Giacomo Ricci

L’altra Parte. Un romanzo fantastico di Alfred Kubin
ArchigraficA
2007

ArchigraficA

paperback

giacomo ricci
L’altra parte. Un romanzo fantastico di Alfred Kubin

Stampato in Italia
(c) Copyright 2007 by giacomo ricci
edizione in formato ebook for educational purpose
Creative Common licence - con restrizioni

ArchigraficA, live architecture on the web
www.archigrafica.org
info: ricci@unina.it
quaderno didattico
edizione per i Corsi di Progettazione Tecnologica Assistita
Facoltà di Architettura
Università “G. D’Annunzio” Chieti - Pescara
Università “Federico II” Napoli - corso di laurea in Edilizia di Cava de’ Tirreni

i disegni riportati a corredo del saggio sono di Alfred Kubin
L’altra parte è edito in Italia da Adelphi, Milano, 1974

Alfred Kubin, Il Confine

L’altra parte1
Un romanzo “fantastico” di Alfred Kubin

“Le mie facoltà erano evidentemente
ammalate e i sogni cercavano di sopraffare il mio spirito. Nei sogni perdevo la mia identità e spesso mi trascinavano in epoche antiche della storia...
La realtà mi sembrava un ripugnante
caricatura dello Stato del Sogno. Ormai mi dava sollievo soltanto il pensiero di scomparire, di morire...”
Alfred Kubin, Die andere Seite

Dopo un’allucinante avventura dai tratti deliranti, il protagonista del
romanzo “fantastico” Die andere Seite, scritto nel 1908 da Alfred Kubin2,
svuotato di ogni brandello di energia vitale e di qualsiasi frammento di
pensiero lucido, giace vittima inerme del suo subconscio e dei “fantasmi”
che dalle regioni sepolte dell’Io hanno fatto violenta ed incontrollata irruzione nel tranquillo scorrere del quotidiano.
Concepito in un periodo realmente critico della vita dell’autore, profondamente scosso dalla morte del padre3 , il romanzo, malgrado le defor1 Pubblicato in AA.VV., La città e l’immaginario, Officina, Roma, 1985.
2 Alfred KUBIN, Die andere Seite, eine phantastischen Roman, Georg Müller,
München und Leipzig 1909, t.i. di L.Secci, Adelphi, Milano 1974. Kubin è, notoriamente,
conosciuto come pittore e, soprattutto, come disegnatore. Altre opere letterarie tradotte in
italiano sono: Dämonen und Nachtgeschichte, Carl Reissnaer, Dresden 1926, t.i. Demoni
e visioni notturne, Il Saggiatore, Milano 1961; Einzelne Erinnerungen und Anekdoten,
t.i. di E.Bolla, Il dolce Aloisio,aneddoti e disegni, Serra e Riva, Milano 1980. Notizie più
approfondite sull’autore, la sua vita, i suoi orizzonti culturali e una bibliografia ragionata delle opere letterarie, delle traduzioni italiane e degli studi su Kubin scrittore sono
contenuti in Lia SECCI, Alfred Kubin, l’altra parte in AA.VV., Il romanzo tedesco del
novecento, Einaudi, Torino, 1973, p.68 e ss.
3 A questo proposito riferisce la Secci: “Nell’autunno del 1908 Alfred Kubin

Alfred Kubin. Die Andere Seite .pianta della città Perla .

ex-compagno di gioventù. Ma non si tratta. p. ad intraprendere un viaggio verso Perla. Il trentaduenne artista boemo andava soggetto fin dall’infanzia a frequenti crisi psichiche . alla popolazione assurda composta da delinquenti. di un viaggio verso una terra incantata e felice. assieme alla prospettiva d’un’esistenza felice ed agiata da viversi in quel posto. op. nuove visioni l’assillavano senza trovare un’espressione grafica. è ricco di una quantità di elementi autobiografici tali da permettere di riconoscere nel personaggio principale lo stesso Kubin. è crudele e feroce. tramite un suo emissario. sull’Inn. come il lettore capisce fin dalle primissime battute. bari e piccoli borghesi rientrò nella sua residenza di Zwickledt bei Wernstein. La storia è presto detta: nel tranquillo scorrere dell’esistenza del protagonista fa improvvisa irruzione il passato. per Kubin. maniaci. Lia SECCI.mazioni caricaturali dovute alle luci di un’atmosfera magico-surreale da vero e proprio incubo... In una tensione che si mantiene ininterrotta per tutta la narrazione. città capitale del “Regno del Sogno”. mobili. eventi malefici ed allucinazioni deliranti si sommano tra loro. come ha ricordato la Secci “il lato freudiano e quello junghiano appaiono uniti nel nome di Patera. da cui era stato colto in seguito alla morte del padre e a una malattia della moglie.69 4 Varie interpretazioni ha suggerito la particolare struttura del nome del compagno di gioventù. case. fino alla nera palude che con una coltre fittissima di nebbie circonda Perla città-fantasma. lo invita. costituita da una serie infinita di rottami ed anticaglie. p. interi quartieri che non sono che rifiuti raccolti per l’intera Europa dalla fitta rete di emissari di Patera -. culminando in un epilogo catastrofico: dal viaggio attraverso tutta l’Europa e l’Asia. al contrario.. prende corpo in lui anche la speranza che la fantasia creatrice possa essere stimolata dalla particolare atmosfera che avvolge la città di Patera e ridare linfa vitale alla sua vena artistica da tempo insterilitasi. Ora nuove idee. assassini. ibidem. l’aveva intrapreso per superare una grave crisi di paralisi creativa.cit. del quale è unico ideatore e sovrano assoluto4. . collegabile a Pater e a Patera (coppa rituale). estremamente allettante perché. oggetti. La proposta è.76. folli. La favola. situato in un punto imprecisato dell’Asia centrale cinese.”. I disegni esposti da Paul Cassirer a Berlino nei primi anni del secolo gli avevano procurato un durevole successo.. da un viaggio in Italia. Senonchè pare documentato che si chiamasse veramente Claus Patera un amico d’infanzia che Kubin ritrasse nel 1896”.. Claus Patera.

