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GLI APPUNTI DELMISTER

- Numero 8 - L’editoriale

Nuovo anno, nuovo numero de “Gli
Appunti del Mister” ! Passate le
festività natalizie tutte le squadre si
lanciano a pieno ritmo verso la
seconda parte della stagione, quella che porta al raggiungimento degli
obbiettivi a lungo termini che tutti i colleghi si sono prefissati.
Gennaio è il mese della ripresa, per tanti il mese dei test intermedi di
valutazione, per altri ancora il consolidamento di aspetti sviscerati nella
pausa del campionato. Quello che è certo è che ogni allenatore cerca
conferme e nuove forze per il lungo sprint finale.
In questo numero andremo a vedere lo sviluppo del gioco dalle retrovie
con Claudio Damiani, senza dimenticare aspetti importati della
preparazione fisica di una calciatore come valutazioni funzionali e
l’allenamento della rapidità nei giovani calciatori, punti toccati da
Jonathan Proietto e Fabio Patteri. Non poteva mancare la parte
dedicata ai piccoli campioncini della categoria piccoli amici con un articolo
di Alfredo Rendini sulla progressione dal camminare al saper guidare la
palla.
Simone Conte, ci parlerà dell’importanza dell’alimentazione ai fini della
prestazione. Mentre Francesco Taglialatela, ha espresso le sue idee
sull’allenamento funzionale più reale per il portiere: la partita. Infine,
come di consuetudine, un’esercitazione per la ricezione e trasmissione di
palla, descritta da Angelo Iervolino.
Insomma, un ricco contenuto per tutti i palati calcistici. Il primo numero del
nuovo anno che vuole coinvolgere sempre di più tutti voi colleghi e lettori,
perché solo con il confronto si può migliorare.

GLI APPUNTI DELMISTER

- Numero 8

INDICE 
Articolo n°1
di Simone Conte
L’alimentazione: un fattore importante ai fini dell’alimentazione 
Articolo n°2
di Jonathan Proietto
Valutazione funzionale: test,corse e adattamenti fisiologici 
Articolo n°3
di Claudio Damiani
Fase di possesso: sviluppo del gioco dalle retrovie 
Articolo n°4
di Francesco Taglialatela
Il portiere. La partita: il reale allenamento situazionale 
Articolo n°5
di Alfredo Rendini
Piccoli Amici: dal correre al saper guidare la palla 
Articolo n°6
di Fabio Patteri
Tre regole essenziali per allenare la rapidità nel giovane calciatore 
Articolo n°7
di Angelo Iervolino
Esercitazione: ricezione e trasmissione su triangoli adiacenti 
Gli Autori

Articolo n° 1 – Gli appunti del mister

L’alimentazione: un fattore importante ai fini
della prestazione
Di Simone Conte
Il corpo umano esattamente come un'automobile ha bisogno della benzina per poter
svolgere tutte le sue funzioni, che comprendono sia attività come studiare, leggere,
sia attività più intense come correre, giocare a calcio o in generale fare attività fisica.
La benzina del corpo umano è rappresentata dal cibo, dagli alimenti che andiamo a
mangiare.
Il cibo che andiamo ad ingerire con l'alimentazione è formato da tanti piccoli elementi
in grado di far funzionare la nostra macchina del corpo umano. Questi elementi si
chiamano NUTRIENTI.
I nutrienti svolgono diverse funzioni e possono essere classificati in:

MacroNutrienti, e comprendono i carboidrati, le proteine e i grassi;

MicroNutrienti, e comprendono i sali minerali e le vitamine.
Per una corretta e sana alimentazione, è necessario bilanciare i vari nutrienti e variare
gli alimenti che vengono ingeriti. Infatti i diversi alimenti che andiamo ad ingerire non
contengono le stesse quantità di nutrienti, ma variano da alimento ad alimento.
Infatti per esempio nella carne e nei legumi sono presenti maggiormente le proteine,
nella pasta, nel pane e nelle patate sono maggiormente presenti i carboidrati mentre
nella frutta in generale sono maggiormente presenti i sali minerali e le vitamine.
MA A COSA SERVONO I NUTRIENTI?
E' quindi importante variare
gli alimenti e bilanciare i
nutrienti,
perchè
essi
svolgono diverse funzioni.
Le proteine per esempio
hanno principalmente una
funzione plastica, cioè di
costruire e rinforzare i
muscoli.
I carboidrati hanno una
funzione energetica, cioè
rappresentano la vera e
propria
benzina
dell'organismo.
I
grassi
invece hanno anche loro
una funzione energetica, ma a differenza dei carboidrati sono considerati come una
“riserva energetica”, una sorta di serbatoio di riserva, ed è per questo che occorre fare
attenzione al loro consumo.
Le vitamine e i sali minerali infine hanno un'importante ruolo protettivo e di
regolazione per tutti i processi vitali come la contrazione muscolare o la circolazione
del sangue.

