Il giornale degli studenti dell’Università di Pavia

Anno II * Numero 34 * 16 Settembre 2006 * Distribuzione gratuita

Happy birthday, Erasmus!
di Maria Antonietta Confalonieri
Nel 2007 il ventesimo compleanno di Erasmus sarà festeggiato da oltre 2000 università in 31 paesi. Varato nel 1987, nella fase di rilancio dell’integrazione europea che coincide con la I Commissione Delors, Erasmus voleva promuovere, attraverso la mobilità degli studenti delle università europee, l’identità europea e la formazione di un’élite europeizzata: tali obiettivi trasparivano nel nome del nuovo programma, evocativo di cosmopolitismo e comprensione informata della pluralità culturale. Dal 1995 Erasmus è integrato nel quadro dei programmi per l’educazione Socrates I (1995-99) e II (2000-2006), che comprende otto azioni, tra cui Comenius, per le scuole e Grundtvig, per la formazione degli adulti. A Socrates si affiancano: Leonardo, per la formazione professionale; Tempus, inquadrato nei programmi di supporto alla transizione nei paesi post-comunisti dell’Europa CentroOrientale (PHARE) e nelle repubbliche ex-sovietiche (Tacis); i programmi di cooperazione universitaria con gli USA ed il Canada. Nel 2004, ai fini del miglior coordinamento delle politiche settoriali in vista degli obiettivi di Lisbona 2000, la Commissione ha proposto un Piano d’azione Integrato per l’apprendimento lungo tutto il corso della vita (LLL) , per il 20072013, che inquadra Erasmus, Grundtvig , Comenius e Leonardo. Come è tipico delle nuove strategie europee, il piano d’azione prevede obiettivi quantitativi e scadenze: per Erasmus tre milioni di partecipanti per il 2011 (al 2005 erano 1.370.000 circa). La mobilità studentesca è l’attività centrale di Erasmus, ma affiancata da altre, volte all’internazionalizzazione dell’istruzione universitaria e a favorire interazione e apprendimento reciproco tra istituzioni universitarie, nell’ottica del Processo di Bologna: scambi di docenti, sviluppo di programmi d’insegnamento transnazionali, di programmi intensivi e di reti tematiche. Questa in breve la storia ufficiale di Erasmus, che rispecchia quella della UE, dei suoi obiettivi e delle sue strategie. Dentro a questa storia ci sono le microstorie individuali che chi lavora “sul campo” (delegati, coordinatori degli scambi, personale degli uffici di mobilità) ben conosce : di giovani che imparano a muoversi in uno spazio culturale e istituzionale più ampio, bilingui, più attrezzati per un mercato del lavoro globalizzato, inseriti in reti amicali e sociali trasnazionali. Più consapevoli delle opportunità e più preparati a coglierle. Meno rigidamente ancorati alle radici identitarie e più aperti alla diversità e al confronto. Grazie a un programma che ha diffuso e democratizzato il privilegio di un’educazione internazionale, prima appannaggio di cerchie sociali ristrette. Questa esperienza nutre l’entusiasmo con cui cerchiamo di gestire Erasmus con efficienza ed equità e di ampliare la partecipazione. Happy birthday, Erasmus!

Essere Erasmus
di Bonac
Non posso spiegare a chi non l’ha fatto cosa vuol dire “essere Erasmus”: lo si capisce dopo qualche mese, quando – in quel Paese vicino o lontano – la casa dello studente in cui abiti diventa semplicemente “casa” e ci entri ed esci come se fossi lì da una vita; per il resto, non so spiegarlo. Ma ho una speranza: che fra un paio di generazioni al massimo non ci sia bisogno di spiegare a qualcuno cosa vuol dire essere Erasmus. Fra un paio di generazioni saremo così tanti ad aver viaggiato per l’Europa che sarà come dire: sono andato al mare, sono andato in montagna; moltissimi l’avranno esplorata per studio e vacanze, molti l’avranno vissuta per lavoro. E a quel paio di generazioni più in là di questa si potrà raccontare di com’era essere Erasmus ai nostri tempi: di come non tutti i Paesi usassero ancora l’euro, di come si discuteva se far entrare o no la Turchia nell’UE (ma intanto l’Erasmus già ci andava, in Turchia!), di come all’estero l’inglese lo sanno sempre meglio di noi (sarà sempre così? Oddio!). E pensare che noi non siamo stati i pionieri, che l’Erasmus esiste da quasi vent’anni. Immagino – anche con un po’ di invidia o nostalgia romantica – le avventure e disavventure dei primissimi viaggiatori: quelli delle frontiere per varcare Alpi, dei franchi e dei marchi in tasca, del telefono a gettoni per chiamare casa; ora noi, invece, ce ne andiamo in giro quasi senza passaporto, coi nostri euro (anche se è sempre colpa dell’euro, però ci piace), col cellulare e il pc con skype. Accidenti, non son passati neppure vent’anni! Eppure, molto è già cambiato da allora… La mia speranza è che fra un paio di generazioni al massimo sia nata, cresciuta e si sia consolidata in noi la consapevolezza di essere non più solo “italiani” o “portoghesi” o “polacchi”, ma anche e soprattutto “europei”. L’Erasmus avrà contribuito in modo cruciale a farci maturare in questo senso, e allora anche un’Europa davvero unita non sarà più un’ipotesi remota.

