EDIZIONE SPECIALE

NUMERO due

22 aprile 2004

Editoriale
Alice: “Mi vuoi dire quale strada devo fare per uscire di qui?” “Dipende in gran parte da dove vuoi andare…” rispose il Gatto. La nostra Università è un percorso formativo che ha la struttura del più enigmatico tra i luoghi evocati dalla fantasia creatrice di Jorge Louis Borges: un "giardino dei sentieri che si biforcano" sulla soglia del quale l'aspirante universitario, armato di bussola e buon senso, si ritrova a riflettere sulla strada compiuta e ancor di più sul cammino da intraprendere. Come ogni eterno viandante, il giovane studente appoggia qualche istante la valigetta stracolma di esperienze e pensieri (l'abbandona per poco sulla soglia del giardino) perché ora (ora più che mai?) i suoi occhi sono fissi all'orizzonte di scelta. L'orizzonte (ora: ora più che mai) è una linea mutevole, che non regala certezze o stabilità: riforma dopo riforma, nell'avvicendarsi dei governi e delle linee politiche, tra proposte innovatrici e ritorni al passato - tra "3+2" e modelli ad "Y", fino alla prossima icastica denominazione pensare al proprio personale percorso significa pensare camminando! Un gruppo di viandanti si è fermato a sostare in un piccolo ma accogliente locale di Piazza del Lino; "sostare camminando", ovviamente: la redazione di Inchiostro ha preso in mano le mappe del nostro comune viaggio nei sentieri che si biforcano (mappe dai colori freddi e impersonali, che hanno i buffi/altisonanti nomi di leggidelega decreti attuativi sistema-dei-crediti prerequisiti formativi), e ora è intenta a scartabellarle, indagarle, sospirarle, interpretarle e anche un po' decodificarle, perché proprio di traduzione spesso si tratta. E poi il compito più arduo, arduo in quanto centrale: confrontare le grigie indicazioni cartografiche con la realtà del nostro accidentato stimolante confusionario vitale percorso. Con questo numero del giornale diamo il via ad un progetto che richiede gli sforzi congiunti e le perplessità (le bussole dell'intelligenza così come l'innato senso dell'orientamento di chi tra i sentieri che biforcano c'è nato) di tutti i viandanti dell'Università perennemente riformata. Volete essere nostri compagni di viaggio? Luna Orlando

Passeggiando tra i bivi della riforma
Scuole elementari, medie e superiori: primo e secondo ciclo dell’istruzione di Maddalena Botta
Al di là di quella che potrebbe essere la vostra motivazione per leggere queste righe, vi proponiamo un’analisi succinta dei più significativi cambiamenti che verranno introdotti (sempre che vengano tutti approvati) dalla riforma della scuola. Seguiteci dunque nel nostro breve excursus sulla scuola che verrà… 1.Innanzitutto cambiano le denominazioni dei cicli di istruzione. Non si parla più infatti di scuola materna, elementare, media inferiore, media superiore. Al loro posto subentrano i termini, apparentemente più vicini alle corrispondenti istituzioni di diversi paesi europei, di scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado. 2.La primaria e la secondaria di primo grado costituiranno un primo ciclo di istruzione. La secondaria di secondo grado, distinta in sistema dei licei e in istruzione e formazione professionale, che saranno distinti in due bienni e in un anno finale, al termine del quale si terrà l’esame di stato.
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IN QUESTO NUMERO
Mentre là fuori, negli anni cinquanta, sessanta e settanta il jazz seguiva una furiosa strada di cambiamento, Bill Evans cambiava sì, ma a modo suo, a distanza dagli altri. Intuition Di mutazione in selezione, di traslocazione in fusione, la danza delle quattro basi azotate ha dato vita a miracoli di complessità. Luca e Darwin appesi ad un filo da ricamo Il Guccio è tornato! Erano quattro anni che da una sala di registrazione non usciva la calda e imprecisa voce del sempreverde ragazzo modenese. “Non comprate i miei dischi e sputatemi addosso” Libertà rincorsa come una prostituta, una libertà priva di interdipendenza, di interrelazioni, di consapevolezza di sbagliare, di ferire, di morire [...] l’intorno reale non è quel reale inventato a misura di chi si reinventa guerriero e paladino di una rivoluzione che non può più esistere. 11 aprile 2004 Guccini invece parla tanto, tra una canzone e l’altra, con quell’aria genuina perennemente ironica, informale, bonacciona e a tratti indolente, e scherza col pubblico, e racconta le sue storie. “Non comprate i miei dischi e sputatemi addosso” Quella ritratta da Fusar è una dimensione artigianale del cinema, "nella quale ogni dettaglio, ogni oggetto insignificante diventa significante e portatore di sovrasenso". Il Grande Sogno "un bambino che scopre il teatro da bambino si innamora per sempre. E non tradirà mai quella passione" La Maschera e gli Affetti

Controriforma universitaria: dal 3 + 2 al 1 + 2 + 2 di Luna Orlando
Una riforma un po' cabalistica, avranno pensato i non-addetti ai lavori nel sentir parlare di "nuovi corsi" della scuola varati all'insegna della "Y". Ma in cosa consiste questo misterioso modello "che si biforca" nucleo centrale del progetto di revisione della Riforma Zecchino (la riforma del "3+2", introdotta dall'ex Ministro Ortensio Zecchino) operato dall'attuale Ministro dell'Istruzione Letizia Moratti? Il 18 aprile 2003, all'atto di firmare la pluri-nominata bozza di revisione della Riforma Zecchino, il Ministro Moratti specificava in un'intervista al Sole24ore la natura della sua "contro-riforma": “Il sistema del "3+2" resta sostanzialmente confermato, ma vengono introdotti correttivi per garantire una maggiore flessibilità. Il nostro progetto di revisione corrisponde alle esigenze di una formazione universitaria di maggior qualità, che crei nel contempo più opportunità di sbocchi professionali”. Flessibilità, qualità, opportunità professionali i cardini teorici, le "parole guida" che animano la "Y". La questione è: come garantire allo stesso tempo tutte queste magiche mete - per giunta sulla scia di una precedente Riforma che molte cose avrà certo mutato, ma allo stato
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Docenti e ricercatori: specie in via d’estinzione? di Federico Giusfredi
Il piano di riforma delle figure di docenti e ricercatori, contenuto dal disegno di legge delega del 16 gennaio, rappresenta un problema assai complesso, innanzitutto perché definirlo come ho appena fatto significa vedere solo la cima dell'Iceberg. I punti toccati dalla riforma sono almeno quattro e qui ci proponiamo di elencarli senza commenti di tipo politico, delineando ove possibile quelle che sono, all'atto pratico, le prospettive di cambiamento. Il primo punto è quello che vede coinvolta la figura del ricercatore, che, con un processo di esaurimento dei posti attualmente esistenti, prevede per il futuro l'assunzione, a scopi didattici e di effettiva ricerca, di laureati con statuto giuridico di co.co.co. e progetti a tempo limitato (quinquennale e rinnovabile una volta soltanto) da condurre per poi abbandonare, a fine incarico, cattedra e posto. Al di là delle consuete critiche e dei comuni dibattiti sulla questione del precariato e della eufemistica "mobilità" dei nuovi lavoratori, i punti oscuri di questa propo(Continua a pagina 3)

