La biochimica del rebirthing Cercare di spiegare la fisiologia della respirazione e cosa può accadere da un punto di vista biochimico e fisiologico

durante una seduta di rebirthing è un compito non particolarmente facile. Il rischio principale è quello di affrontare il discorso con un linguaggio troppo tecnico e, di conseguenza, incomprensibile. Credo che il modo migliore sia cercare di spiegare cos’è il respiro e quali funzioni regola in condizioni di base. Spulciando fra le varie definizioni la più ampia mi è sembrata quella che definisce la respirazione come “una funzione essenziale alla sopravvivenza in quanto assicura l’ingresso nell’organismo di ossigeno (O2), necessario al metabolismo dei tessuti e l’eliminazione di anidride carbonica (CO2), prodotto “tossico” dello stesso metabolismo”. L’insieme dei processi sottintesi da questa definizione si riferiscono alla cosiddetta “respirazione esterna”, distinta dalla “respirazione interna o cellulare” che è quel complesso di reazioni chimico-fisiche che permettono alla cellula di utilizzare l’ossigeno per produrre energia. La “respirazione esterna” o respirazione comunemente definita si svolge attraverso due eventi fondamentali: l’inspirazione, ovvero l’ingresso dell’aria ambientale nei polmoni e l’espirazione, ovvero l’emissione di anidride carbonica nell’ambiente. Fra l’una e l’altra fase, all’interno degli alveoli polmonari, avviene lo scambio gassoso, ovvero il passaggio dell'ossigeno dagli alveoli polmonari al sangue e dell’anidride carbonica in direzione opposta. Per sommi capi, il trasporto di ossigeno ai tessuti e dell’anidride carbonica dai tessuti avviene attraverso la circolazione sanguigna, per mezzo di svariati meccanismi. Il 97% dell’ossigeno è trasportato nei globuli rossi grazie ad una proteina in essi contenuta, l’emoglobina, che ha appunto una funzione di trasporto. L’anidride carbonica, invece, si lega all’emoglobina in una percentuale inferiore (23%). Un’esigua quantità di questo gas (7%) diffonde liberamente nel sangue mentre la maggior parte di esso (70%) reagisce con l’acqua tramite l’azione dell’enzima anidrasi carbonica per dare ione bicarbonato (HCO 3-) nel plasma e nell’eritrocita e ioni idrogeno (H+ nel sangue). Questa reazione (CO2 + H2O = HCO3- + H+) è detta di Henderson e Hasselback ed è di fondamentale importanza per il controllo del pH. Il pH è una misura matematica della concentrazione di ioni idrogeno nel sangue e quindi del grado di acidità dello stesso. In chimica, un basso valore di pH indica una sostanza acida (alta concentrazione di ioni H+), un elevato valore di pH invece una sostanza basica (bassa concentrazione di ioni H +). Questo parametro influenza tutte le reazioni chimiche del nostro organismo e per tale motivo deve mantenersi sostanzialmente costante. Nei liquidi biologici, in particolare in quelli del corpo umano, il pH viene costantemente mantenuto ad un valore di 7,40 nonostante la continua produzione di ioni idrogeno da parte dei processi metabolici. I meccanismi di difesa dall’accumulo di acidi sono costituiti nel nostro organismo dai sistemi tampone che agiscono di concerto con i meccanismi di regolazione polmonare e renale. Il principale di questi è il sistema bicarbonato/acido carbonico definito dalla formula descritta sopra che caratteristicamente è di tipo bidirezionale e tende all’equilibrio, nel senso che la velocità con cui la reazione si svolge da destra a sinistra o da sinistra a destra dipende dalla concentrazione nel sangue dei singoli componenti. L’aumento o la riduzione della concentrazione di una delle quattro sostanze coinvolte fanno sì che la reazione si sposti in maniera da compensare la variazione. Perciò se aumenta la concentrazione di ioni idrogeno, la reazione si sposta verso sinistra, cioè viene formata più acqua ed anidride carbonica che vengono eliminate attraverso rene e polmone rispettivamente. Nel nostro cervello, infatti, a livello del tronco dell’encefalo, esiste un’area chemocettrice, sensibile alle variazioni della concentrazione di CO2 e H+. I neuroni in questa zona sarebbero