EDIZIONE SPECIALE

NUMERO tre

7 maggio 2004
Se incontrate in giro un filosofo, cercate di stargli alla larga: costui fa spesso uso di ontologia, metafisica e altre potenti droghe allucinogene. (Larry)

Editoriale
Non potrebbe esserci giornata migliore. Migliore di questa fredda, bianca, nebbiosa, pavese giornata di pioggia - gocce su gocce su gocce che increspano le pozzanghere, che scivolano lungo i vetri della redazione. Per "restare in coperta a guardare le onde arrivare", come canterebbe il musico-poeta Francesco De Gregori, quelle onde che battono e ribattono "su tutti i lati della nave" che è la nostra fucina di pensieri, la nostra bottega inesauribile di inchiostro. Per riflettere su tutte le cose che si possono fare con le parole (parole scritte - quelle che da mesi, ormai, scandiscono ogni due settimane la nostra/ vostra vita universitaria), parole che raccontano recensiscono annoiano strabiliano segnalano commentano scandalizzano tartassano informano… e criticano. Quali onde s'infrangono sulle nostre finestre? Onde di critiche e di commenti, di richieste di approfondimento, di uno spazio più ampio per parlare della nostra attualità. Così le quattro facciate fitte fitte prendono a respirare e raddoppiano. Pensare alle cose da fare con le parole: dare vita ad un'inchiesta e proporre un'intervista, suggerire un dubbio o uno squarcio di riflessione sul presente e sul passato meno passato, così come aprire un dialogo tra differenti forme di sapere. E se le parole non fossero sufficienti, potremmo sperimentare nuovi mezzi per accendere il pensiero. "Liberatorio - ci viene detto - è osservare quanto più possibile", teorizza la scrittrice Susan Sontag in un testo suggestivamente intitolato Quando è la fotografia a decidere la nostra realtà. Strumento di libertà e di creazione, lo scatto rubato che vi apre alla lettura di questo numero di Inchiostro è la prima di una collezione di immagini che vorremmo riempire con la vostra complicità. Luna Orlando

Inchiostro: dove e come?
176 Tasti di Leonardo Pistone Come da uno GNU nacque un Pinguino di Mattia Quattrocelli Un convegno indigesto (intervista al prof Bonezzi) di Nicola Cocco e Lorena Meola Chi è senza peccato scagli la prima bomba di Mario Farina Variazioni su Cuba di Antonio Lerario Avete avuto problemi nel recuperare le 200 copie di “Inchiostro” che vi servivano per gli invitati al matrimonio del vostro migliore amico? Ecco un elenco dei luoghi dove il giornale dell’Università è disponibile: Polo Cravino: 150 copie Polo ingegneria (Nave): 250 Università Centrale: 400 Piazza del Lino: 50 Piazza Botta: 150 Orto Botanico: 20 Isu: 20 Cor: 20 Segreteria Studenti: 50 Sus: 15 Libreria CLU: 25 Libreria Voltapagina: 20 Libreria Civetta: 20 C.S.A. Barattolo: 25 Osteria Sottovento: 20 Collegio Borromeo: 20 Collegio Ghislieri: 35 Collegio Nuovo: 20 Collegio Santa Caterina: 20 Collegi ISU: 15 ciascuno Collegi non ISU: 10 ciascuno Le restanti copie vengono distribuite a mano (sicuramente avete avuto a che fare con certi loschi figuri...). Se pensate che ci siano dei luoghi in cui Inchiostro non è distribuito a sufficienza, segnalateli scrivendo alla Redazione.

I fumatori meritano questo inferno? Forse sì di Laura Baiardi Ddl discoteche di Nicola Colantonio Una farsa elettorale di Michele Bocchiola

scrivete per inchiostro
Epigrafi dell’amore di Maria Chiara Succurro Chiedici la parola di Sara Natale Novecento di Lorena Meola Burattini Marionette Pupazzi di Anna Chiara Prato La cultura bussò... di Elena Marigo Agenda dal 7 al 24 maggio

FOTOGRAFI ARTISTI CREATIVI
mandateci le vostre immagini! Inviate una mail a: inchiostro@matita.net

“La fotografia è, innanzi tutto, un modo di vedere. Non l’atto di farlo”
(Susan Sontag)
Direttore: Luna Orlando (filosofia) Redazione: Laura Baiardi (lettere moderne), Luca Cagnola (lettere moderne), Nicola Cocco (medicina), Stefania d’Andrea (filosofia), Mario Farina (filosofia), Antonio Lerario (matematica), Elena Marigo (filosofia), Giuseppe Mascherpa (lettere moderne), Lorena Meola (Scienze delle comunicazioni), Alessio Palmero (matematica), Leonardo Pistone (matematica), Mattia Quattrocelli (biotecnologie), Maria Chiara Succurro (lettere antiche), Stefano Valle (ingegneria) Hanno collaborato: Nicola Colantonio, Michele Bocchiola, Anna Chiara Prato, Sara Natale, Liliana Praticò, Francesca Podavini Disegni: Mari, Silk Fotografia: Ilaria Grafica: Alessio Palmero Stampa: Industria Grafica Pavese

Idee, critiche, suggerimenti, temi che stimolino la vostra curiosità? Volete collaborare con la Redazione del giornale? Scrivete a: inchiostro@matita.net

Giornale degli studenti dell’Università di Pavia - Iniziativa realizzata nell’ambito del programma dell’Università di Pavia per la promozione delle attività culturali e ricreative degli studenti (A.C.E.R.S.A.T.)
7 Maggio 2004 - Numero 3 Registrazione n. 481 del Registro della Stampa Periodica Autorizzazione del Tribunale di Pavia del 23 febbraio 1998 Tiratura: 2000 copie Questo giornale è distribuito con la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike.

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176 Tasti
di Leonardo Pistone
C'erano una volta due pianisti. Si chiamano Herbie Hancock e Chick Corea, e hanno molto il comune, a partire dalla vaga assonanza di galline nei loro nomi. Sono nati nei primi Anni Quaranta, e hanno suonato (specialmente il primo) nei gruppi del solito Miles Davis che, avrete ormai capito, è una specie di piovra. Il primo, Herbie, è di Chicago, dove si è laureato in ingegneria (e qui mi perdo metà dei lettori) e dove suonava professio-

nalmente musica classica. A 21 anni è stato scoperto da un certo Byrd (non "Bird" Parker che purtroppo era già morto di overdose) e trascinato a New York per registrare alcuni dischi per la Blue Note. Siamo nei Sessanta, anni in cui il jazz si innovava oscillando tra la semplicità di dischi come Kind of Blue e cose molto più complesse come certi dischi di Coltrane. Ebbene, questo ragazzo di Chicago registrava pezzi estremamente innovativi, con armonie nuove, accordi che non si spostano più per cicli di quinte e altre amenità, riuscendo però a sembrare tranquillo, semplice, quasi ingenuo, e sicuramente molto musicale, tanto da incidere poi un disco chiamato "Speak Like a Child". Di questi primi dischi di

Herbie segnalo in particolare "Empyrean Isles" e "Maiden Voyage", o anche una sua raccolta di quel periodo che si chiama "Cantaloupe Island". Soffermiamoci ora su un pezzo, Maiden Voyage, che trovate sul disco omonimo o sulla raccoltina di cui sopra. È fatto interamente da accordi detti sus, cioè sospesi, eterei (per gli esperti: si tratta di accordi di dominante che non hanno la terza, e quindi non fungono più da quinto grado ma restano "sospesi"), distribuiti in modo molto sincopato, creando un effetto molto aperto e sospeso. Il pezzo è un'ottimo esempio di innovazione e semplicità, e i musicisti, tutti tecnicamente molto dotati, decidono di suonare poche note, senza esibirsi. Se avete un po' di tempo,

provate a tenere il tempo mentre il gruppo suona; non è impossibile, perché il pezzo è in quattro quarti e la velocità è costante. Non è neanche una cosa da poco, però, perché, come spesso accade nel jazz, il batterista suona sì, ma non batte il tempo: suona altre cose.

Andate avanti finché ci riuscite con sicurezza, magari canticchiando insieme al disco. A questo punto andate a cercare un disco che si chiama "An Evening with Herbie Hancock and Chick Corea in Concert". Troverete ancora Maiden Voyage, questa volta eseguito con due pianoforti, e se volete capire qualcosa dell'improvvisazione sarete praticamente costretti a tenere il tempo come con il precedente disco; ma alla fine sarete davvero soddisfatti. È un disco affascinante e anomalo, tanto che molti dicono che i due suonino i loro pianoforti come fossero tastiere elettroniche. La prossima volta vi parlerò dell'altro personaggio, Chick Corea. Nel frattempo, buon Herbie!

Corsi e ricorsi nel marasma scientifico

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Come da uno GNU nacque un Pinguino
di Mattia Quattrocelli
Vi siete mai domandati secondo quali linee di sviluppo proceda l’evoluzione dell’informatica? Se qualche amico (informaticamente informato) vi ha mai parlato di “intercompatibilità”, di “portabilità”, o dell’aspra guerriglia tra sistemi operativi, ecco è giunto il momento di tuffarsi tra queste righe. Un buon punto di partenza per questa riflessione è la disputa (tornata recentemente sugli spalti illuminati del dibattito in seguito all'attacco hacker al sito Microsoft) tra Linux e Windows, ovvero tra due modi completamente diversi d'intendere la programmazione. È bene, innanzitutto, sgomberare il campo da vulgate abbastanza ricorrenti: innanzi tutto, dire "Free Software" (Software libero) non significa addentrarsi in un mondo arcano di hacker e smanettoni, quanto in una ricerca informatica del tutto rispettabile, che coinvolge in primis professori e ricercatori; in secondo luogo poi, Linux e Windows sono entrambi fenomeni molto recenti, risalenti agli inizi degli anni ’90, e limitati ad una fetta di mercato ampia da una punto di vista numerico ed economico, ma infima da quello scientifico e teorico (questo discorso vale soprattutto per Windows). Proprio per questo, per la relativa “giovinezza” di Linux e Windows, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo e tornare agli anni '70… A quei tempi risalgono Unix, OS elaborato dall'Università di Berkeley, e le prime macchine professionali di ditte come Sun, Alpha, HP, Digital: ogni ditta progettava il proprio computer, che aveva come naturale dotazione un particolare OS. Ognuno di questi OS era una versione di Unix. Ciò che è importante sottolineare è che, poiché l'elaborazione in silicio rientrava ancora prettamente nei circuiti accademici e professionali, ogni software era scritto e fornito in maniera tale da lasciare accessibile il codice sorgente: ciò equivaleva ad un approccio veramente scientifico all'uso dei programmi stessi, poiché chiunque dotato di una certa competenza poteva trovare dei bug e correggere la programmazione. Questo sistema aveva anche un'altra conseguenza (che ancora oggi, nel Free Software è peculiare): poiché i codici sorgente erano soto il giudizio dell’intera comunità informatica, erano scritti volutamente nella maniera il più elegante, e quindi coerente, possibile. A quei tempi risale anche l'alba della GNU generation e della sfida di Richard Stallman, che formalizzò la concezione finora trattata attraverso portabilità e licenza GPL: la prima indica la compatibilità del sistema operativo GNU con qualsiasi architettura, cioè con qualsiasi processore, mentre la licenza GPL è quella licenza per cui la distribuzione gratuita di software (con relativi codici aperti ed accessibili) è fornita insieme al solo vincolo di non cambiare la licenza stessa e le modalità di trasmissione. In soldoni, posso rivendere, fornendo un servizio come l'assistenza tecnica, un software fatto da un altro programmatore o posso cambiarlo a mio piacimento, purché non modifichi la GPL ed impedisca ad altri di farlo. Inoltre, devo sempre specificare la provenienza e gli autori che, prima di me, lo hanno creato o modificato. Tutto ciò sembra assolutamente ingiusto e al di fuori di qualsiasi etica di mercato: effettivamente, come spesso accade, ingiusto non necessariamente è ciò che sfugge ai dettami moderni della domanda/offerta. Il sistema del Free Software, infatti, ha il vantaggio di garantire contemporaneamente non solo il rispetto della proprietà intellettuale degli autori, ma anche la collaborazione fattiva della comunità al progresso e al miglioramento del OS o programma che sia (e questo, fino a prova contraria, si chiama progredire scientifico…). Per continuare la nostra storia, negli anni '80 è iniziata la “discesa” verso le fasce più comuni e meno specializzate di utenti e si sono affacciati con prepotenza il concetto di PC, ovvero di macchina esclusivamente personale e di uso domestico o di piccolo ufficio, e Windows e Mac come OS user friendly, tanto intriganti quanto inaccessibili: questo ha subito portato ad una degenerazione nella programmazione, legata ora indissolubilmente al processore. E ciò ha avuto come effetto un risultato di portabilità zero e di concorrenza a colpi di trovate e manovre esclusivamente commerciali. Nel frattempo, il finlandese Linus Torvalds (che dalle nevi polari ha preso in prestito il simbolo della sua “creazione informatica”, un simpatico pinguino) apporta delle modifiche alla parte centrale del sistema GNU (il cosiddetto nucleo, o kernel), arrivando così a GNU/Linux, che corrisponde esattamente a ciò che noi oggi chiamiamo familiarmente Linux. Per chiudere, come al solito, vi lascio una chicca, che forse esula dal semplice contesto informatico: il TEX, noto programma di scrittura dai risvolti tipografici insuperati, è stato partorito proprio nei lontani, citati, anni '70 dalla mente di Donald Knuth, ed è rimasto praticamente invariato da allora. Nonostante le infatuazioni moderniste e le urla dell'quello-di-oggi-è-sempre-meglio-diquello-di-ieri, nessun programma di scrittura visuale degli ultimi trent'anni ha ancora equiparato l'eleganza e (tanto per ripetersi) la portabilità di TEX. Glossario: bug: è un generico errore in un programma. Il termine (traduzione inglese di “insetto”) ricorda un episodio accaduto decine di anni fa in cui una falena si introdusse in un computer provocando un cortocircuito e quindi causandone il malfunzionamento. codice sorgente: è la sequenza di comandi che il programmatore impartisce al computer per eseguire una determinata operazione. licenza GPL: una delle licenze con cui viene distribuito il software. In particolare la GPL (GNU General Public Licence) consente l’utilizzo, la modifica, la duplicazione e la distribuzione. OS: acronimo di operating system (sistema operativo). Esso è un particolare tipo di software ( vedi sotto) che gestisce le comunicazioni tra l’utente, il PC e le varie periferiche (stampante, monitor, tastiera, ecc.) portabilità: è la possibilità tecnica di usare un programma ( software) su macchine di tipo diverso. Ad esempio Linux è portabile perché può essere indifferentemente installato su un computer Intel, Macintosh o Sun. software: è la parte “non palpabile” del computer, ovvero l’insieme degli applicativi. Sono software Microsoft Windows, Adobe Photoshop e Mozilla, mentre non sono software l’unità CD-ROM, le casse audio e la stampante.