Giornale degli studenti dell’Università di Pavia - Iniziativa realizzata nell’ambito del programma dell’Università di Pavia per la promozione delle attività culturali e ricreative degli studenti (A.C.E.R.S.A.T.)
22 Aprile 2004 - Numero 2 Direttore: Luna Orlando (filosofia) Redazione: Luca Cagnola (lettere moderne), Stefania d’Andrea (filosofia), Mario Farina (filosofia), Elena Marigo (filosofia), Giuseppe Mascherpa (lettere moderne), Alessio Palmero (matematica), Leonardo Pistone (matematica), Mattia Quattrocelli (biotecnologie), Maria Chiara Succurro (lettere antiche), Stefano Valle (ingegneria) Hanno collaborato: Larry, Vincenzo Andraous, Maddalena Botta, Federico Giusfredi Disegni: Mari, Silk Grafica: Alessio Palmero Stampa: Industria Grafica Pavese Registrazione n. 481 del Registro della Stampa Periodica Autorizzazione del Tribunale di Pavia del 23 febbraio 1998 Questo giornale è distribuito con la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike.

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Intuition
di Leonardo Pistone
Eccoci ancora a parlare di jazz. Dovete sapere che sono successe un sacco di cose nel jazz negli anni quaranta, cinquanta, sessanta, una serie serrata di rivoluzioni di musica, di stile, di pubblico. Negli anni quaranta alcuni ragazzi neri come Charlie "Bird" Parker, Dizzy Gillespie, Bud Powell, Art Blakey, Max Roach sconvolsero il jazz

inventando il Bebop; suonavano pezzi rapidi, pulsanti, con un forte ritmo "swing"; esplorarono armonie complesse e interessanti, molto "tonali" (cioè ricchi di cicli di quinte, o cadenze), inventarono l'idea di jam session.

Il bebop fece molto scalpore, ed è veramente importante: se oggi ascoltate del jazz che sembra non avere nulla a che vedere con il bebop, in realtà il linguaggio è proprio quello del bebop; quasi sempre. Approfondiremo il discorso nelle prossime puntate. Torniamo a noi. Il disco di oggi è di Bill Evans ed Eddie Gomez, si chiama Intuition, ed è del 1974. I più astuti già avranno capito: sì, Bill Evans è proprio quello che suona il piano in Kind of Blue, il disco della volta scorsa. E questo stesso Bill Evans ha una caratteristica: mentre là fuori,

negli anni cinquanta, sessanta e settanta il jazz seguiva una furiosa strada di cambiamento, lui cambiava sì, ma a modo suo, a distanza dagli altri. Evans è incredibilmente lirico e musicale come se suonasse un pezzo di Debussy, ma con tutti gli accenti, i ritmi e l'armonia del jazz. Ve ne accorgerete ascoltando questo disco, che forse è il più bel disco in duo pianobasso mai registrato. Come ascoltarlo? Iniziate dal brano 6, "A Face Without A Name". Il disco vi piacerà subito, ora e per sempre, garantito. Buon ascolto!

edog esarf atseuQ eralocitrap anu id eresse òup :àteirporp ibmartne ni attel ad ehc olos ,isrev i artsed osrev artsinis .etnein acifingis non

(Larry)

Corsi e ricorsi nel marasma scientifico

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Luca e Darwin appesi ad un filo da ricamo
di Mattia Quattrocelli
Quando incontrerete, nei prossimi giorni, un vostro conoscente di nome Luca, non esitate a ripudiarlo con tutta la vostra veemenza e a bollarlo come un relitto comunistoide e propagatore di dottrine pericolose per l’umanità; in seguito, scrivete senza remore al nostro Ministro dell’Istruzione, chiedendo come ricompensa un kit del taglio e cucito, firmato “Abbasso Darwin”… vi starete chiedendo l’origine dei miei vaneggiamenti e, quindi, mi sembra il caso di chiarire. LUCA è l’acronimo di Last Universal Common Ancestor, ovvero il primo ammasso di molecole che avesse una parvenza di “vivente”, ed è, o meglio, era un fiero portatore di una molecola facilmente duplicabile come l’RNA: in poco tempo (il tempo necessario a far crollare diecimila imperi economici) il passo verso il DNA e la comunione con le proteine è stata solo questione di riarrangiamenti molecolari, mettendo in piedi quel sistema di trasporto e lettura di informazione digitale che è il codice genetico. Di mutazione in selezione, di traslocazione in fusione, la danza delle quattro basi azotate ha dato vita a miracoli di complessità come i plasmidi batterici (anelli di DNA circolare interscambiabili) o i cromosomi degli organismi “superiori”, ma soprattutto ha permesso lo sviluppo di quella gabbia variopinta e spropositata all’entropia che è il mondo vivente: miliardi e miliardi di forme, specie, adattamenti, a partire, però, da un unico (con qualche differenza qua e là) set di istruzioni genetiche per lo sviluppo dell’individuo, che sia una sequoia o un moscerino della frutta o un porcino. Dov’è la differenza, allora, o, se volete, dov’è l’inghippo per cui non possiamo passare la vita a crogiolarci al sole estivo come un grillo e dobbiamo compiere un’operazione così innaturale ed umana come il vestirsi? L’inghippo risiede proprio in quel cammino dell’evoluzione, del dialogo tra stimoli ambientali e risposta del soggetto, della speciazione come risorsa per l’adattamento ai fattori più vari e della selezione come competizione tra genomi per affermarsi in fenotipi, cioè in proteine e, viste un po’ da lontano, come individui in grado di trasmetterli. È questa la prospettiva che Darwin partorì a bordo del Beagle ed è questo il pensiero che, insieme alla rivoluzione einsteiniana, ha spalancato i portali del pensiero complesso scientifico contemporaneo e di una ricerca diversa ed estesa, dai tumori al differenziamento delle staminali. D’altronde, se è vero quanto ho malamente scritto sopra, è anche vero che l’evoluzione non cessa mai di stupirci: più di mezzo secolo fa nasceva un’esemplare femminile di Homo sapiens sapiens che, dotato di notevoli poteri revisionistici, avrebbe deciso di cancellare l’evoluzionismo e Darwin dalle scuole medie, rifiutando così la propria origine comune ai pappataci per una più rassicurante provenienza dal dito di Dio. Non solo: convinta del maggior successo ecologico garantito dal ricamo, questa femmina di primate avrebbe scambiato l’assunzione di processi intellettuali, ormai inevitabili, per una più pacata applicazione all’ago e al filo. Ovviamente, tutto questo è realtà, secondo il noto paradigma per cui la realtà supera di gran lunga l’immaginazione più spinta: è tutto scritto nei nuovi programmi ministeriali. Il mondo scientifico e quello del buon senso, però, sta ancora aspettando una parallela dichiarazione ministeriale che dica ai ricercatori come studiare e spiegare la resistenza agli antibiotici dei batteri oppure la formazione di neoplasie e tumori: dato che l’evoluzione del pensiero, come quella biologica, ha ridisegnato l’ordine universale nelle forme più bizzarre, chissà cos’altro ci si possa attendere da menti fervide come quelle adesso in auge al Ministero…

