Numero 13 - 31 gennaio 2005 - Distribuzione gratuita

“... riportando tutto a casa...”
Sulle pagine d’Inchiostro, a circa 10 anni di distanza dalla prima volta (novembre 1995) si ritorna a parlare di fumetto; corsi e ricorsi storici? Si parva licet pensiamo di si! La teoria di Giambattista Vico è, appunto, analizzata dalla nostra Sabina Salvaneschi. Coincidenza o arguta programmazione? Spesso la migliore risposta è quella che si ha affidandosi al proprio quinto senso e mezzo. Senso che, probabilmente, ha contribuito a rendere un’icona Dylan Dog, personaggio cui dedichiamo l’onore della copertina, ma ha anche sostenuto gli scienziati che anni addietro progettarono, dopo averlo lungamente sognato, il viaggio su Titano. Sogno infine realizzato: l’uomo, o meglio le macchine da noi create, sbarcano, dopo un lungo viaggio, sulla terza luna di Saturno. Gli aedi della 9° arte, però, c’erano già arrivati qualche anno addietro, nel maggio del 2002 per la precisione: una delle più belle e struggenti avventure di Nathan Never. Il n°131, Il mistero della terza luna, ci offre un’efficace analisi sul tema del rimorso, affrontato sia a livello personale, sia su un piano universale. Tema vichiano, se vogliamo essere onesti: anche questo, infatti, è un correre e ricorrere. Mattia Quatrocelli, invece, sazia gli affamati di scienza con la sua personale visione del “vero” sbarco su Titano. Approdo tramite il quale l’umanità ha posto un nuovo confine, una nuova stele di Rosetta e quindi una nuova bandiera nella sua irrefrenabile corsa alla conquista delle stelle. Conquista cui hanno contribuito gli scienziati italiani e pavesi: sui contorni della Facoltà di scienze M.F.N. si è posato discretamente l’obbiettivo di Inchiostro. Dopo le bandiere tra le stelle, di drappi più terreni e dei loro significati ci narra il Viaggiatore nella sua classica rubrica. Anche le più eroiche insegne possono diventare moccichini, cioè fazzoletti. Ma anche il più inutile fazzoletto strizzato dalla felice penna di Elisa Perrini diventa lo spunto per un fantastico viaggio nelle piccole parole quotidiane, di cui probabilmente pochi conoscono l’origine. Nemmeno Groucho all’apice del suo non sense riuscirebbe a non apprezzarla. Ovviamente avrete capito che il monografico di questo tredicesimo numero è dedicato al fumetto. Le interviste ad alcuni dei più famosi autori della factory bonelliana sono ad opera di Pierluigi Malangone. Buona Lettura. Marzio Remus

Fumetto made in Italy
Pronta Mente
pagina 2

pagine 4 e 5

Università in autoscatto Cultura e spettacoli

Idee, critiche, suggerimenti, temi che stimolino la vostra curiosità? Volete collaborare con la pagina 3 Redazione del giornale? Scrivete a

Scrivete per Inchiostro...

pagine 6-7-8

redazione@inchiostro.unipv.it

Pronta Mente
di Mattia Quattrocelli
14 gennaio, Darmstadt (Germania), ore 11:25 GMT - nel centro di coordinamento delle operazioni sulla sonda Huygens arriva il primo segnale: la sonda, dopo un viaggio di sette lunghi anni sulle spalle dell’orbiter Cassini (realizzato dalla NASA), è entrata nell’atmosfera di Titano, la luna più grande del “Signore degli Anelli”, Saturno. Quell’atmosfera che, per anni, ha oscurato la superficie del pianeta più interessante per la ricerca esobiologica attuale, quell’atmosfera così densa e nebbiosa - composta di azoto, metano, argon, etano ed ammoniaca - ha fatto passare in pochi istanti la temperatura della sonda da -180°C a 11600°C (il doppio di quella solare): le previsioni più ottimistiche davano alla sonda, dopo l’atterraggio mediato da paracaduti, non più di mezz’ora di vita per l’acquisizione della maggior quantità possibile di dati sul suolo, sulla sua composizione, sulla sua dinamica geologica, oltre che sulla qualità chimica delle specie presenti generalmente sul satellite; rilevazioni da effettuare attraverso gascromatografo, spettrometro di massa,

Corsi e ricorsi nel marasma scientifico Huygens-Cassini: quella strana coppia a braccetto su Titano
(Agenzia Spaziale Italiana) ha costruito sull’europeissima Huygens l’HASI, un rilevatore molto sensibile ed affidabile per percepire i suoni sul pianeta (eviteremo, in questa sede, di dilungarci in autoincensazioni nazionalistiche… ne avrete già abbastanza dai normali media). Ore 17:19 GMT – il punto di atterraggio di Huygens su Titano scompare dietro l’orizzonte e iniziano ad arrivare a raffica i primi dati lanciati dalla sonda all’orbiter, premiando così gli sforzi della task force che aveva dovuto correggere tutte le orbite, sia della sonda, sia di Cassini, a causa di un difetto hardware che rendeva assai confuse le comunicazioni tra i due astronomi meccanici. E l’emozione (oltre alle frasi di rito e a quelle ad effetto) dilaga; anche perché i dati sono veramente sensazionali: ad un’altezza di 16 km dal suolo, Huygens ha fotografato un massiccio montuoso, solcato da quello che sembra un ghiacciaio sotto lento movimento, diramato in fiumi più grandi e affluenti…il tutto ad una temperatura di 180°C: dato che è impossibile trovare acqua liquida, è probabile che i protagonisti di questo dinamismo geologico siano miscele di acqua ed idrocarburi. D’altronde, in caduta verso il suolo, Huygens è stata letteralmente avviluppata da una cortina viscida di polimeri. Nelle due ore di permanenza sulla crosta (a quanto pare dura) di Titano (ben un’ora e mezza in più rispetto a previsioni che sembravano favolistiche), la sonda omonima dell’astronomo olandese che, per primo nel 1665 avvistò questo satellite di Saturno, ha raccolto tantissimi dati e analisi, che solleticheranno – e non poco – le fantasie esobiologiche degli astronomi di tutto il mondo: come, infatti, non immaginare la vita su di un pianeta attivo geologicamente (o come dicono gli esperti in gergo, “vivo”), con una composizione

“Ricaduta delle origini”: il perché dei nostri sentimenti La teoria dei “Corsi e ricorsi storici” di Giambattista Vico può spiegare molte cose di Sabina Salvaneschi
Chi non ha mai sentito parlare della teoria dei “Corsi e ricorsi” di Giambattista Vico? Il celebre filosofo italiano vissuto tra la fine del 1600 e la metà del 1700, ipotizzava il ciclico ripetersi degli accadimenti storici in una spirale senza fine, pur non condividendone il carattere necessario e ripetitivo. Il ricorso storico veniva infatti considerato dal Vico come una possibilità, non certo una certezza, dovuta alla natura della mente umana stessa. Alla luce dei fatti, non possiamo sicuramente smentire questa sua teoria, dal momento che da sempre il mondo vive su un continuo sviluppo di fasi di pace e fasi di guerra, alternando periodi di ricostruzione a periodi di distruzione. Ne sono un esempio le due guerre che hanno segnato la storia del secolo scorso, così come i periodi di ricostruzione successivi ad esse. Questo se si parla di politica ed economia, ma anche l’arte e la letteratura così come le scienze hanno seguito andamenti simili. Ritengo che la stessa costruzione teorica non solo sia applicabile al macrocosmo, ovvero l’universo di cui ogni giorno ci circondiamo, ma anche al nostro più ridotto e intimo microcosmo, fatto della realtà che ci attornia nella vita di tutti i giorni. Più precisamente mi riferisco a quella che è la nostra sfera affettiva, composta sia da genitori, figli, amici e collaboratori, ma anche di quella che ancor oggi definiamo la nostra anima gemella. Come succede nella storia, lo stesso capita ad ognuno di noi, quando, per esempio, ci ritroviamo entusiasti per una nuova amicizia, nella quale riponiamo fiducia e per la quale impegniamo anche buona parte delle nostre risorse emotive. Qui, la nostra storia personale fa il proprio corso, si sviluppa per poi esaurirsi nel momento in cui ci troviamo davanti al crollo nei confronti delle nostre aspettative. Salvo poi ripetere la stessa sequenza al verificarsi di una situazione analoga. Sorge spontanea una domanda: “Perché rendendoci conto di aver commesso un errore o una leggerezza nella valutazione dei fatti, abbiamo poi la tendenza a ripeterli identici?” Anche in questo caso sono utili le parole del Vico, il quale sosteneva che fa parte della natura intrinseca della mente umana la tendenza a ripetere le stesse sequenze. Pensiamoci bene: a quanti di noi è capitato di veder fallire un rapporto sentimentale, amicizia o amore che sia, per gli stessi motivi per cui ne era fallito uno precedente? Pare quasi che molti esseri umani siano destinati, in ambito sentimentale, a ripetere determinate sequenze in un girotondo infinito. Questo fenomeno viene indicato dal Vico come “ricaduta alle origini” e coincide, a mio parere, con il momento in cui ci si rende conto di aver sbagliato e di dover ripartire dal principio. Si conosce una persona, la si frequenta e tutto pare andare per il verso giusto, finché non arrivano i primi quasi inevitabili disaccordi e da qui, la storia riparte uguale alle precedenti. Fino a rendersi conto di aver ripetuto le scene di un film già visto altre volte. Ecco il punto in cui la teoria di Vico, diventa applicabile a mio avviso, anche al singolo individuo. Ecco dove ogni volta noi umani cadiamo in fallo senza averne coscienza fino al momento in cui la situazione precipita e ci fa rendere conto di aver percorso la stessa strada già percorsa in passato. Non è lecito allora chiedersi come mai il dolore e le sofferenze che hanno caratterizzato interi periodi storici, così come la vita individuale, non sono riusciti a modificare il cliché delle nostre scelte? È dunque un dato di fatto che l’umanità non apprende dai propri sbagli nonostante abbia come deterrenti il dolore e la sofferenza?

rilevatore di immagini e quant’altro offra l’ingegneria aerospaziale in termini di sensori e strumenti d’analisi. Ah, dimenticavo, oggetto d’analisi è anche il suono di Titano: l’ASI

chimica simile a quella degli albori di questo pianeta, carica di elettricità e, probabilmente, di fulmini e fenomeni elettrici, e piena zeppa di polimeri? I reparti più periferici del Sistema Solare, infatti, possono ancora soddisfare questo studio, poiché hanno avuto maggiormente la possibilità di progredire lentamente, di “fermare il tempo” a quei momenti che, forse, si sono verificati anche sul nostro beneamato ellissoide azzurro quattro miliardi e mezzo di anni fa. Dovremo, dunque, affidarci alla breve sosta di questa piccola sonda a 1,2 miliardi di km dai nostri nasi rivolti all’insù e ai segreti di quelle miscele di acqua, idrocarburi e polimeri (di quale natura?). Ah, dimenticavo ancora una volta: grazie all’antenna HASI, abbiamo anche ascoltato un tuono…e poi un silenzio carico di energia elettrostatica. Chissà che questo tuono, oltre a sancire l’emozione per un passo storico per l’astronomia, non risvegli le coscienze scientifiche addormentate dell’Italia e dell’Europa, assai prodighe a dar fiato alle trombe davanti ai risultati magnifici del lavoro, ignorato o osteggiato, di uomini di pensiero.

