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Poste Italiane s.p.a .. Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Torino· In caso di mancato recapito restituire al mitte11te c/o cmp-To nord che si impegna a pagare la tassa di resti tuzione.

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ATTENZIONE

GLI INTERRUTTORI
DIFFERENZIALI PURI
DEVONO ESSERE PROTETTI DALLE SOVRACORRENTI

Attenzione.

1. Premessa
Gli interruttori differenziali possono essere dotati soltanto
del relè differenziale (cosiddetti interruttori differenziali
puri), oppure anche di sganciatori di sovracorrente (interruttori magnetotermici differenziali). 1
Un interruttore differenziale puro, non avendo gli sganciatori di sovracorrente, deve essere protetto contro le
sovracorrenti.
A questo fine, non basta la presenza nel circuito di un
interruttore automatico o di fusibili, occorre un coordinamento in modo che tali dispositivi siano idonei per
proteggere l'interruttore differenziale puro.
Come è noto, le sovracorrenti si distinguono in correnti
di sovraccarico e correnti di cortocircuito.

monte o a valle, un interruttore automatico di corrente
nominale non superiore a quella dell'interruttore differenziale puro. 2
Quando l'interruttore differenziale puro è posto a monte
di più circuiti, ciascuno protetto da un proprio interruttore automatico, deve essere soddisfatta la condizione:

dove Ini è la corrente nominale del generico interruttore
automatico "i-esimo" posto a valle, essendo la sommatoria
estesa a tutti gli n interruttori automatici.
Un caso particolare è quello in cui i circuiti non siano
soggetti a sovraccarico, ad esempio i circuiti luce, o altri
apparecchi termici.
In questo caso viene meno, insieme con il sovraccarico,
anche la necessità della relativa protezione.

2. Protezione dal sovraccarico di un
interruttore differenziale puro
L'interruttore differenziale puro non deve essere percorso
per un tempo indefinito da una corrente superiore alla
sua corrente nominale (In)diff'
A tal fine, è sufficiente che sia presente nel circuito, a

TUTT

RMEL

1 Il termine "interr uttore magnetotermico" è un modo comune per indicare un "interruttore automatico", TNE 10/ 12, pago 16.

Quanto detto per gli interruttori automatici vale ovviamente anche
per i fusibili .

2

gennaio 2013

3. Protezione dal cortocircuito di un
interruttore differenziale puro
Prima di entrare nel merito delle modalità di protezione di
un interruttore differenziale puro contro il cortocircuito,
è bene ricordare che lo stesso interruttore differenziale
deve essere in grado di interrompere la massima corrente che si può stabilire verso terra (questo è un suo
compito specifico).
Mentre in un sistema TT la corrente di guasto a terra
non supera in genere 500 A, in un sistema TN costituisce
una corrente di cortocircuito monofase a terra. 3
Per questo motivo l'interruttore differenziale puro è specificato dal potere differenziale di chiusura e di interruzione nominale Idm che deve essere almeno 10 In con un
minimo di 500 A. 4
Un interruttore differenziale puro non ha il compito di
interrompere una corrente di cortocircuito tra le fasi, o
fase-neutro, cioè tra i poli previsti per L'alimentazione
del circuito, ma deve essere in grado di:
• chiudere la corrente di cortocircuito tra i poli, se viene
chiuso su un cortocircuito preesistente a valle;
• sopportare, nella posizione di chiuso, la corrente di
cortocircuito tra i poli, per il tempo necessario al dispositivo di protezione di cortocircuito di interrompere
tale corrente;
• interrompere la corrente di cortocircuito tra i poli:
- se la corrente di cortocircuito interessa anche la terra
(ad esempio l'arco elettrico coinvolge la massa) e determina quindi anche una corrente verso terra, oppure
- se la corrente di cortocircuito squilibra il relè differenziale, il quale dà quindi L'ordine all'interruttore
di intervenire. 5

tare senza danni le sollecitazioni termiche e meccaniche
alle quali può essere sottoposto in caso di cortocircuito
che awenga a valle del luogo in cui è installato.
Il dispositivo differenziale non deve risultare danneggiato
in queste condizioni di cortocircuito neppure quando, a
causa della corrente non equilibrata o della corrente verso
terra, il dispositivo differenziale stesso tende ad aprirsi".
Se una di queste condizioni non è soddisfatta, come a
volte accade, c'è ancora una via di uscita.
Secondo la norma relativa agli interruttori differenziali
puri (CE1 EN 61008-1), il costruttore deve indicare, in
catalogo e su un foglio che accompagna ogni interruttore differenziale, il riferimento a uno o più interruttori automatici, o fusibili, che associati all'interruttore
differenziale ne migliorano le prestazioni in condizioni
di cortocircuito.
Si tratta di una protezione di back-up (di sostegno)
grazie alla quale L'interruttore differenziale puro è in
grado di chiudere , sopportare e interrompere correnti di
cortocircuito più elevate; sicché le grandezze 1m e l'''m
diventano rispettivamente:
• Inc corrente di cortocircuito condizionata nominale;
• I",c corrente di cortocircuito differenziale condizionata
nominale.
L'aggettivo "condizionata" sta appunto a ricordare che
tali valori di corrente sono applicabili soltanto a condizione che sia presente il dispositivo di protezione contro
cortocircuito indicato.

In un sistema TI la corrente di terra è limitata dalle resistenza di terra dell'utente RE e del neutro RN e vale dunque 230/(R E + RN), essendo
l'impedenza dei conduttori trascurabile rispetto alle resistenze di terra.
In un sistema TN la corrente di guasto a terra è limitata soltanto
dall'impedenza dell'anello di guasto Zs (conduttori di fase e di protezione) e vale Uo/ Zs'
Nel caso di specie si deve considerare la massima corrente di guasto
a terra, quindi l'impedenza Zs subito a valle dell'interruttore e non in
fondo al circuito (condizione più severa quando si vuole, invece, accertare che la protezione di sovracorrente intervenga a seguito di un
guasto franco a terra).
3

Per fare fronte a queste situazioni circuitali, un interruttore differenziale puro è anche specificato dal potere

di chiusura e di interruzione nominale (ImJ .
Le due correnti 1"'m e 1m sono dati nominali dell'interruttore differenziale puro, che il costruttore deve riportare
in catalogo. 6
L'impiantista deve verificare che:
• il potere di chiusura e di interruzione nominale 1m sia
almeno uguale alla corrente di cortocircuito nel punto d'installazione dell'interruttore (trifase o monofase,
secondo il caso);
• il potere differenziale di chiusura e di interruzione
nominale Iòm sia almeno uguale alla massima corrente
di guasto a terra nel punto d'installazione dell'interruttore; nei sistemi TN tale corrente corrisponde alla
corrente di cortocircuito monofase a terra; nei sistemi
TT la verifica in questione è superflua, poiché la corrente di guasto a terra non supera 500 A. 7
Ciò in ossequio alla norma CEI 64-8, art. 536.2.2, che
così si esprime in proposito:

"Il dispositivo differenziale deve essere in grado di soppor-

gennaio 2013

La corrente differenziale di chiusura e interruzione nominale l'''m non
è da confondere con la corrente differenziale d'intervento nominale l'''N
(o anche Idn ).
5 L'equilibrio tra le correnti corrisponde all'equilibrio tra i flussi magnetici prodotti dalle bobine del rivelatore differenziale solo fino a 6 InPer correnti più elevate i flussi prodotti negli avvolgimenti potrebbero determinare un flusso risultante che determina l'intervento del relè
differenziale .

4

Può indicare soltanto 1m (potere di chiusura e di interruzione nominale) se uguale a l'''m (potere differenziale di chiusura e di interruzione nominale).

6

Nei sistemi IT la corrente di primo guasto a terra è molto modesta,
mentre la corrente di secondo guasto a terra è indefinita, perché non
sono noti i due circuiti guasti. Quale corrente di primo guasto a terra,
la norma assume 10 In con un minimo di 500 A.
7

TUTT

Sistema TT

I

I

Sistema TN o IT

SI

NO
NO

SI

L'interruttore differenziale deve
essere abbinato al dispositivo di
protezione contro il cortocircuito
indicato dal costruttore

Sistema TT

I

Sistema TN o IT

I

SI

NO

NO

Fig. 1 - Protezione contro cortocircuito di un interruttore differenziale puro.

Il diagramma di flusso di fig. 1 indica la procedura che
l'impiantista deve seguire per fare in modo che un interruttore differenziale puro sia protetto contro il cortocircuito.
Come regola generale, il dispositivo di protezione contro

TUTTO

ORMEL

cortocircuito va installato a monte dell'interruttore differenziale puro , ma è accettabile che sia a valle dell'interruttore differenziale, se è trascurabile la probabilità che
avvenga un cortocircuito nel tratto tra i due interruttori,
TNE 6/11, pago 17.

gennaio 2013

al

Direttore

Le lettere al direttore vogliono stabilire un colloquio a distanza con gli
abbonati, al fine di scambiare opinioni ed esperienze, ricevere e fornire
soluzioni a problemi di interesse generale.
Una tribuna autorevole, a più voci, che concorre a formare l'opinione
prevalente su temi attuali .

