La stagione invernale 2005 – 2006 Nelle Dolomiti e Prealpi venete

La stagione invernale 2005 – 2006 è stata caratterizzata da basse temperature, da abbondanti precipitazioni nevose (specie nelle Prealpi e in pianura) e da importanti episodi valanghivi. Dal punto di vista meteorologico la stagione è stata contraddistinta fino a metà febbraio da molte depressioni sul Mediterraneo con frequenti blocchi di alta pressione sull’Europa centrale o settentrionali che hanno favorito l’entrata di aria continentale fredda da nord est sull’Adriatico. Solo dopo la metà del mese di febbraio le correnti occidentali hanno interessato il bacino del Mediterraneo coinvogliando sull’arco alpino perturbazioni da nord – ovest e anche da nord. Pertanto durante la stagione sono state poche le perturbazioni accompagnate da venti da sud ovest: la più importante ha determinato le intense precipitazioni di fine gennaio (dal 26 al 28) con neve in pianura e apporti di neve superiori al metro nelle Prealpi. Le temperature Dalla seconda decade del mese di novembre alla seconda del mese di marzo, le temperature dell’aria sono state inferiori ai valori medi di riferimento su gran parte del territorio montano (Figg. 1 e 2). Questa situazione, soprattutto nella prima parte dell’inverno, ha condizionato l’evoluzione del manto nevoso determinando la formazione di importanti strati interni formati da cristalli angolari e brina di profondità. Le temperature dell’aria misurate nella stazione di riferimento per le Dolomiti di Monti Alti di Ornella (Fig. 3), a 2200 m di quota, sono state dai -1,3°C di novembre ai 3,5 °C di marzo inferiori alla media calcolata sul periodo 1985-2005. Nelle Prealpi, nella stazione di riferimento di Monte Lisser (q. 1428 m), i mesi più freddi sono stati gennaio (-4,0°C rispetto alla media), febbraio (-3,7°C rispetto alla media) e soprattutto marzo con una temperatura media mensile negativa (-3,7°C) e di ben 5,2 °C inferiore alla media di riferimento (+1,5 °C).

Figura 1

Il primo rialzo termico significativo è avvenuto solo nella terza decade del mese di marzo in seguito dell’instaurarsi di correnti miti di origine atlantica. Il rialzo termico ha anche Figura 2 interessato il manto nevoso con la formazione dei primi strati formati da grani da fusione e rigelo. I mesi successivi sono stati caratterizzati da una temperatura prossima ai valori medi ma con una alternanza di periodi caldi e freddi. Particolarmente rigide sono state la prima decade del mese di maggio e di giugno quando episodi perturbati hanno determinato la ricomparsa della neve fino a 700 m il 30 aprile e a 1000 m il 2 Giugno. Un deciso e importante aumento delle temperature è avvenuto solo a tarda primavera e cioè dalla seconda decade del mese di giugno.

Figura 3. Andamento mensile della temperatura dell’aria a Monti Alti di Ornella q. 2200 m (Livinallongo del Col di Lana), stazione significativa per le Dolomiti.

Le precipitazioni (solida + liquida) Dal punto di vista pluviometrico, il periodo novembre 2005 – aprile 2006, è stato caratterizzato da un deficit di precipitazione progressivo dalla fascia prealpina verso l’interno delle Dolomiti in direzione della cresta di confine con l’Austria. Nelle 3 aree analizzate cioè Prealpi Bellunesi (stazioni pluviometriche di Feltre, San Antonio Tortal, Belluno e Chies d’Alpago), Dolomiti meridionali (Forno di Zoldo, Agordo, Caprile, Gosaldo e Cencenighe) e Dolomiti settentrionali (Arabba, Cortina, Auronzo e Santo Stefano di Cadore) i deficit medi di precipitazione sono stati rispettivamente del 10%, del 14% e del 23% rispetto ai valori medi misurati nel periodo 1984 – 2004 (Fig. 4) (Renon, 2004).

