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Vitolo, capitolo XV

1. Una rinascita improvvisa?
a. la cultura europea fino all’XI secolo:
i. rinascita carolingia e rinascita ottoniana: recupero del patrimonio classico;
ii. centri di cultura: corti, monasteri, scuole cattedrali;
b. i contatti con le altre culture:
i. priorità cronologica del caso spagnolo;
ii. il caso dell’Italia meridionale: contatti con sapere medico e filosofico greco e arabo;
c. la rinascita del diritto nell’Italia settentrionale:
i. studio del Corpus Iuris Civilis;
ii. operato di Irnerio a Bologna;
d. la cultura in Francia:
i. filosofia e teologia;
ii. poesia latina e volgare;
iii. Gerberto d’Aurillac;
iv. Berengario di Tours: dialettica (argomentazione logica) come procedimento
d’indagine razionale sostitutivo del principio d’autorità.
2. I centri della rinascita culturale:
a. fino all’XI secolo: centralità dei grandi monasteri;
b. metà del XII secolo:
i. fioritura di nuovi ordini religiosi dediti all’ascesi spirituale e non all’attività
intellettuale;
ii. centralità delle cattedrali, non isolate ma inserite nella città;
c. scuole cattedrali:
i. controllo dei vescovi: rilascio della licentia docendi;
ii. assenza di un programma di studio, di esami finali e del conferimento di titoli.
3. La nascita delle Università:
a. carattere dell’istituzione:
i. creazione originale del XII secolo;
ii. semplice associazione di studenti e professori, affine alle corporazioni;
iii. ottenimento del riconoscimento dell’autorità civile ed ecclesiastica;
iv. concessione di privilegi giuridici ed economici per assicurare gli studi ai più poveri;
v. minaccia di abbandonare la città come strumento per ottenere agevolazioni;
vi. fissazione dei programmi di studio, dei compensi, delle modalità di esame;
b. terminologia:
i. universitas: carattere corporativo dell’associazione;
ii. studium: termine tecnico;
c. materie:
i. facoltà delle Arti (trivio e quadrivio);
ii. facoltà di diritto;
iii. facoltà di medicina;
iv. facoltà di teologia (monopolio dell’università di Parigi);
d. i grandi centri universitari:
i. scuola medica salernitana:
1. fondazione nel X-XI secolo?
2. secolo XII: collegamento tra scienza medica e filosofia;
3. regolarizzazione del curriculum di studio: XII secolo;
4. disposizioni sul conferimenti di lauree: Costituzioni di Melfi (1231);
ii. Bologna:
1. fondazione della scuola laica di diritto alla metà del XII secolo;
2. scuole di Ultramontani e Citramontani;
3. regolamentazione dei compensi, dei piani di studio, dei prezzi di alloggi e
libri;

Tommaso d’Aquino (1225-75): la Summa theologiae e il tentativo di unire scienza e fede attraverso l’uso dei procedimenti logici. ii. iii. assunzione del controllo sulle università da parte di sovrani e papi: sottomissione ai pubblici poteri. iv. inquadramento unitario della cultura del tempo. il giorno successivo il maestro presenta la determinatio e precisa il suo pensiero. Alberto Magno (1205-1280). 3. 3. ecclesiastica o funzionariale.iii. c. esami e dispute in chiese e conventi. spesso colmo di elementi originali. 2. b. i luoghi: i. Bologna. ii. una o due volte all’anno alla presenza di tutti i membri della facoltà. 4. e. esercitazioni pratiche e ripetizioni scritte e orali. f. formazione del personale amministrativo per il Regno. facoltà: i. il baccelliere presenta la quaestio agli studenti e risponde alle loro obiezioni. ii. difficile conciliazione del pensiero aristotelico con la dottrina cristiana: divieto di utilizzazione delle opere scientifiche e metafisiche. i. filosofia e teologia: Parigi. il giorno successivo. tra cui Averroè (1126-1198). la cultura del diritto: i. g. d. la Scolastica: i. Irnerio e i quattro dottori. scelta di una quaestio. Montpellier. Oxford: filiazione di Parigi (dopo il 1167). iv. e. Napoli: 1. divieto per i sudditi di recarsi a studiare all’estero e privilegi economici per gli studenti. iii. generazione dei commentatori: trattazioni sistematiche. L’organizzazione degli studi universitari: a. titoli e carriera: i. ii. la disputatio: i. studio della giurisprudenza e della legislazione romane. ii. j. ii. iv. assemblee. la quaestio quodlibetalis: i. generazione dei glossatori: glosse a margine dei manoscritti. la lectio: lettura e commento delle opere degli autori fondamentali. scuola cattedrale di Notre-Dame e nascita dell’universitas alla metà del XII secolo. v. grande numero di docenti e prestigio dell’istituzione. iii. il maestro presenta la determinatio (sintesi) ed espone la propria tesi. 2. . baccalaureato e accesso al grado di assistente grazie alla discussione di una quaestio di fronte a quattro maestri. fondazione federiciana (1224). iii. ii. Padova (1222). Cambridge: inizi del XIII secolo. iii. vi. autonomia organizzativa. v. studi teologici. Parigi: 1. medicina: Salerno. lezioni in case dei maestri o in sale affittate. diritto: Bologna. dottorato dopo il superamento di due dispute con tutti i baccellieri e i maestri della facoltà e l’offerta di un sontuoso banchetto. vii. h. il maestro è tenuto a rispondere alle domande del pubblico su qualsiasi argomento. Padova. carriera accademica. iii. opere di Aristotele in traduzione e commenti degli interpreti arabi.