internet
http://www.gnu.org http://www.stallman.org http://www.torvalds.org http://www-csfaculty.stanford.edu/~knuth/ (per confrontarsi con gli eventi e i personaggi del mondo dell’informatica…)

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BACHECA

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di Nicola Cocco
No, diciamo che la mattinata non si prefigurava delle migliori, al Collegio Don Bosco, sabato 24 aprile 2004. Il tempo era splendido, non c’è che dire, ma un dettaglio già denotava la qualità dell’incontro: i cornetti del rinfresco erano piuttosto scadenti, friabili e secchi. Doveva essere un convegno importante, La Terapia del Dolore - La formazione degli esperti e il riconoscimento delle strutture, impegnativo e lodevole, e costruito ad hoc sulla superstar della giornata: il Ministro della Salute Girolamo Sirchia. Una personalità davvero sensibile verso il tema trattato, tanto da lasciare Roma (mentre i medici scioperavano contro la frana della Sanità Pubblica) per rifugiarsi in un convegno che avrebbe potuto benissimo fare a meno di lui. (Tanto basta solidarizzare comodamente e parzialmente con la protesta, no?). Un convegno organizzato in semiclandestinità: pochissimi dei possibili interessati ne erano a conoscenza. Il sottoscritto frequenta Medicina e Chirurgia e di locandine che presentassero l’iniziativa nei nostri dipartimenti nemmeno l’ombra. Giornali locali muti, nemmeno la segreteria del Ministero è riuscita a confermarmi la voce di questo incontro, voce che aleggiava nel limpido pomeriggio di venerdì 23. E grande pubblicità non ci deve essere stata neanche nell’ambiente medico pavese, visto che all’incontro erano presenti solo due o tre medici generici. Ormai ci stiamo abituando alle iniziative “per pochi” cui partecipano i notabili del governo, ambienti accoglienti e accomodanti, per evitare i fastidiosi ronzii di protesta o dissenso dei vari “Padre-perdona-loro-perché-nonsanno-quello-che-fanno”. Peccato, però, che in questi salottini si discuta poi di argomenti importanti anche per quelli che si vorrebbe rimanessero “fuori”. Ma torniamo alle cose serie. I cornetti, è vero, non erano buoni, ma davvero apprezzabile è stato l’impegno dei ragazzi dell’Oratorio dei Salesiani di Pavia, i quali hanno focalizzato il loro interesse su un argomento critico come il dolore, soprattutto quello “inutile”, un tema su cui si gioca l’ammodernamento culturale del mondo medico italiano, e che conosce personaggi tenaci nella loro battaglia come il Prof. C. Bonezzi, direttore dell’Unità Operativa di Terapia del dolore della Fondazione Maugeri. Degna di nota è anche l’intenzione di organizzare altri incontri che abbiano a che fare con la sofferenza e il dolore nell’ambito umanitario e sportivo. Fin qui tutto a posto. Quello che non ho condiviso né apprezzato è stato lo stile e il tono con cui si è trattato l’argomento, con una visione sottilmente ideologica e palesemente unilaterale… E poi il continuo panegirico dell’oratorio e del suo valore formativo francamente rischiava di diventare più nauseante del cornetto… Ma, mi si dirà, eri nella fossa dei leoni, era inevitabile che mostrassero i denti. E che ti mordessero. Il punto è proprio questo: nonostante le reliquie salesiane sparse nelle biografie di alcuni dei relatori, era un oratorio il luogo più opportuno per un incontro del genere? Un convegno sulla terapia del dolore, con illustri esperti, con la partecipazione del Ministro della Salute, non meritava forse il coinvolgimento dell’Università, dell’Ospedale, o comunque di una sede più idonea? Non meritava una trattazione più “laica”? Ma entriamo nel merito del convegno. L’introduzione di uno dei giovani organizzatori dell’incontro rifletteva il tono da oratorio di cui parlavo prima. Il ruolo di moderatore è stato tenuto da un giornalista del

Un convegno indigesto
A partire da un incontro all’Oratorio Don Bosco, una riflessione sul dolore e sulla sua “utilità” nelle parole di un esperto, il dott. Cesare Bonezzi
Corsera che non è riuscito a sollevare grandi spunti di riflessione e spesso si è limitato al ruolo di passaparola. Di certo, l’intervento più interessante è stato quello del Prof. Bonezzi, che si è soffermato sulla distinzione tra dolore “utile” ed “inutile” e, soprattutto, sull’importanza del “terapista del dolore”. Ecco, senz’altro Bonezzi meritava maggior spazio, magari per approfondire la propria analisi delle nuove terapie e del concetto più importante della discussione: la centralità della persona che soffre. Il Prof. W. Raffaeli, direttore dell’Unità di terapia antalgica e cure palliative di Rimini, ha spostato l’attenzione sui centri di terapia del dolore. Il fato ha poi voluto riservarci le elucubrazioni del Prof. F. Petrella, docente di Psichiatria, sulla correlazione tra dolore fisico e dolore psichico: per carità, osservazioni valide ed interessanti, ma propinate in maniera prolissa e, non di rado, ingarbugliata. Un effetto “oppiaceo” sugli astanti e sul cornetto che già mi si ribellava nello stomaco. Ma il cornetto ha rischiato di risalirmi su dalla nausea con l’intervento del Prof. A. Mapelli, presidente del Comitato di Bioetica del San Matteo: una vera e propria omelia, da pronunciarsi in latino. “Don” Mapelli, infatti, introducendo le considerazioni etico-religiose correlate al dolore, ha sbrigativamente smantellato tutte le altre visioni per dare al Cristianesimo la palma di approccio più «valido» alle tematiche del dolore. Ma considero quasi scandalose le ultime conclusioni etiche del “Rev.” Mapelli, che lo hanno portato a sancire un inesistente e crudele «dovere di farsi curare»; ma nella Costituzione non si parla forse di “diritto” alla cura, contro ogni “obbligo di trattamento”? L’art. 32 è «cattivi maestri» per le loro legislazioni flessibili, quali l’Australia e l’Olanda (la cui legge sull’eutanasia, tutt'altro che incivile, è un lucido paradigma di come uno Stato dovrebbe trattare le tematiche bioetiche, garantendo libertà di scelta e qualità dei controlli). Ormai avrete compreso che il cornetto, a questo punto, è sulla via senza ritorno dell’indigestione. Il buon Girolamo si sofferma sulla terapia del dolore, sottolineando che l’Italia non difetta di mezzi e strutture idonee per il trattamento del dolore cronico e per l’affermarsi di centri di cure palliative scientificamente validi, bensì manca della maturità culturale che ne permetta l’applicazione corretta e consapevole. E questa è un’osservazione più che giusta e condivisibile; peccato che poi il Ministro non si soffermi seriamente su quali potrebbero essere le soluzioni a questo problema culturale, come ci si aspetta da un Ministro, adagiandosi invece sulle solite panacee-jolly della «formazione», della «ricerca», del «progresso», come ci si aspetta da un uomo della strada. Cosa sta facendo il sistema sanitario di concreto, Signor Ministro, sulla terapia del dolore? Un malato che soffre può ascoltare un medico, vedere una camera d’ospedale, può sentire un ago in vena; ma non riesce a vedere la “formazione”, non può toccare la “ricerca”, né tanto meno capire il “progresso”. E, sinceramente, è difficile anche per me, che studio Medicina, e per chi malato non è, ma vive in una società in cui il dolore continua ad essere una sorta di tabù. Il giudizio sull’intervento del Ministro Sirchia, pertanto, non può non evidenziare il fatto che non ha aggiunto nulla alla discussione, se non l’autorevolezza e il prestigio del personaggio. Diverso il giudizio della stampa: basti pensare che la Provincia Pavese di domenica 25.04.2004 se ne è uscita in prima pagina con un delirante “Sirchia: vi spiego la cura del dolore”. Ma quando mai! Non fosse stato per Bonezzi, di terapia del dolore sarebbe rimasto solo il titolo, a quel convegno! È seguito un dibattito (?) piuttosto squallido, più insipido del cornetto del rinfresco: alla mercé di una ragazza che sembrava voler concedere il microfono solo a chi le stava simpatico, si sono susseguiti tre foglietti parlanti con domande quasi insulse, un intervento del Rettore Schmid che si è soffermato sulla questione terminologica (un po’ oziosa) tra “cure palliative” e “terapia del dolore”. Fortunatamente ci sono stati due sprazzi di luce: un'obiezione fin troppo diplomatica agli assiomi intransigenti di Sirchia sull’eutanasia e sulla mancanza di strutture valide per il trattamento di quei malati per cui la morte sarebbe meno dolorosa delle cure (obiezione cui il prode Girolamo ha ribadito stizzito che «in Italia le strutture ci sono»; va bene, signor Ministro: quali? quante? dove? come?); l’intervento di una giovane infermiera che ha cercato, tra interruzioni e “stringi-stringi” vari, di esporre la propria accorata esperienza di persona vicina a un paziente afflitto dal dolore cronico, nonché dall’ottusità della classe medica che spesso spadroneggia su una questione tanto delicata. E questo è stato un grosso neo del convegno: la mancanza di soggetti intimamente implicati nella lotta quotidiana contro il dolore: malati e medici, certo, ma anche pazienti e infermieri. Con loro, forse, si comprenderebbe meglio la necessità di istituire e formare figure specializzate per la cura del dolore (gli “algologi”), negli ospedali e nei centri specialistici, cui anche i medici di famiglia possano fare riferimento. Insomma, alla fine del convegno si e-

sce con una indigestione da cornetto e, purtroppo, un’idea piuttosto confusa della terapia del dolore, velata da strumentalizzazioni ideologizzanti che ne sminuiscono l’alto valore scientifico e umano. Fortunatamente, però, il Prof. Bonezzi ne parla ampiamente nel bel libro Liberi dal dolore (Mondadori, 2004, pagg. 250, € 8,40) e, inoltre, ha avuto la possibilità di trattare l’argomento in maniera più seria e appropriata al Collegio Ghislieri, in occasione del corso “Il dolore: semeiotica e clinica” (19.04.2004). Senza alcun bisogno di ministri, né di cornetti.

