Numero 10 - 22 novembre 2004 - Distribuzione gratuita

Se i docenti si travestono da panda
«Cari cittadini, oggi siamo qui riuniti - studenti, ricercatori e docenti - per piangere la morte delle nostre care sorelle Università e Ricerca». Giovedì scorso, armati delle parole di un elogio funebre sui generis, gli studenti della Statale celebravano le esequie del nostro sistema universitario, in una simulazione di corteo nero-vestito che si è snodata per tutta Milano. Una manifestazione di protesta - riuscitissima - contro l'ultimo scivolone legislativo del nostro Ministro dell'Istruzione, il famigerato e misconosciuto decreto legge sullo statuto giuridico dei docenti. Progetto di riforma dall'iter contrastato, il ddl sulla ricerca rischia ancora di giungere in Parlamento ignorando la valanga di critiche giunte da ogni fronte, dalle associazioni di ricercatori alla mobilitazione complessiva di 44 Atenei italiani. Ma qual è la sostanza di questo decreto? Quali le conseguenze esiziali, che hanno messo in moto allarmato gran parte del mondo dei chiostri? Nelle pagine centrali di questo speciale di Inchiostro vi forniamo una chiave interpretativa della legge e della protesta - attraverso le parole di Angelo Taglietti, ricercatore del nostro Ateneo che si è prestato all'arduo compito di "introdurci" nella e oltre la lettera del decreto. Chiarito ogni dubbio sulla legittimità di tanta e tale "agitazione", una domanda più che legittima spunterà tra le rughe della vostra fronte. A conclusione della settimana di agitazione nazionale (8-12 novembre 2004) e in vista dello sciopero globale del personale universitario organizzato dai sindacati per la fine di novembre (lunedì 29); tra le "orazioni funebri" di Milano, e le lauree in piazza (del Campo) come forma di protesta; dopo i radunilezioni frontali davanti a Palazzo Chigi, l'"occupazione" della stazione di Torino Porta Nuova - adibita ad immensa aula di aggiornamento su riforme e controriforme morattiane per non parlare dei ricercatori in via d'estinzione raccoltisi attorno al Piccolo Teatro con tanto di maschere da panda... Una domanda, dicevo, non può che fare capolino. E Pavia? Luna Orlando

Non fiori ma opere di bene...

DDL Moratti: ombre e ombre Cultura e spettacoli Pronta Mente Agenda
pagina 8 pagina 3

pagine 4 e 5

Il Vate di Pavana a Pavia
pagine 6 e 7

pagina 2

Idee, critiche, suggerimenti, temi che stimolino la vostra curiosità? Volete collaborare con la Redazione del giornale? Scrivete a

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Dopo quattro anni, Francesco Guccini ritorna a Pavia, e dopo sei anni incontra nuovamente Inchiostro. Il cantautore emiliano ha presentato il suo ultimo album (Ritratti) cantando per il numerosissimo pubblico pavese le sue nuove canzoni. Il Palatreves era stracolmo di fan di ogni età pronti ad accogliere e ad applaudire quello che da anni ormai è considerato uno dei maestri della canzone d’autore. Partendo come sempre con “Canzone per un’amica”, fra una battuta politica e un’altra “universitaria” (Guccini scherza su un Renzo Cremante fan club, fittizio, ma non troppo), Guccini ha dialogato col pubblico, ha cantato con tutta la forza e il carisma che ha dal vivo e ha dato spunti per momenti scherzosi. Vince Tempera, storico tastierista, accenna le canzoni che ha scritto per i cartoni animati, come Ufo Robot, Anna dai Capelli Rossi o Dolce Remì, canzoni che la maggior parte del giovane pubblico, seduto sul campo da gioco, ascoltava da bambino. Le due ore e mezza filate di spettacolo si sono concluse con l’anarchica Locomotiva, canzone simbolo per i giovani. In mezzo, oltre alle canzoni nuove, anche i classici cavalli di battaglia, come la stupenda Autogrill o Cirano (canzone che fa balzare il pubblico in piedi esultante) e ancora le più datate Dio è Morto e Noi non ci saremo. I ritratti di Odysseus, Cristoforo Colombo, Ernesto Che Guevara, si mischiano ai ricordi di altre “Vite”, ad esempio quella spezzata di Carlo Giuliani, morto in “Piazza Alimonda” in una calda giornata di luglio. Un concerto di Guccini è da sempre uno spettacolo esaltante, quando negli anni ’70 (come ci raccontano i nostri genitori) si presentava da solo sul palco con un fiasco di vino, o quando, come oggi, sale sul palco con sei musicisti di grosso calibro mischiando testi di una poesia assoluta con musiche sublimi. Ma una cosa non è cambiata: il vino è sempre presente sul palco con Francesco Guccini. Signor Guccini, i nostri genitori ci raccontano ancora di un concerto che lei tenne a Pavia, al Teatro Fraschini, insieme a Claudio Lolli, più o meno trent’anni fa. Se lo ricorda? Lo ricordavo nel venire qua. Me n’è toccato fare due, se non sbaglio. (qualcuno gli fa notare che il concerto doppio si era tenuto in un’altra occasione, n.d.r.) Ah, non era quella sera lì? Allora confondo le due cose… Allora ricordo male. È che “i vecchi subiscono le ingiurie degli anni”, come voi ben sapete… No, mi ricordo soprattutto di quello perché me n’è toccato far due: cosa che adesso non riuscirei a fare. Se lei dovesse fare un confronto tra un suo concerto di oggi, e uno di quei tempi, quali sono le principali differenze? Beh, direi che adesso sono meglio. Perché allora ero da solo, o da solo con un chitarrista (credo, allora, da solo). Adesso, col gruppo, insomma, si suona meglio e tutto quanto. Poi il pubblico si è molto allargato. E poi, voglio anche dire che con l’esperienza si impara-

Il Vate di Pavana a Pavia
Francesco Guccini torna con nuove canzoni a Pavia
intervista raccolta da Matteo Pellegrinuzzi e Giuseppe Mascherpa con la collaborazione di M. Abrate, A. De Angelis, M. Mascherpa e A. Palmero
no a fare tante cose: quindi si canta meglio… Come sceglie le sue scalette? Le scegliamo assieme: quando facciamo le prove, decidiamo tenendo presente che certe canzoni non si possono tirar via: insomma, sono un po’ fisse. Allora decidiamo, quando facciamo le prove, quali canzoni fare di nuove, parliamo coi musicisti: “Proviamo prima a fare quella, proviamo quell’altra, parliamone, vediamo…” I suoi concerti sono una sorta di “rito codificato” (ride, n.d.r.) con l’inizio e la fine sempre uguali. E sono concerti completamente diversi da quelli dei suoi colleghi: è d’accordo con questa affermazione? Eh beh, sono fatto diverso io, non lo so… Ho cominciato a fare Canzone per un’amica, anni fa, perché essendo tutto sommato una canzone non difficile da cantare, anche con degli accordi passabili, serviva a nascondere il tremore della prima canzone. E poi l’ho tenuta come una specie non dico di bandiera, ma di sigla iniziale. È anche un fatto scaramantico. Ed è ovvio che finisco con la Locomotiva per vari motivi: primo perché la gente se l’aspetta, secondo perché è una canzone molto dura da cantare, quindi, fatta quella lì, basta! I giovani stanno riscoprendo la canzone d’autore attraverso Guccini. Poi passano ai vari De André, Battiato…Cosa pensa del fatto di essere il primo cantautore “riscoperto” dai giovani? Ah, bisogna vedere se è vero, non ho idea di questo, non posso verificarlo, insomma… L’età media, ai suoi concerti, è bassa… Sì, è molto bassa, e questo fa piacere. Ma non ho dati ufficiali per confermare o meno la tesi della “riscoperta”. Certo, la canzone d’autore va bene perché è qualcosa di più serio di un altro tipo di canzone, che comunque ha tutto il diritto di esistere. Però la canzone d’autore impegna un po’ di più chi la fa. La riscoperta di Guccini avviene, tra l’altro, in un’epoca in cui in TV dominano i “reality show”, riguardo ai quali lei ha espresso il suo pensiero in Addio. Infatti, non è che mi si veda molto spesso in TV… Magari in un “reality show”… Soprattutto in un “reality show”… Nel panorama dei cantautori italiani, lei è quello che si potrebbe definire più di altri come “poeta doctus”, nel senso che molto spesso le sue canzoni sono intrise di echi e rimandi letterari. Quali sono stati gli autori – poeti o narratori – che hanno maggiormente influenzato la lingua e lo stile delle sue canzoni, nel corso degli anni? È molto difficile dirlo. Io sono un lettore accanito. Dico sempre che se dovessi scegliere tra smettere di fumare e smettere di leggere, purtroppo mi toccherebbe smettere di fumare! E ho letto tantissimo, tante cose, e qualcosa rimane, resta attaccato. Ma vedere dove, quando, come e perché, è molto difficile. Quindi, ci sono delle citazioni molto volute, e perciò chiare. Nella canzone Vite ad esempio ho citato Joyce, Ulisse, ho citato Gozzano… “Ciarpame un tempo bello e ora consunto”… No! C’è una citazione diretta di Gozzano: qual è? Te lo dico subito: “venticinqu’anni… sono vecchio” (lui è morto a trentatré). “…che ai venticinque si sentiva vecchio”, nella canzone Vite, è proprio una citazione di Gozzano. E ho citato anche l’ “Ultimo dei Mohicani”: per dire, tre cose completamente diverse l’una da quell’altra. Questo per dare un’idea della gamma di cose che noi ogni tanto cerchiamo di imparare, di “rubare”, sulle quali cerchiamo di arrampicarci… A proposito di echi letterari nelle sue canzoni, io vorrei ricordare, ad esempio, tre nomi: Gozzano, appunto, Eliot e Carducci… Ma no! Carducci meno di tutti gli altri… Dico Carducci, perché mi era sembrato di rintracciare, nella Locomotiva, qualche eco del tanto bistrattato Inno a Satana… Sì, l’Inno a Satana… Mah, no, nella Locomotiva c’è più che altro Gori – Gori inteso come il famoso anarchico ottocentesco Pietro Gori… Carducci, no. É ovvio che, rifacendomi io a quella congerie dell’epoca, può saltar fuori anche Carducci, ma proprio perché l’atmosfera era quella: quindi Gori e Carducci, forse, in quel momento scrivono cose simili… E per quanto riguarda gli echi di Gozzano? Mah, di Gozzano c’è qualcosa: io ho sempre amato i poeti crepuscolari, oltre a Gozzano anche altri… E magari poi nella canzone ti salta fuori questo “ciarpame”: certamente, lo usa Gozzano, ma l’hanno usato anche degli altri. Per dire che a volte ti viene in mente una frase, o una parola, e non sai da dove venga, e magari poi fa parte del tuo vocabolario, fa parte del tuo lessico. Sempre riguardo a personaggi letterari, nel suo ultimo album, Ritratti, c’è la bella figura di Odysseus, questo “Ulisse di montagna” che all’ascolto mi ha ricordato un altro personaggio di un’altra sua canzone: Amerigo. Ah, ma… no, sono momenti diversi: mentre Amerigo è un personaggio vicino a me, ma da un punto di vista anche famigliare – era mio prozio –, Odysseus è tratteggiato in una visione letteraria che non potevo mettere addosso ad Amerigo: lui non poteva avercela. Avevo notato delle somiglianze tra i due personaggi nelle comuni radici montanare, e nella successiva costrizione a un viaggio che da quelle radici li strappa… Sì, è vero. Ma lì, più che Amerigo, sono io! Comunque, anche in quell’Ulisse c’è qualcosa delle “radici” di Guccini, seppure in un contesto letterario… Beh, certo. Abbiamo parlato di letteratura: ci sono altre forme di cultura, come i fumetti, il cinema o la musica, che forniscono spunti alle sue canzoni? Mah, il cinema poco, perché ormai ci vado sempre meno. Anche abitando in montagna, si hanno meno occasioni di andarvi. Purtroppo, poi, sono abbastanza tagliato fuori da quelle che sono le arti figurative, le arti plastiche, perché non è che abbia mai approfondito il discorso. Come nasce una canzone di Guccini? Da appunti, per e-