LaTeX da zero - ovvero LaTeX per letterati
Terza puntata
di Leonardo Pistone
Siamo oggi alla terza puntata del nostro corso di LaTeX, e avrete notato, non sono molte le ostiche complicazioni che vi aspettavate. E' tutto, vi renderete conto, molto lineare. Oggi aggiungeremo ai nostri testi qualche variante: elenchi puntati e numerati, grassetti e altre amenità. Vediamo subito l'esempio: l'uso di grassetti, corsivi, sottolineati non pone difficoltà. Infatti l'uso delle parentesi graffe permette di capire chiaramente dove inizia la formattazione, senza le terribili sorprese che capitano tutti i giorni con altri software. Provate ora, con il vostro word processor preferito, a selezionare del testo formattato e a spostarlo: otterrete i risultati più vari, e poco ma sicuro - la formattazione andrà modificata con grossolane selezioni... e la formattazione che invece volevate conservare andrà persa per sempre. Analizziamo invece questa situazione con LaTeX: nell'esempio abbiamo selezionato e copiato un paragrafo, aggiungendo il comando per il corsivo. In questo modo avrete subito i risultati sperati, senza perdere formattazione: e noterete che, come accade nei libri, il testo che era corsivo diventa normale quando tutto il resto è corsivo. Per quanto riguarda gli elenchi c'è da notare solo che è tutto automatico: gli elenchi puntati dentro altri elenchi puntati hanno un simbolo diverso; e visto che la sintassi è del tutto simile, è facilissimo trasformare un elenco puntato in un elenco numerato, per esempio. Questo non è che un esempio; ma usando LaTeX noterete che, anche se ogni cosa richiede un minimo sforzo per sapere come si fa - ma si tratta, come vedete, di pochi semplici comandi - in cambio ottenete che le vostre azioni hanno risultati prevedibili; e che il vostro tempo passa a scrivere, e non a schiacciare (non negatelo!) tasti con il mouse finché non ottenete ciò che volevate.
\documentclass[a5paper]{article} \usepackage[italian]{babel} \usepackage[latin1]{inputenc} \title{Terzo esperimento \\ sempre più raffinato} \author{Dr. Prin C. Ipiante, PhD} \date{Anno Galattico 3201} \begin{document} \maketitle \section{Facile formattazione} Userete più spesso i {\bf grassetti}, detti anche {\bf bold face} e i {\emph corsivi}, anche detti {\emph italic}. Se una cosa è particolarmente importante, {\underline sottolineatela}. \section{Viva L'Italico} { \emph Userete più spesso i {\bf grassetti}, detti anche {\bf bold face} e i {\emph corsivi}, anche detti {\emph italic}. Se una cosa è particolarmente importante, {\underline sottolineatela}. } \section{Noia} Se un argomento è particolarmente noioso e ripetitivo, potete facilitare la lettura (o non-lettura) utilizzando gli elenchi. Oggi ci siamo occupati di: \begin{itemize} \item grassetti; \item corsivi, detti anche: \begin{itemize} \item italici; \item enfatizzati. \end{itemize} \item sottolineati. \end{itemize} In realtà ci stiamo occupati anche di: \begin{enumerate} \item elenchi puntati; \item elenchi numerati. \end{enumerate} \end{document}

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Università in autoscatto
Sede: via Taramelli n° 24, Pavia CAP 27100 Sito internt: www.unipv.it/scienze Preside di Facoltà: Giorgio Flor. La sede dipartimentale del Prof. Flor è il Dipartimento di Chimica Fisica, V.le Taramelli n° 16. Orari della segreteria 9.30-12.00 OFFERTA DIDATTICA lauree triennali classi: biotecnologie (interfacoltà) (n. 1),scienze biologiche (n. 12), geologia e risorse naturali (n. 16), scienze chimiche (n. 21), tecnologie chimiche per l'ambiente e le risorse (n. 21), fisica (n. 25), scienze e tecnologie per la natura (n. 27), scienza del fiore e del verde (n. 27), matematica (n. 32), lauree specialistiche classi: biotecnologie industriali (8), matematica (42), scienze fisiche (20), scienze chimiche e metodologie chimiche applicate (62), scienze della natura (68), scienze e gestione dell’ambiente e del territorio (82), biologia applicata e neurobiologia (6), scienze geologiche applicate (86) La Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali è una Facoltà complessa poiché in essa convivono numerose realtà scientifiche, come testimoniato dalla ricca ed eclettica offerta formativa. Di seguito una breve introduzione del Preside che presenta la nostra Facoltà:“Le origini della facoltà di scienze risalgono a circa 150 anni fa! nel 1771 l’imperatrice Maria Teresa d’Austria aveva voluto modificare l’ordinamento didattico dell’università istituendo 4 facoltà: filosofia, medicina, giurisprudenza, teologia. Alla facoltà di filosofia afferivano le cattedre di algebra,geometria, fisica sperimentale, scienze naturali. Alla facoltà di medicina quelle di chimica e biologia. Nel 1880 c’erano circa 150 studenti per le discipline scientifiche! Tra il 1770 e il 1785 erano docenti Scarpa, Mascheroni, Scopoli, Volta, Spallanzani. La facoltà di Scienze oggi vanta un corpo docenti di 90 professori ordinari, 100 professori associati e 90 ricercatori; gli 2100 studenti di cui 1750 in corso; il rapporto studenti/ docenti: e di 7 a 1” La Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali è certamente la Facoltà più vasta e complessa dell'intero Ateneo poiché in essa sono presenti numerose realtà scientifiche tra loro in qualche modo affini, ma anche molto diverse: dalla Matematica alla chimica, dalla Fisica all'informatica, dalla geologia alla biologia e dalle scienze ambientali alle biotecnologie, e infine le scienze Naturali Quali elementi di affinità permettono il coesistere di tante discipline "sotto lo stesso tetto"? Certamente il metodo scientifico, e cioè il modo rigoroso e sistematico di affrontare le ricerche in questi campi, utilizzando modelli e conferma sperimentale quale normale modo di procedere. Inoltre sono discipline che tradizionalmente rivolgono gran parte della loro attenzione alla scienza rivolta quindi all'ampliamento della conoscenza umana e non solo "ristretta" unicamente alle possibilità di applicazioni tecnologiche. Infine è innegabile l'esistenza di numerose strette interazioni dirette tra le varie aree, non solo per quanto riguarda la matematica, madre di tutte le scienze, ma anche, ad esempio, tra Fisica e chimica, con biologia e geologia, ed infine tra le scienze Naturali e tutte le altre discipline. L'ampia offerta didattica della Facoltà appare quindi pienamente giustificata dalle numerose competenze che in essa operano e si sviluppano. Da sottolineare poi che, poiché non esiste didattica ad alto livello senza una stretta relazione con attività scientifica, nella nostra Facoltà l'attività didattica è totalmente sviluppata all'interno dei singoli Dipartimenti, strutture eminentemente votate all'organizzazione dell'attività scientifica, ma che svolgono appunto un ruolo unico e fondamentale nella formazione dei nostri studenti. Dodici sono nel nostro caso tali Dipartimenti: Biochimica “A. Castellani”, Biologia animale, Chimica Fisica “M. Rolla”, Chimica Generale, Chimica Organica, Ecologia del Territorio e degli ambienti terrestri,Fisica “A. Volta”, Fisica Nucleare e Teorica, Genetica e Microbiologia “A. Buzzati Traverso”, Matematica “F. Casorati”, Scienze della Terra, Scienze fisiologiche-farmacologiche molecolari-cellulari. A questi si aggiungono quattro

Terza puntata - Facoltà di Scienze MM. FF. NN. (prima parte)
a cura di Lorenzo Fermi, Alessio Palmero e Marzio Remus
Scienze matematiche Se credete che studiare Matematica vi porterà inevitabilmente a diventare come John Nash... ci avete preso in pieno! Ma se credete che studiare matematica sia un modo per eseguire più velocemente calcoli... allora vi sbagliate di grosso: quello lo fanno gli ingegneri. La matematica, una delle più antiche discipline dell'uomo, non è tanto diversa dalla filosofia (si pensi che nell'antica Grecia era un tutt'uno con essa), tuttavia è una scienza esatta, che a partire da un insieme di idee logiche di base (i famosi assiomi) si propone di costruire teoremi di validità assoluta sempre più complessi. Questo suo carattere universale fa sì che i laureati in matematica applichino le loro conoscenze alle discipline più disparate (fisica, chimica, informatica, economia, sociologia, ecc.), ma che con ogni probabilità essi non sappiano fare il conto della spesa. Oltre a queste informazioni già di per sé interessanti, non dimentichiamo che i matematici non sono molti... questo vuol dire che sono coccolati, sono pochi a lezione e soprattutto sostengono gli esami quando ritengono di aver studiato abbastanza, senza star dietro a burocratiche date di appelli. Inoltre sono molteplici gli sbocchi lavorativi: formazione di giovani ricercatori, di futuri insegnanti e di divulgatori scientifici, per rispondere alla richiesta di personale con adeguate e solide conoscenze matematiche che emerge in modo crescente in enti di ricerca pubblici e privati, nell'industria, nel dall'Istituto Nazionale di Alta Matematica, riservata a coloro che si iscrivono al primo anno di questa disciplina... 4mila Euro (estendibili a 12mila) non sono proprio da buttare! Scienze naturali Abbiamo chiesto alla Prof.ssa Elda Scherini Presidente del Consiglio Didattico una breve introduzione sul corso di laurea in “scienze naturali”: “La Classe di Laurea #27 e la Classe di Laurea specialistica #68s costituiscono, dopo la riforma degli studi universitari, la continuazione del Corso di Laurea in Scienze Naturali. Le Scienze Naturali a Pavia hanno una lunga e prestigiosa storia, riconducibile alle Cattedre di Storia Naturale, Botanica e Anatomia Comparata, che, nella seconda metà del secolo XVIII, facevano parte, delle Facoltà mediche e filosofiche. Cattedre che accolsero personalità quali Vallisnieri, Spallanzani, Scopoli, Scarpa, Gioeni. In seguito, nel 1860, presso l'Università di Pavia erano presenti strutture paragonabili al Corso di Laurea in Scienze Naturali, poi istituito come tale a seguito dei RR. DD. 20 giugno 1935, n. 1071 e 30 settembre 1938, n. 1652” Da piccoli dovevano trascinarvi via dal museo di scienze naturali? Avete riempito la vostra cameretta di collezione di teschi, piume, uova,e nidi, fossili? Avete collezioni di erbari? Vi affascina la chimica, la matematica e la fisica ma non troppo? I corsi di laurea di “Scienze Naturali” sono la risposta alle vostre passioni. Sin dal primo anno oltre materie fondamentali si stuInsomma l’aspirante naturalista e/o ambientalista (il primo più orientato verso l'analisi delle componenti biotiche e abiotiche dell'ambiente, il secondo più interessato ai processi che intercorrono fra le singole componenti) potranno trovare il loro ambiente ideale. Da notare poi che il basso numero di studenti permette un ottimo rapporto docente/studente e il fatto che le date d’appello il più delle volte sono fissate direttamente dagli studenti di comune accordo con i docenti. Scienze fisiche In molti di voi la parola “Fisica” evocherà sgradevoli, pallidi ricordi di piani inclinati e carrucole malamente scarabocchiati alla lavagna, o peggio ancora di interminabili ore spese in laboratori polverosi… Ebbene, se pensate che la fisica si studi così, facendosi solo via via più difficile, non avete capito niente. Il buon fisico è uno scienziato e un matematico rigoroso (checché ne dicano i matematici…), ma anche un artista. Come lo scultore che ottiene una figura di donna togliendo la pietra di troppo, esso fa emergere dall’apparente caos della natura la magica armonia delle sue leggi. A volte queste si manifestano subito in eleganti formule matematiche a cui la teoria porta in modo naturale: è però il fisico che deve interpretarle aiutandosi con l’intuito e il senso estetico. Chi, ricordando i nerds della sua scuola, sta ridendo perché l’ultimo paragrafo contiene contemporaneamente le parole “fisico” e “senso estetico”, deve sapere che Einstein iniziò a pensare alla relatività proprio perché le incompatibilità tra i diversi settori della fisica del suo tempo lo infastidivano dal punto di vista estetico/filosofico. Le parole che seguono spiegano forse meglio di interi volumi l’entusiasmo che muove i fisici (almeno a giudizio del fisico in erba che scrive). “Il principio cardine della scienza, quasi la sua definizione, è che la verifica di tutta la conoscenza è l’esperimento. […] L’esperienza stessa aiuta a produrre le leggi, nel senso che ci dà dei suggerimenti. Ma ci vuole anche fantasia per creare da questi suggerimenti le grandi generalizzazioni, per indovinare gli schemi meravigliosi, semplici eppure molto strani che reggono tutto, e poi sperimentare per verificare se abbiamo veramente indovinato. Questo processo immaginativo è così difficile che nella fisica ci si divide il lavoro: ci sono i fisici teorici che inventano, deducono, e tirano a indovinare le nuove leggi, ma non le sperimentano, e ci sono i fisici sperimentali che fanno gli esperimenti, inventano, deducono e tirano a indovinare.” Richard P. Feynman, Premio Nobel per la Fisica 1965

