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Un percorso didattico per le arti nel territorio:

La pittura quattrocentesca nel Piemonte sud-occidentale
di Stefano Manavella
Dipartimento di Discipline Artistiche Musicali e dello Spettacolo Università di Torino
Il Piemonte si può considerare, per gran parte della sua storia, una regione periferica rispetto ad altre

zone del territorio italiano.
Non possedette centri elaboratori di cultura
paragonabili a Firenze, Milano o Venezia, anche perché fu privo, almeno fino al Seicento, di grandi città
importanti a livello economico e politico. Ancora nel Quattrocento, il periodo preso in considerazione da
questa indagine, Chieri grazie ai suoi commerci era più popolosa di Torino. Tuttavia la collocazione
periferica rispetto ai grandi centri di cultura italiani ed europei non impedì al Piemonte di partecipare con
manifestazioni originali e significative ai movimenti artistici sorti nel corso del XV secolo. La sua posizione
nell'area alpina ne fece anzi un luogo d'incontro, di scambio e di fruttuose contaminazioni tra diverse
correnti artistiche, legate in particolare alla Francia, alla Liguria, alla Lombardia e all'area padana. In
questo contesto il territorio del Piemonte sud-occidentale, corrispondente all'attuale provincia di Cuneo,

che si vuole
qui analizzare, costituisce un caso esemplare, perché
grazie alla sua ubicazione geografica si qualificò come punto di convergenza d'influenze provenienti dal
Piemonte centrale (specie dall'area Pinerolo-Torino), dalla Francia meridionale, dalla Liguria e dall'ambito
lombardo (includendo in questo termine anche l'Alessandrino e l'Astigiano, sensibili ad influssi di tale
provenienza). Costante è stato in particolare il dialogo con la Liguria, specie di Ponente, a sua volta
mediatrice di componenti culturali composite, di matrice francese, lombarda o toscana. Può essere utile,
nel considerare la situazione culturale del Piemonte sud-occidentale nel Quattrocento, ricordarne
l'articolazione in diverse entità politiche ed ecclesiastiche, che contribuirono a differenziare le aree
artistiche. Le realtà più importanti erano il Marchesato di Saluzzo (comprendente la pianura e le vallate
circostanti, confinando verso oriente all'incirca col corso del fiume Maira); Alba e il suo circondario, legati al
Monferrato; il Capitanato di Ceva, dominato nel primo quarto del secolo dagli Orléans, che si estendeva
nell'angolo sud-orientale della regione, ai confini con la Liguria; infine i territori controllati dai Savoia-Acaja,
che includevano la fascia pianeggiante inserita tra il marchesato saluzzese e i territori albesi e cebani (in
cui spiccavano i comuni di Savigliano, Bra, Fossano, Cuneo e Mondovì), attraversata dalle vie che
portavano al mare, in particolare al Nizzardo (entrato nell'orbita savoiarda dal 1388), passando per le valli
Stura, Gesso o Vermenagna. In ambito ecclesiastico, il territorio era amministrato dalle diocesi di Torino
nella parte occidentale e da quelle di Alba e Asti in quella

orientale, cui si era aggiunta da poco, nel 1388, il
vescovato di Mondovì. I centri di potere civile o religioso non mancarono d'influenzare lo sviluppo delle
committenze artistiche. Ad esempio a Centallo, dove i feudatari Bolleris erano ostili ai Savoia e alleati
invece dei Saluzzo, lavorarono dei pittori legati al vicino marchesato saluzzese, Pietro Pocapaglia e Hans
Clemer. In campo religioso si può invece citare il caso di Giovanni Mazzucco, che intervenne più volte in
cantieri domenicani del Monregalese, segno forse di un particolare apprezzamento per la sua maniera da
parte di quell'ordine, mentre i fratelli Biazaci sembrano aver intrattenuto dei rapporti privilegiati con i
Francescani, operando in alcune loro fondazioni piemontesi e liguri.
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Nella fascia meridionale della provincia, in cui si distinsero i centri di Mondovì, Ceva e Cuneo, si conservano
importanti testimonianze sin dal tardo Trecento. A Cuneo sono da ricordare nel convento del S. Francesco
una Madonna in trono tra Santi e un S. Cristoforo, mentre a Mondovì le presenze aumentano verso la fine
del secolo, con la Madonna della sacrestia del duomo (d'incerta provenienza, al cui autore è attribuita
anche una tavola in collezione privata astigiana), le Storie di S. Antonio nel Palazzo Vescovile e
l'Annunciazione di Vicoforte Fiamenga. Nel Cebano invece si segnalano lo splendido ciclo della cappella del
castello di Saliceto e la decorazione della controfacciata del S. Martino di Ormea. Le opere monregalesi e
cebane citate, tutte databili attorno al 1390, rivelano degli influssi liguri, legati a maestri come Barnaba da
Modena, Francesco d'Oberto e Taddeo di Bartolo. Ad Ormea siamo anzi di fronte al primo caso accertato di
un pittore attivo su entrambi i versanti delle Alpi Marittime: alla stessa bottega sono infatti assegnabili
degli affreschi a Bastia d'Albenga (il ciclo più importante, che gli ha guadagnato l'appellativo di "Maestro di
Bastia d'Albenga") e a Pieve di Teco.

Su questo fertile humus ligure-piemontese cresce l'esperienza di
Rufino "de Alexa" (d'Alessandria), noto per documenti a Mondovì nel 1413-1414 e per il polittico firmato
del municipio di Marsaglia (proveniente dalla chiesa della Consolata). A Rufino, figura dominante del
panorama culturale monregalese nel primo quarto del Quattrocento, sono attribuiti anche alcuni affreschi:
la Madonna in trono col Bambino e S. Antonio Abate della facciata della parrocchiale di Mondovì Breolungi, la
raffinata lunetta dell'ex-chiesa di S. Francesco a Ceva e il notevole ciclo dell'antica parrocchiale di S.
Caterina a Villanova Mondovì, recentemente ricuperato. Queste opere evidenziano i suoi legami con la
cultura tardogotica ligure (da Barnaba da Modena al "Maestro di Incisa Scapaccino") e lombarda (di cui si
colgono gli echi a Villanova). Simili componenti si ritrovano, con esiti però differenti, in altri affreschi del
Cebano, databili al primo quarto del XV secolo: una Madonna col Bambino, un Santo cavaliere e un S.
Bartolomeo nel S. Nazario di Lesegno, di delicata fattura, con fondo a racemi stilizzati già presente in
Rufino e che si ritrova anche in due dipinti nella cappella di S. Antonio a S. Michele Mondovì, un S.
Bartolomeo e un Santo diacono, di poco successivi rispetto alla Madonna col Bambino tra S. Giovanni Battista,
S. Michele e altri santi della lunetta soprastante al S. Bartolomeo. Quest'ultima opera, di qualità
eccezionale, rimanda ad una cultura tardogotica ligure-lombarda, in particolare ai modelli di Andrea de
Aste (si vedano le Madonne di Portovenere e di Quarto), del "Maestro di S. Albano" e del "Maestro del
Polittico di Lavagnola" di cui si parlerà fra breve.

Nel Saluzzese invece non si annoverano opere di particolare rilievo
nella seconda metà del Trecento, tali almeno da chiarire le origini e lo sviluppo rigoglioso che la cultura del
Gotico cortese ebbe poi a cominciare dai primi decenni del XV secolo. A modelli ancora tardo-trecenteschi
rimanda però il finto trittico affrescato nella prima cappella a destra del S. Giovanni di Saluzzo, con la
Madonna col Bam bino in trono, fra i SS. Bartolom eo e Giacom o. Anche qui i prototipi di riferimento
paiono d'origine ligure, fra Barnaba da Modena, Taddeo di Bartolo, Giovanni da Pisa e Nicolò da Voltri.
L'alta qualità dell'opera e la mancanza di stilemi di Gotico Internazionale fanno propendere per una
datazione compresa entro il primo ventennio del Quattrocento, prima cioè della diffusione dei modelli
cortesi elaborati dal "Maestro della Manta" e dal "Maestro di S. Albano". Dunque si può respingere la
proposta di Vacchetta di un'attribuzione al Domenico Pocapaglia attivo nel 1467 a Savigliano, basata sulla
presenza al di sotto dell'affresco dello stemma della famiglia Pocapaglia. Semmai si potrebbe pensare al
suo omonimo (detto "di Savigliano") testimoniato a S. Albano Stura nel 1390 e nel Monregalese tra il 1396
e il 1398 per l'esecuzione di stemmi sulle porte cittadine, ipotesi che si adeguerebbe meglio ai caratteri
stilistici del dipinto, accostabili, per le ascendenze liguri e la simile datazione, ai già citati Madonna col
Bambino e S. Bartolomeo affrescati nel S. Nazario di Lesegno.

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collocabile nel secondo decennio del Quattrocento (post 1412. Peyre di Stroppo. L'autore di questi affreschi dovette conoscere la corrente più aperta in direzione cortese della cultura ligure d'inizio Quattrocento. in alta val Maira. sono singolari sia per l'iconografia che per lo stile. Piemonte e Liguria che Asti può aver esercitato ad inizio Quattrocento ed è in tal senso indicativa la verosimile origine astigiana del pittore Andrea "de Aste". al momento della sua riscoperta. uno dei massimi capolavori del Gotico Internazionale a livello europeo. che si contraddistingue per un marcato gusto ornamentale e lineare. che al tempo era nell'orbita dei Visconti. per la ricercatezza dei particolari (si veda l'eleganza del Cristoforo verzuolese o di molti personaggi. forse identificabili con una medesima personalità (secondo l'ipotesi di Andrea De Marchi). come la tipologia degli angeli della volta saluzzese. datava al 1410. Accanto a questa corrente ligure-lombarda. limitatamente alle Storie della Passione.Andrea de Aste (si confronti in particolare la Madonna di Verzuolo con le tavole di Andrea a Quarto e Portovenere). che interpreta con uno spirito più pungente che fa pensare alla sensibilità dei pittori monregalesi (è da questo punto di vista significativa. Ma i riscontri sono ancora più puntuali con l'autore del polittico con la Madonna tra Santi già nel S. che un'iscrizione letta all'inizio dell'Ottocento. si accosti in particolare il S. Costanzo e Sebastiano di un sottarco nella navata destra del S. un Cristo in mandorla tra angeli nel sottotetto del S. parte di un ciclo con Storie della Vergine databile al secondo decennio del Quattrocento e anch'esso incluso in un circuito di cultura ligure-piemontese. a cominciare dalla celebre Sala Baronale nel castello di Manta. oltre alla già ricordata Madonna tra Santi nel S. colori delicati. specie femminili. Giacomo dell'affresco saluzzese sembra d'altro canto anticipare. affinità col Pinerolese. incarnata dal "Maestro d'Incisa Scapaccino" e successivamente da Andrea de Aste. specie se tra il polittico astigiano e le Madonne liguri di Andrea s'inseriscono opere come l'Adorazione dei Magi già in collezione Imperiale a Genova. con una scena di Giudizio di una santa. Giovanni di Saluzzo. un'altra feconda stagione tardogotica presenta nel Saluzzese caratteri jaqueriani. seppur non condivisibile. anche il ciclo con Storie della Vergine nel santuario della Madonna del Castello a Caraglio (già cappella del castello).com . l'allungamento innaturale delle figure e la loro inconsistenza corporea. feudatario di Caraglio dal 1393. Barbara). Simili richiami culturali valgono anche per il gruppo di dipinti riuniti da Giovanna Galante Garrone attorno al nome convenzionale di "Maestro di S. ancora in parte coperti da scialbo. notando affinità con la miniatura della fine del Trecento e spiegando tali componenti tramite la committenza di Bartolomeo Solaro. è interessante sottolineare il ruolo di crocevia culturale tra Lombardia. Anche un frammento di miniatura ritrovato nella chiesa di S. accostabile per alcuni aspetti agli affreschi di Stroppo. gusto decorativo e irrazionalità prospettica (ma che non sono privi. Crispino e Crispiniano nel S. che uniscono sinuosità di panneggi corposi. nell'ambito Maestro d'Incisa . Il ciclo venne commissionato da Valerano converted by W eb2PDFConvert. Albano da Ludovico d'Acaja in quell'anno). non lontana da quelli di Stroppo. Agli affreschi di S. per la presenza dello stemma dei saviglianesi Beggiamo. del quale presentano alcuni caratteri peculiari. dal ciclo di affreschi della cappella del castello di S. Albano Stura. forse Margherita. Questi dipinti deliziosi sono una delle più precoci tappe della fortuna nel Saluzzese del gusto gotico internazionale. con una combinazione di elementi di matrice lombarda con altri di tradizione ligure-toscana. per una singolare fantasia nell'utilizzare architetture fiabesche al fine d'unificare la composizione. Margherita a Chiappera. proveniente da Asti. Michele Mondovì. Questi affreschi straordinari. Anche se non si accetta tale ipotesi. L'origine di queste squisite preziosità cortesi è nuovamente da ricercare nel contesto ligure d'inizio secolo. l'attribuzione proposta alcuni anni fa ad Antonio da Monteregale). per il tipo del volto. Questi affreschi. Bernardo di Saluzzo e l'importante ciclo con Storie della Passione ricuperato nella cappella dei SS. è stato accostato a questo filone. Dalmazio di Lavagnola.Il S. Francesco di Cuneo. Cristoforo e S. Albano". gli Apostoli della Dormitio della Vergine nell'absidiola destra del S. come l'unione fra l'attenzione al singolo dettaglio realistico e di costume (ad esempio nel pastore con la cornamusa). degli affreschi saluzzesi). nonché. talora. che vennero infeudati a S. Antonio di S. presso Savona. Albano. L'anonimo di Lavagnola evidenzia del resto anch'egli palesi debiti verso i modelli di Andrea de Aste. frazione di Acceglio (in alta val Maira). o meglio. sono stati letti in una più accentuata direzione lombarda. Dalmazio della tavola ligure con i due Santi guerrieri di Cuneo. Filippo e Giacomo nella lunetta e i vicini riquadri con S. In un simile ordine di problemi rientra. anche di certe brutalità popolareggianti). per la delicatezza degli incarnati e la sinuosità delle posture e dei panneggi. tre dipinti sulla facciata dell'antica parrocchiale di Verzuolo (una Madonna col Bambino tra i SS. l'eleganza delle pose e la leggiadria delle espressioni (specie negli angeli). si possono avvicinare i SS.

