Paolo Mori, Luigi Saraceni

La «legge Reale»
Come la borghesia si difende
Nascita e contenuto
della nuova legislazione sull’ordine pubblico

SAVELLI

C opyright 1975
G iu lio Savelli editore s r l-00193 R o m a -V ia Q cerone, 44
Copertina «Davif»
Illustrazione: E. Baj, «Il generale»

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Indice
7. Come nasce una legge
17. Una espressione «di buona lingua»
25. Atteggiamenti «non giustificabili»
29. Il dovere di farsi rompere la testa
31. Le armi
35. N o n andate alle manifestazioni!
39. Al confino i sovversivi
49. Le norme contro i fascisti
55. Mai più in libertà provvisoria
63. Se le armi le usa la polizia
67. Tutti i cittadini sono uguali, ma i poliziotti
sono più uguali degli altri

75. Ce n’è anche per gli stranieri
Appendice
7 7 . L e g g e 22/ 5/1975: « D isp osizion i a tutela d ell’ordine pubblico»

92 .

L e g g e I8/4/1975: «N orm e integrative per il con trollo
d elle armi, d elle m unizioni e d egli esplosivi»

Come nasce una legge
T u tti ricordiam o come sia nato e cresciuto, nel
m ondo politico, il dibattito sull'ordine pubblico: come
dal v ertice «riservato» del 26 febbraio sia rim balzato a
quello più solenne del 17 marzo, e di li al dibattito
p arla m en tare , accom pagnato da convegni di partito
(quello del PCI negli ultimi giorni di febbraio, quello
del P S l nella prim a metà di marzo) e, più dram m aticam ente, da episodi quali l’inizio del processo Lollo e la
m orte di M andakas (28 febbraio), l’assassinio di Varalli
e quelli che seguirono (16 aprile e giorni successivi).
N on è di questi fatti, largam ente conosciuti, che si
vuole qui fare la storia: ma di quelli, meno noti,che più
d ire tta m e n te toccano l’aspetto tecnico della prepa­
razione e dell’approvazione della legge, nonché dei di­
battiti. che nella chiusa ma a volte «divertente» dialet­
tica delle aule parlam entari, hanno dato ragione delle
posizioni assunte — su questo tem a — dai vari partiti.
Sul p ia n o dell’iniziativa legislativa, la primog en itu ra sp etta, indubbiam ente, ai socialdem ocratici.
Fin dal 16 gennaio 1975, un disegno di legge Cariglia
(C am era n. 3381 ) proponeva il ripristino del più fascista
degli istituti giuridici, il ferm o di polizia, per persone
che « tengano una condotta pericolosa per la sicurezza
pubblica e per la m oralità pubblica», o la cui condotta
faccia ritenere alla polizia «che stiano per com m ette­
re» (!) determ inati delitti. Il 26 febbraio si m uovevano i

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dem ocristiani con un disegno di legge Bartolomei (Se­
nato n. 1952) che allo scopo di porre i poliziotti «al ri­
paro p e r q u an to possibile, da linciaggi morali» (e da
c o n d a n n e penali, m agari) proponeva di riservare al tri­
bunale i procedim enti contro di loro e al P rocuratore
generale la prom ozione dell'azione penale. Poco dopo
lo stesso Bartolomei e l’onorevole Piccoli alla C am era
(ddl S e n a to 1970 e C am era 3561) proponevano nuove
norm e sulla libertà provvisoria, sui procedim enti per i
reati co n tro le forze dell'ordine, per l'espulsione degli
stran ieri nonché per l'uso delle armi da parte della poli­
zia (tra l'altro allo scopo di impedire la consum azione
di una serie am plissim a di delitti, di impedire evasioni,
e di « ferm are, nel corso di operazioni di polizia colle­
gate al m antenim ento dell'ordine pubblico, persone
che siano palesem ente arm ate, anche di arm i impro­
prie. o travisate, quando non si sia ottem perato all'in ti­
m a z io n e di fermo»: art. 2). Bartolomei proponeva
infine la generalizzazione delle misure di prevenzione
(confino ecc.) alle persone «proclivi a com m ettere de­
litti» di particolare gravità.
A ciascu n o il suo: se alla DC va riconosciuto un
p artico lare spirito sanguinario (il diritto di sparare a un
d im o stran te arm ato di bastone, o sem plicem ente «tra­
visato » da un passam ontagna o da una sciarpa, che
scappi invece di lasciarsi ferm are!), va anche detto che
la b e lla tro v a ta dell'estensione delle misure di di
p re v en zio n e era venuta da sinistra, sotto form a di
esten sio n e della legge antimafia ai fascisti, com e pro­
posto nei convegni sull’ordine pubblico del PSI e del
PC I. N aturalm ente era stato un gioco da bambini per
la D C c o g lie re la palla al balzo, estendendole ai
delinquenti «comuni» (tra virgolette): tra i delitti ricor­
dati da Bartolomei ci sono tutti quelli contro l’inco­
lu m ità pubblica, com presa ad esempio — come si
vedrà più avanti — la detenzione di m ateriale esplo­
siv o o «infiam m abile»), in attesa di chiederne più
esp licitam en te l'estensione ai «politici».
S u ll'u so delle armi insistevano anche il deputato
DC S p eran za (ddl n. 3532) e il gruppo del M SI-DN del

S en ato (ddl n. 1993), con formule ancora più generali,
e i liberali (ddl Cam era n. 3641 e ddl Senato n. 2011),
che tra l'a ltro proponevano il fermo di polizia (art. 23)
e la n ecessità, per procedere penalm ente contro i poli­
ziotti, dell'autorizzazione di una Com m issione parla­
m entare (cioè, all’atto pratico, della m aggioranza del
m om ento!).
L a su m m a di tutte queste belle pensate era il
disegno di legge governativo, frutto del laborioso ver­
tice ten u to a marzo dalla m aggioranza, e su cui si
sareb b e svolta la discussione parlam entare. L’unico
istitu to , tra tutti quelli previsti nei vari disegni di legge
di iniziativa parlam entare, a non essere previsto in
qu esto testo , era il ferm o di polizia (m entre venivano
am p liate, com e si vedrà, le ipotesi di ferm o di polizia
giudiziaria): se ne dolevano i missini che ripresenta­
vano a proprio nome (ddl C am era n. 3686, A lm irante e
altri) il p ro g etto socialdem ocratico.
N el co rso della discussione parlam entare, dom inata
d a lla f r e tta d ella m ag g io ran za di arrivare all’ap ­
provazione della legge prim a delle elezioni regionali, il
prim o problem a che si pose fu quello della procedura
da seg uire: i partiti della «m aggioranza silenziosa»
volevano infatti discutere il progetto silenziosam ente,
in com m issione, senza nem m eno affrontare la perdita
di te m p o e la p u b b licità del dibattito in Aula. 1
s o c ia lis ti d o p o q u a lc h e esitazione aderirono alla
r i c h i e s t a , cu i si o p p o s e ro però i com unisti, pur
a ssicu ran d o che non era loro intenzione ritardare l’a p ­
p ro v a z io n e del d ise g n o di legge. 1 socialisti pe­
rò esp rim ev an o un’opposizione che sem brava molto
fe r m a , s u ll’a r t. 4 del p ro g e tto (perquisizioni) e
sull’art. 2119 (violenza contro pubblico ufficiale: poi
d iv e n u to c o n m o d ific h e , l’art. 26 della legge). 1
co m unisti, da parte loro, concentravano an ch ’essi la
loro opposizione su alcuni gruppi di norm e badando a
n o n c o n f o n d e rs i con la cam pagna che si andava
e s te n d e n d o nel P aese, intorno all’appello di Parri,
co n tro la legge nel suo com plesso.
N ell’A ssem blea plenaria della C am era, il dibattito

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iniziava lunedì 5 maggio alle ore 16 e si concludeva
m ercoledì 7, alle 22,35: una discussione relativam ente
b re v e , se si considera l’im portanza del disegno di
legge. Il prim o intervento fu quello del liberale Bozzi,
c h e — p u r politicam ente favorevole alla legge —
esp resse alcune riserve sulle norm e relative alla libertà
vigilata, ai procedim enti contro i poliziotti, alle misure
di prevenzione; seguì, in un’aula quasi vuota,un lungo
intervento di Almirante, dedicato in buona parte alla
polem ica col PSI (che «non soltanto vive nel sistem a
cap italistico , ma lo utilizza, potrei dire lo sfrutta ed è
d iv en tato m aestro nelle tecniche dell’uso del potere,
dell’arb itrio neH’esercizio del potere»), e colla sinistra
e x tr a p a r la m e n ta r e (che com plessivam ente possie­
d ereb b e «una struttura organizzativa tale da fare invi­
dia non dico alla nostra, che è m odesta, ma a quella del
p artito socialista, se non addirittura a quella del partito
co m unista»). Il passo forse più significativo di quell’in­
t e r v e n to fu p erò l’esplicita contrapposizione fra
appello all’ordine e lotta di classe. «L’on. De M artino
ha d etto : ” il sistema capitalistico ha creato una spa­
v entosa m acchina produttiva, nella quale vengono sof­
focati i valori umani e poste le basi per l’efferata cri­
m inalità m oderna” . (...) Non ho l’im pressione che il
c i t t a d i n o m ed io ita lia n o , a qualunque parte egli
a p p arg en g a, dall’estrem a sinistra all'estrem a destra,
q u an d o la sua vita, i suoi beni, la sua famiglia, la sua
tran q u illità e la sua sicurezza vengono poste in discus­
sione ogni giorno, (...) io non credo che il sequestrato,
il fe rito , la famiglia dell’assassinato, le vittime innu­
m erevoli della violenza, siano d ’accordo con l’on. De
M artino nel ritenere di essere aggrediti dal sistem a
capitalistico»).
D opo un intervento dell’on. T erranova — il m agi­
strato siciliano, mai stato di sinistra, che a scopo m era­
m ente «pubblicitario» il PCI aveva fatto eleggere come
«indipendente» nelle sue liste, che dichiarò a titolo
p ersonale di appoggiare la legge — parlò, per i socialde­
m o cratici, l’on. Belluscio. Belluscio esordì afferm ando
che «sull’ordine pubblico (...) si gioca oggi il destino

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d em o cratico del paese», e proseguì sbalordendo l’aula
con una serie di statistiche dalle quali risultava (a ttra ­
verso m anipolazioni sbalorditive) che solo 3 delinquen­
ti su cen to vengono condannati, e che i detenuti sono
dei privilegiati rispetto ai cittadini onesti. Anche lui
polem izzò con la sinistra extraparlam entare, in form a
p ersin o più volgare di quella di A lm irante (si pensi che,
a riprova dei collegamenti internazionali dell’estrem a
sin istra, invitò tutti a «leggere la requisitoria del giu­
dice Viola sulle attività di ’A vanguardia operaia’»:
req u isito ria che non era mai stata scritta, com e lo stes­
so Viola ebbe a precisare); ma soprattutto si produsse
in una g ro ttesca difesa d ’ufficio dei poliziotti, che, a
causa d ell’arrendevolezza dei loro superiori, dovreb­
b ero, «m entre eversivi di ogni colore lanciano ’bottiglie
m olotov’ (...) preoccuparsi di fare il solletico nella pan­
cia del m anifestante» (i7d).
M e n o folkloristici, naturalm ente, gli interventi
degli altri partiti : tutti condizionati dalla trattativa che
si an d a v a svolgendo fuori dall’Aula per la revisione
d el t e s t o g o v e rn a tiv o . P e r i socialisti parlarono
Z agari, e il giorno successivo Felisetti; più critico, ma
con prudenza, il primo, più ottim istico (a com prom es­
so ra g g iu n to ) il se c o n d o ; p e r il P C I p a r la ro n o
M alagugini, che svolse una serie di critiche nel merito
d e lla le g g e , e il S e g re ta rio generale del partito,
B erlinguer. Del discorso di Beriinguer, che fu molto
am pio e tu tto di carattere politico generale, è difficile
dire che abbia messo a fuoco i temi politici reali di
q u e s ta le g g e : e s s o si mosse tutto fra i due poli
d ell’am m issione della realtà del problem a dell’ordine
pubblico, e la denuncia della strum entalizzazione che
ne faceva la DC, colpevole largam ente essa stessa
della corruzione e della sfiducia nello Stato dilaganti
nel p a e s e . Del tutto assente, in questa analisi, fu
in v e c e la tem atica della repressione dei m ovimenti
p o polari, dello Stato. P er la DC parlò un uom o di
d e stra , S calfaro, ma senza dram m atizzare — condi­
zionato evidentem ente dalla trattativa in corso — e per

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il P R I l ’o n . M am m ì: il quale, al pari del relatore
M azzola, spiegò come la legge non si ispirasse affatto
alla teo ria degli opposti estrem ism i, ma fosse viceversa
una legge dem ocratica antifascista. Essa conteneva
in fatti — si disse — una serie di disposizioni espres­
sam en te rivolte contro il neofascism o, da colpirsi in
q u an to tale, e distinte da altre disposizioni che sono
invece rivolte contro la violenza in generale e prescin­
dendo — com e ben deve fare uno Stato dem ocratico —
dal su o colore politico. Nella stessa ottica si svolse la
replica del ministro Reale, tutta volta a spiegare la
b o n a rie tà , il buon senso, la precisione della form ula­
zione giuridica di ogni parte del disegno di legge.
L a lu n g a discussione degli em endam enti con­
ferm ò gli orientam enti em ersi in sede di discussione
generale: gli articoli sui quali la discussione fu più vi­
vace fu ro n o l'art. 1 (libertà provvisoria), l’art. 3 (fer­
mo), l’a rt. 9 (uso delle armi). Kart. 21 (violenzaa pubbli­
co ufficiale), gli articoli 22 e seguenti (procedim enti con­
tro agenti di PS). La maggioranza presentò em endam en­
ti che m odificavano l’art. 4 (perquisizioni), e l’art. 13
(confino), aggiungendo inoltre una serie di norme con­
tro il neofascism o. Molto soddisfatti di questi em enda­
m enti si dichiararono i com unisti, che ritirarono i loro
em endam enti sugli articoli 4 e 13 per votare quelli gover­
nativi. In cosa consistevano le modifiche ’’strappate”
dalla sinistra? In realtà erano poco più che formali. All’a rt. 4 si spiegava che la perquisizione andava fatta ” in
casi eccezionali di necessità e di urgenza, che non cons e n to n o un tem pestivo provvedim ento dell’autorità
giudiziaria” , e che la perquisizione va fatta sul posto,
m entre il testo precedente parlava genericam ente di
condizioni di necessità e di urgenza e si limitava a preci­
sare che la perquisizione dovesse essere immediata.
Q u an to al primo punto si tratta evidentem ente di
una co rrezione poco più che form ale, che non im­
pedirà ce rto i possibili abusi; quanto al secondo, che
sareb b e im portante (fare la perquisizione in questura
sareb b e equivalso, di fatto, a un fermo), sem bra che

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si tratti di un chiarim ento più che di una effettiva
m odifica sostanziale. Sull’articolo 13. va detto che
gli em endam enti del PCI erano di carattere formale; la
’’m o d ific a ” proposta dalla m aggioranza consisteva
nella precisazione che gli ’’atti preparatori” di cui
p arla il n. 1 devono essere ’’obiettivam ente d iretti” a
c o m p i e r e re a ti, fo rm u la c h e un e m e n d a m e n to
c o m u n is ta c o rre s s e in ;” obiettivam ente rilevanti,
d iretti” ! L a vera contropartita offerta dal G overno
a lle s in is tr e era però il ’’pacchetto” degli articoli
’’an tifascisti ” , che avrebbero dovuto qualificare la
legge in senso, appunto, antifascista.Q uale sia il con­
ten u to reale di questi articoli, si dirà più avanti; è suf­
f ic ie n te p e r o ra sottolineare l’equivoco di questa
’’qualificazione ” che non si svolgeva affatto nel sen­
so di u n a c o rre z io n e del te s to delle misure più
r e p r e s s i v e , m a s e m p lic e m e n te co lla G iu stap ­
posizione ad esse di un corpus del tutto autonom o
di norm e a d hoc, in m odo perfettam ente congeniale
a lla c o n c e z io n e ch e ab b ia m o visto propria della
m ag g io ran za, per cui il rifiuto della teoria degli opposti
e s tr e m is m i significava sem plicem ente il raddoppio
(form ale) delle misure intese a colpire a d estra. In
realtà eb b ero perfettam ente ragione i missini, dal loro
pu n to di vista, a votare a favore della legge, anche se la
m a g g io r a n z a si a f f r e ttò a definire tale appoggio
” p ro v o c ato rio ” (?) e ” strum entale” (??); e se in una
v o tazio n e (suH’art. 24, osteggiato dai socialisti) il loro
voto fu determ inante, c ’è semmai da stupirsi che non lo
sia stato in tutte le altre!
L a discussione al Senato iniziò in un clima abba­
stanza teso; si andava sviluppando nel paese la cam ­
pagna di agitazione contro il disegno di legge, e ad
e s s a aderivano larghi settori sindacali e non pochi
esp o n en ti della sinistra «ufficiale». Antonio Landolfi,
d e lla D ire z io n e socialista, m anciniano, intervenne
ad d irittu ra ad una manifestazione svoltasi l’i l maggio
a R o m a, al B rancaccio, parlando di ostruzionism o.
In realtà, a fare l’opposizione in modo deciso si
ritrovò sola, al Senato, una pattuglia di senatori della

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sinistra indipendente: in form a più com battiva il sen.
R ossi, del PDUP, che presentò circa duecento em en­
dam enti — quasi a testim onianza della necessità di una
battaglia ostruzionistica, che non poteva evidentem ente
fare da solo — e, in tono più pacato ma non meno intran­
sigente, i senatori Galante G arrone, Branca, Basso,
Parri. DaU’interno del gruppo socialista, voci di aperto
dissen so si espressero solo in Commissione; particolar­
m ente deciso fu il sen. Viviani — che già aveva prean­
nunciato alla stampa che non avrebbe votato a favore
della legge — che doveva viceversa eclissarsi al momen­
to della discussione in Aula, cedendo probabilm ente alle
pressioni del partito. I socialisti, in effetti, puntarono
tu tto sulla trattativa aH'interno della m aggioranza, che
si svolse contem poraneam ente alla discussione in Aula
e che fu diretta — particolare significativo — non dal
m inistro della giustizia, repubblicano, che di fronte all’A ssem blea continuava im perterrito ad assum ersi la
p a t e r n i tà della legge, ma dal ministro delPInterno
d em o cristian o , e poi dallo stesso Presidente del Consi­
glio.
1
socialisti avevano una sola arm a: m inacciare l
crisi di governo. Essi sapevano infatti che la destra
avrebbe com unque votato a favore della legge, e che
quei voti erano più che sufficienti. Ma il PSI, sem pre
p ro n to a fare la voce grossa, non aveva in realtà
nessu n a voglia di andare alle elezioni con una crisi
a p e r ta su un tem a co m e q u e sto (co m e non ce
l'a v e v a n o nemmeno i comunisti); e si aggiunga che
proprio in quei giorni si perfezionava l'acco rd o ... per
la nom ina del socialista Finocchiaro alla presidenza
della RAI-TV!
1
com unisti, in Aula, m antennero l’atteggiam ent
già n o to , che il dem ocristiano G ava. in Com missione,
av ev a lodato come «sereno e responsabile»; e nono­
stan te le loro riserve su alcuni punti della legge, i de­
m o cristian i De Carolis, prim a, e Agrimi, poi, sen­
tirono il bisogno di richiam arli... a non confondere il
ruolo d ell’opposizione con quello della maggioranza!
P e r i socialisti parlò, attesissim o, il capogruppo

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Z u ccalà: «manciniano» com e quel Landolfi che pochi
giorni prim a aveva parlato di ostruzionism o. Ovvia­
m ente, assicurò che ¡ socialisti avrebbero votato la
legge. T ra gli interventi della m aggioranza il più de­
gno di essere ricordato è quello del sen. Bettiol, docen­
te univ ersitario di diritto penale, che si affannò a
so sten ere la correttezza costituzionale del disegno di
legge, dim enticando forse di aver sempre sostenuto,
nei suoi libri, il carattere «odioso» e forse incostitu­
zionale — ad esempio — delle misure di prevenzione.
L 'o p p o s iz io n e d ella S in istra indipendente fu
esp ressa in q u attro interventi in discussione generale,
da B ran c a, Galante G arrone. Basso e Rossi (Parti non
poté p arla re, per ragioni di salute), e si rivelò subito
i s o l a t a ; partico larm ente significativo, ad esempio,
l'atteg g iam en to delle sinistre riformiste sull’art. 4, che
v o taro n o , e sull’articolo 18 (quello delle misure di pre­
v en z io n e ): ove gli em endam enti della sinistra indip e n d e n te (soppressivo dell’intero articolo, del solo
R ossi; soppressivi dei n. 2 e 4. di tutto il gruppo) non
e b b e ro i v o ti né dei socialisti né dei com unisti.
L ’Italia repubblicana festeggiò dunque il trentennale
della Liberazione ripristinando il confino per ragioni
politiche, alla faccia della Costituzione, co lv o to favo­
revole del partito socialista e con l’avallo del partito
co m u n ista.
A tarda notte, infine, la tensione si sciolse quan­
do fu conosciuto l'esito di quasi due giorni di tra tta ti­
v e . c h e si era detto fossero dram m atiche: era un
esito derisorio. A ll'art. 14 (ex-9: uso delle armi da
parte della polizia) si rettificava l’elenco dei delitti per
prev en ire i quali la polizia può sparare, sostituendo
per esem pio l’attentato ai mezzi pubblici di com unica­
zione col disastro ferroviario; all’art. 3 si aggiungeva,
com e da tem po convenuto, il ferm o per i reati previsti
d a lla legge Sceiba. Ma le polemiche più vivaci si
ap riv a n o sull’articolo 1: il testo originario del Governo
esclu d ev a la libertà provvisoria per tutti i reati per cui
sia o b b lig a to rio il m andato di cattura; la Cam era
a v e v a r i s tr e tto q u e s to e le n c o , aggiungendo però

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l’ip otesi di chi abbia già una condanna o un procedi­
m ento in corso per un reato della stessa indole; il
nuovo testo restringeva ulteriorm ente questa ipotesi
(d av v ero pazzesca, all’atto pratico) lim itandola, come
si d irà, ad alcuni reati soltanto. Tra essi, però, c ’erano
re ati com e la rissa, punibile con la multa, o le lesioni
sem plici, perseguibili a querela di parte. Su questo em e n d a m e n to i com unisti si irrigidivano, ottenendo
q u a l c h e m o d ific a ; p a s s a v a n o poi gli a ltr i, in
u n ’assem b lea desiderosa solo di andarsene a casa,
c h e a s c o l t a v a co n fa s tid io p e rsin o le rise rv e
com uniste suH’art. 14... La seduta si chiudeva, dopo 20
ore q u asi continuate di discussione, alle 5 antim eridia­
ne di sab ato 17 maggio.

