Il giornale degli studenti universitari di Pavia

Anno 11 * Numero 28 * 20 marzo 2006 * Distribuzione gratuita

Egregio presidente...
E va bene che Pavia, giovedì diciannove gennaio duemilaesei, giorno della visita del Presidente Ciampi, era una città blindata: le strade ingabbiate dalle transenne, i tombini saldati: I gesti e le parole in ostaggio del cerimoniale. E va bene che, anche nell’ambito dell’incontro con le autorità accademiche, l’unico messaggio che il Presidente ha potuto ricevere dagli studenti è stata la feluca dei goliardi con sottofondo di “Gaudeamus”. E va bene che non era assolutamente concesso rivolgere domande al Presidente, e che ogni nostro tentativo di avvicinarlo, non tanto per l’“intervista”, quanto per parlargli come studenti, come giovani (quei giovani e quegli studenti a cui lui si rivolge sempre con affetto e speranza), sia stato s c o r a g g i a t o o semplicemente respinto, in nome della sicurezza e della convenienza. Ma noi lo abbiamo fatto lo stesso. Sfidando gli spintoni delle guardie del corpo e le varie sbarre della liturgia, abbiamo sfiorato il Presidente Ciampi, prima che la noia neoclassica dell’Aula Scarpa lo prendesse, e gli abbiamo rivolto una domanda. E non per pura trasgressione giornalistica, né per ingigantire una prima pagina ma perché sentivamo che noi

Spero Non gli sia Successo Nulla di grave... riproverò a chiamarlo Aiuto!! Se non torna presto sono guai, è la fine, sono perduta!!

HMM… Sì? Pronto Capo!

Cosa? Tornare? Con il freddo che fa?! Non se ne parla Nemmeno!

Hai Capito? Torna Sub-

Gli Altri Sono Tornati Tutti… Possibile che lui

Ehi ehi, cos’è questo tono tranquillo? Sono settimane che ti cerco, le lezioni sono finite e cominciano gli esami. Mi servi. Qui. Ora. Torna Subito

Idiota Traditore Villano!! Non è una Proposta, è Un ordine! Torna Immediatamente!!!

E che Cavolo. l’agenzia “immaginazione: i viaggi Del cervello” non mi ha mai Parlato di ritorno dopo Le vacanze...

Orchestra Accademica dell’Università di Pavia “Camerata de’ Bardi” Per informazioni: www.cameratadebardi.it oppure contattare Marco 328.9582878

Sai suonare uno strumento? Oppure suoni da poco tempo?

studenti, noi giovani, una domanda a questo Presidente dovevamo proprio farla. E cosa chiedi a Ciampi, in trenta secondi, tra spinte, urla e flash? Cosa chiedi a quest’uomo, che si sforza ogni giorno di rammendare la grandezza del Paese, con i suoi simboli, i suoi personaggi, la sua Storia, tracciando una linea ideale che unisce il Risorgimento alla Resistenza e alla nascita della Repubblica e della Costituzione? Che fa tutto ciò perché crede davvero che questo possa essere un grande Paese, laico e civile, nonostante tutto e tutti? Cosa chiedi a quest’uomo che, per quella parte di nazione che non ha ancora abiurato al pensiero e al decoro, spesso rappresenta l’ultimo faro di moralità e solidità politica ed istituzionale? “Signor Presidente, cosa ha da dire ad un ragazzo che, a 22 anni, nel 2006, sente lontani i simboli e la Storia di questo Paese, cui Lei fa spesso riferimento, e che, guardando alla situazione attuale, non riesce ad avere fiducia in esso, non ha speranza nel suo futuro e, soprattutto, non sa cosa fare per poter contribuire al suo miglioramento?” Ecco cosa gli chiedi. E lui ti guarda, e nei suoi occhi cogli la preoccupazione di chi ha visto la preoccupazione nei tuoi, e vorrebbe alleviarla. E risponde: “Gli dico che la prima cosa da fare è

Carlo Azeglio Ciampi visto da Cristina Pedroni
approfondire la conoscenza di quei simboli e di quella Storia, apprendere in profondità la cultura del proprio Paese. È anche da questo che emerge la fiducia e la speranza nel futuro. Gli dico poi che la fiducia e la speranza bisogna coltivarle nella propria vita; e per farlo, non sempre bastano le armi della ragione: è necessario imparare ad usare anche quelle del cuore”. Grazie, Presidente Ciampi. Perché la Sua risposta, il Suo tentativo quasi di sorreggerci nel dubbio e nella preoccupazione, ci infonde, nella mente e nel

Inchiostro risorge...
Nessuna pretesa sacrificale, nessun vittimismo. Nell’aria nessuna piuma di fenice, nonostante l’abbondante cenere. Le ferite restano, rosse e scoperte (come potrete leggere nell’articolo centrale). La putrefazione aveva già cominciato a pizzicare queste pagine (e infatti alcune parti di questo numero appariranno un po’ “scadute”, ce ne scusiamo con i lettori). Ma Inchiostro risorge. E non poteva essere altrimenti. Perché, come ogni mezzo in cui si coagulano pensieri, Inchiostro è una voce. E le voci non muoiono. Le puoi

imbavagliare, zittire, contraddire, denigrare. Ma non muoiono. Il silenzio è la loro tomba naturale. Ma Inchiostro ha ancora tante gocce da versare. C’è solo un’arma in grado di uccidere una voce: il non ascolto. Il rifiuto di ascoltarla. Ma Inchiostro è protetto da voi, dalla vostra voglia di leggerlo, apprezzarlo, deriderlo, snobbarlo, comunque saperlo vivo (come dimostrano le tante manifestazioni di sconcerto e solidarietà che abbiamo ricevuto). Inchiostro risorge. Non è mai morto, in realtà. Vive nelle vostre parole, nel coraggio del vostro ascolto.

VARIA - UNIVERSITÀ

Storie di viaggi pericolosi: l’autobus pavese
di Walter Patrucco
Il miglior compagno di viaggio dello studente? L’autobus ovvio! D’inverno l’universitario medio pavese non ha voglia di farsi chilometri di strada in bicicletta o a piedi, e nemmeno di spendere soldi in benzina per la macchina. L’alternativa? Una sola: il pullman. Per due o più volte al giorno deve ricorrere al mezzo pubblico per le sue quotidiane migrazioni. Il problema vero è salirci. Il bus c’è quando non ti serve. Ne passano pure due o tre di fila, magari vuoti. Ti serve veramente? Devi aspettarlo intere ore e quando passa ti ritrovi in ritardo di decine di minuti. Molti universitari sono costretti a lunghe permanenze su questo autoveicolo affollato di persone. Di solito si tratta altri studenti ma non ci siamo solo noi, purtroppo. L’autobus, infatti, è pieno di elementi particolari, così particolari da renderlo il mezzo di trasporto più pericoloso mai concepito. Secondo solo ai paracadute rotti. Pericolo numero uno: la vecchietta. Abitualmente un soggetto che sprigiona pace interiore e serenità. Non sempre è così. Quando una vecchina sale sull’autobus si trasforma radicalmente: una minaccia per tutti. Chi è in piedi è moralmente costretto a lasciarla passare. Guai a non fare passare un’anziana signora concentrata sul suo obbiettivo, qualunque esso sia. Costei cercherà di farsi notare in mezzo alla folla: tossendo, facendo strani gesti, urtando il povero studente, lamentandosi dei giovani d’oggi. Il malcapitato si troverà costretto a farla passare eseguendo stranissimi contorcimenti e capriole su se stesso. Tutto questo in uno spazio in cui è difficile muovere un dito. Pericolo numero due, minaccia a fasce orarie: gli studenti delle superiori. Un’ orda di barbari equipaggiati con una serie di armi terribili: zaino da scagliare ovunque senza ritegno, corde vocali in grado di produrre rumori orrendi e molesti e soprattutto una valanga di sana euforia da scaricare in ogni modo. L’universitario medio reagisce sfoggiando un non comune self-control: impassibile in un dignitoso silenzio nel suo angolino. Quanto amerebbe ricorrere alla violenza più sfrenata per ristabilire la calma. Capita anche di farsi due risate ascoltando i discorsi degli sbarbatelli. Ma questa è un’altra storia. Nonostante tutti i difetti, l’autobus è un mezzo fondamentale per noi studenti e, come si dice, “se non ci fosse bisognerebbe inventarlo”. Con tanti ringraziamenti all’ASM e

