Numero 12 - 20 dicembre 2004 - Distribuzione gratuita

L’inverno della cultura
Con questo numero di Inchiostro ci apprestiamo a tracciare un paio di linee di un difficile affresco: l’iniziale schizzo che possa raffigurare almeno qualche tratto della “crisi culturale” nella quale verserebbe l’attuale società italiana. Cultura è qui da intendersi nel senso più ampio possibile: cultura letteraria, scientifica, “tecnica”; tutela dei beni culturali; attenzione per l’istruzione e per la ricerca; fino ad arrivare, forse, a considerazioni sullo “stile di vita”, sull’Italia dei sondaggi che non compra i quotidiani (100 copie di giornali ogni mille abitanti, percentuale dimezzata rispetto alla media europea), che soffre di “analfabetismo di ritorno”, che disimpara a “leggere, scrivere, far di conto”. Una “cultura” da analizzare, quindi, non soltanto in termini di valorizzazione della formazione “umanistica”: per prendere in prestito un esempio caro all’ex ministro dell’istruzione Tullio De Mauro, la domanda principale non è quanti siano gli italiani in grado di recitare a memoria I limoni di Montale - a cui far seguire una reazione di scandalo e messa al bando dei bersagli polemici rituali quali la televisione, la “società di massa”, i nuovi media, il tempo accelerato della tecnologia. Il lavoro di riflessione che ci siamo proposti nasce all’opposto dal desiderio di parlare, di scrivere di cultura senza lasciarsi tentare da un discorso retorico, superficiale, generalizzante. Per questo motivo abbiamo approfittato della presenza a Pavia di Salvatore Settis, preside della classe di Lettere della Scuola Normale di Pisa, impegnato nella difesa dei beni culturali e ambientali (Il futuro del classico, e Quale eccellenza? i suoi saggi più recenti), che ha accettato di rilasciare un intervista alla nostra redazione. Avremo modo, grazie alle sue parole, di interrogarci sullo stato della conservazione del patrimonio artistico italiano e sui pericoli insiti nelle attuali modifiche legislative in merito; di considerare nuovamente il modello universitario italiano, e l’accusa di “impoverimento culturale” connessa al 3 + 2; di fare chiarezza, infine, sul nostro specifico concetto di “classico” con il quale la cultura in genere deve fare i conti – che sia mossa da istanze di superamento critico o di “conservazione”. Se, come sostiene Settis in queste pagine, la società italiana “ha perso il mordente culturale, ha perso la capacità di riflettere su se stessa”, il primo passo per risollevarci è proprio riflettere, è proprio guardarci allo specchio. Luna Orlando

Patrimoni in via d’estinzione Cultura e spettacoli Pronta Mente Agenda
pagina 8 pagina 2

pagine 4 e 5

Università in autoscatto
pagine 6 e 7

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Pacman on the road!
di Stefano Valle
L'intrattenimento videoludico ha raggiunto una nuova dimensione: la dimensione fisica e reale. Tutto questo grazie ai nuovissimi wearable computer (“computer indossabili”, che prevedono l'integrazione delle componenti del PC all'interno di un giubbotto), e visori (che permettono di sovrapporre la realtà virtuale con l'ambiente circostante), tutto mixato con tecnologia blue tooth e GPRS. La prima applicazione è stata nel mondo (virtuale) del famosissimo Pac-man. Questa nuova versione potenziata del vecchio gioco riunisce insieme vari aspetti che le vecchie generazioni di videogiochi non potevano avere, in primis una maggiore relazione tra computer e mondo esterno, poi una caratteristica “sociale” maggiore rispetto ad un semplice gioco online, permettendo la relazione tra i giocatori non solo attraverso le limitazioni della rete, ma con l'aggiunta della presenza fisica. Le regole sono sempre le stesse, raccogliere tutte le pastiglie senza essere catturati dai fantasmi; la novità risiede nel fatto che il labirinto può essere un qualsiasi ambiente, da una stanza ad un parco: questo è stato possibile grazie al sistema GPRS, che permette una connessione continua con la rete; l'unico requisito è la presenza di un helper che controlli attraverso un computer le varie posizioni dei giocatori, carichi le mappe dei vari livelli e, quando necessario, aiuti i giocatori con utili consigli. La novità di questa nuova dimensione del gioco è la presenza di oggetti fisici per rappresentare vari ingredienti, e la necessità del contatto reale tra i giocatori per catturare il Pacman di turno. Per esempio gli special cookies (che permettono al Pacman di poter mangiare i fantasmi) nella realtà sono rappresentati da barattoli contenenti un trasmettitore blue tooth, che comunica al server quando è stato acquisito dal giocatore. Per catturare i vari Pacman, i “fantasmi” (persone reali) devono riuscire a raggiungere e toccare la persona fisica. I maggiori problemi riscontrati nella realizzazione sono stati la banda limitata per la comunicazione, che ha richiesto uno sforzo considerevole nel semplificare la rappresentazione dei dati trasmessi tra giocatori e server, e la presenza costante della comunicazione tra server e giocatori: infatti, se il segnale viene interrotto, si blocca anche il flusso di dati, che porterà alla scomparsa momentanea dei giocatori influendo sulla continuità del gioco. Un altro problema è la ridotta capacità di calcolo del wearable computer e della sua autonomia, fattori che limitano molto, rispettivamente, la durata del gioco e la complessità dei dati trasmessi. Una futura applicazione di questa tecnologia, oltre all'aspetto ludico, potrebbe essere quella didattica, permettendo di applicare metodi di insegnamento di tipo “learn by experience”, immergendo gli studenti all'interno di spazi virtuali, in modo da applicare concetti teorici nella pratica. Si potrà utilizzare in ambito civile, con computers che interagiscono con la realtà aiutandoci come navigatori satellitari e implementando allo stesso tempo le funzioni di un normale personal sempre connesso alla rete. Nell'attesa della commercializzazione di questa nuova generazione di calcolatori, guardatevi sempre le spalle da possibili “fantasmi” virtuali che vi danno la caccia! Nella valigia c’era tutto. E io ho perso la valigia. No, a dire il vero, c’era ben poco (il libretto universitario e le mie sudate carte). Scendo dal treno: forse ce l’ho o forse no, non ricordo. Attraverso la Centrale, mi fermo davanti all’ingresso della metropolitana, saluto A., il mio compagno di viaggio: la appoggio per terra o forse no, non ricordo. Scendo in metropolitana, faccio il biglietto alle macchinette: forse la appoggio un istante, il tempo di mettere i soldi e prendere il biglietto, ma neanche di questo sono sicura. Prendo la scalamobile, cammino sulla banchina cercando un posto per sedermi. Arrivata in fondo lo trovo, faccio per appoggiare la valigia, ma la valigia non c’è più. Nelle due ore successive la cerco, con l’aria stravolta di chi ha perso tutto o vorrebbe aver avuto qualcosa da perdere. Alla fine mi rassegno a sporgere denuncia, una denuncia che ha il sapore di un necrologio, perchè ormai ho perso la speranza di rivederla e voglio ufficializzare il lutto: non avendo la possibilità di condividerlo è l’unico modo che ho per fargli acquistare realtà. Nel frattempo tento di consolarmi pensando che la foto del libretto faceva schifo e le sudate carte erano

La valigia
velleitarie e mediocri. Il tentativo fallisce, spazzato via dal tentativo consolatorio uguale ed opposto, ma corroborato dal tempo, da tutto il tempo che, non potendo contare sul provvidenziale smarrimento, ho passato a ripetermi: “Non sono venuta poi così male “ oppure “Nella realtà sono meglio”, e “Le cose che scrivo sono piene di considerazioni intelligenti”. Ma è la valigia che, una volta tanto, mi strappa i pensieri di dosso: incredibile, per qualche istante smetto di pensare a me e penso a lei. Se, arrivata in metropolita na, al mo m en to di sedermi, avessi scoperto di avere con me solo la valigia e non il cosiddetto corpo, avrei appoggiato con calma la valigia, rinunciando, a quel punto, a sedermi. Con il corpo non sarebbe stato così difficile, avrei saputo esattamente dove trovarlo. Un’ora dopo a casa mia, il giorno successivo a casa di E., la domenica a pranzo di nuovo a casa mia, il lunedì alle 8,15 sul treno, alle 11 a lezione, a pranzo in collegio, e così per il resto della settimana. La valigia, invece, è un problema. Non ho la minima idea di dove possa essere. A pensarci, più che uno smarrimento mio mi sembra una fuga sua. Si è sottratta a me, ai soliti luoghi in cui l’avrei portata nei soliti momenti. Se sia scappata da sola rimanendo sul treno, in viaggio di piacere in Liguria e poi forse in Toscana, o se sia stata aiutata da un complice, uno che passava di lì e l’ha tirata sù e portata con sè con la promessa di una nuova vita, non lo so e non cambia molto. So che, ora che è libera, o che ha cambiato padrone, mi sembra strano pensarla come un oggetto e privarla di una vita propria, di un proprio destino, come ho fatto finora trascinandomela dietro come un peso morto (ed è anche troppo chiaro il suo desiderio di vendicarsi della mia presunzione umana). Mi sorprendo quasi a invidiarla. Magari giace aperta e mezza sfasciata in un campo nomadi, col contenuto sparso per terra, tra le pozzanghere e l’erba sporca, eppure lei sa dove sono io, o, se non altro, ha poche possibilità da prendere in considerazione, ora che è domenica e sono a casa mia (ma lo stesso vale per il resto della settimana e per chissà quante settimane ancora, e forse per mesi e anni). Mentre io non ho la più pallida idea di dove sia lei. Vorrei essermi persa io al suo posto? Vorrei essere io libera, anzi liberata? Non so, non credo, si mangia bene a casa mia la domenica. Forse le invidio solo il fatto che lei, ora, non sta lottando con le domande di senso e le grandi questioni della Vita – il Caso, il Destino, la Libertà, il Determinismo, il cogito ergo sum, le canne pensanti, il Tempo e l’Essere –, che lei, ora, non sta andando a caccia di simboli e significati occulti, non sta annegando in un mare di retorica, di elucubrazioni maiuscole camuffate da umili minuscole, e non sta travestendo l’alto da basso in nome di un postmoderno malinteso, o inteso disonestamente. Lei, beata lei, non sta scrivendo un racconto su di me. Ha capito che non ne vale la pena, che ci sono cose più importanti a cui non pensare. S.N.