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SMUS E ERA ECIAL SP

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Bologna, tutta la verità: intervista a Maria Sticchi Damiano
di Bonac
Inchiostro, in occasione dei 20 anni del progetto Erasmus, ha intervistato la professoressa Maria Sticchi Damiani, coordinatrice del team italiano dei Promotori di Bologna, indispensabile supporto alla campagna d’informazione di cui sono stati incaricati i settori Erasmus delle Agenzie Nazionali Socrates. Inchiostro: Che cos’è il Processo di Bologna e quali obiettivi persegue? Maria Sticchi Damiano: Il Processo di Bologna è un processo di convergenza dei sistemi di istruzione superiore cui partecipano al momento 45 Paesi europei, con il supporto della Commissione Europea e di altre organizzazioni internazionali. L’obiettivo generale del Processo è realizzare entro il 2010 uno Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore nel quale i sistemi di istruzione superiore dei Paesi partecipanti e le singole istituzioni siano organizzati in maniera tale da garantire a) una struttura omogenea dei percorsi formativi, articolata in tre cicli con un comune sistema di crediti; b) la trasparenza e leggibilità dei percorsi formativi e dei titoli di studio; c) una maggiore capacità di attrazione dell’istruzione superiore europea nei confronti dei cittadini di Paesi extra-europei; d) l’offerta di conoscenze di alta qualità per assicurare lo sviluppo economico e sociale dell’Europa I: Quali sono stati i momenti salienti dell’attività del Processo? M.S.D: Dopo la firma della Dichiarazione di Bologna nel 1999, i Ministri dell’Istruzione superiore dei Paesi partecipanti si sono incontrati con cadenza biennale a Praga (2001), Berlino (2003) e Bergen (2005) per concordare gli obiettivi specifici da perseguire e valutare i risultati raggiunti dai vari Paesi. Ogni riunione si è conclusa con un comunicato ufficiale. I: Londra 2007 è il prossimo appuntamento: un’occasione per tirare le sommico spesso prevale un’ottica puramente nazionale non incline al cambiamento. Un atteggiamento analogo si può riscontrare anche nelle istituzioni di altri Paesi, soprattutto le più grandi, dove l’informazione sul contesto europeo non è adeguatamente diffusa. I: Il nome Erasmus è ormai familiare a tutti gli studenti universitari italiani, mentre il Processo di Bologna – il cui contributo ad una migliore mobilità europea è fondamentale – non ha ancora la stessa notorietà. Come avviene la campagna informativa? Dove è possibile trovare tutte le informazioni relative al Processo? M.S.D.: Il progetto Erasmus è stato attivato autonomamente dalle istituzioni a favore dei suoi destinatari, gli studenti. Il Processo di Bologna, essendo di carattere intergovernativo, è stato dapprima recepito dai governi, poi travasato nelle istituzioni sotto forma di riforme strutturali, spesso percepite come un’imposizione dall’alto, ed infine filtrato agli studenti attraverso le istituzioni, con informazioni limitate e talvolta distorte. Gli obiettivi del Processo, intesi a riportare lo studente al centro del sistema, sono stati spesso burocratizzati e privati delle radici ideali che li avevano generati. C’è indubbiamente un deficit di informazione da colmare, soprattutto fra gli studenti. A tal fine, i Promotori di Bologna hanno istituito il sito www.processodibologna.it per la divulgazione di documenti e esperienze, organizzano seminari nazionali e tengono incontri presso gli Atenei

