per affrontare l’emergenza educativa

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Cambiamo la Scuola
con l’autonomia democratica

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redazione@cambiamolascuola.org

PERCHÉ CLAS

L’Italia è davanti a un’emergenza educativa mai
vissuta prima. La causa di questa emergenza, al
di là delle buone intenzioni, è la non adeguatezza
degli educatori: genitori e insegnanti. L’attuale
organizzazione della scuola statale non permette
di esercitare il loro compito educativo. Per quanto
riguarda gli insegnanti, è decisivo il contesto in
cui svolgono il proprio lavoro. Nell’attuale scuola
statale anche i migliori docenti dopo alcuni anni si
arrendono.
I genitori devono riprendersi il proprio ruolo
nell’educazione e nell’istruzione dei figli, è un ruolo
che la natura attribuisce loro e che la Costituzione
(art. 30) riconosce.
Attualmente, i genitori sono in difficoltà perché da
diverse generazioni sono stati estromessi da una
scuola sempre più influente nella vita dei loro figli:
infatti, più che collaborare con la famiglia, la scuola
statale si impone e i genitori la subiscono.
Anche la loro presenza negli organi collegiali è poco

più che simbolica, perché l’influenza di questi organi
sulle decisioni importanti è nulla.
Bisogna perciò agire sia sulla scuola che sui genitori.
Scuola e famiglia devono affrontare l’emergenza
educativa insieme, da alleate, ognuna con il proprio
specifico compito.
Vogliamo costruire un movimento d’opinione,
composto da genitori e insegnanti, per liberare
la scuola dalla burocrazia ministeriale e rimettere
l’educazione al centro del dibattito pubblico.
Se abbandoniamo a se stesse le nuove generazioni,
abbandoniamo la speranza nel futuro del nostro
Paese.

LA NOSTRA PROPOSTA

Chi si occupa di educazione ormai lo sa: la soluzione
ai molti mali che affliggono la scuola richiede una
reale autonomia di ciascun istituto.
Per noi, una scuola statale autonoma deve gestire
direttamente tutto ciò che le serve: il personale,
l’edificio, gli arredi e le attrezzature didattiche.
Tuttavia bisogna rispondere alla domanda: la scuola,
Presidente
Primo
della
Cittadini Parlamento
Ministro
Repubblica

I VANTAGGI
• Il fatto di poter scegliere tra l’attuale sistema
e l’autonomia rimetterebbe la scuola al centro
dell’interesse della società e dei media.
• Le elezioni sarebbero un’occasione di crescita per i
genitori: dovendo decidere per chi votare, si interesserebbero alle diverse proposte educative e diventerebbero più consapevoli anche del loro specifico compito.
• Nascerebbe una classe di amministratori scolastici
molto migliori degli attuali burocrati, perché tenuti
a rispondere delle proprie azioni agli utenti del
servizio, oltre che allo Stato.
Ministro
della
Istruzione

Ufficio
scolastico
regionale

L’ATTUALE GESTIONE DELLA SCUOLA
Cittadini
(della Provincia
o del Comune)

Cittadini Parlamento

Presidente
della Provincia
o Sindaco

Presidente
Primo
della
Ministro
Repubblica

Assessore
all’Istruzione

Ministro
della
Istruzione

Ufficio
scolastico
regionale

LA NOSTRA PROPOSTA
Cittadini
genitori della scuola

liberata dalla fallimentare burocrazia ministeriale, a
chi risponde del suo operato? Per noi è necessario
che risponda da una parte ai genitori, dall’altra
allo Stato, che la finanzia e, in ultima istanza, ne
controlla il funzionamento. La gestione deve essere
affidata a un Consiglio di Amministrazione eletto dai
genitori (ma non composto da genitori).
L’autonomia può essere attuata gradualmente,
permettendo alle singole scuole statali di restare
nell’attuale sistema o, attraverso un referendum tra i
genitori, di diventare autonome.

