A più di tre anni anni dall'uscita di scena dell'ex presidente, Bertrand Aristide, ad Haiti, violenze e rapimenti sono

ancora all'ordine del giorno. Nella loro lettera pastorale per l'Avvento, del 12 dicembre scorso (2006), i vescovi haitiani, rivolgendosi agli autori di questi brutali reati, ma anche al governo di René Laval, succeduto ad Aristide nel febbraio 2004, affermano che la situazione è sempre più tragica. Stando ai dati di un’organizzazione locale per i diritti umani, solo quest'anno nell'isola si sono registrati 150 sequestri e più di 700 omicidi. Quello che colpisce di queste violenze, evidenziano i vescovi, è la banalizzazione della vita umana: “Uomini, donne e bambini sono ridotti a merce. I rapimenti stanno creando un clima di angoscia e terrore. La sfiducia impera e la speranza di un intero popolo è messa a dura prova”. Nel messaggio, viene chiamata in causa anche la decisione dei governi statunitense e canadese di rimpatriare i cittadini haitiani che hanno commesso reati in Canada e negli Stati Uniti. Emblematico il caso della 19enne Farah Kerby Dessources, rapita a nord della capitale il 15 novembre, ritrovata morta il giorno successivo, dopo essere stata atrocemente seviziata fino all'orrore. La giovane, per “ironia” della sorte, era il frutto di uno stupro avvenuto 19 anni fa in un hotel di Port au Prince ad opera di un militare statunitense ai danni di una cameriera. I rapitori avevano chiesto 30.000 dollari americani alla madre della ragazza che, con molta fatica, coinvolgendo la parrocchia, gli amici e i risparmi di una vita di lavoro (un guadagno di 10 dollari al giorno), era riuscita a mettere insieme 300 dollari americani. Secondo i rapitori, una volta pagato il riscatto, la ragazza sarebbe stata consegnata. Non avevano precisato però in quali condizioni. Ai funerali della ragazza (ai quali ha partecipato anche il ministro dell'Educazione, M. Gabriel Bien Aimè) migliaia di persone sconfortate dalla morte della giovane e dalla consapevolezza della totale assenza di una via di uscita da questa situazione sociale, hanno dovuto assistere ad una nuova telefonata dei rapitori che minacciavano di rapire anche il figlio 16enne. L'ondata dei rapimenti bagna ogni giorno il Paese senza risparmiare quartieri, senza ritegno, in qualsiasi ora. Colpendo trasversalmente tutti i livelli della società. Una violenza quotidiana che sta devastando un paese martoriato da decenni di dittature, ribellioni, sfruttamenti, nell'indifferenza del resto del mondo. Un appello alle forze politiche haitiane è giunto anche dalla Commissione Giustizia e Pace, che ha diffuso un rapporto sulle violenze scoppiate durante le elezioni amministrative dello scorso 3 dicembre. Nel rapporto, si parla di un peggioramento della situazione economica nel Paese, evidenziando che il clima di insicurezza generalizzata sta avendo effetti traumatici sulla popolazione. Sconvolta da conflitti politici e disastri naturali ricorrenti, Haiti presenta i peggiori indicatori socioeconomici di tutta l'America Latina e dell'intero emisfero occidentale, in alcuni casi perfino inferiori a quelli dell'Africa sub-sahariana.