me o per programmare nuovi obiettivi? M.S.D.: A Londra i ministri provvederanno sia a stabilire le priorità per il prossimo biennio che a verificare lo stato di avanzamento delle riforme nei Paesi partecipanti. I: Quali sono attualmente (e quali saranno in futuro) i vantaggi prodotti dal Processo di Bologna per gli studenti europei in mobilità? M.S.D.: La mobilità è al cuore del processo di Bologna. Le riforme strutturali attuate da tutti i Paesi partecipanti, che comportano l’adozione di una struttura a tre cicli e di un comune sistema di crediti, già consentono a studenti e laureati di proseguire gli studi o trovare un’occupazione in un altro Paese europeo con maggiore facilità. L’uso generalizzato del Diploma Supplement agevolerà la comprensione e la comparazione dei titoli di studio rilasciati in Paesi diversi. L’istituzione di corsi congiunti offrirà maggiori opportunità di studio a carattere transnazionale ed il conseguimento di titoli a carattere europeo.

I: In tema di mobilità studentesca in Europa, subito viene in mente il Progetto Erasmus. In che modo e a quali livelli il Processo di Bologna e le Agenzie nazionali Socrates/Erasmus cooperano? M.S.D.: Il progetto Erasmus, che riguarda solo la mobilità per periodi di studio, non può che beneficiare delle riforme nazionali generate dal Processo di Bologna (tre cicli, crediti, corsi congiunti). Inoltre le Agenzia Socrates Erasmus sono state incaricate dalla Commissione Europea di gestire i fondi per la Campagna informativa svolta dai gruppi nazionali di Bologna promoters. Quale posizione adottano le istituzioni italiane e il mondo accademico nei confronti del Processo di Bologna? E come viene accolto dagli altri Paesi europei firmatari? Purtroppo nelle istituzioni italiane non è ancora diffusa la consapevolezza che le riforme in atto nel nostro sistema di istruzione superiore rientrano in un processo più ampio a carattere europeo, che le motiva e le valorizza. Nel mondo accade-

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Poiché il terribile clima pavese, con quella sua dolce alternanza della più fitta nebbia e invasioni di zanzare e afa, non era una sfida degna al mio corpo, io l’Erasmus me lo sono scelta nella patria del gelo e della neve perenne (almeno finora); che poi sarebbe anche la patria di Derrick, dei topi, della birra, del pacchiano (qui con un eufemismo chiamato “rococò”), dei dolci e del bigottismo cattolico. Ovvero Monaco di Baviera. Ad imparare il tedesco un filosofo ci si sente quasi obbligato e quale miglior mondo che gettarcisi dentro fino al collo: così il primo di Ottobre, con i lacrimoni e i bagagli pesantissimi carichi di eccitazione e speranze, ho preso quel treno con l´idea di stare fuori casa sei mesi; già a Novembre i mesi che avrei trascorso in Germania erano diventati dieci. Le preoccupazioni che avevo le ho gettate in un cestino della stazione quando ho messo piede nella stazione di München e ho sentito la voce dell’Oktoberfest che mi chiamava. Non vi racconterò che è stato tutto bello e divertente fin dall’inizio, non vi racconterò che l’Erasmus è una vacanza: io

No Erasmus? No Party(r).
di Elena Marigo
non sapevo che quattro frasi in tedesco e, una volta conclusosi l’Oktoberfest (la cui lingua ufficiale è l´italiano), questo ha rappresentato un problema non da poco; capire anche le cose più elementari era una fatica, perché non ricevevo altro che istruzioni in tedesco, spiegazioni in tedesco, moduli in tedesco, contratti in tedesco, volantini pubblicitari in tedesco… Volevo comunicare, fare amicizia, trovare sostegno, ma trovavo solo comunicazioni, amicizia e sostegno in tedesco. E avevo lasciato tutti i sentimenti in Italia, li potevo sentire solo attraverso la posta elettronica. Poi lentamente tutto è cambiato, diventavo sempre più sciolta nelle comunicazioni, ho conosciuto gente che proviene da tutto il mondo e che ha portato con sé un pezzo della sua terra pieno di racconti (e di nuove ricette con cui torturare i vecchi amici italiani!) e ho avuto la possibilità di frequentare un’Università che mi offre tantissimi insegnamenti ignoti a Pavia, nuovi approcci allo studio, una ricchissima biblioteca. E per i più festaioli, qui c´è un’organizzazione di accoglienza impeccabile: un gruppo di ex-Erasmus si preoccupa perché non rimaniamo mai a corto di feste! Mi sembrano delle buone motivazioni per partire. O no?