. sul piano simbolico. sia il viaggio. irrefrenabile e terrificante di ogni cosa che di questo mondo “visionario” fa parte. il rimosso freudiano al di sotto della memoria diurna che ritorna alla luce come perturbante (Unheimliche)5. d’una “radiosa” utopia. bensì un qualcosa di familiare (Heimliche) alla vita psichica fin dai tempi antichissimi. alla morte della moglie. ma. oltre ad essere sintomi d’una personale crisi dell’autore. in Sigmund FREUD. di qualunque tipo. attraverso l’esperienza maledetta del Regno del Sogno.Hercules Bell detto l’ “americano” . . Questo elemento perturbatore non è in realtà niente di nuovo o di estraneo. quel lato nascosto del reale. in quella sua capacità desiderante-immaginativa . come ineluttabile agli occhi di Kubin che sono stati costretti a vedere attraverso le caligini della memoria. alla morte del messianico Patera. Non si tratta. che circola per le strade della capitale del “Regno del Sogno”. Saggi sull’arte. sia la partecipazione all’impresa di Patera. inquietante. terra promessa della salvezza verso cui incamminarsi. specificamente. non v’è. consumata misteriosamente da un male sconosciuto ed incomprensibile. che le è diventato estraneo soltanto per via del processo di rimozione” (t. ne segue che tra le cose angosciose dev’esserci tutto un gruppo in cui è possibile scorgere che l’elemento angoscioso è qualcosa di rimosso che ritorna. per giungere. alla caduta colossale. Al contrario. il luogo dell’Io nel quale affiora il rimosso freudiano. il titolo del romanzo doveva.sembra dichiararsi. per Ku5 L’altra parte sarebbe.che dà luogo al progetto e permette la formulazione di alternative al mondo concreto e alle sue leggi . dunque. il riflesso di questa all’interno del soggetto e. l’essenza crudele del mondo. tutto si svolge e precipita per lo sgomento ed impotente Kubin come in una spaventosa emorragia senza fine. soprattutto. come ha ricordato Lia Secci. alla malattia altrettanto misteriosa che spacca i muri delle case di Perla e avvinghia gli abitanti in un sonno da narcosi.i. li spinge al suicidio o l’uno contro l’altro in lotte feroci e bestiali. rappresentano anche l’esplicita condanna di qualsiasi velleità utopistica. viene trasformato in angoscia qualora abbia luogo una rtimozione. afferma infatti Freud: “se la teoria psicoanalitica ha ragione di affermare che ogni affetto connesso con una commozione. L’ “altra parte cui Kubin allude è. dunque.. Una cosa angosciosa di questo tipo costituirebbe appunto il perturbante.filistei. vanificando qualsiasi speranza dell’immaginario cosciente. secondo Kubin. sconfitto da un altro misterioso personaggio . dunque.suo “doppio” mefistofelico. il retaggio del passato.

8 la letteratura e il linguaggio.le forme in fuga. p.. il nostro “doppio”. L’utopia-concreta si distingue dalla fantasticheria perchè unisce in sè il desiderio di realizzazione del mondo e del “se-stessi”. La conclusione kubiniana è che il Sogno. La vita universale qui si esprime decomponendo le forme del suo vecchio . pp. Boringhieri. 1919 (t. Firenze 1980) essa è giustificata come prodotto della compromissione dello “spirito dell’utopia”. è un’illusione e non fonte per la costruzione di una “concreta utopia”. nel far percepire il dissolversi di infiniti invisibili possibili”. attraverso il quale l’altro-noi-stessi.è un eccezionale esperimento di se stesso. Dallo Steinhoff. La Nuova Italia. prospettive viennesi del primo novecento. uomini-pesce e uomini-rospo vi cacciano assieme a strane belve. nel suo Geist der Utopie. un mondo nel quale anche i consueti limiti tra regno animale e regno vegetale sono dissolti:” La linea non trattiene . un’invisibile porta si spalancasse. di Ernst Bloch. le sue leggi. Torino 1969. Il sole rimane sempre nascosto dietro spesse nebbie che salgono da terre fermentanti. Adelphi. Cacciari. da un cielo plumbeo. Milano.i. in una prospettiva politica che tenga conto delle reali contraddizioni dell’esistente. in un suo recente lavoro sulla cultura austriaca del primo novecento. l’immaginario onirico. p. vol. un esperimento che non è riuscito. una specie di varco misterioso. 1980. le sue organizzazioni di potere.7 Sottolineando la presenza di questo crollo di qualsiasi “possibilità” utopica negli orizzonti culturali kubiniani.cit. le spezza e le rimescola insieme. Da un albero si abbatte sul contadino la freccia della morte. con le sue contraddizioni. al senso inafferrabile e segreto in agguato dietro particolari insignificanti”6.bin. una crepa profonda . ma le apre. com’è noto.afferma Cacciari . senza orizzonte e senza speranza alcuna.70 7 L’espressione “concreta utopia” è. nella sua massiccia concretezza. ha affermato. tra l’altro. improvvisamente. “alludere ad un’aldilà o all’altro lato del reale. op.afferma Bloch . che: “Il culmine tragico dell’ironia non consiste nel semplice dissolvere l’illusorietà delle forme già date. Accade come se il quotidiano si spaccasse e si aprisse.II. Le fanciulle volano come uccelli sulla palude. Spirito dell’Utopia.le stesse crepe delle case di Perla .151.o che. l’uccello del malaugurio. il profondo sepolto tra gli angoli dimenticati del tempo venisse alla luce con tutto quello che ne consegue. o sulla sua casa. 8 Massimo CACCIARI. inteso come corpo dei desideri di felicità che l’uomo riesce a concepire e le esigenze di concretezza che il mondo impone. ma nel far avvertire l’opera della morte sullo stesso possibile. L’universo kubiniano è.293-94) 6 Lia SECCI. per Cacciari. nè fallito” ma da farsi. “Il mondo .

