicea, di
non aver affrontato un tema biblico. Infatti, non forse Geova, ossia Dio, il <creatore del cielo e della
Terra> secondo la Bibbia? Se LUI il creatore di miliardi di sistemi solari, allora dovrebbe essere per LUI
facilissimo spazzar via il male da quel minuscolo (in scala cosmica) granello di sabbia chiamato Terra. E
nel Giudizio Universale, alla <fine di tutti i tempi>, LUI dovrebbe essere un giudice giusto, e secondo
alcune versioni anche un padre misericordioso. Quindi, secondo la Bibbia, Dio onnipotente e dotato di
ogni virt. Ed allora si pone con veemenza la domanda, da dove abbia origine il male, ossia il problema
della teodicea.
((6)) Non poi forse vero che Ges in un passo che ha giocato un ruolo centrale nella controversia di
Ario ha protestato nel sentirsi chiamare <giusto>, poich: " uno solo giusto, ossia il Dio nei cieli" ?
Ges esalta anche la potenza di Dio, quando afferma che non cade neppure un passero dal cielo, se Dio
non lo vuole. Ma se non cade nemmeno un passero dal cielo se Dio non lo vuole, allora non cade
neppure una bomba atomica dal cielo, se Dio non lo vuole. Pertanto, secondo la dottrina di Ges, LUI
non solo buono, ma anche onnipotente. Ed allora emerge di nuovo, con la massima forza, il problema
della teodicea. Questa scabrosa questione non dunque sorta nella testa di qualche filosofo irrispettoso
della religione, ma scaturisce fondamentalmente dalla Bibbia stessa (invito chi non fosse soddisfatto di
queste mie argomentazioni, a leggere il libro di Giobbe nello AT).
((7)) Ma torniamo all'affermazione che nel NT non esiste assolutamente alcuna etica, poich <l'etica
solo una questione filosofica, mentre Ges si imposto attraverso le proprie azioni>. E' vero che l'eroe
del cristianesimo non era un grande filosofo, tuttavia riuscito e riesce ancora a destare interesse
soprattutto attraverso le proprie prediche. Tuttavia, come dovrebbe venir esaurientemente mostrato in
seguito:
nel NT si trovano richieste e comandamenti del tutto concreti
dotati di un accenno di fondamento, ed esistono
dei plastici tentativi di Ges per motivare gli uomini ad ubbidire ai suoi comandamenti.
((8)) Nel Vangelo si trovano quindi tutti gli elementi essenziali per definire un'etica. Solo sul secondo
punto (il fondamento dei comandamenti) si fa poca luce. Ed proprio su questo punto che l'obiezione
mossa dai teologi trova una certa legittimit. Tuttavia, dal contesto delle prediche di Ges traspare
chiaramente quale dovrebbe essere questo fondamento: "i comandamenti vanno rispettati poich si tratta
del volere di Dio, e perch essi rientrano in un progetto divino" (1). E' quindi chiaro quale dovrebbe
essere il fondamento dell'etica di Ges, anche se nel Vangelo viene solo accennato.
((9)) Sono stati innanzitutto i moralisti cristiani ad elaborare questo punto. Intere biblioteche sono state
riempite con tentativi di dimostrare l'esistenza e la bont di Dio (infatti, ubbidire ai comandamenti di una
autorit, anche senza conoscerne il fondamento, va bene solo nel caso questa autorit sia anche buona).
In questo senso, ossia per quanto concerne il fondamento dei comandamenti, esiste un'etica della
religione cristiana, che trae lo spunto dall'etica di Ges e che si estende ben oltre.
((10)) Anche se Ges ha fatto ben poco per legittimare i suoi comandamenti, tuttavia si dato molto da
fare per motivare gli uomini a rispettare dei precetti ben precisi.
A. La motivazione del comportamento umano secondo Ges
((11)) Dopo queste osservazioni introduttive, torniamo all'etica di Ges, la cui fonte esclusiva il Vangelo.
Questo per i cristiani la massima fonte religiosa e morale, il <metro di tutti i metri>, il documento della
rivelazione. "La Bibbia tuttora il libro pi diffuso e tradotto nel mondo, con cinquanta milioni di esemplari
(versioni ridotte incluse) stampati e distribuiti ogni anno" (2).
((12)) Tuttavia appena si va un pochino al fondo di questo libro che da secoli gode di un incomparabile
successo si pu innanzitutto notare la mancanza di sistematicit nella dottrina di Ges. Molto di quanto
vien detto non logica conseguenza di quanto stato precedentemente detto. Ges inoltre parla
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prevalentemente attraverso parabole, alcune delle quali ammettono molteplici interpretazioni. Perfino
molti dei suoi discepoli hanno protestato: "Questo linguaggio duro; chi pu intenderlo?", scrive Giovanni
(3).
((13)) Gli stessi discepoli che ebbero il privilegio di entrare direttamente in contatto con Ges, furono pi
eccitati che illuminati dalle sue parole. Inoltre, sulla base di quanto Ges dice nel seguente passo, i
discepoli avrebbero anche avuto tutto il diritto di arrabbiarsi: "Quando poi fu solo, quelli che erano intorno
a lui, insieme ai Dodici, lo interrogarono sulle parabole. Ed egli disse loro: a voi stato confidato il mistero
del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perch: guardino, ma non
vedano; ascoltino, ma non intendano; perch non si convertano e venga loro perdonato" (4). Ma allora
perch, nonostante questo <parola di Ges>, si continua a sostenere che il Figlio di Dio venuto per
salvare tutti gli uomini?
((14)) Forse l'insegnamento attraverso parabole particolarmente adatto per comunicare certi messaggi
in maniera penetrante, tale da suscitare in chi ascolta numerose associazioni, andando cos a toccare
altri campi, oltre quello del semplice pensiero. Ma questo pregio si paga col difetto, che il senso esatto di
quanto vien detto rimane piuttosto all'oscuro. Gli evangelisti potrebbero aver avuto questa impressione,
ed il Vangelo di Giovanni potrebbe essere stato concepito anche per far luce sulle parabole.
((15)) Dozzine di generazioni di apologeti e di teologi cristiani si sono indaffarati nella spiegazione dei
testi che, tutto sommato, non sono poi cos numerosi. Ci nonostante, fino ad oggi quasi tutto rimasto
avvolto nell'incertezza. Finora i cristiani non hanno potuto essere unanimemente d'accordo su "cosa
morale e cosa immorale. L'opinione dei cristiani divisa, non solo su cose da cui dipende a seconda
di come vengono intese la salvezza dell'anima, ma anche sui problemi attuali di questo mondo, dal
pacifismo fino al divorzio ed alla morale sessuale in generale, dal comportamento corretto da assumere
nei confronti di un regime totalitario fino alla pena di morte " (5).
((16)) Questa diversit di opinioni non l'espressione di un'epoca <lontana da Dio>, ma ha marchiato da
sempre la tradizione e si spinge in profondit fino agli albori del cristianesimo. Gi nella storia degli
apostoli si narra di discordie tra i primi adepti. Pare che nel concilio di Gerusalemme ci siano state delle
"opposizioni" con "discussioni molte animate" (6), e poco pi tardi si giunse a delle condanne in piena
regola. Paolo, ad esempio, racconta di aver consegnato " due eretici a Satana, perch imparino a non pi
bestemmiare ", e Pietro afferma che i falsi dottori sono: "come animali irragionevoli nati per natura a
essere presi e distrutti" (7). Tenendo conto di una simile intolleranza non c' da meravigliarsi che, gi
nell'anno 384 a Trier, per la prima volta, dei cristiani furono uccisi da altri cristiani.
((17)) Di questo caos Ges perlomeno corresponsabile, perch come abbiamo precedentemente
detto egli aveva deciso, per dei motivi ignoti, di lasciare deliberatamente molte cose all'oscuro. Ma
dopotutto, se <a quelli di fuori> tutto viene esposto in parabole <perch non intendano e non venga loro
perdonato>, allora i redattori dei tre Vangeli sinottici a prescindere dal fatto che non erano
contemporanei di Ges potrebbero non rientrare affatto tra gli eletti, cosicch nei Vangeli di Marco,
Matteo e Luca, Ges parla soprattutto attraverso parabole.
((18)) Tuttavia, nonostante la mancanza di sistematicit, nella Bibbia possibile identificare tre principali
comandamenti dell'etica di Ges : <amate Dio !>, <credete in me !>, ed <amatevi l'un l'altro !>. Per
rispettare questi comandamenti Ges indica anche due motivi: primo, perch <la fine del mondo vicina>
e secondo, perch per i trasgressori ci sar <pianto e stridor di denti> (8).
(a) L'errore del Ges biblico
((19)) Per primo stato Albert Schweizer ad osservare che il Ges dei Vangeli sinottici nel suo
messaggio partiva dalla premessa che il mondo fosse prossimo alla fine. Ges, infatti, profetizzava che: "
il figlio di Dio viene nello splendore del Padre con i suoi angeli, ed allora chieder conto a ciascuno delle
azioni compiute. "In verit vi dico, che ci sono parecchi qui, che non assaggeranno la morte, prima di
vedere il Figlio dell'Uomo venire nel suo regno" (9).
((20)) Ma la profezia del futuro regno di Dio, il ritorno del Figlio insieme al Padre ed agli angeli, la
resurrezione dei morti, il giudizio finale, e la definitiva sconfitta di tutte le forze demoniache, non sono
affatto accaduti. Nonostante il Salvatore come si presume si sia fatto uomo, poche cose sono
cambiate (10).