“Inchiostro” intervista il professor Bonezzi, autore di “Liberi dal dolore”
di Lorena Meola e Nicola Cocco
Inchiostro - Che cos’è il dolore? Bonezzi - Si possono individuare due tipi di dolore: utile ed inutile. Il dolore utile è sia il sintomo di una malattia che ci permette di diagnosticarla precocemente, sia una protezione per il nostro organismo perché la percezione del dolore rende capaci di distinguere i pericoli. Il dolore inutile è la degenerazione dell’originaria funzione di allarme che esso ha, diventando sintomo prolungato che lede il benessere della persona. Il processo patologico che colpisce la persona provoca un’infiammazione che sensibilizza a tal punto i recettori del dolore che questi “impazziscono” e cominciano a generare autonomamente dolore. Si ha quindi una sproporzione tra processo patologico e dolore, coinvolgendo anche l’emotività del paziente, ed il dolore può diventare talmente imponente da risultare esso stesso malattia. I - Quali sono le tecniche antalgiche utilizzate? B - La terapia del dolore ha imparato a rigestire i farmaci tradizionali contro il dolore, quali analgesici, antinfiammatori ed oppiacei, ai quali ha affiancato farmaci utilizzati per altri scopi, come antiepilettici ed antidepressivi, proponendo tecniche multifarmatologiche. Queste tecniche devono agire sui meccanismi del dolore non sulla patologia, diminuendo i fattori eccitatori (che provocano dolore) attraverso anestetici, antinfiammatori, antidepressivi ed antiepilettici, o aumentando quelli inibitori tramite l’uso di oppiacei. La tecnologia biomedica ha inoltre ideato nuovi strumenti: la neurostimolazione spinale, che potenzia il sistema inibitorio, e l’iniezione della morfina direttamente nel canale spinale che non provoca gli effetti collaterali legati a questa sostanza. I - Che ruolo può avere la psichiatria nella terapia del dolore? B - Il terapista del dolore deve innanzitutto capire il paziente e, attraverso un approccio fenomenologico, riconoscere i messaggi con i quali il dolore segna il malato, riproponendo perciò la tradizione della semeiotica. Il paziente che si accosta a questo tipo di terapia ha, in media, quattro anni e mezzo di convivenza quotidiana con il dolore e necessita perciò di una reintegrazione sociale. Si viene quindi a creare un forte legame tra malato e terapista del dolore, rapporto che non deve essere spezzato da un affidamento esclusivo del malato ad uno psichiatra, ma che deve essere sostenuto dalla collaborazione tra entrambi gli specialisti. I - Che rapporto ci deve essere tra la figura dell’algologo ed i medici di base? Come ha affermato al convegno il Ministro Sirchia c’è bisogno di figure specializzate? B - L’algologo deve documentare la credibilità della persona sofferente, dimensionando la portata del sintomo, e, contemporaneamente deve aiutare il medico di base nella prescrizione dei farmaci (ad esempio oppiacei, sul cui uso non sempre vi è chiarezza nella medicina generale) e nell’indirizzare il malato verso le unità ospedaliere della terapia del dolore.

I - Come è possibile sconfiggere il pregiudizio culturale, veicolato dalla tradizione e dai media, di una concezione del dolore vissuto come atto di eroismo? B - Bisogna certamente abbattere questa visione paternalistica del dolore. Il dolore va concepito come un muro tra medico e paziente, tolto il quale è possibile iniziare un dialogo che porti a ritrovare il benessere della persona. I - Si può considerare la terapia del dolore una risposta al problema dell’eutanasia o l’eutanasia è una forma estrema di terapia del dolore? B - Se si considera il dolore la spinta verso la richiesta di eutanasia, la terapia del dolore, eliminando il dolore, elimina anche la motivazione di tale richiesta. La questione dell’eutanasia perciò è malposta, in quanto il dolore toglie alla persona la lucidità e la consapevolezza degli effetti di una tale decisione sulla propria vita. I - Lei, dottor Bonezzi, è fondatore e presidente della FederDolore. Che attività svolge questa associazione? B - La FederDolore nasce per coordinare i centri di terapia del dolore, evidenziandone le carenze strutturali e tracciando le linee guida, soprattutto nella cura delle patologie, per ottenere un risultato omogeneo su tutto il territorio nazionale e certificare le tecniche più efficaci in questa branca della medicina che, data la sua giovane età, manca di una letteratura scientifica ben consolidata.

Il Ministro della Salute Girolamo Sirchia un capolavoro legislativo. Alla fine, si sa, basta citare Paracelso («la medicina è amore...») e siamo tutti felici e d’accordo. E per finire… ladies and gentleman… il Ministro crociato pro-vita sana che prima o poi tasserà tutti gli italiani che si ammalano: Mr. Girolamo Sirchia. Il buon Girolamo esordisce accusando i mali che affliggono la società, alcol fumo droga veline Grande Fratello e gli altri “falsi maestri” e derivati, un rapido de contemptu mundi cui prescrive come antidoto l’onnipresente “oratorio” con le sue proprietà benefiche. Introducendo poi il tema del dolore, il Ministro non resiste alla tentazione di lanciare una condanna assoluta dell’eutanasia, dal momento che «il medico non può mai essere strumento di morte, ma di vita». E quando la medicina diventa strumento di dolore, Signor Ministro, che si fa? Si soffre, in nome del “dovere di farsi curare”? E giù attacchi contro i Paesi considerati

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Chi è senza peccato scagli la prima bomba
(ovvero la grazia per grazia)
di Mario Farina
La vita scorre rapida e indifferente, diffusa è la convinzione che (finalmente) ci siamo lasciati alle spalle tutto il marcio che ha pervaso l’Italia dal Dopoguerra a Tangentopoli: finisce il ‘68, gli “Anni di piombo” sono ormai uno ricordo sbiadito sulle consunte pagine dei quotidiani “d’epoca”, gli ideali tramontano, i partiti si sciolgono e gli anni ’90 portano via gli ultimi rimasugli di stragi e sangue sulle strade di Palermo. Resta solo un briciolo di memoria, qualche data, la foto di quell’uomo distinto, anche fra i lividi e i capelli strappati, con un cartello al collo - cosa diceva? “colpirne uno per educarne cento” - solo ricordi. Duri mattoni incrostati dagli anni, dai silenzi e dalle bugie. Lastre di marmo che sorreggono la nostra storia come le fondamenta sorreggevano quella scuola a San Giuliano di Puglia, e chi se le ricordava. Ma poi se ne è parlato delle fondamenta, eccome se se ne è parlato! Quando gli uomini tristi hanno detto che la terra si è mossa per non so quale zolla tettonica o crosta continentale che sia. E “le fondamenta non hanno retto”. Allora sì che se n’è parlato, delle fondamenta. Anche questa volta è bastato poco: che un uomo con gli occhi svegli, uno che ha circa l’età dei nostri genitori, facesse capolino dalle fredde sbarre del carcere di Pisa per spazzare via il calcare che incrostava il rubinetto dei ricordi. La spinosa questione che ci riporta indietro di trent’anni è la concessione della grazia ad Adriano Sofri. La Costituzione italiana prevede che fra i poteri non esclusivamente rappresentativi del presidente della repubblica (già pochi e in progetto di essere ridimensionati) ci sia quello di concedere la grazia ad un detenuto (Costituzione della Repubblica italiana, Art. 87 e89). Poiché il suddetto Presidente si è dimostrato favorevole alla concessione della grazia al detenuto Adriano Sofri, pare non ci dovrebbero essere ulteriori intoppi. La disputa nasce allora da una controversa interpretazione della legge: nella Costituzione si afferma che «Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità. Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei ministri» (Costituzione della Repubblica Italiana, parte II, titolo II: Il presidente della Repubblica, Atr. 89). La prassi vuole che sia il Ministro di Grazia e Giustizia (On. Ing. Roberto Castelli) a proporre che ad un detenuto venga commutata la pena, proposta che sembra lungi dal poter pervenire, come dichiarato al ministro stesso. Dal marasma politico-istituzionale seguono proposte di legge respinte dalla maggioranza, liti intestine ai fieri “bocciatori” (“destra cialtrona!” è il grido di Giuliano Ferrara), minacce di subalternazione dei poteri - ubi maior, minor cessat - e l’immancabile sciopero della sete dell’On. Marco Pannella. Non è compito nostro decidere o sentenziare sull’interpretazione delle leggi costituzionali; non sta a noi sbrogliare l’intricata matassa burocratico-istituzionale. Sulle pagine di un giornale studentesco che esce ogni due settimane nessuno spera di essere aggiornato cronisticamente sui fatti, cerchiamo soltanto (soltanto?) di avere uno sguardo critico, di dare un’interpretazione “al passo coi tempi” delle situazioni che ci vengono proposte da ben più quotati giornali come dati certi su cui lavorare. Proviamo allora a scorrere attraverso gli anni, ad indietreggiare nei decenni, risalendo il più possibile alla fonte dei già evocati rubinetti dei ricordi. Adriano Sofri è stato giudicato il mandante dell’omicidio del Commissario della Questura di Milano Luigi Calabresi, avvenuto il 17 maggio del 1972; mandante di un delitto che sarebbe stato compiuto da altri due militanti di Lotta Continua: Ovidio Bompressi (il killer) e Leonardo Marino (l’autista “pentito” e accusatore della banda) e fortemente voluto da un altro personaggio di LC, Giorgio Pietrostefani. Il delitto Calabresi non è stato un delitto di stampo brigatista, non il tentativo di “colpire al cuore dello Stato”, bensì un atto che rientrava in una logica molto più complessa del rapimento o dell’Omicidio Per La Rivoluzione. Come ogni logica, ogni processo, Non solo. Potreste anche essere invitati a fermarvi per pranzo. Nota culinaria. Volete sapere che si mangia a Cuba? Non preoccupatevi, cari turisti, vi aspetta…pollo o pesce. Niente di più, se non una settantina di grammi di riso e della verdura. Non si mangia male ma ovunque andiate i piatti principali sono questi due. Non aspettatevi di trovare carne bovina: non che non ci sia, ma è troppo cara, quindi si preferisce macellarla poco. La frutta invece è eccezionale. Nota scottante. La criminalità sull’isola cubana è poco diffusa, così come la prostituzione e le droghe (praticamente assenti per via del loro elevato prezzo). Questo non significa che siano tutte brave persone: il reato femminile più diffuso è l’incendio del marito. Nota storica. L’eccezionalità del socialismo castrista ha fatto sì che si inaugurasse un sistema insolito per la ridistribuzione delle proprietà immobili: ad ogni cittadino cubano, fin dal 1959, è permesso di abitare una sola casa, pur non possedendola; questo diritto, e con anche questo ha avuto il suo inizio: la “scelta delle armi” da parte di molti ragazzi vomitati dai portoni delle scuole, delle fabbriche e delle università non è stata una scelta casuale. Definire “un branco di esaltati” gli appartenenti alla Prima Linea rivoluzionaria degli anni ’70 sarebbe a mio parere un giudizio sbrigativo: troppo netta è stata la svolta, troppo chiaro e limpido il confine temporale fra le rivolte del maggio ’68, iniziate dai chiostri di via Festa del Perdono, e gli omicidi brigatisti. Il pomeriggio del 12 dicembre del 1969 si inaugura quella fase dalla nostra storia chiamata “Anni di Piombo”, si specchia in un paese ormai de-ruralizzato la situazione internazionale dominata dalla Guerra Fredda. La politica italiana assomiglia sempre di più allo scontro fra le super potenze: la trale di Milano (l’analogia immediata è con l’identica morte dell’anarchico Andrea Salsedo precipitato lungo i quattordici piani della Questura di New York nel 1921). Da quell’episodio salgono alla ribalta nomi che rimarranno immortali per la storia d’Italia: il Commissario Luigi Calabresi, considerato il responsabile della morte del ferroviere Giuseppe Pinelli; Marcello Guida, Questore di Milano già responsabile del confino in epoca fascista; Pietro Valpreda, indicato come esecutore della strage; e la banda dei terroristi “neri” (Freda, Zorzi, Ventura) processati, condannati e poi assolti sempre per la stessa strage. Nomi che si trovarono a dover fronteggiare situazioni più grandi di loro, labili tasselli di grandi macchinazioni fatte da poco limpide operazioni “Gladio” e da oscure organizzazioni costituenvo sia di grande importanza per poter comprendere il presente, e che riflettere sia il modo migliore per trattare i processi storici. Riflettere significa innanzi tutto avere uno sguardo limpido e il più possibile oggettivo sui fatti, senza trascinarsi dietro coinvolgimenti e credenze indotte. Quella che si è combattuta negli Anni Settanta in Italia è stata una guerra, una guerra intestina e non dichiarata. Chi ha avuto il compito di difendere lo Stato ha fatto in modo che lo scontro avvenisse al di fuori dalla sua sfera di competenze, che si consumasse sulla pelle della gente impegnata a lottare per un ideale, per quella fioca fiamma che giustificava le loro esistenze. Quando i parenti delle vittime delle fosse ardeatine arrivano a sostenere che, forse, non ha senso processare un vecchio novantenne per dei fatti avvenuti in una guerra di sessant’anni prima, in quel momento dobbiamo guardarci tutti in faccia. Il valore o la funzione che il carcere ha nella società dipende dall’interpretazione soggettiva, ma le concezioni dominanti sono tre: il carcere riveste una funzione punitiva (chi ha commesso un reato sconti la rispettiva pena), difensiva (che il soggetto venga isolato in modo che non possa più nuocere alla società) o di recupero (s’insegni ad un soggetto che ciò che ha fatto è sbagliato per poi reinserirlo nella società). Ora, si vede bene che per queste tre funzioni vengono meno nel caso di Adriano Sofri (e qui prendo questo nome come stereotipo): personalmente non credo che il soggetto in questione sia un assassino da redimere, un soggetto da isolare, non credo neanche che nell’ambito di un presunto simile reato si possa applicare una logica punitiva. Credo sia necessario avere uno sguardo sereno su quegli anni e non ho paura di dire che un indulto plenario sarebbe la soluzione migliore. Smettiamo di serbare rancore, di bramare vendetta. Se vogliamo lasciarci alle spalle gli “anni di piombo” senza per questo dimenticarli, dobbiamo assumerci delle responsabilità collettive sciogliendo le corde che legano i polsi dei molti protagonisti di quella guerra “dai capelli bianchi”.