• DUE DIFFERENZIALI
Mi sembra di aver letto da qualche parte che in un appartamento posso installare un solo differenziale, a richiusura
automatica, al posto di due differenziali. Vero o falso?
Andrea Pancini
Cologno Monzese (MI)
Leggiamo insieme la norma CEI 64-8, VII edizione, art.
37 .4.1 (rispetto alla edizione precedente è cambiato il
numero dell'articolo, non il testo):

L'interruttore generale, qualora sia differenziale, deve essere selettivo (selettività totale differenziale) nei confronti
degli interruttori differenziali a valle o dotato di SRD
(dispositivo di richiusura automatica).
Al fine di garantire una sufficiente continuità di servizio,
la protezione differenziale deve essere suddivisa su almeno
2 interruttori.
Questo articolo forse non è molto chiaro, perché mette

il carro davanti ai buoi.
I buoi sono i due interruttori differenziali, sempre necessari. Se poi si aggiunge un interruttore differenziale
generale, questo deve essere selettivo. In subordine, deve
essere a richiusura automatica.
Conclusione: gli interruttori differenziali devono essere

gennaio 2013

sempre almeno due, ai fini della selettività orizzontale, cioè a seguito di un guasto interviene soltanto un
interruttore.
In presenza di un eventuale interruttore generale, questo terzo interruttore differenziale deve essere selettivo,
deve cioè intervenire solo per un guasto a monte dei
due interruttori differenziali a valle . •

• VERIFICHE MEDICHE
Mi occupo di ispezioni in ambito ospedaliero per conto
della regione Liguria.
Le prove periodiche da eseguire nei locali medici sono da
aggiungere a quelle previste per i locali ordinari.
Questo concetto mi sembra inequivocabile, mentre la norma CEI 64-8 lo esplicita solo per le verifiche iniziali, art.
710.61 e non per le verifiche periodiche, art. 710.62.
Ne consegue che le imprese incan'cate delle ven'fiche pen'odiche eseguono soltanto quanto indicato in quest'ultimo
articolo e ignorano le verifiche periodiche di cui all'art.
62, le quali sono a mio avviso altrettanto importanti.
Ing. Barbara Bonvini
Genova

TUTT

Ha ragione. Si tratta di una svista editoriale della norma,
che, grazie alla sua segnalazione, sarà sanata con l'imminente errata-corrige alla CEl 64-8, settima edizione . •

• BACI(-UP MARCIA ED ESPLOSIVA
La protezione di back-up (filiazione) è ammessa nelle zone con pericolo di esplosione e negli ambienti a maggior
rischio in caso di incendio?
Per. Ind. Giuseppe Giannatiempo
San Giorgio a Cremano (NA)
Nella protezione di back-up, un dispositivo di protezione
con un elevato potere di interruzione (o di cortocircuito)
aiuta un altro dispositivo più deboluccio, così come un
padre aiuta il figlio minorenne (filiazione).
L'insieme "familiare" offre una protezione completa nei
confronti della corrente di cortocircuito, del tutto equivalente a quella di un figlio indipendente, cioè con potere di interruzione maggiore, o uguale, alla corrente di
cortocircuito presunta nel punto dell'impianto in cui è
installato, TNE 4/11, pago 17.
Da quanto sopra consegue, che non c'è alcuna ragione
per limitare il campo di applicazione della protezione
di back-up, che può essere applicata sia nelle zone con
pericolo di esplosione, sia nei luoghi marci . •

• TARGA DEI QUADRI
Secondo la nuova norma CEI EN 61439-1, art. 6.1, nelle
targhe dei quadri elettrici devono essere indicati "i mezzi
di identificazione della data di costruzione". Occorre esplicitare sulla targa la data di costruzione, oppure basta poter
risalire a tale data, ad esempio comunicando il numero
di matricola al costruttore del quadro elettrico che può
così comunicare la data di costruzione?
Ing. Francesco Mastrodicasa
Turate (CO)
Giorno, mese ed anno sono ovviamente "mezzi di identificazione della data di costruzione".
È sufficiente l'anno se la produzione di quel tipo di
quadro non ha subìto cambiamenti in quell'anno. Analogamente per il mese.
Il numero di matricola del quadro è un ulteriore dato di
targa obbligatorio; segno evidente che da solo non basta,
proprio per non dover chiedere la data di costruzione
al costruttore, il quale potrebbe essere indisponibile, ad
esempio nel frattempo ha cambiato mestiere . •

TUTT

CEI 0-16 TERZA EDIZIONE,
CEI 0-21 V1 E DELIBERE AEEG
Venerdì 21 dicembre 2012 sono state pubbl icate la terza
edizione della norma CEI 0-16, la variante V1 alla norma
CEI 0-21 e alcune delibere AEEG .
La norma CEI 0-16, terza edizione, sostituisce completamente la precedente edizione a partire dall o gennaio
2013, ma alcuni articoli relativi agli utenti attivi trovano
applicazione secondo le tempistiche indicate nella nuova
delibera AEEG 562/2012/RJeel la quale ha modificato la
nota del ibera 8412012/ RJeel.
La variante V1 alla norma CEI 0-21 chiarisce alcuni punti
della norma e corregge diverse imprecisioni di natura editoriale.
Le delibere AEEG riguardano gli impianti di generazione distribuita (562/2012/ RJeell, lo scambio sul posto (570/2012/RJefrl,
il testo integrato della qualità dei servizi di distribuzione e
misura dell'energia elettrica (551/2012/RJeell, alcune tariffe
e condizioni economiche per l'anno 2013 (565/2012/RJeell.

• LINEA BT DEDICATA
Ho chiesto di collegare un impianto fotovoltaico di 100 kW,
installato presso un utente con 130 kW di potenza disponibile in prelievo.
Il Distributore sostiene che dal 31 agosto 2012 per gli
impianti di produzione di potenza in immissione superiore
a 50 kW deve predisporre una linea dedicata dalla sua
cabina MT/BT fino all'utente, con tutte le complicazioni
e i ritardi per le autorizzazioni necessarie per stendere
una nuova linea. Chiedo notizie in merito.
Ing. Filippo Oddi
Fidenza (PR)
Può darsi che oltre 50 kW in immissione occorra una
linea Br dedicata per alimentare un utente con pari potenza in prelievo, ad esempio nelle zone ad alta densità
fotovoltaica, oppure per utenti molto lontani dal primo
nodo di rete, ma non si tratta di una regola generale.
Tantomeno è previsto da alcuna delibera . •

• FRANGISOLE
I moduli su un frangisole non mi sembra debbano essere
elementi costruttivi, ma occorre l'attestato di certificazione
energetica? E di che cosa?
Per. Ind. Firmo Davide Falappi
Quinzano D'Oglio (BS)

gennaio 2013

Per accedere all'incentivo i moduli devono essere elementi
costruttivi nel caso di pergole, barriere acustiche, tettoie,
pensiline e serre. Non di un frangisole.
Occorre invece l'attestato di certificazione energetica,
della struttura immobiliare a cui rimpianto fotovoltaico
è abbinato (singola unità immobiliare o intero edificio
condominiale), a meno che l'installazione avvenga:
• su edifici con la completa rimozione dell'amianto/
eternit dalla copertura;
• su edifici a destinazione produttiva non soggetti a
obbligo di certificazione energetica, ad esempio edifici non residenziali i cui ambienti sono riscaldati per
esigenze del processo produttivo o utilizzando re flui
energetici del processo produttivo non altrimenti utilizzabili . •

MACCHINE EQUIPOTENZIALITÀ
Una macchina è composta da quattro parti metalliche.
Ogni parte metallica può essere verniciata o zincata. L'assemblaggio tra le parti metalliche può awenire per mezzo
di viti filettate, oppure per mezzo di bullone più dado.
Occorre sempre predisporre un collegamento equipotenziale
tra le parti mediante un apposito ponticello, oppure è
sufficiente l'accoppiamento meccanico tra le parti quando
sono zincate?
In base a quale norma è possibile, nel caso di parti
zin ca te, omettere gli appositi collegamenti equipotenziali?
Ing. Cesare Flamigni
Alfonsine (RA)
La sua domanda non trova una risposta esplicita nella
norma CEI EN 60204-1 sull'equipaggiamento elettrico delle
macchine. Deve quindi accontentarsi delle considerazioni
che seguono.
Dal punto di vista della sicurezza elettrica, le parti metalliche di una macchina non sono tutte uguali: bisogna
innanzi tutto individuare le masse.
In breve, una massa è una parte metallica che può andare
in tensione per un guasto all'isolamento principale delle
parti attive, ad esempio la carcassa di un motore, ma
anche il telaio della macchina in contatto con i cavetti
del circuito di comando , TNE 9/ 12 , pago 17.
Una macchina ha un morsetto di terra al quale viene
collegato il conduttore di protezione esterno.
Tutte le masse della macchina devono essere elettricamente collegate a tale morsetto. Il che può avvenire
tramite un conduttore di protezione vero e proprio, oppure tramite parti metalliche della macchina di sezione
sufficiente e non asportabili, se è assicurata la continuità
elettrica.
E qui cade a concio la sua domanda: posso utilizzare a

gennaio 2013

tal fine viti e bulloni, oppure devo sempre prevedere un
cavallotto/ ponticello?
La filettatura garantisce la continuità elettrica, così in un
quadro elettrico la norma accetta che il pannello di un
vano che racchiude cavi sia messo a terra tramite le viti.
Ma la stessa norma sui quadri, CEI EN 61439-1 non si fida
più delle viti quando sul pannello sono montati componenti elettrici e impone un conduttore di protezione. È
del tutto evidente che non c'è nessuna differenza tra i due
casi e la distinzione della norma è emblematica dell'incertezza del normatore nell'affidare compiti elettrici a mezzi
di giunzione meccanici, anche se filettati come le viti.
Le riserve aumentano quando il contatto elettrico avviene
tra superfici piane, perché la continuità elettrica può
essere compromessa da strati isolanti dovuti a trattamenti
superficiali, vernici, corrosione, grassi, ecc.
Conclusione: la continuità elettrica può essere garantita
con viti e bulloni, protetti contro la corrosione, ma in
caso di dubbio la resistenza tra il morsetto di terra della macchina e la massa, misurata con una corrente di
almeno 10 A, non deve superare 0,1 Q.
Può ignorare le parti metalliche della macchina che non
sono masse , perché non è necessario che siano collegate a terra, salvo il caso particolare in cui siano masse
estranee, ad esempio tubazioni dell'acqua, oppure l'equipotenzialità sia richiesta ai fini della compatibilità
elettromagnetica (riduzione dei disturbi). Ma questo è
tutto un altro discorso . •