Erasmus è bizzarre
di Chiara Sileo
Arrivare in un areoporto piccolo piccolo con un bagaglio da imbarcare che non può pesare più di 15 chili e con un bagaglio a mano che ne pesa troppi. ... E’ metropolitana di Parigi. E’ Cité Universitaire: bella bella bella, già all’inizio. E’ camera grande per ospitare chi é rimasto in Italia e per cene e serate. E’ ospedale alle 8 del mattino, con sala operatoria, con professore che ti parla metà in inglese e metà in francese (e nella mia testa solo grande confusione) e che quando é di buon umore ti accoglie con un “buon giorrrrrno, va bene?”. E’ laboratorio fotografico dove sviluppare foto di questa città e di quelle di cui rimangono i negativi. E’ pranzi con belle persone. E’ scoprire che per caso queste stesse le avresti potute incontrare dall’altra parte del mondo un anno prima perché nello stesso momento, pur non conoscendosi, ci si era interessati allo stesso progetto. E’ feste con gente “bizarre” incontrata solo una volta o poi divenuta amica. E’ volti di sconosciuti che mi piacciono un sacco. E che a volte divengono compagni di pranzo o di piccolo viaggio. E’ marpioni che ti abbordano con le scuse più diverse. E’ luoghi da percorrere di giorno o di sera con le luci gialle. E’ panino lungo la Senna con le mani congelate per il vento. E’ parchi con picnic e vino rosso. E’ musica nelle mie orecchie, nei locali, nelle piazze. E’ stazioni di treno... E... ho voglia di questi altri sei mesi...

Erasmus: tutto il mondo è paese
Erasmus è opportunità. Varcare i confini della propria mente. Provare sensazioni mai avute prima. Avere esperienza dell’ altro, del “Diverso nonitaliano” per scoprire, poi, che tanto diverso da te non è. Opportunità di entrare in contatto con nuove tradizioni e condividere usi e costumi con gente da tutto il mondo. Capisci alla fine che quella gente è tua amica e, forse senza rendertene conto, arriverai a pensare che il mondo può essere - e per molti lo è già - TUTTO UN PAESE!

D I A R I O ERASMUS
di Angela Bocassini
21 Aprile 2006 ore 19:32 Arriva la primavera qui nell’isola che non c’è -che è proprio un’isola che non c’è -guardo dalla finestra e passa una mongolfiera...che ci fa la gente sulle mongolfiere? Ho preso la bici e sono andata a fare un picnic con Hakmed, un ragazzo egiziano, in un parco meraviglioso, di un verde accecante. Hakmed è una persona stupenda, è laureato in sociologia e sta prendendo la seconda laurea in scienze politiche. Ha lavorato per un progetto di sviluppo dell’agricoltura in Egitto. Mi ha spiegato: ci sono progetti buoni e progetti cattivi. Quelli che fanno stare meglio la gente che non ha soldi e quelli che arricchiscono quelli che ricchi lo sono già. Ha una laurea e mezzo e lavora tantissimo. Fa qualsiasi cosa, dall’inserviente nel ristorante dell’Università all’operaio per la Volvo. Ieri sera ero a zonzo con alcuni Erasmus olandesi a bere birra a basso costo in un locale pienissimo, e lui stava trasportando tappeti, dal magazzino al negozio. E’ la persona più reale che abbia incontrato qui, l’unico che si è stancato dei party e dei fiumi di birra e che ha dentro di sé l’equilibrio che solo esperienze forti come la distanza da casa e la necessità di trovare soldi per sopravvivere ti danno. Torna in Egitto a dicembre perché fino ad allora deve lavorare. Ora sono nella stanza del mio collegio, un quadratino di mondo con una finestra da cui si vede tutta la città. E’ sabato. Nel corridoio non c’è il solito chiacchierio delle sette quando tutti vanno in cucina a preparare la cena. La cucina è il punto d’incontro per tutti: una babele di lingue e un crogiuolo di odori. Aromi speziati provenienti dall’India danzano con gli odori più forti dei piatti africani, il profumo più delicato delle verdure cucinate alla colombiana soccombe davanti al mio risotto alla milanese. Fuori di qui il mondo continua a scorrere, e molti di noi se ne dimenticano. Bush è appena tornato dall’incontro con il Capo di Stato cinese, da cui, a quanto pare, non è riuscito ad elemosinare una collaborazione per un eventuale attacco in Iran. Messico: i contadini protestano nudi per una distribuzione più equa delle terre. Nepal: il re abdica e cede il potere al popolo. Italia: Prodi pensa a chi dare la presidenza della Camera. E dentro di me cosa succede? E dentro gli altri Erasmus? Ognuno di noi è arrivato qui da un posto diverso e da un punto differente della propria vita. I nostri pensieri si intrecciano alle nostre azioni che scorrono veloci, come su di un piano inclinato senza attrito. Siamo tutti nello stesso posto ma scivoliamo su piani sorprendentemente lontani. Siamo su un palcoscenico straordinario su cui ci muoviamo accarezzando l’idea di essere nel cuore del mondo. O di noi stessi?