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Pietro Valpreda, da poco defunto, primo imputato di Piazza Fontana “strategia della tensione”. Boom, esplode una bomba nella Banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana: sedici corpi rimangono distesi sul selciato della centralissima piazza milanese e il dito questurino si rivolge immediatamente verso gli ambienti anarchici ed in particolare verso il Centro Sociale “Ponte della Ghisolfa”, i cui militanti di maggior spicco sono Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli. I due anarchici vengono immediatamente arrestati e quattro giorni dopo, precisamente il 16/12/1969 alle 23:55, Il corpo senza vita dell’anarchico Giuseppe Pinelli viene ritrovato sul marciapiede sottostante i quattro piani della Questura Cenesso la casa, si tramanda di padre in figlio. Così alle antiche famiglie nobili dell’isola è stato concesso di utilizzare una sola delle ville possedute, ma sotto la costrizione della cessione delle altre proprietà allo Stato. È questo uno dei motivi che ha spinto la maggior parte della popolazione contraria alla Rivoluzione e Castro a emigrare negli Stati Uniti. Nota sociale. La società cubana è una società in cui esiste una perfetta integrazione e coesione tra le diverse etnie che la compongono (l’unica eccezione è costituita dai Testimoni di Geova). Non c’è classismo, non c’è distinzione tra bianco e nero e ogni singolo cittadino è orgoglioso del proprio paese. Per Cuba il socialismo è ciò che per noi italiani è il patriottismo. E le ragioni storiche sono molto forti: la rivoluzione cubana è stata voluta, vissuta e combattuta quasi esclusivamente da cubani. Per comprendere a fondo la realtà cubana è necessario comprendere la differenza tra povertà e miseria. Cuba è un paese poverissimo, ma ti uno “stato nello stato” come l’inflazionata “P2”, e su su fino ai servizi segreti di stampo me al terrore generale per gli ambienti rivoluzionari. Ammettiamo che lo stato di cose giuridico rispecchi la realtà dei fatti, cerchiamo di alienarci da qual si voglia giudizio o credenza personale. Chiudere un periodo così complicato e necessario per la storia d’Italia è un’impresa assai ardua, non tanto per l’atto in sé basterebbe smettere di parlarne per fare si che lo si dimentichi ma per il modo in cui lo si dovrebbe fare. Chi scrive è convinto che un patrimonio di memoria storica collettinessuno muore di fame. La cosiddetta “tessera” garantisce ad ogni singolo abitante dell’isola una razione giornaliera di pane, riso e farina. La dimensione sociale è molto sentita dal popolo cubano (al punto che il 70% di ogni mancia che un cameriere riceve viene devoluto per la ricerca contro il cancro). Nota musicale. Cuba è soprattutto musica: dovunque andiate, e dico veramente ovunque, vi capiterà di essere accompagnati da bonghi, chitarre, contrabbassi e tres, chitarre con tre coppie di corde che svolgono il ruolo di strumenti solisti nei complessini. Nota insonne. Se passeggiando sul lungomare dell’Avana vi imbattete in una grande struttura che sembra un palco per concerti guardate bene intorno a voi: troverete il consolato americano. Ebbene, il grande palco per concerti e manifestazioni serve a far dormire sonni tranquilli agli ospiti americani. Nota colta. L’istruzione a Cuba? La soglia dell’istruzione obbligatoria è quella dei quindici anni e l’Univer-

Variazioni su Cuba
di Antonio Lerario
Nota caratteristica. Se vi dovesse capitare di passare per Cuba non dimenticatevi di andare a visitare Trinidad. È una piccola città costiera dove la vita si è fermata cento anni fa: niente macchine, niente stradoni rumorosi, niente smog. Ricca di suggestioni e di colori, la cittadina è eccezionale: nonostante l’immensa povertà, mercatini di prodotti tipici e ospitalità sono ciò che caratterizza l’atmosfera. Se passeggiate per le sue vie ricordatevi questa regola: le porte di ogni casa sono sempre aperte, ma vi sarà consentito sbirciarvi attraverso solo se non sono velate da una tenda. In questo caso potrebbe capitarvi anche di essere ospiti di vecchi esponenti del Partito Socialista con un mucchio di cose da raccontarvi.

sità è scientificamente molto avanzata; in particolare la Facoltà di Medicina prepara medici tra i migliori al mondo. Nota problematica. Uno dei problemi maggiori della vita a Cuba sono i trasferimenti: le uniche macchine che si vedono in giro, fatta eccezione per le lussuose Mercedes di rappresentanza di consolati o alberghi, sono vecchie Plymouth del ’59. Si tratta di robuste macchine americane alle quali, per ragioni di spazio, sono stati accuratamente levati tutti i sedili tranne quello del guidatore. La benzina costa come in Europa, ma il petrolio viene dall’Iraq. Sapete com’è, alle navi che attraccano per più di due settimane cumulative in porti cubani viene impedito per sette mesi dall’America l’ormeggio in porti statunitensi. E Cuba di pozzi petroliferi non ne ha. Nota stonata. E le cubane? Preparatevi a mettere nel cassetto tutti i vostri sogni erotici. A meno che non vi piacciano fondoschiena molto molto molto abbondanti.

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I fumatori meritano questo inferno? Forse sì
di Laura Baiardi
È una domenica mattina come tante. Mi sveglio a fatica, con la voce roca e il terrore di guardarmi allo specchio. Il mio primo pensiero lucido è in cifre: 10 e 09, che non è l’orario sulla sveglia. 10mg di catrame; 0.9 di nicotina: è quanto mi serve per carburare. Sono una tossica, lo ammetto, ma rovisto tra i panni smessi della sera prima e agguanto il pacchetto di sigarette: vuoto. Trovo nuova energia al pensiero del distributore automatico sotto casa, ma quando arrivo alla tabaccheria, la macchinetta non dà segni di vita. Pur in preda all’astinenza, la mia mente si fa consapevole della tragedia: i distributori, ormai, sono attivi solo a fasce orarie! Dopo una feroce crisi isterica, raccolgo la mia dignità dal marciapiede, insieme ad una cicca fumata solo per metà (che spreco!). Da quelle boccate di fumo, probabilmente infetto, attingo la forza per spingermi al primo bartabacchi aperto, dove finalmente trovo accoglienza e aiuto. Questa triste e degradante odissea, la devo al Ministro della Salute Pubblica Girolamo Sirchia che, di pari passo con la Commissione dell’Ue, ha messo in atto un piano triennale (2003-2005) per la “tutela della salute dei non fumatori” (art.51 della legge del 16/01/2003). Secondo tale decreto, entro il 2005 il fumo all’interno di bar e ristoranti sarà vietato o ristretto ad aree nettamente separate dal resto del locale, e, già da quest’anno, per prevenire l’acquisto di sigarette da parte di minori, gli erogatori automatici saranno in funzione soltanto dalle 21 alle 7 del mattino. Un’iniziativa lodevole, penseranno quanti non coltivano il vizio. Certo, così dovrebbero pensarla anche i fumatori di buon senso, ma onestamente: un fumatore di buon senso mi sembra un paradosso inaccettabile. Ad ogni modo, anche “annebbiata” (in ogni senso) dalla mia dipendenza, posso capire il divieto di fumare nei ristoranti e nei bar. Posso passarci sopra, ammettendo che si tratta di un gesto di civiltà e rispetto per gli altri. All’idea di non potermi accendere una sigaretta dopo il caffè comincio a sudare freddo, ma ripeto a me stessa che non esisto solo io: è giusto favorire i non fumatori. Quella dei distributori, però, è una cattiveria sadica; ha il sapore di una frustata tra le scapole. Fin dal 1934 la legge italiana sancisce che i minori di 16 anni non possono acquistare tabacco (Regio Decreto del 24/12/34). Il Ministro Sirchia, ben deciso a far rispettare il decreto… decrepito, ha scatenato le ire di fumatori e tabaccai. Per non sentirmi sola con il mio dolore, chiedo un parere a chi, del tabacco, ha fatto il proprio mestiere: “L’obbligo di rispettare le fasce orarie non impedirà ai ragazzi di fumare” si sfogano alla Rivendita n°2, storica tabaccheria che si affaccia su Strada Nuova e sul Teatro Fraschini. “Per noi è un danno enorme, mentre i ragazzi anche alla domenica possono rivolgersi ai bar-tabacchi che rimangono aperti” (come insegna il mio dramma personale). La signora che risponde da situazione è che, proprio i ragazzi, sembrano risentire meno del pugno di ferro di questa politica. Chiedo da accendere a Paolo, 15 anni, seduto con gli amici a godersi il sole e una sigaretta sui gradini del Duomo. Il fumo, per quanto poco salubre, è comunque una pratica sociale, e tra noi nasce spontaneo un dialogo, che diventa intervista: “Ho iniziato in seconda media” ammette senza sforzi, “non ho mai dovuto inventare scuse per convincere il tabaccaio a vendermi le sigarette”. Quando gli domando se conosca il motivo per cui i distributori non sono più in funzione 24h/24, non sa rispondere. Gli espongo i fatti e, per tutta risposta, mi ride spudoratamente in faccia: “Ma chi è lo sfigato di 15 anni che alle 9 di sera non può uscire di casa?”; la sua domanda retorica si commenta da sola. Guardando questi ragazzi, appesigaretta, che fa tanto film di serie B? Se il Ministro ritiene che i ragazzi con meno di 16 anni non sappiano scegliere da soli se acquistare sigarette o meno, dovrebbe anche calcolare che alcuni di essi potrebbero provare imbarazzo, rivolgendosi ad un farmacista, alla cassiera di un supermercato, perfino ad uno scintillante ed ipertecnologico distributore di soli preservativi, e che, in quel magico momento, sarebbe un autentico trauma essere costretti ad inserire il proprio documento d’identità nel distributore di tabacchi e vederselo sputare fuori con disgusto, perché : “non sei ancora maggiore di 16 anni”. Il fatto di documentarmi per questo articolo minaccia la mia salute ogni ora di più: l’impulso di fumare, scrivendo di chi fuma, è a dir poco irrefrenabile. Sprezzante del pericolo e votata al giornalismo estremo, continuo le mie ricerche. Scopro che, soltanto il mese scorso (22/04/04), quella stessa Unione Europea che nel 2002 ha adottato una raccomandazione per la prevenzione del fumo, ha anche stanziato ingenti fondi in appoggio alla produzione italiana di tabacco, contribuendo a salvare circa 130.000 posti di lavoro. Di fronte a tali notizie, mi sento perplessa. Nella mia ingenuità mi chiedo: se la salute pubblica è tanto importante (e lo è) e se il tabacco fa tanti danni (e ne fa), perché il nostro Paese continua a coltivarne e produrne? Ha senso che noi fumatori siamo costretti a toccarci, ogni volta che acquistiamo un pacchetto di bionde al catrame, nel terrore che ci capiti quello su cui campeggia la scritta: “Provoca cancro ai polmoni”? Mi prendo una pausa dai miei pensieri e do fuoco ad una nazionale senza filtro, di quelle con tanto condensato che ci potreste asfaltare il cortile di casa. Non sono il mio solito, ma questa me la godo in onore della nostra bella nazione e del Monopolio di Stato che, a quanto mi risulta, non ha mai condannato il tabacco. Sono una fumatrice mai redenta e non raccomanderei a nessuno di seguire il mio esempio, perché, come tutti i viziosi, anche io sono destinata all’Inferno. Dal momento che mi tocca (forse giustamente) patire già in questo mondo, mi auguro che, almeno laggiù, non esisteranno ipocriti divieti ai miei piaceri. partiti o forze politiche minori che difficilmente raggiungono un percentuale sufficiente), nessuno manifesta il proprio parere circa quello che andrà a fare una volta membro del parlamento. Qualcuno potrebbe ancora obbiettare che, in ogni caso, il ruolo dell’Unione è poco più di un accordo d’interscambio e che anche la moneta unica non fa di quest’insieme di stati un Paese. Ma la risposta alla domanda iniziale rimane ancora inevasa: che pensano lor signori dell’Europa? È doveroso in questa fase del dibattito chiedere alla classe dirigente politica di parlare maggiormente di questi temi, lasciando a tempo debito altri discorsi. Sarei comunque uno sciocco se pensassi che queste elezioni non possiedono alcun peso su questioni politiche nazionali. Un peso lo hanno e lo devono avere. Ma non a tal punto da trasformare questo evento politico un sondaggio. (M. B.)

