APPUNTI INTELLIGENZA EMOTIVA

È “intelligenza emotiva” quella particolare forma di intelligenza che ha
consentito ai nostri antenati di elaborare strategie di sopravvivenza che sono
alla base dell’evoluzione umana.
Tale intelligenza:
 consente di governare le emozioni per trarne il più possibile un
vantaggio;
 consente di capire i sentimenti degli altri al di la delle parole;
 spinge alla ricerca di benefici più duraturi rispetto che a quelli più
immediati;
 essa si può inoltre apprendere e perfezionare imparando a conoscere le
proprie emozioni e quelle degli altri
PREFAZONE:

l’autore del libro, Daniel Goleman ha deciso di scriverlo in un momento in cui l
società americana entrava in una crisi sociale profonda, caratterizzata
dall’aumento del numero di omicidi-suicidi e dall’abuso di droghe soprattutto nei
giovani. Tutto ciò è dovuto ad una tendenza dei paesi occidentali ad un autonomia
sempre maggiore e quindi ad una minore disponibilità alla solidarietà. Tale
isolamento porta alla distruzione della comunità e ad una volontà spietata di
autoaffermarsi rispetto all’altro. Si dovrebbe perciò iniziare dalle scuole ad
insegnare ai bambini quello che si potrebbe definire “l’alfabeto emozionale”, che
porterebbe ad una maggiore consapevolezza sia di noi stessi che degli altri e ad un
controllo più efficace delle proprie emozioni.

L’IMPULSO è il mezzo dell’emozione, l’origine dell’impulso è un SENTIMENTO
che cerca in tutti i modi di esprimersi attraverso l’azione. Chi è in balia
dell’impulso e manca quindi di autocontrollo è affetto da una carenza morale. La
capacità di controllare gli impulsi è infatti alla base del carattere. Allo stesso
modo la radice nell’altruismo è l’empatia, ovvero la capacità di leggere le
emozioni degli altri.

 CAPITOLO 1:
 I sentimenti più profondi, le passioni e i desideri più intensi sono per l’essere
umano guide importantissime a cui l’uomo deve in gran parte la propria
esistenza. Solo un amore immenso può infatti spingere un essere umano a
superare il proprio istinto di conservazione sacrificandosi per un figlio ad
esempio. Da un punto di vista intellettuale infatti tale sacrificio è sicuramente
irrazionale e fortemente discutibile ma se lo si giudica da un punto di vista
emotivo spesso è la sola scelta possibile.
 I sociologi indicano come questa prevalenza del cuore sulla mente avvenga nei
momenti più critici della vita, quando cioè il solo intelletto non è in grado di
affrontare compiti troppo difficili e importanti
 Ogni emozione ci orienta infatti in una direzione già rivelatasi efficace per
superare le sfide che la vita umana ci pone davanti. Tali emozioni finirono infatti
per diventare tendenze automatiche del nostro comportamento, quasi come
fossero qualcosa di innato