Un’espressione «di buona lingua»
Dalla relazione al progetto prelim inare del codice
di p ro ced u ra penale sul fermo di indiziati di reato: «Se
qu esta parola (fermo) potrà non piacere a qualcuno è
da co n sid erare che essa è orm ai entrata nel linguaggio
tecnico e non si saprebbe con quale altra sostituirla,
p e r d is tin g u e re l'a tto di cui si tratta dall’arresto.
F erm are e arrestare per il linguaggio com une sono
sin o n im i (V . T o m m aseo , N u o vo vocabolario dei
s in o n im i, n. 1.713), e non si vede perché non si
p o treb b e dire fermo dal momento che correttam ente si
dice a rre sto . Il Fanfani, poi, cita come espressione di
buona lingua: dare un ferm o a chicchessia, per signi­
ficare arrestare; cosicché sem bra abb astan za giustifi­
c a to , an ch e sotto l’aspetto letterario, l’uso del ter­
mine in discorso».
P arlate di fermo ed immancabilmente verrà fuori
un F anfani che, con buona lingua toscana chiederà di
« a rre sta re chicchessia». (Ci dispiace solo che il F an ­
fani cita to da Rocco non sia quello attualm ente sulla
breccia; è da apprezzare tuttavia lo sforzo profetico
fa tto dal guardasigilli fascista).
Prim a di entrare nel m erito dell’articolo 238 del
c o d ic e di p ro ced u ra penale — la cui modifica è,
ap p u n to , oggetto dell’articolo 3 della legge sull’ordine
pubblico — è opportuno precisare il significato della
paro la «ferm o» di cui più volte farem o uso. Esistono

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due tipi di fermo; quello di polizia e quello di indiziati
di re a to o giudiziario. Il primo era previsto dall’a r­
ticolo 157 del T.U. delle leggi di pubblica sicurezza
(ap p ro v ato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773);
il seco n d o è quello disciplinato dall’art. 238 del codice
di p ro ced u ra penale.
Il ferm o di polizia era essenzialm ente una misura
p reventiva che prescindeva com pletam ente dal fatto
c h e c o lu i cui era applicato avesse com m esso un
q u a lsia si reato. L’autorità di pubblica sicurezza (e
non quindi m agistratura) poteva anzi fa r rim patriare
c o n fo g lio di via obbligatorio chiunque, fuori del
proprio com une, destasse sospetti con la propria con­
do tta o fosse considerato pericoloso per l'ordine e la
sicu re zza pubblica o per la pubblica m oralità. Era
quindi una misura con cui la polizia poteva colpire
coloro che non potevano essere accusati di nessun
re ato specifico, ma svolgevano una qualche attività
c o n s i d e r a t a pericolosa per l’ordine pubblico. Non
c ’e ra b is o g n o di nessun intervento, nem m eno suc­
cessiv o , della m agistratura.
L a legge 17 dicembre 1956, n. 1423, ha infatti sop­
p resso il ferm o di polizia; ciò in quanto, «essendosi
pro ced u to con la predetta legge a una nuova disciplina
di tu tti gli istituti già contem plati nel menzionato arti­
colo 157 del testo unico, quest’ultimo deve considerar­
si ab ro g ato » . L ’opinione che abbiam o riportato tra
virgolette, che conferm a l’abrogazione del ferm o di
polizia, dovrebbero essere abbastanza autorevole; è
esp ressa infatti da Giovanni Leone nel secondo volume
del suo tra tta to di diritto processuale penale, nella nota
30, a p agina 263.
D iverso dal fermo di polizia è invece il ferm o di
indiziati di reato, previsto dall'articolo 238 del codice
di p ro ced u ra penale. Il primo era — ripetiam o — una
m is u ra p re v e n tiv a di cui si serviva la polizia per
c o lp ir e c o lo ro cui non p o tev a essere addebitato
n essun reato . Il secondo, invece, è tuttora una misura
di ca ra tte re repressivo, vera o presunta, di un certo
reato , e dovrebbe avere lo scopo da una parte di impe­

19
dire, trasc o rsa la flagranza, la fuga degli indiziati e
d a l l ’a l t r a di p e rm e tte re di a c c e rta re , attraverso
in d a g in i so m m a rie , la fondatezza degli indizi. In
qu esto secondo tipo di ferm o interviene, com e meglio
ved rem o in seguito, la m agistratura e non solo, quin­
di, la polizia.
D ’ora in poi, quando parlerem o di fermo, farem o
sem pre riferim ento al fermo di indiziati di reato.
Esam iniam o la struttura dell’art. 238 del codice
di p ro ced u ra penale, come m odificato dall’a rt. 3 della
legge sull’ordine pubblico.
C ondizioni del fermo: «Anche fuori dei casi di
flag ran za, quando vi è il fondato sospetto di fuga gli
ufficiali e gli agenti della polizia giudiziaria o della
fo rz a pubblica possono fermare le persone nei cui
confronti ricorrono sufficienti indizi di delitto per il
qMale la legge stabilisce la pena inferiore nel massimo
a 6 an n i di reclusione, ovvero di delitto concernente le
arm i da guerra o tipo guerra, i fucili a canna mozza, le
m unizioni destinate alle predette arm i o le m aterie
esplodenti».
E ’ in stato di flagranza chi viene colto nell’atto
di com m ettere un reato. Per applicare la norm a che
stiam o esam inando la flagranza non è necessaria: una
p erso n a può perciò essere ferm ata anche molto tem po
dopo che un reato è stato com m esso. E ’ necessario
p erò un fondato sospetto di fuga.
O ra, cosa sia un sospetto di fuga si può anche
c a p ir e . Si p o tre b b e a n c h e qualificare il sospetto
s te s s o com e più o meno grave: ma qualificare un
so sp etto com e «fondato» induce «thè philosophical
mind» a ritenere che tutte le altre volte che il codice
p a r la di sospetti senza aggettivo, i sospetti stessi
siano infondati o quanto meno poco fondati o male
f o n d a ti. E ’ in tere ssa n te notare com e di «fondato
sosp etto » parlasse già il vecchio art. 238 del codice di
p ro c e d u ra penale. Il testo dell’art. 3 proposto alla
C a m e ra parlava invece sem plicem ente di sospetto.
V e n n e q u i n d i a p p r o v a t o un e m e m e n d a m e n to
com u n ista che, ripristinando il testo del codice Rocco

20
col qualificare il sospetto com e «fondato», ci perm ette
tranquillam ente di continuare a considerare infondati
tutti gli altri sospetti richiamati dal codice.
L a prassi attuale m ostra però com e sia il con­
cetto stesso di sospetto di fuga ad essere di assai dif­
fìcile applicazione. E’ infatti qualcosa di cui quasi mai
si tiene realm ente conto.
M oltissim i sono i fermi eseguiti in m ancanza di
«concreti sospetti di fuga»: ci si serve di indizi, si fer­
m a u n a p erso n a (senza che questa abbia dato la
m inim a indicazione di voler fuggire), la si tiene dentro
per q u attro giorni, si cercano altri indizi per ra ffo rz a­
re i prim i, in questi q uattro giorni si coarta il ferm ato
in ca m e ra di sicurezza, ed alla fine il fermo viene con­
validato e trasform ato in arresto, anche in m ancanza
del presu p p o sto previsto dall’articolo 238 c.p .p . Cosa
può succed ere in quei quattro giorni in cui l’imputato
è solo in cam era di sicurezza è poi statisticam ente
noto.
L a decisione sull’esistenza del fondato sospetto,
è r i s e r v a t a n a tu ra lm e n te agli agenti di pubblica
sicu rezza. I giuristi, ed alcune sentenze, perm ettono
di individuare gli elementi di cui gli agenti dovrebbero
ten er co n to per valutare se esista o meno un fondato
so sp etto di fuga: la qualità della persona, il modo di
vita, le condizioni sociali e familiari, il contegno dopo
il re a to , la facilità di fuga. E ’ evidente la notevole in­
determ in azio n e di queste categorie. A nostra consola­
zione l’articolo 238 bis del c.p.p. prevede sanzioni di­
sciplinari e penali nei riguardi degli agenti di pubblica
sicurezza che abusino di questa loro discrezionalità.
D ato quindi un fondato sospetto di fuga, il fermo
può esse re adottato innanzitutto nei confronti di «per­
s o n e nei cui riguardi ricorrono sufficienti indizi di
delitto p er il quale la legge stabilisce la pena non infe­
riore nel m assim o a sei anni...». E’ qui uno dei punti
più significativi della legge. Vediam o cosa diceva il
vecchio articolo del codice: «gli agenti... della forza
p u b b lic a p o sso n o ferm are le persone gravem ente
indiziate di reato per il quale sia obbligatorio il m an­

21
dato di cattura». Il carattere peggiorativo nei confron­
ti dello stesso codice fascista è qui evidente: allora si
parlava di persone «gravem ente indiziate»; ora ci si
lim ita ai «sufficienti indizi». E anche qui si tratta di
una «sufficienza» che deve essere tale per il poliziotto
e non p er il giudice. Ma andiam o avanti.
Prim a, con il codice Rocco, bisognava pur sem ­
p re essere « ^av em en te indiziati di un reato per il
quale sia obbligatorio il m andato di cattura». O ra — e
dispiace che il partito com unista abbia anch’esso pro­
po sto in un em endam ento alla C am era la stessa form u­
la — è sufficiente non un delitto per il quale sia obbliga­
to rio il m a n d a to di c a ttu r a , sem plicem ente uno
punibile con un massimo non inferiore a 6 anni, anche
con m an d ato di cattura facoltativo. Non è tutto: il fer­
mo è possibile non solo nel caso ora ricordato ma
an ch e q u an d o si tratti di «delitto concernente le armi
da g u erra o tipo guerra, i fucili a canna mozza, le
m unizioni destinate alle predette armi o le m aterie
esplodenti».
Q u esta aggiunta non è casuale, anzi è estrem am ente qualificante. Per meglio com prenderne il signi­
f ic a to , b is o g n a rifa rsi a un’altra legge votata al­
l’inizio d ell’anno e di cui non si è parlato molto: la
legge 18 aprile 1975 n. 110, relativa al controllo delle
arm i, delle munizioni e degli esplosivi. I primi due
artico li di questa legge specificano cosa debba inten­
dersi p er arm a da guerra o tipo guerra. Esaminiamoli
da vicino, tenendo a mente che per qualunque delitto
com m esso con tali armi può essere applicato il ferm o
giudiziario. Son considerate armi da guerra le armi di
og n i sp ecie che, per la loro potenzialità offensiva
po ssono essere destinate all’arm am ento di truppe na­
zionali, o estere. Sono sem pre arm i da guerra le bom ­
be di qualsiasi tipo, gli aggressivi chimici, le bottiglie
o gli involucri esplosivi o incendiari (cosa sia una bot­
tiglia incendiaria è un dato acquisito alla memoria
c o lle ttiv a d ella c la s s e ; un in v o lu c ro incendiario
p o treb b e essere invece, per esem pio, una tanica di
b e n z in a : a tte n ti a non rim a n e re a s e c c o sulle

22

au to strad e!). Sono invece arm i tipo guerra quelle che
p o ssono utilizzare lo stesso m unizionam ento delle a r­
mi da g u erra o sono predisposte per l'esecuzione del ti­
ro a r a f f i c a o p re s e n ta n o caratteristiche comuni
con le arm i da sparo. Ora, qualora un delitto venga
com m esso con le armi che abbiam o sopra indicato o
m eglio, qualora si sia indiziati di un delitto com m esso
con q u este arm i, si può essere ferm ati.
V ediam o di fare un esem pio pratico. Nel corso di
u n a m an ifestazio n e scoppia una bottiglia molotov.
Chi può essere ferm ato? Tutti quelli che non si fer­
m ano, m a, dando luogo a sospetti di fuga (anzi a «fon­
dati» so sp etti di fuga), si allontanano.
1
ferm ati vengono quindi condotti al com m iss
riato e qui la polizia procede ai «primi accertam enti».
In co sa consistano questi accertam ente ce lo dice l’a r­
ticolo 7 della legge 14 ottobre 1974, n. 497, contenente
nuove norm e contro la crim inalità.
S en za l’intervento del m agistrato la polizia può
o p erare rilievi, raccogliere testim onianze, procedere
all’in terro g a torio del ferm ato, perquisirlo, fare con­
fronti. Prim a di poter com piere tutti questi atti, la
polizia è però tenuta ad avvisare il difensore nom ina­
to dal ferm ato. Nel caso in cui il difensore prescelto,
o q u e llo eventualm ente indicato in sostituzione —
quindi il ferm ato può indicare due nomi — non sia re­
p e r ib ile o non possa presenziare tem pestivam ente,
(sarà interessante vedere il concetto di tem pestività
a d o tta to dai funzionari di pubblica sicurezza in queste
circo stan ze) deve essere im m ediatam ente nom inato un
difensore di turno, che ha l’obbligo di assistire all’in­
terro g ato rio del ferm ato. Non si può procedere, senza
la p re sen za del difensore, né all’interrogatorio né a tut­
ti gli altri atti che abbiam o sopra indicato.
D opo lo svolgimento di questi «primi accertam en­
ti», i ferm ati sono condotti in carcere e qui debbono
essere tenuti in cella di isolam ento. E ntro quarantotto
ore d al ferm o la polizia deve avvisare il m agistrato del
fe rm o s te s s o , dei m otivi p e r cui questo è stato
o rd in ato e dei risultati delle prime indagini. 11 fermo

23
deve esse re quindi convalidato dal m agistrato, con
d ecreto m otivato, entro le quarantotto ore successive
al ric e v im e n to della com unicazione da parte della
polizia, e del decreto di convalida deve essere infor­
m ato l’interessato. Come si vede possono trascorrere
q u a ttro giorni prima che il ferm ato conosca le decisioni
della m agistratura nei suoi riguardi.
A dire il vero, avevam o dim enticato di dire che, a
seguito di una dura battaglia parlam entare, il partito
socialista aveva ottenuto, com e ulteriore caratterizza­
zione in senso antifascista della legge sull’ordine pub­
blico, che il ferm o stesso fosse sem pre applicabile nei
riguardi dei riorganizzatori ed apologeti del disciolto
p artito fascista.

Atteggiamenti «non giustificabili»
S ull’articolo 4 della legge, relativo alle perquisi­
zioni personali, assai am pio è stato il consenso dei
partiti. L ’articolo è stato infatti votato con il voto fa­
vorevole di tutti i gruppi, esclusa la Sinistra indipen­
den te. V ediam o di cosa si tratta: «In casi eccezionali
di n ecessità ed urgenza, che non consentono un tem ­
p e s tiv o provvedim ento dell’autorità giudiziaria, gli
ufficiali ed agenti della polizia giudiziaria e della forza
pubblica nel corso di operazioni di polizia possono
p ro c ed ere, oltre che all’identificazione, all’im m ediata
p e r q u is iz io n e sul posto, al solo fine di accertare
l’ev e n tu a le possesso di arm i, esplosivi e strum enti di
effrazione, di persone il cui atteggiam ento e la cui
p re sen za , in relazione a specifiche e concrete circo­
stanze di luogo e di tempo^non appaiono giustificabi­
li». Il te s to ch e abbiam o riportato così risulta a
seguito di alcune modifiche apportate alla C am era al
progetto originale governativo: la prima stabilisce che
la perquisizione può essere fatta solo in casi eccezio­
nali di necessità e urgenza, la seconda che deve essere
fa tta sul posto, la terza che può essere fatta anche al
fine di ricercare esplosivi.
Il codice Rocco prevede due tipi di perquisizioni:
la prim a (art. 322 c.p.p.), è quella che può essere fatta
in b a s e a d un d e c re to motivato del giudice, per
s c o p r ir e su di una persona o in certo luogo cose

26
relativ e ad un reato. La seconda (art. 224 c.p.p.), può
e s s e r e invece com piuta direttam ente dalla polizia,
senza m an d ato del m agistrato, in caso di flagranza di
re ato o di evasione, per scoprire l’evaso o l’indiziato,
o p er im pedire che tracce o cose utili alle indagini
p o ssan o essere cancellate o disperse. La polizia, in
q u esto ca so , deve trasm ettere al giudice entro quaran­
to tto ore il verbale della perquisizione e il giudice
stesso lo Heve convalidare nelle quarantotto ore suc­
c e s s iv e . C om e si v ed e lo s te s s o codice fascista
lim itava notevolm ente le possibilità di perquisizioni
se n z a m andato, prevedendo che potessero appunto
esse r fa tte solo in flagranza di reato o in caso di
evasione.
L ’artico lo 41 del testo unico delle leggi di pub­
b lic a s ic u re z z a prevedeva una norm a ab bastanza
sim ile a quella introdotta dalla nuova legge: stabiliva
cioè ch e, se la polizia aveva notizia dell’esistenza in
un q u a ls ia s i lo c a le p u b b lic o o p riv a to di armi,
m unizioni, o m aterie esplodenti poteva procedere im­
m ediatam en te, cioè senza m andato, alla perquisizio­
n e. N u lla veniva però detto esplicitam ente riguar­
do alle perquisizioni personali senza m andato. Del
re sto , la norm a che abbiam o ora riportato era stata
ad d irittu ra abrogata dall’art. 3 del RDL 31-1-1944 n.
45, da un atto cioè dell’epoca badogliana. La nuova
leg g e è pertanto p eg ^ o rata sia rispetto al fascista
R occo che al m onarchico Badoglio.
V ediam ola da vicino: innanzitutto si precisa che
qu an to stabilito successivam ente dovrà avvenire in
casi eccezionali di necessità e urgenza, che non con­
s e n to n o un tempestivo provvedim ento deH’autorità
giudiziaria. O ra, in genere, i m agistrati non sono in
dotazione organica né alle pantere né alle jeep. Si può
perciò ragionevolm ente ritenere che questa necessità
ed u r g e n z a , a c c o m p a g n a ta daH ’im p o ssib ilità di
avvisare tem pestivam ente un m agistrato, sarà riscon­
trabile con una certa frequenza.
In questi casi, dunque, la polizìa può sia chiedere
i d o cum enti che operare senza m andato una perquisì-

27
zione sul posto (non si può infatti essere portati al
co m m issariato e lì perquisiti: la perquisizione deve
avvenire sul posto, a meno che non ci sia flagranza di
r e a t o , p e r cui si applica l’articolo 224 c.p .p . che
ab b iam o sopra ricordato). La perquisizione non può
essere fatta per qualsiasi motivo: deve essere indiriz­
za ta ai solo accertam ento dell’eventuale possesso di
arm i, esplosivi e strum enti di effrazione. Non dovreb­
be p ertan to essere indirizzata alla ricerca, per esem ­
pio, di refurtiva o droga. Ora è chiaro che la polizia
ogni volta che vuole effettuare una perquisizione sen­
za m an d ato , può dire di voler cercare armi, esplosivi e
stru m en ti di effrazione: anche una forcina o un calend a r ie t to di cellu lo id e, come tutti sanno, possono
essere considerati strum enti di effrazione. La legge
non dice cosa succede se, nel corso di una perquisi­
z io n e e f f e ttu a ta p e r scoprire armi, viene trovato
q u a lc o s’altro . Secondo noi la perquisizione stessa ed i
suoi risultati dovrebbero essere considerati nulli ai fini
pro cessu ali. Un precedente potrebbe essere quello co­
stituito dalla nuova legge sulle intercettazioni telefoni­
che, che stabilisce la nullità degli atti compiuti al di
fuori delle norm e previste dalla legge stessa.
L a perquisizione può essere effettuata nei con­
fr o n ti
«di p erso n e il cui atteggiam ento o la cui
presenza, in relazione a specifiche e concrete circo­
stan ze di luogo e di tempo, non appaiono giustificabi­
li». Qui siam o veram ente alla teorizzazione sistem atica
dell arb itrio : si parte dal presupposto che ogni per­
so n a d e b b a essere pronta, in qualsiasi luogo e in
q u alsiasi m om ento, a giustificare la propria presenza
e il p ro p rio atteggiam ento a un poliziotto. Non è
esclu so che l’eventuale regolam ento di attuazione di
q u e s ta leg g e arriv i ad u n a tipizzazione dei vari
atteggiam enti ritenuti «giusti» in relazione ai luoghi e
al tem po. Così che davanti a una chiesa bisognerà
te n e r e un a tte g g ia m e n to religiosam ente modesto:
m e n tre invece sarebbe «ingiustificabile» passare di
fro n te a d una caserm a a passo non di m arcia (per il
M in is te ro degli In te rn i s a rà consigliato il passo

28
dell’oca e il saluto rom ano). Il criterio della «giustifi­
cabile» presenza può poi portare alla istituzione di
veri e propri ghetti: quale «giustificabile» motivo (per
la p o liz ia , sem p re p e r la polizia) può avere un
b o rg ataro a passare davanti alla sede del governo, o
uno stu d en te del centro ad andare a S. Basilio?
E q u e s to articolo, tra parentesi, io ha votato
an ch e il partito com unista.
A ndiam o avanti: la perquisizione, oltre che alla
p erso n a, può essere estesa anche al mezzo di traspor­
to ( a u to , moto, bicicletta) utilizzato dalla persona
stessa per giungere sul posto. Se si pensa alla norm ale
dotazione di strum enti m eccanici propria delle m oto e
d e lle a u to , è chiaro che in qualsiasi m om ento un
poliziotto potrebbe perquisire una m acchina trovando­
vi u na q uantità strepitosa di armi: crick, cacciaviti,
pu nteruoli, chiavi inglesi ecc. ecc.
L ’artico lo si chiude precisando che delle perquisi­
zioni effettuate deve essere redatto verbale da tra ­
sm ettere en tro quarantotto ore al procuratore della re­
pubblica e da consegnare altresì all’interessato. Non è
esp ressam en te previsto, ma sem bra necessario che,
stan d o a quanto precisa l’articolo 13 della costitu­
zione, il m agistrato stesso debba convalidare la perqui­
s iz io n e e n tro le q u a r a n to tto o re successive alla
com unicazione; in caso di m ancata convalida, relativa
all’esisten za o meno dei presupposti di straordinaria
n ecessità e urgenza, la perquisizione stessa ed i suoi ri­
sultati dovrebbero ritenersi nulli ai fini processuali.

