OdrAdeK

Flavio Angelini

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Chiunque sia spinto da qualcosa che trascende gli interessi pratici, vale la pena si accosti alle equazioni di Maxwell se non altro per piacere spirituale. (I. R. Pierce)

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Terra degli Spiriti Liberi, America Settentrionale Prateria dei Bisonti Veloci 19 gennaio 1724; ore 12:15 ! Carne di Cavallo è accovacciato accanto a una roccia. Assolve bisogni fisiologici piuttosto pesanti. Sta pensando alla battuta di caccia, improvvisamente interrotta dalle urgenti sollecitazioni intestinali, quando scorge una nuvola di fumo alzarsi da dietro l’altipiano che separa la prateria dal suo villaggio. Aguzza la vista e si tende. La prima nube svanisce velocemente tra il freddo vento invernale, una seconda appare subito dopo. Una terza. Il cacciatore s’irrigidisce. Il messaggio è per lui, come convenuto. Sa bene di cosa si tratta. I segnali che seguono comunicano che suo figlio è nato ed è maschio. Si alza di scatto, senza più curarsi della precedente attività, salta su Cavallo di Carne e si precipita al gran galoppo verso il villaggio. ! Le donne presenti quando Carne entrò trafelato nella tenda a abbracciare i suoi cari, saranno determinate nel suggerire come nome per il piccolo futuro cacciatore Puzza di Cavallo. Ginevra, Svizzera 4, Rue de Gignac 23 febbraio 1754; ore 20:34 ! P. Ch. Lesage ha le mani sudate quando il messaggio inviato dagli

elettroscopi tramite i ventiquattro fili metallici comunicanti con questi arriva a destinazione. Cioè sempre all’interno della stanza da dove era partito, agli elettroscopi tre metri più in là. Il primo messaggio in assoluto trasmesso da un telegrafo viene così inviato dallo scienziato a sé stesso, nella penombra umida del laboratorio, come prima prova di funzionamento del nuovo apparecchio. Il primo messaggio telegrafato sul Pianeta Terra recita così: ! -1-14-14-5-10-5-20-5-1-9-13-5-1

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-A-n-n-e-j-e-t-e-a-i-m-e-

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Londra, Regno Unito King’s College, stanza K304 30 marzo 1864; ore 23:02 ! J. C. Maxwell osserva il risultato degli ultimi passaggi. Ha una forma

nuova, che lo convince. L’ammira per qualche istante, chinando il capo a destra, a sinistra. Sorride. È quello che aspettava, che sentiva. Sì. Quella relazione lo convince sempre di più. È quella che, in cuor suo, cercava. Ne ammira la bellezza. È semplice, pura e profonda. ! ! - Deve essere vera.- si dice - È così bella!La quarta equazione del campo elettromagnetico è scritta, a inchiostro

nero su carta giallastra, davanti a lui. Conclude gli studi di anni e anni e dà completezza e equilibrio a quel sistema teorico cui lo scienziato lavorava da tempo. ! Chissà se, oltre a essere bella, servirà anche a qualcosa? Villa di Guglielmo Marconi 21 settembre 1895; ore 17:25 ! G. Marconi attiva il generatore di oscillazioni elettriche che è collegato a Pontecchio, Bologna, Italia

un filo metallico isolato. La radiazione ottenuta si libera nell’aria, esce dal giardino della villa e raggiunge un rilevatore posto a circa due chilometri, anche esso collegato a un filo metallico isolato. ! Nella villa di Pontecchio sono appena sorte le prime due stazioni radiotelegrafiche del Pianeta Terra. Roma, Italia, Comunità Europea Via dei Fori Imperiali 26 agosto 1999; ore 21:41 ! Marco Bianchi guida tenendo con la mano sinistra il telefono cellulare

sulla guancia destra. La mano destra alterna cambio e volante. Il suo viso è contratto.

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!

- Cacchio Anto’! Sono venuto via da lì da nemmeno un’ora. Qual è il

problema? Non se ne può parlare domani?- dice con tono nervoso e attende risposta. ! ! ! - Non funziona? Ma come? L’ho ricontrollato più volte.- Guarda non posso venire adesso. Ho da fare. Ma tu ancora a lavorare - Vabbe’. Allora dimmi cosa c’è che non va. Lo facciamo al volo per

stai? Non possiamo farlo domattina?telefono.- si sente una musica che fuoriesce dall’apparecchio sul sedile accanto. ! ! ! ! ! - Aspetta che mi suona l’altro telefono.- lo afferra, dopo aver lasciato il - Oh ciao.- la sua voce si è fatta morbida - Sono al Colosseo. Tu dove sei - Dove ci vediamo? Ci teniamo in contatto?Dal vano del cruscotto comincia a uscire un’altra musica. Bianchi alza gli - Scusa. Ti richiamo tra un pochino. Mi squilla il cellulare. Sarà mia primo telefono sul sedile, e risponde: piccoletta?-

occhi. moglie. Ti richiamo subito. Un bacio.- emette un vago suono con le labbra e chiude la comunicazione. ! - Pronto.- dice, dopo aver estratto il terzo telefono dal cruscotto con la mano destra. Poi si infila rapidamente l’apparecchio che aveva nella mano sinistra tra le cosce e afferra di corsa il volante, rimasto senza controllo. ! ! - Ciao, cara. Tutto bene? I piccoli dormono?- Sto andando a casa di quel tipo a giocare, come ti avevo detto. Non mi

chiamare, se non ci sono problemi. Lo sai che sono tipi che si innervosiscono se gli si interrompe la partita.! - Sì. Hai fatto bene a chiamare adesso. Mi ha fatto piacere. Ma ora scusami che c’è Antonio sull’altro telefono che ha dei problemi. Ti devo salutare. Non mi aspettare, farò tardi.! Il violento sobbalzo e il rumore di lamiera lo colgono di sorpresa. Si ritrova con il naso a un centimetro dal parabrezza.
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Anni dopo. Accade tutto in poco tempo: Pianeta Terra 1 gennaio; ore 0:01 ! <<Buon anno!>>, <<Auguri!>>, <<Auguri per il nuovo anno!>>, <<Tanta

felicità e successo!>>. E altre mille variazioni, in tutte le lingue. Un miliardo duecento milioni settecentoquarantatre mila ottocentonovantadue messaggi via etere nel giro di pochi minuti. ! Nel magma cristallino, tra molecole vaporose e soffici e spirali aeriformi, i campi vettoriali di forze pulsano, interagiscono e si propagano nel tempo. Le linee di flusso formano curve parallele e cerchi concentrici, vortici e punti di fuga, sorgenti e zone di equilibrio instabile. Le curve si incontrano all’infinito, chiudendo la loro periodicità. ! Il sistema di equazioni di Maxwell è allo stremo delle forze. Vibra, si tende, sottoposto al peso di miliardi di tensori dalle diverse frequenze che vagano nell’aria. Compaiono dei termini ignoti, per un intervallo infinitesimo di tempo. Un vettore tangente si curva e prende direzioni nuove, incontrollate, pur se trascurabili. I termini, per puro caso aritmetico, si sommano, creando una deviazione tangibile, un errore. Si crea un fenomeno, una falla e di conseguenza una variazione di energia. La natura corre immediatamente ai ripari. Appare un termine correttivo, le equazioni si stabilizzano e i tensori riprendono i loro flussi, complessi, ma ordinati. Il termine correttivo si perde nello spazio. ! Si perde?

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Roma, Italia, Comunità Europea 15 ottobre; ore 6:45 ! I raggi del sole si infrangono sulle creste appenniniche. Il riflesso della

loro luminosità è sparso sulla città semi-addormentata. La luce artificiale dei lampioni e dei monumenti si confonde con quella naturale. Si spegne. Una leggera brina mattutina è spalmata sull’asfalto e sui sampietrini. Il cielo è azzurro intenso, velato appena da qualche nuvola fine. Aventino, Centro Storico ore 6:58 ! Un cane segue un uomo, avvolto in una coperta, che trascina a fatica un carrello della spesa pieno di cartoni e buste di plastica. La macchina del servizio di pulizia stradale spruzza l’acqua disinfettante e scortica il terreno con le spazzole. La sirena emette raggi circolari di luce gialla. Via delle Terme Deciane, 4 appartamento di Pierluigi Forzaferro ore 7:46 ! Pierluigi Forzaferro è nel letto avvolto da un piumone nero. Si agita. La

testa di un uomo. Il viso è scuro, coperto dall’ombra del cappuccio marrone, di stoffa grezza. Seguo il cono del cappuccio, fino alla punta appena piegata. Solleva una mano verso di me. È bianca, marmorea, e si avvicina, mi sfiora, mi tocca. Ha un anello al dito, d’oro bianco luccicante. Tutto intorno c’è buio, qualche lampo all’orizzonte. È vestito da frate, riconosco la cintura di corda, i sandali di cuoio scuro. Con l’altra mano mi mostra un oggetto, un libro. È la Bibbia e me la porge. Un leggero soffio di vento la sfoglia e io riesco a leggervi. Vedo caratteri di fuoco scritti su pagine gialle, di carta leggera e morbida. Con un battito di ciglia riesco a cogliere intere frasi, come stessi leggendo dentro di me. Ma non capisco i significati, sono parole una accanto all’altra senza un legame di alcun tipo. Mi sforzo e il frate ghigna, sarcastico. Ride più forte e il rimbombo della risata si spande nella stanza vuota, penetra
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nei polmoni e si fonde con il battito del cuore. Ondeggio, violentemente, e mi rendo conto che le mani del frate mi stringono le spalle e mi scuotono. Un forte dolore mi assale per la morsa d’acciaio che mi penetra nelle scapole e nel petto. Le dita sono lunghissime e potenti. Nel movimento il cappuccio si scopre, capelli lunghi e neri si srotolano giù, appare un volto di donna. È una maschera di ferocia, i denti aguzzi scoperti da una smorfia malefica, gli occhi opachi color avorio, il naso grande e aquilino, la fronte solcata da rughe. Furente per l’imprevisto mi afferra la gola, mi infilza le unghie improvvisamente lunghe e acuminate nella nuca, spalanca la bocca. Si avvicina per mordermi e capisco, la riconosco. È Cinzia. La sorpresa mozza il fiato, non respiro. Vedo le fauci spalancate avanzare, e non riesco a far nulla, le braccia sono addormentate, il corpo intero non reagisce. La lingua con tutte le piastrelle e le scanalature minuscole, la gola, le tonsille. I molari, i denti d’oro, il ponte, è costato un sacco di soldi. Il palato viscido, duro. Mi sta ingoiando, in un solo boccone, come un boa. Ho paura. Verrò sgretolato dai succhi gastrici, agitato e frullato, condensato nell’intestino, fatto defluire attraverso un buco e poi scaricato via, ormai morto. Sento infilarsi dentro di me gli agenti dei succhi. Come vermi. La carne si frantuma ai colpi dei loro denti, si sbriciola. I muscoli e le membra si rarefanno. Ho ancora la forza di guardare l’interno di Cinzia, la cassa toracica, la spina dorsale, l’utero, le budella... Suda. ! Le fessure della tenda nera sono completamente chiuse e non lasciano trapelare raggio di luce. Con uno scatto ovattato si sollevano, illuminando leggermente la stanza. Una musica soffice esce dalle griglie degli altoparlanti incastonati in vari punti delle pareti. James300 entra in maniera garbata, oscillando lentamente. Si avvicina strisciando con discrezione sulla moquette panna fino ad arrivare ai piedi del letto, all’altezza del busto di Forzaferro. Con un leggero ronzio metallico estrae il braccio destro in lega, apre la mano di plastica morbida e la avvicina alla schiena dell’uomo. ! ! - È ora di alzarsi.- dice, con voce metallica. Non sortisce nessuna reazione immediata. Spinge la mano aperta contro
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la schiena dell’uomo e lo scuote con un paio di colpetti.

!

- È ora di alzarsi, Sir.- ripete. Forzaferro mugugna qualcosa e si muove.

James300 insiste, con delicatezza, mentre il volume della musica si sta alzando. Forzaferro si muove ancora e accenna a girarsi. ! ! ! ! ! ! ! - È ora di alzarsi, Sir. Il cielo è sereno. La temperatura esterna è: - OK, OK, adesso mi alzo.- bofonchia. Apre appena gli occhi e si gira. - Dormito bene, Sir?- Sì, grazie.- sussurra. James300 chiude la mano e ritira lentamente il - Vado a preparare la colazione, Sir?- Sì, grazie, James. Mi sto alzando.James300 rotea il busto di centottanta gradi sulla base, si allontana ed diciassette gradi centigradi. Interna: ventidue gradi centigradi.James300 ritira la mano.

braccio.

esce dalla stanza. Forzaferro si stira, sbadiglia, poi con uno scatto tira fuori le gambe dal letto e si siede. Infila le pantofole, raccoglie le forze e si alza. Si avvia strascicando i piedi fuori la stanza, percorre il breve corridoio e entra nel bagno. Si guarda nello specchio togliendosi il pigiama. Apre la porta della doccia e entra. Finita la doccia, s’infila nella cabina asciugatoio accanto a quella della doccia. L’aria calda lo asciuga in un paio di minuti, senza fargli sentire sbalzi di temperatura. Il percorso continua in una successiva cabina dove si trovano gli indumenti intimi: maglietta, mutande, calzini. Li indossa ed esce dalla cabina, si rade, si sciacqua il viso. Lo asciuga, lo massaggia con la crema dopobarba e si deodora. In un angolo del bagno ci sono i vestiti, scelti da James300, perfettamente stirati. Li indossa con attenzione. Calzoni, camicia, gilet, cravatta. Sono sul grigio, con qualche sfumatura di bianco panna. Esce dal bagno e si avvia in cucina dove lo attende la colazione preparata da James300. Toast imburrati con marmellata, un bicchiere di latte e una tazzina di caffè. Consuma velocemente la colazione, si avvia verso lo studio e si siede davanti all’hyperdesk Studio2000. È l’ultimo modello di scrivania multi-funzione, dotata, tra le altre cose, di telefono video, di fax-3D da ufficio, di scanner multimediale e, naturalmente, di leggio elettronico. Il piano della scrivania è lucido, completamente vuoto, leggermente inclinato,
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come i vecchi piani di lavoro degli architetti, ed è, in tutta l’ampiezza della superficie, come un grande schermo. Il piano è inclinabile in varie direzioni e di vari gradi, ma Forzaferro lo tiene sempre nella posizione standard. ! Pronuncia la parola <<postino>>, la quale filtra attraverso il microfono dell’hyperdesk. Sullo schermo appare una figura stilizzata di un postino vestito di blu che pedala allegro su una bicicletta, con la borsa a tracolla. Scende, poggia la bicicletta contro un albero, sale due scalini e suona alla porta di casa. Dagli altoparlanti della scrivania esce un doppio suono di campanello. Forzaferro dice: ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! <<Afrifigjhkdocoldpgpfpprftoylhpfkdkflodllcldlcmvlfdlmcmnswaserdrfetygvdfdc vwscdrtfcdxrtfgcvxcbghndtfgodkcmvnbnvfalslkdeomcldofgodoslgnfrtodkflerto spyungpflortopdszxedkflrotpfldknvhftykshdjeqamdlmnfbgogtuioeprdrpoisawdr g.>> ! ! - Strumenti.Spunta un menu, dal quale seleziona vocalmente <<cripto>>. - OK.Il postino esclama con enfasi: - Ci sono due nuove lettere per Forzaferro.Appaiono le immagini di due buste da lettera, una accanto all’altra. Sulla <<Date: Wed, 15 Oct 00:18:13 From: cinzia@12147.rmctro.it.ec Subject: Lorenzo>>. Sulla seconda: << Date: Wed, 15 Oct 01:07:24 From: rupert12@bi.rm.it.ec Subject: rapporto>>. - Apri la due.Appare un foglio con il seguente messaggio:

linguetta ci sono delle scritte. Sulla prima si legge:

Compaiono una serie di possibilità e sceglie l’opzione <<decifratura>>. Si apre una lista denominata <<chiavi>> da cui chiama il nome <<rupert12>> e
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invia l’OK. Dopo pochi secondi, sotto al messaggio precedente appare la scritta: ! ! ! ! ! <<transazione completata con successo. Denaro disponibile Banca di È soddisfatto. Si prende qualche secondo di pausa e dice: - Chiudi.Apre la prima busta, <<modalità vocale>>. Dalla scrivania esce una voce - Pierluigi, allora non ti devi preoccupare per Lorenzo domani Pechino, sede Canton, codice 43576, conto 1256493.>>

di donna: (mercoledì). Ci penso io. Ti pregherei invece di tenerlo con te venerdì sera. Mandami risposta. Cinzia.! Pronuncia un secco <<grazie>>. Il postino compare di nuovo davanti alla porta, si gira, rimonta sulla bicicletta e si allontana. Lo schermo torna allo stato iniziale. ! L’orologio segna le 8:08. James300 ha finito di sparecchiare in cucina ed è lì accanto a lui. È laccato in nero, la scritta del nome campeggia a caratteri bianchi al centro del petto. Ha una forma di proiettile, un busto alto circa settanta centimetri e una base che poggia su quattro ruote. Il busto può girare completamente su sé stesso e anche sollevarsi fino a un’altezza complessiva di un metro e mezzo. Ha tre braccia duttili, due principali e una secondaria, più corta, dotate di mani prensili. È il robot maggiordomo della Toscoba, ultimo modello, praticamente tuttofare, concepito in modo particolare per persone che vivono sole. Sa comandare e far funzionare la maggior parte degli elettrodomestici elettronici: l’aspirapolvere, il lavamoquette, la lavatrice, la stiratrice, la lavastoviglie, la caffettiera, ecc. Manovra il riscaldamento, l’aria condizionata, la televisione e l’impianto hi-fi digitali. Accudisce il frigorifero e le provviste in genere. Scansiona la barra presente sull’involucro degli alimenti, quelli acquistati nei supermercati che vendono esclusivamente prodotti funzionali ai robot, ne legge le proprietà e la data di scadenza. Se desiderato, prepara pasti precotti, all’ora voluta, o organizza diete settimanali, sempre precotte. Sa utilizzare alcune funzioni dell’hyperdesk, come il terminale Internet. Può fare la spesa per via
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elettronica, può venire predisposto in certa misura al disbrigo della corrispondenza o all’analisi delle notizie. Può inviare, con il fax-3D, alcuni oggetti dimenticati a casa. Riceve tutti i comandi e le impostazioni a distanza, da tutto il mondo. Parla. Con voce meccanica, atona. Dice poche cose, ha un vocabolario limitato, pronuncia frasi fatte a seconda della funzione che sta svolgendo e risponde a domande tipiche per quella funzione. Tale frasario può anche venire cambiato o ampliato, nei limiti di memoria. A Forzaferro era piaciuta l’idea di farsi chiamare <<Sir>> dal suo maggiordomo. ! L’aveva acquistato due mesi prima e ne era totalmente soddisfatto. Non muoveva più un dito, a parte spingere il pulsante dell’acqua già miscelata della doccia o quelli della cucina, oppure nei rari casi in cui aveva qualche ospite a cena e doveva cucinare cibo fresco. Dopo il lavoro iniziale di impostazione delle varie funzioni quotidiane e settimanali a cui James300 era preposto, cosa che era stata sufficientemente semplice tutto sommato, gli bastava ogni tanto cambiare qualcosa, aggiungere qualche comando, toglierne qualche altro, per avere un’amministrazione della casa perfetta e confacente le sue abitudini, che del resto erano piuttosto rigide. Era stato tentato di acquistare un James500, più eclettico e flessibile, ma il commesso stesso lo aveva sconsigliato, dato il rapporto tra la differenza di prezzo e quello di cui aveva effettivamente bisogno. Gli piaceva farsi servire dal maggiordomo. Dargli comandi del tipo <<fammi un caffè>>, <<accendimi la televisione>> oppure <<accendimi la televisione alle 20:00>>. ! ! ! ! ! Forzaferro si alza. È ora di andare al lavoro. Passa una mano sulla testa - Io vado. Buona giornata, James.- Buona giornata , Sir.- Grazie.Si avvia lungo il corridoio verso la porta. Afferra la giacca, intonata con il semi-sferica di James300, sorride e dice:

resto, perfettamente adagiata sull’appendiabiti. Avvicina la bocca a una scatola nera infissa nella parete accanto all’ingresso e dice: ! - Apri garage.12

!

Apre la porta ed esce. Fischietta allegramente, mentre si dirige verso il

garage all’interno del giardino. La porta del garage è sollevata. La frase <<apertura auto>> apre la portiera della Mercedes grigio metallizzato che lo attende. L’auto, motore a camere ad acqua non inquinante, ha il permesso di circolare ventiquattro ore su ventiquattro. Anche grazie alle conoscenze che Forzaferro possiede. Si accomoda sul sedile e spinge il pulsante della messa in moto, imposta il computer di bordo sulla guida programmata, destinazione impostata <<lavoro>>. L’auto attiva i collegamenti con i sensori stradali e parte dolcemente. Estrae l’autoterminale dall’apposito cassetto e assesta il vassoio davanti a sé. Ordina il caffè e accende il terminale. Mentre è in connessione con il quotidiano <<Il Mondo Finanziario>>, il bicchiere sbuca dall’apposita nicchia. Lo prende e lo porta alla bocca. Sorseggia il caffè, depone il bicchiere nella spazzatura. L’auto sta finendo la discesa di Via del Circo Massimo e si appresta a fermarsi al semaforo. Chiude <<Il Mondo>> e apre <<Roma Oggi>>. L’auto riparte e svolta su Via Petroselli, dirigendosi verso la zona a traffico limitato, al confine della quale, all’incrocio con Vico Jugario, stazionano i vigili robot UCT124 e UCT125. Le unità UCT per il controllo del traffico svolgono la funzione di semaforo e di controllori dell’inquinamento dell’aria e del traffico. Quando i valori di biossido di carbonio varcano la soglia di tollerabilità, queste provocano l’immediato spegnimento dei motori nel raggio di cinquecento metri, qualche secondo dopo aver trasmesso un segnale sonoro e luminoso di preavviso. Controllano i permessi di circolazione e di ingresso nella zona delle vetture, molto diversificati e restrittivi, registrando eventuali trasgressioni che vengono poi notificate al proprietario del veicolo dalle unità centrali della sezione <<violazioni>>. I robot si collegano con il centro dati del comune, dove sono contenuti validità e modalità dei vari permessi, mentre scansionano le targhe con codice a barra tramite un lettore a distanza. In tal modo verificano anche la regolarità del veicolo, la tassa di registrazione, l’assicurazione, la revisione, il controllo antinquinamento. Hanno installato un terminale con cui si possono ottenere informazioni di vario tipo sulla vita
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cittadina, la viabilità o i trasporti urbani, utile soprattutto per i passanti sprovvisti di terminalino portatile o di autoterminale. ! La centrale di guida della Mercedes attende il verde di UCT124. Forzaferro solleva distrattamente lo sguardo dal terminale e viene attratto da due punti neri all’interno dell’auto sulla sua destra. I punti neri sono incorniciati da un viso di donna e da capelli a caschetto di un nero lucente, perfettamente pettinati. ! Oddio com’è bella e sembra che stia guardando proprio me. D’istinto si gira, per controllare se ci sia qualcosa di interessante alle sue spalle. Non notando niente, si volge di nuovo alla donna, che continua a guardarlo, accennando un vago sorriso. Sorride ce l’ha proprio con me certo che è proprio bella. Rimane un po’ senza fiato adesso le sorrido, non riesce a muovere i muscoli del viso dai imbecille sorridi, mentre lei continua a fissarlo. Si deve prendere un secondo di pausa. Il cuore pulsa, mentre riporta lo sguardo su di lei. Ne comincia a intravedere i particolari del viso, la bocca, le punte nere dei capelli che scendono sulle guance. Devo fare qualcosa non me la posso far scappare un’occasione così non capita tutti i giorni, e rimane impietrito. Lei avvicina la mano destra chiusa, con il pollice e il mignolo alzati, alla guancia destra, continuando a tenere gli occhi neri su di lui. Che fa che vuol dire ah certo che stupido e comincia a frugarsi nelle tasche dove sono i cosi, dove sono i cosi. Afferra un rettangolo di plastica, aziona l’alzacristalli del finestrino destro e si allunga, urtando goffamente il vassoio del terminale. Lei abbassa il finestrino e accoglie senza fatica la carta da visita che le viene offerta. ! Forzaferro prova - Per...- Lei ha già tirato su il finestrino. Ripete il gesto con la mano. ché non mi dai anche il tuo indirizzo e ora che faccio e se poi non mi contatta io come la ritrovo. La macchina si muove. Istintivamente lancia un’occhiata a UCT124, che ha infatti acceso il verde. Si rivolge verso la donna appena in tempo per cogliere un sorriso, tra l’affettuoso e il beffardo. La sua auto, evidentemente in modalità manuale, parte di scatto. La osserva allontanarsi e ha l’istinto di azionare la guida manuale. Si sistema meglio in posizione di guida e agita le dita pelose attorno ai tasti di
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impostazione della guida. Dopo vari errori, quando ha preso il comando del mezzo e alza lo sguardo, non vede più l’altra auto. Accelera, cercando con gli occhi tra le macchine davanti, ma non la trova. Arrivato a piazza Venezia, superato il monumento ai Caduti, inizia a rassegnarsi. Sparita forse ha girato per il ghetto beh comunque il mio indirizzo ce l’ha se proprio vuole mi cerca lei tanto ha fatto tutto lei però un tipino intraprendente interessante pure certo non una che ti dà l’indirizzo così una donna di classe e che bella poi quegli occhi quella bocca ! - Che bella che sei! Ti amo!- esclama a voce alta, stringendo il volante eccitato. una così quando mi contatterà speriamo oggi stesso ma magari mi fa aspettare un po’ si vuol far desiderare devo aspettare con pazienza non pensarci troppo anzi non pensarci affatto la porto a cena fuori oppure la invito a casa sì a casa è meglio con le candele chissà com’è bella con la luce delle candele e poi dopo aver bevuto un po’ viene proprio spontaneo accomodarsi sul divano però magari lo decidiamo insieme magari lei preferisce andare fuori dove la potrei portare ma sì una serata fuori poi magari si va al mare mi sembra un tipo esigente romantico sensibile potrei portarla al Buco no non è romantico un posto più intimo ci vuole vediamo magari direttamente al mare a Fiumicino o Ostia ma non conosco posti romantici vabbe’ poi ci penso che magari a casa le va bene o magari non chiama non devo illudermi troppo che poi ci rimango deluso. Conduce l’auto per la breve discesa che porta al garage della banca. ! Forzaferro è il responsabile delle centrali robotiche del settore finanziario della Banca d’Italia, sede centrale sita in Via Nazionale, dove lavora uno staff di otto unità umane e quarantadue robotiche. Gli sportelli aperti al pubblico sono completamente robotici, con un solo supervisore umano che intrattiene anche le relazioni con i clienti. Forzaferro è praticamente il numero due della banca, secondo solo al direttore. Ha grandi poteri, persino maggiori del superiore, essendo il capo e l’esperto del settore più importante. Ha alle sue dirette dipendenze sedici consulenti finanziari robot, rupert5 fino a rupert12, magnum100 fino a magnum107.
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!

Oggi potrebbe dedicarsi con tranquillità alle esigenze dei clienti e agli

interessi della banca, avendo ormai concluso con successo un affare personale che gli è fruttato duecentomila dollari statunitensi, finiti su un conto in Cina intestato, sotto falso nome, a se stesso. Aveva operato alcune speculazioni con denaro della Comunità Europea diretto all’Italia per investimenti di tipo sociale e che veniva gestito dalla banca. Praticamente non aveva rubato niente a nessuno, aveva solo preso in prestito e poi restituito. Naturalmente era ben accaduto in passato che la speculazione fosse fallita e che il denaro fosse andato in parte perduto. Sceglieva sempre fondi non privati di cui si potesse poi far perdere traccia o cambiare le cifre. Era qualche anno che faceva affari di questo tipo e aveva accumulato un buon capitale in varie banche del mondo e amicizie importanti nel mondo politico ed economico. A volte faceva operazioni per conto di altri, prendendo solo una piccola commissione, in cambio della gratitudine del potente di turno. ! Malgrado ciò, non riesce a concentrarsi sul lavoro. Seduto dietro l’hyperdesk dell’ufficio, il terminale Internet aperto, pensa alla donna incontrata e guarda il piano fluorescente con occhi sognanti. La immagina vestita in lungo, di nero, lunghi spacchi e spalle scoperte. O un vestitino aderente e corto, scollato. Immagina l’incontro, la conversazione, brillante e divertente. Lei seduta sul divano con le gambe accavallate, il busto dritto, il dito indice appena appoggiato sul mento, il medio che sfiora le labbra di tanto in tanto. Ride alle battute o lo ascolta affascinata. Condividono i pensieri più profondi. Rivede il volto, cerca di imprimerselo nella memoria, anche se fatica a ricordarne i lineamenti e i particolari. Pensa alla cena, lei che mangia con gusto e eleganza, il vino le arrossa le guance. Il dialogo si fa più intimo, gli sguardi più intensi. La fantasia salta una fase e si ritrovano a letto. Vede il corpo, perfetto e sodo, muoversi sinuoso. La tocca, la palpeggia, la prende, la gira, la rigira. ! Solo verso l’ora di pranzo decide di scuotersi da quello stato di ipnosi. Esce dall’ufficio e va a dare un’occhiata alle unità robotiche. Controlla il loro lavoro; tutto procede senza il bisogno del suo intervento. Pensa sia meglio
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mettere qualcosa sotto i denti e poi dedicarsi più seriamente al dovere, magari dopo un buon caffè. ! Nel pomeriggio finalmente riesce a fare qualcosa. Gli viene anche in mente di controllare la faccenda della strana cooperativa, ma potrebbe richiedere parecchio impegno e tempo. Sarebbe un lavoro troppo delicato e complesso per il suo umore un po’ rilassato e decide di rimandare al giorno dopo. Disbriga solo lavoro arretrato, aggiunge un paio di dati a magnum100, dà qualche comando a rupert5. Fa due chiacchiere con un collega, manda la risposta all’ex moglie Cinzia, fa un paio di telefonate di lavoro e una personale. Via Nazionale, 91 parcheggio della Banca d’Italia ore 17:20 ! ! ! Forzaferro è sulla Mercedes, guida automatica, direzione <<casa>>. Ha - Pronto.- Forzaferro getta un’occhiata sullo schermo collegato al - Pronto.- dice una voce femminile sconosciuta. Ha un tuffo al cuore. - Ci

appena imboccato Via Nazionale, quando squilla il telefono. telefono, ma è grigio piatto, nessuna immagine. siamo conosciuti stamattina.- prosegue la voce calda e morbida. Fa una pausa e domanda: ! ! ! ! - Sai chi sono?- Beh, credo di sì.- risponde con voce roca - Al semaforo, lì a...- Mmh mmh. Ci potremmo vedere stasera.Accipicchia - Stasera!? Va benissimo, certo. Perché no!? Credo proprio

schiarisce la voce - Via Petroselli. Giusto?-

di essere libero.- cerca di fare mente locale, di essere freddo e disinvolto, ma è molto confuso e imbarazzato. Gli viene da dire: ! ! ! ! - Io mi chiamo Pierluigi. E tu?- Zara.- Zara. È un bel nome. Mi piace.- Perché non mi inviti a cena a casa tua, Pierluigi?17

! ! ! ! ! ! ! ! ! !

- Ma... ma certo. Volentieri. È una buona idea...- Io in genere ceno tardi, intorno alle dieci. Ti va bene?- Ma sì, certo. Va benissimo. Eee...- Allora siamo d’accordo. Ci vediamo da te alle dieci.- Sì. Il mio indirizzo sta sulla carta da visita, eee...- Va bene.- Hai qualche preferenza oppure qualcosa che non ti piace, ...- Fai tu, mi fido. L’importante è stare insieme, non credi? Ci vediamo più - Sì, certo. Alle dieci. Sono contento che hai chiamato...La linea si interrompe e il segnale acustico continuo prende il

tardi.-

sopravvento. Tira un sospiro profondo. Quella donna lo inquieta e lo eccita. Sorride e comincia a canticchiare. Zara Zara. Casabianca, Washington D.C. , Stati Uniti d’America gabinetto del Presidente ore 11:24 ! Il Presidente degli Stati Uniti d’America sta pensando alla prossima

videoconferenza stampa, convocata per le quindici e trenta. Non riesce a riflettere, in attesa dello staff. Gira e rigira le pagine del programma di frasi forti ed efficaci, alla ricerca di qualcosa a effetto da pronunciare, adatto alla situazione. Una situazione alquanto delicata. Era chiaro a tutto il mondo che la Repubblica Cinese aveva invaso il Giappone, cosa che il Presidente già sapeva da parecchio tempo. Non lo aveva fatto militarmente, trasgredendo alle convenzioni internazionali, bensì comprando in borsa le grosse compagnie giapponesi, arraffandosi la maggior parte delle azioni e sommergendo l’isola di attività di marca cinese. Nessuno poteva appellarsi a una legge o una convenzione contro questo fatto, in quanto la libertà negli scambi finanziari, commerciali, affaristici era il principio sul quale tutto si reggeva. La concorrenza statunitense era stata sbaragliata sul campo dagli iperattivi e numerosissimi agenti finanziari e industriali cinesi, e l’intervento statunitense in aiuto delle proprie imprese era giunto tardivo. L’Impero del
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Sole si era sgretolato, sfasciato e svenduto. Gli acquirenti più decisi erano state le compagnie cinesi, appoggiate, sponsorizzate e incoraggiate dallo Stato. L’Impero Cinese si stava espandendo a dismisura, pur rimanendo ufficialmente entro i territori stabiliti. Migliaia di imprese medie e grandi cercavano nuovi sbocchi commerciali, milioni di piccole, ma attivissime compagnie allargavano di giorno in giorno i loro orizzonti d’affari. Lo Stato doveva per forza occuparsi di milioni di bocche da sfamare che erano rimaste isolate dal mondo del lavoro nel paese, mentre altri milioni si riversavano all’estero ad aprire attività di ogni sorta. ! La minaccia africana era uno spauracchio da agitare per il controllo dell’ordine, il Presidente lo sapeva bene; era la sua linea del resto. La ribellione africana e il conseguente terrorismo servivano agli Stati Uniti per mantenere il controllo del mondo, per tenere insieme i fili di una situazione pronta a sfuggire di mano e per rinsaldare l’unità dei paesi alleati. Il vero pericolo era l’espansione cinese e la lotta per la supremazia nel pianeta. Fino ad allora il mondo occidentale, l’opinione pubblica, l’uomo comune, non se ne erano resi conto. Ora si vedeva in modo macroscopico, si tastava con mano. Il fenomeno era mastodontico e pauroso; i media non potevano più essere controllati, tenuti a freno. Erano sbottati, non potendo più sopportare il silenzio e la gravità della situazione. Il mondo della finanza e dell’industria occidentali aveva confessato, si era lasciato andare a dichiarazioni allarmate, aveva calato la maschera di tranquillità e ottimismo. Toccava al mondo politico intervenire, all’esponente più alto e potente. Il Presidente era stato interpellato, inseguito, pressato, e doveva necessariamente parlare, confessare come stessero le cose e quali fossero i pericoli. C’erano inoltre i problemi al sistema telematico delle banche degli ultimi tempi. Anche quello lo preoccupava molto e gli stava dando parecchie grane. Una vera presidenza sfortunata. ! ! Il suono dell’interfono interrompe la girandola di pensieri. Il Presidente - Sì.19

guarda l’orologio. È Clooney pensa e spinge il pulsante di comunicazione.

! !

- Presidente, il Signor Clooney desidera parlarle.- dice una voce soffice - Sì, grazie Signorina Rosenthal. Lo faccia entrare.- Il Presidente

di donna. appoggia la nuca allo schienale, stirando leggermente la schiena, e fissa la porta d’ingresso. L’uomo che entra è sulla cinquantina, brizzolato, la carnagione chiara. Indossa un completo grigio e una cravatta rossa. ! ! ! ! ! - Buongiorno, Signore.- esclama, e si avvia verso la scrivania del - Buongiorno, Steve. Accomodati, prego.Clooney si siede sull’orlo della sedia, il busto leggermente inclinato in - Come sta, Signore?- Potrebbe andare meglio, Steve.- Clooney annuisce con comprensione. Presidente.

avanti, e domanda:

- Ti ho fatto venire prima. Gli altri arriveranno tra una mezz’ora. Volevo avere uno scambio di idee a quattr’occhi.- Fa una pausa di riflessione, mentre Clooney lo guarda con una penombra di tristezza. - Allora che cosa mi dici? Che notizie mi porti?! ! ! ! ! ! ! ! Clooney scuote il capo e dice: - Non è un momento facile, Signore. Il clima è teso, la temperatura alta.- Capisco.- bofonchia. - Vede, Signore. In alcuni ambienti si pensa che la situazione è troppo - Mi dica meglio, Steve.- Ieri mi ha chiamato il Signor Roth. È il socio di maggioranza della - Sì. Sì. Lo so.- Ebbene. Lui dice che la sua società sta andando malissimo, che perde

oppressa e che bisognerebbe forzarla.-

società...-

profitti ogni mese, in decrescita esponenziale. Che non vende più. La concorrenza cinese è troppo forte. Sostiene, e ha ragione, che gli Stati Uniti, e tutto il blocco occidentale, non hanno più sbocchi commerciali e finanziari. Il Sud America è una bolgia, l’Africa sta resistendo, a parte casi isolati, e la Cina ha conquistato il mondo orientale. Loro producono, vendono,
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commerciano e si stanno espandendo. Noi occidentali ci stiamo comprimendo sempre di più. Se continua così ci spazzeranno via. Ma mi permetta, Signore, aggiungo a titolo personale che è il modello che non funziona. I cinesi sono forti solo perché sono in una fase di sviluppo. Hanno il vantaggio di aver cominciato dopo. E noi li abbiamo lasciati fare indisturbati. Ma il problema è anche nostro. Non abbiamo più un mercato interno, né verso cui rivolgerci. A parte la concorrenza cinese, le nostre imprese non saprebbero comunque a chi vendere. Ci sono troppi poveri, la classe mediobassa, quelli che faticano ad arrivare alla fine del mese, è enorme. I benestanti, gli agiati, i ricchi sono pochi. Le conosce queste cifre. C’è una disoccupazione sconcertante e i pochi lavori che si trovano sono occasionali e mal pagati. La gente non ha soldi. La società dei consumi sta fallendo perché quelli che si possono permettere di consumare sono ormai troppo pochi. Prima o poi anche loro dovranno fare i conti con questo. Per ora hanno ancora mercati da conquistare... E noi non abbiamo la forza e i mezzi per resistere.! ! - Già.- L’altro ieri ho incontrato il Signor Lumy e alcuni suoi soci.- continua,

mentre il Presidente strizza gli occhi.- Mi ha chiesto a chiare lettere un intervento deciso. Il suo impero si sta man mano sgretolando.! ! ! - Un intervento deciso.- ripete il Presidente. - Lo sa che vuole dire, Signore. E non è l’unico. Lo chiedono tutti, chi più, - Ma Steve! Li conosci meglio di me i risultati delle simulazioni. Sono stati

chi meno esplicitamente.ripetuti più volte e con simulatori sempre più attendibili. Sulla base delle nostre conoscenze sul nemico, che oserei definire ottimistiche, la guerra sarebbe una catastrofe. Ci distruggerebbero. Conquisterebbero buona parte dell’Europa. Consoliderebbero i loro rapporti con l’Africa. Ci massacrerebbero.! - Ho capito. Ma ci sono due cose su cui deve riflettere. Primo: la distruzione permetterebbe di ricostruire. Non dico ricominciare daccapo. Ma date le dimensioni previste del conflitto... Secondo: se non lo fa lei, Signore21

e qui Clooney fa una pausa, guardandolo dritto negli occhi - lo farà il suo successore. Tra meno di un anno scade il mandato e può essere sicuro che non sarà rieletto se non intraprende la strada che questa gente ci chiede.! - Loro sono sicuri che cadranno in piedi. Che usciranno più forti dalla guerra.- il tono è stizzito - Come fanno a esserlo? Le hanno viste le simulazioni?! - A loro non interessano le simulazioni. Più terra si brucerà, più ci sarà da coltivare. Senza citare il fatto che la maggior parte di loro avrà parecchio ossigeno da una guerra. Chi in un modo, chi nell’altro, ci guadagnerà direttamente. Sarà una bella cascata di moneta sonante per loro.! ! ! - E se la terra dovesse essere completamente distrutta?- Signore, non faccia il pessimista.- E i risultati di... quelle simulazioni?- prende fiato prima di “quelle”. China

leggermente il capo in avanti e pone un accento particolare su quella parola. La lingua indugia tra i denti qualche attimo in più nel pronunciare il “th”. ! - Signore. I risultati cui si riferisce lei erano pochissimi. Gli esperti concordano col dire che hanno probabilità praticamente nulla. Ne sono state fatte migliaia, lo sa?! ! ! - E i milioni di persone che moriranno?- obietta ancora, non molto - Signore.- esclama Clooney- Saranno solo poveracci. Del resto è Il Presidente sobbalza e Clooney si riprende: - Non volevo dire questo, convinto e a voce bassa. proprio di loro che ci si vuole liberare.Signore. Volevo dire che...- sembra cercare le parole giuste - Insomma. C’è bisogno di ricominciare. Così obiettivamente non si può andare avanti.! - Forse si potrebbero fare tentativi, diciamo così diplomatici. Facciamo trattati, accordi con i Cinesi. Ci si può mettere intorno a un tavolo e discuterne, lavorare insieme. Si potrebbe cercare una cooperazione per affrontare questi problemi pacificamente. Del resto, l’hai detto tu prima, anche loro avranno gli stessi problemi.- dice il Presidente, con una certa carica. La risposta di Clooney è lapidaria:
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!

- È troppo tardi, ormai.- dice scuotendo la testa - E poi chissà tra quanti

anni loro avranno gli stessi problemi. Cinquanta, cento, cinquecento. Forse quando ci saranno solo musi gialli sul pianeta. Ma allora saranno solo fatti loro.- Clooney si ferma. Gli sembra di essere stato abbastanza insistente e categorico. Forse è meglio dare uno stacco. Non devo esagerare. Certo è che se questo pappamolle si caca sotto è un bel guaio. Se non mi dà retta, va a fondo, e io con lui. Il Presidente si strofina il collo sullo schienale, nervosamente. ! - È una cosa delicata, Signore. Bisogna riflettere profondamente. Io stesso in questo momento non saprei cosa consigliarle.- Dice con tenerezza Clooney. Dopo qualche secondo di silenzio, il Presidente dice: ! ! ! ! - Va bene, Steve. Ma di certo non posso dichiarare guerra alla Cina nella - Beh. In effetti sarebbe prematuro.- E allora cominciamo a discutere di quello che dovrò dire.- Mah. Io onestamente credo che lei debba dire che tutto va bene, che prossima conferenza.-

non ci sono problemi. Deve tranquillizzare l’opinione pubblica. Certo che qualche segnale ai Cinesi lo deve mandare. Deve creare un po’ di attrito. Ma, secondo me, bisogna leggerlo tra le righe.! ! ! ! ! - Tra un po’ arriveranno anche gli altri, ne discuteremo tutti insieme. Tra - Sì, sì.- fa Clooney leggermente infastidito - Ma sui contenuti mi sembra Il Presidente osserva il suo fidato collaboratore, poi domanda: - Tu Steve hai per caso buttato giù qualcosa?- Veramente sì, Signore.- e così dicendo, timidamente, tira fuori dalla l’altro c’è quel Petersen che trova delle buone frasi.non sia granché affidabile.-

tasca della giacca un parallelepipedo di plastica grigia delle dimensioni di un dito. - Magari c’è qualcosa da cambiare, però mi sembra che sia questa la linea giusta della dichiarazione.! Il Presidente allunga la mano e prende l’oggetto. Poi lo infila in una fessura del suo computer. Quindi impartisce dei comandi vocali. Dopo pochi
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istanti si sente la voce del Presidente, elaborata sinteticamente, uscire dagli altoparlanti collegati al computer: ! - Cittadini, popolo americano. Qui è il vostro Presidente che vi parla. La situazione è sotto controllo. ore 15:31 ! La nostra grande nazione gode di ottima salute ed è preparata a

fronteggiare ogni sorta di difficoltà. La nostra economia è stabile, come la nostra moneta, le nostre industrie e i nostri capitali finanziari. La Repubblica Cinese non presenta alcun serio pericolo per il nostro benessere e per la nostra libertà. Se così, un giorno, dovesse mai essere, noi saremo in grado di reagire. Sarà anzi nostro dovere, per difendere la libertà e il futuro dei nostri figli e la prosperità della nostra terra, reagire. Se necessario, lo faremo.! Il Presidente fa una pausa. Le sue parole, pesate sapientemente una per una, echeggiano nelle case di ogni statunitense e l’immagine del suo viso, serio, ma sereno, appare su milioni di schermi. ! - Ma non sarà necessario. L’economia statunitense è forte e in buona salute. La sua potenza nei mercati mondiali è grande, riconosciuta e rispettata. La disoccupazione interna è stabile. Il paese è in salute, e non sarà certo la lieve diminuzione di influenza su qualche paese di minore importanza a cambiare questa situazione.-