Bookcorsari all’arrembaggio
Liberi libri
di Nicola Cocco
Nelle prossime settimane potrete trovarli per strada, nei giardini, sui bus, sulle panchine, nelle aule, nelle borse. Che cosa? Funghi? graffiti? soldi? nani di gesso? pericolosi parassiti? Niente di tutto ciò. Libri, signori miei, libri: magnifici, un po’ sgualciti, palesemente vissuti, vi guarderanno dai posti della vostra quotidianità, un po’ alteri, nella loro triste solitudine; in realtà, fingendo indifferenza, vi stanno aspettando, forse addirittura cercando. Libri abbandonati? Quale orrore! Niente paura, la nostra cultura non è ancora caduta così in basso (o forse sì?). Sono libri “liberati”. Sì, perché i libri, la loro polpa di parole, pensieri e carta, appartengono a tutti, o non appartengono a nessuno. O, più semplicemente, è bello condividerne il gusto, l’odore, il ricordo. È questo lo spirito del bookcrossing. Il “corpo” consiste nel mettere in circolazione gli amati-odiati libri e vedere l’effetto che fa, seguendone i destini, gli odi e gli amori. L’esperimento, già avviato da alcuni anni a livello internazionale e in alcune illuminate città italiane, con lo zampino di Inchiostro sbarca anche a Pavia. Se vi capita di trovare in giro un libro marchiato con il logo che vedete a lato, con tanto di codice identificativo (BCID) e regolamento, non lasciatelo solo! Prendetelo, maneggiatelo con cura, segnalatene il ritrovamento sul sito internet www.bookcrossing.com. A questo punto, siete liberi di leggere il libro, lasciando magari commenti e annotazioni sul web per gli altri bookcorsari, o non leggerlo, tenendolo per qualche giorno come elemento d’arredo del vostro sofisticato scaffale Ikea. La cosa fondamentale è che, prima o poi, rimettiate il libro in libertà, affinché la catena non si interrompa. Facile, no? Il bookcrossing per funzionare necessita di tre prerequisiti: a) l’iniziativa deve essere pubblicizzata e spiegata ben bene. Si deve sapere che ci sono in giro questi libri orfanelli in cerca d’adozione. b) un minimo di amore e rispetto per il libri e ciò che essi racchiudono. c) il desiderio di condividere questo amore con gli altri. Il bookcorsaro, quindi, deve sperare che gli altri possibili bookcorsari non siano né dei ladri, che si intascano i libri, né degli ignoranti, che li ignorano, né degli ignoranti farabutti, che li rovinano o li gettano via.

Spazi sociali e autogestione a Pavia
di Marco Gastoni (PaviainserieA)
Riceviamo e pubblichiamo il seguente articolo. Le opinioni espresse non sempre coincidono con quelle della redazione del giornale. La situazione pavese è caratterizzata dall’immobilismo e dal compromesso tra molti attori sociali di movimento e l’amministrazione locale. Il dissenso radicale viene gestito attraverso la creazione di riserve tollerate sottoposte a “guerra di bassa intensità”. Le espressioni di semplice indipendenza vengono sottoposte a pressioni e boicottaggi. Questo colpisce la cittadinanza nel suo complesso attraverso la riduzione dell’offerta culturale e sociale e l’omologazione dei comportamenti tollerati. Il Festival UpPavia, che avrebbe compiuto il suo sesto compleanno nel giugno scorso, è stato annullato dal Comune a causa della reiterata opposizione del Collegio Borromeo, proprietario del parco a gestione comunale “Orti Borromaici”. Vinte le elezioni comunali durante la cui campagna elettorale aveva scritto di “auspicare la continuità del Festival”. Il Sindaco DS ha preferito inchinarsi al volere della curia cattolica senza fornire spiegazioni credibili a PaviainserieA, associazione d’ispirazione libertaria e coordinatrice di un progetto che ha visto la partecipazione delle espressioni culturali cittadine e che è stato in grado di attirare decine di migliaia di persone affascinate dall’organizzazione “autogestita” del parco medievale. 25 giugno 2005: un eterogeneo aggregato di pupazzi alti 2 metri, trampolieri, giocolieri, attori teatrali, musicisti, delegati di gruppi, associazioni e cittadini si è ritrovata in Piazza Vittoria con un sound system mobile. Abbiamo sfilato per il centro, davanti al Comune e davanti al Collegio Borromeo. Finito il corteo decine di musicisti si sono alternati agli Orti per tenere compagnia ai presenti fino a tarda ora. Le centinaia di persone intervenute erano solo una piccola parte del pubblico del Festival. Occorre notare l’assoluto silenzio stampa in città. Ringraziamo tutti i gruppi, le associazioni e le persone che hanno partecipato e che ci hanno aiutato nella logistica e i cittadini intervenuti. Ora la lotta per la conquista di spazi sociali autogestiti deve continuare, ripartendo dai partecipanti alla manifestazione di giugno. L’impermeabilità delle istituzioni alla critica è massima. Occorre trovare forme di rappresentanza e di incisività nuove. Il dialogo con

Via Mentana, 4 - Pavia - tel. 333.1950756 email: redazione@inchiostro.unipv.it - internet: inchiostro.unipv.it Anno 11 - Numero 28 - 20 marzo 2006 - Il giornale degli Universitari Iniziativa realizzata con il contributo concesso dalla commissione A.C.E.R.S.A.T. dell’Università di Pavia nell’ambito del programma per la promozione delle attività culturali e ricreative degli studenti. Direttore responsabile: Luna Orlando Redazione: Alberto Bianchi, Roberto Bonacina, Nicola Cocco, Lorenzo Costantini, Erika De Bortoli, Valentina Frezzato, Daniela Mercanti, Alessio Palmero Aprosio, Walter Patrucco, Ilaria Picchi, Mattia Quattrocelli, Manuela Ragni, Elisabetta Rossi Berarducci Vives, Marzio Remus, Dora Paola Sposato, Suhartati Valtz. Disegni: Rossana Usai, Raffaele d’Angelo, Nemthen, Federica Bertoncini, Cristina Pedroni Immagine di copertina: Stampa: Industria Grafica Pavese s.a.s.
Registrazione n. 481 del Registro della Stampa Periodica Autorizzazione del Tribunale di Pavia del 23 febbraio 1998 Tiratura: 2000 copie Questo giornale è distribuito con la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike. Stampato su carta riciclata. Fondi Acersat “Inchiostro”: 8.000 Euro.

