Il giornale degli studenti dell’Università di Pavia

Anno 12 * Numero 69 * 12 febbraio 2007 * Distribuzione gratuita

La religione del mio tempo
di Elisa Zanola
Qui, in questa incauta dimensione che più non osiamo chiamare spazio dopo che sotto i nostri timidi passi il suolo si è frantumato in impossibili prospettive escheriane, non ci è dato affermare la realtà se non attraverso l’irriducibile bellezza delle sue più intime contraddizioni. Perché abbiamo visto la storia finire, nella follia di Pol Pot o - come in un torbido trionfo di ideali marinettiani – nell’infuocato oriente, nella pericolosa ebbrezza della rivoluzione culturale. Con Zarathustra abbiamo scalato le più alte vette dell’introspezione per poi scoprire in quella ragionevole volontà d’assoluto la nostra irrazionale e ferma volontà di impotenza; siamo precipitati con Eliot nella disperata solitudine delle Waste Lands e nel fallimento di ogni ideale umano: «Do I dare disturb the universe? In a minute there is time for decisions and revisions which a minute will reverse». E qui ecco spalancarsi, davanti ai nostri sguardi increduli, un universo infinito nella sua limitatezza che la scoperta continua della sua estensione va via via accentuando… Così la fragilità estrema di tutto quello che circonda noi e il nostro microcosmo ci proietta nuovamente alla ricerca crudele di una ragione: «Chiuso tra cose mortali, anche il cielo stellato finirà. Perchè bramo Dio?». Eh già, Ungaretti, perché cercare ancora Dio quando le religioni sono state recise da totalitarismi convertitisi poi in nuovi credi, facendo anche di un laicismo chiuso e intollerante una nuova religione dell’ateismo? Come cercare ancora Dio quando la fede sopravvive nella storia solo nella più ottusa capitale della crudeltà - che trova sede nel nostro ameno Paese - e non conosce pietà nemmeno davanti al nuovo terrore del nostro secolo espresso nella condanna di tre lettere atroci (H.I.V.)? Dov’era Dio quando il suo popolo moriva a Birkenau, dov’è Dio quando i nostri fratelli musulmani si lasciano frantumare i corpi dalla più inumana esplosione di cieca fedeltà ad ideali che li conducono solamente al dolore? «Ho perduto molti dei da nord a sud; ed anche molte dee da est a ovest. Mi stupisco di quel poco di me che è rimasto»: questo abbiamo imparato da Wislawa Szymborska. E quale altro conforto cercare se non l’illibata bellezza dei versi? Ci siamo scoperti esteti, a tempestare d’oro i nostri immaginifici palazzi con Des Esseintes; abbiamo accettato ogni stravaganza scoprendola circonfusa di un alone di incredibile dolcezza nel dolore di Artaud o nei giardini autunnali degli orfici manicomi di Dino Campana. La nostra grandezza è stata intravedere il sublime nella più delicata contemplazione della vita, tra le calli di Venezia, a seguire Tadzio con Mann, come nelle più sensuali ed erotiche perversioni di Verlaine, o nei versi di Catullo che anche nei momenti di più viscerale volgarità restano poesia. E in questo D’Annunzio ci ha insegnato molto. Sospesi tra il candore dell’ideale e l’indecenza abbiamo iniziato ad interrogarci sul male scoprendone, con Anna Arendt, la ridicola banalità; con Nietzsche siamo diventati moralisti di una morale sovvertita, feroce nella sua delicatezza intellettuale e nella sua pulsione dionisiaca. Abbiamo percepito con Kundera l’insostenibile leggerezza dell’essere e l’insostenibilità del motivo di Beethoven «Muss es sein? Es muss sein!», perché nulla, mai, deve essere. E un De profundis Wilde ha potuto scriverlo solamente nell’ombra delle carceri. Il caro Ludwig poi - persino nella follia del protagonista di Arancia Meccanica - l’abbiamo ritrovato, nel suo dolore di sordo, accecato dall’incanto della musica più solenne e umana negli accordi estatici della nona sinfonia. Noi, era d’inguaribili violenti, con l’epidermide tesa in uno sforzo aggressivo di ribellione come in una sanguigna e provocatoria “Azione ” di Hermann Nitsch o in un grido di Munch alle cui vibrazioni l’intero universo si deforma, sappiamo esaltarci fino alla commozione davanti a un accordo fiabesco e dolce di Tchaikovsky, come davanti a un verso del Pervigilium Veneris «Quando ver venit meum? Quando fiam uti chelidon ut tacere desinam?»: quando smetteremo di tacere? Assurdamente, di fronte al silenzio abissale di una tela di De Chirico e all’enigma dell’ora, comprendiamo come l’essenza dell’arte si animi solo oltre la tela. Siamo impavidi, tanto da aggirarci per i cimiteri di Spoon River ascoltando le sibilline voci delle lapidi; questo perché «dare un senso alla vita può condurre alla follia, ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine e del vano desiderio». Così, dissacratori di tombe alla disperata ricerca di un senso, avidi come Peter Schlemihl e la sua ombra barattata per un forziere d’oro, ed insieme straordinariamente generosi, come Pasolini, a contemplare con incanto anche la più misera povertà, «amando il mondo che odi-amo nella sua miseria sprezzant-i e pers-i per un oscuro scandalo della coscienza: lo scandalo del contraddir-ci», abbiamo imparato a fare dell’intelligente insensatezza il nostro motto, a sciogliere la realtà nella profonda tenerezza del dubbio. Con Voltaire abbiamo condannato il candore ingenuo delle epoche passate e nel fascino della nostra giovanile ignoranza sappiamo essere in grado di trovare quello che unisce in un vincolo immortale una scultura di Prassitele ed una di Boccioni: in fondo nulla è relativo come il tempo. Per questo quando ancora sento parlare di ideologia, dogma, verità, la mia pelle si contorce in quegli stessi brividi che percorsero Giordano Bruno al Campo dei Fiori. Vedo soltanto i roghi di libri dell’inquisizione e del nazismo; vedo un intellettuale costretto ad abbaiare in un campo di concentramento; vedo il bombardamento della Moneda e ascolto le ultime parole di Allende; vedo la sofferenza della fame nella Corea del Nord. Così, quando subdolamente ascolto la propaganda di presunte verità insidiarsi in tranquille lezioni universitarie o ignoti vomitare sentenze, con un po’di ferocia ed insieme con quell’umanissima e dolce compassione del nostro poeta recanatese, «un moto allora il cuor m’assale: non so se il riso, o la pietà prevale».

“Passato e Presente” di Giada Lorenzini, vincitrice del concorso “Università nell’obiettivo”

Servizi&Disservizi
INSERTO SPECIALE
da pagina 3 a pagina 6

Uni«Versi: ancora aperte le iscrizioni!
In occasione della giornata mondiale della poesia (21 marzo 2007), Inchiostro, organizza “Uni«Versi”, un ciclo di letture aperto alla partecipazione di tutti gli studenti, i docenti e il personale tecnico-amministrativo d’ateneo. Vogliamo offrire uno spazio di espressione e di ascolto a chi ama la poesia e vuole proporre la propria o scoprire quella degli altri. Per partecipare, basta mandare una e-mail a redazione@inchiostro.unipv.it avente per oggetto “Uni-Versi” e contenente i seguenti dati: nome, cognome, eventuale pseudonimo; numero di matricola (o incarico presso l’Università); facoltà, corso di laurea e anno di corso. Allegare all’e-mail un file contenente le proprie poesie. Nessun limite al numero di testi, per un totale massimo di 100 versi. Inchiostro selezionerà il materiale – con l’intento di dare spazio al maggior numero possibile di poeti – e comunicherà le modalità di svolgimento della manifestazione. Verranno prese in considerazione solo le e-mail inviate entro il 28 febbraio 2007 e complete di tutti i dati richiesti.

Scrivere? Disegnare? Fotografare? Contattaci a redazione@inchiostro.unipv.it

UNIVERSITA'

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di Irene Sterpi

Edili-architetti alla riscossa !
Probabilmente quasi tutta la popolazione universitaria pavese (e non solo quella...) avrà sentito parlare della facoltà di Ingegneria Edile-Architettura. Nata con l’intento di unire le due figure dell’architetto e dell’ingegnere edile in una sola persona, da alcuni anni a questa parte è promotrice di molte interessanti iniziative. Oltre al concorso “Un logo per la facoltà” (vedi Inchiostro di Gennaio), gli Edili-Architetti hanno all’attivo una serie di seminari che si tengono annualmente, e che hanno lo scopo di permettere un confronto ravvicinato con altri studenti e docenti (perlopiù delle facoltà di Architettura) provenienti da tutto il mondo. Il progetto, realizzato dallo IUSS e dall’Ateneo pavese, ha come responsabile il prof. Angelo Bugatti, professore ordinario di Composizione architettonica e urbana, nonché direttore del Laboratorio di Costruzione del Paesaggio e dell’architettura. L’International Design Seminar “Urban Culture and Landscape Renewal” nasce nel 1995: l’area di progetto viene scelta ogni anno in una zona dismessa della città. In particolare le ex-aree industriali sono state tema di progetto degli studenti dei seminari del 2002 e 2003: stiamo parlando delle aree Marelli e SNIA. Per chi non le avesse presenti, la prima è compresa fra via Filzi, via Trieste e via Chiesa, mentre la seconda è situata nella parte sud-est della città, tra le antiche mura spagnole e la tangenziale per Codogno-Lodi. Tali aree, infatti, pongono agli studenti problemi non solo di ordine urbano, ma anche paesaggistico e ambientale, circa le relazioni molteplici con il territorio. In occasione della X edizione nel 2004, il seminario sbarca all’estero, giungendo a Zakynthos, in Grecia. I temi di progetto diventano più complessi e vari, affrontano il disegno di aree multifunzionali di grande estensione – un esempio è il progetto dell’Expo di Shanghai per il 2010. Il seminario vede la partecipazione costante di studenti provenienti da Polonia, Cina e Tunisia, ai quali si sono aggiunti, nelle diverse edizioni, Norvegesi, Statunitensi, Greci, Olandesi, Tedeschi, Brasiliani, Svedesi, Cileni ed Emiratini. Proprio nell’Emirato di Abu Dhabi, ad Al Ain, si è tenuta la XII edizione del Seminario, che ha avuto luogo dal 21 gennaio al 6 febbraio. L’area di progetto di questa edizione è stata l’oasi di Al Ain, la più vasta della città (circa quattro km quadrati). All’incontro hanno partecipato circa 60 studenti provenienti da sei Paesi differenti, lavorando assieme in gruppi internazionali. Ma la facoltà di Edile-Architettura non si ferma qui: sempre per invogliare gli

iscritti al confronto e allo scambio di opinioni, è nato un forum sul web (www. unipv.it/lcp/forum) aperto a tutti gli edili-architetti: oltre alla sezione utilizzata prevalentemente dai docenti, è dato ampio spazio alle idee dei ragazzi: gli studenti espongono e discutono le proprie opinioni personali sulle opere d’architettura studiate e su quelle viste durante i loro viaggi.