Ddl discoteche: sarà davvero efficace?
di Nicola Colantonio
Cinquemila discoteche, quindicimila dj, duecento milioni di persone. Questi semplici numeri permettono di capire quale sia la portata del decreto legge approvato lo scorso 20 aprile. Di cosa si tratta, dunque? Tale decreto si propone di porre fine alle “stragi del sabato sera”, attraverso la regolamentazione di differenti aspetti: consentendo, in primo luogo, la vendita di alcolici nelle discoteche solo fino alle 2; con la progressiva riduzione della musica a partire da un’ora dopo la mezzanotte; infine, attraverso un terzo intervento che lascia ai comuni la decisione sull’orario di chiusura dei locali. Sarà sufficiente? Dal mio punto di vista potrà portare qualche beneficio, ma di certo in ambiti piuttosto ristretti. Il provvedimento, ad esempio, non tiene conto del fatto che sarà comunque possibile tenere alcolici nelle auto o andare a comprarli in un qualsiasi autogrill. Il problema è di difficile soluzione, ma c'è da chiedersi se non sarebbe possibile piuttosto intervenire in altri modi. È di queste settimane, per esempio, la notizia dell’introduzione di apparecchiature in via di sperimentazione all’interno di alcuni pub inglesi: questi strumenti permetterebbero di accertarsi del proprio tasso alcolico prima di uscire dal locale, in modo tale da avere gli strumenti per decidere – nel caso fosse eccessivo - di prendere un taxi o un qualsiasi mezzo pubblico. Un'altra possibilità potrebbe essere l’avviamento di un servizio di trasporto pubblico notturno che, ad orari periodici, renda possibile il ritorno a casa dei giovani non in condizione di guidare. Per ciò che riguarda l’orario di chiusura, è importante rilevare che il testo originale del decreto legge prevedeva la chiusura entro le quattro per i periodi estivi, ed entro le tre per quelli invernali; tuttavia questi emendamenti sono stati bocciati e si è optato per lasciare ai comuni la decisione in merito. Non reputo questo intervento di grande utilità dal momento che, se un comune X decidesse di far chiudere i locali ad un orario Y, si correrebbe il rischio di trovare nello stesso momento più giovani, alcuni dei quali sicuramente non in condizione di guidar, in automobile alla volta di un discopub in un comune Z caratterizzato da una normativa differente. Non metto in discussione i lavori svolti per giungere a questo decreto ma di certo non sarebbe stata una cattiva idea analizzare con cura altri fattori. Per esempio: per quale motivo non vengono selezionati dei giovani per fornire un aiuto ai legislatori? Il frutto di tale collaborazione sarebbe decisamente migliore dato che i giovani sono una delle parti in questione.

dietro al bancone, da dove ammiccano le mie sigarette preferite, mi ricorda che “noi tabaccai non siamo obbligati per legge a chiedere la carta d’identità, e c’è chi non si fa questo scrupolo”. La questione sarà presto aggirata con l’installazione di distributori in grado di leggere i dati del microchip contenuto nelle nuove carte d’identità, in circolazione su tutto il territorio tra 3-4 anni. Il risvolto tragi-comico della Mi piacerebbe che qualcuno dicesse: “Cari elettori italiani, a me dell’Europa non interessa un fico secco. Il voto che vi chiedo è solamente un giudizio sulla situazione politica interna”. Almeno sarebbe più sincero. Oggi so che la Casa delle libertà ha aumentato i posti di lavoro e che l’Ulivo segnala una certa difficoltà delle famiglie italiane ad arrivare alla fine del mese per l’aumento ingiustificato dei prezzi e la mancata riduzione delle tasse. Ma che cosa pensano i due schieramenti circa quel pasticcio che è la costituzione europea? Chi propone una riforma dell’assetto dell’Unione? Che cosa pensano i candidati circa la possibile creazione di un esercito europeo? Prendo sempre in considerazione l’ipotesi della mia disattenzione e ignoranza, ma salvo novità dell’ultima ora nessuno dà una risposta a queste domande. O se lo fa, è sempre un discorso di secondo piano in

na più giovani di me, mi si accende un’intuizione. È possibile che, come Ministro della Salute Pubblica, Sirchia abbia trascurato il particolare che segue? I distributori di sigarette, da sempre, sono anche discreti e riservati dispensatori di preservativi. A chi non è mai capitato di averne bisogno e di trovare, come un faro nella notte, il distributore di tabacchi? L’amico sincero che ti risolve la serata e te la fa concludere anche con la classica un discorso più generale che con l’Europa non ha nulla a che vedere. Quando fra meno di un mese si apriranno i seggi elettorali, mi troverò di fronte alla scelta di alcune liste. Penso che il voto sia un dovere civico. Ma in questo caso sarà l’ennesima farsa, dal momento che esprimerò un’indicazione non tanto su quale tipo di Unione Europea preferisco, ma piuttosto su come l’attuale governo ha lavorato. Tutti sanno che le elezioni sono elezioni europee. Ma quanti voteranno realmente per quello? Qualcuno potrebbe obbiettare che non c'è alcuna possibilità di compiere un’analisi scientifica delle intenzioni con cui gli italiani voteranno. Ma non è questo il punto. Assumendo per via del tutto ipotetica che gli elettori volessero esprimere una preferenza tra concezioni differenti sulla gestione dell’Europa, sarebbero impossibilitati a farlo perché, salvo rarissime eccezioni (costituite in larga parte da

Una farsa elettorale
Perché votiamo il 12 e 13 giugno? La risposta è banale: per il rinnovo del Parlamento europeo. Ma perché allora nessuno parla di Europa? Le trasmissioni televisive, i dibattiti o le interviste sulla carta stampata ci riversa abbondante materiale per uno scontro politico, ma interno al nostro paese. I comizi elettorali si aprono con frasi del tipo: “In questi tre anni di governo…”. Ma governo di chi? È ovvio che il riferimento sia sempre Berlusconi, indipendentemente da chi stia parlando. La campagna per le elezioni europee in Italia si basa sulla critica o sull’elogio di quello che l’attuale governo sta facendo. Forse sarò poco attento, non leggerò tutta la stampa e non guarderò tutte le tribune elettorali in televisione, ma non ho ancora sentito nessuno dire: “Penso che l’Europa debba essere questo e quest’altro”.

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Epigrafi dell'Amore. Parole scritte sull'oro
Leone Miroglio in mostra a Pavia
di Maria Chiara Succurro
Voci dense di profondità riecheggiano dalle tele su fondo oro schierate in file ordinate nell'ex convento dei Frati Crociferi di via Cardano, molteplici e multiformi riverberi di senso che si propagano fino a toccare l'animo dello spettatore. Le Epigrafi dell'Amore sono parole cesellate con precisione sull'oro, trattate col raschietto una ad una, per creare una fitta trama di risonanze misteriche. Punto d'arrivo di un intenso percorso attraverso i testi spirituali, o piuttosto parole vissute, sofferte e interiorizzate per accompagnare questa ricerca, le opere di Leone Miroglio sono un'esperienza straordinaria di immersione nel punto dove lo spirito e la materia si uniscono, con l'oro, preziosità elementale, assunto a simbolo di luce, che invita a riflettere cullando la mente con suono di parole ipnotiche. L'oro è la chiave, il punto di partenza dello straordinario percorso artistico di Miroglio, che, attraverso un'inaspettata evoluzione dell'icona, ineludibile ancoraggio storico alle forme dell'arte religiosa, è arrivato a quelle che Carlo Bertelli ha chiamato "icone aniconiche", ovvero prive di immagini. Sullo sfondo, echi biblici contrappuntati dalla religiosità pagana di Adriano, con l'invocazione all'Animula vagula blandula che sembra trasparire dal ritratto dell'amato Antinoo, che in realtà porta il volto dell'artista, volto che si ritrova riflesso in tantissime opere quasi come in un gioco di specchi. Come già osservato da Carlo Bertelli, curatore del catalogo della mostra, l'idea di fondo che guida il visitatore durante tutto il percorso della mostra è l'idea dell'amore: amore umano per il divino, amore sensuale per l'immateriale, emblematicamente rappresentato dall'oro che si trasfigura in luce, aperto a molteplici influenze, tanto dai Vangeli, che costituiscono la fonte maggiore di citazioni per le epigrafi, quanto da altre e diverse culture e religioni. Apertura a molteplici prospettive che si delinea anche dalla biografia dell'artista, costellata da viaggi ed esperienze culturali diverse e nuove. Nato a Milano, con alle spalle studi di architettura, lettere e filosofia, dopo il fondamentale incontro con la storia dell'arte, Miroglio ha compiuta una serie di viaggi di ricerca e studio che lo hanno portato, dopo Francia, Inghilterra, Danimarca, Germania, Svizzera, in Brasile, dove fondamentale è stato l'allestimento della sua mostra intitolata "Comunicazione di un tempo esistenziale, Animula vagula blandula". Nel 1982 ha insegnato Storia dell'arte e pittura all'Accademia Leonardo da Vinci del Cairo, in Egitto, e parallelamente sono proseguite le sue esposizioni a São Paulo, città in cui sono tuttora presenti sue importanti opere. Legato al Brasile è l'amore per la foresta amazzonica, che nella sua opera affiora come una sorta di archeologia del presente, dove gli Indios dello Xingu sono le ombre che popolano una storia notturna. La sua opera è un crocevia di esperienze ed innamoramenti di diversa origine, che uniscono le foreste tropicali all'imperatore Adriano, con sullo sfondo una profonda e meditata esplorazione di Vermeer, il tutto intrecciato a reminescenze spirituali di tempi lontani. Ciò che nasce è un approccio commosso alla creazione artistica, che diventa soprattutto momento di rielaborazione intimistica. La mostra rappresenta un'occasione imprescindibile, speciale per la città di Pavia e coinvolgente per lo spettatore, che rimane intrappolato in una rete, intessuta d'oro e di parole, di rimandi e citazioni infiniti e multiformi, sopra i quali troneggia, come unico punto fisso in uno specchio d'acqua increspato, un amore che è luce ferma, e che impone ordine nella confusione di molteplici voci sussurrate. L'epigrafe ha una lunghissima storia e il supporto scelto, l'oro, è una simbologia antichissima, ma lo spirito è profondamente rinnovato, originale e soprattutto fortemente personale. Un'ultima nota va all'allestimento, che è curato alla perfezione; la visita è accompagnata da un incisivo recital registrato con le voci di Piera Degli Esposti e di Hossein Taheri, che ricrea un fondale magico per questo esclusivo evento.