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UNIVERSITÀ

No child left behind
di Marzio Remus
C’è qualcosa di nuovo dell’aria, anzi d’antico…il 16 Gennaio 2006 il Magnifico Rettore Angiolino Stella ha aperto l’anno accademico 2005-2006, il 645° dalla Fondazione dell’Ateneo Pavese e il 1181° dal Capitolare di Lotario (l’Imperatore che nell’ 825 creò, a Pavia, una scuola di retorica. Una specie di protouniversità per capirsi). L’inaugurazione è un evento atteso: il Rettore espone il bilancio degli anni precedenti e traccia le linee per il futuro. Quest’anno poi ha un sapore particolare: dopo circa tre lustri abbiamo un nuovo Rettore. Cosa cambierà? Tutti se lo chiedono. Inchiostro non poteva mancare. Corteo di

Sport d’eccellenza
Inaugurazione dell’Anno Sportivo
di Elisabetta Rossi Berarducci Vives
bus) e per iniziative comuni. L’Ateneo non si ferma a Pavia. La Regione ed altre istituzioni del territorio hanno firmato un Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale che riconosce un ruolo chiave del sistema universitario: ricerca ed innovazione tecnologica, il Sistema Museale d’Ateneo, il Diritto allo Studio, le infrastrutture universitarie. Il “sistema Pavia”, costituito da Università, Iuss, Collegi pubblici e privati, gli istituti CNR e IRCCS (gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico: il Policlino San Matteo e le Fondazioni Maugeri e Mondino), rappresenta un’isola felice nell’insidioso arcipelago universitario. La presenza dei tre IRCCS è di importanza cruciale per il nostra Università. La Facoltà di Medicina e Chirurgia riceverà il massimo appoggio per impostare e attuare le convenzioni del caso. Più che necessarie a sentire Studenti e Medici Specializzandi. Aperto l’anno accademico è ora della Prolusione del professor Ernesto Bettinelli, ordinario di Diritto Costituzionale. Il tema è d’obbligo: La Costituente: Veni Creator Spiritus …ogni riferimento (mancante) ai fatti odierni è puramente voluto. Lo sport è la ritualizzazione della violenza. Lo sostiene Norbert Elias, sociologo tedesco. Le scienze sociali ci insegnano che siamo tutti aggressivi per natura: quello che ci differenzia è la capacità che ciascuno ha di controllare la propria aggressività. Un altro insegnamento che viene dalla sociologia è che lo sport è un ottimo strumento per acquisire questo controllo, nella misura in cui è un’attività in cui si impara a rispettare le regole, a rapportarsi agli altri, a riuscire a vincere senza sopraffare l’avversario, a saper perdere senza rinunciare alla fiducia in sé. Su questa importanza hanno posto l’attenzione gli ospiti dell’Inaugurazione dell’anno sportivo universitario 2005– 2006, tenutasi il 23 gennaio nell’aula magna del nostro ateneo. È la prima volta che una specifica cerimonia è riservata all’evento, di norma celebrato in seno all’Inaugurazione dell’anno accademico. “È stata una buona scelta, data la partecipazione!” ha commentato sorridendo il Magnifico Rettore, Angiolino Stella, il cui discorso ha aperto le danze, ed effettivamente i presenti erano numerosi. A seguire anche Graziano Leonardelli (commissario ISU), Antonio Tazzi (Presidente del Consiglio didattico di scienze motorie), Cesare Decorro (Presidente del CUS Pavia), Carlo Nola (Assessore allo Sport della Provincia), Antonio Bengiovanni (Assessore allo Sport del Comune) e gli altri ospiti d’onore, hanno espresso le loro felicitazioni per il buon funzionamento delle attività sportive pavesi e per la forza di un CUS a cui nessuno può ormai negare la “dimensione sociale storica” attribuitagli da Cesare Decorro, ricordando la natura autopoietica dell’organizzazione nata ben sessant’anni fa. Tutti gli oratori hanno sottolineato l’ormai provata efficacia della collaborazione tra CUS, Università e ISU. Al termine degli interventi il Magnifico Rettore ha ufficialmente inaugurato l’Anno Sportivo e sono iniziate le premiazioni. Gli studenti dei collegi hanno ricevuto per primi il riconoscimento dei loro risultati sportivi per l’anno sportivo 2004 – 2005 legati al tradizionale “Trofeo dei collegi”. Il Golgi ha felicemente ritirato, sia per il settore femminile che per quello maschile, il tanto agognato “Coppone”. Subito dopo atleti pavesi di livello nazionale e internazionale (il nostro ateneo annovera, per chi non lo sapesse, campioni mondiali!) hanno ricevuto dei ben meritati attestati. Ma, al di là degli attestati, i nostri colleghi si sono guadagnati un altrettanto meritato riconoscimento dalla comunità universitaria lì presente, forse di soddisfazione ancora maggiore, potendo rivivere l’emozione dei loro successi, questa volta, insieme a un pubblico attento e pieno di partecipazione. Partecipazione che ha trovato pieno sfogo in un rinfresco a sorpresa offerto in rettorato a fine serata. L’ulteriore ritrovo ha visto ancora riunita una folla eterogenea, ma accomunata da un grande entusiasmo, da forti passioni, e dalla gioia data dalla consapevolezza di star

Inaugurazione dell’Anno Accademico
di alta qualità da cui non escludere nessuno: “No child left behind”. Occorre aprirsi agli studenti lavoratori. Creare, sfruttando il “modello collegiale” e la città, un ambiente stile “campus”: luogo di incontri informali tra docenti e studenti. E’ necessario prosegue il Rettore- che lo studente “sia assistito e aiutato da un sistema efficiente di servizi e sportelli, al passo con i tempi”. Corsi di laurea specialistica in inglese, il potenziamento delle doppie lauree e degli scambi internazionali. Due tasselli da aggiungere al mosaico. Non è sufficiente. Occorre attirare elementi nuovi, facilitarne l’arrivo: la creazione di un

Musica maestro!
Venticinque anni sono tanti. Una di quelle date da segnare. Si festeggiano le nozze d’oro, i venticinque anni di carriera. E allora cosa fare quando di anni ne passano duecentocinquata? Il destino spesso si diverte ad incrociare le date, a sovrapporre gli eventi. Il 2006 è l’anno Mozartiano. Il 27 gennaio ricorre il duecentocinquantesimo anniversario del grande compositore austriaco. Il 2006 è il venticinquesimo anno della stagione “Musica in Università” rassegna organizzata dall’A.D.R.A.T. e dal C.U.P. circolo universitario pavese, in collaborazione con l’I.S.U. di Pavia. Il programma della stagione musicale – on line sul sito di inchiostro- è variegato ed interessante. Anche le orecchie più fini troveranno vibrazioni per i loro timpani. Sono da segnalare i concerti de “I pomeriggi musicali” e sei concerti dell’orchestra “Milano Classica. Particolare attenzione sarà dedicata a Mozart. Un percorso musicale attento e mai scontato ripercorrerà gli anni giovanili a Londra, lo seguirà diciottenne a Salisburgo per ritrovarlo, infine, maturo trentenne a Vienna. Concerti da non perdere saranno “Le follie del Barocco” proposto da “L’accademia del ricercare” e quello proposto dal complesso “Three plucked Strings” dal titolo “Fra Oriente e Occidente”. Last but not least. Informazione utile per il borsello universitario: tutti i concerti tranne quelli che si svolgono al Teatro Fraschini sono gratuiti.