Freddo e nebbia, ma resistete! C’è una scuola al caldo che vi aspetta
di Andrea Giambartolomei
Quando meno ve l’aspettate, quando il grande freddo arriva con ritardo e gli esami vi obbligano a rimanere a casa, c’è qualcuno che pensa a voi, all’estate e ai vostri prossimi viaggi. Sono il professor Visentin dell’ Università di Lugano e il team de “La Scuola del Viaggio” che, già da qualche anno, organizzano una settimana di “lezioni al sole” a Marsala per gli studenti di Lugano, Pisa e, chiaramente, Pavia. Tra luglio e agosto, per sette giorni, nell’accogliente cittadina siciliana, circa trenta studentesse e studenti dalle tre università più alcuni studenti “autoctoni” si incontrano per imparare e migliorare la creazione di reportage, racconti, fotografie e quant’altro possa permettere loro di descrivere viaggi, luoghi nuovi, popoli ed esperienze. Grazie agli insegnamenti di un team composto da scrittori, giornalisti, fotografi e altri esperti di questi ambiti; insegnamenti sia di tipo tecnico e pratico che di tipo “filosofico”; le viaggiatrici e i viaggiatori imparano ad aprire i loro occhi e la loro mente prestando attenzione a nuovi particolari e a nuove atmosfere che magari, fino a qualche giorno prima, non sarebbero stati in grado di cogliere. Insegnamenti pratici dai quali non si distacca mai la sensibilità che chi possiede questa passione non dovrebbe, anzi non deve, trascurare. Non una scuola istituzionale ma una scuola di vita che influenza chi ha e ha avuto la fortuna di parteciparvi. I professori forniscono stimoli, spunti di riflessione e lavoro che diventano doni preziosi da mettere subito in uso. È quindi possibile che di notte vediate gli studenti fare le ore piccole chiacchierando con questi maestri o lavorando sui loro progetti, oppure è probabile che vediate degli studenti crucciati dalla paura di perdere presto quanto imparato e ricevuto. È anche probabile che, ritornati nelle proprie città, le guardiate in un modo nuovo e non vi sembrino più le stesse. Pavia compresa.

di Marzio Remus

Musica in Università 2007

PROGRAMMA PRESENTAZIONI
Mercoledi 7 marzo ore 15.00 Aula Ugo Foscolo. Presentazione dell’edizione 2007 de “la Scuola del Viaggio” in collaborazione con il Touring Club Italiano Interverranno: - Prof. Claudio Visentin, Università della Svizzera Italiana, organizzatore della Scuola del Viaggio - Dr. Guido Venturini, Direttore Generale Touring Club Italiano, partner della Scuola. Contribuiranno alla serata gli studenti che hanno partecipato alle scorse edizioni. Il programma è ancora in via di definizione. Per saperne di più: www.scuoladelviaggio.it

Un gruppo di studenti alla scuola del viaggio

La ventesima stagione musicale Pasqua con l’esecuzione della Missa in dell’ateneo è iniziata con il concerto di Angustis di Haydn. Il 12 aprile chiuderà inaugurazione dell’anno accademico il la rassegna l’ensemble vocale e stru15 gennaio scorso. E proseguirà con numentale ars antiqua con un’antologia merosi appuntamenti di alta qualità. di musica sacra dalla tarda antichità a L’originale manifestazione è orgafine medioevo. nizzata dall’A.D.R.A.T. (Associazione La stagione si concluderà ad ottoDocenti e Ricercatori dell’Ateneo) e bre quando, al termine del convegno dal C.U.P. (Circolo dell’Università di di studi dedicato a “cultura, arte e muPavia) in collaborazione con l’I.S.U. e sica nei territori viscontei con particocon il Teatro Fraschini e con il sostelare riferimento a Pavia” organizzato gno di alcuni sponsors quali il Fondo Morosini per la musica e la cultura, la Banca Regionale Europea e la Fondazione Banca del Monte di Lombardia. Nel programma si segnalano i due concerti de “I pomeriggi musicali” del 16 marzo e Dove le parole finiscono, inizia la musica. (Heinrich Heine) del 2 maggio che si svolgedal dipartimento storico geografico ranno presso il Teatro Fraschini; unidell’Università, l’ensemble “La fonte che due date a pagamento. Musica” diretta dal Maestro Pasotti terIl concerto del 13 marzo a cura delrà un concerto di musiche viscontee. l’orchestra Milano Classica si segnala E, novità assoluta, ci sarà un CD curato per la presenza del mandolino come dall’ensemble. strumento solista, scelta non frequenIl magnifico Rettore professor Ante nella musica classica. Il concerto del giolino Stella ha osservato come Musi15 maggio è “una prima mondiale in ca in Università sia “ben inserita in un tempi moderni” in cui sarà proposto quadro generale cittadino che coinvolun concerto per flauto e orchestra del ge diverse istituzioni, tra cui il Teatro compositore pavese Rolla ritrovato dal Fraschini, impegnate ad offrire agli stuMaestro Mario Carbotta che ne sarà denti che vivono qui una vita universil’esecutore solista. taria ricca e varia”. Il professor Milani, Visto il successo dello scorso anno presidente dell’A.D.R.A.T. e promotore si ripeterà, in corrispondenza del periodell’iniziativa, ha segnalato come il condo pasquale, il ciclo di musica sacra in nubio musica e Università sia espresso alcune delle più belle chiese di Pavia: non solo da una scelta di luoghi (molti la chiesa di San Francesco, la Chiesa concerti si svolgono in Ateneo) ma andi San Luca, la Basilica di San Pietro in che dal notevole imprinting culturale Ciel d’Oro. Chiese note sia per il pregio della manifestazione. Insomma ci sono artistico sia per l’acustica. Si inizia il 29 tutti gli ingredienti per assistere ad una Marzo con “Musica Sacra dalla Clausustagione ricca di novità nel segno di ra” a cura dell’ensemble Isabella Leouna tradizione ventennale. narda. Il 3 aprile ci sarà il concerto di