“Non comprate i miei dischi e sputatemi addosso”
di Mario Farina e Giuseppe Mascherpa
Il Guccio è tornato! Erano quattro anni che da una sala di registrazione non usciva la calda e imprecisa voce del sempreverde ragazzo modenese, un silenzio discografico intermezzato da un CD live, il terzo. L’intervallo fra Stagioni (EMI 2000) e Ritratti (EMI 2004) è stato il più lungo della carriera di Guccini, una pausa di riflessione utile a immagazzinare i frenetici eventi scivolati sulle nostre coscienze in questi primi anni del nuovo millennio. Se Stagioni racconta di un secolo appena trascorso con malinconici inni a personaggi fiabeschi, Ritratti si rivolge alla nuova era, che poi tanto nuova non è neppure. Le dinamiche sono sempre le stesse: due mondi contrapposti che si scontrano sfociando in guerre e soprusi, giovani corpi abbandonati su un marciapiede e racconti narranti un bel tempo che fu. Guccini lo capisce bene e incide un album che, come dice il titolo, dipinge i ritratti degli uomini e delle situazioni che, in un modo o nell’altro, hanno fatto e faranno le vicende di un’umanità raccontata sempre più malinconicamente. Anche la nuova Canzone per il Che è ben lontana dagli slogan urlati e chiede a un rivoluzionario di sedersi a riflettere che forse l’esistenza non è da donare interamente agli altri, che l’uomo non deve dimenticarsi di se stesso. Le lunghe melodie sospinte dalla profonda voce del cantante emiliano sono sempre le stesse: non è un album che rinnova lo stile e le musiche. L’impianto strumentale fatto da chitarre che dettano legge, accompagnate da tristi armoniche, è lo stesso degli ultimi dieci anni; gli esperimenti musicali spariscono in sottofondo ed emerge la parola. In perfetto stile gucciniano a fare da padrone è il testo, i versi scorrono sulle spinose note accarezzandole senza lasciarsi ferire, le contaminazioni folk restano distanti dalle parole, quasi l’autore si rendesse conto che un suono di troppo storpierebbe la recitazione. L’11 settembre è esploso nelle opere di ogni artista e Guccini celebra il fremito di terrore che ha scosso l’occidente con una canzone dedicata a Cristoforo Colombo. Il lungo viaggio verso l’ignoto del navigatore genovese è un continuo con il brano d’apertura dell’album: Odysseus, nel quale troneggia il dantesco «fatti non foste a viver come bruti». I due personaggi sono legati dal desiderio curioso che li spinge ad una probabile morte, con l’unica differenza che il marinaio italiano approderà dove non credeva di approdare, mentre l’eroe acheo naufragherà di fronte alla sua brama di sapere trascinando con sé timoniere e rematori. L’omaggio che non ti aspetti è a Carlo Giuliani. Piazza Alimonda racconta il picco di follia e violenza di quella tremenda giornata di luglio. Le vite dei ragazzi di Genova s'intrecciano con quelle degli «opliti» in uniforme, i primi spinti dalla spontanea voglia di liberare, gli altri mossi come marionette da uomini freddi che uccidono una città, uno stato, una civiltà. Carlo non è raccontato come un eroe, è il ragazzo che non trema di fronte alla morte, che avanza dal basso di una società disperata verso il caotico ordine di un’uniforme blu. I passi decisi di una giovane coscienza si scontrano con la paura di chi riconosce un’autorità al di fuori da sé e si spaventa per quel simbolo di ribellione che avanza solitario, il colpo di pistola che taglia il sacrale silenzio di uno scontro fra culture è come un segnale che non viene accolto, i ribelli impietriti abbandonano le armi e si chinano a onorare il compagno. Dinnanzi a quella cosa inerte abbandonata sul marciapiede si stringe un’intera civiltà, proprio quando l’uomo sparisce e rimane la naturalità della morte si piange una vita che non c’è più e che se fosse stata ancora nessuno se ne sa(Continua nella pagina a lato)

libri e riviste
C. Darwin, L’ORIGINE DELLA SPECIE (visto che se ne parla tanto, teniamo nella nostra libreria questo tassello fondamentale del nostro mondo!) M. Ridley, GENOMA L’autobiografia di una specie in ventitrè capitoli Instar Libri, Torino 2002 (un libro veramente accattivante sulla genetica e l’evoluzione della nostra specie) M. Reggio, SCUOLA Le materie del futuro. Via la storia antica, torna il ricamo La Repubblica, 15/03/2003 (un sunto perspicace e critico delle caratteristiche del piano Moratti)

internet
http://www.anisn.it Sito dell’Associazione degli insegnanti di Scienze, per leggere il manifesto firmato contro la censura sull’evoluzionismo.