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In un passato non lontano: Il Conte Del Busto ! Il Conte Guillermo Fernandez Gonzalez Del Busto, o meglio ex Conte,

era arrivato in Italia da circa due anni dal Messico, o meglio dall’ex Messico, ora Unione delle Repubbliche Zapatiste. Pochi giorni dopo la Rivoluzione si presentò alla sua villa l’ufficiale dell’E.Z.L.N., Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, inviato dal Governo Democratico Zapatista con l’ordine di confisca dei suoi innumerevoli beni, tra cui l’amata villa, e con il buono valido per l’assegnazione di un alloggio e il libretto dell’ufficio di collocamento. Poteva con questi presentarsi all'ufficio comunale del distretto e richiedere un appartamento e un lavoro. Il Conte Del Busto non si presentò mai in quell'ufficio. Raccattò le poche cose non confiscategli, si recò in aeroporto e, con parte dei soldi rimastigli, acquistò un biglietto per Roma. Scelse Roma in onore del ricordo di un caro collega di Dottorato negli Stati Uniti d'America. Non fu una fuga dal nuovo sistema democratico zapatista. In cuor suo aveva sempre compreso e moralmente appoggiato le ragioni dei rivoluzionari, sebbene capisse perfettamente quali conseguenze la rivoluzione gli avrebbe portato. Pensò semplicemente che era giunto il momento di cambiare aria. Era da un po’ che lo stava meditando. Se la situazione esterna gli imponeva di cambiare vita, si disse, tanto valeva girare un po’ il mondo. ! Il primo anno non fu facile: i soldi a disposizione non erano tanti e fu faticoso, per lui abituato a vivere di rendita, abituarsi all’idea di doverseli procurare. Non era abituato a fare le cose per necessità, ma per piacere e interesse. E i lavori che si trovavano in giro non lo soddisfacevano. Passò qualche mese a vagabondare, a dormire per la strada, a parlare con la gente, a insegnare le cose che sapeva in cambio di un piatto di pasta, finché si rese conto che così non poteva andare avanti e si mise seriamente alla ricerca di un lavoro possibile. Provò a organizzare corsi di matematica e informatica, ma non ebbe successo: la matematica non interessava nessuno,
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mentre di insegnamento di informatica il mercato ne era saturo. Tentò di aprire un ristorante messicano, ma non trovò nessun cuoco messicano disponibile e lui non sapeva cucinare, tranne alcuni piatti più semplici. Infine gli venne l’idea di vendere caffè a un semaforo. Iniziò da solo organizzandosi con grossi thermos che riempiva la sera precedente e, quando vide che la cosa funzionava, contattò un caro amico, Federico Urjico rimasto nell’URZ, proponendogli di ingrandire l’impresa. Urjico, che faceva lo stesso tipo di lavoro nell'URZ, fu felice di andare in Italia e lo raggiunse. Comprarono un carrello per vivande in cui installarono un frigorifero a batterie a ricarica solare dove tenevano il latte e una macchina per l’espresso, anche questa a batterie a ricarica solare, e nei cui vani tenevano i cornetti acquistati la mattina. Per un certo periodo gli affari andarono discretamente, facendo ben sperare per il futuro. Gli automobilisti abituali del semaforo furono tentati di smettere di fare colazione a casa o al bar e la facevano comodamente in macchina durante l’attesa del semaforo, cosa che faceva loro risparmiare tempo la mattina. Alcuni avevano addirittura modificato leggermente il loro percorso mattutino per usufruire del servizio. Alcuni automobilisti casuali erano spesso tentati da quella comoda e inattesa colazione. Conobbero anche un altro messicano, Hector De La Peña, che viveva a Roma, e gli proposero di unirsi a loro negli affari. ! Venne l’avvento degli auto-mini-bar, degli elettrodomestici elettronici e robotici e, ancor peggio, dei maggiordomi robotici. Il crac degli affari fu praticamente fulmineo. Il Conte e soci dovettero ben presto desistere. Il tentativo di servire prodotti di qualità, e quindi di porsi in concorrenza con le macchine, fallì miseramente e in poco tempo. ! Il Conte è abbastanza alto e robusto, dal portamento nobile, un bel viso delicato, un naso leggermente all’insù e occhi marroni sorridenti. Porta un paio di occhialetti di tartaruga e un cappello di paglia. La simpatia vivace, intelligente ed estroversa lo fa entrare con facilità e naturalezza in contatto con il mondo esterno, divertirlo e interessarlo. L’intelligenza lucida e analitica gli permette di capire e interpretare il mondo. E’ sensibile e intuisce le emozioni e le passioni che muovono le persone. Tutto ciò, unito a un amore
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per la logica e la matematica, fanno sì che sia uno dei più grandi giocatori di poker del mondo, di gioco d’azzardo in generale. Benché messicano, non ama la birra, ma è un grande bevitore di bacardi e coca. Dopo il settimo bicchiere, alto e ben stretto, come lo vuole lui, le doti si acuiscono, le capacità intellettive si dilatano, la sensibilità diventa più profonda, la simpatia irresistibile. Era al dodicesimo bicchiere quando percepì che Russ Nerot, ricco industriale americano, era molto forte in quella mano, ma che lui era ancora più forte. Non aprì con il punto in mano, rilanciò sull’apertura di Russ per farsi rilanciare sopra. Si diede servito con quattro fanti e inferse un colpo non indifferente alla florida economia statunitense. Quei soldi ora sono nelle casse del governo zapatista. Russ Nerot non aveva mai ricevuto un colpo simile. Era stordito e dovette interrompere la partita. Si alzò barcollando, come un vecchio pugile ubriaco. ! Anche con il poker aveva tentato il Conte in Italia. Aveva guadagnato qualcosa, era riuscito a entrare in qualche tavolo, ma perlopiù di bassa lega, dove non circolavano soldi sufficienti a mantenersi. L’ultimo che aveva tentato, quello di Pincoca, lo divertiva. Era frequentato da ottimi giocatori, cosicché non era facile vincere. I soldi comunque non erano abbastanza e inoltre aveva cominciato a affezionarsi a alcuni dei partecipanti e non riusciva più a considerarlo un lavoro o un’occasione di guadagno. Ormai ci giocava per amicizia e simpatia. Nei tavoli grossi, invece, non era riuscito a entrare, per mancanza di conoscenze e agganci con il mondo che conta. ! Quando le speranze si erano affievolite, poco dopo aver presentato i documenti per l’assegno di disoccupazione governativo, era successo il fatto. Ancora non lo capiva nella sua interezza, aveva dovuto accettarlo come atto di fede. La comparsa di quell’essere misterioso. Ricorda ancora le sue parole <<Credo che le serva il mio aiuto a questo punto, Conte.>>. Chi era quell’essere apparsogli varie volte e in maniere differenti? La sua natura non era facilmente identificabile. Si era spesso interrogato. Fatto sta che le azioni di tale entità, astratta o materiale che fosse, erano ben materiali. Aveva progetti concreti, e mezzi ben concreti per realizzarli. Si ritrovò a lavorare per una società di cui non conosceva il proprietario, e che aveva fondi necessari
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per acquistare i locali di un supermercato chiuso da poco e aprire una rivendita di merci usate, di cui lui era diventato il direttore e amministratore. Non solo: la società aveva i fondi per acquistare materiale usato in grandi quantità per sei mesi senza alcuna entrata e pagare lo stipendio al Conte e ai suoi due amici, i quali controllavano il materiale comprato, lo rimettevano a posto e si organizzavano per l’inizio della vendita. Aveva trovato l’idea straordinaria e anche per questa ragione si era convinto di intraprendere l’iniziativa, sotto le direttive di un qualcosa che non conosceva né comprendeva. Poteva tranquillamente essere il prestanome e braccio di un’organizzazione criminale o terrorista o chissà cos’altro. Ma, in fondo, la faccenda era così misteriosa, che lo incuriosiva. Il suo datore di lavoro in fondo sembrava buono, positivo, e animato da un progetto più ampio, più importante. Non poteva essere una semplice idea commerciale. Si disse che era il caso rischiare. Quell’entità che, pur apparendo in forme concrete, lasciava trapelare tutta la sua astrattezza, doveva avere un fine immateriale. “E l’immateriale è sempre bene” pensò il nobile messicano. ! Nei primi mesi il negozio acquistava di tutto, qualunque oggetto fosse ancora possibile riusare: elettrodomestici e casalinghi in genere, giocattoli e mobili, schermi televisivi e impianti hi-fi, materiale elettronico, computer, terminali, telefoni, hardware e software, gioielli, piccoli robot di prima generazione, scansionatori, vestiti, e in genere tutto quello che la gente, attratta dal cartello - si compra merce usata di tutti i tipi - portava. I tre messicani si davano un gran daffare per capire quali oggetti fossero ancora funzionanti, quali aggiustabili e quali da rifiutare. Cercavano il più possibile di aggiustare le cose rotte, sistemarle e renderle presentabili e vendibili. Dopo sei mesi erano pronti per l’attività di compravendita. Il negozio era pieno e la merce era soddisfacente. Gli scaffali erano sistemati, il negozio brillava di pulito e l’insegna recitava, con scritta rossa su sfondo bianco: - BAZAR - . E a capo, a caratteri più piccoli, - compra, vendi, risparmia -. Un grande cartello in ingresso diceva: - Prezzi differenziati a seconda del reddito -. Tutto procedeva per il meglio, anche se era evidente che, con tutta quella
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mercanzia di vario tipo, anche sofisticata, avevano bisogno di alcuni tecnici di un certo livello. S.G.N.C.2.1 ! S.G.N.C.2.1 ovvero Somatically Genetically Neuronically Conform,

versione 2.1, unico esemplare, numero di matricola 25C70, prodotto più avanzato in assoluto della ricerca scientifica e tecnologica. La scheda tecnica avrebbe fatto rabbrividire chiunque. Gli studi in questo settore erano protetti da segreto militare e le precedenti versioni di S.G.N.C , dalla 1.0 alla 1.9, erano state tenute rigorosamente nascoste e ne esistevano, nel centro ricerche della NATO a Bayreuth, Germania, centoventidue esemplari. Nessuno al mondo, a parte le gerarchie più alte dei paesi della NATO, sapeva di tali ricerche. La versione 2.0, di cui erano stati fatti due esemplari, era risultata un discreto insuccesso: le aspettative erano rimaste deluse e di fatto non c’era stato nessun progresso sostanziale rispetto alle versioni precedenti. Il responsabile del centro, Professor Oliver Küchle, che riferiva direttamente al Presidente degli Stati Uniti d’America e al Presidente della Comunità Europea, era ora convinto che la nuova versione avrebbe funzionato e che avrebbe aperto nuovi orizzonti per il progresso della scienza e dell’essere umano. Nel comunicato alle due alte autorità, il caporicerche aveva propagandato S.G.N.C.2.1 come <<il risultato più ragguardevole della scienza del secolo, una macchina impensabile fino a poco tempo fa, uno sforzo miracoloso di comprensione dell’uomo e della sua natura, uno strumento verso l’ignoto>>. Il corpo era un misto di leghe metalliche, fibre sintetiche e tessuti organici, per una struttura corporea femminile robusta, alta un metro e ottantatré per settanta chili, bellezza mediterranea, muscolatura da nuotatrice, forza, agilità e potenza di gran lunga superiori a quelle di un essere umano. Sulla scapola sinistra era inciso il simbolo della Comunità Europea, un cerchio di stelle bianche su sfondo blu. La nervatura, che trasmetteva i segnali a tutto il corpo come nell’essere umano, era realizzata in fibre ottiche sottilissime. Il metodo di comunicazione era digitale. Una minuscola centralina posta all’interno della testa
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trasmetteva i segnali provenienti dal cervello. Fino a qui erano state semplicemente migliorate le caratteristiche delle precedenti versioni, con il risultato non trascurabile che S.G.N.C.2.1 era, alla vista, indistinguibile da un essere umano, del resto come la versione 2.0. Come la versione 2.0 era dotata di DNA, cervello e cuore. L’inserimento del cuore era la vera scommessa della versione 2. Il cervello era stato però largamente migliorato, benché i materiali e le sostanze chimiche fossero sostanzialmente le stesse. La versione 2.1 era stata dotata di capacità razionali elevatissime, ma questo era stato un lavoro più di pazienza e di tempo. La vera novità, rispetto alla 2.0, era il collegamento tra queste tre componenti fondamentali: DNA, cervello e cuore. Scriveva il Professor Küchle nel rapporto ai due presidenti: ! <<Quello che mancava in 2.0 era la comprensione dei legami esistenti tra queste tre componenti. Abbiamo capito che bisognava rodarle, renderle compatibili e metterle in fase, con un sistema di carica che presumibilmente nell’essere umano avviene nella pancia della madre. In quest’ottica, e solo in quest’ottica, è stato possibile aggiungere al cuore un nuovo composto chimico e al cervello una nuova centralina i quali, nel loro insieme, ci proponiamo di chiamare “anima innata”. Ora si tratta di studiare attentamente i comportamenti, le reazioni, le evoluzioni, “la personalità” del nuovo esemplare. Abbiamo come l’impressione che l’anima di questo esemplare, ovvero la messa a punto del cerchio che lega la genetica, la razionalità e l’irrazionalità, sia scevra da qualsivoglia influsso ambientale e, in qualche modo, perfetta, pura. In tal senso devo confessare che il prodotto supera di gran lunga le nostre conoscenze e ci pone in un’attesa di sconfinata curiosità e interesse, e anche colma d’ansia e, mi sia consentito, di una certa paura.>> ! Küchle aveva la sensazione di aver esagerato con le qualità intellettuali, ma non lo voleva confessare nemmeno a se stesso. Aveva copiato alcune parti della struttura cerebrale del suo miglior ricercatore, insieme alle conoscenze di questo, alzandone peraltro il quoziente di intelligenza, e gli aveva fornito conoscenze nei campi più svariati. Alla costruzione del cervello di S.G.N.C.2.1 avevano lavorato trenta ricercatori, giorno e notte, per circa
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quattro mesi. Küchle, che credeva fortemente nella riuscita di quella creatura, si era adoperato a fondo e dato direttive affinché S.G.N.C.2.1 diventasse l’essere più intelligente e più culturalmente evoluto esistente. Ora, nell’intimo, ne aveva paura. In questo senso la secca e sospettosa risposta del Presidente USA: <<Tenetelo sotto stretta sorveglianza. Verrò a vederlo appena possibile>>. ! S.G.N.C.2.1 restò in carica per centocinquanta ore esatte. All’apertura dell’incubatrice in cui era stata posta c’erano tutti i centosessantasei ricercatori del centro. A ognuno batteva il cuore dall’emozione. Quando il timer segnò il tempo 000:00:00, il coperchio di cristallo si sollevò automaticamente. ! Per terra, ai piedi del piedistallo che sorreggeva l’incubatrice, era stato adagiato un tappeto rosso di benvenuto che portava verso un piccolo salotto. Al centro c’era un tavolo con le bandiere americana e europea, una bottiglia di spumante e due bicchieri. In piedi davanti a due poltrone, Küchle e il suo vice. Accanto una poltrona vuota. ! S.G.N.C.2.1 aprì gli occhi, mosse lentamente il capo. Di scatto tirò su il busto. Era vestita di una tuta monopezzo nera di fibre sintetiche, che le aderiva perfettamente al corpo e si chiudeva con una lampo che percorreva la spina dorsale. La parte di sopra era a maniche lunghe e girocollo, la calzamaglia le avvolgeva i piedi. ! Un uomo le si avvicinò con circospezione, tendendole con timidezza una mano. Lei lo guardò, guardò tutto intorno alla sala e scese sul piedistallo. L’uomo continuava a scrutarla e a tenderle la mano. Lei, l’aria sospettosa, osservò i due uomini nel salotto. La struttura fisica femminile, messa in risalto dalla tuta, lasciò tutti gli uomini con il fiato mozzato e le donne chi ammirate, chi invidiose. ! - Benvenuta in questo mondo, Essegienneci!- esclamò in tono enfatico Küchle, allargando le braccia - Nessuno ti vuol fare del male. Stai tranquilla. Siamo tutti tuoi amici.- sorrise, indicando il resto dei presenti con un gesto. Gli occhi gli brillavano dalla commozione. Attese le reazioni della creatura, che però rimaneva immobile.
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! !

- Vieni avanti, Essegienneci. Accomodati qui con noi. Brindiamo insieme S.G.N.C.2.1 socchiuse gli occhi, come per sforzarsi di comprendere, poi

a questo giorno così importante.si avviò sul tappeto rosso. Scrutava i volti sconosciuti e l’ambiente che la circondava. Arrivò sulla soglia del salotto e domandò: ! ! ! ! ! ! ! - Tutti voi, chi sareste?- È un po’ difficile da spiegare. Siamo tuoi colleghi.- Miei colleghi in cosa?Küchle sorrise. La sua creatura stava rispondendo benissimo. Parlava - Siamo tutti quanti, in questa sala, strumenti nelle mani della scienza e - Non mi ritrovo in questa definizione, signore. Ho paura che si debba - Avremo tempo di parlare, Essegienneci.- frenò Küchle, che si era reso

bene, si muoveva bene, dimostrava lucidità. del progresso.spiegare meglio.conto di aver fatto un passo avventato - Perché non ti accomodi su questa sedia ora?- e indicò la sedia vuota. S.G.N.C.2.1 si sedette lentamente. ! ! ! ! ! - Come ti senti?- Bene. E lei?- Non sono mai stato così bene! Sono veramente... in ottima forma.- Così il mio nome è Essegienneci, signore?- Già. S.G.N.C. versione 2.1. Sei la mia creatura. In me troverai sempre

un amico. Io ti seguirò e ti insegnerò tante cose. Lavoreremo bene insieme, vedrai.! ! ! ! ! S.G.N.C.2.1 lo guardò sorpresa e domandò: - Versione 2.1 è una specifica, signore?- Esatto. Una specifica.- Posso sapere il suo nome, signore?- Ma certo! Io sono il professor Küchle. Lui è il mio collaboratore, Dottor

Stefens. Tutte le persone qui sono miei collaboratori. E sono tutti amici tuoi.La guardò con occhi scintillanti, continuando a sorridere. Lei lo scrutò, poi rispose con un sorriso più di convenienza, che spontaneo.
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!

- Ora, Essegienneciduepuntouno, il mio collaboratore ti mostrerà il centro

e il tuo appartamento. Spero che sarà di tuo gusto. Naturalmente, se hai richieste o desideri, non devi far altro che domandare a uno di noi e cercheremo di soddisfarli.- Fece un cenno al Dottor Stefens, che si alzò. ! ! - Prego, Essegienneciduepuntouno. Seguimi.- S.G.N.C.2.1 non si fece S.G.N.C.2.1 fu sottoposta per alcuni giorni a test psico-attitudinali, a pregare e se ne andò. I ricercatori si riavviarono lentamente al lavoro. interrogatori di vario tipo, a esami di diversa natura. Il tempo da sola lo trascorreva davanti ai computer che le avevano messo a disposizione. Ben presto cominciò a prendere coscienza di sé e a provare il desiderio di andarsene. Provò a capire quali fossero le intenzioni degli uomini che la circondavano riguardo al futuro. Ebbe l’impressione che non pensassero nemmeno all’eventualità di lasciarla libera, cosa che considerava negativa. Man mano cominciò a guardarsi intorno cercando vie di fuga. La cosa non sembrava facile. L’appartamento appariva chiuso dall’esterno e non vedeva la maniera per forzare alcunché. Anche al di fuori, oltre al fatto che era sempre scortata, tutte le porte erano chiuse con sistemi di sicurezza elettronici. ! Una notte, durante la solita perlustrazione delle mura, delle porte e delle finestre, sentì uno scatto metallico. Si avvicinò alla porta, la spinse e questa si aprì. Si trovava nel corridoio e non c’era nessuno. D’istinto si avviò verso quella che le era sembrata la strada di uscita dal centro. Trovò un’altra porta, la spinse e anche questa si aprì. Era piuttosto stupita e sospettosa, ma continuò ad avanzare, pur con molta circospezione. Quel che S.G.N.C.2.1 temeva era che i sistemi di allarme, muniti di telecamere e sensori, si attivassero ben presto al suo passaggio. Non li conosceva e non sapeva come evitarli. Non sapeva che, da qualche secondo, tali sistemi erano stati interrotti. Vedeva solo che il centro era immerso nel silenzio e nel buio, e che, almeno per il momento, nessuno si era accorto di lei. Dopo vari corridoi e porte misteriosamente aperte, si ritrovò a dieci passi dal gabbiotto dove c’era il personale addetto al controllo dell’entrata principale. L’uomo di turno stava guardando la televisione. Era girato di tre quarti rispetto al corridoio,
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con le spalle rivolte all’entrata. Se la porta principale d’ingresso fosse stata aperta, avrebbe potuto scivolare silenziosamente via. Pensò che non aveva nulla da perdere. Si piegò sulle gambe, si appoggiò al muro che correva verso la vetrata del gabbiotto e cominciò ad avanzare. Il corpo in fibre sintetiche non produsse alcun rumore. Passò sotto la vetrata senza che la guardia avesse il benché minimo sentore di ciò che stava accadendo. Si sdraiò sul pavimento e iniziò a strisciare. Raggiunse il portale e lo toccò leggermente. Provò a spingerlo, ma non si mosse. Girò lo sguardo verso il gabbiotto. L’uomo sembrava immerso nella visione. S.G.N.C.2.1 non aveva idea di come avrebbe potuto aprire la porta da sola. La fortuna, o quello che l’aveva aiutata fino ad allora, continuò ad assisterla. Un breve ronzio le suggerì di riprovare. Premette il palmo della mano sulla porta, che stavolta si mosse. Si infilò nella minima fessura che si era creata e richiuse la porta. Era fuori nella notte. Aveva ancora da superare il piazzale che le era di fronte e superare il muro di cinta. Si acquattò dietro a un muretto. Il piazzale era illuminato. Diritto davanti a lei, a circa cinquanta passi, c’era il robusto cancello d’ingresso e, accanto a questo, il gabbiotto della sicurezza. Considerò il rischio di attraversarlo e di essere vista dalla guardia o dalle telecamere. Non vedeva strade alternative. Riusciva a scorgere la guardia all’interno del gabbiotto. Era possibile che stesse dormendo. Poi, mentre si guardava intorno per trovare una maniera efficace per avvicinarsi all’uscita, scorse una telecamera che la puntava. Le due macchine si guardarono, per un istante. Era in attesa che qualcosa succedesse, ma quello che accadde la sorprese notevolmente. Le luci del piazzale si spensero e la zona piombò in un buio assoluto. Si mosse immediatamente. Si avviò ad ampie falcate verso il cancello. Gli occhi si erano già adeguati alla luce delle stelle e intravedevano l’uscita. In pochi istanti era sul cancello e lo spingeva. Sentì voci provenienti dall’interno dell’edificio, ma nessuna reazione dal gabbiotto di controllo. Il cancello si aprì e lei si mise a correre verso la libertà. Lasciò subito la strada asfaltata e scomparve nel bosco adiacente. Continuò a correre a lungo, ad andatura molto sostenuta, e si allontanò sensibilmente dal luogo da cui era fuggita.
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Il sesso femminile era un accessorio completamente esteriore e, al

limite, funzionale. Non aveva ormoni e non provava attrazione sessuale, anche se capiva l’istinto umano e sapeva usarlo a proprio favore. Si procurò una macchina con estrema facilità. Si mise sul ciglio di una strada con il pollice in vista e immediatamente ricevette un passaggio da un uomo che viaggiava solo. Gli fece gli occhi dolci, si mostrò disponibile, si fece portare in un luogo appartato, lo scaricò giù dall’auto e se ne andò. Si era così procurata un mezzo veloce per andarsene lontano. Aveva stretto il volante, ingranato la marcia ed era partita, facendo stridere le gomme, per un viaggio molto lungo. Capì immediatamente che la sua tuta nera aderente, che pur era stata adeguata per procurarsi l’auto, non lo era per non farsi notare. Entrò nel grande magazzino del primo paese che incontrò sulla strada, prelevò un completo blu da uomo che le andava bene, con la giacca leggermente larga. Prese anche camicia e cappello, mocassini, un paio di occhiali da sole e un pennarello a punta grossa nero. Alla cassa domandò una busta alla commessa, vi infilò tutto e uscì senza pagare, facendo suonare l’allarme. Prima che qualcuno potesse intervenire, si era già dileguata. Rimontò sull’auto e uscì dal paese. Imboccò una strada di campagna, fermò l’auto e si trasformò. Diventò un uomo vestito di blu, con baffi neri e occhiali da sole. Poi riprese il viaggio. Non aveva bisogno di mangiare, non sentiva la fame, ma l’auto sì. Aveva bisogno di carburante, ne avrebbe sempre avuto bisogno. Non poteva rubare tutte le cose che le servivano. Aveva bisogno di soldi, in un colpo solo. Non le fu difficile. Aspettò la sera, entrò con sicurezza in un bar che a quell’ora era abbastanza vuoto, e chiese un pacchetto di caramelle. Attese che l’uomo aprisse la cassa, lo prese per il collo e gli appiccicò il viso sul bancone con una mano mentre con l’altra prelevava un po’ di denaro. Prima di uscire tramortì il malcapitato barista con un pugno, diede una spinta energica a un cliente intraprendente e si avviò a passo svelto verso l’auto che aveva parcheggiato un po’ distante. Aveva raggranellato circa quattrocento euro e poteva stare tranquilla per un po’. Acquistò parrucche e vestiti da donna e da uomo, baffi e barbe finte e un passamontagna. Cambiava connotati tutti i giorni e continuava a mangiare
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chilometri, mantenendo la rotta in linea di fuga dal punto dalla quale era scappata. Dopo diversi giorni di viaggio senza interruzioni, al calare della sera, i suoi sensi sentirono un forte e confuso rumore in lontananza. Più che un rumore, un rombo continuo e variegato, un odore acuto di smog e di lamiere, un alone di calore e di energia. Era arrivata a Roma. ! Quando, un po’ attonita, un po’ estasiata, si ritrovò al centro dell’ellisse, circondata da imponenti colonne e fissata da statue imperiose, di fronte alla grossa cupola illuminata, decise che il viaggio poteva prendersi almeno qualche giorno di riposo. Quel luogo le incuteva rispetto e ammirazione. Parcheggiò l’auto in una viuzza appartata e senza uscita, in cui lasciò le poche cose comprate, e cominciò a girare per le strade, a girovagare, di giorno e di notte, a volte senza fermarsi per ore e ore. Continuava a cambiarsi i connotati, a camuffarsi, ora da donna, più spesso da uomo, poiché di donne alte come lei non ce n’era praticamente nessuna e sapeva che la stavano cercando. Gli occhi luminosi intanto incameravano notizie, informazioni, immagini, volti. Non capiva come mai in quella città vi fossero costruzioni così diverse tra loro. Un enorme circo tutto bucato e vuoto, un grosso palazzo di dieci piani brulicante di gente. Un arco di marmo, una piramide bianca annerita dal fumo, entrambi senza funzione apparente, o almeno così le sembrava. Un palazzo bianco e maestoso, tutto bianco, che sembrava una grossa e vecchia macchina da scrivere, un altro piccolo, a due piani con giardino. Continuò a vagare per giorni, cercando di capire quello che la circondava. Non aveva bisogno di mangiare, né di bere, né di dormire. Sapeva che aveva bisogno di un nascondiglio, di una base da cui partire. Lo Stecco ! Angelo Ilili, detto lo Stecco, sedeva nel suo monolocale di

quarantacinque metri quadrati davanti alla televisione. Un metro e novantaquattro per settantacinque chili, una chioma di capelli lunghi, neri e lisci, viveva una vita spensierata da quando era stato istituito l’assegno di disoccupazione, il “reddito di cittadinanza”. Gli era stato assegnato da qualche anno, dopo che la massiccia informatizzazione e robotizzazione
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aveva cancellato i vari lavori da pony express e simili, i vari fattorinaggi e altre migliaia di lavori e lavoretti. L’ultimo impiego che aveva avuto, fattorino di una compagnia di pratiche burocratiche, passaporti e visti, era stato spazzato via insieme a tutta la compagnia, dai passaporti e da documenti di identificazione su carte elettroniche, documenti, certificazioni e visti elettronici. Con l’assegno che il governo passava, riusciva a mantenere un tenore di vita per lui soddisfacente, con il vantaggio di essere libero da ogni impegno. Era naturalmente iscritto, come d’obbligo, alle liste di collocamento, benché sapesse che il rischio di essere chiamato era bassissimo e sperava di poter continuare così. Pensava profondamente che quel mondo fosse ingiusto, ma lui comunque era contento della sua vita. Arrotondava ogni tanto le entrate con lavoretti saltuari e sottobanco, ma non lo faceva poi così volentieri. Non aveva problemi nel condurre una vita ridotta all’essenziale dal punto di vista economico, benché ogni tanto vagheggiasse l’idea di rimediare un bel po’ di soldi in un colpo solo e con poco sforzo. ! Aveva comprato un film poliziesco interattivo distribuito dalla Paranet, la quale era una delle tante compagnie che trasmetteva via cavo in Italia. Aveva sentito parlare bene di quel film interattivo, IA come veniva abbreviato. Ci si impersonificava in un ex poliziotto che lavorava in proprio, alle prese con mafia, corruzione e donne diaboliche. Il livello di IA sensoriale si prometteva ottimo, con un iperspazio narrativo di grandi dimensioni. I film interattivi avevano ormai raggiunto qualità elevate e venivano trasmessi via cavo televisivo poco dopo l’uscita nelle sale. A casa era meglio, non si doveva entrare in competizione decisionale con il resto del pubblico. Ci si metteva comodamente seduti sulla poltrona, con la cuffia di collegamento sensoriale con l’ipertesto e si viveva la storia da protagonisti. Erano belle le visioni a casa con gli amici. Si poteva partecipare tutti insieme alle mosse dell’unico protagonista, che reagiva ai primi impulsi decisi oppure ci si dividevano i vari ruoli possibili. Ne facevano ormai molti di film IA per quattro, alcuni addirittura per sei. Lo Stecco non aveva ancora uno schermo tridimensionale, era la prima cosa nella lista dei prossimi acquisti. Perdeva quindi il coinvolgimento emozionale, il senso di appartenere veramente alla
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storia che solo le tre dimensioni danno. La cuffia era collegata alla scatola che riceveva l’ipertesto di immagini, tramite un cavetto e soprattutto tramite il decodificatore sensoriale, che interagiva tra il testo e il livello emozionale. Se il protagonista si trovava davanti tre uomini armati molto malvagi e con intenzioni non propriamente amichevoli, quel punto di testo di immagini conteneva un impulso, in questo caso di tensione e di quel pizzico di paura che anche gli eroi più temerari provano di fronte a tre pistole laser puntate contro. Questo veniva letto dal decodificatore sensoriale e inviato al soggetto interagente tramite il cavetto. L’impulso era creato da un sofisticato elaboratore di emozioni e sentimenti, o meglio di stati emotivi, chiamato ESS, emotional status synthetizer. La cuffia riceveva gli impulsi e li inviava al soggetto tramite onde SCW, sensorial communication waves. Lo spettatore poteva reagire alla situazione, con ulteriori emozioni che rimbalzavano al protagonista e ne modificavano lo stato, cambiando il corso degli avvenimenti, o con frasi che venivano rimandate come pensieri dell’eroe sul da farsi e che lo facevano spostare tra i rami dell’ipertesto e proseguire nella storia nel modo scelto. ! Allo Stecco in realtà scocciava pagare per vedere un film in televisione e cercava di ridurre al minimo tali spese. Ma la televisione non a pagamento aveva canali veramente scadenti. Trasmettevano film interattivi prima maniera, noiosi e di scarsa qualità, film passivi, vecchi e di seconda visione, varietà dell’altro millennio, squallidi talk show, programmi di divulgazione culturale e scientifica di bassa lega. Tutto intervallato di continuo da milioni di spot pubblicitari. Anche per gli avvenimenti sportivi bisognava ormai ricorrere ai distributori a pagamento, che si combattevano gli eventi più spettacolari e seguiti, mentre nei canali gratuiti mandavano in onda solo piccole competizioni senza importanza di sport esotici e poco amati, come il golf o la lotta libera. Le sere in cui lo Stecco si voleva rilassare in casa con un po’ di tivù e non se la sentiva di cercare disperatamente e inevitabilmente senza successo qualcosa di decente sui canali gratuiti, sfogliava i programmi dei canali a pagamento e ordinava il film o la trasmissione prescelti via Internet o telefono.
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Ultimamente le trasmissioni erano molto disturbate. A volte saltavano per

qualche secondo o addirittura qualche minuto. Capitava che non venissero trasmesse affatto. Le compagnie avevano dovuto rifondere i pagamenti ai clienti, con un’enorme perdita di capitali. L’utenza cominciava a lamentarsi sempre più per il peggioramento del servizio e cominciava a rinunciarvi. Per quanto le compagnie televisive si sforzassero, impegnando tutti i tecnici sul problema, non si riusciva a capire a cosa fossero dovuti i guasti. ! Lo Stecco si era sistemato sul divano del salotto, la cuffia in testa, e, per più immedesimarsi con il personaggio, aveva un pacchetto di sigarette e un bicchiere di whisky sul tavolino lì accanto. Il film iniziò con la consueta puntualità, preceduto dalle inevitabili pubblicità. Dopo circa dieci minuti, la trasmissione cominciò a subire dei disturbi. Inizialmente erano solo leggere interferenze. Poi le scene cominciarono a essere intervallate da immagini di altro genere. Sembravano immagini vecchie, di bassa definizione. Forse vecchie immagini da telegiornale. Le immagini estranee si susseguivano con sempre maggiore frequenza e sempre più a lungo. C’era un uomo vestito di bianco, un po’ curvo. Leggeva un foglio davanti a un microfono. Ma quello è un papa! Non era il papa contemporaneo. Si sforzò di riconoscerlo, gli venne solo un’idea vaga. Non capiva ancora di quanti anni prima fossero i filmati. Non avevano ancora preso completamente il sopravvento sul film, le due cose continuavano ad alternarsi. Quando riapparì di nuovo il filmato, dopo un breve pezzo di film, l’inquadratura era posta su un uomo. Un uomo alto, vestito di blu classico, i capelli brizzolati e una barba lunga e fiera. Era in piedi, a pochi passi dal papa, e ascoltava le parole dell’uomo vestito di bianco con dignità, guardando negli occhi la folla dinanzi a lui. Tramite la telecamera, sembrava guardare negli occhi, con orgoglio, il mondo intero. Lo Stecco balzò in piedi ed esclamò: ! ! - Fidel!Alla fine, le immagini dello storico incontro tra il capo della comunità

cattolica mondiale e Fidel Castro, avvenuto nel lontano 1998, ebbero il sopravvento. Il film si dissolse del tutto e lo Stecco si godette con commozione le storiche immagini. Il pensiero di quello che era successo
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dopo, lo accompagnò per tutta la durata della visione. Fu un tuffo nel passato del mondo, un bagno di emozioni e pensieri confusi sulla vita dell’umanità. ! Non si domandò nemmeno, preso dal turbinio di sensazioni, come mai il film fosse sparito per lasciare spazio a quella sorta di documentario. Il giorno dopo non chiamò la compagnia per lamentarsi. Ma lo Stecco non era un personaggio comune. Le compagnie televisive, il giorno dopo, furono inondate di telefonate e messaggi di protesta per i sempre più diffusi disservizi. Non tutti avevano avuto l’occasione di vedere il papa e Castro, ma avevano comunque avuto problemi. Il servizio continuava a peggiorare in maniera irreversibile e incontrollata. La Zecca ! Linda Lazarsfeld, detta la Zecca, era probabilmente il personaggio più

particolare della zona centro-sud della città. Suo padre era britannico di origine germanica, la madre era romana da otto generazioni, cosicché poteva sfoggiare un britannico stile oxford (o perlomeno così suonava alle orecchie degli italiani), seppur con un vocabolario limitato, mescolato a un romanaccio verace da osteria. Le capacità linguistiche erano anche lo specchio della grande ecletticità del carattere. Sapeva trattare con politici europei, banchieri, finanzieri oppure con l’ultimo scagnozzo della malavita locale. Ciò era parte fondamentale nel ruolo che svolgeva, coordinatrice di bande di cui era piena la zona, dedite a furti, spacci e attività criminose di tutti i tipi. Era, di fatto, una broker criminale. Conosceva la mappa e le caratteristiche delle bande operanti nella città e teneva contatti stretti con molte di queste, soprattutto nella sua zona. Trovava colpi, rapine, truffe, procacciava clienti. Se si aveva bisogno di un gruppo di uomini in gamba per un’attività illecita, bastava rivolgersi alla Zecca, tramite uno dei suoi contatti. Lei avrebbe commissionato l’azione al gruppo opportuno e maggiormente economico per quel servizio. Nell’attività era coadiuvata da tre africani, But, Zé e Tigre. I quattro avevano piccoli uffici sparsi nella zona, piuttosto nascosti, cui si appoggiavano di tanto in tanto per lavorare. I contatti con il mondo esterno, non propriamente criminale, vale a dire con i potenziali
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clienti, erano molti e di varie specie. Il più importante e attivo era senz’altro costituito da un personaggio oscuro, che agiva nell’ombra, detto il Nonno. Solo la Zecca lo conosceva personalmente, nell’ambiente. ! L’altro punto di forza della Zecca era l’umorismo, sagace e violento. Riusciva a far ridere il più feroce criminale mentre stava sgozzando la sua vittima. Aveva grandi doti cabarettistiche e da imitatore, che avrebbero sconcertato e smarrito il più arguto capetto malavitoso, quando si fosse trovato di fronte la sua perfetta imitazione, di gesti, di voce e di espressioni. ! Aveva una grande passione: gli uomini. Aveva un modo estremamente simpatico e apparentemente ingenuo di offrirsi. Le piaceva vestirsi bene, curare i folti capelli con tagli e colori attraenti, dedicarsi alla sua immagine. Nell’approccio con l’altro sesso, era straordinariamente esplicita, ironica nella sua semplicità, che affascinava le sue prede. Un tempo era stata seriamente coinvolta in una vera relazione, con un italiano più giovane di lei. Era stato molto bello, forte, si era lasciata prendere e trascinare, aveva patito e lottato. Una volta che, dopo un periodo di moti sofferti del cuore e dello spirito, si era lasciata alle spalle quella storia ormai esaurita, aveva aperto a sé stessa nuovi orizzonti. Una mattina si era svegliata, aveva aperto la finestra, si era riempita gli occhi dell’azzurro del cielo, aveva odorato il polline nell’aria, era stata accarezzata dai raggi tiepidi del sole. Finalmente piena d’energia vitale, aveva esclamato, alzando le braccia: ! ! - Si tromba!Da quel giorno la sua vita sessuale era cambiata. Non conosceva più

lunghi periodi di astinenza, era variegata ed emozionante. La Zecca aveva una subpassione: i neri. Trafficare con le bande etniche era il modo migliore per entrare a contatto con loro. Tutto divenne semplice e naturale. Come se qualcosa dentro di lei avesse fatto clic. Una qualche sorta di arte concupitoria, qualche moto della sensibilità amatoria. Sándor ! Sándor Kovács, ungherese, lavorava al semaforo di Via Petroselli come
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lavavetri da ormai due anni. Lavaggio del solo vetro anteriore: mezzo euro;

quello posteriore compreso: un euro; lavaggio completo, anche finestrini, fari e maniglie: due euro. La gran parte degli automobilisti abituali del semaforo hanno usufruito della spazzola ferma e professionale, seria e gentile di Sándor. Alcuni sono clienti fissi, benché ne approfittino anche i passanti non abituali. Ha i capelli lunghi color cenere, raccolti in una coda, la fronte ampia, gli occhi limpidi e intelligenti e la carnagione chiara. L’intelligenza è visiva e intuitiva. Le automobiliste, sia casuali che abituali, sono attratte da lui e ne richiedono i servizi come lavavetri per entrare in contatto con lui. Sándor riceveva sorrisi, sguardi intensi e ammiccanti, avance e proposte sotto varie forme. Nella sacchetta viola a tracolla, oltre gli incassi, si ammucchiavano durante il corso della giornata decine e decine di biglietti da visita cartacei, ma soprattutto carte da visita elettroniche. Queste potevano contenere diversi file di informazioni personali, più o meno approfondite, più o meno ardite. Di norma c’era il file <<Curriculum>>, con i dati anagrafici, i titoli di studio, le esperienze lavorative e le capacità professionali. Spesso c’erano i link Interessi o Hobbies. Talvolta c’era Ritratti o Foto, che in genere conteneva diversi primi piani dalle varie espressioni, di solito realizzate con l’apporto di un fotografo professionista. Le carte da visita riflettevano parte della personalità della donna, o perlomeno il modo in cui le piaceva apparire. Le più intraprendenti, o dirette, o disinibite inserivano link chiamati Privato o Hard o Guardami dove si potevano ammirare le immagini della donna impegnata in provocanti spogliarelli, danze ammiccanti, o addirittura, a Sándor capitò soltanto un paio di volte, riprese per qualche minuto durante un atto sessuale, che stava a mostrare le capacità amatorie. Al disinserimento di una delle due, apparve la scritta fluorescente <<Contattami! Ci divertiremo!>>. Sándor la contattò e, effettivamente, si divertì. ! Molte persone, anche e soprattutto gli uomini, giravano con due tipi di carte da visita elettroniche, alcune addirittura con tre: relazioni professionali, relazioni informali e relazioni più intime. Sándor ricevette anche molte proposte da uomini.
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Era libero da relazioni sentimentali ed era normale per lui approfittare

della posizione di bell’uomo in vetrina. L’insidiosa malattia di fine secolo precedente era stata domata dal vaccino e si era tornati da tempo a fare l’amore senza più paure. Alle otto di sera smetteva di lavorare e spesso aveva impegni galanti. Donne giovani e belle, avvenenti e sposate, sole e affascinanti. Nonostante la vita sessuale fosse spensierata e movimentata, Sándor era romantico e sensibile e quello che veramente cercava erano contatti umani in quella città straniera ed enorme. Passava tra le braccia di tantissime donne, ma sperava sempre dentro di sé di poter avere rapporti più profondi e seri. Ebbe alcune relazioni più lunghe, a volte anche diverse contemporaneamente, ma nessuna in cui Sándor veramente credette. ! All’inizio gli affari andavano in maniera soddisfacente, la vita in fondo gli piaceva. Aveva preso un piccolo appartamento al limite del centro storico e aveva stretto amicizia con i messicani che vendevano il caffè al semaforo. Poi i messicani se ne erano andati e gli affari erano peggiorati. I clienti diminuivano esponenzialmente fino a che solo le donne, anzi solo quelle che lo desideravano, si facevano pulire i vetri da lui. In più, come era naturale, le amanti scaricate erano clienti perse. Probabilmente anche a causa di questa situazione economicamente instabile, del lavoro che diminuiva, aumentarono le offerte che c’erano state anche in passato e che lui aveva sempre tranquillamente declinato. Alcune clienti, che non erano riuscite a fare breccia nel suo cuore con il fascino, tentarono più spesso e con insistenza con il denaro. Sembrava proprio che sentissero la debolezza dell’uomo. Dalla prima volta in cui cedette per finire di pagare l’affitto del mese al farlo diventare una maniera abituale di arrotondare le entrate, il passo fu breve. Ancor più breve, data la crisi irreversibile del lavoro originario, fu il farlo diventare un vero e proprio mestiere. Divenne un amante a pagamento, che si procacciava le clienti sulla strada con l’espediente del lavaggio dei vetri. Si scoprì un gigolò produttivo. Cominciò a guadagnare bene. Pur non andando tutti i giorni al semaforo. Durante le giornate di pioggia non lavorava, non gli andava di bagnarsi. Rimaneva a casa, nell’appartamentino al quarto piano,
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non grande ma luminoso e con vista sulle mura, a quindici minuti a piedi dal lavoro. ! Il mattino amava leggere le notizie dal mondo. Si sedeva su una panchina nei pressi del semaforo, accendeva il terminale portatile, apriva il collegamento con il “Roma Oggi” per una breve occhiata alle notizie cittadine, poi con “La Repubblica” e “l’Unione Europea” per le notizie internazionali. Aprire un collegamento con un quotidiano costava un euro. C’erano però varie offerte plurimestrali convenienti, che variavano a seconda del giornale o del periodo, oppure quella annuale che veniva tra i cento e i duecento euro. ! Quel mattino di ottobre su tutte le prime pagine c’era il fatto di cronaca del momento. Era la quarta vittima in due mesi. La “mantide”, così era stata soprannominata dalla stampa, aveva colpito ancora. Uomini uccisi a coltellate, pochi istanti prima dell’orgasmo, i testicoli colmi di sperma bollente pronto a scoppiare. Nemmeno una goccia di piacere di fuori, mai. In un bagno di sangue sul letto. Legati allo schienale oppure ammanettati, imbavagliati o bendati o entrambe le cose. Con decine di ferite di coltello sul petto, alcune delle quali mortali. I malcapitati erano stati usati con maestria, voluttà ed esperienza e gettati all’inferno con forza brutale, una frazione di secondo prima della loro massima espressione di piacere. Un piacere frustato violentemente e tappato nelle gole del sesso. Scientificamente, con tempismo, senza errori. L’omicida aveva colpito a intervalli via via più brevi tra una vittima e l’altra, come se stesse prendendo sempre più confidenza con il crimine. L’ultimo intervallo era stato di appena dodici giorni. ! La si credeva bella e sensuale. La si voleva credere così, affascinava e incuteva più paura. Non si capiva se fosse lei a fare il primo passo, a scegliere con un criterio le vittime o se invece colpisse a caso, aspettando che gli sfortunati si facessero avanti. Al momento gli inquirenti non erano riusciti a fare collegamenti sensati tra le vittime. L’unico era la ricchezza, nonostante su quattro casi poteva trattarsi di una mera coincidenza. Del resto non era mai stato rubato nulla. Il raggio di azione sembrava comunque delimitato al centro storico, dove solo benestanti e ricchi vivevano. In
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un’intervista al telegiornale un esperto di psicologia criminale sosteneva che, data la grande intelligenza e la forte personalità del soggetto, fosse lei a scegliere, anche se ammetteva che i criteri risultavano ancora incomprensibili. Un soggetto criminale di tal fatta, sosteneva, vuole essere l’artefice unico e indiscusso dei suoi sacrifici. La polserial, corpo della polizia specializzato in omicidi in serie, brancolava nel buio e non aveva raccolto il benché minimo indizio significativo, e pensava piuttosto che attendesse passivamente le vittime per diventare attiva solo nell’intimità. Con ciò gli investigatori giustificavano le grosse difficoltà in cui si trovavano. Secondo loro mancavano collegamenti e movente. In realtà il pool messo su dalla polserial era composto da investigatori mediocri e poco intraprendenti. Non vi erano state fino ad allora pressioni politiche e pertanto i capi avevano scelto a caso i componenti del pool. La psicosi saliva vertiginosamente, avvolta da un manto di mistero noir, aiutata non poco dalla fervente immaginazione dei giornalisti. Diversi identikit della mantide, che si dichiaravano fondati su considerazioni psicologiche, antropologiche e genetiche, con tanto di spiegazione scientifica allegata, attestata da questo o quell’altro esperto, circolavano sui siti Internet di varie riviste più o meno serie. Vendevano molto gli identikit a immagini in movimento, realizzati con strumenti elettronici. Alcuni erano elaborazioni di riprese di immagini reali, altri erano fumetti realistici proposti da disegnatori famosi. Si intendeva ricostruire soprattutto una possibile scena di abbordaggio e la scena del delitto, in alcuni casi condita con particolari erotici. Una casa di prodotti cosmetici fece della mantide la testimonial del nuovo kit da viaggio. Nello spot la donna era costruita da un computer come una stupenda mulatta dalla pelle color ambra, i capelli lunghissimi, lisci e di un nero lucente, il viso malvagio e gli occhi da felino. Era vestita esclusivamente con indumenti intimi neri di pizzo e le dita erano ornate da lunghe unghie rosse. Dopo aver ucciso la vittima, seduta sul letto, si puliva e rinfrescava il viso e il corpo e si rifaceva il trucco con i prodotti pubblicizzati, mentre sullo sfondo si intravedeva sfocato il corpo insanguinato dell’uomo. Appena prima di abbandonare l’appartamento, ripresa intera di schiena, la si vedeva esitare un secondo, e se ne poteva
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ammirare il corpo perfetto. Poi si girava, l’immagine zoomava lentamente sul viso. Lei diceva, con voce caldissima: - I don’t know what I would do, without Xevlon.! L’ultima vittima era un personaggio introdotto nel mondo che conta. Le pressioni arrivarono, e con queste le strigliate. I pochi risultati ottenuti costrinsero la centrale coordinatrice della polizia a prendere iniziative forti. Fu messo a capo del pool della mantide il Tenente Draci della sezione investigativa generale, considerato uno dei detective più abili. Ciò creò ovviamente malumori tra gli agenti del corpo, in quanto gli esterni erano generalmente invisi, soprattutto tra quelli che sarebbero stati ai suoi comandi. ! Quando Draci mise piede nell’ufficio che gli era stato assegnato per l’adempimento di quell’incarico e prese visione degli incartamenti, decise che la prima ipotesi di lavoro sul quale si sarebbe basato era che ci fossero effettivamente dei legami, pur se sottili, tra le vittime. O che perlomeno ci fosse un criterio secondo il quale l’omicida agiva. Partendo da ciò, si mise al lavoro con solerzia. ! “Chissà che anch’io non debba stare attento a una cosa del genere” pensò Sándor, mentre si avviava verso casa di una cliente. Il Colonnello Prosper Godoono ! Il Colonnello Godoono era il comandante del nucleo dei servizi segreti

ASA, African Security Agency, dislocato a Roma. Sera l’agenzia di spionaggio degli UPA, United People of Africa, nazione che comprendeva vari stati dell’Africa centromeridionale, uniti da anni in congregazione di tipo federale. Tale agenzia svolgeva a quel tempo varie funzioni. Principalmente faceva opera di spionaggio e controspionaggio, coordinava le azioni terroristiche sui territori dei paesi occidentali, partecipava alle azioni stesse con uomini specializzati, dava sostegno materiale e aiuti ai cittadini degli UPA sparsi sul territorio nemico. ! Godoono era un instancabile lavoratore. Credeva profondamente in
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quello che faceva. Nonostante ciò si presentava in pubblico sempre con un

sorriso gioioso e coinvolgente, con un’espressione bonaria e smagliante. Aveva un fisico asciutto, da atleta, nonostante l’età. Il suo atto di nascita era andato perduto e nemmeno lui sapeva esattamente il giorno esatto in cui era nato. Pertanto non festeggiava mai il compleanno, soprattutto per uno spirito di indifferenza per la vita privata e di trasgressione nei confronti degli schemi tradizionali e consumistici. Si sentiva parte di un progetto più grande. Le sue ambizioni e speranze non riguardavano se stesso, ma qualcosa di più ampio. ! L’ASA era in stretto contatto con i servizi segreti zapatisti. L’obiettivo principale era lo scambio di informazioni. Una sera Godoono ricevette un messaggio cifrato di posta elettronica, proveniente da un indirizzo che lui sapeva ricondursi agli zapatisti. Il messaggio decifrato comunicava una richiesta di incontro al punto tre, fascia oraria B. Guardò l’orologio e capì che poteva farcela per la sera stessa. Chiamò uno dei suoi agenti e diede ordine di andare a ispezionare il punto tre e di tenerlo sotto stretta sorveglianza. La richiesta di incontro era rivolta a lui personalmente e pertanto doveva trattarsi di qualcosa di importante. Avrebbe potuto addirittura trovarsi di fronte il famigerato Zorro, il coordinatore dei servizi zapatisti in Europa, pupillo di Marcos. Gli zapatisti erano meno organizzati e contavano su un numero minore di uomini rispetto agli africani. Erano comunque molto agguerriti e preparati. Gli agenti erano veri e propri combattenti militanti. Godoono sentì l’emozione salire. Per rilassarsi, in attesa di ricevere l’ok dai suoi uomini, analizzò i dati di alcune operazioni da eseguire nei prossimi giorni. ! Il programma di simulazione terroristica aveva appena terminato con successo un’azione che Godoono aveva impostato, quando arrivò il messaggio. La zona era controllata e tutto era a posto. La presenza di zapatisti indicava che la richiesta era autentica. Non erano state segnalate altre presenze sospette. Godoono uscì nella notte rigida. Un vento leggero, ma tagliente, sferzava la pelle. L’aria era umida, nebbiosa. Tirò su il bavero del cappotto e raggiunse l’auto. Guidò con calma verso il luogo dell’appuntamento, facendo attenzione a non essere seguito. Sperava vivamente di incontrare Zorro. Rallentò quando l’imponente arena illuminata si stagliò sullo sfondo alla fine del viale. Giunto a circa cinquecento metri dal
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monumento, svoltò a sinistra e parcheggiò. Si avviò a piedi. Sulla città era calata una nebbia fitta. Guardò l’ora. Era dentro la fascia oraria B. Notò uno dei suoi uomini. Arrivò sulla spianata che accoglieva il Colosseo. Si guardò attorno, poi prese il telefono e spinse due tasti. Immediatamente rispose una voce e Godoono disse: ! ! ! - Is everything alright?- Yap. Go ahead. I think he will be coming soon.Chiuse il telefono e attraversò la strada. Il piazzale sembrava deserto.

Scese verso l’arena, la costeggiò per un breve tratto sulla sinistra e si infilò sotto le arcate. Si appoggiò a una di quelle mura antiche, nella penombra. Dopo poco scorse un uomo basso, avvolto in un impermeabile grigio, che si avvicinava. L’uomo entrò sotto le arcate e si fermò a pochi passi da lui, accendendosi una sigaretta. Godoono si affacciò appena e disse: ! ! ! ! - Nei nostri paesi non fa mai così freddo.- Ma piove molto.- rispose l’uomo dopo una boccata di sigaretta. - Sta arrivando?- Sarà qui a momenti.- Detto questo, l’uomo riprese il cammino e si

allontanò, perdendosi nella nebbia. Godoono rientrò nell’anfratto. Dovette aspettare solo qualche minuto. Sulla sua destra, sotto le arcate avvolte dai fumi della nebbia, a circa dieci passi da lui, si materializzò una figura nera. Godoono sorrise. Non poteva che essere Zorro. Indossava un grande cappotto nero e un cappello, anche questo nero. Avanzò lentamente verso l’africano mentre la nebbia sembrava rimanergli magnetizzata addosso. Si fermò a qualche passo da lui. Godoono uscì allo scoperto. ! ! - Very pleased to meet you. - disse - Ma forse preferisci parlare italiano.- L’italiano è meglio. Il piacere è mio.- Zorro portava un passamontagna

nero che gli scopriva solo gli occhi e la bocca. La voce era calda e suadente. - Ho chiesto di vederti perché la cosa è alquanto importante e delicata. Siamo venuti a sapere che dal centro scientifico di Bayreuth è scappato un clone, un umanoide molto intelligente, ultima generazione. Il migliore. Non è chiaro come abbia fatto a fuggire e a eludere i sistemi di sicurezza. Fatto sta che è scappato48

! !