al contrario. perifrasi dell’utopico . irrigidito. In Perla si vive del passato. di arcaico e di novissimum. immutato. E’ quest’ultima che entra a far parte dei sogni ad occhi aperti di tutti.secondo la nota interpretazione blochiana9 che assegna alla speranza un ruolo determinante nell’indirizzare la progettualità dell’uomo verso forme di risoluzione dei meccanismi che imprigionano il mondo ciclo”. Il passato è. per così dire. in “Aut-Aut”. rende impossibile il futuro. non più intelligibile. dunque non più utilizzabile per il futuro. del fantasticare sul futuro. p.149 9 Nell’introduzione alla già citata edizione italiana del Geist der Utopie.e. Uno choc o la rottura di una tradizione lo fanno risorgere. come per Bloch. un frammento di questo. Per il senso che il passato assume in Benjamin. I concetti principali che la definiscono sono “la tenebra dell’attimo vissuto” e “il sapere non ancora conscio”. anzi. di non-ancora che può determinare e definire il futuro. lo riportano alla luce”(pp. Ibidem. Mentre il primo sta a sottolineare la necessità del distacco dal problema oggetto di conoscenza e. dove. in un’intervista rilasciata ai traduttori l’1 settembre 1974. il senso del passato kubiniano è assolutamente diverso da quello di Benjamin o di Bloch. il secondo. congiuntamente al “non-ancora-divenuto” chiarisce il valore dell’utopia. il simenticato. è imprigionato in noi. E’ sempre presente. nel singolo e nella collettività. per Kubin. Dimensioni e paradossi in Walter Benjamin.. impossibile sfuggire proprio perché la dimensione del “possibile” è disinnescata di qualsiasi carica dirompente rispetto all’esistente.Ironia di un destino tragico al quale è.sostiene Bloch . 189-90. ma è.165 e ss. Un risorgere che è come un’esplosione.. . illuminanti sono le considerazioni svolte da Remo Bodei nel suo saggio Le malattie della tradizione. un lento oscillare tra la contemplazione malinconica di ciò che è stato e la consapevolezza della avvenuta dissipazione di possibilità vitali che non sono ricuperabili. Bloch definisce chiaramente il suo modo d’intendere l’utopia. dunque. si afferma: “Benjamin stabilisce una parentela di passato remoto e futuro messianico. Le tiene unite la categoria del non-ancora”.. p. L’arcaico. anche da tutte quelle soluzioni dell’emergenza immediata ad esso. tra l’altro. della sua possibile definizione in base ai nostri desideri. per una sua costruzione razionale. il “non-ancora-divenuto” e le spinte verso il futuro racchiuse nel passato. secondo Kubin.sono perifrasi dell’utopico. la città è. un reperto archeologico non più decifrabile. un’esplosione di desiderio. per evitare quella “prossimità che ci fa ciechi”. anche del possibile . maggio-agosto 1982. in senso lato. “Entrambi i concetti . La sua presenza.166-67).

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scampare a ciò che si cela dentro di sé.i poli della terra con le loro correnti. sia che egli consideri lo sfacelo del mondo come una necessaria “tabula 10 Alfred KUBIN. op. l’alternarsi delle stagioni. Non c’è nulla senza tutto. Per un maggiore approfondimento del senso che la dialettica dei contrapposti .afferma Kubin . negli orizzonti che appena si intravedono nella fittissima nebbia che avvolge con le sue spire la memoria kubiniana. Do la massima importanza alla seguente formulazione.. è attraversato. da un conflitto spietato. fosse pure soltanto “teorica”. nella sua struttura. il mondo. Dedalo. Bari 1982.assume nella cultura espressionista mi permetto di rimandare al mio Hermann Finsterlin.. come se si trattasse di scovare.. Non esiste infinito senza finitezza. la massima conoscenza è la legge dell’accoppiamento e la relatività dei contrapposti. crudele ed interminabile.cit. di individuare i percorsi di tensioni che determinerebbero le cause stesse della vita. dello stato dell’uomo. Questo accade perché. dal gioco di stile all’architettura “marsupiale”.”10 Le parole di Kubin pretendono. di conseguenza. . Non c’è relatività senza assolutezza... in nessun caso. la sua parte “diurna”.. a quanto Hermann Finsterin asserisce a proposito dell’ordine del mondo. La proporzione dei contrapposti è il segreto del mondo. “Nulla è identico .294-95 11 L’individuazione di una nuova cosmologia è caratteristica costante in molti autori dell’espressionismo. il bianco e il nero. Il soggetto. insomma. congelate nelle cose senza che sia data alcuna possibilità di evoluzione. al di sotto dell’immagine consuetudinaria e pacificata che di se stesso rimanda. non sono che l’espressione di una lotta. negando qualsiasi possibilità di salvezza. I riformatori delle situazioni umane disconoscono questa legge. restano in questo modo. di tutto ciò che in esso accade. la sua parte raziocinante. ad esempio. Uno scontro drammatico nel quale l’orizzonte si chiude ad ogni speranza. il giorno e la notte. Luce eterna cessa di essere luce. Basti pensare. ogni positivo ha il suo corrispondente negativo in cui esso è incavato. una nuova cosmologia. le forze motrici del mondo. non potrà. “Le forze di attrazione e di repulsione . i principi fondativi dell’universo e. frutto d’una lotta crudele tra princìpi antitetici ed irriducibili11. ma senza dismisura degli estremi non ci sarebbe proporzione”. dunque.egli afferma nella sesta lettera della Gläserne Kette . al di dietro o al di sotto della realtà fenomenica.una sorta di dialettica eccessiva . pp.all’assurdo potere inamovibile dell’ hic et nunc.

Proprio così.M.. secondo natura. un sol corpo colossale apparentemente pietrificato ma. come gli angosciosi scricchiolii 12 In Benjamin l’azzeramento totale di ogni esperienza può trasformarsi in un punto di partenza per la rifondazione del mondo: “Barbarie? .41). insomma. In un primo momento mi divenne gradualmente impossibile trattare sia temi elevati sia comuni e formulare quelle parole. pp. In Erfahrung und Armut del 1933. p. 1974. Ma c’è da chiedersi. inoltre. Milano.Vidusso Frediani. a iniziare dal Nuovo. Diciemo questo per introdurre un nuovo. sentendosi sconfitto. infatti. in “Metaphorein”. tra le pieghe del tempo e dello spazio fisico della città. mi si disfacevano nella bocca come funghi ammuffiti” Hugo VON HOFMANNSDTHAL. di cui la lingua. che per prima cosafacevano piazza pulita”. Gesammelte Schriften. Le parole astratte. è questo: ho perduto ogni facoltà di pensare o di parlare coerentemente su qualsiasi argomento. a costruire. è un tiranno proteiforme. 3.i. Ein brief (t. F. ceda al desiderio del silenzio o si dia la morte13.212-19. nella “lotta” di cui Kubin parla se un termine chiamato in causa è il soggetto. in breve. la verità nascosta dietro l’immagine riflessa dallo specchio? L’antagonista. Perla. si deve pur valore per recare a giorno un qualsiasi giudizio. .Desideri. 1977. in realtà. finisce per dissolversi in infiniti rivoli. I.. sia che egli. capace di muoversi. da Loos ad Hofmannsthal. Esperienza e povertà. a partire dal Poco e inoltre a non gaurdare nè a destra nè a sinistra. 13 Il desiderio (o la necessità ineluttabile) del silenzio sono i caratteri precipui della cultura austriaca del periodo. di F.12 e ss.i. simbolo dell’altro-da-sè kubiniano. 1978. di emanare rumori ed odori. marzo-giugno. Tra i grandi creatori ci sono sempre stati gli implacabili. Rizzoli. positivo concetto di barbarie. a tratti assume tutte le caratteristiche di un corpo vivente. il suo corpo si nasconde dappertutto. in Walter BENJAMIN.a. il “doppio” non è univocamente definito: Claus Patera. a farcela con il Poco. l’ “altra parte” dell’Io.egli si chiede . Lettera di Lord Chandos. A questo proposito Claudio Magris afferma nell’introduzione: “Nella rinuncia di Lord Chandos alla letteratura si attua la dissoluzione del soggetto quale principio ordinatore della realtà”(p.11). t. Quest’ultimo così fa parlare Lord Chandos: “Il mio caso. A cosa mai è ridotto il barbaro dalla povertà di esperienza? E’ indotto a ricominciare da capo. tra la folla e gli oggetti. si dissolve in mille immagini diverse.rasa” da cui risorgere12.. Prosegue Kubin:” Il vero inferno consiste nel fatto che questo doppio gioco contraddittorio si prolunga in noi” e l’Io ne è lacerato. esattamente il processo in cui ciò si compie? O il che è lo stesso. qual è il secondo? Chi è l’altro “se-stessi”. come avviene questa lenta decomposizione dell’Io? Qual’è. di M. p. di cui ognuno suole servirsi correttamente senza stare a pensarci .