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((21)) Il significato escatologico della morte di Ges e la resurrezione finale dei morti entrambi dati
come imminenti da Ges stesso, prima di essere crocefisso vengono affermati, chiaramente e con
forza, soprattutto da Matteo. Egli racconta che, durante l'agonia di Ges, ci fu una oscurit di tre ore e
che " il velo del tempio si squarci in due da cima a fondo, la Terra si scosse, le rocce si spezzarono, i
sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti resuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua
resurrezione, entrarono nella citt santa e apparvero a molti" (11). Tuttavia questa resurrezione sembra
sia avvenuta solo nella fantasia sovraeccitata degli evangelisti, poich non esiste alcun altro riscontro di
questo miracoloso evento. Che la fantasia sovraeccitata abbia potuto oscurare la visione della realt,
dimostrato anche dal seguente passo. Dopo il viaggio nel regno dei morti e la sua supposta resurrezione,
Ges avrebbe detto agli apostoli, che coloro che crederanno in lui " .. se berranno qualche veleno, non
recher loro danno " (12).
((22)) La speranza che Ges avrebbe presto fatto ritorno fu condivisa da molti. Nella prima lettera ai
Tessalonicesi probabilmente il pi antico documento del NT Paolo assicura i fedeli che saranno
ancora tutti vivi quando torner il Signore: "Confortatevi dunque a vicenda con queste parole" (13). La
comunit dei Tessalonicesi come pure altre comunit cristiane aveva atteso con ansia il ritorno del
Messia. Alcuni avevano smesso di lavorare, altri pensavano solo all'imminente regno di Dio. La prima
lettera di Paolo ai Tesssalonicesi scritta ancora con un tono relativamente pacato; la seconda invece
con maggiore veemenza. Evidentemente gli era giunto alle orecchie, che la situazione stava diventando
molto pi problematica di quanto avesse immaginato all'inizio. Per questo <ordin> loro di portare a
termine i propri compiti e di adempiere i propri doveri: "chi non vuol lavorare, neppure mangi" (14). La
conclusione della prima lettera mette quasi in evidenza che coloro, che credevano nel ritorno del Signore,
si erano lasciati andare dal punto di vista morale. Probabilmente devono aver pensato che, dato
l'imminente ritorno del Salvatore, fosse diventata irrilevante qualunque cosa si facesse.
((23)) Ma nel frattempo la fine del mondo non avvenuta. "Dov' la promessa della sua venuta? Dal
giorno in cui i nostri padri chiusero gli occhi tutto rimane come al principio della creazione", la domanda
di alcuni denigratori nella seconda lettera di Pietro (15). Evidentemente su questo punto Ges si era
sbagliato. Pertanto anche Paolo ha dovuto poi modificare la propria opinione ed introdurre una modifica,
che permettesse di rimandare indefinitamente il ritorno del Signore. Alla fine poi diede da intendere quel
ritorno fosse addirittura superfluo. Paolo aveva infatti all'inizio affermato: "Questo vi dico, fratelli: il tempo
ormai si fatto breve. D`ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l`avessero; coloro che
piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano,
come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno: perch la
scena di questo mondo passa"(16). Ora per Paolo annuncia che la grande svolta gi avvenuta: "Se
uno in Ges, una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove" ( 17).
((24)) Ges nacque nell'epoca dell'apocalisse tardo giudaica, quando molti israeliti, oppressi dal giogo del
dominio romano, accarezzavano l'idea della fine della storia sulla Terra attraverso una nuova
trasformazione soprannaturale del mondo. Mos invece, ponendosi decisamente contro la religione
egizia, aveva respinto la credenza in una seconda vita dopo la morte. Nell'antico Israele non c'era quindi
alcun interesse in una vita nell'al di l. Per Mos la morte segna la fine dell'individuo, mentre per Ges: "Il
mio regno non di questo mondo" (18). Con l'inizio della prigionia babiloniese, dalla quale gli isreaeliti
furono liberati dai persiani, cominci una lunga fase di perdita di potere. Con essa venne meno anche
l'interesse per questo mondo ed aumentarono le aspettative in un mondo futuro migliore (19). Per questo
Ges faceva riferimento quasi esclusivamente al tardo AT, al libro di Daniele, ed in particolare ai racconti
figurati di Enoch, risalenti a prima del diluvio universale. Ricorreva invece ampliamente al materiale nonapocalittico dello AT per fare delle reinterpretazioni (20). Le parti pi recenti dello AT vengono rievocate
"non solo da una espressione come <il figlio dell'uomo>, ma anche dall'atteggiamento complessivo di
Ges verso l'al di qua ed il suo interesse per un altro mondo. Contrariamente alla tradizione che va da
Amos fino al secondo Isaia, l'al di qua non sta pi al centro dell'interesse, poich si pensa che il mondo
finir presto. Ed anche in questo momento dato che il mondo esiste ancora dovremmo pensare meno
a questo e pi all'altro. Anzi, non dovremmo pensare affatto a questo mondo, bens preparaci, attraverso
le nostre azioni ed aspirazioni, ad un <altro> mondo" (21). In contrasto con tutto questo, nei cinque libri di
Mos (nel Levitico) non si parla affatto dell'immortalit dell'individuo ci che conta non la salvezza del
singolo nell'al di l, bens il destino del popolo d'Israele nell'al di qua.
((25)) Ges ha dunque "predicato la imminente fine del mondo, ma si completamente sbagliato riguardo
a questo punto centrale della sua rivelazione. Questo un dato assolutamente certo dell'intera critica
storica moderna della teologia cristiana" (22). Il fatto che Ges si sia sbagliato su questo punto, viene
ancor oggi negato dalla maggioranza dei cristiani, nonostante Schweizer abbia chiaramente detto: "Il
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nostro cristianesimo poggia su un inganno, poich le aspettative escatologiche in esso contenute non
sono state mantenute" (23).
((26)) Il giudizio di Karlheinz Deschner e Horst Herrmann, secondo cui Ges "si completamente
sbagliato", contiene comunque una inesattezza. Sarebbe infatti pi esatto dire che il Ges biblico si
sbagliato. In effetti, non sappiamo cosa il Ges storico abbia realmente detto. A questo proposito,
disponiamo solo di resoconti ad opera suoi seguaci. Questi potrebbero aver riferito esattamente le parole
di Ges, ma potrebbero anche non averlo fatto. Se i suoi seguaci hanno riferito fedelmente, allora Ges
si sbagliato riguardo all'imminente fine del mondo. Tuttavia, in generale, noi stessi siamo soliti accettare
con grande scetticismo e giustamente i resoconti dei fedeli seguaci, ad esempio degli stalinisti su
Stalin o dei kennediani su J.F. Kennedy. Pertanto il Ges biblico potrebbe essersi sbagliato, mentre il
Ges storico no. Forse il Ges storico non ha compiuto alcun errore; forse non neppure risorto, anzi
forse non neppure esistito.
(b) Le minacce d'inferno lanciate dal Ges biblico
((27)) Dato che Ges (24) viveva nell'attesa dell'imminente fine del mondo, i primi cristiani credettero che
la fine del mondo stesse in relazione diretta con la sua morte. Invece, gli eventi soprannaturali profetizzati
non sono accaduti, Ges ed il Padre non sono tornati, i morti non sono resuscitati, il giudizio finale non
avvenuto, e le potenze demoniache non sono state sconfitte. Assieme a tutto questo venuta anche a
mancare la prova obiettiva della resurrezione di Ges.
((28)) Ma ancora pi problematico di quella errata previsione il secondo motivo, che Ges adduce, per
indurre gli uomini ad ubbidire ai suoi comandamenti. Infatti uno che ammette l'esistenza dell'inferno e che
fa leva sulla paura degli uomini al riguardo, non avverte certo la necessit di una <limpidit delle
motivazioni >, che pu sussistere solo facendo appello alla comprensione ed alla ragione umana. Dato
che l'Illuminismo su questo punto ha avuto in una certa misura successo, e dato che ognuno di noi
conosce persone che, anche senza timore dell'inferno, conducono una vita moralmente ineccepibile, i
pensatori cattolici liberali tendono in generale a sorvolare su quei passi del NT dove si parla di
dannazione eterna (25). Ma perch rimuovere quei minacciosi passi, se si convinti che Ges sia
l'inviato di Dio, se non Dio stesso? Se Ges fosse colui sul quale l'Onnisciente avrebbe riversato tutta la
propria predilezione, non avrebbe potuto sbagliarsi cos spesso (di sicuro, non quando si tratta di
motivare gli uomini ad ubbidire ai comandamenti divini !). Oltretutto, sta scritto: "Vi preoccuperete di
mettere in pratica tutto ci che vi comando; non vi aggiungerai nulla e nulla ne toglierai" (26).
((29)) Ges parla dell'inferno non una volta, ma ben una ventina volte, facendo minacce esplicite di
dannazione eterna in un inferno di fuoco "dove il verme non muore ed il fuoco non si estingue", in un
forno [!] di fuoco, dove ci sar "pianto e stridor di denti" (27). Anche il <discorso della montagna> non
privo di minacce (28). Chiunque sostiene a chiare lettere che un crimine di dimensioni finite verr punito
con una pena di durata infinita, non pu certamente essere <il pi esemplare maestro morale di tutti i
tempi>, ma piuttosto una persona propensa all'ingiustizia. Pochi sono infatti coloro che ritengono giusto,
che un crimine di dimensioni finite venga punito con una pena infinita. Solo scuotendo il capo, e con
avversione, la maggior parte delle persone pu leggere della suddivisione degli uomini, secondo Ges, in
pecore o caproni, a seconda che siano, o meno, suoi seguaci. "Chi non rimane in me viene gettato via
come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano" (29).
((30)) Spesso da parte dei cristiani si sostiene che il NT molto pi <innocuo> dello AT, poich Dio nel
NT si mostra pieno d'amore, mentre nello AT si mostra geloso e vendicativo. In realt vero il contrario.
Nello AT Geova colui che manda sofferenza e morte, mentre nel NT, lo stesso Dio, che nello AT viene
immaginato stare al di sopra del mondo, si fa uomo ed LUI che ci manda anche la sofferenza eterna.