situati nella cappella del castello di Manta (con Storie della Passione).detto il "Burdo". tra cui oggetti d'oreficeria (un orologio e un mappamondo). La superba qualità di questi ultimi ha sollecitato gli studiosi alla ricerca di adeguati confronti stilistici che potessero supportare un'attribuzione. che non può oltrepassare di molto il 1420) e le stesse componenti formali. Albano". databili attorno al 1430 (affinità forse spiegabili a causa di un'influenza dell'anonimo mantese su Aimone). permettono di assegnare tali cicli ad una stessa bottega. alla quale si è supposto che tali maestranzeabbiano collaborato. Jean Bapteur. tra il 1416 e il 1426. fra cui una attribuita al "Maestro del Cité des Dames" e custodita ora alla Biblioteca Nazionale di Parigi. specie con la parete della Fontana. mentre nella nostalgia che pervade il tema. Fra questi si possono senz'altro escludere i riferimenti ad Iverny e a Bapteur. sempre a Manta (con un Giudizio Universale. che venuto il tempo opportuno trasferì al legittimo erede senza colpi di mano. per cui la scelta di Valerano sembra delinearsi quasi come un omaggio al padre defunto. ad esempio nella miniatura e negli arazzi). lo Chevalier Errant. in genere ritenuta opera della bottega del Maestro dei Prodi. con un'onestà da vero "cavaliere d'altri tempi". a diverso titolo. rimandano con insistenza alla cultura francese e in particolare all'ambiente della corte di Carlo VI con il quale Tommaso III e Valerano ebbero ripetuti contatti. a cui seguono le testimonianze su Antonio Pocapaglia. seppur significative. vicino a Pinerolo e più blande. mentre quelli di S. specie in Francia (sia in letteratura che nelle arti figurative. che si configurano come un unicum nel panorama pittorico quattrocentesco del nostro territorio. E' bene ricordare che proprio al tempo in cui Valerano saliva al potere erano documentati al servizio della corte degli Acaja a Pinerolo sia Jaquerio che il Duce. unitamente al corpus del "Maestro di S. anch'esso sorto in una temperie jaqueriana e accostabile agli affreschi mantesi per la capigliatura a corta zazzera e per l'indagine psicologica. un riflesso dei quali ci è conservato nelle due copie dello Chevalier Errant decorate nel primo decennio del Quattrocento da due rilevanti atelier parigini. una Deposizione e diverse figure di Santi) e nella cappella della SS. Riscontri precisi. Domenico. senza per ora giungere ad un risultato definitivo. Albano e nel Monregalese alla fine del Trecento. ovvero la sfilata dei Prodi e delle Eroine e la Fontana della Giovinezza. s'ispirano a soggetti ampiamente diffusi nella cultura medievale. I dipinti del Monastero sono più delicati. con le notizie documentarie relative alla dinastia di artisti Pocapaglia. talora trasandato ma percorso da una vitalità quasi frenetica. commissionato da Ludovico d'Acaja e opera dell'orafo pinerolese Serafino. per i caratteri più popolareschi) e con quella del Duce. Più in particolare. che rivela strette affinità con gli affreschi della parrocchiale di Roletto. detto invece converted by W eb2PDFConvert. Ad un confronto con l'ambito pinerolese rimandano anche tre cicli di affreschi databili attorno al 1430. Sono infatti stati richiamati. in cui risaltano fisionomie incisive e deformazioni espressive. Maria del Monastero. l'origine della parete con gli Eroi è da riconoscere in un romanzo scritto dallo stesso Tommaso III alla fine del Trecento. l'antico S. Giovanna Galante Garrone ha proposto di collegare queste opere. analogie con i dipinti della Sala Baronale. in coincidenza fra l'altro con l'invio (1417) del busto-reliquiario con S. Dalla testimonianza del cronista Gioffredo della Chiesa sappiamo del resto che Tommaso riportò a Saluzzo da Parigi nel 1405 "molte belle cosse e gentilezze". Trinità a Scarnafigi. anni entro cui si può collocare la ristrutturazione del castello mantese e la sua decorazione. in S. all'omonima collegiata di Fossano. figlio naturale del marchese Tommaso III. mentre sono significativi i punti di contatto con la maniera di Jaquerio (specie per certe asprezze visibili nella nicchia con la Crocifissione fra due Santi sulla parete di fondo e nella Fontana di Giovinezza. ad esempio tra la Deposizione di Manta e l'analogo soggetto della calotta absidale di Scarnafigi. Le tematiche profane. manufatti lignei (un gruppo di figure componenti un Santo Sepolcro e un corodestinato alla chiesa di S. Giovanni) e codici "in francioso" miniati. stimolata dalla transitorietà del suo potere. come anche l'eccentrica foggia dei costumi e delle acconciature (elemento prezioso per la datazione. come emerge da certi dettagli dei suoi affreschi firmati a Villafranca Sabauda. ravvisabile anche nella Fontana della Giovinezza (che interpreta con incantevole verve la leggenda della sorgente miracolosa le cui acque avevano il potere di ringiovanire) si potrebbe cogliere una riflessione di Valerano sulla mutevolezza della fortuna.com . Maria del Castello e di Scarnafigi si segnalano per un disegno veloce e sinuoso. Tali temi. prendendo in considerazione alcuni fra i più importanti artisti attivi nei primi decenni del Quattrocento tra il Piemonte centrale e la Provenza. un'Annunciazione. Giovenale. Dux Aymo e Guglielmetto Fantini. Giacomo Jaquerio. i nomi di Jacques Iverny. che ereditò dal padre il feudo di Manta e resse lo stato durante la minore età di Ludovico I. che contiene due miniature coi Prodi e le Eroine che si pongono come un precedente iconografico per i nostri affreschi. Già si è ricordato il Domenico "di Savigliano" attivo a S.

In verità questo legame. operante a Savigliano nel 1415. proposto recentemente da Elisa Cartei. nel quale si erano scorti dei rapporti con i dipinti di Manta. con un "Crocefisso di rilievo fregiato di bellissimi ornamenti" (per le cui dorature fu necessario ricorrere a Genova) e impegnato nel 1437 alla decorazione di uno dei due chiostri del S. intento tra il 1428 e il 1430 ad eseguire (a Saluzzo) un'ancona per l'altare maggiore della collegiata di Fossano. con la loro mobilità. inserendo tale affresco nel corpus del "Maestro di S. sebbene una ventina d'anni prima rispetto alla presumibile datazione del ciclo del castello. inoltre sono vicini alla sua maniera una S. un pittore di cultura monregalese assai prossimo ad Antonio da Monteregale. Un legame tra il Maestro di S. cosa che ha fatto ipotizzare una sua sostituzione a capo dell'atelier prima guidato dal presunto parente. Albano e i Pocapaglia può essere inoltre suggerito. l'artista più importante attivo nel Saluzzese all'incirca negli stessi anni. o un altro membro della famiglia all'incirca a lui contemporaneo. Sebastiano risulta attivo nella prima metà del Quattrocento e andrà dunque tenuto presente anche il suo nome nella rosa di candidati da avvicinare agli converted by W eb2PDFConvert. mentre ci sfuggono tutti gli altri componenti. Francesco. ovvero verosimilmente una Danza macabra). Sebastiano "de Fontanis". per poter individuare una linea di continuità tra Antonio (nel caso in cui si accetti una sua equivalenza con il Maestro di S. Savigliano. dove in due atti del 1454 appare anche un suo fratello di nome Giovanni. Da questo punto di vista sarebbe perciò assai più convincente identificare Antonio Pocapaglia."saluzzese". cosa che può far pensare all'esistenza di stretti rapporti tra i due artisti. come ha notato la Galante Garrone. Mondovì e anche Cuneo) e sebbene non sia chiaro se i due rami della famiglia (quello saviglianese e quello saluzzese. la rilevanza delle commissioni. con lo stemma dei Pocapaglia ed è inoltre interessante che Domenico Pocapaglia senior sia testimoniato proprio a S. ha fatto supporre da parte di Giuseppe Dardanello nel 1993 una sua identificazione col Maestro della Manta. Non è sufficiente infatti il confronto tra uno dei profili (peraltro quasi interamente perduto) della cosiddetta Visitazione di Fossano e quello della Vergine nell'abside di S. che ci è ben nota. Dagli archivi è peraltro emersa un'altra figura finora sconosciuta. Viste le date. Per Antonio Pocapaglia si sono avanzate molteplici congetture. "aurifice" a Mondovì. tanto è vero che anche la responsabile di tale accostamento. Giovanni di Saluzzo. poiché quest'ultimo evidenzia al contrario strettissime affinità stilistiche con Pietro. Chiara Vergano. parte di una scena narrativa (forse una Visitazione). Bernardo. che nel 1443 era detto pittore di Saluzzo e delle cui figlie e eredi nel 1455 Pietro Pocapaglia venne nominato amministratore. sempre che tale distinzione sia realmente esistita) fossero in contatto. proprio in concomitanza con l'apparente sparizione di Antonio. Bernardo) e Pietro. che dovette essere attivo a Fossano attorno al 1440. Visto che Antonio Pocapaglia è testimoniato nel S. tanto da costituire un precedente fondamentale della sua maniera. bisognerebbe infatti supporre che Pietro avesse tenuto in poco conto l'esempio di Antonio. Fossano. la Vergano ha accennato alla possibilità di riconoscerlo nel Maestro di S.com . avvicinando un volto femminile di tre quarti con quello dell'eroina Teuca. Questa tesi sembrava aver trovato un ulteriore conferma nell'individuazione a Fossano. Bernardo di Fossano (da cui ha preso il nome). un elemento di dialogo tra le diverse realtà culturali. Francesco di Fossano all'incirca in questi anni. A questo artista si possono assegnare una Madonna col Bambino in trono nel S. Sebastiano nella chiesa della frazione omonima. Nel 1467 un altro pittore Domenico Pocapaglia partecipa alla preparazione degli apparati per la venuta a Savigliano di Amedeo IX. che non sussiste a livello stilistico. Giovanni Battista anch'essi provenienti dal S. di cui si parla in un documento del 1437. è pure arduo da sostenere dal punto di vista iconografico. Bernardo". Francesco di Fossano (e ora nella sede della Cassa di Risparmio locale) e un frammentario S. un Santo guerriero (forse Maurizio) e un S. Maria del Belvedere a Vignolo (parte di un ciclo attribuibile a Pietro). Le due affascinanti ipotesi riguardo all'identificazione di Antonio Pocapaglia sono accomunate in verità dalla difficoltà di essere conciliate con la personalità di Pietro Pocapaglia. Francesco di Fossano (dove realizzò forse una "balada". mentre al terzo quarto del Quattrocento risalgono diverse testimonianze su un Pietro Pocapaglia "de Saviglano". Albano. si può ritenere che abbiano costituito. ha successivamente rivisto la sua proposta. che lo fa appare figura di primissimo piano. I Pocapaglia risultano dunque attivi per un lungo arco di tempo nei centri più importanti della provincia (Saluzzo. Albano. su un muro superstite dell'antico S. Caterina ferita dagli strumenti del lavoro festivo nel sottotetto dell'antica parrocchiale di Villanova Mondovì e una Madonna col Bambino e angeli nella cappella dell'Annunziata a Mondovì Borgato. Purtroppo conosciamo solo la fisionomia stilistica di Pietro. anche lui saluzzese. dalla presenza nella cappella che fronteggia le Storie della Passione nel S. di un lacerto di affresco con dei volti frammentari contro uno sfondo di architetture urbane. accanto alla cosiddetta "Piazza delle Uova". dell'affresco di cui si è già parlato. con il Maestro di S. Dal 1438 iniziano le informazioni su Pietro Pocapaglia da Saluzzo.