LaTeX da zero - ovvero LaTeX per letterati
Seconda puntata
di Leonardo Pistone
Analizziamo ora come aggiungere un'intestazione al nostro primo documento LaTeX. Come al solito, la filosofia consiste del preoccuparci sempre dell'intelligente contenuto e non di questioni insignificanti come il tipo di carattere e la dimensione. Vediamo un esempio. Abbiamo aggiunto un'intestazione al nostro articolo, il nome dell'autore e la data. Si nota che per inserire un titolo su più linee si può usare il comando \. E per quanto riguarda le note a pié di pagina, anche qui non ci sono difficoltà di rilievo: basta inserire il testo della nota all'interno del comando \footnote. Questo esempio ci permette di fare anche alcune osservazioni più raffinate riguardo all'impaginazione. Prima di tutto, vediamo che il nostro testo ha già un aspetto molto professionale, raffinato e scientifico senza che noi ci dovessimo preoccupare per un istante dell'aspetto esteriore. Questa comodità emerge soprattutto per testi più lunghi. Supponiamo di aver cominciato il nostro articolo come nell'esempio qua sopra e di decidere che il testo non è abbastanza leggibile e che quindi vogliamo ingrandire il carattere. Con i sistemi come Word o Open Office dovremmo selezionare tutto il testo e selezionare il corpo 12 invece del corpo 10. Non basterebbe: dovremmo anche ingrandire il titolo, l'intestazione, il titolo della sezione... cose che si possono fare a mano, ma se il testo è lungo ci fanno perdere tempo e immancabilmente dimenticheremo qualcosa per strada. Vediamo invece la maniera di latex di risolvere la faccenda: nella prima riga, che è qualcosa come: \documentclass [a5paper]{article} aggiungiamo un'opzione a indicare che vogliamo il corpo 12, così: \documentclass [a5paper,12pt]{article} Tutto qui. Questo significa che tutto, ma proprio tutto, compresi titoli, note, spaziatura e così via si ingrandirà in proporzione, e non dovremo pensare ad altro. Gli anglofoni più svegli avranno notato sicuramente che "12pt" sta per "12 points", la dimensione del testo. Un'altra osservazione interessante che possiamo fare è che, se guardiamo da vicino, il testo della nota il calce non è esattamente realizzato con lo stesso carattere del testo. Più precisamente, il carattere è lo stesso in tutto il documento, ma la spaziatura nella nota è maggiore. Il nostro LaTeX, più il testo è piccolo, più aumenta la spaziatura tra carattere e carattere per aumentare la leggibilità, in modo del tutto automatico, e questo spiega perché LaTeX usa rigorosamente caratteri suoi.

\documentclass[a5paper]{article} \usepackage[italian]{babel} \usepackage[latin1]{inputenc} \title{Secondo esperimento \ questa volta con il titolo} \author{Dr. Prin C. Ipiante, PhD} \date{Anno Galattico 3200} \begin{document} \maketitle \section{Le note a pié di pagina} È facile immaginare che le note a piè di pagina sono numerate automaticamente, così come le sezioni, i capitoli, le equazioni\footnote{Ma se non vi interessano le equazioni, non ci offendiamo!}, le tabelle. \end{document}

Secondo esperimento questa volta con il titolo
Dr. Prin C. Ipiante, PhD Anno Galattico 3200

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Le note a pi´ di pagina e

` E facile immaginare che le note a pi` di pagina sono numerate e automaticamente, cos` come le sezioni, i capitoli, le equazioni1 , ı le tabelle.

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se non vi interessano le equazioni, non ci offendiamo!

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Università in autoscatto
Sede: Strada Nuova 65, Pavia Sito internet: www.unipv.it/giurisprudenza E-mail:giurispv@unipv.it Preside della facoltà: Prof. Sergio Seminara Orari delle segreterie: 9.30-12.00 OFFERTA DIDATTICA Laurea triennale in Scienze giuridiche Laurea specialistica in Giurisprudenza Dottorati di ricerca in: Diritto penale italiano e comparato, Diritto privato, Diritto pubblico, Diritto romano e cultura giuridica europea, Economia politica e ordine giuridico, Finanza pubblica. Ally Mc Beal è la vostra passione? John Grisham è il vostro scrittore preferito? Le battaglie legali vi sembrano pane per i vostri denti? Bene, i presupposti ci sono tutti per poter intraprendere la carriera forense. Non dimentichiamoci, però, che l’avvocatura non è la sola possibilità che offre una laurea in giurisprudenza, ce ne sono tante altre, tra le quali la magistratura, il notariato, la consulenza legale o finanziaria.. Ma andiamo con ordine: l’Università di Pavia offre a tutti i diplomati una rinomata facoltà di giurisprudenza. Uno sguardo alla storia della facoltà ci permette di sapere che le sue radici affondano nei secoli X-XI, quando a Pavia si sviluppò una celebre scuola di diritto longobardo, la quale diventò la vera e propria Università di pavia nel 1361 su iniziativa di Galeazzo Visconti, Signore di Milano e di Pavia. La storia e la tradizione fanno appunto di questa una delle più quotate e conosciute facoltà di giurisprudenza di tutta Italia. L’organizzazione del Corso di laurea in Scienze Giuridiche In seguito alla riforma universitaria di cui ormai tutti avranno sentito parlare (o sparlare?), anche Giurisprudenza ha subito profonde modifiche: non più un percorso quadriennale, bensì un percorso articolato su due livelli: un primo triennio “di base” e un successivo, ed eventuale, biennio specialistico. A Pavia è stato attivato il Corso di Laurea in Scienze Giuridiche nel 2001 e dal 2004 è partito anche il primo anno del biennio specialistico in Giurisprudenza. Il corso di Scienze Giuridiche ha durata triennale ed è organizzato in semestri: per ogni anno infatti sono previsti 8 esami da sostenere, le cui lezioni saranno suddivise in due semestri. Un primo punto a favore della nostra facoltà deriva dal fatto che, a differenza di molte altre università della Lombardia (ma non solo), le lezioni sono tenute praticamente sempre dai professori titolari di cattedra, e solo raramente da assistenti e aiutanti vari. Questo è un aspetto importante, perché per uno studente reduce dall’esperienza della scuola superiore, dove il metodo di studio è completamente diverso e molto meno autonomo, avere una prima infarinatura e spiegazione della materia da una persona competente è molto utile: le lezioni sono solitamente partecipative e i professori sono anche disponibili a fornire ulteriori delucidazioni durante gli orari di ricevimento, offrendo ampia disponibilità. Da qualche mese, poi, in molte materie sono anche stati attivati programmi di tutorato, grazie ai quali si fornisce allo studente un ulteriore sostegno anche da studenti degli anni successivi particolarmente preparati nella materia o da assistenti del professore. Il primo anno è particolarmente consigliata la frequenza alle lezioni, le quali si svolgono per lo più nel distaccamento di palazzo Del Maino di Piazza del Lino, in quanto l’altissimo numero di iscritti non permette di usufruire delle bellissime aule della sede centrale, che hanno una capienza più limitata. Per poter passare dal primo al secondo anno è necessario aver sostenuto gli esami di Diritto Costituzionale e Istituzioni di Diritto Privato I: questi sono gli unici due “sbarramenti” per poter procedere agli anni successivi, e infatti sono due esami molto temuti dagli studenti, ma niente è impossibile, basta un po’ di buona volontà e soprattutto una preparazione attenta e non superficiale. Gli anni successivi al primo, ma soprattutto il terzo, sono molto impegnativi, ci sono esami notevolmente specifici e, considerati i tempi che vengono concessi per laurearsi in tempo per iscriversi al biennio specialistico senza perdere l’anno, la riforma non ha certo giocato un buon ruolo. Forse però sarebbe meglio dire che ciò che non aiuta è come è stata attuata la riforma: ad ogni materia sono stati attribuiti dei crediti formativi, che dovrebbero essere indicativi della mole di studio che deve sostenere lo studente per preparare l’esame, considerando il numero di pagine dei manuali assegnati e le ore di lezione e di studio indi-