DIAMO I NUMERI:

QUALCHE CIFRA LOCALE SULL’ERASMUS
Non saremmo un giornale serio (e infatti non lo siamo) se non mettessimo un paio di tabelle sull’ERASMUS.
STUDENTI ERASMUS IN USCITA (OUTGOING STUDENTS) Anno Accademico Totale Maschi/Femmine 2004/05 237 83/154 2005/06 252 102/150 2006/07 287 119/168

La mobilità degli studenti a Pavia è in aumento. E questo è un dato in controtendenza rispetto al trend nazionale. Gli Stati più frequentati sono i primi quattro paesi dell’Unione. STUDENTI ERASMUS IN ENTRATA (INCOMING STUDENTS) Anno Accademico Totale Maschi/Femmine 2004/05 213 70/143 2005/06 221 73/148 2006/07 198 70/128

La mobilità degli studenti in entrata ha mostrato un calo solo nell’ultimo anno. STUDENTI ERASMUS IN ENTRATA (INCOMING STUDENTS) I primi 6 Paesi di provenienza Belgio Francia Germania Portogallo Regno Unito Spagna anno accademico di riferimento 2004/05 6 37 35 11 19 64 2005/06* 4 21 43 13 20 73 2006/07 19 17 23 16 12 70

STUDENTI ERASMUS IN USCITA anno accademico di riferimento I primi 4 Paesi di destinazione 2004/05 2005/06 2006/07 Francia 39 40 39 Germania 24 28 24 Regno Unito 39 35 36 Spagna 69 62 84

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di Martina Cacciola

Erasmus è...come lo vuoi tu
di Giulia Morandi

Barcellona val bene una domanda
di Emanuele Bon

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Erasmus: mi ha tolto energie, ma ora mi dà forza. Mi ha fatto rattristare, ma anche sbellicare dalle risate. Mi ha vista cambiare, ma rimanere comunque la persona che sono. Stai via un anno, torni. E tutto intorno a te è come prima. A volte ti dici ‘per fortuna’ e a volte vorresti scappare. Solo tu sai la vita incredibile che hai vissuto, solo tu sai le emozioni profonde che si provano. Solo tu riguardando le foto riesci a sentire una morsa al cuore e credere che in quello si trovi il tuo ultimo battito. E per quanto lo puoi raccontare nessuno, se non chi era lì con te in quel momento, nessuno capirà. Sembra di aver vissuto un tempo infinito e sembra che sia stato comunque troppo breve. Un anno in cui abbiamo passato milleeuno stati d’animo, milleeuno pianti e risate, e comunque un anno che ho paura di ricordare solo a metà, di ricordare le emozioni a metà. I flash e i flashback di attimi, di emozioni, di una sbronza, di un nome. Per chi parte, per chi si ferma e per chi continua a viaggiare. Il semestre invernale e quello estivo. La prima volta passata in friedrichstrasse e l’ultima. Le fotografie, le canzoni e i ricordi. “mi hanno detto dei tuoi viaggi, mi hanno detto che stai male, che sei diventata pazza…”Questa sono io. Ora.

