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Il Plutarco delle donne.

Repertorio della pubblicistica educativa e scolastica e della letteratura amena destinata al mondo
femminile nell’Italia dell’Ottocento.
Premessa
Nell’ottobre 2006 presso il centro di documentazione e ricerca sulla storia del libro scolastico e della
letteratura dell’infanzia venne avviata un’indagine sulla pubblicistica educativa e scolastica e sulla
letteratura amena dei secoli XIX e XX destinate al mondo femminile. Tali pubblicazioni erano state
trascurate degli storici e quindi fu opportuno predisporre uno specifico repertorio di tale fonte al fine di
approfondire il ruolo esercitato dal tale filone nell’evoluzione delle pratiche e degli ideali formativi destinati
al mondo femminile nell’Italia fra Ottocento e Novecento. Il saggio introduttivo l’educazione femminile
nella pubblicistica educativa e scolastica e nella letteratura amena del secolo XIX. Itinerari e modelli, punta a
fornire una prima analisi degli indirizzi e dei modelli formativi nel quadro dei processi di ridefinizione
dell’identità e dei ruoli assegnati alla donna nella società borghese di quel secolo.
Parte prima.
1. La biblioteca della saggia e onesta genitrice: dimensioni e caratteristiche della pubblicistica educativa e
scolastica e della letteratura amena dell’ottocento sulla donna e sul mondo femminile.
L’Ottocento rappresenta in secolo nel quale il ruolo della donna è oggetto di una vasta pubblicistica che
non ha precedenti e che rivela la propria centralità accordata dai contemporanei a questo tema. Le indagini
attestano la presenza di oltre milleduecento operette di vario genere e di diversa matrice culturale
destinate ad un pubblico femminile con finalità non solo di intrattenimento ma anche di edificazione ed
educazione. Si tratta di opuscoli, almanacchi, novelle, racconti, letture e biografie destinate soprattutto
nella seconda metà del XIX secolo alle scuole e ai collegi ed educandati femminili. il gruppo di autori di
queste pubblicazioni è vario e rappresentativo di tutti gli orientamenti ideologici e culturali. Accanto ad essi
si colloca un gruppo di scrittrici. Altrettanto ampio è il numero di autori e autrici stranieri. Occorre anche
citare il genere dei cosiddetti libri di devozione, redatti in massima parte da ecclesiastici e religiosi e
contenenti le gran messe di regole di vita, raccolte di esercizi e di letture devote, di guide dell’anima,
pensieri e meditazioni spirituali, come anche le agiografie di stampo popolare, ovvero le vite dei santi.
Questo tipo di pubblicistica ebbe diffusione ampissima. Le operette erano destinate a fornire alla donna
cristiana non solo ausili alla vita di pietà, ma anche regole di vita e di comportamento, suggerimenti di
carattere pratico per esercitare i doveri del proprio stato; diventano mezzi di trasmissione di valori etici e
religiosi orientati a plasmare non solo l’anima ma anche i comportamenti sociali. Tale pubblicistica rivela
un aspetto innovativo rispetto ai secoli precedenti e un elevato livello di specializzazione approfondendo
ogni aspetto dell’educazione femminile articolando le sue proposte per età, stato e soprattutto per classi
sociali. L’identità femminile è declinata in modo estremamente differenziato.
