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Appunti: Tópos della fuga

L'eroe romantico tende all'evasione lontano dai limiti imposti dalla natura e dalla società, attraverso la "fuga"
nelle dimensioni dello spazio del tempo e del mondo sentimentale e spirituale. Es. migrazione dal Vecchio
Mondo verso le foreste vergini del Nuovo, o evasione verso l'esotismo orientale, verso le città della cultura e
della bellezza come la Grecia. Riscoperta del Medioevo. La fuga si realizza tramite l'esperienza amorosa grazie
alla quale si ha l'illusione di attingere ad una realtà suprema ed assoluta, anche se questa illusone è'
momentanea, fuggente, e repentina destinata a far piombare l'uomo dopo la sua ebbrezza ed estasi nella
disperazione, nel grigiore della quotidianità della realtà e della condizione umana. Altra forma di evasione e'
quella verso un paradiso artificiale (Baudelaire) dell'arte razione di coscienza, provocata da droghe e
allucinogeni approdando agli spazi del sogno, del l'incubo è dell'ignoto.
Dialogo con la natura ed identificazione: ritrovamento dell'armonia perduta.
Consapevolezza di una Rivoluzione irreversibile sulle "rovine del passato".
Sentimento malinconico contemplativo: romantico.
Opinione sul Romanticismo
Gli unici a non esprimere la propria opinione tra i classicisti e i romantici furono Foscolo, Monti e Leopardi.
Foscolo non si pronunciò nel dibattito per motivi personali legati a delle fasi inquiete e drammatiche della sua
esistenza. Allo scoppio della polemica Foscolo vive in Svizzera, sotto falso nome, e in seguito si trasferisce in
Inghilterra, o meglio si esilia, distaccandosi così dalla realtà italiana. Invece Monti non si pronuncia per ragioni
di prudenza, poiché questo dibattito ha delle implicazioni politiche. Leopardi cerca di partecipare, di fatto
risponde a Madame de Staël scrivendo una lettera alla Biblioteca italiana nel 1816, "Discorso di un italiano
intorno alla poesia romantica, anche se essa non verrà mai pubblicata se non postuma. Leopardi si schiera dalla
parte dei classici, poiché risulta insofferente nei confronti dei temi macabri, dell'eccessiva fantasia dei romantici
nordici. Per quanto concerne Manzoni, questi non partecipa pubblicamente al dibattito.
Leopardi: rapporto tra vita e opera
La critica del passato tendeva a studiare aspetti biografici, come la malattia, il contesto isolato e la vita
famigliare, sottolineandoli come agenti influenti sulla sua produzione letteraria. Già lo stesso Leopardi contestò
questo modo d'interpretare il suo approccio letterario. "Si è dovuto considerare il mio pensiero filosofico come
il risultato della mia sofferenza personale" contesta Leopardi in una lettera destinata a Dessiner (1832). " Si è
voluto attribuire a delle circostanze materiali qualcosa che è' frutta della mia volontà, mente”. La critica letteraria
più moderna ha cercato d'interpretare il pensiero leopardiano superando la banalizzazione del suo pensiero.
Walter Binnie ha sottolineato la componente eroica del pensiero, ovvero evidenziando il suo tentativo di uscire
dall'isolamento dell'ambiente recanatese, di aver rapporti con il mondo. (Studi critici di Leporini, di matrice
marxista). Il critico sostiene che Leopardi comprese bene il suo tempo i limiti del periodo del Risorgimento
italiano, e di fatto riuscì a superarlo, pertanto il suo isolamento deve essere visto non come l'effetto
dell'incomprensione, ma concepito come il superamento dell'epoca vissuta. Studi critica psicoanalitica: analisi
dell'incendio che sfugge dalla ragione, valvola di sfogo della parte più razionale, ossia l'inconscio viene
rappresentato, espresso nella scrittura, dove emerge l'irrazionalità umana, le cosiddette latenza testuali.
Il pensiero leopardiano
Leopardi e' da considerarsi come un filosofo, che esprime la sua filosofia nella poesia, riflettendo un pensiero
chiaro e lucido. Non a caso Leopardi predilige la poesia come forma di espressione, dove la sua filosofia si
traduce appieno. Questa scelta inoltre esclude la prosa, proprio a causa della sua formazione illuminista sul
piano delle convinzioni, anche se egli soffre sentimentalmente, è' la sua parte emotiva che lo spinge a
prediligere la poesia come canale dell'espressione dell'intensità interiore, della sua sofferenza sentimentale.