sempio? Anche. O improvvisamente. Ci sono canzoni nate proprio “all’impronta”, così. Oppure canzoni come Odysseus, dedicata a un personaggio del quale sono anni che mi piacerebbe parlare. E quindi, le canzoni nascono in tanti modi. Le canzoni possono venire proprio fuori così, all’improvviso: per esempio Primavera di Praga è nata “di pacca”, come anche Canzone per un’amica, che è nata subito. Altre canzoni inve-

ce richiedono… beh, ”richiedono”, non è che “richiedano”, vanno così, insomma: ci pensi… Adesso ho due idee che sto, anche lì, lentamente coltivando, ma non so se poi arriveranno a buon fine. C’è contiguità tra il Guccini cantautore e il Guccini narratore? Ovviamente, sono la stessa persona. Ma si tratta di tecniche di composizione diverse… Dietro alle quali, comunque, c’è sempre il piacere di narrare… L’altro giorno mi sono trovato dei racconti del ’62, e nel ’62 di canzoni mie c’erano l’Antisociale e la Ballata degli annegati, che erano nel primo disco: quindi, due canzoni. Poi però c’è questo quadernone dove ho trovato, per esempio – e me n’ero dimenticato – molti spunti che faranno Vacca d’un cane, il secondo romanzo mio, e qualche spunto del primo: perché fin da allora sognavo di fare lo scrittore, e non pensavo mai di fare questo mestiere. Nelle sue canzoni, accanto al linguaggio comune compaiono spesso parole un po’ più colte, come per esempio “parietaria” (ride, n.d.r.) e “remiganti”. Come riesce a coniugare i due registri stilistici? Eh, col lessico che hai a disposizione riesci a passare attraverso vari registri linguistici, insomma. E quindi, la parola necessaria al momento giusto magari è quella lì e non un’altra. Tu parli di “parietaria”: ma anche “rovaio”, per esempio, non è un “cespuglio di rovi”, è un vento, ed è una parola del dialetto pavanese il “vento di rovaio” – che però esiste anche in italiano, da BOREARIUS, (il vento poi è la tramontana, praticamente). Io parlo due dialetti, oltre alla lingua italiana: il pavanese di mio padre e il modenese di mia madre. Se avessero parlato l’una francese, l’altro inglese, avrei risolto diversi problemi. Purtroppo, ho due dialetti: però, avendo anche dei dialetti a disposizione, amplifichi il tuo campo lessicale, necessariamente. De Andrè, una volta, parlando dei suoi esordi artistici, ebbe

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occasione di definire La guerra di Piero come una canzone estremamente ingenua. Lei come giudica le sue prime canzoni? Beh, ma anche Auschwitz è una canzone ingenua. Molto ingenua. Comunque, rimanendo ai testi, e lasciando stare l’aspetto strettamente musicale, lo stile di Guccini si è evoluto molto, nel tempo. Eh beh, voglio dire, son passati degli anni! Auschwitz è di quarant’anni fa, e in quarant’anni ne succedono, delle cose… Allora, poi, ero molto più “all’impronta”, cioè mi veniva

un’idea e subito andavo…: avevo la chitarra in mano dalla mattina alla sera, adesso molto meno. Adesso sono molto più – diciamo – severo anche nei miei confronti. Prima di salutarci, una curiosità: qual è a suo parere la canzone più bella che ha scritto? No, non esiste una canzone più bella… no… “Ma bella più di tutte l’isola non trovata!” (ride, n.d.r.) Non posso dire che quella è la più bella. Insomma, ce ne sono alcune che preferisco, sinceramente, ad altre, e che mi sembrano più riuscite: Amerigo, Signora

Bovary, Scirocco, insomma… Ma non è che ce ne sia una che preferisco. E una canzone di cui si è “pentito”? No, pentirsi… Beh, insomma, ci sono magari delle “sorelline minori”; il fatto è che ci sono canzoni alle quali magari sei legato per affetto, perché rappresentano certi momenti: ma ciò è lontano dal dire “è la canzone che preferisco”. Infine, si sente tanta gente chiedere lumi sul prezzo dei biglietti dei suoi concerti, ritenuto da molti troppo alto. Lei cosa può dire in proposito?

Mah, io… a parte il fatto che onestamente non so esattamente cosa si paga. Quanto? Venticinque? Credo che sia il prezzo più basso che esiste in Italia per un concerto: perché se andate a sentire qualunque altro cantautore, credo che i prezzi siano molto più alti dei miei. Si lamentano… lo so, ci si lamenta! È un discorso che sarebbe troppo lungo fare. E poi, tenendo presente cosa può costare un impianto, l’amplificazione, i musicisti… Quanto si spende una sera in discoteca? Non so, non ci vado… Nessuno di voi va in discoteca? Credo che costi molto di più

una sera in discoteca. Una sera all’osteria, o in pizzeria, quanto costa? In pizzeria, un dodici – tredici euro… Se si mangia solo la pizza, senza bere niente! Quanto ai nostri prezzi, c’è da dire che ultimamente è aumentato tutto: come le pizze, che adesso costano molto di più. Ma il nostro francamente non mi sembra un prezzo eccessivo. Grazie, signor Guccini. Grazie a voi!

Pronta Mente

Corsi e ricorsi nel marasma scientifico

Un secolo di spazio tempo… che si strappa
di Alba Chiara De Vitis
Cent’anni… un secolo fa il genio di Einstein formulo quell’elegante teoria che avrebbe rivoluzionato la visione fisica del mondo… Una teoria in cui viaggi spaziali e temporali si intersecano, si affiancano e proseguono parallelamente nello spaziotempo, sfondo a quattro dimensioni in cui si inscena l’esistenza cosmica, dalla cui curvatura, nel quadro della Relatività Generale, deriverebbe la forza di gravità… Non più semplice palcoscenico, quindi (… è sempre più lontana la “scatola” di Newton…) ma componente attiva delle teorie fisiche. Già nei primi decenni del secolo scorso il fisico Kaluza provando a riformulare la RG in uno spaziotempo a 5 dimensioni aveva ottenuto le equazioni di Maxwell, a testimoniare che l’interazione elettromagnetica scaturirebbe in modo spontaneo dall’aggiunta di una nuova dimensione. Idea strana, irreale, forse, ma che ha aperto nuovi orizzonti teorici e fatto finir nel calderone dimensionale ben 6 dimensioni aggiuntive! Nuove teorie, infatti, come la teoria delle stringhe, descrivono un universo a 10 dimensioni ( nelle ultime formulazioni 11) in cui piccole cordicelle, membrane, sferette… darebbero origine alla natura che ci circonda. Come le corde d’un violino vibrano le note musicali, così le stringhe e le p-brane, nome attribuito a strani oggetti in grado di estendersi in più dimensioni, vibrerebbero le particelle che ci circondano. Probabilmente sembrerà che i conti non tornino… dove sistemare le dimensioni extra? La soluzione, proposta da Klein, consisterebbe nel compattificare le dimensioni extra in gomitoli dimensionali, così piccoli da perdersi nelle profondità dimensionali del cosmo, ma presenti in ogni punto dello spaziotempo a quattro dimensioni, che si manifesterebbero indirettamente determinando le proprietà fondamentali dell’universo, come il numero di famiglie di particelle elementari, legate al numero di buchi presenti. Gli spazi candidati al titolo di gomitolo dimensionale sono gli spazi di Calabi Yau, varietà a 6 dimensioni provenienti dalla matematica. Gomitoli, almeno per ora, fatti di gomma: le attuali equazioni permettono infatti di studiare la topologia associata, ma non di prevederne l’esatta forma: si può quindi determinare il numero di buchi, o eventuali transizioni in cui lo spazio si strappa… ma non semplici rimodellamenti. Le stranezze aumentano addentrandosi nell’universo matematico della teoria: si è notato infatti che in particolari condizioni, seguendo precisi procedimenti matematici è possibile strappare e ricucire uno spazio di Calabi Yau ottenendo ancora un spazio della stessa natura: fisicamente il che equivale a dire che lo spaziotempo si può strappare... L’universo, nella sua forma più profonda ed enigmatica, potrebbe quindi lacerarsi! Quali catastrofi cosmiche ci attendono? Catastrofi che non sembrerebbero però così frequenti… per fortuna… a nessuno infatti è mai capitato di cadere in qualche buco dimensionale per ritrovarsi in dimensioni sperdute… e la teoria ci rassicura in merito… Siamo infatti protetti dalle stringhe, le piccole cordicelle che fluttuano vibrando: muovendosi nello spazio tempo infatti determinano una superficie, definita foglio d’universo ( l’analogo della world-line di una particella) che avvolgerebbe il foro, isolandolo ed impedendo allo strappo di propagarsi, e proteggendoci da violente catastrofi spazio temporali… Niente paura quindi: l’universo è al sicuro… “Quale universo…?” forse qualcuno si starà chiedendo... Sembra infatti che il nostro mondo si sia nascosto in queste strane nuove teorie, tra corde vibranti, fogli d’universo e gomitoli dimensionali di spazio tempo, che dopo neanche un secolo già si strappa…