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Passeggiando tra i bivi della riforma
(Maddalena Botta, continua da pagina 1)

11 aprile 2004
di Vincenzo Andraous
Vincenzo Andraous è nato a Catania il 28-10-1954, una figlia Yelenia che definisce la sua rivincita più grande, detenuto nel carcere di Pavia, sposato con Cristina, ristretto da trenta anni e condannato all’ergastolo. Da dieci anni usufruisce di permessi premio e lavoro esterno in art.21, da tre anni è in regime di semilibertà svolgendo attività di tutor educatore presso la Comunità “Casa Del Giovane” di Pavia. Per dieci anni è stato uno degli animatori del Collettivo Verde del carcere di Voghera, impegnato in attività sociali e culturali con le televisioni pubbliche e private, con Enti, Scuole, Parrocchie, Università, Associazioni e Movimenti culturali di tutta la penisola; circa venti le collaborazioni a tesi di laurea in psicologia, criminologia e sociologia; è titolare di alcune rubriche mensili su riviste e giornali, laici e cattolici; altresì su alcuni periodici on line di informazione e letteratura laica, e su periodici cattolici di vescovadi italiani; ha conseguito circa 80 premi letterari; ha pubblicato otto libri di poesia, di saggistica sul carcere e la devianza, nonché la propria autobiografia. Ogni volta che ci investe la notizia di un atto terroristico, nella mente c’è indelebile il rumore sordo delle assenze improvvise. Come una fotografia impolverata dal tempo, lo sguardo della memoria riporta ai tanti ieri riesumati. La sensazione è di aver di fronte dei sognatori che negli ideali tentano di dare giustificazione a un sogno maledetto che non si avvererà mai. Libertà, libertà, libertà, si grida nelle strade, nelle celle, nelle piazze, sui pavimenti imbrattati di sangue. Libertà rincorsa come una prostituta, una libertà priva di interdipendenza, di interrelazioni, di consapevolezza di sbagliare, di ferire, di morire. Proprio in questa follia scorgo segnali concreti che sconsigliano il perpetrarsi di queste tragedie, perché l'intorno reale non é quel reale inventato a misura di chi si reinventa guerriero e paladino di una rivoluzione che non può più esistere.
(Continua a pagina 4)

Il sistema progettato dal Ministro Moratti è volto a facilitare eventuali cambi di indirizzo durante il percorso di istruzione, sia all’interno del sistema dei licei, che tra questo e quello di formazione professionale. In particolare, a partire dai 15 anni di età è prevista la possibilità di ottenere diplomi e qualifiche in alternanza scuola-lavoro. Sarà stabilito un sistema di crediti certificati, acquisibili sia attraverso la frequenza di un qualsiasi segmento del secondo ciclo, a livello di licei come a livello di formazione professionale, sia infine tramite la partecipazione ad una serie di esperienze diverse esterne al contesto scolastico: stage in Italia o all’estero, "periodi di inserimento nelle realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi” (legge del 28 marzo 2003, n°53). Fino a qui si è parlato di riforme e riordinamenti che, in base al decreto legislativo del 19 febbraio 2004, attuativo della legge delega del 28 marzo 2003 n°53, entreranno pienamente in vigore a partire dall’anno scolastico 2004-2005. Certo, anche i programmi ministeriali sono stati rivisti e corretti. Ma dato che la loro effettiva applicazione nelle scuole è ancora in discussione, rimandiamo l’argomento al futuro...

(Continua dalla pagina precedente)

rebbe accorto. Chi ha sparato in fondo ha perso, non ha rischiato sé stesso, ha riconosciuto la superiorità di chi gli stava davanti e ha ucciso. Al palazzetto c’è il pienone che prevedevi e non avresti detto, orgoglio dei seguaci del Maestrone. Guccini? E chi è? Ah sì, figa, che asciugo!, muggiscono tanti, troppi under 20 della cosiddetta MTV generation, dando un senso all’imbarazzo dei veejay (“vigèi”) che, leggendo le classifiche dei dischi più venduti sull’emittente musicale prediletta dai “giovani”, proclamano vergognosi, sottovoce e senza il solito entusiasmo demenziale,

che il cantautore emiliano trionfa in vetta alla hit parade settimanale con la sua ennesima fatica intitolata Ritratti. Non sarà di moda, Guccini, ma questa sera ad Assago i parcheggi sono imballati: dodicimila persone con un’età media – come sempre – da quarta-quinta superiore, alla faccia dei “vigèi”. Il palazzo dello sport è un grande carnaio aromatico d’erba, le luci al neon illuminano la soffusa foschia tipica di quei luoghi chiusi e sovraffollati in cui centinaia di persone fumano, contemporaneamente, qualsiasi cosa. Alcuni fissano frettolosamente alle transenne di fronte al palco (maestosamente essenziale, come sempre) un cartel-

lone di saluto al loro Vate, poi si siedono in platea – perchè non ci si alza MAI prima di Cirano – a gambe incrociate, con i giubbotti sulle ginocchia, e aspettano. Sono le nove e venti: venti minuti di ritardo. Qualcuno si alza in piedi, qualcun’altro applaude, il pubblico intero mormora e frigge. Improvvisamente si spengono le luci, e la folla naturalmente impazzisce: nella semi-oscurità, i musicisti salgono sul palco e prendono posizione agli strumenti; Lui si fa attendere, prima di guadagnare il proscenio con la solita andatura dinoccolata e ingobbita, vestito di un largo camicione rosso sgargiante (divisa militante, si direbbe). Tre minuti di ovazione, seguita come al solito dal monologo che prelude al concerto: perchè Guccini non è Ramazzotti, non stupisce i suoi amici con astruse meraviglie sceniche; Guccini invece parla tanto, tra una canzone e l’altra, con quell’aria genuina perennemente ironica, informale, bonacciona e a tratti indolente, e scherza col pubblico, e racconta le sue storie, e ogni volta prende in giro Berlusconi, e legge i cartelloni