docenti in ermellino e toga, autorità tutte, la Camerata de Bardi che apre e la Corale intercollegiale Valla a chiudere la manifestazione. Consegna di premi di medaglie, presentazione di libri, concerto serale al Fraschini. Tutto l’apparato insomma. Il discorso del professor Stella è conciso ma articolato. Qualcuno nota che il solo fatto che tutto sia finito molto prima degli anni precedenti è già un grande risultato…. Tre i punti fondamentali: valorizzazione del capitale umano, potenziamento dell’internazionalizzazione e consolidamento del “Sistema Pavia”. No students? No university: la sfida è la valorizzazione della componente studentesca nella sua globalità, una formazione

Data Base comune fra Università, questura, A.S.L. Agenzia delle Entrate ed I.S.U. sveltirà molto l’ottenimento del permesso di soggiorno a studenti e docenti stranieri. E’ passato il tempo dell’Università torre d’avorio: Ateneo e Comune hanno aperto un tavolo di confronto per trovare soluzioni adeguate per il polo tecnologico (rectius la “nave”), per i servizi agli studenti (e.g. tessera unipass-

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QUESTIONE A.C.E.R.S.A.T.

S t o ri a d e l l ’ I n c h i o
A cura di Alberto Bianchi
nel partito dei centristi, detto Ateneo Studenti. Ma se la politica occupa sempre la parte più importante della vita sociale, non si può certo dimenticare tutto il resto. Per chi di sola politica non vuole vivere ecco il coro, la radio e così via, fino ad arrivare al giornale. Proprio quest’ultimo è il protagonista della nostra storia. Inchiostro si chiamava, e tra le sue fila comparivano un po’ tutti, di tante inclinazioni politiche, di tante facoltà, di tanti paesi, pronti a scrivere qualcosa, nel bene o nel male, per fare del giornale la voce degli studenti. Quello che forse non tutti sanno è che, per gestire tutti questi gruppi e le loro relative risorse, esisteva un apposito organo, detto Commissione A.C.E.R.S.A.T., incaricato di distribuire del vil denaro a tutti coloro che volessero organizzare delle attività di tipo culturale, rivolte a tutti gli altri studenti, quelli che con tanta vitalità popolavano l’Università. Ogni

Intro
Erehwon 2521. C’era una volta, nella remota cittadina di Pavia, coperta dalla nebbia e circondata dalle acque, una gloriosa Università – che così tanto gloriosa ora non è più – con molte facoltà, ottimi professori, collegi, mense, librerie e tutto ciò che occorre per allenare le menti e riposare le stanche membra. Sulle tessere degli studenti c’era scritto “a Pavia si vive e si studia bene”. E, non a torto, molti si trovavano d’accordo. Nei cortili dell’Ateneo, gli studenti, pieni di energia e voglia di fare, trascorrevano i giorni e, tra una lezione e l’altra, trovavano il tempo per altre attività Chi si iscriveva al partito di sinistra, detto Coordinamento, chi al partito di destra, detto Azione Universitaria. Non mancava nemmeno lo spazio per gli adepti di don Giussani, uniti

Gent.mo Marzio Remus, il dr. Rovati è il Dirigente competente a rispondere alle Sue richieste. Credo Le abbia fornito la migliore risposta possibile. Se ritiene non sia così reiteri pure la richiesta. In ogni caso il dr. Rovati gode della piena fiducia del presidente della commissione ACERSAT. Per quanto riguarda le proposte di modifica al regolamento ACERSAT Lei è libero di inviarle a chi vuole. Noto che nella lista manca il Ministro Moratti. Cordiali saluti

anno, si poteva partecipare ad un bando, presentare le proprie iniziative e sperare che il fato portasse la Commissione ad approvare uno o più attività proposte dal proprio gruppo. Come abbiamo accennato, però, la politica occupa sempre un posto importante e, infatti, nell’ormai famosa Commissione, sedevano tre studenti, rappresentanti dei partiti sopra nominati, i quali contribuivano ad assegnare i fondi non solo a tutti gli altri piccoli gruppi senza rappresentanza, ma anche, ovviamente, ai loro stessi – già ricchi – partiti.

Il giornale si vedeva tolta gran parte della pecunia necessaria alla stampa dei numeri (passando da 14.000 a 8.000 euro: e stampare un giornale non è cosa da niente!) e poi tutte (o quasi) le sue iniziative venivano bocciate su due piedi, senza nemmeno troppi scrupoli. Rimasti assai spiazzati da una simile conclusione, i volenterosi redattori dell’Inchiostro decisero di inoltrare delle richieste alla Commissione per avere delle risposte o almeno dei chiarimenti, ricevendo picche come risposta e non una ma ripetute volte. Mail di sollecito inviata da Inchiostro alla commissione A.C.E.R.S.A.T. (dopo aver ricevuto risposte molto vaghe e verbali incompleti) Vedi riquadro 1. Per risvegliare gli animi e le menti degli ignari studenti, tenuti all’oscuro di tutto con buona pace dei rappresentanti A.C.E.R.S.A.T., gli stessi redattori – mettendo mano al proprio portafogli – pubblicarono un numero listato a lutto, l’ultima goccia per far traboccare il cosiddetto vaso, ormai già abbastanza traballante. Le provocazioni contenute su quelle pagine fecero male a qualcuno, che, stretto nella morsa della vergogna e dell’ipocrisia, prese i giornali e li gettò nella spazzatura, senza voler affrontare la dura e ingiusta verità. E ancora, dal Coordinamento, offeso a morte, richieste di incontri privati con Magnifico Rettore e Direttore di Inchiostro; dagli studenti lettere sconcertate, piene di rabbia e delusione; da altri giornali, gruppi, associazioni, dimostrazioni di solidarietà (vedi riquadro 3). Dalla Commissione, finalmente scossa, - ma solo un poco dall’evolversi degli eventi, ecco la prima, ridicola risposta, assai mortificante per i redattori stessi, trattati come

se fossero degli stupidi sprovveduti senza decenza. La risposta del prof. Maurizio Ettore Maccarini, uno dei rappresentanti della Commissione, alla nostra mail. Vedi riquadro 2.