COME NUTRIRSI PRIMA DELLA PARTITA?
Il pasto prima della partita, va consumato almeno 2 ore prima del fischio d'inizio e
deve contenere principalmente i carboidrati (la benzina), ma anche una piccola
percentuale di proteine per permettere ai muscoli di ricostruirsi e rinforzarsi dopo la
partita.
Se la partita è al mattino fare una colazione abbondante con:

Latte o Yogurt

Succo d'arancia

Fette biscottate, pane o crostata di marmellata

Biscotti integrali

Frutto di stagione
Se invece la partita è nel pomeriggio, fare una colazione meno abbondante e a metà
mattinata fare uno spuntino con frutta o una spremuta.

Il pranzo che va sempre consumato almeno 2-3 ore prima della gara può essere
formato da pasta, pane, riso oppure delle patate lesse assieme ad un piatto di verdure
cotte o crude ed eventualmente una fettina di carne o pesce evitando di mangiare il
grasso. Evitare bibite gassate (coca cola, aranciata ecc), fritti e dolci ricchi di creme e
ricordarsi bere l'acqua.

E A FINE GARA?
Il pasto post-gara è ugualmente molto importante perchè permette al corpo di
reintegrare le scorte energetiche consumate durante l'attività fisica. Può perciò
contenere la pasta, del pesce o della carne con verdure fresche.
Va bene anche un panino con la bresaola e infine è possibile anche un dessert con
gelato e frutta, oppure una crostata con marmellata o con le mele. Come sempre
ricordarsi di bere acqua.

Articolo n° 2 – Gli appunti del mister

Valutazione funzionale: test, corse, partite
e adattamenti fisiologici.
Di Jonathan Proietto

INTRODUZIONE
Come fare per sviluppare al massimo il potenziale prestativo dell’organismo ? Come
ottimizzare il rendimento dei sistemi energetici? Semplice. Con l’allenamento. Ecco
perché su questo articolo che tratterò mi concentrerò sugli adattamenti del
metabolismo che sviluppano le capacità di esercizio dell’organismo trattando gli
adattamenti nei muscoli e nei sistemi energetici attraverso i quali si ottiene un uso più
efficiente dell’energia. Inoltre, gli effetti dell’allenamento aerobico e quello anaerobico
e vedremo come ottimizzare i miglioramenti che si possono raggiungere con i due tipi
di allenamento.
ADATTAMENTI INDOTTI DALL’ALLENAMENTO AEROBICO
Il miglioramento della resistenza accompagna l’allenamento aerobico ed è il risultato
di una serie di adattamenti agli stimoli allenati, alcuni interessano i muscoli, molti altri
i sistemi energetici.
MODIFICAZIONI DELLA POTENZA AEROBICA: I cambiamenti più immediatamente
osservati in seguito a un allenamento aerobico sono l’aumento della capacità di
sostenere una prestazione sub massimale prolungata e l’aumento della massima
capacità aerobica (vo2 max). L’aumento della potenza aerobica sarà minore nei
soggetti che sono già in buona condizione fisica, rispetto a quello di soggetti
sedentari. Un aumento del volume di allenamento, comporta un incremento
proporzionale del Vo2 max.
A un certo punto, però, un ulteriore aumento della distanza o della durata della seduta
di allenamento non è accompagnato da un miglioramento della potenza aerobica. I
fattori che determinano questo limite superiore (così chiamato)
non sono
completamente stati chiariti dagli studi effettuati, ma probabilmente dipendono da
fattori intrinseci che consentono ad alcuni soggetti di raggiungere valori
estremamente elevati.
GLI ADATTAMENTI MUSCOLARI? Ovviamente qui ci interessa dire principalmente
come l’allenamento aerobico possa influenzare: la tipologia della fibra muscolare
sollecitando più le fibre Slow Twich a contrazione lenta che non le Fast Twich, il
numero di capillari, il contenuto della mioglobina ( l’allenamento aerobico ne provoca
l’aumento del 75-80% circa), la funzione mitocondriale aumentandone numero e
dimensione e gli enzimi ossidativi che ne potenzia la loro attività.
MENTRE LE FONTI ENERGETICHE? In questo parametro con questa tipologia di
allenamento le riserve muscolari sia di glicogeno che sia di grassi vengono
ripetutamente intaccate; non sorprende tuttavia il fatto che l’organismo si adatti a
questo stimolo ripetuto, in modo da rendere la trasformazione di energia più
efficiente e ridurre quindi il rischio di affaticamento.