Il dovere di farsi rompere la testa
L ’artico lo 5 vieta di «prender parte a pubbliche
m anifestazioni, svolgentisi in luogo pubblico o aperto
al pubblico, facendo uso di caschi protettivi o con il
volto in tu tto o in parte coperto m ediante l’impiego di
qualunque mezzo atto a rendere difficoltoso il ricono­
scim ento della persona. Il contravventore è punito con
l’a rre sto da uno a sei mesi e con l’am m enda da lire
cinquantam ila a lire duecentomila».
L a stru ttu ra di questo articolo è abbastanza sem ­
plice: ciò che si vuole impedire è che, coprendosi il
volto, i m anifestanti si rendano irriconoscibili nelle
foto e nei docum entari presi nel corso di m anifestazio­
ni. P er apprezzare la tem pestività della norm a, si pensi
alle recen ti manifestazioni di soldati dem ocratici. Ciò
che è vietato, però, tenendo presenti le finalità della
norm a, è l’indossare i caschi al fine di rendersi irrico­
n o s c ib ili. Fino a quando non verrà espressam ente
proibito, nulla vieterà di andare alle m anifestazioni
p o r ta n d o un c a s c o in mano (tra l’altro dovrebbe
essere di prossim a approvazione la legge che stabili­
sce l’obbligo dell’uso del casco per i motociclisti e per
i passeggeri, per cui motociclisti e passeggeri dovran­
no p ur portare il casco in m ano quando scendono
dalla m oto).
L ’esperienza degli ultimi anni ha del resto dim o­
strato che il casco, più che uno strum ento per coprirsi

30
il volto, serve a ripararsi la testa da qualcosa di ben
più p e sa n te dei flash fotografici. Il com pagno Serantini, se a v e s s e a v u to un c a s c o nel m om ento del
pestaggio sul Lungarno probabilm ente sarebbe stato
sì ferito, m a i calci dei m oschetti non gli avrebbero di
certo sp accato la testa.
R ig u ard o l'uso degli altri mezzi eventualm ente
u s a ti p er coprirsi il volto, sem bra improbabile che
possa essere elevata una contravvenzione a chi, per
esem pio, d ’inverno quando piove o fa freddo si tira su
il ca p p u ccio dell’eskimo o si copre il naso con la
s c i a r p a . In fo n d o a n c h e q u e sto è un problema
politico: la polizia non ha certo bisogno della scusa di
dover elev are una contravvenzione ad un partecipante
ad un co rteo perché si copre il viso, per intervenire
nel co rte o stesso.
A proposito dell’iter parlam entare di questa nor­
ma è interessante notare che nel corso del dibattito
venne p roposto dal senatore Dante Rossi un em enda­
m ento che stabiliva che, dato per scontato il divieto ai
m anifestanti di indossare caschi, le forze dell’ordine
in servizio nelle pubbliche m anifestazioni avrebbero
però dovuto sempre indossare la divisa. L’em enda­
m ento stesso venne respinto e il com unista Petrella,
d ich iaran d o si contrario all’em endam ento, osservò che
«non si può procedere a formulazioni norm ative af­
fretta te sotto la suggestione di singoli accadim enti»
(nel caso specifico l’uccisione del com pagno Boschi a
F irenze da parte di un poliziotto in borghese) e che
«la legislazione deve corrispondere alle esigenze della
g eneralità dei cittadini» (tra le quali esigenze vanno ev id e n te m e n te c o n s id e ra te q u elle dei poliziotti di
sp a ra re senza essere riconosciuti).

Le armi
A bbiam o prima accennato alla nuova legge sulle
arm i, la n. 110 del 18 aprile 1975. Le disposizioni in
essa co n ten u te vanno coordinate con quelle della legge
2 o tto b re 1%7, n. 895, che tratta lo stesso argom ento,
della legge 14 ottobre 1974, n. 497, che riguardava in
m odo specifico la lotta alla crim inalità, con alcuni
a rtic o li del codice penale e di quello di procedura
penale, con il testo unico di pubblica sicurezza, con il
re g o lam en to di attuazione del testo unico, ecc., ecc. Si
potreb b e pensare che l’esistenza di una quantità cosi
m o stru o sa di leggi e regolamenti concernenti tutti la
m a te r ia delle armi, renda estrem am ente pericoloso
deten ere qualsiasi cosa che, pur lontanam ente, possa
essere considerata un’arm a. Infatti è così. Solo che,
preso da raptus legislativo, il governo ha creato degli
stru m en ti giuridici di tale com plessità e contradditto­
rietà ch e, se fossero applicati integralm ente, farebbero
cad ere nel ridicolo qualsiasi giudice.
N on è certo nostro interesse aiutare gli uffici legi­
s la tiv i del Ministero degli interni e della direzione
g e n e ra le di p u b b lic a sicurezza a far bene il loro
la v o ro . S o lo c h e , a c c id e n ti, q u a n d o uno S tato
b o r g h e s e c o m in c ia a p e rd e r co lp i, nel c a m p o
dell’unica program m azione a lui congeniale, quella
rep ressiv a, si è portati a perdere anche quel p o ’ di
tim ore reverenziale che ci hanno instillato fin da pie-

32
coli nei riguardi del machiavellismo legislativo della
co n tro p arte.
C ercherem o quindi di esporre i principi attuali
d e lla legislazione sulle arm i, m ettendo in evidenza
alcune delle contraddizioni più evidenti.
Com inciam o dalle armi da guerra e tipo guerra.
A b b ia m o già riportato la nuova definizione che di
qu este arm i dà la legge quando si è parlato del fermo
giudiziario. La differenza più interessante rispetto alla
c la s s if ic a z io n e ch e di tali armi faceva il regola­
m e n to di a ttu a z io n e del testo unico di pubblica
sicurezza, è che vengono ora considerate espressam ente arm i da guerra le bottiglie incendiarie. Se si
pen sa che arm a da guerra è naturalm ente anche un
m is sile n u c le a re a t e s ta ta m u ltip la , fa un p o ’
im pressione, sotto il profilo dell’uguaglianza, veder
eq u ip arato il detentore del missile al sovversivo con
la bottiglia. Ora, secondo l’articolo 2 della legge n.
895 del 1967, come m odificato dalla legge n. 497 del
1974, chiunque detiene armi da guerra è punito con la
reclusione da uno a otto anni. A ttenzione: abbiam o
v is to c h e le bottiglie incendiarie sono considerate
arm i da guerra. Soffermiamoci su queste: secondo la
legge ora riportata il detentore di bottiglie può essere
punito con la reclusione fino a otto anni. Articolo 435
del codice penale: «chiunque... al fine di atten tare alla
pubblica incolum ità... detiene... m aterie infiam m abi­
li... è punito con la reclusione da uno a cinque anni».
Bel colpo: se si detiene una bottiglia di benzina per in­
cendiare le stoppie si va dentro fino a otto anni; se
invece si vuole più m odestam ente atten tare alla pub­
blica incolum ità, si fanno solo cinque anni. Chissà se
il g o v erno può essere denunciato per istigazione a
com m ettere reato: certo è che, allo stato degli atti,
chiunque detenga sostanze esplosive per un qualsiasi
m o t i v o , t r o v e r à v a n ta g g io s o m e tte re a c c a n to
all’esplosivo un cartellino con una stella a cinque pun­
te e con su scritto: si detiene al fine di attentare alla
pubblica incolum ità.
P er scrupolo, precisiam o che la nostra è un’inter-

33
prelazio n e che giuridicam ente ha notevole validità, in
qu an to la norm a da noi richiam ata del codice penale,
a r tic o lo 435, non è da considerarsi abrogata dalla
nuova legge sulle arm i, seppur successiva, dovendo
essere considerata norm a speciale. E’ però possibile,
anche se secondo noi poco corretta, una diversa inter­
pretazio n e.
F in o r a abbiam o parlato della detenzione delle
arm i da guerra. Chi invece porti tali armi in luogo
pubblico o ap erto al pubblico è punito con la reclusio­
ne da due a dieci anni e, se il fatto è com m esso da
due o più persone o in un luogo in cui vi sia adunanza
di p erso n e o di notte in luogo abitato, la pena stessa
può essere aum entata. Il buon codice Rocco (art. 669
c.p .) puniva il portatore abusivo d ’armi con l’arresto
fino a sei mesi.
D istinte dalle armi da guerra sono le armi com uni
d a sp a ro . La nuova legge ne dà un lungo elenco.
Sono, in sostanza, tutte le arm i da fuoco, fucili e
pistole, non com prese tra le armi da guerra. Sono
co n sid erate armi comuni da sparo anche gli strum enti
lan ciarazzi e le armi ad aria com pressa. I detentori
abusivi di tali armi sono puniti, in base all’articolo 697
c.p. e all’articolo 14 della legge n. 497 del 1974, con
l’a rre s to fino a un anno. Vediamo cosa succede a chi
porti fuori della propria abitazione tali armi com uni da
sp aro . La nuova legge, la 109 del 1975, con spirito li­
b ertario , ha diminuito le pene. Infatti, prim a, il codice
R o cco (il permissivo!) stabiliva l’arresto fino a sei
m esi; la legge del 1%7 lo portava ad un anno, quella
del 14 o tto b re 1974 a diciotto mesi: la legge del 1975
(art. 4 terzo comma) lo riduce di nuovo a dodici mesi.
Un g rato pensiero all’ufficio studi del M inistero degli
interni, o ... una distrazione?
A ndiam o avanti. Salvo le autorizzazioni previste
d a lla le g g e , fu o ri d ella p ro p ria a b ita z io n e non
p o s s o n o essere mai portate arm i, mazze ferrate o
bastoni ferrati, sfollagenti o pugni di ferro. Senza giu­
stificato m otivo, non possono poi essere portati fuori
d e lla p ro p ria abitazione bastoni muniti di puntale

34
a c u m in a to (e q u elli se n z a p u n ta le acum inato?),
s tr u m e n ti d a punta o da taglio atti ad offendere,
m asse, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere m etalliche
( s e m b r a l ’in v e n ta rio di un fe rra m e n ta ) n o n ch é
qualsiasi altro strum ento non considerato espressam ente com e arm a da punta o da taglio, chiaram ente
utilizzabile, per le circostanze di tem po e di luogo, per
l ’o f f e s a d e lla p e rs o n a . S a rà interessante vedere
com e nella prassi la polizia interpreterà il concetto di
«giustificato motivo» che abilita a portare gli oggetti
che ab b iam o ora elencato. Com unque tutti coloro che
s a r a n n o tro v a ti in p o s s e s s o , fuori della propria
a b ita z io n e , di quanto sopra potranno essere puniti
con l’a rre sto da un m ese a un anno. Se poi questi
« s tr u m e n ti a tti ad offendere» vengono portati in
r iu n io n i pubbliche (m anifestazioni, comizi ecc.) la
pena va d a due a diciotto mesi, con l’aggravante del
m an d ato di cattura obbligatorio.
L ’ultim o com m a dell’articolo 4 precisa infine che
non sono considerate armi ai fini di cui sopra, le aste
di b an d iere, dei cartelli e degli striscioni, u sate nelle
p u b b lic h e m an ifestazioni e nei cortei, né gli altri
oggetti simbolici usati nelle stesse circostanze («Com­
pagni dai campi e dalle officine, prendiam o la falce,
im p u g n a m o il m artello...») salvo che non vengano
a d o p rati com e oggetti contundenti (peccato).

Non andate alle manifestazioni!
L ’artico lo 17 stabilisce il processo per direttissi­
ma p er le contravvenzioni previste dagli articoli 18
(m anifestazione non autorizzata) e 24 (disobbedienza
a l l ’o rd in e di sciogliere la m anifestazione) del testo
unico di pubblica sicurezza che, approvato il 18 giu­
gno 1931, è tuttora in vigore.
11 giudizio direttissim o è previsto dal codice Roc­
co nel caso che l’im putato sia stato arrestato nell’atto
di co m m ettere un reato (flagranza). Due sono le giu­
stificazioni date dai giuristi a questo rito abbreviato e
rapido (si salta la fase istruttoria e il giudizio deve
te n e r s i entro dieci giorni dall’arresto): la evidenza
della responsabilità di chi viene colto con le mani nel
s a c c o e la necessità di placare l’«allarme sociale»
suscitato da un fatto che la legge giudica così grave
da giu stificare l’arresto immediato di chi lo com m ette
(e in fatti il codice Rocco non consente l’arresto in
flagranza se non per «delitti» e mai per «contravven­
zioni»). N el nostro caso la legge speciale, superando il
codice R occo, svincola il giudizio direttissim o dal suo
p resu p p o sto normale (l’arresto in flagranza, che non è
co nsen tito per le due contravvenzioni in questione) e
lo rende obbligatorio «in ogni caso», quindi anche se
la p r o v a d ella re s p o n s a b ilità d e ll’im p u ta to sia
tu tt’a ltro che evidente e siano necessarie com plesse
indagini per accertarla. Di più, il codice R occo (art.
504) stabilisce che, a conclusione del dibattim ento, se
i g iu d ic i rite n g o n o n e c e s s a rio a p p ro fo n d ire le

36

indagini, trasm ettono gli atti al giudice istruttore per­
c h é « p ro c e d a con istruzione formale». Nel nostro
ca so q u esto non è possibile perché i giudici, « anche
in d e ro g a all’art. 504», devono andare av an ti nel dib attim e n to , fino alla punizione esem plare del manife­
stan te e non im porta che nella retata della polizia sia
c a p ita to l ’ig n aro passante o il pensionato curioso
(peggio p er loro che non si sono tenuti lontani dalla
peste).
I
processi contro i m anifestanti — incalza infine
il seco n d o com m a dell’a rt. 17 — vanno trattati separa­
tam en te, senza alcun riguardo per l’eventuale connes­
sio n e c o n altri p ro c e s s i (per esempio quello per
l ’a s s a s s i n i o , a d o p e ra di «squadre speciali» o di
fascisti, di uno di essi).
L a «connessione», si sa, è quello strum ento pro­
cessu ale di cui si è, servito in questi anni il potere giu­
diziario, specialm ente la C assazione, per affossare i
più g ro ssi processi per le tram e nere, primo fra tutti
q u e llo p er la strage di piazza F ontana. Bisognava
c o r r e r e a i ripari, spuntare quest’arm a in m ano ai
giudici, per evitare che potessero farne uso in favore
dei pericolosi criminali che partecipano alle manife­
s ta z io n i. P e rc h é q u e s to « o rd in e p u b b lic o » può
tollerare si stragi, bombe, atten ta ti e fondi neri ma non
c erto che ad esso si attenti con quelle scom poste ma­
nifestazioni di popolo che bloccano il traffico e che
troppo spesso chiam ano ad essere «uniti sì. ma contro
la DC»?
Va rico rd ato che il giudizio direttissim o viene
prev isto , dall’art. 26 della legge, anche per il reato di
cui a ll’a rt. 336 del cod. pen. (violenza o m inaccia a un
pubblico ufficiale). In questo caso — per effetto di un
c o m p lic a to sistema di richiam i e deroghe ad altre
leggi — si ha anche l’arresto dell’im putato, che non
può com unque protrarsi, in attesa della condanna, per
oltre venti giorni. M aggioranza ed opposizione hanno
c o n c o r d a to nell’escludere che la stessa procedura
p o tesse valere — com e era originariam ente previsto
— anche per il reato di resistenza ad un pubblico
ufficiale. La modifica è im portante, tanto da fa r pen­

37
sare che gli uffici legislativi del Governo siano incorsi
in una svista: contrariam ente a quanto molti credono,
infatti, «violenza a un pubblico ufficiale» non si ha tut­
te le volte che qualcuno tira sassi (o altro) contro la
polizia, m a solo in casi assai rari. L a violenza infatti,
perch é sia applicabile l’art. 336 del cod. pen., deve
avere lo scopo di costringere il pubblico ufficiale « a
fa re un atto contrario ai propri doveri o ad om ettere
un a tto dell’ufficio o del servizio», oppure — ipotesi
m eno grave — «a com piere un a tto del proprio ufficio
o servizio», o «per influire, com unque» su di esso. Il
caso invece di chi usa la violenza o la m inaccia «per
o pp o rsi a d un pubblico ufficiale o ad un incaricato di
un pubblico servizio, m entre com pie un atto di ufficio
o di servizio» ricade sotto l’art. 337 del c .p ., che
prevede il reato di resistenza a pubblico ufficiale. E ’
qu esto il reato, infatti che viene contestato a chiunque
si o p p o n g a con la forza all’ordine di sciogliere una
m anifestazione, o di sgom berare un edificio occupato,
e via discorrendo. La violenza potrebbe invece essere
c o n te sta ta al m afioso che reclam i la concessione di
una licenza o di un appalto: com e tutti sanno, è un
fa tto che non accade mai, e questo spiega perché
nella p rassi .dei tribunali questo articolo non venga
q u asi mai impiegato.
N a tu r a lm e n te è probabile che d ’ora in poi i
tribu n ali modifichino im provvisam ente il loro orien­
tam en to , e com incino ad applicare l’a rt. 336 in tutti i
casi in cui veniva finora applicato il 337.
P rescindendo da queste ultime e confortanti con­
siderazioni, va sottolineata la gravità di questa indiscrim in ata applicazione del rito direttissim o. Q uesta è
giustizia som m aria e non può avere altra giustificazio­
ne di «politica criminale» che questa: le m anifestazio­
ni pubbliche sono «disordine», non partecipazione (alla
faccia della C ostituzione) e vanno scoraggiate ‘ .
I . S ig n ifica tiv o , a q u esto proposito, il punto di vista e sp r esso dal
relatore di m aggioranza, il dem ocristiano Agrim i, durante la d iscu s­
sio n e al S en a to : Chi non vu ole esporsi ai rischi, giudiziari e m ateriali,
d e lla m a n ife s ta z io n e (niente ca sco anti-m anganello e fa zzo letto
a n ti-la crim o g en o ) non ci va; tanto «non glielo ha m ica prescritto il m e­
d ico» (testu a le).