• IP55 E IP54
In una centrale elettrica turbogas realizzata non in Italia,
il committente pretende il grado di protezione IP55 per
le apparecchiature elettriche, elettromeccaniche ed elettrostrumentali, all'interno dei locali dove è presente un
sistema di spegnimento incendi con ugelli del tipo "water
spry" (spruzzo d'acqua diffuso).
C'è una normativa specifica che obbliga ad adottare il
grado di protezione IP55 per questa situazione, o basta
il grado di protezione IP54, visto che si tratta di spruzzi
e non di getti d'acqua .
Luca Moretti
Pomezia (Roma)
La differenza tra spruzzi e getti d'acqua sta nella pressione dell'acqua che colpisce il componente elettrico.
Per rispondere alla sua domanda occorrerebbe quindi conoscere la pressione dell'acqua dall'uscita dello sprinkler
(variabile con il tipo), la posizione e la distanza del
componente elettrico dallo sprinkler. Troppe variabili per
ottenere una risposta motivata.
Tuttavia, un'indicazione attendibile proviene dalla norma

TUTT

Scuola

Teatro

~

666
-

kWh r- ---@BT
-r-

Connessione
alla rete BT

rh11

Cabina di arrivo

~

f-c

-.L

Terra cabina -

Terra =oscuola -

-----

Connessione _____
alla rete MT

BT

- - - --

-.L

Terra teatro

MT

-----

Fig. 1 - Due edifici e tre impianti di terra.

UNI EN 12845 "Sistemi automatici a sprinkler", Appendice H, secondo la quale tutti i dispositivi di monitoraggio degli impianti sprinkler devono avere un grado
di protezione IP54 . •

• TERRE SEPARATE
In un edificio scolastico esistente, con propria fornitura
BT, viene installata la cabina di arrivo per la fornitura
MT di un teatro; la cabina di trasformazione è posta nel
teatro a 200 m di distanza, fig. 1.
Problemi:
1. Collegare la terra della cabina di arrivo con la terra
della scuola?
2. La luce e la presa di corrente nella cabina di arrivo
sono alimentate dalla cabina del teatro. È accettabile
che le terre delle due cabine siano separate?
3. Cosa cambia se il Distributore installa nella cabina di
arrivo un proprio trasformatore per la distribuzione
pubblica BT?

non è rispettata la regola suindicata, cioè che le masse
collegate a impianti di terra separati non devono essere
contemporaneamente accessibili. Se vuole tenere le terre
delle due cabine separate deve alimentare la presa e l'apparecchio di illuminazione nella cabina di arrivo tramite
un trasformatore (protezione per separazione elettrica).
3. Se la cabina di arrivo ospita un trasformatore del
Distributore, il centro stella (neutro) di tale trasformatore deve essere collegato a un dispersore separato da
quello di cabina . •

• INCROCIO CALATA - FUNE
Una linea per l'illuminazione pubblica è formata da una
fune in acciaio portante un cavo FG70R. Deve essere posata sul muro di un edificio protetto con LPS e dunque
incrocia una calata.
Quali provvedimenti bisogna prendere nel punto di intersezione tra la fune portante e la calata?
Per. Ind. Lorenzo Paletti
Porto Garibaldi (FE)

Per. Ind. Eros Bonometti
Verona
1. I due impianti di terra possono essere separati se non
ci sono masse, contemporaneamente accessibili, collegate
ai due impianti di terra.
In ogni caso (terre separate o unite) va verificato che
un guasto a terra sulla MT nella cabina di arrivo non
determini tensioni pericolose sulle masse BT della scuola,
ovvero che la tensione totale sia minore della tensione di
contatto ammissibile (U E :5 UTp ) oppure che le tensioni di
contatto sulle masse BT della scuola rientrino nei limiti
di sicurezza (U T :5 UTp ).
2. Se gli impianti di terra delle due cabine sono separati

TUTT

RMEL

Deve prevedere un isolamento tra calata e fune portante
con tensione di tenuta ad impulso (1,2/50 j.ls) di 100 kV.
Ad esempio, soddisfa allo scopo un tubo in polietilene
reticolato di spessore 3 mm . •

• TUBI
Nella norma CE! 64-8, art. 751.04.2.6, nella nota 2, viene
permessa la posa di tubi protettivi all'interno di strutture
combustibili solo se:

gennaio 2013

- conformi alla CEI EN 50086 (modificata nella nuova
edizione in EN 61386);
- presentano grado di protezione almeno IP4X.
Su TNE 2/10, pago 4, è scritto che le tubazioni devono
aver superato la prova al filo incandescente a 750°C.
Non trovo riscontro normativo di quest'ultima prescrizione,
né i costruttori indicano in catalogo la resistenza al filo
incandescente (glow wire) del tubo protettivo. Mi può
chiarire le idee?
Ing. Cristiano Dettoni
Cassano Magnago (VA)
La norma CEI 64-8, art. 751.04.2.6, nota 2, richiede che i
tubi protettivi in questione siano non propaganti la fiamma, secondo le prescrizioni della norma CEI EN 61386-1.
Ebbene tale norma, all'art. 13.1.3, prescrive proprio che
il tubo superi la prova al filo incandescente a 750°C.
È dunque sufficiente che il costruttore indichi in catalogo
che il tubo non propagante la fiamma è conforme alla
norma CEl EN 61386-1. •

• NUOVA MARCATURA CE
Un cliente vuole sostituire quarantamila tubi fluorescenti
già installati con altrettanti tubi equivalenti a ledo Occorre
quindi modificare le plafoniere, eliminare il reattore, ecc.
La plafoniera è marcata CE ai sensi delle direttive bassa
tensione e compatibilità elettromagnetica.
Mi sembra di aver capito che la marcatura CE decade,
perciò chi realizza tali modifiche sostanziali diventa il
costruttore delle nuove plafoniere e deve seguire la procedura per la nuova marcatura CE, TNE 10/10, pago 8 e
TNE 3/12, pago 21. Chiedo conferma.
Ing. Oscar Molteni
Treviolo (BG)
Confermo . •

• MI E M2
Su TNE 10/11, pagina 11, è scritto che l'Autorità ha allo
studio il problema dei due misuratori per gli impianti
con cessione totale.
Il problema è stato risolto? Un impianto fotovoltaico (secondo conto energia) in cessione totale esistente può avere
il misuratore Ml e il misuratore M2?
Per. Ind. Alberto Zagni
Castellarano (RE)

Gabinetto multipurpose.

Abbiamo richiesto un chiarimento in merito all'Autorità,
la quale ha precisato che il gestore di rete è tenuto,
di fronte ad una richiesta del produttore con cessione
totale dell' energia in rete, ad erogare il servizio di misura
dell'energia prodotta (M2).
In proposito, ricordo che il servizio di misura comprende le attività di installazione, manutenzione, raccolta,
registrazione e validazione dei dati.
Per gli impianti di produzione entrati in esercizio a partire
dal 27 agosto 2012:
• la raccolta, registrazione e validazione dei dati è sempre svolta dal gestore di rete;
• le attività di installazione e di manutenzione dei contatori M1 e M2 sono svolte:
- dal gestore di rete per impianti connessi alla rete
BT oppure di potenza nominale fino a 20 kW e
connessi alla rete AT o MT;
- dal soggetto responsabile attivo-attivo (senza carichi
propri al netto dei servizi ausiliari di generazione) di
impianti di potenza nominale oltre 20 kW connessi
alla rete AT o MT; il quale può però demandare
tale compito al gestore di rete dietro corrispettivo
(stabilito e pubblicato preventivamente) . •

1
gennaio 2013

TUTT

RMEL

Dedicato a quanti navigano tra problemi e scogli normativi,
per remare meno ... e approdare meglio.