Quindi nel NT il terrore fisico e psicologico sono ben pi grandi ! Mentre il Geova dello AT punisce solo
con la morte, il Dio del NT punisce anche con la dannazione eterna. Pertanto l'iracondo Geova
relativamente meno pericoloso dell'<amoroso> Padre del NT. Questo potrebbe essere uno dei motivi per
cui molti Giudei si sono tenuti alla larga dalla setta dei cristiani, preferendo non lasciarsi impressionare
dalle minacce d'inferno. In fondo il Dio di Mos manda s la morte, ma non l'inferno eterno. Riguardo al
fatto che molti Ebrei rimasero scettici di fronte al messaggio dell'eroe del cristianesimo (e per questo
vennero storicamente accusati di caparbiet e fu poi loro presentato il conto), non bisogna neppure
dimenticare che Ges comunemente ritenuto tanto esemplare e carismatico non riuscito a
convincere in nessun modo una parte dei suoi ascoltatori.
((31)) Alcuni apologeti cristiani sostengono ripetutamente che le minacce dell'inferno, fatte da Ges,
dovrebbero venir inquadrate in quel determinato momento storico. Questa obiezione tuttavia poco
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plausibile, poich in gran parte dello AT la rappresentazione dell'aldil non gioca alcun ruolo di particolare
di rilevo. Inoltre anche dei contemporanei di Ges come i Sadducei non credevano affatto in una vita
dopo la morte (31). Anche se il pensiero dell'inferno fosse stato poi cos diffuso, perch Ges non ha
allora spiegato all'umanit che essa si stava sbagliando su questo punto e che non doveva temere
nessuna tortura infernale? Invece di minacciare l'inferno, Ges avrebbe cos liberato l'umanit
dall'angoscia. Lo avrebbe certamente fatto, se fosse stato un Dio pieno d'amore. Ed invece, con le sue
minacce d'inferno, Ges dimostra di non essere un Dio pieno di amore, anzi dimostra di essere una
persona senza scrupoli, che vuole approfittare della paura degli uomini per attirare la loro attenzione su di
s e sul proprio messaggio.
((32)) Il tipo di motivazione proposto nel Vangelo un poco civile appello all'egoismo del singolo. Infatti,
vero che Ges invita a tenere un determinato comportamento nei confronti degli altri, ma non dice di farlo
per il loro bene, bens in fin dei conti per la salvezza della propria anima (gi nello AT si dice:
"affinch tu ne abbia bene"). "Rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli" (32) e
"guardatevi dall'inferno !". Quindi il comandamento: <amatevi l'un laltro !>, esaminato con maggior
attenzione, si rivela essere: <ama te stesso !>.
((33)) Questo messaggio viene chiaramente espresso nella ripetutamente lodata predica della montagna.
Anche qui si tratta, in fin dei conti, non della sorte degli altri, bens della salvezza della propria anima. Si
dice chiaramente cosa veramente conta: non nascondete tesori sotto terra, che i ladri possono
dissotterrare e rubare, ma accumulate tesori nel cielo! Ognuna delle nove beatitudini evangeliche
promette una ricompensa e, alla fine della predica, coloro che ubbidiscono ai comandamenti vengono
definiti <saggi>, gli altri invece <stolti> (Matteo; 7, 24-26). Anche nella predica della montagna non si
tratta della comunit umana o del bene dell'umanit come valore in s stesso, bens del vantaggio
personale: sii saggio, evita l'inferno ed accumula dei tesori in cielo ! "In verit vi dico: ogni volta che non
avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli pi piccoli, non l`avete fatto a me", fino a questa
sillaba una delle pi celebri frasi del Vangelo. Certamente meno famosa la frase immediatamente
successiva: " E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna" (33).
((34)) L'amore cristiano viene quindi ripagato nel migliore dei modi. Ma questo egoismo proiettato
nell'aldil non favorisce certo la comprensione reciproca tra gli uomini, anzi la annulla e la cancella.
Infatti, se uno convinto che una buona azione verr ricompensata con un bel premio in cielo, mentre i
beni terreni verranno corrosi dalla tignola e dalla ruggine, ogni premura terrena diventa del tutto
superflua, anzi diventa addirittura un ostacolo. L'etica cristiana pertanto l'etica della saggezza egoistica.
Questo significa anche che nel NT manca la concezione di una buona azione, il cui valore sia
semplicemente racchiuso nell'azione stessa. E' vero che per delle prestazioni di natura intellettuale si pu
giustamente desiderare che esse vengano ricompensate, ma l'intenzione di trarre anche il minimo
vantaggio personale da un'azione moralmente eccellente toglie ad essa qualsiasi valore morale. La virt
genuina rinuncia a qualsiasi vantaggio personale, perch ha gi s stessa come ricompensa. "Voi amate
la vostra virt come la madre ama il proprio figlio; ma quando mai una madre ha voluto essere pagata per
questo amore? " (34).
B. Il contenuto dei comandamenti di Ges
((35)) Ma anche se non si tenesse conto delle motivazioni portate da Ges per ubbidire ai suoi
comandamenti, non avrebbero forse questi comandamenti, di per s, una particolare forza persuasiva?
((36)) Purtroppo gi il primo comandamento <amate Dio pi di ogni altra cosa!> presenta molte ombre.
Infatti, perch mai dovremmo amare il Dio di Ges che, ad esempio, pronto a infliggerci una pena di
dimensioni infinite per dei peccati di dimensioni finite, e che oltretutto se pensiamo al destino del suo
figlio Ges tollera l'uso del dolore fisico per raggiungere un determinato obiettivo, anche se fossero
possibili delle alternative ? Un Dio, che dovrebbe essere il massimo della bont, avrebbe potuto
perdonare a degli esseri fatti <a propria immagine e somiglianza> il peccato commesso dai loro antenati
(35). Se fosse un Dio caritatevole lo avrebbe certamente fatto, risparmiando all'umanit la condanna
collettiva del peccato originale (36). Il dramma di Ges stesso ci mostra che Dio non n buono n
caritatevole. Per questo, Ges ci aveva ammonito giustamente, a giudicare da quanto gli sarebbe poi
successo di temere innanzitutto l'Onnipotente: "temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e
l'anima e il corpo nell'inferno" (37).
((37)) Come possiamo pensare che colui che dovremmo temere ( timore di Dio !) sia buono e
caritatevole? Come si pu amare ci di cui si ha paura? La paura un sentimento incompatibile con
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l'amore. Un figlio che teme il proprio padre, e che vive nell'angoscia del suo imprevedibile umore, ha tutti i
motivi per guardarsi dall'ira del padre e mai potr veramente amarlo. L'amore di un cristiano per il suo Dio
non sembra quindi che sia genuino, bens simulato. Se chi ha timore di Dio credesse anche di amare
l'Onnipotente, il suo amore sarebbe in realt una venerazione simulata, come quella tributata ad un
despota disumano, il quale pretende dai propri sudditi delle manifestazioni di sottomissione (una persona
che esige dagli altri delle manifestazioni di dipendenza e di fedele sottomissione, , tra l'altro, una
persona estremamente insicura).
((38)) Il primo comandamento di Ges potrebbe anche possedere una certa forza di persuasione, se il
secondo comandamento < credete in me !> fosse plausibile. In realt difficile aver fiducia in chi fa
pesantemente leva sulla paura degli uomini. Questa affermazione potrebbe anche suonare blasfema, ma
non lo affatto, poich neppure la maggior parte dei suoi fedeli disposta a confidare completamente in
Ges. Pochi infatti credono che sia sufficiente chiedere " affinch venga loro dato" (38), e che Ges dica
sul serio quando chiede loro: "vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli;
poi vieni e seguimi " (39). E' fin troppo evidente che anche la maggior parte dei rappresentanti ufficiali
delle diverse Chiese cristiane non ha preso sul serio questa esortazione di Ges, se solo si pensa alle
ricchezze da loro accumulate (40).
((39)) Anche riguardo ad altre richieste sarebbe interessante verificare, una volta tanto, la fiducia di cui
Ges gode presso i fedeli. Ad esempio, la Chiesa sostiene fermamente che la Bibbia la parola di Dio e
celebra Ges come il Salvatore dell'umanit. Ma Ges esige anche che: ".. fu detto: occhio per occhio e
dente per dente, ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu
porgigli anche l'altra " (41). Dubito molto che, ad esempio, i padri del Concilio di Trento, o della Santa
Inquisizione, abbiano interpretato alla lettera questa frase. Perch mai delle richieste cos chiare ed
esplicite, fatte presumibilmente da Dio stesso, dovrebbero venir intese in senso <traslato>? Dopo tutto
sono delle parole perfettamente comprensibili. E' inverosimile che Dio abbia voluto esprimersi sempre
attraverso <misteri> e mai con affermazioni chiare ed esplicite. Fino a che punto allora lecito
interpretare le parole della Bibbia? Anche la resurrezione di Ges dovrebbe forse venir intesa in senso
<traslato> ? Oppure questo tipo di interpretazione vale solo per i suoi comandamenti ?
((40)) Da un parte si pu anche deplorare che le sublimi parole dell'invito a <porgere l'altra guancia> non
vengano prese sul serio, ma d'altra parte una vera fortuna che anche altre affermazioni di Ges non
vengano ugualmente prese sul serio, come, per esempio questa: ".. se uno viene a me e non odia suo
padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non pu essere mio
discepolo" (42). E molti cristiani, che si preoccupano tanto dell'Europa cristiana vedendola minacciata da
ogni lato, non possono evidentemente leggere e prendere sul serio queste parole: "Non affannatevi
dicendo: che cosa mangeremo? .. che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani;
il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Non affannatevi dunque per il domani, perch il
domani avr gi le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena " (43). Come si pu conciliare
una simile morale da hippie che forse pu anche non dispiacere a molti con le numerose
preoccupazioni che i cristiani si fanno per il domani ? E come possono giurare sulla croce di colui, che
non voleva che si giurasse affatto : " ma io vi dico: non giurate affatto. ..Sia invece il vostro parlare s, s;
no, no; il di pi viene dal maligno" (44) ? Ci sono quindi numerosi indizi che gli stessi cristiani a
prescindere dalla loro professione formale di fede non abbiano poi una cos grande fiducia, n
prendano molto sul serio le parole del Salvatore, e che anzi si comportino come pagani.