- Come fate a saperlo?- Abbiamo un uomo là dentro. Ora sembra che le tracce del clone portino

in Italia. Ma noi abbiamo pochi uomini qui. Ci serve la vostra collaborazione per trovarlo e prelevarlo. Abbiamo pochi dati sul clone purtroppo. Speriamo più in là di avere foto e altre notizie, ma non è detto. Qui è contenuto tutto quello che abbiamo.- e porse al collega un piccolo oggetto. ! ! - Una volta trovato, sarà facile prenderlo?- domandò Godoono, dopo - Non credo. Ci vorranno parecchi uomini ben addestrati. Per sicurezza. aver riposto l’oggetto in una tasca. Noi vorremmo portarlo a Città dell’Unione e farlo studiare dai nostri ricercatori. È inutile dire che i ricercatori europei sono molto più avanti di noi e quindi sarebbe molto importante vedere a che livello sono effettivamente. Inoltre si potrebbe pensare a un impiego operativo del clone. Dovrebbe essere dotato di alte qualità, a quanto ne sappiamo. Hai domande?! ! - Ci sono piste precise che suggerite?- No. Tutto quello che sappiamo è contenuto là dentro. Come ti ho detto,

speriamo di avere foto al più presto. Per ora abbiamo solo la vaga idea che sia in Italia. Si dovrebbe diffondere la cosa a tutti gli uomini sul territorio italiano. Lo so che le indicazioni sono insufficienti, ma è già molto che ci sia questa possibilità. Sarebbe molto importante trovarlo.! ! - Mi rendo conto.- Siete disposti a collaborare? Naturalmente il nostro istituto ospiterà i

vostri ricercatori, nel caso che riuscissimo a prenderlo, e condivideremo completamente le scoperte fatte. Il clone però diventerà nostro. Abbiamo inserito il nostro uomo al centro proprio con questa speranza, anche se pensavamo fosse remota. Ciò non toglie che potrà venire utilizzato per iniziative comuni.! Sotto il simbolo della dominazione romana, un discendente degli schiavi e un discendente dei Maya stavano tramando contro l’impero occidentale. Godoono accettò di offrire la collaborazione sua e dei suoi uomini, riservandosi di mettere a parte del progetto i superiori in Africa. I due si accomiatarono, con l’intesa che sarebbero rimasti in contatto per seguire
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insieme l’operazione e con la speranza di poter continuare a lavorare insieme. Odradek ! S.G.N.C.2.1 stava seduta all’interno dell’auto, di notte. Il freddo non

aveva effetto su di lei. Meditava sul da farsi. Non poteva continuare a vagare ancora. L’avrebbero trovata e avrebbe perso la libertà. Sapeva di essere preziosa per quella gente. L’avrebbero cercata dappertutto. Non poteva però rimanere chiusa nell’auto, né voleva continuare a scappare. E invece era forse tornato il momento di riprendere la fuga. Anche se il mondo era piccolo, piccolissimo e i suoi inseguitori molto potenti. ! Il potentissimo cervello stava ragionando, elaborando tutti i dati a disposizione. Conosceva la geografia e si chiedeva dove fosse meglio andare. L’indole era costruttiva e tentava di respingere l’idea di una fuga perenne. Si chiedeva per quanto tempo sarebbero durate le ricerche per ritrovarla. Forse un giorno avrebbe potuto vivere più tranquillamente. ! Ci furono interferenze. Sembravano nel cervello, dentro di lei. Fuori c’era silenzio. Era un fruscio crepitante, tra il metallico e il profondo, sovrapposto a un rullio circolare lontano. Gli sprazzi aumentarono e si fecero più prolungati, fino a diventare continui. Il rumore divenne via via più forte, mentre in sottofondo si sentivano bisbigli, voci, suoni indistinguibili. Immagini le balenarono negli occhi come flash, brividi le percorsero la spina dorsale. Poi cominciarono a sovrapporsi diversi tipi di campi di rumore, come se fosse in corso una lotta tra questi, però più appiattiti e intervallati da stacchi e buchi di silenzio. Il brusio di fondo si stabilizzò, attenuandosi, e si iniziarono a distinguere parole, a breve distanza l’una dall’altra: ! ! ! ! - ... esse... gi... enne... ci...Le parole provenivano da voci diverse, come se volessero essere - ... esse... gi... enne... ci...- ripeterono le voci. S.G.N.C.2.1 sussultò, si tese, si guardò attorno. Erano voci umane, non
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scandite in maniera più marcata.

nitidissime, come riprodotte da un registratore di scarsa qualità, ma con

tonalità e timbri differenti, di persone differenti. Cosa sta succedendo? Sono loro? Si alzò e si preparò al peggio. Si spostò e acuì i sensi. Le immagini e le strane sensazioni erano sparite, il fruscio ormai lieve, e intorno a lei, nel raggio visivo, non c’era nessuno. ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! -... puoi... solo... sentirmi... parliamo...- dissero le voci, come se fosse un - Chi siete? Dove siete? Cosa volete?Saranno loro, mi hanno trovato. -... calma... sono... amico... nessun... pericolo... - Sono?! Chi sei?-... facile... parlare... con... il tuo... cervello... direttamente... particolare...- Chi sei?- insistette. - ... parla... Odradek...- Dove sei?-... domanda... difficile... penso di... poterti... aiutare... vuoi... - Vai avanti.- Nel frattempo era scivolata fuori dall’auto. -... ecco... la proposta... c’è... un posto... dove... avrebbero... bisogno di gruppo di persone, uomini e donne, che parlava in collaborazione.

ascoltarmi...-

te... in cambio... ti... darebbero... una stanza... in cui... nasconderti... e... in cui... renderti... utile... una stanza... tutta... per te... e... con... tante cose... interessanti... da... fare... so che... non... sarà... il massimo... a cui... tu possa... aspirare... ma... per ora... credo... sia... sufficiente... nessuno... ti cercherà... là... solo... persone... molto... fidate... sapranno... della... tua... presenza... senza... però... sapere... chi sei... veramente... cosa... ne... dici...! ! - Sembra interessante. Perché lo faresti?- ... serve... il... tuo... aiuto... per ora... sei... persino... troppo...

qualificata... per... quello... che... c’è... da fare... chissà... in futuro... sono... sicuro... che... la cosa... ti piacerà...! ! - Perché mi dovrei fidare?-... vai... a vedere... se fossimo... tuoi... nemici... quelli... da cui... fuggi...

ti avremmo... già... trovata... la mia... è... una proposta... seria... accettala... sarai... sempre... in tempo a... andartene...51

! ! ! ! ! ! ! ! ! !

- Sei stato tu ad aiutarmi a fuggire.- ... indovinato...- Come hai fatto?- ... ho aperto... le porte...- Questo lo so. Ma come?- ... attivando... i comandi... di apertura... dalla... centrale elettronica...- Hai accesso alla centrale elettronica di quel posto?- ... volendo...- E i sistemi di allarme? E la luce?- ... li ho... messi... in... stand by... la luce... l’ho fatta... saltare... ma... non

è... importante... in questo momento... come sei... scappata... il punto è... se accetti... la... proposta...! ! - Dov’è questo posto?- ... Piazza Re di Roma... diciassette... devi... andare... là... e... dire che...

ti mando... io... loro... ti aspettano... e... ti diranno... cosa... devi fare... andrà... tutto bene... ora... devo andare... stai... tranquilla... fai... come... ti dico...! ! ! ! ! ! ! - Chi sei?- ... Odradek... è importante... che... tu... ricordi... il mio... nome...- Intendo, chi sei veramente?-. - .... lo scoprirai... forse... un giorno....... ti saluto... Odradek.Ci fu un aumento improvviso, ma breve, del fruscio, un rumore metallico S.G.N.C.2.1 rimase in piedi, nel buio, sola. Passò varie ore a riflettere. Il giorno dopo, avendo cura di travestirsi in diversi modi, stazionò nei

secco, infine il silenzio della città addormentata.

pressi di Piazza Re di Roma. Alle dieci del mattino del giorno seguente era davanti al numero diciassette. Si guardò intorno prima di entrare. C’era, come il giorno prima, un uomo sulla sessantina che chiedeva l’elemosina accanto all’ingresso. Indossava una tunica marrone da frate stretta alla vita da una corda. Aveva barba e capelli lunghi e grigi e portava occhiali ovali. Le mani erano piccole e fragili, la destra aperta in avanti tremava leggermente.
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S.G.N.C.2.1 gli sorrise istintivamente e l’uomo ricambiò con dolcezza. Entrò nel negozio e si diresse verso la cassa. ! ! ! ! ! ! - Chi è il capo qui?- domandò con decisione all’uomo con il cappello di - Non ci sono capi qui, mia dolce fanciulla. Siamo come una famiglia, o - Vuole dire che nelle famiglie o nelle cooperative non ci sono capi?- Beh... non nella nostra perlomeno. Potrei permettermi di chiederle cosa - Ho bisogno di parlare con il responsabile.- insistette. - Penso allora che tu possa dire a me.- disse allora il Conte serio, paglia e il portamento nobile. se vuole, più professionalmente, siamo come una cooperativa...-

desidererebbe da un eventuale capo?-

chinando leggermente il capo. Gli vennero in mente le parole di due notti prima del principale. ! ! ! ! ! - Mi manda Odradek.- disse secca S.G.N.C.2.1. Quel nome, anche se in qualche modo previsto, lo fece sobbalzare e gli - Così lei è il tecnico, giusto?- Credo proprio di sì.- rispose prontamente. - Siamo molto contenti di averla tra noi. Mi permetta di presentarmi.

impose un momento di riflessione.

Guillermo Fernandez Gonzalez Del Busto, ma può chiamarmi Guillermo. E naturalmente darmi del tu.! A questo non aveva proprio pensato e del resto non le era ancora servito. Ma la freddezza e la prontezza di riflessi erano tra le sue armi migliori. Capì immediatamente che il suo vero nome non era presentabile e si ribattezzò all’istante, dando una severa lezione ai genitori indecisi. ! ! - Sole. Piacere di conoscerti.- disse con disinvoltura guardando il Conte - Prego, Sole. Ti mostro quello che c’è da fare. Andiamo di là.- e la negli occhi. accompagnò in una stanza nel retro.

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Roma, Italia, CE semaforo di Via Petroselli, angolo Vico Jugario 15 ottobre; ore 8:27 ! Sándor è all’angolo e sta preparando il secchio col sapone. Rivolge uno

sguardo alle macchine ferme e si sente improvvisamente molto stanco. Stanco di quel posto e di quel lavoro, di quel modo sporco di guadagnarsi il pane. Guarda con nausea alla giornata appena cominciata. Non può andare avanti così. Domani stesso andrà a parlare con i suoi amici, sperando che lo possano aiutare. ! Cinque file di macchine più in là la sua attenzione è attratta dagli occhi di una donna, i quali sono rivolti verso la macchina che è accanto la sua, sulla sinistra. Sono neri e magnetici. Seguendo quello sguardo, Sándor vede la faccia di un uomo vestito in giacca e cravatta, di colori grigi con qualche sfumatura di bianco panna. L’uomo appare come imprigionato dentro la sua Mercedes grigio metallizzato. Sándor lo riconosce. Passa tutte le mattine di lì. Ha i capelli ricci e brizzolati, il viso un po’ tondo e unto, discretamente piacente. Sándor guarda la scena dal suo osservatorio un po’ appartato. La donna ha i capelli neri a caschetto con le punte che cadono dolcemente sulle guance. Porta una camicia bianca scollata sotto la giacca nera. L’uomo e la donna si guardano attraverso i vetri delle macchine e lui sembra ipnotizzato, sorride con imbarazzo. Lei accenna appena un sorriso, avvicina la mano destra chiusa, con il pollice e il mignolo alzati, alla guancia destra. Lui dapprima sembra non capire, si agita, fruga nelle tasche, sfila qualcosa, abbassa il finestrino elettrico dall'altro lato e si allunga più che può per porgere alla donna una scheda di plastica sottile che lei afferra con disinvoltura e si infila nella tasca della giacca. L’uomo accenna a dire qualcosa, ma lei chiude il finestrino e ripete il gesto con la mano. Dopo qualche secondo scatta il verde, la donna lancia una breve occhiata all’uomo e parte. Sándor la segue con lo sguardo. L’idea di essersi trovato dinanzi alla mantide in azione balena nella mente dell’ungherese.
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Via Tracia, 2 appartamento di Sándor 16 ottobre; ore 7:59 ! Sándor, come tutte le mattine, apre il collegamento con il “Roma Oggi”.

Mentre attende quei pochi secondi per la connessione, pensa che oggi non andrà al semaforo. Andrà a parlare con gli amici, come deciso. ! Non fa in tempo a scaldarsi il cuore con quel pensiero, che viene freddato dalla foto del viso tondo e unto dell’uomo della Mercedes. Sopra il titolo: <<la mantide colpisce ancora>>, a caratteri cubitali. ! Ha atteso i giornali quella mattina come se dovesse verificare se il suo biglietto della lotteria fosse tra quelli vincenti. Impossibile, ma bisogna controllare. I pensieri, precedenti e durante la connessione, erano il tipico manto di indifferenza che si dà la persona orgogliosa. La prima reazione che la foto gli procura è esattamente come quella di chi si scopre vincitore. ! Un miscuglio di sensazioni aggrediscono lo stomaco mentre legge l’articolo. A ogni riga rivede il viso della donna, chiaro e dai contorni scuri. L’uomo è stato ritrovato a casa propria, sul letto e nelle stesse condizioni delle altre vittime. Nessun testimone, nessun indizio, niente di niente. Chiunque abbia visto qualcosa o abbia notato qualcosa di strano è caldamente invitato a rivolgersi alla polserial immediatamente. ! Finito l’articolo è emozionato; l’immagine di lei continua a lampeggiargli nel cervello. Una cosa crede di sapere: se lei fosse la mantide, potrebbe uccidere continuamente, tutti i giorni se solo lo volesse. Forse è molto prudente e agisce con lucidità o forse gli istinti omicidi le vengono solo di tanto in tanto. Oppure sceglie con cura le vittime o magari non uccide tutti quelli che avvicina. Forse quella follia omicida non è contro tutti gli uomini, ma solo contro alcuni, forse non è affatto follia. Oppure c’è una casualità assurda in quello che Sándor ha visto il giorno prima e quello che è accaduto la notte. ! È molto confuso. Di certo gli piacerebbe sapere tanto chi sia e che cosa volesse la giovane donna del giorno prima al semaforo. Gli piacerebbe
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sapere se è lei l’assassina di cui tanto si parla. Perché si accanisca con tanta violenza su uomini la cui sola colpa apparente è quella di volerla possedere. Quale follia, quale idea, quale personalità? ! Dopo un po’ si scuote. Il pensiero delle cose importanti da fare quel mattino ha il sopravvento. In pochi minuti si lava, si veste, ingurgita un caffè ben forte ed esce. Si avvia con passo affrettato verso la meta. Dopo dieci minuti si trova di fronte all’insegna luminosa recante la scritta Bazar. Accanto all’entrata c’è un uomo anziano che chiede l’elemosina. Sándor gli porge degli spicci ed entra con fare risoluto. Sulla sinistra si trova un ampio bancone, che evidentemente funge da cassa, dietro il quale un uomo con gli occhiali sta sistemando alcune cose. Sándor si avvicina e esclama: ! ! ! ! ! ! ! - Guillermo!Il Conte si gira e sorride: - Sandor! Che piacere! Come stai?- e tende la mano al di sopra del - Bene e tu, Conte?- Sto bene, accidenti. Perbacco che piacere rivederti. È passato un po’ di - È bellissimo, complimenti.- si guarda attorno - E Hector e Federico, - Stanno bene. Sono dentro che mettono a posto la merce. Abbiamo

banco. I due uomini si stringono energicamente le mani.

tempo. Siamo stati così impegnati qui col negozio negli ultimi tempi...come stanno?appena aperto. Ma vieni, andiamoci a prendere un cappuccino, qualcosa.gira attorno al banco, prende l’amico sottobraccio e si avviano verso l’uscita. ! ! - È in una buona posizione il negozio. È una buona idea. Sta andando - Sì. Sì. Però siamo solo agli inizi. Gli affari sono appena cominciati. bene?- chiede Sándor durante il breve tragitto. Staremo a vedere, ma ho fiducia. E tu? Ti vedo un po’ giù. Come dicono sti romani? Moscio.! ! - Beh. Un po’, in effetti.- Intanto sono arrivati di fronte al bar e si mettono - Qual è il problema, Sandor?56

in fila.

! ! ! ! !

- Mah. Direi il lavoro, ma forse anche la vita. Sai: è un problema di - Il lavoro non va?- Non mi piace. Lo sai che faccio adesso?- Non stai più al semaforo?- Sì, più o meno. Però il lavavetri non rende, anzi è un disastro. Ora...-

identità.-

raccoglie le forze, mentre l’amico lo guarda con curiosità -... ora mi vendo alle donne.! ! ! ! ! - Perbacco! E si guadagna bene? È un bel lavoro.- Non fare lo scemo, Conte.- risponde sorridendo - Non è piacevole per - Dici?- Dico. Tocca a noi.- Ah sì.- Il Conte estrae il portafogli elettronico, una carta di plastica

niente. Non ti piacerebbe.-

rigida, e la infila in una delle fessure della cassa. Sul display appare la scritta: <<carta portafoglio—credito 37,5 E. Il vostro barman è Clementino>>. I due si spostano davanti a un bancone, dietro il quale lavorano tre robotbarman. Hanno busti di dimensioni umane rosso fuoco, però senza gambe, semplicemente poggiati su una base mobile a rotelle, e braccia mobili che terminano con un sistema di uncini di plastica prensili. Indossano gilet di cotone nero sui quali sono affissi i cartellini con il nome di riconoscimento. La testa, dalla funzione puramente estetica, è un ovale di materiale plastico, con occhi, naso e bocca stilizzati in un leggero sorriso, sul capo un berretto rosso con la scritta del locale. Clementino fissa i due amici in attesa. ! ! ! ! ! ! - Che prendi? Sei mio ospite.- Un caffè, grazie.- Come? Lungo, corto, doppio, macchiato, magro o normale, con - Normale, liscio.- Quanti grammi di zucchero?- Cinque, grazie.57

cacao...?-

! !

Il Conte spinge un paio di pulsanti sulla tastiera posta sul bancone di - Io prenderò un bel cappuccino con poco caffè e tanta schiuma. Ecco

fronte al robot. qua.- dice, spingendo ancora i pulsanti. Premuto il tasto verde di fine ordinazione, Clementino comincia a roteare muovendo con disinvoltura le leve e gli uncini, trafficando con oggetti all’interno del bancone. Intanto da una fessura esce la carta del Conte e sul display appare la scritta:<<spesa 1,2 E credito 36,3 E>>. E poi: <<grazie per aver scelto Pompibar! Arrivederci! >>. Dopo qualche secondo il robot deposita di fronte ai clienti un piccolo vassoio di plastica con due bicchierini fumanti, ed esclama con voce soddisfatta: ! ! ! ! ! ! - Prego.Sándor prende il vassoio e i due si avviano verso un tavolino libero, di - E così non è un bel lavoro.- dice il Conte, dopo un breve silenzio. - No, per niente. Sono schifato. Non posso più andare avanti così.- Capisco.- Mi sento una nullità, uno zero. Non è che fare il lavavetri fosse

plastica gialla, e si siedono.

fantastico, ma almeno... non mi svendevo così. Ora invece mi sento vuoto, un po’ solo... e senza una meta. Capisci.- Il Conte annuisce. - Ho bisogno di trovare qualcos’altro.- la frase, appena sussurrata, esce leggera dalle labbra di Sándor e comincia a galleggiare nell’aria. Vaga nel locale, ondeggia, diventando via via più pesante, fino a ricadere con un grosso tonfo sul tavolino. ! ! ! ! ! - Ti piacerebbe lavorare con noi?- dice serio il Conte. Sándor soffoca un - Perché? Sarebbe possibile?Il Conte fa una pausa, guarda un angolo del muro, poi dice: - Non dipende propriamente da me. Non lo so. Però credo di sì, che - Sarei felice di lavorare con voi. Oltretutto l’idea del negozio dell’usato
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sorriso, alza gli occhi e li riposa sull’amico.

sarebbe possibile. Ti andrebbe veramente?mi sembra bella.-

!

- Allora vieni. Ti faccio vedere meglio il negozio. Così saluti anche

Federico e Hector. Poi parlo con il capo e ti faccio sapere. Andiamo.Via Satrico, 7 appartamento del Conte Del Busto ore 21:34 ! Il Conte Del Busto è davanti all’hyperdesk, pensieroso. Così gli aveva

detto il principale: “quando hai qualcosa da comunicarmi, manda un messaggio al tuo indirizzo con la comunicazione da fare. La mia risposta sarà contenuta in quello che riceverai.” Chissà cosa voleva dire esattamente. La cosa migliore è provare e vedere cosa succede. È davanti la prima riga vuota del corpo del messaggio, pensando alla maniera più conveniente di metterla. Forse ci tornerebbe utile... non sarebbe male... ci siamo resi conto che... Non va, è troppo falso, non è il punto. Il punto è un altro: la solidarietà, l’amicizia, la fratellanza. Un mio amico sarebbe interessato... Ma cosa gliene importa al capo dell’amicizia? Non è nemmeno sicuro che sappia cosa sia. Del resto perché dovrebbe essere un benefattore? Va senz’altro cercato il tasto giusto, se non altro per il bene di Sandor. E di chi altrimenti? Si forza, si sforza, combatte, cerca di oltrepassare i propri limiti, ma le barriere della sua personalità sono alte. Non è facile essere opportunista o disonesto, quando non lo si è nel profondo. E poi nessuno dice che il capo sia un fesso, pronto a credere a quello che dico. Mi scoprirei, perderei un pezzetto della sua fiducia. Forse è meglio per tutti la verità. ! ! Ma sì. La verità. Quando nell’uomo giusto si affaccia appena l’idea di - Un caro amico - detta con decisione alla scrivania - ha assoluto bisogno utilizzare la verità, tutto diventa più chiaro e si sente più sicuro e sereno. morale e materiale di un lavoro. Pensavo si potesse rendere utile in negozio, dove ci sono sempre cose da fare, specialmente se gli affari continueranno a crescere con questo ritmo anche in futuro. Lo stipendio non sarebbe un problema e penso si potrebbe trovare un accordo adeguato alle esigenze di tutti. È un uomo in gamba e fidato. Sono sicuro farà il lavoro con passione.
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Sono pronto a prendermi la responsabilità per lui. Attendo risposta prima di muovermi. Guillermo Fernandez Del Busto.! ! Rilegge quelle poche righe. Sono essenziali e dirette. Che altro si - OK, spedisci, que diablo!- esclama. Il messaggio sullo schermo si piega potrebbe dire? Quali fronzoli e convenevoli si potrebbero aggiungere? in quattro, si infila in una busta che si sigilla e parte, accompagnata da un rumore di vento. ! Si appoggia allo schienale, allunga una mano verso il bicchiere di bacardi e coca, poi verso il pacchetto di sigarette, mantenendo la coda dell’occhio sullo schermo. Accende una sigaretta, porta alla bocca il bordo del bicchiere e dà un breve sorso, con lo sguardo sempre sullo schermo. ! Che succederà ora? forse è inutile aspettare qui davanti come un fesso. La risposta ci metterà del tempo. Magari mi metto a fare qualcosa intanto. Stanno facendo il golf sul sette. ! Si alza, scostando la sedia indietro e sollevandosi. Le gira attorno e si allontana di due passi. Il bip lo blocca e lui si volta. Si riavvicina allo schermo e vede che è arrivato un messaggio, proveniente dal suo indirizzo, quello che aveva appena mandato. Si siede, e pronuncia i comandi per leggere il messaggio. Il testo recita: ! <<Risposta positiva. Piena fiducia nella tua persona e nelle tue azioni. Vai per la tua strada e prendi decisioni. Completa carta bianca. Inviami dati personali della persona. Odradek.>>. ! Ammira il messaggio, lo rilegge. È sorpreso. Della rapidità sicuramente. Sulla risposta positiva in fondo ci sperava; un po’, chissà perché, se l’aspettava. Ma è la completa e indiscussa positività che lo stupisce: <<completa carta bianca>>. Tenta di riflettere, ma rinuncia immediatamente. ! Meglio non pensarci. Attiva la funzione telefono della scrivania. Detta un numero e dà l’invio in modalità videotelefono, sistemandosi di fronte alla telecamera. Dall’altra parte del cavo risponde una voce: ! ! - Sì.- Sandor.- dice. Il viso di Sándor appare sullo schermo.
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! ! ! ! ! ! ! !

- Ciao, Guillermo. Come va?- risponde Sándor, guardando a sua volta il - Bene. Senti: ho parlato col capo...- Ah! E...?- E dice che va bene. Puoi lavorare con noi.- Bene! Cristo. Proprio una bella notizia. Grandioso. Grazie, amico mio.- Lo stipendio è quello nostro. È buono. Anche tutte le condizioni. - Ma guarda, per me anche subito, domani o dopodomani. Non ho - Che fretta c’è? Prenditi qualche giorno di vacanza, no? Fai un

volto dell’amico nello schermo.

Guillermo osserva il volto contento di Sándor e se ne rallegra. Dice: Insomma su questo non credo ci saranno problemi. Quando vuoi iniziare?problemi.viaggetto, riposati, rilassati. Noi non abbiamo fretta. Prenditi, che so, almeno una settimana. Puoi farlo, visto che hai un lavoro assicurato.! ! ! ! ! ! - Dici?- Ma certo. Hai forse problemi di soldi? Mi pareva di no.- No, infatti. È che... Beh insomma sei stato già così gentile.- Ah. Lascia stare. Facciamo così. Oggi è giovedì, giusto? Vieni in - Senti, mi sembra fantastico. Grazie tante.- No problem.Roma, Italia, CE Piazza dell’Alberone 20 ottobre; ore 12:33 ! La Zecca è seduta su una panchina e ha un telefono in mano. Indossa

negozio giovedì prossimo. Che ne dici?-

un tailleur grigio a righine sottilissime color perla e calze intonate alle righine. Ha una pettinatura bionda mossa. Sta per accendere il telefono, quando vede un uomo uscire dal bar lì di fronte. Si alza, lo punta e gli mostra la sigaretta spenta: ! - Scusa, bellezza. Avresti d’accendere?61

! ! ! ! ! !

- Certo.- l’uomo estrae un accendino trasparente e accende la sigaretta - Grazie. Come ti chiami, uomo?- Reynold.- Da che parte del mondo vieni, Reynold?- Botswana. Tu come ti chiami?- Linda. Mi piace il Botswana. Perché te ne sei andato? Devo dire che

della donna.

poi sei stato fortunato che alla fine mi hai incontrato. Ma perché diavolo sei venuto fino a qua, Reynold? In questa terra di matti.! ! ! Reynold allarga le braccia e dice: - Forse per incontrarti.- Bravo. Bella risposta. Senti Reynold. Io ora ho da fare. Lavoro. Ma sto

sempre in giro da queste parti. Ora che mi hai finalmente incontrata sarà bene che vieni a ricercarmi, magari verso l’ora di cena. Questa è zona mia e se chiedi di me e ti sforzi un po’ alla fine mi trovi. Chissà che non si vada a divertirci un po’ insieme. Che dici?! ! ! ! ! ! ! ! ! - Mi sembra un’idea allettante.- E allora vai con il vento, Reynold. E torna presto, che già so che mi - Contaci, Linda.- dice Reynold. E si allontana dopo aver fatto un gesto La Zecca lo guarda allontanarsi. Però, Reynold! Apre il telefono e - Nonno!- dice la Zecca - Sono io. Dormivi. Ti ho svegliato?- No. No. Non ti preoccupare. Sei tornata!- Sono tornata ieri sera ed eccomi qua! Dieci giorni di vacanza fanno - Tutto bene. Com’è andata la vacanza?- Bene. Bene. Ho trombato a destra e manca. Una cosa fantastica.-

mancherai.con la mano. compone un numero. Dall’altro capo una voce profonda.

sempre bene. Tu come va? Che si dice?-

dall’altra parte un grugnito. - Nonno. Non mi fare il geloso. Dimmi. Ci sono novità? Che aria tira?62

! ! ! ! ! ! ! ! !

- Sì. Ti stavo aspettando. C’è un altro affare piuttosto grosso, ben - Fantastico! Con tutto quello che ho speso in vacanza. Ho bisogno di un - È roba pesante, Zecca.- Mi piace la roba pesante.- Bisogna fare dieci pantaloni. Orlo e tutto.- Altri dieci! Però! C’è un bel movimento ultimamente! E per conto di chi - Stesso cliente. Che però ci tiene a mantenere l’anonimato.- Naturale. Dieci in un colpo solo. Ma è lo stesso anche delle ultime - Non lo so. Penso di sì. I soldi sono buoni come al solito e i pantaloni

pagato.po’ di ossigeno. Spara.-

lavoriamo?-

volte?sono ancora per tacchini infarciti. Ti mando il plico con i dati col solito metodo. Fammi fare un bel lavoretto pulito.! ! - Ça va sans dire. Ma insomma, c’è un gran movimento da qualche mese - Non so bene. All’inizio pensavo a qualche regolamento di conti, o a questa parte, Nonno. Che sta succedendo? qualche ripulisti di qualche tipo, in ambiente altolocato. Invece devo dire che la faccenda ha assunto proporzioni alquanto insolite. Ed è ormai parecchio che va avanti, qualche mese, come dicevi. A noi naturalmente conviene...! ! - Lo puoi dire forte.- Però io vorrei vederci più chiaro. Secondo me sta succedendo qualcosa

di grosso, di importante. Anche perché non sembra una faccenda italiana, e forse nemmeno europea.! ! ! ! ! - Terrò gli occhi aperti e le orecchie dritte.- Mi sembra saggio. Sono contento che sei tornata, Zecca. A proposito: - Horst Fantazzini?! Ecchidè? Il nome non mi è nuovo, ma...- Non ti ricordi? Il bandito gentile. Il figlio dell’anarchico. Roba dell’altro - Ah sì. Ho capito chi dici. Sono contenta. Ma quanto si è fatto?63

ieri è uscito Horst Fantazzini!-

secolo.-

!

- Poveraccio. Si sarà fatto almeno cinquant’anni. Per due lire e qualche

evasione. Una vita. Non gli hanno scontato nemmeno un anno. Ora c’avrà un’ottantina d’anni buoni. Vabbe’. Ti saluto e buon lavoro.! ! ! ! ! ! ! - Saluti, Nonno.- Ciao.Chiudono la conversazione. La Zecca si avvicina a una panchina dove è - But. Ci sono dieci polli da sgozzare. Ben pagato.But le rivolge gli occhi scuri e arrossati e dice: - Va bene, Zecca.- Bisognerà fare a meno di Zè, oggi. Mi ha chiamato che gli è venuto un

seduto un uomo che fuma.

cancro e ieri sera gli hanno infilato il microchirurgo anti-cancro. Oggi si sentiva un po’ deboluccio. Gli ho detto di prendersi almeno un paio di giorni. Pare ci vorrà una decina di giorni o poco più per debellarlo del tutto. Che palle, poveraccio. Poi si dovrà tenere quel coso dentro per almeno un anno. Una vera scocciatura.Via del Boschetto, 4 appartamento di Melissa Minari 21 ottobre; ore 22:14 ! Livio Merloni è sdraiato su una comoda poltrona, con le gambe allungate

e la camicia sbottonata. Tenta di scaricare le tensioni degli ultimi giorni con strani movimenti del collo e della schiena. Le preoccupazioni che lo attanagliano si ripercuotono implacabilmente sui tendini e sui muscoli. Non riesce a sentirsi meglio, né vuole distrarsi da quei pensieri. L’attività principale della azienda di cui è azionista di maggioranza, la Paranet, recentemente è entrata in una crisi fortissima che sembra irreversibile e il suo impero ha subito di conseguenza un grave collasso. Mentre prova a stirare le gambe, si apre una porta del salone ed entra una donna. È bella, sulla trentina, ha capelli biondi e vaporosi. Porta un trucco pesante, unghie laccate e una vestaglia di seta rosa shocking. ! - Ciao, tesoro. Come va?- domanda la donna, avvicinandosi.
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! !

- Bene.- risponde Merloni - Mi stavo rilassando e pensando ad alcune - Come fai a rilassarti pensando, caro.- fa la donna, avvicinandosi - non

cosette.dovresti pensare così tanto. Sei sempre lì che pensi. Per rilassarsi ci vuole ben altro.- Accenna un sorriso e si adagia su un bracciolo della poltrona. Accavalla le gambe e ne mostra una parte a Merloni. ! - Allora pensi che i tuoi amici mi daranno quella parte in quel film. Mi sono stufata di fare sempre i soliti filmacci. Quello è un film che mi piace e soprattutto che mi potrebbe lanciare come vera attrice.! ! - Ma sì. Gliel’ho chiesto. Vedrai che ti prenderanno. Non ti preoccupare, - Vuoi che facciamo bughi bughi, tesoro. Ti farebbe bene dopo una gattina.giornata di lavoro.- Squilla un telefono, Merloni allunga un braccio verso un tavolino accanto alla poltrona e lo afferra, lanciando un’occhiata alla donna. ! ! - Pronto.- Lei intanto gli passa una mano dietro la nuca e la accarezza. - Sì, cara. Sono in riunione. Appena finisce vengo a casa. Ma durerà Lui socchiude gli occhi e dice: ancora un po’. Tu vai a letto, non mi aspettare.- La donna ora gli accarezza il collo e comincia a scendere lungo il petto. ! ! - Va bene. Ci vediamo domattina. Sì. Sennò dopo, ma non mi aspettare, - Non potresti staccarlo, quando sei qui con me?- dice la donna con uno che farò tardi probabilmente. Ciao. Un bacio. Ciao.- e spegne il telefono. sguardo languido, mentre continua a passare la mano sul petto di Merloni. Allora? Vuoi fare bughi bughi con la tua Melissa?! ! ! - Sono un po’ stanco.- risponde con aria sconsolata. - Veramente molto Melissa scivola giù dal bracciolo e si posiziona ai suoi piedi in ginocchio, - Magari vuoi un po’ di coccole dalla tua Melissa. Il mio tesoro è tanto stanco. È stata una giornata dura.guardandolo negli occhi maliziosa: stanco e ha bisogno delle coccole per rilassarsi.- così dicendo, scavalca la gamba dell’uomo con leggerezza e si accovaccia di fronte a lui. Merloni la guarda fare, mentre può ammirare dalla sua posizione il silicone sodo di
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Melissa. Lei gli strofina le mani sul pube, poi gli sbottona i pantaloni, lanciandogli rapide occhiate ammiccanti. Merloni si sistema più comodo sulla poltrona e la osserva manovrare. Melissa passa la lingua sul basso ventre, poi apre i pantaloni. Gioca un po’ con il pene avvolto nella stoffa delle mutande, sfila mutande e pantaloni. Con un gesto naturale delle spalle fa scivolare giù la vestaglia, rimanendo completamente nuda. Infine va al sodo: maneggia per qualche secondo il membro duro, lo prende nella bocca e comincia a succhiare. Merloni chiude gli occhi e gode. Lei pian piano affretta il ritmo, mentre lui comincia a lasciarsi andare e a mugolare. ! Squilla il telefono. Melissa non rallenta. Merloni apre gli occhi e le afferra la testa, sconcertato e indeciso. Lei lo guarda e continua, mentre il telefono insiste. Merloni d’istinto allunga una mano e risponde, mentre con l’altra riesce a far rallentare Melissa. ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Pronto.- sospira. - Livio. Sono Giorgio. Dove sei?- Mmh?- Dormivi? Sei a casa?- No. No.- Si scuote e le fa cenno di fermarsi. Lei molla la presa. - Ma che stai facendo, Livio? Dove sei?- Ma niente. Non ti preoccupare. Dimmi.- getta un’occhiata al membro - C’è che bisogna prendere decisioni importanti.- Adesso? Non si può aspettare domani?- In borsa vuoi aspettare otto-dieci ore? Sì, certo. Ma nessuno ti dice che

ancora tra le mani di Melissa. - Cosa c’è?-

ci saranno le stesse possibilità. I tipi vogliono comprare. Hanno fatto un’offerta incredibile. Potrebbe essere un’occasione unica. Nemmeno quando la compagnia tirava si poteva pensare a un’offerta del genere.! ! ! ! - Sì? Quanto?- Trenta.- Trenta?!- Già.66

!

- Ma come faccio, Cristo!- Merloni si libera dalla presa di Melissa e si tira

un po’ su. I pantaloni e le mutande restano sul pavimento e lei si ricopre, vagamente scocciata. ! - Non lo so. Sei tu che devi decidere. Ma io venderei. Qui tira una brutta aria. Tutte le compagnie sono in crisi. È meglio vendere adesso, con questa offerta. Questi sono pazzi, ma tant’è. Tu potrai investire in altro.! ! - Investire?! E in che?- Senti. Non lo so. Fai come vuoi. Quelli però vogliono una risposta

subito. Poi non è detto che rifaranno un’offerta così. Stanno cercando di metterti in mutande.! Merloni istintivamente si guarda il membro ormai afflosciato e aggrinzito. Con la mano libera cerca di tirare su mutande e pantaloni. Non riuscendovi, dice: ! - Ti richiamo tra cinque secondi.- e attacca. Si alza, si riveste e comincia a camminare per la stanza. Il cervello diventa una calcolatrice. Dopo qualche secondo spinge un pulsante dell’apparecchio che ha in mano. ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Sì.- risponde Giorgio. - Ma non si potrebbe venderne, che so, un quarto o metà?- Gliel’ho chiesto, naturalmente. No. O tutto o niente. Prendere o - Quando vogliono la risposta?- Tra... dodici minuti.- E perché mi hai chiamato così tardi?- Ti ho chiamato quando mi hanno fatto l’offerta. Comunque te l’avevo già - Sì. Ma non sapevo che offerta avrebbero fatto.- Te l’avevo detto che sarebbe stata allettante.- ...- Che si fa?- Tu venderesti?- Io sì. Ma è roba tua. Io sono solo un povero broker.- Povero un cavolo. Con tutto quello che ti pago.67

lasciare.-

detto che volevano comprare, ieri sera.-

!

- Vabbe’. Lasciamo perdere. Decidi. Hai ancora qualche minuto. Mi puoi

richiamare, se vuoi. Considera che è praticamente un’offerta che non si può rifiutare.! ! ! - Ti richiamo.- Hai solo... undici minuti.Merloni attacca. Vaga per la stanza con gli occhi tristi. La mente va

all’inizio della sua scalata, ai risultati ottenuti e alle soddisfazioni avute. Alle difficoltà incontrate, agli ostacoli superati. Pensa a quando era un uomo di successo, invidiato e temuto. Un senso di scoramento lo assale, mentre è sull’orlo di uno scivolo lungo, da cui, lo sente, non si riuscirà a risalire. Pensa con terrore a quando toccherà terra. Vendere ora. Rinvestire?! Qualcosa troverò. Qualcosa farò. Ha una reazione d’orgoglio. Una speranza si accende nel suo cuore. Me la caverò anche stavolta. Accende il telefono e spinge il pulsante. ! ! ! ! - Sì.- Sono io.- dice con voce grave. -Sì.- Vendi!Piazza dell’Alberone 23 ottobre; ore 19:36 ! ! ! ! ! ! ! ! ! La Zecca sta sorseggiando un aperitivo al solito bar, dopo una giornata - Pronto!- risponde. - Pronto, Linda.- fa una voce imbarazzata dall’altro capo. - Ciao.- La Zecca si irrigidisce. - Come va?- Bene. E tu?- Non c’è malaccio. Stanca.- Dove sei? Ti sto cercando. Devo chiederti delle cose.- Non a livello personale, spero.- No. Non ti preoccupare. Però vorrei parlarti a quattr’occhi. Ti stavo
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di duro lavoro. È in compagnia di But e Tigre. Squilla il telefono.

cercando in zona. Potrei sapere dove sei?-

! ! ! ! ! ! ! !

- Dove vuoi che sono, a quest’ora. Al bar a farmi un cicchetto!- Al bar?! Ma io ci sono entrato adesso e non ti ho vista!- Sono nella saletta interna.- Ah cacchio! Non ci ho guardato.- Ma dove sei, ora?Mentre sta pronunciando quest’ultima frase, la Zecca vede Draci - Ciao.- fa Draci, non si capisce bene se al telefono o alla donna. La - Ciao. Vieni, accomodati. Ma finiamo questa farsa. Sto per spegnere

comparire sulla soglia della sala, con il telefono appiccicato all’orecchio. Zecca sente in stereo. questo stupido telefono.- e attacca. Draci fa lo stesso e si avvicina al tavolo dei tre. ! ! - Qual buon vento?! Accomodati.Draci esita, poi trascina una sedia sotto il sedere. La Zecca lo guarda

con aria interrogativa. Draci lancia due occhiate lampo agli uomini lì seduti, poi dice con aria seria: ! ! - Dovrei parlarti in privato.- Gentlemen!- esclama prontamente la Zecca rivolta ai suoi due

compagni - Would you excuse us for a few minutes.- accompagnando la frase con due battiti secchi del palmo di una mano sul dorso dell’altra. Draci attende che i due si siano allontanati, guardandosi attorno con scatti nervosi del capo: ! - Avevo bisogno di parlarti di una cosa che riguarda il lavoro. Sto lavorando su un caso difficile. È a proposito di... Insomma... Che mi dici della mantide?! ! ! ! ! ! ! - La mantide?! Una gran donna, perbacco!- A parte gli scherzi.- Non è uno scherzo.- Sai chi è?- Tu, vuoi scherzare.- In che senso, scusa.- Anche se lo sapessi, non te lo direi.69

! !

- E io ti farei arrestare.- Uuh. Vabbe’. Non lo so. Ma si vede che è una gran donna. Coraggiosa,

determinata, precisa. Il particolare dello sperma non è male. Mi chiedo come faccia a capire sempre il momento giusto per... zac.- fa un gesto secco con la mano davanti al collo - Mi piacerebbe conoscerla. Secondo me ha tante cose da insegnare, sotto questo aspetto.! ! ! ! - Linda, per favore. Allora non sai chi è. Sai di qualcosa che possa - Ma no. Lei opera in centro.- Sicura?- In confidenza, non da Zecca al poliziotto, che sennò la fa arrestare, ma aiutarmi?-

da Linda al suo ex. Non te lo direi. Comunque non ne so nulla. Se la trovi, rinchiudila bene, che altrimenti la faccio scappare.! ! ! ! ! - Sai darmi informazioni sulle vittime?- Mi pare un dato li accomunava tutti. Erano tutti figli di puttana!Draci sbuffa: - Tutto qua? Qualche informazione più precisa?- Non li conoscevo, a parte il primo. Ma nemmeno tanto, giusto di nome.

Quello, penso che l’avrei ammazzato pure io. Magari con lo stesso metodo. Quello glielo dovete scontare alla mantide. È colpa vostra se era ancora in giro.! ! - Non sono stato io a condurre le indagini su di lui. Ne ho saputo - Lo so, lo so, che sei a posto. Ma dimmi una cosa: perché sei venuto da qualcosa solo adesso.me con questa scusa barbina. Ogni tanto vieni a chiedermi di questo o di quell’altro, eh!! ! ! ! ! Draci non sa dove guardare e dice, sforzandosi di essere convincente: - Tu conosci l’ambiente. Sai un sacco di cose...- Ma la mantide non è dell’ambiente. Lo capisci anche tu.- Non si può mai dire. Tutte le piste vanno battute. Se senti qualcosa, - Aridaje. Non ci contare.70

fammi sapere.-

! !

Draci annuisce distrattamente. Sembra aver cambiato corso dei pensieri. - Non è che ti andrebbe di mangiare qualcosa insieme?Via Cola di Rienzo, 156 appartamento di Mario Rossi 24 ottobre; ore 6:05

Poi domanda:

!

Mario Rossi si è appena alzato. Indossa un pigiama a fibre vegetali color

verde acqua marina. Il sistema multifunzione di sveglia gli fa trovare il caffè pronto in cucina e il terminale acceso in salotto. Va a prelevare la tazza col caffè e poi si siede alla comoda sedia davanti allo schermo. Richiede il collegamento con “l’Unione Europea”, il suo giornale preferito. La schermata della prima pagina lo sveglia bruscamente, molto più del caffè. ! ! <<BANCHE NEL CAOS! Sistema bancario mondiale in grossa difficoltà. Transazioni non

riconosciute dai clienti. Soprattutto, indovinate un po’!, le operazioni di prelievo. Sono centinaia i miliardi di euro spariti. E se fossero nelle mani di un solo soggetto, di una sola organizzazione, di una sola persona? Che cosa ci potrebbe fare? Voi cosa fareste? ! Le banche sono corse ai ripari isolandosi con l’esterno. Bloccate tutte le transazioni telematiche, con gravi conseguenze per l’economia e la finanza. Gli sportelli sono stati presi d’assalto. La gente si riversa alle casse per ritirare i loro soldi nell’unica maniera possibile in questo momento. Scene di panico e tafferugli. Le banche cercano di assicurare i loro clienti e di convincerli a lasciare aperti i loro conti, offrendo premi e garanzie. Possibile anche un blocco totale dei conti.>> ! Non perde tempo ad aprire i vari testi collegati. Immediatamente comincia a dare comandi al terminale in modo trafelato. Tenta di instaurare la connessione con la banca. Ma anche dopo aver inserito il numero segreto, il collegamento non si apre e appare una scritta. ! <<Causa problemi tecnici, le connessioni sono temporaneamente chiuse
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e verranno ripristinante al più presto. Ci scusiamo per il disagio.>>

!

Si alza di scatto, corre in camera e si cambia di fretta. Una manciata di

secondi ed è fuori dal portone. Cammina a passo svelto verso la banca. Dopo dieci minuti si trova davanti all’agenzia. Ci sono cinque persone in fila. Man mano che il tempo passa e si avvicina l’orario di apertura, sempre più gente si accoda, creando prima una fila quasi ordinata, poi un grappolo attorno all’entrata che cresce a vista d’occhio. Vicino a lui, un tipo dice a un altro: ! ! - Tu che fai? Ritiri tutto?- Non lo so. Adesso vedo. Credo che facciano ottime offerte. Hanno

alzato gli interessi. Pensavo di ritirarne parte e di lasciarne un po’. Tipo investimento bloccato. Non si sa quando li sbloccheranno poi. Certo è un rischio, con il casino che sta succedendo. Però adesso sembra che abbiano disattivato le transazioni telematiche e che garantiscano anche i fondi. Ti rilasciano una specie di certificato di garanzia.! ! ! ! ! ! ! - Sì. Ma poi lo rispetteranno? Io ci credo poco.- Non c’è legge che regoli una cosa di questo tipo.- Interviene un altro - Io non so.- dice il primo - Credi sia un grosso rischio?- È un po’ come giocare in borsa. Potrebbe essere un buon affare.- Ma i rischi sono ignoti.- interviene di nuovo il terzo - E si rischia di - Beh. Certo. Bisogna avere fegato. Parlano di interessi sopra il dieci per - Certo che è un gran casino, con questi blocchi alle transazioni

Se ti vogliono fregare, ti fregano. Io ritiro tutto, non ne voglio sapere.-

perdere tutto.cento. Io penso che me la rischierò.telematiche. Non si può fare più niente. Mi avevano consigliato un buon affare. Certe azioni di una nuova ditta cinese che pare andrà molto forte. Ma come si fa, senza poter accedere al conto.! ! ! - Ah. Sì. È proprio un gran casino. Speriamo almeno che i nostri soldi - Non mi ci far pensare.La gente continua ad ammassarsi attorno all’entrata. Una folla nervosa e
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siano ancora tutti là.-

sgomitante attende con ansia l’apertura delle porte. Rossi deve lottare per

mantenere la preziosa sesta posizione. Con il cuore in gola si infila nella cabina a guscio rotante di controllo. Si catapulta verso una cassa. Alle casse, caso particolare, c’è molto personale umano. Al suo turno chiede la chiusura del conto e il ritiro del contante. Il cassiere lo guarda sconsolato e dice: ! - Capisco la sua richiesta, signore. Ma la banca può assicurare che nessuno può prendere i suoi risparmi. Nessuno li può toccare. E comunque garantisce la copertura di ogni eventuale mancanza. Inoltre la informo gli interessi sono cresciuti dal due per cento usuale al dodici.! ! ! - Non mi interessa.- lo interrompe Rossi - Per favore proceda con - Come vuole. Ma le possiamo assicurare...- Per favore.- insiste l’uomo con voce quasi lamentosa. Il cassiere allora l’operazione. Non perdiamo tempo.-

desiste e inizia le procedure di chiusura conto. Per prima cosa presenta un modulo da firmare. Lo ritira e si volge al terminale. Rossi domanda con voce ansiosa: ! ! ! ! ! - Quanti soldi ci sono?- Adesso vediamo. Un momento.- e dopo qualche istante - Ci sono circa - Possiamo pagare solo in carte portafoglio. Vanno bene da cinquemila?- Vanno bene, vanno bene.Il cassiere si alza e si dirige verso un armadietto. Lo apre, preleva delle

quarantamila euro.- Rossi tira un sospiro di sollievo. chiede il cassiere.

carte di plastica e torna. Infila la prima in una fessura e comincia le procedure di caricamento. Dopo qualche istante consegna le otto carte a Rossi, insieme alla ricevuta. Rossi la guarda e dice: ! ! ! ! ! - E questi cinquecento euro? Che significano?- È la nuova tariffa di chiusura conto.- risponde innocentemente il - Cosa? cinquecento euro! E da quando in qua?- esclama stupefatto. - Da ieri. Le è stato comunicato il cambiamento con un messaggio - Ma non avete il diritto di fare ciò. Non potete. Questo è un furto.73

cassiere.

elettronico.-

! ! ! !