Alla fragilità del sistema politico e alle gravi violazioni dei diritti umani si sovrappongono catastrofi naturali periodiche. Trovandosi sulla rotta stagionale degli uragani caraibici, il paese è costantemente flagellato da alluvioni, tempeste tropicali e smottamenti, il cui impatto è moltiplicato dall'estrema povertà della popolazione e dall'incapacità d'intervento delle istituzioni, per carenza di mezzi e preparazione. Negli ultimi 10 anni, oltre 20 disastri naturali hanno causato più di 10.000 morti. Nel 2004, l'isola fu spazzata dall'uragano Jeanne, che causò morti e feriti, distruggendo al suo passaggio tutto ciò che incontrava, lasciando l’isola in uno stato pietoso. Quell'uragano fu tanto potente e devastante che interessò tutta l’area dei Caraibi, portando con sé morte e distruzione. Lo scorso febbraio, dopo oltre 2 anni di forte instabilità politica, si sono tenute nuove elezioni: il neo eletto Presidente Renè Preval ha sottoscritto l'Agenda politica per l'infanzia, un documento che fissa una sistema di riforme sociali per migliorare la condizione di donne e bambini, definendo le priorità nel campo della salute materna e infantile, della lotta all'HIV/AIDS, dell'istruzione e della protezione dell'infanzia. Negli ultimi anni, violenze diffuse, guerre tra bande e la mancanza di minime condizioni di sicurezza avevano impedito gli interventi umanitari in molte aree metropolitane, in particolare nei sobborghi disastrati di Cité Soleil, Bel Air e Martissant, nella capitale Port-auPrince. “Sequestrano tutti, poveri e benestanti (che sono pochissimi)”, dice Suor Anna, “bisogna avere molta paura a girare per la capitale e nella maggioranza dei casi si è costretti a cambiare strada più volte. Si corre il rischio soprattutto nella zona della cattedrale e nel nord della capitale. Ma anche a Cité Militaire e Cité Soleil (due quartieri notoriamente caldi) la situazione non è delle migliori. L'altro giorno proprio vicino a noi hanno rapito una donna. Hanno anche rapito un sacerdote. Si è salvato senza il pagamento di alcun riscatto ma solo perché è stato riconosciuto, da uno dai capi dei ribelli, come il suo maestro d’infanzia”. I sequestri di persona sono diventati un metodo tremendamente veloce per recuperare denaro e adesso riguardano anche il personale internazionale. Secondo l'Unicef, nessun altro paese dell'America Latina, e pochi altri al mondo, se si esclude l'Africa Sub-sahariana, presenta tassi di mortalità infantile paragonabili a quelli di Haiti: ogni anno, 74 bambini ogni 1.000 nati vivi non raggiungono il 1° anno di vita; 117 non sopravvivono al 5° compleanno. Nel 2004, su un totale di 58.000 decessi infantili nell'area latinoamericana, ben 11.000 si sono verificati ad Haiti, il 19% del totale, ossia 1 su 5: lo stesso numero di decessi infantili si è registrato in Messico, la cui popolazione è però 13 volte quella di Haiti e i cui tassi di natalità si attestano al 19%, contro l'appena 2% del piccolo paese caraibico. Tra le cause dei bassi tassi di sopravvivenza vi è l'insufficiente copertura vaccinale contro le malattie dell'infanzia: ad Haiti, appena il 54% dei bambini è vaccinato contro il morbillo, contro il 90% dei restanti paesi dell'America Latina e il 66% dell'Africa Sub-sahariana. I tassi di malnutrizione cronica sono

particolarmente elevati, soprattutto nelle aree rurali, con il 23% dei bambini - 1 su 4 affetto da malnutrizione grave o moderata, con conseguenze spesso permanenti sullo sviluppo fisico e cognitivo del bambino. Con 2 haitiani su 3 che vivono sotto la linea di povertà, l'accesso a beni essenziali come l'acqua potabile diviene una lotta quotidiana per la sopravvivenza. Appena il 71% della popolazione può servirsi di fonti idriche sicure, una percentuale che scende al 34% se si considera l'accesso a servizi igienico sanitari. Non stupisce, dunque, che la diarrea sia tra le cause principali di mortalità infantile. Inoltre, molti bambini non frequentano la scuola perché impegnati nella raccolta d'acqua ad uso familiare, mentre il consumo d'acqua contaminata è all'origine degli alti tassi di diarrea acuta, per la quale solo il 41% dei bambini riceve cure mediche, terapie di reidratazione orale e supporto nutrizionale. L'istruzione rappresenta l'unica alternativa a una vita di miseria e ignoranza, e molte famiglie compiono sacrifici enormi per mandare i propri figli a scuola, dal momento che Haiti è l'unico paese dell'America Latina in cui l'istruzione non è gratuita. La povertà diffusa, inoltre, costringe molti bambini a lavorare per contribuire al reddito familiare, o a prendersi cura dei fratelli minori o dei parenti anziani. Nelle zone rurali le distanze costituiscono un ulteriore ostacolo all'accesso a scuola, mentre nelle aree urbane sono i fenomeni di disagio sociale - quali il crescente numero di bambini di strada o di orfani privi d'assistenza - a costituire barriere ulteriori all'accesso scolastico. Nel complesso, appena il 55% dei bambini in età d'istruzione primaria hanno accesso alla scuola; solo il 2% porta a termine gli studi secondari e 1/3 dei giovani tra i 15 e i 24 anni sono analfabeti. Nel 2005 oltre 70.000 bambini non hanno avuto la possibilità di completare l'anno scolastico. Le ricorrenti crisi politiche e i disastri naturali degli ultimi anni hanno determinato un aumento dei bambini a rischio, con 3 bambini su 4 che, sul totale di 3,8 milioni di bambini sotto i 18 anni, vivono in condizioni di vulnerabilità. Nella sola capitale Port-au-Prince, sono oltre 2.000 i bambini di strada, in parte orfani - Haiti ha il più alto tasso di orfani dell'America Latina, il 16% della popolazione minorenne ma anche bambini fuggiti da ambienti familiari violenti o da comunità rurali poverissime, e che sopravvivono svolgendo lavori umili o mendicando, ma anche di piccoli furti e di prostituzione. I tassi di omicidi tra i bambini di strada sono spaventosi, con una media che a Port-au-Prince registra l'uccisione di un bambino alla settimana. A volte i bambini vengono reclutati a forza da gang di strada, vere e proprie bande armate in cui sempre più spesso entrano però volontariamente, quale unico espediente per garantirsi cibo, protezione e rispetto. Le bande arruolano i bambini di strada per crimini vari o per gli scontri con le altre bande; le bambine sono spesso indotte alla prostituzione, o abusate dalle bande rivali come forma di ritorsione e vendetta. Nella sola capitale, l'UNICEF stima che siano circa 1.000 i bambini associati alle bande armate. La mancanza di un'anagrafe regolare, il lavoro minorile, il traffico di bambini e l'impatto dell'HIV/AIDS sono altri gravi problemi che pesano sulla condizione dell'infanzia ad Haiti. Oltre la metà delle nascite non viene registrata, privando di fatto i bambini dei diritti civili, dell'accesso a servizi pubblici di base quali la sanità e la scuola e, una volta adulti, del diritto al voto.