N.29

Adauuamanti
La parola "adeguamento" evoca un obbligo da assolvere
per sistemare un qualcosa che non va più bene e dunque
va sistemato secondo le nuove regole.
Nel nostro settore è famoso l'adeguamento di tutti gli
impianti elettrici ai requisiti minimi di cui alla legge
46/90, art. 7, comma 3 e del relativo regolamento di
attuazione DPR 447/91, art. 5, comma 8.
Un adeguamento, quello della legge 46/90, incompiuto nelle abitazioni, dove mancano ancora all'appello
sei milioni di interruttori differenziali da 30 mA, tra
l'indifferenza generale, compresa quella delle categorie
interessate, TNE 9/09, pago 4.
La spinta verso l'adeguamento dovuta alla paura del pericolo elettrico è lieve, come la relativa percezione del
rischio. Un morto ogni settimana negli edifici civili per
folgorazione non basta, TNE 7/08, pago 21. Preoccupa
molto di più il campo magnetico degli elettrodotti e delle
cabine, mentre nel peggiore dei casi potrebbe produrre
qualche vittima ipotetica all'anno.
Questa nota ha lo scopo di attirare l'attenzione degli
interessati su due adeguamenti, attualmente in vigore,
che riguardano direttamente molti utenti connessi alla
rete di distribuzione in media tensione e indirettamente
chi si occupa per ragioni di lavoro di tali impianti.

1. Adeguamento per non pagare
il corrispettivo tariffario specifico
L'adeguamento delle cabine MT/BT di utente è stato promosso dall'Autorità fin dal 2004 con la delibera n. 247/04,
e riguarda gli utenti che hanno richiesto la connessione
alla rete MT prima del 11 novembre 2006, salvo alcune
eccezioni indicate dall'Autorità stessa, TNE 12/06, pago 3.
L'adeguamento non riguarda l'intera cabina a quanto disposto dalla norma CEI 0-16, ma unicamente DG + SPG e
limitatamente a quanto richiesto dall'Autorità. Tali cambiamenti servono per migliorare la continuità del servizio
elettrico fornito dalla rete a tutti gli utenti, tenuto anche
conto del passaggio dello stato del neutro da isolato a
compensato, TNE 7/08, pago 3.
Gli utenti con i requisiti semplificati non devono cambiare
DG + SPG, ma dichiarare che eseguono la manutenzione,
per ridurre la probabilità di un guasto a terra sulla media
tensione all'interno dell'impianto utilizzatore.
L'utente connesso alla rete MT deve inviare al Distributore,
anche tramite il Venditore, la dichiarazione di adeguatezza
(DIDA), firmata da un soggetto abilitato a tal fine. In caso
contrario, l'utente paga il corrispettivo tariffario specifico
(CTS), a volte maggiorato (CTS M).

1
TUTTO

ORMEL

gennaio 2013

Si tratta di una somma che varia con la potenza disponibile, da un minimo di 500 € a 3280,36 € ogni anno,
TNE 3/12, pago 3. Ciò nonostante, quasi la metà degli
utenti nel 2011 non aveva ancora inviato la DIDA ed ha
pagato 54,3 M€ di CTS.
In alcuni casi, i lavori da eseguire in cabina possono
scoraggiare l'utente; altre volte, il preventivo è esagerato
perché si cambia tutto anche se non è necessario; ma
molti utenti non si rendono conto che stanno pagando
il CTS e potrebbero farne a meno.
In proposito, vale la pena ricordare quanto disposto dalla
delibera ARG/elt 198/11, Alt A, art. 41.7, affinché l'utente abbia evidenza del CTS che sta pagando:
"Con decorrenza 10 gennaio 2012, ogni impresa distributrice fattura ai propri utenti MT, in solo prelievo o
in prelievo ed immissione, tenuti alla corresponsione del

corrispettivo tariffario specifico CTS ogni importo mensile
di CTS, pari a 1/12 del/'importo annuo dovuto, indicando
per ognuna di esse il mese e l'anno cui si riferisce. Tali

importi mensili devono avere evidenza specifica nei documenti di fatturazione di trasporto. Il venditore è tenuto ad
includere nella prima fatturazione utile ai propri utenti MT
le medesime informazioni secondo il medesimo dettaglio".
Per gli utenti in sola immissione, la fatturazione del CTS
è annua, nel periodo novembre-dicembre.
Occorre in ogni caso spiegare all'utente che cosa è il
CTS (si può confondere con una delle innumerevoli e
incomprensibili voci che compongono la bolletta) e soprattutto che si può evitare. L'impiantista elettrico, che
segue l'utente, avrebbe dovuto svolgere tale compito da
almeno cinque anni.
Gli utenti (attivi o passivi) che hanno inviato la DIDA
accedono agli indennizzi automatici per interruzioni senza preavviso, brevi e lunghe, cioè di durata superiore
a un secondo, in numero annuo compreso nei limiti
indicati dall'Autorità, in relazione al numero di abitanti
del Comune dove è ubicato rimpianto, o nel caso di interruzioni di eccezionale durata (escluse le interruzioni
dovute a causa di forza maggiore, o altri casi specifici
previsti dall'Autorità), TNE 3/12, pago 4.
L'indennizzo automatico (€), cioè senza necessità che
l'utente lo richieda, si riferisce ad un danno convenzionalmente assunto, per ogni interruzione indennizzabile
subita nel 2012-2013, pari a 2,4 volte la potenza, espressa
in kilowatt, prelevata o immessa nel quarto d'ora antecedente rinterruzione stessa.

2. Adeguamento per evitare la sospensione
dell'incentivo dal GSE
L'adeguamento all'allegato A.70 al codice di rete di TERNA
riguarda gli utenti, connessi alla rete MT, con impianto
di produzione di potenza nominale superiore a 50 kW.
Tale adeguamento è richiesto dalla delibera 84/2012/R/eel

gennaio 2013

del 26 aprile 2012. Chi ha adeguato l'impianto ed inviato
entro il mese di ottobre 2012 la prescritta documentazione riceve un premio, se però aveva inviato la DIDA,
avendone l'obbligo, TNE 4/12, pago 7.
Non era facile concludere l'adeguamento in tempi così
stretti, per via della penuria di nuove apparecchiature
disponibili sul mercato.
Il termine ultimo per l'adeguamento in questione è stabilito al 31 marzo 2013.
Se dopo tale data l'utente non ha ancora inviato al
Distributore la dichiarazione che ha adeguato rimpianto
di produzione, con gli allegati richiesti, e non la invia
dopo il sollecito, oppure a seguito dei controlli del Distributore l'adeguamento non risulta idoneo, il Distributore
deve segnalare rinadempienza al GSE che a sua volta ha
l'obbligo di sospendere rincentivo, fino a che rimpianto
non sia adeguato, TNE 9/12, pago 14.
Da segnalare in proposito che gli utenti con i requisiti
semplificati, i quali avevano inviato la DIDA, nel momento
in cui hanno installato un impianto di produzione di
potenza nominale maggiore di 50 kW, avrebbero dovuto
adeguare DG + SPG (non basta più la manutenzione).
Se questo non è avvenuto, il Distributore ha dovuto collegare ugualmente rimpianto di produzione alla rete, ma
dallo gennaio dell'anno successivo ha applicato il corrispettivo tariffario specifico maggiorato, cioè raddoppiato.
n CTS M triplica il secondo anno, quadruplica l'anno successivo, per poi rimanere costante nel tempo, TNE 7/08,
pago 6 e TNE 9/10, pago 20. 1

3. Conclusioni
Gli utenti che, pur avendone l'obbligo, non hanno adeguato la cabina (DG + SPG) e comunque non hanno inviato al
Distributore la DIDA stanno pagando da almeno quattro
anni il CTS, o peggio il CTS M, e non accedono agli indennizzi automatici relativi alle interruzioni lunghe e brevi.
Ciò fino al giorno in cui non invieranno la DIDA.
Tramite il software DIDA si può facilmente stabilire se un
utente ha l'obbligo di inviare la DIDA e si può calcolare
il CTS o il CTS H (programma a disposizione gratuita di
tutti gli abbonati VIP a TuttoNormel).
Gli utenti connessi alla rete MT, con impianto di produzione di potenza nominale> 50 kW, che non adeguano
l'impianto di produzione (DD! + SPI e altro) entro il 31
marzo 2013, rischiano la sospensione dell'incentivo da
parte del GSE, fino a che non avranno adeguato l'impianto
di produzione a quanto disposto dall' Autorità.

Sembra molto più ragionevole adeguare DG + SPG che pagare il corrispettivo tariffario specifico maggiorato. E anche il più presto possibile.

1

TUTT

RMEL

LE NORME CAMBIANO

IL QUADRO SINoIIICo
DEI QUADRI
PER AGGIORNARE LA SITUAZIONE NORMATIVA

1. Aggiornamento generale
I quadri elettrici sono oggetto di numerose norme in
trasformazione, dalla vecchia serie EN 60439 alla nuova
serie EN 61439, come illustrato a suo tempo su TNE 5/ 10,
pag. 3 e seguenti.
Mentre i costruttori costruiscono, i progettisti progettano, gli installatori installano ... i normatori continuano
imperterriti a cambiare le norme.
È di fatto impossibile per chiunque rimanere aggiornato,
perché le norme sono tante mentre il singolo è da solo
e non può seguire tutti i cambiamenti normativi.
Emblematiche le norme sui quadri. È vero che sono rivolte ai costruttori dei quadri, ma coinvolgono anche
l'impiantista, essendo il quadro un componente essenziale
degli impianti elettrici. Lo stesso dicasi per l'equipaggiamento elettrico delle macchine, oggetto della norma EN
60204-1 , i cui quadri sono soggetti anche alle norme
generali EN 61439.
La suddetta difficoltà a seguire l'evoluzione delle norme
può determinare una crisi di scoramento, innescare una
repulsione indotta da overdose normativa, fornire l'alibi
per ignorare completamente le norme, cioè fare niente
non potendo fare tutto.
La sopravvivenza consiste, come in tutte le cose, nella
quantità. È la dose che fa il veleno (Para celso ).
Le norme sono particolarmente indigeste e guai ad abusarne. Questo è uno dei motivi per cui TuttoNormel ha
poche pagine, anche se rivolte a chi ha già superato la
crisi di rigetto.
Per tornare a bomba, la tabella che segue costituisce un
quadro sin ottico della situazione normativa e può essere
utile per fare il punto sulle tante norme in vigore sui
quadri elettrici.
Istruzioni per l'uso della tabella: serve come riferimento
per la consultazione, da utilizzare a piccole dosi in caso
di smarrimento normativo.