L’ALLENAMENTO DEL SISTEMA AEROBICO
L’allenamento è più efficace quando in ciascuna sessione di allenamento si esegue una
quantità ottimale di lavoro e l’allenamento si protrae per un lasso di tempo
determinato. Il carico ottimale non è identico per tutti i soggetti, ma varia anche a
secondo dello sport praticato dal soggetto stesso.
L’entità del miglioramento della capacità aerobica dipende, in parte , dal dispendio
energetico di ciascuna seduta di allenamento e dalla quantità di lavoro compiuto
nell’arco di alcune settimane. Da studi effettuati nell’arco degli ultimi venti anni si è
certificato che il margine di incremento ottenibile con l’allenamento aerobico sembra
avere un limite superiore: atleti che si allenano con carichi di lavoro progressivamente
crescenti raggiungono, a un certo punto, un livello massimo oltre il quale ulteriori
aumenti del volume di carico non saranno più accompagnati da un incremento della
resistenza o del Vo2 max.
Il grado di adattamento all’allenamento dipende oltre che da volume, anche
dall’intensità del carico di allenamento. Gli adattamenti sono specificatamente legati
alla velocità e alla durata delle sessioni di allenamento: pertanto gli atleti che mirano
ad alta intensità devono anche allenarsi ad alta intensità.
I METODI: Interval training – L’allenamento continuo
Il primo prevede prove ripetute ad alta intensità, con brevi pause di recupero. Questo
tipo di allenamento, tradizionalmente viene considerato anaerobico, provoca benefici
aerobici perché le pause di riposo sono così brevi da non permettere un recupero
completo, con notevole stimolo del sistema aerobico.
L’allenamento continuo prevede l’effettuazione di una prova singola di lunga durata,
ma molti atleti trovano noioso un simile metodo.
ADATTAMENTI INDOTTI DALL’ALLENAMENTO ANAEROBICO
Nelle attività muscolari che richiedono una produzione di forza quasi massimale, come
nelle prove su distante brevi, la maggior parte del fabbisogno energetico è fornito dal
sistema ATP-PCr e dalla degradazione anaerobica del glicogeno muscolare (glicolisi).
Con l’allenamento anaerobico, molti studi hanno osservato un aumento sia del picco
della potenza anaerobica sia della capacità anaerobica.
GLI ADATTAMENTI MUSCOLARI? Con l’allenamento anaerobico, che comprende lo
sprint training e l’allenamento contro resistenza, le modificazioni che si verificano nei
muscoli scheletrici, riflettono in maniera specifica l’attivazione delle fibre muscolari per
questo tipo di attività. Complessivamente quindi tendiamo ad utilizzare le fibre fast
twich decisamente più di quanto non avvenga con attività di tipo aerobico. Pertanto
assistiamo ad un aumento dell’area trasversa delle fibre ST ma, di solito l’aumento è
meno marcato.
NEI SISTEMI ENERGETICI : L’allenamento anaerobico modifica il sistema ATP-PCr e il
sistema anaerobico glicolitico. Tale modificazioni non sono proprio quelli prevedibili,
ma comportano comunque, un miglioramento della prestazione di tipo anaerobico.
LA SOGLIA DEL LATTATO: Indice fisiologico strettamente correlato alle prestazione di
resistenza aerobica: quanto più soglia del lattato elevata, tanto migliora sarà la
prestazione aerobica. Oltretutto la concentrazione ematica di lattato, al termine della
seduta di allenamento, permette di monitorare le modificazioni fisiologiche indotte
dall’allenamento. Con l’aumento del livello di allenamento, diminuisce la
concentrazione emetica di lattato per la stessa intensità di esercizio.
Infine l’allenamento aerobico potenzia anche la capacità tampone dei muscoli e
consente la tolleranza da un maggior livello di lattato nei muscoli e nel sangue. Una
maggiore capacità tampone permette di neutralizzare gli H+ che si dissociano
dall’acido lattico, il che ritarda l’insorgere della fatica.