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. Mondadori. della perdizione. ad un processo nel quale il soggetto entra in rapporto con il proprio inconscio e con l’inferno che in esso si nasconde e ne esce tanto turbato da dubitare della propria unitarietà ed integrità . se letto in chiave psicoanalitica.. 14 Come vedremo più avanti la stretta correlazione che si può stabilire tra Perla e Praga permette di mutuare il materiale simbolico-mitologico dall’una all’altra. può reagire con tutte le prerogative d’un corpo vivente. considerato sul piano metaforico. per questo motivo. L’argilla dei muri delle sue case diviene cosa viva. tutto quanto capita nel suo spazio e. la capitale del “Regno del Sogno” assume le sembianze d’una strana creatura semi-viva o semi-morta che. la città finisce per perdere. 15 Nell’introduzione all’antologia Racconti fantastici dell’ottocento. creatura d’argilla cui. per quanto detto finora. con un incantesimo. in particolari condizioni. non soltanto. Kubin-Perla non solo allude. il che è lo stesso. divorando tutto quanto la circonda. sembrano acquistare una propria vita misteriosa e terrificante. pietrificato ma vivo della città. Se. dalla quale L’altra parte ostentatamente trae la sua ispirazione15 .delle case che la compongono e che. dunque. argilloso. se si vuole. suo sovrano e padrone. in una goffa ripetizione imperfetta di Adamo. si estroflette dai limiti del suo corpo umano per assumere quelle di un dio sull’orlo dell’abisso. le sue caratteristiche consuete per trasformarsi in una strana entità indefinibile. La quasi-vita di Perla e il dissolversi di Patera negli oggetti che la compongono ci inducono ad una sola conclusione: Perla è il corpo di Patera. per questo. lentamente. di notte.. come si trattasse di un enorme vegetale o d’una bestia semiaddormentata della quale è terribile immaginare il risveglio. finisce per appartenerle. come la materia di cui è composto un “golem” può animarsi. di una quasi-morte. lo scontro KubinPatera o. il corpo “golemico”. sul piano simbolico. come la leggenda praghese del Golem. Questa identità Perla-Patera ha non poche conseguenze come tra poco vedremo. autonomo. miracolo divino14. caratteristico di tutta quanta la cosiddetta letteratura “fantastica” o “romantico-visionaria” compresa tra ‘700 e ‘800. così Patera. Il definitiva. può essere data la vita anche se si tratta di una quasi-vita o. della dannazione eterna. infatti. che si anima sotto la luce spettrale della luna e che striscia su se stessa. questo.motivo.

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17 Cfr. sempre assi di simmetria. sul piano simbolico. a questo proposito. del dimenticato. trasformato com’è in territorio di lotta tra tendenze contrastanti. che avviene all’interno di ognuno.è l’essenza della letteratura fantastica. infatti. i cui effetti migliori stanno nell’oscillazione di livelli di realtà inconciliabili”(p. frutto d’un sogno visionario. sarebbe allusione di quello padre-figlio e. la contrapposizione Kubin-Perla.lo scontro Kubin-Perla. sono. 1982. 16 Cfr. Una scorsa a quest’originale raccolta di tutti i territori. Per essere una città “fantastica”. congiuntamente ad altre immagini. tra parte e parte della città. Le città ideali.. allega al testo scritto.la coscienza diurna . come è stato fatto osservare16. e la realtà del mondo del pensiero che abita in noi e ci comanda.”. anche di quello parallelo. cose usuali che nascondono sotto l’apparenza più banale una seconda natura unquietante. di conseguenza.il rapporto tra la realtà del mondo che abitiamo e conosciamo attraverso la percezione. estremamente “realistica”.. come l’insorgere dell’inconscio. tema centrale del racconto fantastico è “. Milano. Es-Superio. del represso. mostra altri aspetti degni di nota che portano a conclusioni estremamente stimolanti. Innanzitutto fa riflettere il disegno planimetrico di Perla che Kubin. al contrario. Rizzoli. sempre sul piano della costruzione geometrica. ha scritto: “alla nostra sensibilità d’oggi l’elemento soprannaturale al centro di questi intrecci appare carico di senso. in particolare. quelle “utopistiche”. direttrici principali e secondarie.5).. da un lato la forma complessiva è. ad un discorso più attento verso alcune connessioni e rimandi che esistono tra L’altra parte e il mondo concreto.nota 4. circondate da mura o recinti e ostentato un’organizzazione delle loro geometrie. terrificante . immaginarie e. quasi sempre estremamente eleMilano. dove l’Io .cose straordinarie che forse sono allucinazioni proiettate nella nostra mente. città e paese prodotti dall’immaginario nella letteratura. il più delle volte è caratteristica saliente delle città ideali ed immaginarie17. essa mostra un impianto formale assolutamente privo di qualsiasi astratto geometrismo che. il più delle volte. inoltre. Il problema della realtà di ciò che si vede . possiedono. misteriosa. si riscontra l’assenza di qualsiasi successione gerarchica tra forma e forma. con annesse relative piante e planimetrie convince di ciò. netta divisione tra centro e periferia.. Italo Calvino. dall’altro. Gianni GUADALUPI e Alberto MANGUEL. 1983. per così dire. . Manuale dei luoghi fantastici.sembra perdere la sua unitarietà.