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Un viaggio nei meandri più nascosti dell’organizzazione del nostro Ateneo. Per avere delle risposte.
SISTEMI INFORMATIVI
Internet, totem stampa certificati, piani di studio, sito web, aule informatizzate a cura di Alessio Palmero Aprosio
Ogni sistema più grande di un monolocale, al giorno d’oggi, deve disporre di “qualcosa di informatico”. Si va dalla piccola attività familiare, che deve tenere i conti delle spese e dei ricavi, alla grande azienda con decine di dipendenti e migliaia di clienti, che non resisterebbe più di qualche giorno senza un massiccio utilizzo dell’informatica. Il nostro Ateneo, azienda sui generis sempre all’avanguardia, vuole sfatare questo mito e funzionare al meglio cercando di limitare il più possibile i servizi informativi, in particolare quelle rivolte ai suoi “clienti”. E così, armati di taccuino e tanta pazienza, siamo andati nei meandri più nascosti della nostra Università per scoprire cosa si nasconde dietro il vù-vù-vù. 1. Un po’ di storia: dal Centro di Calcolo all’Area Sistemi Informativi All’interno della nostra Università è sempre esistita una struttura chiamata “Centro di Calcolo”. Sebbene gli scopi iniziali fossero quelli di fornire calcolatori di ultima generazione ai laboratori dell’area scientifica dell’Ateneo, con il passare del tempo si è sempre di più affermata la sua funzione di gestione dei Servizi Informativi, vale a dire la creazione e la manutenzione di tutta l’infrastruttura informatica dell’Università. Ogni singolo computer delle Aule Informatizzate, ogni singolo totem blu e ogni singolo bit delle pagine web di unipv in qualche modo è passato dalla suddetta struttura. Per questo motivo il 23 gennaio la dicitura è cambiata dalla datata “Centro di Calcolo” all’innovativa “Area Sistemi Informativi”. Anche il funzionamento è diverso, come sottolinea l’Ing. Ferlini, dirigente dell’Area. “Prima c’era un Comitato Tecnico-Scientifico formato dalle aree dipartimentali. Ora c’è una Commissione Sistemi Informativi i cui componenti sono scelti per competenza e per rappresentanza negli organi accademici”. Da questo punto di vista la situazione sarebbe migliorata, quindi. “Certamente sì, visto che si è cercato di includere persone esperte di aule didattiche e di biblioteche. Per la prima volta è presente anche un rappresentante degli studenti, attualmente Pietro Pace, della Facoltà di Ingegneria”. 2. Quando il gatto non c’è, la rete balla Il tentativo di cambiare c’è, ma i problemi rimangono. Ad esempio nel weekend, quando spesso accade che tutto il network dei siti dell’Università risulta irraggiungibile. “Ci sono stati dei problemi” spiega l’Ing. Ferlini “dovuti a fattori differenti. In ben due momenti, negli ultimi mesi, si è rotto il router del POP del GARR, l’ente statale che gestisce le reti universitarie. Un’altra volta, invece, a causa di un black out, si è bruciata una scheda del router di Palazzo San Tommaso”. Questo me lo ricordo anch’io: il sito web della Facoltà di Lettere è stato irraggiungibile per un intero weekend fino a mezzogiorno del lunedì successivo. Non sia mai che un guasto venga riparato durante il weekend. Come disse a suo tempo il mio professore di analisi: “Se l’11 settembre fosse capitato a Pavia durante il weekend, probabilmente i soccorsi sarebbero arrivati il lunedì mattina”. Ma la domanda che più sorge spontanea è la seguente: perché uno sbalzo di corrente è stato possibile? Non c’è alcun sistema di assestamento delle scosse elettriche? “No, i gruppi di continuità sono solamente qui in Nave”, prosegue l’Ing. Ferlini. “Non esiste alcuna forma di batterie o di backup elettrico al di fuori di qui, se non in quelle strutture che si procurano le attrezzature in modo indipendente”. Non male. Al mio sbigottimento, l’Ing. Ferlini mi rimanda al Dirigente dell’Area Servizi Tecnici, Ing. Duico, il quale risponde che “il problema non è di competenza dell’Area Servizi Tecnici. Essa si limita a fornire energia elettrica, a distribuirla all’interno degli edifici così come arriva”. Anzi, l’Ing. Duico ci dice di più. “Appena iniziai a lavorare qui, nel 2003, il Centro di Calcolo ottenne grazie a me il gruppo di continuità per le macchine principali, che ne erano sprovviste”. Non male, considerando che il server con cui gioco per diletto (nella cantina di casa mia) ha il gruppo di continuità dal 2001. 3. I totem blu non sono solo di bruttezza Cosa dire di quelle macchinette blu che riempiono di colore i suggestivi atri del nostro Ateneo? Sembrano lì per bellezza, ma in realtà erano nati per funzionare. Sempre l’Ing. Ferlini, interrogato sull’argomento, ci dice che “sono macchine vecchie. Ormai hanno otto anni di vita e il software è quello che è”. Certo, Windows 98 non è proprio noto per stabilità ed efficienza. Ricordo quando due anni fa, al posto dell’usuale “Inserire la tessera nel verso indicato”, compariva il folcloristico “Hack is not a crime”. Se poi vogliamo dirla tutta, c’è chi è iscritto all’Università da sei anni e non è mai riuscito a usarne una. E sei anni fa i totem non avevano otto anni. “Abbiamo problemi di assistenza tecnica, ad esempio quando manca la carta”, prosegue l’Ing. Ferlini. “Inizialmente doveva esserci in ogni luogo un responsabile che controllasse il funzionamento dell’apparecchio e che aggiungesse carta quando era finita. C’è stato un intervento dell'economo che ha stipulato un accordo con una cooperativa di studenti: fino a un anno fa dovevano passare una volta alla settimana a fare il minimo di manutenzione indispensabile. Il sistema non ha funzionato. Così abbiamo preso noi dell’Area Sistemi Informativi questo compito, e periodicamente c’è una persona che fa il giro per metterle a posto e rifornirle di carta”. Da una parte la mia esperienza personale salva questa strategia, giacché visibilmente nell’ultimo anno la percentuale di totem funzionanti è aumentata. Dall’altra, però, un aneddoto vale più di mille parole. Una studentessa di matematica inserisce la Carta Ateneo nell’apposita fessura, la quale, forse perché troppo timida, si è spostata leggermente verso l’alto. Udendo un tonfo sordo, la povera ragazza si rende immediatamente conto che la sua tesserina è finita nel cupo fondo del totem. Si reca quindi al Centro di Calcolo, dove le viene risposto: “Passa la settimana prossima, perché oggi l’addetto alle macchinette è malato”. Speriamo che non si ammali mai l’addetto che apre i cancelli dell’Università. 4. Perché fare oggi quello che puoi far fare domani da qualcun altro? Il dott. Ponzio, uno dei veterani dell’ex Centro di Calcolo, ci ha raccontato di quando l’Università di Pavia, nel 1969, costruì un sistema per la gestione informatizzata dell’Ateneo. Al tempo la parola computer era ancora sconosciuta ai più, ma Pavia poteva vantare di usarne già uno per la gestione delle carriere degli studenti. Una netta inversione di tendenza ha ribaltato il sistema. “Quando l’Università ha fatto la scelta di quanto personale avere”, racconta l’Ing. Ferlini, “aveva due possibilità: dotare la struttura di più persone, oppure mantenere i costi bassi e demandare le nuove attività ad aziende esterne. Nel 2000 Pavia ha fatto la sua scelta, data anche dall’inevitabile invecchiamento dei sistemi. Se il programma dobbiamo farlo noi, diventa estremamente costoso il suo mantenimento e aggiornamento nel tempo. Se invece se ne occupa un’azienda esterna, il costo viene spalmato su tutti gli Atenei che hanno acquistato quel programma”. Così ora abbiamo servizi diversi appaltati ad aziende diverse, come la posta elettronica di Ateneo e i piani di studio online. Riguardo a quest’ultimo punto, l’Ing. Ferlini ha “una posizione particolare, che sono sicuro molti di voi non condivideranno. Per me è stato un successo straordinario. L'anno scorso il 92% degli studenti ha presentato online il piano di studi e quest’anno, se non ricordo male, dovrebbero essere stati presentati 3000 piani di studi in più, quindi significa che siamo quasi al 100%. Desidero evidenziare che attualmente nessuna università italiana dispone di una procedura on-line per i piani di studio di analoga complessità e sofisticazione”. Qui un commento, forse maligno, è d’obbligo. Credo di poter affermare che in Italia almeno il 92% delle perso-

Il totem stampa certificati
ne che usa il treno si serve di Trenitalia. Non si può però parlare di “successo straordinario”. Cosa dire, poi, di quelle persone che non hanno potuto presentare il proprio piano di studi, se non a novembre o addirittura a dicembre dopo la data ultima di scadenza? “Gli aggiornamenti sono arrivati tardi. Dopo l’esperienza dello scorso anno, la Segreteria Studenti, su indicazione dei Consigli Didattici, ha stilato un elenco di richieste. Il lungo elenco significava però fare una serie di scelte, perché le disponibilità economiche erano limitate. C'è stato un lungo periodo di negoziazione interna per decidere quali modifiche fare e quali no, con inevitabili ritardi, e si è arrivati ad agosto senza una politica chiara. Solo allora è intervenuto il Prof. Stefanelli, Prorettore ai Servizi Informativi, il quale ha sottolineato l’urgenza della faccenda e la limitazione di fondi. Inoltre, nel momento in cui si ipotizza di cambiare programma, è del tutto inutile investire ulteriormente troppi fondi e troppe energie”. Ma come: lo cambieremo? Che fine ha fatto il “successo straordinario”? E soprattutto: quanto è

I risultati della ricerca di “farmacia” sul sito dell’Università di Pavia

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SERVIZI

DISSERVIZI

il portale degli studenti è qui

costato? Alla domanda sul prezzo complessivo del programma il Prof. Stefanelli svela la cifra alle nostre orecchie incredule: duecentosessantamila euro, in due comode rate da centotrentamila. La prima rata è stata pagata per la versione iniziale, mentre la seconda rata serviva per le modifiche successive. Ecco svelato il motivo del ritardo con cui è arrivato l’aggiornamento (novembre 2006): l’Università probabilmente sperava di approfittare del periodo dei saldi. 5. Chi cerca… aspetta e spera Ipotizziamo che io voglia iscrivermi a Farmacia. Vado sul sito web dell’Ateneo, inserisco la parola “farmacia” in alto a destra e clicco su “Cerca”. Primo risultato: Area Servizi Tecnici, quattro simbolini unipv, cioè il massimo. Secondo risultato: Untiled Document, tre unipv. Terzo risultato: ancora Area Servizi Tecnici, due unipv. Quarto risultato: Biblioteca Unificata Farmacia, due unipv. Ci siamo quasi, ma non era proprio quello che cercavamo. Chiediamo all’Ing. Ferlini come funziona. “Il problema del motore di ricerca è nel suo concepimento. Si partiva

Il nuovo portale bibliotecario di ateneo http://opac.unipv.it/
dall’ipotesi che almeno le Facoltà inserissero il loro sito web insieme con quello di Ateneo, che è l’unico indicizzato dal motore di ricerca”. Per i meno pratici: l’Università sperava che le singole Facoltà si appoggiassero al Centro di Calcolo per i loro siti web. “Ciò che ha spiazzato è che le Facoltà si sono attrezzate singolarmente, probabilmente perché avevano esigenze diverse pena citate appartengono alle ultime due categorie, e quindi sono di competenza dei Dipartimenti”. E questi non intervengono nella costruzione dei nuovi poli? “Certamente. Ogni Dipartimento ha fatto presente le sue esigenze e, in base a quelle, sono stati assegnati gli spazi. In realtà al Botta 2 non ci sono solo i Dipartimenti del Botta 1 ma qualcosa in più, come il Centro di Eccellenza di Biologia Applicata. Anche se non ottimizzatissimo, però, il nuovo Polo è più esteso, in termini di metri quadrati, del vecchio. Sulla misteriosa scomparsa delle sette aule ci sono due correnti di pensiero. Una sostiene che le aule non siano state fatte perché si pensava di utilizzare il vicino Polo Didattico. La seconda corrente dice invece che nessuno si è mai preoccupato del problema. Sicuramente la faccenda è stata gestita male, però non ho informazioni troppo precise perché lavoro in Università dal 2003 e ho trovato i giochi già fatti. Il progetto era già approvato dal CdA e l’assegnazione degli spazi ai singoli Dipartimenti era già stata fatta nel 2002”. Quindi chi se l’è presa comoda sono i Dipartimenti: siccome ci sono le aule del Polo Didattico, pensavano di recuperare spazio per avere laboratori e studi più grandi. “È possibile. I Dipartimenti sono stati interessati quando, al momento della progettazione del Botta 2, sono stati assegnati gli