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Chiedici la parola
di Sara Natale
Non è per un rigurgito qoelitico che ho pensato di prendere in considerazione il libro di Giobbe e la psicoanalisi sotto il medesimo punto di vista. Anche perchè per sostenere che non c’è niente di nuovo sotto il sole bisognerebbe credere a una di quelle cose con la lettera maiuscola, come il calderone della Vanitas, in cui tutto si mescola, o la zolla infinita dell’Essere, in cui tutto affonda le radici, o Dio, o altri analoghi espedienti, a cui si cerca di ricondurre tutto, e che tutto trasformano in una poltiglia indifferenziata. Certo, questi totalitarismi filosofici sono suggestivi - la storia della cultura ne è la dimostrazione -, ma sono anche misere scorciatoie, formule magiche, trucchi neanche troppo difficili da smascherare (se solo lo si volesse davvero). È senza dubbio più difficile, e quindi più affascinante,arrancare nei nostri inferni senza sostanze, annaspare nel magma senza comode auctoritates e non regredire al ruolo fanciullesco di epigoni pedanti, dicendo-sì alla libertà e all’angoscia di un mondo esclusivamente umano, senza quei rimedi peggiori del male che sono le ideologie, sacre e profane. Non ho intenzione di parlare della Bibbia e della psicoanalisi, perchè mi perderei nei meandri della polisemia e, generalizzando, della vacuità. Ma un filo d’Arianna in questi labirinti c’è: la Parola. Ben lontano dal mirabile - ma forse non del tutto onesto - scetticismo montaliano è il canto di sirena che si può udire accostando l’orecchio alle Scritture, sacre e profane: “CHIEDICI la Parola che squadri da ogni lato / l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco lo dichiari (…) DOMANDACI la formula che mondi possa aprirti, / NON SOLO qualche storta sillaba e secca come un ramo”. Giobbe, uomo giusto messo a dura prova da Dio, non si arrende all’incomprensibilità del Male che si abbatte su di lui: se non può evitare l’ingiustizia, che almeno gli sia detto perchè soffre, quasi che la Parola, rivelatrice di senso, possa mitigare il dolore (ma ne siamo davvero convinti?). La sua richiesta è empia e piena di hybris (come si permette, un uomo, di chiedere spiegazioni a Dio?), ma la sua integrità nel dolore viene premiata: i figli vengono riportati in vita, i beni distrutti vengono raddoppiati, la salute restituita. Non è però un happy end: Giobbe deve arrendersi all’idea di un Deus absconditus irriducibilmente lontano, incomprensibile, a cui abbandonarsi con fede incondizionata e obbedienza assoluta. Comincia così un nuovo travaglio, fatto di Silenzio e Solitudine. Anche in un universo laico come quello psicoanalitico il rischio di hybris è alto, la Parola incombe. Ma, in assenza di Dio, rimane la speranza di una razionalità debole, di una sfida al labirinto che non sia tracotante pretesa di oggettivare, di assolutizzare. Tra la Parola e il Silenzio ci sono le parole. Le parole del paziente, come Giobbe tormentato dal bisogno di comprensione; le parole dell’analista, utili solo se consapevolmente provviste di senso del limite, quello stesso limite che la malattia (romantica o umana?) rende intollerabile. Proprio questo senso del limite dovrebbe evitare che, in un’epoca nella quale viene meno la funzione sociale della religione, la psicoanalisi diventi una sorta di Chiesa consolatrice di monadi, in sostituzione della vecchia Chiesa consolatrice di masse, ugualmente bisognose di Parola. Dove la consolazione, in entrambi i casi, passa attraverso l’ascolto (gratuito nel confessionale, non proprio gratuito sul lettino) e l’illusione di poter comprendere il mistero. Tuttavia, mentre non si può desacralizzare la Bibbia senza snaturarla, forse si può evitare che la psicoanalisi percorra i sentieri senza ritorno del sacro. Tra la piena comprensione del mistero, richiesta dal primo Giobbe, spavaldo cacciatore di senso, e la remissiva accettazione della sua radicale incomprensibilità da parte dell’ultimo Giobbe, c’è lo strenuo e umile tentativo di interpretazione, c’è la faticosa elaborazione di ipotesi troppo umane per diventare leggi. È proprio questa approssimazione infinita e paradossale al mistero, questo costante mettere a nudo la falsificabilità dei propri paradigmi interpretativi, che la psicoanalisi, come ogni altro sapere che non voglia degradarsi a ideologia, dovrebbe perseguire.

Un ospedale nato dalla passione
di Liliana Praticò e Francesca Podavini
“La passione per l’uomo vuole che il nostro soccorso medico sia al massimo livello. La passione per l’uomo vuole che gli africani imparino ad aiutare gli africani” Una storia di medicina, una storia di generosità, una storia d’amore, che ha portato Piero Corti, pediatra italiano e sua moglie Lucile Teasdale, chirurgo canadese, a trasformare un povero ambulatorio in uno dei maggiori e più attrezzati ospedali dell’africa tropicale. E’ una storia che merita di essere raccontata e ascoltata per capire il lato umano, gli aspetti sociosanitari e le emergenze che un ospedale africano deve affrontare quotidianamente. Il dilagare dell’AIDS, la tubercolosi, la meningite, l’ebola, la malaria. Il 4 maggio 2004, in aula del Quattrocento, la figlia di quegli straordinari medici, la dotteressa Dominique Corti, ha tenuto una conferenza sul tema “Medicina d’avanguardia nella savana: un sogno divenuto realtà”, durante la quale ha parlato della loro generosa esperienza, del lavoro che lei continua con grande passione, della realtà medica, in particolare delle malattie infettive con le quali si combatte una quotidiana battaglia, e dei grandi bisogni in quel pezzetto dimenticato di Africa. Piero e Lucille Corti nel 1961 fondarono in Uganda quello che oggi è diventato uno dei più importanti ospedali dell’Africa tropicale: il St Mary's di Lacor, e per più di quarant'anni hanno affrontato le principali emergenze dello stato ugandese: piaghe sociali quali l’Aids, disastri della guerriglia, epidemie, povertà materiale e culturale. Oggi Dominique ha scelto come i suoi genitori di consacrare la sua vita all’Africa e porta avanti con la stessa dedizione il loro lavoro. La storia di Piero e Lucille è raccontata anche nel libro di Michel Arseneault “Un sogno per la vita”. di e racconti dai passeggeri, in particolar modo della terza classe, con i quali e per i quali suona la sua musica meravigliosa. E’ proprio dal racconto di un umile contadino che Novecento entra in crisi con la sua esistenza fino ad indurlo a scendere dalla nave. Proposito che non riuscirà a mettere in pratica perché spaventato da quell’infinita tastiera che è la vita e che egli non si sente in grado di suonare. Arnoldo Foà racconta, non recita, la vita di Novecento, sfruttando le innumerevoli sfumature della sua voce, rinunciando all’azione dato l’esiguo spazio della cabina nella quale è “incastonato” e, in quasi due ore di spettacolo, non concede allo spettatore alcuna possibilità di fuga, conducendolo per mano attraverso i vari momenti della storia del pianista. Un’ultima nota alla splendida scenografia (la cabina sopra il pianoforte volteggia come sul mare) che permette allo spettatore di immedesimarsi nella storia, lasciandosi cullare da questa straordinaria narrazione e dall’emozionante voce di Arnoldo Foà.

Eugenio Montale

Novecento
di Lorena Meola
Novecento di Alessandro Baricco è un’opera letteraria dalla giovane età (è stato pubblicato in Italia nel 1994) ma dal successo clamoroso, testimoniato oltre che dal milione di copie vendute, dalle sue traduzioni in tutta Europa, America Latina e Canada e dalla sua trasposizione cinematografica ne “La leggenda del pianista sull’Oceano”, nonché dall’amore da parte del suo numeroso e soprattutto giovane pubblico. Pubblico che, la sera del 27 aprile scorso, ha affollato il Teatro Fraschini (in sala non vi era nemmeno un posto disponibile!) per assistere alla messa in scena di Novecento da parte del regista Gabriele Vacis. Una cabina sopra un pianoforte i cui tasti suonano da soli, immersa nell’oscurità del palcoscenico: questa l’immagine che il regista usa per raccontare la storia di Danny Bootman T.D. Novecento. Una cabina all’interno della quale Arnoldo Foà, nella parte di Tim, il migliore amico di Novecento, racconta la vita di quest’uomo nato su una nave dalla quale non scenderà mai. La vita di Novecento è eccezionale per il suo rapporto con la musica, l’umanità e la vita stessa: il tema del jazz è infatti espressione della volontà di rompere le regole sia della musica canonizzata che della vita. Il jazz è libertà, il percorrere strade alternative a quelle cosiddette normali: è con questo spirito che Novecento, nonostante la tenera età, si rifiuta di scendere dalla nave, che impara a suonare il pianoforte in maniera personale e meravigliosa, che affronta e vince il duello con Jelly Roll Morton, l’inventore del jazz. La curiosità che possiede questo pianista gli permette di conoscere l’umanità e quindi il mondo dalla sua nave, raccogliendo odori, impressioni, ricordi, sguar-

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Burattini Marionette Pupazzi
Prima edizione del Festival provinciale itinerante di Teatro e di Figura
di Anna Chiara Prato
Cari lettori, non lasciatevi ingannare dal titolo: non si tratta di una visita guidata all'interno di un negozio di giocattoli, bensì del Primo Festival provinciale itinerante di Teatro di Figura, promosso con effervescente entusiasmo dall'Assessorato alla Promozione delle Attività Culturali della provincia di Pavia con la collaborazione dell'Associazione "Peppino Sarina" . Un vero e proprio Gran Galà di una delle più antiche forme teatrali in passato avevano prestato la propria disponibilità ad una iniziativa analoga, partita in sordina ma apprezzata dal pubblico e dalla critica. Motivo di questo revival? La passione sempre viva per una forma d'arte accantonata per molti anni, ma che è pronta ora con veste nuova a ricalcare il palcoscenico. Nata come rassegna, trasformatasi poi in Festival itinerante, "Burattini Marionette Pupazzi" non presenta solo spettacoli ma anche momenti didattici (laboratori), di ricordo (tra cui anche del burattinaio Peppino Sarina di Broni), omaggi (a Chignolo, che ha dato una patria oltrepadana al burattino trasferendolo a Lione, al seguito di un gruppo di tessitori, che spostandosi si erano portati dietro lo strumento principale di quella che era l'unica forma di teatro forte tra la povera gente; a Domenico Baldi, di Lomello, unico burattinaio pavese ancora in vita; ai 50 anni della TV dei ragazzi,con una mostra dei pupazzi televisivi di Velia e Tinin Mantegazza a Valle Salimbene). La direttrice artistica e organizzativa, nonchè ideatrice, Alessandra Genola spiega che il titolo della rassegna fa riferimento alle diverse tecniche di fabbricazione dei protagonisti in scena: si spazia dai burattini, le classiche "teste di legno" a guanto, alle marionette, mosse coi fili dall'alto di un ponteggio, ai pupazzi, nati da un'evoluzione di ricerca del burattino e della marionetta. In questa brillante esperienza culturale un ruolo importante spetta a Broni, che festeggia i 120 anni dalla nascita di Peppino Sarina. In occasione dell'anniversario il Comune organizza una manifestazione particolare che, dall' 8 al 15 maggio, prevede lo scoprimento di una targa sulla casa natale del burattinaio e una mostra dei "Cartelli della famglia Sarina", rappresentanti le scene più importanti delle sue manifestazioni, dipinte a mano da lui stesso. E ancora... due spettacoli: il primo tenuto all'oratorio di Broni con esposizione di materiali per la creatività, realizzati dagli alunni della scuola elementare; il secondo, "Scretch (dieci strappi al teatro di figura)", di Claudio Cinelli, trasformista e illusionista, che presenterà al grande e piccolo pubblico le forme più avanzate del teatro di animazione.

dove come quando
1° maggio - MORTARA
Compagnia I Burattini di Como (Como) - Le più belle farse di Arlecchino e Tavà

10 luglio - MORNICO LOSANA
Compagnia Spring Onion Puppet Theatre (Galway - Irlanda) - La casa di cartone

8 maggio - BRONI

11 luglio - PIETRAGAVINA

120° Anniversario della nascita di Peppino Sarina Mostra "Questa sera rappresentazione" - I cartelli di scena della famiglia Sarina Maschere in mostra Esposizione materiali del laboratorio Un materiale per la creatività: il cartoncino Compagnia Marionette Grilli (Torino) - Giandoja e la farina magica

Compagnia Spring Onion Puppet Theatre (Galway - Irlanda) - La casa di cartone

16 luglio - SANTA GIULIETTA

Teatrino della Marignana di Gigio Brunello (Mogliano Veneto) - Un trovatello in casa del diavolo