Consiglio
d’amministrazione

• Dirigente
scolastico
• Insegnanti
• Personale ATA
• Costruzione e
manutenzione
dell’edificio
• Attrezzature
• Pulizie
• Finanziamento
• Norme generali
• Obiettivi minimi
• Controllo
• Personale
• Edificio
• Attrezzature

• Attraverso gli Amministratori si stabilirebbe uno
stretto rapporto col territorio, che permetterebbe:
- di aumentare la valorizzazione delle sue risorse
educative.
- di stabilire un rapporto più stretto fra la scuola e
l’economia locale, soprattutto per le scuole tecniche
e professionali
• Si potenzierebbero le associazioni di genitori, di
insegnanti e di dirigenti, che potrebbero avanzare
proposte pedagogiche e didattiche rivolte alle scuole
autonome.

COME FUNZIONEREBBE
UNA SCUOLA AUTONOMA
La nostra proposta è che a governare ciascuna scuola
statale autonoma sia un consiglio d’amministrazione
eletto dai genitori ogni due anni.
I candidati (che, per evitare conflitti d’interessi, non
devono essere dipendenti della scuola o avere figli
che la frequentano) presentano i propri progetti alla
famiglie, che così possono votare chi propone le idee
che ritengono migliori per i propri figli.
Il consiglio d’amministrazione sceglie:
• il preside, che seleziona gli insegnanti e
sovrintende all’attività didattica;
• il direttore amministrativo, che si occupa di
gestire l’edificio scolastico, gli arredi e tutto quello
che serve per far funzionare l’istituto;
• il progetto formativo della scuola, nel rispetto
delle leggi e degli obiettivi minimi fissati a livello
nazionale.
La scuola riceve dallo Stato (cioè dalle tasse pagate
da tutti i cittadini) una quota per ogni alunno iscritto,
eventualmente corretta per scuole che siano in
situazioni particolari. Con questa quota la scuola
provvede a far fronte a tutte le spese necessarie per il
proprio funzionamento.
Lo Stato mantiene un ruolo di controllo, assicurando
che vengano raggiunti degli obiettivi formativi minimi,
che vengano rispettate le leggi vigenti e che le
famiglie ricevano tutte le informazioni necessarie per
valutare il funzionamento della scuola.
COME avviene, IN PRATICA,
LA TRASFORMAZIONE DI UNA SCUOLA STATALE
IN SCUOLA STATALE AUTONOMA?
Il 10% dei genitori degli alunni iscritti alla scuola chiede,
entro il 20 ottobre, al Dirigente Scolastico, che venga
attivata la procedura per l’autonomia della scuola.
Il Dirigente Scolastico indice il referendum
sull’autonomia fra i genitori della scuola (nomina la
commissione elettorale ecc.). Il referendum si svolge
entro il 30 novembre dell’anno scolastico in corso.
Se il 50% +1 dei votanti (hanno diritto di voto i
genitori o i tutori degli alunni iscritti alla scuola
nell’anno in corso) è a favore dell’autonomia, la scuola
diventa autonoma.
IL CDA
Il numero di membri del CDA è fissato secondo la
seguente tabella:

N.ro alunni
meno di 400
400 e 600
600 e 800
più di 800

N.ro membri CDA
2 membri più il presidente
4 membri più il presidente
6 membri più il presidente
8 membri più il presidente

COME SI ELEGGONO I MEMBRI DEL CDA
Le elezioni del CDA e del Presidente si svolgono il
mese successivo alla chiusura delle iscrizioni per l’anno
scolastico sucessivo. Presidente e membri del CDA
sono rieleggibili.
Qualunque cittadino italiano maggiorenne può
candidarsi al CDA o alla presidenza purché non sia un
genitore, uno studente o un dipendente della scuola,
deve però essere presentato da almeno 20 genitori
aventi diritto al voto. Ci si può candidare sia al CDA
che alla Presidenza. Hanno diritto al voto i genitori
(o i tutori) degli alunni iscritti e di quelli preiscritti
all’anno successivo.
IL PRESIDENTE DEL CDA
Il CDA è presieduto da un presidente eletto dai genitori
con una maggioranza del 50%+1 dei votanti. Nel
caso in cui nessun candidato raggiunga il 50%+1
dei voti due settimane dopo le elezioni si procede al
ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto un
maggior numero di voti.
COSA SUCCEDE DOPO LA PRIMA ELEZIONE DEL
CDA E DEL PRESIDENTE
Il Presidente e il CDA assumono la pienezza dei loro
poteri il 1 luglio dell’anno successivo a quello in
cui vengono eletti. Il CDA prende le sue decisioni a
maggioranza semplice dei presenti, in caso di parità
prevale il voto del Presidente. Durante il passaggio
all’autonomia dal momento del suo insediamento fino
al 30 giugno il CDA avvia il processo di selezione del
personale in vista dei possibili bisogni.