Uno scorcio della cosiddetta “Nave”, sede delle facoltà scientifiche... beh, a volte l’apparenza inganna centri interdipartimentali: Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali. (CIBRA), Centro Grandi Strumenti(CGS), Laboratorio Energia Nucleare Applicata. (LENA), Centro Interdipartimentale di Servizi Musei Universitari (CISMU) . Insomma a Pavia ci sono tutte le premesse perché si possa studiare bene per studiare meglio! mondo bancario, assicurativo e finanziario e più generalmente dal settore dei servizi ad alto contenuto tecnologico, come quello informatico. Non per ultimo viene il fattore economico: il nostro ateneo, in sintonia con precisi indirizzi europei e nazionali, ha deciso di esonerare dal pagamento della prima rata tutti gli studenti iscritti al primo anno di fisica, chimica e matematica. Last but not least è la borsa di studio proposta dierà botanica e geologia, oltre alle immancabili matematica, chimica, e fisica. Le escursioni, un must del corso, diventeranno via via più lunghe ed impegnative sino a ricoprire un’intera settimana alla laurea specialistica!!! Anche i laboratori sono una parte fondamentale della carriera del naturalista: potrete scegliere tra un’amplissima varietà da Ecologia Vegetale, a Biologia Cellulare passando per Micologia.

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di Pierluigi Malangone
In un luogo qualsiasi del mondo, di notte, mentre l’uomo normale riposa, tra le vie della città regna il silenzio; in un vicolo corre il soffio del vento e lascia, solo per un istante, che l’uomo appoggiato spalle al muro illumini il volto con la fiammella che accende la sua sigaretta. Sente i passi di qualcuno che si avvicina, ma non fa una piega, anzi sorride e sospira, tira una boccata e lascia che una nuvola di fumo galleggi a mezz’aria per poi dileguarsi nel nulla. I passi sono sempre più vicini ed ora il sorriso dell’uomo si è trasformato in un ghigno; stende il braccio lungo la gamba senza che la sigaretta, stretta tra due dita, gli caschi di mano; con l’altra mano estrae dalla tasca del giubbotto un coltello: è pronto a brandirlo al sopraggiungere del mal capitato. Eccolo! Gli si piazza davanti senza guardarlo, gli getta la sigaretta davanti ai piedi ed esclama freddamente: “Per passare di qui, amico, si paga… e, se ci tieni alla pellaccia, fallo e anche alla svelta, non ho tempo da perdere” poi guarda l’uomo e la sua espressione cambia… ora il suo sguardo è pieno di paura. La figura che ha di fronte indossa un mantello scuro e dal cappuccio alzato si leva una voce roca che si mescola al vento: “Ogni parola porta con sé il prezzo per quello che si dice. Il tuo affronto, questa notte, lo pagherai con tutto quello che hai, ed è bene che tu sappia, stupido uomo, che io non accetto mai il denaro”. L’urlo di morte echeggia lungo l’intero vicolo, ma la notte l’inghiotte e l’unico ed impercettibile suono è il ‘tic’ di ogni singola goccia di sangue che scorre dall’uomo all’asfalto. Il mantello si apre e poi si confonde col buio della notte non appena l’uomo esce dal vicolo e svolta nella strada principale: da questa sera, per la città è giunta l’ora del terrore. Chi difenderà il mondo da questa nuova minaccia? La letteratura mondiale, soprattutto nel campo fumettistico, ha sfornato eroi d’ogni genere, in grado di risolvere problemi che per il comune mortale risulterebbero impossibili. In Italia, la prima serie di fumetti è stata pubblicata sul Corriere dei Piccoli, il cui primo numero risale al 1908; da allora, la nostra infanzia è stata contrassegnata da numerosi personaggi fantastici, spesso eletti a modello da imitare. Il fumetto americano, invece, può vantare una ben più antica tradizione, tanto che alcuni personaggi conosciuti

ed apprezzati in tutto il mondo, quali gli eroi della Marvel, sono considerati vere icone del fumetto: Spiderman, Daredevil, XMen, Hulk, i Fantastici Quattro, Iron Man; oppure della DC come Superman e Batman. La loro popolarità è stata tale da catturare anche l’attenzione dei produttori cinematografici, i quali hanno proposto film di indiscusso successo che hanno fatto registrare record di incassi. Personaggi di diverso tipo che in Italia hanno riscosso particolare fortuna, privi di super poteri, ma forniti di doti speciali, sono quelli editi da Sergio Bonelli. Numerosi e di diverso genere, accontentano un po’ tutti i gusti: mostri sacri quali Tex, Zagor e Mister No, solo per citarne alcuni, riempiono gli scaffali delle nostre librerie, regalandoci momenti di svago e di distrazione. Andiamo a conoscere più da vicino altri personaggi della serie. Uno dei più amati e venduti è Dylan Dog, l’Indagatore dell’Incubo, creato da Tiziano Sclavi nel 1986 (prende il volto dall’attore inglese Rupert Everett). Il suo campo d’azione è soprattutto il soprannaturale. Per averlo alle vostre dipendenze, basterà sedersi nel suo studio al numero 7 di Craven Road, Londra, e raccontargli che il vostro partner continua a tormentarvi anche da morto. Fate attenzione ad essere abbastanza convincenti perché Dylan Dog, anche se etichettato dalla stampa londinese come ‘ciarlatano’, è abbastanza scettico e, nei casi più gravi, consiglia ai suoi clienti di consultare prima un buon psichiatra. Se, invece, riuscirete a conquistarvi la sua fiducia e sopravvivrete alle battute del suo amico e assistente Groucho, potrete averlo alle vostre dipendenze per la modica cifra di 100 sterline al giorno più le spese. Le sue indagini riguardano fantasmi, zombi, demoni, vampiri, extraterrestri, mostri di vario tipo, e spesso si scontra col suo peggior nemico: la crudeltà dell’uomo. Dylan è un uomo come tanti, “… che a differenza di altri non rifiuta l’ignoto ma tenta anzi di penetrarlo e comprenderlo, specialmente quando il mistero e l’orrore si celano nel profondo dell’inconscio”. Tra le sue debolezze vi sono le donne. Ricordiamo le più importanti: la misteriosa Morgana, l’unico vero amore della sua vita fino alla pubblicazione del numero 100, un albo da considerare fuori serie per le sue rivelazioni (per chi non l’avesse ancora letto, eviteremo di fare i guastafeste); Anna Never, attrice con la testa fra le nuvole, capace di inciampare in un cavo e distruggere un intero set; Lillie Connolly (il viso è dell’attrice australiana Nicole Kidman) terrorista dell’Ira. Dylan è un gran sentimentale e s’innamora facilmente, i suoi rapporti non si limitano al sesso, ma sembra non aver fortuna perché ad ogni numero compare una compagna diversa…. Si rilassa suonando il “Trillo del Diavolo” di Giuseppe Tartini col suo clarinetto (a dire il vero con pessimo risultato, si sconsiglia vivamente di partecipare), oppure nell’inutile tentativo di costruire il modellino di un galeone. Nelle sue indagini coinvolge l’ispettore Bloch, di Scotland Yard, il quale considera Dylan come un figlio (prima di dimet-

tersi e fare l’investigatore privato, Dylan è stato agente di polizia) e, spesso, lo aiuta passandogli informazioni e tirandolo fuori dai guai, mettendo a rischio anche la sua pensione. Come tutti, anche Dylan Dog ha i suoi nemici, ma solo pochi si incontrano in più di un albo; alcuni di questi sono: la Morte, nella sua veste classica (nel numero 10 si esibirà addirittura in un ballo), e il dottor Xabaras, biologo (potrete farne la conoscenza già dal primo numero). Grazie al suo “quinto senso e mezzo”, “l’Investigatore dell’Incubo” ha fiutato la nostra presenza appena ha udito l’urlo del suo campanello, cosicché si è defilato ed ha inviato ad accoglierci lo sceneggiatore e soggettista Giuseppe De Nardo ed il disegnatore Bruno Brindisi, i quali non si sono sottratti ad alcune domande. D.: “Dottor De Nardo, la domanda più frequente ad uno scrittore è: «Da dove trae spunto per le sue storie?» Se ammettiamo che ‘le idee nascono nella nostra mente da stimoli esterni’, qual è il suo rapporto con il quotidiano, tenuto conto che un personaggio come Dylan Dog è costantemente calato in ambientazioni horror, coinvolto in scene splatter, nonché circondato da mostri? Queste idee non la spaventano?”

Fumetto m
Dog, divento lui. Non è proprio il Dylan Dog di Sclavi. Non potrebbe esserlo. Il mio, forse, si muove in un universo più euclideo. Le qualità: mi piacciono la sua riservatezza, il suo non dare mai nulla per scontato, la sua ironia rivolta verso sé stesso prima ancora che verso gli altri. Gli invidio le donne bellissime e la sua libertà da scapolo. Non gli invidio Groucho, il campanello alla porta e la dieta vegetariana.” Poniamo le stesse domande a Bruno Brindisi, anche se ribaltate sotto il profilo grafico, partendo dalla premessa che il lavoro ultimato (ideazione e realizzazione di un fumetto) consta di due facce che compongono la stessa medaglia. R: “Premesso che io Dylan lo disegno soltanto, mi spaventa molto di più la vita reale, con problemi e rischi imprevisti. L’horror e lo splatter sono una barzelletta a confronto; già da ragazzino ne ero un appassionato. Tematiche del genere, di chiara evasione e persino… catartiche, possono turbare solo sto noir; oltre all’insegnamento, Julia spesso è interpellata dalla procura in qualità di consulente, per aiutare a risolvere delitti di una certa efferatezza. Nelle storie viene utilizzata una metodologia di indagine che altri fumetti omettono: la criminologia ha sicuramente un ruolo predominante; infatti, la protagonista è tenuta principalmente a tracciare il quadro psicologico del criminale, selezionando ed escludendo di volta in volta i possibili autori. Col tempo e con i risultati prodotti dal suo metodo analitico, Julia diviene il punto di riferimento per lo svolgimento di indagini delicate, fino a rappresentare una collaboratrice indispensabile per il tenente Alan Webb ed il sergente Ben Irving. Un altro supporto scientifico, adoperato spesso nelle sceneggiature di ‘Julia’, è la perizia medico-legale, affidata al dottor Tait, il quale è tenuto a spiegare le cause e le concause di un’azione. Il nucleo familiare di Julia è ristretto al gatto Toni e alla sua colf di colore Emily (per caso, non ricorda anche a voi l’attrice Whoopi Goldberg?). Julia porta con sé tutta la fragilità e la sensibilità delle persone normali, ma non sottovalutate la sua aggressività: le sue borsette sono dotate, oltre che da una serie infinita di utensili femminili, di un pesante posacenere di alabastro che, più volte, le è risultato utile per sfuggire a situazioni altrimenti pericolose. Pertanto, si invita (a chi avesse intenzioni moleste), di astenersi da qualunque tipo di provocazione. Per evitare, appunto, una sua reazione violenta alle nostre domande e per non fare la felicità del nostro dentista, ci siamo rivolti ancora una volta (così come per Dylan Dog), ad uno dei suoi sceneggiatori: Giuseppe De Nardo. D: “Julia sembra distaccarsi dai personaggi del fumetto attualmente in circolazione; le sue doti non sono quelle di un semplice investigatore a caccia della sua preda. Infatti, queste prerogative le lascia ai suoi amici della polizia, il tenente Alan Webb e Ben Irving. A suo parere, c’è qualcosa che distingue il personaggio di Julia da altri appartenenti al suo stesso genere?” R: “Primo è una donna. Non se ne sono viste molte in un ruolo analogo, e non parlo solo di fumetti. Secondo: è una vera donna. Mi spiego. Un personaggio femminile, scritto tuttavia da una mano maschile, molto spesso presenta attributi maschili, come l’aggressività, la violenza o le preferenze sessuali. La sensibilità, il temperamento e la fragilità di Julia, invece, sono proprio caratteristici di una donna”. D: “Giancarlo Berardi in un’intervista ha dichiarato di aver frequentato un corso di criminologia: «… per approfondire le mie cognizioni in materia e per verificare di persona l’approccio didattico di un vero criminologo». Leggendo alcune sue sceneggiature (ad es. albo n. 7,