TUTT

/'

###BOT_TEXT###quot;\

Effetti collaterali: la lettura a dosi massicce della tabella
può determinare crisi depressive, specie in soggetti di
umore instabile.
Per i soggetti affetti da "sindrome quadristica" è indicata
la lettura diluita, un capitolo alla settimana, del volume
"Quadri bassa tensione", Edizione TNE, aggiornato .

2. Aggiornamento particolare
È appena stata pubblicata la norma CEI EN 61439-3 (prima edizione): "Apparecchiature assiemate di protezione
e di manovra per bassa tensione (quadri BT) - Parte 3:
Quadri di distribuzione destinati ad essere manovrati da
persone comuni (DBO)".
Questa norma proviene dall'Europa e sostituisce la precedente norma CEI EN 60439-3: "Apparecchiature assiemate
di protezione e manovra destinate ad essere installate
in luoghi dove personale non addestrato ha accesso al
loro uso - Quadri di distribuzione (ASD)".
Le differenze nel titolo sono del tutto formali: nella vecchia norma erano quadri ASD , ora sono diventati quadri
DBO (dibiò o anche doblò ... !). L'oggetto della norma non
cambia: quadri destinati ad essere manovrati da persone
comuni, ovvero quadri installati in luoghi dove personale
non addestrato ha accesso al loro uso .
C'è da chiedersi quale sia l'addestramento necessario per
"manovrare un quadro" o per "usare un quadro". Meglio
chiarire subito che tali dizioni non includono l'apertura del quadro per condurre lavori elettrici, o manovre
semplici. No, entrambe le norme indicano soltanto le
caratteristiche costruttive del quadro.
Secondo la norma generale CEI EN 61439-1 i quadri possono essere chiusi o aperti. I quadri chiusi devono avere
un grado di protezione almeno IP2X.
La norma CEI EN 61439-3 richiede, invece, un grado di
protezione IP2XC. La differenza consiste nel fatto che

gennaio 2013

un filo rigido di diametro 2,5 mm, lungo 10 cm (che
simula un attrezzo), non deve entrare in contatto con
parti in tensione.
Non ci sono altre differenze significative ai fini della
sicurezza delle persone comuni, ammesso che quella appena indicata sia una differenza significativa; infatti, una
persona comune deve solo manovrare gli interruttori e
non avvicinarsi ad un quadro con un attrezzo per cercare di toccare le parti in tensione (sarebbe una persona
"fuori dal comune").

Certamente, questa differenza non giustifica una norma.
In Italia, abbiamo peraltro la norma CEI 23-51, la quale
ha un campo di applicazione simile e non richiede affatto
il grado di protezione IP2XC, ma si accontenta del grado
di protezione IP2X, ritenuto tra l'altro sufficiente anche
dalla norma CEI 64-8 per la protezione delle persone
in un ambiente ordinario, dove appunto sono presenti
persone ordinarie (non addestrate).
Tra tante norme, forse una norma in meno era senz'altro
un vantaggio ... per gli utenti delle norme.

Tabella - Situazione delle norme relative ai quadri elettrici (gennaio 2013),

Norma

Contenuti

l ')

I

Norma precedente / Commenti

CEI EN 61439-1
(seconda edizione, febbraio 2012)

I La norma CEI EN 61 439-1 tratta le "regole

CEI EN 61439-2
(seconda edizione, febbraio 2012)
Apparecchiature assiemate di protezione e
di manovra per bassa tensione
(quadri BT) Parte 2: Quadri di potenza.

I La norma CEI EN 61439-2 tratta "i quadri I La prima edizione della norma CEI EN

generali" per tutti i tipi di quadri.
Non può essere utilizzata da sola per
Apparecchiature assiemate di protezione e
di manovra per bassa tensione (quadri BT) - specificare un quadro e determinarne la
conformità, ma deve essere utilizzata
Parte 1: Regole generali.
congiuntamente con la norma del quadro
I realizzato (in targa va riportata la norma
I di riferimento del quadro realizzato, ad es.
EN 61439-2 o 61439-3, ecc.) .

CEI EN 61439-3
(prima edizione, novembre 2012)
Apparecchiature assiemate di protezione e
di manovra per bassa tensione (quadri BT) Parte 3: Quadri di distribuzione destinati
ad essere manovrati da persone comuni
(DBO).

CEI EN 60439-4
(seconda edizione, ottobre 2005)

Apparecchiature assiemate di protezione e
manovra per bassa tensione (quadri BT).
Parte 4: Prescrizioni particolari per apparecchiature assiemate per cantiere (ASC).

La prima edizione della norma CEI EN
61439-1 (gennaio 2010) e la norma CEI EN
60439-1 (quarta edizione, CEI 17-13/1,
novembre 2000) rimangono in vigore, in
parallelo, rispettivamente fino al 23 settembre e 31 ottobre 2014.

di potenza" utilizzati per distribuire e
61439-2 (gennaio 2010) e la norma CEI EN
60439-1 (quarta edizione, CEI 17-13/ 1,
controllare l'energia per tutti i tipi di carichi previsti per applicazioni industriali, I novembre 2000) rimangono in vigore , in
commerciali e applicazioni similari e in cui parallelo, rispettivamente fino al 23 setnon sono previste operazioni da parte di
tembre e 31 ottobre 2014 .
persone comuni.
Si applicano le prescrizioni delle regole
generali della Parte 1 con la quale va letta
congiuntamente.

I

La norma CEI EN 61439-3 , sostituisce la
norma CEI EN 60439-3 "Apparecchiature
assiemate di protezione e manovra
destinate ad essere installate in luoghi
dove personale non addestrato ha accesso
al loro uso - Quadri di distribuzione
(ASD)".
La nuova norma segue le regole generali
della CEI EN 61439-1, con la quale deve
essere letta congiuntamente, e tratta
i quadri di distribuzione previsti per
applicazioni dove persone non esperte
hanno accesso alloro utilizzo.
(DBO: Distribution Boards intended to be
operated by Ordinary persons).

La norma CEI EN 60439-3 (CEI 17-13/ 3)
resta in vigore, in parallelo, fino al 22
marzo 2015.
In Italia rimane ancora in vigore la norma
CEI 23-51 per la realizzazione, le verifiche
e le prove dei quad ri per installazioni fisse
per uso domestico e similare con corrente
nominale in entrata fino a 125 A.

La norma CEI EN 60439-4 si applica ai
quadri soggetti a prove di tipo, destinati
all'impiego nei cantieri edili (ASC).

La norma CEI EN 60439-4 resterà in vigore
fino all'uscita della norma EN 61439-4,
prevista nel 2013.
Le norme della serie CEI EN 61439 non distinguono più tra quadri AS e ANS , quindi
scompare la sigla ASC.

(Continua)

(') Le norme più recenti non portano più l'indicazione esplicita del numero dell'edizione.

gennaio 2013

TUTTO

ORMEL

Tabella - (Segue)

I CEI EN 61439-5
(prima edizione, dicembre 2011)
Apparecchiature assiemate di protezione e
manovra per bassa tensione (quadri BT)Parte 5: Prescrizioni particolari per
I apparecchiature di distribuzione in reti
pubbliche.
EN 61439-6

(prima edizione, agosto 2012)
Apparecchiature assiemate di protezione e
manovra per bassa tensione (quadri BT) .
Parte 6: Prescrizioni particolari per i
condotti sbarre.
(In corso di recepimento da parte del CEI)
EN 61439-7

(in preparazione in sede internazionale).

I
CEI EN 62208

(seconda edizione, febbraio 2012)
Involucri vuoti per apparecchiature assiemate di protezione e di manovra per bassa
tensione. Prescrizioni generali.
CEI EN 50274

(prima edizione, settembre 2002)
Apparecchiature assiemate di protezione
e manovra per bassa tensione - Protezione
contro le scosse elettriche.
Protezione dal contatto diretto accidentale
con parti pericolose.

La norma CEI EN 61439-5 si applica ai
quadri e alle cassette di tipo fisso adatte
per installazione nelle reti pubbliche di
distribuzione dell' energia elettrica.

La norma CEI EN 61439-5 sostituisce la
norma CEI EN 60439-5, seconda edizione
aprile 2007, che resta in vigore in parallelo
fino al 3 gennaio 2014.

I
La norma EN 61439-6 si applica ai
condotti sbarre ed ai loro componenti
per la trasmissione, distribuzione e
conversione dell'energia elettrica.
La norma non si applica ai binari
I elettrificati soggetti alla norma EN 60570.

La norma EN 61439-6 sostituisce la
norma EN 60439-2, che rimane in vigore
in parallelo fino a giugno 2015.
I
I

I

La norma EN 61439-7 è destinata a
quadri per applicazioni particolari, quali i
campeggi, darsene, supermercati, per caricabatterie dei veicoli elettrici, ecc.