18 luglio - ZAVATTARELLO

Compagnia Teatro dei Fauni (Locarno - Svizzera) - Un due... re

23 luglio - MONTALTO PAVESE

9 maggio - LOMELLO

10 maggio - LOMELLO

31 luglio - GARLASCO

Compagnia Marionette Grilli (Torino) - Giandoja e la corona del re

Compagnia Is Mascareddas (Quartucciu - Cagliari) - Areste Paganos e i giganti

15 maggio - BRONI

2 agosto - RIVANAZZANO

120° Anniversario della nascita di Peppino Sarina Compagnia Claudio Cinelli (Firenze) - Scretch (dieci strappi al teatro di figura)

Compagnia Is Mascareddas (Quartucciu - Cagliari) - Areste Paganos e i giganti

8 agosto - 7 BORGHI DI ROMAGNESE 16 agosto - PIETRA DE' GIORGI 21 agosto - CIGOGNOLA

che da maggio a ottobre animerà teatri, giardini, piazze di ben 30 comuni della provincia di Pavia, con un respiro nazionale e internazionale conferito dalla presenza di numerose compagnie anche straniere. Come sottolineato da Lorenzo Demartini, Assessore alla Promozione delle Attività Culturali della Provincia di Pavia, l'eccezionalità dell'iniziativa è data dall'adesione di un nutrito gruppo di comuni, di maggioranza dell'Oltrepò, che già

16 maggio - ARENA PO

Compagnia Ortoteatro (Lecco) Come Pierino diventò Pierone e incontrò la strega bistrega

Compagnia L'Aprisogni (Treviso) - I tre porcellini Compagnia Romano Danielli (Bologna) - La prova del coraggio Teatro del Drago (Ravenna) - Fagiolino Asino d'oro

21 maggio - VALLE SALIMBENE

Dunque Arlecchino, Pulcinella, Brighella ed altri ancora racconteranno a grandi e piccoli - spettatori più numerosi e fedelissimi - le loro storie, reali o surreali, ma sempre proiettate in un'atmosfera magica. Buon divertimento!! tradite. La mostra era diretta ad un pubblico limitato di appassionati, docenti e studiosi in materia, con un determinato background culturale. Il solo volantino fungeva da selettore: in latino, come tutte le didascalie. E comunque gli studenti universitari proprio non si sono fatti vedere. Per quanto riguarda invece i visitatori casuali della domenica, erano attratti solo dall'idea del libro antico, e all'esposizione non dedicavano più che una fugace occhiata». L'accoglienza dell'iniziativa culturale a Pavia non può essere dunque soppesata neppure a partire da una mostra che si aspetta un pubblico d'élite. Della mia idea iniziale quasi non è rimasta traccia; ma ho voluto chiedere comunque a Paola una sua opinione al riguardo: «A Pavia non c'è assolutamente affluenza per questo tipo di proposte, e il problema risiede anche nella scarsa pubblicità. Per questo è necessario che, se il Pavese non va alla mostra, debba essere la mostra ad andare al Pavese». Ed ecco il risultato: un articolo che intreccia due mostre al metagiornalismo, che parla di sé e dei suoi retroscena. Ma è sempre la tanto citata Vanità a voler definire questa catena di riflessioni tra me e Paola 'articolo'. coltà relazionali, che spesso toccano anche protagoniste di giovanissima età. Femminile plurale visibile si muove su un doppio binario, esplorando tanto la cinematografia più classica e consolidata quanto quella proveniente da culture differenti, del Mediterraneo e del Vicino ed Estremo Oriente, variando nelle sue proposte ma presentando sempre titoli di estremo interesse. In programmazione per il 12 mag-

Mostra I pupazzi televisivi di Velia e Tinin Mantegazza Un materiale per la creatività: il cartoncino condotti da Natale Panaro

22 agosto - LA PENICINA ROMAGNESE 4 settembre - CHIGNOLO PO

22 maggio - VALLE SALIMBENE 22 maggio - REDAVALLE

Mostra I pupazzi televisivi di Velia e Tinin Mantegazza Compagnia I Tiriteri (Vicchio Firenze) - Il Tagliastorie

Compagn ia Wa lter Brog gini (Albizzate - Varese) - Pirù Pirù OMAGGIO A CHIGNOL-GUIGNOL Compagn ia Wa lter Brog gini (Albizzate - Varese) - Pirù Pirù

23 maggio - VALLE SALIMBENE 28 maggio - VOGHERA

7 settembre - SIZIANO

La cultura bussò... Pavia rispose?
di Elena Marigo
Ho avuto il piacere di dialogare (ma la mia vanità da neogiornalista avrebbe preferito il verbo 'intervistare') con Paola Quatela, studentessa in Linguaggi dei Media all'Università Cattolica di Milano. Paola, in veste di stagista, ha collaborato con il Comune di Pavia all'allestimento di due modelli molto differenti di mostra (diciamo pure agli antipodi dello stesso concetto), e proprio per questo così significativi. Sto parlando di "Ad Publicam Utilitatem", la collezioni di libri del Seicento aperta al pubblico fino al 2 maggio al Castello Visconteo, e di "Notemetropolitane", l'esposizione di quadri di giovani artisti esordienti in luogi 'improbabili' della città. Io avevo già le idee chiare riguardo a ciò che avrebbe dovuto 'partorire' questa intervista (non è lusinghiero per una dalla cui vanità vorrebbe essere chiamata 'giornalista'): un'analisi delle utenze delle mostre che mi conducesse senza sforzi a delineare la reazione di un pavese al cui cospetto si presenti la proposta culturale. Da qui, poi, il ruolo della Cultura in una società di massa in cui l'alfabetizzazione è elevatissima, ma certo la Cultura è un'altra cosa (proprio presuntuosa quella Signora Vanità che pretende di trattare argomenti tanto estesi quanto ardui!). In primo luogo, "Notemetropolitane". Spontaneo il quesito: disporre le opere fra la gente, trasformare la città in un grande museo, attira davvero lo sguardo dei passanti? Il quadro distoglierà realmente l'attenzione della signora intenta nello shopping dalla schiera di pellicce? Paola in questo senso è ottimista: «un approccio facilitato all'arte stimola la curiosità del pubblico». Ma impossibile è tenere un conteggio dei visitatori del museo a cielo aperto. «Non mi resta che far germogliare il mio articolo dalla seconda mostra, "Ad Publicam Utilitatem"», pensavo fra me. «Paola, tu hai fatto da guida ai visitatori fra i libri di Filippo Lachini. Chi meglio di te può raccontare ad Inchiostro quanto successo ha avuto la mostra e che tipo di utenza hai dovuto intrattenere?» «I fruitori sono stati pochi, ma le nostre aspettative non sono state

Compagnia I Tiriteri (Vicchio Firenze) - Il Tagliastorie Compagnia Paolo Papparotto (Treviso) - Arlecchino Alchimista Medico

Compagnia Claudio Cinelli (Firenze) - Scretch (dieci strappi al teatro di figura)

11 settembre BOTTARONE

-

BRESSANA

29 maggio - VOGHERA

Teatrino della Marignana di Gigio Brunello (Mogliano Veneto) - Un trovatello in casa del diavolo

Teatro Alegre (Pinerolo - Cuneo) Marionette in cerca di manipolazione

11 settembre - STRADELLA

30 maggio - VOGHERA

Teatro del Drago (Ravenna) - Il rapimento del principe Carlo

Tearticolo - Teatro di figura di Brema (Germania) - I quattro musicanti di Brema

18 settembre - SAN ZENONE AL PO
Omaggio a Stefano Tenca marionettista Pavel Vangeli (Praga - Cecoslovacchia) - Swinging Marionettes

30 maggio - RONCARO

Compagnia I Burattini di Como (Como) - La leggenda del Flauto magico

18 settembre - GODIASCO

4 giugno - CASTEGGIO

Compagn ia Wa lter Brog gini (Albizzate - Varese) - Pirù Demoni e Denari

Pavel Vangeli (Praga - Cecoslovacchia) - Swinging Marionettes

28 settembre - PINAROLO PO 2 ottobre - CHIGNOLO PO

5 giugno - TROMELLO

Compagnia il Pavaglione (Bologna) - Le avventure di Fagiolino Omaggio a Chignol-Guignol Tavola rotonda: Chignol(o) Guignol, storia di un origine Spettacolo di burattini Compagnia Teatro di Lione - Le Guignol de Lion

Compagnia Teatro dei Fauni (Locarno - Svizzera) - Un due... re

6 giugno - SANNAZZARO DE' BURGONDI
Teatro Alegre (Pinerolo - Cuneo) Marionette in cerca di manipolazione

20 giugno - MEDE

C o m p a g n i a D a n ie l e C o r te s i (Bergamo) - ... E vissero felici e contenti

internet
www.associazionesarina.it Il sito di una delle associazioni che hanno organizzato la serie di eventi. specifica identità culturale diventa occasione per una più universale riflessione sul contributo culturale femminile nel mondo di oggi. Segue la proiezione di Thirteen, opera d'esordio di Catherine Hardwick, premio per la miglior regia di film drammatico al Sundance Film Festival, crudo spaccato su un'adolescenza dal prepotente, autodistruttivo senso di ribellione, raccontato con stile asciutto e serrato.

4 luglio - BORGORATTO MORMOROLO
Compagnia Romano Danielli (Bologna) - La prova del coraggio

Femminile plurale visibile
di Maria Chiara Succurro
Registe affermate o esordienti, film spesso vincitori di importanti premi internazionali, talenti affermati o volti nuovi come protagonisti, la rassegna cinematografica Femminile plurale visibile vuole essere soprattutto l'occasione per fermarsi a riflettere e considerare il ruolo acquistato dal genere femminile nel panorama cinematografico internazionale degli ultimi anni: sempre maggiore e sempre in evoluzione, in termini di creatività e interpretazione, ma soprattutto in veste di sorgente inesauribile di spunti, idee e temi su cui spaziare, esplorando la vasta gamma di sentimenti, urgenze emozionali, solitudini, bisogni esistenziali, diffi-

gio,un film di grande rilievo: Alle cinque della sera (Panj è ase), della giovane regista iraniana Samira Makhmalbaf, Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes, oltre che già vincitrice di diversi premi di prestigio. La storia è quella di Noqreh e del suo sogno di diventare presidente dell'Afghanistan, e del suo confronto con il padre integralista: sullo sfondo di una Kabul in cui il contrasto tra vecchio e nuovo trova un confine più definito che altrove, il dipinto di una

http://inchiostro.unipv.it
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Omaggio a Domenico Baldi burattinaio

Compagnia Is Mascareddas (Quartucciu - Cagliari) - Areste Paganos e i giganti

AGENDA dal 7 al 24 maggio
MUSICA
C.S.A. BARATTOLO Via dei Mille, 130 27100 PAVIA ore 21.30-23.30 JAM SESSION DI PERCUSSIONI TEATRO FRASCHINI Corso Strada Nuova, 138 27100 PAVIA http://www.teatrofraschini.it venerdì 7 maggio 2004 ore 21.00 ORCHESTRA "I POMERIGGI MUSICALI DI MILANO"
direttore Aldo Ceccato violino Mauro Rossi programma R. Schumann, Genoveva, ouverture. Concerto per violino e orchestra. Sinfonia n. 4.