Articolo n° 3 – Gli appunti del mister

Fase di possesso: sviluppo del gioco dalle
retrovie
di Claudio Damiani

In questo inizio di stagione alcune squadre stanno
utilizzando con costanza un nuovo modo di impostare il
gioco con manovra ragionata.
Club di Serie A e B, Juventus, Inter, Torino, Roma in
primis, fanno uso di questo sistema di gioco in fase di
possesso.
Nel momento in cui vi è palla in mano al portiere o
deve essere eseguita una rimessa dal fondo, si nota
sempre più spesso un posizionamento di due difensori
pronti a ricevere larghi al di sotto del vertice dell’area
di rigore, con il difensore centrale (in caso di difesa a 3
o a 5), o il centromediano metodista (se la difesa è a 4), che si colloca a dare una
soluzione in zona centrale, al limite dell’area.
Nell’esempio in figura abbiamo considerato una squadra schierata con modulo di gioco
1- 4-4-2. Cambia poco in un modulo 1-3-5-2 (vedi Juventus): al posto del mediano,
(n. 4), rimane il centrale dei tre difensori mentre i “quinti” di centrocampo si
posizionano larghi, quasi a toccare la linea mediana.
1. I difensori centrali esterni si sono collocati bassi al di sotto del rispettivo vertice
dell’area;
2. il metodista è arretrato per ricevere ma anche per dare copertura preventiva;
3. i difensori esterni sono larghi e avanzati.

La Roma di Garcia 2013/14 (modulo 1-4-2-3-1), tendeva solitamente a far allargare
Castan e Benatia nella zona poco indietro al vertice dell’area di rigore, con
arretramento di De Rossi a fare il centrale e a ricevere palla, con i difensori esterni,
Balzaretti e Maicon già sistemati nei pressi della linea di metà campo a fungere da ali
aggiunte. Nel caso della Roma, questa è una soluzione tattica che viene sviluppata
non necessariamente da una situazione di palla in possesso del portiere (o da rimessa
dal fondo), ma anche in situazione di gioco “dinamico”.
Perchè viene utilizzata questa tattica?
Il posizionamento di due difensori nella zona poco più bassa del vertice dell’area può
portare a delle situazioni vantaggiose:
1. Far salire gli avversari che non intendono far partire la manovra ragionata dai
difensori stessi; in questo caso si riuscirà ad ottenere un “allungamento” delle
maglie degli avversari e nell’eventualità in cui il portiere riuscisse a servire i
centrocampisti centrali piuttosto che i giocatori situati sulle fasce laterali, la
squadra antagonista si troverebbe già in una situazione di inferiorità numerica
pericolosa.
2. Fare ricevere palla a uno di essi (5 o 6), potendo così far raggiungere l’obiettivo
della squadra che vuole riprendere il gioco dalle retrovie;
3. fare ricevere i giocatori 9 o 10;
4. Fare ricevere i giocatori 2 o 3.
Dipenderà molto dalla strategia difensiva della squadra antagonista; pressing
ultraoffensivo? Attende nella metà campo con 10 giocatori dietro la linea della palla?
E’ implicito considerare che i difensori debbano possedere doti tecniche non comuni
oltre che uno spiccato livello di personalità nel ricevere palla in zone di campo
notoriamente rischiose, in caso di perdita di possesso.
Non ultimo fattore da considerare, le capacità del
piedi. Il voler sviluppare gioco dalle retrovie
coinvolgimento costante della figura dell’estremo
trovarsi a ricevere retropassaggi o vedersi coinvolto

portiere nel gestire il pallone coi
in questo modo, prevede un
difensore che, in molti casi può
in “giropalla” frequenti.