Pubblicazione prevista nell'anno 2013.

La norma CEI EN 62208 si applica agli involucri, come forniti dal relativo costruttore, prima che vengano incorporati gli
apparecchi di protezione e di manovra.

La prima edizione della norma CEI EN
62208 (marzo 2005) rimane applicabile
fino al 23 settembre 2014 .

I
Indica le modalità di costruzione di un
quadro affinché persone esperte o avvertite possano effettuare operazioni semplici
all'interno di un quadro di bassa tensione
come ad esempio il ripristino di un relè
termico, senza effettuare le procedure dei
lavori sotto tensione.

Questa norma europea è stata illustrata su
TNE 5/ 03 , pag o 3 e seguenti, ma non trova
larga applicazione nel nostro Paese.

La norma stabilisce un metodo di calcolo,
sostitutivo alla prova di riscaldamento, applicabile a quadri o a scomparti di quadro
senza ventilazione forzata.
n metodo permette di determinare la
sovratemperatura dell'aria all'interno del
quadro.

La norma è in corso di revisione per l'allineamento con la nuova serie CEI EN
61439.

I
I

I

CEI 17-43

(seconda edizione, agosto 2000)
Metodo per la determinazione delle sovratemperature, mediante estrapolazione, per
di
e manovra per bassa tensione (quadri BT)
non di serie (ANS).

Il' ",,,,cchi"",, ,,,i,m",

,wt"i",

CEI 17-52

(prima edizione, settembre 1997)
Metodo per la determinazione della tenuta
al cortocircuito delle apparecchiature assiemate non di serie (ANS).

I,
I

La norma è stata recepita dall' Allegato P
Questa norma è stata di fatto superata
(normativa) della norma CEI EN 61439-1,
dalla norma CEI EN 61439-1, Allegato P.
seconda edizione, che descrive un metodo
di estrapolazione per la tenuta al cortocircuito di tutti i quadri solo attraverso il
confron to de l quadro con il sistema di riferimento provato dal costruttore originale
I
in laboratorio.
L'estrapolazione è consentita solo per i
quadri con valori di corrente di cortocircuito minori o uguali a quelli del sistema di
riferimento provato. Il calcolo per il metodo di estrapolazione si basa sulla norma
EN 60865-1 "Correnti di cortocircuito - Calcolo degli effetti - Parte 1: Definizioni
e metodi di calcolo", art. 5.13.
(Continua)

TUTT

RMEL

gennaio 2013

Tabella - (Segue)
CEI 23-51
(seconda edizione, febbraio 2004)
Prescrizioni per la realizzazione, le verifiche e le prove dei quadri di distribuzione
per installazioni fisse per uso domestico e
similare.

Si applica ai quadri di distribuzione (centralini) per installazioni fisse per uso domestico e similare realizzati da installatori con
involucri conformi alla norma CEl 23-49 ed
apparecchi (dispositivi di protezione, prese
a spina, ecc.) del CT 23.

CEI 23-49
La norma CEl 23-49 stabilisce le prescrizioni
(prima edizione, marzo 1996, varianti VI,
per la progettazione, la realizzazione e le
dicembre 2001 e V2, giugno 2003)
prove degli involucri destinati a contenere
dispositivi di protezione ed apparecchi che
Involucri per apparecchi per installazioni
elettriche fisse per usi domestici e similari. dissipano una potenza non trascurabile
e che sono utilizzati in installazioni fisse
Parte 2: Prescrizioni particolari per inper uso domestico e similare.
volucri destinati a contenere dispositivi
La norma è destinata al costruttore degli
di protezione ed apparecchi che nell'uso
involucri per la realizzazione dei centraordinario dissipano una potenza non tralini.
scurabile.

I La norma CEl 23-51 costituisce l'applica: zione pratica delle norme EN 61439 nei
casi semplici di centralini ad uso do mestico e similare.
Ai fini della direttiva bassa tensione è
valida nella sostanza; sul piano formale è
opportuno citare la norma EN 61439 per i
I prodotti destinati ad altri paesi dell'Unione europea.

La norma CEl 23-49 va letta congiuntamente alla norma CEl 23-48: "Involucri per
apparecchi per installazioni fisse per usi
domestici e similari.
Parte 1: Prescrizioni generali".

I
GUIDE CEI
I

CEI17-70 (aprile 1999),
Guida all'applicazione delle norme dei quadri di bassa tensione.
La guida riguarda interpretazioni, commenti e raccomandazioni nell'applicazione della vecchia norma CEl 17-13/1.
CEI 17-86 (novembre 2008)
"Apparecchiature assiemate di protezione e manovra per bassa tensione (quadri BT). Guida per la prova in condizioni d'arco dovuto
ad un guasto interno".
La guida CEl 17-86 è la traduzione del Rapporto Tecnico lEC/TR 61641 e fornisce indicazioni sul metodo di prova dei quadri per bassa
tensione in condizioni d'arco in aria dovuto ad un guasto interno.
La prova è facoltativa (non è prevista dalle norme CEl EN 61439), eseguita a discrezione del costruttore o soggetta ad accordo tra costruttore e utilizzatore, ha il solo scopo di determinare l'attitudine del quadro a limitare il rischio di lesioni alle persone e di danni
, ad altn apparecchI del quadro e altn manufattI cncostantl, nsultantl da un arco mterno al quadro.
CEI 17-97/1 (luglio 2008),
"Apparecchiature a bassa tensione. Dispositivi di protezione contro le sovracorrenti - Parte 1: Applicazione delle caratteristiche nominali di cortocircuito".
La guida CEl 17-97/1 è la traduzione del Rapporto Tecnico lEC 61912 ed è rivolta ai progettisti di impianti elettrici per indirizzarli
alla scelta delle protezioni contro il cortocircuito, utilizzando ne al meglio le caratteristiche, al fine di evitare eccessi di progettazione e costi aggiuntivi non necessari.
La guida riassume le definizioni delle caratteristiche nominali di cortocircuito per i quadri ed apparecchi di bassa tensione e fornisce
degli esempi applicativi.
CEI UNI EN 45510-2-7 (marzo 2006)
"Guida per l'approvvigionamento di apparecchiature destinate a centrali per la produzione dell'energia elettrica. Parte 2-7: Apparecchiature elettriche. Apparecchiature di manovra".
La guida CEl UNI EN 45510-2-7 fornisce istruzioni per la redazione delle specifiche tecniche, prevalentemente per apparecchiature di
media tensione, ma anche per i quadri ausiliari di centrale. La norma è stata realizzata congiuntamente dal CEI e dall'UNI.

gennaio 2013

TUTT

RMEL

LUOGHI PERICOLOSI

PISCINE E FONTANE
COSA È CAMBIATO CON LA NUOVA NORMA CEI64-8

1. Introduzione
Come è noto, le piscine e le fontane sono luoghi che
presentano un rischio elettrico maggiore per la presenza
di acqua . Per questo motivo, la norma individua quali
zone pericolose quelle più vicine all'acqua, dove gli impianti elettrici devono avere requisiti più severi.
Nel presentare i principali cambiamenti della nuova norma CEl 64-8, entrata in vigore ilio novembre 2012,
sono state segnalate piccole modifiche per le piscine e
le fontane senza entrare nel merito, TNE 7/12, pago 15.
Di seguito sono illustrate nel dettaglio le modifiche in
questione.

2. Piscine
Trasformatore di sicurezza
Nella zona O le persone sono totalmente immerse nell'acqua; nella zona 1 le persone sono bagnate, con i piedi
nudi, su superfici normalmente bagnate.
Nelle zone O e 1 sono pertanto ammessi solo circuiti SELV
(bassissima tensione di sicurezza) con tensione massima
di 12 V in c.a. (30 V in c.c.).
Secondo la vecchia norma, il trasformatore di sicurezza
che alimenta il circuito SELV doveva essere ubicato fuori
dalle zone O, 1, 2.
Secondo la nuova norma, il trasformatore di sicurezza
può essere installato anche in zona 2 se il circuito di
alimentazione è protetto da un interruttore differenziale
con ldn ~ 30 mA.
Nei locali da bagno, invece, il trasformatore di sicurezza
non può essere ubicato in zona 2, anche se protetto da

TUTT

un interruttore differenziale con ldn ~ 30 mA. Questa
differenza è giustificata dalla diversa lontananza dall'acqua della zona 2, la quale inizia, fig. 1:
• dal bordo della vasca o dal piatto doccia;
• oltre 2 m dal bordo vasca, nella piscina.