Seconda puntata - Facoltà di Giurisprudenza
a cura di Barbara Bottalico
ma ne risulta talmente incompleto o i nuovi testi sono talmente sintetici che la comprensione diventa difficile, e quindi si torna un’altra volta all’aiuto dei vecchi manuali. Il risultato di tutto questo è che nonostante il preside di facoltà si sia mostrato disponibile ad offrire il massimo aiuto agli studenti, prevedendo parecchie sessioni d’esame, non è facile riuscire a finire in tempo tutti gli esami e allo stesso tempo concedere un occhio di riguardo alla media dei voti. Si spera che nel tempo ci si renderà conto di questo aspetto e verranno presi adeguati provvedimenti. Dallo scorso anno accademico, la Facoltà ha provveduto a ad assegnare ad ogni matricola un “docente di riferimento”, ovvero un professore al quale lo studente potrà rivolgersi per qualsiasi dubbio riguardante il proprio percorso formativo, in particolare per la compilazione del piano di studi, che spesso risulta difficoltosa in quanto si devono scegliere delle materie rispetto ad altre spesso senza sapere effettivamente in cosa consistono. Al termine del triennio, una volta conseguiti tutti gli esami, il curriculum viene completato dalla fatidica Prova finale (o tesina, o Relazione finale, ognuno la chiama a modo suo…): essa consiste in una relazione che si aggira su una media di una cinquantina di pagine su un argomento concordato con il docente relatore, ovvero il professore di una materia che abbiamo scelto per l’approfondimento finale. I criteri per l’assegnazione di tale tesina variano da docente a docente, ma nella maggior parte dei casi decidono in base al voto conseguito all’esame (se è alto ci laurea specialistica, è stato attivato a Pavia solo quest’anno, quindi ci si limiterà ad esprimere solo una valutazione d’insieme. Innanzitutto è di durata biennale, e si distingue a seconda dell’indirizzo scelto. La Facoltà ha previsto 5 indirizzi: Diritto dell’economia e dell’impresa; Diritto internazionale e comparato; Forense, civilistico o penalistico; Pubblica amministrazione; Storia e cultura giuridica. Il primo anno è comune a tutti e prevede 7 materie, ma lo studente raddoppierà i crediti (e quindi il livello di approfondimento) di tre di esse, in base all’indirizzo scelto. Il secondo anno consente un’ampia libertà di movimento: sono previste 4 materie e un’attività formativa che andranno scelte in una rosa di esami diversa per ogni indirizzo; ci sarà inoltre un’altra prova di lingua (nel triennio ci sono 2 esami di Inglese che però non possono certo definirsi utili all’apprendimento della lingua, considerando che la frequenza è facoltativa e il voto non rileva ai fini della media..) e la tesi finale che varrà la bellezza di 27 crediti. A quest’ultima la riforma ha voluto infatti assegnare un ruolo di primaria importanza, in modo che possa essere un nostro “primo biglietto da visita”, come degna conclusione di un percorso formativo concepito come molto più specifico rispetto al precedente. Servizi per lo studente Sono offerti molti servizi allo studente della facoltà di giurisprudenza: innanzitutto la possibilità di studiare presso le biblioteche e i dipartimenti di facoltà; le biblioteche sono molto fornite e il personale a disposizione è sempre disponibile. C’è anche un’aula informatica aperta sia al mattino che al pomeriggio e viene data la possibilità di usufruire anche dei computer presso i dipartimenti di diritto penale e diritto amministrativo. L’Università da Pavia ha inoltre messo a disposizione di tutti gli studenti una casella di posta elettronica presso il sito dell’Università stessa, per creare un canale di comunicazione privilegiato con lo studente, soprattutto per coloro che non vivono a Pavia e non hanno la possibilità di consultare quotidianamente la bacheca o recarsi presso le segreterie per ottenere informazioni utili. Sbocchi professionali Veniamo ora al tasto dolente: che sbocchi offre una preparazione in giurisprudenza? Innanzitutto c’è da dire che la riforma ha stravolto tutto. Bisogna fare una notevole distinzione tra la laurea triennale e quella specialistica: le carriere tradizionali forensi (avvocato, magistrato, notaio..) ora si possono intraprendere solo dopo aver conseguito la laurea specialistica, mentre un grosso punto interrogativo copre quelle che sono le possibilità offerte da una laurea in Scienze giuridiche. Stando alle indicazione del Ministero e della Facoltà stessa, si verrebbe avviati all’immediato lavoro nelle pubbliche amministrazioni centrali e locali (ad esclusione della dirigenza), nelle imprese private, in alcune libere professioni quali la consulenza del lavoro e ruoli specifici quali la cancelleria. Ma in molti si chiedono: che senso ha studiare tre anni all’Università per poi finire a svolgere lavori a cui si potrebbe aspirare anche con un buon diploma? Le imprese considereranno la laurea triennale come una laurea a tutti gli effetti al momento della valutazione dei curricula? Non si rischierà di restare in un “limbo” che richiederà necessariamente ulteriori approfondimenti, come master o corsi aggiuntivi? Considerando che la maggiorparte degli studenti che intraprende un corso di studi in ambito giuridico lo fa con l’aspirazione di imboccare la carriere forense, la riforma non si è forse tradotta in mero allungamento degli anni studio? La facoltà di Giurisprudenza di Pavia non prevede stage o tirocini pre-laurea e questo lascia dei dubbi sull’effettiva maggiore specificità della laurea conseguita col nuovo sistema, che si traduce sempre e comunque in uno studio puramente nozionistico, poco efficace al lato pratico in vista di un domani lavorativo. Il Professor Rodolfo Jannaccone, docente di Economia politica, ha gentilmente risposto ad alcune domande ed espresso la sua opinione a riguardo: «una riforma del sistema universitario improntata ad una maggior flessibilità era già stata ipotizzata ed auspicata in passato. Non si può, tuttavia, considerare l’attuale sistema qualcosa di effettivamente migliore ai fini della preparazione dello studente: è stato previsto un numero troppo alto di esami a scapito della qualità della preparazione; troppo poco tempo viene concesso ai singoli professori per fare in modo che lo studente si immerga nella materia e conseguentemente se ne appassioni, è come se tutto fosse stato “zippato” in vista di una preparazione specifica al mondo del lavoro che però nella pratica risulta essere inferiore a quella pre-riforma. Gli studenti non hanno il tempo di sviluppare un proprio pensiero critico e anche per i professori risulta difficoltoso creare relazioni con loro,il tutto avviene troppo rapidamente e si rischia anche di perdere quello che era il “profumo dell’università”. E’ un non-sense aver esteso la riforma all’ambito giuridico, perché non si riesce a immaginare una preparazione “intermedia” in un simile campo! Forse era meglio concentrarsi su poche materie, ma determinanti ai fini della cultura del futuro giurista, e approfondirle adeguatamente, per poi eventualmente estendere la preparazione in base alle proprie inclinazioni e interessi sviluppati e conseguentemente all’indirizzo scelto.» Chi vi scrive concorda pienamente con la linea di pensiero espressa dal professore, comunque una risposta definitiva sui risultati di queste innovazioni potrà arrivare solo nel tempo, o forse neanche quello, considerando che il ministro Moratti ha già pronta un’altra riforma (il famoso 1+2+2 al posto dell’attuale 3+2) che, una volta sfornata, rivoluzionerà nuovamente tutto.

Uno scorcio della sede centrale dell’Università viduale. Tuttavia, tali assegnazioni sono a volte del tutto indicative: non tutti i professori hanno accettato di buon grado di vedere i propri programmi drasticamente ridotti e hanno inserito in programma determinati manuali, pretendendo poi in sede d’esame una preparazione molto più specifica, basata direttamente sui codici o sui testi in adozione nel vecchio ordinamento, cosicché lo studente si trova costretto a dover preparare la materia in molto più tempo per poter ottenere un risultato soddisfacente. Altre volte invece, i testi sono stati effettivamente ridotti nel numero delle pagine o sostituiti, ma il programsono molte più possibilità di ottenerla) e al numero di richieste (se hanno già dato la loro disponibilità a molti studenti, gli ultimi arrivati verranno dirottati altrove); i crediti assegnati sono solo 6, anche se il tempo richiesto per la stesura di un buon lavoro ne avrebbe giustificati anche di più, e in sede di laurea, poi, verranno assegnati alcuni punti che si aggiungeranno a quelli derivanti dalla media finale per il conseguimento del voto di laurea, sempre in centodecimi. L’organizzazione del Corso di laurea specialistica in Giurisprudenza Per quanto riguarda il Corso di

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Patrimoni in vi
Intervista al Professor Salvatore Settis, Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa
di Maria Chiara Succurro
Intervista al prof. S. Settis Direttore della Scuola Normale Superiore, Professore ordinario di Storia dell'arte e dell'archeologia classica, Salvatore Settis è stato Visiting Professor in varie università europee e americane, Preside della Facoltà di Lettere dell’Università di Pisa e Preside della Classe di Lettere alla Scuola Normale Superiore. È stato inoltre Direttore del Getty Research Institute for the History of Art and the Humanities di Los Angeles dal 1994 al 1999, membro del Consiglio Scientifico dell’Enciclopedia Italiana e dell'Accademia dei Lincei. Il 1 dicembre 2004 è stato a Pavia per tenere la prolusione inaugurale del nuovo anno accademico dell'Istituto Universitario di Studi Superiori, ed in questa occasione ha rilasciato un'intervista ad Inchiostro. Professore, lei ha scritto: «Il patrimonio culturale italiano non è mai stato tanto minacciato quanto oggi, nemmeno durante guerre e invasioni: perché oggi la minaccia viene dall'interno dello Stato». Quindi, secondo lei dobbiamo considerarci come di fronte ad una “minaccia”, quasi una sorta di invasione barbarica, proveniente però dall'interno dello Stato stesso? Dunque, quando si approva, come il Parlamento ha approvato negli scorsi giorni, una legge sull'ambiente nella quale si autorizza il crimine (il Condono, n.d.r.), cioè ciò che fino al giorno prima era considerato un crimine diventa quasi un merito, o comunque viene depenalizzato, io sono molto preoccupato, perché immaginiamo che la stessa cosa avvenga, che so io, per il furto o per l'omicidio, la società civile va a catafascio. E purtroppo sta accadendo. L'altra proposta che è venuta non dal Governo ma da alcuni parlamentari del partito del Presidente del Consiglio, di depenalizzare tutti i reati contro il patrimonio archeologico, quella per fortuna per il momento è stata bloccata. Per il momento... ma c'è una proposta di legge, che è al Parlamento. Cioè noi stiamo assistendo ad una serie di proposte che tendono, messe insieme, sostanzialmente ad abolire ogni forma di tutela. Un'ultima riflessione: quando noi vediamo che c'è un condono, e un secondo condono, e un terzo condono, poi una quarta sanatoria, poi un altro condono... allora questa serie di condoni messi insieme distruggono la norma, e il condono allora non è un'eccezione, ma diventa la regola. Ma allora a che cosa servono le regole, se esse vengono continuamente violate? Abbiamo visto che questa riforma del sistema della legislazione riguardante il patrimonio culturale va di pari passo con la riforma del sistema scolastico. Secondo lei, può essere tutto questo insieme essere visto come rientrante in una direzione generale verso un “imbarbarimento” nella gestione della cultura italiana? Io non credo che ci sia un “piano perfido” con un “grande duarne le cause? Dire che stiamo diventando più ignoranti, io non me la sento. Stiamo modificando la gerarchia delle cose che è importante conoscere. Cioè, io credo che oggi siamo in una società straordinariamente complessa, in un vo proprio perché pretende di omogeneizzare artificiosamente, quando invece si tratta di valorizzare le diversità. Ma perché dovrebbe essere un bene che il sistema italiano debba essere identico a quello danese o finlandese? Secondo me è meglio che siano diversi. Diversifichiamoci, e cerchiamo poi di puntare sui risultati, non sul processo; infatti negli ultimi tempi abbiamo nelle università questa tendenza, in Italia spinta fino al parossismo, a lavorare sul processo della formazione piuttosto che sul risultato stesso. Puntiamo al risultato e lasciamo i processi alla libertà degli insegnanti. Quale dovrebbe essere il ruolo del “classico” nella formazione degli individui e soprattutto nella scuola? Il ruolo del classico è importante credo ancora oggi, purché non diventi la “giustificazione” dell'Occidente: «l'Occidente, il classico, le radici dell'Occidente... evviva i greci e i romani, abbasso i musulmani...», tutte queste sono delle semplificazioni, non solo vergognose, ma menzognere, perché non sono vere. Il classico, nei suoi momenti più fecondi, è stato, come dice Levi-Strauss, la “scoperta dell'altro da sé”, quello che ha costretto a ragionare nel Rinascimento sulla società presente, pensando a quanto fosse diversa da quella del passato. Anche oggi potrebbe essere la stessa cosa, ma va ripensato in un contesto in cui nel nostro orizzonte ci sono anche grandi civiltà storiche, come quella cinese, quella giapponese, quella indiana, quella araba, e così via, che hanno le loro forme di rapporto col passato, e dobbiamo confrontarle con la nostre. Credo che ancora su tutto questo ci sia ancora moltissimo da lavorare, l'ultima cosa da fare è “imbalsamare” il classico greco-romano come nostra unica eredità, perché questa è una strada perdente. Lei ha spesso parlato di una

