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Geobiofisica: Ipotesi preliminari sui possibili impulsi elettromagnetici naturali

correlabili agli eventi incendiari di Canneto di Caronia del periodo Giugno –
Ottobre 2014
Sergio Dr. Ing. Berti – Esperto in Analisi Geobiofisiche dei Luoghi e Presidente Associazione A&G SI (1)
Davide Dr.Geol. Gori - Geologo presso Amec Foster Wheeler (2)
(1) (2) - Esperti a titolo gratuito del Comune di Caronia, autorizzati (Prot. N. 7961 del 5 ottobre 2014) ad effettuare
ricerche sperimentali in merito ai fenomeni incendiari spontanei di Canneto di Caronia.

Abstract
Un esame accurato dei vari eventi incendiari avvenuti a Canneto di Caronia, nel periodo dal 15 Giugno 2014
al 16 Ottobre 2014, ha evidenziato (in via preliminare) che le cause degli eventi potrebbero implicare il
coinvolgimento di più fattori naturali concomitanti ed in grado di creare delle condizioni tali da permettere
l’innesco di focolai in materiali infiammabili, in presenza o meno di materiali metallici.
In particolare, le possibili modalità propagazione di P-holes, di Bulk Plasmon e di Surface Plasmon
potrebbero permettere la formazione e combinazione di impulsi elettromagnetici di frequenze pari a quelle
del plasmon delle rocce sottostanti.
L’esame particolare di una pianta in vaso della famiglia delle Bromeliaceae (probabile genere Ananas), di
alcuni fusti di canna e di una salvietta umida da bagno, tutte coinvolte da fenomeni incendiari, sembrerebbe
poter confermare la presenza di impulsi elettromagnetici provenienti dal terreno e probabilmente
“veicolati” dalle dalle pareti con annessi fenomeni indotti di onde stazionarie.
Studi più recenti di ricercatori americani e giapponesi potrebbero corroborare l’ipotesi formulata.
Premessa
Gli avvenimenti incendiari documentati, avvenuti a Canneto di Caronia (Messina) nel periodo 15 Giugno –
16 Ottobre 2014, localizzabili in un’area molto ristretta, sono già stati presi in esame in una nostra
precedente ricerca (S.Berti; D.Gori - Geobiofisica: Ipotesi preliminari sulle possibili cause naturali degli
eventi incendiari di Canneto di Caronia del periodo 15 Giugno – 16 Ottobre 2014) dove sono stati ipotizzati
(in via preliminare) i possibili meccanismi di sostegno dei fenomeni, mettendo anche in evidenza la
possibilità che in zona si possano manifestare fenomeni elettromagnetici impulsivi alle frequenze del
plasmon delle rocce sottostanti all’area interessata.
L’esame accurato di una foto di una pianta in vaso (famiglia delle Bromeliaceae – probabile genere Ananas)
coinvolta in un fenomeno incendiario (Fig. 1), di alcune piante di canna e di una salvietta da bagno umida
sembrerebbe poter confermare la presenza di impulsi elettromagnetici, provenienti dal terreno e
probabilmente “veicolati” dalle pareti, con annessi fenomeni indotti di onde stazionarie.

Figura 1 – Pianta in vaso coinvolta in un fenomeno incendiario nel Giugno-Ottobre 2014 a Canneto di Caronia (Fonte: Davide Gori;
Elaborazione: Sergio Berti)

Interpretazione delle bruciature presentate da una pianta in vaso ,di alcune piante di canna e di
una salvietta umida coinvolte nei fenomeni incendiari del Giugno-Ottobre 2014
In figura 2 è riportata l’immagine della pianta in vaso, probabile tipo Ananas, coinvolta nei
fenomeni incendiari del Giugno-Ottobre 2014 a Canneto di Caronia con evidenziate le parti del
tronco con e senza bruciature (carbonizzazione).

Figura 2 – Pianta in vaso coinvolta nei fenomeni incendiari di Canneto di Caronia del Giugno-Ottobre 2014, con
evidenziate le zone con bruciature e senza bruciature (Fonte: Davide Gori; Elaborazioni: Sergio Berti)

Dall’esame emerge che le zone con evidenti bruciature sono, con buona tolleranza, equidistanti e
con dimensioni approssimativamente uguali; analogamente, per le parti senza bruciature.
La prima zona con bruciature emerge di circa una decina di centimetri sopra il terreno presente
nel vaso ed è seguita da un’evidente zona senza bruciatura e così via fino ad arrivare nei pressi
della cima.
Il tronco della pianta sembrerebbe comportarsi come una linea di tramissione, in collegamento tra
la parte a contatto con il pavimento e la chioma che, a sua volta, fungerebbe da antenna nei
confronti dell’aria.
Una linea di trasmissione chiaramente non “adattata” all’antenna e quindi con ROS maggiore di 1
ed evidente formazione di Onde Stazionarie.
La parte centrale delle zone bruciate, che appare anche più scura rispetto ai margini,
rappresenterebbe il “Ventre” dell’onda Stazionaria mentre i centri delle zone non bruciate
rappresenterebbero i “Nodi”.
Un’analisi preliminare della lunghezza d’onda corrispondente, comporterebbe un valore di circa 60
centimetri e quindi una frequenza di:
Frequenza = 300.000.000 / 0,6 = 500 Mhz