Parte due
accusare è meglio di curare Come se non bastasse, qualche settimana dopo, nei cortili dell’Ateneo, ecco circolare uno squallido volantino che spara a mille ancora contro l’ A.C.E.R.S.A.T.. E contro Inchiostro. Con incredulità e stupore si poteva notare che la firma era quella del Coordinamento. Ma come? Proprio loro? Loro che dicevano di “promuovere la cultura autogestita, portando nel nostro Ateneo iniziative di alto profilo e che abbiano un significato nel senso della promozione della democrazia e della legalità, di ideali egualitari autenticamente di sinistra” (controguida 2006, sezione Pavia, pag. 2). Già. Proprio loro. Loro oggi dicono che ad Inchiostro sono andati 8.000 euro a tavolino per la stampa del giornale. Ma non dicono che solo un anno prima quegli euro erano 14.064 (10.000 al primo bando come attività continuativa e 4.064 al secondo bando, a seguito di raccolta firme, per realizzare eventi correlati). Dicono che le loro iniziative finanziate sono due, sole e misere, per un totale di 20.900 euro. Ma non dicono che anche Inchiostro ha avuto due iniziative finanziate, per un totale di soli 4.000 euro. Così come non dicono che l’Associazione “Idee in Cantiere” è una loro affiliata (si veda la Controguida 2006, sezione Pavia, pag. 7). E fanno 4.450 comodi euro in più. Dicono che hanno avuto 14.900 euro per l’UMF, il festival dei gruppi emergenti (una delle due attività finanziate), il quale, citazione testuale del volantino, dà la

Parte uno
domande senza risposta Fu così che, nel lontano anno 2006, dopo le riunioni esecutive dell’ A.C.E.R.S.A.T., iniziarono ad accadere cose di dubbia legittimità, certo non tanto strane per le malefatte all’italiana cui siamo abituati.

-----Messaggio originale----Da: marzio [mailto:ziakis@libero.it] Inviato: domenica 19 febbraio 2006 9.36 A: maurizio.maccarini@unipv.it; giuseppe.faita@unipv.it; franco.musso@unipv.it; 'Grazia Bruttocao' Cc: 'Lorena Bertocchi'; 'Alessio Palmero Aprosio'; nicolcocco@libero.it; 'Alberto Bianchi'; 'Lorenzo Costantini'; luna@matita.net Oggetto: Egregi docenti, cara Lorena vi Inviamo per opportuna conoscenza le tre richieste originali in formato pdf e le risposte che abbiamo avuto dal dott. Rovati. Una richiesta, la prima (del 19 agosto) è stata completamente ignorata. Per avere una parziale evasione delle altre due abbiamo dovuto impuntarci non poco. In pratica abbiamo ottenuto solo il verbale della II riunione dell'anno scorso nonostante le nostre richieste fossero molto più dettagliate e precise. Dal nostro punto di vista la commissione non ne sta uscendo in maniera esaltante. La nostra idea sarebbe di pubblicare e le richieste e le risposte in modo che tutti (in primis gli studenti) possano farsi una loro idea. Non è nostra intenzione fare polemica inutile o faziosa sia chiaro. Però vorremo essere messi nelle condizioni di poter criticare e valutare l'operato. Cosa che, spiace notare, non sta avvenendo Voi cosa consigliate? Dobbiamo reiterare le richieste? Scrivere al Magnifico Rettore? Cogliamo l'occasione per inoltrare anche una serie di proposte di modifica al regolamento ACERSAT che nei prossimi giorni vorremo inviare a tutti i membri del CDA e del Senato Cordiali saluti Marzio Remus

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QUESTIONE A.C.E.R.S.A.T.

o s t ro ru b a t o
possibilità agli studenti “di divertirsi in modo gratuito ascoltando buona musica”. Ma non dicono che a questo festival, per bere e mangiare si paga come ad ogni altra festa. E a cosa servono allora tutti questi soldi? A stampare locandine? A incidere i cd dei gruppi vincitori? Cd distribuiti puntualmente prima delle elezioni universitarie. Eh, cosa non si fa per avere una manciata di voti in più… Poi, per salvarsi un pochino, attaccano i presunti neofascisti che vogliono riscrivere la storia della bomba di Bologna: lo avessero fatto prima, da rappresentanti della Commissione A.C.E.R.S.A.T., forse avrebbero evitato questa figura e il finanziamento di una conferenza di così oscuri presagi. E come se non bastasse dicono ancora che tra le loro iniziative non finanziate c’era una conferenza su satira e libertà di stampa. Già, la libertà di stampa decantata da chi si è offeso a morte dopo il numero luttuoso e provocatorio di Inchiostro. D’altronde Morganti (rappresentante del Coordinamento in Commissione A.C.E.R.S.A.T.) ritiene che sia stata “lasciata troppa libertà” a Inchiostro (verbale Commissione A.C.E.R.S.A.T. del 19 maggio 2005, ottenuto da Inchiostro a seguito di regolare richiesta). questa volta. Nessuno ammetterà l’errore. Nessuno. Tutti invece, come al solito, come direbbe il grandissimo De André, si crederanno assolti. E invece saranno sempre e per sempre coinvolti. Fine della storia.

L’epilogo
Ma cos’è che ha causato tutto ciò? Forse attriti personali? Invidia? Rabbia? Che cosa allora? Viene da pensare che gli interessi in gioco siano molto più grandi di quel che sembra. Cosa può scatenare una simile ipocrisia? Si fa tutto questo per le elezioni universitarie? Nessuno vuole crederlo, ma è davvero difficile. Ora, sicuramente, la risposta a questo racconto sarà violenta. Nessuno si prenderà le proprie responsabilità, nemmeno articolo, la voce di aspiranti scrittori e poeti che trovavano in Inchiostro l'opportunità per esprimersi. Insomma, Inchiostro era la voce libera di noi tutti studenti, ed ora mi pento di non aver mai collaborato, neanche con un articolo. Se è vero ciò che è scritto nel vostro ultimo numero, qua, ragazzi, c'è bisogno di alzarla la nostra voce di studenti liberi, ma in modo pesante, se è possibile. Al di là di raggiungere o meno l'obiettivo ottimale, che sarebbe quello di ottenere i finanziamenti, bisogna gridare che si è verificato davvero un fatto gravissimo, bisogna urlare in università che si è manifestata la soppressione ingiustificabile di un organo indipendente, creato dagli studenti per gli studenti. solo a qualche interesse di comodo...vi giuro sono scoraggiato. Sempre che le cose siano andate come dite (scusate, ma devo sentire anche un'altra campana per farmi un'idea) Con sincerità, Daniele (studente al terzo anno in Comunicazione)

Ciao!!! Sono uno studente del terzo anno di chimica, solo oggi mi sono trovato davanti il vostro ultimo numero di inchiostro e ho letto che si tratta dell'ultimo!!!! E un peccato perchè era uno spazio importantissimo per noi universitari pavesi e ora non c'è più!!! E da stimare il vostro impegno con cui avete creato e portato avanti inchiostro senza interessi economici ma solo con la passione e la voglia di offrire qualcosa agli altri!!! Pavia è una città vuota per gli universitari e anche per quelli che ci vivono, è una città che volta le spalle ai giovani, anche a quelli (pochi) che hanno voglia di fare qualcosa di diverso e innovativo!!! Io con un amico abbiamo formato un "gruppo" che organizza serate in alcuni locali per offrire qualcosa di diverso ai ragazzi per non farli crescere nella noia del sabato pavase!!!Ma non è facile!!! Nessuno ti appoggia!!! E un peccato!!! E un peccato che chi ha voglia di fare non può fare!!!! Vabè volevo solo farvi i complimenti per quello che avete fatto finora...però non arrendetevi fate il possibile, tutto ciò che vi viene in mente per continuare a riempire nostra vuotissima vita universitaria!!! Ciao, Fabio