La Storia siamo noi, nessuno si senta offeso
di Mattia Quattrocelli
La paleoantropologia ci aveva abituato a spettacoli abbastanza deplorevoli, come liti su scheletri ed ossa per la proprietà intellettuale o il nome da dare a quella che, anche nel più insulso dei casi, prometteva sempre di divenire “una svolta inedita nella storia dell’evoluzione umana”. D’altronde è abbastanza semplice immaginare come, essendo nient’altro che ciechi antropocentrici, ci possiamo sentire così coinvolti quando pensiamo, con un disgusto malcelato, agli ominidi da cui discendiamo. Per una volta, questa rubrica ha deciso di seguire la corrente. Solo per riportarvi una scoperta quantomeno interessante: uno scheletro umano dissotterrato nell’isola di Flores, 500 km a est di Giava, nell’asfissiante arcipelago indonesiano. Cosa c’è di strano in un mucchio di ossa, peraltro in pessimo stato di ritrovamento (gli archeologi le hanno definite “un puré”)? Innanzitutto, la ricostruzione dell’ominide, anzi, della signora ominide in questione, ha descritto una donna di circa un metro di statura, con un osso iliaco particolarmente preistorico e gambe perfettamente atte alla postura eretta, con un cranio piccolo (il volume del cervello è inferiore ad un terzo delle dimensioni attuali) e quantomai aggraziato e poco “scimmiesco”. Secondo, il luogo in cui è stato ritrovato lo scheletro è del tutto inusuale paleoantropoligicamente parlando, poiché si pensava che le ultime propaggini di diffusione dell’uomo preistorico non oltrepassassero Giava: si tratta dell’Homo erectus e si tratta di 1,8 milioni di anni fa e, dunque, non si pensava affatto a spostamenti attraverso il mare profondo, in quanto avrebbero previsto l’uso di rozze imbarcazioni, evoluzione tecnica – si pensava – particolare solo dell’Homo sapiens. Se la vostra curiosità addormentata non è stata ancora risvegliata, aggiungo, tanto per farvi saltare la mosca al naso, che, associati allo scheletro e alle ossa e denti di altri individui, sono stati trovati molti utensili di pietra. La prima cosa fatta è stata il confronto con le altre specie umane del nostro passato, che a questo punto comincia a divenire piuttosto fosco e travagliato: ovviamente, nessun match positivo trovato e, dunque, ecco uscito, finalmente, da un cappello del tutto inatteso, il coniglio di una nuova specie: Homo floresiensis (un giorMa, poiché nulla di ciò che brilla assomiglia vagamente all’oro, ecco i primi problemi e le prime perplessità: se gli utensili trovati sono databili a 800000 anni fa, com’è possibile che due datazioni differenti facciano risalire la nostra cugina a soli 18000 anni fa? E, interrogativo ancora più inquietante, com’è possibile che, ancora 18000 anni fa, vivesse e cacciasse un ominide così lontano dal nostro amato e adorato Homo sapiens? Ecco il nocciolo della questione: questo ominide ci costringe a ripensare l’evoluzione umana, non soltanto in termini di specie e tempo, ma anche in termini prettamente biologici. Dovremo finalmente confrontarci con l’evoluzione darwiniana e incastonare appieno la nostra specie, se volete “eletta”, nel normale corso biologico valevole per tutto il resto del mondo vivente. E questo a cominciare da subito: la bassa statura dell’Homo floresiensis, così strana per i suoi 18000 anni d’età, è spiegabile soltanto con il cosiddetto “island dwarfing”, meccanismo evolutivo comune a molti mammiferi sotto pressione ecologica, in ambienti ristretti e con un pool genico estramemente impoverito, meccanismo che porta ad un progressivo rimpicciolimento della statura o delle dimensioni, per contenere sprechi nella costituzione dell’organismo, oltre che risultato di una serie di mutazioni accumulate. A proposito di DNA, non poteva mancare la componente molecolare, o almeno un tentativo: i ricercatori, infatti, stanno cercando di isolare qualche acido nucleico a partire da denti o ossa, per compararlo a quello dell’Homo erectus, neanderthalensis e sapiens. Solo in questo modo sarà possibile ipotizzare qualcosa di più sensato sui fantasmagorici movimenti migratori, che hanno portato uno sparuto gruppo di australopitechi dal Sud-Est asiatico fin quasi alle coste australiane. Per il momento, accontentiamoci di reinterpretare in chiave squisitamente naturale e non antropocentrica il titolo della canzone di De Gregori e fischiettiamola: “… ed è per questo che la Storia dà i brividi, perché nessuno la può fermare”. Pensate a questo australopiteco nano di appena ventimila anni fa, pensate alle sue apparenti contraddizioni e pensate a quanto ancora ci attende nella ridefinizione della nostra Storia di specie di primati.

no discuteremo a lungo sulla fantasia delle attribuzioni tassonomiche…), questo è il nome del nostro nuovo cugino.

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DDL Moratti: nuoce gra
Intervista al Dott. Angelo Taglietti, ricercatore presso il Dipartimento di Chimica Generale di Pavia
di Nicola Cocco e Ciccio
“L’Italia deve investire nella ricerca”: questa frase potrebbe essere attribuita a uno qualsiasi dei nostri governanti, senza grosse distinzioni di colore o stazza politica. Bene, cosa fa un governo innovativo per far crescere ed incentivare la ricerca e la didattica ad essa associata? Et voilà, il DDL Moratti Stato giuridico dei docenti universitari. Oggi il mondo dell’istruzione è in subbuglio, e un bel po’ di casino lo stanno facendo proprio i ricercatori, contro un decreto che, dicono, avrà ripercussioni gravi su tutti i soggetti dell’università, studenti inclusi. Per capirci qualcosa, testo alla mano, tra concetti astrusi come “attività di supporto” dei ricercatori e titolo di “professore aggiunto”, abbiamo intervistato il Dott. Angelo Taglietti, ricercatore di chimica sopramolecolare presso il Dipartimento di Chimica Generale dell’Università di Pavia, nei cui labirintici corridoi ci riceve con molta disponibilità. Allora, Dott. Taglietti, partiamo dall’ABC: “cos’è” e cosa fa un ricercatore? «Il ruolo di ricercatore è in pratica il primo gradino della carriera universitaria. Superando un concorso, si diventa ricercatori presso una data università. Dopo tre anni si è sottoposti ad una valutazione per poter diventare ricercatore confermato. Per i primi tre anni il ricercatore percepisce uno stipendio che a stenti raggiunge i 1000 € e che dopo la conferma si attesta intorno ai 1500 €. Insomma, non proprio stipendi da nababbi. Cosa fa il ricercatore: il ricercatore deve fare ricerca, non deve fare didattica, o sarebbe meglio dire non dovrebbe. Il ricercatore ha un numero massimo di ore da dedicare alla didattica (a differenza del docente, che ne ha un numero minimo obbligato), perché il suo ruolo, come abbiamo detto, è di fare ricerca. Ovviamente sappiamo tutti che i ricercatori sono utilizzati per fare didattica vera e propria oltre che di supporto, vale a dire per tenere corsi, anche in seguito alla proliferazione dei corsi che si è avuta con l’introduzione del 3+2 e al blocco di assunzioni che ci è stato negli ultimi due anni. Fino a qualche anno fa c’era la possibilità che certi corsi venissero assegnati a supplenza, e quindi retribuiti, ma adesso soldi non ce ne sono più. Comunque, sia perché la didattica fa parte del curriculum del ricercatore, sia per senso di responsabilità nei confronti del proprio dipartimento, oggi come ricercatore mi sento abbastanza contento, anche se ribadisco che il ricercatore non dovrebbe avere troppi incarichi didattici perché il suo compito è quello di fare ricerca» Questa è la situazione oggi. Poi è arrivato il DDL Moratti. Cosa dice, in parole povere, e perché vi sta facendo “arrabbiare”? «Il DDL Moratti è un Disegno di Legge Delega del Governo per il riordino dello stato giuridico dei professori universitari. È chiaro che oggi l’università italiana non va benissimo. Quindi i principi espressi nei primi articoli del DDL sono del tutto validi, ma le risposte che esso dà nel complesso non ci piacciono molto. Fondamentalmente l’Art. 1 esprime questi principi: migliorare la qualità e fruibilità dell’offerta formativa, potenziare la figura del ricercatore? «L’Art. 2, 3i dice che “per svolgere attività di ricerca e di didattica integrativa le università [...] possono stipulare contratti di diritto privato con possessori di laurea specialistica, ovvero con studiosi in possesso di qualificazione scientifica adeguata alle funzioni da svolgere. [...] I contratti hanno durata massima quadriennale e possono essere rinnovati fino ad un massimo complessivo di otto anni, compreso il dottorato […]” Quindi i nuovi ricercatori sarebbero dei precari ed eventualmente senza laurea specialistica. All’art. 2, 3c-d il DDL dice che “le università procedono alla copertura dei posti di professore di prima e seconda fascia e al conferimento dei relativi incarichi” ma la durata complessiva non può comunque eccedere i sei anni: anche questo non piace moltissimo ai ricercatori, parificati a un qualsiasi precario. Ma torniamo al nostro genietto: a 32 anni vince un incarico da professore associato per 3 anni, a 35 anni vince un incarico da professore ordinario per 3 anni, l’incarico gli viene rinnovato per altri 3 anni: un ordinario di 41 anni sarebbe una cosa bellissima. Ma si scopre che l’università non ha assolutamente la copertura finanziaria per assumerlo a tempo indeterminato. Allora a 41 anni, con una famiglia da mantenere, come potrà sfruttare la propria esperienza lavorativa? O in un istituto di ricerca (praticamente assenti in Italia), o in un’azienda, ma poche aziende fanno ricerca in Italia. Tutto questo avrebbe senso in una realtà diversa dall'Italia in cui ci siano alternative significative all’Unie la fruibilità dell’offerta formativa (Art. 1, 3) bisogna aumentare il numero di laureati e di dottori di ricerca, razionalizzare l'offerta formativa e l'orientamento agli sbocchi professionali e ampliare e migliorare i servizi destinati agli studenti» Perché la ricerca è importante per l’università? «L’università fa della buona didattica anche grazie al connubio fino ad ora indissolubile con la ricerca: se non c’è ricerca, la didattica stagna. Quindi attualità e profondità di corsi, tesi e dottorati richiedono un ambiente di ricerca vivace. Se i giovani non hanno incentivi per intraprendere la carriera universitaria, chi lavorerà nell’università di domani? Il legislatore ci ha pensato: i posti di professore di prima fascia da coprire mediante conferimento di incarichi potrebbero essere assegnati a “soggetti in possesso di elevata qualificazione scientifica e professionale” (Art. 2g)» Cioè? «Boh. Ci sarebbe un accesso alla docenza regolato sulla base di parametri poco chiari. Il rapporto di lavoro con l’università, poi, è compatibile con lo svolgimento di attività professionali, di consulenze e di incarichi retribuiti all'interno dell'ateneo, e con la direzione di strutture di ricerca anche private. In altre parole: i docenti ricevono retribuzione piena, ma possono dedicarsi ad attività di libera professione. Quindi intraprenderà la carriera universitaria il libero professionista con attività ben avviata e, probabilmente, il docente dedicherà il minimo tempo indispensabile all’università, preferendo l’attività privata piú lucrativa: si può pertanto prevedere un peggioramento della qualità della didattica» Questo vuol dire che il DDL favorisce determinate “categorie” di ricercatori rispetto ad altre? «Il tipico esempio è quello dell’avvocato... Ritornando allo scenario futuro, verrebbe a determinarsi una scissione della didattica dall’attività di ricerca, con conseguente degrado della qualità e della attualità dell’offerta didattica. Il docente impegnato nella propria libera attività sarà poco presente in università, e quindi peggiorerà il rapporto docente-studente. Un altro punto: chi paga il passaggio dal tempo definito al tempo pieno (55,7 milioni di euro per l'anno 2004)? Chiaramente il contribuente. Tirando le somme, un giovane neolaureato interessato alla carriera universitaria ha la prospettiva di venti anni di precariato, per cui la ricerca verrà degradata. Oltretutto c’è