che al tempo non erano state considerate”. Un eufemismo, direi. In ogni caso, l’Ing. Ferlini ci parla di un nuovo progetto. “Il futuro del sito web sarà deciso nei prossimi giorni: si parlerà della costruzione di un nuovo portale che andrà a sostituire il sito esistente e risulterà un po' più intuitivo. Oggi il sito è statico, mentre un domani dovrebbe essere interattivo. Entro la fine di febbraio verrà presentato il progetto definitivo con le indicazioni di come dovrà essere fatto e delle tempistiche di realizzazione”. Ci sarà l’imposizione dall’alto per far sì che le Facoltà non abbiano ognuno un sito diverso? “L’idea è quella di conglobare il tutto, ma la prima mossa, per il momento, è il rifacimento del sito di Ateneo. Non sarà per niente facile dire alle Facoltà che hanno appena rinnovato il sito di eliminarlo a favore del nuovo portale”. Non era proprio la risposta che mi aspettavo, ma mi sforzerò di accettarla. La speranza è l’ultima a morire. 6. Una ventata di freschezza È giunto il momento, ora, di dare a Cesare quello che è di Cesare. L’immagine che abbiamo

dato dell’attuale situazione dei Servizi Informativi fa pensare al peggio, ma non bisogna generalizzare. Il dott. Ponzio, che si occupa della gestione informatica delle biblioteche, ci ha parlato del nuovo portale Opac, appena rinnovato. Attraverso di esso si può interrogare il database di tutti i libri presenti nelle biblioteche di Ateneo: alle informazioni standard, quali titolo e autore, si affiancano i servizi di prestito, che permettono di verificare se un testo è disponibile e, in caso affermativo, di prenotarlo. Si veda, a tale proposito, il sito web http://opac.unipv.it. Un altro importante servizio che la nostra Università offre ai suoi studenti è la possibilità di sostenere a prezzi vantaggiosi l’esame per l’ECDL, la Patente Europea del Computer (non mi soffermo sulla sua effettiva utilità pratica, non è questo il punto). Oltre ad accollarsi metà del costo dell’esame, il nostro Ateneo mette a disposizione gratuitamente (con l’ausilio di Opera Multimedia) corsi online utili ai fini dell’esame. Ulteriori informazioni su http:// ecdl.multimediacampus.it:8080/ Login/Login.aspx.

SPAZI
Aule, mense, nuove strutture, palestre, piscine e... campi da golf a cura di Alessio Palmero Aprosio
Ci voleva De Zolt per sostenere che se prendiamo una parte di una figura geometrica, quest’ultima sarà più piccola della figura di partenza. “E ci voleva De Zolt?” asserirà la maggior parte di voi. Non solo ci voleva De Zolt, ma l’Università di Pavia, che in ricerca non vuole essere seconda a nessun altro Ateneo, vuole dimostrare che la congettura è falsa. 1. Palazzo Botta 2, la vendetta I più acuti studenti degli ultimi cinque anni avranno sicuramente notato che in Nave la festa di colori è sempre in crescita. Dopo il blu, il giallo e il viola, il prossimo Anno Accademico sarà tinto di verde. E siccome la fantasia è già stata usata tutta per i colori, il nome del nuovo edificio che sostituirà Palazzo Botta è Botta 2. Tutto questo sembra positivo, se non fosse per un piccolo particolare tecnico: le aule. A dire della Facoltà di Scienze, cui appartengono i corsi di laurea vicini ai Dipartimenti che andranno a occupare Botta 2, la nuova struttura non avrebbe aule sufficienti a coprire le esigenze dei corsi. Non solo quelle del vecchio edificio già adesso non coprono il crescente numero di iscritti e la creazione di nuovi corsi di laurea, ma il Botta 2 avrebbe al suo interno meno aule di quante non ce ne fossero nello storico Palazzo Botta. La Facoltà ha infatti chiesto, in un esposto al Rettore, di rivedere la gestione delle aule, sfruttando l’occasione offerta dai problemi dell’imminente trasloco. Abbiamo parlato a tale proposito con l’Ing. Duico, dirigente dell’Area Servizi Tecnici. “Le aule presenti nel Botta 1 ufficialmente sono tre, tutte di dimensione superiore ai 50 posti, mentre nel Botta 2 sono due. In questo la differenza non è abissale, considerato anche il fatto che in Nave c’è un polo didattico con moltissime aule”. Il documento, però, parla anche di sette aule piccole nel Botta 1, che non avrebbero un equivalente nel Botta 2. “Qui occorre fare un po’ di chiarezza”, prosegue l’Ing. Duico. “Le aule si dividono in tre categorie. Quelle dei poli didattici, quelle dei Dipartimenti dove l'accesso non comporta l'accesso in Dipartimento e quelle dei Dipartimenti che prevedono il passaggio all’interno del Dipartimento. Le sette aule ap-

Palazzo Vistarino (fonte http://www.copernico-pv.it/)
spazi e gli è stato chiesto come volevano suddividerlo”. La soluzione a breve termine, secondo l’esposto della Facoltà di Scienze, sarebbe quella di utilizzare per qualche tempo ancora le aule del vecchio Palazzo Botta, rallentandone però di fatto la prevista ristrutturazione. In tutta questa bagarre la conclusione è solo una: con un edificio in più, l’Università rischia di ritrovarsi con molte aule in meno. 2. Il pesce grosso mangia quello piccolo Per proseguire il discorso di prima, di chi è dunque la colpa della mancanza di aule? È proprio vero che non ce ne sono? Per fare chiarezza su questo dilemma è necessario porsi un’altra domanda: come viene gestita l’assegnazione delle aule? Aiuta a rispondere l’esposto della Facoltà di Scienze. “La mancanza di una gestione centralizzata rende complicato e inefficiente l’utilizzo delle aule disponibili: spesso la prenotazione di un’aula richiede lunghe ricerche e trattative a livello personale e di ‘favore’. La situazione delle Aule organizzate in Poli Didattici, ad esempio il Polo Vecchio ed il Polo 2 dell’area Cravino, mostra comunque segni di inefficienza, come è possibile rilevare osservandone l’utilizzo dispersivo e non sempre razionale (un tipico esempio: 10-20 studenti che seguono un corso in un’aula da 200 posti, aule, ufficialmente “prenotate” per lezioni, ma in realtà occupate da studenti in pausa dalle lezioni), lo stato di carente manutenzione e di scarsa se non nulla sorveglianza (specialmente nelle ore in cui l’aula non è occupata da lezioni) particolarmente evidente per il Polo Didattico vecchio”. Questo è il punto. Attualmente non esiste un organo che gestisce le aule dei Poli Didattici. Per la cronaca, sottolineo che i cosiddetti Poli Didattici sono costruiti per essere trasversali alle Facoltà, ovvero usati da chiunque ne abbia bisogno o, comunque, ne faccia richiesta. Allo stato attuale dei fatti, le Facoltà “grosse” conquistano più aule,

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Lo storico palazzo di Piazza Botta (a sinistra) e il nuovo Botta 2 (a destra)

per ottenere le quali bisogna, proprio come recita il documento, chiedere “favori”. Casi eclatanti sono quelli verificatisi al Polo Didattico della Nave, nel quale la Facoltà di Ingegneria ha installato delle aule computer in quelle che dovevano essere aule didattiche per tutti i corsi di laurea, chiudendole a chiave e impedendone l’utilizzo di aula didattica agli altri corsi di laurea. Sulla centralizzazione della gestione delle aule, l’Ing. Duico ci rimanda al Prof. Francioni, Prorettore alla didattica, che purtroppo non siamo riusciti a incontrare. L’Ing. Duico poi prosegue. “È già stato fatto il censimento delle aule, dopo di che sarà realizzato un programma web per la prenotazione degli spazi, integrato con l'orario delle lezioni. Tuttavia il compito non

è facile. Una delle prime cose da fare è uniformare le fasce orarie”. E anche questo, possiamo immaginare, non sarà un problema di facile soluzione. Come per i siti web, non è facile convincere una Facoltà a cambiare un sistema testato e funzionante a favore di uno che non poggia su precedenti affidabili. 3. Chi ha visto il Vistarino? Un altro punto dolente della nostra indagine è la situazione del Vistarino, lo storico Palazzo sito sulle rive del Ticino nei pressi del Ponte Coperto, di proprietà dell’Università di Pavia e ristrutturato più di 10 anni or sono. Da allora non si sa più nulla. Tuttavia, dalle parole dell’Ing. Duico, sembra che qualcosa si muova. “Del Vistarino se ne occupa il Rettore in

