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ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE 6 FEBBRARIO 2013 ANCORA

VELENI DAI TANTI PUNTI DI EMISSIONI DEL CEMENTIFICIO
AIA dell'Italcementi di Isola delle Femmine scaduta da oltre 2 anni, con la
cementeria che continua "tranquillamente" ad operare tra l'indifferenza degli
uffici dell'ARTA (mettila in relazione ai ritardi denunciati da Crocetta sull'ARTA)
E INTANTO ANCORA UNA VOTA CONTINNUIAMO A DIRE CHE LA ITALCEMENTI
DI ISOLA DELLE FEMMINE A CUI E’ STATA CONCESSA
L’ Autorizzazione Integrata Ambientale nel luglio 2008 non avendo ottemperato
alle prescrizioni previste, il decreto di approvazione imponeva alla Italcementi
che “…..ENTRO 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla
conversione tecnologica (revamping”) dell’impianto con il completo
allineamento alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste nel settore del
cemento, al fine di ottenere un sostanziale miglioramento delle prestazioni
ambientali per quanto riguarda l’abbattimento dei principali inquinanti
(POLVERI, OSSIDI DI AZOTO, OSSIDI DI ZOLFO).. Nell’ambito dell’intervento
di conversione tecnologica l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare un
sistema di abbattimento delle polveri che garantisca, per il forno di cottura
(attualmente camino E35), un livello emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media
oraria)…..
15 aprile denuncia del comitato cittadino isola pulita alla stazione dei
carabinieri di Isola delle Femmine PROCEDIMENTO 126/1 2011
16 marzo 2011 SI DIFFIDA L’ASSESSORATO TERRITORIO E AMBIENTE,
(DIPARTIMENTO TERRITORIO E AMBIENTE SERVIZIO 3 PREVENZIONE
DALL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO) E PER ESSO I SUOI DIRIGENTI, A
VOLER PROVVEDERE ENTRO E NON OLTRE 30 GIORNI DAL RICEVIMENTO
DELLA PRESENTE, A SOSPENDERE E/O REVOCARE L’AUTORIZZAZIONE
INTEGRATA AMBIENTALE DI CUI AL DECRETO 693 DEL 18 LUGLIO 2008, PER
IL MANCATO ADEGUAMENTO ALLE PRESTAZIONI IMPOSTE NEL TERMINE
PREVISTO DALLA STESSA E/O PER GLI ALTRI MOTIVI CHE L’AUTORITA’ CHE
LEGGE LA PRESENTE VORRA’ VERIFICARE A SEGUITO DI ADEGUATO ED
IDONEO CONTROLLO SULLA DOCUMENTAZIONE E SULL’IMPIANTO OGGETTO
DELL’A.I.A.
raccomandata r.r. (14344889362 ricevuta assessorato in data 22 marzo 2011)
al servizio 2 Assessorato TTAA di Palermo “Invito e diffida a provvedere con
istanza in autotutela del decreto 693 luglio 2008”
18 GENNAIO DENUNCIA DEL MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO SU AZIONE
INQUINANTE DELLA ITALCEMENTI DI ISOLA DSELLE FEMMINE
LEGAMBIENTE ISOLA PULITA PROCEDIMENTO CONTRO LA ITALCEMENTI DI
ISOLA DELLE FEMMINE 4391/07 MOD 45 CONSEGNA DOCUMENTI POLIZIA
PROVINCIALE 26 SETTEMBRE 2007

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25 SETTEMBRE 2007 IL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DIFFIDA ALLA
ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE INVIATA AL P.M. GUARDI’
18 LUGLIO 2010 DECADUTA DELL’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE
DECRETO 693 18 LUGLIO 2010

ISOLA DELLE FEMMINE 4 FEBBRAIO AD OGNI ORA DEL GIORNO DELLA NOTTE
OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA OGNI GIORNO DEL MESE OGNI GIORNO
DELL’ANNO…
VELENI INQUINNANTI FUMI INQUINAMENTO VELENI VELENI VELENI VELENI
Il giorno 18 luglio 2008 il servizio 2 V.I.A/V.A.S. della Regione Sicilia a firma
del suo dirigente Ing Vincenzo Sansone è stato emesso decreto 693
concernente l’Autorizzazione Integrata Ambientale alla ditta Italcementi di
Isola delle Femmine.