ricerca, favorire l’accesso dei giovani alla docenza universitaria. Principi validissimi su cui nessuno avrebbe niente da dire» Come si propone di raggiungere questi tre obiettivi il DDL? «Per “favorire l'accesso dei giovani alla docenza universitaria in modo da garantire qualificato ricambio generazionale ed assicurare la continuità dell'offerta didattica” (Art. 1, 3e), il ruolo dei ricercatori, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge, è trasformato in ruolo ad esaurimento, cioè la figura del ricercatore scompare, e a noi non piace moltissimo sentirsi un “ruolo ad esaurimento”. Il ricercatore non viene licenziato, può rimanere ricercatore a vita, però le posizioni di professore associato e ordinario diventano precarie, rinnovabili di tre anni in tre anni» Da cosa verrebbe sostituita la

quindi oggi io ricercatore passerei da un ruolo “stabile” a quello di professore precario. Entro questi sei anni “le università [...] possono nominare in ruolo il medesimo docente [...] nei limiti delle disponibilità di bilancio”. Non si sa che fine faccia un docente in queste condizioni, per cui non esisterà un corpo docente stabile» Quale potrebbe essere la carriera di uno studente “brillante” con la nuova normativa? «Dunque, a 24 anni lo studente consegue la laurea specialistica, poi a 27 anni il titolo di dottore di ricerca: ottiene il posto di ricercatore universitario, per un massimo però di 5 anni. A 32 anni arriva ad avere perciò le stesse possibilità di diventare professore associato di tutti i “vecchi” ricercatori che magari sono in università da vent’anni:

versità per la ricerca. Cercare lavoro in un’azienda? Sappiamo tutti che all’azienda conviene assumere un neolaureato da “plasmare” o una persona con esperienza specifica, non un ex professore universitario. In Italia poi il titolo di dottore di ricerca non ha valore nel mondo del lavoro. A 41 anni non puoi fare nemmeno il cassiere al supermercato, perché sei troppo vecchio. Infatti in Italia, al contrario dei paesi ai quali si ispira il DDL, c’è poca mobilità nel mondo del lavoro. La retribuzione iniziale, poi, in Italia è molto diversa dai paesi cui si ispira il DDL: negli Stati uniti, per esempio, è circa il doppio. Chi avrà il coraggio di affrontare una ventina di anni di precariato per lavorare in università? Quindi, il DDL non favorisce l’accesso dei giovani alla docenza universitaria. Per migliorare la qualità

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avemente all’Università
preoccupazione per possibili limitazioni della libertà scientifica e soggezioni a condizionamenti esterni. Si profila la riduzione dell’università a funzione puramente didattica, per di più di qualità inferiore perché scissa dalla ricerca» In un mondo dove si dà tanta enfasi all’importanza della ricerca… «Infatti questa riforma è completamente scollegata dalle richieste delle università in questi anni, anche dal punto di vista finanziario...» Cos'è il ruolo di “professore aggiunto”? «Questo è ciò che veramente non ci piace del DDL: “ai ricercatori, agli assistenti del ruolo ad esaurimento, ai tecnici laureati […] e ai professori incaricati stabilizzati è attribuito il titolo di professore aggiunto” (Art. 2q). Il professore aggiunto prende gli stessi soldi di un ricercatore, ma ha l’obbligo di svolgere 120 ore di didattica frontale all’anno. Quindi il legislatore essenzialmente prevede che siano gli attuali ricercatori ad accollarsi l’incremento di stipendio di chi svolge libera professione, cioè i soldi per il passaggio dal tempo definito al tempo pieno verranno recuperati dall’annullamento delle supplenze, perché quelli che prima erano corsi tenuti a supplenza (e quindi pagati) verranno tenuti da questi professori aggiunti, gratis e in maniera subalterna all'università. Praticamente faranno i “tappabuchi”. Di nuovo, a discapito della ricerca» …e della didattica… «…e della didattica stessa, certo» Viste le diverse forme di protesta che si stanno avendo un po’ in tutta Italia, qui a Pavia i ricercatori come si stanno organizzando? «Qui siamo partiti in ritardo, perché Pavia è sempre stata una realtà più “tranquilla” rispetto a tante altre. L’assemblea dei ricercatori ha prodotto un documento e ha deciso di adottare forme di mobilitazione abbastanza “soft”, fondamentalmente per non penalizzare la didattica e gli studenti. Ma il documento lascia aperta la porta a forme di protesta più “pesanti” sul il DDL non venisse ritirato» E in cosa si concretizzerebbero queste proteste più “pesanti”? «Vi leggo il testo del documento: “… se non interverranno modifiche sostanziali del disegno di legge, sul Governo e sulle forze parlamentari ricadrà la responsabilità del regolare prosieguo dell’attività didattica dell’anno accademico in corso”. Quindi potrebbe esserci un blocco dell’attività didattica, come è successo in tante altre università. Si era decisa una giornata di sospensione della didattica nella quale raccontare il DDL agli studenti, ma la proposta ha subito delle traversie nei diversi Consigli di Facoltà» Esiste una rete organizzativa tra i ricercatori italiani? «Sì, il Coordinamento Nazionale Ricercatori. Oggi (12.11.2004, ndr) a Roma c’è stata un’Assemblea Nazionale dei Ricercatori» Cos’è che sta rispondendo la nostra buona Ministra alla situazione che si sta instaurando nelle università in risposta al DDL? «Circolano solo voci non ufficiali di possibili modifiche a punti fondamentali della legge, che oltretutto ha seri problemi di copertura finanziaria. Ma fino a quando non vediamo documenti scritti che attestino lo straccio del DDL così com’è, stiamo all’erta» Anche i docenti, comunque, appoggiano la protesta… «Sì, quasi ovunque. Siamo in una situazione di stallo, anche se, ripeto, circolano delle voci ufficiose su possibili modifiche della legge» Succo della storia: quali ricadute avrebbe il DDL su noi studenti, e perché quindi dovremmo appoggiare la vostra protesta? «Perché è una riforma che sfavorirebbe l’ingresso di forze nuove nell’università e la produzione di buona ricerca, con conseguente ristagno della didattica, di cui a farne le spese sono proprio gli studenti. Diminuirebbe le opportunità per gli studenti che volessero intraprendere la carriera accademica. Favorirebbe invece soggetti che rivestono altri incarichi, a scapito del rapporto docente-studente» Ma la figura del ricercatore così com’è oggi andrebbe modificata? «Tutto è perfettibile, soprattutto le buste paga… Anche oggi i ricercatori hanno un sacco di richieste, che però vanno in direzione opposta alle risposte che dà il DDL Moratti»