Bruno Brindisi alle prese con una nuova pagina di Dylan Dog R.: “Discorso complicato. Confesso di avere qualche problema con l’horror, con i film “de paura” soprattutto. Ho paura di avere paura. Per questo motivo, ho sempre evitato con cura tutti i film della serie “Nightmare”, “Non aprite quella porta” e simili. Non perché sono prevenuto, intendiamoci, solo che, quando torno a casa, ho grosse difficoltà a superare il tratto buio che intercorre tra il garage e l’ascensore. Ho letto pochissimo anche Stephen King e la letteratura dello stesso genere. D’altra parte, classificare Dylan Dog come personaggio horror significa volerlo sminuire. E’ molto più ricco di angolature. Per me, l’horror non è mai un punto di partenza, ma un ingrediente. Se ci vuole, se la pietanza lo richiede, ce ne metto, ma nella misura che ritengo necessaria. Poi, ognuno ha la sua ricetta.” D: “Tiziano Sclavi, creatore di Dylan Dog, in una intervista dichiara “Certo, Dylan Dog sono io”. Lei si è mai identificato in questo personaggio? Se sì, quali delle sue qualità vorrebbe avere e quali gli lascerebbe volentieri?” R: “Ogni volta che scrivo le sue storie mi identifico con Dylan pochi parrucconi ignoranti. Anche le storie horror hanno il lieto fine, per noi poveri mortali le cose vanno diversamente. Sinceramente nessuna delle caratteristiche di Dylan mi appartiene, tranne un po’ di ironia ed autoironia, a cui aggiungo un certo distacco dalla vita frenetica, caciarona e consumistica. Non ho la sua ipersensibilità e, per fortuna, nessuna delle sue fobie; ma non ho neanche il suo coraggio. Comunque, non mi piacerebbe essere lasciato da una donna al mese (fateci caso, per lui è così). Indubbiamente, non mi dispiacerebbe avere il suo fisico e la sua biblioteca.” Lasciato il mondo delle ombre, la nostra attenzione si sposta su un campo più delicato e più vicino alla realtà: la psicologia criminale. Un personaggio che dal primo numero ha riscontrato favori ed interesse da parte del pubblico è Julia, creata da Giancarlo Berardi nel 1998 (il volto è del suo primo amore cinematografico, l’attrice Audrey Hepburn). Julia Kendall è una criminologa, titolare di una cattedra all’università di Garden City, cittadina americana del New Jersey. Il fumetto è calato in un conte-

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ade in Italy
21, 27, 38, 58), lei sembra aver dimestichezza con la medicina legale e la criminologia; ha fatto studi in materia, seguendo l’esempio di Berardi?” R: “Non ho fatto studi specifici, del tipo corsi universitari o seminari. Libri letti, tanti. Dietro una storia a fumetti c’è sempre un gran lavoro di documentazione”. L’ombra si proietta sul muro ed aspetta, avvolta nel mantello, in uno dei tanti vicoli del centro storico di Pavia, il passaggio dell’uomo che, con la sua penna, imbratta d’inchiostro il mondo cartaceo. Dal mantello nero spunta la lama ancora sporca del sangue dell’ultima vittima; tiene il coltello stretto in pugno e, pazientemente, attende l’uomo, perché sa che è ancora in giro, sa che da lì, per sua disgrazia, prima o poi, dovrà pur passare. Dylan Dog, dopo aver letto l’intervista che lo riguardava, si è fatto inviare dal sud America un bambolotto voodoo con le sembianze di ogni singolo membro della redazione, per essere sicuro di non essere più disturbato. Julia, nel frattempo, più sensibile alla nostra presenza, ha voluto rendere un favore al mondo, tracciando il nostro profilo psicologico: la polizia di Garden City ora è sulle nostre tracce. Dopo questo breve resoconto, cambiamo genere e spostiamo l’interesse su un personaggio d’alta qualità culturale, creato da Alfredo Castelli nel 1982: il B.V.Z.M. (Buon Vecchio Zio Martin). Martin Mystère è un archeologo ed antropologo di grande esperienza e notorietà, autore di numerosi libri; conduce la trasmissione televisiva “I Misteri di Mystère”. Per i suoi viaggi volti ad indagare sui grandi enigmi, è stato definito il “Detective dell’Impossibile”: i suoi misteri entrano nella mente del lettore con la giusta scarica d’adrenalina per soddisfare gli irriducibili amanti dell’avventura stile Indiana Jones. Inoltre, non solo riesce ad appagare le fantasie di mondi insoliti e soluzioni al limite dell’impossibile, ma molto spesso ci regala una buona rivisitazione storica degli avvenimenti in cui è coinvolto e da cui i racconti traggono origine. Le sue vicissitudini le condivide con l’assistente ed amico Java (uomo di Neanderthal) e la sua compagna di vita, Diana Lombard. Gli argomenti trattati negli albi sono tantissimi e vari; citarli tutti richiederebbe troppo tempo e spazio, ma ne ricordiamo solo alcuni: la guerra dei continenti scomparsi, quali Atlantide e Mu; la presenza degli alieni sulla terra e la relazione con “noi terrestri”; i viaggi in luoghi fantastici (le terre di Avalon, la Città delle ombre Diafane); la sua abilità nella decrittazione di impossibili codici segreti e nell’interpretazione di antiche scritture; la scoperta di oggetti magici e terribili, capaci di distruggere l’intera umanità; la lotta contro organizzazioni segrete e nemici volti alla conquista del mondo, ecc. Una particolare attenzione andrebbe rivolta alla serie “Misteri Italiani”, pubblicata diversi anni fa: Martin Mystère si aggirava in zone “particolari” di alcune città italiane, nel duplice intento di far luce su fatti oscuri che aleggiano sulla penisola e di narrare leggende e curiosità a noi vicine. Nelle sue avventure, Mystère non ha vita semplice, soprattutto quando si scontra con organizzazioni potenti quale gli “Uomini in nero” (chiamati così per la divisa che utilizzano in missione): sono infiltrati in tutto il mondo ed operano ad alto livello in organizzazioni politiche, industriali, ecc, con lo scopo di distruggere qualsiasi prova in grado di cambiare la storia (così come l’abbiamo imparato sui libri di scuola) in modo da

no. E’ diviso in pagine che, a loro volta, sono divise in vignette. In genere, se è disponibile, leggo rapidamente l’intera storia per rendermi conto delle situazioni che dovrò affrontare. Quindi, inizio ad abbozzare direttamente diverse tavole (per tavola s’intende un cartoncino da disegno che contenga tutte le vignette). Questa fase iniziale è molto delicata, in quanto si delineano i vari personaggi o ambienti che caratterizzano l’intera storia. Dopo di ciò, passo alla rifinitura a matita e quindi al passaggio a china che eseguo con pennino e pennello.” D.: “Ha delle restrizioni particolari nell’esecuzione del disegno, o le viene data la massima libertà?” R: “Per quanto concerne la libertà di azione nel disegno, non ho nessun tipo di limitazione se non quello dettato dall’interpretazione personale delle varie situazioni, che, comunque, a volte si ripetono. Può accadere, ma piuttosto raramente, che debba ridisegnare qualche vignetta, vuoi per un mio errore di interpretazione, vuoi per mutati personaggi narrativi suc-

ammanco nel bilancio (ma questa volta non in termini di denaro, ma di… decessi). Morte, che è la causa di queste vite risparmiate (per un mero tornaconto personale), per poter rimediare, vorrebbe utilizzare un’arma terribile: la “Falce dell’olocausto”, strumento di distruzione di massa. John Doe è contrario, ruba l’arma, la nasconde e si da alla fuga sulla sua potente e veloce Mustang. Con sé ha portato anche la sua agenda, in cui vi sono annotate le morti di tutti gli esseri umani (un consiglio: non cercatela in cartoleria, non la troverete). Morte e i suoi soci hanno intenzione di non dargli tregua e, così, ha inizio una caccia feroce. John Doe è stato creato da Roberto Recchioni e Lorenzo Bartoli, pubblicato da Eura Editoriale (il suo volto è quello dell’attore Tom Cruise). All’interno del fumetto, oltre al protagonista ed ai personaggi già citati, ve ne sono diversi altri che lo accompagnano per le strade d’America. In suo aiuto: sicuramente Tempo, la sua fidanzata semiufficiale; Chase, direttrice del settore Incidenti automobilistici

Elisabetta Barletta (John Doe) e Luigi Coppola (Martin Mystère) non sconvolgere il modo di pensare della gente. I nemici giurati del B.V.Z.M., oltre la già citata organizzazione, sono: Sergej Orloff, spietato assassino, ma considerato da tutti solo un uomo di affari, una volta suo grande amico; Mr.Jinx, genio della tecnologia, con l’unico difetto di voler conquistare il mondo. Martin ha anche molti amici, quali l’ispettore di polizia Travis e Chris Tower, direttore di una base misteriosa chiamata “Altrove”. Dopo vari colloqui telefonici, ci siamo recati da Martin Mystère al n. 3/a in Washington Mews a New York. Siamo stati ricevuti dal suo assistente Java, il quale ci ha risposto in versi gutturali. Abbiamo quindi dovuto rivolgere le nostre domande, per maggior comprensione, ad uno dei disegnatori della testata: Luigi Coppola. D.: “Le Avventure di Martin Mystère, pur svolgendosi in tempi attuali, fanno riferimento a fatti e luoghi del passato. In qualità di disegnatore, come riesce a rappresentare una realtà che non le appartiene?” R: “La ricostruzione di ambientazioni storiche, a volte, deriva da filmati cinematografici segnalataci dagli stessi autori dei racconti, oppure da immagini tratte da internet o, ancora, si trae spunto da libri dello stesso genere”. D.: “A questo punto, sarebbe utile capire l’intera costruzione di un fumetto. Una volta ricevuta la sceneggiatura, il disegnatore come prosegue?” R: “La sceneggiatura è un racconto di ciò che i personaggi fanno e dicono nel contesto della situazione in cui si trovacessivi al mio disegno. Questo succede se in redazione vengono riscontrate incongruenze narrative o errori di sceneggiatura.” D.: “Tempi di consegna?” R: “Mediamente mi occorrono dagli otto ai dodici mesi per terminare le 94 pagine di cui un albo è composto; non sono molto veloce, ma sto lavorando per ridurre questo periodo ad almeno sei mesi.” Salutato il simpaticissimo Luigi Coppola, Inchiostro decide di addentrarsi nel campo delle società commerciali: nel mondo esistono diverse tipologie di società, disciplinate in parte dalle stesse regole; sui generis è la Trapassati INC, società che si occupa dei decessi delle persone. Le “Alte Sfere” ne sono a capo; esse ordinano e la società, tramite Morte, Fame, Guerra e Pestilenza, esegue. Braccio destro e direttore della Trapassati Inc è un uomo: John Doe, il quale, dopo una breve e brillante carriera, scopre uno dei peggiori problemi delle società, cioè un della Trapassati Inc; Leonida, killer agguerrito, forse il suo miglior amico. Di nemici, invece, ne può vantare un numero sicuramente più alto e di entità non trascurabile: I Cavalieri dell’Apocalisse e numerosi personaggi che devono a Morte la loro lunga esistenza sulla terra. John Doe, dopo diversi tentativi da parte della redazione di Inchiostro, ha fatto sapere di non essere disponibile a rilasciare personalmente un’intervista, a causa di un impegno inderogabile: “… questione di vita o di Morte”. A rispondere per lui è Elisabetta Barletta, disegnatrice. D.: “John Doe, nel rubare la ‘Falce dell’olocausto’, ha risparmiato un bel po’ di vite, facendo senza alcun dubbio un favore al genere umano. Rispetto ai protagonisti degli altri fumetti, ad es. quelli di Sergio Bonelli, sembra essere meno moralista e più cinico. Lei che conosce il personaggio più a fondo, saprebbe dirci che tipo è?” R: “Effettivamente non è una