Al confino i sovversivi
L a p arte forse più grave dell’intera legge — e
quella su cui, come si è detto, minori sono state le
riserv e della «sinistra storica» (o «preistorica») — è
co stitu ita dal gruppo di articoli dal 18 al 24, che ripri­
s t i n a n o , a danno dei «sovversivi», l’impiego delle
co sid d ette «misure di prevenzione»: prim a fra tutte il
confino.
L ’a rt. 18 dispone, testualm ente, l’estensione a
q u a ttro categorie di sovversivi (due delle quali com ­
poste d a fascisti, e di cui si parlerà in altra sede) delle
«disposizioni della legge 31 maggio 1965 n. 575». Si
tratta della legge antim afia, che a sua volta estendeva,
con alcuni inasprim enti, ai m afiosi le misure previste
dalla legge 27 dicem bre 1956, n. 1423 per alcune ca te­
gorie di delinquenti di terz’ordine, o più sem plicem en­
te di «em arginati»: vagabondi, prostitute, ricettatori e
sim ili. N e l ’56, è b en e ric o rd a rlo , le sinistre si
op p o sero a questa legge: ma di questa battaglia si
p e r s e p r e s to il ric o rd o . E ’ probabile che pochi,
q u a lc h e m ese fa, conoscessero l’esistenza — nel
n o s tro ordinam ento — delle misure di prevenzione
co n tro persone che o non com piono alcun reato («gli
oziosi e i vagabondi abituali», coloro che svolgono
« a ttiv ità co n trarie alla morale pubblica e al buon
co stu m e» ), o che sono colpite da un sospetto non
c o n fo rta to da nessuna prova: magari il sospetto (legge

40
1423, a rt. 1 n. 3) di essere «proclivi a delinquere»
(sic!). A ncora una volta, dunque, si è com inciato col
neg are i diritti civili degli em arginati, e si è finito col
colpire i sovversivi: una lezione da non dim enticare.
L e «m isure di prevenzione», com e dice il nome
loro d a to dai giuristi, non sono intese a «reprimere»
una specifica e provata violazione della legge, ma a
«prevenirla»: e dato che nessuno, e men che meno i
questu rin i e i m agistrati, sa prevedere il futuro, questo
significa che con esse o si fa il processo alle inten­
zioni, o si giudica sulla base del «sentito dire», che
m olto spesso si identifica con le «inform azioni di fon­
te c o n fid e n ziale» (come le chiam ano i rapporti di
polizia), cioè con le «soffiate» dei «confidenti» e delle
spie, della cui attendibilità è persino inutile discutere.
S areb b e inesatto dire, in ogni caso, che con l’avvento
della dem ocrazia nulla sia, a questo proposito, cam ­
b iato : nel periodo fascista tutte le misure di preven­
zione e ra n o irrogate dalla polizia, oggi questo è vero
solo p er alcune, m entre le più gravi sono di com ­
peten za del tribunale. Rimane però il loro carattere
am b ig u o ed odioso, quel loro tipico oscillare tra la re­
p ressio n e di ciò che non si può penalm ente reprim ere
(le « cattiv e compagnie», i «facili costumi») e la frode
all’«insufficienza di prove», cioè al principio per cui
non si può condannare nessuno — nem m eno un sottop ro leta rio , una prostituta o un sovversivo — se non se
ne dim o stra la colpevolezza. Che questo sistem a fac­
cia a pugni colla nostra C ostituzione, e coi principi
che e ssa stabilisce a garanzia dell’im putato, è stato
so sten u to da giuristi molto autorevoli, anche dem ocri­
stiani (com e Leopoldo Elia, che è «m oroteo» come
Gui): m a la Corte Costituzionale, in num erose senten­
ze, è s ta ta di opinione contraria.
P re c is ia m o co m u n q u e quale è il m eccanism o
della legge 31 maggio 1%5, n. 575, che viene ora
esteso ai «politici»: un’estensione che ha i suoi prece­
denti nella reazione crispina (1894) e in quella fascista
(1926).
L e m isu re di prevenzione sono, in ordine di

41

g ra v ità : 1) la diffida; 2) il rim patrio; 3) la sorveglianza
sp eciale. Il confino, che di fatto è la m isura più grave,
è co n sid erato tecnicam ente una variante della sorve­
glianza speciale: l’unica m isura (come si è accennato)
rise rv a ta alla m agistratura.
La diffida è un atto discrezionale del Q uestore (e
non di altra autorità di P S ): essa è una form ale in­
g iu n z io n e a « c a m b ia re c o n d o tta » , che (ai sensi
dell’a r t. 305 del Regolam ento di P S ) va fatta, dopo
reg o lare convocazione, in presenza dell’interessato (in
c a so co n trario può essere im pugnata).
Il
rim patrio consiste nell’ordine di ritornare
luogo di residenza («foglio di via obbligatorio»): è un
p r o v v e d im e n to del Q u e s to re , ch e d e v e e s s e re
m o tiv ato , e notificato all’interessato. Esso consiste
nell’ord in e di allontanarsi da un determ inato Com une,
senza farvi ritorno per un determ inato periodo, nòn
su p erio re a tre anni, o com unque di non farvi ritorno
sen za autorizzazione. Esso presuppone, evidentem en­
te, ch e il prevenuto non risieda in tale Com une: cosa
si d eb b a intendere per «risiedere» è stato discusso,
m a se m b ra ora prevalere (anche nell’orientam ento
della C orte di C assazione) l’opinione che si debba far
riferim en to alla residenza di fatto e non al fatto for­
m a le d e lla re sid e n z a anagrafica. Si deve trattare
co m u n q u e di residenza stabile ed abituale: precisazio­
ne che danneggia evidentem ente una notoria categoria
di sovversivi, e cioè gli studenti fuori sede.
Il
foglio di via contiene l’ordine di presentar
all’a u to rità di P S della località di rim patrio, entro
un ce rto term ine, e può altresì contenere (secondo
una n o rm a che secondo alcuni sarebbe abrogata) l’in­
d icazione deH’itinerario; in casi particolari è possibile
che il prev en u to sia rim patriato «per traduzione», cioè
dalla forza pubblica.
Il
provvedim ento più grave, com e si è detto,
q u e llo d e lla sorveglianza speciale, con o senza il
divieto di soggiornare in determ inati com uni o provin­
ce, o viceversa, l’obbligo di soggiornare in un deter­
m in ato C om une (cosiddetto «confino»). Esso non può

42
essere irrogato dalla polizia, ma solo dal tribunale,
con d ec reto , a seguito di una procedura di tipo giuri­
sdizionale: proposta del procuratore della Repubblica,
o del Q uestore se si tratta di persona già diffidata:
u d ie n z a in cam era di consiglio, alla presenza del
P M, dell’interessato e del suo difensore; possibilità
di rico rso alla Corte d ’appello entro 10 giorni, e poi in
C assazion e.
L a so rv e g lia n z a sp e c ia le com porta num erosi
obblighi: alcuni sono, per così dire, platonici: «vivere
on estam ente», «non dare ragione di sospetti», «rispet­
tare le leggi»; altri sono più precisi: non allontanarsi
dalla dim ora senza avvisarne la P S, non uscire di
ca sa prim a di una certa ora e non rientrare dopo una
ce rta o ra , non portare armi, non partecipare a pub­
bliche riunioni Ò), «non associarsi abitualm ente» a
perso n e che abbiano riportato condanne o siano sot­
toposte a misure di prevenzione o di sicurezza, «non
tra tte n e rsi abitualm ente nelle osterie, bettole o case di
prostituzione» (legge 1423 art. 5). Il confinato deve
anche p resen tarsi alla P S in giorni stabiliti e ad ogni
c h iam a ta . Ovviamente, la trasgressione agli obblighi
su d d etti è un reato. Quello che è chiaro, com unque, è
che la persona sottoposta a sorveglianza speciale è
n e lla p r a tic a im p o ssib ilità di svolgere un’attività
p o litica, e , quel d ie più conta, è possibile vittima di
infinite vessazioni e ricatti: non a caso, è tra i sorve­
gliati che la polizia recluta la massima parte dei suoi
confidenti.
S econdo la legge antim afia, per una serie di reati
la p en a è aum entata se com m essi da persone già sot­
to p o ste a sorveglianza speciale: tra gli altri, «fabbrica­
zione o detenzione di m aterie esplodenti» (art. 435 del
co dice penale). Non possono essere concesse licenze
per detenzione o porto d ’arm i. La patente di guida
viene ritirata, e la guida di un autoveicolo punita con
l’a rre s to da 6 mesi a 3 anni.
La d u rata della sorveglianza speciale può andare
da uno a cinque anni; in casi straordinari, la persona
p ro p o sta per il confino può attendere in carcere il

43
provvedim ento definitivo, ed essere poi «tradotta» a
destin azio n e dalla forza pubblica.
E ’ il caso di precisare che il confinato, che non è
un d eten u to , può esercitare un mestiere: se indigente,
ha diritto a un m odestissim o sussidio (ed alla assisten­
za sa n ita ria al pari degli iscritti nell’elenco dei poveri).
E sam iniam o ora le ipotesi che rendono il sovver­
sivo passibile di una misura di prevenzione.
L ’a r tic o lo 18, n. 1, fa riferim ento al caso di
« c o lo ro c h e , o p e ra n ti in gruppi o isolatam ente,
p o n g o n o in essere atti preparatori, obiettivam ente
r ile v a n ti, d ire tti a so v v ertire l’ordinam ento dello
S tato, con la com m issione di uno dei reati previsti dal
capo I, titolo VI del libro II del codice penale e dagli
articoli 284, 285, 286, 306, 438, 605, e 630 dello stesso
codice». L ’interpretazione di questo testo è probabil­
m e n te m o lto più astrusa di quanto appaia al non
g iu rista.
In prim o luogo va chiarito quali sono i reati
richiam ati: il capo I del titolo VI del secondo libro del
C odice P enale com prende i reati contro l’incolumità
p u b b lic a (s tra g e , incendio, diversi tipi di disastri:
nau frag io , sciagure aviatorie, crollo di edifici ecc.) —
m en tre gli altri articoli elencati sono quelli relativi
a ll’insurrezione, alla devastazione saccheggio e strage
a scopo di sovversione politica, alla guerra civile, alla
co stituzione di bande arm ate; nonché allo spargere
epidem ie «m ediante la diffusione di germi patogeni»,
all’avvelenam ento acque, ai sequestri di persona con o
senza sco p o di estorsione.
In co sa consiste la stranezza di questa norm a?
co n siste in questo, che riesce molto difficile capire
com e si possa rientrare in questa previsione senza
co m m ettere un reato: e sappiam o che la misura di pre­
venzione — proprio perché è di «di prevenzione» e
non di «repressione» — si applica in quanto non vi sia
reato . O ra , si dà il caso che se si form a un gruppo
org an izzato di persone che — in num ero non inferiore
a tre — si propongono di com m ettere «più delitti», già
con q u esto si è com m esso un reato, quello di associa­

44

zione a delinquere (art. 416 del codice penale), anche
p rescin den d o dalla com m issione di «atti preparatori».
Se lo scopo dell’associazione è di com m ettere i reati
di cui agli articoli da 284 a 286 c.p. (anche uno solo di
essi) c ’è il reato di cospirazione m ediante associazio­
ne ( a r t . 305 c .p .) ;
e se le p erso n e che hanno
q u e st’ultim o scopo sono solo due, o non hanno una
v era e propria organizzazione, c’è pur sem pre il reato
di cospirazione mediante accordo (art. 304): anzi, se
Tizio istiga Caio e C aio non ci sta, è reato anche
q u esto (a rt. 302). Rimangono dunque le ipotesi: a) che
per «com m ettere più delitti» (diversi com unque da in­
su rrezio n e devastazione o guerra civile) si m ettano
d ’ac co rd o due sole persone o più di due ma in modo
non stab ile e organizzato; b) che a com piere atti pre­
p arato ri sia un sovversivo isolato. (E’ vero — aggiun­
giam o — che l’associazione a delinquere deve propor­
si «più delitti» e che nell’art. 18 n. 1 si parla di «uno dei
reati», ec c., ma va detto che se lo scopo ultimo è la
so v v e rsio n e , questo com porterà com unque qualche
ulteriore reato da aggiungere a quell’«uno»).
D unque, abbiamo un sovversivo isolato, o due
s o v v e r s iv i in casi d iv ersi da quelli degli articoli
284-286 c .p ., che com piono «atti preparatori». Ma
co sa sono questi «atti preparatori»?
Il
f a t t o ch e d e b b a n o esse re «obiettivam en
rilevanti», giuridicam ente, non significa nulla: se non
che si d ev ’essere superato lo stadio della pura e sem ­
plice intenzione, la qual cosa — se ci sono «atti» — è
ovvia. Si dà il caso, però, che il codice penale abbia
p en sato anche a questo. «Chi com pie atti idonei, diret­
ti in m odo non equivoco a com m ettere un delitto,
risp o n d e di delitto tentato, se l’azione non si com pie o
l’ev en to non si verifica» (art. 56 codice penale). E ’ il
caso di precisare che la form ulazione di questa norm a
è la più am pia possibile: i giuristi dell’800 infatti
a v e v a n o d e l i n e a t o u n a d i s t i n z i o n e tra « atti
p r e p a r a to r i» (appunto) ed atti «esecutivi» — non
punibili i primi, punibili a titolo di tentativo i secondi
— cui essi attribuivano un preciso rilievo politico, nel

45
q u a d r o d e lla p o le m ic a lib e ra le c o n tr o ^ li S tati
a u to r ita r i (che, spiegavano appunto questi giuristi,
prim o fra essi il grande C arrara, puniscono anche gli
atti p rep arato ri). 11 codice Rocco, invece, prescinde
(per m otivi politici ma anche, è giusto riconoscerlo,
per m otivi di ordine tecnico) da questa distinzione: e
si a c c o n te n ta di due requisiti, l’idoneità dei mezzi e la
d ire z io n e «non equivoca» degli atti com piuti. Da
q u e st’ultim o requisito, però, non potrebbe prescinde­
re n em m eno chi volesse applicare la nuova legge;
e s s o s ig n ific a , in fa tti, ch e non si potrà colpire
q u alcu n o in base ad «atti preparatori» se non è chiaro
che essi tendevano ad un reato: in pratica, che non
b a s t e r à c o m p ra re dei fiammiferi per poter essere
ac cu sati di tentato incendio. Anzi: il tipico «atto pre­
p arato rio » dei reati contro l’incolumità pubblica, cioè
il p ro cu rarsi o detenere esplodenti o infiammabili, fu
da R occo trasform ato in reato a parte (art. 435: che
p resu p p o n e il «fine di atten tare alla pubblica incolu­
m ità», m ancando il quale si ha un’altra figura di reato).
La co sa si com plica ancora, se si osserva che i reati
di cui agli articoli 284, 285 e 286 (i più gravi tra quelli
richiam ati) sono di per sé reati di attentato (che con­
sistono cioè non nell’insurrezione o negli altri fatti ri­
chiam ati, in sé e per sé, ma nel «tentativo» di determ i­
narli): sicché non si vede in cosa possa consistere la
p rep arazio n e di un tentativo.
E ’ il caso di avvertire che sono considerati " atti
p re p a ra to ri” — non punibili dalla legge penale — lo
stu d iare il luogo del reato che si progetta, le abitudini
della vittim a; non a caso, le cronache dell’Antiterrorism o sono piene di cartine topografiche, di indirizzi di
p erso n alità da sequestrare ecc.
E ’ il caso di aggiungere che il codice penale si
o ccu p a anche del reato impossibile, e dell’ accordo o
istigazione non seguita da reato: ipotesi che i penalisti
chiam ano di ’’quasi-reato” , e per le quali è possibile
una m isura di sicurezza non detentiva, cioè in pratica
la lib e r tà v ig ila ta . La libertà vigilata è affine, in
p ra tic a , alla sorveglianza speciale, con o senza divieto

46
di soggiorno in località, ma sem pre senza obbligo di
soggiorno, cioè senza confino.
C o sa rim ane quindi del N. 1 dell’art. 18, che sem ­
b rav a, delle quattro ipotesi ivi contenute, la principa­
le? R ag io n an d o da giuristi rigorosi, com e abbiam o cer­
cato di fare, molto poco. 11 guaio è che leggi simili na­
scono con la riserva m entale, che se ne i/eèèa abusare:
o nel senso dell’applicazione agli atti ” pre-preparato ri” , cioè dei processo alle intenzioni (gli atti —
direbbe il codice — non diretti in m odo ’’non equi­
voco” al delitto; per esem pio, come si è accennato, il
p o ssed ere dei fiammiferi rispetto al tentato incendio),
o, co m ’è più probabile, nel senso dell’applicazione ai
casi di m ero sospetto. La legge del ’75, infatti, non si
riferisce espressam ente — com e fanno invece la legge
del ’56 per i delinquenti comuni e quella del ’65 per i
m afiosi — al semplice sospetto, ma fa m ostra di riferir­
si a com portam enti ’’preparatori” quanto si vuole, ma
provati: è purtroppo probabile, invece,che si finisca col
seguire il sospetto non provato del reato, abusando
così della legge e della procedura giurisdizionale da
essa prevista: il segreto della cam era di consiglio, anzi­
ché la pubblicità del dibattim ento e, in alcuni casi, il
tribunale in luogo della corte d ’assise con giuria popo­
lare, che sono garanzìe per l’im putato, e che Reale de­
finì, in P arlam ento, ’’lungaggini” .
Più sem plice, dal punto di vista interpretativo, il
n.4 del m edesim o a r t.18: che si riferisce a chi sia stato
c o n d a n n ato per ’’uno dei delitti previsti nella legge 2
o tto b re 1% 7, n.895, e negli articoli 8 e seguenti della
legge 14 ottobre 1974, n. 497, e successive modifi­
cazioni, quando debba ritenersi, per il loro com por­
tam en to successivo, che siano proclivi a com m ette­
re un re a to della stessa specie col fine indicato nel
p reced en te n. 1” . I delitti cui si fa qui riferim ento sono
quelli previsti dalle varie leggi sulle arm i (delitti, si
badi, e non semplici contravvenzioni: d ’altra parte, con
la nuova legislazione sulle arm i, sono semplici contrav­
venzioni soltanto la detenzione di armi non da guerra
n o n denunciate e il porto di armi improprie). Ma

47
quello che lascia di stucco è la formula che segue: cosa
significa ’’essere proclivi” a com m ettere delitti dello
stesso genere, al fine di sovvertire l’ordinam ento dello
Stato? S ignificaselo dare adito a sospetti, per il fatto,
p e r e s e m p io , di frequentare organizzazioni che si
ritie n e ab b ian o qualche fam iliarità con le bottiglie
m olotov, nota e temibile arm a da guerra. Dunque,
chiunque abbia riportato una condanna del tipo indi­
cato , rim ane vita naturai durante suscettibile di essere
m an d ato al confino, qualora non ’’cam bi vita” , m agari
ad eren d o ad uno di quei partiti ” di sinistra” che han­
no v o tato contro la soppressione di questa norm a.
O ltre alle misure di prevenzione previste dalla
legislazione precedente, la legge ” a tutela dell’ordine
pub b lico ” nc inventa delle altre, nuove di zecca. L’ar­
tic o lo 22 p re v ed e in fa tti ch e . in aggiunta o in
s o s titu z io n e d elle a ltre m isu re , il giudice possa
d ecidere anche la ’’sospensione provvisoria dall’am ­
m in istrazione dei beni personali... quando ricorrono
sufficienti indizi che la libera disponibilità di essi da
p a r te d e lle persone indicate negli articoli 18 e 19
[l’a rt. 18 è quello di cui si è parlato; nell’art. 19 si parla
dei p resu n ti delinquenti com uni, indicati nella legge
del ’56 n. 1423] agevoli com unque la condotta, il com ­
p o rtam e n to o l’attività socialm ente pericolosa prevista
dalle norm e suddette” . Si dice che questa norm a sia
stata v o luta dalla ’’sinistra” — il P S I — per colpire i
finan ziato ri delle organizzazioni fasciste: naturalm en­
te. a m età strada ha fatto m arcia indietro, accettando
che fosse inserito (là dove poco fa abbiam o m esso i
puntini) un inciso: ’’esclusi quelli destinati alla attività
professio n ale o produttiva” . E se l’indiziato possiede
u n ’in d u stria ? Evidentem ente, tutto il com plesso di
beni che è funzionale alla vita dell’azienda dovrà es­
sere so ttra tto alla procedura prevista dagli articoli 22 e
seguenti. Ma che si credevano, i legislatori? che a
fin a n z ia re le organizzazioni fasciste siano i piccoli
risp arm iato ri? E ’ chiaro che in questo modo saranno
so ttratti al controllo proprio i patrim oni più ’’interes­
san ti” . P e r il resto, va precisato che questa misura —

48
che applica, nella sostanza, al ’’sovversivo” la proce­
dura prevista dalla legge fallim entare per il fallito —
co m p o rta una serie di vincoli estrem am ente pesanti. Al
p rev en u to vengono lasciati i beni strettam ente perso­
nali, gli stipendi nella m isura che al giudice sem bra
necessaria per vivere, la casa di abitazione; ma viene
n o m in ato un curatore che fa una dettagliata ricogni­
zione del suo patrimonio, presentando in proposito una
particolareggiata relazione che si estende al ’’tenore
di v ita di detta persona e della sua famiglia e su
q u a n t’a ltro può eventualm ente interessare” , e suc­
cessiv am en te lo am m inistra (col potere, tra l’altro, di
ap rire la corrispondenza del suo ’’am m inistrato” !).
L a d u rata di questa situazione può essere, nel
m assim o, di 5 anni, salvo rinnovo.
Tra le norme della legge antim afia — ricordiam o
infine — c ’è anche un’estensione notevole dei casi in
cui è am m esso il fermo. Tutti i reati per i quali è
faco ltativ o il m andato di cattu ra — nonché la proroga
della d u ra ta jn assim a , che è raddoppiata.