Un bambino su 10 viene sfruttato in lavori domestici presso famiglie benestanti: le bambine rappresentano i 3/4 degli oltre 300.000 bambini lavoratori che, spinti dall'estrema povertà, abbandonano le loro famiglie d'origine, per ritrovarsi spesso in contesti in cui subiscono abusi e violenze, o sottoposti a carichi di lavoro durissimi. Le famiglie più povere sono avvicinate da intermediari senza scrupoli che promettono un futuro migliore per i loro figli, e spesso sono indotte a pagare per il trasferimento illegale nella confinante Repubblica Dominicana, nella speranza che l'emigrazione sia la soluzione a una vita di miseria. Altri bambini, invece, vengono semplicemente rapiti, cadendo nella rete del traffico di minori oltre confine, per essere sfruttati come lavoratori domestici o, soprattutto per le bambine, nel mercato della prostituzione. L'UNICEF stima che, ogni anno, oltre 3.000 bambini siano trasferiti oltre confine. Oltre 200.000 bambini, infine, sono orfani d'entrambi i genitori a causa dell'AIDS, con Haiti che rimane il paese con il più alto tasso di HIV dell'intera regione latinoamericana: il 3% della popolazione adulta è affetto da HIV e, ogni anno, 5.000 bambini sono contagiati dalle madri durante la gravidanza o il parto. Circa 19.000 bambini hanno contratto l'HIV/AIDS e 6.000 necessitano cure mediche, ma solo 300 hanno la possibilità concreta d'accedere ai trattamenti. L'UNICEF stima che, ogni anno, circa 45.000 persone muoiano per malattie legate all'AIDS. Nonostante tali dati drammatici, gli sviluppi recenti accendono un barlume di speranza, con il tasso di sieropositività che, nelle donne incinta, è sceso di circa il 50% tra il 1992 al 2004 (dal 6,2 al 3,1%). La diminuzione risulta particolarmente accentuata nelle aree urbane e nelle fasce d'età tra i 15 e 24 anni, segno di un possibile mutamento comportamentale e di una maggiore consapevolezza e attenzione ai metodi di prevenzione. Michael Brewer, direttorer di Haiti Street Kids Inc., ha descritto un quadro agghiacciante: gruppi di uomini appartenenti a truppe militari che a Port-au-Prince uccidono i bambini di strada “per sport”. Jocelyn McCalla, direttore esecutivo della National Coalition for Haitian Rights, dice: “Ad Haiti non c'è più legge”. È un vero e proprio inferno. (Pubblicato su Ecplanet 30-12-2006) Elezioni sotto choc Peace Reporter 07-12-2006 Port-au-Prince Inflicted with Terror Réseau National de Défense des Droits Humains 13-12-2006 Child kidnappings raise fears in Haiti 27-12-2006 LINKS HaitiChildren.com Hope For Haiti's Children UNICEF - Haiti - Profilo del Paese

Haiti Children's Rescue Mission wehaitians.com - The scholarly journal of democracy and human rights Haitian Street Kids Inc., Abandoned and Abused Restavek Slave Children of Haiti APOCALISSE IN SUDAFRICA INVISIBLE CHILDREN

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