bella persona… lo è solo fisicamente! È egoista, ha la capacità di leggere dentro le persone e di usarle e manipolarle; per questo tutti lo detestano, soprattutto le donne. In pratica è un bastardo… ma affascinante.” D.: “I personaggi femminili, quale Morte, Tempo ecc., essendo delle entità, dovrebbero essere al di sopra dei sentimenti umani. In diversi albi, però sembrano soffrire degli stessi atteggiamenti dell’uomo, come la gelosia e la fragilità.” R: “Si è vero. Un esempio lo riscontriamo nell’episodio n. 17 durante una partita a poker fatta da quattro donne: Autumn, Morte, Tempo e Chase (tutte ex amanti di John Doe); man mano che una di loro perde, racconta la storia d’amore avuta con John. In questo albo, le entità, che dovrebbero essere al di sopra di ogni sentimento, patiscono invece le sofferenze dei comuni mortali. La spiegazione viene da Fame, Guerra e Pestilenza nell’albo n. 9: il fatto di essersi incarnati, indebolisce il loro potere subendo così l’influenza delle debolezze umane, quali rabbia, gelosia, invidia, amore… tutto questo per non cadere nella noia eterna. Vedere poi litigare Morte e Tempo, fino ad arrivare quasi a strapparsi i capelli, le rende addirittura più umane di tutti gli altri personaggi.” D.: “La storia fin qui regge, una prova lo è il forum dedicato proprio a John Doe; ma a lungo andare, la sua eterna fuga non potrebbe rivelarsi controproducente, rischiando un calo di interesse da parte del suo pubblico?” R: “Un’ipotesi del genere era stata già portata all’attenzione degli sceneggiatori, i quali hanno ben pensato di introdurre nuovi personaggi, e, senza poter svelare nulla, posso solo dire che tra qualche numero ci saranno degli sconvolgimenti tali da rendere la serie di John Doe più interessante, rimescolando un po’ le carte in tavola.” Consegnato l’articolo in redazione, l’autore finalmente, dopo un estenuante viaggio tra mostri e menti criminali, cerca di tornare alla sua pacifica realtà, ma troppe domande hanno infastidito qualcuno, e così, dal buio, una lama lo raggiunge trafiggendolo al torace, per poi sparire sotto il mantello nero, mentre piccole gocce d’inchiostro si spargono sull’asfalto… Morte giunge sul posto, consulta la sua scheda e sa che di bastardi ne ha fin troppi al suo cospetto, così concede all’uomo un altro giro di clessidra e, come tutti gli orrori, di lui, sentirete ancora parlare.

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Jazz

Storie di organi e di organari
E' stato presentato lo scorso Dicembre il secondo volume di "Organi storici in provincia di Pavia. Viaggio all'interno della più antica macchina da musica"
ascoltare cinque percussionisti dialogare fra loro di continuo. I pezzi del disco, come potrete immaginare, non hanno accordi prestabiliti. Invece, come spesso accade, hanno un centro tonale, ad esempio "Fa" - senza specificare il tipo di accordo. Quindi si parte in Fa, poi magari qualcuno comincia a spostarsi verso qualcos'altro, poi il bassista inizia a martellare con un "La", e la truppa lo segue... ma sempre con in mente il centro, "Fa". Lo stesso accade con la ritmica, cioè, ad esempio, si parte con una certa idea di tempo "4/4 medio swing", poi il vibrafono inizia a sovrapporre suddivisioni diverse, dimezza, raddoppia, divide in 3... Potrà sembrare vago e aleatorio, ma non lo è: la parte riguardante il ritmo si chiama "poliritmia" - sovrapporre tempi diversi - ed è un elemento fondamentale di tutto il jazz, non solo del free. Procuratevi "Out to Lunch", cercate di seguire il ritmo con attenzione, seguendo le continue interazioni tra i vari strumenti. Poi prendete un altro disco, più melodico, e provate a fare lo stesso. Il jazz è musica nera, è ritmo: c'è dentro una pulsazione forte, densa, tribale. Buon divertimento!

Out to lunch
di Leonardo Pistone
Gli anni sessanta sono difficili, strani, duri, non c'è niente da fare. Mi pare di ricordare una canzone di Battiato che dice di odiare il free jazz. "free" è una parola molto espressiva, e quindi vaga: vediamo quindi di cosa si tratta. Prima di tutto, il significato di libertà politica, in particolare per alcuni neri come Archie Shepp ci può essere, ma non è quello principale. E poi, non è certo negli anni '60 che si comincia a parlare di protesta dei neri attraverso la musica jazz: ad esempio, trent'anni prima la potente Columbia Records (oggi ancora Columbia/ Sony) rifiutava di pubblicare la canzone "Strange Fruit" di Billie Holiday - forse perché i frutti in questione erano corpi di neri linciati. La libertà in questione è quindi principalmente musicale. Ricordate il disco "Kind of Blue"? Se no, correte a sentirlo. E' innovativo perché non segue le progressioni di accordi classiche del jazz precedente, ricche di cadenze. Questo disco nacque nel '59, per esplorare spazi nuovi e improvvisare su schemi diversi da quelli usati fino ad allora. Bene, è un'idea simile che ha portato alla nascita del free jazz, all'incirca nel 1960, per mano di gente come: Ornette Coleman, Eric Dolphy, Cecil Taylor. La differenza però è lampante: togliete Kind of Blue, uscite lentamente dalla dolcezza delle sue note e mettete il disco che vi propongo oggi: beh, resterete un po' scossi. Insomma, accontentatevi di sapere questo: chi suona free non suona a caso, o almeno, non lo fa più di chi improvvisava anni prima. E poi, talvolta le note non soni così importanti: in molti pezzi noterete che è la ritmica la cosa più importante. Voi ascoltate una batteria, due fiati, un vibrafono e un basso: e vi sembrerà di

di Maria Chiara Succurro
L'arte organaria affonda le sue radici lontano nel tempo e la sua specificità liturgica ha fatto sì che, nel suo essere sintesi e simbolo del rito ecclesiastico, trovasse un incentivo allo sviluppo, col fiorire di scuole che hanno prodotto nel tempo strumenti che sono opere d'arte: la provincia di Pavia ne è un esempio, in quanto conserva nelle sue chiese prestigiosissimi strumenti quali i Lingiardi, gli Amati, i Serassi. L'arte di costruire organi doveva essere fiorente a Pavia già nel Cinquecento, come dimostra il prezioso organo positivo conservato nel Museo Correr di Venezia, opera del pavese Lorenzo Gusnaco, "Laurentius Papiensis", intarsiatore, ebanista e organaro, fornitore di strumenti per papa Leone X, amico di Aldo Manuzio e di Leonardo. In seguito, tra la fine del Settecento e l'inizio del Novecento l'arte organaria vive il suo più splendido periodo a Pavia, dove sono attive quattro ditte che producono in poco più di un secolo un centinaio di strumenti di nobilissima fattura, tuttora perfettamente funzionali. Una nobile tradizione organaria, dunque, quella pavese, ancora sconosciuta ai più, mancava uno studio vasto e articolato sul prezioso patrimonio pavese: questa lacuna fu in parte colmata dalla Provincia di Pavia che nel 2002 affidò a due giovani e competenti studiosi, Alessandro Venchi e Andrea Berti, coordinati da Saverio Lomartire, la schedatura di trenta organi del territorio, scelti tra i più significativi per valore storico-artistico, nella grande varietà di tipologie e di stato di conservazione. Allora, quel lavoro portò nel dicembre 2002 alla pubblicazione del catalogo "Organi storici in provincia di Pavia. Viaggio all'interno della più antica macchina da musica"; ora, l'avvio di una seconda fase

nella catalogazione degli organi musicali di pregio ha portato alla pubblicazione del secondo volume. Si tratta anche di un contributo alla sensibilizzazione delle istituzioni nei confronti di questo prestigioso strumento musicale che, come testimoniano le numerose campagne finalizzate alla raccolta di fondi per il restauro promosse da diverse associazioni e Comuni, vanno riscoperti, e considerati un bene culturale di primaria importanza. Nelle parole di Maria Cecilia Farina, che si è occupata della supervisione dei testi e del coordinamento scientifico del progetto, «in questo secondo volume, comprendente la schedatura di altri trenta strumenti storici, continuiamo a seguire le "peripezie" degli organari, le vicende gloriose, le avarie e le alienazioni delle "antiche macchine per musica" che tanto hanno segnato la nostra storia artistica, liturgica e popolare». Sì, perché ci si può appassionare, affezionare, a queste vicende di artisti e artigiani, musica e musicisti, uomini che, vivendo intensamente la loro arte, hanno esperito momenti del passato in cui tradizione religiosa e situazioni economiche e sociali si incontrano in storie autentiche e

Il viaggiatore
di Fabrizio Vaghi
Se da un lato apprezza le meraviglie del mondo che ci circonda, dall’altro, il viaggiatore, è attento a cogliere le svariate curiosità che ogni nazione ci mostra. Una curiosità che accomuna ogni stato riguarda le bandiere, o per meglio dire, i significati che le bandiere sottendono nei colori e nelle raffigurazioni. Spesso le bandiere sono frutto dell’evolversi storico e narrano, in alcuni casi, il percorso che le nazioni hanno subito nel tempo, sia a carattere territoriale che politico-culturle. L’esempio più evidente riguarda la bandiera del Regno Unito che deve il suo aspetto alla storia di questo Regno. Sintetizzando, il Regno Unito di Gran Bretagna nasce nel 1603, quando la Scozia si unisce alla corona di Inghilterra e Galles (già dal 1543 alle dipendenze della Corona Inglese), con l’annessione dell’Irlanda nel 1801 diventa Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, periodo in cui viene istituita la ban-

