RODOLFO JANNACCONE PAZZI Al volo

18.11 07 Al bar Sotto i portici del Bar Lux, due giovani donne, guardabili, chiacchierano fra loro. La più carina, dice: “Sai com’è, sono lunatici. Ci sono, poi, quei giorni… quei giorni che non ha voglia di essere arzillo”. Si sente tutta la delusione nel non sentirsi desiderata a sufficienza dall’amato, almeno non sempre con la stessa intensità, con la stessa voglia, con la medesima arzillità . Va beh, penserete, non è sempre domenica, mettendovi nei panni dell’uomo: che l’amerà pure ma avrà anch’egli diritto a qualche pausa. E sbagliereste: non d’un uomo parla la donna, ma del suo proprio gatto. RJP/ 11.05 Gerarchie minime E’ sera tardi, due giovani di colore, quasi indistinguibili l’uno dall’altro, siedono nell’atrio della stazione ferroviaria. Su una panchina, di fianco a loro, nello squallore dei lavori di ristrutturazione, delle biglietterie chiuse e dei cartelli provvisori che segnalano (ma a chi?) le più svariate disfunzioni e i contrordini di dis-servizio, un homeless dorme il sonno dei giusti, raggomitolato nel sacco a pelo. Di fronte ai loro piedi allungati giacciono due enormi borsoni blu, quelli dai quali, durante il giorno, tirano fuori la mercanzia taroccata da stendere a terra. Uno si alza, zoppica, trascina un piede, cerca di sgranchirsi le membra, infreddolito dalla lunga giornata di neve e di scarso commercio. L’altro non fa una piega, non c’è parola fra loro. L’altoparlante annuncia il treno che li riporterà alla transitoria dimora, nei vicoli protettivi del porto di Genova. Con tutta calma, quello ancora seduto, si alza e scende le scale verso i binari. Non degna di uno sguardo le borse, ci penserà lo zoppo. Sembravano uguali. Ma uno era lo schiavo, l’altro il padrone. RJP/ 29.11.05 L’erba di casa nostra Uno scottish terrier (per intenderci, il black del famoso whisky Black&White, due cani sull’etichetta) se ne sta tranquillo nel prato a mangiare l’erba.

La padrona, innervosita, lo apostrofa duramente: “Non mangiare quell’erba!” Incuriosito, ne chiedo il motivo, visto che cani e gatti mangiano l’erba proprio per depurarsi. La donna si dice d’accordo: che il suo cane mangi pure l’erba ma, per favore, non quella, non quella di quel prato. Di un parco pubblico, per giunta, che non si sa neppure chi ci viene! “Se proprio deve, che mangi quella di casa nostra. Almeno, sappiamo che cosa ci mettiamo!”. Il bello è che sembrava normale, la donna. Pv, maggio 06 E dai, non vedi che..! Piazzetta Belli, pomeriggio d’estate. La ragazza, palesemente annoiata, trascina dietro a sé un cagnetto di razza indefinita il quale, stimolato da presunti movimenti viscerali, si accuccia, apprestandosi a una rapida evacuazione, lì in mezzo alla strada. Lei, stizzita, tira rudemente il guinzaglio e si rivolge con rabbia al cane, ormai in avanzata fase di svuotamento rettale: “ Ma non potevi aspettare… Non vedi che i giardini pubblici sono lì, a pochi metri”. Senza commento. Pv, 2005 Omologia sintomatica In erboristeria, la signora anziana dialoga fitto fitto con Gianni, l’erborista triste. “Sa com’é” – pigola la donna “ io ho gli stessi sintomi del mio gatto, quei mali di pancia che ti prendono così, all’improvviso”. Gianni annuisce, annuisce sempre lui, con quello scuotimento rassegnato della testa che lo caratterizza. Che ci vuoi fare, il cliente ha sempre ragione. Anche questa volta. Pv, 2004 La fonte dell’autorità Supermercato semideserto, nonna con bambina duenne. “ Smettila di toccare tutto, se no il signore ti sgrida!” E, no, protesto! Che ognuno si assuma le proprie responsabilità educative. Che c’entro io, già alle prese con sgrassatori vari e candeggine 2 litri per Antonio? E, poi, se proprio voleva invocare la mia autorità punitiva che almeno usasse la maiuscola: Signore, non signore. Tanto mi doveva. PV, agosto 07 “Scusa, tesoro!”

La signora, un po’sovrabbondante, spunta dall’angolo con microcane al guinzaglio e gli angoli delle strade, si sa, hanno una forte attrattiva sulla vescica canina: inducono un irresistibile desiderio di svuotamento della stessa. Il cagnetto in questione non fa eccezione: si ferma sui miei piedi e dà sfogo al bisogno impellente. La signora (si fa per dire..) si gira e, garrula,dice “ Oh, scusa, tesoro!”. Uomo di altri tempi rimango incerto: sollecita confidenza per il procurato inciampo a me o gesto riparativo verso il cane? Ne chiedo conto alla signora: “No, no, dicevo al cane, per averlo strattonato, poverino!” . Non sia mai, Gesù, che i diritti dei cristiani contino qualcosa, oggi. Meglio essere cani. PV, settembre 07 Matto, ma.. Cammina veloce, con gesti ampi e stereotipati delle braccia, parla tra sé, innocuo. E’ uno nel molti tipi strani (alias, matti) che girano per la città. Il fisico ancora asciutto e forte indica che non beve: non è lì il suo problema, solo la testa è altrove. Compero il giornale e risalgo in auto; nel frattempo lui è andato avanti, sul marciapiede di fronte. Vedo che si china, ha in mano un pezzo di plastica e ne sta raccogliendo un altro, rispondendo a un suo bisogno interiore di ordine. Ma chi sono i matti? Noi o loro? Pensiamoci. Pv, novembre 07 La guida Attraversa la piazza e si vede che vuole ancora farsi guardare. Le scarpe con i tacchi alti la costringono quasi a piegare le ginocchia in avanti; le calze a rete “operate” indicano una ricercatezza nel vestire che è segnale, diciamo così, di autostima. L’occhio trascorre oltre; una delle tante. Nel frattempo, all’angolo della strada, un gruppetto di adolescenti rallenta il passo, affollando il marciapiede. Poi, le si rivolge con lo sguardo; sembra aspettare un’indicazione, un ordine. E lei, la professoressa, candida e garrula, fa :”Ragazze, da che parte andiamo?”. Non molto diversamente dalla nostra “classe dirigente” quando ci propone referendum vari: “Ragazzi, da che parte andiamo?”. Dio ne scampi da simili “guide” . PV, novembre 07