Il (probabile) futuro dell'Università italiana
di Luca Raineri
Dappertutto si fa un gran parlare della riforma Moratti e dei danni e sfracelli che la medesima apporterà e già sta apportando all'università, alla ricerca, alla scienza, al sapere, alla nazione, alla digestione e alla vita in generale di tutti gli organismi pluricellulari che abbiano un tantino di sale in zucca per capire quel che sta succedendo. (ndr, è evidente che l'autore del presente articolo è portato a considerare che la Moratti e le sue vaste schiere di ciellini plaudenti siano con ogni probabilità dei parameci unicellulari). In alcune università più dinamiche e più battagliere di Pavia alle parole sono seguiti i fatti, e in opposizione alla riforma sono stati indetti scioperi, manifestazioni, assemblee e occupazioni. L'intento di Inchiostro è di cominciare a parlarne anche quaggiù fra i banchi di nebbia, e se son rose fioriranno. Cominciamo con qualche dato, la cui fonte tanto per chiarire non è né il Manifesto né Fidel Castro né il solito complotto della stampa comunista internazionale, bensì l'insospettabile OCSE: in Italia la percentuale del PIL investita nell'istruzione è il 4,45%, mentre la media UE è del 4,94%. Inoltre se analizziamo più da vicino i dati relativi all'università e alla ricerca la cosa si fa ben più preoccupante: l'università italiana assorbe lo 0,8% del PIL, la media UE è 1,2% ( 50% in più!); per la ricerca siamo allo 0,25%, con la media UE dello 0,48% (quasi 100% in più!). In Italia i ricercatori sono numericamente la metà della media UE e percepiscono un reddito che, coerentemente, è esattamente la metà di quello dei loro colleghi europei. Questa è la situazione oggettiva. Da anni, ben prima della Moratti, le varie finanziarie hanno via via eroso ulteriormente queste risorse già esigue e, tanto per fare un esempio tangibile, ultimamente la facoltà di lettere di Pavia è stata costretta a ridurre del 40% gli assegni di ricerca per mancanza di fondi. Fa bene ricordare che gli unici finanziamenti in controtendenza sono quelli assegnati alle scuole private, che fra il 2000 e il 2003 ammontano a circa 500 milioni di euro. Fin qui ce ne sarebbe già abbastanza per suscitare una mezza rivoluzione, se vivessimo in un Paese e in una città che davvero reputano la formazione e la cultura una cosa seria. Ma il peggio deve ancora venire... Il peggio contro cui attualmente il mondo della ricerca italiana insorge è la proposta di riforma dello statuto giuridico dei docenti. In sintesi essa prevede la cancellazione della categoria dei ricercatori, e la sua sostituzione con una serie di figure precarie (i temutissimi co.co.co.) a tempo determinatissimo, costrette a vedersi mettere in discussione il proprio posto in continuazione fino oltre i 40 anni. Quali siano le conseguenze per un ricercatore è evidente a tutti: a parte la dignità negata dall'assenza di un inquadramento professionale, non dev'essere facile metter su famiglia (a 40 anni mi sembra anche lecito) senza un reddito fisso, senza poter accendere un mutuo, senza tutele sociali, senza diritti ma con molti precisi doveri, e per giunta senza neppure la certezza che al termine di questo calvario ci sia un'assunzione sicura: se l'università non ha più soldi per assumerti, cosa non improbabile dato il trend attuale dei finanziamenti, ti ringrazia per i servigi offerti e ti congeda amichevolmente con una pacca sulla spalla. Di fronte ad una prospettiva di questo tipo, la carriera accademica diventa un privilegio per pochi figli di papà o una meta per aspiranti martiri. Ma ammettiamo che il lettore medio di Inchiostro non rientri in nessuna di queste due categorie: perché dovrebbe preoccuparsi tanto di una cosa che in fin dei conti non lo riguarda? Perché la verità è che lo riguarda eccome! Dalla situazione presentata sopra non è difficile prevedere una fuga all'estero dei nostri migliori ricercatori, con conseguenze nefaste sulla qualità della didattica e della ricerca (e la didattica, fino a prova contraria è quel che più ci riguarda). Così come è evidente che una ricerca precaria è una ricerca ricattabile da parte dei docenti di ruolo, nonché una ricerca che non avrà più la possibilità di impegnarsi con serietà su obbiettivi di lungo periodo: insomma una ricerca gerarchizzata e affannosamente tesa alla sua spendibilità immediata sul mercato; la vecchia idea di ricerca libera, creativa ed emancipatrice la si può ormai seppellire. Inoltre la proposta di legge propone l'artificiosa distinzione fra insegnamento e ricerca. Finora l'indiscutibile inscindibilità di questi due momenti nel contesto dell'apprendimento caratterizzava (o almeno aspirava a farlo) l'università italiana come una comunità di studenti e docenti impegnati insieme nello studio e nella ricerca. Ora emerge evidentemente una nuova concezione: l'università come luogo di mera riproduzione del sapere, ripetizione di conoscenze acquisite altrove e da altri, pura acquisizione di nozioni, altresì detto becero nozionismo. Ma proviamo ad andare ancora più a fondo e a immaginare quali potrebbero essere le ulteriori conseguenze di questa nuova concezione dell'università, caratterizzata dal progressivo e inesorabile impoverimento materiale e culturale. Può darsi che qualche ateneo non ci stia, e che per mantenere alto il livello dei servizi, della qualità didattica e della ricerca si impegni a finanziare progetti autonomi. Innanzitutto servono i fondi. Ci sono due strade: le aziende o gli utenti (in realtà ci sono anche il superenalotto, i ceri a San Gennaro e l'evasione fiscale e il traffico di droghe, ma dubito che i magnifici rettori vorranno prendere in considerazione queste geniali alternative). Se l'università cerca fondi dalle aziende, difficilmente potrà contare sul mecenatismo gratuito e disinteressato della lungimirante classe imprenditoriale italiana: più probabilmente potrà aspettarsi di ricevere fondi in cambio di progetti di ricerca mirati all'interesse dell'azienda in questione, derivandone di fatto un cancerogeno rapporto di dipendenza economica e avvallando ancora una volta un'idea di ricerca orientata all'immediata spendibilità economica (strada fra l'altro completamente impraticabile per una facoltà umanistica: quale insana azienda devota al profitto finanzierebbe l'edizione critica dei testi di Andronico di Rodi?) Se anziché dalle aziende l'università decide di rastrellare fondi ai suoi utenti (che sarebbero poi gli studenti), le conseguenze sono forse ancor più catastrofiche. Infatti, se un'università può definirsi “di qualità” sostanzialmente nella misura in cui impone tasse alte ai suoi studenti, è ovvio che non sarà più accessibile a tutti. Si determina così una situazione inaccettabilmente classista dove alle università di serie A per chi se le può permettere fanno da contraltare università di serie B per la plebaglia dei poveracci. Lo scenario non è così surreale se si pensa alla situazione in Inghilterra o in Usa: la filosofia aziendalista di questo governo aggredisce anche i servizi più elementari prefigurando una situazione che in Italia, fino ad oggi, eravamo riusciti a scongiurare ma che si profila sempre più nitidamente all'orizzonte. Questo articolo non ha l'intenzione di spaventare nessuno, né di sembrare allarmistico: più che altro è una chiamata alle armi.

internet
http://cnu.cineca.it Giornale del Comitato Nazionale Universitario con aggiornatissima rassegna stampa http://cnu.cineca.it/notizie04/ testo-emendato.pdf Testo del DDL Moratti http://protesta.di.uniroma1.it Mappa nazionale della protesta contro il DDL Moratti http://www.osservatorio-ricerca.it Sito del coordinamento nazionale che monitora la ricerca in Italia

Caro ricercatore, inizia ora la tua ricerca! Segui attentamente le istruzioni che ti allego, insieme con lo speciale “kit 3i per il ricercatore italiano” e troverai i fondi che ci hai chiesto! Dimostra ora tutto il tuo valore! Buon divertimento! ,Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti

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Teatro di tradizione ed innovazione
Intervista ad Antonio Sacchi, presidente dell’Istituzione Teatro Fraschini
di Maria Chiara Succurro
Presidente ci parli del Teatro Fraschini, di quello che ha fatto e di quello che intende fare. Il Teatro “Fraschini” ha realizzato in questi anni una programmazione significativa per qualità e quantità. Ciò è stato possibile grazie al sostegno da parte dell’Amministrazione Comunale e al concorso di privati, sollecitati dal suo crescente valore socio culturale. Il risultato più eclatante di questo agire è stato il tanto atteso riconoscimento di “Teatro di tradizione”assegnato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel novembre 2003. Un traguardo prestigioso che ha costituito una vittoria per l’intera città. In futuro il Teatro dovrà ancor più affermare la sua fisionomia di bene culturale dinamico garantendo un sostanziale equilibrio tra tradizione e innovazione. La campagna abbonamenti della Stagione Lirica si è appena conclusa. Ci può fornire dei dati? Straordinario è il risultato della campagna abbonamenti della Stagione Lirica. Il dato definitivo parla di 601 abbonati. Si conferma così, da un lato, la fedeltà di un pubblico che definirei ormai organico alla vita del Teatro e, dall’altro lato, si coglie l’adesione di un pubblico nuovo. L’alto numero delle vendite degli abbonamenti, distribuito sulle due serate di programmazione della Lirica, riduce oggettivamente le possibilità di acquisto di singoli biglietti. Ciò ci fa presupporre che avremo per alcune rappresentazioni il tutto esaurito. La riflessione che viene spontanea è questa: occorre gettare le basi per allargare a tre le repliche di alcuni titoli della Lirica (almeno di quelli più noti). Sarà necessario quindi reperire in futuro ulteriori risorse per garantire una proposta più ampia. Gli altri settori della Stagione Teatrale come vanno? Le altre campagne abbonamenti sono ancora in corso. Si configura un risultato record per la Prosa (siamo quasi a 1.300 abbonati). Abbiamo dovuto interrompere la vendita degli abbonamenti della rassegna “Altri Percorsi” a quota 560 perché altrimenti sarebbero rimaste pochissime possibilità di acquisto di biglietti per gli spettacoli. Il dato della Musica registra una sensibile crescita rispetto agli anni precedenti attestandosi intorno ai 400 abbonamenti. Per quanto riguarda la Danza prevediamo un sostanziale pareggio con il dato dello scorso anno (circa 300 abbonati). Quali sono le sue previsioni per il futuro? Senza presunzione e con coraggio affermo che se si andrà nella direzione auspicata di un maggiore coinvolgimento dei privati e di un riallineamento in crescita del contributo comunale si potrà garantire un significativo ruolo del “Fraschini” in città. In caso contrario si sarà fatta la scelta di ricondurre l’attività dello spettacolo, e della cultura in generale, ad una presenza marginale nello sviluppo di Pavia e di tutto il territorio. E’ un problema politico, nel senso alto del termine. E’ un problema che la classe dirigente di questa città dovrà affrontare al più presto. Lei pensa anche a un nuovo modello di gestione del Teatro? Certamente. Se ne è già discusso in Consiglio di Amministrazione dell’Istituzione e in una seduta di Consiglio Comunale. Sono state presentate anche linee di indirizzo su cui aprire una discussione nelle termini giuridici quello della fondazione. Non da oggi sostengo infatti che è necessario individuare nuove opportunità di coinvolgimento di soggetti privati al fine di superare il carattere episodico della sponsorizzazione e di avviare formule più organiche di collaborazione che possono essere

L’interno del Teatro Fraschini sedi istituzionali, politiche e nella città stessa. Penso ad un nuovo modello gestionale e il più adatto potrebbe essere in attuate senza pregiudizio alcuno della dimensione civica e prevalentemente pubblica del Teatro.

Scavi postmoderni
di Giuliano Fragnito
Quando la Francia si apprestava a commemorare i vent'anni dalla scomparsa di Foucault, è morto Jacques Derrida. I due “padri” del cosiddetto “post-modernismo” francese lasciano in eredità innumerevoli testi non facili da decifrare, ma ricchi di nuove idee per l’analisi metafisica. Difficile è in particolare definire il termine post-modernismo. Si tratta di prendere in considerazione teorie che sfidano il valore della verità e il pragmatismo, al fine di perseguire gli ideali di giustizia e pace per il moderno sistema delle istituzioni politiche, economiche e (soprattutto) sociali . Totalità, stabilità e ordine sono interpretati come sorretti da “grandi narrazioni”: le “Storie” che una cultura racconta a se stessa, attraverso i propri usi e credenze. Il post-modernismo è, dunque, una critica a tali grandi narrazioni: esse servono a mascherare le contraddizioni e le instabilità che sono inerenti ad ogni organizzazione e pratica sociale. In questo modo, ogni tentativo di creare “ordine” è irrimediabilmente legato alla creazione di un’eguale quantità di “disordine”. Le grandi narrazioni nascondono la genesi reale di tali categorie spiegando che il disordine è DAVVERO male e che l’ordine è DAVVERO razionale. Inevitabilmente, “ciò che non è ma che sarebbe potuto essere” - una concezione o una politica alternativa - tende ad essere emarginato nelle segrete del dimenticato. Il compito del filosofo sarà dunque quello di scavare, come un archeologo, nel complesso delle nostre pratiche, credenze, istituzioni, dei nostri “ordini”; di rintracciarne così gli elementi costitutivi. Foucault si definì archeologo prima che filosofo. Derrida parlava di decostruzione. Tale forma di ricerca analitica è una pratica di lettura testuale che mira a mettere in luce le tensioni e contraddizioni del testo. “Ogni discorso, anche quello poetico e quello oracolare, porness must watch over thinking, p. 340): l’Io deve non essere nato già in catene, erede inconsapevole di decisioni e credenze non sue, ma avere la possibilità di percorrere una via senza un capolinea prestabilito, fatto di inversioni e deviazioni, passi indietro e laterali. Propria la consapevolezza di questa aporia della costruzione del proprio pensiero spinge Derrida a rifiutare ogni grande narrazione che si ritenga giusta, razionale e quindi universale. Il linguaggio è condizionato dalla storia, dal tempo. Ogni pensiero che viene espresso attraverso il linguaggio è dunque estremamente provvisorio. E' necessario così rigettare ogni verità assoluta. Ma sarebbe stato possibile per Derrida formulare un'analisi erronea? In altre parole: è mai possibile essere nel torto quando si rigetta ogni forma di verità, quando la decostruzione appare più che altro come una distruzione? Senza che un altro edificio di pensiero venga progettato? Alcuni critici sostengono che il postmodernismo sarebbe quasi più un fenomeno artistico che filosofico: il mondo è senza senso? Non c’è allora alcun fondamento nella pretesa ad un discorso sulla coerenza, unità e significato, si può solo giocare con il nonsenso. Ma è un grande errore non riconoscere cosa in realtà offre di più “pragmatico” il postmodernismo. Alternative vie di pensiero e azione che sono necessariamente locali, limitate, parziali, probabilmente, ma non per questo meno effettive. Vengono offerte infine mini-narrazioni. Il locale pensando al globale.