  Ogni emozione ha un ruolo unico e si differenzia dall’altro tramite le proprie caratteristiche biologiche:  Quando siamo in collera.  La “mente emozionale” Quanto più intenso è il sentimento. tanto più dominante è la mente emozionale. Essa comporta una caduta di energia che ha l’effetto di rallentare il metabolismo. essa è capace di riflettere. il labbro si solleva e il naso tende ad arricciarsi nel tentativo primordiale di chiudere le narici colpite da qualcosa di nocivo  La tristezza. ci permette di farci adeguare ad una perdita significativa. dai quali si evolsero poi le aree del cervello pensante ossia la NEOCORTECCIA(prima che esistesse un cervello pensante ne esisteva quindi già uno emozionale): essa è la sede del pensiero e offre la capacità di ideare programmi a lungo termine e di escogitare strategie mentali in favore della sopravvivenza dell’individuo . esso regola le funzioni fondamentali come il respiro  Dal tronco celebrale derivano gli altri centri emozionali. Le nostre 2 menti:  La“mente razionale”: è la modalità di comprensione della quale siamo solitamente coscienti. una maggiore attività di un centro particolare del cervello inibisce possibili sentimenti negativi aumentando la disponibilità di energia  Nell’amore. il sangue affluisce verso le gambe per prepararci alla fuga. Nella maggior parte dei casi le 2 menti lavorano in armonia e cooperazione nonostante ciascuna di esse rifletta il funzionamento di circuiti cerebrali distinti ma interconnessi  L’evoluzione del cervello:  La parte più primitiva del cervello è il TRONCO CELEBRALE. vi è un forte risveglio del sistema parasimpatico che porta il soggetto ad uno stato generale di rilassamento e soddisfazione tali da facilitare la cooperazione  Nella sorpresa. quando cioè indugiare e pensare potrebbe costarci la vita. il sangue affluisce alle mani per prepararci al combattimento cosi come una scarica di adrenalina ci rende capaci di un azione vigorosa  Quando abbiamo paura. il sollevamento delle sopracciglia consente di avere una visuale più ampia tanto da poter raccogliere maggiori informazioni dall’evento inaspettato e valutare quindi una reazione più adeguata possibile  Nel disgusto. La chiusura in noi stessi ci da infatti la possibilità di elaborare la pesante perdita e di prepararci nel momento del ritorno delle energie a nuovi progetti. Allo stesso modo il corpo si immobilizza come impietrito per un momento per permetterci di valutare meglio la situazione  Nella felicità. Tale circostanza scaturisce nel momento in cui si necessita di un azione immediata in un contesto di pericolo.

l’amigdala e l’IPPOCAMPO lavorano in stretta collaborazione in quanto entrambi archiviano e richiamano le proprie informazioni indipendente con la differenza che l’amigdala decide se esse hanno o meno una valenza emozionale  Nella neocorteccia le informazioni provenienti dall’esterno vengono registrate. scatta come un grilletto mettendoci in allerta nel momento in cui recepisce dagli organi di senso qualcosa di non gradito  Si è dimostrato infatti come gli input sensoriali provenienti dal cervello e dall’orecchio viaggiano prima diretti verso il talamo e poi verso l’amigdala e solo alla fine tale segnale raggiunge la neocorteccia  Nel sistema mnemonico. Tutte le passioni dipendono da essa e quindi se fosse isolata dal resto del cervello. Il carattere peculiare di questo “sequestro neurale” è che una volta passato il momento critico. le persone che ne sono state vittime hanno la sensazione di non sapere cosa sia capitato loro. Ci sono 2 amigdale. la facoltà emozionale guida le nostre decisioni momento per momento in stretta collaborazione con la mente razionale. l’intelligenza emotiva si sviluppa cosi come le capacità intellettuali. si organizza una reazione coordinata. Quando tutte le parti del cervello . comprese e attraverso i LOBI PREFRONTALI. i lobi lavorano in collaborazione con l’amigdala  Nel complesso rapporto tra sentimenti e pensiero. Il nostro modo di comportarci nella vita è determinato quindi da entrambi i tipi di menti che possediamo. una su ciascun lato del cervello. Se è necessaria una risposta emozionale.  Tali sequestri neurali hanno origine nell’AMIGDALA:  un centro del sistema limbico del cervello a forma di mandorla posto sopra il tronco celebrale. nel lobo olfattivo dal quale cominciarono poi a evolversi gli antichi centri emozionali dando origine al “SISTEMA LIMBICO”  Quando il sistema limbico si evolse sviluppò la capacità di apprendimento e della memoria  Le parti emozionali del cervello quindi essendo la fonte dalla quale si sono poi sviluppate le aree pensanti dello stesso. il risultato sarebbe una evidentissima incapacità di valutare il significato emozionale degli eventi(“cecità affettiva")  Essa è la sentinella del cervello che entra in azione. Le radici più antiche della nostra vita emotiva affondano nel senso dell’olfatto. gli sono strettamente collegate e ciò conferisce quindi la grande possibilità di influenzare tutte le aree del cervello tra cui i centri del pensiero  CAPITOLO 2:  Succede che in alcuni momenti critici della vita vi si una esplosione emozionale definite come “SEQUESTRO NEURALE” nel quale sembra che un centro del sistema limbico dichiari lo stato di emergenza imponendo al cervello di eseguire un ordine prima che la neocorteccia abbia avuto la possibilità di comprendere appieno cosa stia realmente accadendo. quella razionale e quella emotiva.  Essa funziona come un archivio della memoria emozionale ed è quindi ciò che da significato agli eventi. dall’amigdala alla neocorteccia ai lobi prefrontali interagiscono al meglio. .