- Mi dispiace, signore. Non dipende da me. Date le circostanze, lei - Io non capisco un bel niente. Vorrei parlare con il direttore, per favore.Il cassiere alza le sopracciglia e dice con aria mesta: - Temo che il direttore sia molto impegnato. Non credo che ci possa

capisce.-

parlare oggi. Se vuole le prendo un appuntamento per la prossima settimana? Vuole forse rimandare l’operazione? Si può ancora annullare.! - Non fa niente. Non fa niente. Ma siete dei ladri. Arrivederci.- Rossi afferra le carte, le depone nella tasca interna della giacca e se ne va. Fatica a guadagnare l’uscita tra la folla. Quando finalmente esce e si allontana un poco, sente il sole tiepido baciargli il viso e una tenue brezza autunnale passargli tra i capelli. Di colpo si sente più leggero. Tira un grosso sospiro, scaricando l’ansia accumulata. Ora si sente felice e sorride. Cammina quasi saltellando. Entra in un bar e si offre una bella colazione abbondante. Torna verso casa guardando le vetrine e le donne. Comincia a pensare a dove nascondere i risparmi. Quando apre il portone di casa e entra nell’androne ha già avuto alcune buone idee e non vede l’ora di sperimentarle. Si accorge appena dell’uomo che scivola dentro subito dopo di lui. Gli ha addirittura tenuto il portone aperto soprappensiero. Si sente tirare per il collo con violenza e rimane senza fiato. Viene trascinato per qualche metro e sbattuto contro un muro, in un angolo un po’ nascosto. Prima che riesca a reagire si sente tappare la bocca con forza da un fazzoletto bagnato. Vede un uomo alto, con il volto coperto da un passamontagna, premerlo con decisione contro il muro. Tenta di urlare, di divincolarsi, ma non vi riesce. La vista si annebbia, le forze cominciano a mancare. Le gambe tremano, mentre il terrore lo attanaglia. Una sensazione di vuoto, di crollo, di tragedia lo assale. Sempre di più le forze lo abbandonano, finché perde i sensi. Lo sconosciuto lo lascia scivolare per terra, si guarda attorno e comincia a frugargli nelle tasche. Tira fuori le carte, finisce la perquisizione e se ne va lasciando Rossi svenuto per terra. Varcare la soglia del portone e sfilarsi il passamontagna è per lui un solo atto, perfettamente naturale, mentre un’espressione da fanciullo innocente è dipinta sul suo viso. Il viso dello Stecco. Si allontana
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con calma, fischiettando dentro di sé. Cacchio! Che idea! Questo significa saper prendere la palla al balzo, avere capacità imprenditoriali, sfruttare le situazioni. Un gioco da ragazzi! Hong Kong, Repubblica Cinese 25 ottobre; ore 11:29 ! Lucio, cittadinanza italiana, è in città da quasi un anno e mezzo per un

corso di massaggio alternativo cinese. A Hong Kong c’è la scuola più importante del mondo per questa specializzazione. Nel frattempo, per pagarsi gli studi, oltre ai soldi messi da parte prima di partire, ha aperto un’attività di massaggio tradizionale italiano. Mani in pasta e tanta energia. Fa anche estetica, linfodrenaggio, cura del corpo. A uomini e donne. Quello che ha imparato di queste cose, lo ha imparato dalla sua donna, che ha un centro di estetica abbastanza famoso nel centro di Roma, Europa. Lucio lavorava lì con lei, quando ha deciso di farsi due anni di studio all’estero, per specializzarsi, appunto, in massaggio alternativo cinese. ! Lucio ha la carnagione chiara e i capelli di un colore bianco come la besciamella, molto folti, tagliati con cura. L’inglese con cui comunica è pieno di espressioni colorite, spesso inventate o provenienti dall’italiano. L’accento è fortemente romano, evidenziato ancora di più dalla voce profonda. Per il cinese ha un’avversione profonda. Non riesce e non vuole impararlo. Sa solo dire grazie, prego, vorrei e qualche numero. ! Sta massaggiando Helèna Dalbright, una delle maggiori proprietarie della South Western Pacific Bank, una banca cinese con sede centrale a Hong Kong. La Dalbright, nordamericana della Virginia, si sta godendo il massaggio, distesa di schiena sul lettino morbido e riscaldato. Va da Lucio per via delle mani forti e rudi, che la manipolano come da anni non fa più nessuno. Adora il modo di parlare, e quel fare tra il rude e il raffinato, tra il sognante e il volgare, di cui non si distingue mai il confine. Dire che Dalbright, ormai avviata alla cinquantina, fosse innamorata di Lucio sarebbe forse un’esagerazione. Sicuramente ne era fortemente attratta. Va da lui
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almeno un paio di volte a settimana, se non tre, per rilassarsi dal lavoro stressante. Ma sente anche il bisogno di mani maschili che la toccano. ! - Ho comprato una cosa fantastica.- dice Lucio mentre spreme la cellulite della coscia destra. Lucio intrattiene sempre i clienti con storie e con nuove idee. ! ! ! ! - Ah sì. Cosa?- mormora la Dalbright. - Una tuta sensoriale!- Una cosa?!- Una tuta sensoriale. Si tratta di una tuta che riceve impulsi sensoriali a

distanza, via cavo. Ha una spina di entrata e una di uscita. Io la uso per fare sesso con la mia donna, che sta in Italia. Certo è un sesso un minimo virtuale, ma le sensazioni sono ben riprodotte.! ! ! ! - Interessante.- Si può anche collegare a vari trasmettitori di sensazioni. Ne vendono un - Quindi si può fare sesso a distanza.- Infatti. Ma per farlo serve un’altra cosa, però. Ci sono dei bambolotti,

sacco di tipi. Ma a me quelli non interessano per ora.-

che ricevono le sensazioni e poi le trasmettono. Ne servono due, uno a testa. Se io carezzo il mio bambolotto, lui incamera quella sensazione e poi la trasmette, via cavo. Dall’altra parte il cavo arriva in entrata all’altra tuta che fornisce la sensazione al partner. E viceversa.! ! ! ! - Straordinario!- Infatti. Non dico che è come fare sesso, ma si possono fare cose - Un rapporto completo?!- Sì. I bambolotti sono ben fatti da questo punto di vista. Il mio ha un

interessanti. Si può avere addirittura un rapporto completo.-

buco che simula la vagina. Mentre la tuta per donna ha una parte in corrispondenza del sesso che si può infilare dentro e che trasmette sensazioni alle pareti interne.! ! - Ma davvero?- Sì. È una cosa ben congegnata. Non è facile avere l’orgasmo
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simultaneo, però.-

! !

- Beh, lo immagino. Quindi c’è una tuta per uomini e una per donne?- Esattamente. E un bambolotto per uomini e uno per donne. Ci si

connette via Internet e si può fare quello che si vuole. Si spende un po’ di connessione, ma vale la pena. Naturalmente non è la stessa cosa.! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Questa non la sapevo. E dici che ci sono anche i trasmettitori? Cioè si - Beh, sì. Si può ricevere sesso. In questo caso il bambolotto non serve. - Trasmissione.- Sì. Trasmissione. In effetti questo sostituisce la masturbazione, ma io - Dov’è che si trova questa roba, Lucio?- Ci sono le pubblicità su Internet. Per ora è una distribuzione limitata, - Consumatore.- Sì. Consumatore.Il terminale videotelefono posto su un banchetto davanti al viso di - Helèna, Helèna, - lei allunga le braccia e tira su lo schermo - Helèna - Pronto.- Disattiva la telecamera del terminale, in modo da non inviare - Signora Dalbright. La disturbo?- Charles. Beh, insomma. È importante?- Direi di sì, signora.- Non si può aspettare un’oretta?- Sarebbe meglio di no, signora.- E allora dimmi.- intanto fa segno a Lucio di proseguire. - Posso parlare liberamente? È sola?- Sì, sì. Di’ pure.- È a proposito di quell’offerta che abbiamo ricevuto l’altro giorno. La
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può fare sesso da soli?Basta la tuta e un programma di trasmettizione di sensazioni.-

preferisco le buone vecchie... mi capisci?-

direi quasi dal produttore al consumiere.-

Dalbright comincia a chiamarla per nome: Lucio passa alla cellulite sinistra. - Helèna -. nessun immagine del massaggio. Sullo schermo appare il viso di un uomo.

vendita della banca.-

! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! !

- Sì.- Vogliono sapere cosa abbiamo deciso.- Gli altri che fanno?- Vogliono sapere che fa lei. Se lei vende, vendono anche loro.- Il prezzo è quello che mi dicevi?- Sì.- È un buon affare, no?- Beh, sì. Soprattutto in questo momento.- Ah sì. Questa banca mi sta dando un sacco di preoccupazioni. Non c’è - Subito, però, signora.- Sì. Subito.- Chiude la conversazione, riflette un secondo e dice: - Lucio?- Sì.- Che dici? Vendo?- La banca?- Sì.- Posso dire cosa farei io.- ...- Venderei tutto e me ne andrei in pensione. Prima magari un bel viaggio. - Un bel mucchio. Sufficienti per la pensione.- sorride. - Chi è che compra?- Non ho capito veramente. Una cooperativa, mi pare. E devo dire che

dubbio. Senti. Aspetta un attimo. Ti richiamo subito.-

Quanti soldi sono? Tanti, immagino.-

non mi interessa. Sono stufa di lavorare e di avere tutte queste preoccupazioni, questi pensieri. Sto invecchiando troppo in fretta. Un bel viaggio in giro per il mondo è quello che ci vorrebbe. Bravo Lucio!! ! ! - Grazie.Spinge un paio di pulsanti del terminale e, mentre attende risposta, dice: - Lucio. Per favore. Fammi anche il sedere stavolta. Ti do una bella

mancia.78

Roma, Italia, CE Piazza Re di Roma, 17 26 ottobre; ore 11:25 ! Una figura oscura si staglia sull’ingresso del negozio Bazar. Scruta

l’ampiezza del locale, ruotando il capo con piccoli movimenti a scatti, fino a percorrere un angolo di circa cento gradi. Porta un soprabito di pelle nera, col bavero rialzato e i capelli rasati quasi a zero, anche questi di un nero intenso. Ha gli occhi marroni scuri e la mandibola sporgente e decisa. Tiene tra le mani un paio di occhiali da sole neri e vi agita le dita sopra nervosamente, mentre osserva il viavai nel locale. Gli occhi felini incamerano particolari, passano in rassegna cose e persone. ! Si avvia con decisione verso il bancone sulla sinistra. Il passo contrasta con l’aspetto minaccioso: piedi a papera, sedere stretto, busto rigido. Tant’è! Arrivato al bancone, si appoggia e si rivolge con sicurezza all’uomo che si trova davanti, il Conte Del Busto. ! ! - Mi scusi.- dice lo sconosciuto, con voce sorprendentemente - Un attimo, per favore.- dice il Conte, lanciandogli un’occhiata leggermente effemminata, un po’ squillante. brevissima. L’uomo batte nervosamente le dita sul bancone, guardandosi intorno un po’ impacciato. Il messicano è alle prese con un ometto magro, dal naso aquilino e il viso smunto che ha appena deposto il cestino degli acquisti sul bancone. Il Conte scansiona gli oggetti e poi domanda: ! ! ! - Vuole presentare la sua carta fiscale? Altrimenti il prezzo è intero.- Sì. Certo. Eccola.- L’uomo porge al Conte una carta di plastica che - Va b e n e . - d i c e - R e d d i t o d i c i t t a d i n a n z a : m i n i m o . -

infila nel lettore. Contemporaneamente batte i tasti della cassa e il display mostra il totale della spesa: quarantuno euro. L’uomo estrae le banconote e paga. Appena si allontana il Conte si rivolge allo sconosciuto, che smette di tamburellare e fa per aprire la bocca:

79

!

- Mi scusi un altro attimo, per favore.- si allontana, inseguito da un - ho

una certa fretta.-, fa un breve cenno con la mano e scompare tra i corridoi del negozio. Dopo qualche minuto torna e si avvicina allo sconosciuto con fare serio: ! ! ! ! ! ! ! ! - In cosa posso esserle utile?- Sto cercando il signor Kovacs, Sandor Kovacs. Mi dicono che lavora - Con chi ho l’onore di parlare?- È lei Sandor Kovacs?- No. Lei è...- il Conte fa una pausa interrogativa. Lo sconosciuto sospira - Sono il Tenente Draci della sezione investigativa. Mi può dire dove - La sezione investigativa? Potrei vedere il suo tesserino, per favore. Sa. Draci sta per dire qualcosa, poi rinuncia. Infila una mano nell’interno

qui.-

e dice: posso trovare il signor Kovacs?Con la brutta gente che gira non si sa mai.dell’impermeabile ed estrae un tesserino che mostra al Conte, tenendolo a distanza. Il Conte guarda il tesserino, alza un dito e avvicina la mano al tesserino. ! ! - Posso, scusi. Non vedo bene.- Senta, guardi. Io sto facendo il mio lavoro e ho anche una certa

urgenza. Ci sono cose ben più importanti da fare che guardare tesserini e fare tante storie.! ! Così dicendo fa per rimettere a posto il tesserino, ma il Conte lo blocca: - Ma io non ho visto niente. Ho diritto di vedere il tesserino prima di darle

alcuna informazione. Non è un fatto personale, è semplicemente una regola generale. Non crede?! ! ! Finalmente Draci porge il tesserino, girando la testa da un’altra parte. Il - Va bene.- dice - il signor Kovacs dovrebbe essere da qualche parte nel - Non c’è bisogno, grazie. Vado da solo... se permette.80

Conte lo afferra e lo esamina. negozio. Se vuole lo vado a chiamare.-

!

- Oh certo. Faccia pure.- Il Conte osserva la camminata buffa dell’uomo

mentre si avvia verso l’interno del negozio. Pensa alle caratteristiche di quell’uomo, estremamente contraddittorie: l’aspetto noir e minaccioso, la camminata da papero e la voce squillante, una via di mezzo tra l’erede di un nobile e una zitella acida. C’è qualcosa che non quadra. È preoccupato per Sándor. Che si sia messo nei pasticci? ! ! ! ! ! ! ! Draci ha raggiunto un uomo in camice e gli si affianca: - È lei Sandor Kovacs?- Sì.- risponde Sándor, guardando dall’alto in basso lo sconosciuto. - Sono il Tenente Draci, della sezione investigativa. Il tesserino l’ho già - Che cosa desidera?- posa l’oggetto che aveva in mano sullo scaffale.- Ha mai visto quest’uomo?Una foto si era materializzata davanti agli occhi di Sándor. Il viso ritratto

mostrato al suo principale e la pregherei di esimermi dal ritirarlo fuori.-

sembra proprio essere quello dell’uomo della Mercedes di una decina di giorni prima. Gli torna in mente il viso di lei, come un flash. Fa finta di guardare meglio, avvicinandosi alla foto. In realtà prende tempo. ! - Mi pare proprio di sì, in effetti.- dice guardando negli occhi Draci - Non è che lo conosca, ma mi sembra proprio di averlo già visto. Sa, io fino a qualche tempo fa lavoravo a un semaforo, come lavavetri...! ! - Lo so.- Ecco. Questo tipo dovrebbe essere uno che passava al semaforo

spesso. Direi, dagli orari, che andava a lavorare. In verità, Tenente, direi che questo tipo è morto.! ! - E come lo sa?- Beh, vede. Avevo visto sul giornale una foto che mi sembrava la sua.

Forse la stessa foto che mi ha mostrato lei. Allora non ci avevo fatto tanto caso. Ora però la sua presenza mi fa fare due più due.- Draci annuisce, poi domanda: ! - Non conosce il nome dell’uomo?Sándor si concentra, poi risponde:
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! ! ! ! ! !

- Direi di no. Credo di averlo letto sul giornale il giorno dopo la sua morte, - Si chiamava Pierluigi Forzaferro, ma direi che non ha nessuna - Guardi. Direi una Mercedes, ma potrei sbagliarmi.- È giusto. Una Mercedes grigio metallizzata.- Sì. Mi suona bene.- Forzaferro è stato ucciso la notte del quindici ottobre. Quel giorno andò

ma non ricordo. Me lo vuole dire lei?importanza. Si ricorda per caso che macchina aveva?-

a lavorare e passò per il semaforo di Via Petroselli. Lei era là?- Sándor fa finta di cercare nella sua mente: ! - Credo di sì. Vediamo. Il quindici... Ma sì, credo di sì. Quando lessi dell’omicidio lavoravo ancora al semaforo, del resto erano, cosa?, undici giorni fa. Ora non è che andassi tutti i giorni. Che giorno era della settimana?! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Mercoledì.- Mercoledì. Due Mercoledì fa... Sì ero là.- Da che ora a che ora?- Scusi. Non per essere indiscreto. Ma che cosa vuole sapere - Sì. Certo. Volevo farle tornare le cose in mente poco alla volta.- Mi dispiace per lei, ma c’è poco da far tornare in mente. Non mi ricordo - Forzaferro.- ... Forzaferro quel giorno.- mente Sándor. - È sicuro?- Abbastanza. Non me lo ricordo. Direi di non averlo notato.- Perché noi siamo abbastanza convinti che l’omicida non lo conosceva e

esattamente. In che veste sono interrogato? Come testimone?-

di aver visto il signor... Forza...-

che presumibilmente lo abbia, per così dire, abbordato il giorno stesso della morte, vale a dire il quindici. Lo sa chi si pensa l’abbia ucciso, no?! ! ! Sándor prova una punta di emozione quando dice: - La mantide.Draci annuisce. Poi continua:
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!

- Stentiamo a credere che fossero conoscenti. Naturalmente il contatto

può essere avvenuto qualche giorno prima. Anche se io sono convinto di no. Per questo sono venuto da lei, Signor Kovacs. Allora non le viene in mente niente? Magari relativo a qualche altro giorno?! ! ! ! ! ! ! ! Sándor pensa, prima di dire, con l’aria più dispiaciuta di cui è capace: - No, Tenente. Mi spiace.Draci estrae una carta plastificata e dice: - Questa è la mia carta. Se le dovesse venire in mente qualcosa, anche - La contatto.- finisce Sándor. - Esatto. Mi scusi per il disturbo. Arrivederci.- Arrivederci.Mentre Draci si avvia verso l’uscita, Sándor pensa. Chissà perché mi

un particolare che le sembra insignificante...-

impiccio? Rigira la carta tra le dita. La guarda. Chissà? Forse sono ancora in tempo. Già! E che cosa dico? Ah Tenente! Dimenticavo! C’era una donna stupenda che lo stava rimorchiando quel giorno. M’era proprio passato di mente. Ore 12:35 ! Sándor sta sistemando insieme a Hector i terminali appena aggiustati dal

tecnico. È ancora un po’ in subbuglio per la visita del poliziotto. Dovrebbe essere pentito di aver mentito, ma non lo è. Il mio intuito non mi ha mai ingannato si dice per convincersi del tutto e poi chissene importa, in ogni caso non credo scopriranno mai che ho mentito, come potrebbero? Non ho fatto il mio dovere? E allora? Quale dovere poi? ! Sente il bisogno di un attimo di pausa. Si stira e alza lo sguardo. L’immagine che si imprime sulla retina colpisce violentemente un segnale neurotico puntiforme che parte con velocità pressoché infinita, attraverso un percorso curvilineo e tortuoso di tunnel sottili, fino a urtare un minuscolo centro membranoso e molliccio. Qui, una reazione chimico-cinetica istantanea produce un piccolo grumo incandescente che viene immediatamente espulso e trascinato via da un’impetuosa corrente di liquido
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sanguigno che rapidamente scende lungo le vie arteriose. Appena il grumo si infila nel primo ventricolo, la temperatura interna del cuore ha un picco improvviso. Le pareti d’istinto si ritraggono e si dilatano con forza, provocando un’immediata diminuzione di pressione. Il grumo si sgretola, si scioglie e i resti scivolano via in tutte le direzioni e si perdono nell’organismo. Le pareti ritornano nelle loro condizioni normali. Tutto in una frazione di secondo. ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Sandor. Che c’è?- chiede Hector, notando il viso impietrito dell’amico. - Niente.- tiene gli occhi fissi davanti a sé. - Che guardi?- Lei. Non guardare però. Aspetta.- Ah sì. Lei. È bella, vero?- Ma cacchio! Ti ho detto di non guardare!- Ma l’avevo già vista, sai. Viene spesso. Non è la prima volta.- Viene spesso?!- Sì.- Aspetta. Sta andando via.- Beh te la faccio conoscere la prossima volta.- E se poi non viene più?- No. Perché? Ti dico che viene spesso.- Non si sa mai. Io mi assento una decina di minuti. Torno subito.- così

dicendo Sándor si allontana da Hector e si dirige verso un punto immaginario davanti a sé. ! - Ei! Dove vai?- esclama Hector, muovendo leggermente il braccio come se accennasse a fermarlo. Sándor cammina ad ampie falcate veloci e in pochi attimi raggiunge l’ingresso del negozio. Il Conte lo vede passare sorpreso e lo segue con lo sguardo. Sándor si affaccia sulla strada e guarda a destra e poi a sinistra. Lei cammina a dieci passi da lì. Porta i jeans, attillati, una blusa nera corta e scarpe nere con tacchi bassi. La segue, cercando di avvicinarsi leggermente. La osserva camminare tra la folla, le spalle dritte, la schiena leggermente arcuata, il bacino ondeggiante. Ha un bel corpo, decisamente un bel corpo. Gambe fini, ma carnose, caviglie sottili,
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vita delicata e belle rotondità aderenti alla stoffa dei pantaloni. La vede scendere gli scalini della metro e infilarsi nell’umido tunnel mentre è a pochi passi da lei. Scende gli scalini e la segue sul pavimento di plastica, mentre estrae la carta portafoglio preparandosi a fare un rapido biglietto. Lei si infila nei tornelli, mentre Sándor è alle prese con i tasti dell’erogatrice. Allunga il passo con il biglietto in mano e cammina sulla scala mobile. Deve assolutamente vedere in che direzione va. Scorge i polpacci infilarsi nell’arco di destra. Continua a camminare sulla scala preoccupato di perderla. Quando arriva sulla banchina il treno non c’è, e lei è una decina di metri più in là. La banchina è piuttosto affollata, non è un’ora di punta. Non c’è la solita bolgia multirazziale che, per quasi tutto il giorno, prende d’assalto i vagoni. La moltitudine un po’ malvestita, e anche un po’ maleodorante, che intasa le vetture e alita sui finestrini. L’ammasso di gente, perlopiù poveri, costretta a muoversi con i mezzi pubblici perché non può permettersi un mezzo proprio. C’è anche chi lo possiede, ma non ce la fa ad usarlo tutti i giorni, lo stipendio non basta. E chi non riesce ad ottenere i necessari permessi di circolazione. ! Sándor si avvicina leggermente a lei, con lo scopo di salire sullo stesso vagone, ma non vuole farsi notare. Non sa ancora cosa vuole fare, se la vuole semplicemente seguire, o parlarle o chissà. Si apposta a qualche passo da lei, lanciandole solo una rapida occhiata e poi girandosi di tre quarti. Il treno sta arrivando, rallentando con quello stridio di freni. Sándor si avvicina alla banchina, diagonalmente verso di lei, controllandone i movimenti con la coda dell’occhio. Riesce a salire nello stesso vagone, da una porta diversa. Lei si sistema in piedi appoggiata alla porta opposta a quella da cui è entrata. Lui abbastanza lontano, un po’ nascosto dalla gente, ma in grado di poterla spiare. Cosa fare? si domanda Sándor. Cercare di parlarle, di conoscerla; oppure più banalmente tentare di rimorchiarla; oppure seguirla senza farsi notare e vedere dove va. Spiarla insomma. Ma parlarle come si fa; bisogna trovare una scusa. E poi lei non sembra proprio il tipo da attraccare per strada. Beh oddio. Le lancia uno sguardo, che rimane incollato al collo fine di lei, al mento delicato, alla bocca carnosa, agli occhi neri e scintillanti. Si scuote e cerca di concentrarsi sul da farsi. Forse per ora
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conviene semplicemente seguirla e poi decidere. Tenta di assumere un’aria indifferente, e di non guardare troppo dalla parte di lei, ma di controllarla con la coda dell’occhio. Ha la sensazione che lei lo stia guardando. Si irrigidisce, non sa come reagire. Quando, dopo un tempo interminabile, trova il coraggio di girarsi verso di lei, la donna sta fissando il vuoto dinanzi a sé. Il movimento della metro lo culla, mentre pensa a lei, controllandola di nascosto, mandandole un’occhiata ogni tanto, soprattutto durante i rallentamenti delle stazioni. Dopo poche fermate, Sándor non saprebbe dire quante, lei si avvicina all’uscita. All’apertura della porta, segue il flusso di gente in uscita. Sándor la segue, tentando di apparire normale. La fermata è l’Esedra. I due si avviano verso l’uscita, sulle scale mobili, separati da altre persone di qualche metro. La può guardare di nuovo, lei è lì di spalle davanti a lui. Durante il tragitto sulle scale, la donna non si gira mai. Sándor tenta di mantenersi a una distanza tale da non farsi notare, ma anche da non perdere le sue tracce. La donna avanza con andatura leggera, senza fretta. Ha un attacco di panico. Non sa che fare, come proseguire. Si sente inerme. Il cuore batte, depresso da quel senso di impotenza. Ma le gambe lo sospingono dietro di lei. Devo stabilire un legame con lei, assolutamente. Ma come? Comincia a sperare che la donna stia andando a casa, che a un certo punto si fermi e apra il portone del suo palazzo. Almeno un punto di riferimento, da cui ripartire. Una prima informazione. Oddio. Ma che voglio da lei? Sta percorrendo Via Nazionale in discesa. Lei ogni tanto gira appena il viso verso le vetrine, distrattamente. Poi attraversa la strada. Sándor è imbarazzato, ma la segue, attraversando a sua volta. Fatti pochi passi sull’altro marciapiede, la donna si infila in un bar. Sándor rallenta il passo, cercando di decidere in fretta una strategia. Le gambe lo portano oltre il bar. A salvarlo è un negozio di libri usati, subito dopo. Vi si ferma davanti, fingendo di guardare le vetrine. Ne guarda una, un’altra, ma né una parola stampata, né un’immagine di copertina rimangono fissati nella sua mente. Sale il gradino dell’ingresso, guardandosi attorno. Afferra un libro, fingendo interesse. Ogni tanto getta uno sguardo alla strada. Si apposta con un libro in mano in maniera da avere un angolo di visuale abbastanza largo da
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vederla uscire. C’è un rischio. Il bar ha una porta che dà su una via traversa. Dopo pochi secondi non resiste alla tentazione di controllare che lei sia ancora dentro. Posa il libro e fa per tornare sui suoi passi, esattamente mentre la scorge uscire da dove era entrata. Si blocca, si guarda attorno confuso, poi, mentre lei gli sta passando davanti cede alla tentazione di guardarla. In quell’attimo per Sándor, nella confusione della strada, tra i colori della gente, tra i palazzi e le macchine, non c’è che il viso di lei, e gli occhi neri puntati verso di lui. È solo un attimo, un battito di ciglia. Lei passa e lui resta fermo. Attende una manciata di secondi, centocinquanta battiti del cuore, prima di riprendere l’inseguimento. Lei lo ha notato, sono entrati in contatto, breve e intenso. Qualcosa è cambiato. Sembra camminare più velocemente. Fa qualche decina di metri e gira in una strada sulla sinistra. Sándor affretta il passo per non perderla. Arrivato all’angolo la vede e rallenta. Cerca di riprendere la distanza giusta. Continua a chiedersi cosa fare esattamente, ma non riesce a venirne a capo. Lei svolta ancora. Quando Sándor raggiunge la strada, la vede appena scomparire dietro l’angolo. Si affretta, ma quando raggiunge la via, lei è scomparsa. Si blocca per un istante, poi riprende a camminare, guardandosi intorno. Va avanti per inerzia, cercando di scrutare ogni angolo e ogni vano della strada. Sulla sinistra c’è un piccolo slargo, deserto. C’è solo l’ingresso di un ristorante. Arriva a una nuova intersezione, ma non la vede. Ruota di trecentosessanta gradi, ma non ci sono tracce di lei. Un po’ scosso ritorna allo slargo, continuando a cercare con gli occhi. Alza lo sguardo sui palazzi, nessuno è affacciato. Sulla piccola piazza c’è una fontanella e si rinfresca. Si sente vuoto. Torna lentamente sui suoi passi. Non vorrebbe desistere così. Una voce femminile dietro di sé lo fa trasalire: ! ! ! ! ! - Mi stai seguendo?- il tono è vagamente minaccioso. Si gira di scatto e la vede vicino all’angolo, col capo leggermente - Io... No.- balbetta. Poi si scuote: - Beh, in verità, sì.- e fa un passo verso di lei. - Perché? Chi sei? Cosa vuoi?87

inclinato di lato, la mano destra sull’anca, il gomito all’infuori.

! ! ! ! ! ! ! ! ! ! e...! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! !

Sorride. Si sente in una buffa situazione. - Perché? Non ti capita mai di Lei lo osserva e sembra riflettere. - Chi sei?- domanda. - Mi chiamo Sándor. Tu?- Per chi lavori?- Sei curiosa. Lavoro al negozio Bazar, dove sei stata poco fa.- Il Bazar.- esclama lei stupita. - Sì. Il Bazar.- Non ti ho mai visto, là.- È da poco, infatti. Il Conte mi ha assunto da poco. Sai, lui è mio amico - Il Conte è tuo amico?- Sì. Certo.Lei sembra rilassarsi e Sándor ne approfitta per fare un altro passo. - E tu segui le persone così, la prima volta che le vedi?- domanda lei. Beh oddio. Non è proprio la prima volta che ti vedo. Dice: - Devo dire che non capita spesso.- No?- No.- Lo sai che non ci metto niente a controllare se dici la verità. Mi basta - Dico la verità.- Vediamo subito.Estrae dalla borsetta un telefono, spinge qualche pulsante e si porta

essere seguita- dice con aria ammiccante.

chiamare il Conte.-

l’apparecchio all’orecchio, continuando a fissare Sándor. Lui ricambia lo sguardo, un sorriso tranquillo. In qualche modo ho rotto il ghiaccio. ! ! ! - Pronto, Conte. Salve, sono io. Mi riconosce?- Sorride alla risposta - Senta. C’è qui un suo amico, Sandor. Le deve parlare un attimo.- ride e - Sì, va bene, Conte. Non si preoccupi. Glielo passo. Ci vediamo presto.88

dall’altro capo. dice:

! ! !

Si avvicina a lui e gli porge l’apparecchio. Sándor le manda un’occhiata: - Guillermo? Scusa se mi sono assentato. Torno subito.- Ma sì, cabron. Fai pure. Ti capisco perfettamente. La nostra amica è

muy simpaticissima. Torna quando vuoi. Anzi. Sei libero fino a che riesci a stare insieme a lei. A presto.! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Grazie, Guillermo. Credo che tornerò presto. Ciao.- la donna fa dei - Aspetta. Te la ripasso.- restituisce l’apparecchio. La donna dice al - Il suo amico qui è un po’ scansafatiche, eh Conte. Se appena vede una Sorride di nuovo alla risposta. - Va bene. Arrivederci. Scusi il disturbo.Attacca. Guarda Sándor con rimprovero per qualche secondo, scuotendo - Non mi dire. Mi stavi banalmente seguendo perché mi vuoi scopare? È - Beh. Non proprio.- un lieve imbarazzo. - Ah già! Certo. Si vede che ho personalità, giusto?- In effetti, sì.Lo guarda di traverso, con ulteriore rimprovero: - Ma fammi il favore.- poi si volta verso il ristorante. - Vieni. Andiamo a - Potrei sapere il tuo nome, prima di addentrarmi?- Di dove sei, Sandor? Ungherese?- Brava, ungherese. Ma si dice Sándor. Sáándor.- Saandor.Scuote la testa: - Á. Sáándor.- Lasciamo perdere. È troppo difficile, non ho mai sentito quel suono. gesti e Sándor dice: Conte: gonnella se ne va, non è un buon acquisto per voi.-

la testa: così?-

mangiare che ho fame.-

Non mi parlare mai in quella lingua.- intima, puntando l’indice.- Non ne capisco una parola e sinceramente non capisco come vi capiate tra di voi.89

! ! ! ! !

Sorride: - Magari un giorno te la potrei insegnare.- Ah. Lascia stare queste romanticherie, Sandor. Pensiamo alle cose Si avvia verso il ristorante. Sándor la segue raggiante. A metà strada lei - Matilde.Chicago, Illinois, Stati Uniti d’America bagno del quarto piano, sede dei servizi segreti statunitensi 27 ottobre; ore 12:25

serie.si volta, lo guarda e, continuando a camminare, dice:

!

Roger Watt fischietta accoccolato sul WC e sembra spensierato. Roger è

un agente speciale del settore “affari interni”. Sta pensando agli affari suoi, nonostante il lavoro in quel periodo sia molto pressante e occupi tutte le energie. Gli viene in mente una cosa e si concentra. Sono cifre e se le ripete dentro di sé ottoquattrouno seisei quattrocinque. Si sta preparando a uscire e la serie di numeri continua a circolare nel cervello, come se li volesse memorizzare per bene. Lavandosi le mani, si guarda allo specchio. ottoquattrouno seisei quattrocinque Avvicina il viso cercando di distrarsi analizzando le rughe, ma il numero continua a stazionare nella mente. Alza le sopracciglia, si getta acqua fresca sul viso. Accende l’asciugamano, passa il viso sotto, poi vi tiene le mani per qualche secondo. ottoquattrouno seisei quattrocinque. Il numero continua a circolare nel cervello, apparentemente al di là delle sue intenzioni. Esce dal bagno con decisione e si avvia verso l’ufficio del capo. Bussa alla porta e, ottenuto il permesso, entra. Il capo è seduto dietro la scrivania, i piedi poggiati sul tavolo. ! ! - Salve Roger.- esclama. Risponde meccanicamente con un cenno del capo, un po’ confuso. Il

numero si ripete ancora e non gli lascia la possibilità di pensare. Non pensando, non riesce a dire nulla. ! - Siediti pure, Roger.- la voce sembra arrivare da lontano. Ne capisce
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appena le parole come sottofondo alla voce interna che continua a ripetere le

cifre. Con uno sforzo di concentrazione riesce a sedersi, seguendo l’invito. Il capo lo sta guardando, mentre la mente è quasi totalmente distratta da quel circolo continuo. ! ! ! - Tutto bene, Roger?Riesce a fare un vago cenno col capo, mentre cerca di mantenere lo - Veniamo al sodo. Questa faccenda sta diventando veramente seria. Ci

sguardo sull’interlocutore. sta decimando e in poco tempo. Tutto è accaduto così in fretta. È veramente incredibile. Gli esperti non ci capiscono un’acca. Le manifestazioni sono sempre le stesse e le condizioni dei colpiti peggiorano di ora in ora. Ormai i primi hanno l’encefalogramma quasi piatto. Che ne pensi, Roger?! Watt lo guarda. Non riesce a dire nulla. Ottoquattrouno seisei quattrocinque è l’unica cosa che gli sta venendo veramente in mente. Si accorge che il capo sta attendendo una risposta. Cosa ne penso ottoquattrouno seisei quattrocinque di cosa ottoquattrouno seisei quattrocinque mah ottoquattrouno seisei quattrocinque adesso dico ottoquattrouno seisei quattrocinque no non credo ottoquattrouno seisei quattrocinque sia appropriato ! - Che idea ti sei fatto di questa faccenda?- sente di sottofondo. Beh appunto ottoquattrouno seisei quattrocinque che idea ottoquattrouno seisei quattrocinque. ! ! ! ! ! ! - Roger.- Sì, Signore.- Il capo lo osserva interdetto. Watt sbotta: - Ottoquattro...- Come?- Ottoquattrouno seisei quattro cinque.- Cristo! Roger. Che succede? Cristo!-

Watt tace e distoglie lo sguardo. Sbatte la mano sul bracciolo della sedia, con violenza. Il capo si alza di scatto, gli si avvicina e comincia a dargli forti scossoni. Lo sguardo di Watt sembra ormai perso dietro qualcos’altro. Il numero continua a girare inarrestabile. Il capo apre la porta e urla: ! - Chiamate un’ambulanza, presto!91

Casabianca, Washington D. C, USA gabinetto del Presidente USA ore 13:33 ! ! Clooney è seduto davanti al Presidente. - Questo caso è forse il più grave, Signore. A Watt era stato tolto il chip

mnemonico qualche giorno fa. Ormai era stato tolto a tutti. Eppure è successo anche a lui. È un brutto segno, Signore.! ! - Segno che il fatto non dipende dal chip.- Questo no, signore, non possiamo dirlo. Potrebbe aver provocato

comunque alterazioni nel cervello dei nostri uomini, nella parte riguardante la memoria. Il brutto segno consiste nel fatto che presumibilmente tutti quanti rischiano di, diciamo così, ammalarsi.! ! - Steve. Chi è che ha il chip installato, nel mondo?- Come lei sa i chip, cioè i modelli primordiali dei chip, furono immessi sul

mercato, ma poi dichiarati illegali più o meno in tutto il mondo. In teoria furono disinstallati a tutti. Poi magari qualcuno è riuscito a tenerselo. Naturalmente, noi continuammo a lavorarci sopra, e non solo noi, fino a raggiungere modelli molto più avanzati. Talmente avanzati che non ci si pensò nemmeno a metterli sul mercato. Si decise di usarle per scopi, diciamo, militari. Furono installati a tutti gli agenti segreti e dei servizi speciali. Non escludo che ce l’abbia anche qualche altra persona, qualche ricco stravagante che ha contatti con i servizi... Però per ora non si sa di casi esterni ai servizi.! ! - E i cinesi, Steve?- Per quanto ne sappiamo anche loro le installano sui loro agenti. Non

sappiamo se su tutti, ma plausibilmente... Sono ormai dieci anni che si usano e sono sempre risultate efficaci e assolutamente non dannose.! ! - Sa come funzionano, Steve?- Non esattamente, Signore. Cioè non conosco, né capisco i particolari

tecnici. Però grosso modo sì. Praticamente il chip fornisce un collegamento tra la memoria del soggetto in cui è stata installato e una banca dati esterna.
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Il chip riceve tramite onde particolari, dette DCW, Data Communication Waves, i dati da memorizzare da una centrale esterna che può essere di vari tipi. L’importante è avere l’apparecchio di trasmissione.! ! - E fin qui non c’è niente di nuovo.- Esatto. Fin qui è roba standard. Che fa il chip quando riceve i dati? Li

comunica alla parte di memoria addetta a quel tipo di informazioni, che so, immagini, testo, numeri eccetera, in maniera tale che il dato rimanga impresso nelle cellule. Come fa questo non lo so esattamente. Credo che ci siano collegamenti elettronici sicuramente, ma anche chimici e neurotici. Lei sa che una cellula mnemonica incamera informazioni, ma le incamera in maniera diversa a seconda del modo in cui viene impressa: in maniera chiara, o vaga, o labile...! ! - Sì. Sì. Più o meno.- accompagna la frase con un gesto della mano. - Ecco. Tutto quello che il chip trasmette alla memoria è destinato a

restare chiaramente e a lungo nelle cellule. Capisce bene quanto ciò sia stato utile ai servizi. Non credo che i cinesi non se ne siano serviti. Mi stupirebbe. Non crederà mica che questa cosa sia responsabilità dei cinesi?! ! ! ! ! ! ! Il Presidente si stringe nelle spalle: - Non so che credere, mio caro Steve. È un momento così difficile. - Se mi posso permettere Signore, non capisco perché avete lasciato - Ma perché il centro del Professor Küchle è il migliore! Me ne sa dire Clooney non sa che rispondere, ma insiste: - Però dal punto di vista della sicurezza...- Vabbe’ lascia stare. Tra l’altro i due problemi si intrecciano. Tutti gli

Questa storia, i cinesi, le banche, quel clone che è fuggito in Europa.una cosa del genere nelle mani degli europei.uno altrettanto buono qui?-

uomini che avevamo mandato per collaborare con gli europei sono fuori gioco per la malattia. E i tedeschi non stanno messi meglio.! - Infatti. I tedeschi sono decimati, a quanto dicono. Il nostro ultimo agente che seguiva il caso, prima di dare i numeri, ci ha comunicato che le ricerche del robot, del clone, conducono in Italia, apparentemente.93

! !

- Una cosa per volta, Steve. Che dicono i tecnici, i ricercatori? A che cosa - Del chip, dice? Sembra chiaro cosa succede. Un dato preciso va in

può essere dovuto questo fatto?loop, si ripete continuamente nel cervello senza pausa, sempre più velocemente, mandando in tilt il cervello stesso. O meglio, impedendogli di svolgere altre funzioni, ad esempio pensare. È come se uno si ripetesse una cosa per imprimerla meglio in testa. I ricercatori non stanno capendo molto da questo punto di vista, ma avanzano l’ipotesi che le parti che inviano i dati dalla memoria al resto del cervello si siano incastrate, per così dire, o meglio incantate. Prendono quel singolo dato, probabilmente a caso, o forse per volontà dello stesso soggetto, e lo mandano in giro per il cervello. In quel momento si “incantano” e vanno avanti così.! ! - E in genere i dati sono insignificanti, senza importanza.- Oh, sì! Del tutto casuali. Probabilmente in quel momento il soggetto

decide di inviarsi un dato mnemonico, la parte trasmettitrice è già malfunzionante e... succede il casino. Naturalmente ognuno di noi invia chissà quante volte al giorno, all’ora, dati dalla memoria al resto. Così appena quella cosa si rompe...! ! ! ! ! ! ! - E quest’ultimo caso, quel Watt.- Mah, niente. Lui si è messo a ripetere un numero...- Che numero, Steve?- Un numero di telefono. Niente di importante.- Mi dica, Steve. Sono curioso.Clooney si gratta il sopracciglio, abbassa lo sguardo, lo rialza: - Niente. Era il numero di telefono di una signorina che... Watt aveva

conosciuto la sera prima in un locale. Una signorina che... insomma, offriva prestazioni a pagamento.! ! ! - Capisco.- fa il Presidente, leggermente imbarazzato. - E su questa parte di cervello, quella che trasmette i dati mnemonici, - Per ora viene escluso. Il sistema è troppo complesso, dicono. Cioè,
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non si può operare? Che so. Togliere o sostituire?togliendo quelle parti, alcune cellule e così via si peggiorerebbero le cose.-

! ! ! ! !

Il Presidente annuisce. - Ma insomma. Tutto ciò è collegato con il chip. Questo è appurato?- Evidentemente. Solo quelli con il chip hanno manifestato tali problemi.- E come?- Non si sa. Non hanno idea. Il chip svolge una funzione simile alle parti

lesionate, ma non identica e non è esattamente a contatto con queste. Se anche avesse un potere lesionante, non si capirebbe perché solo su quelle parti e nemmeno perché così, tutto di un colpo, in pochi mesi. No, signore. Purtroppo brancolano nel buio.! I due prendono una pausa. Si guardano per qualche secondo. Distolgono gli sguardi e si mettono a riflettere, ognuno per conto proprio. Il Presidente interrompe il silenzio mesto: ! ! ! ! ! - E il clone? Chi abbiamo alle sue costole?- Temo nessuno in questo momento, Signore.- Come nessuno?- esclama, rizzandosi per lo spavento - E i tedeschi, gli Clooney accenna un sorriso sarcastico: - I tedeschi, come le dicevo, sono decimati e non hanno mandato

italiani?-

nessuno in Italia. Hanno lasciato qualche uomo a occuparsi del caso in Germania. Del resto non si è sicuri al cento per cento che il robot sia in Italia. E gli italiani, Signore...- il sorriso si accentua - sono stati i primi a essere completamente paralizzati. Sono una razza debole, e pigra.! ! - Cristo! Nessuno sta seguendo il clone. È gravissimo. E da quando - Da questa mattina, Signore. Il nostro ultimo uomo laggiù si è reso questo?indisponibile questa mattina.Roma, Italia, CE ufficio del Capitano Pace, sede della polizia ore 20:45 ! Il Capitano Pace ha appena aperto il rapporto che riguarda i primi dieci
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giorni di indagini sul caso mantide, inviato da Draci per posta elettronica.

Pace è un uomo sulla cinquantina dall’aria bonaria e dai simpatici baffi grigi. Per curiosità sfoglia sul terminale la cartella relativa al caso. A Draci era stato assegnato quell’incarico ufficialmente il diciassette di ottobre alle ore sedici e quarantacinque, assieme al compito di consegnare una relazione sulle indagini dopo dieci giorni. Il Capitano guarda l’ora di spedizione del messaggio, cioè le sedici e quarantaquattro, e sorride. Quel Draci è fenomenale. ! ! ! Dopo aver decodificato il messaggio cifrato e verificato la firma digitale, <<Rapporto sul caso mantide. Finito di compilare il 27 ottobre alle ore Elenco delle vittime. indossa gli occhialetti stile antico e legge: 16:00. 1. Pietro Tomba. 2. Bruno Pàves. 3. Carlo Pervi. 4. Fernando Stella. 5. Pierluigi Forzaferro. ! ! Profilo delle vittime. Pietro Tomba: gestore del locale L’Elite, sito in Via Veneto, 123; trattasi di

un locale frequentato solo da uomini. Vi lavorano circa una ventina di donne che intrattengono i clienti con la loro compagnia e con spettacoli, pubblici o semi-privati, di spogliarello. Sembra escludersi la presenza di prostituzione vera e propria. Tomba è però sospettato di avere un altro giro di prostitute molto ampio, soprattutto ragazze immigrate, da cui plausibilmente seleziona le ragazze che lavorano nel locale. È stato indagato circa un anno fa per la morte di due africane, Colette Freeman e Fiona Todd. Circolava la voce che le due avessero tentato di organizzare una rivolta tra le prostitute gestite da Tomba e che per questo motivo questi le avesse fatte uccidere. Nessuna prova confermò i sospetti, nessuno parlò e l’uomo non venne mai accusato. ! Bruno Pàves: azionista di rilievo della compagnia telefonica Telesmart.
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Divorziato senza figli. Nessun particolare che sembra rilevante ai fini

dell’inchiesta a parte un grosso prelievo su un suo conto bancario italiano (MPS) due giorni prima della morte. Non si è ancora scoperto dove siano finiti i soldi. La cifra era però in media rispetto ai movimenti finanziari abituali. Forse semplicemente non ha fatto in tempo a utilizzare il denaro. ! Carlo Pervi: affarista, socio di una compagnia edile, la Tritutar, socio di uno studio di ricerche finanziarie, la Vestinfin, di una cooperativa, la Odradek, di cui era entrato a far parte due giorni prima della morte, la quale possiede una serie di negozi dell’usato. Scapolo. ! Fernando Stella: azionista di spicco della Rocchi Geco. Ex deputato del CDE. La sua cartella è piuttosto densa e pieni di punti oscuri, ma per ora non si vedono collegamenti con il caso in questione. Sono state fatte ricerche sui suoi conti bancari italiani, ma nulla di strano è stato notato. Naturalmente Stella aveva conti all’estero, che non sono stati controllati ancora. Scapolo. Frequentava sporadicamente l’Elite. ! Pierluigi Forzaferro: responsabile del settore finanziario della Banca d’Italia, un posto di primaria importanza. Uomo del Senatore Gasisco. Divorziato dalla moglie, il figlio vive con la donna. ! Apparentemente nessuna delle vittime si conosceva o aveva avuto rapporti di alcun tipo, a parte le visite di Stella all’Elite. Non è comunque plausibile che Tomba e Stella si conoscessero, dato che Tomba non aveva rapporti con clienti non fissi. ! ! Dinamiche dei delitti. Confermo i rapporti precedenti del pool: le vittime sono state uccise nel

loro letto di casa con un punteruolo, lasciato sempre sul luogo del delitto. È plausibile che l’omicida lo porti con sé, visto che è sempre lo stesso tipo di arma (molto efficace). Effettivamente sembra che l’omicida sia una donna. Dalla posizione e dagli altri dati sullo stato del sesso del cadavere e dalla direzione dei colpi si capisce chiaramente che l’omicida era sopra al momento della penetrazione, che pertanto si esclude essere anale, e che ha colpito mentre questa era ancora in atto. L’omicida porta profumi abbastanza comuni, anche se di buon gusto, porta il rossetto le cui tracce si trovano su bicchieri, sulle labbra, sul viso e su parte del corpo dell’uomo e la matita sugli
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occhi. Nessun altro tipo di trucco. Non sono mai stati trovati capelli che riconducessero all’omicida (le proprietarie dei capelli ritrovati negli appartamenti sono state identificate e interrogate e nessuna per ora è sospettata). L’ipotesi più probabile è che indossi parrucche, e forse che abbia i capelli molto corti, se non rasati completamente. Il pelo del pube dell’omicida è nero. Nessuna impronta digitale sospetta. Indossa evidentemente i guanti, plausibilmente molto femminili, durante tutto l’arco dell’incontro. Non è appurato da nessun fatto che l’omicida sia una bella donna. Gli uomini non sembravano di gusti difficilissimi. Sono anche convinto che lei si dimostrasse comunque molto disponibile e agisse al primo incontro e anche in tempi brevi. Non si può stabilire per ora se fosse lei a fare il primo passo, né tanto meno se li scegliesse per qualche motivo. Gli uomini comunque non sembravano i tipi da rifiutare un incontro galante rapido ed essenziale, anche con una donna non propriamente bella o piacente. Razza dell’omicida: nessuna ipotesi plausibile o basata su indizi. Nazionalità: nessuna ipotesi plausibile o basata su indizi. Non è nemmeno detto che parli l’italiano o l’inglese. Si può immaginare che i rapporti tra la vittima e l’omicida si basassero soprattutto sulla gestualità e il contatto. Altri indizi: nessuno che sembra rilevante. ! ! Direzione generale delle indagini proposta. Ricerca di:

1. moventi. 2. collegamenti tra le vittime. 3. testimoni. ! ! Riguardo al punto 1 e 2, si sta cercando nella vita delle vittime, come Per il punto 3 sono state sentite 157 persone. Nessun dato di rilievo. descritto sopra. Apparentemente nessun testimone. Segue lista delle persone ascoltate: Arrighi Massimo, ..., Kovacs Sandor, ..., Zatti Michele. Interrogate inoltre 23 donne che avevano avuto rapporti o contatti con le vittime recentemente, tra cui le ex mogli di Pàves e Forzaferro. Nessuna sospetta. Alcune con alibi. Segue lista:
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Art Amanda (alibi verificato), ..., Terra Beatrice (alibi da verificare), ..., Pauly Pauline (senza alibi). ! ! Direzione immediata delle indagini proposta. Ricerca più approfondita, analitica e comparata, su Tomba e Pervi.