Salvatore Settis durante la conferenza tenuta al Collegio Ghislieri vecchio” che vuole distruggere tutto. Credo che sia piuttosto una crisi culturale che coinvolge l'intera società, tra l'altro anche senza troppe distinzioni tra parti politiche. Per quello che riguarda la difesa dell'ambiente, alla sinistra di rimproveri non ce ne sono da fare, mentre alla destra, ahimè, sì; per quanto riguarda la scuola invece i rimproveri vanno divisi assai equamente, perché la riforma scolastica in corso, con tutte le critiche che ne vengono – giustamente – fatte, ha di fatto come sfondo un'impostazione eccessivamente pedagogistica, risalente al ministro Berlinguer e ai governi di centro-sinistra, e che l'attuale ministro Moratti non ha fatto che ereditare e proseguire, usando gli stessi identici consulenti dei suoi predecessori. Quindi, qui non c'è una “volontà superiore”: si tratta di una società che ha perso un mordente culturale, ha perso la capacità di riflettere su se stessa. È questo il vero problema, ed è molto più preoccupante: se ci fosse il “grande vecchio” potremmo cercare di indimomento assai complicato della storia, in cui questa complessità assorbe la moltissima parte delle energie collettive: per capire il presente impegniamo moltissimo tempo e moltissimo cervello. E allora proprio per questo c'è il rischio di dimenticare che non c'è solo il presente, ma ci sono anche il passato e il futuro, che tra l'altro sono anche in relazione fra loro, perché non c'è futuro senza passato. È questa ossessione del presente che è il vero problema, il vero tema del nostro tempo, io credo. Quindi, credo che abbiamo tante altre conoscenze, che prima non avevamo: c'è una cultura diffusa, però tendiamo a dimenticare quello che prima invece era considerato importante, come per esempio accade all'interno della struttura dell'educazione, immaginando che l'informatica, la televisione e le altre nuove tecnologie ci offrano una visione del mondo sufficientemente complessa per attrezzarci per il futuro. Io non lo credo, siccome alla complessità non c'è mai fine: sarebbe invece il caso di ricordarsi anche di quella che era e che potrebbe essere ancora la struttura del sistema educativo, quella che stiamo purtroppo smantellando, non solo in Italia. Quindi secondo lei le Università che ruolo dovrebbero assumere in questo contesto? Le Università dovrebbero prima di tutto difendere la diversità, difendere il diritto di sapere, difendere il diritto di pensare, stimolare il pensiero in senso creativo. Questo è quello che devono fare le Università, nient'altro, perchè questo è il loro lavoro. E poi come si dovrebbe fare? Io sono estremamente sospettoso verso tutte le forme di regolamentazione eccessiva: il cosiddetto “processo di Bologna”, una delle maggiori sciagure della cultura europea dall'alba dei tempi fino ad oggi, è un processo estremamente negati-

La capitalizzaz
di Valerio Ciampi
Parlando di capitalizzazione mi riferisco a un processo evolutivo riguardante diversi aspetti della vita sociale e intendo la valorizzazione dell’aspetto economico, commerciale, redditizio di una determinata attività: sportiva, musicale, sociale, politica o artistica. Seguendo questa linea di tendenza, in questi anni e sotto questo governo si sta compiendo una capitalizzazione del patrimonio artistico e della relativa attività di tutela. Proprio come nel mondo del pallone non sono i calciatori a fare il calcio ma le società e nel mondo della musica internazionale non è l’intonazione di un musicista a fare la musica ma la sua capacità di vendere, di creare guadagno e come nella politica sempre più spesso vincono le leggi di mercato (quelle che negli Stati Uniti hanno reso possibile la doppia vittoria elettorale di J.W.Bush e in Italia di Silvio Berlusconi), anche nella recentissima codificazione sulla tutela del patrimonio artistico e ambientale si è affermata questa impostazione mercenaria (il termine non è casuale) della vita sociale. Demanialità Il nuovo Codice voluto dal ministro Giuliano Urbani ed entrato in vigore il 1 maggio 2004 pare non distaccarsi eccessivamente dal Testo unico redatto nella precedente legislatura e riguardante la stessa materia, se non per alcuni “temi caldi” e cioè quelli della vendita dei beni culturali e della tutela del paesaggio. In queste materie la predominanza dell’aspetto economico, redditizio, menageriale è lampante da un punto di vista sostanziale anche se formalmente potrebbe sembrare di no, infatti l’art. 53 del nuovo Codice dichiara solennemente che “i beni del demanio culturale non possono essere alienati” ma dagli articoli seguenti si evince la possibilità di stipulare tali contratti previa autorizzazione del ministero; questa possibilità era prevista (con lo stesso limite) anche dal testo della trascorsa legislatura. La novità è un’altra, è la demanialità stessa degli immobili di interesse culturale a non essere più un postulato. Dice l’art. 12 che i beni del demanio culturale sono sottoponibili a una “verifica” sull’esistenza di un reale interesse storico, artistico, archeologico, che, se si risolve in senso negativo rende il bene perfettamente vendibile. Managerizzazione Inoltre l’iniziativa per la dismissione compete a un organo, l’Agenzia del demanio, che ha una connotazione di carattere prettamente finanziario-contabile e quindi la procedura è orientata in valutazioni di mera redditività economica. L’apparato soprintendentizio, caratterizzato dalla connotazione tecnica e non imprenditoriale dei suoi operatori e che quindi potrebbe rappresentare la scialuppa di salvataggio di molte opere d’arte è limitato nel suo agire poiché una volta chiamato all’istruttoria e al responso tecnico sull’esistenza dell’interesse culturale ha solo 120 giorni per rispondere. Se non emette provvedimento motivato entro questo termine la verifica si considera risolta in senso negativo, il bene non è più demaniale e quindi vendibile. Ambiente L’azione delle soprintendenze

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viduarlo e di sconfiggerlo, ed i n v e c e è q u e s t o “imbarbarimento diffuso” che è difficile da abbattere. Quindi, secondo lei, stiamo veramente diventando più ignoranti, come si sente spesso dire? E se sì, dove indivi-

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a di estinzione
“secolare cultura della conservazione”, definita come “un dato essenziale dell'essere italiani”. Dunque, gli italiani in materia di patrimonio culturale non hanno da imparare quanto piuttosto da insegnare, perché l'ampliamento del concetto stesso di patrimonio artistico è un prodotto della cultura italiana. trasmettere questa “cultura della conservazione” alle giovani generazioni, attraverso la scuola o altri canali? È più un “sentimento” o un'abilità? La cultura della conservazione in Italia si è diffusa soprattutto attraverso i provvedimenti delle amministrazioni pubbliche: ogni singola entità politica dell'Italia preunitaria si è preoccupata di difendere il patrimonio culturale italiano, attraverso le leggi e le norme, conservandone un'intensità di presenza che non ha eguali in nessun altro paese al mondo. Oggi che invece da parte dello Stato e, ahimè, in parte anche delle regioni e delle amministrazioni comunali, si cerca di usare il patrimonio culturale come qualcosa per “fare cassa” piuttosto che come un elemento da conservare per le generazioni future, oggi questa evoluzione molto pericolosa va contrastata, prima di tutto all'interno delle pubbliche amministrazioni stesse, ma anche nella scuola, cioè diffondendo di più

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attraverso l'istruzione la coscienza di che cosa il nostro patrimonio sia, di quanto sia importante anche per il benessere e la prosperità del Paese, oltre per la sua stessa identità.

zione dell’arte
è limitato dal nuovo codice anche riguardo ad un altro aspetto: la legge Galasso del 1985 attribuiva al Ministero per i beni culturali, attraverso le soprintendenze, la possibilità di annullare qualsiasi autorizzazione a trasformare il territorio rilasciata dalle regioni. Ora quel potere di annullamento del Ministero, che a livello locale giustificava un ruolo di supervisione dei soprintendenti, non esiste più. Ora la soprintendenza viene informata preventivamente della domanda di nulla-osta paesaggistico e deve esprimere un parere entro 60 giorni ma tale parere non è vincolante, quindi l’organo competente ad autorizzare i lavori può fronte ad altri interessi, meritevoli anch’essi di tutela, quali l’occupazione, la libertà di iniziativa economica, lo sfruttamento della proprietà. Conclusione Ora, la mia non vuole essere una critica a questa impostazione legislativa, a questa capitalizzazione dell’arte, né vuole essere una critica a questo governo capitalizzato poichè pare che il terreno su cui si sta coltivando la nuova impostazione gestionale dei beni artistici e ambientali sopra descritta sia stato arato del governo precedente. Anzi, la mia non vuole essere una critica. Vuole essere una riflessione sulla società attuale, dove

Quindi, in un modello ideale di gestione del patrimonio culturale, quale dovrebbe essere il ruolo dello Stato e quale dei privati, e quali sarebbero invece le complicazioni pratiche che si opporrebbero a questo modello? Detto in termini molto brevi per affrontare un problema troppo complicato, credo che lo Stato in Italia abbia avuto un ruolo sempre molto importante, come ho appena detto: lo Stato ha delle proprie strutture - parlo delle soprintendenze -, che bisogna mettere in condizione di funzionare, mentre invece da vent'anni a questa parte governi di ogni segno e di ogni tipologia, da quelli democristiani a quello di centro-sinistra al governo attuale di centro-destra, null'altro fanno se non depotenziare le soprintendenze, facendole funzionare sempre peggio. La prima cosa che dovrebbe fare lo Stato italiano sia far funzionare le proprie strutture, che ci sono e sono state indicate per decenni come le migliori del mondo per la tutela, e dovrebbe farle funzionare ricominciando ad assumere personale, che invecchia e non viene sostituito: non c'è nessuna forma di avvicendamento, di turnover, come si dice, da moltissimo tempo a questa parte, almeno vent'anni. In un contesto in cui le strutture pubbliche funzionano i privati possono trovare il loro ruolo, non di sostituzione, ma di appoggio alle strutture dello Stato. Invece considero perverso e negativo un processo per cui si depotenziano e distruggono le strutture dello Stato, e poi si dice “beh, allora, visto che quelle non funzionano chiamiamo i privati”. È lo Stato che distrugge se stesso in questo modo! Secondo lei, esiste un “modello Italia” che funziona, o ha mai funzionato? Come deve proporsi all'estero, più come modello da esportare o al contrario deve trovare all'estero punti di riferimento? Dipende da che cosa si parla: in certe cose, per l'appunto nella tutela e nella conservazione del patrimonio, il “modello Italia” è considerato universalmente il più avanzato del mondo, quindi siamo noi che non ce ne siamo più accorti, siamo noi che ce ne stiamo dimenticando. In nessun luogo prima che in Italia si sono fatte leggi e norme, che sono considerate le migliori al mondo, quindi un modello esiste. In molti altri casi, per esempio

