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Le Fiabe come fonte di acqua per la vita

di Angelo Antonio Fierro

CambiaMenti

2014 EDITRICE CAMBIAMENTI


I EDIZIONE
ISBN 978-88-96029-17-6

Le Fiabe come fonte di acqua per la vita

EDITRICE CAMBIAMENTI sas


40125 Bologna Via A. Quadri, 9
www.cambiamenti.com
cambiamenti@cambiamenti.com

Acquerelli in copertina di Daniela DAlessandro


Illustrazioni in bianco e nero di Consuelo Stangarone

Copertina ed editing
Giuseppina Pistillo

Tutti i diritti di riproduzione, di traduzione


o di adattamento cine-radio-televisivo-teatrale
sono riservati per tutti i Paesi.
vietata la riproduzione dellopera o di parti di essa
con qualsiasi mezzo, compresa la stampa, copia fotostatica,
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se non espressamente autorizzata dallEditore.
LEditore a disposizione degli aventi diritto con
i quali non stato possibile comunicare,
nonch per eventuali inesattezze od omissioni
nella citazione delle fonti.

a Dora mia consorte fiabesca


ai miei nipoti
ai bambini di tutto il mondo celati negli adulti

INDICE
Prefazione di Nina Badile

pag. 9

Introduzione

pag. 11

La fiaba come culla di calore

pag. 12

La fiaba come seme di luce

pag. 14

La fiaba come nutrimento della memoria

pag. 16

La fiaba come essere unico

pag. 18

La fiaba, un gioiello igienico-terapeutico

pag. 19

La narrazione delle fiabe

pag. 21

La fiaba, fiume tra due rive

pag. 24

La lettura scientifico-spirituale delle fiabe

pag. 26

La fiaba come sistema organico

pag. 29

Occhietto, Dueocchietti, Treocchietti

pag. 31

Il Ginepro

pag. 41

Luccello doro

pag. 53

Lo Spirito in bottiglia

pag. 63

La fiaba come finestra archetipica per il lavoro biografico

pag. 69

I sette Corvi

pag. 73

Biancaneve

pag. 79

Cenerentola

pag. 91

pag. 103

Cappuccetto Rosso
La fiaba come arcobaleno nel dolore

pag. 109
pag. 115

La fanciulla senza mani


La fiaba come balsamo per le ferite dellanima
La fiaba per la ferita del rifiuto

pag. 123
pag. 125

Il Grifone
La fiaba per la ferita dellabbandono

pag. 133

Il fedele Giovanni
Le due fiabe per la ferita del tradimento

pag. 143

Lo Gnomo

pag. 143

Il Re del Monte dOro

pag. 151

La fiaba per la ferita dellingiustizia:

pag. 159

Il tavolino magico, lasino doro e il randello castigamatti


La fiaba per la ferita dellumiliazione

pag. 171

Re Bazzaditordo
La fiaba per la ferita dellingratitudine

pag. 179

I due fratelli
La fiaba come specchio di antroposofia/psicosofia/pneumatosofia

pag. 201

Il Leprotto marino

pag. 203

Il Re del Monte dOro

pag. 207

LAcqua della Vita

pag. 215

conoscitore del patrimonio fiabesco tradizionale e il lavoro


dei Grimm egregio in unottica scientifico spirituale perch
fedele allispirazione originale intessuta del respiro di una luce
autentica.
La vera fiaba deve essere ad un tempo rappresentazione
profetica, ideale, assolutamente necessaria.
Novalis, Frammenti n. 1258
La narrazione delle fiabe
Le fiabe non vanno lette ai bambini cos come agli adulti:
vanno raccontate. Vanno narrate a voce e questo un impegno
faticoso, difficile ma ricco di quella qualit che noi chiamiamo
autoeducazione, la formazione continua di noi adulti. La
narrazione delle fiabe una preziosa opportunit per rinforzare
la memoria in senso immaginativo e non intellettualistico.
Da adulti scopriamo la dimensione del nostro essere
bambino nella misura in cui noi ci rimettiamo in gioco e
giochiamo con le fiabe, giochiamo nel ricordarle. Non
necessario conoscere troppe fiabe, basterebbe conoscere
bene quelle che raccogliamo in due mani e quindi una decina
di fiabe, ma su quella decina di fiabe noi possiamo intessere
relazioni particolari, relazioni nutritive terapeutiche. La fiaba
acquisisce il suo valore terapeutico proprio se raccontata.
La fiaba rappresenta un balsamo anche per ladulto che la
riascolta, rilegge e la gode, attraverso i simboli che vengono
rappresentati e che si rispecchiano nellanima delladulto.
Specchio mio bello specchio, specchio delle mie brame chi
sar la pi bella del reame? La pi bella sei tu che la racconti
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Le Fiabe come fonte di acqua per la vita