Articolo n° 4 – Gli appunti del mister

Il portiere. La Partita: il reale allenamento
situazionale
di Francesco Taglialatela
Quale che sia la funzione fondamentale di ogni allenatore credo possa essere
considerata una conoscenza di dominio pubblico. Lo scopo del nostro ruolo è molto
semplicemente e sinteticamente quello di preparare i nostri atleti per poter vincere gli
incontri. Prendiamo ora in considerazione il gioco del calcio. Nessuno può esimersi dal
considerare tale gioco una semplice successione di situazioni( per quanto varie queste
possano presentarsi) e in linea con il ragionamento possiamo affermare che nello
specifico il compito del mister è allenare i calciatori ad affrontare tutte le situazioni di
gioco. Proprio per questi motivi ritengo sia irrinunciabile il ricorso a tipologie di
allenamento situazionali all'interno di una qualsiasi programmazione.
Questi allenamenti sono tesi alla ricerca delle soluzioni attuabili dagli atleti nel
momento in cui essi vengano a trovarsi in situazioni analoghe. Dal punto di vista
dell'allenatore ci si aspetta che gli atleti memorizzino le risposte provate attraverso
ripetizioni e che successivamente le applichino nell'ambito

della partita nelle

situazioni simili. Ma se tale è l'aspettativa qualcosa di fondo non funziona. È chiaro ed
evidente infatti che l'allenamento situazionale per quanto formalmente
nell’esecuzione

e

soprattutto

nell’obbiettivo

rimane

pur

sempre

corretto

una

mera

esercitazione. Detto questo risulta semplice convenire sugli aspetti di differenziazione
tra il situazionale(allenamento) e la situazione che invece realmente si verifica nel
corso della partita. All'interno della seconda infatti senza dubbio si inseriscono
condizioni particolari a volte del tutto eccezionali che possono inibire del tutto
l'efficacia delle soluzioni provate in allenamento. Tutto questo ovviamente rende la
differenza tra allenamento e partita incolmabile. Ma se questa fosse l ultima
conclusione allora ci ritroveremmo ad allenare quasi inutilmente,affermazione questa
chiaramente non condivisibile. È sempre vero infatti che durante una partita qualche
cosa di provato, qualche soluzione adottata in settimana venga fuori sempre. Che ci si
riferisca ad un movimento di reparto, di un singolo o anche di un semplice gesto
tecnico inevitabilmente gli allenamenti proposti e le risposte elaborate entrano nel
bagaglio degli atleti che ne fanno uso anche inconsapevolmente. Tutto questo però
rende solo i nostri allenamenti utili ma di certo non colmano quello spazio di per se
incolmabile tra situazionale e situazione. Ma non possiamo proprio andare oltre? La
mia risposta è che forse un contributo superiore ai nostri atleti lo si possa concedere
e per assurdo la soluzione coincide con il problema.
Facciamo un passo indietro per riassumere:
1)partita insieme di situazioni
2)trovare le soluzioni per la risoluzione delle situazioni nelle sedute di allenamento
risulta difficile per influenza di condizioni ulteriori durante il match
3)l'unica possibilità idealmente corretta ma non realizzabile è quella di far vivere le
stesse situazioni di gioco.

Idealmente quindi l'unica possibilità di allenare le situazioni in maniera corretta è
quella di far vivere ai nostri atleti le medesime situazioni,uguali in tutto e per tutto.
Poiché il punto finale rimane irrealizzabile dobbiamo cercare di avvicinare le nostre
proposte quanto più possibile e il dubbio a questo punto è : in che modo?la risposta
che vi propongo non vuole presentarsi come unica e indissolubile ma vuole essere
soltanto un punto di spunto per alcuni. Ritengo personalmente che solo una tipologia
di allenamento si avvicini in maniera funzionale al nostro obbiettivo:parlo della
'partitella' in allenamento. Ho volutamente usato un sostantivo diminutivo in linea con
il pensiero di molti allenatori che ritengono che quella frazione di allenamento a quella
esercitazione dedicata risulti avere un'importanza minore rispetto agli esercizi analitici
o situazionali proposti in precedenza. Ma pensiamoci un attimo. La partitella dovrebbe
essere esattamente il ponte tra gli allenamenti situazionali e le situazioni di gara.
Numericamente parlando in 10 minuti di partita in allenamento vengono a crearsi
infinite situazioni e nessuno può negare che una buona parte di esse si verifichino poi
con una certa somiglianza anche la domenica. Le sensazioni durante la partitella sono
molto più

simili a quelli domenicali e una buona predisposizione di questo

allenamento credo debba essere inserito non da meno nella programmazione di
qualsiasi allenatore in quanto realmente allenante. Quando parlo di buona o meglio
corretta predisposizione intendo dire che massima deve essere la serietà, l'impegno e
la professionalità nell affrontare tale esercitazione sia da parte del mister che da parte
degli atleti. Questi ultimi dovrebbero percepire la partitella come un momento
allenante, dovrebbero cercare di dare il meglio di se e dovrebbero infine avere lo
stesso obbiettivo domenicale che è la vittoria. Insomma riassumendo il tutto ritengo
che la partitella, di solito finale ,ricopra un ruolo non trascurabile all,interno di una
seduta di allenamento in quanto luogo di avvicendamento di reali situazioni di gara. E
quante più