Jazz

One for Trane
di Leonardo Pistone
Quando si parla di jazz, di solito i primi nomi che si sentono sono: Charlie Parker (quello del bebop), Louis Armstrong ("What a Wonderful World", ma forse non è famoso per questo...), John Coltrane, Miles Davis. Oggi parliamo di Coltrane, per gli amici Trane: un uomo di cui non è facile consigliare un disco da ascoltare per primo, e che quasi tutti - me compreso - all'inizio non sopportano. I suoi lavori sono estremamente vari ma ben concentrati nel tempo. Nel '56 Trane aveva già trent'anni (un'età ragguardevole per un jazzista), ed era ancora praticamente sconosciuto: aveva suonato qua e là, anche in orchestre importanti, ma sempre come "musicista da leggio" e mai come solista. Tanto per dare un paragone, Miles Davis, coetaneo di Coltrane, in quell'anno aveva già avuto tempo di incidere dischi bebop con Parker, di lanciare il genere "Cool", di restare due anni chiuso in casa sprofondato nell'eroina, di disintossicarsi, e di lanciare l'"Hard Bop". Ed è del '56 il primo ingaggio di Coltrane, assoldato proprio da Davis per incidere una serie di stupendi LP (chiamati Steamin', Workin', Cookin', Relaxin'...). Non solo: per quel gruppo Trane fu la terza scelta; una specie di scarto, insomma. E invece le cose andarono diversamente: nei successivi dieci anni Trane registrò una quantità di stupendi lavori, di cui ognuno segnava un'importante rivoluzione nel jazz e senza mai ritornare sui suoi passi. Nel '65 raggiunse livelli mai visti con l'incredibile disco "A Love Supreme", il tipico disco che vi piacerà solo lo ascolate concentrati, dall'inizio alla fine, senza interruzioni. Da allora invase pesantemente il campo del "free" ("Ascension" e "Om", ma vi avverto, è roba pesante). Morì nel '67: passano quindi appena una decina d'anni tra le tranquille ballads incise con Davis, ai 40 minuti filati - in cui ciascuno degli undici musicisti improvvisa contemporaneamente - di "Ascension". E quindi? Dove iniziare? Primo: ci sono stupende incisioni di blues, tra cui "Coltrane Plays the Blues", "Blue Train", e il pezzo "Equinox" sul disco "Coltrane's Sound". E poi le collaborazioni con Davis di cui sopra. Ma forse il punto di partenza potrebbe essere il solito, intramontabile, "Kind of Blue", in cui Trane si dà un bel da fare.

Jacques Derrida tano con loro un sistema di regole per produrre altri discorsi analoghi e dunque anche uno schema metodologico” (There is no one narcissism, p. 199). Esplorando e scavando in specifiche tensioni ed instabilità, la lettura decostruzionista destabilizza opposizioni gerarchiche (cultura popolare e cultura d’elite, uomo e donna). L’Io è l’unica forma di resistenza a queste trappole che ci circondano in ogni testo. Derrida mirò a ridefinire l’identità dell’Io che deve saper dire “Io non sono ancora nato” (A mad-

John Coltrane

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Il Corpo e il Suo Doppio vanno in scena
Si è aperta la stagione teatrale 2004/2005 di Motoperpetuo
di Maria Chiara Succurro
Tra le più dissonanti contraddizioni della nostra civiltà, i più distorti impulsi che imbevono di sé la comunicazione quotidiana del nostro tempo, il rapportarsi dell'individuo occidentale al proprio Corpo è forse la problematica più nascosta e al tempo stesso più lacerante: proprio perché il bombardamento mediatico attualmente in corso va a recidere un legame profondissimo e vitale, quello della persona da se stessa. Una fisicità distorta genera dicotomie infinite, di fronte alla quale siamo costretti a dividerci. Spiega Franca Graziano, direttore artistico di M o top e rp e t u o : « O g gi i l “doppio” del corpo è la sua riproducibilità in immagine virtuale che ci aggredisce quotidianamente tra miti di fisici palestrati, liftati e rifatti, da un lato, e violazioni, torture, rigor mortis di guerra, dall’altro… ma non basta: “il doppio” del corpo è anche e soprattutto la grande utopia della clonazione e dell’immortalità dell’uomo». Proprio al tema del Corpo è interamente dedicata la stagione 2004/2005 di Motoperpetuo. Il titolo, “il Corpo e il suo Doppio”, rappresenta un omaggio alla figura di Antonin Artaud, colui che, per primo, a metà Novecento, osò spostare il fuoco del teatro dalla verbosità borghese alle energie del corpo. L'autore de “Il Teatro e il suo Doppio” inaugurò così la grande stagione della sperimentazione teatrale culminata negli anni Settanta. Prosegue sempre Franca Graziano: «Allo scarto violento tra realtà e finzione il fare teatrale può offrire concreti approcci di riflessione, poiché esso per essenza riparte ogni volta dal corpo e dall’incontro di corpi veri, di attori e spettatori. La scelta degli spettacoli di questa stagione teatrale segue dunque il filo conduttore che lega la fisicità carnale delle poesie di Neruda al corpo malato di Anton Cechov, proprio nel centenario della sua morte, lo stupore suscitato dall’armonia della danzatrice al corpo violato e braccato della lotta di Resistenza italiana, solo per citare alcune delle proposte». Siamo quindi pronti a immergerci nella catarsi del rito teatrale, purificazione per la mente-corpo dello spettatore che può sperare di recuperare un rapporto diverso con la propria corporeità: consapevolezza essenziale di quello che è il Corpo, espressione di sé e del proprio sentire, attraverso i gesti e le parole. Accanto agli spettacoli in abbonamento, come è tradizione di MOTOPERPETUO, sono previsti laboratori, incontri con filosofi, storici dell’arte, operatori carcerari, nonché serate di eventi speciali sempre sul tema del corpo. Tutti gli spettacoli avranno inizio alle ore 21,30 e per accedervi occorre munirsi della tessera associativa gratuita. Il biglietto intero costa 7 euro, il ridotto, per i soci del Touring Club Italiano e della COOP 5 euro. È possibile anche abbonarsi al costo di 90 euro (intero) e 68 (ridotto): l'abbonamento “Tienimi il Posto” non è nominativo. Per informazioni: MOTOPERPETUO, viale Campari 72 (Pavia), tel. 0382572629 e-mail: motoperpetuo@tin.it sito: www.motoperpetuo.org
Programma 10 novembre NELLA SUA FIAMMA VITALE Pablo Neruda letto da Franca Graziano Nel centenario della nascita, un omaggio al grande poeta cileno, che ha attraversato il secolo scorso con passione civile e inesauribile amore per la vita. 20 novembre LA CARTA DELL’ETERNO RITORNO Compagnia Ferretti-Foures (Bellinzona) Il giovane gruppo italo-svizzero racconta in chiave grottesca gli incontri di personaggi stravaganti con un guaritore dotato di facoltà medianiche: una comica carrellata di problemi ed esperienze di vita. 2 dicembre DANXY MUSIC - Teatro danza Compagnia Ariella Vidach (Milano) 15-16-17 dicembre CECHOV NON HA DIMENTICATO L’ATTRICE KNIPPER di e con Bruno Cerutti e Franca Graziano - Laboratorio MOTOPERPETUO Nel centenario della morte del grande scrittore, viene proposta una selezione del carteggio con la moglie Olga Knipper; parole che intrecciano amore, intimità, malattia e teatro, in un affresco esistenziale di rara intensità. 12 gennaio 2005 IL CORPO STUPIDO recital di testi da Giorgio Gaber Bruno Cerutti e gli SciacalliLaboratorio MOTOPERPETUO Un omaggio al grande artista, che al binomio corpo-mente ha dedicato grande parte del suo teatro canzone, con sguardo ironico e surreale. 19-20-21 gennaio IL CUSTODE DELLE PARTENZE di Renata Molinari e Massimiliano Speziani con Massimiliano Speziani Dedicato a personaggi, storie e parole da”La Trilogia della città di K” di Agota Kristof, il monologo, affrontando i temi della verità, della menzogna, del doppio, mostra un teatro in cui si custodisce, al presente, ciò che resta delle nostre avventure di conoscenza. 27 gennaio Giornata della memoria - I CANNIBALI da G. Tabori - mise en espace Laboratorio MOTOPERPETUO e LA SCENA GIOVANE Una feroce accusa della civiltà che ha generato Auschwitz. 9 febbraio ALLA RICERCA DI UN IO di e con Ulla Alasjarvi - Compagnia Sperimentale Drammatica (Torino) L’autrice-attrice della vivace compagnia torinese, da sempre impegnata nel teatro sociale, instaura un dialogo con un fantomatico “tu”. 16 febbraio NEL CONDOMINIO DI CARNE - lettura scenica da V. Magrelli - Laboratorio MOTOPERPETUO e LA SCENA GIOVANE Un appassionante viaggio del poeta-scrittore nelle cavità e negli orifizi del corpo, tra sofisticati congegni medici e misteri ancestrali, dove l’autobiografia si fa autobiologia, cronaca e clinica, memoria e referto. 24-25-26 febbraio IL CORPO CHE AVANZA… di Beppe Soggetti - Teatro della

Ritratto di Antonin Artaud
Mostiola Ironica cavalcata storica nei secoli sulle differenti visioni culturali e sociali del corpo e della bellezza 2 marzo IL PLAGIATORE Teatri Offesi (Pescara) 11-12-13 marzo NOTTE Compagnie C Era e Aranda in Terranomade Intrigante messa in scena, in cui domande, paure, emozioni di quattro artisti si trasformano in un tentativo poetico di ri-deformare la realtà che il quotidiano ci consegna. 18-19 marzo LA TRILOGIA DELLA VILLEGGIATURA da C. Goldoni - Compagnia In Scena Veritas 6-7-8 aprile 60 anni dalla Liberazione - LA STORIA DI CARLO E LUIGIA di M. Sorrentino - Compagnia Teatroincontro (Vigevano) Appassionante epopea familiare, tratta da una storia vera, all’epoca della Seconda Guerra Mondiale 20-21-22 aprile 60 anni dalla Liberazione - IL CORPO DEL NEMICO Laboratorio MOTOPERPETUO Testimonianze sulla Liberazione italiana. 27 aprile L’UOMO CHE BUCAVA LE GOMME DA MASTICARE – Cabaret Compagnia I ROSPI