((41)) Questo per quanto riguarda il secondo comandamento dell'etica cristiana: <credete in me !>. A
questo punto i credenti potrebbero pur sempre replicare che la grande virt dell'amore, esteso anche ai
nemici, fa dell'etica di Ges qualcosa di straordinario. In effetti, accanto all'amore di Dio ed alla fede
nell'eminente ruolo di Ges, quello dell'amore universale per il prossimo, esteso a chiare lettere
addirittura fino ai nemici, la grande sfida del NT. Esso si manifesta chiaramente nella critica
dell'osservanza farisea delle leggi sabbatiche che erano state concepite proprio per l'amore verso il
prossimo -, nelle parole consolatrici e nei rapporti, relativamente senza preconcetti, di Ges con gli
emarginati della societ: donne, prostitute e funzionari corrotti (45). Ad esempio, quando una adultera
stava per essere lapidata, Ges intervenne e disse: "Chi di voi senza peccato, scagli per primo la pietra
contro di lei ...Neanch`io ti condanno; v e d`ora in poi non peccare pi" (46).
((42)) Non mi risulta che nella storia della santa Chiesa una adultera se la sia cavata con un
ammonimento cos mite. A questo proposito, sembra che Agostino abbia criticato lo stesso Ges per la
<eccessiva mitezza>. Non mi risulta neppure che l'ammonimento fatto da Ges: "Quello che farete
allultimo degli uomini, lo avrete fatto a me", abbia trovato una particolare e duratura eco nella storia della
Chiesa cristiana. E' vero che i credenti vengono incoraggiati a portare su di s le piccole croci della vita
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quotidiana, ma spesso questo si rende necessario proprio perch i rappresentanti ufficiali della fede
prendono su di s la loro croce solamente in senso <traslato>. Della tanto lodata utilit della povert, le
Chiese hanno tratto, e traggono, innanzitutto ci che utile.
((43)) Nonostante le impressionanti parole in difesa della peccatrice, il tanto celebrato messaggio d'amore
di Ges desta alcuni fondamentali dubbi.
(a) Mancanza di originalit
((44)) Dopo la scoperta dei <Rotoli del Mar Morto> nel 1947, dovrebbe essere dato per certo che non
esiste alcuna particolare dottrina di cui Ges sia l'ideatore originale. Le sue idee si ritrovano gi per lo
meno in forma analoga nella letteratura giudea non-cristiana. Il nuovo otre stato riempito con del vino
vecchio.
((45)) I testi ritrovati a Qumran "contengono dei brani, il cui contenuto coincide, talvolta anche
letteralmente, con dei passi che si possono leggere nel NT. La relazione con il <discorso della
montagna> balza chiaramente in evidenza. Per gli Esseni la fratellanza era un dovere religioso, l'amore
per il prossimo un comandamento morale. A loro era proibito giurare: bastava semplicemente affermare
<si> o <no>. Il loro ideale era la povert, l'umilt e l'ascesi. Credevano nell'immortalit dell'anima" (47).
Nulla di originale anche riguardo a quanto si racconta della vita di Ges. A questo proposito tanto per
citare uno dei paralleli pi clamorosi non certo un caso che il Dio Mitra, inizialmente persiano,
divenuto poi il Salvatore ed il Dio del Sole romano il primo giorno della settimana cristiana ha preso da
lui il nome (il giorno del sole: <sonntag> in tedesco e <sunday> in inglese) sia nato da una vergine, in
una mangiatoia, in una grotta, esattamente il giorno 25 dicembre, e che sia stato adorato dai pastori (48).
((46)) Nonostante gli evidenti paralleli ideologici, gli storici ed i teologi sono divisi riguardo all'esistenza di
un rapporto diretto tra Ges e gli Esseni. Incontestabile comunque il fatto che gi nello AT si trova la
famosa esortazione dell'amore verso il prossimo. Basta confrontare il comandamento di Ges dell'amore
verso il prossimo in realt esteso, al massimo, ai nemici personali, non certo ai presunti nemici di Dio
con il passo dello AT: "Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il
tuo prossimo come te stesso" (Levitico 19.18). Quindi, anche sul tema dell'amore verso il prossimo, il
cristianesimo contrariamente all'opinione comune non stato particolarmente originale. Su questo
punto abbiamo addirittura una conferma da parte di Ges stesso: "Un dottore della legge si alz per
metterlo alla prova: <Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna>? Ges gli disse: <Che cosa sta
scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?>. Costui rispose: <Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso>. E
Ges: <Hai risposto bene; fa questo e vivrai>" (49).
Mentre il comandamento dell'amore verso il prossimo si trova gi nello AT, nel NT troviamo anche il
contrario: " ... alzati gli occhi al cielo, disse: Padre ... Io ti ho glorificato sopra la Terra, compiendo l`opera
che mi hai dato da fare ... Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo ...
(Alcuni) hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro
che mi hai dato, perch sono tuoi" (50). Sembra quindi che il famoso <amore per i nemici> sia stato pi
predicato, che praticato, dal suo presunto ideologo. Questo comportamento contraddittorio del Maestro
condiviso anche dal discepolo prediletto Giovanni: "Chi va oltre e non rimane nella dottrina del Ges, non
possiede Dio. Chi invece rimane nella dottrina, possiede il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non
porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo; poich chi lo saluta partecipa alle
sue opere perverse" (51). Eppure, se si predica l'amore per il prossimo, bisognerebbe estenderlo anche a
coloro che hanno una fede diversa, o che non ne hanno affatto. Ma anche San Paolo non di questo
parere: " se qualcuno non ama il Signore, sia maledetto !" (52). In questo deludente quadro si inserisce
perfettamente il fatto che la parabola del buon Samaritano sia riportata solo da Luca, mentre la minaccia
di fare una terribile fine, per coloro che non credono agli apostoli di Ges, si trova in tutti i Vangeli
sinottici. (53)
(b) Il comportamento rozzo del Ges biblico
((47)) Il presunto <massimo moralizzatore di tutti i tempi> era spesso sprovvisto anche di un minimo di
compassione. Ges infatti minaccia la dannazione eterna per tutti coloro che bestemmiano lo Spirito
Santo (54). Poi pretende che il proprio messaggio coinvolga gli uomini a tal punto che: " il fratello dar a
morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire" (55). Infine ci
intima a non credere che lui sia venuto a portare pace sulla Terra: "Non sono venuto a portare pace, ma
una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:
ed i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa" (56).
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((48)) Non esiste alcun dubbio sebbene i teologi pi liberali preferiscano non parlarne che Ges fosse
convinto dell'esistenza di Satana, anzi, che ne fosse addirittura ossessionato. Ges parla di Satana come
del suo nemico personale, e indica s stesso come colui che venuto per distruggerlo, per vederlo
"cadere dal cielo come la folgore"(57). Un drastico esempio della rozzezza del <principe della pace> e
della sua credenza nei demoni, si trova nel Vangelo di Giovanni: "Voi che avete per padre il diavolo, e
volete compiere i desideri del padre vostro. Egli stato omicida fin da principio" (58). Da notare che Ges
lancia queste parole di dura condanna non a degli assassini, ma a dei Giudei che credevano, o avevano
creduto, in lui (59).
((49)) Sulla base di episodi come questo, non sorprende affatto che molti Giudei ne ebbero abbastanza
del presunto Messia e gli voltarono le spalle: "Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non
andarono pi con lui" (60). Questo abbandono provoc nel Maestro la reazione tipica dei genii
incompresi: "Allora si mise a rimproverare le citt nelle quali aveva compiuto il maggior numero di
miracoli, perch non si erano convertite: Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsida. ... E tu, Cafarnao, sarai
forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai ! Perch, se in Sdoma fossero avvenuti i miracoli
compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe ! Ebbene io vi dico: nel giorno del giudizio avr una sorte
meno dura della tua !" (61). In un altro passo che si commenta da solo Ges minaccia addirittura le
donne incinte ed i lattanti: "Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni !" (62).
((50)) Esistono ben poche dottrine etiche cos piene di minacce nei confronti di coloro che la pensano
diversamente, e cos ricche invece di allettanti promesse per i propri adepti: "Io preparo per voi un regno,
come il Padre l`ha preparato per me, perch possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e
sederete in trono a giudicare le dodici trib di Israele " (63). Quale persona vanagloriosa ed ingenua non
sarebbe pronta a sopportare qualche tribolazione sulla Terra, con la prospettiva di godere poi di simili
benefici? Questi passi, ed altri analoghi (" Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? E se da voi
che verr giudicato il mondo, siete dunque indegni di giudizi di minima importanza? Non sapete che
giudicheremo gli angeli? " (60) ), sono una delle radici della auto-legittimazione cristiana, che talvolta
assurge fino a mania di grandezza. E ci sono ulteriori esempi dell'incomprensibile comportamento rozzo
di Ges:
il comportamento nei confronti dei suoi familiari. A quanto risulta, Ges si rivolgeva alla propria madre
senza manifestarle n rispetto n amore. Lei era per lui <la donna che lo aveva partorito>, una
espressione che poteva risultare alle orecchie di allora ancora pi stridente che alle orecchie di oggi.
