Volterrani pochi anni innanzi dai loro signori

raccomandato.
Contuttociò questo Figline per lunga pezza fece parte del
distretto di Montajone, aderente al governo e territorio di
San Miniato, siccome apparisce dal trattato relativo alla
demarcazione e ricognizione dei confini fra il contado di
Sanminiato e il distretto della Repubblica fiorentina sotto
l’anno 1297. Essendochè ivi sono topicamente specificati
i luoghi e i nomi dei termini artificiali e naturali per
servire di limite fra la Comunità di Gambassi spettante al
territorio fiorentino e quella di Montajone appartenente al
Comune di Sanminiato; vale a dire: A loco Ebulae sursus
versus levantem usque ad podium de Allione propter
vallem quae dicitur Aquabona, et a podio de Allione
usque in fossato qui est inter villam de Fighino et silvam
de Ritondulo, et sicut trahit ipse fossatus usque, sive
prope Castellare, seu Castellaccium; et ab inde in antea
sicut trahit inter terram costiam recte ad Bulneum de
Fighino, etc.
Le quali espressioni, secondo il testo del trattato, ci danno
a conoscere, che nell’anno 1297 Figline era ridotta a una
semplice villa, e che il suo antico castello, o rocca che
fosse, era già ridotto a castellare o castellaccio, vale a
dire demolito molto tempo innanzi che Montajone con
Figline e altri paesi si separassero dal distretto
Sanminiatese per essere incorporati al contado di Firenze,
siccome avvenne nell’anno 1369 (LAMI, Monum. Eccl.
Flor. – MANNI, Sigilli antichi. T. XVI. Sigillo 9.)
Venuto Figline in potere della Repubblica fiorentina,
anche i signori di quel villaggio furono ammessi con tutta
la consorteria alla cittadinanza di Firenze, conservando i
beni allodiali e il giuspadronato della chiesa parrocchiale
de’SS. Cristofano e Antonio.
Il trattato del 1297 poc’anzi accennato rammenta sulla
linea di confine fra le Comunità di Gambassi e di
Montajone un Bagno di Figline; bagno ossia terma, da
lungo tempo distrutto, e i di cui avanzi con impiantito a
mosaico e torsi di statue di marmo , scoperti presso la villa
de’signori da Filicaja, richiamano attualmente le lodevoli
cure di quei proprietarj. Forse allo stesso romano edifizio
poterono appartenere alcuni cimelii stati trovati nei tempi
trapassati all’occasione di lavorare il suolo intorno a
Figline, dove restano ancora due piccole torri erette in
quelle alture all’età dei conti rurali.
Alla sua villa di Figline con tanto trasporto accorreva il
celebre poeta Vincenzio da Filicaja, che nel ritornare di
costà a Firenze, mentre descriveva i sommi pregj della
stessa città, terminò un suo sonetto col dire:
… altro difetto
Non trovo in voi che il non aver Figline.
La parrocchie de’SS. Cristofano e Antonio a Figline conta
241 abitanti.
FIGLINE DI PRATO. – Vedere FIGLINE in Val di
Bisenzio.
FIGLINE (TOPPO). – Vedere FIGLINE in Val di Chiana.

FILATTIERA (Feleteriae, Filateriae Castrum) in Val di
Magra. Castello già capoluogo di marchesato, attualmente
di una Comunità granducale, nell’antica pieve di Vico,
detta la pieve vecchia (ora arcipretura di S. Stefano) nella
Giurisdizione civile e criminale di Bagnone, Diocesi di
Pontremoli, una volta di Luni-Sarzana, Compartimento di
Pisa.
Il castello di Filattiera è recinto dagli avanzi delle sue
vecchie mura, entro le quali esistono le cadenti pareti
della rocca e quelle del palazzo dei fu marchesi Malaspina
di Filattiera.
È situato sopra una vaga collina posta a cavaliere della
strada Regia pontremolese, già detta Francesca, fra i
torrenti Capria e Monia; il primo de’quali influenti scorre
alla sua base settentrionale, e il secondo dall’opposto lato,
mentre dalla parte di ponente spaglia nel subiacente piano
il fiume Magra, che entrambi li accoglie, là dove occupa
un larghissimo alveo, senza argini naturali o artificiali,
appellato la Giara.
Trovasi fra il grado 27° 36’ di longitudine e 44° 20’ di
latitudine, a 370 braccia sopra il livello del mare
Mediterraneo, 4 miglia toscane a maestro di Bagnone, 4 e
1/2 a scirocco di Pontremoli e 18 miglia toscane da
Sarzana nella stessa direzione.
Una delle più antiche memorie edite, che rammenti
Filattiera e i suoi dinasti, consiste per avventura in un
contratto di vendita rogato nell’anno 1029 nel monastero
di Vicolo del contado di Piacenza; col quale un Gerardo
diacono, figlio del fu Genesio, alienò per lire 2000
d’argento al marchese Ugo figlio del fu marchese Oberto
tante terre per diecimila jugeri poste in Lombardia e in
Lunigiana, fra le quali si nomina Feleteria. Il qual paese è
pure nominato in un atto del 1033, ai 20 giugno, allorchè
il marchese Alberto figlio del fu marchese Oberto II
(fratello del marchese Ugo prenominato) nella dotazione
del monastero di S. Maria a Castiglione presso il Borgo S.
Donnino, fra i diversi beni assegnò a quella badia tutte le
decime che gli appartenevano nella Lunigiana, fra le quali
sono noverate Filattiera e Suppiano (di Caprio). Ciò non
pertanto è probabile, che anteriormente al secolo XI
risalga, non solo l’origine del paese, ma anche la signorìa
di Filattiera sotto la consorterìa dei quattro rami, (Estense,
Malaspina, Pallavicino e Bianchi) derivati dallo stipite
del marchese Oberto I conte del Palazzo sotto
l’imperatore Ottone I. È anche a dubitarsi, che una delle
quattro pievi rinunziate, nel 998, per una camicia a
Gottifredo vescovo di Luni dal marchese Oberto II uno
dei figli del suddetto conte del Palazzo, fosse la pieve
vecchia di Filattiera, posta sulla strada pontremolese,
corrispondente a quella altre volte appellata la pieve di
Vico.
Alcuni uomini di Filattiera intervennero come testimoni
alla pace di Lucca del 1124, fra i 4 rami delle indicate
consorterie da una, e il vescovo Lunese dall’altra parte.
Si rammenta Filattiera con i possessi di Lunigiana toccati
agli Estensi nel privilegio concesso da Arrigo IV (anno
1077) ai marchesi Ugo e Folco. Essi furono acquistati
sulla fine del secolo XII dai marchesi Malaspina loro
consorti, siccome apparisce dal compromesso sulla
enfiteusi di alcuni di quei dominj, fatto nel 1202 fra i
Malaspina e il vescovo di Luni, in vigore del lodo, al
quale prestarono il consenso fra varj visdomini e sub-