Salucis". Valgrana. relativi al rinforzo delle murature e al tamponamento delle finestre poste in precedenza nelle cappelle. dell'alessandrino Giacomo Pitterio. Giovanni di Saluzzo. La fisionomia dell'artista è ormai sufficientemente delineata. Venendo dunque a Pietro Pocapaglia da Saluzzo. ovvero il Maestro di Manta. Albano e l'opera di Pietro. dove nello spazio vuoto doveva inserirsi il cognome) ha permesso di identificare questo artista con il Pietro Pocapaglia di cui si possedevano notizie d'archivio a Fossano e Cuneo. che Pietro dovette assimilare in particolare tramite la bottega operosa nelle chiese mantesi e a Scarnafigi. Costanzo. forse suggeriti dalla tradizione jaqueriana. venticinquesimo anniversario di apostolato del committente Enrico Allemandi e il 1480. tra il 1475. In alcuni di questi personaggi (gli aguzzini del Martirio di S. Francesco di Cuneo. con cui forse collaborò nell'esecuzione degli affreschi saluzzesi e dal quale dovette assorbire le cadenze filo-lombarde che caratterizzano il suo stile. Albano. nel polittico frammentario della Sabauda. dove completò il ciclo decorativo con una teoria di Apostoli nell'abside e altre figurazioni sulle pareti della navata. interventi significativi per il loro prestigio e perché si riallacciano all'attività di Antonio Pocapaglia a Fossano alcuni anni prima. ora perduti. anche se non è inverosimile il post quem del 1453. a questo proposito. nonché una mescolanza fra dolcezze d'ascendenza lombarda e profili più aspri ed espressivi. in cui già riscontriamo dei panneggi ricchi di svolazzi e arricci. che poco avrebbe avuto da insegnare a Pietro. come la decorazione della prima cappella a sinistra e della seconda a destra della parrocchiale verzuolese. il Maestro di S. databili agli anni Venti del XV secolo. Non firmati. Più dubbi oppure inaffidabili sono i riferimenti cronologici che si sono indicati per altri dipinti. ma anche abbastanza corposi. Agostino di Carmagnola. gli affreschi dell'abside di S. Come ha ben visto la Galante Garrone. Sebastiano e il loro disegno delicato farebbero propendere per una datazione alta. Carrù e Venasca) e una Predica di S. Maria del Castello . datato al 1438. Ritornando dunque ai dipinti di Verzuolo. in base all'iscrizione dedicatoria. bisogna ricordare che la ricostruzione della sua personalità fu avviata da Mario Perotti negli anni Sessanta. che possono riportare ai modelli jaqueriani. Perduti sono invece i Dottori della Chiesa ele Storie di S. ovvero rivelano delle precise affinità con le Storie della Passione nel S. La carriera di Pietro fu assai longeva. svolgendosi in vari paesi del marchesato e in altri centri del Cuneese. la portata del suo incontro con gli affreschi. di cui rimane il contratto di allogazione del 1472. Per gli affreschi di Verzuolo si sono proposti due diversi post quem. Vicini a questo gruppo sono inoltre la Crocifissione e Santi nel S. sito nella cappella di S. dove la definizione di "beato" posta converted by W eb2PDFConvert. Vincenzo Ferreri. ma permangono ancora dei dubbi nella cronologia. tra cui una Trinità (del tipo "orizzontale". ma i documenti assai generici dell'archivio comunale citati dal Boero non consentono affatto di interpretare i lavori svolti in quel periodo nella chiesa in modo preciso. che s'incontra tra Quattro e Cinquecento nel Cuneese a Melle. Sebastiano e gli apostoli dell'Ascensione) si avvertono fisionomie caricate. dai nasi prominenti. costruendo un corpus di opere omogenee attorno al nome di "Maestro del Villar". si rivela artista mediocre e attardato. presenza spiegabile coi legami di questa città con il marchesato saluzzese. Costanzo. Antonio di Ranverso). Elementi fermi sono i cicli di Villar S. Maria del Monastero . ma attribuibili con certezza a Pietro sono gli affreschi datati di Centallo (1438). dal ciclo più cospicuo.com . Proprio il rinvenimento nel 1977 di un'iscrizione a firma degli affreschi di Villar ("Petrus. fedele agli stilemi tardogotici. Albano e la bottega del gruppo S. dove la committenza mostrò di apprezzare il suo linguaggio ornato ed elegante.S. Giovenale nella chiesa omonima di Fossano (1445) e la decorazione della facciata della confraternita del Crocifisso nella stessa città (1453). 1453 e 1459. proveniente dalla Sacra di S. Maria del Belvedere a Vignolo e quelli della cappella della SS. l'alta qualità di brani come il Cristo di Pietà o il Martirio di S. che s'incontreranno in altre opere precoci. per la quale la Galante Garrone ha d'altronde supposto un collegamento coi Pocapaglia. Monterosso Grana (1468) e di Castelmagno (collocabile. Maria ad Nives a Centallo. in particolare i due Santi guerrieri di Cuneo) e la maniera del Pocapaglia sono talmente puntuali da rendere altamente probabile una sua formazione nell'atelier di tale artista. Giorgio della parrocchiale di Villar S. Pitterio infatti.. forse ancora inclusa nella prima metà del Quattrocento. Trinità a Scarnafigi. risalenti al 1404.anonimi attivi nel Saluzzese in quell'epoca. prolungandosi dagli anni Trenta agli anni Settanta del Quattrocento e molto prolifica. firmato e datato al 1469 e le Storie della Passione nel S.. Da ridimensionare è invece. data delle sue dimissioni dall'incarico).Scarnafigi. Punto di partenza è il ciclo frammentario col Transito della Vergine in S. questi dipinti si pongono come anello di congiunzione fra il Maestro di S. E' in questo senso significativa la presenza di Pietro nella cappella della Trinità di Scarnafigi. Michele e negli affreschi a lui attribuiti (ad esempio quelli in S. che secondo le fonti si trovavano nel coro della sopra citata chiesa di Centallo. I riscontri tra questo ciclo (e gli altri affreschi assegnabili al Maestro di S.

A Monterosso è riemersa coi recenti restauri un'iscrizione che indica la data 15 maggio 1468 e che concorda con quello che già si era supposto in passato. Martino e nella cappella di S. che risalta specie nella Madonna in trono. il Cristo in mandorla tra gli Evangelisti. Accanto alla corrente filo-lombarda incarnata da Pietro Pocapaglia. Lucia nello stesso edificio). Maria della Valle a Valgrana (si accosti in particolare Margherita con la S. raggiungendo effetti più monumentali rispetto alle opere precedenti. Bernardino a Lusernetta (in Val Pellice) e per quello nel S. Antonio recuperate nella prima cappella a destra della chiesa di S. Ponzio a Castellar. anche nel terzo quarto del Quattrocento si delinearono nel Saluzzese delle esperienze prossime alla cultura pinerolese d'impronta jaqueriana. Giovanni vecchio di Savigliano. come i panneggi sovrabbondanti e le decorazioni a stampino di alcune vesti. parzialmente conservato alla Galleria Sabauda di Torino dopo la distruzione della chiesa e per due opere firmate e datate al 1473 nel S. Erige di Auron. Una datazione alla seconda metà degli anni Sessanta si adatta invece perfettamente allo stile dell'affresco saviglianese (si confronti in particolare la sorprendente affinità tra l'Annunciata e la Vergine di Monterosso) e anche al soprastante dipinto attribuito ai Biazaci. presso Saint-Etienne-de-Tinée. senza varianti sostanziali. E' interessante rilevare che questo ciclo si era sovrapposto ad un precedente. Sebastiano e negli Evangelisti della volta. si può perciò supporre che in questa parte dell'edificio si sia esercitato per più generazioni quasi un monopolio da parte dei Pocapaglia. che unisce stilemi tardogotici. Giorgio e la Principessa e i SS. Vicino a questo artista. in particolare a Valgrana. la decorazione del pilone del santuario degli Orti a Murello e un Abbraccio tra i SS. Gli affreschi di Sommariva mostrano una fase successiva. nelle Storie di S. Aimone Duce e il Maestro di Manta. l'Annunciazione e due Santi mostra infatti delle affinità con il Maestro di Lusernetta. forse collocabile anch'esso nel settimo decennio. Giorgio con la Principessa nella cappella di S. Nel primo centro Pietro lavorò attorno al 1470-1475 nella parrocchiale di S.com . Sebastiano a Monterosso sono uno dei risultati migliori della sua produzione. che si presenta come ideale summa della sua maniera affabile e ricca di orpelli cortesi. Si tratta di una personalità singolare. in questo senso il risultato più significativo è la Vergine di Lagnasco. Bartolomeo di Cavallermaggiore. è l'autore dei riquadri col S. noto per il ciclo della cappella di S. Di maggior rilievo è la figura di Giorgio Turcotto di Cavallermaggiore. Più dubbia è l'attribuzione di alcune figure nella cascina di S. datato al 1451. cappella che conserva anche importanti dipinti romanici. converted by W eb2PDFConvert. dove le Storie di S. specie nella Madonna tra Santi dell'abside. ovvero che questi affreschi fossero di poco precedenti a quelli di Villar. Domenico di Alba. Tale cappella è la stessa della Madonna tra Santi con lo stemma dei Pocapaglia e che fronteggia quella con le Storie della Passione del Maestro di S. di ottima qualità e di datazione precoce (attorno alla metà del secolo). Margherita e Leonardo in S. Albano. per la quale è inaccettabile l'ante quem del 1454 stabilito in modo del tutto arbitrario da Turletti. lasciando nella seconda la più significativa manifestazione del suo stile tardo. anch'egli sensibile ai modelli elaborati dal Maestro di Lusernetta. Caterina d'Alessandria di Macra). Maria a Lagnasco. Una simile immersione nel clima favolistico del Gotico Internazionale si nota nel S. ad eccentriche notazioni caratteriali (ad esempio nel S. Nello stesso torno di anni è da situare anche l'Annunciazione nel S. Pietro a Cavallermaggiore (e forse una S. ma con un disegno più largo. Si può cominciare con gli affreschi nell'abside del S. anno della canonizzazione di Vincenzo. Tale discorso è proseguito a Castelmagno. Mattia) o inediti tentativi di resa monumentale delle figure. Giovanni si possono attribuire alla sua mano. citate da fonti settecentesche e finora non rintracciate. Bernardo. di cui si parlerà in seguito. Domenico di Alba. che continua a prediligere i modelli tardogotici. anticipando nel contempo alcuni caratteri che si ritroveranno nelle sue opere successive. unitamente al ciclo dell'abside di prevalente esecuzione di bottega. del Beato Bartolomeo da Cervere. anno della beatificazione e il 1458. una Madonna tra Santi nell'abside di S. nell'entroterra nizzardo. Il pittore che verso la metà del secolo rappresentò gli Apostoli. ma più debole. per la raffinatezza del disegno e la felice vena decorativa e narrativa. di medesimo soggetto ma più difficile da analizzare a livello stilistico. in cui il pittore combina gli elementi stilistici precedenti con alcune notazioni più aggiornate (specie nella figura del Battista). concludendo così un percorso formale di esemplare unitarietà ed espressione di una cultura ormai ampiamente attardata. assai prossima alla Madonna tra Santi commissionata da Bianchina Actis nel S. I dipinti della cappella di S. nei SS. ovvero una tavola e un'immagine. Domenico e Francesco staccato dal S. Salvatore di Macra. tra Jaquerio.sul suo pulpito permette di proporre una datazione compresa tra il 1455. Si giunge dunque al ciclo del Villar (1469). Per quanto riguarda gli anni Sessanta la maniera di Pietro ci è nota grazie ai cicli datati di Monterosso Grana e di Villar S. Andrea e Pietro che giganteggiano avvolti in ampi mantelli. Partendo da questi dati si sono assegnati a Giorgio anche una Madonna col Bambino in trono nel santuario di S. forse ad affresco. a Piasco e a Castelmagno. Giovanni di Sommariva Perno. noto per il ciclo firmato nel 1467 già nel S. Turcotto dimostra in queste opere di essersi formato su dati di cultura pinerolese e saluzzese dei primi decenni del Quattrocento. che non impedì a Pietro di intervenire in centri più importanti come Cuneo (1472) e Saluzzo. Costanzo. Antonio di Ranverso poco oltre la metà del Quattrocento.

dove certi elementi grotteschi. già comprovati da un affresco della prima metà del Quattrocento con una Dama reggistemmi sopra l'ingresso del castello medievale dei Malingri. vicino ai modelli di Aimone Duce (il cui ciclo di Villafranca si trova d'altronde a pochi chilometri da Bagnolo) e del Maestro della Manta. Caratteri per certi aspetti simili presentano anche i dipinti dell'abside della parrocchiale di Rossana. che ricordano tutta una serie di tiranni di ambito serriano. ai quali è attribuita l'Assunzione della ghimberga della facciata della medesima chiesa. si potrebbe pensare addirittura ad una datazione compresa tra il 1412 (anno della concessione del feudo di Bagnolo ad Aimé Malingres de Saint Genix. nei panneggi franti e nelle fisionomie doloranti. da Ramat a Villard-Saint-Pancrace). dotato di una particolare verve espressiva. opera assai consunta ma che sembra riconducibile ad Antoine o ad un suo stretto collaboratore (non al Maestro di Bagnolo.si tratta per l'appunto degli anni in cui il Duce è testimoniato alla corte degli Acaja e della più plausibile datazione degli affreschi mantesi (1415-1420). Non mancano anche echi della maniera di Antoine de Lonhy. Bernardino da Siena (che presuppone una datazione post 1450. nonostante la sua cultura affondi nel terzo quarto del secolo. alcuni elementi iconografici e decorativi trovano riscontro però anche nella produzione dei fratelli Biazaci. converted by W eb2PDFConvert. sebbene assai più gracile (lo si confronti ad esempio con le eroine Delfile e Teuca). hanno suggerito un richiamo alla maniera dei pinerolesi Bartolomeo e Sebastiano Serra. Se a Brossasco le affinità con i Serra rimangono abbastanza generiche. visto che parte della volta fu poi completata da Hans Clemer a cavallo tra Quattro e Cinquecento ed è più logico pensare perciò che non ci sia stata una lunga interruzione tra le due campagne decorative.A confronti con la realtà artistica pinerolese sembrano condurre anche gli affreschi della cappella alla base della cella campanaria nel S. divenne poi maestro di palazzo e ambasciatore. la stessa a cui erano legati i marchesi di Saluzzo e a cui rimanda la pettinatura "a corna" della Dama bagnolese. data che si potrebbe circoscrivere entro il 1418. anche per la presenza del Beato Bernardo del Baden. già scudiero del Conte Verde. confermata dall'imperatore Sigismondo nel 1415.com . Andrea di Brossasco. ricco d'umori nordici. Una cultura di simile matrice s'incontra nella più tarda Annunciazione sotto il portico di una casa vicina al palazzo. esse sono invece evidenti nel bel ciclo con Storie della Passione e Santi nella cappella del Palazzo Malingri in frazione Villar di Bagnolo Piemonte. testimoniato in Piemonte (ad Avigliana) sin dal 1462. La datazione più probabile s'aggira attorno al 1470. Andrea di Ramat. quando Aimé morì a Bagnolo. degli Acaja e dei Malingri. Si notano dei rapporti in particolare con il gruppo del "Maestro di Ramat" (autore degli affreschi nel S. nobile savoiardo. Vista la presenza degli stemmi dei Savoia. Del resto questo artista. spesso crudeli e deformi. E' bene ricordare che Aimé era un personaggio di rilievo a livello politico e culturale. che morì a Moncalieri nel 1458 e fu beatificato nel 1481. in Val di Susa). in cui ricorrono singoli tipi (si pensi a Caifa o a Pilato. con due episodi dell'Infanzia di Cristo e un S. ad esempio il gruppo della Madonna svenuta sostenuta da S. fa sfoggio nel motivo dei putti che sostengono delle campane vegetali di un moderato aggiornamento su modelli di stampo quasi "umanistico". In loco le analogie più immediate si trovano nel pittore della volta della parrocchiale di Elva il quale. Inoltre i colori vivaci dei dipinti di Bagnolo ricordano la produzione dei Serra ma anche quella di Lonhy (per l'adozione di certi arancioni o verdi acidi). oltre ad essere poeta in lingua occitana. dovette lavorare ad Elva nei decenni successivi. Giovanni e da una Pia Donna nella Crocifissione bagnolese rimanda alle analoghe figure nell'affresco del Compianto nella cattedrale di SaintJean-de-Maurienne. privo di aureola. per il disegno talora veloce e sintetico e per l'attenzione concentrata sui volti. da parte del principe d'Acaja. ad esempio nella Strage degli Innocenti. data della sua beatificazione) dal volto rinsecchito. Svolse una delle sue missioni diplomatiche presso la corte di Carlo VI. anno dell'estinzione degli Acaja. a riconferma dei legami di Bagnolo col Pinerolese (in sintonia con la situazione politica). come pensa Santenera). che lo aveva nominato inoltre eques auratus) e il 1419.