Paese che vai... bandiera che trovi
Repubblica d’Irlanda, dopo la separazione dal Regno Unito. Questa è a strisce verticali verde, bianco e arancione, tre colori che ricoprono un preciso significato: il verde rappresenta la maggioranza cattolica dell’isola, l’arancione la minoranza di religione protestante e il bianco la riguadagnata armonia tra queste due fazioni. Queste contrapposte fazioni sono state alla base della guerra civile tra Irlanda e Gran Bretagna, o meglio tra irlandesi (da sempre e storicamente cattolici) e inglesi (protestanti e invasori). L’Irlanda del Nord, rimasta in mano agli inglesi, presenta un suo vessillo (croce rossa su campo bianco e al centro della croce uno scudo con una mano rossa) originato dall’antico stemma dell’Ulster, la provincia storica di cui la maggior parte del territorio costituisce l’Irlanda del Nord. Secondo una leggenda vi fu una disputa tra due contendenti al trono dell'antico Regno dell'Ulster, vi fu una gara di nuoto in mare e chi avrebbe toccato con

diera che rimarrà invariata fino ai giorni nostri, nonostante il Regno, a seguito di una guerra civile, si separi dall’Irlanda ad eccezione di una piccola parte, costituendo il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord nel 1922. La bandiera del Regno Unito è l’esatta sovrapposizione della bandiera di Inghilterra (croce rossa in campo bianco), Scozia (diagonali bianche in campo blu) e Irlanda (diagonali rosse in campo bianco); questo spiega perché il vessillo ha croci e diagonali bianche e rosse in campo blu. A qualcuno potrebbe essere nata la domanda del perché non vi sia anche la bandiera del Galles (drago rosso su strisce orizzontali bianche e verdi); questo perché il Principato di Galles ha sempre costituito unità amministrativa unica con il Regno di Inghilterra quindi sotto la sua bandiera. Un altro particolare riguarda la bandiera dell’Irlanda, difatti oggi è diversa da quella del 1801, a seguito della nascita della

la mano per primo la terra, sarebbe stato il vincitore. La gara ebbe inizio e il contendente in svantaggio per aggiudicarsi il trono si tagliò la mano e la lanciò a riva. Questo spiega la mano rossa sulla bandiera dell'Irlanda del Nord. Per concludere, analizzando una ulteriore bandiera, quella dell’Islanda (croci sovrapposte bianca e rossa su campo blu), non troviamo una giustificazione storica, ma cromatica. I tre colori rappresentano i tre elementi fondamentali che contraddistinguono e caratterizzano l’Islanda: il blu rappresenta il mare, il bianco il ghiaccio e il rosso il fuoco, proprio gli elementi che si identificano nell’appellativo isola di ghiaccio e di fuoco. Il lato ironico di tutta questa trattazione sta nel fatto che il viaggiatore, o precisamente il sottoscritto non conosce minimamente il significato di un’altra bandiera, quella italiana. Ciò può considerarsi un appello ai lettori di Inchiostro: chiunque conosca il significato del nostro tricolore o comunque di altre bandiere può comunicarlo per E-mail, rendendolo noto ad altri lettori che, come me, non hanno la fortuna di conoscerlo.

popolari e al tempo stesso nobilissime, quando la sapienza tecnica, artigianale, va a incontrarsi e a integrarsi con una realtà più ampia, corale, liturgica. A volte qualche testimonianza ci parla, come nel caso di Luigi Lingiardi, che nelle sue Memorie così si esprimeva: «Non si ha professione al mondo che chi l'esercita non debba subire nel corso della vita qualche peripezia [...]. Anche noi, nella nostra carriera artistica, che fu una delle più felici, ebbimo a soffrire le inevitabili avarie che si incontrano nel cammino della vita [...]», una delle testimonianze più vivaci e significative della grande tradizione organaria pavese. Ma poi, su tutto il resto è silenzio. Resta solo l'organo, lo strumento, testimonianza, nella poderosità delle canne vibranti, nella preziosità degli intarsi, della perizia delle mani che lo fabbricarono, accudirono, accarezzarono. Artisti-costruttori che fabbricarono un intero patrimonio, per sola e autentica passione: afferma ancora Luigi Lingiardi, «stabilito per principio di attenersi alla massima onestà in tutti i lavori [...] bastandomi per compenso la gloria d'aver conseguito un tanto progresso». Gli organi storici sono presenti sul territorio della Provincia in un numero tanto consistente da imporre, anche per questo secondo volume, una selezione; tra le schede troviamo un prezioso organo della collezione Amati di Pavia, presente nella Basilica di S. Michele di Pavia, esemplari delle diverse scuole lombarde, come dei bergamaschi Serassi e Bossi, dei magentini Prestinari e dei varesi Biroldi, e anche due splendidi strumenti costruiti da Ernesto Lingiardi, ultimo rappresentante dell'illustre famiglia, alla morte del quale la ditta cessò l'attività. Si tratta dell'organo della Basilica di SS. Salvatore (1910) e quello della Basilica di S. Pietro in Ciel d'Oro (1913), significativi esempi del momento di trapasso verso le nuove tendenze di gusto propugnate dalla "Riforma Ceciliana": «pur mantenendo i solidi principi della tradizione, Ernesto Lingiardi in questi strumenti di raffinata concezione sperimentò soluzioni tecnico-timbriche nuove dimostrando di essere uno dei pochi organari che abbia saputo, grazie alla cultura e alla profonda preparazione, attuare un felice compromesso tra l'antico e il moderno», commenta ancora Maria Cecilia Farina. I criteri di stesura delle schede sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto al primo volume, lasciando stavolta un po' più spazio alle immagini: ogni strumento è stato preso in considerazione secondo l'aspetto monumentale, "meccanico", storicodocumentario e, laddove lo strumento lo consentiva, è stata effettuata una prova, un' "improvvisazione" che è stata registrata. Un lavoro come questo costituisce non solo un arricchimento dei contributi scientifici in materia, ma più in generale, per il suo intento divulgativo, sempre sorretto da rigorose basi scientifiche, per la sensibilizzazione verso un patrimonio ancora scarsamente conosciuto.

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A Pavia la II Giornata di studi degli Egittologi e degli Orientalisti italiani
Si svolgerà il 17, 18 e 19 Febbraio nell’Ateneo pavese un congresso dal titolo “L’Ufficio e il Documento: i luoghi, i modi e gli strumenti dell’amministrazione in Egitto e nel Vicino Oriente Antico”

CIMefoum Fahrenheit 451 di François Truffaut
di Andrea Giambartolomei
Lunedì 17 gennaio ha avuto luogo la prima proiezione del “CIMeforum”, il cineforum organizzato da alcuni studenti del corso di Comunicazione. Nelle settimane precedenti, poco prima delle vacanze invernali, era rimasto il problema della scelta del filone tematico da seguire: la questione è stata poi risolta con la scelta del tema più consono alle caratteristiche del corso di Comunicazione, ovvero “i Mass Media nel cinema”, un tema che offre la possibilità di scegliere tra numerosi film e di avere molte possibilità di riflessione. Così, lunedì alle 16.30 circa, nell’ Aula Grande, è stato proiettato il primo film scelto della serie, “Fahrenheit 451” di François Truffaut, tratto dall’omonimo romanzo di Ray Bradbury. Si tratta di un film inusuale per il regista francese, molto diverso dai suoi standard, e per questo considerato uno delle sue opere meno riuscite. Gli eventi sono ambientati in una società del futuro in cui i compiti dei pompieri sono quelli di bruciare i libri, la cui diffusione, proprietà e lettura è vietata. Uno di questi vigili del fuoco è il protagonista delle vicende, Montag. Montag, dopo aver conosciuto un’appassionata di libri di nome Clarissa, inizia a nutrire alcuni dubbi sul sistema e, tramite Clarissa, viene a conoscenza degli uomini-libro, che tengono viva la pratica della lettura, e diventa un ribelle. Nel romanzo e nel film viene profetizzato un mondo freddo, distaccato, in cui i rapporti umani sono difficili (basti seguire il dialogo tra Montag e la moglie nelle prime scene). La società è omologata e la televisione “interattiva” soddisfa e tranquillizza gli spettatori aumentandone gli impulsi consumistici, come rivela chiaramente la frase pronunciata dalla moglie di Montag, «Io vorrei un altro schermo televisivo a muro. Dicono che quando si ha un secondo schermo a muro è come sentirsi circondati dalla grande famiglia»: tutto ciò è molto attuale se si pensa alla blasonata interattività del sistema televisivo digitale che si diffonderà in questi mesi. Al primo appuntamento del CIMeforum hanno partecipato una cinquantina di persone, un buon numero considerando gli scioperi ferroviari che hanno bloccato molti studenti a casa ed il periodo di esami che incombe su tanti universitari. Da segnale tra i presenti c’erano il professore di Storia del Cinema Nuccio Lodato, che ha presentato il film, ed uno studente che ha fatto da moderatore nel dibattito, Matteo, che presto si laureerà con una tesina su François Truffaut. Gli organizzatori sono soddisfatti dell’andamento della prima proiezione e prendono nota dei difetti e delle difficoltà incontrate. Il CIMeforum proseguirà l’ 8 marzo ed il 13 aprile con la proiezione di altri due film, “Quinto Potere”, la storia di un anchorman americano che sfrutta la sua fama per smascherare dei loschi piani finanziari riguardanti l’acquisizione della rete per cui lavora, e “Good Morning, Vietnam”, le vicende di un deejay impiegato in una radio militare sul fronte Vietnamita che, per la sua irruenza ed il suo anticonformismo, viene sostituito ed entra in contatto con “l’altra faccia” della guerra. Per mantenersi aggiornati riguardo questi prossimi appuntamenti vi rimando al sito del CIM, www.unipv.it/cim, ed ai prossimi numeri di “Inchiostro”.

di Federico Giusfredi
Nel sentire comune della nostra civiltà l’idea di “antichità” viene spesso collegata, per un automatismo di vecchia data, al concetto di “greco” e al concetto di “classico”. Si tratta di due aggettivi che sopravvivono alla corretta applicazione di sé stessi e ci fanno, talvolta, dimenticare come la ricerca delle più antiche “manifestazioni di umanità” spesso conduca in luoghi e tempi più lontani, vicini a noi soltanto nel favolistico sentimento di sempre nuovi orientalismi. L’ateneo pavese ospita uno dei più anziani e fecondi centri per gli studi sull’Antico Oriente; tra le sue mura studiosi di chiara fama e giovani di altrettanto chiaro entusiasmo si dedicano all’archeologia e alle filologie “altre”, alla storia del notissimo (e scolastico) Hammurabi di Babilonia e a quella meno nota, ma non per questo meno interessante, dell’impero ittita o, in generale, del mondo “a est della Grecia” fin dai primi tre millenni avanti la nascita di Cristo. L’occasione per parlare di tutto questo mi viene offerta da un avvenimento scientifico di grande rilievo, la “Seconda Giornata di studi degli Egittologi e degli Orientalisti italiani” che sarà organizzata, appunto, dalla sezione orientalistica del Dipartimento di Antichità dell’Università di Pavia (prof. Clelia Mora e prof. Onofrio Carruba) e dalla sezione di Egittologia del dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università Statale di Milano (prof. Patrizia Piacentini) nei giorni 17, 18 e 19 febbraio. L’importante congresso, dal titolo “L’Ufficio e il Documento: i luoghi, i modi e gli strumenti dell’amministrazione in Egitto e nel Vicino Oriente Antico”, affronta un tema di