persona. Sono state arredate delle stanze che saranno usate come foresteria dell'Università. In tutto ci sono, pronte, una cinquantina di camere. Altri spazi risultano ancora non utilizzati, in attesa di restauro. La Regione Lombardia ha concesso un cofinanziamento per ristrutturare la zona d'ingresso”. Speriamo bene. 4. Una sicurezza che dura 30 anni I più attenti frequentatore della zona Nave-Cravino hanno sicuramente visto un proliferare di edifici dietro il Dipartimento di Matematica, tanto da far invidia ai più assatanati giocatori del Lego. “L'Università”, ci spiega l’Ing. Duico, “ha dato in appalto ad un concessionario una serie di lavori da compiere. Nel complesciente, dall'altra, tuttavia, non essendo le caldaie come quelle di casa, sotto una certa temperatura non si riesce ad andare”. Non è certo ottimale, per un sistema centralizzato. Ma non è tutto qui: c’è il classico scheletro nell’armadio. “Nel contratto, l’azienda deve assicurare 20 gradi in ogni punto dell'Università all’interno dei locali. Se la temperatura è maggiore, l’Università non paga nulla in aggiunta, mentre se è di meno può chiedere i danni”. Un ottimo incentivo a risparmiare. Tornando al discorso della Serra, se per caso la temperatura scende sotto i 20 gradi l’Ateneo può chiedere i danni. Pertanto l’interesse dell’azienda è mantenere la temperatura a 22 per non rischiare, portando, data la struttura centralizzata dell’impianto, a 27 gradi altre parti dell’edificio. Ma non è tutto. Sempre l’Ing. Duico aggiunge che “la valutazione di quanto alzare o abbassare la temperatura dipende esclusivamente dalla temperatura esterna. Non c'è alcun sensore di temperatura all'interno dei locali”. Perfetto. Non stupisce pertanto la situazione paradossale in cui si è trovato il Prof. Daniele Boffi durante il corso dello IUSS svoltosi quest’inverno nella cosiddetta Melanzana. “Sono arrivato a lezione”, racconta, “quando i bidelli del Polo Didattico mi hanno detto che aprire le finestre non bastava per rendere vivibile l’aula, considerati anche gli studenti che respirano e producono altro calore”. Ci sarà pure una soluzione, no? “Certo. L’indomani sono entrato in aula e la temperatura era estremamente mite. I bidelli avevano acceso l’aria condizionata”. D’inverno. Da una parte si scalda e dall’altra si raffredda. Forse aveva ragione Keynes: per aumentare i posti di lavoro bisogna “scavare buche al solo scopo di riempirle”. 2. Pizza a domicilio, in aula Spesso è facile prendersela con il sistema che non funziona, con qualcosa di più grande di noi che non può rispondere alle critiche. E se qualche volta il problema fossimo noi studenti? “Quasi tutte le aule hanno la finestra aperta”, ci confida il Prof. Barili. “Non mi è mai capitato di trovare le finestre chiuse. A questo aggiungerei anche l’abitudine non lecita ma tollerata di consumare pasti in aula. Mi rendo conto che mancano gli spazi, visto che il bar è veramente piccolo. D’estate un po’ di studenti bivaccano nel prato, ma in inverno ogni aula viene

so sarà presente una mensa, una piscina e una palestra. Il proprietario delle strutture è l'Università, che partecipa con un canone annuo che gli permette di avere in gestione la palestra al Cus. Anche la piscina sarà utilizzata dal nostro Ateneo, nelle ore mattutine, per i corsi di laurea in Scienze Motorie. Tutto il resto non è a tariffe agevolate e sarà dato in gestione per 30 anni all’azienda appaltatrice dei lavori. Anche la mensa è privata, come lo è ad esempio il bar della Nave. Oltre a queste strutture ci saranno quattro palazzine con alloggi da destinare a studenti universitari. In tutto un centinaio di unità abitative, prevalentemente per studenti pre e post laurea. La piscina avrà tre vasche all'aperto, di cui una olimpionica, e tre interne, potenzialmente trasformata in una pizzeria, almeno da un punto di vista prettamente olfattivo. Soprattutto per chi viene da fuori, l’atmosfera è invivibile. In particolare per quelli che arrivano all’ultimo minuto e non si sono assuefatti. Quindi: finestre aperte”. Per non parlare della temperatura. Immagino che consumare pasti caldi in aula comporti un ulteriore aumento. “Non solo. Anche gli studenti stessi, per il solo fatto che respirano, producono una cinquantina di Watt”. Moltiplicando questa cifra per 200 persone, è come avere una decina di stufette accese, giusto? “Esattamente. Se a questo aggiungiamo le condizioni contrattuali dei 20 gradi, è chiaro che mantenere questa temperatura nelle aule con 10 persone vuol dire portare quasi a cottura le aule che ne hanno 200”. E via ad aprire le finestre. C’è da dire che alcuni studenti con il metabolismo ridotto al minimo forse non consumano proprio 50 Watt. Mi riferisco a quelle persone che leggono la Gazzetta dello Sport o giocano a Warcraft in ultima fila. “Questo è un altro problema, anzi due.

di cui una di nuovo olimpionica. Siamo in trattativa per fare anche tre aule didattiche, sempre per il corso di laurea in Scienze Motorie. Avevamo anche pensato al campo da golf, ma sarebbe stato troppo costoso da mantenere”. Le tempistiche? “La mensa dovrebbe aprire a ottobre, mentre le piscine a metà del 2008”. Niente male. Speriamo che la tabella di marcia venga rispettata. Inoltre, considerando che l’appalto all’azienda è di 30 anni, possiamo stare tranquilli che queste costruzioni resisteranno per almeno questo periodo. Forse non un giorno di più, ma sicuramente non un giorno di meno.

ENERGIA
Condizionamento, riscaldamento, svolgimento dei lavori, futuro a cura di Alessio Palmero Aprosio
Non ci sono più le mezze stagioni; è un dato di fatto. Per la massaia diventa sempre più massacrante il cambio di guardaroba in primavera e in autunno. Non se ne può più, insomma. L’Università di Pavia deve fare assolutamente qualcosa. Anzi, già lo sta facendo. 1. L’Universo è un bene da mantenere e climatizzare “Quel maglioncino che vedi lì viene usato d'estate, visto che avere 10 gradi dentro e 35 fuori, oltre ad essere uno spreco notevole, non è poi tanto salubre se si arriva in maglietta. Nell'ufficio a fianco si sono procurati una stufetta per i periodi estivi particolarmente caldi”. Non è la descrizione di un attacco alieno alle nostre certezze, bensì la dura realtà. Il racconto del Prof. Barili della Facoltà di Ingegneria è solo la punta di un iceberg di problemi e sprechi energetici di cui si fa portavoce. Poi prosegue. “Abbiamo un certo numero di macchine condizionanti l'intero stabile che funzionano in modo centralizzato. Ad esempio i nostri uffici condividono la macchina con quella della cosiddetta Serra, che ha molte superfici vetrate al posto delle pareti. Quindi per avere 20 gradi d’inverno nella Serra, qui ne abbiamo 27, mentre congeliamo per i loro 20 gradi d’estate”. Ma sono costruiti così male? “Il problema è che questi edifici sono stati progettati in un periodo in cui il petrolio costava poco. È ancora precedente allo shock petrolifero del 1972. La realizzazione vera e propria è stata fatta molto tempo dopo, nei primi anni Ottanta. Anche le norme erano quelle degli anni Settanta, che prevedevano tecnologie e soluzioni progettuali non ottimali. Oggi ad esempio viene utilizzato materiale coibentato, come il polistirolo, all’epoca non previsto. La struttura dell'edificio è in acciaio, e i muri sono fatti con i forati, anche quelli esterni. Una legge recente ha imposto standard energetici più restrittivi, tuttavia questo edificio non li rispetta, essendo troppo vecchio”. Ovvio, ma forse il problema non è questo. Abbiamo chiesto all’Ing. Duico, dirigente dell’Area Servizi Tecnici, il perché di queste situazioni paradossali. “Il contratto per il riscaldamento è a forfait”, ci dice. “Dal 2003 abbiamo aderito ad un’offerta Consip, un appalto statalizzato, per cui, a parità di condizioni, paghiamo lo stesso costo del contratto precedente e, comprese, abbiamo convertito a metano le ultime centrali a gasolio rimaste: Palazzo Centrale, Maino, tutto il Cravino, Palazzo S. Felice e la Segreteria Studenti. I lavori sono stati fatti tra l’estate del 2004 e l’estate del 2005. In più, sempre nel prezzo, era previsto l’ammodernamento e la messa a norma degli impianti. I tubi sono quelli originali, però sono state cambiate alcune caldaie, tutti i bruciatori e tutte le pompe. Sono anche stati ripuliti i termosifoni, il che ha indubbiamente comportato un notevole risparmio. Da una parte il sistema è più effi-

mette d'accordo e va compatto le cose cambiano. Non ho mai sentito in Consiglio di Facoltà uno studente alzarsi e porre il problema della mancanza di un luogo dove mangiare, o dell’eccessiva temperatura in aula. Sono cose che dovrebbero fare i rappresentanti”. Ecco che anche a noi non mancano gli scheletri nell’armadio. Cari rappresentanti, guardate che ce lo ricorderemo alle prossime elezioni. Invece no, purtroppo non ce lo ricorderemo. 3. Meccano docet Chi da piccolo non ha mai giocato col Meccano o col Lego? Dai, tutti lo avrete provato. Per forza. Forse no. Forse c’è addirittura qualcuno che non ne ha mai sentito parlare. Che infanzia terribile. “C’è stato un episodio, di cui sono testimone”, ci racconta il Prof. Barili, “riguardo a una porta a vetri appena installata nella Melanzana. Gli operai la stavano installando mentre passavo con una mia collega. Porta nuovissima, telaio in acciaio, doppi vetri. Pochi minuti dopo il nostro passaggio, abbiamo udito il classico kaboom dei

La cosiddetta “Melanzana”
Da un lato i computer portatili scaldano ulteriormente l’ambiente. Dall’altro non capisco perché alcuni studenti vengano ugualmente in aula, pur non seguendo le lezioni. Se questi rimanessero nelle aule studio o nei corridoi, se non altro si condizionerebbe meglio il locale”. Aule che diventano pizzerie. Questo problema è reale e sussiste da molti anni, ormai. “Proprio questo è il punto. Perché non vi lamentate, almeno voi studenti? Se una persona va in Segreteria di Presidenza a lamentarsi che ci sono 28 gradi in aula, probabilmente non viene presa troppo in considerazione; ma se un gruppo di persone si fumetti. Ci giriamo, osservando le facce raggelate degli operai davanti alla porta rovinosamente caduta a terra. Il motivo era che gli operai che la stavano installando hanno avuto la brillante idea di fissare i tasselli nelle pareti di cartongesso”. Perbacco. “Probabilmente gli addetti stavano pensando che il nuovo trapano funzionasse benissimo e bucasse le pareti come fossero di burro. Molto spesso il problema è semplicemente di come viene svolto un lavoro e non di mancanza di fondi. L'edificio andava bene, il cartongesso per le pareti interne coibenta e permette un risparmio energetico notevole. Se però a queste pare-