rielaborando con sensibilità ben maggiore rispetto ad Antonio i modelli liguri-toscani dell'inizio del secolo. fino agli ultimi decenni del secolo e ancora molto è da indagare nella capitale stessa del marchesato. nell'entroterra imperiese e che già nel 1426-1428 aveva lavorato a Porto Maurizio. si direbbe. le espressioni. dove nel 1444 è attestato il pittore Raimondo di Mondovì (di cui non si conoscono opere) e addirittura nel Levante. datato al 1446 e probabile opera di un pittore monregalese. che ricorda l'analogo dettaglio del Battesimo di Rufino a Villanova). Tale maestro si distingue per un disegno assai sorvegliato e minuzioso (si veda in particolare il Cristo Crocifisso. per le notevoli affinità con il finto retablo dipinto a Molini. Andrea di Levanto. in genere sorridenti. ora al Museo Civico di Torino.com . Nicolò di Bardineto. Il secondo quarto del Quattrocento è invece dominato dalla personalità di Antonio da Monteregale. Caterina sulla parete sinistra. Maria della Montà a Molini di Triora. Michele Mondovì. Hearst Castle. Giorgio di Campochiesa (presso Albenga). divengono brutali e doloranti nelle scene drammatiche come la Crocifissione della chiesa ligure. di poco più tardo. anch'esso caratterizzato da un gusto decorativo e calligrafico. Le aperture di Antonio verso le ricercatezze cortesi. specie per Nicolò da Voltri e per Giovanni da Pisa (si confronti ad esempio il S. con le ottime prove di Rufino d'Alessandria e dell'anonimo della lunetta di S. soprattutto ad affresco. Sebastiano. Giovanni Battista di Antonio con quello di Nicolò nel polittico dei Musei Vaticani. Bernardo e nell'ex-cappella di S. talora brusco ma non privo di un primitivo fascino.Dunque la tradizione tardogotica si espresse nel Saluzzese in svariate manifestazioni. come dimostra la lunetta con la Madonna tra Santi del S. che attendono ancora di essere studiati. anche a Genova. oltre che nel vicino Finale (si pensi ai bei pilastrini con sei Santi provenienti dal S. i colori molto vivaci. Avevamo lasciato questo territorio ai primi decenni del secolo. Gli affreschi di Mondovì Ferrone sono da accostare al ciclo ligure del S. visibili in alcune figure del ciclo di Molini. Questi dati concordano con il suo stile. di sicura provenienza francescana (per la preminenza di santi di quell'ordine) e databile poco oltre il 1435. Bernardo delle Forche a Mondovì Ferrone attorno al 1430 (come giustamente argomentato da Massimo Bartoletti) il lunettone absidale e la S. del 1423). Eusebio di Perti. presso l'antico episcopio (questi ultimi ancora in fase di scoprimento). lasciando un dipinto all'esterno dell'oratorio dell'Annunziata. che rivela un'attenzione per la cultura ligure di matrice toscana diffusa tra Genova e il Ponente tra la fine del Trecento e il primo ventennio del Quattrocento. Anna Metterza con S. oppure la sua Madonna con quella al centro del trittico di Giovanni ora a San Simeon. Il linguaggio di Antonio è semplice e diretto. tanto che si è evocato a loro proposito il nome di Lodisio d'Embruno da Mondovì. del 1401. Ad Antonio è attribuito anche un polittico frammentario. Gli scambi tra i due versanti delle Alpi Marittime era converted by W eb2PDFConvert. in cui certe semplificazioni formali ricordano anche Antonio da Monteregale e precorrono la maniera di alcune opere avvicinabili alla giovinezza di Segurano Cigna. che riflettono uno stile affine ad Antonio ma memore. che firma nel 1435 un ciclo di affreschi in S. divengono molto più esplicite nell'elegante pittore che realizzò nella cappella di S. con il perizoma animato da sottilissime pieghe. i contorni sono marcati. Anche la Madonna della Colonna nel duomo di Savona e un'altra Madonna col Bambino frammentaria nel chiostro del medesimo complesso richiamano i modelli discesi da Antonio monregalese. come la S. Caterina. Altrettanto complessa e variegata è la situazione del Monregalese. anche delle raffinatezze del Maestro di Lavagnola). Gli anni Quaranta segnano il momento di massima espansione del linguaggio monregalese in Liguria che giunse. ma con fisionomie più pungenti ed entrambi anticipano inoltre soluzioni adottate nel Giudizio Finale dell'abside del S. Ci si limiterà perciò in questa sede a delineare le principali correnti figurative o personalità che si sono avvicendate nel corso del Quattrocento. forse anzi ancora più ricca di testimonianze. ora a Finalborgo. come la Madonna di Misericordia di Montanera. dove nei mesi scorsi sono emersi nuovi affreschi nella chiesa di S. specie di Taddeo di Bartolo. ora perduto. noto per documenti savonesi come pittore di stemmi tra il 1457 e il 1465.

databile dopo il 1450 per la presenza di S. Più diretta è invece la dipendenza di Segurano Cigna dall'esempio di Antonio da Monteregale. rivela ad esempio una freschezza ben maggiore rispetto ad Antonio nell'accostarsi ai prototipi liguri-toscani del primo quarto del secolo. nella navata sinistra della Madonna del Carmine (dove la Crocifissione s'apparenta strettamente a quella di Castelnuovo) e nel 1482 nel S. forse anche grazie alla mediazione del pittore della Madonna e dei SS. ai confini delle Langhe. per evidenti affinità. Croce a Mondovì Piazza. Nei primi due casi in particolare (il terzo è stato purtroppo mutilato da un furto) vi sono somiglianze sorprendenti. Nicola di Farigliano. ma non identità di mano.. a dispetto dell'esecuzione un po' corsiva. gli affreschi del S. nei pressi di Cuneo. presenti a Bardineto. Questi dipinti dimostrano come nel secondo quarto del Quattrocento la facile vulgata di Antonio monregalese. che firma il ciclo del S. Maurizio nel S. L'autore del finto trittico nella S. sono stati in tempi recenti convincentemente avvicinati alla giovinezza di Segurano. oltre che ai dipinti di Cerisola. Maurizio di Roccaforte Mondovì (datata al 1486). non lontane. Giorgio (ora perduto) e non è forse un caso che la S. Francesco e nel 1480 per un'ancona. datati al 1459. entrambi perduti) era del resto già attivo nel 1454. in quanto a sensibilità. specie per l'allegoria della Croce brachiale che incorona la Chiesa e pugnala la Sinagoga (soggetto noto per la versione di Giovanni da Modena nel duomo di Bologna). Segurano era dunque attivo in un'area abbastanza ampia. una teoria di Apostoli e un Cristo Giudice tra Santi intercessori (ora nel sottotetto). che comprendeva anche Fossano. del Combattimento di S. come rivelano problematicamente le affinità di molte opere di questo territorio (come il ciclo di Campochiesa o alcune soluzioni di Antonio "de Montisregalis" e di Segurano Cigna) con gli affreschi dell'arcone d'accesso e della volta della Cappella di Teodolinda nel duomo di Monza (databili prima del 1444). Sebastiano nell'antica parrocchiale di Villanova Mondovì (datate al 1469) ed è inoltre assai prossima alla delicata Madonna allattante con S. ad esempio nella scena del Martirio di S. più sensibili alle eleganze tardogotiche. squisitamente cortese. quando firmava due tavole (attualmente irreperibili) nel S. Elena di Torre Mondovì. di modelli abbastanza aggiornati negli Evangelisti e Dottori della Chiesa sulla volta) è stato accostato dal Bartoletti.com . La Madonna tra Santi di Pamparato trova dei precedenti nel finto trittico della parrocchiale di Vicoforte Fiamenga e in quello al centro della cappella con Storie di S. anch'egli di Mondovì (dov'è documentato tra il 1454 e il 1464 e nuovamente nel 1478. con la Madonna in trono tra i SS. Bernardo (segnate da "tituli" in lingua volgare). non priva anche d'ascendenze lombarde. Chiara del medesimo edificio riveli palesi caratteri monregalesi.dunque fitti e continui. La ripetuta documentazione di Segurano quale autore di pale d'altare richiama alla mente un Polittico con Santi Francescani d'ubicazione ignota. non fosse tuttavia esclusiva e altre personalità. Bernardo di Piozzo nel 1451 (e a cui si può attribuire anche la decorazione del S. dalla tela realizzata da Luchino da Milano nel 1444 per il Banco di S. con una Madonna di Misericordia. Maurizio di Castelnuovo Ceva. riuscissero comunque ad inserirsi nel mercato locale. Sebastiano) è un interprete piuttosto autonomo della cultura di Antonio. specie nel Marchesato di Ceva e nell'area di S. l'esemplare di Cigliè è di ottima fattura. legaliter et suficienter de azuro fino de alemagna et cinapro fino. Questo ciclo è la più importante manifestazione dello stile monregalese attorno alla metà del Quattrocento. Un esempio caratteristico di tale comunanza di modelli sono le analogie iconografiche e in parte anche formali tra tre redazioni del tema.. Giorgio di Cigliè e nel S. Lo stesso Frater Henricus. delle quali è noto il contratto del 1461 che obbligava il maestro a "pingere bene. tanto è vero che un'opera tradizionalmente collegata ad Antonio. Il ciclo di Castelnuovo Ceva (non privo. Michele Mondovì. prossimi soprattutto alla sua maniera. Bartolomeo e Eleazario nel S. dal quale si distingue per una maggiore insistenza grafica e lineare e per la ricerca luministica del trono della Vergine di Piozzo. Giorgio di Peveragno. Giorgio col drago alla presenza della Principessa. Il Cigna. Bernardino da Siena e in cui si colgono echi del linguaggio del Cigna e di Frater Henricus. con ricordi di Antonio ma una fattura più raffinata e aperta a suggestioni provenzali e "mediterranee" per la gamma cromatica luminosa e lo studio delle ombre portate. Biagio di Pamparato e nella parrocchiale di Roburent e lo ritroviamo nel 1478 a Prunetto. specie a Giovanni da Pisa. dove dipinse nel 1471 un Beato Oddino Barotto nella chiesa di S. tanto da poter parlare dell'esistenza di una vera e propria koinè liguremonregalese. in base ai riscontri con le Storie della Passione già nella chiesa di S. per quanto egemone. dove decora l'abside ed esegue Storie di S. rilevando una comune derivazione di questo gruppo dal maestro della cappella di S. Maria Maddalena a Cerisola (ora nel municipio di Garessio). Elena e Giovanni Battista.". nel S. Bernardo di Pamparato. specie nella delicatezza del volto della Principessa. Nazario di Lesegno già citato. converted by W eb2PDFConvert. per affreschi in S. anche alla decorazione più antica della chiesa della Madonna Lunga a Montanera. Giorgio a Genova. attribuito dalla Rossetti Brezzi ad Antonio da Monteregale. L'importanza di questi affreschi è accentuata dalla loro singolarità iconografica.

Michele Mondovì) e il 1491. quando già era in età da mandare il figlio Domenico a bottega dal pittore Roux ad Aix-en-Provence (notizia d'ovvio interesse anche perché apre uno spiraglio sui rapporti tra il Monregalese e la Provenza) il che vuol dire che doveva avere almeno una quarantina d'anni ed essersi formato dunque attorno alla metà del Quattrocento. con volti femminili e maschili entro corone vegetali. pittore di cui si ritiene plausibile una provenienza dalla Maremma toscana). che sconsigliano di parlare in toto di un'autografia mazzucchesca. Sebastiano e Rocco nel S. affini anche ad altri di Carrù (una Madonna col Bambino nella cascina Marchesa e la decorazione di un salone al secondo piano del castello dei Costa. compresi in un fregio con girali fitomorfi. quando firma il ciclo dell'oratorio del S. Pietro e Antonio Abate nella cappella di S. Pietro in Roncaglia a Bene Vagienna (1485. in cui sigla la decorazione del santuario della Madonna del Brichetto a Morozzo. raro esempio d'arte profana sopravvissuto nel Cuneese) e a un riquadro con i SS. databili attorno al settimo decennio del secolo (tenendo presente il punto fermo del 1472 che riguarda con sicurezza solo le Storie di S.Pian della Gatta . Antonio di S. non firmata). come conferma peraltro il suo linguaggio (e ciò indipendentemente dalla sua eventuale identificazione col Giovanni Mazzucco che funge da teste nel 1452 in un contratto stipulato dall'enigmatico Ottobono "de Xorano". Il ciclo di Bastia si conferma dunque come un'espressione emblematica e riassuntiva della cultura monregalese del terzo quarto del secolo. anch'egli epigono della corrente popolaresca inaugurata da "Anthonius de Montisregalis". Agostino a Saliceto". In mezzo si pongono la Madonna tra i SS. la Vergine col Bambino della Madonna di Guarene. Bernardino. Ma mentre Segurano dà una lettura piana e serena del linguaggio di Antonio. Giorgio di converted by W eb2PDFConvert. Giovanni ne accentua la componente più espressionista. Nella navata di Bastia sono peraltro evidenti degli scarti stilistici e qualitativi. Michele Mondovì e della navata di Bastia. Michele Mondovì e di Bastia e numerosi sono i confronti possibili con le opere certe di Mazzucco. gli affreschi della Madonna della Neve a Pian della Gatta e infine quelli della navata e della controfacciata del S. della volta e della parete di fondo. a cui fa capo una serie di affreschi a Saliceto (nell'ex confraternita di S. di più alta qualità e compresi entro l'ottavo decennio del secolo. Quintino di Mondovì. Antonio Abate e il Battista nel S. Le opere sicure di Giovanni si scalano però solo tra il 1481. Bernardo di Castelletto Stura. dell'esempio del Calvario di Antonio a Molini. a cui appartiene anche un riquadro con tre Santi nella navata sinistra della parrocchiale di Mondovì Breolungi). Michele Mondovì. Fabiano. in cui forse è da individuare la sua attività giovanile. gli affreschi dell'antica cappella dell'ex convento di Domenicani di Peveragno (1487. a cui spettano le figurazioni dell'arco trionfale. una teoria di Santi sotto archetti nel S. Quintino" (un pittore vicino a Frater Henricus che lavorò nel S.L'altro protagonista del secondo Quattrocento nel Monregalese. Tali affreschi. Gervasio e Protasio) e a Ceva (nella cappella della Guardia). è Giovanni Mazzucco.com . accanto a Segurano Cigna. E' inoltre palese l'analogia tra le rappresentazioni dell'Inferno e del Paradiso di S. Agostino e nella cappella dei SS. Antonio della parete sinistra) sono inoltre da distinguere da quelli dell'abside. del 1488.Bastia l'inizio delle "fisionomie bonarie e innocenti di Giovanni Mazzucco". Mazzucco è noto con certezza a partire dal 1475. uno prossimo al "Maestro di S. S. ovvero la Madonna nel santuario del Pasco a Villanova Mondovì e alcune opere nel territorio di S. Fiorenzo di Bastia Mondovì e la Crocifissione nell'antica sacrestia della parrocchiale di Niella Tanaro. tranne la Crocifissione che si deve invece ad un maestro affine a Segurano Cigna. in cui è ancora leggibile la firma "Mazuchi"). le osservazioni più pertinenti rimangono quelle della Galante Garrone che riconosce nella corrente Niella . per l'insistenza sulle deformazioni espressive volutamente anti-graziose. Un'altra personalità di rilievo nel panorama monregalese del secondo Quattrocento è il "Maestro di S. Riguardo agli ultimi tre cicli. più antichi e opera di due artisti diversi. anche grazie alla sua eccezionale estensione. Sepolcro di Piozzo (al quale è assai prossima la Madonna col Bambino tra S. accostabili per iconografia (gustose scene di vita agreste a margine di temi religiosi) a quelli dell'ex convento domenicano della frazione Bertini di Roccaforte Mondovì e infine il ciclo del S. ancora memori. dov'è forse prevalente un'esecuzione di bottega. Il suo stile è però già percepibile in una serie di affreschi anteriori. E' sorprendente in particolare l'affinità fra le tre versioni della Crocifissione di Niella.