Fasi e aspetti del pensiero: Pessimismo e Materialismo
Le opere in rosa attraverso cui possono essere compresi i concetti chiave del suo pensiero sono
essenzialmente: "I pensieri", lo Zibaldone, e le Operette morali. Lo Zibaldone è' un diario personale, costituito
da tutte le annotazioni personali che Leopardi registra dal 1817 fino al 1832, ossia riflessioni che
accompagnano la sua produzione poetica, ragionamenti precedenti, contemporanei, e successivi alla sua
produzione letteraria definita come autobiografia intellettuale. In questa raccolta di pensieri non si ritrovano
solo riflessioni intime, ma universali come la comprensione dell'Assoluto. I pensieri, opera postuma (1898),
sono la versione ufficiale dello Zibaldone, ossia un tentativo di riordinare i pensieri contenuti nel suo diario,
indirizzato ad un uso pubblico.

Fonti del pensiero leopardiano
-Pensiero illuminista filosofico del Settecento, in particolare influenzato da Voltaire, Montesquieu, D'Holbach, e
Rousseau.
-Filosofia antica greca e latina: Epitteto (stoico) e Lucano (fonte d'ispirazione per Lucrezio e Dante) e infine
Lucrezio abbracciato nella fase tarda della sua produzione.
Natura benigna e protettiva verso l'uomo
L'intento filosofico e' quello d'interpretare la storia umana in relazione ai bisogni e alle possibilità. La prima fase
si caratterizza per il pessimismo storico (1818-1819), elaborata in un consueto isolato nel quale Leopardi si
sente materialmente ed ideologicamente distante dai suoi contemporanei e di conseguenza non condivide le
opinioni dei pensatori contemporanei.
Il pessimismo storico
Egli vede la ragione e la natura contrapposte tra di loro, aderendo all'idea di Rousseau sostiene che la vera
felicità dell'uomo esisti da quando egli viveva nell'armonia, in piena sintonia con la natura, in una fase di
inconsapevole felicità(uomo primitivo). L'avanzata della civiltà ha portato l'uomo a divenire infelice, a causa
dell'introduzione della razionalità, che ha distrutto il rapporto d'idillio, rendendo l'uomo consapevole della
realtà che lo circonda, consapevole della sua infelicità. La natura è' vista come una madre benigna poiché
consola l'uomo, dandoli la capacità di consolarsi da una realtà esterna attraverso l'immaginazione, creatrice di
illusioni. Dunque il progresso uccide la capacità che da la natura all'uomo, ossia l'immaginazione, e di
conseguenza le illusioni che permettono all'uomo di sopravvivere.Questo pessimismo è' definito storico
perché con il progresso questo malessere aumenta, e aumenta il tedio, la noia della società presente avvolta
dall’inerzia. Nella seconda fase, Leopardi si avvia verso la teoria del piacere (felicità). L'animo dell'uomo ha una
propensione innata verso questo desiderio costante, la felicità, il piacere, intesa come un benessere globale,
ma destinato a rimanere inappagato, illimitato (tensione verso l'Assoluto). Questo desiderio illimitato no si
concretizza, è' infinito (Sehnsucht). Ogni volta che si raggiunge la felicità, si comprende la sua limitatezza, e si
finisce per essere infelici. La natura con la teoria del piacere continua ad essere vista con una connotazione
positiva, come colei che fornisce la capacità immaginativa, la quale attraverso la fantasia crea le illusioni atte a
far sopportare l'esistenza umana. A questa teoria Leopardi ha modo di accostarvisi anche grazie alla corrente
filosofica del sensismo (conoscenza tramite i sensi). Sempre più forte diviene la polemica contro la società, che
opprime l'uomo che vive da suddito e non più da cittadino.
Fase di transizione
Nel 1829-1821 approfondisce la riflessione sulla religione cattolica, leggendo l'opera di sua apologisti cattolici,
uno tra i quali Chateaubriand, purtroppo non condividendo le loro idee giunge al distacco dalla religione
cattolica. Secondo Leopardi alle origini la religione aveva contribuito positivamente, aveva vivificato l'uomo ma
con il passare del tempo lo aveva mortificato, reso troppo umile e spento la sua vera natura e le sue possibilità
a causa della predicazione e dell'umiltà. La visione poetica leopardiana si chiarisce col divenire della
composizione poetica "in fieri" ossia in divenire, comprendendola progressivamente. Leopardi parte da
posizioni classiciste per aprirsi alle novità del Romanticismo, (accolto in forma originale e parziale) senza mai
sconfessare i presupposti di partenza. "Leopardi fu il più classico dei romantici e il più romantico dei classici"
De Sanctis. Testi fondamentali del suo pensiero sono: due lettere scritte in risposta a Madame de Staël (1816),
lettera pubblicata solo postuma, "Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica" (1818), e i commenti
contenuti all'interno dello Zibaldone.