Dispositivi di protezione, di sezionamento, di comando
e prese a spina
Secondo la vecchia norma, i dispositivi di protezione,
di sezionamento, di comando e le prese a spina erano
vietati in zona O e 1 delle piscine. Erano, e sono, però
ammessi apparecchi di illuminazione subacquei alimentati
SELV con tensione fino a 12 V c.a. o 30 V c.c.
Coerentemente , la nuova norma ammette dispositivi di
protezione, di sezionamento, di comando e le prese a
spina in zona 1, se alimentati SELV con tensione fino a
12 V c.a . o 30 V c.c.
Nulla cambia, invece, per le piccole piscine, cioè dove non
c'è la zona 2, nelle quali era ed è consentita l'installazione dei dispositivi di protezione, di sezionamento, di
comando e le prese a spina ad almeno 1,25 m dal bordo
della vasca e ad almeno 0,3 m sopra il pavimento, se
sono in alternativa:
• alimentati SELV con tensione fino a 25 V c.a. o 60 V c.c.;
• alimentati tramite trasformatore di isolamento individuale (separazione elettrica);
• protetti da interruttore differenziale con ldn S 30 mA.

n

limite di tensione per il circuito SELV è 12 V c.a.
(30 V c.c) nella zona 1 e 25 V c.a. (60 V c.c) nelle
piccole piscine. Tale differenza è dovuta al fatto che il

gennaio 2013

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- - - I - - T - - - r - - - - - -,
Zona 1 1Zona 21

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Zona O

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2,0 m

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Piscina

Fig. 1 - Confronto tra la zona 2 dei locali da bagno e la zona 2 delle piscine.

dispositivo di protezione, di sezionamento, di comando
o la presa a spina può essere installato:
• nella zona 1: subito a ridosso del bordo vasca;
• nelle piccole piscine: a non meno di 1,25 m dal bordo
vasca.

Grado di protezione
Secondo la vecchia norma, nella zona O era sufficiente
il grado di protezione IPX8 , ad esempio per i faretti
subacquei.
La nuova norma richiede il grado di protezione IPX8/X5, se
sono previsti getti d'acqua per la pulizia della vasca. Il
grado di protezione IPX8 , infatti, garantisce la protezione contro l'immersione permanente, ma l'acqua potrebbe

ugualmente entrare nell'involucro se sottoposto al getto
d'acqua che ha una pressione maggiore.

Locale pompe
La nuova norma dedica un nuovo articolo al locale che
contiene le pompe e/ o altri apparecchi destinati al funzionamento della piscina, "adiacente aUa piscina, accessibile
tramite una ribalta o una porta situata su un piano che
circonda la piscina". Se l'alimentazione è SELV (12 V c.a.
o 30 V in c.c.) nulla da aggiungere. 1
1 Salvo che il trasformatore di sicurezza deve essere installato fuori
delle zo ne O e 1; se in zona 2 deve essere protetto da interruttore differenziale con Idn S 30 mA.

1
gennaio 2013

TUTT

RMEL

In caso contrario, si applicano le quattro regole seguenti:
a) la porta, o la ribalta, che danno accesso al locale deve
essere apribile solo tramite chiave o attrezzo;
b) gli apparecchi installati nel locale devono avere un
grado di protezione almeno IP5X;
c) i circuiti devono essere protetti da un interruttore
differenziale con Idn S 30 mA;
d) il collegamento equipotenziale supplementare della
piscina deve comprendere il locale pompe.

Tabella A - Novità introdotte dalla settima edizione della norma
CEI 64-8 (in vigore dal 1/11/12).
Fino al

PISCINE
Grado di protezione
in zona

Il punto b) relativo al grado di protezione IP5X sembra
applicabile indipendentemente dalla ubicazione e tipo di
accesso al locale pompe.

3. Fontane
Si ricorda che le fontane la cui vasca può essere occupata
da persone, senza l'ausilio di scale o di mezzi simili,
sono soggette alle prescrizioni previste per le piscine.
Quanto suindicato a proposito di varianti relative alle piscine vale quindi anche per le fontane assimilate a piscine.

IPX8
IPX8jX5 se è
previsto l'uso di getti
d'acqua per la pulizia

Trasformatore
di sicurezza
(circuiti SELV)

Vietato
in zona 0, 1, 2

Vietato nelle
zone O e L
Ammesso in zona 2
se protetto da
interruttore differenziale con Idn :5 30 mA

Dispositivi di
protezione,
sezionamento
e comando
Prese a spina

Vietati
in zona e 1

Ammessi in zona 1
se SELV
(12 V c.a. o 30 V in
c.c.) (3)

Locale pompe

Nessuna
prescrizione

Vedi testo

(2)

°

FONTANE
Tubi protettivi in
zona 1

Protezione meccanica dei cavi

Le cifre vanno da 1 a 5, parallelamente cresce la severità
delle prove.
Il tubo viene anche identificato con un aggettivo:
• molto leggero: se supera tutte le prove di severità 1;
• leggero: se supera tutte le prove di severità 2;
• medio: se supera tutte le prove di severità 3;
• pesante: se supera tutte le prove di severità 4;
• molto pesante: se supera tutte le prove di severità 5.

(1)

IPX8

°

La norma aggiunge che se gli apparecchi sono protetti
per separazione elettrica non occorre l'interruttore differenziale di cui al punto c); inoltre, le tubazioni verso
la vasca devono essere di materiale isolante. 2

Nella zona 1 delle fontane, i cavi devono avere un'adeguata protezione meccanica. 3
La nuova norma ha specificato che i tubi protettivi utilizzati a tal fine devono avere una resistenza all'urto 5
(la massima prevista dalla norma CEI EN 61386-1); in
altri termini, il tubo corrisponde alla sigla X5XX.
Si ricorda in proposito che tale sigla indica le proprietà
meccaniche del tubo nell'ordine, TNE 1/11, pago 3:
• resistenza alla compressione (prima cifra);
• resistenza all'urto (seconda cifra);
• resistenza alla trazione (terza cifra);
• resistenza al carico sospeso (quarta cifra). 4

Dal 1/11/12

31/10/12

Nessuna
prescrizione

Ammessi solo con
resistenza 5 all'urto
(X5XX)

Le novità indicate si applicano anche alle fontane la cui vasca
può essere occupata da persone, senza l'ausilio di scale o di mezzi
simili.
(1)

(2) Ammessi in zona 1 nelle piccole piscine a determinate condizioni (vedi testo).
(3) Nelle piccole piscine (zona 1) sono ammessi, tra l'altro, anche
SELVa tensione fino a 25 V c.a. e 30 Vc.c. (vedi testo).

di massa 6,8 kg), identificato dal codice X5XX (la X
significa che non importa quale sia la resistenza relativa
alla proprietà meccanica corrispondente al posto occupato
dalla X stessa).
Va da sé, che un tubo "molto pesante" (sigla 5555) va
bene a maggior ragione.
La tabella A riassume le novità introdotte dalla settima
edizione della norma CEI 64-8 per le piscine e le fontane.

2 Una prescrizione troppo severa, perché le masse protette per separazione elettrica non devono essere collegate "intenzionalmente" a terra, art. 413 .5.2.5, ma non è necessario che siano "isolate" da terra.

Coerentemente tale regola si applica anche nella zona 1 di una fontana assimilata ad una piscina. La zona 2 manca nelle fontane .

3

Nel caso di specie, è sufficiente un tubo che abbia superato la prova all'urto più severa (prova con martello

4 Il codice completo è formato da 12 cifre, TNE 1/11, pago 3 e seguenti.

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TUTT

gennaio 2013

VERIFICA STATI CA

TETTI
FOTOVOLTAICI
RESPONSABILITÀ DELL'INSTALLATORE E DEL PROGETTISTA

Molti impianti fotovoltaici vengono installati sulle coperture degli edifici, con conseguente sovraccarico delle
strutture portanti del tetto.
Il sovraccarico introdotto dall'impianto fotovoltaico è rappresentato dai carichi permanenti, costituiti dal peso di
moduli, strutture di sostegno ed eventuali zavorre, e dai
carichi variabili della neve e del vento, guida CEI 82-25,
par. 4.5.2.2. 1

È opportuno che l'installatore realizzi l'impianto fotovoltaico soltanto dopo che un professionista abbia valutato
l'idoneità del tetto a sopportare il sovraccarico determinato dall'impianto (verifica statica).
Infatti, pur non essendovi un'esplicita disposizione di legge
che imponga tale verifica, l'installato re ha interesse a farla
effettuare poiché, in sua assenza, risponderà a livello civile
dei danni ed a livello penale di un eventuale infortunio
provocati dal cedimento o dal crollo del tetto. 2
L'installatore è chiamato a rispondere di un danno o un
infortunio, se lo stesso si è verificato (anche) a causa
del suo comportamento colposo e, nel caso di specie, si
configura senz'altro la colpa (negligenza) di un soggetto
che provvede ad installare un impianto fotovoltaico su
di un tetto senza assicurarsi, con la necessaria diligenza
e professionalità, che quest'ultimo sia in grado di reggeme il peso.

gennaio 2013

La posizione dell'installatore è tra l'altro aggravata dalla
guida CEI 82-25 dove è scritto che in caso di installazione dell'impianto fotovoltaico "su una struttura edile

preesistente, è necessario avere il parere favorevole del
progettista di tale struttura o comunque di un tecnico
abilitato", art. 4.5.2.
Tra l'altro la guida CEI 82-25 è obbligatoria per l'accesso
alle tariffe incentivanti in base al DM 5/5/11, art. 11,
comma 2, lettera b), che impone la conformità dell'impianto
alle norme tecniche indicate nel relativo allegato L tra le
quali è compresa la suddetta guida. 3
Occorre poi tenere presente che l'installatore è coinvolto
Il sovraccarico dovuto al vento è particolarmente importante se la
copertura dell'edificio è piana, poiché in tale caso l'installazione viene
in genere effettuata su strutture a cavalletti, per fornire ai moduli l'inclinazione ottimale.