stimolati direttamente dalla variazione di ioni idrogeno. Il meccanismo è in realtà complessa in quanto gli ioni idrogeno non passano la barriera cellulare fra il sangue ed il cervello. Sappiamo però che quando aumenta la loro concentrazione nel sangue si forma più anidride carbonica che invece passa attraverso la suddetta barriera e associandosi con acqua promuove la liberazione di ioni bicarbonato e idrogeno. L’effetto dello stimolo chimico sui neuroni è quello di aumentare la frequenza degli atti respiratori e quindi di espellere una quantità maggiore di anidride carbonica. Siamo arrivati ad un punto chiave del nostro discorso: la concentrazione nel sangue di anidride carbonica e di conseguenza il pH del sangue dipendono dalla

frequenza del respiro. Cosa succede dunque durante una iperventilazione o più in generale un aumento della frequenza respiratoria come durante una seduta di rebirthing? La maggior quantità di anidride carbonica che viene eliminata (ipocapnia) sposta la reazione di Henderson-Hasselback verso sinistra proprio perché questa tende all’equilibrio. Di conseguenza, viene eliminata una maggiore quantità di ioni idrogeno con successiva riduzione dell’acidità del sangue (aumento del pH). La condizione in cui aumenta il pH del sangue viene detta di alcalosi, in questo caso respiratoria perché dipende da variazioni del meccanismo del respiro. La riduzione della concentrazione di H+ tende a deprimere l’area chemocettrice cerebrale con l’effetto di tendere a ridurre la frequenza degli atti respiratori che spiegherebbe perché durante una seduta di rebirthing si possano verificare degli episodi di apnea. Inoltre, l'aumento del pH ematico riduce la ionizzazione del calcio con conseguente ipocalcemia. La principale conseguenza della ridotta concentrazione del calcio nel sangue è l’ipereccitabilità delle membrane cellulari in particolar modo dei neuroni e delle fibre muscolari. In particolare, a livello delle fibre nervose che trasmettono la sensibilità si verifica un fenomeno di trasmissione elettrica in assenza di stimoli sensitivi o in presenza dei cosiddetti stimoli sottosoglia, cioè che di regola non vengono percepiti. Il cervello avverte questi fenomeni come formicolii (parestesie) o “strane” percezioni dei segmenti corporei, che possono sembrare gonfi o compressi (disestesie). Un fenomeno molto simile potrebbe essere invocato per spiegare la cosiddetta “memoria del dolore” che si osserva durante la seduta, cioè la percezione di dolori fisici legati a traumi fisici precedenti. A livello della “cicatrice”, infatti, di qualunque natura essa sia, uno stimolo doloroso sottosoglia che non percepiamo durante la vita quotidiana per un fenomeno di abitudine del sistema nervoso centrale allo stimolo stesso (abituazione) potrebbe essere amplificato dalle fibre nervose della sensibilità dolorosa e quindi nuovamente avvertito. Questo tentativo di spiegazione comunque non giustifica la comparsa di ricordi sensoriali ed emotivi spesso associati a questo tipo di evento durante la seduta e forse andrebbero chiamati in causa ulteriori meccanismi di controllo del dolore che coinvolgono le endorfine, di cui si parlerà più avanti. Nei neuroni invece che controllano i muscoli, l’ipereccitabilità della membrana comporta che lo stimolo singolo venga trasmesso come multiplo (treno di stimoli) determinando le contrazioni ripetute della tetania. La tetania dipende inoltre dall’aumentata sensibilità della cellula muscolare allo stimolo nervoso dipendente dall’ipocalcemia, in relazione alla quale la trasmissione dell’impulso elettrico dura più a lungo mantenendo lo stato di contrazione. Perché succede che dopo alcune sedute non si verifichino più queste sensazioni fisiche? Non c’è una risposta ufficiale a questa domanda e si entra nel campo di ipotesi difficili da confermare. Per esempio, si potrebbe ipotizzare che l’organismo sviluppi una sorta di adattamento all’ipocapnia ripetuta o alla sua principale conseguenza che è l’ipocalcemia attraverso meccanismi biochimici simili a quelli che si osservano nei soggetti con malattie