MOSTRE
22:00 Luci di Wood groove, soul psichedelia... 23:00 Delta V
Apertura porte: 21:00 Ingresso 10.00 € più diritti di prevendita in prevendita 00:30 DJ Zio Vite

CONFERENZE
MOS3 Federico Gualtieri, fotografia
Dalì Viale Venezia, 48 dal 20 aprile 2004 al 20 maggio 2004

LA MATITA DELLA STORIA: PIERO VENTURA
inaugurazione 12 maggio 2004, ore 17.00 sarà presente Piero Ventura, illustratore, presentato da Gabriele Albanesi Chiesa di S. Maria Gualtieri Piazza Vittoria dal 12 maggio 2004 al 27 maggio 2004

giovedì 6 maggio 2004 ore 16.00 TERZO INCONTRO ROSE E PEONIE
Lezioni di giardinaggio Università di Pavia - Orto Botanico

sabato 8 maggio 2004 ore 22.00 ANTICHRIST E GROOVA
23:30 Groova tributo ai Subsonica 00:30 Antichrist tributo a Marylin Manson Ingresso 5.00 € 01:30 DJ Ste

LA FESTA DEL ROSETO
Apertura dell'Orto Botanico al pubblico Visita guidata Mercatino di rose e peonie in Piazzetta S. Epifanio Università di Pavia - Orto Botanico Via S. Epifanio domenica 16 maggio 2004 ore 16.00

PERCORSI TRA SCIENZA ED ARTE AL CASTELLO VISCONTEO Castello Visconteo 27100 PAVIA LE RUOTE QUADRATE
dal 5 al 25 maggio 2004 Sotterranei del Castello ore 09.00-16.00

dal 6 al 12 maggio 2004 MALTRATTAMENTO E ABUSO NELL'INFANZIA: CONOSCERE PER DIALOGARE
Aspetti medici e legali Seminari interdisciplinari in collaborazione con Università di Pavia, Unicef, S.I.S.M. con il patrocinio di Centro Servizi Amministrativi di Pavia, Federazione Italiana Medici Pediatri Collegio Nuovo

domenica 9 maggio 2004 ore 22.30 S.O.S. E ATTI OSCENI
Tributo ai Nomadi: S.O.S. Tributo ai Timoria: Atti Osceni

LA SCIENZA, L'ARTE E LA STORIA
dal 5 al 25 maggio 2004 ore 09.00-16.00

D'ORO, D'AZZURRO E DI ROSSO Carlo Marozzi e la passione per l'Araldica
Chiesa di S. Maria Gualtieri Piazza Vittoria dal 20 aprile 2004 al 9 maggio 2004 dal martedì al venerdì, ore 17.00-19.00 sabato e domenica, ore 10.00-12.30 16.30-19.30

venerdì 7 maggio 2004 ore 21.00 DIBATTITO SU "CONOSCERE PER SCEGLIERE"
Incontro di approfondimento sulla Legge di Riforma scolastica Università di Pavia - Palazzo Centrale Aula del '400

ESPOSIZIONE SCUOLE PAVESI
dal 5 al 25 maggio 2004 Sotterranei del Castello ore 09.00-16.00

http://inchiostro.unipv.it

COLLEGIO GHISLIERI Aula Magna Piazza Ghislieri, 7 27100 PAVIA http://www.ghislieri.it giovedì 13 maggio 2004 ore 21.15 CARL ORFF CARMINA BURANA
per coro, soli, coro di voci bianche, due pianoforti e percussioni Giulio Zappa e Paola Barbieri, pianoforti Coro di voci bianche del Teatro Fraschini e dell'Istituto F. Vittadini di Pavia Maestro del Coro di voci bianche: Giuseppe Guglielminotti Valetta I percussionisti del Vittadini a cura di Marco Scacchetti Coro e Arion Ensemble del Collegio Ghislieri Direttore: Giulio Prandi

venerdì 14 maggio 2004 ore 23.30 LINEA 77
Ingresso 10.00 € più diritti di prevendita in prevendita 00:30 DJ Zio Vite

INAUGURAZIONE DELLE ESPOSIZIONI
mercoledì 5 maggio 2004 Sotterranei del Castello ore 09.00

venerdì 7 maggio 2004 ore 14.00-20.00 ITINERARI BOTANICI
Milano: Orticola (mostra mercato di fiori e piante rare) Università di Pavia - Orto Botanico

sabato 15 maggio 2004 ore 23.30 RAD1
Al di la' delle Cover Band Consumazione obbligatoria 10.00/8.00 € ore 00:30 DJ Ste

MOSTRA CELEBRATIVA PER I 500 ANNI DELLA NASCITA DI SAN PIO
Collegio Ghislieri, Salone San Pio Piazza Ghislieri, 7 ore 15.00-19.00

INAUGURAZIONE DELLA MANIFESTAZIONE
mercoledì 5 maggio 2004 Sala dell’Annunziata (Piazza Petrarca) ore 10.00

venerdì 7 maggio 2004 ore 21.00 TRA STUDIO E LAVORO
Fiorella Farinelli, docente di Pedagogia, Università La Sapienza di Roma

domenica 16 maggio 2004 23:00 Tankard 22:00 raw power 21:00 hatework 20:00 vexed 19:00 methedras 18:00 irreverence
apertura ore 17:00

EPIGRAFI DELL'AMORE. PAROLE SCRITTE SULL'ORO Mostra di Leone Miroglio
Spazio per la grafica e l'arte contemporanea Ingresso gratuito Ex Convento dei Frati Crociferi Via Cardano, 8 dal 24 aprile 2004 al 23 maggio 2004 da martedì a venerdì 10.00-12.30 e 14.30-18.00 sabato e domenica 15.30-20.00

LA SCIENZA E LA GUERRA
Materiale documentaristico dalla guerra di Bosnia, associato a collezione di disegni sul tema, realizzati e presentati dal Dott. Giovanni Rubino domenica 9 maggio 2004 Sotterranei del Castello ore 15.00-17.30

lunedì 10 maggio 2004 ore 09.45 CONVEGNO SECONDA GIORNATA DELL'ECONOMIA
Camera di Commercio Sala Consiliare

venerdì 21 maggio 2004 ore 21.15 LA MUSICA DA CAMERA
Trio Tolomelli-Bozzo-Del Mastro Soprano, clarinetto e pianoforte

venerdì 21 maggio 2004 ore 22.00 ACHTUNG BABIES
da Roma tributo ufficiale agli U2 Ingresso 5.00 € ore 00:30 DJ Zio Vite

IO VOLONTARIO DELL'ARTE A SARAJEVO
sabato 8 maggio 2004 ore 9.00-12.30 e 15.00-17.30

martedì 11 maggio 2004 ASSEGNAZIONE DEL PREMIO CARDANO PER L’ANNO 2004
Università di Pavia - Palazzo Centrale Aula Foscolo

SIR LIFFORD Piazza IV Novembre, 36 Miradolo Terme (PV) http://www.sirlifford.com venerdì 7 maggio 2004 ore 22.00 MAX COTTAFAVI (CHITARRISTA DI LIGABUE) PRIMA CLASSE (TRIBUTO A LIGABUE) sabato 8 maggio 2004 ore 22.00 RAD1 venerdì 14 maggio 2004 ore 22.00 WINE SPIRIT sabato 15 maggio 2004 ore 22.00 DIUMVANA venerdì 21 maggio 2004 ore 22.00 ASILO REPUBLIC (TRIBUTO A VASCO ROSSI) sabato 22 maggio 2004 ore 22.00 AXIA THUNDER ROAD Strada Torrazza Coste, 1 Codevilla (PV) http://www.thunderroad.it/ venerdì 7 maggio 2004 ore 22.00 DELTA V E THUNDER ROAD

sabato 22 maggio 2004 ore 23.30 DIVINA
70 80 disco party Consumazione obbligatoria 10.00/8.00 € 00:30 DJ Ste

LA MASCHERA E GLI AFFETTI 25 anni di teatro a Pavia (1942-1967)
Mostra fotografica dalla raccolta di Erminio Maestri, a cura di Beppe Soggetti e Francesca Brignoli. Ingresso gratuito Teatro Fraschini Corso Strada Nuova, 138 dal 3 aprile 2004 al 30 maggio 2004 aperta dalle ore 17.00 nei giorni di spettacolo e negli orari 11.00-13.00 e 17.00-19.00 tutte le domeniche successive al Lunedì di Pasqua.

LABORATORIO DI MOSAICO
A cura di Paolo Beltrami sabato 8 maggio 2004 Sotterranei del Castello ore 9.00-12.30 e 15.00-17.30

dal 11 al 12 maggio 2004 SEMINARIO DI DIRITTO AMMINISTRATIVO
Ciclo di conferenze organizzate nell’ambito del Seminario di Diritto Amministrativo. Università di Pavia - Palazzo Centrale Aula Volta

LABORATORI APERTI
Tecniche di incisione, a cura di Monica Anselmi CHIMICA E COLORI, a cura di Antonella Corradini e Giuseppina Ciceri domenica 9 maggio 2004 Sotterranei del Castello ore 15.30-17.30

domenica 23 maggio 2004 HATERNAL GRINDBLAST ATTO PRIMO 23:30 methedras 22:30 Nefas 21:30 Nefas 20:45 Psychofagist 20:00 Vomit the Soul 19:15 Viscera 18:30 Genital Grinder
apertura ore 18.00

martedì 11 maggio 2004 ore 20.30 IL MEDICO, L'UOMO: LA MEDICINA TRA TECNOLOGIA E SOCIETà
Collegio Santa Caterina da Siena Sala conferenze

IL GRANDE SOGNO Miti del cinema visti da Evaristo Fusar
Sala dell'Annunciata Piazza Petrarca, 4 dal 8 aprile 2004 al 13 maggio 2004

STORIA DEL COMPLESSO DI S. MAIOLO DI PAVIA E FONTE DOCUMENTARIE CONSERVATE PRESSO L'ARCHIVIO DI STATO
A cura del Sig. Carmine Ziccardi domenica 9 maggio 2004 Archivio di Stato di Pavia Via Cardano, 45 ore 15.00-17.30

mercoledì 12 maggio 2004 CONVEGNO PER IL QUARANTENNALE DELLA FACOLTà DI ECONOMIA
Il Prof. Guido Rossi terrà una lezione magistrale per la conclusione dei lavori del Convegno per il quarantennale della facoltà di Economia. Università di Pavia - Palazzo S. Felice Sala Lettura, Ex Monastero di San Felice

BOSCACCIO Ponte in chiatte Zerbolò Bereguardo (PV) Autostrada Milano-Genova uscita Bereguardo http://www.boscaccio.it giovedì 20 maggio 2004 ore 18.30 IAN PAICE
Torna al Boscaccio il mitico batterista dei Deep Purple. Ian Paice sarà accompagnato dalla '60/'70 Rock Band. Piero Leporale (voce) Fabrizio Fratucelli (chitarra) Roberto Cassetta (basso) Paolo Cercato (tastiere) ore 18.30 Seminario di Batteria ore 22.00 Concerto Biglietto Seminario + concerto: € 15,00 Solo concerto: € 12,00

RWANDA: LE FERITE DEL SILENZIO
Mostra fotografica di Medici Senza Frontiere Castello Visconteo - Loggiato 27100 PAVIA dal 2 maggio 2004 al 31 maggio 2004 ore 10.00-17.50 chiuso il lunedì

VISITE GUIDATE ALL'ARCHIVIO DI STATO
a cura del Sig. Carmine Ziccardi, ex Direttore Archivio di Stato di Pavia dal 5 maggio 2004 al 15 maggio 2004 Archivio di Stato di Pavia Via Cardano, 45 lunedì - venerdì 9.00-13.00 e 15.0017.30 sabato 9.00-12.00 domenica 15.00-17.30

mercoledì 12 maggio 2004 ore 21.00 IN-DIFFERENZA COME VALORE TRA OMOLOGAZIONE E IDENTITA’
Laura Ambrosiano, Società Psicoanalitica italiana, Milano Eugenio Gaburri, Marco Francesconi, Daniela Scotto di Fasano Collegio Ghislieri Aula Goldoniana

CINEMA
FEMMINILE PLURALE VISIBILE donne e cinema Multisala Corallo Ritz mercoledì 12 maggio 2004 ore 20.00 ALLE CINQUE DELLA SERA (Panj è ase)
di Samira Makhmalbaf, Iran/Francia, 2003, 98' Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes

dal 13 al 14 maggio 2004 IL BAMBINO E IL RACCONTO
Giornate di studio Laboratorio di valutazione e sperimentazione dei processi formativi. Pedagogia Generale Università di Pavia - Palazzo S. Felice Aula di Psicologia

CINEFORUM DEL BARATTOLO Via dei Mille 130a SCHE(R)MI DI VITA - LA SOLITUDINE AL CINEMA martedì 4 maggio 2004 ore 22.30 ANIMAL LOVE (1995)
di Ulrich Seidl; versione in lingua originale con sottotitoli in italiano

DANZA
BARATTOLO Via dei Mille 130a Ogni martedì dalle 18:30 alle 20:30 - Corso di Danza orientale TEATRO FRASCHINI Corso Strada Nuova, 138 27100 PAVIA lunedì 10 maggio 2004 ore 21.00 THE TOKYO BALLET
musiche Maurice Béjart

giovedì 13 maggio 2004 ore 21.00 IL CIBO NEL TEMPO ATTRAVERSO LA PAROLA LETTERARIA
Relatore: F. Fiaschini, V. Buccheri Collegio Santa Caterina da Siena Sala conferenze

mercoledì 12 maggio 2004 ore 22.00 THIRTEEN (Thirteen)
di Catherine Hardwick, USA/Gran Bretagna, 100' Premio Regia film drammatico al Sundance Film Festival

martedì 11 maggio 2004 ore 22.30 HAPPINESS (1998)
di Todd Solondz

martedì 18 maggio 2004 ore 22.30 LA VILLE EST TRANQUILLE (2000)
di Robert Guèdiguian

lunedì 17 maggio 2004 ore 21.00 IL CIBO NEL TEMPO ATTRAVERSO LA PAROLA LETTERARIA
Relatore: A. Capatti Collegio Santa Caterina da Siena Sala conferenze

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