degli adepti correggendone gli errori d’ortografia, da buon exprofessore (forse pedante) di italiano. Poi, uguale a se stesso nei secoli, prende la chitarra, dà una pennata d’avvio e comincia con l’eterno omaggio di Canzone per un’amica, cui fa seguire le intuizioni più felici dell’ultimo album, Una Canzone e Odysseus, così belle e così rovinate dall’infame acustica del palazzo (e anche, va detto, da qualche magagna nell’esecuzione); poco dopo è la volta della romantica Farewell, subito interrotta – se lo permette spesso, il Guccini – sui primi, avvolgenti ricami dell’armonica per specificare che “Farewell significa “addio”, e non è il nome della ragazza cui ho dedicato la canzone, come molti credono” (risate e applausi). In un pacato susseguirsi di battute, brevi aneddoti, brani nuovi – come La ziatta, in dialetto modenese: bellissima e tristissima – e qualche prezioso reperto del passato – Autogrill, la splendida Scirocco e la periferica ma profetica Shomer-ma-mi-llailah, il cui titolo in aramaico è un versetto di Isaia (“perchè io la Bib-

bia la leggo in lingua originale”, spiega fintamente tronfio il Professore) – si arriva finalmente all’usato e magico finale, che nutre l’esaltazione dei fans in un connubio di pezzi storici (fra i quali sarebbe bello vedere riemergere, prima o poi, qualche brano dell’Isola non trovata) e nuovi brani impegnati: Il vecchio e il bambino con Cirano, Auschwitz con Canzone per il Che, Piazza Alimonda con Dio è morto. E infine La locomotiva, consueta tessera conclusiva dei live gucciniani, climax ascendente e catarsi collettiva urlata a pugni alzati in una gestualità più emotiva che politica. Il grande vecchio adesso è stanco: le ultime strofe della canzonefiume sono quasi sospirate, o sbuffate col fiatone, dentro il microfono. Sommerso di applausi, le luci del palazzo già riaccese su “Correva l’altro treno, ignaro...” (Locomotiva, ottava strofa), Francesco ha giusto il tempo di ringraziare, sinceramente colpito e commosso, per l’affetto “che sempre mi dimostrate”, e di scolarsi un ultimo bicchiere. Naturalmente, alla salute dei “vigèi”.

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3.Quanto all’istruzione e formazione professionale, essa passerà alla competenza esclusiva delle regioni (per effetto della riforma al titolo V della Costituzione). La formazione professionale avrà durata quadriennale, ma ci sarà comunque la possibilità di un anno integrativo per poter accedere alle strutture universitarie. 4.La continuità all’interno del primo ciclo di istruzione sarà facilitata dall’abolizione dell’esame di licenza elementare. Rimane l’esame di stato al termine della scuola secondaria di primo grado. 5.Quanto all’accesso ai diversi livelli di istruzione, ci saranno delle anticipazioni per le iscrizioni alla scuola dell’infanzia e alla primaria. Alla scuola primaria bambini e bambine che compiono i sei anni entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento. 6.Per ciò che concerne la didattica e l’organizzazione degli istituti nelle scuole primarie e secondarie di primo livello, la riforma Moratti è volta ad introdurre una maggiore autonomia scolastica da un lato, ed una maggiore libertà di scelta delle famiglie dall’altro. A questo proposito si elaboreranno dei piani di studio personalizzati, costituiti da un nucleo comune, definito a livello nazionale, e da contributi diversi a seconda delle scuole, determinati sia da specificità regionali che da eventuali adattamenti richiesti dall’alunno in particolare. Inoltre, anche l’orario scolastico verrà riorganizzato, prevedendo un monte ore minimo al quale si possono sommare delle ore aggiuntive di insegnamenti ed attività opzionali, che la scuola deve offrire gratuitamente agli allievi. Spetterà ai genitori la scelta dell’orario scolastico, eventualmente comprensivo delle attività facoltative. 7.Nuova figura introdotta dalla riforma è il docente coordinatore, o tutor, cui spettano funzioni di coordinamento didattico, di cura delle relazioni con le famiglie, di cura del percorso formativo degli allievi, che sarà documentato nel portfolio personale. 8.Il portfolio delle competenze individuali accompagna i bambini

fin dalla scuola dell’infanzia, e li segue lungo tutto il percorso di formazione. E’ una cartella contenente materiali prodotti dall’alunno, prove scolastiche significative, indicazioni di sintesi sul livello di apprendimento-crescita dell’alunno, commenti dei docenti o degli stessi familiari, o anche degli stessi alunni. Un tale documento dovrebbe sia fungere da elemento di valutazione dell’alunno, sia da anello di continuità tra i diversi livelli di istruzione. 9.L’insegnamento della lingua inglese sarà obbligatorio fin dal primo anno della scuola primaria. A partire dal primo anno della scuola secondaria di primo livello si avrà invece lo studio di una seconda lingua dell’Unione Europea. 10.Viene incentivata l’alfabetizzazione informatica, che è introdotta già nei primi anni della scuola primaria.

(Federico Giusfredi, continua da pagina 1)

sta di rinnovamento sono due. Cosa ne sarà del dottorato di ricerca? Esisterà ancora la figura del dottorando come persona che incomincia una carriera intellettuale e professionale? E soprattutto cosa ne sarà delle cattedre coperte per un po' di tempo e poi abbandonate dai ricercatori a progetto? Secondo recenti stime i ricercatori, che in Italia sono circa 21000, conducono più o meno il 51% degli insegnamenti presenti nelle università, e non necessariamente gli insegnamenti più settoriali. È chiaro dunque che i cambiamenti negli atenei saranno molti, anche in termini di qualità e coerenza dell’offerta didattica. Il secondo punto trattato dalla proposta di legge è quello relativo alle modalità di svolgimento dei concorsi per posti di docente ordinario e associato. Fino a sei anni fa vigeva il sistema detto del concorso nazionale, secondo il quale era un organo unico per tutti gli atenei del paese a gestire le prove e a stabilire le assegnazioni di cattedre e idoneità all’insegnamento in tutta Italia. Criticato sulla base di accuse di pesantezza burocratica e favoreggiamento dei clientelismi, il metodo venne sostituito con quello dei concorsi decentrati. Ora il nuovo sistema riceve analoghe accuse, e si parla di tornare al vecchio concorso. All’interno di questo piano di ritorno al passato non mancano però le novità. D’ora in avanti infatti, se la riforma sarà approvata, ogni vincitore di concorso riceverà una cattedra per tre anni, al termine dei quali verrà confermato e quindi assunto a tempo indeterminato, o respinto e privato dell’insegnamento. Ricercatori e Associati con una discreta anzianità (rispettivamente 5 e 10 anni) avranno riservati il 15% dei posti per i concorsi verso la qualifica di grado superiore. Saranno riservati dei posti anche per i docenti stranieri. In terzo luogo cambia il monte ore d’insegnamento dei docenti, che passa da 60 a 120, e la modalità di