Cibo in aula = finestre aperte

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il portale degli studenti è qui

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ti viene fissata una porta di due tonnellate, non si tratta di sprechi, ma di semplice idiozia. Questo è indicativo della superficialità con cui spesso si svolgono i lavori”. Non parliamo poi del controsoffitto del Polo Didattico della Melanzana. Pochi giorni prima dell’apertura, alcune tavole si sono incurvate e sono cadute. Aveva piovuto. “Un temporale è un evento del tutto naturale, nonostante quello che dicono i giornalisti, per cui ogni anno sarebbe il peggiore degli

ultimi 100 anni. Il problema è che quando piove molto, il tetto perde. C'era un'aula multimediale al piano H che è stata allagata, con danni per alcune apparecchiature. Tecnicamente la soluzione ci sarebbe. Rimane il problema dei costi. È la solita questione: i costi sono da sostenere tutti e subito, mentre i risparmi si hanno sugli anni”. Il problema, però, non è sempre dovuto all’Università. Come ci racconta l’Ing. Duico, infatti, “al piano H ci sono dei terrazzi dove

c'è la ghiaia a protezione del materiale impermeabile. La gente esce dalle aule con le sedie e buca il materiale. Poi piove dentro e chiamano me. Una volta abbiamo riparato la guaina e dopo un mese c'erano di nuovo i tagli, segno non che fosse stato realizzato male il lavoro, ma semplicemente che qualcuno era di nuovo uscito con le sedie”. Si potrebbe mettere un cartello. “Avrebbe l’effetto contrario. Ad esempio quattro anni fa mi telefona il Prof. Cantoni, Preside

della Facoltà di Ingegneria, dicendomi che si stava allagando il piano, lamentandosi per giunta che, dopo dieci minuti, non fossi ancora intervenuto. A parte che dopo dieci minuti di solito non arrivano nemmeno i Vigili del Fuoco, poi non si stava allagando il piano: semplicemente uno studente si è messo in piedi sul lavandino, questo si è strappato e l'acqua ha iniziato ad uscire. Quando succedono queste cose, uno si domanda quali siano i veri disservizi”. Insomma, come sem-

pre anche noi studenti dovremmo essere più attenti. Dopo l’appello ai rappresentanti, ne faccio uno agli ingegneri. Cari ingegneri, a maggior ragione dato l’ambito di studi che avete intrapreso, dovreste sapere che, se salite su un lavandino e ballate la Macarena, il lavandino si rompe. E non lamentatevi poi se le barzellette sugli ingegneri sono seconde solo a quelle sui Carabinieri.

L’era del diritto e del risparmio energetico
di Matteo Bertani
Inverno mite, temperature, quelle interne, sempre assai sgradite. Ovvero la questione riscaldamento dell'area scientifica fisica-chimica-farmacia. In pillole. L'impianto originale risale agli anni '30. Certo perde più che un poco in ogni dove. Nel frattempo la fonte energetica è naturalmente stata rinnovata, passando dall'obsoleto carbone alla consueta nafta, fino ad essere ora, con ragionevoli considerazioni ecologiste, divenuta definitivamente metano. Risulta gestito da una ditta esterna che provvede per contratto ad esercizio e manutenzione. Due caldaie scaldano grosse quantità d'acqua mantenendola ad alte temperature. Un sensore fuori Pavia rileva quella esterna. In base alla stessa ne viene immessa una certa quantità in sostituzione a quella sempre circolante, tramite pompe dedicate ad ogni edificio o a parte degli stessi, in conseguenza alla loro moltiplicazione storica e al loro ampliamento divenuto col tempo necessario. Per prima cosa ci si chiede, ad esempio, se la tipologia e il funzionamento dell'impianto abbiano seguito più o meno razionalmente queste evoluzioni. Ovvero sembra, data la varietà di indumenti consigliati dai diversi dipartimenti (si va dai bermuda&canotta alla muta da sci), che il sistema centralizzato ormai distribuito a rete, non sia in grado di sfruttare la possibilità di diversificare le forniture di calore. L'unica cosa certa: le stesse anche se non in maniera ottimale, si dipartono in relazione ai diversi orari della giornata. Poi nei locali la temperatura sale o scende. Al sistema non importa. Controlli interni non esistono. Puoi tenere finestre chiuse o spalancate, anzi sei invitato a farlo dato il caldo spesso insostenibile, o a rischio di lapidazione, dato il gelo a volte imperante, la cosa non cambia. Non viene fornita maggiore acqua calda. Nemmeno fredda. Non si spende di più. Neanche di meno. Il contratto quinquennale è basato solo ed esclusivamente sulle temperature esterne. Inverno rigido tante spese. Si risparmia se fa caldo. Fuori. Notoriamente noi viviamo dentro. Tecnicamente si chiamerebbe feed-back retroattivo. In breve retroazione. Processo attuato da madre natura dalla trascrizione genica alla biosfera, passando per ogni stadio del vivente. Lo si conosce da decenni. Lo si copia in ogni automatismo. Lo studiai in quarta liceo. Corso di "Informatica e sistemi automatici". Scuola strana la mia. Non conosco la formazione di certi dirigenti. A causa di ciò da anni molti studenti, diversi professori, addirittura uno dei più stimati Presidi di cui ci si rammenti, espongono lamentele. Le risposte concordano: "Aprite le finestre tanto non si spende diversamente". L'università magari no, la Terra forse sì. Ci si chiede a questo punto se ci sia mai stato uno studio più o meno ragionato delle caratteristiche d’isolamento termico degli edifici, e se le stesse, eventualmente mutevoli a spese dell'Università, siano tenute in considerazione nella valutazione dei termini contrattuali. Risulta ulteriormente lecito sperare che la definizione di

ERASMUS NO(n) PART(i)Y (Fatti ispirati ad avvenimenti reali)
di Matteo Bertani
Sei uno studente universitario aperto alle nuove esperienze? Bene. Vuoi vivere un periodo di studio all'estero finalizzato al miglioramento della tua preparazione? Meglio. O anche solo vuoi farti un viaggetto parzialmente spesato dalla tua università e dolcemente coccolato da quella ospitante? Meno bene ma siamo tutti stati bambini. In ogni caso, volenteroso o festaiolo, potrebbe sempre andarti così... 1) Ti interroghi circa la necessità di presentare un certificato di conoscenza della lingua inglese, nonostante tu abbia seguito e superato da tempo l'esame di lingua all'università e nonostante ti sia abituale studiare su libi in inglese. a) Non appena ricevi conferma dell'assegnazione della borsa > vai alla 3A b) Essendo sicuro delle tue enormi capacità , più volte dimostrate, decidi che non è il caso di perdere tempo ulteriore con queste formalità ingiustificate -> vaI alla 3B 3A) Il sito dell'università ospitante è impreciso e poco curato: link inesistenti, pagine obsolete, nonostante le lezioni lo siano, spesso non in inglese, mancanza di riferimenti specifici ai corsi che vorresti seguire. Questi ultimi non sono nemmeno divisi per Facoltà, alle quali di norma gli accordi fanno affidamento. Inoltre i tuoi interessi essendo particolari, potrebbero indurti a seguire insegnamenti istituiti da Facoltà di area diversa. a) Non volendo rischiare di non rispettare gli accordi compili con largo anticipo il Learning Agreement e mandi il tutto per fax , sperando che la rapidità venga premiata e corrisposta -> vai alla 4A b) Fingi di voler fare più corsi di quanto non ti interessi, almeno sicuro di venire accettato, rispettando l'ammontare dei crediti standard all'interno di un corso di laurea sicuramente valevole entro l'accordo -> vai alla 4B 4A) Nessuna notizia ufficiale, ma nel frattempo l'Housing Office ti da una settimana di tempo per confermare l'alloggio che ti propongono. In caso contrario quando arriverai là avrai sempre qualche giorno per accomodarti. a) Nonostante manchino certezze riguardo la tua accettazione confermi e sottoscrivi il pagamento della prima retta, per non ingenerare maggiore disagio all'interno dell'apparato burocratico. b) Non ti preoccupi più di tanto: quando sarai là un posto dovranno trovartelo per forza. 5A) Le settimane ed i mesi passano, le risposte tardano, su tua iniziativa scopri che corsi che ti interessavano sono stati soppressi o sostituiti. Ti mobiliti per cambiare i documenti e scopri che all'ufficio mobilità manca il rinnovo dell'accordo per l'anno accademico in corso. Nessuno sa se sia possibile istituire la borsa assegnatati da 6 mesi. Tra 2 dovresti partire. a) Inizi un calvario di mail incrociate, telefonate internazionali, pellegrinaggi in uffici, sperando di scoprire cosa stai sbagliando e come rimediare -> vai alla 6A b) Sapendo che non ci sia nulla da rimproverarti aspetti tranquillo e sereno. Intanto prepari i bagagli con calma. -> vai alla 6B 6A) Finalmente a 2 settimane dalla partenza giunge la notizia: sei stato respinto! Non hai presentato corsi entro la Facoltà prevista dall'accordo, non hai scelto corsi attivati sufficienti al numero di crediti necessario, non hai presentato una valida prova che certifichi la tua padronanza con la lingua inglese. a) Hai rispettato tutte le scadenze, prenotato il biglietto, preso casa come suggerito, quasi obbligato. Sei davvero interessato all'opportunità e non ti dai per vinto. Nelle ultime due settimane ti batterai per avere ciò che ti spetta. -> vai al profilo A b) Sospiri e giri i tacchi. Tanto era solo una vacanza spesata. Ce ne saranno atre. Al massimo paga papà -> vai al profilo B profilo A) Per tua fortuna, per tua testardaggine più che altro, per merito di un professore della tua Università che conosce personalmente un Professore dell'altra, e grazie alla pazienza dei dipendenti dell'Ufficio Mobilità, riesci comunque a venire accettato con ben 3 giorni di anticipo rispetto alla tua partenza. Naturalmente hai attuato alcuni espedienti, tipicamente italiani, per raggirare determinati vincoli: ad esempio hai fatto credere di essere interessato a seguire un numero di esami maggiore rispetto a quello che pensi farai, essendo né più né meno quello che ti sarebbe richiesto in Italia. Insomma... gli accordi internazionali, il progetto ERASMUS, la mobilità studentesca, sono tutta una serie di procedure che, pur essendo istituite da tempo, sponsorizzate e reclamizzate a dovere, non sanno garantire l'accesso semplice e sicuro ad un periodo di studio all'estero. Ciò che si richiede è pazienza, equilibrio psicologico, perseveranza, speranza e, non ultime, eventuali conoscenze personali tra i professori di una e dell'altra Università. Se ancora state cercando la parte riguardante il profilo B, queste due righe escluse, non sarete accontentati. Semplicemente noi apparteniamo all'altra parte dell'esistenza. Quella seria e volenterosa. Forse è questo il nostro difetto.