Mentre tutti guardano la montagna (di Bellolampo), non ci si accorge di quello
che già esiste a Isola delle Femmine e Capaci.
ECO LE TIPOLOGIE E LA QUANTITA’ DI VELENI AUTORIZZATI CON L’ A.I.A.
per il cementificio Italcementi di Isola delle Femmine che consente la
combustione di pet coke rifiuti e…..ed altro:
Portata giornaliera dei fumi = 10.423.200 m3 (un pò più dell'inceneritore di
Bellolampo)
Se vengono rispettati i limiti dell'autorizzazione, secondo i flussi di massa
abbiamo:
Diossine emesse = 1.042.320.000 pg/giorno
equivalente alla dose di "tollerabilità" giornaliera (140 pg, secondo l'OMS) di
7.445.142 persone,
ovvero una "razione" (si tratta sempre di un calcolo teorico) di 65145
pg/uomo e cioè 465 volte la dose di 140 pg (calcolo riferito a 16000 abitanti,
cioè Isola + Capaci)
Diossine in ricaduta al suolo: per rispettare il limite di 3.4 pg/m2 (legislazione
Belga) è necessaria una superficie di 306.6 Km2
Superfice Isola delle Femmine km2 3,54
Superfice Capaci km2 6,12
Vanadio: 1.17 Kg/giorno; Nichel: 292 gr/giorno; Mercurio: 348 gr/giorno;
Altri metalli: 3.48 Kg/giorno

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Idrocarburi Policiclici Aromatici: 128 gr/giorno
Lascio a voi il calcolo mensile ed annuale.
Altri parametri (calcolati già da prima dall'ARPA nel 2006):
Polveri (totali, non PM10): 686 Kg/giorno
S02: 5343 Kg/giorno
N02: 16023 Kg/giorno
L'ARPA sottolinea che bisogna tenere in conto anche le notevoli quantità di
emissioni pulverulenti diffuse (cioè non da punti fissi), generate dalla
movimentazione dei materiali.
Quando ci si basa solo sulle concentrazioni degli inquinanti e non si tiene conto
nè della dislocazione di questi grandi impianti (vedi vicinanza con i centri
abitati), nè, soprattutto, con le quantità emesse dei composti a lunga
persistenza ambientale e bioaccumulabili, questi sono i risultati.
"Ovviamente" i controlli per i composti più pericolosi sono previsti...annuali.
Si ricorda che nessuno si è mai opposto e si oppone al funzionamento dello
stabilimento di produzione della Italcementi che deve rimanere per garantire
l'occupazione locale.
Ciò che si è chiesto e si continua a richiedere è IL RIPETTO DELLE LEGGI, il
rispetto della normativa nazionale e comunitaria in materia di rispetto delle
emissioni inquinanti e della qualità dell’aria.
L’adozione del Principio di PREVENZIONE e PRECAUZIONE a salvaguardia della
salute dei cittadini e delle bellezze naturali e paesaggistici del nostro territorio
IL NOSTRO AMBIENTE E’ ORMAI SATURO DELLE TANTISSIME TIPOLOGIE DI
INQUINANTI (CROMO, BENZOPIRENE,MERCURIO,ZOLFO,CROMO ESAVALENTE
VI, DIOSSINA, METALLI PESANTI, POLERI SOTTILI PM 10, …) ED IN
QUANTITA’ NOTEVOLMENTE SUPERIORI A QUELLI PREVISTI DALLA O.M.S.
ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA’. LA STRAGRANDE
MAGGIORANZA DEI NOSTRI BAMBINI APPENA NATI SUBISCONO DAL PUNTO
DI VISTA SANITARIO TUTTI I MALANNI PROVOCATI DA UN AMBIENTE
STRACOLMO DI INQUINANTI DI OGNI GENERE.
LA PREVENZIONE, BASE DEL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE IMPOSTA DALLA
COMUNITA’ EUROPEA A TUTTE LE AZIENDE IN PARTICOLARE QUELLE
CONSIDERATE INSALUBRI, CHE NELL’ESERCIZIO DELLE LORO ATTIVITA’
INQUINANO L’AMBIENTE A ISOLA DELLE FEMMINE NON TROVA
RICONOSCIMENTO E QUINDI : LORO INQUINANO LA LEGGE TACE E NOI
CITTADINI TACIAMO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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Bruciare rifiuti negli impianti di produzione di cemento:
una decreto passato nel silenzio di un fine legislatura che desta molte
preoccupazioni
Comunicato stampa, 30 gennaio 2013
Quanta fretta, ma dove corrono?