Figura 4. Cumulo stagionale della precipitazione ( solida + liquida) suddivisa per area geografic.a

Le precipitazioni nevose La stagione invernale nelle Dolomiti e Prealpi venete è stata particolarmente nevosa come ben evidenzia l’indice SAI (Standard Anomalie Index)(Giuffrida e Conte, 1989) elaborato sulla base delle precipitazioni misurate nelle 10 stazioni campione (San Valentino Bentonico, Asiago, Feltre, Belluno, San Martino di Castrozza, Falcade, Cortina, Arabba, Lago di Cavia, Forni di Sopra). L’indice SAI calcolato per l’inverno 2005- 2006, è stato di 1,1 (valore dimensionale e indipendente dalla quota) ed è il maggiori valore degli ultimi 20 anni, eccezion fatta per l’inverno 2003 – 2004 che ha avuto un indice di 1,45 (Fig. 5). L’ indice SAI elaborato per sole stazioni delle Prealpi (San Valentino Bentonico, Asiago, Feltre e Belluno) evidenzia maggiormente la nevosità nelle Prealpi nell’inverno appena trascorso, determinata soprattutto dalle nevicate di fine gennaio (Fig. 8). Infatti il valore calcolato è il maggiore degli ultimi 40 anni (Fig. 6). L’analisi mensile dei quantitativi di precipitazione evidenzia che i mesi invernali di dicembre, gennaio e febbraio siano stati tutti e 3 nevosi e con valori superiori alla media di riferimento del trentennio 1975- 2005, come non accadeva a Falcade (1200 m) e Lago di Cavia (2200 m) dall’inverno del 1971 e più addietro dal 1951 (Fig. 2). A fronte di questi mesi nevosi, il mese di marzo è stato avaro di precipitazioni nevose, soprattutto nei fondovalle delle Dolomiti e delle Prelpi dove non è praticamente nevicato per tutto il mese. Ad Arabba, a 1600 m di quota, il deficit del mese è stato del 12% e a Lago di Cavia del 35%. Nevoso è stato invece aprile, soprattutto in quota quanto sono stati misurati i maggiori apporti di neve fresca. Il mese di novembre è risultato particolarmente nevoso, a causa delle basse temperature, sia nei fondovalle delle Dolomiti che nelle Prealpi. In questa ultima area tuttavia spicca soprattutto la nevosità del mese di gennaio, come evidenziano i valori misurati ad Asiago (Fig. 7).

Figura 5. SAI Index elaborato per la montagna veneta.

Figura 6.SAI Index elaborato per le Prealpi

Figura 7.Confronto fra il Cumulo mensile di precipitazione nevosa della stagione invernale 20052005 e i dati storici.

Infatti l’episodio nevoso più significativo della stagione invernale è stato quello di fine gennaio (26 -28), quanto una estesa depressione sopraggiungeva sul Mediterraneo dalla Scandinavia per dirigersi, con una traiettoria anomala, verso la Spagna. Prima l’arrivo dell’aria fredda e poi dell’aria umida mediterranea che tendeva però a scorrere sopra quella fredda, determinavano abbondanti precipitazioni nevose in pianura (neve con densità anche inferiori a 50 kgm-3), nelle Prealpi vicentine e bellunese occidentali e nelle Dolomiti meridionali. Gli apporti nevosi misurati in 48 ore sono stati molto variabili anche a distanza di pochi chilometri (Fig. 8).

L’evoluzione del manto nevoso

(Dove non specificato gli apporti di neve fresca si riferiscono alla quota di 2000 m per le Dolomiti e di 1600 m per le Prealpi)

Figura 8. Cumulo della precipitazione nevosa del 26-e 28 gennaio 2006 nelle diverse località delle Prealpi e Dolomiti.