Cari ragazzi della redazione... cazzo! Ho appena visto Inchiostro...pensare che volevo scrivere un articolo (sull'ignoranza degli universitari), e toh, appena ho un'idea si chiude?! Ma siamo fuori di testa? No, a parte il fatto del mio articolo, che chissenefrega, io sono uno di quelli che trovava Inchiostro, lo prendeva (era gratis!)e se lo leggeva volentieri. Sapete la qualità migliore del giornale qual era? La sua libertà. A me pareva (magari poi mi sbaglio, eh, chissà, forse dietro l'apparenza si celava un'attenta censura!) che qualsiasi persona volesse scrivere avesse la possibilità di farlo. Mi ricordo due articoli contrapposti, non so se di dicembre o novembre, che discutevano il ruolo della Chiesa in Italia. Esempio del vostro voler essere portavoci solo di voi stessi e delle vostre opinioni, e non di qualche appartenenza, politica, scolastica od istituzionale che sia. Questo mi piaceva. Il vostro essere una voce dei giovani, una voce critica, a volte pungente, indisponente, trasgressiva (e così deve essere, perchè solo noi giovani abbiamo la capacità, e, credo, la legittimità di farlo), una voce che non risparmiava nessuno...perchè libera. E naturalmente non era solo questo Inchiostro, poteva anche essere la voce banale di qualche matricola, la voce liricosentimentale di qualche giovane che in un momento della propria giornata si perde nei suoi pensieri e decide di farne un

Penso a quando mi sono iscritto all'università (secolo scorso). Non avevamo un'e-mail a targa ateneo, non avevamo il 3x2 pardon il 3+2, non avevamo un Bar più grande di casa mia, anche più grande dell'aula7 che comunque non era informatica, ci iscrivevamo agli esami con la penna, non avevamo a volte abbastanza sedie in aula di Disegno x seguire Economia Politica, che a volte si teneva in via Luino (acustica zero luce di meno), certo avevamo Inchiostro. Fabio, studente quando non lavoratore, quando non lavoratore studente, Sc.Pol.

Perchè?!?!Non chiudete il giornale, era così carino... continuate a darci dentro ragazzi! Jacopo

Ho appena letto il giornale. Mi dispiace che una cosi bella iniziativa venga uccisa. Non ho parole, ma questo è il mondo di merda dell’università. Terry

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CULTURA

Deliri musicali
di Marzio Remus
Quanti di voi, oltre a quei pochi derelitti che leggono la posta d’ateneo almeno una volta al mese, sanno che a Pavia esiste un’orchestra universitaria? Quasi nessuno vero? Noi, grazie al C.Or., li abbiamo conosciuti la primavera scorsa. Abbiamo scoperto che c’è qualcos’altro da aggiungere alla galassia silenziosa delle associazioni-

Camerata de’ Bardi, Orchestra Accademica dell’Università di Pavia
C: In questi anni la fama dell'Orchestra ha raggiunto più la città e il territorio che non l'Ateneo. Recentemente la linea scelta da me e dal resto del Consiglio Direttivo punta dritta agli studenti e all'Università. E' ora di tornare a giocare duro anche in casa, no? I: Lo dicevo io che ricorri a sostanze psicotrope…Il vostro nome da dove deriva? C: Potrei parlarti di un meditato riferimento alla nota Camerata de Bardi fiorentina, non prima di averti svelato il nome del fondatore ancestrale dell'orchestra: Luca Bardi! I: Quanti siete, cosa fate? C: Domanda difficile, ne avresti una di riserva? Perché vedi, esiste una sezione d'organico in continua transizione: si tratta degli studenti erasmus e degli ex -studenti che, compatibilmente con le subentrate esigenze di lavoro e famiglia, tornano in orchestra a periodi alterni. Attualmente il nucleo stabile annovera una trentina di elementi. Oltre che in organico completo ci esibiamo in ensemble cameristici, piccoli gruppi da due a otto-dieci musici. Suoniamo per lo più repertorio barocco, spesso collaboriamo con associazioni corali e teatrali universitarie ed esterne. Ma non e' tutto: nel tradizionale Concerto di Carnevale sfoderiamo un repertorio completamente divers o: m us ica cl assica ironicamente riarrangiata, sigle di cartoni animati, blues…Forte eh? I: Sembra molto interessante. Approfondiremo. E le prove? Dove vi trovate? C: La sede storica per le prove rimane il Collegio Valla. In Pavia il nostro “Teatro Stabile” è la Chiesa Giubilare di San Luca (acustica perfetta, garantito!), e poi ci lasciamo trasportare dal vento dei viaggiatori in giro per l'Italia e per l'Europa! I: Europa, ma allora siete importanti! Dove avete suonato? Qualche anedotto? C: Per ora abbiamo deliziato Portoghesi (Coimbra), Inglesi (Londra e cittadine limitrofe) e Austriaci (Graz)! Gli aneddoti? Ci vorrebbe un'intervista dedicata (con bollino rosso). I: Va bene tralasciamo. Prendete solo musici di altissimo livello? C: E qui ti volevo. Grazie della domanda. E grazie del vostro prezioso sostegno (Marco è stato lautamente pagato dalla redazione per dire ciò) alla nostra “campagna di reclutamento”"! Siamo alla disperata ricerca di archi: violinisti, violisti, violoncellisti, contrabbassisti. Ma chiunque voglia suonare con noi è il benvenuto! Un po' d'esperienza in campo musicale è certo gradita. Molti tra noi Bardi sono diplomati in Conservatorio. Tuttavia l'Orchestra ha anche una finalità didattica: un invito dunque a tutti i lettori musicomani a contattarci, anche solo per saperne di più! E chi non suona è caldamente invitato ai nostri concerti, unendosi al nostro fan club universitario ! I: A Cremona c’è la Facoltà di Musicologia: a quando un concerto insieme? C: Ci stiamo proprio lavorando! Le potenzialità non mancano, la volontà di collaborare neppure! Rimangono da sistemare alcuni dettagli organizzativi, ma un bel concerto insieme non tarderà certo a venire! L’intervista semiseria con Marco

dell’Orchestra. Inchiostro: certo che di impegni ne hai? Che droghe usi per fare fronte a tutto? Camerata: Adrenalina in endovena. Se non t'impali è portentosa. I:Com'è nata l’esperienza della Camerata? C: 1989, Collegio Valla. Un gruppo di studenti universitari

gruppi culturali che popolano il nostro ateneo e che faticano a farsi conoscere:la Camerata de Bardi. Abbiamo intervistato Marco Caminati, studente modello di Medicina, trombettista e responsabile delle Relazioni Esterne

con la passione per la musica, quasi per scherzo cominciano a suonare insieme. E l'avventura prende inizio.. I: Ultimamente siete tornati sotto le luci della ribalta dopo un’epoca di arbitrario oscuramento, cos’è successo?