(1)

In modo similare, alcuni fusti di piante di canna (Fig. 3) ed una salvietta ( probabilmente umida)
(Fig. 4), coinvolte nei processi incendiari del Giugno-Ottobre 2014, mostrano “Ventri” e “Nodi” di

ipotetiche onde stazionarie ricollegabili ad energia elettromagnetica proveniente dal terreno o
dalle pareti.

Figura 3 – Esempio di pianta di canna del canneto ubicato nel lato Ovest del Torrente Canneto, coinvolta
negli eventi incendiari del Giugno-Ottobre 2014 (Fonte: Davide Gori; Elaborazioni: Sergio Berti)

Figura 4 – Salvietta umida coinvolta negli eventi incendiari del Giugno-Ottobre 2014
(Fonte: Davide Gori; Elaborazioni: Sergio Berti)

I valori preliminari e approssimativi evidenziati sono compatibili con quanto espresso nelle
ricerche di studiosi giapponesi (M.Komogawa et Al. 1999, 2005) che ipotizzano, nel caso di un
forte stress nelle rocce per azioni termo-tettoniche, la creazione di fenomeni di eccitazione di exo-

elettroni e successiva emissione con formazione temporanea di Bulk Plasmon ed in condizioni
particolari di Surface Plasmon.
Questi plasmon tendono a propagarsi dalle zone di attivazione, verso la superficie della terra.
Onde di plasma di elettroni, eccitate da exo-elettroni, possono esistere solamente dove :
f=fp
(2)
(la frequenza del Bulk Plasmon deve essere pari a quella del Plasmon per il tipo di roccia
interessato) e quindi la frequenza delle onde elettromagnetiche del plasma, all’interno delle rocce
interessate, secondo M.Komogawa, potrebbe essere dell’ordine di :
f p = circa (10 alla 7 -:- 10 alla 9 ) Hertz

(3)

Il processo di formazione di Bulk Plasmon tende a diffondersi all’interno delle rocce, interessate
dal processo di attivazione, e può dal sottosuolo raggiungere la superficie e permettere la
formazione di onde elettromagnetiche nell’aria.

Conclusioni
Come evidenziato nell’espressione (3), le frequenze f p delle onde elettromagnetiche che si
possono propagare all’interno delle rocce con attenuazione ridotta, possono variare in funzione
del tipo di roccia presente da 10 Mhz ad 1 Ghz.
I valori della frequenze approssimativamente derivabili dallo stato delle bruciature della pianta
esaminata, delle canne e della salvietta umida , coinvolte negli eventi incendiari del GiugnoOttobre 2014, spaziano da circa 500 Mhz fino a circa 1 Ghz e vanno , quindi a cadere nella banda
di frequenza indicata dalle ricerche di M. Komogawa.
E’ importante mettere, inoltre, in evidenza che una tale modalità di bruciatura (carbonizzazione) è
possibile, probabilmente, ipotizzando che la sorgente di energia elettromagnetica coinvolta, con
adeguata polarizzazione, provenga dal terreno o dalle pareti e non da una sorgente antropica
distante.

Bibliografia
Berti S.; Gori D. - Geobiofisica- Confronto tra alcune ipotesi giustificative plausibili sui nuovi eventi
incendiari di Canneto di Caronia del Luglio 2014. www.scribd.com/sergio_berti
Berti S. ; Gori D. - Geobiofisica : Ipotesi preliminari sulle possibili cause naturali degli eventi incendiari di
Canneto di Caronia del periodo 15 Giugno – 16 Ottobre 2014. www.scribd.com/sergio_berti
Berti S. - Ipotesi di correlazione tra sismicità locale e la radioattività di fondo rilevata nella stazione sismica
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Ringraziamenti
Un particolare ringraziamento al Sindaco di Caronia Calogero Arch. Beringheli ed all’Assessore Vittorio
Dr. Alfieri per averci consentito l’attuale ricerca ed alle Famiglie Pezzino, Rossello e Di Pane per la
disponibilità e l’ospitalità.

Figure ed elaborazioni
Fig. 1, 2, 3 e 4 – Fonte Davide Gori con elaborazioni di Sergio Berti