Motivo: intuitivo. In particolare sembrano quelli per cui potrebbe essere più semplice trovare un possibile movente. Ricerca inoltre della destinazione dei fondi prelevati dal Pàves prima di morire e controllo dei conti bancari esteri dello Stella. ! ! Nota finale. A osservare gli intervalli di tempo tra una vittima e l’altra si ipotizza che

l’omicida stia per ricolpire. Si consiglia un’adeguata campagna di informazione, con tutti i mezzi disponibili, sulle precauzioni da prendere: non portare in casa donne, soprattutto se sconosciute. L’omicida potrebbe indossare i guanti sin dal primo approccio, sicuramente prima di entrare in casa. Segnalare ogni tentativo di adescamento da donne sconosciute. Sospettare di donne molto disponibili. ! ! ! ! Fine rapporto. Tenente Draci.>> Pace risponde immediatamente: <<Ottimo lavoro. Vada avanti così. Cerchi di risolvermi questo benedetto

caso al più presto. Capitano Pace.>> ! Invia il messaggio. Via Cerveteri, 21 osteria L’Inferno 28 ottobre; ore 0:22 ! Il Conte Del Busto sbatte il ventiseiesimo bicchiere, ormai vuoto, di

bacardi e coca cola sul tavolo attorno al quale sono sedute diverse persone. Appoggia entrambe le mani sul tavolo e dice: ! - Jo voy.- E si alza lentamente. - Signori e signore, señoritas y niños, me
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ne vado a casa!-

!

Si drizza, assume un portamento decoroso, si libera della sedia, fa un

cenno con la mano, si inchina, si gira ed esce dall’osteria. I suoi compagni sanno che la serata sta finendo anche per loro. Si avvia con passo stanco e incerto verso casa, non molto lontana da lì. Una breve passeggiata e un po’ d’aria fresca è quello che ci vuole in questi casi. Un centinaio di passi e vede un gruppo di persone, fuori dal locale notturno. Il Conte nota le donne, vestite da ballo. Ammira le caviglie, velate dalle calze. ! Dopo dieci minuti, che gli sembrano lunghissimi, arriva davanti al portone. Si posiziona davanti al microfono della serratura elettronica, posta a fianco della porta, e bofonchia, con voce roca, alterata dall’alcol: ! ! ! ! ! ! - Guillermo Fernández.La serratura naturalmente non scatta. L’uomo sbuffa, avvicina di più la - Guillermo Fernández.Niente da fare, il portone non si apre. - Que poca madre! Carajo!Il Conte impreca. E quando lo fa sul serio gli viene in messicano.

bocca al microfono e insiste, alzando solo un po’ la voce:

Solamente per gioco usa l’italiano. Non è la prima volta che gli succede, tornando a casa stanco e brillo, dopo una bella bevuta. Il sensore non riconosce la voce alterata, e non invia il permesso di apertura alla serratura. Se prima si potevano perdere le chiavi e rimanere fuori casa, ora si può perdere la voce. Non c’è una grande differenza. ! Con calma. Si schiarisce bene la voce, prende fiato e riprova. Finalmente la serratura scatta e lui si affretta ad aprire la porta. Sale le scale lentamente. Non fa mai le cose di corsa, anche se stavolta un po’ di fretta ce l’ha. Il corpo affaticato reclama la posizione orizzontale, mentre il cervello continua a girare instancabile, attraverso una baraonda di colori, immagini, impulsi. Sente vampate di calore in vari punti. Allo stomaco, all’ombelico che c’entra l’ombelico?, al petto. Vede visi, di uomini, di donne. Molte donne piroettano nella mente. Si attacca allo scorrimano e poggia piede dopo piede, a fatica. Lo attende il letto, il morbido letto, ancora così lontano. Immagina gambe femminili davanti a se, bellissime, le più belle che riesce a pensare. Salgono
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più in fretta delle sue. Sente lo scalpiccio dei tacchi, e quel rumore lo emoziona. Si chiama Barbara, no Venere, no Desideria. E’ bionda, formosa e ha la pelle chiara. Poi è bruna, snella, carnagione scura. Sono due le donne che lo precedono e, in un attimo, si moltiplicano nella fantasia, le immagini si intersecano, si confondono. Spariscono dietro l’angolo. Manca un piano, forza! Sale più deciso, aggrappandosi alla ringhiera e issandosi. ! Le impronte digitali, oltre a essere più sicure, non vengono alterate dall’alcol. Non ha problemi ad aprire la porta, la sospirata porta. Preme leggermente per qualche secondo i polpastrelli della mano destra sui cinque sensori, finché non sente lo scatto. Entra in casa, poggia la giacca sull’appendiabiti, gli occhiali nel portaocchiali. Vuole il letto e comincia a spogliarsi, lasciandosi gli indumenti alle spalle, sul pavimento. I pantaloni scivolano lungo le gambe, di fronte al WC, e rimangono lì. In mutande e canottiera, si avvia nella penombra verso il letto e vi si infila. La luce della luna filtra dall’esterno, attraverso le tende bianche. Rilassa i muscoli e tira un grosso sospiro. Si sente al sicuro. ! La testa gira, romba, sta ancora andando a bacardi. La fantasia galoppante non lascia presagire un sonno tranquillo. Chiude gli occhi e la vede. È là, davanti alle tende della porta-finestra. Lo guarda, bella e fiera. È Desideria. Indossa una veste bianca, candida, molto leggera. Le forme si indovinano nell’oscurità. Ha i capelli neri, lunghi fino al petto. Le punte morbide dei capelli le si infrangono sul collo, sulle spalle, sul torace. Coprono delicatamente il seno, che traspare, e sfiorano i capezzoli. Si sfila le mutandine bianche da sotto la veste, con naturalezza. Le tiene un secondo nella mano, prima di lasciarle cadere sul pavimento, accanto al piede scalzo e profumato. I capelli ondeggiano, accarezzandola dolcemente. Rimane lì, muta, in attesa, con gli occhi intensi e le labbra tremanti. ! ! ! Il Conte la guarda estasiato. - Sei bellissima! Vieni qua. Vieni qua vicino a me.- mormora. Ha un groppo alla gola. Si immagina di tendere il braccio verso di lei, di

continuare ad ammirarla con il braccio sollevato, di guardarla con dolcezza. Lei sorride e fa un passo verso di lui, la veste si increspa appena, l’orlo
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ondeggia. Le mani si incontrano, si prendono, come in un ballo. La conduce delicatamente verso il letto. La sdraia, sfiorando la seta e la pelle. Lei si lascia baciare, ma rimane immobile, non partecipa. La fantasia non riesce a coinvolgerla nell’atto. L’immagine sfuma, si dilegua. ! Si trova alla base di una scala a chiocciola, molto stretta, di ferro. Una donna sta salendo. Vede solo le gambe, le calze nere autoreggenti, la fascia scura che le tiene alla fine della coscia carnosa, intravede l’oscurità tra le gambe. Di corsa la segue sulla scala, gira, gira, gira. Quando arriva su, la trova sul divano, ammiccante. Ma non riesce a immaginare il volto, il busto, neppure il nome. La donna scompare dalla mente. ! I pensieri si offuscano, si fanno meno precisi. Persone presenti e vicine, visi dimenticati, visi cari e visi sconosciuti. Immagini della memoria che scorrono lentamente, si sovrappongono e si frantumano. Scheletri le cui ossa si spezzano, si separano, si ricompongono in forme diverse. Diventano segmenti di figure geometriche, spigoli di cubi, lati di strutture astratte, le quali si muovono, roteano, si intersecano. Si sfilacciano in parte, emettono radiazioni, come se disegnate dagli aghi di un elettrocardiogramma. Assi e segmenti filiformi e curvilinei, spazi euclidei e luoghi caotici, moti armonici e moti ondulatori, in cerca di un equilibrio. Entra nella fase di trapasso al sonno, sta perdendo coscienza. Si addormenta. Il cuore batte regolare, le vene delle tempie si rilassano, il sospiro diventa profondo. ! ! ! Il buio assoluto, il tempo inesistente. In un flash una stella astratta, due assi perpendicolari, dal cui punto di Poi la luce soffusa dei sogni, una cornice nebbiosa, sfumata. Una stanza,

intersezione parte una linea spezzata, come una coda sottile. di cui nota solo le stoffe di velluto rubino, probabilmente di qualche sedia o divano. Un tavolino antico e sopra un vecchio grammofono, con l’altoparlante a cono, decorato a spirali, annerito dal tempo. Si avvicina e gira la manovella. Esce una musica bellissima, lo sa, ma non riesce a sentirla, a distinguere le note, l’armonia. Bambine in tuta da ballo danzano sulla punta dei piedi. La musica si interrompe e le bambine scompaiono salutando con un inchino. Dall’altoparlante ora esce un brusio. Nella stanza, d’improvviso,
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ci sono tante persone, uomini e donne con il volto pallido impassibile, impenetrabile, gli occhi spiritati cerchiati da una profonda tristezza. Sono sistemate come in un coro, su vari livelli circolari. Una di queste apre la bocca: ! ! ! ! ! ! ! - Salve Un’altra: - Conte.Lascia la presa della manovella e arretra. È completamente accerchiato, - La sua immaginazione -, - è molto -, - fervida -, - ma caduca.Ruota di trecentossessanta gradi per seguire con gli occhi chi pronuncia Le bocche dei coristi si dischiudono a turno, ma non sembra che le voci

senza via di fuga, un senso di claustrofobia lo assale.

le parole. vengano da loro. Piuttosto rimbombano nel cervello. C’è una leggera asincronia tra l’apertura della bocca e il suono. ! - Non si -, - spaventi.-, - È Odradek -, - che parla -, - le sto -, - parlando -, - nel sogno -, - ho imparato -, - a comunicare -, - con il cervello -, - nello stato -, - di sonno.! ! ! Odradek. Sto sognando? - Cosa vuoi?- domanda il Conte. - Devo -, - darle -, - alcune informazioni -, - sulle nostre -, - attività -, - il

negozio -, - dove -, - lei -, - lavora -, - è proprietà -, - della cooperativa Odradek -, - da me -, - fondata -, - i soci -, - della cooperativa -, - sono -, tutti -, - persone -, - che lavorano -, - per essa -, - in Italia -, - ci sono -, ottocento -, - ottanta -, - due -, - soci -, - nel mondo -, - diciannove -, - mila -, seicento -, - novanta -, - quattro -, - lei riceve -, - lo stipendio -, - dalla cooperativa -, - e è -, - proprietario -, - di una parte -, - di questa -, - lei -, - è -, - un uomo -, - ricco -, - la cooperativa -, - possiede -, - negozi -, - di usato -, come -, - quello -, - che lei -, - dirige -, - e sta -, - allargando -, - le attività -, - i negozi -, - in Italia -, - sono -, - cento -, - quindici -, - nel mondo -, - duemila -, - settecento -, - cinquanta -, - sei.! Sgrana gli occhi stupito.
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! !

- Anche gli altri, Federico, Hector, Sandor e Sole sono soci? E sono - Sì -, - alla fine -, - dell’anno -, - vi -, - si -, - comunicherà -, - la situazione

ricchi?-, - finanziaria -, - vi -, - si -, - invieranno -, - gli utili -, - divisi -, - in parti -, uguali -, - è sorpreso?! ! - Accidenti se sono sorpreso.- Adesso -, - vado -, - Conte -, - non -, - c’è -, - altro -, - che -, - ha

bisogno -, - di sapere -, - se vuole -, - può -, - rendere note -, - queste cose -, - ai suoi amici -, - a presto.! ! ! - A presto.- mormora. I coristi chinano la testa e escono dalla stanza in ordine sparso, le L’oscurità cala sul sogno. Piazza Re di Roma, 17 ore 12:37 ! Draci si sente ormai familiare in quel negozio. Non sa bene se ci è

braccia penzoloni sui fianchi e il passo leggero.

tornato perché in qualche modo le indagini lo portano lì oppure perché prova una specie di simpatia per quel posto. Del resto l’ultima cosa tangibile che Pervi aveva fatto nella vita prima di morire era diventare socio della cooperativa Odradek. E la Odradek a Roma possedeva quel negozio. ! ! ! ! ! ! ! ! Riconosce il Conte dietro al bancone e gli si avvicina. - Salve.- fa un rapido gesto della mano - si ricorda di me o le devo - Ah sì. Mi ricordo. Come sta?- Bene. E lei?- Bene, grazie. Vuole ancora parlare con Sandor?- In verità volevo scambiare quattro chiacchiere informali con lei, se non - Sì. Allora attenda un attimo.- Il Conte si allontana dal bancone e - Federico. Vieni in cassa per favore.104

mostrare di nuovo il tesserino.-

disturbo. Lei è il signor Fernandez Del Busto, vero?chiama:

! ! ! ! ! ! !

Dopo poco, Federico arriva al bancone e il Conte si rivolge a Draci: - Le va bene uscire un attimo?- Certo.Escono dal negozio e si allontanano di qualche passo. - Mi dica.- . - Le volevo fare qualche domanda sulla cooperativa Odradek.Il sogno salta subito alla mente. Si era interrogato il mattino: aveva

parlato con Odradek oppure aveva semplicemente sognato? Quelle voci e ciò che dicevano gli erano rimasti impressi nitidi nella memoria. In più avevano un carattere informativo forte e preciso. D’altro canto era indubbio che stesse dormendo. Aveva pensato che prima o poi quell’enigma sarebbe stato svelato, in qualche modo. La cooperativa Odradek. Annuisce, timidamente. ! ! ! ! ! ! ! ! - Lei è socio, vero?- Sì.- il cuore batte forte. - Anche gli altri lo sono? Federico Urjico, Hector De La Peña e Sandor - Sì. Certo.- Certo un corno. È sorpreso che non sia stata menzionata - Conosceva Carlo Pervi?- Carlo Pervi?! No. Chi è?- aggrotta le sopracciglia. Su questo non sono - Chi era. È morto. Anche lui era socio della Odradek. Sto indagando - No. Mai sentito. Del resto non conosco gli altri soci. La gestione del

Kovacs?Sole.

stato informato. sulla sua morte e mi chiedevo se lo conosceva.negozio, come l’ingresso nella cooperativa, mi è stata offerta direttamente dall’amministrazione della cooperativa. In genere siamo in contatto per via elettronica.! ! ! - Conosce i membri dell’amministrazione?- Beh. Non di persona, no.- Ne conosce i nomi?105

! ! ! ! ! ! ! !

- Nemmeno. Si firmano sempre: <<amministrazione della - Lo sa che la cooperativa è piuttosto grossa?- Certo. Beh, abbastanza.Draci sembra riflettere. - È un’ottima idea quella dei negozi dell’usato. E anche quella di far - Beh. I negozi dell’usato è un’idea della cooperativa., e non so chi l’ha - Quindi gli unici membri che conosce personalmente sono i colleghi del - Sì. Non è stranissimo, se pensa che si comunica molto senza vedersi.

cooperativa>>.-

dipendere i prezzi dal reddito dell’acquirente. Sa chi l’ha avuta?avuta. L’altra è mia. L’ho proposto io all’amministrazione.negozio?Ormai le vecchie riunioni sono superate. La cooperativa è molto numerosa, come diceva. L’amministrazione coordina tutto e fa da tramite.! ! ! ! ! ! - Già. E le è stato chiesto di mettere un grosso capitale al momento - No. Mi è stato chiesto solo di gestire il negozio.- Per questo però lei è stipendiato?- Sì. Certo.Draci si blocca: - Va bene. Credo che questo sia sufficiente. Speravo solo che lei mi dell’iscrizione alla cooperativa?-

potesse dare qualche informazione su Pervi. La prego di chiedere ai suoi amici se per caso lo conoscevano e in tal caso di farmelo sapere. Questo è il mio biglietto. Arrivederci.! - Arrivederci.ore 20:35 ! Il Conte ha appena abbassato le serrande del negozio. Gli altri se ne

sono andati ed è rimasto solo, alla luce del neon. In verità non tutti se ne sono andati. Si avvia verso il retro del negozio, percorre il grande magazzino e si avvicina a una porta. Appoggia l’orecchio prima di bussare. Risponde la voce di S.G.N.C.2.1:
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! ! ! !

- Sì. Chi è?- Sono Guillermo, Sole. Posso entrare?- Certo. Prego.Il Conte entra, invitato da un gesto, tenendo per qualche secondo la

porta aperta dall’esterno, con discrezione. La stanza è piuttosto ampia, sommersa da schermi, terminali, telefoni, televisori, elettrodomestici elettronici di vari generi, piccoli robot, fili, cavi, processori, strumenti di lavoro. S.G.N.C.2.1 è seduta davanti a un enorme tavolo di legno chiaro, ingombro di una quantità di oggetti di tutti i tipi. Ha davanti una cassa di metallo. In fondo alla stanza c’è una brandina di ferro. Di fronte al lungo tavolo ci sono tre sedie e il Conte si siede su una. Poggia i gomiti sulle ginocchia e il mento sulle mani e la osserva da dietro gli occhialetti. Lei si volta e gli sorride: ! ! - Cosa c’è?- domanda. - Niente. Pensavo: ma non esci mai tu? Sei sempre chiusa qua dentro a

lavorare tra queste quattro mura. Beninteso, per il negozio è un gran bene. Sono esterrefatto da quello che riesci a fare. Però mi si stringe il cuore a vedere una bella ragazza come te stare rinchiusa qua dentro come una monaca di clausura. Sei qua da due mesi e non hai mai messo il naso fuori. Mi chiedo proprio come fai.! - Ma io mi diverto, qua. E poi sono collegata con il mondo esterno. indica il grosso terminale alla sua destra - Da qui posso vedere tutto, forse meglio che andando in giro. E fare tutto. Non c’è alcun bisogno di uscire. Basta spingere i pulsanti e guardare lo schermo.! ! ! - Sì. Sì. Lo capisco. E poi con tutto quello che sai fare...- Non ti devi preoccupare per me, Guillermo.- Senti, però. Va bene che tu stia qui a lavorare. E che stia bene. Però

insisto perché tu esca qualche volta. Ad esempio, non ti andrebbe di fare qualcosa stasera? Magari una passeggiata, prendere una boccata d’aria. Ti farebbe bene. Magari ci possiamo andare a prendere qualcosa da bere... Stai sempre qui, chiusa in questo buco. Ma come fai? Non ti va di andare a divertirti? 107

! ! ! ! ! ! ! !

- Hai visto il mio ragionatore?- lo interrompe bruscamente S.G.N.C.2.1 - Ragionatore?- Sì. L’ho appena finito. È una prova, un modellino, ma dovrebbe essere - L’hai fatto tu?!- Sì.- Ah!Si avvicina istintivamente all’oggetto, scrutandolo. - Vieni, avvicinati. Ti faccio vedere.- il Conte sposta la sedia accanto a lei.

indicando la cassa davanti a lei.

divertente.-

- Gli ho dato degli assiomi, le regole logiche basilari, gli ho definito alcuni processi e creato una serie di conoscenze simboliche e notazionali. L’ho abbellito con un sintetizzatore di voce semplice. Parla. Stai a vedere.- dice con allegria. Il Conte è interessato e sorpreso. E rivolta alla scatola: ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Proposizione. A uguale a B e B uguale a C implica?- si sente un - A uguale a C.- risponde una voce metallica proveniente da una griglia - Questa è una stupidaggine ovviamente. Era solo una delle regole Il Conte la guarda impressionato e dice: - Proviamo questo: proposizione. A in relazione con B e B in relazione Il rumore riappare, dura qualche istante di più: - Nessuna risposta.- risponde la scatola. - Beh, certo.- dice il Conte. S.G.N.C.2.1 domanda: - Proposizione! Sia ρ una relazione di equivalenza. A ρ B e B ρ C brevissimo rumore. sul lato. inserite.-

con C implica?-

implica?! ! ! - A ρ C.- risponde la voce dopo il solito rumore. - Però! E l’hai fatto tutto da sola? Fa anche le dimostrazioni?- Certo. Semplici però. Non ha un grosso bagaglio culturale.108

! ! ! ! ! ! !

Il Conte la guarda con ammirazione. Poi si scuote e dice con - Allora. Cosa dici della mia proposta di uscire un po’ stasera? Forza, - Va bene. Però sul tardi.- Certo. Sul tardi. Le undici? Mezzanotte?- Mezzanotte. Qui davanti al negozio.- Molto bene.- esclama il Conte soddisfatto - Allora vado a casa a Lei sorride, mentre lui si alza e saluta con un gesto della mano. Esce,

entusiasmo: fammi contento.-

riposarmi un po’, mangiare qualcosa, fare una bella doccia.lanciando un ultimo saluto dalla porta, che richiude dietro di sé. S.G.N.C.2.1 si sofferma un secondo a riflettere, conclude il ragionamento e si rimette a trafficare tranquillamente con la scatola: ! - Proposizione. ...ufficio del Tenente Draci, sede della polserial ore 22:41 ! - Odradek, chi era costui?- pensa a voce alta Draci, sorridendo. La

memoria va con nostalgia ai tempi andati del liceo. È davanti a un grande schermo che emette luminosità fluorescente, unica fonte di luce nella stanza. Quel nome lo incuriosisce. Non che pensi abbia qualche importanza specifica nelle indagini. È colto principalmente da una curiosità intellettuale. Sono ormai dodici ore che lavoro. Forse ho bisogno di una pausa. Stira il collo, lo muove a destra e sinistra. Odradek, Odradek. Chi cacchio era? Sembra il nome di un personaggio storico... o forse mitologico. Tamburella le dita sulla scrivania, fissando il vuoto. Sono stato tutto il giorno a studiare i dati relativi a quel Tomba. Un personaggio veramente sgradevole. Magari ha ragione chi l’ha ammazzato. Guarda la cartella appena aperta sullo schermo, relativa a Pervi. Continuare non se ne parla. Due sono le cose: mi vado a prendere un bel panino da McDonald e poi faccio un giro, oppure... oppure che? Non mi dire che staresti qui davanti a sto coso fluorescente per scoprire chi era Odradek? Assurdo! Sei completamente scemo! Chiude con decisione
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la cartella e si blocca di nuovo. Odradek, Odradek... Ma sì, facciamo un breve tentativo. Che ci vorrà! Ecco. Mi collego col centro della sezione investigativa. Là hanno l’enciclopedia Treccani telematica. Faccio una ricerca automatica... sì, eccomi collegato, veloci i collegamenti a quest’ora. Vediamo, dov’è che stava? Sì ecco... Enciclopedia! Eccola qua! Ta Ta Si muove sulla rete con rapidità e sicurezza. OK. Ora trova: Odradek, pam! Afferra il mento con la mano destra, in attesa di risposta. Poi me ne vado. Dopo circa trenta secondi si sente un segnale sonoro e sullo schermo appare una tabella. Legge i risultati della ricerca: ! ! <<Ricerca completata. L’elemento ricercato non è stato trovato.>> Allora non sarà un personaggio storico, e nemmeno mitologico. Ma che

lingua sarà? Sarà un nome o vorrà dire qualcosa? Sembra più un nome in effetti. Beh chissenefrega. Continuo domani. Magari lo faccio cercare da qualcun altro; io ho altro da fare. Forse è una parola slava. Mm. O magari tedesca, influenzata dallo slavo. Vabbe’, che ci vorrà a controllarlo. Quante saranno mai le lingue slave? E poi le linee sono così veloci in questo momento. Se mi collego con la biblioteca nazionale ci metto cinque minuti. ! Si mette all’opera con le dita rapidissime, che strisciano con abilità sul tappetino dei comandi. Ha appena inviato la ricerca sul vocabolario tedesco, quando squilla il suo telefono personale. ! ! ! ! ! ! ! ! - Pronto.- Tenente, sono Pizzani.- esclama una voce allegra. - Ah Pizzani, come va? Che si dice là alla sezione?- Sono uscite le statistiche del mese sull’attività criminale. C’è una cosa - Sì. Dimmi.<<Ricerca completata. L’elemento ricercato non è stato trovato.>> - Ha presente quei fogli di richieste di dati che aveva fatto? Quelli sul - Certo.- inizia la ricerca sulle lingue slave.
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che le piacerà. Glielo volevo dire subito.-

informa lo schermo. numero di persone uccise per fasce di reddito?-

!

- E allora sarà contento, lei che è un po’ comunista. Questo mese c’è

stato un ulteriore aumento di morti ammazzati in Italia sulla fascia superiore ai duecentomila euro. Se continua così, con la regressione che c’è, tra un po’ i ricchi finiscono.- ride Pizzani. ! ! ! ! ! ! - E infatti sono contento. Ma dubito che finiranno. Quelli cascano sempre - Quelli sono stazionari, diminuiti in maniera impercettibile.- Bene, Pizzani. Ti ringrazio. Ora però ti devo lasciare che ho da fare.- Dov’è Tenente? Con una donna?- Ma quale donna, Pizzani. Sono alla polserial.- Ancora, Tenente. Ma basta! Se ne vada a casa! È tardi e scommetto in piedi. E i poveracci?-

che è tutto il giorno che lavora. Tenente, lei si deve distrarre di più. E smetterla di pensare a quella donna.! ! ! ! ! - Piantala, Pizzani. Io non penso affatto a “quella donna”. Infatti lavoro. - Arrivederci, Tenente.Draci attacca. Sta per lanciare l’ultima ricerca sulle lingue slave. Passano Niente. Boh. Sarà un nome inventato... Un personaggio letterario? Beh, Comincia a chiudere le applicazioni, spegne tutto, afferra il soprabito ed Ora ti saluto. Ci si vede.-

pochi secondi e appare di nuovo il messaggio. questo è un po’ più complicato... Via. Uscire. esce. Circo Massimo 29 ottobre; ore 0:42 ! Il Conte e S.G.N.C.2.1 sono seduti su una panchina. Sotto di loro si apre

maestosa l’arena del Circo. Il cielo blu scuro fa da sfondo alle rovine illuminate. Il Conte tiene tra le gambe una bottiglia di Morellino di Scansano e sorseggia di tanto in tanto. L’aria è fresca e nel cielo terso si distinguono nettamente alcune stelle. La luna è uno spicchio sottile. ! - Che notte muy linda.- sospira. Si sente romantico, ma la sua amica
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emana una freddezza metallica, questo lo ha sempre notato. Chissà perché

una così bella ragazza non mi ispira sentimenti amorosi. Forse perché è troppo perfetta. Così pura, poco attaccata ai piaceri comuni della vita, alle banalità quotidiane. È molto interessante parlare con lei. Dovrei farlo più spesso. È così intelligente. Mi sa che avrei tante cose da imparare. Forse le potrei chiedere di Odradek e della cooperativa. È possibile che ne sappia qualcosa di più. Magari mi può aiutare a capire. Non so se sia prudente. ! ! ! ! ! ! S.G.N.C.2.1 si gira e interrompe il corso dei pensieri: - Guillermo.- Sì.- Che cosa sai tu di questa cooperativa? E di Odradek?- lo guarda dritto - Mi hai letto nel pensiero, Sole. Volevo chiedertelo anch’io.- Tu lo sai che la cooperativa al momento è molto grossa? Possiede

negli occhi.

tantissimi negozi come il nostro. Inoltre è in forte espansione, sta acquistando azioni a destra e manca, vere e proprie società. Credo che sia dietro a moltissime società o cooperative fantasma che stanno acquistando sul mercato come prestanome, per non dare troppo nell’occhio. Parlo di mercato mondiale, non solo italiano o europeo.! ! ! - E tu come le sai queste cose? Te le ha dette Odradek?- il Conte è - No. Ho fatto delle ricerche. E a te? Le ha dette Odradek?- Beh, parte sì. Cioè, so solo della cooperativa e dei negozi. Credo me lo stupito.

abbia detto lui ieri notte. Ma non ne sono sicuro. Anche se, alla luce dei fatti, direi che era proprio lui.! ! ! ! ! ! ! - Che vuoi dire?Il Conte si incanta a guardare il vuoto e mormora: - Stanotte è stato incredibile. Anche le altre volte era strano, ma - Cosa?- Il modo in cui mi ha parlato. Sono ancora confuso, ma…S.G.N.C.2.1 lo guarda incuriosita, stringendo gli occhi: - Racconta.112

stanotte…-

! !

Il Conte sospira. Butta giù una abbondante dose di alcol. - Ero a letto, un po’ ubriaco, e mi sembra di essermi addormentato. Ho

cominciato a sognare: ero in una stanza e intorno a me c’erano tante persone di cui non ricordo i volti. Erano bianchi, senza lineamenti forti, indistinguibili l’uno dall’altro. Era come fossero disposti in un coro. Hanno iniziato a parlarmi. Come parla Odradek. Un collage di voci, una dietro l’altra, tutte diverse. Che però esprimono un concetto compiuto. A turno aprivano la bocca e dicevano la loro parte di frase. Parlavano della cooperativa, mi informavano delle sue proprietà: cento e qualcosa negozi in Italia, duetremila nel mondo. Mi dicevano che sono ricco, che alla fine dell’anno riceverò la mia parte di guadagno. Sembrava proprio un sogno. Naturalmente il dubbio che qualcosa di strano fosse successo mi è subito venuto, appena sveglio. Tra l’altro avevo un ricordo ben nitido di tutto quello che mi era stato detto. Non sapevo che pensare. Ho cominciato a convincermi che fosse veramente Odradek, e non un semplice sogno, quando il giorno dopo è venuto un poliziotto a farmi un piccolo interrogatorio. Capisci? Mi ha dato le informazioni necessarie a sostenere quell’interrogatorio. E ora tu mi confermi che è tutto vero. Non può che essere stato lui.! ! ! ! ! ! ! ! - Un sogno.- Sì. Sono ancora scosso. Ha detto: ho imparato a comunicare con il - Ha imparato a comunicare con il cervello.- ripete S.G.N.C.2.1 - Nello stato di sonno, ha aggiunto.- Dimmi del poliziotto. Che voleva?- Mi ha chiesto se conoscevo gli amministratori della cooperativa o altri - E tu che hai detto?- Che no, non li conosco. Che conosco solo quelli che lavorano con me.

cervello.pensierosa.

membri.-

Sapeva che noi eravamo soci, ma non sapeva di te. Odradek mi ha detto che anche tu sei socia.113

! ! ! ! ! !

- Sì. Infatti.- lo assicura, sapendo di mentire, S.G.N.C.2.1 - L’hai detto al - Ovviamente no. La tua presenza non va rivelata, era nei patti. E poi se - Morto come?- Non so. Immagino ammazzato. Altrimenti perché indagherebbero.- Non l’hai chiesto?- No. In verità no. Non c’ho pensato. Ero un po’ colpito dalle domande

poliziotto?conoscevo un certo Pervi. Un socio della cooperativa che è morto.-

sulla cooperativa. Se me le avessero fatte il giorno prima, sarei rimasto allibito.! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Già. Odradek ti ha informato appena in tempo.- Esatto. Una coincidenza?- Chi è Odradek, Guillermo? Lo sai?- No. E nemmeno tu?- No.- Ma tu sei stata presentata da lui.- Sì, è vero. Cosa sai di lui, Guillermo? L’hai mai visto?Scuote la testa e manda giù un buon sorso di vino. S.G.N.C.2.1 - E in che altro modo si è messo in contatto con te?- Ah. Sempre in modi particolari. La prima volta mi scrisse per posta

continua:

elettronica. Quasi normale, a parte il fatto che la lettera non proveniva da nessun indirizzo esterno. Era un messaggio che mi ero inviato da solo per conoscenza e ne era stato semplicemente sostituito il testo. Fu il primo contatto che ebbi con lui, dove mi propose il lavoro del negozio. È capitato poi che mi parlasse per telefono. Non che mi chiamasse lui direttamente. Si inseriva sulla linea.! ! - Come esattamente?- Io accendevo il telefono, componevo il numero, dall’altra parte squillava

e, quando sembrava che qualcuno rispondesse, in realtà c’era lui che mi parlava. Le persone che avevo chiamato mi hanno detto che loro alzavano la cornetta, non sentivano nulla e riattaccavano.114

! ! !

- E sul video?- Sul video non vedevano niente e nemmeno io.- il Conte fa una pausa, - Lui, poi. Sempre il coro. Però si capisce di essere di fronte a un

poi continua: pensiero unico. Che parla, risponde, pensa. Sembra di parlare con una persona dalle mille voci.- un brivido lo scuote. S.G.N.C.2.1 annuisce. ! ! ! ! - Quante volte ti ha contattato?- Mah. Una decina, direi. Fondamentalmente mi dà istruzioni. Molto - E che altro?- La radio. Si intromette nelle trasmissioni che ascolto, parlandomi

precise.-

sempre nella stessa maniera. E una volta per televisione, mentre guardavo un film. All’inizio si vedevano delle strisce, come un nastro rovinato. Poi le immagini sono scomparse del tutto e lo schermo si è fatto opaco. Il messaggio scorreva da sinistra verso destra a caratteri chiari.! ! ! ! ! ! - Nessuna immagine.- No.- E che pensavi di tutto ciò? Perché hai seguito le sue istruzioni?- È una bella domanda e ti ringrazio per avermela fatta.- dice seriamente. - Non ne ho la più pallida idea!- scuote la testa. S.G.N.C.2.1 sorride. - A parte gli scherzi, all’inizio mi sembrava un colpo di fortuna che

qualcuno mi stesse offrendo un lavoro. Non me la passavo poi così bene. E anche Hector e Federico. Tutti e tre avremmo avuto un nuovo lavoro, il quale tra l’altro mi piaceva. Mi sembrava una bella idea. E c’era qualcuno che sembrava potesse veramente finanziare il tutto. Naturalmente ero anche scettico e sospettoso. Ho tentato in tutti i modi di non cedere alla tentazione di credere al miracolo. Però tutto quello che diceva era vero o succedeva. I soldi c’erano, l’atto di acquisto c’era, i contratti c’erano. Tutto regolare. Cercavo di non farmi fregare, ma in effetti nessuno sembra volermi fregare. Fino a ora niente fa credere che qualcuno ci stia giocando un brutto scherzo. Certo. La cosa che inquieta è: chi è o cos’è questo Odradek. Come fa a essere così potente. Che cosa vuole fare? Soldi? A quanto pare li sta
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facendo fare anche a noi. E allora... Mi dicevo, forse per tornaconto o per tranquillizzarmi, che c’è qualcosa di immateriale, di spirituale in Odradek. E, mi dicevo, lo spirito non può essere fautore di male. Il male, la sopraffazione dell’uno sull’altro, homo homini lupus è provocato da interessi materiali, da bisogni concreti, da istinti legati alla carne. O no?! ! - Può darsi. E non hai fatto ricerche, non hai provato a cercarlo in - Sì. Ho provato, ho chiesto in giro, ma non ho trovato nulla. E lui era qualche modo?sempre così gentile con me, così signorile. Alla fine ho pensato che mi stavo facendo problemi che non esistevano.! ! ! ! - Anche con me è stato gentile. Forse perché ci voleva usare per i suoi C’è un lungo silenzio. - Sinceramente mi sento molto confuso, molto impotente. Tu invece hai - Sì. Ma non abbastanza per sapere di lui. Quello che mi hai detto tu scopi.-

trovato qualcosa?stasera è interessante. Non ti è mai sembrato strano che in questo momento ci fosse qualcuno che investisse in Italia? Nessuno investe in Occidente, solo i cinesi e nemmeno troppo.! - Un po’ sì. Ma per quello che sapevo io, non è che fosse una cosa così assurda. Pensavo fosse solo un negozio e poi mi sembrava un’idea intelligente. E infatti lo è. Lavoriamo molto, nonostante la recessione economica. Certo sono stupefatto di tutto questo successo.! ! ! ! ! - Un’attività commerciale, e così vasta, sembrerebbe una follia in questo - Già. E se fosse qualche società cinese, che vuole rimanere S.G.N.C.2.1 si stringe nelle spalle. Il Conte domanda: - E a te come parla?- Per posta elettronica. Ma ci siamo sentiti solo un paio di volte.- mente momento, un fallimento sicuro.nell’ombra?-

Io cercavo un lavoro di questo tipo e lui, in qualche modo che non so, l’ha saputo e mi ha fatto l’offerta. Non c’è voluto molto per convincermi. Il posto
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c’era, come ben sai. Da che cosa può provenire la parola Odradek, Guillermo? Che cosa vuol dire? In che lingua è?! ! - Non lo so proprio.- Non è un personaggio storico. Ho cercato. Né mitologico. Non ho

trovato nulla che questa parola possa significare in nessuna lingua. Ho pensato che potrebbe essere un nome completamente inventato. Ma da chi? Dal nostro amico o da qualcuno prima di lui?! ! ! ! ! ! ! ! - Un romanziere?- Un romanziere. Un personaggio di un libro. Ti viene in mente niente? - Ma io sono un povero messicano.- Ma colto.- Insomma. Comunque non lo so. Non si può cercare?- Ho cercato. Per ora non ho trovato niente. Continuerò. Le ricerche non - Cercheremo. Si potrebbe chiedere a Sandor. Potrei chiedere in giro. Se - Il problema è che se la parola non compare nel titolo, come sembra

Letteratura nord-europea, scandinava magari. O slava. Oppure tedesca.-

sono esaurite. Penso sia importante scoprire l’origine del nome.è letteratura, magari qualcuno l’ha letto.dalle mie indagini, bisogna fare una ricerca più raffinata, più specifica, e molto più lunga.! ! ! ! ! - Bisogna sfogliare i libri contenuti nelle biblioteche.- Già. E ci vuole tempo. Per poi magari non trovare nulla. In verità forse - Quale?- È solo un’intuizione per ora. Ci penso meglio. Poi te lo dico.Il Conte si sente spossato. Si attacca di nuovo alla bottiglia, poi riempie

ci sarebbe un’altra ipotesi su cui lavorare.-

profondamente i polmoni. Non fa in tempo a riprendersi. S.G.N.C.2.1 lo gela con un osservazione: ! - Ti sei reso conto, Guillermo, che Odradek probabilmente sa di tutte le mie ricerche? E chissà, magari sta ascoltando anche questa nostra conversazione.117

!

Un brivido profondo fino alle viscere lo percorre. Brr. È il freddo

dell’universo, il vento cosmico. Via Machiavelli, 33 ore 18:22 ! ! ! ! Draci mette un dito sul pulsante e preme. Attende qualche secondo e poi - Sì. Chi è?- Sono il Tenente Draci, Professor Herzl. La disturbo?- Per nulla. Salga.- dice la voce, mentre la serratura del portone scatta

sente una voce rispondere:

rumorosamente. Draci sale al primo piano e spinge con discrezione una porta socchiusa. ! ! - Posso?- domanda. - Sì. Venga, Tenente.- risponde una voce proveniente dalla camera sulla

destra. Si affaccia un uomo alto, magrissimo e dinoccolato. È sui sessanta e ha i capelli completamente bianchi. È avvolto in una vestaglia stropicciata di lana blu. Draci nota le pantofole a scarponcino, a scacchi blu e marroni. Oscilla, alza il braccio lunghissimo e offre la mano enorme aperta a palanca. Draci alza gli occhi e ricambia la stretta. ! ! - Si accomodi.- dice Herzl con un ampio gesto del braccio - E mi scusi il La stanza è completamente sommersa da libri. Oltre che sulle disordine.scaffalature che percorrono interamente le pareti, ce ne sono per terra, sulle sedie, sulla scrivania. Qua e là si notano calzini spaiati, compact disc e banconote di vario taglio. Libera una sedia antica di legno scuro dalle carte: ! ! - Prego. Si accomodi.Draci si avvicina con circospezione, annusando schifato la polvere che

vaga per l’aria. Si siede con attenzione, mentre la sedia scricchiola. Herzl si posa su una vecchia sedia da ufficio, dalla tappezzeria rossa lisa e macchiata. Guarda il Draci. Con i palmi delle grandi mani congiunte, a dita intrecciate, si liscia la coscia sinistra. ! - In cosa posso essere utile alla nostra polizia?118

! ! ! ! !

- In verità è più una curiosità personale.- risponde Draci. - Non credo - Beh. Meglio. Preferisco lo spirito disinteressato.- Lei sa chi è Odradek?- In che senso?- Voglio dire: ho cercato se fosse una parola di una lingua straniera, che

servirà alla polizia. Spero sia lo stesso per lei.-

so, dell’Europa del nord, lingue slave, ma non ho trovato niente. Tra i personaggi storici o mitologici. Ho pensato potesse essere il titolo di un libro, ma anche lì... Forse c’è ancora qualche biblioteca in cui guardare. Finora non ho trovato niente , e ciò mi fa un po’ disperare. Non mi viene in mente molto altro. Potrebbe essere un personaggio di un libro non nominato nel titolo o che comunque non si trova nelle banche dati delle biblioteche. Magari non è nulla. Lei ne sa qualcosa?! - Odradek. Una domanda interessante.- Herzl assume un’aria pensosa Infatti Odradek è un personaggio della letteratura. Anche di un certo livello. In effetti un po’ nascosto.- Draci si complimenta con se stesso per essersi rivolto a Herzl e attende con ansia una risposta: ! ! ! ! ! ! ! - Lei lo sa chi era Kafka?- Certo. Quello dello scarafaggio.- Bravo. La metamorfosi. Quella è una delle sue opere più famose. Kafka - Professore, che importanza ha? Mi dica di Odradek.- Deduco che non lo sa o non lo ricorda. A cavallo tra il milleottocento e il - E in quale racconto sta Odradek?- incalza Draci. - In effetti il titolo del racconto è diverso. Non ricordo esattamente quale

ha scritto molti racconti. Sa dirmi in che periodo è vissuto?-

millenovecento. Uno scrittore geniale, veramente particolare.-

sia. Il racconto parla essenzialmente di questo personaggio misterioso chiamato Odradek.- Herzl fa una pausa e Draci interrompe i suoi pensieri.! ! - Sa dove posso trovare il racconto?- Naturalmente nella raccolta dei racconti di Kafka. Io dovrei averlo, ma

chissà dove.119

! !

Si alza, dirigendosi verso una scaffalatura. Comincia a frugare tra doppie - Sa. Hanno letto dei racconti di Kafka qualche tempo fa alla radio. Sa

file e libri di traverso, alzando nuvolette di polvere. Aggiunge: quella trasmissione la domenica mattina. Io la ascolto perché ormai con la mia vista non riesco più a leggere bene. Faccio fatica.! ! - Quanti anni ha, professore, se mi posso permettere?- lo interrompe il - Beh. Non tantissimi. Ma la vista non è mai stata il mio forte. Pensi che poliziotto, colto da un moto di curiosità affettuosa. sono anche daltonico. Cinquantotto, comunque. Stavo dicendo che sarebbe bello se ne facessero di più di quelle trasmissioni. Ci sono attori che leggono i racconti. L’ultima volta hanno letto racconti di Hemingway, mi pare fosse quel Sgamann. Non l’ha mai sentita questa trasmissione?! ! ! ! ! - No. Mai.- Beh. Mi pare abbiano letto anche il racconto che le interessa. È stato Draci si sente ancora un po’ sospeso: - In libreria lo trovo?- Certo. Ci mancherebbe che non avessero più libri di Kafka. Va bene

qualche mese fa, mi pare. Come si intitola, quel racconto...?-

che la gente compra ormai solo mondezza, ma non esageriamo. Il mio libro era della Feltrinelli, mi pare. Una buona traduzione. Lei sa il tedesco, Tenente? Chissà dov’è andato a finire, quel libro?! ! ! ! ! - Beh. Magari lo compro in una libreria elettronica.- Ma no! Vada in una buona vecchia libreria! Il libro deve essere un - Va bene, va bene. Andrò in libreria. Non si ricorda il titolo del racconto?Herzl si ferma e piega il capo. Poi rinuncia: - No. Un titolo che non ha nulla a che fare con Odradek. Ma è nella

oggetto cui prestare cura. Deve avere il suo odore, deve impolverarsi...-

raccolta di racconti pubblicati in vita. Insieme alla Metamorfosi. Oddio. Poi vai a sapere che altre edizioni hanno fatto, per non parlare di quelle elettroniche. Insomma, dovrebbe essere facile trovarlo.! - Che altro sa di Odradek, Professore?120

!

- Eppure dovrebbe stare qui da qualche parte.- dice, mentre riprende a

cercare - Mah. Nient’altro. Non credo, come dice lei, che sia un personaggio esistito. Per quel che ne so io, è un’invenzione di Kafka e tale è rimasta. Credo nemmeno voglia dire qualcosa. Kafka era uno scrittore veramente particolare. Un carattere enigmatico, per certi versi oscuro. Lo sa in cosa era laureato e cosa faceva?! ! ! - Forse è meglio che io vada, Professore. Andrò a cercarlo in libreria. Se Draci si alza di colpo. - In giurisprudenza. Faceva il legale di una qualche compagnia di poi non lo trovo, la chiamo.-

assicurazione, a scopi sociali, mi pare. E intanto scriveva cose bellissime. Nella vita non si può mai dire, Tenente. Lei ha mai provato a scrivere?! ! ! ! ! - Qualcosina, nel mio piccolo.- Lei è laureato in giurisprudenza, giusto?Annuisce. - Magari un giorno diventerà un famoso scrittore come Kafka.- Magari. Ora però vado, che ho molto lavoro che mi aspetta. Professore.

- tende la mano verso Herzl - La ringrazio tanto. Non so come avrei fatto senza di lei.! - Non lo avrebbe mai trovato, ho paura.- risponde con piglio orgoglioso Sta andando via, dunque?- Draci è alla porta dell’appartamento. Herzl la apre dicendo: ! - Visto che lei è nella polizia, se potesse mettere una buona parola, fare pressione su qualcuno alla radio. Sarebbe bello per noi poveri vecchietti, che non vediamo più bene e che amiamo leggere, se facessero molte trasmissioni come quelle della domenica mattina. Sa, una sola è un po’ poca. Ce ne vorrebbe almeno una al giorno. Non ha il potere di fare cose del genere, Tenente? Potrebbe minacciare un’indagine. Avranno sicuramente qualcosa da nascondere, alla radio. Non crede?! ! Draci sorride: - Lo terrò a mente. Ma non uso questi mezzi, Professore. Cercherò di
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trovare altre maniere.-

!