2. Perfezionare la natura ed educare la virtù: alle origini del modello della moglie e madre esemplare
Quali sono i fattori e le ragioni che hanno determinato tanta attenzione al ruolo della donna e alle
problematiche connesse con la sua educazione e istruzione? Per ottenere una risposta è necessario tenere
presenti i mutamenti avvenuti nell’ottocento. Carmela Covato definisce questo secolo il secolo della
scoperta della madre e dell’esaltazione della funzione materna della donna. Il crollo dell’ancien regime e
del nuovo ordine sociale di matrice borghese mettono in discussione gli antichi equilibri. Nei decenni
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seguenti il processo di unificazione nazionale, l’affermazione dello Stato liberale, le trasformazioni
economiche e produttive, i progressi nella mentalità, nel costume, nella scienza contribuirono a definire
una nuova società borghese che dava centralità alla famiglia e favoriva quindi una nuova concezione del
ruolo e dell’identità della donna. Le nuove classi dirigenti volevano universalizzare il modello di famiglia
borghese ispirato ad una visione privatistica della famiglia che differenzia le funzioni dei coniugi e che
considera la famiglia il luogo di trasmissione di valori e stili di vita, di un etica non più fondata sulla religione
ma sulla razionalità scientifica. Ecco perché la pubblicistica ottocentesca rivolta alle donne si propone di
sradicare i costumi e le pratiche tradizionali: abbandono delle cure dei figli nei ceti aristocratici; esercizio
delle arti di ornamento; anonimato della donna contadina; la determinazione del nuovo ruolo della donna
borghese, ovvero un ruolo coniugale e materno di cura ed educazione della prole, motivi questi che
saranno centrali nella produzione pubblicistica dell’ottocento. Nel nuovo modello della donna moglie e
madre il dato biologico si intreccia fortemente con quello culturale: la diversità biologica della donna, il
cosiddetto istinto materno, non è sufficiente ad assolvere i nuovi compiti richiesti dalla società borghese. Di
qui la necessità di un’opera educativa, alla quale si accompagneranno specifici percorsi di istruzione, per
radicare la coscienza di una nuova identità e fornire gli strumenti per meglio assolvere i compiti di moglie e
madre. È necessario educare la donna soprattutto moralmente.
3. I nipotini di Fénelon e le fonti della pubblicistica ottocentesca sulla donna e sull’educazione femminile
Le indicazioni sul ruolo e sui compiti della donna risultano omogenee e uniformi. Questo accade perché le
fonti a cui si ispirano le pubblicistiche femminili dell’ottocento sono comuni. In particolare la prima fonte
risale al Seicento ad opera di Francois Fenelon con il celebre trattato l’education des filles edito nel 1687 in
cui erano presenti le critiche nei riguardi della frivolezza dei tradizionali costumi femminili, la necessità di
formare donne sagge e consapevoli del proprio ruolo. Ad esso si richiameranno numerosi autori e
numerose opere fa cui anche alcuni plutarchi femminili, ossia gallerie di donne celebri proposte
all’attenzione e all’emulazione delle giovinette italiane, come nel caso di Francesco Berlan auto de Le
fanciulle celebri e l’infanzia delle donne illustri d’Italia antiche e moderne del 1865, il quale con grandi
esempi tratti dalla storia, intendeva formare il cuore e la mente della donna, la prima istitutrice
dell’infanzia, fida compagna dell’uomo, affettuosa consigliera di nobili azioni. Si rifanno a Fenelon anche
numerosi libretti di matrice confessionale come Avvisi alle giovani di mons. Tommaso Ronna e La femme
studieuse del vescovo di Orleans Felix Dupanloup. Accanto a Fenelon l’altro grande autore che influenzò la
pubblicistica femminile fu Jean Jacques Rousseau con le sue enfatiche affermazioni circa la diversità
biologica della donna e la sua inferiorità intellettuale rispetto all’uomo (Emilio e Discorso sull’origine e i
fondamenti dell’ineguaglianza tra gli uomini). Queste idee furono riprese da De Maistre il quale rifletteva la
preoccupazione di salvaguardare una gerarchia di compiti e di funzioni sia nella famiglia che nella società,
come garanzia di ordine, di rispetto dell’autorità, di continuità con il passato: la necessità di contenere le
aspirazioni e le spinte emancipatrici del mondo femminile. Mante gazza dall’altra parte erra tra i più noti
esponenti della nuova scienza positivistica di fine secolo ed era impegnato a legittimare la diversità della
donna attraverso studi di anatomia e fisiologia per giustificare ‘inferiorità intellettuale della donna e
circoscriverne quindi il ruolo e la funzione sociale. Infine l’opera di Pestalozzi Leonardo e Gertrude esercita
un notevole influsso non solamente nel dibattito attorno al ruolo e ai compiti della donna, ma anche sui
testi destinati alla lettura nelle scuole elementari femminili e sui libri premio proposti alle fanciulle e alle
giovinette del ceto medio e delle classi popolari. Secondo Pestalozzi la donna è educatrice e redentrice
dell’uomo, capace di esercitare un’azione moralizzante sulla famiglia e sulla società facendo leva sulle virtù
tipiche della donna, il sentimento, la dolcezza e la mansuetudine.