L’evoluzione del manto nevoso è stata particolarmente condizionata dalle basse temperature invernali (Fig. 4 ), dai lunghi periodi senza precipitazione di dicembre e gennaio e da 9 episodi nevosi. I primi 2 episodi nevosi sono degli inizi di ottobre (60 cm di neve fresca a 2600 m) e novembre (20 cm a 2000 m) vanno a costituire uno stato basale, non uniformemente distribuito sul territorio. Il manto nevoso si forma definitivamente con le nevicate di fine novembre (30 cm) e inizio dicembre (30 cm Dolomiti settentrionali, 50 cm nelle Dolomiti Meridionali e Prealpi) . Segue poi un periodo ventoso che determina la formazione di uno strato duro di neve (F=3 a, E=0,5 mm) lungo molti pendii che sarà osservabile durante tutta la stagione invernale. Dopo le nevicate di fine dicembre (40- 60 cm di neve), segue un Figura 10 Elaborazione di Snowpack. Temperatura periodo freddo che trasforma cineticamente la neve. A fine interna del manto nevoso. gennaio infatti il manto nevoso è freddo e costituito prevalentemente, da cristalli sfaccettati (F= 4 a) e da brina di profondità (F= 5 a ). Con la fine del mese di gennaio si ha uno dei più importanti episodi nevosi della stagione (100 cm di neve in 48 ore nelle Prealpi e nei fondovalle delle Dolomiti meridionali) e poi ancora un episodio ventoso. Il primi giorni del mese di febbraio sono miti a causa della temporanea espansione dell’area anticiclonica presente sull’Europa Occidentale sul Mediterrano; il 1 febbraio le temperature massime raggiungono i +7/+10°C a 2200 m nelle Dolomiti e i +11°C nelle Prelapi, favorendo l’assestamento dell’abbondante precipitazione nevosa dei giorni precedenti. Dalla metà del mese di febbraio, con l’instaurarsi di correnti occidentali, inizia un periodo perturbato Figura 9 Elaborazione di SnowPack. Andamento degli che dura fino a fine mese con frequenti nevicate (40- 65 cm strati e tipologia dei grani nel manto nevoso. Dolomiti Settentrionali, 20- 35 Dolomiti Meridionali, 15-35 Prealpi) e limite della neve fino a 200/400 m di quota. Il primo riscaldamento del manto nevoso, con la formazione di grani da fusione (F= 6) avviene nel periodo fra il 22 e il 27 di marzo. Le temperature interne e basali del manto nevoso, nella stazione di Monti Alti di Ornella, assumono andamenti isotermici a 0°C dalla fine del mese di marzo. Solo in superficie le temperature diminuiscono in occasione degli episodi freddi o delle gelate notturne del mese di aprile. La fine dell’inverno è inoltre caratterizzata da alcuni episodi nevosi tardo primaverili (30 aprile, 10, 24 e 31 maggio, 2 giugno 2006). L’episodio del 29 – 30 aprile determina la ricomparsa della neve fino a 700 m con apporti di 20 – 25 cm nei fondovalli delle Dolomiti, 40 cm in quota e 10-15 cm nelle Prealpi bellunesi. L’episodio conclusivo del 31maggio – 2 giugno determina invece apporti di 20 cm di neve fresca a 1400 – 1600 m di quota nelle Prealpi e minori nelle Dolomiti.