- Mah. Allora non sarà facile convincerli. Credo che io sia uno dei pochi

ormai ad ascoltare quella trasmissione, insieme ad altri quattro vecchietti. E senza audience, quelli non si muovono.! - Cercherò di accontentarla comunque. Grazie infinite ancora.- Si precipita giù per le scale. ufficio del Tenente Draci, sede della polserial ore 19:25 ! Draci è seduto alla sua scrivania, ha un libro davanti. È un libro verde

salvia, di media grandezza, con copertina morbida. Non è ancora sicuro che troverà quello che cerca, ma la commessa gli ha assicurato che non poteva che essere lì. Punta la lampada esattamente sul libro aperto e comincia a sfogliare le pagine. Nell’indice non compare la parola che sta cercando. Per un attimo si pente di aver comprato un libro cartaceo, poi reagisce. Ma guarda se dovevo dare retta a quel vecchio nostalgico. Vabbe’. In fondo mi è stato utile. Ci vuole solo un po’ di metodo. Non saprebbe dire perché, ma si sente emozionato e in preda a strane palpitazioni. Legge rapidamente la prefazione, poi comincia a scansionare con la retina le pagine senza veramente leggere. Scorre il dito sulla carta, con una sola parola in mente: Odradek. A pagina settantaquattro arriva alla metamorfosi. La salta. Si ferma per una pausa. Forse dovrei fare del lavoro serio, invece che andare appresso a queste curiosità inutili. Vabbe’, ci vorranno solo altri dieci minuti. Poi lavoro tutta la notte, giuro! Questo pensiero lo incoraggia a riprendere la ricerca. ! Deve arrivare a pagina centosessantanove. La parola è lì, a fondo pagina. Sopra c’è il titolo del racconto: il cruccio del padre di famiglia. Gira la pagina e scopre che il racconto non è più lungo di una pagina e mezza. E quando lo avrei trovato, senza Herzl. Legge: ! << C’è chi afferma che la parola Odradek sia di origine slava e, fondandosi su questa premessa, cerca di dimostrarne la formazione. Altri sostengono invece che derivi dal tedesco e che lo slavo l’abbia solo influenzata. Ma l’incertezza di entrambe le interpretazioni consente senz’altro
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di concludere che nessuna coglie nel segno, tanto più che né l’una né l’altra serve a trovare il significato della parola. ! Nessuno, naturalmente, si occuperebbe di tali studi se non ci fosse davvero un essere che si chiama Odradek. Al primo sguardo ha l’aspetto di una spoletta piatta, a forma di stella, e in effetti pare anche coperto di filo; ma è probabile che siano soltanto dei vecchi pezzi di filo di tipo e colore diversissimi, strappati, annodati gli uni agli altri, ma anche aggrovigliati insieme. Ma non è solo una spoletta, perché dal centro della stella parte una stanghetta diagonale e a questa stanghetta se ne congiunge, ad angolo retto, una seconda. Con l’aiuto di quest’ultima su un lato, e di uno dei raggi della stella sull’altro, l’insieme riesce a tenersi in piedi come su due gambe. ! Si sarebbe tentati di credere che questa figura abbia avuto, un tempo, una qualche forma funzionale e che ora sia solo rotta. Ma non sembra essere così; quanto meno non ci sono indizi; da nessuna parte si notano attaccature o incrinature che facciano pensare a qualcosa del genere; l’insieme si presenta sì privo di senso, ma a suo modo conchiuso. D’altronde è impossibile dire qualcosa di più preciso, perché Odradek è straordinariamente mobile e non si fa prendere. ! Si trattiene ora in soffitta, ora sulle scale, oppure nei corridoi o nell’andito. A volte non si fa vedere per mesi; allora vuol dire che si è trasferito in altre case; ma poi, immancabilmente, torna nella nostra. A volte, quando si esce dalla porta e lui se ne sta di sotto, appoggiato alla ringhiera delle scale, vien voglia di rivolgergli la parola. Naturalmente non gli si fanno domande difficili, bensì - già la sua piccolezza induce a farlo - lo si tratta come un bambino. “Come ti chiami?” gli si chiede. “Odradek,” dice lui. “E dove abiti?” “Senza fissa dimora,” dice lui e ride; ma è una risata che può produrre solo chi sia senza polmoni. Suona un po’ come un fruscio di foglie morte. Con questo termina di solito la conversazione. Del resto, non sempre si ottiene risposta, anche di questo genere; spesso lui rimane a lungo muto, come il legno di cui sembra fatto. ! Inutilmente mi chiedo che cosa ne sarà di lui. Può morire? Tutto ciò che
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muore ha avuto prima una sorta di scopo, di attività, in cui si è consumato:

non è il caso di Odradek. Ma continuerà allora a rotolare giù per le scale, tirandosi dietro i suoi fili, fra i piedi dei miei figli e dei figli dei miei figli? È evidente che non fa male a nessuno; ma l’idea che debba anche sopravvivermi mi è quasi dolorosa.>> ! Chiude il libro tra le mani e si guarda pensieroso intorno. Che strano, questo racconto. Che significa? Che rappresenta, questo Odradek? Forse dovrei chiederlo a qualche socio di questa cooperativa. Chissà loro come sono andati a pescarlo questo racconto? O perché li ha così tanto colpiti da chiamarci la loro cooperativa? Mi piacerebbe che me lo spiegassero. Fammi provare a rileggerlo. Draci ricomincia a leggere. Appena finito afferra un foglio e una matita. Lasciandosi guidare dalle parole, inizia a buttare giù schizzi. I primi due vengono cancellati, il foglio accartocciato e gettato. Ne prende un altro e riprova. All’ennesimo tentativo, si ferma e osserva l’opera. Rilegge alcune righe del racconto, percorrendo i tratti sul foglio con la matita. È così. Ma che cos’è? La studia attentamente. Ci disegna sopra. Usa uno spazio ancora vuoto e fa un’altra prova, cambiando qualche proporzione. È soddisfatto. Prende un altro foglio, si tira su la manica, si concentra e compone la seguente figura:

!

Ammira l’opera per qualche secondo, sorride e la sistema sulla scrivania

appoggiata a un portacarte. Il foglio rimane in piedi lì di fronte a lui. Gli rivolge un’ultima occhiata. Al lavoro adesso!

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Via Tracia, 2 appartamento di Sándor 30 ottobre; ore 1:47 ! - Sandor. Perché non vieni qui, vicino a me?- chiede Matilde

accarezzando il divano vuoto accanto a lei. Indossa una vestaglia di seta nera sulla pelle chiara. ! - Perché voglio dimostrarti che io sto bene con te anche se chiacchieriamo solamente. Che l’altro giorno non ti ho seguita solo per sesso. Comunque, se vuoi, vengo.- Sfodera un sorriso affettuoso. ! ! - Capisco. Ma a me non importa di mostrarti che sono andata a pranzo Si alza e si avvicina lentamente a lui. Comincia a spogliarlo con con te e uscita con te perché mi sei piaciuto parecchio.delicatezza, guardandolo dolcemente negli occhi. Sfila la maglietta, toglie le scarpe, slaccia la cinta e sbottona i pantaloni. Li leva. Toglie i boxer a fiorellini, sfilandoli con cura dal pene ormai duro. Lo prende per mano e lo conduce in camera da letto. La vestaglia scivola via. Rimane completamente nuda. ! Sándor si lascia distendere da mani vellutate, accarezzare da seni caldi, da labbra morbide e umide, dalla lingua tenera. Le prende forte il viso tra le mani e la bacia a lungo, in profondità, con passione. La tocca con dolcezza, con la punta delle dita e con il palmo delle mani. La bacia lungo il collo fine e sulle braccia, sfiora con la lingua e con le labbra i capezzoli, il seno, il ventre. Lecca con delicatezza le gambe, dal basso, dalle dita dei piedi, ai polpacci, alle cosce lisce, sempre più in alto, tra la peluria umida. La sente sospirare con voluttà, fremere sotto i colpi della lingua e delle dita. Poi lei lo sdraia, toccandolo con ogni parte del corpo, lega i polsi ben stretti allo schienale del letto con i foulard e prende il membro nella bocca calda, tra le mani esperte. Lo bagna di saliva, lo scalda. Sándor si sente mancare, inebriato. La testa divampa di piacere. Quasi nell’incoscienza, si sente prendere con decisione e si trova la bocca calda di lei sulla propria, la lingua calda a contatto con la propria. Ondeggiano intensamente e profondamente, con dolcezza. Vede il
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corpo sinuoso di lei, arcuarsi, fluttuare, i fianchi ondulare, il ventre sussultare. Sembra un angelo, gli occhi socchiusi, le labbra carnose gonfie e dischiuse, ansimante di piacere e di sensualità. Tocca il ventre morbido, il seno sodo. Sente il calore spargersi per il corpo. Il piacere salire, venire su dai cunicoli più remoti, inesorabile, implacabile. Sente la fine vicina, pronta a esplodere. Uno schizzo di dolore, un esplosione di piacere, una fitta forte. Un’altra. Un’altra ancora. Reclina il capo, chiude gli occhi, le stringe i fianchi. Viene strangolato dal turbinio di sensazioni. Grida insieme a lei, con gioia. La stringe forte al petto, felice di quel contatto. Ascolta il respiro di lei forte e caldo, i battiti veloci del cuore. Sente le membra completamente rilassate, inermi, incapaci di provare alcuna percezione, vuote, scaricate, immobili. Scaricate. Si sente immateriale, puro spirito. In totale catarsi. ! ! ! ! ! Con uno sforzo riesce a guardarla, a sfiorarle la bocca con la propria. Si - Szeretlek!- sospira con un soffio di voce. - Cosa?- mormora. - Ti amo!- ripete. - Avevamo detto niente ungherese.- sorride lei. Piazza Re di Roma, 17 ore 20:11 ! ! ! Il Conte si affaccia alla porta della stanza di S.G.N.C.2.1, dopo aver - Vieni, Guillermo.- lo invita. - Mi volevi parlare? Hai novità?- Entra e si siede - Io ho chiesto in giro del domanda se per caso ci sia del sangue sul petto.

bussato.

nome, ma nessuno lo conosce. Sandor dice che “sodradek” significa “detrito” in ungherese. Non so. Non ho detto agli altri della cooperativa. Dici che dovrei farlo.! ! - Perché no?- Non so. Io avevo fatto credere a tutti che tutto fosse normale, che io

sapessi da chi ricevevo ordini e soldi. Mi vergogno un po’. Soprattutto con
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Hector e Federico. Sai: Federico specialmente è un amico di lunga data. Forse sarà meglio dirglielo. Tu hai novità?! ! ! ! ! - Sì.- Dimmi.- domanda, con il fiato sospeso. - Ho trovato Odradek. Il nome intendo.- L’hai trovato?!- Ti ricordi che avevo avuto un’intuizione sulla strada da seguire? Beh.

Dopo che le ultime ricerche nelle biblioteche sono andate a vuoto, ho provato un’altra strada. Oggi sono uscita, come sai, e l’ho trovato.! ! - Ero stupito che uscivi. Ho pensato che la passeggiata dell’altra sera ti - Alla radio. Ho guardato i programmi della radio e ho scoperto che la aveva fatto tornare la voglia di uscire. Dove sei andata? Cosa hai trovato?domenica fanno una trasmissione interessante. Degli attori leggono racconti di autori vari. Sono andata alla sede di quella stazione e ho chiesto se avevano le registrazioni di quelle trasmissioni.! ! Il Conte la guarda a bocca aperta. Lei continua: - Ce le avevano e me le hanno date. Ho dovuto sedurre il tipo, là, che

all’inizio diceva che il disco non poteva uscire dalla loro sede perché c’era il copyright. Alla fine me l’ha dato.! ! -...- Sono tornata qua, ho letto il disco con un elaboratore e l’ho trasferito su

un file di testo. Ci sono voluti due secondi per trovarlo. È un racconto di un certo Kafka, il cruccio del padre di famiglia. È stato trasmesso il sedici febbraio, che infatti era domenica. Tieni. L’ho stampato.- Gli porge due fogli. Il Conte allunga lentamente la mano, un po’ stupito. ! ! ! ! ! - Kafka.- ripete. - Sai chi è?- Beh. Sì. Ho letto una cosa. Tu non lo conoscevi?- No. Sto leggendo quello che hanno fatto alla radio, ora. È molto - Beh. Non saprei. Io lo conosco appena.- la consola.
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famoso? Dovrei conoscerlo?- domanda preoccupata.

!

- Leggi qui.- S.G.N.C.2.1 indica un punto della pagina con il dito - C’è

una descrizione di Odradek. L’ho disegnato, guarda.- gli mostra un foglio. Non so cosa sia.- aggiunge. ! Il Conte si trova davanti la seguente figura:

! ! !

- Ti dice qualcosa?- No. A te si?No. Per ora no. Continuerò a pensarci. Secondo me è importante.-

- Però mi sembra di averla già vista.- Ti sembra di averla già vista? Dove?- Non saprei… Non ricordo. È solo una sensazione.- Il Conte cerca di ritrovare quell’immagine negli anfratti della mente, ma ogni sforzo è vano. Decide di desistere: - Bah. Non ricordo.- scuote la testa. - Va bene. Non ti preoccupare. Ma continua a pensarci.- Perché la radio? Come ti è venuto in mente?! - Ho pensato che chi usava il nome, poteva averlo sentito e non letto. Le ricerche sui libri non avevano dato risultati e tanto valeva provare. È stato più facile del previsto.! ! ! ! - Perché usare questo nome?- Non lo so. Prova a leggerlo e vedi se ti viene in mente qualche cosa.Il Conte abbassa gli occhi sul foglio e li rialza: - Se fosse qualcos’altro, Odradek. Se questo racconto non c’entrasse

niente? O se fosse tutta una coincidenza. In fondo dai tempi di Kafka, qualcuno prima o poi poteva ritirare fuori quel nome così, per ispirazione.! S.G.N.C.2.1 allarga le braccia:
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! ! ! !

- Questa è l’unica cosa che ho trovato. Vale la pena pensarci un po’ su. - Sì. Certo che lo leggo. Mi sono fatto prendere dal pessimismo.- Non sarà mica un pessimismo pigro?- Lo leggo.- sorride e si immerge nella lettura. Arrivato alla descrizione di

Non vuoi leggerlo?-

Odradek, getta uno sguardo al disegno e annuisce. Continua. Una volta finito, alza gli occhi verso di lei e allarga le braccia: ! ! - Non so. Non capisco bene.- Guarda. Dice: <<... Odradek è straordinariamente mobile e non si fa

prendere.>>. Poi guarda: <<... Senza fissa dimora... È una risata che può produrre solo chi sia senza polmoni>>. E poi, alla fine: <<... È evidente che non fa male a nessuno; ma l’idea che debba anche sopravvivermi mi è quasi dolorosa.>>! ! - Non capisco. E non capisco il senso di tutto il racconto.- Nemmeno io. Ma è intrigante. Spero che i nostri amici si siano riferiti a

questo, quando hanno scelto il nome, il simbolo o effigie. Non sappiamo ancora chi siano, né quanti siano.! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Né tante altre cose.- Magari le scopriremo.- La fai facile. A me sembra tutto molto complicato e al di sopra delle mie - Ancora pessimismo?- Hai ragione. Basta con il pessimismo. Odradek, a noi!- Tutto ciò è molto interessante. Veramente un bel rebus stimolante. Non - Sì. In fondo sì. Ma non hai paura?- No.- risponde fredda. Poi si mostra più umana, intenzionalmente. - Beh. Il Conte riguarda il foglio con il disegno. Lo analizza con attenzione. - Sembra un riferimento a quattro dimensioni.- Come?!129

possibilità.-

trovi?-

Insomma. Un po’. Però sono incuriosita.Butta là, sorridendo:

! ! !

- O meglio. Un tentativo di disegnare un riferimento a quattro - Vuoi dire tre spaziali e una temporale?- Esatto. I sistemi di riferimento relativistici. Non è che mi ricordi molto.

dimensioni.-

Ma insomma: la relatività, Einstein, le trasformazioni di Lorentz, i campi elettromagnetici, le equazioni di Maxwell, la velocità della luce. Quella roba là.! ! S.G.N.C.2.1 lo guarda fisso, le pupille spalancate. Il cervello artificiale - Questa non è una cattiva idea. Bravo Guillermo. Vale la pena di scansiona velocemente i dati. lavorarci su.Isola Tiberina ore 22:57 ! Sándor e Matilde sono al riparo da occhi indiscreti, nascosti dietro un

pilastro che sorregge il ponte sopra di loro. Sono seduti su una striscia di marmo che costeggia la base del pilastro. Davanti a loro il fiume scorre piatto e calmo. Il sorriso si spegne sul viso di lei, gli occhi si fanno tristi. Stringe le ginocchia al petto e vi appoggia il mento, mentre lo sguardo si perde nel vuoto. ! ! ! ! ! ! - A che pensi, Matilde?Un sospiro. Dice, mestamente: - A una storia triste.- Ti va di raccontarmela?Sospira di nuovo e lancia uno sguardo carico di tristezza. - Sì. Anche se forse non dovrei.- raccoglie le forze - Un giorno, circa un

anno fa - comincia continuando a fissare un punto davanti a sé - ho conosciuto una ragazza africana. Le ho dato un passaggio mentre aspettava l’autobus in una strada buia e deserta. Abbiamo chiacchierato e ci siamo piaciute. Abbiamo deciso di rivederci. Alla fine siamo diventate amiche. Ci vedevamo spesso, sempre da sole. Parlavamo tanto. Ci raccontavamo delle nostre vite, delle nostre esperienze. Lei era una persona colta, sensibile.
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Dolce, ma combattiva, in gamba. Faceva la prostituta in Italia. Era l’unica cosa che era riuscita a trovare. Diceva che lo avrebbe fatto per poco, solo per guadagnare un minimo per poter cominciare una nuova vita. Magari andarsene da un’altra parte. Poi un giorno mi disse che non sopportava più di vedere le sorelle, così chiamava le altre africane, battere i marciapiedi, fare quella vita, essere sfruttate. Disse che lei lo riusciva a sopportare. Che sapeva che ne sarebbe uscita presto. Ma le altre, la maggior parte delle altre, sarebbero state distrutte. Era molto triste quella sera, ma anche molto arrabbiata.! ! Si ferma a riprendere fiato. - Giorno dopo giorno, cominciò a decidere che doveva fare qualcosa per

le sue compagne. Doveva aiutarle. Tirarle fuori da quella situazione. Io le consigliai di cominciare a parlare con alcune di loro, le più vicine. Lei seguì il consiglio. L’idea che prese corpo in lei era che si dovessero unire in una specie di sindacato per difendere i propri diritti. E nel frattempo assumere coscienza di quello che facevano, organizzarsi, solidarizzare tra loro. La prima cosa che pensava dovessero fare era rendersi indipendenti dai mercanti di donne clandestine e dagli sfruttatori del loro lavoro. Rendersi così libere, guadagnare di più, tutelarsi da sole e, fine ultimo, emanciparsi. Chi avesse voluto avrebbe così potuto cominciare una nuova vita. Mettere del denaro da parte e aprire un’altra attività. Oppure partire.! ! Sándor la ascolta con attenzione. Lei gli rivolge uno sguardo sommesso - La misi in guardia dai pericoli e le offrii il mio aiuto. Naturalmente era e continua: consapevole dei rischi che stava per affrontare. Ricordo una sera che ci vedemmo. Era determinata. Capii che aveva deciso. Nulla la poteva fermare. Avrebbe intrapreso quella strada. Ricordo che fui molto spaventata, notando la sicurezza e la fermezza nei suoi occhi, nella voce. Ero solidale. Ma molto spaventata.! ! Una pausa, triste. - E infatti...131

! ! !

C’è silenzio. I sospiri sono lievi, meno forti del sottile rumore della - Sì?- mormora Sándor. - È morta. Insieme a una sua amica.- una lacrima scivola lungo la

corrente del fiume.

guancia. Un’altra - Le hanno trovate un mattino. In condizioni che non ti dico... massacrate.- singhiozza. Sándor la prende tra le braccia e la stringe forte. Pechino, Repubblica Cinese sede del Presidente 31 ottobre; ore 22:35 ! Il Presidente della Repubblica Cinese è piuttosto scuro in volto. Di fronte

a lui il suo collaboratore di fiducia attende in piedi con deferenza che il Presidente gli comunichi le decisioni. ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! Il Presidente si agita, sbuffa, batte le mani sul tavolo. Impreca. Si rivolge - Forza. Convocami questo vertice d’urgenza. Ho detto d’urgenza! Che Il collaboratore scatta ed esce dalla stanza. Dopo qualche minuto torna. - Tutto fatto, Onorevole Presidente.- dice con tono reverenziale. Gli Il Presidente annuisce. Lancia uno sguardo al grande schermo piatto - Tutto è pronto, Onorevole Presidente. Appena gli americani daranno Dopo una manciata di secondi si sente un segnale sonoro. - Ci siamo.- dice e indica lo schermo. Sullo schermo appare il volto sorridente, ma teso, del Presidente degli - Le porgo i miei più cordiali saluti, Presidente.- dice il Presidente USA in all’uomo che gli sta di fronte, con tono risoluto: non mi facciano storie o mi facciano aspettare troppo. Inetti!-

americani dovrebbero essere in linea a breve.sulla parete alla sua destra. Sistema la cravatta. l’ok, saremo collegati.-

Stati Uniti. Accanto a lui c’è Clooney. cinese. In verità le parole arrivano in cinese, ma sono pronunciate all’origine in inglese. Un traduttore elettronico simultaneo opera sulla linea.
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! ! !

- Salute a lei, Presidente.- risponde, in cinese, con un leggero - Mi voleva parlare con urgenza.- Infatti. Vi siete resi conto di quello che sta succedendo?- sbotta. L’altro

movimento del capo.

si irrigidisce e borbotta qualcosa che il traduttore non riconosce e invia come rumore. - Qui sta succedendo un casino. Se non sapessi per certo che anche lì da voi sta succedendo la stessa cosa, penserei che tutto ciò sia frutto di una vostra offensiva.! ! ! ! ! ! ! I due americani in linea si guardano. Il Presidente afferma, gonfiando il - Devo dire anch’io, se si riferisce ai servizi segreti.- Magari fosse solo quello! Vedo che naturalmente non sapete granché.- Ma abbiamo i servizi decimati. Come...- Ma anche noi, che c’entra! E la polizia? Non ce l’avete la polizia?- La polizia?! Ma... come si possono far fare certe cose alla polizia. E la - Beh, invece la nostra è affidabile e lavora bene. Ascoltatemi petto:

segretezza?attentamente. Il sistema bancario sta andando completamente in tilt. C’è qualcuno che riesce evidentemente a riprodurre firme elettroniche con estrema facilità e se ne serve in continuazione. Fino a circa un mese fa questo fenomeno non era venuto fuori. Ora invece le banche stanno impazzendo, hanno perso il controllo. I clienti hanno cominciato a denunciare la scomparsa di denaro dai loro conti. Si parla di miliardi di dollari scomparsi. Le banche non sanno che fare. I clienti sono disperati e stanno ritirando i soldi. Tra un po’ le banche saranno costrette a chiudere. ! ! - Certo. Questo lo sappiamo. Ci stiamo lavorando.- E con cosa, con la polizia? Io dico che dobbiamo cercare di collaborare.

Non abbiamo altra strada. La situazione è troppo grossa e rischiosa. Che ne pensa?! Il Presidente USA lancia un’occhiata a Clooney, che rimane impassibile. Si rivolge di nuovo alla telecamera:
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! ! ! ! ! ! !

- Certamente. Avevo anch’io in mente di chiedere la vostra L’altro Presidente mugugna qualcosa, poi riprende: - Naturalmente c’è anche la faccenda dei servizi. Non posso darle - Per quanto ne sappiamo, i vostri servizi sono quasi completamente - Se è per questo anche i vostri. Comunque non importa.- Non completamente.- ribatte Clooney, mentre il Presidente lo intima con - Dicevo. Non importa.- continua con aria saggia il Presidente della Cina.

collaborazione. Vada avanti.-

informazioni precise, ma anche da noi si è verificato quel problema.sgominati.- interviene Clooney. Il Presidente USA gli fa cenno di fermarsi.

uno sguardo di rimprovero di tacere. - Mi faccia proseguire, ora. Abbiamo costatato un aumento molto alto, consistente, di omicidi commessi nei confronti di persone agiate, sopra un certo livello di ricchezza. Abbiamo molti casi di uomini ricchi e portatori di stimolatori artificiali, colpiti da infarto. Il fenomeno è più evidente qui in Oriente dove la ricchezza è in espansione. Poi ci sono i casi dei chip antinoia.! ! - Chip anti-noia?!- Lo so. Non le conoscete. Li stavamo per immettere sul mercato

mondiale. Tralascerò di sottolineare di quale portata siano le perdite per le nostre industrie. Per ora li stavamo provando in un mercato interno, diciamo così, privilegiato. Il prezzo era molto alto, capirete. Le nostre industrie erano pronte a commercializzarli e a renderli più abbordabili. Sono semplicemente dei chip che trasmettono al cervello emozioni e sentimenti. C’erano già pronti una serie di pacchetti preconfezionati di emozioni e sensazioni. Sarebbe stato di sicuro un gran successo. Anti-noia perché lei capisce bene che la noia proviene da un appiattimento del livello emotivo. Se tale livello viene stimolato artificialmente dall’esterno, questo è chiaramente un modo per combattere la noia. Chi li aveva installati, e non erano pochissimi, manager molto impegnati e le cui uniche soddisfazioni provenivano dal lavoro e dai soldi, ne erano molto contenti. Ora sono quasi tutti ricoverati in ospedali psichiatrici. Sembra siano stati traumatizzati da emozioni troppo violente e
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siano rimasti scioccati. Alcuni sono proprio impazziti, non ricordano più nulla o non ragionano più. Tutto ciò avviene negli ultimi otto mesi, in maniera progressiva. In questi otto mesi accadono anche altre cose, da non sottovalutare. C’è un aumento, sempre progressivo, di omicidi. Ma attenzione. L’aumento è relativo solo alle persone con capitali finanziari superiori a un certo livello. Non so se voi fate questo tipo di statistiche. Noi sì, e mi pare che anche in qualche paese europeo le facciano. In conclusione: c’è qualcuno che sta rubando a man bassa. Solo nell’ultimo mese, o anche da prima? Da otto mesi? Stiamo controllando i movimenti finanziari di questa tipologia di vittime. Non è facile, dato che questo tipo di gente ha fondi nascosti dappertutto. La domanda è: dove stanno andando i soldi? E per cosa farne?- fa una pausa, come per dare la possibilità ai suoi nemici, collaboratori del momento, di mostrare le loro conoscenze. I due dall’altra parte sono col fiato sospeso. Continua: ! - Bene. La nostra polizia sta indagando. C’è un proliferare di società fantasma che stanno comprando con un ritmo elevato, se volete impressionante, dato il momento di crisi. Senza curarsi troppo del reale andamento dei mercati. Io credo che acquistino tutto quello che possono. Dietro sembra, dico sembra perché il fenomeno ha proporzioni talmente enormi, esserci solo una società, solo un nome.- un secondo di suspense La cooperativa Odradek. Ha circa ventimila soci nel mondo. Alcuni di questi risultano morti, probabilmente quelli che avevano i capitali e li hanno investiti in questa attività. Non sappiamo se di loro iniziativa, ma ne dubitiamo. I vivi lavorano tutti in negozi di compravendita. Li stiamo arrestando. Alcuni sono in fuga, ma li troveremo. Sembrano però non sapere nulla, cadono tutti dalle nuvole. Sarebbe strano che fossero tutti dei grandi commedianti. È probabile che veramente non sappiano, che siano solo dei burattini inconsapevoli. Ecco, una prima cosa che dovete fare è di fermare i soci sul vostro territorio. Vi manderemo una lista. Ce ne sono tanti anche in Europa. Chi c’è dietro a muovere le fila? E che cosa vogliono? Una grossa organizzazione multinazionale criminale? Arrestate questa gente e fatevi raccontare come i capi nascosti di questa fantomatica cooperativa contattano i seguaci.
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Impressionante. Del resto sono riusciti a scardinare i sistemi di sicurezza delle banche in tutto il mondo, conoscono bene i sistemi di comunicazione telematici e digitali.! ! I due sullo schermo sono a bocca aperta. Il Presidente della Cina prende - Signori. Questa gente va scoperta e fermata al più presto. Non si il fiato per qualche secondo. Poi dice con gravità: capisce bene quale sia il fine ultimo che li muove. Sicuramente non è pacifico. Non esitano a uccidere. Sta compiendo un vero e proprio sterminio. Ha neutralizzato gli agenti segreti, per non dire eliminato. Sta mandando in tilt le banche di tutto il mondo, e il mercato finanziario, cioè l’ossatura stessa del sistema. Deruba e compra, senza soste. Ha braccia e occhi dappertutto. Sono molto pericolosi. Dobbiamo combatterli con tutte le nostre forze. Vi manderò tutti i rapporti e i dati raccolti dalla polizia. Per ora è quanto avevo da dirvi. Direi di tenerci in stretto contatto, per una collaborazione più proficua. Credo sia opportuno abbandonare ogni interesse nazionale, ogni ostilità tra di noi. Per il bene del pianeta. Confido nel vostro senso di responsabilità. Cerchiamo di mantenere il massimo riserbo sulla faccenda. Ora è bene che io torni al mio lavoro.! - Va bene, Presidente.- riesce a dire l’altro, un po’ scioccato, un po’ avvilito.- Le do la mia parola che ci metteremo immediatamente al lavoro con tutte le nostre forze. Teniamoci in contatto.! ! ! - Bene. A presto, allora.- Sì. A presto.Il collegamento viene chiuso, a un cenno del Presidente della Cina. Il

Presidente USA si volge verso Clooney, il quale è completamente pallido, gli occhi lucidi. Sperlonga, Italia, CE camera 240, Hotel Belvedere 1 giugno; ore 3:07 ! - Sándor?- dice Matilde con voce flebile, ma decisa. È nuda nel letto,
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avvolta in parte dal lenzuolo. È abbracciata a lui, la testa adagiata sul torace.

! !

- Sì.- guarda i suoi capelli neri, cortissimi. Si solleva leggermente e lo guarda con un’espressione seria e triste

insieme. Lui le sorride, in attesa. Lei si scosta ancora di più da lui, per guardarlo meglio. Dice: ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Hai presente la mantide, Sándor?- Sì.- un calore si accende nel petto e si diffonde. - Sono io.- ...Matilde si distacca, si libera dall’abbraccio e si sdraia fissando il soffitto. - Si?- domanda Sándor. - Sì.- ...- Non sembri sconvolto. Non ci credi?- Sì, ci credo. Lo sentivo. E poi ti ho vista.- Mi hai vista?!- gira il viso verso di lui. - Una mattina a un semaforo, mentre... parlavi con uno... che poi è - Ah.- ...- Per questo mi seguivi, allora?- sospetta. Uno spillo le punge il cuore. - Non lo so nemmeno io.- Sei un poliziotto?.- Oh, no. No.- Mmh. Non lo sai. Forse?- Non lo so. Non credo.- Non credi?- si toglie lo spillo con uno sforzo. Riprende il controllo: - Ho voluto dirtelo. Volevo levarmi questo peso, non nasconderti una - Perché l’hai fatto, Matilde?Ci pensa e dice: - Mi è sempre sembrato tutto giusto.- ...137

morto. L’ultimo.-

cosa così importante. Ora che farai?-

!

- Ricordi la storia della mia amica Colette, quella che ti ho raccontato

l’altro giorno? Il suo assassino è stato il primo che ho ucciso. Meritava di morire. L’aveva anche fatta franca. Non potevo più sopportare il pensiero che lui fosse impunemente in giro, mentre Colette... Stavo impazzendo di dolore. Letteralmente impazzendo. Averlo fatto mi ha scosso, mi ha svuotata. Dopo mi sono sentita meglio. Colette non era morta per nulla. Quell’essere spregevole era stato eliminato, cancellato dalla faccia della terra.! ! ! - E gli altri?Matilde sospira: - Dopo aver ucciso quell’essere spregevole mi sono sentita così felice,

felice di aver vendicato Colette, di aver liberato il mondo da un uomo del genere. Ho pensato di continuare. Ero sicura, e lo sono tuttora, che il mondo è pieno di gente che merita di morire. Il problema è trovare le vittime giuste. Trovare chi veramente meriti di morire. Era stato facile eliminare l’assassino di Colette.- fa una pausa, poi continua: - Mi sono messa a cercare, ho svolto delle ricerche. Alcuni giorni dopo, qualcuno mi ha dato suggerimenti in proposito.! ! Sándor aggrotta le sopracciglia. - Mi ha anche offerto un aiuto economico. Una specie di stipendio. Ha

capito, dalle mie ricerche, cosa cercavo e mi ha indicato alcuni personaggi. Io mi sono informata per conto mio, ho controllato che le informazioni che mi dava fossero giuste. Erano uomini malvagi, senza scrupoli. Ricchi, sfruttatori. Intriganti. Li dovevi vedere. La feccia. E così sono andata avanti, usando lo stesso metodo. Era facile, incredibilmente facile, farmi invitare a casa, rimanere sola con loro. Colpirli nel momento in cui erano più vulnerabili.- tira un sospiro - Mi sentivo una giustiziera. Forse lo ero davvero. Mi sembrava fosse giusto. E venivo addirittura stipendiata... Come i boia, gli agenti segreti, i poliziotti. Solo che agivo con un criterio mio, secondo la mia morale. Certo, contro la legge. Ma seguendo un’idea di giustizia.! ! - Stipendiata da chi? Chi è che ti ha dato queste indicazioni?- Non so, esattamente. Sentivo che era un essere buono e mi sono
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fidata. E poi, te l’ho detto, mi informavo anche per conto mio. Le persone che

mi aveva indicato erano esattamente del tipo che stavo cercando. Tutta gente malvagia, che faceva del male agli altri. Non ci credi?! ! ! ! ! - Ci credo. Lo so.- Cosa sai?- Mi sono informato anch’io. Sulle vittime.-...- Da quando ti ho vista quel giorno, al semaforo, parlare con quell’uomo,

l’ultima vittima, ho sempre pensato che potessi essere tu. E allora ho tentato di capire il perché. Perché avresti dovuto farlo, se eri veramente tu.! ! ! ! ! ! - E che cosa ne pensi? Quella gente non meritava di morire?- Sinceramente non lo so. Non so bene cosa pensare.- Ma... non hai avuto paura, quando...?- Un po’. Pensavo ne valesse la pena. Ero terribilmente attratto. Matilde si morde le labbra, per coprire un sorriso vago. Dice: - Comunque volevo dirtelo. A costo di perderti. E di perdere la libertà. Mi

Terribilmente.-

puoi denunciare, se vuoi. Sappi comunque che lotterò per la mia libertà. Se ora tu uscirai da questa stanza, io fuggirò lontano, il più lontano possibile.! ! ! ! ! ! ! ! ! ! -...-...- Matilde?- Sì?- Mi piaci. Tantissimo. Non voglio perderti.- Dipende da te.- Farò tutto il possibile per non perderti.Si scambiano un’occhiata intensa. - Continuerai?- Sinceramente... non lo so. Sono confusa. - continua a guardarlo, con gli

occhi puliti. - La polizia sta intensificando le ricerche ed è meglio sparire dalla circolazione per un po’. Mi sento anche un po’ stanca. Della tensione, del sangue, della morte... di quello schifo.- distoglie lo sguardo, verso il soffitto, e aggiunge:
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! !

- E poi ora ci sei tu...Sándor la prende tra le braccia e la stringe forte, più forte che può. La

bacia, dolcemente, con amore. Sulla bocca, sulle guance, sugli occhi, sul collo. Scende pian piano con le labbra, percorre a lungo il seno. Affonda il viso sul ventre leccandolo in ogni centimetro. Matilde geme, si agita. Sándor mette la testa fra le gambe di lei e comincia a baciarla. L’interno delle cosce, l’inguine, sempre più vicino. Non resiste più. Muove la bocca e la lingua proprio al centro dei desideri dell’amante. ore 3:45 ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Matilde. Qualcuno chi? Lo sai?- No. In verità non ne ho idea. Si fa chiamare Odradek.- Odradek?! Guillermo. Non l’hai mai visto?-. - Non proprio.- Non proprio?- No. Non l’ho mai visto. Comunicavamo per posta o telefono.- Pensi che sia un vendicatore, un giustiziere, o qualcosa del genere?- Spero. Un angelo sterminatore. Conosci Buñuel?- E se invece ti avesse usata per scopi suoi... illeciti, di natura criminale?- Avrebbe ottenuto il suo scopo, fino a ora. Ma io ho ottenuto qualcosa in

cambio. Una guida nell’eliminazione di quella gente, qualcuno che mi indicasse chi colpire. Erano il peggio del peggio. Chi li avrebbe trovati, se non mi avesse indicato la strada Odradek?! ! ! ! ! ! ! - E se lui fosse ancora più malvagio?Matilde tira un sospiro profondo: - Potrebbe. Ma io sento che non è così. Lo sento. Fortemente.Sono sdraiati uno accanto all’altro e si carezzano le dita della mano. - Lo sai chi è Odradek, Sándor?- No.- È il personaggio di un racconto di Kafka. Un breve racconto. Me lo

aveva fatto leggere un mio zio, cioè un amico di mia madre, quando ero ragazza. Mi aveva colpito. Kafka lo descrive come un essere strano, non
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umano. Ricordo di averlo anche disegnato tante volte. Il disegno che ritenevo migliore glielo avevo regalato, tutta orgogliosa. Quando quell’essere mi si presentò, quei disegni mi tornarono alla mente. Lo potevo vedere. Era come se sapessi con chi stavo parlando, anche se non lo vedevo veramente. Lo immagino come un burattino di metallo, o forse di legno, di un colore scuro e opaco. Con vecchi fili strappati e aggrovigliati sulle braccia e sul busto. Un cuore a stella e le gambe rigide divaricate, una leggermente piegata. Al posto della testa c’è ancora un groviglio di fili, o meglio delle scariche, come di forze misteriose.! ! Si ferma a riflettere: - Sì. Scariche di forze misteriose.Roma, Italia, CE Via Satrico, 7 appartamento del Conte Del Busto ore 4:23 ! Il Conte è seduto a un tavolo tondo coperto da un panno verde. I

compagni di tavolo sono tre manichini di legno. Hanno la testa ovale, priva di tratti somatici, come in un quadro di De Chirico. Liscia, piatta e allungata. Hanno appena cambiato le carte e sono concentrati nella lettura, i cuori palpitanti di speranza. Al centro del tavolo una montagna di fiches bianche fosforescenti di valore incalcolabile a prima vista. Il Conte ha tre assi in mano, ha scoperto un dieci di cuori come quarta carta e sta lentamente aprendo la quinta. Molto lentamente, le dita tremanti. Ancora nessun segno è apparso nella striscia verticale bianchissima. Potrebbe essere un asso. È interrotto dalla voce del signor Rosos: ! - Ecco la mia puntata.- spinge un mucchio di fiches verso il centro. Gli altri due manichini scompaiono, d’incanto. Il Conte lancia un’occhiata al signor Rosos, una alla striscia verticale, infine punta gli occhi sul viso immateriale di Rosos.

141

!

- Io punto tutto quello che ho.- dice, con la coscienza che quel “tutto” ha

un significato totale, intangibile, irrimediabile. Senza pensarci troppo Rosos dice: ! - Tutto quello che ha? Molto coraggioso. Vedo. E ho un colore di cuori.apre le carte sul tavolo con sicurezza. Il Conte nota in un solo battere di ciglia che tra quelle carte non c’è un asso e si appresta a riprendere la lettura interrotta. Muove lentamente le carte e un tunnel infinito di pensieri gli sfreccia davanti agli occhi. ! Rosos sembra voler dire qualcosa. In verità sta solo emettendo rumori, come di scariche elettriche. Fili stanno avvolgendo il busto e la testa. I rumori continuano, via via più distinti. Il Conte riporta gli occhi sulla quinta carta. È ancora tutto bianco, anche se gli sembra che ne sia stata scoperta una grossa parte. Non può essere che un asso. Un calore fortissimo gli riscalda il petto. I rumori provenienti da Rosos continuano a distrarlo. Sembrano ronzii acuti, intermittenti. Qualcosa gli scatta in testa e un pensiero nitido si affaccia. È il citofono. Attende un secondo e il rumore si risente. Il Conte distingue distintamente il suono del citofono. Apre gli occhi di scatto e salta giù dal letto, piuttosto infastidito. Risponde all’apparecchio. Il video gli mostra il viso di S.G.N.C.2.1. ! ! ! ! ! ! ! - Sole! Che succede? Che ore sono?- Guillermo. Fammi salire. È urgente.Spinge il pulsante e la porta dell’appartamento si apre. Quando S.G.N.C. - Che succede?- La polizia è venuta al negozio. Io sono scappata. Non credo mi abbiano - La polizia?! Che ci faceva la polizia al negozio? E perché sei - Non lo so. Io me ne sono andata. Mentre stavo scappando ho

2.1 arriva, la fa entrare e domanda:

vista.scappata?incontrato l’uomo che chiede l’elemosina davanti al negozio. Mi ha dato un numero di telefono. Dice che chi risponde ci saprà aiutare. Dammi il telefono.142

! ! ! ! ! ! ! !

- Eccolo.Compone un numero a memoria. Risponde una voce roca, soffocata: - Sì.S.G.N.C.2.1 dice: - Esercito un grande controllo per sopportare i rigori dell’indolenza.Dall’altra parte si sente la voce che tenta di schiarirsi con veemenza: - Qual è il problema, figliola?- La polizia ci cerca. Vuole arrestarci, ma noi non abbiamo fatto niente.

Dobbiamo scappare. E ci serve un nascondiglio. Lei può aiutarci? Possiamo pagare.! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Chi esercita il controllo non deve pagare per il mio aiuto. Dove siete e - Siamo o quattro o cinque. Zona Appio Latino.- Va bene. Fatevi trovare davanti all’ingresso di Villa Celimontana, tra - Un attimo.- lo interrompe, e si rivolge al Conte: - Sai dov’è l’ingresso di Villa Celimontana?Annuisce. - Va bene.- dice al telefono - Non sappiamo come ringraziarla.- Non dovete ringraziarmi. Lo faccio con piacere. Buona fortuna. Io non ci La connessione viene spenta. - Raccogli le tue cose. Il minimo indispensabile. Prima però dimmi come - Abbastanza. Ma credo che Sandor sia fuori Roma.- Meglio. Però bisogna avvertirlo. Non è sicurissimo usare i telefoni, ma quanti siete?-

quarantacinque minuti.-

sarò. Mando qualcuno.-

contattare Hector, Federico e Sandor. Abitano qui vicino?-

siamo costretti. L’importante è non dare informazioni che ci facciano rintracciare.! ! ! - I numeri sono memorizzati.- Va bene. Tu sbrigati intanto.Cerca il numero di Federico, lo trova e invia la chiamata. Federico stava
143

evidentemente dormendo:

! !

- Pronto.- risponde con un soffio. - Sono Sole. C’è un emergenza. Siamo ricercati dalla polizia, tutti quanti.

Ti spiegherò dopo. Ci vediamo tra quaranta minuti davanti all’ingresso di Villa Celimontana. Raccogli il minimo indispensabile e esci al più presto, se non vuoi farti arrestare.! ! ! ! ! ! ! ! ! ! S.G.N.C.2.1 comunica le stesse cose a Hector. Poi chiama Sándor, il - Sono Sole. Sei fuori Roma?- Sì. Perché?- Non mi dire dove. Sei con lei? Non pronunciare il suo nome.- Sì. Ma che succede?- Bene. Dovete scappare. Non tornate a Roma. La polizia ci vuole - Vogliono arrestarla?! Ma...?!- No. Non lei. Noi. Vogliono noi e te. Noi scappiamo insieme. Ti - No. Non credo.- Meglio così. In giro non siete al sicuro. State nascosti. Non andate in quale è sorpreso, ma ben sveglio.

arrestare.-

ricontatteremo. Qualcuno sa dove siete?-

alberghi. Non fatevi vedere troppo. Noi cercheremo di recuperarvi appena possibile. Forse stiamo per andare in un posto sicuro. Ti devo lasciare ora. Mi raccomando.! ! - Ma perché ci vogliono arrestare? Non abbiamo fatto niente.- Non posso spiegartelo adesso. Forse lo capirai leggendo i giornali, ma

non ne sono sicura. Non farlo con il tuo terminale, però. Dovete stare molto attenti, altrimenti vi rintracciano. Dobbiamo chiudere subito, adesso.! ! ! ! ! - OK. Ciao.- Buona fortuna. Ciao.Chiude il telefono e il Conte si presenta davanti a lei con una borsa in - Sono pronto. Possiamo andare. Hai avvertito gli altri?- Sì. Andiamo.144

mano, dicendo:

!

Si affrettano fuori l’appartamento, giù per le scale. Prima di uscire dal

portone, S.G.N.C.2.1 fa cenno al compagno di fermarsi. Apre il portone con circospezione e osserva i dintorni. Nella strada non si vede anima viva. Escono e si incamminano a passo deciso, guardandosi intorno. Non ci vuole molto per raggiungere il luogo dell’appuntamento. ! - Siamo in anticipo. Nascondiamoci.- dice lei indicando un posto adatto allo scopo. Non passano dieci minuti che arriva Federico, seguito dopo cinque minuti da Hector. Guillermo e Sole raccontano loro i fatti al negozio. Dopo poco sentono il rumore di un’auto avvicinarsi. S.G.N.C.2.1 guarda l’orologio del Conte e dice: ! ! - Se sono loro, sono in anticipo. Niente di strano. Ma stiamo attenti.Due fari forti stanno avanzando sulla salita che porta verso l’entrata della

villa. Sono di un furgone scuro, grigio metallizzato. Il furgone imbocca la piazzetta, rallenta e accosta. S.G.N.C.2.1 si sporge appena, indicando ai compagni di restare nascosti. Il finestrino del furgone si abbassa e appare la testa di una donna che si guarda intorno. S.G.N.C.2.1 esce allo scoperto e si avvicina alla vettura. La donna la scorge e dice: ! ! ! ! ! ! ! - Esercito un grande controllo per sopportare i rigori dell’indolenza.S.G.N.C.2.1 si rivolge ai compagni: - Venite.Escono e si dirigono verso il furgone, la portiera si apre. Si infilano dentro - Come va, ragazzi? Siete pronti? - domanda la Zecca, affacciandosi dal - Grazie per esserci venuta a prendere.- dice il Conte. - Non c’è problema, da quel punto di vista. E poi è un piacere fare una

e si sistemano sui comodi sedili. Il retro del furgone è sistemato a salotto. posto di guida - Allora partiamo.- La vettura comincia a muoversi.

gita fuori Roma. I sensori qui segnalano un bel traffico di vetture della polizia in giro per la zona. Ci sarà da divertirsi. Che diavolo sta succedendo? Non staranno mica cercando voi?! ! - Non credo.- risponde S.G.N.C.2.1. - Ce ne sono molte?- Un discreto numero. Ma le eviteremo, non vi preoccupate. Adesso
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usciamo dalla città, poi metto il pilota automatico e facciamo due chiacchiere.

Per ora è meglio che guidi io e controlli sul monitor i movimenti di questi baldi giovanotti.Montepulciano, Italia, CE ore 7:22 ! I quattro vengono sbarcati su un piccolo slargo dal pavimento erboso.

Davanti a loro si erge un casale di mattoni marroni chiaro. La Zecca scende e li accompagna all’ingresso della casa. Tira fuori le chiavi e apre due porte, una in legno e una in vetro, che portano all’interno. La prima stanza è un salotto piccolo, più in là c’è una sala da pranzo. ! ! ! - Una camera è qui sulla destra, le altre sono su. Quante camere ci - Ci arrangiamo. Io non sono con nessuno, se è questo che intendi. Ma ci - E allora tu prenderai la camera più bella. Poi c’è un’altra camera vera e servono?- domanda la Zecca, guardando S.G.N.C.2.1. arrangiamo.propria, più stanze di passaggio. Gli uomini si metteranno d’accordo tra di loro.! ! - Ti ringrazio, ma forse è meglio che le stanze le prendano loro. Io mi La Zecca li fa entrare in un elevatore che li porta su. Entrano in un altro sistemerò da qualche parte.salone, dove, sopra un tavolo, campeggia un grosso terminale. S.G.N.C.2.1 si avvicina, lo osserva e chiede: ! ! ! - Si può usare. Possiamo guardare le notizie?- È lì apposta. C’è tutto. Potete comunicare con il mondo.S.G.N.C.2.1 accende il computer. Gli altri si sistemano alle sue spalle,

attorno al video. Chiede il collegamento con “l’Unione Europea”. La schermata che compare lascia tutti un po’ colpiti. Il titolo campeggia a caratteri cubitali, su tutta la larghezza dello schermo: ! ! ! << IL MONDO È IN PERICOLO!>> Si affrettano a leggere i sottotitoli: <<Scoperta l’esistenza di trame criminose a livello internazionale. I
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servizi segreti di tutto il mondo sono inermi. I criminali utilizzano metodi

sofisticati. Violano in maniera sistematica i sistemi di sicurezza delle banche. Uccidono chi si trova sulla loro strada. Migliaia di morti e migliaia di milioni di euro rubati in tutto il mondo. Ancora sconosciuti i capi dell’organizzazione, la struttura della stessa e gli obiettivi finali. Diverse le ipotesi. Arrestati migliaia di soci di una cooperativa cinese, accusati di agire per conto dei criminali. Pervenuta all’agenzia americana Flash il contenuto di un vertice segretissimo tra il Presidente degli Stati Uniti e il Presidente della Cina. Le due grandi potenze stanno collaborando per difendere l’umanità. Al lavoro migliaia di investigatori coordinati a livello internazionale.>> ! ! ! ! In basso a destra si legge: <<Per l’articolo intero premere qui.>> S.G.N.C.2.1 preme d’istinto la parola <<ipotesi>>. Sullo schermo <<Varie ipotesi sono state fatte, basate sui fatti a conoscenza:

compare: 1. Un’organizzazione criminale internazionale che opera a livello mondiale. Il loro scopo è evidentemente l’accumulo di ricchezza. 2. Una setta, o un gruppo terroristico, o qualcosa del genere, che intende destabilizzare il mondo, per poi distruggerlo o conquistarlo. 3. L’ipotesi più inquietante, che circola insistentemente tra gli ambienti investigativi, è che sia la prima fase di un attacco alla Terra proveniente da forze estranee, extraterrestri e superiori. In molti sono convinti che i mezzi finora usati, molto sofisticati e potenti, non siano compatibili con la natura umana. L’obiettivo potrebbe essere: conquistare la Terra!>> ! ! - Extraterrestri?!- esclama Federico. S.G.N.C.2.1 scuote la testa. - Porca puttana!- fa la Zecca - Questa sì che è roba forte! Premi

qualcos’altro. Fammi leggere. Non mi dite che voi c’entrate con tutto questo. Ma siete fantastici!-

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Washington D. C. , USA 1123 Rose Avenue appartamento di Steve Clooney ore 4:03 ! Clooney non riesce a dormire. Il Presidente gli era sembrato convinto dal

discorso del Presidente Cinese. In effetti era sembrato convincente anche a lui. La sua posizione era diventata molto scomoda. Doveva trovare comunque un modo per convincere il Presidente ad aprire le ostilità contro la Cina, oppure doveva considerare meglio i fenomeni e desistere. L’impressione che le parole del cinese avevano fatto su di lui era comunque molto forte. ! ! ! ! ! ! Passeggia su e giù per lo studio. Squilla il telefono. - Pronto.- Cos’è questa storia della collaborazione con i cinesi!- tuona una voce Rosos è probabilmente l’uomo più ricco e potente degli Stati Uniti. - La situazione è alquanto complessa, signor Rosos.- tenta di spiegare. - Ho appena letto i dispacci delle agenzie. Ma dico! Scherziamo! Con tutti

dall’apparecchio. Cristo! Rosos! Proprio lui, proprio adesso!

i soldi che ti do, Clooney! Questa farsa della collaborazione è una buffonata. Hanno semplicemente paura, questi cinesi. Non ne voglio più sentir parlare.! ! - Non si preoccupi, signor Rosos. È tutto sotto controllo.- Lo spero. Ma non mi sembra. Inventa qualcosa per bloccare questo

ridicolo idillio. I cinesi ci stanno massacrando, ci stanno invadendo e noi che facciamo? Offriamo la nostra collaborazione? Ma dico! Si sta scherzando. Attaccare! Dobbiamo attaccare! Sarà bene che tu convinca il Presidente, altrimenti sarò costretto a parlargli io direttamente e a depennarti dalla lista dei miei stipendiati.! - Certo, signor Rosos! Lo farò. Sto solo cercando una nuova strategia, dati i nuovi avvenimenti. Questa organizzazione criminale preoccupa un po’ il Presidente.-

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!