calcolo della loro retribuzione, che sarà costituita da uno stipendio base con aggiunte dipendenti dalle attività di ricerca o da altre attività non direttamente didattiche. Sulla sostanza di tali retribuzioni non avrà alcun peso, però, l’eventuale presenza di altre fonti di reddito, legate ad attività extrauniversitarie. Suppongo si converrà che non è far politica, ma solo buon senso, osservare che, di fatto, il peso di questi introiti extradidattici sarà diverso per un italianista o un filologo e, che so io, un medico, un ingegnere, un avvocato. Il che ci porta all’ultimo punto trattato dal disegno di legge, che si limita a consentire il diritto di enti privati a stanziare fondi per gli atenei e perfino a costituire delle cattedre. Un intervento, dunque, che non si arresta alla concessione di finanziamento non pubblico alla ricerca, ma legalizza l’intervento di enti privati nella didattica anche degli atenei statali, verso il generico disegno di privatizzazione della cultura e dell’istruzione da tempo perseguito da diversi governi (ahimè di più d’una parte). Non è questa, come già detto, la sede in cui criticare la struttura della riforma che abbiamo cercato di spiegare con la massima chiarezza, e men che meno la sede per muover critiche che siano di natura ideologica. Ci limitiamo a domandarci come mai in un momento in cui gli atenei chiedono una maggior spesa pubblica e un rientro del fallimentare modello “tre più due”, la risposta debba somigliare così tanto a una gambizzazione della ricerca con una apertura a finanziamenti privati. La nuova geometria didattica delle nostre università ha dimostrato in più sedi di aver impoverito l’offerta culturale di approfondimento, e mettere in mano all’impresa privata le sorti della pubblica ricerca è un’operazione che, a chi chiede un’istruzione gestita in modo competente e degno di uno stato di diritto, lascia qualche sospetto e una buona dose di perplessità.

AGENDA dal 20 aprile al 7 maggio
MUSICA
SPAZIO MUSICA Via Faruffini 5 giovedÏ 22 aprile 2004 S.A.D.
Pop rock

Il Grande Sogno
di Maria Chiara Succurro
Il 7 aprile è stata inaugurata un’esposizione di fotografie, opera di Evaristo Fusar, che ritraggono attori di cinema: Il Grande Sogno è il titolo di questa mostra, titolo che vuole evocare tutto il clima di un periodo, della “grande stagione del cinema italiano”, nella definizione di Lorenzo Demartini, Assessore alla Promozione delle Attività Culturali della Provincia di Pavia e promotore del Catalogo della mostra, sul quale è autore della Presentazione. Introducendo il pubblico alle fotografie esposte, immagini bellissime che raccontano il "cinema che fu", Demartini non vuole sbilanciarsi in giudizi o istituire paragoni, limitandosi ad affermare la diversità del cinema di oggi rispetto a quello di un passato in cui “i veri protagonisti erano gli attori e i loro sguardi gli effetti speciali”. L'inaugurazione della mostra rappresenta un momento significativo per raccontare la carriera e la vita avventurosa di Evaristo Fusar, che, nato come fotografo nel ’53, "non per amore ma per denaro", come lui stesso ricorda, trascorre i primi sette anni di lavoro in Europa col fratello, spostandosi tra Parigi, Londra e Madrid. Poi va all'Europeo, dove tra gli altri incontra Pietrino Bianchi, grandissimo critico del cinema (sua è l'osservazione secondo la quale "nei grandi film si sa sempre che ora è"). Inizia una lunga serie di servizi fotografici sui quali non soltanto Fusar ha l'esclusiva, ma che gli offrono soprattutto la possibilità di trovarsi effettivamente "dentro al film", episodio significativo a proposito, tra i tanti ricordati, è quello che vede Fusar prestare la sua Giulietta per le riprese di Banditi a Milano. Dal 1967 inizia a girare il mondo, dall’Africa all’Australia, per la Domenica del Corriere, ma riprende quasi subito a occuparsi di cinema negli Stati Uniti. Dopo un breve periodo nella redazione di Capital, torna libero professionista. Dal 1990 lavora insieme al figlio Alberto. Le sue fotografie, come fa notare il prof. Nuccio Lodato, anche autore dell’Introduzione del Catalogo, rappresentano l’occasione per una grande retrospettiva culturale su un'epoca in cui ogni immagine è importante, un’epoca in cui, contrariamente al profluvio di immagini che ci circonda ora, nel quale anche le migliori tendono a inflazionarsi, l'immagine invece era ancora rara, c'erano pochi canali televisivi e il periodico a rotocalco era il mezzo privilegiato per la diffusione di un'immagine sempre di gran livello. E ci porta anche a riscoprire la forza concentrata, il potere di riassumere dell'immagine. Se è dai dettagli che si può vedere la grandezza di un fotografo, niente meglio della voluta di fumo tra Orson Welles e la figlia Beatrice, del riflesso nello specchio della Vitti ripresa di spalle insieme ad Antonioni sul set di Deserto rosso, o della vitalità e della giovinezza sprigionata dal volto assorto di Fellini, solitamente ripreso sempre come più grave, mentre gira Giulietta degli spiriti, può testimoniare della grandezza di Fusar. Oppure da ritratti come quelli di Rossellini e di Ford; in particolare, fa notare il professor Lodato che Ford "ha tutto il suo cinema scolpito nel viso". Quella ritratta da Fusar è una dimensione artigianale del cinema, "nella quale ogni dettaglio, ogni oggetto insignificante diventa significante e portatore di sovrasenso", nelle parole del prof. Lodato.