Angelo Maria Ripellino: “Perla. tinta di berrettino e come avvolta in funebre crespo e più vecchia della Sibilla. La città immaginaria dell’utopia è. di desideri frustrati e di slanci collettivi abortiti. in sintesi.. il fiume Negro. un’organizzazione visiva di concetti e ideologie. un’ “illustrazione” della sua visione del mondo. Praga Magica. essa si pone ostentatamente come “imitazione” di una città reale. è un facsimile di Mala Strana. dunque. Perla è. p. facilmente decodificabile. Ciò non accade assolutamente in Perla: completamente priva di tutto quanto detto finora. è dunque Praga. stigia. “Città funeraria. che Ripellino ha felicemente sintetizzato nel nome di “Praga-magica”. La forma della città ideale-immaginaria è. Città di elisiri alchimistici. misto di fiochi riverberi senza alcun primo lume. questo accade per precisa volontà dell’autore che ne fa. una riduzione all’essenziale dell’atmosfera surreale-alchimistica di quella città. Questo è. nascosta tra gli squarci spazio-temporali e gli incubi di Perla. uno strumento di propaganda. larvali e ributtevoli personaggi che pullulano per le strade e i vicoli della letteratura praghese e nascono dal territorio argilloso delle leggende e dei miti popolari. per questo. Einaudi. Una Praga luttuosa. 1973. uno schema fortemente allusivo. restituiti sotto forma di elementi geometrici. come afferma Ripellino. sul piano allusivo-simbolico. il senso che assume l’infinita progenie di orripilanti. una rivisitazione..”18 La città reale. concreta. per esempio. sono come l’inchiostro. i fastellacci di case decrepite e l’epidemia di sonnolenza che assale senza pietà i suoi abitanti avvicinano questa opaca metropoli di letarghiti. città fradicia. a questo proposito.mentare e. la capitale del Regno del Sogno in Die andere Seite di Kubin. l’aria torbida e smorta.204 . sul quale essa sorge. insomma. alla Praga luttuosa del Dopo-Montagna-Bianca. già di per sé carica di significati onirici. una parafrasi grafica. Torino. in questo modo. di rimpianti. La nebbia solcata da gialli guizzi di deboli fiammelle a gas. di passato. sofferente. appartenenti ad un’utopia sociale. dove si mangiano dolci che hanno parvenza e nome di piccole bare e dove le bare slittano dai carri lugubri e il dottor ‘Guastafeste’ risuscita il consigliere Schepeler durante le esequie. ha affermato. dove la scialba e grinzosa 18 Angelo Maria RIPELLINO.

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nella sua crisi di identità. Le somiglianze potrebbero moltiplicarsi in una lunghissima serie. sebbene per poco. Le similitudini sono proprio nel disegno planimetrico. suo “doppio” letterario. un etiopico giglio. l’atmosfera onirica che si alza dalle case e le strade praghesi genera Perla. nelle strade. dunque. diventa leggiadra come una Madonna murillica. Città stregonesca. sua riduzione simbolica. 219-20 20 Ibidem. gli elementi caratteristici del conflitto interiore che si 19 Angelo Maria RIPELLINO. op. questa diviene così termine attivo nel processo di spezzettamento e smantellamento dell’Io. afferma Ripellino. “tutti i tentativi di costruzione si dimostravano delle speculazioni illusorie e le case cadevano a pezzi prima ancora che fosse finito il tetto” è certamente il cimitero ebraico praghese del quale. squassato dalla tempesta. dove un fiore improbabile. la possibilità di cominciare a tracciare. perdendo il suo luccichio. dunque. nel suo autodefinirsi tramite le immagini che il territorio circostante gli rimanda. in cui regna la morte visto che. per quanto si diceva all’inizio. dall’erbario in cui è disseccato si insinua nella sorte degli uomini. di conseguenza è possibile interpretare lo scontro Kubin-Perla come quello tra individuo e città. p.cit. prendendo l’arsenico. al di là delle interpretazioni psicoanalitiche. il fiume Negro che circonda Perla è come la Moldava per Praga.giovane Ismena. diventi così nero come sulla necropoli del ghetto praghese”20. dove un gioiello di opale annuncia sventura.. perché il veleno la uccide. tra cittadino e metropoli. con precisione. negli elementi urbani che le compongono. nei quartieri. attraversandola esegue la stessa curva dolce.”19 Il connubio Perla-Praga è dunque calzante. il “quartiere francese” della capitale del Regno del Sogno ha le stesse caratteristiche del ghetto ebraico della città Vtlavina.147 . come afferma Kubin. pp. V’è. Città di prodigi. “non v’è in tutto il mondo alcun camposanto in cui il cielo. in cui gli aspetti corseggiano senza riposo e si propagano a guisa della mal’herba. il cimitero di Perla con accanto le terre Tomassevic. E perciò città. Kubin allude ad una città vera. Parlando di Perla. Ma le somiglianze non sono soltanto nell’atmosfera alchimisticovisionaria-maledetta che avvolge sia l’una che l’altra città.

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trasformando il cittadino in un blasè. . ecc. attività frenetiche. stress. MARTINOTTI (a cura di). indifferente alle umane sofferenze. t. secondo Simmel. p. Fin qui Simmel e la sua interpretazione del conflitto Io-metropoli che è. concentrazione di uomini. case. la violenza è tale da far acquistare a questo processo un ruolo determinante nella logorazione lenta ma inesorabile della sensibilità individuale. Si viene articolando. Marsilio. eliminando.275 e ss. come abbiamo detto. Metropoli e personalità in G. nel conflitto stesso per il fatto che essa. dalla continua intensificazione della vita nervosa (Steigerung des Nervenlebens)22. per le sue caratteristiche strutturali . lo choc rimbalza dalla città alla folla e da questa all’individuo sperduto tra migliaia di altri che non conosce. e soprattutto.i.ma anche. Già nella sua Philosophie des Geldes (Filosofia del danaro) del 190021. mezzi.è artefice della propagazione di uno choc potentissimo nella folla che la attraversa. . questo. 1968. sociale. 22 Un’ampia trattazione del pensiero simmeliano è contenuta in Massimo CACCIARI. politica. a poco alla volta. rapida elaborazione di immagini violente. scenario contro il quale si stagliano i conflitti propri dell’Io-moderno immerso nelle contraddizioni metropolitane . cinico. dalla sua coscienza il sentimento (Gemüt) con il sopravvento dell’intellettualizzazione (Verstand) di ogni pulsione affettivo-emotiva. in questo modo. rumori. ritmo sostenuto. Città ed analisi sociologica. Nella “moderna” cultura metropolitana la città assume un ruolo attivo e determinante nella manipolazione-trasformazione della coscienza individuale. ecc. Georg Simmel aveva colto il ruolo che la grande-città (Grossstadt) assume nella formazione del carattere precipuo del cittadino metropolitano. Padova. nel riconoscere alla grande-città una parte attiva ed esclusiva. Un procedimento. una convincente spiegazione dei motivi causanti lo sconvolgimento della coscienza individuale con l’attribuire al tessuto metropolitano non soltanto il ruolo di inerte fondale.) che fa parte del più ampio studio Philosophie des Geldes.energico movimento.scatena nella personalità metropolitana. 1973 .di natura economica. reso possibile. anche un primo modo di interpretare il rapporto 21 Le teorie di Simmel in questione sono contenute nel testo della conferenza Die Grossstadt und Geistesleben. che non ri-conosce. Roma. rispetto agli altri agenti presenti. Officina. Metropolis.