Modus operandi:
Pars destruens: due lettere e il "Discorso di un italiano..."
Pars costruens: Zibaldone
Nella seconda lettera, Leopardi risponde alla provocazione della Madame de Staël, apparentemente
condividendo la sua opinione riguardo al superamento del principio di imitazione, ma a questa affermazione
egli si oppone contestando il principio universalmente ossia, la necessità di non imitare alcuna arte, se il frutto
letterario deve essere creativo. Ad un'analisi più attenta la letteratura romantica si rivela piena di riferimenti di
favole, racconti della mitologia opposta a quella greco latina, poiché il fine dell'are deve essere originale, ma
d'altronde i modelli classico- latino hanno valore eterno, insuperabile, ed assoluto: perché la poesia antica e' la
poesia vera, che deriva dal rapporto con la natura, quando l'uomo aveva la facoltà d'immaginare poiché era in

totale contatto con la natura. Leopardi contrappone il suo rimprovero verso i romantici, il loro senso eccessivo
del lugubre, la loro attinenza ed aderenza al vero (specchio della realtà), gli artifici, la retorica eccessiva, insieme
al gusto dell'orrido, del bizzarro, dello strano, che si allontana dalla fantasia, dall'immaginazione, di fatto
Leopardi non prediligerà mai la forma del romanzo. Nel "Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica",
egli riprende gli aspetti della lettera, approfondendone le tematiche trattate.
Osservazioni sulla poesia
Nello Zibaldone afferma che l'unica poesia ancora possibile nell'Ottocento è quella che sgorga dalla filosofia
conoscitrice della realtà, anche se conoscere porta alla sofferenza, all'elaborazione di una poesia sentimentale.
La poesia è' l'espressione dell'infelicità che l'uomo vive con un forte senso di consapevolezza, che provoca
malinconia, sofferenza, dolore, angoscia per la comprensione della sua condizione. La poesia lirica soggettiva
si afferma per Leopardi come unico versante poetico possibile, espressione dell'anima, rifiutando il versante
realistico. Nello Zibaldone viene affrontato il rapporto tra la lirica e la musica, proprio perché la poesia lirica si
avvicina di più alla musica, che per il giovane poeta incarna la regina di tutte le arti, l'arte del sublime, giocata
su due aspetti fondamentali del genere lirico: indefinito e rimembranza.
La rimembranza è' il ricordo evocato dall'ascolto di un brano musicale, nel quale l'uomo si ritrova coinvolto e si
lascia trasportare ai ricordi, alle riflessioni, ricollegandosi a sensazioni, atmosfere, situazioni, immagini non
chiare ma fortemente coinvolgenti, indefinite in grado di influire sullo stato d'animo e d'essere filtrate dal
sentimento. Un vero contenuto poetico deve essere già stato vissuto, per aver un ricordo soggettivo da
rievocare, carico di emozioni, di stati d'animo ma non può essere rievocato il presente. L'indefinito, il vago e'
l'effetto prodotto dalla poesia nell'istante in cui viene rievocato un ricordo, senza essere definito del tutto,
restando nella suggestione, nel sublime. Il lessico della poesia deve essere ricco di parole in grado di
ricollegare, di rimandare all'antichità, alla lontananza, a campi semantici indefiniti richiamando l’interiorità. Da
notare la distinzione leopardiana della parola dal termine: con la parola egli intende designare la capacità di
offrire immagini accessorie, mentre per termine intese l'oggetto di per se', ossia la definizione scientifica,
oggettiva. Per questo motivo è' da ritenere la lingua italiana ricca di parole che di termini rispetto a quella
francese.
L'immaginazione: presente nella fanciullezza, quando la ragione non estranea ancora la fantasia.
Conversione letteraria 1815-1816 (Recanati)
Fasi della produzione poetica
La produzione poetica leopardiana inizia nel 1816 con le prime opere giovanili, durante la fase di
sperimentazione nella quale approda alla lirica. Leopardi si diletta a sperimentare nuovi generi letterali come
l'idillio, l'elegia, le canzoni di carattere politico. La prima opera significativa e' "Il primo amore" (1817), anno di
svolta per l'abbraccio del genere lirico, sempre più esclusivo, ed è grazie ad esso che conosce la sua grande
attività letteraria (1817-1822) scrivendo gli Idilli e le Canzoni.