Ammettiamo pure che la vergine Maria, che stava diventando vecchia, potesse essere diventata anche
pedante e permalosa. Ma da un figlio cos straordinario avrebbe certamente potuto aspettarsi maggior
comprensione, in quella sua non facile situazione accanto a Giuseppe. Ed invece, nel rapporto di Ges
con la propria madre non troviamo neppure l'amore per il prossimo. Troviamo solo il solito tema della
insofferenza di un figlio, che crede di essere un genio in religione ed i genitori, alle prese con dei banali
problemi quotidiani: "Che ho da fare con te, o donna? " (65). Nella Chiesa di Roma la vergine Maria
occupa un posto di straordinaria importanza. Tuttavia i suoi devoti non possono avvalersi di qualche
citazione di Ges, poich le poche disponibili sono proprio le meno adatte per alimentare un culto della
Madre. Inoltre Ges sarebbe solo uno dei figli di Maria come riferisce l'evangelista Marco (66) ma,
perlomeno per i cattolici, risulta ancora oggi intollerabile pensare che la madre di Dio possa essere stata
fecondata da qualcun altro, a parte lo Spirito Santo.
il suo comportamento nei confronti del clero ebraico. Ges era solito diffamare, talvolta addirittura
maledire, di fronte a tutto il popolo gli anziani, i rabbini, gli scriba ed i farisei. Al tempo dell'occupazione
romana, quando il clero ebraico era probabilmente l'unico punto di riferimento che potesse garantire al
popolo una certa identit, Ges invece lo insultava chiamandolo <stirpe di serpenti> e <covo di vipere>.
Senza dubbio, il fatto che Ges non avesse alcuna esitazione nel denunciare i parecchi lati oscuri del
clero, lo rende particolarmente simpatico a molti. Ma forse le autorit religiose di quel tempo non erano
proprio una <depravata canaglia> solo perch non prendevano in considerazione, senza riserve, il
minaccioso messaggio di Ges e la sua presunzione di essere il Messia.
il suo comportamento verso i pagani. Anche per i non-credenti Ges non nutriva grande
considerazione. Il problema della loro conversione non se lo poneva neppure. Nel suo progetto di amore
non rientrava affatto la salvezza di coloro che non avevano la fede in Dio: "Non andate fra i pagani e non
entrate nelle citt dei Samaritani. Rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele" (67). In un
passo Ges dice che i pagani sono solo dei chiacchieroni: " non sprecate parole come i pagani, i quali
credono di venire ascoltati a forza di parole " (68). Verosimilmente Ges intendeva proprio loro quando
parlava di <cani e porci>: "Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci"
(69). Da buon israelita, orgoglioso delle proprie origini, Ges arrivato fino al punto di porre dei limiti
etnici all'amore per il prossimo. Quando una donna non-giudea lo supplic di aiutarla a scacciare il
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demonio dalla propria bambina, senti' uscire dalla bocca di Ges queste sprezzanti parole: "Lascia prima
che si sfamino i figli; non bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini" (70). E solo dopo che la
donna si umiliata, paragonando s stessa e gli stranieri ai "cagnolini sotto il tavolo" (71) che si
accontentano delle briciole, Ges esaudisce la sua richiesta. Quella donna straniera ha quindi dovuto
dichiarasi indegna e mostrarsi sottomessa come un cagnolino, per poter beneficiare della magnanimit
del Figlio di Dio.
((51)) Al contrario di questo comportamento di Ges, i testi rabbinici di quel tempo a quanto risulta
non stabilivano alcun divieto nell'aiutare gli stranieri. L'amore per i nemici, che dovrebbe addirittura
surclassare l'amore per il prossimo, nel modo in cui lo praticava Ges, non era poi cos vivo, come lui
invece pretendeva dagli altri. Sembra poi che anche i peccatori (e chi, tra quelli che stiamo per citare,
non un peccatore ?) non rientrino, secondo Ges, nella categoria dei <nemici da amare>: " Via,
lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno... ! Perch ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho
avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete
vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato... E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i
giusti alla vita eterna" (72). Se compiere questo tipo di peccati fosse un motivo sufficiente per finire nel
fuoco eterno, probabilmente in paradiso ci andranno ben poche persone. Anzi, il paradiso rimarr
assolutamente deserto, poich anche per il Creatore dell'universo dovrebbe essere una cosa abbastanza
facile dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati (ogni giorno, sul pianeta Terra, circa 40 mila
bambini muoiono di fame).
(c) L'etica del discorso della montagna
((52)) La storicit del <discorso della montagna> intesa come predica compiuta ed effettivamente
concepita e pronunciata da Ges abbastanza controversa. Contro la sua storicit depone il fatto che
una predica troppo breve. Con la velocit media di un oratore comune, sarebbe durata solo pochi
minuti e gli ascoltatori, che probabilmente erano giunti da lontano, ne sarebbero rimasti pi confusi che
illuminati. Forse il discorso stato composto dagli evangelisti con delle frasi pronunciate da Ges durante
il consueto indottrinamento dei discepoli. La predica riportata integralmente solo da Matteo (c. 5, 6 e 7);
Luca la taglia (c.6, v.17-49); Marco e Giovanni non ne parlano affatto. Se questa predica fosse cos
importante per la comprensione della figura e del messaggio di Ges come la maggior parte dei
cristiani ritiene gli evangelisti avrebbero dovuto prestarle maggior attenzione. E non solo due degli
evangelisti ignorano una presunta predica contenente il comandamento dell'amore per i nemici, ma
anche Marco parla solo dell'amore verso il prossimo in una discussione tra Ges ed uno scriba, dove i
due convengono sull'importanza di questo tipo di amore, senza menzionare quello verso i nemici (73).
((53)) Non forse questo comandamento quello di amare anche i propri nemici ci che farebbe
dell'etica di Ges, nonostante tutto, qualcosa di straordinario e di sublime? In realt questo
comandamento indipendentemente dalla diversa rilevanza attribuitagli dagli evangelisti ben poco
plausibile. Da un lato l'amore per i nemici troppo ristretto (gli esseri non umani sono per lo meno, in
maniera non esplicita esclusi) e dall'altro troppo esteso, semplicemente irraggiungibile per la maggior
parte delle persone. Chi infatti riuscirebbe ad amare uno che, ad esempio, lo ha distrutto, disonorato e
ferito nella propria dignit? Col pretendere qualcosa di irraggiungibile si destano solo dei sensi di colpa e
si fa della morale una vuota fantasia, invece di qualcosa per la quale ogni singolo uomo dovrebbe
seriamente impegnarsi, come pure pretendere che anche gli altri si impegnino. La maggior parte delle
persone rimane perplessa di fronte ad un canone di virt irraggiungibile come questa. Se i nostri
sentimenti potessero venir influenzati positivamente attraverso un semplice comandamento, i cristiani, di
fronte all'annuncio della <buona novella>, dovrebbero sentirsi tutti contenti come una Pasqua (ma non
sembra che lo siano).
((54)) Per altri motivi, anche il comandamento : "Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri" (74), non ha
senso. Ubbidire ad un simile comandamento, infatti, equivale a fare dell'insieme dei propri sentimenti un
minestrone, nel quale le differenti tonalit e sfumature delle preferenze personali vengono tutte
annacquate e mescolate. Oltretutto un amore di pari intensit, nei confronti di tutti, ingiusto nei confronti
delle persone che ci vogliono veramente bene. Non si pu quindi auspicare che uno ami i propri nemici;
tuttavia questo non significa che uno debba necessariamente desiderare di distruggerli. Tra <amare> e
<distruggere> c' un'ampia gamma di possibilit, di cui i seguaci di Ges sembra che non debbano tener
conto. Invece di pretendere di amare i propri nemici, molto pi sensato chiedere a s stessi di fare un
onesto esame di coscienza, per verificare se le accuse, che i nemici muovono nei nostri confronti,
contengano effettivamente qualche nocciolo di verit. Purtroppo l'uomo " si compiace di torturare s
stesso con delle pretese assurde, per poi quasi divinizzarle. In ogni morale ascetica, l'uomo tende a
idolatrare una parte di s stesso come qualcosa di divino, e necessariamente a demonizzare la
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rimanente parte". In questo secondo Nietzsche (75) consiste la morale della <predica della
montagna>.
((55)) Oltretutto i comandamenti di Ges non tengono conto del fatto che sono necessari innanzitutto
diversi presupposti, affinch un uomo possa provare solidariet nei confronti degli altri. A questo
proposito nell'etica cristiana non troviamo altro che una vaga indicazione: "prega e chiedi !", mentre, ad
esempio, nell'etica di Schopenhauer troviamo un'indicazione ben precisa. Secondo Schopenhauer infatti,
nel momento in cui comprendiamo che ogni essere fatto della medesima volont di vivere, creiamo le
premesse per poter, all'occasione, negare la volont del singolo individuo, la quale costantemente
orientata verso il proprio interesse personale. Tramite la compassione sorge la negazione della volont
individuale, l'amore per gli uomini, e la premura verso tutti gli altri esseri viventi. Solo sulla base di questi
e di analoghi presupposti pu nascere il rispetto per gli altri. Non bisogna prendere in considerazione
gli altri secondo il loro stato e grado sociale, perch in questo modo si destano solo sentimenti di invidia,
disprezzo ed odio. Bisogna invece considerare gli altri secondo le loro sofferenze, necessit, paure e
dolori. Solo allora si potr riconoscere in ogni altro il proprio stesso essere, sentire di avere qualcosa in
comune, provare solidariet e compassione.
((56)) La coscienza del comune stato miserabile dell'uomo, ossia del fatto che siamo tutti soggetti al
bisogno, pu far nascere dentro di noi la compassione. Ges invece perlomeno da quanto risulta nei
Vangeli non fa altro che dettare dei comandamenti, che poi lui stesso solo parzialmente osserva, e
motivare l'uomo in maniera del tutto inadeguata. Ma se, oltre a predicare, si volesse anche migliorare
davvero la situazione umana, bisognerebbe anche saper individuare le condizioni necessarie affinch
l'uomo possa rispettare quei comandamenti, e quelle che invece vi si oppongono (76). Senza tener conto
di queste condizioni, i bei comandamenti altisonanti diventano opprimenti ed ipocriti, nient'altro che una
sottile forma di ricatto. Non affatto un caso che milioni di esseri innocenti siano rimasti vittima di
quell'esperimento di moltiplicazione su larga scala dei sentimenti di amore, messo in atto da oltre 2000
anni.