Solo adesso, a Camere sciolte, ha preso forma l'iter di approvazione dello
"Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento
recante disciplina dell'utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale
sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime
dell'autorizzazione integrata ambientale".
Il decreto - come rivela un articolo pubblicato da Altreconomia.it - ha avuto, il
16 gennaio scorso, parere favorevole della 13° commissione "Territorio,
ambiente, beni ambientali" del Senato, dopo una fase “istruttoria” durata
appena due giorni lavorativi.
Ciò ha destato la viva preoccupazione delle associazioni e dei comitati,
impegnati per la tutela del paesaggio, contro la presenza di inceneritori e coinceneritori, e per promuovere una gestione sostenibile del territorio e la
strategia “Rifiuti zero”.
Per questo, in vista del prossimo 11 febbraio 2013, quando lo stesso testo sarà
sottoposto all'attenzione dei membri della commissione Ambiente della
Camera, Associazione "Comuni virtuosi", Slow Food Italia, Campagna Legge
Rifiuti Zero, "Comitato promotore Campagna Difesa Latte Materno dai
Contaminanti Ambientali", Associazione "Verso rifiuti zero", Zero Waste Italy,
Rete nazionale rifiuti zero, Stop al consumo di territorio, Rete dei comitati
pugliesi per i beni comuni, AriaNova di Pederobba (Tv), Comitato "Lasciateci
respirare" di Monselice (Pd), "E noi?" di Monselice (Pd), Comitato Cittadino
Isola Pulita (Isola delle Femmine),Fumane Futura di Fumane (Vr), Valpolicella
2000 di Marano (Vr), Circolo ambiente “Ilaria Alpi” di Merone (Co),
Associazione “Gestione corretta rifiuti” di Parma, Campagna Pulita, Maniago
(Pn), Movimento No all'Incenerimento di rifiuti, Si al Riciclo, Fanna (Pn),
Ambiente e futuro per rifiuti zero, Comitato per la tutela ambientale della
Conca Eugubina di Gubbio (Pg), Associazione “Mamme per la salute e
l'ambiente” di Venafro (Is) invitano i deputati a leggere attentamente la
“relazione istruttoria” che accompagna il testo prima di dare parere favorevole.
Non è vero che produciamo sempre più rifiuti!
Perché quella che consideriamo l'istituzionalizzazione del processo di coincenerimento viene giustificata con la "continua crescita della quantità di rifiuti
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[che] costituisce un problema ambientale e territoriale comune a tutti i paesi
industrializzati, ma con connotati più gravi per l’Italia e, in particolare, per
alcune aree del nostro Paese che fanno ancora ampio ricorso allo smaltimento
in discariche, di cui molte fra l’altro in via di esaurimento". I dati in merito alla
produzione di rifiuti solidi urbani nelle nostre città, tuttavia, si discostano da
questa impostazione. L'Ispra certifica che nel 2010 il dato complessivo era
inferiore a quello del 2006. E il 2012, complice la crisi, ha evidenziato un
ulteriore e rilevante calo, cui ha dato risalto recentemente anche Il Sole 24
Ore.
Rifiuti urbani e rifiuti speciali insieme: quali controlli?
A preoccuparci è anche la trasformazione del rifiuto connessa all'applicazione
del decreto: "Il CSS non è composto da rifiuti tal quali, ma è un combustibile
ottenuto dalla separazione, lavorazione e ri-composizione di rifiuti solidi urbani
e speciali non pericolosi". Ciò significa che rifiuti solidi urbani, per cui vige il
principio della gestione e della "chiusura del ciclo" a livello territoriale, e per i
quali ci stiamo promovendo una legge d'iniziativa popolare “Verso rifiuti zero”,
diventano rifiuti speciali, che possono essere acquistati e venduti, in tutto il
Paese e oltre. Non dimentichiamo nemmeno, perciò, che il sistema di
tracciabilità di questi rifiuti speciali, Sistri, è ancora un miraggio, un problema
evidenziato anche nella relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta
sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.