grandissima importanza per la comprensione delle dinamiche che determinarono le origini e le strutture della convivenza organizzata nelle prime città. «Gli studi sulle amministrazioni nel Vicino Oriente e nell’Egitto antichi sono, in Italia, al contempo tradizionali e di grande attualità, anche a causa dell’intensificarsi, negli ultimi anni, tanto dei rinvenimenti di reperti di natura epigrafica quanto, per le fasi prescrittorie, di nuove realtà archeologiche relative alla cultura materiale» commenta la professoressa Clelia Mora, insegnante ordinario di Storia del Vicino Oriente Antico presso il nostro Ateneo, che prosegue sottolineando come «particolarmente all’avanguardia per lo studio delle fasi amministrative più antiche sia la scuola romana dell’Università La Sapienza, impegnata nello scavo del cruciale sito di Arslantepe in Turchia, con le professoresse Enrica Fiandra e Marcella Frangipane, presenti, tra gli altri, al convegno». Quanto al programma, gli interventi saranno suddivisi tra le tre giornate in ordine cronologico rispetto ai temi: il primo giorno, presso l’Università Statale di Milano, si avranno gli interventi egittologici e quelli orientalistici relativi alle realtà di quarto e terzo millennio. Il secondo giorno, a Pavia presso l’aula Foscolo, nella sede centrale della nostra Università, si proseguirà con interventi di grandi nomi come quello di Alfonso Archi, epigrafista della missione italiana ad Ebla, e quelli degli studiosi dell’epoca di Ur III, come Francesco Pomponio, Franco D’Agostino e Lorenzo Verderame. Ancora riguardo alle fasi più arcaiche si discuterà in merito all’età sumerica e a quella dell’impero di Akkad, per poi spostare l’attenzione al II millennio e ai

grandi archivi delle città di Nuzi ed Emar. Seguiranno la presentazione dei lavori del dipartimento pavese sul mondo ittita e su Karkemiš, e la relazione del grandissimo assiriologo padovano Giovanni Battista Lanfranchi. Alla mattina di sabato 19 parleranno infine, sempre in aula Foscolo, i micenologi, come Celestina Milani, Massimo Perna e Anna Margherita Jasink; quindi il convegno si chiuderà con il resoconto di un gruppo di lavoro coordinato dal professor Onofrio Carruba, filologo egeoanatolico e professore ordinario presso il dipartimento pavese. Questo tipo di materie, e l’orientalistica in generale, rappresentano il più recente e forse anche il più prolifico aspetto degli studi di antichità, e grande è il valore di convegni in cui si incontrano studiosi dediti ai più disparati ambiti della disciplina: occasioni in cui si generano fruttuosi «punti di contatto tra l’archeologia, l’epigrafia e la storiografia» (Mora). Ancora due parole di commento ad una attualità non più d’accezione scientifica, ma, diciamo, politica ed esistenziale. Studi e ricerche di questo genere, che lasciano la speranza, per il futuro, di una comunanza di intenti e di intelletto con quei paesi che chiamiamo, con occhio statunitense, Medioorientali, acquistano, in anni di grave tensione, un significato assai particolare. Auguriamoci dunque, per diverse valide ragioni, che le minacciose “tre i” del nostro premier e il peculiare operato di coloro che per la scuola e la ricerca (al momento) decidono sappiano conservare il giusto spazio per ambiti non sempre noti, ma eccezionalmente vitali, delle attività del nostro pensiero.

Paroliere
di Elisa Perrini
Sfogliando il vocabolario mi è caduto l’occhio su kleenex, probabilmente creato in America per omofonia su clean , che sarebbe un sinonimo di fazzoletto di carta. Ebbene, è un termine che credo di non aver mai usato; in compenso, sì, mi è capitato di dire scottex, carta da cucina, anche se sul vocabolario per ora non c’è. Quello che mi ha incuriosito di più è che, anche se queste marche sono internazionali, l’utilizzo delle denominazioni non è ugualmente distribuito. Per esempio, in Germania non

Kleenex o Tempo?
si dice kleenex, bensì Tempo (abbreviazione di Tempotaschentuch). E si chiede anche un Labello (non registrato dal Duden), sicuramente molto più corto di una parola che tradotta risulterebbe qualcosa come “stick per la protezione delle labbra” - burrocacao per intenderci - nonostante il DISC non registri questo termine. L’utilizzo di nomi propri (commerciali nel nostro caso) al posto di nomi comuni – antonomasia vossianica – è uno dei metodi di arricchimento della lingua che ci ha portato parole di uso quotidiano. Per concludere vi cito rapidamente qualche altro esempio. Se dovete attaccare qualcosa potete usare dello scotch o del vinavil (entrambi sul dizionario), del nastro autoadesivo o della colla. Scotch tape si può incontrare anche in AmE, di solito però si preferisce tape, for short. Curiosità: lo scotch ha questo nome perché all’ini-

Piazza del Lino - Pavia - tel. 0382.984759 email: redazione@inchiostro.unipv.it - internet: inchiostro.unipv.it Numero 13 - 31 gennaio 2005 - Giornale degli studenti di Pavia Iniziativa realizzata nell’ambito del programma dell’Università di Pavia per la promozione delle attività culturali e ricreative degli studenti (A.C.E.R.S.A.T.) Direttore: Luna Orlando (luna@) Redazione: Laura Baiardi Nicola Cocco Alba Chiara De Vitis (alba@) Tommaso Doria Antonio Lerario Pierluigi Malangone Alessio Palmero (alessio@) Matteo Pellegrinuzzi Elisa Perrini (elisa@) Leonardo Pistone (leo@) Mattia Quattrocelli (mattia@) Marzio Remus Antonella Succurro (anto@) Maria Chiara Succurro (mari@) Fabrizio Vaghi Stefano Valle (stefano@) dopo @ ci va inchiostro.unipv.it Hanno collaborato: Federico Giusfredi, Andrea Giambartolomei, Sabina Salvaneschi, Lorenzo Fermi. Disegni: Nemthen Disegno di copertina: Bruno Brindisi Grafica: Alessio Palmero Stampa: Industria Grafica Pavese s.a.s. Registrazione n. 481 del Registro della Stampa Periodica Autorizzazione del Tribunale di Pavia del 23 febbraio 1998 Tiratura: 2000 copie Questo giornale è distribuito con la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike.

zio non era trasparente ma scozzese, mentre il nome vinavil deriva da VINile A VILladossola (materia prima e luogo di produzione). Se vi serve una penna potreste chiedere una biro (dal nome dell’inventore) o una bic (dalla marca) e magari vostra nonna parla di vim per riferirsi a qualsiasi detergente in polvere, non sapendo che in un inglese ormai passato di moda, oltre che in latino, significa energia, forza. Bene, anche per oggi ho fatto la mia piccola parte, meditate la prossima volta che usate un piccolo oggettino insignificante

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AGENDA dal 31 gennaio al 20 febbraio
MUSICA LEGGERA
mercoledì 2 Febbraio ore 21.00 Concerto di carnevale CELEBRI ARIE D’OPERA Trio Hausopera - Michele Mo, flauto Alberto Bocchino, chitarra - Paola Motta, pianoforte. In programma musiche di G. Verdi, G. Rossini, G. Puccini, P. Mascagni, A. Piazzola ... Almo Collegio Borromeo – Piazza Borromeo, 9 sabato 5 Febbraio ore 21.00 QUINTA STAGIONE CONCERTISTICA 2005 Concerto con l'Orchestra da Camera Milano Classica Violino: Mauro Rossi Direttore: Hiroaki Masuda. Musiche: Schnittke, Haydn, Fronov, Bizet Teatro San Rocco - P.zza Provenzal, 3, Voghera Per informazioni: Comune-Assessorato alla Cultura, tel.0383-336316/9 mercoledì 9 Febbraio ore 21.00 Concerto dell'Orchestra "I POMERIGGI MUSICALI DI MILANO" Direttore Massimo Quarta Musiche di Mozart Teatro Fraschini - Corso Strada Nuova,136 Per informazioni: Teatro Fraschini, tel. 0382-371202 http://www.teatrofraschini.it/ sabato 12 Febbraio ore 21.00 5° FESTIVAL LIRICO SINFONICO CITTA' DI VOGHERA Concerto del pianista David Malusà. Musiche di Beethoven, Chopin, Scriabin, Rachmaninoff. Chiesa di Medassino – Voghera Per informazioni: Soc.dell'Accademia e Comune, tel. 0383336227

Gli appuntamenti dell’agenda sono disponibili anche online sul sito di Inchiostro. Il lato destro del sito, infatti, vi segnalerà gli eventi in tempo reale!

TEATRO
31 Gennaio - 2 Febbraio PAVIA ore 21.00 STAGIONE TEATRALE 2004-2005 PROSA TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA di Natalia Ginzburg con Antonio Catania, Maria Amelia Monti regia di Valerio Rinasco musiche Andrea Nicolini Teatro Fraschini - Corso Strada Nuova,136 Per informazioni: Teatro Fraschini, tel. 0382-371202 http://www.teatrofraschini.it/ giovedì 3 Febbraio ore 21.15 ”Buio in sala”: stagione di prosa 20042005 SCOPPIO DI AMORE E GUERRA di Duccio Camerini Con Lucrezia Lante Della Rovere e Rocco Papaleo Teatro San Rocco - P.zza Provenzal, 3, Voghera Per informazioni: Comune - Fama Fantasma, tel. 0383-332323) sabato 5 Febbraio ore 21.00 3° FESTIVAL PROVINCIALE DEL TEATRO DIALETTALE La "SMS Company" di Casoni in: AL PAREVA IN SÌ UN BRAV FIÒ Teatro De Tommasi - via Montebello, 26, Broni Per informazioni: Provincia di Pavia Ass. Prom. Att. Culturali, Comune di Broni, tel. 0385-52184 / 0382-597415 / 227 sabato 5 Febbraio ore 21.00 STAGIONE TEATRALE 2004-2005 Teatro di Dioniso GIULIETTA (DEGLI SPIRITI) di Federico Fellini con Michela Cescon. Regia di Valter Malosti Musiche di Gianni Coscia, Gianluigi Troversi Teatro Fraschini - Corso Strada Nuova,136 Per informazioni: Teatro Fraschini, tel. 0382-371202 http://www.teatrofraschini.it/ 5 - 8 Febbraio ore 21.15 La Compagnia dialettale Cassolese…Fam, Fum, Frecc e Fastidi in: "TEATRO DI CARNEVALE" Cine-Teatro Verdi - Cassolnovo Per informazioni: Assoc. Callerio Cassolnovo - Comune, tel. 349-3912531, www.assocallerio.it domenica 6 Febbraio ore 21.00 3° FESTIVAL PROVINCIALE DEL TEATRO DIALETTALE La "Compagnia I Pisalè" di Pizzale in: AD ZEMAL VIALTAR SLÈ MEI ADES O ALURA Teatro De Tommasi - via Montebello, 26, Broni Per informazioni: Provincia di Pavia Ass. Prom. Att. Culturali, Comune di Broni, tel. 0385-52184 / 0382-597415 / 227 domenica 6 Febbraio ore 16.00 IN COMPAGNIA DEI BURATTINI ”LE AVVENTURE DI FAGIOLINO E SGANAPINO” Compagnia Il Pavaglione di Bologna Teatro Adolescere - Viale Repubblica, 25, Voghera Per informazioni: Fondazione Adolescere, tel. 0383-343011 mercoledì 9 febbraio ALLA RICERCA DI UN IO di e con Ulla Alasjarvi Compagnia Sperimentale Drammatica (Torino) Ancora a proposito di doppio, l’autriceattrice della vivace compagnia torinese, da sempre impegnata nel teatro sociale, instaura un dialogo con un fantomatico “tu”, cui chiede di essere conosciuta per quello che è, francamente e finalmente, senza infingimenti. MOTOPERPETUO – Viale Campari, 72, Pavia www.motoperpetuo.org Per informazioni: tel. 0382-572629 11 - 13 Febbraio Venerdì e Sabato ore 21.00, Domenica ore 16.00 La Compagnia Doppiaeffe - Compagnia di Prosa Mariano Rigillo in: IL MISANTROPO di Molière con Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossigni Regia di Roberto Guicciardini Musiche Nicola Piovani Traduzione e adattamento di Roberto Guicciardini Teatro Fraschini - Corso Strada Nuova,136 Per informazioni: Teatro Fraschini, tel. 0382-371202 http://www.teatrofraschini.it/ sabato 12 Febbraio ore 21.00 3° FESTIVAL PROVINCIALE DEL TEATRO DIALETTALE La "Compagnia Teatrale Vox Populi" di Pieve del Cairo in: JUS PRIMAE NOCTIS Teatro De Tommasi - via Montebello, 26, Broni Per informazioni: Provincia di Pavia Ass. Prom. Att. Culturali, Comune di Broni, tel. 0385-52184 / 0382-597415 / 227 domenica 13 Febbraio ore 21.00 3° FESTIVAL PROVINCIALE DEL TEATRO DIALETTALE Il "Gruppo Teatrale Città Giardino" di Pavia in: QUAND GH'È L'AMUR Teatro De Tommasi - via Montebello, 26, Broni Per informazioni: Provincia di Pavia Ass. Prom. Att. Culturali, Comune di Broni, tel. 0385-52184 / 0382-597415 / 227 domenica 13 Febbraio ore 16.00 IN COMPAGNIA DEI BURATTINI ORICACAORI Compagnia Roggero e Rizzi di Angera VOGHERA Teatro Adolescere - Viale Repubblica, 25 - Voghera Per informazioni: Fondazione Adolescere, tel. 0383-343011