((57)) Chi ama gli altri non per un impulso vivo e spontaneo, ma solo per dovere, non altro che un
servo. A volte non mostra semplicemente alcuna personalit, ma spesso pu diventare anche un crudele
tiranno. Molti missionari, che si limitano ad annunciare la loro verit per la salvezza delle anime, sono
delle persone con poco rispetto degli altri e delle altre culture. In realt sono dei piccoli tiranni, che non si
rendono neppure conto di stare difendendo le istituzioni, a cui appartengono, dal cosiddetto mondo
incolto ed apparentemente sempliciotto. . L'amore per il prossimo si manifesta innanzitutto nella
disponibilit di comunicare con gli altri, pi che nel desiderio di imporre loro una religione. Chi non
portato, o non pronto, ad instaurare un simile rapporto di fiducia, non dovrebbe dedicarsi al cosiddetto
<aiuto allo sviluppo>. Invece di voler istruire o servire gli altri, molto pi importante volersi capire e
piacere reciprocamente.
(d) Mancanza di una reale dottrina sociale
((58)) In molti ambienti cattolici e protestanti, cosiddetti <di sinistra>, Ges viene visto come un
riformatore della societ, talvolta addirittura come un rivoluzionario. In effetti, nel NT si critica il desiderio
dei beni terreni e si condanna la ricchezza. Il passo pi famoso dice: " pi facile che un cammello passi
per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli" (77). Tuttavia Ges non era affatto un
sostenitore dell'uguaglianza sociale, perch a lui stava a cuore non una societ giusta sulla Terra, ma la
salvezza dell'uomo nell'altro mondo. Questo risulta chiaramente da due punti:
Innanzitutto, il comportamento di Ges verso i ricchi non affatto coerente. Ges infatti chiede al
giovane ricco di vendere tutto, ma non chiede la stessa cosa al corrotto Zaccheo, per il quale una
richiesta cos radicale sarebbe stata pi adeguata (78). Lo stesso Maestro, che chiede ai suoi giovani
discepoli di dare ai poveri le proprie ricchezze, si lascia poi massaggiare con un costoso olio di nardo
profumato. Quando Giuda gli fa notare che forse sarebbe stato meglio vender quel balsamo per darne il
ricavato ai poveri, riceve dal capo una secca risposta: "Lasciala fare, perch lo conservi per il giorno della
mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me" (79). Un qualunque ricco
potrebbe in qualsiasi occasione replicare usando le medesime parole.
Dalla parabola dei lavoratori della vigna traspare il disinteresse di Ges verso la giustizia sociale. Il
padrone della vigna, infatti, alla fine della giornata d a tutti i lavoratori la medesima paga,
indipendentemente dal fatto che uno abbia lavorato fin dal mattino, oppure sia venuto a lavorare solo nel
pomeriggio (80). In un'altra parabola Ges si esprime come un cinico capitalista: "Servo malvagio e
infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso" (81). Decisamente
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intollerabile poi questo episodio: "Disse ai presenti: <toglietegli il talento e datelo a colui che ne ha
dieci>. Gli risposero: <Signore, ha gi dieci talenti!>. <Vi dico: a chiunque ha, sar dato, ma a chi non ha,
sar tolto anche quello che ha. E quei miei nemici che non volevano che diventassi loro re, conduceteli
qui e uccideteli davanti a me>" (81). Come possibile dedurre da un simile spazzatura spirituale una
valida dottrina sociale?
((59)) Molte frasi di Ges possono venir comprese solo tenendo presente che egli dava per imminente la
venuta del regno dei cieli. Se uno convinto che la fine del mondo sia imminente, ovvio che non si
occupi delle cose di questo mondo, e che si astenga dal fornire agli altri alcuna direttiva al riguardo.
Anche la mancata distinzione, dal punto di vista morale, tra impulso e azione, non una dimostrazione di
saggezza divina. Infatti se si minaccia la stessa punizione, ad esempio, sia per aver commesso un
adulterio e sia per aver semplicemente desiderato un'altra donna, si viola un principio basilare della
moralit, ossia la fondamentale distinzione tra impulso ed azione. Uno sciagurato che desiderasse
compiere un'azione malvagia, non avrebbe pi alcun motivo per non compierla, dato che secondo Ges
non esiste alcuna differenza tra desiderare una cosa e compierla. Ignorando questa differenza, la
religione lede la moralit. E' omai diventata una moda, anche negli ambienti conservatori, fare
professione formale di fede nella predica della montagna, ma allo stesso tempo lavorare per, o essere
cliente di ditte la cui attivit esplicitamente quella di incrementare la frequenza degli sguardi voluttuosi.
Un simile comportamento ipocrita quasi imbattibile.
((60)) Da quello che predica Ges nonostante l'opinione comune non possibile dedurre alcun
concreto programma di riforma sociale. Fin troppo idilliaco se non addirittura irresponsabile pensare
che, avendo abbastanza fede in Dio, i problemi che attanagliano gli oltre sei miliardi di uomini potranno
risolversi da soli, e che Dio provveder ai bisogni di tutti, come si presume succeda "ai fiori nel campo ed
agli uccelli nel cielo" (tra l'altro, questa divina provvidenza non deve essere poi cos poderosa, se si tien
conto del fatto che ogni dieci minuti una specie di pianta o di animale si estingue).
((61)) Senza dubbio, duemila anni fa esistevano gi abbastanza problemi che avrebbero meritato
maggiore attenzione e premura da parte di Ges, come, ad esempio, la situazione degli schiavi, dei
tribolati e degli oppressi, nelle peggiori forme di sfruttamento. Invece di esortare gli schiavi a darsi da fare
per cambiare la loro penosa situazione ed a ribellarsi ai loro oppressori, Ges chiede loro di contentarsi
della propria sorte terrena, perch la loro miserabile esistenza li render santi. L'abolizione della schiavit
sarebbe stato il primo passo necessario per avviare un programma di riforma sociale. Ma quando si
convinti come lo era Ges che la fine del mondo sia imminente, non c' alcun motivo per sprecare
energie nel migliorare le condizioni di vita della gente, in un mondo destinato inesorabilmente a
scomparire. Con una simile prospettiva, ovviamente pi sensato invitare la gente a provvedere per la
salvezza della propria anima ed a: "dare a Cesare ci che di Cesare" (83). Ma un'esortazione come
questa, a quei tempi, non era altro che la legittimazione della societ schiavista. Lo stesso imperatore
Augusto, pi volte glorificato, pare che abbia fatto crocifiggere uno schiavo che gli aveva mangiato una
delle sue quaglie, campionessa di combattimento tra animali.
((62)) In realt, secondo la dottrina cristiana, la libert dell'uomo un bene straordinario fintanto che
serve a giustificare il male morale del mondo, discolpando cos l'Altissimo dalle proprie responsabilit. Ma
per il resto, non poi un bene cos grande. Pi importante la sottomissione alla suprema autorit divina
ed ai suoi rappresentanti sulla Terra. Col pretesto che il cristianesimo avrebbe senz'altro conferito agli
schiavi una pari dignit sul piano religioso, nel medioevo cristiano la schiavit non stata affatto abolita.
Un esempio, tra i molti: " Lo stesso patrono di Francia (patrono anche dell'allevamento delle oche da foiegras), il famoso Martin de Tours, da soldato come tutti sanno ha donato ad un nudo mendicante met
del proprio mantello (perch poi non il mantello intero?). Ma non tutti sanno che, da vescovo (titolo
guadagnato anche grazie alle sue miracolose resurrezioni di morti !) San Martino aveva alle proprie
dipendenze ben ventimila schiavi" (84). Probabilmente gli schiavi ed i ricchi condivideranno nella vita
futura il regno dei cieli, ma nella vita presente non condividono certo il regno della Terra. Ai suoi bei tempi
la Chiesa prescriveva (amore per il prossimo !) di condividere tutto con i mendicanti ed ha reso quasi tutti
mendicanti. In compenso delle privazioni terrene, il gregge di fedeli aveva per il diritto di assistere alla
Messa, di ammirare gli edifici ed i paramenti del clero, di intonare inni sacri e di fare gratuitamente la
santa Comunione !
((63)) Il fatto che la societ in cui viveva fosse suddivisa in schiavi e padroni non ha particolarmente
turbato Ges. Tutt'altro ! Nella seguente parabola il rapporto tra schiavo e padrone viene esplicitamente
indicato come modello del rapporto tra l'uomo e Dio. "Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il
gregge, gli dir quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dir piuttosto: Preparami
da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finch io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai
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anche tu? Si riterr obbligato verso il suo servo, perch ha eseguito gli ordini ricevuti? Cos anche voi,
quando avrete fatto tutto quello che vi stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto
dovevamo fare" (85). Tenendo conto di queste parole del Signore non desta affatto meraviglia che dei
cristiani si comportino spesso come schiavi, e che, per compensare questo oltraggio alla propria dignit,
si vendichino appena ne hanno la possibilit.
((64)) Il rapporto tra schiavo e padrone viene utilizzato, ancora in modo pi marcato, nelle lettere di Paolo
come modello del rapporto tra uomo e Dio: "Schiavi, obbedite ai vostri padroni secondo la carne con
timore e tremore, con semplicit di spirito, come a Ges" (86). Le sofferenze degli schiavi vengono
sdolcinatamente elevate sul piano spirituale: gli schiavi vengono dichiarati santi, ma si sorvola sullo
scandalo che sulla Terra esista la schiavit. Ges, Paolo, la Chiesa della prima era cristiana, il
cristianesimo del medioevo, Lutero, non hanno riconosciuto il diritto di ogni uomo ad una vita rispettosa
delle elementari esigenze umane. Hanno sorvolato sulla miseria della gente e sui diritti umani, per
dedicarsi al servizio di Dio. A questo proposito basterebbe semplicemente ricordare quanto Ges stesso
ha detto che: meglio entrare "monco" in cielo, " piuttosto che con due mani andare all'inferno, nel fuoco
eterno" (87).