Due bei regali ai cementifici: combustibile gratuito e contributi per lo
smaltimento!
Consideriamo, infine, che la possibilità di trasformare i cementifici in impianti
di co-incenerimento è soltanto una “stampella” offerta all'industria del
cemento, in grave crisi a causa della riduzione di produzione e consumo,
quantificata, dal 2006 al 2012, nel 39,4% dei volumi, pari a 18,5 milioni di
tonnellate.
Valutiamo, però, che questa situazione debba essere affrontata con Aitec
(Associazione Italiana Tecnico Economica del Cemento) nel corso della
prossima legislatura, per andare verso una progressiva riduzione del numero di
impianti presenti, a partire da quelli che, per localizzazione, presentano
particolari problematiche ambientali (perché siti in luoghi densamente abitati,
come le città capoluogo, o di pregevoli caratteristiche ambientali, o
particolarmente concentrati). 

E infine: come mai ci serve più cemento?
Chiediamo, pertanto, alla commissione Ambiente della Camera di attendere la
prossima legislatura per affrontare il tema, a partire da un'analisi seria del
fabbisogno di cemento, che potrebbe subire una ulteriore riduzione, vale la
pena ricordarlo, se, come auspichiamo, venisse accelerato l'iter d'approvazione
del ddl promosso dal ministro dell'Agricoltura Mario Catania in merito al
consumo di suolo agricolo.

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Contatti e ufficio stampa:
Domenico Finiguerra, Stop al consumo di territorio, 338 4305130
Valter Musso, Slow Food Italia, v.musso@slowfood.it, 0172 419615
Comitato Direttivo Associazione nazionale “Comuni virtuosi”, 348 3963300
Alesssio Ciacci, associazione “Comuni verso rifiuti zero”, 329 1718456
Francesco Miazzi, Comitato “Lasciate respirare” di Monselice 349 8353348
ZERO WASTE ITALY, 338 2866215 (Rossano Ercolini)
Ecco cosa ha scritto e diffuso nei giorni scorsi il Dott. Agostino Di Ciaula tal
proposito :
Il 23 gennaio 2013 è arrivata alla Camera la proposta di legge denominata
“Utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS) in cementifici soggetti al regime
dell’autorizzazione integrata ambientale”, in seguito alla sua approvazione da
parte del Senato.
Il testo è consultabile al seguente
link http://documenti.camera.it/Leg16/Dossier/Testi/Am0328.htm ed è
imminente la discussione per l’approvazione definitiva del testo.
Qualora questo avvenga, ci sarebbe un’estrema agevolazione del procedimento
autorizzativo unico necessario ai cementifici per bruciare rifiuti (sotto forma di
“combustibile solido secondario”, CSS) in sostituzione parziale dei combustibili
fossili.
Nonostante questa pratica, economicamente conveniente per l’imprenditoria di
settore, possa teoricamente comportare una riduzione di alcune emissioni di
gas serra, gli svantaggi per gli italiani sarebbero enormemente maggiori
rispetto ai possibili benefici, comunque ottenibili con metodi alternativi e più
sostenibili.
I cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti con e senza l’uso dei
rifiuti come combustibile [1] e i limiti di legge per le emissioni di questi
impianti sono enormemente più permissivi e soggetti a deroghe rispetto a
quelli degli inceneritori classici. Ad esempio, considerando solo gli NOx, per un
inceneritore il limite di legge è 200 mg/Nmc, mentre per un cementificio è tra
500 e 1800 mg/Nmc. Inoltre, un cementificio produce di solito almeno il triplo
di CO2 rispetto a un inceneritore classico.
La lieve riduzione dei gas serra ottenuta dalla sostituzione parziale dei
combustibili fossili con rifiuti ridurrebbe le emissioni dei cementifici in maniera
scarsamente significativa, considerata la abnorme produzione annua di CO2 da
parte di questi impianti che, secondo i dati del registro europeo delle emissioni
inquinanti (E-PRTR) ammonta in Italia a circa 21.237.000 tonnellate/anno.
Basterebbe un piccolo aumento della capacità produttiva dei singoli impianti
per recuperare abbondantemente la quantità di gas serra “risparmiata” dalla
sostituzione parziale dei combustibili fossili con i rifiuti.