La scuola e le difficoltà
educative dei genitori

Nella sua prima seduta con la pienezza dei poteri,
il CDA Conferma o esonera dalle sue funzioni il
personale di ruolo della scuola. Il personale di ruolo
esonerato viene ricollocato a cura dell’amministrazione
statale con la normale procedura del personale
perdente posto. Il CDA, sempre nella sua prima seduta,
assume il Preside e il Direttore amministrativo nel caso
in cui sia necessario. Nella seconda seduta, da tenersi
entro luglio, assume l’altro personale necessario al
funzionamento della scuola. Il personale insegnante
viene assunto sentito il parere del Preside. Il personale
non insegnante viene assunto sentito il parere del
Direttore amministrativo.
Dall’elezione fino al 1 luglio dell’anno successivo, il
CDA viene dotato dallo Stato di un fondo per le spese
di funzionamento.
I membri del CDA ricevono un gettone di presenza di
50 euro a seduta.
LE ISCRIZIONI DEGLI ALUNNI
Gli alunni vengono iscritti alla scuola autonoma alla
normale scadenza fissata per le scuole statali. Se
la richiesta supera il numero dei posti disponibili, si
procede per sorteggio. È vietata qualsiasi forma di
discriminazione o di selezione iniziale.

I genitori, da ormai da più di cent’anni sono stati
espulsi dalla scuola. Quello che avviene in classe,
da almeno quattro generazioni, non è affare loro.
I loro figli a scuola non sono più figli loro ma figli
dello Stato. La scuola è stata gestita dapprima
dalle oligarchie post-risorgimentali, poi dal regime
fascista e dall’ultimo dopoguerra è stata governata
dalla classe dirigente della Repubblica, in bilico
fra residui di fascismo, clericalismo e comunismo.
Dal Sessantotto in poi ha prevalso l’influenza
dell’individualismo radicale.
Tutto questo i genitori l’hanno subito. Anche la
chiamata alla partecipazione attraverso la gestione
sociale della scuola (decreti delegati dell’anno
1974, tuttora in vigore), dopo qualche anno di
entusiasmo, non ha avuto alcun esito consistente.
Per convincersene, basti notare la poca incidenza
delle associazioni dei genitori nell’attuale dibattito
sulla scuola.
Questa esclusione poteva avere poche conseguenze
molto tempo fa, quando l’Italia era una nazione
con un’economia prevalentemente agricola con una
popolazione che viveva in villaggi, in piccoli centri o
in città in cui la dimensione del quartiere era ancora
prevalente. Inoltre, fino a pochi decenni fa molte
famiglie si riconoscevano nelle parrocchie, la cui
impostazione pedagogica era largamente condivisa
e partecipata dalla popolazione.
Un altro fatto che occorre prendere in
considerazione è l’incidenza della scuola sulla
vita delle persone. La scuola di massa, con una
frequenza fino alla maggiore età, è un fatto
recente. Fino ai primi anni del secondo dopoguerra
in genere si frequentava la scuola al massimo
fino a quattordici anni e, dopo le elementari,
“l’avviamento al lavoro”, una scuola professionale
in cui si apprendeva un mestiere. Si trattava
quindi di imparare a leggere, a scrivere e a far di
conto dai sei ai dieci anni e un mestiere dagli
undici ai quattordici.
Il limitato numero di anni passato a scuola, il
fatto che la formazione fosse di base e il contesto
comunitario, caratterizzato da valori largamente
condivisi, facevano sì che la separazione dei
genitori dalla scuola non fosse completa e avesse
conseguenze limitate sulle loro capacità educative.
Qual è invece la situazione degli ultimi decenni?