croniche dell’apparato respiratorio che peraltro sono ancora in gran parte sconosciuti. A questo punto, si potrebbe avere la sensazione che tutto ciò che succede durante una seduta di rebirthing possa essere spiegato molto facilmente da un punto di vista biochimico. Se questo è parzialmente vero per fenomeni fisici macroscopici come le parestesie e la tetania, che somigliano peraltro a ben note condizioni patologiche con alcalosi, non lo è altrettanto per tutti quei fenomeni psichici ed emotivi che sono proprio la caratteristica della tecnica. I soggetti affetti da alcalosi sia respiratoria che metabolica hanno frequentemente sintomi di natura neurologica o psichiatrica come le allucinazioni, le convulsioni e lo stato sognante fino allo stupore ed al coma. Durante una seduta di rebirthing, il piano di coscienza è decisamente diverso da quello che ben conosciamo ma non si tratta di differenze quantitative (riduzione dello stato di veglia o incoscienza) perché ci si rende conto di essere vigili ed in contatto con la realtà fisica in cui ci si trova, bensì qualitative e pertanto non spiegabili altrimenti come stato di coscienza “altro”. Inoltre, non è raro avere delle vere e proprie visioni che in qualche modo somiglino ad allucinazioni ma è stupefacente come esse abbiano un senso nell’ambito di un percorso psicologico che caratterizza la o le sedute e che nelle sedute di gruppo, a volte, non riguarda un singolo soggetto. È evidente come ci sia una sostanziale differenza fra i sintomi neuropsichiatrico del paziente in acidosi e gli eventi che caratterizzano la seduta di rebirthing ma forse il substrato fisiologico è lo stesso. Cosa succede, dunque, quando la

concentrazione di anidride carbonica nel sangue si riduce (ipocapnia)? L’effetto più evidente e noto da più tempo dell’ipocapnia è la “vasocostrizione” delle arterie cerebrali, cioè la contrazione della parete muscolare di questi vasi sanguigni che determina una riduzione del diametro delle arterie e quindi del flusso di sangue al tessuto cerebrale. A questo fenomeno si associa una riduzione della concentrazione nel sangue di ossigeno che, essendo un gas meno diffusibile, viene scambiato di meno a livello polmonare. Insieme, questi due eventi contribuiscono ad uno stato di ipossia, cioè di riduzione dell’apporto di ossigeno ai neuroni, che, in condizioni di iperventilazione volontaria come durante una seduta di rebirthing, può essere definita relativa, ovvero non di grado tale da determinare un danno cerebrale. Il principale effetto di questa riduzione di ossigeno a livello celebrale è la riduzione dell’attività elettrica a livello dei neuroni. Questa si verifica a vari livelli, soprattutto nella corteccia cerebrale e nell’ippocampo. Ad essa, si associano le variazioni del pH al di fuori della cellula che se da un lato riducono ulteriormente l’eccitabilità dei neuroni, modificando le concentrazioni degli ioni elettricamente attivi fra l’interno e l’esterno della cellula, per esempio facendo entrare il calcio, dall’altro modificano in maniera non ancora del tutto nota il rilascio di alcuni neurotrasmettitori come il glutammato (funzione eccitatoria) ed il GABA (funzione inibitoria). Sia l’ipossia che le variazioni del pH, inducono inoltre la produzione delle cosiddette citochine da parte delle cellule del sistema immunitario sia circolanti nel sangue che residenti nel contesto del tessuto cerebrale. Molte di queste molecole, fra cui le interleuchine 1 e 6 ed i fattori di necrosi tumorale, agiscono a vari livelli, per esempio aumentando la contrattilità muscolare ed il metabolismo attraverso l’utilizzo delle riserve energetiche di glucosio. Recentemente, è stato osservato che l’azione di alcune di queste citochine sull’ipotalamo e dell’ipofisi facilita la produzione dell’ormone che stimola il surrene (ACTH) e delle beta-endorfine. Innanzitutto, le betaendorfine agiscono sul sistema nervoso simpatico in modo da ridurre l’incremento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca indotto dall’iperventilazione, svolgendo un effetto protettivo sul sistema