6

Questi ultimi, infatti, sono economicamente molto più vantaggiosi dei
combustibili tradizionali e, dunque, agirebbero da concreto incentivo
all’aumento della produzione. Se l’obiettivo del legislatore è dunque quello di
ridurre le emissioni inquinanti di tali impianti, sarebbe opportuno proporre, in
luogo di una mera variazione di combustibile, l’imposizione di miglioramenti
tecnologici e di limiti produttivi ed emissivi che possano garantire
maggiormente la tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
La combustione di rifiuti nei cementifici comporta una variazione della tipologia
emissiva di questi impianti, in particolare in merito alla emissione di
diossine/composti organici clorurati [2-4] e metalli pesanti [5]. La produzione
di diossine è direttamente proporzionale alla quantità di rifiuti bruciati [6].
Riguardo alle diossine, viene sottolineato da parte dei proponenti di tale pratica
come le alte temperature dei cementifici diminuiscano o addirittura eliminino le
emissioni di queste sostanze, estremamente pericolose per la salute umana.
Tale affermazione sarebbe invalidata da evidenze scientifiche che mostrano
come, sebbene le molecole di diossina abbiano un punto di rottura del loro
legame a temperature superiori a 850°C, durante le fasi di raffreddamento
(nella parte finale del ciclo produttivo) esse si riaggregano e si riformano [7].
Inoltre, considerata la particolarità chimica delle diossine (inquinanti persistenti
per decenni nell’ambiente e nei tessuti biologici, dove si accumulano nel
tempo), l’eventuale riduzione quantitativa della concentrazione di diossine
nelle emissioni dei cementifici sarebbe abbondantemente compensata
dall’elevato volume emissivo tipico di questi impianti.
È stato dimostrato che la combustione di CSS nei cementifici causa un
significativo incremento delle emissioni di metalli pesanti [5], in particolare
mercurio, enormemente pericolosi per la salute umana. È stato calcolato che la
combustione di una tonnellata di CSS in un cementificio in sostituzione parziale
di combustibili fossili causa un incremento di 421 mg nelle emissioni di
mercurio, 4.1 mg in quelle di piombo, 1.1 mg in riferimento al cadmio [8].
Particolari criticità dovute alla tipologia di rifiuti bruciati sono state riportate in
merito alle emissioni di piombo [9-11].
L’utilizzo del CSS nei cementifici prevede l’inglobamento delle ceneri tossiche
prodotte dalla combustione dei rifiuti (di solito smaltite in discariche per rifiuti
speciali pericolosi) nel clinker/cemento prodotto.
Questo comporta rischi potenziali per la salute dei lavoratori [12, 13] e
possibili rischi ambientali [14-16] per l’eventuale rilascio nell’ambiente di
sostanze tossiche. Inoltre, le caratteristiche fisiche del cemento potrebbero
essere alterate dalla presenza di scorie da combustione [17, 18] in modo tale
da non renderlo universalmente utilizzabile [19].
La destinazione dei rifiuti a pratiche di incenerimento è contraria alla recente
raccomandazione del Parlamento Europeo (A7-0161/2012, adottata a Maggio
2012,http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&;reference=P
7-TA-2012-0223&language=EN&ring=A7-2012-0161 ) di rispettare la
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gerarchia dei rifiuti e di intraprendere con decisione, entro il prossimo
decennio, la strada dell’abbandono delle pratiche di incenerimento di materie
recuperabili in altro modo.
Una politica finalizzata alla transizione dal concetto di rifiuto a quello di risorsa,
che preveda una progressiva riduzione della quantità di rifiuti prodotti e una
concreta politica di riutilizzo della materia attraverso trattamenti a freddo,
sarebbe pratica decisamente più sostenibile, economicamente vantaggiosa e
orientata al bene comune di quanto sia qualunque scelta che comporti forme di
incentivo alla combustione.
L’Italia è la nazione Europea con il maggior numero di cementifici e questi
impianti causano conseguenze misurabili sulla salute dei residenti nei territori
limitrofi, in particolare in età pediatrica [20].
L’incentivazione e l’agevolazione della combustione dei rifiuti nei cementifici
potrebbe produrre significative conseguenze ambientali, sanitarie ed
economiche e sarebbe ad unico vantaggio dei produttori di CSS e dei
proprietari di cementifici.