Le norme contro i fascisti
B en s e tte a rtic o li d ella legge sono destinati
a l l ’ i n a s p r i m e n t o d e lle d is p o s iz io n i c o n tro il
neofascism o, contenute nella legge del 1952, n.645,
più nota com e ’’legge Sceiba” . Il com plesso di norm e
che ne risulta, se fosse applicato davvero, sarebbe
severissim o: sarà diffìcile prenderlo sul serio, a chi
ben sa com e nella repubblica italiana i fascisti non
vengano denunciati neanche per reati ’’com uni” (tipo
lesioni, ten tato omicidio e via di seguito).
M a non si tratta solo di questo; il M SI-DN, nel
c o r s o d el dibattito parlam entare, ebbe a ostentare
sicurezza, ripetendo più volte che quelle norm e non
sono fatte per loro, dato che non sono fascisti. Ed in
effetti, quelle norm e non sono fatte per loro, com e p ar­
tito; non perché loro non siano fascisti, ovviam ente,
ma p erch é tutto il sistem a è costruito per colpire le
’’s q u a d re ” d ’azione, i nuclei terroristici, e non ¡’orga­
nizzazione fascista nel suo com plesso.
Q u esto appare chiaro nella modifica introdotta
nell’ a r t.l della legge Sceiba, quello che definisce il
r e a to di ’’ricostituzione del partito fascista” sulla
b a s e d e lle s e g u e n ti a ttiv ità : perseguire ’’finalità
an tid em o cratich e proprie del partito fascista” esal­
ta n d o m inacciando o usando la violenza o propu­
gnando la soppressione delle libertà costituzionali o
den ig ra n d o la dem ocrazìa e la resistenza o svolgendo

50
p ro p a g a n d a razzista; oppure effettuare apologia di
fascism o; o compiere m anifestazioni fasciste. Nella
legge S ceiba, per aversi il reato in questione bisognava
che q u este attività fossero com piute da una ’’asso cia­
zione” o da un ’’movim ento”; si è ora aggiunto che si
può tra tta re anche di ” un gruppo di persone non infe­
riore a cin q u e” . Si è detto esplicitam ente, in Parlam en­
to, che con questa precisazione si vogliono colpire le
sq u ad racce. i nuclei cospirativi di base, anche qualora
risultino poco chiare le loro affiliazioni a livello nazio­
nale; è più esatto dire che questa norm a, apparente­
m ente assu rd a (un partito è sem pre, per definizione,
un’asso c ia zio n e, e non ci può essere partito fascista se
il ’’g ru p p o ” in questione e privo di un’organizzazione
di partito ), costituisce l’alibi per rinunciare ad ogni
ulteriore indagine sul carattere fascista del M Sl-DN.
Non a caso questo apparente inasprim ento (anni di ga­
lera — sulla carta — per cinque ragazzetti che facciano
il saluto rom ano, come volle intenderla un oratore mis­
sino alla C am era?) si accom pagna al "disim pegno”
del PC I nella cam pagna per la messa fuori legge del
M SI-D N .
Sono inasprite com unque, anche le pene; per i
fo n d ato ri e dirigenti si va ora da 5 a 12 anni più la
m ulta da uno a 10 milioni (prim a; da 3 a 10 anni): per
i gregari, da 2 a 5 anni. Se l'organizzazione è arm ata,
o fa uso di mezzi violenti di lotta, la legge del ’52 preve­
deva la reclusione da 5 a 12 anni per i capi, da uno a 3
anni p er i gregari; adesso si dovrebbe salire al doppio
della pena prevista per l’ipotesi "n o rm ale", quindi da 10
a 24 anni più la multa per i dirigenti, e da 4 a 10anni peri
p artecipanti.
Si aggiunga che, ex articolo 1 della nuova legge,
p er il re a to in questione non è am m essa la libertà
provvisoria, ed ex art. 12 è obbligatorio il m andato di
c a t t u r a . Gli altri reati previsti dalla legge Sceiba,
co m ’è n oto, erano 1’ apologia del fascismo (consisten­
te n ell’ ’’esaltare esponenti, principii. fatti e metodi
del fascism o oppure le finalità antidem ocratiche pro­
prie del partito fascista” ) e le m anifestazioni fasciste.

51
che e ra n o una contravvenzione. Adesso le ipotesi di
re ato diventano tre: la propaganda per la ricostituzione
del p artito fascista (reclusione da 6 mesi a 2 anni e
m ulta), l’apologia (estesa all’esaltazione di ’’idee o m e­
todi razzisti” : stessa pena; e si badi che per entram bi i
reati c ’è la reclusione da 2 a 5 anni più la multa se il
fatto è com m esso a mezzo stam pa), e le m anifestazioni
fa sciste .
P e r la ricostituzione del partito fascista, la legge
S ceib a prevedeva la perdita dell’elettorato attivo e
passivo e I’ esclusione da ogni pubblico ufficio (cioè,
in p ratica, la decadenza da ogni m andato elettivo) per
un p erio d o di 5 anni; tale privazione viene ora pre­
vista a n c h e per i reati di propaganda e apologia.
M a l’innovazione più sorprendente riguarda le
m anifestazioni fasciste (cioè, per esem pio, il fare il
saluto rom ano: che molti erroneam ente confondono
coir apologia ). Nella legge del ’52 era un reato con­
travvenzionale, punibile con 1’ arresto fino a 3 mesi o
con r am m enda fino a lire 50.000: adesso il reato è
ridefinito, chiedendo che venga com m esso non più
’’pu b blicam ente ” ma ’’partecipando a riunioni” (non
da una persona isolata, cioè) ed estendendolo alle
m an ifestazio n i "u su ali... di organizzazioni naziste”
(?), e so p rattu tto diviene un delitto, punibile con la
reclusione sino a 3 anni più la multa da 200.000 a
500.000 lire, cui può aggiungersi, a discrezione del
giudice, la perdita per 5 anni dell’ elettorato attivo a
passivo.
P er coloro che ’’abbiano com unque finanziato”
l’asso c ia zio n e o la sua stam pa, le pene sono aum en­
tate; e si aggiunga che per tutti questi reati (art. 12) si
p r o c e d e c o n rito direttissim o, cioè nel volgere di
pochissim i giorni (il che per il reato di ricostituzione
del p a rtito fascista, appare problem atico ...). Chi
rico rd a com e la legge Sceiba non sia stata pressoché
m ai applicata, crederà che venga applicata la nuova ?
c h e p o l i z i o t t i ch e non h a n n o d e n u n c ia to
m anifestazioni fasciste com m esse sotto gli occhi di

52
t u t ti , lo fa ra n n o a d e s s o ch e le p en e sono cosi
inasprite?
Per un borghese - con - formazione - umanistica, è
fin tro p p o ovvia la citazione di Manzoni, che, parlan­
do del ’600 ricorda che ” le leggi diluviavano; i delitti
e r a n o e n u m e r a ti, e particolareggiati, con m inuta
prolissità; le pene, pazzam ente esorbitanti, e. se non
b a sta , aum entabili... Le procedure, studiate soltanto a
lib erare il giudice da ogni cosa che potesse essere d 'im ­
pedim ento a proferire una condanna... Con tutto ciò.
anzi in gran parte a cagion di ciò, quelle gride, ripub­
blicate e rinforzate di governo in governo, non servi­
van o a d altro che ad attestare am pollosam ente l'im po­
tenza d e ’ loro autori... L’impunità era organizzata, e
a v e v a radici che le gride non toccavano, o non pote­
van o sm u o v ere".
Facciam o finta com unque di prendere sul serio
q u esta ’’severissim a” legislazione. Di commenti non
ce ne vogliono molti; la prima circostanza che va
m essa in chiaro è che i requisiti indicati nell’a rt.l
della legge Sceiba non devono necessariam ente essere
p re s e n ti tutti insieme perché un’organizzazione sia
c o n s id e r a ta fascista; l'av ere ’’finalità antidem ocra­
tich e” — caratteristica che viene ulteriorm ente quali­
ficata dalla violenza, dal razzism o ecc.; che possono
non esse re presenti, anch'essi, contem poraneam ente
— può non accom pagnarsi all’apologia del fascism o o
al com pim ento di m anifestazioni fasciste; queste ulti­
m e, p eraltro , devono avere carattere abituale (o cosi
alm en o sem bra di capire anche se la legge non lo dice
espressam ente). Quanto all apologia, si ritiene gene­
ralm ente che essa debba essere caratterizzata da un
em pito pressoché mistico; afferm azione che non ha
fo n d am en to nella lettera della legge, ma che fornisce di
regola un buon argom ento a giudici che non vogliono
p ro n u n ciare sentenze di condanna. La m anifestazione
fascista, infine, va effettuata nel corso di una pubblica
riunione; ci si può chiedere se in questa previsione
rientri il ca so di fascisti, isolati o in piccoli gruppi, che
a sco p o provocatorio com piano m anifestazioni fasciste
al p assag g io di manifestazioni di sinistra. La risposta

53
g iu s ta s e m b ra q u ella a ffe rm a tiv a : il legislatore,
ag g iu n g en d o quella precisazione, non ha avuto altro
scopo che di rendere non punibili m anifestazioni fasci­
ste com piute in privato (sedi di partito, com m em ora­
zioni funebri e simili).
P e r u n a m igliore com prensione della severità
( a p p a r e n te ) dell' attuale legislazione antifascista, è
bene rico rd are che reati com e lesioni personali, violen­
za p r i v a t a , esp lo sio n i a scopo intim idatorio ecc.
rim an g o n o punibili a parte: si può dunque afferm are
che uno squadrista medio cum ula, in qualche mese di
a ttiv ità , tanti reati da poter m eritare — tra una legge e
l'a ltra — poco meno che l’ergastolo. Come tutti pos­
sono c o n sta ta re ...
A qu este ipotesi propriam ente penali vanno infine
a g g iu n te le misure di prevenzione previste dall’a r­
ticolo 18 e seguenti, e di cui già conosciam o il m ec­
canism o. Ai fascisti, come ai sovversivi di sinistra,
sono naturalm ente applicabili le previsioni dei numeri 1
e 4: tu tte per loro sono invece quelle dei 2 e 3. Il primo
prevede che un membro di un’organizzazione discioita
in base alla legge Sceiba sia colpito dalle misure di pre­
venzione qualora ’’debba riten ersi", per il com porta­
m ento successivo, che continui a svolgere una attività
a n a lo g a a q u ella precedente. Cosa sia un'attività
" a n a lo g a " , è poco chiaro; se sono state ricostituite le
fila di u n 'associazione neofascista, o si tenta di farlo, o
si fa propaganda a tal fine, sono veri e propri reati
quelli che vengono compiuti, e non si dovrebbero irro­
gare m isure di prevenzione ma vere e proprie pene; al
di fuori di queste ipotesi, cosa si vuol colpire? una pro­
paganda fascista non finalizzata alla riorganizzazione
di un p artito ? un fiancheggiam ento politico che non si
co n creta in una vera e propria adesione?
E ' più logico dire che questa norm a vuole colpire
i « s o s p e tti» contro i quali non esistono sufficienti
prove. Q uanto al n. 3, esso fa riferim ento ad «atti pre­
p arato ri. obiettivam ente rilevanti, diretti alla ricostru­
z io n e d el p a r tito f a s c i s ta ... in p a r tic o la re con
l'esaltazio n e o la pratica della violenza». A prescinde­
re dal fa tto che la pratica ed anche la semplice esalta-

54
zione della violenza sono di per sé reati, va detto che
non si capisce come ci si possa «preparare» a ricosti­
tuire il partito fascista usando la violenza, d ato che,
verosim ilm ente, a usarla sarà un gruppo di almeno
cinque persone che, per definizione, è gi() un «partito
fascista» ricostituito; e si aggiunga che, con questi atti
p r e p a r a to r i, si dovrebbe rim anere al di qua dello
stesso reato di «propaganda» istituito da questa legge.
Anche questo, dunque, un reato indecifrabile e, in
p ra tic a , un modo per colpire i «sospetti»: oppure, for­
se p iù p ro b ab ilm ente, per colpire singole persone
aH 'in tern o di un’organizzazione (il M SI-DN) che non
si vo rrà colpire in quanto tale. Si dirà cioè — ricalcan­
do il ragionam ento di una sentenza del Tribunale di
R om a del 1962 — che i dirigenti del M SI-DN «non
sono riusciti» a dare all’organizzazione da essi creata
e d ire tta un vero e proprio carattere fascista, e che
all’in tern o del partito ci sono alcune persone — gli
«estrem isti» — che di loro iniziativa si sforzano di
giungere allo stesso risultato.
A ncora un dettaglio... divertente! Le nuove norme
penali riguardano — è un principio generale — solo i
reati futuri; lo stesso è detto nell’art. 1 per la libertà
p ro v visoria. Si dà però il caso che il reato di ricostru­
zione del partito fascista sia uno di quelli che i giuristi
c h ia m a n o « re ati perm anenti» (alm eno per quanto
rig u ard a la direzione e la partecipazione). Q uesto com ­
p o rta — com e si può leggere in qualsiasi m anuale —
che la consum azione del reato, anche se è già com in­
c ia ta , continui fino a che il colpevole non desista, e gli
v ad a di conseguenza — se il suo partecipare o dirigere
l’asso ciazio n e continua dopo l’entrata in vigore della
nuova legge — applicata la norm a nuova. Lo stesso
vale, p er effetto di un principio generale, per le norme
p ro cessu ali. Che significa in pratica tutto questo? Che
chi ha già un procedim ento in corso — a com inciare da
A lm irante — dovrebbe venire colpito da m andato di
c a tt u r a obbligatorio, non potrebbe avere la libertà
p rov v iso ria e dovrebbe essere condannato alle nuove e
più gra Vi pen e previste dalla legge n . 152 !

Mai più in libertà provvisoria
C on l’articolo 1 la nuova legge sul così detto
«O rdine pubblico» presenta il suo biglietto da visita:
una legge contro la libertà, contro ogni conquista di
libertà im posta al potere con le lotte di questi ultimi
a n n i. In particolare, l’articolo 1 cancella di colpo
quello che si era conquistato nel dicem bre 1972.
C om e si sa, l’allora governo di centro-destra retto
da A ndreotti, per far fronte alla protesta generale che
s a liv a dal Paese contro l’intollerabile carcerazione
p r e v e n tiv a dell’innocente Valpreda, fu costretto a
p re sen tare una legge — poi approvata all’unanim ità
dal P a rla m e n to , appunto nel dicem bre 1972 — la
quale stabiliva che il giudice poteva sem pre concedere
la lib e r tà p ro v v iso ria , anche a coloro che erano
a c cu sati di reati gravi, per i quali il codice Rocco
p re v ed ev a com e obbligatorio il m andato di cattura.
O ra il g o v e rn o di c e n tr o -s in is tr a , retto dal
pen alista «illuminato» professor Aldo Moro, elimina
q u e s ta po ssib ilità; e così chi viene arrestato, non
im porta con quali «prove», per uno dei reati previsti
d a l l ’artic o lo 1, dovrà attendere necessariam ente in
c a r c e r a z io n e preventiva i lunghi tempi processuali
della n o stra sconquassata m acchina giudiziaria. Se si
c o n s id e r a ch e la legge 11 aprile 1974, n, 99 ha
a llu n g ato , in alcuni casi addirittura raddoppiandoli, i
term ini di carcerazione preventiva che erano stati fi­

56
nalm en te fissati con la legge 1® maggio 1970, n. 192 (il
codice R occo consentiva la carcerazione a tem po in­
determ inato ), ben si com prende come sarà sem pre più
freq u en te il caso del detenuto che, dopo cinque-sei
a n n i d i g a le ra p re v e n tiv a , si sentirà dire da un
g iu d ic e : « sc u si ta n to , a b b ia m o s b a g lia to , lei è
in n o cen te, può tornare in libertà». Ma per quegli anni
di ingiusta galera, al m alcapitato non spetterà nean­
che un risarcim ento in danaro, che per questi casi non
è p rev isto dalla legge!
S u l p ia n o p ra tic o , dunque, l’articolo 1, nulla
m u ta n d o nel d e s tin o dei co lp e v o li, a g g r a v a la
po sizione degli innocenti (nelle nostre galere ce ne
sono tanti, anche se se ne parla poco). Infatti, non è
m a i su c c e sso , dalla en trata in vigore della «legge
V alpreda» (die. ’72) ad oggi, che sia stata concessa
la lib ertà provvisoria ad un im putato di uno dei gravi
reati p rev isti nell’articolo 1 (omicidio, strage, rapina,
e s t o r s i o n e a g g ra v a ta , ecc.), quando a suo carico
risu ltasse un benché minimo barlum e di prova. Solo in
rarissim i casi la libertà provvisoria è stata concessa in
base alla «legge Valpreda» e sono tutti casi in cui l’im­
pu tato ap p ariv a chiaram ente innocente.
In questi casi, a rigore di codice, all’im putato
a v re b b e dovuto essere accordata la «scarcerazione
per m ancan za di indizi», e non la libertà provvisoria
che p resuppone un giudizio di colpevolezza. Succede
però che la m aggior parte dei nostri giudici, specialm ente pubblici ministeri e giudici istruttori, sente il ri­
co n o scim en to dell’innocenza dell’im putato com e una
sco n fitta dell’istituzione giudiziaria (in cui si ricom ­
pren d e la polizia), com e una abdicazione al proprio
ruolo (inteso in senso repressivo anziché garantista).
Q u esto tipo di giudice, di fronte all’im putato innocen­
te, se non è un cinico, risolve il conflitto tra la sua
co scien za e la sua funzione ricorrendo al paternalisti­
co com prom esso della libertà provvisoria, che gli con­
sen te di restituire l’im putato alla libertà senza am m et­
tern e ufficialm ente l’innocenza.
Del resto, anche quei giudici che intendono la

57
loro funzione in modo diverso, sono spesso costretti,
a c a u s a dei condizionam enti gerarchici interni, a
rico rrere al com prom esso della libertà provvisoria, per
la q u ale strappare un «visto» al «capo» è più facile
che p er il provvedim ento di «scarcerazione per m an­
can za di indizi». Questo com prom esso, con l’articolo
1 della nuova legge, non è più possibile. Siccome la
m aggioranza dei nostri giudici, specialm ente i «capi»,
sono più tenacem ente attaccati all’istituzione e alla
loro concezione del ruolo, di quanto non siano sen­
sibili alle altrui libertà, non c ’è dubbio che con la
nuova legge è destinato ad aum entare il num ero degli
innocenti che aspetteranno in galera i lunghi tempi
delle no stre procedure giudiziarie.
D opo la parentesi aperta nel dicem bre 1972 con la
«legge Valpreda», si ritorna dunque al codice Rocco.
Anzi, in alcuni casi si regredisce a livelli di inciviltà
giuridica ancora più bassi.
Il co dice Rocco collegava il divieto di libertà
provvisoria con l’obbligatorietà del m andato di c a t­
tura (il divieto valeva cioè per i reati puniti con una
pena m inim a di cinque anni o m assim a di quindici
anni di reclusione). La nuova legge prevede ora il
divieto anche per alcuni reati per i quali il m andato di
c a tt u r a non è obbligatorio perché puniti con pene
inferiori a quelle sopra indicate.
L e conseguenze, anche solo sul piano piuridicoform ale, sono aberranti. Nei casi in cui il m andato di
c a ttu ra non è obbligatorio, il giudice che faccia bene il
su o m e s tie re d e c id e di ordinare o no la cattura
d e ll’im p u ta to in base alle esigenze processuali del
m om ento; se poi quelle esigenze vengono m eno, il
giudice, in attesa del giudizio, ne ordina la libertà
p ro v visoria. Con la nuova legge, in alcuni casi questo
non è più possibile. Sicché il giudice si trova di fronte
a q u esto dilemma: o non catturare l’im putato, anche
se le esigenze processuali lo richiederebbero; oppure
c a ttu ra rlo , ma con ciò precludendosi la possibilità di
m etterlo in libertà nel m om ento in cui quelle esigenze
n o n dovessero più esistere. Da questa paradossale