L’attività valanghiva spontanea e provocata La stagione invernale 2005 - 2006 è stata caratterizzata da numerosi episodi valanghivi già dal tardo autunno e protrattesi fino alla metà del mese di maggio 2006. L’episodio più interessante è stato quello che ha interessato prevalentemente la fascia prealpina nei giorni 27 e 28 gennaio 2006, quando numerose valanghe hanno interessato strade e fabbricati civili anche a bassa quota (400 m slm), fortunatamente senza provocare vittime. Per quanto riguarda i distacchi provocati di valanghe da parte di sciatori, le situazioni più critiche sono state nel periodo dal 19 al 26 febbraio quando sono avvenuti ben 5 incidenti da valanga. L’attività valanghiva ha anche condizionato la viabilità della montagna veneta, con molte chiusure stradali temporanee (ad esempio SR del Monte Grappa), e in alcuni casi anche prolungate per tutto l’inverno (SR dell’Altipiano dei Fiorentini (VI)) Gli incidenti da valanga noti durante tutta la stagione invernale (Dolomiti e Prealpi venete e zone limitrofe) sono stati 14 con 26 persone travolte di cui 6 ferite e 1 vittima (Passo Pordoi, 5 marzo 2006). Il primo episodio valanghivo è seguente le precipitazioni di inizio ottobre quando vengono osservate alcune valanghe, anche di medie dimensioni oltre i 2300 m, e anche singole grandi valanghe come quella che l’8 ottobre ha scaricato gran parte del versante Nord della Marmolada da 3200 m di quota con zona di accumulo poco sopra il rifugio Pian dei Fiacconi (2625 m). Sempre sul Monte Marmolada stato segnalato l’8 novembre un incidente da valanga in prossimità del Sasso delle Undici a 2850 m di quota; uno scialpinista in discesa aveva provocato il distacco di una piccola valanga a lastroni (illeso). Il secondo episodio valanghivo è stato determinato dalle nevicate di fine novembre – inizi di dicembre. Le valanghe osservate sono state poche ma in alcuni casi hanno interessato piste da sci e vie di comunicazione secondarie. L’8 dicembre veniva osservata una valanga di grandi dimensioni che interessava tutto il Vallone che da Pian dei Fiacconi porta a Punta Penia (Monte Marmolada). L’11 dicembre veniva segnalato un incidente da valanga sul Monte Pelmo, lungo la Forcella Rossa a 2600 m di quota, dove uno scaricamento naturale di neve ventata travolgeva uno scialpinista in salita (illeso). Il 4 e il 7 gennaio, a seguito dell’azione del vento sul manto nevoso, venivano segnalate singole valanghe a lastroni superficiali nel settore dolomitico e in quello prealpino, anche di medie dimensioni. Il 13 gennaio, sul Monte Grappa a 1600 m, una valanga di neve umida di fondo interessava la SR causandone la temporanea interruzione. A cavallo fra la seconda e terza decade del mese di gennaio sono stati segnalati 2 incidenti da valanga; il primo il 19 gennaio nelle vicinanze del Rifugio Auronzo (2340 m) sulle Tre Cime di Lavaredo e il secondo il 21 gennaio, in Val Caprara (1800 m) nel Pasubio (VR) con complessivamente 4 scialpinisti travolti (1 ferito). Il terzo periodo valanghivo coincide con l’evento perturbato più significativo dell’intera stagione invernale. Durante e dopo la nevicata del 26 – 28 gennaio venivano osservate numerose valanghe, anche di grandi dimensioni, con interessamento di vie di comunicazione, edifici e piste da sci nelle Prealpi vicentine e bellunesi occidentali. La zona maggiormente interessata è stata quella di Feltre (BL) (Prelapi bellunesi occidentali): nella frazione di Arten una valanga travolgeva un uomo intento a spalare la neve sull’uscio (illeso); il località Villaga, venivano stati fatti evacuare alcuni edifici dopo che una valanga si era arrestata a circa 30 m dall’abitato. A Recoaro Terme (VI) una valanga interessava un fabbricato con all’interno due persone (illese). Dal Feltrino alle Valli del Pasubio (VI) per alcuni giorni la viabilità rimaneva critica richiedendo l’intervento dei VVFF e l’impiego di numerosi mezzi e persone per raggiungere le abitazioni più isolate. Anche in alcuni Comuni del basso agordino si verificavano singole valanghe che in alcuni casi raggiungevano il fondovalle. L’1 febbraio, sul Monte Tamer in Val Zoldana a 2300 m, 1 scialpinista in salita provocava il distacco di una valanga a lastroni di medie dimensioni (illeso). Il quarto episodio è stato dovuto alle nevicate del 19-25 febbraio. Le precipitazioni venivano accompagnate da un vento persistente e i nuovi accumuli che andavano a coprire strati di neve a debole coesione formati da cristalli sfaccettati e brina di profondità; questi strati a debole coesione caratterizzavano l’instabilità di alcuni pendii in quota che durante l’inverno non avevano ancora scaricato. In alcune località si verificavano numerosi distacchi spontanei e in limitate aree, la notte del 20 febbraio valanghe, anche di grandi dimensioni, interessavano alcune piste da sci in Faloria (Cortina) e raggiungevano il fondo valle nel basso Agordino (loc. Mezzocanale). Il 25 gennaio, sul Monte Grappa a 1700 m, una singola valanga di grandi dimensioni interessava la SR causandone di nuovo l’interruzione. E’ anche questo il periodo in cui sono stati segnalati il maggior numero di incidenti da valanga:

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il 19 febbraio, sul Monte Verena (VI), 2 tecnici del CNSAS provocano il distacco di un lastrone superficiale di neve ventata mentre stavano effettuando delle operazioni di ricerca di una persona scomparsa (illesi); il 20 febbraio, un mezzo sgombraneve viniva travolto da una valanga di medie dimensioni in località Sottil (q. 1300 m) in Comune di Livinallongo del Col di Lana (BL) (1 persona coinvolta, illesa); il 21 febbraio, nei pressi della pista da sci Franchetti sul Monte Faloria a 2200 m (Cortina d’Ampezzo), 1 sciatore fuori pista provocava il distacco di una valanga a lastroni di medie dimensioni con interessamento della pista da sci sottostante e investimento di 1 sciatore (illeso); il 25 febbraio, ad Arabba a 2100 m, 1 Guida Alpina fuori pista provocava il distacco di una valanga a lastroni di medie dimensioni rimanendone sepolto (illeso); il 26 febbraio, sul Monte Cornor (BL) nelle Prealpi bellunesi a 2100 m, 3 scialpinisti in salita provocano il distacco di una valanga a lastroni di notevoli dimensioni che li trascinava a valle (illesi).