autore assieme al figlio Baldino di una serie di Crocifissi lignei (fra i quali interessano il nostro territorio quelli del cimitero di Carmagnola e quello del duomo di Saluzzo) e dagli affreschi della cappella al fondo della navata sinistra nella chiesa albese di S. Volgendo lo sguardo verso l'Albese. Anastasio). quali il Novarese e l'Alessandrino.) rispetto agli affreschi noti. del 1451) ed è da accostare ad opere come il S. i sedili degli Evangelisti richiamano inoltre quelli sulla volta della Cappella di Teodolinda a Monza (specie quello del S. ma anche l'attività di Cristoforo Moretti a Casale tra il 1467 e il 1474. Francesco di Alba (di cui sopravvivono alcuni frammenti rimontati in un bancone della chiesa di S. Calizzano. Canavesio e i Biazaci e si distingue per un insistito grafismo. dalle chiome a boccoli e dalle ali a piume di pavone. Ma fra tutti gli artisti conosciuti o anonimi del secondo Quattrocento monregalese. Dalmazzo di Monticello. che rimandano a suggestioni sia lombarde che provenzali. Rapporti con l'area lombarda. Martino di Lignera. sono del resto testimoniati dal coro eseguito nel 1429 dal pavese Urbanino da Surso per il S.. prossimo alla maniera di Frater Henricus e di Segurano e databile attorno al sesto decennio.Campochiesa. Un maestro dall'orizzonte culturale assai ampio. corrispose infatti la discesa a Genova degli albesi Pietro Gallo (al quale è stato possibile restituire in tempi recenti un piccolo retablo firmato. potrebbero dipendere anche converted by W eb2PDFConvert. autore di un ciclo di affreschi nella cappella della Crocetta di questa località e di una Madonna col Bambino staccata dalla cappella di S. Giovanni Battista e Bernardino del Museo di Belle Arti di Budapest. Caterina ad Alba. come di un'opera del pavese Donato de Bardi. che era forse un suo collaboratore o discepolo. Prossimo al Maestro di Saliceto è anche il Maestro di Roccaverano. Anastasia a Sale S. invitando a riflettere sul ruolo dell'Albese come possibile tramite tra il Cuneese e la Lombardia (da aggiungere alla più ovvio intermediazione della Liguria). Roccaverano (post 1481). La presenza di un graffito sulla parete sinistra a Rocca de' Baldi. ancora di memoria gotica come la preziosità dei colori vivaci e le minuzie descrittive. Maria extra muros. presso Albenga (datato al 1478). attivo tra Genova e Savona. Il Maestro di Saliceto è pienamente inserito nella tradizione suscitata da Antonio monregalese e trova affinità con Segurano Cigna e anche col Mazzucco. confrontabile coi SS. Prossimo ai modi di questo pittore è anche un affresco con la Madonna col Bambino e il Cristo di Pietà staccato da un edificio di Millesimo e ora conservato in S. nessuno eguaglia la qualità del Maestro di Rocca de' Baldi. Maddalena nel S. come il ciclo nell'ex oratorio di S. che rivela una fattura più raffinata ed è forse più antico (1475 c. ora al Museo Civico di Torino) e Giovanni David. con la quale Alba intrattenne importanti scambi sin dal Trecento. Domenico (con un Martirio di S. incontriamo anche qui opere di cultura monregalese. presso Finalborgo. ma soprattutto col Maestro di Lignera (autore di un ciclo d'affreschi nel S. che unisce elementi di tradizione monregalese ad altri affini ai pittori attivi nel Ponente come Baleison. Rocco. a cui si può accostare una S. All'arrivo di diverse tavole di Barnaba da Modena.com . Pietro nella frazione Madonna dei Boschi di Peveragno e ora a Cuneo. facilitati dai contatti col Marchesato Paleologo. specie nel ciclo di Roccaverano.. Questa precocità accentua l'importanza del pittore. Vengono alla mente le notizie circa un "Johannes de Grassis de Mediolano" testimoniato ad Alba. nella sede dell'Amministrazione Provinciale. Giovanni. tra il 1434 e il 1466. Questi affreschi si sovrappongono alla parte inferiore di due dipinti dell'inizio del Quattrocento. epoca a cui risale anche la Vergine già a Peveragno. Sebastiano e un S. Michele a Serravalle Langhe. ancora fiorente nel terzo quarto del secolo sia in Lombardia che in territorio ora piemontesi. squisito per l'eleganza del disegno flessuoso. Si tratta di una personalità singolare. con l'iscrizione "MCCCCLX[.]" consente di datare questo ciclo entro l'inizio degli anni Sessanta. Millesimo e a S. una S. la Madonna di Canale d'Alba (di cui si parlerà tra breve) e la prima produzione del Baleison e dei Biazaci. forse per mediazione ligure (del resto le ali di pavone dell'angelo dell'Arcangelo Michele possono richiamare l'analogo dettaglio dell'Annunciazione di Giusto di Ravensburg a Genova. secondo il Vernazza. che dovette conoscere importanti manifestazioni del Tardo Gotico francese e lombardo. dove i nordicismi dell'angelo. Benedetto) che rimandano alla cultura tardogotica lombarda della prima metà del Quattrocento. Anastasia e Romeo nella cappella di S. Caterina da Siena e un Beato Pietro da Lussemburgo di ottima fattura. datati al 1493). vicino ad altri liguri e la probabile (e oltremodo affascinante) identificazione di un dittico appartenuto alla beata Margherita di Savoia. In direzione ligure può invitare a indirizzarsi anche la singolare Annunciazione nel sottotetto del santuario della Madonna dei Boschi a Vezza d'Alba. attivo specie lungo le valli della Bormida di Millesimo e della Bormida di Spigno. attivo ormai sullo scadere del secolo. Giorgio e la Principessa di Cigliè. ma che sembra già avvertire il sentore delle novità proto-rinascimentali nelle figure degli Angeli musicanti. Domenico di Alba. Sebastiano tra i SS. Più avanti nel Quattrocento è da ricordare il Crocifisso della chiesa di S. conservato fino alle soppressioni napoleoniche nel convento albese della Maddalena e firmato "opus Donati" (e ora purtroppo perduto). Giovanni). frazione di Saliceto. Al Maestro di Saliceto è stato attribuito anche un polittico con il Martirio di S. forse mediate dalla stessa Liguria. a Murialdo. più tarda e di qualità inferiore.

collocabili nel sesto decennio del Quattrocento. dove probabilmente fungeva in origine da stendardo professionale. Altra opera problematica ma seducente è la tela con la Madonna della Misericordia ora nella cappella della Madonna degli Angeli fuori Alba. che eseguì nel 1450 gli Evangelisti nel coro notturno di S. Di livello più modesto sono invece i suoi interventi nella cappella di Notre-Dame de Bon Coeur a Lucéram e del S. al punto che di alcune opere non è sicura l'attribuzione all'uno o all'altro atelier. in primis su Giacomo Durandi.dall'Annunciazione di Giusto a Genova già ricordata. situabile con certezza tra il 1459 e il 1466. noto con sicurezza a partire dal 1472 proprio ad Albenga. che rivela maggiori residui tardogotici rispetto al ciclo ingauno (la S. Sembra in particolare che per la sua formazione siano state importanti figure come il Maestro di S. Vittoria d'Alba. per motivo stilistici. che sembrano anticipare certi caratteri del ciclo di S. situare gli affreschi marmoresi. E' palese ad esempio l'affinità tra la Madonna assunta di La Brigue e la Vergine del S. Grato di Lucéram. per la delicatezza e la discreta plasticità del volto. Caterina d'Alessandria s'ispira ad esempio all'analoga figura di Bardineto). Veniamo adesso ad analizzare il percorso del Baleison e dei Biazaci. Bernardo a Fossano. mentre in altri personaggi di questo ciclo e di tutta la sua produzione successiva si trovano mescolati tratti di sottile e raffinata dolcezza (come nel S. Attorno al 1470 cade la sua collaborazione con Canavesio agli affreschi del S. Giovanni Evangelista della volta brigasca) ad altri più aspri e popolareschi. assai prossimi e databili verosimilmente negli anni Settanta (essendo impossibile. Croce a Mondovì Piazza e il Maestro di Bardineto. ma anche di ambito monregalese.). che sono firmati. Bernardo di Fossano. Giovanni Baleison era originario di Demonte. come mostrano i più antichi dipinti a lui assegnabili che sono probabilmente (nonostante recenti tentativi di postdatarli) gli affreschi dell'abside del santuario di Notre-Dame-des-Fontaines a Briga. nell'entroterra nizzardo. quali la Principessa di Cigliè. Ad un contesto più famigliare rimandano invece le testimonianze sull'operato di Giorgio Turcotto. Sebastiano di Saint-Etienne-de-Tinée. Sebastiano di Marmora. Lascia ad ogni modo perplessi la datazione post 1475 proposta da Elena Ciarli per l'Annunciazione di Vezza. forse derivanti dall'ambito ligure-nizzardo. Il dipinto unisce retaggi tardogotici a minuziosità di matrice nordica. ma richiamano altresì la notizia dell'attività del pittore "Sprechner" o "Sprech". che segna un momento di singolare felicità dello stile del Baleison. già ricordate (ad Alba e Sommariva Perno) e la Vergine col Bambino affrescata nell'abside del santuario della Madonna di Loreto a Canale d'Alba (del 1460-1470 c. che si riallaccia per iconografia e stile a modelli di Giovanni Baleison (ad esempio la sua Madonna nel santuario della Madonna dei Boschi di Peveragno). ma che quasi certamente era già attivo da una ventina d'anni e ben informato sulle vicende della pittura nizzardoprovenzale del tempo. forse per l'influsso di Giovanni Canavesio. in base ai rapporti con la committenza dei Roero. in cui s'accentua la luminosità "mediterranea" già presente a Briga e alcuni panneggi e fisionomie si fanno più taglienti. Nella sua produzione giovanile si collocano anche la Vergine nel santuario di Peveragno già citata e la decorazione del S. Francesco ad Alba (chiesa andata distrutta) e che era forse veramente "tedesco" come lo ritenevano le fonti settecentesche. in Valle Stura e ciò spiega in parte la natura del suo stile. Tommaso nelle varie scene mariane. Nel corso di questo decennio s'inserisce anche la converted by W eb2PDFConvert. ma proveniente forse da una chiesa domenicana della città. che evidenzia strette connessioni con la cultura diffusa nella parte meridionale della provincia di Cuneo. che richiama anche delle opere dei Biazaci quali la Vergine di Sampeyre e la Maddalena di Caraglio.com . dominata dai modelli elaborati tra Mondovì e Ceva. il Maestro di S. come nel S. che segna il momento di massima adesione del demontese alla maniera "provenzale". Altra opera precoce è la decorazione della cappella nel Palazzo Vescovile di Albenga (per la quale non sono condivisibili i dubbi attributivi avanzati dalla critica ligure). subito dopo l'edificazione della chiesetta nel 1450). che presenta molti punti in comune.