Conveniente anche
per gli insegnanti

La maggior parte delle persone vive in un ambiente
urbano e anche chi vive in un piccolo centro è come
se vivesse in una metropoli, a causa delle possibilità
di spostamento, dell’organizzazione del lavoro e
dell’invadenza dei media.
A proposito della possibilità dei genitori di
esercitare il loro compito educativo occorre notare
altri due fatti: la diffusione del lavoro femminile
in ambiti lontani dalla casa e la nascita negli
anni Sessanta del mercato giovanile (soprattutto
nell’abbigliamento e nella musica).
Oggi sono abbastanza frequenti le famiglie che si
riuniscono solo alla fine del pomeriggio, dopo una
giornata di lavoro, con poco tempo e poca energia
per impegnarsi in un’attività educativa efficace. I
figli poi sono presi fin dalla fanciullezza dal mondo
dei consumi pensato apposta per loro. Questo fa
sì che vivano in un mondo a parte, in cui i genitori
fanno molta fatica a entrare.
Naturalmente i cambiamenti citati (l’aumento
della scolarità, il lavoro femminile, la maggiore
disponibilità di beni per i giovani) non sono di per
sé negativi. È l’esclusione dei genitori dalla scuola,
che indebolisce moltissimo la loro possibilità di
esercitare un’azione educativa adeguata.

Perché la nostra proposta converrebbe moltissimo
anche agli insegnanti? La maggior parte dei docenti,
di fronte all’idea di lavorare in una scuola statale
autonoma, governata da un consiglio eletto dai
genitori, avranno senz’altro un moto di ripulsa.
Gli insegnanti, infatti, sono così abituati all’attuale
sistema di reclutamento e gestione del personale nella
scuola statale da non riuscire a immaginare nulla di
meglio. La loro principale preoccupazione è difendersi
dagli “attacchi” del Governo che, con le sue decisioni,
può incidere molto sulle loro condizioni di lavoro, e dagli
“attacchi” dei genitori, molto più sporadici e, in genere,
con conseguenze meno gravi. Spesso, le proposte di
cambiamento sono vissute come un “attacco”, basti
pensare alla resistenza di alcuni sindacati contro qualsiasi
forma di valutazione delle scuole e dell’attività didattica.
La condizione attuale degli insegnanti non è idilliaca,
non lo era neanche vent’anni fa, prima dei governi
Berlusconi e dei “tagli”. La nostra scuola statale è da
molto tempo caratterizzata da procedure di emergenza
per l’abilitazione all’esercizio della professione,
da concorsi che durano anni e sono flagellati
da contenziosi amministrativi, dalla formazione
di un grande numero di “precari” che vivono
oggettivamente condizioni di grave disagio. A questo si
aggiungono delle procedure irrazionali di assegnazione
dei posti di lavoro, per cui non è raro il caso che un
insegnante che abita nel comune A abbia il posto nel
comune B molto distante, mentre un insegnante che
abita nel comune B abbia il posto nel comune A.
Naturalmente, tutta questa disorganizzazione non
provoca disagi solo agli insegnanti, provoca gravi
problemi anche agli alunni e ai loro genitori. Con
insegnati stressati e scontenti, che cambiano spesso
sede e classe, anche durante l’anno scolastico, la
scuola statale italiana non è certo in grado di garantire
un servizio accettabile agli alunni e ai genitori,
indipendentemente dalla qualità professionale e dalla
dedizione dei docenti. Anzi, sono proprio i docenti più
preparati e appassionati al loro lavoro che soffrono di
più e alla lunga sono tentati di arrendersi.
Naturalmente, tutto questo non può non generare
discredito nei confronti della scuola statale da parte
dei genitori e, in generale, da parte dei cittadini che
ne sostengono il costo con le tasse. Questo scontento
si riversa poi sul Governo, che in genere se ne
preoccupa ben poco, e sugli insegnanti, che lo pagano