Il quinto episodio è seguente le nevicate, accompagnate da vento, del 2- 5 marzo. Nella zona di Arabba, oltre a numerosi distacchi spontanei di valanghe a lastroni di superficie di medie dimensioni, i distacchi provocati artificialmente (sistema GAZ-EX) provocano valanghe di grandi dimensioni con spessori al distacco superiori ai 3 m. Il 5 marzo, nei pressi del Passo Pordoi a 2300 m, 1 sciatore fuori pista norvegese provocava il distacco di una valanga a lastroni di notevoli dimensioni, rimanendone vittima. A causa del forte vento da NW, durante la notte del 6 marzo, sempre nelle vicinanze del Passo Pordoi a 2200 m, una valanga spontanea scendeva dalle pendici del Sasso Beccè e ostruiva completamente la strada del Passo Pordoi. Il 12 marzo, nei pressi della Malga Laste (Agordino) a 1850 m, 2 escursionisti con le racchette da neve provocano il distacco di un lastrone di neve ventata di piccole-medie dimensioni (illesi). Il sesto episodio valanghivo inizia il 20 di marzo e termina il 29 marzo ed è stato il primo evento con caratteristiche primaverili cioè le valanghe osservate sono state la conseguenza del forte soleggiamento, dell’aumento della temperatura e anche dell’appesantimento del manto nevoso a causa dei piovaschi (limite delle nevicate anche oltre i 2000 m). Sulle Dolomiti, i distacchi di neve umida sono stati pochi e generalmente di piccole dimensioni mentre sulla fascia prealpina sono state osservate valanghe di fondo di neve umida anche di medie dimensioni (Monte Grappa). Le valanghe hanno interessato i versanti esposti da E a W mentre a N, specie in quota, venivano osservati solo pochi scaricamenti. Dal 23 al 29 marzo, i distacchi di neve umida venivano osservati anche lungo i versanti all’ombra, specie a quote inferiori i 2000 m; alcune valanghe di medie dimensioni interessavano vie di comunicazione in quota, isolando alcuni abitati per diversi giorni (Alto Agordino). Il 25 marzo, sul Ghiacciaio delle Ziroccole (Pale di S. Martino) a 2900 m, 3 scialpinisti in salita provocavano il distacco di una valanga lastroni di fondo di neve umida e di medie dimensioni (2 illesi, 1 ferito). Il mese di aprile è stato caratterizzato da numerose precipitazioni con limite delle nevicate e quantitativi variabili. In questo periodo non sono stati registrati eventi valanghivi significativi ma singole piccole valanghe in concomitanza delle precipitazioni. I giorni con maggiori distacchi sono il 6, 7, 10, 11 e 12 aprile. Il 9 aprile, lungo il versante NW di Punta Penia (Marmolada) a 3000 m, 2 scialpinisti provocavano il distacco di una valanga a lastroni di medie dimensioni (1 illeso e 1 ferito- sepolto). Nelle Dolomiti oltre i 2000 m, dal 20 al 23 aprile e il 2 maggio sono stati osservati singoli distacchi di valanghe di medie dimensioni, Con i primi giorni del mese di maggio e il manto nevoso in fusione fino ai 2500-2700 m, si verificava il settimo e ultimo episodio valanghivo della stagione. Con l’ulteriore apporto di neve fresca del giorno 9 maggio (20-25 cm) e con temperature ormai primaverili, anche lungo i pendii all’ombra ancora carichi di neve invernale, iniziavano ad essere poco consolidati già dalla tarda mattinata. Per qualche giorno sono state osservate numerosi distacchi di valanghe e in alcuni casi sono di grandi dimensioni con spessori al distacco di circa 1,5 m; molte valanghe interessavano aree sciistiche attrezzate (chiuse). Il pericolo valanghe Le diverse condizioni di innevamento delle Dolomiti e delle Prealpi hanno anche evidenziato situazioni diverse di pericolo di valanghe durante l’inverno. In occasione della abbondanti
Figura 11. Utilizzo del grado di pericolo valanghe nella stagione invernale 2005- 2006.