Per le ragioni esposte, sarebbe assolutamente opportuno evitare
l’approvazione del D.Lgs. denominato “Utilizzo di combustibili solidi secondari
(CSS) in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata
ambientale” e prevedere, nel corso della prossima legislatura, una serie di
misure finalizzate a rendere maggiormente sostenibile nel nostro Paese sia la
produzione di cemento che la gestione dei rifiuti.
L’incenerimento di rifiuti è in Italia in incremento come la produzione di scorie,
per le quali viene suggerito il riuso in alternativa alla discarica.
Le scorie pesanti (“rifiuti speciali non pericolosi”), sono usate in cementifici,
industrie di laterizi e argilla espansa, sottofondi stradali e recuperi ambientali.
Inglobare scorie nel cemento ne altera caratteristiche e qualità. Gli eluati di
scorie pesanti sono biotossici (contengono diossine, metalli pesanti e composti
organici) e creano rischio ambientale e occupazionale. Alcuni Paesi europei
hanno rivisto in senso restrittivo la legislazione sul riuso di scorie. Questo
sarebbe auspicabile anche in Italia.
Nel 2009, secondo i dati ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca
Ambientale), sono state incenerite in Italia oltre 5 milioni di tonnellate di rifiuti,
di cui 2,8 milioni di rifiuti indifferenziati, circa 978mila tonnellate di frazione
secca da trattamento meccanico-biologico, 799mila tonnellate di CDR, oltre
400mila tonnellate di rifiuti speciali, circa 59mila tonnellate di rifiuti pericolosi.
I rifiuti sono stati trasformati mediante incenerimento per il 75.4% in emissioni
atmosferiche nocive (gas serra, particolato, diossine, PCB, metalli pesanti, IPA)
e per il restante 24.6% in scorie e fanghi.

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Sempre secondo i dati ISPRA, nel solo anno 2009 l’incenerimento di rifiuti in
Italia ha prodotto 43.423 t di scorie pesanti, ceneri leggere e altre scorie
classificate come “pericolose”, 428.168 tonnellate di scorie pesanti e altre
scorie classificate come “non pericolose”, 19.767 tonnellate di rifiuti liquidi e
fanghi pericolosi prodotti dal trattamento dei fumi (ISPRA, “Rapporto Rifiuti
urbani 2011”).
I residui solidi dell’incenerimento dei rifiuti dovrebbero essere successivamente
smaltiti in maniera sostenibile (1,2), se questo non fosse estremamente
difficile a causa delle loro peculiari caratteristiche fisico-chimiche, che rendono
praticamente inevitabile la diffusibilità nell’ambiente delle sostanze tossiche in
essi contenute.
Il crescente ricorso all’incenerimento dei rifiuti (con conseguente produzione di
inquinanti atmosferici e di scorie residue), l’elevato costo di smaltimento in
discariche speciali dei residui e la scarsa disponibilità di siti da adibire a
discarica ha dunque aggiunto ai già noti problemi legati alle emissioni
atmosferiche degli inceneritori, quelli relativi allo smaltimento dei residui (3).
Si è dunque suggerita l’individuazione di pratiche “alternative” alla discarica,
quali quelle della cosiddetta “valorizzazione” dei residui prodotti dagli
inceneritori, che creano ulteriori preoccupazioni per l’impatto ambientale e per
i rischi per la salute umana.
Nel nostro Paese le scorie pesanti, nonostante la loro composizione tossica (413), vengono definite “rifiuti speciali non pericolosi” (codice CER 190112) e,
come previsto dal DM 05/02/98 (emanato in attuazione del DLgs 22/97),
possano essere utilizzate tal quali e senza l’effettuazione preventiva di test di
cessione quando vengono utilizzate nei cementifici, nella produzione di
conglomerati cementizi e nell’industria dei laterizi e dell’argilla espansa. Il test
di cessione viene richiesto solo qualora vengano utilizzate per la realizzazione
di rilevati, sottofondi stradali e recuperi ambientali.
Numerose osservazioni sperimentali hanno tuttavia dimostrato come gli eluati
delle scorie pesanti siano tutt’altro che inerti.