Risposte alle obiezioni
più frequenti

personalmente perché fanno un lavoro che esige molto, è
socialmente poco stimato e relativamente poco pagato.
In molti Paesi, per esempio in Danimarca o nel Regno
Unito, i presidi cercano i loro insegnanti con un
annuncio sul giornale. In Italia, sembra fantascienza.
Come siamo provinciali! Non riusciamo a pensare in
termini diversi da quello che abbiamo sempre fatto!
Se venisse attuata la nostra proposta i Consigli di
Amministrazione delle scuole assumerebbero un
Preside con l’incarico di garantire un servizio educativo
e didattico efficace agli alunni, ai genitori e, di
conseguenza, al territorio in cui la scuola è inserita. Gli
insegnanti di questa scuola verrebbero in questo modo
stimati e pian piano la società non riterrebbe inutile
spendere di più per retribuirli adeguatamente.
Sempre secondo la nostra proposta, gli insegnanti
verrebbero assunti dalla scuola su segnalazione
del Preside. Basta concorsi, basta abilitazioni che
stressano, costano e non garantiscono alle scuole i
migliori docenti. Basta anni di precariato! Nel giro di
un anno o due l’aspirante insegnante può verificare
se le sue caratteristiche umane e professionali gli
permettono di lavorare nella scuola oppure se è meglio
cambiare strada quando è ancora in tempo, non a
quarant’anni dopo tre lustri di supplenze.

Molte scuole statali autonome diventerebbero
diplomifici.
È vero che, attualmente, molti genitori credono che
il bene dei propri figli sia uscire dalla scuola il prima
possibile, con il minore impegno possibile e con un voto
di diploma il più alto possibile. Sono convinti di questo
a causa del valore legale del titolo di studio, che ha
un effetto molto negativo, in quanto induce a puntare
al “pezzo di carta”, invece alla reale preparazione.
Che il voto di diploma non corrisponda sempre alla
preparazione è dimostrato dal fatto che neppure
le università statali lo ritengono attendibile e, per
selezionare gli iscritti, si affidano a test specifici. Inoltre,
c’è una grande disparità tra i risultati del test PISA,
riconosciuto a livello internazionale, e i voti di diploma.
La vostra proposta è anticostituzionale, va
contro i principi del diritto allo studio e della
libertà di insegnamento
La Costituzione Italiana (art. 30) attribuisce ai genitori, e
non allo Stato, il diritto e il dovere di mantenere, istruire
ed educare i figli. Lo Stato deve mettere a disposizione
di tutti i cittadini i servizi fondamentali come la sanità,
le infrastrutture e, appunto, le scuole, gratuite per
almeno 8 anni (art. 34), ma non è detto da nessuna
parte che debba gestire tutto a livello centrale. In ogni
caso lo Stato, inteso come Ministero dell’istruzione,
conserva alcuni poteri, per esempio stabilisce e verifica
il raggiungimento degli gli obiettivi didattici per ogni
ciclo e tipo di scuola. L’art. 33 dice “Le scienze e le arti
sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Significa che
chiunque può creare una scuola e insegnarvi qualsiasi
disciplina. Ma non che un dipendente di una scuola
statale può fare ciò che preferisce, senza rispondere agli
utenti del servizio (gli studenti) e a chi ha il compito di
istruirli ed educarli (i genitori).
Un gruppo di estremisti politici o religiosi potrebbe
prendere il controllo di una scuola autonoma
È praticamente impossibile, perché le vigenti leggi in
materia di discriminazione religiosa e politica non lo
consentono. Inoltre, dato che le scuole statali autonome
non potranno selezionare gli iscritti, sarebbe molto
difficile per tutti gli appartenenti a un determinato
gruppo si concentrarsi nella medesima scuola. Se poi
un fatto simile dovesse accadere, lo Stato potrebbe
intervenire con i propri poteri di controllo.