nell'educazione universitaria, il modello italiano è uno dei tanti; è competitivo con gli altri ma non è affatto necessariamente il migliore. Tuttavia ha una propria tradizione - basta pensare alla parola “laurea” che in nessuna lingua trova una parola che veramente le corrisponda (oggi noi vogliamo essere laureati dopo tre anni...) insomma, non c'è nulla di simile negli altri sistemi. Dunque, nonostante il modello italiano sia uno dei tanti, ciò non vuol dire che dobbiamo necessariamente “genufletterci” di fronte ad un qualsiasi altro sistema, compreso quello americano, per dimenticare tutta la nostra tradizione. Credo che le evoluzioni e il confronto con i Paesi diversi dall'Italia siano sempre molto positivi, ma devono essere sempre evoluzioni ragionate: la peggior cosa che si possa fare è svalutare se stessi e prendere un modello qualsiasi, che di solito è quello del paese dominante, ora gli Stati Uniti, e dire “loro fanno tutto bene, noi facciamo tutto male”. Questa è una cosa che purtroppo molto spesso i politici fanno con straordinaria superficialità: bisognerebbe scoraggiarli. Secondo lei il valore del nostro patrimonio culturale è estetico od economico(1)? In quali modi computarlo? Perché dice “estetico od economico”? È tutte e due. Un quadro di Picasso ha un valore estetico ed ha un valore economico, quindi non c'è nessuna opposizione fra queste due cose: si tratta di vedere quali siano i rapporti tra queste due. Ogni cosa è prezzabile, anche il corpo umano, se è per questo: potremmo anche dire che “il corpo umano è prezzabile, quindi valutiamo quanto valgono tutti i reni degli italiani e mettiamoli in vendita”, sarebbe la stessa cosa come dire “valutiamo quanto valgono tutti i quadri dei musei italiani e mettiamoli in vendita”, è precisamente identico. Il fatto che ci sia un valore economico non vuol dire che vada venduto. Il patrimonio culturale proprio dell'Italia come la connota all'interno dell'Europa? Quanto il “classico” è “nostro” e quanto invece è patrimonio collettivo dell'Europa(2)? Dunque, il “classico” - rispondo prima alla seconda domanda non è “nostro” più di quanto non lo sia dei francesi, degli spagnoli, dei portoghesi, dei greci o di chiunque altro. Ognuno ha la sua declinazione di

classico, noi abbiamo una storia che passa in particolare attraverso il Rinascimento, ma anche il nostro Medioevo, e gli altri Paesi hanno una storia un po'

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diversa, ma tutte queste storie si incrociano: quindi è importante conoscere la propria storia e incrociarla con le altre. Quanto all'altra domanda, il nostro patrimonio culturale, quello italiano, è connotato in particolare da una tradizione di conservazione contestuale: mentre in altri Paesi europei, anche di grande civiltà, è prevalsa la linea secondo la quale, se c'è un quartiere antico, si salvano i due o tre monumenti principali e il resto si abbatte per rifarlo nuovo, in Italia, pur essendoci degli esempi di questo tipo, è però prevalsa la linea opposta: se c'è un quartiere antico, si conserva tutto com'è e si fanno dei piccoli interventi conservativi. La conservazione contestuale e ambientale è la linea prevalsa in Italia, quindi credo che questo sia veramente il portato maggiore. Ora, c'è un dato di fatto, che non si può negare: la cultura della conservazione, per esempio in Francia, non era questa fino a trenta o quarant'anni fa, ma è diventata questa, e viene dall'Italia. La stessa cosa è successa in Inghilterra, che non aveva leggi di tutela, ma se le è date ultimamente, e sono tuttavia ancora molto più arretrate delle nostre. È questo è uno dei pochi settori in cui possiamo dire che oggi, nel 2004, l'Italia è un modello mondiale. Svalutare questo pezzo d'Italia, che è un modello mondiale, è una delle più grandi pazzie: purtroppo la stiamo sperimentando.

libri e riviste
fare di testa sua. Era auspicabile che l’attribuzione delle competenze in materia di paesaggio agli enti territoriali non sarebbe stato un fatto positivo per la tutela del territorio. I loro rappresentanti soggiacciono a responsabilità politica di fronte agli elettori e sono quindi disposti a sacrificare i valori immateriali, che l’arte, l’estetica e la storia esprimono di sempre più spesso sono il denaro, il lavoro, il reddito, il commercio, lo scambio, la produzione, la guerra, l’industria e non il dialogo, lo scambio di opinioni, la letteratura, l’arte, la natura, la pace ad essere i valori. Quella della capitalizzazione dell’arte è soltanto una della tante pagine di cui si compone l’immenso diario del Dio Denaro.
Salvatore Settis Quale eccellenza? Intervista sulla Normale di Pisa Curato da S. Dell'Orso Laterza, 2004 - 178 pagine - 10 euro Salvatore Settis Futuro del «classico» Einaudi, 2004 - 127 pagine - 7 euro Salvatore Settis Italia S.p.A. L'assalto al patrimonio culturale Einaudi, 2002 - 149 pagine - 9 euro Fonti: http://www.patrimoniosos.it http://www.mecenate.info http://www.diritto.it/osserv_beni_culturali/index.html

internet

Testo definitivo del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (in 4 parti): http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getartcod&id=36 http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getartcod&id=37 http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getartcod&id=39 http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getartcod&id=38 Elenco (più di 800 pagine) dei beni inventariati e prezzati dall'Agenzia del Demanio (Supplemento G.U. n. 183 del 6.8.2002): http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getsection&id=3

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I pretesti dell’anima
Uomo e natura a confronto nella mostra al Castello Visconteo
di Laura Omodei
L’ambiente circostante è solo lo scenario imparziale di quanto ci accade, o può interagire con le nostre situazioni e sensazioni, rispecchiandole e addirittura amplificandole? Quali valenze e significati assume la natura per chi la osserva o vi agisce? Sono queste tematiche a fare da filo conduttore all’importante mostra “Paesaggi. Pretesti dell’anima”, che il Castello Visconteo di Pavia ospiterà fino al 3 aprile 2005. L’iniziativa intende indagare e ripercorrere i modi di rappresentazione del paesaggio nella pittura italiana dell’Ottocento, secondo una linea di sviluppo che vede gli artisti abbandonare le leggi del Bello neoclassico, rassicurante e senza tempo, per elaborare visioni soggettive e interiorizzate degli elementi naturali, caricandoli di forti valori simbolici e trasformandoli in vere e proprie metafore di «stati d’animo». Le opere che la mostra raccoglie, circa un centinaio, provengono da alcuni fra i maggiori Enti museali d’Italia, come la Galleria d’arte more con l’immaginazione per cogliere nel paesaggio l’accesso all’infinito, massima aspirazione dei Romantici. Gli artisti rappresentati in questa sezione sono del calibro di Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Angelo Morbelli, Filippo Palizzi. Si entra quindi nella parte “Paesaggi del mito e della letteratura”, nella quale l’ambiente naturale, sotto forma soprattutto di crepacci con manieri, selve, strade deserte, diventa lo sfondo di soggetti tratti dalla storia, dalla poesia o dai romanzi storici contemporanei, riprodotto secondo i canoni di invenzione che si incontrano anche nel racconto gotico e spesso proiettato in un’evocativa atmosfera medievale. Si trovano qui, ad esempio, Una vendetta di Massimo d’Azeglio, o La partenza dei promessi sposi di Michele Fanoli, ispirato all’Addio monti e testimone della già grande popolarità del romanzo di Manzoni. Il mondo greco, ben presente nell’immaginario ottocentesco, è invece protagonista in Saffo che si getta dalla rupe di Giovanni Barbieri, in cui il mare agitato si

CIM-eforum: lavori in corso
di Andrea Giambartolomei
Ha dato il via a tutto un’illuminazione durante una conferenza di “Introduzione allo studio della comunicazione”, precisamente la conferenza sul cinema post moderno tenuta dal professore Vincenzo Buccheri, docente di filmologia. Una lezione per pochi eletti: eravamo sì e no una ventina di persone dentro l’aula a gradinate a seguire le spiegazioni del docente. Una ventina di ragazzi che avevano la possibilità di essere illuminati sulla retta via del cinema, quello d’autore, quello fatto bene, con trovate geniali e stili inimitabili. E Federico Rinaldi, studente CIM del primo anno, si è fatto profeta di istanze cinefile cogliendo al balzo le parole del presidente del corso Giampaolo Azzoni: «Se avete consigli, critiche o suggerimenti scrivetemi un’e-mail!» Detto fatto. Federico contattò Azzoni e, in poco tempo, un avviso comparve nel pop up del sito CIM. E, tramite e-mails, gli “illuminati cinefili” si misero in contatto con i rappresentanti d’istituto, si concordò la riunione preliminare e l’organizzazione del CIM-eforum ebbe il via definito. Seduti attorno un tavolo, nella sala tra Aula del '400 e Aula Disegno, alcuni degli “illuminati” si ritrovarono per gettare le basi di questa “massoneria dei cinefili” (mi venga concessa la citazione da “The Dreamers” di Bertolucci, ma fa al caso nostro). Non si sapeva bene come iniziare, se dal tema o dalla forma del cineforum, le cose da dire e quelle da predisporre troppe, i problemi erano tanti, la matassa era intricata, e bisognava trovarne il bandolo. Bisognava scegliere se proiettare film scollegati tra loro oppure legati da un filo d’ Arianna. La scelta cadde sul cineforum a tema, ed ora il problema era un altro: “Sì, ma quale tema?”. Si abbozzarono due percorsi, uno riguardante “gli adolescenti e la violenza”, tema intrigante, con film come “Arancia Meccanica”, “Trainspotting”, “La Haine – L’odio”, “Elephant”, “American history X”, “I quattrocento colpi”, ed altri; il secondo filone, ben più consono ad un corso di comunicazione, è “I media nel cinema”. Anche qui ci sarebbero moltissimi film, dal “Quarto Potere” al “Quinto Potere”, a “Good Morning Vietnam”, passando per “Pap'occhio”, “Ed Wood”, “Il seme della follia”, “Il siero delle vanità” , “I cento passi” e forse anche “Lavorare con Lentezza”, recente film su Radio Alice, una delle prime radio libere in Italia. Una volta scelto il ciclo da seguire, un’altra questione da definire fu il modo con cui svolgere il cineforum: una proposta, appoggiata in massa, fu quella di abbinare la proiezione col dibattito all’aperitivo, in modo da ottenere degli incontri quasi conviviali (io rimango dell’idea che bisognerebbe anche procurare dei triclini e delle odalische per dei dibattiti in stile pasto patrizio). Ed anche qui i problemi sono tanti: “Ma l’aperitivo è meglio farlo prima o dopo?”, “Dopo, altrimenti la gente, dopo averlo preso, se ne va?”, “Sì, ma con che soldi?”, “Ci autofinanziamo” … e così via, a fiume. Alla fine s’è scelta la soluzione “catto-comunista” dell’aperitivo al sacco (le dinamiche sono ancora in via di definizione). E poi, ancora tante altre questioni da risolvere: mezzi per proiettare, le autorizzazioni della SIAE, come pubblicizzare l’evento (scusate, per noi studenti di comunicazione la pubblicità ha un rilievo enorme) e, cosa davvero molto importante, la presenza dei professori che daranno preziose illuminazioni ed il via al dibattito post-film. Tutto ciò verrà definito con maggiore accuratezza nella prossima riunione, che si terrà in questa settimana. Il CIM-eforum è aperto a tutti gli interessati. Per le novità Vi rimando al sito www.unipv.it/cim o ai prossimi numeri di Inchiostro.