Dal 1823 fino al 1828 attraverso un periodo di silenzio poetico a causa della sua indisposizione verso la lirica,
ed è' a questo periodo che appartengono le Operette morali.
Dal 1828-1830 da Pisa a Firenze si ha la ripresa della fase poetica, con la produzione dei Grandi Idilli ("A
Silvia") o canti pisano recanatesi. Nei Grandi Idilli riprende temi, e linguaggio degli Idilli (1819-182): illusioni,
speranze della propria giovinezza, ricordi, quadri di vita borghese di natura serena e primaverile, suggestione
di immagini e suoni vaghi ed indefiniti, linguaggio musicale seppur lontano da quello aulico delle canzoni. In
questi idilli confluiscono anche le esperienze decisive come la fine delle illusioni e l'acquisizione della
consapevolezza del vero, insieme al pessimismo assoluto. Ma le immagini contenute in queste poesie sono
rarefatte, immateriali, frutto della memoria accompagnate dalla consapevolezza del dolore, caratterizzato non
più da fremiti ed impeti di disperazione e ribellione, bensì da un atteggiamento contenuto, fermo e lucido di
fronte ad una realtà immutabile.
Dal 1830 fino alla morte si ha un Leopardi eroico, caratterizzato dalla presa di coscienza del destino dell'uomo,
dal ritrovamento del vigore per affrontare questo "grigiore umano" , e dall'interesse verso altri generi letterari.
Firenze. L'ultimo Leopardi (1830-1837), egli vive la sua ultima delusione amorosa, rappresentata da un ciclo di
poesie Ciclo di Aspasia 1831-1834 (amante di Pericle) ispirato dalla delusione amorosa di Fanny Targooni

Tozzetti, a cui appartengono "A se stesso" e "Pensiero dominante". In questo ciclo di poesie la lirica viene
privata da immagini indefinite e vaghe, è' assente la musicalità degli idilli, è' una poesia nuda caratterizzata
da un linguaggio aspro, secco, spezzato. Leopardi risulta molto critico verso l'ideologia romantica ottimista
spiritualistico neo cattolica che non fa altro che celare inganni, e s'indirizza verso una concezione materialistica
della natura e meccanicistica.

-

La palinodia del marchese Gino Capponi (parodia della società).
Poemetto satirico "Il paralipomeni della batracomiomachia (battaglia di topi e rane).
La ginestra (testamento spirituale di Leopardi).
"Tramonto della luna" (Leopardi eroico).

Appunti
Due momenti importanti del suo pensiero, in quanto si accentua il pessimismo nella produzione letteraria.
Crisi del 1819 Leopardi viene preso da una malattia che lo rende cieco,ed è' il momento in cui avviene la cosiddetta
conversione filosofica che affronta la riflessione sulla condizione del destino dell'uomo, abbandonando il
cattolicesimo. Negli anni 1822-23 (anno della prima fuga leopardiana dall'ambiente recanatese) avviene il passaggio
dal bello al vero, ossia dalla poesia alla filosofia.
Fasi del pensiero leopardiano
1. Pessimismo storico (1816-1819): il rapporto tra l'uomo e la natura viene interrotto a causa dell'eccessiva razionalità
dell'uomo moderno. Tenendo conto della costante ricerca di appagamento del desiderio della felicità, essa non è
altro che un illusione destinata a protrarsi all'infinito (pessimismo cosmico), con l'avanzare del tempo, a causa
dell'allontanamento costante dalla natura, l'unica a trasmettere e a nutrire l'immaginazione nell'uomo, madre benigna
che offre le illusioni (amore, amicizia, e gloria) per alleviare le pene dell'uomo, rendendolo inconsapevole della
propria felicità come nel periodo degli antichi. Questo pessimismo è' denominato storico, proprio la condizione
negativa del presente è derivata da un processo storico che affligge l'età presente, denunciata per la sua inerzia, la
sua corruzione. In questo frangente la produzione lirica leopardiana è' caratterizzata dalla sperimentazione letteraria:
idilli pastorali, elegie come "Il primo amore", canzoni su argomenti moderni, e perfino un romanzo autobiografico
"Vita di Silvio Sarno, o Storia di un'anima", molti dei quali rimarranno solo progetti ed abbozzi in seguito abbandonati.