Graffiti? No, grazie.
di Manuela Ragni
Nella notte dell’ultimo dell’anno è tradizione porsi degli obiettivi (dimagrire) e rinverdire le proprie speranze (dimagrire). Al di là dei propositi personali, vi è una questione ormai sotto gli occhi di tutti, e spero che il 2006 porti consiglio e giudizio. Da diversi mesi assistiamo al restauro della sede centrale della nostra Università. Il risultato è molto positivo: i muri sono puliti e luminosi, le piante ben curate, la meridiana ha riacquisito l’antico splendore. Non l’avete notata? Cercate, cercate: le mura dell’Università offrono molto di quanto non si possa notare ad una prima occhiata. Anche le aule stanno diventando molto più accoglienti. Tutto ciò fa guadagnare prestigio all’ambiente universitario, e i nostri artistici cortili attireranno le genti da ogni dove. Bene, è mia viva speranza che le cose rimangano tali per molto e molto tempo. I graffiti, negli ultimi anni, hanno guadagnato il prestigio già dovuto alle opere d’arte. Nei miei viaggi per l’Italia ne ho visti di bellissimi. E’ però intollerabile che vengano fatti sui muri e sui bassorilievi dell’Università. Solo Leonardo poteva permettersi di coprire un suo quadro con un altro. Ma sottolineo la parola “SUO”. Con le proprie cose, ognuno è libero di fare ciò che preferisce, anche distruggerle. L’Università, i cortili, le aule, l’ambiente in cui studiamo non sono di nostra proprietà. Molti altri studenti li vivranno dopo il nostro passaggio. Non è piacevole passare le proprie ore circondati da segni neri o di altri colori dal significato oscuro, senza contare che rovinano, spesso in modo irrimediabile, opere vecchie di secoli, parte integrante della storia del nostro Ateneo. La voglia di comunicare è comprensibile, fa parte del genere umano. Non mancano di certo i modi: la tecnologia ci ha fornito carta, penna, colori, giornali, internet ecc. Se si desidera sfogare la propria rabbia o il proprio dissenso una scritta anonima sui muri è solo un gesto vigliacco. I graffiti sui muri, sulle colonne, nelle aule, le incisioni sui tavoli sono solo atti di vandalismo. Gesti che male si accordano con la maturità richiesta e supposta in una persona di vent’anni. La laurea non è necessaria, non ancora. Il senso civico viene insegnato alla scuola materna, riperso e ripetuto all’infinito alle scuole elementari, medie e superiori. È necessario ricordarlo anche in Università? E se ancora non è stato recepito, spero lo sia adesso nel momento in cui vi dico: miei cari maestri del taglierino e dei pennarelli

Ecco come sono diventato stupido
di Ilaria Picchi
“Oggi me ne rendo conto:appartengo alla specie di quelli che non riescono a rendere redditizie le loro doti, per i quali le doti sono persino degli inconvenienti.” Questa frase è tratta dal libro di Martin Page “Come sono diventato stupido”. L’autore ha studiato antropologia per poi pubblicare Comment je suis devenu stupide in Francia nel 2001. Tradotto in oltre quindici paesi. Ragazzi miei, studenti dotati e studenti un po’ zoppicanti, lettori assidui e lettori saltuari, pubblico di inchiostro, questo libro è dedicato a voi! Avete mai pensato che l’intelligenza, proprio lei, la tanto agognata capacità di cogliere i nessi esistenti fra i vari momenti dell’esperienza, possa essere un handicap o peggio ancora un male di vivere? il mondo di oggi, lo sappiamo tutti, non è governato dall’intelligenza e nemmeno da individui intelligenti. Se ci pensiamo bene anche la maggior parte dei nostri coetanei non spicca certo per il suo genio, redattori di inchiostro su tutti. E allora che fare? L’opzione è una sola occorre : diventare stupidi “come tutti gli altri”. Questo l’arduo percorso scelto dall’autore. Rassegnatosi a non riuscire a trovare la felicità a causa della sua acutezza mentale, dopo vari tentativi per eludere la capacità del suo pensiero, intraprende l’ultima ed estrema soluzione possibile in grado di fornirgli la gioia eterna: la stupidità. Ritenete di non appartenere a questa categoria? Pensate di essere poco dotati? Di non aver mai brillato per il vostro acume? Vi trovate bene in questa cultura di massa? Ci sguazzate? Siete molto più fortunati di Martin Page. Avete trovato l’elisir della perenne serenità dentro di voi e siete al sicuro da ogni male. La lettura di questo libro è utilissima e divertente per comprendere cosa deve subire chi, sfortunato lui, è più intelligente di voi! Siete rimasti delusi da questa classificazione? Vi sentite offesi? Non vi riconoscete? E per quelli che se la stanno un po’ tirando… chiariamo una cosa: l’intento dell’autore è solo quello di fare della divertente satira sul mondo che ci circonda. State in pace con il vostro cuore e godetevi centoventidue pagine cariche di ironia, sarcasmo e colpi di scena! Ecco come sono diventato stupido Martin Page Garzanti, 7,5 € Il libro è gentilmente offerto dalla Libreria il Delfino di Pavia. Disponibile per il primo book corsaro in qualche parte dell’università: trovalo, leggilo e rimettilo in circolo. I libri liberi aiutano la mente!

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CULTURA

warnews.it
di Alberto Bianchi

L’informazione in tempo di guerra
notizie ed elaborare articoli da pubblicare sul sito. I requisiti consigliati sono una buona attitudine alla scrittura, la conoscenza della lingua inglese (almeno a livello scolastico), passione per il giornalismo, tanta costanza e buona volontà, una certa sensibilità nei confronti dell’argomento e la possibilità di poter usufruire di un computer connesso alla Rete. Questo perchè le fonti delle notizie pubblicate sono siti internet di tutto il mondo: news services locali, grandi media internazionali e agenzie di stampa nazionali e internazionali. Inoltre sono attive collaborazioni costanti con fonti non giornalistiche: agenzie umanitarie, associazioni di volontariato operanti in zone di guerra, ONG, media indipendenti. Warnews può contare anche su una serie di collaboratori che viaggiano o vivono nei luoghi toccati dalle guerre e che possono fornire un aiuto davvero utile e prezioso nell’analisi di tutti gli aspetti legati ad una situazione conflittuale. Questo permette di fornire una informazione assolutamente indipendente e slegata da interessi di tipo commerciale, con l’unico scopo di sensibilizzare le coscienze e di diffondere l’orribile e doloroso punto di vista della guerra. E senza la necessità di ricorrere a grandi scoop, spesso fuorvianti e dannosi nei confronti dell’imparzialità dell’informazione. Dalla messa on-line del sito il gruppo di volontari ha autoprodotto oltre 2600 articoli, reportage e approfondimenti sulle guerre in corso nel mondo. Ciò significa che il progetto lanciato tre anni fa sta iniziando a dare i obiettivi di Warnews sono quelli di allargare il più possibile le collaborazioni esterne (e questo articolo vuole essere anche un invito a partecipare al progetto), di creare una versione internazionale (in multilingua) del sito in modo da poter avere fonti sempre più aggiornate e