ritiene che le persone siano classificabili in 3 categorie a seconda di come percepiscono e gestiscono le proprie emozioni: 1. si trovano avvantaggiate in tutti i campi della vita. Controllo delle emozioni: la capacità di controllare i sentimenti in modo che essi siano appropriati.  È dimostrato infatti come le persone competenti sul piano emozionale. I rassegnati: sebbene abbiano spesso idee chiare sui propri sentimenti. Una situazione riscontrabile nei depressi . Motivazione di se stessi: la capacità di dominare le emozioni per raggiungere un obbiettivo è essenziale per trovare motivazione e controllo di sé 4. Conoscenza delle proprie emozioni: l’autoconsapevolezza. Si tratta di individui autonomi e sicuri dei propri limiti che godono di una buona salute psicologica e tendono ad essere ottimisti 2. riesce a gestire al meglio la propria vita 2. Chi è molto sicuro dei propri sentimenti. uno psicologo americano che insieme a Peter Salovey è padre della teoria dell’intelligenza emotiva. Gli autoconsapevoli: consapevoli dei propri stati d’animo nel momento stesso in cui essi si presentano. descrive le intelligenze personali dell’uomo in 5 parti principali: 1. Peter Salovey.  Uno psicologo statunitense. dalle relazioni al successo lavorativo. Le persone che hanno maggior controllo emotivo riescono a riprendersi più velocemente dalle sconfitte della vita 3.  L’ “INTELLIGENZA INTERPERSONALE” è per l’appunto quella capacità di comprendere gli altri scoprendo allo stesso tempo in che modo sia possibile interagire con essi in maniera cooperativa. Riconoscimento delle emozioni altrui: l’empatia è fondamentale nelle relazioni con gli altri 5. ovvero la capacità di riconoscere un sentimento nel momento in cui esso si presenza è la chiave principale dell’intelligenza emotiva. I sopraffatti: persone spesso sommerse dalle proprie emozioni e incapaci di considerarle con un minimo di distacco 3. Gestione delle relazioni: la capacità di dominare le emozioni altrui aumenta la popolarità. che sanno controllare le proprie emozioni e sono in grado di leggere quelle altrui. la leadership e l’efficacia nelle relazioni interpersonali  CAPITOLO 4:  L’autoconsapevolezza di sé. richiede l’attivazione della neocorteccia e in particolare delle aree del linguaggio che consentono di dare un nome alle emozioni risvegliate  John Mayer. nella sua definizione di intelligenza emotiva. tendono tuttavia ad accettarli senza provare a modificarli. ovvero dei propri sentimenti nel momento in cui essi si presentano. CAPITOLO 3:  L’intelligenza scolastica e quindi il quoziente intellettivo di una persona contribuisce solo per un 20% ai fattori che determinerebbero un successo nella vita di una persona in quanto tale intelligenza accademica non offre gli strumenti adatti ad affrontare i problemi e a cogliere le occasioni della vita.