Una scena del film “L’appartamento spagnolo”, simbolo dell’erasmus
questi ultimi preveda la possibilità di accedere ai dati sul monitoraggio e sui parametri di controllo che il sistema, gestito in maniera telematica e remota, di volta in volta rileva, e magari, registra. Banalmente: se oggi la temperatura mi risulta sbilanciata in relazione all'esigenza, che potrebbe permanere comunque soggettiva, si dimostri o meno di essere rimasti all'interno dei valori stabiliti dal contratto per definire l'efficienza del servizio pattuito. Le probabili risposte a queste domane, ancora faccia fede l'esperienza, non sono incoraggianti. Così, dopo aver seguito svariate conferenze, ascoltato santisantilli, direttori e presidentilli, da buon fisico ragionevole mi dichiaro favorevole all'avvento della nuova era atomica. Naturalmente non solo per risolvere il problema energetico. mandi un mail al coordinatore ERASMUS dell'università ospitante -> vai alla 2A b) Fai finta di niente, tanto agli studenti stranieri in Italia non viene richiesta alcuna certificazione di alcun tipo, e tu sai bene, normalmente l'italiano non lo capiscono affatto -> vai alla 2B 2A) Non avendo ricevuto risposta tra giugno e settembre ti rechi nell'ufficio di un professore della tua Università che sai collaboratore con quella ospitante e chiedi spiegazioni al riguardo. Lui ti tranquillizza sull'inutilità della questione, essendo gli atenei stranieri ben consci della validità degli studenti pavesi. a) Essendo tu umilmente propenso al rispetto delle regole, ti preoccupi almeno di certificare un tuo precedente periodo di studio nel paese di riferimento. -

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ATTUALITA

La Matura ti Usura!
di Alice Gioia
Che l’esame di Stato fosse un sadico strumento di tortura non è una novità. Però, quest’anno, ad aspettare le vittime di turno c’è una sorpresa: una riforma ministeriale che cambia ancora una volta le carte in gioco. Basta commissione interna, sostituita da un fifty fifty di interni ed esterni; rivoluzione nelle prove scritte, che saranno comunicate solo a fine aprile; bye bye a tutti gli “indebitati”, che non potranno accedere agli esami. Per non parlare dei crediti, i punti assegnati nel triennio in base alla media, che costituiscono il 20 % del voto finale, e che sembrano augli Egoisti. Questa particolare setta raggruppa indistintamente opinioni a favore e contrarie, ed è formata soprattutto dagli studenti che frequentano il quinto anno. Il loro motto è “va-bene-tutto-bastache-cominci-dall’anno-prossimo”. Nulla è chiaro, neanche per i diretti interessati, che brancolano nel buio, cercando un barlume di speranza in qualsiasi pettegolezzo, appostati in mezzo ai kiwi tra i banchi del mercato, o nascosti tra i divanetti della parrucchiera... Questa situazione non riguarda solo gli studenti, ma anche (e so-

Falsies Awards 2006,
Quando l’Informazione diventa bugia mediatica
di Elisa Zanola Una strana competizione che vanta tra i premiati alcune tra le più importanti associazioni americane di Telecomunicazioni. Ma non solo: in gara anche colossi della vendita al dettaglio o giornali per l’infanzia. Si tratta della gara indetta sul web dal Center of Media and Democracy che ha previsto per i primi tre vincitori premi alquanto insoliti: un “fake identity-kit ”, un biglietto di sola andata per Palookaville e un’iscrizione ad un servizio e-mail che invierà loro periodicamente proposte di offerte per viagra o false opportunità di business da parte di presunti ex dittatori nigeriani. Tali premi, secondo questa loro volontà tanto adorabilmente sarcastica quanto necessariamente utile di epurare gli inquinatori dell’informazione, sarebbero il simbolo più denigratorio e divertente del modo di fare comunicazione delle organizzazioni condannate. L’oro va all’American Broadcasting Corporation che ha diffuso in un documentario della durata di 6 ore, dal taglio indubbiamente conservatore, le più dure quanto inveritiere accuse al governo Clinton per non aver saputo prevenire il disastro dell’11 settembre, rappresentando addirittura un Sandy Berger (l’allora addetto alla sicurezza nazionale) ostile a firmare un mandato per la cattura di Bin Laden. Il 2° premio è stato riconosciuto alla National Association of Broadcast Communicators (a pari merito con la Radio-Television News Directors Association) che ha difeso un modo di fare comunicazione quanto meno distorto, in quanto alcuni servizi girati da alcuni enti con il solo scopo di difendere i propri interessi (ad esempio dalla Exxon, nota compagnia petrolifera) venivano fatti passare sui notiziari americani senza che la fonte venisse citata e trasformando così deliberatamente un reportage di parte e pesantemente lobbistico in una notizia accurata e veritiera. Il bronzo in questo aberrante torneo delle falsità spetta ad alcune compagnie telefoniche e provider via cavo che fingendo di godere di un supporto popolare in realtà inesistente hanno diffuso falsi sondaggi e svariate pubblicità volte a dimostrare che i cittadini sarebbero contrari alla neutralità della rete. Tra le menzioni disonorevoli sono da citare l’articolo di maggio del giornale Cobblestone - con l’intento di diffondere tra gli studenti delle elementari una ammirazione tale nei confronti dell’Esercito da auspicare futuri reclutamenti - e alcune politiche poco lecite della Wal Mart che finanziava alcuni bloggers perché fingessero di dare consigli disinteressati per spingere i consumatori ad acquistare presso i suoi punti vendita. Questo quanto hanno decretato i 1,204 votanti; mentre altri lettori avrebbero proposto di insignire Bush, altri la Fox News Corporation del premio; due di loro addirittura, lo stesso Center for Media and Democracy, accusato di essere troppo condizionato dal Partito Democratico. Accuse a parte, anche tra di noi si avverte il bisogno di un organo super partes che denunci gli infiniti inganni mediatici e non di cui siamo spesso impotenti spettatori; o di un modesto e oscuro giornale universitario che, non taccia i malfunzionamenti dell’università e i continui sprechi a cui ogni giorno assistiamo. La nostra voce per garantire che qualunque cosa di sospetto o dubbio avvenga non passi sotto silenzio…

mentare, ma non per gli studenti che sono già entrati nel ciclo, o forse sì, ma non si sa come (esperti in lievitazione o in calcoli quantistici sono sempre bene accetti). In mezzo a questo caos di crediti, debiti, ordini e contrordini, le correnti di pensiero dominanti nel mondo della scuola sono essenzialmente quattro: i Reazionari Rivoluzionari, che strepitano per mantenere la riforma in vigore negli ultimi cinque anni, sostenendo il principio della continuità nell’insegnamento, che nessun “esterno” dovrebbe permettersi di spezzare con un esame che, di fatto, non ha valore: il metro di misura, nonché la metodologia didattica, variano in ogni persona. E poi, non è un po’ tardi per fare certe proposte?! i Restauratori, che esigono il ritorno al “vecchio metodo”, per conferire una maggiore serietà (almeno di facciata), e un rinnovato valore ad un esame considerato poco più di una farsa. Questi sparuti individui giocano inoltre l’asso della “garanzia di professionalità” degli insegnanti, resi più obiettivi dal fatto che sono i primi ad essere soggetti ad una valutazione; gli Abolizionisti. Questa categoria, che ovviamente trova ampio seguito negli alunni, propone l’annullamento di quello che è ormai un mero cavillo burocratico, vuoto di significato ed inutile dal punto di vista pratico: nessuno infatti sembra più considerarlo, né nell’ambiente lavorativo né in quello universitario;

prattutto) gli insegnanti che, sfiancati dall’affannoso tentativo di terminare il programma e stressati dall’ansia da prestazione, riversano le loro influenze negative sugli allievi. Nel frattempo, le risposte dal Ministero, dove la riforma è ancora argomento di fervide discussioni, si fanno attendere… Insomma, la pacchia è finita per tutti: non ci resta, quindi, che rimboccare le maniche e confidare in Santa Sufficienza Protettrice degli Studenti.