Massimo d’Azeglio, Lo studio del Pittore a Napoli, 1827. Olio su tela, 46,5x35,5. Torino, Fondazione Torino Musei-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea

nella città”. La natura è qui ritratta con fedeltà oggettiva, senza più valenze metaforiche, come scenario delle fatiche agricole, dei gesti e dei riti quotidiani, ma anche del degrado e della povertà che accomunavano campagne e periferie nell’ultima metà del secolo. In queste ultime sezioni si trovano, oltre a Pellizza da Volpedo, Plinio Nomellini e Egisto Ferroni. Significativi sono i modi di raffigurazione degli ambienti urbani, delle nascenti metropoli, teatro delle maggiori trasformazioni sociali e della vita borghese, i cui ritmi frenetici tanto contribuirono ad aggravare il malessere degli intellettuali decadenti: lo spazio rurale lascia il posto alle piazze affollate, alle feste cittadine e, simbolo della nuova economia, alle fabbriche. L’esposizione si conclude così con un anticipo degli scenari in cui dovrà muoversi l’artista del Novecento, non sempre a proprio agio! Con il biglietto di ingresso alla mostra è possibile inoltre visitare la Quadreria dell’Ottocento e la Donazione Morone, ospitate stabilmente al primo piano del Castello.

Paroliere
Angelo Morbelli, S’Avanza, 1896. Olio su tela, 85x85 cm. Verona, Comune di Verona

Ich hab’ mein Herz in Heidelberg verloren
derna di Palazzo Pitti di Firenze o la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, oltre che da collezioni private e dai Musei Civici della stessa Pavia, e occupano gli ambienti al piano terreno del Castello. Per evidenziare le varie possibilità di lettura del paesaggio, i dipinti sono stati inoltre distribuiti in sei distinte sezioni, delimitate grazie ai moduli architettonici che si ripetono nelle sale, una volta a crociera e una bifora, sino alla parte finale della mostra, allestita nell’affrescata Sala Azzurra. La prima sezione, “Sguardi”, ha lo scopo di sottolineare il distacco dai canoni neoclassici e di introdurre alle mutate esigenze e disposizioni dell’artista ottocentesco, ansioso di esprimere le proprie irrequietudini. Le opere sono qui accomunate dalla presenza di figure che scrutano la natura, sedute in un bosco o affacciate a una balaustra, a una finestra, limiti fisici da superaprepara ad accogliere la poetessa suicida per amore, o in Morte di Leonida, sempre di D’Azeglio. Le sezioni terza e quarta, “Stati d’animo” e “Impressioni”, si incentrano su raffigurazioni fortemente simboliche. Predominano i paesaggi acquatici, lunari o crepuscolari, nebulosi, che intendono alludere a sentimenti per lo più vaghi, malinconici, ma che spesso anticipano atmosfere decadenti, forti e angosciose, come in Cappella Mortuaria di Giovanni Migliara o ne La Malinconia di Andrea Appiani Jr., in cui lo stato d’animo preferito dai Romantici è rappresentato da una donna assorta, seduta in una campagna plumbea. Nella terza sezione si incontra inoltre per la prima volta Giuseppe Pellizza da Volpedo con Passeggiata Amorosa. Alle istanze nuove del Realismo sono dedicate infine “Le opere e i giorni” e “La città nel paesaggio, il paesaggio

di Elisa Perrini
Dal vostro inviato a Heidelberg. Imbacuccata da omino Michelin, passeggio per il centro di questa bella cittadina tedesca e penso a cosa scrivere. Quando si fa buio, nell’Uniplatz si accendono le luminarie del Weihnachtsmarkt; il venticello freddo mi congela le guanciotte. Per ristorarmi mi fermo ad uno Stand e bevo una tazza di Glühwein, vin brulé. Sul giornale ho letto che a Firenze (Florenz, con l’accento sulla e) e a Roma (Rom) troneggia un Heidelberger Weihnachtsbaum. Sul disegno che pubblicizza nel mondo i mercatini di Natale gioco a riconoscere tutti i Wahrzeichen di questa romantischen Stadt. Das Schloß, das Haus zum Ritter, die Alte Universität e quella statua tutta dorata am Kornmarkt... è Maria, vero? Ah, ecco, c’è anche la Heiliggeistkirche. Mi dirigo verso la UB, Universitätsbibliothek, farò ancora in tempo a controllare la posta? Sì, sono solo le 8, die UB macht um 10 Uhr zu. Il mio stomaco

borbotta, forse è il caso che vada in die Mensa a mangiare qualcosa. Niente cavoletti di Bruxelles oggi, in compenso Kartoffeln, Kartoffeln, Kartoff e l n . “ S chw e i n e f le is ch ” , “Geflügel”, “Fisch” e “vegetarisch” sono i cartellini che descrivono i piatti. Oh, guarda! Vedo già nell’ultimo bancone gli Spätzle, tipici del Süddeutschland, mi sono mancati! Rifocillata mi appresto a fare una breve Verdauungsspaziergang, potrei andare a trovare il mio amico che abita ai piedi della collinetta, anzi no, mi arrampico verso il castello. Dopo oltre 350 scalini posso godermi la vista. Il freddo mi è passato, mille Erinnerungen mi scaldano il cuore... “Ich hab’ mein Herz in Heidelberg verloren...” L’Atmosphäre qui di certo non manca. Beh, ma cosa centra tutto questo con il Paroliere? Forse niente, però dietro alle parole c’è sempre una cultura, una “Weltanschauung” (chiedete ai filosofi...), una attitude. Tan-

t’è che con “tradurre” oggi si intende il passaggio non solo da una lingua ad un’altra, bensì soprattutto da una cultura ad un’altra. A proposito di traduzioni, parliamo di queste prossime vacanze. Weihnachten è la Vigilia, Christmas’ Eve, mentre il giorno di Natale vero e proprio è il 1. (erste) Weihnachtsfeiertag, quindi S. Stefano sarà il 2. (zweite) Weihnachtsfeiertag. Noi abbiamo l’Epifania, mentre i Tedeschi festeggiano più esplicitamente il Dreikönigstag. Le letterine a Babbo Natale (io scrivevo a Gesù Bambino) in Spagna si indirizzano a Los Reyes, mentre spero che i bambini in Germania non le scrivano proprio: il loro Weihnachtsmann, più che un väterlichen Santa Klaus, mi fa venire in mente il Milchmann o, al limite, il Postmann! Bene, concludo augurandovi banalmente buone feste, spero che in queste vacanze viaggiate e che al ritorno mi scriviate le parole più belle, più strane o più disgustose che avrete incontrato.

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Dum loquimur fugerit - Il senso del tempo
Recensione dell’ultimo libro di Marc Augé “Rovine e macerie”
di Marzio Remus
Da metà settembre sino ai primi di dicembre, dal lunedì al giovedì, alle ore 12.00 circa ho preso l’autobus per recarmi da Pavia a Milano. Prendevo il diretto della Sila, scendevo a Famagosta e salivo (scendendo in realtà nel sottosuolo) in metropolitana. Ero riammesso alla luce del Sole in Piazza Duomo. Oggi è l’ultimo giorno. Dovrei esserne contento? Non so. Che cosa mi rimane di quest’esperienza? Corpi? Immagini? Sensazioni? Ricordi? Si, forse questi si, mi ricorderò di corpi, di volti, mi ricorderò immagini, le quali, in un futuro remoto nella sua prossimità, (ri) evocheranno in me sensazioni di questo periodo? Quanto, mi domando, si ricorderanno di me gli uomini e le donne con i quali ho condiviso un simile viaggio. Ripenseranno al ragazzo con gli occhiali rossi che beveva sempre pepsi-cola, con la borse nera, che sedeva vicino all’uscita? Serberanno ricordo degli sguardi d’intesa per le comuni attese, per le incazz...e da ritardo? E per quella volta che l’autobus continuava a fermarsi? Tossicchiava un poco, quasi malato e poi si fermava quasi con un sobbalzo nelle nebbie della val padana, tutti si stava con il fiato sospeso cercando forse di pesare il meno possibile e sperando che l’autista riuscisse a farlo ripartire... tutti si aveva fretta di giungere a Milano, nessuno poteva permettere(si) che quell’intoppo gli facesse perdere tempo... Ecco, appunto il Tempo... Che senso ha? Che cos’ è? Chi l’ha inventato? Perché sembra sempre sfuggirci, scivolarci tra le dita come acqua alla fonte? Perché scorre? Che significato ha per me, per voi, per noi? Qual è, in definitiva, il senso del tempo? Rovine e Macerie, ultimo libro di Marc Augé, antropologo della contemporaneità, edito per i tipi della Bollati Boringhieri, s’interroga sul precedente quesito. “Attraverso un percorso sinuoso tra diversi siti del mondo, dall'Acropoli d’Atene al Muro di Berlino, passando per diverse opere letterarie o cinematografiche e qualche ricordo, l'autore sviluppa un'intuizione che riguarda il senso del tempo e la coscienza della storia. La vista delle rovine ci fa intuire l'esistenza di un tempo che non è quello di cui parlano i manuali di storia o che i restauri cercano di resuscitare. E’ un tempo puro, non databile, assente dal nostro mondo d'immagini, di simulacri e di ricostruzioni; dal nostro mondo violento che produce solo macerie: macerie che non hanno più il tempo di diventare rovine. Un tempo perduto che capita all'arte di ritrovare”. Tutto il bagaglio esperienzale dell'autore conduce a questa riflessione: “L'umanità non è in rovina, è in cantiere. Appartiene ancora alla storia. Una storia spesso tragica, sempre ineguale, ma irrimediabilmente comune”. Ne emerge un "mondo in attesa", una storia che dalle rovine del passato si proietta su possibili futuri (quali? Migliori o peggiori?) in cui la mano dell'uomo traccia solchi forse letali e inventa una natura fittizia (“l'uomo scopre di appartenere alla natura quando deve fuggire dai siti che aveva ideato per dominarla”). Non si può definire con le categorie di "pessimismo" o "ottimismo" il pensiero di Augé: vuole essere specchio di un presente che, carico del suo passato, indica, a chi vuole vedere, delle strade da percorrere per non portare a compimento l'opera di autodistruzione che l'umanità spesso sembra avere intrapreso. Avremo il tempo per ricordare, per capire, per comprendere? Dubitarne è lecito, anzi doveroso. Mi pare che oggi le temperature, complice non solo il “riscaldamento globale” (se preferite global warming, che fa molto ecopoliticamente corretti e internazionali à la page) si stiano avvicinando sempre di più a 451 F°, punto di non ritorno non solo per “les hommes livres”, ma per qualsiasi società che aspiri ancora a definirsi civile. Leggere dunque per cambiare e cambiare per leggere; leggere in modo da poter ricordare, prima che l’umanità scopra, a sue spese, di non averne più il tempo, per afferrare, per carpire la parte più luminosa del giorno. Leggere, infine, per evitare la triste profezia dell’autore: “La storia futura non produrrà più rovine. Non ne ha il tempo”.