((65)) Tenendo conto delle citazioni come questa, il quadro che oggi la maggior parte della gente si fa
dell'eroe del cristianesimo addirittura grottesco. Oltretutto, la <buona novella> del cristianesimo vive
soprattutto delle due sentenze : <Chi di voi senza peccato, scagli per primo la pietra> e < Padre,
perdonali, perch non sanno quello che fanno>. (88). Ma entrambe queste sentenze non compaiono nei
manoscritti dei Vangeli apocrifi pi antichi e pi importanti dei Vangeli canonici ! Poich Ges non era
affatto interessato in una societ giusta in questo mondo, la maggior parte delle conquiste di una societ
civile e democratica hanno dovuto essere strappate con la forza, vincendo l'opposizione della gerarchia
della Chiesa. Per riassumere concisamente la posizione di Ges e dei Vangeli su questo tema: " .. non si
interessano delle ingiustizie sociali, ma concentrano la loro attenzione sul cielo e sul fuoco eterno" (89).
(e) Inconsistenza del messaggio di amore
((66)) Da notare che il concetto di amore, nonostante come si suppone giochi un ruolo centrale nella
dottrina di Ges, nei Vangeli non viene affatto precisato (come pure non vengono affatto chiariti i
presupposti psicologici dell'amore verso il prossimo e verso i nemici). In realt l'<amore> un sentimento
molto complesso, che andrebbe chiarito. Esso pu comprendere cose come ricordi, associazioni,
fantasie, partecipazione simpatetica, la felicit di essere un altro, il compito derivante da pretese di
possesso e da convenzioni sulla libert della intimit. E non esistono solo queste forme di amore. Esiste
anche l'amore dei genitori per il figlio minorato, del nonno per il nipotino, dell'esule per la patria,
dell'artista per l'opera d'arte, dell'uomo per s stesso, delle suore per Ges, del filosofo per la verit.
((67)) In una etica dell'amore, tutte queste cose andrebbero precisate chiaramente. Ci nonostante Ges
si limita a dare una sola indicazione esplicita : "Questo il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli
altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore pi grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi
siete miei amici, se farete ci che io vi comando" (90).
((68)) Da un lato desta sorpresa ma forse non pi di tanto, dopo quanto abbiamo visto
precedentemente che gli amici di Ges siano quelli che ubbidiscono ai lui, e dall'altro, che l'amore pi
grande sia quello di colui che sacrifica la propria vita per i propri amici. Ma non forse ancora pi grande
l'amore di colui che sacrifica la propria vita anche per coloro che non fanno ci che lui vorrebbe? Uno che
sempre pronto a sacrificare la propria vita per i propri amici, finisce col turbare la felicit della maggior
parte delle persone, tranne forse la propria, che in fondo gi miserrima . L'amore molto pi che il
sacrificio di s stesso. Quest'ultimo, fra l'altro, la cosa che tutti i tiranni pretendono dagli altri, per
conseguire i propri fini disumani. l requisito minimo dell'amore la disponibilit ad intrattenere rapporti di
fiducia con gli altri. Nella prima lettera ai Corinzi (cap. 13) si dicono delle cose certamente importanti.
Tuttavia non si d certo una dimostrazione di amore, quando ci si abbassa col proposito di venir poi
innalzati (91). Tutto sommato, l'<etica dell'amore> del NT vorrebbe che gli uomini nutrissero
vicendevolmente dei sentimenti d'amore, senza tener conto della psicologia umana.
C. Considerazioni finali
((69)) Ho cercato di mostrare che, nonostante l'evidente mancanza di sistematicit in quanto vien detto
nei Vangeli, comunque possibile estrarre da essi un'etica di Ges. Se tre sono le componenti essenziali
di una etica: i comandamenti o massime, il loro fondamento, e la motivazione, allora nei Vangeli si
trovano soprattutto comandamenti e motivazione. Il fondamento dei comandamenti viene, al massimo,
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solo accennato, ma non esiste alcun dubbio in cosa debba consistere. Il merito di aver precisato meglio
questo punto spetta ai moralisti cristiani nei secoli successivi.
((70)) Per mancanza di spazio non sono entrato nel merito di questi tentativi di dare un fondamento
all'etica cristiana. Sono stati fatti anche dei tentativi per dare una prova della supposta esistenza di Dio,
come pure della sua supposta bont (i comandamenti emanati da un Essere che, di per s, buono, non
avrebbero bisogno di alcun altro fondamento per venir rispettati). La legittimazione di un'etica cristiana
poggia su questi presupposti metafisici. Ma dato che non possibile dimostrare l'esistenza di Dio, dato
che ogni tentativo di teodicea fallito, e dato che non neppure possibile razionalmente provare
l'esistenza di un'anima immortale, l'etica cristiana si trova priva di alcun fondamento. A mio parere (92),
l'etica cristiana poggia su dei piedi di argilla.
((71)) Ho anche tralasciato di affrontare speciali precetti morali, come, ad esempio, la morale cristiana
riguardo alla vita sessuale. Sarebbe stato facile farne una critica. Gi esiste una ricca documentazione al
riguardo, come, ad esempio, la critica dell'ostilit cristiana verso il corpo, fatta da Nietzsche. La morale
sessuale quella parte dell'etica cristiana che soffre del maggior numero di contraddizioni (in parte
giustificate dal fatto, che molte prescrizioni non possono fare riferimento alla parola di Ges). Nel mezzo
di una minacciosa esplosione demografica, alcuni precetti della Chiesa cattolica sono di fatto a dir poco
irresponsabili. Ma anche su questo problema la critica perlomeno in molti paesi europei va a
sfondare delle porte aperte. Infatti tra i pi feroci critici della morale sessuale cristiana troviamo molti dei
pi fedeli sostenitori del patrimonio culturale cristiano. Anche quando il Papa Giovanni Paolo II torna a
predicare su questo tema, a lui prediletto, molti membri della sue stessa Chiesa preferiscono tacere e
non entrare nel merito.
Traduzione: Paolo Malberti (Zrich)
Annotazioni:
*) Desidero ringraziare Georg Andree, Bernd A. Bayerl und Josef Buchegger per alcune preziose
indicazioni.
(1) Ges ha fondato la propria etica sulla metafisica (procedimento caratteristico di ogni filosofia morale
teocentrica), ma ha tralasciato di precisare questo fondamento. Nella sua visione teocentrica del mondo
(come pure in quella di molti suoi seguaci) si d semplicemente per certa l'esistenza di una autorit
divina. Non si tratta di dimostrare l'esistenza di Dio; si tratta solo intendere la SUA volont.
(2) Buggle (1992, S. 23). Questo libro contiene un classificazione sistematica di molti passi biblici
controversi
(3) Giovanni 6.60.
(4) Marco 4.10s. (m.e.).
(5) Kaufmann (1965, p. 297).
(6) 15 Atti degli Apostoli 2.6.
(7) 1 Timoteo 1.2,20; 2 Pietro 2.12.
(8) Matteo 8.12.
(9) Matteo 16.28 (m.e.); 26.64; Daniele 7.13s.; Luca 23.42; Giovanni 1.50s.; Luca 9.27: "In verit vi dico:
vi sono alcuni qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio"; Marco 9.1; Matteo
24.34:" In verit vi dico: non passer questa generazione prima che tutto questo accada"
(10) Riguardo agli effetti deleteri della caotica morale cattolica, si veda il breve cenno nel libro di
Streminger (1992, p. 247-63)
(11) Matteo 27.45,51s. Pertanto, non solo Ges crocefisso, ma anche i morti sarebbero resuscitati in
quell'occasione.
(12) Marco 16.9s. (m.e.).
(13) 1 Tessalonicesi 4.15,17.
(14) 2 Tessalonicesi 3.10.
(15) 2 Pietro 3.4. Nella seconda lettera di Clemente, la mancanza di fede viene messa in relazione diretta
col ritardo della parusia. Alcuni studiosi pensano che, per salvare i cristiani da questo dubbio, dei seguaci
di Ges abbiano redatto il vangelo <spirituale> di Giovanni.
(16) 1 Corinzi 7.29s.
(17) 2 Corinzi 5.17.
(18) Giovanni 18.36.
(19) L'idea di una resurrezione dei morti viene elaborata per la prima volta durante la lotta fra i Maccabei
ed i Seleucidi.
(20) Marco 12.26 s.; Matteo 12.40 . In un altro passo sembra che Ges voglia richiamare l'attenzione
degli scriba sulla differenza tra dottrina profetica ed apocalittica del Messia (Marco 12.35 s.).
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(21) Kaufmann (1965, p. 158).


(22) Deschner/Herrmann (1991, p. 138).
(23) Schweitzer (1951, p. 22).
(24) Nel seguito si intende sempre il Ges biblico, anche se non viene detto esplicitamente.
(25) Nel nuovo catechismo della Chiesa cattolica compaiono ancora minacciosi richiami al diavolo ed
all'inferno.
(26) Geova a Mos, Deuteronomio 13.1 (m.e.).
(27) Marco 3.29; 9.43-48; Matteo 3.12; 5.22; 5.29 s.; 7.19; 8.12; 13.40 s.; 13.50; 16.18; 18.8; 22.13;
23.33; 24.21; 25.30; 25.41: "Poi dir a quelli posti alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel
fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli..."; 25.46: " E se ne andranno, questi al supplizio
eterno, ed i giusti alla vita eterna"; Luca 3.17; 12.5; 13.27s.; cfr. 2 Tessalonicesi 1.6s.
(28) Discorso della montagna: Matteo 5.1-7.29. Minacce d'inferno: Matteo 5.22 s.; 5.29 s. "Nell'indice
della Bibbia di Lutero (ed. Bibelanstalt Stuttgart 1952), alla voce <dannazione eterna> vengono riportati
38 passi, tutti nel NT " (Buggle 1992, p. 103).
(29) Giovanni 15.6.
(30) Cfr. Holbach (1970, S. 78).
(31) I Sadducei si attenevano esclusivamente ai cinque libri di Mos (Pentateuco), quindi non potevano
ammettere un inferno eterno come <voluto da Dio>.
(32) Luca 10.20 .