CONFERENZE
lunedì 31 Gennaio ore 21.00 Ciclo “Incontri di fede e culture” – 3° ciclo LA DONNA OGGI Relatore prof. Angela Ales Bello Sala conferenze del Collegio S. Caterina – Via San Martino, 17/A martedì 1 Febbraio ore 21.00 Ciclo “La traduzione del testo letterario francese e spagnolo” LA TRADUZIONE DEL TESTO SPAGNOLO DI TIPO TEATRALE Relatore prof.ssa Laura Dolfi In collaborazione con l’Università degli studi di Pavia Sala conferenze del Collegio S. Caterina – Via San Martino, 17/A martedì 1 Febbraio ore 10.30 Seminario Roberto H. Losso (Buenos Aires) LO SPAZIO DELL'INTIMO, DEL PRIVATO E DEL PUBBLICO NELLA FAMIGLIA E NELL'ÈQUIPE CURANTE Organizzato dal Dip. di Scienze Sanitarie Applicate e Psicocomportamentali Sezione di Psichiatria - Scuola di specializzazione in Psichiatria - Direttore Prof. F. Putrella L'ingresso è gratuito. Verranno rilasciati attestati di partecipazione. Per informazioni rivolgersi alla Sezione di Psichiatria: 0382 987250 Aula Scarpa – Palazzo Centrale dell’Università, corso Strada Nuova lunedì 7 Febbraio ore 21.00 Ciclo “Incontri di fede e culture” – 3° ciclo LA DONNA OGGI Relatore prof. Rivka Hazan Sala conferenze del Collegio S. Caterina – Via San Martino, 17/A

MERCATINI E FIERE
domenica 6 Febbraio ore 8.30 L'ANTICO SOTTO LA CUPOLA ARNABOLDI Mercatino di antiquariato selezionato PAVIA Cupola Arnaboldi, C.so Strada Nuova – Pavia Per informazioni: Ass. Recisole, tel. 333-2976076 domenica 6 Febbraio ore 8.30 - 19.00 MERCATINO PAVESE DELL'ANTIQUARIATO Mobili, quadri, oggetti da collezione Piazza della Vittoria – Pavia Per informazioni: Ass. Antiquari provincia di Pavia, tel. 0382-372511 domenica 6 Febbraio ore 14.30-19.00 IL BAULE DELLA NONNA Mercatino dell'antiquariato Oratorio di S.Andrea – Retorbido Per informazioni: Conf.S.Andrea, tel.0383-74059/74031 domenica 6 Febbraio ore 14.30 CARNEVALE BURGUNDO Tentativo di record per il Pop Corn più grande. Sfilata e concorso di mascherine con il Burgundo, guerriero barbaro legato alle origini del paese Piazza del Mercato e Piazza del Popolo Sannazzaro de’ Burgundi Per informazioni: Pro Loco - Comune, tel. 0382-997485 domenica 6 Febbraio FRITTELLATA Distribuzione di frittelle in attesa del Carnevale. Piazza Trieste – Strabella Per informazioni: Pro Loco, tel. 0385245912 domenica 6 Febbraio ore 14.30 FESTA DI CARNEVALE Sfilate e consorso di maschere Piazza della Fiera - Varzi Per informazioni: I.A.T. tel. 0383545221 domenica 6 Febbraio CARNEVALE 2005 Sfilata carri allegorici e rinfresco presso oratorio parrocchiale Vie del centro di Zeccone Per informazioni: Comitato Carnevale e Comune, tel. 0382-955021 6 e 8 Febbraio ore 14.00 CARNEVALE CON SFILATA DI CARRI ALLEGORICI Sfilata di carri e corteo mascherato Menconico e paesi limitrofi Per informazioni: Pro Loco, tel. 3487148671 6 e 8 Febbraio ore 15.00 CARNEVALE IN PIAZZA Sfilata di carri e gran ballo dei bambini alla Cavallerizza Piazza Ducale e vie centro - Vigevano Per informazioni: Pro Loco, tel. 0381690269 martedì 8 Febbraio ore 20.30 CARNEVALE 2005 Rievocazione di un'antica leggenda locale e rogo della Pierina Piazza S. Carlo - Via Peschiera, Candia Lomellina Per informazioni: Biblioteca Comunale, tel. 0384-759041 sabato 12 Febbraio ore 20.30 CARNEVALE ANTICO Maschere, musica dal vivo e falò di Carnevale, per scacciare col fuoco gli spiriti dell'inverno Azienda Agrituristica Torrazzetta – Borgo Priolo Per informazioni: Az.Agrit.Torrazzetta, tel. 0383-871041 domenica 13 Febbraio ore 7,30-18,00 MERCATINO DELL'ANTIQUARIATO Mobili, quadri, oggetti vari Piazza Garibaldi - via Emilia – Broni Per informazioni: Comune, tel. 0385257036-257011 domenica 13 Febbraio ore 13.30 - 17.00 CARNUA' D'LA VAL VERSA Sfilata di carri allegorici , maschere e polentata finale. Lotteria Santa Maria della Versa Per informazioni: Comitato, tel. 3356747086 domenica 13 Febbraio ore 14.00 CARNEVALE VOGHERESE Sfilata di carri allegorici e gruppi mascherati, trofeo Burcianéla. Palio dei quartieri, polenta, salamini e chiacchiere Piazza Duomo – Voghera Per informazioni: Consigli di Circoscrizione e Comune, tel. 0383-336227

CINEMA
mercoledì 26 Gennaio ore 21.15 “APOCALYPSE BRANDO” MISSOURI Sala polivalente Via S.S. Trinità, Garlasco mercoledì 26 Gennaio ore 21.00 Sguardipuri04 - la rassegna Proiezione del film LAVORARE CON LENTEZZA - RADIO ALICE A seguire incontro con Luca Gasparini, montatore del film Multisala Corallo Ritz , via Bossolaro – Pavia martedì 1 Febbraio ore 22.30 Cineforum del Barattolo: “E per farla finita col giudizio di Dio... Maledetti vi ameremo!” M. IL MOSTRO DI DUSSELDORF di Fritz Lang, 1931 versione rest. ed incensurata di 105' CSA Barattolo – Via dei Mille, 130 Per informazioni: tel. 0382-21293 martedì 8 Febbraio ore 22.30 Cineforum del Barattolo: “E per farla finita col giudizio di Dio... Maledetti vi ameremo!” LA MONTAGNA SACRA di Alejandro Jodorowsky, 1973 versione restaurata ed incensurata di 114' CSA Barattolo – Via dei Mille, 130 Per informazioni: tel. 0382-21293 martedì 15 Febbraio ore 22.30 Cineforum del Barattolo: “E per farla finita col giudizio di Dio... Maledetti vi ameremo!” CRUISING di William Friedkin, 1980 versione incensurata di 106' CSA Barattolo – Via dei Mille, 130 Per informazioni: tel. 0382-21293

MUSICA LEGGERA
martedì 1 Febbraio CARPATHIAN FOREST TSJUDER WYKKED WYTCH Thunder Road – via str. Voghera Menestrello 1, Codevilla giovedì 3 Febbraio SUMMONER SIN OF SILENCE Sitting Bull/Defender – via Togliatti, 4, Certosa di Pavia venerdì 4 Febbraio DEATH SS ENSOPH Thunder Road - Codevilla (PV) Thunder Road – via str. Voghera Menestrello 1, Codevilla sabato 5 Febbraio NECK CSA Barattolo – Via dei Mille, 130 Per informazioni: tel. 0382-21293 domenica 6 Febbraio SUBURBAN BASE Sitting Bull/Defender – via Togliatti, 4, Certosa di Pavia domenica 6 Febbraio SUBURBAN BASE Sitting Bull/Defender – via Togliatti, 4, Certosa di Pavia giovedì 10 Febbraio GOLD Sitting Bull/Defender – via Togliatti, 4, Certosa di Pavia venerdì 11 Febbraio MANSONHATE Sitting Bull/Defender – via Togliatti, 4, Certosa di Pavia

MOSTRE
martedi 1 Febbraio ore 21.00 12^ RASSEGNA OBIETTIVO IMMAGINE Diaproiezioni – Incontri ALPI GRAIE – PENNINE - RETICHE, camminando… ACQUA Autore: Luigi Mutti Circolo Lo Stanzone, via XX Settembre, 92 - Voghera Per informazioni: Gruppo Fotografico L'Immagine, tel. 0383-365446 1 - 6 Febbraio PRESEPE POLICROMO Presepe di arte catalana con fedele ricostruzione di un angolo di Palestina. Tra i diorami di Angelo Marini, la passione di Cristo. Parrocchia di San Carlo - Torrazza Coste Per informazioni: Parrocchia, tel. 038377026 20 Novembre – 3 Aprile martedì-venerdì: 10.00-18.00 sabato e domenica: 10.00-19.00 PAESAGGI: PRETESTI DELL'ANIMA Visioni ed interpretazioni della natura nell'arte italiana dell'Ottocento Castello Visconteo – Pavia www.mostrapaesaggi.comune.pv.it Per informazioni: Comune-Musei Civici, tel. 0382-33853)

Inaugurazione Banca dei Semi piante autoctone Regione Lombardia
Il giorno 9 febbraio alle ore 9,30 presso il Dipartimento di Ecologia del Territorio e degli Ambienti Terrestri dell'Università di Pavia, Via S. Epifanio 14 (Orto Botanico) si terrà l'inaugurazione della Banca dei Semi delle piante autoctone della Regione Lombardia - Centro tutela Flora Autoctona, nonchè la firma di un protocollo d'intesa tra le banche italiane del germoplasma che si occupano della conservazione ex situ della flora spontanea. Saranno presenti il Magnifico Rettore Prof. R. Schimd, autorità Regionali e rappresentanti del Ministero dell'Ambiente. I docenti e gli studenti sono invitati a partecipare, comunicando per tempo, per motivi organizzativi, la loro presenza all'indirizzo email: burattic@libero.it Per ulteriori informazioni http://www.unipv.it/labecove/ germoplasma.html Firmato: Prof. Graziano Rossi

DANZA
venerdì 4 Febbraio ore 21.00 Merce Cunninghan Dance Company MERCE CUNNINGHAN Teatro Fraschini - Corso Strada Nuova,136 Per informazioni: Teatro Fraschini, tel. 0382-371202 http://www.teatrofraschini.it/ mercoledì 9 Febbraio ore 21.00 LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO con il Russian National Ballet Fiaba di Perrault musiche di Tchaikovsky Teatro Cagnoni - c.so Vittorio Emanuele II, 45, Vigevano Per informazioni:Teatro Cagnoni, tel. 0381.82242

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