ma non è certa la loro natura. Anche le Storie di S. Giuliano di Savigliano. Un passo successivo rispetto a Marmora e Macra è costituito dalla vela nel S. i Biazaci e in modo minore sul Baleison. Giovanni di Caraglio. Maria della Pieve a Beinette una Madonna tra Santi nell'abside e un S. Giovanni vecchio di Savigliano. che sono sostanzialmente estranei ai Biazaci. il Maestro di Briançon (legato ai Serra). Specie lo splendido Cristo in mandorla si pone in parallelo alle esperienze di Durandi situabili nel settimo decennio. Bartolomeo di Sambuco nel 1481. Durandi fu fondamentale per l'aggiornamento della pittura nizzarda e ligure-piemontese sui risultati della cultura provenzale dei decenni centrali del Quattrocento. Quintino) e suggestionata nel corso dell'ottavo decennio. ognuno dei quali elaborò il suo esempio con una diversa sensibilità. forse grazie ai contatti con pittori provenienti dal Pinerolese. datato al 1481 e firmato come gli affreschi del S. ma nel territorio compreso tra Albenga e Imperia. in cui il artista rivela scarsi legami con la cultura saluzzese e aperture invece verso il Monregalese ma soprattutto in direzione ligurenizzarda. sicuramente precedente a quello del S. anche loro attivi tra il Cuneese e l'area costiera. Giovanni Battista. incarnata specie da Quarton e influì su artisti significativi come Canavesio. ai quali sono stati pure accostati. firmato da Tommaso. della prima cappella a sinistra della parrocchiale di Sampeyre. della cappella dell'Annunziata a Valmala e di un ambiente attiguo al santuario degli Angeli a Cuneo. L'autorità acquisita dalla maniera del Baleison a queste date è provata dalla sua influenza sul maestro anonimo che eseguì in S. In particolare figure come il Beato cardinale e il S. Sebastiano di Venanson. Francesco stigmatizzato. Attorno al 1470-1475 la maniera dei Biazaci raggiunse l'apice del suo splendore. non privo di scarti qualitativi forse imputabili ad interventi di bottega. In queste opere tarde il linguaggio di Baleison s'irrigidisce ma non perde la luminosità e la piacevolezza della sua produzione precedente. in alcuni casi insieme al fratello Cristoforo che gli sopravvisse (è ancora testimoniato ad Aix nel 1471). aggiornata su modelli nordici. al di sopra della lunetta affrescata da Pietro Pocapaglia. In quegli anni i Biazaci realizzarono anche una Pietà all'esterno del S. è la decorazione della parete destra esterna della parrocchiale di Marmora. testimoniato dagli affreschi del S. visto che in quell'anno si sa semplicemente che ci furono dei notevoli lavori nell'edificio. E' impossibile perciò accettare un'esecuzione ante 1454. partita probabilmente da una formazione monregalese (nell'orbita del Maestro di S. quando appunto si datano questi affreschi. andati perduti). quando Tommaso sembra peraltro essere documentato a Savigliano (tra il 1465 e il 1467) per la decorazione della torre dell'orologio e l'esecuzione degli apparati in occasione della visita di Amedeo IX in città. Assai prossimo agli affreschi di Marmora è il ciclo del S. entrambe le opere sono databili alla seconda metà degli anni Sessanta. che probabilmente era la personalità di maggior spessore. La prima opera firmata di Tommaso. proveniente da Lucéram (e ora a Nizza). Cristoforo nella navata. pittore di Nizza documentato tra il 1443 e il 1469 in un'area inclusa tra Taggia e la Provenza. Sebastiano di Celle Macra (1484) e la Madonna all'esterno di un edificio a Stroppo Bassura (siglata nel 1486 dal monogramma del demontese). senza fondamento). senza escludere anche rapporti con opere scultoree (come la Pietà della collegiata di Ceva). soprattutto al Polittico di S. basata sulla data proposta da Turletti per l'inversione della chiesa.com . Martino sulla controfacciata della parrocchiale di Ormea risentono dello stile di Baleison e del Canavesio attorno agli anni Settanta (e a questo proposito è importante ricordare che il prete pinerolese realizzò degli affreschi nel S. per la resa realistica dei panneggi. datata al 1459. In parte simile a quella del Baleison è la vicenda dei fratelli Tommaso e Matteo Biazaci da Busca. Dalmazzo. di cui sopravvivono scarsi lacerti.decorazione della cosiddetta "cappella angioina" nella parrocchiale di Borgo S. fanno supporre un precoce contatto col già menzionato Giacomo Durandi. La fase matura dello stile di Baleison si chiude col ciclo di Nostra Signora del Poggio a Saorge. la quale è frutto di una sua pura congettura. dalle contemporanee realizzazioni di Baleison e dei Biazaci (ai quali pure la Madonna di Beinette è stata recentemente attribuita. La loro converted by W eb2PDFConvert. Pietro di Macra. personalità di notevole rilievo.

Lucia sampeyrese. che ricupera stancamente le invenzioni precedenti. erroneamente attribuito a Pietro Guido). Gli affreschi di Valmala e di Cuneo annunciano già il linguaggio dispiegato dai Biazaci in Liguria. che mostra un cauto avvicinamento del pittore buschese ai modi del Rinascimento ligure-lombardo. nizzardi e liguri-piemontesi. Negli anni Ottanta i Biazaci furono attivi anche in patria. Tale pittore dovette essere attivo attorno al nono decennio del Quattrocento (stando alle due opere che gli sono attribuite) e lavorare probabilmente anche in Liguria. con Storie di Anna e Gioacchino e una frammentaria Madonna della Misericordia. Saluzzese e Albese). firmata da Tommaso nel 1504. come dimostrano in particolare gli affreschi del S. per affreschi e una pala ora perduti. Si tratta dei cicli di maggior impegno dei fratelli piemontesi. autore del retablo con la Madonna della cintola tra Santi ora all'Isabella Stew art Gardner Museum di Boston e di un pentittico nella Galleria Sabauda di Torino con un Santo guerriero tra Santi. Orsola e la Maddalena di Caraglio e la S. In questi anni i Biazaci eseguirono anche delle opere su tavola. che mescola elementi culturali monregalesi (territorio dal quale era forse proveniente). si situa il bel Trittico di S. dove intervennero poco dopo anche con le Storie del Battista nell'abside attigua.fonte d'ispirazione è ancora la maniera tarda di Durandi. più tardi. la cui qualità è più elevata. Benigno di Cuneo.com . Punti di contatto coi Biazaci mostra il "Maestro del Polittico di Boston".S. Maria dei Boschi a Boves. Croce a Diano Castello. scomparto centrale di un polittico già in S. Maria degli Angeli. specie nel secondo ciclo si nota ormai una stanchezza esecutiva. che ritengo attribuibili ai Biazaci all'inizio dell'ultimo decennio del secolo. Bernardo a Rezzo e le Storie del Battista nel S. L'estremo approdo della loro maniera è la decorazione della parrocchiale di Casteldelfino. a capo di un atelier attivo tra gli ultimi decenni del Quattro e l'inizio del Cinquecento tra il Cuneese e il Ponente ligure. presenti nel santuario della Madonna delle Grazie di S. fra cui sono da ricordare in particolare un trittico nei depositi di Palazzo Bianco (1490. forse influenzato dai modelli rinascimentali a cui si erano accostati durante la loro frequentazione dell'area costiera. confrontabili con quelli di Montegrazie e Piani. al quale si può accostare la decorazione della seconda cappella a sinistra nell'antica parrocchiale di Villanova Mondovì. Fedele di Albenga. come lasciano supporre anche certe affinità che il suo stile possiede con alcuni affreschi anonimi del tardo Quattrocento. prossime anche alla tavola con la Madonna col Bambino firmata da Tommaso nel 1478. legati specie al Canavesio e ai Biazaci. Bernardino d'Albenga. Questa fase precoce della loro attività ligure è però riflessa dall'Annunciazione che sovrasta una Madonna tra Santi nell'oratorio di S. come pure il più debole e probabilmente posteriore polittico con la Madonna tra Santi ora a Rensselaer (U. ricerca ora un fare più sintetico e monumentale. attorno al 1480. già convento francescano di S. mentre assai più precoce. nella "Madonna Lunga" di Montanera. già collocabili all'inizio del Cinquecento. Maria in fontibus ad Albenga. impossibile è perciò accettare la datazione al 1490 avanzata da Elisa Cottura ed Elena Romanello per il ciclo di Caraglio. dove sono documentati a partire dal 1474 nel S. che evidenziano una progressiva evoluzione della loro maniera. assai vicino agli affreschi di Piani. La sua opera più vasta è il ciclo con le Storie della Vergine e dell'Infanzia di Cristo nel santuario di S. Nel Monregalese la personalità più affascinante è quella del "Primo Maestro della Madonna dei Boschi di Boves". Bernardino di Albenga e della navata sinistra del santuario di Montegrazie. che pur conservando i colori brillanti cari alla "pittura di luce" ligure-nizzarda. come il ciclo dell'oratorio di S. Più tardi invece sono i dipinti della facciata dell'Ospizio della Trinità a Valgrana e del S. Si tratta di una personalità interessante. firmata da Tommaso) e di quella destra (1490) della parrocchiale di Piani d'Imperia. Sebastiano d'ubicazione ignota. nell'Imperiese. dove gli si devono anche gli affreschi frammentari della converted by W eb2PDFConvert.A. Le altre opere assegnabili a questa bottega sono per lo più immagini devozionali della Vergine col Bambino tra Santi. che vizia completamente la loro ricostruzione dell'iter biazaceo. Nel 1483 i Biazaci terminarono gli affreschi della parete destra del S. Stefano di Busca. che segna vistosamente figure come la S. nella Madonna dell'Acqua Dolce a Monesiglio e nell'ex parrocchiale di Verzuolo. Questa tendenza s'esprime compiutamente nel cicli dell'abside maggiore (1488. collocabili attorno alla prima metà degli anni Novanta. Vediamo adesso cosa accade alla fine del Quattrocento nelle tre aree culturali finora individuate (Monregalese. Sebastiano di Busca. ignota invece ancora in alcuni affreschi conservati nella Villa Bafile di Busca.). conservati nelle parrocchiali di Moltedo e di Vasia. a cui si possono avvicinare due polittici liguri. specie al Mazone. ma non al punto da giustificare una diversità di mano come ipotizzato dalla Galante Garrone.

Di conseguenza. Salvatore a Castellaro. si è abbandonata anche la dicitura di "Bottega di Vasia" coniata da Natale (a cui va comunque il merito d'aver per primo connesso le tavole liguri con gli affreschi piemontesi). s'inserisce appieno nella temperie ligurepiemontese e nizzarda più aperta alle suggestioni "mediterranee". nel quale si colgono anche dei richiami al finto polittico proveniente da Buretto. la ricerca d'effetti luministici e il gusto per gli ampi paesaggi. Donato e Bernulfo. che servì per l'analoga figura di Monesiglio). Antonio Abate dell'attigua Sacra Conversazione sembra ricavato dallo stesso cartone. autore di un finto polittico con la Madonna tra i SS. per evitare confusioni. nonché l'impostazione iconografica delle sue Madonne col Bambino. converted by W eb2PDFConvert. è assai più pertinente infatti la proposta di Bartoletti di collegare i medesimi fratelli piemontesi con un gruppo di opere d'area nizzarda radunate attorno al Polittico di Soldano. o ad una ridipintura posteriore) e due riquadri sottostanti con il Cristo Risorto e i SS. Sebastiano di S.cappella del SS. cioè il finto polittico nella chiesa della Madonnetta a Diano Castello. Non convince comunque l'ipotesi di Vittorio Natale d'identificare i pittori di S. Bernulfo). Croce a Mondovì. il ciclo di Boves e ne aggiunge un'altra che è del tutto estranea all'insieme. Francesco e inoltre un'Allegoria della Croce Brachiale presso un'abitazione privata. che riprende il modello di S. è possibile che fosse un discepolo o collaboratore dell'anonimo bovesano. Assai prossimo al Primo Maestro di Boves ma. Maria della Pieve a Beinette. a mio avviso. Bernulfo". ora a Fossano. perché è collegata ad un corpus che include parte dei dipinti qui assegnati alle due distinte personalità (Maestro di Boves e Maestro di S. ora perdute. visto che proprio nel ciclo della Madonna dei Boschi (in particolare nella Fuga in Egitto) s'avverte talora quel disegno più grezzo che preannuncia il dipinto di S. Sebastiano tra due Madonne (singolare iconografia. Michele Mondovì e inoltre la gigantesca Madonna della Misericordia (specie nella zona dei fedeli. a tratti caricaturale. più delicato e maturo. Nel pittore s'avvertono anche dei tentativi di cauto aggiornamento in direzione rinascimentale. Francesco con angeli che reggono un baldacchino. Bernulfo. anche per stile. rendono plausibile una provenienza del maestro da quest'area. potrebbe appartenere ad un'altra mano. Bernulfo e dell'altro gruppo affine coi fratelli De Rogeriis di Venasca. Bernulfo si differenzia da quello di Boves per un segno più rigido e per un più acuto senso ritrattistico. nell'abside di S. più in generale. che richiama. per i colori delicati.com . del Canavesio e di Baleison e. perché s'adegua meglio all'ambito geografico. mentre il S. prossimo a Bartolomeo Debanis. mentre il volto della Vergine. Caterina e Giacomo che presentano il committente Francesco Iessellini. ai quali vennero commissionate quattro pale a Ventimiglia tra il 1506 e il 1508. A Cuneo gli spettano anche un S. nell'impianto architettonico di certi scene di Boves prima ancora che nel polittico di Vasia. Il Maestro di S. L'artista dimostra tuttavia di conoscere anche la maniera dei Biazaci. culturale e cronologico che traspare dai dati d'archivio relativi ai De Rogeriis. fra cui la più importante. al di sopra della Sacra Conversazione di cui si è già parlato. mentre esclude altre opere. che paiono distillare il meglio della tradizione figurativa monregalese. la simile rappresentazione nel santuario del Brichetto a Morozzo) nel S. nella cappella omonima di Mondovì e alla cui maniera sono prossimi una Madonna tra due Santi cavalieri e un S. da distinguere dalla sua figura è il "Maestro di S. signore di Beinette. rovesciato. L'addensarsi di testimonianze tra Mondovì e Cuneo e i caratteri stilistici del pittore. lacerto di una più ampia composizione nella seconda campata a sinistra della chiesa di S. in debito con la produzione tarda di Segurano Cigna (si veda la Vergine di Pamparato). presso Taggia (si confronti la Natività con quella di Boves.