Le scorie prodotte dalla combustione dei rifiuti sono caratterizzate da un
elevato contenuto di prodotti chimici estremamente tossici, il cui rilascio
nell’ambiente (14) può generare conseguenze gravi sulla salute umana (4).
Inoltre, quando incorporate nel cemento, le caratteristiche fisiche di questo
vengono alterate in maniera direttamente proporzionale alla quantità di scorie
impiegate (15), e nel breve termine le alterazioni causate dagli agenti
atmosferici naturali non sembrerebbero garantire il mantenimento dei limiti
imposti dalla legge (16).
L’ossidazione dell’alluminio contenuto nei residui dell’incenerimento causa
produzione di idrogeno nel concreto (tipo di cemento Portland), in entità tale

9

da danneggiarlo (17).
Le scorie pesanti costituiscono circa l’80% del residuo dell’incenerimento dei
rifiuti e contengono varie sostanze a rischio di inquinamento ambientale quali
diossine (5) (un kg di scorie pesanti contiene circa 34ng di diossine (6)),
metalli pesanti (7) e composti organici di varia natura (principalmente
composti aromatici) (8).
Uno studio condotto sulla biotossicità di eluati di scorie pesanti prodotti da
inceneritori operanti in Belgio, Francia, Germania, Italia, e Regno Unito, li ha
classificati tutti come eco-tossici (18).
È stato dimostrata nelle scorie pesanti una elevatissima concentrazione di
stronzio, che contribuisce in maniera significativa alla genotossicità di queste
sostanze (9), e di piombo (10), che può arrivare sino ad un massimo di 19.6
mg/L (11), una concentrazione significativamente superiore a quella concessa
dalla normativa Europea (5 mg/l), che comunque prevede di ridurla (19).
Notevoli rischi presenta la difficile stabilizzazione del cromo, soprattutto nella
prospettiva di riutilizzo delle scorie per la preparazione di cemento (20). Shim
e coll. hanno dimostrato che le concentrazioni di piombo nell’eluato delle scorie
pesanti e leggere spesso eccedeva i limiti legali in due diversi Paesi (12).
Test di lisciviazione sul cemento hanno dimostrato un significativo rilascio di
arsenico, cromo, bario, antimonio, nichel, selenio, rame, zinco (20), in alcuni
casi con valori che eccedevano i limiti per il conferimento in discariche per
inerti (20).
In un recente lavoro sulla biotossicità delle scorie prodotte da inceneritori di
rifiuti è stata dimostrata la presenza di differenze significative nella
concentrazione di metalli in eluati da scorie pesanti. Le concentrazioni valutate
con metodica TCLP (“Toxicity Characteristic Leaching Procedure”) erano
inferiori a quelle indicate dalla normativa di riferimento e, dunque, i materiali
di provenienza venivano indicati come “non pericolosi”.
Dagli stessi materiali, tuttavia, una quantità di metalli notevolmente maggiore
veniva estratta con metodica PBET (“Physiologically Based Extraction Test”),
una tecnica che usa succo gastrico simulato come agente per l’estrazione di
inquinanti al fine di valutare la loro bioaccessibilità a livello del tratto
gastrointestinale. In questo modo venivano estratte concentrazioni
considerevolmente superiori di rame (81–558 mg/kg) e piombo (28–
267mg/kg) rispetto alla prima metodica. Gli autori concludevano che, “sebbene
le scorie pesanti vengano classificate come materiale non pericoloso, queste
dovrebbero essere usate con cautela e l’ingestione da parte delle popolazioni
residenti [come avviene in materiali e suoli contaminati, n.d.r.] dovrebbe
essere evitata”. Nello stesso studio veniva dimostrata una evidente biotossicità
acuta indotta da scorie pesanti classificate come “non pericolose” (21).

10

Nelle scorie pesanti è stato anche dimostrato un elevato contenuto di
idrocarburi policiclici aromatici (IPA), noti agenti cancerogeni, la cui
concentrazione totale varia tra i 480 e i 3590 μg/kg, e la concentrazione della
quota di IPA cancerogeni varia tra 89 e 438 μg/kg di scorie (13).