non smette mai di rimasticare dentro se stesso le immagini di ciò che lo circonda. in un processo continuo di deformazione-spiazzamento. proprio l’esatto parallelo che si può stabilire tra gli elementi urbani di Praga e i loro equivalenti.si può sinteticamente racchiudere in ciò: la totale perdita di significato. Essi. In una parola. per ritrovare l’intero universo di senso che Perla deve pur. Ed è proprio la sua ostinazione in questa ricerca di chiarezza nei significati. soprattutto l’effetto che questi inducono nel cittadino postmetropolitano. sembrano relazionarsi gli uni agli altri secondo leggi nuove. quando. misteriose scaturigini di volontà nascoste da scoprire. gli ingranaggi e il funzionamento della complessa macchina onirica messa in piedi da Patera che. insomma. della città concreta . nel delirio urbano che Perla ci rimanda. lo presenta come tale. questo tentativo di risposta ad angosciosi interrogativi sembrano agitare la mente del Kubin-cittadino del Regno del Sogno. in particolare Perla. Sennonché.Kubin-Patera. alla fine dà corpo all’assurdo. Il destino degli elementi urbani di Perla . nel tentativo di far decantare le finalità. e fin qui nella di nuovo. perdute le loro familiari funzioni o il loro valore di riferimento e di identificazione per i cittadini. La realtà inizierebbe e fini- . secondo regole sconosciute alla ragione. una volta scoperta la sostanziale identità che intercorre tra il tiranno e la sua metropoli onirica. se non opponesse resistenza al flusso di immagini che il Regno del Sogno e. l’analisi simmeliana si limita a definire i termini “moderni” del rapporto cittadino-metropoli è possibile intravedere. Se egli si adattasse. la grande città con i suoi meccanismi nel periodo postindustriale. sul piano simbolico-letterario. egli cerca di dare un senso a ciò che vede. da qualche parte. di metterli assieme l’uno dopo l’altro per farsene una ragione.e cioè di quelli di Praga e. post-moderno e. Proprio questa ricerca continua. per il discorso critico sulla grande-città moderna. a tutti i costi. di ordinare gli avvenimenti. muovendosi per le strade della metropoli onirica. appunto “postmoderno”. le caratteristiche di quella che potremmo definire la “post-metropoli”. in Perla e il particolare destino che questi ultimi subiscono ne L’altra parte ci spingono ad ulteriori approfondimenti: se. dunque. tutto sommato. possedere. gli rimanda non vi sarebbe spazio per l’assurdo. come una realtà ben più complessa del puro delirio onirico o della follia come momentanea assenza della razionalità.

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l’unico universo di senso.dove le cose e i fenomeni si susseguono “normalmente”. E’ dall’ostinata consapevolezza . il Super-Io. idiota . il potere diviene inafferrabile. nei suoi innumerevoli tentativi di giungere in contatto con Patera. “Nello Stato del Sogno . con maggiore probabilità. l’enigma. Tutte quelle montagne di pratiche . illusione . forse. apparentemente preziosissimi documenti. della mancanza totale di significato.. il padre. Ad esempio. p. come strani animali in letargo.cit. così come.70 . il “doppio”. nel quale una pidocchiosa. non si fa vedere. serve soltanto per conservare carte. senza doverci fare caso. come lo spuntare del giorno e il calare della notte.rebbe in quello spazio e in quel tempo come in un circolo chiuso e l’ “altra parte” sarebbe l’unica parte del mondo. ancora senza significato. Il tiranno. Se fosse stata soppressa. ordinata. né peggio. Allo stesso modo Kubin.accumulate acquistandole in ogni paese del mondo .che tutto quanto accade in Perla assume le colorazioni dell’Assurdo. le cose non sarebbero andate né meglio. Ma non perché esso manifesta la paura che cogliere la sua immagine significhi cogliere il trucco. il mistero che fa il suo potere. da scoprire. in maniera ovvia. La conclusione è che non c’è significato. l’alternarsi delle stagioni. Per dire chiaramente come stavano le cose: si impiegava l’atmosfera satura di polvere e carta per allevare un genere speciale di homo sapiens che contribuiva alla varietà dell’insieme. in una parola.egli asserisce . Egli nega la sua presenza senza che questo abbia un preciso significato. il padrone. intelligibile in ogni sua parte . nel centro della piazza prin- 23 Alfred KUBIN. in realtà nient’altro che carte inutili. op. appare agli occhi di Kubin senza che nulla di determinante accada e. razionale.l’autorità era una pura commedia. Il vero governo si trovava altrove. alla fine. in un ciclo insomma nel quale ragione e natura si conciliano . squallida e kafkiana torma di burocrati avvizzisce tra la polvere di innumerevoli cataste di documenti.”23 Allo stesso modo la Torre dell’orologio. scopre che il grande Archivio.o. dunque. esplicito o nascosto.non avevano niente a che fare con il Regno del Sogno.che da qualche parte vi deve per forza essere una realtà solare. Patera sfugge.

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per sua definizione. senza dubbio. Ci si deve chiedere. né vecchie. soprattutto. sia per lo spostamento funzionale di tutti gli elementi urbani che la compongono. non serve a segnare il tempo ma è l’oggetto totemico di uno strano rituale di cui lo stesso Kubin è vittima pur non comprendendo affatto che cosa stia facendo. qualsiasi vero scambio tra i soggetti che si trovano ad usarli24. L’Assurdo. E se tutto ciò è vero si capisce. Il lungo flusso continuo di immagini. soprattutto.e dunque la struttura stessa dei linguaggi in campo . qualsiasi altra volontà di comunicazione e. né nuove.che non consiste in nulla . eliminazione completa di qualsiasi significato nei segni. sia per tutte le azioni che in essa la popolazione vi compie. alla sua “somiglianza” con Praga. nell’atmosfera dell’Assurdo. non perché possano comunque significare altro da sé. comunicazione-simulazione-incomprensione totale dei dialoghi dell’assurdo è quello che si svolge tra moglie e marito nella piece teatrale di Eugene IONESCO. non v’è spostamento semantico o ri-qualificazione dei segni in funzione di un diverso uso o di un nuovo orizzonte di senso. ma perché il loro unico scopo è quello di porsi essi stessi come significato ed eliminare qualsiasi altra possibilità di senso.cipale di Perla. di senso che non ha senso? La risposta è che. né da stabilirsi o scoprirsi. La cantatrice calva. Torino.non avviene più secondo regole. ad usare le stesse sciocche parole incomprensibili e. a che cosa serva il tutto dato il fatto che dopo l’atto liturgico-rituale . di funzioni disattivate. che cosa lo spinga a fare come gli altri. caotica. è proprio. In definitiva Perla si configura come capitale dell’Assurdo. al di là di qualsiasi residuo onirico interpretabile in chiave psicoanalitica.non accade nulla. messaggi e simboli che da essa parte e giunge ai sensi dell’individuo che vi abita è un complesso di linguaggi che non hanno significato alcuno. città vera ed alla totale in-significanza di tutto ciò che appartiene al suo dominio espres24 Esemplare di questo senso-non senso. di immagini vuote. L’accoppiamento tra questi ultimi . a questo punto. che il fine ultimo dei linguaggi dell’Assurdo è che essi vivono di se stessi. ma in maniera indiscriminata. Ritorniamo a Perla. sensazioni. Einaudi. arbitraria. così come Kubin si interroga sull’organizzazione dell’Archivio: a che cosa serve questa pletora di linguaggi privi di significato. 1963 .