(33) Matteo 25.45 s.; Giacomo 2.13; Daniele 12.2; Giovanni 5.29; Romani 2.7 s.
(34) Nietzsche (Zarathustra, p. 121).
(35) Attraverso questo sacrificio mortale, dove il Creatore del cielo e della Terra si lasciato condurre
come un agnello al macello, LUI si conciliato con gli esseri fatti a propria immagine e somiglianza, e
l'umanit stata salvata. Un Dio buono, che lascia morire un Dio innocente, per placare un Dio giusto!
Ma chi ci capisce qualcosa?
(36) Sembra che nel Corano Allah faccia proprio questo. Nell'Islam non esiste alcun peccato originale, e
quindi viene meno la necessit di salvare l'umanit attraverso il sacrificio del Figlio di Dio. Nell'antichit i
<figli di Dio> erano del resto numerosissimi. Solo Zeus aveva generato, con donne mortali, un'intera
schiera di figli uomini, non semidei come ad esempio Ercole.
(37) Matteo 10.28. Se avremo il timore di Dio, tremeremo anche di fronte ai suoi preti, ai quali stato
conferito il potere di <legare> e di <sciogliere>.
(38) "Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa
indosseremo?... Chiedete e vi sar dato " (Matteo 6.31; 7.7).
(39) Luca 18.22 .
(40) Cfr. Herrmann 1993.
(41) Matteo 5.38 s.
(42) Luca 14.26. In altri termini, l'uomo dovrebbe odiare ci che pi ama. Ma allora, nonostante questa
esplicita richiesta di Ges, perch si continua a parlare della <buona novella> e del <messaggio
d'amore> cristiano?
(43) Luca 12.22,29 s.; Matteo 6.34.
(44) Matteo 5.37. Di solito <maligno> viene tradotto con <diavolo>.
(45) Cfr. Mynarek 1996.
(46) Giovanni 8.7,11.
(47) Fricke (1988, p. 61). In alcune interpretazioni del pensiero degli Esseni viene messa in evidenza, non
la loro socievolezza, bens la loro aggressivit. Come mostreremo in seguito, questo non un motivo
sufficiente per dubitare della affinit spirituale di Ges con gli Esseni.
(48) Un'altra fonte, che i cristiani potrebbero aver utilizzato per accaparrarsi l'udienza mediante qualcosa
di celebre, questa: "Il babilonese Marduk ...., apprezzato come buon pastore, viene imprigionato,
interrogato, condannato, e giustiziato assieme ad un delinquente comune, mentre un altro venne
liberato." (Deschner / Herrmann 1991, p. 36; cfr. p. 139). Interessante anche la vita del <Cristo pagano>
Apollonio di Tiana, contemporaneo di Cristo, che stato attivo ed influente in Oriente e nel Mediterraneo.
(49) Luca 10.25s. Si confronti il comandamento di Ges dell'amore verso il prossimo in realt esteso, al
massimo, ai nemici personali, non certo ai presunti nemici di Dio con il passo: "Tu non devi fare
vendetta n danneggiare i figli del tuo popolo, ma devi amare il prossimo tuo come te stesso" (Levitico
19.18). Cos pure con i passi: (Esodo 23.4s.) ed il Salmo di Salomone.
(50) Giovanni 17.1 s. (m.e.)
(51) 2 Giovanni 1.9 s.
(52) 1 Corinzi 16.22 .
(53) 96 Matteo 10.14 s.; 11.24; Marco 6.11; Luca 10.10 s.
(54) Marco 3.29.
(55) Matteo 10.21. Il padre dar morte al figlio ....!
(56) Matteo 10.34,36 (m.e.). I nemici dell'uomo ...! Mentre ai cristiani viene ordinato di non salutare
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neppure chi la pensa diversamente da loro, Ges disquisisce amabilmente sui nemici dell'uomo ! Se
qualcuno pensasse che non tutte le parole di Ges siano da prendere sul serio, perch allora
bisognerebbe prendere Ges alla lettera in altri passi, ad esempio quando Ges parla della propria futura
resurrezione? Le interpretazioni allegoriche sono piuttosto ingenue e per lo meno disperatamente
soggettive. Gli esegeti infatti girano e rigirano i concetti fino a tirar fuori quello che vogliono al momento. Il
criterio pi diffuso delle interpretazioni <in senso traslato> quello secondo cui bisogna tener conto dello
spirito del tempo. In questo modo il messaggio di Ges non pi <il concime della Terra>, ma diventa
piuttosto un adattamento a dei concetti morali gi acquisiti.
(57) Luca 10.17.
(58) Giovanni 8.44.
(59) Giovanni 8.31. Questo passo esprime abbastanza bene l'antisemitismo (o meglio: l'antigiudaismo) di
Ges. Nei secoli seguenti gli <Ebrei> hanno potuto verificare sulla propria pelle, che il supposto Messia
non ha corrisposto affatto alle loro aspettative: i diabolici giudei, gli assassini del figlio di Dio. Cfr. Buggle:
"Secondo Kasper e Lehmann ... nel nuovo testamento la parola <diavolo> compare 34 volte, mentre nello
AT che da tre a quattro volte pi voluminoso solo una volta. La parola <satana> compare 36 volte
(secondo Haag, addirittura 80) nel NT, 18 nello AT. La parola <demone> 64 volte nel NT, dove si parla
anche 30 volte di spiriti malvagi ed impuri " (1992, p. 166).
(60) Giovanni 6.66.
(61) Matteo 11.20 s.
(62) Marco 13.17.
(63) Luca 22.29 s.
(64) 1 Corinzi 6.2.
(65) Giovanni 2.3 s.
(66) Cfr. Marco 6.3 .
(67) Matteo 10.5s. Comunque Gesu si recava anche nelle citt pagane, ad esempio nella citt ellenica di
Gerrasa, purtroppo non per studiare filosofia, ma per gettare i porci nel precipizio.
(68) Matteo 6.7.
(69) Matteo 7.6.
(70) Marco 7.27 .
(71) Marco 7.28 .
(72) Matteo 25.41 s.
(73) Marco 12.31 .
(74) Giovanni 15.17 (m.e.).
(75) Nietzsche (Umano, troppo umano; p. 131).
(76) Il Dio onnipotente dovrebbe avere tutti i requisiti necessari, per realizzare simili condizioni.
(77) Matteo 19.24. Secondo una benevole interpretazione a favore dei benestanti, con <cruna di ago> si
dovrebbe intendere non lo strumento per cucire, bens una porta di Gerusalemme particolarmente stretta,
attraverso la quale riusciva a malapena a passare un uomo.
(78) Luca 19.8 s.
(79) Giovanni 12.8.
( 80) Matteo 20.1 s. Di solito questa parabola viene interpretata nel senso che, coloro che raggiungono la
fede in tarda et, riceveranno da Ges lo stesso trattamento di coloro che hanno avuto fede fin da
giovani. Ma se Ges voleva esprimere proprio questo concetto, perch non lo ha detto chiaramente?
Cosa gli impediva di dire esattamente, ci che voleva dire? E perch mai uno dei pochi passi in cui,
apparentemente, si affronta un tema di giustizia sociale, questo tema deve venir travisato in maniera cos
pesante?
(81) Matteo 25.26 .
(82) Luca 19.24 s. Anche volendo dare una interpretazione allegorica, non si riesce ad immaginare
alcuna circostanza che possa giustificare un simile comportamento.
(83) Matteo 22.21; Marco 12.17; Luca 20.25.
(84) Deschner (1990, p. 524).
(85) Luca 17.7 s. (m.e.). Chi intravede in simili rapporti sociali qualcosa di <celestiale> un pericolo per
la democrazia.
(86) Luca 12.42 s.; Efesini 6.5; 1 Corinzi 7.20 s.; 1 Pietro 2.18 s.; Efesini 5.22 s.
(87) Marco 9.43 .
(88) Giovanni 8.7; Luca 23.34.
(89) Kaufmann (1965, p. 220).
(90) Giovanni 15.13 s.
(91) Luca 14.7s.
(92) Cfr. Streminger 1992 .

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Letteratura:
Le citazioni in tedesco sono prevalentemente tratte dalla Bibbia tradotta e rivista da Elberfelder
(Brockhaus Verlag Wuppertal 1986), e le citazioni in italiano dalla Bibbia CEI 1974.
BUGGLE, S.: Denn sie wissen nicht, was sie glauben. Reinbek 1992.
DAHL, E. (Hrsg.): Die Lehre des Unheils. Fundamentalkritik am Christentum. Hamburg 1993.
DESCHNER, K.: Kriminalgeschichte des Christentums. Band III: Die alte Kirche. Reinbek 1990.
DESCHNER, K./HERRMANN, H.: Der Anti-Katechismus. 200 Grnde gegen die Kirchen und fr die Welt.
Hamburg 1991.
FRICKE, W.: Standrechtlich gekreuzigt. Person und Proze des Jesus aus Galila [1986]. Reinbek 1988.
HERRMANN, H.: Die Caritas-Legende. Hamburg 1993.
HOLBACH, P.T.: Religionskritische Schriften (Das entschleierte Christentum, Taschentheologie, Briefe
an Eugnie). Berlin/Weimar 1970.
KAUFMANN, W.: Der Glaube eines Ketzers [1959]. Mnchen 1965.
MYNAREK, H.: Jesus und die Frauen. Das Liebesleben des Nazareners. Frankfurt 1996.
NIETZSCHE, S.: Menschliches, Allzumenschliches, in: Smtliche Werke. Band II. Mnchen 1988.
: Also sprach Zarathustra, in: Smtliche Werke. Band IV, Mnchen 1988.
SCHMIDT-LEUKEL, P.: Berechtigte Hoffnung. ber die Mglichkeit, vernnftig und zugleich Christ zu
sein. Paderborn 1995.
SCHWEITZER, A.: Geschichte der Leben-Jesu-Forschung [1906]. Tbingen 1951.
STREMINGER, G.: Gottes Gte und die bel der Welt. Tbingen 1992

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