I metalli pesanti possono migrare nel suolo e nelle falde idriche e
rappresentare un serio rischio per la salute umana, trasmettendosi attraverso
la catena alimentare ed esercitando azione genotossica (22) a causa della
produzione di un danno ossidativo alle catene di DNA (11,23,24). Questo
particolare meccanismo di genotossicità si esercita anche per concentrazioni
molto basse di singoli contaminanti (25).
Il riutilizzo delle scorie, inoltre, costituisce un importante fattore di rischio
occupazionale (26,27), a causa principalmente dell’esposizione dei lavoratori a
cromo e cadmio attraverso inalazione e assorbimento transdermico (28)
In risposta alle evidenze scientifiche descritte, la Danimarca ha rivisto in senso
restrittivo la legislazione che regola l’utilizzo delle scorie pesanti nel settore
delle costruzioni, proprio a causa del loro alto contenuto in metalli pesanti e
sali e del loro rilascio nell’ambiente (29).
Sarebbe auspicabile un simile atteggiamento legislativo da parte del nostro
Paese, in attesa dell’abbandono progressivo e definitivo della tecnica
dell’incenerimento a favore di altre strategie di gestione del ciclo dei rifiuti a
cominciare dalla loro riduzione fino al recupero reale dei materiali, pratiche
ormai ampiamente sperimentate, sicuramente più sostenibili dal punto di vista
ambientale e sanitario e più socialmente ed economicamente vantaggiose per
la comunità.
http://www.medicinademocratica.org/wp/?p=649
http://lagazzettadiisola.files.wordpress.com/2013/02/dottore-salvatore-anzacondannato-a-18-mesi-reg-sent-5455-2012-udienza-18-10-2012-rgt-48632010-rg-nr-7076-20092.pdf
http://lagazzettadiisola.wordpress.com/2013/02/04/dottore-salvatore-anzacondannato-a-18-mesi-reg-sent-5455-2012-udienza-18-10-2012-rgt-48632010-rg-nr-7076-2009/
http://isolapulita.blogspot.it/2008/06/httpisoladellefemminedaliberare.html
http://www.facebook.com/media/set/?set=a.4965936160199.175139.165300
3729&type=3
http://www.facebook.com/photo.php?v=4970945245423
http://isolapulita.blogspot.it/2008/11/cementifici-petcoke-rifiuti-diossine.html

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http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2013/01/bruciare-rifiuti-negliimpianti-di.html
http://lagazzettadiisola.files.wordpress.com/2013/02/dottore-salvatore-anzacondannato-a-18-mesi-reg-sent-5455-2012-udienza-18-10-2012-rgt-48632010-rg-nr-7076-20092.pdf
http://lagazzettadiisola.wordpress.com/2013/02/04/dottore-salvatore-anzacondannato-a-18-mesi-reg-sent-5455-2012-udienza-18-10-2012-rgt-48632010-rg-nr-7076-2009/
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3729&type=1
http://isolapulita.blogspot.it/2008/06/httpisoladellefemminedaliberare.html
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3729&type=3
http://www.facebook.com/photo.php?v=4970945245423
http://isolapulita.blogspot.it/2008/11/cementifici-petcoke-rifiuti-diossine.html
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2013/01/bruciare-rifiuti-negliimpianti-di.html
Di fronte alle reazioni degli indignados dell'ARTA - ce ne vuole faccia tosta non sarebbe il caso di puntualizzare i metodi con cui sono stati attribuiti gli
incarichi (senza trasparenza e senza valutazione comparativa scritta dei
curricula, per tutti valga la posizione di Sergio Lucia, ingegnere chimico che fa
l'avvocato, e per giunta è il responsabile regionale CISL per la dirigenza), e le
relative indennità (oltre 23400 euro/anno), sottolineando chi ha certificato il
raggiungimento degli obiettivi (oggi smentiti dal Presidente data la mole di
pratiche inevase ed altro ancora) ed ha consentito la corresponsione delle
indennità di risultato (oltre 9200 euro/anno)?
Ed i DG che si sono avvicendati, quelli che hanno conferito gli incarichi ed
erogate le indennità, non hanno visto niente? E come hanno fatto anche loro a
raggiungere gli obiettivi, intascando le indennità di oltre 45000 euro/anno? Si
scoperchi una buona volta questa immonda pentola.
A cura del Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine
http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2013/02/dottore-salvatore-anzadirigente.html

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