Fake identity kit

IL CALCOLO DISTRIBUITO
di Manuel Lupotto
La ricerca scientifica procede a passi da gigante e fino ad oggi il singolo cittadino non ha potuto fare altro che osservare da lontano. Da adesso però le cose cambiano. Grazie al calcolo distribuito chiunque può facilmente diventare protagonista in ambito scientifico-tecnologico decidendo quali settori della ricerca meritano di essere aiutati e contribuendo in prima persona al loro avanzamento. In che modo?! Nella ricerca scientifica stanno avendo una sempre maggiore importanza le simulazioni al computer che consentono di creare dei modelli e fare delle previsioni. Certe simulazioni però richiederebbero anni di elaborazione per essere completate e il loro fine verrebbe meno (un problema che colpisce soprattutto quegli enti di ricerca che non hanno abbastanza fondi per permettersi un costoso supercomputer). Con il calcolo distribuito ogni singolo cittadino può mettere a disposizione i momenti di inattività del proprio personal-computer (che andrebbero altrimenti sprecati) affinché esegua una piccola parte di queste simulazioni. Sommando milioni di computer distribuiti per il mondo si ottiene una potenza di calcolo enorme che permette agli enti di ricerca in questione di eseguire simulazioni virtuali in breve tempo. Per partecipare basta scaricare il programma dal sito http://boinc. berkeley.edu e scegliere il progetto a cui si vuole aderire (si va dalla medicina all’astronomia, dalla matematica alla biologia, ecc...). Il programma farà tutto da solo: scaricherà, eseguirà e rispedirà l’unità di elaborazione del progetto scelto senza che voi dobbiate fare niente. Attualmente si contano 900 mila partecipanti da 250 paesi del mondo e il numero continua a salire. Inoltre alcuni progetti cominciano a rilasciare dei certificati che attestano la partecipazione. Partecipare al calcolo distribuito è un modo semplice e concreto per dare una speranza in più a chi attende sofferente una cura contro l’Alzheimer o altre malattie, ma anche un modo per sentirsi coinvolti nell’avanzamento del settore scientifico di cui si è appassionati. Per ulteriori informazioni, domande o curiosità scrivete a manuel. lupotto01@ateneopv.it.

Sei studente e suoni uno strumento? info@cameratadebardi.it cell. 328.9582978
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SVAGO, ATTUALITA

L’agenda di tutti gli appuntamenti è su http://inchiostro.unipv.it

Pizza Scaramella
di Delirium lo Sciamano
Ingredienti: pasta per pizza: 400 gr; farina: un pizzico; salsa di pomodoro; mozzarella: 200 gr; polonio 210: 2 millecurie. A prima vista la pizza Scaramella potrebbe sembrare una classica Margherita, reperibile in qualunque pizzeria. Ma essa nasconde qualcosa di davvero speciale: un sapore esplosivo, quasi radioattivo. La “Scaramella” è particolarmente adatta per le cene in compagnia di personaggi non esattamente classificabili come vostri amici. La ricetta è molto semplice e quindi adatta per un affrettato (e assetato di vendetta) studente universitario: preparate una normalissima Margherita spalmando pomodoro in quantità e distribuendo mozzarella a fettine sull’impasto leggermente infarinato. Quindi lasciate scaldare la pizza nel forno per circa 20 minuti a 200 gradi, di modo che la mozzarella diventi bella molle ed elastica. Solo dopo, muniti di appositi guanti e casco in piombo, inserite finalmente il polonio, nella dose variabile di 1 o 2 mille curie, a seconda delle vostre esigenze (morte immediata o lento decadimento fisico con perimento finale comunque certo). Assicuratevi di ben nascondere la sostanza tra gli strati di mozzarella, perchè il fortunato assaggiatore (la vittima) non si accorga di nulla. Potete infine ornare la vostra magnifica creazione con la consueta foglia di basilico, così il prescelto degustatore esclamerà senza sospetti: “Ah! Una classica Margherita! Rimane sempre la migliore!”. A questo punto state molto attenti a NON sogghignare: rovinereste tutti i vostri preziosi sforzi. Quando il vostro “ospite” avrà terminato di ingerire la pizza non potrete ancora ritenervi soddisfatti: avrete modo di vantarvi di aver completato la ricetta con successo e senza alcun errore solo nel momento in cui arriveranno notizie dai famigliari riguardo ad un suo ricovero ospedaliero o alla data del suo funerale. Da adesso in poi ricordatevi di negare sempre e a qualunque quesito… Effetti collaterali: denunce, processi indesiderati, carcere, ergastolo. Per eventuali consigli rivolgersi alle autorità russe.

Les Hommes Livres
di Luca Restivo
tecniche di masturbazione_libripendolari_U2_ammaniti_il_maestro_pavia-milano È indubbio: a meno che non si possa assistere tramite portatile alla seconda serie di “Lost”, la lettura (fosse anche del “nontuttisannoche” della Settimana Enigmistica) rimane il compagno di viaggio numero uno per il lettorependolare. Un lettore atipico, quello pendolare, che si muove in un contesto specifico, con le proprie regole. In poche parole: sebbene l’odore possa trarre in inganno, leggere in treno e sul cesso è notevolmente differente. Prima di tutto perché, a meno che non viviate in una località per la quale gli U2 hanno scritto una canzone (e di solito sono posti molto sfigati), al cesso si è da soli mentre in treno si è in compagnia: ed ecco che un libro-pendolare vale più di mille carte di identità. Provate, come è successo al sottoscritto, a leggere “Tecniche di masturbazione fra Batman e Robin” (di Medina Reyes, Feltrinelli, 2004: non all’altezza della genialità del titolo) davanti ad una suora e cercate di riacquistare la sua stima. Altro esperimento: provate a portarvi dietro il “Codice da Vinci” (2003, Mondadori): nelle migliore delle ipotesi vi inquadreranno come “out” in campo intellettuale (non importate se nel frattempo avete letto Chekov e vi siete laureati in astrofisica: Dan Brown dovevate leggerlo prima!), nella peggiore troverete un idiota che, seppur involontariamente, vi svelerà l’identità del Maestro rovinandovi la sorpresa finale. Dotato di tutte le caratteristiche proprie di un perfetto libro-pendolare è “come dio comanda” di Niccolò Ammaniti (2006, ed. Mondadori): si legge in quattro tragitti Pavia-Imola, o in 36 Pavia-Voghera o in 4 Pavia-Milano (sempre ritardi su questa linea). Le 495 pagine non devono incutere timore: i caratteri sono abbastanza grandi e ci sono molti spazi bianchi, senza contare che l’appeal intellettuale verso l’altro sesso che si ottiene con un tomo del genere tra le mani aumenta in maniera tale da giustificare lo sforzo. Anche il costo, 19 euro, potrebbe sembrare proibitivo, visto che le dimensioni ne impediscono un’agile taccheggio da qualche supermercato (ah, gli Oscar... sembrano fatti nati per le tasche interne della giacca!), ma li vale veramente tutti. La trama, il cui registro oscilla tra il grottesco ed il tragico, si snoda nella periferia di una grande città: in questo enorme “nulla”, sotto un temporale dove piove “come dio comanda”, tre disgraziati stanno per mettere a segno un colpo che potrebbe cambiare radicalmente la loro squallida vita. Cristiano Zena, il figlio di uno dei tre balordi, è un personaggio difficile da dimenticare (ma non è banale dire che Ammaniti racconta perfettamente il mondo dei bambini?), così come lo è Quattro Formaggi, lo “scemo del villaggio”, vero “motore” della storia. La lettura di “come dio comanda” è forse una delle poche ragioni per le quali si dovrebbe confidare in un ritardo del convoglio. Il che, conoscendo le ferrovie, non è una preghiera difficilmente realizzabile. (p.s. : il Maestro è Teabing, il vecchio con le stampelle)

Notizie da AIESEC
In un mondo al passo con il tempo e con le innovazioni, in cui i giovani tendo ad essere sempre più protagonisti, AIESEC rappresenta la più grande rete internazionale studentesca. E’ un’ associazione innovativa, apartitica e senza fini di lucro, che quasi da 60 anni propone percorsi di crescita professionale e personale a studenti che aspirano ad un’esperienza che integra gli studi universitari. AIESEC è presente in 95 paesi e in più di 800 università. Ogni membro ha la possibilità i migliorare le proprie conoscenze e di scoprire il proprio potenziale. Curiosità, capacità di mettersi in gioco, aspirazione al lavoro in team e voglia di vivere in un contesto internazionale, sono le principali caratteristiche di chi sceglie di partecipare alle attività AIESEC. A livello internazionale le attività di AIESEC sviluppano progetti basati su tematiche attuali di carattere socio-economico. Il Comitato di AIESEC Pavia ha preso a cuore quella dell’Energia, organizzando per il mese di marzo un ciclo di conferenze, che coinvolgerà aziende, enti pubblici e privati e docenti universitari. Il programma prevede l’approfondimento di tre aspetti sui problemi dell’Energia: ❚ CRISI ENERGETICA E IMPATTO AMBIENTALE ❚ LE ENERGIE RINNOVABILI ❚ IL RISPARMIO ENERGETICO

Via Mentana, 4 - Pavia - tel. 333.1950756 email: redazione@inchiostro.unipv.it - internet: inchiostro.unipv.it Anno 12 - Numero 69 - 12 febbraio 2007 Il giornale degli Studenti dell’Università di Pavia Iniziativa realizzata con il contributo concesso dalla commissione A.C.E.R.S.A.T. dell’Università di Pavia nell’ambito del programma per la promozione delle attività culturali e ricreative degli studenti.

Direttore responsabile: Alberto Bianchi Tesoriere: Elisa Zanola Webmaster: Alessio Palmero Aprosio Redazione:
Roberto Bonacina, Walter Patrucco, Irene Sterpi, Rossana Usai, Valentina D’Agnano, Elisabetta Rossi Berarducci Vives, Francesco Rossella, Alberta Spreafico, Andrea Giambartolomei, Francesca Macca, Giulia Schiavetta, Elena Provenzi, Alessio Palmero Aprosio, Luca Restivo, Raffaele D’Angelo, Pietro Mininni, Gabriele Ruberto, Marco Pedone.

Foto di copertina: Passato e Presente di Giada Lorenzini Stampa: Industria Grafica Pavese s.a.s.
Registrazione n. 481 del Registro della Stampa Periodica Autorizzazione del Tribunale di Pavia del 23 febbraio 1998 Tiratura: 3500 copie. Questo giornale è distribuito con la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike. Fondi Acersat “Inchiostro”: 7.000 Euro.

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