Zeta 38
Una sigla? L’ennesima. E che è? ZETA 38 è un progetto di poesia clandestina di strada, opera di libere menti pensanti che si pongono in un’ottica di critica dell’esistente. Con la speranza che le parole siano pietre. E, una volta lanciate, infrangano l’indifferenza che avvelena le nostre vite e incitino al cambiamento, alla rivolta. SENZA VOLTO in un’epoca di personalizzazione estrema rifiuto in quanto mente pensante di conformarmi sottraggo la mia individualità al meccanismo non sono nessuno appartengo alla massa mi rendo critico

Uganda, l’esercito uccide sette civili. Venti di guerra tra Sudan e Ciad. Colombia, tre eserciti ribelli attaccano un villaggio. Raccontare la guerra, le guerre, è un’impresa complessa, spesso molto pericolosa. Nel conflitto la verità sparisce ed è difficile stabilire la legittimità delle azioni che si compiono. A dire il vero non è nemmeno possibile stabilire se la guerra in sè sia uno strumento legittimo o meno. Probabilmente non lo è ma l’evidenza dei fatti e la storia dell’umanità ci insegnano che i conflitti esistono e sono sempre esistiti, in forme più o meno diverse. Non per questo dobbiamo credere che non sia possibile un futuro – di certo non molto prossimo – in cui le guerre non esisteranno. Warnews, online dal 2002, crede in questo futuro e cerca di raccontare ciò che accade nelle zone di guerra del mondo, in particolare quelle dimenticate dai media convenzionali, e lo fa in un modo a dir poco rivoluzionario. A gestire questo canale di preziose informazioni non sono grandi giornalisti ma semplici volontari che hanno deciso di restituire un poco di verità alle notizie legate alle numerose contese militari ancora aperte in molti Paesi della Terra. Ma non è tutto. Chiunque può diventare collaboratore di Warnews e offrirsi di ricercare

Truppe irregolari delle AUC - Colombia (www.pieropomponi.com) suoi frutti, dimostrando di essere uno strumento molto utile ed interessante. I prossimi veritiere e di diffondere le “verità di guerra” il più possibile, oltre i confini

granello di sabbia nell’ingranaggio sono senza volto inizia adesso l’opera di sabotaggio dell’immaginario collettivo la felicità è tale solo se si collettivizza perciò uniamoci e da massa critica assalteremo il concreto Informazioni: zeta.trentotto@email.it

Befane & piloti
di Lorenzo Costantini
Immaginate di prendere un aeroplano ad elica con due faccine simpatiche a bordo e di farlo volare il giorno dell’epifania. Immaginate ora di sedervi- solo per un attimo. al posto del comandante e di infilare le cuffie. Immaginate ancora un vostro amico seduto al posto del copilota che vi dica “Auguri befana”. Beh, certamente visto che siete seduti al posto del comandante approssimando l’aereo ad una scopa la logica degli auguri regge, ma i piloti non sono befane. Ero in volo con Finch, proprio il giorno dell’Epifania. Costeggiavamo il mar Ionio al tramonto. Da Leuca verso Gallipoli. Nelle mie cuffie ha gracchiato la fatidica frase. Il sole aveva appena iniziato a inabissarsi nelle acque. Un lento crepuscolo avrebbe illuminato il nostro cielo fino al momento dell’ atterraggio al campo volo. Conoscevo bene la zona, un buon margine di carburante, luce un po’ di meno, il GPS in funzione. Tutto quello di cui avevo bisogno. Finch si sarebbe ricreduto sulle Befane. Sorvolata Gallipoli, abbiamo virato a destra per avvicinarci al campo volo. Una volta individuata la zona, ho finto spudoratamente di essermi perso. Quando ci si perde completamente per aria, a poco serve il GPS per recuperare i punti di riferimento: l’aereo si muove rapidamente, molto rapidamente. Non hai il tempo per fare lunghi confronti fra cartina e terreno. Finch, in preda al panico, si girava a babordo e tribordo per cercare qualche punto di riferimento. Sforzi invani. Io continuavo a girare attorno alla pista di atterraggio tronfio e tacchino della burla. Il tempo passava. l’Adriatico, ad est, si era tinto di “bluenote”. Lo Jonio, a ponente, luccicava di riflessi d’oro che si mischiavano al blu della costa. Per le strade sfrecciavano tanti puntini colorati. Le macchie scure dei palazzi piano piano si tingevano di luci. Un’altra vita iniziava. Era quasi buio pesto, dovevamo atterrare. Mi sarebbe piaciuto rimanere ancora un po’ a godermi il doppio spettacolo. Avevo idea di quale fosse la pista e il “sentiero di discesa” per atterrare. Non erano chiari i limiti né la direzione precisa. Seguivo perciò ad uno ad uno i punti di riferimento sul terreno e la bussola. La sensazione che il globo terrestre fosse il mio castello e, quel sentiero di discesa, la scala d’acceso al portone d’ingresso mi pervadeva. Tutto era

PaviArtPoetry
di Nicola Cocco

Sticomitia d’invito

- Oddio, un altro festival… Non basta Panariello… - Guardi che questo è bello! Cori e assoli di versi… - Poeti, li conosco, ne ho le tasche piene… - Ma festeggiamo un bene protetto dall’Unesco! - …della colta marmaglia alla “io so’ più oltre”! - Venga a “PaviArtPoetry” e vedrà che si sbaglia… - Soliti tipi sghembi cogli occhialini tondi… - Si sfideranno a suon di versi nel “Grande Slam”… - Mi sa che guardo un film… Oppure vado in centro… - Va in onda il Novecento, l’ombra del Neorealismo… - O affondo tra i miei tomi… Magari leggo Kronstadt… - Ci sono libri in mostra, riviste ed editori… - Non so, mi sembra tutto astratto, fatto d’aria… - Vedrà i “Pasoliniani”, parole per il tatto… - Comunque, riconosco che la rassegna è ricca… - Per il programma, un clic sul bel sito di Inchiostro… - Ma perché la poesia? Credevo fosse morta… - No, vive e fa la corte a musica e follia - Va bene, m’ha convinto. Il luogo degli incontri? - In volo con le rondini saremo al Sottovento -

perfettamente in sequenza: la masseria, la casa azzurra (di giorno), la cava, il confine fra un uliveto e una campagna, ecco le delimitazioni della pista. Mira al centro. Touchdown. Freno… Atterrati! Missione compiuta: eravamo contenti come i due idioti della pubblicità di un noto amaro. La burla non era terminata. Mentre parcheggiavamo l’aeroplano la cuffia di Finch ha gracchiato: “Finch, scusa… Se io fino ad ora ho fatto il pilota, come faccio contemporaneamente ad essere la befana? Tu, invece, ti sei procurato un bel torcicollo. Mi sa tanto che dall’anno prossimo sarai tu a portarmi la calza! Anzi...

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FUMETTI

Don dante e la Piccola cinziella
Di rossana usai e raffaele d’angelo

Rassegna del fumetto emergente ed indipendente

Pavia, dal 4 al 14 maggio 2006 - ingresso gratuito - www.fullcomics.it

Errata corrige
La seconda parte dei racconti vincitori del concorso “Inchiostro a volontà” non sarà pubblicati su questo numero come scritto nel numero 26, ma direttamente sul nuovo sito di Inchiostro

Concorso di fumetti: “Le disavventure universitarie” Ricchi premi e cotillons. Per informazioni: inchiostro.unipv.it

inchiostro.unipv.it

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