Jazz

Sarah Vaughan
di Leonardo Pistone
Siamo giunti a fine anno, e anche per noi è momento di tirare le somme e fare progetti, di guardare al passato e al futuro. Nel passato c'è il disco "Sarah Vaughan" una stupenda incisione della cantante, effettuata il 16 e il 18 dicembre 1954 a New York, proprio 50 anni fa. Vi partecipa il giovane trombettista Clifford Brown, scomparso poco dopo questa sessione in un incidente d'auto insieme al valoroso pianista Richie Powell, fratello di Bud Powell. Gli altri solisti sono pure di alto livello: specialmente il flautista Herbie Mann, e il trice di belle canzoni ,ma come uno strumentista. Già i primi attimi del disco, nell'introduzione di "Lullaby of Birdland", ci fanno sentire la voce di Sarah mescolata del sound dei fiati, assolutamente al loro livello. E gli assoli scat di Sarah sono interessanti, espressivi, profondi. Sono gli assoli di un jazzista di livello, e quindi fresche composizioni istantanee all'interno dello schema del brano, mentre non si tratta assolutamente di esibizioni di tecnica nella ripetizione a velocità folle di frasi, scale, riffs che tanti cattivi chitarristi rock (e ovviamente anche tanti cattivi jazzisti) ci propongono. Questo disco è un ottimo compromesso tra spessore e godibilità: potete esaltarvi per gli assoli oppure ascoltarlo durante le vostre cenette romantiche. Il mese prossimo ricordiamo un altro cinquantesimo anniversario: la morte a 35 anni del grande sassofonista bebop Charlie Parker, detto "Bird". Per l'occasione il quartetto di Aldo Rindone (piano) e Danilo Pala (sax) si esibirà al teatro Piccolo Regio di Torino l'11 gennaio. Aldo è tra l'altro un eccezionale interprete della musica di Charlie Parker e ve la farà conoscere, e anch'io, che fin'ora vi ho parlato quasi solo degli anni cinquanta, nelle prossime puntate mi spingerò indietro fino al bebop degli anni quaranta, che riserva per voi molte sorprese. E poi, io e voi dovremo cambiare direzione e arrivare fino ai musicisti che lavorano oggi dalle nostre parti, come il pianista di Voghera Umberto Petrin che l'anno scorso si esibiva insieme a Stefano Benni.
Errata corrige
Per un errore, nello scorso numero ci siamo dimenticati l’autore dell’articolo “De rebus disputandum est” di pagina 2. La vittima della nostra negligenza è Marzio Remus, che in questo numero ha scritto la recensione di “Rovine e macerie”, di Marc Augé.

Il viaggiatore
di Fabrizio Vaghi
Siamo quasi a Natale e le mille luci colorate che addobbano strade e piazze delle nostre città ci attirano e sorprendono con bagliori e luccichii. Il viaggiatore, anche a Natale, vuole entrare nelle tradizioni e cercare qualcosa di curioso da raccontare: per far questo si reca in Lapponia, una grande regione che caratterizza la Scandinavia settentrionale dominata dalla tundra e dai tunturi, ossia delle collinette tondeggianti che in inverno si immobilizzano nell’infinito bianco della neve. Questo è il paesaggio ideale delle renne e delle alci che, sicuramente, sono in numero maggiore rispetto alle persone che frequentano questo incantato lembo d’Europa. La Lapponia più estesa è quella della Finlandia, qui vive la popolazione autoctona, ovvero i Sami, chiamati abitualmente Lapponi; si tratta di un popolo schivo e poco incline a socializzare, conservatore delle proprie antiche tradizioni. Taglia in due la Finlandia il

Il Natale a casa di Babbo Natale
una lunga striscia bianca e segnalato con un cartello di legno dove sono riportate le direzioni e le distanze chilometriche con le maggiori città della Terra: ci si rende conto di essere molto distanti da casa! Se volete scrivere a Babbo Natale, l’indirizzo è Circolo Polare Artico, FIN-96930 Napapiiri, Finlandia. Qui come in ogni altra parte del mondo, il saluto che il viaggiatore vi da è accompagnato dai miei particolari auguri di Buon Natale.

tenorista Paul Quinichette, chiamato da alcuni Vice-Pres in memoria del grande Lester "Pres" Young, compagno di Billie Holiday. È un lavoro molto "jazzistico", esteticamente stupendo e comunque molto basato sull'improvvisazione di tutti i componenti, in particolare di Sarah. Non è il primo esempio che conosciamo di scat, cioè di improvvisazione vocale senza parole: da tanto tempo si conosceva gente come Louis "Satchmo" Armstrong. Però Sarah è speciale. Dispone di una voce versatilissima, che non ha problemi a suonare melodiosa, sottile e virginale e diventare rapidamente piena, grezza, calda. Anche il controllo dell'intonazione è perfetto e raffinato. Sarah quindi usa la voce non come una cantante dispensa-

circolo polare artico, proprio a cavallo di questo parallelo sorge il villaggio di Babbo Natale: ci troviamo a Napapiiri, vicino alla città di Rovaniemi. In questo grazioso villaggio, sorge la casa di Babbo Natale e il suo ufficio postale, dove giungono le lettere dei bambini di tutto il mondo. Al pianterreno della casa, Babbo Natale in persona e abito rosso, accanto al camino, parla con le persone che vanno a fargli visita. Babbo Natale parla infatti ogni lingua, mi è capitato di sentirlo parlare con un gruppo di italiani mentre elencava tutte le province della Lombardia… provare per credere! Accanto all’edificio dal tetto a punta in cui sorge la casa di Babbo Natale, sorge un parco delle renne, un parco divertimenti a tema Natalizio e, immancabile, un centro accoglienza turistico con negozietti, bar e ogni tipo di oggetti e vestiario natalizio e lappone. Oltre a parlare con Babbo Natale si può provare le brezza di camminare sul circolo polare artico, indicato per terra con

Piazza del Lino - Pavia - tel. 0382.984759 email: redazione@inchiostro.unipv.it - internet: inchiostro.unipv.it Numero 12 - 20 dicembre 2004 - Giornale degli studenti di Pavia Iniziativa realizzata nell’ambito del programma dell’Università di Pavia per la promozione delle attività culturali e ricreative degli studenti (A.C.E.R.S.A.T.) Direttore: Luna Orlando (luna@) Redazione: Laura Baiardi Nicola Cocco Alba Chiara De Vitis (alba@) Tommaso Doria Antonio Lerario Pierluigi Malangone Alessio Palmero (alessio@) Matteo Pellegrinuzzi Elisa Perrini (elisa@) Leonardo Pistone (leo@) Mattia Quattrocelli (mattia@) Antonella Succurro (anto@) Maria Chiara Succurro (mari@) Fabrizio Vaghi Stefano Valle (stefano@) dopo @ ci va inchiostro.unipv.it Hanno collaborato: Barbara Bottalico, Marzio Remus, Valerio Ciampi, Laura Omodei, Andrea Giambartolomei. Disegni: Nemthen Foto di copertina: http://mocambo.usr.dsi.unimi.it/ protesta/funerale/ Grafica: Alessio Palmero Stampa: Industria Grafica Pavese s.a.s. Registrazione n. 481 del Registro della Stampa Periodica Autorizzazione del Tribunale di Pavia del 23 febbraio 1998 Tiratura: 2000 copie Questo giornale è distribuito con la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike.

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AGENDA di Natale
MUSICA LEGGERA
giovedì 23 Dicembre 2004 PORTRAIT OF TEARS Sitting Bull - via Togliatti 4, Certosa di Pavia (PV) sabato 25 Dicembre 2004 J.C. & COMPANY GOSPEL MESSENGERS TREVES BLUES BAND Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 sabato 25 Dicembre 2004 RAD1 Sir Lifford – piazza IV Novembre, 36, Miradolo Terme (PV) tel. 0382-77117 www.sirlifford.com domenica 26 Dicembre 2004 PORNORIVISTE Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 venerdì 31 Dicembre 2004 DIUMVANA Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 venerdì 31 Dicembre 2004 CAPODANNO 2005 con: AXIA Ingresso 10 euro Sir Lifford – piazza IV Novembre, 36, Miradolo Terme (PV) tel. 0382-77117 www.sirlifford.com mercoledì 5 Gennaio 2005 BAMBOLE DI PEZZA Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 venerdì 14 Gennaio 2005 ABBEY BAND Tributo ai Beatles Spazio Musica - via Faruffini 5, Pavia tel. 0382-20198 sabato 22 Gennaio 2005 CABOTO CSA Barattolo - via dei Mille 130, Pavia Informazioni: tel. 0382-21293

Gli appuntamenti dell’agenda sono disponibili anche online sul sito di Inchiostro. Il lato destro del sito, infatti, vi segnalerà gli eventi in tempo reale!

TEATRO
20, 21, 22 Dicembre 2004 ore 21.00 Stagione Teatrale 2004-2005: Prosa GIAN BURRASCA - IL MUSICAL di Marco Daverio Musiche di Nino Rota Testi delle canzoni di Lina Wertmuller Direzione musicale e arrangiamenti di Roberto Negri Scene di Giuliano Spinelli Costumi di Irene Monti Coreografie di Stefano Bontempi Direttore d'orchestra Eyal Lerner Regia di Bruno Fornasari Uno spettacolo prodotto da Lorenzo Vitali Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136 - Pavia Informazioni: Teatro Fraschini, tel. 0382-371202 25 e 26 Dicembre 2004 e 5, 8, 15 e 23 Gennaio 2005 ore 21.00 AL PURSÈ BIANC Commedia brillante in due atti a cura del Gruppo Teatrale San Martino di Tromello Teatro-Oratorio San Luigi, Via Trieste - Tromello 31 Dicembre 2004, ore 21.30, e 1 Gennaio 2005, ore 18.00 Stagione Teatrale 2004-2005: Prosa Raffaele Paganini in CANTANDO SOTTO LA PIOGGIA di Comden, Green, Herb Brown, Freed con Raffaele Paganini e Justine Mattera regia di Saverio Marconi scene Aldo Di Lorenzo costumi Zaira De Vincentiis coreografie Fabrizio Angelini direzione musicale Giovanni Maria Lori Uno spettacolo della Compagnia della Rancia Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136 - Pavia Informazioni: Teatro Fraschini, tel. 0382-371202 11, 12 e 13 gennaio 2005 Stagione 2004/2005: Prosa IL GIUOCATORE Teatro Cagnoni, Corso Vittorio Emanuele II, 45 - Vigevano Informazioni: Pro Loco, tel. 0381690269 mercoledì 12 Gennaio 2005 ore 21.30 Stagione Motoperpetuo 2004/2005: “Il Corpo e il Suo Doppio” IL CORPO STUPIDO Recital di testi da Giorgio Gaber Bruno Cerutti e gli Sciacalli - Laboratorio MOTOPERPETUO Un omaggio al grande artista, che al binomio corpo-mente ha dedicato grande parte del suo teatro canzone, con sguardo ironico e surreale. MOTOPERPETUO - Viale Campari 72 – PAVIA www.motoperpetuo.org Informazioni: tel. 0382-572629 14 (ore 20.30) e 16 Gennaio 2005 (ore 15.30) Stagione Teatrale 2004-2005: Lirica IL RITORNO DI ULISSE IN PATRIA di Giacomo Badoaro regia di Adrian Noble ripresa da Elsa Rooke musiche Claudio Monteverdi orchestra Accademia Bizantina direttore d'orchestra Ottavio Dantone scene e costumi Antony Ward lighting designer Jean Kalman coreografia Sue Lefton coro Costanzo Porta maestro del coro Antonio Greco Allestimento del festival Internazinale di arte lirica e dell'Accademia Europea di Musica di Aix-enProvence in collaborazione con la città di Boordeaux-Opéra di Bordeaux, l'Opéra di Lausanne, l'Opéra Comique, il Teatro di Caen. Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136 - Pavia Informazioni: Teatro Fraschini, tel. 0382-371202 19, 20 e 21 Gennaio 2005 Stagione Motoperpetuo 2004/2005: “Il Corpo e il Suo Doppio” IL CUSTODE DELLE PARTENZE di Renata Molinari e Massimiliano Speziani con Massimiliano Speziani Dedicato a personaggi, storie e parole da”La Trilogia della città di K” di Agota Kristof, il monologo, nato dall’incontro dei saperi messi in azione di un attore e di un drammaturgo, affrontando i temi della verità, della menzogna, del doppio, mostra un teatro in cui si custodisce, al presente, ciò che resta delle nostre avventure di conoscenza. MOTOPERPETUO - Viale Campari 72 – PAVIA www.motoperpetuo.org Informazioni: tel. 0382-572629