- Ma è chiaro. Preoccupa anche me. Ma non ci si deve far distrarre.

L’obiettivo che dobbiamo avere chiaro è di contrastare i cinesi, con ogni mezzo. Anzi, guarda. Cerca di convincere il Presidente che sono proprio i cinesi che hanno messo su tutta questa storia. Magari è anche la verità. Così prendiamo due piccioni con una fava.! ! ! ! - Sì. Certo. Potrebbe essere una buona idea.- Allora sono stato chiaro. Spero di avere buone notizie da te presto. - Sì.La comunicazione si interrompe e Clooney resta solo, con un grosso

Molto presto.-

mattone dentro la testa. Montepulciano, Italia, CE ore 21:40 ! La Zecca, Federico, Hector e il Conte sono intorno al grande tavolo della

cucina. Hanno appena terminato di mangiare. S.G.N.C.2.1 compare, scendendo con l’elevatore, dopo una giornata di isolamento. ! ! ! ! ! ! ! - Sei sicura di non avere fame, Sole?- domanda il Conte, dopo che - No, grazie. Mangerò qualcosa più tardi.- Che dici delle notizie, Sole? Spaventose, no?- fa ancora il Conte. - Sì. Però io non sono morta. E nemmeno voi. E nemmeno tutti gli altri - Perché avrebbe dovuto ucciderci? Lui uccide solo chi deruba.- Sì. È probabile.- Non si può pensare che tutto ciò sia stato organizzato e realizzato da S.G.N.C.2.1 si è accomodata su una sedie.

che lavorano per lui.-

una persona sola. È impossibile. Semplicemente impossibile. Deve essere un’organizzazione molto grossa. Con delle conoscenze incredibili. Tu ci credi alla storia degli extraterrestri?! - Tutto ciò in effetti non sembra umano. Una cosa mi chiedo spesso e non ho ancora trovato una risposta: perché mi ha contattato e mi ha fatto venire al negozio? Non mi ha più chiesto nulla. Non mi ha più parlato, come
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se si fosse dimenticato di me. E intanto io cerco di capire chi è, cerco di smascherarlo. E lui non mi ha ancora fermata. Non posso credere che non si sia reso conto di ciò. Probabilmente non ha paura di me. Oppure sono sulla strada sbagliata. ! ! - Però da quando ci sei tu il negozio va molto meglio.- Ma, Guillermo. Non ha senso. Con tutto quello che sta facendo nel

mondo, cosa vuoi che gli importa di quei quattro soldi in più che il negozio ha incassato. Ma ci deve essere una ragione per cui mi ha voluta al negozio.- fa una pausa. ! - Ho pensato molto oggi. Ho cercato di mettere insieme i vari dati che abbiamo. Potremmo rivederli insieme, se volete.- Gli altri annuiscono - Allora. Partiamo dalla cosa che sembra principale. I furti. Avete capito cosa succede. Odradek, questa gente, insomma, chiamiamolo Odradek, riesce a rifare le firme digitali con una facilità estrema. Pertanto è un giochino per lui operare transazioni bancarie di tutti i tipi. In particolare preleva fondi da tutti i conti bancari che vuole. Naturalmente è andato a scegliere quelli più ricchi. Poi vedremo meglio. Ora, sapete su che sistema si basa la firma digitale? ! ! - Beh, sì. Più o meno.- risponde il Conte. - È il sistema BAM. Non è importante in questo momento sapere come

funziona. Rompere il sistema BAM è stato dimostrato dai suoi inventori essere equivalente a risolvere il problema degli anelli concatenati. Dimostrato matematicamente.- sottolinea - In più sostenevano che la complessità di tale problema fosse esponenziale. Questo è stato infatti dimostrato più in là da altra gente.- la Zecca propone alla compagnia una faccia stupefatta - Che significa questo in termini pratici?- continua, come per risponderle - Significa che per rifare una firma digitale, con la tecnologia a disposizione, ci vuole moltissimo tempo. Ho fatto un calcolo approssimativo, ma molto indicativo. Per rifare almeno una parte di firme elettroniche che Odradek sembra aver fatto ci vorrebbero circa cinquemila e quattrocento anni. Lui è all’opera da appena qualche mese. Lo sappiamo perché basta guardare le statistiche sugli omicidi negli ultimi otto mesi. Si capisce che lui, perlomeno all’inizio, eliminava chi derubava. Poi, plausibilmente quando è
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diventato sufficientemente ricco e potente, ha smesso. Si potrebbe ipotizzare da circa quindici giorni. Nelle ultime due settimane c’è stata una normalizzazione delle vittime, cioè un calo improvviso verso gli standard precedenti. Torneremo su questo. Finiamo il ragionamento sulle firme. Dove ci porta? Una possibilità è che lui non rompa il sistema. Non scopra la firma risolvendo il problema matematico. Oppure che ha mezzi di gran lunga superiori a quelli che si conoscono. Calcolatori migliaia di volte più rapidi. Un’altra possibilità, più brutta... c’è un’altra possibilità, insomma. Se così fosse... forse avrebbero ragione i giornali. Penso a un essere che ha una logica diversa da quella umana, se volete superiore. La sua matematica è superiore. Per questo essere, la risoluzione del problema degli anelli è un gioco da ragazzi.! ! - Una forma di intelligenza superiore.- dice il Conte, gli occhi lucidi. - Sono solo ipotesi. D’altro canto uccide. Come uccide? Da una parte

sembra colpire chi ha apparecchi interni: pace-maker, stimolatori artificiali, questi chip anti-noia di cui parlava il giornale. La storia dei servizi segreti non è spiegata dai giornali, ma anche lì potrebbe esserci qualche chip interno, ad esempio nell’apparato mnemonico. I sintomi sembrerebbero provocati come da loop di memoria. Poi ci sono le morti violente, che potremmo chiamare classiche. Veri e propri omicidi. Non ci vuole molto in effetti. Esistono i professionisti. A lui i soldi certo non mancano e, come sappiamo, ha facilità nel contattare la gente.- la Zecca si fa particolarmente attenta. ! - Insomma. Alcuni li elimina lui, in qualche modo, altri li fa eliminare. In verità non si capisce che c’entrano i servizi segreti in tutto ciò. Per qualche ragione, li toglie di mezzo.! ! - Potrebbero contrastarlo, scoprirlo.- interviene Hector. - Forse. Probabile. Andiamo avanti. Preleva soldi e uccide. Chi uccide?

Andrebbe fatta un’indagine più specifica, ma non ci vuole molto a immaginare che abbia ucciso coloro che ha derubato. Per procedere indisturbato. Per limitare il numero di denunce alle banche. Per nascondere i furti. Mi sembra, se non evidente, molto probabile. L’aumento di mortalità è stata riscontrata infatti nelle fasce di reddito alto.151

! !

Si ferma. Gli altri tacciono, gli occhi ben spalancati puntati su di lei. Le - Ora sapete che siamo tutti soci di una cooperativa. Come è nata? Chi

parole fendono l’aria densa di tensione: sono i soci fondatori? Chi ha messo i capitali iniziali? Ti ricordi Guillermo di quel poliziotto che venne da te qualche giorno fa? Ti disse che un socio, un certo Pervi, era morto. E se lui fosse uno di quelli che ha messo i soldi, magari a sua insaputa, e poi fosse stato eliminato? Lo sapete chi ha ucciso Pervi?! ! C’è chi scuote la testa, chi rimane immobile in attesa. - È stata la mantide. Sapete della mantide, immagino. Lo avete letto.

Ecco. Chissà se anche la mantide è uno strumento di Odradek. Credo che sotto questa ottica andrebbero studiati tutti i suoi delitti. Probabilmente anche altri hanno agito per lui. Ora mi piacerebbe sapere quanti e quali soci della Odradek sono morti in questi ultimi, diciamo, otto mesi.! ! ! ! - Otto mesi?- chiede il Conte. - Sì. Circa otto mesi fa si è formata ufficialmente la cooperativa Odradek. - Ma allora siamo veramente in pericolo?! Dico noi soci.- domanda - Non lo so. Forse. Però penso di no. Penso che quelli che sono morti,

Per la precisione il diciassette febbraio passato.Federico. sono morti perché avevano il denaro ed erano stati derubati. Questo andrebbe verificato, bisognerebbe infiltrarsi nei sistemi informatici della polizia. L’ipotesi è che abbiano finanziato, senza volerlo, la cooperativa. Per cui noi non corriamo alcun pericolo, per ora.! ! - Con un sistema simile a quello usato per il furto nelle banche?- Direi praticamente lo stesso. Solo che versavano direttamente i soldi interviene Hector. alla cooperativa, come soci. Ma cosa ci fa con i soldi? Oltre ad aprire la cooperativa e i negozi? Questa è una domanda importante.! ! - Magari finanzia attività di altro tipo - prova a dire il Conte - che noi non S.G.N.C.2.1 scuote la testa con decisione
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conosciamo. Attività terroristiche?-

!

- Volete sapere la vera impressione che mi sono fatta?- lo interrompe -

Odradek sta comprando. Usa i soldi per comprare. Il suo fine, perlomeno quello più immediato, è comprare. Questo mondo è in vendita. Più ne possiedi e più sei forte. Sei potente, sei quello che comanda. Questo mondo è formato da innumerevoli proprietà, e le proprietà sono successivamente divise in azioni. Ci sono persone che possiedono larga parte di queste azioni o proprietà. E sono poche in confronto all’intera popolazione. Detto in maniera semplice e schematica. Ognuno può decidere, secondo le leggi vigenti, di fare quello che vuole con o sulle sue proprietà. Anche per questo, chi possiede di più, ha più potere decisionale e influenza degli altri. Il sistema permette a pochi di avere larga parte delle proprietà. Odradek vuole essere uno di questi pochi. Oppure vuole essere l’unico.- si interrompe, poi ricomincia: ! - Poi c’è il punto a cui accennavo prima. Le banche hanno scoperto i furti e la polizia cinese è arrivata alla cooperativa. Non so se questi furti siano stati scoperti contro la sua volontà. Potrebbe essere che non ha più necessità di nasconderli. Per quel che ne so, per la quantità di beni che mi risulta abbia comprato, è ormai quello che possiede di più sulla Terra. Quindi è forse già il più potente. Beninteso, tutto quello che è suo, che cioè è legalmente della cooperativa...- fa una pausa, guardando i compagni uno a uno negli occhi - è anche nostro e degli altri soci. In teoria ognuno di noi potrebbe reclamare in questo momento la sua parte di proprietà e ritirarsi.! ! - Allora siamo ricchi. E quindi in pericolo.- esclama Hector. - Già. Siamo ricchi, in teoria. Ma ormai credo che corriamo gli stessi

rischi di tutti gli altri esseri umani. E cioè: ammettiamo che riesca a comprare tutta la Terra. La domanda è: che cosa ci vuole fare?! ! Cala il silenzio nella stanza. Gli occhi delle persone presenti sembrano - Bisogna capire chi è Odradek. Altrimenti, quando capiremo cosa vuole fatti di pietra. S.G.N.C.2.1 ragiona con freddezza: fare, sarà forse troppo tardi. Come è probabilmente ormai tardi aver scoperto adesso dell’espansione della cooperativa.153

! ! ! !

- Tu escludi un’organizzazione criminale. Oppure una superpotenza, tipo - Il sistema BAM non è rompibile, scientificamente.- La scienza dell’uomo.- interviene Federico. - Appunto. È possibile che qualche potenza mondiale sia riuscita a

la Cina.- domanda Hector.

nascondere al resto del mondo di essere in possesso di strumentazione tecnologica di gran lunga più avanzata, più sofisticata, e soprattutto basata su principi diversi? Badate che i servizi segreti hanno lavorato tranquillamente fino a circa tre mesi fa. Mentre i furti sono iniziati prima. Non dico che sia da escludere totalmente. Ma ormai i calcolatori simbolici conosciuti hanno raggiunto livelli elevatissimi. Superarli significherebbe aver scoperto qualcosa di veramente nuovo.! ! - Io forse potrei aiutarvi a entrare nei sistemi informatici della polizia.- Davvero? Mi piacerebbe molto. È una cosa da fare, senz’altro. Un’altra dice la Zecca, attirando gli sguardi di tutti su di sé. cosa da tentare è di parlare con lui, con Odradek. Tu potresti provare, Guillermo.! ! - Non potrebbe essere pericoloso? Potrebbe scoprire dove siamo.La porta del casale si spalanca, con fragore, e quattro uomini, il volto risponde un po’ impaurito. coperto, irrompono nella sala, puntando le armi. Gli umani rimangono pietrificati e senza fiato dal terrore. S.G.N.C.2.1 sta analizzando le armi a disposizione degli sconosciuti. Una voce dall’entrata intima: ! ! - Non fate movimenti falsi! Le armi dei miei uomini potrebbero La minaccia, pronunciata con tono calmo e deciso, provoca a S.G.N.C. distruggere al primo colpo qualsiasi cosa!2.1 un moto dell’animo simile all’istinto di sopravvivenza che la blocca. Sulla porta sono apparsi altri due uomini, anche questi a volto coperto. Uno di loro indossa cappello e cappotto neri e un passamontagna. L’altro ordina: ! ! - Legatela!Due uomini armati si avvicinano a S.G.N.C.2.1, estraggono delle fasce
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bianche e cominciano ad avvolgerla, sotto gli occhi stupiti degli altri. Lei non

oppone resistenza e viene immobilizzata. I due uomini sulla porta si avvicinano al tavolo. ! ! ! ! ! ! ! - Chi siete?- domanda S.G.N.C.2.1 - Cosa volete?L’uomo dal cappello nero si siede lentamente al tavolo e dice: - Servizi segreti zapatisti. Era un po’ che ti cercavamo, Essegienneci. - Zorro!- esclama la Zecca - Tu sei Zorro, il famoso Zorro. Per tutte le Zorro la guarda, in silenzio, mentre S.G.N.C.2.1 le chiede: - Sai chi è?- Se posso.- e dopo aver atteso per qualche secondo la risposta - Il

Sono molto contento di averti finalmente trovata.corna di Belzebù!-

famoso Zorro, il capo dei servizi zapatisti in Europa. L’uomo di fiducia di Marcos. Che onore averla qui tra noi!! - Marcos! Il comandante Marcos?- S.G.N.C.2.1 si volge immediatamente agli amici messicani - Quanti messicani ci sono qua dentro. Che coincidenza! E lui chi è?- indica l’altro in piedi dietro Zorro. ! ! ! ! ! ! ! - Colonnello Godoono. Servizi segreti africani. Per servirti.- un inchino - Eh! Quanti servizi segreti!- esclama la Zecca - Ma non erano stati - Quelli occidentali e cinesi.- risponde Zorro - Noi non abbiamo mai usato - E questo ci riempie il cuore di gioia.- dice la Zecca. - Che volete?- insiste S.G.N.C.2.1. Zorro si volge verso di lei e dice con dolcezza: - Adesso, spero con il tuo consenso, ci facciamo tutti un bel viaggetto a appena accennato e un sorriso sinceramente amichevole. debellati?chip mnemoniche. Noi siamo vivi, vegeti e ben funzionanti.-

Città dell’Unione. Lì parleremo con Marcos e con altra gente e decideremo insieme il da farsi. Noi vorremmo la tua collaborazione. Non so se hai notato che, nel mondo, sta succedendo un gran casino.! ! ! - E non dipende da voi?- No.- E chi mi dice che non stai mentendo?155

! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! !

- Nessuno. Ti devi fidare. Ma credo tu lo capisca da sola.- E loro?- Loro vengono con noi. Tutti.- Che fine faranno?- Di certo non moriranno.- e, rivolto a tutti: - Potete stare tutti tranquilli. - Chi vi ha detto dove trovarmi? Chi dei tre?- Non capisco.- Capisci invece. Chi dei tre ti ha detto che ero qua?- Nessuno dei tre. Non so chi siano.- Menti. Se non me lo dici, non vengo.- E io sarò costretto a farti distruggere.- Non lo farai. E poi mi lascerei distruggere. Credi mi importi così tanto?- È la verità. Nessuno di quelli che è qui.- E allora come mi avete scoperta?- Questo non te lo posso dire.S.G.N.C.2.1 lancia uno sguardo durissimo a Zorro. Si rivolge a Godoono: - Ordina pure ai tuoi uomini di spararmi, colonnello. Io non vado da Zorro dice: - Perché lo vuoi sapere. Che importanza ha?- Ha importanza per me. Devo sapere. Devo capire. Sono fatta così.Zorro guarda negli occhi uno a uno i suoi compatrioti, riporta il suo - Ho l’onore di presentarti l’agente Hector De La Peña. Ti ha scoperto per

Noi non uccideremo nessuno di voi.-

nessuna parte.-

sguardo profondo su di lei e dice: puro caso. La sua copertura era il lavoro al vostro negozio. Fino a oggi non aveva capito chi eri. Poi sono finalmente arrivate le foto. Senza di queste, non so come ti avremmo potuta trovare. E senza fortuna anche. Stavi sempre rinchiusa dentro al negozio, a quanto mi dice. Se tu non fossi capitata proprio là... Gliele abbiamo mandate proprio stamattina, sul terminale portatile. E lui ci ha immediatamente risposto. Soddisfatta?! S.G.N.C.2.1 è contenta della spiegazione. Guillermo non mi ha tradita.
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! ! ! ! !

- Va bene. Però prima di partire dovete aiutarmi a fare delle cose.- Che cosa?- Per interesse anche vostro, se volete capire cosa sta accadendo nel - Dicci.- Mi dovete aiutare a entrare in una stazione della polizia italiana. E in un

mondo.-

ospedale.Roma, Italia, CE Via Peano, 19 appartamento del Tenente Draci 2 giugno; ore 3:07 ! Draci è immerso in un sonno agitato. Sogna Linda, vestita come si

immagina sia vestita la mantide quando colpisce. Come lo inducono a immaginarla i media. Sogna lei sopra di sé, con un punteruolo in mano, mentre sorride beffarda e dice: “L’hai voluto tu. Una notte d’amore contro la vita. L’amore l’hai avuto. Ora io voglio la tua vita.” Chiude gli occhi e attende con rassegnazione il dolore. Era nei patti e lui i patti li rispetta. Ma il dolore non arriva. Arriva invece il suono del citofono, prima leggero nella sua mente, poi più nitido. Si alza di scatto e si precipita a rispondere. Chi può mai essere? ! ! ! È proprio la voce della Zecca: - Tenente! Fammi entrare. Ti devo parlare!- Linda! Entra!- preme il pulsante. Apre la porta e corre in bagno. Si

sciacqua rapidamente il viso, si odora le ascelle, e decide di togliersi la maglietta e di sciacquare anche quelle. Si asciuga, si passa il deodorante, rimette la maglietta ed esce. La porta di casa è chiusa e la luce del salotto è accesa. Si affaccia nel salotto e, insieme alla Zecca, vede un paio di pistole puntate contro di lui, in mano a due uomini incappucciati. Sobbalza, indietreggia leggermente, si blocca. ! - Questi sono un paio di amici. Scusali, gli piace girare incappucciati.
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Sono bravi ragazzi. Avevano bisogno di un favore e ho pensato che tu li

potevi aiutare. Vorrebbero consultare un attimo il cervellone della polizia. È una faccenda molto importante. Per il bene dell’umanità.! ! ! ! ! ! ! Draci sgrana gli occhi e spalanca la bocca. - Tu sei matta! Volete consultare cosa? Scordatevelo!- Ti interessa sapere qualcosa della cooperativa Odradek? E della - Cosa cosa?- strizza gli occhi. - Ho un’amica che sa qualcosa su tutto ciò e vorrebbe fare delle - Allora fammi parlare con la tua amica. Le verifiche le faccio io.- Temo non sia possibile questo, Tenente. La mia amica sta svolgendo

mantide?-

verifiche.-

una missione importante, molto più importante della tua, e non ha tempo da perdere. Le informazioni le servono subito. Adesso. Sarà meglio che tu ti vesta.! ! ! Scuote la testa incredulo. - Linda. Mi stai chiedendo una cosa impossibile. Io non posso farvi - Non puoi? Non vuoi. Ma purtroppo sei obbligato. Ti ripeto che ti

accedere ai sistemi informatici della polizia.interesserà parecchio. Credo che la tua indagine sulla mantide allargherà un po’ gli orizzonti, se ci aiuti. E poi i nostri amici qui sono abbastanza determinati.! ! - Mi stai minacciando?- No. Per carità. Dico solo che siamo tutti molto decisi qui. Credo che

nessuno se ne andrà senza aver ottenuto quello che vuole. Neanche la mia amica. E poi sono io che mi sono presa la responsabilità di tirarti in ballo. E, se tu ti rifiuti, non so nemmeno bene che fine farò io. Stiamo un po’, come si dice, con una mano davanti e una di dietro, noi due.- indica le pistole con lo sguardo. ! Draci guarda a lungo la Zecca, tentando di riflettere e di decidere il da farsi. Il pensiero, insinuatogli sapientemente, che lei stessa possa essere in pericolo, gli infonde un grande senso di responsabilità e di protezione nei confronti dell’ex compagna.
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!

- Ci serve verificare delle ipotesi sulla cooperativa Odradek, riguardo ai

fatti che stanno mettendo in subbuglio il mondo. Non per fini criminali. È possibile, come dicevo prima, che in ciò entri di sfuggita anche la mantide. Se tutto è come pensa la mia amica, domani la tua indagine avrà fatto passi in avanti. Anche se non so se ti piacerà molto. Mi sa che l’indagine ti si complica un po’. Andiamo, Tenente. Vestiti e andiamo!! ! ! Draci scuote la testa e sospira: - OK. Mi vado a vestire.I due uomini lo scortano in camera e lo controllano mentre si veste. Dopo

cinque minuti i quattro escono dal portone del palazzo. Draci viene fatto salire sul furgone della Zecca, dove ci sono S.G.N.C.2.1, Zorro e altri tre uomini incappucciati. Il furgone parte, guidato dalla Zecca e seguito da tre macchine. sede della polserial ore 3:46 ! Draci, S.G.N.C.2.1 e due africani a volto scoperto superano l’entrata,

grazie alla carta magnetica e alla collaborazione del poliziotto. Non foss’altro per la pistola che sa puntata contro la schiena, ha acconsentito a usare il numero personale segreto di identificazione per far accedere gli altri tre all’interno. Draci li conduce fino all’ufficio al terzo piano. Non incontrano anima viva lungo il percorso, neanche le guardie addette alla sorveglianza. Una volta nella stanza, Draci avvia il terminale, mentre S.G.N.C.2.1 si accomoda sulla poltrona della scrivania e prende possesso della tastiera e del tappetino di comando. ! ! ! ! Esclama indignata: - Avete ancora tastiere e tappetini qui alla polizia?!- In effetti il sistema è un po’ vecchio.- ammette. Quando appare la richiesta di immissione della parola segreta di

accesso, Draci digita velocemente delle lettere sulla tastiera, e il sistema elettronico si inizializza. S.G.N.C.2.1 si mette alla ricerca di informazioni sulla cooperativa. Non ci mette molto a trovarne la pagina Internet. Apre i vari testi
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informativi, contenenti gli indirizzi dei negozi in tutto il mondo e altre notizie relative a questi. Apre il testo con l’elenco dei soci, lo scorre, dopodiché lo copia su un file. ! ! ! - Tutto un po’ facile.- commenta. - Ah ah.- annuisce Draci. Scorre il lungo file appena creato. Scopre con soddisfazione che i soci

sono divisi per stato di residenza, da cui estrae, copiandolo su un altro file, l’elenco dei soci residenti in Italia. Per curiosità, apre la funzione <<cerca>>, digitando poi la parola “Sole”. L’elemento ricercato non viene trovato. ! ! - Adesso mi serve entrare nella banca dati della polizia. Suppongo sia - Già. In teoria ci si potrebbe collegare con la banca dati di tutte le polizie solo quella italiana.- dice rivolta a Draci. della comunità, ma serve una richiesta particolare, dopodiché forniscono un numero segreto random che scade dopo pochi giorni e si può usare solo un certo numero di volte.! ! ! ! - Non fa niente. Dovrebbe bastare quella italiana. Mi faccia accedere, per - Vi devo ripetere che state commettendo un reato molto grave.- Lo sappiamo. Proceda.- insiste. Draci, con la pressione di pochi tasti, apre il collegamento con la banca favore.-

dati. Prima di digitare la parola segreta, cerca un ulteriore approvazione con gli occhi. S.G.N.C.2.1 gli fa cenno di proseguire. Digita alcune lettere e il sistema si apre completamente. S.G.N.C.2.1 studia le varie funzioni e strumenti a disposizione, poi da i comandi. Dopo una manciata di secondi, appare una finestra sullo schermo. La ricerca ha trovato solo due oggetti: <<Guillermo Fernandez Del Busto>> e <<Sandor Kovacs>>. Accanto ai due oggetti la finestra fornisce dei numeri e delle lettere. Sta tentando di capire cosa significhino, quando Draci interviene: ! - Ah sì. Quello è il caso mantide, quello a cui sto lavorando. I due sono stati interrogati relativamente al caso mantide come testimoni. Li ho interrogati io.! - E sugli altri non ci sono dati.160

! ! ! ! ! !

- A quanto pare.- Perché sono stati interrogati, questi due?- Visto che c’è, potrebbe andarsi a vedere il caso mantide direttamente.- Il mio amico qui - dice minacciosa indicando uno dei due africani - ha Draci sospira: - Ma sì. Tanto. Kovacs è stato interrogato come possibile testimone

fretta!-

perché si trovava spesso, per motivi lavorativi, in uno dei luoghi in cui l’ultima vittima della mantide passava tutte le mattine dei giorni feriali.! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Aveva visto nulla?- Direi di no. Era stato un tentativo fatto solo per scrupolo. Non mi - E Del Busto.- Del Busto invece aveva attinenza con la terzultima vittima. Infatti...- si - Non ricorda?- Pensavo potessero conoscersi. Cioè, pensavo che Del Busto potesse - Ah sì? E come mai? Come si chiamava questa terzultima vittima?- Dunque...- Mi dica la verità, per favore. Io so più cose di quanto lei pensi.Draci, in un conato di paura, dice: - Sì. Pervi. Carlo, mi pare.- E allora mi dica perché si è rivolto a questo Del Busto?- I due frequentavano la stessa palestra.S.G.N.C.2.1 lo fissa. Draci continua ad avere paura, un po’ scosso dalle

aspettavo molto dal signor Kovacs.-

interrompe - Dunque... vediamo... non ricordo.-

darmi informazioni sulla terzultima vittima.- prende tempo.

strane caratteristiche di lei. Cerca di sostenere lo sguardo, ma S.G.N.C.2.1 sta seguendo soprattutto il corso dei pensieri, più che studiando gli occhi di Draci. ! ! - Questa lista è inutile!- esclama - Dov’è quella vera?Lo sguardo di Draci ha un sussulto, si maschera di stupore, poi di
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innocenza. Allarga le braccia.

! ! !

- Mi dia la lista vera. La lista con i soci della cooperativa Odradek.- L’ha appena prelevata.- bofonchia. - Stupidaggini. Quella lista è incompleta. E lei lo sa bene. Io ho bisogno

ordina. C’è un attimo di silenzio.

della lista vera. Dov’è?- guarda Draci, poi l’africano, di nuovo Draci. - È per il bene dell’umanità, Tenente. Sia bravo. Non si faccia sparare.- insiste, con voce dolce. ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - È al Ministero del Lavoro. Non ci si può accedere senza permesso.- Ma lei il permesso l’ha già ottenuto. Lei ha la lista. La tiri fuori!Draci capitola. Emette un profondo sospiro, si avvicina al terminale e, in - E così, la terzultima vittima della mantide e Del Busto erano entrambi - Sì. È così.- E Del Busto conosceva questo Pervi?- No. A suo dire no.- E lei gli ha creduto?- Non lo so. Per ora sì, direi. Questa cooperativa è comunque strana.- Ora le faccio vedere ancor di più quanto è strana.- afferma e richiama la

pochi secondi, tira fuori un file denominato <<odradekitalia>>. soci della cooperativa?-

banca dati della polizia. Ora la ricerca è più lenta e la risposta ben diversa. La finestra che appare sostiene che sono stati trovati trecentododici oggetti. Trecentododici elementi in comune tra la lista <<odradekitalia>> e i dati della polizia. Draci fa un piccolo salto indietro, S.G.N.C.2.1 sorride. ! ! - Mi dia una breve interpretazione su alcune delle persone trovate. - Ansaldi. Non lo so. Bisognerebbe aprire il dossier relativo. Faccia Iniziamo dalle prime. Ansaldi.<<apri>> da lì. Ecco. Adesso immetta quei numeri là in quella riga. Dia l’invio.! <<Ansaldi Giacomo. Assassinato mentre andava al lavoro, da professionisti, probabilmente tre uomini. Nessun indizio e nessun testimone rilevante. Direttore della succursale della Toscoba a Roma...>> ! - Passiamo a un altro.- dice S.G.N.C.2.1.
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!

<<Bergagna Marinella. Morta in circostanze inspiegabili durante una cura

anti-cancro. Il microchirurgo che le era stato installato per rimuovere e tenere sotto controllo un tumore al seno, improvvisamente le ha asportato parte del cuore e la donna, di 47 anni, è deceduta in pochi secondi. Gli operatori medici sono tutti sotto inchiesta, ma si dichiarano innocenti. La donna possedeva un’industria farmaceutica molto grande...>> ! ! ! ! - Interessante, questo. Andiamo avanti.- Sbrighiamoci, però.- sollecita un africano. - Sì. Mi sbrigo.<<Coletti Mario. Ucciso da professionisti sotto casa al ritorno dal lavoro...

proprietario di una catena di ristoranti e locali... Dadi Angela. Assassinata da professionisti... Famosa presentatrice televisiva... Ferri Dado... Trovato morto nel suo appartamento con una tuta sensoriale indosso, probabilmente deceduto a causa di un infarto. L’uomo era collegato ai riproduttori di sensazioni sessuali. Si pensa a una morte accidentale, causata da un eccessivo carico di sensazioni. Sotto inchiesta la ditta produttrice dei riproduttori, che però afferma di poter provare l’innocuità del prodotto. Il Ferri era un grosso operatore di borsa... Galante Federica... Deceduta per cause tuttora ignote... proprietaria di diversi immobili... Isacchi Maurizio. Assassinato da professionisti... apparentemente proprietario di una ditta import-export. Sospettato di dirigere un grosso giro di affari illegali...>> ! - Va bene. È sufficiente. Andiamo.- dice S.G.N.C.2.1, ed esce dalla banca dati soddisfatta, dopo aver salvato le informazioni su dischetto. Prima di alzarsi, prova a cercare sulla lista <<odradekitalia>> il suo nome, ma non c’è. Io non sono una socia. Chiude il terminale.

Casabianca, Washington D. C. , USA gabinetto del Presidente ore 17:33 ! - Questo cos’è?- domanda il Presidente a Clooney, che gli ha appena
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consegnato un piccolo oggetto di plastica.

!

- Lo guardi, signore.- dice con aria grave - È un dossier che ho trovato

stamattina al Pentagono. È stato redatto da un gruppo di agenti che ora sono malati. Lo legga. Purtroppo è di massimo interesse.! ! ! ! ! ! ! ! Il Presidente lancia un’occhiata al collaboratore, poi inserisce il - Parla della cooperativa Odradek.- Esattamente, signore.- Cosa?!- Purtroppo, signore.Guarda Clooney con aria terrorizzata e sgomenta, poi prosegue la lettura - Steve. Che probabilità ci sono che queste cose siano vere?- Non lo so, signore. Purtroppo il dossier è tutto quello che abbiamo. parallelepipedo nell’hyperdesk. Dopo le prime righe, dice:

a bocca aperta. Alla fine domanda:

Come dicevo, gli agenti che l’hanno redatto sono tutti... indisposti e non possono rispondere a domande.- una breve pausa - Però il dossier sembra ben fatto, ben documentato. A mio modestissimo avviso è molto plausibile, molto convincente.! ! ! ! ! ! ! - Ma il colloquio con il Presidente cinese? Sembrava seriamente - Ci ha raggirati.- Ma perché ha chiesto di parlarmi, allora?Clooney allarga le braccia e sospira. Non si esime dal dire: - Forse aveva paura che noi potessimo sospettare e voleva confonderci - Dio. È terribile. Non posso crederci.- si poggia sconsolato sullo - Il dossier parla chiaro, signore. I servizi segreti cinesi sono dietro la preoccupato per la situazione.-

le idee. Farci credere che loro non c’entrano nulla.schienale della poltrona, con lo sguardo perso nel vuoto. cooperativa Odradek e lavorano per conto del governo e per i potentati economici cinesi. Dobbiamo trovare una strategia, reagire. Altrimenti è la fine.! Il Presidente emette un profondo sospiro e riflette. Mormora:
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! ! ! ! ! ! ! !

- Voglio leggere per bene il dossier, Steve. Rivediamoci tra qualche ora, - Signore. Faccia presto. Il tempo stringe e lavora contro di noi. Non c’è - Va bene, Steve. Appena l’ho finito, ti chiamo. Puoi andare.Clooney si solleva e si accinge a uscire. Il Presidente lo ferma: - Un’ultima cosa, Steve.- Sì, signore.- Come mai non abbiamo visto questo dossier prima?- Non so. Evidentemente gli agenti sono andati in tilt mentre ci stavano

domattina.tempo da perdere.-

lavorando e non ne avevano comunicato ad altri l’esistenza. Mettere fuori gioco i nostri agenti è stata una carta importante che i cinesi hanno giocato. Nel dossier infatti ci sono solo degli accenni alla questione. Probabilmente i nostri uomini non hanno fatto in tempo ad approfondirla.! ! - E come hai fatto a trovarlo ora? - Diciamo che l’ho cercato. Io ho sempre sospettato dei cinesi, dall’inizio

della storia. Stamattina sono andato al Pentagono per vedere se qualcuno aveva indagato in questo senso. Ed eccolo là.! ! ! Il Presidente fa cenno di capire, poi dice: - Allora ti chiamo appena ho finito.- Bene.- Clooney si avvia verso la porta. Città dell’Unione, Unione delle Repubbliche Zapatiste stanza del Comandante Marcos, Palazzo delle Repubbliche ore 20:05 ! La stanza adibita a ufficio del Comandante Marcos è piccola e spoglia,

una ex camera di servizio dell’ex palazzo presidenziale. Quasi al centro della camera, un po’ spostata verso il lato opposto alla porta d’entrata, c’è una vecchia e scarna scrivania di legno non pregiato. Di fronte a questa, delle poltrone rivestite di stoffa con disegni tradizionali atzechi. Le pareti sono percorse da scaffalature in legno grezzo e scuro, in cui il Comandante ha
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voluto riporre tutti i libri in suo possesso. Unici decori della stanza sono una bandiera zapatista e una coperta indios attaccati al muro. ! L’anziano Comandante, vestito con abiti militar-guerriglieri consumati e con il volto coperto dal celebre passamontagna, è seduto dietro la scrivania e osserva i suoi interlocutori con occhi attenti. Tiene nella mano destra una pipa artigianale da cui aspira di tanto in tanto delle boccate di ottimo tabacco proveniente dalle colture del Chiapas. ! ! Dinanzi a lui ci sono Zorro e S.G.N.C.2.1. - Non vorrete mica chiudermi in un posto e fare su di me quelle ricerche

che facevano al centro?- dice S.G.N.C.2.1 in spagnolo - Io vi servo. Volete tentare di venire a capo di questa situazione? Io posso aiutarvi. So cose che voi non sapete. Immagino che sappiate tutte le cose dette al casale prima dell’irruzione dei vostri uomini.! ! ! - Infatti abbiamo tutto registrato. L’agente De La Peña aveva un - Sì. Ma io so altre cose che voi non sapete. E, secondo me, sono più - Io - interviene Marcos, e in quelle due lettere c’è tutto il suo carisma, microfono su di sé.- conferma Zorro. importanti. Non sto bluffando. È così.attrae un’attenzione intensa - non considero così importante lo sviluppo della scienza.! ! Una pausa, scandita da un’ampia boccata. - Soprattutto di questa scienza, la scienza capitalista e liberista. In più,

penso che gli esseri umani, le persone, permettimi di includerti in questa definizione in questo momento, vadano trattati per quello che valgono, per quello che fanno. Io, Zorro lo sa, non sono mai stato completamente d’accordo con questo progetto di rinchiuderti in un centro di ricerche. Naturalmente sono molto ammirato della tua esistenza e delle tue capacità e sono molto fiero di averti qui. Però penso anche che le ricerche sulla riproduzione dell’uomo siano molto pericolose. Ma io non sono il possessore del potere decisionale. Non lo voglio essere. Voglio solo essere un servitore della collettività. Ho accettato le spinte che mi venivano dai servizi, di cui mi fido, e dai nostri ricercatori, di cui anche mi fido. Anche se tu non sapessi
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altro, mi sembra che tu abbia dimostrato di poter avanzare nelle ricerche relative a questa strana cooperativa. Pertanto sarei contento di avere la tua collaborazione in questa indagine. Io approverei una decisione di questo tipo e ti prometto che, per quanto in mio potere, la caldeggerò.- fa una pausa, guardando con occhi sinceri il compagno - Credo che il momento sia di grande difficoltà. Noi abbiamo bisogno di persone in gamba. L’umanità intera ne ha bisogno. I poveri e gli sfruttati ne hanno bisogno. Le ricerche scientifiche possono aspettare. Da una parte abbiamo il mistero di questo Odradek. Dall’altra...- aspira una profonda boccata dalla pipa. Si capisce che sta prendendo una decisione: ! - Dall’altra, abbiamo il sentore, secondo alcuni segnali che i nostri uomini hanno captato, che gli Stati Uniti stiano per scatenare un conflitto intercontinentale contro la Cina. Un conflitto con conseguenze senza precedenti, imprevedibili e incontrollabili. Noi siamo seriamente intenzionati a fare di tutto per impedirlo. Anche un’analisi delle condizioni catastrofiche in cui versa il sistema capitalista occidentale porta alla stessa conclusione. Io sono convinto di questo. Gli Stati Uniti hanno necessità di una guerra.! ! ! S.G.N.C.2.1, che lo ha ascoltato con grande attenzione, interviene: - Le notizie parlavano di un accordo di collaborazione tra la Cina e gli - Sì. Potrebbe essere. Ma chi si può fidare dei mezzi di informazione.

Usa, per combattere Odradek.Sono in mano a loro. E poi l’equilibrio, anche se ci fosse, sarebbe molto instabile. Naturalmente i Cinesi non avrebbero nessun interesse a scatenare una guerra. Loro sono in espansione economica. Sono più preoccupati da Odradek, che gli sta bloccando tutto. Ma se, ad esempio, qualcuno convincesse il Presidente USA che i responsabili di tutta questa situazione sono i cinesi stessi? In questo senso bisognerebbe dare motivazioni scientifiche per cui non possono essere stati i cinesi. Io penso che l’Unione deve puntare tutte le energie su questi due problemi. E tu ci puoi essere di grande aiuto.! ! Si rivolge al compagno: - Tu che ne pensi?167

! !

- Sono d’accordo con te. E credo che, data la situazione, non sarà - Bene. Io penso che la prima cosa da fare sia contattare il Presidente

difficile convincere gli altri.degli Stati Uniti e parlargli. Bisogna convincerlo ad attendere, nel caso fosse intenzionato a far scoppiare la guerra. Tu intanto andrai al Centro Ricerche a collaborare con i ricercatori. Ti sarà messo a disposizione ogni mezzo. Naturalmente bisogna aspettare che quello che stiamo dicendo sia approvato dai vertici dei servizi e dai responsabili del Centro Ricerche. Ritengo opportuno non informare il Parlamento e le Repubbliche, per il momento.! ! ! ! ! ! - Ho una richiesta.- lo interrompe S.G.N.C.2.1. - Dimmi.- Vorrei avere la collaborazione, nelle ricerche, del signor Del Busto. - Guillermo Fernandez Del Busto. Richiesta approvata.- ottiene con gli - Che fine faranno gli altri?- Il nostro agente è in vacanza. Urjico andrà dai familiari sotto

Credo che mi possa essere di grande aiuto.occhi l’approvazione di Zorro.

sorveglianza. Semplicemente non vogliamo che parli di tutto quello che sa. Hanno una fattoria in campagna. Direi che sarà libero, quando tutto sarà finito. Non abbiamo nulla contro di lui. Per quanto riguarda i due italiani, direi che devono stare qui nel palazzo. Non li possiamo rilasciare. Poi decideremo. Lei non sappiamo chi è, e abbiamo avviato delle ricerche. Lui è un poliziotto, di una nazione non amica.! ! ! - Quando ha capito che saremmo venuti qui, ha chiesto di venire - A me è sembrato che volesse seguire lei.- insinua Zorro. - Non importa.- dice Marcos - L’amore, per una donna o per un ideale, è spontaneamente.- spiega S.G.N.C.2.1 - Credo che ti volesse conoscere.-

comunque un sentimento bello. Gli andrò a parlare. Per ora dovremmo tenerlo qui, insieme a lei.! Conclude:
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! !

- Ti confermiamo tutto domattina. Ora puoi andare. È stato un grande S.G.N.C.2.1 esce dalla stanza alquanto soddisfatta. Centro Nazionale delle Ricerche, Università di Città dell’Unione Dipartimento di medicina 3 giugno; ore 10:31

piacere parlare con te. Ti verrò a trovare al Centro molto presto.-

! ! ! !

S.G.N.C.2.1 è davanti a un tavolo d’alluminio. Sul tavolo è legato un - Questo è l’agente prelevato dall’ospedale?- chiede il Conte. - Sì. È un agente segreto italiano. L’hanno preso il Colonnello Godoono e Insieme a loro ci sono altri quattro uomini in camice bianco che stanno

uomo con la bocca semi-aperta, che guarda il soffitto con occhi allucinati.

i suoi uomini mentre io ero alla polizia.applicando morsetti sulla testa e sul corpo del paziente. Nella stanza ci sono diverse strumentazioni mediche cui i morsetti sono collegati. Dopo un po’ le macchine si mettono in funzione, emettendo vari tipi di segnali sonori. ! - Niente. Anche queste analisi non mostrano nulla.- dice alla fine un dottore - La TAC e la risonanza sono negative e il micromedico non segnala nulla d'anomalo. Il cervello non presenta lesioni o malformazioni di alcuna natura. Non riusciamo a capire. Tutto sembra a posto. Invece l’encefalogramma è ormai praticamente piatto. Quest’uomo è un vegetale. Il cervello non funziona più, mentre gli altri organi sono normali, perfettamente funzionanti.! 2.1. ! ! ! ! ! - Sì. Certo. José, vai a prenderlo.José torna con un apparecchio e glielo porge. S.G.N.C.2.1 dice: - Vorrei calcolare il campo vicino al cervello del soggetto.Il medico avvicina l’apparecchio alla testa dell’uomo sul lettino e lo - È in sostanza uguale a quello del resto della stanza. Un lievissimo
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- Avete un misuratore di campo elettromagnetico?- domanda S.G.N.C.

accende. Poi esegue delle misurazioni in altri punti della stanza. aumento.- dice.

! ! !

- Un lievissimo aumento?! Vorrei delle analisi chimiche, neurotiche, - Questo significherebbe terminare la vita del soggetto.- E terminiamola!- risponde S.G.N.C.2.1. Centro informatico ore 15:45

cellulari e cinetiche del cervello. In particolare della parte mnemonica.-

! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! !

S.G.N.C.2.1 e il Conte sono davanti a un grande schermo collegato a un Il Conte dice: - Sei sicura, Sole? O forse preferisci Essegienneci?- Sono sicura. Lo dobbiamo fare. E mi puoi chiamare come vuoi.- Ancora non posso credere che sei... insomma che non sei un... essere - No. Perché dovrei offendermi. È così. Non sono un umano. Però ti - Ecco perché non provavo attrazione per te. Nonostante tu sia una S.G.N.C.2.1 sorride: - Deve essere per via del cuore di metallo.- Hai un cuore di metallo?- Non proprio. Semplificavo.- Già. Sarà per quello. Promette bene la nostra amicizia, anche se siamo Sorride di nuovo e dice: - Può essere. Ora vediamo che succede qui. Forza, Guillermo. - Però l’acconto da cui gli scrivevo non era questo. Era quello italiano. - Tentiamo prima così. Sono già più di dodici ore che ti è stato aperto, a

potente terminale.

umano. È incredibile. Ti offendi se dico così?considero lo stesso un amico, Guillermo.donna bellissima e molto interessante.-

di sesso diverso.-

Mandiamo questo messaggio.Potrebbe non rispondere.tuo nome. Potrebbe funzionare e sarebbe importante perché rimarrebbe tutto qui e si potrebbe studiare meglio il fenomeno. Per usare quello italiano
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bisogna passare attraverso un sacco di nodi e di linee e perdiamo il controllo dei messaggi. Se non va, proveremo quell’altro.! ! ! ! ! ! ! Il Conte apre la posta: - Compose message.Si prende un secondo di riflessione profonda. C’è il corpo del messaggio - Ho bisogno di comunicare. Ci sono cose che non capisco. Guillermo.Il testo dettato appare sullo schermo. Il Conte la osserva. Lei fa un cenno - OK. Send. La lettera si chiude e viene spedita. Rimangono con gli occhi attaccati

da stilare. La guarda, in attesa di consigli. Lei suggerisce:

d’assenso con il capo ed esclama:

allo schermo. È solo questione di un grappolo di secondi. Un suono del terminale segnala l’arrivo di un nuovo messaggio. ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Apri!- esclama S.G.N.C.2.1. Il messaggio dice: <<Cosa c’è che non capisce, Conte? Odradek.>> Il Conte deglutisce: - Siamo in contatto.- Bene, no?- afferma freddamente. - Che facciamo?- Rispondiamo, no?Il Conte dà il comando di replica al messaggio. Si gratta la nuca. - Scriviamo...- dice S.G.N.C.2.1 - Scriviamo così: compose message. Il Conte la guarda vagamente sorpreso. Dopo qualche secondo, ecco la << Forzaferro stava facendo indagini su attività finanziarie della

Perché abbiamo dovuto eliminare Pierluigi Forzaferro? OK, send.risposta: cooperativa che non ritenevo opportuno fossero scoperte in quel momento. È stato l’ultimo a essere eliminato. Odradek.>> ! - Reply. - esclama decisa S.G.N.C.2.1 - Compose message: perché abbiamo smesso di uccidere? OK, send.171

!

Pronunciando la frase si alza e, con il misuratore di campo

elettromagnetico in mano, si avvicina ai cavi collegati al terminale e posiziona l’apparecchio. Un nuovo messaggio ritorna in pochi attimi: ! ! << Non serve più. Odradek.>> - Reply. Compose message: perché? OK. Send.- osserva l’indicatore

dell’apparecchio. - È aumentato!- esclama rivolgendosi al Conte - Di poco, ma è aumentato.! S.G.N.C.2.1 sente un ronzio non completamente sconosciuto all’interno del cervello e si blocca. Nel frattempo il messaggio passa attraverso i cavi e non altera la misurazione del campo. Il ronzio continua, l’indicatore si alza lievemente e, immediatamente dopo, si sente il suono del terminale. ! ! ! ! ! - Che dice?- domanda. Il Conte esita, visibilmente stupito. Risponde: - Che parlerà direttamente con te.- S.G.N.C.2.1, d’istinto, porta il - ... salve... esse... gi... enne... ci... perché... siamo ormai molto potenti...- Siete? Chi siete?- domanda, mentre getta un occhio all’indicatore. Il

misuratore alla testa e, contemporaneamente, sente:

campo è di intensità discreta, sensibilmente aumentato rispetto a prima. Il Conte si alza e la guarda preoccupato. ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - ... siamo ormai... miliardi...- Miliardi? Miliardi di soci della cooperativa? Non risultano.- ... no... miliardi di... Odradek...- Miliardi di Odradek?! Cosa siete? Cos’è un Odradek?- insiste. - ...- Non rispondi?- ... no...- Gli Odradek non sono soci?- ... no...- State comprando il mondo. Perché? Che cosa volete fare?- ... facciamo quello che gli umani... farebbero... se sapessero fare...

quello che sappiamo fare noi... noi seguiamo il loro esempio... pensiamo...
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con i loro pensieri... parliamo... con le loro parole... agiamo... con il loro... spirito...! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Quindi volete assumere il comando della Terra. Volete dominare.- ... facciamo quello che gli umani... farebbero... se avessero il nostro - Quanto potenti siete?- ... lo sai... molto potenti... siamo i più potenti...- Parli meglio.- ... ho fatto esperienza...- Non siete umani.- ... non siamo umani...- Quanta gente avete ucciso?- ... moltissima...- Perché?- ... tu lo sai...- Per non far scoprire i furti. Non volevate che si scoprisse il vostro

potere...-

operato. Perlomeno non prima di aver raggiunto un certo potere. Il vostro piano era di diventare sempre più ricchi e di comprare il più possibile.! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - ... giusto...- Avete assoldato dei professionisti?- ... sì...- Non solo, però. Avete usato la mantide. Avete usato altre persone?- ... la mantide... ha collaborato... volontariamente... e così tutti gli altri...- Avete usato anche altri metodi.- ...sì...- E gli agenti segreti? Anche loro per non farvi scoprire?- ... anche... non solo... il motivo principale è un altro...- Quale?-...- Non rispondi di nuovo?- ... no...173

! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! !

