La rivoluzione industriale

Un sistema fondato sulla fabbrica
Nel XVIII secolo, in Inghilterra, prese il via la “rivoluzione industriale” che portò radicali ed irreversibili cambiamenti, a partire dalle tecniche di produzione, che portarono ad una fase di sviluppo economico senza eguali, caratterizzata da una crescita gradualmente accelerata. Ci fu il passaggio da un’economia agricoloartigianale ad una industriale. Tale passaggio avvenne anche in Europa, ma solo in seguito e con differenti modalità di sviluppo.

L’inizio dell’età contemporanea
La rivoluzione industriale segna l’inizio di una nuova età, quella contemporanea, per: 1. La diffusione del sistema di fabbrica e delle macchine; 2. Lo sviluppo dell’industria e dei servizi a scapito dell’agricoltura; 3. La formazione di nuovi strati sociali (classe operaia e ceti medi). In questa nuova età si è registrata, nonostante durissimi squilibri, la fine della penuria alimentare e della povertà. Si diffuse una nuova mentalità basata sull’idea del progresso, disponibile, quindi, al mutamento, al cambiamento. La rivoluzione industriale dispensò benessere e ricchezza, ma non quella felicità che sarebbe dovuta essere il suo principale obbiettivo.

I caratteri dell’Inghilterra preindustriale
A fine ‘600 l’Inghilterra presentava caratteristiche simili a quelle di altri paesi europei: › L’attività economica agricola era quella prevalente; › Le attività industriali (spiccavano quelle tessili) erano solamente a livello domestico; › Una quota notevole del prodotto, di qualsiasi attività, era volta all’autoconsumo, e la piccola parte che veniva commercializzata entrava in un mercato ristretto, dove la domanda era bassa; › I contatti e gli scambi erano penalizzati dalla dispersione della popolazione delle campagne e dalla scarsità delle vie di comunicazione interne; › La crescita economica si scontrava con le “leggi” dell’equilibrio tra popolazione e disponibilità di risorse alimentari; › Vi era uno scarso rendimento delle fonti di energia disponibili: acqua, aria, animali, manodopera.

Spirito d’iniziativa e libertà
Tuttavia, rimanevano sostanziali le differenze, a metà del ‘700, tra l’Inghilterra e il resto d’Europa, essa era : › Uno Stato ricco di spirito d’iniziativa, dalla potenza formidabile, basata sul commercio e sulla marina; › Uno Stato in cui era presenta la libertà e la tolleranza; › Uno stato che possedeva una tra le più fiorenti e progressive economie: spiccava in campo tecnologico.

Le premesse dell’industrializzazione in Inghilterra
Il ruolo del commercio
Nel ‘700 il commercio inglese rafforzò le sue posizioni su scala mondiale, tanto che le esportazioni rappresentarono il 15% del reddito nazionale. Ridotti i rischi legati al commercio d’oltremare (fattore tra i più importanti della rivoluzione), aumentarono i profitti. La politica del governo inglese promuoveva la libera iniziativa dei nuovi uomini, e riduceva il potere delle grandi compagnie privilegiate. Al centro di questi traffici vi era Londra, che assunse il ruolo di capitale finanziaria di tutta Europa. Il controllo del mercato internazionale fornì alle manifatture britanniche un rapido approvvigionamento di cotone grezzo, materia prima essenziale per la nascente industria tessile, e contemporaneamente aprì un ampio mercato di vendita per i prodotti inglesi. La politica inglese favorì la formazione di operatori economici dotati di disponibilità al rischio, mentalità imprenditoriale e spirito d’iniziativa.

Rivoluzione agricola e miglioramento delle vie di comunicazione
Si ebbe una vera e propria rivoluzione agricola che cambiò l’assetto proprietario e le strutture produttive dell’agricoltura inglese: › Si verificarono il fenomeno delle enclosures e della privatizzazione delle terre comuni. › Il possesso territoriale si concentrò quindi nelle mani di pochi grandi proprietari; si crearono così estese unità produttive gestite con uno scopo di carattere imprenditoriale di commercio, dove lavoravano contadini salariati. › Per aumentare la produzione furono introdotte nuove tecniche agricole e nuovi sistemi di rotazione. › Vi fu quindi un forte aumento della produzione. › Si formò un vivace mercato interno in seguito alla riduzione dell’autoconsumo e alla crescita dei redditi agricoli. › Tale mercato interno si unificò e sviluppò grazie anche al miglioramento ed ampliamento delle vie di comunicazione: 1. Nuovi sistemi di pavimentazioni; 2. Istituzione di pedaggi negli incroci principali e l’affidamento della gestione a dei privati; › A partire dalla seconda metà del XVIII secolo vi fu un aumento di quote di capitali volontarie destinate a fini di pubblica utilità. › Importante fu anche l’espansione dei canali navigabili, utili per il trasporto di materiali pesanti determinanti all’inizio della rivoluzione industriale.

Rivoluzione agricola e industrializzazione
La rivoluzione agricola: › Sopperì al fabbisogno alimentare di una popolazione in rapida crescita. › Contribuì alla formazione del mercato interno, che rese molto bene durante le guerre contro i francesi dell’800. › Con la riduzione delle opportunità per i piccoli proprietari e i contadini autonomi, favorì quel massiccio esodo dalle campagne che consentì lo sviluppo del proletariato industriale.

Rivoluzione demografica e disponibilità di manodopera
Date le trasformazioni del mondo rurale ebbe luogo la rivoluzione demografica: la popolazione aumentò più del doppio nel secolo che seguiva il 1740, per: › Il progressivo abbassamento d’età per i matrimoni, e l’aumento di questi ultimi; › L’aumento notevole della natalità; › Successione di raccolti favorevoli che garantivano il ben’essere di queste nuove famiglie. L’aumento di popolazione fornì all’industria nascente una numerosa manodopera (a basso costo) che divenne dipendente dal mercato, in quanto, non “praticando” più l’autoconsumo, dipendeva interamente dal reddito.

Stabilità politica e dinamismo sociale
Oltre a questa rete di interdipendenze economiche, è da ricordare la peculiarità dal sistema politico inglese del ‘700: › La stabilità politica; › La vivacità della società civile. L’Inghilterra era più colta, dinamica e aperta alle novità, al progresso, rispetto agli altri paesi. In conclusione, gli elementi che segnarono concretamente l’avvio della rivoluzione industriale sono le innovazioni tecnologiche e il sistema di fabbrica.

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