e lascolti e nella misura in cui tu la racconti, chi lascolta


sente il bello e il bello, insieme al vero e al buono, passa
anche attraverso il patrimonio terrestre dei neuroni specchio.
Questi neuroni sono strumenti che agiscono costantemente
nella vita di ognuno di noi, anche da adulti, ma nel bambino
esercitano un particolare ruolo nelledificazione del corpo e il
corpo rappresenta la possibilit che quellanima possa saper
raccogliere, nellarcobaleno delle fiabe, la luce celeste.
Ora in questo arcobaleno di fiabe noi possiamo attingere dal
pozzo della tradizione. Abbiamo le fiabe dei fratelli Grimm,
abbiamo le fiabe rivisitate con litaliano raffinato di Calvino
dal patrimonio delle fiabe italiane. Cos come ci sono fiabe dai
patrimoni pi diversi: dal mondo africano, dal mondo orientale,
da quello occidentale.
Ci sono fiabe che raccontano mondi, ma spesso, alcune di
queste fiabe raccontano archetipi che si sono modificati, ad
esempio di figure animali. Come se in fondo nella scelta di quelle
figure animali fosse condensata quella parte emozionale che il
bambino-uomo deve attraversare in diversi contesti culturali e
sociali e deve trasformare in s per diventare un adulto uomo.
E come la fonte di luce delle fiabe edifica la forza della fantasia
e costruisce il pensare vivente che potr rendersi disponibile
per una individualit maturamente libera, cos la qualit del
suono narrativo edifica attraverso la forza della memoria una
forza del sentire, una forza di sentimenti che rinnoveranno
quella fiducia incondizionata, quella fiducia che permette di
saper decretare in senso positivo quello che da grandi possiamo
condensare nella frase: accadr quello che deve accadere.
Di fronte agli interventi della vita, di fronte alla pacatezza
con la quale ci rendiamo conto dellimportanza di questa frase,
e alla quale possiamo premettere: ogni cosa a suo tempo,
possiamo rileggere attraverso questa frase e altre che diventano
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proverbiali la forza particolare per affrontare positivamente


quel destino di vita che attende il bambino.
E allora, cos come abbiamo ledificazione di un pensare
vivente, di un sentire incondizionato, positivo, cos abbiamo
attraverso la qualit della vita che le fiabe trasmettono, la
possibilit di costruire una forza volitiva del tutto particolare
diretta al bene. E il volere il bene intessuto profondamente
anche attraverso le vicende che ci sembrano le pi difficili da
intravedere nelle fiabe.
Si pensi a La serpe bianca, che chiaramente va raccontata in
unet appropriata, nella crisi del dodicesimo anno.
Cos come si passa attraverso lo svezzamento dal latte materno
alla nutrizione terrestre vera e propria, cos anche nelle fiabe
c evidentemente un passaggio che deve essere effettuato
attraverso le filastrocche, attraverso delle poesiole e che poi a
mano a mano cresce attraverso la presentazione di alcune fiabe
archetipiche, per fasi di et.
Ladulto, se supera i propri pregiudizi nei confronti delle
fiabe, pregiudizi che possono essere nati per i motivi pi
diversi, ha la possibilit di leggere e attraversare le fiabe proprio
grazie al fatto di ricordarle, di fare lo sforzo di ricordarle e cos
di edificare una sana memoria. In questo senso la fiaba un
patrimonio per tutte le et della vita.
Non un caso che a raccontare le fiabe fossero i vecchi,
innanzitutto i vecchi. Era un modo per rinforzare la loro
memoria, valido a tuttoggi che assistiamo sempre pi a
problemi di memoria, non solo per le persone di oltre
settantanni, ma anche in ragazzi di ventanni: fenomeno in
futura espansione. Non un caso che siano state raccolte per
iscritto, certosinamente, queste fiabe.
Oggi non possiamo sederci sui divani di ci che scritto,
dobbiamo saper ricreare con le forze residue della nostra
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Le Fiabe come fonte di acqua per la vita