58

1

situ azio n e viene fuori all’evidenza la concezione che
della carcerazione preventiva hanno i nostri illuminati
le g is la to r i: non u n a cautela processuale, ma una
s p e c ie di trappola che scatta irreversibilmente alle
s p a lle d e ll’im p u ta to (e, in questi casi, anche del
giudice).
U n a a n c o ra più grave è che, in questi casi,
arb itro della libertà del cittadino non è più il m agistrato,
bensì la polizia.
Infatti, in base all’estensione del potere di fermo
da p arte della polizia anche ai casi in cui il m andato
di c a ttu ra non è obbligatorio (v. articolo 3), il cittadi­
no pu ò , per mano della polizia, essere privato della
libertà p er tutto il tem po del processo, anche in alcuni
casi in cui il m agistrato potrebbe ritenere di non em et­
tere il m an d ato di cattura.
Se poi esaminiam o quali sono questi casi, sco­
p riam o tu tta la sostanza di persecuzione politica (e
non anticrim inale) di questa legge. Il divieto di libertà
provvisoria anche quando non è obbligatorio il m an­
dato di cattu ra è previsto dall'articolo 1 per i seguenti
reati: partecipazione a banda arm ata (art. 306 cod.
p e n .) , seq u e stro di persona (semplice, cioè non a
scopo di estorsione; art. 605 cod. pen.). tutti i delitti
co n cern en ti le armi da guerra o le m aterie esplodenti
(la legge 14.4.1975, n. 109, allarga a dism isura tali
nozioni e moltiplica le ipotesi di «delitti concernenti le
arm i»). La libertà provvisoria non si può concedere
inoltre (lettera B dell’articolo 1) all’im putato contro il
quale sia pendente più di un procedim ento penale per
i r e a ti di lesioni (artt. 582 e 583 cod. pen.). rissa
a g g ra v a ta (art. 588 cod. pen.) e violenza privata (art.
610 cod. pen.).
Se si considera che le incriminazioni per questi
reati (in particolare il sequestro di persona e la violen­
za privata) sono state usate in questi anni a tappeto
co n tro operai, studenti, sindacalisti, si capisce bene
qual è l’uso che si intende fare, sotto la copertura
d e lla lo tta alla crim inalità, dell'aum entato potere
re p re ssiv o dei «corpi separati» (dal Paese, non da

|

59
F an fan i). P er fare qualche esempio: la polizia è oggi
au to riz z a ta a «fermare» lo studente, l’operaio, il sin­
d acalista o ... il m agistrato sospettato (bastano indizi
«sufficienti», non più «gravi» com e voleva il «liberale»
codice R occo) di far parte delle Brigate Rosse (parte­
cip azione a banda arm ata), o di aver preso parte ad
u n a a s s e m b le a ch e ha c o s tr e tto il professore a
p r o t r a r r e di m ezz’ora la sua perm anenza in aula
(se q u estro di persona),o di aver partecipato ad un pic­
ch ettag g io ai cencelli della fabbrica (violenza privata).
E si aggiunga che secondo una ben nota prassi della
p o liz ia , ch i è a g g re d ito p e r strada (poniam o da
fascisti) viene sempre denunciato, al pari dell’aggres­
sore (o anche lui solo) per «rissa», salvo chiarire poi
c o m e sono andate le cose. Basterà dunque essere
sulla lista nera delle «squadre» di Alm irante, per finire
in g a le ra , con la prospettiva di vedersi scarcerare
chissà quando per «non aver com m esso il fatto»?! Una
volta «ferm ato», l’operaio o lo studente dovrà asp et­
tare in galera la celebrazione del processo, giacché è
v ie ta to al m a g is tra to — che pur magari avrebbe
p o tu to ritenere di non em ettere m andato di cattura —
di concedergli la libertà provvisoria.
R isu ltati che potrebbero definirsi grotteschi se
non ci fosse di mezzo la libertà della gente, potranno
a v e r s i p o i con l’a p p lic a z io n e delle altre ipotesi
p rev iste dalla leggera b): al secondo litiglio tra m arito
e m oglie, che superi l’am bito delle mura dom estiche e
finisca al com m issariato, la carcerazione preventiva,
con divieto di libertà provvisoria, interverrà a ripor­
tare pace e serenità fam iliare...
Cosi pure, dovrà attendere l’esito dei processi in
carce raz io n e preventiva chi è rim asto coinvolto più di
una vo lta in zuffe di osteria.
M a quello che supera veram ente ogni limite di
decenza giuridica e civile è la rilevanza d ata, nella let­
tera a) e nella lettera b) dell’articolo 1, alla pendenza
del procedim ento penale.
A p arte il contrasto con la così detta presunzione

60
di inn o cen za stabilita dall’art. 27 della Costituzione
(alla q u ale, in sede di proclam azione verbale, i soloni
del d iritto non risparm iano altissimi omaggi), bisogna
co n sid erare a quale som m a di ingiustizia può portare,
nella p ratica, l’applicazione di questa norm a. Anzitut­
to è n oto che un’altissim a percentuale dei procedi­
m enti penali si conclude con il riconoscim ento dell’in­
n o cen za (cioè con l’assoluzione) dell’im putato. Può
quindi accad ere che il procedim ento, finché è penden­
te , fu n z io n a com e c o n d iz io n e ostativa alla con­
ce ssio n e della libertà provvisoria, salvo poi a con­
clu d ersi con il riconoscim ento che il fatto per cui il
p ro c e d im e n to era nato non sussiste o non è stato
co m m esso dall’imputato! Va considerato poi che la
d u rata di un procedim ento penale (e quindi la sua
« p endenza») non dipende certo dalla volontà dell’im­
p u ta to , m a da fattori a lui del tutto estranei, quali l’ef­
ficienza dell’ufficio, la laboriosità del giudice, il suo
ca rico di lavoro. Se l’im putato sarà fortunato (se, per
esem p io , il suo processo sarà uno dei trenta di una
q u alch e pretura di provincia e non uno dei trecentom ila d e g li u ffic i rom ani), potrà sperare di liberarsi
p r e s to d e lla sua condizione di im meritevole della
libertà provvisoria; questa spada di Damocle gli pen­
derà sul cap o per anni! Chi ha detto che la giustizia è
una sp ecie di lotteria?
A ncora. E qui raggiungiam o i vertici dell’assu r­
do. S arà meritevole di libertà provvisoria in un suc­
cessivo processo l’im putato per il quale un precedente
p ro cesso si è concluso con sentenza di condanna; non
potrà invece ottenere la libertà provvisoria l’im putato
che ha un processo pendente (e che quindi per la Co­
stitu zio n e deve considerarsi innocente e che com e tale
s a rà m a g a ri poi ric o n o s c iu to a conclusione del
p ro cesso stesso).
C o s a significa, infine, avere un procedim ento
p en d en te? Significa soltanto che il tuo nom e è iscrit­
to, nella apposita colonna degli «im putati o indiziati»,
nei reg istri degli uffici giudiziari (Pretura e Procura)
che ricev o n o le querele e denunce di privati o i rap­

61
porti di polizia, ^ s t a dunque anche la più calunniosa
delle d enunce o il più cervellotico dei rapporti per de­
term in are la «pendenza del procedimento)^ quindi la
cad u ta nella condizione di immeritevole di libertà!
E . visto che non esiste un registro nazionale dei
«carichi pendenti», com e si farà ad accertare se con­
tro l'im p u ta to , arrestato in flagrante zuffa di osteria
esisto n o altri processi? Si limiterà la ricerca al solò
com une di residenza, così prem iando il picchiatore
no m ad e? O c è qualcuno che osa proporre ai nostri
in ta sa ti uffici giudiziari di estendere la ricerca alle
cen tin aia di Preture e Procure sparse sul territorio
nazionale?

Se le armi le usa la polizia
L ’artico lo 53 del codice Rocco disciplina l’uso
delle arm i da parte della forza pubblica: «Ferm e le di­
sposizioni contenute nei due articoli precedenti (che
t r a t t a n o d e lla legittim a difesa e dell’esercizio dei
propri diritti), non è punibile il pubblico ufficiale che.
al fine di adem piere un dovere del proprio ufficio, fa
uso o vvero ordina di far uso delle armi o di un altro
m ezzo di coazione fisica, quando vi è costretto dalla
necessità di respingere una violenza o di vincere una
resisten za aH’A utorità...».
L ’uso delle armi da parte della polizia non era di­
scip lin ato dal codice prefascista, dando così luogo a
tu tta una serie di problemi per stabilire, volta per
volta, la legittimità dell’intervento arm ato della forza
pu b b lica. Il fascismo volle risolvere la questione intro­
d u cen d o la norm a che abbiam o ora riportato: alla De­
m ocrazia cristiana, evidentem ente, quanto era servito
a leg ittim are l’assassinio dei proletari in quindici anni
di d itta tu ra e in trenta anni di centrism o e di cen­
tro sin istra non bastava.
V ediam o com unque la struttura dell’articolo 53
del codice penale, nella form ulazione del 1931. Si trat­
ta di d eterm in a re i casi in cui i pubblici ufficiali
p o sso n o usare le armi o gli altri mezzi di coazione
fisica (sfollagenti, gas, lacrimogeni, idranti, jeep per
caroselli ecc.) senza essere puniti. L’uso è legittim ato

64
q u an d o si tratti di «respingere una violenza o di vin­
c e re u n a re s is te n z a a l l ’autorità». E’ interessante
rip o rtare i due esempi che Bettiol, professore univer­
s ita r io e senatore dem ocristiano in carica, fa per
chiarire le ipotesi di violenza o resistenza aH’autorità
(Diritto penale, p. 292). Respingere una violenza: per
esem pio, degli scioperanti che prendono a sassate i
carab in ieri. Vincere una resistenza: per esempio, non
ev acu azio n e di una fabbrica da parte degli occupanti,
dopo le «regolari» intimazioni. Non si può certo dire
che B ettiol manchi di coscienza di classe.
La C orte di C assazione ha dato tuttavia una in­
terp retazio n e ab b astanza restrittiva sulla possibilità di
u so d e lle arm i: in n a n z itu tto ha stabilito che la
re azio n e della polizia deve essere proporzionala alla
violenza e alla resistenza poste in essere; poi (7 gen­
naio 1947) che l’uso delle armi non è mai lecito nei
rig u ard i di persone in fuga. L’esperienza di «30 anni
di lib e rtà » ha p e rò m ostralo che, seppur a volle
v en iv an o incriminali appartenenti alle forze dell'or­
dine che eccedevano dai limili di applicazione d ell'ar­
ticolo 53 c.p . nel caso di criminalità com une, quasi
mai so n o stati incriminati e condannali quelli che. da
S ceiba a Gui. hanno ucciso decine e decine di persone
nel co rso di scioperi e m anifestazioni. Ma ciò eviden­
tem en te non era sufficiente: ed allora l’articolo 14
della legge sull’ordine pubblico ha stabilito che l’uso
delle arm i è in ogni caso legittimo per «impedire la
consum azione dei delitti di strage, di naufragio, som ­
m e r s io n e , d is a s tro aviatorio, disastro ferroviario,
om icidio volontario, rapina a mano arm ata e seque­
stro di persona».
Si noti la pericolosità dell’espressione: impedire
la consum azione. Nel testo del codice Rocco, per lo
m eno, si trattava di ipotesi (respingere una violenza o
vincere una resistenza) che presupponevano il com pi­
m en to di qualche fatto concreto. Ora si investe la
polizia di un potere quasi profetico: il poliziotto spara
e poi dice: «Secondo me quello stava per com piere un
om icidio volontario». Bisognerà fare attenzione a non

1

65
litigare sotto gli occhi della polizia: per ristabilire l’or­
dine pubblico potrebbe sparare ai litiganti che reci­
pro cam en te si sono «m andati a morire am m azzati»,
dim o stran d o cosi la inequivocabile volontà di com ­
m ettere un omicidio.
Il te s to dell’articolo che stiam o esam inando è
stato però modificato, rispetto a quello proposto dal
governo, a seguito della dura opposizione fatta dal
partito socialista: il governo proponeva infatti di legit­
tim are l’uso delle armi anche in caso di «attentato ai
m ezzi pubblici di com unicazione e crollo di costruzio­
ni». Il nuovo testo lo ha escluso in questi due casi, ma
lo ha introdotto nei casi di «naufragio, som m ersione,
d is a s tr o aviatorio e disastro ferroviario». Com e si
v e d e è u n a c o n q u is ta p ro fo n d a , d e m o c ra tic a e
a n tifa sc ista .
L ’artico lo in esam e è stato approvato con il voto
favorevole dei missini, liberali, dem ocristiani, socialdem o cratici, repubblicani e socialisti. Lo stesso gior­
no della sua approvazione, a Napoli, nel corso di una
m an ifestazione di disoccupati un pensionato com unista
è stato ucciso dalla polizia.

Tutti i cittadini sono uguali,
ma i poliziotti sono più uguali degli altri
N egli articoli da 27 a 32 la nuova legge inventa
una p articolare procedura per i «reati com m essi da
ufficiali o agenti di pubblica sicurezza per fatti com ­
piuti in servizio e relativi all’uso delle armi o di altro
m ezzo di coazione fisica».
P e r questi stessi reati l’articolo 16 del codice R oc­
c o p re v e d e v a l’a u to riz z a z io n e a p ro c e d e re del
m inistro di grazia e giustizia. L a C orte C ostituzionale
ne a v e v a però dichiarato l’illegittimità (Sentenza n. 94
del 1963), ritenendo che il privilegio accordato ai poli­
ziotti fosse in contrasto con il principio della respon­
sabilità dei funzionari dello S tato stabilito dall’art. 28
della C ostituzione e con il principio di uguaglianza
stabilito d all’art. 3.
N on può dirsi però che, caduto il privilegio, si
siano moltiplicati i procedim enti penali contro poli­
ziotti e carabinieri. Tanto meno si possono registrare,
se non in rarissim i casi, sentenze di condanna. Del
tu tto sconosciuto è poi il caso dell’arresto a danno dei
«tutori dell’ordine». E non si può certo dire che dal
1963 ad oggi siano stati pochi gli studenti, operai, pen­
sion ati uccisi sulle piazze dai m anganelli, dai m itra,
d a lle cam ionette della polizia, neppure pochi sono
stati i ladruncoli (veri o presunti) o altri pregiudicati
colpiti a m orte — in genere durante la fuga — dai
colpi «accidentalm ente» sfuggiti dall’arm a dell’inse­

68
guitore, regolarm ente inciam pato sul selciato imman­
cabilm ente sconnesso.
L a m a g g io ra n z a dei giudici, in particolare i
«capi», interpretano la loro funzione più com e tutela
dell’a u to rità che come garanzia della libertà (e della
v ita ) dei cittadini. Ecco perché, pur in assenza di
p ro ced u re privilegiate, è difficile vedere un poliziotto
nel b an co degli imputati.
R im aneva tuttavia, nella precedente legislazione,
qu alch e piccolo spazio in cui poteva inserirsi l’iniziati­
va di qualche giudice «scom odo» che, per esempio,
v in c e n d o la te n a c e re s iste n z a di un procuratore
g en erale, riusciva ad incrim inare, alm eno per falsa te­
stim o n ian za, i capi pattuglia degli assassini di Serantini.
C on la nuova legge sono stati chiusi anche questi
esigui spazi. Vediamo, in concreto, com e il nuovo
m eccan ism o funziona.
Il P rocuratore della Repubblica (cioè il pubblico
m inistero) o il Pretore, ricevuta la notizia del reato
co m m esso dal poliziotto, ^eve im m ediatam ente infor­
m are il Procuratore G enerale (che è il m agistrato di
«alto grado», il capo di tutti i pubblici ministeri della
r e g io n e ) . Fin qui n u lla di nuovo, perché questo
obbligo di informativa era già stabilito dagli articoli
231 e 233 del codice Rocco. La novità è che il Procu­
ra to re della Repubblica o il Pretore non può, com e in
tutti i casi riguardanti il com une m ortale,svolgere tutte
le indagini che il caso richiede, ma solo quelle «urgen­
ti», delle quali «non è possibile il rinvio» (art. 27).
Quali siano questi atti urgenti è praticam ente rimesso
alla valutazione discrezionale del Procuratore della
R epubblica o del Pretore. Nella stragrande maggio­
ra n z a dei casi, siccome, attraverso l’oculata opera del
C a p o d e lla P ro c u ra o P re tu ra , il processo sarà
affid ato ad un magistrato di tutta fiducia, non sarà
s v o lta a lc u n a indagine nell’im m ediatezza del fatto
( o p p u r e s a rà sv o lta nella direzione più conform e
all’in teresse del reo). Se tuttavia, per uno di quei di­
sgraziati disguidi che a volte affliggono la nostra orga­

69
nizzazione giudiziaria, il processo dovesse finire nelle
m ani di un m agistrato che m ostra di volere realm ente
in d ag are in via di urgenza (per esem pio, sequestrando
l’arm a, identificando testimoni, procedendo a sopral­
luoghi), l’intervento del P rocuratore Generale (i Cala­
m andrei, Spagnolo, Coco, Reviglio della Venaria) ser­
virà a rip o rtare il processo sulla retta via.
L ’articolo 28, infatti, prevede che il P rocuratore
G en erale, ricevuta l’inform azione, può scegliere tra
q u e s ta a lte r n a tiv a : o procedere direttam ente alle
indagini (avocazione),ovvero restituire l’inchiesta al
P r o c u r a to r e della Repubblica (mai al P retore che,
quindi, salvo gli atti urgenti, perde com pletam ente la
c o m p e te n z a per i reati com m essi dai poliziotti). Il
P ro cu rato re G enerale perciò potrà scegliere l’una o
l’altra stra d a , a seconda della fiducia che ripone nel
m a g is tr a to originariam ente investito dell’inchiesta.
V ’è p e r ò u n a terza strada che, per essere la più
in d o lo re , sarà prevedibilmente la più battuta. Non
essen d o previsto alcun term ine entro il quale la scelta
t r a le d u e vie (a v o c a z io n e o re s titu z io n e al
P ro cu rato re della Repubblica) debba essere fatta, il
P ro cu rato re G enerale, ove le intem peranze di qualche
giudice sovversivo non richiedano un im m ediato inter­
vento, p o trà chiudere il processo nel cassetto e far
finta di niente, in attesa che il tem po prevalga sulla
m em oria della gente. E’ la via dell’insabbiam ento, di
cui si son rivelati m aestri, in questi ultimi tem pi, gli
alti vertici del potere giudiziario.
Il processo, com unque, prima o poi (a seconda
che torni più comodo) deve essere «definito». Il P ro­
cu rato re G enerale (se ha avocato) o il Procuratore
della R epubblica, ravvisando nel com portam ento del
p o liz io tto la legittima facoltà (am pliata dall’art. 14
della legge n. 152) di fare uso «delle armi o di altro
m ezzo di coazione fisica», richiede al giudice istrut­
tore di archiviare il caso (art. 28, secondo comma). Il
giudice istruttore, oculatam ente scelto dal «capo», in
g en ere accoglierà di buon grado la richiesta. Si noti, a
q u esto punto, che il giudice istruttore non em etterà

70
una sen ten z a, ma un «decreto». L a differenza sta in
q u e s to , che il decreto non è m otivato; per questo
m otivo, esso si adopera di solito per decisioni assai
sem plici, di carattere procedurale. In questo caso, il
d e c r e to d o v re b b e e s s e re usato per decidere una
qu estio n e com plicatissima, come quella della legitti­
m ità o m eno dell’uso delle armi in una situazione di
tum ulto. La legge non lo precisa; dobbiam o dedurne
che si tra tte rà anche in questo caso di un decreto non
m otivato? Sarebbe singolare (anche se è motivata la
rich iesta del Procuratore)! Ma anche qui potrebbe ve­
r i f i c a r s i un d is g ra z ia to disguido (per esem pio, il
«capo» non è stato troppo oculato oppure l’ufficio
co m p eten te è com posto da m agistrati troppo sensibili
alle esig en ze di giustizia) e il giudice istruttore, respin­
gendo la richiesta, potrebbe disporre di procedere alla
istruzione formale (cioè di approfondire le indagini;
a rt. 28, terzo comma). Qui scatta un m eccanism o, che
è una invenzione veram ente strabiliante della nuova
le g g e ; l ’im p u ta to (cioè il poliziotto) può, con un
reclam o alla sezione istruttoria (com posta dai giudici
di «più alto grado»), bloccare le indagini del giudice
is tr u tto r e (art. 29). N essun codice, nessuna legge,
aveva m ai osato tanto. All’im putato, in genere, è data
la faco ltà di im pugnare le decisioni conclusive del
p ro cesso o di reclam are contro i modi e le forme delle
indagini; ma sem brava fino a ieri inconcepibile che gli si
po tesse dare addirittura la facoltà di impedire l’in­
dagine sul suo com portam ento. Ora una nuova fron­
tiera è sta ta aperta alle garanzie di difesa dell'im ­
p u tato . Chi ha detto che questa legge è liberticida?
Q u esta conquista di libertà è un altro dei «miglio­
ram enti» apportati dal Senato al testo approvato dalla
C a m e r a . Il testo originario attribuiva al Pubblico
m inistero. Procuratore G enerale e Procuratore della
R epubblica, insieme al potere di avocazione e di in­
sab b iam en to , anche questo potere di reclam o diretto a
b lo cca re le indagini del giudice istruttore. L 'opinione
p u b b lica, la stam pa, era insorta contro la som m a di
questi poteri attribuita a m agistrati che non sem pre

71
a v e v a n o dato prova di esercitare la loro funzione
nell’interesse della verità. I socialisti, su questo pun­
to, avevano annunciato battaglia. Nella lunga seduta
del 16 m aggio, m entre nell’aula del Senato si svolgeva
il ritu ale dell’approvazione degli articoli «non con­
tr o v e r s i» , tu tti p a rla v a n o co n apprensione degli
«scontri» che si svolgevano, dietro le quinte, per l’in­
flessibile volontà dei socialisti di ottenere profonde
m o d ific h e della legge. Dei risultati di questa trat­
tativ a già si è detto: in particolare che toglieva al pro­
c u ra to re generale, attribuendola invece al diretto inte­
ressato , il potere di bloccare le indagini del giudice
istru tto re. Da dove i socialisti traessero questa soddi­
sfazio n e, è veram ente difficile capire.
Se, infatti, era aberrante, dal punto di vista dei
«principi», attribuire al pubblico ministero il potere di
b lo c c a r e le in d ag in i del giudice istruttore nell’in­
teresse d ell’im putato, nella pratica era sperabile che.
in quei rari casi in cui si sarebbe arrivati ad una istrut­
toria form ale a carico del poliziotto, un residuo senso
del p u dore o il timore dell’opinione pubblica, avrebbe
tra tte n u to quegli alti m agistrati, alm eno nei casi più
g ra v i, dal bloccare le indagini. Nel testo m odificato,
invece, si può essere assolutam ente certi che il poli­
ziotto-im putato farà sem pre ricorso al suo potere di
reclam o, com ’è suo diritto. E l’opinione pubblica avrà
ben po co da dire, essendo del tutto ovvio che ogni
im p u tato ricorra a tutti i mezzi legali a sua disposizio­
ne per ev itare di essere indagato e processato.
Sul reclam o del poliziotto decide la sezione istrut­
toria, com posta da tre giudici con il grado di consiglie­
ri d ’ap pello (se non di cassazione). Saranno essi a de­
cidere se il loro più giovane e non sem pre equilibrato
collega debba o no continuare l’indagine. Ma siccom e
nell’ord in e giudiziario (come del resto in molti altri
o r d i n i ...) l ’a m o re p er l’Autorità (e quindi per la
polizia) cresce in proporzione del grado gerarchico, è
estrem am en te improbabile che la sezione istruttoria
decida in senso sfavorevole al nostro im putato-poli­