Sono “Be the love generation”, sono “la vida es un carnaval”, sono “die perfekte welle”, sono “l’ombelico del mondo”, sono “hang up”, sono la Banda Bardò. Sono Sandra e Tony e Maria e Filippo e Camilla e Enriquez e Sara e Alvaro. Sono una diavoletta, sono la siempre feliz Giulia, sono anni ’60, sono la mas borracha, sono verzweifelt, sono la matta del villaggio, sono schattensdame. Sono una cena, sono una sbronza, sono un Hausarbeit copiato, sono uno sbadiglio, sono una chiave di violino, sono una fiesta española, sono un sorriso, sono una bicicletta, un cuore infranto, e un’agenda di indirizzi nuovi. Sono, sono, sono! “Vai vai vai non fermarti mai…”. Cambierai! Ecchisenefrega! Cambierò, e sono cambiata, un’esperienza che consiglio al debole e al forte, perché scoprirà tante cose di sé anche se crede di conoscersi già fino in fondo. “Non pensare a cosa è giusto e a cosa sta cambiando, andiamo al polo nord? O al sud se preferisci…”. Erasmus è... da vivere!

“Cercare di vivere questa brevissima esperienza nella maniera più attiva possibile”. Sono stati mesi intensi per tutto quello che l’Erasmus mi ha offerto e per tutto quello che ho preso da questa esperienza. Una domanda fatta quasi per gioco, dalla quale non mi aspettavo niente, nessun obiettivo prefissato, un pizzico di incoscienza, voglia di mettersi in gioco, di imparare cose nuove e partire… penso siano questi gli ingredienti principali che hanno condito i miei quattro mesi a Barcellona. Un’esperienza vissuta attivamente dal primo all’ultimo giorno, consumata nelle strade della capitale catalana, sentendomi suo fin dal primo momento. Mi ricordo ancora il suo odore dolciastro, un misto tra mare e asfalto, il caldo atroce, la sensazione strana di girare per la città, sentire e non capire niente, il turbinio di pensieri che piano piano mi davano impulsi per

cercare, capire, trovare, adattarmi, studiare, conoscere e imparare, tutte cose scontate se si fanno nel proprio Paese, ma che assumono un significato e un’importanza totalmente differente quando ci si trova all’estero. Vivere, mandando avanti tutto senza problemi, cercando conforto nei momenti difficili in chi stava facendo la stessa esperienza e aveva o avrebbe provato le tue stesse emozioni/sensazioni, cercare di esprimere le ansie, le paure in una lingua che non è la tua. E poi l’Università, già, il vero e unico motivo per il quale ero lì. E allora sotto a incastrare tutto, studio, tempo libero e amici, per passare gli esami e non doverli rifare in Italia… e la naturalezza con il quale tutto riusciva! Seduto sui banchi di una nuova Università, parlando e conoscendo ragazzi e ragazze di tutte le nazionalità che come me avevano deciso di provare a cambiare anche solo per un periodo, vivere immerso in una realtà del tutto nuova, io, studente tra i tanti, stranieri e non. Soddisfazioni ed esperienze che silenziose sottraevano giorni alla partenza e che avrebbero lasciato in me un’impronta indelebile.

Il mio erasmus
di Marzia Manconi.
Erasmus è un’esperienza di vita: migliorare la conoscenza di un’altra lingua, confrontarsi con un sistema universitario differente. E molto altro. Tale esperienza ha effetti differenti a seconda del bagaglio personale di ognuno di noi, ma affrontare ogni aspetto della nostra quotidianità per alcuni mesi in un altro Stato arricchisce, profondamente. Ho avuto la fortuna di vivere il mio ultimo anno di laurea specialistica in Inghilterra a Warwick. Solo fino a due anni fa non avrei mai pensato di poter lasciare la città in cui ero nata, cresciuta e in cui stavo frequentando l’Università, per buttarmi in un’esperienza del genere. Non mi sentivo portata per “l’estero”. Mi terrorizzava l’idea di dovere rincominciare da sola in un altro paese. Poi, non so come non so perché, qualcosa è cambiato. E ho deciso di partire. La mia scelta è caduta subito sull’Inghilterra: sentivo che era il posto in cui volevo trascorrere questi mesi. Quasi per caso scelsi l’Università di Warwick. Oggi penso che, per il tipo di persona che ero e per il tipo di esperienza di cui avevo bisogno, sia stata la scelta migliore. Il mese prima della partenza è il più intenso: inizia a concretizzarsi l’idea dell’erasmus. Devi prepararti psicologicamente e materialmente, organizzare tutti gli aspetti di una “vita nuova” in un nuovo paese. Partii il 19 settembre 2005. Ero terrorizzata: avevo viaggiato altre volte fuori dall’Italia. Sola mai. Era la prima volta. Il