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per così dire. immaginarie. tra l’altro. di quest’antinomia può sottolineare l’intenzione.e il più delle volte incomprensibili .tende ad assumere. un indice di “concretezza” estremamente marcato che si costruisce “realisticamente” come il parlare quotidiano25 . Il primo aspetto corrisponde alle valenze psicologico-psicanalitiche che il lavoro letterario kubiniano contiene nella sua struttura. il suo lavoro letterario e grafico-pittorico. ponendo se stessa. Torino.del tessuto metropolitano e di tutto quanto in esso accade. Questo dualismo. in esso vi sono alcuni elementi di critica della grande città moderna e di gran parte dei fenomeni connessi con la cultura urbana ed anche la capacità di prevedere. conduce molto al di là del piano psicoanalitico. come unici .così come accade in tutto lo “stile” letterario kubiniano nel quale si parla di cose assurde. vol.o di degenerazione. Einaudi. 1978. lo scambio. ecc.che l’hanno messa in essere come macchina complessa atta a favorire la produzione. da restare muto per il cittadino. La metropoli. assume il significato di imprevedibile 25 Ha affermato a questo proposito Ladislao MITTNER: “Egli disegna situazioni terrificanti. sembra diventare sempre più un’entità autosufficiente e apparentemente impazzita rispetto al significato ed alle funzioni cui originariamente era preposta. . l’economia di mercato e così via. III-2.sivo. non-concrete in un linguaggio che ha. il rimosso assume nel quotidiano. il secondo.nel caso. anche in prepotente mezzo di distruzione dell’Io-metropolitano. la grande città . i suoi codici impenetrabili. generalmente. il suo assieme di segni senza significato o troppo densi di significato così. Perla. da parte di Kubin. seppure in maniera informe ed intuitiva. che sono assolutamente irrazionali. invece. deliranti.universi di senso. questa vicinanza di allusioni reali e comportamenti irreali . assurdo e deviante che la realtà concreta . di mano alle stesse forze e volontà . eppure hanno tutta l’aria di poter esere narrate anche in chiari termini razionali” in Storia della letteratura tedesca. dall’altro quella di mettere in evidenza con estrema energia il carattere decisamente irreale. sarebbe il caso di dire . le direzioni di sviluppo . si trasforma. insomma. economiche. da questo punto di vista. infatti. sfuggendo. per così dire.la costruzione.politiche. p. di alludere a due ordini di problemi: da un lato la volontà di sottolineare la forte pregnanza reale che l’irrale-onirico. di cui s’è parlato e che sono.1205 .

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non è più possibile seguire. Tutti allineati nel loro rispettivo delirio di identificazione con dei modelli di simulazione orchestrati. resta fissa e centralizzata. si accavallano. Milano.i. 1976. dall’altro quelli “comuni”. E’ il monopolio di questo codice. 1979. per dirla con Baudrillard. pulsano nei contenitori “architettonici” preposti allo scopo. Feltrinelli. sottolineando il tramonto degli schemi classici di interpretazione dei fenomeni urbani:” Ormai tutti sono separati ed indifferenti sotto il segno della televisione e dell’automobile. come il territorio metropolitano è diviso rigorosamente per sezioni di funzioni specifiche. t. tanto isolati gli uni dagli altri da diventare incomunicabili tra loro. diffuso ovunque nel tessuto rubano. al cittadino medio. Jean BAUDRILLARD. tutti i mezzi di trasmissione. Mancuso. Il tessuto metropolitano è anche quello nel quale uno dei meccanismi principali si rivela essere quello dell’esaltazione di tutte le forma di comunicazione. una semiocrazia26. attraverso la ridondanza delle immagini e il ripetersi ossessivo dell’una che si sovrappone alle mille altre ed è subito cancellata per far posto alla successiva. che è la vera forma del rapporto sociale”. E’ l’era degli individui a geometria variabile. diretti a tutti. L’échange symbolique et la mort.92. si confondono e si aggrovigliano come i fili spezzati di 26 Baudrillard ha sostenuto. così gli individui sono inquadrati in mille diversi universi di rapporti funzionalizzati-computerizzati. Paris. dunque. diventa perlopiù indifferente al dolore ed alla umana sofferenza. p. al massimo del loro registro ed efficienza. invece. a poco alla volta. si compenetrano. divengono organizzazione di segni che. trasformato in blasè. dove le attività fremono e spingono. In questa realtà da un lato i linguaggi urbani specialistici si trasformano in altrettante camere a tenuta stagna. il luogo dove tutti i media. di G. Ma la geometria del codice. . Accade che. Tutti commutabili con questi stessi modelli. la città è. dove domina incontrastata.anticipazione della “postmetropoli”. proiettata in un ambiguo orizzonte di senso-non senso rispetto alle definizioni classiche secondo cui la città è considerata non solo come luogo della massima concentrazione e circolazione del danaro e della realizzazione del valore di scambio ma anche come quel territorio traumatico e violento nel quale l’individuo. sotto il segno dei modelli di comportamento iscritti ovunque nei media o nel tracciato della città. per così dire. appaiono e sono realmente al loro più alto livello di organizzazione autonoma.