72
ziotto. Il processo perciò viene archiviato e... giustizia
è fa tta .
Gli articoli 30, 31 e 32 prevedono altri piccoli e
s e c o n d a r i p riv ileg i p e r i p o lizio tti-sp a rato ri. La
«com unicazione giudiziaria» (cioè l’avviso dell’inizio
del procedim ento) non gli sarà recapitato dal servizio
postale, com e agli altri cittadini. Gli sarà data tramite
«il co m an d o del Corpo o il Capo dell’ufficio», che
pro v v ed erà a trasm ettere la notizia accom pagnandola
con rassicu ran ti e patriottici sermoni.
E non è tutto. Il processo al poliziotto solo in
r a r is s im e e c c e z io n i p o trà essere trattato in con­
n essio n e con gli altri fatti nel cui contesto egli ha fatto
uso delle «armi o altri mezzi di coazione fisica». Così,
m entre nelle aule dei tribunali si celebreranno per di­
r e ttis s im a i p ro c e s s i ai s e d iz io si, so n n ec ch ierà
tr a n q u illo nei cassetti del Procuratore G enerale il
p ro cesso che riguarda l’assassinio di uno di essi.
In ogni caso, per la sua difesa, il poliziotto non
sp en d erà di tasca propria. Il provvido Stato, se gli
nega sì il diritto di riunirsi in sindacato, provvederà in
co m p en so con le sue casse a difendere la sua «licenza
di u c c id e re » ;: la difesa del poliziotto sarà infatti
a ffid ata all’Avvocatura dello Stato, o a un avvocato
di fiducia dell’im putato che sarà com unque (art. 32)
p a g a to dal M inistero dell’interno. E’ vero che in
q u e st’ultim o caso il M inistero non paga, se c’è con­
dan n a p er delitto doloso; ma si deve tener presente
c h e la c o n d a n n a — assai improbabile come si è
v is to !! — s a re b b e quasi certam ente per «eccesso
colposo», cioè per aver... esagerato, per «im pruden­
z a » o «imperizia», rispetto all’ordine ricevuto (per
esem pio, aver sparato ad altezza d’uomo anziché in
aria) o alle necessità della propria difesa (per esem ­
pio, aver sp arato un colpo di pistola anziché un lacri­
m ogeno).
P e r c o m p re n d e re fino in fondo l’assurdità di
qu este norm e, si deve ricordare che uno dei principi
giuridici fondam entali dello S tato m oderno — dopo la
R ivoluzione francese, per lo meno — è l’uguaglianza

73
dei cittad in i davanti alla legge intesa nel senso più
restrittiv o e «formale» dell’espressione: com e esclu­
sione dei «fori privilegiati», cioè dei Tribunali speciali
per c e rte categorie di cittadini, che erano caratteristici
del diritto medioevale. Qui il tribunale rim ane, forrnalm ente, lo stesso; ma si crea una procedura specia e, «privilegiata», che elude di fatto quel principio
violando per lo meno tre norm e della Costituzione —
gli articoli 3, 25 e 102 — in un colpo solo!

Ce n’è anche per gli stranieri
U na norm a della legge — l’art. 25, uno dei pochi
su cui an ch e il PCI, in Senato alm eno, diede battaglia
— p r e v e d e l ’e s p u ls io n e degli stran ieri da parte
dell’au to rità di P S e, salvo il caso di asilo politico,
q u alo ra essi non siano in grado di dim ostrare — su
rich ie sta , e naturalm ente secondo la valutazione della
polizia stessa — «la sufficienza e la liceità delle fonti
del loro sostentam ento in Italia».
Va detto che anche anteriorm ente a questa legge,
la situ azio n e dello straniero in Italia risultava a b b a­
sta n z a p recaria, potendo egli sem pre essere espulso
p e r m o tiv i «di o rd in e p u b b lico » (con le stesse
pro ced u re: decreto del m inistro dell’interno, d ’intesa
con quello degli esteri e con l’assenso del Presidente
del C onsiglio). Si noti che l’«ordine pubblico» non è
solo quello politico: se coloro di cui si preoccupava il
legislatore fossero stati i piccoli trafficanti di droga, i
ladruncoli, le prostitute straniere che com inciano ad
e s s e r e n u m e ro s e in alcune grandi città, la legge
e s i s t e n t e — leg g e f a s c is ta del 1931 — sarebbe
stata sufficiente, fin troppo. Perché allora questa in­
n o v a z io n e ? evidentem ente, si vogliono colpire ora
degli stranieri che dal punto di vista dell’ordine pub­
blico sono irreprensibili, o forse stranieri che preoc­
c u p a n o l’autorità precisam ente da questo punto di
vista, ma senza che si voglia dirlo apertam ente. E ’

76
ch iaro , in altre parole, che se si vuole espellere uno
s tu d e n te iraniano o palestinese per com piacere un
go v erno «amico», dire che il motivo è di «ordine pub­
blico» significa suscitare un vespaio di contestazioni,
di polem iche: ciò che più spiace alle Q uesture e ai
servizi segreti! Ecco allora una formula com odissima:
non ha saputo giustificare i suoi mezzi di sussistenza.
T an to , a giudicare è sem pre la Pubblica Sicurezza. E
si b ad i che se uno straniero non sa rendere conto dei
suoi m ezzi di sussistenza, in base alla legge del ’31 si
poteva respingerlo alla frontiera: è chiaro dunque che
si tra tta di persone che si sono lasciate entrare, e che
h an n o d a to «fastidio» dopo. E non è detto che si tratti
di « p o litic i» : l’ipotesi «normale» — a prendere la
legge alla lettera — è ancora più odiosa. Se non sarà
un su rro g ato dell’espulsione per motivi di ordine pub­
blico, se sarà applicata per quel che dice, la norma
d e ll’a r t . 25 s a rà s e m p l i c e m e n t e diretta contro i
po v eri, contro chi cerca lavoro: il primo passo del
razzism o italiano...
E ’ appena il caso, a chiusura di queste osserva­
zioni, di precisare che il secondo comma, che tutela i
rif u g ia ti p o litic i, è privo di reale contenuto, dal
m om ento che nessuna norm a è mai stata em anata in
Italia p er disciplinare l’asilo politico, sicché nessuno
stran iero potrà dim ostrare — a «termini di legge»,
a p p u n t o , non e siste n d o la legge — di essere un
rifugiato politico.

Appendice
Legge 22 maggio 1975, n. 152

Disposizioni a tutela deH’ordine pubblico
Ar t . 1

Per i reati commessi successivamente all’entrata in
vigore della presente legge, la libertà provvisoria non è
ammessa relativamente aU’omicidio doloso, consumato o
tentato, previsto dall’articolo 575 del codice penale, all’at­
ten tato contro il Presidente della Repubblica previsto
dall’articolo 276 del codice penale, all’attentato contro la
Costituzione dello Stato previsto dall’articolo 283 del codice
penale, all’insurrezione armata contro i poteri dello Stato
prevista dall’articolo 284 del codice penale, alla devasta­
zione, saccheggio o sü-age previsti dall’articolo 285 del
codice penale, alla guerra civile prevista dall’articolo 286 del
codice penale, alla formazione e partecipazione a banda
arm ata previste dall’articolo 306 del codice penale, alla
strag e prevista dall’articolo 422 del codice penale, al
d isastro ferroviario previsto dall’articolo 430 del codice
penale, al pericolo di disastro ferroviario previsto dall’ar­
ticolo 431 del codice penale, agli attentati alla sicurezza dei
trasporti previsti dalla prima parte e dal secondo capoverso
dell’articolo 432 del codice penale, alla epidemia prevista
d all’articolo 438 del codice penale, all’avvelenamento di
acque o sostanze alimentari previsto dall’articolo 439 del
codice penale, alla rapina aggravata prevista dal secondo
capoverso dell’articolo 628 del codice penale, all’estorsione
aggravata prevista dal capoverso dell’articolo 629 del codice

78
penale, al sequestro di persona previsto dagli articoli 605 e
630 del codice penale, ai delitti previsti dagli articoli 1 e 2
della legge 20 giugno 1952, n. 645, e a qualsiasi delitto con­
cern en te le armi da guerra, tipo guerra e le materie
esplodenti.
Sempre per i reati commessi successivamente all’en­
trata in vigore della presente legge, la libertà provvisoria
non può altresì essere concessa:
a) se l’imputato di delitto per il quale è obbligatorio il
mandato di cattura si trova in stato di libertà provvisoria
concessagli in altro procedimento per un reato che compor­
ta l’emissione obbligatoria de! mandato di cattura;
b) se l’imputato di uno dei delitti previsti dagli articoli
582, primo comma, 583, 588, secondo comma e 610 del
codice penale è sottoposto ad altro procedimento penale,
per violazione di una o più delle suddette disposizioni di
legge.
Nel concedere la libertà provvisoria, nei casi in cui è
c o n se n tita, il giudice valuta che non vi ostino ragioni
p ro c essu ali, né sussista la probabilità, in relazione alla
gravità del reato ed alla personalità dell’imputato, che
questi, lasciato libero, possa commettere nuovamente reati
che pongano in pericolo le esigenze di tutela della collet­
tività.
Anche nei casi previsti nel primo e secondo comma può
essere concessa la libertà provvisoria se trattasi di persona
la quale si trovi in condizioni di salute particolarmente gravi
che non consentono le cure necessarie nello stato di deten­
zione.
Ar t . 2

Qualora la durata massima della custodia preventiva
maturi nei termini di cui all’articolo 1 della legge 7 ottobre
1969, n. 742, o sia comunque prossima a maturare, il
giudice con ordinanza motivata non impugnabile dichiara
l’urgenza del processo; in tal caso i termini processuali
d ec o rro n o , anche nel periodo feriale, dalla data di
notificazione dell’ordinanza, parimenti i termini processuali
d eco rro n o dalla data in cui l’imputato ed il difensore
abbiano dichiarato di rinunziare alla sospensione dell’at­
tività professionale.

79
Ar t . 3
L ’a r ti c o lo 238 del c o d ic e di p ro c e d u ra penale è
so stitu ito dal seguente:
«A nche fuori dei casi di flagranza, quando vi è il fon­
dato so sp e tto di fuga, gli ufficiali e gli agenti della polizia
g iudiziaria o della forza pubblica possono ferm are le per­
sone nei cui confronti ricorrono sufficienti indizi di delitto
p er il quale la legge stabilisce la pena non inferiore nel
m assim o a sei anni di reclusione ovvero di delitto concer­
n e n te le arm i da guerra o tipo guerra, i fucili a canna
m ozza, le munizioni destinate alle predette arm i o le m aterie
esp lo d en ti. Gli ufficiali possono tratten ere i ferm ati per il
te m p o strettam ente necessario per i primi accertam enti,
dopo i quali debbono far tradurre i ferm ati im m ediatam ente
n e lle c a rc e ri giudiziarie o in quelle m andam entali se in
q u este ultim e esiste la cella di isolamento.
« L ’ufficiale di polizia giudiziaria che ha eseguito il fer­
m o o al quale il ferm ato è stato presentato deve dam e
im m ediata notizia, indicando il giorno e l’ora nel quale il
ferm o è avvenuto, al procuratore della Repubblica, o, se il
fe rm o a v v ie n e fu o ri del com une sede del tribunale, al
p reto re del luogo dove esso è stato eseguito.
«L o ste sso ufficiale di polizia giudiziaria nelle quarantot­
to ore dal ferm o deve com unicare alla m edesim a autorità
giudiziaria i motivi per i quali il ferm o è stato ordinato,
insiem e con i risultati delle som m arie indagini già svolte.
«Il procuratore della Repubblica o il pretore deve prov­
v edere im m ediatam ente all’interrogatorio del ferm ato e, se
r ic o n o s c e fo n d a to il fe rm o , lo convalida con decreto
m otivato, al più tardi nelle quarantotto ore successive al
ricev im en to della com unicazione. Del decreto di convalida è
d a ta com unicazione all’interessato.
In o g n i c a s o il p ro c u ra to re della Repubblica o il
p reto re, dopo aver avuto com unque conoscenza del fermo,
p ro vvede in qualsiasi m om ento, ove se ne ravvisi l’oppor­
tu n it à , a lle indagini di polizia giudiziaria ai sensi degli
articoli 231 e 232.
« L e disposizioni del presente articolo si applicano anche
p er i delitti previsti dagli articoli 1, 2 e 4 d e lla legge 2 0 giugno
1952, n. 645, com e m odificati dagli articoli 7 ,8 e 10 della pre­
sen te legge».

80
Continua ad applicarsi la disposizione dell’articolo 7
della legge 4 ottobre 1974, n. 497.
Ar t . 4

In casi eccezionali di necessità e di urgenza, che non
co n sen to n o un tem pestivo provvedimento dell’autorìtà
giudiziaria, gli ufficiali ed agenti della polizia giudiziaria e
della forza pubblica nel corso di operazioni di polizìa
p ossono procedere, oltre che aH’identificazione, all’immediata perquisizione sul posto, al solo fìne di accertare
l’ev e n tu a le possesso di armi, esplosivi e strumenti di
effrazione, di persone il cui atteggiamento o la cui presen­
za. in relazione a specifiche e concrete circostanze di luogo
e di tempo non appaiono giustificabili.
N e ll’ip o te si di cui al com m a p re c e d e n te la
perquisizione può estendersi per le medesime fmalità al
mezzo di trasporto utilizzato dalle persone suindicate per
giungere sul posto.
Delle perquisizioni previste nei commi precedenti deve
essere red atto verbale, su apposito modulo, che va
trasmesso entro quarantotto ore al procuratore della Repub­
blica e, nel caso previsto dal primo comma, consegnato
all’interessato.
Ar t . 5

E ’ vietato prendere parte a pubbliche manifestazioni,
svolgentisi in luogo pubblico o aperto al pubblico, facendo
uso di caschi protettivi o con il volto in tutto o in parte coper­
to mediante l’impiego di qualunque mezzo atto a rendere dif­
ficoltoso il riconoscimento della persona.
Il contravventore è punito con l’arresto da uno a sei
mesi e con l’ammenda da lire cinquantamila a lire duecen­
tomila.
Ar t . 6

Il disposto del primo capoverso dell’artìcolo 240 del
codice penale si applica a tutti ì reati concernenti le armi,
ogni altro oggetto atto ad offendere, nonché le munizioni e
gli esplosivi.

81
Le armi da guerra e tipo guerra confiscate debbono
essere versate alla competente direzione di artiglieria che
ne dispone la rottamazione e la successiva alienazione, ove
non le ritenga utilizzabili da parte delle forze armate.
Le armi comuni e gli oggetti atti ad offendere con­
fisca ti, ugualm ente versati alle direzioni di artiglieria,
devono essere destinati alla distruzione, salvo quanto
previsto dal nono e decimo comma dell’articolo 32 della
legge 18 aprile 1975, n. 110.
Le munizioni e gli esplosivi confiscati devono essere
v ersati alla com petente direzione di artiglieria, per
l’u tilizzazione da parte delle forze armate, ovvero per
l’alienazione nei modi previsti dall’articolo 10, secondo
comma, della legge 18 aprile 1975, n. 10 o per la distruzione.
Le disposizioni di cui al secondo, terzo e quarto comma
del presente articolo si applicano anche alle armi, munizioni
e materie esplodenti confiscate in seguito a divieto della
relativa detenzione disposto a norma dell’articolo 39 del
testo unico delle leggi di pubblica sicurezza approvato con
regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.
Ar t . 7

L ’artico lo 1 della legge 20 giugno 1952, n. 645, è
sostituito dal seguente:
«Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (com­
ma primo) della Costituzione, si ha riorganizzazione del
disciolto partito fascista quando una associazione, un
movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore
a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del par­
tito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza
quale metodo di lotta politica o propugnando la soppres­
sione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando
la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o
svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua
attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi
propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori
di carattere fascista».
A rt. 8

I
primi tre commi dell’articolo 2 della legge 20 giug
1952, n. 645, sono sostituiti dai seguenti;

82
« C h i u n q u e p r o m u o v e , o r g a n i z z a o d ir ig e le
associazioni, i movimenti o i gruppi indicati nell’articolo 1, è
p unito co n la reclusione da cinque a dodici anni e con la
m ulta da un milione a dieci milioni di lire.
«C hiunque partecipa a tali associazioni, movim enti o
g ru p p i è punito con la reclusione da due a cinque anni e con
la m ulta da cinquecentom ila a cinque milioni di lire.
«Se l’associazione, il m ovim ento o il gruppo assum e in
tu tt o o in parte il carattere di organizzazione arm ata o
p a ra m ilita re , ovvero fa uso della violenza, le pene indicate
nei com m i precedenti sono raddoppiate.
« L ’organizzazione si considera arm ata se i prom otori e i
p a r te c ip a n ti hanno com unque la disponibilità di arm i o
esplosivi ovunque siano custoditi».
Art. 9
11 prim o com m a dell’articolo 3 della legge 20 giugno
1952, n. 645, è sostituito dal seguente:
« Q u alo ra con sentenza risulti accertata la riorganiz­
zazione del disciolto partito fascista, il M inistro deH’interno,
sen tito il Consiglio dei m inistri, ordina lo scioglim ento e la
co n fisca dei beni dell’associazione, del m ovim ento o del
gruppo».
Ar t . 10
L ’a r tic o lo 4 della legge 20 giugno 1952, n. 645, è
so stitu ito dal seguente:
« C h iu n q u e fa p ro p a g a n d a p e r la c o s titu z io n e di
u n ’asso cia zio n e, di un movim ento o di un gruppo avente le
caratte ristic h e e perseguente le fmalità indicate nell’articolo
1 è p u n ito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la
m ulta da lire duecentom ila a lire cinquecentom ila.
« A lla stessa pena soggiace chi pubblicam ente esalta
esp o n en ti, principi, fatto o m etodi del fascism o, oppure le
sue fin alità antidem ocratiche, ovvero idee o metodi razzisti.
«L a pena è della reclusione da due a cinque anni e della
m ulta da cinquecentom ila a due milioni di lire se alcuno dei
fatti p revisti nei commi precedenti è com m esso con il mezzo
della sta m p a .
« L a condanna com porta la privazione dei diritti previsti

83
neirarticolo 28, comma secondo, numeri 1 e 2 del codice
penale, per un periodo di cinque anni».
Ar t . 11

L ’artico lo 5 della legge 20 giugno 1952, n. 645, è
sostituito dal seguente:
«Chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie
manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di
organizzazioni naziste è punito con la pena della reclusione
sino a tre anni e con la multa da duecentomila a cinquecentomila lire.
«Il giudice, nel pronunciare la condanna, può disporre là
privazione dei diritti previsti nell’articolo 28, comma secon­
do, nn. 1 e 2 del codice penale per un periodo di cinque
anni».
A r t . 12

Dopo l’articolo 5 della legge 20 giugno 1952, n. 645, è
inserito il seguente:
«Art. 5-bis. — Per i reati previsti dall’articolo 2 della
presente legge è obbligatoria la emissione del mandato di
cattura».
Per i reati previsti dal secondo comma dell’articolo 7
della citata legge 20 giugno 1952, n. 645, si procede con rito
direttissimo anche in deroga alle disposizioni degli articoli
502 e 504 del codice di procedura penale. E’ abrogato il
secondo comma del predetto articolo 7.
A r t . 13

Il secondo comma dell’articolo 6 della legge 20 giugno
1952, n. 645, è sostituito dal seguente;
«Le pene sono altresì aum entate per coloro che
abbiano comunque finanziato, per i fatti preveduti come
reati negli articoli precedenti, l’associazione, il movimento,
il gruppo o la stampa».
A r t 14

Al primo comma dell’articolo 53 del codice penale sono
aggiunte le seguenti parole: «e comunque di impedire la
consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommer­

84
sione, d isastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio
volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona».
A r t . 15

L’articolo 648 del codice penale è sostituito dal seguen­
te:
«Fuori dei casi di concorso nel reato, chi al fine di
procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od
occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o
comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od
occultare, è punito con la reclusione da due ad otto anni e
con la multa da lire cinquecentomila a lire dieci milioni.
«La pena è della reclusione sino a sei anni e della multa
sino a lire cinquecentomila, se il fatto è di particolare
tenuità.
«Le disposizioni di questo articolo si applicano anche
quando l ’autore del delitto, da cui il denaro o le cose
provengono, non è imputabile o non è punibile».
A r t . 16

La prescrizione dei reati previsti dalla legge 14 ottobre
1974, n. 497, recante nuove norme contro la criminalità,
nonché d all’articolo 14 della presente legge, rimane
sospesa;
a) durante la latitanza dell’imputato e per tutta la
durata di essa;
b) durante il tempo necessario per la notifica di
ordini o mandati all’imputato che non abbia provveduto alla
comunicazione prevista nel terzo comma dell’articolo 171
del codice di procedura penale sino al giorno in cui la
no tifica sia stata effettuata ovvero sia stato emesso il
decreto di irreperibilità di cui all’articolo 170 dello stesso
codice;
c) durante il rinvio, chiesto dall’imputato o dal suo
difensore, di un atto di istruzione o del dibattimento e per
tutto il tempo del rinvio.
A r t . 17

Per i reati previsti dagli articoli 18 e 24 del testo unico
ap p rovato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, si

85
p ro ced e in ogni caso con giudizio direttissim o e si prosegue
con il m edesim o rito anche in deroga agli articoli 502 e 504
del co d ice di procedura penale.
In d ero g a alla disposizione dell’articolo 45 del codice di
p ro ce d u ra penale, per i procedim enti relativi ai reati di cui
al co m m a precedente la connessione opera soltanto se è
in d isp en sabile per l’accertam ento dei reati medesimi o della
resp o n sabilità dell’im putato.
A rt . 18
L e disposizioni della legge 31 maggio 1%5, n. 575, si
ap p lica n o anche a coloro che:
1
) o p e ra n ti in gruppi o isolatam ente, pongan
e s s e r e a tti preparatori, obiettivam ente rilevanti, diretti a
so v v ertire l’ordinam ento dello S tato, con la com m issione di
uno dei reati previsti dal capo I, titolo VI, del libro II del
co d ice p enale o dagli articoli 284, 285, 286, 306, 438, 439,
605 e 630 dello stesso codice;
2) a b b ia n o fa tto p a rte di associazioni politiche
d isciolte ai sensi della legge 20 giugno 1952, n. 645, e nei
co n fro n ti dei quali debba ritenersi, per il com portam ento
su ccessiv o, che continuino a svolgere una attività analoga a
quella precedente;
3) com piano atti preparatori, obiettivam ente rilevan­
ti, d ire tti alla ricostituzione del partito fascista ai sensi
dell’a rtic o lo 1 della citata legge n. 645 del 1952, in par­
tic o la re con l’esaltazione o la pratica della violenza;
4) fuori dei casi indicati nei numeri precedenti, siano
stati co n d an n ati per uno dei delitti previsti nella legge 2
o tto b re 1% 7, n. 895, e negli articoli 8 e seguenti della legge
14 o tto b re 1974, n. 497, e successive m odificazioni, quando
d eb b a riten ersi, per il loro com portam ento successivo, che
siano proclivi a com m ettere un reato della stessa specie col
fine in d ic ato nel precedente n. 1).
Le disposizioni di cui al precedente com m a si applicano
altresì agli istigatori, ai m andanti e ai finanziatori.
E’ finanziatore colui il quale fornisce somm e di denaro
o altri beni, conoscendo lo scopo a cui sono destinati.