Divido dividis, divisi, divisum, dividere. Terza coniugazione latina, transitivo. Mi preme comunicare alla redazione di Kronstadt®? che l’imperativo presente di questo verbo, alla II singolare, è quindi divide da cui il detto “divide et impera”, e non “dividi et impera” come sembra supporre la persona che, a pag. 3 del vostro settimo numero, cita l’adagio. Per simili questioni mi permetto di rimandare alla sempre valida grammatica di Tantucci (in particolare a pag. 112) con tanti schemi e tabelle utili per chi si accosti per la prima volta alla lingua dei nostri antenati. Federico

Paroliere - Cervantes e Jovanotti
di Elisa Perrini
Cos’hanno in comune Cervantes e Jovanotti? Una colonna della letteratura spagnola e un cantante “no global” contemporaneo? Se sfogliate la seconda parte del Don Quijote e ascoltate l’album Capo Horn sono sicura troverete la risposta. Se Jovanotti non vi piace, Cervantes non vi interessa, siete troppo pigri o non avete tempo, continuate a leggere e lo scoprirete ugualmente. Vi ricordate la maestra alle elementari che vi sgridava quando esclamavate ‘che casino!’? Oggi che ne è di quella parola? Mi pare che non venga considerata volgare e sia comunemente accettata nella lingua parlata, certo non ancora nei temi o nelle tesi, ma chi può sapere! Per tornare ai nostri dubbi esistenziali, direi che i due condividono una certa sensibilità nell’osservazione della lingua. Certamente per molti tra voi vale la stessa cosa e potreste non trovare nulla di stupefacente in ciò che segue. A me ha colpito come persone così diverse, in epoche distanti e in luoghi differenti possano giungere alle stesse conclusioni. In La vita nell’era spaziale Lorenzo canta: “e posso finalmente dire pure ma però perché la lingua cambia e quello che era errore invece adesso si può” e Cervantes quattrocento anni prima aveva scritto: “y cuando alguno no entienden estos tèrminos, importa poco, que el uso los irà introduciendo con el tiempo, que con facilidad se entiendan, y esto es enriquecer la lengua sobre quien tiene poder el vulgo y el uso (cap. XLIII)”. Naturalmente il mutamento linguistico non è certo una novità o un concetto astruso e incomprensibile per i profani, sicuramente però tante volte usiamo la lingua inconsapevolmente, senza renderci conto che c’è quasi sempre un motivo se ci esprimiamo proprio così. Per fare un passo avanti: cosa ne pensate del potere della lingua? Mi spiego con un esempio che tutti conoscerete. Nei Promessi Sposi Renzo è da don Abbondio per definire i particolari del matrimonio, ma quel “vaso di terra cotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro” cerca di trovare delle motivazioni valide per l’annullamento delle nozze. Renzo non si lascia abbindolare e il prete inizia allora a sputare formule latine incomprensibili, il suo latinorum. Questo uso della lingua come strumento di potere e sopraffazione viene criticato anche da Cervantes “hay algunos romancistas que en las conversaciones disparan de cuando en cuando con algún latín breve y compendioso, dando a entender a los que no lo entienden que son grandes latinos, y apenas saben declinar un nombre ni conjugar un verbo”. Probabilmente sarà capitato anche a voi di avere una musica in testa…, no, di esservi trovati in una situazione del genere. Ecco quindi un buon motivo per imparare le lingue: evitare di trovarsi – troppo spesso – in una condizione di inferiorità e/o emarginazione. E con questa bella morale vi lascio tornare alle vostre importanti occupazioni! Alla prossima!
Piazza del Lino - Pavia - tel. 0382.984759 email: redazione@inchiostro.unipv.it - internet: inchiostro.unipv.it Numero 10 - 22 novembre 2004 - Giornale degli studenti di Pavia Iniziativa realizzata nell’ambito del programma dell’Università di Pavia per la promozione delle attività culturali e ricreative degli studenti (A.C.E.R.S.A.T.) Direttore: Luna Orlando (luna@) Redazione: Laura Baiardi (laura@) Michele Bocchiola (michele@) Nicola Cocco (nicola@) Stefania d’Andrea (stefania@) Alba Chiara De Vitis (alba@) Tommaso Doria (tommaso@) Mario Farina (mario@) Antonio Lerario (antonio@) Elena Marigo (elena@) Lorena Meola (lorena@) Sara Natale (sara@) Alessio Palmero (alessio@) Matteo Pellegrinuzzi (matteo@) Elisa Perrini (elisa@) Leonardo Pistone (leo@) Mattia Quattrocelli (mattia@) Antonella Succurro (anto@) Maria Chiara Succurro (mari@) Stefano Valle (stefano@) dopo @ ci va inchiostro.unipv.it Hanno collaborato: Luca Raineri, Giuliano Fragnito, Giuseppe Mascherpa, Alberto De Angelis, Matteo Mascherpa, Marco Abrate, Ciccio Disegni: Nemthen Foto di copertina: http://mocambo.usr.dsi.unimi.it/ protesta/funerale/ Grafica: Alessio Palmero Stampa: Industria Grafica Pavese Registrazione n. 481 del Registro della Stampa Periodica Autorizzazione del Tribunale di Pavia del 23 febbraio 1998 Tiratura: 2000 copie Questo giornale è distribuito con la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike.

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AGENDA dal 22 novembre al 13 dicembre
CONFERENZE
lunedì 22 novembre ore 14.30 EDOARDO ERBA Scrittore e autore teatrale, presentato da Carlo Gallucci Santa Maria Gualtieri, piazza Vittoria Progetto e coordinamento di Costantino Leanti per la Biblioteca Bonetta sezione ragazzi, tel. 0382-21635 martedì 23 Novembre ore 21.00 ciclo “La traduzione del testo letterario francese e spagnolo” LA TRADUZIONE DEL TESTO LETTERARIO...... Relatore prof.ssa Renata Londero La traduzione del testo spagnolo di tipo poetico Sala conferenze del Collegio S.Caterina - Via San Martino 17/A giovedì 25 Novembre ore 12.00 TRADUZIONE LETTERARIA DALL'INGLESE PER L'EDITORIA Relatore Massimo Bocchiola Termine ultimo per l'iscrizione al corso di "Traduzione letteraria dall'inglese per l'editoria" - Il corso si svolgerà in otto lezioni dalle 20.30 alle 22.30 e un incontro finale. - Al termine del corso sarà rilasciato un certificato di frequenza. - Per informazioni tel. 0382375083 Sala conferenze del Collegio S.Caterina - Via San Martino 17/A giovedì 25 Novembre ore 21.00 La Teologia Evangelica Tedesca nell'epoca attuale RUDOLF BULTMANN - ''CREDERE E COMPRENDERE'' Relatore: professor Giuseppe Angelini, Preside della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di Milano. Sala Bianca del Collegio Borromeo, Piazza Borromeo - Pavia Organizzato da Collegio Borromeo e Collegio Santa Caterina da Siena venerdì 26 Novembre ore 10.00 Conferenza LA STAGIONE DELLE AUTONOMIE IN ITALIA Aula Foscolo, Palazzo centrale dell'Università Corso Strada Nuova, 65 - Pavia Organizzazione a cura della Fondazione Romagnosi venerdì 26 Novembre ore 21.00 LE PRIME ESPERIENZE UNIVERSITARIE DEL GIOVANE..... Relatore prof. Xenio Toscani In collaborazione con M.E.I.C. Le prime esperienze universitarie del giovane Montini Sala conferenze del Collegio S.Caterina - Via San Martino 17/A martedì 30 Novembre ore 21.00 ciclo “La traduzione del testo letterario francese e spagnolo” LA TRADUZIONE DEL TESTO LETTERARIO...... Relatore: Prof.ssa Margherita Botto La traduzione del testo francese di tipo saggistico Sala conferenze del Collegio S.Caterina Via San Martino 17/A martedì 30 novembre ore 21.00 Conferenza OGM IN AGRICOLTURA: QUALI I RISCHI? BIOTECNOLOGIE: QUALI LE OPPORTUNITÀ? organizzata dal Coordinamento per il Diritto allo Studio con il finanziamento della Commissione A.C.E.R.S.A.T. Aula del '400 del Palazzo Centrale dell'Università Corso Strada Nuova, 65 - Pavia mercoledì 1 Dicembre Inaugurazione dell'anno accademico della Scuola Universitaria Superiore (SUS) SALVATORE SETTIS IL FUTURO DEL PATRIMONIO CULTURALE IN ITALIA Aula Foscolo del Palazzo Centrale dell'Università Corso Strada Nuova, 65 - Pavia Informazioni: 0382/375822 giovedì 2 Dicembre ore 21.00 La Teologia Evangelica Tedesca nell'epoca attuale WOLFHART PANNENBERG E JÜRGEN MOLTMANN - ''LA RIVELAZIONE COME STORIA" Relatore: professor Ezio Prato, Preside agli Studi del Seminario di Como Sala Bianca del Collegio Borromeo, Piazza Borromeo - Pavia Organizzato da Collegio Borromeo e Collegio Santa Caterina da Siena sabato 4 Dicembre Incontro di aggiornamento scientifico tra i ricercatori del gruppo di lavoro sulla Sindrome da stanchezza cronica e gli aderenti all'Associazione malati CFS ONLUS. Aula Scarpa del Palazzo Centrale dell'Università Corso Strada Nuova, 65 - Pavia Informazioni: 0382/985533 domenica 5 Dicembre Corso di aggiornamento per farmacisti. Aula '400 del Palazzo Centrale dell'Università Corso Strada Nuova, 65 - Pavia Informazioni: 0382/987362 9 - 13 Dicembre Convegno: DIALYSIS RELATED AMYLOIDOSIS: FROM MOLECULAR MECHANISM TO THERAPIES Aula Volta e Saloni del Rettorato del Palazzo Centrale dell'Università Corso Strada Nuova, 65 - Pavia Informazioni: 0382/507223

Gli appuntamenti dell’agenda sono disponibili anche online sul sito di Inchiostro. Il lato destro del sito, infatti, vi segnalerà gli eventi in tempo reale!