Il futuro ed il passato non hanno più senso. postmoderno Design che strizza l’occhio agli interni loosiani della Vienna “senza qualità” d’inizio secolo. dunque. forse. stravolgendone completamente il significato. moda. alle pose affettate dei manichini in plastica con gli occhi segnati dal bistro. meglio. al contrario. misti a lino. in questo modo. per il corpo “snello ed agile” e per ogni funzione che questo. agli oggetti di casa. si presume. demotivato. nella postmetropoli.simile a quella che consuma il corpo e l’anima dell’immondo insetto kafkiano in cui Gregorio Samsa si è trasformato nella Metamorfosi . La conseguenza sempre più evidente è che l’universo dei segni si sostituisce all’universo reale. gratuito. Il passato . entrano in conflitto tra loro e si spezzettano in innumerevoli segni banalizzati. debba continuare ad avere. fanno da contrappeso agli abiti. Tutto l’intero esercito di parafunzioni che si svolgono freneticamente nella pseu- .o. dalla sovrabbondanza. gusto per l’effimero.non è più frutto della storia ma. Programmazione della stupidità o stupidità della programmazione di una qualsiasi linea “progressiva” di sviluppo dei fenomeni urbani.l’ “idea” che se ne ha . inutile e mistificatoria “Renaissance” postmoderna. Il mondo reale finisce. cineserie. garze e taffetà. per fuggire il terrore delle nere ed apocalittiche spirali che sembrano avvolgerlo . con colonne “vitruviane” o angioli barocchi. La colonna “firmata” in marmo bianco o rosa. ai prodotti per la pelle e il viso. della gola e dell’azione. perduto ogni orizzonte in cui inquadrare il futuro .una matassa senza fine. “cultura” del corpo.così. le lastre incastonate di chiavarde d’ottone. completamente astoricizzato e. realizzazioni del “moderno” o. ai mobili modulari o in “stile”. misto di chincaglierie.il passato è rimasticato in una nuova. dall’iperimmagine. ginnastica e corse a piedi o in bicicletta per mantenersi giovani. dalla ripetizione coatta. come in Perla il passato si trasforma in macchina onirica costruita per distruggere il futuro attraverso una “lenta masticazione” . inquadrato nei dettami della moda. diventa scenario per ammiccanti vetrine e negozi d’abbigliamento. per l’accumulazione infinita. I discorsi tendono sempre più a iperspecializzarsi o. per allontanarsi indefinitamente ed è sostituito dall’iperealtà artificiale. orientalismi petroliferi misti a diete computerizzate.

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. ma povertà nelle esperienze dell’umanità in generale. lo stesso mondo reale. ammettiamolo: questa povertà di esperienza non è solo povertà nelle esperienze private. in quanto a significato. è il rovescio. inoltre. in un getto continuo. è pur vero che l’ “Angelus Novus” della riscossa della ragione sull’irrazionale barbarie che si accompagna ad un particolare tipo di sviluppo tecnologico era. Che valore ha allora l’intero patrimonio culturale se proprio l’esperienza non si congiunge ad esso? . la città ne esce sempre più come una città-immaginaria. dall’iperrealismo delle immagini. scolastica e spiritismo si è diffusa tra . come l’inizio. Già Benjamin. nel segno delle immagini diviene possibile e tutto finisce per esser concesso. il trascorrere.la gente. in quanto tali.. sopra . per Benjamin. un immane fiume di parole e di immagini che hanno senso solo per se stesse e formano una “logica” che sovrasta.. dell’aggressivo. il deserto dei sentimenti e dell’intelligenza. che con la rivitalizzazione di astrologia e sapienza Yoga. anche le più violente trasgressioni. dalla miseria poteva 27 Walter BENJAMIN. la spettacolarizzazione garantisce la completa perdita di qualsiasi potere dirompente del deviante. vegetarianismo e gnosi. Tutto. più che una vuota speranza. La conclusione è che. luogo nel quale trionfa l’unico discorso possibile: quello dei segni che parlano di sé. Dal Nulla. del violento.cit. Alla Babele dei segni. ma una galvanizzazione . di chincaglierie nasconde un’orribile vacuità del genere umano. proprio per il suo carattere artificiale. rimane estraneo qualsiasi significato se non quello di costruire se stessa.o meglio. segni. E con questo una specie di nuova barbarie. Sì. p. E di questa miseria l’opprimente ricchezza d’idee. una spaventosa povertà culturale. Christian Science e chiromanzia.do-metropoli si risolve. dunque. universo organizzato dei segni che si pongono. fatta cioè di immagini.. nel già citato Erfahrung und Armut aveva intuito il problema vero che si nasconde al di sotto della rivitalizzazione degli pseudo-linguaggi urbani: “Con questo immenso sviluppo della tecnica una miseria del tutto nuova ha colpito gli uomini..13 . Perché qui non ha luogo un’autentica rivitalizzazione. op.”27 Se per Benjamin il guazzabuglio di stili. la fine e la liquidazione definitiva di qualsiasi discorso critico e scientifico sulla realtà.

Ma oggi. di significati. l’intero universo dei significanti senza significato ha un solo nome. l’iniziale alienazione del cittadino metropolitano s’è trasformata nell’agnostica. di progresso. .l’annuncio e la richiesta di una nuova era. della pienezza della vita. perché sospetta che anche questa sia una simulazione. Ma esita. ancora più vittima del sistema generale dei segni e delle immagini. Egli forse sarebbe tentato.partire . ironia crudele. pensiamo. divenuto segno tra i segni. di stili. Come quelli che si intravedono nella nebbia di Perla. come Kubin. di passato. di luci. All’altro capo di questa tensione v’è l’uomo “postmoderno”. il guazzabuglio di stili è diventato sistema di vita. Cadute le ultime resistenze. di tecniche. a cinquant’anni di distanza. ottusa cecità dell’animale postmetropolitano. non sono altro che fantasmi. L’Angelus benjaminiano è anch’esso. dall’idea della morte. di umanità.poteva prevedersi . in bilico tra banalità e follia. golemica. un risorgere dell’universo del significato. di ombre. simulazione: di cultura. immesso com’è nella “nuova” Renaissance postmoderna. Forse. di razionalità.

E’ nel campo della grafica che raggiunge i risultati più straordinari. de Nerval. Ha illustrato i grandi autori della letteratura fantastica come Poe. Francia. Hoffman. Fu un pittore e grafico ma è conosciuto soprattutto per le sue grandi capacità di disegnatore. Dopo il servizio militare frequentò l’Accademia di Belle Arti di Monaco.T. G. Dalmazia. Bosnia. Dostoewskij ed E. si avviò al mestiere di fotografo presso l’ufficio di uno zio.A. . Dopo essere stato costretto a lasciare gli studi liceali per scarso rendimento. Fece brevi viaggi in Italia.Alfred Kubin nacque nel 1877 in Boemia. a Leitmeritz. Morì a Zwickledt in Austria nel 1959. La sua prima mostra di successo è del 1902 presso la galleria di Paul Cassirer a Berlino. Il suo lavoro è sempre orientato in senso fantastico-onirico.

il pesce bue. 1910 .

incontro notturno .

cavallo imbizzarrito spaventato da un serpente 1910 .

danza con il folletto .

le nemiche .