86
A r t . 19
Le disposizioni di cui alla legge 31 maggio 1965, n. 575,
si applicano anche alle persone indicate nell’articolo 1,
numeri 2), 3) e 4) della legge 27 dicembre 1956, n. 1423.
Gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria debbono
comunicare al questore le segnalazioni rivolte al procuratore
della Repubblica.
A r t . 20

11 procuratore della Repubblica può compiere, sia diret­
tam ente sia a mezzo della polizia giudiziaria, tutte le
indagini necessarie ai fini dell’attuazione dei precedenti
articoli 18 e 19 con l’osservanza delle norme stabilite per
l’istruzione sommaria.
A r t . 21
All’articolo 6 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, è
aggiunto il seguente comma;
«Il giudice, con la misura dell’obbligo del soggiorno in
un determinato comune dispone che la persona cui è stata
applicata la misura predetta sia tradotta a mezzo della forza
pubblica dal carcere giudiziario in cui si trova al comune di
soggiorno e consegnata all’autorità locale di pubblica
sicurezza».
A r t . 22

11 giudice può aggiungere ad una delle misure di
prevenzione previste dall’articolo 3 della legge 27 dicembre
1956, n. 1423, quella della sospensione provvisoria dall’am­
ministrazione dei beni personali, esclusi quelli destinati alla
attività professionale o produttiva quando ricorrono sufficenti indizi che la libera disponibilità di essi da parte delle
persone indicate negli articoli 18 e 19 agevoli comunque la
co n d o tta, il com portam ento o l’attività socialmente
pericolosa prevista nelle norme suddette.
Il giudice può altresì applicare, nei confi-onti delle per­
sone suddette, soltanto la sospensione prevista dal comma
precedente se ritiene che essa sia sufficiente ai fini della
tutela della collettività.
La sospensione può essere inflitta per un periodo non

87
eccedente i 5 anni. Alla scadenza può essere rinnovata se
perm angono le condizioni in base alle quali è stata
applicata.
Ar t . 23

Con il provvedimento con cui applica la sospensione
temporanea dall'amministrazione dei beni il giudice nomina
un curatore speciale, scelto tra gli iscritti negli albi degli
avvocati, dei procuratori legali, dei dottori commercialisti o
dei ragionieri.
Al cu rato re si applicano, in quanto compatibili, le
disposizioni degli articoli 28, 29, 30, 31, 32, 34, 35, 36, 37,
38, 39, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48 e 88 del regio decreto 16
marzo 1942, n. 267, sostituito al tribunale fallimentare il
tribunale che ha pronunciato il provvedimento e al giudice
delegato un giudice di detto tribunale delegato dal presiden­
te.
Il
curatore, entro un mese dalla nomina, deve presen
tare una relazione particolareggiata sui beni della persona
socialmente pericolosa, indicandone il preciso ammontare e
la provenienza, nonché sul tenore della vita di detta per­
sona e della sua famiglia e su quant’altro può eventualmen­
te interessare anche ai fini di carattere penale.
A r t . 24
La persona a cui è stata applicata la sospensione prov­
visoria dall’amministrazione dei beni, la quale con qualsiasi
m e z z o , a n c h e sim u la to , elude o tenta di eludere
l’esecuzione del provvedimento è punita con la reclusione
da tre a cinque anni. La stessa pena si applica a chiunque,
anche fuori dei casi di concorso nel reato, aiuta la persona
indicata a sottrarsi all’esecuzione del provvedimento.
Per il reato di cui al comma precedente si procede in
ogni caso con giudizio direttissimo e si prosegue con il
medesimo rito anche in deroga agli articoli 502 e 504 del
codice di procedura penale.
Ar t . 25

Salvi i limiti derivanti da convenzioni internazionali, gli
stranieri che non dimostrano, a richiesta deH’autorità di pub­

88
blica sicurezza, la sufficienza e la liceità delle fonti del loro
so sten ta m en to in Italia, possono essere espulsi dallo Stato
con le m odalità previste dall’articolo 150, secondo e quinto
com m a, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza
a p p ro v a to con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, salvo
q u an to d isposto dall’articolo 152 dello stesso testo unico.
L a disposizione del com m a precedente non si applica
nel c a so di asilo politico previsto dall’articolo 10, penultim o
com m a, della Costituzione della Repubblica.
A r t . 26
Se una persona è sta ta a rre sta ta nella flagranza del
re a to p rev isto dall’articolo 336 del codice penale, limitatam ente all’uso della violenza, aggravato per essere sta ta la
v iolenza esercitata con armi proprie o im proprie contro un
u fficiale od agente della polizia giudiziaria o della forza
p u bblica, si procede sem pre con giudizio direttissim o anche
in d e ro g a agli articoli 502 e 504 del codice di procedura
p enale.
In tal caso non si applica la disposizione dell’ultimo
c o m m a d ell’articolo 503 del codice di procedura penale
se m p rech é, entro 20 giorni dall’arresto , sia em essa sentenza
di prim o g rado.
F u o ri del caso di flagranza previsto dal prim o com ma,
il p ro cu rato re della Repubblica deve sem pre procedere con
giudizio direttissim o dopo avere disposto l’arresto dell’im­
p u tato ; si applica altresì la disposizione del secondo com ma.
P e r la connessione vale quanto disposto nel secondo
com m a dell’articolo 17.
Ar t . 27
Q u a l o r a il p r o c u r a to r e d e lla R e p u b b lic a a b b ia
co m u n q u e notizia di reati com m essi da ufficiali o agenti di
p ubblica sicurezza o di polizia giudiziaria o da militari in
servizio di pubblica sicurezza per fatti com piuti in servizio e
relativi all’uso delle armi o di altro mezzo di coazione fisica,
in fo rm a nello stesso giorno il procuratore generale presso la
co rte d ’appello e compie frattanto esclusivam ente gli atti
urgenti, relativi alla prova di reato, dei quali non è possibile
il rinvio.

89
La stessa disposizione si applica nel caso in cui il
pretore ha comunque notizia di un reato previsto nel comma
precedente.
Ar t . 28

11
procuratore generale, se non ritiene di esercitare i
poteri previsti dal codice di procedura penale, restituisce gli
atti al procuratore della Repubblica perché proceda con le
forme stabilite dalla legge.
Il
procuratore generale o il procuratore della Repub­
blica, qualora reputino che il fatto non sussiste o che l’im­
putato non l’ha commesso o che la legge non lo prevede
com e re a to ovvero che sussiste una delle cause di
esclusione della pena, previste dagli articoli 51, 52, 53 e 54
del codice penale, richiedono con atto motivato il giudice
istruttore di pronunciare decreto.
Il
giudice istruttore, se non ritiene di accogliere la
richiesta, dispone con ordinanza l’istruttoria formale.
Ar t . 29

Contro il provvedimento previsto daH'ultimo comma
dell’articolo precedente l’indiziato può proporre reclamo
alla sezione istruttoria con le modalità previste per l’appello
contro i provvedimenti del giudice istruttore.
Ar t . 30

Nei casi previsti dall’articolo 27 il procuratore della
Repubblica o il procuratore generale informano il comando
del corpo o il capo dell’ufficio da cui dipendono le persone
in d icate nella stessa disposizione, affinché ne diano
immediata notizia alle persone suddette.
Tale atto equivale, per ogni effetto, alla comunicazione
giudiziaria di cui all’articolo 390 del codice di procedura
penale.
Nel caso previsto dal secondo comma dell’articolo 27,
la com unicazione di cui al primo comma del presente
articolo può essere altresì effettuata dal pretore.
Ar t . 31

I reati previsti nell’articolo 27 sono di regola giudicati

90
separatamente e la connessione prevista dall’articolo 45 del
codice di procedura penale opera soltanto se è indispen­
sabile per l’accertamento dei reati medesimi o della respon­
sabilità dell’imputato.
A r t . 32

Nei procedimenti a carico di ufficiali o agenti di pub­
blica sicurezza o di polizia giudiziaria o dei militari in ser­
vizio di pubblica sicurezza per fatti compiuti in servizio e
relativi all’uso delle armi o di altro mezzo di coazione fisica,
la difesa può essere assunta a richiesta dell’interessato
d all’avvocatura dello Stato o da libero professionista di
fiducia dell’interessato medesimo.
In questo secondo caso le spese di difesa sono a carico
del Ministero deH’intemo salva rivalsa se vi è responsabilità
dell’imputato per fatto doloso.
Le disposizioni dei commi precedenti si applicano a
favore di qualsiasi persona che, legalmente richiesta
dall’appartenente alle forze di polizia, gli presti assistenza.
A r t . 33

Dopo l’articolo 167 del codice di procedura penale è
aggiunto il seguente:
( N o t i f i c a z i o n i u r g e n ti a m ezzo del telefono o del
telegrafo}.

«Nei casi di urgenza i soggetti diversi dall’imputato
possono essere avvisati o convocati a mezzo del telefono,
per ordine del giudice o del pubblico ministero, dal can­
celliere, dal segretario o dalla polizia giudiziaria.
«S ull’originale deH'avviso o della convocazione è
annotato il numero telefonico chiamato, il nome, le funzioni
o le mansioni svolte dalla persona che riceve la comunica­
zione, il giorno e l’ora della telefonata. La comunicazione
deve essere effettuata mediante chiamata del numero
telefonico della persona risultante dagli elenchi ufficiali.
«La comunicazione telefonica ha valore di notificazione.

91
« D e ll’a v v e n u ta com un icazio n e è data conferm a al
d estin atario m ediante telegramma.

«Quando non è possibile procedere nel modo indicato
nei commi precedenti la notificazione è eseguita, per estrat­
to, mediante telegramma».
Ar t . 34

L ’articolo 369 del codice di procedura penale è
sostituito con il seguente:
«C om piuta l’istruzione, il giudice istruttore deposita gli
a t t i in ca n ce lle ria, dandone avviso al procuratore della
R epubblica per le sue requisitorie.

«Se il pubblico ministero non presenta le sue requisitorie en tro trenta giorni dall’avvenuta comunicazione del
deposito, il giudice istruttore procede ugualmente agli adem­
pimenti previsti dall’articolo 372.
«Il termine di cui al capoverso precedente può essere
pro ro g ato , per giustificato motivo, per non più di una
volta».
Ar t . 35

Le disposizioni processuali della presente legge si
applicano sino all’entrata in vigore del nuovo codice di
procedura penale.
Ar t . 36

La presente legge entra in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Uffidale deWa
Repubblica.

92
Legge 18 aprile 1975, n. 110

Norm e integrative della disciplina v ig en te.
per il controllo delle armi,
delle munizioni e degli esplosivi
A r t . 1 - A rm i da guerra, arm i tipo guerra e m unizioni da
guerra

Agli effetti delle leggi penali, di quelle di pubblica sicu­
rezza e delle altre disposizioni legislative o regolamenti in
materia sono armi da guerra le armi di ogni specie che, per
la loro spiccata potenzialità di offesa, sono o possono
essere destinate al moderno armamento delle truppe nazio­
nali o estere per l’impiego bellico, nonché le bombe di
qualsiasi tipo o parti di esse, gli aggressivi chimici, i conge­
gni bellici micidiali di qualunque natura, le bottiglie o gli
involucri esplosivi o incendiari.
Fatto salvo quanto stabilito nel secondo comma dell’ar­
ticolo 2, sono armi tipo guerra quelle che, pur non rientran­
do tra le armi da guerra, possono utilizzare lo stesso muni­
zionamento delle armi da guerra o sono predisposte al fun­
zionamento automatico per l’esecuzione del tiro a raffica o
presentano caratteristiche balistiche o di impiego comuni
con le armi da guerra.
Sono munizioni da guerra le cartucce e i relativi
bossoli, i proiettili o parti di essi destinati al caricamento
delle armi da guerra.
A r t . 2 -A r m i e munizioni com uni da sparo

Agli stessi effetti indicati nel primo comma del prece­
dente articolo 1 e salvo quanto disposto dal secondo comma
dell’articolo stesso sono armi comuni da sparo:
a) i fucili anche semiautomatici con una o più canne
ad anima liscia;
b) i fucili con due canne ad anima rigata, a carica­
mento successivo con azione manuale;
c) i fucili con due o tre canne miste, ad anime lisce o
rigate, a caricamento successivo con azione manuale;
d) i fucili, le carabine ed i moschetti ad una canna ad

93
anima rigata, anche se predisposti per il funzionamento se­
miautomatico;
e) i fucili e le carabine che impiegano munizioni a
p e r c u s s io n e anulare, purché non a funzionamento
automatico;
f) le rivoltelle a rotazione;
g) le pistole a funzionamento semiautomatiche;
h) le repliche di armi antiche ad avancarica di modelli
anteriori al 1890.
Sono altresì armi comuni da sparo i fucili e le carabine
che, pur potendosi prestare all’utilizzazione del muniziona­
mento da guerra, presentino specifiche caratteristiche per
l’effettivo impiego per uso di caccia o sportivo, abbiano
limitato volume di fuoco e siano destinate ad utilizzare mu­
nizioni di tipo diverso da quelle militari.
Sono infine considerate armi comuni da sparo quelle
denominate «da bersaglio da sala», o ad emissione di gas,
gli strumenti lanciarazzi e le armi ad aria compressa sia
lunghe che corte, escluse quelle destinate alla pesca e quelle
per le quali la commissione consultiva di cui al successivo
articolo 6 escluda, in relazione alle caratteristiche proprie
delle stesse, l’attitudine a recare offesa alla persona.
Le munizioni a palla destinate alle armi da sparo
comuni non possono comunque essere costituite con pallot­
tole a nucleo perforante, traccianti, incendiarie, a carica
esplosiva, autopropellenti, né possono essere tali da emet­
tere sostanze stupefacenti, tossiche o corrosive, eccettuate le
cartucce che lanciano sostanze e strumenti narcotizzanti
destinate a fini scientifici e di zoofilia per le quali venga
rilasciata apposita licenza del questore.
Le disposizioni del testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza 18 giugno 1931, n. 773, del regio decreto 6 maggio
1940, n. 635, con le successive rispettive modificazioni, e
della presente legge relative alla detenzione ed al porto delle
armi non si applicano nei riguardi degli strumenti lanciaraz­
zi e delle relative munizioni quando il loro impiego è previsto
da disposizioni legislative o regolamentari.
3 - a Iterazioni di armi
Chiunque alterando in qualsiasi modo le caratteristiche
meccaniche o le dimensioni di un’arma, ne aumenti la po­

A rt.

94
tenzialità di offesa, ovvero ne renda più agevole il porto,
l'uso o l’occultamento, è punito con la reclusione da uno a
tre anni e con la multa da lire trecentomila a lire due
milioni.
A r t . A -P o rto di armi o d oggetti atti ad offendere

Salve le autorizzazioni previste dal terzo comma
d ell’artic o lo 42 del testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazio­
ni, non possono essere portati, fuori della propria abitazio­
ne o delle appartenenze di essa, armi, mazze ferrate o bastoni
ferrati, sfollagente, noccoliere.
Senza giustificato motivo, non possono portarsi, fuori
della propria abitazione o delle appartenenze di essa,
bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta o
da taglio atti a offendere, mazze, tubi, catene, fionde,
bulloni, sfere metalliche, nonché qualsiasi arma da punta o
da taglio, chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tem­
po e di luogo, per l’offesa alla persona.
Il
contravventore è punito con l’arresto da un mese a
un anno e con l’ammenda da lire cinquantamila a lire due­
centomila. Nei casi di lieve entità, riferibili al porto dei soli
oggetti atti ad offendere, può essere irrogata la sola pena
dell’ammenda.
E’ vietato portare armi nelle riunioni pubbliche anche
alle persone munite di licenza. Il trasgressore è punito con
l’arresto da quattro a diciotto mesi e con l’ammenda da lire
centomila a lire quattrocentomila. La pena è dell’arresto da
uno a tre anni e della ammenda da lire duecentomila a lire
quattrocentomila quando il fatto è commesso da persona
non munita di licenza.
Chiunque, all’infuori dei casi previsti nel comma prece­
dente, porta in una riunione pubblica uno strumento ricom­
preso tra quelli indicati nel primo o nel secondo comma, è
punito con l’arresto da due a diciotto mesi e con l’ammenda
da lire centomila a lire quattrocentomila.
La pena è raddoppiata nei casi in cui le armi o gli altri
oggetti di cui ai precedenti commi sono usati al fine di com­
piere reati. Tuttavia tale aumento non si applica quando
l’uso stesso costituisce un’aggravante specifica per il reato
commesso.

95
Gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria devono
procedere all'arresto di chiunque sia colto in flagranza di
trasgressione alle norme dei precedenti commi quarto e
quinto.
Con la condanna deve essere disposta la confisca delle
armi e degli altri oggetti atti ad offendere.
Sono abrogati l’articolo 19 e il primo e secondo comma
nell'articolo 42 del testo unico delle leggi di pubblica sicu­
rezza 18 giugno 1931, n. 773 e successive modificazioni.
Non sono considerate armi ai fini delle disposizioni
penali di questo articolo le aste di bandiere, dei cartelli e
degli striscioni usate nelle pubbliche manifestazioni e nei
cortei, né gli altri oggetti simbolici usati nelle stesse circo­
stanze, salvo che non vengano adoperati come oggetti con­
tundenti.
A r t . 5 - L im iti alle registrazioni. Divieto di giocattoli
tra sfo rm a bili in arm i

Le disposizioni di cui al primo comma dell’articolo 55
del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza 18 giugno
1931, n. 773 e successive modificazioni, non si applicano
alla vendita al minuto delle cartucce da caccia a pallini, dei
relativi bossoli o inneschi nonché alla vendita dei pallini per
le armi ad aria compressa e dei giocattoli pirici.
L’articolo 4-bis del decreto-legge 22 novembre 1956, n.
1274, convertito nella legge 2 dicembre 1956, n. 1452, è
abrogato.
Le disposizioni del citato testo unico, del regio decreto
6 maggio 1940, n. 635, e quelle della presente legge non si
applicano ai giocattoli.
1
giocattoli riproducenti armi non possono essere fab­
bricati con l’impiego di tecniche e di materiali che ne con­
sentano la trasformazione in armi da guerra o comuni da
sparo o che consentano l’utilizzo del relativo muniziona­
mento o il lancio di oggetti idonei all’offesa della persona.
Devono inoltre avere la estremità della canna parzialmente
o totalmente occlusa da un visibile tappo rosso incorporato.
Nessuna limitazione è posta all’aspetto dei giocattoli ri­
producenti armi destinati alla esportazione.
Chiunque non osserva le disposizioni del precedente
quarto comma è punito con la reclusione da uno a tre anni e
con la multa da lire centomila a lire un milione.