TEATRO
TEATRO FRASCHINI Corso Strada Nuova, 136 martedì 27 aprile 2004 ore 21.00 ITALIA-BRASILE 3 A 2
di e con Davide Enia

CINEMA
CINEFORUM DEL BARATTOLO Via dei Mille 130a martedÏ 20 aprile 2004 ore 22.30 LA COSA (1982)
di John Carpenter; versione director's cut

venerdÏ 23 aprile 2004 MIDNIGHT RAMBLERS L.B.
Hard Rock '60 '70

sabato 24 aprile 2004 GOLDRUST giovedÏ 29 aprile 2004 JASON REED BAND
(da confermare)

martedì 4, mercoledì 5, giovedì 6 maggio 2004 ore 21.00 ZIO VANJA
di Anton Cechov regia di Sergio Fantoni, con Andrea Giordana

martedÏ 27 aprile 2004 ore 22.30 IL DOLCE DOMANI (1997)
di Atom Egoyan di John Carpenter; versione director's cut

CONFERENZE
martedì 20 aprile 2004 - ore 17 LETTERATURE COMPARATE E TRADUZIONE LETTERARIA
Responsabile prof. Antony Oldcorn Sala Conferenze, Collegio Santa Caterina

venerdÏ 30 aprile 2004 ABBEY BAND
The Beatles songbook

TEATRO C. VOLTA Quartiere Scala, Pavia martedÏ 20 aprile 2004 ore 21.00 ECCIDI PARALLELI: ECUBA DI TROIA - MUKAGASANA DEL RWANDA
Spettacolo tragico con musica: un'attrice italiana e una africana rappresentano il dramma della guerra Regia di Paolo Castagna.

http://inchiostro.unipv.it

tutti i lunedÏ JAM SESSION tutti i martedÏ SOUND DIFFUSION TEATRO FRASCHINI Corso Strada Nuova, 136 lunedì 3 maggio 2004 ore 21.00 DIE DEUTSCHE KAMMERPHILARMONIE BREMEN
direttore Gerard Korsten, violino Viktoria Mullova musiche di Stravinskij, Prokofiev, Mozart

martedì 20 aprile 2004 - ore 21 DIRITTO, LEGGE, COSTITUZIONE: ANTIGONE E CREONTE
Gustavo Zagrebelsky, presidente della Corte Costituzionale Almo Colleguio Borromeo, P.zza Borromeo 9

MOSTRE
LA MASCHERA E GLI AFFETTI 25 anni di teatro a Pavia (1942-1967)
Mostra fotografica dalla raccolta di Erminio Maestri, a cura di Beppe Soggetti e Francesca Brignoli 3 aprile - 30 maggio nel ridotto del teatro Fraschini aperta dalle ore 17.00 nei giorni di spettacolo e negli orari 11.00-13.00 e 17.00-19.00 tutte le domeniche successive al Lunedì di Pasqua Ingresso gratuito

mercoledì 21 aprile 2004 - ore 11 CELLULE STAMINALI E CLONAZIONE
Carlo Alberto Redi Polo Didattico Cravino, aula 2

giovedì 22 aprile 2004 - ore 21 PRECETTO DIVINO, DIRITTI DELL'UOMO, LEGGI DELLO STATO
mons. Giuseppe Angelini, prof. Salvatore Veca Sala Conferenze, Collegio Santa Caterina

venerdì 7 maggio 2004 ore 21.00 ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI DI MILANO
direttore Aldo Ceccato, violino Mauro Rossi musiche di Schumann

lunedì 26 aprile 2004 - ore 18 I POETI LAUREANDI cerimonia di premiazione
Sala Conferenze, Collegio Santa Caterina

La Maschera e gli Affetti
di Maria Chiara Succurro
Duecentocinquanta immagini in mostra al teatro Fraschini fino al 30 maggio aprono al visitatore e al curioso uno scorcio su un mondo lontano, un pesante sipario che si dischiude su un palconscenico di polvere e sogno. Si tratta delle fotografie di attori di teatro autografate provenienti dalla raccolta di un personaggio particolarissimo, Erminio Maestri. Figlio dei custodi del Fraschini negli anni che vanno dal 1942 al 1967, Maestri bambino ha vissuto immerso in un mondo di favola, in mezzo alle celebrità dell'epoca: la sua casa era dove oggi c'è la biglietteria del teatro, e, come fa notare Antonio Sacchi, Presidente dell'Istituzione, "un bambino che scopre il teatro da bambino si innamora per sempre. E non tradirà mai quella passione". Ed è proprio questo amore mai venuto meno che oggi, venerdì 2 aprile, ha portato Erminio Maestri ancora nel ridotto del teatro Fraschini, per presentare la sua raccolta "di volti cari", che sono venticinque anni di teatro italiano e che lo riportano indietro alla sua giovinezza al Fraschini. In no(Continua da pagina 1) me di questi ricordi ha voluto donare all'istituzione Teatro Fraschini delle immagini che sono documenti per la storia culturale del nostro Paese e della nostra città, oltre che “25 anni della mia vita e della vita della mia famiglia al Fraschini”. Ha tanto da raccontare Maestri sulla sua vita all’interno del teatro, episodi curiosi e anche avventurosi, come quando suo nonno ha salvato il teatro dal rischio di un incendio provocato da un sigaro abbandonato, o come il furto avvenuto al teatro di Genova e smascherato proprio a Pavia. Presentando l’esposizione, il presidente Antonio Sacchi parla di “foto che raccontano l’aura di un tempo”, un tempo in cui il teatro aveva una funzione ben precisa, in contrapposizione a quella che Bianciardi ha definito “la solitudine di massa della società del benessere”, e gli attori erano come gli angeli di Chagall, che prendono per mano lo spettatore e volano… come anche in Volare, la canzone appunto del ’58. E quindi prepariamoci con questa mostra a “un volo indietro nel tempo”, nell’“epoca affascinante di un Gran Teatro che non c’è più”.