ma spesso quando questa mette il cervello emozionale in uno stato di agitazione. dal punto di vista fisiologico. Essi in realtà provano dei sentimenti ma non riescono a distinguerli e a spiegarli. la collera sembra essere il più difficile da controllare. ci sono individui per cui basta il minimo stimolo per scatenare vere e proprie tempeste emozionali e persone che quasi non avvertono nessun tipo di emozione.  Le donne generalmente sentono le emozioni con maggiore intensità rispetto agli uomini . Essi mancano quindi dell’abilità principale dell’intelligenza emotiva ovvero l’autoconsapevolezza. Il problema sorge quando l’ansia diventa cronica mostrando tutte le caratteristiche di un “sequestro emozionale” di bassa intensità . Solitamente. Essa si autoalimenta con una sequenza di stimoli che spesso sfociano nella violenza  Vi sono 2 possibilità per disinnescare tale processo:  Fermarsi sui pensieri che alimentano la collera mettendoli in discussione  Aspettare che l’ondata di adrenalina passi portandosi in un ambiente nel quale sia poco probabile che ci si imbatta in altri fattori che possano alimentarla  Anche l’attività fisica e le tecniche di rilassamento possono aiutare a farla sparire  Credenza errata degli anni 50 era quella di dar sfogo alla rabbia per farla passare. Alcuni medici ipotizzano che questa situazione sia legata da un interruzione delle connessioni tra il sistema limbico e la neocorteccia che quindi non è più in grado di classificare le emozioni che si provano. un’emozione sorge prima che l’individuo ne sia conscio. parte l’ansia che serve a fissare l’attenzione su una minaccia imminente. A differenza della tristezza. senza essere quindi schiavi delle passioni. persone che non hanno parole per descrivere i propri sentimenti dando l’impressioni che essi addirittura manchino. ovvero la capacità di resistere alle tempeste emotive che possono pervaderci. È importante tuttavia sottolineare che le emozioni debbano essere appropriate alla circostanza e non che vengano represse del tutto  Non possiamo controllare in quale momento esatto un’emozione ci travolgerà ma possiamo tuttavia in parte controllare la durata di tale emozione  Tra tutti gli stati d’animo che si desiderano evitare. gli psichiatri definiscono “ALESSITIMIA”. la collera è energizzante. satura la mente con argomentazioni sempre più convincenti per indurci a dare sfogo all’impulso. Talvolta le emozioni che risiedono al di sotto della consapevolezza possono influenzarci in modo enorme senza che noi ce ne accorgiamo  CAPITOLO 5:  Una buona padronanza di sé. Questa agitazione emozionale preconscia continua ad aumentare e diventa infine abbastanza forte da irrompere nella consapevolezza. I romani la chiamavano temperanza identificandola con la capacità di frenare gli eccessi emozionali. In realtà è stato provato come alla fine dello sfogo essa continui a covare nell’individuo in modo ancora peggiore rispetto a prima  La preoccupazione ha solitamente il ruolo positivo di portare a risolvere un problema sul quale si medita. era elogiata fin dai tempi di Platone.

. essa può però sfociare nella depressione nella quale la vita è come paralizzata e dalla quale nulla di nuovo può emergere. Nessuna azione dell’individuo depresso può portare ad una soluzione del problema e il metodo più efficace per combatterla sembra essere quello della socializzazione nelle donne la depressione è diagnosticata con frequenza doppia rispetto agli uomini anche se questi ultimi tendono maggiormente a sfogarla nell’alcool maggiormente rispetto alle prime.      L’ansia si presenta in 2 forme:  Cognitiva: pensieri preoccupanti  Somatica: con sintomi quali sudorazione. L’attività fisica sembra essere un rimedio efficace contro la depressione in quanto porta il cervello in uno stato di attivazione incompatibile con lo stato emozionale che lo tiene in scacco. ovvero riconoscere quanto prima la fonte di tale preoccupazione  Il secondo passo è quello di assumere un atteggiamento critico verso di esse dando la possibilità di frenare l’innesco della preoccupazione da parte del sistema limbico La tristezza è lo stato d’animo più difficile da allontanare. aumento della frequenza cardiaca e tensione muscolare Il metodo migliore per superare tale ansia cronica è:  Innanzitutto l’autoconsapevolezza. Essa ha aspetti positivi in quanto ci sottrae energia momentaneamente per poi riprendere nuove imprese instaurando una sorta di ritiro riflessivo che ci permette di superare la perdita e di elaborare un nuovo piano d’azione.