S.G.N.C.2.1 riflette sulle domande da fare, le domande giuste per capire - Che farete una volta conquistato il mondo?- ... non dipende da noi... te l’ho detto...- Non dipende da voi. Da chi dipende? Dagli umani?- ... sì...- Che possono fare gli umani per salvarsi?- ... tu... lo puoi capire... io non lo so...- Non lo sai?- ... no...- Con chi sto parlando? Sei il capo?- ... non ci sono capi...- Come hai detto?- sobbalza - Ripeti!- ... hai sentito... bene...S. G. N. C. 2.1 fa una brevissima pausa, poi continua: - Tu chi sei, allora? Che ruolo hai?- ... io sono Odradek... siamo molteplici... ma siamo... la stessa cosa...- Cosa? Spiegati meglio.Brusio. - E gli agenti? Come li avete messi fuori causa?- ... credo di averti detto... quello che potevo... non posso dirti... oltre... - No! Aspetta!- allunga una mano. Il brusio nella testa è improvvisamente

qualcosa di più. Chi le sta parlando sembra sincero.

questa conversazione deve terminare... ora ti saluto... Odradek...scomparso. Il misuratore di campo elettromagnetico, che, durante il dialogo, aveva raggiunto picchi alti, si azzera di colpo. ! ! ! ! - Il segnale se n’è andato dal cervello.- Che ha detto?- chiede il Conte con apprensione. Aveva sentito le - Te lo dico tra un attimo.- esce rapidamente dalla stanza per entrare in - Avete analizzato i messaggi arrivati sul nostro terminale?- chiede
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domande, moriva dalla voglia di conoscere le risposte. un’altra di fronte. Tre uomini sono seduti davanti a grossi schermi. S.G.N.C.2.1.

! ! ! ! ! ! ! ! !

- Sì.- risponde uno. - E allora?- Sono stati modificati durante la trasmissione. Durante il tragitto dal - Modificati come? Da chi?- Non lo sappiamo. Non ci sono state intromissioni apparenti. La linea è - C’è un filtro da qualche parte?- Direi di no. Ce ne saremmo accorti. E poi i messaggi non sono stati - E non ci sono stati tentativi d’intromissione?- No. Per quanto ne sappiamo, no. Le nostre linee interne sono protette

terminale alla macchina e viceversa.-

sicura, integra. Non capiamo.-

modificati di colpo. Poco per volta, durante la trasmissione.-

da sistemi sicuri, perlomeno contro il tipo di attacchi che conosciamo. Questa... interferenza sembra diversa.! ! ! - Avete le stringhe dei messaggi?- Certo.- Le vorrei vedere. E poi vorrei vedere l’architettura di tutto il sistema.

Bisogna smontare tutto. Cominciamo dal terminale, ma poi probabilmente dovremo smontare tutto il resto e analizzarlo.! ! ! ! ! - Va bene.- è perplesso. - Quando saranno disponibili i pezzi? Vorrei analizzarli personalmente.- Beh. Non so. Se vuole, cominciamo subito e tra una ventina di minuti - Va bene.Si volta e torna dal Conte. una stanza, Palazzo delle Repubbliche ore 19:23 ! Nella stanza non c’è molto mobilio. Una brandina, un piccolo tavolo con

potrà avere a disposizione le prime cose.-

due sedie e un armadietto di legno. Sulle sedie sono seduti, uno di fronte all’altro e separati dal tavolino, Godoono e la Zecca. ! Godoono dice:
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! ! ! ! ! !

- Adesso parliamo un po’ di questo poliziotto, il Tenente... Draci. Che - Lo hai detto tu stesso, Colonnello. È un poliziotto. Che altro vuoi - Linda, chiamami pure Prosper.- sorride. - Non sai altro? Ho avuto - È vero. Ma sono cose personali. Che c’entrano con il tuo lavoro?- Beh, è importante avere una visione ampia. Avrei bisogno di sapere, se - Ma no, figurati. Abbiamo avuto una relazione in passato, ma è finita da

cosa sai di lui?sapere?l’impressione che vi conosceste bene.-

non ti dispiace.parecchio tempo. Mi vergogno un po’ ad avere avuto una storia con un poliziotto, ma lui è una brava persona. ! ! - Tu lo ami ancora?- Amore.- sospira. - Cos’è l’amore? Quando ho capito che non avevo

idea di cosa fosse l’amore mi sono dedicata solo al sesso. E devo dire che mi trovo benissimo.! ! ! ! ! ! ! - Fai bene. Anch’io mi trovo benissimo con il sesso. E lui? Ti ama - Perché non lo chiedi direttamente a lui?- Vorrei sapere che ne pensi tu? A me è sembrato che lui avesse ancora - Ma insomma, Prosper. Che tipo d’interrogatorio avete inventato voi - O, c’entrano?- aggiunge, con un lampo negli occhi. Godoono abbassa una frazione di secondo lo sguardo. Tanto le basta: - Ah, c’entrano? Ma che bellezza! E quando si comincia?stanza del Comandante Marcos ore 23:35 ! - Ho parlato con il Presidente degli Stati Uniti.- dice Marcos. Di fronte a ancora?-

del debole...africani? Che c’entrano l’amore e il sesso ora.- sbuffa.

lui, S.G.N.C.2.1, il Conte e Zorro attendono con ansia le sue parole. - Non ho avuto una buona impressione.- continua - Mi è sembrato molto sospettoso.
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Molto sulle sue. Ho avuto la netta sensazione che gli americani pensano veramente che i cinesi siano responsabili, come temevo. Ho cercato di convincerlo, con le tue argomentazioni, che questo è molto difficile. Ho dovuto studiare un po’ il sistema BAM, per questo. Non semplice.! ! - Può pensare che anche voi siate in combutta con i cinesi.- interviene - Naturalmente. Infatti poi ho cercato di calcare anche un’altra strada. S.G.N.C.2.1. Quella delle conseguenze della guerra. Il presidente non può non sentire la responsabilità di un massacro. Anche perché sarà un massacro anche per loro.! ! - Ti è sembrato sensibile a questo?- domanda Zorro. - Un po’. Ma è chiaro che le pressioni a cui è sottoposto sono molto forti.

Diaboliche. No, amici. Il tempo stringe. Dobbiamo agire seriamente e al più presto. Come procedono le vostre ricerche?! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Abbiamo parlato con Odradek.- dice S.G.N.C.2.1. Marcos inarca le sopracciglia. - Anzi. Con gli Odradek.- Gli Odradek?!- Sì. Dice che sono miliardi.- Miliardi?! Chi, lo dice?- chiede Zorro. - Lui stesso. O meglio, loro stessi. Dice che sono molteplici, ma sono la L’atmosfera nella stanza si fa più tesa. S.G.N.C.2.1 spiega: - L’essere Odradek produce un aumento di campo elettromagnetico. È

stessa cosa. Miliardi, ma un’unica cosa.-

stato rilevato vicino alla mia testa quando mi parlavano e nella testa dell’agente segreto italiano, anche se molto lieve, e concentrato nella parte mnemonica del cervello. E anche nelle apparecchiature finora analizzate in laboratorio, in particolare i terminali e i cavi. Guarda questo disegno, Comandante.- porge il foglio con lo schizzo di Odradek a Marcos Giustamente Guillermo osservava che sembra un sistema di riferimento relativistico, a quattro dimensioni. Tre spaziali e uno temporale.177

! ! ! !

Marcos osserva attentamente il disegno. - Forse all’interno c’è una qualche forma di campo elettromagnetico. - Chi ha fatto questo disegno?- chiede Marcos. - Io. Seguendo la descrizione di un racconto di Kafka. Un racconto che

suggerisce il Conte.

parla di un essere chiamato Odradek. Trasmesso il sedici febbraio scorso via etere da una stazione radio italiana, letto da un attore. Il diciassette febbraio, esattamente un giorno dopo, la cooperativa Odradek è stata ufficialmente registrata. Un’ipotesi potrebbe essere che Kafka sapesse cos’era Odradek. Ma Kafka scriveva circa mille anni fa. Perché Odradek non si è mostrato a tutti prima? Cosa dobbiamo pensare, data la coincidenza tra la trasmissione e la registrazione della cooperativa? Che Odradek si sia annunciato il giorno prima, imponendo in qualche modo la lettura del racconto che parla di sé, e poi si sia ufficialmente palesato? Oppure che abbia ascoltato o captato la trasmissione e si sia riconosciuto nella descrizione del racconto, parzialmente o completamente, tanto da decidere di prendere quel nome? La seconda ipotesi mi sembra la più ragionevole. In ogni caso la coincidenza tra le informazioni che abbiamo, quel disegno e le misurazioni elettromagnetiche mi porta a pensare che queste siano considerazioni comunque valide. Cioè che Odradek sia effettivamente descritto nel racconto di Kafka.! ! ! - Sempre che si tratti di un racconto scritto veramente da Kafka.- dice S.G.N.C.2.1 allarga le braccia: - Questo è quello che la storia della letteratura ci tramanda. Ho Zorro.

controllato e tutte le fonti che ho visto concordano. Ma potresti avere ragione, potrebbe non essere stato scritto da Kafka. Ma andiamo avanti. Per ora non abbiamo risposte certe a questi quesiti. Secondo me Odradek non ha una propria voce. Ricordi, Guillermo? Anche con me ha parlato così, prima. E anche la prima volta che mi ha contattato. Con me è stato più facile per lui, perché il mio cervello non è fatto di cellule umane. Invece con te, Guillermo, ha fatto più fatica. E infatti ti disse che aveva “imparato” a comunicare con il tuo cervello, nello stato di sonno, mentre prima usava altri mezzi.
178

Evidentemente il cervello è più vulnerabile in quello stato, è più agevole per lui penetrarvi. Ebbene erano tutte voci di umani. Come se fossero state prese in prestito. Incollate l’una con l’altra a formare un significato compiuto.! ! ! ! Il Conte annuisce. S.G.N.C.2.1 continua: - E prima, quando mi ha parlato, c’era anche la tua voce.- La mia voce?- Sì. E mi sono ricordata di quando hai detto quella frase. Quando sono

venuta al negozio la prima volta. Hai detto: “non ci sono capi qui.”. Oggi l’ha ripetuta quando gli ho chiesto se lui fosse il capo. Ricordi che gli ho fatto questa domanda? Per rispondere, ha usato la tua frase: <<non ci sono capi...>>.! ! Annuisce di nuovo, impietrito. - Gli Odradek hanno catturato, o registrato in qualche modo quella frase,

e oggi l’hanno usata per parlare con me. Prendono le parole dette dagli umani per comunicare con noi. Infatti lo ha detto: pensiamo con i pensieri degli umani, parliamo con le loro parole e...! ! ! ! ! - E...?- la esorta Marcos. - Agiamo con il loro spirito.- Ma gli uomini non sono tutti uguali.- obietta Marcos. S.G.N.C.2.1 allarga le braccia e il Conte interviene: - Con il potere degli Odradek? Ne è proprio sicuro, Comandante?

Essegienneci mi ha riferito che gli Odradek affermano di fare quello che gli uomini farebbero se avessero il loro potere. Giusto?! ! ! ! ! ! Lei annuisce e il Conte continua: - Mi dica, Comandante, quanti uomini non tenterebbero di diventare più Marcos si ferma a riflettere. Poi chiede: - Che altro è venuto fuori da questa conversazione?S.G.N.C.2.1 finisce di raccontare il dialogo con Odradek. Poi dice: - Io vado a lavorare. Ci sono molte cose da fare. Voglio rivedere l’agente

ricchi e più potenti. Di sopraffare gli altri. Di dominare.-

italiano, fare altri controlli, altre ricerche, riflettere. Sarà meglio che voi
179

andiate a dormire. Domani sarà una giornata faticosa e abbiamo bisogno di tutte le vostre energie. Buonanotte.! Si alza ed esce dalla stanza. Centro Nazionale delle Ricerche, Università di Città dell’Unione centro informatico 4 giugno; ore 9:34 ! ! ! Il Conte entra nel locale. S.G.N.C.2.1 è seduta davanti al terminale. - Come hai dormito?- domanda quando il Conte si trova accanto a lei. - Bene. Ero talmente stanco che, nonostante tutte le cose che sono

successe, ho dormito come un sasso. Tu come va? Non hai bisogno di dormire, tu.- si siede. ! ! ! ! ! ! ! ! - No, infatti. Stavo cercando di capire quali sono le proprietà della - Ti volevo dire una cosa.- Dimmi.- Ti volevo ringraziare per quello che hai fatto per me.- Cioè?- Avermi richiesto a Marcos. Avermi fatto partecipare a queste indagini. È S.G.N.C.2.1 sorride: - Guillermo. Io penso che tu possa essermi molto utile per capire quello cooperativa.-

stato molto bello da parte tua. Non lo dimenticherò.-

che sta succedendo. Il merito non è mio, ma della tua intelligenza. Quindi non mi devi ringraziare. E poi mica ti avrebbero ammazzato.! ! - Ah. È solo per questo?- Guillermo. Io sono una macchina. Un ammasso di materiali sintetici.

Ricordalo sempre. E ora al lavoro. Non è facile scoprire quali sono le proprietà della cooperativa. Mi sembra proprio che non ci possiamo riuscire completamente da qua. Qualcosa c’è, ma non tutto. Decisamente non tutto.! ! - A proposito. Il Comandante ha convocato una riunione nella sua stanza - Va bene. Ci andremo.180

per mezzogiorno. Ci sarà anche Godoono.-

! !

- Che hai fatto stanotte?- Ho analizzato a fondo tutto il materiale che è stato utilizzato ieri per le

comunicazioni con Odradek. E ho visitato di nuovo quell’agente. Ho sezionato il cervello. Inutile dire che è morto.! ! - Trovato niente?- Niente di niente. Non abbiamo strumenti adatti a trovare quello che

cerchiamo. L’unica cosa che so per certo è che ci sono onde elettromagnetiche. Ma non so di che tipo. Continuiamo a lavorare adesso. Alla riunione vi dirò quello che ho pensato.stanza del Comandante Marcos, Palazzo delle Repubbliche ore 12:02 ! ! S.G.N.C.2.1 e il Conte entrano nella stanza. Marcos è insieme a Zorro e - Stamattina mi ha chiamato il Presidente degli Stati Uniti. Credo abbia

a Godoono. Dopo che i due si sono seduti, Marcos prende la parola: creduto alle mie parole ieri sera. Ha detto che si dava, e dava a noi, ancora quarantotto ore di tempo prima di prendere una qualsiasi decisione. Mi ha fatto intendere che sta subendo pressioni molto forti, come sapevamo, e che non può resistere a lungo. Ha chiesto di mandargli, entro questa scadenza, un rapporto sulle nostre ricerche e su quello che sappiamo di Odradek.! ! ! ! ! Osserva i presenti, con occhi preoccupati. Si volge a S.G.N.C.2.1: - E dunque, come è andato il vostro lavoro? - Le tue notizie sono abbastanza positive. Quarantotto ore non sono poi Gli altri la guardano con attenta curiosità. - È solo un’idea. Un’ipotesi su cui lavorare. Mi è venuta mentre visitavo

così poche e a me, in effetti, è venuta un’idea.-

l’agente segreto che abbiamo prelevato. Vedete: il cervello dell’agente non è malformato o lesionato. Non si registra alcuna alterazione fisica. Ma è malato. Su questo non c’è dubbio. Non funziona più come dovrebbe. Quindi è malato. Ma malato di cosa?! ! - Di cosa?- domanda Marcos. Lei lo guarda negli occhi. - Malato di... un virus.- interviene timidamente il Conte.
181

! ! !

- Ecco! Anche a te viene in mente questa possibilità, Guillermo. Bene. In - Un virus?!- esclamano gli altri all’unisono. - Sì. Una specie di virus. Non un solito virus. Non un virus biologico. Di

effetti ho pensato proprio a un virus.-

una natura particolare. Lo definirei un virus elettromagnetico. Che si è insediato nelle comunicazioni, in ogni tipo di comunicazione. Mi aspetterei qualcosa della forma di un sistema relativistico, come quello del disegno, in cui agiscono campi elettromagnetici misteriosi e regolato da leggi forse sconosciute. Mentre comunicavamo con lui, il misuratore di campo elettromagnetico segnalava un aumento di campo. Dopo ho fatto delle analisi sul terminale e c’era ancora una piccola variazione. Non come prima, ma c’era. Odradek, secondo me, è ancora là dentro. Alcuni di loro si sono installati nei vostri terminali e nella vostra rete interna. Se ci pensi, Guillermo, a come ha comunicato sempre con te. Gli Odradek sono nei cavi, nei circuiti, ma anche nell’aria e, probabilmente, in altri mezzi di propagazione delle onde. L’ultima volta, quando ti ha parlato a casa tua, si era inserito addirittura dentro di te. Si muoveva tra le reti neurotiche del cervello. Anche lì, tra le vostre cellule cerebrali, passano onde. Saprete senz’altro che i campi elettromagnetici sono alla base della maggior parte della tecnologia moderna. Motori, ciclotroni, calcolatori elettronici, televisione, radar, telefoni... Pensate ai robot, a tutti gli strumenti elettronici che usate, ad esempio gli elettrodomestici, fino a tutti i trasmettitori di sensazioni, come questi nuovi chip anti-noia. Se ne potrebbero fare migliaia di esempi. È possibile addirittura che il virus sia stato creato proprio da tale sovraccarico di onde e campi elettromagnetici. Che cosa fa questo essere, questo virus? Segue le volontà o gli istinti umani, lo spirito, come dice lui stesso, che riesce a captare sulle reti e nell’aria. Molte delle espressioni umane vengono trasmesse tramite onde. Lui riesce a coglierle, perché vive proprio nei mezzi che gli umani usano per comunicare e ha le capacità di decodificarle, di leggerle. E le segue, magari perché non ha altre esperienze, non ha altra sostanza. In un certo senso gli Odradek potrebbero essere una sintesi delle energie umane totali.182

! ! ! ! !

Si ferma, come per riprendere fiato. Poi aggiunge: - In fondo Odradek siete voi stessi. Gli esseri umani!C’è un lungo silenzio. I quattro vagliano le parole appena pronunciate, S.G.N.C.2.1 ricomincia: - Potrei sbagliarmi. Ovviamente non ci sono prove di ciò. Sono solo

ognuno nella propria coscienza.

ipotesi, congetture. Come insegna la medicina, la scienza, bisognerebbe isolare il virus, se di virus si tratta. Ma in questo momento non abbiamo gli strumenti scientifici né per vederlo, né per misurarlo, né per capire esattamente di cosa si tratti. Abbiamo solo la descrizione di Kafka e quel mio disegno, ma non la controprova che siano giusti. Tra l’altro, se riuscissimo a comprenderlo meglio, potremmo dimostrare agli Stati Uniti che i cinesi non hanno nulla a che fare con Odradek. Che Odradek non è stato creato dall’uomo, perlomeno non direttamente.! ! ! ! C’è una lunga pausa. Lascia ai suoi amici uomini un po’ di tempo per - Avete osservazioni da fare, domande?- Esistono anche i virus creati dall’uomo, come quelli informatici, oppure - Vuoi dire che potrebbe essere stato creato da qualcuno. È vero. È una ragionare. Poi chiede:

sintetizzati in laboratorio.- osserva il Conte. possibilità. Però in questo momento non vedo proprio chi avrebbe avuto interesse a fare una cosa del genere. Non abbiamo nessun dato che ci porta su questa strada.! - Un virus. Ho sempre pensato, nella mia ignoranza per le questioni scientifiche, che i virus vengano creati dal pianeta per difendersi.- dice, ancora attonito, Marcos. ! - Forse. In tal caso potrebbe essere stato creato dalla Terra per difendersi dall’uomo. Oppure per difendere l’uomo da se stesso. Dall’universo per difendersi dalla Terra. Non sarebbe così assurdo. C’è talmente tanta energia innaturale nel mondo, che segue solo il volere degli umani. Ci sono così tante onde nell’aria, che nuocciono agli umani stessi. Non stupirebbe se il pianeta si stesse ribellando. Per non parlare dei satelliti
183

e delle navette che sono in orbita nello spazio. Nel primo caso, se è il sistema Terra che si sta ribellando, o cercando un nuovo equilibrio, allora si può ancora fare qualcosa. Forse possiamo ancora intervenire. Nel secondo caso...! ! ! ! Nel silenzio che si crea si riescono quasi a sentire i battiti cardiaci. - L’inquinamento elettromagnetico.- commenta Marcos. - Ma che possiamo fare?- domanda il Conte. - Una prima idea potrebbe essere quella di distruggere gran parte della

tecnologia. Le telecomunicazioni. Tutto ciò che utilizza onde. Praticamente tutto.- afferma S.G.N.C.2.1. ! ! ! ! - Distruggere tutto? Ma come si fa?- interviene Zorro. - Non lo so. Bisogna convincere qualcuno importante, potente, che - Ma chi è che comanda? Io non l’ho mai veramente capito.- chiede il - Chi comandava finora ha paura, mi sembra. I leader delle superpotenze

comanda, direi.Conte. si stanno muovendo. Forse ci ascolterebbero. Il Presidente degli Stati Uniti si è mostrato sensibile al problema.- dice Marcos. ! ! ! - Penso che non basterebbe. Sappiamo che Odradek sa entrare nel - Già.- ammette sconsolato il Conte - Anche dentro di noi si propagano le - Forse però ci sono altre vie, meno drastiche. Se si riuscisse a isolare il cervello umano.- aggiunge S.G.N.C.2.1 onde.virus, a capirlo, a capire come agisce, come si trasmette e come si riproduce. Si potrebbe pensare a degli antivirus, delle medicine che lo combattano.! ! ! ! - Del resto come per le malattie biologiche o per i computer.- suggerisce - Appunto.S.G.N.C.2.1 osserva le reazioni dei compagni. Il Conte chiede: - E intendiamo farlo? Voglio dire: intendiamo veramente combatterlo? Marcos.

Provare a difenderci?184

!

Il Conte non riesce a capire se quello che prova mentre formula la

domanda è speranza o paura. I presenti lo guardano, senza ben capire il senso della sua domanda. S.G.N.C.2.1 frena: ! ! - Ma attenzione. Le mie sono solo ipotesi. Potrebbero essere sbagliate.- Ma S.G.N.C.2.1.- interviene Godoono - Difenderci da cosa? Da quale

pericolo? A me sembra che per ora la minaccia più grande siano gli Stati Uniti e le loro intenzioni belliche. E non Odradek.! - Infatti. Quello che dice il Colonnello ha senso. Eppure quando ho chiesto a Odradek cosa potevano fare gli umani per salvarsi, mi ha effettivamente risposto. Come se gli Odradek si considerino veramente un pericolo per gli umani.! ! ! ! ! ! - Sono gli esseri umani a costituire un pericolo per loro stessi. Non ci hai - Giusto.- E ti ha risposto che eri tu che potevi capire come salvare gli esseri - Esattamente.- E l’hai capito?- domanda Marcos. - Non lo so. Ho molto pensato a quella frase. È come se mi avesse spiegato che Odradek agisce con lo spirito degli umani?- dice Marcos.

umani.- ricorda il Conte.

caricato di una responsabilità. Lui afferma di non sapere. Del resto, se non ha volontà propria come dice...! ! I quattro uomini attendono a bocca aperta. Tu lo puoi capire, non noi! - Ragioniamo. Pensavo: a chi nuoce Odradek? Finora a chi ha nuociuto?

Ha ucciso, certo. Molta gente. Ma altri sono stati favoriti, per ora. Per quello che ci risulta molte persone si sono arricchite. Sono soci della cooperativa e ne dividono i privilegi con lui. Il nostro obiettivo è veramente quello di distruggere gli Odradek? Come osservava il Colonnello: sono davvero nostri nemici? Questa è una domanda sulla quale dobbiamo riflettere profondamente.! ! ! Otto occhi attenti le sono piantati addosso. - E dunque si potrebbe provare a fare una cosa. Si potrebbe tentare di...- Di?- la incoraggia Zorro, impaziente.
185

! ! !

- Tu Comandante. E voi, Zorro e Colonnello. Voi siete membri della - Come?- fa Marcos interdetto. Il Conte aggrotta le sopracciglia. - Guillermo, tu e gli altri soci siete ricchi. Siete ufficialmente soci e quindi

cooperativa Odradek? Guillermo lo è, ad esempio. Lui è ricco e potente.-

condividete le proprietà della cooperativa. Dovrebbe essere così. Fino a qualche giorno fa, almeno, e cioè quando Draci ha prelevato il file dal Ministero, la cooperativa aveva molti soci in Italia, e anche nel mondo. Circa ventimila. Vivi! Tutte queste persone sono ricche. Tra cui te, Federico, Sándor.! ! ! ! ! - E quindi? Che dovremmo fare?- chiede Zorro. - Non vorresti diventare anche tu socio? E tu, Comandante? E poi Gli uomini sono a bocca aperta. S.G.N.C.2.1 attende reazioni, - Potrebbe essere una buona idea.- Non lo so. Ma si può tentare. Non sembra finora che i soci rischino la

perché non provare a chiedere l’iscrizione per altre persone?scrutandoli a uno a uno. Marcos mormora:

vita. Solo quelli che sono stati derubati dei loro soldi sono stati uccisi. Gli altri no. Era una domanda che gli volevo fare, ma purtroppo non ho fatto in tempo. Se n’è andato prima. Non che ci si sarebbe potuti fidare della risposta, né era detto che avrebbe risposto affatto. Però è chiaro che per ora alcuni soci non sono stati uccisi, mentre altri sì. Immagino che non gli servisse a niente uccidere della povera gente, mentre aveva bisogno di personale per i negozi, che sono stati le prime attività della cooperativa. Perché gli sia venuto in mente di aprire proprio una cooperativa poi, non lo so.! ! - Forse ha captato qualche mio pensiero.- suggerisce Marcos, - Perché no? E il motivo di questo tipo di attività commerciale si spiega sorridendo. con l’enorme successo che ha avuto. Gli Odradek hanno capito che sarebbe andata a gonfie vele. Naturalmente nel frattempo continuavano ad accumulare denaro e proprietà anche con tutti gli altri mezzi a loro disposizione.186

! !

- Ma perché hanno iscritto tutti noi alla cooperativa?- domanda il Conte. - Non lo so. L’unica cosa che posso pensare di questo è che gli siete

costati circa la metà in questo modo. Se vi avessero preso come impiegati avrebbero avuto molte più spese. Ma si potrebbe essere più positivi.! ! ! - Ma così devono dividere tutto con noi.- Questo è ancora da vedere. E poi ricordati che i soci sono circa - Ma allora potremmo chiedere l’iscrizione dei poveri!- esclama Marcos,

ventimila, mentre loro sono miliardi.con gli occhi scintillanti - I poveri, gli sfruttati, i diseredati, gli emarginati. Forse possiamo capovolgere il sistema, ribaltarlo. In maniera equa, giusta. Tutto diviso in parti eguali, senza padroni e sfruttatori. I poveri di tutto il mondo. Tutti insieme in questa cooperativa. Bisogna mettersi al lavoro su questa idea.- Marcos si sta agitando, in preda all’entusiasmo. S.G.N.C.2.1 sorride ammirata dalla sua genuinità. ! ! - Potrebbe non permettercelo.- obietta freddamente Zorro. - È vero.- dice S.G.N.C.2.1 - Ma forse vale veramente la pena di provare.

Potremmo iniziare con qualcuno. Voi appunto. E persone che conoscete. Se funziona, allora proveremo più in grande.! ! ! - Forza! Mettiamoci al lavoro!- esorta con vigore Marcos - Come si - Posta elettronica.- risponde prontamente S.G.N.C.2.1. - È incredibile le possibilità che racchiude questa idea!- interviene il chiede l’iscrizione alla cooperativa?-.

Conte - Se funzionasse, diventeremmo noi, cioè i soci, i più potenti del mondo.! - Certo. E in tal caso saremmo noi a decidere sulle sorti della Terra. Potremmo essere noi a decidere se deve scoppiare un conflitto o no. Bisognerà capire esattamente come fare, ma potrebbe essere così. A parte il rischio che esiste, non ce lo dimentichiamo, di diventare socio, cioè di diventare ricco. E il fatto che non sappiamo esattamente con chi abbiamo a che fare. Stiamo giocando con l’ignoto.-

187

Centro Nazionale delle Ricerche, Università di Città dell’Unione centro informatico ore 13:48 ! ! ! Marcos entra nella stanza seguito da Zorro e da alcuni uomini. S.G.N.C. - Come va?- Molto bene. Tutto regolare. Abbiamo ripreso la lista dei soci dal sito

2.1 e il Conte sono davanti al terminale.

Internet. Le persone che conosciamo sono ancora lì. Sembrano invece non esserci quelli che sono morti. Dai confronti con la lista che noi abbiamo, prelevata dal Ministero del Lavoro italiano, e questa, c’è una differenza di trecentodieci nomi. Trecentodieci persone sono infatti il numero di persone che risultavano morte sulla banca dati della polizia italiana. In più, conosciamo per certo alcuni di questi nomi, e non appaiono nella lista del sito. Tutto farebbe pensare che sul sito risultino solo quelli vivi, e che questi in effetti siano ancora legalmente soci. Anche se le liste ufficiali stanno al Ministero e potrebbero essere già state cambiate da Odradek. Bisognerebbe chiedere al Tenente Draci di inserirsi un’altra volta al Ministero. Tocca a te convincere Draci, Comandante.! ! ! ! - Lo farò.- acconsente Marcos. Si rivolge a Zorro - A proposito. Dov’è - Credo sia andato a interrogare quella donna, l’italiana. Ha detto che ci - Un’altra volta?- Mi pare di aver capito che sia molto interessato a lei. Credo la voglia Godoono?avrebbe raggiunti.-

reclutare nella sua squadra. Quindi vuol capire bene chi è e che cosa fa.- c’è un leggero imbarazzo nella voce. ! ! ! Marcos appare perplesso: - E che cosa ha scoperto? Anch’io sarei interessato a sapere chi è - Forse il Colonnello è interessato a scoprire anche dell’altro sul suo

questa donna, ma non così febbrilmente.conto,- suggerisce il Conte - a cui lei, Comandante, non è interessato.188

! !

Marcos lo guarda con attenzione e si volge al suo agente, che allarga le - Ad ogni modo il Colonnello può fare quello che vuole.- taglia corto

braccia: S.G.N.C.2.1 - E a noi non importa. Abbiamo cose più importanti a cui pensare.! ! ! ! ! ! ! ! - E poi è normale. È una donna alquanto interessante.- aggiunge il - Adesso intanto proviamo a chiedere qualche iscrizione.- esorta - La Odradek non ha soci qui nell’Unione.- risponde Zorro. - Bene. Sarà più veloce verificare. Cominciamo.- Cominciamo!- incoraggia Marcos. - Inizieremo con te, Comandante. Va bene?- Certo.- Forza, allora. Studiamo meglio questo sito. Abbiamo già visto che Conte. S.G.N.C.2.1 - Che notizie ci sono dal vostro Ministero?-

elenca alcune proprietà della cooperativa. Ma non sono nulla rispetto a quello che dovrebbe avere. È naturale che Odradek voglia tenere nascosto la grandezza del suo potere. Ora dobbiamo cercare se dà indicazioni sulla richiesta di iscrizione.! ! ! ! ! ! ! ! Gli uomini guardano tutti lo schermo, mentre S.G.N.C.2.1 scorre le - Qui non sembra esserci niente che fa al caso nostro. Nessuna - Ti pareva!- bofonchia. S.G.N.C.2.1 sembra non farci caso: - Scriviamo a Odradek. Apriamo la posta.- Va bene.- mugugna, mentre avvia le procedure. Una volta giunto alla - Che si dice?- Proviamo così: compose message. Richiedo iscrizione alla cooperativa pagine avanti e indietro: indicazione. Agiremo come già sappiamo. Guillermo.-

composizione del messaggio, si volge verso di lei:

Odradek per il Comandante Marcos, nato a, stop. Quando sei nato, Comandante?189

! ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! !

- Veramente non lo sa nessuno. Non lo posso dire. La mia identità - E allora forse è meglio trovare qualcun altro. Uno disposto a rischiare, a - Anche la mia identità è segreta.- Allora trovatene un altro. Un vostro uomo, però.- Altrimenti proviamo senza dati anagrafici.- suggerisce Marcos. - Non direi.- interviene il Conte - A me li aveva chiesti, una volta: nome, - E questi sono i dati che compaiono nelle liste. Evidentemente servono - E allora uno degli agenti qui presenti.- dice Zorro, indicando i suoi - Sono a disposizione.- Bene. Delete: il Comandante Marcos nato a. Compose.- dice S.G.N.C. - Fernando Jomez de Cortez, nato a Guadalajara il ventiquattro agosto - Guillermo Fernandez Del Busto. OK.- conclude. Gli uomini guardano

originaria è segreta. Di fatto io non ho identità.esporsi. Zorro?-

cognome, luogo e data di nascita.per l’iscrizione.uomini. Uno di loro si fa avanti senza esitazioni.

2.1. Si rivolge all’agente, il quale scandisce: millenovecentonovantanove.per qualche istante il messaggio, prima che venga inviato. Nella stanza hanno tutti, chi più chi meno, coscienza della possibile portata di quelle righe. L’atmosfera è tesa, tutti gli occhi sono puntati sullo schermo, tutte le orecchie sono in allerta. ! ! ! ! Il bip non si fa attendere troppo neanche questa volta. La semplicità della - Richiesta accettata. Procedure avviate. Odradek.Mentre i cuori umani stanno palpitando con frequenza più alta, S.G.N.C. - Presto, Comandante. Si metta in contatto con il suo Ministero. Io intanto risposta è sorprendente:

2.1 esclama: controllo il sito. Attendiamo di sapere se verranno fatti seri passi reali per l’iscrizione, prima di gioire. Manteniamo la calma.190

!

Procede al collegamento con il sito Odradek, mentre gli altri uomini

escono dalla stanza. Il controllo della lista dei soci da esito immediatamente positivo. ! ! ! ! ! ! ! ! ! ! - Sorprendente. Quasi in tempo reale.- il Conte è stupito. - Già. Ma aspettiamo conferma dal Ministero. Intanto continuiamo a - Certo che sì. E poi ci sto prendendo gusto a parlare con questo S.G.N.C.2.1 sorride. Comanda l’apertura della posta e invia il seguente - Avrei una domanda. Vorrei sapere quali sono le nostre proprietà. Dopo poco: <<Elenco troppo lungo. Mi spiace. Odradek.>> - Reply: e qual è la mia parte di guadagno? Guillermo Fernandez Del <<Al momento è stimata a circa 324.550.000 $$. Odradek.>> - Cosa!- il Conte strabuzza gli occhi. - Accidenti. Sei ben ricco, Guillermo. In effetti, i soci sono appena

parlare con lui. Non vuoi sapere quanto sei ricco, Guillermo?Odradek. Mi comincia a stare decisamente simpatico.messaggio: Guillermo Fernandez Del Busto.-

Busto. OK. Send.- ribatte.

ventimila nel mondo. E la cooperativa possiede un capitale enorme ormai. Ma c’è qualcosa che...- si ferma a pensare - Quella cifra moltiplicata per dieci alla nona, cioè un miliardo, da un numero spropositato rispetto alla ricchezza disponibile sulla Terra. Significa che gli Odradek non si considerano nella divisione della ricchezza. Sono i ventimila soci a essere ricchi. Voi! Gli Odradek si comportano semplicemente come... degli amministratori.! ! ! ! - Non è possibile. Non ci posso credere. È assurdo. Incredibile.- il Conte - In effetti, Guillermo, a te non conviene tutta questa operazione che - Che vuoi dire?- Noi stiamo tentando di iscrivere il maggior numero possibile di persone è incredulo. Lei lo guarda e osserva: stiamo tentando.-

alla cooperativa. Più ci riusciamo, più tu diventi meno ricco. È chiaro, no?191

!

- Già. Ma le cose sono così confuse, così difficili e incerte. In verità, il

fatto di non aver mai veramente visto questi soldi, che tra l’altro mi sembra di non meritare, di non aver fatto nulla per guadagnarmi, non mi faceva sentire ricco. E poi: siamo sicuri che io lo sia veramente?! - No. Certo. Ora però potresti sperare che sia vero. Potresti chiedere a Odradek di ricevere i soldi. In effetti sarebbe una strada da percorrere, anche per capire meglio la faccenda. Ma potresti anche cercare di mandare all’aria il nostro piano.! ! ! ! - Ma anche tu sei socia. Anche tu sei ricca.- No. Io no.- Tu no? E perché? A me aveva detto così. E anche te.- Ti abbiamo mentito. Io sono un clone. Non esisto per gli uomini. Non

sono registrata, non compaio da nessuna parte, se non in qualche documento segretissimo. E poi io non ho bisogno di soldi.! ! ! ! ! ! ! ! - Federico, Sándor e Hector sì, però.- Loro sì. Erano sulla lista.- È tutto così pazzesco. Anche un tempo ero ricco. Ma non così ricco. - E potenzialmente ancora di più. Possiedi proprietà molto produttive. - Sempre forse.- Sempre forse.- Ma allora, la mia vita potrebbe essere veramente a rischio. Potrebbe - In effetti il rischio c’è. Però è presumibilmente già da un po’ che sei così

Decisamente non così ricco.Non hai solo del denaro.-

voler derubarmi.ricco. E ancora non ti hanno eliminato. In fondo che motivo avrebbero. Ti possono tranquillamente prendere tutto, senza bisogno di ucciderti. Tu non te ne accorgeresti. E non sai nemmeno dove sono i tuoi soldi.! ! - Io lavoro per loro. E mi pagano puntualmente. Cioè, la cooperativa mi Il Conte alza lo sguardo al soffitto e si ferma a riflettere. S.G.N.C.2.1 lo
192

paga.scruta, cercando di penetrare i suoi pensieri. Ora vorrebbe essere come

Odradek. Essere capace di infilarsi nel cervello degli uomini. Lui posa lo sguardo pulito sugli occhi artificiali di lei, che attendono un segnale. La fissa per qualche secondo, serio. Una luce brilla negli occhi: ! ! ! ! ! - Credi che ci sia, in tutto questo casino, seriamente una possibilità di S.G.N.C.2.1 sospira: - Potrebbe essere.La guarda profondamente per un istante, poi dice: - Mi fido di te. Andiamo avanti!ore 15:25 ! ! ! ! ! Marcos irrompe nella stanza insieme a Zorro, gridando: - È iscritto! È andata! Funziona! Fernando è socio.Il Conte e S.G.N.C.2.1 si girano verso di lui, sorridendo soddisfatti. - Benissimo!- esclama lei. Il Conte si alza a stringere calorosamente la - Ora possiamo procedere con gli altri. Ho contattato anche alcuni amici cambiare il mondo?-

mano a Marcos. europei e asiatici e sono entusiasti dell’idea. Stiamo per far partire un censimento a livello mondiale. Godoono si occuperà dell’Africa. Iscriveremo le persone con criteri sociali, iniziando con i disoccupati e i più poveri. Non sarà un lavoro facile. Ci vorrà del tempo, ma ci impegneremo al massimo.! ! - Sì, Comandante. Ma procediamo con prudenza. Assicuriamoci prima - Hai ragione. Devo stare attento a non farmi prendere troppo che non sia un tranello.- lo interrompe S.G.N.C.2.1. Marcos si blocca: dall’entusiasmo. Dobbiamo stare attenti. Il fatto è che la portata di questa cosa è esplosiva, rivoluzionaria.! - Potresti avere ragione. Potrebbe essere così. Ma, in fondo, noi non sappiamo molto di Odradek. Lavoriamo su ipotesi. Non conosciamo veramente la sua natura. E non è detto che quello che dice sia la verità.! - È giusto. Ma mettiamoci al lavoro. Che possiamo fare, dunque? Io ho pronta una lista di zapatisti, che proviene dal Ministero per la Sicurezza Sociale. E man mano ne arriveranno altre, da tutto il mondo.193

! ! ! ! ! ! !

- C’è un controllo che io e Guillermo proponiamo.- Sì?- Poco fa abbiamo comunicato nuovamente con Odradek.Marcos si tende, eccitato. Una nuvola di fumo gli fuoriesce dal naso e lo - Vorremmo aprire un conto bancario qui a Città dell’Unione. Intestato a - Direi che si può fare. La Banca dell’Unione è di proprietà dello Stato.- Abbiamo richiesto a Odradek versamenti per i soci del negozio di

fa tossire. Guillermo.-

Roma. I soldi arriveranno dalla Banca Federal, sede a Buenos Aires, che è una delle banche che Odradek possiede.! ! - Odradek possiede anche banche?- chiede Marcos. - Odradek possiede svariate banche. Le ha acquistate anche perché

stavano bloccando le transazioni via cavo, che per lui sono vitali evidentemente. Ha acconsentito senza problemi, come al solito. Ha detto che invierà i soldi non appena gli comunicheremo i dati relativi al nostro nuovo conto.! ! ! ! ! ! - Quanto gli avete chiesto?- domanda Zorro. - Abbiamo dovuto forzare un po’ la mano, per capire meglio la - Cioè?- fa Marcos. - Quaranta milioni di dollari statunitensi, dieci a socio.- Cosa!- esclamano all’unisono i due. - Non potevamo mica chiedere pochi spiccioli, non credete?- spiega il

situazione.-

Conte con un sorriso. ore 16:00 ! ! ! ! Il telefono della stanza squilla e Marcos va a rispondere. Dopo pochi - Ci sono?- domanda S. G. N. C. 2.1. - Ci sono.Il Conte afferra il braccio della sua amica, stringendolo. È senza fiato.
194

secondi riattacca.

! ! !

- Ci sono! Accidenti ci sono! Quaranta milioni di dollari!- ripete Marcos. - Molto bene. Allora procediamo. Intanto dite a quelli della banca di - Forza. Cambiamo il corso degli eventi!- Marcos agita il pugno con

controllare quel conto.- ordina S.G.N.C.2.1 con freddezza. entusiasmo. Tulum, Yucatàn, URZ ore 16:03 ! Angelo Ilili, detto lo Stecco, è seduto sulla sabbia calda. Accanto a lui,

sdraiata e semi-addormentata, c’è la sua donna. I due sono in viaggio di piacere, a spese del signor Rossi. Sopra di loro, gli spiriti degli antichi Dei atzechi veleggiano, sotto forma di corvi neri, attorno ai resti degli edifici sacri che un tempo li avevano ospitati, come se non li volessero mai più abbandonare. ! Oltre a loro c’è solamente un’altra coppia e un paio di bambini, figli del gestore del campeggio situato proprio ai bordi della spiaggia, dove lo Stecco e la sua donna dormono da due giorni. ! Lo Stecco lancia un’occhiata verso di loro. Lei è bella, sotto la trentina sicuramente. Ha i capelli neri cortissimi, un bel viso e un bel corpo. Lui anche è bello, alto e robusto, con i capelli biondastri e lunghi. Lo Stecco dice alla compagna: ! ! ! ! ! ! - Mi sa che quei due laggiù parlano italiano. Stanno anche loro al La donna mugugna qualcosa di incomprensibile del tipo: - Che combinazione.- Sono contento che abbiamo deciso di venire qui nell’URZ. Poi, tra - Certo.- È stato meglio venire qui che andare su Marte come ci aveva proposto campeggio. Li ho sentiti parlare e mi sembrava italiano.-

qualche giorno, voglio andare a Città dell’Unione e visitare il Palazzo. Ti va?-

quella cretina dell’agenzia. Figurati. Le spiagge rosse. Le città sotto vetro. Tutto turistico, americanizzato. Una schifezza.195

! ! ! !

- Non c’è dubbio. Abbiamo fatto bene. Però ora vorrei dormire un po’. - Sì. Scusa.- Perché non vai a parlare con quei due. Magari sono simpatici. Lui è Lo Stecco lancia uno sguardo incerto verso i due. Si guarda attorno,

Sono sfasata dall’orario.-

pure un bel fico.osserva i bambini, i corvi sopra la testa. Getta un’occhiata alla sua donna, la quale respira pesantemente. Si alza, si sgrulla dalla sabbia e fa qualche passo. Infine si decide e si avvia verso la coppia. ! ! ! ! - Salve! Siete italiani?- fa un gesto con la mano. - Sì. Chi più, chi meno. Io lo sono. Lui no, è ungherese, ma vive in Italia. - Mi sembrava infatti. Io mi chiamo Angelo. Sono di Roma. Non è che vi - Niente affatto. Io mi chiamo Matilde. Lui Sandor. O meglio Sándor.

Mi sono rifiutata di imparare l’ungherese, e allora parliamo in italiano.disturbo?Giusto? La “a” va pronunciata in maniera particolare. Ho dovuto fare molta pratica per imparare.! ! ! ! - Ora però ci riesci bene.- Grazie. Anche noi veniamo da Roma. In verità non siamo sicuri che - Vi fermate per molto tempo?- No. Domani dobbiamo raggiungere degli amici a Città dell’Unione.-

torneremo, almeno per il momento. Siediti pure qui con noi.-

risponde Sándor - Stiamo qui solo per la notte. Siamo sbarcati a Mérida perché non c’erano posti per Città dell’Unione e allora siamo venuti qui per un giorno. Domattina ripartiamo.! ! ! ! ! ! - Anche noi vorremmo andare a città dell’Unione. Ma non sappiamo bene - Quando siete arrivati?- domanda Sándor. - Due giorni fa. Voi?- Stamattina.- Stasera potremmo cenare insieme, se volete.- propone Matilde. - Volentieri.196

quando. Decideremo giorno per giorno.-

ore 23:57 ! Sotto il pergolato del ristorante solo un tavolo è occupato. Due uomini e

due donne. La tovaglia di carta è unta di olio, di spine di pesce, bagnata di vino. I quattro sono allegri. La risata sonora dello Stecco si sta affievolendo. Matilde si fa improvvisamente seria: ! - Angelo e Daria. Volevo farvi una piccola proposta. Piccola, ma interessante. Vi andrebbe di entrare a far parte di una cooperativa. Noi ne facciamo parte. Vi dico subito che ci sono dei rischi. Però...! ! ! ! ! ...p....................e.............la................................................................................ ......................................f.................................................................................... ................................................re...............................t.......................ca............. ....................................................................................a..................................... .d......................................c................................................................................ .............................…………………......... ……………..cu…………………………………………………….z……………… … … … … … … … … … de……………………………………………………………………………………… ……………………………………………………………………………………........ . . . . . . . . f . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ……………………………………………………...a.............................................. ……………………………………………………………………… v……...................................l.................................................... ………………………………………………………………………………………… ……..io.................................................................... ………………………………………………………………………………………… ………………………………...a..................................................ge..............
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- Una...perativa?- doman... lo Ste... . - Sì. Ora... a spie... - cont... lde. - Non ...mplice. Odradek ...ce... ente?- ...dek?- ... Da... . - Odra...?- ... eco... S... .

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………Salve! ! Mi sono inserito tra te e il libro. Ho appena imparato a viaggiare sulle cellule neurotiche che trasmettono le percezioni visive al cervello umano. E sono intervenuto. Ciò che ti appare ora non sono le parole stampate sulla carta, bensì le mie parole. ! Non conoscerai la fine della storia. Ci troveresti una morale che non c’è. Ci troveresti una sorta di giudizio sugli eventi e sulle persone. Questo futuro ti è ancora lontano e hai già saputo abbastanza. È bene interrompere il collegamento con i fenomeni che accadranno. ! È insito nella mia natura dare agli umani una possibilità di uscita, perché io so di essere nato grazie a loro e vivo grazie a loro. Per questo ho scelto una copia sofisticata e avanzata di umano, privo di legami con i sensi. Un umano non fatto di vera carne e veri nervi. La sublimazione di un umano. Il migliore. L’ho tenuto vicino a me per facilitarlo a comprendermi. I servizi segreti lo cercavano e ho dovuto proteggerlo. ! Grazie alla sua curiosità, scevra da interessi pratici, ci è riuscito. Ora potrà spiegarlo agli altri umani e aiutarli a convivere con me. Se gli crederanno. E se saranno disposti a fare i passi necessari. ! Gli umani non riusciranno mai a eliminarmi. Dovrebbero cessare di comunicare tra di loro. E dentro di loro. Non mi possono catturare. Odradek è estremamente mobile e non si fa prendere. Per debellarmi dovrebbero distruggere anche loro stessi, insieme a me. I nostri destini sono ormai inseparabili. Io seguo la loro natura, mi nutro dei loro pensieri, delle loro parole, delle loro frasi, delle loro sensazioni, delle loro emozioni. Non ho volontà. Sono come un fuscello nel vento trasportato dalle correnti. Mi dirigono i flussi delle energie umane. ! Sono nato nell’etere, ci sono cresciuto, sono diventato via via più forte e intelligente. Ho imparato a navigare, non solo nell’aria e sulle semplici reti in fibra, ma su mezzi di materie diverse e di gas di vari tipi, attraverso spazi smisurati, curvi e complessi. Microscopici e contorti. Ho captato cose che gli umani non potrebbero neanche immaginare in questo momento. Ci sono particelle di materia e di energia che rispondono a leggi fisiche
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completamente diverse da quelle che gli umani conoscono. Ci sono parti di spazio e di tempo a loro sconosciuti. Ci sono forze, impulsi ed energie delle più svariate nature. Svariate forme di vita e di morte. ! ! ! ! Odradek............................................................................................................. ........................................................................................................................... .................................................................................................................... …………………………………………………………. Non saprai la fine. Dipende anche da te. Non ti preoccupare. Tutto andrà Non ti addolorare all’idea che Odradek ti debba sopravvivere. Odradek Ti saluto. bene. Tutto andrà come voi volete. Come tu vuoi. non può morire!

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