memoria, che sono forze nuove nella misura in cui noi


compenetriamo con tutto il nostro essere il racconto.
Quando leggevo le fiabe alle mie figlie, a volte quasi scivolavo
con la testa da altre parti e venivo riportato immediatamente da
loro a essere presente a me stesso nella lettura del racconto. Una
distratta presenza evanescente, invece, non ve la potete permettere
quando raccontate fiabe a memoria, perch l siete tenuti a essere
massimamente presenti. Ed questo che caratterizza lascolto di
bambini che vogliamo vedere tornare a sorridere.
Il genuino poeta di fiabe un veggente dellavvenire
Novalis, Frammenti n. 1258

La fiaba, fiume tra due rive


Loccasione di raccontare fiabe unopportunit del tutto
straordinaria. Per raccogliere alcuni pensieri finali possiamo dire
che le fiabe sono uno strumento di crescita che fa matrimonio
col patrimonio culturale dellumanit, lopportunit affinch
questa interiorit possa giovarsi delle sue tappe di crescita nel
corso dei primi ventanni di vita.
Dobbiamo avere sempre ampio davanti a noi il quadro
dellessere delluomo e cercare di passare attraverso le due soglie
della nascita e della morte.
E se riusciamo a passare attraverso queste due soglie di certo
la fiaba della Signora Holle ci di grande ammaestramento,
allora abbiamo lopportunit di leggere e di spalancare questi
due diversi mondi apparentemente polari, il mondo spirituale e
il mondo terrestre, il mondo celeste e il mondo marrone.
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In realt noi viviamo sul pianeta azzurro, cos come lhanno


visto gli astronauti nel suo particolare splendore e questo
splendore ha a che fare con lanima della terra, lanima
del mondo, con lanima del bambino adulto, che attende la
conferma di essere un uomo libero, di essere un io che si incarna
in quel corpo e attraverso la fiaba intesse nuove forze.
Dietro ogni prova di distacco o tradimento, c la possibilit
evolutiva di queste stesse forze. Sono le 4 forze qualitative
descritte, efficaci perch il futuro adulto non si allergizzi
nei confronti del mondo esterno, non si autoimmunizzi nei
confronti della propria realt interiore. Piuttosto ritrovi
la vera e propria immunit che permette di passare dalla
realt virtuale, dove possono passare immagini di bassa lega,
immagini decadute, sporcate, immagini che hanno perso
lantico splendore, allimmagine fiabesca del principe-pianeta
azzurro, il colore dello splendore dellanima, che viene
declinata attraverso ledificazione di un pensare vivente, di un
sentire incondizionatamente positivo e di una volont di bene
che, nonostante le crescenti difficolt faccia s di costruire dei
bambini sorridenti anche da adulti.
La fiaba una via maestra con le sue immagini portatrici del
vero, del bello e del buono da riconoscere con piena presenza
di Spirito o pronte ad essere veicolate nel sonno alle fonti
ispiratrici dei mondi spirituali.

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Le Fiabe come fonte di acqua per la vita