centro di un trittico d'incerta provenienza. per ritornare nuovamente nel Saluzzese.com . Egli era cugino di Josse Lieferinxe. anch'egli d'origine piccarda (come. Il che vuol dire che il Clemer doveva trovarsi a Saluzzo già da qualche tempo. Sebastiano". il grande Enguerrand Quarton e forse anche Nicolas Froment). attorno al 1500. che dieci mesi dopo viene corretto. tra le fonti (per i volti larghi dai tratti segnati da una linea pesante) del più mediocre Giovanni Botoneri da Cherasco. Di ben altro peso era l'artista che affrescò. Sebastiano (ora staccato). Il Botoneri deve assai poco ai Biazaci. per un retablo per la chiesa dei Frati Minori e per il completamento della Pala di S. Santi e alcune figurazioni allegoriche. sposata in seconde nozze da Ludovico e reggente lo stato dopo la sua morte. ma con tangenze anche con il Maestro della Pietà in S. autore di un'Adorazione del Bambino già a Chieri che richiama per molti aspetti quella alessandrina. piace segnalare ancora l'autore di una serie di Santi e di una Trinità sulla parete sinistra della chiesa della Madonna di Campagna a Carrù che sembra porsi. Agostino a Torino. la più importante delle quali è un trittico ora nel Museo Borgogna di Vercelli. dove la sua giovane vedova manifesta nel maggio del 1512 l'intenzione di risposarsi. Nel dicembre del 1498 entrambi i cugini "alamans" firmano un contratto per un Polittico di S. per un retablo che ancora nel 1500 risultava non eseguito (in questo caso si precisa il nome del pittore. prima di loro. verso l'inizio degli anni Novanta. pur gentile e malinconica. presso Cuneo. il quale evidentemente aveva soggiornato solo per pochi mesi in Provenza. delle figure. specie nei Santi laterali) e anticipa inoltre la fortuna di Defendente Ferrari a Cuneo. il polittico della Madonna tra Santi nella converted by W eb2PDFConvert. nel cui territorio (ad esempio a Niella Tanaro o a Cigliè) si conservano del resto molti affreschi. specie con l'attività del pittore piccardo Hans Clemer. Tale "Maestro della Madonna dell'Olmo" esprime ormai una cultura compiutamente "moderna". L'esistenza del Maestro della Madonna dell'Olmo (pittore di cui è peraltro difficile precisare l'origine) rende perciò più agevole intendere un personaggio come Sebastiano Fuseri da Fossano. identificato negli anni Settanta del secolo scorso da Gaglia e da Perotti nell'anonimo "Maestro d'Elva" a cui già la Brizio e la Gabrielli avevano dedicato pagine memorabili. Hans è verosimilmente il "magistrum de Alemania" cercato a Saluzzo dai membri del comune di Revello nel 1494. Antonio ad Aix. ad esempio nel S. Nel giugno del 1509 lo sappiamo di nuovo a Saluzzo. che lo mostra attardato prosecutore della corrente più popolaresca della cultura monregalese. come s'evince dall'imponente inquadratura prospettica ad arco cassettonato che dà ampio respiro alla composizione. fino a quel momento assestata su proposte come quelle del Maestro di Boves. il pilone ora incluso nel santuario della Madonna dell'Olmo. grazie soprattutto all'illuminata committenza dei marchesi Ludovico II (1438-1504) e Margherita di Foix (1473-1536). accordandosi alla monumentalità. Al 1496 risale la sua prima opera datata. al quale si possono attribuire due Sacre Conversazioni (una delle quale è ora nell'atrio dell'Ospedale di Cuneo. a cui Romano ha attribuito anche una bella tavola con l'Adorazione del Bambino nella Pinacoteca di Alessandria. ma conserva anche retaggi canavesiani. facendo scomparire i riferimenti a Clemer. dovette essere ben scossa da tali innovative provocazioni. "Ans"). prossimi alla sua maniera autografa ma di vario livello qualitativo. Maddalena (destinata a Marsiglia) lasciata interrotta da Lieferinxe alla sua morte. che firma nel 1507 il Trittico della Madonna delle Nevi nella parrocchiale di Briga (che s'ispira per la Madonna allattante al modello di Spanzotti nel duomo torinese. ovvero il più significativo pittore attivo in Provenza alla fine del Quattrocento. Il Saluzzese nel frattempo visse tra la fine del Quattro e l'inizio del Cinquecento. come il suo parallelo ligure Pietro Guido da Ranzo. collocabili nella prima metà del Cinquecento. dove l'artista chivassese inviò diverse tavole.Tra le personalità minori attive nell'area culturale monregalese sullo scorcio del Quattrocento. Giovanni è noto soprattutto per il ciclo del 1514 nel santuario di Castelmagno (da collegare con altri dipinti a Valgrana e a Bernezzo) con Storie della Passione. i riferimenti vanno cercati in ambito spanzottiano. La realtà artistica locale. alias "Maestro di S. mentre l'altra è datata al 1523) nello stesso edificio. databile negli anni attorno al 1510. uno dei periodi più esaltanti della sua storia artistica. Documenti resi noti negli ultimi vent'anni hanno confermato con certezza tale identità. La sua presenza ad Aix è testimoniata in seguito nel 1508. dovette dunque morire attorno al 15101511. a differenza di ciò che si è spesso detto e manifesta invece di conoscere le invenzioni di Canavesio.

Anche le "curiosità archeologiche e parabramantesche" notate da Romano nell'architettura alle spalle dei Santi. in cui Hans non rinuncia comunque alla sua robusta verve nordica. risalenti all'inizio del Cinquecento. Agostino di Saluzzo. spianando forse la strada per l'attività saluzzese del maestro spanzottiano-casalese (il presunto Aimo Volpi) del trittico del duomo (1511) e della Crocifissione nel refettorio del convento di S. dal quale aveva preso il nome il pittore. Non sembra portare traccia della sua origine piccarda. fino a segnare ancora una bottega attiva nel secondo quarto del secolo a Revello. in alta Val Maira (la sua opera più cospicua. Anche negli affreschi della cappella di S. come il Calvario di Scarnafigi.parrocchiale di Celle Macra. oltre ai cicli clemeriani già menzionati. perduti quelli del secondo cortile della Castiglia (la residenza dei marchesi). con temi prevalentemente profani. o altre di cultura più complessa. Martino Spanzotti. scaturita da Antoine de Lonhy. sono una caratteristica del Rinascimento saluzzese. Se è vero che Clemer non ebbe degli eredi diretti nel Saluzzese. a cui sono da aggiungere i Simboli degli Evangelisti di una volta nella parrocchiale di Bernezzo. Pietro e Paolo. evocare il nome dell'enigmatico Amedeo Albini. confronti con l'arte tedesca e catalana. prima della sua identificazione. anche grazie all'abbondanza dei fondi oro lavorati e ai tratti energici. Clemer si caratterizza per un disegno nervoso e vigoroso. comprende la Madonna del coniglio del Museo Bardini di Firenze e gli affreschi a monocromo nei cortili di due dimore signorili saluzzesi. che del resto era impegnato nel 1509 ad eseguire una pala per la collegiata di Carmagnola e già in precedenza aveva inviato a Sommariva Perno una Pietà. converted by W eb2PDFConvert. mentre al 1503 è siglato il retablo della collegiata di Revello con S. sensibile al classicismo di matrice bramantesca. Tale pittore rivela legami con la cultura diffusa tra il Torinese e la Valle d'Aosta. La sua produzione tarda. dall'ancora acerbo polittico di Celle Macra. Ambrogio. Torino. databili al nono decennio del Quattrocento. Isasca e Marmora. comprendendo opere di strettissima osservanza (come il S. della casa dei Vacca e di altre dimore di Saluzzo. il più importante dei quali è il ciclo con Storie della Vergine e la Crocifissione nella parrocchiale di Elva. Pietro in Gessate. che nel 1483 aveva realizzato due opere per Savigliano (un vessillo della società popolare e un gonfalone del comune) e del quale si ritiene plausibile uno stile simile a quello del Lonhy. rimangono ancora. mentre un parallelo alla sua maniera si riconosce non a caso nel cugino Lieferinxe (il cui stile sembra quasi una variante normalizzata. non stupirebbero in un pittore che venne sollecitato nel 1486 dal duca di Milano di consegnare ad Ambrogio Grifi l'ancona che gli aveva promesso per la sua cappella in S. tra Cavallermaggiore e Monasterolo di Savigliano. autore di due tavole con quattro Santi. di cui si conservano solo le tre lunette frammentarie) e alcuni interventi ad affresco. Pertuis e Vinon). noto solo per documenti tra Avigliana. si notano citazioni dal Clemer. nell'antica villa dei Cavalieri di Rodi. Moncalieri. non a caso il suo stile ha richiamato spesso. prima della sua identificazione anagrafica). in modo più limitato. Giovanni Battista tra i SS. successiva al polittico di Revello.com . passando per i capolavori di destinazione marchionale (la Madonna ora a Casa Cavassa e il retablo della cattedrale) e lo straordinario ciclo d'Elva (che dovette impegnare il maestro per diversi anni. viste le differenze tra le scene della parte alta e il resto). Attorno a queste due date (e a quelle prima ricordate relative ai suoi viaggi in Provenza) ruotano gli altri dipinti che gli si possono assegnare: la pala della Madonna della Misericordia di Casa Cavassa (del 1499-1500. a differenza di ciò che accadde in Provenza (con i trittici di Tarascon. la Madonna col Bambino nel S. non sembra inutile a questo riguardo. Piasco. aperto soprattutto alla declinazione provenzale di tale linguaggio. Michele Arcangelo di Pagno). oltre che riferimenti al pinerolese Maestro di Cercenasco e anche a talune affinità col "Maestro dei Santi Reyneri". vista anche la notevole qualità delle tavole. Nel circondario sono da ricordare anche le Storie della Maddalena della parrocchiale di Costigliole. di quello clemeriano) e. in Nicolas Dipre. figura di primissimo piano. il Polittico del duomo di Saluzzo. privo dello scomparto centrale (1500-1501. le decorazioni della facciata della cosiddetta Casa delle Arti Liberali e di un palazzo con Storie della Bella Maghelona (di queste ultime. fino a giungere alle aperture verso il Rinascimento lombardo testimoniate dalla tavola ora a Firenze e dagli affreschi a grisaille. legato alla corte sabauda. sopravvivono solo scarsi frammenti). proveniente quasi certamente dalla Cappella Marchionale nel Palazzo di Revello). dalla profonda e complessa carica emotiva e psicologica. Non dovette sfuggire ad Hans. un confronto col genio del Rinascimento piemontese. di particolare rarità iconografica. una delle quali non a caso proveniva dal castello di Monasterolo. Giovanni. la Savoia e Milano. forse sin dalla Madonna della Misericordia. databile negli anni attorno al 1500. dovette invece contare molto per lui l'incontro con le ultime opere di Froment (morto nel 1483-1484). parti di un polittico. Giovanni della Motta. gli Uomini d'arme del Palazzo Malingri di Bagnolo e le più rigide Storie del beato Amedeo IX di Savoia nel castello dei Principi d'Acaja a Pinerolo (anche in questo caso il feudo bagnolese conferma il suo ruolo di trait d'union tra Saluzzese e Pinerolese). Gli affreschi a monocromo. L'evoluzione di Clemer si può seguire con gradualità. bisogna comunque ammettere che la sua influenza fu notevole e di lunga durata. spiegabili con la cultura squisitamente "mediterranea" del pittore. contemporaneo alla decorazione clemeriana della facciata dell'edificio. in cui già si ritrova un precedente del rovello grafico ed emotivo che gli sarà peculiare. le Storie di David della Casa Della Chiesa e le Fatiche d'Ercole di Casa Cavassa. Michele di Centallo e una Pietà tra Santi nel S. che delinea fisionomie incisive. la stessa per la quale Butinone e Zenale eseguiranno pochi anni dopo le Storie di S.

anticipando inoltre il S. mentre al suo stesso livello risultano altri due beneficiari del testamento. aveva altri due "servitori". La differenza si spiega forse con una sensibile precocità del dipinto fossanese. proveniva dalla diocesi di Mondovì.Clemer non fu l'unico e probabilmente neanche il primo pittore a portare nel Saluzzese un linguaggio moderno. converted by W eb2PDFConvert. che la Rossetti Brezzi ha accostato al finto polittico con la Madonna tra Santi proveniente dal convento di S. da approfondire verificando la matrice degli elementi nordicizzanti e lombardeggianti (forse non estranei al Foppa degli anni Settanta. sia nella resa del trono (pur aggiornato su modelli aulici. un libro d'incisioni con la Passione e gli Apostoli. Antonio del Trittico di S. Lucia e Maddalenadel Museo Adriani di Cherasco. De Banis era già noto dal testamento del pittore venaschese Bernardino Simondi. Giuseppe (o Antonio Abate?) che ricorda quello già al Buretto e fa venire in mente opere provenzali come l'eremita dell'affresco distrutto con l'Ultima comunione della Maddalena nella chiesa dei Celestini ad Avignone. attribuibile a Quarton e il S. sede dell'antico Ospedale. attivo tra Aix e Marsiglia dal 1495 al 1498. Antonio Regis. che dal 1497 era suo socio. di cui uno. L'affresco è purtroppo assai consunto. per la presenza di un ampio tendaggio che chiude lo spazio. dalla fronte spaziosa e lucente della Vergine. ma si rivela ancora d'ottima qualità. pur tenendo presente lo stato conservativo. originari di Venasca come Simondi e forse anche De Banis (che nell'affresco di Villafalletto è detto abitator. angeli musicanti e i SS. di cui non è certa un'antica pertinenza all'area saviglianese. posti a contrasto) che richiamano la cultura scaturita da Quarton e riflessa in area ligure-nizzarda da Durandi e dalle prime opere di Canavesio. che fingevano le ante aperte del retablo). come ha giustamente argomentato la Brezzi. Antonio del Polittico di Soldano (ancora più prossimo al suo omonimo di Buretto). Cosa che fa ulteriormente riflettere sulla proposta di Bartoletti d'identificare la bottega che ruota attorno a tale dipinto ligure con i fratelli De Rogeriis. Più interessante è l'accostamento proposto da Romano della Madonna di Buretto con la tavola della Vergine col Bam bino e le SS. Più complicata è invece la ricerca degli stimoli filo-lombardi. in Via Della Chiesa a Saluzzo. datata al 1510 ma non firmata. a modelli simili a quelli a cui attingeva De Banis. che lo definiva "servitori meo predicti loci de Venasca" e gli lasciava. con un Santo dom enicano e angeli m usicanti. Non del tutto convincente è un riferimento a Spanzotti riguardo alla Madonna. anche tralasciando i Santi Reyneri. quello della Madonna del libro del Castello Sforzesco) che la caratterizzano. L'omogeneità stilistica tra le tre opere è evidente. con specchiature marmoree) che dei volti. collocabile entro il nono decennio. per la presenza di elementi formali (la luminosità e l'uso di colori puri. rinascimentale.com . ma si notano anche dei notevoli scarti qualitativi. presso Bene Vagienna. Antonio e Bartolomeo nella prima cappella a sinistra dell'antica parrocchiale di Verzuolo (la stessa con i più antichi affreschi di Pietro Pocapaglia). non civis di Venasca). redatto ad Aix nel marzo del 1498. Ad un ambito culturale affine al De Banis sembra rimandare anche un'Adorazione del Bam bino. costituisce un altro caso significativo di pittore attivo tra il Saluzzese e la Provenza. Simondi si direbbe dunque personaggio di notevole rilievo e fu forse il maestro di De Banis. A questo autore appartiene anche la Madonna col Bambino. specie tra l'affresco del Buretto e quello di Villafalletto. che sembra recuperare i modelli del Primo Maestro di Boves rafforzandoli con una più convinta meditazione sull'area Canavesio-Brea. Stefano a Gréolières. anche qui gli elementi formali indirizzano verso la Provenza e l'ambiente ligure-nizzardo. Simondi. che non s'accorda con le figure. assai fine nel volto (la zona inferiore del corpo e il Bambino sono purtroppo quasi perduti). che è però a sua volta questione assai spinosa. il volto ovale. per le affinità troppe generiche e anche per la mancanza di altre testimonianze di un'accoglienza altrettanto precoce del suo linguaggio nel nostro territorio. Claudio Ruffi d'Embrun e il "discreto viro" Josse Lieferinxe. Giacomo al Bosco di Buretto. evidenti nella vistosa incorniciatura a candelabre e tondi. un mese prima di morire. sulla facciata dell'Istituto Denina. che appare un poco maldestro. tra le altre cose. bisogna ricordare infatti la figura di Bartolomeo De Banis che. sebbene di statura ben inferiore. Ad un ordine di problemi parzialmente parallelo riconduce anche la Madonna col Bam bino affrescata in Via Umberto a Vignolo. il parente di Clemer prima citato. il cui stile è stato rivelato da un affresco con la Madonna col Bambino in trono da lui firmato nel 1497 sulla facciata d'una casa in Corso Umberto a Villafalletto. le pieghe tubolari del Santo domenicano. staccato e conservato ora a Fossano (in loco vi sono ancora altri riquadri laterali con Santi frammentari. la figura di S.