situazioni di gara i nostri atleti affrontano tanto maggiore sarà

la loro

esperienza,il loro bagaglio conoscitivo e le loro risposte che potranno poi attuare con
maggiore flessibilità.
D'altronde vi siete mai chiesti come mai molti ragazzi che tempo fa giocavano per le
strade riuscivano a sviluppare capacità ragguardevoli rispetto anche a chi magari lo
sport lo praticava sul campo? Credo che la risposta sia semplice. Per la strada
semplicemente si gioca, un ora due tre e le situazioni si susseguono senza sosta e i
ragazzi le affrontano una dietro l altra creando un bagaglio infinito. Concludo dicendo
che razionalmente non si può prescindere da un allenamento situazionale come fin da
subito detto ma che sicuramente c'è bisogno di andare oltre,di porre quelle risposte
nelle situazioni effettive e non soltanto simulate,c'è bisogno di giocare davvero perché
forse solo la partita è considerabile un allenamento realmente situazionale,se non
altro l espressione più alta di tale metodologia,il suo punto finale.

Articolo n° 5 – Gli appunti del mister

Piccoli Amici: dal correre al saper guidare la palla
di Alfredo Rendini
Il 1° ciclo di attività sportiva che va da ottobre a dicembre ha come obiettivo
principale dal punto di vista motorio lo sviluppo dello schema del “correre”, uno dei
più elementari insieme al camminare, ma a mio avviso il più importante,soprattutto
in sport di situazione come il calcio. Basta pensare che un fondamentale tecnico che
appare così scontato come quello del calciare la palla senza prevede la corsa in quasi
tutte le fasi della sua esecuzione, così come la guida della palla.
Correre rappresenta una differenziazione dello schema motorio del camminare, e
diventa sempre più efficace con il perfezionamento di determinate capacità
coordinative.

Nella seguente tabella una serie di attività per lo sviluppo dello schema “correre”
(Fonte: Guida Tecnica per le scuole calcio FIGC)
CORRERE LENTO/VELOCE
CORRERE IN SLALOM
CORRERE CON PALLONI DI DIVERSE DIMENSIONI
CORRERE TRA GLI OVER
COMBINARE MOVIMENTI DI CORSA AD ALTRI SCHEMI
MOTORI DI BASE (CIRCUITI MOTORI)
CORRERE CON FREQUENTI ARRESTI E CAMBI DI
DIREZIONE
GUIDARE LA PALLA IN FORMA LIBERA IN UNO SPAZIO
DELIMITATO

Lo scopo di questa esercitazione è quello di portare i cinesini dal primo cerchio al
secondo nel minor tempo possibile. Il tutto sarà svolto a squadre (2 o più) e
sottoforma
di
staffetta
(più
stimolante).
Nella prima parte abbiamo una piccola difficoltà data da 2 over da superare, poi
abbiamo un inevitabile arresto (per raccogliere il cinesino) per poi ripartire. nel ritorno
possiamo inserire varianti come corsa all'indietro, scivolamento laterale. Nel ritorno
possiamo anche inserire altri schemi motori come ad esempio quello del "saltare",
inserendo
la
regola
del
ritorno
a
saltelli.
Attraverso lo sviluppo dello schema “correre”, con la giusta progressione didattica e
con le giuste attività trasferiamo gradualmente, sempre nell’ambito del trimestre
ottobre-novembre-dicembre, la condotta motoria del “correre” all abilità tecnica del
“guidare
la
palla”
Nella seguente tabella una serie di attività per il trasferimento della condotta motoria
del “Correre” all’abilità tecnica del “guidare la palla” (Fonte: Guida Tecnica per le
scuole calcio FIGC)

GUIDA
DELLA
PALLA
INTORNO
GEOMETRICHE
GARA DI SLALOM PARALLELI
GUIDA DELLA PALLA IN UN LABIRINTO
CAMPO MINATO
RUBA PALLA

A

FIGURE

Questa esercitazione, per certi versi simile alla precedente (anche per l'impostazione a
staffetta), vede una prima parte nella quale non è previsto l'uso della palla ma solo
una corsa tra over (bassi e relativamente distanti tra loro), per poi passare a
raccogliere un pallone e guidarlo, passando per uno slalom, al punto di partenza della
propria squadra. Vince la squadra che, una volta che il cerchio centrale è vuoto, ha
raccolto più palloni.