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I sette Corvi
Cera una volta, ma se c ancora non lo so davvero, una
famigliola, composta di padre, madre e sette figlioletti tutti
maschi. I due sposi desideravano molto avere anche una bimba:
finalmente la bambina nacque e i genitori ne provarono viva
gioia: ma la creatura era cos piccola e gracile che non poteva
essere portata al fonte della chiesa e si pens a fare il battesimo
presto presto, in casa.
Il padre mand uno dei ragazzi ad attingere acqua alla fontana:
gli altri sei, come avviene, gli corsero dietro, e siccome si
bisticciavano e ciascuno voleva essere il primo a portare lacqua
al babbo, la secchia sfugg loro di mano e and gi, scomparendo
nella fontana, che era profonda assai.
Invece di tornare a casa, i sette ragazzi rimasero l perplessi,
senza saper come rimediare. Il padre, non vedendoli tornare,
cominci a impazientirsi e credette che quelli si fossero messi a
fare il chiasso, dimenticando di attingere lacqua. Poi la paura lo
colse che la bambina morisse senza battesimo e nella violenza
dello sdegno egli esclam:
Perbacco, vorrei che quei sette mariuoli diventassero sette
corvi!.
Non appena ebbe pronunziata questa imprecazione, gli parve di
udire un frullo dali nellaria, sopra il suo capo: alz gli occhi e vide
sette corvi, neri come lebano, innalzarsi a stormo e volar via. Ma
ormai le parole erano dette, e padre e madre non avevano virt di
liberare i figli dallincantesimo. Il malocchio aveva operato.
La bambina valse a consolarli un poco del gran dolore di aver
perduto i sette maschi. Cresceva bella e florida, senza pensieri, e
per alcuni anni credette di essere figlia unica, perch i genitori
le tenevano nascosta la triste sorte dei suoi fratellini. Un giorno
per, mentre era fuori di casa, si vide guardata dalla gente e un
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Le Fiabe come fonte di acqua per la vita

sussurrio le arriv allorecchio, che diceva: una bella bambina,


ma stata la disgrazia dei suoi sette fratelli.
Da quel momento ella divenne molto triste, e domand al padre
e alla madre se fosse vero dellesistenza di questi fratelli e come
mai essi non fossero con loro. I genitori cosi furono costretti a
palesarle il vero, confortandola col dire che tutto ci era avvenuto
per volere del destino e che ella non era se non la causa innocente
di questa disgrazia.
Ma la buona sorellina vi pensava notte e giorno, e nella
delicatezza della sua coscienza sentiva il dovere di liberare i suoi
fratelli. Non ebbe pi pace fin che un giorno non le riusc di
fuggire di nascosto; e si mise a errare per il mondo in cerca dei
sette corvi che erano del suo stesso sangue. Intrepida, andava,
andava, risoluta a salvarli a qualunque costo, anche sacrificando
la propria vita.
Quella pellegrina dellamore non aveva voluto prendere con
s che un anellino per ricordo dei genitori, un piccolo bricco per
attingere acqua, e uno sgabellino per riposarsi e poi poter meglio
proseguire il lungo cammino faticoso.
Cammina, cammina, cammina, era arrivata alla fine del mondo.
Si diresse verso il sole, ma quello era troppo ardente e divorava
i bambini senza piet. In fretta scapp verso la luna, ma la trov
fredda, accigliata e cattiva, e le parve che dicesse, appena essa le
si era avvicinata: Sento odor di carne umana!.
Lesta lesta, fuggi anche di l e prese la via delle stelle. Quelle
furono cortesi e benevole e laccolsero sorridenti. Ognuna di
esse sedeva sul suo sgabellino. Si alz la stella mattutina, le si
fece incontro, porgendole un ossicino, e le disse: Senza questo
ossicino tu non potresti aprire la montagna di cristallo dove sono
i tuoi fratelli.
La bimba prese lossicino, lo involse ben bene dentro il fazzoletto
e si rimise in cammino per trovare la montagna di cristallo.
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Come fu davanti alla porta, svolse la pezzuola per prendere