nevicate di fine gennaio per alcune giornate (4) il pericolo di valanghe nelle Prealpi vicentine e bellunesi occidentali ha raggiunto il grado “forte (4)” a causa delle elevate quantità di neve fresca al suolo. La stagione è stata anche caratterizzata da un lungo periodo, dal 19 febbraio al 14 marzo, con grado di pericolo marcato (3), eccetto 4 giorni consecutivi di grado moderato (2). In ogni caso il pericolo di valanghe prevalente durante la stagione invernale è stato moderato (2) sia nelle Dolomiti che nelle Prealpi (Fig. 11). Le situazioni con grado di pericolo di valanghe debole (1) sono state maggiori nelle Prealpi (34 giorni) rispetto alle Dolomiti (16 giorni), mentre le giornate con grado di pericolo marcato (3) sono state maggiori nelle Dolomiti (43 giorni). Le situazioni di aumento del pericolo di valanghe durante la giornata, sono venute a crearsi dopo il primo rialzo termico e cioè nella terza decade del mese di marzo (Fig. 1,2) e in occasione del temporaneo rialzo termico dei primi giorni di febbraio (Fig. 12). Incidenti da valanga Gli incidenti da valanga noti e avventui nella stagione invernale 2005 – 2006 sono in tutto 14. Nella tabella sottostante sono stati riportati anche 6 incidenti avvenuti in zone prossime al confine con la Regione del Veneto (fonte AINEVA, 2006) per dare un quadro più completo della problematica e dei periodi nei quali si sono verificati il maggior numero di incidenti.
CATEGORIA PROVINCIA INDICE PERICOLO TRAVOLTI PRESENTI

Figura 12. Utilizzo giornaliero del grado di pericolo valanghe nella stagione invernale 2005 – 2006.

DATA E LOCALITA'

08.11.2005/Serauta Marmolada – TN 11.12.2005 Monte Pelmo – BL 19.01.2006/ Tre Cime Auronzo 21.01.2006/Val Caprara, Pasubio - Posina - VI 28.01.2006/San Martino di Castrozza-TN 29.01.2006/ Lusia- Moena – TN 28.01.2006/Rifugio Casare Asnicar – VI 28.012006/Arten - Fonzaso - BL 01.02.2006/Monte Tamer - Zoldo - BL 19.02.2006/Monte Altissimo di Nago - TN 20.02.2006/Davedino Livinallongo- BL 21.02.2006/Faloria - Cortina d'Ampezzo - BL 21.02.2006/Monte Verena 25.02.2006/Lusia - Moena -TN 25.02.2006/Arabba - BL 26.02.2006/Alpago - BL 05.03.2006/Arabba Col del Cuc - BL 12.03.2006/Laste - BL 25.03.2006/Pale di San Martino - Val Strutt-BL 09.04.2006/Punta Penia - Marmolada - TN

TN BL BL VI TN TN VI BL BL TN BL BL VI TN BL BL BL BL BL TN

sci alpinisti in discesa sci alpinista in salita sci alpinista in salita sci alpinista in salita sci fuori pista sci in pista abitazione abitazione sci alpinista in salita sci alpinisti in discesa vie di comunicazione sci fuori pista diversi (soccorritori a piedi) sci fuori pista sci fuori pista sci alpinista in salita sci fuori pista diversi (escursionisti con racchette da neve sci alpinista in salita sci alpinisti in discesa 2 3 3 4 4 4 4 3 2 3 3 3 3 3 3 3 3 3 2

3 2 3 5 2 3 2 1 1 1 1 2 5 1 1 3 2 2 5 2

1 1 3 1 1 3 2 1 1 1 1 1 2 1 1 3 1 2 3 2

1 1 2 1 1 3 2 1 1 1 1 1

2 1

3 1 2 2 1 1 1

Arabba, 3 Agosto 2006

Ufficio Previsione Pericolo Valanghe (M.Valt, R.Zasso, G.Crepaz)

MORTI

ILLESI

feriti