FILOLOGIA D'AUTORE

Nella filologia di tradizione il compito del filologo è riportare il testo il più vi
cino possibile alla volontà dell'autore. Quando invece conserviamo l'autografo, l'
idiografo oppure una stampa conservata dall'autore, il compito del filologo dive
nta un'altro: mettere in ordine le carte dell'autore e documentare, fin dove pos
sibile, il processo evolutivo attraverso il quale il testo giunge alla sua forma
definitiva. Il risultato del lavoro sarà, come nella filologia di tradiziome, un'
edizione critica, ma la parte significativa non sarà il testo (già noto), ma l'appar
ato, che documentale fasi che hanno portato il testo alla sua forma definitiva.
Le varie fasi redazionali che precedono quella finale possono essere considerate
autonome ed essere pubblicate indipendentemente ed integralmente, oppure, se le
differenze sono marginali, se ne dà conto in apparato. La filologia d'autore si o
ccupa prevalentemente di letterature moderne. L'apparato critico deve essere chi
aro e leggibile, infatti la natura bidimensionale della pagina di stampa si pres
ta difficilmente a rappresentare il testo nelle sue fasi evolutive. Altra cosa è l
'edizione digitale. "Critica degli scartafacci", questa è la formula coniata da Gi
anfranco Contini per descivere la filologia d'autore. Il filologo entra nell'off
icina dello scrittore, osservando l'andamento del processo creativo. L'esercizio
critico che ne deriva prende il nome di "critica delle varianti". D' uno dei li
bri capitali della civiltà italiana e rinascimentale, "Il Cortegiano" di Baldesar
Castiglione, possediamo una ricchissima documentazione d'autore, ideale per eser
citare la "critica degli scartafacci".
Il Canzoniere di Petrarca
Si conservano due manoscritti autografi: il Vaticano Latino 3195, che contiene l
a redazione definitiva del canzoniere, ed il Vaticano latino 3196, conosciuto co
me il "Codice degli abbozzi", che non nasce in origine come libro, ma dalla rile
gatura in età rinascimentale di minute apparteute al Petrarca. Alcuni componimenti
del Vat 3195 hanno nelle carte del 3196 la loro redazione precedente. Petrarca
aveva intitolato il libro di poesie "Rerum vulgarium fragmenta", ma "Canzoniere"
, il titolo che gli viene attribuito nel 15° secolo, è il più appropriato. Infatti il
Canzoniere ha una struttura unitaria, ed è questa a dare senso alle singole poesie
: Il libro è distinto in due parti: la prima consta di 262 poesie escludendo il pr
oemio, la seconda 103. Il libro comprende 366 componimenti, escluso il proemio,
uno per ogni giorno dell'anno. Il racconto prende avvio dal giorno dell'innamora
mento del poeta, il 6 aprile 1327, venerdì santo, aggiungendo 261 giorni si giunge
al 25 dicembre, giorno della nascita di Cristo, gli ultimi 103 componimenti rip
ortano al 6 aprile.
Il Vat 3195 è un manoscritto pergamenaceo di 72 carte, più 2 iniz
iali. La prima parte: c.1-49r. Seguono carte bianche: 49v-52. Ultima parte: c.53
-c.72. Il componimento "Donna mi vene spesso ne la mente" al posto 121, fu eraso
dal Petrarca che lo sostituì con il madrigale "Or vedi,Amor, che giovenetta donna
." Il manoscritto è in parte autografo ed in parte idiografo.