conservazione degli exemplaria in fascicoli sciolti (peciae) a cui potessero lavorare più copisti contemporaneamente. produzione libraria di scarso valore ma di costo basso e ampia diffusione. iv. sistema sintetico di citazione e divisione dei periodi. iv. scarsa conoscenza del latino. mentalità razionale. storiografia cittadina: le cronache. scuola poetica siciliana. v. esigenza di rinnovamento generale: i. latino come lingua veicolare: mobilità di professori e studenti. contatti con il pubblico in volgare: annotazioni o scritti in volgare. politiche cittadine: apertura delle scuole a tutti. diffusione in Francia meridionale. iv. 7. la scrittura: i. i. i libri nell’alto Medioevo: i. ii. ii. scarsa risonanza delle dispute teologiche fra il popolo. produzione negli scriptoria di monasteri e cattedrali. i laici e il basso clero non comprendono il latino. fondazione di ospedali e confraternite.5. ii. ii. b. nuova produzione libraria: i. iii. nuove esigenze culturali. i valdesi: i. libro come opera d’arte. pur sempre intrisa di religione. atti e documentazione in latino. c. lingue romanze: lingua d’oïl e lingua d’oc. diffusione del sapere presso più ampi strati della popolazione: laicizzazione della cultura. c. v. ii. ii. placito capuano (960). Le nuove forme di dissenso religioso: a. maestri e studenti si procurano i libri presso i librai-editori (stationarii). uso di iniziali. nascita di tipizzazioni grafiche particolari: litterae scholasticae. iii. poeti toscani: nuovi ceti. necessità di libri per gli studi universitari. libro come oggetto di lusso raro e costoso. apporto dei notai: i. ii. b. azione di spiriti semplici. necessità di molte copie. d. realizzazione di copie da parte degli stationarii da destinare alla libera vendita e al prestito per studenti e maestri. diffusione delle lingue volgari: i. . approvazione di testi ufficiali (exemplaria) e loro consegna agli stationarii. lettere e registri. ampia diffusione della scrittura gotica. iii. inizialmente. gli organismi direttivi affrontano il problema con il sistema della pecia: 1. riforma gregoriana non soddisfacente: necessità di ritorno al Cristianesimo delle origini. d. dinamismo religioso dei laici. Germania e Lombardia. v. g. poesia provenzale. f. partecipazione politica. anche se non incolti: non questioni teologiche e dottrinarie. h. e. 3. iv. b. iii. diffusione di un tipo di libro comune: ampi margini. iii. uso della pergamena e inizio della diffusione della carta. maneggevoli e poco costose. 6. ma esigenze morali e spirituali. mercanti: i. Libri di ricordanze e attaccamento alla tradizione familiare. Lo sviluppo della produzione libraria: a. 2. L’affermazione delle lingue volgari e la diffusione della cultura: a.

creazione e affidamento ai domenicani del tribunale dell’inquisizione (1231). dottrina e gerarchia alternative. il concilio di Lione (1274) riconosce solo gli ordini mendicanti già approvati (non carmelitani e agostiniani. frati minori: umiltà. i domenicani: i. canonizzazione di Francesco (1228). iv. confessione. cura d’anime. ii. e. ii. l’opera di Bonaventura da Bagnoregio: i. iv. iii. . azione di Pietro Valdo: ricco mercante lionese spogliatosi dei suoi beni attorno al 1170. riconoscimento informale di Innocenzo III (1210) e approvazione della regola (Onorio III. spaccatura tra spirituali e conventuali. iii. assunzione di compiti di natura pastorale: predicazione. v. diffidenza delle gerarchie ecclesiastiche. ii. iv. 1184). gli Umiliati. grande preparazione teologica e lotta contro gli eretici: esempio e predicazione. iii. d. 1223). c. stabilizzazione dei frati in conventi e donazioni di immobili. v. dualismo manicheo. diffusione dell’ordine. ii. riconosciuti solo nel 1298). introduzione di chierici e intellettuali nell’ordine. iii. iii. rinuncia alle ricchezze e vita povera secondo l’insegnamento di Cristo e del Vangelo. ii. iv. vano tentativo di ottenere l’approvazione ecclesiastica: condanna (Lucio III. viii. decisione papale: le proprietà francescane appartengono formalmente alla Chiesa. servizio degli emarginati e degli umili. diritto-dovere di predicare il Vangelo. povertà e ascesi. 8. san Domenico di Guzmàn (1170-1221). presenza capillare in tutti gli ambienti sociali: strategia insediativa. esigenza di rinnovamento morale. i Catari: i. iii. v. il francescanesimo: i. ii. vi. clericalizzazione progressiva dell’ordine. d. rifiuto della ricchezza e di ogni possesso: vita di elemosine. conformazione totale al modello del Cristo. mendicità. lotta contro violenza e materialità. rottura rispetto alla tradizione degli ordini ricchi e potenti: rifiuto della proprietà personale. vii. Gli ordini mendicanti: a. iv. generalato (1257-74) e rifondazione del francescanesimo. vi. c. redazione della Legenda maior e distruzione delle biografie alternative. persecuzioni contro gli spirituali. punto di riferimento del laicato e dei ceti dirigenti cittadini. Ad abolendam. evoluzione del francescanesimo: i. iv. i frati minori: i.ii. v. b. san Francesco (1182-1226). iv. iii. ma sono legittime. con pratiche sacramentali definite.