MOSTRE
20 Novembre - 3 Aprile martedì-venerdì 10.00 - 18.00; sabato e domenica 10.00 - 19.00 PAESAGGI: PRETESTI DELL'ANIMA Castello Visconteo - Pavia www.mostrapaesaggi.comune.pv.it Informazioni: 02/89677703 27 Novembre 2004 - 30 Gennaio 2005 GEMINE MUSE 2004 Rassegna di arte contemporanea promossa dalle associazioni GAI Circuito Giovani Artisti Italiani, CIDAC - Città Italiane d'Arte e Cultura, in collaborazione con la DARC - Direzione Generale per l'Architettura e l'Arte Contemporanee, il Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e con il sostegno di CULTURE 2000 - Direzione Generale Educazione e Cultura della Commissione Europea PLUSSTUDIO (Federico Chiozzi e Stefano Viola) e MICHELE FAGGIANO Plussstudio presentano il lavoro Caterinae ispirato all'opera di Jacopo Chimenti "La traslazione del Corpo di Santa Caterina d'Alessandria"; Michele Faggiano si è ispirato all'opera di Bernardino Luini "Figura Femminile" e ne ha tratto un lavoro dal titolo Donna in Bianco - Lago di Como. Pinacoteca Malaspina - Civici Musei del Castello Visconteo di Pavia 3 - 31 Dicembre 2004 tutti i giorni mattino e pomeriggio, escluso il giovedì TRACCIATI Mostra di opere in ceramica di Giorgio Azzaretti, giovane artista varzese che ha il suo laboratorio a Sagliano. «Attraverso lo spazio e il tempo i simboli e le idee, lungo tracciati misteriosi, attraversano mari, valicano monti, infrangono confini e... resistendo ai secoli e ai millenni, influenzano le culture.» Spazio “16” di Piazza Fiera – Varzi Per informazioni: tel.: 0383/52334 oppure 338/8168704 10 - 23 Dicembre “Le mostre in Santa Maria Gualtieri” A.N.P.O. (Associazione Nazionale Prevenzione Oncologica) “MAC 2004" Santa Maria Gualtieri, piazza della Vittoria organizzazione e informazioni: Comune di Pavia - Settore Cultura, tel. 0382-399372

MUSICA CLASSICA
mercoledì 22 Dicembre 2004 ore 21.00 Stagione Sinfonica 2004/2005 CONCERTO DI NATALE Musiche natalizie francesi Direttore: Jean-Paul Penin Orchestra: I Pomeriggi Musicali Teatro Cagnoni, Corso Vittorio Emanuele II, 45 - Vigevano Informazioni: Pro Loco, tel. 0381690269 venerdì 14 Gennaio 2005 I POMERIGGI MUSICALI Musiche di Beethoven Teatro Cagnoni, Corso Vittorio Emanuele II, 45 - Vigevano Informazioni: Pro Loco, tel. 0381690269

MERCATINI E FIERE
20 - 24 Dicembre 2004 UN C.A.F.E. IN PIAZZA Mercatino natalizio equo e solidale Piazza della Vittoria – Pavia 21 - 24 Dicembre 2004 ore 7.30 – 19.30 FIERA MERCATINO DI NATALE Bancarelle per idee regalo Piazza Campeggi e Piazza XXIV Maggio – Tromello Per informazioni: Comune, tel. 0382-86021 23 Dicembre 2004 ore 20.30 SERA DELLE SETTE CENE Antico rito con piatti "di magro", presentati in sette portate Azienda Agrituristica Torrazzetta – Borgo Priolo Per informazioni: Azienda Agrituristica Torrazzetta, tel. 0383871041, info@torrazzetta.it 24 Dicembre 2004 - 6 Febbraio 2005 PRESEPE POLICROMO Presepe di arte catalana con fedele ricostruzione di un angolo di Palestina. Tra i diorami di Angelo Marini, la passione di Cristo. Parrocchia di San Carlo – Torrazza Coste Per informazioni: Parrocchia, tel. 0383-77026 venerdì 24, sabato 25 e domenica 26 Dicembre 2004 ore 15.00 PRESEPE VIVENTE DI VIDIGULFO Rappresentazione sacra Ex Asilo, via Roma 134 - Vidigulfo Per informazioni: Parrocchia, tel. 0382-69046 venerdì 24 dicembre 2004 ore 23.30 NOTTE DI NATALE Presepe vivente, falò, dolciumi, vin brulè, cioccolata Piazza Castello - Alagna Per informazioni: Comune, tel. 0382-818105 venerdì 24 dicembre 2004 ore 20.45 PRESEPE VIVENTE - UN PAESE PRESEPE Rappresentazione sacra Vie del paese - Gambarana Per informazioni: Comune, 0384-89023 tel.

venerdì 24 dicembre 2004 ore 21.00 NOTTE DI NATALE A TORTOROLO Rappresentazione vivente del Presepe con artigiani e mercanti in costume Vin brulè e dolciumi Loc. Tortorolo - Mede Per informazioni: Pro Loco, tel. 0384-805049 venerdì 24 e domenica 26 Dicembre 2004 ore 23.00 PRESEPE VIVENTE Rappresentazione sacra Via Garibaldi, Cascina Palladini Miradolo Terme Per informazioni: Pro Loco, tel. 0382-77013 domenica 26 dicembre 2004 ore 8.30 STRASS OSS E FER RUT Mercatino delle vecchie cose P.zza Giovanni Repossi - San Genesio ed Uniti Per informazioni: Comune, tel. 0382-586023 domenica 26 dicembre 2004 ore 8.00 – 21.00 MERCATINO DELL'ANTIQUARIATO Oggettistica, mobili, curiosita Piazza del Duomo - Voghera Per informazioni: Comune, tel. 0383-336407 domenica 26 dicembre 2004 ore 15.00 FESTA DI FINE ANNO Tombolata di Natale con brindisi Sala cinema - Brallo di Pregola mercoledì 29 Dicembre 2004 ore 21.00 CAPODANNO ANTICIPATO Una nuova antica tradizione, un pretesto per festeggiare l'anno nuovo prima degli altri Azienda Agrituristica Torrazzetta – Borgo Priolo Per informazioni: Azienda Agrituristica Torrazzetta, tel. 0383871041, info@torrazzetta.it

CINEMA
martedì 21 Dicembre 2004 ore 22.30 STORIE DI ORDINARIA FOLLIA di Marco Ferreri(1981) Seguirà: ENZO, DOMANI A PALERMO! di Ciprì & Maresco (1999) CSA Barattolo - via dei Mille 130, Pavia Informazioni: tel. 0382-21293 martedì 28 Dicembre 2004 ore 22.30 IL MINESTRONE di Sergio Citti(1981) Quando: 28 Dicembre 2004 - 22:30 CSA Barattolo - via dei Mille 130, Pavia Informazioni: tel. 0382-21293 mercoledì 12 Gennaio 2005 ore 21.00 SGUARDI PURI 2004: La rassegna NEMMENO IL DESTINO di Daniele Gaglianone (Italia 2004) Tre vite smarrite. Tre destini segnati. Tre storie uniche ed esemplari. È in arrivo il nuovo neoneorealismo italiano che ci piace? Speriamo. Allarmante. A seguire: incontro con il regista daniele gaglianone Multisala Corallo Ritz, via Bossolaro – Pavia mercoledì 19 Gennaio 2005 ore 21.00 SGUARDI PURI 2004: Workshop + Rassegna Cortometraggi girati con le scuole di Pavia e provincia ed in Sicilia A seguire: LE CONSEGUENZE DELL'AMORE di Paolo Sorrentino (Italia 2004) Amare è difficile, meglio, è pericoloso. Eppoi come ci si salva dalle sue “conseguenze”? Il film del momento. Attuale. Multisala Corallo Ritz, via Bossolaro – Pavia sabato 22 gennaio 2005 ore 14.30 Rassegna di cinema per ragazzi ALLA RICERCA DI NEMO Multisala Corallo Ritz , via Bossolaro – Pavia

CONFERENZE
giovedì 16 Dicembre 2004 ore 11.00 Quattro chiacchiere con... SGUARDI PURI 2004: I mestieri del Cinema ROCCO MOCCAGATTA, studioso di cinema: “CINEMA E TELEVISIONE” Santa Maria Gualtieri - Pavia a cura di Costantino Leanti e Roberto Figazzolo Per informazioni: Biblioteca Bonetta, tel. 0382/21635 lunedi 10 Gennaio 2005 ore 21.15 Revising the text of the Oxford English Dictionary Relatore: Bernadette Paton Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri martedì 11 Gennaio 2005 ore 21.00 ciclo “La traduzione del testo letterario francese e spagnolo” LA TRADUZIONE DEL TESTO LETTERARIO...... Relatore: Prof. Jean-Paul Dufiet In collaborazione con l'Università degli studi di Pavia La traduzione del testo francese di tipo teatrale Sala conferenze del Collegio S.Caterina - Via San Martino 17/A

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