cardiovascolare. Inoltre, la produzione di cortisone endogeno e di beta-endorfine sembrerebbe ridurre l’attivazione dei muscoli respiratori e modificare il tipo di respiro in maniera tale da renderlo più rapido, più fluido ma anche più superficiale per evitare che si istauri la fatica o il danno muscolare. È forse così che si perde parzialmente il controllo volontario del respiro durante una seduta di rebirthing ma questa ipotesi molto suggestiva è difficile da dimostrare. Comunque l’azione delle beta-endorfine non finisce qui. Nel cervello, le beta-endorfine vengono prodotte nell’ipotalamo e nel tronco dell’encefalo a livello di insiemi di neuroni che si collegano con altre regioni dell’ipotalamo, con il sistema limbico e con molte aree della corteccia cerebrale. Questi oppiodi endogeni svolgono numerose funzioni, soprattutto sul controllo del dolore e sulla modulazione della risposta fisiologica e comportamentale agli stressors. In particolare, il loro rilascio in condizioni di stress favorisce tutte quelle reazioni che permettono di affrontare la situazione. Nel modello animale, infatti, contribuiscono alla reazione di attacco-fuga per mezzo di un fenomeno detto di arousal durante il quale si ha un’attivazione diffusa della corteccia cerebrale e del metabolismo corporeo che determinano l’allerta e favoriscono i comportamenti di difesa o comunque di risposta adeguata allo stress. Inoltre, intervengono direttamente o indirettamente, attraverso l’aumento del metabolismo, sul senso della fame favorendo l’assunzione di cibo (forse per questo ci viene così tanta fame dopo ogni seduta). Più in generale, l’incremento della concentrazione di oppioidi sembra essere associate ad una condizione affettiva positiva come per esempio la risoluzione di un dolore fisico o lo svolgimento di un’attività piacevole ed a sentimenti di euforia, benessere e rilassamento. E ancora, l’attivazione dei recettori degli oppioidi sembra promuovere il comportamento materno, le relazioni affettive ed interviene probabilmente in alcuni riflessi psicomotori archetipici, come il raddrizzamento e l’evitamento. Spiegare come avviene tutto ciò è molto complesso ma lo scenario che si apre è molto interessante proprio in relazione al rebirthing. Le variazioni biochimiche generate dall’alterazione dello scambio dei gas respiratori innescano una cascata di eventi sistemici e strettamente neurologici che coinvolgono più livelli e più strutture. Il modello più attendibile, desumendo le conoscenze relative a quelle condizioni patologiche caratterizzate da ipocapnia e alcalosi, dovrebbe prevedere un ruolo cruciale delle beta

endorfine nella genesi di tutti i fenomeni fisici e psichici che accompagnano una seduta. C’è da dire però che, secondo alcuni ricercatori, è la relazione fra la concentrazione di endorfine e di altri neurotrasmettitori (serotonina, dopamina) a livello di alcune aree cerebrali (amigdala, lobo temporale) ad essere responsabile di alcuni fenomeni quali lo stato intuitivo, la concentrazione meditativa ed i loro correlati psico-affettivi. In questo ambito, molte notizie provengono dagli studi di neuroimmagini funzionali ovvero di quelle tecniche che permettono di valutare la risposta del cervello ad alcuni stimoli. Con la SPECT, è stato osservato che durante attività cosiddette elevate come la meditazione, o l’intuizione e l’autoconsapevolezza vengono coinvolti numerosi processi cognitive, cioè numerosi sistemi biochimici e strutture nervose, come il lobo frontale e quello temporale. Gli studi di risonanza magnetica funzionale, inoltre, chiamano in gioco anche strutture più profonde come l’ipotalamo e il cervelletto e le loro relazioni con il lobo limbico ed altre strutture della corteccia. Ma nell’ipotalamo, oltre alle beta-endorfine vengono prodotti anche altri oppioidi endogeni e alcuni ormoni che agiscono non solo a livello sistemico ma anche cerebrale. Pertanto, il modello sopra proposto sembra riduttivo e probabilmente non abbiamo ancora i mezzi per costruirne uno più ampio. Inoltre, forse, non è e non può essere (meno male) tutta biochimica.