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4. Né frivola né seriosa: cattolici e liberali nell’edificazione del nuovo ideale femminile per la società
borghese del secolo XIX
Oltre alle fonti di riferimento, il carattere omogeneo e uniforme della pubblicistica femminile è dovuto alla
convergenza della cultura laica e liberale e di quella cattolica verso un modello di donna. In particolare si
attribuiva alla donna una funzione centrale e strategica nel nuovo ordine sociale e civile scaturito dalla
rivoluzione francese e dalla trasformazioni economiche e sociali del XVIII secolo. Silvia Franchini sostiene la
necessità dell’educazione della donna in una società in trasformazione poiché cardine della solidità della
famiglia secondo l’etica borghese. Ciò spiega l’accento posto sul primato morale delle madri e sulla
fondamentale importanza del ruolo materno nella prima infanzia, ai modelli di spose virtuose e di madri
sagge e previdenti nell’ambiente domestico. Riscosse quindi successo l’intuizione napoleonica di porre la
donna al centro della famiglia per mutare il volto della società e di istituire un’istruzione laica promossa e
controllata dallo Stato per educare buone mogli e madri. A tal fine anche in Italia sorsero i collegi d’elite che
si proposero in alternativa agli educandati monastici. L’opportunità di disporre di buone e docili spose e
madri si sarebbe rivelata funzionale anche ai fini delle più generali politiche volte ad intensificare le alleanze
tra i gruppi aristocratico-borghesi, tra nobiltà vecchia e nuova, grazie ad oculate strategie matrimoniali. Un
analogo processo di ridefinizione delle istituzioni e dei modelli e dei percorsi formativi femminili
caratterizzò anche la Chiesa. Alla donna è affidato il compito di riportare Cristo e la Chiesa in una società
che se ne va allontanando. Martina Caffiero parla poi del processo di femminilizzazione del cattolicesimo
ottocentesco con la nascita di nuove congregazioni religiose femminili istituite per l’apostolato di assistenza
ai poveri, ai malati, all’infanzia, per la catechesi, l’animazione della vita religiosa nelle parrocchie, ma
soprattutto l’educazione dell’istruzione della gioventù e delle diverse classi sociali. Per l’assolvimento di
tale funzione era necessario andare oltre i tradizionali percorsi di educazione femminile proposti dagli
educandati claustrali e si affiancarono ad essi i collegi di istruzione istituiti da alcune congregazioni francesi.
Occorreva quindi elaborare una proposta formativa più rispondente alle necessità della nuova epoca. Si
trattava di inculcare nelle giovani dei ceti superiori una più viva coscienza dei loro compiti familiari e della
loro responsabilità di propagare la fede, l’onore della religione e una solida pietà. Era necessario fornire
un’educazione religiosa e civile più ampia per preservare le donne dalle influenze deleterie dell’ambiente e
della mentalità corrente per operare con piena coerenza cristiana per la salvaguardia della moralità
familiare e per la cura e l’educazione dei figli.
5. Tra illustri giovinette e moglie e madri esemplari: la scuola dell’Italia unita e la promozione del nuovo
ideale femminile.
La scuola, in particolare quella elementare e popolare ebbe un ruolo fondamentale nella trasmissione,
accanto agli insegnamenti del leggere, dello scrivere e del far di conto, anche di determinati abiti morali e
civili e di specifici modelli di comportamento. I libri di lettura e le altre tipologie di testi destinati alle alunne
delle classi femminili operarono da fattore di amplificazione. Nelle scuole furono diffuse varie tipologie di
letture femminili come racconti storci per fanciulle, incentrati in genere sulle biografie di donne celebri,
illustri giovinette, mogli e madri esemplari: da Cornelia dei Gracchi alle eroine del Rinascimento nazionale..
contribuirono a questo scopo anche i libri di letture di scrittori, educatori e insegnanti di amo i sessi. Tra i
più importanti ricordiamo la morale pratica, ossia i doveri esposti alle giovinette italiane cogli esempi delle
donne celebri. Libro di lettura ad uso delle scuole elementari femminili e dei corsi normali e magistrali di
Antonio Parato, il Plutarco femminile di Pietro Fanfani, le fanciulle celebri e l’infanzia delle donne illustri
d’Italia di Francesco Berlan, il manuale per giovinette italiane di Luisa Amalia Paladini nel quale le madri
hanno il compito di insegnare ai fanciulli a seguire le leggi della nazione.
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