1

2 L'installazione dell'impianto fotovoltaico sul tetto può modificare in
taluni casi anche il comportamento all'incendio della struttura, di cui
dovrà tenere conto il professionista nelle attività soggette ai controlli
di prevenzione incendi.
Nel seguito con il termine "crollo" si intende sia il crollo vero e proprio del tetto, che il semplice cedimento.
3 La situazione era analoga con il secondo conto energia DM 19/2/07,
art. 4, comma 4 e con il terzo conto energia DM 6/8/10, art. 7 comma 2,
lettera b).

TUTTO

RMEL

anche nel caso in cui il crollo del tetto sia dovuto non
solo all'installazione dell'impianto fotovoltaico, ma anche
ad altre cause (vetustà, carenza di manutenzione, ulteriori
sovraccarichi, ecc.).
In altri termini, la responsabilità dell'installatore si configura anche nel caso in cui l'impianto fotovoltaico abbia
soltanto contribuito a determinare il crollo del tetto è
non ne sia invece stato unica causa. 4
Nella realtà accade frequentemente che l'installazione
dell'impianto fotovoltaico venga eseguita in assenza di
una verifica statica del tetto.
Questo accade in particolare nel caso di impianti installati
sopra le coperture a falda poiché, essendo
in tale caso il sovraccarico limitato al
peso proprio dell'impianto, si ritiene
sufficiente una verifica "ad occhio";
si tratta però di un'imprudenza da
evitare, tenuto conto dell'entità
dei problemi cui può andare
incontro l'installatore in caso
di crollo del tetto.
La verifica statica redatta
da un professionista costituisce una tutela per l'installatore poiché, in presenza di
tale controllo, nessuna responsabilità potrà essere addebitata
all'installato re. 5
Tale documento "sposta" dunque la responsabilità dall'installato re al professionista
che l'ha redatto.
Va invece sottolineato come siano del tutto inutili, almeno per quanto riguarda le responsabilità penali (e gli
obblighi risarcitori ad esse connessi), eventuali documenti che l'installatore faccia sottoscrivere al cliente, nei
quali quest'ultimo, magari per evitare di pagare il costo
della verifica statica, dichiara che il tetto è idoneo a
sopportare il peso dell'impianto ed esonera l'installato re
da ogni responsabilità al riguardo.
Infatti il cliente non ha, in genere, alcuna specifica
professionalità e dunque l'installatore non può legittimamente fare affidamento sulle sue valutazioni.
Inoltre, il cliente non ha il "potere" di esonerare l'installatore dalle responsabilità, essendo l'individuazione
delle stesse demandata alla magistratura, sulla base del
comportamento tenuto e degli obblighi che gravano su
ciascuno.

blema della verifica statica del tetto, quando predispone
il preventivo di un impianto fotovoltaico, o comunque
prima di accettare l'incarico di realizzarlo.
Quando presenta un' offerta per la realizzazione di un
impianto fotovoltaico, l'installatore può decidere di includervi il costo della verifica statica, oppure di non
comprenderla, specificando però che la realizzazione
dell'impianto è subordinata all'effettuazione della suddetta verifica, redatta da un professionista incaricato dal
cliente.
Nel caso in cui gli venga chiesto di realizzare l'impianto
fotovoltaico progettato da un professionista
scelto dal cliente, è opportuno che
l'installatore si accerti se nell'incarico di progettazione sia compresa
la verifica statica del tetto e,
in caso contrario, inserisca
l'obbligo di effettuarla tra
le condizioni poste per
accettare il lavoro. 7
È inoltre opportuno che
la verifica statica sia
inserita tra gli allegati
facoltativi alla dichiarazione di conformità rilasciata dall'installato re per
l'impianto fotovoltaico. 8
Per quanto riguarda, infine, il
professionista che predispone il
progetto di un impianto fotovoltaico installato sul tetto di un edificio, senza occuparsi della verifica statica del
tetto, è opportuno che indichi nel progetto
stesso la necessità di far redigere la suddetta verifica
prima di realizzare l'impianto, ad evitare che il suo comportamento possa essere ritenuto negligente, e dunque
foriero di responsabilità, in caso di crollo del tetto.

Le cause che hanno determinato il crollo del tetto verranno stabilite
dalle perizie disposte nell'ambito del processo civile o penale che vedrà coinvolto l'installatore.

4

5 La verifica statica tutela l'installatore cosi come la "dichiarazione del
fabbro" nel caso l'installatore realizzi l'automazione di un cancello manuale esistente, TNE 7/09, pago 3.

In altri termini, l'installatore che realizza l'impianto in assenza della
verifica stati ca non soltanto corre dei rischi, ma li fa correre anche al
proprio cliente.

6

Il costo della verifica statica grava ovviamente sul cliente,
al quale va spiegato che tale verifica è nel suo stesso
interesse visto che, in assenza della stessa, potrebbe
trovarsi a subire il danno relativo al crollo del tetto ed
a rispondere (insieme all'installatore) delle conseguenti
responsabilità. 6
È dunque opportuno che l'installatore si ponga il pro-

TUTT

RMEL

Quanto indicato vale anche nel caso in cui l'installatore realizzi l'impianto fotovoltaico in regime di subappalto, magari installando componenti forniti dalla ditta appaltatrice.

7

In alternativa, può essere inserita nella DICO una nota con i riferimenti della data in cui è stata redatta la verifica stati ca e gli estremi
del professionista che l'ha predisposta.

8

gennaio 2013

NUOVA EDIZIONE

GUIDA CEI 31-35/ A
AGGIORNAMENTI E PICCOLE VARIANTI

È stata recentemente pubblicata (novembre 2012) la quarta
edizione della guida CEI 31-35/ A:

"Atmosfere esplosive - Guida alla classificazione dei luoghi con pericolo di esplosione per la presenza di gas in
applicazione della Norma CEI EN 60079-10-1 (CEI 31-87) :
esempi di applicazione".
L'aggiornamento di tale guida si è reso necessario a seguito della pubblicazione della quarta edizione della guida
CEI 31-35 (febbraio 2012) . 1
La struttura della guida è rimasta invariata ed è costituita
da due appendici:
• appendice GE: esempi di classificazione;
• appendice GF: luoghi particolari.
Nell'appendice GE è stato aggiunto l'esempio GE-9 "Impianto di riscaldamento ad olio diatermico caldo" mentre
nell'appendice GF è stato eliminato l'esempio GF-5 "Locali
o edifici pressurizzati in luoghi con pericolo di esplosione
per la presenza di gas, vapori o nebbie infiammabili"
(contenuto nella precedente edizione della guida), poiché
sostituito dalla norma CEI EN 60079-13 (CEl 31-95) del
novembre 2011 "Atmosfere esplosive - Parte 13: Protezione

delle apparecchiature mediante locali pressurizzati "p".
La novità di maggiore rilievo della nuova edizione della
guida CEI 31-35/A risiede nel fatto che la trascurabilità
del volume ipotetico di atmosfera potenzialmente esplosiva Vz è stata valutata sulla base di condizioni parzialmente diverse da quelle indicate nella guida CEI 31-35.
In particolare, il volume Vz è stato considerato trascurabile quando il corrispondente volume Vex rispetta le
condizioni seguenti:
• per la zona o: Vex < 1 dm 3 ;
• per la zona 1: Vex < 10 dm 3;
• per la zona 2: Vex < (100· k) dm 3. 2
Inoltre, negli ambienti chiusi e per tutti i tipi di zona, il volume Vex è inferiore ad un valore compreso tra

gennaio 2013

1/100 ed 1/ 10000 del volume dell'ambiente Va' secondo
le caratteristiche della sostanza e dell'ambiente.
La guida CEI 31-35 suggerisce invece, allo stato , di considerare trascurabile Vz quando Vex rispetta le seguenti
condizioni:
• per la zona o: Vex < 1 dm 3;
• per la zona 1: Vex < 10 dm 3;
• per la zona 2: Vex < 10 dm 3 •
Inoltre, negli ambienti chiusi e per tutti i tipi di zona,
il volume V ex < 1/10 000 del volume dell'ambiente Va.
La suddetta modifica è stata introdotta per contemperare quanto previsto dall'art. B.5.3.2 della norma CEI
EN 60079-10-1 con quanto indicato nell'art. 2.2.4 della
Guida alla direttiva 1999/ 92/ CE. 3
Le nuove condizioni saranno a breve recepite anche nella
guida CEI 31-35 , mediante apposita variante.
Gli utenti del software AtexGAS sanno che la decisione
di considerare trascurabile il volume Vz viene assunta,
non dal software, ma dal soggetto che predispone la
classificazione, sulla base delle condizioni indicate dalla
guida CEI 31-35 e riportate nell'help del software.
La modifica dei requisiti per valutare la trascurabilità del
volume Vz operata dalla guida CEl 31-35/ A non comporta dunque alcuna modifica del programma AtexGAS , ma
solo l'aggiornamento dell'help , che verrà predisposto non
appena sarà pubblicata la variante alla guida CEI 31-35.

1 L'aggiornamento della guida CEI 31-35 deriva dalla necessità di
adegua re tale guida alla norma CEI EN 60079-10-1 (31-87) , pubblicata
nel gennaio 2010, che dal marzo 2012 ha definitivamente sostituito la
norma CEI 31-30.
2

k è il coefficiente di sicurezza di cui al par. 3.26 della guida CEI

31-35 .
3 Di rettiva 1999/92/CE "Prescn'zioni minime per il miglioramento della
tutela della sicurezza e della salute dei la voraton' che possono essere
esposti al n'schio di atmosfere esplosive",

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