di una leggerezza e freschezza di tratto e di composizione forse mai più raggiunta da Macrino in seguito.Intanto anche l'Albese tra l'ultimo decennio del Quattrocento e l'inizio del secolo seguente viveva una stagione figurativa di eccezionale fioritura. converted by W eb2PDFConvert. Queste tavole. che sembra accordare una cultura alla Lieferinxe con l'ispirazione letterale a modelli macriniani (si pensi all'Adorazione del Bambino ora ad Asti). sottolinea il credito che il pittore aveva ormai acquisito e che confermò con l'imponente ancona per la certosa di Valmanera presso Asti. Gian Giacomo de Alladio. dalla solenne e composta partecipazione all'evento religioso. in cui il pittore albese. Zeno a Verona sin dagli anni Cinquanta. che caratterizzeranno la sua produzione fino all'inizio del Cinquecento. Il passo successivo è indicato dal trittico del Museo Civico di Torino. ora alla Sabauda. di cui a Francoforte si conservano i tre scomparti del registro inferiore. ovvero la pala della Madonna in trono tra i SS. Asti e il marchesato paleologo. svilupparono dei percorsi stilistici assai differenti. Nelle opere realizzate tra il 1499 e il 1503. il più prestigioso della fine del XV secolo in Lombardia. come già nelle tavole di Francoforte. alla minuziosa resa del paesaggio in cui incombono sistemi rocciosi e rovine antiche fuori scala. Il capolavoro di questa fase è il Polittico di Lucedio (1499). Maria sopra Minerva di Filippino Lippi. paiono derivare anche da un confronto col singolare "Maestro di S. nonché l'attenzione alle modulazioni luministiche. arricchita da citazioni classicheggianti più o meno esplicite. unifica lo spazio continuando uno stesso paesaggio alle spalle degli interpreti della Sacra Conversazione. con soffitto cassettonato in prospettiva. I protagonisti di questo rinnovamento del gusto in ambito pittorico furono Macrinod'Alba e Gandolfino da Roreto. Nicola e Martino ora alla Pinacoteca Capitolina di Roma e un polittico proveniente dall'altare dell'Immacolata Concezione nel S. come Spanzotti e Bergognone. ma che in Piemonte non era ancora affatto un'opzione scontata. montati in un'incorniciatura ottocentesca. quasi irreali. che ha fatto ipotizzare un suo soggiorno di formazione a Roma attorno all'inizio degli anni Novanta. si notano nell'Adorazione allegorica del duomo di Torino (1505. nel periodo di più esplicito rapporto con l'ambiente del marchesato paleologo. detto Macrino a causa della sua minuta costituzione. del 1506). dal gusto per l'ampiezza paesistica a quello per i dettagli antiquari e per la citazione di edifici romani esistenti o d'invenzione. già intravisto nel retablo pavese. concentrandosi ad Alba e concedendo ampio spazio agli interventi di bottega (come nel polittico smembrato già sull'altare maggiore della chiesa albese di S. Altrettanto significativa è la pala per l'altare maggiore del santuario di Crea. Martino Alfieri". adottando dunque un sistema di pala moderna inaugurata in area padana da Mantegna con la Pala di S. sistemati sotto un loggiato aperto da arcate. proseguito nel polittico eseguito l'anno seguente per la certosa di Pavia (completato da due panelli laterali dell'ordine superiore da Bergognone). provenienti da Zenale oltre che da Leonardo. per lo spiccato accento umbro-romano del suo stile. che permette di osservare con quale spirito contenuto e aulico. di cui è conservato a Tortona il registro inferiore e al quale apparteneva anche verosimilmente una Pietà di proprietà privata. vistosa esibizione di virtuosismo grafico e prospettico. ora alla Sabauda. firmato e datato al 1495. a partire dall'eterogeneo cantiere della Cappella Sistina. dove la maggiore morbidezza degli incarnati e fusione dei colori. ora alla Sabauda). in cui cominciano a comparire dei colori brillanti e smaltati. tutte queste esperienze traspaiono dai dipinti che realizzò appena ritornato ad Alba.com . che riassume molti degli aspetti tipici del suo stile. passando per la Cappella Bufalini in S. Macrino sviluppa un ricercato formalismo. forse inteso ad adeguarsi alla nobiltà e ufficialità delle commissioni. ma anche di piena evidenza espressiva Macrino affrontasse un tema in cui spesso i suoi illustri contemporanei. puntavano sul pathos e sulla poesia degli affetti. A questa ancona appartenevano anche i due piccoli ritratti di Guglielmo IX Paleologo e di Anna d'Alençon. una Madonna col Bambino) la maniera di Macrino si fa più stanca e ripetitiva. Negli anni dei contatti con il Monferrato fu inevitabile per Macrino confrontarsi con Spanzotti. Francesco. aprendosi alla cultura rinascimentale anche grazie agli auspici di committenti colti e aggiornati (come il vescovo Andrea Novelli) e dei legami col Marchesato del Monferrato. Altre suggestioni lombarde. rappresenta per molti aspetti un'eccezione nell'arte piemontese del tempo. L'inserimento nel cantiere della certosa. un pittore di cultura franco-provenzale attivo nell'Astigiano nel primo decennio del Cinquecento. fino alla Cappella Carafa in S. che pur movendosi in un contesto geografico e politico in parte simile. attorno al 1493-1494. Maria in Aracoeli e gli Appartamenti Borgia decorati da Pinturicchio. recano impressi i segni delle recenti scoperte romane. durante il quale dovette entrare in contatto soprattutto con l'ambito di Pinturicchio (forse addirittura frequentando la sua bottega) e osservare con attenzione molto di ciò che la cultura locale offriva tra il nono e l'inizio del decimo decennio. che testimoniano un rinnovato tentativo di aggiornamento in direzione lombarda. che introdusse in Piemonte il tipo della pala unitaria centro-italiana a sviluppo verticale. come conferma una serie di Madonne allattanti di Martino e della sua cerchia (i Volpi) che propongono un modello di matrice leonardesca noto anche in alcune versioni macriniane. Nell'ultimo decennio conosciuto della sua attività (al 1513 risale la sua opera nota più tarda. S'accentua l'ingombro monumentale delle figure. ai tipi fisionomici e all'indagine dei rapporti sentimentali fra le figure. che ricorda la celebre Belle Ferronière di Leonardo. tra Alba. Fu colpito inoltre dalle opere di Signorelli e di Perugino. Francesco di Alba. con pochi punti d'incontro. guardando a modelli leonardeschi nella morbidezza dei passaggi chiaroscurali e nell'impostazione della figura della giovane Anna. destinato ad avere scarso seguito immediato.

che è stata recentemente attribuita alla sua attività giovanile. che rivela influssi nordici e richiami stilistici e iconografici ad altre opere di ambito alpino. che porta la sua firma sulla pedana del trono. dove risalta la preoccupazione di Gandolfino di creare una prospettiva unitaria in tutto il complesso. Gandolfino guardava inoltre verso Bramante e Zenale. tanto da presupporre contatti con modelli di ambito emiliano-veneto. dovette creare un forte impatto nel panorama culturale locale. come anche nella tavola con l'Annunziata della SS. Il passo successivo nel percorso di Gandolfino. nel quale il pittore astigiano. Maurizio di Roccaforte Mondovì che mi sembra a lui attribuibile. come dimostra sia l'impostazione del polittico del duomo di Asti (1501). Nel complesso si trattava di una proposta stilistica che doveva risultare abbastanza famigliare ad Alba (in costante rapporto con la Liguria) e in stridente contrasto invece con le raffinate novità romane che Macrino riportava baldanzosamente in città in quegli stessi anni e. commissionatogli nel 1498 ma distrutto nel Seicento assieme all'edificio e per una Madonna col Bambino e angeli a Cissone. che è di larga diffusione tra Quattro e Cinquecento (si pensi a converted by W eb2PDFConvert. Francesco a S. Allo stesso autore è stata attribuita anche un'altra Madonna a Murazzano. smagliante anche per la preziosa cornice originaria di gusto pienamente rinascimentale.com . Maria Nuova ad Asti. uniti a retaggi tardogotici nella flessuosità di certe figure e nell'abbondante uso dell'oro. che rivela influssi spanzottiani. Maria Nuova ad Asti. sia il più tardo Trittico dell'Assunzione che ricorda per la composizione e la scioltezza della materia pittorica un trittico di Zenale già a Cantù (1502). anzi. Agostino di Cherasco. Non è molto persuasiva la lettura in direzione alessandrina e tortonese che si è proposta di recente del suo stile. cioè Antoine de Lonhy. forse. Bianchetti sembra conoscere piuttosto la cultura monregalese. noto per un ciclo decorativo nel S. Sono invece il tipo del volto della Vergine e la corpulenza del Bambino che richiedono la ricerca di altre fonti d'ispirazione per il dipinto di Murazzano. Tralasciando i successivi sviluppi del suo stile.Da questa stessa chiesa di Alba proviene la prima opera firmata e datata al 1493 di Gandolfino da Roreto. nella stessa chiesa. a cominciare dal polittico di S. Pietro di Savigliano. ma d'impianto originario simile a quello saviglianese. ora ricomposto in un'incorniciatura seicentesca. è necessario invece ricordare un'altra prestigiosa presenza di Gandolfino nel nostro territorio. Domenico di Alba con l'Adorazione dei Magi e dei Santi. i panneggi degli angeli accartocciati secondo l'insegnamento dell'arte fiamminga ben nota in Liguria. come nel motivo del Giuda impiccato dal quale un diavolo sta estraendo le viscere. anche a costo di far precipitare il soffitto quasi addosso ai Santi dell'ordine superiore. verosimilmente ancora per mediazione ligure e forse grazie alla presenza a Genova di Boccaccio Boccaccino. A fronte delle prestigiose proposte avanzate da Macrino e Gandolfino nel campo della pittura su tavola. con informazioni particolarmente à la page per lo spazio unitario in cui si svolge la Sacra Conversazione. creando le premesse per gli esordi di Oddone Pascale. mostra il pittore già aggiornato su più moderne esperienze lombarde. la Presentazione al Tempio di Roma. Più cauto appare l'accostamento ai modelli proto-rinascimentali filolombardi da parte di Agostino Bianchetti da Cherasco. in cui Gandolfino intervenne anche nel decennio seguente con altri dipinti per la stessa chiesa. lo stato di conservazione non permette comunque un compiuto giudizio sull'opera. Annunziata di Portoria a Genova. Ma è con la Pala di S. Ma l'espressione più importante della pittura su muro del tardo Quattrocento nell'Albese è il ciclo con Storie della Passionenell'oratorio di S. che dovette contare molto anche per la svolta prospettica e antichizzante di Luca Baudo. che Gandolfino realizza una compiuta conversione al linguaggio rinascimentale di matrice padana. rivela una formazione basata su una cultura ligureprovenzale ad apertura "mediterranea". del 1498. Vittoria d'Alba. che esulano dai limiti cronologici e geografici del presente studio. specie nella predella col Cristo fra gli Apostoli ancora conservata nel S. Questa splendida opera. Una certa qual rusticità dei tipi. diffusi dal Boccaccino. Un'eccezione è costituita dall'affresco staccato dal S. ancora una volta. per lo meno nell'affresco di Murazzano dove l'impostazione della veste della Vergine e il suo decoro a stampo ricordano opere come la Madonna di Segurano Cigna a Pamparato o quella del S. fatto derivare dai Boxilio e da Quirico da Tortona. Francesco di Alba e verosimilmente pertinente a tale retablo. può far sospettare che a Gandolfino non fosse del tutto estraneo il linguaggio di un altro artista di cultura "mediterranea" attivo in Piemonte. forse collegabili anche all'invio a Sommariva Perno della Pietà già citata. la struttura della cornice a decori fitomorfi e altri dettagli tecnici (come il tipo delle aureole che richiama delle opere catalane) o iconografici (l'impostazione dell'Incoronazione della Vergine che ricorda celebri dipinti provenzali di Quarton e del suo ambito). il Polittico dell'Incoronazione della Vergine. collocata in un ampio paesaggio e organizzata attorno all'imponente e classicheggiante trono della Vergine. legati essenzialmente alla cultura cremonese espressa da figure come Boccaccino. la produzione ad affresco nell'Albese di fine Quattrocento risulta più legata alla tradizione tardogotica. che scaturisce dal Polittico di Treviglio di Butinone e Zenale (1485-1490) e dalle sue derivazioni. con un impianto prospettico unitario negli scomparti inferiori e superiori. simile per l'espressione malinconica dello sguardo. Altobello Melone e lo stesso Francesco Casella (attivo anche in Piemonte). il Polittico della Madonna in trono tra angeli e Santi del S. databile all'inizio del Cinquecento per le consistenti affinità con opere di quel periodo. per i tipi fisionomici e i volti femminili ovali che richiamano la produzione dei Brea. uno dei pochi "eredi" del suo linguaggio.

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