Gli unici a concretizzarsi, a prender forma saranno le Canzoni e gli Idilli, concentrate sulla creatività e sulla riflessione
della meditazione filosofica. Nelle Canzoni (1818-1823) di impianto classicistico caratterizzate da un linguaggio
aulico, le prime cinque tra cui "Ad Angelo Mai"1820 (archivista vaticano) affrontano una tematica civile, in particolare
quella dedicata a Mai affronta anche la tematica delle illusioni, sopite dalla ragione ossia la conoscenza del vero che
accresce il senso del nulla e della noia. Tra le altre canzoni ricordiamo quelle di stampo filosofico il Bruto minore
1821(uccisore di Cesare) e l'Ultimo canto di Saffo 1822 (specchio di Leopardi), personaggi suicidi a cui dedica un
discorso poetico, ed in è in queste due canzoni che il pessimismo storico passa a quello cosmico contemplando
l'idea dell'infelicità assoluta da sempre presente senza distinzioni di età, di cui responsabili sono gli dei e il fato. A
queste si contrappone un eroe titano che si ribella alla forza che l'opprime, affermando la propria libertà in un gesto
di sfida suprema che vede realizzarsi nella morte, slancio del furore. La nostalgia dell'età antica delle favole, quella
visione fanciullesca e immaginosa che l'uomo ha perso con l'avanzare dell'età si riscontra nella canzone Alla
primavera. La rievocazione dell'umanità primitiva e felci e nella sua ingenuità s'intravede negli Inni cristiani.
L'immagine dantesca concepita nel Dolce stil Novo della donna angelo traspare in "Alla sua donna", canzone
dedicata ad un'immagine ideale, platonica della donna. Gli Idilli (1819-1821), componimenti che abbracciano
tematiche intime e autobiografiche, dal linguaggio semplice e colloquiale, ricordiamo L'infinito, La sera del giorno
festivo, il Sogno, La vita solitaria pubblicate nel 1825 sulla rivista "Il Nuovo Ricoglitore". Questi idilli sono per Leopardi
l'espressione dei "sentimenti, affezioni, avventure storiche del suo animo".
Fase di transizione: Conversione filosofica 1819, l'immaginazione perde il suo valore.
In questo anno Leopardi si vede affrontare una crisi dovuta ad una ,apatia che colpisce la vista, e che comporta
l'allontanamento della religione cattolica, e ad una nuova visione della realtà italiana derivata dalla consapevolezza
della realtà, ossia l'impossibilità del realizzarsi del classicismo civile e patriottico, poiché la situazione contemporanea
risulta immutabile, destinata alla decadenza irreversibile della storia umana. In questi anni in Leopardi matura la teoria
del piacere è del suo impossibile conseguimento alimentata dalla teoria sensista. Secondo il poeta, l'uomo desidera
un piacere infinito per estensione e durata, inappagabile a causa della limitatezza dei suoi sensi, che crea
un'insoddisfazione costante. In questo contesto Leopardi abbraccia la concezione del materialismo meccanicistico,
che vede la natura come un meccanismo freddo e meccanicistico, che non si cura più dell'uomo, della sua sofferenza,
abbandonato al suo destino, al suo perire, al suo processo naturale di vita, crescita e morte. In questa visione l'idea di
anima immortale, spiritualismo, e immaterialità non hanno luogo e segnano il distacco dalla religione cattolica la
stessa che aveva contestato il materialismo greco, di Democrito. La felicità così diviene il piacere, sensazione
concessa alla ricchezza e alla vitalità delle passioni mentre l'infelicità viene rappresentata dalla percezione acuta e
sensibile del dolore, vista come dato oggettivo e universale, condizione insita nel genere umano, indipendente dal
distacco dalla natura. Questo concetto di natura maligna, cieca, indifferente, avversa alla sofferenza umana, pronta a
sacrificare il bene dell'individuo, si sviluppa già nella canzone Ultimo canto di Saffo, nell'idillio La sera del dì di festa e
nell'operetta morale Dialogo della Natura e di un Islandese.
3. Leopardi eroico, Ultimo Leopardi
In questa fase riprende l'attività civile, e si riprende dalla crisi, consapevole della realtà la affronta e cerca di alleviare
la sua vita con la fratellanza tra gli uomini fondata sulla solidarietà reciproca che tenta di arginare la sofferenza.
1824-1828 distacco dalla poesia, silenzio lirico e anno del l'elaborazione delle Operette Morali, opera in prosa
Parole, idee accessorie che stimano l'immaginazione sollecitando sensazioni indefinite e lontane. Rimembranza,
lontano ed indefinito legato al passato, alla fanciullezza, età nella quale l'immaginazione era più fervida.