il talismano, ma la pezzuola era vuota, lossicino era perduto.
Che poteva fare, ormai? Voleva salvare i fratelli e non poteva
aprire la montagna di cristallo! Che cosa immagin allora quella
sorellina amorosa? Prese il coltello che aveva con s e si tagli il
dito mignolo, infil quello nella serratura e in un attimo la porta
si spalanc dinanzi a lei.
Come la bimba fu entrata, le venne incontro un nanetto e le
domand con maniere affabili che cosa cercasse e alla sua risposta
rispose: I signori Corvi in questo momento non sono in casa.
Ma se vuoi aspettare che tornino, cara piccina, puoi rimanere.
Ci detto, il nanetto si diede a preparare la cena dei sette corvi.
Dispose sulla tavola sette piccoli piatti con la pietanza e sette
boccali. Ella da ogni piattino mangi un boccone e bevve un
sorso da ogni boccale: e nellultimo lasci cader dal dito lanellino
che aveva portato con s come ricordo dei genitori. Poi si mise
tranquilla ad aspettare. Ed ecco che ad un tratto ud per laria un
frullo dali e un pispiglio e disse il nano: A momenti i signori
Corvi voleranno in casa.
Infatti lo stormo volante giunse, e si pos intorno alla tavola,
cercando i piatti e i boccali. E i Corvi mandarono esclamazioni di
meraviglia: Chi ha mangiato della mia pietanza? Chi ha bevuto
alla mia coppa ? Qui ci vedo tracce di labbra umane!.
Lultimo, mentre beveva lultima stilla del boccale, si sent
toccare il becco dallanellino. Lo prese, lo guard, lo riconobbe
ed esclam: Volesse Iddio che la nostra sorellina fosse venuta fin
qui! Sarebbe la nostra liberazione!.
La bimba, che stava dietro alluscio, spiando, ud quelle parole,
si mostr e venne avanti. Appena i Corvi la videro, riebbero la
figura umana.
I fratelli e la sorellina si abbracciarono con tenerezza, felici di
essersi ritrovati, e salvi da ogni incantesimo tornarono insieme
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Le Fiabe come fonte di acqua per la vita

a casa loro dal babbo e dalla mamma, che tristi e soli credevano
ormai di aver perduto tutti i figliuoli, e furono esultanti di
riabbracciarli alfine, dopo tante pene.
Larga la foglia, stretta la via,
dite la vostra che ho detto la mia
***
Perch la stella del mattino a dare lossicino e il sole e la luna
sono cos cattivi?
Perch la protagonista si taglia proprio il mignolo?
Come mai i genitori non si assumono la responsabilit delle
proprie azioni?
una fiaba evocatrice dei Misteri Mitraici, precisamente del
primo grado iniziatico: il Corvo. Nero come la pupilla.
La pupilla un autentico specchio a due facce, una rivolta
verso lAnima mundi e laltra verso lAnima umana. Luna il
rovescio dellaltra.
Ci ricorda Rudolf Steiner nella prima conferenza, del 6
maggio 1921, del volume sullEssenza dei colori:
Il nero rivela che esso estraneo alla vita, che ostile alla
vita [come un autentico Cielo di Morte, n.d.A.]ma lo Spirito
fiorisce, lo Spirito [come un autentico cielo di Nascita, n.d.A.]
pu compenetrare questo nero, pu affermarsi l dentro.
Con un frullio dali i sette fratelli vengono ingoiati nella pupilla
destra solare del Cielo di Morte con le livree nere di Corvi e se
le sfilano riemergendo dalla pupilla sinistra lunare del Cielo di
Nascita. La fanciulla, lunica sorella, lago della bilancia che
in un lungo viaggio, al di l dei confini terrestri, incontra i due
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Luminari, insolitamente minacciosi, e le buone stelle del Cielo.


Porta con s i simboli della croce cardinale dei quattro sistemi
organici: lanellino dei genitori-cuore, la pagnotta per la famepolmoni, il brocchino dacqua per la sete-fegato e la seggiolina
per la stanchezza-reni.
Con il cuore-anellino avviene lo svelamento, dopo essere
penetrata nel monte di vetro corneale grazie al sacrificio del
mignolo, il dito dei legami familiari.
LOpera al Nero, in questa fiaba esemplare, custodisce la
memoria, sigillata nella pupilla, di tutta la fase della discesa
dellAnima umana attraverso la sfera lunare, comprendente
la concezione e i trimestri di gravidanza, che anticipano
le risonanze karmiche dei tre triplici settenni del percorso
biografico.
Il Sole e la Luna, archetipi delle figure genitoriali del Padre
e della Madre, vengono presentati nel loro aspetto Ombra, nel
loro Doppio, con la conseguente mancanza di responsabilitlibert delle proprie azioni.
La Stella del Mattino una delle denominazioni del pianeta
Venere, declinabile nella qualit mitologica dellamore fraterno,
che nella fiaba inciampa nel sacrificio del mignolo, il dito dei
legami familiari.

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