Articolo n° 6 – Gli appunti del mister

Tre regole essenziali per allenare la rapidità nel
giovane calciatore
di Fabio Patteri

Sulla base del modello prestativo un calciatore per essere veloce, non deve essere
Bolt: durante una partita egli difficilmente riesce a eseguire uno sprint lineare
esprimendo la massima velocità ma compie dei movimenti esplosivi e multi direzionali.
Tralasciando gli aspetti cognitivi e tecnici che sono comunque di essenziale rilevanza
ai fini della prestazione, dalle premesse che abbiamo fatto precedentemente, rispetto
alla velocità lineare risulta molto più importante la rapidità, la precisione e
l’accuratezza dei movimenti che si traducono sul campo in una migliore capacità di
accelerare nei primi metri, di reagire agli stimoli e avere piedi più rapidi. Un esempio
lampante sono calciatori come Andrea Pirlo o Francesco Totti che pur non essendo
veloci possiedono una buona
accelerazione sui primi metri,
un’ottima
coordinazione
e
precisione dei movimenti, oltre a
doti cognitive e tecniche al di
sopra della media che consentono
loro di essere calciatori veloci.
TALE PREMESSA CI CONSENTE DI
SMONTARE
LE
VECCHIE
CREDENZE CHE AFFERMAVANO
CHE
LA
VELOCITA’
DEL
CALCIATORE
DIPENDA
ESCLUSIVAMENTE
DA
COMPONENTI
GENETICHE
PIUTTOSTO
CHE
CONSIDERARLA
UN’ABILITA’
MIGLIORABILE CON UN ALLENAMENTO SISTEMATICO E PROGRESSIVO.
La domanda che sorge spontanea a questo punto è la seguente: “ come si diventa più
veloci?”
Ci sono diversi fattori che incidono sullo sviluppo della velocità nel calciatore.
In questo articolo tratterò 3 regole importanti a cui l’allenamento della velocità non
può prescindere:
TALI REGOLE PARTONO DALL’ASSUNTO CHE PER DIVENTARE PIU’ VELOCI BISOGNA
ALLENARE IL SISTEMA NERVOSO E A TAL RIGUARDO SPIEGHERO’ IN CHE MODO E’
POSSIBILE FARLO.
NELLA SECONDA PARTE ANDREMO A TRATTARE GLI ASPETTI PRATICI IN PARTICOLAR
MODO SPIEGHERO’ COME ALLENARE LA RAPIDITA’.
PARTE 1.
3 regole essenziali per allenare il sistema nervoso.
Per allenare il sistema nervoso bisogna soddisfare 3 principi fondamentali:
1) Creare schemi motori positivi (engrammi motori).
Fin dagli 8 anni di età bisogna creare gli schemi di movimento positivi che
rappresentano il bagaglio motorio e si sviluppano attraverso l’insieme di esperienze
motorie e la ripetizione delle gestualità. Questi schemi motori rimangono permanenti
nella memoria muscolare e influenzeranno in futuro la velocità e la biomeccanica del
calciatore.
2) Eseguire i movimenti alla massima intensità;

La ripetizione dei movimenti alla massima intensità incrementa la velocità di impulso
nervoso.
In parole semplici PER DIVENTARE VELOCI BISOGNA ANDARE AL MASSIMO.
3) Allenamento qualitativo e non quantitativo.
Lavorare sulla qualità significa insegnare e non stancare:.
Bisogna seguire 3 consigli:
Proporre esercizi specifici alla disciplina praticata (esercitazioni con palla);
Durata massima dell’esercizio di 10”-15” (il sistema nervoso si affatica molto
velocemente)
Recupero completo (rapporto lavoro recupero 1-3).