IL GRANDE SOGNO Miti del cinema visti da Evaristo Fusar
8 aprile - 13 maggio nella Sala dell'Annunciata inaugurazione 7 aprile ore 17.00 proiezione in anteprima del film Fellini: sono un gran buguardo di Daniel Pettigrew al Cinema Corallo ore 21.00

BARATTOLO Via dei Mille 130a Ogni mercoledÏ dalle 21:30 alle 23:30 - Jam session di percusssioni UNIVERSITA' Aula '400, Palazzo Centrale giovedÏ 22 aprile 2004 ore 21.15 ORQUESTRA DO ALGARVE
flauto Mario Carbotta arpa Letizia Belmondo direttore Alvaro Cassuto musiche J. de Sousa Carvalho: L’amore industrioso (ouverture) W.A. Mozart: Concerto per flauto, arpa e orchestra K.299 L. van Beethoven: Sinfonia n_7

mercoledì 28 aprile 2004 - ore 11 BIOTECNOLOGIE: BENEFICI E RISCHI
Luca Ferretti Polo Didattico Cravino, aula 2

MOS3
20 aprile-20 maggio Federico Gualtieri, fotografia Dalì - Viale Venezia 48 (zona confluente)

mercoledì 28 aprile 2004 - ore 21 TRAUMI DI GUERRA: un'esperienza psicoanalitica in Bosnia
P. Brunori, M. Risoldi, V. Belinciano, D. Scotto di Fasano Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri, Piazza Ghislieri 5

AD PUBLICAM UTILITATEM Libri del Seicento in mostra
A cura di Elisa Grignani 25 marzo - 2 maggio 2004 Castello Visconteo

martedì 4 maggio 2004 - ore 11 LA SPERIMENTAZIONE ANIMALE
Stefano Govoni Polo Didattico Cravino, aula 2

RWANDA: MEMORIE DI UN GENOCIDIO Mostra fotografica di Livio Senigalliesi
7 - 30 aprile, ore 10.00 - 17.50 (Chiuso il lunedÏ) Loggiato del Castello Visconteo, Pavia Ingresso gratuito

martedì 4 maggio 2004 - ore 18 OLTRE LA TRADIZIONE POETICA: il linguaggio di Christina Rossetti
Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri, Piazza Ghislieri 5

DANZA
BARATTOLO Via dei Mille 130a Ogni martedì dalle 18:30 alle 20:30 - Corso di Danza orientale
(Continua da pagina 3)

RWANDA: LE FERITE DEL SILENZIO
Mostra fotografica di Medici Senza Frontiere 2 - 31 maggio, ore 10.00 - 17.50 (Chiuso il lunedÏ) Loggiato del Castello Visconteo, Pavia Ingresso gratuito

giovedì 6 maggio 2004 ore 17.30 ETICA DELLA RICERCA GENETICA
Vittorio Sgaramella Almo Collegio Borromeo, P.zza Borromeo 9

Oggi quelle masse compatte e simpatizzanti di una giustizia dell'ingiustizia, non sono più ben allineate e intruppate sul campo delle ideologie. Oggi il consenso alla lotta armata è in disuso, é di per sé fallimentare. A fronte di tanto sangue gettato ai lati delle coscienze, sorprende constatare il vuoto di memoria delle nuove generazioni, certo, una dimenticanza colpevole per un preciso momento storico del nostro paese, della nostra storia recente, anzi recentissima. Anche per questa assenza di memoria storica è doppiamente pericolosa la strategia in atto. 1 giovani non conoscono assolutamente il dramma degli anni di piombo, cosa hanno significato quei teatri

di guerra in termini di assenze eterne e di paralisi riformistica. Nelle classi, negli oratori, nelle università, ci sono plotoni e reggimenti di giovani che non sono documentati né hanno voglia di conoscere uno scenario che per loro é sepolto dal benessere e dal successo da conseguire a tutti i costi. Ma forse, proprio in questa osservazione vi é intrinseca la solitudine suicida che attraverserà la recita macabra di qualsiasi fantasma del passato. La clessidra dei secoli non s'è fermata, le parole non si riuscirà ancora una volta a piegarle agli slogans, ai concetti di immagine, di contrapposizione ideologica, di dottrine che non hanno più presa né scaltri consumatori.

L'araba fenice in questo senso non risorgerà. Ora e ancora mani armate decantano inni e lodi alla rivoluzione, ora e ancora ci saranno autorappresentazioni, o peggio autocelebrazioni, ma nulla si potrà di allora, nulla si ripeterà di ieri. Soprattutto nulla potrà ovviare alle grandi responsabilità che ci si assumerà nei riguardi dei tanti ragazzi al palo della vita, di tanti coetanei e propri simili con gli sguardi perduti e già stanchi a vent'anni. Un mio amico filosofo un giorno mi ha detto; “guai a tradire se stessi e guai a tradire gli altri”. Oggi è Pasqua, e proprio perché non è una ricorrenza, gli auguri miei stanno tutti in questa preghiera: non tradite voi stessi, tradendo la possibilità di scegliere di tanti altri.

attuale ben poco in direzione delle agognate "opportunità professionali", e ancora meno in campo di "qualità"? La formula dell'abracadabra suona come un'elementare operazione matematica, per la quale 3 + 2 diviene 1 + 2 + 2. L'attuale sistema di laurea triennale + laurea biennale (laurea specialistica) viene riformata grazie un'ulteriore suddivisione: con il progetto Moratti lo studente universitario al secondo anno, smessi i panni di matricola (il primo anno - 60 crediti rimane uguale per tutti), si ritrova al bivio "Y" tra Scuola e Lavoro. A seconda che imbocchi il ramo destro o quello sinistro del sentiero, il nostro viandante avrà scelto d'indirizzarsi verso studi "professionalizzanti" o di natura "metodologico-teorica"; verso corsi “indirizzati all'acquisizione di specifiche competenze professionali”, che dovrebbero permettergli una facile immissione sul mercato del

lavoro, oppure verso una formazione naturalmente orientata al proseguimento degli studi attraverso il percorso biennale di Laurea Magistralis (la vecchia laurea specialistica) ed eventualmente attraverso la Laurea Doctoralis (dottorato di ricerca). Per quanto riguarda la Laurea Magistralis, un aspetto importante del programma di riforma consiste in una modifica nel sistema dei crediti: per il biennio sarebbero previsti 120 crediti al posto dei 300 attuali che tengono conto dell'intera esperienza universitaria, in modo da permettere l'accesso a una pluralità di lauree specialistiche In seguito ad una riunione svoltasi il 22 marzo, il Consiglio di Stato ha ora espresso parere favorevole rispetto allo schema di regolamento di modifica del decreto Zecchno: in tempi brevi il Ministro potrà firmare il regolamento, e che il Cun potrebbe iniziare a "concretizzare" il programma di revisione e concludere l'iter legislativo entro luglio.

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