TEATRO
sabato 27 Novembre sabato 4 Dicembre ore 21.00 PULENTA E GRATON Commedia musicale per fare un pieno di buon umore a cura della Nuova Compagnia dialettale pavese Teatro dei Salesiani, Via S. Giovannino Bosco 2 - Pavia Informazioni e prevendita biglietti: tel. 339/1398552 martedì 23 Novembre ore 21.00 12^ Rassegna Obiettivo Immagine Diaproiezioni - Incontri NAMIBIA: SOGNO AFRICANO Autori: Claudio Emanuelli e Lella Raffa Circolo Lo Stanzone - via XX Settembre, 92, Voghera Organizzazione: Gruppo Fotografico L'Immagine; Informazioni: tel. 0383365446 24 - 26 Novembre ore 21.00 Stagione 2004-2005: “Invito a teatro” EDIPO.COM di Gioele Dix e Sergio Fantoni Con Gioele Dix e Luisa Massidda Regia di S. Fantoni Teatro Cagnoni, Vigevano Organizzazione: Teatro Cagnoni; Informazioni: Pro Loco, tel. 0381-690269 giovedì 25 Novembre ore 21.15 “Buio in sala”: stagione di prosa 20042005 BUONANOTTE BRIVIDO di G. Donati, J. Olsen, T. Keijser e G. Calò Teatro San Rocco - P.zza Provenzal, 3, Voghera Organizzazione: Comune - Fama Fantasma; Informazioni: tel. 0383-332323 martedì 30 novembre - mercoledì 1 dicembre ore 20.30 L'ELISIR D'AMORE di Felice Romani regia di Filippo Crivelli musiche Gaetano Donizetti orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano direttore Pietro Mianiti Editore Edwin F. Kalmus e Co. Teatro Fraschini - Corso Strada Nuova, 136 Informazioni: Teatro Fraschini, tel. 0382-371202 giovedì 2 dicembre Stagione Motoperpetuo 2004/2005: “Il Corpo e il Suo Doppio” DANXY MUSIC - TEATRO DANZA Compagnia Ariella Vidach (Milano) MOTOPERPETUO - Viale Campari 72 – PAVIA www.motoperpetuo.org Informazioni: tel. 0382-572629 4 - 6 Dicembre ore 21.00 Stagione 2004-2005: Opera L'ELISIR D'AMORE di Felice Romani Musiche di Gaetano Donizetti Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano Teatro Cagnoni - Vigevano Informazioni: Pro Loco, tel. 0381-690269 martedì 7 Dicembre ore 21.00 12^ RASSEGNA OBIETTIVO IMMAGINE Diaproiezioni - Incontri GUBBIO: la corsa dei ceri MONTE ATOS: un'avventura per l'anima Autori: Giuseppe Spezza - Adriano Ghiselli Circolo Lo Stanzone, via XX Settembre, 92 - Voghera Informazioni: Gruppo Fotografico L'Immagine, tel. 0383-365446 giovedì 9 Dicembre ore 21.15 Stagione di prosa 2004-2005: “Buio in sala” PENSACI GIACOMINO ! Di Luigi Pirandello Con Carlo Croccolo e Adriano Pantaleo Teatro San Rocco, P.zza Provenzal, 3 – Voghera Informazioni: Comune - Fama Fantasma, tel. 0383-332323 9 e 11 Dicembre ore 20.30 Stagione Teatrale 2004-2005: Lirica ANDREA CHENIER di Luigi Illica Regia di Caterina Panti Liberovici Musiche Umberto Giordano Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano Direttore Massimiliano Stefanelli Edizione Casa Musicale Sonzogno Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136 - Pavia Informazioni: Teatro Fraschini, tel. 0382-371202

MOSTRE
8 - 30 Novembre lunedì–giovedì: 9,30–12.30 / 14.30–16.30 venerdì: 9.30 - 12.30 STORIA DI CARTE Esposizione di documenti provenienti dall'archivio storico del Genio civile di Pavia Spazio Regione, Via Cesare Battisti, 150 8 - 27 Novembre Le mostre in Santa Maria Gualtieri PROGRAMMA OTTOCENTO Santa Maria Gualtieri, piazza della Vittoria Informazioni: Comune di Pavia - Settore Cultura, tel. 0382-399372 20 Novembre - 3 Aprile martedì-venerdì 10.00 - 18.00; sabato e domenica 10.00 - 19.00 PAESAGGI: PRETESTI DELL'ANIMA Castello Visconteo - Pavia www.mostrapaesaggi.comune.pv.it Informazioni: 02/89677703 27 novembre - 18 dicembre lunedì – venerdì 17.00 - 19.30 Presentazione sabato 27 novembre, ore 17.00 Aula Magna del Collegio Cairoli ROBERTO CIACCIO LICHTUNG Collegio Cairoli – Piazza Collegio Cairoli 28 Novembre - 1 Dicembre Le mostre in Santa Maria Gualtieri Assessorato Servizi Sociali LINGUAGGI E SILENZI Santa Maria Gualtieri, piazza della Vittoria organizzazione e informazioni: Comune di Pavia - Settore Cultura, tel. 0382399372 dal 1 dicembre MOSTRA SUL PAESAGGIO NELLA PITTURA DELL'OTTOCENTO Mostra di dipinti che si protrarrà fino ad aprile Castello Visconteo Organizzazione e informazioni: ComuneMusei Civici, tel. 0382-33853 2 - 9 dicembre Le mostre in Santa Maria Gualtieri GÜNTHER PUSCH Mostra di pittura Santa Maria Gualtieri, piazza della Vittoria Informazioni: Comune di Pavia - Settore Cultura, tel. 0382-399372

MUSICA LEGGERA
Mercoledì 24 Novembre Apertura porte ore 20.30 ore 21.45 HANDFUL OF HATE (ITA) ore 22.30 WATAIN (SWE) ore 23.00 DISSECTION (SWE) Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 26 Novembre DINAMICA Insomnia Cafè - via Gravos 17 (PV) Tel. 0382-26726 venerdì 26 Novembre THE 1866 + GUEST Sitting Bull - via Togliatti 4, Certosa di Pavia (PV) venerdì 26 Novembre DIUMVANA Metal Rock Night Sir Lifford – piazza IV Novembre, 36, Miradolo Terme (PV) tel. 0382-77117 www.sirlifford.com Venerdì 26 Novembre Apertura porte ore 20.30 ore 23.00 STADIO una delle più belle realtà della musica italiana... Ingresso 16.00 euro più diritti di prevendita ore 00.30 DJ LIBERO Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 sabato 27 Novembre BLACKIES Sitting Bull - via Togliatti 4, Certosa di Pavia (PV) sabato 27 Novembre TOO RUDE Sir Lifford – piazza IV Novembre, 36, Miradolo Terme (PV) tel. 0382-77117 www.sirlifford.com Sabato 27 Novembre 2004 ore 23.30 FRATELLI SBERLICCHIO Ingresso 5.00 ore 00.30 DJ Ste Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 Giovedì 2 Dicembre 2004 ore 23.00 PETER TOSH CELEBRATION TOUR con:Fully Fullwood Band, Tony Chin, Andrew Mclntyre, Donovan, Jawge, Peppe. Ingresso 10.00 più diritti di prevendita Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 Venerdì 3 Dicembre 2004 ore 23.00 I RE DEL SESSO SPINTO tour 2004ore 00.00 GLI ATROCI il metallo sia con voi.... Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 Sabato 4 Dicembre 2004 ore 23.30 DIUMVANA la potentissima band, con chitarra e tastiere degli storici VANADIUM e il folle MITZI alla voce Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 5 Dicembre NECK CSA Barattolo - via dei Mille 130, Pavia tel. 0382-21293 Domenica 5 Dicembre 2004 ore 22.00 LA DRUMMERIA Walter CALLONI, Christian MEYER, Ellade BANDINI, Maxx FURIAN, Paolo PELLEGATTI... Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 Martedì 7 Dicembre 2004 BUS ONE PARTY festival beat winter 2004 ore 22.00 TITTY TWISTER ore 22.45 STUCKERS (Austria) ore 23.30 THEE BUTCHER ORCHESTRA (BRASIL) Apertura porte ore 20:00 Ingresso 7.00 euro Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 Giovedì 9 Dicembre 2004 ore 22.30 BANDA BARDO' l'irresistibile band fiorentina di folk rock.... Ingresso 10.00 euro più diritti di prevendita Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064

MERCATINI E FIERE
26 - 29 Novembre IN VETRINA PER NATALE Mostra mercato di articoli da regalo di qualità. Palazzo Esposizioni - Piazzale Europa, Pavia Informazioni: Paviamostre, tel.038224786-393269 domenica 28 Novembre ore 8.00-19.00 FIERA DEL TARTUFO, MOSTRA MERCATO MIELE, FUNGHI, PRODUZIONI AGRICOLE E REGALO DI NATALE Mostra mercato dei prodotti del sottobosco, dimostrazioni pratiche di ricerca del tartufo. Idee regalo. Quartiere Fiera, Casteggio Informazioni: Oltreventi, tel. 038382476 domenica 28 Novembre ore 8,30 STRASS OSS E FER RUT Mercatino delle vecchie cose P.zza Giovanni Repossi, San Genesio ed uniti Informazioni: Comune, tel. 0382-586023 domenica 28 Novembre ore 10.00 VIGEVANO E'…… Animazione nelle vie del centro Vie del centro storico, Vigevano Informazioni: Pro Loco, tel. 0381690269 domenica 28 Novembre ore 8,00-19,00 MERCATINO DELL'ANTIQUARIATO Oggettistica, mobili, curiosità Piazza del Duomo, Voghera Informazioni: Comune, tel. 0383-336407 sabato 4 Dicembre 8.00 - 18.00 ANTICO E USATO Mercatino di cose vecchie e antiche per collezionisti e non Piazza Donatori del Sangue – Casorate Primo Informazioni: Comune – Beghi, tel. 3392697658

MUSICA CLASSICA
domenica 21 Novembre ore15.30 AUTUNNO FOLK 2004 Pomeriggi domenicali con la tradizione musicale Banda Brisca Sala Teatro di Adolescere – Viale Repubblica, 25, Voghera Informazioni: Comune,Assessorato alla Cultura e Adolescere; tel.0383-336316 27-28 Novembre ore 21.00 V Festival Lirico Sinfonico “Città di Voghera” THE NEW SOUND ENSEMBLE Serata di musica partenopea Teatro Padri Barnabiti, Voghera Informazioni: Soc.dell'Accademia e Comune, tel. 0383-336227 domenica 28 Novembre ore16.00 AUTUNNO FOLK 2004 Pomeriggi domenicali con la tradizione musicale Concerto di musiche delle quattro Province con Stefano Valla e Daniele Scurati (piffero e fisarmonica) Sala Teatro di Adolescere - Viale Repubblica, 25, Voghera - info 0383-336316

CINEMA
martedì 23 Novembre ore 22.30 LA LUNA (1976) di Bernardo Bertolucci CSA Barattolo - via dei Mille 130, Pavia Informazioni: tel. 0382-21293 mercoledì 24 novembre 21.15 I 4 volti della commedia italiana BRANCALEONE ALLE CROCIATE di Mario Monicelli - Italia 1970 - 116' Sala Polivalente, Via Ss. Trinità - Garlasco Informazioni: Cineclub Lebowski, email: cinebowski@hotmail.com martedì 30 Novembre ore 22.30 LA COLPA E LA PENA (1961) di Marco Bellocchio NEL PIU' ALTO DEI CIELI (1977) di Silvano Agosti. CSA Barattolo - via dei Mille 130, Pavia Informazioni: tel. 0382-21293

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