PARTE 2. ALLENARE LA RAPIDITA’
DEFINIZIONE:
“la rapidità è l’abilità di interpretare e reagire a una situazione; è un’abilità
che combina esplosività reattività e accelerazione sui primi 3-5 metri”
(Brown, Woodman et. Yap, 2000).
COME SI ALLENA?
Esercizi ad alta intensità che aumentano la frequenza d’impulso nel sistema nervoso;
Fase 1: esercizi base per i piedi con utilizzo di una linea detti anche line drills (video)
Fase 2: esercizi complessi per i piedi specifici per il calcio con utilizzo della
speedladder.
Fase 3: esercizi specifici con palla espressi in situazione di gioco (dribbling,
trasmissione, tiro in porta).
3 Regole di esecuzione alla speedladder:
1) Apprendimento degli esercizi base prima di progredire ad esercizi più complessi;
2) Esecuzione di ogni ripetizione: dividere la scaletta in 3 porzioni :
a) Porzione 1: eseguire il movimento lentamente per creare un perfetto ritmo e una
corretta esecuzione del movimento
b) Porzione 2: accelerare eseguendo il movimento alla perfezione;
c) Porzione 3: raggiungere la massima velocità
3) Quando si esegue l’esercizio bisogna focalizzarsi sul rumore dei piedi nella fase di
contatto con il terreno. Si deve sentire un picchettio, non un tonfo o uno striscio.

Articolo n° 7 – Gli appunti del mister

Gli autori di questo numero – Gli appunti del mister

Claudio Damiani, classe 1970, è attualmente Collaboratore tecnico – Opponent
team Analyst presso S.S.C. Napoli S.P.A. Allenatore UEFA B, ha allenato varie
categorie giovanili fino ad arrivare alla serie D, osservatore e analista tattico. Autore
di numerosi pubblicazioni e relatore di vari seminari tecnici. Scrittore per “Il nuovo
calcio” e collaboratore per la SICS. Autore del libro ““Studiare gli avversari… e se
stessi – Migliorare la prestazione con la Match Analysis” edito da www.allenatore.net.
Amministratore dei siti www.mistermanager.it e www.matchanalysis.it
Jonathan Proietto è Preparatore Atletico UEFA, oltre che specializzato nel recupero
funzionale ed istruttore ginnastica posturale. Vanta un decennio nei settori giovanili
del Crotone, Livorno, Pisa ed ora fa parte dello staff della Virtus Entella. Autore del
libro “High Intensity 35” un manuale di incremento delle capacità esoergoniche del
calciatore. Inoltre autore di vari articoli sulla preparazione atletica per vari siti
specializzati.
Angelo Iervolino è allenatore UEFA B, laureato in biologia della nutrizione. Ha
esplicato la sua carriera guidando tutte le categorie giovanili fino ad arrivare ad essere
allenatore in seconda della Primavera della S.S. Juve Stabia e successivamente
guidare i giovanissimi B della stessa Juve Stabia. Autore del libro” Scuola calcio: dalla
programmazione mirata all’esercitazione efficace”, edito da allenatore.net , e di
numerosi articoli pubblicati da vari siti. Relatore di alcuni seminari per allenatori.
Ideatore e direttore di www.alleniamoilcalcio.net e de “ Gli appunti del mister”. Match
analyst e ideatore del blog www.analisipostpartita.wordpress.com in fase di
costruzione.
Fabio Patteri preparatore atletico professionista con abilitazione a "preparatore
atletico" presso la FIGC settore tecnico e ideatore del sistema di allenamento Soccer
Training ed Emotional Fitness. Per due anni all’Ascoli Calcio in serie B e negli ultimi tre
anni esplica il suo lavoro nel settore giovanile della S.S. Lazio.
Francesco Taglialatela è preparatore del portieri presso l’A.S.D. Mondo Sport di
Casamicciola Terme. Laureando in giurisprudenza, smette di giocare tra i pali di
squadre di Promozione ed Eccellenza e si dedica all’allenamento dei portieri. Ha
seguito vari corsi d’aggiornamento organizzati dall’associazione Apport.
Alfredo Rendini è laureando in scienze motorie. Da alcuni anni si è dedicato
all’allenamento della categoria piccoli amici specializzandosi nella loro coordinazione.
Ha seguito numerose società professionistiche, tra cui Juventus FC e Torino FC per
meglio esplicare il suo ruolo.
Simone Conte è laureando in Scienze Motorie presso l’Università Parthenope di
Napoli. Appassionato di calcio e maratona, svolgendo tale sport. Ha seguito numeri
corsi di aggiornamento sulla preparazione atletica nel calcio e sulla motricità del gesto.
Attualmente svolge il ruolo di preparatore motorio coordinativo per le categorie
Pulcini.