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mio inglese era pessimo e ciò, all’inizio, mi rendeva molto insicura. Accanto alla paura c’era la voglia di lanciarmi a capofitto in questa nuova esperienza che mi avrebbe cambiato profondamente. L’Università di Warwick -come molte altre- organizza ogni anno un progetto d’orientamento chiamato “Orientation Week”: dà la possibilità ai nuovi studenti di conoscere il funzionamento dell’ateneo e dei suoi servizi ma soprattutto di fare nuove conoscenze. Fu in tale occasione che conobbi gran parte di coloro che avrebbero riempito “il mio erasmus”. E non solo. E’ inspiegabile il piacere di poter vivere e confrontarsi ogni giorno con persone provenienti da altre parti del mondo, anche le più remote. Molte di loro hanno contribuito a rendere la mia esperienza a Warwick importante e indimenticabile. Resteranno sempre parte di me. Amo profondamente l’Italia e Pavia, ma, mai come ora, sono stata sicura che ci manchi qualcosa: la possibilità di condividere momenti di vita quotidiana, soprattutto nell’ambito universitario, con persone di altre nazionalità che hanno esperienze di vita completamente diverse. L’Università di Warwick è caratterizzata dalla convivenza tra l’aspetto prettamente didattico della vita universitaria, ossia gli edifici ove si tengono i corsi e gli incontri con i docenti, e quello più sociale e umano, ossia gli edifici ove vivono gli studenti. Il mix dà un profondo fascino a quella che può essere descritta come una “cittadella” ove tutto ruota intorno alla vita universitaria. Un altro aspetto fondamentale è il coinvolgimento che gli studenti possono avere nell’organizza-

zione di eventi universitari non didattici. A Warwick esistono molte “societies”, ossia gruppi di studenti che condividono interessi comuni e che si impegnano ad organizzare eventi in tali ambiti. Warwick è anche molto famosa per il suo “One World Week” che consiste in una settimana (solitamente la terza di gennaio) completamente organizzata e gestita da studenti, che si impegnano ad organizzare eventi di ogni tipo: tornei sportivi, conferenze, dibattiti, feste a tema e mercatini. Si vendono oggetti provenienti dai luoghi più disparati. E’ possibile sperimentare, accanto al modello di apprendimento didattico convenzionale, un modello più sociale e umano. Metodo che fornisce allo studen-

te un notevole bagaglio per il futuro. Sono partita piena di convinzioni. Con il progetto erasmus ho conosciuto e sperimentato una nuova realtà. Ho riorientato le mie aspettative future in nuove direzioni. Inaspettate. Tra poco inizierà una nuova ondata di partenze per l’erasmus. Molti saranno preoccupati come lo ero io l’anno scorso. Vivete tutto, fino in fondo. Ci saranno, soprattutto all’inizio, momenti di sconforto, ma presto vi renderete conto di essere in grado di affrontarli. Il timore cederà il passo all’entusiasmo. Il problema della lingua si affievolirà gradualmente, fino a scomparire. Conoscerete molte nuove persone, tra cui quelle che faranno il “vostro erasmus”.

Via Mentana, 4 - Pavia - tel. 333.1950756 - email: redazione@inchiostro.unipv.it - internet: inchiostro.unipv.it Anno 11 - Numero 34 - 16 settembre 2006 - Il giornale degli Studenti dell’Università di Pavia Iniziativa realizzata con il contributo concesso dalla commissione A.C.E.R.S.A.T. dell’Università di Pavia nell’ambito del programma per la promozione delle attività culturali e ricreative degli studenti.
Direttore responsabile: Marzio Remus Vicedirettore: Alberto Bianchi, Maria Luisa Fonte Tesoriere: Rossana Usai Webmaster: Alessio Palmero Aprosio, Marco Canestrari Redazione: Anna Baracchi, Roberto Bonacina, Luigi Congi, Maria Luisa Fonte, Pietro Minnini, Luna Orlando, Walter Patrucco, Ilaria Picchi, Francesco Rossella, Elisabetta Rossi Berarducci Vives, Alberta Spreafico, Cristina Siviero Tagliabue.

Si ringrazia l’Ufficio Mobilità Studentesca.
Stampa: Industria Grafica Pavese s.a.s.
Registrazione n. 481 del Registro della Stampa Periodica Autorizzazione del Tribunale di Pavia del 23 febbraio 1998 Tiratura: 3000 copie. Questo giornale è distribuito con la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike. Fondi Acersat “Inchiostro”: 8.000 Euro.